2) Da "NOTIZIE CESUB n°14, Aprile/Giugno 1969

NB - A questa "2° Campagna di Ricerca e Studi" nel mare dell'isola di Ponza, promossa e organizzata dal CESUB,  non ebbi purtroppo la possibilità di partecipare personalmente, non ricordo più per quali motivi. Potei però riferirne allora sul notiziario trimestrale del CESUB da me curato, grazie alle relazioni che ne fecero Tullio Laurenzi e Pino Matarazzo, due soci del Cesub che ebbero la fortuna di prender parte a quella spedizione e di vivere una bella esperienza, e che mi piace ricordare, riportando qui i loro scritti.
 

26 / 30 Maggio 1968


LA 2° CAMPAGNA DI RICERCHE E STUDI PROMOSSA DAL CESUB NELLE ACQUE DI PONZA
La "Leucotea" del'Ing. Giugni e la nave oceanografica
"Atlantis II" hanno collaborato alle ricerche

di Tullio Laurenzi

da "NOTIZIE CESUB n° 14
Aprile/Giugno 1969, pagg. 161/164

Il CE-SUB ha organizzato, anche quest'ano, una breve ed intensa crociera di studio a Ponza. La campagna di ricerche ha assun-to rilevanza particolare perché è stato possibile ottenere la collaborazione della «Woods Hole Oceanographic Institution» e della sua nave oceanografica «Atlantis II».

Il lavoro svolto ha fornito risultati interessanti   ma non completi,  dato il tempo esiguo a disposizione dei ricercatori: questi primi risultati costituiscono, però, una valida base preliminare ad ulteriori studi sulla geologia, la flora e la fauna marina dell'isola e costituiscono, soprat-tutto, la espressione più sicura dell'impegno che il CE-SUB pone allo sviluppo della ricerca scientifica in mare come sua attività di rilievo.

                                                             * * *

L'Atlantis II", la nave oceanografica della «Woods Hole Oceanographic Institution», che ha collaborato alle ricerche promosse dal CESUB.

L'Atlantis II è la nave oceanografica della «Woods Hole Oceanographic Institution»: una nave di più di duemila tonnellate di stazza, ripiena in ogni dove di appa-recchiature di ricerca; questa nave, re-duce da una crociera di studio in Mar Nero, ci prende a bordo alle nove del 27 Maggio di quest'anno; siamo accolti dal Comandante Cap. KILLER e dallo scien-ziato capo dr. Rob BACCHUS.

Il nostro gruppo è costituito da numerose unità, interessate ai campi più diversi della biologia marina, ed è guidato dal dr. Pietro DOHRN, che ha organizzato la crociera e che si è adoperato per ottenere la collaborazione dell' "Atlantis II"; con lui il prof. Mario PANTALEO, Commissario Straordinario della Stazione Zoologica di Napoli e ospite d'onore a bordo, il dr. A. PACKARD interessato ai cefalopodi di profondità, col suo tecnico sig. PROZZO, il dr. Bruno SCOTTO DI CARLO, studioso di zooplancton, interessato in particolare alle forme abissali, il dr. Gioacchino BONADUCE, studioso di ostracodi, il prof. Chiuchi ARAWA, studioso di teleostei, il dr. Paolo COLANTONI, geologo, il dr. Tullio LAURENZI, interessato al fitoplancton di profondità e l'anziano marinaio della Stazione Zoologica Salvatore MILO, che si dimostrerà prezioso per la sua esperienza e per la sua diretta conoscenza dei nostri mari.

La nave fa rotta verso Ponza, per portarsi in acque profonde, e intanto il dr. BACCHUS distribuisce il programma definitivo di ricerca: esso è stato condensato nel periodo che va dalle ore 9 del 27 alle ore 13 del 28: ventotto ore di lavoro continuo. Per quanto non sia prevista alcuna sosta, alcuni rilievi, tabulati nei programmi preliminari,  sono

sacrificati dato il breve tempo a disposizione. Durante la traversata rima-ne ancora il tempo per visitare la nave e per osservare tutte le splendide attrez-zature a bordo.

Intorno alle tredici, giunti in acque molto profonde, si cala la Indian Oceanografie Expedition Standard Net per la pescata di zooplancton a 2000 metri di profondità: gran lavoro del dr. SCOTTO e del dott. SCHELTEMA, planctonologo di bordo, che per sette ore leggono a brevissimi inter-valli la profondità della rete (rilevata per mezzo di un segnalatore fissato alla e-stremità  del cavo  di traino), la tensione del cavo, la velocità della nave sul quadro generale di controllo installato nel labora-torio, e, con continuo lavoro di regola-zione della velocità e della tensione, mantengono la rete costantemente alla profondità di duemila metri.

Il recupero è lungo e laborioso: circa 6000 metri di cavo devono essere salpati e l'apprensione per la incolumità della grande rete di plancton è viva. Tanta fatica è ricompensata da un notevole bottino, prelevato da profondità dalle quali da molti decenni non si era più ottenuto zooplancton nei nostri mari. Basterà un breve sommario della relazione del dr. SCOTTO a dare un'idea della importanza di questa pescata: nel materiale sono presenti oltre 120 specie di Copepodi, di cui due nuove per il Mediterraneo (Disco sp. Inflatus e Mimocalanus Cultrifer), ed una, presu-mibilmente appartenente al genere Scaphocalanus, finora sconosciuta. Sono state identificate, inoltre, 6 specie di Euphausiacei e 12 specie di Anfipodi. E' ancora segnalata una specie di Ostracode non  corrispondente  a nessuna  delle spe- cie descritte  in Mediterraneo.  Sono inol-

profondità piccoli crostacei e un raro Todarodes di profondità, dal quale il dr. PACKARD subito preleva e fissa il cervello ed altri organi vitali, per esaminarli poi al microscopio elettronico.

Vengono ora calate in mare due coffe: una dell' Atlantis, armata di circa 1000 ami di grandi dimensioni, destinata alla cattura di tonni, pesci spada e squali, ed una di dimensioni minori, di tipo maltese, fornita dal dr. DOHRN. Viene calata, allo stesso tempo, in mare una rete planctonica di nuovo tipo ancora in fase sperimentale alla Woods Hole Ocea-nographic Institution, detta «Bongo», con nuova chiusura comandata dalla superfi-cie mediante messaggeri.

Si calano anche delle reti superficiali delle reti superficiali che, trascinate a lato del-l'Atlantis, prelevano gli organismi presen-ti a pelo d'acqua. Da queste due pescate il dr. PACKARD ottiene due esemplari di ottopodi a lui del tutto sconosciuti, per i quali è ancora in corso la classificazione: esemplari molto interessanti perché presentano organi luminosi interni, carat-tere comune ai teleostei e agli ottopodi che, vivendo in profondità, risalgono in superficie per la caccia notturna.

Dalle reti superficiali si prelevano anche tutti i grumi di idrocarburi raccolti: ser-vono al dosaggio degli idrocarburi totali presenti nei nostri mari, come materiali inquinanti. E' interessante notare con il Dr. PACKARD che su molti di essi sono presenti dei Lepas (cirripedi d'altomare) dalla cui età si può risalire al tempo di permanenza del grumo di nafta in mare.

Vengono  intanto  prelevati  dal  dr. Tullio LAURENZI campioni di acqua superficiale,

tre presenti Teleostei abissali di piccole dimensioni e di rara bellezza, alcune Sagitte di profondità molto rare, ed e-semplari di Decapodi, Meduse, Appen-dicularie, Pteropodi, e Taliacei.

Mentre vengono salpati gli ultimi metri di cavo della rete da plancton, già si cala in mare il Mid water trawl of Isaacs-Kidd: un tipo di rete a strascico da acque inter-medie, praticamente sconosciuto nei no-stri mari. Anche in questo caso, come per il plancton, il metodo di pesca è attento ed accurato, con il continuo controllo della tensione del cavo, della velocità della nave e della profondità della rete. Dopo due ore di pesca a 700 m di profondità, la rete viene salpata e il suo pescato esaminato dai biologi di bordo insieme al dr. PACKARD. Ad un primo esame il materiale raccolto risulta particolarmente ricco: si notano,  tra  l'altro numerosi  teleostei  di 

dal momento che si è dovuto rinun-ciare ai prelievi profondi troppo impe-gnativi col il limitato tempo a dispo-sizione. Scopo, un rilievo di confronto della potenzialità produttiva del fito-plancton in mare aperto, rispetto al golfo di Napoli. L'esame dei reperti ha rivelato una notevole differenza nel rapporto Seston-Clorofilla «a» rispetto ai rapporti norma-mente rilevati nel golfo di Napoli.

L'Atlantis II fa ora rotta verso Ponza: ad attenderla la Leucotea, attrezzata a nave da ricerca. Calorosa accoglienza del suo Comandante ed armatore ing. Mario GIUGNI e calorosi saluti dei ricercatori dell'Atlantis II. Siamo a circa tre miglia al largo dell'isola: il Comandante KILLER consegna i nostri passaporti al  Coman-dante Giugni e saliamo a bordo dello yacht.

La rete planctonica detta «BONGO», a chiusura co-mandata, ancora in fase sperimentale.

La Leucotea era salpata da Salerno la sera del 26 facendo rotta direttamente su Ponza; durante il giorno 27 la Leucotea era stata a Palmarola per rilievi geologici ed algologici e si apprestava ora a proseguire le ricerche sulle coste di Ponza. A bordo troviamo solo il Comandante, il prof. ZARUDZKI e Pino MATARAZZO; il prof. ALEEM e Mariano SCHIOPPA sono occupatissimi in uno dei loro numerosi rilievi algologici, resi indipendenti dal battello di servizio del panfilo. Li troviamo allo Scoglio Rosso, poco a sud  del porto di Ponza  e lì imbar-

Sopra: a sinistra le apparecchiature elettroniche dell'Atlantis II per la navigazione automatica a mezzo satellite. Grazie ad esse è possibile fare il punto in pieno oceano in pochi secondi, con un margine di errore inferiore ai 30 metri. A destra il quadro di controllo dei dati essenziali sulla raccolta del plancton.

chiamo insieme ad una notevole quantità di materiale, facendo poi rotta verso la costa occidentale dell'isola.

Gettiamo l'ancora in una bellissima cala e ci viene servito, preparato personal-mente dall'ing. GIUGNI, il primo dei pranzi luculliani che da ora punteg-geranno le nostre ricerche fino allo sbar-co. Mentre fervono i preparativi del pranzo, il prof. ZARUDZKI, il dr. DOHRN e il dr. COLANTONI iniziano i rilievi geo-logici e la ricerca di eventuali sorgenti sottomarine; i rilievi proseguono anche nel pomeriggio, mentre il resto della comitiva viene sbarcato per un pò di riposo, divenuto ora una necessità im-prorogabile.

Il rilievo geologico generale di Ponza e di Palmarola fornisce, secondo la relazione del prof. ZARUDZKI e del dr. COLANTONI, dati preliminari circa la struttura geologica dele isole, ed è stato dedicato in particolare alla ricerca di eventuali sorgenti sottomarine. Le aree prese in esame sono: Faraglioni di Mezzogiorno a Palmarola, Punta della Guardia, Ghiaia di Luna e i Faraglioni di Ponza. Le osser-vazioni geofisiche sono state condotte allo scopo di localizzare le aree che si presentano di maggiore interesse per tracciare i profili magnetici, gravimetrici e sismici programmati  per le ricerche fu-

ture. Questi profili, da ottenersi sulla terraferma  e in mare, sono infatti indispensabili nei moderni studi geologici per la interpretazione della struttura dei vulcani e anche per la scoperta ed identificazione delle loro manifestazioni residue, quali fumarole, solfatare, etc.

La struttura geologica dell'isola di Ponza e dell'isola di Palmarola, fanno notare i dr. COLANTONI e ZARUDZKI, è notevolmente complessa e la serie dei terreni, come può essere riconosciuta in una bella sezione naturale visibile sulla estremità meridionale della costa di Ponza nei pressi di Punta della Guardia, può essere schematicamente indicata nel modo seguente: la base è costituita da vulcaniti vetrose molto brecciate, attraversate da dicchi miolitici e coperte da una serie piroclastica con intercalazioni di conglo-merati e livelli di tufi rimaneggiati; ad esse seguono tufi grigiastri ed infine la cupola lavica delle trachiti, che corri-sponde all'ultimo episodio vulcanico, risa-lente al Quaternario.

Le rocce si presentano, nel complesso molto permeabili, sia per porosità che per fessurazione, e pertanto, mancando livelli impermeabili di riferimento, è molto difficile condurre una ricerca appropriata di eventuali falde idriche. I mezzi geofisici sono i soli idonei a questo tipo di ricerca e, in attesa di poterne disporre si è ritenuto opportuno soffermarsi nei luoghi già indicati dalla tradizione popolare.

Le zone di mare antistanti Punta della Guardia e i Faraglioni di Ponza sono state esplorate, purtroppo ancora con esito negativo, anche con lo ausilio di un bati-termometro elettrico, tarato e manovrato dal dr. DOHRN, allo scopo di scoprire eventuali differenze  di temperatura delle

acque del mare, da mettere in relazione con manifestazioni sorgive. Il metodo appare buono e nelle prossime ricerche si pensa di estenderlo ad altre zone e ad altri periodi dell'anno, nei quali la differenza di temperatura tra l'acqua marina e quella di eventuali sorgenti può essere più sensibile.

Continuano pure i rilievi algologia. I risultati dei campionamenti sono molto interessanti e rendono con sufficiente precisione le associazioni fitobentoniche di quelle coste. I risultati non sono stati ancora comunicati dal Prof. ALEEM, re-sponsabile di questa ricerca, dal momen-to che i campioni prelevati sono numerosi e le osservazioni da eseguire molto com-plesse: essi saranno resi noti appena possibile.

Il mattino seguente la comitiva si scioglie: la Leucotea con a bordo il suo comandante, Pino MATARAZZO e il prof. ARAWA fa rotta su Salerno, il resto della comitiva si imbarca per Napoli. Ha termine così la breve, intensa, piacevo-lissima crociera di studio: sarebbe ora il momento dei ringraziamenti, non mera-mente formali, ma spontanei e sentiti, alla Woods Hole Oceanographic Insti-tution, alla Stazione Zoologica di Napoli nella persona del prof. PANTALEO, al comandante Mario GIUGNI, al dr. DOHRN, e a tutti coloro che hanno contribuito alla organizzazione e alla realizzazione della spedizione; si preferisce invece chiudere con lo augurio di poterci rincontrare presto tutti a costituire di nuovo una equipe di ricerca affiatata ed efficiente, nel quadro del programma di studi di scienze del mare, che il CE-SUB ha con tanto entusiasmo intrapreso.

Tullia Laurenzi

La «Mid water trawl of Isaacs-Kidd», rete speciale per la raccolta del plancton degli strati intermedi.

26 / 30 Maggio 1968
 

LA 2° CAMPAGNA DI RICERCHE E STUDI PROMOSSA
DAL CESUB NELLE ACQUE DI PONZA

APPUNTI DI VIAGGIO

di  Pino Matarazzo

da "NOTIZIE CESUB n° 14
Aprile/Giugno 1969, pagg.
165/166

26-V-69
Ore 16.00: Giungo al cantiere Musella dove è ormeggiata la LEUCOTEA, un cabinato di 15 mt. con 6 posti letto e due motori da 150 Hp. Con esso ci porteremo a PONZA per compiere prelievi di alghe e ricerche di acqua dolce, della quale l'isola è sprovvista: il rifornimento idrico avvie-

ca o gialla rendono l'isola di Ponza simile ad un paesaggio lunare, grigio, spoglio di vegetazione, ma attraente ed inesplorato. Tutta Ponza ha questo aspetto, dovuto alla sua origine vulca-nica. Infatti - mi dice il prof. ZARUDSKI -, circa 40 milioni di anni fa, più di cento vulcani sottomarini esplodevano, eruttan-do fuori dalla superficie del mare lava incandescente che raffreddandosi lenta-mente, dava origine ad enormi cristalli di basalto; questi, sovrapposti dalla potenza

L'Ing. Mario GIUGNI al comando della sua Leucotea.

ne infatti mediante navi-cisterne della Marina Militare. Miei compagni di viaggio per questa traversata di 92 miglia saranno, oltre al Comandante ing. Mario GIUGNI, il prof. Edoard ZARUDSKI, geo-fisico della Wood Hole Oceanographic Institution (Massachussetts, USA), il qua-le sta studiando la conformazione del fondo del Mediterraneo, il prof. Anwar ALEEM, biologo-oceanografo dell'Univer-sità di Alessandria (R.A.U.), che studia la clorofilla nelle alghe marine, e l'ottimo amico Mariano SCHIOPPA, sommozza-tore, che collaborerà al prelievo di campioni di alghe a varie profondità e su diverse stazioni.

Ore 17.10: Ci stacchiamo dal pontile in legno ed usciamo lentamente dal porto. Appena fuori si punta su Capo d'Orso con rotta 225°. Un'ora di navigazione circa basta a farci cambiare rotta a 257°, puntando sui Faraglioni di Capri. Passeremo all'esterno per abbreviare di 4 miglia. Mi viene affidata la guida della LEUCOTEA. Il sole è ormai scomparso dietro Punta Campanella e devo stare attento alla bussola.

Ore 21.30: Si arriva al faro di Capri ed ancora un cambiamento di rotta. E' l'ultimo: 290°. Intanto il Comandante, sceso in cucina, prepara degli ottimi spaghetti alla marinara. Poco dopo si mangia. Verso le 22.45 andiamo tutti al letto; solo il Comandante rimane alla guida della LEUCOTEA.

27-V-69
Ore 04.30: Vengo svegliato da Mariano: siamo arrivati a Ponza e sono anche io addetto all'ancoraggio. Appena si alza il sole entriamo in porto e facciamo colazione. Poi si stabilisce cosa fare nel primo giorno.

Ore 07.30: Si parte alla volta di Palmarola affinchè il prof. ZARUDSKI possa rendersi conto della struttura geologica di quell'isola e raccogliere campioni di materiale roccioso.

Ore 09.00:
Ci ancoriamo tra P.ta Mezzogiorno e i Faraglioni su un fondale di 18 m. di posidonia. Viene calato in mare il canotto pneumatico e scendono tutti: chi su una sponda e chi su di una altra. Il prof. ALEEM riesce a raccogliere, con l'aiuto di Mariano, alcuni esemplari di alghe brune e rosse, che, dopo una breve selezione, mette in sacchetti di plastica con formalina. Saranno poi analizzati e studiati in laboratorio. Analoghi prelievi saranno fatti sullo Scoglio Rosso e nella cala Chiaia di Luna.

Ore 16.00:
Abbiamo fatto appena ritorno da Palmarola e navighiamo intorno all'isola da Nord ad Est, soffermandoci quando la struttura geologica e la conformazione del paesaggio presenta i più singolari aspetti d'una eterna ed inesorabile erosione marina. Guglie, grotte, spaccature profonde creano, secondo le diverse condizioni di luce, dei favolosi chiaroscuri;  zone di roccia bian-

dell'eruzione, avrebbero creato le punte tormentate e gli alti strapiombi rocciosi di P.ta della Guardia, P.ta Fieno, Punta Capo Bianco, etc. Ai margini di questi immensi blocchi di basalto si notano strati di roccia liscia di colore grigio o giallo, altro fenomeno eruttivo dei vul-cani: infatti è la cenere che col tempo si è calcificata, ma ha mantenuto il suo colore cinereo. Piccole e grandi pietre si notano in queste altissime pareti. Sono lapilli e bombe, raffreddatesi anch'essi e rimasti a testimonianza dei paurosi cata-clismi che nell'epoca preistorica li hanno generati.

28-V-69.
Ore 06.30: Sveglia generale. Il Coman-dante prepara il caffè nella classica caffettiera napoletana, «che - dice - deve essere di latta per dare al caffè tutto il suo aroma».

Ore 08.00: Abbondante colazione; poco dopo partenza per incontrare al largo di Ponza la nave oceanografica ATLANTIS II che porta con sé alcuni biologi ricercatori della Stazione Zoologica di Napoli. Avvistiamo la nave e accostiamo sottobordo. Così la LEUCOTEA, oltre al suo equipaggio si trova ad ospitare: il prof. PANTALEO, Commissario presso la Stazione Zoologica, il dott. DOHRN, Direttore della stessa Stazione, il dott. PACKARD, biologo; il dott. COLANTONI, geologo, il dott. SCOTTO DI CARLO, biologo, (che studia il plancton), il dott. BONADUCE, geologo, il dott. LAURENZI, borsista botanico delle alghe alla Stazione Zoologica, e il dott. Chiuchi ARAWA, conservatore capo dell'Acquario scien-tifico nella Seta Marine Station (Giap-pone).

Ore 11.00: Dopo le operazioni di imbarco la LEUCOTEA si dirige a ridosso di P.ta della Guardia. Scopo: accertarsi con una apparecchiatura idonea (il batitermo-metro elettrico) dell'eventuale presenza di sorgenti sottomarine di acqua dolce. L'operazione di ricerca consiste nel per-correre ad una data quota di profondità un tragitto verso terra. Il dott. COLAN-TONI si immerge con il rilevatore colle-gato, tramite un cavo, all'apparecchio in superficie che marca le variazionì di temperatura. E' noto, infatti, che dove esiste una sorgente di acqua dolce sottomarina la temperatura varia per un determinato raggio. La operazione viene condotta a termine senza riscontrare alcuna variazione: non c'è acqua dolce in quel punto.

Ore 16.00: Dopo aver mangiato, riposte le attrezzature di ricerca, ci dirigiamo al porto di Ponza. Intanto il dott. LAURENZI mi parla dell'ATLANTIS II: è una nave americana attrezzata per la ricerca oceanografica; con i suoi cavi è possibile pescare il Plancton a circa 2000 m. di profondità, quota non raggiungibile con i mezzi della Stazione Zoologica. A bordo egli ha potuto rendersi conto di tutte le attrezzature di ricerca: dalle reti a stra-scico  che  pescano  a  profondità  volute,

alle apparecchiature ecosonda, che danno il rilevamento del fondo, agli oblò situati sotto il livello del mare. La ricerca oceanografica purtroppo non è così ben organizzata in tutti i paesi del mondo e solo gli Stati Uniti posseggono un cospi-cuo numero di navi attrezzate con appa-recchi per ricerca biologica, geologica, geofisica, metereologica, ecc. Il prof. ZA-RUDSKI, che già in passato ha lavorato sull'ATLANTIS, mi dice che scienziati di tutto il mondo, (geologi, fisici, biologi, metereologi), finanziati dai loro Istituti, si uniscono per delle campagne di ricerca, che durano anche due o tre anni, e, prendendo in affitto dagli U.S.A. una di queste navi, lavorano in giro per il mondo affinchè la conoscenza dell'uomo, che può dirsi non abbia mai fine, possa dare razionali spiegazioni a quei fenomeni che, innumerevoli, ancor oggi ci riem-piono di stupore e meraviglia.

29-V-69
Ore 8.40: Si pensa di fare un'immersione dinanzi alla P.ta del Frontone per prelevare campioni di fondo ed esa-minarne la composizione. Infatti l'isola di Ponza produce una notevole quantità di bentonite, ma le sue miniere si stanno esaurendo. Importante sarebbe appunto trovarne traccia sul fondo. Ma l'idea di tale ricerca deve essere abbandonata per un forte scirocco che agita abba-stantemente le acque. Inoltre la LEU-COTEA deve fare rifornimento di acqua e l'uscita dal porto è rimandata.

Ore 12.10: Si levano gli ormeggi e si fa rotta verso Sud-Est. Prima tappa Ventotene, dove mangiamo. Intanto il dott. COLANTONI ne approfitta per scattare delle fotografie in apnea.

Ore 19.00: Si fa rotta per Ischia, dove scenderanno tutti gli ospiti della LEUCOTEA. Dopo Circa cinque ore ar-riviamo all'isola verde e riusciamo a trovare un ormeggio libero proprio davanti ad un night club, che ci allieterà con la sua musica fino a tardi. I numerosi turisti che passeggiano sul molo, ci guardano mentre consumiamo uova alla tartara e panzanella (specialità del Comandante). Brindisi finale dell'ottima spedizione e augurio di rivederci tutti l'anno prossimo.

30-V-69
Ore 8.00: Ci accorgiamo di esserci attraccati al molo riservato ai CC e G.d.F. (Ci spieghiamo così il posto li-bero...!). Mezz'ora dopo si salpa per l'ultima volta, facendo rotta per Salerno. A bordo il Comandante, il dott. ARAWA ed io. Durante il tragitto, con un potente binocolo della ZEISS mi diverto a scoprire ancora una volta le grotte, le insenature e le spiaggette della costiera Amalfitana, che ogni amante del mare e della natura non finirebbe mai di ammirare. Unico rattristante pensiero che una spedizione simile volge alla fine, ma la stanchezza mi suggerisce che è meglio.

 Pino Matarazzo


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copyright Guido Picchetti - 12/11/2009