NB. - In questa serie di sette articoli
sull'ambiente marino tropicale delle Maldive, pubblicati da Mondo Sommerso
tra
il Dicembre '87
e il Novembre '88, sia le foto che i testi sono di proprietà del
sottoscritto, e pertanto li riproponiamo entrambi.
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VIVERE IN SIMBIOSI INQUILINI SUL FONDO
Testo e
foto di Brigitte Cruickshank e Guido Picchetti |
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I simpatici pesci pa- |
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La barriera coralllina è certamente uno degli ecosistemi più belli e complessi esistenti al mondo. La densità di popolamenti e la diversità di specie che caratterizzano quest'ambiente è straordinaria. Ma ciò che soprattutto può risultare affascinante per chi, studioso o semplice appassionato di biologia marina, si immerga, ad esempio, su un fondale delle Maldive, è l'osservazione delle relazioni che intercorrono tra i vari organismi del reef. Per sua natura la barriera corallina favorisce tale associazionismo, anche tra organismi di specie diverse. Si è visto infatti che al- |
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cuni gruppi animali, che nelle acque temperate conducono vita libera e indipendente ("asimbiotica", la defini-rebbero gli studiosi), nelle comunità co-ralline hanno un comportamento mar-catamente simbiotico, legato cioè alla vita di altri organismi. Varrà la pena, a questo punto, chiarire qual è il concetto moderno di simbiosi, un termine che, dopo un periodo di con-fusione tra gli stessi studiosi (che lo usavano prevalentemente per indicare un particolare tipo di relazione intercorrente tra organismi diversi), ha recentemente riacquistato il significato più generale per cui nel lontano 1879 era stato coniato dal naturalista francese De Bary: un significa- |
to che risulta del tutto corrispondente alla sua etimologia greca: vivere insieme. Oggi, infatti, con il termine di simbiosi vengono indicate tutte le forme di as-sociazione che legano, con caratteri e finalità differenti, determinati organismi appartenenti a specie diverse. Possono essere associazioni mutualistiche, in cui è generalmente uno dei partner ad avere un ruolo attivo, e viene chiamato simbionte; mentre l'altro, avente ruolo passivo, è indicato con il termine di ospite. Una forma di associazione simbiotica di tipo non mutualistico è il Parassitismo, in cui abbiamo l'organismo simbionte che vive a spese dell'ospite in metabolica dipendenza, come direbbero ancora gli |
studiosi per distinguere il vero parassitismo da quello che potrebbe essere, ad esempio, solo un fenomeno di dipendenza o di abitudine alimentare. Tra i parassiti troviamo gli organismi più degenerati e altamente specializzati che si conoscano: organismi che in certi casi sono ridotti ai soli apparati digestivo e riproduttivo, totalmente inglobati nel corpo dell'ospite. Vermi, crostacei, molluschi: sono i gruppi animali che contano nel mondo della barriera corallina numerose specie parassite, certamente interessanti, ma non sempre distinguibili a occhio nudo durante un'immersione. Più numerose e varie (ed anche facilmente riconoscibili) sono invece le forme non parassitiche di associazione simbiotica, |
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distinte dagli specialisti prevalentemente in funzione della finalità che il simbionte si prefigge di ottenere scegliendo di vivere insieme all'ospite. Se il fine è quello di ricevere protezione abbiamo il cosiddetto Inquilinismo. I pesci pilota che viaggiano davanti ai grossi squali; i piccoli sgombri che vanno con la corrente tra i filamenti urticanti delle meduse; i pesci pagliaccio che si nascondono tra i tentacoli velenosi delle attinie: sono alcuni classici esempi di questo tipo di simbiosi. Affine all'inquilinismo è l' Endoecismo, termine con il quale più precisamente si suole indicare quell'associazione in cui il simbionte trova abitualmente rifugio nella tana di un'altra specie animale. Accade con i tubi scavati nella sabbia o nel fango da certi vermi marini, che offrono a volte riparo non solo al legittimo proprietario, ma anche ad altri organismi: granchietti, molluschi e piccoli gobidi. |
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Ancora forme di simbiosi sono la Foresi, in cui la finalità è il trasporto (vedi la presenza dei balani sui gusci di certe tartarughe); l'Epizoismo, in cui gli organismi interessati, per potersi assicurare un substrato solido per il loro insediamento, vivono gli uni sugli altri; e il Commensalismo, un termine con il quale si usa anche indicare ogni forma di associazione che non sia né parassitica, né mutualistica, ma in cui il cibo disponibile venga diviso tra i partner, o rubato dall'uno all'altro senza danno o risentimento apparente per alcuno. |
Sopra uno
degli esempi più |
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La Tridacna gigas è uno dei più grandi molluschi bivalvi
tropicali. Alla sua crescita contribuiscono in modo determinan-te come
simbionti le Zooxanthellae, piccole alghe monocellulari
presenti nei suoi tessuti. Sono queste stesse alghe |
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che vantaggio dalla reciproca presenza, dimostrando realmente come l'unione faccia la forza. E nella barriera corallina la grossa Tridacna ci offre uno straordinario esempio di questo tipo di simbiosi. La stupenda colorazione del suo tessuto animale, che mette così in bella mostra allorché tiene aperte le sue valve, è data dalla presenza di una quantità di eccezionali simbionti: sono le Zooxanthellae, alghe unicellulari che, inglobate nell'organismo del mollusco, ne agevolano il metabolismo, assorbendo l'anidride carbonica di scarto dell'animale e favorendone al tempo stesso l'ossigeno tessutale. Tra i tanti esempi straordinari di simbiosi che possiamo scoprire tra i coralli del reef, c'è quello del cosiddetto Granchietto Pugilatore. Si tratta di un bellissimo crostaceo tropicale del genere Lybia, il quale ha un sistema unico per catturare il cibo di cui si nutre. Sul primo paia di arti anteriori, opportunamente modificati, egli trasporta due piccole attinie, agitandole come scope mentre se ne va a spasso per il fondale. I detriti e i microrganismi che aderiscono sono da lui rimossi e mangiati. Il bello è che, se viene disturbato (e abbiamo potuto constatarlo di persona mentre cercavamo di fotografarlo sui fondali di Asdu), egli usa le attinie come guantoni da boxe per scacciare l'intruso. Ma senza dubbio l'esempio più noto di simbiosi tipica dei fondali corallini è quello dei Pesci Pagliaccio (Amphiprion |
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percula). Si conoscono ben 27 specie di pagliaccio che vivono in associazione con 13 specie diverse di attinie. Solo recentemente si è scoperto a cosa fosse dovuta l'immunità di cui i pagliacci godono tra i tentacoli delle attinie che li ospitano. A proteggerli è il muco della stessa attinia, che evita alle cellule urticanti di scaricarsi sui loro corpi; muco di cui, con ripetuti sfregamenti tra i tentacoli dell'attinia, accuratamente i pagliacci si ricoprono. Un'immunità che tuttavia non è perenne, ma va periodicamente rinnovata; e che, se il pagliaccio rimane lontano dall'attinia alcune ore, viene persa totalmente, lasciandolo in balia di eventuali predatori. In cambio della protezione offertagli dall'attinia, il pagliaccio ripulisce l'ospite delle parti di tessuto necrotico, dei possibili parassiti, del muco eccedente e dei rifiuti vari. Ma secondo alcuni osservatori, e noi siamo tra questi, porta anche particelle di cibo all'attinia, depositandole tra i tentacoli dell'anemone. Abitualmente su un'attinia vive solo una coppia di pagliaccio adulti di una data specie; ma possono essere presenti anche più specie sulla stessa attinia. La femmina deposita da 200 a 300 uova, ma è il maschio, dopo averle fertilizzate, a curarle, rimuovendo quelle andate a male, facendo circolare l'acqua intorno ad esse, e prendendole addirittura ogni tanto in bocca per cospargerle di muco ed immunizzarle nei confronti dell'attinia. Una settimana dopo c'è la schiusa: le larve spendono due settimane nel plancton e quindi comin-ciano a cercare un'attinia che li ospiti. Se l'attinia prescelta risulta già occupata da |
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altri pagliaccio adulti, di solito i piccoli vanno via, a meno che questa sia suf-ficientemente grande da potere ospitare tutti. In questo caso succede una cosa straordinaria: col passare del tempo i giovani nuovi arrivati non aumentano di statura, ma restano sempre di taglia piccola rispetto agli adulti già prima insediate sull'attinia. E solo in caso di morte di questi ultimi riprendono regolarmente a crescere: un ingegnoso meccanismo di madre natura per pre-venire il sovrasfruttamento dell'attinia o-spite, ma avendo assicurato al tempo stesso la sopravvivenza della specie simbionte. |
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copyright Guido Picchetti - 26/3/2009