da "AQUARIUM" - Gennaio/Febbraio/Marzo 1982

NB. - E' una guida all'acquariologia marina mediterranea pubblicata in varie puntate dalla rivista "Aquarium" dal Febbraio 1980 al Dicembre 1982. Sia i testi che le foto sono frutto delle esperienze dirette acquisite principalmente attraverso le "Settimane  di Biologia e Acquariologia Marina" che a partire dal 1973, e per una decina di anni, avevo avuto modo di organizzare annualmente presso il "Centro Immersioni Sorrento" da me diretto, grazie soprattutto alla preziosa collaborazione di alcuni amici biologi marini della Stazione Zoologica di Napoli e di alcuni noti esperti in tema di acquariologia, disposti, sia gli uni che gli altri, ad incontrarsi in occasione di quei meeting settimanali teorico-pratici, mettendo a  disposizione di tutti i subacquei partecipanti le loro conoscenze in materia.


SCOPRIAMO L'ACQUARIOLOGIA MEDITERRANEA

 10° - Invertebrati per l'acquario
   (Crostacei, Anellidi e Platelminti)



Testo e
foto di Guido Picchetti

 -  Nel grande "phylum" degli Artropoda, il gruppo di animali cui appartengono gli insetti, i Crostacei costituiscono una classe di organismi prevalentemente acquatici. La maggior parte dei Crostacei sono animali mobili: camminano, strisciano o nuotano. Ma vi sono anche alcune specie che nella loro età adulta sono incapaci di muoversi. Sono i cosiddetti Cirripedi. Noti anche come "denti di cane" o "balani", dopo lo stadio larvale trascorso nel plancton essi si fissano con la parte cefalica al substrato, formando un guscio protettivo calcareo durissimo, da cui ritmicamente vengono spinti fuori i piedi piumati per filtrare l'acqua e ricavarne il cibo. I Cirripedi, immessi in acquario insieme alle rocce vive su cui sono insediati, vivono bene e a lungo, accontentandosi di qualunque tipo di alimento, fresco o già in decomposizione, presente nell'acqua circolante della vasca.

-   I Crostacei più grandi del Mediterraneo sono compresi quasi tutti nell'ordine dei Decapodi, divisi tra Brachiuri (crostacei con addome corto) e Macruri (crostacei con addome lungo). I primi, per intenderci, sono i Granchi, mentre i secondi comprendono i Gamberi e con loro naturalmente le Aragoste. Come dice chiaramente il nome dell'ordine cui appartengono, sia gli uni che gli altri hanno 10 zampe toraciche, con cui assol-vono a varie funzioni, oltre a due paia di antenne caratteri-stiche di tutti i Crostacei.

-  Le Aragoste si adattano molto bene a vivere in acquario. Converrà tuttavia ricercare sempre gli esemplari più piccoli, trattandoli con molta delicatezza al momento della cattura, per evitare che si rompano antenne o arti, che, se pure rige-nerati alla prima muta, potrebbero, spe-cialmente in acquario, riformarsi con un aspetto diverso da quello originale.  Dal punto di vista alimentare, le Aragoste, co-

me tutti i crostacei più grandi, sono animali carnivori, e si cibano sia di prede vive che di organismi morti.

- "Palaemon serratus", comunemente detto "Gamberetto di scogliera", è un animale facile da catturare con un retino nelle pozze di marea. Per le sue abitudini alimentari, che lo portano a ripulire con cura l'ambiente di ogni eventuale avanzo di cibo, è uno degli ospiti più utili in un acquario. Purtroppo risulta piuttosto indifeso ed è gradito alle varie specie ittiche che gli danno la caccia con accanimento, rendendo la sua ambientazione in vasca possibile e duratura  solo se in compagnia di altri invertebrati di pari dimensioni.

-  Tra i Crostacei mediterranei non mancano le specie di notevole bel-lezza, le quali però difficilmente riescono a convivere con altri ospiti dell'acquario animati da istinti predatori. È questo il caso, ad esempio, dello "Stenopus spino-sus", un bellissimo gamberetto arancione o giallo dalle lunghe antenne, che in natu-ra vive di norma profondamente rifugiato all'interno di cavità rocciose, e che quindi già nella sua cattura presenta per l'appas-sionato notevoli difficoltà.

- Comunissimi e facili da catturare sono invece i Paguri, un gruppo di Crostacei  incapaci di nuotare  che vivono in permanenza nelle conchiglie vuote di Gasteropodi,  cambiandole  ogni tanto al-lorché crescendo diventano troppo piccole

per loro. Ci sono moltissime specie di Paguri, e, salvo poche eccezioni, vivono tutte bene in acquario, rendendosi utili come organismi pulitori. Tuttavia il carattere irrequieto e spesso rissoso di questi animali consiglia, per la stabilità e la tranquillità della vasca, di immetterne non più di un paio di esemplari, ed anche di dimensioni piuttosto contenute.

-  Una specie di Paguro molto appariscente con il suo corpo colorato vivacemente di rosso è il "Pagurus arrosor". Sulla sua conchiglia troviamo frequentemente insediate una o più attinie della specie "Calliactis parasitica": è questa una vera e propria simbiosi mutualistica, in quanto l'attinia con i suoi fila-menti urticanti protegge il paguro dai suoi nemici, mentre questo a sua volta, spostandosi sul fondo, offre sempre nuove occasioni di cibo all'attinia sistemata sul suo guscio e portata così comodamente a spasso per i fondali. Date le notevoli dimensioni che di solito presenta questa specie di Paguro, per poterlo mantenere in vasca occorre disporre di un ambiente piuttosto vasto.

- Anche l' "Eupagurus prideauxi" vive in simbiosi con un'attinia, ma di specie diversa. È questa l' "Adamsia palliata", la quale è totalmente dipendente dall'associazione con questo Paguro, tanto da morire se egli per caso abbandona la conchiglia. Ciò avviene tuttavia molto raramente, in quanto alla crescita del Paguro, che potrebbe indurre l'animale a cambiare abitazione, l'attinia si adegua allungandosi con il disco pedale davanti all'imboccatura della conchiglia e formando una specie di tubo protettivo che avvolge l'entrata aumentando lo spazio a disposizione del Paguro stesso. Purtroppo l' "Eupaugurus pri-deauxi" è un animale molto delicato e sembra che in acquario non riesca a vivere troppo a lungo.

-  Un rappresentante classico dei Crostacei Brachiuri, cioè con l'addome corto, è il "Pachygrapsus marmoratus", noto anche con il nome di Granchio corridore. Vive nelle zone rocciose dove si infrangono le onde, riuscendo a rimanere per lungo tempo all'asciutto. Appena avverte la presenza dell'uomo, tuttavia, è prontissimo a rifugiarsi con corsa velocissima sotto il pelo dell'acqua o in qualche spaccatura del bagnasciuga. Vive bene in acquario.
 
- Alcuni crostacei hanno ambienti di vita particolari. Il gruppo degli Ossirinchi, ad esempio, di cui fan parte i granchi  con il cefalotorace triangolare  spesso terminante ante-riormente con un lungo rostro, comprende la specie di "Inachus" qui fotografata.  È un animale facilmente rinvenibile tra i tenta-


coli dell'attinia "Anemonia sulcata", da cui ricava evidente protezione, risultando in-sensibile al suo potere urticante. Non è tuttavia ben noto in che modo l' "Inachus" ricambi un tale favore.

- Sempre tra i tentacoli dell' "Ane-monia sulcata", ma molto più rara-mente, è possibile rinvenire una specie di "Periclimenes" ancora poco studiata dagli esperti e che qui vediamo appunto fotografata. Si tratta di un gamberetto di aspetto elegante e delicato, dalla colo-razione variegata che in alcuni punti richiama la colorazione viola delle estre-mità dei tentacoli dell'attinia in cui abi-tualmente si nasconde. Una sua ambien-tazione in vasca non dovrebbe presentare troppe difficoltà, purché si provveda ad immettere nella vasca anche l'animale che lo ospita,  insieme  al quale  va quindi  op-


portunamente catturato.

- Ancora in prossimità delle attinie della specie "Anemonia sulcata" è possibile rinvenire frequentemente dei ricchi popolamenti di "Mysis", piccolissimi crostacei che nuotano di solito in gruppo poco sollevati dal fondo, e che dalla vicinanza delle grosse attinie guadagnano evidentemente in sicurezza. I "Mysis" sono molto appetiti infatti da tutti i pesci, per i quali costituiscono una importante riserva alimentare. Anche per gli ospiti dell'acquario sono un alimento graditissimo e sarà sempre molto utile immetterli in un certo numero in vasca. La loro cattura non è difficile: basterà passare e ripassare più volte un sacchetto di plastica nel gruppo di animaletti che volteggia in prossimità dell'attinia.
 

- E veniamo agli Anellidi. In questo philum ci sono alcune specie che sono tra le più ambite dagli acquariologi mari-ni. In particolare esse sono comprese nel gruppo degli Anellidi Tubicoli detti anche "Polychaeta sedentaria". Sono animali ses-sili che vivono protetti in un tubo da essi stessi prodotto, e che portano abitualmente sul capo delle appariscenti corone di sot-tili tentacoli con cui raccolgono dall'ambiente circostante il loro nutrimento. L'esempio più noto  è dato dallo "Spirographis spal-

lanzani" dalla classica corona spiralata, a volte variegata e a volte monocromatica come nel caso dell'esemplare fotografato. Lo Spirografo vive bene in acquario, ci-bandosi preferibilmente di latte di cozza sparso nell'acqua della vasca in prossimità dei tentacoli.

- Sempre appartenente al gruppo degli Anellidi Tubicoli è la "Sabella pavonina", la quale, a diffe-renza dello Spirografo, presenta una duplice corona di tentacoli inanellati di bruno. È di aspetto più tozzo, ed ha il tubo molle, solitamente incastrato tra i sassi e le alghe del fondo.

- La "Serpula vermicularis" è invece un anellide con il tubo calcareo molto duro. Converrà pertanto raccoglierlo insie-

me alla pietra su cui è insediato, e disporlo opportunamente in vasca in modo che possa bene  estendere la sua corona di tentacoli, che risulta protetta da un coperchietto inbutiforme allorché con uno scatto improvviso essa viene ritirata all'interno del tubo.

- Non tutti gli Anellidi sono animali sedentari. Anzi la maggior parte sono dotati di notevole mobilità, pur preferendo in genere muoversi in ambienti bui, o quanto meno  protetti.  La specie di "Euni-

ce"qui fotografata ha preferito addirittura trascorrere la sua esistenza all'interno di una spugna, ricavando l'alimento dall'acqua ivi circolante.

- Generalmente i Policheti erranti, nonostante il loro aspetto non sempre gradevole, sono animali innocui. C'è tuttavia una specie mediterranea che è assolutamente  da evitare,  a dispetto della sua appariscente bellezza.  È l' "Hermodice carunculata",  detto anche  "Verme cane",  molto diffuso  sui fondali rocciosi  dell'Italia

meridionale. Le setole bianche che ornano a ciuffo i suoi fianchi sono infatti peri-colosissime sia per l'uomo che involontariamente sfiorasse l'animale, sia per i pesci che venissero a trovarsi in vasca insieme a lui.

- Il phylum dei "Platelminti" o "Vermi piatti" comprende degli animali che, per quanto comuni nell'ambiente marino, non sono troppo facili da osservare. Hanno infatti una spiccata attitudine ad aderire perfettamente alle superfici poco esposte alla luce, e l'aspetto diafano e addirittura trasparente che hanno alcune specie di "Turbella-

ri" li nasconde anche all'occhio più attento. Se, tuttavia, si solleva qualche sasso del fondo e si resta ad osservare per qualche secondo ciò che vi è sotto attaccato, si può facilmente riconoscerne qualche e-semplare di Platelminto vedendolo lenta-mente strisciare, come la "Letoplana pallida" qui fotografata.

- Di aspetto decisamente appari-scente ed anche molto elegante con il suo caratteristico manto a strisce bianche e viola,  è invece  il Platelminto turbellario

"Prostheceraeus vittatus". I Turbellari sono generalmente animali carnivori. Si cibano di animali sessili di limitate dimensioni, quali cozze e cirripedi, o anche di tessuti animali morti, e possono pertanto contribuire all'equilibrio della vasca, pur restando purtroppo nascosti alla vista per la maggior parte del tempo.

(10 - continua)

 
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copyright Guido Picchetti - 30/9/2009