da "AIRONE" / Luglio 1982

NB. - E' il reportage di una campagna di ricerca condotta dal C.N.R. sui fondali del Canale di Sicilia alla quale,  su invito dei suoi promotori, Il prof. Paolo Colantoni dell'Istituto di Geologia Marina dell'Università di Bologna e il Prof. Francesco Cinelli, noto biologo marino dell'Università di Pisa, ebbi l'onore (e l'onere...) di partecipare quale responsabile per la documentazione fotografica. Alla spedizione, durata circa  un mese durante l'estate del 1981 e denominata perciò "C.S.'81", si alternarono in due turni numerosi ricercatori subacquei, esperti nei vari rami della ricerca legata al mare, i quali poterono in quell'occasione realizzare una serie di immersioni straordinarie sui favolosi banchi rocciosi sommersi del Canale di Sicilia. Tra questi appunto il cosiddetto "Banco Graham", che è quanto resta della famosa isola "Giulia Ferdinandea", sorta dalle acque durante un'eruzione sottomarina nel Luglio del 1831, e riassorbita totalmente dai flutti appena sei mesi dopo. L'articolo di testo di questo servizio fu redatto dal Prof. Paolo Colantoni per "Airone", e, corredato da una serie di foto di mia produzione, fu pubblicato in un ampio servizio che occupava ben 18 pagine della rivista. Ricordando quella stupenda esperienza cui ebbi modo di partecipare, e per la quale ringrazio ancora gli organizzatori (oltretutto, carissimi amici...), pubblico, insieme alle foto, il testo integrale redatto allora da Paolo Colantoni  (certo che non gli dispiacerà...) suddividendolo in due parti: una prima che dell' "Isola scomparsa" narra tutta la storia, e una  seconda che rievoca egregiamente le impressioni che dall'immersione sui resti rocciosi sommersi della famosa "isola fantasma" tutti noi allora ricevemmo...


 


da

AIRONE

2°parte
del servizio

 

IL BANCO GRAHAM NEL CANALE DI SICILIA

C'ERA UNA VOLTA UN'ISOLA ...

Visse tre mesi, si chiamò "Giulia" e "Ferdinandea". Oggi rimane
uno splendido banco sottomarino ricco di flora e fauna subacquee,
sul quale il C.N.R. ha condotto importanti ricerche

Testo di Paolo Colantoni - Foto di Guido Picchetti

Un nudibranco Dendrodoris grandiflora mentre depone le uova in un aggregato a forma di nastro a spirale,
detto nidamento. Le diverse specie dei nudibranchi depongono le uova secondo nidamenti particolari riconoscibili
per forma e colore. La vegetazione subacquea è qui formata da alghe di Dictyopteris membranacea.

(segue dalla 1° parte)

Quanto oggi resta di "Giulia-Ferdinandea" costituisce dunque il banco Graham: un basso fondale situato a 26 miglia nautiche a sud-ovest di Sciacca e a 40 miglia da Pantelleria. Vecchi studiosi, e in particolare Lyell nel 1846, hanno segnalato che al posto dell'isola era rimasto un picco di lava solida che costituiva la sommità del banco. La nave Calypso di Jacques Yves Cousteau, nel 1954, trovò effettivamente una guglia di lava basaltica che arrivava alla profondità minima di circa 8 metri, ma non furono pubblicati dati scientifici in merito. La stessa posizione dello sperone di roccia rimase tuttavia alquanto imprecisata, in quanto i diversi autori hanno fornito coordinate differenti per l'isola e per il punto sommitale del banco Graham. Si resero perciò necessari una nuova ricerca del punto preciso in cui si trova il banco e un rilevamento sistematico dei fondali. Entrambe le operazioni vennero eseguite, nel 1972, dalla nave oceanografica Bannock. Era opportuno però raccogliere anche buoni campioni da studiare, in quanto le uniche analisi pubblicate sulle vulcaniti furono fornite da Washington nel lontano 1909.

La missione del C.N.R. riuscì a ubicare la cima basaltica del Graham a 37° 10,2' di latitudine nord e 12° 43' di longitudine est, e a campionarla in immersione. In quell'occasione venne anche eseguito il rilevamento  batimetrico e magnetometri-

I RICERCATORI AL LAVORO SUL BANCO
GRAHAM

In alto: una coppia di scorfani rossi (Scorpaena scrofa) sul fondo di lapilli vulcanici del banco Graham.

 
Sopra: un sub illumina un'alga laminaria, Phyllaria reniformis, abbondantissima in queste acque.
A sinistra: anche sott'acqua il geologo lavora con martello e scalpello, suoi attrezzi tradizionali.

co dell'area interessata e fu raccolto molto materiale sciolto lungo le pendici del vulcano. Il banco risultò elevarsi dall'estremità occidentale di una sorta di piattaforma profonda meno di 200 metri, ai margini della quale sorgono anche i banchi Nerita e Terribile (questi ultimi di origine sedimentaria). Presenta un contorno ovale, del diametro medio di circa 600 metri, definito da un ciglio a profondità di 25-30 metri, oltre il quale il fondale degrada velocemente verso profondità che raggiungono i -200. Sopra c'è una sorta di pianoro di sabbia nera vulcanica e di scorie, solcato da gradoni di materiale tufaceo più compatto. Essi portano a una guglia di lava basaltica fessurata che arriva alla profondità minima di 8,8 metri. Questa guglia, che dovrebbe rappresentare il residuo del primitivo condotto vulcanico, ha una larghezza media di solo circa 20 metri, e ciò spiega la difficoltà e l'incertezza del suo rinvenimento e l'ubicazione incerta del punto-nave da eseguire a una distanza così grande da terra.

Il successo della missione del 1972 e della prima immersione sul banco suggerì l'idea di svolgere un'indagine subacquea più approfondita che potesse mettere in luce anche i favolosi aspetti della vita sottomarina. Fu redatto quindi un programma che prevedeva la partecipazione di un'equipe, oltre che di geologi, anche di biologi marini guidati dal noto algologo ed ecologo Francesco Cinelli. La spedizione si svolse nel luglio-agosto 1981 e si avvalse ancora della Bannock, sulla quale, insieme con le normali attrezzature per i rilievi e una piccola camera di decompressione monoposto portatile, vennero imbarcati anche una camera multipla Galeazzi, compressori d'aria, bombole e una serie di apparecchiature per le immersioni e i prelievi, l'osservazione e la conservazione dei campioni. Tutto questo materiale, unito a un buon numero di sommozzatori che creano solitamente una certa confusione, portò un pittoresco disordine a bordo, che sembrava accrescersi due volte al giorno quando, condizioni del mare permettendo, si eseguivano le immersioni a turni successivi di due persone per volta. Ed ecco la cronaca di una di quelle esplorazioni subacquee.

L'eccitazione che sempre si prova a immergersi su fondali ricchi di vita e con acque trasparenti (a questo proposito i banchi del Canale di Sicilia hanno ben poco da invidiare ai più celebrati luoghi tropicali)  viene aumentata  sul Graham  dall'emozione di

SPECIE MULTICOLORE CHE SOMIGLIANO A QUELLE TROPICALIi
In alto: la carta batimetrica del banco Graham e il suo profilo attuale.
In basso: sui banchi del Canale di Sicilia "fioriscono" colonie di antozoi multicolori, del tutto simili ai coralli e alle madrepore degli oceani Indiano e Pacifico.

nuotare sui resti di un'isola che tanto ha fatto parlare di sé. La lava, le scorie, i proietti, i frammenti di calcare cotti dal calore sembrano parlare ancora degli scoppi e dei lanci, mentre il nero dei prodotti vulcanici fa risaltare al massimo le forme di vita che hanno colonizzato l'ambiente sottomarino. Appena immersi, si è subito colpiti dalla miriade di piccoli pesci che paiono stazionare sul banco quasi avvolgendone la cima in sciami argentati. Frequenti passaggi di grandi ricciole fanno tornare alla memoria i giorni felici di quando i nostri mari erano quasi tutti popolati così. L'acqua, poi, è di una trasparenza eccezionale. Non ce se ne rende conto immediatamente, in quanto il colore cupo del fondale non risalta come altri substrati rocciosi: ma basta guardare in orizzontale per scoprire tutt'attorno il blu più intenso e limpido, o per localizzare anche a 40 metri di distanza il pennacchio di bolle che si innalzano dall'erogatore di un compagno.

Anche su questo banco, come sugli altri del Canale, la corrente si fa sentire, pur se non in modo così marcato come sui bassi fondali più a ovest. Tutta la zona è investita sia dal flusso di acqua atlantica superficiale che, provenendo da Gibilterra, si dirige verso il Mediterraneo orientale, sia dall'acqua densa levantina che scorre in senso opposto al di sotto della prima. Ogni basso fondale costituisce una sorta di sbarramento a questa circolazione e l'acqua, costretta a comprimersi in sezioni ridotte, deve aumentare la sua velocità. Ne risultano correnti impetuose, esaltate in qualche caso anche dalle maree, che rendono talora molto difficile il lavoro dei sub. La distribuzione dei sedimenti e delle popolazioni animali e vegetali risente di questa  situazione:  sono talora evidenti increspature nella sab-

Sopra: una Muraena helena si affaccia dalla sua tana fra le rocce vulcaniche incrostate di spugne, sui fondali del banco Graham, ciò che resta dell'isola inghiottita dal mare.

bia, impronte di corrente, rotolamenti di palle algali, orientamenti particolari di colonie animali. Sul banco Graham, in particolare, abbiamo potuto osservare una singolare strategia di adattamento da parte della flora e della fauna.

La parte più elevata del banco, soggetta alla maggior forza delle correnti e talvolta anche all'impeto del moto ondoso nelle burrasche, è coperta da un rigoglioso manto di sargassi alti diverse decine di centimetri, che ondeggiano continuamente. Essi costituiscono una sorta di fitta boscaglia in cui solo la parte sommitale delle piante viene mossa con violenza, mentre alla base regna la calma. Ciò favorisce la ritenzione di sedimenti che altrimenti verrebbero spazzati via, ma soprattutto fornisce un riparo a fragili e deboli organismi che non riuscirebbero in alcun modo a resistere in un ambiente così "dinamico". Scostando un poco le fronde dei sargassi, si scopre alla loro base un"sottobosco" composto da un tappeto di frammenti minerali e di resti organici nel quale vivono teneri idrozoi, delicati briozoi, nudibranchi e tanti altri organismi  di difficile riconoscimento immediato.   Le fronde, però,  non riparano    soltanto    dai

SOPRA IL VULCANO SOMMERSO DANZANO LE MEDUSE
Qui sopra : un sub osserva una medusa Pelagia noctiluca, di cui negli ultimi anni è stata registrata una enorme proliferazione. In alto a sinistra: la Bannock in navigazione. Costruita nel 1942 come rimorchiatore d'alto mare dalla Marina militare americana, fu ceduta negli Anni Cinquanta al C.N.R. per essere trasformata in nave oceanografica. A destra: la risalita dopo la decompressione. I sommozzatori si aiutano con sacchetti di plastica pieni d'aria per trasportare i campioni raccolti sul fondo del mare.

movimenti impetuosi dell'acqua, ma attenuano anche sensibilmente la luce, tanto che alla loro base prosperano le alghe rosse, che altrove s'incontrano a profondità superiori.

Lungo le pareti scoscese del banco e nelle spaccature delle rocce, i sargassi cedono il posto alle alghe incrostanti, alle spugne di diversi colori e forme, e a varie colonie di celenterati. L'elenco completo di queste specie sarebbe troppo lungo, ma non si possono passare sotto silenzio i grandi raggruppamenti di un antozoo coloniale di molti colori (dal giallo al rosa e all'azzurro) e con delicati tentacoli trasparenti, che forma qua e là ampie e stupende coperture: nessuno di noi lo aveva mai incontrato prima di allora. I pianori di sabbia nera sono invece il luogo prediletto di grandi attinie dai lunghi tentacoli chiari che spiccano come gocce di luce sul fondo.

Questa ricchezza di vita subacquea, anche inconsueta, non sorprende comunque eccessivamente. È noto infatti che il Canale, proprio a causa delle sue correnti, è una sorta di punto di incontro e di diffusione di diverse specie mediterranee. In esso, inoltre, prevarrebbero forme di origine atlantica, che hanno trovato un habitat sufficientemente adatto alle loro esigenze. Sono state segnalate anche diverse forme che paiono essere endemiche, ma per saperne di più occorrerà attendere i risultati dell'analisi dei campioni raccolti. Restando alle specie più  grandi,  è  interessante  sottolineare  come  sul  banco  sia 

ancora possibile vedere le cernie fuori dalla loro tana, per nulla intimorite dalla presenza dei subacquei che forse non hanno mai visto.

Il Graham, dal punto di vista subacqueo, è insomma un paradiso: un luogo tra i più propizi per una vita rigogliosa, vivificato com'è dalle correnti, lontano da terra e protetto dalla sua difficile reperibilità. Nuotandovi sopra ne siamo rimasti affascinati: un ambiente difficile per condizioni marine, dall'aspetto talora aspro e non invitante come spesso accade per i fondali vulcanici, ma certamente straordinario. Vi abbiamo ritrovato il fascino dell'esplorazione di un qualcosa che non è stato ancora contaminato dall'attività umana, dove all'interesse naturalistico si somma lo stupore della scoperta. Forse, abbiamo anche individuato la spiaggia che circondava la parte più elevata dell'isola, le falesie di erosione marina e la guglia di lava indicata dai cronisti del tempo: il tutto abbassato sotto il livello del mare, frammentato e continuamente eroso dalle onde e dalle correnti. Abbiamo come "toccato" un episodio e una dimensione della continua trasformazione del nostro pianeta, constatando come le forme di vita vi si adattino immediatamente e sviluppino nuove strategie di soprav-vivenza. In breve: nelle modeste dimensioni di un banco ci è stata offerta la possibilità di misurare il divenire dell'ambiente fisico e di quello biologico: fenomeni che sono alla base dei fondamentali concetti dell'evoluzione di tutto il Creato. •

Paolo Colantoni - (2. fine)


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copyright Guido Picchetti - 18/8/2009