da "MONDO SOMMERSO" / Giugno-Luglio 1978

E' il primo di due articoli su temi di biologia marina, realizzati  con la collaborazione del  mio caro amico
Alessandro Branco, e pubblicati da "Mondo Sommerso " nel 1978 e nel 1979, anni in cui quella rivista usciva bimestralmente.

 

ABITANDO UNA SPUGNA

di Alessandro Branco - foto  di Guido Picchetti

 A sinistra: un subacqueo risale con
un bell'esemplare di Cacospongia scalaris.


In alto a destra, una Cacospongia appena raccolta e sezionata
per evidenziarne la struttura interna: la fitta rete di canali
è popolata da decine di animaletti che trovano qui un
ambiente ideale per la loro esistenza.
Nelle due foto in basso, la Saxicava arctica: un piccolo
mollusco bivalve appartenente all'ordine degli
Eulamellibranchi, abbastanza simile
ai datteri di mare, che vive abitualmente all'interno
 della Cacospongia.


Una Cacospongia scalaris


Spugne del genere Axinella


Una Clathrina coriacea


Una Chondrilla nucula


Una Spongiella pulchella

I casi di associazione fra specie diverse di animali sono molto frequenti nell'ambiente marino. Potrebbe sembrare un controsenso, visto il notevole spazio a disposizione sot-t'acqua, ma studiando le esigenze vitali della fauna e della flora acquatica, si nota una particolare e netta differenziazione di habitat, gruppi di organismi, cioè, che soddisfano le loro necessità primarie di alimentazione, di difesa e di vita in genere, popolando zone caratteristiche del litorale. Lo spazio a di-sposizione, quindi, si restringe notevolmente. Se poi si considerano gli altri fattori ambientali di natura fisico-chimica che influenzano l'insediamento animale e vegetale, quali la temperatura, la luce, la viscosità e la pres-sione, lo spazio si restringe ancora di più.

Così, gomito a gomito, si formano delle associazioni spontanee tra specie diverse di animali che prendono il nome di epibiosi, inquilinismo, commensalismo, parassitismo, simbiosi, a seconda delle relazioni che inter-corrono tra il padrone di casa e l'ospite. Il comune denominatore di queste associazioni è sempre l'alimentazione: le differenze nascono quando le relazioni sono neutre, come nell'e-pibiosi, antagonistiche, come nell'inquilinismo, nel commensalismo e nel parassitismo, o mutualistiche, come nella simbiosi.

Esempi di associazioni tra animali diversi sono noti fin dai tempi più remoti, basti pensare al mitico paguro con la sua attinia, altri sono stati scoperti solo recentemente con il perfe-zionamento e la diffusione delle apparec-chiature per l'immersione autonoma, vale a  dire gli ARA e gli ARO. Uno dei casi meno conosciuti di associazione, sebbene estrema-mente complesso, è quello riscontrabile nelle relazioni di inquilinismo e simbiosi tra i Pori-feri, ed in particolare nella Spongia officinalis, la comune spugna da bagno, e in numerose altre forme di vita che abitano le cavità interne delle spugne.

I PORIFERI
I Poriferi rappresentano il tipo più semplice di vita pluricellulare organizzata nell'ambito dei Metazoi, mancando gli organi propriamente detti, il sistema muscolare e quello nervoso. Si distinguono solamente diversi tipi cellulari che variano per forma e funzione. Essi sono, inoltre, tra gli animali viventi più antichi, come testimoniano dei resti fossili al cambriano, cioè a circa 500 milioni di anni fa.

L'unico elemento di distinzione che suddivide il phylum dei Poriferi nelle classi delle Demo-spongie, delle Hyalospongie e delle Calci-spongie, è costituito dalla materia che ne forma lo scheletro. Le Demospongie hanno uno scheletro composto da spicole silicee e fibre cornee, le Hyalospongie da spicole silicee, le Calcispongie da spicole calcaree. La Spongia officinalis della quale ci occupiamo appartiene alla classe delle Demospongie, gruppo delle Ceratose,  delle  spugne  cioè  il  cui  scheletro, delle spugne cioè il cui scheletro, formato esclusivamente da fibre cornee di spongina, è molto elastico. Intorno a questa impalcatura fittamente intrecciata rappresentata dallo scheletro, si stende la materia vivente. La superficie dei Poriferi è caratterizzata da grossi fori attraverso i quali fuoriesce l'acqua filtrata, e da altri piccoli fori attraverso i quali l'acqua entra. L'interno è costituito da un denso intersecarsi di canali nei quali passa l'acqua, ed è in questi canali che si riscontra il fenomeno dell'inquilinismo cui accennavamo prima, con dei  piccoli animali  che vi prendono fissa dimora, e che filtrano a loro volta parte dell'acqua che scorre nell'interno. La colo-razione delle spugne è in genere molto vistosa, specialmente quella di alcuni componenti della classe delle Demospongie.

L'HABITAT NATURALE
I Poriferi sono gli organismi viventi forse più diffusi nel mare. La loro reperibilità varia da pochi centimetri sotto il livello di bassa marea fino a varie centinaia di metri. La  Spongia of-


Una Ircinia fasciulata


Una Verongia aerophoba


Una Chondrosia reniformis
 

Nelle due foto a destra:
questo inquilino della Cacospongia è riuscito a raggiungere dimensioni abbastanza rilevanti, non si
sa con quanto beneficio per l'organismo che lo ospita.
Si tratta di un Modiolus barbatus, un mollusco
bivalve comunemente
noto col nome di
«cozza pelosa», che
di solito alligna in
ambienti ben diversi.


Il tessuto spugnoso di
una Cacospongia può
essere abitato da
organismi
delle specie più diverse:
 come un polichete errante,
(sopra), un polichete
sedentario (in basso a
sinistra),  un Sipunculus
(foto qui a lato), e
un piccolo mollusco
gasteropodo come
quello che si nota nella
grande foto centrale,
sopra a sinistra.

ficinalis si può trovare fino a una sessantina di metri di profondità, fissata ad un substrato solido quale una roccia o un sasso, al riparo dalla luce diretta del sole. Sono preferite le zone ricche di plancton, essendo i Poriferi degli animali filtratori.

La raccolta della Spongia officinalis presenta alcune difficoltà. La prima è costituita dalla profondità alla quale è possibile trovare degli esemplari di Spongia, solitamente intorno ai 40/50 metri, quota abbordabile con relativa tranquillità solo dai sommozzatori più esperti. Poi è necessario considerare la scarsa densità numerica degli animali presenti in un territorio ragionevolmente circoscritto. Un tempo la Spongia officinalis era attivamente ricercata dei pescatori, per trasformarla con un procedimento molto semplice in un comodo accessorio casalingo, grazie all'elasticità delle fibre di spongina componenti lo scheletro. Oggi la raccolta e la lavorazione non sono più economicamente competitive. Le spugne di materiale sintetico si sono rivelate più resistenti e meno costose. E la domanda del mercato dei consumatori è inoltre talmente cresciuta da rendere indispensabile la presenza di un equivalente chimico alternativo, pena la rapida estinzione del genere delle Spongia.

Ultimo scoglio da superare, anche se meno impegnativo degli altri, è il riconoscimento della nostra spugna. Nel suo ambiente naturale, la Spongia officinalis appare come un insieme uniforme, nerastro, cosparso di fori, tutt'altro che vistoso. L'aspetto giallastro  al  quale  siamo  abituati  è il  risultato finale  del procedimento che la rende utilizzabile per i nostri bisogni.

INQUILINISMO E SIMBIOSI
Rintracciata la spugna, stacchiamola dalla roccia alla quale è ancorata e portiamola in superficie.  Quindi, con un coltello ben affilato,  tagliamone una fetta.  Nei  canali  che attraversano la

Spongia, troveremo tanti piccoli inquilini, che sfruttano, per il loro nutrimento, l'acqua che circola nei meandri del padrone di casa. È possibile riconoscere Policheti, quali la Syllis spongicola, Anfipodi, vari Crostacei, molluschi bivalvi come la Cozza pelosa, e tutti quegli organismi sedentari che si alimentano filtrando il plancton marino. Nella Shpeciospongia vesparia, una spugna tipica delle acque tropicali americane particolarmente ricca di canali, sono state trovate diverse migliaia di commensali.

L'inquilinismo è un fenomeno classificabile a metà strada tra il commensalismo ed il parassitismo. Questa forma di asso-ciazione animale prevede una relazione antagonistica tra i partecipanti, non si limita cioè ad una pacifica e neutra convivenza. L'antagonismo è riscontrabile nel contemporaneo sfruttamento del plancton, e questa rivalità a volte può essere dannosa per alcuni organismi coinvolti nell'inquilinismo, trasformando l'equilibrio instaurato in parassitismo. Non sempre, comunque, l'inquilinismo diviene parassitismo e porta alla morte dell'ospite, la vita della Spongia officinalis è anzi abbastanza lunga e permette all'animale di raggiungere dimensioni considerevoli.

La simbiosi, al contrario, è una forma di associazione mutualistica, nella quale gli interessati si scambiano reciproci favori, a seconda delle loro caratteristiche strutturali e funzionali. Nei Poriferi è possibile riscontrare casi di simbiosi con alghe del tipo Zoocianelle, ma la ricerca è difficile e risulta indispensabile un buon microscopio. A occhio nudo, appare visibile solo la colorazione che queste alghe conferiscono alla spugna ospite, come nel caso della violacea Petrosia ficiformis. Questa forma di simbiosi tra Poriferi e Zoocianelle condiziona la vita di entrambi gli organismi, rendendola impossibile in modo autonomo, non permettendo cioè che uno sopravviva in mancanza dell'altro.

 
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copyright Guido Picchetti - 8/5/2009