da "MONDO SOMMERSO" / Dicembre 1974

 

 

ENZO MAIORCA

LE DIECI GIORNATE DI SORRENTO
2° parte


Dopo il diario giornaliero del record  mondiale di discesa in apnea a -87 metri,
conquistato da Enzo Maiorca  a Sorrento nel settembre del 1984,
che ben ne descrive le difficoltà superate per conquistarlo, 
ecco  a seguire, in questa seconda parte del servizio,
il testo integrale delle prima delle due interviste che Enzo Maiorca
mi concesse prima e dopo la sua sofferta impresa, e che per questo ancora
ringrazio, ma  anche e soprattutto per la cara amicizia di cui da tempo mi onora.

Servizio
 di Guido Picchetti

INTERVISTA A MAIORCA:
prima ...

guido picchetti
interroga il campione
venerdì 20, due giorni prima del
tentativo fallito


D. - Oggi ho seguito una tua prova di allenamento in immersione in apnea in assetto variabile, e ho notato alcune novità rispetto alle tue prove dello scorso anno. Ma vorrei sapere direttamente da te cosa è cambiato quest'anno nella tua

preparazione, oltre che dal punto di vista fisico e tecnico, anche sotto l'aspetto psicologico.
R. - Dal punto di vista psicologico è cambiata la forma di allenamento. Da dicembre ho iniziato lo studio di un trattato yoga che Nuccio Di Dato mi ha messo a disposizione. Risale al 1891, è di un indiano, è scritto in inglese, ma mi è stato cortesemente tradotto da un amico. Ho cercato di captare, e penso di esserci riuscito, quella che è realmente la concezione base dello yoga stesso. Cioè l'uomo che si astrae dalla realtà circostante, che si scrolla da dosso i suoi bagagli terrestri, che dimentica aspirazioni, che dimentica ideali, che dimentica responsabilità per far parte dell'universo. Questo è l'allenamento psicologico e ti dico onestamente che è un allenamento psicologico che non mi è piaciuto per niente, perché è una sorta di sublime egoismo, direi una sorta anche di vigliaccheria, un po' una fuga dalla realtà circostante. A me piaceva e piace tuttora l'uomo che, con le sue paure, le su e angosce, le sue ansie, s'immerge, va sott'acqua, e cerca di raggiungere quelle mete che più o meno si è prefisso. Comunque in tutta umiltà debbo riconoscere una cosa: che l'anno scorso il limite di 80 metri era realmente il mio limite. Quest'anno sono stato e sono in condizioni di superarlo grazie a quest'allenamento psicologico che ho potuto realizzare con l'aiuto dello yoga. Il punto di vista fisico..., direi che è strettamente concatenato al punto di vista psicologico. Ho fatto un duro, difficilissimo allenamento in piscina partendo da un presupposto: quando il fisico è arrivato al punto di rottura, fa scattare dentro di te quella famosa molla che ti fa dire « No, Enzo, persevera, resisti ancora un secondo e vedi che ce la fai ». E in effetti è andata così.

D. - E le innovazioni dal punto di vista tecnico?
R. - Direi che c'è una sola vera grande innovazione e riguarda la tecnica di compensazione. Se le cose vanno bene, ossia se le mie tube sono perfettamente beanti, il giorno del record non avrò bisogno di fare delle soste di compensazione come gli anni passati e quindi sarà tutto tempo risparmiato. Se però non saranno beanti, come stamattina d'altro canto, dovrò fermarmi a 30, 40, 50 metri, fare la capovolta e compensare.

D. - Però mi sembra che c'è anche qualcosa di nuovo nei tuoi occhiali...
R. - Già, anche quella è un'innovazione importantissima. Mi consente di vedere sott'acqua, cosa che prima non mi era possibile, dato che da alcuni anni ho smesso di usare la maschera subacquea per evitare di dover compensare al suo interno durante la discesa, perdendo aria preziosa. La Galileo di Marghera ha realizzato per me una specie di occhialini da saldatore, forati lateralmente, che pongono l'occhio a contatto diretto con l'acqua, e che anteriormente al centro portano una lente del diametro di un'unghia, di ben 120 diottrie, che consente di correggere la rifrazione della luce sott'acqua. Ho un campo visivo di circa 15 metri, ed è molto, specie come aiuto psicologico.

D. - Hai detto campo visivo, 15 metri. Cosa intendi? Forse angolo di campo?
R. - No, intendo profondità visiva più che altro: cioè, io a 15 metri di profondità vedo distintamente fino a 30 metri. Esempio pratico, se io sono a 15 metri di profondità, vedo lungo il cavo il sommozzatore di soccorso chiaramente a 30 metri.

D. - E come angolo di visuale è superiore alla maschera?
R. - Superiore senz'altro.

D. - Ogni prova si differenzia dall'altra per quanto simili possano sembrare a prima vista. Mi riferisco naturalmente a tutte le prove di record che hai fatto nel corso di questi ultimi anni. L'ambiente, l'organizzazione, la tua équipe, anche in essa c'è stato mi sembra qualche cambiamento, lo stato d'animo, e così via. A parte la preparazione di cui abbiamo già parlato, cosa caratterizza, a tuo giudizio, la prova di quest'anno a Sorrento?
R. - Quest'organizzazione che io reputo impeccabile, perlomeno stando a quello che ho visto questa mattina. Ho avuto a disposizione mezzi che non ho mai avuto. Se devo essere sincero, devo dare a Cesare quello che è di Cesare: io pensavo che il record perfetto fosse stato quello a Spezia dell'anno scorso, ma è stato di gran lunga superato qui a Sorrento. E non soltanto dal punto di vista tecnico, ma anche dal punto di vista calore affettivo, calore umano vero e proprio.

D. - A quanto pare milioni di telespettatori avranno modo di seguire quest'anno la tua prova, grazie addirittura all'Eurovisione. Che impressione ti fa questo fatto?
R. - Se devo essere sincero, l'impressione non è affatto positiva. Cioè mi mette in una situazione di un certo imbarazzo, e anche mi da una certa responsabilità; fa aumentare ancora in me il timore di fallire la prova.

D. - Ma riuscirai: dopo aver visto la tua prova di stamattina credo che non ci dovrebbero essere dubbi. Comunque, corna facciamo. Confermi adesso, ancora prima della prova ufficiale, che si tratta quest'anno del tuo ultimo tentativo?
R. - Lo confermo pienamente e per i motivi che grosso modo ti ho esposto prima. Il mio limite sono realmente gli 80 metri. Se sono arrivato a queste quote, e a quote inferiori, lo devo alla tecnica yoga, una tecnica che però intendo mettere senz' altro in disparte una volta che avrò effettuato questo tentativo di record, perché non è una disciplina che mi attira in modo particolare. Direi quasi che quest'anno mi sembra un po' come se l'atleta avesse sconfitto l'uomo.

D. - Una domanda un po' più personale: riguarda la tua famiglia. Qui a Sorrento vi sono tua moglie e le tue figliole, Rossana e Patrìzia. Come vedono le tue prove in genere e quest'ultima di Sorrento in particolare?
R. - Guarda, quest'anno tanto mia moglie che le mie figlie hanno sempre seguito le mie immersioni. Gli altri anni le avevo sempre escluse. Le avevo fatte venire con me nei luoghi dove effettuavo i record, anche a Cuba per esempio; però tanto i giorni  delle  immersioni,    quanto  i  giorni  del  record  vero  e

proprio, le tenevo lontane. Quest'anno, non so perché, le ho volute aver vicine sin dal primo giorno dell'allenamento. Non ti so davvero spiegare il motivo. Comunque, il vedermele vicine mi ha molto giovato dandomi una sorta di tranquillità.

D. - Per finire il problema della CMAS. Come ben sai la CMAS ha deciso, dopo la tua prova dello scorso anno (gli 80 metri nelle acque di Portovenere), di non riconoscere più i record di immersione profonda in apnea. Ciò nonostante, la FIPS dal punto di vista sportivo, inviando i commissari di fondo per assicurare la regolarità della prova, e il CIRSS dal punto di vista scientifico, convocando proprio qui a Sorrento una riunione del suo consiglio direttivo in occasione del tuo tentativo, questi organismi, dicevo, la FIPS e il CIRSS, pur essendo entrambi affiliati alla CMAS, hanno deciso di seguire ufficialmente la tua prova. La tua opinione in proposito?
R. - La mia opinione in proposito è che la CMAS è un organismo arcaico, ammalato di elefantiasi. Si autodefinisce come l'ente supremo, come l'ente massimo, come l'ente regolatore di tutte le discipline subacquee, però sin dal primo momento ha rinunciato allo studio dell'immersione profonda in apnea. Perché? Perché ha preferito seguire la comoda, la facile politica dello struzzo che, all'arrivare della bufera di sabbia, fugge via lasciando le sue stesse uova e abbandonandole decisamente, piuttosto che attaccarsi alle non comode maniglie delle responsabilità che le competono come CMAS, come Confederazione Mondiale delle Attività Subacquee, e quindi, ripeto, come ente massimo, ente supremo in questa nostra attività. Ma qui c'è lo zampino di un medico francese, lo zampino del dottor Lescure, che è l'eminenza grigia, il cardinale Richelieu della Confederazione, il quale è riuscito a convincere i membri della CMAS come i record di discesa in apnea non siano altro che dei plateali tentativi di suicidio: io, aggiungo, mai fortunatamente coronati da successo. Soprattutto, la CMAS non si è rivelata all'altezza dei tempi, perché non ci ha mai posto nelle condizioni ideali per effettuare i tentativi di record. Quindi ha fallito nel suo stesso scopo, che era quello di regolare tutte le attività sportive subacquee. C'è da dire ancora di più: che la Federazione italiana di Pesca Sportiva, direi con lungimiranza, con intelligenza, forse spinta anche da due uomini come Duilio Marcante e Luigi Ferrare, ha riconosciuto nei nostri record il loro intrinseco valore sportivo, dandogli quella dimensione sportiva che meritano. Io penso che sia arrivata a questo risultato seguendo un ragionamento ben preciso e lineare. In genere chi effettua, chi tenta queste prove in profondità è un individuo vaccinato, maggiorenne, che ha fatto tutte le malattie esantematiche dell'infanzia, quindi pienamente responsabile. In mare, durante l'espletamento di allenamenti, o durante l'espletamento di record, non è mai morto nessuno [per la verità, non è esatto: almeno un morto c'è stato; n.d.r.]. E allora quali provvedimenti, questa è la conclusione, dovrebbero adottare le varie federazioni motociclistiche, automobilistiche, le federazioni di sport invernali, la federazione pugilistica, con morti ogni anno a decine?

D. - A proposito del riconoscimento che il CIRSS ha dato alla tua prova, cosa puoi dire?
R. - E' una cosa che mi fa estremamente piacere. Perché, vedi, sono contrario alle asserzioni drastiche che precedono e non seguono le misure sportive. Evidentemente il CIRSS, dato che ha deciso di seguire la prova da un punto di vista scientifico, è arrivato a quanto io sono arrivato così, secondo un ragionamento mio deduttivo, che cioè l'immersione in apnea presenta due aspetti, l'aspetto scientifico e l'aspetto sportivo, che è inutile cercare di scindere l'uno dall'altro, anzi che devono camminare di pari passo.

D. - Ancora una domanda. Mi è venuta in mente mentre parlavamo, ed è in riferimento a quella specie di supplizio di Tantalo cui ti sei sottoposto ieri: vedendoti soffrivo io per te. Alludo agli esami medici che ti sono stati fatti nei vari ospedali di Napoli. Vorrei un tuo commento in proposito.
R. - A proposito delle visite mediche, il professor Pallotta mi ha detto stamattina che i risultati confermano che io sono un individuo perfettamente normale. Ed è una cosa che non mi ha meravigliato, che mi aspettavo, perché ero convinto di non essere il superuomo che la maggior parte delle persone mi giudica. Infatti, proprio oggi un signore che si è presentato mi ha detto: «Ma com'è ? Lei è tutto qua ?». Dico: «Sì, tutto qua !». Solitamente in questo senso sono una delusione; magari si aspettava il Marcantonio alto due metri, con un paio di spalle che sembrano un armadio a due ante e via di seguito. Ma per tornare alle visite mediche, io da principio, a dirti la verità, ero un po' restio; perché ho sempre nutrito una sorta di diffidenza nei confronti dei medici. Però, Pallotta è riuscito a conqui-starmi. Che ti posso dire? Io, finora, ho grosso modo suddiviso i medici in quattro categorie. Quelli che non capiscono niente di attività subacquea, ma sono sinceri, sono onesti, e con coscienza ammettono i loro limiti: sono i meno pericolosi. Poi ci sono i «somari in camice bianco», e sono i più pericolosi, per-ché sono quelli che enunciano sentenze, pur essendo sprovvisti di tutto quel bagaglio di cognizioni, di cui dovrebbero essere a conoscenza. Poi ci sono i conigli, i conigli proprio con la laurea, quelli che non vogliono assumersi responsabilità, e preferiscono dire, anche se tu hai solo un'unghia incarnita, e subodorano soltanto che tu sei subacqueo: « Guarda, per sette giorni non andare a mare ». Perché fanno risalire ogni cosa all'attività subacquea. Infine, ci sono i medici realmente competenti. In Italia non è che siano molti, ma una trentina l'abbiamo, compresi i medici della Marina Militare, specialisti in malattie barotraumatiche, i quali, con scienza e coscienza, cercano di fare il possibile, non sottovalutando quelle che sono le possibilità di adattamento dell'uomo ad un ambiente per lui estraneo. Vorrei in conclusione dirti questo: esiste una legge ferrea della scienza aeronautica, secondo cui il calabrone (in questo momento il mio amico colonnello Valvo drizza le orecchie, ma mi smentisca se può...), il calabrone, dicevo, dato il volume del suo corpo e l'esiguità delle sue ali secondo questa legge non potrebbe volare. Però il calabrone non lo sa, se ne frega, e vola lo stesso. Questa è la conclusione cui arriverei.

 


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copyright Guido Picchetti - 14/6/2009