da "IL SUBACQUEO" / Aprile 1993

 

I PLATELMINTI


Da non confondere con i più sviluppati Nudibranchi,
i vermi piatti sono particolarmente diffusi
nei mari tropicali. Nella scala evolutiva,
si tratta dei primi animali nei quali
si riconosce una simmetria bilaterale dell'organismo.

di Guido Picchetti

Che bel Nudibranco! È quanto dice la maggior parte dei subacquei allorché si imbatte sui fondali corallini in uno di questi animaletti stupendamente colorati, mentre scivolano lentamente sulle madrepore tropicali. Eppure niente più errato! Infatti, si tratta, non di Nudibranchi, che sono Molluschi, ma di organismi appartenenti ad un gruppo sistematico completamente diverso, evolutivamente inferiore. È il gruppo dei cosiddetti vermi piatti, ossia, in termini scientifici, il philum dei Platyhelmintes.

Le diverse specie di platelminti tropicali qui illu-
strati appartengono tutte al genere
Pseudoceros.
 L'obiettivo le ha riprese mentre procedono
scivolando su fondali corallini di differente
natura mediante contrazioni muscolari
del loro mantello stupendamente colorato


A differenza dei molluschi, ad esempio, i Platelminti non hanno un sistema sanguigno per il trasporto delle sostanze necessarie all'alimentazione dei tessuti corporei. E ciò spiega due caratteristiche particolari della loro struttura: il corpo estremamente appiattito che assicura una larga superficie per lo scambio dei gas respiratori che avviene unicamente per via epidermica, e l'abbondante ramificazione del sistema digerente, facilmente osservabile osservando un Platelminto in trasparenza, ad esempio contro la luce del sole che filtra nell'acqua. Tale ramificazione permette ai prodotti dei processi digestivi, altrettanto essenziali per la vita dell'animale, di raggiungere per semplice diffusione ogni cellula corporea. Come nei Celenterati (altro gruppo di organismi marini ai primi gradini della scala evolutiva), l'apparato digerente dei platelminti fa capo ad unica apertura che funge da bocca e da ano, presente sulla faccia inferiore dell'organismo. Ma a differenza dei celenterati, la cui massa vivente è composta di un'unica sostanza gelatinosa, il corpo di un Platelminto è già molto più complesso, costituito com'è all'interno da uno strato cellulare compatto che contiene diverse serie di muscoli e vari organi.

Salvo poche eccezioni, i Platelminti sono ermafroditi. Ma solitamente non c'è autofecondazione, in quanto la maggior parte dei platelminti è in grado di scambiare gli spermi con il vicino e di tenerli in serbo fino al momento in cui le uova devono essere fecondate. Queste vengono poi riversate in acqua libera, dove mediante secrezioni adesive possono raggrupparsi sotto forma di nastri o andare ad attaccarsi alla roccia. Sempre evolutivamente parlando, altra caratteristica importante nei Platelminti, che li pone al di sopra delle Spugne e dei Celenterati (se pur al di sotto dei già citati Molluschi con cui frequentemente vengono confusi), è che proprio a cominciare da essi gli animali hanno la simmetria bilaterale, o  una modificazione secondaria  di tale simmetria.  Una

simmetria che consente di riconoscere negli animali stessi una estremità anteriore o cefalica e una  estremità  posteriore  o  caudale, una  superficie  dorsale distinta da quella ventrale,  e due metà del corpo, destra e sinistra, specularmente identiche. I  Platelminti sono in altre parole i primi animali dove è possibile distinguere una testa, in cui sono localizzati i principali organi sensoriali, e anche una specie di cervello, costituito da un insieme di cellule nervose, sede delle attività psichiche dell'animale.
 

Questi organi, per quanto ancora primitivi, consentono, ad esempio, ai Platelminti delle azioni e reazioni ben più coordinate verso la preda o verso possibili nemici, che non nei celenterati caratterizzati da una semplice simmetria radiale. I Platelminti che un subacqueo può incontrare in mare (e non solo sui fondali tropicali, in quanto ce ne sono di belli anche in Mediterraneo, difficili però da vedere in quanto vivono abitualmente nascosti sotto i massi del fondo) sono quelli appartenenti alla classe dei Turbellaria e, nell'ambito di questa, all'ordine dei Policladi. È una classe quasi del tutto composta da piccoli vermi che conducono una vita libera, a differenza delle altre due classi di Platelminti (i Trematodi e i Cestodi) che comprendono forme esclusivamente parassite. Il nome Turbellaria deriva da « turbellae», che in latino vuoi dire correnti: in genere le forme minori e gli stadi giovanili di questi animali producono per i loro spostamenti, mediante le cilia epiteliali di cui sono parzialmente rivestiti, proprio delle correnti. Le specie di Turbellari Policladi di dimensioni maggiori che noi sub possiamo incontrare si muovono soprattutto mediante contrazioni muscolari, non tanto visibili ad occhio nudo allorché l'animale scivola sul substrato, appa-rentemente senza sforzo alcuno. Contrazioni che invece diventano molto evidenti se l'animale, per sua spontanea iniziativa, o perché da noi sollevato dal fondo e lasciato in acqua libera, si mette a nuotare con eleganti movimenti ondulatori decisamente spettacolari. I Turbellari Policladi popolano le coste marine di ogni parte del mondo, ma ne troviamo alcune specie anche in ambienti salmastri. Ciò che consente di riconoscerli con facilità è la forma foliacea del corpo, sempre estremamente appiattito.


Rispetto agli altri Platelminti, essi hanno in genere dimensioni relativamente grandi, che possono variare da 2,5 a 5 centimetri. Molti presentano sul capo un paio di tentacoli sensori e hanno anche due o più gruppi di minuscoli occhi, sparsi in gran numero sul margine dell'estremità anteriore del corpo, capaci però unicamente di distinguere la luce. La colorazione di questi animali può essere la più varia. A volte è decisamente diafana e trasparente, sì da rendere ardua l'individuazione dell'animale sul fondale roccioso, come accade per certe specie di platelminti mediterranei tanto diffusi sotto i sassi. Altre volte, invece, su di essi il pennello fantasioso di madre natura lavora alla grande. Nelle specie tropicali, soprattutto. E sono proprio queste vivaci colorazioni a rendere questi organismi dal tipico corpo appiattito e translucido, e dai margini elegantemente frastagliati, dei soggetti oltremodo affascinanti per ogni fotosub, al pari, in questo sì, dei tanto più famosi e diffusi «cugini» Nudibranchi.

 
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copyright Guido Picchetti - 13/3/2009