da "IL SUBACQUEO" / Novembre 1991


foto G. Picchetti


                                                                           


I RELITTI DELLA COSTA AZZURRA


A bordo della Florette siamo andati alla scoperta
di alcuni tra gli oltre duecento scafi rinvenuti sui fondali francesi
del Mediterraneo, la maggior parte datati seconda
guerra mondiale.  Ecco la cronaca della crociera.

di Guido Picchetti  e Marylise Giobellina

a Costa Azzurra, regione giustamente famosa per la bellezza dei suoi paesaggi marini di superficie, nasconde nel mare antistante dei tesori solitamente ignorati dai visitatori. Sono tesori formati non soltanto da fondali sottomarini decisamente favolosi, ma anche da una miriade di relitti che, almeno per quanto riguarda quelli fino ad oggi rinvenuti e situati a profondità raggiungibili dai subacquei, costituiscono altrettanti fantastici punti d'immersione. Già circa duecentoquaranta relitti sono stati individuati in prossimità delle coste francesi del Mediterraneo, ma si pensa che ce ne siano altrettanti ancora da scoprire. In massima parte risalgono alla seconda guerra mondiale. Infatti al largo di Tolone furono numerose le navi che andarono a fondo dopo aver urtato qualche mina, senza considerare che il 27 novembre 1942 fu la stessa flotta francese ad autoaffondarsi per non finire nelle mani dei tedeschi. Ma comunque non mancano sul fondo i resti di veri e propri naufragi: questa zona di mare è infatti tristemente famosa per la forza del Mistral e per la violenza delle sue tempeste.

Ma passiamo alla cronaca. Sabato 3 agosto 1991, Porto Santo Stefano in Toscana: ogni anno mi balza il cuore in petto nel ritrovare la Florette ormeggiata in attesa al Molo Toscano del porto. L'elegante aspetto di questa vera imbarcazione d'epoca è inconfondibile; si tratta di un vecchio veliero di circa 36 metri di lunghezza rimesso completamente a nuovo. Trasportatore di marmi tra la Toscana e la Sicilia ai tempi della navigazione a vela, oggi se ne va in giro per il Mediterraneo trasformato in una vera e propria base subacquea, confortevolmente arredato per offrire un piacevole soggiorno ai suoi ospiti, e debitamente equipaggiato con tutta la moderna strumentazione necessaria per una navigazione sicura. Questa volta è invece prevista una crociera di due settimane ed è in programma per la prima volta la traversata verso la Costa Azzurra con immersioni su qualche relitto. Ed è con molta gioia che ritrovo il piccolo mondo di bordo a me familiare: il capitano, Ron Haynes, la sua famiglia, e il nuovo cane di bordo dal nome evocatore di Odysseus.

Il primo giorno facciamo rotta verso Capo Corso, lasciando le acque territoriali italiane per quelle francesi e issando per dovere di ospitalità, secondo le consuetudini, la bandiera tricolore rossa, bianca e blu. E con nostra gioiosa meraviglia un

branco di delfini si unisce a noi in questo tratto di traversata, nuotando abilmente davanti alla prua fin quasi a sfiorarla, o compiendo stupendi balzi fuori dall'acqua, come un certo Flipper... Poi, nella notte tra il 5 e il 6 agosto, compiamo il gran balzo, vale a dire la traversata dell'ampio tratto di mare che separa il nord della Corsica dalla Costa Azzurra. Sotto una volta celeste tutta stellata, che non ha niente da invidiare ai cicli tropicali, la nostra superba imbarcazione solca un mare incredibilmente calmo, accompagnata dal ronzare profondo e regolare del suo motore. Chi è di turno al timone ha modo di sentirsi per qualche tempo un vero marinaio: una sensazione indimenticabile e bella.

Al mattino, nella bruma dell'alba, la costa francese è in vista. Febbrilmente cerchiamo qualche indizio che serva a farci capire con esattezza dove siamo. Ma non troviamo niente di particolare che ci aiuti. C'è sulla costa un piccolo villaggio che ci sembra alquanto familiare e una torre che rassomiglia tanto ad un faro, che dovremmo aver già visto da qualche parte... Ma il paesaggio costiero non è affatto simile a quello riportato nella pubblicazione sulle coste francesi che ci serve da riferimento. Neppure il Loran sembra fornirci dati utili a individuare la nostra posizione. In conclusione per sapere esattamente dove siamo, con un po' di vergogna, malcelata da risate scherzose, chiediamo alla prima piccola imbarcazione che ci passa vicino qualche precisazione. Ebbene, siamo proprio davanti a Cap d'Antibes, a metà strada tra Nizza e Cannes.

«Les Peniches d'Antheor»

Abbiamo quindi leggermente deviato dalla rotta inizialmente calcolata dal nostro capitano, ma è pur sempre la Costa Azzurra! E restiamo tutti incantati di fronte a questo paesaggio favoloso con le sue rocce ferruginose, il cui color rosso mattone contrasta meravigliosamente con il blu intenso del mare. Non ci resta quindi che navigare lungo la costa in direzione sud, e decidiamo di andare a fare la nostra prima immersione sui relitti chiamati «Les Peniches d'Antheor», al largo di Saint-Raphael. Si tratta dei resti sommersi di due carghi che furono requisiti dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale e silurati nel 1944 da un sottomarino inglese.

Le tre fotografie (sopra e a lato) sono state scattate sui relitti di «Les Peniches d'Antheor»,
due carghi al largo di Saint Raphael, giacenti su un fondale di circa 30 metri
.

Seguendo le indicazioni di cui siamo in possesso, scopriamo i reltti senza fatica, in un'acqua incredibilmente limpida. I loro resti sono sparsi su una vasta superficie, tra i venticinque e i trenta metri di profondità, con grossi pezzi di paratie e lunghe nervature metalliche che si accavallano e si intrecciano disordinatamente sul fondo, ma ci sono ancora ben conservati i tronconi di poppa di entrambi i vascelli. Ci avviciniamo verso la zona centrale della stiva, piena di grossi proiettili da mortaio, già tutti disinnescati dai sommozzatori artificieri della marina francese e, con nostro grande stupore, incontriamo tra i proiettili il muso di una gigantesca murena; lì, in un altro interstizio, ecco apparire un grongo enorme; e poco più lontano altri gronghi e altre murene vengono a scrutare curiosamente i loro visitatori mattutini. Restiamo tutti a bocca aperta, non avremmo mai pensato infatti che questi relitti, piuttosto modesti a vederli dall'alto, potessero ospitare una fauna tanto favolosa e così ben disposta a farsi ammirare. E dire che siamo venuti giù a mani vuote, senza portare neppure un po' di quel cibo cui invece sia gronghi che murene sono abituati dai sub locali, come ben mostra il loro atteggiamento nei nostri confronti.

Nel pomeriggio, ripetiamo la stessa immersione, ma questa volta portiamo giù un po' di cibo per i nostri ospiti pinnuti. L'acqua però è un po' meno limpida e i pesci sembrano meno disposti a farsi avvicinare, anche per il rumore che facciamo. Abbiamo preso infatti con noi uno scooter subacqueo per poter fare più agevolmente un ampio giro sulla zona dei due relitti. Farsi trascinare in volo a mezz'acqua dallo scooter è un'esperienza nuova per me e decisamente entusiasmante, se non fosse per il fatto di aver riposto il mio secondo erogatore nella tasca del jacket in posizione tale da facilitarne l'erogazione continua... E così, senza neppure rendermene conto, volo nell'acqua in uno spettacolare turbinio di bolle, come se mi trovassi a fare il bagno in una Jacuzzi, con delle spiacevoli e temibili conseguenze: quando guardo dopo un po' il manometro (e sono passati non molti minuti), mi restano appena 30 atmosfere... Una tecnica, quella mia con lo scooter, completamente da rivedere!

I due relitti «Les Peniches d'Antheor» sono situati circa ottocento metri a est della torretta della Chrétienne, tra Agay e Antheor. Per gli allineamenti (grafici in basso)  la punta d'Antheor  verso nord è allineata con la quarta casa a destra del caseggiato di appartamenti bianchi sulla spiaggia di Antheor, mentre verso ovest, a destra del semaforo, la torretta della Chrétienne  è allineata a destra del quarto avvallamento della cresta collinare,.

Sul «Rubis»

L'indomani mattina ci dirigiamo verso Gap Camarat, dove il capitano della Florette cercherà di localizzare il «Rubis» grazie agli allineamenti fornitici dalla bella pubblicazione francese «Portraits d'epaves» (Ritratti di relitti) della rivista subacquea francese «Oceans», che funge da filo d'Arianna durante la nostra crociera lungo la Costa Azzurra. Le indicazioni sono molto precise e il sottomarino è rapidamente localizzato anche grazie all'aiuto del sonar di bordo. Sistemata una sagola guida,  iniziamo l'immersione.  Il Rubis

è un relitto assolutamente straor-dinario: appoggiato dritto sul fondo a -42 metri come se stesse facendo una sosta, il sommergibile è apparentemente intatto e la sua filante sagoma scura risalta magnificamente sul chiaro fondale sabbioso. Lungo sessantasei metri, è ormai divenuto il substrato ideale per una infinità di organismi che hanno conferito nuova vita alla elegante struttura di metallo, ricoperta oggi di splendidi gorgonari e riccamente popolata di gronghi e murene.

Ci sono dei subacquei che dicono di non amare troppo le immersioni sui relitti trovando lo spettacolo alquanto macabro, in quanto solitamente testimonianza di un dramma, accompagnato a volte anche dalla perdita di vite umane. Personalmente invece resto sempre affascinata dai relitti, proprio perché offrono l'habitat mi-gliore per una fauna eccezionalmente ricca. Ed è quanto accade proprio sui relitti della Costa Azzurra, dove puoi vedere aggirarsi tra i rottami un'infinità di specie di pesci:  labridi,  saraghi, cernie, salpe, murene

I quattro grafici (sopra e sotto) si riferiscono al sito del relitto del «Rubis» e mostrano gli allineamenti per individuarlo sul fondale: in direzione sud-nordest Capo Lardier è nascosto dietro Capo Taillat; poi, oltre un miglio al largo di Capo Camarat, si intravede lo Scoglio delle Porte, allineato con il suo quarto meridionale al margine nord della foresta di pini del capo. Una volta fatto l'allineamento, si intravvede nella collina di Ramatuelle una piccola casa dietro un albero.

 e gronchi, in mezzo a nugoli di castagnole, donzelle e anthias; e tutto questo è per me segno di resurrezione, non di morte!

Sul «Tintine», il relitto dei gronghi

Giovedì 8 agosto 1991, sta per realizzarsi uno dei miei vecchi sogni. Abbiamo in programma l'immersione sul relitto dei gronghi, situato tra le isole di Port Cros e di Bagaud. «Tintine» è il nome del piccolo cargo affondato su un fondale pianeggiante di 48 metri, divenuto celebre nell'ambiente subacqueo internazionale per gli enormi gronghi che vi hanno eletto domicilio già da lungo tempo.

Ho sentito tanto parlare delle emozioni che questa immersione è in grado di offrire che fremo d'impazienza dal desiderio di viverle in prima persona e, per farmi bene accogliere dagli abitanti del relitto, in mattinata ho anche acquistato qualche bella sardina al mercato di Lavandou...  Non resterò affatto delusa! Del relitto vero e proprio in realtà ho un ricordo piuttosto vago, in quanto durante i dieci minuti d'immersione trascorsi sul fondo non ho potuto osservarne granché: quando poi d'un tratto ho visto l'incredibile allineamento di una serie di teste di grossi gronghi sotto il bordo di poppa del vecchio cargo, mi è quasi caduto l'erogatore di bocca, e chi si è mosso più! Erano otto, dieci, o dodici gronghi, non ho avuto il tempo di contarli. Ho continuato a contemplare questo spettacolo straordinario fino a che il mio compagno d'immersione non mi ha ricordato che forse era opportuno tirar fuori le sardine dalla tasca.

Da quel momento i gronghi, prima uno poi un altro, mi sono venuti  tutti  incontro. E non erano affatto soli... Prima  ancora

Il relitto dei gronghi si trova  tra gli isolotti di Port Cros e di Bagaud su un fondale
di 48 metri. Ospita una comunità di almeno una ventina di grossi gronghi che
all'avvicinarsi dei sub si affacciano sotto la poppa dello scafo  in cerca di cibo.

che una sardina potesse scomparire nella vorace gola di uno di essi, già un'infinità di altri pesci, rosati anthias in prevalenza, l'avevano gustata turbinandomi intorno. Ma ciò che più mi ha impressionato in quest'immersione è stata la grandezza dei gronghi, lunghi da due a tre metri, e a volte dello spessore di una coscia. Il tempo d'immersione vola via in un attimo, e occorre troppo presto e di malavoglia dar inizio alla risalita...

A la «Gabinière» e sullo «Spahis»

Nel pomeriggio facciamo una magnifica immersione vicino allo scoglio de La Gabinière, all'interno delle acque protette del Parco Marino di Port Cros. Il fondale, ancora una volta, ci incanta per la ricchezza della sua fauna. La sera, poi, si fa baldoria a bordo della Florette: abbiamo un compleanno da festeggiare e le bottiglie di vino buono a disposizione incideranno in una certa misura sul tasso alcolico nel sangue di alcuni di noi. Per fortuna durante la notte, mentre siamo all'ancora in rada davanti al porto di Le Lavandou, scoppia una tempesta e il mare inizia ad agitarsi. Il forte vento e le grosse onde che si intrawedono al largo ci sconsigliano di muoverci, e siamo tutti contenti di trascorrere una mattinata di riposo a bordo e di poter così smaltire il vino e i bagordi della sera prima.

Dopo questa mattinata di dolce far niente, nel pomeriggio andiamo ad immergerci sul relitto dello «Spahis», nei pressi dell'isolotto delle Formigue, nella rada di Bormes. Si tratta di un vapore che 104 anni or sono, durante una notte di tempesta, è affondato causando tante vittime, in maggior parte italiani e corsi diretti a Marsiglia in cerca di lavoro. Il relitto è splen-didamente ricoperto da concrezioni e organismi marini e, grazie anche alla sua profondità limitata (è a -25 metri), consente una magnifica immersione. Qui abbiamo incontrato un

Sopra: in immersione sullo «Spahis». I due disegni sotto evidenziano la posizione dello «Spahis» al centro della rada di Bormes. Qui  si trova l'isolotto «La Formi-gue» e sul suo versante ovest, in direzione di Capo Benat, sui dieci metri di profondità, c'è una grossa caldaia e altri resti sparsi. Scendendo poi sui ventitré metri, troviamo la prua del vapore e altri numerosi frammenti del relitto.

piccolo polpo che, dopo aver tentato inutilmente la fuga, si è poi lasciato tranquillamente accarezzare a lungo da noi. Mi faceva quasi pena, tanto veniva manipolato dai fotografi intenzionati a riprenderlo al meglio; fino a che, senza alcun ringraziamento per le sue prestazioni, gli è stata resa la sospirata libertà.

«Le Donator»

Sabato 10 agosto decidiamo di fare un'altra immersione vicino a La Gabinière, questa volta però sulla secca che si erge poco al largo dello scoglio, rinomata per la bellezza dei suoi paesaggi subacquei.  Le superbe gorgonie e i banchi numerosi di saraghi  e di salpe  che caratterizzano questa zona

non ci deludono affatto. E nel pomeriggio arriva infine il punto culminante della nostra crociera subacquea: cercheremo di scendere sul relitto del «Prosper Schiaffino», meglio conosciuto come «Le Donator». Si dice che solo evocarne il nome faccia battere d'emozione il cuore di tutti i subacquei che già lo conoscono. E certamente è una delle più belle immersioni che si possano fare nel Mediterraneo. Si tratta di una nave da carico lunga all'incirca 80 metri, tra l'altro di origine italiana, che nel 1945, dopo aver trasportato 650 tonnellate di legumi in Algeria, ne ritornava con un carico di botti di vino. Per proteggersi dal Mistral in aumento, fu costretto a portarsi lungo costa. In vista delle isole Hyères, decise di passare a sud di Porquerolles ma, per sua disgrazia, andò ad incappare   in un campo di mine residue  ancora non   completamente neutralizzate.   Una forte esplosione  e la

prua  della nave si  staccò quasi dal resto della nave.  Quattro minuti più tardi il «Prosper Schiaffino» andò a fondo, anzitutto la prua,  quindi, quasi in verticale, lo scafo, non senza aver fatto prima presa al vento, il che spiega il suo allineamento sul fondale in direzione sud-est.

Il capitano Ron Haynes riesce in breve a localizzare il relitto e tenta di mettervi sopra una boa per facilitare la nostra discesa. Ci rendiamo conto immediatamente di quanto sia forte la corrente. I cinque subacquei del primo gruppo di immersione (ed io tra questi) sono pronti ad andare in acqua. Il secondo gruppo partirà solo quando il primo sarà di ritorno. È una misura essenziale di sicurezza, in quanto si tratta di un'immersione assai difficile: quasi cinquanta metri di fondo, in piena acqua libera, ben lontani dalla terraferma. Riunitici intorno alla boa, scendiamo lungo la sagola tutti insieme. La corrente è davvero molto forte, e bisogna pinneggiare come matti. Arrivati in profondità non si vede il relitto e ci accorgiamo che i piombi sistemati sull'estremità della sagola hanno scarrozzato sul fondo sabbioso, lasciando una grossa traccia lì dove hanno strusciato. A forza di potenti colpi di pinne, la seguiamo contro corrente. Alla fine arriviamo al relitto, mentre Guido, nostro capogruppo, riesce a portare i piombi della sagola al centro dello scafo, assicurandoci così la via del ritorno.

Purtroppo, per la forte corrente e la fatica fatta per raggiungere il relitto, la nostra permanenza sul fondo è molto breve, ma restiamo ugualmente estasiati di fronte a tanta bellezza. E non abbiamo visto che la fiancata di babordo, dove eravamo alquanto al riparo dalla corrente. Né abbiamo potuto raggiungere il magnifico albero della nave che ancora si erge intero verso l'alto, al centro dello scafo. Risalita, tappe di decompressione, poi è la volta del secondo gruppo di subacquei ad andar giù, non senza che siano stati messi sull'avviso della forte corrente che li attende in profondità e della quale già in superficie si avverte in qualche modo la presenza. Ciò nonostante ci toccherà trepidare alquanto in attesa dei nostri compagni, dato che alcuni di essi si lasceranno prendere dalla corrente e saranno ripescati dal nostro gommone di assistenza. In poche parole è stata un'immersione piena di emozioni e di forti scariche di adrenalina, da liberare successivamente con opportuni «debriefing».

L'indomani mattina cerchiamo di essere i primi a raggiungere la zona dove si trova il relitto del «Le Donator». Sul punto esatto d'immersione c'è ancora la boa di segnalazione portata il giorno prima con tanta fatica, e da noi appositamente lasciata per questa seconda discesa sul relitto. Abbiamo la grande fortuna di incappare in una di quelle giornate magiche che non si ripetono che poche volte in un anno: un mare calmo come l'olio, sotto un sole radioso, mentre i nostri cuori si mettono a battere all'impazzata... Ci immergiamo finalmente sul relitto in un'acqua cristallina, limpida, senza corrente, gustando questa volta tutto il piacere di ammirare l'incredibile foresta di gorgonie rosse e gialle che lo ricoprono, i ricchi branchi di pesci di tutte le specie che lo percorrono in lungo e in largo, e il magnifico albero che si eleva in fiero controluce verso la superficie. Quale magnificenza! Siamo al colmo della soddisfazione. E questa immersione straordinaria è il miglior coronamento possibile alla nostra crociera alla scoperta dei meravigliosi relitti della Costa Azzurra.•

Risalita e soste di decompressione lungo la catena della "Florette" al termine dell'immersione sul
relitto de "«Le Donator»


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copyright Guido Picchetti - 22/7/2009