da "IL SUBACQUEO" / Gennaio 1992

NB. - In questa serie sono compresi alcuni dei tanti servizi foto-giornalistici che illustrano esperienze di viaggi
subacquei all'estero,  da me realizzati per la rivista "Il SUBACQUEO".


foto G. Picchetti

LE TURKS & CAICOS,
sulle orme di Colombo


Isole Turks & Caicos, attuale governatorato britannico nella
regione delle Bahamas: forse è qui che il navigatore genovese toccò terra
dopo oltre un mese di mare. Terre povere in superficie delle ricchezze che lui cercava,
ma con un tesoro sommerso inestimabile, custodito da acque limpidissime.

testo e foto di
Guido Picchetti

Un salto dalla pedana di poppa dell'imbarcazione ed eccoci nel fantastico
ambiente sommerso delle Turks & Caicos.
.

l 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo, dopo 33 giorni di navigazione a vela seguendo rotte sconosciute, scoprì l'America; senza neppure saperlo, come ci ricordano i nostri studi scolastici. Egli era convinto di aver raggiunto il mare delle Indie, e di aver scoperto, viaggiando verso occidente, la via più breve per arrivare sulle ricche coste dell'Asia. Dove esattamente in quel fatidico giorno il navigatore genovese toccò terra, ancora oggi, a cinquecento anni di distanza dalla sua straordinaria impresa, non lo sappiamo con certezza. Si sa solo che Colombo, alla piccola isola su cui mise piede in nome della regina Isabella di Spagna, diede il nome di San Salvador, e che vi incontrò degli indigeni dall'atteggiamento amichevole, che, insistendo nel suo errore, chiamò appunto Indiani. Oggi gli studiosi sono concordi nel riconoscere che Colombo toccò terra nella regione delle Bahamas.

Per anni l'isola di Waitling è stata considerata la località del primo sbarco di Colombo, e perciò fu chiamata con il nome di San Salvador. Ma ben altre nove isole nella stessa area geografica, in base a differenti argomentazioni, reclamano attualmente lo stesso privilegio. Recenti studi hanno tuttavia convinto alcuni storici che il luogo esatto della scoperta del Nuovo Mondo sia invece l'isola di Grand Turk, una delle otto isole maggiori che formano il governatorato britannico delle Turks & Caicos, soggetto di questo nostro reportage fotografico subacqueo. Nelle Turks & Caicos Colombo era a caccia di ricchezze, ma su queste isole calcaree basse e desolate non le trovò. Rimase deluso e volse la prora ad altri lidi. Forse, se invece di limitarsi a veleggiare con destrezza tra i banchi e le pareti di corallo per evitarne le insidie avesse potuto mettere la testa sott'acqua con una maschera, avrebbe potuto annotare gli infiniti altri tesori che queste isole hanno ancora oggi da offrire. Le bellezze subacquee di una serie di fondali spettacolari, popo-

lati da magliaia e migliaia di creature marine diverse, piccole e grandi, in una varietà di forme e colori che pochi ambienti sottomarini nel mondo possono vantare. Sono tesori che noi subacquei del ventesimo secolo possiamo invece facilmente scoprire e ammirare, ripercorrendo idealmente le orme di Colombo e contribuendo così a celebrare nel modo che ci è più consono il cinquecentenario della sua impresa.

Una decina di ore di volo da Roma a Miami; un comodo pernottamento nelle vicinanze dell'aeroporto statunitense, reso necessario dalle coincidenze dei voli; altri ottanta minuti di aereo da Miami con i voli Pan Am che quotidianamente collegano la capitale della Florida con le Turks & Caicos: ed eccoci a Providenciales, familiarmente detta Provo. È l'isola capoluogo delle Caicos, di cui fanno parte altre cinque isole principali: West Caicos, North Caicos, Middle Caicos, East Caicos e South Caicos. Più a levante invece, separate dalle precedenti da un profondo canale di una trentina di miglia di larghezza, abbiamo le Turks Islands, con le loro due isole maggiori Grand Turk e Salt Cay, che pure sono parte integrante dello stesso governatorato britannico. I due gruppi di isole sorgono su larghe piattaforme calcaree che si elevano da profondità di oltre 3.000 metri. Ciò nonostante sono tutte isole piuttosto basse, con il suolo che si solleva mediamente appena 6 o 7 metri sopra il livello del mare, raggiungendo al massimo, in alcuni punti di Provo e di East Caicos, i 50 metri di altezza. Una vegetazione sparsa e bassa le ricopre, appena favorita dalle scarse precipitazioni che caratterizzano la zona.

Ai tempi di Colombo, in verità, sembra che la situazione fosse alquanto diversa. Dicono gli storici che una vegetazione alta e lussureggiante ricoprisse allora le Caicos. Ma intorno al 1700 alcuni mercanti delle Bermude interessati alla produzione del sale (elemento allora di importanza vitale per la conservazione degli alimenti) tagliarono tutti gli alberi più alti. Volevano in questo modo ridurre le pesanti piogge che, provenienti dall'Atlantico, periodicamente colpivano queste isole e facevano diminuire la produzione del sale, a quei tempi principale risorsa dell'economia locale. Riuscirono nel loro intento i mercati bermudiani con quello che oggi sicuramente considereremmo un grave reato anti-ecologico? Difficile dirlo. Non c'erano ancora delle stazioni meteorologiche a controllare i fatti. Certo è che attualmente su queste isole piove pochissimo e che l'acqua piovana viene preziosamente raccolta in cisterne e serbatoi, quando non è prodotta artificialmente, come avviene in alcuni alberghi del luogo grazie ai moderni impianti di desalinizzazione.

Rispetto alle Turks, che si affacciano direttamente sull'Atlantico e sulle quali le nubi non fanno evidentemente in tempo a condensarsi, le precipitazioni sulle Caicos, benché rare, risultano in certa misura più frequenti. L'acqua piovana non raccolta viene tuttavia facilmente assorbita dal terreno calcareo, e l'assenza di fiumi e ruscelli fa sì che nessun sedimento arrivi in mare dalla costa a danneggiare l'esistenza dei coralli. Conseguentemente l'intero arcipelago è circondato da rigogliose formazioni coralline che si estendono per oltre 200 miglia in acque che raggiungono, specie nel periodo invernale, livelli di limpidezza eccezionale: un vero paradiso per gli appassionati delle attività subacquee.

Arrivo nel piccolo aeroporto di Provo nelle prime ore di un sabato pomeriggio di giugno. Mi attende una settimana di crociera subacquea sul Sea Dancer, la stupenda imbarcazione che Peter Hughes, uno dei più noti operatori turistici subacquei dei Caraibi, ha destinato appunto alle crociere subacquee intorno alle Turks & Caicos. Con me dall'Italia c'è anche Ivana Baldi, un'ottima subacquea della scuola di Marcante (che per la verità rimarrà alquanto scioccata dal modo degli americani, per lei del tutto nuovo e inconsueto, di condurre le immersioni).


Gran parte delle aree marine dell'arcipelago sono
state dichiarate parco nazionale: qui possiamo
incontrare dall'elegantissimo Pomacanthus
arcuatus, prima foto in basso, al buffo pesce
scatola (Lactophrys triqueter), ultima foto
in basso. Al centro,  due esemplari di Cyphoma gibbosum, comunemente detti conchiglie flamingo

In alto, i resti dei "conch", tipici molluschi dei
Caraibi allevati in vasche di superficie.
In basso,  in immersione sui fondali delle Caicos,
dalla generale conformazione di un ripiano
roccioso con formazioni madreporiche.

Ma anche il sottoscritto, per quanto non nuovo ad esperienze del genere, resterà molto colpito dal ritmo davvero sorprendente con cui si svolge abitualmente l'attività subacquea a bordo del Sea Dancer. E non potrebbe essere altrimenti. Basti pensare che nei sei giorni effettivi destinati alle immersioni della settimana di crociera sul Sea Dancer da domenica a venerdì, c'è la possibilità per chi è affamato di immersioni, di effettuarne addirittura 28. Sull'imbarcazione di Peter Hughes sono infatti programmate giornalmente ben 5 immersioni, notturna inclusa: alle 9, alle 11, alle 15, alle 17 e alle 21. Questo sistematicamente ogni giorno, ad eccezione del venerdì, giorno in cui, in previsione del volo di ritorno dell'indomani, le immersioni in programma sono solo tre, tutte nella mattinata (la prima alle 5 e mezza di mattina!). E poi si dice che i sub vanno in vacanza... Eppure più di un subacqueo americano presente a bordo, ha approfittato interamente di questa possibilità, e se qualcuno talvolta ha dichiarato forfait, forse è stato più per la sana regola vigente sul Sea Dancer che vieta di fare l'immersione dopo i pasti, qualora insieme al cibo si sia bevuto qualcosa di alcolico, anche una semplice birra... E di birre a bordo ce n'erano a volontà!

Nei sei giorni di crociera ho fatto 25 immersioni, rinunciando solo a quella antelucana dell'ultimo giorno e ad un paio di altre, perché... quando è troppo, è troppo! E non è da dire che si tratti di immersioni tanto leggere. Le stupende pareti a strapiombo che bordano verso l'esterno i vari punti raggiunti dal Sea Dancer consentono infatti facili picchiate in profondità, che non ho visto disdegnate da nessuno dei partecipanti, per quanto sapientemente condotte con la tecnica delle cosiddette «multilevel» (per lo più con l'ausilio dei computer).

All'aeroporto di Provo le formalità di sbarco sono piuttosto rapide, favorite dal fatto di essere il nostro da Miami l'unico aereo in arrivo al momento. Ma già durante la breve attesa abbiamo modo di conoscere alcuni degli altri partecipanti alla crociera, identificati grazie alle etichette che contraddistinguono i bagagli di ciascuno di noi, etichette che l'efficientissima organizzazione di Peter Hughes ha provveduto a farci recapitare ancora prima della nostra partenza da casa, proprio per facilitare il reperimento e il trasporto finale delle valigie. Fuori dell'aerostazione, infatti, per prendersene prontamente cura, ci sono in elegante divisa da marina Robert e Stan, rispettivamente comandante e aiutante di bordo del Sea Dancer, i quali ci danno nel contempo un caloroso benvenuto. Siamo un gruppo di undici subacquei in tutto. Oltre a noi due italiani, c'è una coppia di canadesi, mentre gli altri sono cittadini di vari stati americani. Su due pulmini attraversiamo l'isola per raggiungere la marina, dov'è attraccato in attesa il Sea Dancer. L'impressione che da questo breve tragitto ricavo su Provo, non è in verità molto positiva. Alquanto simile esteriormente a Cayman Brac (la più piccola delle Cayman Island, dove si trova, presso il locale «Divi Hotel», un'altra delle organizzatissime strutture messe a punto da Peter Hughes per le immersioni sui fondali caraibici), l'isola mi appare all'interno, oltre che bassa e desolata, notevolmente polverosa, piena com'è in questo momento di lavori in corso e con molte strade in costruzione o in via di rifacimento. Si nota chiaramente il boom economico che sta vivendo la zona, grazie soprattutto al turismo che, dopo millenni di silenzioso isolamento, ha improvvisamente, e da poco tempo, scoperto queste isole. Sul versante costiero settentrionale di Provo bordato da una stupenda spiaggia bianca, proprio di fronte ad una delle aree più indicate per l'attività subacquea, ci sono infatti già operanti numerosi esercizi alberghieri come ad esempio il «Ramada Turquoise Reef Hotel» o il «Le Deck Hotel». Poco distante c'è anche una delle basi del Club Mediterranée, il «Club Med Torquoise»: fu impiantato quando sull'isola non c'era ancora nessuna struttura turistica, ma è divenuto oggi, dopo appena sei anni di attività, il più frequentato Club Med dei Caraibi.

Naturalmente lo sport subacqueo è in tutte queste strutture organizzatissimo e certamente il più seguito tra i numerosi sport legati al mare che qui è possibile praticare, proprio per la grande spettacolarità dei fondali circostanti. Una nota curiosa a proposito delle Turks & Caicos riguarda l'origine del nome di queste isole. In realtà si tratta di una doppia origine. Secondo la tradizione il nome Turk deriva dal fiore rosso di un cactus locale che rassomiglia appunto al tipico fez che ornava il copricapo dei turchi. Caicos invece è una trasformazione della parola spagnola «Cayos», che in spagnolo significava appunto «piccole isole». Non posso certo comunque affermare di conoscere le Turks & Caicos, avendo visitato, e solo per poche ore, l'isola di Provo. Una caratteristica comune dei Caraibi è proprio data dal fatto che queste isole, anche vicine tra loro, possono differenziarsi notevolmente dal punto di vista morfologico e ambientale, e quelle maggiori che compongono quell'arcipelago non sfuggono affatto a tale regola. A differenza di Provo, caratterizzata da dossi collinari arrotondati e da lunghissime spiagge bianche, Grand Turk si presenta ad esempio alquanto più piatta e monotona. Middle Caicos, la più grande dell'arcipelago, è invece tutta traforata da grotte e caverne, spesso profonde e misteriose. North Caicos è l'isola più verdeggiante, e la sua agricoltura produce frutta e ortaggi. West Caicos, un tempo nascondiglio dei pirati, oggi è rifugio solo di flamingo e di numerosi altri uccelli, anche rari. Ma torniamo al nostro viaggio e al Sea Dancer che ci aspetta per lasciare gli ormeggi. Alle cinque e mezza del pomeriggio i nostri bagagli sono già tutti a bordo e ci muoviamo con l'imbarcazione in direzione di West Caicos, l'isola lungo il cui versante occidentale, in funzione delle attuali condizioni atmosferiche, sono previste gran parte delle immersioni in programma nella crociera. A partire però da domani mattina; per stasera infatti (risentiamo tutti, chi più, chi meno, del viaggio) c'è solo in programma dopo cena una proiezione di diapositive commenta-ta a più voci dai vari responsabili di settore del Sea Dancer, che serve proprio a dare a tutti noi una chiara idea su come è organizzata la vita a bordo. Possiamo così conoscere gli altri componenti l'equipaggio: oltre a Stan e Roger, ci saranno a darci assistenza  nel viaggio,  e più specificatamente per le im-

In alto il «Sea Dancer», un 'imbarcazione di trentatré metri a disposizione per
una crociera tutta dedicata alle immersioni: durante la settimana di vacanza c'è la possibilità di effettuare fino a 28 discese. Sono programmate giornalmente ben 5 escursioni, ad esclusione del venerdì, con solo tre in mattinata, in
previsione del viaggio di ritorno.

IL "SEA DANCER"

Trentatré metri di lunghezza, 18 posti letto per i subacquei ospiti in nove cabine di varia capienza, tutte con aria condizionata, e docce e servizi privati; un'ottima cucina, con cibo e bevande a volontà; e soprattutto tante, tante immersioni (ben cinque al giorno, compresa la notturna), con un'assistenza tecnica ineccepibile: questo è il Sea Dancer di Peter Hughes.
L'imbarcazione dispone normalmente di uno staff di cinque persone, di cui almeno tre qualificate a livello di istruttore e di divemaster, con un'esperienza eccezionale nel settore video e foto-sub.

A bordo c'è infatti un ottimo laboratorio per lo sviluppo delle diapositive con procedimento E6 da essi curato e giornalmente messo in funzione sia per le foto dei foto-sub partecipanti alla crociera che desiderino controllare subito i risultati ottenuti (costo 10 dollari a rollino), sia per quelle realizzate dallo stesso staff, che ritraggono gli ospiti in vari momenti della crociera e che comporranno l'audiovisivo che si proietterà l'ultima sera come commiato finale. A disposizione dei sub partecipanti alla crociera c'è un ricco e completo parco di attrezzature foto-videosub da noleggio. Ma quel che più conta, è che tra i componenti dello staff c'è chi è in grado di effettuare pronti interventi di emergenza e di riparazione sulle varie apparecchiature, mettendole in grado di rifunzionare anche dopo eventuali allagamenti ed evitando guai peggiori. E chi volesse, noleggiando tali attrezzature, può ricevere anche l'insegnamento necessario per poterle utilizzare al meglio.

La crociera a bordo del Sea Dancer dura una settimana; la quota di partecipazione, variabile in funzione del tipo di sistemazione a bordo, va da 1.200 a 1.400 dollari circa e comprende il soggiorno con i relativi pasti, tutte le bevande, la possibilità di praticare windsurf e sci nautico, l'uso di bombole, cinture di zavorra ed eventuali schienalini, le tasse governative e i trasferimenti da e per l'aeroporto. Non sono incluse le mance per l'equipaggio. Per le immersioni notturne è obbligatorio l'impiego di uno stik di cyalume, acquistabile a bordo.

Il Sea Dancer effettua crociere subacquee lungo le coste delle Turks & Caicos solo durante il periodo estivo. Nel periodo invernale i suoi itinerari interessano altre isole più inteme dei Caraibi, e più precisamente St.Maarten, St. Kitts e Saba. Per ulteriori informazioni e dettagli sui programmi del Sea Dancer questo l'indirizzo dell'organizzazione di Peter Hughes cui potersi rivolgere direttamente negli Usa: Divi Resorts, 54 Gunderman Rd, Ithaca, N.Y. 14850, Usa, tel.607-277-34844. C'è anche un recapito in Europa, e per l'esattezza in Inghilterra: Unique Hotels Carìbbean, Horse-pools House, Edge, Gloucestershire, England GL2 6NH, tel.44-452-813551. In Italia ci sono due operatori turistici specializzati che propongono crociere subacquee sul Sea Dancer, curando anche l'organizzazione del viaggio alle Turks & Caicos. Sono la «Profondo Blu», c/o «Tortuga Club», Palazzo Plinius, Piazza Roma 1, 22100 Como, tel.031/304524 -301582(fax); o c/o «L'Ombrellone», Via Pietro Micca 5, 20025 Legnano (MI), tel.0331/ 540600-542542(fax); o c/o «Ceresio Tour», Viale Milano 23, 21100 Varese, tel.0332/ 287146-284627 (fax); e l'«Aquadiving Tours», via Mameli 783/C, 61100 Pesaro, tel. 0721/ 400562.

mersioni, Lori Zaharchlik e Kaile Tsapis, due ottime subacquee qualificate ai massimi livelli delle rispettive organizzazioni. La prima è addetta alla preparazione e al perfezionamento dei sub che lo richiedessero; la seconda invece  è  ricca   di  una  notevole  esperienza  nel settore  della fotosub,  in grado non solo di scattare ottime immagini subacquee, ma anche di smontare e salvare una Nikonos 5  allagata,  circuito elettronico

compreso, con estrema prontezza ed abilità. Insieme ad esse, a coordinare le nostre immersioni dall'esterno e a darci tutta l'assistenza necessaria, Thomas Dunzelman, disponibile anche, come le due ragazze, ad affiancarsi sott'acqua ad uno di noi per consentire la formazione delle fatidiche coppie, base del sistema di immersione felicemente adottato sul Sea Dancer.

L'intero arcipelago delle Turks & Caicos è circondato da rigogliose formazioni coralline che si
estendono per oltre duecento miglia in acque che raggiungono, soprattutto nel periodo invernale, livelli di limpidezza eccezionale. Pochi altri ambienti sottomarini possono vantare la varietà di forme e colorì di
questi fondali, popolati da migliaio, e migliaia di creature manne diverse, piccole e grandi.

Slopewall, Rock Garden Interlude, Midnight Manta, Le Guglie, Sunday Services, Whiteface, Land of Giant, Highway to Even: questi alcuni dei tanti stupendi punti di immersione toccati dal nostro giro con il Sea Dancer lungo il versante occidentale di West Caicos. The Mistery Reef, The Harvest, The Crack, The Stairway: quelli altrettanto belli sul versante costiero di Provo, su cui ci siamo immersi durante la stessa crociera. Sono mete di immersione tra loro simili e diverse al tempo stesso: simili per la conformazione generale del fondo, costituito generalmente da un ripiano roccioso cosparso di grosse e interessanti formazioni madreporiche e fiancheggiato verso l'esterno da pareti coralline a strapiombo, ricoperte da spugne e celenterati, ma sempre caratterizzato da qualcosa che lo rende piuttosto diverso dagli altri, dalle presenze animali ad alcuni particolari aspetti morfologici. E sono punti di immersione non solo individuati ciascuno da un proprio nome, ma debitamente marcati in superficie da grosse boe fissate a pesanti corpi morti sul fondo, che consentono l'attracco al Sea Dancer senza alcuna necessità di gettare ogni volta l'ancora sul fondo, danneggiando conseguentemente le madrepore sottostanti.

Gran parte delle aree marine dell'arcipelago delle Turks & Caicos sono infatti state dichiarate da tempo parco nazionale, e per consentire l'attività subacquea in tali zone evitando nel contempo il dannoso ancoraggio, grazie a una locale fondazione di studi marini (la Pride) e con il contributo volontario di numerosi operatori subacquei della zona, sono state già fissate al fondo più di trenta boe nei punti di maggiore interesse subacqueo; e ogni anno si prevede di sistemarne almeno altre quindici. I corpi morti di ancoraggio delle boe sono solitamente posti sul pianoro sommerso che fiancheggia per circa un miglio di larghezza la costa dell'isola ad una quindicina di metri di profondità. Ma appena a qualche decina di metri dalle boe verso il largo ci sono le spettacolari pareti a strapiombo, che precipitano rapidamente verso il cosiddetto «la-la-land», come viene abitualmente definito l'irraggiungibile profondo blu nel caratteristico ma chiaro linguaggio usato dai responsabili del Sea Dancer durante il breefing di rito che precede ogni immersione.

Ma, oltre alla completezza di questi breefing, c'è un'altra particolarità che voglio ricordare a proposito della perfetta organizzazione subacquea sul Sea Dancer. Riguarda la vestizione e la svestizione dei sub, e il sistema immediato di riapprontamento delle bombole. Per la vestizione, niente di più pratico, con le bombole sistemate a rastrelliera direttamente alle spalle del subacqueo, che può indossarle standosene comodamente seduto, e trovando in una specie di cassonetto sottostante tutto il suo equipaggiamento a portata di mano, all'infuori delle pinne, che lo aspetteranno sulla pedana di salto a poppa dell'imbarcazione e che indosserà all'ultimo momento. A fine immersione, appena il sub è di nuovo sul-

Nell'immagine sopra, un calamaro ripreso
durante un'immersione notturna.

la pedana, il divemaster gli toglie subito la bombola dalle spalle, sganciandola dal jacket e passandola in alto all'altro divemaster addetto alla ricarica. Il subacqueo può così andarsi a svestire al suo posto debitamente alleggerito del  peso della bombola. Niente da dire, si tratta proprio di una bella organizzazione. Ma solo così è possibile fare le tutte immersioni previste giornalmente (o almeno provarci), e al tempo stesso riuscire a godersi quanto di bello può offrire l'andare per mare su una bella imbarcazione ai tropici. Per di più avendo a disposizione delle cabine con un'aria giustamente condizionata in cui ritirarsi quando se ne ha voglia (o se ci sono troppi mosquitos in giro), e una cucina davvero ricca, abbondante e variata. •


Notizie utili sulle Turks & Caicos

Dove alloggiare: Tra le varie possibilità esistenti nelle diverse isole delle Turks & Caicos, di cui però non abbiamo esperienza diretta, consigliamo i due hotel citati nel testo, entrambi situati sul versante settentrionale di Provo, e in grado di assicurare tutta l'assistenza necessaria alle immersioni: il «Ramada Tourquoise ReefResort and Casino» (P.O.Box 205, Providenciales, Turks & Caicos Islands, tei. 809-946-5555); e «Le Deck Hotel & Beach Club» (P.O.Box 52-6002, Miami, FL 33152, tel.809-946-4547, fax 809-946-4770. In Italia per organizzare eventuali viaggi alle Caicos con soggiorni presso i suddetti hotel, l'operatore turìstico specializzato cui rivolgersi è la «Turisub», e/o «Viaggi Senza Frontiere», via XXII Luglio 24, 43100 Parma, tel.0521/ 285600-287692-234520 (fax).

Collegamenti aerei: La Pan Am fino a poco tempo fa era l'unica compagnia aerea ad avere collegamenti regolari tra gli Stati Uniti e le Turks & Caicos: quattro voli a settimana con Providenciales, e due voli a settimana con Grand Turk, tutti in partenza e in arrivo a Miami. Recentemente anche la Cayman Air ha istituito dei voli tra Miami e Grand Turk, via Providenciales, tre volte a settimana. Durata del volo da Miami a Provo: un'ora e 20 minuti circa. Un sistema di linee aeree inteme della TCNA provvede ai collegamenti giornalieri tra le varie isole maggiori delle Turks & Caicos.Al momento di lasciare il Paese ai visitatori è richiesta una tassa governativa di 10 dollari.

Valuta: Il dollaro Usa è usato in tutte le isole. Servizi bancari sono disponibili a Grand Turk, South Caicos e Providenciales. I traveller's checks sono comunemente accettati, come sono riconosciute le carte di credito della Visa, della MasterCard e dell'American Express.

Formalità d'ingresso: è sufficiente il passaporto in corso di validità, e l'esibizione del biglietto di viaggio A/R. Non è richiesta alcuna vaccinazione. Il visto per l'ingresso negli USA può essere tuttavia consigliabile per l'eventuale transito da Miami. I turisti nelle Turk & Caicos possono fermarsi fino a 30 giorni. Per permanenze più lunghe occorre un permesso governativo. Ci sono le normali restrizioni sull'importazione di sigarette ed alcolici. Totalmente libera è invece l'importazione di apparecchi fotografici, pellicole ed equipaggiamenti sportivi.

Mezzi di trasporto: auto e scooter possono essere facilmente noleggiati presso gli hotel o direttamente in aeroporto. Attenzione: si guida a sinistra, come in Inghilterra! È possibile noleggiare a giorno o ad ora anche le biciclette.

Elettricità: 115 volt, secondo gli standard Usa, e con lo stesso sistema di prese.

Lingua: L'inglese è la lingua ufficiale, comunemente parlata da tuttii gli abitanti delle Turks & Caicos. È anche diffuso il francese e il creolo tra la comunità haitiana.

Clima: Le Turks & Caicos sono situate appena a sud del Tropico del Cancro e il clima è di tipo subtropicale. In estate la temperatura varia tra i 26 e i 28 gradi con un'umidità che raggiunge anche il 90 per cento. In inverno invece il clima è asciutto e fresco, circa 22 gradi. Da giugno a novembre è il periodo dei cicloni, ma esiste al riguardo un'efficiente rete di allarme.

Consigli medici: A Grand Turk c'è un ospedale totalmente attrezzato per eventuali evenienze, mentre nelle altre isole ci sono ottime cliniche mediche. A Provo è anche in funzione un impianto di decompressione terapeutica. Tra i prodotti medici di cui conviene premunirsi, un repellente per i «mosquitos» tipo Autan può essere a volte molto utile. Si consiglia di evitare gli sprechi d'acqua, e di evitare di bere acqua dal rubinetto.

Sopra: Una visita da non mancare a Provo è quella alla «Conch Farm». Qui questi molluschi vengono allevati e fatti crescere fino a dimensioni tali da consentirne il ritorno in acqua senza più il pericolo di essere predati.

 

Sotto: due delle cinque persone  che compongono lo staff del «Sea Dancer». Tra esse, almeno tre sono qualificate a livello di istruttore e di divemaster, con una grande esperienza nel settore foto e videosub.


   torna alla "Homepage"

al successivo articolo della serie

torna a " fotogiornalismo "

copyright Guido Picchetti - 12/7/2009