E' il primo di due articoli su temi di
biologia marina, realizzati con la collaborazione del mio caro amico
Alessandro Branco, e pubblicati da "Mondo Sommerso " nel 1978 e nel
1979, anni in cui quella
rivista usciva bimestralmente.
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ABITANDO UNA SPUGNA di Alessandro Branco - foto di Guido Picchetti |
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A sinistra: un subacqueo risale
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In alto a destra,
una Cacospongia appena raccolta e sezionata |
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I casi di associazione fra specie diverse di animali sono molto frequenti nell'ambiente marino. Potrebbe sembrare un controsenso, visto il notevole spazio a disposizione sot-t'acqua, ma studiando le esigenze vitali della fauna e della flora acquatica, si nota una particolare e netta differenziazione di habitat, gruppi di organismi, cioè, che soddisfano le loro necessità primarie di alimentazione, di difesa e di vita in genere, popolando zone caratteristiche del litorale. Lo spazio a di-sposizione, quindi, si restringe notevolmente. Se poi si considerano gli altri fattori ambientali di natura fisico-chimica che influenzano l'insediamento animale e vegetale, quali la temperatura, la luce, la viscosità e la pres-sione, lo spazio si restringe ancora di più. Così, gomito a gomito, si formano delle associazioni spontanee tra specie diverse di animali che prendono il nome di epibiosi, inquilinismo, commensalismo, parassitismo, simbiosi, a seconda delle relazioni che inter-corrono tra il padrone di casa e l'ospite. Il comune denominatore di queste associazioni è sempre l'alimentazione: le differenze nascono quando le relazioni sono neutre, come nell'e-pibiosi, antagonistiche, come nell'inquilinismo, nel commensalismo e nel parassitismo, o mutualistiche, come nella simbiosi. Esempi di associazioni tra animali diversi sono noti fin dai tempi più remoti, basti pensare al mitico paguro con la sua attinia, altri sono stati scoperti solo recentemente con il perfe-zionamento e la diffusione delle apparec-chiature per l'immersione autonoma, vale a dire gli ARA e gli ARO. Uno dei casi meno conosciuti di associazione, sebbene estrema-mente complesso, è quello riscontrabile nelle relazioni di inquilinismo e simbiosi tra i Pori-feri, ed in particolare nella Spongia officinalis, la comune spugna da bagno, e in numerose altre forme di vita che abitano le cavità interne delle spugne. |
I PORIFERI L'unico elemento di distinzione che suddivide il phylum dei Poriferi nelle classi delle Demo-spongie, delle Hyalospongie e delle Calci-spongie, è costituito dalla materia che ne forma lo scheletro. Le Demospongie hanno uno scheletro composto da spicole silicee e fibre cornee, le Hyalospongie da spicole silicee, le Calcispongie da spicole calcaree. La Spongia officinalis della quale ci occupiamo appartiene alla classe delle Demospongie, gruppo delle Ceratose, delle spugne cioè il cui scheletro, delle spugne cioè il cui scheletro, formato esclusivamente da fibre cornee di spongina, è molto elastico. Intorno a questa impalcatura fittamente intrecciata rappresentata dallo scheletro, si stende la materia vivente. La superficie dei Poriferi è caratterizzata da grossi fori attraverso i quali fuoriesce l'acqua filtrata, e da altri piccoli fori attraverso i quali l'acqua entra. L'interno è costituito da un denso intersecarsi di canali nei quali passa l'acqua, ed è in questi canali che si riscontra il fenomeno dell'inquilinismo cui accennavamo prima, con dei piccoli animali che vi prendono fissa dimora, e che filtrano a loro volta parte dell'acqua che scorre nell'interno. La colo-razione delle spugne è in genere molto vistosa, specialmente quella di alcuni componenti della classe delle Demospongie. L'HABITAT NATURALE |
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Nelle due foto a destra: |
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ficinalis si può trovare fino a una sessantina di metri di profondità, fissata ad un substrato solido quale una roccia o un sasso, al riparo dalla luce diretta del sole. Sono preferite le zone ricche di plancton, essendo i Poriferi degli animali filtratori. La raccolta della Spongia officinalis presenta alcune difficoltà. La prima è costituita dalla profondità alla quale è possibile trovare degli esemplari di Spongia, solitamente intorno ai 40/50 metri, quota abbordabile con relativa tranquillità solo dai sommozzatori più esperti. Poi è necessario considerare la scarsa densità numerica degli animali presenti in un territorio ragionevolmente circoscritto. Un tempo la Spongia officinalis era attivamente ricercata dei pescatori, per trasformarla con un procedimento molto semplice in un comodo accessorio casalingo, grazie all'elasticità delle fibre di spongina componenti lo scheletro. Oggi la raccolta e la lavorazione non sono più economicamente competitive. Le spugne di materiale sintetico si sono rivelate più resistenti e meno costose. E la domanda del mercato dei consumatori è inoltre talmente cresciuta da rendere indispensabile la presenza di un equivalente chimico alternativo, pena la rapida estinzione del genere delle Spongia. Ultimo scoglio da superare, anche se meno impegnativo degli altri, è il riconoscimento della nostra spugna. Nel suo ambiente naturale, la Spongia officinalis appare come un insieme uniforme, nerastro, cosparso di fori, tutt'altro che vistoso. L'aspetto giallastro al quale siamo abituati è il risultato finale del procedimento che la rende utilizzabile per i nostri bisogni. INQUILINISMO E SIMBIOSI |
Spongia, troveremo tanti piccoli
inquilini, che sfruttano, per il loro nutrimento, l'acqua che
circola nei meandri del padrone di casa. È possibile riconoscere Policheti,
quali la Syllis spongicola, Anfipodi, vari Crostacei, molluschi bivalvi come
la Cozza pelosa, e tutti quegli organismi sedentari che si alimentano
filtrando il plancton marino. Nella Shpeciospongia vesparia, una spugna
tipica delle acque tropicali americane particolarmente ricca di canali, sono
state trovate diverse migliaia di commensali. |
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copyright Guido Picchetti - 8/5/2009