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I  CARAIBI


GUADALOUPE NELLE ANTILLE FRANCESI

LA FARFALLA DEI CARAIBI

 

Formata da due isole congiunte da un ponte e disposte ad ali di farfalla,
questa terra caraibica è caratterizzata da una notevole varietà morfologica e
 da differenti origini. Calcarea e pianeggiante la Grande-Terre,
vulcanica e montagnosa la Basse-Terre, sono separate
da un sottile lembo di mare bordato di mangrovie

 di Brigitte Cruickshank e Guido Picchetti
 

La domenica del 16 settembre 1989 si abbatte sull'isola di Guadaloupe nei Caraibi un uragano di eccezionale violenza. Si chiama "Hugo". Poche ore prima del suo arrivo presso le coste di ponente dell'isola, il bollettino rilasciato dal centro meteorologico del locale aeroporto fa scattare tutti i piani di emergenza. Un bollettino che, a rileggerlo ancora oggi, fa venire i brividi: "...L'ultima ricognizione aerea conferma la natura estremamente pericolosa di Hugo. I venti nei pressi dell'epicentro superano i 240 km/ora, mentre la pressione atmosferica, scesa a 923 millibar, conferma la sua appartenenza alla quarta classe di pericolosità, se non addirittura alla quinta. L'uragano in arrivo è accompagnato da diluvi di pioggia e sussiste a causa della tempesta il rischio di una marea di oltre 3 metri...". E così fu: in poche ore, quanto durò il passaggio di Hugo sull'isola, 10.000 abitazioni andarono totalmente distrutte; 60.000 abbonati al telefono rimasero isolati dal resto del mondo; la quasi totalità degli abitanti di Guadalupa fu privata all'istante di corrente elettrica e acqua potabile; e fu devastato il 100% delle piantagioni di banane, la maggiore risorsa economica dell'isola.

Ci rechiamo a Guadaloupe esattamente quattro mesi più tardi. Durante il comodissimo volo Air France che collega direttamente Parigi con Pointe-à-Pitre, la capitale dove ha sede l'aeroporto internazionale dell'isola caraibica, leggiamo alcuni rapporti sugli effetti distruttivi di questo ciclone, che ha prima centrato in pieno la Guadaloupe e poi, lasciando dietro di sé una larga scia di desolazione, se ne è andato a devastare le isole Vergini Usa, danneggiando in particolare quella di St. Croix. Ci chiediamo in quali condizioni troveremo l'isola cui siamodiretti e il suo  ambiente  naturale.   E  già  dall' aereo  in fase di 

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Nella piccola foto di apertura, la variopinta chioma di uno spirografo e, qui sopra, l'esile forma di un granchio fra le gorgonie
 

atterraggio su Guadaloupe, possiamo notare nel panorama sottostante segni evidenti del passaggio di Hugo: larghe fasce marroni che si stagliano sul verde compatto di monti e colline, lacerando la fitta foresta pluviale che li ricopre. Ma poi, quando usciamo fuori nel grande piazzale dell'aeroporto di Le Rai-zet, notiamo che bougainvillee e hibiscus splendono ovunque fioriti, ed è come se niente fosse mai successo! Prendiamo in affitto una macchina direttamente all'aeroporto e partiamo alla scoperta dell'isola.

Ma perché questo nostro interesse per Guadaloupe? A motivarlo in verità non c'è solo il fascino che un'isola dei Caraibi può sempre avere per chiunque ami gli ambienti marini, ma anche una ragione particolare che varrà qui la pena di sottolineare. Forse non sono ancora molti a rendersi conto che quando nel 1992 l'Europa sarà ufficialmente un'unica grande nazione, di essa entreranno  automaticamente   a  far  parte   anche

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quelle isole dei tropici già territorio nazionale di certi paesi della Comunità. È il caso appunto di Guadaloupe, un'isola delle Antille Francesi, di quel gruppo, cioè, di isole dei Caraibi che già da tempo sono giuridicamente una regione della Francia, con gli stessi diritti di qualunque altra regione francese "continentale", quale ad esempio la Corsica. E per noi italiani divenuti "europei", una conseguenza certamente interessante di questo dato di fatto è che queste isole tropicali a 7.000 chilometri di distanza, ricche di flora e fauna esotiche e contornate da affascinanti barriere coralline, nel '92 non saranno più un paese straniero, da visitare con tutte le difficoltà che siamo soliti incontrare quando ci rechiamo all'estero, ma piuttosto una regione della "nuova" Europa, nella quale, senza più impedimenti di frontiere o di barriere doganali, potremo decidere di andare a nostro piacimento per diporto o per lavoro. Una regione, quindi, che converrà cercare di conoscere meglio, com'è giusto che ognuno conosca meglio il proprio paese.


una colonia di spugne
 

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in alto, a sinistra varie forme di 
 antozoi; qui sopra i colori di una
ciprea;  la convivenza fra gorgonie
e spugne è molto comune
in tutte le latitudini;

Vediamola quindi, la Guadaloupe. Più che da un'isola sola, essa è in realtà formata da due isole disposte ad ali di farfalla, separate da un sottile lembo di mare bordato da ampie mangrovie, ma unite da un grosso ponte che scavalca la cosiddetta Riviere Salèe. Le due ali di farfalla, però, sono molto diverse, asimmetriche, appunto, per forma e per sostanza. La Grande-Terre, come viene chiamata l'isola di Levante, è di natura cal-carea e prevalentemente pianeggiante: è il regno della canna da zucchero e, protetta com'è per buona parte dalla barriera corallina, ha incantevoli spiagge bianche. È qui che si trovano quasi tutti gli alberghi e la stra-grande maggioranza delle attrezzature turistiche. L'isola di Ponente è invece detta la Basse-Terre, ma, al con-trario di quanto ci si potrebbe aspettare dal nome, è tutt'altro che piatta e monotona, presentando una conformazione geologica molto variata e certamente molto più spettacolare. Da Nord a Sud, infatti, è attra-versata da un'alta catena di montagne di origine vulcanica, interamente ricoperta da una foresta pluviale verdissima. Frequenti corsi d'acqua precipitano impe-tuosi nelle vallate, scendendo in particolare dalla cima della Souffriere, il vulcano ancora attivo che, con la sua sommità a 1.467 metri, segna il punto più alto di tutta la Guadaloupe. E una vegetazione incredibilmente rigo-gliosa ed affascinante fa da cornice a delle spettacolari cascate, alte a volte oltre un centinaio di metri.

Prima di andare alla scoperta della selvaggia Basse-Terre, che maggiormente ci attira (anche perché è lì che si trova la riserva sottomarina Cousteau, nostra meta per le immersioni), facciamo un rapido giro nella più vacanziera Grande-Terre. È subito evidente quanto il territorio sia stato qui duramente colpito dal ciclone, come altrettanto evidenti sono gli enormi sforzi subito intrapresi per riparare i danni, soprattutto nei numerosi complessi residenziali-turistici. Lungo la strada vediamo pali telegrafici di cemento armato letteralmente piegati in due, o addirittura troncati di netto: la forza distruttiva degli agenti atmosferici può essere davvero spaventosa. Troviamo i miseri resti di una bella casetta da vacanza già ormai mezzo inghiottiti dalla vegetazione. L'unico elemento rimasto in piedi è il frigorifero, che se ne sta in bilico in cima alle macerie, con lo sportello aperto e penzolante. Siamo nelle vicinanze del paese di St-Francois, e proseguiamo verso la Pointe des Chateaux, un promontorio roccioso proteso nell'Atlantico. Lo scenario è stupendo: le onde lunghe dell'oceano rompono contro bastioni e faraglioni di dura roccia scolpita, e il blu profondo del mare si trasforma in colore acquamarina nelle vicinanze degli scogli, per poi esplodere in uno spumoso merletto bianco là dove acqua e terra si incontrano, ovvero si scontrano. Ma qui lo spettacolo è quello di sempre, e nulla probabilmente ha potuto la violenza di Hugo.

Pranziamo all'ombra di una grossa tettoia di legno aperta alle carezze degli Alisei, con il fragore delle onde come sottofondo  musicale, dopo di che proseguiamo il nostro giro lungo la costa meridionale della Grande-Terre. E' sulle belle spiagge bianche  di questo litorale  che si trova la

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maggior parte delle infrastrutture turistiche dell'isola. Molti hotel sono dotati d aria condizionata, piscina, spiaggia privata e ogni genere di comfort. Ci fermiamo in riva al mare nei pressi di S.te-Anne per gustarci il calore del sole. Un bel veliero che rientra alla marina di Gosier fa da primo piano, mentre sullo sfondo il sole s'infiamma dietro la coltre di nuvole che corona quasi in permanenza la Souffriere. La silhouette montagnosa della Basse-Terre si staglia scura contro l'orizzonte dipinto dalle sfumature, dapprima tenui, ma presto sature di colore, di un drammatico tramonto tropicale. È tempo di tornare in albergo e gustarci un bel "planteur" prima della cena. La mattina presto partiamo per la Basse-Terre. Ci fermiamo un attimo a Pointe-à-Pitre, la capitale, per ammirare il mercato pieno di colori, odori e forme esotiche. Passato il ponte sulla Riviere Salèe, ci inoltriamo in aperta campagna fra piantagioni di canna da zucchero e bananeti. Qui sembra che la natura abbia già preso la sua rivincita sulle forze distruttive di Hugo, tanto poco evidenti sono le conseguenze del passaggio dell'uragano. Man mano che ci si eleva sul livello del mare la strada diviene più tortuosa, l'aria si rinfresca e di colpo ci ci troviamo all'interno della foresta. Verso il valico (stiamo attraversando l'isola nel punto centrale) ci sono grandi concentrazioni di caratteristiche felci arborescenti, veri fossili viventi del regno vegetale e una profusione caotica e rigogliosa di tutte quelle piante stravaganti che a casa tanto fatichiamo a tenere in vita: lucenti philodendri, lianescenti e giganti; orchidacee e bromeliacee, che, sotto forma di epifitì, adornano ogni albero della foresta.

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e una subacquea mentre
osserva  un crinoide.



 Sopra, dall'alto: una gorgonia tropicale;
 un granchio ragniforme; e un piccolo gamberetto del genere "periclimenes"
 

 

 

a lato
il subacqueo
osserva
delle spugne
a canna d'organo


Ancora una bella ciprea
con il suo mantello totalmente
in vista

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La mattina presto partiamo per la Basse-Terre. Ci fermiamo un attimo a Pointe-à-Pitre, la capitale, per ammirare il mercato pieno di colori, odori e forme esotiche. Passato il ponte sulla Riviere Salèe, ci inoltriamo in aperta campagna fra piantagioni di canna da zucchero e bananeti. Qui sembra che la natura abbia già preso la sua rivincita sulle forze distruttive di Hugo, tanto poco evidenti sono le conseguenze del passaggio dell'uragano. Man mano che ci si eleva sul livello del mare la strada diviene più tortuosa, l'aria si rinfresca e di colpo ci ci troviamo all'interno della foresta. Verso il valico (stiamo attraversando l'isola nel punto centrale) ci sono grandi concentrazioni di caratteristiche felci arborescenti, veri fossili viventi del regno vegetale e una profusione caotica e rigogliosa di tutte quelle piante stravaganti che a casa tanto fatichiamo a tenere in vita: lucenti philodendri, lianescenti e giganti; orchidacee e bromeliacee, che, sotto forma di epifiti, adornano ogni albero della foresta.

Passato il valico del Col des Mammelles, così denominato dalla tipica forma delle due colline che lo fiancheggiano, vediamo   splendere   in  basso  il  mare m   

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calmo  di sottovento.  Quasi di fronte a noi, a poco più di un miglio dalla costa scorgiamo due isolotti. Sono Les Pigeon, ed è lì che siamo diretti per le nostre immersioni. Non vediamo l'ora di esplorare i fondali circostanti che tanto hanno entusiasmato il comandante Cousteau. Le acque attorno agli isolotti sono di fatto protette da un divieto di pesca, ma nonostante la zona sia da tempo nota appunto come Riserva Cousteau, in realtà una protezione ufficiale non è stata mai istituita. Ci sono comunque in corso delle proposte di legge per regolarizzare la situazione, in maniera da potere difendere a dovere questo ricco tratto di mare.

Sulla spiaggia della Malendure ci accoglie con un sorriso Christian Rieussel, presidente del Nautìlus Club, presso la cui struttura abbiamo deciso di appoggiarci per le nostre immersioni. Sarebbe anche venuto a prenderci all'aeroporto, se non avessimo preferito avere una nostra auto a disposizione. La sabbia è finissima e nerastra e denuncia chiaramente la sua origine vulcanica. L'acqua è trasparente e invitante. Ci prepariamo per l'immersione, e ben presto i veloci scafi di alluminio del centro ci trasportano nei pressi di Les Pigeon.  Splash ...  e  ci  ritroviamo  in un m  

altro giardino esotico. Questa volta, però, è un giardino sottomarino. Già nei primi metri  notiamo una fantastica prolife-razione di spugne di ogni forma e colore: specie incrostanti, a cuscinetto, a canna d'organo, a orecchio d'elefante; e ancora spugne a calice tanto grandi da poterci entrare dentro: il tutto in pochi metri quadrati di fondale. Più giù grandi ventagli di gorgonie violette e gialle, in una variazione di colore che non avevamo mai visto da nessun'altra parte nei Caraibi, ondeggiano dolcemente nella corrente. E tutt'intorno numerosi sono i pesci tipici della barriera corallina, nessuno dei quali si preoccupa della nostra presenza. Anzi basterà tirare fuori dalla tasca del jacket un sacchettino di briciole di pane per essere immediatamente ricoperti da una nuvola di coloratissimi e affamati amici pinnuti.

Christian ci fa cenno di seguirlo: ci porta a vedere un fenomeno alquanto singolare. Non solo fuori dell'acqua vi sono chiari segni della natura vulcanica dell'isola, ma anche sott'acqua, rivelati dalla presenza in più punti del fondale di sorgenti di acqua sulfurea, più calda. Un piccolo "cratere" marroncino del tutto privo di vita segna il luogo di una di esse. Si vede subito, dalla viscosità e dal tremolio dell'acqua lentamente sgorgante dal fondo, che qui la temperatura è diversa: infatti il termometro sulla nostra consolle segna 29 gradi, quattro gradi in più dell'acqua intorno. Ma di quest'ambiente subacqueo ciò che rimane più impressa nella nostra mente è l'incredibile ricchezza e varietà della vita bentonica. E quando facciamo poi un'immersione notturna, questa eccezionale ricchezza della zona risulta ancora più evidente. Ogni corallo molle sembra avere mille ospiti, e abbarbicati su di essi ci sono spesso degli stupendi gorgonocefali che allungano nel buio le loro numerose braccia ramificate, estendendole a ventaglio per catturare il plancton di cui si cibano. E quanti diversi tipi di riccio dai colori inimmaginabili si avventurano di notte fuori dai loro nascondigli  diurni!  Ma è  uno spettacolo che va visto, perché non abbiamo né lo spazio, né le parole per descriverlo! 

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Possiamo solo dire che crediamo di non avere mai, in un'immersione di notte, percorso tanto meno tragitto come du-rante quella favolosa discesa notturna al largo della spiaggia di Malendure!

Dopo una settimana di meravigliose immersioni, mettiamo via le nostre attrezzature subacquee e ci accingiamo ad esplorare meglio l'ambiente esterno di Guadaloupe. Pianifichiamo le giornate ancora a nostra disposizione seduti in poltrona sulla terrazza del piccolo bungalow dove siamo alloggiati, immerso nel verde della collina che sovrasta la zona delle immersioni. Abbiamo appena finito un punch al rhum offertoci dai simpatici coniugi Collet, proprietari delle abitazioni che ci ospitano. Il concerto della notte tropicale è da poco iniziato, e uno dei concertisti, un minuscolo ranocchio dagli occhi d'ambra e dalle prodezze acrobatiche davvero sor-prendenti, arriva dal buio sulla nostra mappa stesa sul tavolino. Il suo "balzo" centra sul disegno il cratere della Souffriere, e decidiamo che l'indomani proprio da lì inizieremo il nostro giro alla scoperta della Basse Terre di Guadaloupe.

Ma troppe cose ancora Guadaloupe ha da offrirci per poterle descriverle tutte: le cascate da visitare; la fantastica giungla pluviale da esplorare; i misteriosi geroglifici incisi nella roccia dagli antichi Indiani Sarawak, immersi nello stupendo parco botanico di Trois-Rivieres, da ammirare; il monumento a Cristoforo Colombo da fotografare. E, anche da non perdere, sono poi delle altre isole intorno a Guadaloupe, facilmente raggiungibili con dei veloci traghetti giornalieri. Alcune di queste sono caratterizzate da un  clima  particolarmente  secco,   che mm

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Alcuni dei variopinti aspetti
del paesaggio caraibico,
della sua fauna e dalla sua flora.
La Guadalupa è raggiungibile
comodamente e in poche ore
a bordo degli aerei Air France


 
A metà strada fra l'America del Sud
e quella del Nord, l'arcipelago
delle Piccole Antille con l'isola della Guadalupa a forma di farfalla.
 

contrasta in modo sorprendente con l'umi-dità dominante della Basse Terre, da cui pure distano non più di una trentina di chilometri. Come, ad esempio, Les Saints, un piccolo arcipelago situato proprio di fronte alla Souffriere; o Marie Galante, più a Est, dominio esclusivo della canna da zuc-chero; o anche la Desirade, dove, più che altrove, sono diffusi i cactus e le iguane: tre isole bellissime, ciascuna delle quali si differenzia dalle altre per ambiente, storia e tipo di abitanti, ma tutte meritevoli di essere meglio conosciute di quanto non si possa fare in una rapida visita turistica.
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NOTIZIE UTILI

CLIMA - Tropicale, temperato dai ven-ti Alisei che provengono dall'Atlan-tico. A Guadaloupe fa caldo tutto l'anno (tra 22 e 30 gradi) e trovandosi sulla fascia equatoriale, il sole sorge sempre alle sei di mattina e tramonta regolarmente alle diciotto. La stagione secca va da dicembre ad aprile; è la migliore per il turismo ed è conosciuta in loco come "la careme"; mentre per il resto dell'anno il tempo si fa piovoso specie nelle zone elevate e sulla fascia costiera soprav-vento. La temperatura dell'acqua non scende mai al di sotto dei 25 gradi, il punto minimo coincidendo con il mese di febbraio; e raggiunge un massimo di 29 gradi nel mese di agosto.

ABBIGLIAMENTO
- Ai tropici la pioggia può essere davvero intensissima, anche se normalmente di breve durata. Spesso arriva del tutto inaspettata, per cui è consigliabile avere sempre dietro un impermeabile. I migliori in queste situazioni sono quelli di plastica  leggeri, compatti e realmente a tenuta. Oltre a ciò, può bastare un normale abbigliamento da clima caldo, con in più un golfino  o una leggera giacca a vento. Per gli amanti della natura e delle camminate, sarà utile un buon paio di scarpe adatte alle piste di montagna, che possono essere spesso bagnate e accidentate. Per i sentieri più battuti, comunque, basteranno delle scarpe da tennis di buona qualità. Per i subacquei è consigliabile una muta leggera da 2 o 3 mm di spessore, più per una protezione contro le abrasioni da corallo e per il vento fresco quando si esce, che non per la perdita di calore corporeo sott'acqua.

A TAVOLA
- Innanzitutto il bere: l'acqua è potabile ovunque, e il buon vino francese non scarseggia. Non mancate di assaggiare poi gli stupendi succhi di frutta esotica fresca (carambole, corossol, maracuja e guava) e, naturalmente, il "planteur", una specie di long-drink a base di rhum locale. Piatto tipico e molto amato dagli antillesi, che si vende ovunque, anche in spaggia o al mercato, sono "les accras", piccole frittelle di merluzzo secco impastato con erbe, deliziose soprattutto come "snack" dopo un'immersione! Fungono da "entrèes" le pere avocados in tutte le salse, dei piccoli granchi farciti, lo squisito "poisson fumé" delle isole Saintes e le ricche insalate locali. In tante maniere vengono serviti frutti di mare, come le ostriche e i "lambis" (uno dei più grandi e gustosi molluschi marini). Una specialità, poi, sono les "ouassous", piccoli scampi di acqua dolce pescati nei torrenti di montagna. Naturalmente non manca il buon pesce fresco, accompagnato da tante strane verdure (ignames, christophines e fruits de pain) e da frutti locali cotti alla creola.

VIAGGIO - L'Air France ha comodi voli quasi giornalieri diretti da Parigi per Pointe-à-Pitre, che impiegano meno di sette ore a coprire la distanza. Vi sono voli diretti anche da Marsiglia e da Lione. Un'agenzia turistica specializzata per questa destinazione è la Ultramarine - 4, Piace Dumoustier - 44000 Nantes - tei. 40893444, che lavora (per le immersioni, la sistemazione logistica e l'assistenza in loco) in stretta collaborazione con il Nautilus Club (Plage de Malendure - 97125 Bouillante - Basse - Terre - tel. 590-988569).

TRASPORTO - Anche se si è accolti all'aeroporto e accompagnati a destinazione da chi di dovere, a chi ama veramente conoscere un paese consigliamo l'affitto di una macchina. È il modo migliore per visitare Guadaloupe, dotata di un'ottima rete stradale. Tutte le agenzie di noleggio auto hanno uffici di rappresentanza diretta presso l'aeroporto.

Diving Center - Oltre al già citato Nautilus Club sulla spiaggia di Malendure, troviamo operante nella stessa zona un altro ottimo diving diretto da Dominique Deramè. Questo il suo recapito: Les Heures Saines - Rocher de Malendure - 97132 Pigeon Bouillante.
 

 
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copyright Guido Picchetti - 8/4/2009