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di Guido Picchetti e Marylise Giobellina |
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Ma passiamo alla cronaca. Sabato 3 agosto 1991, Porto Santo Stefano in Toscana: ogni anno mi balza il cuore in petto nel ritrovare la Florette ormeggiata in attesa al Molo Toscano del porto. L'elegante aspetto di questa vera imbarcazione d'epoca è inconfondibile; si tratta di un vecchio veliero di circa 36 metri di lunghezza rimesso completamente a nuovo. Trasportatore di marmi tra la Toscana e la Sicilia ai tempi della navigazione a vela, oggi se ne va in giro per il Mediterraneo trasformato in una vera e propria base subacquea, confortevolmente arredato per offrire un piacevole soggiorno ai suoi ospiti, e debitamente equipaggiato con tutta la moderna strumentazione necessaria per una navigazione sicura. Questa volta è invece prevista una crociera di due settimane ed è in programma per la prima volta la traversata verso la Costa Azzurra con immersioni su qualche relitto. Ed è con molta gioia che ritrovo il piccolo mondo di bordo a me familiare: il capitano, Ron Haynes, la sua famiglia, e il nuovo cane di bordo dal nome evocatore di Odysseus. Il primo giorno facciamo rotta verso Capo Corso, lasciando le acque territoriali italiane per quelle francesi e issando per dovere di ospitalità, secondo le consuetudini, la bandiera tricolore rossa, bianca e blu. E con nostra gioiosa meraviglia un |
branco di delfini si unisce a noi in questo tratto di traversata, nuotando abilmente davanti alla prua fin quasi a sfiorarla, o compiendo stupendi balzi fuori dall'acqua, come un certo Flipper... Poi, nella notte tra il 5 e il 6 agosto, compiamo il gran balzo, vale a dire la traversata dell'ampio tratto di mare che separa il nord della Corsica dalla Costa Azzurra. Sotto una volta celeste tutta stellata, che non ha niente da invidiare ai cicli tropicali, la nostra superba imbarcazione solca un mare incredibilmente calmo, accompagnata dal ronzare profondo e regolare del suo motore. Chi è di turno al timone ha modo di sentirsi per qualche tempo un vero marinaio: una sensazione indimenticabile e bella. Al mattino, nella bruma dell'alba, la costa francese è in vista. Febbrilmente cerchiamo qualche indizio che serva a farci capire con esattezza dove siamo. Ma non troviamo niente di particolare che ci aiuti. C'è sulla costa un piccolo villaggio che ci sembra alquanto familiare e una torre che rassomiglia tanto ad un faro, che dovremmo aver già visto da qualche parte... Ma il paesaggio costiero non è affatto simile a quello riportato nella pubblicazione sulle coste francesi che ci serve da riferimento. Neppure il Loran sembra fornirci dati utili a individuare la nostra posizione. In conclusione per sapere esattamente dove siamo, con un po' di vergogna, malcelata da risate scherzose, chiediamo alla prima piccola imbarcazione che ci passa vicino qualche precisazione. Ebbene, siamo proprio davanti a Cap d'Antibes, a metà strada tra Nizza e Cannes. «Les Peniches d'Antheor» |
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Le tre fotografie (sopra e a lato) sono
state scattate sui relitti di «Les Peniches d'Antheor», |
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Seguendo le indicazioni di cui siamo in possesso, scopriamo i reltti senza fatica, in un'acqua incredibilmente limpida. I loro resti sono sparsi su una vasta superficie, tra i venticinque e i trenta metri di profondità, con grossi pezzi di paratie e lunghe nervature metalliche che si accavallano e si intrecciano disordinatamente sul fondo, ma ci sono ancora ben conservati i tronconi di poppa di entrambi i vascelli. Ci avviciniamo verso la zona centrale della stiva, piena di grossi proiettili da mortaio, già tutti disinnescati dai sommozzatori artificieri della marina francese e, con nostro grande stupore, incontriamo tra i proiettili il muso di una gigantesca murena; lì, in un altro interstizio, ecco apparire un grongo enorme; e poco più lontano altri gronghi e altre murene vengono a scrutare curiosamente i loro visitatori mattutini. Restiamo tutti a bocca aperta, non avremmo mai pensato infatti che questi relitti, piuttosto modesti a vederli dall'alto, potessero ospitare una fauna tanto favolosa e così ben disposta a farsi ammirare. E dire che siamo venuti giù a mani vuote, senza portare neppure un po' di quel cibo cui invece sia gronghi che murene sono abituati dai sub locali, come ben mostra il loro atteggiamento nei nostri confronti. Nel pomeriggio, ripetiamo la stessa immersione, ma questa volta portiamo giù un po' di cibo per i nostri ospiti pinnuti. L'acqua però è un po' meno limpida e i pesci sembrano meno disposti a farsi avvicinare, anche per il rumore che facciamo. Abbiamo preso infatti con noi uno scooter subacqueo per poter fare più agevolmente un ampio giro sulla zona dei due relitti. Farsi trascinare in volo a mezz'acqua dallo scooter è un'esperienza nuova per me e decisamente entusiasmante, se non fosse per il fatto di aver riposto il mio secondo erogatore nella tasca del jacket in posizione tale da facilitarne l'erogazione continua... E così, senza neppure rendermene conto, volo nell'acqua in uno spettacolare turbinio di bolle, come se mi trovassi a fare il bagno in una Jacuzzi, con delle spiacevoli e temibili conseguenze: quando guardo dopo un po' il manometro (e sono passati non molti minuti), mi restano appena 30 atmosfere... Una tecnica, quella mia con lo scooter, completamente da rivedere! |
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I due relitti «Les Peniches d'Antheor» sono situati circa ottocento metri a est della torretta della Chrétienne, tra Agay e Antheor. Per gli allineamenti (grafici in basso) la punta d'Antheor verso nord è allineata con la quarta casa a destra del caseggiato di appartamenti bianchi sulla spiaggia di Antheor, mentre verso ovest, a destra del semaforo, la torretta della Chrétienne è allineata a destra del quarto avvallamento della cresta collinare,. |
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Sul «Rubis» L'indomani mattina ci dirigiamo verso Gap Camarat, dove il capitano della Florette cercherà di localizzare il «Rubis» grazie agli allineamenti fornitici dalla bella pubblicazione francese «Portraits d'epaves» (Ritratti di relitti) della rivista subacquea francese «Oceans», che funge da filo d'Arianna durante la nostra crociera lungo la Costa Azzurra. Le indicazioni sono molto precise e il sottomarino è rapidamente localizzato anche grazie all'aiuto del sonar di bordo. Sistemata una sagola guida, iniziamo l'immersione. Il Rubis |
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è un relitto assolutamente straor-dinario: appoggiato dritto sul fondo a -42 metri come se stesse facendo una sosta, il sommergibile è apparentemente intatto e la sua filante sagoma scura risalta magnificamente sul chiaro fondale sabbioso. Lungo sessantasei metri, è ormai divenuto il substrato ideale per una infinità di organismi che hanno conferito nuova vita alla elegante struttura di metallo, ricoperta oggi di splendidi gorgonari e riccamente popolata di gronghi e murene. Ci sono dei subacquei che dicono di non amare troppo le immersioni sui relitti trovando lo spettacolo alquanto macabro, in quanto solitamente testimonianza di un dramma, accompagnato a volte anche dalla perdita di vite umane. Personalmente invece resto sempre affascinata dai relitti, proprio perché offrono l'habitat mi-gliore per una fauna eccezionalmente ricca. Ed è quanto accade proprio sui relitti della Costa Azzurra, dove puoi vedere aggirarsi tra i rottami un'infinità di specie di pesci: labridi, saraghi, cernie, salpe, murene |
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I quattro grafici (sopra e sotto) si riferiscono al sito del relitto del «Rubis» e mostrano gli allineamenti per individuarlo sul fondale: in direzione sud-nordest Capo Lardier è nascosto dietro Capo Taillat; poi, oltre un miglio al largo di Capo Camarat, si intravede lo Scoglio delle Porte, allineato con il suo quarto meridionale al margine nord della foresta di pini del capo. Una volta fatto l'allineamento, si intravvede nella collina di Ramatuelle una piccola casa dietro un albero. |
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e gronchi, in mezzo a nugoli di castagnole, donzelle e anthias; e
tutto questo è per me segno di resurrezione, non di morte! Sul «Tintine», il relitto dei gronghi Giovedì 8 agosto 1991, sta per realizzarsi
uno dei miei vecchi sogni. Abbiamo in programma l'immersione sul relitto dei
gronghi, situato tra le isole di Port Cros e di Bagaud. «Tintine» è il nome
del piccolo cargo affondato su un fondale pianeggiante di 48 metri, divenuto
celebre nell'ambiente subacqueo internazionale per gli enormi gronghi che vi
hanno eletto domicilio già da lungo tempo. |
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Il relitto dei gronghi si trova
tra gli isolotti di Port Cros e di Bagaud su un fondale |
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che una sardina potesse scomparire nella vorace gola di uno di essi, già un'infinità di altri pesci, rosati anthias in prevalenza, l'avevano gustata turbinandomi intorno. Ma ciò che più mi ha impressionato in quest'immersione è stata la grandezza dei gronghi, lunghi da due a tre metri, e a volte dello spessore di una coscia. Il tempo d'immersione vola via in un attimo, e occorre troppo presto e di malavoglia dar inizio alla risalita... A la «Gabinière» e sullo «Spahis» Nel pomeriggio facciamo una magnifica immersione vicino
allo scoglio de La Gabinière, all'interno delle acque protette del Parco
Marino di Port Cros. Il fondale, ancora una volta, ci incanta per la
ricchezza della sua fauna. La sera, poi, si fa baldoria a bordo della
Florette: abbiamo un compleanno da festeggiare e le bottiglie di vino buono
a disposizione incideranno in una certa misura sul tasso alcolico nel sangue
di alcuni di noi. Per fortuna durante la notte, mentre siamo all'ancora in
rada davanti al porto di Le Lavandou, scoppia una tempesta e il mare inizia
ad agitarsi. Il forte vento e le grosse onde che si intrawedono al largo ci
sconsigliano di muoverci, e siamo tutti contenti di trascorrere una
mattinata di riposo a bordo e di poter così smaltire il vino e i bagordi
della sera prima. |
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Sopra: in immersione sullo «Spahis». I due disegni sotto evidenziano la posizione dello «Spahis» al centro della rada di Bormes. Qui si trova l'isolotto «La Formi-gue» e sul suo versante ovest, in direzione di Capo Benat, sui dieci metri di profondità, c'è una grossa caldaia e altri resti sparsi. Scendendo poi sui ventitré metri, troviamo la prua del vapore e altri numerosi frammenti del relitto. |
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piccolo polpo che, dopo aver tentato inutilmente la fuga, si è poi lasciato tranquillamente accarezzare a lungo da noi. Mi faceva quasi pena, tanto veniva manipolato dai fotografi intenzionati a riprenderlo al meglio; fino a che, senza alcun ringraziamento per le sue prestazioni, gli è stata resa la sospirata libertà. «Le Donator» Sabato 10 agosto decidiamo di fare un'altra immersione vicino a La Gabinière, questa volta però sulla secca che si erge poco al largo dello scoglio, rinomata per la bellezza dei suoi paesaggi subacquei. Le superbe gorgonie e i banchi numerosi di saraghi e di salpe che caratterizzano questa zona |
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non ci deludono affatto. E nel pomeriggio arriva infine il punto culminante della nostra crociera subacquea: cercheremo di scendere sul relitto del «Prosper Schiaffino», meglio conosciuto come «Le Donator». Si dice che solo evocarne il nome faccia battere d'emozione il cuore di tutti i subacquei che già lo conoscono. E certamente è una delle più belle immersioni che si possano fare nel Mediterraneo. Si tratta di una nave da carico lunga all'incirca 80 metri, tra l'altro di origine italiana, che nel 1945, dopo aver trasportato 650 tonnellate di legumi in Algeria, ne ritornava con un carico di botti di vino. Per proteggersi dal Mistral in aumento, fu costretto a portarsi lungo costa. In vista delle isole Hyères, decise di passare a sud di Porquerolles ma, per sua disgrazia, andò ad incappare in un campo di mine residue ancora non completamente neutralizzate. Una forte esplosione e la |
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prua della nave si staccò quasi dal resto della nave.
Quattro minuti più tardi il «Prosper Schiaffino» andò a fondo, anzitutto la
prua, quindi, quasi in verticale, lo scafo, non senza aver fatto prima
presa al vento, il che spiega il suo allineamento sul fondale in direzione
sud-est. |
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Risalita e soste di decompressione lungo
la catena della "Florette" al termine dell'immersione sul |