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È una specie di Ascidia solitaria tipica del Mediterraneo,
facile da rinvenire su fondali rocciosi intorno ai 10-15 metri di
profondità, o anche a quote minori in zone più ombrose. Vive saldamente
ancorata agli scogli e a substrati di minore consistenza, quali quelli ad
esempio costituiti dai rizomi delle Posidonie. Ha un caratteristico
aspetto a barilotto con una tunica esterna molto resistente e piuttosto
ruvida al tatto. Sul corpo dell'animale, che facilmente si contrae se
disturbato e che in piena estensione può raggiungere fino a 10 cm di
altezza, si ergono due sifoni, il superiore inalante e l'inferiore
esalante, attraverso i quali circola l'acqua da cui l'organismo ricava le
particelle planctoniche che costituiscono la sua alimentazione. In molti
altri mari, sia caldi che freddi, vivo specie simili appartenenti allo
stesso genere della nostra Halocynthia papillosa, caratterizzate
però da colorazioni diverse.
Dotata di buon potere rigenerativo, l' Halocynthia papillosa non
presenta troppe difficoltà per una sua ambientazione in acquario. La
temperatura dell'acqua è bene non superi i 18° e non scenda molto al di
sotto del 10°. E' preferibile una illuminazione non eccessiva. Il pH va
contenuto tra i 7,5 e gli 8,5, con la densità tipica dell'acqua marina
mediterranea, intorno ai 1028. Per quanto riguarda infine l'alimentazione
in cattività, trattandosi di un tipico animale filtratore, sarà bene
servirsi di cibo liofilizzato da sciogliere in acqua, o anche della
spremitura di qualche mollusco bivalve. La riproduzione, come in molte
altre specie di Ascidiacei, avviene sia per via sessuata, sia per
gemmazione. Molto difficilmente tuttavia la si potrà osservare in
acquario.
La foto è stata scattata su una parete rocciosa della penisola sorrentina,
sui 15 metri di fondo, servendosi di un complesso macro originale Nikonos
su obiettivo 35 mm. Pellicola Kodachrome II da 25 ASA. Diaframma impostato
f:16, illuminazione flash elettronico con servo flash.
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