NB. - In questa serie di sette articoli
sull'ambiente marino tropicale delle Maldive, pubblicati da Mondo Sommerso
tra
il Dicembre '87
e il Novembre '88, sia le foto che i testi sono di proprietà del
sottoscritto, e pertanto li riproponiamo entrambi.
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ALLA SCOPERTA DELLE MALDIVE
CORAZZATE SUL FONDO
Sono le creature protette
da un involucro solido, raggruppate
Testo e
foto di Brigitte Cruickshank e Guido Picchetti |
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Se, immergendoci sui fondali delle Maldive, spostiamo il nostro interesse dalle variate forme di pesci multicolori ad altri aspetti della vita sommersa, c'è un gruppo di animali che certamente può affascinarci, invitandoci a fissarne in immagine con la fotocamera gli esemplari più comuni, ma anche spronandoci a ricercarne le forme più rare e nascoste. Si tratta dei Crostacei, cui il sub che si immerge in acque tropicali raramente presta attenzione, a parte alcune specie macroscopiche, quali le Aragoste, divenute anche sui fondali maldiviani piuttosto rare per l'intensa pesca di cui sono state fatte oggetto negli ultimi tempi da parte dei pescatori locali, almeno negli atolli turisticamente più frequentati; e a parte ancora alcune altre specie decisamente appariscenti nelle loro coloratissime livree tropicali, come i grossi e pelosi paguri del genere Dardanus e i gamberetti pulitori dalle lunghe antenne bianche della specie Stenopus hispidus, piuttosto frequenti quanto fotogenici. Le Aragoste che su questi fondali, con un po' di fortuna, possiamo rinvenire, talvolta rintanate in gruppi di numerosi individui anche in cavità relativamente poco profonde, sono quelle appartenenti alla specie Panulirus versicolor. Attenzione al nome: nell'indicare il genere non abbiamo commesso alcun errore tipografico, ma davvero esso è Panulirus, cioè un anagramma di Palinurus, che è il nome del genere cui appartiene invece la nostra Aragosta mediterranea. Si tratta di una specie tipica dell'area dell'Indo-Pacifico, caratterizzata da una bellissima colorazione verde con striscie trasversali bianche e nere, indubbiamente più appariscente di quella della cugina mediterranea. Ma, a detta comunque di certi buongustai, una volta in tavola, la nostra Palinurus recupera abbondantemente, in fatto di sapore, quanto perde con la Panulirus nel confronto di immagine: provare per credere... Oltremodo spettacolari ed ottimi soggetti per riprese ravvicinate sono anche i paguri tropicali che troviamo, dal punto di vista sistematico, compresi in due famiglie, quella dei Diogenidi e quella dei Paguridi. Alla prima appartiene una delle specie più grosse che vive sui fondali maldiviani: è il Dardanus megistos, che può raggiungere anche la lunghezza di 20 cen-timetri ! Il suo corpo peloso è caratteristicamente ricoperto da |
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![]() Due
paguri tipici dei fondali maldiviani: sopra un Dardanus Megistus e a destra un Aniculus maximus |
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forti macchie di colore. Come tutti i paguri, si ciba prevalentemente di rifiuti trovati sul fondo, ma quando si presenta l'occasione riesce anche ad aprire i gusci di Molluschi Gasteropodi. Alla famiglia dei Paguridi appartiene invece l' Aniculus maximus, un altro coloratissimo paguro che però presenta, a differenza di altre specie, anche la sommità del capo ricoperto di grossi peli, peli che a quanto pare gli forniscono un aiuto addizionale nei confronti di eventuali predatori. Certamente curiosi, e degni d'interesse per quei sub che si dedicano in particolare alle riprese subacquee in movimento, sono gli atteggiamenti che questi Paguri assu-mono in certi momenti particolari della loro esistenza. Come quando, ad esempio, uno di essi difende la propria casa. Lo fa infatti con un rituale invero curioso, che non dovrebbe lasciare dubbi sulle sue intenzioni minacciose. Standosene legger-mente all'esterno dalla conchiglia che lo protegge sul retro, dapprima muove late-ralmente le zampe, come fa un pugile passando il peso del corpo da una gamba all'altra; quindi solleva verticalmente le grosse chele, allungandole poi in avanti come un lottatore pronto a scattare. Du- |
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rante la stagione degli amori, poi, il Paguro difende con accanimento non solo il suo territorio, ma anche la sua femmina, arrivando, in quelle specie in cui il maschio è più grosso, ad afferrare la conchiglia in cui vive la femmina e a trasportarla con sé. Mentre Aragoste e Paguri, insieme anche a Granchi e Cicale, sono, sistema-ticamente parlando, inseriti nel gruppo dei Decapoda reptantia, di quei Crostacei, cioè, che avanzano prevalentemente strisciando sul fondale, lo Stenopus hi-spidus è un tipico appartenente al gruppo dei Decapoda natantia, che comprende quei gamberetti che, provvisti di una corazza esterna estremamente leggera (e in alcuni casi totalmente trasparente), possono librarsi dal fondo e muoversi scattando tranquillamente in acqua libera da un punto all'altro senza problemi di sorta. Tra questi, lo Stenopus hispidus è certamente una delle specie più belle, |
largamente diffusa in quasi tutti i mari tropicali, dove vive in prossimità di caverne e anfratti rocciosi, rifuggendo dalla luce troppo intensa. Ha una colo-razione a fasce alterne orizzontali bian-che e rosse ed un caratteristico aspetto piumoso. Presenta, subito dopo la pri-ma coppia di lunghi arti anteriori prov-visti di grosse chele, altre due paia di esili zampe anch'esse munite di pinze. E di queste si serve prevalentemente per ripulire dai parassiti i pesci, che richia-ma, presso la sua "stazione di pulizia", agitando le vistose antenne bianche presenti in buon numero sul capo. Lo Stenopus hispidus, per quanto fre-quente sui fondali tropicali, non lo si rinviene mai in gruppi numerosi, ma sempre da solo o al massimo in coppia. Tali coppie restano fisse, a quanto pare, per tutta la vita; e sono dotate inoltre di uno spiccato senso di ter-ritorialità, tendendo a scacciare dagli |
Ancora due crostacei maldiviani. |
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immediati dintorni della rispettiva zona di influenza ogni altro individuo simile. Allo stesso gruppo dei Decapodi natantia appartengono anche altri bellissimi gam-beretti, più che degni di essere ricercati e ripresi nel loro ambiente naturale. Una famiglia che annovera certamente delle specie affascinanti è quella dei Palaemo-nidi. Essa include, oltre al Palaemon elegans (un gamberetto molto simile al |
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Palaemon serratus mediterraneo, tipico abitante delle nostre pozze di scogliera), tutti i gamberetti del genere Periclimenes: sono gamberetti lunghi due o tre centime-tri al massimo, che vivono di solito in associazione con altri organismi ben più grandi (Coralli, Anemoni, Crinoidi, e anche Nudibranchi). E all'interno di questi l'e-ventuale ricerca va fatta con molta at-tenzione, dato che solitamente essi as-sumono una colorazione simile a quella dell'organismo ospite, colorazione che li fa facilmente sfuggire ad una osservazione, anche non tanto superficiale. Tra i coralli, d'altro canto, o anche sotto di essi, se solleviamo ad esempio certi ammassi di madrepora (provvedendo poi però a rimetterli come li abbiamo trovati, per evitare che la luce troppo intensa faccia perire gli organismi sessili da noi così portati allo scoperto), possiamo trovare tantissime specie di crostacei, dalle forme più impensate e strane. E, Gamberi o |
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Granchi che siano, si tratterà il più delle volte di specie non facilmente identificabili a prima vista, ma sempre capaci di suscitare la nostra curiosità e il nostro interesse. |
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copyright Guido Picchetti - 20/3/2009