da "AQUARIUM" - Settembre 1981

NB. - E' una guida all'acquariologia marina mediterranea pubblicata in varie puntate dalla rivista "Aquarium" dal Febbraio 1980 al Dicembre 1982. Sia i testi che le foto sono frutto delle esperienze dirette acquisite principalmente attraverso le "Settimane  di Biologia e Acquariologia Marina" che a partire dal 1973, e per una decina di anni, avevo avuto modo di organizzare annualmente presso il "Centro Immersioni Sorrento" da me diretto, grazie soprattutto alla preziosa collaborazione di alcuni amici biologi marini della Stazione Zoologica di Napoli e di alcuni noti esperti in tema di acquariologia, disposti, sia gli uni che gli altri, ad incontrarsi in occasione di quei meeting settimanali teorico-pratici, mettendo a  disposizione di tutti i subacquei partecipanti le loro conoscenze in materia.


SCOPRIAMO L'ACQUARIOLOGIA MEDITERRANEA

 8° - Invertebrati per l'acquario
   (Tunicati ed Echinodermi)



Testo e
foto di Guido Picchetti

 - Dopo aver illustrato nei numeri scorsi di "Aquarium" i pesci nostrani più adatti ad essere ospitati nell'acquario mediterraneo, passiamo ora in rassegna le principali forme di invertebrati marini mediterranei. Sono in genere organismi che un acquariofilo subacqueo può facilmente incontrare sui fondali italiani ed essere invogliato a tentarne un'ambientazione, a volte facile, altre volte improbabile se non addirittura impossibile. Per questa ragione riteniamo utile questa panoramica, che effettueremo seguendo nella presentazione dei principali "phyla" un ordine che, dopo i pesci già presentati, possiamo definire discendente, che va cioè dalle forme animali più evolute alle più primitive. Iniziamo pertanto con i Tunicati, organismi appartenenti insieme ai vertebrati al phylum dei "Cordata" e caratterizzati dalla presenza, almeno durante lo stadio iniziale di sviluppo, di una corda dorsale. Nella foto a lato vediamo una colonia di ascidie del genere "Clavelina" ed un briozoo del genere "Retepora", insediati entrambi su una gorgonia rossa "Paramuricea clavata".

-   I Tunicati più interessanti per l'acquariofilo sono tutti compresi nella classe delle Ascidie. La rossa "Halocynthia papillosa" è una delle forme più belle ed appariscenti, facile da rinvenire in gruppo nelle zone in penombra dei pendii rocciosi. La raccolta va fatta staccandola dalla parete insieme ad un piccolo pezzo di substrato, che faciliterà la sua successiva sistemazione in vasca. Alimentata con organismi monocellulari o con mangime secco finemente tritato, è una delle specie più resistenti in acquario.

- Caratteristica specifica delle Ascidie è la presenza di due sifoni:  uno superiore inalante,   che serve sia per la respi-

razione che per l'alimentazione; ed uno laterale esalante, utilizzato invece per l'espulsione dei prodotti di rifiuto. Le due aperture sono facilmente visibili in questo bell'esemplare di "Phallusia mamillata", una delle ascidie mediterranee più grosse, comunemente nota con il nome di "Pigna di mare".

- Il "Microcosmus sulcatus" è un'altra grossa ascidia  molto frequente su o-

gni tipo di fondale, anche a poca profondità. Talvolta risulta difficilmente riconoscibile tra le rocce per la grande quantità di organismi diversi che si trovano insediati sulla sua tunica e che, creando un altro piccolo mondo a sé, spiega l'origine del nome scientifico dell'animale. In acquario il Microcosmus si rivela un ospite, se non proprio bello, decisamente utile, contribuendo notevolmente, per le sue doti di animale filtratore, a depurare l'acqua della vasca di eventuali particelle alimentari rimaste in sospensione e di altre impurità.

- La "Clavelina lepadiformis" è una ascidia che forma solitamente colonie di più individui,  molto  belle  per la loro caratteristica trasparenza  che consente  di in-

travvedere come è costituito interna-mente ciascun organismo appartenente a questo phylum. In genere le Claveline hanno in acquario minore resistenza delle specie già illustrate, ma molto probabilmente dipende dall'ambiente di provenienza che può condizionare le abitudini alimentari.

- Dopo i Tunicati gli Echinodermi. È questo un phylum antichissimo di animali marini, caratterizzati dalla disposizione pentaradiale degli organismi intorno ad un asse centrale. Una struttura che a volte può risultare alquanto modificata e non facilmente riconoscibile, ma che è sempre presente in tutte le cinque classi di organismi in cui si dividono gli Echinodermi: Asteroidi, Echinoidi, Crinoidi, Ofiuroidi e Oloturoidi. Per Asteroidi s'intendono na-turalmente le Stelle marine. Tra le nume-

rose specie mediterranee ce ne sono alcune molto belle e capaci di dare una stupenda nota di colore all'acquario. Come, ad esempio, l' "Echinaster sepositus", una stella di uno splendente color rosso mattone, caratterizzata dalla presenza sui bracci di nume-rose ghiandole che la rendono piuttosto viscida al tatto.

-   L' "Ophidiaster ophidianus" si riconosce invece per l'aspetto vellutato dei suoi lunghi e flessuosi bracci. Di colore rosso carminio scuro, presenta sul lato inferiore dei pedicelli ambulacrali gialli. Nella foto ne vediamo un esemplare già ambientato in acquario, ripreso in un suo caratteristico atteggiamento.

- La Stella Marina rossa più interessante per l'acquariofilo è tuttavia l' "Hacelia attenuata", una specie meno frequente delle altre sui fondali mediterranei, ma dotata di capacità di acclimatamento in vasca notevolmente superiori. A prima vista ricorda nella forma e nel colore l' Echinaster sepositus, ma si distingue poi facilmente per la diversa consistenza del corpo che risulta più sodo e liscio al tatto.

-  Tutti gli Asteroidi sono animali predatori carnivori molto voraci. Converrà perciò immettere in vasca sempre esemplari non molto grandi. Una specie che è facile da trovare un po' ovunque e di limitate dimensioni è la "Coscinaster te-nuispina", caratterizzata più di ogni altra Stella marina da forti irregolarità nel nume-


ro e nella lunghezza dei bracci. In acqua-rio resiste molto bene, cibandosi dei molluschi bivalvi che riesce ad aprire con straordinaria abilità.

- Alla classe degli Echinoidi appar-tengono invece i famigerati Ricci di mare. Gli Echinoidi in genere si adattano bene alla vita in acquario, ad eccezione di alcune specie proprie delle acque profonde. Converrà però, al solito, evitare esemplari troppo grandi, come ad esempio lo "Sphaerechinus granularis" qui fotografato, del diametro superiore ai dieci centimetri. Questa specie in natura ha l'abitudine di mascherarsi con fram-menti di conchiglie e di alghe trattenuti tramite i pedicelli, ed è facilmente rico-noscibile per il colore bianco delle punte degli aculei, indipendentemente dal colo-re della corazza che può essere molto va-



rio.

- Ma anche altre specie di Ricci di mare hanno l'abitudine di ricoprirsi di alghe, e lo dimostra appunto quest'esemplare di "Psammechinus microtuberculatus", una specie di riccio piuttosto piccola, che difficilmente supera i tre centimetri di diametro e che, forse anche per questo, meglio di altre vive in acquario.

(8 - continua)

 
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copyright Guido Picchetti - 28/9/2009