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I BAMBINI E L'ACQUATICITA' PRIMI PASSI
di Guido Picchetti e Brigitte Cruickshank |
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n bambino, se da un lato è privo di ogni esperienza delle cose del mondo, ha d'altro canto delle doti innate che sono frutto sia di certi meccanismi ereditari non ancora interamente spiegati, sia di certe influenze che ha inconsciamente subito nella fase prenatale successiva al concepimento quando era ancora nel grembo della madre. E una delle doti certamente comuni alla totalità dei bambini nei primissimi anni di vita è la cosiddetta acquaticità. Il termine acquaticità è un termine molto usato nella pratica sportiva, sia del nuoto che dell'attività subacquea. Con esso solitamente si intende la confidenza con l'acqua, vale a dire l'assenza di quel timore per l'elemento liquido che tanto spesso invece si ritrova in persone adulte o anche soltanto in ragazzi di maggiore età, e che porta ad irrigidirsi e a compiere gesti bruschi e inconsulti non appena si è immersi in acqua. Per rendersi conto di come il bimbo di uno
o due anni, o meglio ancora di soli pochi mesi, abbia questa dote e non tema
in alcun modo l'acqua, basta osservarlo, ad esempio, mentre fa il bagnetto
nella vasca, e vedere come ride e scherza tutto felice di poter sguazzare
nell'acqua. Purtroppo il più delle volte sono i grandi a temere in queste
situazioni, e la paura che egli possa mettere il viso sott'acqua anche per
un solo attimo (come se questo bastasse a farlo affogare...!) è così forte
in chi lo assiste, che lo stesso timore si trasmette pian piano al bambino,
divenendo in breve tempo anche suo. Ed è un vero peccato. Perché questa dote
innata dell'acquaticità, che il bambino appena nato si ritrova, grazie
soprattutto al lungo periodo trascorso immerso nel liquido amniotico della
madre, se non è coltivata opportunamente, un po' per cause naturali e in
buona parte a causa dell'errato atteggiamento dei grandi, si può facilmente
perdere nel giro di un paio d'anni. E una volta persa, ci vorrà tempo e
pazienza per poterla riacquistare. |
Se poi gli anni che il bambino trascorrerà senza più avere confidenza con l'acqua diverranno molti, in lui, giovane o adulto che sia, l'acquaticità potrebbe anche rivelarsi un giorno una dote totalmente compromessa. Diventerà conseguentemente difficile e faticoso (se non addirittura impossibile), il perfetto apprendimento, o anche la sola pratica soddisfacente, di certi sport acquatici affascinanti che si basano proprio su questa confidenza con l'elemento liquido, e su di essa basano soprattutto i loro principi fondamentali di sicurezza. Ma come conservare, o meglio ancora sviluppare l'acquaticità dei bimbi? La risposta in parte è già evidente in quanto abbiamo finora detto. Occorre per prima cosa evitare assolutamente di trasmettere al bambino le nostre ansie e i nostri timori. Per far ciò, analizzando noi stessi, dovremmo arrivare a capire quali sono i nostri limiti in questo rapporto con l'elemento liquido, e renderci conto che un bambino appena nato non ha assolutamente questi nostri stessi limiti, ma che è invece in grado di avere un rapporto con l'acqua molto più felice e spontaneo del nostro. E dovremo cercare quindi di superare o quanto meno di tenere per noi ogni sciocca paura su questo argomento. Per assecondare poi lo sviluppo del prezioso dono dell'acquaticità, favoriremo ogni occasione di contatto dei bimbi con l'acqua fin dalla più tenera età, approfittando delle strutture e delle apposite scuole di nuoto per giovanissimi che, almeno nelle granai città, non mancano. È importante tuttavia accertarsi che l'istruttore sportivo cui affideremo i nostri piccoli risponda pienamente allo scopo. Infatti non tutti gli istruttori, per quanto bravi possano essere, risultano adatti ad avere un rapporto con i bimbi. Soprattutto occorre un istruttore che non badi all'aspetto agonistico della partecipazione dei bambini alle attività acquatiche della scuola (aspetto del tutto fuori luogo |
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considerata la loro età), ma che sappia invece comunicare e «giocare» in acqua con essi, in un clima di totale e reciproca fiducia. In questo rapporto con l'acqua, madre natura gioca enormemente a favore del bambino. Durante i nove mesi che il feto trascorre nell'utero della mamma, egli è un vero e proprio essere acquatico. Per vivere non ha bisogno dei polmoni, ma attinge l'ossigeno e gli altri alimenti a lui indispensabili per vivere, direttamente dal sistema vascolare della placenta entro il cui liquido amniotico il feto stesso si trova immerso senza peso, come un astronauta nella sua capsula. La placenta infatti forma una specie di vescica a tenuta pressoché ermetica. Il feto «galleggia» in essa, vivendo in una specie di universo liquido che lo rende indipendente da tutti gli effetti della gravità, della pressione e delle altre forze terrestri che invece dovrà affrontare dopo la nascita. Il liquido amniotico contenuto nella placenta non solo contorna il feto esternamente, ma è anche dentro di lui, fin nelle minime cavità e recessi del suo organismo, orecchie, seni, gola, bronchi e vie respiratorie: può esserci un essere più acquatico? |
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Tranquillo e sicuro di sé, questo
giovane subacqueo è pronto ad affrontare l'immersione. Un grande
vantaggio che un bambino ha in acqua |
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È certamente il ricordo di questa esistenza acquatica intrauterina che rende facile il rapporto dei bambini con l'elemento liquido fin dalla più tenera età. Questi legami inconsci che uniscono i giovanissimi all'elemento liquido sono provati da numerosi fattori, approfonditi dai medici specialisti. Si è visto, ad esempio, come bimbi di pochi mesi immersi nell'acqua riscaldata di una piscina, siano capaci di rimanere sotto la superficie per vari secondi a gesticolare allegramente senza problemi. Ciò è reso possibile dal fatto che essi d'istinto entrano in apnea e, anche tenendo la bocca aperta sott'acqua, bloccano la glottide senza affatto tentare di inspirare, il che li porterebbe natural-mente a bere. Ma, secondo i medici, dei bimbi ancora più piccoli farebbero addirittura meglio, considerate le maggiori capacità che l'emoglobina dei neonati, rispetto agli adulti, ha di combinarsi con l'ossigeno e di accumulare così preziose riserve vitali. È la stessa proprietà che ritroviamo nel |
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Sopra a sinistra : Il leggero assetto
negativo proprio di questa piccola bombola da 5 litri, permette al |
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sangue dei mammiferi marini e che spiega in parte le eccezionali capacità di apnea di questi animali. Il sangue umano invece perde tale proprietà già cento giorni dopo la nascita, forse in quanto, una volta all'aria; l'organismo umano non ne ha più bisogno, a differenza di quando quel sangue doveva servire ad alimentare il feto totalmente immerso in un liquido. A rendere felice ed ideale la relazione
del bambino con l'acqua, ci sono anche alcuni elementi legati
prevalentemente alla sua particolare costituzione fisica. Nel bambino
troviamo, ad esempio, un rapporto tra volume polmonare e peso corporeo che
una volta immerso lo avvantaggia notevolmente rispetto all'adulto. Questi
infatti ha un volume polmonare che è maggiore in assoluto, ma che risulta
molto inferiore a quello del bambino, se rapportato al peso corporeo. Quindi
il maggior volume polmonare relativo, di cui dispone il bambino, diventa in
acqua un fattore di migliore padronanza nell'elemento liquido. |
essere, come si dice in gergo subacqueo, totalmente neutri, utilizzando poi le leggere variazioni di volume dei polmoni per spostarsi a piacere verso l'alto o il basso. Ricordo che notai
questa capacità dei bambini, per me fino allora insospettata, quando
conducevo i primi corsi d'immersione per minisub. A quel tempo, parlo di una
quindicina di anni fa, non si usavano ancora i giubbetti idrostatici, ma per
equilibrarsi in immersione ci si serviva unicamente dei polmoni. Ricordo
ancora che in questo gioco dell'equilibrio in immersione mediante i polmoni
(che tanto gioco non è, come si può ben capire, avendo ancor oggi tutta la
sua importanza per la formazione di un sub, nonostante l'uso del gav), i
piccoli allievi subacquei che avevo allora, tra cui anche dei bambini di
quattro e cinque anni, riuscivano fin dai primi istanti di immersione a
raggiungere un'ottima padronanza del proprio assetto, controllando del tutto
istintivamente, ma altrettanto efficacemente, la propria respirazione. |
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copyright Guido Picchetti -19/7/2009