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Con le sue 20.000 specie circa, quella dei Malacostraca
è la più vasta e variata classe del phylum dei Crostacei. Comprende
infatti organismi diversissimi: per dimensioni, che vanno dai pochi
millimetri di un Mysis ai tre metri e passa di una Maia
gigante; ma anche per ambienti di vita, con alcune specie che vivono sulla
terraferma, e altre che prediligono l'acqua, dolce o salata che sia. Nella
maggior parte dei casi sono specie autosufficienti, ma non mancano forme
di Malacostraca caratterizzate da fenomeni di parassitismo o di
commensalismo: o anche da inquilinismo, un modo di vita intermedio tra i
due già citati, come appunto la specie qui fotografata, la quale trascorre
la sua esistenza all'interno dei grossi esemplari di Pinna nobilis,
ricavando ossigeno e cibo dalle correnti di acqua che attraversano il
mollusco e dal muco da questi prodotto.
Per tali sue abitudini di vita la Pontonia custos è detta anche
"gambero guardiano" o "guardiano delle pinne". Raggiunge i 4 cm di
lunghezza. Il carapace è trasparente e delicato. Trasparenti sono anche le
sue tenaglie, ma tutt'altro che delicate. Sono infatti robustissime e con
esse l'animale è in grado di affibbiare dolorose pizzicate al sub che.
sottovalutandone la pericolosità, lo maneggiasse con incuranza. Notevole
il dimorfismo tra i due sessi. Sia nella forma delle chele, disuguali nel
maschio, più piccole ed eguali nella femmina; sia nella colorazione del
carapace più tendente al giallo nella femmina.
Poco si sa sulle sue possibilità di ambientazione in acquario. Ma è
evidente che esse risultano legate al benessere del grosso mollusco che
ospita il Pontonia custos, il quale richiede vasche di notevoli
dimensioni, non sempre agevoli da mantenere. Nei nostri mari l'ambiente
della Pinna nobilis va dai 10 ai 60 metri di profondità, e simili
condizioni di limitate luminosità e temperatura vanno pertanto assicurate
alla vasca in cui la si vuole ospitare.
La foto è stata scattata sui fondali dell'isolotto del Vervece nel Golfo
di Napoli, dopo aver estratto il crostaceo dalla Pinna che lo ospitava.
Sulla Nikonos era montato un obiettvo 35 mm corredato di anello estensore
2:1. Flash e servoflash. Pellicola Ektachrome 64 ASA. F:16; t: 1/60.
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