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CHE BRAVI I BAMBINI SOTT'ACQUA ! testo e foto di Guido Picchetti |
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L'interesse verso il mondo che ci circonda
e le innumerevoli forme di vita che in esso si manifestano è un dono
prezioso a ogni età. Può rendere attraente e piena una nostra giornata, o
dare addirittura uno scopo a tutta un'esistenza. Ma è indubbio che nei
giovani è più avvertibile un simile interesse. La miglior prova è il gioco
dei «perché» che un ragazzo, o anche un bambino, è capace di sollevare con
chi ha la pazienza di seguirlo e di appagare le sue naturali curiosità. |
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Certo, non possiamo pretendere che i genitori seguano corsi di immersione per poter guidare consapevolmente i figlioli attratti dall'attività subacquea. Tuttavia è necessario che essi si rendano conto che questa pratica non può mai essere un'attività fisica «spontanea» quale, ad esempio, la corsa o i salti. Immergendosi anche soltanto a pochi metri, l'uomo, ragazzo o adulto che sia, viola un ambiente a lui naturalmente estraneo. Per potervisi introdurre, muovere, e uscirne senza spiacevoli conseguenze non basta essere fisicamente dotati o animati da volontà e entusiasmo. Al limite, direi anzi che tali fattori possono rivelarsi controproducenti, poiché inducono a una maggiore confidenza con il nuovo ambiente, confidenza che può rivelarsi essa stessa causa di incidenti. E' necessario invece far tesoro delle esperienze di coloro che prima di noi hanno aperto la porta su questo nuovo mondo, |
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E' evidente, in queste due foto a
lato, la dif-ferenza di atteggiamen-to dalla prima immer-sione alle
successive. Nella prima foto il bambino, alla sua prima immersione in mare,
è ancora timoroso della nuova esperienza e del-l'ambiente a lui estra-neo,
ed è manifesta-mente ancora teso e contratto. A destra |
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rendendo con i loro studi, le loro osservazioni e, perché no?, con i loro sacrifici, l'attività subacquea una delle più sicure tra le tante svolte dall'uomo sportivo moderno. Al giorno d'oggi, con un'adeguata preparazione teorica e pratica, e oppor-tunamente guidati, l'attività subacquea, sia in apnea che con gli ARA, è un'attività scevra da grossi rischi, molto meno pericolosa di alcuni sport di massa che pure vanno per la maggiore (sci o ciclismo). A tali condizioni diventa anzi una pratica sportiva adatta a ogni età, una volta accertata, dal punto di vista medico, la perfetta integrità fisica. Ben preparate, le persone di una certa età sapranno compensare con il proprio raziocinio le eventuali deficienze di resistenza e di acquaticità che potrebbero porle in difficoltà in alcune situazioni ambientali. I giovani, d'altro canto, finanche i giovanissimi di 5-6 anni, potranno ricevere da una tale attività, svolta sotto una guida intelligente ed esperta, benèfici stimoli a contenere la propria naturale esuberanza. Contrariamente a ciò che molti pensano, è proprio l'apnea che per i giovanissimi presenta alcune incognite. Non tanto per i pericoli insiti nell'immersione in apnea di per sé, quanto per le sollecitazioni che, secondo alcuni medici, potrebbero provocare su un organismo ancora in via di formazione apnee troppo prolungate e ripetute sotto sforzo. E' questa la ragione per cui normalmente si richiede per l'agonismo subacqueo in apnea un'età minima di 16 anni. Invece un'attività subacquea con l'ARA praticata in piscina, o anche in mare a profondità limitate |
e con le attrezzature moderne, non richiede un impegno fisico particolare ed è quindi realizzabile anche da un bambino senza particolari timori. Se rischi vi sono, essi sono legati piuttosto all'immaturità psicologica del bimbo, che potrebbe indurlo a non valutare esattamente le proprie capacità in rapporto alle situazioni in cui venga a trovarsi. Ma ritengo si tratti di un timore esagerato. Per esperienza sono convinto che, se un bambino arriva a capire perché e come una certa situazione può provocare un incidente, ancora più istintivamente di un adulto egli saprà evitarla. Si tratterà di far nascere in lui una specie di riflesso condizionato al riguardo, ma se si riesce ad ottenere ciò in un adulto, possiamo essere certi che è cosa più facile in un giovane, in cui certi errati condizionamenti ancora non sono profondamente radicati. La difficoltà che possiamo incontrare nell'addestramento dei giovanissimi è, piuttosto, a monte: nel riuscire, cioè, a far capire certi problemi tecnici e certi concetti che investono leggi e principi fisici di cui essi sono ancora completamente all'oscuro. Ma basterà trovare le parole adatte e, ancora meglio, il momento giusto. Sarà questa l'impresa più delicata e preziosa che l'istruttore di un «minisub» dovrà compiere, ma sarà solo questione di pazienza. Fortunatamente l'entusiasmo che anima il piccolo allievo gli verrà questa volta in aiuto, consentendo dei veri miracoli. Concetti teorici del tutto nuovi, le atmosfere, la saturazione, le pressioni parziali, prima o poi saranno accettati (con quali vantaggi anche dal punto di vista |
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![]() Non vi è esercizio di padronanza tecnica delle attrezzature d'immersione che sia fuori dalla portata del bambino. |
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Foto in alto a sinistra: esercizio di respi-razione a due con maschera in movimen-to, a mezz'acqua con bombola a braccio. Foto a sinistra in basso: respirazione a |
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scolastico è inutile dirlo). Per questo è fondamentale che i nostri piccoli subacquei possano avvalersi di una guida responsabile e sicura. Potrà essere una scuola subacquea nel cui ambito esplicare una attività di gruppo, o soltanto un familiare paziente, già esperto subacqueo, che lo accompagni alla meravigliosa scoperta del mondo sottomarino. Meglio la prima soluzione, |
Terminato il ciclo di addestramento in piscina, l'istruttore dovrà ravvivare l'en-tusiasmo dei minisub con periodiche immersioni in mare, quando le condizioni meteo rendano l'immersione perfetta-mente sicura. La graduale conquista del mondo marino, con le sue mille meraviglie, è in effetti un grande momento per il nuovo minisub. |
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indubbiamente, grazie alla quale il bimbo si troverà a contatto di coetanei animati dagli stessi interessi e potrà meglio sviluppare alcune sue doti di carattere, quali l'altruismo e lo spirito di collaborazione, estremamente importanti in questa attività, anche ai fini della migliore sicurezza. Il genitore subacqueo dovrà invece fare
particolare attenzione a smorzare ogni complesso di superiorità che potrebbe
sorgere nel piccolo allievo per questa pratica sportiva, certamente
prestigiosa agli occhi dei compagni, elemento questo che invece potrebbe
risultare dannoso inducendolo a strafare. Per i giovani minisub la
preparazione all'immersione non ha una durata definita. Dobbiamo abituarci a
considerare la stessa attività pratica, svolta in piscina o in mare, ancora
e sempre un continuo addestramento. Anche durante una cosiddetta immersione
«libera», in cui cioè non è prevista l'esecuzione di particolari esercizi,
l'autocontrollo, la disciplina, la cura delle attrezzature, l'assistenza al
compagni e lo spirito di gruppo sono elementi che devono essere
costantemente richiesti all'allievo, e che debbono caratterizzare ogni
momento dell'esercitazione. Si tratta di fattori che contribuiscono
essenzialmente al buon andamento di un'immersione, ma che soprattutto
favoriscono in modo determinante la formazione del giovane, incidendo
profondamente sul suo carattere nel momento più favorevole della sua
esistenza. Sarà un'impronta decisiva anche per la sua vita futura, che lo
educherà al rispetto di sé e degli altri, nella ricerca del migliore
autocontrollo nelle più diverse situazioni. La terza fase prevede invece le
esercitazioni con gli autorespiratori ad aria, impiegando degli apparecchi
di ingombro proporzionato alle possibilità fisiche degli allievi: mono da 5
litri per i ragazzi da 7 anni; da 7 litri per quelli dai 7 ai 10 anni; 10
litri per quelli dai 10 ai 15 anni; da 12 litri per i più grandi. La quarta
fase, infine, comprende alcune sporadiche immersioni in mare, effettuate con
il fine principale di tener vivo l'interesse verso quest'attività, che
potrebbe altrimenti isterilirsi agli occhi del ragazzo tra le quattro pareti
nude della piscina. E' proprio questo il dato nuovo scaturito
da alcune ricerche mediche avviate dal dottor Francesco Negro su alcuni
piccoli allievi dei corsi per minisub del Centro Sportivo Aventino di Roma.
Vediamo, in breve, di cosa si tratta. Tra gli esercizi della seconda fase
previsti da questo ciclo di addestramento è compresa una prova di apnea da
fermo di 30-40 secondi, che il minisub effettua zavorrato in un metro
d'acqua senza alcuno sforzo, dopo opportuna ventilazione preparatoria. Nel
corso di questa prova, per l'esattezza al quindicesimo secondo, il dottor
Negro sottopone all'allievo una serie di elementari operazioni aritmetiche,
che egli dovrà cercare di risolvere in immersione durante i venti secondi di
apnea residui. Un test semplicissimo, che ha permesso già di accertare che
la percentuale di errori o di operazioni incompiute durante la prova di
apnea si è notevolmente ridotta dopo che l'allievo ha iniziato alcune
esercitazioni della terza fase con gli autorespiratori ad aria. Tali
esercitazioni hanno evidentemente migliorato l'acquaticità di base
dell'allievo, conferendogli maggiore tranquillità e fiducia nelle prove di
apnea. |
di profondità delle immersioni con l'ARA dei nostri minisub? E' una domanda che spesso mi sento rivolgere. Dare una risposta non è facile, in quanto gli stessi medici ancora non ci hanno saputo dire molto in merito alle immersioni con l'ARA dei più giovani. Non sappiamo, a esempio, se i tempi medi di saturazione dell'organismo di un bambino, a causa della differente composizione percentuale dei tessuti, sono diversi da quelli di un adulto, e se vanno conseguentemente modificati i tempi di immersione alle varie quote. Oppure se vi sono dei limiti di profondità da osservare per la viscosità dell'aria compressa alle maggiori quote per il maggiore sforzo respiratorio che potrebbe derivarne. In base alla mia esperienza tuttavia, nelle immersioni con l'ARA che ho avuto modo di effettuare a profondità limitate con alcuni miei piccoli allievi, se una differenza ho notato tra un adulto e un bambino, è a tutto vantaggio di quest'ultimo. E riguarda in particolare la maggiore facilità con cui il bambino riesce a controllare il suo equilibrio idrostatico grazie alla capacità dei suoi volumi polmonari, che, seppure minore in valore assoluto rispetto all'adulto, è di gran lunga maggiore ove lo si rapporti al suo volume corporeo. E' un elemento che conferisce al bambino fin dall'inizio un'estrema naturalezza in acqua, e lo avvantaggia notevolmente rispetto ali' adulto, negativamente condizionato, inoltre, da anni e anni di respirazione superficiale. Per quanto poi riguarda in particolare la profondità, direi che non vi è alcuna necessità di superare i limiti di prudenza dettati dal normale buonsenso che chiunque intenda assolvere le delicate funzioni di istruttore subacqueo dovrebbe pur avere. Se un bambino raggiunge con facilità in apnea i 5-6 metri, è questa la profondità mediamente consigliabile per le sue sporadiche immersioni guidate in mare con l' ARA. E' una profondità più che sufficiente per ravvivare i suoi entusiasmi, per accendere i suoi interessi, per suscitare la sua curiosità. |
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copyright Guido Picchetti - 4/5/2009