NB. - In questa serie sono compresi alcuni
dei numerosi servizi foto-giornalistici che illustrano itinerari subacquei
italiani,
da me realizzati per la rivista "Il SUBACQUEO" in qualità di
addetto ai servizi speciali.
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«Capo Caccia,
bastione roccioso di un'isola arcaica,
Testo e
foto di Guido Picchetti |
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I fondali di Capo Caccia sono un vero paradiso per i sub, sia per la limpidezza delle acque che per la ricchezza e la varietà di forme di vita marina. Nelle pareti rocciose che, con quelle stesse caratteristiche geologiche che possiamo ammirare all'esterno, s'inabissano rapidamente in mare fino a 40 o 50 metri, ci sono una quantità infinita di grotte ed anfratti che oltre a creare am- |
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bienti di notevole interesse subacqueo favoriscono l'insediamento e lo sviluppo di specie biologiche altrove decisamente rare. Un chiaro esempio è dato dal corallo rosso, presente anche a basse profondità, in mezzo a spugne, gorgonie, policheti ceriantidi e spirografi, a formare uno scenario cromatico di grande effetto. Frequente in queste acque è l'incontro con grossi astici ed enormi gronghi, abituali abitanti delle grotte, ma anche con aragoste, orate, spigole, maestosi dentici e molte piccole cernie che hanno ripreso ad abitare questi luoghi dopo una diminuzione dovuta ad una ormai superata mentalità predatoria. Oggi tutta la zona di Capo Caccia è protetta e attentamente sorvegliata anche grazie al controllo indiretto effettuato dai responsabili dei diving interessati ad assicurare una integrità ai fondali della zona. I punti di immersione da essi abitualmente frequentati intorno al promontorio di Capo Caccia sono davvero tanti, tutti stupendi. Qui ne descriviamo otto tra i più giustamente noti, ma tanti altri ce ne sono sui quali i due diving che ci hanno aiutato a realizzare quest'itinerario saranno ben lieti di guidarvi. Provare per credere. |
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Nelle acque costiere abbonda la fauna sessile e ittica. È molto comune l'incontro con grandi branchi di pesce bianco, come ad esempio le occhiate, che specialmente d'estate convergono sui bassi fondali. Caratteristiche sono anche le grandi paramuricee rosso fuoco. Scrutando con occhio attento fra questi gorgoniacei si scopre una fervente vita di organismi piccolissimi che offrono lo spunto al fotosub per effettuare delle riprese in macro spinta. |
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LA GROTTA E GLI ARCHI DI NEREO - La Grotta di Nereo si trova proprio sotto la Punta dell'Asino, in prossimità della quale si può facilmente ancorare l'imbarcazione. Sul fondo si trovano grossi massi dove abbonda il pesce da tana e a 15 metri si varca subito l'ingresso principale della grot-ta. Si resta sorpresi alla vista della grandezza e della spet-tacolarità dell'antro, coloratis-simo per la ricchezza di vita che anima le sue pareti. Dall'antro principale si dirama-no lunghi e intricati corridoi pieni di ofiuridi e popolati da enormi astici, pronti a nascon-dersi, all'arrivo dei sub, nei loro anfratti o addirittura sotto la sabbia che talora ricopre il fondale. Proseguendo l'esplora-zione si arriva sulla parte più profonda, a circa -35 metri, dove ancora splendidi giochi di luce proveniente dall'esterno fanno da cornice ai numerosi abitanti della grotta: gronghi, cicale, aragoste, granseole, merluzzi e gamberi. Accanto all'apertura principale della Grotta di Nereo, su una pro-fondità di 15-18 metri, c'è un fondale caratterizzato da ampi archi di roccia che, in una serie di cunicoli adiacenti più o meno profondi, ospitano gronghi, a-ragoste e nei recessi più riparati stupendi Cerianthus. Sono i cosiddetti Archi di Ne-reo, davanti ai quali, scen-dendo ancora più in basso, sui 20-25 metri, troviamo una serie di massi franati, con un'abbondante presenza di pe-sce da tana, in particolare sa-raghi.
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sono piccoli merluzzi, grossi astici e svariate specie di gamberetti. A volte si può in-contrare qualche grosso pre-datore che approfitta dell'o-scurità della grotta per farsi una bella scorpacciata proprio di gamberetti: ne è stato testi-mone, durante una competi-zione fotografica estempora-nea, Stefano Navarrini, il quale scattò una serie di foto eccezionali di un grosso den-tice in caccia che gli valsero la vittoria.
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ovest. Da qui, puntando verso sud, troveremo che il fondale roccioso termina intorno ai 25 metri di profondità per far posto a delle belle distese di posidonie. Sui 35-40 metri di fondo ecco riapparire la roccia e con essa i primi massi rico-perti di gorgonie rosse molto rigogliose, con i polipi quasi sempre aperti al fluire della corrente. Sulla roccia ricoperta di ogni forma di vita vivono e si riproducono numerose spe-cie di grossi nudibranchi. Man mano che si scende i massi si fanno sempre più frequenti e appaiono interamente ricoperti da grossi ventagli di paramu-ricee, mentre tra essi nutrite colonie di anthias contribui-scono ad arricchire lo scenario davvero stupendo.
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dità che caratterizza tutta la zona, anche quella antistante la grotta, che inoltre offre note-voli motivi di interesse per gli appassionati di biologia marina e di macrofotografia, si tratta di una immersione non impe-gnativa e molto piacevole e interessante.
LA GROTTA DEL FALCO - II nome è in memoria di Ennio Falco, famoso corallaro napoletano scomparso 25 anni or sono. La targa con il suo nome è stata sistemata dal Cras di Roma sulla parete di un lungo corridoio aereo, percor-ribile a piedi dopo aver lasciato le bombole al termine di un percorso sommerso in grotta attraverso un sifone non tanto largo e piuttosto privo di vita bentonica. Il cunicolo interno all'asciutto è stupendo, cospar-so di delicatissime stalattiti e stalagmiti di colori che vanno dal bianco purissimo al marro-ne scuro. La zona d'ingresso della Grotta del Falco è ampia, con il tetto tappezzato ora da grosse colonie di Astroides e da stupende Leptopsammie, che circondando le bolle d'aria la-sciate dai sub sul soffitto con-sentono ai fotosub begli effetti speculari, ora da bianche fiori-ture di Corallium rubrum di piccole dimensioni incredibil-mente fitte. Sugli 8-9 metri di profondità c'è un complesso di vaste cavità e passaggi in cui gironzolano tranquille molte specie di pesci: occhiate, sara-ghi e avannotti di vario gene-re.
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copyright Guido Picchetti - 21/5/2009