da "AQUARIUM" - Ottobre/Novembre 1982

NB. - E' una guida all'acquariologia marina mediterranea pubblicata in varie puntate dalla rivista "Aquarium" dal Febbraio 1980 al Dicembre 1982. Sia i testi che le foto sono frutto delle esperienze dirette acquisite principalmente attraverso le "Settimane  di Biologia e Acquariologia Marina" che a partire dal 1973, e per una decina di anni, avevo avuto modo di organizzare annualmente presso il "Centro Immersioni Sorrento" da me diretto, grazie soprattutto alla preziosa collaborazione di alcuni amici biologi marini della Stazione Zoologica di Napoli e di alcuni noti esperti in tema di acquariologia, disposti, sia gli uni che gli altri, ad incontrarsi in occasione di quei meeting settimanali teorico-pratici, mettendo a  disposizione di tutti i subacquei partecipanti le loro conoscenze in materia.


SCOPRIAMO L'ACQUARIOLOGIA MEDITERRANEA

 12° - Invertebrati per l'acquario
   (Gorgonie, alcionari, e infine, le Spugne)



Testo e
foto di Guido Picchetti

 -   Le gorgonie sono senza dubbio gli organismi che maggiormente riescono a dare una impressione di vita e rigogliosità ad un tipico fondale mediterraneo; e una parete sommersa senza gorgonie apparirà sempre inizialmente ai nostri occhi alquanto priva di interesse, anche se poi in realtà risulterà ricca di mille altre forme di vita. Anche per questa ragione evitiamo raccolte indiscriminate di queste belle colonie arborescenti, per il cui riformarsi occorrono tempi certamente non brevi.

- Le cosiddette gorgonie gialle sono le gorgonie più comuni. L' "Eunicella cavolini" che qui vediamo fotografa-ta  è una di esse.  È  facile incontrarla  sulle rocce a strapiombo

fino in prossimità della superficie o vicino agli ingressi di grotte ed anfratti. L' "Eu-nicella cavolini" predilige infatti le zone in ombra, ed estende i suoi rami a ventaglio su di un piano che risulta solitamente per-pendicolare alla corrente locale dominante. Ciò consente ai minutissimi polipi disposti lungo i rami di poter più facilmente cattu-rare i microorganismi trasportati dalla cor-rente che costituiscono la base della sua alimentazione.

-  Esiste anche un'altra varietà di gorgonie gialle, abbastanza comune: è l' "Eunicella verrucosa" di cui vediamo qui un'immagine. L'ambiente preferito resta lo stesso della "Eunicella cavolini", ma leggermente diverso risulta l'aspetto della colonia, che presenta i rami più tormentati, come il nome stesso della spe-

cie indica, e non più tanto regolarmente disposti a ventaglio.

- Un primissimo piano dell'estremità di un ramo di "Eunicella cavolini". Nel flash di controluce risultano particolarmente evidenti i polipi estesi della colonia, ciascuno dei quali è dotato di otto tentacoli piumati. Si intravede in trasparenza il tubo esofageo situato centralmente, nel quale confluiscono dal basso gli otto setti della cavità gastrovascolare del polipo, corrispondenti in alto agli otto tentacoli del polipo stesso.

-  La gorgonia "Eunicella stricta" si distingue dalle altre Eunicelle, non solo per il colore che è bianco invece che giallo, ma anche per la forma che non è più a ventaglio, ma ricorda piuttosto quella di un candelabro, con i rami che si allungano verso l'alto dipartendosi a varie altezze da un tronco centrale. È una forma che risente del diverso ambiente in cui l' "Eunicella strida" si sviluppa, e che è costituito dai pianori rocciosi poco inclinati, anziché dalle pareti a picco preferite dagli altri gorgonari. Tutte le specie di Eunicelle si adattano abbastanza bene alla vita d'acquario. Occorre però evitare una eccessiva illuminazione e mantenere la temperatura dell'acqua sempre su valori inferiori ai 20°. Converrà comunque cercare sempre di raccogliere delle colonie di dimensioni limitate; e, lavorando abilmente di picchetto, possibilmente insieme ad un frammento della roccia su cui sono insediate.


- La "Paramuricea chamaeleon" (at-tualmente denominata scientifica-mente con il nuovo nome di "Paramuricea clavata") è invece una bellissima gorgonia mediterranea che non gradisce purtroppo la vita d'acquario. Forma colonie molto più grandi e robuste delle Eunicelle, ma vuole ambienti aperti e sempre scarsamente illuminati, come provano le diverse quote alle quali la si rinviene, che vanno dai 15/20 metri dei fondali del mar Ligure ai 30 metri e passa di quelli del Sud Tirreno.

-  Il precedente nome scientifico della "Paramuricea chamaeleon" derivava dalla straordinaria proprietà di questa gorgonia di presentare due differenti colorazioni, giallo e rosso-viola, sia in esemplari diversi appartenenti alla stessa comunità ambientale, sia all'interno della singola colonia arborescente. È questo un fenomeno che personalmente ho riscontra-

to abbastanza frequentemente nelle acque siciliane, ad esempio sui fondali profondi di Terrasini dove appunto è stata scattata questa foto mentre in altri ambienti sommersi più al Nord la colorazione delle colonie di Paramuricee da me incontrate, per quanto ricche ed estese, è risultata unicamente rosso-viola.

- La foto ravvicinata dei polipi di una "Paramuricea chamaeleon" evidenzia la struttura dell'organismo, simile, colorazione a parte, a quella delle Eunicelle. E ancora a proposito della colorazione della "Paramuricea" c'è da dire che lo stupendo colore rosso può essere ammirato solo sott'acqua, naturalmente disponendo di una fonte luminosa adeguata. Del tutto inutile risulta una eventuale raccolta, anche a fini di souvenir, di questa gorgonia, in quanto, appena a contatto con l'aria, la colonia diventa per un singolare fenomeno di ossidazione di un colore nero sporco decisamente sgradevole.

-  Sempre nel gruppo degli Ottocoralli, l'ordine degli Al-cionari è rappresentato nel Mediterraneo da due specie abbastanza comuni, l' "Alcyonium palmatum" e l'"Alcyonium co-ralloides" (nella foto). Sono due organismi di aspetto diverso, ma anche di differente adattabilità alla vita d'acquario. In vasca infatti pare ambientarsi abbastanza bene I' "Alcyonium coralloi-des", detto anche "Parerythropodium coralloides" e prima anco-

ra "Parerythropodium expansum", il quale si presenta di solito sotto forma di colonie incrostanti che rivestono i rami morti di altri gorgonari, ridonando ad essi vita e colore.

- Osservando attentamente da vicino l' "Alcyonium coralloides" si notano sul tessuto rosso in fondo dei bellissimi polipi dalle sfumature giallo-dorate. Proprio questi polipi sono la caratteristica precipua di questo organismo, capaci di differenziarlo a vista dai gorgonari di cui ha rivestito lo scheletro, assumendone la forma e con i quali potrebbe essere facilmente confuso.

- L'altro Alcionario abbastanza comune su certi fondali mediterranei, sia rocciosi che fangosi, è l' "Alcyonium palmatum", comunemente detto anche "Mano di morto". Un nome comune alquanto strano, ma che è dovuto alla sua forma carnosa e digitata molto caratteristica. Come tutti gli Alcionari è privo di uno scheletro rigido interno, ma ciò nonostante la colonia, dotata di notevole contraibilità, risulta saldamente fissata alla roccia.

- La colorazione dell' "Alcyonium palmatum" non è costante, ma si possono rinvenire esemplari delle più diverse tonalità: bruni, bianchi, rossi, viola o anche verdi. Sulla superficie della colonia in fase di estensione sporgono dal cenosarco per circa 5/6 mm una infinità di piccoli polipi bianchi, che rendono l' "Alcyonium" molto appariscente. Purtroppo, come si è detto, questo Alcionario in acquario non sopravvive a lungo, forse a causa della sua particolare alimentazione di tipo planctonico.

- Risalendo in cima alla scala evolutiva degli invertebrati marini, in alto sopra i Celenterati, troviamo infine le Spugne, che rappresentano il gruppo di animali marini pluri-cellulari ad organizzazione più semplice. Le spugne sono infatti organismi molto primitivi, privi di cellule nervose e muscolari, che filtrano l'acqua circostante per fini alimentari, aspirandola attraverso dei piccoli pori inalanti sparsi sulla superficie di ciascun animale e espellendola attraverso certi fori più grandi detti osculi, anch'essi presenti all'esterno dell'or-ganismo. Le forme e i colori delle spugne sono diversissimi e non sempre è facile il riconoscimento a vista delle varie specie, la maggior parte delle quali mal di adatta all'esistenza in cattività. Vi sono tuttavia alcune buone eccezioni ed una di esse è costituita dalla specie "Axinella polypoides", di cui vediamo qui ripreso fotograficamente un bell'esemplare nel suo ambiente naturale.

- Tutte le spugne del genere "Axinella" (nella foto vedia-mo stavolta, una "Axinella cannabina") si adattano bene a vivere in acquario, assolvendo una utile funzione filtrante. E ricche di colore come sono, contribuiscono anche molto a valorizzare l'estetica di una vasca. Occorre però disporre di un ambiente adeguato alle dimensioni dell'esemplare raccolto, che andrà poi alimentato con mangimi adatti alle sue esigenze, da disciogliere opportunamente nell'acqua della vasca.

 - Alla classe delle Demospongie, una delle tre in cui è suddiviso il phylum delle spugne (e che comprende le spugne dotate di una impalcatura interna di soste-gno costituita da spiccie silicee e da fibre cornee), appartengono tutte le specie più comuni. Oltre alle Axinelle, un'altra Spugna facilmente riconoscibile è la "Chondrosia reniformis", che deve il suo nome scien-tifico al suo aspetto caratteristico che ricorda appunto quello di un rene. I piccoli esemplari di questa specie presentano di-screte possibilità di adattamento all'ac-quario, ma occorre fare molta attenzione sia nella raccolta che nel trasporto, evi-tando ogni contatto dell'organismo con l'a-ria  e  al  tempo stesso  di  toccarlo troppo con le dita.  Ma  questo  è un discorso  che

vale in fondo per tutte le spugne se si vuole tentare l'ambientazione con qualche probabilità di successo.

- La consistenza delle Demospongie può essere estremamente varia. Una specie particolarmente dura e compatta (come pietra appunto, e da qui il suo nome) è la "Petrosia ficiformis". La sua colorazione violacea è data da certe alghe azzurre che vivono in simbiosi sullo strato superficiale della spugna stessa, e ciò spiega perché in certe zone scarsamente illuminate la "Petrosia" si presenta alquanto priva di colore. Forse proprio a causa della incapacità di sopravvivenza in acquario di queste sue alghe simbionti, la "Petrosia" (che qui vediamo ritratta tra ciuffi di "Astroides calycularis") non resiste a lungo in cattività, rendendo così a sua volta impossibile l'ambientazione in vasca del bel mollusco nudibranco "Peltodoris atro-maculata", il quale esclusivamente da questa spugna ricava la sua alimentazione, cibandosi delle alghe presenti nei suoi tessuti superficiali.

- Molte specie di molluschi nudibranchi hanno infatti il loro abituale ambiente di vita su determinate specie di spugne, trovando evidente-mente solo su di esse possibilità di alimentazione. Sulla Demospongia "Ircinia fasciculata", ad esempio, si rinvengono frequentemente al pascolo gruppi di pic-coli nudibranchi della specie "Glossodoris tricolor",  e solo riuscendo ad ambientare

in acquario questa specie di spugna sarà possibile assicurare la sopravvivenza in cattività dei piccoli molluschi.

- Un gruppo particolare di spugne è costituito dalle Clionidi, le quali anziché vivere sulle rocce, preferiscono vivere all'interno di esse. Le Clionidi sono infatti capaci di perforare i substrati calcarei, creando così una struttura corporea interna che resta in massima parte nascosta alla vista dell'osservatore, ma è tradita dalla presenza sulla superficie rocciosa degli osculi e delle papille inalanti. L'adattabilità in acquario di queste spugne perforanti (ne vediamo nella foto un esemplare della specie "Cliona celata") non è sempre facile in quanto occorre assolutamente che l'esemplare che ci interessa sia raccolto integro, insieme a tutto l'ambiente calcareo da esso colonizzato, il che è possibile solo rinvenendolo su certi piccoli sassi isolati. •

(12 - fine)

 
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copyright Guido Picchetti - 2/10/2009