NB. - E' un articolo pubblicato da "il
Subacqueo" nell'Ottobre del 1898, l'anno in cui Victor De Sanctis, un
grande maestro
della fotocinematografia subacquea, (ma soprattutto un carissimo amico,
scomparso alcuni anni or sono), compì 80 anni. Victor volle
festeggiare quei suoi 80 anni partecipando ad una delle crociere subacquee con
la "Florette" che, insieme a Brigitte Cruickshank,
da alcuni anni organizzavamo periodicamente nelle acque del Mediterraneo.
Fu quella una crociera straordinaria, grazie proprio
alla sua partecipazione e al suo entusiasmo che coinvolsero, nel suo progetto di
riprese cinematografiche, tutti i presenti a bordo.
Quest'articolo racconta appunto quella crociera. Di essa personalmente
serbo ancora oggi un vivissimo ricordo, ma soprattutto non posso
dimenticare l'immersione che facemmo insieme nel fantastico ambiente sommerso
dei Grottoni del Giglio, uno scenario stupendo
per le riprese che in quell'occasione gli vidi girare, a 80 anni già da
alcuni mesi compiuti !
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Victor De Sanctis filma
delle scene subacquee sul relitto di una nave
di Brigitte Cruickshank e Guido Picchetti |
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SCENE DA UN FILM |
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In verità il personaggio di Maiorca nel film si chiama Enzo Molinari, ma siracusano com'è anche lui e con il nome del nostro Enzo, restano pochi dubbi in merito all'identificazione. E se il film, la cui prima |
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cordare con la Rai-Tv i diritti di riproduzione di due suoi lungometraggi di storie vissute da uomini, ma sempre con il mare come protagonista principale. Sono realizzati in tre lingue, inglese, italiano e francese, e uno dei due dovrebbe arrivare sui nostri teleschermi entro breve tempo. Si tratta di «Sfida all'abisso», la vera storia dei record di profondità interpretata dai suoi reali protagonisti, e in primo piano dalle tre famose «M» della subacquea: Mayol, Maiorca e Makula. Ed è la storia «vera», a differenza di «Le Grand Bleu» che tratta lo stesso soggetto, ma in maniera romanzata. Romanzata al punto che il personaggio che rappresenta nel film di Besson la figura del nostro Enzo Maiorca alla fine muore tra le braccia di Jacques Mayol. |
visione italiana era programmata per il febbraio scorso, non è ancora apparso nei nostri cinematografi, è proprio perché al nostro campione non sono piaciuti né il ruolo, né il carattere, né presumibilmente la fine prematura (!) che gli sono stati attribuiti da Luc Besson. Sembra infatti che i legali di Maiorca abbiano tempo-raneamente posto il veto alla distribuzione di «Le Grand Bleu» in Italia, ma a quanto pare la situazione sta per sbloccarsi. A parte comunque il contenuto discutibile per quanto riguarda uno dei personaggi coinvolti nella vicenda, «Le Grand Bleu» è un film fatto da un vero amante del mare, un film con delle stupende scene subacquee che va assolutamente visto. Lo stesso De Sanctis lo raccomanda, anche se il suo «Sfida all'abisso» va inteso proprio |
come la risposta veritiera alla versione romanzata di Besson sulla storia dei record di profondità. Victor spera anche di concludere presto gli accordi con la nostra Tv di Stato per mandare in onda una serie di 12 filmati brevi, ognuno della durata di 25 minuti circa, con l'uomo e l'ambiente marino per protagonisti. Questi cortometraggi, di cui otto sono già finiti e due in lavorazione, sono raggruppati sotto il titolo accattivante di «Passaporto per l'avventura». E il filmato oggetto della nostra attenzione in questo servizio fa parte appunto di tale serie. Per chi non conoscesse Victor De Sanctis di nome e di fama, abbiamo pensato di dedicare un box a questo grande perso-naggio della subacquea, che a ben 80 |
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PESCI SULLO SCHERMO |
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anni continua non solo a produrre film, ma anche ad andare sott'acqua, con tanto di bibombola, macchina da presa, fari e tutto il resto! Ad agosto di quest'anno ci siamo ritrovati testimoni del suo lavoro, nonché in parte coinvolti nella realiz-zazione di uno dei filmati della serie, e ci è sembrato interessante raccontare que-sta nostra esperienza. Accenneremo innanzitutto alla trama di questo nuovo lavoro di Victor dal titolo «Luce oltre le tenebre» e ai suoi principali protagonisti. In breve, questa è la trama: i due protagonisti principali, pur provenendo dalla stessa città (Verona) e praticando lo stesso sport (l'immersione con l'Ara) non si conoscono. Durante le ferie si incontrano sul «pianeta Florette», un'im-barcazione di legno un tempo costruita per il trasporto a vela dei marmi di Carrara verso i porti siciliani, oggi moto-rizzata e trasformata in barca attrezzata per crociere subacquee. Giorno dopo giorno, nella splendida natura della Corsi-ca, ancora stupendamente incontaminata soprattutto in fondo al mare, trovano bellezza e quiete, riscoprendo insieme se stessi e la gioia di vivere. A tutti i film della serie «Passaporto per l'avventura» fa da «padrino» Jacques Mayol, ovvero è Jacques che li presenta, commentandone in apertura il contenuto e l'eventuale messaggio. E in «Luce oltre le tenebre» Jacques avrebbe dovuto anche rappresentare se stesso come protagonista principale. Ma all'ultimo momento Jacques non ha potuto partecipare alla crociera nel corso della quale Victor aveva previsto di girare la stragrande maggioranza delle scene. Privato, a tre giorni dalla partenza, del suo primo attore, il regista ha riordinato mentalmente il copione. |
Al terzo giorno della crociera, Victor sceglie tra i partecipanti al viaggio per le parti principali due sub di Verona, chiedendo loro se sono disposti a prendere parte al film. Sono Marilena Conti, dottoressa specializzata in medicina iperbarica alla scuola di Chieti, e Marco Perotti, giovane sportivo di bell'aspetto, ambedue subacquei con una buona esperienza. Ma vero protagonista del film è per Victor l'ambiente. La crociera di due settimane, che si svolge nel periodo a cavallo di Ferragosto, è appunto programmata per permettere ai partecipanti di sfuggire la folla di villeggianti, andando alla ricerca di zone ancora poco frequentate e di fondali marini incontaminati. Si parte da Porto Santo Stefano, Monte Argentario, e dopo una sosta per rinfrescarsi nelle acque pulite dell'Isola del Giglio si fa subito rotta per la Corsica. Prima tappa prevista dopo circa dodici ore di navigazione è Porto Vecchio, vasta e scenografica insenatura naturale, che costituisce una rada tranquilla in cui ormeggiare. Nel porto vero e proprio, ai piedi dell'antica cittadella, c'è il pienone e un viavai pazzesco. Ma mentre alcuni di bordo vanno a terra, anche per rifornirsi di viveri freschi, Victor comincia già a girare alcune scene esterne, cogliendo al volo le occasioni che si presentano, quali l'arrivo di una splendida barca a quattro alberi che scivola avanti maestosa sull'acqua speculare. La forma pulita ed essenziale dello scafo bianco contrasta con le tumultuose e selvagge montagne che costituiscono la quinta del set. Partiamo per la prima immersione su un relitto all'imboccatura dell'insenatura. È a pochi metri: un'immersione facile per ri- |
prendere familiarità con l'ambiente liquido. Grazie alla limitata profondità e all'acqua trasparente c'è una luminosità spettacolare. Il relitto è animato da nuvole di avannotti vari: spiccano in particolar modo i chromis piccolissimi dall'azzurro elettrico. Verso prua ve ne sono altri, a sciami, in tutti gli stadi di crescita, e poi tante occhiate, dei labridi. Sotto il cassero della nave è rimasta intrappolata l'aria dalle bolle dei sub e Victor ne approfitta per riprendere con un magico effetto a specchio, i subacquei insieme alle occhiate. Salpiamo e ci dirigiamo verso sud, in direzione delle Bocche di Bonifacio. Ci fermiamo nel pomeriggio lungo la rotta, al largo della costa, per un'immersione sulle secche note con il nome di «Petit Paradis». Un amico amante di questa zona ci ha dato le cooordinate, e con l'aiuto del Loran e dell'ecoscandaglio di bordo le troviamo quasi immedia-tamente. Non c'è nessun'altra barca nelle vicinanze, pur trovandoci in pieno agosto entro i limiti della grossa area di mare protetta che racchiude anche le isole di Cavallo e Lavezzi e le acque antistanti. Qui bisogna scendere fino a 25, 30 metri, e c'è un po' di corrente. D'altronde è proprio questa corrente a garantire un afflusso di nutrienti che permette a sua volta l'insediamento di una vita bentonica così ricca e varia, ad attirare gli organismi pelagici. Nelle Bocche di Bonifacio una mattina presto andiamo a terra a visitare Lavezzi. Il mare è una tavola e nella quiete di quest'ora scendiamo in un'insenatura di sabbia, circondati da gigantesche sculture granitiche. |
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PICCOLI PROTAGONISTI |
L'acqua è trasparente, cristallina, e rinfrescante. Nuotiamo, ci lasciamo cullare dall'acqua. Quando, salendo il sole, comincia a far caldo, torniamo a bordo per prepararci ad un nuovo tuffo nel blu. Andiamo alla ricerca delle cernie giganti che sappiamo presenti sulle secche dello stretto dal lato della Corsica. Di cernie ne troviamo, anche di 25 chili, ma non quante ne aspettavamo, nè così facili da avvicinare come l'anno scorso. Forse, con il tempo buono, c'è troppo movimento di barche in superficie, oppure altri sub hanno già regalato loro un lauto pasto? Proseguiamo verso ovest. Passate le bianche scogliere calcaree di Bonifacio, ci fermiamo ad esplorare un relitto diverso, quello di un piccolo aereo che, finita la riserva di carburante, è «atterrato» in dodici metri di acqua! Lasciamo l'aereo per risalire un pezzo della splendida costa selvaggia della Corsica sud-occidentale fino al golfo di Valinco, nei cui fondali ci sono dei picchi granitici che risalgono verso la superficie, emergendo anche qua e là, ricoperti sott'acqua da ogni forma di vita marina. Sono i famosi Picchi di Porto Pollo. Arriviamo al tramonto, in tempo |
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giusto per vedere numerosi cormorani ritornare ai picchi emersi per passarvi la notte, dopo una lunga giornata trascorsa pescando nei dintorni. Ci soffermiamo a guardarli stagliati contro la luce rossa del sole che cala sull'orizzonte. Dove ci sono nutrite colonie di cormorani, ci deve essere anche pesce in abbondanza. E così è. L'indomani iniziamo presto i preparativi all'immersione. Scendiamo in un mondo meraviglioso, sia per le forme scenografiche dei picchi sottomarini, sia per la vita che essi sostengono. Ogni centimetro quadro di roccia è infatti ricoperto da organismi marini. I pesci invece di scappare ci vengono incontro curiosi, sperando nell'offerta di un bocconcino prelibato. Dimentichi del mondo esterno, delle noie passate durante i duri mesi di lavoro, ci lasciamo incantare da questa natura ancora incontaminata: la natura risanatrice, la protagonista inconsapevole del film di Victor. Dopo tre giorni a Porto Pollo è ora di ricominciare il viaggio di ritorno. Puntiamo quindi la prua ad est verso la costa italiana e raggiungiamo la nostra ultima destinazione, l'isola di Giannutri. Sui suoi fondali, pur facendo ancora delle immersioni davvero bellissime, già in certe zone si nota l'effetto della vicinanza a zone più popolate e industrializzate: perfino a 45 metri troviamo qualche gorgonia «adornata» da quelle alghe brune caratteristiche dell'eutrofizzazione, che qui per fortuna non hanno ancora avuto il totale sopravvento sugli organismi bentonici ancora presenti in straordinaria varietà. Giannutri ha infatti la fortuna di essere contornata da acque profonde, con un buon ricambio grazie alle correnti dominanti provenienti dal sud, e questo, almeno per ora, ancora la salva. Durante tutto questo lungo giro, Victor stava per la maggior parte del suo tempo al lavoro, sia sopra che sotto. Lo ritrovavamo a riprendere i preparativi per un'immersione notturna, a dare istruzioni per una scena particolare sott'acqua, ad inquietarsi perché l'apposito pannello riflettente che serve a rischiarare il lato in ombra di un soggetto non stava nella posizione giusta, e via così giorno dopo giorno. Ma dove trova tutta questa energia, ci siamo chiesti, considerata soprattutto la sua non certo giovane età? Forse qui scopriamo uno dei suoi segreti. Vivendoci accanto, seppure per un breve periodo, ti accorgi che riesce a svolgere il suo lavoro, con invidiabile freschezza e a qualsiasi ora, grazie ad una tecnica «churchilliana» di recupero. Ogni tanto, infatti, alle ore più |
strane, Victor spariva. Andava a schiacciare un pisolino per poi scattare di nuovo all'azione appena occorreva. A parte questo trucco, diciamo, di «sopravvivenza», sentiamo direttamente da Victor quali sono le tecniche e gli accorgimenti da seguire quando si gira un filmato per la Tv, o comunque di carattere professionale. Per semplicità, ma soprattutto per poterli facilmente memorizzare, abbiamo condensato i suoi consigli per le riprese in tre regole che possiamo chiamare delle tre «C»: corte, colore, campi ravvicinati. Vediamole una per una. La prima «C», quella di corte. Nel fare riprese per la Tv, dice Victor, è importantissimo ricordarsi di fare rapidi stacchi. Le scene debbono essere corte, anzi cortissime. Al cinematografo lo spettatore si è mosso da casa e ha pagato un biglietto, per cui molto probabilmente rimarrà a vedere tutto il film anche se c'è un pezzo un tantino lento o che gli risulta meno interessante. Il telespettatore invece è un «amico-nemico» del produttore. È molto più smaliziato. Ha un telecomando in mano che usa con facilita e cambia immediatamente programma se, anche per un attimo, perde interesse in ciò che sta vedendo. Perciò corte siano le scene, sia nelle riprese che nel montaggio finale. «C» per colore: per le caratteristiche di riproduzione elettronica dell'immagine proprie del teleschermo, bisogna giocare molto sui colori complementari. Se su un lato della scena ci sono toni verde-azzurro, cerchiamo di bilanciarli con dei toni contrastanti sull'arancione. In questo modo avremo sullo schermo degli effetti piacevoli, talvolta sorprendenti. Pensate ai vari programmi di varietà oggi realizzati per il piccolo schermo e capirete cosa si intende. Victor asserisce di essere stato il primo ad usare questi effetti per delle riprese sott'acqua, e con indubbio esito positivo. Campi ravvicinati, la terza «C». In verità è importante usare, cambiandoli spesso, tutti i campi: campo lungo, campo medio, campo corto, campo ravvicinato al massimo e controcampo. Ma, e qui citiamo Victor per così dire in diretta, «...per me, la cosa più importante è la potenza del primo piano, e del primissimo piano». Soprattutto dell'uomo. Se guardiamo una partita di calcio attraverso le riprese della nostra Tv, noteremo come mancano di solito i primi piani, le facce degli atleti per intenderci o altri particolari ravvicinati che evidenzino il loro impegno sportivo. Eppure sono uomini. Uomini che soffrono, che gioiscono, che mostrano emozioni forti, insomma, che meritano di essere viste più del campo di calcio nel suo insieme. |
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UN RELITTO PER LA SECNOGRAFIA |
Il secondo elemento da noi appuntato riguarda il modo in cui Victor realizza i suoi film. Questi infatti non sono opere prodotte in studio, con tutte le scene prefissate, ma richiedono la massima elasticità per poter cogliere tutto ciò che offre al momento la natura, le circostanze e la compagnia in cui ci si ritrova. Infatti alla domanda su come pianifica un film di questo genere, Victor risponde: «Parto con un'idea abbastanza precisa in testa, ma giorno per giorno aggiungo un pezzo al mosaico. Ho una buona memoria visiva di tutto ciò che ho già girato e questo mi è indispensabile nella pianificazione di quello che devo ancora riprendere». È comunque nella fase finale, quella del montaggio, il momento «clou» di un film del genere. E in questo Victor è veramente maestro, padrone di una tecnica che è difficile descrivere in poche parole. Perciò tenete gli occhi aperti, prima per «Sfida all'abisso» e poi per «Luce oltre le tenebre», e cercate di guardarli con un occhio critico, ricordando soprattutto la prima regola delle tre «C», ovvero scene e stacchi corti. Ma anche se non vi interessa in particolar modo la tecnica delle riprese, accendete la Tv quando questi film di Victor De Sanctis andranno in onda, ne varrà la pena. |
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copyright Guido Picchetti - 25/6/2009