da "MONDO SOMMERSO" / Luglio-Agosto 1986

MAR ROSSO


foto Guido Picchetti


LE COSTE SUDANESI DEL MAR ROSSO

NELL'ACQUARIO DI ALLAH


Una delle mete predilette dai subacquei di tutto il mondo, il Mar Rosso
 non delude mai chi si immerge nelle sue acque ricche di flora e di fauna dai
mille colori. Specialmente le coste del Sudan, deserte e assolate, offrono
coi loro numerosi reef molteplici occasioni per fotografare
indimenticabili scene di vita sottomarina.

testo di Brigitte Cruickshank - foto di Guido Picchetti

Se Adamo ed Eva fossero stati subacquei, il loro Eden sommerso senza ombra di dubbio si troverebbe qui. E non fu per caso che Jacques Yves Cousteau intorno agli anni '60 scelse proprio questa zona per certi suoi esperimenti di permanenza sottomarina. Ci riferiamo alle ricche acque tropicali del Mar Rosso antistanti i 700 chilometri di costa desertica e assolata del Sudan. Acque rimaste vergini proprio perché questo litorale è così arido e difficilmente accessibile. E lo è sia da terra, a causa delle ostili montagne dell'altopiano nubiano che arrivano fino alla costa, sia dal mare, per la presenza di numerose fasce di barriera corallina che costituiscono un pericolo micidiale per la navigazione.


Lo Pterois volitans (a sinistra) va trattato con rispetto: ciò che sembra una cresta di piume svolazzanti
sul suo dorso è in realtà un armamentario di spine velenosissime!

Nella regione esiste un unico porto che si possa definire commerciale, Port Sudan, dove fanno capo le poche avventurose imbarcazioni, maggiormente italiane, organizzate per offrire crociere in queste acque cristalline, pullulanti di vita. Ma raggiungere dall'Italia Port Sudan per imbarcarsi su uno di questi natanti per una breve ma indimenticabile vacanza subacquea, significa al tempo stesso intraprendere un viaggio non sempre scevro da motivi di perplessità. Gli indigeni mostrano pochissimo interesse per lo scorrere del tempo, anzi considerano la nostra preoccupazione per gli orari una forma acuta di nevrosi, dalla quale cercano di farci guarire trattando con estrema fantasia ogni cosiddetto programma! Questo significa che le partenze dei voli sono talvolta soggette a carnbiamenti  apparentemente inspiega-bili, che possono consistere in un aereo che parta addirittura alcune ore prima del previsto. E occorre inoltre ricordare che la religione locale, l'Islam, prevede un periodo annuale di assoluto digiuno durante il giorno, il Ramadan, che sconvolge totalmente la vita normale, mandando a pallino ogni programma. Tutto ciò, d'altro canto, fa parte dell'avventura insita in un viaggio di questo genere, e non bisogna certamente per così poco desistere dall'intra-prenderlo. Affrontare qualche disagio pur di visitare questo paradiso sottomarino vale davvero la pena. Per rendercene conto seguiamo uno di questi viaggi...


All'interno del reef di Port Sudan è calma piatta. Sono a bordo della Felidad di Aurora della Valle, una bella goletta di 33 metri. Mi sveglio presto ed esco in coperta. Tutto intorno sento il fruscio di piccole barche a remi e vedo degli indigeni che stanno pescando con dei rezzagli, che lanciano con ampi gesti armoniosi, gesti che nascondono la reale difficoltà di impiego di simili attrezzi. Si chiamano l'un l'altro ridendo, contenti quando riescono a catturare dei piccoli pesci che brillano d'argento nei raggi obliqui del sole mattutino.

La prima tappa d'obbligo per i subacquei, poco distante da Port Sudan e ideale per una prima rilassante immersione a poca profondità, è sul relitto di una nave italiana autoaffondatasi nel 1940 per evitare di cadere in mani nemiche, l'Umbria. La nave è ormai totalmente incrostata da varie forme di corallo, a volute smerlettate e fantasiose che creano un netto contrasto con le sottostanti linee geometriche della struttura metallica. Sembra di tuffarsi in un acquario tropicale. I pesci sono talmente abituati a vedere questi strani esseri che scendono dall'alto accompagnati da rumorose scie di bolle d'aria, che non accennano minimamente a scappare. Basta togliersi il coltello da sub dalla fondina perché alcuni di essi ci vengano incontro curiosi. Forziamo le valve di un'ostrica e subito siamo travolti

Attirati da un bocconcino prelibato davan-ti all'obiettivo della macchina fotografica, offerto con l'apertura di un'ostrica, vediamo sopra un Pomacanthus maculosus e, sotto,
un Chaetodon auriga.

In basso, un primo piano di pesce pappagallo fotografato di notte mentre riposa sotto le madrepore, dei cui polipi di giorno si nutre. Infatti questo pesce è dotato di una potentissima mandibola che gli consente di addentare a morsi le dure formazioni coralline, ingoiando il tutto, per digerirne poi i soli animaletti costruttori delle colonie ed espellere il resto sotto forma di bianca sabbia corallina.

 


Oltre che per i pesci variopinti, l'ambiente sommerso del Sudan è ricco di colore anche per la vita bentonica. Lo testimoniano ampiamente le quattro foto a sinistra, che ritraggono vari coralli, duri e molli, insieme agli altri organismi che ricoprono a tappeto questi fondali. Sopra, vediamo un ingrandimento di un corallo molle. Si tratta di uno splendido alcionario: sembra un ramo fiorito primaverile, ma in realtà è una colonia di minuscoli animali che si aprono alla corrente.

 

da una nuvola di piccoli pesci a striscie bianche e nere. Sono detti comunemente damigelle, ma hanno un curioso nome scientifico, «Abudefduf». Si aggiunge al gruppo qualche pesce farfalla e c'è anche un bellissimo pesce angelo che ci osserva maestoso, ma tenendosi alquanto in disparte. Tutto d'un colpo arriva come una saetta un grosso e buffo Balistide, verde oliva zebrato di arancione, facendo scappare momentaneamente le dami-gelle. Sbaglia però obiettivo, prendendo di mira invece dell'ostrica il pollice del sub che si era gentilmente prestato a protendere il bocconcino prelibato! Ridiamo sott'acqua alla sua espressione stupita e mi rammarico di avere già finito la pellicola nella mia Nikonos: sarebbe stata una bella foto, anche se a spese del malcapitato. La ferita, tuttavia, non è certamente grave e l'episodio vale a di mostrare come qui, sull' Umbria, anche pesci solitamente timidi e riservati come i Balistidi non temano affatto la presenza umana. Bisogna semplicemente stare attenti a non mettere in evidenza bianche dita che possono essere facilmente confuse con l'esca che si vuoi loro offrire.

La mattina dopo facciamo un'immer-sione all'estremità nord del reef di Sanganeb, dove incontriamo i primi grossi pesci: cernie di tutte le stazze scorrazzano qua e là tra i coralli; due tartarughe pinneggiano con il loro andamento un po' goffo, apparen-temente senza meta; un grande pesce napoleone ci osserva senza però avvicinarsi troppo. A proposito di pesci napoleone, un giorno abbiamo pescato con la lenza uno di questi bestioni, mentre cercavamo di catturare qualcosa di buono per la cena. Pare che la loro carne non sia molto gustosa, per cui è stato faticosamente liberato dall'amo e ributtato in mare. Prima però ho avuto la possibilità di osservarlo da vicino: ogni lisca della sua livrea sembrava un gioiello di argento finemente lavorato a smalto, nei toni più luminosi della scala dei turchesi, degli azzurri e dei verdi. Che splendore!

Salpiamo per proseguire verso nord alla volta di Sha'Ab Rumi, nome che tradotto significa «reef dei romani». La tradi-zione infatti vuole che ci siano diverse barche  romane  affondate  nei  dintorni,

adibite in tempi antichi al commercio delle spezie. Il nome di Sha'Ab Rumi è noto in particolare tra oceanografi e studiosi del mare in quanto fu questo il posto scelto nel '63 da Cousteau per uno dei primissimi esperimenti realizzati al fine di stabilire per quanto tempo e in quali condizioni l'uomo è in grado di vivere sotto il mare. Nel giugno di quell'anno, con il progetto chiamato «Precontinente II», il comandante fran-cese portò a termine con successo un programma in cui, per la prima volta, cinque sommozzatori vissero per un mese respirando aria compressa nella base subacquea sistemata a 10 metri di profondità, e chiamata «Stella di mare» per la disposizione a raggiera dei vari ambienti in cui operavano e vivevano i subacquei. Nello stesso periodo, altri due sommozzatori trascorsero una settimana a meno 25 metri, respirando invece una miscela di elio e ossigeno e dimostrando così che l'uomo può adattarsi non solo a vivere, ma anche a lavorare proficua-mente sul fondo della piattaforma con-tinentale. Un inconveniente comunque si manifestò nello svolgersi dell'espe-rimento: al termine delle prime due setti-

mane di permanenza nella «Stella di mare», volendo festeggiare l'evento con lo champagne, i sub francesi rimasero piuttosto delusi nel constatare che l'abituale esuberanza dello spumante non ce la faceva a vincere la sovrappressione ambientale all'interno dell'habitat subac-queo!

Oggi di quella struttura metallica si possono ancora vedere alcuni elementi fissi rimasti in loco dopo gli esperimenti. Sono ormai totalmente incrostati da coralli ed alcionari, e popolati da pesci tropicali, ma sono ancora ben rico-noscibili, costituendo un affascinante diversivo per le immersioni su questi fondali.

  Sui fondali del Sudan sono frequenti gli incontri con gli squali di vari tipi.
 Qui sotto vediamo alcuni squali della specie Carcharhinus melanopterus,
dalle pinne caratteristicamente orlate di nero, sono attirati dalla preda
che il sub ha predisposto sul fondale. In basso, a sinistra,
un nutrito branco di pesci chirurgo; e a destra, un branco di simpatici
e curiosi barracuda

Fa un certo effetto passare sotto le arcate metalliche, adornate a festoni da alcionari delicatamente colorati, di quel che fu il garage «umido» dei semoventi subacquei dell'equipe di Cousteau, pensando soprat-tutto a chi trascorse un mese là sotto. La ricchezza della vita ittica qui mi stravolge: non so più dove puntare gli occhi e per guardare meglio mi dimentico quasi di avere la macchina fotografica.

Un sub del nostro gruppo vuole fotografare gli squali che in mattinata abbiamo visto aggirarsi ad una decina di metri di distanza, lì dove il pianoro strapiomba nel blu. Torniamo giù nel pomeriggio con un bel bottino di barracuda espressamente pescati in meno di cinque minuti da Mohammed.
 

I pescicani che prima passeggiavano, passando come ombre maestose che intravvedevamo al di là della foresta di coralli a frusta delimitanti il pianoro, si avvicinano ora senza affrettarsi quando uno degli sfortunati barracuda viene spezzato a metà e sventolato nell'acqua per attirarli. Arriva dal nulla una fitta nuvola di neri pesci chirurgo, che si butta sull'esca. Questa sfrontatezza è la molla che fa scatenare i pinna-bianca, che si avvicinano maggiormente, eleganti e minacciosi insieme, compiendo virate sempre più strette, finché frenetici si avventano sulla preda da noi abbandonata sul fondo. Ad un certo punto di squali ne conto ben dodici, quasi tutti raggiungono i due metri di lunghezza. Non mi vergogno di dire che tutti noi ci stringiamo con la schiena contro la parete che scende sul pianoro. Lo spettacolo è davvero affascinante, ma meglio non rischiare troppo.

Tornati a bordo, non riesco tuttavia a restare a lungo fuori dall'acqua, e prendendo maschera, snorkel e pinne, vado a «passeggiare» lungo la parte affiorante del reef. Quante tridacne e che colori! Le tridacne sono belle conchiglie corrugate che essendo molto ricercate come oggetti decorativi, cominciano purtroppo a scarseggiare in molti mari tropicali. Apprendo da un libro di zoologia marina che mi sono portato appresso che i colori vivacissimi della parte visibile di questi molluschi sono dati da alghe simbionti, che inserite nei tessuti dell'animale esposti alla luce, contribuiscono beneficamente al suo metabolismo cellulare. In solo mezz'ora riesco ad individuare nei crepacci del reef una decina di cipree, quasi tutte di specie diverse, che, grazie al cielo, qui vivono indisturbate. Ogni tanto distolgo lo sguardo dal fondo per ammirare dei grossi carangidi che si spingono fin quasi in superficie, facendo brillare le loro squame lucenti sotto i raggi del sole.

In due giorni che siamo qui non abbiamo visto cenno di vita umana: questo paradiso sottomarino è tutto nostro. Salpiamo di nuovo l'ancora diretti questa volta verso sud. Mohammed corre come un acrobata verso l'estremità del bompresso per guidare la Felicidad attraverso il canale di uscita dal reef. I delfini che vivono abitualmente nello specchio d'acqua racchiuso tra i coralli, hanno sentito le pulsazioni ritmiche del nostro motore e arrivano saltellando gioiosi sull'acqua. La barca comincia a prendere velocità e loro sembrano non chiedere di meglio, mettendosi a giocare davanti alla prua. Restiamo con gli occhi incollati all'acqua cristallina che scorre sotto di noi per seguire le loro eleganti e perfette evoluzioni. I delfini più grandi presto rientrano alla base, ma i piccoli rimangono a farci compagnia, lasciandoci alla fine con evidente riluttanza.

Proseguendo la nostra rotta verso sud-est, i giorni passano veloci tra mare e immersioni. Sorpassiamo infine Sha'Ab Amber e spunta all'orizzonte una fascia bianca. È Seil Ada Kebir, che tradotto significa «Casa delle tartarughe». faticosamente salite dal mare per deporvi le uova.  Si sta alzando un tantino  il mare

Sopra: alcuni momenti della vita di bordo del Wandu di Gianni Mandarino,
la barca dell'Ariele Viaggi. Sotto, una serenata vespertina a bordo della Felicidad
di Aurora della Valle e due scene ricche di colore e movimento colte
dall'obiettivo al «soukh» di Khartoum, il mercato generale
della capitale sudanese che vale assolutamente la pena di visitare.

 
         
                   
 

 e decidiamo di comune accordo di rientrare a Port Sudan per passare l'ultimo giorno a terra. C'è chi vuole girare i mercati alla ricerca delle coloratissime stoffe così amate dal popolo africano, e di oggetti di avorio e di argento lavorati in tipico stile arabo.  Io invece  decido  di affrontare  il sole cocente  per


andare a visitare Suakin, la città di corallo ormai in rovina 60 chilometri a sud di Port Sudan. Fino a cinquanta anni fa il porto di Suakin era l'unico scalo delle merci e il classico punto di imbarco per i sacri pellegrinaggi verso la Mecca.


NOTIZIE UTILI

Il Sudan ricopre un territorio grande ben otto volte quello dell'Italia ed è il più vasto tra i paesi africani. Si estende dal confine con l'Egitto a nord, poco sotto il Tropico del Cancro, fin verso l'Equatore a Sud, dove in corrispondenza del 18° parallelo confina con il Kenia e l'Uganda. È qui, sull'estremità meridionale del paese, che ha origine dal grande Lago Victoria il Nilo Bianco, il quale a Khartoum, capitale dello stato sudanese, si unisce con il Nilo Azzurro, l'altro grosso fiume che arriva qui dopo un tumultuoso viaggio attraverso l'altipiano dell'Etiopia. Insieme i due fiumi costituiscono la linfa vitale di questo Paese, senza cui il paese non riuscirebbe a sopravvivere. Da Khartoum verso nord infatti le uniche zone coltivate, in mezzo ad un immenso altipiano desertico, sono gli argini del Nilo, mentre a Sud della capitale l'intera regione è costituita al centro da sterminate savane contornate da estese foreste tropicali. Il triangolo delimitato in quest'area dai due grandi fiumi prima della loro confluenza diventa invece per diversi mesi all'anno un'immensa palude. In barbatuttavia ad una vita non facile, dovuta ad una natura geografica poco generosa, la popolazione sudanese è cordiale ed ospitale.

Come ci si arriva — Da Roma in circa 5 ore e mezzo effettive di volo con una sosta al Cairo, oppure sostando anche a Khartoum, con un'altra ora aggiuntiva di volo. Sono tempi tuttavia puramente indicativi ai fini della durata del viaggio, in quanto i tempi di sosta a terra sono difficilmente prevedibili. Le compagnie aeree interessate sono la Egypt Air, per i voli via Cairo diretti per Port Sudan, e la Sudan Airways per il volo Karthoum/ Port Sudan. Informazioni presso la Egypt Air, via Barberini 105, Roma, tei. 06 7 4742641.

Formalità — È richiesta, per il transito in Egitto, la vaccinazione contro la febbre gialla e il colera.

Tasse — In Sudan si richiede il versamento di una tassa di soggiorno di US 3 dollari al giorno, più una tassa locale fissa, comprensiva di licenza fotografica, di 50 US dollari a persona.

Valuta — La lira sterlina o pound sudanese. Il suo valore oscilla notevolmente per cui risulta difficile quantificarlo.

Fuso orario — Un'ora di differenza nei periodi in cui l'ora legale non è in vigore in Italia.

Agenzie e charter italiani operanti nelle acque sudanesi —
- Tropico del Capricorno, Busto Arsizio, Via Milano, tei. 0331/630075, con la barca Rokomaru
- Aurora della Valle, Roma, tei. 06/6095600, oppure Caribbean Trave! Agency, tei. 06/5204414, con la barca Felicidad —
- Ariele Viaggi, Via Vittor Pisani 26, Milano, tei. 02/4693351, con la barca Wandu.

Clima — La temperatura media invernale è di 23°c, mentre la media estiva è di 33°c, che arriva nel mese di agosto anche a punte massime di 40°c, comunque ben sopportabili in navigazione grazie alle brezze marine sempre presenti. Possono servire durante i mesi invernali golf di lana e giacche a vento per il dopo immersione e per le sere più fresche.


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copyright Guido Picchetti - 10/6/2009