NB. - Se non è preistoria, poco ci
manca ! Ed è anch'esso uno dei miei primi servizi foto-giornalistici,
scritto, sempre per la rivista
"Mondo Sommerso" (nel settore, la più prestigiosa dell'epoca), prevalentemente
allo scopo di far conoscere l'attività del nuovo centro sub
da me appena fondato, il "Centro Immersioni Sorrento", presso il quale tra
i vari corsi didattici previsti, da quelli subacquei a quelli
di nuoto per bambini, (basati questi ultimi sulla mia precedente esperienza di
istruttore di nuoto dei Centri Coni a Roma),
avevo inserito anche i nuovissimi Corsi Minisub, riservati ai ragazzi con
meno di dodici anni.
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SUL FONDO, COME PER GIOCO
testo e foto di Guido Picchetti |
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Sembra quasi ci provino per gioco. Ma l'impegno che pongono nell'esecuzione dei vari esercizi previsti dal ciclo di addestramento all'uso degli ARA ed anche la serietà e l'attenzione con cui seguono le spiegazioni teoriche dimostra chiaramente che hanno bene valutato l'importanza di apparecchi che tanto li affascinano. Bombole di aria compressa, erogatori, cinture di zavorra, sembrano a noi adulti cose tutte lontane dalla possibilità di un corretto impiego da parte di un bambino di 8-9 anni, e invece ci sbagliamo profondamente. E' necessario certo che il bimbo abbia già acquistato una sicura confidenza con l'acqua, ma ciò non è difficile da ottenere: in fondo l'elemento liquido è quello in cui si muoveva ancora prima di vedere la luce ed è facile per lui riacquistarne la padronanza. La sua naturale facilità d'apprendimento farà il resto. |
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Noi adulti siamo molto più condizionati e nel fisico e nell'animo. Per quanto riguarda il fisico, già la donna è potenzialmente più acquatica dell'uomo, grazie alla sua naturale scioltezza, che la porta ad agire con movimenti morbidi ed armoniosi appena immersa, senza negativi irrigidimenti, pur nei momenti di non assoluta tranquillità. L'uomo invece più difficilmente riesce a ottenere in immersione la stessa scioltezza; i suoi muscoli sono ormai condizionati dagli sforzi che sulla terra abitualmente compiono, e ci vorrà un bel po' prima che possa ritrovarsi a so agio in un ambiente in cui si sente privo di peso e nel quale- |
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tutta la sua forza fisica non gli è di alcun aiuto. E così si agita in movimenti bruschi e scomposti, con un respiro affannoso che gli rende sempre più difficile, se impossibile, raggiungere quell'equilibrio idrostatico, il più importante sott'acqua. Nulla di tutto ciò nel bambino. Rapidamente, quasi inconsapevolmente, egli trova in immersione l'equilibrio necessario. I suoi polmoni, sebbene più piccoli in valore assoluto di quelli dell'adulto, non lo sono altrettanto se considerati in rapporto al suo peso corporeo ed acquistano in fretta consapevolezza dell'importante compito che sono in grado di svolgere per la sua stabilità in acqua. Son sufficienti pochi atti respiratori in immersione e il bambino sente come può variare il proprio galleggiamento variando opportunamente ampiezza e ritmo della sua respirazione. I movimenti sono aggraziati e privi di contrazioni, i suoi spostamenti effettuati con la massima scioltezza senza alcun dispendio di energie. Vedere un bimbo in immersione con l'ARA è uno spettacolo incantevole: l'apparecchio sembra fatto apposta per lui, mentre occorreranno mesi di immersione all'uomo adulto per conquistare quella scioltezza di movenze che il bambino ha istintivamente sott'acqua. Ma anche dal punto di vista psicologico ci sono elementi che giocano a favore del bambino nell'apprendimento delle tecniche subacquee. La grande fiducia che fin dal primo istante è capace di riporre nell'istruttore, l'assoluta mancanza di tutte quelle riserve mentali caratteristiche dell'animo dell'adulto, la sua naturale facilità nell'apprendimento, cui abbiamo già fatto cenno: sono tutti elementi che gli consentono di raggiungere i migliori risultati nell'addestramento subacqueo sia pratico che teorico. Naturalmente è necessario che l'istruttore sia a sua volta capace di compenetrarsi nell'animo del bambino, interpretandone le esigenze ed adattando i |
Nelle due foto: l'istruttore fa compiere
alcuni |
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termini del suo discorso didattico alla
fantasiosa mentalità del bimbo. Ciò non deve essere considerato eccezionale
per un qualunque buon istruttore, e non solo subacqueo, il quale deve essere
sempre e soprattutto capace di farsi «intendere» da chi l'ascolta e lo
segue. Comunque si tratterà sempre di un addestramento particolare,
pazientemente e faticosamente adattato alle caratteristiche fisiche e
intellettuali del bambino, che dovrebbe aver termine solo con la sua
raggiunta maturità psicologica. Ma sarà proprio quello, tutto sommato,
l'addestramento che darà le maggiori soddisfazioni all'istruttore subacqueo,
il quale vedrà negli occhi stupiti del suo piccolo allievo al primo contatto
con le meraviglie del mondo sottomarino la migliore ricompensa alla sua
opera di educatore. Chè di educazione appunto si tratta: lo sport subacqueo
è, come pochi altri sport, scuola di educazione e di disciplina, di
autocontrollo e di responsabilità, e il bambino lo sente fin dal primo
istante; non la rifiuta affatto, ma anzi con gioia vi si adegua e vi si
forma. |
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copyright Guido Picchetti - 17/5/2009