dal "CORRIERE DEI RAGAZZI" - Luglio / Settembre 1976

LA SCOPERTA DEL MARE

   

   1 - LE STELLE ROSSE (4/7/76)
   2 - UN PAGURO CERCA CASA
(18/7/76)
   3 - I LUNGHI VIAGGI DELLE MEDUSE
(25/7/76)
   4 - NON TOCCHIAMO LE ATTINIE
(1/8/76)
   5 - IL NOSTRO AMICO POLPO
(8/8/76)
   6 - QUESTI RICCI CHE PUNGONO
(15/8/76)
   7 - I MERLETTI DI NETTUNO
(22/8/76)
   8 - LUMACHINE CON IL CIUFFO
(29/8/76)
   9 - UNA CONCHIGLIA PER MONETA
(5/9/76)
 10 - I COLORI DELLE SPUGNE
(12/9/76)

   

I COLORI DELLE SPUGNE
di Guido Picchetti

In mare, appena scendiamo di qualche metro sotto la super-ficie, l'ambiente sembra perdere rapidamente co-lore. Restano il verde e il blu, e tutto sembra diventare tristemente monotono, anche lì dove una maggiore ricchezza di forme di vita farebbe supporre una grande varietà cromatica. Basta tuttavia il lampo di un flash o il raggio di una torcia subacquea a rivelarci che quelle macchie più chiare o più scure sulle pareti bluastre sono in realtà straordinarie pennellate di colore. E novanta volte su cento, i toni più vivi (dal giallo al rosso, dal viola all'arancio, al marrone), sono dovuti alle spugne, le quali in certe zone tappezzano comple-tamente le pareti rocciose, contendendo agli altri organismi viventi tutto lo spazio disponibile.

Ma che cosa sono le spugne? Cerchiamo di conoscerle. Quando si parla di spugne, si pensa subito alle spugne da bagno, a quelle di origine naturale usate una volta, che venivano faticosamente strappate dai fondali mediterranei dai famosi pescatori di spugne greci. Quelle spugne sono di-venute rare e preziose e nell'uso corrente sono state sostituite dalle spugne ar-tificiali, prodotte sinteticamente cercando di imitare la natura, ma senza riuscirvi troppo bene. L'effetto assorbente di una spugna naturale è infatti superiore a quello di una spugna sintetica, per quanto ben fatta. D'altro canto non si può soddisfare la richiesta di mercato con le spugne raccolte nel mare. Anzitutto ci sono le difficoltà di lavorazione. Sono richiesti una  pesante battitura  dell'esem-

       

plare raccolto, per eliminare gli elementi rigidi presenti nella struttura interna della spugna, ed accurati e ripetuti lavaggi sbiancanti, prima di giungere al prodotto pronto per l'uso. In secondo luogo quella spugna, dal nome scientifico Euspongia officinalis, non è che una delle centinaia di specie di spugne viventi nel mare, l'unica, se vogliamo, che fino ad oggi si è rivelata utile all'uomo, ma non certo la più comune.

Le spugne sono organismi estremamente semplici ed occupano uno dei gradini iniziali della scala sistematica evolutiva degli animali viventi. Privi di tessuto muscolare e nervoso, e di organi sen-soriali, mancano inoltre della individualità tipica degli animali superiori: se, ad e-sempio, tagliamo una spugna in tanti pezzi, ogni pezzo continua a crescere per conto proprio, e può eventualmente riu-nirsi di nuovo in un unico individuo senza giunture visibili. In compenso le spugne hanno una molteplicità di forme in-credibile. Abbiamo spugne incrostanti, perforanti, a forma di arbusto o a forma di frutto, dure come pietra o soffici e morbide come piumini. Ed è proprio questa infinita varietà di aspetto che rende difficile, per non dire impossibile, il riconoscimento a vista delle diverse specie. In certi casi la stessa specie può avere forma e colore diversi, e gli studio-

 

si sono costretti a basare l'identifi-cazione delle diverse spugne sull'esame delle spicole scheletriche, piccoli ele-menti di calcare o di silice interni all'ani-male, che determinano la sua consisten-za. Alcune spugne sono, tuttavia, già a vista riconoscibili con qualche pro-babilità di non sbagliare, anche da parte dei sub. La Crambe crambe, ad esempio, è una spugna incrostante molto comune, di colore rosso mattone vivo, che ricopre le pareti rocciose in ombra, anche a piccole profondità. Osservandola da vici-no, possiamo riconoscere l'organiz-zazione tipica interna di questi orga-nismi. Una serie di piccoli pori attra-verso i quali viene richiamata l'acqua, che, portata in vari condotti e qui filtrata degli elementi nutritivi che contiene, viene poi espulsa attraverso un'apertura comune più grande, il cosid-detto «osculo». Altra spugna molto co-mune è la Petrosia ficiformis dura come pietra e di colore grigio o viola. Su di essa è facile rinvenire i Peltodoris atro-maculata, quei piccoli molluschi nudi-branchi bianchi e neri a pois, di cui ab-biamo già parlato altra volta. E per finire ricordiamo una piccola spugna di colore rosso-arancio, tondeggiante, simile a un frutto. E' la Tethya aurantium, che ricor-da appunto per forma e colore un'a-rancia.


Le pareti rocciose più in ombra sono tappezzate, anche a poca profondità, di spugne dagli stupendi colori, che si manifestano però solo alla luce artificiale. In alto una «Tethya aurantium», detta per il suo aspetto «arancio di mare»

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copyright Guido Picchetti - 15/3/2009