NB. - In questa serie sono compresi alcuni
dei numerosi servizi foto-giornalistici
da me realizzati per la rivista "Il SUBACQUEO" in qualità di
addetto ai servizi speciali
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PERUGIA, I SUB SCENDONO ... IN PIAZZA
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È dal 1975 infatti che questo gruppo di subacquei perugini conduce con passione, ma anche con notevole professionalità, un paziente lavoro di ricerca e di documentazione, sia sui reperti archeologici rinvenuti all'interno di questo e di altri pozzi e cisterne della loro città che sull'architettura di queste particolari strutture essenziali alla vita cittadina di un tempo, e il risultato è una preziosa testimonianza della vita quotidiana della Perugia medioevale. Ma lasciamo, per adesso, il passato, e vediamo insieme ai subacquei dell'Orsa Minore come si effettua un'immersione in un pozzo cittadino. I preparativi sono cominciati già da tempo: innanzitutto viene sistemato un argano per potere scendere nel pozzo, in quanto l'acqua si trova a oltre17 metri sotto il livello del piano stradale. Questo di Piazza IV Novembre, infatti, è il pozzo più profondo sinora ritrovato a Perugia. Il suo scavo scende fino a una cinquantina di metri di profondità, a m. 47,23 per l'esattezza, e racchiude una colonna di acqua che si aggira intorno ai 30 |
Lo speleosub lascia la superficie di piazza IV Novembre... |
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metri, a seconda della maggiore o minore siccità stagionale. Il pozzo è largo mediamente poco più di 3 metri, ma la botola che chiude e nasconde sulla piazza l'accesso è di appena 70 cm. dì diametro. Il primo a scendere nel classico equipaggiamento da speleologo, con indosso l'imbracatura, l'elmo munito di lampada e una tutina colorata di nailon, è Giampiero, del Gruppo Speleologi di Perugia, il quale va a piazzare l'interfono e a sistemare dei ganci per il calo delle varie attrezzature. Un gommoncino d'appoggio, mezzo sgonfio, viene fatto passare attraverso la strettoia iniziale, e quindi riempito d'aria mediante una manichetta collegata alla rubinetteria di una bombola; dopo di che l'argano riprende a scendere fino ad appoggiarsi sulla superficie dell'acqua, dov'è rimasto Giampiero, attaccato alla parete come un ragno, per sganciarlo dal cavo. Vengono successivamente mandate giù le bombole che, grazie ai Gav, non creano problemi rimanendo a galleggiare sull'acqua pronte all'uso, e in attesa dei sub che si stanno a loro volta «imbracando» per la discesa. Quindi è la volta di Massimo Clementi, anche lui qui a Perugia per realizzare delle riprese cinematografiche per la RAI-TV. Lo segue Guido e insieme vanno giù in immersione, l'uno con la cinepresa e l'altro con la macchina fotografica, a riprendere delle immagini subacquee di un ambiente certamente per entrambi inconsueto. E una mezz'ora dopo, quando escono, Guido ci racconta le sue impressioni: «Dopo la prima sensazione di ristrettezza all'imboccatura (Guido è largo di spalle e a malapena è passato attraverso la botola!), non si ha tanto l'impressione dell'ambiente chiuso, claustrofobico, che ci si potrebbe aspettare. La luce che arriva dall'alto da un senso di sicurezza. L'acqua poi è limpidissima e non esageratamente fredda (10 gradi C. circa in superficie e 8 gradi sul fondo). Ciò che però si sente subito è la differenza di galleggiamento tra quest'acqua e il mare: ed io purtroppo mi sono ritrovato un bel po' pesante». E non c'è da meravigliarsi. La zavorra di Guido è talmente vecchia e strausata che |
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| cintura e
piombi sono ormai da anni fusi insieme, per cui gli è
stato impossibile alleggerirla, come pure avrebbe dovuto fare in
previsione di una immersione in acqua dolce. |
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Prosegue: «Scendendo lungo le pareti sommerse del pozzo, si vedevano chiaramente le diverse zone: la prima, rivestita da blocchetti irregolari di pietra e più giù, verso i 20 metri di fondo, la parte ricoperta da una colata di calcare, evidentemente formatasi quando il livello dell'acqua del pozzo era molto più basso dell'attuale. Non siamo andati però sotto i 25 metri d'acqua per evitare di alzare i sedimenti dal fondo». I due membri dell'associazione, che frattanto si sono anch'essi immersi, ricompaiono con un piccolo oggetto in mano, tutto ricoperto di incrostazioni: è una antica chiave, chissà come finita nel pozzo. E dove hanno rinvenuto il reperto, hanno lasciato un apposito segnale. Ma di segnali lungo le pareti sommerse ce ne sono già tanti. «Non credo che ci sia una sola volta che siamo scesi senza trovare qualcosa di interessante» ci dicono, entusiasti. Ma com'è nata questa passione alquanto inusuale per dei subacquei, che si ritiene comunemente amanti del mare e del sole? Ce lo ha spiegato Francesco Tinelli, da 13 anni presidente dell'associazione. «L'operazione pozzi» è nata dalla volontà del gruppo di continuare l'attività sub anche d'inverno; ma anche dal desiderio di destare interesse per la subacquea facendo qualcosa direttamente in città, che consentisse inoltre di svolgere una ricerca culturale strettamente legata al territorio. Tra i membri dell'associazione vi è anche una docente (appassionata) di storia dell'arte al locale liceo classico, Mariella Liverani, la quale si è dedicata in maniera particolare alle ricerche storiche che sono alla base degli studi realizzati dal gruppo. Proprio da queste sue consultazioni di archivi storici, a proposito di Piazza IV Novembre, altrimenti conosciuta come Piazza della Fontana Maggiore, si apprese da un vecchio testo che «ha questa fonte a lato un gran pozzo di acqua perenne costruito nel 1303». Dallo stesso testo risultò anche che le strutture superiori del pozzo furono smantellate e l'accesso all'acqua chiuso dalle autorità nel 1822. Mentre da altri documenti di epoca anteriore si è potuto comprendere l'importanza primaria che questa fonte di acqua potabile aveva avuto nella vita medioevale della città. Alla luce delle ricerche di cui sopra,
quando il comune di Perugia nel 1979 decise di procedere al rifacimento
della pavimentazione della Piazza della Fontana Maggiore, l'associazione
colse al balzo l'opportunità di fare dei sondaggi onde ritrovare il pozzo
che, erano sicuri, avrebbe potuto svelare preziose testimonianze del
passato. Seguendo indicazioni reperite negli archivi consultati, grazie a
dei vecchi disegni, risalirono alla probabile ubicazione del pozzo. Quindi,
armati di un trapano con la punta lunga (nonché dei necessari permessi!), si
misero al lavoro e ben presto trovarono il vuoto che cercavano sotto la
superficie del piano stradale. Ebbe così inizio una lunga serie di faticose
ma entusiasmanti immersioni, per scoprire i misteri di questo antico pozzo,
che ripagò la perseveranza dei ricercatori subacquei con un ricco e variato
«bottino» di reperti interessanti, rinvenuti prevalentemente nei buchi lungo
le pareti sommerse del pozzo: dadi da gioco in osso, paste vitree, frammenti
di vetro e di ceramica, punte di frecce, monili e ornamenti di tipi e forme
diverse, svariati utensili tra cui un fuso, e soprattutto numerose monete di
epoche diverse. |
La professoressa Mariella Liverani,
ricercatrice |
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copyright Guido Picchetti - 27/07/2009