da "MONDO SOMMERSO" / Marzo 1989

IMMERSIONI NELLE GROTTE DI PALINURO

A LEZIONE DAI MASTER


Presso il villaggio Stella del Sud si è svolto un interessante
raduno di fotosub nazionali ed esteri, che hanno illustrato agli
appassionati le migliori tecniche di ripresa fotografica subacquea

Testo di Franco Capodarte
Foto di Guido Picchetti e fuoritesto di Brigitte Cruckshank

on le luci al posto giusto, qui si può fare una fotografia che ti permette di campare di rendita per tutta la vita", dice Angelo Gadau di ritorno da un'immersione alla Grotta Azzurra di Palinuro. "Come la famosa foto della Grotta di Nettuno di Capo Caccia", aggiunge. Gadau, sardo, abituato allo spettacolo eccezionale delle grotte di Capo Caccia, è la prima volta che viene a Palinuro, invitato a partecipare a un'originale iniziativa: ogni appassionato ha la possibilità di seguire i master Cfs, alcuni fra i migliori fotografi subacquei, mentre eseguono le loro foto, di rivolgere delle domande e chiedere consigli e chiarimenti. In acqua c'è addirittura il campione del mondo in carica, lo svizzero Kurt Amsler, in veste di inviato della rivista tedesca Tauchen. E sarà proprio Amsler a organizzare un interessante incontro con le sue tecniche di ripresa.

La manifestazione si svolge nel villaggio Stella del Sud, con la collaborazione del Centro Pesciolino Sub, del Centro Sub Palinuro, del Gruppo Echosub di Sergio Loppel ideatore dell'iniziativa, e del centro Photosub. Il Centro Fotottico Subacqueo mette a disposizione attrezzature da ripresa fra le quali spiccano i flash Cycnus, mentre la ditta Modulo M offre alle fotomodelle presenti le sue mute dal design molto accurato. Da una così felice combinazione di ditte, organizzazioni e personaggi non può che uscire una manifestazione ad alto livello che non si ripromette scopi agonistici, ma promozionali per la fotografia subacquea. Ogni master invitato a Palinuro proietta il suo portfolio, mentre le foto realizzate vengono presentate durante la serata finale, nel corso della quale ad essere premiati sono gli appassionati che hanno seguito i maestri. Un'iniziativa simpatica e bene organizzata, ripresa dalle telecamere delle tre reti Rai.

"La differenza con Capo Caccia — dice Gadau — è che qui le grotte si aprono lungo promontori che finiscono nella sabbia o nel fango, mentre da noi c'è una vasta platea di coralligeno. L'interesse è comunque enorme. Per esempio, ho fotografato nudibranchi come le Flabelline che sono di dimensioni doppie rispetto a quelle di Capo Caccia". Le grotte sono il pezzo forte di Palinuro. Noi abbiamo portato le telecamere per la prima volta in una grotta inedita con Maria Ghelia del Pesciolino Sub. Sublime. L'entrata non è profonda, c'è un passaggio orizzontale che immette in una piccola camera, quindi ci si infila in un tunnel delimitato da stalattiti e stalagmiti sommerse che formano un piccolo colonnato. Proseguendo ancora siamo riemersi al termine del sifone in una sala di una bellezza inimmaginabile. Su un tavolato roccioso sono disposte decine di stalagmiti di varie altezze e diametri, mentre dall'alto scendono grappoli di stalattiti rossastre.

La grotta più famosa è comunque la "Grotta Azzurra" che si presenta con un grande arco stagliato contro l'azzurro del mare e due fori sopra, senz'altro  molto  spettacolare.   La profondità  varia  dai 9  ai 36 metri. 

INCONTRI SUBACQUEI DURANTE IL MASTER DI PALINURO, DOVE SI SONO DATI CONVEGNO I MIGLIORI FOTOGRAFI DEL MARE.
IN ALTO, ALBERTO ROMEO E LUCIA SCORDATO;
AL CENTRO, TOMMEI ALLA RICERCA DI UN'INQUADRATURA;
IN BASSO, BRIGITTE VIS-A-VIS CON UNA STELLA MARINA.

UNA SUGGESTIVA INQUADRATURA TRA I PROFILI  D'ACCESSO AD UNA GROTTA

Importante è anche la "Cattedrale Uno" con quattro camere e altrettante bolle d'aria, di cui quella centrale è la maggiore; grotta senza sospensione e stalattiti di colori diversi; si entra da -18 a -6 e poi si procede all'interno della montagna fino al livello del mare. La "Cattedrale Due" ha l'apertura a -26 e un percorso di dieci metri con una camera sommersa a terrazze ornate di stalattiti e stalagmiti, ma c'è fango; nell'ultimo tratto una sorgente d'acqua dolce con effetto ondulante. La "Grotta a Scaletta" si apre a -9, ha una piccola camera a pozzo che finisce in una bolla d'aria con stalattiti e stalagmiti. La "Grotta delle Corvine" ha un ingresso a spaccatura a -22 e un pozzo con una strettoia al di là della quale parte un secondo pozzo con stalattiti e stalagmiti che in verticale conduce all'aria; di qui si dirama un cunicolo che scende da -2 a -9 e si affaccia fuori dalla parete nel blu con un magnifico effetto oblò! Di grande spettacolarità è anche la "Grotta del Camino", assai complessa ma con tagli di luce degni del migliore "studio" di Cinecittà.

Ma cosa dicono i master? Gianni Giuffrida è impressionato dalla serie di grotte, fra cui quella assassina chiusa da una catena, che ha sulla coscienza cinque vittime. Giuffrida fotografa in un campo di Eunicelle e montando il complesso macro col 28 mm riesce a riprendere nello stesso fotogramma il viso della fotomodella con tre flabelline e una stella di mare abbarbicate sul rametto di una gorgonia. Alberto Romeo preferisce invece giocare sui campi lunghi attirato dalle silhouette frastagliate delle grotte, poi documenta la vita sciafila di questo habitat tutto particolare e riprende una sorgente d'acqua sulfurea contornata da una barbetta bianca formata da probabili residui di alghe ricchi di batteri.

Privo di modella, Nini Cafiero si dedica totalmente alla vita animale e scopre una vera e propria nursery di piccoli saraghi, spigole e via dicendo nati in primavera. Poi a circa trenta metri di fondo trova una serie di uova di gattuccio di cui almeno una dozzina vive, poggiate sulle Eunicelle. "Ogni volta che torno qui in settembre — dice Sergio Loppel — porto avanti un mio discorso sulle Flabelline della Grotta Azzurra; è il momento in cui esse depongono le uova e qui ne trovo grande abbondanza. Inoltre sto provando alcuni effetti: il soggetto mosso e lo sfondo fermo, oppure il contrario; e le flabelline hanno fatto da attrici".

Più che alle Flabelline che sostano preva-lentemente nell'avangrotta, Stefano Navar-rini si è dedicato ai nudibranchi più grandi dei nostri mari, le Glossodoris gialle, macu-late di viola, con ciuffo alto: ne ha riprese tre tutte insieme durante l'atto riproduttivo. Ha anche documentato alcune vene d'acqua sulfuree della Grotta Azzurra che distendono il loro biancore sul mantello color arancio degli Astroides, poi un gruppo di crinoidi e alcuni Cerianthus giganti.  Sempre Navarrini

 MASTER AL LAVORO SU UNA PARETE RICCA
DI CONCREZIONI. PER LE FOTO SUBACQUEE È INDISPENSABILE DISPORRE, OLTRE CHE DELLA MACCHINA FOTOGRAFICA, DI FLASH E ILLUMI-
NATORI ADEGUATI .
 

FRANCO SAVASTANO IN AZIONE, COMPLETO DI
TUTTA LA NECESSARIA "BARDATURA" DA FOTOSUB.
 

ha infine ripreso una colonia di rose di mare che sulla parete di destra crescono in orizzontale secondo la corrente, nonché alcuni esemplari di Pinna nobilis rari da trovarsi all'interno di una grotta. Molti scatti sono stati dedicati anche alla modella che per l'occasione è Claudia, ambientandone i movimenti all'interno della "Grotta del Camino" con splendidi controluce.•

IN ALTO: BRIGITTE HA TROVATO UN SOGGETTO PER LA SUA FOTO E SI APPRESTA
A SCATTARE PER FISSARNE L'IMMAGINE SULLA PELLICOLA
SOTTO: ANCORA UN GRUPPO DI MASTER DURANTE LA MANIFESTAZIONE DI
PALINURO; AMSLER, RODIO E CARMELO SEMBRANO QUASI IMPEGNATI IN
UNA LOTTA SUBACQUEA ALLA 007, CON LE LORO VOLUMINOSE
ATTREZZATURE.

I SEGRETI DI UN CAMPIONE

A colloquio con Kurt Amsler, attuale campione del mondo di foto subacquea, presente all'incontro di Palinuro.

urt Amsler, svizzero, quarant'anni molto ben portati (ha la figura esile di un ragazzo ventenne), è sulla cresta dell'onda della fotosub mondiale. Già da vari anni il suo nome fa notizia nel mondo della subacquea, ed è uno dei pochi veri professionisti di un settore affascinante, ma scarsamente remunerativo. Nell'87 ha raggiunto l'apice della sua carriera vincendo in maggio il titolo di campione mondiale della foto-sub a Cadaques, in Spagna, e in ottobre quello di Grand Master al Festival Internazionale di Brighton, in Inghilterra.

Figlio d'arte, in quanto il padre era un fotografo di alpinismo, Kurt comincia a soli nove anni a sognare di diventare fotografo subacqueo, stimolato dalle immagini di Hans Hass. Come doposcuola fa un corso di specializzazione in fotografia. Siccome i laghi svizzeri non lo entusiasmano oltremodo come fondali, trova lavoro come istnittore sub alle Bahamas per farsi un'esperienza in acque più interessanti. Lì incontra i nuovi bravi fotosub dei primi Anni '70 — Schulke, McKenney, Nicklin — che riconoscono le sue potenzialità e lo aiutano. Lui li segue mentre lavorano, osservandoli, e da qui la prima delle sue regole d'oro: "Mai essere troppo orgogliosi. A guardare il lavoro altrui, c'è sempre da imparare. Ad esempio, io tutt'oggi analizzo con la massima attenzione ogni foto di David Doubilet". (Per chi non lo conoscesse, Doubilet è il fotografo subacqueo ufficiale del National Geographic Magazine).

La seconda regola d'oro è: "Pianificare sempre". Anche perché sott'acqua fa freddo; si ha un'autonomia limitata; le imbarcazioni e la permanenza sul luogo di ripresa costano, e via dicendo. Kurt per prima cosa fa un giro di ricognizione della zona d'immersione avendo solo una lavagnetta in mano, alle volte con l'ausilio di uno scooter subacqueo, per coprire l'area senza troppi sprechi di aria e di tempo. Segna l'ora, l'angolo del sole, le indicazioni della bussola, e fa uno schizzo degli elementi interessanti del paesaggio subacqueo.

Con questi elementi in mano passa alla fase di ideazione. Disegna poi tutto in dettaglio, dalla posizione della modella o del modello alla posizione dei flash e dei fari; e schizzi alla mano, istruisce i suoi modelli. Controlla tutte le attrezzature, compreso l'equipaggiamento d'immersione, prestando particolare cura a quello dell'altra persona che si immerge con lui. Preferisce tuttavia lavorare senza assistenti, piazzando con molta cura le fonti luminose, per fissare le quali porta sul fondo piombi e filo di ferro. Il flash principale lo usa quasi sempre a mezza potenza, il più lontano possibile dalla fotocamera. Predilige l'uso di un secondo flash a cavo piuttosto che a servo-cellula, perché lo può piazzare ovunque senza il timore che non funzioni.

Tali tecniche sono da lui usate, naturalmente, per le foto di tipo professionale, per pubblicità o creative. Per foto di reportage o d'interesse naturalistico, invece, Kurt si immerge preparato ad ogni incontro, disponendo di due o tre macchine fotografiche ognuna con un obiettivo diverso. E, per chiudere, un ultimo consiglio dal campione: "Non smettere mai di sperimentare nuove tecniche, nuove idee. Io dedico circa un terzo del mio tempo alla ricerca".

BRIGITTE CRUICKSHANK

 
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copyright Guido Picchetti - 15/8/2009