|
|
di Brigitte Cruickshank,
foto di Guido Picchetti |
|
Come tante ragazze siciliane del suo ceto, mi racconta, ha avuto una giovinezza molto protetta e, nonostante vivesse da sempre vicino al mare, non aveva mai imparato a nuotare. È un buon inizio per chi invece oggi, a 58 anni, si sta facendo un nome in campo internazionale per le sue foto subacquee! Mi permetto di dire la sua età in quanto credo che sia interessante per i lettori, e soprattutto per le lettrici, poter costatare come proprio l'età non sia affatto un ostacolo all'attività subacquea. E anche per complimentarmi con lei; Cettina non ha certo sofferto della famigerata «sindrome del nido vuoto»! Cresciute le figlie, si è riempita la vita con altri interessi. Sentiamo dun- |
|
|
Uno dei bellissimi gioielli marini
creati da Cettina Russotti. E composto da |
![]() |
que, in breve, la storia di questa signora che ha superato
prevenzioni familiari e dominato le proprie paure innate e il suo stesso
carattere apprensivo pur di poter esplorare il mondo sottomarino. Da piccola le piaceva disegnare. Studiò privatamente pittura e disegno ad acquarello, dedicandosi molto a queste forme espressive, fino a decidere di fare dell'arte la ragione della sua vita. Più tardi, abbandonate queste tecniche per quella più incisiva della pittura all'olio, iniziò ad avere un discreto successo con le sue opere, facendo anche delle mostre personali. Poi si sposò. Fu presa tra il matrimonio, le figlie e i frequenti viaggi insieme al marito, costretto a spostarsi molto per lavoro. E l'arte venne messa da parte. Di contro, fu allora che cominciò un lento avvicinamento all'ambiente che doveva diventarle così caro. Appena sposata il marito le aveva insegnato a nuotare e, anche se non era mai diventata una forte nuotatrice (tutt'oggi non si sente sicura in mare senza una maschera sul viso), aveva preso l'abitudine di passare lunghe ore ad osservare i fondali, attratta sempre di più dal mondo subacqueo che andava man mano scoprendo. Questo suo interesse fu notato da un altro assiduo frequentatore della baietta dell'Isola Bella a Taormina dove lei era solita andare in acqua, il suo amico comandante Bonasera, il quale le suggerì di provare le bombole. «Ho una grande gratitudine verso di lui per avermi fatto scoprire questo mondo» dice Cettina. «Avevo sempre desiderato andare sott'acqua, ma lo consideravo impossibile a causa della mia ridotta capacità nel nuotare». Il comandante Bonasera, invece, la convinse del contrario e le fece fare delle prime immersioncine in poca acqua, lì nel limpido mare della baia. Fu per lei un'esperienza indimenticabile, che la conquistò per sempre: al mondo sottomarino. Un suo cugino di Genova, Bruno de Salvo, arrivato a Taormina poco tempo dopo, diede a Cettina delle altre «lezioni», mostrandole come montare l'erogatore sulle bombole e insegnandole tutte le regole elementari dell'immersione, ivi incluso l'uso delle tabelle di decompressione. A questo punto, nonostante una certa paura e la pochissima esperienza, cominciò ad andare in mare da sola, mancandole un compa- |
|
Cettina Russotti (a destra),
intervistata da Brigitte Cruickshank, mostra una casacca confezionata in seta nera, che
fa risaltare in maniera stupenda i vivaci colo- |
|
gno d'immersione. «So di essere stata un po' incosciente, ma ero molto prudente e non andavo mai oltre i dieci metri di profondità, almeno all'inizio. Ma poi la passione è stata tanta che ho finito per andare anche oltre!» ammette sorridendo. Ma subito aggiunge: «Uso però da sempre due erogatori; e, se sono qui oggi a raccontare le mie esperienze, lo devo proprio a questa precauzione, in quanto un giorno mi si bloccò del tutto l'erogatore che avevo in bocca. E quanto al fatto di andare in immersione da sola, c'è da dire che sono sempre seguita in superficie da un esperto barcaiolo che da anni ormai mi da tutta l'assistenza necessaria, e senza il quale non mi sentirei di immergermi». È la conferma che Cettina, pur avventurandosi da sola sott'acqua (cosa certamente sconsigliabile per ogni subacqueo, e non solo per dei neofiti), indotta dalla sua grande passione per il mare, non è affatto una persona incosciente o avventata. E forse proprio questo suo approccio cauto e rispettoso nei confronti del mare riesce a salvaguardarla. Ma torniamo alla storia di Cettina. Con la scoperta del mondo sottomarino, le torna la voglia di dipingere, prendendo come soggetto gli organismi marini che vede e fotografa durante le sue immersioni. Raggiunge in breve tempo una tecnica interpretativa ammirevole, che sfoggia creando magliette dipinte a mano, soprattutto per gli amici. A volte riproduce fedelmente un organismo da una propria foto o da un'immagine scattata da un amico, aggiungendo sempre dei suoi tocchi poetici personali, sia per quanto riguarda la colorazione che per la forma. Altre volte parte da una foto di un singolo animale o pesce per comporre un insieme più armonioso e di maggiore interesse dell'originale. Oppure prende lo spunto da un libro di biologia marina, che magari ha sfogliato velocemente. E a proposito del suo approccio alla fotosub, citiamo alcune sue parole che sono sintomatiche dell'interazione nelle sue immagini tra la pittura e la fotografia: «La mia fotografia subacquea parte da una ricerca pittorica istintiva. Sono stata infatti rimproverata più di una volta da biologi perché non fotografo anche gli animali brutti». Cettina ha una vera passione non solo per le immersioni, ma anche per tutto ciò che è la vita del mare, e passa ore felici in una sua stanza luminosa, stracolma di «tesori» marini. In questa meravigliosa «Sancta sanctorum» che tiene gelosamente chiusa a chiave, e nella quale vengono ammessi solo pochi intimi, ha raccolto un'enormità di cose legate al mare, dalle conchiglie ai fossili marini. Il suo gusto artistico è chiaramente evidente nella disposizione di tutti questi «reperti» sui numerosi ripiani intorno alla stanza. È tuttavia una stanza vissuta, non certamente un museo privato innalzato alla gloria della vita marina. Per tante vetrine piene di conchiglie o di bellissime ammoniti (conchiglie fossili ripulite e lucidate per rivelare tutto il loro splendore), amorevolmente disposte con ordine a seconda del colore o del tipo, esistono altrettante scatole sparse, socchiuse o strabordanti, a rendere dinamico l'ambiente. Cettina tira fuori un paio di queste scatole: contengono delle microsculture, delle |
![]() I due cavallucci marini dipinti su una
maglietta (foto in alto) sono un esempio ![]() |
|
composizioni fatte con vari materiali marini diversi, che aspettano di essere montate a spillo o a collier per divenire dei splendidi gioielli. In queste creazioni è evidente quella grande sensibilità che può venire solo da una passione profonda come quella di Cettina. • |
|
| torna alla "Homepage" | torna a " fotogiornalismo " |
copyright Guido Picchetti - 6/7/2009