da " NAUTICA " / Estate 1982

NB. - E' una serie di quattro articoli pubblicati da "Nautica" durante l'estate del 1982, rispettivamente sull'archeologia
subacquea, sulla speleologia subacquea, sull'acquariologia mediterranea, e sulle tecniche di immersione. Sono articoli che
certamente testimoniano nelle foto e nei testi i decenni trascorsi (quasi tre...), e anche il progresso tecnologico che si è avuto
nel settore dell'immersione sportiva. Ma che forse, proprio per tale ragione, conservano un certo interesse per
i subacquei di ieri, e anche di oggi, ricordando agli uni e agli altri come un tempo eravamo...

Nelle viscere del mare

SPELEOSUB

Se, nella stagione del mare, vogliamo immergerci, e senza limitarci ad ammirare, vogliamo compiere
un'attività diversa dalla caccia - la grande accusata del momento - , ebbene, proviamo ad esplorare qualche grotta subacquea. Attenzione, però: dobbiamo essere sub  esperti e molto prudenti, poiché la speleologia subacquea può diventare pericolosa
se non si osservano alcune indispensabili precauzioni. Detto questo, occorre aggiungere che poche cose sono altrettanto
belle ed emozionanti quanto la scoperta di una grotta immersa, dove il tempo ha costruito gotiche cattedrali
popolate dalle più svariate creature del mare, piccoli mondi solitari e inviolati
il cui incanto ben ripaga delle fatiche superate. (*)

testo e foto di Guido Picchetti

(*) nota introduttiva a cura della redazione di "Nautica"
 


 I sub percorrono il dedalo
delle grotte dell'lsca


Le coste rocciose calcaree favoriscono la formazione di grotte.
Siamo sul versante sud della Penisola Sorrentina

Tra i mille organismi marini che ricoprono la parete sommersa, si apre nella roccia un ampio buco nero. Il sub si arresta incuriosito. Cosa ci sarà dietro quel buio che i suoi occhi non riescono a penetrare, ma nel quale anche la luce della torcia subacquea sembra perdersi misteriosamente? Il raggio della lampada infatti, per quanto potente esso sia, solo se diretto ai lati del largo anfratto ritrova la sua reale efficacia; e rivela, in una fantasmagoria insospettata di colori, come proprio lungo i bordi di questi ambienti più riparati dai sensibili mutamenti esterni, lì dove anche la luce solare, arrivando, deve necessariamente smorzare i suoi effetti, la vita marina esplode in una ricchezza di forme incredibili. Al centro della cavità, invece, rimane il buio più assoluto. Non c'è nulla contro cui il raggio luminoso possa riflettersi, e si rivela così un passaggio, verso il quale il sub è intimamente attratto, pur essendone al tempo stesso intimorito. Ed è spinto ad andare lentamente avanti,  come  verso  l'ignoto,  facendosi  precedere  da continue


Una spugna in riproduzione
pende dalla parete
di una grotta


 L'ingresso di una grotta sottomarina è ricco di vita

sciabolate di luce nelle varie  direzioni, fino a che il chiarore di una parete frontale non arresta la sua marcia, costringendolo a tornare sui suoi passi; o, nei casi ben più fortunati, fino a che, sulla sua testa, il riverbero a specchio del raggio della torcia contro la superficie dell'acqua, tra lo sfarfallio di stelle delle bolle dell'autorespiratore che vanno a frangersi in alto, non rivela la presenza certa di una sacca d'aria, una camera interna alla roccia scavata dall'opera paziente della natura, in cui poter riemergere tranquillamente, e, se sufficientemente ampia, scoprire stalattiti, stalagmiti e tutti quei gioielli naturali che formano lo spettacolo di grande bellezza che una grotta è in grado di offrire.

Il fascino e l'emozione della scoperta, insieme al timore più o meno inconscio dell'ignoto e dell'imprevisto, sono sensazioni che, in fondo, sia il subacqueo che lo speleologo conoscono bene, intrinseche come sono alle rispettive attività. Ma, isolatamente vissute, hanno dimensioni limitate. Nella speleologia subacquea, invece, è come se le emozioni proprie di una attività si sommassero a quelle dell'altra, raggiungendosi così una intensità di impressioni che rende indimenticabile a chiunque l'aver vissuto una esperienza del genere.

Purtroppo, nella speleologia subacquea, della speleologia e dell'attività subacquea si sommano anche i pericoli e i rischi, i quali diventano tanto maggiori, quanto minori sono le conoscenze fondamentali di base e le esperienze che in una delle due specifiche attività un appassionato può avere. D'altro canto è raro che un buon subacqueo sia contemporaneamente uno sperimentato speleologo, né si può pretenderlo. L'impegno e la passione che sia l'attività subacquea che la speleologia richiedono in grande misura dai loro praticanti, fanno sì che una delle due specialità prevalga sempre in chiunque.

Proprio nello squilibrio di preparazione specifica nelle due branche (speleologia e immersione) è la ragione principale di certi incidenti. La mancanza infatti di una sufficiente conoscenza specifica, sia pratica sia teorica, dei problemi connessi a ciascuno dei due settori, induce sistematicamente a sottovalutare i rischi legati all'attività che, per ambiente di svolgimento o per propensione individuale, risulta in quel momento complementare: l'immersione per lo speleologo o la speleologia per il subacqueo. Si trascurano così le procedure di sicurezza che già di regola l'attività complementare richiede per il suo normale esercizio, procedure che al contrario, in situazioni del genere, andrebbero non solo sommate alle altre, ma addirittura moltiplicate esse stesse, e incrementate in una specie di progressione geometrica, dato l'esercizio contemporaneo di due attività entrambe rischiose.

Indubbiamente i pericoli sono maggiori nella speleologia subacquea in acque dolci, praticata quasi sempre, più che da subacquei dedicatisi alla speleologia, da speleologi più o meni esperti, occasionalmente divenuti subacquei. E molti incidenti
verificatisi negli anni passai lo provano. D'altro canto, le condizioni ambientali in cui si esplica la speleologia subacquea nelle acque interne sono molto più difficili che non quelle della normale attività speleologica il mare. La tortuosità e la lunghezza dei percorsi, la bassa temperatura delle acque, la variabilità del loro livello solitamente legata a fattori meteorologici e stagionali, e altri elementi ancora, sono fattori capaci di mettere a dura prova l'abilità tecnica dei subacquei più esperti. Ma non per questo nella ricerca speleologica in mare vanno ignorate certe precauzioni e certe norme di sicurezza, specialmente se si tratta di nuovi ambienti di grotta da scoprire o da visitare per la prima volta.

Dove e come

Definire una grotta subacquea marina con esattezza non è tanto facile. Il lento lavorio di scavo che ha portato alla sua formazione è stato compiuto dalla natura attraverso millenni, principalmente in terreni di natura calcarea, i più adatti a subire tali fenomeni di erosione interna che si verificano in genere lungo delle lunghe fessurazioni presenti nella compattezza della massa rocciosa, le cosiddette linee di faglia. Ne derivano forme estremamente variate. Unico elemento che a volte può consentire straordinari accostamenti tra grotte costiere distanti tra loro anche centinaia di chilometri è la quota cui la maggior parte di esse si trovano, sopra e sotto il livello del mare, quote che secondo i geologi testimoniano l'esistenza di antiche comuni linee di riva nel nel Mediterraneo, diverse da quella che oggi tutti conosciamo.


Nel grafico i quattro tipi fondamentali di grotte subacquee
descritti nel servizio

Un lavoro di classificazione sommario tra le varie forme di grotte subacquee può essere comunque fatto raggruppandole in quattro diversi tipi. Il primo tipo comprende le grotte subacquee per antonomasia, le grotte cioè che, seppure formatesi un tempo in
ambiente aereo o, come spesso accade, sotto il flusso e il riflusso dei frangenti in riva al mare, si presentano oggi, sia con l'ingresso che con l'eventuale camera interna, totalmente sommerse. In tali grotte, a volte, nella parte più alta dell'antro sommerso, si riscontrano presenze di acque dolci, che creano agli occhi del visitatore strani effetti di iridescenza per i differenti gradi di densità e di temperatura dei due liquidi, e per
la conseguente difficoltà a miscelarsi. Un esempio classico lo abbiamo nella Grotta del Guarracino a Capri, una grotta subacquea situata a poca distanza dalla famosa Grotta Azzurra, che presenta l'ingresso a una dozzina di metri di profondità e il tetto della stanza interna, anch'essa sommersa, a circa sette metri sotto la superficie.

Un secondo tipo è dato dalle grotte che, pur presentando l'ingresso sommerso ad una certa profondità, una profondità che solitamente non è mai eccessiva, ricordando un antico livello di battigia, presentano al loro interno un ambiente parzialmente emerso. Per quanto tali grotte nella parte emersa risultino chiuse verso l'esterno e prive di comunicazioni visibili, se appena il diametro supera qualche metro, la respirazione libera in tale ambiente non presenta alcun problema e il sub può tranquillamente condurre la sua esplorazione superficiale servendosi dello snorkel. Negli antri più ampi la luce della lampada potrà rivelare stalattiti e stalagmiti, alcune delle quali potranno allungarsi anche sotto il pelo dell'acqua, a volte di diversi metri, testimoniando, con la loro formazione indubbiamente verificatasi in ambiente emerso, i fenomeni bradisismici che hanno interessato la zona. Esempi stupendi di questo tipo di grotte li abbiamo nella Grotta di Smeraldo di Amalfi e in alcune altre grotte subacquee della Penisola Sorrentina, come la Grotta dell'lsca e la Grotta dello Zaffiro, tra Positano e Punta della Campanella.

Al terzo tipo di grotte subacquee possiamo ascrivere quelle che presentano sia l'ingresso che la camera interna parzialmente emersi. Un esempio che tutti conoscono e che certamente non ha bisogno di presentazioni: la Grotta Azzurra dì Capri, una grotta che a dispetto della sua fama e della sua notorietà di vecchia data, è riuscita a nascondere nella sua parte sommersa per lunghi secoli il mistero della sua utilizzazione a ninfeo nei tempi romani, un mistero affascinante che solo le statue incidentalmente rinvenute a più riprese dai sub sui suoi fondali hanno permesso parzialmente di svelare.

Quarto ed ultimo tipo di grotta marina è quella che possiamo definire subacquea solo in quanto al suo interno contiene uno specchio d'acqua, più o meno misteriosamente collegato al mare, mentre ha le vie d'accesso che ad essa conducono interamente all'asciutto. Sono grotte in verità alquanto rare, che rivestono tuttavia per la loro particolarità un certo interesse. Un esempio del genere lo troviamo in Sardegna, a poca distanza dal Promontorio di Capo Caccia, una zona ricca di tante altre bellissime grotte subacquee, tra cui la famosa Grotta di Nettuno. La grotta in questione, che possiamo classificare in questo quarto tipo, è la Grotta della Dragumara: un antro profondo sul cui fondale, trentadue metri sotto il pelo dell'acqua, furono rinvenuti dai sub romani del CRAS interessanti reperti archeologici in ceramica.


Sopra, siamo all'interno della Grotta dello Zaffiro. A sinistra, bizzarre colonne monumentali, formatesi dall'unione
di stalattiti e stalagmiti;  a destra un sub si abbevera 
ad una polla d'acqua dolce. Sotto  stalagmiti formatesi su un ripiano emerso della camera interna della grotta

L'equipaggiamento

E veniamo all'attrezzatura. Anzitutto la muta. E' preferibile sia sempre completa, anche d'estate per proteggersi da possibili e facili escoriazioni. E a tal fine, se si prevedono lunghi tratti all'asciutto, può essere conveniente addirittura un rivestimento protettivo sulla muta. Per quanto riguarda le pinne, è conveniente
infilarci sopra gii appositi cinturini ferma-pinne per evitare di perderle in certi passaggi. Se invece si prevede di compiere dei percorsi a piedi, sarà meglio infilare dei sandali di plastica, indossando al di sopra le pinne. La maschera sarà invece la solita, senza particolari esigenze. Unico accorgimento, evitare dì fissare lo snorkel al cinturino come si fa di norma, in quanto potrebbe facilmente urtare contro le rocce della volta, provocando fastidiose infiltrazioni di acqua nella maschera, o ancora peggio intrecciarsi con il filo di Arianna, di cui diremo tra poco. Meglio assicurarlo al polpaccio, tra i cinghietti del coltello, o metterlo sotto il rivestimento protettivo della muta.

L'equilibratore idrostatico. E' preferibile un tipo semplificato, privo di bomboletta di riserva, il cui rubinetto può per un urto involontariamente aprirsi, facendoci attaccare alla volta, e di raccordo all'erogatore, che può costituire un'ulteriore occasione di intralcio. Un equilibratore gonfiabile a bocca può essere sufficiente, consentendo il trasporto subacqueo di materiali pesanti.

Quale autorespiratore, ideale sarà quello che presenta il minimo ingombro in funzione dell'autonomia richiesta dal percorso subacqueo previsto. La ridotta profondità di certi passaggi subacquei potrebbe far pensare ad una convenienza dell'ARO; tuttavia la perfetta conoscenza che l'uso dell'apparecchio ad ossigeno richiede ed il limite d 7 metri che impone al tempo stesso, consigliano di ricorrere in ogni caso all'ARA. La scelta tra bombole di diversa capacità è  unica-

mente legata alla durata dell'immersione prevista.  D'obbligo è il secondo erogatore, da sistemare possibilmente sulla rubinetteria separata di un bombolino di riserva, in modo che l'eventuale rottura del tubi di raccordo tra primo e secondi stadio del primo erogatore, e la perdita d'aria che può venirne non possano pregiudicare il ritorno. Utile, appunto, per distribuire bene la quantità d'aria tra i percorsi di andata e ritorno è il manometro subacqueo, collegato naturalmente all'erogatore principale. Orologio, profondimetro, cintura di zavorra, e coltello, sono altri elementi dell'equipaggiamento personale, necessari nell'immersione in grotta, come in qualunque immersione. Particolarmente utile può rivelarsi anche la bussola, che, oltre ad illuminarci sulla nostra direzione di marcia, potrà fornire insieme al profondimetro indicazioni su eventuali diramazioni notate durante il percorso in grotta, consentendo di riportare precisi dati al riguardo su un notes subacqueo.

Ma le attrezzature principali per un'immersione in grotta, quelle senza le quali una vera esplorazione speleologica non può essere certo condotta, sono la lampada e il filo d'Arianna, del quale si potrà fare a meno solo se si tratta di grotte ben conosciute, e nelle quali, soprattutto, è possibile da qualunque punto e con qualunque trasparenza delle acque interne individuare con sicurezza la via d'uscita. Per quanto riguarda la lampada, più forte è e meglio è, purché tale potenza non venga ad incidere troppo sull'autonomia, la quale dovrà essere di gran lunga superiore all'autonomia concessa dall'autore-spiratore, considerata anche la possibilità di impiegarla in ambiente aereo. Una norma di sicurezza fondamentale in proposito è quella di portare sempre una seconda lampada subacquea, anche di potenza più limitata.

Il filo d'Arianna sarà costituito da un cordino di plastica chiara di almeno 5 mm di spessore, e servirà a ritrovare il percorso già fatto, assicurando il ritorno del subacqueo al punto di partenza. Il passaggio del sub attraverso certi cunicoli, infatti, provoca l'immediata torbidità dell'ambiente subacqueo, annullando ogni possibilità di viaggiare a vista. Il fenomeno può durare a lungo e solo lo stretto contatto con il filo di Arianna può dare la certezza di essere in questi casi sulla giusta via del ritorno. Un'apparecchiatura, infine, che può agevolare  il sub  lasciandogli le mani libere,    è il casco da speleosub


Ancora  nella Grotta dello Zaffiro una vista 
delle sue spettacolari formazioni stalagmitiche
con
la pianta e lo spaccato della Grotta, in corrispondenza del suo doppio accesso subacqueo

con torcia applicata, funzionante a batteria portatile. Avere una sorgente di luce che si può dirigere a piacere muovendo il capo può essere molto vantaggioso, ad esempio, per esigenze fotografiche, e non soltanto per questo.

Qualche nota, infine, sulla tecnica. Come mollare il filo di Arianna? Srotolando man mano una bobina su cui sarà stato preventivamente arrotolato. Se prevediamo di lasciare il filo di Arianna in loco, lo assicureremo qui e lì lungo il percorso; se invece prevediamo la sua rimozione a fine immersione, lo riavvolgeremo pazientemente sulla bobina sulla via del ritorno, sapendo già in partenza che una tale operazione ci porterà via un bel po' di tempo. Comunque non abbandoneremo mai il filo d'Arianna e limiteremo sempre l'esplorazione della grotta alla sua lunghezza. Per quanto riguarda la zavorratura, potrà convenire un po' superiore alla norma, in previsione della galleggiabilità finale a bombole scariche, che potrebbe risultare molto più fastidiosa del maggior peso iniziale.

In alto da sinistra: i Parapandalus sono gamberetti di profondità che si trovano spesso nelle grotte, a quote molto minori di quelle per essi abituali;  il Gobius Forsteri, ritenuto raro, è anch'esso frequente nelle grotte immerse, dove si rifugiano spesso anche i gattucci.  Sotto da sinistra: una stalattite sommersa, che prova come il livello del mare fosse una volta più basso; il Cerianthus solitarius predilige gli ambienti bui di grotta, come pure la Ciprea lurida.

E' importante un accurato controllo, prima di immergersi, della pressione delle bombole e del regolare funzionamento degli erogatori, come anche della riserva, se contiamo di servircene. Naturalmente in immersione terremo aperta anche la rubinetteria della seconda bombola, sia per evitare possibili guasti all'erogatore che su di essa è montato, sia per potercene servire all'istante. In merito alla quantità d'aria richiesta da un'immersione speleologia, c'è da notare che essa va distribuita tra andata e ritorno, ma non in modo uniforme. Regola fondamentale vuole che in nessun caso in immersioni del genere si consumi nel percorso di andata più di un terzo della quantità totale di aria a disposizione, aumentando addirittura un tale margine se si incontrano passaggi difficili. In altre parole se si inizia un tragitto subacqueo in grotta con un bibo da 20 litri carico a 200 atmosfere ed un bombolino di riserva da 5 litri sempre a 200 atmosfere (disponendo così di un totale di 4.000 + 1.000 = 5.000 litri d'aria), si dovrà tornare assolutamente indietro quando risulteranno consumati circa 1.700 litri di aria, vale a dire quando il manometro collegato al bibo principale sarà sceso da 200 a 115 atmosfere. Naturalmente, come è sempre preferibile fare quando si usa il manometro subacqueo, la riserva andrà esclusa fin dall'inizio, abbassandola opportunamente. per evitare che risultino sul quadrante di lettura dati imprecisi.

Ultime avvertenze: avere la massima padronanza di tutta l'apparecchiatura (si può infatti presentare in qualunque momento la necessità di « scappellare » l'autorespiratore e di portarselo davanti a sé per superare qualche strettoia); rispettare sempre i tempi previsti per l'immersione, cercando nei tragitti più lunghi di guadagnare la distanza in più riprese, senza pretendere di percorrerla tutta in una sola volta. In que-

sto caso, pericoloso sarebbe il tragitto d'andata, ma ancora più pericoloso il percorso di ritorno. Ripercorrere invece ogni tanto in senso inverso un breve tratto, riportandosi poi ancora in avanti per riprendere la marcia dal punto in cui la si era sospesa, permette di guadagnare tempo prezioso nel tragitto finale di ritorno e di rendersi conto delle sue reali difficoltà.

Speleosub perché

Accenniamo infine a qualcuno degli infiniti interessi che la speleologia subacquea può offrire al sub appassionato. C'è anzitutto l'interesse biologico. Un ambiente di grotta è un ambiente prezioso per qualunque biologo marino. In esso è possibile rinvenire organismi marini e forme di vita che altrove risultano estremamente rari. Secondo gli esperti la ragione di tali presenze è in molti casi nelle particolari condizioni ambientali delle grotte, che riproducono, pressione idrostatica a parte, condizioni di luminosità e di stabilità termica che solitamente si riscontrano a profondità ben maggiori. Altro interesse rilevante per i sub è quello che si offre agli studiosi di geologia. Ogni grotta è una pagina aperta sulla storia del nostro pianeta. Stalattiti e stalagmiti, a volte coperte da alcuni metri di acqua, e vecchi fori di balani riscontrati a vari metri di altezza sopra e sotto il livello attuale del mare, testimoniano, come si è detto, gli incredibili sconvolgimenti che le coste hanno subito nel corso dei millenni. Per il fotografo subacqueo, poi, difficilmente c'è ambiente più stimolante per la sua fantasia e per la sua abilità tecnica. Ma quand'anche nessuno di questi interessi attragga particolarmente il sub, c'è pur sempre l'eccezionale spettacolo che una grotta subacquea è in grado di offrire.

 
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copyright Guido Picchetti - 28/4/2009