dal "CORRIERE DEI RAGAZZI" - Giugno / Settembre 1976

A) dalla rubrica curata  da Josè Pellegrini

Dal n° 26 del 27 Giugno 1975
TUTTI SUB - 1° puntata
CON MASCHERA E PINNE
di Guido Picchetti

Chi vuol pienamente godere delle bellezze del mare, della scoperta continua ed affascinante di ciò che esso racchiude, deve saper usare maschera e pinne: la ma-schera per vedere sott'acqua, le pinne per meglio muoversi in questo ambiente. Le maschere per sub hanno forme molto diver-se e non sono tutte adatte alla forma del nostro viso.  Scegliere

 

una maschera giusta tuttavia non è difficile: basta provarla all'aria, ponendola sul viso e aspirando aria dal naso a bocca chiusa: se, come si dice in gergo, «fa ventosa» e resta bene attaccata al volto senza cadere, vuoi dire che è proprio adatta a noi e in mare non «farà acqua». Uno «snorkel», detto anche «tubo areatore», farà da complemento indispensabile alla maschera: semplice da imboccare, senza strani tappetti di sughero in cima e con il tratto curvo prefe-ribilmente non «corrugato».

 

Nell'uso andrà assicurato al cinturino della maschera per evi-tare di perderlo. Le pinne infine: quelle ideali debbono avere la scarpetta morbida e la pala piut-tosto rigida, al fine di assicurarci un buon rendimento, senza farci venire le bolle ai piedi. Solo quelle di buona marca, costruite con differenti mescole di gomma, hanno queste caratteristiche, e non certo quelle più economiche, le quali, a causa della loro ec-cessiva morbidezza, possono co-stringere a movimenti errati della pinneggiata.

 

dal n° 27 del 4 Luglio 1976
TUTTI SUB - 2° puntata
SUL FONDO IN APNEA
di Guido Picchetti

Andare in immersione con ma-schera e pinne, trattenendo il fiato per alcuni secondi, è cosa ben diversa che osservare il fondo dalla superficie. Ma per fare questo, bene e senza correre inutili rischi, occorre andare per gradi.
Per prima cosa dobbiamo im-parare a respirare in superficie con lo «snorkel»,  mentre  nuotia-

 

mo lentamente servendoci solo delle gambe. Non è certo difficile: poi dovremo imparare anche a svuotare lo «snorkel» dell'acqua che può entrarvi, servendoci dell'aria che abbiamo nei nostri polmoni e senza toglierci il boccaglio di bocca ogni volta che ci va un po' d'acqua dentro. Fac-ciamo una prova in poca acqua dove tocchiamo: trattenendo il fiato chiniamo la testa in avanti, e facciamo in modo che l'acqua entri nello «snorkel» fino a riem-pirlo;  alziamo  quindi  il  capo  e

 

soffiamo con decisione dalla bocca: tutta l'acqua che era en-trata nel tubo dovrebbe uscire istantaneamente dall'alto, per la stessa via da cui era entrata. Forse la prima volta non ci riuscirà bene, ma saranno sufficienti poche prove a farci capire esattamente come dobbiamo fare. Possiamo quindi provare a fare una prima immersione con ma-schera e pinne. Meglio non an-dare in una zona troppo profonda, sono molte le cose che ancora non sappiamo: basterà un metro, un metro  e  mezzo  di  fondo, non  di

 

più. Prendiamo aria, lanciamo su in alto le gambe e giù verso il fondo! Se è davvero la prima vol-ta che proviamo ad immergerci, forse non riusciremo neppure ad andare mezzo metro sotto, ma non importa: la prossima setti-mana vedremo come fare per poter andare meglio giù. Per que-sta volta l'importante è imparare a non alzare il viso dall'acqua quando si torna su, e a riprendere la respirazione at-traverso lo «snorkel», guardando il fondo con la maschera.
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dal n° 28 dell' 11 Luglio 1976
TUTTI SUB - 3° puntata
LA CAPOVOLTA
di Guido Picchetti

In mare, ancora più che in piscina, il nostro corpo galleggia. A chi ricorda il famoso principio del vecchio Archimede, questo fatto non fa meraviglia. Ma per noi che con maschera e pinne vogliamo tentare in mare la nostra prima immersione in apnea è una bella disdetta. Eccoci annaspare in superficie, consu-mando  in una serie di movimenti

 

scomposti tutta la nostra riserva di ossigeno, nella vana ricerca di raggiungere il fondo, che pure è appena un metro sotto di noi. Come fare? In teoria è molto semplice: per vincere la spinta positiva che ci tiene a galla, ab-biamo bisogno che qualcuno o qualcosa ci dia una spinta negativa, verso il basso; e, in mancanza di altro, questa spinta possiamo darcela da noi, ser-vendoci delle nostre gambe. Le nostre gambe, infatti, fino a che sono in acqua, come tutto il nostro corpo, perdono ogni peso,

 

ma se le solleviamo fuori dal-l'acqua esse pesano, eccome! Ecco quindi la soluzione del problema: per fare scendere il nostro corpo sott'acqua, dobbiamo alzare in aria le nostre gambe. Maggiore sarà lo slancio verso l'alto che ad esse sapremo dare, maggiore sa-rà l'impulso verso il basso che ne deriverà per il nostro corpo. Per fare quella che si chiama una buona capovolta, occorrerà fare dei movimenti corretti, tenendo i piedi e le ginocchia unite con le pinne ben estese e dosando op-portunamente lo slancio delle gam-

 

be; ma occorrerà anche eseguire quei movimenti in buona suc-cessione ed a tempo, piegando, ad esempio, il corpo nel bacino al momento giusto, un attimo pri-ma di portare verso l'alto le gam-be. Diverrà allora molto facile avviarci in apnea verso il fondo, ma dovremo evitare di scendere lì dove ci fanno male le orecchie, la pressione può procurarci gravi danni anche a piccole profondità.


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Dal n° 29 del 18 Luglio 1975
TUTTI SUB - 4° puntata
ATTENTI A COMPENSARE
di Guido Picchetti

Una delle sensazioni che avver-tiamo appena iniziarne a scen-dere verso il fondo con maschere e pinne è un certo senso di pres-sione nelle orecchie. Se andiamo più giù le orecchie cominciano a farci davvero male, e sarebbe e-stremamente pericoloso scendere ancora, in quanto la pressione dell'acqua potrebbe improvvi-samente provocare la rottura di un timpano. Come si spiega allora che alcuni subacquei arrivino im-punemente a certe profondità si-curamente superiori ai tre, quat-tro metri, che già sono sufficienti a darci gli inconvenienti suddetti? La risposta è semplice: essi sanno «compensare», sanno ciò porre in equilibrio  con  la  maggiore pres-

 

sione esterna gli spazi aerei che sono presenti in alcune parti del nostro corpo. Al momento op-portuno essi fanno la cosiddetta «compensazione», una manovra che consente, con il ripristino di quell'equilibrio, la scomparsa, non solo dell'eventuale dolore, ma anche di ogni minima sen-sazione di pressione.
Come si fa questa benedetta compensazione? In un modo ab-bastanza semplice: si chiude il naso con le dita (le maschere subacquee sono appositamente sagomate), e si soffia l'aria ver-so l'alto dal retrobocca. L'aria, non potendo uscire dal naso, aprirà allora due canali interni detti «tu-be di Eustachio», che collegano appunto il retrobocca all'orecchio medio, e ripristinerà la posizione di equilibrio della membrana timpanica, eliminando il senso  dì pressione  dovuto ap-

 

punto alla sua introflessione. Una manovra sem-plicissima quindi, una specie di uovo di Colombo; ma sapeste quanti timpani si sono rotti per colpa dell'ignoranza di questa ma-novra! Un tempo non la si cono-sceva, e riuscivano ad andare giù solo coloro che non avevano bisogno della com-pensazione, cui bastava ad e-sempio un semplice atto di deglu-tizione per far scomparire ogni fastidio. Non tutti abbiamo infatti necessità di compensare, né tutti compensiamo con la stessa faci-lità. C'è chi solo con molta dif-ficoltà riesce a far passare l'aria attraverso le tube, e un incipiente raffreddore può rendere ancora più difficile la compensazione. In questi casi è meglio non immer-gersi. E' bene piuttosto ricordarsi che più avvertiamo la pressione sui timpani, più è difficile che la compensazione  riesca;  e  che  in-

 

vece è sempre più facile compensare quando lo sbalzo di pressione è minore. Non tar-diamo perciò a fare la compen-sazione durante la nostra discesa verso il fondo. La manovra, se ben eseguita, richiede solo un attimo. Ogni sensazione di pressione scompare immedia-tamente e possiamo continuare tranquillamente la nostra discesa fino a che l'aumento di pressione non si fa nuovamente sentire, richiedendoci un'altra compen-sazione. E in risalita? In risalita niente, non è necessaria alcuna manovra particolare. L'equilibrio degli spazi aerei interni del nostro organismo con la pres-sione idrostatica esterna av-viene automaticamente mentre ritorniamo verso la superficie, senza alcun inconveniente.
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Dal n° 30 del 25 Luglio 1975
TUTTI SUB - 5° puntata
LE PINNE
di Guido Picchetti

Non sempre chi impiega delle buone pinne sa usarle come do-vrebbe, ricavandone il giusto ren-dimento.  Molti,  troppi subaquei non sanno pinneggiare, disper-dendo in movimenti scomposti tutto il vantaggio che le pinne potrebbero dare. C'è chi ad e-sempio  pinneggia  «a bicicletta»,

 


 sfilando  in  avanti  una gamba e

 

alternativamente spingendo l'altra all'indietro, facendo in  definitiva  cosi  compiere  un inutile movi-mento rotatorio alle pinne, che rassomiglia tanto alla pedalata di un ciclista. O c'è chi batte le pin-ne sopra la superficie, schiaf-feggiando sistematicamente l'ac-qua.
Una buona pinneggiata va invece eseguita tenendo le gambe piut-tosto tese, muovendole lentamen-te a forbice, così come quando si batte  il  «crawl»,   ma  facendo in

 

modo che le pinne restino co-stantemente sotto la super-ficie,assolutamente senza schiz-zi o spruzzi inutili. Solo in tal modo, grazie anche ad una efficace distensione del piede, che non va mai tenuto «a papera», ma che deve con-sentire così disteso alla pinna di essere il naturale prolun-gamento della gamba, solo così, dicevo, riusciremo a ricavare da questo prezioso strumento tutto l'aiuto necessario.

dal n° 31 del 1 Agosto 1976
TUTTI SUB - 6° puntata
QUANDO LA MASCHERA SI APPANNA
di Guido Picchetti

Quando usiamo al mare per la prima volta una maschera nuova, si verifica spesso un inconve-niente  assai  fastidioso:   il vetro

 

all'interno si appanna facilmente, e nonostante i ripetuti risciacqui che possiamo fare, l'appan-namento continua a riformarsi con estrema rapidità. In verità si tratta di un difetto passeggero, dovuto principalmente al trat-tamento particolarmente sen-sibile alla formazione della con-densa.  Come  porvi  rimedio?

 

E' abbastanza semplice. Si può provare con la saliva, ma non è il meglio.  Meglio servirsi di una mezza patata, da passare accuratamente sul vetro. Ma trovare una patata al mare non è sempre possibile. Allora? Niente paura. Ci sono le alghe, quasi ovunque presenti lungo le nostre coste. Basterà raccoglierne qual-

 

che    ciuffo dal fondo, e strofi-narle con cura sul vetro della maschera, tenendola in acqua. L'effetto sgrassante che ne deriva è immediato.
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copyright Guido Picchetti - 13/3/2009