da " NAUTICA " / Estate 1982

NB. - E' una serie di quattro articoli pubblicati da "Nautica" durante l'estate del 1982, rispettivamente sull'archeologia
subacquea, sulla speleologia subacquea, sull'acquariologia mediterranea, e sulle tecniche di immersione. Sono articoli che
certamente testimoniano nelle foto e nei testi i decenni trascorsi (quasi tre...), e anche il progresso tecnologico che si è avuto
nel settore dell'immersione sportiva. Ma che forse, proprio per tale ragione, conservano un certo interesse per
i subacquei di ieri, e anche di oggi, ricordando agli uni e agli altri come un tempo eravamo...

 
Acquariologia mediterranea

IL MARE IN CASA

Avere un acquario in casa è un grande soddisfazione: popolarselo da soli è soddisfazione ancora più grande.
L'appassionato sub trova nella cattura di esemplari per il proprio acquario un'ulteriore alternativa alla caccia, che
è sinonimo di morte e quindi di per sé contraria  all'amore che il sub autentico prova per i fondali. Il nostro Mediterraneo
è generoso, non è necessario ricorrere ai pesci tropicali. Seguendo i consigli dell'autore di questo articolo
- notissimo nell'ambiente sub  e sicuramente esperto dell'argomento - tutti potranno portarsi
un pezzetto dell'amato mare tra le pareti domestiche. (*)

testo e foto di Guido Picchetti 

(*) nota introduttiva a cura della redazione di "Nautica"
 


 Nelle foto sopra e sotto, tecniche varie per procurarsi materiali per l'acquario, dal frammento di roccia ai pesci

L'acquariologia marina in assoluto non è certamente un'attività nuova. Quella tropicale, ad esempio, conta da anni nel nostro Paese migliaia e migliaia di cultori appassionati. Le loro richieste hanno favorito lo sviluppo di qualificate industrie del settore, in grado di produrre ottime vasche per acquari a prova di corrosione marina, e tutta una serie di sofisticati accessori con i quali poter ricreare in esse dei perfetti «angoli» di mari lontani ai giusti valori di temperatura e salinità Una fitta rete di negozi specializzati, collegati ad esperti fornitori stranieri, per lo più localizzati nei Paesi dell'Estremo Oriente, assicura inoltre la disponibilità sul nostro mercato delle più colorate ed appariscenti forme di vita, viventi abitualmente su quei lontani fondali corallini. All'acquariofilo tropicale tradizionale, purché disponga dei notevoli mezzi finanziari richiesti, è così possibile acquistare facilmente gli esemplari marini esotici che più gli piacciono, insieme alla vasca destinata ad accoglierli, dotata di tutti gli accorgimenti tecnici necessari al loro giusto benessere

Per il subacqueo acquariofilo che si interessa, come si dice in gergo, di «mediterraneo», il discorso è totalmente diverso. Il suo impegno si manifesta principalmente nella ricerca diretta degli organismi marini che lo interessano e nella sperimentazione continua delle migliori possibilità di ambientazione in vasca delle varie forme di vita che egli stesso ha raccolto durante l'immersione. Due fasi che non possono inoltre prescindere dall'osservazione attenta di quegli stessi organismi nel loro ambiente naturale e dei modi in cui essi reagiscono al limitato ambiente dell'acquario, né dallo studio paziente dei vari testi specializzati che di quegli organismi trattano.

La preparazione dell'acquario

L'impianto della vasca in cui immettere gli «ospiti», vale a dire gli organismi marini raccolti durante le immersioni, è il primo problema  che il subacqueo acquariofilo deve affrontare e risol-


Una gorgonia per l'acquario  prelevata con il suo basa-
mento roccioso. Sotto alcuni  pesciolini catturati

vere. Le dimensioni dell'acquario possono essere le più varie: dalle vasche piccole di 60-70 litri appena, a quelle più grandi di 3-400 litri di capacità ed oltre. A vantaggio delle prime c'è indubbiamente la maneggevolezza, intesa però sempre in termini relativi. Infatti un acquario di un'ottantina di litri di capacità, con delle misure di base di cm 30 x 70 ed una quarantina di centimetri di altezza, pesa quando è pieno non meno di un'ottantina di chili, e per poterlo spostare occorrerà sempre svuotarlo, almeno in parte.

Come svantaggio rispetto alle vasche più grandi, invece, le piccole presentano maggiori difficoltà nel mantenere uno stabile equilibrio biologico. In altre parole è più facile che l'acqua di un acquario di limitate dimensioni, per certi errori di ambientazione e la morte di qualche organismo che ne consegue, vada a male, o, come si dice in gergo, «marcisca». Per questa ragione alcuni esperti ritengono inadatte le vasche sotto i cento litri di capacità all'acquariologia mediterranea, dato il suo carattere di sperimentazione e i probabili errori che possono derivarne.

.A mio parere, tuttavia, una volta che si debba ripartire da zero e ricreare «ex novo» l'ambiente dell'acquario (una cosa che può sempre accadere, qualunque sia la dimensione della vasca), è indubbiamente più facile farlo con una vasca piccola che con una da 3-400 litri, il cui svuotamento, già da solo, può presentare grossi problemi in una normale abitazione. Personalmente preferisco puntare sulle vasche piccole, allestendone possibilmente più di una. In questo modo, se da un lato sono costretto a rinunciare già in partenza all'immissione in acquario degli organismi di una certa dimensione, ho dall'altro lato il vantaggio non indifferente di poter realizzare tanti diversi «habitat», ciascuno dotato di sue precipue caratteristiche. Importante sarà scegliere delle vasche fatte per resistere alla corrosione marina, quali quelle realizzate in tutto vetro o in vetro e plastica.

E veniamo all'allestimento. Anzitutto uno strato di sabbia sul fondo. Va bene quella corallina sterile che si vende in negozio. Ma va anche bene quella raccolta su certi fondali sabbiosi al largo, ricca di certi microrganismi che potranno dare il via alla vita dell'acquario. Quindi dobbiamo pensare all'acqua marina. Oggi la si può fare artificialmente, grazie a certi prodotti da sciogliere in acqua dolce corrente (attenzione al cloro!). O, ancora meglio, possiamo prelevarla direttamente in mare, possibilmente al largo, al di fuori delle zone costiere inquinate. Poi si avviano i motorini dell'areatore e del filtro, lasciandoli entrambi viaggiare per qualche giorno, prima di immettere in vasca i primi organismi raccolti.

Attenzione piuttosto a dove sistemiamo la vasca. Niente fonti di calore troppo vicine, o illuminazione diretta del sole sull'acquario. La temperatura ideale di un acquario mediterraneo è infatti leggermente inferiore a quella cui noi siamo mediamente abituati, sui 15-18 gradi, mentre per l'illuminazione è sufficiente la luce del giorno, alquanto in penombra, erogata al ritmo di madre natura. Il filtro di normale corredo all'acquario, di tipo meccanico o biologico, è di norma sufficiente alle esigenze degli ospiti della vasca, e, in casi di dubbio, qualunque fornitore è in grado di illustrarne le rispettive caratteristiche. Tuttavia, un'indicazione utile può essere l'accorgimento da noi più volte sperimentato di inserire delle «campane» di ossigeno puro nell'ambiente della vasca. In questo modo si accresce per diffusione la quantità di ossigeno disciolto nell'acqua, con evidenti benefici per certi ospiti malandati o feriti per il trasporto, o troppo grandi. In questo modo diminuiscono inoltre i pericoli di «guasti» all'acqua per eventuali fenomeni putrefattivi, ed è possibile immettere nell'acquario organismi in quantità superiore alla norma senza che abbiano troppo a soffrirne.

La ricerca e la cattura

Senza dubbio la ricerca e la cattura degli organismi marini sono due momenti estremamente appassionanti dell'acquariologia marina. Ma cosa dovrà ricercare il sub acquariofilo e dove? Difficile dare in poche righe una esauriente risposta a queste domande. Valga una per tutte. Ricercherà ciò che più lo incuriosisce; e ogni ambiente subacqueo sarà ugualmente valido  per tale ricerca.  Imparerà  così  a riconoscere di un am-


Sopra a sinistra un tipico fondale mediterraneo da replicare
in acquario; a destra si prepara il trasporto dei pesciolini
catturati mettendo dell'ossigeno  nei sacchetti di plastica

biente naturale il suo carattere generale e a rilevarne contemporaneamente gli elementi particolari che lo rendono diverso dagli altri. Con una buona piccozza si potranno ricavare dai fondali rocciosi le cosiddette «pietre vive», in Liguria note come «il grotto». Si tratta di frammenti di roccia che, immessi in acquario con i numerosi organismi che li animano dentro e fuori, costituiscono il materiale ideale per la prima composizione dell'ambiente roccioso dell'acquario marino mediterraneo. Naturalmente non tutte le «pietre vive» vanno bene in egual misura. La loro rispondenza è legata principalmente alle possibilità di sopravvivenza che hanno in vasca proprio quegli organismi che le rendono «vive». Rocce con troppe spugne, ad esempio, non sono affatto indicate, mentre meglio rispondono, anche da un punto di vista estetico, quelle ricoperte di alghe calcaree o di piccole gorgonie, consentendo piacevoli composizioni.

Quasi tutti gli invertebrati marini del Mediterraneo, all'infuori di quelli condizionati dalla particolarità dell'alimentazione, si adattano abbastanza bene alla vita d'acquario, grazie anche alle ridotte esigenze respiratorie che li caratterizzano, spe-cialmente per quanto riguarda le forme sessili. Alcune forme sono naturalmente più facili da ambientare in acquario di altre, e agli inizi converrà puntare su di esse, pur senza rinunciare in partenza a tentare con delle specie meno note, che possono sempre riservare delle piacevoli sorprese all'appassionato.

Tanto per fare una rapida carrellata tra i vari gruppi sistematici, ricordiamo tra gli echinodermi l'«Acelia attenuata», una stupenda stella marina rossa, e la vorace «Coscinaster tenuispina» dalle numerose ed irregolari braccia. Tra i crostacei, oltre alle comuni aragostine, sempre di effetto, abbiamo gli eleganti «Stenopus», dei gamberetti color arancio che nulla hanno da invidiare per bellezza ai loro apprezzati cugini tropicali. Ospiti meno tranquilli, per il gran caos che sono capaci di creare in acquario, ma non per questo meno simpatici, sono i paguri; mentre, sempre tra i crostacei, sono utilissimi in acquario i «Palaemon», dei gamberetti trasparenti molto comuni nei bacini portuali, i quali, cibandosi dei vari rifiuti, contribuiscono notevolmente alla pulizia del fondo della vasca. Tra i celenterati, ci sono le varie specie di attinie. Alcune di esse fanno una stupenda figura in acquario, come, ad esempio, l'«Actinia equina», il rosso «pomodoro di mare», il quale in vasca continuerà ad estendere in ore fisse i suoi tentacoli, sul ritmo delle maree che in acque libere condizionavano la sua alimentazione. Né dovremo trascurare i colorati coralli del Mediterraneo: il prezioso «Corallium rubrum» o l'aranciato «Astroides calycularis», una specie molto frequente sulle pareti rocciose del Sud, anche a poca profondità. O ancora gli stupendi «Cerianthus» dai vari colori, che sono tra gli organismi marini più resistenti che l'acquariofilo mediterraneo possa trovare.

Per dare una ricca nota di colore all'acquario, cercheremo tra i tunicati l'«Halocynthia papillosa», il buffo barilotto rosso a due sifoni che molti sub già conoscono, mentre, tra i Policheti sedentari, un tocco di eleganza potrà darlo lo stilizzato «Spirographis spallanzanii». Tra i molluschi, gasteropodi e bivalvi in acquario non avranno troppi problemi, e potranno rivelarsi anche utili per certe loro capacità filtranti. Non così purtroppo i molluschi nudibranchi che tanto affascinano ogni subacqueo, i quali in vasca deperiscono e muoiono rapidamente. Tra le spugne, infine, solo poche specie tollerano l'ambientazione in acquario; tra queste fortunatamente le vistose «Axinellae», che sono tra le più belle spugne che sì possono incontrare nelle nostre acque.
 

   
Sopra, in alto, a sinistra, la Caulerpa prolifera, un'alga
ideale per l'acquario marino mediterraneo; a destra
una spugna (Axinella).  Sotto a sinistra un uovo di gattuccio
e a destra una bella ciprea (sopra) e un vermocane sotto.
A parte quest'ultimo, sono tutti organismi che sopravvivono
 abbastanza bene e a lungo in acquario.

Una certa utilità per l'acquario rivestono anche le alghe. L'immissione periodica di qualche ciuffetto nella stagione estiva, quando maggiore è il loro sviluppo, può giovare all'alimentazione degli animali presenti nella vasca, grazie alla quantità di microrganismi che insieme ad esse vi introdurremo. Naturalmente occorrerà rimuoverle appena le vedremo andare a male, prima che guastino l'ambiente, e non solo dal punto di vista estetico. Se poi vogliamo delle alghe marine capaci di svilupparsi e riprodursi direttamente in acquario, contribuendo così al perfetto equilibrio biologico dell'ambiente, potremo raccogliere un po' di «Caulerpa», una bella alga verde dalle «foglie» lanceolate, abbastanza frequente nei tranquilli specchi d'acqua del meridione.

Diciamo qualcosa infine sui pesci. Troppo spazio occorrerebbe per nominare tutte le specie adatte alla vita d'acquario. Ricordiamo invece che, perché i pesci stiano bene in acquario, è importante soprattutto che, in funzione naturalmente delle dimensioni della vasca, essi siano piccoli, pochi, ... ma belli. Le occasioni di scelta per soddisfare a queste tre esigenze nei nostri mari fortunatamente non mancano. Nel Mediterraneo proprio i pesci più piccoli sono i più belli e ricchi di colore, e alcune specie, il «Thalassoma pavo» ad esempio, reggono senza sfigurare il confronto con i famosi pesci della barriera corallina. Basta saperli cercare e catturare. Per la cattura ci sono vari sistemi, ciascuno adatto a determinate specie ed ambienti, e la stessa fantasia del subacqueo potrà escogitarne di nuovi. C'è anzitutto il retino di rete di nylon con fondo in plastica trasparente, meglio se usato in coppia con un altro retino dai lati trasparenti e con il fondo in rete. Oppure abbiamo delle specie di nasse in plastica, che lo stesso sub potrà sistemare sul fondo per catturare i pesci attirati con il solito riccio in frantumi. Oppure ancora si potrà tentare con il «siringone aspirante», uno strano aggeggio per acquariofili di origine americana, sulla cui efficacia nelle nostre acque mi permetto per esperienza diretta di nutrire molti dubbi.

Il trasporto e l'ambientazione

E siamo alla chiacchierata finale sul trasporto e sull'ambientazione in vasca degli organismi marini che abbiamo raccolto. Si tratta di due momenti che nell'acquariologia mediterranea rivestono la massima importanza per il risultato finale. Quasi sempre, infatti, la morte in acquario di un organismo mediterraneo è dovuta a maltrattamenti o a ferite subite al momento della cattura o durante il trasporto. Occorre quindi avere la massima cura nel maneggiare i piccoli organismi animali prelevati dall'ambiente marino, evitando ogni occasione di urto con altri organismi di diversa consistenza, o, ancora peggio, con i frammenti di roccia viva eventualmente raccolti. Converrà servirsi sistematicamente  di  sacchetti  di  plastica  di  varia

Nelle foto  tre esempi perfettamente
riusciti di
acquario
mediterraneo.

 

misura, in cui immettere già in immersione gli animali catturati, separandoli opportunamente. Una volta in barca, i sacchetti potranno essere riuniti in uno scatolone isolante di polistirolo, al riparo dai raggi diretti del sole e soprattutto dall'eccessivo calore che può derivarne. E occorrerà fare ancora attenzione a non esporre all'aria gli animali nei vari passaggi da un contenitore all'altro. Alcune specie marine, infatti, mal sopportano di trovarsi all'asciutto, anche per brevi istanti, e in linea generale è preferibile che ciò non accada mai. Per preparare gli animali raccolti in vista del viaggio più o meno lungo che dovranno compiere dal mare all'acquario che dovrà ospitarli, l'elemento più importante, e che mai deve mancare nell'equipaggiamento di un sub acquariofilo, è la bomboletta di ossigeno compresso. Risponde ottimamente allo scopo quella in dotazione agli autorespiratori ad ossigeno. Certo, occorre un po' di esperienza per confezionare come si deve i sacchetti degli animali con acqua ed ossigeno. Ma soprattutto è necessaria molta pazienza. In ogni sacchetto di plastica (badando bene che non perda) vanno infatti sistemati, con la giusta quantità di acqua (poca) e di ossigeno (molto), al massimo un paio di animali della stessa specie. In questo modo si eviterà che la morte di qualche animale possa comportare la morte di tutti gli altri.

Ben rigonfi di ossigeno e chiusi ermeticamente con gli elastici i sacchetti,  ben protetti  termicamente,  potranno  garantire  il 

mantenimento in vita degli organismi anche per un paio di giorni, né più né meno come avviene nei lunghi viaggi che i costosi pesci tropicali compiono dai lontani paesi di origine per arrivare sul mercato italiano. Per distanze brevi tra il mare e l'acquario ci si potrà servire invece di bidoncini di plastica o di metallo, raccogliendo tutti insieme in questi recipienti più grandi gli organismi catturati. Per la necessaria ossigenazione in questi casi ci si serve dei pratici areatori a pila, oppure si immettono nell'acqua del contenitore un certo numero di speciali pastiglie, capaci di erogare ossigeno con sufficiente continuità. Si tratta, tuttavia, di un sistema di trasporto indubbiamente più pratico, ma che può presentare notevoli rischi per gli organismi raccolti e le cui conseguenze potranno spiacevolmente rivelarsi anche dopo l'immissione degli animali in acquario.

Per quanto riguarda infine l'ambientazione degli organismi catturati, diciamo brevemente che è un'operazione che va fatta con molta cura ed intelligenza. Qui l'esperienza del sub potrà avere il suo peso, in quanto occorrerà fare in modo che le caratteristiche dell'ambiente destinato ad accogliere gli «ospiti» corrispondano il più possibile a quelle del loro habitat originario. In questo modo più facilmente e rapidamente essi arriveranno a sentirsi nuovamente a «casa loro», riacquistando il naturale comportamento, a dispetto dì tutti gli shock subiti.

 
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copyright Guido Picchetti - 29/4/2009