da "AQUA" / Gennaio 1989

NB. - In questa serie di articoli sull'ambiente marino redatti per il periodico "Aqua"  da Brigitte Cruickshank,
sono di proprietà del sottoscritto unicamente le foto di corredo ai servizi. I vari  argomenti trattati sono spesso accompagnati da
fuoritesto  redatti da noti esperti della materia, che mi permetto di ripubblicare insieme alle foto in quanto parti essenziali
dei servizi;  esperti che desidero ringraziare ancora una volta per la preziosa collaborazione.



foto guido picchetti

La situazione nel Mediterraneo

PARCHI E RISERVE MARINE


Un interessante convegno, svoltosi durante il recente
Festival di Antibes-Juan les Pins, consente di valutare lo stato
dell'arte in questa delicata materia. Sbalordisce la legge italiana
che prevede ben 20 parchi nazionali in mare, ma ...

Testo di Brigitte Cruickshank. Fuoritesto di William Arrigoni
Foto di Guido Picchetti

n occasione del XV Festival Mondial de l'Image Sous-Marin di Antibes si è svolta una tavola rotonda internazionale sul tema dei Parchi e delle Riserve Sottomarine. Tale tema è stato scelto per celebrare il 25° anniversario del Parco Nazionale di Port Cros, creato appunto nel 1963, intorno alle bellissime "Iles d'Hyeres" sulla Costa Azzurra francese. Invitati a questo dibattito che ha avuto luogo al Palazzo dei Congressi di Antibes sede del Festival, 36 esperti in vari campi, comunque legati al tema. Provenivano da sette paesi diversi, di cui quattro direttamente interessati al problema specifico del Mediterraneo: Francia, Italia, Spagna e Principato di Monaco. V'erano inoltre rappresentanti della Gran Bretagna, del Belgio e del Giappone.

Tra quanti hanno presentato relazioni ad Antibes c'erano biologi marini e professori universitari di fama internazionale; direttori e conservatori di parchi marini francesi, corsi, spagnoli e monegaschi; ingegneri e biologi con alti incarichi presso enti statali francesi preposti alla salvaguardia e alla gestione dell'ambiente costiero e marino. In tal modo gli organizzatori hanno voluto mettere a confronto teorici e pratici della conservazione marina, al fine di intavolare uno scambio costruttivo di idee. Il dibattito è stato abilmente pilotato (compito invero non facile soprattutto per il gran numero di interventi previsti) da un noto professore dell'Università di Nizza, il dott. Alexander Meinesz, egli stesso attivissimo promotore della creazione di riserve marine nel Mediterraneo, nonché apprezzato consulente in materia.

Grazie a tali interventi vediamo di tracciare una rapida panoramica della situazione dei parchi e delle riserve marine

Barriera artificiale sul fondale di Terrasini (Sicilia)

nei paesi mediterranei, così come sono stati illustrati durante la tavola rotonda. Anzitutto la Francia, la quale, come già detto, ha creato il suo primo "parco" nel '63, quello appunto di Porto Cros. Benché istituito da tempo, in effetti è stato fatto notare ad Antibes che non si tratta di una vera e propria riserva sottomarina, ma di un "parc national" terrestre e marino, nelle cui acque è solo la caccia sub a essere vietata; e proprio per tale ragione non è stato incluso dalla Commissione Europea nella sua lista di parchi marini, i quali debbono rispondere a determinati e più ristretti requisiti di regolamentazione. A tal riguardo i relatori francesi non si sono affatto risparmiati una sana autocritica, lamentando anche il mancato progresso in fatto di tutela dell'ambiente marino che si sarebbe auspicato nei venticinque anni trascorsi da quella prima iniziativa !

Senza entrare nella complicata nomenclatura ufficiale delle varie zone protette, possiamo dire che oggi in Francia ci sono due parchi subacquei, quello di Banyuls-sur-mer vicino alla frontiera spagnola e quello di Port-Cros, e tre "cantonnements" (in pratica delle zone di ripopolamento a rispetto totale, realizzate con barriere artificiali per un volume complessivo di ben 15.000 metri cubi). La Corsica invece, da molti francesi chiamata "l'ile de beauté", vanta oggi due riserve marine, Scandola e Lavezzi, e otto "cantonnements", questi ultimi istituiti senza la creazione di barriere artificiali. Mancano del tutto in Francia, invece, aree protette sulle coste atlantiche e della Manica, cosa deplorata da molti dei presenti.

Numerosi sono stati gli interventi da parte di esponenti governativi ed esperti francesi sul tema di una corretta gestione non solo delle riserve marine ma anche dell'intera fascia costiera. Per quanto riguarda il fattore ripopolamento sono tuttora in corso studi approfonditi sull'efficacia o meno delle varie barriere artificiali già esistenti, per la cui realizzazione sono stati utilizzati appositi contributi CEE pari al 50% dell'importo investito. Pare, tra l'altro, che quelle finora realizzate a -20 metri siano  generalmente t roppo profonde  e lontane dalla costa  per consentire una prote-

Rifiuti sul fondo di Ustica, parco naturale da un anno

In alto: cozze e celenterati crescono sulla barriera artificiale di fronte al promonto-rio del Conero (Ancona). In basso: pesci pascolano tranquilli nella riserva marina
 di Lavezzi.

zione completa delle specie ittiche che vi si istallano, in quanto esse cercano nutrimento nelle acque litorali dove vengono facilmente pescate. E a proposito di pesca, sembra accertato che la drammatica riduzione del pescato che oggi ovunque si riscontra sia da imputare non tanto al volume del pescato (come si è ritenuto finora), ma piuttosto ai metodi con cui viene attualmente condotta la pesca, senza una regolamentazione ben studiata che tenga conto anche di certi ritmi biologici propri delle specie interessate. Pescando ad esempio troppi esemplari di una data specie della stessa taglia, considerato che molti pesci cambiano di sesso a una certa età, può accadere di eliminare involontariamente tutti gli individui di uno dei due sessi. E, distruggendo così la favorevole "sex ratio", viene a mancare in quella specie ogni possibilità di riprodursi. L'eccessivo sviluppo turistico del litorale della Costa Azzurra ha poi causato in molte zone un notevole degrado ambientale, colpendo gravemente i cosiddetti "polmoni" del mare, ovvero le praterie di posidonie. Per cercare di combattere questa moria (gravissima in quanto le posidonie costituiscono non solo un vitale quanto primario anello della catena alimentare, ma anche un ambiente ideale per moltissime specie di organismi marini) in diverse zone se ne sta sperimentando il rimpianto al fine di rigenerarne le distese.


Vediamo ora la situazione della Spagna, illustrata dal dott. Ramos-Espla dell'Istituto della Pesca di Alicante. Due sono le aree attualmente protette, con altre due o tre allo studio. La prima, la riserva delle Isole Medas vicino a Cadaques (due isole grandi con cinque piccole attigue), è nata cinque anni fa nel 1983, ed è già pullulante di pesci di ogni genere, a dire del noto giornalista subacqueo francese Patrick Mouton, che fungeva nell'occasione anche da animatore del dibattito. La seconda riserva marina spagnola è quella di "Nueva Tabarca" che esiste dall'aprile del 1986. Essa ricopre a circa tre miglia dalla costa un'area piuttosto grande  (circa 25 ettari, ovvero un'esten-

sione di 8 km per 3), ed è stata realizzata sotto l'egida del ministero dell'Agricoltura, Pesca e Alimentazione. La particolare cura con cui l'area di questa riserva è stata suddivisa in zone caratterizzate da differenti livelli di tutela ha destato notevole interesse tra i presenti. Le autorità si sono soprattutto preoccupate di trovare un accordo con i quindici pescatori indigeni operanti nella zona, i quali si sono raggruppati in cooperativa. Dopo un'attenta opera di educazione sulle necessità di aree di ripopolamento e del rispetto assoluto di tali zone, sono stati loro rilasciati permessi speciali per la pesca nella metà occidentale della riserva. La metà orientale è invece costituita da una zona di tutela integrale, circondata da una area protetta che è possibile visitare solo con immersioni ricreative e fotografiche previo rilascio di appositi permessi.

Per far fronte poi ai problemi di sovraffollamento turistico della stagione estiva e ai conseguenti danni causati dall'ancoraggio delle imbarcazioni, gli spagnoli, sia nella riserva delle Medas che in quella di Tabarca, hanno previsto solo due zone di limitata estensione dove è permesso l'ancoraggio. Lo stesso problema degli eccessivi ancoraggi è stato lamentato dai francesi per le loro riserve marine, e in particolare per il Parco di Port Cros, ma senza che finora sia stato possibile porvi rimedio.

Nella cartina sono indicati i parchi naturali del Mediterraneo occidentale. I cerchietti chiari indicano le isole, quelli scuri i tratti di mare lungo costa. Port Cros ha un simbolo diverso perché, pur essendo il più anziano (ha festeggiato di recente i suoi 25 anni), è un "Pare National" sia terrestre che marino, e come tale non è stato incluso dalla Commissione Europea nella sua lista di parchi marini. Nel Mediterraneo orientale la situazione è confusa. In Grecia si considerano riserve marine anche località di interesse archeologico, ma fondamentali sono quelle all'isola di Alonissos (Sporadi settentrionali) per la protezione della foca monaca e a Zante per la protezione della tartaruga Caretta caretta; Israele ha 10 riserve naturali e 5 aree protette; la Turchia ha 16 parchi naturali, di cui due in riva al Mediterraneo. Purtroppo definizioni, tipo di protezione e leggi sono molto dissimili fra loro.

Per quanto riguarda l'Italia, la cui situazione in merito alle aree marine protette è stata illustrata dal Prof. Cinelli dell'Università di Pisa, una significativa legislazione è stata finalmente approvata nel dicembre del 1982: si tratta della famosa legge 979 che prevede l'istituzione di ben 20 aree protette lungo le coste italiane. Di queste aree, una, quella del Parco Marino di Miramare, esiste in realtà già dal 1973; e un'altra, l'isola di Montecristo, era stata, ancora prima, dichiarata zona di protezione totale. Dalla approvazione della suddetta legge un solo parco nuovo è stato a tutt'oggi realizzato: quello di Ustica, e questo principalmente per la caparbia volontà del sindaco Nicola Longo e dell'amministrazione locale, che hanno saputo superare le mille difficoltà incontrate sui più diversi fronti.

Tra i relatori francesi c'è stato anche chi ha espresso l'opinione che forse l'Italia, arrivando tardi sulla scena, in virtù di questa recente legge "quadro", potrebbe ben presto recuperare il tempo finora perduto...! Sta ora a noi raccogliere la sfida... Ma va anche riferito che in più di una relazione ci sono stati documentati riferimenti all'inquinamento eccessivo proveniente dalle coste italiane. E più precisamente queste lagnanze riguardavano le conseguenze delle correnti dominanti che dalla Liguria investono la Còte d'Azur francese, e di quelle che, ruotando nel bacino dell'alto Tirreno, vanno a sfiorare la costa orientale della Corsica.

Per iniziativa del prof. Bombace, negli anni Settanta, vennero realizzate barriere artificiali davanti al Conero in Adriatico

Il dr. Meinesz ha concluso la tavola rotonda facendo rilevare come tutte le autorità e gli studiosi partecipanti al dibattito, nonostante le diversità di opinioni o di "modus operandi" manifestati, abbiano concordato sull'opportunità e sulla necessità dei parchi e delle riserve marine. Ciò dimostra, in base alla sua esperienza, anche l'elevato grado di sensibilizzazione raggiunto dall'opinione pubblica verso tali problemi,  ma non toglie  che occorra  agire,  e presto,  sui vari

fronti. L'inquinamento industriale attraverso l'apporto fluviale costituisce il problema numero uno, ma anche lo sfruttamento delle risorse ittiche ha raggiunto un livello insostenibile. Rimane, comunque, al di là degli specifici problemi inerenti i provvedimenti da adottare, una questione ben più radicale da affrontare: che cioè tutti i parchi del mondo a nulla varranno finché non vi sarà nella popolazione un'educazione di base e un vero senso civico per il rispetto dell'ambiente naturale.


IL MISTERO DEI PARCHI MARINI IN ITALIA

di William Arrigoni

La situazione nell'ambiente marino è piuttosto confusa. Per chiarire i concetti ci rifaremo allo schema di classificazione delle riserve naturali accettato dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. La prima definizione che può incontrare chi si accosta al problema della difesa del mare è quella riportata all'art. 98 del regolamento esecutivo della legge 963/65. In esso vengono previste "zone di tutela biologica" che coincidono con "quelle zone di mare che, sulla base di studi scientifici o tecnici, siano riconosciute come aree di riproduzione o di accrescimento di specie marine di importanza economica o che risultassero impoverite da troppo intenso sfruttamento". In queste aree, a scopo di protezione, "sentito il

parere della commissione consultiva locale per la pesca marittima" la pesca può essere vietata o limitata nel tempo e nei luoghi. Tale preziosa opportunità non è mai stata sfruttata tranne che per due rare eccezioni: a Portoferralo e a Castellabate (dove nel 1973 fu anche tenuto un convegno internazionale dedicato a "I parchi costieri mediterranei").

Che cosa abbiano ottenuto e che cosa siano diventate queste due zone di tutela non è dato di sapere. Certamente i risultati non devono essere stati eccezionali perché le aree sopra citate non sono state neppure inserite nell'elenco delle 20 riserve contemplate per legge. La legge 979  all'art. 25  del titolo V dice

L'atto costitutivo del Parco di Miramare a Trieste. In realtà si tratta di una concessione a privato (WWF) di occupare uno specchio acqueo per 50 mila lire all'anno.

testualmente: "Le riserve naturali marine sono costituite da ambienti marini, dati dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere e per l'importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono".


MA UNA RISERVA COSA DEVE AVERE?

Una definizione cosi ampia fa sorgere subito una domanda spontanea: tutte queste caratteristiche debbono essere contemporaneamente presenti? E se non lo sono, è impossibile creare una riserva naturale marina? Per certi aspetti la definizione sopra citata rispecchia quella delle riserve naturali terrestri che è però molto più sintetica e fa appello a "ragioni di interesse generale e specialmente d'ordine scientifico, estetico ed educativo". Con la terra l'uomo ha un rapporto più chiaro e preciso che con il mare e infatti le riserve naturali terrestri vengono divise senza confusione di ruoli in: integrali, orientale, parchi nazionali, riserve naturali particolari (geologiche, botaniche, zoologiche, biologiche, antropologiche) e riserve speciali. Se andiamo a confrontare le definizioni di queste riserve e quella di "riserva naturale marina" vediamo che questo termine andrebbe più opportunamente mutato in quello di parco marino, come d'altra parte alcuni esperti sostengono, considerati i molteplici interessi rivestiti. Come riserva marina dovrebbero essere indicate solo le zone da preservare da ogni contaminazione e alterazione, vietandone l'ingresso all'uomo, salvo per controllate ragioni di ricerca scientifica e per compiti amministrativi.
 

È ovvio che tale tipo di zona andrebbe circondata da una fascia cuscinetto che la separi da quelle più accessibili e fruibili dal pubblico. Si tratta in definitiva di creare una struttura a scatola cinese come del resto è stato fatto a Ustica (cfr. Aqua n. 25). Quésto non significa che tutte le riserve debbano essere così strutturate sia perché ogni ambiente va gestito a sé, sia perché la creazione di una riserva marina o parco, che dir si voglia, è una faccenda così complicata che non è davvero il caso di introdurre nuovi regolamenti.

LE RICERCHE INUTILI

II 31 dicembre 1988 la legge 979 ha compiuto 6 anni esatti e fino a oggi ha prodotto, e con poco sforzo, due sole riserve, perché il parco marino di Miramare (Ts) esisteva già dal 1973 e Ustica aspettava da anni un'investitura ufficiale che confermasse un diritto conquistato sul campo. La creazione di una riserva marina è in ogni caso una faccenda complicata e di ciò bisogna prendere atto. Perché una superficie di mare venga protetta è necessario che la "Consulta per la Difesa del Mare" accerti la situazione naturale dei luoghi, la superficie da proteggere, i fini con cui va coordinata la protezione dell'area, i programmi eventuali di studio e di ricerca e di valorizzazione dell'area, oltre a una serie di altre indagini di cui ai punti d, e, f dell'art. 26 della legge in esame, che potremmo com-plessivamente riassumere come valutazione di impatto ambientale. Esaminando l'elenco delle istituende riserve viene però da chiedersi se non si poteva fare di più e se tutte le zone indicate fossero così sconosciute e abbandonate da richiedere lunghe campagne di studi organizzate ad hoc. Forse che a Portofino i ricercatori non hanno mai messo piede? È vero che non hanno cespiti cospicui, ma c'è il vago sospetto che qualche chilogrammo di pubblicazioni scientifiche sul promontorio si potrebbe anche trovare, magari partendo dal 1918, anno di pubblicazione del primo studio.

IL FERMO BIOLOGICO

Ma le riserve marine da sole non sono certamente in grado di difendere il mare e le sue risorse. Il fermo temporaneo di pesca (non obbligatorio) istituito dal D.M. 9 luglio 87 avrebbe dovuto limitare la pesca in periodi critici per il ripopolamento del mare, coincidenti con la presenza degli stadi larvali e giovanili di mol-

La legge 979 individua le aree che, nella sua prima applicazione, dovranno essere oggetto di salvaguardia. Ecco l'elenco ufficiale: Promontorio di Portofino; Cinque Terre; Secche della Meloria; Arcipelago Toscano; Isole Pontine; Isola d'Ustica; Isole Eolie; Isole Egadi; Isole dei Ciclopi; Porto Cesareo; Torre Ganaceto; Isole Tremiti; Golfo di Trieste; Isola Tavolara; Punta Coda Cavallo; Golfo di Orosei; Capo Monte Santu; Capo Caccia; Isola Piana; Isole Pelagie; Punta Campanella; Capo Rizzuto; Penisola del Sinis; Isola di Mal di Ventre. Naturalmente sarebbe assurdo se si pensasse di attuare una protezione assoluta e integrale di tutte le aree segnalate. Così come sarebbe assurdo proteggere e basta, senza preoccuparsi di quali siano le effettive situazioni ecologiche. Nella nostra piantina (sopra) abbiamo riportato in rosso alcune delle più probabili future zone protette, mentre in nero abbiamo evidenziato i tre parchi esistenti. I cerchi chiari indicano le isole, quelli pieni le zone di costa. Da ricordare che il Parco di Miramare esiste sin dal 1973.

te specie, sospendendo l'attività delle reti a strascico e volanti tra luglio e agosto e tra agosto e settembre, riservando il primo periodo alla pesca entro le 6 miglia e il secondo a quella oltre le 6 miglia. Accanto a questo decreto va ugualmente citato il D.M. 265 del 15.6.1987 che ha vietato per tre anni la pesca del pesce azzurro destinato alla produzione di farina di pesce. Si  tratta di

regolamenti recenti ed è troppo presto per poter dire se, ad esempio, il fermo di pesca ha giovato ai nostri mari: riferendoci a quante imbarcazioni hanno aderito all'iniziativa, il risultato non è stato dei migliori.

William Arrigoni

 
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copyright Guido Picchetti - 9/8/2009