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LE ISOLE VERGINI DEL MAR DEI CARAIBI QUESTO PARADISO NON PUO' ATTENDERE
testo di Brigitte Cruickshank
- foto di Guido Picchetti |
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Nel novembre del lontano 1493 Cristoforo Colombo si trovava nel Mare dei Caraibi al comando di una flottiglia di 17 caravelle durante il suo secondo viaggio alla scoperta del «Nuovo Continente». Navigava verso Nord, provenendo dall'isola di Dominica e, nonostante avesse a bordo il più bravo cartografo dell'epoca, Juan De La Cosa, aveva perso la rotta. Il giorno 14 dello stesso mese avvistò una attraente e verdeggiante isola ancora sconosciuta, alla quale diede il nome di Santa Cruz, prendendone possesso in nome della Spagna, ma senza neppure fermarvisi a causa degli indigeni ferocemente inospitali. Proseguendo ancora verso Nord, Colombo si trovò ben presto in mezzo ad un arcipelago di bellissime isole, costellato da innumerevoli isolotti e rocce affioranti. Preso dal fascino di queste isole incontaminate, le battezzò «Isole Vergini» in ricordo della leggenda di Santa Ursula e del suo seguito di 11.000 vergini. Tale leggenda racconta del figlio di un un potente principe pagano che chiese al re |
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d'Inghilterra sua figlia Ursula, straordinariamente bella, ma già votata ad una vita santa. Per salvare suo padre e il regno dall'ira dei pagani Ursula tuttavia acconsentì a questa proposta di matrimonio ad una condizione: voleva come sue compagne per tre anni 11.000 vergini scelte tra le più belle dei due regni, e solo trascorso questo periodo sarebbe divenuta sposa del principe pretendente. Ursula però delle sue compagne in tale periodo ne fece una armata di amazzoni e a capo di questa discese il Reno fino a Basilea per proseguire a piedi alla volta di Roma, dove dichiarò fedeltà alla causa della cristianità. Al loro rientro in patria il principe furente le aggredì con tutto il suo esercito, massacrando l'intera armata di vergini, delle quali rimase leggendaria la bellezza. Ma torniamo alle odierne Isole Vergini, un frastagliato e verdeggiante arcipelago composto in realtà da circa 50 isole di origine vulcanica, situato ad un centinaio di chilometri ad est di Portorico e facente parte della barriera naturale che divide il Mar dei Caraibi dall'Oceano Atlantico. |
Queste isole godono di un clima partico-larmente favorevole tutto l'anno, con l'acqua del mare che non scende mai al di sotto dei 24°. Le loro bellissime spiagge di bianca sabbia corallina separano un mare azzurro e trasparente da una fitta e lussureggiante vegetazione tropicale, ricca di svariate forme di fauna e di flora esotiche. Colombo, vedendo per la prima volta l'isola di St. Thomas (una delle isole maggiori dell'arcipelago) scrisse nel suo diario: «... una delizia per l'occhio quest'isola, molto montagnosa e coperta di un manto verde fino al mare». In tempi più recenti il National Geographic Magazine, nel pubblicare una classifica delle spiagge più belle del mondo, indicava la «Magen's Bay» di St. Thomas come una delle «top ten» spiagge del mondo, oltre a segnalarne diverse altre, sempre sulle Isole Vergini, come particolarmente belle. A completare il quadro, «Skin Diver Magazine», la rivista subacquea che vanta la maggiore diffusione al mondo, reputa le Isole Vergini una delle più richieste mete nel mondo per l'attività subacquea, per |
l'enorme varietà di scenari sottomarini che sono in grado di offrire. Queste isole, oltre all'interesse puramente geografico e naturalistico, presentano un fascino dovuto in gran parte alle loro vicende storiche, che hanno lasciato segni particolari nell'architettura, nelle genti che oggi le popolano, e nelle loro tradizioni. Riassumiamo in breve i fatti più salienti di tali vicende. La posizione dell'arcipelago sulla rotta tra le Antille e l'Europa e la sua stessa conformazione geografica lo resero nel diciassettesimo e diciottesimo secolo un rifugio ideale per pirati e corsari, che dai punti più alti delle varie isole scrutavano il mare per avvistare i ricchi vascelli in arrivo o in partenza per l'Europa. Il più famoso di questi pirati, o per meglio dire il più famigerato, fu «Blackbeard», avido consumatore del rhum delle Isole Vergini, «ravvivato» dall'aggiunta di polvere da sparo, bevanda che sorseggiava nelle ore di calma tra una scorribanda e l'altra. Molti sono i racconti coloriti che si tramandano su questo periodo e sui suoi personaggi, e da essi trasse ispirazione proprio Robert Louis Stevenson per il suo romanzo «L'isola del tesoro». |
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Sotto i Danesi l'isola di St. Croix cominciava a prosperare: essendo meno montagnosa delle altre isole dell'arcipelago, era la più adatta di tutte alle piantagioni di canna da zucchero, che rappresentavano allora la maggiore fonte di guadagno. La città di Christiansted sull'isola divenne la nuova capitale dei possedimenti danesi alle Vergini. La prosperità, insieme con la sicurezza di |
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una stabilità politica, diedero vita allo sviluppo di una architettura molto particolare, sopravvissuta grazie alla regolamentazione molto rigida applicata dei danesi all'edilizia, regolamentazione che ha salvato molti edifici dagli incendi che hanno invece funestato altre zone dei Caraibi, distruggendo i relativi patrimoni storici. I materiali usati per le costruzioni dell'epoca, oltre ai mattoni gialli importati dagli stessi Danesi, erano i blocchi di corallo lavorato ed il legno, inframmezzati in uno stile che rifletteva il «revival» classico del tardo diciottesimo secolo in voga in Europa, con una interpretazione locale prettamente coloniale. Aggiungi a questo un restauro conservativo condotto a regola d'arte su molti di questi edifici di St. Croix (in particolare a Christiansted) e si ha un ambiente caratteristico, unico nel suo genere, pieno di improvvisi angoli di verde e di scorci particolarissimi che è un vero piacere visitare a piedi ! Il possedimento coloniale delle Vergini prosperò a lungo, a spese soprattutto dei numerosi schiavi africani importati attraverso gli anni, appositamente come «bestie da lavoro». L'inevitabile rivolta che seguì, portò nel 1848 alla loro liber- |
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tà, 17 anni prima che i loro fratelli di razza negli Stati Uniti potessero raggiungere lo stesso risultato. Gli schiavi, ormai liberi, rimasero nelle isole, imparentandosi con gli indigeni originali, gli indiani caraibici e formando l'attuale popolazione di sangue misto. Sia nell'aspetto fisico che nella loro musica, le origini africane di questa gente sono chiaramente riconoscibili, specialmente in occasione dei loro Carnevali, che sono tutto un susseguirsi di parate musicali che li accompagnano. In essi si intravvede il vecchio rito tribale mutato dall'influenza del cristianesimo. A St. Croix il Carnevale, ovvero il «Crucian Christmas Fiesta» come viene chiamato, ha luogo durante le due settimane di Natale e di Capodanno, terminando il 6 gennaio, mentre a St. Thomas il Carnevale si svolge immediatamente dopo la Pasqua. Verso la fine del diciannovesimo secolo gli Stati Uniti cominciarono a rendersi conto dell'importanza della posizione strategica di queste isole, soprattutto nell'eventualità di dover difendere il Canale di Panama. Negoziarono perciò con la Danimarca per la loro cessione, e nel 1917, per 25 milioni di dollari, queste tre isole ebbero un nuovo padrone. Anche questo ultimo cambiamento fu un importante passo nella storia delle isole: gli americani, essendo un popolo estremamente amante della natura e dotato di un innato rispetto per essa, hanno saputo organizzare egregiamente una giusta tutela di questo ambiente, creando diversi parchi naturali sia sopra che sotto il mare. L'isola di St. John, ad esempio, è per ben due terzi della sua superficie terrestre parco nazionale di grande interesse naturalistico e, lungo quasi tutta la sua costa, parco subacqueo. A St. Croix, poi, a circa tre miglia da Christiansted, c'è un'altra zona di tutela, il «Buck Island National Monument Park», particolarmente noto nella sua zona sommersa per le sue caratteristiche foreste di corallo a corna d'alce. Oggi, grazie al dollaro calante, queste destinazioni sono divenute più accessibili al turista italiano, per cui vediamo dal lato pratico cosa offrono, dove conviene sistemarsi e come arrivarci. Per quanto riguarda le possibilità logistiche, ce n'è davvero per tutti i gusti e per tutte le tasche. Si va dall'albergo e dallo yacht di gran lusso agli appartamentini autonomi in residence, fino al campeggio. Personalmente a St. Thomas sono rimasta molto favorevolmente impressionata dal complesso alberghiero del «Bolongo Bay», sia per la sua stupenda posizione (è situato proprio in riva al mare di fronte ad una spiaggia bianca tutta coperta di palme), sia per l'atmosfera raccolta che vi si respira e che è favorita dalla sua particolare architettura, articolato com'è l'Hotel per zone (ristorante, bar, piscina e pista da ballo), su vari livelli, e con un arredamento di straordinario buon gusto. Dispone di un numero abbastanza limitato di camere, tutte corredate di cucinino, nonostante la presenza di un ottimo ristorante nel complesso, che si trova ad un quarto d'ora di macchina da Charlotte Amalie, attuale capitale delle isole Vergini statunitensi. Vicino al Bolongo Bay (come pure alla maggior parte degli alberghi delle Vergini) è possibile praticare svariati sport: vela, canoa, wind-surf, tennis, subacquea. |
Proprietario del Bolongo Bay è l'ospitalissimo
Dick Doumeng, subacqueo egli stesso di grande valore. A lui fa capo la
maggiore organizzazione subacquea operante nell'isola, la «St. Thomas Diving
Club», la quale ha la base presso un altro suo albergo dal nome tutto
italiano, «Villa Olga» appunto, vicinissimo al centro cittadino di Charlotte
Amalie. Qui egli dispone di quattro compressori, di bombole e attrezzature
subacquee da noleggio, di un centro manutenzione da fare invidia, di una
bella piscina per l'addestramento dei sub, di un reparto fotografico, e
soprattutto di uno staff di istruttori e di dive-masters efficientissimi,
che fanno di tutto per rendere piacevoli e indimenticabili le vostre
immersioni. E dispone ancora di uno stupendo motor-yacht completamente
equipaggiato all'americana di tutto ciò che occorre per fare lunghe e comode
crociere subacquee tra le isole. È il «Mohawk II», che pare sia il non plus
ultra per godere appieno delle bellezze esterne e sommerse da queste isole. |
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L'attività subacquea, al pari di
qualunque altra attività sportiva legata al mare, è molto organizzata nelle
Isole Vergini e consente piacevoli immersioni sotto la guida |
In basso: sullo sfondo di una
colonia arborescente di corallo di fuoco «Millepora alcicornis», alcuni
policheti «Spirobranchus giganteus» allargano i loro tentacoli spiralati e
multicolori dalla tipica forma di alberello di Natale. Il corallo di fuoco
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Una forma di corallo molle piuttosto
rara sui fondali tropicali è quella che vediamo illustrata nella foto grande
in alto, scattata sui fondali corallini di St. Thomas. |
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L'«Eusmilia fastigiata» (foto in alto) è una specie di
corallo duro piuttosto
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Anche la fauna ittica delle Isole Vergini è
particolarmente ricca e variata, e, |
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Nella foto grande a destra abbiamo
invece una colonia di «glassy sweepers», |
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copyright Guido Picchetti - 8/6/2009