da "AQUARIUM" - Aprile/Giugno 1982

NB. - E' una guida all'acquariologia marina mediterranea pubblicata in varie puntate dalla rivista "Aquarium" dal Febbraio 1980 al Dicembre 1982. Sia i testi che le foto sono frutto delle esperienze dirette acquisite principalmente attraverso le "Settimane  di Biologia e Acquariologia Marina" che a partire dal 1973, e per una decina di anni, avevo avuto modo di organizzare annualmente presso il "Centro Immersioni Sorrento" da me diretto, grazie soprattutto alla preziosa collaborazione di alcuni amici biologi marini della Stazione Zoologica di Napoli e di alcuni noti esperti in tema di acquariologia, disposti, sia gli uni che gli altri, ad incontrarsi in occasione di quei meeting settimanali teorico-pratici, mettendo a  disposizione di tutti i subacquei partecipanti le loro conoscenze in materia.


SCOPRIAMO L'ACQUARIOLOGIA MEDITERRANEA

 11° - Invertebrati per l'acquario
   (Antozoi, Cerianti, Attinie e Madreporari)



Testo e
foto di Guido Picchetti

 -  Risalendo lungo la scala evolutiva degli organismi marini dalle forme più complesse alle più semplici e primitive, dopo i Policheti e i Platelminti troviamo i Celen-terati. Si tratta di un phylum riccamente rappresentato in tutti i mari. Comprende forme molto diverse, sia singole che colo-niali, alcune pelagiche altre sessili, e altre ancora caratterizzate da un'alternanza di generazioni in questi due modi di vita. Co-mune a tutti i Celenterati è comunque la simmetria raggiata, vale a dire la perfetta disposizione degli organi di ciascun indi-viduo intorno ad un asse centrale. Delle tre classi principali in cui sono suddivisi i Celenterati (Scifozoi, Idrozoi e Antozoi), solo in quest'ultima si trovano organismi di buon interesse per gli acquariofili. E Antozoi appunto, della specie "Parazoanthus axinellae", sono gli organismi che arricchiscono di colore la pa-rete rocciosa qui fotografata, sulla cui sommità ondeggiano ric-che colonie di altri Celenterati, appartenenti invece alla classe degli Idrozoi.

- Il "Parazoanthus axinellae" è un Antozoo Esacorallo del-l'ordine degli Zoantari. La sua ambientazione in acquario tuttavia non è che sia sempre facile, a causa soprattutto del mutevole substrato su cui si trova insediato, costituito il più delle volte da spugne del tutto incapaci di sopravvivere in cattività. Ed è un vero peccato, in quanto, come si può vedere, è un organismo in grado di valorizzare esteticamente in misura notevole l'ambiente dell'acquario.


-  Nella classe degli Antozoi il gruppo degli Esacoralli com-prende quei Celenterati in cui la divisione radiale presenta sei setti o in numero multiplo di sei. In certe specie di Esaco-ralli una tale divisione è facilmente controllabile a vista con-tando semplicemente i tentacoli dell'animale. In altre, come ad esempio nei Cerianti, un controllo simile non è possibile, supe-rando il numero dei tentacoli facilmente il centinaio, disposti come sono in due corone distinte, una labiale intorno alla boc-ca, e l'altra marginale più ricca e numerosa.

- La specie di Ceriantario più diffusa nel Mediterraneo è il "Cerianthus membranaceus". Vive preferibilmente su fon-dali melmosi, ma lo si ritrova anche negli spiazzi sabbiosi tra i sassi o all'interno delle grotte che si aprono al piede delle pareti rocciose. Privo di scheletro, ha il corpo circondato da un tubo mucillagginoso che lo stesso animale si forma per infilarsi nel fondale, indurendolo con detriti e granelli di sabbia. In acquario il Cerianto si rivela un ospite molto resistente ed oltremodo decorativo, grazie alla varietà di colori, che possono avere i vari esemplari, ed ai lunghi e flessuosi tentacoli, a portata dei quali occorre somministrare, finemente triturato, il cibo a base animale da essi preferito, in media un paio di volte a settimana.

-  La cattura di un Cerianto da parte di un sub non è difficile,  ma neppure  da sottovalutare.  Occorre infatti o-

perare con infinita pazienza. Dopo averlo rinvenuto su un fondale adatto, preferibil-mente di sabbia o fango, bisogna scavare con la mano nel sedimento lungo il tubo nel quale si è prontamente ritirato l'animale, fino ad arrivare alla sua estremità. È una operazione che richiede spesso una certa abilità, a causa della lunghezza e della tor-tuosità del tubo membranoso, che può indurre il sub a strapparlo dal fondo prima del tempo, lasciando l'animale ancora in-fossato nella parte residua del tubo, o ferendolo gravemente. L'aspetto che offre l'animale appena catturato non è troppo gradevole, e non lascia minimamente supporre il meraviglioso spettacolo che sarà in grado di offrire da lì a poco in acquario.

- Anche gli Attiniari sono Antozoi appartenenti al gruppo degli Esacoralli. Sono organismi singoli, ma coloniali, capaci di spostarsi lentamente sul fondo, strisciando con il loro carnoso disco pedale. Sono animali carnivori, e catturano le loro prede con l'aiuto delle cellule urticanti presenti specialmente sui loro tentacoli. Per questa ragione possono a volte risultare in acquario pericolosi per gli altri ospiti e converrà cercare di ambientare in cattività sempre esemplari di limitate dimen-sioni, e certamente non grandi come l' "Anemonia sulcata" qui fotografata nel suo ambiente naturale.

-  Tra le Attinie specialmente i cosiddetti Pomodori di mare vivono bene e a lungo in acquario. Ce ne sono di due specie: l' "Actinia equina", di un bel colore rosso vivo, par-ticolarmente frequente lungo le linee di marea delle coste rocciose; e l' "Actinia cari", di un bel colore verde scuro, che vediamo appunto nella foto e che sembra prediligere in natura fondali un po' più profondi. Caratteristica di queste Attinie è la retrattibilità dei tentacoli che possono sparire completamente all'interno del corpo e vengono messi in mostra solo raramente durante le fasi dell'alimentazione, e, in particolare per l' Actinia equina, in coincidenza con i ritmi di marea.

- Ancora un Attiniario molto bello e ricercato per l'acquario marino è la "Bunodactis verrucosa" dai caratteristici tenta-coli tozzi ed anellati a tratti, chiari e scuri.  Il colore può variare


dal verde al rosato, come appunto l'esemplare qui ripreso nel suo ambiente naturale. Vive generalmente incastrato tra le rocce, per cui non è facile staccare il disco pedale dalla roccia ed estrarla. Ma è un tentativo che vale sempre la pena di fare, in considerazione della sua bellezza e della sua adattabilità alla vita d'ac-quario.

-  Per staccare un'Attinia dal sub-strato occorre cercare di inserire un'unghia tra il piede dell'animale e la pietra su cui aderisce, allargando poi con il dito la zona di distacco fino a che l'animale non viene via da solo, facendo però attenzione a non ferirlo durante l'operazione. Per difendersi dal potere urticante  di certe attinie  converrà usare

un paio di guanti. La specie qui ritratta, dai tentacoli trasparenti, è una "Aiptasia mutabilis", una specie che pur vivendo bene in acquario risulta poco gradita per i filamenti urticanti che è in grado di emettere.

- Dove sia possibile, conviene sempre raccogliere l'Attinia con tutto il substrato, ricercando al solito gli esemplari di dimensioni più ridotte. Per questa ragione, ideale per la raccolta di un acquariofilo sarebbe senza dubbio la piccola Attinia qui fotografata mentre aderisce ad una semplice foglia di Posidonia.

- Ancora Antozoi del gruppo degli Esacoralli sono i Madreporari. In quest'ordine sono comprese specie sia co-

loniali che solitarie, ma tutte dotate di uno scheletro calcareo. Tra le coloniali, tanto per intenderci, rientrano le specie che danno origine alle famose barriere coralline dei Tropici. Nel Mediterraneo il Madreporario coloniale che raggiunge il maggiore sviluppo è la "Cladocora coespitosa". Apparentemente incolore con i polipi retratti, ha invece un aspetto molto bello con i polipi espansi. In acquario si adatta bene e vive a lungo, ma converrà raccogliere colonie intere di piccole dimensioni, anziché frammentare quelle più grandi.

- Ma il Madreporario coloniale del Mediterrano più interessante per l'acquariofilo è senza dubbio l' "Astroides calycularis", presente lungo le coste rocciose dell'Italia Meridionale anche a poca profondità, in certe zone appena sotto il pelo dell'acqua. Si presenta sotto forma di piccoli cuscini rotondeggianti di circa una decina di centimetri di diametro, che però nelle aree più favorevoli si accrescono fino a tappezzare interamente la parete.

- La raccolta dell' Astroides per un subacqueo acquariofilo non presenta particolari difficoltà. Basta infatti qualche colpo di picozza bene assestato intor-no alla base della colonia per staccarla dalla parete. Occorrerà solo usare un po' di cautela nel dirigere bene i colpi, per non ferire i polipi della colonia che sono molto delicati, e al tempo stesso avere un sano senso della misura per non depauperare oltre misura una data zona di raccolta.

- Particolare cura ci vorrà anche nelle successive operazioni di trasporto di questo organismo,  per evitare che gli esemplari raccolti si urtino tra di loro, fe-

rendosi gravemente a vicenda. Se ciò accade, infatti, i polipi della colonia dan-neggiata, immessa in vasca, muoiono rapidamente lasciando allo scoperto la bianca struttura interna dello scheletro calcareo.

 - La colorazione dell' Astroides è sempre stupenda, ma non è tanto uniforme come si pensa, potendo variare dall'arancio classico al giallo intenso. For-

se anche per questa ragione, si confonde spesso l'Astroides con il "Parazoanthus axinellae", di cui abbiamo prima parlato e che è invece un Antozoo privo di scheletro calcareo appartenente a tutt'altro ordine. Il riconoscimento certo dell' Astroides è comunque possibile osservando con attenzione i tentacoli dell'organismo, che, verrucosi nell' Astroides, sono invece totalmente lisci nel Parazoanthus; o anche i calici dei polipi: lisci e carnosi nell' Astroides, più sottili e rugosi nel Parazoanthus.

- Tra i Madreporari solitari una specie caratteristica e comune del Mediterraneo è la "Balanophyllia italica", dal caratteristico calice calcareo alto un paio di centimetri. Il polipo è di colore bruno-rossastro, ma è difficile da vedere risultando di solito totalmente retratto. In acquario una sua ambientazione è possibile, ma occorre prelevare la specie insieme ad una parte della roccia su cui risulta tenacemente fissato.

- Nelle zone più nascoste, sotto i tetti dei massi o delle grotte, prospera a maggiore profondità un altro bel Madreporario solitario, che tuttavia per la sua densità in certi casi può far pensare ad una specie coloniale. È la "Leptosammia pruvoti", una specie dall'intenso e caratteristico colore giallo, che qui nella foto vedia-

mo all'interno di una piccola grotta insieme ad alcuni rametti del prezioso "Corallium rubrum".

- L'ambiente preferito dal "Coral-lium rubrum" infatti, sebbene più raro e casuale da incontrare, coincide quando c'è con quello della "Leptosamnia pruvoti". Il "Corallium rubrum" è però un Antozoo appartenente ad un gruppo di-verso di Celenterati, a quello degli Otto-coralli, di cui fan parte gli ordini degli Alcionari, dei Pennatulari e dei Gorgo-nari. E a quest'ultimo ordine appartiene appunto il "Corallium rubrum", un ordine caratterizzato da colonie arborescenti di varia dimensione, con scheletro interno solitamente di struttura cornea, più o meno flessibile. Solo lo scheletro del "Co-rallium  rubrum"  è  di  natura  esclusiva-


mente calcarea e da ciò deriva la sua rigidità.

- Ciò che caratterizza gli Antozoi Ottocoralli, quasi sempre riuniti in colonie incrostanti o arborescenti, sono gli otto tentacoli che possiede ogni polipo della colonia. Detti tentacoli, inoltre, (e lo si vede bene nella foto) sono piumati, a differenza di quelli degli Esacoralli che sono decisamente lisci. Il "Corallium rubrum" in acquario può sopravvivere abbastanza bene e a lungo, ma occorre assicurargli particolari condizioni ambientali, soprattutto per ciò che riguarda la temperatura e la luminosità, da tenere entrambe su valori piuttosto bassi, valori che però risultano difficilmente compatibili con l'ambientazione di altre specie.

(11 - continua)

 
   torna alla "Homepage"

alla 12° puntata della rubrica

torna a " fotogiornalismo "

copyright Guido Picchetti - 1/10/2009