da "VIDEOTECNICA" / dal 1991 al 1993

NB. - Si tratta di una serie di 17 articoli pubblicati sulla rivista specializzata "VIDEOTECNICA" in una rubrica denominata "PROFONDO AZZURRO", nella quale per la prima volta veniva affrontato sistematicamente l'argomento della videoripresa subacquea. Di ciò va dato ampio merito al suo Direttore Stefano Belli, il quale, pur nella consapevolezza che solo pochi dei suoi lettori dovevano già allora  praticare l'attività subacquea, decise ciò nonostante di avviare una rubrica fissa dedicata all'argomento, contribuendo così a promuovere tra essi l'interesse per il mondo subacqueo. Ma che fosse un interesse certamente a lui non estraneo è provato anche dalla sua decisione di patrocinare nel contempo con la sua rivista i seminari pratici videosub che dal 1990 al 1992 per tre anni consecutivi, con la direzione del sottoscritto e la collaborazione preziosa in qualità di docenti di alcuni amici esperti in materia, si svolsero con successo in Sardegna a Poltu Quatu, presso l' "ORSO DIVING CLUB" di Corrado Azzali. Per tale ragione nei 17 articoli da me realizzati per quella rubrica su VIDEOTECNICA (e qui a seguire elencati), con i vari argomenti tecnici legati alle riprese videosub (non pochi dei quali oggi superati dal rapido progredire della tecnologia) sono regolarmente inframmezzate le cronache dei quei tre seminari (ORSO'90, ORSO'91 e ORSO'92), eccezionali occasioni di incontro che mi piace qui ricordare insieme a tutti coloro che ad essi parteciparono, apportando il loro patrimonio personale di esperienze ... e di amicizia.


8 - IL REGISTA SOTT'ACQUA - Dicembre 1991


Un po' di grammatica della regia: siete davvero sicuri
di saper riprendere, in modo soddisfacente e corretto, sottacqua ?
Già, perché quello che, piedi a terra, sembra facilissimo, con maschera,
pinne e video può diventare assai imbarazzante ...

Testo e foto di Guido Picchetti

ome il cinema, il video è e deve essere movimento. Movimento però non della telecamera, la quale deve generalmente rimanere più stabile possibile nelle mani dell'operatore, ma di quanto appare in campo. Ecco perché, dopo aver imparato a tenere la telecamera ben ferma mentre riprendiamo un soggetto fisso (e abbiamo visto la volta scorsa alcuni esercizi utili ad apprendere e migliorare tale tecnica), questa volta indicheremo una piccola serie di prove pratiche utili a migliorare la nostra padronanza della telecamera nelle cosiddette riprese di azione. In immersione, privi della possibilità di comunicare con i nostri compagni che più o meno spontaneamente si prestano a farci da attori, non è facile che si realizzi, di fronte all'obiettivo della telecamera, un'azione così come l'avevamo pensata. Da ciò l'importanza di concordare, possibilmente prima di andare in acqua, con i nostri  collaboratori  esattamente  ciò 

Una suggestiva immagine di immersione: il primo requisito per un bravo regista sub è quello di non lasciarsi maidistrarre dalle bellezze naturali, ma di mantenere sempre la giusta calma e concentrazione.

che noi avremmo intenzione di fare e quanto ci piacerebbe che essi facessero, definendo anche una serie di segnali standard che possano servire, ad esempio, a dare il via all'azione da riprendere o a correggere posizioni o direzioni di movimento assunte da chi si trova ad agire in campo.

Un primo esercizio di ripresa d'azione è questo. Scegliamo sott'acqua un soggetto fisso, una bella gorgonia o una grossa spugna che si eleva dal fondo, e inquadriamolo decentrandolo nella parte bassa del mirino come a formare una quinta. Facciamo venire verso di noi (non proprio frontalmente, ma leggermente in diagonale) i nostri compagni subacquei e iniziamo la ripresa quando essi compaiono in campo. Manterremo la telecamera ben ferma sulla stessa inquadratura fino a che i nostri soggetti in movimento non saranno usciti di scena, nuotando fin dietro le nostre spalle. Potrà sembrare un esercizio facile, e in fondo lo è: l'importante è imparare a vincere il primo impulso, che sarebbe quello di seguire con l'obiettivo della telecamera il movimento dei subacquei, e restare con la telecamera fissa sulla inquadratura iniziale. Ma perché questa ripresa sia davvero indovinata, occorre anche che i nostri compagni subacquei, da consumati attori, evitino assolutamente di guardare verso la telecamera: aggiungeranno naturalezza ed efficacia alla scena che, cosi girata, potrà essere un ottimo quadro di raccordo tra due differenti riprese d'ambiente.

Per migliorare ancora le nostre scene d'azione, un altro utile esercizio consiste nel riprendere un subacqueo che ci nuota parallelamente a fianco. In pratica si tratta di mantenere la stessa velocità del soggetto, tenendoci distante appena quel tanto che l'angolo di ripresa della telecamera ci richiede. Sarà l'occasione per imparare a tenere, nuotando, la telecamera alquanto angolata rispetto alla nostra direzione di pinneggiamento, cercando nel contempo di evitare sobbalzi e traballamenti all'apparecchiatura da noi impugnata e facendo in modo che il soggetto ripreso, intero o in parte che sia, resti sempre al centro dell'inquadratura.

Sopra: le rocce rappresentano uno sfondo ideale per inserire
l'azione in un appropriato contesto, che determina
l'effetto voluto

 Sotto: sorvolando a bassa quota un fondale, occorre tenere la telecamera appena leggermente angolata verso il basso

Le custodie marine proposte dalla Sony: sicuri compagni di viaggio nelle vostre riprese subacquee.

In questo tipo di ripresa l'azione, più che dal movimento del soggetto in primo piano (apparentemente fermo a centro del quadro, specie se ripreso a mezzo busto senza che si vedano le sue pinne), sarà determinata dal movimento del secondo piano. E pertanto, per avere il risultato finale desiderato, sarà bene che la ripresa sia da noi effettuata non mentre siamo immersi totalmente «nel blu», vale a dire in piena acqua libera, ma avendo sempre qualche sfondo in secondo piano, quale può essere, ad esempio, una parete di roccia, il cui scorrere più o meno veloce determinerà l'effetto d'azione voluto.

D'altro canto nelle scene d'azione, più ancora che nelle inquadrature fisse, occorre sempre cercare di immaginare quale può essere l'effetto finale sullo spettatore delle immagini che stiamo riprendendo, senza basarci troppo sulle emozioni che noi stessi possiamo provare al momento della ripresa, ma prestando attenzione piuttosto al modo in cui i soggetti che ci interessano appaiono in tempo. Quante volte accade che delle immagini di nostre esperienze davvero indimenticabili, non riescano a far rivivere  le stesse sensazioni  a chi  non si trovava  sott'acqua  con noi  al momento in

cui vivevamo quei momenti particolari che avevamo cercato di fissare con la nostra telecamera. E non c'è da meravigliarsi: anche la scena in sé per sé più ricca di movimento, se ripresa in modo non giusto può apparire statica e monotona. E, di contro, anche una inquadratura fissa su un soggetto apparentemente immobile, può rivelarsi ricca di azione e di interesse se si riesce a cogliere ed evidenziare, con le opportune angolazioni, un certo movimento.

Ultimo esercizio pratico, utile per la nostra formazione di teleoperatori subacquei, può essere quello della «carrellata» frontale. Dopo la «carrellata» angolata del precedente esercizio, che richiede un buon grado di acquaticità al video-operatore subacqueo, questa non dovrebbe presentare troppe difficoltà di esecuzione. Si tratta di sorvolare a bassa quota un fondale per una decina di secondi, in modo da mostrarne in successione le caratteristiche. Terremo la telecamera orizzontale di fronte a noi, appena leggermente angolata verso il basso, cercando al solito di evitare tremolii e tentennamenti. Ma in questo tipo di ripresa subacquea «a volo d'uccello» (sic!), ciò che conterà principalmente sarà l'abilità a mantenere, nuotando, quota e velocità d'avanzamento costanti.  E sarà bene ripetere più volte

I  RISULTATI  DI  ANTIBES 1991

Al 18° Festival Mondiale de L'image marine di Antibes la rappresentanza italiana nei due concorsi riservati al settore video si è fatta largamente onore. La Palma d'Oro per le grandi produzioni dei canali televisivi e andata ad «Artico ultima frontiera» dì Brando Quilici, presentato dalla Radiotelevisione Italiana - RaiUno, Un altro riconoscimento sempre previsto per le produzioni video grande formato, il cosiddetto Prix Fiction, è stato assegnato ad Emilio Bottini realizzatore del documentario «Camatic, la nave senza volto». Nella categoria video piccolo formato, riservata alle produzioni prevalentemente amatoriali realizzate in formato Video 8 e VHS, la Palma d'Oro è andata alla, coppia austriaca Helmut ed Ingrid Schubert per l'opera «Wunder des Werdens», un racconto sulla vita dei salmoni-di. Il premio speciale di 5.000 FF dedicato alla memoria di Brigitte Cruickshank è stato invece assegnato al francese Roland Denni autore del filmato «Initiation a la plongée sous-terraine», reportage di un seminario di preparazione all'immersione in grotta, mentre una menzione speciale della giuria e stata attribuita a due videoperatori italiani, Fabio Ferioli e Davide Masarati di Cento, per il loro filmato «Un'immersione per telefono».

l'esercizio, cambiando la velocità di avanzamento e analizzando quindi criticamente sul televisore i risultati ottenuti, in modo da poter trovare il ritmo di pinneggiata capace di offrire i migliori risultati in questo particolare tipo di ripresa.  •

 

 


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copyright Guido Picchetti -  31/8/2009