da "IL SUBACQUEO" / Giugno 1988

NB. - In questa serie sono compresi alcuni dei numerosi servizi foto-giornalistici
 da me realizzati per la rivista "Il SUBACQUEO" in qualità di addetto ai servizi speciali



foto G. Picchetti

PERUGIA, I SUB SCENDONO ... IN PIAZZA


Facciamo un tuffo nel passato, in pieno centro di Perugia,
con i subacquei dell'«0rsa Minore»: scendiamo nel pozzo
più profondo della città, largo tre metri, che ha la botola
di accesso di soli settanta centimetri di diametro.


Testo
di Brigitte Cruickshank,
foto di Brigitte Cruickshank e Guido Picchetti

gennaio. La temperatura è decisamente invernale, nonostante la bella giornata di sole, e i sub spariscono all'interno di un edifìcio per indossare le mute. Ma non siamo al mare e la struttura usata dai sub per cambiarsi al riparo dal gelido vento non è un ambiente qualunque, ma addirittura si tratta dei locali sottostanti lo splendido Palazzo dei Priori in una delle più belle città italiane: Perugia. Ci troviamo, infatti, al centro della storica Piazza IV Novembre, proprio ai piedi della Fontana Maggiore (sec. XIII), con frotte di colombi che svolazzano attorno: una visuale alquanto insolita per chi si prepara ad una immersione! Siamo venuti raccogliendo l'invito dell'Associazione Subacquea «Orsa Minore», la quale da più di vent'anni opera in questa zona dell'Umbria con grande successo e spirito di intraprendenza. È appunto per saperne di più a riguardo di una loro importante iniziativa che siamo qui, e più precisamente proprio sopra l'imboccatura di un antico pozzo risalente al medioevo, da essi stessi ritrovato e, per cosi dire, riportato alla luce.

È dal 1975 infatti che questo gruppo di subacquei perugini conduce con passione, ma anche con notevole professionalità, un paziente lavoro di ricerca e di documentazione, sia sui reperti archeologici rinvenuti all'interno di questo e di altri pozzi e cisterne della loro città che sull'architettura di queste particolari strutture essenziali alla vita cittadina di un tempo, e il risultato è una preziosa testimonianza della vita quotidiana della Perugia medioevale. Ma lasciamo, per adesso, il passato, e vediamo insieme ai subacquei dell'Orsa Minore come si effettua un'immersione in un pozzo cittadino. I preparativi sono cominciati già da tempo: innanzitutto viene sistemato un argano per potere scendere nel pozzo, in quanto l'acqua si trova a oltre17 metri sotto il livello del piano stradale.

Questo di Piazza IV Novembre, infatti, è il pozzo più profondo sinora ritrovato a Perugia. Il suo scavo scende fino a una cinquantina di metri di profondità, a m. 47,23 per l'esattezza, e  racchiude  una colonna  di acqua  che si aggira  intorno ai 30

Lo speleosub lascia la superficie di piazza IV Novembre...
e si cala fino alla superficie dell'acqua nel pozzo, insieme a un piccolo
gommone d'appoggio.
 

metri, a seconda della maggiore o minore siccità stagionale. Il pozzo è largo mediamente poco più di 3 metri, ma la botola che chiude e nasconde sulla piazza l'accesso è di appena 70 cm. dì diametro.  Il primo a scendere nel classico equipaggiamento da speleologo, con indosso l'imbracatura, l'elmo munito di lampada e una tutina colorata di nailon, è Giampiero, del Gruppo Speleologi di Perugia, il quale va a piazzare l'interfono e a sistemare dei ganci per il calo delle varie attrezzature. Un gommoncino d'appoggio, mezzo sgonfio, viene fatto passare attraverso la strettoia iniziale, e quindi riempito d'aria mediante una manichetta collegata alla rubinetteria di una bombola; dopo di che l'argano riprende a scendere fino ad appoggiarsi sulla superficie dell'acqua, dov'è rimasto Giampiero, attaccato alla parete come un ragno, per sganciarlo dal cavo. Vengono successivamente mandate giù le bombole che, grazie ai Gav, non creano problemi rimanendo a galleggiare sull'acqua pronte all'uso, e in attesa dei sub che si stanno a loro volta «imbracando» per la discesa. Quindi è la volta di Massimo Clementi, anche lui qui a Perugia per realizzare delle riprese cinematografiche per la RAI-TV. Lo segue Guido e insieme vanno giù in immersione, l'uno con la cinepresa e l'altro con la macchina fotografica, a riprendere delle immagini subacquee di un ambiente certamente per entrambi inconsueto. E una mezz'ora dopo, quando escono, Guido ci racconta le sue impressioni: «Dopo la prima sensazione di ristrettezza all'imboccatura (Guido è largo di spalle e a malapena è passato attraverso la botola!), non si ha tanto l'impressione dell'ambiente chiuso, claustrofobico, che ci si potrebbe aspettare. La luce che arriva dall'alto da un senso di sicurezza. L'acqua poi è limpidissima e non esageratamente fredda (10 gradi C. circa in superficie e 8 gradi sul fondo). Ciò che però si sente subito è la differenza di galleggiamento tra quest'acqua e il mare: ed io purtroppo mi sono ritrovato un bel po' pesante».

E non c'è da meravigliarsi.  La zavorra  di Guido  è talmente vecchia e strausata  che


Foto a destra: i subacquei sono arrivati a
circa venti metri di profondità d'acqua
(a 37 m dal livello stradale, al punto 1
del disegno a sinistra), dove le pareti
sono prive di rivestimento in pietra e
ricoperte di concrezioni calcaree.


Foto sin basso: iI livello dell'acqua nel
pozzo, profondo poco più di 47 m, si aggira
sui 30 m. L'immersione comincia dove
la strettoia iniziale si allarga, raggiungendo
i 3 m di diametro (al punto 2 segnalato
nel disegno a sinistra): la superficie
dell'acqua accoglie i sub scesi con
l'imbracatura dell'argano insieme al
gommoncino d'appoggio.

cintura e piombi  sono ormai  da anni fusi insieme,  per cui gli è stato impossibile alleggerirla,  come pure avrebbe  dovuto fare in previsione di una immersione in acqua dolce.
 

Prosegue: «Scendendo lungo le pareti sommerse del pozzo, si vedevano chiaramente le diverse zone: la prima, rivestita da blocchetti irregolari di pietra e più giù, verso i 20 metri di fondo, la parte ricoperta da una colata di calcare, evidentemente formatasi quando il livello dell'acqua del pozzo era molto più basso dell'attuale. Non siamo andati però sotto i 25 metri d'acqua per evitare di alzare i sedimenti dal fondo». I due membri dell'associazione, che frattanto si sono anch'essi immersi, ricompaiono con un piccolo oggetto in mano, tutto ricoperto di incrostazioni: è una antica chiave, chissà come finita nel pozzo. E dove hanno rinvenuto il reperto, hanno lasciato un apposito segnale. Ma di segnali lungo le pareti sommerse ce ne sono già tanti. «Non credo che ci sia una sola volta che siamo scesi senza trovare qualcosa di interessante» ci dicono, entusiasti.

Ma com'è nata questa passione alquanto inusuale per dei subacquei, che si ritiene comunemente amanti del mare e del sole? Ce lo ha spiegato Francesco Tinelli, da 13 anni presidente dell'associazione. «L'operazione pozzi» è nata dalla volontà del gruppo di continuare l'attività sub anche d'inverno; ma anche dal desiderio di destare interesse per la subacquea facendo qualcosa direttamente in città, che consentisse inoltre di svolgere una ricerca culturale strettamente legata al territorio. Tra i membri dell'associazione vi è anche una docente (appassionata) di storia dell'arte al locale liceo classico, Mariella Liverani, la quale si è dedicata in maniera particolare alle ricerche storiche che sono alla base degli studi realizzati dal gruppo. Proprio da queste sue consultazioni di archivi storici, a proposito di Piazza IV Novembre, altrimenti conosciuta come Piazza della Fontana Maggiore, si apprese da un vecchio testo che «ha questa fonte a lato un gran pozzo di acqua perenne costruito nel 1303». Dallo stesso testo risultò anche che le strutture superiori del pozzo furono smantellate e l'accesso all'acqua chiuso dalle autorità nel 1822. Mentre da altri documenti di epoca anteriore si è potuto comprendere l'importanza primaria che questa fonte di acqua potabile aveva avuto nella vita medioevale della città.

Alla luce delle ricerche di cui sopra, quando il comune di Perugia nel 1979 decise di procedere al rifacimento della pavimentazione della Piazza della Fontana Maggiore, l'associazione colse al balzo l'opportunità di fare dei sondaggi onde ritrovare il pozzo che, erano sicuri, avrebbe potuto svelare preziose testimonianze del passato. Seguendo indicazioni reperite negli archivi consultati, grazie a dei vecchi disegni, risalirono alla probabile ubicazione del pozzo. Quindi, armati di un trapano con la punta lunga (nonché dei necessari permessi!), si misero al lavoro e ben presto trovarono il vuoto che cercavano sotto la superficie del piano stradale. Ebbe così inizio una lunga serie di faticose ma entusiasmanti immersioni, per scoprire i misteri di questo antico pozzo, che ripagò la perseveranza dei ricercatori subacquei con un ricco e variato «bottino» di reperti interessanti, rinvenuti prevalentemente nei buchi lungo le pareti sommerse del pozzo: dadi da gioco in osso, paste vitree, frammenti di vetro e di ceramica, punte di frecce, monili e ornamenti di tipi e forme diverse, svariati utensili tra cui un fuso, e soprattutto numerose monete di epoche diverse.

Anni di paziente e accurato lavoro in questo ed altri pozzi e cisterne della città, con la successiva elaborazione dei dati e dei rilievi effettuati, hanno fruttato alla comunità un primo interessantissimo volume pubblicato a cura della Regione dell'Umbria, intitolato appunto «Pozzi e cisterne medievali della città di Perugia». E a questa prima pubblicazione pare che altre presto seguiranno. Chi volesse approfondire l'argomento ed avere una copia del libro, illustrato tra l'altro con le foto di alcuni reperti e di certe strutture, oltre che con i disegni dettagliati delle sezioni dei pozzi e delle cisterne già studiate dal gruppo, può rivolgersi presso la sede dell'Associazione Subacquea «Orsa Minore», via Raffaello 9a, 06100 Perugia. Volutamente in questo nostro servizio non siamo scesi in dettagli archeologici in quanto non volevamo trattare tanto questo aspetto dell'argomento, ma piuttosto dare un'idea di come sia possibile effettuare un'immersione così diversa e accennare ad una delle tante appassionanti possibilità aperte a chi pratica l'attività subacquea. E ci sono già stati infatti dei gruppi subacquei di Siena e di Arezzo che si sono recati a Perugia per imparare le particolari tecniche messe a punto dall'Orsa Minore per questo tipo di discese. •

La professoressa Mariella Liverani, ricercatrice
storica, con in mano una chiave ritrovata nel pozzo.
 

Pozzi e cisterne

Perugia medievale è un tessuto urbano complesso, storicamente stratificato, nel quale i segni del passato non sono stati distrutti ma modificati, riassorbiti e reimpiegati per nuove funzioni. La lettura di questo tessuto non può centrarsi solo sulle «emergenze», sui grandi monumenti come il Palazzo dei Priori o la Fontana Maggiore, per-ché questi sono a loro volta centri vitali della città, solo in quanto inseriti e resi omogenei all'intero tessuto circostante «Leggere» la città medievale significa dunque individuare e decorare l'aspetto, le funzioni, il ruolo storico, anche degli «oggetti» di rilievo archi-tettonico e urbanistico apparen-temente minore. Noi, in quanto sommozzatori, abbiamo voluto uti-lizzare questa nostra specifica com-petenza, per raccogliere una docu-mentazione il più completa possi-bile su alcuni di questi aspetti «mi-nori» del tessuto urbano: i pozzi e le cisterne.

Associazione Subacquea
Orsa Minore


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copyright Guido Picchetti - 27/07/2009