Febbraio 2013

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ECHI  DI  STAMPA

   
     - Dal 21 al 28 Febbraio 2013

 
Dalla mia Bacheca su FB del 28/02/13

"Cittadini 5 StARS", un fiocco rosa per la trasparenza...
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200192482749117&l=136201b36a


     28/02/13 - "Cittadini 5 StARS" è il nome del nuovo periodico d'informazione Parlamentare dell'attività del Gruppo Movimento 5 Stelle dell'Assemblea Regionale Siciliana. Il primo numero del notiziario (che esce con periodicità mensile) è quello di Febbraio 2013, ed è ora disponibile on line e scaricabile all'url http://www.sicilia5stelle.it/wp-.../2013/02/cittadini5stars_02-2013.pdf.
     Nella foto che segue una delle tante notizie pubblicate nelle quattro pagine di questo primo numero offerto in omaggio ai lettori. Auguri alla pubblicazione, che certamente aiuta la trasparenza sull'attività del "palazzo" della Regione Sicilia, e smentisce tante dicerie più o meno interessate...

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Post di Stefano Scaltriti
Và stampato e messo in tutti i bar di Pantelleria. E' ora che la gente sappia cosa facciamo... Altro che protesta !!! Grande Guido, il nostro occhio nell'edicola mondiale...
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Post di Guido Picchetti
Mi sembra che ti ( e mi...) allarghi un po' troppo. Grazie comunque... Ma ritengo sia doveroso farlo sapere...
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A Rosaeleste Pantelleria, Luca Gioria, Debora Toscano, Stefano Scaltriti, Salvatore Gregorio Spata, Grazia Cucci e Roberto Mamone piace questo elemento.

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Shale oil, tight oil, tar sands: gli idrocarburi non convenzionali
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/shale-oil-tight-oil-tar-sands-gli-idrocarburi-non-convenzionali-15198.html


     26 febbraio 2013 - Parallelamente al gas non convenzionale, comunemente detto shale gas o gas di scisto in italiano, negli ultimi anni l’industria petrolifera si è buttata sul grande business del petrolio non convenzionale. Sulla stampa, di settore e non, hanno iniziato a circolare termini come “oil shale”, “shale oil”, “tight oil” e “tar sands”. Sulle testate generaliste, o in articoli poco approfonditi e assai superficiali, tutti questi termini sono stati accostati frettolosamente alla parola “fracking“, che indica la tecnica della fratturazione idraulica ad alta pressione con solventi chimici e trivellazioni orizzontali.
     >> Leggi l’approfondimento sullo shale gas
     In realtà, però, le parole “oil shale”, “shale oil”, “tight oil” e “tar sands” non sono affatto dei sinonimi e non tutti gli oli non convenzionali richiedono l’uso del fracking per la loro estrazione. Per ragionare di idrocarburi non convenzionali, quindi, si deve partire dalle definizioni.
     Oil shale, shale oil, tight oil e tar sands, ecco le definizioni:

- Oil shale
   Con il termine “oil shale”, in italiano scisto bituminoso si intende un sedimento di cherogene, detto anche kerogene: materiale organico depositatosi in milioni di anni nel sottosuolo in seguito alla decomposizione di alghe, plancton o altra materia organica. Visto che può derivare da centinaia di fonti, il cherogene non è mai uguale a sé stesso: non è una sostanza vera e propria, ma un mix di sostanze di origine organica.

- Shale oil
   Lo shale oil non è altro che il cherogene trasformato in petrolio. La maggior parte di cherogeni, al loro interno, contengono idrocarburi liquidi o gassosi. Ma il cherogene in sé è di solito allo stato solido e compatto e, per estrarre petrolio dallo scisto-cherogene, è necessario sottoporlo a complesse procedure chimiche: dal cherogene si produce bitume, dal bitume petrolio pesante. In altre parole: lo shale oil non si estrae dal sottosuolo ma si produce in raffineria, partendo dall’oil shale. Questo vuol dire, tra le altre cose, che lo shale oil è ecologicamente, economicamente ed energeticamente molto peggiore del petrolio convenzionale. Per produrlo, infatti, serve un costoso processo chimico con pesanti ripercussioni ambientali. Processo che, per di più, comporta un dispendio di energia. Un litro equivalente di shale oil, quindi, rende molta meno energia netta di un litro di petrolio vero.

- Tight oil
   Il tigh oil è quello che comunemente, ed erroneamente, viene chiamato “shale oil”. Con tight oil si intende un tipo di petrolio intrappolato nelle rocce o nelle argille, che viene estratto in maniera molto simile allo shale gas: si raggiunge il giacimento di tight oil con la trivellazione orizzontale e poi si procede alla sua estrazione con esplosivo e fratturazione idraulica, il famoso fracking. Il procedimento è ben spiegato in questo video promozionale, che grazie all’animazione al computer mostra come si frantuma la roccia per estrarre lo shale gas o il tight oil.

Drilling, Cementing and Stimulation
(video pubblicato da mauffray100 in data 18/apr/2011 - 12'45")
This animation series describes the practices of drilling an oil/gas well, and cementing
and multi-zone or multi-stage hydraulic fracturing in vertical and horizontal wells.

http://youtu.be/k3n7sPYytQY

- Tar sands
   Le tar sands, o sabbie bituminose, non sono altro che sabbie impregnate di petrolio misto ad acqua e argilla. A differenza di tutti gli altri idrocarburi, convenzionali e non, che vanno ricercati ed estratti a migliaia di metri di profondità le sabbie bituminose si trovano quasi in superficie: in Canada, maggior produttore al mondo di questo tipo di petrolio, si trovano a meno di cento metri dalla superficie. Il petrolio che impregna queste sabbie è di solito molto denso, viscoso e di scarsa qualità. Sostanzialmente non differisce molto dal bitume e va estratto dalla sabbia con un processo chimico-meccanico: tramite un lavaggio delle sabbie con acqua o aria calda, solventi e soda caustica si stacca il bitume e lo si separa dal resto del materiale agitandolo. Con questa tecnica si riesce a estrarre circa un barile di bitume (e quindi molto meno di petrolio) da due tonnellate di sabbie bituminose.
   Un metodo di estrazione del petrolio dalle tar sand con una rendita molto maggiore, ma che è anche molto più lento e costoso, è la Cyclic Steam Stimulation (CSS): si pompa vapore a 350 gradi sulle sabbie per un periodo di diverse settimane direttamente nel giacimento; poi si fa raffreddare la sabbia, che inizia a rilasciare il petrolio che scende verso il basso. Infine il petrolio viene pompato per l’estrazione vera e propria. Con questo metodo si usa molta più energia, ma non servono solventi chimici aggressivi.
Una evoluzione del CSS è lo Steam Assisted Gravity Drainage (SAGD), un metodo che accoppia il precedente alle trivellazioni orizzontali. Si fanno due trivellazioni nel giacimento, una quasi in superficie e un’alla base, e si pompa vapore dal foro in alto. Il vapore fonde il bitume intrappolato nella sabbia facendolo percolare verso il basso, dove verrà intercettato dalla seconda trivellazione che serve appunto per pomparlo in superficie. Con questo metodo si riesce a estrarre oltre il 60% del bitume presente nel giacimento, con un costo economico ed energetico molto inferiori al CSS. Ma comunque ben più alti di quelli tipici dell’estrazione del petrolio convenzionale nei giacimenti sotterranei.
   Altri metodi di estrazione prevedono l’uso massiccio di solventi chimici e una o più delle tecniche già descritte ma, in ogni caso, una volta estratto il bitume esso va lavorato in raffineria per ripulirlo dallo zolfo e da altre impurità. Al costo economico ed energetico dell’estrazione, quindi, vanno sommati quelli del trasporto e della raffinazione.
   Sulle sabbie bituminose del Canada, e sui costi sociali, economici e ambientali della loro estrazione, hanno lavorato a lungo Debra J. Davidson (Associate Professor alla University of Alberta) e Michael Gismondi (Professor alla Athabasca University). Nel loro libro “Challenging Legitimacy at the Precipice of Energy Calamity” Davidson e Gismondi hanno pubblicato anche una serie di foto storiche e recenti relative a questa attività industriale che sono di grande aiuto per capire di cosa stiamo parlando.

Visualizing the Tar Sands
(video pubblicato da AthabascaUniversity in data 27/ago/2012 - 5'40")
In Part 9 of this series supplementing the book "Challenging Legitimacy at the Precipice of Energy
 Calamity," co-author Mike Gismondi takes us on a tour of the powerful photos and illustrations
 that document the history of the oil sands and explains why these images are so important.
Please note these videos represent the views of the authors only.

http://youtu.be/6rKSLL-EqJQ

   Sul processo industriale di estrazione del petrolio dalle sabbie bituminose consiglio anche la visione di questo documentario della serie “Megastrutture” del National Geographic, dal quale emerge chiaramente le dimensioni dell’impatto ambientale, ma anche del business, delle tar sands canadesi.

Megastructures Ultimate Oil Sands Mine
(video pubblicato da deathclock2690 in data 29/ago/2011 - 47'58")

http://youtu.be/Z4lxpZUw3bw


Le riserve di petrolio non convenzionale
     Tenendo presente la grande varietà di idrocarburi non convenzionali e i differenti metodi di estrazione, quindi, ogni stima su quali siano le reali riserve di tight oil, oil shale e tar sands e di quanto esse possano “rendere” realmente in petrolio equivalente è una stima destinata a essere facilmente smentita. Usare una tecnica o un’altra può fare un’enorme differenza nella quantità di petrolio effettivamente estraibile dal sottosuolo o dalle sabbie bituminose. Spesso sono le stesse compagnie petrolifere a dichiarare minori, o maggiori, riserve di petrolio e gas non convenzionali per mere questioni fiscali.
     Come mi spiegò nel 2005 il noto geologo Colin Campbell rispondendo assai gentilmente a una mia email in cui chiedevo lumi sulla differenza tra riserve “probabili” e “possibili”, “inattive”, “stimate”, “identificate” e “non scoperte” (tutti termini comunemente utilizzati dalle compagnie petrolifere nei loro report), la situazione è molto complessa.
     Difficilmente potrei spiegarla meglio di Campbell e, per questo, riporto le sue parole. Aggiungo solo che non si riferiscono esclusivamente al petrolio e al gas non convenzionale, ma anche a quelli convenzionali. Gli idrocarburi non convenzionali, però, da qualche anno sono inseriti nelle stime ufficiali delle compagnie petrolifere e persino delle organizzazioni internazionali, causando quello che io chiamo “balletto delle riserve”: la quantità di petrolio e gas nei giacimenti sale o scende a seconda delle tecnologie prese in considerazione dai vari studi.
     >> Leggi l’approfondimento sulle stime delle riserve di petrolio e gas

Le riserve spiegate da Colin Campbell

     Questi sono, in sintesi, i passi principali per la messa in produzione di un giacimento:
     1. - gli esploratori, ovvero i geologi, elaborano un prospetto iniziale del giacimento e fanno una stima scientifica delle sue possibili riserve basato su una prima mappatura della sua struttura e sui dati regionali, che non sono esatti;
di solito devono esagerare le stime per assicurarsi il finanziamento della trivellazione del bacino, che inizialmente è praticamente sconosciuto. Queste sono informazioni riservate delle aziende, che non vengono pubblicate;
     2. - se le prime trivellazioni del giacimento trovano petrolio, si sanno molte più cose sulle caratteristiche geologiche del bacino e sulle riserve d’idrocarburi che potrebbe contenere, ma è normale fare ulteriori trivellazioni per confermare l’estensione del bacino. A questo punto è normalmente possibile fare stime abbastanza precise delle dimensioni del bacino;
     3. - se si decide di mettere il bacino in produzione la responsabilità passa in mano agli ingegneri che normalmente lavorano con metodologie passo dopo passo. All’inizio mettono in produzione la parte migliore del bacino, istallando le attrezzature necessarie. A questo punto è richiesto loro di fornire stime molto conservative al governo a fini fiscali, stime che vengono debitamente rese pubbliche;
     4. - col passare del tempo gli ingegneri “sviluppano” il resto del bacino, annunciando periodicamente revisioni in alto delle riserve man mano che ogni fase della produzione viene completata;
     5. - il bacino probabilmente conterrà un quantitativo maggiore o minore di petrolio di quanto le previsioni scientifiche del passo 1 avevano dichiarato.
     Questa è la situazione nel caso di un bacino off-shore, ad esempio un bacino del Mar del Nord.
     Il caso di un bacino on-shore, ad esempio in Texas, è un po’ diverso: innanzitutto il bacino ha molti proprietari, ognuno che possiede una parte dello stesso bacino. Poiché non mancano gli speculatori la Securities & Exchange Commission (SEC) americana ha introdotto strette misure di sorveglianza su ciò che può essere riportato e dichiarato sulla quantità di petrolio presente nel giacimento. I dati che le compagnie devono consegnare alla SEC riguardano:
     1. - Produzione provata: è una stima di quanto produrranno i pozzi già trivellati ottenuta basandosi sulla produzione giornaliera di tali pozzi;
     2. - Produzione non sviluppata: è una stima di quanto potranno produrre ulteriori pozzi ancora non trivellati.

     Inoltre vi sono le cosiddette riserve “probabili” e “possibili”, “inattive”, “stimate”, “identificate” e “non scoperte” che sono frutto di speculazioni non verificate sui bacini e non contano ai fini fiscali (la tassazione è solo sulla produzione). Evidentemente, in Texas o in posti del genere, le riserve dichiarate crescono man mano che vengono trivellati nuovi pozzi. È importante notare che le regole della SEC hanno il compito di impedire esagerazioni fraudolente delle stime, ma non impediscono affatto che vengano proposte delle caute sottostime.
     Consideriamo adesso le riserve dichiarate dall’industria internazionale. In pratica le grandi compagnie petrolifere dichiarano di possedere tante riserve quante ne servono per ottenere un soddisfacente risultato finanziario (per rassicurare il mercato), tenendosi da parte una considerevole quantità di riserve non dichiarate che possono poi dichiarare all’occorrenza per smussare le proprie performance commerciali quando è necessario. Ci sono inoltre ottime ragioni fiscali per sottostimare le riserve.
     Queste pratiche, però, sono oggi probabilmente finite perché le compagnie hanno ormai dichiarato completamente i loro stock di riserve non riportate. Inizialmente hanno tentato di nascondere questa situazione con le fusioni (che hanno reso difficile capire quanto petrolio non ancora dichiarato era presente nei bacini posseduti o gestiti dalle nuove società derivate dalle fusioni), ma adesso non si possono più nascondere.
     Per questo motivo è sbagliato proiettare nel futuro questa apparente crescita delle riserve: finiti gli stock, ci dovranno essere ulteriori scoperte per aumentare le riserve, non c’è più nulla da parte da dichiarare all’occorrenza. Ma le scoperte di nuovi giacimenti, specialmente di grossi giacimenti, si fanno sempre più rare.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Un lungo articolo di Peppe Croce che chiarisce molto bene le differenze tra i vari termini con cui vengono oggi indicati gli idrocarburi fosssili, gassosi o liquidi che siano, in funzione del tipo di giacimento e dei differenti metodi estrattivi impiegati dalle società di settore. Diceva qualcuno che conoscere bene il nemico da battere è già una mezza vittoria. Vale come come la teoria del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno a secondo di chi lo vede... Il guaio è che qui da noi ci stiamo avviando ad avere quel bicchiere totalmente pieno... e di "oro nero" per giunta poco redditizio e di scarsa qualità...
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A Roberto Frigerio piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 27/02/13

"Primavera Pantesca" in vista delle elezioni comunali di Maggio
di Guido Picchetti (a margine di una foto su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200185368811273&l=693c87b783


     27/02/13 - Domani Giovedì 28 Febbraio alle ore 21, in contrada Rekhale presso "U Trattu", presentazione bozza programma della lista "Primavera Pantesca", evento pubblico promosso da Salvatore Giglio, leader del movimento.
     Nella foto un momento della riunione svoltasi ieri sera, sempre a tal fine, presso il Circolo "Trieste Stella" di Khamma. Tra i tanti argomenti toccati nella relazione iniziale di Salvatore Giglio e nel nutrito dibattito che ne è seguito, mi piace qui ricordare, sul tema dell'ambiente, l'annuncio di Salvatore Giglio, che, in caso di elezione alle prossime comunali, il movimento "Primavera Pantesca" si farà promotore di un referendum tra i cittadini drll’isola sull'opportunità o meno della realizzazione dell' Area marina Protetta e del Parco Nazionale di Pantelleria, nella convinzione che una gestione diretta da parte del Comune di Pantelleria di queste due nuove realtà potrebbe consentire anche una revisione, o quanto meno un adeguamento, di certi vincoli ambientali attualmente esistenti sull'isola che paiono decisamente superati...
     Come mi piace ancora rilevare, nell'intervento del presidente del circolo ospitante "Trieste Stella", il suo accenno alla possibilità che anche Pantelleria, seguendo l'esempio della Sardegna e delle sue isole minori, possa un domani diventare "Zona Franca", con tutti i vantaggi che da un tale "status", riconosciuto a livello europeo, sul piano economico potrebbero derivare per l'isola ... Un argomento di cui proprio ieri su "Pantelleria Internet News" e qui su Fb abbiamo dato notizia...
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A Claudio Spina piace questo elemento.

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Lacrime di coccodrillo su "Ombrina Mare"
di Guido Picchetti (a margine di un post du Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/557960044222214


    27/02/13 - Qui a seguire il pezzo di Maria Rita D'Orsogna appena pubblicato sul suo Blog, che invito tutti gli amici a leggere. Prende spunto da quanto accaduto in Abruzzo per la piattaforma di "Ombrina Mare" (uno spettacolo in prossima replica in tante altre parti del territorio italiano, marini e terrestre che siano, grazie ai ministri Passera e Clini del governo tecnico Monti...). E termina con le seguenti parole: "Questo blog non fa politica, ma lo schifo di PD e PDL in materia è abbastanza evidente. Buone cinque stelle a tutti"... Parole che, posso dire, condivido al 100%, e vale anche per questa mia pagina su FB...

Lacrime di coccodrillo - 1 http://dorsogna..../lacrime-di-coccodrillo-1.html

    TUESDAY, FEBRUARY 26, 2013 - Tutti i politici a fare comunicati su Ombrina Mare. Fanno abbastanza pena. Eccoli i fatti veri.
    Il voto al Decreto Sviluppo - quello che ha sbloccato Ombrina Mare - è stato votato dai seguenti, senza che fiatasse mosca sul reparto petrolio. Questi soggetti - destra e sinistra - non meritano la fiducia di nessuno, e qualsiasi cosa che faranno adesso è solo perchè la gente è arrabbiata e non perchè hanno ideali, idee, o amore per il vostro mare. Sono falsi e il loro voto, a scatola chiusa sul decreto sviluppo è ingiustificabile.
    I seguenti sono abruzzesi di nome, ma non certo di amore...

  - A favore del Decreto Sviluppo - e quindi di Ombrina - in Senato:
Fabrizio Di Stefano (PDL)
Giovanni Legnini (PD)
Franco Marini (PD)
Andrea Pastore (PDL)
Paolo Tancredi (PDL)
 
  - A favore del Decreto Sviluppo - e quindi di Ombrina - alla Camera:
Ferdinando Adornato (UDC)
Sabatino Aracu (PDL)
Carla Castellani (PDL)
Vittoria D'Incecco (PD)
Marcello De Angelis (PDL)
Giovanni Dell'Elce (PDL)
Tommaso Ginhttps://docs.google.com/file/d/0Bzfe1KSKjhfATWVBLUFFZXoyUXM/edit?usp=sharingstyle="padding-left: 15px" height="22" width="50%"> Giovanni Lolli (PD)
Paola Pelino (PDL)
Maurizio Scelli (PDL)
LanfrancoTenaglia (PD)
Daniele Toto (FLI)
Livia Turco (PD)

Questo blog non fa politica, ma lo schifo di PD e PDL in materia è abbastanza evidente. Buone cinque stelle a tutti...

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Commento di Alfonso Nigro su Fb a margine del post condiviso
Queste porcherie, cioè trivellare in Italia per mare e per terra, le hanno votate sia il PD che il PDL, Pensate se i due partiti si dovessero unire per governare, quali scempi sarebbero capaci di produrre...
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A Gianluca Cecere, Giuseppe Farace e Debora Toscano piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 26/02/13

A margine del voto... Tra "tsunami e "tempeste"
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/...tra-tsunami-e-tempeste/575621869116299


     26/02/13 - Un fiume straripante di commenti ha ricoperto da ieri il risultato del recente voto degli italiani. Un risultato che alcuni analisti sono arrivati a definire la "tempesta perfetta", quasi a giustificare gli errori di valutazione commessi, non solo da loro, ma anche da tanti altri, politici in testa..., rimasti tutti ciechi e sordi a quanto sulle piazze già da tempo si andava chiaramente manifestando. E non è ancora finita...
     Ma il bello è che anche in questi ultimi giorni, a partire dagli "exit instant poll" fino al completamento degli scrutini di camera e senato, tra i "se", i "ma", e le tante considerazioni espresse da giornalisti, opinionisti, e addetti ai lavori più o meno esperti a seguito dell'andamento altalenante dei voti dei vari schieramenti ("tsunami Grillo" a parte), nella valutazione degli scenari futuri possibili ci sono a mio giudizio tre elementi importanti ai quali mi pare non sia stato fatto mai da alcuno il benchè minimo riferimento.
     Il primo riguarda una ipotesi di scenario da riferire al passato, certamente, ma che vale notare per l'influenza che avrebbe potuto avere sull'immediato futuro. Riguarda la citata "ingovernabilità" derivante dal risultato del voto su cui oggi tanto si dibatte. Ma possibile che nessuno dei commentatori rilevi il dato di fatto che "se" il candidato premier Mario Monti non fosse "sceso" o, come dice lui, "salito" in campo, e non avesse partecipato alla campagna elettorale con la sua lista civica, contraddicendo quanto da lui stesso in precedenza affermato, molto probabilmente ora non staremmo a parlare di "ingovernabilità" ?
     Il secondo elemento di cui non sento minimamente parlare, e che invece ritengo debba essere argomento di discussione e dibattito dei futuri governanti del Paese, riguarda la Sardegna. Una delle 21 regioni d'Italia, la quale, in virtù del suo Statuto Speciale, ha già diritto a trattenere il 70% dei tributi riscossi nel territorio regionale, ma che il 7 febbraio u.s. ha deliberato l’attivazione di un regime doganale di “zona franca” in tutto il territorio sardo, la cui perimetrazione è coincidente con i confini naturali dell’Isola. Lo stesso governatore Ugo Cappellacci, in base al trattato di Lisbona, ha firmato la richiesta al presidente del Parlamento italiano e a quello della Commissione Europea di inserire nel nuovo codice doganale comunitario anche la Sardegna e le sue isole circostanti tra i territori extra-doganali d’Italia. Il nuovo codice doganale dovrebbe entrare in vigore entro il 30 giugno e anche la Sardegna diventerà zona franca come Livigno, Campione d’Italia e le Canarie. E se ciò fosse vero, non ne avrebbero ancor più diritto le isole di Pantelleria e Lampedusa ?
     Terzo ed ultimo elemento. E' di interesse forse più strettamente locale, ma ritengo che parimenti non dovrebbe sfuggire all'attenzione dei media, seppure durante una "tempesta perfetta" quale quella che stiamo tutti vivendo, a quel che si dice... Riguarda lo "stato di emergenza" richiesto nei giorni scorsi da Lampedusa per i suoi collegamenti marittimi con la Madre Patria. Lo stesso disservizio accusa l'isola di Pantelleria, ma su quest'ultimo la stampa regionale tace come se non ci fosse, e tace anche la Sicilia, regione a Statuto Speciale, che dovrebbe intervenire tempestivamente al riguardo...
     Ma su entrambi gli "stati di emergenza" (di Lampedusa reale e richiesto, e di Pantelleria, reale ma nemmeno richiesto...) non una parola su stampa e TV... E' vero che siamo alle prese addirittura con un "tsunami" quale quello di Grillo... Ma quando si comincerà a parlare in parlamento dei veri problemi che interessano i cittadini e non di "tsunami" e di "tempeste perfette" che nessun "meteorologo" addetto al settore ha saputo e mostra di saper prevedere ?
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Post di Vallini Erik
Condivido in pieno l'analisi di Guido. Purtroppo la Casta Partitica ha perso anni e anni (e la legge elettorale porcata è uno degli esempi) a salvaguardare innanzitutto se stessa. Il Buon Monti, a cui è stato demandato di fare il lavoro sporco, nulla ha potuto quando ha pensato di mettere mano alla riduzione dei costi della politica, a fare una seria legge anticorruzione (e non quella sbiadita "cosa" che hanno promulgato). Il Buon Monti, ha lavorato anche per i poteri energetici forti, di fatto autorizzando ai soliti noti di insudiciare il nostro territorio, per continuare una politica energetica vecchia, decrepita e anche antieconomica. Speriamo che questo tzunami possa indurre la casta a rimettere nella loro agenda il cittadino.
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Ad Antonio Fanara, Pippo Lo Verde e al sottoscritto piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 25/02/13

Protesta dei pescatori a Lampedusa, impedito l’attracco al traghetto
da "Blog Sicilia"
http://agrigento.blogsicilia.it/protesta-dei-pescatori-a-lampedusa-impedito-lattracco-al-traghetto/168495/


     25 febbraio 2013 - Continua la protesta di pescatori e residenti delle isole Pelagie per le gravi difficoltà nei collegamenti marittimi e “l’inadeguatezza” dei traghetti. Stamattina i pescatori di Lampedusa hanno impedito l’attracco della nave “Paolo Veronese” alla banchina dell’isola e minacciano di farlo ad oltranza. Da giorni pescatori, commercianti e trasportatori di Lampedusa e Linosa sono in stato di agitazione a causa delle condizioni della nave utilizzata per il collegamento con Porto Empedocle. Secondo il ‘Comitato dei pescatori di Lampedusa e Linosa’, infatti, la nave della ‘Compagnia delle Isole’, vecchia di 30 anni, è inadeguata e va sostituita.
     Stamane sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione, Rosario Crocetta. ”I comportamenti dell’ultimo periodo da parte della Siremar – afferma il governatore – mettono in ginocchio Lampedusa. Non può fare finta di non avere un contratto che la obbliga ad assicurare con mezzi efficienti e continuità il servizio Lampedusa-Porto Empedocle. Vorrei esprimere la solidarietà del governo regionale ai cittadini di Lampedusa e al loro sindaco Giusi Nicolini. Il governo regionale èintervenuto nei confronti della Compagnia delle isole per risolvere tale situazione inammissibile: decideremo secondo legge”.
     “Forse il presidente della Regione – dice Totò Martello, presidente del Comitato – non è stato informato dai suoi uffici sui recenti incontri a proposito del collegamento navale fra Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle: già un mese fa Lauro, armatore della Compagnia delle Isole, ha disatteso gli impegni assunti con la Regione. Di fronte a questa situazione che va avanti ormai da troppo tempo, l’unica strada è quella della rescissione del contratto e l’individuazione di una nave moderna e idonea al collegamento”. Martello annuncia: “Continueremo la manifestazione ad oltranza, fino a quando non si risolverà il problema. Fino ad allora impediremo l’attracco della ‘Paolo Veronese’ a Lampedusa”.
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A Gianluca Cecere e al sottoscritto piace questo elemento.

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Scaroni e Prodi, amici di viaggio in Russia. Le strane coincidenze...
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/...-amici-di-viaggio-in-russia-le-strane-coincidenze/575152175829935

     25/02/13 - Date un'occhiata, e insieme una scorsa a questi due articoli, pubblicati rispettivamente dai notiziari on line "Ola Ambientalista e "Formiche Net". Sono due articoli che riguardano le visite a livello internazionale effettuate nei giorsi in Russia da due personaggi (Romano Prodi e Paolo Scaroni) molto in vista nel nostro Paese, rispettivamente del mondo politico e del mondo imprenditoriale.
     Il primo, Romano Prodi, già capo del governo del centro sinistra nell'intermezzo fra i due governi Berlusconi, viene ora addirittura proposto, in caso di successo del PD alle elezioni in corso, alla poltrona di nuovo Presidente della Repubblica Italiana... Il secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'ENI (l'azienda energetica di Stato del nostro paese), è stato di recente indagato a Milano per una per una maxi tangente da 11 miliardi, versata dalla sua società partecipata Saipem ad esponenti del governo algerino. Vedi http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_07/scaroni-eni-saipem_6b145fa6-713e-11e2-9be5-7db8936d7164.shtml.
     Occasione della visita in Russia per entrambi,sono state le celebrazioni dei 20 anni dalla nascita della Gazprom, il colosso energetico russo che tutti conosciamo, impegnato attualmente a trasportare anche attraverso l'Ucraina prima, e il nostro Paese poi, gran parte il gas che produce e vende ai paesi europei... E, mentre Prodi incontrava il presidente Vladimir Putinc alla grande festa organizzata da Gazprom al Cremlino, seguita anche da un concerto con il nostro Boccelli e il cantante Sting, Scaroni era a colloquio con i responsabili di Gazprom, a quanto pare, per ottenere una riduzione sui prezzi delle forniture di gas al nostro Paese, e forse anche qualcos'altro...
     Ma di tutto ciò su stampa e Tv, poco o niente... Son cose che gli "addetti" all'informazione evidentemente non ritengono interessanti per i cittadini italiani. Meglio parlare delle "escort" dell'Olgetta et similia... O la verità invece è che per certe lobby è molto meglio che di questi "fatti" gli italiani non sappiano nulla e pertano di quanto sopra non "debbano" minimamente interessarsi ?

Prodi al Cremlino alla festa della Gazprom
da "Ola Ambientalista"
http://www.olambientalista.it/prodi-al-cremlino-alla-festa-della-gazprom/


    23 febbraio 2013 - Dopo il palco in piazza Duomo a fianco di Pierluigi Bersani, per Romano Prodi si è accesa la ribalta russa. Da ieri è nella capitale per una visita di due giorni nella veste di inviato dell’Onu per il Sahel. Parlando dell’Italia, si è limitato a rispondere laconicamente a chi gli chiedeva se fosse il favorito per il Quirinale: «Io? I bookmaker inglesi sbagliano sempre». Prodi era alla grande festa organizzata da Gazprom al Cremlino alla quale era presente anche il presidente Vladimir Putin. Tra i due c’è una vecchia amicizia (anche se non come quella tra Vladimir Vladimirovich e Silvio Berlusconi) che risale a quando Prodi era presidente del consiglio. Quando già erano state annunciate le sue dimissioni da Palazzo Chigi nel 2008, Putin gli offrì la presidenza del consorzio South Stream che sta realizzando il gasdotto sotto il Mar Nero. Si trattava di un’offerta parallela a quella fatta a Gerhard Schröder, dopo che questi lasciò la cancelleria.
    Schröder accettò di diventare presidente del consiglio degli azionisti di North Stream, il gasdotto che passa sotto il Mar Baltico. Prodi, invece, rispose gentilmente di no. Gazprom festeggia i 20 anni dalla nascita e per l’occasione ha invitato Prodi alla festa che si è tenuta ieri sera nel palazzo di Stato del Cremlino, l’orribile edificio moderno fatto costruire da Krusciov per i congressi del Pcus. Ha parlato Putin che ha ricordato ai responsabili del colosso del gas come per primeggiare in un mondo sempre più competitivo sia anche importante «accordarsi con i propri partner». Una frase significativa in quanto in questi giorni l’Eni sta cercando di rinegoziare con Gazprom i prezzi delle forniture di gas fissati con contratti a lungo termine (che garantiscono la disponibilità di metano) quando sui mercati internazionali si doveva pagare molto per ottenere le forniture. L’Eni vuole una riduzione come quella già contrattata da altri partner europei di Gazprom.
    Dopo il saluto di Putin, c’è stato un concerto con Andrea Bocelli e Sting e quindi una cena. Il tutto è costato alla compagnia circa un milione e mezzo di euro.
[Fonte: "Il Corriere della Sera" del 22/2/2013 - Leggi
http://www.olambientalista.it/wp-content/uploads/2013/02/Prodi_Gazprom.pdf
]
[Fonte foto: "Formiche Net" del 21/02/2013 - Vedi
http://www.formiche.net/2013/02/21/prodi-e-putin-festeggiano-gazprom-con-bocelli-e-sting/]
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Con chi Scaroni rinegozia i contratti con Gazprom
da "Formiche Net"
http://www.formiche.net/2013/02/21/con-chi-scaroni-rinegozia-i-contratti-con-gazprom/


    21/02//2013 - Eni “ha assunto per farsi rappresentare lo studio legale White & Case” per “un ciclo di negoziati straordinari per la modifica delle basi dei contratti a lungo termine” con il fornitore russo Gazprom. Lo riporta il quotidiano russo Vedomosti. Il Cane a sei zampe “già due volte ha chiesto sconti a Gazprom per un totale di 1,3 miliardi di dollari”, si legge su quotidiano, che entra nel merito delle mansioni del noto studio di avvocati: oltre alla consulenza e alla preparazione di pareri giuridici, il mandato dei legali comprende anche la rappresentanza di Eni in arbitrato, se necessario. Eni e Gazprom hanno rifiutato di commentare, riporta Vedomosti che cita fonti di stampa e la portavoce di White & Case.
    Fino a poco tempo fa le uniche modifiche al contratto in questione riguardavano un taglio dei prezzi del gas. Ma – spiega Vedomosti – lo scorso autunno, l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha annunciato la sua intenzione di voler rivedere il principio nei contratti di Gazprom: il cosìdetto “take or pay”, che obbliga l’acquirente a comprare un certo ammontare predefinito di gas anche se non viene ritirato tutto. In questi negoziati, Eni cerca un modo per cambiare la clausola “take or pay”, ha detto una fonte vicina al gruppo Gazprom.
    Vedomosti rileva che le aziende italiane riducono gli acquisti di gas russo per il fatto che il mercato del gas locale è in declino. Ci sarebbe inoltre il rinnovo di forniture dalla Libia, spiega Vedomosti, definendo “improbabile” che Gazprom voglia applicare sanzioni a Eni, ma neppure sopprimere la clausola “take or pay”. Molto probabilmente – suggerisce il giornale – finirà con un ulteriore sconto: il rifiuto di questo principio porterebbe ad una ulteriore riduzione delle esportazioni verso l’Italia.

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Leggi anche: "Prodi e Putin festeggiano Gazprom con Bocelli e Sting" da Formiche Net - http://www.formiche.net/2013/02/21/prodi-e-putin-festeggiano-gazprom-con-bocelli-e-sting/
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Crocetta "Siremar mette in ginocchio Lampedusa, basta con questo comportamento"
da "L'altra Agrigento on line"
http://www.laltraagrigento.it/...siremar-mette-in-ginocchio-lampedusa-basta-con-questo-comportamentoq

     LUNEDÌ 25 FEBBRAIO 2013 - "I comportamenti dell'ultimo periodo da parte della Siremar, mettono profondamente in ginocchio l'isola di Lampedusa. La Siremar non può fare finta di non avere un contratto che la obbliga ad assicurare con mezzi efficienti e con continuità il servizio per Lampedusa - Porto Empedocle". Il presidente della Regione Rosario Crocetta interviene sul servizio che collega Lampedua con Porto Empedocle che ha ormai raggiunto i limiti di tollerabilità per i cittadini lampedusani.
     "Vorrei esprimere la solidarietà del governo regionale ai cittadini di Lampedusa e al loro sindaco Giusi Nicolini, vorrei rassicurarli che il governo regionale è intervenuto nei confronti della compagnia delle isole per risolvere tale situazione che non può essere più accettata. La Compagnia delle isole ne prenda le necessarie conseguenze, perché tale comportamento non può essere più ammesso e il governo deciderà secondo legge. A giorni è previsto un incontro con tutti i soggetti interessati, alla presenza oltre che del governo regionale del sindaco di Lampedusa" conclude Crocetta.
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Commento del sottoscritto su Fb a amrgine del post
Quanno ce vò, ce vò... E dovrebbe valere anche per Pantelleria... O no ? Speriamo che non vada a finire, come soluzione al problema, che la "Pietro Novelli", o altra nave in sua vece, non faccia servizio di traghetto a giorni alterni per Lampedusa e per Movimento Cinque Stelle Pantelleria... E' già successo e... potrebbe accadere ancora !!!
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A Giovanni Angeloni e Ilva Alvani piace questo elemento.
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Pantelleria e Lampedusa... Perchè non prendere esempio dalla Sardegna ?
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200171319500049&l=506215fc58

     25/02/2013 - Dateci un'occhiata... Ringrazio anzitutto Salvatore Gregorio Spata per l'intervento sul sito del Movimento dei Grillini Panteschi (di cui è uno dei promotori), con il quale - a margine di questo post su "Worky Biz"  -  ha portato all'attenzione della comunità pantesca l'iniziativa della Regione Sardegna che ha stabilito dal 7 febbraio u.s. l’attivazione di un regime doganale di “zona franca” in tutto il territorio sardo, la cui perimetrazione è coincidente con i confini naturali dell’Isola.
     Lo stesso governatore Ugo Cappellacci ha firmato il relativo documento con la richiesta al presidente del Parlamento e a quello della Commissione Europea di inserire nel nuovo codice doganale comunitario anche la Sardegna e le sue isole circostanti tra i territori extra-doganali d’Italia in base al trattato di Lisbona. Il nuovo codice doganale entrerà in vigore entro il 30 giugno e anche la Sardegna diventerà zona franca come Livigno, Campione d’Italia e le Canarie.
     Sul sito web denominato appunto "ZONA FRANCA SARDEGNA" che segnalo a mia volta, insieme ad altri documenti sui dibattiti svoltisi a tal fine (tra cui il video che riporto qui a seguire), sono elencati tutti i comuni sardi che hanno già deliberato in tal senso... E tra gli ultimi che hanno aderito ricordo: Villanovafranca il 25/02/13, Benetutti il 25/02/13, Palau il 21/02/13), Nurachi e Arzachena il 20/02/13, Gonnesa il 15/02/13, Santa Teresa Gallura e Nule il 14/02/13, Calangianus il 13/02/13 e Lotzorai l'8/02/13.

Incontro Dibattito Zona Franca Sardegna
Pubblicato in data 03/feb/2013 da Gullitnero Nurri·(48'47")
Prima parte dell' incontro Dibattito tenutosi ad Orgosolo il 2 febbraio 2013 dove si è discusso
sulle varie opportunità e sui benefici fiscali derivanti dall'istituzione della zona franca per la Sardegna.
Un particolare ringraziamento a tutto il Gruppo Zona Franca Orgosolo.


http://youtu.be/AmLGXg1r2FM

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Post di Salvatore Gregorio Spata
Grazie Guido. Speriamo che il nostro Governo Regionale faccia altrettanto.
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Post di Guido Picchetti
Magari... Ma occorre dimostrare che siano le due isole, Pantelleria e Lampedusa, a richiederlo con forza... E non aspettare che le cose cadano dall'alto, il che non accadrà mai... Chi vive di speranza, etc. etc.
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Post di Stefano Scaltriti
Richiederlo con forza e autorevolezza sarà il nostro compito... Ne abbiamo diritto e lo reclameremo sicuramente...
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Post di Guido Picchetti
Caro Stefano, se è come dici tra i vostri compiti, perchè non lo inserite chiaramente nel programma del movimento ? Credo siano queste le cose concrete che è bene rimangano nero su bianco, e non scorrano via come ii nostri post giornalieri su Facebook...
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Post di Stefano Scaltriti
Se leggi i miei e i nostri punti c'è ed è in sinergia con il programma...
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A Elsa Marino, Vito Pavia, Antonio Fanara, Pippo Lo Verde,  Ilva Alvani, Claudia Prestano, Martina Daietti, Maria Rosa Maccotta, Salvatore Gregorio Spata, Debora Toscano, Antonio Perrone e RosaeCeleste Pantelleria piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 24/02/13

Quando tutto sembra inutile, cosa resta ?..
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/474413419279958


      24/02/2013 - Questo, in poche righe, l'appello che rilancia Legambiente in questa giornata di voto. Purtroppo proprio questo tema della SEN (Strategia Energetica Nazionale) è stato uno degli argomenti accuratamente "nascosti" nella campagna elettorale appena conclusasi. Argomento "nascosto" dai media in combutta con tutti i partiti, da quello di "governo tecnico" (impegnato a "liberalizzare" in difesa dell'ambiente le trivelle straniere sui territori italiani terrestri e marini fino ad ieri...), a quelli di "opposizione" che si sono ben guardati dal parlarne per "interessi" passati, presenti e futuri a spese delle comunità...
      E poi ci si meraviglia del voto di protesta che prepotentemente sembra annunciarsi sulla scena nazionale... L'Europa su questo tema segue da tempo una linea ben diversa... Ma sembra non interessare nessun "politico" e nessuno lo dice... E non credo che quest'appello fuori tempo massimo di Legambiente ai futuri parlamentari e ai senatori lucani, sebbene proveniente da un notiziario on line della Basilicata, i cui abitanti queste esperienze negative conoscono bene già da tempo, possa sortire alcun effetto benefico... Ora pro nobis...

Legambiente: fermate il condono delle trivelle
da "La Nuova del Sud Basilicata"
http://www.nuovadelsud.it/...-legambiente-fermate-il-condono-delle-trivelle.html


    23 Feb 2013, METAPONTINO - Contro le trivellazioni in mare Legambiente Basilicata chiede un impegno concreto ai futuri parlamentari e senatori lucani. L’associazione ambientalista ricorda come le almeno 70 piattaforme di estrazione di petrolio in arrivo si sommerebbero alle 9 già attive nel mare italiano per un totale di 29.700 chilometri quadrati.
    Nel 2011 in Italia sono stati estratti 5,3 milioni di tonnellate di petrolio, di cui 640 mila tonnellate dai fondali marini dalle nove piattaforme marine di estrazione petrolifera attive tra Adriatico e Canale di Sicilia. I numeri sono destinati ad aumentare anche sul territorio perché la Strategia energetica nazionale in discussione in queste settimane riapre con forza la strada alla ricerca e l’estrazione di idrocarburi in Italia. Valle Padana, Alto Adriatico, Abruzzo, Basilicata e Canale di Sicilia sono le 5 zone considerate nella Sen a maggiore potenziale.
    In particolare si pone l’obiettivo di incrementare l’estrazione dal mare e dal territorio italiani di idrocarburi portando il loro contributo dal 7 al 14% del fabbisogno energetico, incrementando da qui al 2020 l’attuale produzione di gas del 46% e di petrolio addirittura del 148%.

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A Fabrizia Arduini, Raffaele Vigilante, Enrico Franco Amoroso, Pro Natura Mare Nostrum, Alfonso Nigro e Salvatore Addolorato piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 23/02/13

"Romancing The Wind" - Ray Bethell
di Guido Picchetti (a margine di un video postato su YouTube da kitsilano99)
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=nr9KrqN_lIg#
!

     23/02/13 - Tra i tanti problemi che abbiamo, in questa giornata di "silenzio" elettorale proviamo a distrarci un pò con questo video straordinario e a sognare per sei minuti insieme agli aquiloni che danzano nel cielo. Chissà che non ci porti bene... Siamo al Washington State Festival internazionale, che si celebra ogni anno, insieme a Ray Bethell, un ottantenne canadese dalla pelle come il cuoio, per il sole e il vento che rincorre senza camicia, campione del mondo nell'arte di far volare gli aquiloni. Qui lo vediamo al Washington State Festival internazionale che si celebra ogni anno, mentre fa salire e guida le evoluzioni di due aquiloni con le mani, e di un terzo che ha legato in vita. Incredibile la sua abilità. E gustatevi il filmato dall'inizio. La musica, di Leo DeLibes, è bellissima e accompagna in un modo meraviglioso la danza degli aquiloni dall'inizio, fino all'atterraggio favoloso dell'ultimo aquilone... Ringrazio Maria Ghelia per avermelo segnalato... (gp)


http://youtu.be/nr9KrqN_lIg

Scoprite il sito di Ray Bethell http://www.raybethell.com/html/n_01.htm.  
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Sicilia: Pelagie isolate, sindaco Lampedusa chiede stato di emergenza
da "La Repubblica- Palermo It"
http://palermo.repubblica.it/dettaglio-news/17:43/4306264


     Palermo, 22 feb. - (Adnkronos) - ''La condizione di sostanziale isolamento delle Pelagie, causata dalla inadeguatezza e inefficienza dei mezzi di trasporto impiegati dalla Compagnia delle Isole, sta soffocando la pesca, strettamente dipendente dal traghetto per l'esportazione del pescato. Oggi i pescherecci sono costretti a rimanere fermi in porto, per l'impossibilità di fare arrivare il pescato ai mercati della Sicilia, con ingenti danni economici".
     A dirlo è il sindaco di Lampedusa (Agrigento), Giusi Nicolini, che denuncia l'attuale situazione dei collegamenti via mare tra le Pelagie e la Sicilia, e si schiera al fianco degli operatori del settore della pesca. "Una sofferenza - aggiunge - che si somma a quella dell'isola di Linosa, i cui cittadini sono rimasti di recente bloccati per 12 giorni consecutivi ad Agrigento''.
     Il disagio sociale e la sofferenza economica ha condotto all'esasperazione i settori più deboli dell'economia locale, al punto da avere indotto l'associazione dei pescatori a indire una pubblica manifestazione addirittura per domenica 24 prossima, giornata in cui si svolgeranno le elezioni e in cui è previsto l'arrivo della nave dopo diversi giorni di isolamento. Contestualmente, le sei ditte locali che commercializzano il prodotto ittico locale verso il mercato di Porto Empedocle oggi hanno informato il sindaco di avere cessato ogni attività, impedendo così ai pescherecci di proseguire le campagne di pesca.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Lampedusa chiede giustamente lo "stato di emergenza" per le difficolltà di collegamento con la Sicilia, sua isola madre, dove hanno sede Provincia e Regione di appartenenza. E Pantelleria ? Perchè tace al riguardo e non lo chiede anche lei colpita com'è dagli stessi problemi ? Va bene che in Italia la geografia non è importante materia di studio, e che, da un certo "parallelo" in su, gran parte dei cittadini italiani pensino che Lampedusa e Pantelleria siano un'unica isola, e non sappiano neppure con precisione dove esse si trovino, quanto distino tra di loro, e quanto ancora dalla Sicilia... Ma non è certo questa una buona ragione perchè le due isole non uniscano il loro impegno per chiedere con maggiore forza allo Stato italiano, se non addirittura all'Europa, il rispetto di certi diritti fondamentali che ci spettano come cittadini italiani ed europei, tra cui appunto quello di essere collegati con la terraferma, e non restare più "isolati" di quanto, come "isolani", gli abitanti di queste lontane comunità non lo siano già di fatto, subendone inevitabili conseguenze e disagi.
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Post di Giuseppe La Francesca Burlas
Semplicemente perchè Pantelleria è priva di un'amministrazione degna di questo nome.
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A Salvatore Addolorato, Giovanni Angeloni, Ilva Alvani e Giusi Orefice piace questo elemento.
 
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Dov'è il "Cossyra"? Eccolo...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200160146700736&l=2ef5186c26


     Ecco dov'è stamane il traghetto "Cossyra"... Ancorato in porto a Trapani, secondo quanto riporta alle 10:30 di oggi Sabato 23/02/2013 Marine Traffic Com. Ma il "Cossyra" non doveva trasferirsi alle Tremiti Mercoledì scorso per effettuare un servizio di traghetto tra quelle isole e la terraferma pugliese ? Misteri gaudiosi...

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Post di Peppe D'Aietti

Misteri fetoso... Stiamo in mano all'arte, come si dice a Napoli!
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A Giovanni Angeloni, Roberto Frigerio, Ilva Alvani, Silvio Palazzolo e Peppe D'Aietti piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 22/02/13

La MOG conferma ai suoi investitori: Ombrina passa
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/02/la-mog-conferma-ai-suoi-investitori.html


     FRIDAY, FEBRUARY 22, 2013 - E mica la MOG si chiama Franco Terlizzese o Gianni Chiodi, che dormono e aspetta oggi che viene domani per parlare democraticamente al popolo di cosa succede ai loro mari. No, la MOG ha gli investitori da rendere felici e così ecco che giunge la notizia ufficiale da parte della MOG di oggi 22 Febbraio 2013.
     Il Ministero dell'Ambiente gli ha dato l'OK. Dicono che questa approvazione li porta praticamente al passo finale per l'approvazione dopo la prima istanza sottomessa nel 2009. Secondo la MOG, appena il Ministro dell'Ambiente e delle Attività Culturali firmeranno il decreto, passeranno all'approvazione finale presso il ministero dello Sviluppo Economico, che già aveva detto si nel 2009. Interessante che l'altro ieri Franco Terlizzese diceva che si doveva attendere - noi gente normale - mentre invece la MOG sa tutto.
     Il capo della MOG, tutto gongoleggiante dice:

"We are very pleased to hear that the EIA Commission has ruled positively in favour of our EIA for Ombrina Mare. This supports our belief that Ombrina Mare can be developed safely and with due care for the environment."

Ovvero: "Siamo molto compiaciuti che la Commissione di Valutazione Ambientale abbia decretato in favore di Ombrina Mare. Questo da supporto alla nostra opinione che Ombrina Mare possa essere sviluppata in modo sicuro e con attenzione per l'ambiente".

     Parola di petrolieri. Sono fra i 20 e i 40 milioni di litri di petrolio - dai 13 ai 26 giorni di fabbisogno nazionali - spalmati su 5 pozzi, e di una nave sputa veleni FSPO per i polmoni d'Abruzzo. Adesso tutti i politici a saltare sul carro - Ma dove erano tutti PRIMA? Mistero della fede.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Se vuoi sapere come vanno certe cose in Italia, devi scoprirlo sui siti stranieri... Da noi le verità "scomode" (e poco pulite) sono sempre coperte...
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A Giovanni Angeloni, lva Alvani, Ivana Artioli e Isabella Tritto piace questo elemento.  
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Ferrara come la Garfagnana: esce gas dal sottosuolo. Una spia di future scosse?
di Paolo Mandoli
http://www.lanazione.it/lucca/cronaca/...garfagnana_geyser_copparo_forse_spie_future_scosse.shtml

Ieri a Lucca la terra è tornata a tremare. Ieri sera alle 22,39 e 41 secondi la terra ha tremato con epicentro fra Fosciandora e Pievepelago
      Lucca, 21 febbraio 2013 - Ferrara come la Garfagnana. Come successe qualche settimana fa in Lucchesia, quando sulle rive del laghetto di Pra’ di Lama, a Pieve Fosciana in Garfagnana, spuntarono «vulcanelli di fango» da cui fuoriesce un gas, un episodio simile si è verificato anche a Copparo di Ferrara: dal sottosuolo escono getti di acqua calda.
     La segnalazione è arrivata all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che segue l’evoluzione dei fenomeni dopo quanto avvenuto nella primavera 2012 (20 e del 29 maggio 2012) dopo le due catastrofiche scosse dell’Emilia, quando la Commissione Grandi rischi parlò anche di un possibile altro evento verso Ferrara.
     Una equipe dell’Ingv sarà a Copparo in questo fine settimana per registrare le caratteristiche di questo geyser che si è attivato martedì nel tardo pomeriggio con fuoriuscita di acqua schiumogena e gas. Difficile sapere se questo fenomeno può essere in qualche modo un precursore di qualche altra scossa di terremoto più o meno forte. Lo studio dei cosiddetti transienti a breve termine appare ancora marginale nella ricerca italiana e lo stesso INGV ha soltanto pochissime persone addette a questi studi che saltano da un posto all’altro d’Italia anche nella stessa giornata, come avvenuto domenica dopo la scossa di Frosinone.
     Intanto la Garfagnana continua a tremare (di fatto è sull'altro lato dell'Appennino). Ieri sera alle 22,39 e 41 secondi la terra ha tremato con epicentro fra Fosciandora e Pievepelago. La scossa di magnitudo 2.9 è stata localizzata a una profondità di 14,4 chilometri. Subito dopo ci sono state altre repliche: alle 22,42 e 09 secondi (magnitudo 2.2), alle 22,57 e 19 secondi (magnitudo 1.3) e alle 23,15 e 10 secondi (magnitudo 1.3). Tutti movimenti originati a profondità comprese fra 14,4 e 16,6 chilometri. Dall’inizio della sequenza sismica, il 25 gennaio scorso, siamo dunque a 362 scosse. Quelle registrate ieri sera sembrano dunque riaprire quello sciame che sembrava essersi attenuato nei giorni scorsi, con appena 2 movimenti della terra in 70 ore. La prima di queste scosse è stata percepita distintamente in Garfagnana ed è stata accompagnata anche da un forte boato. Inevitabilmente anche quella appena trascorsa è stata una notte di paura fra gli abitanti dell’alta valle del Serchio che ormai da 27 giorni convivono con questa sequenza sismica.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Qualche dubbio sulla sismicità di questi (come tanti altri...) territori del nostro Paese ? Ed è proprio su questi territori che vogliamo trivellare ancora, per cercare, sfruttare, o anche soltanto stivare sotto pressione per motivi speculativi gli idrocarburi in attesa di rivenderli quando il prezzo è più alto ? Con quali vantaggi e benefici per le popolazioni che vivono in tali zone è ancora tutto da chiarire e capire...

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A Giovanni Angeloni, Peppe D'Aietti e Ilva Alvani piace questo elemento.
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A due giorni dalle elezioni, accade in Italia...
di Guido Picchetti (a margine di una foto su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200155624107674&l=80666e0397


     22/02/13 - Poco prima che scada il mandato del governo in carica ("tecnico", per giunta), cosa ti combina il Ministro dell'Ambiente che di quel governo fa parte ? Da il via libera alla realizzazione del progetto "Ombrina Mare" che prevede la costruzione a soli 9 chilometri dalla riva della costa teatina di «Centro Oli» (dove olio sta per petrolio, e non certo per olio di oliva...): una struttura galleggiante lunga 350 metri per la desolforazione sul posto degli idrocarburi liquidi e gassosi estratti dai fondali marini, con la piattaforma a circa 6 km di distanza da siti protetti di interesse comunitario... Un ministro più "ministro per l'ambiente" di così è davvero difficile trovarlo !!! D'altronde fa il paio con il Ministro delle Sviluppo Economico dello stesso governo Monti, un certo "Passera", che, invece di favorirlo, questo benedetto sviluppo economico, è riuscito in un anno ad affossarlo totalmente... Un altro ministro in scadenza che tuttavia ha avuto almeno il pudore di non candidarsi nella nuova lista Monti, forse per evitare, con discrezione, ulteriori possibili conflitti di interessi...

Petrolio, via libera del governo alla piattaforma Ombrina Mare
da "Il Centro -Chieti"
http://ilcentro.gelocal.it/...via-libera-del-governo-alla-piattaforma-ombrina-mare-1.6575644


Approvato il progetto per sfruttare il giacimento a largo della Costa dei Trabocchi. La denuncia del Wwf: il Governo Monti in zona Cesarini ha fatto un regalo enorme ai petrolieri.
    21 febbraio 2013, CHIETI. Il Ministero dell’Ambiente ha approvato il progetto petrolifero Ombrina Mare, che prevede la costruzione di una piattaforma per estrazione di petrolio a largo della Costa dei Trabocchi, nel chietino. Lo fa sapere il Wwf Abruzzo, secondo cui «il Governo Monti, favorevole alla deriva petrolifera in Abruzzo e in Italia, in zona Cesarini ha fatto un regalo enorme ai petrolieri».
    «Una decisione che rappresenta uno schiaffo per tutti gli abruzzesi - dicono gli ambientalisti - ponendo a rischio il futuro turistico della regione ma non solo. Ci aspettiamo una mobilitazione immediata da parte degli enti, dalla Regione alla Provincia e ai Comuni, per attivare le procedure di un ricorso al Tar non appena il provvedimento sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale».
    Il progetto della ditta inglese Mediterranean Oil and Gas (MOG o Medoil), definito dal Wwf come «un fulmine sul futuro dell’Abruzzo», riguarda il litorale fra Ortona, San Vito, Rocca San Giovanni, Fossacesia e Torino di Sangro ( Chieti), e prevede la costruzione di «un vero e proprio centro oli galleggiante lungo 350 metri per la desolforazione sul posto del petrolio e del gas estratto dai fondali marini a soli 9 chilometri dalla riva e con la piattaforma a circa a 6 km dal Sic Fosso delle Farfalle e vicinissima a diversi altri siti di interesse comunitario».
    «La concessione Ombrina Mare - ricorda il Wwf - aveva avuto un preavviso di rigetto nel 2010 in sede di Via dal Ministero dell’Ambiente grazie al Decreto Prestigiacomo, ma il Decreto Sviluppo varato dal Governo Monti nell’estate 2012 ha consentito alla Mog di riaprire nuovamente la discussione, con un procedimento profondamente antidemocratico. Il cosiddetto governo dei tecnici ha escluso infatti i cittadini dalla possibilità di inviare nuovamente osservazioni contrarie».

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 A Giovanni Angeloni, Ilva Alvani, Giuseppe Farace e Gianluca Cecere piace questo elemento.

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Un messaggio di Greenpeace per i politici in lizza
di Guido Picchetti (da un post su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/210197512456518


   22/02/13 - E' una nota che ho pubblicato qui su Fb più di un mese fa (il 23/01/13 per l'esattezza).. L'avevo condivisa sul sito di Maria Rita D'Orsogna, dove alcuni "mi piace" me la ricordano e mi inducono a riproporla a due giorni dal voto. Più attuale di così !!!

Un messaggio di Greenpeace per i politici in lizza
pubblicata da Guido Picchetti il 18 gennaio 2013
http://www.facebook.com/dorsogna/posts/137044533122412?notif_t=like

Un messaggio di Greenpeace diretto a quei politici che non condividono e/o non dichiarino di concordare con certe scelte essenziali per il futuro modello di sviluppo dell'Italia e il benessere delle future generazioni.
Sono scelte sulle quali con i miei amici su questa mia pagina su Fb da tempo ragioniamo. E, quello di Greenpeace, è un messaggio che ritengo noi tutti possiamo concordemente condividere, e che, con altrettanta facilità, possiamo sottoscrivere, andando a visitare la pagina web di Greenpeace, di cui, qui a seguire, l'immagine di apertura e il link per raggiungerla, segnalatomi da Mauro Silvia di Agorà Pantelleria, che ringrazio...


http://www.greenpeace.org/italy/it/iononvivoto_petizione/

Questo il testo del messaggio di Greenpeace:

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Post di Roberto Frigerio
Purtroppo ho il vago sospetto che nessuno dei tre politici rappresentati sia interessato a questo messaggio...
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Nota condivisa da Ilva Alvani, Filomena Passarelli, Raffaello La Cioppa, Gianluca Vacca e Valentina Marchetti.
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A Giovanni Angeloni, Roberto Frigerio, Ilva Alvani. Angela Maria Fascia e Valentina Marchetti piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 21/02/13

Trivellazioni e terremoti, tra memorie e trasparenza...
di Guido Picchetti (a margine di tre articoli condivisi su FB)
http://www.facebook.com/...tra-memorie-e-trasparenza/573561482655671

    21/02/13 - Gli ultimi tre articoli che a margine di questa nota condivisdo su Fb, e quindi riprendo nei miei odierni "Echi di Stampa", sono una prova evidente della scarsa trasparenza e dell'altrettanto scarsa memoria che caratterizzano il nostro Paese, in tutta la sua estensione. Mi verrebbe da dire "dalle Alpi alle Piramidi", volendo abbracciare anche tutto il mare che circonda la nostra Penisola, da Est ad Ovest, passando ancora per lo Ionio e il Canale di Sicilia... Si tratta di tre articoli legati allo stesso argomento, quello delle trivellazioni di ricerca o di sfruttamento di risorse energetiche fossili che si celano nei nostri territori. Ma andiamo per ordine.
    Il primo pezzo consiste in una nota firmata dal prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia dell’Università di Napoli Federico II direttore del Dip.Scienza del Territorio. Pubblicata su Fb nella pagina di "No all'Italia Petrolizzata", s'intitola "Il terremoto del 16 febbraio 2013 e le ricerche di idrocarburi nei Monti del Sannio sulle faglie attive sismogenetiche". E, come è giusto che sia, il Prof Ortolani, dall'alto della sua esperienza professionale, senza confermare o smentire che ci siano relazioni tra trivellazioni e terremoti, segnala a conclusione del suo scritto come occorra una moderna legislazione che, distinguendo le aree a rischio simico da quelle senza tettonica attiva, imponga adeguate misure tese a migliorare la sicurezza ambientale. Ma, in attesa che ciò sia fatto, propone di sospendere le attività petrolifere (ricerca e produzione) nelle aree, che sono già state epicentrali in passato, nel cui sottosuolo vi sono faglie attive.
    E' un discorso chiaro e semplice, che però nessuno dei tanti candidati premier, impegnati nella "rissa" elettorale in corso, sembra voler intendere, e tanto meno porsi come obiettivo... E non solo i politici di turno, ma anche altri soggetti più o meno legati a certe lobby di potere, editoriale o industriale che siano... Una conferma di ciò l'abbiamo proprio nell'articolo seguente di Peppe Croce pubblicato ieri su "Green Style", con il titolo "Trivellazioni: petrolio e terremoto in Emilia, escluse correlazioni", dove si parla di una decisione della Procura di Modena che pare abbia escluso qualuque nesso tra trivellazioni e terremoti.
    Ma quali "esperti" hanno potuto supportare questa teoria della Procura di Modena che ha escluso una tale possibilità, per giunta dopo le scosse in Emilia del Maggio 2012 che tanti danni hanno provocato, comprovando l'elevata sismicità di tutta ì'area, interessata anche dall'infinito sciame sismico che ne è seguito ? E che senso ha, soprattutto, che quella Procura arrivi a dichiarare che tale esclusione è solo "momentanea ? In altre parole, solo dopo un'altro terremoto che dovesse accadere in futuro quel nesso di causa/effetto sarà da essa preso in considerazione ? Siamo proprio nel ridicolo...
    Quanto alla scarsità di memoria pure citata all'inizio, posso dire che con i tempi moderni essa ci caratterizza un po' tutti, ma che, grazie anche alla scarsa trasparenza dell'informazione, riguarda in modo particolare proprio chi più dovrebbe ricordare certe brutte esperienze del passato, essendone stato direttamente protagonista se non addirittura corresponsabile. E l'articolo di Maria Rita d'Orsogna sulla scarsa "memoria dei petrolieri", questa altrochè se voluta, ci dà una serie di testimonianze che smentiscono, come meglio non si potrebbe, tutte le auto-affermazioni di innocenza e di assoluta non pericolosità di certe operazioni tipiche di Eni e compagnia bella... All'anima delle balle, mi viene da dire in chiusura !!!
    Questo il primo articolo, del Prof Franco Ortolani.

Il terremoto del 16 febbraio 2013 e le ricerche di idrocarburi nei Monti del Sannio sulle faglie attive sismogenetiche di Franco Ortolani
http://www.facebook.com/...o.139001709444397&type=1&theater

    17/02/13 - Il terremoto di magnitudo (Ml) 3 che è avvenuto alle ore 10:51:49 italiane del giorno 16/Feb/2013 alla profondità ipocentrale di circa 15 Km ha maggiormente interessato (senza danni) comuni di APICE (BN), BUONALBERGO (BN), SANT'ARCANGELO TRIMONTE (BN), ARIANO IRPINO (AV), BONITO (AV), CASALBORE (AV), MELITO IRPINO (AV) e MONTECALVO IRPINO (AV). La stessa area è stata interessata da una sere di eventi sismici tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre 2012. L'area in esame (figura 1) fu interessata da un evento di magnitudo 6,1 il 21 agosto 1962 (Guidoboni e Valensise, 2012).
    La stessa area ha rappresentato parte della zona epicentrale del disastroso sisma del 1688. La zona interessata dalle scosse del 27 settembre 2012 e del 16 febbraio 2013 è caratterizzata dalla convergenza di strutture crostali che hanno significativamente condizionato l'assetto morfostrutturale e che hanno originato sismi di elevata magnitudo negli ultimi secoli tra cui si ricordano quelli del 1702, 1730, 1930 e altri ancora più a sud.
    La sismicità di quest’area è ben nota come sono noti gli effetti che nelle aree epicentrali si possono avere sui manufatti di superficie come tubazioni verticali e orizzontali e torri di perforazione. Tale osservazione riguarda le proposte di ricerche petrolifere che alcune compagnie vorrebbero eseguire nel Sannio ed Irpinia in aree caratterizzate da faglie sismogenetiche di cui non si conosce esattamente la ubicazione e la geometria.
    Parte dell’area interessata da sismi del 1688 (XI°MCS), di fine settembre 2012 e del 16 febbraio 2013 è compresa nel permesso di ricerca di idrocarburi denominato Case Capozzi di 261,85 Kmq comprendente comun di Foiano in Val Fortore, Molinara, Montefalcone di Val Fortore, Castelfranco in Miscano, Ginestra degli Schiavoni, San Giorgio la Molara, Buonalbergo, Pago Veiano, Pesco Sannita, Fragneto l'Abate, Fragneto Monforte, Benevento, Pietrelcina, Paduli, Sant'Arcangelo Trimonte, Apice, San Nicola Manfredi, San Giorgio del Sannio.

    Come si osserva nella figura tale area è ufficialmente considerata tra quelle a più elevato rischio sismico della nazione. Come ho sottolieato più volte, le attuali leggi che regolamentano le attività petrolifere non sono idonee a garantire la sicurezza delle risorse idriche e dei cittadini nelle aree interessate da faglie attive sismogenetiche.
Attualmente per la legge italiana tutto il territorio emerso è considerato allo stesso modo non riconoscendo l’eccezionalità delle problematiche indotte dagli eventi sismici nelle aree epicentrali con effetti locali dirompenti in superficie e nel sottosuolo come hanno drammaticamente evidenziato i recenti sismi del 1980, dell’Aquila e dell’Emilia Romagna.
    Occorre una moderna legislazione che distingua queste ultime aree da quelle senza tettonica attiva ed imponga adeguate misure tese a migliorare la sicurezza ambientale. In attesa che ciò sia fatto ho proposto di sospendere le attività petrolifere (ricerca e produzione) nelle aree, che sono già state epicentrali in passato, nel cui sottosuolo vi sono faglie attive.

    Questo il secondo articolo di Peppe Croce.

Trivellazioni petrolio e terremoto in Emilia, escluse correlazioni
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/...petrolio-e-terremoto-in-emilia-escluse-correlazioni-15096.html

    20 febbraio 2013 - Nessuna correlazione tra le attività estrattive di petrolio e gas di Erg e i terremoti in Emilia Romagna del maggio 2012. La Procura di Modena ha escluso, al momento, l’esistenza di connessioni di causa/effetto. Lo ha spiegato ai giornalisti locali il procuratore capo di Modena, Vito Zincani, che conduce le indagini su trivelle e terremoti insieme al procuratore aggiunto Lucia Musti.
    Secondo quanto riportato da Modena online, Zincani avrebbe comunicato che l’area del terremoto sarebbe troppo estesa, rispetto alle limitate zone in cui si è già trivellato per i test propedeutici alla realizzazione dello stoccaggio gas a Rivara, per giustificare una connessione tra l’attività petrolifera e lo sciame sismico.
    O, almeno, così sembra alla Procura in base alla mappa ufficiale fornita da Erg. Ma i comitati locali non ne sono molto convinti e chiedono alla Procura di non archiviare il caso. In particolare i cittadini si chiedono come mai in alcune zone ci siano stati dei crolli, come a Cavezzo, e in altre no.
    Quella della Procura di Modena, in ogni caso, è a oggi la prima e unica indagine della magistratura su una possibile correlazione tra attività petrolifere e terremoto.
    In un primo momento si era persino diffuso il sospetto che l’Emilia fosse stata interessata da intense attività di fracking, in cerca dello shale gas, a loro volta collegate al terremoto. Ma questa notizia non ha trovato alcun riscontro. (Fonte: Modena Online)

E questo, infine, il terzo articolo di Maria Rita D'Orsogna.

La memoria dei petrolieri
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/02/la-memoria-dei-petrolieri_20.html

"La normativa è rigidissima". "Nel territorio della provincia di Ragusa sono presenti all'incirca 70 pozzi, ma a menoria d'uomo non si ricordano grandi incidenti o disastri" (dal gruppo ENI come riportato da La Sicilia, 22 Agosto 2012)
    WEDNESDAY, FEBRUARY 20, 2013 - Forse loro non ricordano, o non vogliono ricordare, ma internet, e la stampa e la memoria d'uomo onesto ricordano benissimo. Il caso più noto di scoppi di pozzi di petrolio in Italia - forse perchè più recente - è quello di < Trecate, Novara http://dorsogna.blogspot.com/2013/02/trecate-uno-sgaurdo-indietro.html >, dove nel 1994 scoppiò un pozzo di petrolio dell'ENI. Per tre giorni ci fu un eruzione incontrollata e pioggia di idrocarburi dal cielo. Tutto nero - risaie, case e vite. < Nel 1991 ecco un altro pozzo scoppiato, a Policoro, in Basilicata http://dorsogna.blogspot.com/2012/05/gasland-ditalia-policoro-pz-e-porto.html. Andando a ritroso nel tempo troviamo < anche lo scoppio della piattaforma Paguro, nel 1965 in cui persero la vita tre operai dell'ENI http://dorsogna.blogspot.com/2010/08/la-piattaforma-paguro.html. Quello fu un piccolo golfo del Messico italiano: 2 mesi e mezzo di rilascio incontrollato di acqua e metano in aria con nessuno che sapeva cosa fare per femare il tutto.
    E poi ci fu lo scoppio nei pressi di Ragusa, nel Novembre del 1955 di cui non abbiamo mai parlato. Di questo scoppio ci sono ancora meno tracce nella memoria collettiva che di Trecate e di Paguro. Era il pozzo petrolifero numero nove di Tabuna, a circa un chilometro da Ragusa ed operato dalla Gulf Oil, società americana. La Gulf fu la prima a scoprire il petrolio in Italia, proprio a Ragusa nei primi anni '50. Questa ditta è poi confluita nella Chevron.
    A Tabuna, il giorno 5 Novembre 1955 una perdita di metano aveva fatto scoppiare una valvola e di lì un enorme incendio. Ecco un po' di copertine dell'epoca, prese dal quotidiano "La Sicilia".
    Nel testo si parla di "un ammasso informe di ferraglie e lamiere che ardono in un immane e spettacolare rogo". Si dice che stavano provvedendo alle operazioni di "swabbing" e cioè si incendiava volontariamente un certo quantitativo di greggio, ma improvvisamente, grazie alla rottura di una valvola "si sprigionava dalla tubatura del pozzo una altissima colonna di gas metano che si incendiava instantaneamente".

    Un articolo de "La Stampa" dell'epoca parla di "un pauroso incendio di eccezionali proporzioni", una "spessa nube nera", "tutto il castello della trivella veniva avvolto dalle fiamme". Molte cose sono avvolte nel mistero: il pozzo è bruciato per 15 giorni secondo i vigili del fuoco, e per 8 secondo i titoli di stampa. La trivella "National 130", come titola il quotidiano di Sicilia, alta 50 metri è crollata. Come da copione nessuno sapeva cosa fare per spegnerlo. Sono arrivati i vigili del fuoco da Siracusa, Messina e Catania. "La popolazione di Ragusa è in preda ad un vivo orgasmo". Alla fine, per contrastare la pressione sotterranea il pozzo è stato coperto con un "sarcofago" in cemento armato di diverse tonnellate di peso e per spegnere l'incendio hanno dovuto chiamare Mr. Myron Kinley dagli USA, il mago degli incendi nei pozzi di petrolio.
Un altro articolo sempre de "La Stampa" lo chiama "il mangiatore di fuoco", e lo descrive come un eroe - indossava una vestaglia granata, potentissimi getti d'acqua, una terribile calura, rischiosissimo lavoro, sfidando la morte. Altri soprannomi che aveva era la "Salamandra Umana" e "Gamba di Legno". Era come se la natura si fosse ribellata, ma poi l' "Americano” era venuto a salvare tutti. Questo incidente lo ricorda ancora qualche persona anziana che racconta che verso sera il cielo restava illuminato a giorno. A quel tempo si conosceva poco del petrolio. La gente ebbe paura, ma visto che tutto si risolse per il meglio, pian piano venne dimenticato. E così oggi l'ENI può dire che "a memoria d'uomo non si ricordano grandi incidenti o disastri"...
    E' per questo che è importante la memoria del passato - che sia dello scoppio di pozzi, che sia del crollo di dighe, che sia di chi eleggiamo a capo del governo -, in modo tale che gli stessi errori non vengano commessi mai più, e soprattutto in modo che nessuno possa dire "credetemi" a scatola chiusa, petrolieri o politici che siano.

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Meeting del M5S di Pantelleria. A proposito di provincie...
di Guido Picchetti ( a margine di una foto su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200150503019650&l=299989dd5b

    
21/02/13
- Alla riuscita riunione del M5S Pantelleria ieri sera allo Sporting, uno dei partecipanti ha effettuato un intervento sul tema delle provincie... In proposito vorrei far notare che la famigerata "spending review", emanata lo scorso giugno dal governo Monti con il Decreto Legge 95/2012, prevede all’art. 17 che "... gli organi di governo della Provincia sono esclusivamente il Consiglio provinciale e il Presidente della Provincia...." (in altre parole viene soppressa la giunta per motivi di risparmio).
    L'articolo "Le Provincie ai tempi della spending review" pubblicato su "Leggi Oggi It" il 9 Luglio 2012, già al riguardo notava: "Se appare ormai acquisito, anche dal Governo Monti, la necessità di un Ente intermedio tra Regioni e Comuni cui assegnare le funzioni di vasta area, non si comprende la superficialità con la quale vengono individuate tali funzioni...". E ancora che "La scelta di eleggere i consigli provinciali attraverso un elezione di secondo grado, come organi di espressione degli amministratori comunali, priva i cittadini del territorio provinciale del diritto di eleggere e controllare direttamente un ente peraltro previsto dalla Costituzione come elemento costitutivo della Repubblica".
     Una critica, quest'ultima, che ritengo sia pienamente condivisibile. E di conseguenza trovo molto interessante al riguardo le due proposte di G. De Pascalis del M5S di Roma in merito. Due proposte che, per i consigli delle provincie che sopravviveranno agli accorpamenti delle provincie metropolitane, prevedono rispettivamente:
     1) << LA SOSTITUZIONE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE CON L'ASSEMBLEA GRATUITA DEI SINDACI >>
     2) << ELEZIONE POPOLARE DIRETTA DEI PRESIDENTI DI PROVINCIA >>
     Leggi: http://www.roma5stelle.com/...-generale-altri-argomenti/46424-proposte-istituzionali-x-m5s?limit=6&start=24

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       Dall'11 al 20 Febbraio 2013

 
Dalla mia Bacheca su FB del 20/02/13

Punto Nascita Pantelleria. Bernardo e Padre Silvano presenti alla manifestazione di Roma di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/...pantelleria-bernardo-e-padre-silvano-presenti-alla-manife/573077132704106 

     20/02/13 - Davvero una bella cronistoria, questa narrataci da Giovanna Cornado Ferlucci, sulla protesta a Roma dei panteschi ritrovatisi insieme agli eoliani in questa indiscussa battaglia di civiltà che è il volere nascere sulla propria isola... Battaglia che la presenza di personaggi che tanto amore hanno per la nostra isola, e che altrettanto ne ricevono in cambio da tutta la comunità pantesca, ha reso ancora più preziosa come esperienza di unione e fratellanza che non può e non dovrà restare inascoltata... (gp)

Pantelleria - Roma. Una diretta telefonica durante la manifestazione
di Giovanna Cornado Ferlucci
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=10372


     News 11191, Pantelleria 19/02/2013 - Pantelleria - Roma. Una diretta telefonica durante la manifestazione Nicola Ferrari ha seguito la manifestazione a Roma ed ha ricevuto il primo applauso in diretta dai numerosi panteschi che hanno pacificamente occupato la piazza antistante l'ospedale “B. Nagar”. Nicola è il professionista della telecamera che molti conoscono grazie ai suoi bellissimi documentari su Pantelleria, spaccati di vita, tradizione, storia e folclore che raccontano le bellezze e le unicità della Perla Nera del Mediterraneo. Da mesi sta documentando le tappe che hanno portato alla chiusura del Punto Nascita e le immagini della giornata romana saranno veramente una bella testimonianza di come la voce dei panteschi abbia saputo arrivare lontano. Da Trastevere ci ha portato al telefono Padre Silvano Porta che per tanti anni ha guidato con amore la nostra comunità, Gianni Bernardo, l'artista pantesco che vive ad Aprilia e che ha esportato Pantelleria in molti teatri nazionali ed esteri, e il maestro d'arte Michele Cossyro, un'onda feconda di creatività e genio artistico che da Pantelleria ha navigato verso le coste di tutto il mondo.
     “Siamo a due passi da Trastevere - ha detto al telefono Gianni Bernardo - di fronte al Ministero della Salute, è una giornata splendida, bellissima. Ci si ritrova più di cento persone, forse 150, alcuni arrivano dall'Agro Pontino... Aprilia, Cisterna e Latina. Siamo partiti in pullman stamattina alle 7.00. Siamo in tanti, molte donne mostrano cartelli per rivendicare il diritto di nascere a Pantelleria, è una cosa molto bella. Da tempo i panteschi non si riunivano per stare insieme al di là delle solite manifestazioni ludiche, questo è un incontro per uno scopo sociale della comunità pantesca e noi siamo contenti di condividere questa azione con i nostri compaesani e dare voce ad una protesta legittima. Le donne sono in prima fila, è arrivato il dottor Gentilini, il maestro Cossyro, con noi ci sono anche altri artisti... è molto bello. Il professor Benito Nagar, il figlio del fondatore del nostro ospedale non ha potuto raggiungerci perchè la persona che lo doveva accompagnare ha avuto un piccolo infortunio. Ma ha fatto sapere di essere con noi in questa lotta.” La voce squillante di Gianni tradisce emozione ed entusiasmo.
     Anche Michele Cossyro vuole salutare la sua Pantelleria: “E' la prima volta che noi panteschi agiamo in questo modo ed è una cosa veramente positiva, se sommiamo le persone che sono qui con noi e quelle che si trovano in piazza da voi siamo davvero in tanti. E' un'azione che dovrebbe sensibilizzarci sempre più, non dobbiamo lasciarci schiacciare... Una volta nel settore artistico si citava il genio del luogo... privarci oggi di nascere a Pantelleria, luogo che è stato dei nostri padri e dei nostri nonni, significa cancellare il genius loci, come dicevano gli antichi romani. Cosa molto grave, perchè viene cancellata la nostra storia. Vi siamo tutti molto vicini.”
     Cara ci è giunta anche la voce di Padre Silvano: “Sono arrivate tante persone e continuano ad arrivare, ci sono molti giovani panteschi che studiano a Roma, turisti che amano l'isola e panteschi arrivati da Aprilia. Riceviamo tutti i giorni notizie, tramite Pantelleria Internet, relative ai gravi problemi che Pantelleria vive. Quello del Punto Nascita è davvero deplorevole, che si debba uscire anche con tutta la famiglia per far nascere un bambino è imperdonabile, vi seguiamo con affetto affinchè questa battaglia possa essere vinta come atto di civiltà che riguarda un'isola ricca di storia.”
     Ecco la conclusione di Sandro Casano dopo la notizia dell'appoggio dell'Assessore Regionale Lucia Borsellino: “Una prima battaglia è stata vinta e sarà compito di tutti noi, nei prossimi giorni, controllare che questi passaggi vengano fatti per raggiungere l'obiettivo che ci è caro. Finalmente la Sicilia avrà la possibilità di queste deleghe al Piano Nazionale di cui si parlava da anni e che rientravano nel Piano delle Isole Minori che doveva essere di modello esportato nelle altre isole italiane. Un Piano di cui si parlava già nel 2010 ma che non ha mai avuto seguito. Questo problema infatti riguarda anche Lipari, l'Isola D'Elba, Ischia e La Maddalena. La manifestazione ha avuto successo e ciò dimostra che quando si agisce uniti alle altre isole i risultati ci sono, dovremmo agire così anche per tutti gli altri problemi.”

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Sanità: abitanti Pantelleria e Lipari a Roma contro chiusura punti nascita
da "Adnkronos Salute"
http://www.sindacatomedicitaliani.it/smi/?content=AKS20130218115624


     Roma, 18 feb. (Adnkronos Salute) - Gli abitanti di Pantelleria e Lipari sbarcano a Roma per manifestare contro la chiusura dei punti nascita delle isole. I centri sono fermi infatti da due mesi e le future mamme costrette a spostarsi sulla terra ferma per partorire. Alle 11 la manifestazione si concentrerà proprio davanti alla sede del ministero della Salute in via Lungotevere a Ripa, ed è organizzata dai residenti supportati dalle amministrazioni e da varie associazioni. Sempre oggi alla stessa ora si terranno altre due manifestazioni, una a Palermo davanti all'assessorato alla Salute, durante la quale sarà consegnata una petizione con 1.500 firme, e un'altra nell'isola di Pantelleria davanti all'ospedale.
     "Da metà dicembre le donne sono costrette - riporta il comunicato delle associazioni - a partire da alcune settimane prima della data presunta del parto e a far nascere i loro bambini sulla terraferma. Questo comporta ovviamente grandissimi disagi alle donne, sia dal punto di vista economico e psicologico. Molto spesso vengono fatte partire in elicottero e ogni viaggio costa alla Regione Sicilia circa 16 mila euro, ma i collegamenti d'inverno sono molto difficoltosi - sottolineano i residenti - In particolare Pantelleria dista 6 ore di navigazione da Trapani e spesso il traghetto non viaggia per le avverse condizioni meteorologiche e gli spostamenti in aereo possono essere pericolosi per le partorienti".
     Gli isolani contestano il Piano sanitario nazionale che prevede la razionalizzazione dei punti nascita con l'obiettivo della soglia minima di 500 parti all'anno, "perché - precisano - il Piano regionale della salute approvato nel 2011 prevedeva il mantenimento delle deroghe per Lipari e Pantelleria, in quanto zone considerate 'disagiate'. Inspiegabilmente - denunciano - un successivo decreto dell'assessorato ne ha programmato, invece, la chiusura".
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Post di Giovanni Angeloni
Basta !!! Invece di tagliare la sanità tagliamo i politici !!! Questi personaggi senza scrupoli vogliono vedere fino a che punto noi italiani continueremo a subire i loro sorprusi. Basta fare le pecore... I lupi hanno approfittato fin troppo...
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Dalla mia Bacheca su FB del 19/02/13

Perdonatemi... un'inserzione particolare: IDRAULICO A PANTELLERIA CERCASI ...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200135980336592&l=7fcc8e7442


     19/02/13 - Cercasi un idraulico in grado di revisionare una caldaia a gasolio a Pantelleria, come la legge tra l'altro prevede venga fatto annualmente da chi la possiede, anche ai fini del funzionamento sicuro di un impianto domestico del genere... Da quanto sto sperimentando personalmente, e non è la prima volta che mi succede, un idraulico in grado di effettuare un tale intervento in modo serio e professionale, nel caso specifico su una caldaia gasolio modello "Istant minor 25" della Flam, pare proprio che qui sull'isola non ci sia, più raro di una "mosca bianca"... Mi piacerebbe molto che, in tempi di crisi di lavoro come questi che stiamo vivendo, qualcuno smentisse questa mia affermazione, segnalandomi chi possiede esperienze e qualifiche professionali in questo campo, e soprattutto abbia voglia seriamente di lavorare...
     Dal canto mio, se riuscirò a trovare questa "mosca bianca", mi impegno fin d'ora a divulgare la notizia, pienamente convinto che una informazione del genere possa tornare utile a molti che hanno scelto di vivere stabilmente qui a Pantelleria e possono trovarsi alle prese con tali problemi... (foto da lisbonachiamaitalia.blogspot)
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Post condiviso anche su "Pantelleria Internet Com - News 1194" del 19/02/2013
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=10375

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Post di Peppe D'Aietti
Grande !!!
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Approvata l'Autorizzazione Unica Ambientale
di Marina Perotta
http://www.ecoblog.it/post/52501/approvata-lautorizzazione-unica-ambientale


     18 feb 2013 - E’ stata approvata il 15 febbraio l’Autorizzazione Unica ambientale nell’ultimo Consiglio dei Ministri. Si dice sia stata approvata per i vantaggi che darà alle imprese: meno costi per autorizzazioni che saranno presentate solo via web; peraltro questa autorizzazione dura 15 anni e Angelo Bonelli presidente dei Verdi sulla sua pagina Fb commenta così:
"Più che una semplificazione è una tana libera tutti per chi inquina, un regalo elettorale per un sistema produttivo che lo stava aspettando con ansia: l’interesse dell’impresa a risparmiare tempo e denaro è prevalente rispetto alla tutela dell’ambiente e della salute."
     In pratica un regalo anche alle ecomafie e a chi vorrà inquinare autorizzato infatti gli adempimenti riguardano: scarichi, acque reflue, emissioni in atmosfera, impatto acustico, fanghi di depurazione, smaltimento e recupero rifiuti.
     L’ AUA è per tutte le Pmi e accorpa 7 diverse autorizzazioni ambientali che singolarmente prevedevano autorizzazioni temporali inferiori a quella unica di 15 anni. Questa semplificazione si innesta nella così detta agenda Green che prevede 8 punti per la Green Economy preparata proprio dal ministro Clini per l’Agenda Monti. Infatti proprio al punto 7 è scritto:

  "Semplificazione e trasparenza al fine di superare il collo di bottiglia delle autorizzazioni ambientali che non proteggono l’ambiente. Le misure già adottate e quelle rimaste “in sospeso” a causa della interruzione delle legislatura, per stabilire procedure tecniche sulla base dei migliori standard europei e tempi “non discrezionali” per le procedure di autorizzazione, sono una “infrastruttura” necessaria per liberare risorse e favorire investimenti sostenibili per la crescita : dalle bonifiche dei siti contaminati alla riqualificazione ambientale degli impianti industriali (non solo ILVA), dai progetti per le infrastrutture a quelli per le nuove imprese industriali."

     Come dire: tutto previsto.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Non facciamoci illusioni... Qualunque governo ci sarà, l'effetto Monti si farà sentire anche in futuro, nel bene e nel male... E principalmente ne pagheremo le conseguenze in tema di tutela ambientale, a tutto vantaggio delle multinazionali all'attacco dei nostri territori da sfruttare come fossero zone desertiche, terre di nessuno, prive di alcun valore culturale, paesaggistico, archeologico, o tradizionale che sia. E l'assurdo (per non dire l'illecito...) è soprattutto che l'approvazione di questa nuova "Autorizzazione Unica Ambientale" (che va a sostituire tutte le precedenti procedure previste a tutela dei territori del nostro Paese) è stata approvata, su proposta del Ministero dell'Ambiente (che proprio l'ambiente dovrebbe tutelare...), venerdì scorso in piena campagna elettorale, a meno di dieci giorni dalla data delle elezioni del nuovo governo del Paese... E poi c'è qualcuno che pretende pure il rispetto del leader del governo "tecnico" uscente che si presenta nuovamente candidato, e ci si meraviglia che il Paese possa esprimere a gran maggioranza un voto di protesta...
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Post di Giovanni Angeloni

L' ho detto da un po'... Ci vorranno più di dieci anni per riparare ai danni del governo Monti e ... sperando che bastino...
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Sicilia, Crocetta promuove i ‘grillini’: “Il mio è un governo a sette stelle”
di Giuseppe Pipitone e Silvia Bellotti
http://tv.ilfattoquotidiano.it/...crocetta-promuove-grillini-mio-e-governo-a-sette-stelle/221351/


     17 febbraio 2013 - A tre mesi dalle elezioni regionali, il governatore della Sicilia Rosario Crocetta promuove l’operato degli attivisti di Beppe Grillo all’Ars, dove hanno eletto quindici deputati. “Io li ho sempre considerati politici – spiega il governatore – nel mio modo di vedere le cose li considero persino alleati, nonostante i partiti che sostengono il governo li guardino magari con diffidenza. Ma io sono stato il primo ad aprire ai grillini, quando per esempio gli altri partiti volevano fare un accordo per lasciarli fuori dalle cariche parlamentari io ho detto no”.
     Durante l’insediamento all’Ars, il Movimento Cinque Stelle è riuscito a conquistare una vicepresidenza del parlamento siciliano e la presidenza della commissione Ambiente, grazie anche ai voti dei deputati vicini a Crocetta. Tra il governo e i Cinque Stelle però ci sono stati anche momenti di frizione, come sul Muos per esempio, la centrale radar statunitense di Niscemi. “Da cittadino – spiega Crocetta – io posso anche dire che bisogna bloccare tutto. Ma da governatore devo rispettare la legge. In questo devo dire che col gruppo parlamentare grillino c’è più dialogo, anche se nel movimento ci sono posizioni diverse”.
     Poi due battute su Giancarlo Cancelleri il capogruppo del movimento di Grillo all’Ars. “C’è stato un piccolo problema in campagna elettorale perché ha detto che non mi avrebbe stretto la mano per via delle mia alleanze. Adesso però ce la stringiamo sempre”. Quindi la promozione tout court dei Cinque Stelle isolani da parte del governatore. “Credo che i grillini siciliani possano essere un esempio da seguire per il Movimento Cinque Stelle nazionale”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

I "grillini" alla Regione Sicilia...
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Dalla mia Bacheca su FB del 18/02/13

Sanità: abitanti Pantelleria, riaprire punto nascita isola e rafforzare servizio
da "Repubblica- Palermo It"
http://palermo.repubblica.it/dettaglio-news/12:38/4303739


    Roma, 18 feb. (Adnkronos Salute) - Vogliono far nascere i propri figli a Pantelleria, senza dover prendere un elicottero per raggiungere la Sicilia o essere costrette ad un ricovero anticipato sulla terraferma. Da questa mattina un centinaio di residenti di Pantelleria, per la maggior parte donne, manifestano a Roma davanti il ministero della Salute per chiedere la riapertura del punto nascita presente nell'ospedale dell'isola e chiuso da due mesi.
    "Da metà dicembre le donne sono costrette a viaggi della speranza verso la Sicilia - afferma all'Adnkronos Salute Giuseppe Spata, presidente del Consiglio comunale di Pantelleria - spesso a partire alcune settimane prima del parto. Questo comporta grandissimi disagi alle donne.
    Chiediamo al ministro Balduzzi e al prossimo Governo - aggiunge - che il reparto venga riaperto e rafforzato con medici e personale. Fino allo scorso anno avevamo 70-80 parti l'anno. Ora, in due mesi di stop del punto nascita, gia' 10 bambini sono nati fuori Pantelleria"
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    Sono 8.000 i residente del Comune che copre l'intera isola di Pantelleria, circa 110 chilometri a Sud della Sicilia e a 70 km dall'Africa, e anche se a Roma è arrivata un piccola delegazione, tutti si sentono partecipi della chiusura del centro e abbandonati dal Governo e dalla Regione.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Speriamo che il verbo "riaprire" del titolo di "Repubblica" possa trovare e avere l'ascolto che merita, e da "infinito" semplice, possa diventare un "infinito imperativo", con dei "soggetti" sul serio intenzionati e capaci di coniugarlo al presente, e non trasformarlo in un "futuro" che oggi come oggi pare tutt'altro che prossimo (nonostante le elezioni a giorni...), per questo come per tanti altri problemi comuni proprio alle isole più "isolate" del nostro Paese...
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A Giovanni Angeloni e Daniele Iwnovegxt piace questo elemento.
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Il Centrodestra Nazionale che puoi votare a testa alta...
di Guido Picchetti (a margine di una foto condivisa su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200134877309017&l=890178996a


     18/02/13 - Ieri sera Gianfranco Fini, leader del Fli, ha presenziato alla convention elettorale organizzata presso il Cinema “Astor” di Agrigento. Dalla rassegna stampa odierna su Sky apprendo che si sarebbe trattato di un vero "flop", solo una cinquantina le persone intervenute alla riunione... Se avesse parlato ai (... e dei) linosani "dimenticati" ad Agrigento forse sarebbe stato molto meglio...

FRATELLI D'ITALIA
Il Centrodestra Nazionale che puoi votare a testa alta... (www.fratelli-italia.it)
Gianfranco Fini ci è rimasto male: all’incontro pubblico organizzato da Futuro e Libertà
per l’Italia non c’era praticamente nessuno. Il Corriere sfotte un pochino...

da un post su "Giornalettismo Com"
http://www.giornalettismo.com/archives/779619/fini-il-deserto-di-agrigento/

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Post di Roberto Frigerio
Finalmente sta raccogliendo quello che ha seminato per anni...
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Post di Giovanni Angeloni
C'è rimasta la canna del gas, signor Fini !!!
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A Giovanni Angeloni e Alfonso Nigro piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 17/02/13

Linosani "dimenticati" ad Agrigento protestano in Prefettura
di Silvio Schembri
http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/abitanti-linosa-bloccati-terraferma-15-febbraio-2013.html


Da undici giorni oltre trenta persone non riescono a tornare sull'isola a causa del maltempo. Costretti a pagare alberghi e ristoranti. Scontro tra Comune di Lampedusa e Provincia. D'Orsi: "Nicolini dichiari emergenza". Il sindaco replica: "Si informi su come si dichiarano le emergenze".
     15 febbraio 2013 - Gli abitanti dell'isola di Linosa non smettono mai di contare i giorni in cui rimangono bloccati ad Agrigento: almeno una volta all'anno per loro succede di non poter fare rientro sulla minore delle Pelagie per decine di giorni. Questa volta sono undici, per la precisione, i giorni trascorsi da quando la motonave "Palladio" ha avuto un incendio a bordo. Da quel momento, oltre trenta persone sono bloccate sulla terraferma. La motonave "Veronese", che nel frattempo è giunta in sostituzione della "Palladio", non è ancora riuscita a salpare dal porto di Porto Empedocle a causa del maltempo. E intanto i linosani, impossibilitati a tornare sull'isola, sono costretti a pagare alberghi e ristoranti ad Agrigento.
     "Dopo undici giorni - racconta il linosano Massimo Errera - iniziamo ad avere problemi anche di denaro. Siamo costretti a pagare gli alberghi, non abbiamo più biancheria pulita. Tra di noi c'è chi mangia una volta al giorno per fare economia. Sembriamo quasi dei mendicanti. E questo non ci sta bene. Siamo cittadini italiani come tutti gli altri; paghiamo le tasse come tutti gli altri". Gli fa eco Renato Errera, che sull'isolotto dell'arcipelago delle Pelagie ha un piccolo supermercato: "Le istituzioni non ci ricevono e non ci danno risposte. Siamo qui in attesa di non so cosa. Il sindaco, Giusy Nicolini, sta provvedendo a trovare delle soluzioni per il futuro. Ma intanto come facciamo? Sono undici giorni che siamo bloccati qui, senza poter tornare dalle nostre famiglie".
     "Dobbiamo colorarci con il carbone per avere attenzione?" dice provocatoriamente un anziano di Linosa, che continua: "Quando ci sono sbarchi, i migranti vengono accompagnati anche con navi militari. Noi, invece, veniamo lasciati allo sbando. Qui c'è gente che è venuta soltanto per fare il vaccino. Non solo dobbiamo venire fino a qui per fare una cosa che ci spetta di diritto, ma dobbiamo anche sopportare queste situazioni".
     E non tardano ad arrivare gli scontri istituzionali tra il Comune di Lampedusa e Linosa e la Provincia regionale di Agrigento. Il presidente della Provincia, Eugenio D'Orsi, dice invece di avere le mani legate "se prima il sindaco non dichiara lo stato di emergenza. Potrei anche intervenire con i fondi della Protezione civile per dare assistenza ai linosani bloccati ad Agrigento, ma prima serve una determina di Giunta dal Comune di Lampedusa e Linosa che dichiari lo stato di emergenza". Infastidita dalle parole di D'Orsi, il sindaco dell'arcipelago delle Pelagie, Giusy Nicolini (nella foto a destra), dice di non voler entrare in polemica, ma di "non essere altresì disposta a fare la campagna elettorale al presidente D'Orsi. Si informi su come si dichiarano le emergenze".
     Intanto gli oltre trenta linosani bloccati sulla terraferma hanno deciso di stazionare dinnanzi l'ingresso della Prefettura, ad Agrigento. "Vogliamo avere maggiori attenzioni e siamo qui per non far abbassare l'attenzione su questo grave problema" hanno detto.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Che "bella" notizia !!! E con queste premesse, possiamo credere che qualcuno ascolterà domani le nostre proteste, sebbene manifestate in tre sede diverse (Palermo, Roma e Pantelleria), e per la prima volta non solo da cittadini panteschi, ma insieme a cittadini delle isole Eolie ? Purtroppo quanto sta accadendo ai confratelli di Linosa è gravissimo e decisamente non fa bene sperare...
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Post di Giovanni Angeloni
Avete tutta la nostra solidarietà !!!
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A Maria Rosa Maccotta, Francesco Genchi, Francesco Abruzzese, Ilva Alvani, Giusi Orefice, Gianluca Cecere e Giovanni Angeloni piace questo elemento.
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E' il Ministro la vera emergenza ambientale
di Lidia Giannotti (a margine di una foto di Peacelink condivisa su Fb)
http://www.facebook.com/...a.94037946525.100342.91048861525&type=1


La vera EMERGENZA ambientale, da noi, sembra proprio il MINISTRO. Ecco le novità in materia di (non) controlli ambientali approvate dal Consiglio dei Ministri venerdì scorso, riassunte in questo articolo di Marco Palombi sul Fatto Quotidianoe ripreso dal sito "Infonodo Org".

Clini libera tutti: il governo fa un regalo a chi inquina. Con l'Autorizzazione unica ambientale 15 anni senza controlli di Marco Palombi de "Il Fatto Quotidiano"
http://www.infonodo.org/node/35918

Clini libera tutti: il governo fa un regalo a chi inquina. Con l'Autorizzazione unica ambientale 15 anni senza controlli.
     17/02/2013 - Un vero servitore dello Stato non dorme mai, nemmeno mentre tutti gli altri sono distratti dalla campagna elettorale, da Sanremo o dal gran rifiuto di Joseph Ratzinger. E infatti il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha portato e fatto approvare venerdì in Consiglio dei ministri il decreto che istituisce la nuova Autorizzazione unica ambientale (Aua) per le Piccole e medie imprese, che ingloba una serie di adempimenti burocratici in vigore fino ad oggi. Bene, si dirà, semplificare è giusto. Vero in generale, ma il diavolo – al solito – si nasconde nei dettagli e la linea che separa uno snellimento burocratico dalla deregulation è sottilissima: “Più che una semplificazione – denuncia Angelo Bonelli, leader dei Verdi e candidato di Rivoluzione Civile – è un tana libera tutti per chi inquina, un regalo elettorale per un sistema produttivo che lo stava aspettando con ansia: l’interesse dell’impresa a risparmiare tempo e denaro è prevalente rispetto alla tutela dell’ambiente e della salute”. Non ci si lasci nemmeno ingannare dal fatto che le nuove norme riguarderanno solo le Pmi. Questo non è affatto un provvedimento di nicchia: piccole e medie sono quelle imprese che hanno meno di 250 dipendenti e una cinquantina di milioni di fatturato annuo, a spanne l’80% di chi produce in Italia.
     ORA VEDIAMO nel dettaglio quali sono gli aspetti più preoccupanti di questa norma. Intanto, all’articolo 3, la lunghezza straordinaria di questa nuova autorizzazione: si passa dai cinque anni attuali a ben 15. Curiosamente lo stesso governo ammette che tanto il Consiglio di Stato quanto le commissioni parlamentari gli avevano fatto presente che quel lasso di tempo è un po’ troppo lungo: purtroppo “non è stato possibile accogliere tale suggerimento in quanto alla predetta riduzione conseguirebbe un aumento degli oneri a carico delle imprese” e questo contrasta con la lettera del decreto. Semplificazioni di febbraio, che è la fonte primaria di questo regolamento.
     In questi 15 anni, potrebbe pensare qualcuno, ci saranno però allora frequenti controlli e un rilevante apparato di sanzioni per chi non rispetta le regole. Macché: all’articolo 9 si prescrive che ci sarà solo un monitoraggio annuale sull’attuazione della nuova Aua (vale a dire sul fatto se la semplificazione funziona). Controlli e sanzioni? Non ci sono. Anche stavolta il governo ammette nella sua relazione che entrambi gli erano stati richiesti dalle Regioni, ma – purtroppo anche stavolta – non si può perché ci si è dimenticati di inserirli nel dl Semplificazioni e quindi il regolamento non li può creare dal nulla. E così potranno lavorare per 15 anni praticamente senza controlli robette come inceneritori, discariche, fonderie, raffinerie e impianti pericolosi d’ogni genere. Lo si evince anche dalle correzioni all’articolato originale che Il Fatto Quotidiano ha potuto visionare: la prima formulazione escludeva infatti dal rinnovo semplificato “scarichi di sostanze pericolose”, “emissione di sostanze cancerogene, tossiche per la riproduzione o mutagene o di sostanze di tossicità e cumulabilità particolarmente elevate” e via dicendo, previsione poi cancellata con un bel tratto nero in orizzontale.
     NON BASTASSE, grazie alla soppressione di un comma del Codice Ambientale, la nuova Autorizzazione unica potrà essere per così dire parcellizzata, ovvero concessa senza “considerare l’insieme degli impianti e delle attività” presenti nello stabilimento che la richiede. Non manca nemmeno qualche elemento pazzoide: le regioni potranno infatti “definire ulteriori criteri per la qualificazione delle modifiche sostanziali” e altri cambiamenti minori, finendo in sostanza per complicare la giungla normativa e costringendo imprese che lavorano su più territori a seguire regole diverse per ottenere lo stesso via libera. Infine, una nota di colore: il governo che voleva abolire le Province – e il premier che vuole abolirle se gli italiani lo voteranno – ha deciso che il soggetto a cui fa capo il rilascio della nuova Aua saranno... le Province.
     L’attivismo di fine mandato di Clini, peraltro, non si limita alla deregulation ambientale per le Pmi, ma include un controverso decreto che permetterà ai cementifici di bruciare nei loro impianti il cosiddetto Css (combustibili solidi secondari). Il dl ha avuto il parere contrario della commissione Ambiente della Camera, ma il ministro ha già annunciato che questo non sarà sufficiente a fermarlo: quel parere non è vincolante. La curiosa motivazione dei tecnici del ministero è che molti cementifici già bruciano il petcoke, che è molto più inquinante del Css, quindi con le nuove regole ci sarebbe un miglioramento delle emissioni in atmosfera. Ora, a parte l’idea che il problema dei rifiuti si risolve solo con la combustione, c’è il fatto che bruciando Css i cementifici inquinano assai di più rispetto ai “normali” inceneritori e possono per di più farlo a norma di legge, visto che hanno limiti di emissione più alti. “Clini dovrebbe dare a Monti consigli per l’Agenda green – conclude Bonelli – ma tra decreti sull’Ilva, silenzio assenso per costruire persino in aree protette, tagli ai parchi nazionali e questi ultimi atti può al massimo scrivergli l’Agenda black”.

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Lezioni americane, che effetti hanno le armi da guerra sull’ecologia ?
di Maria Rita D'Orsogna
http://www.ilfattoquotidiano.it/...che-effetti-hanno-armi-da-guerra-sullecologia/498429/


     16 febbraio 2013 - Ho tre ore di tempo per parlare ai miei studenti del corso di sostenibilità che insegno, dell’uso di fonti fossili e dei problemi che comportano. Ho insegnato questa classe tante volte ormai. Lo faccio per amore, non sono obbligata a farlo, ma considerato che ho imparato tanto in questi anni sul petrolio e derivati mi pare giusto condividere e discuterne con gli studenti. Durante la presentazione parlo loro del fracking, delle Tar Sands, della Nigeria. Parlo delle Cancer Alleys in Louisiana ed in California. Parlo del nostro consumo sfrenato di petrolio da americani, parlo loro della vita intorno a una raffineria. Ci sono dei video ogni tanto. E poi ci sono domande, commenti, discussioni. E’ sempre molto stimolante sentire cosa hanno da dire i ragazzi.
     Tutto questo però oggi 8 Febbraio 2013 non s’ha da fare. Questo giorno è presente sul nostro campus il Prof. James Porter che ci darà una lezione sulle armi da guerra a Porto Rico e ai suoi effetti sulla natura e sull’ecologia. Mi dicono che devo portarci tutta la classe. Ci vado un po di malavoglia. Mi spezzerà il mio discorso a metà e chissà sarà una cosa noiosa ed accademica, con numeri e cifre e la mia mente sarà altrove.
     Arrivo. Mi siedo dietro con tutte le mie scartoffie. Chissà, magari riesco a fare dell’altro mentre che lui parla. E poi invece…dopo 5 minuti che il professor Porter parlava ero completamente presa da questo signore di 50 anni, americano in tutto e per tutto. Per la sua innocenza, per il nero che è nero e il bianco che è bianco, per la sua pulizia morale, per i suoi ideali, e per le cose che ci ha detto. Alla fine degli anni ’90 il governo di Porto Rico – un protettorato Usa – chiede al Prof. Porter, esperto di barriere coralline, di fare delle ispezioni sui coralli dell’isola di Vieques. Questa isola di 7,000 abitanti era usata da 60 anni circa dalla marina Usa per le esercitazioni navali ed aeree. Ci sparavano bombe per testarle. Ma le bombe non sono cioccolatini, e hanno dentro composti chimici cancerogeni e tossici. E ovviamente tutte le armi detonate sono rimaste lì, sui fondali del mare e sui prati di Vieques. L’accordo fra il governo Usa e Porto Rico era che la barriera corallina di Vieques, fra le più straordinarie del continente americano, non sarebbe stato bombardato. Il governo di Porto Rico dopo 60 anni voleva solo accertarsi se questo fosse verità.
     Come da copione, il prof. Porter arriva con la sua troupe e trova la barriera corallina in uno stato penoso. Scopre bombe esplose e non esplose, proiettili e liquidi esplosivi sui fondali. Fa analizzare il tutto e scopre concentrazioni elevatissime ed inaccettabili di arsenico, di benzene e di altre sostanze tossiche per il mare e per i coralli. Scopre anche cartine dell’esercito Usa che mostrano chiaramente che la barriera corallina fosse un target delle esercitazioni, sebbene non fosse questo l’accordo stipulato. Il prof. Porter presenta il suo rapporto alle autorità portoricane. Il suo lavoro ufficiale era finito. E invece, era solo l’inizio. Non poteva lasciare la sua opera a metà. Adesso sentiva la responsabilità di aggiustare l’aggiustabile. E così il prof. Porter scopre che tutte queste sostanze tossiche sono presenti non solo in acqua, ma anche nei campi, nei corpi e nelle vite delle persone. E infatti, neanche a farlo apposta i cittadini di Vieques hanno i tassi di tumore più elevati di tutte le isole dei Caraibi. Inizia allora il suo nuovo lavoro, non da scienziato, ma da attivista. Sa che l’esercito Usa non ammetterà mai che questi bombardamenti siano nocivi e anche se lo farà dirà che è tutto nell’interesse nazionale. Ma lui insiste. Scrive, denuncia, va in televisione. Porta con se i vari rappresentati dei cittadini di Porto Rico. E’ un lungo tira e molla, ma alla fine, grazie anche a tutto il polverone sollevato dal Prof. Porter,nel 2005 il governo Usa accetta di fermare le esercitazioni belliche su Vieques. Si, l’esercito più potente del mondo smette di fare bombardamenti su isola di 7000 abitanti per salvare coralli e persone.
     Ma il suo lavoro non è ancora finito. Anche se le esercitazioni sono ferme, le vecchie bombe sono ancora lì, a scaricare materiale tossico nel mare. E allora il Prof. Porter va dai suoi colleghi di ingegneria e costruisce un prototipo meccanico, un robot, per identificare e raccogliere tutti questi rimasugli bellici sul fondo del mare in modo da poterli caricare su navi e portarli via – tutto in modo automatico. Secondo le sue stime ci vogliono al massimo 2 milioni di dollari per ripulire il mare di Vieques. Questi sono tanti soldi per me e per te, ma per le milizie Usa sono bazzeccole. Hanno un budget di vari trillioni di dollari – e cioè varie migliaia di miliardi di dollari. Obama si è preso l’impegno – sollecitato dallo stesso Porter – di iniziare le operazioni di pulizia, ma per ora e’ ancora tutto fermo. Ma lui non demorde.
     La testardaggine di una persona sola che riesce a far fermare i bombardamenti militari Usa a Porto Rico è una storia ammirevole e che lascia un senso di speranza, la speranza che non è tutto perso su questo pianeta e che ci sono ancora anime nobili. Chi gliel’ ha fatto fare? Sono quasi 15 anni che porta avanti questa sua missione per un isola che non era sua, ma che lo è diventata. Alla fine del discorso ha detto ai ragazzi: prendete le cose che imparate qui e cambiate il mondo. Ha detto: arriva un momento che uno deve lasciare la comodità della vita accademica e usare le cose che si sanno e che si hanno e che si insegnano per tutto resto del mondo che c’è là fuori. Ci ha detto che occorre “become the boxer if you have to” e che la sua lotta a un certo punto non era più per l’ambiente o per i coralli. Era per i diritti umani. Era che non era giusto che la gente si ammalasse di cancro per il nostro “interesse nazionale“.
     Che bella che è stata quell’ora con il professor James Porter. Alla fine, gli sono andata vicino e l’ho ringraziato. E poi siamo andati in classe, per l’ultima oretta che era rimasta con gli studenti. Invece della presentazione da 3 ore che avevo già preparato ho tirato fuori una presentazione vecchia della storia del Centro Oli d’Abruzzo, gliel’ho raccontata, gli ho fatto vedere un po di foto di Punta Aderci e della costa teatina e del lago di Bomba e delle vigne, e per un po' mi sono sentita boxer anche io.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Corruzione, trasparenza ed elezioni 2 - Maria Rita D'Orsogna e il prof. Porter... Tutt'altra storia con queste lezioni americane che ci racconta Maria Rita, sugli effetti che hanno le armi da guerra sull’ecologia. Ma lì siamo negli USA...
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L’indagato per corruzione Scaroni: “Possibile fare affari senza tangenti”
da "Il Fatto Quotidiano"
http://www.ilfattoquotidiano.it/...-possibile-fare-affari-senza-tangenti/501194/


L'amministratore delegato di Eni smentisce Berlusconi che ad Agorà aveva dichiarato che le mazzette sono una "condizione di necessità
     16 febbraio 2013 - ”E’ perfettamente possibile fare business ovunque nel mondo senza pagare tangenti. E se non lo fosse, non lo faremmo dove non lo fosse. Questo deve essere chiaro cristallino”. L’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, smentisce così Silvio Berlusconi nel corso della conference call con gli analisti. L’ex premier infatti ad Agorà aveva sostenuto l’inevitabilità delle mazzette  che rappresentano una “condizione di necessità se si ha da trattare con qualche regime o Paese del terzo mondo”. Una dichiarazione dell’ad Eni che arriva a pochi giorni dalle accuse di corruzione internazionale per cui risulta indagato nell’ambito di un’inchiesta su un affare in Algeria che coinvolge Saipem e la stessa Eni. Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbero pagato a una società di Hong Kong (Pearl Partners Limited) che fa a capo all’intermediario Farid Noureddine Bedjaoui, quasi 200 milioni da distribuire a faccendieri, esponenti del governo algerino e manager Sonatrach.
     ”Per assicurare che le nostre azioni fossero in linea con la nostra policy, da quando nel 2005 arrivai in Eni ho fatto in modo che nessun contratto con intermediari fosse effettuato”, ha proseguito Scaroni, che rispondeva a una serie di domande sull’inchiesta Saipem in Algeria. “La nostra reputazione – ha detto ancora l’ad – è sempre stato uno dei maggiori driver della nostra crescita. Il valore che questo crea ha fatto di Eni una delle maggiori compagnie del nostro settore”. In particolare, per quanto riguarda Saipem “quando siamo venuti a conoscenza delle accuse alla fine del 2012, in linea con il nostro ruolo di azionista di maggioranza abbiamo espresso al cda di Saipem le nostre preoccupazioni suggerendo di prendere le misure appropriate, incluso il possibile cambio di management. Questo passo è rappresentativo del nostro approccio di tolleranza zero sul tema tangenti”. Scaroni ha poi osservato che “ogni eventuale condotta illecita dovrà essere valutata dalla magistratura italiana, noi abbiamo pensato che la nostra preoccupazione fosse giustificata dalle questioni che l’indagine aveva sollevato in merito ai processi di Saipem”.
     “Il 2012 è stato un anno record per la nostra esplorazione”, ha detto invece Scaroni commentando i conti Eni dell’ultimo trimestre, “grazie ai risultati eccezionali raggiunti in Mozambico e ai successi ottenuti nell’Africa Occidentale, nel Mare di Barents e in Indonesia”. Il consiglio di amministrazione del gruppo proporrà all’assemblea degli azionisti la distribuzione di un dividendo di 1,08 euro per azione, in aumento rispetto alla cedola di 1,04 euro distribuita sull’esercizio 2011. L’azienda ha chiuso il 2012 con un utile netto di 7,79 miliardi di euro, in crescita del 13,5% su base annua. L’utile netto adjusted si attesta invece a 7,13 miliardi, con un incremento del 2,7%. E, per quanto riguarda il futuro, la società prevede un ulteriore aumento della produzione di idrocarburi, in particolare grazie al Kazakhstan, all’Angola e all’Algeria.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Corruzione, trasparenza ed elezioni 1 - Scaroni e Berlusconi... L’indagato per corruzione Scaroni dice "possibile fare affari senza tangenti”, e smentisce oggi Berlusconi che ha dichiarato che le mazzette siano una necessità, "se si ha da trattare con qualche regime o Paese del terzo mondo". A chi credere ? A me ricorda tanto la storiella del "bue che dice cornuto all'asino"... ma potrei sbagliarmi...
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In arrivo il "Pietro Novelli"...
di Guido Picchetti (a margine di una foto postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200128964121191&l=b5124f5dd4


     17/02/13, 06:00 - Sta arrivando il "Pietro Novelli".... Tra poco sarà in porto a Pantelleria.. E' una notizia da dare... Ma quanto sarebbe meglio non doverla dare... E, a quanto pare, da mercoledì il "Cossyra" si trasferirà alle Tremiti...

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Dalla mia Bacheca su FB del 16/02/13

Moria di delfini nel Mediterraneo, si aggrava il bilancio: 42 ritrovamenti sulle coste italiane di Andrea Spinelli
http://www.ecoblog.it/...delfini-nel-mediterraneo-si-aggrava-il-bilancio-42-ritrovamenti-sulle-coste-italiane


Ieri vi abbiamo parlato di 34 ritrovamenti, ma oggi, secondo il Ministero dell’Ambiente, il bilancio si è aggravato, e non di poco...
     15 feb 2013 - Ve ne abbiamo parlato giusto ieri della moria di delfini che dai primi dell’anno sta facendo ritrovare decine di carcasse spiaggiatesi sulle coste tirreniche italiane dalla Toscana in giù. Si aggrava in queste ore il bilancio dei delfini morti nel Tirreno dopo le recenti segnalazioni da parte della rete scientifica di monitoraggio predisposta dal ministero dell’Ambiente. "Sono 8 i nuovi spiaggiamenti di carcasse di delfino nella varietà stenella striata (stenella coeruleoalba)" si legge in un comunicato del Ministero; numeri che farebbero balzare in alto, a 42 esemplari totali, il brutto bilancio di morte dei mammiferi marini.
     Lo stesso Ministero dell’Ambiente parla di mortalità anomala, confermando l’ipotesi del batterio photobacterium damselae, che può causare sindrome emolitica e lesioni ulcerative, come causa infettiva più probabile dei decessi dei mammiferi. I nuovi ritrovamenti, secondo il Ministero, si sono verificati:

  - 3 casi fra Campania e Calabria (segnalati dall’istituto zooprofilattico del mezzogiorno, Sezione di Salerno); a Sapri (SA) cod. 4 (pessimo stato di conservazione); Napoli cod. 2 (discreto stato di conservazione); e a Castelvolturno (CE) cod. 4 (pessimo stato di conservazione).
- 2 casi in Sicilia (segnalati dall’istituo zooprofilattico della Sicilia, sezione Palermo-Caltanissetta-Messina): a Patti (ME) cod. 3 (mediocre stato di conservazione); e a Scicli (RG) cod. (al momento ignoto).
- 2 casi nel Lazio (segnalati da IZS Toscana e Lazio) a: Fondi (LT) cod. 2 (discreto stato di conservazione); a Tarquinia (VT) cod. 4 (pessimo stato di conservazione).
- e 1 caso in Toscana (segnalato da IZS Toscana e Lazio, sezione di Grosseto) a: Orbetello, Feniglia (GR) cod. (non ancora attribuito).

     Tutti, dunque, sulle coste tirreniche dello Stivale, così come i loro sfortunati amici spiaggiatisi nelle ultime settimane: a fronte di una media storica di 4 esemplari di stentelle l’anno morte in circostanze simili, è evidente che una misura dieci volte superiore non può che far preoccupare gli esperti che stanno studiando il fenomeno. Per queste morti anomale, tutte verificatesi tra Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, sembra che si possa escludere qualsiasi correlazione con attività umane (anche dolose, come sversamenti di petrolio o di sostanze inquinanti, ricerche geosismiche o esercitazioni militari).
     Per questo motivo...

  ... nelle prossime settimane i ricercatori approfondiranno l’eventuale presenza di virus e l’eventuale fioritura di alghe anomale.Il ministero dell’Ambiente sta monitorando da vicino la situazione grazie alla rete scientifica appositamente voluta e finanziata dal dicastero: Università di Pavia, Università di Padova, Asl, Istituti Zooprofilattici e Arpat. Inoltre il ministero dell’Ambiente ha allertato il Reparto ambientale marino (Capitanerie di Porto e Guardia costiera).

     Al ministero sono inoltre in attesa del confronto tra i dati meteo-marini degli ultimi mesi e eventuali spiaggiamenti avvenuti in Francia e Spagna, al fine di avere un quadro della situazione più completo.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Ancora sulla moria di delfini in Mediterraneo... Davvero è tutto colpa solo di un batterio ?
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Non basta il petrolio, in Sicilia c'è anche il MUOS...
di Guido Picchetti (a margine di una foto su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200122933970441&l=1eb41e4f63
 

     16/02/13 - A condizionare pesantemente il presente e il futuro in Sicilia non c'è solo la ricerca e lo sfruttamento delle risorse petrolifere che si celano nel suo territorio (marino o terrestre che sia), ma anche il "Muos" (Mobile User Objective system), un oggetto "misterioso" di cui poco si parla, ma che fa parte di un sistema di super-radar militari americani in grado di coprire con le sue trasmissioni tutto il pianeta, costituito com'è da quattro potenti stazioni di trasmissione, previste le prime tre in aree desertiche di Australia, Virginia, e Hawaii , mentre la quarta (guarda un pò...) è in costruzione a Niscemi in Sicilia, una regione di cui tutto si può dire, ma non che sia un "area desertica" !!! E contro il Muos siciliano abitanti e autorita locali hanno già da tempo espresso con forza la loro contrarietà al progetto per motivi di sanità pubblica, senza trovare l'ascolto che meritano. Giusta la considerazione finale dell'articolista: "Dove si lascia spazio libero ai padroni, ci si ritrova schiavi" !!!

Muos Sicilia: padroni a casa nostra?
di Debora Billi
http://petrolio.blogosfere.it/2013/02/muos-sicilia-padroni-a-casa-nostra.html


Sovranità ridotta a un colabrodo: ora chi fa i propri comodi sul nostro territorio, sbatte anche la porta in faccia ai funzionari italiani.
     Giovedì 14 Febbraio 2013 - Davvero sconcertante quello che sta succedendo in Sicilia a proposito del Muos. Se ne parla poco e niente a causa della campagna elettorale, e del fatto che la Sicilia è proprio una delle Regioni in bilico per il Senato. Si menziona, insomma, camminando sulle uova.
    Per chi non sapesse nulla di Muos, ecco l'antefatto: si tratta di un sistema di super-radar militari americani (Mobile user objective system), le cui trasmissioni coprono tutto il pianeta. 4 le stazioni di trasmissione, in Australia, Virginia, Hawaii (in aree desertiche) e... a Niscemi in Sicilia. Insomma: è una potentissima installazione militare di un Paese straniero sul nostro territorio. Questo robo di potenza mostruosa supera anche tutti i limiti di emissioni elettromagnetiche, oltre a disturbare tutti gli aeroporti del circondario, e per questo i cittadini della zona si sono attivati per non concedere l'autorizzazione alla costruzione.
    Nelle ultime settimane è successo un bel cancan alla Regione Sicilia: i deputati del MoVimento 5 Stelle hanno più volte fatto mancare il numero legale in aula alla votazione del Dpef, proprio per forzare la mano all'assemblea nel negare l'autorizzazione al Muos. Alla fine, il Presidente Crocetta ha firmato lo stop ai lavori dichiarando per giunta: "Non siamo una colonia".
    Tutto bene quel che finisce bene? Manco per sogno. Ecco la notizia di ieri, da Repubblica: "Gli Usa rifiutano la lettera di revoca dei lavori del Muos, firmata nei giorni scorsi dalla Regione siciliana". In pratica, il Pentagono continua come se niente fosse ignorando le decisioni dell'amministrazione italiana. Il funzionario siciliano preposto, che si è visto sbattere la porta in faccia ed è stato lasciato fuori dai cancelli, ha finito col rivolgersi all'ambasciata americana perché non sa più a che santo votarsi. Ovviamente nessuna risposta neanche lì.
    Lo slogan "Padroni a casa nostra", insomma, vale più al sud che al nord. Anche se qui, con la parola "padroni" non si intendono mica gli italiani. Succede anche con le trivelle, d'altronde: chi massacra la Sicilia per tirar fuori petrolio, infatti, se la cava con misere elemosine invece che con congrue royalties. Ne abbiamo parlato qui.
     Dove si lascia spazio libero ai padroni, ci si ritrova schiavi.

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Post di Carole Bernardo

Che schifo. Comandano loro, noi non siamo nessuno. Chissà, c'è da pregare i meteoriti...

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Post di Silvio Palazzolo
Che io sappia il M5S all'assemblea siciliana stanno bloccando la costruzione...
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Post di Giovanni Iacobucci
Ciao Guido, come va ?... Secondo me sicuramente finiranno di costruirlo. Per loro sarà un progetto misterioso, ma lo faranno. Mi domando.di tanto in tanto: spesso costringono i piloti di linea a spargere i cosidetti aereosol di metalli pesanti nell'atmosfera. Perchè ? Non serve a nulla e nuoce gravemente alla salute dell'uomo. Eppure lo continuano a fare... Non è che vorrebbero studiare qualche altra cosa e ci tengono all'oscuro di tutto ?
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Grande Sud - incantatori di serpenti
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/02/grande-sud-incantatori-di-serpenti.html


     FRIDAY, FEBRUARY 15, 2013 - Ho migliaia di "amici" su facebook che non conosco e fra questi ci sono personaggi che tentano la politica, che tentano di riciclarsi, che si arrampicano sugli specchi pur di essere votati. Purtroppo per me alcuni di questi, in questi giorni, se ne escono con comunicati del tutto vuoti, bugie, promesse, come se la memoria di questi scorsi anni fosse una cosa da niente. Quando andrete a votare, ricordiamoci delle gesta di ciascuno e non fermiamoci al giochino "son di destra" o "son di sinistra". Siamo cittadini e occorre votare per una persona onesta.
     Iniziamo per oggi con tale "Grande Sud" che se ne esce con questo comunicato:

  "Grande Sud Abruzzo propone di privilegiare gli investimenti a forte contenuto di innovazione tecnologica e quelli relativi al settore delle energie alternative e rinnovabili. Promuovere un maggiore uso di energia da fonti rinnovabili nelle strutture pubbliche, sostenere il settore del fotovoltaico e incentivare i poli di ricerca scientifica e di tecnologia avanzata."

     A dichiararlo sono Barbara Mazzali ed Eugenio Spadano - rispettivamente capolista alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica alle prossime elezioni politiche nelle liste di Grande Sud in Abruzzo – nel corso di un incontro elettorale con amici e simpatizzanti del nuovo movimento politico che, giorno dopo giorno, sembra conquistare sempre di più una larga fetta di elettori indecisi e delusi dal PDL regionale.

  "Grande Sud Abruzzo – continuano Mazzali e Spadano – è la giusta alternativa per chi vuole rimanere nell’ambito del centro destra ma non si riconosce più nel PDL".

     Mmh. Qualcuno ha mai sentito nominare tali Barbara Mazzali e Eugenio Spadano in relazione al Centro Oli? In relazione ad Ombrina Mare? In relazione a Bomba? In relazione a qualsiasi altra opera di difesa del territorio d'Abruzzo? Bussi, l'amianto, i cementifici di Pescara... ? Ce ne sono di problemi! Io questi qui non li ho mai sentiti, se non per il fatto che qualche anno fa hanno dato il loro supporto a uno dei più grandi sostenitori del petrolio in Abruzzo, Remo Di Martino. E allora come possono pensare di uscirsene con un vago quanto inattendibile "privilegiamo gli investimenti nel settore delle rinnovabili" ?
     Da come la vedo io, le rinnovabili non hanno senso alcuno se uno nel frattempo ha già distrutto tutto il resto. Cosa, alimentiamo il Centro Oli con una bel pannello solare? O in cima alla trivella ci mettiamo una pala eolica? A queste cose uno o ci crede veramente o non ci crede, cari Mazzali, caro Spadano...
     Ho mandato un commento al loro sito facebook per dirgli queste cose e mi dicono che a suo tempo "Grande Sud" non era in politica e che quindi non potevano fare grandi cose. Ah si? E dove stava la politica dietro di me o dietro tutti gli altri volontari che si sono spaccati in quattro contro il petrolio in Abruzzo? Di certo non c'erano la Mazzali e Spadano. E di certo c'erano per appoggiare Remo Di Martino! Per cui possono fare a meno di sparare frasi vuote sulle rinnovabili.
     Ma, alla fine, sta a ciascuno di noi in queste elezioni non lasciarsi abbindolare, ricordare tutto quello che è stato e votare per chi ci crede veramente a servire il paese, i suoi cittadini più deboli, la sua bellezza, il suo potenziale.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Maria Rita d'Orsogna per la sua terra d'Abruzzo... Ma lo stesso discorso vale per tante altre parti del Paese, dove altrettanti incantatori di serpenti allignano e prosperano... e non da oggi. "Quo usque tandem abutere patientia nostra ?"
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Dalla mia Bacheca su FB del 15/02/13

Prospezioni petrolifere offshore con air-gun. E' lì la festa ?
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=64995586#lastpost


In meno di due mesi, sono ben 35 i delfini che si sono spiaggiati sulle coste tirreniche italiane: 15 in Toscana, 10 in Campania e 10 nel Lazio.
     15/02/13 - La scorsa estate erano stati trovati spiaggiati, lungo il tratto di costa compreso tra Savelletri e la marina di Monopoli, altri delfini e secondo fonti sanitarie non meglio precisate, la morte sarebbe da ricercare a cause infettive poiché in qualche esemplare è stata rinvenuta traccia di un batterio, “Photobacterium Damselae”, che può portare a sindrome emolitica e lesioni ulcerative. Ma noi sappiamo invece che il “Photobacterium Damselae”, è stato isolato nella mortalità in popolazioni naturali di pesce persico bianco ed altri pesci di taglia più modesta.
     Come accade spesso, quando succedono fatti del genere, il ministero dell'Ambiente si è affrettato a comunicare che, dalle prime indagini, sembra di poter escludere eventi eccezionali causati dall'uomo, come sversamenti di petrolio o di sostanze inquinanti. Morale della favola: cambiano i governi, ma guarda caso tutti sono favorevoli all’avvio di una politica energetica volta allo sfruttamento di idrocarburi nel Mediterraneo, e non è difficile dedurre che abbiano volutamente nascosto agli italiani ogni informazione circa i possibili danni ambientali, ed in particolare quelli alla fauna, connessi alle ricerche e all’estrazione di petrolio e gas naturale nelle nostre acque costiere. E degli spiaggiamenti recenti avvenuti in Francia e in Spagna ed in altre zone del pianeta dove si effettuano analoghe ricerche di idrocarburi con i famigerati airguns e i sonar, che chiamano anche “prospezioni petrolifere”, proprio per non fare molto “chiasso”!
     Dal Ministero riferiscono anche del pericolo rappresentato dalla presenza di materiali e microparticelle plastiche disseminate in tutto il mar Mediterraneo, che mettono a serio rischio l’equilibrio ambientale e l’ecosistema marino: le microplastiche che infatti impattano fortemente sul plancton e sui mammiferi marini. È invece scientificamente provato che le “prospezioni petrolifere” effettuate da dispositivi di localizzazione, emettono suoni per via dell’introduzione nella colonna d’acqua di aria ad altissimi livelli di pressione. L’eco di questi “suoni”, che viene riflessa dal fondale, rivela la presenza, la profondità e tipologia del giacimento. Ma questa “musica monocorde” non è gradita ai pesci, anzi! Certo, lo Stato (leggi chi ci governa, leggi uomini come noi, mandati lì da noi... ) privilegia l’interesse di pochi, i cercatori dell’oro nero, infischiandosene dei danni che provoca ai “molti”, leggi uomo, ambiente, specie animali, in particolare cetacei che vengono disorientati con la perdita dell’udito, provocando anche lesioni gravi che arrivano fino alla morte.
     Ma dove sta la verità? Certo, tra il dire ed il fare c'è proprio di mezzo il Mare... e le verità "vere" chi le conosce? Ci sono tante verità, e se sono tante le verità...?
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Cosa sta uccidendo i delfini del Tirreno?
di Giuseppe Notarbartolo di Sciara
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/12/cosa-sta-uccidendo-i-delfini-del-tirreno/496668/


     12 febbraio 2013 - Pubblico di seguito la precisazione del Ministero dell’Ambiente e la mia controreplica:

  "La morìa di delfini sotto il controllo del Ministero dell’Ambiente. Desidero precisare quanto scritto nell’articolo del 12 febbraio sui delfini spiaggiati informando i lettori del vostro bel quotidiano che (a differenza da quanto immaginato nell’articolo) il ministero dell’Ambiente segue e studia da tempo la moria di questi splendidi animali attraverso il Cert (Cetacean Emergency Response Team), un organismo che agisce per conto del ministero, da cui è coordinato sulla base di una convenzione con importanti risvolti economici. Il sistema di monitoraggio, il “legante”, la rete di rilevamento (e il nostro finanziamento di queste attività) ci sono e funzionano bene anche in casi allarmanti come questo. Un’informazione aggiuntiva per i vostri apprezzati lettori: da diversi giorni si ipotizza che gli animali siano stati uccisi da un’infezione batterica. I lettori possono trovare dettagli, notizie e documenti aggiornati sulla preoccupante vicenda."
(Jacopo Giliberto, portavoce del MiniAmbiente)

"L’esistenza del Cert è richiamata nel mio articolo in bella evidenza, e con grande soddisfazione nel notare che per una volta in Italia vengono dati gli incarichi giusti alle persone giuste. D’altra parte, tuttavia, devo anche precisare che la Rete Nazionale Rilevamento Spiaggiamenti, progettata all’interno di un tavolo di lavoro voluto dal Ministero dell’Ambiente e da me coordinato, a tutt’oggi – due anni dopo la conclusione del progetto – non è ancora stata formalmente istituita."
(Giuseppe Notarbartolo di Sciara)

     Le stenelle sono i delfini più numerosi nei nostri mari, caratterizzate dalle forme slanciate e da un’elegantissima livrea striata. In questo momento stanno morendo a decine lungo le coste tirreniche. Dai primi dell’anno a oggi ne sono state ritrovate oltre 30 carcasse spiaggiate dalla Toscana alla Sicilia, cioè dieci volte la media degli ultimi 25 anni, e in genere i delfini che finiscono cadaveri lungo la costa sono solo una piccola parte del totale.
     In tempi in cui papi abdicano e politici si scannano per conquistarsi i nostri voti con trite e inverosimili promesse, ci sarà certo chi si chiede se questo sia il momento di preoccuparsi per qualche delfino morto. Mi permetto di dissentire con veemenza. L’umanità intera è come uno scaracchio sul pavimento dell’universo, e le nostre interne vicende, per quanto coinvolgenti, non devono ostruirci la visione degli avvenimenti esterni allo scaracchio – soprattutto se sono legati alle condizione dell’ambiente che ci mantiene in vita. Nella sua cieca, antropocentrica arroganza l’uomo non dovrebbe dimenticare che quella carcassa putrescente sulla spiaggia, invece che di delfino, potrebbe un giorno essere la sua.
     Quale sia l’agente dell’anomala, imponente mortalità delle stenelle non lo si è ancora capito. Dai rilievi condotti dal CERT (Cetacean Emergency Response Team), l’apposita struttura di pronto intervento istituita presso l’Università di Padova, in collaborazione con l’Arpat, gli Istituti Zooprofilattici, le Asl e le Capitanerie di Porto, non è ancor dato di capire quale possa essere, o essere stata, la causa della moria in atto, anche considerando lo stato di avanzata decomposizione della maggior parte delle carcasse. Le analisi sono in corso.
     La risposta a questa emergenza dimostra che in Italia è presente un meccanismo capace di collegare le diverse professionalità necessarie a portare a termine la complessa procedura che parte dalla segnalazione dello spiaggiamento, all’intervento in loco, al ricupero dei dati e dei campioni, e alla loro analisi per cercare di capire le cause dell’evento. Il meccanismo funziona, e l’emergenza viene affrontata dalle persone giuste. Ma non è ancora sistema, e il successo è ancora basato sulla buona volontà e sullo sforzo individuale. Anni fa il sistema è stato progettato con il contributo di esperti afferenti alle più diverse discipline, e sulla base di intese tra differenti dicasteri competenti in materia. Tuttavia una vera e propria rete di rilevamento e intervento per emergenze di questo genere, su scala nazionale, ancora in Italia non c’è. Gli elementi esistono, e sono in grado di mettersi in relazione per emergenze “minori” come abbiamo visto nel caso delle stenelle di questi giorni. Ma manca ancora il legante a livello centrale.
     Auguriamoci prima di tutto che la moria delle stenelle sia finita qui. Ma auguriamoci anche che, per una volta che abbiamo la possibilità di non affidarci allo Stellone per cavarci dai pasticci come facciamo di solito, riusciremo ad approfittarne.
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Delfini spiaggiati sulle coste del Mediterraneo: i numeri cominciano a far preoccupare
di Andrea Spinelli
http://www.ecoblog.it/...spiaggiati-sulle-coste-del-mediterraneo-i-numeri-cominciano-a-far-preoccupare


     14 feb 2013 - Dal primo gennaio sono ben 35 i delfini spiaggiatisi sulle coste tirreniche italiane: 15 in Toscana, 10 nel Lazio e 10 in Campania. Considerato il fatto che dei 15 mammiferi marini ritrovati sulle coste toscane la maggior parte risultano nel sud della Regione, l’ArpaT e la Capitaneria di Porto di Grosseto hanno cominciato a muoversi per comprendere la natura di queste morti. In Toscana dei 15 animali ritrovati 12 appartengono alla specie Stenella coeruleoalba, uno alla specie Tursops truncatus e per gli altri 2 lo stato di avanzamento della decomposizione della carcassa ha reso impossibile la catalogazione degli animali. Da tutti gli esemplari ritrovati sono stati prelevati campioni di cute, grasso e muscolo per permettere le analisi dei contaminanti e comprendere la natura di questi eventi eccezionali, nel numero raggiunto in un così breve lasso di tempo.
     L’attività di monitoraggio promossa dall’Osservatorio Toscano Cetacei, che coordina a sua volta tutte le operazioni della Rete Regionale per il recupero degli animali spiaggiati, è febbrile ed intensa vista la portata misteriosa di un fenomeno di ampia portata, vista l’eccezionalità nei numeri. La causa più probabile sarebbe di natura infettiva (in 6 soggetti è stata rinvenuta traccia di un batterio, Photobacterium Damselae, che può portare a sindrome emolitica e lesioni ulcerative), ma i ricercatori non si dicono certi di nulla e procedono con i rilievi. Dello stesso avviso il Ministero dell’Ambiente che...

  "... ha comunicato che dalle prime indagini sembra di poter escludere eventi eccezionali causati dall’uomo, come sversamenti di petrolio o di sostanze inquinanti". "La causa più probabile è di natura infettiva..."

... ribadiscono all’ArpaT. Aggiornando la mappa dei ritrovamenti, dal Ministero dell’Ambiente si cerca di gettare acqua sul fuoco:

  "La Rete nazionale di monitoraggio degli spiaggiamenti sta svolgendo un ottimo lavoro di raccordo tra tutti i soggetti coinvolti e di campionamento, ma vogliamo continuare a studiare da vicino questo fenomeno così preoccupante. Attendiamo nelle prossime settimane dati certi che mettano al confronto le conoscenze teoriche sulle correnti marine con i dati meteo-marini degli ultimi mesi e la situazione su eventuali spiaggiamenti avvenuti in Francia e in Spagna, così da ricostruire un quadro complessivo della situazione..."

... ha dichiarato il ministro Corrado Clini in una nota. Come risulta dalla mappa redatta dallo stesso Ministero, è evidente che i ritrovamenti vanno dalla Sicilia alla zona sud della Regione Toscana.
     Occhio ai numeri però: il Ministero parla di 33 Stenelle, una sola delle specie ritrovate che vi abbiamo indicato; questo fa presagire che la conta sia più consistente, oltre che geograficamente più vasta. C’è anche un altro fattore da tenere fortemente in considerazione: l’abbiamo scritto anche noi di Ecoblog del pericolo rappresentato dalla presenza di materiali e microparticelle plastiche disseminate in tutto il mar Mediterraneo, che mettono a serio rischio l’equilibrio ambientale e l’ecosistema marino: le microplastiche infatti impattano fortemente sul plancton e sui mammiferi marini.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Povero Mediterraneo...
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Post di Guido Pietroluongo
Meglio queste fonti: "Mare, nel Tirreno moria di delfini. Clini: Fenomeno preoccupante” su MiniAmbiente
e "
Cosa sta uccidendo i delfini del Tirreno?" di Giuseppe Notarbartolo di Sciara.  Questo un mio commento: "Vi assicuro che nulla è lasciato al caso. Da più parti di Italia si sta lavorando per capire cosa c'è alla base di questi episodi. Il numero è indicativo: potrebbe trattarsi di un evento reale o di una maggiore scoperta degli stessi, che quindi risulta statisticamente maggiore rispetto agli anni precedenti. Le indagini necessitano del tempo pratico per i risultati e questi risultati dovranno poi essere confrontati tra loro. La corsa a trovare subito una spiegazione è una caratteristica antropica che denota ignoranza e preferisce subito trarre conclusioni. Invece di attendere il termine dei lavori di eccellenti professionisti che abbiamo la fortuna di ospitare qui in Italia. Le parole del Min. tecnico Clini se le poteva risparmiare, visto che è tra i maggiori responsabili della liberalizzazioni di attività a forte impatto ambientale nei nostri mari. L'inquinamento è il comune denominatore che può compromettere il sistema immunitario di un Cetaceo, che dunque sarà più esposto ad ospitare agenti infettivi che potrebbero portarlo a morte. Aggiornamenti nei prossimi giorni."
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Post di Filippo Foti

Vedi "Prospezioni petrolifere offshore con air-gun. E' lì la festa ?"
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Sui collegamenti marittimi di Pantelleria...
di Salvatore Giglio (da un post condiviso su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/381317448632904


     15/02/13 - Si parla tanto in questi giorni, giustamente, di trasporti. Desidero esprimere anch'io il mio pensiero al riguardo. Ho l'impressione che, ancora una volta stiamo sbagliando (tutti) tutto. Il problema è più grosso di quanto si possa immaginare e non c'è amministrazione comunale, lista, associazione di categoria che, da sola, possa risolverlo. La competenza, intanto, non è della Regione ma del Governo Nazionale: la Siremar ha sottoscritto con il Ministero dei trasporti una convenzione della durata di anni 12, in data 30 luglio dello scorso anno e percepirà, per i servizi (o disservizi) offerti, la somma annua di euro 55.694.895! Sono andato alla ricerca di questa convenzione ma non ne ho trovato traccia.
     Intanto noi, come al solito, dinnanzi ad un problema così grosso, andiamo avanti in ordine sparso, cerchiamo di scaricarci di dosso le responsabilità attribuendole agli altri e intanto i furbi ne approfittano. E' stato convocato appena qualche giorno fa un consiglio comunale ad hoc ma la gente dov'era? Non c'erano i commercianti che oggi si lamentano, non c'erano i camionisti, non c'erano le associazioni di categoria, non c'ero io (non mi esimo dalle mie responsabilità!), ma, soprattutto, non c'era la gente.
Lauro quella sera avrebbe dovuto farsi spazio con forza tra un mare di gente civile ma arrabbiata. Invece....c'è mancato poco che non gli mettessimo a terra il tappeto rosso delle grandi occasioni! Oggi eccoci di nuovo a criticare.
     Lancio la mia idea! Cerchiamo, una volta tanto, di affrontare il problema insieme: il Presidente del Consiglio convochi per la settimana prossima un altro consiglio comunale, invitiamo tutti a partecipare: camionisti, commercianti, associazioni di categoria, aspiranti futuri amministratori, cittadini. Affrontiamo il problema in maniera organica: l'Amministrazione comunale ha copia del contratto del 30 luglio scorso? ha la possibilità di reperirlo? Verifichiamo le clausole di quel contratto, inviamo al Ministero un documento circostanziato di protesta, affidiamoci ad un legale che richieda per nostro conto il risarcimento dei danni subiti da ciascuno di noi, dalla nostra isola, danni effettivi e danni di immagine.
     E se nemmeno questo funziona organizziamoci per fare una manifestazione di piazza, civile ma forte, con la serrata di tutti i negozi, con la partecipazione massiccia di tutta la popolazione. Vediamo se almeno una volta siamo capaci di arrabbiarci veramente!!! Un'ultima considerazione: permettetemi di ripetermi, affrontiamolo veramente tutti insieme il problema, cercando di non scaricare le colpe sugli altri e di non cercare di dimostrare di essere più bravi degli altri. Io sono fiducioso. Ce la possiamo fare! Ce la faremo!
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post condiviso.
Concordo pienamente con la proposta di Salvatore Giglio, candidato sindaco di “Primavera Pantesca”... E personalmente (ma non solo, ne sono certo...) mi auguro che la sua proposta venga accolta dalla comunità pantesca, indipendentemente dalle simpatie personali e dalle colorazioni "politiche" che ognuno può avere... E' un passo necessario nell'interesse del futuro dell'isola, al quale, ritengo, sia dovere di ognuno non sottrarsi... Come fu mesi fa in occasione dell'inaugurazione del nuovo aeroporto, cui però poco o nulla di concreto seguì...
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Traghetti di Pantelleria... Alleluia, alleluia, alleluia !!!
di Guido Picchetti (a margine di una foto su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200114909929845&l=6a16bef7fc


     15/02/2013. Alleluia, alleluia, alleluia !!! Tra qualche giorno "perdemus papam", ma stamani il "Cossyra" dei "Tragetti delle Isole"
è arrivato a Pantelleria !!!

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Post di Mare Nostrum Diving

Bene! (per modo di dire...) - Ora si attende che parta qualcosa per Linosa!!
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A Gianluca Cecere, Mare Nostrum Diving, Francesco Genchi, Claudio Spina, Samuela Guida, Claudia Prestano e Franca Di Chiara piace questo elemento.

 

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Dalla mia Bacheca su FB del 14/02/13

Isolati ! Il disagio a Pantelleria
un video di Mauro Silvia
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/418751768157064


     14/02/13 - Un video provocatorio sul disagio che gli abitanti di Pantelleria (TP) stanno subendo da circa due settimane a causa del "fermo ingiustificato" del traghetto che collega l'isola con Trapani. I beni di prima necessità scarseggiano e gli scaffali delle attività commerciali sono vuoti. Da un'idea di Mimmi Panzarella. Realizzazione: Mauro Silvia e Clara Greco, con la partecipazione straordinaria di Cristiano Marino.

ISOLATI | Il disagio a Pantelleria
Pubblicato su YouTube in data 13/feb/2013 - (03'58").


http://www.youtube.com/watch?v=pnGJ4coJshI&feature=youtu.be 

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ringrazio Salvatore Giglio per la segnalazione del video, e ben volentieri lo riporto su Fb, precisando che è tutto vero, per quanto assurdo possa sembrare al giorno d'oggi, in più con le elezioni politiche ormai prossime. C'era una volta ... che gli uomini politici venivano sull'isola a raccattare voti... Oggi neppure s'azzardano ad affacciarsi a Pantelleria. Eppure non c'è troppo d'aver paura... Di pomodori maturi e di cavoli sfatti i banchi dei supermercati sono totalmente vuoti e non c'è da temere eventuali lanci, verso chi non dico... Posso dir solo che, a dispetto del tempo "imperfetto" dei verbi usato dai realizzatori del video che fa pensare a un disagio già superato, in realtà quanto da essi narrato è totalmente vero e attuale, oggi come come probabilmente sarà pure domani e posdomani... Prendiamolo tuttavia quell'imperfetto come un augurio che quel che il video ci mostra possa diventare quanto prima davvero un ricordo...
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A Iva Alvani, Alfonso Nigro, Meri Schiazza Vedovello, Gianluca Cecere, Francesco Genchi, Giusi Orefice, Mauro Brusà, Giovanni Angeloni e Pantelvoice Lazio piace questo elemento.

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Domani a Policoro la conferenza nazionale di Legambiente sulle trivellazioni
da EmmeNews"
http://www.emmenews.com/a-policoro-la-conferenza-nazionale-legambiente-sulle-trivellazioni/

     14/02/13 - “Uscire dal petrolio. Fermare le nuove trivellazioni petrolifere e abrogare le leggi pro trivelle per uno sviluppo locale sostenibile”. E’ il titolo della conferenza nazionale di Legambiente che si svolgerà a Policoro il prossimo 15 febbraio con il patrocinio del Comune.
     “Rischiamo - dichiara in una nota Legambiente - la realizzazione di almeno 70 piattaforme di estrazione di petrolio, che si sommerebbero alle nove già attive nel mare italiano tra Adriatico e Canale di Sicilia. Una scelta assolutamente insensata anche perché studi del ministero dello Sviluppo economico stimano nei nostri fondali marini la presenza di 10,3 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe che ai consumi attuali coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane.
     Non solo: anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe nel Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi. Il settore, insomma, è destinato a esaurirsi in pochi anni, con rischi crescenti per l’ambiente e la salute, ma con forti interessi economici per pochi. Per contrastare questo ritorno al passato energetico serve il protagonismo dei territori e delle istituzioni locali”
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A Ilva Alvani, Salvatore Addolorato, Paola Trabucco, Gianluca Cecere e Oreste Montebello piace questo elemento.
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Per difendere mare e coste dal petrolio, le nuove regole del ministero dell'Ambiente...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200108739615591&l=5d4f6b1164


     14/02/13 - Bene... Anzi benissimo !!! Siamo salvi !!! Il Ministero dell'Ambiente del Governo Monti a dieci giorni delle elezioni, invece di sospendere le sue azioni in attesa del giudizio degli elettori, continua ad operare... Anche con la sua famigerata Strategia Energetica Nazionale (SEN) con cui ha dato via libera alle trivellazioni delle internazionali del petrolio nelle acque territoriali italiane fino a poche miglia di distanza dalle coste della penisola, riducendo o non considerando addirittura i vincoli preesistenti di aree protette costiere o marine che siano... E proprio ieri ha emanato il cosiddetto "Piano operativo di pronto intervento per la difesa del mare e delle zone costiere dagli inquinamenti accidentali da idrocarburi e altre sostanze nocive". Un Piano mirato, a suo dire, alla difesa di mare e coste dai riversamenti di prodotti petroliferi in mare, del quale nell'articolo qui a seguire potete leggere un articolo di "Green Report" che lo riassume nei suoi punti principali. Leggetelo, penso ne valga la pena.... E' una lettura più breve, succinta e compendiosa che non quella dell'intero "Piano" pubblicato sul sito ministeriale in formato Acrobat, ma altrettanto utile...
     Personalmente, in verità, mi viene da pensare che questo "Piano" sia una vera e propria "cartina di tornasole", e che riveli come il Governo Monti sappia bene a cosa andiamo incontro con l'entrata in vigore della SEN, in particolare nel settore delle trivellazioni off-shore a caccia di oro nero... E allora cosa fa ? Cataloga in due livelli le prevedibili emergenze conseguenti a queste attività, classificandole poi per la loro gravità in tre stadi : dal primo riferito alle medie e piccole dispersioni di idrocarburi in acque sia portuali che territoriali, ma anche in Zone di Protezione Ecologica (sic!!!); fino al terzo, così valutato in presenza di un inquinamento in mare che rappresenti una seria minaccia per la costa, o anche per le isole minori. Per le conseguenze per l'ambiente marino, considerato evidentemente ambiente di scarico e di raccolta rifiuti, neppure una parola !!! Tutto ciò con la finalità dichiarata di «Proteggere i mari e gli oltre 8.000 chilometri di coste dell'Italia da inquinamenti accidentali, da petrolio e idrocarburi, dalle conseguenze pericolose per l'ambiente di naufragi di mercantili o di incidenti marittimi» !!! Protezione infine assicurata grazie al «... l'impiego dei 40 mezzi antinquinamento della flotta del ministero dell'Ambiente». E' tutto da ridere, se non da piangere. Per me ce n'è quanto basta... Auguri a tutti e ... sincere anticipate condoglianze !!!
     Un'ultima notazione: 8.000 (km di costa) diviso 40 (mezzi antinquinamento) fa 200... In altre parole la "flotta" del Ministero dell'Ambiente è di un mezzo antinquinamento ogni 200 Km... Non mi sembra proprio disporre, in caso di incidente (piccolo o grande che sia), di una grande "flotta"... E a pagarla poi chi sono ? I cittadini italiani... Ma non sarebbe più giusto che ogni piattaforma petrolifera disponesse per legge di due mezzi antinquinamento (uno può sempre guastarsi...), ma il tutto, si badi bene, a spese della società titolare della concessione e non certo dei contribuenti italiani ?
     L'articolo di "Green Report" sul "Piano" di Miniambiente:

Per difendere mare e coste dal petrolio, ecco le nuove regole del ministero dell'Ambiente da "Green Report it"
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=20404


    [13 febbraio 2013] - Il ministero dell'Ambiente in una nota sottolinea che l'obiettivo del "Piano operativo di pronto intervento per la difesa del mare e delle zone costiere dagli inquinamenti accidentali da idrocarburi e altre sostanze nocive", approvato oggi con un decreto dal ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, è quello di «Proteggere i mari e gli oltre 8.000 chilometri di coste dell'Italia da inquinamenti accidentali, da petrolio e idrocarburi, dalle conseguenze pericolose per l'ambiente di naufragi di mercantili o di incidenti marittimi».
    Per dare un'immediata risposta a possibili sciagure, come le troppe che in passato hanno contaminato le acque italiane e il bacino del Mediterraneo, «Il piano coordina le attività che devono essere condotte dalle autorità competenti ad intervenire in caso di un incidente marino che può causare inquinamento accidentale (o deliberato) - spiega il ministero dell'ambiente - Il piano inoltre stabilisce le procedure necessarie perché la flotta antinquinamento del ministero, proprio nella logica del coordinamento, possa essere impiegata dalle autorità marittime».
    Vengono indicati i diversi fattori di rischio, le tipologie di emergenza e come comportarsi attraverso situazioni operative di prevenzione dell'inquinamento e di recupero e smaltimento delle sostanze inquinanti, a seconda dei tratti di mare e di costa interessati da eventuali inquinamenti. Lo scopo del piano è «Fornire uno strumento per l'organizzazione del pronto intervento per la difesa del mare e il coordinamento delle operazioni di lotta agli inquinamenti accidentali e deliberati nelle acque territoriali».
    Il ministro Clini spiega: «Siamo intervenuti per disciplinare e aggiornare, dopo 25 anni dal piano precedente, il coordinamento tra gli enti e le strutture interessate e le misure organizzative da adottare a livello centrale e periferico per consentire una direzione efficace delle operazioni di disinquinamento; per fissare le misure procedurali di supporto economico e finanziario da mettere in atto per sostenere gli interventi; per definire le direttive per l'attuazione degli accordi internazionali da mettere in atto con le autorità dei Paesi confinanti o cointeressati dall'inquinamento in corso; per definire il modo di impiego dei 40 mezzi antinquinamento della flotta del ministero dell'Ambiente». L'emergenza, secondo la normativa in vigore, si articola in due livelli:

  A) - Emergenza locale Ipotesi prevista dal comma 2 dell'art. 11 della Legge 31 dicembre 1982, n. 979. Essa viene dichiarata dal Capo del Compartimento Marittimo competente territorialmente qualora il pericolo di inquinamento o l'inquinamento in atto sia tale da determinare una situazione di emergenza. Il Capo del Compartimento Marittimo, dichiarata l'Emergenza locale, ne dà immediata comunicazione al Mattm (annesso ALFA - Appendice 1), informando anche il Direttore Marittimo (qualora non coincidente), il Dipartimento della Protezione Civile, la locale Prefettura e gli Enti locali interessati.
B) - Emergenza nazionale Ipotesi prevista dall'art. 11 della Legge 31 dicembre 1982, n. 979. L'emergenza nazionale è richiesta dal Ministro al Presidente del Consiglio dei Ministri quando, a suo giudizio e su proposta dell'Autorità competente, la situazione contingente oggetto dell'emergenza nonPiano operativo di pronto intervento per la difesa del mare e delle zone costiere dagli inquinamenti accidentali da idrocarburi e da altre sostanze nocive sia fronteggiabile con i mezzi a disposizione del Mattm. Dichiarata l'emergenza nazionale, il Capo del Dipartimento della Protezione Civile assume la direzione di tutte le operazioni sulla base del "Piano di pronto intervento nazionale per la difesa da inquinamenti di idrocarburi o di altre sostanze nocive causati da incidenti marini" di competenza del Dipartimento medesimo.In caso di situazioni dove vi sia un grave rischio di compromissione dell'integrità della vita, la dichiarazione di Emergenza nazionale è disposta, con proprio decreto, ai sensi dell'art. 3 della Legge 27 dicembre 2002, n. 286, da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Capo Dipartimento della Protezione Civile, sentito il Presidente della Regione interessata dall'evento.

    Le situazioni operative che possono verificarsi sono tre:

  - Situazione di primo stadio: si ha in presenza di un inquinamento che interessi esclusivamente le acque portuali, il mare territoriale e la Zpe, senza rappresentare diretta, immediata e consistente minaccia per le zone costiere. In tale stadio rientrano le piccole e medie dispersioni, di carattere operativo o accidentale che si verificano in corrispondenza o in prossimità di una struttura/nave identificata, che hanno lieve o basso impatto ambientale e che non hanno la potenzialità di degenerare. Tali dispersioni possono essere affrontate con una risposta tempestiva da adeguate risorse presenti sul posto, messe a disposizione dalla nave coinvolta e/o dall'impresa/impianto industriale responsabile, al fine di portare a termine le operazioni di confinamento, recupero, bonifica e smaltimento. La direzione delle operazioni è del Capo di Compartimento Marittimo, sulla base del solo Pol;
- Situazione di secondo stadio:
si ha in presenza di un inquinamento in mare che rappresenti seria minaccia per la costa, anche di isole minori. In tale stadio rientrano inquinamenti di piccole o medie dimensioni, che necessitano di assistenza e risorse aggiuntive locali, regionali, statali o internazionali, con la direzione delle operazioni da parte del Capo del Compartimento sulla base del presente Piano, del Pol e del piano di coordinamento del Direttore Marittimo qualora designato al coordinamento. Sono inclusi in questo stadio gli inquinamenti,per i quali il Capo del Compartimento Marittimo dichiara l'emergenza locale, e quelli che coinvolgono l'area di competenza di più di un Compartimento Marittimo, fino a Piano operativo di pronto intervento per la difesa del mare e delle zone costiere dagli inquinamenti accidentali da idrocarburi e da altre sostanze nocive quando non intervenga la dichiarazione di emergenza nazionale;
- Situazione di terzo stadio:
si ha in presenza di un gravissimo inquinamento marino che, per le sue dimensioni e/o per il possibile coinvolgimento delle aree di alto valore intrinseco di cui all'Appendice 1 - annesso Bravo, determina la necessità di richiedere la dichiarazione di emergenza nazionale al Dipartimento della Protezione Civile - Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell'articolo 11, comma 4 della Legge 31 dicembre 1982, n. 979, con conseguente applicazione della Legge 24 febbraio 1992, n. 225 e ss.mm.ii. Tenuto conto del particolare valore paesaggistico, faunistico, ambientale, turistico e quindi economico, rappresentato dalle suddescritte aree, tale tipo di inquinamento va necessariamente considerato come il più grave dei tre livelli ipotizzati. Nell'ipotesi in cui si venga a configurare un grave rischio di compromissione dell'integrità della vita, l'emergenza nazionale viene dichiarata direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, sentite le regioni interessate, ai sensi dell'art. 3 della Legge 286/2002.

    Il piano sottolinea che le sue norme «...si applicano nei casi di inquinamento che hanno luogo nei porti, nelle rade e nella zona costiera di giurisdizione, nonché nel mare territoriale, nelle Zpe italiane laddove istituite, ricadenti nell'area di competenza di un Compartimento Marittimo, e, in alto mare, nell'area di competenza del Direttore Marittimo qualora designato. In particolare si applica nei casi di inquinamento per i quali il Capo del Compartimento Marittimo ha proceduto alla dichiarazione di Emergenza locale. Nell'applicazione del presente Piano si dovranno tenere in debita considerazione le informazioni, laddove disponibili, derivanti dal "monitoraggio di indagine" condotto dalle Regioni in materia di monitoraggio e tutela dei corpi idrici, nell'ambito delle acque marino-costiere, ai sensi del punto A.3.6 Allegato1 del D.lgs.152/06 ss.mm.ii. per le valutazioni "dell'ampiezza e degli impatti dell'inquinamento accidentale».
    Il piano integrale può essere letto e scaricato a questo indirizzo:
http://www.minambiente.it/.../PIANO_MATTM_23_01_2013_APPROVATO_definitivo.pdf

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Post di Renio Lauterio
I soldi ricavati se li dividono le compagnie e i politici.. L'antinquinamento si fa con i soldi dei cittadi, paghiamo noi... Solo il Movimento 5 stelle può risolvere queste  porcherie...
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Post di Vallini Erik
Che vergogna, altro che da piangere. Dobbiamo fare in modo che il prossimo parlamento e governo, smonti questo deleterio piano...

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A Maria Rita D'Orsogna, Ruggero Suppa, Francesca Cinzia Battistone, Alberto Corraro, Giovanni Punzi, Franco Parpaiola, Luca Gioria, Salvatore Addolorato, Salvatore Gregorio Spata, RosaeCeleste Pantelleria, Alfonso Nigro, Giovanni Rossi Filangieri, Mauro Brusà, Vittorio Mazzotti, Fiorenza Gianni e Francesco Genchi piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 13/02/13

Audizione presso la Commissione Ambiente dell'ARS sul tema trivellazioni
dal "Comitato Stoppa la Piattaforma"
http://mdigiovanna.blogspot.it/2013/02/comitato-stoppa-la-piattaforma.html


Comunicato stampa relativo all'audizione presso la IV Commissione Ambiente nella Sala Rossa dell'ARS e all'incontro con l'assessore Lo Bello presso l'A>ssessorato Territori e Ambiente della Regione Siciliana, svoltisi ambedue nella giornata del 12/02/2013.
     13/02/13 - Il Comitato Stoppa La Piattaforma, costituito da numerosi importanti associazioni che operano nel territorio siciliano e nazionale (L'AltraSciacca, GreenPeace, Italia Nostra, Lega Navale, Cittadinanza Attiva, etc.) esprime grande soddisfazione per gli incontri che si sono svolti nella giornata del 12 febbraio a Palermo, con il Governo Regionale e durante l'Audizione presso la IV Commissione Territorio e Ambiente dell'Ars.
     Una Delegazione formata da rappresentanti di GreenPeace (Alessandro Giannì e Giorgia Monti) e del Comitato Stoppa La Piattaforma (Mario Di Giovanna e Umberto Marsala) si è recata, nella prima mattinata, presso l'assessorato territorio e Ambiente dove ha avuto modo di relazionarsi con l'Assessore Lo Bello. L'assessore ha manifestato estremo interesse nella problematica ed ha manifestato l'intenzione di schierarsi a fianco delle associazioni del territorio per la difesa contro l'assalto petrolifero.
     Successivamente alle 11:00 i rappresentanti di GreenPeace e del Comitato Stoppa La Piattaforma, insieme ad altre associazioni del territorio, hanno relazionato nella Sala rossa dell'ARS, presso la IV Commissione Ambiente presieduto dall'On. Giampiero Trizzino. Durante l'Audizione ha aperto gli Interventi tecnici il dott. Alessandro Giannì di GreenPeace, il quale, con un'appassionante relazione, ha manifestato l'importanza straordinaria del mare Mediterraneo e del Canale di Sicilia per la Biodiversità e per il sostentamento delle economie dalla pesca.
     E' seguito l'intervento dell'Ing. Mario Di Giovanna in rappresentanza del Comitato Stoppa La Piattaforma e dell'associazione L'AtraSciacca, il quale ha manifestato le gravi irregolarità riscontrate nelle Valutazioni di Impatto Ambientale, l'inconsistenza di alcune società petrolifere che hanno ottenuto autorizzazioni con soli 10.000 euro di capitale, ed i ridicoli ritorni economici per lo stato Italiano sia in termini di royalties (4% con franchigie), che di canoni di concessioni (appena 5 euro/Kmq).
     L'intervento della dott. Giorgia Monti, di Greenpeace, ha invece illustrato la campagna "U Mari nun si Spirtusa", che ha coinvolto nella scorsa estate l'intera Sicilia meridionale riuscendo a raccogliere 60.000 firme di siciliani e l'impegno di 49 sindaci contro le trivelle. Sono seguiti altri interventi, tra i quali quelli di Umberto Marsala in rappresentanza di Italia Nostra, e dei presidenti di Legambiente Sicilia, e del WWF Sicilia. Hanno chiuso l'incontro il presidente Trizzino ed i rappresentanti tecnici degli Assessorati all'Energia e al Territorio Ambiente, con l'impegno di riprendere i lavori della commissione ne prossimo mese di Marzo alla presenza dei rappresentanti del Governo Regionale.
(le foto sono state tratte dal profilo facebook del Presidente Giampiero Trizzino)
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Trasporti marittimi e punto nascita a Pantelleria
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200101335910503&l=792206d351


     13/02/13 - Questa la rassegna stampa odierna di Goggle su Pantelleria e i suoi problemi. Punto nascita e trasporti marittimi. Due problemi oltremodo gravi e impellenti, certamente, per i quali sull'isola ci si sta mobilitando, sia per i trasporti (con pressioni in Regione da parte dell'amministrazione comunale, per quanto commissariata ...), sia per il punto nascita, con le manifestazioni in programma lunedì 18 a Roma e Palermo, unendoci utilmente nella protesta alle Isole Eolie ugualmente colpite...Ma ci saranno risposte adeguate ? Due problemi che discendono a loro volta da altri problemi a monte, quali quello dei porti dell'isola e dell'ospedale. E fossero solo questi i problemi dell'isola !!! Viabilità, manutenzione stradale, distribuzione elettrica, raccolta e smaltimento rifiuti, segnaletica, servizio idrico, etc. etc. C'è solo l'imbarazzo della scelta...

Pantelleria | lasiciliaweb.it
Pantelleria - Collegamenti marittimi interrotti da dodici giorni.
http://www.lasiciliaweb.com/index.php?id=92942%2Fcronaca%2Fpantelleria&template=lasiciliaweb

Difendiamo i Punti Nascita a Lipari e Pantelleria!
comunicato stampa. Lunedì 11 Febbraio 2013 08:29. Pantelleria e Lipari sbarcano a Roma! Panteschi e eoliami insieme per difendere il...
http://www.womeninthecity.it/...=1293%3Adifendiamo-i-punti-nascita-a-lipari-e-pantelleria&catid=67%3Apress

Pantelleria isolata da due settimane, "Stanno finendo i viveri e i beni ...
Con una lettera inviata al Prefetto di Trapani e al Presidente della Regione Crocetta, Confartigianato di Trapani torna a sollecitare la ripresa dei c...
http://www.ilfattopopolare.it/...-isolata-da-due-settimane-stanno-finendo-i-viveri-e-i-beni-di-prima-necessità

Pantelleria News N° 11138/2013: La domenica dei lettori. Appello ...
... é giunta l'ora di fare un appello agli uomini e alle donne di Pantelleria. Si é deciso di organizzare una manifestazione a Roma ed una a Palermo per la mattina ...
www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=10319

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Sanità abitanti Pantelleria e Lipari a Roma per protesta, punti nascita chiusi
da Adnkronos News
http://it.notizie.yahoo.com/sanita-abitanti-pantelleria-e-lipari-roma-per-protesta-161200163.html


     Roma, 12 feb. (Adnkronos Salute) - "Vogliamo nascere sulle nostre isole". Con questo slogan saranno in piazza davanti al ministero della Salute a Roma, lunedì 18 febbraio alle 11.00, i residenti di Pantelleria e Lipari, supportati dalle amministrazioni e da varie associazioni, per protestare contro la chiusura dei punti nascita di queste due isole. Lo stesso giorno si terranno altre due manifestazioni: una a Palermo all'assessorato della Salute, durante cui sarà` consegnata una petizione con 1.500 firme, e un'altra a Pantelleria davanti all’ospedale.
     "Da metà dicembre - spiega il Comitato spontaneo 'Vogliamo nascere sulle nostre isole', che si fa sentire nel giorno dello sciopero di ginecologi e ostetrici - le donne sono 'costrette' a partire alcune settimane prima della data presunta del parto e a far nascere i loro bambini sulla terraferma. Questo comporta ovviamente grandissimi disagi, sia dal punto di vista economico (viaggi, albergo, vitto, auto per gli spostamenti) che psicologico: le donne, in un momento delicatissimo com'è quello della nascita di un figlio, si ritrovano spesso sole, lontane dalla cerchia familiare e dagli amici, senza il conforto che potrebbero ricevere dal personale medico e paramedico che le ha seguite nel percorso della gravidanza. Molto spesso vengono fatte partire in elicottero - e ogni viaggio costa alla Regione Sicilia circa 16mila euro - ma i collegamenti d’inverno sono molto difficoltosi: in particolare Pantelleria dista 6 ore di navigazione da Trapani, spesso il traghetto non viaggia per le avverse condizioni meteo e gli spostamenti in aereo possono essere pericolosi per le partorienti.
     La razionalizzazione dei punti nascita del 2010 prevede una soglia minima di 500 parti l'anno, per garantire la massima sicurezza alla mamma e al nascituro. Sull’applicazione di questa riforma insistono molto anche ginecologi e ostetrici e gli isolani non contestano l'impianto generale della legge, anche perché il Piano regionale della salute del 2011 non toccava Lipari e Pantelleria. Inspiegabilmente - contesta il Comitato - un successivo decreto assessoriale ne ha programmato la chiusura. Perché non è` ancora stato redatto al ministero il promesso Piano per le Isole minori che prevede a sua volta deroghe per Lipari e Pantelleria ? ".
     A questa battaglia, che riguarda oltre il diritto di nascere nella propria terra, più in generale il diritto alla salute degli abitanti delle isole minori, hanno aderito personaggi noti, frequentatori di queste isole d'estate, come Paolo, Vittorio e Giovanna Taviani e Isabella Ferrari.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Anche l'Adnkronos ha fatto rimbalzare la notizia... L'appuntamento, lo sappiamo, è per lunedi 18, a Palermo, come a Roma, ma anche qui nell'animo di tutti i panteschi e nelle Eolie nell'animo di tutti gli eoliani. E chi di dovere (mi riferisco agli uomini del governo in carica che ancora ci governano, a dispetto della campagna elettorale in cui si sonio impegnati) potrà ignorare le proteste solo se è dichiaratamente in mala fede e se lo vorrà, nonostante tutto...
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A Giovanni Angeloni piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 12/02/13

D’Orsi: “Ridare dignità alle Pelagie”
di Guido Picchetti (a margine di una foto su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200096451948407&l=198adcf5bb


    12/02/13 - Il Presidente della provincia di Agrigento Eugenio D’Orsi, intervenendo in merito ai collegamenti a singhiozzo tra Porto Empedocle e le isole dell’arcipelago delle Pelagie, Linosa e Lampedusa, afferma quanto segue: “... In tutti i collegamenti tra la Sicilia e le sue isole, solo nella tratta Porto Empedocle – Linosa – Lampedusa avviene periodicamente uno stop alla nave. Un giorno per un guasto al motore, un altro perché c’è mare grosso, la barchetta non può partire e si lasciano queste persone isolate”.
    E perchè, qui a Pantelleria a proposito dei collegamenti marittimi con Trapani cosa accade ormai da mesi, quasi ogni giorno ?     Indubbiamente un’affermazione più errata e falsa di quella pronunciata dal presidente D’Orsi non può esserci... E anche se volessimo scusarlo per averla detta in buona fede, certamente non gli faremmo un bel complimento... Pantelleria e Lampedusa sono le due isole maggiori del Canale di Sicilia, appartenenti per di più a due provincie siciliane contigue. E se un presidente di provincia (nel nostro caso di Agrigento) non sa neppure cosa avviene su determinati problemi in una provincia contigua alla sua, ritengo che sia come dargli dell’ “ignorante” di fatto nel vero senso della parola, e non nel senso che “ignora” soltanto non essendo informato dei fatti... Comunque, in un caso o nell’altro. è un chiaro segnale del livello della “classe politica” che ci governa... Povere isole del Canale !!! Lampedusa, Pantelleria, e anche Linosa... A seguire l''articolo pubblicato on line da "Agrigento web".

D’Orsi: “Ridare dignità alle Pelagie”
da "Agrigento Web"
http://agrigentoweb.it/2013/02/11/dorsi-ridare-dignita-alle-pelagie_128134

    12/02/2013 - Il Presidente della Provincia Regionale di Agrigento, Eugenio D’Orsi, interviene in merito ai collegamenti a singhiozzo tra Porto Empedocle e le isole dell’arcipelago delle Pelagie, Linosa e Lampedusa. Come è nel suo stile, non usa mezzi termini, per stigmatizzare queste situazione che D’Orsi definisce da sfascio totale.
“Non è più accettabile questi continui interruzioni tra la Provincia di Agrigento e le isole di Linosa e Lampedusa. Non si può assistere inermi all’isolamento di queste persone che fanno parte del nostro territorio.
    E’ venuto il momento di gridare basta a queste carrette del mare che definiamo postali, e fare entrare in servizio delle navi degne di questo nome. Non si può continuare a penalizzare questi Agrigentini costretti, a causa degli esosi costi di trasporto, a pagare in più viveri, gas e ogni altro bene di consumo. Penalizzati in tutto, si continua a tenerli nell’isolamento più totale e la nostra Regione Sicilia non fa nulla per un intervento deciso in favore di queste persone. In tutti i collegamenti tra la Sicilia e le sue isole, solo nella tratta Porto Empedocle – Linosa – Lampedusa avviene periodicamente uno stop alla nave. Un giorno per un guasto al motore, un altro perché c’è mare grosso e la barchetta non può partire, si lasciano queste persone isolate.
    E’ concepibile tutto questo ? Bisogna rivedere il sistema dei collegamenti e immettere in servizio una nave che non si rompa continuamente, ma che assicuri a questa gente una vita normale e non con l’incubo di rimanere isolati e senza né viveri né medicinali. Ai Linosani e Lampedusani è vietato nascere nella propria terra e sono costretti ad emigrare a Palermo con alti costi, ma almeno dare loro la possibilità di questi quotidiani collegamenti per non farli sentire completamente abbandonati. Mi rivolgo ai nostri deputati regionali affinché una volta tanto nella loro vita parlamentare facciano qualcosa di buono in favore di questi agrigentini”.

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Post di Salvatore Giglio

Poveri noi!
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Trivellazioni, gli ambientalisti all'Ars per dire "no" alla caccia al petrolio in mare
dal "Corriere del Mezzogiorno" [Fonte Italpress]
http://corrieredelmezzogiorno....arsper-dire-no-caccia-petrolio-mare-2113958518352.shtml


      Associazioni chiamate a raccolta dal presidente della commissione Ambiente Trizzino, M5S
     12 febbraio 2013, PALERMO – Stop alle trivellazioni nel canale di Sicilia, una delle aree più ricche di storia e di diversità biologiche del Mediterraneo. E' con questo obiettivo che il presidente della commissione Ambiente dell'Ars, il deputato del Movimento Cinque Stelle, Giampiero Trizzino, ha chiamato oggi a raccolta associazioni ambientaliste, autorità ed esperti per un’audizione pubblica. Un'iniziativa di cui si è fatta promotrice Greenpeace che ha già raccolto le adesioni di 49 sindaci siciliani, del precedente governo regionale e di numerose associazioni di categoria e di quasi 60 mila cittadini che non ci stanno alle incursioni in mare alla ricerca di idrocarburi. All'incontro partecipano anche rappresentanti del Wwf e di Legambiente.
     FRONTE COMUNE - Il prossimo passo consiste nel trovare il consenso della nuova Giunta di Governo, guidata da Rosario Crocetta: “In questa fase – sostengono gli ambientalisti di Greenpeace - è importante che la nuova giunta regionale confermi al più presto l’opposizione della Regione Sicilia a questi progetti che mettono a rischio non solo l’ambiente, ma anche l’economia delle comunità locali. E’ importante creare un fronte comune contro questa minaccia e rilanciare una discussione pubblica e informata sui temi dell’energia, del cambiamento climatico e della protezione del mare”.
     VALLE DEL BELICE - Il no alle trivellazioni è stato espresso in modo trasversale dalle forze politiche nei giorni scorsi, anche per quanto riguarda la zona del Valle del Belice e della Valle dell'Irminio, nel ragusano. Per quanto riguarda il Belice una interpellanza del Partito Democratico firmata dal presidente del gruppo Pd all’Ars, Baldo Gucciardi e dai parlamentari, Antonella Milazzo e Fabrizio Ferrandelli, ha fatto proprie le priorità e le istanze dei 17 comuni interessati. “Il presidente Crocetta deve assolutamente sospendere il procedimento di rilascio dei permessi di ricerca – sostengono gli esponenti del Pd – almeno per il tempo necessario ad acquisire tutti i dati necessari a fugare i timori circa il rischio di un possibile collasso delle falde accompagnato da fenomeni tellurici. Ed è in ogni caso inderogabile – aggiungono - aprire un tavolo di confronto con le popolazioni locali, attualmente all’oscuro circa il programma di perforazione, le conseguenze e i possibili vantaggi per l’economia dell’area”.
     MUSUMECI - E contro le perforazioni nella Valle dell'Irminio si leva la voce del deputato de La Destra Nello Musumeci: "Si rischierebbe, fra l'altro, di perdere la sorgente Mussillo, che in termini di portata, con i circa 500 litri al secondo, è la più importante della zona, garantendo l'irrigazione di oltre tremila ettari di terreni nel territorio di Scicli".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ancora più chiara che nel post che precede, la presa di posizione del "grillino" Trizzino, presidente della Commissione Ambiente dell'Assemblea della Regione Siciliana, che qui vediamo ben precisata nelle pagine del "Corriere del Mezzogiorno"... Un "no alle trivellazioni" che va assumendo una eco trasversale tra i vari gruppi, con l'adesione contro le perforazioni nella Valle dell'Irminio del deputato de "La Destra" Nello Musumeci, mentre per quanto riguarda la zona del Belice c'è una interpellanza del Partito Democratico firmata dal presidente del gruppo Pd all’Ars, che ha fatto proprie le istanze dei 17 comuni interessati. Solo promesse elettorali ? Il dubbio c'è... Ma se son rose e fioriranno non ci vorrà molto a capirlo, e qui a Pantelleria le elezioni comunali saranno a Maggio...
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Post di Stefano Scaltriti
Trizzino e i 15 dell'ARSc passeranno alla storia !!!
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A Maria Rosa Maccotta, Stefano Scaltriti, Vallini Erik, Salvatore Gregorio Spata, Gianluca Cecere, Debora Toscano, Giovanni Angeloni, Alfonso Nigro e Francesco Genchi piace questo elemento.

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Trivelle nel Canale di Sicilia, il Movimento 5 Stelle porta il caso all’Ars
di Marina Pupella
http://www.linksicilia.it/2013/02/trivelle-nel-mare-di-sicilia-il-m5s-porta-il-caso-allars/

     11/2/2013 - Stop alle trivellazioni nel canale di Sicilia. Dopo il Muos, i deputati del M5S dell’Assemblea regionale siciliana s’intestano una nuova battaglia: quella contro le trivelle nel canale di Sicilia. Così, il presidente della commissione Ambiente dell’Ars, il grillino Giampiero Trizzino, ha convocato per domani mattina un’audizione pubblica all’Ars, alla quale saranno chiamate ad offrire un parere associazioni ambientaliste, autorità ed esperti per cercare di fermare le perforazioni petrolifere off shore. L’incontro, che si terrà nella sala rossa di Palazzo dei Normanni, fa seguito ad un appello lanciato da Greenpeace per cercare di salvare una delle aree più ricche di storia e di diversità biologiche del Mediterraneo.
     Non a caso l’associazione ambientalista ha già raccolto le adesioni di 49 sindaci siciliani e di numerose associazioni di categoria e di quasi 60.000 cittadini. “In questa fase – riferisce Greenpeace – è importante che la nuova giunta regionale confermi al più presto l’opposizione della Regione siciliana a questi progetti che mettono a rischio non solo l’ambiente, ma anche l’economia delle comunità locali. E’ importante creare un fronte comune contro questa minaccia e rilanciare una discussione pubblica e informata sui temi dell’energia, del cambiamento climatico e della protezione del mare”.
     All’incontro parteciperanno anche rappresentanti del Wwf e di Legambiente. Le perforazioni riguardano stabilmente circa 1500 chilometri di costa siciliana e metteno a rischio il comparto ittico, un’attività produttiva fondamentale perché un terzo del pescato nazionale proviene dall’isola. A fronte di ciò, le multinazionali petrolifere depositano allo stato italiano canoni di concessione esigui ottenendo invece guadagni esponenziali. Vedremo domani cosa si deciderà e soprattutto come penserà di intervenire il governo Crocetta.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

In Sicilia il Movimento 5 Stelle prende finalmente posizione chiara e decisa contro le trivellazioni off-shore, portando la questione all'attenzione dell'Assemblea Regionale... Ma, inutile farsi illusioni, non ci può essere un divieto alle trivelle "sic et simpliciter" senza una tutela efficace dell'ambiente marino nell'intero Canale di Sicilia, senza cioè il rispetto dell'aree protette già istituite (Lampedusa, Egadi, le tante altre zone costiere protette lungo la costa siciliana, etc.) e la realizzazione di quelle iniziative già da anni istituite per legge ma mai entrate in funzione, come ad esempio l'AMP di Pantelleria e il Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria, tutt'oggi rimasti solo nell'archivio legislativo delle infinite leggi dello Stato, e nonostante gli appositi finanziamenti stanziati a suo tempo...
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A Gente di Mare Divingsailing, Alfondo Nigro, RosaeCeleste Pantelleria, Salvatore Gregorio Spata, Roberto Frigerio, Claudio Spina e Giovanni Angeloni piace questo elemento.

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Sardegna, Santa Gilla. Deposito Eni, 14 anni di rinvii
di E.F. (da "Sardegna Quotidiano")
http://www.guidopicchetti.it/I.../ec_stampa%202013/130212_SardegnaQuo_SantaGilla.pdf
 
     11 febbraio 2013 - L’Eni promette un intervento immediato, ma la bonifica dell’ex deposito Agip di via Santa Gilla doveva essere effettuata già nel 1999. Il dato emerge dalla relazione degli uffici dell’assessorato provinciale all’Ambiente, che nei giorni scorsi hanno ricostruito la storia dell’area di 40mila metri quadri di Sant’Avendrace per decenni usata dalla multinazionale per lo stoccaggio di carburanti. Un utilizzo che ha lasciato in eredità un terreno gonfi o di idrocarburii. Un campione di terreno, utilizzato per effettuare delle analisi prima di un intervento di dismissione di alcuni impianti, lo scorso novembre è risultato carico di elementi ecotossici. Una classificazione dei rifiuti, H14, che significa: altamente pericoloso per l’ambiente. Un verdetto allarmante, che ha convinto l’assessore Ignazio Tolu della necessità di ricostruire i passaggi della vicenda. Emerge così la storia di uno spazio all’interno della città che, usato dal privato, non è mai stato ripulito. Con risultati preoccupanti. (Nelle foto: sopra l’area dell’ex deposito Agip e, sotto a sinistra, la benzina affiorata durante i lavori effettuati a novembre).

- L’ALLARME DEL 1999
Nel febbraio del 1999, si legge nel documento interno della Provincia, «viene inviato agli enti il primo documento in cui si rappresentava la necessità di intervenire sul sito Ex deposito Santa Gilla». A ottobre dello stesso anno, il 6, il Comune convoca la prima conferenza di servizi per affrontare l’emergenza. A gennaio dell’anno successivo viene approvato il piano di caratterizzazione dell’area che dovrebbe servire per capire come intervenire per la bonifica. Nel marzo del 2000 all’Agip viene chiesta un’integrazione del piano, che arriva nel novembre dello stesso anno. Nel febbraio dell’anno successivo il Comune approva la “Relazione tecnica descrittiva delle attività di investigazione iniziale e fattibilità della bonifica redatto dalla Ecotherm Spa”. Si arriva a settembre 2001, quando la Giunta provinciale dice sì piano al definitivo di bonifica, che richiede ulteriori integrazioni: riceveranno il via libera dalla giunta solo nel 2004.
    
- TEMPI LUNGHI E RINVII
Via ai lavori? No, perché nel frattempo cambia la legge che regola il settore. E passano gli anni, prima che nel 2006, a dicembre, venga presentata una rimodulazione dell’intervento, con la presentazione delle analisi di rischio. E via a una nuova conferenza di servizi convocata dal Comune nel febbraio del 2007: l’analisi di rischio viene respinta. Silenzio fino al 2009, quando la Provincia chiama il Comune per chiedere che fine abbiano fatto le nuove analisi che si sarebbero dovute effettuare. Risultato: una nuova riunione tra enti, a luglio. C’è
il sì alle analisi di rischio. Ma è solo nel novembre di tre anni dopo che la Provincia comunica all’Eni: «Sarebbe opportuno una verifi ca delle matrici ambientali (terreno e acque) considerato quanto osservato durante il sopralluogo e le risultanze dell'analisi di rischio». I risultati fanno paura. L'Eni risponde alla nota della Provincia di Cagliari che «i piezometri utilizzati in passato per il monitoraggio della falda, attualmente sono inutilizzabili in quanto danneggiati dalle attività di dismissione, pertanto si propone la realizzazione di tre nuovi piezometri».
Qualcosa si muove. Anche il terreno, che viene smosso per prelevare gli impianti che monitoravano la falda d’acqua collegata alla laguna di Santa Gilla. Affiorano decine di migliaia di litri di idrocarburi, che vengono aspirati e stoccati con urgenza in una cisterna. Ma la bomba è esplosa: nell’aria si diffonde una puzza insopportabile, che allarma i residenti della zona. La loro finestre si affacciano sul terreno dell’Eni, iniziano a chiedersi cosa hanno sotto il naso e si riuniscono in comitato, affidando la loro tutela legale agli avvocati dell’associazione Casa dei diritti. I risultati delle analisi, che rivelano la contaminazione del terreno, vengono resi pubblici e l’Eni, la settimana scorsa, ha assicurato: «Entro qualche giorno presenteremo il piano di caratterizzazione dell’arera e, subito dopo, procederemo con la bonifica». L’assessore provinciale all’Ambiente, Ignazio Tolu, promette vigilanza: «Siamo all’interno della cinta urbana, il privato non può pensare di sporcare e lasciare l’onere della pulizia sulle spalle dei cittadini. L’Eni paghi la bonifica, di mezzo c’è la salute dei cittadini. Ci aspettiamo che anche la Regione batta un colpo».

- INFO
H14 È la sigla attribuita ai campioni di terreno prelevati dall’area ex Agip. Significa: ecotossico, sostanze e preparati che presentano o possono presentare rischi immediati o di fferiti per uno o più settori dell'ambiente.
- LA STORIA
Nel 1999 la prima riunione per il via libera alla bonifica del sito contaminato: per ora solo riunioni e analisi.
                 - L’AREA
Nel terreno da 40mila metri quadri dell’Agip trovati rfii uti altamente pericolosi: promessi interventi immediati.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Ancora un grave "misfatto" dell'ENI in terra italiana !!! A quando l'intervento della magistratura ? Nel giorno del "poi", con il senno del "mai " ? Grazie a Giò Nastasi per la segnalazione...
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A Giovanni Angeloni e Giò Nastasi piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB dell'11/02/13

Pescherecci in movimento davanti Cala Gadir
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200090622482674&l=304e87abda


    11/02/13 . Lunedi 11 Febbraio 2013, ore 20:00. Da "Marine Traffic Com". Traccia di navigazione del peschereccio "Afrodite Pesca" nel tratto di mare antistante Cala Gadir / Punta Spadillo, con altri cinque pescherecci in movimento nella stessa zona. Sarà per il mare mosso o per che cosa... ?

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Post di Stefano Scaltriti

E' ora di fermarli...
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A AssPescatori Di Pantelleria e Ilva Alvani piace questo elemento.

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"Uscire dal Petrolio", conferenza nazionale di Legambiente a Policoro il 15 Febbraio
da "Legambiente Policoro"
http://legambientepolicoro.blogspot.it/


     In data 15 febbraio 2013, alle ore 18.00, nella sala consiliare di Policoro, si terrà la "Conferenza Nazionale sulle trivellazioni nel Mar Ionio", patrocinata dal Comune di Policoro. Saranno presenti i responsabili nazionali di Legambiente, tra cui il vice-presidente, Stefano Ciafani, nonchè relatore nella CONFERENZA delle REGIONI Adriatiche e IONICHE tenutasi a Venezia, e il giornalista di AMBIENTE ITALIA, Igor Staglianò. Inoltre, interverranno personalità del mondo energetico nazionale, rappresentanti delle istituzioni della Basilicata, Calabria e Puglia. A seguire pubblicheremo il manifesto d'invito.

    Le informazioni nel manifesto.
    Nel 2011 in Italia sono stati estratti 5,3 milioni di tonnellate di petrolio, di cui 640mila tonnellate dai fondali marini. Questi numeri sembrerebbero destinati ad aumentare. La bozza di Strategia energetica nazionale, fortunatamente non approvata, prevedeva un nuovo impulso alla ricerca e l’estrazione di idrocarburi in Italia, con un obiettivo di crescita dal 7 al 14% del fabbisogno energetico nazionale.
    Nel frattempo sono ripartiti gli iter autorizzativi per le trivellazioni a mare grazie al ministro dello sviluppo economico Corrado Passera che con uno dei decreti approvati nel 2012 ha riattivato le procedure per le estrazioni petrolifere fermate grazie ad una legge del 2010 approvata dopo il gravissimo incidente alla piattaforma della BP nel Golfo del Messico. Grazie a questa modifica normativa rischiamo la realizzazione di almeno 70 piattaforme di estrazione di petrolio (che si sommerebbero alle 9 già attive nel mare italiano tra Adriatico e Canale di Sicilia) per un totale di 29.700 kmq.
    Una scelta assolutamente insensata, secondo Legambiente, anche perché le ultime stime del ministero dello Sviluppo economico stimano nei nostri fondali marini la presenza di 10,3 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe, che stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Non solo: anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe nel Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi. Il settore, insomma, è destinato a esaurirsi in pochi anni.
    Per contrastare questo ritorno al passato energetico serve il protagonismo dei territori e delle istituzioni locali. È per questo che Legambiente ha deciso di organizzare per venerdì 15 febbraio a Policoro una conferenza nazionale sul tema dal titolo "Uscire dal petrolio".

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Post di Andrea Brianza

C'è da risolvere il periodo ad interim...

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A Maria Rosa Maccotta, Giovanni Angeloni, Luca Gioria, Betta Sala, Guido Pietroluongo, Alfonso Nigro, Enzo Palazzo, Salvatore Addolorato e Ilva Alvani piace questo elemento.

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Ricerche petrolifere nel Sannio. Contrari o favorevoli al petrolio, questo è il dilemma. In una lettera il prof. Cicchella scioglie l'amletico dubbio di "ntr24.tv"
http://www.ntr24.tv/it/news/ambiente/%E2%80%9Ccontrari-o-favorevoli-al-petrolio-....html


     11/02/2013 - Domenico Cicchella, docente di Geochimica dell'Università degli Studi del Sannio, ha inviato alla nostra redazione quella che in apparenza sembra una semplice lettera, ma in realtà è molto di più. Con ragionamenti non complessi, conditi con un pizzico di ironia, rispondendo a domande che tutti ci poniamo quando si parla di petrolio, Cicchella, che si definisce “non un ambientalista, ma uno scienziato che studia l’ambiente”, analizza un “dilemma” che attanaglia cittadini e amministratori in questi giorni: il petrolio è una cosa buona o negativa? Dove pende l'ago della bilancia costi-benefici? E' giusto essere favorevoli o contrari al petrolio?
     Perchè il mito della ricchezza per eccellenza, l'oro nero, non dovrebbe attirare i sanniti? Perchè, pensiamo noi, forse quello che per una gazzaladra è una pietra preziosa, in realtà è sono un pezzo di vetro, spesso anche tagliente.
     Di seguito il testo della lettera del prof. Cicchella.

Caro lettore
    se sei un ambientalista, un amante della natura, della vita sana, del mangiar bene etc., beh allora non è necessario pensarci più di tanto, la risposta è ovvia: sei nettamente contrario alle ricerche e allo sfruttamento delle risorse petrolifere.
    Io invece no, non sono un ambientalista ed ho pensato: ma vuoi vedere che è l’occasione buona per il Sannio di diventare uno dei territori più ricchi d’Italia? Vuoi vedere che improvvisamente, senza fare ulteriori traslochi, mi ritrovo a vivere, come per magia, in una zona dove non ci sarà più disoccupazione, tutti avranno un reddito altissimo, i servizi pubblici funzioneranno alla perfezione e magari anche il Dipartimento, la Facoltà di Scienze e le altre Facoltà si ritroveranno ad avere delle aule e dei laboratori degni di tale nome?
    Mentre pensavo a questo, una vocina interiore mi ripeteva: ”Sei stato il primo a dire che il petrolio inquina, che le falde acquifere saranno compromesse per anni, che per le strade di Benevento non vedremo altro che enormi camion che trasportano petrolio, che nessuno comprerà più olio, vino, formaggi, carni di provenienza sannita, che nessuno più penserà mai di venire a passare un fine settimana in un agriturismo all’ombra di un pozzo petrolifero”.
    Ed io: "Ma che ci importa tanto vivremo di petrolio e gas naturale, non avremo più bisogno di vendere olio, torroncini, tarallucci e vino. Anzi meglio, quando andrò a Napoli nessun parente o amico mi chiederà più di portargli qualcosa, avrò il cofano finalmente vuoto. Quei pochi turisti che vengono non verranno più? E che ci importa. Saremo noi a fare i turisti, con i soldi del petrolio ci faremo delle vacanze esagerate. Qualcuno di noi che abiterà nelle vicinanze dei pozzi dovrà sopportare un po’ di puzza, avrà il dubbio se mangiare o meno i prodotti del suo orto? Pazienza, sarà ben ripagato...".
    Ma sviluppo sostenibile, qualità ambientale, green economy, salute pubblica? Sei andato via da Napoli per far crescere tua figlia in un ambiente più sano. Cosa farà tua figlia da grande, quando il petrolio sarà finito, quando non ci sarà più lavoro e resterà solo acqua e suolo contaminato, quando, e cito il grande Bertoli, la chimica lebbra avrà distrutto la vita nei fiumi? Tu sei un geochimico, tu sai, tu non potrai dirle che non immaginavi quello che sarebbe successo. Ah no, mia figlia no! Non distruggiamo il futuro! Hai ragione, facciamo le persone serie.
    Ovviamente scherzavo, ho già apertamente espresso la mia opinione in interviste rilasciate nei giorni passati a varie testate giornalistiche locali. Non sono un ambientalista, ma uno scienziato che studia l’ambiente e come tale abituato a fare ricerche, raccogliere dati, analizzarli e trarne le giuste conclusioni. Questo è il lavoro che ho fatto quando mi è stato chiesto di esprimere un’opinione in merito alla possibilità di sfruttare gli eventuali giacimenti petroliferi sanniti.
    La mia analisi costi-benefici pende nettamente dalla parte dei costi. D’altro canto se qualche piccolo dubbio ancora resta, esso è ampiamente fugato dall’esperienza vissuta dalla Lucania. Eni quantifica il gettito totale di royalties versate nelle casse della Regione e dei Comuni interessati dal 1998 al 2011 in circa 585 milioni di euro. Di questi 86 milioni sono stati versati ai Comuni interessati dalla concessione Val d’Agri. Quindi 45 milioni/anno per la Regione e 6,6 milioni/anno da dividere tra i Comuni.
    Ben poca cosa ed infatti, nell’estate scorsa, è stata approvata la legge regionale n.16 dell’8 agosto 2012. È la cosiddetta moratoria petrolifera, strumento legislativo che autorizza la Regione Basilicata a rigettare nuove istanze di permesso di ricerca presentate da aziende minerarie e che vede la contrapposizione fra la Regione e il Governo che ad ottobre 2012 ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge lucana. È ovvio che qualsiasi decisione della classe dirigente e delle istituzioni non può prescindere da una oculata analisi costi-benefici.
    Ma se a Roma pensano che si può venir fuori dalla crisi economica con operazioni del genere, beh allora "mala tempora currunt sed peiora parantur" (stiamo vivendo tempi cattivi, ma si preparano tempi peggiori). È risaputo che la crescita economica di per sé non basta, lo sviluppo è reale solo se migliora la qualità della vita in modo duraturo. All’interno di un sistema territoriale per sostenibilità ambientale si intende la capacità di valorizzare l’ambiente in quanto “elemento distintivo” del territorio, garantendo al contempo la tutela e il rinnovamento delle risorse naturali e del patrimonio.
    In sintesi, il concetto di sviluppo sostenibile si sostanzia in un principio etico e politico, che implica che le dinamiche economiche e sociali delle moderne economie siano compatibili con il miglioramento delle condizioni di vita e la capacità delle risorse naturali di riprodursi in maniera indefinita. Ergo, chi è a favore del petrolio è contro lo sviluppo sostenibile. Cari lettori, non aspettiamo le scelte imposte dall’alto, quelle che saranno fatte nelle sedi centrali per poter poi dire che la colpa è di qualcun altro. Un Paese lo si costruisce dal basso e non dall’alto, diamoci una mossa, svegliamoci un poco da questo lungo letargo, non lasciamoci scivolare tutto addosso, agiamo per quel che possiamo a livello locale. Quando l’Italia nel mondo contava un po’ di più, si diceva: "taciturnitas stulto homini pro sapientia est (lo stare zitti è la saggezza dello sciocco)".

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ancora una testimonianza che dovrebbe aprire gli occhi e la mente a chi si ostina a tenerli ottusamente chiusi, anche di fronte all'evidenza... che non legge, non si informa, e non vede il baratro verso il quale il nostro Paese sta precipitando, per interessi malsani di pochi, favoriti da una disinformazione che regna sovrana, distruggendo un patrimonio naturale e ambientale, fatto di cultura, di storia, di tradizioni, costruito attraverso millenni di civiltà...

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Libertà di depredare la natura ?
di Carmelo Nicoloso (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/notes/carmelo-nicoloso/liberta-di-depredare-la-natura-/10151333547117851


     11 febbraio 2013 - In un’Italia confusa, distratta e passiva, priva di etica e valori, stordita dalla miserrima situazione politica che annuncia improbabili luci alla fine di interminabili tunnel, culturalmente e socialmente marcescente, possono sempre più farsi strada complotti, congiure del silenzio, manipolazioni dell’informazione e capovolgimenti della verità. Preparando disastrosi cambiamenti che, appena qualche anno prima, sarebbero stati del tutto impensabili. Come violare impunemente le norme, costruire ovunque a ruota libera, cementificare ogni frammento di suolo, sfruttare pesantemente fiumi e coste, foreste e montagne, e proclamare libera caccia dovunque: anche all’interno dei santuari dove dovrebbe essere sempre rigorosamente proibita, e cioè nel cuore dei Parchi Nazionali.
     Tutto ciò sta già da tempo avvenendo non solo con il bracconaggio imperversante, talvolta grazie a sistemi clandestini e silenziosi come trappole, lacci, esche avvelenate e tiro con arco e balestra: ma anche con metodi più subdoli, quali le striscianti invasioni di "selecontrollori" e l’allarme per i danni ingenti provocati da cani randagi vaganti e da cinghiali introdotti a scopo di ripopolamento (in entrambi i casi, ricordiamolo, prodotti non dalla "natura matrigna", ma dai ripetuti errori umani). E come dimenticare che di tanto in tanto, con banali pretesti, si scatenano nuovi insidiosi tentativi di aprire la caccia al cervo e al lupo, consentendola persino all’interno dei Parchi? Proprio nelle ultime oasi riservate alla pace e al silenzio, dove un animale selvatico può allattare la propria prole, o venire ammirato a distanza, senza essere disturbato...
     Ma in fondo, questa continua insistenza per cacciare all’interno dei Parchi Nazionali costituisce la più evidente prova del fallimento d’un certo mondo venatorio, costretto ad ammettere che nel territorio esterno, di propria pertinenza, non c’è davvero più molto da cacciare. Secondo alcuni analisti ben informati, gli estremi espedienti di chi anela sparare dovunque risiederebbero in tre obiettivi: norme più permissive, riformando la legge-quadro sulle Aree protette; declassamento dei livelli di tutela delle specie in pericolo, a cominciare dal prezioso
     Camoscio d’Abruzzo; e conquista di posti-chiave nelle dirigenze dei Parchi. Cacciatori alla guida di Enti preposti alla conservazione ? Un fatto del genere suonerebbe altrove come un’eresia, ma da noi tutto sembra possibile: e poi ci si sente rispondere che, in fondo, si tratta di bravissime persone... Magari sarà pur vero, ma non si percepiscono conflitti di interessi ? E loro cosa direbbero se a capo di un organismo pubblico di controllo della caccia fosse collocato un animalista ?
     E’ tempo, insomma, di aprire gli occhi e controllare con attenzione cosa stia cambiando nel mondo della conservazione della natura, e dello sfruttamento delle sue risorse. E’ vero ad esempio che alcuni gruppi protezionisti proclamano di difendere meglio gli animali in pericolo ergendosi a paladini di uno "sport nobile" come l’attuale caccia in Italia? E’ plausibile l’assunto che l’attività venatoria non minacci in alcun modo le specie a rischio di estinzione? Fucili, cartucce e "mitologie nembrottiane" possono ancora apparire adamantine come venivano dipinte in passato, o non risentiranno troppo del banale consumismo legato all’industria armiera ? Fervono i dibattiti, e per questo ci sembra interessante offrire qui alcuni commenti competenti di un eco-filosofo della scienza, il prof. Paolo Scroccaro, che non mancheranno di suscitare approfondite riflessioni.
(da Comitato Parchi - Comunicato stampa n. 89 / Febbraio 2013)
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Post di Angelica Franco Malerba

..no, libertà di depredare la Natura, No....!!
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A Antonino Barbera, Rosaria Albanese, Olla Debritto, Francesca Laganà, Ferdy Sapio, Guido Picchetti, Angelica Franco Malerba, Marella Ferrera, Sergio Rozzi e Simone Angelosante piace questo elemento.

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     - Dal 1 al 10 Febbraio 2013

 
Dalla mia Bacheca su FB del 10/02/13

Lunedi 18 febbraio manifestazione di protesta davanti al Ministero della Salute a Roma
di Guido Picchetti (da un post su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/4994938985594


    10/02/13 - Ricevo: "Da due mesi sono stati chiusi i punti nascita nelle strutture ospedaliere di Pantelleria e di Lipari. Lunedì 18 febbraio p.v. alle ore 11,00, in una manifestazione di protesta davanti al Ministero della Salute (Lungotevere a Ripa, 1 - lato Piazza Castellani), panteschi ed eoliani si ritroveranno insieme per difendere il diritto di nascere nella propria terra. Se non potete andare a Roma date il vostro appoggio alla manifestazione, scrivendo al giornale pantelleriainternet@gmail.com".
     La risposta del sottoscritto? La solidarietà alla manifestazione di Roma c‘è tutta. E così, ritengo, quella di ogni abitante di Pantelleria. Come potrebbe essere altrimenti ? Ma c’è soprattutto un ringraziamento a quanti parteciperanno di persona in rappresentanza della comunità pantesca, manifestando anche per chi per un motivo o per l’altro non riesce ad essere della partita..."
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Post Giovanni Angeloni
Avete tutta la nostra solidarietà...
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A Ilva Alvani, Francesco Genchi, Giovanni Angeloni e Alfonso Nigro piace questo elemento.
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La Edison Vega e le trivelle siciliane (2)
di Maria Rita D'Orsogna
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4994073363954&l=f6af25543f
 

     10/02/13 - Un aggiornamento di Maria Rita D'orsogna al suo ultimo servizio "Peter Pan Edison e la piattaforma", pubblicato sul suo Blog insieme alla lettera inviatale da "Mike il Cavaliere" e già riportato l'8/02/13 negli "Echi di Stampa" del sottoscritto (gp).

La Edison Vega e le trivelle siciliane

    "La Edison a 11 miglia dal Sito di Importanza Comunitario Fondali del Fiume Irminio. C'è qualcosa di sacro in Italia? Anche qui ci ritroveremo con erba e fango? (vedi immagine sopra)...
    Mi arriva anche questo, la Vega della Edison che raddoppia le sue trivelle al largo di Ragusa, Sicilia. E' sempre la stessa storia, mandano le valutazioni di impatto ambientale scritte con i piedi con i progetti di 30 anni fa. Grazie a Mike il Cavaliere." ...
[segue la lettera di Mike il Cavaliere... raggiungibile in questa pagina degli Echi di Stampa, oppure  sul sito di Maria Rita D'Orsogna all'url http://dorsogna.blogspot.it/2013/02/la-edison-e-le-trivelle-siciliane.html].

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Post di Francesco Genchi

Ciao Guido, sono Franco Genchi di Palermo. Non so se ricordi, ma ci siamo conosciuti parecchi anni fa assieme a Pepoli e a Filidei quando cominciammo anche noi a diffondere la PADI in Italia. Ho condiso un tuo post sulle trivellazioni in Mediterraneo e vorrei che questo problema venisse condiviso il più possibile... Cercherò di farlo con i miei contatti pregando loro di farlo con i propri. Ti ammiro per quello che stai facendo d'altronde da un grande subacqueo non ci si può aspettare altro. Un grande saluto, Franco.
... e (a margine della condivisione, ndr):
Basta trivellazioni sul nostro Mare, ci ha già inquinato troppo la mafia... E' importante che tutti gli amici condividano questo post, stiamo vincendo la battaglia contro il MUOS... Dobbiamo vincere quella contro i predoni del nostro mare...
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Post di Guido Picchetti

Ti ringrazio per il simpatico ricordo, caro Franco, e soprattutto per quanto riuscirai a fare in difesa del Mare che amiamo...
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A Salvatore Addolorato, Stefano Zangara, Nino Giunta, Pietro Selvaggio, Piero Costa, Pagine Di Mare e Alessandro Sammataro piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 9/02/13

Quanto deve essere grande il nostro cimitero ?
di Giusi Nicolini (da una nota su Fb di Guido Picchetti)
http://www.facebook.com/...-grande-il-nostro-cimitero-/568342439844242


Lettera che il nuovo Sindaco di Lampedusa ha scritto all'Italia e all'Europa (da "Pantelleria Internet Com - News 11131").
     9/02/2013 - Una lettera che è un atto di dolore pienamente condivisibile... Che soprattutto mi fa vergognare come cittadino "europeo", cittadino di una comunità di nazioni che sembra aver dimenticato, se non addirittura rinnegato, le proprie origini, la propria storia, la propria cultura... In una parola, la sua civiltà... Una comunità, quella europea, che forse non conosce più le guerre dichiarate di una volta, ma che sembra volutamente ignorare le battaglie altrettanto drammatiche che ogni giorno in tanti combattono per la propria sopravvivenza appena al di là dei suoi confini, e, fregandosene bellamente, non riesce ad offrire rifugio e assistenza a chi ne ha bisogno e disperatamente lo chiede... arrivando a negare persino un loculo in cui seppellire i corpi di coloro che questa nostra civiltà hanno sognato di raggiungere a prezzo della loro vita... Riporto qui a seguire la lettera di Giusi Nicolini, per coloro che non fossero abbonati a "Pantelleria Internet Com". (gp)

    Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio 2012, al 3 di novembre mi erano consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme; il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?
    Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l'idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l'inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
    Sono indignata dall'assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell'Europa che ha ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea sull'immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente.
    Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l'unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l'Europa motivo di vergogna e disonore. In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l'unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto.
    Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche. Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all'accoglienza, che dà dignità di esseri umani a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all'Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza.
    Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa

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Storie sospette nel mondo grigio del petrolio e del gas. Accuse a molti gruppi internazionali di Paolo Colonnello
http://www.lastampa.it/...nel-mondo-grigio-del-petrolio-e-del-gas-PzY1EyJAvcVXPP95SiCbxN/pagina.html


     MILANO, 08/02/2013 - Non è la prima volta che una grossa società petrolifera viene accusata di pagare tangenti all’estero e non sarà nemmeno l’ultima. Perché “così fan tutti”. Certo Saipem, azienda specializzata nei servizi petroliferi, in particolare nella costruzione di impianti per il gas, sembra essersi abbonata alle indagini che periodicamente partono da Milano. Dalla Nigeria al Kazakistan, non c’è appalto o commessa che non siano finiti sotto la lente della Procura, con il sospetto di tangenti internazionali spesso “a elastico”, in modo cioè che una volta arrivate all’estero per oliare funzionari corrotti, torni sempre indietro qualcosa per soddisfare gli appetiti di certi manager nostrani. Ed è questo uno dei principali motivi che spinge la magistratura italiana ad aprire indagini sulle commesse all’estero.
     Questa volta però, l’inchiesta milanese coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e condotta dai pm Fabio De Pasquale, Giordano Baggio e Sergio Spadaro, con l’iscrizione sul registro degli indagati di Bedjaoui Farid Noureddine, nipote dell’ex ministro degli esteri algerino e mediatore per le ricche commesse distribuite dalla Sonatrach, l’ente nazionale del petrolio di Algeri, rischia d’inserirsi involontariamente in una feroce lotta di potere tra il presidente Abdelaziz Bouteflika, esponente delle elite civili, e il generale Mohamed Mediene, detto Toufik, capo del famigerato Drs, il servizio segreto algerino. Una guerra sotterranea combattuta in uno dei paesi più corrotti del mondo e con un grande deficit di democrazia in nome di un’unica partita: il controllo appunto della Sonatrach, un vero e proprio colosso che in un Paese dove il petrolio rappresenta il 98% delle esportazioni, determina in pratica l’intera economia magrebina ed è quindi la chiave delle faide politiche algerine nonché un motore di corruzioni e arricchimento notevole.
     Basti pensare che grazie alla sua immensa ricchezza energetica, l’Algeria, considerato il terzo produttore di petrolio africano dopo Libia e Nigeria, ha riserve finanziarie per 200 miliardi di dollari. Tutto parte da un’inchiesta nel 2010 della magistratura di Algeri sulle commesse della società petrolifera, dopo una lettera aperta indirizzata ai servizi segreti algerini firmata da Hocine Malti, vicepresidente della Sonatrach dal 1972 al 1975 ed evidentemente ancora ben informato sulle attività dell’ente. Malti, autore tra l’altro del libro «Historie secrète du petrol algerien», denuncia la lotta di potere tra il presidente e il Drs, si lamenta della corruzione dilagante e indica le “piste” più interessanti sulle quali i servizi dovrebbero indagare a proposito di Sonatrach.
     Una riguarda le imprese spagnole Repsol e Gas Natural, per un appalto del 2006 di 3 miliardi di dollari. L’altra riguarda Saipem, chiamata in causa per una parte del progetto sottratto agli spagnoli e relativo alla costruzione di un impianto per la liquefazione di gas naturale ad Arzew, del valore di quasi 5 miliardi. Malti segnala anche che, nel 2009, la società dell’Eni ha vinto un altro contratto da oltre un miliardo di euro per la costruzione di impianti di produzione a Menzel Ledjemet. Un mese dopo parte l’inchiesta delle autorità algerine proprio su un contratto di Saipem per un appalto di 580 milioni di dollari, relativo alla progettazione e realizzazione di una parte del gasdotto GK3 nel nord est dell’Algeria.
     C’è un personaggio su cui si concentra l’attenzione prima dei magistrati algerini e poi di quelli italiani: si tratta di Reda Meziane, figlio del destituito Ceo di Sonatrach, Mohamed Meziane con cui Saipem avrebbe tenuto dei rapporti. E l’accusa, in Algeria, per la società italiana, almeno secondo quanto riportato dal quotidiano El Watan a dicembre (fonte Linkiesta, ndr) sarebbe di corruzione e riciclaggio di denaro attraverso indebiti vantaggi a favore, appunto di Reda Meziane.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E in questo interessante articolo di Paolo Colonnello su "La Stampa" i retroscena dell'accusa di corruzione internazionale alla Saipem, società controllata dall'Eni, per la la maxi tangente di circa 197 milioni di euro che sarebbe stata versata a funzionari e politici algerini tra il 2008 e il 2010 per aggiudicarsi importanti appalti in quella regione nordafricana.
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Eni-Saipem, la questione algerina
di Paolo Mondani
http://www.corriere.it/...eni-saipem-questione-algerina/9af6ae34-7154-11e2-9be5-7db8936d7164.shtml

7 febbraio 2013 (modifica il 8 febbraio 2013) - Report nell'inchiesta "Ritardi con Eni" andata in onda il 16 dicembre 2012 aveva parlato della vicenda che riguardava l'Algeria, per una tangente di circa 200 milioni di dollari che sarebbe stata pagata ai vertici algerini per la costruzione del gasdotto che finirà in Toscana attraverso la Sardegna.

Guarda l'inchiesta "Ritardi con Eni" andata in onda a Report il 16 dicembre 2012 (01:16:35)

"Ritardi con Eni"
di Paolo Mondani - Collaborazione di Giorgio Fornoni


http://www.report.rai.it/dl/Report/...-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

    Eni è la prima impresa italiana, tra le prime dieci compagnie petrolifere del mondo. L'estate scorsa ha inventato lo scontone su benzina e gasolio: 20 centesimi in meno al litro ma solo per il weekend. L'Eni ha speso decine di milioni di euro per la pubblicità della campagna estiva di sconti, con quali risultati? Quanto ha pesato sui risultati dell'Eni l'amicizia fra Berlusconi e Putin? E qual è stato il ruolo di Antonio Fallico e Marcello Dell'Utri negli affari sugli idrocarburi?
    Il nostro paese consuma 78 miliardi di metri cubi di gas all'anno, 20 dei quali ci arrivano dalla Russia. E ci costano molto. Tra i principali imputati i contratti di lungo termine con la Russia, i cosiddetti take or pay. Il 10 ottobre scorso Paolo Scaroni ha comunicato al Senato che il take or pay, la clausola per cui prenoti il gas ma se non lo ritiri lo paghi lo stesso, costa all'Eni 1,5 miliardi di euro e ha proposto che parte di questa cifra gravi sui conti dello Stato.
    Nello scorso aprile l'Eni ha ottenuto il raddoppio dell'estrazione in Val D'agri. Nello stesso periodo, il ministro Passera ha annunciato di voler fare dell'Italia l'hub europeo del gas. La Basilicata si troverà proprio nel mezzo dei gasdotti che vengono dall' Algeria e dalla Libia e dei tubi che porteranno gas dalla Turchia e dall'Azerbaigian. Fare l'hub è un affare per l'Italia?
    Precisazione del 23/12/2012 - Milena Gabanelli in studio: "Lucia Annunziata precisa che da maggio non è più coordinatrice della rivista Oil."
    Scarica il pdf:
http://www.report.rai.it/dl/docs/1355688105068ritardi_con_eni_report_pdf.pdf

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Scaroni, dal “problema” di Mani Pulite alla nomina di Berlusconi all’Enel
di Gianni Barbacetto
http://www.ilfattoquotidiano.it/..dal-problema-di-mani-pulite-alla-nomina-di-berlusconi-allenel/493441/
 

Vicentino, studia alla Bocconi e si specializza a New York, alla Columbia University. Lavora, tra l'altro, alla McKinsey, alla Chevron e alla Saint Gobain. La sua trasversalità ha il culmine naturale dentro il Pdl: ha buoni rapporti con Giancarlo Galan, ex presidente della Regione Veneto, ma soprattutto con Bruno Ermolli, ex tutore di Marina Berlusconi e ambasciatore di Silvio nel mondo dei poteri milanesi
     8 febbraio 2013 - “In termini personali, io ho pedalato in discesa tutta la vita. All’improvviso, mi sono trovato davanti questo enorme problema, che mi ha reso più fiducioso in me stesso e mi ha fatto capire che sarei in grado di pedalare anche in salita”. Così parlava Paolo Scaroni, uomo ottimista e manager di successo, intervistato nel 2002 sulle colonne del Financial Times. L’ ”enorme problema” a cui accennava era il suo arresto, subìto nel 1992, nel pieno di Mani pulite e seguito da una pena, patteggiata, di 1 anno e 4 mesi. Per tangenti: pagate per ottenere appalti e ammesse davanti ai magistrati. Ma dieci anni dopo, Scaroni, sul quotidiano londinese, si autoassolveva: “In un paese in cui gli affari e il governo erano così strettamente intrecciati, dove le istituzioni erano controllate dai politici, era possibile comportarsi in modo diverso? La risposta semplice è: no, non era possibile”.
     Chiusi così i conti con Mani pulite, il manager riprendeva felicemente a pedalare in discesa. Dopo un breve esilio è tornato in Italia ed è risalito sulla cresta dell’onda: nel maggio 2002 è nominato dal governo Berlusconi amministratore delegato dell’Enel: proprio l’azienda pubblica da cui dieci anni prima aveva “comprato” appalti, a suon di tangenti (“Something that in retrospect is somewhat ironic”, si permette di commentare il Financial Times). Nel 2005, diventa amministratore delegato dell’Eni.
     Tangentopoli, due volte protagonista - Paolo Mario Scaroni, vicentino, studia alla Bocconi e si specializza a New York, alla Columbia University. Lavora alla McKinsey, alla Chevron, alla Saint Gobain, infine alla Techint, il gruppo della famiglia Rocca, con grandi interessi in Messico e Argentina. Proprio come amministratore delegato della Techint inciampa nell’inchiesta Mani pulite: il 14 luglio 1992 viene arrestato con l’accusa di aver pagato tangenti ai partiti per ottenere appalti dall’Enel. Dopo qualche tempo confessa: “Dal 1985 a oggi ho versato al Partito socialista circa 2 miliardi e mezzo, sempre su richiesta dell’onorevole Balzamo, consegnandogli denaro a volte in contanti e a volte su conti esteri”. Racconta a verbale di essere stato convocato a metà degli anni Ottanta da Vincenzo Balzamo, segretario amministrativo del Psi e braccio destro finanziario di Bettino Craxi, il quale gli avrebbe spiegato che gli appalti alla Techint sarebbero stati condizionati da contributi versati al partito socialista. Gli uomini del Psi messi nei posti chiave, spiega Scaroni ai magistrati, “erano in grado di stoppare qualsiasi iniziativa del gruppo Techint, qualora non ci fossimo adeguati al sistema”. Il manager si adegua. Agli inizi degli anni Novanta, però, il sistema sembra incepparsi: “Craxi aveva espresso uno sgradimento nei miei confronti”, gli viene spiegato nel 1991 da un collaboratore di Balzamo, Vittorio Valenza.
     Scaroni chiede allora udienza al rappresentante di Craxi nel settore energia, Bartolomeo De Toma: “Mi fece capire che la ragione per cui Craxi ce l’aveva con noi era perché voleva più soldi dall’impresa”. Il leader socialista voleva alzare il prezzo. “Transattivamente, convenimmo su un versamento della somma di lire 800 milioni”. Tornerà in cella, per un giorno, nell’aprile 1993. Poi, ammesse le tangenti – ma non un ruolo da regista nelle mazzette EnelScaroni chiede di patteggiare la pena: 1 anno e 4 mesi, sotto la soglia che obbliga a entrare in carcere. Con ciò, chiude i suoi problemi penali. Segue un periodo di eclissi, durante il quale però Scaroni realizza il suo capolavoro: la compravendita della Siv. Scoppiata Tangentopoli, lo Stato avvia la gigantesca operazione delle privatizzazioni. Ancor prima, però, deve mettere in liquidazione, sotto la regia di Giuliano Amato e Alberto Predieri, l’Efim, carrozzone di Stato che fa acqua da tutte le parti, ma che contiene anche qualche boccone prelibato: come la Siv, un’azienda che produce vetri per auto.
     Scaroni, che ha iniziato giovanissimo la sua carriera come manager proprio di un’impresa del vetro, la Saint Gobain, fiuta l’affare e, per conto della Techint in alleanza con la britannica Pilkington, compra la Siv per soli 210 miliardi di lire: circa la metà del valore assegnatole da una perizia di Mediobanca, protesta invano qualche ex manager del gruppo. Dopo qualche tempo, la Pilkington rileva l’intera Siv e Scaroni si trasferisce a Londra, come chief executive officer dell’azienda britannica. Di Tangentopoli Scaroni è stato dunque due volte protagonista: la prima, come manager che ha comprato appalti pubblici in cambio di mazzette ai partiti, contribuendo così a formare la voragine del debito pubblico che ha portato nel 1992 l’Italia sull’orlo della bancarotta; la seconda, come beneficiario delle privatizzazioni rese necessarie per salvare il Paese dai guasti di Tangentopoli.
     Trasversale, tra Londra e Roma - Gli anni londinesi, più che un esilio, sono un periodo di intensi rapporti stretti con gli italiani che contano. In vista, evidentemente, del grande rientro. Scaroni ha sempre avuto ottime relazioni: è cugino di Margherita Boniver, ex ministro socialista; è amico di Massimo Pini, già uomo di Craxi all’Iri diventato poi consigliere economico di An; e ha sempre avuto buoni rapporti con Gianni De Michelis, ex doge socialista. Non si può dunque dire che fosse taglieggiato da un Psi estraneo e nemico. Ma le sue amicizie sono sempre state trasversali: Luigi Bisignani, democristiano, tessera P2, ex giornalista, condannato a 2 anni e 8 mesi per le tangenti Enimont, è il lobbista che ha lavorato per lui, contribuendo a costruire il suo ritorno in Italia: rientra nel 2001, come presidente degli industriali di Venezia; poi, l’anno successivo, viene nominato amministratore delegato dell’Enel.
     Per Scaroni le pubbliche relazioni sono importanti, tanto che aveva incaricato un’agenzia specializzata di Londra, la Fensbury, di ricostruirgli l’immagine. Con ottimi risultati, a giudicare dall’articolo del Financial Times del 2002, in cui si presenta come l’icona del manager italiano. Del resto, la carta stampata è sempre stata una sua passione, tanto che a metà degli anni Ottanta, insieme a un giornalista di Panorama, Angelo Maria Perrino, scrisse un libro, “Professione manager”, edito da Mondadori. In copertina il suo nome non compariva: “Anonimo”, era scritto prima del titolo, mentre il nome di Perrino era preceduto da un “a cura di”. Il gioco però era fatto per essere scoperto: l’”Anonimo” autore di “Professione manager” era proprio lui, Paolo Scaroni, fisico alla Gene Hackman e voglia di cavalcare l’onda anni Ottanta dei manuali all’americana dove si indica la strada più breve per il successo. Nella sua città ha mantenuto salde radici, tanto da diventare, per un periodo, presidente del Vicenza Calcio. Ma le sue capitali d’adozione sono Londra e, naturalmente, Roma. E la sua relazione più preziosa è quella con un uomo anch’egli molto attivo sull’asse Roma-Londra: Mario Draghi, l’ex direttore generale del Tesoro che poi è passato da Bankitalia alla Bce.
     La trasversalità dell’uomo ha il culmine naturale dentro il Pdl: Scaroni ha buoni rapporti con Giancarlo Galan, ex presidente della Regione Veneto, ma soprattutto con Bruno Ermolli, ex tutore di Marina Berlusconi e ambasciatore di Silvio nel mondo dei poteri milanesi. Il manager ha però qualche sponda anche a sinistra, se è vero che ai tempi dei governi dell’Ulivo era circolato il suo nome come possibile risanatore dell’Alitalia; e che la sua nomina ai vertici dell’Enel ha provocato, accanto alle reazioni critiche di Pier Luigi Bersani, anche i commenti soddisfatti di un altro ex ministro dell’allora Quercia, Vincenzo Visco. Un bel risultato, per l’autore di un manuale che consigliava agli aspiranti manager di non schierarsi troppo, di non bruciarsi brandendo una sola bandiera politica. Il corruttore dell’Enel è diventato manager dell’Enel: “Ironica sorte”, come dice il Financial Times. E poi dell’Eni, fino allo scandalo attuale delle mazzette algerine: innocente fino a prova contraria, naturalmente. Ma l’indagine milanese ha fatto riprendere vita nel 2013 ai cattivi spiriti di Tangentopoli. Nell’Italia della Prima Repubblica non si poteva lavorare senza pagare tangenti, scolpisce Scaroni per sempre sulle colonne austere del quotidiano britannico. Nessuno si è alzato a smentirlo, nessun manager gli ha risposto: parla per te. Del resto, pagava lui, grande manager della grande Techint, come pagavano Fiat e Ferruzzi, Fininvest e Olivetti. I patti con la politica e gli accordi di cartello sono più comodi della concorrenza e del libero mercato. Ancora oggi? In Italia, ma anche all’estero?
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Da questo bel ritratto di Paolo Scaroni, sotto la lente di Gianni Barbacetto su "Il Fatto" di ieri, viene fuori la classica figura di un uomo della "politica" italiana... E non importa da quale parte della barricata si trovi, se da quella attiva (che "chiede" e "offre" mazzette"...), oppure da quella passiva (che le "mazzette" le "subisce" e le "paga"...)... Corrotto o corruttore, direbbe qualcuno in estrema sintesi. Ma pur sempre di "mazzette" si tratta, anzi direi (con un accrescitivo indubbiamente poco usato, ma che ben si confà al caso nostro) di vere e proprie "mazzettone" record, legate per lo più al mondo politico e amministrativo, e capaci di condizionare pesantemente l'etica morale di comportamento non solo di responsabili diretti di settore (manager, dirigenti e funzionari istituzionali o meno), ma anche di operatori del mondo della "disinformazione" se non di interi partiti di governo. E tutto ciò sia a livello nazionale (nell'interesse del nostro Paese, qualcuno si spinge a dire per tentare di assolverlo, in nome del "lo fan tutti..."), ma anche e soprattutto a livello internazionale, contribuendo alla corruzione dilagante in certi paesi del terzo mondo, con quale ritorno di immagine per l'italia in tali casi, è facile immaginare...

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Dalla mia Bacheca su FB dell'8/02/13

Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino...
di Guido Picchetti
http://www.facebook...la-gatta-al-lardo-che-ci-lascia-lo-zampino/567797506565402

     "Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino…" è il commento di Assunta Di Florio a proposito dell'inchiesta sulla presunta corruzione internazionale in Algeria avviata dalla procura di Milano contro otto funzionari della Saipem, tra cui l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni. Un commento che confesso di condividere pienamente, postatomi a margine della rassegna stampa giornaliera da lei inviatami ieri in serata.
     Ora, mentre la ringrazio ancora una volta per questa sua preziosa collaborazione, voglio qui segnalare due articoli della sua rassegna stampa in merito all'indagine aperta dalla Procura di Milano a carico di Saipem ed Eni, pubblicati ieri rispettivamente dalla "Repubblica" e dal "Messaggero". Si tratta di due articoli alquanto corposi, pubblicati da due testate che, per quanto non totalmente allineate sul piano politico, hanno dato entrambe ampio risalto alla notizia in questione; Repubblica addirittura dedicandole l'apertura della prima pagina...
     Ma ieri anche altre testate nazionali non hanno voluto nè potuto ignorare il fatto certamente grave e clamoroso, sia pure con atteggiamenti interpretativi diversi, alcune arrivando a paragonarne gli effetti a quelli delle vicende del MPS, altre chiedendo con un certo imbarazzo di non infierire su di esso per tema di conseguenze negative alla credibilità del Paese... Come se la corruzione internazionale fosse un comportamento lecito per un'italiano che si trovi ad operare all'estero...
     Un elemento positivo comunque c'è in quanto è successo e speriamo abbia gli sviluppi che merita, e che il dibattito sulla corruzione e sulla moralità non si esaurisca con le prossime scadenze elettorali. Possiamo finalmente dire che si è rotto in Italia quel velo di silenzio (troppo sospetto per essere vero...) che sull'argomento delle risorse energetiche ormai da tempo era stato steso in favore delle multinazionali del settore petrolifero, ovunque si trovassero ad operare, in Italia come all'estero.
     A riprova di ciò è da anni che Maria Rita D'Orsogna nella pagina di apertura del suo Blog, riporta in alto questa frase significativa "L'ENI, LA VERA GRANDE AZIENDA CORROTTA ITALIANA - J ASSANGE". E sulla stessa pagina, nel colonnino di destra a seguire, sotto la dicitura "DISTRUZIONE MADE IN ENI" sono elencati ben 50 link, dico CINQUANTA, ad altrettante pagine web del suo blog, in ognuna delle quali sono descritti i "guai" combinati dall'ENI, azienda di stato italiana nel nostro Paese e nel mondo. Ogni pagina web è un atto di accusa (con tanto di nomi, cognomi, e riferimenti vari...), che meriterebbe, se non una condanna, almeno un giudizio...
     E, ricordiamoci, Maria Rita D'Orsogna non è un personaggio qualunque... Nel gennaio dello scorso anno per il suo impegno in difesa dell'ambiente dai pericoli delle trivellazioni petrolifere (siano esse di ricerca o di sfruttamento), è stata dichiarata "Ambasciatrice della Natura 2012". Un riconoscimento che le è stato attribuito proprio a Palermo, in una tappa del suo viaggio invernale in Italia che l'aveva portata anche qui a Pantelleria per un ciclo di conferenze sulle minacce e i pericoli derivanti dalle trivellazioni in terra e in mare...
     A seguire i due articoli in questione. Quello sul "Messaggero":

Saipem, indagato Scaroni per le tangenti in Algeria
di Walter Galbiati ed Emilio Randacio
http://www.repubblica.it/...indagato_scaroni_per_le_tangenti_in_algeria-52146478/

     7/02/2013 - Si allarga lo scandalo delle presunte mazzette per aggiudicarsi 11 miliardi di commesse. Coinvolte il numero uno di Eni e altri manager. L'ipotesi di reato è corruzione. Perquisita la casa e gli uffici di Scaroni
MILANO - Una commessa di 11 miliardi di dollari e una maxi tangente da 197 milioni di euro. Un canovaccio già visto che coinvolge la Saipem, la controllante Eni e il suo amministratore delegato, Paolo Scaroni. Per aggiudicarsi i lavori del progetto Medgaz e del progetto Mle in joint venture con l’ente di stato algerino Sonatrach, le due società italiane avrebbero versato alla società di Hong Kong, Pearl Partners Limited dell’intermediario Farid Noureddine Bedjaoui quasi 200milioni di presunte mazzette da distribuire a faccendieri, esponenti del governo algerino e manager della stessa Sonatrach.
     Per capire la vicenda, che ha investito i vertici di Saipem, portando alle dimissioni del vicepresidente e dell’amministratore delegato, Pietro Franco Tali, del direttore finanziario Alessandro Bernini e alla sospensione cautelare del direttore dell'area Engineering&Construction, Pietro Varone, il nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza è andato dritto al cuore dell’Eni, perquisendo gli uffici di Scaroni a Roma, a San Donato Milanese e la sua abitazione di Viale Majno a Milano. Il numero uno dell’Eni, avrebbe partecipato almeno a un incontro con Bedjaoui, per far aggiudicare all’Eni e alle sue società le commesse miliardarie. Ora Scaroni risulterebbe indagato e le due società, Eni e Saipem sarebbero coinvolte per via della legge 231 sulla responsabilità amministrativa nei confronti dei propri dipendenti.
     Secondo le indagini dei sostituti procuratori Fabio De Pasquale, Giordano Baggio e Sergio Spadaro, i rapporti con la Pearl Partners per conto dell’Eni sarebbero stati tenuti dai manager Pietro Varone e Alessandro Bernini e dai documenti sequestrati sarebbero emersi dei legami economici tra Bedjaoui, rappresentante legale della società di Hong Kong con la ex moglie di Varone: si indaga su alcuni versamenti all’azienda agricola di Varone di cui lo stesso Bedjaoui risulta socio.
     Avere Bedjaoui come amico, del resto, era fondamentale per operare in Algeria. Il faccendiere è il nipote dell’ex ministro degli Esteri algerino ed è stato indicato da una gola profonda dell’inchiesta sia come il tramite per poter influire sul potente ministro dell’Energia, Chekib Khelil, sia come il dispensatore delle tangenti per ottenere i contratti miliardari.
     «Nel corso del 2007 - dice la fonte ai magistrati - ho saputo da Varone che si sarebbe incontrato a Parigi con Chekib Khelil e “il suo contatto” (Bedjaoui n.d.r). Poi ha cominciato a chiamare quest’ultimo “il giovane” e quindi aveva preso l’abitudine di dirmi che incontrava “il vecchio” e “il giovane”». Gli incontri non sarebbero stati meno di cinque e a uno di questi avrebbe partecipato, sempre in un albergo di Parigi, l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, con il responsabile di Eni per il Nord Africa, Antonio Vella. Il tema era una commessa per aumentare la redditività del giacimento di Menzel Ledjemet Est.
     Altri incontri per altri affari sarebbero avvenuti a Milano all'Hotel Bulgari, tra Bedjaoui, alcuni collaboratori, esponenti di società algerine e i manager del gruppo Eni Varone e Bernini. Secondo i pm "ulteriori versamenti corruttivi a favore di entità riconducibili a Bedjaoui, allo stato in conto di individuazione, sono stati corrisposti da aziende che operavano in contesto algerino quali subcontrattisti di Saipem. Detti versamenti - si legge ancora nell'ordinanza - venivano decisi nel corso di riunioni presso un albergo di Milano partecipavano Bedjaoui, i suoi collaboratori, esponenti dei subcontractors, Pietro Varone e Alessandro Bernini".
     La replica di Eni. Eni dichiara "l'estraneità di amministratori e dirigenti dalle vicende indagate sulle attività di Saipem in Algeria". Lo sottolinea il gruppo in una nota precisando che "in merito all'inchiesta giudiziaria della procura della repubblica di Milano che coinvolge Saipem per attività in Algeria, eni prende atto che la procura ha esteso le indagini anche nei confronti di Eni e del suo amministratore delegato". "Eni e il suo amministratore delegato - si legge - si dichiarano totalmente estranei alle vicende oggetto di indagine". "Già a fine novembre 2012, alla notizia dell'indagine per asserita corruzione internazionale in relazione a progetti di Saipem in Algeria, Eni si è immediatamente attivata raccomandando alla propria controllata Saipem, nel rispetto della sua autonomia in quanto società quotata, di mettere in atto tutte le più opportune azioni di verifica interna, di cooperazione con la magistratura e di discontinuità organizzative e gestionali, che hanno portato alle dimissioni e licenziamento di diversi ruoli apicali di saipem coinvolti nelle attività oggetto di indagine". "Eni ha inoltre direttamente fornito, e continuerà a fornire la massima cooperazione alla magistratura", conclude la nota.

 ... e quello sulla "Repubblica":

Tangenti, indagato Scaroni: l'ad di Eni accusato di corruzione in Algeria
da "Il Messaggero"

http://www.ilmessaggero.it/..corruzione_eni_scaroni_eni_saipem/notizie/249979.shtml


«Siamo totalmente estranei all'indagine». Nell'inchiesta milanese anche un intermediario con società a Hong Kong, accusata di essere collettrice di tangenti. Il titolo crolla in borsa: chiude a -4,62%
      Giovedì 07 Febbraio 2013 - MILANO - Nell'inchiesta sulla presunta corruzione internazionale in Algeria sono indagate 8 persone, tra cui l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni. Gli indagati sono Pietro Varone, dirigente Saipem,Tullio Orsi, ex dirigente Saipem, Pietro Tali, ex ad Saipem, Alessandro Bernini, ex direttore finanziario Saipem, Antonio Vella, altro dirigente Saipem, come Nerio Capanna, anche lui indagato. È indagato anche Farid Bedjaoui, il presunto intermediario a cui era riconducibile la società di Hong Kong 'collettrice' delle mazzette.
     «Siamo totalmente estranei». Così l'a.d. di Eni Paolo Scaroni, con riferimento all'inchiesta per corruzione internazionale in cui risulta indagato. L'Eni, si legge in una nota, «prende atto» che la Procura di Milano, nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria che coinvolge Saipem per attività in Algeria, «ha esteso le indagini anche nei confronti di Eni e del suo ad. Eni e il suo amministratore delegato si dichiarano totalmente estranei alle vicende oggetto di indagine». Già a fine novembre 2012, alla notizia dell'indagine per asserita corruzione internazionale in relazione a progetti di Saipem in Algeria, ricorda il gruppo petrolifero italiano, «Eni si è immediatamente attivata raccomandando alla propria controllata Saipem, nel rispetto della sua autonomia in quanto società quotata, di mettere in atto tutte le più opportune azioni di verifica interna, di cooperazione con la magistratura e di discontinuità organizzative e gestionali, che hanno portato alle dimissioni e licenziamento di diversi ruoli apicali di Saipem coinvolti nelle attività oggetto di indagine». Eni, conclude la nota, «ha inoltre direttamente fornito, e continuerà a fornire la massima cooperazione alla magistratura».
     Il titolo crolla in borsa. Crolla Eni in Borsa con l'amministratore delegato, Paolo Scaroni indagato per la vicenda delle presunte tangenti pagate da Saipem in Algeria. Il titolo chiude a -4,62%. La controllata del gruppo petrolifero, per tutta la seduta valorizzata dagli acquisti, guadagna il 5,26%.
     Gli uomini della Guardia di Finanza di Milano stanno perquisendo la casa dell'amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni a Roma, la sede dell'Eni a San Donato Milanese e gli uffici di Saipem. Le perquisizioni sono mirate alla ricerca di documenti sulla presunta maxi tangente per gli appalti Saipem in Algeria su cui indaga la procura di Milano.
     Sono otto i contratti sottoscritti in Algeria da Saipem, sotto la lente dei magistrati di Milano nell'inchiesta per corruzione internazionale. Il controvalore totale dei contratti è di 11 miliardi di dollari e per ottenerli sarebbero state pagate tangenti per 220 milioni di euro.
     All'incontro a Parigi tra Polo Scaroni e l'intermediario Farid Noureddine Bedjaoui erano presenti anche il ministro algerino dell'Energia, Chekib Khelil, oltre ai manager del gruppo Eni-Saipe, Pietro Varone e Antonio Vella. L'incontro, stando a quanto indicato dai magistrati nel decreto di perquisizione, era finalizzato a ottenere una ulteriore commessa per aumentare la redditività del giacimento di Menzel.
     Nel 2009 Saipem si era aggiudicata un contratto da 580 milioni di dollari dal gruppo algerino Sonatrach per la costruzione del terzo lotto del gasdotto Gk3 su cui ha avviato indagini anche la magistratura algerina. Su questa vicenda in Algeria è già stata aperta un'inchiesta che ha portato, poche settimane fa, alle dimissioni del presidente del gruppo algerino Mohamed Meziane e di altri quindici dirigenti accusati di corruzione e di malversazione.

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La Edison Vega e le trivelle siciliane
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/02/la-edison-e-le-trivelle-siciliane.html


     THURSDAY, FEBRUARY 7, 2013 - Mi arriva anche questo, la Vega della Edison che raddoppia le sue trivelle al largo di Ragusa, Sicilia. E' sempre la stessa storia, mandano le valutazioni di impatto ambientale scritte con i piedi con i progetti di 30 anni fa. Grazie a Mike il Cavaliere. Chissà se anche qui quelli della Edison confonderanno erba, fango e petrolio?

    Gent.issima Prof. D’Orsogna,
    Non sono un geologo ENI, non sono un geologo EDISON, non ho mai lavorato all’università, neanche come bidello. Da piccolo volevo fare l’astronauta o il panettiere. Fallimento totale in entrambi i casi. Sono solo un semplice cittadino siciliano che adora la sua terra: alcune persone mi hanno affibiato il soprannome di Mike il Cavaliere, forse perché mi piacciono i cavalli. Fin da quando ero giovane mi hanno sempre attirato gli impianti petroliferi. Come erano belli. Bastava che guardavo l’orizzonte di Cava d’Aliga (frazione del comune di Scicli) e avevo di fronte Vega A. Quella piattaforma sembrava un castello e pensavo si facessero sempre feste. Aveva tantissime luci,... erano bellissime. Per la verità l’impianto che mi attirava ancor di più era il petrolchimico di Gela, soprattutto di sera. Quando ci passavo col treno TBV (treno a bassa velocità), per andare ad Agrigento, mi alzavo per ammirare il paesaggio: ...stupendo, …sembrava di essere sulla luna.
    Col tempo, purtroppo, forse a causa delle “cattive” letture fatte, quali i registri tumori riguardanti i Territori Siciliani, ho cambiato idea ed opinione. Forse la colpa di tutto ciò è stata l’interruzione della serie televisiva “Dallas”. Se avessero continuato a trasmetterla, non avrei “perso tempo” a guardare e vedere altre cose. Tempo fa ho sentito dire che la società EDISON che gestisce la piattaforma Vega A, insieme alla ENI quale socio di minoranza al 40 % (se non sbaglio quest’ultima società mi sembra che sia un “ospite fissa” nel suo blog), vorrebbe fare un’altra piattaforma che sarà distante circa 6 km a nord ovest dalla prima. Si chiamerà VEGA B. Anzi, già quasi trent’anni fa pensavano di chiamarla così.
    Ma come è possibile ? Da cinquant’anni ci dicono che abbiamo un petrolio che fa schifo, sarà anche per questo che non ci pagano, come dovrebbero, quell’elemosina che chiamano royalties (ma questo è un altro discorso). Dicono che abbiamo il mare, …lo chiamano oro blu, siamo pieni di giacimenti culturali e… cosa fanno?.... Da cinquant’anni ci inzozzano con trivelle e impianti petrolchimici e schifezze simili. Gela, Augusta, Milazzo un tempo avevano delle coste stupende. I primi chalet sul mare nacquero a Gela. Oggi sfido chiunque a pensare di passarci un solo giorno di vacanza (solo uno.. non di più). Nella più che probabile ipotesi che la mia terra passi altri cinquant’anni con questi “puzzolenti inquilini”, mi sono documentato e vorrei raccontarle questa storia.
    Sembra che la piattaforma Vega B faccia parte di un progetto approvato dal Ministero attraverso un Decreto nel lontano 1984 (Decreto del Ministro dell’Industria del Commercio e dell’Artigianato -MICA- del 17 febbraio 1984). Questo Decreto unificava una Concessione ed un Permesso di Ricerca ed istituiva un’unica Concessione denominata “C.C6.IS”, con scadenza 28 dicembre 2012. Il Decreto approvava uno specifico piano di lavori ed annullava il piano di lavoro relativo alla Concessione precedente.
    Questo Decreto del 1984, secondo quanto riportato nella Sintesi non Tecnica (scaricata da internet) che la società ha elaborato per la realizzazione di Vega B, approvava un progamma di lavori in cui erano previste due piattaforme, che potevano ospitare n° 24 pozzi ciascuna. Di queste due piattaforme ne fu realizzata solamente una, negli anni “80, la Vega A.
    Ora la società EDISON vorrebbe realizzare la seconda, la Vega B. Solo che la Vega B, che la EDISON propone, nell’attuale progetto si presenta più piccola e potrà ospitare fino ad un massimo di dodici pozzi. Inoltre, viene dichiarato che non sarà presidiata in quanto sarà telecontrollata da Vega A. Il fatto che dichiarino che non ci saranno persone nella nuova Vega B è forse da attribuirsi all’ intenzione di evitare quei “futili problemi” relativi alla sicurezza dei lavoratori ? Se non ci sono persone, non ci sono neanche i dispositivi di sicurezza per gli stessi. Il fatto che dichiarino che sarà “telecontrollata” da Vega A, lascia forse pensare che esistesse una tale possibilità già trent'anni fa ? Non lo so. Io trent’anni fa conoscevo solo il “Teletrasporto di Star TreK”.
    Mi pare che la nuova Vega B, come viene descritta nel progetto presentato nella Sintesi non Tecnica che la EDISON ha presentato, sia completamente diversa da quella che volevano realizzare trent’anni fa. Quindi forse dovrebbe essere considerato un nuovo progetto. Inoltre, l’autorizzazione all’esercizio definitivo nell’area della concessione “C.C6.IS” è stata accordata successivamente alla Società con Decreto n° 1040 emanato dallo stesso Ministero in data 15 febbraio 1988 (da Sintesi non Tecnica pag 13). In quest’ultimo Decreto del 1988 si autorizzava all’esercizio definitivo il complesso Vega che veniva definito come composto da: piattaforma fissa di produzione “Vega A”, sea-lines, boa di ormeggio e serbatoio galleggiante “Vega Oil” (ora sostituita dalla FSO Leonis - ndr). Da notare che non viene citata in alcun modo la piattaforma Vega B.
    Sempre nello stesso Decreto n° 1040, viene richiamata una dichiarazione datata 18.8.1987 con la quale, la Società SELM (l’ex società concessionaria - ndr), nella persona dell’Ing. Giuseppe Testaverde, Direttore per la realizzazione del “Progetto Vega”, affermava che:

  “...le opere relative alla piattaforma fissa “VEGA”, sealines e serbatoio galleggiante “VEGA OIL” sono conformi al progetto depositato presso la sezione U.N.N.I. e il Ministero della Marina Mercantile.”

    Sembra alquanto “strano” che l’ing Testaverde si sia “dimenticato” di far notare che non era stata realizzata la seconda piattaforma Vega B. Cara Professoressa, immagini per un attimo che un “normale mortale” presenti agli Enti, preposti a concedere autorizzazioni, un progetto di due piccole villette e ne realizzi una sola. Poi, dopo qualche anno, fa fare al “geometro” che ha ideato il progetto una dichiarazione in cui scrive: “le opere relative sono conformi al progetto realizzato”. Dopo trent’anni, il “normale mortale” si presenta agli stessi Enti e dichiara di voler realizzare quel “vecchio” progetto. Domanda (mi scusi la volgarità): il “normale mortale” da chi viene preso a …calci nel culo, dal “geometro” o dal rappresentante dell’Ente ?
    Ovviamente io non so cosa fosse contenuto in quel vecchio progetto inserito e approvato in quel Decreto nel lontano 1984 e nella mia ingenuità mi sono chiesto: - Ma come mai Edison ed ENI tirano fuori un vecchio progetto di più di trent’anni fa ? Perché, come Peter Pan, la EDISON va alla ricerca di una piattaforma che forse non c’è ? In effetti, sulle prime, confesso di aver dato ragione alla EDISON, anche a me piace il “vintage”. Ma, forse, la verità è un’altra.
    Il Decreto 128/2010, il cosidetto Decreto Prestigiacomo, VIETA attività di prospezioni, ricerca e coltivazione di idrocarburi ad una distanza inferiore di dodici miglia dal perimetro delle aree marine a qualsiasi titolo considerate protette. Con l’emanazione del Decreto Legge n° 83 del 2012 (Decreto Passera) convertito nella Legge 134-2012, tale limite, per i nuovi progetti è stato confermato, mentre, non viene considerato per i vecchi progetti già approvati. Ah, ho capito, nelle vicinanze c’è qualche area marina protetta che risulta essere ad una distanza inferiore alle dodici miglia da dove realizzeranno Vega B. Quindi, per ovviare al problema, fanno passare questo nuovo progetto come se fosse un vecchio progetto non realizzato.
    “Sembrerebbe” di no. Infatti, nella Sintesi non Tecnica i progettisti della società dichiarano che la piattaforma Vega sarà realizzata ad una distanza maggiore di dodici miglia dalle coste. A pag 55 gli stessi progettisti della Società scrivono:

  “Le aree protette istituite, in corso di istituzione e di reperimento sono tutte ubicate a considerevole distanza dalle aree interessate dal progetto [...]. In considerazione di quanto sopra esposto non si rilevano elementi di contrasto con la normativa vigente in tema di aree protette.”

    Bah, come al solito pensavo di essermi sbagliato. Nei giorni seguenti ho fatto qualche ricerchina su internet, e, con mia grande meraviglia, vedo che forse i progettisti nello scrivere questa frase erano... un po’ “distratti” (fumo, alcol, popper ?), ed hanno dimenticato che in provincia di Ragusa sono state istituite ben dieci aree protette quali:

  1. SIC/ ZPS ITA 80001 Foce del Fiume Irminio;
  2. SIC/ ZPS ITA 80002 Alto Corso del Fiume Irminio;
  3. SIC/ ZPS ITA 80003 Valle del Fiume Ippari;
  4. SIC/ ZPS ITA 80004 Punta Braccetto c.da Cammarana;
  5. SIC/ ZPS ITA 80005 Isola dei Porri;
  6. SIC/ ZPS ITA 80006 C. Randello, P. Marinaro;
  7. SIC/ ZPS ITA 80007 Spiaggia di Macanuco;
  8. SIC/ ZPS ITA 80008 Contrada Religione;
  9. SIC/ ZPS ITA 80009 Cava d’Ispica;
  10. SIC/ ZPS ITA 80010 Fondali foce del F. Irminio

    Inoltre, i progettisti non hanno considerato nemmeno le tre Bandiere Blu 2012, assegnate il 14 maggio dal FFE alla provincia di Ragusa per le località di Pozzallo, Santa Maria del Focallo e Marina di Ragusa. Mah... che cosa posso dire? L’unica cosa che mi viene in mente: "Dimostrano che non hanno mai messo piede in queste zone, è vorrei “invitarli” in provincia di Ragusa (beninteso, ...il gelato lo offro io)".
    Ancora qualche giorno dopo ho cercato di capire quale dovrebbe essere il punto esatto dove la EDISON vuole realizzare questa piattaforma. Anche stavolta la Sintesi non Tecnica presentata dalla Società mi ha aiutato. Devo dire che è fatta molto bene... Complimenti. Se non fosse per qualche “dimenticanza”. Da questo studio rilevo che le coordinate geografiche dove dovranno ubicare la nuova piattaforma Vega B sono le seguenti...
    COOOSA ? MA ALLORA... SONO PROPRIO DI FRONTE AL SITO SIC ITA 80010 FONDALI DEL FIUME IRMINIO !!!
    Cerca e ricerca... e vedo che, attualmente, O MEGLIO, da almeno un anno questo sito SIC è stato riperimetrato. In adempimento a quanto comunicato dalla Commissione Europea (nota MATTM-PNM nr.22044 del 25/10/2011), la Regione Sicilia ha emanato due circolari: la Circolare n° 8756 del 10/02/2012, e la Circolare dell’Ass. Territorio e Ambiente Regione Sicilia – prot 47993 del 23 agosto 2012. Le Circolari sono state inviate agli Enti Istittuzionali compreso il Ministero dell’Ambiente, il quale, non può non sapere. Le Circolari sono sostanzialmente le stesse e Le cito l’ultima:

  “Vista l’importanza che tali modifiche rivestono sulle valutazioni di progetti, piani e programmi che interessano la rete Natura 2000 e sulle attività di tutela di habitat e specie comunitarie, si riscontra che occorre adempiere a quanto già comunicato dalla Commissione Europea (nota MATTM-PNM nr.22044 del 25/10/2011) in ordine alla tutela da assicurare sia alle aree precedentemente riconosciute (come SIC e/o ZPS) sia a quelle per le quali è stato proposto, da questo Assessorato, un aggiornamento cartografico dei perimetri (c.d. principio di precauzione). Tale importante prescrizione cui ottemperare era già stata segnalata nella circolare di questo Assessorato n.8756 del 10/02/2012 (GURS n. 11 del 16/3/2012).
Si ritiene necessario, quindi, che i soggetti ed Enti istituzionali in indirizzo (tra i quali c’è anche il Ministero Dell’Ambiente – ndr) preposti al rilascio di pareri di natura ambientale ed alla sorveglianza dei siti Natura 2000, ricorrano al seguente indirizzo del Sistema Informativo Territoriale Regionale (SITR), al fine di reperire i nuovi perimetri aggiornati e quelli vigenti, mediante servizio informatico web-GIS.”

    Non sono un “Ente Preposto” ma al servizio informatico web-gis ci vado lo stesso e... cosa ti scopro ? L’area dove dovrebbero costruire Vega B è distante meno di dodici miglia dal vertice del perimetro sud-ovest del sito SIC (11,2 miglia - ndr). E... ma stavolta la “lampadina” si è accesa a me e non alla EDISON. Quei “furbastri” della EDISON, sapendo che le dodici miglia non c’erano, per aggirare l’ostacolo delle dodici miglia del Decreto Prestigiacomo e rientrare nel Decreto Passera, cosa ti vanno a scovare ? Un presunto vecchio progetto che, se esiste, è completamente difforme da quello presentato !!! Uhm, ma che bravi. Credo, invece, che il progetto che hanno presentato sia da considerarsi un nuovo progetto e, così com’è ubicato, sulla base del Decreto Prestigiacomo, debba essere rigettato dalla Commissione che si occupa dei progetti VIA.
    Ma c’è di più. La Concessione “C.C6.IS” è scaduta il 28 dicembre 2012. A tal proposito, Le riporto per intero il comma 1 dell’art 13 del Dlgs 625 del 1996, ATTUALMENTE VIGENTE, l’ho visto su NORMATIVA (l’articolo risulta modificato solamente nel comma 9, non nel comma 1 - ndr):

  DECRETO LEGISLATIVO 25 novembre 1996, n. 625
Attuazione della direttiva 94/22/CEE relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi.
(GU n.293 del 14-12-1996 - Suppl. Ordinario n. 219 )
Art. 13
(Conferimento ed esercizio delle concessioni di coltivazione e di stoccaggio)
1. La durata della concessione di coltivazione in terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale è di venti anni (prima era di trenta – ndr); l'estensione della concessione non può superare i 150 chilometri quadrati; dopo quindici anni dal conferimento il concessionario, quando è necessario al fine di completare lo sfruttamento del giacimento, ha diritto ad una proroga di dieci anni se ha eseguito i programmi di coltivazione e di ricerca e se ha adempiuto a tutti gli obblighi derivanti dal decreto di concessione.

    NON credo che il dimenticarsi di realizzare una piattaforma inserita in un progetto approvato in un Decreto del Ministero significhi: aver eseguito i programmi di coltivazione e aver adempiuto a tutti gli obblighi derivanti dal Decreto di Concessione e, di conseguenza, avere diritto ad un’altra proroga di dieci anni. In buona sostanza, se l’EDISON si ostina a considerare VEGA B un vecchio progetto, dichiara al tempo stesso di non averlo realizzato. Di conseguenza la non realizzazione dei lavori approvati potrebbe costituire motivo di rigetto dell’Istanza di Proroga.
Normalmente le leggi dovrebbero essere rispettate... O no ??? E’ come se l’EDISON invece di comportarsi come una grande Società quale si ritiene di essere, si comportasse come un giocatore di poker che gioca in due tavoli diversi, in alcuni casi addirittura barando (vedi il fatto di dichiarare che non ci sono aree protette nelle vicinanze di dove verrà realizzata la Vega B). Tutto ciò è normale ???
    Gentile Professoressa, Lei forse ora si starà chiedendo come finirà ? In uno Stato con la S maiuscola, certe storie neanche iniziano. In uno Stato con la S maiuscola, le leggi cercano di farle rispettare a tutti. Altri stati adeguano le leggi ai potenti di turno. E noi in ITALIA ? Non lo so, ma mi viene in mente il caso ILVA...
    E’ un bella giornata di sole e sto guardando il mio mare blu. Finchè dura, va bene così.
    f.to Mike il Cavaliere.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

"La Edison Vega e le trivelle siciliane" di Maria Rita D'Orsogna... con una lettera, quella di Mike il Cavaliere, che vale e che specie i siciliani dovrebbero leggere con attenzione per rendersi conto di quali minacce truffaldine incombono sui loro territori... Occorre reagire... Potremmo farne a meno se avessimo una giustizia con la "G" maiuscola... Certi fatti (o meglio misfatti...) allora non si verificherebbero, e, se pure dovessero accadere, verrebbero stroncati sul nascere e perseguiti automaticamente da veri Servitori dello Stato, e non da quei servitori (con la esse minuscola) che ci ritroviamo, pagati spesso tanto profumatamente quanto immeritatamente con i soldi dei cittadini italiani...
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A Mauro Brusà, Ilva Alvani e Alfonso Nigro piace questo elemento.
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A Pantelleria in vista delle prossime amministrative
di Guido Picchetti (da una nota su Fb )
http://www.facebook.com/...le-prossime-amministrative/567655213246298

      8/02/13 - Le elezioni per la nuova amministrazione comunale di Pantelleria, attualmente commissariata, dovrebbero svolgersi tra Aprile e Maggio prossimi, in data ancora non meglio precisata. Tuttavia, anche in considerazioni delle ormai prossime elezioni del nuovo governo nazionale, si susseguono sull'isola riunioni pubbliche e private in cui si dibattono temi politici ma sempre con un occhio particolare ai tanti problemi locali.
      Nella serata di mercoledi scorso, ad esempio, si è svolta presso l'hotel "Bue Marino" di Pantelleria una riunione di simpatizzanti di "Primavera Pantesca", il movimento di opinione che sostiene, come candidato sindaco per le prossime amministrative di Pantelleria, Salvatore Giglio. Raccogliendo l'invito rivoltomi, era mia intenzione seguire i lavori della riunione, ma poi motivi familiari me l'hanno impedito. E nello scusarmi con il rag. Giglio dell'impedimento sopraggiunto, l'avevo pregato di farmi avere, qualora l'avesse ritenuto opportuno, una nota al riguardo che avrei ben volentieri provveduto a divulgare. Ecco quanto cortesemente mi ha inviato:

"Ti ringrazio per l'interesse. Ieri sera ritengo che l'incontro sia andato abbastanza bene. Eravamo circa 25 persone, componenti della lista e simpatizzanti. Ho intrattenuto i presenti, per prima, sulla sanità isolana: dall'attento esame della legislazione attuale, e, grazie alla consulenza del dr. Destito, ho tratto la convinzione che - nonostante i sacrifici richiesti alle donne pantesche per partorire a Trapani - sia errato richiedere con forza la riapertura del punto nascita.
L'ospedale di Pantelleria a seguito del D.A. 12.03.2010 (riordino della rete ospedaliera) non ha più le figure professionali indispensabili per garantire la sicurezza nel parto. In particolare c'è un solo anestesista, un solo chirurgo, un solo pediatra. Occorre, pertanto, richiedere con forza, ai sensi di quanto previsto dal Decreto Balduzzi, il riconoscimento del diritto, in forza della nostra insularità, ad avere un ospedale funzionante, con reparti che non garantiscano solo l'emergenza. Sarò più chiaro in un documento che sto preparando e che pubblicherò a giorni.
Si è parlato, poi, di trasporti, venendo alla decisione di sollecitare tutte le altre liste a promuovere un incontro comune, con la partecipazione della associazioni di categoria e dei commercianti, per esaminare il contratto di affidamento del servizio alla Siremar e valutare l'opportunità di una azione a salvaguardia dei nostri diritti.
Grazie ad informazioni attinte ieri pomeriggio, in un incontro avuto con degli agricoltori, abbiamo evidenziato la necessità di provvedere ad una maggiore salvaguardia dei prodotti tipici di Pantelleria. Sarebbe nostra intenzione dare attuazione ad un provvedimento della vecchia amministrazione Gabriele che prevedeva la nascita del "mercato del contadino". Conteremmo, inoltre, di sensibilizzare i ristoratori sulla necessità di farsi promotori dei prodotti locali, in particolare frutta e vini.
La prossima riunione da tenersi intorno al 20 febbraio, contiamo di dedicarla all'ambiente. Ti informerò con anticipo sulla data."

      Nella foto sopra invece un momento della riunione organizzata ieri sera dal Movimento 5 Stelle Pantelleria presso il Capannone del Bar Goloso. Scopo della riunione incontrare il Commissario Straordinario del Comune di Pantelleria ing. Giuseppe Piazza per dibattere alcuni problemi urbanistici dell'isola. Nella foto l'ing. Piazza mentre sta parlando ai convenuti, e alla sua destra la giornalista Giovanna Cornado Ferlucci di "Pantelleria Internet News".
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Post di Giuseppe La Francesca Burlas
Per la precisione l'idea del mercato del contadino è stata presentata dal sottoscritto nel 2012 sotto forma di mozione in consiglio comunale.
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Post di Guido Picchetti
Onore al merito... Diamo a Cesare quel che è di Cesare. :-)
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Post di Giuseppe Amico

I premi saranno distribuiti dopo il buffet di ringraziamento... Non bisogna puntualizzare. Bisogna soltanto darsi da fare.
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A Giuseppe La Francesca Burlas, Giusi Orefice, Salvatore Gregorio Spata e Francesco Genchi piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 7/02/13

I progetti per le isole minori della UE
di Vallini Erik (un post sulla pagina di Fb "I grillini Panteschi")
http://www.facebook.com/groups/190570664412651/


     07/02/2013 - In questo sito, si parla di progetti per le isole minori della Ue, per la riduzione delle emissioni della CO2. Diamogli un occhiata.


http://www.islepact.eu/html/index.aspx?pageid=1&langID=7

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Post su Fb di Guido Picchetti
Fatto... E infatti mi viene subito da notare che, contrariamente a quanto riportato dall'articolo "Patto delle isole: una opportunità energetica per la Sicilia" pubblicato il 22 Novembre 2012 su "Regione It", il sito istituzionale della "Conferenza delle Regioni e Province autonome" (url http://www.regioni.it/it/...opportunita_energetica_per_la_sicilia__/news.php?id=277227), articolo nel quale si afferma che la Regione Sicilia ha già dichiarato la sua adesione al "Patto delle Isole" nell'aprile 2011 e nel novembre successivo, poi, l'assessore all'Energia Giosuè Marino ha formalmente firmato l'impegno della Sicilia, anche a nome delle amministrazioni comunali delle isole minori, tra cui Pantelleria che di tali isole è la maggiore, di tutto ciò non c'è la benchè minima traccia... Che bello !!!!.. Chi è che non dice il vero ???

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Post di Vallini Erik

Sul sito "Islepact.eu", si vede che la nostra isola (assieme alle altre) non era inserita difinitivamente tra il patto... Mah, vedremo di capirci meglio...
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Post di Guido Picchetti

... Inoltre sul sito in questione come Partner del Progetto "Patto delle Isole" figurano soltanto:

Comhairle nan Eilean Siar - Ebridi ESTERNE DELLA SCOZIA (UK) (Coordinatore del Progetto)
AREAM - AGENZIA REGIONALE ENERGIA E AMBIENTE DELLA REGIONE AUTONOMA DI MADEIRA (Portogallo)
ARENA - AGENZIA ENERGIA E AMBIENTE DELLE Azzorre ( Portogallo )
BALEARI - DIREZIONE GENERALE PER L'ENERGIA DEL GOVERNO DELLE ISOLE BALEARI (Spagna)
AGENZIA ENERGETICA CIPRO
DAFNI - RETE DELLE ISOLE Sostenibili DELL'EGEO (Grecia)
GOTLAND - Comune di Gotland (Svezia)
ITC - ISTITUTO TECNOLOGICO DELLE CANARIE SA ( Spagna )
PARAGON LIMITED (Malta)
PEPS - PUNTO ENERGIA PROVINCIA DI SASSARI - MULTISS (Italia)
REAC - AGENZIA REGIONALE ENERGETICA DI CRETA (Grecia)
ACCADEMIA DI ENERGETICA Samso (Danimarca)

... e la pagina http://www.islepact.eu/html/index.aspx?pageID=5000 che dovrebbe elencare le 64 autorità che hanno firmato il Patto delle Isole (e che si apre con "Tu sei qui: Lista completa dei firmatari") risulta ancora oggi totalmente bianca... Che si tratti di un mancato aggiornamento del sito ? Se tanto mi da tanto... quali speranze abbiamo per il futuro ? E la Sicilia non risulta sul sito in questione, nonostante il seguente articolo postato dalla Redazione Europa di "Europa Informa Sicilia" il 16 Maggio 2011 affermi il contrario. Questa la pagina web in questione:

Bruxelles: Energia, la Sicilia entra nel "Patto delle Isole" per la riduzione di anidride carbonica da europa.informasicilia.it
http://europa.informasicilia.it/...2%80%9D-per-la-riduzione-di-anidride-carbonica/
 
     Mag 16 2011 - La Sicilia è entrata a far parte del “Patto delle Isole”, il grande accordo tra le isole europee per la realizzazione di un Piano d’Azione che permetterà di abbattere le emissioni di Co2 nel territorio regionale e nelle otto municipalità delle sue isole minori (http://www.islepact.eu/html/index.aspx). Il “Patto delle Isole” prevede lo studio e la progettazione di una serie di interventi per la fornitura di energia rinnovabile, la cui realizzazione potrà essere cofinanziata dalla Commissione Europea. L’idea è quella di studiare il modo per alimentare con energia da fonti rinnovabili (abbattendo quindi ogni forma di inquinamento) l’illuminazione dei palazzi pubblici e quella di strade e monumenti, così come quella destinata ad aree industriali o artigianali.
     Il “Patto delle isole” affiderà a un comitato tecnico la scelta degli interventi e delle tecnologie da utilizzare. I progetti che saranno giudicati “bancabili”, in grado cioè di offrire un rendimento energetico che giustifichi il costo dell’impianto, passeranno al vaglio degli organismi finanziari comuni-tari. Il “Patto” è nato ad iniziativa delle isole Ebridi della Scozia e ha visto fin dal primo momento impegnate 12 isole “promotrici”. Alla cerimonia della firma, a Bruxelles, il 12 aprile, 60 autorità hanno sottoscritto l’impegno politico alla riduzione delle emissioni di Co2 entro il 2020. La Sicilia ha presentato la sua formale dichiarazione di interesse e l’adesione dei sindaci di Lampedusa, Favignana, Ustica, Pantelleria, Lipari e di Santa Marina, Malfa e Leni, dell’isola di Salina.

Post di Vallini Erik
A me sembra un bel ginepraio. Dovremmo fare una bella verifica per capire cosa si è fatto a livello regionale e anche locale; Se riusciamo a districarci nella questione, dovremmo sguinzagliare i ragazzi in regione affinchè possano avere delle risposte.
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Post di Guido Picchetti

Intanto a proposito del "Patto delle Isole" ti posto una bella foto ricordo che testimonia la realtà di certi viaggi "culturali". Nel nostro caso è ripresa dal sito "ISLE PACT", ritengo scattata in occasione del viaggio finalizzato all'istituzione del "Patto delle Isole"... Escluderesti che si trattasse anche di un viaggio finalizzato alla scoperta della gastronomia e dei costumi locali ?
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Post di Vallini Erik

Eeehh... Mi sa che lo escluderei
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Post di Guido Picchetti

...troppo buono...
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Post di Guido Picchetti

Stamane la pagina web del sito "ISLE PACT" che ieri a me risultava vuota (forse a causa di un lento collegamento), elenca tutti i 64 aderenti, tra cui quelli dell'Italia, nel modo seguente:
ITALY - Approved: Sardinia - To be approved: Sicily Region (Comune di Favignana). Pact of Islands signed on behalf of the 8 municipalities (Comune di Lampedusa e Linosa, Comune di Leni, Comune di Lipari, Comune di Malfa, Comune di Pantelleria, Comune di S Marina Salina e Comune di Ustica). Vedi http://www.islepact.eu/html/index.aspx?pageID=5000 .
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Rospo Mare. Gli interrogativi aperti
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/02/rospo-mare-gli-interrogativi-aperti_6.html


    WEDNESDAY, FEBRUARY 6, 2013 - Sono passate circa due settimane dal ritrovamento di "erba e fango" nei pressi della piattaforma Rospo Mare della Edison, fra Vasto e Termoli. Un riassunto della storia è qui.
    Dopo un po' di tempo, e dopo l'inizio degli interrogatori da parte della procura di Larino in Molise, ecco alcune domande a cui spero la Edison e chi di dovere possano rispondere:

  1. E' possibile vedere una foto di questa "erba e fango?"
  2. All'inizio la Edison stessa parlava di una macchia di petrolio al largo di Rospo Mare. Ora, se la Edison si è sbagliata e invece che petrolio era "erba e fango", chi ha pagato tutto il dispiegamento di mezzi di intervento navale ed aereo? Si era parlato di sommozzatori, navi, aerei, robot da Napoli, da San Benedetto, da Ancona per tre/quattro giorni. Quali dei mezzi usati per il supposto contenimento di "erba e fango" erano pubblici e quali della Edison? Quanto è costato il tutto? Se c'è stato l'uso di mezzi pubblici, la Edison risarcirà le spese alla colletività per un errore di valutazione suo e non nostro? Non vorrei, come troppo spesso accade in Italia, che finisce che i profitti sono degli imprenditori, le spese a carico della comunità.
  3. Come mai ci sono volute 60 ore per capire che non era petrolio ma "erba e fango"? Tutte le persone e gli enti coinvolti come hanno fatto a non rendersi conto di cosa avessero fra le mani? Tutti i tecnici, ingegneri della Edison che vivono di petrolio, come hanno fatto a fare uno sbaglio cosi colossale? Come mai non hanno fatto test subito?
  4. La Edison parla di "erba e fango", che casualmente vanno a localizzarsi vicino alla loro nave di carico scarico FSO, e ci chiedono di accettare una coincidenza e che le foto dei gabbiani sporchi della mattina dopo l'ipotetico disastro erano solo un caso. Quante altre volte è successo che si siano scoperte chiazze simili di "erba e fango"? Da dove viene quell'erba? Da dove viene quel fango? Quante altre volte è successo che i gabbiani d'Abruzzo finissero con il petto impetrolito? E' possibile che il tutto venga inserito in un quadro più realistico? Ci sono tracce della macchia di "erba e fango" prima o dopo il 21 gennaio? Dov'è finita?
  5. Apprendiamo che la FSO solo da pochi mesi ha un doppio scafo. Come mai hanno usato una nave ad un solo scafo per tutti questi anni? Dopo lo scoppio della petroliera Exxon-Valdez in tutto il mondo ci si è resi conto dell'importanza dell'uso del doppio scafo e qui nel 2012 siamo ancora con il singolo scafo? Notare che secondo documenti dell'industria petrolifera, la FSO Alba Marina aveva come dimensioni 140,000 DWT e capacità di stoccaggio di oltre un milione di barili. La legge europea prevede che questi tipi di navi, dal 1 gennaio 2010, siano bandite dai porti e dalle acque interne dell'UE. La FSO della Edison era in regola con le leggi europee?
  6. Visto che il petrolio è il loro core business e non sono poi così bravi a distinguerlo da "erba e fango", chi ci assicura che quello che ci vendono alla pompa non sia anche quello "erba e fango"? Hanno detto che era notte e per questo si sono confusi fra petrolio e fango. Anche nella pancia della terra è buio...
  7. E se invece che "erba e fango" fosse veramente stato petrolio? Qualcuno pensa davvero che, grazie a Rospo Mare, ha pagato meno le sue bollette energetiche, o meno il prezzo del carburante alla pompa ? Non era meglio forse dormire sogni tranquilli - petrolio o fango o erba che fosse - senza Rospo Mare? E nel caso in cui le spese dello spavento alla collettività siano veramente a carico nostro, siamo sicuri che il guadagno da Rospo Mare a noi cittadini ne sia valso la pena?
  8. E tutti i politici che negli scorsi giorni hanno urlato "al lupo al lupo" e sono così fortemente contrari - a parole - alle trivelle nei loro mari, cosa faranno nel concreto per vietare a Rospo Mare di allargarsi? Per evitare che ad Ortona venga installata Ombrina, un mostro peggiore di Rospo Mare?

    Misteri della fede.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Maria Rita D'Orsogna sulla vicenda Rospo Mare del riversamento di "chissàcchè" in Adriatico. Una serie di domande più che leggittime cui vorremo tutti delle risposte chiare e definitive invece delle tante chiacchiere a vuoto su cui si dibatte negli infiniti talk-show televisisivi di questo periodo pre-elettorale... Ma sui temi concreti i vari candidatti ad incarichi di governo preferiscono tutti sorvolare, in nome della "trasparenza" tipica del nostro Paese... E le risposte, se pure ci saranno, forse arriveranno per Natale, ma di quale anno preferisco non scommettere...
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Incontro del Movimento 5 Stelle Pantelleria con il Commissario Ing. Piazza
di Guido Picchetti (da un post condiviso su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/544344718916876


     7/02/13 - Il Movimento 5 Stelle Pantelleria incontra oggi alle 19,00 il Commissario Straordinario del Comune di Pantelleria Ing. Piazza presso la sede invernale del Movimento al Capannone del Bar Goloso sul longomare in centro a Pantelleria.
     Il 4 settembre 2012 alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle Pantelleria hanno presentato una richiesta di accesso agli atti riguardante il Piano Regolatore del Porto. Ad oggi gli Uffici comunali non hanno dato alcuna risposta.
     L'incontro è pubblico. Vedi http://www.facebook.com/events/410683779022728

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Dalla mia Bacheca su FB del 6/02/13

Incendio sul traghetto, scoppia la polemica
da "La Sicilia It"
 http://www.lasicilia.it/index.php?id=92544&template=lasiciliait


La capitaneria di Porto Empedocle ha avviato un'indagine sul rogo divampato nella sala motori del Palladio. La procura non ha ancora aperto un'inchiesta. Il consorzio dei pescatori di Lampedusa e Linosa: "Per agire si aspetta la tragedia?"
     6/02/13 - PORTO EMPEDOCLE (AGRIGENTO) - La Capitaneria di Porto Empedocle ha aperto un'inchiesta amministrativa sull'incendio scoppiato ieri nella sala motori del traghetto Palladio, partito da Lampedusa. Una prima informativa è già stata consegnata alla procura agrigentina che non ha ancora formalmente aperto un'inchiesta.
     L'imbarcazione appartiene alla società "Compagnia delle Isole Spa" ed era partita ieri mattina alle 12 da Lampedusa diretta a Porto Empedocle, dove avrebbe dovuto arrivare alle 19. La nave, con 31 uomini di equipaggio e 38 passeggeri a bordo, è approdata a destinazione alle 2 di notte venendo trainata in porto da un rimorchiatore, dopo lo spegnimento del rogo. Alle operazioni di soccorso, coordinate dalla centrale operativa della Capitaneria di Porto di Palermo, hanno partecipato due motovedette, un rimorchiatore ed un elicottero della Guardia Costiera. Nella zona sono stati dirottati anche un motopesca e due navi.
     "L'incendio a bordo della Palladio - ha commentato il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini - è la conferma delle nostre denunce: la motonave in servizio tra le Pelagie e Porto Empedocle è vecchia e insicura". Nei giorni scorsi gli abitanti di Lampedusa e Linosa avevano inscenato una serie di proteste per sollecitare la sostituzione del traghetto della Siremar. "Chiediamo l'apertura immediata di un'inchiesta - dice invece il presidente del consorzio dei pescatori di Lampedusa e Linosa, Totò Martello - da parte della procura agrigentina sulla sicurezza delle navi che collegano le Pelagie con la Sicilia. Cosa si aspetta per agire? La strage?".
     "Chiediamo al presidente della Regione la sostituzione dei traghetti che sono delle bare ambulanti - aggiunge - Nella conferenza dei servizi organizzata dalla presidenza della Regione al dipartimento infrastrutture e trasporti avevamo chiesto la rescissione del contratto con l'armatore perchè anche con condizioni meteomarine favorevoli la nave non partiva da Porto Empedocle per assicurare il collegamento. A questo si aggiungono le continue avarie delle navi. I pescatori lo avevano fatto presente al dirigente generale del ministero dei Trasporti. Nulla è cambiato e ieri sera è divampato l'incendio per fortuna senza vittime".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Ancora sull'incendio sulla "Palladio"... E racconta l'articolo de "La Sicilia" che nei giorni scorsi gli abitanti di Lampedusa e Linosa avevano inscenato una serie di proteste proprio per sollecitare la sostituzione del traghetto della Siremar. Proteste inascoltate, come probabilmente sarà quella del sindaco di Porto Empedocle, che però almeno tenta di far sentire la sua voce. E Pantelleria ? Chi protesta e si fa sentire a proposito del traghetto "Paolo Veronese" della ex Siremar, oggi di proprietà come la Palladio della "Compagnia delle Isole", che, nel collegamento via mare tra Pantelleria e la Sicilia, non mi risulta stia in condizioni tanto migliori della Palladio ? Non certo il sindaco di Trapani, che se ne frega bellamente di Pantelleria, che pure appartiene alla sua provincia... Ma d'altronde è risaputo ogni cittadinanza ha il governo che si merita. E fino a quando Lampedusa e Pantelleria con i rispettivi sindaci (quando ci sono...) e i rispettivi governanti competenti in materia ai vari livelli (provinciale, regionale e nazionale) non uniranno le loro voci per farsi sentire come si deve fin'anche a livello europeo, tanto vale iniziare seriamente alla possibilità di chiedere con un referendum l'annessione allo stato europeo di Malta... Credete sia solo una battuta ?
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Incendio sulla Palladio, Firetto: "Occorrono veloci risposte e soluzioni"
da redazione di "Agrigento Notizie"
http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/incendio-palladio-nota-calogero-firetto-porto-empedocle.html

"Occorre procedere secondo le linee tracciate nel tavolo tecnico - afferma il sindaco di Porto Empedocle - accelerando al massimo le risposte conseguenti"
     6 febbraio 2013 - "Purtroppo si è verificato ciò che già da tempo avevamo temuto quindi le nostre denunzie avevano serio un fondamento". E' questo il commento a caldo del primo cittadino di Porto Empedocle, Lillo Firetto, a seguito dell'incendio a bordo della motonave in servizio tra Lampedusa e Porto Empedocle, che ha costretto il traghetto della "Compagnia delle Isole" ad essere soccorso in mare aperto e trainato in porto da un rimorchiatore sotto la sorveglianza della motovedette della Capitaneria tra le ansie e le paure dei passeggeri che si trovavano a bordo.
     "Non più tardi di una decina di giorni fa - continua Lillo Firetto - abbiamo ottenuto assieme al sindaco di Lampedusa, Giusy Nicolini, la convocazione di un tavolo tecnico regionale a Palermo, alla presenza dei responsabili di tutti gli Enti e delle istituzioni coinvolte nella problematica dei collegamenti con le isole Pelagie, proprio per evidenziare lo stato di precarietà in cui viene svolto il servizio, soprattutto a causa della vetustità della nave utilizzata, troppo spesso bloccata da guasti o da problemi di natura tecnica e a nostro avviso non più in grado di assolvere degnamente il servizio. La motonave purtroppo continua a svolgere un servizio misto, trasportando al contempo passeggeri e merci, automezzi e prodotti ittici destinati alla commercializzazione sui mercati ma anche i rifiuti della raccolta urbana e bombole di gas e carburanti vari, destinati alle comunità isolane. Un plauso particolare agli uomini della Capitaneria di Porto e alle altre forze dell'ordine, che hanno immediatamente approntato un piano di emergenza in porto e anche alla Compagnia delle Isole che forse per la prima volta ha saputo riproteggere i passeggeri dello sfortunato viaggio. La situazione tuttavia non può andare avanti in questo modo ma occorre che si affronti una volta per tutte e seriamente il problema dei collegamenti con le isole, prima che possano ripetersi eventi peggiori di quello occorso ieri. Occorre procedere secondo le linee tracciate nel tavolo tecnico - conclude il sindaco Lillo Firetto - accelerando al massimo le risposte conseguenti".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Incendio sul traghetto "Palladio" in servizio tra Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle. La "Palladio" appartiene alla compagnia "Traghetti delle Isole", la stessa proprietaria del "Cossyra", il traghetto che fa la spola tra Pantelleria e Trapani... l
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Post di Meri Schiazza Vedovello

Magari facesse la spola... Viene una volta ogni tanto... pagata dal comune di Pantelleria (noi!)
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Post di Daniele Iwnovegxt

No Guido, la Palladio appartiene alla "Compagnia delle Isole" ex Siremar, la stessa proprietaria del M/T Paolo Veronese...
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Post di Guido Picchetti

Grazie della precisazione e mi scuso per l'errore... Ma non vorrei che, come si dice in Toscana, "se non è zuppa è pan bagnato...". E non me ne vogliano i responsabili di "Traghetti delle Isole" e di "Compagnia delle Isole"... Niente di personale...
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Post di Daniele Iwnovegxt
Comunque le navi sono simili: la nave Cossyra, prima di essere acquistata dalla Traghetti, faceva parte della flotta ex Siremar; adesso hanno raggiunto una certa età e...
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Dalla mia Bacheca su FB del 5/02/13

Rospo Mare. Petrolio in mare: al via interrogatori
da "Ansa - Molise"
http://www.ansa.it/...2013/02/04/Petrolio-mare-via-interrogatori_8191081.html


Gli ufficiali hanno cominciato a sentire dipendenti Edison
     (ANSA) - TERMOLI (CAMPOBASSO), 04/02/2013, - La Capitaneria di Porto di Termoli prosegue nel monitoraggio ambientale al largo della costa di Termoli all'indomani della situazione di emergenza venutasi a creare per la presenza di una chiazza scura in acqua.
     Gli ufficiali del Comandante Claudio Manganiello hanno cominciato a sentire le persone impiegate sulla piattaforma petrolifera Campo Rospo Mare nell'ambito dell'inchiesta aperta dalla Procura di Larino per inquinamento.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E ora stiamo a vedere come va a finire...
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Pantelleria e il libro dei sogni...
di Guido Picchetti (a margine di un articolo condiviso su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/163835233765405


     5/01/13 - Ricevo da Gaspare Inglese, ingegnere ambientale in servizio presso il Comune di Pantelleria, la segnalazione di questo articolo e lo ringrazio. Un articolo che bene si collega al progetto di "Pantelleria Smart Island" dell'Enea ìdi cui ieri abbiamo parlato. Al "Patto delle Isole", richiamato nel titolo dell'articolo come opportunità per lo sviluppo energetico delle isole europee, la Regione Sicilia ha dichiarato la sua adesione nell'aprile 2011. Poi, nel novembre successivo l'assessore all'Energia, Giosuè Marino, ha formalmente firmato l'impegno della Sicilia, anche a nome delle amministrazioni comunali delle isole minori. E Pantelleria è la più grande delle isole minori siciliane...). Entro novembre 2012 la Sicilia e le sue isole avrebbero però dovuto presentare il proprio piano per la riduzione delle emissioni di CO2, il primo passo per la selezione delle iniziative finanziabili dalla Commissione e di quelle che avrebbero potuto ricevere finanziamenti agevolati dalla Banca europea degli investimenti.
     Purtroppo la Sicilia, a causa del lungo periodo di transizione legato alla fine anticipata della legislatura e alle nuove elezioni, non è riuscita a presentare il suo piano entro i termini previsti, e a novembre 2012 il progetto è stato ufficialmente chiuso e sono andate perse di conseguenza le opportunità di finanziamento. Tuttavia, a quanto pare, dalla seconda conferenza di Bruxelles sarebbe arrivata la notizia del possibile prolungamento del "Patto" e del suo "rilancio" in chiave europea, in sinergia con il Patto dei Sindaci, e con un pacchetto di nuove misure che la Commissione sta elaborando e che sono finalizzate soprattutto alla tutela del mare e dell'ambiente.
     "Le prossime settimane saranno, in questo senso, decisive. E' già previsto un calendario di incontri tra i responsabili del Patto delle Isole, la DG Mare e la DG Energia. Durante tutte le attività preliminari avviate dalla Sicilia insieme ai dirigenti europei, erano stati individuati gli obiettivi strategici su cui operare nella fase di primo impatto", conclude l'articolo pubbicato da "Regioni It", il sito istituzionale della "Conferenza delle Regioni e Province autonome". E Pantelleria ? Si farà ancora sfuggire questa opportunità ? Saprà approfittare e presentarsi con tutte le sue carte in regola per realizzare il suo futuro nel migliore dei modi ? I progetti non mancano certo... Occorre solo la volontà e la capacità di portarli a compimento come si deve... e non lasciarli solo scritti nei libri dei sogni...

Patto delle isole: una opportunità energetica per la Sicilia
http://www.regioni.it/...una_opportunita_energetica_per_la_sicilia__/news.php?id=277227
 

     22 novembre 2012 - La Sicilia può sperare di recuperare il suo spazio operativo nel quadro del Patto delle Isole, che rappresenta - per le isole europee - il quadro d'insieme del Patto dei Sindaci: i due strumenti attraverso cui le istituzioni europee hanno promosso negli ultimi anni la crescita dell'uso di energia sostenibile. Di questi argomenti si è discusso a Bruxelles, alla presenza dei rappresentanti di molte isole europee, nel quadro della seconda conferenza europea del Patto delle Isole. Così come il Patto dei sindaci, il Patto delle Isole, permette alle amministrazioni di accedere a finanziamenti e a prestiti agevolati per la realizzazione di iniziative che, attraverso la produzione di energia sostenibile, riducano le emissioni di CO2 in atmosfera.
     La Sicilia è - insieme alla Sardegna - il maggior partner del Patto nel Mediterraneo. La Regione ha dichiarato la sua adesione al Patto nell'aprile 2011, nel corso della cerimonia ufficiale di apertura del progetto. Poi, nel novembre successivo l'assessore all'Energia, Giosuè Marino, ha formalmente firmato l'impegno della Sicilia, anche a nome delle amministrazioni comunali delle isole minori.
     Entro novembre 2012, la Sicilia e le sue isole avrebbero però dovuto presentare il proprio piano per la riduzione delle emissioni di CO2: il primo passo per la selezione delle iniziative finanziabili dalla Commissione e di quelle che invece possono ricevere finanziamenti agevolati dalla Banca europea degli investimenti.
     Durante tutte le attività preliminari, avviate dalla Sicilia insieme ai dirigenti europei, erano stati individuati gli obiettivi strategici su cui operare nella fase di primo impatto. Per ottimizzare gli sforzi si era pensato di concentrare le azioni intorno alle centrali elettriche e ai dissalatori che producono l'energia e l'acqua potabile necessarie nelle isole minori. Sia le centrali elettriche sia i dissalatori funzionano infatti a gasolio e producono un forte impatto ambientale. Per le iniziative sul territorio regionale, si erano proposti interventi di riconversione degli scarichi ai più grossi insediamenti industriali siciliani.
     La Sicilia, a causa del lungo periodo di transizione legato alla fine anticipata della legislatura e alle nuove elezioni, non è riuscita a presentare il suo piano. Tra una settimana il progetto sarà ufficialmente chiuso e potenzialmente le opportunità di finanziamento saranno perse. Ma dalla seconda conferenza di Bruxelles arriva la notizia del possibile prolungamento del "Patto" e del suo "rilancio" in chiave europea, in sinergia con il Patto dei Sindaci e un pacchetto di nuove misure che la Commissione sta elaborando e che sono finalizzate soprattutto alla tutela del mare e dell'ambiente. Le prossime settimane saranno, in questo senso, decisive. E' già previsto un calendario di incontri tra i responsabili del Patto delle Isole, la DG Mare e la DG Energia.

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Dalla mia Bacheca su FB del 4/02/13

Pantelleria Smart Island e la nuova circolare di Miniambiente. Fatti l'uno per l'altra ?
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4958437833088&l=5a2ddc731b

Dateci un occhiata... e ditemi cosa ne pensate... Qui seguire c'è la circolare 5505/2013, appena emanata dal Ministero dell’Ambiente d'intesa con la Cassa Depositi e Prestiti che, grazie al Fondo Kyoto, potrà agevolare una serie di progetti nell’ambito della "green economy" e della riqualificazione ambientale, così come previsto dal Decreto Legge Sviluppo 83/2012.

Sicurezza territorio e rinnovabili, 460 milioni per gli under 35
di Paola Mammarella
http://www.edilportale.com/...rinnovabili-460-milioni-per-gli-under-35_31455_52.html

     30/01/2013 - Entro il 26 aprile le richieste di contributo per progetti in ambito di antisismica, sicurezza idrogeologica e green economy che occupano i giovani 30/01/2013 - Via alle domande di finanziamento per gli interventi di messa in sicurezza del territorio e la ricerca nell’ambito delle rinnovabili, in grado di dare occupazione ai giovani sotto i 35 anni.
     Con la circolare 5505/2013, emanata dal Ministero dell’Ambiente d'intesa con la Cassa Depositi e Prestiti, il Fondo Kyoto potrà agevolare una serie di progetti nell’ambito della green economy e della riqualificazione ambientale, così come previsto dal Decreto Legge Sviluppo 83/2012.
     Per la concessione delle agevolazioni il fondo può contare su una dotazione iniziale di 460 milioni di euro. 10 milioni sono riservati ai progetti proposti da Srls – Società a responsabilità limitata semplificata. 70 milioni andranno invece a coprire gli interventi di ambientalizzazione e riqualificazione ricompresi nell'area del Sin - Sito di interesse nazionale - di Taranto.
     La parte più consistente, che ammonta a 380 milioni, è destinata ai progetti di investimento presentati da imprese in forma individuale, societaria, da loro consorzi o unite da un contratto di rete. Al momento della presentazione della domanda è necessario possedere determinati requisiti, come l’iscrizione al registro delle imprese, trovarsi in regime di contabilità ordinaria, nel pieno e libero esercizio dei propri diritti e non sottoposti a procedure concorsuali né ad amministrazione controllata, aver depositato presso il registro delle imprese almeno due bilanci su base annuale.
     Tra i settori di intervento in cui possono essere convogliati i finanziamenti del Fondo Kyoto rientrano:
     - protezione del territorio e prevenzione del rischio idrogeologico e sismico;
     - ricerca, sviluppo e produzione di biocarburanti di seconda e terza generazione;
     - ricerca, sviluppo e produzione mediante bioraffinerie di prodotti intermedi chimici da biomasse e scarti vegetali;
     - ricerca, sviluppo, produzione e installazione di tecnologie nel solare termico, solare a concentrazione, solare termo-dinamico, solare fotovoltaico, biomasse, biogas e geotermia;
     - incremento dell'efficienza negli usi finali dell'energia nei settori civile, industriale e terziario, compresi gli interventi di social housing;
     - processi di produzione o valorizzazione di prodotti, processi produttivi od organizzativi o servizi che, rispetto alle alternative disponibili, comportino una riduzione dell'inquinamento e dell'uso delle risorse nell'arco dell'intero ciclo di vita.
     Il taglio minimo dei progetti presentati deve ammontare ad un milione di euro. Scende invece a 500 mila euro l’importo dei progetti presentati dalle Pmi e dalle Esco e a 200 mila euro quello delle iniziative portate avanti dalle Srls. Allo stesso tempo, i progetti devono essere nuovi. Non è infatti possibile ricevere finanziamenti per iniziative già avviate prima della pubblicazione della circolare.
     Per poter beneficiare degli incentivi, i progetti devono prevedere l’occupazione a tempo indeterminato di almeno tre giovani fino a 35 anni. Se le assunzioni superano le tre unità, un terzo dei posti deve essere riservato a giovani laureati fino a 28 anni. Per Srls, Pmi ed Esco il numero minimo di assunzioni è invece pari ad una unità. Ad ogni modo, le assunzioni devono essere aggiuntive rispetto alla media di lavoratori degli ultimi dodici mesi.
     Il finanziamento del Fondo Kyoto copre una parte del costo totale del progetto, mentre la parte restante è a carico del beneficiario. Nei progetti presentati da Pmi, Esco e Srls la percentuale agevolabile può raggiungere al massimo il 75% dei costi. Negli altri casi il finanziamento scende al 60%.
     Tra i costi ammissibili, che concorrono a determinare l’importo del progetto, ci sono gli investimenti materiali, come spese per l’acquisto di attrezzature e macchinari, e immateriali, cioè brevetti e programmi informatici. Ammesse anche le spese per servizi e consulenze, i costi del personale, le spese generali fino al 10% del valore del progetto e i costi per l’adeguamento degli edifici alla normativa antisismica.
     Per la presentazione delle domande di agevolazione ci sono 90 giorni di tempo dalla pubblicazione della circolare in Gazzetta Ufficiale. La documentazione dovrà quindi essere inviata entro il 26 aprile 2013 all'indirizzo di posta elettronica fondokyoto@pec.minambiente.it.
     Per ulteriori informazioni è stata attivata la casella
infofondokyoto@minambiente.it.

     Mentre qui trovate tutte le informazioni sul progetto originario di "Pantelleria Smart Island" presentato al "1° Smart Grid International Forum" svoltosi nel Dicembre 2010 a Roma, progetto debitamente aggiornato a cura degli autori e pubblicato in lingua inglese nel Febbraio 2012 sulla rivista scientifica "Energy" (www.eisevier.com/locate/energy). Nell'immagine qui sotto un articolo del sottoscritto pubblicato il 3 Dicembre 2010 su Blog Sicilia, proprio in occasione della presentazione del progetto di "Pantelleria Smart island" al Forum di Roma...

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Post di Gianluca Cecere
Guido è tutto molto interessante , ed il fatto di essere ripreso nel tempo (anche se a distanza di 1 anno o due) significa che c'è interesse. Sono argomenti impoortanti che devono essere recepiti anche dai singoli cittadini, cosa che all'estero sta accadendo già da anni. Spero che qualcosa andrà in porto...
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2 condivisioni
- Lampeduzero - 2012 ha condiviso la foto.
Qui c'è la circolare 5505/2013, appena emanata dal Ministero dell’Ambiente d'intesa con la Cassa Depositi e Prestiti che, grazie al Fondo Kyoto, potrà agevolare una serie di progetti nell’ambito della "green economy" e della riqualificazione ambientale, così come previsto dal Decreto Legge Sviluppo 83/2012 (vedi http://www.edilportale.com/news/2013/01/ambiente/sicurezza-territorio-e-rinnovabili-460-milioni-per-gli-under-35_31455_52.html).
Mentre qui trovate tutte le informazioni sul progetto originario di "Pantelleria Smart Island" presentato dall'ENEA al 1° Smart Grid International Forum" nel Dicembre 2010 a Roma (vedi http://www.guidopicchetti.it/...202013/130201_Graditi.pdf); e qui invece lo stesso progetto, debitamente aggiornato a cura degli autori, pubblicato in lingua inglese nel Febbraio 2012 sulla rivista scientifica "Energy" (www.eisevier.com/locate/energy), vedi http://www.guidopicchetti.it/.../130201_Elsevier_Graditi.pdf.
Nell'immagine a lato un articolo del sottoscritto pubblicato il 3 Dicembre 2010 su Blog Sicilia a proposito del progetto di "Pantelleria Smart island".

- Gianluca Cecere ha condiviso la foto.
@ Giovanni Canalis. Devi darci un'occhiata... specialmente a questo http://www.guidopicchetti.it/I.../130201_Graditi.pdf  e dirmi cosa ne pensi... http://www.guidopicchetti.it/.../echi_stampa/ec_stampa%202013/130201_Elsevier_Graditi.pdf
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Dalla mia Bacheca su FB del 3/02/13

Usa, allarme per le fiamme dei pozzi petroliferi: "Spreco enorme di risorsa sempre più preziosa" di Antonio Cianciullo
http://www.repubblica.it/ambiente/2013/01/28/news/usa_gas_inquinamento-51462378/


Le foto della Nasa non lasciano spazio a dubbi: mostrano zone degli Stati Uniti illuminate dal gas che si sprigiona durante l'estrazione del petrolio e che viene bruciato come misura di sicurezza. Una produzione che si è quintuplicata negli ultimi 5 anni. Un rischio per l'ambiente e uno spreco.

     28 GENNAIO 2013 - LA FOTO da satellite è impressionante: gli Stati Uniti sono rischiarati in piena notte dal bagliore delle fiamme che si alzano dagli impianti di oil gas, il petrolio ottenuto con una nuova tecnologia basata sulla frantumazione delle rocce in profondità. La denuncia è stata ripresa oggi con evidenza dal Financial Times che sintetizza i numeri che creano l’allarme. Secondo le valutazioni della Banca Mondiale, negli ultimi 5 anni è quintuplicato il volume del gas, sprigionato durante l’estrazione del petrolio, che non viene utilizzato ma bruciato dalle torce per motivi di sicurezza. Per avere un’idea delle dimensioni di questo colossale spreco basta pensare che il gas inutilmente bruciato nel cuore dell’America sarebbe sufficiente ad alimentare tutte le case di Chicago e Washington.
     Uno sperpero che ha riflessi pesanti sull’ambiente. Finora gli Stati Uniti hanno difeso il nuovo sistema di sfruttamento degli idrocarburi con due motivazioni. La prima è che in questo modo gli States puntano a sorpassare l’Arabia Saudita come produttore. La seconda è che l’olio e il gas ottenuti frantumando le rocce permettono di fare a meno del carbone (il combustibile fossile con maggior impatto serra) migliorando il profilo energetico del Paese. Ma ora il secondo punto viene meno. Per tre motivi. Il primo è che il carbone estratto in America continua ad essere usato perché viene in buona parte esportato. Dunque l’effetto serra prodotto dal suo impiego non è evitato: a danno si aggiunge danno.
     Il secondo motivo è stato evidenziato alla conferenza sul clima di Doha da Tom Galdtooth, dell’Indigenous Environmental Network che raggruppa 250 mila persone divise in 150 comunità: le tecniche del fracking (hydraulic fracturing), con la perforazione in profondità che spara vapore ad altissime temperature per sciogliere le rocce, provocano l’inquinamento delle falde idriche che mette a rischio la sicurezza di 15 mila persone solo nell’area al confine tra Stati Uniti e Canada.
     “Nella nostra cultura tradizionale utilizzavamo le sabbie bituminose come sigillante per le canoe”, racconta Tom Galdtooth. “Adesso si usa un’enorme quantità di calore e di acqua per separare il petrolio dalla sabbia usando agenti chimici che inquinano il terreno e l’acqua. Tra l’altro servono 5 barili di acqua per 1 barile di greggio estratto: uno spreco enorme di una risorsa sempre più preziosa”.
     Il terzo motivo viene ora alla luce con la denuncia sull’enorme quantità di gas indesiderato che è bruciato emettendo altri gas serra che minano l’equilibrio climatico del pianeta. “Sono tecniche pericolose: in Francia hanno deciso di proibirle e molti altri paesi europei guardano con preoccupazione al fracking”, commenta Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club. “All’elenco dei danni certi va poi aggiunto un sospetto avanzato in alcuni studi scientifici: le perforazioni che sparano con grande violenza getti di vapore in profondità potrebbero contribuire all’aumento dei fenomeni sismici”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Una vera mosca bianca... E' quest'articolo di Antonio Cianciullo su Repubblica, uno dei pochi articoli sulla stampa nazionale che parla dei rischi che in tutto il mondo si stanno correndo fin d'ora e che ancor più minacciano il futuro dell'umanità grazie alle nuove tecnologie di sfruttamento delle energie fossili, petrolio e gas in primo luogo. Ma neppure una parola su come il nostro Paese stia facendo ormai da tempo da battistrada in questa folle corsa, danneggiando il patrimonio ambientale, culturale, e finanche sociale in tante zone del nostro Paese... E su questo, che dovrebbe essere un argomento almeno di dibattito in vista delle prossime scadenze elettorali tra quanti si candidano a governare il Paese, silenzio assoluto...
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Petrolio: Ola, No Triv e No Scorie su istanze di ricerche
da "Basilicata Net"
http://www.basilicatanet.it/basilicatanet/site/Basilicatanet/detail.jsp?sec=1005&otype=1012&id=684180


     02/02/2013 - In merito alle nuove istanze di ricerche avanzate dalle compagni petrolifere nella provincia di Matera e nell’area del Vulture, la Ola (Organizzazione lucana Ambientalista), No Triv Mediterraneo e No Scorie Trisaia, chiedono ai comuni interessati di “esprimere una forte opposizione e presentare proprie osservazioni per bloccare l'iter successivo di screening nell'ambito della VIA entro il termine fissato di 45 gg (ovvero entro il 18 Marzo 2013). Il territorio ha al proprio interno valenze ambientali, naturalistiche e paesaggistiche rilevanti con la presenza di IBA (Important Bird Area), SIC e ZPS ed aree umide di interesse internazionale (Riserva Naturale Lago San Giuliano, Calanchi di Montalbano Jonico, parco Regionale Murgia Materana, etc)”.
      Per quanto riguarda invece le istanze di ricerca di idrocarburi nel Mar Jonio, le organizzazioni fanno presente che le nuove istanze di permesso “si aggiungono a quelle della Shell ed alle altre numerose richieste di altre compagnie in fase di approvazione presso il Ministero dello Sviluppo Economico, nonostante la contrarietà espressa dalle comunità, dai comuni rivieraschi e dalle associazioni e movimenti dell'arco jonico pugliese, lucano e calabrese”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Questo è invece l'appello delle organizzazioni lucane anti-trivelle ai comuni interessati della provincia di Matera e nell’area del Vulture ad inviare entro il termine fissato di 45 gg, ovvero entro il 18 Marzo 2013, le loro osservazioni e i loro pareri contrari necessri per bloccare i procedimenti di VIA in merito alle nuove istanze di ricerche avanzate in tali zone dalle compagnie petrolifere.
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Basta con l’assalto delle trivelle in Basilicata e nel Mar Jonio
da "Ola Ambientalista it"
http://www.olambientalista.it/basta-con-lassalto-delle-trivelle-in-basilicata-e-nel-mar-jonio/


     2 Febbraio - La Ola, Organizzazione lucana Ambientalista, No Triv Mediterraneo e No Scorie Trisaia denunciano l’incessante assalto da parte delle compagnie petrolifere alla Basilicata e nel Mar Jonio. Sul bollettino ufficiale della Regione Basilicata n. 3 del 1/2/2013 (II parte), è stata infatti pubblicata la procedura di verifica “screening” relativa alla ricerca di idrocarburi denominato “La Capriola", in Provincia di Matera. La società del Regno Unito Delta Energy Ltd, domiciliata presso lo Studio Legale Turco a Roma con diramazioni nella città dei Sassi ha inoltrato l’istanza anche ai comuni interessati di Bernalda, Montalbano Jonico, Montescaglioso, Pisticci e Pomarico su oltre 188 Kmq. Questa nuova istanza di ricerca idrocarburi si aggiunge agli altri due permessi di ricerca “il Perito”, sempre nella provincia di Matera e “La Bicocca” nell’area dell’Aglianico del Vulture.
     La Ola, No Triv Mediterraneo e No Scorie Trisaia chiedono ai comuni interessati di esprimere una forte opposizione e presentare proprie osservazioni per bloccare l’iter successivo di screening nell’ambito della VIA entro il termine fissato di 45 gg (ovvero entro il 18 Marzo 2013). Il territorio ha al proprio interno valenze ambientali, naturalistiche e paesaggistiche rilevanti con la presenza di IBA (Important Bird Area), SIC e ZPS ed aree umide di interesse internazionale (Riserva Naturale Lago San Giuliano, Calanchi di Montalbano Jonico, parco Regionale Murgia Materana, etc). L’istanza addirittura si sovrappone ad altre concessioni e permessi petroliferi già esistenti, di cui sia il ministero per lo sviluppo economico e sia la Regione Basilicata dovranno tenerne conto.La società richiedente, forse nella fretta di perimetrare l’area dovuta ad interessi commerciali e finanziari prima ancora che estrattivi, avrebbe commesso grossolane forzature, a meno chè non vi siano accordi commerciali e strategie al momento non note.
     Il presidente della Giunta Regionale, messa da parte la finta moratoria petrolifera, in piena campagna elettorale, si guarda bene da sospendere l’iter di tutte le nuove istanze e permessi di ricerca di idrocarburi affinchè l’intero territorio regionale non venga distrutto e trasformato in gruviera petrolifera, ma rilancia invece l’articolo 16 della legge sulle privatizzazioni dell’ex governo Monti ed il Memorandum del raddoppio delle estrazioni.

- In alto a sinistra il permesso di ricerca idrocarburi denominato “La Capriola". richiesto dalla "Delta Energy Ltd".
- In alto a destra il permesso di ricerca “d 63 F.R. – NP”, a sinistra il permesso di ricerca
“d59 F.R. – NP”, e qui  sopra il permesso di ricerca “d 64 F.R.- NP”, tutti su istanze della "Northern Petroleum ltd".

     Per quanto riguarda invece il Mar Jonio sul BUIG (Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse) del mese di Gennaio sono state pubblicate le istanze di ricerca della società Northem Petroleum ltd nel Mar Jonio. Esse riaguardano la riapertura del procedimento delle istanze di permesso di ricerca “d 64 F.R.- NP” e “d59 F.R. – NP”, già rigettate nel giugno del 2011, e la riperimetrazione dell’istanza di permesso di ricerca “d 63 F.R. – NP”. Le istanze di permesso si aggiungono a quelle della Shell ed alle altre numerose richieste di altre compagnie in fase di approvazione presso il Ministero dello Sviluppo Economico, nonostante la contrarietà espressa dalle comunità, dai comuni rivieraschi e dalle associazioni e movimenti dell’arco jonico pugliese, lucano e calabrese.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ma è possibile che nessuno della nostra "illuminata" stampa dell'informazione politica, non dico denunci, ma che almeno si meravigli delle decisioni che continua ad avallare il Ministero dello Sviluppo Economico in fatto di concessioni e autorizzazioni per iniziative petrolifere ? Decisioni. oltretutto, prese senza tenere in alcuna considerazione i pareri contrari espressi dalle comunità locali direttamente interessate, e firmate da Corrado Passera, ministro in carica di detto Ministero, il quale neppure si assume le responsabilità di quanto va facendo, come pure sarebbe giusto, affiancandosi al candidato premier Mario Monti nelle prossime elezioni, evitando così di sottoporsi al giudizio dei cittadini per le sue iniziative decisamente tutt'altro che trasparenti...
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Partono le trivellazioni in Sicilia per cercare petrolio in zona sismica…
di Luca Scialò
http://www.tuttogreen.it/partono-le-trivellazioni-in-sicilia-per-cercare-petrolio-in-zona-sismica/


     1 febbraio 2013 - Scongiurate, almeno per ora, trivellazioni davanti alle isole Egadi o tra Selinunte e Sciacca e anche al largo di Pantelleria. Ma in Sicilia a correre il pericolo è la Valle del Belice, territorio colpito dal terremoto il 15 gennaio 1968 e che attende da allora ancora i soldi per completare la ricostruzione (la Legge di Stabilità appena votata ha stanziato solo 10 milioni di euro).   
     L’allarme su quello che da qui a poco potrebbe accadere è stato lanciato sia da alcune associazioni delle zone di Montevago e Sciacca (in provincia di Agrigento) che dal Consiglio Provinciale di Trapani.
     L’area interessata dalle trivellazioni è vasta 600 kmq e la società, Enel Longanesi, autorizzata dalla Regione oltre un anno fa a trivellare, comincia solo ora le attività di ricerca di idrocarburi. Infatti ad ottobre 2012 la Regione Siciliana ha dato il via libera definitivo.
     Tra i documenti però ci sono delle stranezze, come una relazione geologica firmata ma senza i timbri di appartenenza all’Ordine professionale da parte di chi l’ha redatta. Si tratta di una vicenda assurda: si trivella in una zona terremotata che da quasi mezzo secolo è in attesa di fondi per la ricostruzione e la documentazione per i permessi apparte non sembra corretta. Queste trivellazioni non s’hanno da fare…
FOCUS: Basilicata e Petrolio, una lunga storia ma non a lieto fine
     http://www.tuttogreen.it/basilicata-e-petrolio-una-lunga-storia-ma-non-a-lieto-fine/
LEGGI ANCHE: In Italia la corsa all’estrazione del petrolio non si è mai fermata
 
    http://www.tuttogreen.it/in-italia-la-corsa-allestrazione-del-petrolio-non-si-e-mai-fermata/
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Basta il titolo... Da solo dice tutto... Condoglianze o auguri ? Penso vadano bene entrambi...

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Mar Tirreno: trivellano il vulcano sottomarino Marsili!
di "Terra Real Time"
http://terrarealtime.blogspot.it/2013/02/mar-tirreno-trivellano-il-vulcano.html


     1 febbraio 2013 - A nord delle isole Eolie, al largo delle coste di Campania, Calabria e Sicilia, si staglia sotto il fondo del mare, il più grande vulcano d’Europa, ma non si vede perché è completamente sommerso da 500 metri d’acqua. Si innalza per 3 mila metri: la sua struttura è lunga 70 chilometri ed è larga 30. Secondo l’intrattenitore televisivo Piero Angela «è un’ottima sorgente di energia geotermica». Tant’ è che il Ministero dello Sviluppo Economico ha conferito il 29 settembre 2009 alla Eurobuilding Spa un permesso di ricerca esclusivo per fluidi geotermici a mare sull'area del Marsili:
      "Il programma delle attività prevede in primo luogo la realizzazione di un monitoraggio completo di tale struttura, utilizzando le metodologie e le tecnologie più innovative. Su questo programma la società con sede legale a Servigliano in provincia di Ascoli Piceno, ha già ottenuto una valutazione positiva dalla Direzione Generale per la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale ) del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare."
     In sostanza, lo Stato italiano ha escluso per decreto la valutazione di impatto ambientale. Insomma, una follia legalizzata che potrebbe causare disastri irreparabili. Eppure, per mera sete di profitto economico i padroni del vapore procedono alla perforazione. Pochi mesi dopo il rilascio del nulla osta, il 28 aprile 2010, il governo Berlusconi getta fumo negli occhi dell'imbambolata opinione pubblica. E si arriva alla scoperta dell'acqua calda.
     "Il programma delle attività prevede in primo luogo la realizzazione di un monitoraggio completo di tale struttura, utilizzando le metodologie e le tecnologie più innovative. Su questo programma la società con sede legale a Servigliano in provincia di Ascoli Piceno, ha già ottenuto una valutazione positiva dalla Direzione Generale per la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale ) del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare."
     "Vulcani: sono 12 i sommersi".
Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ha firmato oggi una ordinanza di Protezione civile che darà il via a un piano di monitoraggio subaqueo di dodici vulcani sommmersi, nel mar Tirreno e nel canale di Sicilia. Lo ha annunciato il Capo Dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, in una conferenza stampa nella sede dell’Associazione stampa estera a Roma. Si tratta di un attività che non ha precedenti nel mondo.
     “Noi dobbiamo alzare il velo su questi vulcani sommersi che non vediamo -
ha sottolineato Bertolaso - e cominciare a localizzarli esattamente. Dobbiamo vederli, toccarli, capirne i comportamenti”. Tra questi, ci sono il Vavilov e il Marsili: quest’ultimo è il vulcano con la superficie sommersa tra i più grandi al mondo. E’ necessario studiarli, per prevenire i rischi di possibili tsunami e poi porre in atto piani di prevenzione. Bertolaso, ha citato il caso Stromboli, un vulcano alto quanto l’Etna (per due terzi è sommerso) che oggi è “uno dei vulcani più sorvegliati al mondo”.
    
Il 30 dicembre 2002, il distacco di una parte in mare, a una profondità di 2000 metri, provocò uno tsunami “che non fu di poco conto”. Ci furono onde alte quanto il maremoto del 28 dicembre 2004 nel Sud-Est asiatico. Non ci furono conseguenze sulle persone, a parte un ferito lieve, solo perchè era inverno. “Se lo stesso evento si fosse verificato in piena estate - ha sottolineato Bertolaso - il bilancio sarebbe stato sicuramente ben più pesante”: una decina o anche forse un migliaio di vittime con l’isola e le spiagge della sosta siciliana affollate di bagnanti e raggiunte dall’onda anomala. “Per fortuna - ha detto Bertolaso - è avvenuto a dicembre”.
    
Il progetto di monitoraggio si avvarrà anche della consulenza di esperti internazionali di vulcanologia e della comunità scientifica. Annunciò Eurobuilding - «Entro il 2012 potrà essere realizzato il primo pozzo geotermico offshore della storia. I numerosi vulcani presenti nel Tirreno meridionale – al largo delle coste siciliane, calabresi e campane – sono enormi sorgenti di calore; l’acqua marina che s’infiltra al loro interno si surriscalda (può raggiungere temperature di 400° C e pressioni superiori a 200 bar) e acquista un potenziale calorifero che può essere trasformato in energia elettrica, paragonabile a quello generato dalle più grandi centrali geotermiche mondiali o ad impianti nucleari di media taglia.

     Il Cammino del progetto "Marsili" si comprende di tre fasi: Esplorazione, Perforazione, Produzione. Il Mediterraneo, e più precisamente il Mar Tirreno sud-orientale è sede di un importante distretto vulcanico, sottomarino, il Marsili, che può diventare la prima importante fonte di approvvigionamento di energia geotermica offshore della storia, aprendo la strada ad una nuova, pulita ed inesauribile fonte di energia.
     La società italiana Eurobuilding spa e il gruppo di ricerca da essa costituito e finanziato, che comprendente i più importanti Organismi di Ricerca del settore e precisamente: l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - INGV; l'Istituto per la Geologia Marina del CNR-Ismar, l’Università di Chieti - Centro di Ricerche sperimentali per le geotecnologie ed il Politecnico di Bari, hanno affrontato dal 2005 ad oggi una sfida scientifica e tecnologica unica a livello mondiale, con l'obiettivo finale di produrre energia dal primo campo geotermico a mare, ubicato nell'area del Marsili. La perforazione dei pozzi esplorativi è la fase finale di ogni programma di esplorazione ed è il solo metodo che permette di definire con certezza le caratteristiche di un serbatoio geotermico e di valutarne il potenziale.
     L’attività di perforazione verrà sviluppata attraverso una struttura superficiale di supporto (piattaforma semi-sommergibile, drilling ship). Profondità di attacco tra 500 e 1000 m non costituiscono un problema per l’utilizzo di tubaggio di raccordo con la testa pozzo (riser). Tale obiettivo sarà perseguito attraverso la definizione di una campagna oceanografica, da realizzarsi entro il 2011, propedeutica alla realizzazione del primo pozzo geotermico offshore mari realizzato, previsto per il 2012. La produzione di energia elettrica, con il supporto di una piattaforma multifunzionale offshore, dotata di tutte le strutture necessarie alla perforazione e alle unità di produzione di energia elettrica, sarà possibile entro il 2015. In una struttura delle dimensioni del vulcano Marsili si attendono decine di milioni di m3 di fluidi geotermici da avviare a produzione elettrica, con una ricarica praticamente continua (questo elemento è molto importante perché permette di sfruttare tutte le potenzialità del campo geotermico senza problemi di abbassamento del livello dei fluidi che, invece, si incontrano nei campi onshore). In questo modo sarà possibile installare una capacità produttiva di almeno 800 MWe, tale da raddoppiare l’attuale potenza elettrica nazionale proveniente da fonte geotermica.
     L’investimento complessivo per opere e infrastrutture connesse a tale obiettivo è stimato in circa 2 miliardi di euro. Nell’area di mare oggetto del Permesso di Ricerca non risultano zone soggette a vincoli di tutela biologica, naturalistica e archeologica. L’area non esercita alcuna influenza sul regime dei litorali, né sulla fruizione turistica delle aree costiere, inclusi gli aspetti paesaggistici. Inoltre, le attività di esplorazione geofisica e geochimica del campo geotermico del vulcano sottomarino Marsili non sono invasive e non comportano alcun impatto sull’atmosfera e sull’ambiente idrico. Relativamente alle attività di perforazione geotermica non si prevedono impatti tali da creare modificazioni permanenti all’ambiente, considerata anche la breve durata delle operazioni previste». In altri termini, dichiarazioni tranquillizzanti, anzi di carattere pubblicitario, senza alcun supporto scientifico. Ed è ben strano che il mastodontico progetto - ben instradato - non sia stato sottoposto a valutazioni ambientali di alcun genere (VIA e VAS) e le cosiddette associazioni ambientaliste italiote tacciano. C'è puzza di bruciato lontano anni luce. E magari un interessamento della magistratura non sarebbe male, se non addirittura doveroso.
     La società Eurobuilding, attualmente è sotto indagine della Procura della Repubblica di Ancona (pm Paolo Gubinelli) per un "appalto truccato legato a lavori e danni ambientali sulla costa marchigiana". Inoltre, il Tar Abruzzo ha respinto la richiesta della medesima società di estrarre notevoli quantità di sabbia dal fondo del mare Adriatico. Gratta e scava, ed ecco Angelo Zerilli, un ufficiale superiore delle capitanerie di porto in congedo: socio e consulente amministrativo Eurobuilding dal gennaio 2006 al maggio 2012 (6 anni e 5 mesi). Sul suo curriculum Zerilli, uno ben ammanicato, ne fa un motivo di vanto e scrive: "CONSULENTE PER L'OTTENIMENTO DEL PERMESSO DI RICERCA PER LO SFRUTTAMENTO DELLA GEOTERMIA MARINA NELL'AREA DEL VULCANO SOTTOMARINO " MARSILI" NEL MAR TIRRENO IN AMBITO DI PIATTAFORMA CONTINENTALE. PERMESSO DI RICERCA ATTUALMENTE IN VIGENZA".
     Il progetto Marsili aveva mosso i primi passi nel 2006, con la presentazione dell'istanza al ministero. A quanto pare un ex militare ben introdotto nelle stanze basse del sistema di potere: "1989- 2002: Responsabile della Portualità Turistica del Ministero Trasporti; 1994: Capo Segreteria del Sottosegretario di Stato Gianfranco Micciché; 1997: delegato dal Ministro dei Trasporti per il contratto d' area Torrese - Stabiese; 1997: predispone il Decreto Burlando per il rilascio delle concessioni per porti turistici, 1999: relatore per l'Italia alle riunioni dell'ICOMIA, a St. Thomas, US Virgin Islands, Fort Lauderdale, Istanbul maggio 2000: relatore per l’Italia a Florianopolis sviluppo del turismo brasiliano; Giugno 2001: Presidenza del Consiglio - coordinatore per la riconversione dell’Arsenale Militare della Maddalena, su progetto dallo stesso ideato; 2001 promosso Capitano di Vascello e posto in congedo a domanda; Aprile 2002: consulente del Principe AgaKan per loYachting Club Costa Smeralda di Porto Cervo;2005: esperto di Confindustria Lazio; Ottobre 2005: candidato a Presidente dell’Autorità Portuale Civitavecchia. Dal Novembre 2006 consulente Regione Lazio, per Piano dei Porti del Lazio. Dicembre 2006: ottenimento 80 anni di concessione per porto di Loano. Dicembre 2006 ottenimento della c.d.m. per anni 50 in favore della Società Marina di Archimede - Siracusa. 2007 Comune di Capo D'Orlando, componente commissione esame porto turistico. Dal 2009 consulente Acquamarcia per Venezia".
      Allarme inascoltato - "Pericolo tsunami nel Tirreno": geologo lancia l’allarme, "il vulcano Marsili si è risvegliato". A quanto rilevato la sua attività si è ridestata, ed ora la preoccupazione è per una catastrofe che potrebbe originarsi da una sua eruzione e conseguenti eventi franosi sui suoi versanti, onda anomala che colpirebbe le coste meridionali che si affacciano sul Tirreno, appunto. È stato il professor Franco Ortolani, direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio ed ordinario di Geologia presso l’università Federico II di Napoli, a notare questa attività e a lanciare l’allerta. Chiaramente è importante, pur dedicando molta attenzione a ciò che avverrà nel Marsili, evitare facili allarmismi: come ha dichiarato lo stesso Ortolani è fondamentale organizzare, nel più breve tempo possibile, dei ‘sistemi di difesa dei litorali‘. Ortolani dà un’idea di come si realizzano tali sistemi mediante uno studio approfondito pubblicato sul Portale Meteo del Mar Mediterraneo. Secondo l’idea del professore, si potrebbero sfruttare le isole dell’arcipelago delle Eolie come delle vere e proprie ‘sentinelle’, che possano preannunciare con un tempo sufficiente all’organizzazione l’arrivo dell’onda anomala.
     Questo studio è stato definito dal professor Ortolani in seguito al maremoto verificatosi il 30 dicembre del 2002, e che aveva colpito Stromboli, le isole nelle vicinanze e anche le coste della Sicilia vicino a Milazzo e quelle campane di Marina di Camerota. I dati raccolti in quell’occasione e pubblicati dal dipartimento di fisica dell’Università di Bologna e dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma hanno rivelato come, negli ultimi duemila anni, sono stati 72 i movimenti anomali del mare che si sono abbattuti lungo le coste del nostro Paese. Secondo esperti di chiara fama, il più grande vulcano sottomarino d'Europa può disintegrare e provocare uno tsunami che potrebbe inghiottire il Sud Italia «in qualsiasi momento. Il vulcano Marsili, che brucia con magma, ha pareti fragili che potrebbero collassare. Potrebbe accadere domani». Eventuali smottamenti lungo le sue falde, innescati da movimenti sismici, potrebbero causare un maremoto che si abbatterebbe nel giro di pochi minuti sulla costa campana, a soli 150 chilometri di distanza.
     Infatti, il sismologo Enzo Boschi sulla questione ha pubblicamente dichiarato che «la caduta rapida di una notevole massa di materiale scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri. Il cedimento delle pareti muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un'onda di grande potenza. Gli indizi raccolti ora sono precisi ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione. Quello che serve è un sistema continuo di monitoraggio, per garantire attendibilità». (
      Corriere della Sera,  29 marzo 2010)
- «Potrebbe succedere anche domani. Le ultime indagini compiute dicono che l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili. Inoltre abbiamo misurato la camera di magma che si è formata negli ultimi anni ed è di grandi dimensioni. Tutto ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare all’improvviso». Enzo Boschi presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, pur nella cautela, ha toni preoccupati raccontando i risultati dell’ultima campagna di ricerche compiute sul Marsili, il più grande vulcano d’Europa, sommerso a 150 chilometri dalle coste della Campania. Dal fondale si alza per tremila metri e la vetta del suo cratere è a 450 metri dalla superficie del mare. La sua struttura è imponente essendo lunga 70 chilometri e larga 30. È un mostro nascosto di cui solo gli scandagli hanno rivelato il vero volto. Intorno si sono osservate diverse emissioni idrotermali con una frequenza ultimamente elevata e proprio queste, unite alla debole struttura delle pareti, potrebbero causare crolli più inquietanti della stessa possibile eruzione.
      Di recente sono stati registrati due eventi, per fortuna contenuti. «La caduta rapida di una notevole massa di materiale — spiega Boschi — scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri». Nel cuore del Marsili gli strumenti hanno dato un volto alla camera di magma incandescente che si è formata e che oggi raggiunge le dimensioni di quattro chilometri per due: è come una pentola ribollente con il coperchio ben tappato. Il Marsili è da anni un sorvegliato speciale per alcuni segni lanciati. Effetti collaterali? Mai stranamente considerati dal Governo tricolore. Secondo l’esperto Enzo Boschi, a capo per lungo tempo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, «La nostra ultima ricerca mostra che il vulcano non è strutturalmente solido, le sue pareti sono fragili, la camera magmatica è di dimensioni considerevoli. Tutto ciò ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe entrare in eruzione in qualsiasi momento». Allora è pericoloso bucare i vulcani in attività? Sono per caso giganteschi ordigni ad orologeria? C'è qualche nesso tra i giochi di guerra della Nato, proprio in questa area del Mediterraneo, a ridosso dei vulcani Marsili, Magnaghi e Vavilov, nonché di faglie sismiche attive, ed i terremoti che stanno sconquassando come non mai lo Stivale, in modo particolare dall'anno 2009 ?
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E' lo stesso articolo segnalatomi da Roberto Giacalone (che ringrazio) nel post precedente su Fb, qui nella versione originale pubblicata da "Terra Real Time"... Speriamo che le ricerche programmate sul Marsili e sugli altri vulcani sommersi del Mediterraneo, per giunta con finalità più o meno nascoste di sfruttamento di risorse termiche sotterranee (trivellazioni incluse), non si rivelino iniziative degne di "apprendisti stregoni", con tutto ciò che ne può derivare... Forse non si tratterà tanto di rischi di inquinamento ambientale, stante la profondità e la natura dei fondali da perforare, ma sappiamo bene che "Madre Natura" a certe violenze non resta a lungo andare indifferente... E Dio ce ne scampi e liberi da quel che non siamo in grado di prevedere, ma che si può provocare con delle azioni sconsiderate favorite da interessi economici, più che da valide motivazioni scientifiche...
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Dalla mia Bacheca su FB del 2/02/13

Trivelle nello Ionio e in Basilicata. Disinformazione e sviluppo ?
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/...in-basilicata-disinformazione-e-sviluppo-/561576917187461
 

     2 febbraio 2013 - Continuano in Basilicata le proteste contro le trivelle in difesa del territorio lucano e del Mar Ionio... Una battaglia impari e senza speranza... Fosse almeno giocata con onestà e trasparenza, invece che nell'assoluta mancanza di informazione, per non dire altro... E ciò a dispetto della pressante richiesta dei cittadini italiani di conoscere al riguardo i propositi dei partiti in lizza e di essere coinvolti nelle scelte dei modelli di sviluppo futuro possibili...

  Trivelle Jonio, Monti e l’economia fossile
da "Ola Ambientalista it"
http://www.olambientalista.it/trivelle-jonio-monti-e-leconomia-fossile/


     01/02/2013 - Con 11 permessi di ricerca in itinere e ben 6 compagnie petrolifere la distruzione del millenario mar Jonio dove si sviluppò la Magna Grecia (culla della civiltà moderna), è purtroppo segnata. Tra i primi responsabili di questo progetto c’è anche il premier Monti, capo del governo uscente che, con il ministro Passera, ha portato avanti con il decreto Crescitalia i vecchi progetti dei governi precedenti di trivellare il Mar Jonio partendo dall’Adriatico per arrivare aol Canale di Sicilia, per estrarre solo 7 settimane di greggio di fabbisogno nazionale. E’ indiscussa la partecipazione e la complicità degli schieramenti politici che hanno appoggiato questo governo e non da meno sono le responsabilità dei nostri ex responsabili in parlamento lucani che si sono distinti per il silenzio-assenso sulla vicenda.
     Il prof. Monti dovrebbe spiegare oggi ai giovani lucani a Matera come potrà mai l'economia basata sull’energia fossile portare benessere e sviluppo ai lucani e ai meridionali, dopo l’esempio di quello che avviene in Basilicata. Dove si sta distruggendo il patrimonio idrico di due regioni, l’agricoltura e il turismo. Semmai potrà fare una lezione sull’impoverimento di una regione per colpa delle estrazioni petrolifere, il dato Istat 2011 è chiaro: la Basilicata è la regione più povera d'Italia. Sicuramente il PIL del benessere dei lucani è venuto meno per la cattiva politica, per aver perso i finanziamenti "OBT uno" pari a 320 milioni di euro contro i 63 delle royalites del petrolio, e perché queste strategie energetiche sul fossile minacciano irrimediabilmente le economie locali, per le quali il petrolio è altamente incompatibile.
     Il prof. Monti dovrebbe spiegare invece il motivo per cui i petrolieri estraggono in Basilicata: le condizioni economiche e ambientali uniche al mondo favorevoli alle attività estrattive e alle compagnie petrolifere. Il perché inoltre si vuole estrarre poco greggio e di scarsa qualità dal nostro Mar Jonio. Monti dovrebbe spiegare ai giovani lucani che esiste purtroppo una legislazione a favore dei petrolieri a partire dagli oneri irrisori di concessione che pagano per le istanze, alle royalites più basse del mondo che con le franchigie non permettono ai territori di avere compensazioni, alle regole ambientali che non esistono (trivellano ovunque e dovunque), per non parlare dei finanziamenti concessi ai petrolieri per trivellare (BEI e CIPE).
     Gradiremmo che il prof Monti, o chi per lui, insegnasse ai giovani le energie rinnovabili eque e sostenibili, invece di ricorrere al fossile inquinante. Una specie di dittatura dell'energia gestita da pochi individui e che terminerà generando danni all'ambiente e alla salute delle persone. Vorremmo invitare infine il prof. Monti in piazza Eraclea a Policoro, per spiegargli che in quel luogo nel 600 ac. erano i cittadini a decidere insieme il futuro della Polis e della citta senza imposizioni dall’alto , nella prima forma di democrazia del modo e che mai si sarebbero sognati di distruggere il mare, quale fonte di sviluppo economico eterno. Anche Pitagora si sarebbe indignato nel vedere che la sua scuola di matematica non è stata utile per portare benessere alla sua gente, nella speranza che invece il teorema della sostenibilità che la politica ignora sia messo in pratica e non resti sulle lavagne delle università.

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(copyright Guido Picchetti) 

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Questa pagina è stata aggiornata il 02/06/13.