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1 - LE STELLE ROSSE (4/7/76)2 - UN PAGURO CERCA CASA (18/7/76) 3 - I LUNGHI VIAGGI DELLE MEDUSE (25/7/76) 4 - NON TOCCHIAMO LE ATTINIE (1/8/76) 5 - IL NOSTRO AMICO POLPO (8/8/76) 6 - QUESTI RICCI CHE PUNGONO (15/8/76) 7 - I MERLETTI DI NETTUNO (22/8/76) 8 - LUMACHINE CON IL CIUFFO (29/8/76) 9 - UNA CONCHIGLIA PER MONETA (5/9/76) 10 - I COLORI DELLE SPUGNE (12/9/76) |
I COLORI DELLE SPUGNE
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plare raccolto, per eliminare gli elementi rigidi presenti nella struttura interna della spugna, ed accurati e ripetuti lavaggi sbiancanti, prima di giungere al prodotto pronto per l'uso. In secondo luogo quella spugna, dal nome scientifico Euspongia officinalis, non è che una delle centinaia di specie di spugne viventi nel mare, l'unica, se vogliamo, che fino ad oggi si è rivelata utile all'uomo, ma non certo la più comune. Le spugne sono organismi estremamente semplici ed occupano uno dei gradini iniziali della scala sistematica evolutiva degli animali viventi. Privi di tessuto muscolare e nervoso, e di organi sen-soriali, mancano inoltre della individualità tipica degli animali superiori: se, ad e-sempio, tagliamo una spugna in tanti pezzi, ogni pezzo continua a crescere per conto proprio, e può eventualmente riu-nirsi di nuovo in un unico individuo senza giunture visibili. In compenso le spugne hanno una molteplicità di forme in-credibile. Abbiamo spugne incrostanti, perforanti, a forma di arbusto o a forma di frutto, dure come pietra o soffici e morbide come piumini. Ed è proprio questa infinita varietà di aspetto che rende difficile, per non dire impossibile, il riconoscimento a vista delle diverse specie. In certi casi la stessa specie può avere forma e colore diversi, e gli studio- |
si sono costretti a basare l'identifi-cazione delle diverse spugne sull'esame delle spicole scheletriche, piccoli ele-menti di calcare o di silice interni all'ani-male, che determinano la sua consisten-za. Alcune spugne sono, tuttavia, già a vista riconoscibili con qualche pro-babilità di non sbagliare, anche da parte dei sub. La Crambe crambe, ad esempio, è una spugna incrostante molto comune, di colore rosso mattone vivo, che ricopre le pareti rocciose in ombra, anche a piccole profondità. Osservandola da vici-no, possiamo riconoscere l'organiz-zazione tipica interna di questi orga-nismi. Una serie di piccoli pori attra-verso i quali viene richiamata l'acqua, che, portata in vari condotti e qui filtrata degli elementi nutritivi che contiene, viene poi espulsa attraverso un'apertura comune più grande, il cosid-detto «osculo». Altra spugna molto co-mune è la Petrosia ficiformis dura come pietra e di colore grigio o viola. Su di essa è facile rinvenire i Peltodoris atro-maculata, quei piccoli molluschi nudi-branchi bianchi e neri a pois, di cui ab-biamo già parlato altra volta. E per finire ricordiamo una piccola spugna di colore rosso-arancio, tondeggiante, simile a un frutto. E' la Tethya aurantium, che ricor-da appunto per forma e colore un'a-rancia. |
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copyright Guido Picchetti - 15/3/2009