NB. - E' una serie di quattro articoli
pubblicati da "Nautica" durante l'estate del 1982, rispettivamente
sull'archeologia
subacquea, sulla speleologia subacquea, sull'acquariologia mediterranea, e sulle
tecniche di immersione. Sono articoli che
certamente testimoniano nelle foto e
nei testi i decenni trascorsi (quasi tre...), e anche il progresso tecnologico
che si è avuto
nel settore dell'immersione sportiva. Ma che forse, proprio
per tale ragione, conservano un certo interesse per
i subacquei di ieri,
e anche di oggi,
ricordando agli uni e agli altri come un tempo eravamo...
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Sicurezza sub PERICOLO BLU
Appena immerso in mare l'uomo, animale terrestre, si trova in un ambiente
alieno
che può celare testo e foto di Guido Picchetti
(*) nota introduttiva a
cura della redazione di "Nautica" |
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per l'inesperto. Il loro uso non è affatto da sottovalutare, ma richiede un certo tirocinio e un paziente impratichimento alle profon-dità più limitate, meglio ancora se effettuati in piscina sotto la guida di esperti, come appunto alcuni corsi di immersione pre-vedono. Infatti l'immissione eccessiva, in profondità, di aria nel sacco del GAV può provocare una risalita incontrollata verso la superficie del sub, ad una velocità senza dubbio superiore a quella di norma richiesta, con rischi di embolia gassosa o di sovraddistensione polmonare. E visto che ci troviamo a parlare di quella brutta bestia che è l'embolia gassosa, ricordiamo gli strumenti utili al controllo di quei fattori che la determinano. Alcuni, i principali, ogni sub li conosce, e sono es-senziali per la sicurezza di chi si immerge con l'ARA. L'orologio e il profondimetro, ad esempio, con i quali determinare durata e limite di profondità dell'immersione, e rego- |
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A sinistra: la bionda sub consulta il
suo manometro |
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| lare conseguentemente le modalità della risalita in superficie. Alcuni recenti tipi di profondimetro sono muniti sul quadrante di un secondo ago di segnalazione, il quale trascinato dal primo (che varia secondo le quote cui ci si trova) resta sempre sul punto di massima profondità raggiunto nel corso del-l'immersione. Sono nuovi strumenti capaci senz'altro di offrire qualcosa di più per la sicurezza dell'immersione. Come qualcosa in più sono capaci di offrire anche i decom-pressimetri, i quali, integrando gli effetti della pressione e del tempo trascorso in profondità, indicano con lo spostamento di un ago su di un quadrante, la quantità di azoto presente nell'organismo prima, durante e dopo l'immersione. Si tratta di un'informazione data con buona approssimazione, che può tornare utile al sub per regolare la sua risalita o le sue successive immersioni. Sbaglierebbe però quel sub che al «decom» si affidasse ciecamente. Sia quelli più nuovi di tipo lineare che quelli classici di tipo circolare, infatti, non possono riprodurre fedelmente i complessi meccanismi di assorbimento di azoto che si verificano durante l'immersione in tutti i diversi tessuti dell'organismo umano. Specie per le immersioni le cui caratteristiche escono dalla prassi abituale, come nei casi di immersioni professionali, sarà meglio servirsi del decom-pressimetro multiplo, nel quale si riproducono per analogia i fenomeni di assorbimento e di eliminazione di azoto di quattro distinti tessuti, ciascuno dotato di un suo caratteristico periodo di assorbimento e opportunamente scelto tra le centinaia di differenti tessuti che compongono l'organismo umano. La stessa ditta che produce in esclusiva il Decompressimetro multiplo (la S.O.S. di Torino, cui va anche il merito di aver lanciato in tutto il mondo i decompressimetri, realizzati su brevetto degli ingegneri italiani Alinari e De Sanctis) ha recentemente immesso sul mercato un altro ingegnoso strumento che può tornare molto utile alla sicurezza del sub che si immerge con l'ARA. E' lo Split, un piccolo congegno automatico applicabile ai cinghiagli delle bombole, capace di segnalare acusticamente pericolosi eccessi di velocità in fase di risalita. Un altro strumento utile, di produzione americana, e da poco importato in Italia, è invece il contaminuti subacqueo, una specie di piccolo orologio a molla, molto meno costoso di un vero orologio per sub. Opportunamente azzerato e caricato, il contaminuti subacqueo si mette automaticamente in movimento allorché è portato sott'acqua, fornendo così al sub, senza necessità di ulteriori regolazioni, il tempo esatto di immersione. A proposito della sicurezza del sub con ARA è bene anche ricordare l'importanza del secondo erogatore e del cosiddetto manometro subacqueo. L'utilità del secondo erogatore è indiscutibile, non solo per chi |
lo ha montato sulle bombole e può servirsene personalmente in caso di necessità; ma lo è anche nei confronti del compagno di immersione cui si bloccasse disgraziatamente l'unico erogatore a disposizione, ed al quale il nostro secondo erogatore potrebbe essere offerto senza incertezze o ritardi pericolosi. Il manometro subacqueo, infine. E' quello
che per l'automobilista è l'indicatore di livello della benzina. A nessun
automobilista, per quanto esperto, verrebbe in mente di fare un viaggio in
autostrada con l'indicatore fuori uso. Eppure quanti sub ancora oggi in
Italia fanno a meno del manometro subacqueo preferendo «sentire» quando
l'aria sta per esaurirsi nelle bombole, anziché seguire sul manometro
l'andamento della pressione ed effettuare con calma e al momento giusto la
risalita, avendo così l'aria sicuramente disponibile anche per eventuali
tappe di decompressione. Proprio per evitare il rischio di rimanere in
immersione senza aria prima del previsto molti sub scelgono bombole di
elevata capacità. Ma facendo così si espongono in realtà a pericoli ben più
gravi, sia per i notevoli squilibri idrostatici che possono derivarne (ne
abbiamo già parlato), sia per le lunghe autonomie concesse alle varie quote
da tali apparecchi, il cui uso incauto può facilmente esporre all'embolia.
Per queste ragioni è senz'altro meglio dare la preferenza a bombole di
2-3.000 litri di capacità massima, siano esse mono o bibo, più che
sufficienti per delle immersioni piacevoli e di giusta durata. Abituiamoci
invece a non sprecare aria durante le permanenze in superficie, servendoci
dello snorkel in attesa di immergerci. E' un ottimo esercizio e ci impedirà
di dimenticare a bordo questo importante complemento dell'attrezzatura di
ogni sub. Un ritorno alla barca a fine immersione senza snorkel non è sempre
agevole e può mettere in seria difficoltà se c'è un pò di maretta. |
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copyright Guido Picchetti - 1/5/2009