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VITA MARINA LA MARCATURA DELLE CERNIE
Testo di Brigitte Cruickshank |
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NON TEMONO L'UOMO. I preparativi prima
dell'immersione per |
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IL MARCHIO GIALLO. Un comune arbalete da caccia
subacquea viene utilizzato dai ricercatori del Gem per sparare alle cemie
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le isole Lavezzi per marcare il maggior numero possibile di cernie componenti la "colonia" che esiste in queste acque, onde poterne meglio seguire e capire il modo di vivere, proprio come si fa in certi parchi africani con i rinoceronti e altri animali terrestri. Il sistema adottato per questa marcatura, ci spiega il prof. Chauvet, è un sistema che lui stesso ha dovuto "inventare" in mancanza dei fondi finanziari necessari all'impiego di metodi più sofisticati. Avrebbe preferito infatti poter addormentare le cernie in modo da effettuare una marcatura meno cruenta e più duratura. In questo modo avrebbe avuto sul momento anche la possibilità di fare dei prelievi di sangue sull'animale e di praticargli una piccola incisione sul lato sinistro in basso dove si trovano le gonadi per scoprirne il sesso: due cose di vitale importanza che avrebbero consentito una più rapida e precisa documentazione sulla vita sessuale delle cernie. Si è visto invece costretto utilizzare un metodo alquanto empirico, che consiste nell'adattamento di un comune arbalete da pesca subacquea. Con questa arma egli spara, mirando al fianco del pesce, sulla parte centrale alta poco al di sotto della pinna dorsale, un'asta sulla cui sommità è posto un segnalino uncinato di plastica gialla. Il segnalino resta infisso nella carne della cernia colpita e su di esso è indicato un numero che permette l'identificazione dell'animale, insieme all'indirizzo del gruppo di ricerca, cui si prega, chiunque dovesse effettuarne eventualmente la cattura, di segnalarne modalità e carat-teristiche. Sentiamo ora da Claude Chauvet che cosa si sa già su questi pesci dall'indole curiosa e amichevole (particolarmente evidente quando sanno di non essere in pericolo). Il biologo, un vero appassionato che per molti anni ha studiato la vita delle cernie, prima lungo le coste del Nord-Africa e poi nel Mediterraneo centrale, ne traccia una storia affascinante e alquanto strana. Innanzitutto la cernia, come certi altri pesci del Mediterraneo, quali salpe, perchie, orate e donzelle, nasce ermafrodita. In alcune delle specie succitate questo ermafroditismo è duraturo, ovvero un singolo pesce espleta contemporaneamente le funzioni dei due sessi. Ma nel caso dell' Epinephelus il fenomeno avviene in epoche successive. |
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Mediamente la cernia raggiunge la maturità sessuale tra i cinque e i sei anni, diventando di sesso femminile. Poi si trasforma in maschio intorno ai dodici anni. Questo, però, in condizioni ambientali normali, in quanto i passaggi di sesso, come anche lo stesso raggiungimento della maturità sessuale, possono verificarsi in tempi alquanto diversi da quelli indicati, e proprio qui sta uno degli interrogativi non totalmente svelati dalle ricerche sinora fatte. Sono stati trovati, infatti, grossi esemplari di Epinephelus guaza, che di norma dovevano già essere maschi, che invece erano ancora femmine. Pare che l'età in cui avviene il secondo cambiamento di sesso dipenda in gran parte dal rapporto numerico tra maschi e femmine al momento della fregola, ma esattamente in che misura questo avvenga o se ci siano altri fattori che possano influenzarlo, ancora non si sa. E' stato comunque appurato che durante la fregola, rituale che si svolge secondo precise regole di comportamento, avviene l'emissione di certi ormoni indispensabili per stimolare i processi fisiologici che portano alla maturazione delle ghiandole genitali. Tali fenomeni però hanno luogo solo quando vi è la giusta proporzione numerica tra i due sessi. Infatti perché le uova vengano fecondate non è sufficiente che vi siano un maschio e una femmina, bensì devono esserci diversi maschi e alcune dozzine di femmine. Perciò, se per una qualsiasi ragione si è avuta una mortalità della specie ad una certa età, il richiesto equilibrio viene a mancare e di conseguenza la riproduzione risulta compromessa. E' quanto è successo nel Nord del Mediterraneo, ci si domanda ? Oppure, come qualcuno ha suggerito, sono emigrate da questi luoghi tutte le grosse cernie della stessa taglia? Ed è per un mancato cambiamento di sesso in seguito alla "sex-ratio" sbagliata che si trovano in queste zone cernie sempre femmine in età e taglia da maschi? Sono questi e tanti altri gli interrogativi che chiedono una risposta e su cui i ricercatori del GEM intendono investigare. Il GEM nacque in seguito al fatto che alcuni studiosi francesi avevano riscontrato sui fondali della Costa Azzurra una situazione analoga a quella da noi trovata a Lavezzi: una presenza numerosa di sole cernie grosse. Già da diversi anni infatti nessuno vedeva più sulle coste francesi una cernia di piccola taglia, mentre prima dell'ultima guerra ce ne erano in abbondanza. Indubbiamente la caccia sub ha avuto una grossa fetta di responsabilità nel determinare questa situazione, ma non può essere stata l'unica causa, perché se così fosse, nei venticinque anni da che esiste il Parco Naturale di Port-Cros, sulla Costa Azzurra si sarebbe verificato un ripopolamento di cernie, cosa che invece non è avvenuta. E' stata appunto questa costatazione a convincere i biologi del Gem della necessità di censire la distribuzione demografica delle cernie e di cercare le risposte ai tanti interrogativi, prima che la cernia scompaia definitivamente dalle coste del Mediterraneo del Nord e del Tirreno Centrale. Indubbiamente queste sono zone a rischio, non tanto per l'influenza umana, che pure ha il suo peso, ma perché situate ai limiti dell'ambiente maggiormente favorevole per lo sviluppo e la riproduzione della Epinephelus guaza. La prova la troviamo nel fatto che più si va verso la costa africana, dove ci sono davvero le condizioni ideali per la specie, più aumenta il numero di cerniotte piccole |
La cartina in alto evidenzia la zona in
cui si trova l'arcipelago
Stabilire l'età di una cernia viva è
difficile: i ricercatori cerca- |
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e medie che popolano i fondali. Ma se le cernie c'erano dalle parti nostre quarant'anni fa, non c'è ragione per cui non possano un domani, adeguatamente protette, facendo tesoro di tutte le necessarie conoscenze sui loro costumi e sulle loro esigenze, tornare a viverci e riprodursi. • |
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LA RISERVA MARINA DI LAVEZZI
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copyright Guido Picchetti - 9/8/2009