Giugno 2013

Home Anni 2003/2006 Anno 2007 Anno 2008 Anno 2009 Anno 2010 Anno 2011-1°sem. Anno 2011-2°sem. Anno 2012-1°sem. Anno 2012-2°sem. Anno 2013-1°sem Anno 2013-2°sem

ECHI  DI  STAMPA


     - Dal 21 al 30 Giugno 2013
 
Dalla mia Bacheca su FB del 30/06/13

Firma la petizione "No all'esportazione del gas naturale da fracking"
di "Act.credoaction.com"
http://act.credoaction.com/sign/moniz_exports_fracking?..akid=8267.6575317.YONPap


     Tell Secretary at the USA Department of Energy, Ernest Moniz: "Don't encourage expanded fracking". Sign the petition "No Natural Gas Export"
     The petition to Energy Secretary Moniz reads:

"Fracked gas isn't clean energy. Please oppose projects to export fracked gas abroad, which will increase fracking pollution here in American, and keep the world hooked on the fossil fuels which are dumping carbon pollution into our atmosphere, speeding climate change".
(Il gas da fracking non è una energia pulita. Vi prego, fate opposizione ai progetti di esportazione del gas "shale" da francking all'estero in quanto aumenterà l'inquinamento da fracking nell'atmosfera qui in America, e si costringerà il mondo a perpetuare l'uso delle energie fossili, incrementando la presenza di C02 nell'atmosfera del pianeta con conseguente accelerazione dei cambiamenti climatici).

#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Se siete contrari al "fracking" , ovunque nel mondo venga impiegata tale tecnica, per le conseguenze sulle falde acquifere presenti nel sottosuolo, e non solo, firmate questa petizione...
#
A Active Citizen, Giovanni Angeloni, Ilva Alvani e Ivana Artioli piace questo elemento.
--------------------

Grande alluvione a Calgary, Canada, capitale delle sabbie bituminose
di EcoAlfabeta
http://www.ecoblog.it/post/101147/grande-alluvione-a-calgary-canada-capitale-delle-sabbie-bituminose


Un disastroso alluvione ha colpito la capitale dell'Alberta, causando 75.000 sfollati. Un curioso contrappasso per uno stato che sta grandemente contribuendo ai cambiamenti climatici con l'inquinamento generato dalle sabbie bituminose
     29 giugno 2013 - Questa settimana un violento alluvione ha colpito Calgary, capitale dello stato dell’Alberta, Canada, per la prima volta nella sua storia. Gli abitanti sono stati sopresi dalla rapidità con cui sono salite le acque. 75.000 persone sono state evacuate. La prima ministra Alison Redford ha confermato che questa è la peggiore crisi nella storia dello Stato, «nell’Alberta non abbiamo mai visto nulla di simile. Dovremo convivere con questo per sempre».
     La violenza delle acque ha causato anche danni all’oleodotto che trasporta 345.000 barili al giorno di greggio sintetico prodotto a Fort Mc Murray dalle sabbie bituminose. Sono fuoriusciti nell’ambiente 750 barili di greggio prima che l’oleodotto venisse chiuso, forzando una riduzione della produzione della Suncor e di altre aziende.
     Secondo uno studio pubblicato su Nature all’inizio di giugno, i cambiamenti climatici stanno aumentando il rischio di alluvioni; e, per una sorta di dantesca pena del contrappasso, i cambiamenti climatici si fanno sentire proprio in uno stato che sta grandemente contribuendo alle emissioni di CO2. Per ricavare una tonnellata di petrolio (prima ancora che venga bruciata) si emettono infatti 0,58 t di CO2.
     «Dopo aver negato i cambiamenti climatici, il primo ministro conservatore Harper ora ordinerà alle acque di ritirarsi»
ironizza la Montreal Gazette. La speranza di molti è che gli Albertiani imparino dalle catastrofi e inizino ad essere un po’ meno orgogliosi dei loro giacimenti bituminosi.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Alluvioni e sabbie bituminose... "Chi la fa l'aspetti", più semplicemente dice un proverbio qui da noi, che di esperienza di fatti e misfatti non siamo certo secondi a nessuno... E possibile che non si arrivi a capire come certe scelte energetiche possano condizionare pesantemente il nostro futuro, e come, con la velocità dei cambiamenti di oggi, occorra prevederne per tempo le possibili conseguenze, cambiando opportunamente modello ideale di sviluppo ? Nasconderne i possibili effetti, per mero conservatorismo o per poco chiari interessi personali o societari, serve solo a farne pagare un prezzo maggiore alle comunità più direttamente coinvolte, che poi ricade indistintamente su ognuno di noi.
#
A  Ines Lommatzsch, Salvatore Addolorato, Active Citizen, Giovanni Angeloni, Giusi Orefice, Gente Di Mare Divingsailing, Stefano Scaltriti, Alfonso Nigro, Stefano Rosolia e Saro Tropea piace questo elemento.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 29/06/13

Il 4 Luglio p.v. Maria Rita D'Orsogna e il Prof. Francesco Ortolani invitati alla Commissione Ambiente del Senato di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200846329534878


     29/06/13 - Poche ma sentite parole di Maria Rita D'Orsogna: sono quelle che possiamo leggere a seguire in questo ultimo pezzo oggi pubblicato sul suo Blog. "Sentite" nel senso di "accorate ", ma certo non nel senso di "ascoltate", almeno fino ad oggi... In particolar modo da quei politici sordi e sordastri, che continuano ad avere due facce e due voci, secondo a chi si rivolgono; se ai colleghi della consorteria parlamentare, o ai tanti concittadini che li hanno eletti a rappresentare le proprie richieste e i propri desiderata nell'interesse della comunità...
     C'è però una novità. Ed è quella che Maria Rita il prossimo 4 luglio 2013 alle 8:30 del mattino sarà ancora una volta in Commissione Ambiente al Senato a parlare sulle tematiche collegate alle trivellazioni-offshore. E insieme a lei è stato invitato anche il Prof Francesco Ortolani, geologo dell'Università di Napoli, autore di non pochi interventi sulle possibili conseguenze nefaste per l'ambiente provocate da tal genere di operazioni.
     Il tutto è sponsorizzato da Giuseppe Marinello del PDL, Medico e Presidente della Commissione Ambiente del Senato, ed originario di Sciacca, in Sicilia, davanti alle cui coste, lambite dalle acque del Canale di Sicilia, è incombente la minaccia di tutta una serie di nuove trivellazioni off-shore ad opera di multinazionali del settore.
     "Fusse ca fusse la volta bona" ? Lo sapremo presto... Al 4 Luglio mancano cinque giorni... E non ci vorrà molto a capire se davvero si intende bloccare con una proposta di legge del governo delle "larghe intese" quel decreto del "fu" governo Monti che ha spalancato di fatto le porte ai petrolieri in tante parti del Paese, in terra come in mare. O se si tratta invece, come purtroppo temo, dell'ennesimo bluff dilatorio utilizzato per tener buoni quanti, e sono tanti, si oppongono a quei progetti e "farci" in definitiva tutti "fessi", come già altre volte è avvenuto...

  E' l'articolo 35, capite?
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/06/e-larticolo-35-capite.html

"La possibilità offerta alle compagnie petrolifere di accrescere lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi nelle acque a largo della costa italiana aumenta notevolmente i rischi di contaminazione delle stesse, in particolare lungo la costa adriatica, destando forti preoccupazioni nelle comunità locali". Prima firmataria Stefania Pezzopane, PD. E allora perchè non ha voluto votare contro l'articolo 35 del decreto Passera? Cosa aspetta? Non si vergogna un po'?

    SATURDAY, JUNE 29, 2013 - Mi arriva, assieme al professor Franco Ortolani, una nuova convocazione a Roma, in data 4 luglio 2013 alle 8:30 del mattino, per parlare in Commissione Ambiente delle tematiche collegate alle trivellazioni offshore. E' tutto sponsorizzato da Giuseppe Marinello del PDL, Medico e Presidente della Commissione Ambiente del Senato, ed originario di Sciacca, in Sicilia.
    La cosa mi stupisce un po' perchè sono già stata a Roma, pochi giorni fa e poi ancora un anno e mezzo fa. Tornerò ovviamente e farò del mio meglio. Ma poi, perchè mi hanno invitata di nuovo? Perchè non sono venuti a sentirmi il giorno 27 Giugno e invece mi riconvocano il giorno 4 Luglio? Mistero...
    Poi mi sovviene la questione Abruzzo-Ombrina e lo schifo che si trascina da settimane e mesi. Gianluca Castaldi del M5S ha infatti presentato una mozione contro Ombrina, che è stata bocciata dalla maggioranza perchè hanno deciso di "calendizzare alla prossima settimana lo svolgimento di una indagine conoscitiva sulla attività di ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo" . Tutto questo va ad aggiungersi ad altre iniziative di Gianluca Vacca, sempre del M5S contro Ombrina Mare. O fanno questa cosa per far l'ennesimo dispetto a quelli del M5S?
    Ma poi, questi dove vivono? Sono anni che se ne parla, in tutta Italia, e io sono sicura che molti di loro vivono in località vicino a zone trivellate o trivellande. Possibile che non ne sappiano niente? Qui, cari miei, il tempo di conoscere è passato, perchè invece nel frattempo i petrolieri sono arrivati sotto le nostre case e dentro le nostre spiagge, quelle case e quelle spiagge che sono anche vostre. Non ne possiamo più, cari politici. Non ne possiamo più, capite? E non potrete continuare ad abusare così della nostra pazienza.
    Caro Legnini, cara Pezzopane, non prendiamoci in giro. Volete fare qualcosa? Iniziamo con qualcosa di semplicissimo:
REVOCATE L'ARTICOLO 35 del Decreto Passera. Tutto il resto sono chiacchiere.

#
Post di Enrico Gagliano

Giusta conclusione: sono solo chiacchiere....
#
Post di Stefano Scaltriti

Magari le grandi intese ore le fanno con noi...
#
A Erik Fortini, Active Citizen, Giovanni Angeloni, Giordano Di Matteo, Movimento Cinque Stelle Abruzzo, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Serena D'Incecco, Aura Ganz, Filippo Foti, Ilva Alvani, Alfonso Nigro e Battista Belvisi piace questo elemento.

--------------------

I resti di una flotta punica nei fondali di Pantelleria
da "Quotidiano Nazionale"
http://qn.quotidiano.net/cronaca/2013/06/29/911787-flotta-punica-fondali-pantelleria.shtml


I reperti individuati (ancore, anfore e lingotti di piombo) durante lo scavo e durante le esplorazioni sono stati allestiti in un itinerario sommerso a Cala Tramontana: cartellini esplicativi per i subacquei che visiteranno il sito
     Palermo, 29 giugno 2013 - Trenta ancore di piombo, quattro anfore e quattro lingotti, anch’essi di piombo, di diverse dimensioni e tipologia, sono stati rinvenuti e documentati a 60 metri di profondità nelle acque di Pantelleria. Resti, si pensa, di un ormeggio di una flotta punica. Dopo la scoperta di 3500 monete puniche nel 2011, sta terminando infatti con successo anche la seconda fase del progetto valorizzazione e fruizione dei siti archeologici sommersi in prossimità delle infrastrutture di Cala Tramontana e di Cala Levante.
     La campagna è coordinata dal Consorzio Pantelleria Ricerche (università di Sassari, Ares archeologia, Diving Cala Levante) e dalla Soprintendenza del mare della Regione siciliana. Il progetto di ricerca ha preso il via il 15 maggio e terminerà a metà luglio. Le ricerche sono state condotte da un team di alto-fondalisti composto da 10 professionisti tra cui 2 archeologi, 2 fotografi, 4 operatori tecnici e 2 assistenti di superficie.
     La disposizione delle ancore, la tipologia del giacimento archeologico e le analogie con altri contesti simili - come ad esempio il sito di Capo Grosso a Levanzo, luogo in cui si consumò la battaglia delle Egadi nel 241 a.C. - lasciano ipotizzare il fatto che ci si trovi di fronte ai resti di un ormeggio di emergenza da parte di una flottiglia di navi puniche, probabilmente in occasione di una delle battaglie navali con le quali i Romani, per ben due volte durante il corso del III secolo a.C., presero il controllo dell’isola di Pantelleria.
     Questa scoperta è stata resa possibile grazie alla mappatura dei fondali delle due baie da 8 a 100 metri di profondità realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’università La Sapienza di Roma e del Cnr. Il progetto di ricerca ha riguardato anche l’indagine stratigrafica subacquea del carico di un relitto situato a 20 metri di profondità nei fondali di Cala Tramontana, i cui resti sono costituiti prevalentemente da anfore da trasporto di produzione cartaginese. Anche in questo caso i reperti sono databili al III secolo a.C. Lo scavo è stato condotto in collaborazione con il terzo Nucleo Sommozzatori della Capitaneria di porto di Messina. Alle attività di indagine hanno partecipato oltre una ventina di specialisti, provenienti da diverse università italiane, che si sono occupati dello studio e dell’analisi dei diversi contesti individuati.
     I reperti individuati durante lo scavo e durante le esplorazioni sono stati allestiti in un itinerario sommerso a Cala Tramontana. Lungo il percorso sono stati applicati dei cartellini esplicativi in grado di fornire ai subacquei che visiteranno il sito archeologico la possibilità di identificare e riconoscere i reperti.
#
A Giovanni Angeloni, Fabio Russo e Filippo Foti piace questo elemento.

--------------------

Scossa sismica stamane nel Cilento...
di Guido Picchetti (a margine di una mappa su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     29/06/13 - Tanto per ricordarci la sismicità dei nostri territori alle 07:16 di stamane una scossettina (neppure tanto "ina", considerata la sua magnitudo di 3.3) è stata registrata lungo la costa del Parco Nazionale del Cilento, una ventina di km a sud di Punta Licosa, speriamo senza danni a persone e cose... Qui la mappa dell'EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center). con l'epicentro della scossa in questione e i relativi dati...

#
A Maria Ghelia piace questo elemento.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 28/06/13

Quale futuro per i parchi italiani? Il faccia a faccia col ministro dell’Ambiente
di Renzo Moschini, presidente del Gruppo di San Rossore (*)
http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/futuro-parchi-ministero-ambiente/


Annunciato per novembre un appuntamento di confronto nazionale
    
[27 giugno 2013] - Soprattutto per conoscere ciò che il ministero intende fare per i parchi e le aree protette, sempre più in crisi, come Gruppo di San Rossore abbiamo incontrato a Roma il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando (nella foto), il 25 giugno. Avevamo chiesto di potergli sottoporre le nostre idee e proposte, e il nostro interesse era cresciuto all’indomani di alcuni suoi interventi e dichiarazioni con i quali, dopo tanti silenzi e una prolungata latitanza, il ministero tornava finalmente a farsi sentire preannunciando una fase nuova.
     Non ci eravamo sbagliati: l’incontro infatti ha chiaramente confermato che finalmente qualcosa torna a muoversi, anche (ma non solo) per quanto riguarda i parchi e le aree protette, che insieme al suolo e al paesaggio da alcuni anni non se la passano bene. Da qui siamo partiti, manifestando nell’incontro le nostre preoccupazioni che da tempo avevamo avuto modo di documentare in più occasioni, e il ministro ci ha assicurato che sta pensando ad un appuntamento nazionale verso novembre e non rivolto unicamente agli addetti ai lavori. Una discussione cioè che – a differenza di quelle che in passato hanno connotato anche le due conferenze nazionali – sappia trarre un bilancio concreto di cosa i parchi (a partire anche da quelli regionali e locali) hanno saputo fare, e con quali esiti e vantaggi per i rispettivi territori perché la gestione dell’ambiente avesse ricadute positive ad esempio in ambito agricolo e forestale, ambiti così strettamente collegati alla salvaguardia del suolo (e non al suo consumo e cementificazione). Per questo il ministero sta pensando – insieme ad altri dicasteri – ad una legge sul territorio che possa finalmente mettere davvero in rete senza recinzioni settoriali e accademiche (a cominciare dall’interno dei parchi e delle aree protette) dalle norme nazionali e quelle comunitarie.
     Il ministro ci ha riferito anche di un suo recente incontro in sede comunitaria sulla blue economy ossia le politiche sul mare riguardanti la pesca, l’inquinamento mentre da noi si sta di fatto pensando solo alle trivellazioni. Insomma abbiamo avuto conferma di una visione complessiva, come era già emerso da una serie di interviste e dichiarazioni, non riducibile alle sole vicende finanziarie, perché i guai dei parchi e delle aree protette terrestri e marine sono cominciati assai prima dei pesanti tagli.
     Noi gli abbiamo confermato il nostro impegno e disponibilità a fare uscire finalmente la discussione dalle manfrine con le quali si è cercato di scaricare le colpe della gestione politica sulla legge 394, che il ministero per troppo tempo si è messo disinvoltamente sotto i piedi.
     f.to: Renzo Moschini, presidente del Gruppo di San Rossore
(*) Le opinioni espresse dall’autore non rappresentano necessariamente la posizione della redazione di Green Report...
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Con un simile Ministro dell'Ambiente, come al solito mi viene da dire: " Campa cavallo che l'erba cresce...". Scusatemi se mi ripeto, ma non è per mia colpa...
#
A Alfonso Nigro e Giusi Orefice piace questo elemento.

--------------------

«Il Parco può fermare Ombrina». Febbo e Giuliante fiduciosi sulla perimetrazione dell’area della costa teatina di Lorenzo Dolce
http://ilcentro.gelocal.it/chieti/cronaca/2013/06/26/news/il-parco-puo-fermare-ombrina-1.7327299


     26 giugno 2013 - PESCARA. Velocizzare l'iter della costituzione del Parco nazionale della Costa Teatina, la cui nascita consentirebbe di bloccare il progetto petrolifero “Ombrina Mare”. L'idea è degli assessori regionali Mauro Febbo (presidente del coordinamento per l'istituzione del Parco) e Gianfranco Giuliante, i quali escludono che il 30 giugno arrivi un commissario ad acta e sottolineano come il Parco e Ombrina siano due realtà inconciliabili. Ricordando l'iter piuttosto turbolento, gli assessori sottolineano di non aver mai detto 'no' alla costituzione del Parco.
     «Avevamo detto no al Parco fatto in quel modo», spiegano Febbo e Giuliante, «con dimensioni così estese e tanti vincoli. Siamo disponibili a rivedere la perimetrazione: un Parco più piccolo, che coinvolga i Comuni che realmente lo vogliono». Il tutto eliminando i «grandi vincoli che gravano su un territorio fortemente antropizzato». Cauti, ma ottimisti, gli assessori, sui tempi: «Siamo convinti che il Parco», affermano, «in un tempo relativamente breve, e molto dipenderà dagli enti locali, potrà avere un suo compimento».
     Parlando, tra l'altro, di «un'ampia apertura da parte del Ministero sulla nostra posizione», gli esponenti della Giunta regionale si dicono convinti che «nel giro di qualche mese si troverà una soluzione che bilancerà le richieste del territorio, le esigenze della Regione Abruzzo e quelle del Ministero. C'è un incontro di volontà comuni», sottolineano, «che deve solo essere perfezionato. Abbiamo accelerato il coinvolgimento ed entro il 2013 saremo in grado di definire tutto quanto».
     Secondo Febbo e Giuliante, dunque, in Abruzzo, considerando la «unanime contrarietà», non c'è posto per Ombrina Mare, progetto che «snaturerebbe le caratteristiche di un territorio da sempre vocato all'agricoltura e al turismo». Gli assessori, in tal senso, chiedono l'aiuto dei parlamentari abruzzesi, «per un emendamento in grado di bloccare definitivamente Ombrina».
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Gli abruzzesi, mai come ora sotto attacco delle multinazionali del petrolio, vorrebberio velocizzare la costituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina, per avere così un'arma efficace in più per bloccare il progetto petrolifero “Ombrina Mare” ? Ma, Dio non voglia, tutto fa pensare che sia ormai troppo tardi ... E a noi panteschi una tale esperienza non dice proprio nulla ? Vogliamo ancora essere una colonia di sfruttamento a vantaggio di altrui poteri, invece di avere la possibilità di scegliere e diventare responsabili e artefici del nostro futuro ?
#
Post di Stefano Scaltriti

Dopo le dichiarazioni positive del sindaco al wwf sul parco ora tocca noi incalzarlo
#
Post di Kaworu Nagisa

Come è andato l'incontro con il sindaco?
#
Post di Guido Picchetti

@ Stefano Scaltriiti. Quando le hai sentite queste "dichiarazioni positive" in favore del Parco ? La sera dell'incontro all'Oratorio con Marco Costantini del WWF la settimana scorsa, come ricorderai (c'eravamo entrambi), non c'era nessun esponente della nuova giunta e tanto meno il Sindaco. E la mattina dopo, a quanto so, Marco Costantini dovrebbe aver parlato in Comune con il Sindaco, ma sull'esito di tale incontro non so nulla. Il WWF a quanto mi risulta non ha pubblicato niente in merito, e nessuna comunicazione mi sembra sia venuta in proposito da parte dell'amministrazione comunale ...
#
A Enrico Greco, Salvatore Gregorio Spata, Stefano Scaltriti, Kaworu Nagisa, Active Citizen, Ilva Alvani e Ferdy Sapio piace questo elemento.

--------------------


Ombrina Mare, rinviata discussione in Senato, Castaldi (M5S): "Non c'è volontà di bloccare progetto" scritto da "ABExpress"
http://www.abexpress.it/...-discussione-in-senato-castaldi-m5s-non-c-e-volonta-di-bloccare-progetto

Mozione sull’attività di ricerca di idrocarburi nel mare Adriatico presentata dal senatore Gianluca Castaldi del M5S
    
27 Giugno 2013 - "Con la incredibile motivazione proposta dal PdL e subito appoggiata dal PD, Lega Nord, Scelta Civica (e la contrarietà, oltre che del M5S, del Gruppo Misto -SEL) di aver calendarizzato alla prossima settimana lo svolgimento di una indagine conoscitiva sulla attività di ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo, non si è potuto, al Senato, discutere la Mozione sull’attività di ricerca di idrocarburi nel mare Adriatico, presentata da me, unitamente ad altri 25 senatori del M5S".
     "Questo non mi ha impedito di illustrare la Mozione", dice Gianluca Castaldi del Movimento 5 Stelle, che aggiunge: "La domanda sorge spontanea: che cosa c’è da conoscere sulla attività di ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo, oltre i dati che sono abbondantemente conosciuti; conosciuti a tal punto che dal PdL, dal PD-l (prima firmataria la senatrice Pezzopane..) sono stati presentati DdL di modifiche all’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di ricerca, di prospezione e di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare ?".
     "In questi disegni di legge si afferma, testualmente che 'la possibilità offerta alle compagnie petrolifere di accrescere lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi nelle acque a largo della costa italiana aumenta notevolmente i rischi di contaminazione delle stesse, in particolare lungo la costa adriatica, destando forti preoccupazioni nelle comunità locali. La consapevolezza dei rischi e delle conseguenze ambientali che ricadrebbero sul Mediterraneo, date le sue caratteristiche di mare chiuso, nel caso di contaminazione dell’ambiente marino, richiede di valutare con estrema prudenza lo svolgimento di attività di ricerca, esplorazione e coltivazione di idrocarburi a largo delle coste del nostro mare'… Immagino che fossero consapevoli… Quindi che altro c’è da sapere? Un dato lo posso fornire io (che poi è un dato che tutti i più attenti osservatori conoscono): ci sono in Italia 1542 pozzi di estrazione attivi, 342 pozzi di stoccaggio".
     Quello adottato da PDL, Pd-L, Scelta Civica e Lega Nord, secondo l'esponente del M5S "sembra un atteggiamento ipocrita; sicuramente non un segnale sincero di voler perseguire una volontà reale di bloccare Ombrina Mare. Il sì alla mozione del M5S sarebbe stato un ottimo modo per dimostrare nei fatti questi intenti e mostrare il reale interesse ad una tutela ambientale. Ora spieghino i vari Pezzopane, Pelino, Chiavaroli, Razzi perchè non si sono voluti , OGGI, impegnare".
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Più chiaro di così ? Se ancora non credete a quel che viene riferito in questo resoconto di "Abexpress" su quanto avvenuto in Senato due giorni fa, a comprovarlo c'è anche la registrazione video dell'intervento del senatore Castaldo in Senato. Dura 10' circa, ma ve la consiglio... Questo è il governo che ci ritroviamo.... composto da tanti "irresponsabili" che una cosa dicono e un'altra fanno... E i media di regime ? S'interessano a tutt'altro... Qui a seguire, da Youtube, il video intervento in Senato del sen. Castaldi:

M5S, Castaldi: "Il Mediterraneo è a rischio inquinamento!"
pubblicato in data 26/giu/2013 da Senato Cinque Stelle - (10'33")

http://youtu.be/ACNS_Pg33aU
Segui "Senato Cinque Stelle" su Facebook e su Twitter:

#
Post di Stefano Scaltriti

Siamo in stato di dittatura finanziaria...
#
A Ferdy Sapio, Stefano Scaltriti e a Salvatore Gregorio Spata piace questo elemento.

--------------------

L' "Urania" del CNR nelle acque di Pantelleria...
di Guido Picchetti (a margine di una foto su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     28/06/6/13 - La nave oceanografica del CNR "Urania", attualmente impegnata in una campagna di studi e riocerche nel Canale di Sicilia, stamani alle 9:00 circa è transitata lungo il versante occidentale dell'isola un paio di miglia al largo di Scauri, diretta verso sud. Ricordiamo che, secondo un avviso emesso a suo tempo dalla Capitaneria di Porto di Pantelleria, la nave Urania durante le sue operazioni dovrà essere considerata “nave con manovrabilità limitata”, e di conseguenza tutte le navi e le unità di qualsiasi tipo in transito nella zona interessata "dovranno mantenersi ad una distanza di sicurezza non inferiore a 0,5 miglia nautiche dalla nave stessa. Dovranno procedere con la massima cautela e navigare a velocità ridotta, prestando la massima attenzione alle segnalazioni che potrebbero giungere dall'unità impegnata nelle operazioni di ricerca. Per contro, i responsabili delle operazioni dovranno assicurasi di non arrecare danni alle risorse biologiche marine, ed inoltre è fatto loro assoluto divieto di impiego di esplosivi e di attrezzature che vadano ad interferire con il fondo marino."
#
A
Active Citizen, Ilva Alvani e Giusi Orefice piace questo elemento.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 27/06/13

Il mistero delle corse della nave traghetto "Cossyra"
di Guido Picchetti (a margine di una foto su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     27/06/13 - Qualcosa non mi è chiaro.... E, confesso, non ci capisco più niente. Qualcuno può gentilmente chiarirmi le idee a proposito dei collegamenti via mare tra Trapani e Pantelleria? Fino ad adesso mi sembrava che il servizio di nave traghetto per passeggeri ed auto tra Trapani e Pantelleria venisse svolto (mare permettendo) dalla nave "Cossyra" della compagnia "Traghetti delle Isole"; e (stando a quanto riporta la News 11879 di sabato scorso 22/06/2013 del notiziario "Pantelleria Internet Com" curato da SaGa) con il seguente orario: TRAPANI – PANTELLERIA - Partenza ore 23,59 tutti i giorni. PANTELLERIA – TRAPANI - Partenza ore 12,00 tutti i giorni.
     La News n° 11902 oggi pubblicata dallo stesso notiziario riferisce invece che, essendosi la compagnia “Traghetti delle isole” aggiudicata la gara pubblicata la settimana scorsa dalla Regione Siciliana per il collegamento con Pantelleria, dal prossimo 1 Luglio ... (testuale) "riprenderanno i viaggi del traghetto Cossyra per conto della Traghetti delle Isole con partenza da Trapani alle ore 14.00 e arrivo a Pantelleria alle ore 20.00. La nave riprenderà poi il mare alle 23.00 e arriverà sulla terraferma alle 6.00. Le corse settimanali, come detto, saranno cinque fino al 30 settembre (non ci saranno di martedì e di domenica), e si ridurranno a tre nei mesi di ottobre e novembre (non ci saranno di martedì, giovedì, sabato e domenica)".
     In altre parole le corse settimanali della Cossyra dal 1 Luglio al 31 agosto sembrerebbero passare da sette a cinque, riducendosi ancora a tre soltanto per settimana nei mesi di Ottobre e Novembre... E dopo ??? Boh...
     Ma ancora più incomprensibile e meritevole di chiarimenti a me pare sia quanto dichiarato in merito dal neo assessore Adriano Minardi, debitamente virgolettato nella frase conclusiva della "News" in questione. “Si potrà finalmente provvedere, tra l'altro, ad una regolare fornitura delle bombole del gas e cominceranno i viaggi per lo svuotamento del Centro di Raccolta Comunale, e dare quindi dare il via alla pulizia straordinaria dei luoghi diventati una discarica abusiva di rifiuti ingombranti. Questa operazione, unitamente al taglio delle erbacce straordinario dai bordi delle strade e dei parcheggi che si sta avviando in questi giorni, servirà a dare all'isola un aspetto dignitoso e più ordinato”... E tutto questo grazie alla sola nave traghetto Cossyra ? Qualcosa non mi quadra... A meno che non ci sia un traghetto fantasma anch'esso di nome "Cossyra" che si alterna a quello reale (che poi un po' fantasma già lo è di per sè, e da tempo, anche se non sempre per sua colpa...).
#
Post di Kaworu Nagisa
Ora faranno sì che queste "modifiche" vengano accolte dalla popolazione pantesca come un importante risultato, c'è da combattere affinché questo non avvenga. Dobbiamo smetterla di accontentarci...
#
Post di Amato Borromeo PantelRent
Quindi grazie alla nave Cossyra, si puliranno i parcheggi e le erbacce vicine alle strade ??? Bhoooo, mi pare inverosimile !!!
#
Post di Giovanni Maccotta
Credo che la nave Cossyra sia in affitto alla Compagnia delle Isole (ex Siremar) e adesso, aggiudicandosi questa gara la Traghetti delle isole farà il proprio servizio per conto proprio, e la Compagnia delle Isole dovrà affittare un'altra nave per sostituire il Cossyra, o rimetterà in funzione qualche catorcio tipo Paolo Veronese o Pietro Novelli. Chi vivrà vedrà ...
#
Post di Silvio Palazzolo
Parla di nave rororo... E' probabile che la tratta passeggeri a breve sarà affidata al Veronese ???
#
Post di Guido Picchetti
E' probabile. Ma il Paolo Veronese fa servizio tra Porto Empedocle e Lampedusa, la cui popolazione già lo ha già contestato e rifiutato proprio per le sue pessime condizioni...
#
Post di Giovanni Maccotta
Allora ci possiamo scommettere che se affittano un altra nave appena migliore del Paolo Veronese, quest'ultima c'è l'appioppano a noi.
#
Post di Silvio Palazzolo

Si, proprio così. Il Cossyra oltre ai trasporti speciali farà anche passeggeri, e la buona notizia è che verrà il Pietro Novelli a fare la tratta passeggeri, rimesso a nuovo e sistemato. In piccolo è una vittoria di tutti quelli che hanno protestato nel periodo invernale...
#
Post di Guido Picchetti

Meno male, comincio a capire qualcosa... Grazie Silvio...
#
A Ndría Biddittu, Amato Borromeo PantelRent, Salvatore Gregorio Spata e Kaworu Nagisa piace questo elemento.
--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 26/06/13

Shale gas: acqua contaminata vicino a siti di estrazione
di Silvana Santo
http://www.greenstyle.it/shale-gas-acqua-contaminata-vicino-a-siti-di-estrazione-44783.html


     26/06/2013 - Emergono nuove prove che il fracking dello shale gas può causare una contaminazione dell’acqua potabile. I ricercatori della Duke University hanno appena pubblicato uno studio destinato ad aumentare le polemiche sul controverso sistema di estrazione del gas naturale da fessure praticate nella roccia.
     Nel dettaglio, gli studiosi hanno analizzato 141 campioni di acqua potabile proveniente da pozzi privati nel nord est della Pennsylvania, una zona ricca di shale gas Marcellus. I risultati sono significativi: i ricercatori hanno trovato concentrazioni di metano sei volte più elevate e concentrazioni di etano 23 volte più alte nell’acqua delle case che si trovano nel raggio di un chilometro da un impianto per l’estrazione del gas di scisto. In 10 campioni, inoltre, sono state riscontrate tracce di propano.
     Ha detto Robert Jackson, professore di scienze ambientali autore dello studio:

  "I dati di metano, etano e propano e le nuove prove su idrocarburi e isotopi dell’elio, tutti suggeriscono che le perforazioni ha avuto un impatto sull’acqua di alcune case. Non c’è nessuna fonte biologica di etano e propano nella regione e il gas Marcellus è ricco di entrambi."

     Due precedenti studi condotti da scienziati della Duke University avevano già trovato prove dirette della contaminazione da metano di pozzi d’acqua vicino a siti di estrazione di shale gas nel nord-est della Pennsylvania. Un terzo studio condotto in Arkansas da scienziati dello US Geological Survey, invece, non ha evidenze di contaminazione dell’acqua potabile causate dalla produzione di gas di scisto.
     La tecnica della fratturazione idraulica, nota come fracking, ha portato a una massiccia espansione della produzione di gas naturale negli Stati Uniti, ma è stata vietata in altri Paesi come la Francia a causa delle preoccupazioni di carattere ambientale. Il gas viene estratto dopo la fratturazione di rocce ricche di scisti ottenuta pompando acqua, sabbia e sostanze chimiche ad alta pressione in pozzetti profondi.
     Ha detto Avner Vengosh, docente di Geochimica e qualità delle acque alla Duke:

  "I nostri studi dimostrano che le distanze da siti di perforazione, così come le variazioni nella geologia locale e regionale, svolgono un ruolo importante nel determinare il possibile rischio di impatti ambientali causati dallo sviluppo dello shale gas. In quanto tali, devono essere presi in considerazione prima di iniziare l’estrazione."

#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Prima o poi le conferme scientifiche sulla pericolosità del "fracking" in altri Paesi arrivano, mentre in Italia vengono sistematicamente ignorate...
#
A Maurizio Tritto, Ivana Artiol, Francesca Calisesi e Ilva Alvani piace questo elemento.

--------------------

La Vega di Pozzallo e la giustizia in Italia. Va tutto ben "Madama la Marchesa"...
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
https://www.facebook.com/...-in-italia-va-tutto-ben-madama-la-marchesa/627187160626436


     26/03/13 - Due video e un articolo che trattano dello stesso argomento, la piattaforma "Vega Alfa" della dell'Edison al largo di Pozzallo, alla quale, secondo i nuovi progetti favoriti dall'impulso petrolifero dato dal governo Monti con apposite semplificazioni procedurali, riconfermati dai ministri competenti del nuovo governo delle larghe intese, dovrebbero affiancarsi al più presto ampliamenti delle strutture già esistenti, e altri nuovi impianti simili, se non più vasti ed importanti, affidati ad altre società del settore, multinazionali naturalmente.
     Ma è proprio questa somiglianza alle installazioni già esistenti e da anni in fase produttiva, come la Vega Alfa della Edison, che, stante la situazione della giustizia in Italia, fa sorgere delle preoccupazioni più che legittime. Per quale motivo, direte voi ? La risposta sta proprio in questi tre documenti che qui a seguire riporto.
     Sono tre servizi giornalistici realizzati ad un anno di distanza l'uno dall'altro, a partire da Luglio 2011 per finire a Giugno 2013. In poco tempo potete prenderne totale visione. Niente di meglio per capire come funziona la "giustizia" in Italia. E ne vale la pena. Sono davvero, come suol dirsi, tre documenti "brevi, succinti e compendiosi".
     Il primo video, nella sua brevità (dura solo 1'38"...), già di per sè dice tanto. E' un breve servizio televisivo caricato due anni fa su You Tube da "Video Uno Modica", un canale televisivo in provincia di Ragusa. Ci racconta brevemente l'esito di un'ultima udienza di un processo già in corso da tempo contro la Vega Alfa, la piattaforma galleggiante che producendo greggio in mare aperto, a 12 miglia al largo di Pozzallo, è accusata di aver illegalmente riversato i prodotti residui delle sue lavorazioni petrolifere (centinaia e centinaia di metri cubi di materiali inquinanti) in alcuni dei pozzi da lei stessa perforati nei fondali marini sottostanti. E ciò invece di portare quei materiali di risulta a discariche su terraferma come previsto per legge. Per farla breve, il gup in quell'udienza ha stabilito che, dopo due perizie annullate, se ne dovrà fare un'altra... E il tempo, frattanto, passa e va... Eccolo questo primo video.

 

Piattaforma Vega Alfa, si farà terza perizia
Video caricato in data 21/lug/2011 da "Video Uno Modica" - (1'38")
Annullate le prime due perizie, se ne dovrà fare un'altra. E' l'esito dell'ultima udienza del processo
dinanzi al gup sulla Vega Alfa, la piattaforma galleggiante che produce greggio in mare aperto,
a 12 miglia al largo di Pozzallo.


http://www.youtube.com/watch?v=Wgq8evMBVyg&feature=youtu.be

     Passa un anno. Siamo a Luglio 2012. Sul processo alla Edison SpA, titolare della Vega Alfa, e ai vari responsabili dei lavori sulla piattaforma petrolifera nessuna nuova. Tutto sembra tacere al riguardo... In compenso c'è l'annuncio del governo Monti e del suo Ministro dello Sviluppo Economico Passera sulle semplificazioni burocratiche in favore dei petrolieri. E contro le nuove trivellazioni off-shore che di conseguenza si annunciano numerose e i potenziamenti delle installazioni già operative, tra cui proprio la Vega Alfa della Edison al largo di Pozzallo, parte la protesta di "Greenpeace", con una manifestazione appoggiata dalla quasi totalità dei sindaci delle località costiere della Sicilia occidentale contro le trivellazioni off-shore nel Canale, denominata appunto "U mari nun si spirtusa".
    Questo il secondo video:

 

"U mari nun si spirtusa"
Greenpeace protesta contro piattaforma Vega Alfa Leonis Edison ENI

Video caricato in data 31/lug/2012 da Peppe Croce - (2'10")
Protesta in mare di Greenpeace a 12 miglia da Pozzallo, nel mare della provincia di Ragusa,
contro la piattaforma petrolifera Vega Alfa di Edison ed ENI. Gli attivisti di Greenpeace si sono avvicinati
alla piattaforma e hanno steso in mare uno striscione galleggiante con scritto: "L'oro blu meglio dell'oro nero".

http://www.youtube.com/watch?v=uHJnCNeh0ak

     Passa un'altro anno. E arriviamo ad oggi, Giugno 2013. Ormai le nuove operazioni off-shore di ricerca di idrocarburi nel Canale di Sicilia non sono più solo una minaccia, ma, salvo impreviste quanto improbabili gradite sorprese, sono ormai un fatto reale... Come un fatto reale è pure il potenziamento dell'impianto petrolifero della Vega Alfa della Edison, che dovrebbe raddoppiare addirittura quanto prima il suo potenziale produttivo. E altre novità ancora ci sono come l'ampliamento della "Zona C - Settore sud" che va sorprendentemente ad estendere in acque territoriali maltesi la possibilità da parte del governo italiano di rilasciare concessioni petrolifere off-shore. Ma questa è un'altra storia...
     E il vecchio processo che riguarda i responsabili dell'impianto della Edison per danni ambientali che fine ha fatto ? Prosegue all'italiana, secondo copione. Infatti proprio il 3 Giugno 2013 sul sito web di Radio Rtm (fonte S.C) viene pubblicata la notizia che potete leggere qui a seguire e che non voglio assolutamente anticipare, lasciando a voi ogni considerazione in merito... Dico solo:       "POVERA ITALIA, CON LA MALA-GIUSTIZIA CHE CI RITROVIAMO !!! ". Due anni solo per riprendere un processo dal punto in cui si era interrotto.... Quanto volete scommettere che siamo ad un passo dalla prescrizione, che, se non ancora arrivata, certamente arriverà prima del prossimo Ottobre ? E se così fosse, chi paga ? Al solito, Pantalone...

  Pozzallo, processo alla Vega OIL. Il Piemme chiama tra i testi tre periti. Opposizione della difesa da "Radio Rtm it" (Fonte: S.C)
http://www.radiortm.it/2...il-piemme-chiama-tra-i-testi-tre-periti-opposizione-della-difesa/

5 giu 2013 - Il pubblico ministero, Gaetano Scollo, “tenta” di portare in udienza i tre periti le cui conclusioni erano state, precedentemente, annullate. Nella lista testi presentata nella fase preliminare del rappresentante dell’accusa c’erano, infatti, i nomi dei tre consulenti e per questo c’è stata forte opposizione degli avvocati Antonio Borrometi ed Ettore Randazzo, secondo i quali sarebbe impensabile chiamare i tre professionisti che, di fatto, avrebbero raccontato nella loro testimonianza i contenuti dell’atto che fu dichiarato nullo. Si tratta del processo alla “Vega Oil”, la piattaforma galleggiante al Largo di Pozzallo, che per la seconda volta torna all’attenzione del giudice unico del Tribunale di Modica, Antongiulio Maggiore, dopo essere stato trattato per altrettante volte dal Gup con identica conclusione: sei rinvii a giudizio. Viene ipotizzato il reato di illecito profitto dovuto allo smaltimento di rifiuti pericolosi non autorizzato derivante dall’attività estrattiva e di stoccaggio degli idrocarburi del campo petrolifero Vega al largo di Pozzallo. Imputati sono Marcello Costa, direttore responsabile del sito Campo Vega; Michele Giannone e Francesco Lubrano Lavadera, comandanti pro-tempore del Galleggiante Vega Oil; Umberto Quadrino, ex amministratore delegato della Edison Spa; Andrea Cosulich, della Fratelli Cosulich Spa, società armatrice del Galleggiante Vega Oil. Il magistrato ha accolto l’eccezione di Borrometi e Randazzo ed ha rinviato al prossimo mese di ottobre. Non era presente l’Avvocatura dello Stato, che è parte civile.

#
Post di Giusi Orefice

Disgustoso...
#
A Claudia Scalla, Active Citizen e Movimento Ambientalista Bat Puglia piace questo elemento.
--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 25/06/13

Un nuovo brevetto per i comandanti di navi in transito nel Canale di Sicilia ?
di Movimento Ambientalista Bat Puglia
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=402939159820216&set=p.402939159820216&type=1
 

     25/06/13 - Bollettino Nautico. Attenzione; a causa delle molteplici piattaforme petrolifere che si vorrebbero impiantare in mare nel Canale di sicilia, ai comandanti di navi si richiede il nuovissimo brevetto di "Esperto Pilota di Gimkana"...
     Vedi "Il Petrolio mi sta Stretto"... (la campagna del WWF Italia, ndr):

#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Mi sembra più che giusto... Anche se in verità dovremmo cambiare il motto... e dire "E' LO STRETTO CHE MI STA STRETTO !!! Il brevetto di ""ESPERTO PILOTA DI GIMKANA" andrebbe richiesto ai capitani in transito nel Canale di Sicilia, oltre che per evitare le tante piattaforme petrolifere che si vorrebbero impiantare nel Canale di Sicilia, in aggiunta e quelle che già sono in esso da tempo operative, anche per il gran traffico di navi nello stretto. Ma in proposito mi pongo una domanda. E qui il discorso si fa serio... Perchè queste piattaforme, già installate e da installare nel Mediterraneo non segnalano la propria posizione con il sistema AIS, come fanno oggi per motivi di sicurezza (ma sarebbe bene si facesse tutti obbligatoriamente...) la maggior parte dei natanti che navigano nel Mediterraneo ? E a quando una legge internazionale che imponga una tale misura soprattutto ai mezzi navali (piattaforme, rimorchiatori, e navi speciali), addetti ad operazioni petrolifere off-shore, in movimento o ormeggiati in mare aperto che siano, proprio per evitare o quanto meno ridurre i rischi di collisione sempre possibili con altri natanti in transito nello Stretto di Sicilia? Uno Stretto di Sicilia che è veramente troppo "STRETTO" e pericoloso, ad ogni ora del giorno e della notte con un traffico navale sostenuto che ha dell'incredibile... Date un'occhiata alla mappa di Marine Traffic Com per rendervene conto... E finora possiamo dire che ci è andata bene... Proprio vero, "E' LO STRETTO CHE MI STA STRETTO !!!".
#
A Giovanni Angeloni e Active Citizen piace questo elemento.

--------------------

Terremoti: scoperte nuove faglie attive nello Stretto di Messina, “rischio incombente” tra Calabria e Sicilia di Peppe Caridi
http://www.meteoweb.eu/...nello-stretto-di-messina-rischio-incombente-tra-calabria-e-sicilia/172373/


     16 dicembre 2012 - Una recente spedizione geofisica ha consentito a una serie di studiosi di realizzare nuove importanti scoperte sulla sismicità dello Stretto di Messina. La ricerca ha mobilitato grandi esperti del settore come Carlo Doglioni, Marco Ligi, Davide Scrocca, Sabina Bigi, Giovanni Bortoluzzi, Eugenio Carminati, Marco Cuffaro, Filippo D’Oriano, Vittoria Forleo, Filippo Muccini e Federica Riguzzi che hanno formato un prestigioso gruppo di ricerca a bordo della nave oceanografica Urania, con i contributi dell’Università La Sapienza di Roma, degli Istituti di Scienze Marine (Ismar), di Geologia Ambientale e Geoingegneria (Igag) e per l’Ambiente Marino Costiero (Iamc) del Cnr, e dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

   

     Durante la campagna di ricerca, sponsorizzata dal Dipartimento di Scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente (Dta/Cnr) per un rilancio del Progetto Crop (Crosta Profonda), sono stati acquisiti nell’area dello Stretto e del margine tirrenico orientale nuovi profili di sismica a riflessione multicanale e dati batimetrici multifascio. La ricerca è stata pubblicata nei giorni scorsi su Scientific Reports (Nature Publishing Group), e ne riportiamo i documenti integrali in coda all’articolo. Dallo studio è emerso che la regione dello Stretto di Messina è interessata da un complesso sistema di faglie dove coesistono su brevi distanze, regimi tettonici diversi: estensionali, trascorrenti e compressivi.
     Infatti, diverse faglie attive sono state individuate anche nel settore settentrionale dello Stretto che si affaccia sul Mar Tirreno, dove inoltre è presente una vasta struttura ad anticlinale, anch’essa attiva, che interessa l’intera crosta superiore. Interpellati da MeteoWeb, due studiosi protagonisti della ricerca, Carlo Doglioni e Marco Ligi, ci hanno spiegato che “adesso conosciamo meglio il quadro strutturale dell’area grazie ad una serie di “ecografie” dei primi 3-4 km della crosta terrestre, oltre ad un nuovo rilievo batimetrico molto più accurato. Sono state identificate delle faglie e altre strutture tettoniche che finora erano sconosciute, o quanto meno in buona parte non considerate. Le nostre ricerche non ci consentono di dire quando quelle strutture si attiveranno per generare sismicità significativa nell’area, ma abbiamo acquisito la consapevolezza della loro esistenza e del relativo rischio incombente in un’area così critica. Inoltre, da un punto di vista meramente scientifico, abbiamo potuto dare un’interpretazione relativamente nuova sul significato geologico dello stretto“.
     Approfondimenti:
     a) "The tectonic puzzle of the Messina area (Southern Italy): Insights from new seismic reflection data";
     b) Le “Supplementary information” sul documento.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
L'articolo di "Meteo web" risale al 16 Dicembre dello scorso anno, ma su tali argomenti sei mesi di tempo non hanno valore. Personalmente l'articolo mi era sfuggito, e ringrazio "Acrtive Citizen" che lo ha condiviso su Fb, consentendomi di venirne a conoscenza e poter così a mia volta favorire la diffusione dei risultati di queste nuove ricerche sulla sismicità dello Stretto di Sicilia, condotte da vari istituti scientifici nazionali con la nave oceanografica Urania.
#
A Ferdy Sapio e Active Citizen piace questo elemento.

--------------------

La D'Orsogna a Morandi: "L'Abruzzo non vuole Ombrina Mare !!!"
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200822529019880


     25/06/13 - "Ombrina Mare". Sergio Morandi, AD di Medoilgas Italia ha risposto a Maria Rita D'Orsogna per l'intervento indirizzatogli dal suo Blog con il titolo "Ombrina, il Corsera e le balle di Morandi". Intervento che, ripreso negli "Echi di Stampa" del 21/06/13 sul mio sito, potete raggiungere e leggere cliccando qui.
     E su "Il Fatto Quotidiano" di ieri Maria Rita, dopo aver pubblicato la risposta di Morandi a quel suo intervento, ribatte punto per punto alle argomentazioni dell'AD di Medoilgas Italia con una lettera che dà indubbiamente forza e speranza a quanti in Abruzzo si stanno battendo non solo per bloccare il progetto di Ombrina Mare della Medoil, ma per ottenere soprattutto che venga riconosciuto ad ogni cittadino il diritto di scegliere il proprio futuro... Un diritto che non può essere assolutamente violato quando poi a richiederne il rispetto è un una intera popolazione, quella d'Abruzzo, matura, informata, e cosciente, che democraticamente sta dicendo da tempo che non vuole nè Ombrina né nessun altro impianto petrolifero nella propria regione, in terra o in mare che sia...

  Petrolio in Abruzzo, progetto Ombrina: la replica di Sergio Morandi e la mia controreplica di Maria Rita D'Orsogna |
http://www.ilfattoquotidiano.it/...-la-replica-di-sergio-morandi-e-la-mia-controreplica/635573/


    24 giugno 2013 - Riceviamo e pubblichiamo la replica di Sergio Morandi, AD Medoilgas Italia, al post "Trivellazioni in Abruzzo, 10 motivi per dire no a ‘Ombrina’" del 19 Giugno 2013.
 
Gentile Maria Rita D’Orsogna,
     in questo post lei mi nomina 10 volte. Occorre quindi che mi presenti ai lettori. Sono Sergio Morandi, nel 1979 ho conseguito la laurea in Scienze Geologiche e a partire dal 1981 ho lavorato in diverse compagnie petrolifere. Dal 1997 al 2004 sono stato anche docente incaricato di sismica applicata all’Università della Basilicata. Dal 2007 sono amministratore delegato di Medoilgas Italia, una società petrolifera basata a Roma, sede operativa della Mediterranean Oil & Gas Plc, che ha sede a Londra. Operiamo principalmente nel bacino del Mediterraneo e in particolare in Italia, dove la nostra presenza contribuisce ad aumentare il livello di concorrenza nel settore, il che, mi creda, non è sempre semplice.
    Ho la responsabilità di guidare un team di professionisti di cui sono orgoglioso: italiani, con un’età media inferiore ai 40 anni, e con capacità tecniche che personalmente reputo eccellenti.
    Ci occupiamo di ricerca e produzione di idrocarburi: gas e petrolio. Il nostro è un settore con elevati livelli di rischio, non di carattere ambientale ma finanziario. Ricercare giacimenti è un’attività molto costosa che nella maggioranza nei casi non porta ai risultati sperati, anche dopo avere perforato. In questi casi, come quando i giacimenti si esauriscono, si ripristina il sito alle condizioni originali.
    Nel 2008 abbiamo rinvenuto un giacimento importante: Ombrina, quello di cui lei parla nel suo articolo. Si tratta di un giacimento che non presenta complessità ed è quindi tecnicamente semplice da produrre, il che rende le operazioni estremamente sicure. Vale peraltro la pena sottolineare che l’Inail ha certificato che in Italia l’industria degli idrocarburi è la più virtuosa, in termini di infortuni sul lavoro, dell’intero comparto manufatturiero.
    Il giacimento è importante in quanto, come lei ricorda, ha una capacità stimata di 40 milioni di barili, equivalenti a circa 4 anni del consumo petrolifero della Regione Abruzzo. Certo, se come fa lei lo si pone in relazione al consumo dell’intero Paese, questo tempo di riduce a poche settimane, ma è un ragionamento che ha davvero poco senso, in quanto se lo applicassimo ad esempio agli Stati Uniti, verrebbe fuori che qualsiasi giacimento di quel Paese soddisferebbe il fabbisogno nazionale per pochi giorni. E seguendo una simile logica si dovrebbe smettere di produrre pressoché ovunque, con effetti sociali insostenibili.
    Il giacimento è importante anche in termini di crescita e sviluppo, in quanto darà vita a centinaia di nuovi posti di lavoro, determinerà un gettito fiscale stimato in quasi un miliardo di euro, contribuirà a ridurre la nostra dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di fonti energetiche (non la sua, che vive in America).
Il suo articolo è ricco di gravi inesattezze, di paragoni strumentali privi di senso reale, di avventati allarmismi, di congetture sospettose. Citarli tutti stordirebbe il lettore, lasciandolo con un senso di confusione. Mi limito perciò a citarne solo alcuni: lei parla di 80.000 Kg di sostanze incenerite ogni giorno, laddove il quantitativo è centinaia di volte inferiore e il processo non è incenerimento; lei parla di royalties al 4% quando sa benissimo che sono di quasi il doppio per il petrolio e del 10% per il gas e che le royalties sono una componente minore dell’intero aggravio fiscale, che in Italia supera il 65%; lei definisce blandi i limiti di legge italiani per talune emissioni, omettendo di dire che sono in linea con le direttive europee e che le emissioni da lei citate per Ombrina saranno oltre 10 volte al di sotto dei limiti italiani, oltre ad essere a 12 km dalla costa e con una ricaduta su questa virtualmente pari a zero; lei parla di petrolio di qualità scadente come se, nel caso fosse di una qualità che più le aggrada, ciò modificherebbe la sua posizione.
    Ha però ragione quando dice che io ho un tornaconto personale da questo progetto. Questo tornaconto è la consapevolezza di cercare di fare al meglio il mestiere per il quale sono pagato, garantendo un futuro all’azienda per la quale lavoro, nel rispetto delle comunità in cui opera. Si chiama lavoro, dr.ssa D’Orsogna, e fare di tale tornaconto un’accusa è altrettanto ridicolo che accusarla di avere un tornaconto personale dalla sua attività di docente.
    Lei insegna matematica in una università americana, Paese nel quale è nata e ha scelto di vivere. Sia chiaro, chi si è laureato in una disciplina può anche diventare esperto di un’altra, con studi da autodidatta. Ma non sembra questo il caso. I suoi blog sono una dichiarazione di guerra alla produzione di idrocarburi ovunque nel mondo, spesso con motivazioni che di scientifico hanno ben poco e motivata da testimonianze alquanto curiose, come quella di un contadino che denuncia che alle sue mucche sono cadute le code per colpa dell’estrazione petrolifera.
    L’ambientalismo è una forza fondamentale della società civile. E’ però necessario che sia costruttivo, dando il giusto valore a tutte le esigenze della stessa società civile. Si chiama Sviluppo Sostenibile ed è quello in cui io credo, e con me i miei collaboratori. Dire di no a tutto, combattere la produzione di idrocarburi ovunque, senza se e senza ma e con argomenti tutti tesi al cieco allarmismo è solo pregiudizio e non è utile a nessun Paese.       Certamente non serve al nostro Paese, e neanche al suo.
    Sergio Morandi

(... segue la replica di Maria Rita D'Orsogna, ndr)

Signor Morandi, grazie della risposta.
    Con la sua lettera lei ha cercato di far passare me per una pazza esaltata mentre lei si presenta come una persona pacata, responsabile e addirittura interessata allo sviluppo sostenibile.
    Un bel tentativo, finemente elaborato, ma non ci casca nessuno. Chi mi conosce, chi mi legge, sa che sono una persona obiettiva, responsabile e indipendente. Sopratutto sa che non ho interessi personali in gioco, mentre lei sì, e tanti. Io non sono macchiata dal conflitto d’interessi, lei sì.
    Non mi sono svegliata una mattina con una posizione preconcetta sul petrolio. Mi sono svegliata una mattina invece e ho scoperto che la mia regione stava per essere trasformata in un distretto minerario, da lei e dai suoi colleghi dell’Eni, senza che nessuno ne sapesse niente.
    Anche se lei cerca ora di dipingere il suo progetto come una opera caritatevole per le sorti economiche della mia regione, lei sa benissimo che per l’Abruzzo si vuole invece applicare il modello Val D’Agri.
    E io ci sono andata in Val d’Agri e tutto questo splendore e tutto questo progresso portato dall’industria petrolifera non l’ho visto. Ho visto invece la distruzione dell’agricoltura, tumori, inquinamento di aria e acqua, centraline di monitoraggio mancanti, pozzi di petrolio dietro gli ospedali, e ho visto gente che piangeva pensando a quello che i petrolieri gli avevano distrutto.
    E no, non lo dice la D’Orsogna tutto questo. La D’Orsogna legge e si documenta, la D’Orsogna parla con la gente. Proprio il contrario di quello che fa la sua industria quando arriva in un territorio: riservatezza prima di tutto, perché la gente, meno ne sa e meglio è per voi. Vero?
    Lei dice che Ombrina è sicura. Certo. Infatti prima che si verifichi un incidente tutti i pozzi sono sicuri. Non conosco nessun petroliere pronto a dire il contrario. Ma la nostra regione non solo non vuole incidenti petroliferi, non vuole neanche correre il rischio di averne uno. La nostra agricoltura, il nostro turismo, la nostra pesca, le nostre spiagge, il nostro modello di vita non si adattano all’industria petrolifera. Lo capisce lei tutto questo?
    Lasci decidere a noi il nostro futuro, lasci decidere a noi cosa è sostenibile e cosa non lo è, e vada a imporre il suo modello di sviluppo e vada a fare la sua carità da un’altra parte.
    Le sue promesse mirabolanti sulla creazione di posti di lavoro non hanno senso perché voi petrolieri contate quel poco che create ma non tutto quello, infinitamente più grande, che distruggete.
    Come detto sopra, la Val d’Agri parla chiaro.
    Quanto alla “coda di mucca”, non lo dice la D’Orsogna, lo dice un articolo "peer reviewed". Sa cosa vuole dire? E’ così che si fa la scienza, è così che avanza il progresso e la conoscenza del genere umano. Si informi. Studi i venti d’Abruzzo, studi il mercato internazionale dello zolfo, controlli le tabelline incongruenti elaborate dai suoi tecnici, legga la letteratura sull’inquinamento prodotto dagli scarti petroliferi. Non segua il costume della sua azienda che organizza convegni-propaganda senza contraddittorio, per di più dentro una Università pubblica.
    Lei parla di un team italiano. Bene, se questo team è italiano, mi spiega perché la MOG è una società registrata a Londra? Sarà mica per qualche vantaggio fiscale? O forse in caso di incidente è più facile essere immuni da responsabilità? E invece di cercare di farmi passare per una sovversiva, perché non ci spiega i rapporti che la sua compagnia ha con i vari Ministeri?
     Perché non ci spiega i rapporti intercorsi con il Ministro Corrado Clini e le frasi indirizzate a Clini: “I danni elevatissimi che la nostra azienda è destinata a subire, sono stati già esposti e quantificati agli uffici del Suo Ministero in occasione di precedenti incontri”, e poi “Desideriamo esprimere un doveroso apprezzamento per il prezioso contributo apportato da lei e dai suoi collaboratori per l’individuazione della soluzione poi adottata dal Governo al fine di porre riparo ad una situazione insostenibile oltre che ingiusta per gli operatori del settore e auspichiamo un positivo completamento dell’iter di presentazione alle Camere per una sua definitive e rapida approvazione”.
    Come detto, lei potrà continuare ad attaccare la mia persona e la mia professionalità finché vuole, ma alla fine, sono le idee, sono le informazioni che ho seminato con amore in questi anni che camminano e che cammineranno indipendentemente da me e da lei.
    E in caso non le fosse chiaro, non è la D’Orsogna a dirle di no, è un popolo intero, maturo, informato, cosciente che democraticamente le sta dicendo che qui non vogliamo nè Ombrina né nessun altro impianto petrolifero.
    A Pescara il giorno 13 Aprile c’erano 40mila persone contro i progetti della sua ditta, la più grande manifestazione della storia d’Abruzzo. Eravamo tutti lì per dirle, ancora una volta, che in Abruzzo lo sviluppo sostenibile si chiama turismo, si chiama agricoltura, si chiama parco della costa teatina, si chiama vita sana. Si chiama democrazia. Non si chiama petrolio e non si chiama certo Ombrina Mare.
    Maria Rita D’Orsogna

#
Post di Active Citizen
Grazie (...della condivisione, ndr), qui in Sicilia abbiamo bisogno del vostro esempio.
#
Post di Guido Picchetti
Il problema è comune...E, tanto per la cronaca, io condivido il post di Maria Rita D'Orsogna in difesa del mare d'Abruzzo da Pantelleria dove risiedo stabilmente. Ma quel che è vero è che dobbiamo prendere esempio gli uni dagli altri, unirci e darci forza reciprocamente nell'intento di raggiungere l'obiettivo comune che è la difesa di quel Mare Mediterraneo che ci unisce, oggetto di tante minacce...
#
Post di Active Citizen
Hai ragione. Io, qui in Sicilia mi accorgo della totale disinformazione riguardo la situazione trivelle offshore. E ancora più disarmante è il disinteresse. Ma bisogna insistere...
#
A Gianfranco Rossetto piace questo elemento.
--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 24/06/13

Sicilia, nuovi progetti di trivellazione Eni tra la rabbia degli abitanti
di Matteo Carriero
http://www.ecologiae.com/sicilia-nuovi-progetti-trivellazione-eni-rabbia-abitanti/69231


     23 giugno 2013 - L’Eni non si ferma e continua a perseguire l’obiettivo petrolio in Sicilia. Nuovi progetti di trivellazione, tra pozzi esplorativi ed espansione di piattaforme petrolifere preesistenti, il colosso dell’Energia continua per la sua strada, senza che nessuno, dal governo sembra abbia molto da ridire.
     L’Eni, come forse qualcuno ricorderà, ha rischiato di causare un disastro ambientale per il petrolio fuoriuscito da uno stabilimento e finito nelle acque vicino Gela. Ma il rischio di disastro ambientale non sembra impensierire più di tanto né i dirigenti Eni né chi potrebbe impedire loro di guidare la deriva petrolifera italiana.
     Tra i nuovi progetti di trivellazione troviamo l’espansione della Vega A, piattaforma petrolifera off shore vicino Pozzallo, in provincia di Ragusa, per la quale, come ricorda Il Fatto Quotidiano, sei persone (3 ex dirigenti Edison) sono al momento processati per profitto illecito legato allo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi. Dopo la Vega A, potrebbe arrivare la Vega B, a meno che la Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale non decida di mettere i bastoni tra le ruote all’Eni (cosa che non appare molto probabile).
     Ricordiamo inoltre che è ancora “fresco” il progetto per il pozzo esplorativo di 700 metri “Vela 1″ da realizzare al largo delle coste di Licata, vicino Agrigento. Anche qui si attende il parere della Commissione Valutazione Impatto Ambientale. Inutile dire che tutto questo non piace a chi abita le coste meridionali della Sicilia (ormai una sorta di puntaspilli per l’Eni), né a tutti gli ambientalisti, siciliani e non.
     Sull’ultimo progetto qui citato, sono molto interessanti le considerazioni di Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace, che ricorda che la stessa Eni fa sapere che “nelle serie stratigrafiche che il pozzo attraverserà sono presenti sovrappressioni” e che quindi lo scenario del blowout e cioè un aumento di pressione nel pozzo, per capirci quello che è successo per la Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, non è escludibile. La fase di esplorazione è infatti la più pericolosa, non sai mai bene cosa puoi incontrare. L’Eni smentisce tuttavia la possibilità di incidenti rilevanti. In tutto questo, a meno di sorprese, si va verso due nuovi via libera alla società energetica.
Photo credits | Getty Images
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Altri allarmi su quanto sta avvenendo nel Canale di Sicilia, ma prevalentemente sono articoli che circolano solo in rete mentre la quasi totalità della popolazione italiana, che non legge e non s'informa neppure sulla carta stampata, presa cvom'è dai problemi di tutti i giorni, resta nella totale ignoranza del problema e di ciò che potrebbe accadere nel Mediterraneo in un prossimo futuro...
#
A Francesca Calisesi, Roberto Frigerio e Giovanni Angeloni piace questo elemento.
--------------------

Contro le trivelle nel mare di Pantelleria. Un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica ? di Guido Picchetti (a margine di una foto su FB)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     24/06/13 - Nell'immagine in basso il sollecito del "ricorso straordinario al Presidente della Repubblica" anti-trivelle indirizzato dal Movimento dei "grillini panteschi"alla nuova amministrazione comunale e al sindaco Salvatore Gabriele, affinchè si agisca per tempo in difesa del mare di Pantelleria dall'attacco dei petrolieri sui fondali del Canale di Sicilia...

#
A Maria Rosa Maccotta, Giusi Orefice, Bube Sechi, Sabina Esposito, Maria Ghelia, Antonio M G Piccolo, Giovanni Angeloni, Massimiliano Reggiani, Salvatore Gregorio Spata e Battista Belvisi piace questo elemento.
--------------------

La Repubblica: "No ai predoni della Natura"...
di Erik Fortini (a margine di una foto condivisa su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200813278508623


     23/06/13 - Su La Repubblica ennesima bordata contro i petrolizzatori e i distruttori della Natura... Servirebbe un Tribunale penale internazionale per punire i reati ambientali... .
(Leggi nelle due pagine seguenti a quella di apertura del servizio su "Repubblica" l'articolo di Antonio Cianciulli "Il Nobel Perez Esquivel: I disastri ecologici sono delitti contro l'umanità, vanno puliti come tali", ndr).

#
A Bessy Stancanelli, Mario Colabella, Francesca Calisesi, Luca Gioria, Gianfranco Rossetto, Claudia Scalla, Giusi Orefice, Carmelo Cuminale, Claudia Scalla e al sottoscritto piace questo elemento.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 23/06/13

Petrolio, nuovi progetti Eni in Sicilia. Greenpeace: “E’ un assedio”
di Gabriele Paglino
http://www.ilfattoquotidiano.it/...nuovi-progetti-di-estrazione-ed-esplorazione-in-sicilia-greenpeace-un/632624/


Si attende anche la valutazione di impatto ambientale per un pozzo esplorativo a largo di Licata e lo scorso mese sono stati presentati due progetti di ricerca vicino al petrolchimico di Gela. E nel ragusano starebbe per arrivare la nuova installazione che il cane a sei zampe gestirà insieme alla Edison.
     21 giugno 2013 - Solo poche settimane fa, almeno una tonnellata di petrolio, fuoriuscito dal petrolchimico dell’Eni e finito nelle acque del mare di Gela aveva fatto temere il peggio. Ma il disastro ambientale, sfiorato per l’ennesima volta, non sembra affatto scoraggiare i progetti del cane a sei zampe nel Canale di Sicilia. Adesso infatti l’Eni, insieme al partner francese Edison, vuole raddoppiare la piattaforma petrolifera “Vega A” (la più grande offshore d’Italia), presente dal 1987 a largo di Pozzallo (Ragusa) e per le cui attività sei persone, tra cui tre ex dirigenti Edison, sono attualmente sotto processo per illecito profitto dovuto allo smaltimento di rifiuti pericolosi.
     A breve dunque, a sei chilometri dalla “Vega A” potrebbe essere installata la “Vega B”. Il progetto è ancora in attesa del parere della Commissione di Valutazione di impatto ambientale, ma non dovrebbe incontrare alcun ostacolo, anche perché il via libera lo aveva già dato nell’84 il ministero dell’Industria. La piattaforma satellite permetterebbe così al tandem Edison-Eni di aumentare la capacità produttiva di greggio (da raffinare ovviamente nello stabilimento gelese dell’Eni, portandola fino a 8500 barili al giorno. Ma la presenza di diverse faglie sottomarine tra le due piattaforme non fa stare tranquilli. Se a ciò si aggiunge che “Vega B” non verrà presidiata, ma tele-controllata dalla piattaforma madre, i timori della popolazione locale e delle associazioni ambientaliste, legati ad un eventuale sversamento non avvistato tempestivamente, appaiono più che comprensibili.
     E la “colonizzazione” della costa meridionale della Sicilia, in nome dell’oro nero, non si ferma qui. Ad aprile Eni ha infatti presentato alla Commissione Valutazione Impatto Ambientale (VIA) del ministero dell’Ambiente lo studio di impatto ambientale (SIA) per il “Vela 1”: un pozzo esplorativo a più di 700 metri di profondità e a circa 19 miglia al largo delle coste di Licata (in provincia di Agrigento). Siamo sempre nell’area della raffineria di Gela. Un progetto, anche questo, che suscita molta preoccupazione tra i cittadini, le associazioni ambientaliste e l’assessorato all’Ambiente della Regione Sicilia.
     Nel suo studio Eni “minimizza i rischi – dichiara Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace – E’ inaccettabile che non venga presa in considerazione l’eventualità di un incidente grave”. E’, peraltro, la stessa compagnia petrolifera a far sapere che “nelle serie stratigrafiche che il pozzo attraverserà sono presenti sovrappressioni”; motivo per cui “lo scenario del blowout – prosegue Giorgia Monti – e cioè un aumento di pressione nel pozzo, per capirci quello che è successo per la Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, non è escludibile. La fase di esplorazione è infatti la più pericolosa, non sai mai bene cosa puoi incontrare”. Quella, inoltre, è un’area di fondamentale importanza per la pesca e le eventuali emissioni di metano avrebbero ad esempio “conseguenze catastrofiche per lo stock dell’acciuga”.
     “Lo studio non minimizza i rischi collegati all’opera – risponde l’Eni, contatta da "ilfattoquotidiano.it" – Abbiamo valutato tutti gli impatti possibili ed escludiamo la possibilità che si verifichino incidenti rilevanti. Nel raggio di circa 20 chilometri abbiamo già realizzato altri 5 pozzi, abbiamo perciò un’ottima conoscenza delle caratteristiche geologiche e di pressione dell’area in cui verrebbe perforato il pozzo Vela 1. – sottolinea Eni – E le pressioni anche se elevate, quando conosciute, sono controllabili”. Quale sarà allora l’impianto utilizzato per la perforazione del pozzo? Questo ancora “è da definire – fa sapere l’azienda guidata da Paolo Scaroni –. Se e quando ci saranno le autorizzazioni alla perforazione, verrà individuata la nave che potrà effettuare la perforazione”. Insomma, “si chiede di autorizzare il progetto – fa notare la responsabile della campagna Mare di Greenpeace – senza specificare l’impianto che dovrà garantirne l’esecuzione”.
     Non è finita, perché Eni vorrebbe trivellare anche a largo delle coste di Gela, proprio davanti il petrolchimico. Lo scorso mese sono state infatti depositate al ministero dell’Ambiente le richieste per avviare due progetti di ricerca per idrocarburi. “Si tratta di un vero e proprio assedio alla costa siciliana”, conclude Giorgia Monti.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post.
No comment... Tanto qui, proprio nelle cosiddette varie isole del Canale (Pantelleria, Linosa, Lampedusa e .... anche Malta) non "frega" niente a nessuno, me ne sto convincendo sempre più... E non c'è "sveglia" che tenga e faccia un benchè minimo effetto... Ma quanto vorrei esser smentito dai fatti...
#
A Francesca Calisesi, Luca Gioria e Vassilis Karaulanis piace questo elemento.

--------------------

"Ombrina Mare". Ma a che gioco giochiamo ?
di Guido Picchetti (a margine di una foto e di un post su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     23/06/13 - Leggetevi questa. A me sembra il solito "gioco dei quattro cantoni" di quando eravamo bambini. Sempre a cercare di occupare il posto lasciato libero da qualche nostro compagno di giochi pur di non rimanere al centro, senza un posto-poltrona in cui stare per un po' tranquillo... E così vediamo la Commissione Ambiente, presieduta da Realacci, presidente onorario di di Legambiente, che si rifiuta nei giorni scorsi di considerare "emergenza ambientale" il caso di Ombrina Mare, respingendo di fatto il passaggio di un decreto che avrebbe potuto bloccare quel progetto non voluto dagli abruzzesi, e subito dopo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanni Legnini che "invita" (non per domani, ma per il 2 Luglio, vale a dire fra 9 giorni...) tutti i deputati e i senatori a partecipare a una riunione che consenta di trovare una soluzione comune su un tema di enorme rilievo per la sua regione, l'"Abruzzo"...
     Quanto volete scommettere che, se la riunione non approderà a nulla come è probabile, ci sarà qualche altro "onorevole" (abruzzese o meno...) pronto a prendere il "posto" di Legnini in questo gioco dei quattro (e passa) cantoni, il quale nel frattempo andrà a sposare qualche altra causa "persa", pur di occupare un "cantone" lasciato libero da qualcun'altro ? Così la prebenda di "onorevole" resta assicurata (e non solo...), mentre nel frattempo le multinazionali, vedi Medoil e compagnia bella, vanno avanti a concretizzare i loro progetti, senza perder tempo a giocare... e ringraziano pure il parlamento italiano, che "fa bene "il suo dovere di "non" rappresentare" gli elettori che l'hanno eletto...

  Parco della Costa dei Trabocchi, Legnini convoca a Roma i parlamentari abruzzesi di Filippo Marfisi
http://www.abruzzoquotidiano.it/...-legnini-convoca-a-roma-i-parlamentari-abruzzesi.html

    Venerdì 21 Giugno - L’istituzione del Parco della costa teatina e il no alla petrolizzazione sono gli argomenti sul tavolo dell’incontro promosso per il 2 luglio a Roma dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanni Legnini, al quale sono stati invitati tutti i parlamentari abruzzesi.
    “Ho chiesto a tutti i deputati e senatori di partecipare
– dichiara Legnini – per trovare una soluzione comune su un tema di enorme rilievo per la nostra regione. Il mio obbiettivo che mi auguro diventi obbiettivo di tutti – conclude il Sottosegretario – è quello di lavorare affinché il Governo e il Parlamento individuino la soluzione più efficace sia per risolvere il caso di Ombrina mare sia per procedere al concreto avvio della perimetrazione del parco della costa teatina”.

#
A
Comitato No Petrolio Abruzzo, Claudia Scalla, Francesca Calisesi, Roberto Frigerio e Francesco Brunetti piace questo elemento.
--------------------

Cosa accomuna le proteste in Brasile e in Turchia ?
di Lidia Giannotti (da un post taggato su Fb)
https://www.facebook.com/lidia.giannotti/posts/10201174746038093?notif_t=tagged_with_story


     22/06/13 - C’è qualcosa in comune tra le proteste in Brasile e quelle in Turchia: i fenomeni che si stanno producendo in vista delle Olimpiadi (rispettivamente del 2014 e del 2020) e l’emarginazione dei più deboli. Nel documentario turco Ekumenopolis (2011) c’è un’efficace descrizione della disperazione di chi vede le proprie case abbattute e dello strapotere degli investitori del cemento (Leggi un estratto da "Ekumenopolis": sul Guardian all'url:
http://www.guardian.co.uk/world/video/2013/jun/13/ekumenopolis-istanbul-protests-video
#
A Alessandro Marescotti, Daniela Magnocavallo, Laura Tussi, Mimmo Laghezza, Teresa Manuzzi, Simone Cortese e al sottoscritto piace questo elemento.

--------------------

In fiamme una petroliera al largo di San Benedetto
da "Il Centro-Pescara"
http://ilcentro.gelocal.it/pescara/.../in-fiamme-una-petroliera-al-largo-di-san-benedetto-1.7297951


Un elicottero della guardia costiera di Pescara è decollato per domare le fiamme. Salvi i 12 marittimi turchi
    
21 giugno 2013 - SAN BENEDETTO. Una motocisterna turca con a bordo dodici marittimi, nel pomeriggio intorno alle 18.30, è andata in fiamme. L’incendio, in base alle prime informazioni, sarebbe scoppiato a causa di un cortocircuito. Si tratta della nave cisterna Nazo.s che ha preso fuoco a 37 chilometri dalla costa civitanovese. La parte a poppa della nave, dove si trovano gli alloggi, è andata distrutta. In questo momento si stanno cercando di domare le fiamme.
Tutti e dodici i marittimi della nave sono stati soccorsi da tre motovedette della capitaneria di Ancona. Sono state messe in atto tutte le procedure per evitare un possibile danno ambientale. Un mezzo del nucleo aereo della guardia costiera di Pescara è decollato per domare le fiamme e ha seguito l’evoluzione della situazione.
La cisterna sembrerebbe priva di petrolio. L’allarme è arrivato nel pomeriggio alle autorità marittime della Croazia, che hanno avvisato la Centrale operativa di Roma del comando generale delle capitanerie di porto. La Direzione Marittima di Ancona, che ha coordinato i soccorsi, ha immediatamente fatto salpare tre motovedette della Guardia Costiera - dal capoluogo, da San Benedetto del Tronto e da Civitanova Marche - ed ha dirottato tre unità che transitavano in zona.
Una di queste - la portacontainer "Annamarie", battente bandiera di Antigua e Barbuda - ha raggiunto la nave in fiamme ed ha salvato l’equipaggio, che nel frattempo aveva abbandonato il mercantile ed era a bordo di una scialuppa di salvataggio
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E le "belle" notizie non arrivano mai sole...
#
Post di Giovanni Angeloni
Cominciano ad essere troppe !!!
#
A Luca Facciolo e Salvatore Addolorato piace questo elemento.

--------------------


Tre post di Movimento Ambientalista Bat Puglia
di Guido Picchetti (a margine di 3 immagini condivise su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti?ref=tn_tnmn


22/06/13 - Ricevo da Movimento Ambientalista Bat Puglia su Fb e ritrasmetto:

  1) PERMESSO DI RICERCA DI IDROCARBURI LIQUIDI E GASSOSI denominato "d28 G.R-.AG"
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=401672906613508&set=p.401672906613508&type=1&theater 
Attenzione: data di scadenza presentazione osservazioni da parte del pubblico: 9 Luglio 2013 -Affrettiamoci !!!

Regione: SICILIA
Province: AGRIGENTO, CALTANISETTA, RAGUSA
Comuni: Acate, Butera, Gela, Licata, Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria
Aree marine: Stretto di Sicilia
Richiedente: ENI Divisione Exploration & Production
Approfondimento al seguente link:
http://www.va.minambiente.it/Ricerca/SchedaProgetto.aspx?ID_Progetto=1337

Qui il download della "SINTESI NON TECNICA STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE".


 
  2) PERMESSO DI RICERCA DI IDROCARBURI LIQUIDI E GASSOSI denominato "d 361 C.R-.TU"
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=401678059946326&set=p.401678059946326&type=1
Attenzione: data di scadenza presentazione osservazioni da parte del pubblico: 13 Luglio 2013 - Affrettiamoci !!!

Regione: SICILIA
Province: CALTANISETTA - RAGUSA
Comuni: Acate, Gela, Modica, Ragusa, Santa Croce Camerina, Scicli, Vittoria
Aree marine: Stretto di Sicilia
Richiedente: Transunion Petroleum Italia S.r.l
Approfondimenti ai seguenti link:

http://www.va.minambiente.it/Ricerca/SchedaProgetto.aspx?ID_Progetto=1339 
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/dettaglio.asp?cod=313

Qui il download della "SINTESI NON TECNICA STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE".


 
  3) PERMESSO DI RICERCA DI IDROCARBURI LIQUIDI E GASSOSI denominato "d 68 F.R-.TU"
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=401682639945868&set=p.401682639945868&type=1 
Attenzione: Data di scadenza presentazione oservazioni da parte del pubblico: 13 Luglio 2013 - Affrettiamoci !!!

Territori ed aree marine interessati
Regioni: BASILICATA - CALABRIA - PUGLIA - SICILIA
Province: COSENZA - CROTONE - LECCE - TARANTO - MATERA
Comuni: Albidona, Alliste, Amendolara, Bernalda, Calopezzati, Cariati, Cassano all'Ionio, Castellaneta, Castrignano del Capo, Ciro', Ciro' Marina, Corigliano Calabro, Crosia, Crucoli, Galatone, Gallipoli, Ginosa, Leporano, Lizzano, Mandatoriccio, Manduria, Maruggio, Massafra, Montegiordano, Morciano di Leuca, Nardo', Nova Siri, Palagiano, Patu', Pietrapaola, Pisticci, Policoro, Porto Cesareo, Pulsano, Racale, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico, Rossano, Rotondella, Salve, Sannicola, Scala Coeli, Scanzano Jonico, Taranto, Taviano, Torricella, Trebisacce, Ugento, Villapiana
Aree marine: Stretto di Sicilia (lo specchio d’acqua interessato dall’area in istanza ha un’estensione complessiva di 623,47 kmq)
Richiedente: Transunion Petroleum Italia S.r.l
Approfondimenti ai seguenti link:

http://www.va.minambiente.it/Ricerca/SchedaProgetto.aspx?ID_Progetto=1340
 
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/dettaglio.asp?cod=317&numerofasi=6

Qui il download della "SINTESI NON TECNICA STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE".

#
Post di Movimento Ambientalista Bat Puglia

Chiunque abbia interesse può presentare in forma scritta proprie osservazioni indirizzandole al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. L'invio delle Osservazioni può essere effettuato anche mediante posta elettronica certificata al seguente indirizzo: DGSalvaguardia.Ambientale@PEC.minambiente.it

Per altri documenti:

- vedi http://urbanistica.nardo.puglia.it/attachments/article/202/Avviso.pdf
- vedi http://urbanistica.nardo.puglia.it/...icerca-di-idrocarburi-in-mare-d-68-f-r-tu&catid=23&Itemid=109
- vedi Transunion Petroleum Italia S.r.l. - Istanza di Permesso di Ricerca di Idrocarburi in Mare “d 68.. su Sito Web Ufficiale del Settore Urbanistica e Ambiente del Comune di Nardò all'url
http://urbanistica.nardo.puglia.it/...-istanza-di-permesso-di-ricerca-di-idrocarburi-in-mare-d-68-f-r-tu&catid=23&Itemid=109 .
#
Post di Guido Picchetti
E' una pioggia a "tempesta"... Cosa si può fare ? Personalmente mi sento "impotente", e lo dico con dolore e rabbia...
#
Post di Movimento Ambientalista Bat Puglia
Inviare osservazioni contrarie ai progetti, tante tantissime. Pochi giorni rimasti Guido. Condividi con i tuoi amici . . .
#
Post di Guido Picchetti
Osservazioni a parte (che posso inviare solo a titolo personale ed hanno pertanto poco peso),è quello che faccio sistematicamente ormai da oltre tre anni, ma le cose invece di migliorare stanno peggiorando e non poco...
#
Post di Movimento Ambientalista Bat Puglia
Bisognerebbe coinvolgere più persone, inviare migliaia di "osservazioni" da tutta Italia, possibilmente con uno schema valido e documentato già predisposto da qualcuno "preparato tecnicamente". Ora interesso della cosa Giuseppe Deleonibus, chiedendogli di darci un aiuto . . .
#
Post di Guido Picchetti
E' l'indirizzo del governo che purtroppo alla fine ha il suo peso sue certe scelte e certe decisioni... inutile nascondercelo...
#
Post di Movimento Ambientalista Bat Puglia
E' vero Guido, ma noi non demordiamo poiché le osservazioni costituiscono uno dei pochissimi strumenti democratici a nostra disposizione...

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 21/06/13

Scossa simica di mag 5.3 in provincia di Massa Carrara
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


       21/06/13 - Una forte scossa di terremoto è stata registrata alle 12:33 in provincia di Massa Carrara, in prossimità di Fivizzano, un piccolo comune di circa 9000 abitanti, appartenente al Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano. La mappa a lato dell'EMSC (Euro Mediterranean Sismologic Center) ne mostra l'epicentro e i relativi dati. A detta scossa è seguito uno sciame sismico ancora in corso, con alcune scosse che hanno raggiunto alle ore 14:12 e 14:20 rispettivamente l'intensità di mag 4.3 e 4.2...


Mappa dell'EMSC rilevata alle 14:30 del 21/06/13

 
Mappa dell'EMSC rilevata alle 08:30 del 22/06/13
NB - Questa mappa è in scala doppia rispetto alla precedente proprio per meglio
distinguere i vari epicentri delle numerose scosse del successivo sciame sismico

Post di Guido Picchetti
Aggiornamento delle 15:00 del 21/06/13: l'epicentro della forte scossa di mag 5.3 delle 12:33 è stato individuato dallEMSC in corrispondenza della frazione di Codiponte, che dista 3 chilometri circa dal medesimo comune di Casola in Lunigiana cui essa appartiene.
#
Post di Maria Ghelia

E si continua... Grazie Guido!
#
Post di Guido Picchetti

Tanto per non dimenticare... In Lunigiana il 19 gennaio dell' anno scorso, da una condotta di metano saldata male, il gas che fuoriusciva per una scintilla prese fuoco con uno scoppio che si udì per chilometri. Accadde nel borgo di Barbaresco, nel comune di Tresana in provincia di Massa Carrara, e furono registrate in quell'occasione immagini infernali tra un cratere largo 25 metri e profondo 10, e fiamme alte decine e decine di metri, cui seguiva una colonna di fumo visibile su tutta la Lunigiana .A riferirlo è l'articolo on line di "Agorà Magazine" del 23 febbraio 2012, che ricorda poi anche i drammi umani delle abitazioni e dei fienili sventrati, le auto in fiamme, le mucche stecchite dentro le stalle saltate in aria, ma soprattutto i quattro feriti con ustioni gravissime in tutto il corpo, uno dei quali poi sfortunatamente deceduto..., e altri sei ricoverati in ospedale e poi dimessi in serata. Potete leggere il tutto al link http://www.agoramagazine.it/agora/Esplode-un-gasdotto-in-Lunigiana?lang=it
.
#
A Francesca Calisesi e Salvatore Addolorato piace questo elemento.

--------------------

Una rondine non fa primavera, ma in compenso l'estate ci porta "Ombrina Mare"...
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200800760915691


     21/06/13 - Cominciamo gli "Echi di Stampa" di quest'ultima decade di Giugno 2013, che coincide anche con il primo giorno d'estate, con questo articolo di Maria Rita D'Orsogna pubblicato ieri sul suo Blog a pochi giorni di distamza dal respingimento, in Commissione Ambiente della Camera, del decreto che avrebbe dovuto considerare "emergenza ambientale" il progetto Ombrina Mare e tentare di bloccarlo. Un progetto che, per chi ancora non lo sapesse, prevede l'installazione di una piattaforma per trivellazioni a 6 km (dico SEI Km...) da riva, e l'ancoraggio di una nave desolforante di tipo FPSO (per il trattamento degli idrocarburi estratti dai fondali) a 9 km (dico NOVE Km...) dalle spiagge d’Abruzzo. E questo avviene qui da noi in Italia, mentre negli USA, dove hanno deciso di vietare tutte le attività petrolifere nei loro mari, vige in questo momento una fascia di rispetto di 160 chilometri da riva che in Florida diventa addirittura di 200. Eppure la Commissione Ambiente della Camera, presieduta per giunta da Ermete Realacci, "ambientalista" di Legambiente; ha rifiutato di considerare "emergenza ambientale" il progetto di Ombrina Mare, nonostante gli scarti sulfurei e non prodotti dalla sua nave FPSO durante la fase di incenerimento dei rifiuti 24 ore su 24 a fiamma costante. Inutile dire altro. Maria Rita spiega benissimo la pericolosa strada su cui ci stiamo avviando e che lascia davvero poche speranze per il nostro futuro...

  Ombrina, il Corsera e le balle di Morandi
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/06/ombrina-il-corsera-e-le-balle-di-morandi.html


THURSDAY, JUNE 20, 2013 - La storia dietro l'articolo di Galli Della Loggia del Corsera su Ombrina e la conseguente risposta di Morandi è molto lunga - con vari teatrini dietro, telefonate alle quattro di notte, email scambiati con Ferruccio De Bortoli in cui mi si chiedeva di mandare una risposta, e una corsa contro il tempo per fare tutto fra esami e lauree. Il riassunto di tutto è che nonostante tutta questa frenesia, alla fine la mia risposta non è stata mai pubblicata. Non so perchè. Notare che vi fu una serie di articoli favorevoli ad Ombrina in cui si citava il mio nome e i cui autori però non hanno avuto nè coraggio, nè correttezza di chiedermi una opinione in merito. Come dire, hanno creduto ciecamente a Sergio Morandi, e a nessuno è venuta la curiosità di sapere cosa c'era scritto in questo fantomatico "rapporto" della D'Orsogna. Non è per niente che in Italia la stampa è relegata al 57esimo posto nel mondo. Ad ogni modo ecco cosa avrei risposto al Morandi, e cosa ho mandato sul Fatto Quotidiano riportato con varie modifiche per lunghezza qui in calce.
--------------------------

    Il giorno 13 Aprile 2013 circa 40,000 abruzzesi sono scesi in piazza a Pescara per protestare contro il progetto petrolifero “Ombrina Mare” della Medoilgas (MOG) di Londra. Il progetto prevede la trivellazione di sei pozzi di petrolio, l'installazione di una piattaforma a sei chilometri da riva e di una nave desolforante di tipo FPSO a nove chilometri dalle spiagge d’Abruzzo.
    Da allora si sono succeduti una serie di articoli sulla stampa nazionale, inclusa una lunga lettera dello stesso amministratore delegato della MOG, Sergio Morandi, che sul Corriere della Sera elenca tutti i supposti motivi a favore di Ombrina, criticando anche il lungo e paziente lavoro di informazione e di indagine che ho portato avanti in questi anni.  Un po' di articoli sono qui: Il foglio, L'occidentale, Assoelettrica, Formiche, Newsit24.
    Sono di origini abruzzesi, anche se vivo in California da anni. Conosco e amo la riviera teatina e al contempo mi reputo una persona di scienza libera, indipendente, intelligente e, a differenza di Morandi, non ho alcun tornaconto personale in questa vicenda. Ho semplicemente letto tutti i dettagli del progetto della MOG e sono giunta alla conclusione che Ombrina Mare sarà assolutamente deleteria per la costa teatina e per i suoi residenti, per questi motivi:
  1. Il petrolio d'Abruzzo è poco e non cambierà di uno iota lo scenario energetico nazionale. E' la MOG stessa a fornire stime ai suoi investitori secondo le quali al massimo si ricaveranno fra i 20 e i 40 milioni di barili di petrolio da Ombrina. Considerato che l'Italia consuma circa 1.5 milioni di barili al giorno, i conti sono presto fatti: nella migliori delle ipotesi, e assumendo che verrà tutto commercializzato in Italia, il petrolio estratto da Ombrina nell'arco di 24 anni basterà a soddisfare in totale fra le 2 e le 4 settimane di fabbisogno nazionale.
  2. Il petrolio di Ombrina è di qualità scadente, ricco di impurità sulfuree e di indice API 17. Questo indice varia dagli 8 delle Tar Sands del Canada (il peggior petrolio del mondo) ai 40 del West Texas e dei mari del Nord (fra i migliori). Ovviamente peggiore la qualità del petrolio, maggiori sono gli impatti sull'ambiente. Sono proprio le impurità sulfuree a dare maggiori problemi perché causano corrosione e difficoltà di trasporto del greggio, rendendo necessaria la desolforazione – l'eliminazione dello zolfo - in loco, vicino al posto di produzione.
  3. Ecco allora la necessità di usare una FPSO - la "nave galleggiante" cui si riferisce Morandi. La sigla FPSO sta per "Floating Production Storage Offloading" unit cioè unità galleggiante di stoccaggio, di trattamento e di scaricamento. Il petrolio non si separerà magicamente da acqua e gas come vuole far credere Morandi, servirà invece una delicata operazione di eliminazione di scarti sulfurei e non, che include una fase di incenerimento di rifiuti a fiamma costante, 24 ore su 24. La stessa MOG stima che l'insieme di tutti i prodotti di scarto bruciati sarà di almeno 80,000 chilogrammi al giorno, inclusi materiali speciali e pericolosi.
  4. La reazione chimica di base che avverrà sulla FPSO e che porterà alla creazione di "zolfo puro" come dice Morandi, è il processo Claus, una reazione all'equilibrio che non è mai completa al 100%. E' per questo che parte degli scarti collaterali (fra cui il pericoloso idrogeno solforato) non si trasformerà mai in zolfo puro e che occorre bruciarlo. Tutti gli impianti che trattano petrolio amaro come quello d'Abruzzo usano questa prassi, incluso il centro Oli di Viggiano, in Basilicata. Fra l'altro i limiti legali in Italia per l’idrogeno solforato sono di migliaia di volte superiori a quelli applicati in altre parti del mondo: per gli impianti Claus si possono emettere anche 20 ppm di idrogeno solforato, mentre, ad esempio, in Massachusetts il limite è di 0.00065ppm. Quindi, tanto “stringenti” come li chiama Morandi i limiti italiani non sono.
  5. Morandi dice che lo zolfo sarà utile per la produzione di fertilizzanti e altri derivati, ma dimentica di ricordare che nel mondo esiste una sovrapproduzione di zolfo puro proprio a causa della crescente raffinazione di petrolio ad alto tenore sulfureo. L'industria dei fertilizzanti non può che assorbire una piccola parte di questo zolfo, quindi dei 500 chili al giorno di zolfo previsti da Ombrina se ne potrà tranquillamente fare a meno.
  6. Oltre agli scarti atmosferici, ci sono quelli in mare. Una delle prassi più comuni nell'industria petrolifera è il rilascio a mare - accidentale o volontario - di materiale di perforazione e di acque di produzione, che non vuol dire acqua di ruscello, ma acqua inquinata mista a residui petroliferi. Cifre ufficiali del governo di Norvegia parlano di 3000 tonnellate l'anno di materiale di scarto rilasciate in mare. Qualche anno fa vi fu uno studio del governo americano nel golfo del Messico - GESAMP - dove si giunse alla conclusione che i tassi di mercurio nei pesci catturati nei pressi delle piattaforme erano 25 volte superiori a quelli catturati più lontano. Nello specifico di Ombrina è bene ricordare già che durante la fase di esplorazione temporanea nel 2008 comparvero delle macchie di idrocarburi in spiaggia, coincidenza al quanto singolare. Per di più quell'anno l'ARTA Abruzzo accertò inquinamento “medio" attorno ad Ombrina mentre in acque distanti dal pozzo l'inquinamento era rimasto "basso" - questo dopo solo tre mesi di operazione. Infine, è importante ricordare che all'interno della concessione sussiste una riserva di pesca, finanziata dall'UE: chiudiamo le acque ai pescatori, e le apriamo ai petrolieri? Non è un controsenso?
  7. Morandi dice che non sono previsti scoppi ed incidenti. Gli siamo grati. Gli scoppi sono eventi rari, è vero, ma ne basta uno solo per mettere in ginocchio tutto quanto di buono già esiste sul territorio. Quando si parla di incidenti si pensa solo al golfo del Messico, nel 2010. Ma in verità ve sono altri che si susseguono in vari angoli del mondo: in Adriatico sarebbero particolarmente deleteri, considerato che il mare nostrum è un mare chiuso, con un ricambio d’acqua non certo paragonabile a un oceano. Restando solo in ambito di FPSO, al largo delle coste britanniche ce ne sono circa 15, tutte a distanza molto maggiore di quanto proposto in Abruzzo. Qui, le statistiche portate avanti nel decennio 1993-2003 parlano di circa 70 incidenti l'anno per nave FPSO, inclusi ferimenti, morte, incendi, sversamenti in mare, scontri con altre navi, problemi agli ancoramenti, e agli oleodotti. Non è vero poi che le navi FPSO causano meno impatto ambientale, la chimica e le emissioni non cambiano.
  8. Considerati questo tipo di rischi, gli stati costieri negli USA hanno deciso di vietare tutte le attività petrolifere nei loro mari. Lungo le coste pacifiche e atlantiche, in questo momento, vige una fascia di rispetto di 160 chilometri da riva che in Florida diventa di 200. La moratoria è in vigore da più di 30 anni, ed in California non sono state più costruite trivelle a mare dopo il 1969, dopo uno scoppio a Santa Barbara. Questo perché si è capito che trivelle e qualità di vita sana non si sposano. E' solo il golfo del Messico che è stato sacrificato al petrolio: il Texas e la Louisiana hanno scelto di puntare sugli idrocarburi con tutte le conseguenze che questo ha portato. Non è un caso che si sogna il mare di Malibu e non certo quello di Galveston. E' sempre interessante ricordare a questo proposito la dicotomia Gela-Taormina. La prima, sessanta anni fa, disse sì all'industria petrolifera, la seconda no. Credo che sia lampante oggi vedere chi abbia fatto la scelta migliore. Morandi cita la riviera romagnola ma non ricorda i gravissimi fenomeni di erosione delle coste e della subsidenza dei mari di Ravenna, causati anche dalle estrazioni di metano in zona. Studi condotti per conto dell'ENI mostrano la connessione fra subsidenza e produzione metanifera; in Emilia Romagna alcuni tratti di fondali si sono abbassati anche di due metri in 20 anni a causa delle estrazioni di idrocarburi.
  9. E tutto questo in cambio di cosa? In Italia, le royalties in mare sono del 4%. Leggendo i comunicati agli investitori della MOG e di tutte le altre ditte petrolifere che vogliono venire in Italia, si legge sempre la dicitura "excellent fiscal regime" (Petroceltic) oppure "Italy’s tax regime for oil and gas producers remains among the most favorable worldwide" (Orca Exploration). Di contrasto, la Norvegia utilizza quest'altra dicitura: "A causa degli straordinari profitti associati con l'industria del petrolio, una addizionale tassa speciale del 50% è applicata." La Norvegia investe la maggior parte dei fondi petroliferi in speciali fondi pensioni programmati per durare anche dopo l'esaurimento dei giacimenti. Proprio come in Italia, vero?

    E’ utile anche ricordare che ad Ombrina venne già rilasciato parere negativo nel 2010 dall'allora ministro Stefania Prestigiacomo che per la prima volta in Italia coraggiosamente decretò anche una fascia di rispetto di 5 miglia (9 chilometri) lungo tutto il perimetro nazionale e di 12 miglia (circa 22 chilometri) nei pressi di riserve naturali.
    Il successivo governo Monti/Passera sostituì questo decreto con l'articolo 35 del Decreto Sviluppo del Luglio 2012 in cui il limite veniva esteso a 12 miglia per tutto lo stivale, ma con applicazione solo per progetti e concessioni successive al 2010. Queste trame machiavelliche lasciarono Ombrina fuori da qualsiasi fascia di protezione, riaprendo la strada al dibattito attualmente in corso.
    Ci tengo anche a denunciare la mancanza di trasparenza da parte del governo Monti su questo tema, come emerge dalla corrispondenza interposta fra l'ex ministro Clini e lo stesso Morandi, in cui quest'ultimo ricorda, riferendosi al decreto Prestigiacomo, che i “danni elevatissimi […] che la nostra azienda è destinata a subire, sono stati già esposti e quantificati agli uffici del Suo Ministero in occasione di precedenti incontri” e in cui poi lo ringrazia, riferendosi al Decreto Sviluppo, per “il prezioso contributo” alla “soluzione poi adottata dal Governo al fine di porre riparo ad una situazione insostenibile oltre che ingiusta per gli operatori del settore”.
    Ma al di là di tutti questi dati, e di questi teatrini, c’è una cosa che Morandi non potrà mai capire: la costa teatina è il mare degli abruzzesi, amato e vissuto da noi tutti. Non lo vogliamo colonizzato da piattaforme, trivelle, porti petroliferi, oleodotti. E' un popolo intero che lo chiede: dai politici regionali, provinciali ed i sindaci, dalla Chiesa Cattolica alla Confcommercio, dalle cantine del vino agli operatori turistici, dalle associazioni studentesche, a quelle culturali, dagli scout ai centri sociali, tutti hanno detto no, ripetutamente e con convinzione dal 2008 ad oggi. Solo la MOG insiste e diabolicamente persiste.
    Il problema però non è solo dell'Abruzzo. Nuovi pozzi sono programmati in tutta Italia – in mare, in terra, con fracking, senza fracking, di gas, di petrolio, di estrazione o di stoccaggio - dai campi di riso di Carpignano Sesia, ai sassi di Matera, dai vigneti del Montepulciano d'Abruzzo alle riserve marine di Pantelleria, dai frutteti di Arborea alla laguna di Venezia, dal delta del Po alle isole Tremiti, dalle zone terremotate dell'Emilia ai mari di Otranto, da Bordolano a Ribolla. Ai miei occhi tutto questo è pura speculazione, perché i temi di cui sopra, mutatis mutandis, si applicano a tutta l'Italia.
    Mi auguro allora che questo nuovo governo non la lasci vinta ai prepotenti del petrolio in nessuna parte d'Italia, ma che invece a vincere, per una volta, siano il buonsenso, la giustizia sociale, la lungimiranza di riportare questa nazione alla bellezza e all'incanto dei suoi mari, delle sue colline e della sua gente.

#
A Fabrizia Arduini, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Enzo Palazzo, Raffaello Pappacena, Jan Rasman e Giovanni Angeloni piace questo elemento.

--------------------


     - Dall' 11 al 20 Giugno 2013
 
Dalla mia Bacheca su FB del 20/06/13

Dall' "Oro Nero" in Italia, ricchezza o povertà ? Basilicata docet...
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200795730669938


      20/06/12 - Questa che segue è una bella inchiesta pubblicata il 9 Giugno scorso da "Il Corriere della Sera", totalmente sfuggitami, lo confesso, ma della quale, grazie alla preziosa collaborazione di Assunta di Florio dall'Abruzzo (che giornalmente mi segnala gli articoli di maggior interesse in materia pubblicati in rete), vengo oggi indirettamente a conoscenza tramite un articolo da lei segnalatomi, pubblicato a firma del Prof. Franco Ortolani qualche giorno dopo su "Blog Taormina It", proprio in riferimento a quest'inchiesta del corrierone sulla "povertà" della Basilicata.
     L'inchiesta del "Corriere della Sera" è stata realizzata dal giornalista Antonio Crispino. E, per il suo interesse e la sua attualità, ma soprattutto principalmente per l'autorevolezza della testata su cui è uscita, desidero qui condividerla in modo che possa chiunque prenderne lettura diretta, invitandovi anche a non perdere il video di 7 minuti circa in apertura della pagina web del Corriere, con alcune testimonianze di personaggi coinvolti dalla vicenda dell'oro nero in Basilicata.
    In questo stesso post, poi a seguire, riporto integralmente anche il  succitato articolo del Prof. Franco Ortolani riferito all'inchiesta del Corriere. E' intitolato "Basilicata: tanto petrolio, tanta povertà!", anch'esso assolutamente da leggere stavolta per la competenza specifica nella materia dell'autore, che avvalora ulteriormente sul piano scientifico, se pure ce ne fosse bisogno, la validità delle tesi di entrambi gli articoli.

 

L'oro nero che in Italia rende poveri
di Antonio Crispino (Il corriere della Sera - Inchieste
http://www.corriere.it/inchieste/oro-nero-che-italia-rende-poveri/...0eeec8bb.shtml

Viaggio in Basilicata. la regione ricca di petrolio dove chi denuncia l'inquinamento finisce in galera
    9 Giugno 2013 - La Basilicata è la regione più povera d'Italia: dati Istat 2010. La Basilicata ha una percentuale di morti per tumore più alta della media nazionale: dati dell'Associazione Italiana Registro Tumori. In Basilicata le aziende agricole si sono dimezzate nell'arco di 10 anni: dati Confederazione Italiana Agricoltori. La Basilicata ha un tasso di disoccupazione costantemente in crescita: dati Cgil «Nella sola Val d'Agri (dove è più intensa l'attività dei petrolieri) ci sono 8 mila persone tra disoccupati e inoccupati». La Basilicata ha oltre 400 siti contaminati dalle attività estrattive: dati della Commissione Bicamerale sul Ciclo dei rifiuti. La Basilicata è ricca di petrolio: dati Eni.
    CHI DENUNCIA VA IN GALERA- In Basilicata si sta tentando di salvare l'ambiente da un presunto inquinamento provocato dai pozzi petroliferi. Per questo si va in galera. Ne sa qualcosa Giuseppe Di Bello, tenente della Polizia Provinciale di Potenza che per aver segnalato una massiccia presenza di idrocarburi nelle acque del lago del Pertusillo, a due passi dal Centro Oli Eni a Viggiano, è stato sospeso dal servizio, dalla paga e dai pubblici uffici per due mesi, sottoposto a un processo e spostato a guardare le statue in un museo.Non è andata meglio al giornalista e coordinatore dei Radicali lucani Maurizio Bolognetti che ha pubblicato la notizia dell'inquinamento. I carabinieri gli hanno perquisito casa da cima a fondo. Pochi mesi dopo, in quel lago sono morti centinaia di pesci.
    IL TIRA E MOLLA - Di pozzi nella sola Val d'Agri ce ne sono 39, alcuni a pochi metri da una scuola materna o addirittura uno che sovrasta un municipio. Ma quello a cui si assiste è un imbarazzante tira e molla tra chi dice che è tutto a posto e chi invece sventola dati da far rabbrividire. «Abbiamo trovato 6458 microgrammi/litro di idrocarburi nei tre punti in cui abbiamo campionato il lago che porta acqua potabile nei rubinetti di Puglia e Basilicata - denuncia Albina Colella, geologa e sedimentologa dell'Università degli Studi della Basilicata -. Su undici campioni di sedimenti, ben sette avevano presenza di idrocarburi superiori al limite di riferimento». Anche la dirigente del laboratorio strumentale Arpab, Katarzyna Pilat ha confermato di aver trovato maggiore concentrazione di idrocarburi pesanti (C12 - C 40) nei sedimenti presenti nel punto di innesto del fiume Agri. Tuttavia va precisato che in Italia mancano riferimenti normativi vincolanti sia per quanto riguarda l'analisi dei sedimenti che per l'esame di concentrazione di idrogeno solforato nell'aria. L'Arpab, ad esempio, utilizza come riferimento le linee guida dell'Oms che in quanto tali restano solo indicazioni, quindi non vincolanti.
    Il responsabile del distretto Meridionale dell'Eni, Ruggero Gheller, smentisce qualsiasi collegamento con le attività estrattive: «I nostri impianti sono chiusi, non c'è alcun rilascio di sostanze all'esterno ma soprattutto ogni pozzo è stato costruito dopo autorizzazioni della Regione e sottoposto a rigidissimi controlli da parte dell'Arpab». Tutto vero. Le strumentazioni non hanno mai rilevato niente di importante. Ma come si è svolto il sistema di controlli in questi anni, ce lo spiega bene il nuovo presidente dell'Arpab, Raffaele Vita, in un fuorionda. A lui hanno affidato la patata bollente dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente dopo un'escalation di arresti. «Qui era come al catasto. Sono entrate persone che facevano tutto un altro mestiere e all'improvviso si sono trovati ad affrontare il tema del petrolio. Li ho trovati a scaricare i film dai computer, ho dovuto mettere le protezioni. Eravamo una massa di improvvisati. E la politica faceva tutt'altro che mettere la barra dritta».
     25 ANNI DI ESTRAZIONI - Non è un caso che un certa rete di monitoraggio sia stata attivata solo dal 2011 (per stessa ammissione dell'Eni) mentre il petrolio in Basilicata si estrae da circa 25 anni (risalgono al 1981 le prime ricerche di petrolio in Val d'Agri con il pozzo Costa Molina 1). Anni in cui sono passati sotto silenzio tutta una serie di incidenti e anomalie. Che per l'Eni, però, non si chiamano incidenti ma eventi, cose che possono capitare. «Come la fuoriuscita di migliaia di litri di greggio in un bacino naturale per la raccolta di acque piovane il 17 marzo 2002; la nebulizzazzione di 500 litri di greggio il 06 giugno del 2002; l'immissione in aria di ingenti quantitativi di gas inquinanti il 4 ottobre del 2002» ricorda Bolognetti. Oppure la «misteriosa» intossicazione da idrogeno solforato di 20 operai di un'azienda che si trova proprio di fronte il Centro Oli, per i quali fu necessario contattare il centro anti veleni di Pavia.
     «Dovete chiedere a chi in questi anni ha gestito il petrolio in Basilicata come hanno fatto a dare certe autorizzazioni» inveisce il sindaco di Marsicovetere Sergio Claudio Cantiani. E' un medico. Il suo municipio anziché essere sovrastato dal classico campanile, si trova all'ombra di un pozzo di petrolio. «Noi siamo contenti, tutto va bene e andrà ancora meglio quando l'Eni ci pagherà le royalties che ci consentiranno di far fronte ai mancati trasferimenti da parte dello Stato. Per il resto siamo solo vittime delle gestioni precedenti». Andando a vedere chi ha gestito la Basilicata in questi anni, si trovano persone come Filippo Bubbico, presidente della Basilicata dal 2000 al 2005. Nominato tra i dieci saggi del presidente della Repubblica e di recente premiato viceministro del governo Letta, è stato indagato per abuso di ufficio, associazione a delinquere e truffa aggravata e ne è sempre uscito incensurato. Oppure Vincenzo Santochirico, l'assessore all'Ambiente che parlò di «maldestro tentativo di allarmare la popolazione della Basilicata sostenendo che l’acqua destinata ad uso potabile fosse inquinata», promosso prima presidente del Consiglio regionale e poi a grande elettore del Capo dello Stato.
     LA STORIA DEL PETROLIO - Ma per capire come è andata la storia del petrolio in Basilicata, basta spulciare la cronaca giudiziaria recente. In quasi dieci anni sono finiti in manette il direttore generale dell'Arpab, il coordinatore provinciale dell'Ente regionale Ambiente, il vicepresidente, tre assessori e un consigliere regionale. Altri otto consiglieri sono stati destinatari di divieto di dimora, mentre sotto inchiesta sono finiti due deputati lucani. E non c'è solo la politica. Nel 2002 sono stati arrestati un maggiore della Guardia di Finanza, un generale dei servizi segreti (Sisde), imprenditori, banchieri, finanzieri. Tutti al centro di inchieste con un unico comune denominatore: il petrolio.
    LA DIGA E L'INQUINAMENTO - Al di là di quello che è il balletto dei numeri, siamo andati sulla linea di sbarramento della diga del Pertusillo. A dieci metri di distanza c'è l'impianto che porta queste acque a Bari, Brindisi, Lecce e in parte della Basilicata. Le stesse acque vengono utilizzate in agricoltura. In superficie galleggia un fitto manto marrone, schiumoso e maleodorante. «Non è terreno - ribadisce il tenente Di Bello - Sotto ci saranno almeno altri 60 mt di acqua». Lancia un sasso. Fa fatica ad affondare. Si muove come in una melma, come se fosse petrolio. C'è di tutto, dalle bottiglie di detersivo agli pneumatici. «L'amalgama di tutto sono gli idrocarburi leggeri e i densattivi provenienti dai depuratori che non funzionano». Idrocarburi sono stati trovati anche nel miele delle api. Nessuno osa dire da dove provengano. «Qui nessuno dice che c'è inquinamento. Se vai alla regione ti dicono che è tutto a posto» commenta sconfortata Giovanna Perruolo della Confederazione italiana agricoltori.
    Sta di fatto che sui mercati agricoli nazionali i prodotti che vengono da questa parte della Basilicata non li vogliono. «I fagioli di Sarconi erano il nostro vanto, venivano richiesti anche all'estero. Oggi gli agricoltori sono costretti a dire che vengono dalla Cina. Nessuno li vuole perché sospettano la contaminazione». L'elenco delle conseguenze dell'inquinamento è lungo. Parla di animali che non fanno più il latte nelle vicinanze degli impianti petroliferi, vigneti secchi, uva che cresce con una patina d'olio sui chicchi, terreni diventati infruttiferi, pesci che muoiono in massa, pere dal marchio Dop che non coltiva più nessuno. «Ormai ci arrivano solo richieste di pensioni per masse tumorali, l'incidenza delle malattie è altissima». L'Eni paga il 10% di royalties. Il 7% va a Regione ed Enti locali. Il 3% serve a finanziare un bonus benzina di 180 euro l'anno destinata a ogni automobilista della Basilicata. «Peccato che qui il petrolio paradossalmente costa di più che in altre parti d'Italia» rivela Costantino Solimando. Di professione fa la guardia zoofila e appena può va fuori regione a fare benzina. «Il gasolio lo pago 1,60, qui in Val D'Agri è a 1,80. Mi dica lei se non è una presa in giro anche questa».

     E questo è invece l'articolo del Prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia dell'Università di Napoli Federico II, pubblicato su "Blog Taormina it" il 13 Giugno scorso in merito all'inchiesta di Antonio Crispino sul "Corriere della sera":

 

Basilicata: tanto petrolio, tanta povertà!
di Franco Ortolani (*)
http://www.blogtaormina.it/2013/06/11/basilicata-tanto-petrolio-tanta-poverta/164349

In Basilicata c’è il più grande giacimento di idrocarburi dell’Europa emersa. Allora, i lucani sono ricchi? No, sono poveri… ma… felici!
    13 Giugno 2013 - Dal Corriere della Sera, “Le Inchieste” (Antonio Crispino, 9 giugno 2013) apprendiamo che “L’oro nero in Italia rende poveri”. Sempre la stessa fonte (di cui si rilancia il testo) ci informa che la Basilicata è la regione più povera d’Italia: dati Istat 2010. La Basilicata ha una percentuale di morti per tumore più alta della media nazionale: dati dell’Associazione Italiana Registro Tumori. In Basilicata le aziende agricole si sono dimezzate nell’arco di 10 anni: dati Confederazione Italiana Agricoltori. La Basilicata ha un tasso di disoccupazione costantemente in crescita: dati Cgil «Nella sola Val d’Agri (dove è più intensa l’attività dei petrolieri) ci sono 8 mila persone tra disoccupati e inoccupati». La Basilicata ha oltre 400 siti contaminati dalle attività estrattive: dati della Commissione Bicamerale sul Ciclo dei rifiuti. La Basilicata è ricca di petrolio: dati Eni.
    In Basilicata però, si deve dire: tutto è bello! Non c’è inquinamento ambientale, c’è sviluppo, c’è lavoro... c’è la California dello stivale! Occhio, però: chi denuncia va in galera. In Basilicata si sta tentando di salvare l’ambiente da un presunto inquinamento provocato dai pozzi petroliferi. Per questo si va in galera. Ne sa qualcosa Giuseppe Di Bello, tenente della Polizia Provinciale di Potenza che per aver segnalato una massiccia presenza di idrocarburi nelle acque del lago del Pertusillo, a due passi dal Centro Oli Eni a Viggiano, è stato sospeso dal servizio, dalla paga e dai pubblici uffici per due mesi, sottoposto a un processo e spostato a guardare le statue in un museo.
    Non è andata meglio al giornalista e coordinatore dei Radicali lucani Maurizio Bolognetti che ha pubblicato la notizia dell’inquinamento. I carabinieri gli hanno perquisito casa da cima a fondo. Pochi mesi dopo, in quel lago sono morti centinaia di pesci. C’è inquinamento ambientale? Non c’è inquinamento ambientale!
    Il tira e molla – Di pozzi nella sola Val d’Agri ce ne sono 39, alcuni a pochi metri da una scuola materna o addirittura uno che sovrasta un municipio. Ma quello a cui si assiste è un imbarazzante tira e molla tra chi dice che è tutto a posto e chi invece sventola dati da far rabbrividire. «Abbiamo trovato 6458 microgrammi/litro di idrocarburi nei tre punti in cui abbiamo campionato il lago che porta acqua potabile nei rubinetti di Puglia e Basilicata (denuncia Albina Colella, geologa e sedimentologa dell’Università degli Studi della Basilicata). Su undici campioni di sedimenti, ben sette avevano presenza di idrocarburi superiori al limite di riferimento». Anche la dirigente del laboratorio strumentale Arpab, Katarzyna Pilat ha confermato di aver trovato maggiore concentrazione di idrocarburi pesanti (C12 – C 40) nei sedimenti presenti nel punto di innesto del fiume Agri. Tuttavia va precisato che in Italia mancano riferimenti normativi vincolanti sia per quanto riguarda l’analisi dei sedimenti che per l’esame di concentrazione di idrogeno solforato nell’aria.
    L’Arpab, ad esempio, utilizza come riferimento le linee guida dell’Oms che in quanto tali restano solo indicazioni, quindi non vincolanti. Il responsabile del distretto Meridionale dell’Eni, Ruggero Gheller, smentisce qualsiasi collegamento con le attività estrattive: «I nostri impianti sono chiusi, non c’è alcun rilascio di sostanze all’esterno ma soprattutto ogni pozzo è stato costruito dopo autorizzazioni della Regione e sottoposto a rigidissimi controlli da parte dell’Arpab». Tutto vero. Le strumentazioni non hanno mai rilevato niente di importante. Ma come si è svolto il sistema di controlli in questi anni, ce lo spiega bene il nuovo presidente dell’Arpab, Raffaele Vita, in un fuorionda. A lui hanno affidato la patata bollente dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente dopo un’escalation di arresti. «Qui era come al catasto. Sono entrate persone che facevano tutto un altro mestiere e all’improvviso si sono trovati ad affrontare il tema del petrolio. Li ho trovati a scaricare i film dai computer, ho dovuto mettere le protezioni. Eravamo una massa di improvvisati. E la politica faceva tutt’altro che mettere la barra dritta».
    25 anni di estrazione – Non è un caso che un certa rete di monitoraggio sia stata attivata solo dal 2011 (per stessa ammissione dell’Eni) mentre il petrolio in Basilicata si estrae da circa 25 anni (risalgono al 1981 le prime ricerche di petrolio in Val d’Agri con il pozzo Costa Molina 1). Anni in cui sono passati sotto silenzio tutta una serie di incidenti e anomalie. Che per l’Eni, però, non si chiamano incidenti ma eventi, cose che possono capitare. «Come la fuoriuscita di migliaia di litri di greggio in un bacino naturale per la raccolta di acque piovane il 17 marzo 2002; la nebulizzazzione di 500 litri di greggio il 06 giugno del 2002; l’immissione in aria di ingenti quantitativi di gas inquinanti il 4 ottobre del 2002» ricorda Bolognetti. Oppure la «misteriosa» intossicazione da idrogeno solforato di 20 operai di un’azienda che si trova proprio di fronte il Centro Oli, per i quali fu necessario contattare il centro anti veleni di Pavia.
    «Dovete chiedere a chi in questi anni ha gestito il petrolio in Basilicata come hanno fatto a dare certe autorizzazioni» inveisce il sindaco di Marsicovetere Sergio Claudio Cantiani. E’ un medico. Il suo municipio anziché essere sovrastato dal classico campanile, si trova all’ombra di un pozzo di petrolio. «Noi siamo contenti, tutto va bene e andrà ancora meglio quando l’Eni ci pagherà le royalties che ci consentiranno di far fronte ai mancati trasferimenti da parte dello Stato. Per il resto siamo solo vittime delle gestioni precedenti». Andando a vedere chi ha gestito la Basilicata in questi anni, si trovano persone come Filippo Bubbico, presidente della Basilicata dal 2000 al 2005. Nominato tra i dieci saggi del presidente della Repubblica e di recente premiato viceministro del governo Letta, è stato indagato per abuso di ufficio, associazione a delinquere e truffa aggravata e ne è sempre uscito incensurato. Oppure Vincenzo Santochirico, l’assessore all’Ambiente che parlò di «maldestro tentativo di allarmare la popolazione della Basilicata sostenendo che l’acqua destinata ad uso potabile fosse inquinata», promosso prima presidente del Consiglio regionale e poi a grande elettore del Capo dello Stato.
    La storia del petrolio – Ma per capire come è andata la storia del petrolio in Basilicata, basta spulciare la cronaca giudiziaria recente. In quasi dieci anni sono finiti in manette il direttore generale dell’Arpab, il coordinatore provinciale dell’Ente regionale Ambiente, il vicepresidente, tre assessori e un consigliere regionale. Altri otto consiglieri sono stati destinatari di divieto di dimora, mentre sotto inchiesta sono finiti due deputati lucani. E non c’è solo la politica. Nel 2002 sono stati arrestati un maggiore della Guardia di Finanza, un generale dei servizi segreti (Sisde), imprenditori, banchieri, finanzieri. Tutti al centro di inchieste con un unico comune denominatore: il petrolio.
    La diga e l’inquinamento – Al di là di quello che è il balletto dei numeri, siamo andati sulla linea di sbarramento della diga del Pertusillo. A dieci metri di distanza c’è l’impianto che porta queste acque a Bari, Brindisi, Lecce e in parte della Basilicata. Le stesse acque vengono utilizzate in agricoltura. In superficie galleggia un fitto manto marrone, schiumoso e maleodorante. «Non è terreno – ribadisce il tenente Di Bello – Sotto ci saranno almeno altri 60 mt di acqua». Lancia un sasso. Fa fatica ad affondare. Si muove come in una melma, come se fosse petrolio. C’è di tutto, dalle bottiglie di detersivo agli pneumatici. «L’amalgama di tutto sono gli idrocarburi leggeri e i densattivi provenienti dai depuratori che non funzionano». Idrocarburi sono stati trovati anche nel miele delle api. Nessuno osa dire da dove provengano. «Qui nessuno dice che c’è inquinamento. Se vai alla regione ti dicono che è tutto a posto» commenta sconfortata Giovanna Perruolo della Confederazione italiana agricoltori.
    Sta di fatto che sui mercati agricoli nazionali i prodotti che vengono da questa parte della Basilicata non li vogliono. «I fagioli di Sarconi erano il nostro vanto, venivano richiesti anche all’estero. Oggi gli agricoltori sono costretti a dire che vengono dalla Cina. Nessuno li vuole perché sospettano la contaminazione». L’elenco delle conseguenze dell’inquinamento è lungo. Parla di animali che non fanno più il latte nelle vicinanze degli impianti petroliferi, vigneti secchi, uva che cresce con una patina d’olio sui chicchi, terreni diventati infruttiferi, pesci che muoiono in massa, pere dal marchio Dop che non coltiva più nessuno. «Ormai ci arrivano solo richieste di pensioni per masse tumorali, l’incidenza delle malattie è altissima». L’Eni paga il 10% di royalties. Il 7% va a Regione ed Enti locali. Il 3% serve a finanziare un bonus benzina di 180 euro l’anno destinata a ogni automobilista della Basilicata. «Peccato che qui il petrolio paradossalmente costa di più che in altre parti d’Italia» rivela Costantino Solimando. Di professione fa la guardia zoofila e appena può va fuori regione a fare benzina. «Il gasolio lo pago 1,60, qui in Val D’Agri è a 1,80. Mi dica lei se non è una presa in giro anche questa».
    Colgo l’occasione per rilanciare una mia recente nota: “L’oro nero rende poveri i lucani... però le feste li rendono felici!”. Valdagriturismo.it è il portale turistico di una delle più suggestive vallate della Basilicata. Nasce dall’impegno delle Pro-loco dei Comuni di Grumento Nova, Marsico Nuovo, Marsicovetere, Moliterno, Montemurro, Paterno, Sarconi, Spinoso, Tramutola e Viggiano. Oltre a promuovere le ricchezze naturalistiche, storico-artistiche ed enogastronomiche dell’area, il portale offre percorsi tematici, itinerari GPS, informazioni su eventi e manifestazioni, riferimenti su strutture e servizi per il turista. Il portale è sponsorizzato dal Comune di Viggiano e dalla Fondazione Eni Enrico Mattei.
    I giorni 7-8-9 giugno 2013 si faranno feste con la manifestazione “I tesori della valle, Val d’Agri e val Camastra in festa”. Una bellissima iniziativa tesa a valorizzare le risorse autoctone di superficie delle valli. Peccato che oltre ai circensi, che possiamo sintetizzare nel motto “Val d’Agri e val Camastra... io faccio feste!” sponsorizzato dall’ENI tramite la Fondazione Enrico Mattei, nelle terre interessate da estrazione di idrocarburi non si portino avanti iniziative del tipo “Val d’Agri... io non rischio”!
    Val d’Agri... io non rischio! Vuol dire trattare non solo la pericolosità sismica naturale ma anche dibattere sulle attività in atto nel sottosuolo che possono accelerare la destabilizzazione delle faglie sismogenetiche considerando che è previsto il raddoppio della produzione di idrocarburi.
    Val d’Agri... io non rischio! significa anche mettere al corrente i cittadini della Basilicata e della Puglia sui rischi di inquinamento degli acquiferi e delle sorgenti perenni che erogano circa 3000 litri al secondo nonché delle acque del Pertusillo senza dimenticare che queste ultime devono essere tutelate da ogni fonte inquinante comprese quelle che non dipendono dalle attività petrolifere. Significa realizzare la depurazione e lo smaltimento controllato e duraturo delle acque di scarico, che attualmente si immettono nel lago, a valle dell’invaso in modo da preservarlo da ogni pericolo d inquinamento!
    Val d’Agri... io non rischio! in alta val d’Agri significa anche pretendere che i fondi incamerati dalla Regione con le royalty siano immediatamente e responsabilmente investiti in sicurezza antisismica dei manufatti realizzati prima della introduzione della normativa antisismica!
    Val d’Agri... io non rischio! Grazie alle royalty, i soldi ci sono e sono garantiti! Meno sagre e concerti e interventi tesi a garantire sicurezza ai cittadini e alle risorse idriche di importanza strategica per l’assetto socio-economico di due regioni!
    Ma si... è meglio pensare alle feste! Distraiamo i cittadini, facciamoli divertire!

(*) Cenni sull'autore - Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, direttore del Dipartimento Scienza del Territorio presso l’Università Federico II di Napoli. Studioso, ritenuto tra i massimi esperti in Italia in materia di salvaguardia ambientale, analisi e metodologie di intervento per i fenomeni alluvionali e sismici.

#
A Giò Nastasi, Salvatore Addolorato, Ilva Alvani, Giovanni Angeloni e Mauro Brusà piace questo elemento.

--------------------

Panico Energetico e illusioni petrolifere
di Movimento Ambientalista Bat Puglia (a margine di una foto condivisa su FB)
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=400580953389370&set=p.400580953389370&type=1


     20/06/13 - Un video molto interessante sul declino del petrolio e sul fracking. Guardatelo per intero ed ascoltate con attenzione. Intervista con interessante relazione ad Ugo Bardi, docente presso la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali di Firenze e membro dell’Aspo- associazione internazionale per lo studio del picco del petrolio.

Prometeo – Il declino del petrolio “facile”
video caricato da "Classmeteo" - (17'29")

http://www.classmeteo.it/web/portale/video/prometeo-il-declino-del-petrolio-facile/?tab=0

     A seguire l'approfondimento su "Indro It"...

  Che succede se scoppia la bolla americana ? Panico energetico e illusioni petrolifere di Ugo Bardi
http://www.lindro.it/economia/2013-06-18/87713-panico-energetico-e-illusioni-petrolifere


    18/06/13 v- Quella petrolifera non è che “una bolla speculativa simile alla bolla finanziaria”, destinata ad esploderci tra le mani se non invertiamo la rotta dei consumi e della crescita. “Il panico energetico ci ha raggiunto, viviamo in una sorta di illusione collettiva” fatta dell’idea che nuovi giacimenti petroliferi o nuove tecniche estrattive possano compensare la crescente domanda di energia. Ma alla lunga questo sistema non reggerà. Ne è convinto Ugo Bardi, docente presso la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali di Firenze e membro dell’Aspo- associazione internazionale per lo studio del picco del petrolio.
    Bardi getta acqua sul fuoco degli ultimi dati EIA (Energy Information Administration degli Stati Uniti), che confermerebbero come in Nord America la produzione di petrolio e gas da scisto (estrazioni non convenzionali) sono in deciso aumento. Questi dati, pubblicati pochi giorni fa, fanno seguito ad un discusso report - che aveva infiammato analisti ‘apocalittici ed integrati’- secondo il quale l’autosufficienza energetica americana sarebbe stata raggiunta entro il 2030. L’EIA oggi scrive: «La produzione media annuale di greggio, che si attestava a 10,4 milioni di barili al giorno in Nord America, è salita a 12,2 milioni di barili al giorno nel 2012».
    “L’euforia momentanea legata alla scoperta di nuovi giacimenti o alle capacità americane di sfruttare il petrolio da scisto non tengono conto del fatto che il picco è stato praticamente già raggiunto”, è l’ipotesi seguita da Ugo Bardi. La disponibilità mondiale di greggio si trova ad un punto morto, sostanzialmente “una stasi produttiva”. Ma, ammette il professore, un’eccezione c’è: “In effetti l’unico punto del pianeta che inverte la produzione è proprio il Texas – precisa Bardi – ; qui esiste un notevole incremento dato dal petrolio da scissi e dal fracking, la tecnica che estrae petrolio dalla roccia con un notevole dispendio economico ed energetico”.
    L’aumento di crude oil secondo l’Agenzia degli Stati Uniti ha contribuito notevolmente ad una produzione mondiale totale che si attestava a 75,6 milioni di barili al giorno nel 2012, anno in cui la produzione di greggio è salita del 2%. Il Texas è in pole position tra gli Stati americani, ma è sempre il Medio Oriente che da solo, raggiunge i 24,1 milioni di barili al giorno e dunque guida la produzione globale.
    «Nel solo 2012 la produzione degli Stati Uniti è aumentata di 1 milione di barili al giorno, più velocemente che in qualsiasi altro paese al mondo», scrive Investors.com. Ora, sembrerebbe esserci in corso una vera e propria guerra delle interpretazioni. I teorici della ‘decrescita’ non ritengono che questi risultati siano tanto esaltanti da modificare la teoria del ‘Picco del petrolio’, ossia quella che dice che il picco è arrivato, e che i nuovi giacimenti sono sempre più difficili da raggiungere tanto che presto non converrà più farlo. Mentre gli altri, vedono gli Usa leader e nuovo produttore, svincolato dalla dipendenza dal Medio Oriente.
    Eppure nonostante questa eccezione, il quadro generale non cambia: “il petrolio è sostanzialmente in una stasi produttiva da otto anni: la produzione non aumenta, quelli che crescono sono i trasferimenti di petrolio tra un Paese e l’altro”, dice Bardi e con lui tutti i membri dell’Aspo. In seguito agi ultimi dati EIA gli esponenti di quella corrente che vedono proprio nelle nuove tecniche estrattive americane, il cuore di una nuova impennata energetica, scrivono che questa produzione Usa di gas e petrolio trasformerà ben presto gli Usa da Paese parzialmente importatore a Paese soltanto esportatore, tanto che già le importazioni sono calate sotto i livelli di 25 anni fa.
    Insomma, invertendo il trend, secondo loro l’America è destinata a svincolarsi dalla dipendenza energetica tra una decina d’anni. Secondo gli scienziati che fanno capo alla corrente del "Post Carbon Institute, think tank Usa", il punto cruciale è invece un altro: “l’incremento della produzione, anche di quella del petrolio da scissi, è solo illusorio e non potrà durare all’infinito”, dice Richard Heinberg, nonostante il Nord America stia in effetti meravigliando il mondo intero per le sue performance e per le enormi potenzialità, fino a qualche anno fa insperate di trovare nuove risorse. Perché? “Perché estrarlo costerà sempre di più e presto l’energia impiegata per l’estrazione sarà superiore a quella ricavata dall’uso del petrolio come combustile fossile”, spiega Bardi. Cresce il bisogno di energia ma il petrolio estratto viaggia su quantità più o meno sempre uguali. Inoltre, spiegano questi scienziati del Post Carbon il fracking è una pratica inquinante e irrispettosa dell’ambiente poiché compromette interi ecosistemi.
    L’altro dato che svela l’EIA nel suo più recente comunicato è che aumenta anche la domanda di greggio nei Paesi in via di sviluppo e per la prima volta supera quella dei Paesi sviluppati: “anche questo è fuorviante – spiega ancora Bardi – perché nella categoria Pvs inserisce anche i Paesi emergenti come Cina e India. Sono questi a vedere aumentata la domanda di greggio, non certo l’Africa. Il consumo cinese di energia, stando sempre ai dati dell’agenzia, dovrebbe aumentare di 420-430 mila barili al giorno quest’anno”.
    L’agenzia ha fatto notare come negli Stati non Ocse il consumo è cresciuto quasi del 50% nell’ultimo decennio e il dato attualmente sfiora i 44,5 milioni di barili al giorno ad aprile. “La verità è che il sistema occidentale crolla. Il petrolio costa sempre di più e infatti lo si paga tre volte tanto. Stiamo assistendo ad una nuova bolla finanziaria che gonfia i prezzi e droga il mercato”, spiega ancora Bardi. La domanda occidentale è in calo perché sostanzialmente “non ce lo possiamo più permettere” e questi dati di euforia sugli Usa non fanno che divergere l’attenzione su un sistema mondiale sempre più al collasso. “Come Aspo aveva preconizzato – conclude Bardi - in seguito al picco del petrolio convenzionale e alla pressione che questo ha determinato sulle altre risorse fossili, l’economia globale è entrata in un territorio incognito nel quale, purtroppo, si verificano fenomeni di panico energetico”.

#
A Amalia Assunta Di Florio, Giovanni Angeloni e Roberto Frigerio piace questo elemento.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 19/06/13

Il WWF a Pantelleria... per Pantelleria...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     19/06/13 - Incontri a Pantelleria stasera e domani sera con Marco Costantini, Responsabile Mare del WWF, per sensibilizzare le comunità pantesche sulla necessità di tutelare l'ambiente naturale dell'isola dalle tante minacce incombenti. A darne notizia, vedi immagine a lato, è una delle ultime News odierne di Pantelleria Internet, il notiziario on line diretto da Salvatore Gabriele, che ci informa che stasera alle alle 21, Marco Costantini, arrivato già stamane sull'isola, si incontra per un saluto di benvenuto presso il Bar Policardo con dirigenti e appartenenti all'Associazione Pantelleria Onlus, ma anche con chiunque vorrà partecipare. Domani invece l'appuntamento per l'incontro con il Dr. Costantini è per le 18,30 presso l’oratorio della Chiesa Madre in paese. Si parlerà delle esperienze del WWF e delle sue oasi di tutela, della loro creazione, delle loro caratteristiche e delle loro finalità. Seguirà un dibattito finale aperto a tutti i partecipanti.

#
Post di Maria Ghelia
Grazie Guido!
#
A Mare Nostrum Diving, Maria Ghelia, Ilva Alvani, Sabina Esposito, Salvatore Gregorio Spata, Elisa Marino, Luca Gioria e Francesca Calisesi piace questo elemento.
--------------------

E poi dicono che i "cattivi" sono quelli del M5S...
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200790248092877

     19/06/13 - Per quanto riguarda il Movimento Cinque Stelle a livello nazionale, alla Camera come in Senato, purtroppo le proposte che toccano temi di tutela ambientale vengono sempre sistematicamente osteggiate e bloccate. Con l'alibi della crisi che ci attanaglia, certo, ma tradendo totalmente le dichiarazioni e le assicurazioni fatte, ai cittadini che li hanno votati, da non pochi esponenti di partiti al governo, sia in campagna elettorale che dopo... Ed è ora la volta del decreto per le emergenze ambientali appena discusso alla Camera, dove gli emendamenti presentati del M5S, contro ogni aspettativa, non sono stati accettati, addirittura con l'avvallo del presidente della Commissione Ambiente Ermete Realacci, membro del PD oltre che presidente onorario di Legambiente, per il quale, evidentemente, il caso di Ombrina Mare, ma non solo quello, non costituisce più una "emergenza ambientale"...

  Parlamento, bocciati in Commissione gli emendamenti per fermare Ombrina. Vacca (M5S): «Serve pressing dei cittadini sui social network» da "Primada noi.it"
http://www.primadanoi.it/news/abruzzo/541181/Parlamento--bocciati-in-Commissione-gli.html

     18/06/2013, ABRUZZO. Ieri si è discusso in commissione Ambiente della Camera un decreto legge contenente numerose questioni. Quella degli intoccabili fondi dell'Expo, alcune emergenze ambientali sparse per l'Italia e la ricostruzione post-sisma in Emilia e a L'Aquila. Il Movimento 5 Stelle ha presentato alcuni emendamenti per fermare le trivellazioni in mare (quelle sbloccate dal governo Monti), tra le quali il progetto Ombrina che interessa la costa abruzzese.
     Sono stati presentati anche alcuni emendamenti per chiedere che le assunzioni nei comuni del cratere
avvengano secondo criteri di trasparenza e merito («dalle graduatorie del concorsone e non in maniera clientelare dietro alla solita scusa dell'emergenza»), nonché un emendamento per vietare la realizzazione di oleodotti e gasdotti di diametro uguale o superiore a 800 millimetri e lunghezza superiore a 40 km in zone classificate come area sismica (che interessa la vicenda Snam di Sulmona).
     «L'atteggiamento dei partiti in commissione è stato vergognoso», denuncia il deputato pescarese Gianluca Vacca. «I nostri emendamenti per fermare Ombrina e le trivellazioni in mare non sono stati accettati: evidentemente per il presidente Ermete Realacci (Pd, presidente onorario di Legambiente) e per tutto il Pd, Ombrina non è una emergenza... Anche gli altri emendamenti sono stati barbaramente respinti dalla maggioranza (Pd-Pdl-Scelta civica) senza neanche entrare nel merito ma solo per partito preso».
     «Noi non ci arrendiamo», garantisce Vacca che nei giorni scorsi aveva lanciato un appello a tutte le forze politiche e al sottosegretario del Pd Giovanni Legnini. «Ripresenteremo gli emendamenti direttamente alla Camera nella discussione di questa settimana: sarà l'ultima possibilità per il Pd e per tutti gli altri partiti per dimostrare che quanto sbandierato in campagna elettorale non è la solita promessa da politicanti». Vacca lancia un appello ai cittadini: «fate pressing sui parlamentari, chiedete loro di appoggiare gli emendamenti che ripresenteremo alla Camera. Chiedetelo su Facebook, Twitter, via mail e fate capire cosa vogliono i cittadini»

#
A Alfonso Nigro e Ilva Alvani piace questo elemento.

--------------------

A proposito di Gela, quando c'è l'informazione...
di Guido Picchetti (a margine di un comunicato stampa postato su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200790248092877


     19/06/13 - Quando c'è l'informazione... Questo, nel comunicato dell'Ufficio Stampa del gruppo parlamentare del M5S all'ARS (qui seguire ripreso in immagine), l'esito dell'Audizione appena svoltasi presso il comune di Gela a proposito dei riversamenti in mare verificatisi negli ultimi tempi in quella zona della Sicilia. Niente da dire. L'informazione da parte del gruppo M5S a livello regionale c'è e funziona bene. E non sarebbe male se i vari "partiti", che tanto si auto-incensano sulla loro trasparenza e democraticità, si passassero la mano sulla coscienza e facessero altrettanto, senza passare attraverso una informazione giornalistica il più delle volte di parte e non certamente disinteressata...

#
Commento di Alfonso Nigro a margine della condivisione della foto
Se anche gli altri partiti agissero allo stesso modo del M5S...
#
A Giovanni Angeloni piace questo elemento.

--------------------

No alla ricerca di idrocarburi a Tardiano nell'alto-casertano
di Guido Picchetti (a margine di una foto condivisa su Fb)
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=478837645527522&set=gm.608954942448350&type=1


     17/06/13 - L'attacco dei petrolieri all'Ambiente non risparmia nessuna regione italiana, e a farne le spese sono proprio i territori qiù ipreziosi. Qui siamo a Tardiano, nell'alto casertano, sul confine tra Basilicata e Campania... E se volete saperne di più su chi sono gli sciacalli che approfittano della crisi per aggredire questa zona d'Italia, leggetevi quest'articolo del Prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia dell'Università di Napoli Federico II. che riporto a seguire, dopo l'immagine della giornata del "No alla Ricerca di Idrocarburi a Tardiano prevista per il 30 Giugno p.v.
     L'articolo, pubblicato dalla redazione provinciale del "Comitato Alto Casertano Matesino", risale al 7 Aprile scorso ed è una lettera aperta indirizzata dal Prof. Ortolani ai governatori delle due regioni coinvolte... Ma, lo sappiamo, i sordi peggiori sono quelli che fanno finta di non sentire... Ma che purtroppo non sanno neppure leggere quel che dovrebbero conoscere, se non altro per le cariche che ricoprono e per rispetto agli elettori che li hanno votati...


(Photos by Franco Ortolani for Maria Rita DOrsogna)

 

Ricerca Idrocarburi Tardiano: lettera aperta ai due Governatori del prof. Franco Ortolani geologo (pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”)
http://altocasertano.wordpress.com/2013/04/09/69040a/

7 aprile 2013 - I Governatori delle due regioni confinanti sapranno che sull’ultimo Bollettino degli Idrocarburi e delle Georisorse del 31 Marzo 2013 si fa riferimento all’ istanza di permesso di ricerca di idrocarburi avanzata dall’ "Appennine Energy", denominata “Tardiano”, estesa su 212,4 Kmq situata per 140,18 Kmq in Basilicata e per 72,22 Kmq in Campania, in continuità geografica delle istanze dei permessi di ricerca “Monte Cavallo” della Shell e della Concessione Eni/Shell “Val d’Agri”. Essa riguarda 10 comuni (8 in Basilicata e 2 in Campania): Grumento Nova, Lagonegro, Moliterno, Sarconi, Tramutola, Castelsaraceno, Spinoso, Lauria, Casalbuono, Montesano sulla Marcellana. L’istanza è stata presentata al Ministero dello Sviluppo Economico il 28 febbraio 2013 e dovrà ora essere esaminata dal CIRM per proseguire il suo iter successivo presso le Regioni Basilicata e Campania.
    Le due Regioni si troveranno a doversi pronunciare sulla nuova istanza di permesso di ricerca che interessa un territorio con le medesime caratteristiche: costituisce il cuore dei serbatoi idrogeologici di importanza eccezionale e nazionale che interessano il Vallo di Diano e l’alta val d’Agri in un’area caratterizzata dalla presenza di vari bacini chiusi endoreici dove l’acqua di ruscellamento viene assorbita in alcuni inghiottitoi, apertisi nelle rocce calcaree, che fanno defluire l’acqua per via sotterranea sia verso la Campania che la Basilicata dove si trovano sorgenti di acqua potabile e notevole portata tra cui le acque minerali di Montesano sulla Marcellana.
    Lo stesso nome del permesso di ricerca richiama il polie (bacino chiuso) di Tardiano che è il nome del grande bacino endoreico che caratterizza la zona di spartiacque, drenato da due inghiottitoi dove si infiltra l’acqua di ruscellamento per andare ad alimentare le falde sotterranee. Le rocce affioranti sono quasi esclusivamente costituite da calcari e dolomie molto fratturate e carsificate che rappresentano l’acquifero che ospita le falde sotterranee. Gli inghiottitoi che drenano il bacino chiuso di Tardiano e Spigno contribuiscono all’alimentazione, rispettivamente, delle sorgenti del Rio Cavolo ubicate nel bacino del fiume Agri e delle sorgenti minerali di Montesano.
    Complessivamente nell’area del permesso Tardiano vi sono circa 4000 ettari di bacini endoreici, quasi tutti in Campania. L’importanza idrogeologica dell’area in esame è ufficializzata da dati scientifici già pubblicati e relativi al PIANO DI GESTIONE ACQUE del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale, Autorità di Bacino Nazionale dei Fiumi Liri-Garigliano e Volturno, Regione Abruzzo, Regione Basilicata, Regione Calabria, Regione Campania, Regione Lazio, Regione Molise, Regione Puglia (Direttiva Comunitaria 2000/60/CE, D.L.vo. 152/06, L. 13/09, D.L. 194/09) – Allegato 3. Varie pubblicazioni scientifiche, da molti anni, hanno evidenziato l’eccezionale importanza idrogeologica della zona di spartiacque tra Campania (vallo di Diano) e la Basilicata (alta val d’Agri).
    Quest’area, inoltre, è interessata da un noto problema: la tettonica attiva sismogenetica con faglie che hanno causato il disastroso sisma del 1857 (X-XI grado MCS). Il permesso Tardiano confina verso nord ovest con il permesso M. Cavallo che comprende lo spartiacque tra le due Regioni lungo la dorsale dei Monti della Maddalena caratterizzati dallo stesso assetto geologico ed idrogeologico del territorio compreso nel permesso Tardiano con vari e vasti bacini chiusi drenati da inghiottitoi come Mandrano e Mandranello.
    I dati scientifici ufficiali evidenziano che le rocce serbatoio carbonati che affiorano nei bacini dell’Agri e del Vallo d Diano alimentano circa 8000 litri al secondo di acqua potabile. Nella val d’Agri vi è il bacino artificiale del Pertusillo (circa 160 milioni di metri cubi) ed il bacino di Marsico Nuovo (circa 10 milioni di metri cubi). A valle del Vallo di Diano si trova la traversa di Persano dalla quale si prelevano ogni anno 250 milioni di metri cubi per l’irrigazione della Piana del Sele.
    Si tratta di un patrimonio idrico di insostituibile importanza per l’assetto socio-economico delle due regioni e della Puglia: è un patrimonio di importanza nazionale che, nel periodo attuale di cambiamento climatico, deve essere assolutamente tutelato dall’inquinamento che, è noto, può derivare dalle attività petrolifere ubicate in territori sensibili come quelli caratterizzati dall’affioramento di rocce molto permeabili e dalla presenza di ingenti volumi di acque potabili sotterrane e di acque superficiali comunque usate per la potabilizzazione e l’irrigazione. E si deve sempre ricordare che si tratta di un territorio interregionale che è già stato accomunato dal disastroso terremoto del 1857.
    Mi permetto di sottolineare che i dati scientifici ufficiali devono essere considerati come escludenti per qualsiasi attività petrolifera nel territorio compreso tra il permesso Tardiano e Monte Cavallo. In un ambiente geologico delicato e ricco di acqua pregiata come quello dei citati permessi vi è una assoluta incompatibilità tra attività petrolifere e conservazione della risorsa idrica di importanza strategica nazionale. Sono convinto che l’unica risposta che le regioni interessate dai permessi possono responsabilmente concedere è negare il consenso ad eseguire attività di ricerca petrolifera in quanto un pozzo sia pure esplorativo non potrà mai essere eseguito!
    Del resto il Governatore De Filippo recentemente in un convegno a Calitri ha dichiarato: basta petrolio al Sud. «Il piano di Passera va fermato». Cancellare la strategia energetica nazionale dei Passera e degli Scajola, aggiornandola con un piano che sappia garantire il fabbisogno del Paese in maniera sostenibile, sia sotto il profilo ecologico che finanziario. “Non si può continuare a spremere dal Sud petrolio a prescindere dal parere di chi ci vive e senza dare nulla in cambio”.
    Sia ben chiaro che in relazione ai permessi Tardiano e Monte Cavallo, non si può ammettere che qualcosa sia dato in cambio del parere favorevole alle attività petrolifere! Non si possono assolutamente eseguire! D’accordo con De Filippo si può sostenere che le compagnie petrolifere devono rispettare territorio e popolazione, comprendendo che il futuro è nel lavoro, nella conservazione anche per le generazioni future delle risorse idriche di importanza socio-economica strategica e non nello sfruttamento intensivo (estrazione di idrocarburi e reimmissione ad elevata pressione di fluidi nel sottosuolo) e a tutti i costi del sottosuolo per di più interessato da faglie attive sismogenetiche.
    Naturalmente sono disponibili tutti i dati scientifici che comprovano quanto asserito circa le caratteristiche idrogeologiche e sismiche. Sono convinto che l’unica risposta che le regioni potranno responsabilmente concedere è negare il permesso ad eseguire qualsiasi attività di ricerca petrolifera nel territorio al confine tra le due Regioni e compreso nei permessi Tardiano e Monte Cavallo.
   F.to Prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologa Università di Napoli Federico II

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 18/06/13

Pantelleria: Wwf chiede area protetta per tartarughe marine
da "Zero Emission tv"
http://www.zeroemission.tv/.../Pantelleria-Wwf-chiede-area-protetta-per-tartarughe-marine


L'associazione lancia una petizione online per chiedere l’istituzione di un’area protetta al largo dell'isola che sia libera dal petrolio, con il doppio intento di salvare le tartarughe Caretta Caretta e scongiurare il rischio delle trivellazioni nel Canale di Sicilia
     17 Giugno 2013 - Il Wwf lancia una petizione online per chiedere l’istituzione di un’area protetta all’isola di Pantelleria, per creare un habitat libero dal petrolio e, al contempo, scongiurare il rischio delle trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia. Alle note minacce che fanno delle tartarughe marine Caretta Caretta, simbolo del Mediterraneo, una delle specie marine in via di estinzione si aggiungono infatti i possibili sversamenti di petrolio o la presenza di catrame sulle spiagge derivanti dalle trivellazioni a mare che sono in progetto nel Mediterraneo e in particolare nel Canale di Sicilia. Con le firme raccolte online durante tutta l’estate, il Wwf chiederà al Sindaco dell’isola di Pantelleria, vero gioiello del mare nostrum, che venga istituita una area protetta e che, almeno in questo tratto di mare, non vengano realizzate le piattaforme petrolifere off shore per l’estrazione del greggio, un’ulteriore minaccia per la biodiversità marina e per le tartarughe marine già ora decimate dalle reti da pesca, dall’inquinamento e dall’occupazione da parte dell’uomo delle spiagge dove nidificano.
     Anche se molto robuste di fronte a danni fisici, come gli attacchi di squali, collisioni con le imbarcazioni e così via, le tartarughe marine, in tutte le fasi della vita a partire dall’uovo, sono molto vulnerabili rispetto alle sostanze chimiche, di cui petrolio e catrame sono tra le più insidiose. Aree di esplorazione di petrolio e gas, trasporto, trasformazione spesso si sovrappongono a importanti habitat delle tartarughe marine. Diversi aspetti della biologia e comportamento delle tartarughe mettono questi animali a rischio, come l’incapacità di evitare zone contaminate, l’alimentazione in zone di convergenza, e grandi inalazioni pre-immersione. Gli effetti del petrolio sulle tartarughe comprendono un aumento della mortalità embrionale e difetti di sviluppo, mortalità diretta in neonati, giovani e adulti, ed effetti negativi su pelle, sangue, apparato digerente, sistema immunitario e ghiandole del sale. Pantelleria è l’unica isola del Canale di Sicilia che non è ancora tutelata, anche se da anni aspetta di divenire Area Marina Protetta rientrando tra le zone di particolare pregio ambientale e culturale.
     Marco Costantini, responsabile Mare Wwf Italia, ha dichiarato “Abbiamo deciso di indirizzare la petizione che lanciamo oggi e che prosegue per tutta l’estate, al Sindaco di Pantelleria, piccolo gioiello nel cuore del canale di Sicilia proprio dove c’è il progetto di installare decine di piattaforme petrolifere per l’estrazione del greggio. Pantelleria e i suoi fondali devono continuare a essere patrimonio di tutti, attraverso forme di tutela, come il Parco marino, che ne esaltino la bellezza e ne promuovano forme di turismo sostenibile a tutto vantaggio di un vero Mediterraneo di Qualità”. E come simbolo di questo impegno ha liberato Nora, giovane tartaruga marina di 10 anni e 15 chili, trovata a dicembre ferita e avvolta nella plastica sul litorale di Trapani e poi curata nel centro di recupero Wwf di Lampedusa, che al largo della splendida spiaggia di San Vito lo Capo ha ripreso il mare tra l’emozione dei presenti, grazie alla collaborazione con la Capitaneria di Porto di Trapani.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ancora un articolo sulla petizione del WWF in favore di Pantelleria. Più bello e completo. Per favore, firmate l'appello, non ci vuole molto, solo qualche minuto... Questo il link dove è possibile farlo: http://www.wwf.it/petrolio_mi_sta_stretto.cfm

#
A Ilva Alvani, Francesca Calisesi, Luca Gioria, Gianfranco Rossetto, Bessy Stancanelli e Giovanni Angeloni piace questo elemento.
--------------------

La battaglia di Petrosino contro i mulini
di Davide Colella
http://m.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/9521/


Il comune siciliano non vuole subire l'installazione di un parco eolico off-shore senza dire la sua. Il sindaco Giacalone è convinto dell'irregolarità del piano.
     05.06.2013 - A Petrosino, piccolo comune della provincia di Trapani, periferia estrema del paese, da settimane i cittadini lottano contro un parco eolico off-shore che rischia di far sparire per sempre la linea dell'orizzonte dalle loro spiagge. La faccenda è preoccupante: il comune non viene mai menzionato nella relazione di impatto ambientale della Tre Tozzi Renewable Energy, la ditta che di fronte a queste coste ha deciso di installare 48 pale eoliche alte 150 metri, per un investimento di 500 milioni di euro.
     La società ravennate ha messo nero su bianco che il parco non danneggerà l'ecosistema marino, l'attività ittica e il paesaggio di Mazara del Vallo. In realtà il motivo di una previsione di impatto così basso è semplice: le pale sorgerebbero una decina di chilometri ad ovest, di fronte alle spiagge di Petrosino. Il comune confinante di Mazara del Vallo, descritto come un territorio «senza centri abitati di significative proporzioni», ha 7.674 abitanti.
     Il piano sta facendo molto discutere cittadini, amministrazione comunale ed esercenti. C'è apprensione per l'impatto sull'ecosistema: si tratta, infatti, di una zona di rilievo ambientale sottoposta a norme internazionali di tutela. Tra queste la Convenzione Ramsar, a salvaguardia dell'habitat degli uccelli che durante le migrazioni sostano nelle zone umide de «i Margi». Negli ultimi anni Petrosino si è distinta per l'offerta di turismo sostenibile. Le coste incontaminate, i prodotti tipici e i sontuosi fondali attirano sempre più appassionati di escursioni subacquee. Per i biologi, le ricchezze nascoste nelle profondità del Biscione (questo il nome della frazione maggiormente interessata) sono uno scorcio di Mar Rosso nel cuore del Mediterraneo.
     Dal 2012, il sindaco della cittadina è Gaspare Giacalone, tornato in Italia dopo un'esperienza all'estero durata oltre 10 anni. Fino al 2011 viveva a Londra ed era dirigente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. Poi ha deciso di impegnarsi in prima persona per dare nuovo impulso alla sua città che, nonostante l'ordinaria carenza di infrastrutture, può contare su vino buono, mare pulito e giovani volenterosi. Da quando è stato eletto, Giacalone si è battuto per preservare le coste dalla speculazione edilizia: un compito non semplice in una provincia dove da trent'anni si nasconde Matteo Messina Denaro.
     Il primo cittadino tiene a mettere le cose in chiaro: «Noi non siamo contro le rinnovabili e crediamo siano la sola strada da percorrere per salvare il pianeta. Ma a questo progetto ci opporremo con tutte le nostre forze». Del piano non convincono gli studi di impatto «totalmente infondati e falsi: si parla di Mazara del Vallo e non di Petrosino. Sarebbe come sganciare una bomba atomica in Italia e studiarne gli effetti in Australia». Solo nell'ultimo anno, il business illegale delle pale eoliche ha portato arresti illustri e sequestri per miliardi di euro, non solo in Sicilia. Ultime le clamorose confische al trapanese Vito Nicastri, il «re dell'eolico».
     Proprio oggi, presso la Capitaneria di Porto di Mazara, il sindaco parteciperà alla conferenza dei servizi per valutare la fattibilità del progetto. Ufficialmente, il primo cittadino petrosileno interverrà solo in merito alla rete di cavi che dovrebbero approdare sulle sue coste. Giacalone però non nasconde di essere pronto a rivolgersi alla magistratura, convinto com'è dell'irregolarità del piano.
Contemporaneamente è prevista una manifestazione per ribadire il «NO» al parco eolico.
     C'è da scommettere che a Petrosino non si arrenderanno: si tratta di una comunità caparbia e orgogliosa che non si è mai fatta schiacciare da due realtà ricche e conosciute come Marsala e Mazara del Vallo. Negli anni Settanta, i suoi cittadini si sono battuti per ottenere l'autonomia dalla città lilibetana e tengono a rimarcare il contributo dato alla formulazione della Carta Costituzionale dal loro concittadino Francesco De Vita. Contro il progetto si sono schierati anche i deputati regionali del Movimento 5 Stelle. Pronto un ordine del giorno da presentare all'Assemblea regionale siciliana, mentre i loro colleghi di Camera e Senato hanno annunciato atti parlamentari diretti ai ministri dei Beni Culturali e dell'Ambiente.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

A Petrosino, i cittadini del piccolo comune di 7.674 abitanti della provincia di Trapani la fattoria eolica davanti alla loro spiaggia non la vogliono, crisi o non crisi, ma le loro proteste restano confinate ad una informazione marginale e strettamente locale, o naturalmente on line... Se no, che "larghe intese" sarebbero ?
#
Post di Nadia Bartoli

Perchè queste notizie non le condividete nel Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi.
#
Post di Guido Picchetti

Grazie del suggerimento, Nadia, ho appena condiviso i tre post con il Comitato da te indicato...
#
A Ferdy Sapio, Luca Facciolo, Egidio Facioni, Armando Quaglia, Nadia Bartoli e Roberto Giacalone piace questo elemento.

--------------------

Anche il vescovo Mogavero dice no al parco eolico off-shore fra Mazara e Petrosino
da Prima Pagina Mazara
http://www.primapaginamazara.it/...mogavero-dice-no-al-parco-eolico-off-shore-fra-mazara-e-petrosino


     06/06/13 - Oggi 6 giugno 2013 si è svolta presso la locale capitaneria di porto la prima conferenza di servizio volta al fine di acquisire i nulla osta necessari per il rilascio della concessione demaniale da parte del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti per l'impianto del parco eolico offshore che dovrebbe sorgere nelle acque antistanti Mazara del Vallo e Petrosino. Il progetto è delle società Tozzi Renewable Energy, Tre spa e Bbc Power e che prevede l'installazione a circa due miglia dalla costa di 48 pale eoliche; sul progetto la Regione Siciliana, compreso il suo Assessorato alla Pesca, ha dato già parere negativo.
     Ad esprimere parere negativo sono stati anche il Comune di Petrosino, il Cnr, la Capitaneria di Porto; altri enti hanno chiesto ulteriori chiarimenti ed avanzato ad esempio proposte, come quella del comune di Mazara, di spostare l'impianto a 4/5 miglia dalla costa. Assenti in capitaneria di Porto: Arpa, Agenzia delle Dogane e Provincia di Trapani. La prossima conferenza di servizio si terrà il 16 luglio.
     Sulla questione nel frattempo è intervenuto anche il vescovo della Diocesi di Mazara, Domenico Mogavero. "Il mare è una risorsa umana e va salvaguardata ed un un progetto di tale portata – ha sottolineato Mogavero - oltre ad avere un notevole impatto ambientale dovrebbe essere innanzitutto condiviso dalla cittadinanza e non certo passare sopra le teste di quanti vivono ed operano, vedi i piccoli pescatori, grazie alle risorse offerte dal mare; la logica del profitto a tutti i costi di pochi non deve avere la meglio sulla collettività; inoltre quali saranno, in concreto, i benefici del progetto per i cittadini mazaresi e petrosileni?".
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

L'articolo è del 6 Giugno e parla di una conferenza di servizio svoltasi al fine di acquisire i nulla-osta per il rilascio della concessione demaniale da parte del Ministero dei Trasporti per l'impianto della fattoria eolica nel mare di Petrosino... Qualcuno ne ha sentito parlare a livello nazionale ? Turtto viene al solito coperto da un velo di silenzio omertoso, e così passa anche la giusta osservazione del vescovo della Diocesi di Mazara, Domenico Mogavero, che Il mare è una risorsa umana e va salvaguardata, e che un progetto di tale portata per il suo notevole impatto ambientale dovrebbe essere innanzitutto condiviso dalla cittadinanza...C'è qualcuno che le ascolta ?

#
A Ferdy Sapio, Giovanni Angeloni, Nadia Bartoli e Egidio Facioni piace questo elemento.
--------------------

Ancora sui "Mondi Paralleli", dove l'informazione fa disinformazione...
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
https://www.facebook.com/...mondi-paralleli-dove-linformazione-fa-disinformazione/623350751010077

     18/06/13 - Ieri ho riportato un comunicato delll'Ufficio Stampa del Gruppo Parlamentare dei deputati del M5S dell'Assemblea Regionale Siciciliana in merito all'audizione che si svolge oggi presso il Comune di Gela per i riversamenti di petrolio a mare verificatisi negli ultimi tempi nella zona. Oggi, in questa nota su Fb, riporto invece un comunicato ricevuto ieri dall'Ufficio Stampa del Gruppo Parlamentare del MoVimento 5 Stelle al Senato della Repubblica in merito ad una interrogazione a risposta orale, indirizzata dai senatori del M5S Santangelo, Nugnes, Moronese, Martelli e Lucidi .al Ministro dell'Ambiente Orlando, affinchè venga fermato il progetto del parco eolico tra Mazara del Vallo e Petrosino che prevede l'istallazione a circa due miglia dalla costa siciliana di 48 aerogeneratori avente ciascuno un’altezza complessiva di 195 metri, di cui 150 circa sopra il livello dell'acqua, e con rotore del diametro di 120 metri circa, Per di più In un tratto di costa considerevole valenza ecologica per l’elevata presenza di uccelli acquatici, area protetta in quanto SIC/ZPS ITA 010006, designata oltretutto "Zona Umida di interesse internazionale" ai sensi della Convenzione relativa alle zone umide di importanza internazionale, meglio nota come "Convenzione di Ramsar", firmata in Iran, il 2 febbraio 1971. Ma su questi temi di carattere ambientale che interessano e coinvolgono non solo la regione Sicilia, ma tante altre regioni italiane, e degli interventi che i deputati del M5S ai vari livelli stanno effettuando in difesa dell'ambiente con fatti e dati precisi, sui media nazionali (stampa e TV) neppure una parola... Si parla tanto del M5S, lo sentiamo e lo vediamo, ma per tutt'altre ragioni. Ma davvero i partiti delle "larghe intese" pensano di recuperare così la fiducia degli elettori, già da tempo abbondantemente persa con questa "informazione" che fa "disinformazione"? (gp)
     (nella foto sopra Peppe Grillo con Matteo Incerti, responsabile dell'Ufficio Stampa del Gruppo Parlamentare del MoVimento 5 Stelle al Senato della Repubblica)

 

Parco Eolico di Mazara/Petrosino. Interrogazione del Movimento 5 Stella al Ministro dell'Ambiente. "Orlando fermi il progetto: è in zona "Natura 2000" e in "Area Sic -
Sito d'Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale" !!!

Comunicato del 17/06/13 dell'Ufficio Stampa del Gruppo Parlamentare del MoVimento 5 Stelle al Senato della Repubblica.
    "Il ministro Orlando fermi il progetto del parco eolico tra Mazara del Vallo e Petrosino è in zona protetta!". Il caso del parco eolico tra Mazara del Vallo e Petrosino (Trapani) - che si vorrebbe realizzare in una zona costiera che rientra nella Rete Ecologica Natura 2000, sito di Importanza Comunitaria(SIC) e Zona di Protezione Speciale - arriva in parlamento con il Movimento 5 Stelle. I parlamentari Santangelo, Nugnes, Moronese, Martelli e Lucidi. hanno presentato una interrogazione a risposta orale al Ministro dell'Ambiente Orlando.
    "Nella zona tra Mazara del Vallo e Petrosino (Trapani) il progetto del parco eolico delle Ditte Soc. Tre S.p.a., Tozzi Renewable Energy e Soc. Bbc Power s.r.l, prevederebbe l’installazione di 48 aerogeneratori della potenza unitaria di 3,6 megawatt, avente ciascuno un’altezza complessiva di 195 metri, di cui 150 circa sopra il livello dell'acqua e con rotore del diametro di 120 metri circa" scrivono i parlamentari a 5 stelle.
    "La fascia costiera tra Mazara e Petrosino rientra nella Rete Ecologica Natura 2000 (istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE "Habitat"); l’area individuata per la realizzazione dell'impianto eolico off-shore nel tratto di mare tra Capo Feto (Comune di Mazara del Vallo), Margi Spanò, Nispolelle e Milo, è sito di importanza comunitaria (SIC) e Zona di Protezione speciale (ZPS) ITA010006, collocato a circa due miglia da una delle ultime zone umide costiere della Sicilia"
, continuano Santangelo e gli altri parlamentari, che aggiungono che "il parco eolico sorgerebbe a soli 4.820 metri da Capo Feto, ovvero il luogo della Sicilia più vicino al continente africano, che dista soltanto 160 km da Capo Bon (Tunisia)"
    "La breve distanza tra Sicilia e Africa e le particolari condizioni ecologiche hanno reso l’area di Capo Feto, e i margini limitrofi, di fondamentale importanza per gli uccelli migratori" - viene rilevato nell'interrogazione -. "La fascia costiera tra Mazara del Vallo e Petrosino rappresenta per gli uccelli migratori il primo punto di atterraggio dopo aver sorvolato il mar Mediterraneo in direzione dell’Europa durante le migrazioni estive e il punto di ritrovo prima della migrazione invernale in direzione dell’Africa" sottolineano i parlamentari del M5S. "La linea retta tra Capo Feto e Capo Bon rappresenta, di conseguenza, un'importante rotta migratoria per numerosi uccelli considerati a rischio di estinzione e riportati dalla Direttiva Uccelli (Dir. n. 2009/147/CE). Nel luglio 2011, vista la considerevole valenza ecologica dell’area e considerata l’elevata presenza di uccelli acquatici, l’area del SIC/ZPS ITA 010006 è stata designata Zona Umida di interesse internazionale ai sensi della Convenzione relativa alle zone umide di importanza internazionale, meglio nota come Convenzione di Ramsar, firmata in Iran, il 2 febbraio 1971".
    Nel documento si specifica che "I 48 aerogeneratori presenti nel progetto, emergendo per 150 metri sul livello del mare, costituiscono una vera e propria minaccia per gli uccelli migratori particolarmente protetti, inoltre molte specie risultano già fortemente minacciate per la riduzione degli habitat". "Numerose ricerche scientifiche, condotte negli Stati Uniti ed in Spagna, hanno evidenziato i significativi effetti negativi degli impianti eolici su popolazioni di specie avifaunistiche ad alto valore conservazionistico, riducendone drasticamente l'entità" continuano gli interroganti. "Questo impianto eolico off-shore di cui sopra rappresenta, di conseguenza, una grave minaccia all’integrità dell’ecosistema e del paesaggio di uno dei siti della Rete Ecologica Natura 2000"
    "Oltre agli aerogeneratori, la realizzazione dei relativi condotti di asservimento in atterraggio sulla costa è considerata grave minaccia per il SIC/ZPS in quanto, sulla costa, cresce la Calendula maritima, pianta endemica, specie il cui areale è molto circoscritto, che colonizza le aree litoranee ricche di azoto quali gli accumuli di Posidonia oceanica; inoltre la Calendula maritima è considerata dalla IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) una specie in pericolo critico di estinzione ed è stata inserita nella lista delle 50 specie botaniche più minacciate dell’area mediterranea". Nell'interrogazione, che ricorda altri aspetti negativi del progetto, si ricorda che "in data 28 gennaio 2011, il Ministero dell’ambiente ha espresso parere negativo in merito alla Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) di un progetto per la realizzazione di un impianto eolico off-shore in virtù della presenza di Posidonia oceanica lungo il tratto di mare che bagna i Comuni di Brindisi e altri limitrofi".
    "Alla luce di quanto sopra si chiede al Ministro dell'Ambiente quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di scongiurare la realizzazione del parco eolico off-shore nonché i gravi rischi prospettati in premessa" chiedono i parlamentari del Movimento 5 Stelle. "Quali urgenti iniziative intenda intraprendere in relazione all'esigenza di tutela del patrimonio paesaggistico ambientale e avifaunistico nel tratto di mare in questione, interessato allo sviluppo del progetto di produzione di energia eolica" chiedono Santangelo, Nugnes, Moronese,Martelli e Lucidi. "Il Ministro non ritiene opportuno promuovere iniziative, anche di carattere normativo, volte alla corretta disciplina di interventi che possano risultare gravemente invasivi per il paesaggio e l'ambiente dei territori interessati a progetti di tal genere?". Infine si propone al Ministero dell'Ambiente "di istituire una riserva marina a tutela della prateria di Posidonia oceanica presente nella fascia costiera interessata".
    F.to Matteo Incerti. responsabile dell'Ufficio Stampa del Gruppo Parlamentare del M5S al Senato della Repubblica.

#
A Maria Rosa Maccotta, Stefano Scaltriti, Franca Mugittu, Nadia Bartoli e Alfonso Nigro piace questo elemento.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 17/06/13

A Gela domani audizione in comune per riversamento di petrolio in mare
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     17/06/13 - Il presidente della Commissione Ambiente dell’Ars On. Giampiero Trizzino risponde all’onorevole Federico che lo aveva accusato di creare allarmismi. “Anche un piccolo sversamento non è tollerabile in una terra inquinata. Andremo a Gela per verificare”. Domani audizione al Comune con Eni, cittadini ed associazioni ambientaliste.
     Questo Il testo del comunicato dell'Ufficio stampa del gruppo parlamentare M5S dell ASR:

 

Palermo 17/06/2013 - "Di cosa ha paura l' onorevole Federico? La commissione domani andrà a Gela a verificare se e come è stato risolto lo sversamento di petrolio in mare e quali misure sono state intraprese per evitare che ciò non accada più. Non vedo il motivo per il quale si debba avere paura di ricevere la Commissione Ambiente. Io sarò lì, pronto ad ascoltare l'Eni, le associazioni di categoria e i cittadini".
Così il presidente della commissione Ambiente dell’Ars Giampiero Trizzino risponde all’on. Federico che lo aveva attaccato perché reo, a dire del deputato Pds, di creare infondati allarmismi sulla situazione di Gela, dove non ci sarebbe nessun disastro ecologico.
Lo speriamo vivamente – afferma Trizzino - ed è per questo che andiamo di persona a verificare. Di certo in passato la situazione lì non è stata tutta rosa e fiori, come documentato anche da recenti inchieste giornalistiche. Dal punto di vista ambientale, poi, anche il più piccolo sversamento di petrolio in mare è intollerabile, specie in una terra martoriata dall’inquinamento, e, quindi, un danno che non può e non deve mai più avvenire. Il fatto che la zona sia considerata attualmente balneabile è altro discorso e questo non può che farci piacere. Noi andiamo solo a sincerarcene".
All’audizione, che avrà luogo nell'aula consiliare del Comune alle ore 11, sono stati invitati, oltre ai componenti della Commissione Ambiente, il presidente della Regione, il deputato regionale Arancio, gli assessori Lo Bello e Borsellino, il sindaco di Gela, il comandante della Guardia costiera di Gela, rappresentanti della raffineria di Gela e dell’Eni, dell’Arpa, del dipartimento regionale Ambiente, dell’Asp di Gela, e delle associazioni ambientaliste WWF, Legambiente, Lipu, Movimento Bonifichiamoci e Cetri-Tires.
(dall'Ufficio stampa gruppo parlamentare M5S - responsabile Tony Gaudesi - cell. 3343218864)

#
A Giovanni Angeloni, Giusi Orefice e Stefano Scaltriti piace questo elemento.

--------------------

L'appello del WWF per Pantelleria contro le trivelle
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1

     27/05/13 - Questa è la pagina web con cui il WWF Italia presenta la sua petizione al grido significativo " PETROLIO NEL CANALE DI SICILIA ? NO GRAZIE ! " E questo il sottotitolo "No alle trivelle, Sì al Parco di Pantelleria ! ". Segue il testo esplicativo della petizione che qui testualmente riporto:

 

Tutti i Paesi hanno il diritto allo sviluppo economico, Italia compresa, ma è necessario che tutti oggi investano in energie pulite e rinnovabili per limitare il cambiamento climatico e per ridurre i rischi per la biodiversità del Mediterraneo, quell’insieme unico di specie animali e vegetali, che caratterizza aree di gran pregio come il Canale di Sicilia.
Pantelleria e i suoi fondali devono continuare a essere patrimonio di tutti, attraverso forme di tutela (Parco) che ne esaltino la bellezza e ne promuovano forme di turismo sostenibile. Pantelleria invece è l’unica isola del Canale di Sicilia che non è ancora protetta.
L’Italia deve investire in energia rinnovabile e in efficienza energetica, in natura e bellezza, non puntare sui combustibili fossili. Per questo non bisogna concedere alle compagnie petrolifere di ricercare con metodi dannosi ed invasivi i giacimenti petroliferi sottomarini, nonché di estrarre petrolio in prossimità di gioielli unici al mondo come l’Isola di Pantelleria, o la stessa Sicilia. Vogliamo un futuro in cui gli esseri umani possano vivere in armonia con la Natura. Vogliamo un mare che non sia costellato da piattaforme per l’estrazione degli idrocarburi.
NB. Pantelleria non è né un’Area Marina Protetta né un Parco, pur rientrando tra le aree di reperimento, ovvero tra quelle zone di particolare pregio ambientale e culturale che dovrebbero divenire Aree Marine Protette di prossima istituzione in base alle leggi 979/82 art.31 e 394/91 art.36.

     Non c'è bisogno di alcun commento. Solo di un particolare ringraziamento a Marco Costantini, responsabile Mare WWF Italia, per il suo impegno in favore delle Aree Marine Protette del nostro Paese. Impegno che lo ha portato, tra l'altro, a venire a Pantelleria durante la recente campagna elettorale per incontrare i quattro candidati sindaci e sensibilizzarli sulle attuali minacce incombenti su Pantelleria e il mare che la circonda, e del grande valore che una giusta tutela ambientale può avere per il futuro sviluppo dell'isola.
#
A Ilva Alvani, Giovanni Angeloni e Tina Gori piace questo elemento.
--------------------

Firmiamo la petizione del WWF !!!
di Guido Picchetti (a margine di una pagina web condivisa su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200779582426242


     17/06/13 - Questa la pagina web del WWF Italia dove è possibile firmare la petizione in favore dell'Area Marina Protetta o di Pantelleria e contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia. Invito i tanti miei amici che amano il Mare a farlo...

 

Il petrolio mi sta stretto - No alle trivelle nel Canale di Sicilia
dal WWF
http://www.wwf.it/petrolio_mi_sta_stretto.cfm


    
Nel nostro mare, dove tutte le navi passano, dove tutti i pescatori pescano, lo stato Italiano vorrebbe trasformare il tragitto, da libero qual'è, ad una corsa ad ostacoli.

#
Post di Gianfranco Rossetto

Fatto!
#
Post di Giovanni Angeloni

... fatto!!!
#
Post di Silvio Palazzolo

... fatto
#
A Ilva Alvani e Filippo Foti piace questo elemento.

--------------------

WWF, petizione area protetta Pantelleria In occasione della giornata mondiale delle tartarughe da "Ansa It - Ambiente e energia""
http://www.ansa.it/web/...2013/06/16/WWF-via-petizione-area-protetta-Pantelleria_8880192.html


      16 giugno, ROMA- Oggi, in occasione del 'World Turtle Day', la giornata mondiale delle tartarughe, il WWF lancia una petizione online per creare un'area protetta a Pantelleria e scongiurare il rischio delle trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia.
      Alle minacce già note che fanno delle tartarughe marine Caretta caretta, simbolo del Mediterraneo, una delle specie marine in via di estinzione si aggiungono infatti i possibili sversamenti di petrolio o la presenza di catrame sulle spiagge derivanti dalle trivellazioni a mare che sono in progetto nel Mediterraneo e in particolare nel Canale di Sicilia. ''Abbiamo deciso di indirizzare la petizione che lanciamo oggi e che prosegue per tutta l'estate - spiega Marco Costantini responsabile Mare WWF Italia - al Sindaco di Pantelleria, piccolo gioiello nel cuore del canale di Sicilia proprio dove c'e' il progetto di installare decine di piattaforme petrolifere per l'estrazione del greggio. Pantelleria e i suoi fondali devono continuare a essere patrimonio di tutti, attraverso forme di tutela, come il Parco marino, che ne esaltino la bellezza e ne promuovano forme di turismo sostenibile a tutto vantaggio di un vero Mediterraneo di Qualità''.
      Come simbolo di questo impegno i volontari del WWF hanno liberato Nora, una giovane tartaruga marina di 10 anni, trovata a dicembre ferita e avvolta nella plastica sul litorale di Trapani e poi curata nel centro di recupero WWF di Lampedusa. Nora, ''simbolo dell'importanza di mantenere un Mediterraneo di qualità e tutelare i suoi preziosi abitanti, anche dalla minaccia del petrolio'', ha ripreso il mare al largo della splendida spiaggia di San Vito lo Capo grazie alla collaborazione con la Capitaneria di Porto di Trapani.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Davvero una bella notizia, quanto inaspettata... Speriamo che venga raccolta finalmente da chi di dovere, e portata a felice compimento dopo decenni di attesa ... Ma anche ben accolta e favorita dalla comunità pantesca come uno dei passi indispensabili per la tutela del patrimonio naturale e ambientale dell'isola verso un suo migliore futuro...
#
Post di Guido Pietroluongo
Te la stavo per linkare!
#
Post di Guido Picchetti
Grazie del pensiero, Guido...
#
Guido Pietroluongo
Grazie a te! Qui la petizione:
http://www.wwf.it/petrolio_mi_sta_stretto.cfm
#
A Guido Pietroluongo, Giusi Orefice, Leonardo Dal Bon, Carmelo Nicoloso, Luca Gioria e Ferdy Sapio piace questo elemento.
--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 16/06/13

Tremano con forza i fondali a sud di Creta. E' la voce di Vulcano ?
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     16/06/13 - Quando si dice scherzare con il fuoco... Proprio ieri leggevamo dell'intenzione del governo greco di dar vita a una società di stato incaricata di trivellare i fondali greci per sfruttarne le eventuali risorse energetiche fossili (petrolio, gas e idrocarburi vari).
      Date un'occhiata alla mappa qui in basso, e vedrete come il dio Vulcano dalle profondità dell'Egeo ha risposto a questa idea, che evidente ritiene una ulteriore provocazione per il suo Mediterraneo. Nelle ultime 48 ore poche miglia a sud di Creta è stata registrata una sequenza di scosse sismiche di elevata intensità, che mi  pare abbia pochi precedenti in quest'area del "Mare Nostrum", che pure non scherza in fatto di terremoti per frequenza e forza. E bene lo mostra questa mappa dell'EMSC dove sono segnalati tutti i vari epicentri.
      La scossa più intensa è stata registrata alle 18:11 di ieri pomeriggio (ora italiana), e ha raggiunto la magnitudo di 6.2, profondità 10 km. Ma oltre a questa, ne sono state registrate una decina di intensità superiore a mag 4.5 (riconoscibili sulla mappa dalla grandezza del cerchietti dei relativi epicentri, differentemente colorati a seconda delle loro profondità), e numerose altre ancora di intensità minore..
      Questo solo in 48 ore, ripeto... Ma non ce n'è quanto basta per abbandonare certi progetti totalmente folli in zone altamente sismiche come queste del Mediterraneo ? E scommettiamo che di tale sequenza inusuale di scosse in acque marine, non tanto lontane da quelle di casa nostra, i nostri "informati" media nazionali non faranno parola ?


#
Post di Guido Picchetti
Nota delle ore12:30 di oggi, lunedì 17/06/13. Purtroppo continua il ballo di San Vito delle scosse sismiche in mare nelle acque di Creta, a una ventina di miglia di distanza dalla costa meridionale dell'isola. Dalle sei di ieri mattina alle dieci di stamane l'EMSC segnala una sequenza di altre 19 scosse nella stessa zona di varia intensità, la più forte delle quali, registrata alle 23:39 di ieri sera, ha raggiunto la magnitudo di 5.9. Ma, oltre a questa, di magnitudo superiore a 4.0, ne sono state registrate altre cinque: due ieri mattina, alle 6:32 e alle10:15, rispettivamente di mag 4.1 e 4.4; una questa notte alle 01:43 di mag 4.0, un paio d'ore dopo l'intensa scossa già su segnalata, seguita stamane da altre due, alle 04:55 (mag 4.1), e alle 09:34 di stamane (mag 4.3)... E chi può dire che sia finita ? Possiamo dire invece che abbiamo vinto la scommessa di ieri... Sui media di "disinformazione" nazionale (TV e carta stampata), sul terremoto a sud di Creta neppure una parola, nè, tanto meno, un'immagine... Solo on line possiamo trovare notizie che confermano quanto sta lì accadendo...
#
A Roberto Giacalone, Giusi Orefice, Giovanni Angeloni e Antonello Nazareno piace questo elemento.

-------------------

Mediterraneo minacciato da erosione e inquinamento. Rapporto Unep/Map, piombo rilevato anche in cozze italiane di Chiara Spegni
http://www.ansa.it/...Mediterraneo-minacciato-erosione-inquinamento_8877657.html


16/06/17 - Brutte notizie per il Mediterraneo... Come se non ce ne fossimo accorti e avessimo bisogno ancora che qualcuno ce lo facesse notare ... E sono pure notizie ufficiali, provenendo dall'UNEP-MAP, l'organizzazione delle Nazioni Unite per la tutela ambientale del "Mare Nostrum", che ogni tanto pare ridestarsi dal sonno profondo in cui, volente o nolente, sembra versare... Ma qualcuno dei nostri governanti, o del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del mare, che pure ci ritroviamo, ci farà caso o le cestinerà come carta straccia ? E non sarebbe meglio che l'UNEP-MAP più che dare notizie (compito a suo tempo assegnato all'Italia con l'Info-Rac, totalmente disatteso) inducesse i governi mediterranei a fare ognuno la sua parte per tutelare e preservare questo bene comune che è il Mediterraneo... (gp)

      15 giugno, 22:43 (ANSA) - BRUXELLES - Erosione delle coste, inquinamento da metalli pesanti e rifiuti, specie invasive, pesca eccessiva: sono queste le grandi minacce con cui il Mar Mediterraneo e anche l'Italia devono fare i conti. Specie d'estate, quando milioni di turisti si riversano sulle spiagge. A fare il punto sullo stato di salute dell'ambiente del 'Mare Nostrum', fra le 25 aree del mondo al top per ricchezza di biodiversità, è un rapporto dell'Unep/Map, il braccio per il Mediterraneo del programma Onu per l'ambiente.
      Secondo il rapporto, circa un quarto delle coste del bacino soffre del fenomeno dell'erosione, incluse alcune aree di grande valore ecologico, come il Mar Ligure, la costa tirrenica dell'Italia e il Delta del Po. Sono 1.500 i km delle coste europee del Mediterraneo trasformati in coste 'artificiali', in aree come la Sardegna, i mari Adriatico e Ionico: 1.237 km dei quali occupati solo dai porti dell'Ue. Sul fronte inquinamento, il quadro non è confortante: il 37% degli insediamenti costieri con oltre duemila abitanti nel Mediterraneo non dispone di un impianto di trattamento dei reflui e il problema interessa anche l'Italia, in particolare la Sicilia.
      Un fattore preoccupante è poi la presenza di tracce di metalli pesanti, specie piombo e mercurio, nei sedimenti costieri e nella tipica cozza mediterranea (Mytilus galloprovincialis). Il piombo è stato rilevato nei mitili dove i sedimenti sono contaminati, in genere vicino a scarichi industriali, portuali e urbani, anche lungo la costa occidentale dell'Italia, fra il Golfo di Genova e Napoli, oltre che sulla costa Nord della Sicilia (Palermo) e nella parte meridionale della Sardegna (Portoscuso).
      Nel Mar Adriatico, livelli elevati di piombo sono stati registrati nella laguna di Venezia e nelle aree dove si riversa il Po, oltre che nel Golfo di Trieste. La tendenza generale comunque sembra sia quella della diminuzione delle concentrazioni di metalli pesanti. La spazzatura costituisce una minaccia importante anche per le specie marine del Mediterraneo, con la plastica in pole position. A livello mondiale la stima è che i rifiuti in mare ogni anno uccidano oltre un milione di uccelli marini e 100.000 mammiferi e tartarughe.
      Nel Mediterraneo particolarmente colpite sono le tartarughe marine, che scambiano la plastica per la loro preda, le meduse. Altro fattore di pressione sull'ecosistema del Mediterraneo sono le specie 'straniere', entrate soprattutto dal Canale di Suez: sono almeno 500 quelle acquatiche osservate che si sono comodamente stabilite, con un impatto pesante su quelle 'locali'.
      A fare le spese poi di pesca eccessiva, degrado degli habitat e inquinamento sono anche alcuni animali tipici del Mediterraneo: in primis la foca monaca, limitata ormai alle coste dell'Egeo, ma anche: delfino comune, stenella striata, capodoglio, tartarughe marine, squali e razze. Rimane infine costante la minaccia della pesca e delle catture accidentali: secondo i dati dell'Unep/Map, oltre il 65% degli stock commerciali vengono pescati oltre il limite della sostenibilità e fra un quarto e un quinto di tutti i pesci catturati sono rigettati in mare. (ANSA)

#
A Roberto Giacalone piace questo elemento.

-------------------

A proposito di stoccaggi, in Italia e in Europa
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/06/a-proposito-di-stoccaggi.html


16/06/13 - Sui problemi legati al petrolio continuano gli incontri informativi di Maria Rita D'Orsogna, "Ambasciatrice della Natura 2012" in giro per l'Italia. Dopo i due incontri di ieri e l'altro ieri a San Vito Chietino, domani 17 Giugno ce ne sarà ancora un altro a Tortoreto in provincia di Teramo, sempre in Abruzzo. E non è senza ragione che ciò avviene, considerato l'impegno che tutti gli abruzzesi, dalla gente comune agli esponenti politici delle regione (non tutti per la verità...), stanno da tempo manifestando con forza in difesa del loro territorio dalle installazioni petrolifere, come quella di "Ombrina Mare" davanti alla costa teatina e non solo. Un impegno grazie al quale sarà da domani in discussione al Parlamento un decreto per le emergenze ambientali, finalizzato ad impedire che si realizzino progetti come Ombrina e tanti altri simili in Italia. Di chi questa iniziativa ? L'ho già precisato ieri e qui lo ricordo. Prevalentemente di due deputati abruzzesi, Gianluca Vacca del M5S e Giovanni Legnini del PD, i quali auspicano si possa arrivare ad una approvazione con «la convergenza di tutte le forze politiche»... Le premesse ci sarebbero tutte, considerata la presentazione del decreto indubbiamente "bipartisan". Ma avranno i deputati in Parlamento, chiamati ad esprimere il loro voto d'approvazione, le conoscenze minime necessarie dei reali termini del problema ? O avranno almeno l'onestà intellettuale di riconoscerlo per arrivare all'approvazione di un decreto che potrebbe davvero segnare una svolta decisiva su quanto sta avvenendo nel nostro Paese da decenni, ricoperto da un velo di silenzio omertoso dell'informazione sul tema delle risorse energetiche fossili a tutto danno delle comunità coinvolte ? Ho qualche dubbio in proposito e consiglierei pertanto ai parlamentari dotati di quella onestà intellettuale cui accennavo (e ottimisticamente penso che non siano pochi... per gli altri è inutile) di approfondire meglio le loro conoscenze in materia. Le possibilità ci sono. Se non è possibile farlo in modo diretto, partecipando ad esempio agli incontri informativi idi Maria Rita D'Orsogna, c'è in rete il suo blog, fonte inesauribile in materia di fatti, testimonianze e documenti raccolti in anni di appassionate ricerche. E l'articolo che qui possiamo leggere sui pozzi di stoccaggio di gas a pressione nel nostro Paese (di cui l'Emilia, guarda caso, ha il triste primato nel suo sottosuolo, con tutto ciò che ne è derivato, ne deriva e ancora potrà derivarne...) ne è solo un esempio, che dovrebbe far riflettere ognuno di noi su quale futuro vogliamo davvero per il nostro Paese... E non solo riflettere, ma poi agire... (gp)

      THURSDAY, JUNE 13, 2013 - Ogni tanto mi imbatto in interessanti articoli di petrolieri di vario assortimento. Dal sito di Assomineraria trovo allora questo bell'articolo di Francesco Guidi del 2006 che si intitola "L’evoluzione degli stoccaggi del gas naturale in Italia, in un contesto europeo", scritto dopo che l'autore ha avuto "una conversazione" con l'amministratore delegato della Stogit, Adelmo Schenato.
      Il sottotitolo proclama:

 

L'Italia è all'avanguardia in Europa nel campo degli stoccaggi dato che il suo primo risale al 1961. Da allora è stato un crescendo, utilizzando campi esauriti. Potrebbe funzionare da stoccaggio del gas per l'intera Europa.

      Per l'intera Europa? Per l'intera Europa??? Per l'intera Europa?????? Ma... quanti campi e quanti pozzi di stoccaggio dobbiamo fare in questa nazione? E' bene allora ricordare un po' di cifre. In Europa si sono consumati (dati 2012) circa 466 miliardi di metri cubi di gas in totale. Fra i paesi principali, l'uso è stato ripartito così: Italia 78 miliardi, Germania 100 miliardi, Francia 50 miliardi, Inghilterra 94 miliardi, Spagna 36 miliardi. Invece in Italia abbiamo sottoterra già circa 14 miliardi di metri cubo di gas, stoccati in 352 pozzi e 15 concessioni che vanno da nord a sud e che bastano per 2 mesi di fabbisogno nazionale. Non è allora ben chiaro che significa che dobbiamo diventare lo stoccaggio dell'Europa tutta. In che modo si pensa di farlo? Se attualmente ne stocchiamo 14 miliardi e in Europa se ne usano 466 come esattamente pensiamo di diventare l'hub di tutta Europa? E quanti altri pozzi dobbiamo fare - e soprattutto, dove?
      Poi se si continua a leggere vengono fuori dei dati interessanti:

 

Secondo uno studio dell’Autorità di regolazione austriaca, le tariffe di stoccaggio in Europa sono state mediamente nel 2005 di 5,58 centesimi di euro per metro cubo di WGV (Working Gas in Volume), andando da un massimo di 10,8 centesimi della Ruhrgas (Germania) a un minimo di 3,1 centesimi della Mol (Ungheria).
Quelle italiane praticate dalla Stogit, secondo le norme fissate dalla nostra Authority, sono state di 2,1 centesimi di euro al metro cubo per il 2005, che scenderanno a 1,9 centesimi nel 2006/2007.
In generale si è voluto privilegiare il mantenimento di bassi costi del servizio, rispetto a un’espansione delle facilities che richiedono maggiori investimenti e quindi remunerazioni più adeguate.

      Cioè la media europea è di 5.6 centesimi per metro cubo, e noi siccome siamo furbi stocchiamo gas - in un territorio ballerino, fragile, e densamente abitato - per 1.9 centesimi al metro cubo? Anche di meno del prezzo dell'Ungheria? Che Paese, veramente...

#
Post di Maria Rita D'Orsogna

Giovanni Legnini è lo stesso che ha firmato il decreto 35 che ha sbloccato Ombrina. Ed è anche lo stesso che - da me sollecitato più e più volte, prima che Ombrina tornasse in auge - non ha fatto niente in modo *preventivo*, vorrei solo dire. Ciao Guido e grazie!
#
Post di Guido Picchetti

Grazie a te, Maria Rita... Allora temo che ci sia proprio quel "gioco delle parti" di cui dicevo, e che l'attuale disinformazione non fa altro che favorire...
#
Post di Enzo Di Salvatore

Il merito va anzitutto al coordinamento nazionale no triv. A ciascuno il suo, per favore.
#
Post di Guido Picchetti
Trovo che sia fuori luogo parlare di meriti nella situazione in cui ancora, da nord a sud e da est ad ovest, nell'intero bacino mediterraneo ci troviamo, e sia in terra che in mare...
#
Post di Enzo Di Salvatore

Parlavo del merito delle iniziative in corso. Che questo ora lo si debba a Legnini lo trovo francamente troppo.
#
Post di Guido Picchetti

Capisco... Ma purtroppo abbiamo un governo delle "larghe intese"... E, se non altro, grazie ad esso, possiamo riconoscere i "voltagabbana". L'importante comunque è alla fine raggiungere il risultato sperato... Ma è su questo che ho ancora molti dubbi, proprio a causa dei "voltagabbana", a volte palesi, ma più spesso nascosti, il che è anche peggio...
#
A Maria Rosa Maccotta, Enzo Palazzo, Enrico Amoroso, Dino Gambacorta, Massimiliano Reggiani, Stefano Scaltriti, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Erik Fortini, Betta Sala e Francesca Calisesi piace questo elemento.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 15/06/13

Abruzzo/Trivelle, Vacca (M5S): «Da lunedì possibile bloccare Ombrina. Necessario accordo tra tutti i partiti» da "Primadanoi.it"
http://www.primadanoi.it/news/abruzzo/541089/Abruzzo-Trivelle--Vacca--M5S.html

      15/06/2013. ABRUZZO. In Parlamento a partire da lunedì ci sarà la possibilità di bloccare 'Ombrina Mare' perché passerà un decreto relativo alle emergenze ambientali. Lo annuncia il deputato abruzzese Gianluca Vacca (M5S), a proposito della realizzazione di una piattaforma petrolifera a largo delle coste abruzzesi, auspicando «la convergenza di tutte le forze politiche».
      «Il decreto è finalizzato a bloccare opere ed interventi che rappresentano emergenze ambientali - spiega Vacca - e gli emendamenti relativi ad Ombrina Mare sono in fase di elaborazione. C'é però da dire che non stiamo riscontrando volontà da parte degli altri partiti politici».
      Il Movimento chiede «a tutte le forze politiche, che in campagna elettorale si sono impegnate a presentare progetti di legge vari, di impegnarsi per bloccare progetti come Ombrina e tutti gli altri simili in corso in Italia. Le promesse elettorali si trasformino in fatti concreti. Il mio invito - conclude Vacca - é rivolto soprattutto a Legnini che da sottosegretario potrebbe farlo in tempi brevissimi».
      Intanto nei prossimi giorni Maria Rita D’Orsogna girerà l’Abruzzo, e non solo, per conferenze, dibattiti e incontri pubblici sugli effetti dell’industria degli idrocarburi. Domani sarà a San Vito Chietino (insieme al deputato Vacca) alla sala polivalente Madonna del Porto (ore 18), domenica, sempre a San Vito a Zona 22 alle ore 19. Lunedì serà, invece, sarà allo Chalet Sayonara, lungomare Sirenza, 22 (ore 20).
      Nei giorni scorsi il Wwf ha inviato una diffida al Ministero dell’Ambiente affinchè ritiri il giudizio positivo di compatibilità. Ma fino a questo momento nulla è cambiato. Intanto anche la Regione starebbe studiando un modo per bloccare il progetto ma di sicuro non potrà scegliere la strada della moratoria.
      Anche il sottosegretario Giovanni Legnini (Pd) si augura che «il decreto sulle emergenze ambientali possa essere uno strumento per bloccare il progetto 'Ombrina mare'». Lo ha detto ieri ricordando come il Pd ci abbia provato in Senato, «purtroppo non con un esito fruttuoso per ragioni procedurali. Ci riproveremo alla Camera; siamo molto impegnati su quel fronte».
     Rispondendo al deputato Gianluca Vacca (M5s), Legnini si è detto «assolutamente vicino a questa istanza. Me ne sto occupando - ha aggiunto - il progetto per il momento è stato sospeso dal Ministero dell'Ambiente su mia precisa richiesta. Lavoriamo insieme - ha concluso - accolgo l'invito ad una convergenza».
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

"Da qui a belveder c'è poco...". Contro "Ombrina Mare" gli onorevoli Gianluca Vacca del M5S e Giovanni Legnini del PD (abruzzesi) auspicano ci sia «la convergenza di tutte le forze politiche»... E a partire da lunedì, entro pochi giorni, vedremo se davvero questa convergenza per un problema di interesse comune su cui il popolo abruzzese ha espresso più volte con chiarezza il proprio parere, dichiarandosi più volte e a tutti i livelli decisamente contrario al progetto di "Ombrina Mare" (la nave-piattaforma della Medoil che dovrebbe iniziare quanto prima ad cavar petrolio dai fondali a poche miglia dalla Costa Teatina), potrà concretizzarsi grazie alla collaborazione tra deputati del Movimento 5 Stelle e deputati del PD, a quanto pare entrambi intenzionati a far approvare un decreto per le emergenze ambientali, finalizzato appunto ad impedire che progetti come Ombrina e tanti altri simili in Italia possano realizzarsi... O ci sarà il solito "gioco delle parti" ?

#
A Sabina Esposito, Maria Rosa Maccotta, Stefano Scaltriti, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Salvatore Gregorio Spata, Vallini Erik e Giovanni Angeloni piace questo elemento.

-------------------

Trivellazioni a Palazzo Madama. Vertice tra Commissione Ambiente ed ENI
di Movimento Ambientalista Bat Puglia (da un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=397953406985458&set=p.397953406985458&type=1


      14/06/13 - Vertice tra Commissione Ambiente ed ENI: il presidente della "Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali" Giuseppe Marinello pone l’accento sulla questione Gela. Marinello ha trattato con i dirigenti dell’ente petrolifero anche la questione relativa alle prospezioni, alle trivellazioni e alle ricerche di idrocarburi nel Canale di Sicilia. I particolari nell'articolo di "Ecoreport" ripreso a seguire.

 

Vertice tra Commissione Ambiente ed Eni: Marinello pone l’accento sulla questione Gela da "Ecoreport"
http://www.ecoreport.tv/contenuto.asp?pag=giornale&ID=307

    11 giugno 2013. ROMA - Incontro produttivo quello che ha visto protagonisti i rappresentanti dell’Eni, Stefano Meloni e Domenico Elefante, ed il presidente della Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali di Palazzo Madama, Giuseppe Marinello nel vertice di questa mattina nella sede del Senato. Riunione resasi necessaria in seguito all’incidente del 4 giugno scorso alla raffineria di Gela causata da una perdita durante le fasi di lavorazione nell’impianto Topping 1 della raffineria dell’Eni.
    Pensando alla Sicilia - Il senatore Marinello sottolinea: “Porrò quanto prima all’attenzione dei componenti della Commissione Ambiente, la necessità urgente di verificare lo stato della compatibilità ambientale degli impianti di lavorazione degli idrocarburi in generale, e in particolare dell’Eni”. Marinello ha trattato con i dirigenti dell’ente petrolifero, anche la questione relativa alle prospezioni, alle trivellazioni e alle ricerche di idrocarburi nel canale di Sicilia.

#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E' quel "quanto prima" del presidente della Commissione Ambiente Sen. Marinello che mi lascia perplesso, riconfermato ancora dalla "necessità urgente di verificare, etc. etc. etc.". Di trattative del genere quante ne sono state avviate in questi ultimi decenni, e a cosa han portato lo sappiamo bene...
#
A Movimento Ambientalista Bat Puglia, Gianluca Cecere e Giovanni Angeloni piace questo elemento.

-------------------


Il petrolio mi sta stretto...
di Movimento Ambientalista Bat Puglia (da un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=397939740320158&set=p.397939740320158&type=1


      14/06/13 - Non perdetevi la visione di questo video del WWF Italia: "Il petrolio mi sta stretto"... Si parla anche della Sicilia... (condiviso da Claudia Scalla)

 

WWF Italia: Il petrolio mi sta Stretto
Video pubblicato in data 08/giu/2013 da "WWF Italia" - (11'33")
Diciamo no alle trivelle! Visita: http://wwf.it/ilpetroliomistastretto .

http://youtu.be/JkKlQDENvpI

#
A te e Claudia Scalla piace questo elemento.

-------------------

La Grecia si mette in proprio a cavar petrolio dai fondali marini dello Jonio
di Movimento Ambientalista Bat Puglia (da un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=397929463654519&set=p.397929463654519&type=1


      14/06/13 - La Grecia si mette in proprio e ben presto creerà una propria compagnia per l'estrazione petrolifera, e per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi ri-scoperti nel Mar Jonio. A seguire l'articolo di approfondimento su "LIndro it".

  La Grecia e il petrolio del Mediterraneo. I vantaggi geopolitici degli idrocarburi
di Giulia Tarozzi
http://www.lindro.it/economia/2013-06-11/86425-i-vantaggi-geopolitici-degli-idrocarburi

    Martedì 11 Giugno 2013 - Il 4 giugno il Primo Ministro greco Antonis Samaras, ha annunciato che il suo governo si accinge ad istituire una Compagnia ellenica per gli idrocarburi. Tale annuncio è avvenuto durante una riunione presso il Ministero dell’Ambente alla quale presenziavano i vertici del dicastero ed esperti del settore. Secondo il Premier, la compagnia avrà come obiettivo lo sfruttamento dei giacimenti del Paese che «costituiscono un grande vantaggio geopolitico per la Grecia».
    Come avevamo già visto ad aprile, la Grecia ha ri-scoperto gli idrocarburi presenti nel mar Ionio e a sud dell’isola di Creta. In occasione dalla conferenza internazionale organizzata il 29 settembre del 2011 al Dipartimento delle Risorse Minerarie della facoltà d’Ingegneria del Politecnico di Creta, a cui parteciparono i massimi esperti mondiali del settore, è stato confermato, senza possibilità di dubbio, che dagli studi fino ad allora condotti, la Grecia risulta ricca di importati giacimenti di idrocarburi e gas naturali non ancora sfruttati per ragioni strettamente connessi a fattori geopolitici. Oltre ai problemi relativi alla vicina Turchia e alla territorialità delle acque con Cipro, la ragione per cui Atene sino ai tempi recenti non si è mossa è da attribuire all’indifferenza dei governi che si sono via via succeduti. Essi, come nel caso del sito minerario dell’Ellade, hanno messo da parte la spinosa questione delle risorse sino al momento della crisi, quando tali fattori potevano diventare fondamentali per emergere dal declino economico. Infatti, secondo i tecnici del governo, si stima che Atene possa ottenere circa un milione di euro nei prossimi tre mesi dalla vendita delle informazioni ottenute a costo zero riguardo le riserve d’idrocarburi nei presunti giacimenti del Golfo di Patrasso, Ioannina e Katakolo, tutti nella Grecia occidentale.
    Grazie alla scoperta di queste nuove fonti di energia, la penisola ellenica potrebbe riuscire a coprire fino al 30% del proprio fabbisogno energetico entro i prossimi 15 anni. Secondo il Vice Ministro dell’Energia Yiannis Maniatis, in questo modo il Paese potrebbe risparmiare circa il 30% di quanto spende annualmente per importare prodotti petroliferi, vale a dire tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Oltretutto acquisirebbe una maggior indipendenza a livello energetico e, di conseguenza, a livello politico e decisionale.
    La scoperta degli idrocarburi, e la decisione d’investire in una società nazionale che li gestisca, porterà cambiamenti sullo scacchiere geopolitico dell’area. In particolare per quanto concerne i rapporti con Cipro e Turchia, Paesi con i quali le trattative sulle riserve energetiche sono aperte da tempo. Anche nei confronti dell’Europa i rapporti potrebbero modificarsi, in quanto la Grecia potrebbe diventare un’esportatrice di primo piano verso il continente, aprendo le porte a nuovi commerci.
    Durante il lancio della nuova Compagnia d’idrocarburi “made in Atene” che verrà creata, Samaras ha sottolineato l’importanza delle alleanze strategiche con società internazionali che conducono le ricerche nel settore, con particolare riferimento alle ricerche in corso nel Mare Ionio e in quello a Sud di Creta. Egli ha poi e ribadito la necessità che il programma greco venga inserito nella rete europea, fatto che sarebbe di «grande importanza per il rafforzamento economico del Paese».
    La mossa di Atene appare alquanto assennata e strategica se si conta l’interesse espresso, al momento della scoperta degli idrocarburi, dalle numerose aziende internazionali, in testa Usa e Israele, a investire circa 40 milioni di dollari nella loro esplorazione. Secondo il quotidiano "Kathimerini" questo «è da ritenersi un chiaro messaggio di ottimismo per la ripresa economica del Paese». Perché, continua il giornale ateniese, «la partecipazione alla prima fase del progetto ha superato ogni aspettativa, sia in termini di numero di offerenti sia per il loro profilo».
    I primi ricavi per lo stato greco sono previsti entro il 2020, quando sarà conclusa l’indagine sismica e le aziende avranno recuperato gli investimenti. Secondo i dati delle prime esplorazioni, che hanno dato a Samaras l’incentivo a lanciare il progetto per una Compagnia d’Idrocarburi Nazionale, le riserve sarebbero in grado di fornire greggio per 15-20 anni, per un valore stimato in 40 miliardi di euro. Questo sarebbe estremamente importante in quanto 10-15 di questi finirebbero direttamente nelle casse dello stato ellenico.
    Per quanto concerne il rafforzamento dei legami con altri Paesi, di grande rilevanza è stata la Seconda Conferenza Annuale Greco-Cipriota relativa a gas e petrolio, che si è tenuta il 18 e 19 aprile a Limassol, Cipro. Al summit hanno partecipato le maggiori compagnie petrolifere internazionali, esperti provenienti dalle università e membri dei governi interessati. Tra le società partecipanti la statunitense Noble Energy, la francese Total e la greca Depa, oltre alla compagnia nazionale degli idrocarburi di Cipro, Kretyk. Durante la conferenza il Presidente del DEFA, la società greca che gestisce il gas, ha lavorato per stringere i legami tra il proprio Paese e Cipro. «Come membro dell’Unione Europea e dell’Eurozona, l’isola costituisce un eccellente posto in cui investire e, a dispetto dei recenti problemi economici, Atene e Nicosia possono pensare ad un brillante futuro insieme grazie allo sviluppo dato dagli idrocarburi» ha poi affermato.
    All’appoggio della DEFA ha risposto positivamente la controparte cipriota, sostenuta dal proprio governo. L’esecutivo di Nicosia confida nella possibilità di sfruttare al più presto le risorse energetiche al largo delle coste del Paese così da soddisfare gran parte del fabbisogno di energia dell’Unione europea. Dall’inizio della crisi economica e finanziaria il governo di Nicosia non ha mai distolto l’attenzione dall’enorme ricchezza rappresentata dai suoi giacimenti di gas naturale offshore.
    Oltre ai legami con Atene, il presidente cipriota Nicos Anastasiades ha stretto la collaborazione anche con Israele, creando, a detta del suo governo, «nuove propettive per relazioni stabili e prolifiche tra i due Paesi». In questo modo appaiono solidificarsi le relazioni tra Tel Aviv, Nicosia ed Atene, un triangolo che, almeno per ora, a dispetto della ritrovata pace tra Israele e Turchia, escluderebbe dai nuovi scambi Ankara.
    La questione degli idrocarburi è quindi un’ottima occasione per Atene non solo per iniziare ad uscire dalla crisi economica e riaffacciarsi all’Europa con un nuovo volto, ma anche per competere nel Mediterraneo con i vicini/rivali di sempre su un nuovo piano. Il tutto si fa ancor più interessante poiché oggi, al di là dei problemi interni attuali della Turchia, il governo di Ergoğan sul versante energetico è concentrato sul fronte curdo. Infatti, dopo l’annuncio di cessate il fuoco permanente del leader del PKK Öcalan, proclamato qualche mese fa, il Primo Ministro ha dichiarato che è stato raggiunto l’accordo tra il governo e la compagnia petrolifera americana Exxon Mobil per la concessione di un “permesso di esplorazione” nella regione autonoma curda dell’Iraq, al confine con la penisola anatolica. Secondo una stima, le riserve di petrolio del sito individuato potrebbero garantire 45 miliardi di barili. Pertanto la Grecia, in accordo con Cipro, potrebbe avere maggiori margini di manovra per i propri progetti petroliferi futuri nel Mediterraneo.
- See more at: http://www.lindro.it/...-i-vantaggi-geopolitici-degli-idrocarburi#sthash.b9k0LHhe.dpuf

#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Non posso certo postare che "mi piace"... D'altronde gli sciacalli son sempre pronti ad approfittare delle disgrazie altrui...

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 14/06/13

Scosse sismiche ieri sui fondali delle Marche
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1
       

     14/06/13 - Alcune scosse sismiche sono state registrate tra ieri e oggi sui fondali marini 4 o 5 miglia al miglia al largo dalla costa marchigiana interessata dal Parco Regionale del Monte Conero, a sud di Ancona.
     La prima scossa è stata registrata alle 07:44 di ieri mattina (ora locale) ed è stata anche la più forte, con una magnitudo di 3.9, caratterizzata da un ipocentro valutato ad appena 2 km di profondità. Nella mappa a lato sono riportati tutti i suoi dati secondo le rilevazioni dell'EMSC (Euro Mediterranean Sismologic Center).
     Una seconda scossa sismica più lieve, con epicentro in prossimità della prima di poco più al largo, è stata poi registrata alle 09:06, di mag 2.0 e con profondità dell'ipocentro a 10 km. E sempre nella stessa zona una terza scossa è stata registrata ancora stamane alle 07:23 (2.9 la magnitudo e 5 km la profondità dell'ipocentro).
     Da notare infine che un'altra scossa sismica di mag 2.2 e profondità ipocentro a 9 km è stata registrata alle 08:16 di ieri mattina, in un'area marina situata ben più a nord al largo di Ancona, ad una decina di miglia dalla costa marchigiana.

#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E' una notizia passata completamente "inosservata" sulla nostra stampa d'informazione, o meglio di "disinformazione" nazionale, nel pieno rispetto delle attuali regole dettate dalle lobby di settore che vogliono far apparire il nostro Paese come fosse una zona desertica, asismica, e del tutto tranquilla e sicura per la ricerca e la "coltivazione" delle risorse energetiche che si celano nel sottosuolo nazionale, in terra come in mare... In realtà siamo un Paese che risulta ideale per tali operazioni unicamente grazie alla corruzione che regna sovrana, capace di favorire, come un paese del terzo mondo, gli interessi delle multinazionali finalizzati unicamente al loro guadagno, senza alcun rispetto per l 'Ambiente in cui vanno ad operare, e per le comunità che quell'Ambiente popolano...
#
A Silvio Palazzolo piace questo elemento.

-------------------

Trivellazioni nel Mar Jonio, interrogazione sulla Shell e la mappa in Italia
di Marina Perotta
http://www.ecoblog.it/post/72455/trivellazioni-nel-mar-jonio-interrogazione-sulla-shell-e-la-mappa-in-italia


In Italia le concessioni alle trivellazioni per la ricerca di petrolio e gas sono numerose e toccano tutto lo Stivale anche in aree protette. Ultima in ordine di apparizione la Shell, per cui è stata presentata un interrogazione parlamentare.

     13 giugno 2013 - In alto la mappa delle autorizzazioni alle trivellazioni concesse in italia, stilata dal Movimento 5 Stelle della X Commissione (Attività Produttive) della Camera dei Deputati. Ma le trivellazioni non si fermano a quelle sino a oggi autorizzate. La lista delle richieste a ispezionare fondali marini o terrestri è lunga. In merito è stata presentata una interrogazione da Ernesto Magorno deputato Pd e sottoscritta da Stefania Covello a risposta scritta al Ministro dell’Ambiente in merito alle trivellazioni che "Shell Italia E&P" vorrebbe condurre nel Mar Jonio, come viene scritto nell’interrogazione:

 

"La Shell Italia con altre compagnie petrolifere hanno chiesto e avviato i procedimenti per l’esecuzione delle trivellazioni al largo delle coste del Mar Jonio comprese tra il Golfo di Taranto e quello di Sibari, comprese le relative procedure di V.I.A."

     Il consigliere regionale del Pd Mario Franchino ha intanto reso noto che il 27 giugno sarà con una delegazione di sindaci dello Jonio a Roma per portare al Ministro Orlando le istanze dei calabresi.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E il ministro Orlando, il 27 Giugno prossimo, quando riceverà a Roma la delegazione dei sindaci dello Ionio, cosa farà ? Farà il Ponzio Pilato della situazione lavandosene le le mani ? O rassegnerà le dimissioni da un incarico assegnatogli e da lui accettato, ma che non è stato, non è, e non sarà in grado minimamente di assolvere ? Oppure -in questo caso "tertium datur", ed è anche la cosa più probabile... - farà finta di niente e continuerà a percepire le sue prebende di ministro dell'ambiente, tutto proteggendo fuorchè l'Ambiente ?
.-------------------

I prossimi incontri di Maria Rita D'Orsogna in Italia
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     14/06/13 - Una metà degli incontri informativi programmati da Maria Rita D'Orsogna con le comunità locali interessate dal problema delle trivellazioni si sono già svolti (nel silenzio interessato dei media, naturalmente, e non c'è da meravigliarsi...). Ma, come mostra la locandina qui unita, ancora ce ne sono non pochi in programma, a partire dai due incontri in provincia di Chieti a San Vito Chietino oggi e domani, cui, sempre in Abruzzo, ne seguirà un terzo il 17 Giugno a Tortoreto in provincia di Teramo.
     Il 21 e il 22 Giugno Maria Rita sarà poi in Sardegna, prima a Sanluri nel Campidano e quindi ad Arborea in provincia di Oristano. Un terzo incontro dovrebbe infine aver luogo nel capoluogo della regione sarda, a Cagliari in data e luogo da stabilirsi.
     Resta anche da precisare la data di quello che sarà l'incontro conclusivo dii questo suo impegnativo viaggio in Italia, ma è già previsto che esso si svolgerà in Basilicata, nella regione simbolo di questo pesante sfruttamento energetico petrolifero nel nostro Paese. Ed esattamente a Policoro, la località costiera in provincia di Matera lambita dalle acque dello Jonio, di quel mare cioè che, come pure il Canale di Sicilia, proprio in questi giorni stiamo vedendo sempre più concretamente minacciato dalle innumerevoli iniziative off-shore messe in atto delle multinazionali del settore petrolifero..

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 13/06/13

Interpellanza M5S alla Camera: "Via i vertici ENI per corruzione"
di Guido Picchetti (a margine di un video postato su Fb da Claudia Scalla)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/394501993992132


      13/06/13 - Questo il video su You Tube sull'interpellanza odierna alla Camera dell'On. Alessandro Di Battista del M5S sull' ipotesi di corruzione nell'acquisizione di concessioni petrolifere da parte dell'Eni.

 

Eni, M5S: "Via vertici, nuovo sistema anticorruzione"
Pubblicato da "antefattoblog" in data 13/giu/2013 - (3'03")
Di Battista ha sollecitato il Governo a chiedere le dimissioni dei vertici dell'Eni
e a invitare la società a rivedere il sistema anticorruzione interno.

http://youtu.be/0f9FPtd5b6o

      E non mi meraviglia affatto... Si sapeva già... Di condanne all'estero per corruzione l'Eni ne ha subite non poche negli ultimi anni... La scusante è sempre stata stata che per operare in altre parti del mondo è costretta a simili comportamenti in quanto "così si usa" !!! Ma la cosa più assurda è che, essendo un'azienda di stato del nostro Paese, le pesanti multe che vengono poi comminate all'ENI ricadono sui nostri bilanci nazionali... A parte i danni d'immagine che ne riceviamo come italiani, che nessuna somma potrà mai risarcire... Ma pensate che ci sia qualcuno dei nostri governanti cui, oggi come oggi, tutto questo importi più di tanto ?
     Questo. infine, è quanto ha riportato ieri pomeriggio "Il Corriere della Sera" on line nello spazio web dedicato all'economia, in merito all'interpellanza del M5S sul sistema corruzione dell' ENI e sulla richiesta dell'on. Alessandro Di Battista al governo di allontanare i vertici dell'azienda proprio per "manifesta corruzione". E' un comunicato stampa che possiamo definire "breve, succinto e compendioso", ma che va a completare molto bene il video su You tube condivisomi su Fb da Claudia Scalla, che ringrazio. Un video che vede l'on. Alessandro Di Battista spiegare bene perchè la sua interpellanza meriterebbe la giusta attenzione da parte del governo, e ancor più quella dei nostri media nazionali, i quali invece su tali fatti si guardano bene dallo spendere una sola parola, condizionati come sono dalle potenti lobby del settore in un silenzio di tomba... E un comunicato stampa che conferma, se ce ne fosse bisogno, come l'on. Stefano Fassina, rispondendo  quale vice-ministro dell'Economia all'on. Di Battista nell'aula alla Camera, fa fare al suo governo una figura "barbina" di impotenza assoluta... Peggio di così...

 

Eni: Fassina, massima attenzione Governo per rispetto legalità
da "Corriere-economia,.it"
http://www.corriere.it/...attenzione-Governo-rispetto-legalita/13-06-2013/1-A_006929513.shtml 

    Interpellanza M5S: via vertici, nuovo sistema anticorruzione Roma, 13 giu - "Il Governo assicura che sulla vicenda presterà massima attenzione, anche in riferimento agli eventuali sviluppi in sede giudiziaria, e non mancherà, nell'ambito delle proprie competenze e fatti salvi gli autonomi poteri e prerogative dei soggetti coinvolti, di assumere ogni iniziativa utile per garantire il rispetto della legalità e della trasparenza, tenendo, ovviamente, informato il Parlamento". Lo ha affermato il viceministro dell'Economia, Stefano Fassina, rispondendo in Aula alla Camera a un'interpellanza di Alessandro Di Battista (M5S) su ipotesi di corruzione nell'acquisizione di concessioni petrolifere da parte dell'Eni. Fassina ha ricordato che il Ministero "non è titolato a ricevere informazioni diverse da quelle che la società ai sensi di legge è tenuta a comunicare agli azionisti ed al mercato", "non esercita attività di direzione e coordinamento di società ai sensi dell'articolo 2497 del codice civile e, quindi, non è al corrente delle attività gestionali, di singole attività, nà tanto meno di incontri e colloqui tra il management della società ed altri soggetti o intermediari". Fassina ha riportato quanto dichiarato dalla società petrolifera all'assemblea del maggio scorso in merito all'azione interna anticorruzione. Nella replica, Di Battista ha sollecitato il Governo a chiedere le dimissioni dei vertici dell'Eni e a invitare la società a rivedere il sistema anticorruzione interno.
Mct-Bof 13-06-13 13:53:55 (0295)ENE,PA 5

#
A Sabina Esposito piace questo elemento.

--------------------

Dichiarazioni di Salvatore Gino Gabriele, neo sindaco eletto di Pantelleria
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


      Pantelleria, 12/06/2013 - "Voglio ringraziare tutti. La campagna elettorale è terminata adesso tutti al lavoro... Ieri, al mio insediamento, ho già nominato gli assessori Angela Siragusa Vice Sindaco e Giuseppe Giglio. Entro lunedì completerò la squadra di giunta. Sono stati firmati i primi provvedimenti di conferma dei capi settore per un anno al fine di dare continuità all'azione amministrativa, inoltre c è stato un primo incontro di lavoro per definire un primo quadro di priorità e di condivisione.
      Siamo già al lavoro con collaborazione e lealtà per rilanciare l'isola. Invito tutti, come ho detto ieri nel discorso di insediamento, a dare un contributo fattivo di collaborazione e di idee, senza steccati... La campagna elettorale è finita e spero di interpretare al meglio il mio ruolo di sindaco. Vi chiediamo reciproca condivisione e critiche costruttive per migliorare l'isola. Stiamo pensando a come migliorare la comunicazione istituzionale per interagire con la cittadinanza nel quotidiano.
      Le nostre linee programmatiche sono quelle presentate nel programma del Sindaco. Ho avviato i primi contatti istituzionali e vi darò contezza nelle prossime settimane. Sono aperto a proposte e suggerimenti. Apriremo un tavolo di confronto con tutti, sia con la minoranza in consiglio comunale che con i gruppi che sono rimasti fuori dal consiglio, la vita e la partecipazione democratica appartiene a tutti i cittadini.
      L'isola ci appartiene e, nel rispetto di tutti per il mandato che mi è stato affidato, affronteremo con risolutezza e determinazione i problemi. Grazie per il vs/ sostegno e la fiducia."

#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Sono dichiarazioni alla comunità pantesca che condivido pienamente, pubblicate con un post di Battista Belvisi, che ringrazio, sulla pagina di Fb del gruppo dei "Grillini Panteschi"...
#
A Salvatore Cutuli piace questo elemento.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 12/06/13

Il sindaco di Lampedusa: "Veronese? Allora meglio rimanere senza nave"
di Silvio Schembri
http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/protesta-nave-giusi-nicolini-lampedusa-12-giugno-2013.html


La provocazione di Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa e Linosa. Protesta di abitanti e operatori turistici sull'isola. Il primo cittadino: "Quotidianamente mortificati da questa situazione. La nave va sequestrata"
     12 Giugno 2013 - "Preferiamo non avere la nave, anziché averne una come la 'Paolo Veronese'. Non posso tollerare che la mia comunità venga servita da questa nave. Dev'essere posta sotto sequestro, devono avvenire le ispezioni igienico sanitarie. Non bisogna essere medici per capire che questa nave non è all'altezza". La provocazione è di Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa e Linosa, che stamani - insieme alla sua Giunta e al Consiglio comunale - ha appoggiato e sostenuto la manifestazione pacifica sulla banchina del molo commerciale dell'isola, ad opera di abitanti, operatori turistici, autotrasportatori e pescatori dell'isola. Il motivo della protesta, così come già avvenuto nei mesi scorsi, continua ad essere legato alla nave che collega Porto Empedocle con Lampedusa e Linosa.
     "Non sappiamo più o come esprimere la nostra mortificazione per il trattamento che subiamo. Io, come massima autorità sanitaria locale, - ha detto ancora Giusi Nicolini - me ne devo occupare. Chiedo che venga messa sotto sequestro: questa nave, che non riesce a mantenere la catena del freddo, non può garantire l'approvvigionamento dei generi di prima necessità per la mia comunità, sicuramente non può servire per collegare le isole più lontane d'Italia. Non posso permettere che, con le temperature che si raggiungono nel periodo estivo, viaggino alimenti e immondizia nello stesso locale".
Un malumore comune, quello espresso stamani a Lampedusa, che vuole far puntare i riflettori sul principale mezzo di trasporto per le isole di Lampedusa e Linosa. Una situazione che inevitabilmente influenza anche il turismo. "Non è così che meritiamo di essere trattati. E finché non avrò i risultati delle ispezioni sanitarie - ha concluso il sindaco Nicolini - , ogni giorno accoglieremo la nave in un modo che dimostri quanto siamo indignati e mortificati".
#
A Lasteledirekale Pantelleria, Ferdy Sapio, Venerina Gabriele, Tony Gargiulo, Emanuele Diana e al sottoscritto piace questo elemento.

--------------------


Un contenzioso internazionale per il "Settore Sud" della Zona C nel Canale di Sicilia ?
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200752447067875


     12/06/13 - Che bello !!! Ecco che viene finalmente fuori la famosa questione sull'ampliamento delle acque territoriali italiane con la creazione di quel "Settore Sud" della Zona C nel Canale di Sicilia, che va completamente a sovrapporsi a due ampie zone marine che da tempo Malta ha rivendicato e lottizzato come sue, e ciò proprio a fini di ricerche e sfruttamento di risorse energetiche petrolifere... Un ampliamento che, come ci ricorda Peppe Croce in questo suo nuovo articolo appena pubblicato da "Quale Energia It", fu stabilito in virtù di un decreto ministeriale che suscita non pochi dubbi sulla sua correttezza e validità formale... Fu infatti firmato il 27 Dicembre 2012 da Corrado Passera, ministro per lo Sviluppo Economico di un governo che, in quella data, era di fatto già da 11 giorni dimissionario, e, in quanto tale, rimasto ancora in carica unicamente per il disbrigo dell'ordinaria amministrazione !!!
     Ma, si domanda giustamente Peppe Croce in proposito, si possono considerare fatti di "ordinaria amministrazione" l'allargamento del mare nazionale, e, ancora peggio, l'emanazione di un decreto ministeriale sapendo che esporrà il nostro Paese a un contenzioso internazionale, per giunta con una nazione che fa parte anch'essa dell'Unione Europea ? E tutto ciò senza un dibattito parlamentare preventivo e senza che le istituzioni nazionali governative ai vari livelli ne siano state minimamente informate ?
     Spero che nessuno si offenda per le mie parole, ma a me personalmente viene da dire: "
Niente di strano, non c'è nulla da meravigliarsi. E' un altro bel regalo dei nostri governanti che vanno e che vengono... Un regalo, tra l'altro, in uno stile "mafioso" che sa tanto di cosa nostra... E in fatto di "cose nostre" nessuno ci batte, siamo dei veri specialisti... ".
     Ma, detto questo. ora resta la questione vera e propria che è tutta da risolvere. Come ? Nessuno lo sa. E come finirà questa faccenda non lo sa neanche il Direttore Generale del Ministero dello Sviluppo Economico Terlizzese che, interpellato in merito dal bravo Peppe Croce, così risponde : “È cambiato il Governo italiano, è cambiato il Governo maltese, ci risiederemo al tavolo e vedremo”.
     Campa cavallo, che l'erba... sta finendo di crescere... (gp)

 

Italia, Malta e Libia: prossimo contenzioso internazionale per trivellare il Mediterraneo? di Peppe Croce
http://www.qualenergia.it/...-prossimo-contenzioso-internazionale-per-trivellare-il%20Mediterraneo


C'è un rischio di un duro contenzioso internazionale per accaparrarsi aree marine offshore del Canale di Sicilia, di fronte alle coste siciliane e maltesi. Obiettivo è la corsa all'estrazione di petrolio e gas. Un decreto ministeriale dell'ex ministro Corrado Passera, a fine mandato, rischia di complicare questa contesa. Cosa ne dice il Ministero dello Sviluppo Economico?
   
11 giugno 2013 - Italia, Malta e Libia in cerca dell'ultimo posto al sole rimasto da trivellare nel Mar Mediterraneo. Negli ultimi mesi è ripartita la corsa al petrolio e al gas naturale da estrarre offshore nel Canale di Sicilia, di fronte le coste siciliane e maltesi. E questa corsa potrebbe portare a un contenzioso internazionale dal sapore ottocentesco.
    Il 27 dicembre 2012 il già dimissionario ministro italiano per lo Sviluppo economico Corrado Passera firma un decreto ministeriale con il quale allarga a dismisura la piattaforma continentale italiana creando da zero la “Zona marina C – Settore sud”. Un'area marina enorme, grande quanto due terzi della Sicilia, che si sovrappone ad alcune aree già rivendicate da Malta.

     L'isola dei Cavalieri, infatti, già a dicembre 2007 aveva stretto un accordo di production sharing con Heritage Oil plc, società indipendente con sede fiscale a Londra guidata dal sessantunenne Tony Buckingham. Un uomo che, per ammissione della stessa Heritage, prima di darsi al petrolio era in Executive Outcomes e poi in Sandlines International, entrambe compagnie militari private che hanno fatto affari con i Governi di Angola e Sierra Leone. Per il secondo hanno anche violato l'embargo sulla vendita di armi imposto dalle Nazioni Unite (fonte: The Guardian). Ma, tiene a precisare l'azienda, dal 2000 Buckingham non ha più alcun rapporto con i suoi ex colleghi d'armi.
     Le aree concesse da Malta a Heritage Oil sono la 2 e la 7 e, adesso, fanno parte anche della nuova zona marina italiana. Ma non solo: nell'area 2 ricade anche il “Medina Bank 1”, un pozzo petrolifero trivellato nel 1980 dall'americana Texaco dopo aver ricevuto l'autorizzazione dal Governo maltese. Texaco non riuscì a trovare idrocarburi, ma scatenò lo stesso una controversia internazionale tra Malta e Libia che non è ancora ufficialmente chiusa.

    Ai primi di dicembre 2012 l'allora primo ministro maltese, Lawrence Gonzi, si è recato in visita a Tripoli per discutere con l'omonimo libico Ali Zeidan delle zone marine contese: la 2 e la 7. Come riporta il Malta Independent non c'è stato alcun accordo perché, con dopo la caduta di Gheddafi, Malta ha sequestrato tutti i beni e i conti bancari che il colonnello aveva nell'isola e non ha intenzione di restituirli.
    Precedentemente, nel 2008, la Libia aveva intimato con lettera formale a Heritage Oil di non dare inizio ad alcuna attività nelle aree contese. E ora arrivano anche gli italiani che, con la nuova zona marina, si vogliono prendere tutta l'area 2 e gran parte delle aree 1, 3 e 7.

    I dubbi sul decreto ministeriale di Passera che ci fanno entrare a gamba tesa in questa contesa internazionale sono molteplici. E non solo quelli giuridici, ma anche quelli sulla semplice opportunità di rivendicare uno specchio di mare che Malta ha dichiarato proprio da oltre cinque anni e che anche la Libia in parte rivendica. E di farlo, soprattutto, proprio quando i colloqui tra Italia e Malta erano appena ricominciati dopo mesi di netta opposizione del nostro paese.
    Il 27 settembre 2012, infatti, a Roma si è svolto il primo tavolo tecnico Italia-Malta che ha dato il via a un "informal preliminary scoping exercise, without prejudice of sovereign rights". Cioè al percorso diplomatico per arrivare ad un accordo preliminare sulla spartizione di quel tratto di mare conteso. Una seconda riunione si è tenuta a La Valletta il 10 dicembre 2012. Il 27 dello stesso mese, ad una settimana esatta dalla concessione della VIA all'elettrodotto che collegherà la Sicilia a Malta con enormi vantaggi soprattutto per quest'ultima (Qualenergia.it), il ministro Passera firma il decreto con cui l'Italia “cresce” nel Mediterraneo.
    Per quale motivo, allora, rivendicare per decreto un'area sulla quale si sta già trattando con un altro Stato? “Si è deciso di riprendere questi tavoli per decidere quali sono gli interessi comuni da approfondire – ci spiega il capo della Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico, Franco Terlizzese - In questi tavoli ci siamo trovati in una situazione sbilanciata, perché Malta ha aperto unilateralmente delle aree sulle quali l'Italia rivendica la propria sovranità forte anche del diritto consuetudinario internazionale”.
    Secondo Terlizzese, che nega però che l'Italia abbia rivendicato aree già contese dalla Libia, è vero che si tratta di una mossa unilaterale del nostro Paese. Ma sarebbe una mossa di risposta alla fuga in avanti fatta da Malta del dicembre 2007. Di fatto ciò ci espone al rischio del contenzioso internazionale, che Terlizzese prevede favorevole per l'Italia: “È stata la mossa di Malta, di aprire unilateralmente diverse aree, a creare il rischio contenzioso. L'Italia ha recepito l'intenzione maltese di andare a vedere cosa c'è sotto queste aree: senza l'allargamento della zona marina C non avremmo potuto sederci al tavolo tecnico”.
    Nel diritto internazionale vige il principio della buona fede: se c'è un accordo e uno dei due Stati lo viola allora è in torto. Ma, spiega ancora il DG Energia del MiSE, l'accordo non c'era ancora. Anzi, a dirla tutta non ci sono neanche verbali delle due riunioni del tavolo tecnico: “Stiamo discutendo in via informale, per vedere se possiamo fare esplorazioni comuni”. Tuttavia l'Italia ha già messo le mani avanti, dichiarando apertamente le proprie intenzioni: il 28 febbraio 2013, quindi dopo i due tavoli tecnici e dopo l'emanazione del decreto Passera, il Ministero dello Sviluppo Economico pubblica un supplemento al Bollettino Ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse intitolato "Il mare" (pdf).
    Nell'introduzione del documento il MiSE afferma chiaramente: “Lo stato costiero esercita sulla piattaforma continentale diritti sovrani allo scopo di esplorarla e sfruttarne le risorse naturali, nessun altro può intraprendere tali attività senza il suo espresso consenso. Per risorse naturali si intendono le risorse minerali e altre risorse non viventi del fondo marino e del sottosuolo”.
     Quindi il petrolio già rivendicato da Malta, e dalla Libia, è “nostro” e l'Italia non ha intenzione di concederlo a nessuno. E Terlizzese conferma: “Certo, nel diritto internazionale tutti gli Stati decidono unilateralmente, di solito in seguito ad accordi con gli Stati limitrofi. In questo caso non c'è l'accordo perché Malta ha deciso che parte di quelle acque è di sua competenza. Una situazione di contenzioso relativamente comune in molte aree geografiche”.
    Tuttavia la stampa internazionale di settore non si è ancora accorta delle ferme intenzioni italiane: il quotidiano online RigZone il 30 maggio canta le lodi del potenziale offshore di Malta, e descrive i tanti interessi già manifestati dalle compagnie petrolifere, senza però citare minimamente né i due tavoli tecnici né la nuova “Zona marina C – Settore sud”. Ma riporta le recenti dichiarazioni di Heritage sul “potenziale inesplorato” del suo portafoglio maltese. La stessa Heritage, nel suo Interim Management Statement, pubblicato il 16 maggio 2013, non parla della disputa tra Italia e Malta, ma dovrebbe, come conferma Terlizzese, che sui probabili futuri contenziosi con le compagnie già titolari di licenze maltesi afferma: “Queste società erano pienamente consapevoli, come lo sono le tante altre aziende che hanno manifestato interesse per quelle aree”. E di aziende che hanno manifestato interesse ce ne sarebbero parecchie.
    Uscendo dalle questioni internazionali e venendo a quelle nazionali la situazione non è meno problematica. È vero che le zone marine della piattaforma continentale sono state istituite con la Legge 21 luglio 1967, n. 613, e che possono essere ampliate per decreto dal ministro dello Sviluppo economico (secondo l'articolo 3, comma 2, del Decreto Legislativo 625 del 1996), ma è anche vero che Corrado Passera al momento della firma doveva solo gestire l'ordinaria amministrazione. Mario Monti è salito al Quirinale per le dimissioni il 6 dicembre e il suo Governo è rimasto in carica per l'ordinaria amministrazione fino all'insediamento di Letta. Ma si può considerare l'allargamento del mare nazionale ordinaria amministrazione? È ordinaria amministrazione emanare un decreto sapendo che ci esporrà a un contenzioso internazionale? Come finirà questa faccenda non lo sa neanche il Direttore Generale Terlizzese: “È cambiato il Governo italiano, è cambiato il Governo maltese, ci risiederemo al tavolo e vedremo”.

#
A Enrico Gagliano, Movimento Ambientalista Bat Puglia e Francesca Calisesi piace questo elemento.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB dell' 11/06/13

A Pantelleria vince il senatore Lumia (fa pure rima)
da "Link Sicilia it"
http://www.linksicilia.it/2013/06/a-pantelleria-vince-il-senatore-lumia-fa-pure-rima


     11/06/13 - A Pantelleria le elezioni le hanno vinte le vecchie ‘volpi’ della politica. Il nuovo Sindaco – che poi è non è nuovo, visto che il Sindaco dell’isola l’ha fatto già – è Salvatore Gabriele, della lista “Pantelleria nel cuore”, lista vicina al senatore Giuseppe Lumia (PD, ndr): e vedi che mangi…
     Su 4 mila e 400 aventi diritto al voto, Gabriele ha preso 2 mula 247 voti, quasi il 50 per cento. Al secondo posto si è classificata la lista del Pdl, con mille e 1456 voti (quasi il 26 per cento). Al terzo posto la lista “Primavera pantesca” con 604 voti (13,34 per centro). La liste del Movimento 5 Stelle si è classificata al quarto posto con 403 voti (quasi il 9 per cento). Le ultime due liste non avranno consiglieri comunali.
     Tra i grillini c’è un po’ di delusione, ma anche tanta euforia. “Intanto – ci dice al telefono un protagonista del Movimento 5 Stelle di Pantelleria – grazie a Grillo abbiamo scoperto l’impegno. Prima non stavamo attanti a tante cose. Oggi ci sentiamo protagonisti della nostra isola. Delusi? Un po’ sì. Ma solo un poco. Questa esperienza ci ha motivato. Per noi il vero impegno politico comincia adesso”.
     Il Movimento 5 Stelle di Pantelleria si sta già organizzando. Ci sono tante battaglie da combattere. La sanità, con l’ospedale che è stato abbandonato. L’agricoltura. Il porto ‘sepolto’ da appalti miliardari truffaldini. E poi c’è tutta la questione legata alla tutela dell’ambiente. A cominciare da chi cerca il petrolio in mare, a due passi dall’isola. “Sì – ci dicono al telefono in coro i protagonisti del Movimento 5 Stelle di Pantelleria – c’è tanto da fare. Questa è stata la prima volta. Poteva andare meglio, certo. Ma noi abbiamo tanta volontà e tanta voglia di fare. Lavoreremo. Lavoreremo tanto”.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Trovo che da parte del giovane movimento dei "grillini panteschi" il modo di accettare questa "prima sconfitta" elettorale sia assolutamente da elogiare; come pure l'assunzione di un impegno politico per il futuro, che mi auguro di vero cuore venga mantenuto e rispettato, e dal quale non potrà che derivare del bene per la nostra isola...
#
#
Post di Stefano Scaltriti
Ora inizia il gioco...
#
Post di Salvatore Gregorio Spata
Siamo ancora più motivati di prima...
#
A Maria Rosa Maccotta, Salvatore Gregorio Spata, RosaeCeleste Pantelleria, Tiziana Trapani, Giovanni Angeloni, Alfonso Nigro, Giovanni Maccotta, Fabrizia Boni, Macris Mocera e Ilva Alvani piace questo elemento.

--------------------

I Signori del Vento. Così il padrino superlatitante governa il business dell'eolico
di Salvo Palazzolo
http://inchieste.repubblica.it/it/...parchi_eolici_gestito_dai_manager_di_messina_denaro-60473429/

Chi sono e come operano i boss imprenditori che hanno fatto affari d'oro con le energie alternative. Sono uomini di Matteo Messina Denaro, il mafioso imprendibile dal 1993. La loro ultima cassaforte è stata trovata in Lussemburgo: i giudici di Palermo l'hanno sequestrata, ma l'Europa non riconosce il provvedimento della magistratura italiana
     06 giugno 2013, PALERMO - L'ultima caccia al superlatitante Matteo Messina Denaro si è fermata su Google maps. All'indirizzo di rue Jean-Pierre Beicht 226, Luxembourg, Lussemburgo. Lì, in una graziosa villetta a due piani, gli investigatori della Dia di Palermo hanno trovato la sede di una strana società che si occupa di energia eolica: in questi anni ha continuato a ricevere bonifici da una filiale del Monte dei Paschi di Siena che si trova ad Alcamo, provincia di Trapani, una delle roccaforti del padrino di Cosa Nostra ormai latitante dal giugno 1993. Quei bonifici venivano fatti da un imprenditore siciliano ritenuto molto vicino a Messina Denaro, quel Vito Nicastri che si è ormai guadagnato il titolo di "re dell'eolico". Lui è uno "sviluppatore" di parchi eolici, li costruisce mettendo d'accordo politici e mafiosi e poi li vende - chiavi in mano - a gestori italiani e stranieri.
     Nelle scorse settimane, le indagini della Dia hanno svelato il tesoro di Nicastri, una rete di società e conti bancari che è davvero un tesoro: vale un miliardo e trecento milioni di euro. Ma il pezzo forte della collezione è ancora in mano a Nicastri: è quella società di rue Jean-Pierre Beicht 226, Luxembourg. Si chiama "Lunix s. a.". Dove "s. a." sta per società anonima, che per lo 0,03 per cento è di proprietà di un'altra società, con sede a Panama, via Espana 122, Bank Boston Building, ottavo piano. Per il resto, le quote della "Lunix" sono di proprietà di Nicastri e dei suoi familiari. Secondo la Direzione Investigativa Antimafia, quella società è la cassaforte di Nicastri e dei suoi affari milionari. Ma il pool di investigatori guidato dal colonnello Giuseppe D'Agata non può guardarci dentro, nonostante la "Lunix" sia ufficialmente sequestrata. Almeno, lo è per la giustizia italiana. In Europa, quel provvedimento firmato dal tribunale misure di prevenzione di Trapani è carta straccia. E così non sarà mai possibile scoprire dove siano andati a finire i soldi arrivati in Lussemburgo attraverso tante strade, dall'Italia e da Malta.
     Nicastri è stato uno dei primi, in Sicilia, a scoprire il business dell'eolico. Con lui, anche diversi altri imprenditori, tutti trapanesi, tutti legati a Matteo Messina Denaro. Che strana coincidenza. I magistrati della Procura di Palermo li chiamano ormai i "signori del vento", perché hanno fatto incetta di contributi pubblici per piantare centinaia di pale eoliche in provincia di Trapani, soprattutto nella zona di Mazara del Vallo. Basta scorrere le inchieste della Procura antimafia di Palermo, coordinate dai sostituti Pierangelo Padova, Carlo Marzella e dal procuratore aggiunto Teresa Principato, per scoprire la ragione di tanto successo imprenditoriale: gli uomini più vicini al superlatitante hanno inventato il patto del tavolino a tre gambe. Ovvero, un momento di incontro fra mafiosi, imprenditori e politici.
     L'INDAGINE. Delle infiltrazioni di Cosa nostra nel settore eolico si è interessata anche la Direzione nazionale antimafia, che ha coordinato diverse indagini in tutta Italia sui signori siciliani del vento. Dice Maurizio de Lucia, sostituto procuratore della Dna: "Potremmo esemplificare le infiltrazioni di mafia nel settore delle energie alternative con un detto: affare nuovo, metodo vecchio. Tutte le volte che c'è un affare nuovo, lecito o illecito, Cosa nostra si muove, perché ha tra le sue ragioni fondanti l'accumulazione del capitale. E poi, l'organizzazione continua a guardare alle prospettive dell'economia, in crescita o in crisi. Per il resto, Cosa nostra si muove con lo stesso modello di sempre, ovvero con i suoi punti di forza tradizionali. Innanzitutto, la capacità militare, senza la quale non possono essere realizzati i patti. Anche quando è indebolita, per effetto di indagini e processi, Cosa nostra conserva una sua importanza nelle mente di tante, troppe persone. E così la filosofia che spinge l'organizzazione resta la stessa degli anni 60, quella che spostò Cosa nostra dalle campagne alla città, per partecipare al sacco edilizio di Palermo".
     Ma perché oggi l'eolico piace così tanto ai manager di Cosa nostra? "L'eolico è sì alta tecnologia nel montaggio dei generatori e alta sapienza amministrativa nella vendita dei certificati verdi", spiega ancora de Lucia, "ma è anche altro. Ovvero, terreni sui quali si devono collocare le pale e cemento che serve per costruire le basi delle strutture. Dunque, i mafiosi possono interviene in prima persona, comprando i terreni, determinandone il prezzo. E poi, ancora, distribuendo tangenti, assicurando subappalti alle imprese amiche. Anche se in questo momento Cosa nostra ha difficoltà nella gestione del cemento dato che quasi tutte le cave della Sicilia Occidentale sono sequestrate".
     L'analisi fatta dalla Direzione nazionale antimafia suggerisce possibili contromisure per fronteggiare le infiltrazioni? "L'energia alternativa è il futuro, dunque non è bloccando l'eolico o il fotovoltaico che possiamo mettere un argine alle infiltrazioni. Piuttosto, sono necessari presidi di legalità, che non sono soltanto gli spazi di intervento classico del giudice penale. È necessario agire in modo ampio: intanto, con la semplificazione amministrativa, che non vuol dire annullare le autorizzazioni. Ma un imprenditore non può bussare a 25 porte diverse per avere il via libera. Credo che siano necessarie meno autorizzazioni e più conferenze di servizio che le concedano, perché c'è più trasparenza in un collegio, anziché in singoli funzionari. Poi, è necessaria la tracciabilità dei flussi finanziari: dobbiamo sempre sapere da dove arrivano i soldi e a chi appartengono".
     LE INTERCETTAZIONI. Per scoprire come hanno operato i signori del vento bisogna rileggere le intercettazioni della prima inchiesta sulle infiltrazioni di mafia nell'eolico, condotta dai carabinieri e dalla squadra mobile di Trapani. I verbali risalgono al 2006, l'indagine ha già portato a condanne definitive. Matteo Tamburello, figlio di un mafioso di rango e pure lui mafioso, si vantava con la moglie di essere stato interpellato per la creazione di un parco eolico. Ed era soddisfatto per il nuovo affare che avrebbe realizzato. Ma qualcosa lo turbava: "In mezzo c'è Vito Martino, e lui sta sbagliando. E un picciridduni (un bambinone - ndr) e basta".
     Vito Martino era l'allora assessore della giunta di Mazara del Vallo. Ma perché al mafioso non piaceva il politico? Per le sue denunce antimafia? Niente affatto. Perché il politico voleva prendersi tutte le mazzette per sé, voleva essere l'unico referente dell'imprenditore del Nord che avrebbe dovuto realizzare un impianto eolico in provincia di Trapani. E questo non è possibile. In Sicilia è Cosa nostra che fissa la spartizione. Così Tamburello spiegava alla moglie: "Lo mando a chiamare e gli dico: Vito, senti, i 150 milioni che ti danno di tangente, cortesemente tu li devi uscire ora. Altrimenti, un palo qua a Mazara un si isa". Ovvero, non si alza. "Minchia lu fazzu mettere tutto a na banna, minchia ava arristare iddu accussì". Intanto, Vito Martino, pure lui intercettato si dava un gran da fare: "Vengono le multinazionali, che fanno delle ricerche loro", spiegava al suocero imprenditore. "Ma una cosa è la materialità del... che sono dieci anni che ci lavora pure l'impresa, una cosa è all'ultimo minuto arrivare". Tradotto: le ditte che arrivano in Sicilia hanno sempre bisogno degli imprenditori locali, non solo per i lavori, ma anche per i loro contatti con i mafiosi, che finiscono per gestire tutta la pratica e per risolvere ogni problema.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Grazie, Giò, del post condiviso. Molto interessante. Lo riprendo negli "Echi di Stampa"...
#
A Roberto Giacalone e al sottoscritto piace questo elemento.

--------------------

Governo delle "larghe intese" anche a Pantelleria ?
di Guido Picchetti (a margine di una foto su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     11/06/13 - Salvatore Gino Gabriele è stato eletto nuovo sindaco dell'isola e governerà il comune con un consiglio composto da dieci consiglieri della sua lista "Pantelleria nel cuore " e da cinque consiglieri della lista del Pdl di Santoro Genova, giunto seconda nello spoglio dei voti. Gli assessori già designati del sindaco Gabriele sono Angela Siragusa (vice sindaco) e Giuseppe Giglio. Alta la percentuale di votanti registrata sull'isola in controtendenza con la media nazionale, del 70,37 per cento, simile a quella delle elezioni comunali del 2010 sull'isola.
#
Post di Vito Casano

Poi la sinistra dice che vanno a governare da soli...

--------------------


     - Dal 1 al 10 Giugno 2013
 
Dalla mia Bacheca su FB del 10/06/13

Nuove trivellazioni al largo delle coste adriatiche della Puglia
di Movimento Ambientalista Bat Puglia (da un post condiviso du Fb
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=395877137193085&set=p.395877137193085&type=1


     10/06/13 - Le Associazioni ambientaliste Folgore e Demetra di Trani (BT) chiedono l’intervento di tutte le Amministrazioni comunali costiere della BAT (sindaci, giunte e Consigli comunali) affinché esprimano tutti il loro diniego alle istanze e attività di ricerca idrocarburi nel Mare Adriatico al largo delle nostre coste, finalizzate alle trivellazioni di pozzi petroliferi esplorativi destinati a divenire permanenti in presenza di petrolio nei nostri fondali marini.
     Approfondimento su questa pagina web (qui a seguire integralmente riportato, ndr):

 

Nuove trivellazioni petrolifere al largo delle coste adriatiche della Puglia?
da "Green Report it"
http://www.greenreport.it/...trivellazioni-petrolifere-al-largo-delle-coste-adriatiche-della-puglia/#


    [10 giugno 2013] - Le Associazioni ambientaliste Folgore e Demetra di Trani, lanciano un nuovo allarme petrolio offshore lungo le coste della provincia di Barletta-Andria-Trani (Bat) e chiedono «L’intervento di tutte le Amministrazioni comunali costiere della Bat (sindaci, giunte e Consigli comunali) affinché esprimano tutti il loro diniego alle istanze e attività di ricerca idrocarburi nel Mare Adriatico al largo delle nostre coste, finalizzate alle trivellazioni di pozzi petroliferi esplorativi destinati a divenire permanenti in presenza di petrolio nei nostri fondali marini».
    Il nuovo pericolo per il mare pugliese viene da una vecchia conoscenza di greenreport.it, la Northern Petroleum Ltd, una multinazionale che ha interessi in Gran Bretagna, Olanda, Guyana, Spagna ed Italia, dove dice che «Le nostre licenze sono ben distribuite in core areas attraverso le più importanti province italiane, l’area meridionale del Mar Adriatico, il Mar Ionio, l’offshore del Canale di Sicilia ed anche la Valle del Po».
    «In particolare – dicono Folgore e Demetra – stando a quanto pubblicato nel Buig (Bollettino ufficiale degli Idrocarburi e delle georisorse) del ministero dello sviluppo economico), sono tutt’ora attive le due istanze denominate “d 61 F.R-.NP” e “d 66 F.R-.NP”, entrambe situate nell’area di mare di fronte ai Comuni costieri di Bisceglie, Trani, Barletta e Margherita di Savoia ed in parte anche nella provincia di Bari».
    La superficie dell’Istanza di permesso di ricerca della d 61 F.R-.NP è di 728,3 Km2 e quella della d 66 F.R-.NP di 711,6 Km2, la prima richiesta è del 2006, la seconda risale al 2009, l’ultima fase del procedimento amministrativo è del 26 marzo 2013.
    Come scrive la Northern Petroleum con un certo fastidio sul suo sito, «Abbiamo mantenuto il ritmo, anche se non veloce, dato le preoccupazioni ambientali in Italia, i regolamenti ed i processi legislativi per ottenere i dati necessari per il successo dei programmi di perforazione futuri e per il “derisk” potenziale delle nostre esplorazioni. Questo n un contesto di crescente speranza che il nuovo governo avrebbe preso una posizione più incoraggiante ed accelerato l’esplorazione, e il nostro punto di vista sembra essere giustificato». I petrolieri fanno evidentemente riferimento al via libera alle trivellazioni offshore del governo Monti.
    «La priorità nel 2011 – continua la Northern Petroleum – è stato quella di concentrarsi sui nostri assets di grande valore nell’Adriatico meridionale, che ospita le scoperte Giove e Rovesti. Abbiamo concordato una farm-out del 15% dei permessi che contengono le scoperte Giove e Rovesti con Azimuth, specialista globale nella ricerca e sviluppo, per accelerare i lavori per delineare una valutazionesostem nibile e gli obiettivi di esplorazione e trivellazione».
    Ma la multinazionale è anche alla ricerca di nuove licenze «in settori chiave promettenti dell’Italia per espandere la nostra asset base ed abbiamo domande in sospeso che miglioreranno il portafoglio all’interno delle nostre core areas.
»
  
 Nel 2012 la Northern Petroleum ha lanciato un programma a lungo termine che punta direttamente ai mari dell’Italia meridionale: «Il Canale di Sicilia: Progress in Italy, dove le nostre prospettive sono così eccitanti, è una priorità. Il nostro obiettivo resta quello di concludere accordi per portare nuovi partner nella zona del Canale di Sicilia. Adriatico meridionale: un’indagine sismica 3D è previsto nel 2012 nell’Adriatico meridionale, anche se tempistica dipenderà dalle approvazioni necessarie da parte di tutte le autorità competenti. L’indagine sarà progettata per definire obiettivi di valutazione trivellabili, tra i quali la grande prospettiva Cygnus».
    Quindi gli ambientalisti pugliesi hanno fondate ragioni per preoccuparsi per le due istanze nel mare della provincia di Bat ed a dire che «Prosegue l’iter amministrativo inteso a “petrolizzare” le nostre coste pugliesi Soltanto per queste due Istanze attive abbiamo un totale di ben 1.439,9 kmq del Mare Adriatico pugliese ipotecati dal rischio di nuove estrazioni petrolifere».
    Folgore e Demetra «Mettono in guardia circa i danni alla pesca ed alla flora marina causati dalle ispezioni sismiche realizzate con la tecnica dell’air-gun per la ricerca di petrolio nei fondali marini della costa pugliese, non escludendo che la stessa ispezione sismica possa provocare il disorientamento dei cetacei a causa delle violente esplosioni di aria compressa dell’air-gun e che l’enorme pressione delle onde sonore cosi generate possa avere effetti di destabilizzazione sul delicato equilibrio marino».
    Il problema, cone sempre quando si parla di idrocarburi, è anche di scelta di modello economico: «Inoltre, le ricerche petrolifere nel nostro mare potrebbero avere un forte impatto negativo sulle dinamiche dell’economia locale - sottolineano le due associazioni – in quanto le nostre comunità locali vivono e sopravvivono grazie al settore turismo, oltre che al settore della pesca, le quali attività sarebbero seriamente compromesse. Vogliamo mettere a rischio queste realtà solo ed esclusivamente per far arricchire la Northern Petroleum ed i propri sostenitori?».
    Associazione Folgore – Trani – Il presidente dell’Associazione Folgore, Nunzio Di Lauro, e il presidente di Demetra, Roberto Caressa, concludono: «Viviamo già in una grave e perdurante crisi economica ed il nostro primario interesse dev’essere quello di salvaguardare le piccole imprese locali e l’intero indotto economico e produttivo dei settori correlati al turismo e alla pesca, oltre che tutelare l’ambiente nel suo complesso e la fauna marina. Rimandiamo la Northern Petroleum a casa, nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, opponiamoci strenuamente a queste “invasioni barbariche” atte a devastare e stravolgere il nostro ecosistema marino e la nostra vita».

#
Al sottoscritto piace questo elemento.

--------------------

No trivelle nel Canale di Sicilia !
di Movimento Ambientalista Bat Puglia (da un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=395832083864257&set=p.395832083864257&type=1


     10/06/13 - Tasse e royalties su idrocarburi, cave e acque minerali: il M5S prova a disincentivare il saccheggio della Sicilia...
     Approfondimento su questa pagina web (qui a seguire integralmente riportata, ndr):

 

Tasse e royalties su idrocarburi, cave e acque minerali: il M5S prova a disincentivare il saccheggio della Sicilia scritto da Staff Melfi 5 Stelle
http://www.melfi5stelle.it/...il-m5s-prova-a-disincentivare-il-saccheggio-della-sicilia

    10 Giugno 2013 - Petrolieri, proprietari di cave e di industrie di imbottigliamento dell’acqua nel mirino degli emendamenti del Movimento Cinque Stelle all’Ars. I deputati M5S di Palazzo dei Normanni hanno presentato alcuni emendamenti alla Finanziaria che puntano a far cassa e al contempo a disincentivare l’estrazione di idrocarburi o dalle cave e a ridurre la commercializzazione dell’acqua in bottiglie di plastica.
    Il blitz in casa degli “intoccabili” frutterebbe quasi trentadue milioni di entrate aggiuntive, che arriverebbero tassando o aumentando le royalties su idrocarburi, acque, cave e combustibili.
    “Finora – dice il deputato Claudia La Rocca - la Sicilia è stata saccheggiata praticamente senza contropartita o con contropartite misere. Si pensi, ad esempio, all’attività di estrazione dalle cave, che finora ha prodotto zero entrate a fronte di ben 557 cave attive, o al pet-coke (una sorta di combustibile) per l’uso del quale finora non è stata prevista alcuna tassa o sanzione”.
    Una mini rivoluzione è prevista dagli emendamenti a Cinque Stelle anche sul fronte acque minerali, la cui estrazione ha finora prodotto un attivo per la Regione di soli 900 mila euro, a fronte dei 2 milioni e mezzo previsti dagli emendamenti dei 5 Stelle.
    L’emendamento presentato da La Rocca e dagli altri quattordici parlamentari stellati prevede infatti un aumento del canone relativo sia agli ettari utilizzati che all’acqua estratta, con sconti per chi imbottiglia in vetro o per chi pratica la politica del vuoto a rendere.
    “Quest’ultimo – sottolinea Claudia La Rocca – è un aspetto importantissimo, se si pensa che in Italia l’acqua in bottiglie di plastica comporta l’uso di 365 mila tonnellate di PET, che comportano enormi costi di smaltimento, considerando che in regioni come la nostra non esiste un sistema di riciclo dei rifiuti efficiente”.
    E’ sul fronte degli idrocarburi, però, che si avrebbero i maggiori vantaggi dai correttivi alla Finanziaria. L’emendamento preparato in casa 5 Stelle prevede infatti il raddoppio delle royalties (che passerebbero dal 10 al 20 per cento) e l’eliminazione della franchigia. Se dovesse arrivare il via libera, le entrare per la Sicilia in quest’ultimo ambito raddoppierebbero, passando dagli attuali quasi 19 milioni di euro a circa 38 milioni.

#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Non è con il raddoppio delle royalties che si risolve il problema del degrado ambientale provocato da decenni di sfruttamento senza regole, che tanti danni hanno provocato e provocheranno ancora alle comunità dei territori direttamente coinvolti a loro insaputa... Occorre puntare su un diverso modello di sviluppo, riconoscendo gli errori commessi, ed evitandone di ulteriori...
#
Post di Movimento Ambientalista Bat Puglia

La locuzione latina "errare humanum est, perseverare autem diabolicum", tradotta letteralmente, significa "commettere errori è umano, ma perseverare [nell'errore] è diabolico". Perché la nostra classe politica e istituzionale non impara mai dai propri errori, continuando a elargire permessi di ricerca Idrocarburi ???

--------------------

Al nuovo sindaco di Pantelleria, che tra poco sapremo chi sarà...
di Guido Picchetti (a margine di una foto su Fb)
https://www.facebook.com/...set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     10/06/13 - Complimenti e auguri di buon lavoro... Ma anche l'indicazione di una delle prime "piccole" cose che a mio giudizio andrebbe fatta, nell'interesse di tutti i cittadini panteschi e non... L'avevo già notata da tempo, ma mi è venuta in mente proprio ieri, tornando dal seggio di Scauri dove mi sono recato a votare. E per rendere più chiara questa segnalazione, ho scattato allora la foto che qui unisco.

     Riguarda il palo di cemento dell'illuminazione stradale ripreso nella foto. Un palo di cemento alto, bello e robusto, che, dopo la realizzazione della famosa "bretella" incompiuta di Scauri e l'installazione della recinzione metallica che, in attesa del necessario collaudo, ne impedisce a tutt'oggi l'accesso dal basso, è stato lasciato sul posto così com'era, risultando del tutto isolato in mezzo alla strada ad oltre tre metri di distanza dalla rete metallica suddetta, consentendo così al normale traffico veicolare, volendo, di poterlo anche aggirare in discesa mantenendosi un po' più sulla destra...
     E' pur vero che pochi si azzardano a far ciò preferendo andare dritto, ma non è questo il punto... La realtà è che questo palo viene a trovarsi in mezzo ad una strada divenuta di fatto più larga del normale, ma senza che nessun cartello ne segnali la pur pericolosa esistenza, e nessun accorgimento preventivo impedisca a chiunque di andare a sbatterci contro... Un incidente del genere potrebbe capitare in buona fede... Ad esempio a causa di eccessiva velocità di guida, o anche dopo aver bevuto qualche bicchierino di troppo, che, facendo vedere al guidatore in corsa due pali anzichè uno solo, potrebbero anche impedirgli di capire, nell'impossibilità di scansarli entrambi, quale dei due farà bene ad evitare e quale invece colpire...
     Ma potrebbe anche venire in mente a qualche interessato "benpensante" la bella idea di andare a sbatterci contro con un suo vecchio catorcio a quattro ruote. volontariamente e in modo controllato. stando cioè bene attento a sfasciare totalmente l'auto che intende sostituire (non a proprie spese evidentemente), ma senza procurarsi il benchè minimo graffio... Lungi da me l'idea di dare suggerimenti del genere a chi, già esperto in tali comportamenti, non ne ha sicuramente bisogno...
     Ma ciò che voglio dire è che in tutti questi casi sarà davvero difficile escludere la responsabilità dei nostri amministratori, i quali, a qualunque livello siano, certamente saranno tirati in ballo dagli esperti delle agenzie assicurative coinvolte... E conseguentemente si dovranno certamente pagare i danni provocati da un incidente dovuto principalmente a cattiva manutenzione delle strade. Ma alla fine cosa accadrà ? Che a pagarli quei danni, anche se non direttamente, saremo noi soliti cittadini, con soldi in qualche modo tirati fuori dalle nostre tasche... Avete qualche dubbio in merito ?
#
A Alfonso Nigro, Battista Belvisi, Giusi Orefice, Maria Rosa Maccotta, Renato Ghittoni e Giuseppe Amico piace questo elemento.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 9/06/13

La mappa petrolifera in Basilicata
di Movimento Ambientalista Bat Puglia (da una immagine condivisa su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.104235473023921.6243.100003124060233&type=1


    09/06/13 - Una mappa petrolifera della BASILICATA, con relativa lettera di "Comunità Lucana - Movimento No Oil".

#
Commento del sottoscritto a margine della mappa condivisa su Fb

Per chi non lo sapesse: "permesso di coltivazione" sta per "permesso di trivellazione" con tutto ciò che questo comporta ... Vedete a che punto siamo arrivati ? La mappa bene lo evidenzia. E leggetevi anche il testo allegato. Dobbiamo anche stare a supplicare i nostri governanti di avere un po' di pietà per vedere rispettati i nostri più elementari diritti, alla salute, al benessere ambientale e alla tranquillità sul territorio ? E' davvero vergognoso !!!
#
A Movimento Anbientalista Bat Puglia, Ilva Alvani piace e al sottoscritto piace questo elemento.
--------------------

Quando gli "atti" dei padri ricadono sui figli...
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200736711074485

     9/06/13 -  Si dice spesso che siano le "colpe" dei padri a ricadere sui figli, ma personalmente non ci credo, e penso un tale assioma sia ancora tutto da dimostrare. Ma che le conseguenze di certe scelte dei padri, in buona o mala fede che siano, rivelandosi con l'andare del tempo giuste od errate potranno influire sulla vita dei nostri figli, questo sì che nei fatti di storia antica e recente è ampiamente documentato, e dovrebbe farci riflettere prima di effettuare scelte che potrebbero rivelarsi decisive per le generazioni che seguiranno. E una prova evidente di come ciò possa facilmente accadere l'abbiamo in questo articolo di "amarcord" firmato da Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog che ci ripropone alcuni cinegiornali degli anni '50 relativi ai rapporti allora nascenti tra la terra di Sicilia e le prime iniziative di sfruttamento delle risorse petrolifere nascoste nel suo sottosuolo... Sono filmati che non necessitano di alcun commento, ma che sia i "vecchi" reggitori della cosa pubblica del nostro Paese (e ce ne sono ancora tanti in circolazione...), sia le fresche leve di reggenti da poco giunti alla ribalte governative, si riguardassero con attenzione per rendersi conto come sia facile commettere errori madornali di valutazione... Errori che, anche ammettendo la massima buona fede all'origine, oggi, con il senno di poi, è impossibile non capire quanto abbiano pregiudicato e stiano ancora pregiudicando il sano e giusto sviluppo dei territori coinvolti da tali iniziative, condizionando non poco il benessere ambientale proprio di quelle aree, a tutto danno delle stesse popolazioni che a parole si diceva di voler favorire ... (gp)

 

L'Istituto Luce e il petrolio di Gela
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/06/listituto-luce-e-il-petrolio-di-sicilia.html


    SATURDAY, JUNE 8, 2013 - Sono bellissimi questi video dell'istituto Luce. Un po' perchè sono di tanto di tempo fa, e un po' perchè hanno il sapore del "...perché non rendi poi quel che prometti allor ? " di Leopardi.
    Gela, Sicilia, Saipem, Scarabeo - è tutto perfetto - una vita autonoma, il primo in Europa, resistenza impavida, buca nel cuore della terra, 3500 metri, 50 uomini, ronza l'elicottero amico, tra costa e mare, ritmo febbrile, un'esigenza nazionale, alleviare gli oneri delle importazione, il petrolio linfa del nostro secolo, le viscere dell'isola, la raffineria forma il complesso di punta, le trivelle a scuotere l'eterno dominio degli aranceti, la nuova Sicilia, la civiltà di domani, per i nostri figli.... Gela si è trasformata, i vecchi restìi al progresso stentano a credere al progresso, il corso per perforatori con pratica e teoria, lavoro, tranquillità e benessere, avanzata produzione, crescita regolare....
    Eccoli qui... (ne riporto solo 3, sicuramente visibili con un semplice click sul relativo fotogramma, ndr):

"Le realtà siciliane - il petrolio"

Una produzione del 1959 dell' "Istituto Luce Cinecittà srl" - (8'16")



 

 

 


"Sulle vie dell'oro nero: numero speciale"
da "La Settimana Incom" del 06/04/1959 - Una produzione dell' "Istituto Luce Cinecittà srl" - (7'38")

 

 






"Archeologia + petrolio = Sicilia '58"
da un Documentario Incom del 1958 - Una produzione dell' "Istituto Luce Cinecittà srl" - D023402 - (10'03")

 

 

 




Veniamo al 2013, e questo è quel che resta di cotanta speranza.

#
A Silvio Palazzolo, Alessandro Brignone, Ferdy Sapio, Roberto Ferreri, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Francesca Calisesi e Ilva Alvani piace questo elemento.

--------------------

E il caos continua, tra regioni, governi e corte costituzionale...
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200735695409094
 

      9/06/13 - Ennesimo conflitto di poteri in Italia per la questione trivellazioni. A quanto pare la bocciatura della Corte Costituzionale di alcuni giorni fa della decisione della Giunta Regionale lucana (che aveva respinto le richieste di permesso di ricerche petrolifere avanzate dalla Aleanna Resources in 13 comuni dell'area del Vulture in provincia di Potenza) non avrebbe alcun effetto pratico... E così neppure sulle analoghe decisioni contrarie alle trivellazioni assunte dalla regione Abruzzo. Ciò grazie al ricorso (contro il Decreto Passera del giugno 2012) presentato l'estate scorsa dalle regioni Veneto, Puglia e Toscana. Ricorso al quale nè Abruzzo, nè Basilicata allora si affiancarono, ma che, ironia della sorte, ora ugualmente se ne avvantaggerebbero... Più caos di così in un paese "civile" difficilmente potrebbe esserci... E poi qualcuno dice che non c'è bisogno di riformare la nostra "bella" costituzione e che non occorre farlo anche al più presto... (gp)

 

Petrolio, la Basilicata può difendersi ma non per merito proprio
di Maria Teresa Labanca
http://www.ilquotidianodellabasilicata.it/...--la-Basilicata-puo-difendersi.html

All'indomani della bocciatura della Consulta la Giunta regionale ha detto no alla nuova richiesta di rilascio del permesso di ricerca di idrocarburi per 13 comuni dell’aera del Vulture. Un parere che vale quanto quello dello Stato grazie al ricorso contro il decreto Passera che era stato presentato da Veneto, Puglia e Toscana, non dalla Basilicata.
    08 giugno 2013, POTENZA - Detto fatto. Come annunciato all’indomani della bocciatura della moratoria sul petrolio da parte della Corte Costituzionale, la Giunta regionale ha detto no alla nuova richiesta di rilascio del permesso di ricerca di idrocarburi che interessa 13 comuni dell’aera del Vulture. La delibera è di ieri. Il primo atto formale dopo la decisione della Consulta, in risposta alla richiesta presentata dalla Aleanna Resources Llc.
    L’occasione è buona, per il presidente De Filippo, per ribadire che il parere negativo non è legato solo alle valutazioni che attengono al pregio naturalistico, storico e ambientale della vasta area interessata. Ma soprattutto al fatto che - per farla semplice - la Basilicata non può permettersi di diventare un colabrodo. E che - citando testualmente il testo del comunicato - “la valorizzazione e la protezione dell'ambiente costituiscono obiettivi primari ed ordinari della gestione del territorio”.
    Non è detto che questa aggiunta costituisca un punto di forza nella strategia difensiva lucana, visto che, rispetto al singolo procedimento, ancora una volta si torna ad opporre quel precostituito diniego che la Corte ha giudicato illegittimo. Ma al momento dire no è l’unica cosa che la Regione può fare. Tecnicamente si chiama “delibera di mancata intesa”. Basterà alla Basilicata per difendersi dall’assalto delle trivelle? La cosa funziona così: quando una compagnia petrolifera presenta una nuova istanza di ricerca, questa viene sottoposta alla valutazione bilaterale di Stato e Regione, alla ricerca di quella che dovrebbe essere un’intesa. Cosa accade nel caso di pareri contrastanti? Fino a qualche mese fa il Consiglio dei ministri, in caso di mancato accordo entro i termini stabiliti, avrebbe potuto imporre la propria linea.
    Una scorciatoia voluta dall’ex ministro Passera e fatta passare come uno snellimento delle procedure, all’interno del cosiddetto decreto “Semplifica Italia” poi convertito in legge. Ma lo scorso marzo la Suprema Corte ha dichiarato incostituzionale il comma 3 dell’articolo 61 del decreto-legge in questione. Sancendo che lo Stato non può bypassare l’intesa con la Regione. Se la Basilicata può ancora sperare di far pesare il proprio no rispetto alle nuove istanze di ricerca è grazie a una sentenza della Consulta. Interessante è però scoprire che, nonostante la Basilicata sia la regione maggiormente interessata dalla questione, non può prendersi il merito della vittoria rispetto alla linea dettata dal ministro Passera. Il ricorso alla Corte Costituzionale, infatti, è stato presentato da Veneto, Puglia e Toscana. Ma non dalla Basilicata.
    Quella stessa Regione che nel frattempo diceva di non volerne più sapere di nuove concessioni, non ha pensato di impugnare la legge dello Stato. Forse perché sperava che la moratoria sarebbe bastata a difendere il territorio? Eppure lo stesso presidente De Filippo, a nome della Conferenza delle Regioni, lo scorso dicembre, aveva presentato al Governo un documento contro la limitazione delle competenze regionali in fatto di energia. La guerra, però, quella vera, a colpi di ricorsi, l’hanno lasciata fare agli altri. Ed è solo grazie a questo che oggi le Regioni possono ancora contare qualcosa.
    E’ pur vero, però, che la Strategia energetica nazionale resta improntata a un accentramento delle competenze in materia energetica. Tutto sta a capire ora quanta parte di quell’orientamento politico impresso dall’ex ministro Passara sarà raccolto dal nuovo Governo. Questione posta ieri anche dal consigliere socialista Rocco Vita che invoca una risposta lucana più dura, ma che ritiene pure indispensabile un segnale da parte del premier Letta. E’ da questo che dipenderà il futuro della Basilicata, che nell’ambito della pianificazione energetica nazionale, resta la produttrice di risorse da fonti fossili numero uno, destinata ad accrescere, e anche di molto, il proprio contributo.
    Cosa possono fare i lucani? Arrovellarsi sul come andare in guerra o decidere in via preliminare se quella guerra davvero la si vuole fare. Dire una volte per tutte e con chiarezza che il petrolio non lo si vuole più o se lo si vuole, ma a determinate condizioni. Linea, quest’ultima, affermata in quel Memorandum del 2011 portato avanti congiuntamente da Pd e Pdl. Prima della moratoria approvata all’unanimità, solo un anno dopo, che afferma esattamente il contrario. Un’ambiguità che, anche all’interno dello stesso Partito democratico lucano, aveva portato a differenze di vedute e pesanti contrasti. Divergenze che - a parere del vice presidente del Consiglio regionale, Franco Mollica che nel frattempo annuncia un no senza se e senza ma al petrolio - non possono più esistere. Il Pd, insomma, dovrà dire con chiarezza e soprattutto esprimere una posizione univoca sul futuro estrazioni in Basilicata.
    Chi esce allo scoperto è Sinistra ecologia e libertà che, attraverso le parole del coordinatore regionale, Maria Murante, oltre a denunciare il bluff della moratoria defilippiana, chiede una netta inversione di strategia in fatto di crescita e sviluppo. Che non passi più dalle attività estrattive inconciliabili con la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini. Solo questi ultimi - secondo il coordinatore del Movimento No Oil, Miko Somma - hanno veramente diritto di decidere se via lucana allo sviluppo debba passare o meno dalle attività estrattive. Quindi la proposta: un referendum consultivo. E’ chiaro però che, anche dopo l’esito non proprio a sorpresa della moratoria lucana, una generica enunciazione di principio non può più bastare a trascinare le folle. Chi si candida a governare la Regione dovrà dire con chiarezza cosa fare e come realizzarlo, con strategie e strumenti realmente all’altezza della sfida.

#
A Maria Rosa Maccotta, Francesca Calisesi e Ferdy Sapio piace questo elemento.
--------------------

Dalla mia Bacheca su FB dell' 8/06/13

WWF: Sicilia - Il petrolio mi sta stretto
da " IMG Press"
http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=73759&idSezione=1


     07/06/2013 - In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani che quest’anno ha lo slogan “Insieme per salvare mari e oceani” il WWF Italia lancia la campagna online “Sicilia, il Petrolio mi sta stretto” che durerà tutta l’estate, all’interno della iniziativa WWF “Per un Mediterraneo di qualità” . Il sito della campagna wwf.it/ilpetroliomistastretto vuole essere uno spazio di attivazione della cittadinanza per discutere, approfondire e scoprire di più sulla minaccia delle trivellazioni, anzi, delle coltivazioni di petrolio in Italia e in particolare nel Mediterraneo.
     Il gioco di parole a cui fa riferimento la campagna parte proprio dallo Stretto di Sicilia perché da lì passa tutto, dal minimale scambio di correnti, superficiali e profonde ai tonni e alle tartarughe in migrazione, alle flotte pescherecce degli stati mediterranei che si riversano tutte lì per pescare il pesce più pregiato al mondo, il tonno rosso. Il Mediterraneo è anche una delle vie d'acqua più trafficate del mondo, il 15% del traffico globale passa per il Canale di Sicilia. Più di 325.000 transiti si verificano ogni anno rappresentando un capacità totale di trasporto pari 3,8 miliardi tonnellate. Si stimano, nella media, che 200.000 navi commerciali attraversano il Mediterraneo dirette verso i 300 porti del bacino. E si ipotizza anche questi valori tenderanno a crescere di tre o quattro volte nei prossimi 20 anni. Dove tutti passano, lo stato italiano vorrebbe trasformare il tragitto, da libero qual è, ad una corsa ad ostacoli, permettendo la costruzione di piattaforme petrolifere.
     Attualmente in Italia si contano complessivamente, a mare e sulla terraferma, 202 concessioni di coltivazione, 117 permessi di ricerca, 109, istanze di permesso di ricerca, 19 concessioni di coltivazione, 3 istanze di prospezione. “Ogni qual volta guardo la mappa ufficiale delle concessioni per estrazione petrolifera fornita dal Ministero dello Sviluppo Economico mi sento circondato e penso solo ad una cosa: chi pagherà se qualcosa va storto? “ si chiede Marco Costantini responsabile Mare WWF Italia.
Alcuni degli oceani più iconici del mondo sono anche i più a rischio, secondo un nuovo studio del WWF Internazionale Accidents at sea sugli incidenti di navigazione.
     Il Mediterraneo e il Mar Nero, il Mar Cinese Meridionale e Indie orientali, il Mare del Nord e le isole britanniche sono i punti più pericolosi per gli incidenti che coinvolgono navi. Le navi da pesca sono quasi un quarto delle navi perdute in mare, ma le navi da carico rappresentano oltre il 40%. Il rischio per l'ambiente è direttamente collegata al tipo e alla quantità di sostanze pericolose trasportate, in particolare il petrolio, alla fase di trasporto e alla sensibilità della zona marina in cui potrebbe verificarsi un incidente. Nel 2002 la petroliera Prestige affondata causando oltre 70.000 tonnellate di petrolio rilasciato nell'Oceano Atlantico al largo della costa spagnola. Nel 1991 è toccato alla Haven, che versò davanti a Genova migliaia di tonnellate di petrolio e va ricordato il recentissimo sversamento dalla raffineria ENI di Gela che ha fatto scattare l’allarme ambientale.
     Per documentare le tante iniziative in corso in tutta Italia a difesa del mare e contro le trivellazioni, sul sito verranno postati una serie di documentari video: il filmaker Gianpaolo Rampini sta realizzando una mini-serie di video documentari che illustrano proprio la volontà dei cittadini di salvare il proprio mare.Si comincia con la prima puntata online tra qualche giorno dove si racconta del 13 aprile quando a Pescara c’è stata la più grande manifestazione mai fatta in Abruzzo, il cui titolo era "Tutti in piazza a Pescara per traghettare l'Italia fuori dall'Era del petrolio".
     La campagna ‘Sicilia: Il petrolio mi sta stretto’ prosegue tutta l’estate e prevede già la prossima settimana alcuni importanti appuntamenti: in occasione del Turtle Day del 16 giugno, giornata mondiale dedicata alle tartarughe marine quando è prevista la liberazione di alcune Caretta caretta in Sicilia. A 35 anni dalla campagna WWF-Marina Militare “Il Mare deve vivere”, il WWF rinnova la storica collaborazione coinvolgendo il pubblico attraverso attività di sensibilizzazione a bordo delle navi Amerigo Vespucci e Palinuro, velieri storici della Marina. Toccando i principali porti italiani, dal 15 giugno a settembre esperti ed operatori del WWF illustreranno le rare meraviglie che vanta il Mare Nostrum, così strettamente connesso ai valori della nostra cultura e alle economie locali, ma anche le minacce che stanno mettendo a serio rischio questo preziosissimo ecosistema.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Marco Costantini, responsabile Mare WWF Italia, è stato a Pantelleria proprio la settimana scorsa e ha incontrato i vari candidati sindaci dell'isola proprio per illustrare loro la situazione a dir poco tragica dello Stretto di Sicilia, tra trivellazioni, traffici marittimo (per lo più di petroliere), cui va aggiunto anche la nuova proposta di una gigantesca fattoria eolica tra Marsala e Petrsino a poca distanza dalla costa siciliana. Quando capiranno le isole del Canale (Pantelleria, Lampedusa, Linosa e Malta in testa) che sarebbe ora di far sentire la loro voce a livello europeo, unita e decisa, per mettersi al riparo da tali rischi che potrebbero compromettere tra l'altro l'intero Mediterraneo ?
#
Leggi "Sicilia, il petrolio mi sta stretto" pubblicato il 7/06/13 anche sul sito del WWF
Molte altre cose sono previste e il sito è il posto giusto per rimanere informati.
#
A Mimmi Panzarella e Teresa Anna Coni piace questo elemento.

--------------------

Quello che i media non dicono...
di Guido Picchetti ( a margine di un articolo condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200729342970287


     8/06/13 - Quello che i media non dicono.... Si spara a zero contro Grillo per i contrasti che ci sono tra i suoi deputati in parlamento. Ma sulle vere cause che hanno portato due di essi (guarda caso, di Taranto...) di decidere di passare al Gruppo Misto per certe prese di posizioni di altri deputati del Movimento stesso in merito alla questione dell'Ilva, neppure una parola, e sulle TV di regime si accenna solo a motivi di interesse personale !!! Quanto sarebbe meglio se ogni "politico" prima di parlare degli altri, imparasse a guardare piuttosto in casa propria e a fare, se occorre, le dovute pulizie...
     E, mi raccomando, guardatevi il video riportato sulla stessa pagina di Ecoblog con l'intervento in Parlamento del 4 Giugno u.s. sulla questione Ilva dell' On.le Diego De Lorenzis e ditemi poi se non concordate con le sue parole... E' un "j'accuse" sincero, forte ed efficace, tutto da ascoltare, anche se preceduto da 30" di pubblicità che tenteranno di scoraggiarvi nella sua visione... Ma se insistete un paio di volte a cliccare su di esso, come a me è capitato, ce la farete a vederlo ... (gp)

Il Movimento 5 stelle perde 2 deputati di Taranto in disaccordo con Grillo sull'Ilva di Marina Perotta
http://www.ecoblog.it/...5-stelle-perde-2-deputati-di-taranto-in-disaccordo-con-grillo-sullilva


Vanno via dal Movimento 5 stelle due deputati di Taranto, Alessandro Furnari e Vincenza Labriola che passano al gruppo misto perché in disaccordo con Beppe Grillo in merito all'Ilva
     7 giugno 2013 - E’ una situazione un po’ così quella che ha preso forma in queste ore con il passaggio di due deputati cittadini del Movimento 5 stelle al Gruppo Misto. Alessandro Furnari e Vincenza Labriola sono due cittadini di Taranto che avrebbero dovuto rappresentare le istanze dei movimenti contro l’Ilva in parlamento e in seno al Movimento 5 stelle. La decisione peraltro arriva alla vigilia dell’ incontro che si terrà domani a Taranto in Piazza della Vittoria, proprio tra i rappresentanti M5S in parlamento e i cittadini di Taranto, incontro a cui evidentemente Alessandro Furnari e Vincenza Labriola non prenderanno parte.
     Noi di Ecoblog abbiamo sempre molto seguito sia i 5 Stelle sia l’Ilva, ma Furnari ci risulta abbia bazzicato in qualche associazione ambientalista in maniera molto schiva abbracciando poi il Movimento 5 stelle quando nel 2010 fonda il  Meetup di Taranto; Vincenza Labriola, laureata in scienze della comunicazione e casalinga fino alle elezioni non ci risulta abbia svolto particolari attività nei movimenti ambientalisti.
     E veniamo alla questione Ilva e Taranto che, secondo quanto ha dichiarato Furnari, sarebbe il casus belli che ha fatto scattare sia in lui sia in Labriola la decisione di lasciare il M5S per passare al Gruppo misto:

 

"Tra le cause di questa scelta meditata a lungo e, comunque, dolorosa, c’è una questione di cuore: l’ILVA, i suoi drammi e il coinvolgimento della nostra Taranto a cui il MoVimento ha voltato le spalle. Nei giorni scorsi ci sono state delle affermazioni pubbliche di Beppe Grillo, relativamente all’Ilva, che ci trovano in totale disaccordo. Riteniamo doveroso prenderne le distanze e creare le condizioni per poter lavorare liberi e sereni per il bene della nostra Città e del Paese tutto. Noi siamo per la chiusura dell’area a caldo, per la tutela della salute e per la tutela dei lavoratori. Noi siamo dalla parte dei cittadini di Taranto che vogliono respirare aria pulita e che chiedono che venga rispettato il loro diritto alla salute e che urlano a gran voce la richiesta di abrogazione del decreto ‘Salva ILVA’. Ciò che voglia il M5S per l’Ilva di Taranto ancora ad oggi non si è capito, forse perché a distanza di quasi quattro anni dalla nascita del M5S ancora non esiste una posizione ufficiale sul problema ILVA. Le idee del MoVimento continueranno a vivere con noi nel Gruppo Misto, resta inteso che rimarremo fedeli alle promesse elettorali, votando in linea con il programma che abbiamo condiviso."

    Ma cosa pensa Beppe Grillo dell’Ilva? E' scritto in un post brevissimo dal titolo  "L’Ilva in tre mosse", dove sostanzialmente viene messo in discussione il punto due “Riprendere la produzione di acciaio dopo la bonifica", e, come riporta Alessandro Marescotti di Peacelink:

 

"Occorrerebbe - prima di lanciare soluzioni a mio parere semplicistiche - confrontarsi con la società civile tarantina e i movimenti che da tempo hanno elaborato un’altra piattaforma per superare definitivamente a Taranto l’economia dell’acciaio e dei veleni. Abbiamo studiato a fondo il problema e posso dirti che quello che hai scritto è distante a quello che occorre fare, è sbagliato e irrealistico, oltre che inutilmente oneroso per lo Stato per quanto concerne la nazionalizzazione."

    In effetti proprio il 4 giugno Diego De Lorenzis, cittadino del M5S di Lecce, in Parlamento ha chiaramente richiesto la chiusura dell’area a caldo spiegando anche che le decisioni che si andranno a prendere dovranno essere condivise con la cittadinanza e che sopratutto la vita di un singolo bambino non vale tutto l’acciaio del mondo. Insomma, le idee chiare del M5S in merito all’Ilva ci sono proprio tutte e anche espresse e messe in atto nelle sedi istituzionali. Insomma né più e né meno quanto sostiene Furnari di volere, ma che dice nella sua motivazione riportata in alto non essere condivisa dal M5S: il che non sembra. E poi una domanda sorge spontanea, ma perché il discorso che ha fatto De Lorenzis non lo hanno tenuto a Furnari e Labriola? Hanno preso parte alla redazione, o non vi hanno preso parte?


Clicca sull'immagine per aprire la pagina web di "Blogo" con l'intervento dell'On. De Lorenzis

     Chiaramente in queste ore è un fiorire di reazioni al veleno sulla rete che non si sono fatte attendere, e il sunto è questo:

 

"Quando stavano a Taranto non se li filava nessuno... attivismo pari a zero. La realtà e che grazie ai voti di Beppe Grillo la Labriola, perfetta sconosciuta, avrà la possibilità di trasferirsi a Roma con famiglia al seguito con i 15.000 euro al mese... riparandosi dietro il gruppo misto di Civati del PD, che, insieme alla Puppato, al Senato stanno cercando di trovare i numeri per governare da soli nel caso in cui Silvio stacchi la spina. No comment per lo sprovveduto di Taranto Furnari... anche lui per le stesse motivazioni. Chiaramente dovrebbero dimettersi, ma non lo faranno mai... perchè vogliono restare in Parlamento il più possibile per svoltare la loro vita, e magari quella di qualche caro parente."

   Anche il comunicato ufficiale del M5S è al vetriolo:

 

"Auguri a Vincenza Labriola e Alessandro Furnari di buon lavoro, con l’auspicio che riescano a concretizzare molti efficaci progetti di legge: nel MoVimento 5 Stelle non sono infatti riusciti a proporne neppure uno, oltre ad aver apposto le loro firme a progetti altrui, siglando appena un paio di interrogazioni in due, in tre mesi di lavoro. Siamo certi che al gruppo misto lavoreranno molto meglio, anche considerando che saranno finalmente liberi di disporre di tutto il denaro spettante senza dover più adempiere agli impegni presi con il codice di comportamento e col 'fastidioso' Beppe Grillo."

    Ma vedremo in futuro i due parlamentari cosa intenderanno fare per Taranto e con quali proposte si presenteranno alla città.
    Foto | Movimento 5 stelle ufficiale Taranto

#
Post di Stefano Scaltriti
Grazie Guido, informiamo e svegliamo la gente...
#
A Maria Rosa Maccotta,  Giusi Orefice, Roberto Frigerio, Enrico Cinotti, Salvatore Gregorio Spata, Massimiliano Reggiani, RosaeCeleste Pantelleria e Eleonora Bernardo piace questo elemento.
--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 7/06/13

Beffa costituzionale. Moratoria sul petrolio, la Corte Costituzionale brucia la carta che voleva giocarsi l’Abruzzo da "Prima da noi it"
http://www.primadanoi.it/news/abruzzo/540851/Moratoria-sul-petrolio--la-Basilicata.html


Anticostituzionale legge regionale che impedisce trivellazioni
     07/06/2013 - ABRUZZO. Esattamente un mese fa il Consiglio regionale abruzzese, compatto più che mai, aveva votato a favore di un futuro impegno ad approvare una moratoria blocca trivelle.
     L’iniziativa era stata proposta dal consigliere Walter Caporale ed è stata sposata in blocco da maggioranza e opposizione. L’Assemblea regionale si è così impegnata ad emanare, «nel più breve tempo possibile», una legge di moratoria che blocchi nuove ricerche ed estrazioni di petrolio sul territorio abruzzese, vincolando la Regione, «nell’esercizio delle proprie competenze in materia di governo del territorio», a non rilasciare conferimento di nuovi titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi. Oggi, però, questa strada sembra difficile da percorrere.
     Da un lato, l’iniziativa fa molta presa sui cittadini anti-petrolio ma, dall’altra, potrebbe rappresentare esclusivamente una operazione di facciata perché, impossibile immagine che gli esponenti del governo regionali non lo sappiano, la materia è di esclusiva competenza statale, e le Regioni hanno un ruolo molto limitato. Lo aveva detto già nei giorni scorsi pure l’assessore Mauro Febbo che comunque aveva garantito la volontà di trovare una soluzione. Ma la conferma che quella della moratoria non è la strada giusta arriva oggi, vergata dai giudici della Corte Costituzionale.
     Qualche mese fa sullo stesso sentiero si era incamminata anche la Basilicata che con il suo governo regionale aveva detto stop alle trivelle (con la legge regionale numero 16). La legge è stata però impugnata dalla Presidenza del Consiglio lo scorso ottobre e lunedì scorso la Corte Costituzionale l’ha definitivamente bocciata: la Regione non può esprimere parere preventivo negativo.
     L’opposizione è chiara, la Regione non può valicare le competenze affidate allo Stato. La sentenza vale oggi per la Basilicata ma il principio e generale, dunque applicabile anche in Abruzzo. «L’ambito del governo del territorio come quella della produzione, trasporto e distribuzione dell’energia, sono materie concorrenti tra Stato e Regioni», si legge nella sentenza lucana. «Da qui la ragionevolezza della scelta del legislatore statale, che ha previsto l’intesa tra Stato e Regioni interessate per le 'determinazioni inerenti la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi'. Il legislatore lucano – si legge nella sentenza 117 – non contesta la previsione della necessità dell’intesa, ma dispone un diniego preventivo e generalizzato di addivenire, in tutti i casi cativa si pone in aperto contrasto con la ratio stessa del principio di leale collaborazione, che impone il rispetto, caso per caso, di una procedura articolata, tale da assicurare lo svolgimento di reiterate trattative».
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
A me quanto accade in Abruzzo e in Basilicata (ma non solo...) sembra proprio un gioco delle tre carte, per di più condotto con l'ausilio di bei compari scelti nel mazzo dei consiglieri regionali a danno di noi poveri cittadini... In atre parole le Regioni sventolano sotto il nostri naso all'occorrenza certe decisioni che essi, compari, sanno già bene che saranno regolarmente respinte dalle autorità centrali di palazzo, tentando così di salvare la faccia davanti a noi poveri polli che li abbiamo scelti a governare le cose di casa nostra... Cose che in verità possiamo dire che non di "casa nostra" sono, bensì di "cosa nostra"...
#
A Amalia Assunta Di Florio, Mauro Brusà, Luca Facciolo e Sandro Casano piace questo elemento.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 6/06/13

L'Italia ai buchi: fiammate e perdite
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/06/litalia-ai-buchi-fiammate-e-perdite.html


WEDNESDAY, JUNE 5, 2013 . Ecco cosa succede nell'Italia del petrolio in questi giorni:

31/05/2013 - Bordolano (Cremona) - "Prove di produzione" Stogit

Vedi l' "Avviso" ai cittadini" su Cremona Democratica
http://cremonademocratica.org/2013/05/31/bordolano-i-cittadini-sono-stati-avvisati-cosi/

... e "Agriturismi e stoccaggi" sempre su Cremona Democratica
http://cremonademocratica.org/2013/05/31/bordolano-la-fiammella-della-stogit-trasforma-la-campagna/


26/05/2013 - Viggiano (Potenza) - "Anomalie di funzionamento" ENI

Leggi su La Siritide "Centro oli Viggiano, ancora anomalie?"
http://www.lasiritide.it/art.php?articolo=8027

04/06/2013 - Gela (Caltanissetta) - Emergenza Ambientale (Foto Alberto Magueri)

Leggi su CTZEN "Gela, è allarme ambientale al petrolchimico. Una tonnellata di greggio sversata nel fiume"
di Desirée Miranda del 5 giugno 2013
http://ctzen.it/2013/06/05/gela-ehttp://bcove.me/9omc4yu4ata-nel-fiume/

... E poi ancora due feriti a Falconara, 30 Maggio 2013 ...
Vedi su TG1 "Feriti due operai nella raffineria di Falconara"
http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-4cf76ff8-1775-4529-8c99-ce74bd99f9b5.html

#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Nel silenzio dei media di regime, ci pensano le immagini ad avvalorare le notizie diffuse dalla rete...

#
A Ilva Alvani e Francesca Calisesi piace questo elemento.

--------------------


Gela, una tonnellata di petrolio in mare
da "Il Messaggero it"
http://www.ilmessaggero.it/...raffineria_petrolio_fuoriuscita_mare_procura_crocetta/notizie/287797.shtml

La Procura sequestra la raffineria. Crocetta convoca i vertici Eni
    
04 Giugno 2013, ROMA - Il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Gela, Lucia Lotti, ha disposto il «sequestro per esigenze probatorie e di cautela» dell'impianto Topping 1, presso la raffineria dell'Eni, dove stamani è avvenuta la perdita di «non meno di una tonnellata petrolio». Le indagini, avviate dalla direzione aziendale e dalla capitaneria di porto, hanno permesso di accertare una serie di concause all'origine dell'incidente.
     Crocetta convoca l'Eni. «L'ennesimo episodio di sversamento a mare di petrolio proveniente dalla raffineria di Gela - dice il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta - all'indomani di una giunta di governo che proprio a Gela ha stabilito di potenziare nelle aree industriali siciliane le strutture di prevenzione sanitaria e cura sulle malattie tipiche dell'industrializzazione, obbliga il governo della Regione a elevare il livello di soglia dei controlli da effettuare in quei siti. Ritengo che in questi siti bisogni organizzare in loco task force specifiche composte da Arpa, Genio civile, Asp e uffici ambientali delle province, per esercitare un'azione continua e costante di controllo. Da tempo, per Gela, sono state concesse le autorizzazioni ambientali, regionali e nazionali, necessarie per rafforzare la sicurezza degli impianti. L'Eni ha sempre assicurato che tali investimenti sarebbero stati realizzati al più presto possibile, mentre non si riesce ad avere un crono programma preciso. I gruppi industriali petroliferi dovrebbero cominciare a dirci con chiarezza cosa intendono fare rispetto a impianti che hanno bisogno di tanti investimenti e manutenzioni straordinarie, per renderli compatibili con il rispetto dell'ambiente e la sicurezza e la salute dei cittadini. Convocherò immediatamente l'Eni, l'Asp, l'Arpa, l'assessorato alla Salute e al Territorio e Ambiente per giovedì prossimo, per approfondire le ragioni di questo ennesimo incidente ambientale, su quali investimenti immediati intende promuovere la raffineria per risolvere la situazione in maniera definitiva».
     La Procura. Una nota della procura riferisce dell'avvenuta «rottura di uno scambiatore di calore asservito all'impianto» con conseguente «fuoriuscita dell'emulsione (misto di acqua e greggio) dallo scarico». A questo si sarebbe aggiunto il mancato funzionamento della valvola di sicurezza destinata a impedire la fuoriuscita dell'emulsione stessa, nonché il difetto, nel loro complesso, delle manovre di sicurezza. «Solo il fermo totale dell'impianto, avvenuto a distanza di circa un'ora dal verificarsi del problema - scrive il procuratore - ha posto fine allo sversamento».
     Il procuratore, Lotti, ha comunicato che «in relazione ai fatti di inquinamento delle acque e dell'habitat del fiume, si procede per i reati previsti dal codice dell'ambiente, nonchè per danneggiamento aggravato e disastro innominato colposo».
     I sindacati: inammissibile. «Non è ammissibile una perdita di prodotto da uno scambiatore che, dalle prime notizie in nostro possesso pare sia stato sottoposto a manutenzione durante il periodo della recente fermata»: lo affermano i sindacati confederali dei lavoratori della chimica e dell'energia sullo sversamento di petrolio avvenuto alla raffineria Eni di Gela, definendo l'accaduto «grave e ingiustificabile». Le segreterie provinciali di Filctem-Cgil Femca-Cisl e Uiltec-Uil puntano il dito «contro il sistema delle manutenzioni nello stabilimento gelese. Questo episodio - si legge in una nota dei sindacati - evidenzia che non tutte le attenzioni sono state applicate per evitare danni e disservizi durante il ritorno in produzione delle linee». Cgil, Cisl e Uil chiedono perciò all'azienda «un incontro con la struttura sindacale per un confronto su quanto avvenuto».
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Si parla di una tonnellata di oli combustibili finiti in mare... Non sono bruscolini. E si è mossa anche la procura di Gela sequestrando l'impianto Topping 1, presso la raffineria dell'Eni, dove è avvenuta la perdita... Come finirà ? ... se finirà..
.
#
A Ilva Alvani piace questo elemento.
--------------------


Chieti: bocciato il progetto della Medoilgas di perforazione a Scerni
di Fabrizia Arduini e Angelo Di Matteo
http://www.abruzzo...-bocciato-il-progetto-della-Medoilgas-di-perforazione-a-Scerni/120016.htm


Soddisfazione da parte di Legambiente e WWF
     05 giugno 2013 - Il Comitato Valutazione Impatto Ambientale della Regione Abruzzo ha finalmente bocciato la richiesta di perforazione di un pozzo in terraferma a Scerni (CH) avanzata della società Medoil gas Civita Ltd, una consociata della Medoilgas Italia.
     Si tratta dello stesso soggetto che ha proposto Ombrina Mare, società del Gruppo Mediterranean Oil & Gas Plc.Medoilgas.
Ieri, martedì 4 giugno 2013, tra i 27 progetti da valutare in sede di Comitato, vi era il pozzo esplorativo denominato S.Liberata 1Dir. Il pozzo in oggetto doveva sorgere a ridosso di Scerni in provincia di Chieti.
     Metà paese, sito su una delle colline prospicienti l'area di cantiere, a 600 metri in linea d'aria, avrebbe avuto una nuova visuale panoramica: una trivella di decine di metri d'altezza per la perforazione di un pozzo profondo circa 1600 metri. Il cantiere che ne sarebbe conseguito, tra una fase e l'altra, poteva durare ben 25 anni a seconda degli esiti della ricerca.
     La zona interessata è prettamente collinare e a destinazione agricola, con un Istituto Tecnico Agrario che crea eccellenze in questo campo dal 1876. E' un territorio, quindi, che sarebbe stato, in caso di approvazione del progetto, completamente snaturato nella sua storia e vocazione, vista la proliferazione selvaggia di tutta una serie di progetti di sicuro impatto per questo genere di attività.
     Gli elementi per rigettarlo c'erano tutti: la pericolosità dell'area secondo il Piano di Assetto Idrogeologico - PAI, la progettualità carente di elementi importanti circa la stabilità dell'intero pendio, la conoscenza del sistema idrico, gli scenari sul rumore, l'accesso al sito, gli scenari di rischio, l'impatto economico e sociale.
     Addirittura nell'analisi faunistica si faceva riferimento allo studio dell'avifauna nidificante quando i rilievi di campo erano stati condotti dai tecnici incaricati dall'azienda a novembre e dicembre! Legambiente e WWF, accolgono con soddisfazione il parere non favorevole all'intervento del Comitato.
     Anche questa volta è stato svolto dalle associazioni un approfondito e certosino lavoro per produrre osservazioni contrarie all'opera. Le audizioni dei rappresentanti delle associazioni in sede di comitato hanno contribuito a far emergere le forti criticità dell'intervento, evidenziando la superficialità delle progettazioni, tali da provocare la bocciatura del progetto. Quest'ultimo appare un aspetto molto grave, in quanto sintomo di un approccio da parte delle aziende che ben poco rassicura, specie per un comparto come quello della industria estrattiva i cui impatti sono inevitabili anche con progettazioni eccellenti.
     I particolari sulla vicenda e gli sviluppi relativi ad altre due grandi concessioni che interessano l'area a cavallo tra Abruzzo e Molise, Agnone e San Buono, saranno oggetto di una conferenza stampa che si svolgerà venerdì prossimo a Pescara (sede da definire).
     F.to Fabrizia Arduini (referente idrocarburi WWF Abruzzo) e Angelo Di Matteo (presidente Legambiente Abruzzo).
#
Commento del sottoscritto a margine del post

Tra le tante brutte notizie che davvero poche speranze lasciano in questo momento per il Canale di Sicilia e il suo mare, per non parlare dello Jonio e dell'Adriatico e delle altre minacce off-shore, almeno una buona arriva dalla terra d'Abruzzo. Ed è utile senza dubbio... Dà forza e coraggio per continuare in questa difficile battaglia... Grazie a Fabrizia, ad Angelo e chi li affianca, e ... soprattutto auguri e complimenti...
#
A Ilva Alvani piace questo elemento.
--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 5/06/13

Pantelleria, SOS ricevuto
di Beppe Grillo
http://www.beppegrillo.it/2013/06/pantelleria_sos.html


>>> Oggi, mercoledì 5 giugno, sarò a Paceco ore 17 e a Menfi, ore 21. Domani, giovedì 6 giugno, sarò a Pomezia alle ore 21. Le dirette saranno trasmesse su La Cosa <<<

 

"Perché questa è un’isola nel vero senso della parola. Perché quando arrivi a Pantelleria, se ci arrivi, non riesci più ad andare via: è un incubo. Il biglietto aereo ti costa una fortuna, devi fare il mutuo con la banca; infatti la Compagnia è svizzera. Mentre la nave non sai mai se arriva, perché Pantelleria è un’isola senza porto. Ci possono attraccare in sicurezza solo le zattere, come in Polinesia. L’unico modo per andarsene è a nuoto, sperando di incrociare una carretta del mare nel Canale di Sicilia, così ti dà un passaggio. E’ un’isola dove non puoi neanche nascere, perché taglia e taglia l’ospedale è diventato una tenda della Croce Rossa. I bambini non ci nascono più, hanno paura. E sei stai male di notte l’elicottero arriva da Lampedusa. Parte già con i fiori preparati, tanto non arriva mica in tempo. E il porto lo hanno fatto fare a Ravenna, ci hanno speso miliardi, è un buco nell’acqua. Sì Pantelleria è un disastro, non c’è più niente. Hanno venduto anche gli asini, ne son rimasti quattro e li han messi in un museo in Sicilia. C’era un vino spettacolare, sembrava miele. Forse lo fanno con le api, anche perché non ci sono più vigneti, li hanno mangiati tutti i conigli. Ecco, l’isola fa conigli: a grappolo. Ma fa anche i vincoli: è tutto un fiorire di divieti, ne crescono ogni giorno, sembra una giungla. Non puoi fare più nulla, neanche usare il sole. Pensate, un’isola che è un vulcano e non ha un impianto geotermico. C’è il sole tutti giorni e fanno l’energia con la nafta. Fanno l’uva passa nel forno, è una follia. Vendono il vino per tagliare quello degli altri, in Sicilia e in Piemonte. Qui ci sono case uniche i dammusi, fatti pietra su pietra, e li hanno venduti ai turisti. E adesso passano il tempo a fare i giardinieri, i guardiani, i servi delle pulizie. Un’isola che era un paradiso non produce più niente. Hanno spazzolato anche il mare, sono venuti tutti con l’aspirapolvere. Un’isola che non ha un pesce, non ha un pescatore, non ha un porto, dove scappa anche l’aeronautica, dove i turisti vengono sempre meno, anno dopo anno. Avevano le palme, gli erano rimaste solo quelle, e gliele ha fottute il punteruolo. Avevano dei risparmi, i vecchi, e vent’anni fa sono venute le finanziarie mafiose e non c’è rimasto niente. Non riescono neanche a dissalarsi l’acqua: ne fanno solo un po’, poi basta l’altra la raccolgono quando piove, come nel medioevo. E viene una nave cisterna perché altrimenti muoiono di sete. Ma con quale faccia, mi chiedo, tornano a candidarsi gli ex sindaci. Ne viene uno anche da fuori, d’importazione, da Mazara. L’isola non produce più neanche un candidato, sono tutti riciclati. Alcuni non sanno neanche chiedere le tangenti, si fanno arrestare ogni volta che vengono eletti. Se potesse Pantelleria si metterebbe in ginocchio, a supplicare un candidato nuovo, onesto, pulito. Diamo un domani ai giovani di Pantelleria e non solo opportunità agli speculatori. Un domani di energia pulita, di agricoltura, di benessere di turismo e di dignità. Votate per voi. Votate il Movimento 5 Stelle." (BG)

#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E questo, come lo ha definito Massimiliano Reggiani, uno degli attivisti più attivi dei "grillini panteschi", è il "testo ironico" dell'intervento scritto di Grillo che, sulla pagina del suo blog, segue il videomessaggio per il Meetup di Pantelleria già presentato nel post precedente..

--------------------

Video-messaggio di Beppe Grillo per il M5S di Pantelleria
da "La Cosa"
http://www.youtube.com/watch?v=NyG8hpBK8ow

Video Messaggio di Beppe per il Meetup di Pantelleria
Pubblicato in data 05/giu/2013 da "La Cosa" - (2'23")
Video Messaggio di Beppe per il Meetup di Pantelleria a sostegno del Candidato Sindaco Massimo Boni

http://youtu.be/NyG8hpBK8ow

#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Beppe Grillo per Pantelleria. Nel suo stile, quante verità... E non c'è bisogno di molti commenti, ma di un vero cambiamento, penso proprio di sì...

#
Post di Battista Belvisi

Grazie Beppe per le tue parole...
#
Post di Massimiliano Reggiani

Ottimo! Grazie Beppe e grazie a tutti coloro che hanno dato l'anima per avere questo video.
#
Post di Vallini Erik

Meraviglioso... Grazie ragazzi che vi siete battuti...
#
Post di Vittorio Fiasconaro
Condividiamo il più possibile. Chi manda il link a Salvatore Gabriele per Pantelleria Internet ?
#
Post di Vallini Erik
Lo mando io adesso.
#
Post di Guido Picchetti
E' anche qui negli "Ehi di Stampa":
http://www.guidopicchetti.it/.../ec_stampa_13_06.htm#Video-messaggio_di_Beppe_Grillo_per_il_M5S_di_Pantelleria
#
Post di Massimiliano Reggiani
L'avevo girato anch'io a SaGa. Sul blog hanno pubblicato pure il testo ironico...
#
Post di Vallini Erik
Spettacolare....
#
A Erik Vallini, Rizzo Giuseppe, Salvatore Gregorio Spata e Tiziana Belvisi piace questo elemento.
--------------------

Gela, perdita di petrolio da una raffineria Eni
di Andrea Spinelli Barrile
http://www.ecoblog.it/post/70961/gela-perdita-di-petrolio-da-una-raffineria-eni


     4 giugno 2013 - Un gruppo di ambientalisti ha ripreso e denunciato lo sversamento di petrolio in mare dalla raffineria dell’Eni a Gela (Cl), che da questa notte inonda le acque marine di veleno nero: la macchia di petrolio, piuttosto consistente, continua ad espandersi. Sul posto sono presenti, da questa mattina, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri ed una squadra della Capitaneria di Porto; tutta l’area è pervasa, secondo alcune testimonianze, da un nauseabondo e fortissimo odore.
     La consistente macchia oleosa sarebbe fuoriuscita da una tubazione dell’impianto Topping della raffineria Eni, riversandosi nel canale di scarico dell’acqua marina usata per il raffreddamento di alcune apparecchiature della fabbrica, e raggiungendo infine la foce del fiume Gela.

 Gela, emergenza ambientale versamento petrolio in mare
video caricato da "antennasicilia" in data 04/giu/2013 - (1'39")

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=QyVDpOluByw

     Ancora poco chiara la natura di questa perdita; il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta ha così commentato la notizia sulla sua pagina Facebook:

 

"L’ennesimo episodio di sversamento a mare di petrolio proveniente dalla raffineria di Gela, all’indomani di una giunta di governo che proprio a Gela ha stabilito di potenziare nelle aree industriali siciliane le strutture di prevenzione sanitaria e cura sulle malattie tipiche dell’industrializzazione, obbliga il governo della Regione ad elevare il livello di soglia dei controlli da effettuare in quei siti. Ritengo che in questi siti bisogna organizzare in loco task force specifiche composte da Arpa, Genio civile, Asp e uffici ambientali delle province, per esercitare un’azione continua e costante di controllo. Da tempo, per Gela, sono state concesse le autorizzazioni ambientali, regionali e nazionali, necessarie per rafforzare la sicurezza degli impianti. L’Eni ha sempre assicurato che tali investimenti sarebbero stati realizzati al più presto possibile, mentre non si riesce ad avere un crono programma preciso.
I gruppi industriali petroliferi dovrebbero cominciare a dirci con chiarezza cosa intendono fare rispetto a impianti che hanno bisogno di tanti investimenti e manutenzioni straordinarie, per renderli compatibili con il rispetto dell’ambiente e la sicurezza e la salute dei cittadini.
Convocherò immediatamente l’Eni, l’Asp, l’Arpa, l’assessorato alla Salute e al Territorio e Ambiente per giovedì prossimo, per approfondire le ragioni di questo ennesimo incidente ambientale, su quali investimenti immediati intende promuovere la raffineria per risolvere la situazione in maniera definitiva."

     Il greggio infatti rischia di inquinare il mare e la spiaggia a est della città: la cittadinanza si è riversata sul posto ad osservare gli interventi delle autorità. La Procura di Gela ha già aperto un fascicolo.

Sversamento di petrolio a Gela
video pubblicato da "Giornale di Sicilia" (www.gds.it) in data 04/giu/2013 - (1'16)

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=pMNpKGUrVVo

#
Commento del sottoscritto a margine dei post su Fb
Le prove del riversamento di petrolio a Gela, arrivato fino al mare . E' lo stesso denunciato in primis dalle immagini satellitari di Meteoweb di due giorni fa qui riportate ? E' probabile. Qui le abbiamo nelle immagini di due brevi filmato pubblicati su YouTube da "antennasiciliact" e da "Il Giornale di Sicilia", e infine in questo bel servizio giornalistico di Andrea Spinelli Barrile appena pubblicato da EcoBlog...

#
A Daniel Cantilena piace questo elemento.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 4/06/13

Veleni, Gela come Taranto
di Emiliano Fittipaldi
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/veleni-gela-come-taranto/2208175/?ref=HREC2-3


Nell'area del petrolchimico potrebbe scoppiare un caso simile a quello dell'Ilva. I risultati agghiaccianti dello studio che l'Espresso ha ottenuto in esclusiva, rivelano decine di casi di tumori, malattie e malformazioni tra chi vive o lavora vicino all'impianto.
     30 maggio 2013 - Angela Averna vive e lavora a Gela, profonda Sicilia, e fa la pediatra. Durante l'intervista la raffineria dell'Eni non la nomina mai. La chiama, semplicemente, "il Mostro". Racconta: «Mio figlio va alle elementari. Durante una visita guidata al Mostro hanno chiesto a tutta la classe se sapessero perché il simbolo dell'Agip è un cane a sei zampe. Lui ha alzato la mano e ha risposto: "Perché è un cane malformato!". Ho capito che devo stare attenta a non portarmi il lavoro anche a casa». Anche se per lei non è affatto facile: il medico, su circa mille pazienti sotto i 14 anni, conta una cinquantina di bimbi malformati. Percentuale pazzesca, perfettamente in linea con lo studio pubblicato dagli esperti del Cnr insieme al genetista Sebastiano Bianca nel 2002. La pediatra sorride, amara. «Non abbiamo ancora né un registro sui malformati né uno sui tumori. Perché ai malati di ipospadie, una deformazione degli organi genitali maschili, e a chi nasce senza braccia e senza gambe vanno aggiunti i bambini e le bambine malati di cancro e altri morbi assortiti».
I dati. La strage degli innocenti
     Spulciando i casi dell'ambulatorio dell'Averna sembra che a Gela ogni famiglia abbia un parente malato, e spesso è un minore. «Negli ultimi 12 mesi ho incontrato una leucemia fulminante, poi un tumore rarissimo al pancreas. Se l'è beccato la figlia di mia sorella. Secondo il chirurgo che l'ha operata mia nipote è stata la 619 nel mondo, ma in città non è l'unica: abbiamo altri due casi identici». L'elenco della pediatra non è finito: «Ho avuto anche un neonato morto per una malformazione cardiaca a sette mesi, mentre qualche tempo fa il figlio del mio consulente del lavoro s'è ammalato di un tumore al cervello». Il piccolo ha solo quattro anni: «Un'altra tragedia, ma scommetto quello che vuole che ne seguiranno altre».
     A Gela morte e malattia risparmiano poche, fortunate famiglie. Non si salva nessuno: operai, impiegati, avvocati, casalinghe o professionisti, le malattie sono democratiche e se ne fregano delle classi sociali. L'inquinamento diffuso sembra ormai un dato acquisito, così come le sue conseguenze sulla salute della popolazione.
     L'area della città, insieme a Niscemi e Butera (108 mila abitanti) è uno dei siti d'interesse nazionale ad alto rischio. La devastazione di acque, terra e aria è stata causata secondo esperti e ambientalisti dal polo industriale che, come si legge in un report dell'Istituto superiore di sanità pubblicato nel 2009, «ha comportato nel corso degli anni una progressiva contaminazione di diverse matrici ambientali, nelle quali sono stati rilevati livelli estremamente elevati di inquinanti chimici con caratteristiche di tossicità, persistenza e bioaccumulo».
     Traducendo, l'Eni ha sparpagliato i veleni in lungo e largo per decenni. Anche i dati epidemiologici «hanno evidenziato» ragiona l'Iss «la presenza di patologie in eccesso rispetto alle aree limitrofe e alla regione». Eppure il nesso causa-effetto tra inquinamento industriale e malattie non è stato ancora provato, né in sede scientifica né in quella giudiziaria: le norme e le leggi italiane sono spesso inefficaci, così l'Eni finora se l'è cavata alla grande.
     Presto, però, la musica potrebbe cambiare. Se a Taranto nel mirino della procura è finita l'Ilva e i Riva di Milano, anche nella punta orientale dell'isola di Leonardo Sciascia («Il petrolio? Mi creda, se lo succhiano, se lo succhiano. E' così che finisce col petrolio: una canna lunga da Gela a Milano, e se lo succhiano», scriveva lo scrittore in un racconto del 1966) i magistrati sembrano aver messo il turbo. In pochi mesi i pm guidati da Lucia Lotti hanno aperto varie inchieste, e oggi sono 14 i processi istruiti per reati gravissimi, da quelli ambientali all'omicidio colposo. Sotto accusa sono finiti dirigenti ed ex quadri di aziende dell'Eni, il colosso statale che controlla il petrolchimico nato per volontà di Enrico Mattei nel 1965.
[ segue su... altre 4 pagine su "L'Espresso" ].
#
Leggi anche su Repubblica del 4 giugno 2013 "Gela, sversamento dalla raffineria macchia oleosa verso il mare" di Lorena Scimè
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Una storia tremenda, ma che è storia dei nostri giorni e... di tutti i giorni, E non è certo una storia inventata, ma reale, che accade vicino a noi, ma che solo pochi conoscono, nascosta com'è da tanti sporchi interessi... Una storia che può ripetersi in tanti altri luoghi, e che tutti dovremmo conoscere per intervenire e rimediare, prima che sia troppo tardi, ancora più tardi di quanto già non sia...

--------------------

Gela, sos ambiente: petrolio verso il mare. Guasto ad una tubazione della raffineria
dal "Corriere del Mezzogiorno"
http://corrieredelmezzogiorno.../4-giugno-2013/gela-sos-ambiente-petrolio-il-mare-2221476295866.shtml


In azione le imbarcazioni antinquinamento. E Crocetta convoca Eni per affrontare la questione sicurezza.
     4 giugno 2013, GELA - Una consistente perdita di petrolio da una tubazione dell'impianto Topping, nella raffineria Eni di Gela, ha fatto scattare stamani l'emergenza ambientale. Il greggio, riversatosi sul canale di scarico dell'acqua marina usata per il raffreddamento di talune apparecchiature della fabbrica, ha raggiunto la foce del fiume Gela. Si teme che una colata di poltiglia nera rischi così di inquinare il mare e la spiaggia a est della città. La Capitaneria di porto ha mobilitato le imbarcazioni antinquinamento che hanno disteso le panne galleggianti per impedire al petrolio di espandersi nelle acque attorno alla foce del fiume e, con le idrovore lo stanno recuperando a bordo dei natanti appositamente attrezzati. La situazione sembra sotto controllo.
     PERDITA - Una parte di greggio però era stata già trascinata dalla corrente prima che intervenissero i mezzi per la bonifica e si cerca di eliminarla. Mobilitate le squadre della sicurezza aziendale. All'interno dell'impianto Topping, operai e tecnici della manutenzione hanno bloccato la perdita e stanno cercando di appurare la causa che l'ha determinato. Un'indagine è stata avviata dalla direzione aziendale. La procura della Repubblica del tribunale di Gela, informata dell'episodio, ha aperto un'inchiesta.
     TASK FORCE IN LOCO - “L'ennesimo episodio di sversamento a mare di petrolio proveniente dalla raffineria di Gela, all'indomani di una giunta di governo che proprio a Gela ha stabilito di potenziare nelle aree industriali siciliane le strutture di prevenzione sanitaria e cura sulle malattie tipiche dell'industrializzazione, obbliga il governo della Regione ad elevare il livello di soglia dei controlli da effettuare in quei siti”. Lo ha detto in una nota il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta. “Ritengo – continua il governatore - che in questi siti bisogna organizzare in loco task force specifiche composte da Arpa, Genio civile, Asp e uffici ambientali delle province, per esercitare un'azione continua e costante di controllo. Da tempo, per Gela, sono state concesse le autorizzazioni ambientali, regionali e nazionali, necessarie per rafforzare la sicurezza degli impianti”.
     INVESTIMENTI - “L'Eni ha sempre assicurato che tali investimenti sarebbero stati realizzati al più presto possibile, mentre non si riesce ad avere un crono programma preciso. I gruppi industriali petroliferi - prosegue il Presidente – dovrebbero cominciare a dirci con chiarezza cosa intendono fare rispetto a impianti che hanno bisogno di tanti investimenti e manutenzioni straordinarie, per renderli compatibili con il rispetto dell'ambiente e la sicurezza e la salute dei cittadini. Convocherò – conclude il governatore - immediatamente l'Eni, l'Asp, l'Arpa, l'assessorato alla Salute e al Territorio e Ambiente per giovedì prossimo, per approfondire le ragioni di questo ennesimo incidente ambientale, su quali investimenti immediati intende promuovere la raffineria per risolvere la situazione in maniera definitiva”.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Le strane "scie"... Allora la notizia di Meteoweb, sulle strane "scie" nelle acque tra Malta e la Sicilia, segnalata in un post qui su Fb dal sottoscritto stamane, forse trova qui una sua spiegazione... Chi può dirlo ? Le autorità competenti si guardano bene dalll'ammettere che ci sia qualche nesso... Ma chi può d'altronde negarlo ?quel che è certo che sono entrate in azione In azione le imbarcazioni antinquinamento. E Crocetta convoca Eni per affrontare la questione sicurezza...
#
A Giusi Orefice piace questo elemento.

--------------------

Misteriosa “macchia” nel Canale di Sicilia: è una “scia” che proviene da Malta! Le immagini dai satelliti di Peppe Caridi
http://www.meteoweb.eu/...-una-scia-che-proviene-da-malta-le-immagini-dai-satelliti/207524/


     3 giugno 2013 - Osservando attentamente le immagini satellitari odierne balza all’occhio una misteriosa macchia nel Canale di Sicilia, una particolare “scia” con una tonalità ben differente rispetto alle acque circostanti, proveniente dall’isola di Malta e in modo particolare da Birzebbugia (in maltese Birżebbuġa), uno dei principali porti dell’isola, affacciato proprio a sud/ovest, proprio verso dove si dirige (in realtà verso sud-est, ndr) lo strano “alone” in base alle correnti meteo-marine.

     Di che si tratta? Nella zona non è stata segnalata alcuna anomalia, nè ci sono state nelle ultime ore delle piogge talmente tanto forti da sfociare in mare ingenti quantità di fango e detriti. E allora di che si tratta?
     Al momento è un mistero, chiunque volesse aiutarci a risolverlo può farlo scrivendoci all’indirizzo email redazione@meteoweb.it.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
In verità, dalle foto satellitari pubblicate da "Meteoweb it", di "scie strane" sul mare del Canale di Sicilia se ne vedono più d'una. Certo strana è quella che provenendo da Malta si dirige verso sud per effetto delle correnti dominanti al momento, ma poco più a nord ne vediamo bene anche un'altra di scia, ancor più largamente diffusa proveniente da nord. E' una scia che partendo dal mare antistante la costa siciliana va da unirsi alla prima... E, se tanto mi dà tanto, sapendo quali e quante sono le fonti inquinanti che possano aver originato quest'ultima scia nella fascia di mare tra Gela e Siracusa, vogliamo davvero pensare che le cause della "strana scia" proveniente da Malta siano tanto diverse ?
#
A Ilva Alvani, Francesca Calisesi e Maurizio Tritto piace questo elemento.

--------------------


Gli alunni contro Ombrina Mare con video e musica rap
di Linda Caravaggio (Servizio in cronaca di Lanciano de "IL CENTRO")
http://ilcentro.gelocal.it/.../gli-alunni-contro-ombrina-mare-con-video-e-musica-rap-1.7187516


     02 giugno 2013 - SAN VITO CHIETINO. Un bel lavoro finalizzato alla tutela dell’ambiente: un video che “parla” perché sono i bambini i protagonisti, della “famigerata” Ombrina, la piattaforma per l’estrazione del petrolio. Un progetto-educativo avviato nel 2008, una sorta di sforzo congiunto scuola- famiglia-extrascuola, per dire “no” alla piattaforma petrolifera Ombrina mare, appunto, che dovrebbe stanziare nelle acque marine di fronte al territorio di San Vito Chietino.
     L’altro giorno, alle 9, presso la biblioteca della scuola primaria capoluogo di San Vito, è stata presentata la raccolta di reportage: “No ombrina mare 2”. Il dvd è stato realizzato dagli alunni della scuola primaria statale di San Vito Chietino e della classe 4ª di Rocca San Giovanni facenti parte dell’istituto comprensivo “D’Annunzio” di San Vito.
     Copie del video prodotto verranno inviate a papa Francesco, al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al deputato al Parlamento europeo Aldo Patriciello, al presidente del Parlamento europeo Martin Shulz, e ad altre autorità, nonché all’Unesco, l’Organizzazione delle nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura, per chiedere di aiutarli a salvare l’Adriatico e far sì che diventi un mare protetto.
     Gli alunni della scuola primaria hanno sperimentato cosa significhi essere “cittadini-baby attivi”, nella difesa e al miglioramento della vita dell’intero contesto sociale. «Noi il petrolio nel nostro mare non lo vogliamo, e lo sforzo deve essere di tutti. La stampa ci deve dare una mano, la protesta deve avere una certa eco. Occorre l’impegno di ciascuno di noi per chiedere il blocco di Ombrina», dice Francesco Bozzelli, della 5ª elementare del plesso di San Vito.
     A sensibilizzare i circa 150 alunni a maturare atteggiamenti di responsabilità e di rispetto verso la natura, e in particolar modo alla tutela ambientale della costa dei trabocchi, il dirigente scolastico Rosanna D’Agostino e i docenti: Maria G. Arrizza, Rosalia D’Angelo, Ada De Felice, Lucia De Innocentiis, Assunta Di Florio, Davide Di Iullo, Rita L. Di Sipio, Filomena Di Toro, Gabriella Nanni, Teresa Ottaviano, Clara Portfilio, Silvia Silvestri, Teresa Ucci, Rosamaria Valente e l’assistente educativo, Loredana Morena.
Nel video, i bimbi cantano in coro il rap: “Ciao Ombrina, rivattene a casa. Vogliamo l’acqua blu”.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

All'85 per cento dei contrari alle ricerche petrolifere off-shore del sondaggio di Rai3 (di cui al post precedente di Movimento Ambientalista Bat Puglia), occorre aggiungere anche i giovanissimi, che sono poi i più direttamente interessati a tali folli progetti che potrebbero davvero compromettere il loro futuro. Anche inconsapevolmente... Ma non è questo di Lanciano fortunatamente il caso...

--------------------

Un rischio per l'ambiente le ricerche off-shore di idrocarburi
di "Movimento Ambientalista Bat Puglia" (a margine di video di Rai3 condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=392767547504044&set=p.392767547504044&type=1
 

     4/06/13 - Nel video di Fuori Tg trasmesso da Rai 3 1l 3 giugno u.s., secondo i risultati di un sondaggio effettuato per l'occasione, "la ricerca di nuovi giacimenti di petrolio davanti alle coste italiane" costituisce per l'85% degli italiani un rischio per l'ambiente.
     Governanti, politici e rappresentanti istituzionali prendetene atto e agite di conseguenza.
     Bloccate tutte le ricerche di idrocarburi nei nostri mari !!!
     Tra l'altro, le esplosioni prodotte dagli air-gun utilizzati nelle prospezioni sismiche per la ricerca di idrocarburi nei fondali marini hanno un forte impatto sull'ecosistema marino e sulla vita dei Cetacei rappresentando una delle cause di spiaggiamento di questi animali...

 

"Fuori Tg - Fuori pagina"
di Maria Rosaria De Medici

il video della puntata del 03/06/2013 - (21'26")

C’è “Ombrina mare 2”, ovvero il nome di un progetto di estrazione petrolifera  al largo delle coste abruzzesi. E poi c’è la Val D’Agri, il Texas d’Italia. Trivelle in azione, almeno potenzialmente, in Italia. Mentre gli Stati Uniti fanno sempre più affidamento sul gas naturale.
                             

#
A Ilva Alvani e al sottoscritto piace questo elemento.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 3/06/13

L'Adriatico e i Balcani. Ai posteri l'ardua sentenza
di Movimento Ambientalista Bat Puglia
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=392589267521872&set=p.392589267521872&type=1


     3/06/13 - Balcani. Il governo del Montenegro offre e indice una gara di appalto per circa 3100 chilometri quadrati del "proprio" bacino adriatico, area di mare ritenuta ricca di petrolio. “Non avremmo avviato questa impresa se non credessimo che sul fondo marino del Montenegro ci siano giacimenti di idrocarburi".
     Noi ci preoccupiamo di salvaguardare le nostre coste ed il nostro Mare Adriatico dall'attacco delle lobby petrolifere, mentre i nostri dirimpettai fanno addirittura una gara di appalto per vendere lo stesso mare ai "cercatori d'oro nero" !!!
     Ai posteri l'ardua sentenza. Leggi l'articolo su "Osservatorio Abruzzo Balcani it".

--------------------

Canale di Sicilia, la corsa all'oro nero
da "National Geographic It"
http://www.nationalgeographic.it/.../foto/trivellazioni_canale_di_sicilia-262268/1/#media


      03/06/2013 - Qui a seguire le otto schermate con testo e foto che compongono il servizio giornalistico di Federico Formica pubblicato on line da "National Geographic", che qui integralmente riporto. Esso mi è stato segnalato in data odierna da  Movimento Ambientalista Bat Puglia su Fb - che pertanto ringrazio - con il seguente commento. "Oltre alla Regione Basilicata, territorio lottizzato e svenduto alle varie compagnie petrolifere, anche la SICILIA è stata gremita e usurpata da varie istanze di ricerca e coltivazione petrolifera che le società petrolifere, più o meno conosciute, hanno presentato" (ndr).

     A est e a sud delle coste siciliane sono in funzione cinque piattaforme petrolifere, cui si aggiungono 12 permessi di esplorazione già concessi e altri 24 in attesa.. Per saperne di più vai all'articolo Pantelleria, Lampedusa, Egadi: nuove trivellazioni?

  1 - Dove si cerca


Mappa per gentile concessione Ministero per lo Sviluppo Economico

    Nelle profondità del canale di Sicilia si cerca l'oro nero, e non da oggi. Da quasi un anno, però, l'allarme ecologico per una delle aree marine più ricche di biodiversità di tutto il Mediterraneo sta crescendo. Soprattutto dopo il disastro ecologico della Deep Water Horizon, la piattaforma di Bp esplosa nel golfo del Messico il 20 aprile 2010 con conseguenze devastanti per l'ambiente marino.
    Da allora l'Italia ha varato una legge proprio per limitare le piattaforme petrolifere off-shore. Gli ambientalisti lamentano che nulla è cambiato e, anzi, l'assalto sia persino aumentato; i petrolieri sostengono l'esatto opposto: “In Italia non si può più lavorare”, dicono.
    Su una cosa, però, sono tutti d'accordo: se anche l'Italia dovesse abbandonare per sempre l'offshore il canale di Sicilia non sarebbe comunque al sicuro. Perché i pozzi si trovano anche in acque tunisine, libiche, egiziane, maltesi e greche.
    Questa mappa, elaborata dal dipartimento per l'energia del ministero dello Sviluppo Economico, rappresenta la geografia della corsa all'oro nero nelle acque siciliane.
    In verde: i 12 permessi di ricerca già concessi dallo Stato alle aziende petrolifere.
    In rosso: le tre concessioni per lo sfruttamento di idrocarburi già concesse.
    In giallo: le 24 richieste di esplorazione che giacciono sui tavoli del ministero.
    In blu: le tre richieste di sfruttamento di idrocarburi, anche queste in attesa di un via libera da Roma.

a

  2 - Biodiversità a rischio


Fotografia di Simone Pietro Canese, ISPRA.

    Uno scorfano rosso, scorfano di fondale e capra di fondale, un crostaceo. La foto è stata scattata a 340 metri di profondità. Molti scienziati e ambientalisti sostengono che un incidente come quello del Golfo del Messico dell'aprile 2010 avrebbe conseguenze molto più gravi per il mar Mediterraneo. “Il nostro è un mare chiuso”, spiega Mimmo Fontana di Legambiente Sicilia, “e rispetto agli oceani ha una capacità di metabolizzazione delle sostanze nocive molto più limitata”.
    “In 50 anni di attività non si è mai verificato un problema o un incidente”, ribatte Paolo Cavanna di Assomineraria.

a

  3 - Obiettivo Egadi


Mappa per gentile concessione Ministero per lo Sviluppo Economico

    Le isole Egadi sono particolarmente ambite dalle multinazionali del petrolio. Northern Petroleum e Shell hanno ottenuto il permesso per esplorare in sei diverse aree (evidenziate in verde) da circa 700 chilometri quadrati l'una.
    Si tratta di operazioni “soft”, per capire se sotto la sabbia c'è abbastanza petrolio da giustificare la costruzione di una o più piattaforme, che comunque dovrebbero ottenere un'altra autorizzazione.
    In giallo, le quattro zone in cui NP, Audax e San Leon Energy hanno chiesto di iniziare le esplorazioni. Per due di queste (quella richiesta da NP e Audax e una delle due a cui è interessata la San Leon) si dovrà ridiscutere il perimetro. È una conseguenza del decreto Prestigiacomo, che vieta qualsiasi attività a meno di 12 miglia da un'area protetta e a meno di 5 miglia da qualsiasi costa.

a

 

4 - Pantelleria e Lampedusa


Mappa per gentile concessione Ministero per lo Sviluppo Economico

    Anche all'orizzonte di Pantelleria e Lampedusa potrebbero sorgere piattaforme petrolifere. Al largo di Pantelleria, Agip e Edison hanno chiesto al Ministero dello Sviluppo Economico di poter iniziare le trivellazioni in un'area di 171 chilometri quadrati.
    Northern Petroleum e Audax stanno invece scandagliando i fondali per capire quanto petrolio c'è sepolto. Nelle acque di Pantelleria – dove l'Ispra ha rilevato alcune specie di gorgonie e coralli neri rarissimi - non è ancora stata istituita un'area marina protetta.
    La Puma Petroleum ha invece depositato la richiesta di esplorazione per due vaste porzioni di mare a sud di Lampedusa: 680 e 607 chilometri quadrati.

a

  5 - Sicilia meridionale


Mappa per gentile concessione Ministero per lo Sviluppo Economico

    È nelle acque di fronte alla costa meridionale della Sicilia che la corsa all'oro nero si fa più frenetica. In giallo sono evidenziate le zone per le quali le società petrolifere hanno chiesto l'autorizzazione per esplorare il sottosuolo. Due di queste aree – adocchiate da Hunt Oil Company - si trovano vicinissime all' Isola Ferdinandea, tra Sciacca e Lampedusa.  È la bocca di un vulcano che nel 1831 eruttò formando un nuovo lembo di terra, per poi inabissarsi pochi mesi più tardi.
    In blu, le due zone nelle quali Eni potrebbe presto iniziare le trivellazioni. Nelle aree colorate di rosso invece i pozzi già ci sono e funzionano a pieno ritmo. Al largo di Gela l'Eni ha in attivo tre piattaforme, al largo di Pozzallo Eni e Edison ne utilizzano altre due.

a

  6 - Corallo mediterraneo


Fotografia di Simone Pietro Canese, ISPRA

    Anthipatella subpinnata (comunemente detto corallo nero) a 108 metri di profondità nei mari di Pantelleria per il progetto “Biodiversità Canale di Sicilia”. Il corallo nero è tipico dei mari tropicali e nel Mediterraneo è rappresentato da cinque specie.
    Gli studi sono stati condotti nella zona crepuscolare, una fascia intermedia tra le acque di superficie e le acque più profonde. Questa fascia è molto importante per i ricercatori perché ospita numerose specie rare la cui biologia ed ecologia sono quasi completamente sconosciute.

a

  7 - Nuove gorgonie


Fotografia di Simone Pietro Canese, ISPRA

    Durante le rilevazioni nelle acque del canale di Sicilia i biologi dell'Ispra hanno trovato due specie di gorgonie finora mai registrate nei mari italiani: Ellisella paraplexaroides (nella foto) e Viminella flagellum.
    La letteratura scientifica su queste gorgonie è ancora scarsa: di Ellisella non si conoscono né le caratteristiche riproduttive, né le preferenze di habitat.

a

  8 - Colonie preziose


Fotografia di Simone Pietro Canese, ISPRA

    Un altro scatto della gorgonia Ellisella paraplexaroides, finora riscontrata soltanto nelle acque del canale di Sicilia. Durante lo studio dell'ISPRA ne sono state avvistate quattro colonie tra gli 80 e i 95 metri di profondità.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 2/06/13

Trivellazioni nel Mediterraneo, il governo italiano non ratifica i protocolli di Barcellona
di "Olambientalista it"
http://www.olambientalista.it/...-il-governo-italiano-non-ratifica-i-protocolli-di-barcellona/


     13 Marzo 2013 - Riportiamo il commento postatoci da Guido Picchetti sul sito Ola, noto sub, video-documentarista ed archeologo marino. Concordiamo su quello che scrive Guido a proposito del nostro mare e su come il governo che gli italiani non vogliono stia svendendo beni preziosi che appartengono ai cittadini e persino il Mediterraneo, disconoscendo convenzioni internazionali che il governo italiano pure ha sottoscritto e che non provvede a ratificare. Auspicando che Guido Picchetti possa essere con noi in una prossima iniziativa pubblica in difesa del mare Mediterraneo, proponiamo alla lettura il suo commento alla decisione governativa di trasformare il mare Mediterraneo in una servitù energetica rinnegando gli impegni internazionali presi. Ecco l’intervento di Guido Picchetti:

      “Siamo salvi!!! Il ministero dello sviluppo economico del Governo Tecnico Monti (ancora in carica, nonostante tutto…), dopo aver approvato la Strategia Energetica Nazionale da seguire nei prossimi anni, prevedendo una semplificazione delle norme procedurali previste per le attività minerarie sui territori nazionali terrestri e marini che siano, sull’ultimo numero del suo Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse uscito il 28/2/2013 ha pubblicato una monografia intitolata “il Mare”, una specie di “Istruzioni per l’uso” dedicato proprio alle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare. Che vogliamo di più ? Secondo i i tecnici del Ministero “il nostro Paese è già dotato di una normativa tra le più severe a livello internazionale, forte com’è di una lunga esperienza settoriale caratterizzata da elevati standard di sicurezza e competenza anche in termini di protezione dell’ambiente marino.
    Inoltre – continuano i tecnici – l’Italia partecipa oggi attivamente all’elaborazione della proposta di direttiva europea sulla sicurezza delle attività offshore. E pertanto, considerata la posizione strategica nel Mediterraneo, l’Italia si candida quale mediatore nei rapporti con i Paesi non appartenenti all’Unione Europea, ma aderenti alla Convenzione di Barcellona, strumento di cooperazione internazionale a carattere regionale per la protezione del Mare Mediterraneo”.
    E qui siamo proprio al colmo, se non all’assurdo !!! Ma stiamo parlando della stessa Italia ? Quella che conosco io, e che a me e a chiunque risulta dai documenti ufficiali pubblicati dalla Convenzione di Barcellona, è un’Italia ben diversa… Un’Italia, che, proprio di fronte agli impegni presi ai sensi della Convenzione di Barcellona con tutti gli altri paesi europei ed extra-europei aderenti, risulta del tutto inadempiente, non avendo ancora oggi ratificato alcuni di quei protocolli fondamentali previsti per la difesa ambientale del Mediterraneo… Basta informarsi in proposito…

#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Solo oggi navigando on line sono capitato su questa pagina del sito web di "Olambientalista it" dove risulta pubblicato il 13 Marzo 2013 l'articolo intitolato "Trivellazioni nel Mediterraneo, il governo italiano non ratifica i protocolli di Barcellona" qui da me ripreso. Si tratta di un articolo che fa espresso riferimento ad alcune mie precedenti note sull'argomento pubblicate alcuni mesi fa su Fb e quindi riprese nei miei "Echi di Stampa" come faccio di solito... Ma, trattandosi di rilievi che mi pare purtroppo mantengano intatta ancora oggi la loro piena validità, sia pure in ritardo voglio qui segnalare e riprendere quanto scritto su quella pagina web, e ringraziare nel contempo i responsabili dell'Organizzazione Lucana Ambientalista per il contributo e il maggior peso dato alla diffusione degli argomenti trattati, ma anche per le simpatiche espressioni usate nei miei confronti...
Cfr. "Per difendere mare e coste dal petrolio, le nuove regole del ministero dell'Ambiente" di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb) del 14 Febbraio 2013 http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200108739615591&l=5d4f6b1164

#
A Ilva Alvani e Giovanni Angeloni piace questo elemento.

--------------------

Pantelleria, la speranza va a 5 Stelle
da "Link Sicilia It"
http://www.linksicilia.it/2013/06/pantelleria-la-speranza-va-a-5-stelle/


     2/6/2013 - Sta accadendo forse qualcosa di straordinario a Pantelleria, l’isola nel cuore del mare nostrum, isola maledetta per la sua asprezza e scoglio di salvezza di antichi navigatori. Certo, che qualcosa sembra stia cambiando, alla faccia di chi non crede più alla possibilità di una rinascita, ebbene sì, perché di questo si dovrà parlare in un prossimo futuro dell’isola e dei suoi abitanti. Che le loro menti e le loro coscienze si stiano aprendo e risvegliando? Che un comico che ha in tre soli anni trasformato la rabbia in un movimento politico, come dice lui, in una sorta di protezione civile di questo Paese, aggiungiamo noi, in una sorta di stallo, sospesi in aria e con i motori spenti! Beppe Grillo ha raggiunto il profondo dell’esasperazione di cittadini italiani di frontiera, i panteschi? Sembrerebbe di sì, vista la velocità con cui la neonata realtà del Movimento 5 Stelle di Pantelleria, in soli 8 mesi ha raggiunto risultati da primato in una realtà dove ha sempre predominato la Prima e poi la Seconda Repubblica, poi ancora la moda delle liste civiche e non per ultima la magistratura con i suoi arresti risonanti e da guinnes dei primati.
     Ora dopo l’ennesimo commissariamento si torna alle urne e le macchinette del fanghino messe in moto di certo non danno giustizia alle nuove realtà nate sul territorio compresi i cittadini 5 Stelle. Ma siccome ogni male non vien per nuocere, gli stessi attivisti del Movimento 5 Stelle non hanno fatto una piega e sono andati avanti a colpi di trasparenza e attivismo civico. Tant’è vero che, se all’inizio delle competizioni non gli si dava troppo peso, oggi risulterebbero – stando alle dalle opinioni rilevate tra i cittadini di Pantelleria – addirittura secondi su 4 liste in competizione, a pochi punti da quella che è considerata la lista favorita.
     Sarà forse arrivata veramente l’ora del ricambio politico anche a Pantelleria? Della tanto acclamata aria nuova? Panteschi che incontrano altri panteschi e che non promettono impossibili ed astratti risultati, ma la certezza di trasparente amministrazione condivisa, referendum popolari per le scelte da compiere, una responsabilità politica spalmata su tutta l’isola e i suoi cittadini, una visione diversa di tutte le sceneggiature scritte negli ultimi anni politici dell’isola. Vi stupirà sapere che non esiste un attore principale in tutta questa storia, ma è work in progress continuo dove tutti possono partecipare. I panteschi protagonisti del proprio futuro. Un futuro possibile, realistico, niente spazio alla fantascienza. Intanto nessuno lo poteva neanche immaginare che fra pochi giorni un movimento di cittadini panteschi avesse la possibilità di andare facilmente ad amministrare la propria isola.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Senza commenti... non ce n'è bisogno... Ma di auguri sì...
#
Post di Battista Belvisi
Grazie, crepi! Che questa sia la volta buona?
#
Post di Guido Picchetti
Crepi chi ??? :-) :-) Il lupo, naturalmente !!!
#
A Salvatore Gregorio Spata, Isabella Tritto, Battista Belvisi, Gianluca Cecere e Filippo Foti piace questo elemento.

--------------------

Petrolio Basilicata. Tumori in crescita
di "Movimento Ambientalista Bat Puglia" (a margine di una immagine postata su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=p.391690774278388&type=1


     01/06/13 - "Petrolio Basilicata, un aiuto per uscire dalla recessione". Titola così la prima pagina del sito "Wall Street Italia", riprendendo un pezzo dell’agenzia Bloomberg. Un articolo che ha il solo obiettivo di far alzare l’asticella delle quotazioni borsistiche delle compagnie petrolifere, nonché le aspettative economiche e lavorative (non certo quelle di vita) di una regione che, in questa fase più di altre, sta arrancando: povertà, disoccupazione, emigrazione, tumori...
     Leggi anche l'articolo nel blog di Pietro Dommarco del 31 maggio 2013 "Le multinazionali della redenzione", e l'articolo di 'Basilicata Mia' del 31/05/13 "Tumori in crescita in Basilicata".

#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Cosa vuoi che gliene importi dei tumori in Basilicata a burocrati e magnaccia della finanza di Wall Street, secondo i quali, grazie al suo petrolio, questa regione potrebbe uscire dal suo stato attuale di terzomondista italiota della comunità europea ? Dicono loro che la Basilicata, sviluppando le sue attività estrattive, direbbe addio a povertà, disoccupazione, emigrazione e tumori, si assicurerebbe 20 mila nuovi posti di lavoro, e diventerebbe addirittura il terzo produttore di greggio in Europa... Ricchezza e benessere per tutti i lucani... Liberissimi di crederci... Italioti siamo... e tali rimaniamo...
#
A Movimento Ambientalista Bat Puglia piace questo elemento.

--------------------

Dalla mia Bacheca su FB del 1/06/13

I parlamentari del M5S dell'ARS contro un nuovo progetto di fattoria eolica nello Stretto di Sicilia di Guido Picchetti (a margine di un comunicato stampa del M5S)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     01/06/13 - Non c'è pace per lo Stretto di Sicilia. Di nuovo la minaccia di una fattoria eolica sui banchi sommersi del Canale. La protesta dei parlamentari del Movimento 5 Stelle dell'Assemblea Regionale Siciliana è puntuale. Avrà effetto ? Lo spero proprio... Qui a seguire il comunicato stampa emesso dal gruppo parlamentare del M5S dell'ARS.

#
A Alfonso Nigro, Ilva Alvani, Salvatore Gregorio Spata e al sottoscritto piace questo elemento..

--------------------

Il “Punto nascita” è chiuso. Le testimonianze da Pantelleria
di Davide Di Giorgi
http://trapani.blogsicilia.it/il-punto-nascita-e-chiuso-le-testimonianze-da-pantelleria/191099/


     01 giugno 2013 - Il “Punto nascita” di Pantelleria è chiuso. E le mamme pantesche partoriscono fuori dall’isola. Dopo che l’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani aveva annunciato la riapertura, l’operatività dell’ospedale della piccola isola non risulta attiva. Solo due medici infatti hanno risposto alla chiamata dell’ASP: due ostetriche prenderanno servizio il 3 e il 12 giugno. Ma ci vogliono due pediatri e due anestesisti. Il 4 giugno verrà fatta una nuova convocazione per cercare di completare l’organico ma il problema è tutto nella tipologia contrattuale che sarebbe semestrale.
     “In due non si può: io, a Pantelleria, ci ho provato. Dopo cinque mesi ho dato le dimissioni: troppo rischioso”. Rosaria Pulizzotto, ginecologa ostetrica, che ha lavorato nelle isole di Pantelleria e Lipari, racconta a BlogSicilia, la sua esperienza. “Nell’ultimo anno ci sono già stati due casi a Lipari dove in un caso c’è stato un parto che è andato benissimo ma il bambino è nato con un problema respiratorio. Nell’ospedale non c’era nessuno che sapesse intubare un neonato (compito del neonatologo), è stato chiamato l’elisoccorso, ma era tardi e il bambino non ce l’ha fatta”.
     Intanto le donne continuano a partorire a Trapani o a Palermo. “Le mie due figlie hanno partorito fuori da Pantelleria”. La signora Bonomo è la madre di Melina e Maria Cristina che hanno partorito una a Trapani e una a Palermo. “Il disagio non è solo finanziario ma soprattutto psicologico. Le miei figlie sono state costrette a lasciare la famiglia e sono rimaste via per settimane”. “Non si può dare per certo il parto fisiologico – conclude la signora Bonomo – perché non si posso prendere le complicazioni”.
     “Pensare solo ai numeri è assurdo, bisogna puntare sulla qualità”. ”Non si può creare un percorso nascita – spiega la Pulizzotto – senza un reparto di neonatologia o di assistenti anestesisti rianimatori, perché possono succedere complicanze che non sono prevedibili e che non posso essere risolte solo dall’elisoccorso, anche perché le condizioni meteo marine posso essere avverse, l’elicottero deve essere disponibile, bisogna trovare il posto libero nell’ospedale, insomma così si rischia di perdere troppo tempo e questo è inaccettabile”. ”Sulla salute dei cittadini non si posso fare tagli, e poi sulle isole, pensare che ci vivono solo poche persone e che quindi è possibile tagliare non lo trovo corretto”.
     “Il punto nascite di Pantelleria non è aperto nemmeno per i parti a basso rischio. Si partorisce solo in emergenza. Le mamme infatti continuano partorire fuori”. Caterina Giglio, presidente del comitato civico Pro Ospedale di Pantelleria, è chiara: “E’ un passo avanti, ma se si posso fare solo i parti a basso rischio e le mamme continuano a far nascere i figli fuori dall’isola non si può dire che l’ospedale sia operativo”. “A me pare che sia solo un proclama elettorale – continua la Giglio -, anche perché non si capisce come mai a Lipari dove non ci sono elezioni il punto nascita è chiuso mentre a Pantelleria, dove ci sono le elezioni, il punto nascita è aperto”. “Chiediamo – conclude la Giglio – che l’ospedale sia sicuro e che si possa nascere anche con le piccole patologie”.
#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E la conclusione, dopo tante chiacchiere a vuoto, alla fine è questa...
#
Post di Filippo Foti

Uno dei tanti "pacchi" che tardano ad arrivare nell'isola... se poi arrivano !!!
#
A Gianluca Cecere piace questo elemento.

--------------------

A Linosa. Ignoti vandali ?
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     01/06/13 - Ignoti vandali? Non è la foto di un locale qualunque in stato di abbandono dopo anni di disuso... Ma è ciò che resta a Linosa del Centro per la Salvaguardia delle Tartarughe Marine dopo che "ignoti" vandali gli hanno dato fuoco il 14 Maggio scorso... Ignoti ? Possibile che accada una cosa simile ad opera di ignoti in un'isola di 433, diconsi quattrocentotrentatrè (dati Wikipedia) abitanti ?

#
Post di Alfonso Nigro

Sono le cose che ti fanno pensare che in Italia non cambierà mai nulla.
#
Post di Giovanni Angeloni

E' proprio un lavoretto da INFAMI!!!!!!!!!!!!!
#
Post di Antonio M G Piccolo

Sai, caro amico, c'è sempre in ogni luogo, anche se piccolo, una progenitrice di stonzi, e la cosa grave è che sempre incinta!
#
Post di Guido Picchetti

... diceva qualcuno: "consoliamoci co' st'aietti... "
#
Post di Mauro Brusà

Omertà e mafia.
#
Post di Giusi Orefice

Inqualificabili...
#
A Tiziana Trapani, Sandro Casano, Ilva Alvani e Mauro Brusà piace questo elemento.

--------------------

Proteste e petizioni contro le trivellazioni idrocarburi nello Jonio
da "Movimento Ambientalista Bat Puglia (a margine di un post condiviso)
https://www.facebook.com/...=391686237612175&set=p.391686237612175&type=1


     01/06/13 - Anche in Calabria fioccano come la neve le proteste e petizioni contro le trivellazioni idrocarburi nello Jonio...  Vedi il video che segue...

Roseto Capo Spulico: protesta per le trivellazioni in mare
Pubblicato in data 31/mag/2013 da Tele Cosenza - (1'52)
Comuni dell'Alto Ionio cosentino in piena mobilitazione contro l'ipotesi di trivellazioni petrolifere
nel Mar Ionio. A Roseto Capo Spulico le amministrazioni comunali e i cittadini si sono incontrati
per esprimere le loro preoccupazioni: si rischia di veder vanificato il lavoro di anni e anni
nel comparto turistico. Chiaramente contraria anche la Provincia di Cosenza, che discuterà a breve
della problematica in una riunione del Consiglio provinciale, che sarà convocata ad hoc.

http://www.youtube.com/watch?v=d_hyoxTp6bI

...e l'articolo seguente del 31 maggio 2013 pubblicato da "La Gazzetta del Sud" al seguente link:
http://www.gazzettadelsud.it/news/48699/Trivellazioni-in-mare--protesta-e.html

#
Al sottoscritto piace questo elemento.

--------------------

Gli studenti contro Rainone. Fuori le multinazionali dalle università
di Maria Rita D'Orsogna 
http://dorsogna.blogspot.it/2013/05/gli-studenti-contro-rainone.html


     31/05/13 - Gli studenti del Coordinamento Universitario No Ombrina Mare 2 contestano l’utilizzo dell’università pubblica per scopi privatistici con questo comunicato:

#
Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

A Pescara gli studenti dell'Università "G.D'Annunzio" contro il professore di geologia Raione a causa del progetto di "Ombrina Mare 2" della Mediterranean Oil & Gas... E la denunzia è chiara... per chi sa e vuol vedere...
#
A Ilva Alvani, Mauro Brusà, Alfonso Nigro e Movimento Ambientalista Bat Puglia piace questo elemento.

--------------------

(copyright Guido Picchetti) 

Share |

Questa pagina è stata aggiornata il 01/07/13.