da "ACQUARIO" / Marzo 1984

NB. - Si tratta di una serie di 8 articoli pubblicati tra il Gennaio e il Settembre del 1984,
su altrettanti invertebrati marini mediterranei che rivestono un certo interesse per gli appassionati di acquariofilia
 

 

GLI INVERTEBRATI MARINI MEDITERRANEI


GALATHEA STRIGOSA

di Guido Picchetti
 

phylum ARTHROPODA
subphylum CRUSTACEA
classe MALACOSTRACA
ordine ANOMURA (= Notapoda)
famiglia GALATHEIDEA
specie GALATEA STRIGOSA (Linneo)


Nel grande phylum degli Artropoda, i Crostacei Notapodi rappresentano un gruppo di animali marini intermedio tra i Macruri, che sono dei Crostacei dotati di un addome molto sviluppato (vedi l'Astice e l'Aragosta), e i Brachiuri, che sono invece dei Crostacei dall'addome molto ridotto e pressocchè inesistente, come avviene nei Granchi. Nei Galateidi infatti l'addome è ancora abbastanza sviluppato, ma già risulta alquanto ricurvo su sè stesso nella parte terminale posteriore, ma soprattutto con l'ultimo paia di arti ambulacrali inutilizzabili e trasformati in appendici ornamentali. Invece le chele anteriori della Galathea strigosa sono in compenso molto lunghe e possono raggiungere una lunghezza di ben 13 cm, contro una lunghezza del cefalotorace che sviluppa in media 5 cm appena.

L'ambiente di vita della Galathea strigosa è soprattutto esteso. La si rinviene un pò ovunque sui fondali del Mediterraneo, ma anche in Atlantico e nel Mare del Nord. Come avviene di solito nei Crostacei, i sessi sono separati. Le uova fecondate durante l'accoppiamento interno sono portate dalla femmina tra gli arti addominali fino alla loro schiusa. Le larve, liberate nel plancton, attraversano vari stadi prima di arrivare sul fondo e assumere le loro caratteristiche definitive di animali bentonici.

In acquario la Galatea strigosa vive abbastanza bene. Come tutti i Crostacei è un animale carnivoro che si ciba sia di prede vive che di organismi morti. In attività rivela un comportamento piuttosto aggressivo attaccando ospiti anche della stessa specie, e approfittando del momento in cui, durante la muta, diventano più vulnerabili. Tollera abbastanza bene escursioni termiche e variazioni di salinità nell'acqua della vasca. Non richiede tuttavia un'illuminazione eccessiva, preferendo rifugiarsi in cavità durante le ore del giorno e approfittare delle ore notturne per procacciarsi il cibo.

La foto è stata scattata su un fondale roccioso dell'isolotto del Vervece nel Golfo di Napoli a circa 10 metri di fondo. Attrezzatura impiegata: Nikon con obiettivo 35 mm corredato di anello estensore 1:2. Pellicola Kodachrome II 25 ASA. Diaframma f:16. Flash elettronico con servoflash. 

 

   copyright Guido Picchetti

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