da "GENTE VIAGGI" / Dicembre 1987

NB. - Quest'articolo fu pubblicato dal periodico "Gente Viaggi" nel Dicembre 1987. Sia le foto che i testi sono 
di proprietà del sottoscritto, e pertanto lo riproponiamo integralmente. 

IN  SICILIA

IL CANALE DELLA DISCORDIA

Su questo braccio di mare, pescosissimo, di soli 150 km tra Marsala e la
Tunisia i pescatori di Mazara del Vallo devono continuamente vedersela con le motovedette tunisine che non esitano a sequestrare battelli ed equipaggi per
ogni vera o presunta azione di sconfinamento in acque "africane". Ma, oltre che teatro di incidenti diplomatici, il Canale di Sicilia è anche un forziere che racchiude straordinarie ricchezza di vita sottomarina. La particolarità dei fondali pieni di corrugamenti, lunghi canaloni e banchi sommersi. Il mistero dell'isola che visse una sola estate. Tutti i consigli per effettuare immersioni sicure in queste acque

Testo e foto di Guido Picchetti

Nel Mediterraneo il canale di Sicilia rappresenta un piccolo braccio di mare largo appena 150 chilometri: questa è infatti la distanza che separa il litorale siciliano di Marsala dalla costa tunisina, all'altezza di Capo Bon. Ma alle ridotte dimensioni sulla carta geografica, cor-risponde una grandissima importanza economico strategica. Il canale è infatti la zona di transito obbligato per gran parte del traffico marittimo che si svolge sul Mediterraneo; la pescosità delle sue acque ne fa oggetto di ripetute contese fra pescatori siciliani e tunisini, interessati entrambi a estendere la loro azione fino ai limiti massimi concessi dalle convenzioni internazionali; dal mese di giugno (del 1983, ndr) infine il canale ospita il tratto sottomarino del gasdotto transmediterraneo, che porta a Mazara del Vallo il metano del Sahara. Tutti fattori che fanno di questa un'area «controllata», dove insieme alle navi della VI Flotta incrociano i pescherecci-spia sovietici. 

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SCIACCA (Agrigento). Alcuni esemplari di Antozoi. Privi di scheletro calcareo,
questi celenterati perdono la loro forma se estratti dall'acqua.

testimoniare l'accaduto. Nonostante la breve vita, l'isola fu un vero caso di «politica internazionale»: due grandi potenze dell'epoca, la corona britannica e il regno delle Due Sicilie, se ne disputarono la sovranità, dandole ciascuna un proprio nome. Cosi gli inglesi la chiamarono Graham e i napoletani Ferdinandea, in onore del loro re: e chissà che non sia stato proprio il peso di cotanto nome a inabissare l'isoletta a tempo di record, mettendo salo-monicamente fine alla contesa. Oggi la sommità dell'isola scomparsa si trova a 8 metri sotto la superficie e di essa rimangono, oltre al ricordo, un'indi-cazione sulle carte nautiche e una secca di stupenda bellezza sul fondo del mare: per chi volesse visitarla in immersione e provare l'emozione di posarsi sulla guglia del vulcano sommerso, eccone le coor-dinate: 37° 10,2' di latitudine nord e 12° 43' di longitudine est.

Terribile, Avventura: i nomi dei banchi conservano la memoria dei pericoli  incontrati, fin dall'antichità, dai pescatori che operavano in queste zone. Ancora oggi l'immersione in queste acque esige esperienza e cautela: l'estrema variabilità nelle condizioni del mare rende pericolosa l'attività subacquea e problematica ogni programmazione,  specie  se  a lunga sca-denza.  Occorrono  imbarcazioni  di buona

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ta di direzioni diverse alle varie quote. L'impegno richiesto al subacqueo per poter resistere alle forti correnti che, anche con mare apparentemente calmo, sono sempre presenti, risultando per giunta di direzioni diverse alle varie quote. L'impegno ri-chiesto al subacqueo risulterà largamente ricompensato da ciò che i fondali dei banchi sono in grado di offrirgli, in acque la cui luminosità e trasparenza sono ideali allo sviluppo di rare forme animali e vegetali, anche a profondità inconsuete. Basti osservare, per esempio, le lunghe, sinuose alghe laminarie proprie di questi fondi rocciosi fino a 40 o 50 metri di profondità, e che nel Mediterraneo ritroviamo solo nel mare di Alboran o nello Stretto di Messina, ma non in simile quantità. O ancora certe forme di Antozoi multicolori, privi di scheletro calcareo, che sono state fotografate per la prima volta nel Mediterraneo proprio sulle pareti di puro basalto del banco Graham. Sulle sommità dei banchi c'è poi il passo dei grossi pesci migratori, principalmente delle ricciole. Basta immergersi in zona e attendere con pazienza. Dopo un paio di larghi giri intorno a noi, eccole sfilare elegantemente a meno di un metro dal nostro obiettivo, osservandoci curiose con quei loro occhi glauchi: uno spettacolo indimenticabile.


Ma il canale è anche uno di quei punti del Mediterraneo che, per ricchezza di vita, di forme e di colori, nulla hanno da invidiare ai più celebri mari tropicali. Da costa a costa, i suoi fondali hanno profondità relativamente modeste ma formano uno zoccolo roccioso che fa da vero e proprio spartiacque del Medi-terraneo, dividendolo in due ampi bacini, quello orientale e quello occidentale. In questa strettoia naturale, favorito dalle maree, si determina un fortissimo gioco di correnti, un continuo movimento di masse d'acqua che è all'origine della straordinaria ricchezza di vita sotto-marina di questi fondali. L'interesse che il canale riveste per gli studiosi e i ricercatori subacquei è, oltre che natu-ralistico, anche e soprattutto geologico.

Proprio sotto queste acque infatti, secondo la nuovissima e affascinante teoria della «tettonica a zolle», avviene l'incontro-scontro di due «zolle» della superficie terrestre: l'europea e l'afri-cana. Il lento ma inesorabile movimento delle due piattaforme continentali è all'origine della  particolare conforma-zione del fondo del canale, ricco  di corru-gamenti, con lunghi corridoi e banchi improvvisi. Ed  è  al  tempo stes-so la causa  di fenomeni  geologici  a carattere    vulcanico   e/o   tellurico  in

aree contigue ad esso (come la recente, violenta eruzione dell'Etna), così come a migliaia di chilometri di distanza (è il caso del terremoto nel Friuli).

I banchi sommersi sono particolarmente numerosi. Il più ampio è il banco  Avven-tura, specie di prolungamento subacqueo della costa siciliana, su cui se ne elevano altri, a profondità minori: il banco di Pantelleria Vecchia, a nord dell'isola omonima, il banco Talbot a nord-ovest, il banco Terribile in direzione sud-est. Più in prossimità della costa, all'altezza di Sciacca, si trovano invece i banchi Nerita e il banco Graham. Quest'ultimo, testi-monia meglio degli altri la natura vul-canica della zona. Esso è infatti ciò che resta di un'isola dalla vita effimera, formatasi dopo una violenta eruzione nell'estate del 1831, 25 miglia al largo di Sciacca. A due mesi dalla eruzione, nel settembre di quell'anno, l'isola era alta circa 70 metri sul livello del mare, con una circonferenza stimata dagli osser-vatori del tempo intorno ai 700 metri: ma già a dicembre essa era scomparsa sott'acqua, e soltanto le onde frangenti contro   il  basso  fondale   restavano    a 

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stazza, in grado di ancorare con sicurezza e soprattutto di resistere alle tempeste che qui possono scoppiare improvvise, anche in piena estate.

È poi necessario adottare tutte le misure per poter resistere alle forti correnti che, anche con mare apparentemente calmo, sono sempre presenti, risultando per giun-

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SCIACCA (Agrigento). La sommità dell'isola sommersa che forma il banco Graham è ricoperta di alghe, favorite nel loro sviluppo stagionale dalle forti correnti della zona.

SCIACCA (Agrigento). La sommità dell'isola sommersa che forma il banco Graham è ricoperta di alghe, favorite nel loro sviluppo stagionale dalle forti correnti della zona.

 
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copyright Guido Picchetti - 2/4/2009