da "MONDO SOMMERSO" / Estate 1971

NB. - Se non è  preistoria, poco ci manca ! Ed è anch'esso uno dei miei primi servizi foto-giornalistici,  scritto, sempre per la rivista
"Mondo Sommerso" (nel settore, la più prestigiosa dell'epoca), prevalentemente allo scopo di far conoscere l'attività del nuovo centro sub
 da me appena fondato, il "Centro Immersioni Sorrento", presso il quale tra i vari corsi didattici previsti, da quelli subacquei a quelli
di nuoto per bambini, (basati questi ultimi sulla mia precedente esperienza di istruttore di nuoto dei Centri Coni a Roma), 
 avevo inserito anche i nuovissimi Corsi Minisub, riservati ai ragazzi con meno di dodici anni. 


BIMBI E MARE

SUL FONDO, COME PER GIOCO

testo e foto di Guido Picchetti
 

Sembra quasi ci provino per gioco. Ma l'impegno che pongono nell'esecuzione dei vari esercizi previsti dal ciclo di addestramento all'uso degli ARA ed anche la serietà e l'attenzione con cui seguono le spiegazioni teoriche dimostra chiaramente che hanno bene valutato l'importanza di apparecchi che tanto li affascinano.  Bombole di aria compressa, erogatori, cinture di zavorra, sembrano a noi adulti cose tutte lontane dalla possibilità di un corretto impiego da parte di un bambino di 8-9 anni, e invece ci sbagliamo profondamente. E' necessario certo che il bimbo abbia già acquistato una sicura confidenza con l'acqua, ma ciò non è difficile da ottenere: in fondo l'elemento liquido è quello in cui si muoveva ancora prima di vedere la luce ed è facile per lui riacquistarne la padronanza. La sua naturale facilità d'apprendimento farà il resto.

Noi adulti siamo molto più condizionati e nel fisico e nell'animo. Per quanto riguarda il fisico, già la donna è potenzialmente più acquatica dell'uomo, grazie alla sua naturale scioltezza, che la porta ad agire con movimenti morbidi ed armoniosi appena immersa, senza negativi irrigidimenti, pur nei momenti di non assoluta tranquillità. L'uomo invece più difficilmente riesce a ottenere in immersione la stessa scioltezza; i suoi muscoli sono ormai condizionati dagli sforzi che sulla terra abitualmente compiono, e ci vorrà un bel po' prima che possa ritrovarsi a so agio in un ambiente in cui  si sente privo  di peso  e nel quale-

tutta la sua forza fisica non gli è di alcun aiuto. E così si agita in movimenti bruschi e scomposti, con un respiro affannoso che gli rende sempre più difficile, se impossibile, raggiungere quell'equilibrio idrostatico, il più importante sott'acqua.

Nulla di tutto ciò nel bambino. Rapidamente, quasi inconsapevolmente, egli trova in immersione l'equilibrio necessario. I suoi polmoni, sebbene più piccoli in valore assoluto di quelli dell'adulto, non lo sono altrettanto se considerati in rapporto al suo peso corporeo ed acquistano in fretta consapevolezza dell'importante compito che sono in grado di svolgere per la sua stabilità in acqua. Son sufficienti pochi atti respiratori in immersione e il bambino sente come può variare il proprio galleggiamento variando opportunamente ampiezza e ritmo della sua respirazione. I movimenti sono aggraziati e privi di contrazioni, i suoi spostamenti effettuati con la massima scioltezza senza alcun dispendio di energie. Vedere un bimbo in immersione con l'ARA è uno spettacolo incantevole: l'apparecchio sembra fatto apposta per lui, mentre occorreranno mesi di immersione all'uomo adulto per conquistare quella scioltezza di movenze che il bambino ha istintivamente sott'acqua.

Ma anche dal punto di vista psicologico ci sono elementi che giocano a favore del bambino nell'apprendimento delle tecniche subacquee. La grande fiducia che fin dal primo istante è capace di riporre nell'istruttore, l'assoluta mancanza di tutte quelle riserve mentali caratteristiche dell'animo dell'adulto, la sua naturale facilità nell'apprendimento, cui abbiamo già fatto cenno: sono tutti elementi che gli consentono di raggiungere i migliori risultati nell'addestramento subacqueo sia pratico che teorico. Naturalmente è necessario che l'istruttore sia a sua volta capace di compenetrarsi  nell'animo  del  bambino,  interpretandone  le  esigenze  ed adattando i

Nelle due foto: l'istruttore fa compiere alcuni
esercizi ai suoi piccoli allievi sul fondo della piscina.
E' sorprendente, anche sott'acqua, la capacità d'apprendere dimostrata dai bambini.

termini del suo discorso didattico alla fantasiosa mentalità del bimbo. Ciò non deve essere considerato eccezionale per un qualunque buon istruttore, e non solo subacqueo, il quale deve essere sempre e soprattutto capace di farsi «intendere» da chi l'ascolta e lo segue. Comunque si tratterà sempre di un addestramento particolare, pazientemente e faticosamente adattato alle caratteristiche fisiche e intellettuali del bambino, che dovrebbe aver termine solo con la sua raggiunta maturità psicologica. Ma sarà proprio quello, tutto sommato, l'addestramento che darà le maggiori soddisfazioni all'istruttore subacqueo, il quale vedrà negli occhi stupiti del suo piccolo allievo al primo contatto con le meraviglie del mondo sottomarino la migliore ricompensa alla sua opera di educatore. Chè di educazione appunto si tratta: lo sport subacqueo è, come pochi altri sport, scuola di educazione e di disciplina, di autocontrollo e di responsabilità, e il bambino lo sente fin dal primo istante; non la rifiuta affatto, ma anzi con gioia vi si adegua e vi si forma.

Non vi è nulla di particolare, salvo poche eccezioni, nell'attrezzatura subacquea impiegata dal bambino nelle sue immersioni con gli autorespiratori ad aria. Fin dall'inizio abbiamo fatto riferimento a questo tipo di immersione per il nostro piccolo sub in quanto la riteniamo, anche se ciò potrà meravigliare molti, la più indicata alla sua costituzione. Non l'immersione in apnea, all'infuori di alcuni esercizi elementari di base, quali le capovolte e delle brevi «sommozzate», utili ad acquistare e migliorare la sua acquaticità, ed eseguiti con la massima naturalezza e senza alcun tentativo di «exploit». Secondo i medici, infatti, sono proprio gli sforzi in apnea i più pericolosi per l'organismo in formazione del bambino, assolutamente da evitare potendone pregiudicare lo sviluppo.

Un buon paio di pinne di adatta misura, quindi, una comune maschera con boccaglio separato, una mini-bombola da 5 o 7 litri al massimo, con un normale erogatore a stadi separati sul tipo dell'«Aquilon», una cintura con appena un paio di chili di zavorra, ed ecco di nostro piccolo sub attrezzato di tutto punto per iniziare, dopo aver superato alcune prove di nuoto atte a valutare la sua buona confidenza con l'acqua, un normale ciclo di addestramento in piscina. Svuotamenti maschera, vestizioni e rivestizioni parziali e complete dell'attrezzatura, risalite dal fondo della vasca senza apparecchio in espirazione continua, respirazione a due con l'istruttore, ed ancora esercizi di abilità con le apparecchiature poste sul fondo e opportunamente distanziate tra loro, portandosi a nuoto dall'una all'altra in una specie di gioco ai quattro cantoni, con e senza maschera: sono tutte prove assolutamente alla sua portata, che contribuiranno a dargli una sempre maggiore padronanza dell'attrezzatura impiegata, così importante per la sicurezza dell'immersione, e nelle quali egli nulla rivela di inferiore rispetto all'adulto, se mai il contrario.

Per il bambino in fondo sarà proprio come un appassionante gioco, cui si dedicherà con il massimo entusiasmo, ma proprio qui sarà necessaria l'opera intelligente dell'istruttore, il quale dovrà renderlo pienamente consapevole e cosciente dei pericoli che l'immersione con l'ARA, così facile a prima vista, potrebbe presentare allorché, portandoci dal chiuso della piscina nelle affascinanti profondità marine, ci si dimentichi delle fondamentali regole di prudenza e di sicurezza. Egli troverà nell'animo del bambino terreno fertile e pronto ad accogliere le sue spiegazioni, i suoi ammonimenti, le sue raccomandazioni ed a farne tesoro per tutte le sue immersioni di domani. Nessun complesso di superiorità, come accade a volte per gli adulti, interverrà ad annullare pericolosamente la sua opera, ma sarà quello stesso piccolo allievo, divenuto adulto a farsi il migliore portavoce di quanto pazientemente insegnatogli.

Quali i limiti di profondità consigliabili per l'immersione con l'ARA del bambino? Sento già da più parti giungere questa domanda. Per quanto riguarda quelli fisiologici, saranno i medici esperti di medicina subacquea ad indicarne i valori più opportuni. Sotto altri aspetti, quali la sicurezza dell'immersione in rapporto alla personalità del bambino, ritengo non sia affatto necessario raggiungere quote impegnative: i 5/10 metri saranno più che sufficienti a soddisfare la sua curiosità e l'ambizione, che in fondo è la molla principale che spinge il nostro piccolo campione; a vivificarne ancora gli entusiasmi e ad appassionarlo verso le innumerevoli forme di vita dai mille colori, che proprio in quei primi metri di fondo trovano il loro migliore «habitat». E da qui, opportunamente guidato, deriverà in lui il desiderio di conoscere del mare i suoi strani abitanti, da quelli più minuti a quelli più appariscenti, in un ansia che moltiplicherà per mille le sue già mille domande, e che lo porterà nella continua ricerca di risposte a questi nuovi interrogativi a conoscere ed amare sempre più la natura e a più profondamente rispettarla.

Per finire, è raccomandabile per tutti i bambini l'attività subacquea con gli respiratori ad aria? Premesso che mi riferisco sempre ad una attività guidata, o nell'ambito familiare o presso una scuola qualificata, ed a parte eventuali controindicazioni fisiche che il medico potrà e dovrà valutare, ritengo che i genitori più di chiunque altro siano in grado di dare caso caso la giusta risposta a una simile domanda. Con l'addestramento subacqueo all'uso degli ARA noi insegniamo al bambino l'uso di apparecchiature il cui utilizzo incauto, probabile se abbandonato a sè stesso prima che abbia raggiunto una sufficiente maturità, potrebbe esporlo a dei rischi, ma proprio per questo l'addestramento e l'attività subacquea effettuati presso una buona scuola con istruttori capaci di seguirne ed indirizzarne opportunamente e continuativamente la formazione sarà particolarmente utile: non sarà certo quell'addestramento a porlo in condizioni di maggior pericolo un domani che si recherà al mare con i suoi; se mai sarà proprio quell'addestramento ad insegnargli tra l'altro ad evitare i rischi a cui potrebbe esporsi.

 
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copyright Guido Picchetti - 17/5/2009