da "IL SUBACQUEO" / Novembre 1984

 


CRONACA DI UNA "MAGIA"

 

testo e foto di Guido Picchetti
 

 

Per la maggior parte dei subacquei, cacciatori o fotografi che siano, le alghe sono quelle forme vegetali marine che caratterizzano certi fondali, rendendoli, se particolarmente estese, piuttosto privi di interesse per la loro attività. E rientrano così nel novero delle «alghe», insieme ad alcune specie macroscopiche più facilmente riconoscibili, soprattutto le posidonie, le quali in verità proprio alghe non sono, ma vere piante marine, capaci anche di fiorire e fruttificare. Le vere alghe, al contrario, sono totalmente prive di radici, foglie, fiori e frutti, anche se le forme di certe specie che allignano sui vari fondali potrebbero far pensare alla presenza di questi organi caratteristici dei vegetali terrestri.

C'è tuttavia un gruppo di alghe marine su cui il sub difficilmente potrà sbagliarsi, raramente prendendole in considerazione durante le sue osservazioni subacquee, nonostante esse siano capaci di influen-zare in modo notevole l'ambiente som-merso in cui si trova ad operare, quanto meno sotto l'aspetto della sua limpidezza: è il cosiddetto «fitoplancton», quell'in-sieme cioè di alghe microscopiche che, trasportato dalla corrente, popola più o meno densamente gli specchi d'acqua del mondo, e che rappresenta tra l'altro la fonte primaria di cibo da cui dipende la grande maggioranza della vita animale del mare. Nel mare, infatti, il colore dell'ac-qua è sovente dato dalla presenza di que- ste alghe microscopiche che si sviluppano

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prevalentemente  in  prossimità    della superficie, sfruttando l'energia fornita dalla luce solare per realizzare quello speciale processo della fotosintesi, du-rante il quale l'anidride carbonica e l'acqua sono convertite in composti organici del carbonio e dell'ossigeno.

Queste popolazioni fitoplanctoniche, anche dal punto di vista qualitativo e quantitativo, non sono affatto stabili, ma si succedono stagionalmente con una certa regolarità, influenzate dalle con-dizioni fisiche, chimiche e biologiche dell'acqua che le ospita. E sono costituite da insieme di organismi diversi, non sempre facili da identificare con esat-tezza, sia per le loro ridotte dimensioni, sia per certe forme caratteristiche al-quanto ripetute o simili nelle varie specie. Troviamo così nel fitoplancton le Dia-tomee, i Dinoflagellati, le Cloroficee, le Mìxoficee e le Xantoficee, tanto per citare alcuni dei raggruppamenti più comuni. E proprio una Xantoficea è l'«Halosphaera viridis», una specie di alga unicellulare caratteristica del fitoplancton medi-terraneo, che qui vediamo ripresa in una sequenza fotografica straordinaria quanto fortunata, mentre si riproduce ases-suatamente, sdoppiandosi e moltiplican-dosi lentamente in acqua libera (vedi la sequenza fotografica).

Le Xantoficee sono alghe fitoplanctoniche particolari. Un tempo venivano confuse frequentemente  con le Cloroficee  (le co-

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siddette alghe verdi), ma se ne distinguono,  oltre  che  per la membrana cellulare esterna fortemente impregnata di silicio, per la presenza, sulla superficie globulare, di certi speciali organuli cellulari, dai quali dipende la capacità del-la cellula fitoplanctonica di assorbire la luce solare di cui abbisogna per assolvere alle sue funzioni vitali. Questi organuli sono i cosiddetti «cromoplasti», che risul-tano facilmente riconoscibili negli esem-plari di «Halosphaera viridis» qui foto-grafati, e la cui colorazione giallo verda-stra è dovuta ad un pigmento denominato appunto «Xantofilla». Ciò spiega perché grosse concentrazioni dì questa specie, comuni da verificarsi in certe zone spe-cialmente durante il periodo invernale in prossimità della superficie, riescano a conferire una colorazione decisamente verdastra alle acque da essa popolate.

Di questa specie i testi (vedi «Fauna der Adria» del Riedl) riportano come nota solo la riproduzione sessuale a mezzo di spore. E da ciò forse deriva un ulteriore motivo di interesse per i biologi subacquei verso questa documentazione fotografica, otte-nuta dal sottoscritto senza l'adozione di tecniche particolari, ma unicamente im-piegando una Nikonos III corredata di obiettivo 35 mm con anello estensore 1:2. Zona della ripresa, lo specchio d'acqua su-perficiale dell'isolotto del Vervece nel Golfo di Napoli. Illuminazìone artificiale ottenuta con flash elettronico e ser-voflash. Valori impostati: f:16, t: 1/60.

 

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copyright Guido Picchetti - 3/4/2009