da "MONDO SOMMERSO" - Aprile/Maggio 1986

I  CARAIBI


foto Guido Picchetti

 

LE ISOLE VERGINI DEL MAR DEI CARAIBI

QUESTO PARADISO NON PUO' ATTENDERE


Scoperte da Cristoforo Colombo sedussero il navigatore
genovese. Un frastagliato e verdeggiante arcipelago
composto da 50 isole di origine vulcanica.

testo di Brigitte Cruickshank - foto di Guido Picchetti
 

Nel novembre del lontano 1493 Cristoforo Colombo si trovava nel Mare dei Caraibi al comando di una flottiglia di 17 caravelle durante il suo secondo viaggio alla scoperta del «Nuovo Continente». Navigava verso Nord, provenendo dall'isola di Dominica e, nonostante avesse a bordo il più bravo cartografo dell'epoca, Juan De La Cosa, aveva perso la rotta. Il giorno 14 dello stesso mese avvistò una attraente e verdeggiante isola ancora sconosciuta, alla quale diede il nome di Santa Cruz, prendendone possesso in nome della Spagna, ma senza neppure fermarvisi a causa degli indigeni ferocemente inospitali. Proseguendo ancora verso Nord, Colombo si trovò ben presto in mezzo ad un arcipelago di bellissime isole, costellato da innumerevoli isolotti e rocce affioranti. Preso dal fascino di queste isole incontaminate, le battezzò «Isole Vergini» in ricordo della leggenda di Santa Ursula e del suo seguito di 11.000 vergini.

Tale leggenda racconta del figlio di un un potente principe pagano  che chiese al re

d'Inghilterra sua figlia Ursula, straordinariamente bella, ma già votata ad una vita santa. Per salvare suo padre e il regno dall'ira dei pagani Ursula tuttavia acconsentì a questa proposta di matrimonio ad una condizione: voleva come sue compagne per tre anni 11.000 vergini scelte tra le più belle dei due regni, e solo trascorso questo periodo sarebbe divenuta sposa del principe pretendente. Ursula però delle sue compagne in tale periodo ne fece una armata di amazzoni e a capo di questa discese il Reno fino a Basilea per proseguire a piedi alla volta di Roma, dove dichiarò fedeltà alla causa della cristianità. Al loro rientro in patria il principe furente le aggredì con tutto il suo esercito, massacrando l'intera armata di vergini, delle quali rimase leggendaria la bellezza.

Ma torniamo alle odierne Isole Vergini, un frastagliato e verdeggiante arcipelago composto in realtà da circa 50 isole di origine vulcanica, situato ad un centinaio di chilometri ad est di Portorico e facente parte della barriera naturale che divide il Mar dei Caraibi dall'Oceano Atlantico.

Queste isole godono di un clima partico-larmente favorevole tutto l'anno, con l'acqua del mare che non scende mai al di sotto dei 24°. Le loro bellissime spiagge di bianca sabbia corallina separano un mare azzurro e trasparente da una fitta e lussureggiante vegetazione tropicale, ricca di svariate forme di fauna e di flora esotiche.

Colombo, vedendo per la prima volta l'isola di St. Thomas (una delle isole maggiori dell'arcipelago) scrisse nel suo diario: «... una delizia per l'occhio quest'isola, molto montagnosa e coperta di un manto verde fino al mare». In tempi più recenti il National Geographic Magazine, nel pubblicare una classifica delle spiagge più belle del mondo, indicava la «Magen's Bay» di St. Thomas come una delle «top ten» spiagge del mondo, oltre a segnalarne diverse altre, sempre sulle Isole Vergini, come particolarmente belle. A completare il quadro, «Skin Diver Magazine», la rivista subacquea che vanta la maggiore diffusione al mondo, reputa le Isole Vergini una delle più richieste mete nel mondo  per   l'attività   subacquea,    per

l'enorme varietà di scenari sottomarini che sono in grado di offrire. Queste isole, oltre all'interesse puramente geografico e naturalistico, presentano un fascino dovuto in gran parte alle loro vicende storiche, che hanno lasciato segni particolari nell'architettura, nelle genti che oggi le popolano, e nelle loro tradizioni. Riassumiamo in breve i fatti più salienti di tali vicende. La posizione dell'arcipelago sulla rotta tra le Antille e l'Europa e la sua stessa conformazione geografica lo resero nel diciassettesimo e diciottesimo secolo un rifugio ideale per pirati e corsari, che dai punti più alti delle varie isole scrutavano il mare per avvistare i ricchi vascelli in arrivo o in partenza per l'Europa. Il più famoso di questi pirati, o per meglio dire il più famigerato, fu «Blackbeard», avido consumatore del rhum delle Isole Vergini, «ravvivato» dall'aggiunta di polvere da sparo, bevanda che sorseggiava nelle ore di calma tra una scorribanda e l'altra. Molti sono i racconti coloriti che si tramandano su questo periodo e sui suoi personaggi, e da essi trasse ispirazione proprio Robert Louis Stevenson per il suo romanzo «L'isola del tesoro».


Le Isole Vergini furono contese fra le varie potenze colonizzatrici del Nuovo Mondo all'epoca, e più precisamente tra l'Olanda, la Spagna, la Francia, l'Inghilterra e Danimarca. Tutte queste nazioni cercarono di prenderne possesso. Finalmente nel 1733 la Danimarca, già saldamente stabilitasi su due delle isole maggiori, St.Thomas e St. John, comprò dalla Francia la vicina isola di St. Croix, la Santa Cruz di Colombo, cui i francesi avevano naturalmente mutato nome. In tal modo vennero unite sotto un'unica bandiera, quella danese appunto, le tre isole che oggi costituiscono le "U.S. Virgin Islands".  

Sotto i Danesi l'isola di St. Croix cominciava a prosperare: essendo meno montagnosa delle altre isole dell'arcipelago, era la più adatta di tutte alle piantagioni di canna da zucchero, che rappresentavano allora la maggiore fonte di guadagno. La città di Christiansted sull'isola divenne la nuova capitale dei possedimenti danesi alle Vergini. La prosperità,  insieme  con  la  sicurezza  di

 

una stabilità politica, diedero vita allo sviluppo di una architettura molto particolare, sopravvissuta  grazie alla regolamentazione molto rigida applicata dei danesi all'edilizia, regolamentazione che ha salvato molti edifici dagli incendi che hanno invece funestato altre zone dei Caraibi, distruggendo i relativi patrimoni storici. I materiali usati per le costruzioni dell'epoca, oltre ai mattoni gialli importati dagli stessi Danesi, erano i blocchi di corallo lavorato ed il legno, inframmezzati in uno stile che rifletteva il «revival» classico del tardo diciottesimo secolo in voga in Europa, con una interpretazione locale prettamente coloniale. Aggiungi a questo un restauro conservativo condotto a regola d'arte su molti di questi edifici di St. Croix (in particolare a Christiansted) e si ha un ambiente caratteristico, unico nel suo genere, pieno di improvvisi angoli di verde e di scorci particolarissimi che è un vero piacere visitare a piedi !

Il possedimento coloniale delle Vergini prosperò a lungo, a spese soprattutto dei numerosi schiavi africani importati attraverso gli anni, appositamente come «bestie da lavoro».  L'inevitabile rivolta che seguì,  portò nel 1848  alla loro liber-


Il collegamento veloce tra St. Thomas, St. Croix e St. ]ohn è assicurato da piccoli idrovolanti
che compiono numerosi voli giornalieri tra le isole a costi contenuti.
Una tipica bellezza locale ripresa durante una pausa della sfilata del Carnevale di St. Croix
(foto in alto a destra). Poco al largo di St. Croix esiste il Parco Nazionale di «Buck Island», un reef corallino che contorna una piccola isola, meta di frequenti visite guidate in partenza da Christiansted.

tà, 17 anni prima che i loro fratelli di razza negli Stati Uniti potessero raggiungere lo stesso risultato. Gli schiavi, ormai liberi, rimasero nelle isole, imparentandosi con gli indigeni originali, gli indiani caraibici e formando l'attuale popolazione di sangue misto. Sia nell'aspetto fisico che nella loro musica, le origini africane di questa gente sono chiaramente riconoscibili, specialmente in occasione dei loro Carnevali, che sono tutto un susseguirsi di parate musicali che li accompagnano. In essi si intravvede il vecchio rito tribale mutato dall'influenza del cristianesimo. A St. Croix il Carnevale, ovvero il «Crucian Christmas Fiesta» come viene chiamato, ha luogo durante le due settimane di Natale e di Capodanno, terminando il 6 gennaio, mentre a St. Thomas il Carnevale si svolge immediatamente dopo la Pasqua.

Verso la fine del diciannovesimo secolo gli Stati Uniti cominciarono a rendersi conto dell'importanza della posizione strategica di queste isole, soprattutto nell'eventualità di dover difendere il Canale di Panama. Negoziarono perciò con la Danimarca per la loro cessione, e nel 1917, per 25 milioni di dollari, queste tre isole ebbero un nuovo padrone. Anche questo ultimo cambiamento fu un importante passo nella storia delle isole: gli americani, essendo un popolo estremamente amante della natura e dotato di un innato rispetto per essa, hanno saputo organizzare egregiamente una giusta tutela di questo ambiente, creando diversi parchi naturali sia sopra che sotto il mare. L'isola di St. John, ad esempio, è per ben due terzi della sua superficie terrestre parco nazionale di grande interesse naturalistico e, lungo quasi tutta la sua costa, parco subacqueo. A St. Croix, poi, a circa tre miglia da Christiansted, c'è un'altra zona di tutela, il «Buck Island National Monument Park», particolarmente noto nella sua zona sommersa per le sue caratteristiche foreste di corallo a corna d'alce.

Oggi, grazie al dollaro calante, queste destinazioni sono divenute più accessibili al turista italiano, per cui vediamo dal lato pratico cosa offrono, dove conviene sistemarsi e come arrivarci. Per quanto riguarda le possibilità logistiche, ce n'è davvero per tutti i gusti e per tutte le tasche. Si va dall'albergo e dallo yacht di gran lusso agli appartamentini autonomi in residence, fino al campeggio. Personalmente a St. Thomas sono rimasta molto favorevolmente impressionata dal complesso alberghiero del «Bolongo Bay», sia per la sua stupenda posizione (è situato proprio in riva al mare di fronte ad una spiaggia bianca tutta coperta di palme), sia per l'atmosfera raccolta che vi si respira e che è favorita dalla sua particolare architettura, articolato com'è l'Hotel per zone (ristorante, bar, piscina e pista da ballo), su vari livelli, e con un arredamento di straordinario buon gusto. Dispone di un numero abbastanza limitato di camere, tutte corredate di cucinino, nonostante la presenza di un ottimo ristorante nel complesso, che si trova ad un quarto d'ora di macchina da Charlotte Amalie, attuale capitale delle isole Vergini statunitensi. Vicino al Bolongo Bay (come pure alla maggior parte degli alberghi delle Vergini) è possibile praticare svariati sport: vela, canoa, wind-surf, tennis, subacquea.

Proprietario del Bolongo Bay è l'ospitalissimo Dick Doumeng, subacqueo egli stesso di grande valore. A lui fa capo la maggiore organizzazione subacquea operante nell'isola, la «St. Thomas Diving Club», la quale ha la base presso un altro suo albergo dal nome tutto italiano, «Villa Olga» appunto, vicinissimo al centro cittadino di Charlotte Amalie. Qui egli dispone di quattro compressori, di bombole e attrezzature subacquee da noleggio, di un centro manutenzione da fare invidia, di una bella piscina per l'addestramento dei sub, di un reparto fotografico, e soprattutto di uno staff di istruttori e di dive-masters efficientissimi, che fanno di tutto per rendere piacevoli e indimenticabili le vostre immersioni. E dispone ancora di uno stupendo motor-yacht completamente equipaggiato all'americana di tutto ciò che occorre per fare lunghe e comode crociere subacquee tra le isole. È il «Mohawk II», che pare sia il non plus ultra per godere appieno delle bellezze esterne e sommerse da queste isole.

Dal punto di vista subacqueo i fondali delle «U.S. Virgin Islands» sono davvero interessanti e vari. Intorno a St. Croix, per esempio, incominciano dalla costa con un ampio pianoro sommerso, ricoperto da molli coralli ondeggianti nella corrente e punteggiato frequentemente da ammassi madreporici popolati da una fauna ittica abituata alla presenza umana, e quindi facilmente avvicinabile. Il pianoro finisce poi con una parete a strapiombo colonizzata da grossi cespugli di corallo nero e da lunghe spugne a canne d'organo di svariati colori.
In altre zone, come a St. Thomas, lo scenario sottomarino cambia totalmente aspetto: ci sono scogli, grotte e numerosi canyon subacquei, con grande ricchezza di flora e di fauna, in un'acqua che offre mediamente 25/30 metri di visibilità. E non mancano poi i relitti su varie profondità.

Ma anche chi non ha mai messo la testa sott'acqua alle Vergini ha la possibilità di ammirare dal vivo le bellezze dei fondali tropicali della zona, standosene comodamente all'asciutto. Basterà scendere i gradini dell'osservatorio sottomarino del «Coral World» di St. Thomas, gemello in grande del «Coral World» di Eilat realizzato dallo stesso architetto. Si tratta di un complesso che varrà la pena di visitare e che ospita anche tutta una serie di stupendi acquari, in cui sono meravigliosamente e spettacolarmente ambientati i più rari e timidi esponenti della fauna tropicale.

Infine come arrivarci. Da Miami l'Eastern Airlines ha voli diretti per St. Thomas che proseguono poi per St. Croix. Altra possibilità di collegamento è via San Juan, una città dove le più importanti linee aeree internazionali fanno regolarmente scalo. Da San Juan in 25 minuti si vola a St. Thomas e in 45 minuti a St. Croix. Da New York, poi, l'American Airlines ha frequenti voli settimanali diretti per St. Thomas e per St. Croix. Ultima possibilità, anche in ordine di tempo, è quella che viene oggi offerta dall'Alitalia via Guadalupe (altra isola dei Caraibi molto vicina alle Vergini), unita di recente a Roma da un nuovo volo non-stop.

L'attività subacquea, al pari di qualunque altra attività sportiva legata al mare, è molto organizzata nelle Isole Vergini e consente piacevoli immersioni sotto la guida
di qualificati ed esperti «Dive Masters». Nella foto sopra a destra ne vediamo appunto uno che mostra un bell'esempio di «Charonia variegata», una specie di grossa conchiglia tipica di questi fondali
.

 In basso: sullo sfondo di una colonia arborescente di corallo di fuoco «Millepora alcicornis», alcuni policheti «Spirobranchus giganteus» allargano i loro tentacoli spiralati e multicolori dalla tipica forma di alberello di Natale. Il corallo di fuoco
è una specie di celenterato rigido che è bene evitare di urtare o toccare
a pelle nuda per il suo forte potere urticante
.


 

Una forma di corallo molle piuttosto rara sui fondali tropicali è quella che vediamo illustrata nella foto grande in alto, scattata sui fondali corallini di St. Thomas.
Si tratta di un celenterato che presenta come delle «foglie» lanceolate piuttosto
 piatte, lungo i cui spigoli si aprono i polipi della colonia animale regolarmente intervallati e in duplice fila.
 

L'«Eusmilia fastigiata» (foto in alto) è una specie di corallo duro piuttosto
diffuso sui reef delle Isole Vergini, che di solito espande solo di notte
i suoi polipi,  lasciando di giorno allo scoperto gli eleganti calici calcarei
che compongono la colonia.


Nella foto a destra vediamo invece una spettacolare composizione
di organismi bentoniti tipici dell'ambiente corallino delle Isole Vergini.

 

Anche la fauna ittica delle Isole Vergini è particolarmente ricca e variata, e,
niente affatto timorosa, si lascia facilmente avvicinare dal fotosub.
Nella foto in basso vediamo aggirarsi tra i tipici coralli molli di questi fondali
un bell'esemplare di pesce trombetta (Aulostomus maculatus), una specie
capace di mutare facilmente la sua colorazione

 

Nella foto grande a destra abbiamo invece una colonia di «glassy sweepers»,
dei pesci dal nome scientifico «Pempheris schomburgki», che di giorno
amano ammucchiarsi all'interno delle grotticelle del reef, uscendo allo scoperto
solo di notte per cibarsi dei microrganismi dello zooplancton


LE ISOLE VERGINI U.S.

Clima: particolarmente favorevole e soleggiato in ogni periodo dell'anno. Le temperature variano tra i 25° di media invernale e i 28° di media estiva con l'acqua del mare piacevolmente calda in tutte le stagioni.

Documenti necessari: passaporto in corso di validità con visto USA.

Valuta corrente: dollaro USA

Corrente elettrica: 11O volts a 60 Hz


Attività sportive: a St. Thomas, sub, vela, tennis e golf; a St. Croix, sub, vela, pesca, tennis, golf ed equitazione; a St. John, sub, pesca, tennis, ma soprattutto escursionismo all'interno dello splendido parco naturalistico che copre circa due terzi della superficie dell'isola.

Come arrivarci: da New York, con voli non-stop dell'American Airlines per St. Thomas e St. Croix, raggiunta da tre voli giornalieri. Gli uffici dell' American Airlines in Italia si trovano in via Sicilia 46, 00187 Roma, tei. 06/6750542 e a Milano in piazza della Repubblica 38, tel. 02-6557720.

Consigli pratici: pur essendo le Isole Vergini territorio degli Stati Uniti, la guida automobilistica è sulla sinistra, per eredità dei danesi primi colonizzatoridi queste isole. Tutta la zona è porto franco, un vero paradiso per lo shopping, soprattutto per l'acquisto di gioielli, di orologi e di macchine fotografiche. Per gli amanti della tintarella, sarà bene ricordarsi che il sole ai tropici brucia indipendentemente dalle piacevoli brezze marine che mantengono la temperatura su valori medi, inducendo a sottovalutare l'effetto dei raggi solari. Per la stessa ragione, gli appassionati di fotografia faranno bene ad evitare le riprese tra le 11 del mattino e le 15 del pomeriggio, data l'eccessiva verticalità dei raggi solari. Sulle varie isole esistono servizi di autonoleggio e taxi, con tariffari ben distinti di cui, per legge ogni autista, deve essere munito. La mancia non è necessaria in quanto ufficialmente inclusa nel tariffario, ciò nonostante è sempre gradita. Per avere qualunque informazione che il vostro agente di viaggio non è in grado di fornirvi, scrivere al « United States Virgin Islands Division of Tourism», PO Box 471269, Miami, FL 33125 USA, specificando, nel caso, se si è subacquei, in modo da avere tutte le necessarie informazioni per la pratica di una tale attività sportiva.


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copyright Guido Picchetti - 8/6/2009