da "MONDO SOMMERSO" / Dicembre 1987

NB. - In questa serie di sette articoli sull'ambiente marino tropicale delle Maldive, pubblicati  da Mondo Sommerso tra
il Dicembre '87 e il Novembre '88, sia le foto che i testi sono  di proprietà del sottoscritto, e pertanto li riproponiamo entrambi. 


ETOLOGIA DEL MONDO SOMMERSO

LA SOCIETA' DEI PESCI

Quali rapporti esistono tra le varie specie di pesci? C'è una socialità che li
porta a raggrupparsi e, se lo fanno, come comunicano tra loro?
Da una serie di osservazioni effettuate sulla vita animale anche marina,
gli etologi hanno tratto interessanti considerazioni
 

Testo e foto di Brigitte Cruickshank e Guido Picchetti

 

La cosa che colpisce di più chi, con maschera e boccaglio, prova appena a dare uno sguardo sott'acqua alle Maldive, è la straordinaria ricchezza di vita che popola quei fondali. Ma è soprattutto l'incredibile varietà di pesci che meraviglia. Pesci diversi non solo per forme, colori e dimensioni, ma anche per abitudini e comportamento: due elementi che possono forse sfuggire a una prima superficiale osservazione, ma che, continuando invece ad immergersi in quelle acque, ci si accorge ben presto di come e quanto essi siano tipici e caratteristici di ciascuna specie.

Il reef corallino, d'altro canto, è per sua natura un ambiente sociale complesso, fittamente popolato da una moltitudine di organismi viventi spesso diversissimi tra loro, che però risultano tutti legati da stretti rapporti d'interdipendenza. Lo studio delle relazioni che, volenti o nolenti, regolano la vita delle comunità animali, è la cosiddetta «etologia», una branca relativamente recente della zoologia, che ha avuto come pioniere il famoso ricercatore Conrad Lorenz e che si è dimostrata essenziale per poter comprendere pienamente la biologia degli ammali, sia dal punto di vista morfologico (per quanto attiene cioè alla struttura corporea degli animali), che da quello psicologico (relativo cioè al modo in cui del proprio corpo gli animali si servono)
.

I maggiori progressi in questa disciplina hanno finora logicamente interessato gli animali terrestri. Ma negli ultimi tempi, grazie appunto allo sviluppo delle attività subacquee e alla conseguente possibilità di osservare la vita sottomarina a lungo e senza più troppi problemi, anche le conoscenze sul comportamento degli organismi marini e dei fenomeni di socialità che regolano il più delle volte la loro esistenza, hanno fatto notevoli passi avanti.

Ma c'è ancora, nel mare in generale e nella barriera madreporica in particolare, un'infinità di forme di vita associativa che risultano ancora misteriose per gli studiosi. Le aggregazioni di più organismi della stessa specie, ad esempio, comportano spesso elementi di comunicazione tra i membri della comunità su cui c'è ancora tantissimo da scoprire: comunicazioni che possono avvenire mediante segnali sonori, chiaramente (ma non sempre) percettibili dall'orecchio umano, o anche visivi, con atteggiamenti o colorazioni particolari del corpo, che solo una paziente e lunga osservazione in ambiente naturale può consentire pian piano di interpretare. E si tratta di segnali per nulla trascurabili, assumendo un'importanza vitale non solo per l'unità del gruppo, ma anche per la sicurezza della comunità e degli individui che la compongono.
 

n

Al contrario di molti piccoli pesci che popolano gli anfratti della barriera corallina (foto in alto) gli Pterois non  amano molto la vita di comunità (sotto una coppia di Pterois antennata)

In generale nei pesci si riconoscono quattro gradi di comportamento sociale. Esiste anzitutto il pesce isolato, quello che per scelta di vita preferisce starsene da solo, unendosi a compagni di specie solo occasionalmente, di solito per motivi riproduttivi. Lo Pterois, ad esempio, può essere considerato un tipico esponente di questo livello di socialità, per lo meno sui fondali delle Maldive. Solo raramente infatti, e per di più di notte e quando è ancora giovane, lo si può talvolta qui rinvenire in coppia.

 

In secondo luogo abbiamo quei pesci che si riuniscono sporadicamente in gruppi non ordinati, a ciò indotti forse più da un'esigenza alimentare o di sicurezza che da fattori riproduttivi. Sono pesci, infatti, che possiamo trovare a volte isolati in certi ambienti poco profondi, mentre ritroviamo la stessa specie in comunità costituite da numerosi individui in ambienti diversi, di solito a maggiore profondità: i pesci Garibaldi, ad esempio, o gli stupendi Plectorynchus dalle caratteristiche striature gialle e nere.

I pesci Pigiama (Plectorhinchus orientalis), così soprannominati per la tipica livrea a strisce, sono 
caratterizzati  da grossi labbra, come tutte le ombrine,
e preferiscono sostare in gruppo sulla sommità delle grosse
formazioni di corallo (foto sotto)

 

Foto sopra: I pesci Garibaldi (Sargocentron spiniferum) amano
invece sostare alla base degli ammassi madreporici,
in prossimità dei loro rifugi notturni
Nella foto piccola sotto un
Pomacanthus imperator,
che di solito vive isolato.

Nel terzo grado di socialità abbiamo quei pesci che vivono di norma in branchi, nei quali i singoli individui si trovano allineati con un ordine preciso e regolarmente intervallati a una certa distanza. Ancora esigenze di sicurezza e di carattere ambientale favoriscono di solito siffatti comportamenti, tipici di certi piccoli pesci che vivono nelle grotte tropicali, dove trovano l'ambiente ideale per la loro sopravvivenza, ma tipici anche in certe zone di accrescimento o dove avviene la deposizione delle uova.

 

Al quarto livello di socialità troviamo infine quei pesci che originano i grandi branchi. In questi grandi e compatti raggruppamenti, tipici principalmente delle specie pelagiche (ma anche a volte di certe specie che permangono a lungo per il loro periodo di accrescimento all'interno delle lagune), i singoli componenti, perdendo quasi totalmente la propria individualità, formano una densa massa ravvicinata entro la quale i corpi di ciascun membro del gruppo si trovano a stretto contatto fisico con quelli dei compagni, potendo così ricevere e trasmettere istantaneamente all'intera comunità ogni eventuale segnale di allarme.

Sopra una coppia di pesci pagliaccio della specie Amphiprion nigripes sull'attinia che li ospita.
Nella foto piccola un branco di pesci chirurgo della specie
Acanthurus triostegus intenti a brucare le rare alghe
 

   torna alla "Homepage"

al successivo articolo della serie

torna a " fotogiornalismo "

copyright Guido Picchetti - 25/3/2009