da "IL SUBACQUEO" / Maggio 1992

NB. - In questa serie sono compresi alcuni dei tanti servizi foto-giornalistici che illustrano esperienze di viaggi
subacquei all'estero,  da me realizzati per la rivista "Il SUBACQUEO".


foto G. Picchetti

GUADALUPA,
le grandi ali della farfalla


La «Grande Terre» e la
«Basse Terre»,  le piantagioni di canna
da zucchero, la barriera corallina, le sterminate e bellissime spiagge bianche.
E i vulcani, le foreste e le cascate... E' uno scenario da film di Walt Disney.
Ed ecco, intorno all'isoletta Pigeon, la riserva marina di Cousteau, con i suoi
splendidi giardini subacquei dove i pesci sono amici dell'uomo.

testo e foto di
Guido Picchetti

uadalupa è la più settentrionale delle due maggiori isole - l'altra è Martinica - che costituiscono le Antille Francesi. A sua volta possiamo considerare Guadalupa formata da due isole disposte come le ali di una farfalla, separate da un sottile lembo di mare, ma unite da un grosso ponte che scavalca la «Rivière Salée», una laguna salmastra circondata da mangrovie dove dimorano e sostano, durante le loro periodiche migrazioni, migliaia e migliaia di uccelli. Sono due ali di farfalla, però, molto diverse tra loro, asimmetriche per forma e «sostanza». La «Grande Terre», come viene chiamata l'ala di levante, è di natura calcarea e prevalentemente pianeggiante. E' il regno della canna da zucchero e, protetta per buona parte dalla barriera corallina, è circondata da incantevoli spiagge bianche: è qui che si trovano quasi tutti gli alberghi e la stragrande maggioranza delle attrezzature turistiche di Guadalupa. L'ala di ponente è invece la «Basse Terre», ma, al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare dal nome, si tratta di una zona tutt'altro che piatta e monotona, presentando una conformazione geologica molto variata e certamente spettacolare. Da nord a sud, infatti, la Basse Terre è attraversata da un'alta catena di montagne di origine vulcanica, interamente ricoperte da una foresta pluviale verdissima. Frequenti corsi d'acqua corrono impetuosi nelle vallate tra i monti, precipitando in particolare dalla cima della Souffrière, il vulcano ancora attivo che, con la sua sommità a 1467 metri, segna il punto più alto di Guadalupa. Una vegetazione rigogliosa fa da cornice a delle cascate spettacolari, alte, a volte, oltre un centinaio di metri.

Questa grande varietà  di paesaggi  costituisce l'aspetto più af-

Nella foto in alto un pescatore di Les Saints sulla spiaggia del porticciolo di
Terre-de-Haut. In basso un'incantevole immagine di Les Saints.

fascinante di Guadalupa, ulteriormente «arricchito», sul mare, dalle numerose isole che la contornano come tanti fiori intorno a una farfalla. Alcune di queste isole, facilmente raggiungibili grazie ai frequenti traghetti che le collegano con Guadalupa, sono caratterizzate da un clima particolarmente asciutto che con-trasta in modo sorprendente con l'umidità dominante della Basse Terre, pur distando da questa non più di una trentina di chilometri. Così Les Saints, un piccolo, stupendo arcipelago a meno di un'ora di navigazione dal porticciolo di Trois Rivières, sul versante meridionale della Basse Terre; oppure Marie Galante, un'isoletta più a levante, dominio esclu-sivo della canna da zucchero; oppure, ancora, La Desirade, dove, più che al-trove, sono diffusi i cactus e le iguane.

Qui sopra una buffa espressione di una cernia; e,
a destra, una subacquea con un pesce istrice sui
fondali detta «Riserva Cousteau» di Guadalupa.


Sono tutte isole interessanti da un punto di vista turistico, meritevoli senz'altro di una visita non frettolosa, diffe-renziandosi l'una dall'altra per ambiente, storia e cultura. La maggior parte degli abitanti di Les Saints, ad esempio, discende da progenitori Bretoni venutisi a stabilire in queste isole circa 300 anni or sono. Della loro origine essi conservano ancora oggi molte tradizioni, a parte l'uso del Salako, il curioso copricapo di stile indocinese che tutti i «saintois» indossano. Ma il fascino maggiore di Les Saints sta nelle sue bellezze naturali, davvero straordinarie. Delle otto isole che compon-gono il piccolo arcipelago solo due sono abitate: la Terre-de-Bas e la Terre-de-Haut. E quest'ultima, con i suoi numerosi yacht all'ancora in rada e i suoi caratteristici battelli da pesca, con la sua cintura di verdi colline cosparse di piccole case con le tegole rosse, ha qualcosa, in piccolo, della famosa baia di Rio de Janeiro. Ma torniamo a Guadalupa, e prima di andare alla scoperta della selvaggia Basse Terre, dove si trova la riserva sottomarina Cousteau, meta abituale di quanti vengono a Guadalupa per immergersi, sia per la bellezza dei fondali sia per la presenza delle necessarie infrastrutture d'assistenza ai sub, facciamo un rapido giro nella più «vacanziera» Grande Terre.

 Il territorio reca ancora qua e là le tracce del tremendo ciclone Hugo che colpì questa zona dei Caraibi nel settembre di due anni or sono. Ci furono allora danni enormi: immediatamente si intrapresero le opere di ricostruzione necessarie e in breve tempo furono resi nuovamente funzionanti i numerosi complessi residenziali turistici esistenti sull'isola. Nelle vicinanze del paese di St. Francis raggiungiamo la Pointe des Chateaux, un promontorio roccioso proteso nell'Oceano Atlantico. Qui lo scenario è stupendo: le onde lunghe del respiro dell'oceano rompono contro bastioni e faraglioni di dura roccia erosa. Il blu profondo del mare si trasforma in turchese nelle vicinanze degli scogli, per poi esplodere in uno spumoso merletto bianco là dove acqua e terra si scontrano. La zona intorno alla Pointe des Chateaux, per la sua spettacolarità, è frequente meta di turisti. Ci sono numerosi ristoranti tipici, dove è possibile gustare caratteristici piatti locali sotto l'ombra ventilata di un porticato aperto alle carezze degli alisei, con il fragore delle onde come sottofondo.

Sulla Basse Terre ci sono numerosi ruscelli di acque calde leggermente sulfuree
che precipitano a valle dal vulcano La Souffrière. Nella foto a sinistra due ragazze locali fanno il bagno in una vasca naturale che trattiene queste acque nella loro
corsa verso il mare. In bassodei caratteristici frutti di Guadalupa.

I combattimenti dei galli sono molto sentiti dalla popolazione di Guadalupa: occasione di ritrovo e scommesse, si svolgono periodicamente all'interno di apposite arene sparse all'interno dell'isola. Ciò che più sorprende lo straniero è l'amore che i proprietari dei galli portano per i loro «campioni»..

Ma proseguiamo il nostro giro lungo la costa meridionale della Grande Terre. E' sulle belle spiagge bianche di questo litorale che si trova la maggior parte delle infrastrutture turistiche dell'isola. Ci fermiamo in riva al mare nei pressi di S.te Anne per gustare il calore del sole e scattare qualche buona immagine dei luoghi. Un bel veliero che rientra alla marina di Gosier fa da primo piano, mentre sullo sfondo il sole s'infiamma dietro la coltre di nuvole che corona quasi in permanenza la Souffrière. La silhouette montagnosa della Basse Terre si staglia scura contro l'orizzonte dipinto dalle sfumature tipiche dei bei tramonti tropicali, dapprima tenui, ma via via sempre più saturi di colore.

È tempo ormai di tornare in albergo e gustarci un buon «planteur» prima della cena. La mattina presto partiamo per la Basse Terre. Ci fermiamo un attimo a Pointe-à-Pitre, la capitale, per ammirare il mercato pieno di colori, odori e forme esotici. Passato il ponte sulla Rivière Salée, ci inoltriamo in aperta campagna fra piantagioni di canna da zucchero e bananeti. Qui la natura rigogliosa ha preso immediatamente la sua rivincita sulle forze distruttive di Hugo e non si nota più alcun segno del passaggio dell'uragano.

Man mano che saliamo sul livello del mare la strada diviene più tortuosa, l'aria si rinfresca maggiormente e di colpo ci ritroviamo all'interno della foresta tropicale. Verso il valico (stiamo attraversando l'isola nel suo punto centrale) vi sono grandi concentrazioni di caratteristiche felci arborescenti, veri fossili viventi del regno vegetale, e una profusione caotica e rigogliosa di tutte quelle piante che da noi tanta fatica ci costa tenere in vita: Philodendri, delle specie lianescente e gigantee, e Orchidacee e Bromeliacee che, sotto forma di epifiti, ador-nano ogni grande albero della foresta.

Passato il valico del «Col des Mammelles», così denominato dalla tipica forma delle due colline che fiancheggiano il passo, ecco splendere in basso il mare calmo di sottovento. Quasi di fronte, a poco più di un miglio dalla costa, scorgiamo altri due piccoli fiori della nostra farfalla. Sono Les Ilets Pigeon, i due piccoli isolotti rocciosi intorno ai quali si estende la «Riserva Cousteau». E' lì che siamo diretti per le nostre immersioni, e non vediamo l'ora di visitare i fondali circostanti che tanto hanno entusiasmato il famoso esploratore francese. Le acque attorno agli isolotti sono di fatto protette da un divieto di pesca, ma in realtà in questa zona, nonostante il nome con cui è nota da tempo, una protezione ufficiale non è stata mai ufficialmente istituita. Vi sono comunque in corso delle proposte di legge per regolarizzare la situazione, al fine di poter difendere questo ricchissimo tratto di mare.

Sulla spiaggia della Malendure ci accoglie con un sorriso Christian Rieussel, presidente del Nautilus Club, presso la cui struttura abbiamo deciso di appoggiarci per le nostre immersioni. La sabbia è nera e finissima. Denuncia chiaramente la sua origine vulcanica, mentre la trasparenza
dell'acqua è un forte invito all'immersione. Indossato l'equipaggiamento, i veloci scafi in alluminio del centro ci trasportano in un attimo nei pressi di Les Pigeon. Una capovolta... ed eccoci in un altro giardino esotico. Questa volta, però, è un giardino sottomarino.

Già nei primi metri notiamo una fantastica proliferazione di spugne di ogni forma e colore: specie incrostanti, a cuscinetto, a canna d'organo, ad orecchio d'elefante e a calice, tanto grandi da poterci entrare dentro. Il tutto in pochi metri quadrati di fondale. Più giù, grandi ventagli di gorgonie violette e gialle, in variazioni di colore che non ci sembra d'aver mai visto in altre parti nei Caraibi, ondeggiano dolcemente nella corrente. E tutt'intorno, numerosi, i pesci tipici della barriera corallina; nessuno dei quali si preoccupa della nostra presenza. Anzi, basterà tirare fuori dalla tasca del jacket un sacchettino di briciole di pane per essere imme-diatamente assaliti da una nuvola di questi coloratissimi e affamati amici pinnuti. Christian ci fa cenno di seguirlo: ci porta a vedere un fenomeno alquanto singolare. La natura vulcanica dell'isola non solo è evidente per certe caratteristiche dell'ambiente esterno di Guadalupa, ma è anche rivelata sott'acqua dalla presenza sul fondo di alcune sorgenti di acqua calda di natura sulfurea. Un piccolo «cratere» sul fondale, del tutto privo di vita,  segna il luogo dove si trova una di esse.  Si

In alto: un pesce angelo francese.

Durante la notte i coralli duri si espandono, gonfiandosi d'acqua ed estroflettendo i loro polipi alla
ricerca di cibo.
 
Nella foto in basso un
particolare della bocca di un
polipo di corallo. Anche i
gorgonocefali escono di notte,
ed è facile rinvenirli abbarbicati
ai rami dei gorgonari
(foto a destra)

vede subito, dalla viscosità e dal tremolio dell'acqua lentamente sgorgante dal fondo, che qui temperatura e densità sono diverse. E un'occhiata al termometro della consolle conferma l'impressione: segna 29 gradi,  quattro gradi di più della tempe-ratura dell'ambiente circostante. Ma su questi fondali subacquei intorno a Les Ilets Pigeon ciò che più colpisce è l'incredibile ricchezza e varietà della vita bentonica. Ricchezza e varietà che risultano ancora più evidenti effettuando un'immersione notturna. Ogni corallo molle sembra allora avere mille ospiti e, abbarbicati su di essi, ci sono stupendi gorgonocefali che estendono a ventaglio nel buio le loro cento braccia ramificate per catturare il plancton di cui si cibano. E quanti diversi tipi di riccio dai colori inimmaginabili si avventurano di notte fuori dai loro nascondigli diurni !

Le meravigliose immersioni sui fondali della «Riserva Cousteau» non debbono tuttavia farci tralasciare tutte le altre numerose cose interessanti  e belle da vedere che ci offre Gua-dalupa. A cominciare dal vulcano della Souffrière, che merita una passeggiata fino al cratere, senza troppa fatica grazie alla strada panoramica che permette quasi di arrivare in auto sulla sommità. Ci sono poi da visitare alcune spettacolari cascate tra i monti, raggiungibili dopo affascinanti e lunghe camminate in piena foresta tropicale, e lo stupendo parco botanico  di Trois Rivières,  con  i  misteriosi  geroglifici  incisi nella roccia dagli antichi indiani Sarawak, primi abitanti di Guadalupa. Di dovere, per noi italiani, in questo cinquecen-tesimo anniversario della scoperta dell'America, il monumento a Cristoforo Colombo, eretto nel piccolo centro costiero di Ste. Marie, a ricordo dello sbarco che proprio in questa località di Guadaupa fece il navigatore genovese durante il suo storico viaggio.•

Nella foto in alto il sole tramonta al largo detta spiaggia di Malendure.
In basso u
na parete rocciosa ricoperta da grosse spugne incrostanti
tipiche dei fondali caraibici.
 



In immersione sui fondali
della «Riserva Cousteau».
Nella prima foto a  sinistra:
 il faro del  sub illumina
un gruppo di gorgonari.
Nella foto a lato: davanti
ad una subacquea
 un pesce trombetta è
ben mimetizzato lungo
i rami di una gorgonia.

INFORMAZIONI UTILI

Clima: II clima di Gua-dalupa è quello tropica-le, temperato però dai venti alisei che proven-gono dall'Atlantico. La temperatura si mantie-ne tutto l'anno tra i 22 e i 30 gradi. Essendo Gua-dalupa sulla fascia equa-toriale, il sole sorge sempre alle sei di matti-na e tramonta regolar-mente alle diciotto. La stagione secca va da dicembre ad aprile. La tempe-ratura dell'acqua non scende mai al di sotto dei 25 gradi, toccando la punta minima nel mese di febbraio e raggiungendo quella massima di 29 gradi nel mese di agosto.

Abbigliamento. Ai tropici la pioggia può essere davvero intensissima, anche se normalmente di breve durata. Spesso arriva del tutto inaspettata, per cui è consigliabile avere sempre dietro un impermeabile. I migliori, in queste situazioni, sono quelli di plastica, leggeri, compatti e realmente a tenuta. Oltre a ciò può bastare un normale abbigliamento da clima caldo, con in più un leggero maglione o una leggera giacca a vento. Per gli amanti della natura e delle camminate sarà utile un paio di scarpe adatte alle piste di montagna che possono essere spesso bagnate e accidentate. Per i sentieri più battuti, comunque, basteranno delle scarpe da tennis di buona qualità. Per i subacquei è consigliabile una muta leggera da 2 o 3 mm di spessore, più per una protezione contro le abrasioni da corallo e per il vento a volte fresco quando si esce, che non per la perdita di calore corporeo sottacqua.

A tavola: Anzitutto il bere; l'acqua è potabile ovunque e il buon vino francese non scarseggia. Non mancate di assaggiare poi gli stupendi succhi di frutta esotica fresca (carambole, corossol, maracuja e guava) e, naturalmente, il «planteur», una specie di long-drìnk a base di rhum locale. Piatto tipico che si vende ovunque, anche in spiaggia o al mercato, sono «les accras», piccole frittelle di merluzzo secco impastato con erbe, deliziose soprattutto come «snack» dopo una immersione. Fungono da «entrées» le pere avocados in tutte le salse,  dei piccoli granchi farciti,  lo squisito «poisson fumé» delle isole Sain-

tes e le ricche insalate locali. In tante maniere vengono poi serviti frutti di mare come le ostriche e i «lambis» (uno dei più grandi e gustosi molluschi marini). Una specialità sono «les ouassous», piccoli scampi di acqua dolce pescati nei torrenti di montagna. Naturalmente non manca il buon pesce fresco, accompagnato da tante strane verdure (ignames, chrìstophines e fruits de pain) e da frutti locali.

Viaggio: Vettore preferenziale per raggiungere Guadalupa dall'Europa è certamente l'Air France, che da Parigi in meno di sette ore di volo raggiunge Pointe-à-Pitre, dove è l'aeroporto intercontinentale. Nella stagione estiva l'Air France opera tra Parigi e Pointe-à-Pitre con 18 voli diretti alla settimana effettuati con un B747. Dall'Italia è possibile raggiungere Parigi, in coincidenza con le partenze per Guadalupa, utilizzando voli Air France in partenza da Roma, da Milano e da altre città italiane. Le tariffe hanno validità stagionale. Ad esempio, tra Milano e Guadalupa, la tariffa A/R varia, a seconda delle date prescelte, da un minimo di L. 1.227.000 a un massimo di L. 1.938.000. Per quanto riguarda l'eventuale soggiorno, l'Agenzia Jet Tours Italia offre pacchetti di viaggio di 7 notti e 9 giorni, comprendenti viaggio e soggiorno con prima colazione, a L. 1.997.000 in hotel di 1° categorìa e a L. 1.896.000 in residence. Altri tour operator che offrono viaggi per Guadalupe sono, a Milano, Viaggidea e Sevendays e, a Roma, Meridiano e Aerontour.

Trasporto: Il voltaggio è quello americano, 110 volt AC a 60 cicli, e le prese di corrente quelle a due lamelle inclinate tipiche degli Stati Uniti. Ricordiamoci pertanto di portare trasformatori e adattatori di presa se avremo bisogno di ricaricare le batterie di flash e illuminatori nelle stanze d'albergo dove alloggeremo.

Diving Center: La maggior parte dei diving operanti a Guadalupa si trovano sulla spiaggia di Malendure o nelle immediate vicinanze, di fronte alla «Riserva Cousteau». Questo l'indirizzo del Nautilus Club Plongée, citato nel servizio: Plage Malendure 97, 125 Bouillante, tel. 590/988569 - 590/940910. Immediatamente vicino c'è lo Chez Guy Cip Guadeloupe, Plage de Malendure 97, 125 Bouillante, tel. 590/988172 - 590/988584. Un altro ottimo diving operante nella stessa zona è Les Heures Saines, diretto da Dominique Deramé. Questo il suo recapito: Les Heures Saines, Rocher de Malendure, 97132 Pigeon Bouillante, tel. 590/988663 - 590/955050.


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copyright Guido Picchetti - 15/7/2009