Gennaio 2013

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ECHI  DI  STAMPA

   
     - Dal 21 al 31 Gennaio 2013

 
Dalla mia Bacheca su FB del 31/01/13

Pericolo. Abruzzo, 26 impianti a rischio rilevante. In tutta Italia sono 1.100
da "Prima da noi it"
http://www.primadanoi.it/news/cronaca/537035/Abruzzo--26-impianti-a-rischio.html


     29/01/13, ABRUZZO. Oltre 1.100 impianti a rischio di incidente rilevante sparsi in tutta Italia e che interessano 739 comuni. E' la fotografia scattata dal rapporto di Legambiente e Protezione civile 'Ecosistema rischio industrie', presentato a Roma. Alle domande rivolte alle amministrazioni comunali che ospitano impianti pericolosi hanno risposto soltanto 211 comuni (29%) fra cui non compare Taranto che - afferma il capo della Protezione civile Franco Gabrielli - «non ci risulta essere un comune non implicato da questo punto di vista». Ma tace anche l’Abruzzo che di impianti ne conta 26 (su 20 comuni diversi). Per Gabrielli quello che «preoccupa di più» è che «siamo un Paese poco sensibile su questi temi: siamo in una sorta di limbo; quello che mi allarma è la mancanza di consapevolezza».
     E infatti il rapporto parla di «informazione ancora insufficiente ai cittadini sui rischi e sui comportamenti da tenere in caso di emergenza» (solo 105 comuni, 50%); mentre «scuole (18% dei casi), centri commerciali (13%), strutture turistiche (8%), chiese (7%), ospedali (2%)» continuano a esser «presenti nelle aree a maggior rischio», definite aree di danno, in 104 comuni.
     La concentrazione degli impianti (dai petrolchimici alle raffinerie che in caso di incidente possono provocare incendi, contaminazione di suoli, acque, aria) riguarda soprattutto Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna. «I comuni - spiega Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente - hanno il compito fondamentale di fare da raccordo tra la pianificazione urbanistica e la presenza di insediamenti a rischio; spetta loro l'informazione ai cittadini». Per Simone Andreotti, responsabile Protezione civile di Legambiente, è di «fondamentale importanza che tutti facciano la propria parte per rispettare la legge».
     I ‘MAGNIFICI’ 26
     Stando al rapporto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del Mare 8 impianti sono in provincia di Chieti, 7 in provincia di L’Aquila, 7 nel Pescarese e 4 nel Teramano. Nel Chietino il ministero segnala una società di produzione e deposito esplosivi a piane di Santo Stefano a Frisa, uno stabilimento chimico e petrolchimico a Gissi, una distilleria a Villa Caldari di Ortona, uno stabilimento chimico e petrolchimico a Punta Penna a Vasto, una ditta di produzione ed esplodivi a Casalbordino, un deposito di gas liquefatti a Chieti scalo, una società di stoccaggi sotterranei a Cupello, il deposito di oli minerali dell’Eni in contrada San Pietro ad Ortona. Nell’Aquilano ci sono i laboratori nazionali del Gran Sasso, una società che si occupa di produzione e deposito di esplosivi a Oricola e una seconda a Tagliacozzo. Nella lista viene inserita anche la Micron, un deposito di gas liquefatti a Barisciano, e altri due a L’Aquila. Nel Pescarese il ministero segnala oltre allo stabilimento chimico e petrolchimico di Bussi anche due aziende che producono esplosivi a Città Sant’Angelo e due depositi di gas liquefatti, un deposito di oli minerali a Pescara. Nel Teramano rientrano invece lo stabilimento chimico e petrolchimico di Ancarano, un deposito di esplosivi a Teramo e lo stoccaggio sotterraneo della Edison di Cellino Attanasio.
*** IL DOCUMENTO: http://www.minambiente.it/...archivio/allegati/stabilimenti_rischio_industriale/2012/abruzzo_dicembre2012.pdf

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ce n'è per tutti senza pietà, pur essendo questo elenco ufficiale del Ministero competente clamorosamente incompleto... Una minaccia nucleare "una tantum" sarebbe certamente più facile da tenere sotto controllo a confronto di tutte queste emergenze che incombono sul territorio nazionale, foriere di rischi e di inevitabili conseguenze...
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Perdite di petrolio: in mare, sono molto più grandi di quanto sembrino
di Debora Billi
http://petrolio.blogosfere.it/...petrolio-in-mare-sono-molto-piu-grandi-di-quanto-sembrino.html

     29 Gennaio 2013 - Anche le "piccole" perdite sono tutt'altro che trascurabili, anzi si rivelano molto più grandi dello stimato. Addirittura fino a 13 volte più grandi. Di "marea nera" si parla solo una volta ogni tanto, quando si verifica una perdita di petrolio in mare di dimensioni consistenti e preoccupanti. Solo in quei casi l'oil spill raggiunge i mezzi di informazione e le prime pagine dei giornali.
     Ma di perdite di petrolio in mare ce ne sono quasi tutti i giorni. Passano inosservate, nessuno se ne preoccupa, perché considerate piccole e trascurabili. Ebbene: secondo un recente studio anche queste "piccole" chiazze sono tutt'altro che trascurabili, anzi si rivelano molto più grandi dello stimato. Addirittura fino a 13 volte più grandi.
     E' la rivista "Nature" a pubblicare la ricerca. Dopo aver identificato immagini che mostrano perdite accidentali, i ricercatori del Florida State University hanno analizzato le immagini con un programma in grado di rilevare differenze nella texture superficiale dell'acqua dove è presente il petrolio per calcolare l'area esatta coinvolta nell'incidente. Si è così scoperto che le perdite da errori umani erano in genere circa 13 volte più vaste delle stime riportate al National Response Center (l'unità di crisi).
     Il sistema è molto utile per rilevare l'esatta estensione delle future perdite di petrolio. Perché se le compagnie sono passibili di multa quando non denunciano al National Response Center una perdita in corso, non c'è invece nessuna sanzione se l'entità del danno è, anche ampiamente, sottostimata dalle compagnie. Ne consegue che la reale estensione di un'oil spill è meglio cercare di scoprirsela da soli. (Foto - Photopin)
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
... ma forse a Nature ne capiscono un pò di più delle nostre "autorità competenti".
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Termoli. Allarme a Rio Vivo, il mare è nero. In corso esami Arpam: "Non si esclude nulla" di Stefano Di Leonardo
http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=12819

L’acqua nei pressi della battigia alle spalle del porto turistico è di colorazione particolarmente scura, proprio pochi giorni dopo l’ipotizzata perdita di petrolio dalla Rospo Mare. Si notano sedimenti neri, inodori e difficili da decifrare. L’Arpa Molise rivela di aver già fatto campionamenti sia sulla spiaggia sud che all’altezza del Sinarca. «Ma sembrano due fenomeni diversi. Per ora è difficile capire di cosa si tratta». Fenomeno naturale o inquinamento? Questo dovranno stabilire gli esami in corso.
     29/01/13 -Termoli. Acqua nera sulle coste di Termoli. Mare di color pece a Rio Vivo, proprio alle spalle del porto turistico “Marina di San Pietro”. E potrebbe non essere l’unico tratto interessato. Le cause? Difficile dirlo, ma l’Arpa Molise ha già effettuato delle analisi. Potrebbero essere cause naturali alla radice di quest’anomalia preoccupante, ma non si esclude nemmeno l’ipotesi inquinamento. Un mare di questo colore è infatti una novità poco rassicurante, specie dopo gli avvenimenti della scorsa settimana, quando vene segnalata una chiazza scura al largo, in prossimità della piattaforma petrolifera Rospo Mare. E sempre qualche giorno fa, il caso dell’acqua contenente fenoli, vale a dire derivati degli idrocarburi, nel sistema di depurazione al confine fra Abruzzo e Molise, con tanto di ordinanza di divieto di utilizzo dell’acqua alla marina di Montenero. Senza contare i gabbiani sporchi, proprio di una sostanza nera, fotografati alla foce del Trigno. La Capitaneria è stata allertata e procederà con delle verifiche, mentre si attendono i risultati delle analisi.
     L’area interessata è quella di Rio Vivo, proprio nel tratto iniziale, alle spalle del porto turistico. Da lì e per circa un centinaio di metri di lunghezza, una parte circoscritta del mare ha assunto una colorazione del tutto particolare. Dalla battigia fino a pochi centimetri di profondità, il mare è completamente nero alla vista. Osservandolo da vicino, si notano delle sostanze che circolano nell’acqua e che al contatto con la sabbia si sedimentano sul bagnasciuga. Sostanze che non sembrano avere odore e che non lasciano tracce oleose. In realtà l’Arpa Molise, contattata da Primonumero.it, rivela che «siamo a conoscenza del fenomeno. Abbiamo effettuato dei campionamenti sia a Rio Vivo che sul litorale nord, all’altezza del torrente Sinarca – aggiunge la dottoressa Maria Grazia Cerroni - Non sappiamo ancora di cosa si tratti, ma dalle prime impressioni sembrano due fenomeni diversi per consistenza e altre caratteristiche. Per ora non si può escludere alcuna ipotesi».
     La colorazione nera a Rio Vivo, per la concomitanza con la possibile perdita dalla Rospo Mare di qualche giorno fa, porta a pensare immediatamente al petrolio. Ma anche in questo caso il collegamento non è così immediato. Si potrebbe anche ipotizzare un fenomeno naturale. I sedimenti neri somigliano a quelli visibili perfettamente anche d’estate, quando il mare non è propriamente limpido. Piccoli puntini neri che sono spesso osservabili proprio sul bagnasciuga. In questo caso è davvero sorprendente notare un’ampia zona di mare così tremendamente nera, una colorazione che mai prima d’ora si era notata sulla costa. Il comandante della Capitaneria di porto, Claudio Manganiello, avvertito dell’episodio, ha immediatamente deciso di inviare una pattuglia per procedere a delle verifiche. «Credo si tratti del fondale marino smosso durante le mareggiate di questi ultimi giorni. E’ un fenomeno normale da queste parti quando c’è mare mosso. In ogni caso stiamo intervenendo con una pattuglia per verificare». Nelle prossime ore dovrebbe arrivare il responso dall’Arpa.
     Le immagini nella galleria fotografica (pubblicato il 29/01/2013 - foto di Stefano Di Leonardo). Guarda il video:

Mare nero di Rio Vivo
Pubblicato in dati 29/gen/2013 da Video PN
Acqua di colorazione scura alle spalle del porto turistico di Termoli

http://youtu.be/uVL9lu_p8mo

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ma non c'è da preoccuparsi... "Si potrebbe anche ipotizzare un fenomeno naturale..." dicono le autorità competenti (???).
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In Basilicata l'attività "mineraria" non conosce crisi...
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/...lattivit%C3%A0-mineraria-non-conosce-crisi/560468597298293

     A confermarlo questi due articoli di "Ola Ambientista" che segnalano come la Regione abbia appena autorizzato con due suoi provvedimenti lo sviluppo di iniziative petrolifere sul territorio lucano.
     Nel primo provvedimento prevedendo anche la sistemazione della strada che da accesso al sito "Mastervito", dove "a cura" dell'ENI sono già in atto perforazioni esplorative del sottosuolo, ora ulteriormente prorogate.
     Nel secondo provvedimento autorizzando, invece, la Total E&P alla ristrutturazione e ampliamento del piazzale della struttura per la perforazione del pozzo in località "Masseria Perticara".   
     Le comunità locali ringraziano... Qui a seguire le due "determine" con le mappe a corredo:

  a) La Regione Basilicata proroga lavori per pozzo Eni Mastervito
http://www.olambientalista.it/la-regione-proroga-lavori-per-pozzo-eni-mastervito/
Con Determinazione Dirigenziale del 17/12/2012, n.1889 dell’ufficio Foreste e Tutela del Territorio del dipartimento ambiente della Regione Basilicata, pubblicato sul BUR n.1 del 16/1/2013 è stato autorizzato ENI Spa alla proroga delle autorizzazione ai sensi del R.D.L. 3267/23 per i lavori di perforazione del sondaggio esplorativo dell’area “Mastervito 1 Dir” e sistemazione della strada di accesso al sito, in agro del Comune di Ferrandina (MT) – Fg. 37; P.lle 181, 190 – Fg. 18; P.lle 34, 30, 80 – Fg. 38; P.lle 1,2 – Fg. 37; P.lle 227, 40, 188, 177, 182, 181, 190, 233, autorizzati con D.D. 673 del 19/05/2006.


 

  b) Regione autorizza la Total ampliamento pozzo TR1
http://www.olambientalista.it/regione-autorizza-la-total-ampliamento-pozzo-tr1/
Con determinazione dirigenziale n. 1891 del 17/12/2012, dell’ufficio foreste e tutela del territorio del dipartimento ambiente della Regione Basilicata pubblicata sul BUR Basilicata n. 1 del 16/1/2013, è stata autorizzata la Total E&P Italia ai sensi del R.D.L. 3267/23 per i lavori di ristrutturazione e di adeguamento del piazzale esistente di postazione per la perforazione del pozzo petrolifero denominato “TR1” sito in località “Masseria Perticara” in agro del Comune di Corleto Perticara in catasto riportati al Foglio 25 part.lle: 41-42, 45, 46, 47, 49, 50, 62, 95, 101, 102, 103 – Foglio 15 – P.lla 128.


 

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Progetti Eni, la Commissione Europea apre due procedure nei confronti dell’Italia
di Alessandra Congedo (Corriere del Giorno)
http://www.inchiostroverde.it/...la-commissione-europea-apre-due-procedure-nei-confronti-dellitalia.html


      30 GENNAIO 2013 - TARANTO – Le questioni ambientali e sanitarie tarantine hanno varcato i confini nazionali finendo sotto la lente di ingrandimento della Commissione Europea. E’ stato il comitato Legamjonici contro l’inquinamento a presentare tra il 2011 e il 2012 due petizioni. La prima, riguardante il progetto Tempa Rossa dell’Eni, denuncia la violazione della direttiva Seveso e del diritto comunitario sulla Valutazione di Impatto Ambientale. La seconda riguarda altri progetti Eni: Hydrocracking, metanodotti e centrale turbogas. Per entrambe sono state aperte procedure di indagine nei confronti dell’Italia.
      In questa fase, che si può definire di dibattimento, la Commissione Europea continuerà a chiedere chiarimenti alle Autorità Italiane sulle presunte violazioni, mentre Legamjonici invierà ulteriore documentazione per supportare le sue denunce. Solo pochi giorni fa Daniela Spera, coordinatrice del comitato, si è recata a Bruxelles per illustrare al Parlamento Europeo i contenuti delle petizioni. Un primo risultato, a livello politico, si è ottenuto con la dichiarazione del presidente della Commissione sulle Petizioni UE. «Dopo il nostro intervento, Erminia Mazzoni ha mandato un messaggio molto chiaro alle autorità italiane – ha dichiarato la Spera – dicendo che l’economia, solo nel nostro Paese, non riesce a tutelare l’ambiente e la salute».
     In merito alla petizione sul progetto Tempa Rossa, Legamjonici ha evidenziato un particolare sconcertante: «Al momento del rilascio del parere favorevole Via/Aia (2011) da parte del ministero dell’Ambiente, l’Eni risultava inottemperante a prescrizioni risalenti al 2009 e 2010 sui rischi di prevenzione antincendio. L’autorità competente, infatti, non aveva ancora validato il rapporto di sicurezza presentato dall’azienda». Secondo la direttiva Seveso, in caso di un aggiornamento, il rapporto di sicurezza deve essere inviato “senza indugio”. «Questo progetto prevede un ampliamento dello stabilimento già esistente – spiega il comitato – ma nessun rapporto di sicurezza sul progetto di nuova costruzione è stato inviato in via preliminare e “senza indugio”».
      Legamjonici contesta anche la violazione della direttiva Seveso nella parte relativa all’informazione e alla partecipazione del pubblico. Una carenza che renderebbe nulla l’intera procedura di Via. A preoccupare Legamjonici è anche la costruzione di nuovi serbatoi della capacità di 180 mila metri cubici, accanto alle cisterne già esistenti. Ciò comporterebbe la violazione dell’art. 12 della direttiva 2003/105/CE, che stabilisce una pianificazione urbanistica tale da “non accrescere i rischi per le persone in zone frequentate dal pubblico (come la Statale 106, ndr)”. Ciò, secondo il comitato, comporta una mancata valutazione delle conseguenze di un possibile “effetto domino”, come fenomeno di amplificazione di un incidente rilevante. Per tale motivo si chiede l’annullamento di tutta la procedura Via, propedeutica al rilascio dell’Aia.
     La stessa petizione paventa nuovi rischi per l’inquinamento legati all’aumento del traffico di navi petroliere in mar Grande, in seguito a sversamenti durante la fase di caricamento del greggio, nel corso delle operazioni di lavaggio delle cisterne o come conseguenza di incidenti. «Ciò – ha evidenziato la Spera – potrebbe compromettere la qualità delle acque del mar Grande aggravando il rischio di contaminazione dei prodotti destinati al consumo alimentare come i mitili». Va considerato, infatti, che proprio il mar Grande si accinge ad ospitare il novellame proveniente dal primo seno di mar Piccolo.
     Un capitolo importante è riservato proprio al primo seno del mar Piccolo, contaminato da pcb e diossine e quindi sottoposto a un’ordinanza della Asl che vieta il prelievo e la commercializzazione delle cozze. Legamjonici ha esplicitamente chiesto l’intervento della Sanco (Direzione generale della salute e della tutela del consumatore). Il comitato ambientalista ha contestato la possibile violazione dei Regolamenti Ce n. 852/2004, 853/2004 e 854/2004, relativi alla classificazione e al controllo delle aree di produzione dei molluschi bivalvi, nonché la violazione del Regolamento Ce n. 1881/2006, in vigore fino al dicembre del 2011, per il superamento dei limiti ben oltre il valore di 8 pg/g e la violazione del successivo regolamento che ha fissato limiti più restrittivi per diossine e pcb (6,5 pg/g).
     Secondo la Direzione Generale della Sanco, quelle aree non potevano essere classificate perché “a rischio”. «E’ impensabile credere – ha riferito la Spera – che i molluschi abbiano solo di recente raggiunto livelli di contaminazione oltre i limiti di legge. La Sanco chiederà ulteriore documentazione alle autorità italiane». Ora che i riflettori della Commissione Europea sono puntati su Taranto occorre attendere con pazienza la conclusione dell’iter, nella speranza che si faccia piena luce su presunte omissioni e gravi disattenzioni, anche nei controlli, da parte delle istituzioni italiane (ad ogni livello). «Per noi la storia non finisce qui – ha concluso la Spera – andremo avanti finché non vedremo risultati concreti».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E alle procedure, poi seguono poi seguono spesso le multe da pagare, a carico di "Pantalone" naturalmente... Forse non c'è relazione tra i due argomenti (non sono un economista...), ma proprio ieri sera citavo il povero "Pantalone" a proposito del consorzio petrolifero di cui fan parte Eni/Saipem e Shell, quest'ultima condannata da un tribunale dell'Aia per le nefandezze nigeriane... E stamane, guarda un po', la borsa di Milano denuncia un crollo delle azioni della Saipem intorno al 30%... E chi pagherà ? Pantalone ?
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Dalla mia Bacheca su FB del 30/01/13

La Shell condannata in Olanda per inquinamento
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/la-shell-condannata-in-olanda-per.html


The fact that a subsidiary has been held responsible by a Dutch court is new and opens new avenues. The court did not just examine the role of the parent company, but also looked at abuses committed by Shell Nigeria, where the link with the Netherlands is extremely limited. That's a real breakthrough. (Menno Kamminga, professore di diritto internazionale, Maastricht University)
      WEDNESDAY, JANUARY 30, 2013 - Elencare le liste dei crimini Shell contro l'ambiente e contro i diritti umani, è difficile da fare in modo sintetico. Ce n'è per tutti i colori con processi in Inghilterra , con un ruolo di spicco nella morte di Ken Saro Wiwa, e anche un reportage delle Nazioni Unite che non lascia scampo a malintesi. In Nigeria la Shell ha causato gravissimi danni all'ambiente. E così oggi 30 Gennaio 2013 una corte olandese a L'Aia si è pronunciata contro la Shell ed in favore di un contadino nigeriano, rappresentato da Milieudefensie, la filiale olandese di "Friends of the Earth", una organizzazione mondiale che si occupa di questioni ambientali.
      E' la prima volta che una causa di questo genere si svolge in Olanda, non nel paese in cui i crimini sono stati commessi, la Nigeria, ma nella sede principale del colosso del petrolio. La causa verteva su cinque casi di inquinamento di fiumi e laghi per la pesca nelle foreste nigeriane, come conseguenza di perdite di petrolio nelle annate 2004, 2005 e 2007. Da allora molti dei fiumi e dei laghi per la pesca dei residenti sono impraticabili ed i pesci sono morti.
      La Shell è stata condannata a pagare i danni a uno dei quattro contadini, Friday Akpan, ma la corte dell'Aia ha esonerato la Shell da altri quattro casi che si discutevano contemporaneamente. L'importanza di questo verdetto però non è' tanto nel fatto che la Shell debba risarcire il signor Akpan, ma che da adesso in poi anche altri nigeriani colpiti dalla negligenza - e dall'inquinamento - della Shell potranno portare in causa la ditta olandese in madrepatria. E infatti, già i vicini del signor Akpan si sono messi in fila.
      L'evento per cui la Shell è stata condannata è l'inquinamento di ben 47 laghetti per la pesca commerciale che rappresentavano il sostentamento per il signor Akpan e la sua famiglia. Per gli altri quattro casi invece la corte ha accolto le richieste della Shell, secondo cui le perdite furono causate dal sabotaggio e non dalle scarse condizioni di manutenzione da parte della Shell. La rappresentante di "Friends of the Earth" Geert Ritsema dice però che faranno ricorso.
      Nel 2012 ci sono stati 198 perdite e riversamenti di petrolio nel Delta del Niger, con il rilascio di circa 26,000 barili di petrolio - cioè circa 100,000 litri. La Shell dice che di queste perdite, 161 sono ad opera di sabotaggio e 37 di propria responsabilità. I residenti dicono che la Shell sottostima il numero di barili riversati e che le loro terre, acque, e zone di pesca sono del tutto impraticabili. I residenti vogliono gli stessi standard che altrove. Le loro richieste sono semplici: che la Shell pulisca il disastro che ha combinato, che ripaghi i contadini delle perdite subite e che gli oleodotti e tutte le attività connesse all'opera petrolifera siano più sicure e più rispettose di chi lì vive.
      Il commento della Shell al verdetto, per parola del vice presidente per l'ambiente della Shell (!!!) Allard Castelein è stato: "Pagheremo la compensazione. Non abbiamo perso la causa. Non è stato un fallimento operazionale. La falla è stata la conseguenza del sabotaggio". La cifra è ancora da stimarsi. Il verdetto dice: "La Shell Nigeria avrebbe dovuto e potuto prevenire il sabotaggio in modo semplice. E' per questo che la corte ha condannato la Shell a pagare i danni".
      La Shell opera in Nigeria in un consorzio costituito dalla Nigerian National Petroleum Corporation, dalla Shell stessa, dalla Total, dalla Nigeria Limited e dalla Nigerian Agip Oil Company Limited. E c'è pure l'ENI/Agip.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
L'articolo di Maria Rita D'Orsogna ci racconta del verdetto proprio oggi emanato da una corte olandese dell'Aia contro la Shell in favore di un contadino nigeriano danneggiato dall'inquinamento di ben 47 laghetti per la pesca commerciale che rappresentavano il sostentamento per lui e per la sua famiglia... Il danno non è stato ancora quantificato, ma certo non sarà cifra da poco. E potrà anche aumentare in futuro a seguito delle richieste di altri nigeriani parimente colpiti. Che la Shell in Nigeria abbia causato gravissimi danni all'ambiente e che più volte sia stata messa sotto accusa è cosa risaputa. La novità è che ora per la prima volta una causa di questo genere si è svolta e conclusa in Olanda, sede principale del colosso del petrolio, e non nel paese in cui i crimini sono stati commessi, la Nigeria appunto. Per noi italiani, invece, nell'articolo di Maria Rita c'è un "dulcis in fundo" che vale la pena rilevare. Ed è in quel "consorzio" di imprese di cui fa parte la Shell per le sue attività in Nigeria, e insieme anche la nostra ENI/Agip... Il "dulcis" è questo: chi pagherà i danni qualora venisse chiamata in causa anche la nostra azienda petrolifera "regina" di stato ? Il solito "pantalone" ?

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Venerdi 1 Febbraio Beppe Grillo a Trapani
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/536486083051601


      30/01/13 - Beppe Grillo sarà dopodomani a Trapani per una delle tappe previste in Sicilia del suo "Tsunami Tour". L'appuntamento è dalle 17,00 alle 18 in Viale delle Sirene, ma sarà possibile per chiunque seguire il suo intervento on line in diretta streaming cliccando sull'immagine seguente o sul link indicato sotto di essa.


http://www.youtube.com/channel/UCbzGB8EV-oCpx5QPMBKuqaw?sub_confirmation=1

      Il "Movimento Cinque Stelle Pantelleria" per l'occasione ha organizzato una riunione dei suoi aderenti presso il capannone de "Il Goloso" sul lungomare dell'isola per seguire insieme la trasmissione televisiva in diretta. Ulteriori informazioni sulla pagina di Fb appositamente creata per l'evento.
      Vedi http://www.facebook.com/events/236540513149049/?notif_t=plan_user_invited.

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Post di Stefano Scaltriti

Grazie, Guido, per il post ad hoc...

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BP paga altri 4 miliardi di dollari di sanzioni per l’incidente del Golfo del Messico
di Davide Mazzocco
http://www.ecoblog.it/...i-4-miliardi-di-dollari-di-sanzioni-per-lincidente-del-golfo-del-messico

      29 gen 2013 - Sarà di 4 miliardi di dollari il risarcimento che BP dovrà pagare alle autorità americane per risolvere le accuse penali relative all’incidente della piattaforma Deepwater Horizon che il 20 aprile 2010 esplose, collassando due giorni dopo e sversando nel Golfo del Messico oltre 200 milioni di galloni di petrolio in uno stillicidio ecologico protrattosi per 87 giorni. Il patteggiamento è stato raggiunto lo scorso novembre quando BP ha deciso di dichiararsi colpevole di 14 capi d’accusa, inclusi gli 11 per omicidio colposo relativi alle vittime dell’incidente.
      “Ho ascoltato e capisco i vostri sentimenti e le vostre perdite” ha dichiarato il giudice distrettuale Sarah Vance dopo avere sentito i parenti delle vittime. Secondo Vance, BP avrebbe dovuto chiedere scusa ai parenti delle vittime dell’incidente dimostrando “umanità”. All’interno dell’accordo è previsto il pagamento di una multa da 1,3 miliardi di dollari che rappresenta la più grande sanzione mai comminata dal Dipartimento di Giustizia statunitense.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Questo è quanto accade nei paesi dove la "Giustizia" con la "G" maiuscola funziona... Qui da noi, invece, solo tra venti anni sapremo se la "Edison" in Adriatico ha riversato o meno 1000 litri di idrocarburi in mare... Naturalmente se il fatto non cadrà prima in prescrizione...
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Dalla mia Bacheca su FB del 29/01/13

Quando Pantelleria capirà l’importanza dell’Area Marina Protetta?
da "Agorà Pnl it", il portale dei giovani di Pantelleria
http://www.agorapnl.it/quando-pantelleria-capira-importanza-area-marina-protetta/


L’articolo, scritto da Franco Tassi, è tratto dalla rivista "Apollinea - Rivista Bimestrale di Arte, Cultura, Ambiente, Turismo, Attualità del Parco Nazionale del Pollino".

Quando Pantelleria capirà l’importanza dell’Area Marina Protetta? di Franco Tassi
[da "Comitato Parchi http://www.comitatoparchi.it"]
     No, non è un gioco di parole: anche se in silenzio, nubi oscure sembrano addensarsi sulla corona di zaffiri che adorna la nostra penisola e le isole circostanti. Un tesoro del cui valore non crediamo che noi italiani, ancora troppo provinciali e chiusi nei piccoli problemi quotidiani, ci rendiamo davvero conto. I Parchi Blu, nati nell’ultimo scorcio del secolo scorso, restano ancora sostanzialmente incompiuti, mentre molte altre parti del litorale e del mare circostante meriterebbero attenta tutela, per essere sottratte ai rischi di urbanizzazione che ormai incombono sugli ultimi litorali inviolati.
    Una politica lungimirante punterebbe a completare e a consolidare questo sistema delle Aree Protette Marine, anziché a disgregarlo: perché non è difficile capire quale enorme attrazione e fonte di benefici rappresenti, anche a livello internazionale, una efficiente e splendida rete di Parchi Blu. I visitatori dei Parchi Marini nel resto del mondo sono infatti centinaia di milioni ogni anno, e un Paese traboccante di patrimonio storico e culturale come l’Italia avrebbe molte ragioni di più per difendere ogni lembo di costa e tratto di mare da abusi, occupazioni, inquinamenti, sfruttamenti e prelievi.
    E invece, mentre l’uragano incombe, i magnifici ma “incompiuti” Parchi Blu rischiano di sciogliersi nelle nebbie dell’indifferenza e dell’abbandono. O rischiano addirittura di essere “privatizzati”, cedendo sostanzialmente alle pressioni di quanti vedono natura e ambiente soltanto come materia prima da sfruttare a proprio immediato vantaggio. Ma vediamo di illustrare meglio la situazione, partendo da qualche essenziale premessa storica.
    Nella seconda metà del secolo scorso, l’Italia non brillava certo per eccellenza in materia di Parchi Blu, perché di fatto ne esistevano soltanto un paio: Miramare presso Trieste e Ustica nell’Arcipelago Circumsiculo, notevoli esempi pilota frutto dell’impegno e della dedizione di pochi pionieri, ma ancora allo stato embrionale. Fu nel periodo dal 1986 al 2001 che il Comitato Parchi avviò e condusse una intensa campagna culturale, scientifica e mediatica a favore dei Parchi Blu, coinvolgendo nell’impegno soprattutto il WWF, ma anche molte altre istanze, a partire da Marevivo e dal Comune di Ustica.
    L’obiettivo principale consisteva nel far comprendere a tutti cosa rappresenti realmente una Riserva Marina, come si possano davvero scoprire i tesori del mare “con la testa sott’acqua”, e quali notevoli benefici un Parco Blu ben condotto sia in grado di offrire non solo a visitatori, ecoturisti e subacquei, ma anche a residenti, operatori balneari e piccoli pescatori locali. Questa spinta per l’espansione dei Parchi Blu fu molto efficace, perché riuscì a decuplicarli in appena un quarto di secolo (dai 2 piccoli embrioni del 1986 ai 30 quasi-Parchi attuali, per non dire del grande Santuario Pelagico del Mar Ligure per le Balenottere, dovuto soprattutto al competente impegno del Gruppo Tethys), ma la realizzazione pratica (non solo normativa e finanziaria, ma anche organizzativa e manageriale) lascia ancora molto a desiderare. Finita nelle mani della triade partitica, tecno-burocratica e accademica, l’attuazione è rimasta sulla carta, o meglio (scusate il lapsus) è ancora in gran parte scritta sull’acqua e nel vento. Belle cartine, qualche manifesto, molti convegni e innumerevoli sproloqui, ma si tratta in realtà solo di premesse, perché tutto il vero lavoro deve ancora iniziare.
     Ecco in qualche modo spiegati il disagio dei pescatori, l’opposizione della gente soprattutto isolana, l’incertezza degli eco-turisti e lo sconcerto degli amministratori. Ecco perché c’è chi medita di cancellare le Riserve Marine con un colpo di spugna (idea semplicemente demenziale) o magari di privatizzarle (con il pretesto di ridurre le spese). In pratica, ciò equivarrebbe a metterle nel frullatore della modernizzazione in atto, in modo da consentire tutto o quasi, conservandone soltanto qualche cartello blu a scopo promozionale (indice di evidenti tentazioni speculativo-edilizie).
    Ma esistono soluzioni possibili, composizioni dei conflitti attraverso mediazioni onorevoli, vie maestre da percorrere: siamo tutto sommato ancora sulla rotta, un po’ tempestosa ma migliore di qualsiasi rottamazione, e a metà navigazione. Per non affondare, basterà far attenzione a non perdere la bussola. Come? E’ abbastanza semplice, e per comprenderlo basterà esaminare con attenzione alcune Tavole che il Comitato Parchi aveva diffuso un quarto di secolo fa.
    In definitiva, la scoperta del mondo sottomarino attraverso i Parchi Blu resta oggi allo stato embrionale nei nostri pur frequentatissimi mari, e qualsiasi Riserva Marina dei Caraibi o del Mar Rosso, del Giappone o degli Stati Uniti avrebbe molto da insegnare. Come un bambino che muove i primi passi, l’Italia deve ancora trovare la via maestra da seguire: basti pensare che Capri, senza dubbio l’isola più bella e famosa del mondo, pur essendo ultravisitata dalla Grotta Azzurra alla Piazzetta e da Marina Piccola ai Faraglioni, non dispone ancora del suo Parco Blu, atteso da anni. Ma lungo i sentieri del mare, a chi ami percorrerli, si offre oggi una splendida occasione per nuovi viaggi di scoperta: non per danneggiare o impoverire il continente azzurro, ma per contribuire a difenderlo e a farlo conoscere, a beneficio di tutti.
    CLICCA QUI per capire come funziona un Parco Blu.

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Superpiattaforma al largo della costa molisana
da "Primo Piano Molise It" - redazione di Campobasso
http://www.primopianomolise.it/news.aspx?news=6836

La 'Perro Negro' viene utilizzata dalla Edison per la perforazione dei fondali alla ricerca di petrolio.
      27/12/2012 - L’indiscrezione è clamorosa e vale in termini mediatici lo scoop che già Primo Piano Molise fece nell’inverno 2007 con la richiesta di insediamento della centrale eolica marina off-shoreshore della società "Effeventi"." Secondo le informazioni in possesso del consigliere comunale Pdl Francesco Rinaldi alla fine del gennaio prossimo sarebbe in arrivo la mega piattaforma perforatrice "Perro Negro n°8".
      “L’ultimo e pericoloso assalto al nostro territorio da parte delle compagnie petrolifere si è concretizzato autorizzando la Edison Spa di proprietà della società francese "LDF", in relazione ad un nuovo progetto di perforazione e messa in produzione di nuovi pozzi nel giacimento di Rospo Mare – denuncia Rinaldi - In particolare, l’autorizzazione concessa alla Edison Spa concerne: l’adeguamento dell’esistente piattaforma marina “Rospo Mare B” per consentire la perforazione di nuovi pozzi di sviluppo; la perforazione di tre nuovi pozzi direzionati giacimento di Rospo Mare a partire dall’esistente piattaforma “Rospo Mare B”; l’eventuale perforazione di un quarto pozzo; l’adeguamento degli impianti di produzione esistenti".
      Negli impianti produttivi di Rospo Mare, nel tratto di mare compreso tra l’Abruzzo ed il Molise, avviene in piccolo ciò che avviene in qualsiasi raffineria: il petrolio greggio è sottoposto alla deidrosolforazione, con conseguente emissione di idrogeno solforato e di altri inquinanti in termini non controllabili, fortemente nocivi per l’uomo e per l’ambiente. La perforazione sarà effettuata con la mega piattaforma petrolifera dal nome "Perro Negro n°8" di proprietà della Saipem del gruppo Eni, noleggiata dalla società Edison spa di proprietà della "LDF". Saipem si è aggiudicata nuovi contratti nelle perforazioni mare e terra per un valore complessivo di circa 500 milioni di dollari. Nell'ambito delle perforazioni mare, Saipem ha acquisito da Eni una estensione del contratto di due anni, a partire da novembre 2012, per il noleggio del jack-up "Perro Negro n°8", per attività nel mare Adriatico al largo delle coste italiane.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Questa "Pierro Negro" è dell'ENI, consociata dell'Edison nelle varie iniziative petrolifere in Mediterraneo, e nella gestione della" Rospo Mare" in Adriatico, di cui si è tanto parlato nei giorni scorsi, e che è attualmente sotto inchiesta per danno ambientale a seguito di un presunto e discusso riversamento in mare... La "Pierro Negro" della Saipem, che a quanto pare andrà ad affiancarsi alla "Rospo Mare", è munita di impianto di deidrosolforazione, con conseguente emissione di idrogeno solforato e di altri inquinanti in termini non controllabili, fortemente nocivi per l’uomo e per l’ambiente... Evviva !!!
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Costituito a Policoro il "No Triv Mediterraneo"
da "Ola Ambientalista"
http://www.olambientalista.it/costituito-a-policoro-no-triv-mediterraneo/


      27/01/13 - Diversi esponenti di comitati di cittadini della Basilicata, Puglia e Calabria e gruppi di categoria si sono incontrati a Policoro il giorno 21.01.2012 per costituire un coordinamento unico dei movimenti NO TRIV delle tre grandi regioni del Sud. Nasce così un progetto comune a difesa del Mar Jonio contro la ricerca in mare e in terraferma di idrocarburi e gas. Il Comitato prende il nome di a m e grazie alla posizione baricentrica della Basilicata avrà a Policoro la sua sede legale Il Comitato prende il nome di "NO TRIV MEDITERRANEO", e grazie alla posizione baricentrica della Basilicata avrà a Policoro la sua sede legale.
      L’obbiettivo e di costruire un fronte unico volto a difendere e garantire il “diritto all’autodeterminazione del territorio su scelte rilevanti quali ambiente e salute pubblica oltre alla scelta del tipo di energia da utilizzare”. Questo diritto è stato fortemente leso dal Governo che ha consentito anche il riavvio di istanze di ricerca già rigettate in passato.
      I movimenti NO TRIV Jonio di Policoro e le altre associazioni, hanno collaborato proficuamente per la presentazione di osservazioni contro le istanze della società "Appennine Energy Srl". L’impegno prosegue anche con le osservazioni alle richieste di ricerca presentate dalla Shell. Gli effetti che la ricerca di idrocarburi in mare potrà avere sul settore turistico e sulla pesca, due voci importantissime in tutto il Golfo di Taranto, ha reso necessario la costituzione di un fronte comune che vede, appunto, nel nuovo comitato interregionale NO TRIV MEDITERRANEO, la costituzione di un fronte comune per Puglia, Basilicata e Calabria a difesa del territorio, dell’economia e della salute.
F.to Avv. Giovanna Bellizzi, Portavoce di “No Triv Mediterraneo"
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Mentre il post precedente di Eco(R)esistenza fa in verità riferimento a documenti che, per quanto pienamente validi, sono leggermente datati, questa notizia di "Ola Ambientalista" è di appena due giorni fa e non può che far piacere... La nascita del Comitato "NO TRIV MEDITERRANEO" è la prova che si inizia a comprendere che questi problemi vanno dibattuti, affrontati e possibilmente risolti in un visione più ampia, che porti a guardare al di là dei limiti del proprio territorio e ad unire in un impegno comune quanti si battono per lo stesso fine in tante parti del nostro Paese (e anche al di fuori di esso), dando forza e sostegno alle voci in favore di uno sviluppo eco-sostenibile in grado di garantire l'esistenza e la sicurezza delle generazioni future. Solo così forse si riuscirà a rompere quel velo di silenzio e di disinformazione che le potenti lobbies internazionali del settore riescono a stendere in tante parti del mondo grazie ai loro collegamenti con i poteri governativi e finanziari...
Al di là di queste considerazioni di carattere generale, ancora un'osservazione a margine... Tra le regioni rappresentate nel nuovo comitato interregionale "NO TRIV MEDITERRANEO" costituito a Policoro il 21 gennaio u.s. vedo per ora citate solo Puglia, Basilicata e Calabria. Mancano le altre regioni italiane bagnate dal Mediterraneo, esposte ad attacchi e rischi analoghi, che sono poi la quasi totalità. Il mio augurio è che quanto prima anch'esse si uniscano al comitato appena istituito nel nome di quel Mar Mediterraneo che tutti dovrebbe unirci, e non dividerci, come alcuni di quei lobbisti vorrebbero per poter più facilmente realizzare i loro personali interessi... Ed è tal fine che segnalo qui seguire il documento istitutivo di quel Comitato, che mi auguro possa essere allargato (con le opportune modiche legali) alle altre realtà associative regionali italiane che si trovano a combattere battaglie analoghe sui rispettivi territori, terrestri o marini che siano...
L'url del documento istitutivo del "NO TRIV MEDITERRANEO", stilato dall'Avv. Giovanna Bellizzi portavoce del comitato, raggiungibile presso lo Studio Legale Bellizzi, Policoro, Via F.Fellini n°9. tel.0835-972063-980303, e-mail studiolegalebellizzi@tiscali)
, è il seguente: http://www.olambientalista.it/wp-content/uploads/2013/01/no-triv-mediterraneo-3.pdf.
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Post di Ilva Alvani
Meraviglioso !
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La Shell corsara dei mari italiani: al via la caccia al petrolio nel Mar Jonio
di "Eco(R)esistenza" (da una foto condivisa su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/123551044485997


      28/01/13 - I problemi ambientali della Puglia non si esauriscono con l’Ilva e Taranto. A cinquanta chilometri dalle sue coste, in pieno Mar Jonio settentrionale davanti alle coste calabre di Cariati e Torretta, sta per essere approvato il progetto d74F.R-.SH. proposto dalla Shell al ministero dell’Ambiente per vedersi approvata la procedura di Valutazione di impatto ambientale. L’istanza, «Istanza di permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in mare» né più né meno che una bella trivellazione nel Mediterraneo davanti alle coste italiane, è stata presentata il 21 novembre scorso e c’è tempo 60 giorni, quindi fino al prossimo 20 gennaio (termine ormai scaduto da poco più di una settimana, ndr), per recapitare le osservazioni da parte della società civile e dei cittadini davanti a una delle numerose richieste di trivellazione che le diverse compagnie petrolifere stanno progettando, forti di una bozza di Strategia energetica nazionale che tratteggia un futuro ancora a base di combustibili fossili.
      Cercare facilmente informazioni sul sito del ministero non è cosa immediata, anche perchè buona parte della documentazione, cartina geografica compresa, si trova al ministero dello Sviluppo economico alla Direzione per le risorse minerarie ed energetiche. La data di presentazione della Shell al ministero per lo Sviluppo economico, oltretutto, è datata 23 novembre 2011, ben prima che il Decreto sviluppo dei Governo Monti confermasse la «sanatoria» per le trivellazioni off-shore. Progetti che si vanno a sommare ai permessi già vigenti come i 91 in terraferma e 20 nel fondo marino, più i 6 approvati dalla Regione Sicilia in virtù della sua autonomia statutaria.
      Davanti alla determinazione di Shell, i Comuni jonici sono già allarmati. Salvatore Albano, sindaco di Porto Cesareo (foto), ha già detto alla stampa di essersi sentito con il sindaco di Policoro, «cercheremo di contrastare le trivellazioni nel nostro mare, a poca distanza da una costa ricca di comuni che vivono di turismo e che sicuramente subirebbero seri danni, come minimo di immagine, dalla presenza delle piattaforme. Senza dimenticare che nel nostro territorio insiste un’area marina protetta di grande valore». Il 14 dicembre, il Comune di Policoro ha espresso «parere contrario all’effettuazione di tali indagini ed in ordine all’attività estrattiva in genere» in un ordine del giorno votato all’unanimità. Impegnandosi in più «ad adottare ogni iniziativa utile a scongiurare l’eventualità che vengano intraprese attività di esecuzione di indagini e perforazioni in mare finalizzate alla ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi».
      La guerra del petrolio è appena iniziata. Si attendono, e accettano, arruolamenti volontari. Per conoscere le iniziative del movimento No Triv Jonio potete seguire questo sito, a cominciare dall’articolo intitolato «Dieci motivi per dire no alle estrazioni di petrolio in Italia» di Maria Rita D’Orsogna, fisica e docente universitaria. Per saperne di più sulle denunce di Ong e di Nazioni unite contro la Shell, per i suoi comportamenti nel Delta del Niger, ecco un articolo di Alberto Zoratti del 30 Dicembre 2012 pubblicato su Il Manifesto.
[fonte «Truppe Shell verso lo Jonio» di Alberto Zoratti].
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E con questa nota di Eco(R)esistenza, molto ben documentata, il mio augurio di... una buona giornata a tutti voi, e un ringraziamento a Giò Nastasi e Mario Di Giovanna per la segnalazione...
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Post di Ilva Alvani
Che amarezza !
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Post di Maria Ghelia
Sempre peggio!
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Dalla mia Bacheca su FB del 28/01/13

Maria Rita D'Orsogna. La BP intende trivellare la riserva delle balene in Australia
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/...-la-bp-intende-trivellare-la-riserva-delle-balene-in-australi/559082084103611


      28/01/13 - Nel segnalare il post pubblicato due giorni fa da Maria Rita sul suo Blog sui propositi della British Petroleum sui fondali marini di un Parco Marino in Australia, vorrei anzitutto rilevare alcune frasi iniziali che ci riguardano da vicino, riferite come sono al comportamento della Edison per le sue iniziative petrolifere in acque territoriali italiane di cui abbiamo più volte parlato nei giorni scorsi. dopo il presunto, ma anche discusso ed indagato riversamento in mare di idrocarburi dalla piattaforma Rospo Mare della Edison, operativa in Adriatico al largo delle coste molisane...
      Dice Maria Rita:

  "Mi ci vorrà un po' di tempo per fare ordine mentale nella questione Rospo Mare - petrolio - erba - interferenza stampa e potere - politici molli. Per ora solo questo voglio dire: Se anche fosse vero che si trattava di erba e non di petrolio (personalmente non ci credo) è accettabile che la Edison, la capitaneria di porto di Pescara, le autorità coinvolte per ben due giorni non sappiano distinguere l'una dall'altro? E vista una tale ignoranza anche solo nel distinguere ceci e fave da parte dell'industria petrolifera nostrana, è una mossa intelligente lasciarli trivellare la costiera d'Abruzzo, Adriatica, d'Italia? Appena riesco a fare chiarezza mentale, torniamo su questo tema"

      Sono domande, quelle di Maria Rita, cui temo difficilmente qualcuno si degnerà di rispondere... Chi poi volesse saperne di più sul contenuto del suo articolo, ecco il resto a seguire. Un contenuto che solo all'apparenza sembra trattare argomenti e iniziative a noi distanti, avvenimenti dell'altro mondo appunto... E' ormai accertato che le multinazionali del settore, a partire dalla società "regina" di stato a noi più vicina, hanno tutte, salvo rarissime eccezioni, comportamenti analoghi, senza rispetto per gli ambienti naturali di loro interesse e le comunità animali e vegetali che li popolano, riuscendo, quel che è peggio, a convincere" (il più delle volte sinonimo di "corrompere"...) chi proprio dovrebbe garantire attraverso la tutela ambientale il diritto alla vita di ogni essere sulla Terra...
      Ed è quanto ci conferma ancora una volta Maria Rita proseguendo così il suo racconto:

  "Per adesso una storia che accade dall'altro lato del pianeta e che ha per protagonista la BP, la stessa dello scoppio del golfo del Messico. Non contenti di tutto il disastro che hanno combinato, adesso se vengono fuori con una nuova, brillante idea: trivelliamo la riserva delle balene. Le foto parlano chiaro, e credo che non ci sia bisogno di altri commenti. Vogliono infatti costruire 4 pozzi esplorativi, dopo che le ispezioni sismiche hanno confermato il "potenziale" petrolifero dei mari nella zona detta "Roaring Forties". Sono circa 12,000 chilometri quadrati di mare a circa 300 chilometri da riva, con profondità che varia dai 300 metri ai cinque chilometri."
"Dicono che hanno avuto "ampie consultazioni" con il governo centrale e locale, con gli ambientalisti, con le associazioni non governative, con i pescatori. Dicono che hanno fatto tutto quello che dovevano fare per evitare effetti negativi sulle balene, sui tonni e sul Great Australian Bight Marine Park, appunto la barriera vicino ad Adelaide. Hanno pure scomodato Ernst & Young per avere un certificato di "final assurance" - una sorta di rassicurazione finale, della serie, state tranquilli, non succede niente.
La cosa bella è che lo stesso governo d'Australia che gli ha dato i permessi diceva che: "The Bight includes a designated marine park, supporting some of the highest levels of marine diversity anywhere in Australia much of which is found nowhere else in the world". Come sempre, la scusa è che il tutto è nell'interesse nazionale, per la sicurezza energetica e tutto sarà fatto - magicamente - in rispetto dell'ambiente.
Che dire? Non è più sacro niente... In quella zona ci sono delle specie protette, ci sono zone di protezione marina per l'accoppiamento delle balene, ci sono colonie di squali bianchi, c'è una zona di protezione dei fondali bentonici. I mari sono più profondi di quelli del golfo del Messico. E poi è ironico che a trivellare sia la BP, con tutta la sua storia di errori, di trascuratezza per sicurezza ed ambiente, con tutte le sue bugie. Si vede che il disastro Montara non gli ha insegnato niente."

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L'Ilva di Taranto ieri sera in "Presa Diretta" su RaTV3
di Guido Picchetti

http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/284374968355603


      28/01/13 - Ieri sera su RaiTV3 in "Presa Diretta - Lavoro Sporco" la storia dell'Ilva di Taranto, raccontata da Liza Boschin, Vincenzo Guerrizio e Raffaella Pusceddu.
      La trasmissione ricostruisce la storia più recente della grande acciaieria, l’avvelenamento di interi quartieri di Taranto, le complicità e le collusioni di chi ha nascosto in tutti questi anni i rischi e i danni provocati dai tanti inquinanti che uscivano dal grande impianto industriale, mai veramente rimesso in sicurezza.
      "Presa Diretta" va poi a Linz, in Austria. Anche lì c'è una grande acciaieria, che ha gli stessi anni di quella dell’ILVA. Ma oggi Linz non inquina. E' anzi la seconda città più pulita dell’Austria e la prima per produzione industriale... A dimostrazione che si può produrre l’acciaio anche senza inquinare. Il tutto in un filmato di quasi due ore, assolutamente da vedere, con due interessanti finalini in chiusura da non trascurare.
      Il primo sull’inquinamento del tratto di mare davanti al sito del G8 della Maddalena, in Sardegna, pieno di piombo, metalli pesanti e idrocarburi, e su una bonifica ambientale sulla quale la magistratura ha aperto un'inchiesta per appurare se sia stata eseguita o meno... E il secondo consistente in un breve reportage sulla "bioregulation", ovvero sulla depurazione biologica di ambienti inquinati mediante l'impiego di batteri. Ogni riferimento alla "bioregulation" di ambienti politicizzati mediante batteri è puramente casuale...


http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a59943ea-1ffb-47aa-940e-bc2cf364d53f.html

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Dalla mia Bacheca su FB del 27/01/13

Petrolio in Adriatico, Vaccaro: le analisi dell’Arpa ci diranno la verità
da "I fatti del Nuovo Molise"
http://ilnuovomolise.it/44023/petrolio-in-adriatico-vaccaro-le-analisi-dellarpa-ci-diranno-la-verita


     25 gennaio 2013, TERMOLI (Campobasso) – La Procura di Larino ha subito aperto un fascicolo sull’episodio accaduto nella notte tra lunedì e martedì nei pressi della piattaforma petrolifera Rospo Mare dopo la segnalazione di una macchia iridiscente. Solo dopo gli esami chimici di laboratorio dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale sulla natura dei prelievi effettuati dalla Guardia Costiera si potrà decidere nei confronti di eventuali responsabilità. In sostanza c’è la volontà di non creare un allarmismo ingiustificato, ma di verificare le cose così come si sono verificate.
     Con grande serenità il procuratore della Repubblica di Larino, Ludovico Vaccaro, riferisce dell’attività messa in atto dal suo ufficio per capire cosa sia effettivamente accaduto al largo della costa molisana. «Sono in corso esami – spiega il Procuratore – perché una macchia iridiscente non vuol dire necessariamente la presenza di idrocarburi e comunque la quantità eventualmente versata sarebbe contenuta in pochi litri».
     Controlli approfonditi sono stati effettuati dalla Capitaneria di Porto di Termoli che è subito intervenuta per verificare la condotta di collegamento tra la piattaforma e la nave cisterna di stoccaggio FSO Alba Marina. Sotto esame è la condotta sulla quale sarebbero state rilevate delle anomalie per le quali sono in corso accertamenti tecnici, ma non sono stati riscontrati sversamenti in mare. Condotta che verrà portata in superficie per verifiche successive e per fugare ogni dubbio sulla sicurezza e sulla sua tenuta.
Dalla Procura viene evidenziato che non solo la Edison ha fatto la segnalazione immediata ma ha anche interrotto l’estrazione in maniera tale che se vi fosse stato un problema nella linea di carico sarebbe stato evitato.
     «Attualmente stiamo indagando – chiarisce Vaccaro – sull’ipotesi di sversamento in mare di idrocarburi che fa verificata sia in riferimento alla sussistenza dello sversamento in mare e sia successivamente al riferimento delle responsabilità». Che potrebbero anche non essere della Edison, ma di chi ha costruito la condotta lunga 60 metri che trasporta il prodotto estratto verso la nave cisterna con giunture collocate ogni 12 metri.
     Il dato importante da rilevare è che sono state subito adottate le procedure previste in questi casi, al momento non ci sono rischi ambientali e che comunque la Procura di Larino non lascia cadere nessuna ipotesi investigativa.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E questa invece la "voce " della procura... Speriamo che arrivi forte e chiara...
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Post di Maria Ghelia

Finalmente uno serio!
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Post di Giovanni Angeloni

Speriamo non lo mettano a tacere...
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Post di Fabrizia Arduini

Qualsiasi cosa dicono o facciano, qualsiasi cosa sia sucessa, resta incontrovertibile il danno ambientale di queste attività. Spero che non facciano mangiare a nessuno il pesce a ridosso della piattaforma, e men che meno i mitili...
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Agenti minerari a guardia dei Parchi Marini in Italia ?
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/...-a-guardia-dei-parchi-marini-in-italia-/558450284166791


      27/01/13 - Già, saranno proprio gli agenti minerari ad assicurare la tutela ambientale del nostro Paese... E' quanto leggiamo, nel silenzio assoluto e totale dei media nazionali al riguardo (stampa e Tv), in questo interessante articolo di Andrea Mori sugli intendimenti della Edison nelle sue attività "minerarie" off-shore nelle acque territoriali italiane.
      Se c'è qualcuno ancora teme che la crisi del nostro Paese possa negativamente incidere sul futuro delle Aree Protette italiane (e non solo su quelle marine...) può star tranquillo... La gestione, sia delle aree esistenti e sia di quelle ancora da realizzare, è fin d'ora assicurata... A confermarlo è la voce ufficiale della Edison, che, vestendo le penne del pavone dopo il "presunto" riversamento di oro nero in Adriatico, è come declamasse: «Vedete come siamo bravi ? Siamo intervenuti per far fronte ad una emergenza che noi stessi per primi abbiamo temuto ci fosse, ma che in realtà non c'era... Ma non meravigliatevi di ciò. Le nostre misure di sicurezza sono fuori discussione e, con quanto è accaduto, abbiamo voluto dare una dimostrazione di quanto teniamo alla sicurezza e all’ambiente...».
      Non basta. Annunciando poi il via al piano di investimenti da 160 milioni di euro con tre nuovi pozzi che andranno a sostituire quelli che nel frattempo sono cessati (con un previsto aumento di produzione di 1 milione 300mila barili che proietta il campo abruzzese-molisano in vetta alle piattaforme italiane), l'Edison aggiunge ancora, testuali parole: «La nostra concessione scade nel 2018 ed è rinnovabile per altri 5 anni, quando con tutta probabilità sarà istituito il Parco della Costa Teatina. Ci piacerebbe allora dimostrare come intorno alle nostre piattaforme flora e fauna marine siano ricche e tutelate...».
      Dopo il danno anche la beffa... E questa ancora ci mancava ... Che Bel Paese l'Italia !!! La perla finale ? Eccola: « E per favore non chiamateci più petrolieri, siamo agenti minerari»...
      Benvenuti, agenti minerari, "gabbiani" e "gabbati" ringraziano...

Edison: altri 160 milioni per le trivelle nel mare abruzzese
di Andrea Mori
http://ilcentro.gelocal.it/...-160-milioni-per-le-trivelle-nel-mare-abruzzese-1.6412307

Per la società mineraria l’allarme ambientale si è rivelato falso: nuovi investimenti e due proposte agli ambientalisti
     25 gennaio 2013, PESCARA - La piattaforma “Rospo Mare” a 11 miglia al largo tra Vasto e Termoli a febbraio tornerà ad estrarre petrolio bituminoso dopo la sospensione cautelativa a causa dell’allarme ambientale, poi rientrato, di lunedì notte. Il tempo necessario per completare le indagini sottomarine, di escludere del tutto eventuali anomalie tecniche e di approfittare dello stop per anticipare dei lavori di ordinaria manutenzione. Dopodiché la Edison -titolare al 62% della concessione insieme al 38% di Eni - darà ufficialmente il via al piano di investimenti da 160 milioni di euro (tre nuovi pozzi che andranno a sostituire quelli che nel frattempo sono cessati) che farà quantomeno aumentare il livello di produzione di 1 milione 300mila barili che ha già proiettato il campo abruzzese-molisano in vetta alle piattaforme italiane.
     «Fino a questo momento l’allarme dell’altro giorno si è rivelato un falso allarme poiché né noi né la Capitaneria abbiamo trovato tracce di idrocarburi in mare», è la pista che batte Edison, «e l’iridescenza che era stata avvistata dal nostro equipaggio può essere stata di natura ambientale come fango, alghe e detriti, residui provenienti da nord. Di certo», conclude Edison, «c’è che fino a questo momento possiamo dire con sicurezza che in ogni caso non è roba nostra».
     Il direttore idrocarburi Nicola Monti e il responsabile operazioni Giovanni Dinardo, dicono comunque di essere fieri del comportamento dell’equipaggio di “Rospo Mare”: «Aver dato l’allarme per noi ha voluto dire sospendere l’attività e quindi subire un danno, ciò nonostante abbiamo dato una dimostrazione di quanto teniamo alla sicurezza e all’ambiente».
     Edison sa dell’inchiesta aperta dalla Procura di Larino per inquinamento ambientale e che i Comuni di Termoli e Vasto valutano l’eventualità di chiedere i danni: «Noi abbiamo agito con trasparenza e tempestività, ognuno può fare quello che vuole, fino adesso però manca il 'corpo del reato', cioé il petrolio, la chiazza oleosa, gli idrocarburi oggetto del presunto inquinamento».
     E i gabbiani sporchi di petrolio fotografati dal Wwf? «Ci dispiace per i gabbiani e per il Wwf, per vedere se esiste una correlazione possiamo proporre una cosa: il Wwf analizzi il petrolio dei gabbiani, noi consegneremo le analisi del nostro greggio e vedremo così se stiamo parlando della stessa cosa. Anche perché lo stesso Wwf ha ammesso che alcune foto risalgono a prima che ci fosse l’allarme ambientale».
     L’ingegnere Monti e l’ingegnere Dinardo ci tengono a dire che le indagini sottomarine procedono per «maggiore sicurezza» e sottolineano che la manutenzione non ha nulla a che fare con la chiazza del mistero. «Se vogliamo infondere rassicurazioni è perché non abbiamo trovato nulla sul serio, con gli ambientalisti ci piacerebbe discutere e avviare un confronto. Se è un’altra proposta? Sì, lo scriva. D’altra parte la nostra concessione scade nel 2018 ed è rinnovabile per altri 5 anni quando con tutta probabilità sarà istituito il Parco della costa teatina. Ci piacerebbe allora dimostrare come intorno alle nostre piattaforme flora e fauna marine siano ricche e tutelate. Quanto a sicurezza e prevenzione, poi, abbiamo visto in questi giorni quali siano i livelli raggiunti...».
     Edison tuttavia non vuole parlare di ecoristoro a favore dei comuni costieri: «Noi operiamo su concessione della Stato e allo Stato paghiamo le tasse ed il 7 per cento del fatturato per le royalties. È allo Stato che gli Enti locali si devono rivolgere per avere una quota maggiore delle nostre royalties. Crediamo che questo sia giusto, ma adesso non tirateci dentro pure in questi argomenti. E per favore non chiamateci più petrolieri, siamo agenti minerari».

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Post di Maria Ghelia
Ci manca anche questa !!! Ma non si vergognano mai a spararle così grosse?
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Post di Guido Picchetti

A proposito, questa era forse un'esercitazione dimostrativa ?
Le foto della CP: http://ilcentro.gelocal.it/foto-e-video/2013/01/22/fotogalleria/perdita-di-petrolio-a-largo-dell-abruzzo-le-operazioni-di-messa-in-sicurezza-1.6396246?p=1
E i gabbiani? Forse anche loro stavano esercitandosi a sopravvivere e volare sporchi di petrolio ?
Le foto del WWF: http://ilcentro.gelocal.it/foto-e-video/2013/01/22/fotogalleria/abruzzo-gabbiani-sporchi-di-petrolio-davanti-alla-piattoforma-rospo-mare-1.6396161
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A Guido Pietroluongo piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 26/01/13

Dopo Rospo Mare ci sarà Ombrina Mare...
di Maria Rita d'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/dopo-rospo-mare-ci-sara-ombrina-mare.html

      TUESDAY, JANUARY 22, 2013 - Nella notte fra il 21 ed il 22 gennaio sono stati riversati in mare 1000 litri di petrolio in Adriatico dalle piattaforme Rospo Mare, a 12 miglia al largo delle coste fra Vasto e Termoli, circa 20 chilometri. Rospo Mare è al 38% di proprietà dell'ENI e al 62% della Edison, e quest' ultima ne è anche responsabile delle operazioni produttive.
      Gli idrocarburi sono stati riversati in mare fra due riserve naturali, Punta Aderci e la Dune di Marine di Vasto. Il WWF riporta l'avvistamento di almeno sei uccelli sporchi di petrolio. Purtroppo non è la prima volta che ci sono perdite di petrolio nei mari d'Italia. Già nel 2005 ci furono delle perdite secondo dinamiche del tutto simili.
      Subito la Edison manda un comunicato stampa in cui certifica l'onnipresente "tuttapposto" italico secondo il quale "al termine della giornata di interventi" di squadre di soccorso e di sommozzatori - e forse di qualche prestigiatore - "si conferma l'assenza di greggio in mare". Chissà. Gli uccelli se lo saranno portati via sulle loro piume, il petrolio. Meno male però che il greggio sia scomparso, perchè la Castalia, che dovrebbe in teoria occuparsi delle questioni di pulizia del mare, non sempre ha i soldi per farlo. La Capitanerihttp://www.conservationsa.org.au/coast-and-marine-home/1059-key-concerns-about-bp-oil-exploration-in-the-great-australian-bight-gab.htmli microfoni di Rai Tre che in questo periodo ci sono "episodi di mucillagine" e che non è detto che si tratta di idrocarburi! Non so se ridere o piangere.
      Prima di andare avanti vorrei far notare che Rospo Mare è il tipico campo italiano dove si esei mari della riviera d'Abruzzo è quindi solo un po' migliore delle sabbie bitumiche canadesi - di indice 8 -, e di gran lunga peggiore rispetto al petrolio del mare del nord dove l'indice API è superiore a 40.
      Dal 1982 ad oggi sono stati estratti da Rospo Mare circa 92 milioni di litri di petrolio, o meglio, di melma petrolifera. In Italia ne usiamo 1.5 milioni di litri al giorno. E cioè Rospo Mare dà all'Italia lo 0.5% circa del suo fabbisogno nazionale energetico. Bell'affare questo petrolio italiano, eh?
      Attaccata a Rospo Mare c'è una nave FSO, che sta per Floating Storage and Offloading. Le FSO sono navi ormeggiate ai fondali marini vicino alle piattaforme che hanno semplicemente lo scopo di stoccare il petrolio e convogliarlo al momento opportuno su petroliere. Queste FSO sono in genere vecchie navi riconvertite e costano poco in manutenzione.
      E se i riversamenti fossero stati maggiori o non ce ne fossimo accorti per tempo? O peggio, se ci fossero stati incendi, o urti, o problemi agli ormeggi? Siamo sicuri che va bene mettere trivelle a distanza cosi ravvicinata alla riva? In California, dove dal 1969 il limite è di 160 chilometri da riva per precauzione, sono scemi?
      Ma i 1000 litri di Rospo Mare non sono niente in confronto ad un altra concessione, proposta invece dall'inglese "Mediterranean Oil and Gas" e detta Ombrina Mare, che sta per piombare sui mari d'Abruzzo grazie al governo Monti-Passera e grazie all'apatia di quasi tutta la classe politica d'Abruzzo. Si, quegli stessi che oggi fanno i proclami populistici su Rospo Mare, ma che su Ombrina, che si potrebbe ancora fermare, non muovono un dito.
      Di Ombrina Mare parleremo la volta prossima in dettaglio. Come per Rospo Mare, il petrolio che c'è qui è scadente e poco abbondante. Ombrina sorgerà vicino ad una riserva di pesca finanziata dall'UE e avrà l'onore di ospitare una nave FPSO, dove la P sta per Production e che vuol dire che non solo da questa nave il petrolio verrà caricato e scaricato, ma lo si processerà pure. E dove processare vuol dire eliminarne gli scarti sulfurei con desolforatore, inceneritore e fiamma costante in bella vista. Lungo quella che, in teoria, dovrebbe essere il costituendo Parco Nazionale della Costa dei Trabocchi.
      Ecco, per tutto questo occorre ringraziare la "Strategia Energetica Nazionale" (SEN) di Passera e Monti: contornare l'Italia di piattaforme a pochi chilometri da riva in cambio di pochi spiccioli, e di briciole di petrolio di qualità schifosa. Non c'è che dire. Proprio dei grandi e lungimiranti professori....
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Dal buco alla fuitina... E, in quest' ultimo articolo di Maria Rita d'Orsogna pubblicato sul suo Blog c'è in sintesi tutto quel che oggi si può dire a proposito dell' "avvertimento" che la sorte ci ha dato con il discusso riversamento in Adriatico al largo della costa molisana... Ma voi credete che qualcuno dei nostri candidati governanti saprà coglierlo e farne tesoro ? Visto l'eco avuta dell'episodio sulla stampa nazionale, a dispetto del fiume di articoli pubblicati in rete e dell'inchiesta aperta al riguardo dalla magistratura, credo che non resti che ringraziare i "tecnici" per la SEN, incrociare le dita e pensare ad altro... Tanto gli argomenti non mancano certo, dal "buco" del Monte dei Paschi di Siena alla "fuitina" di un certo Corona... Auguri...
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Post di Betta Sala

Sì Guido, c'è chi ci lavora da un pezzo e non son di certo i partiti delle Lobbyes !!!
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A Mariella Morselli, Alfonso Nigro, Mauro Brusà, Giò Nastasi e Domenico Nico Tesei piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 25/01/13

Petrolio: in mare no, ma nel tavoliere si può cercare
da "Puglia d'Oggi"
http://www.pugliadoggi.it/index.php?...petrolio-tavoliere&catid=77:slide-show&Itemid=594


      24.01.2013 - Era il 21 gennaio del 2012. Esattamente un anno fa. A Monopoli erano in migliaia a sfilare, insieme e senza colori politici, per gridare forte il NO della Puglia alle trivellazioni. C’eravamo anche noi.
      Quanti esponenti della Regione abbiamo visto in prima fila battersi per evitare nuovi permessi del Governo per le società che intendevano effettuare ricerche di idrocarburi nel mare pugliese? C’era Nichi Vendola, che che sottolineava come le trivellazioni erano uno “stupro del nostro ambiente naturale”, e che noi dovremmo “proteggere il mare e l’economia della bellezza, del turismo, della pesca”. E c’era Onofrio Introna “Ringrazio – ha detto – le migliaia di persone che oggi da qui inviano un messaggio che arriverà ai Parlamenti italiano e europeo, affinchè tutti si impegnino a mantenere i nostri territori integri. Dobbiamo dire no a chi vuole dissestare l'Adriatico, a chi vuole speculare sul nostro ambiente”. Lo stesso Parlamento dove ora entrambi vorrebbero andare.
      E c’era Silvia Godelli, assessore al Turismo: “Non lo facciamo solo per il turismo – ha spiegato – ma lo facciamo per il destino dei giovani che verranno e delle nuove generazioni. Per mantenere intatto quel patrimonio che è insostituibile”.
Quante belle parole. Quante frasi profonde sbandierate dai nostri politici, dai nostri governanti, nel momento in cui c’era da essere contro le prospettazioni petrolifere. E noi ad applaudire l’iniziativa ed a sostenere, una volta tanto, questi personaggi.
      Cambio di scena.
      Lungomare di Bari, 20 dicembre, sala della Giunta Regionale. Si discute se concedere il permesso di ricerche petrolifere alla Vega Oil Spa. Vorrebbe, questa società, fare attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in località “Masseria Montarozzo”. Si sta parlando di un’area di indagine situata a sud-est dell’abitato di Foggia, dell’estensione di 155 chilometri quadrati insistenti nel territorio di Foggia, Ascoli Satriano, Carapelle, Ordona e Orta Nova.
      Nel bel mezzo del Tavoliere.
      L’assessore allo Sviluppo Economico Loredana Capone effettua una impeccabile relazione tecnica sulla storia di quel luogo e sul fatto che già in passato, nel 1964, sono state effettuate attività di perforazione (nel Pozzo Spartivento 1), prima di abbandonare il progetto. Ma ora, spiega la Capone, ci sono nuove tecnologie, nuove conoscenze geologiche, moderni mezzi di indagine sismica, e la società richiedente è pronta ad un investimento di oltre 2 milioni di euro per minimo i prossimi due anni.
      Oggi la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia della delibera di Giunta. Non una parola sul fatto che il Tavoliere rappresenta il cuore della Puglia agricola. Neppure da Stefàno, che pure in questi giorni sta trovando insperate risorse, per la pesca e per le angurie salentine e domani chissà (almeno fino al 24 febbraio, naturalmente).
      Le prime due fasi, spiega l’assessore Capone, non prevede nemmeno attività sul terreno, ma solo studi geologici e sismici, come confermato del resto anche dall’Ufficio Ambiente della Provincia di Foggia. La Giunta Vendola, all’unanimità, dunque, cosa fa? Naturalmente approva ed emette il permesso di ricerca di idrocarburi "limitatamente alle sole indagini di laboratorio geologiche e geofisiche ed a condizione di assoggettare la perforazione del pozzo d’obbligo a specifica Intesa previa acquisizione del pronunciamento di valutazione ambientale e di compatibilità PUTT/p (piano urbanistico territoriale tematico per il paesaggio) e PAI (piano assetto idrogeologico)". E ci mancherebbe anche che l’eventuale perforazione dovesse avvenire senza impatto di valutazione ambientale e di compatibilità Putt e Pai!!!
      Ma il punto, tutto politico, è il seguente. Può una Giunta regionale essere favorevole qui e contraria lì? La ricerca sul terreno è diversa da una sul mare? La tutela dell’ambiente è a chiazze? E quegli esponenti che sfilavano contrari al petrolio, ora sono diventati favorevoli? O faceva comodo sfilare alla testa del corteo?
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Puglia. Bastano dodici mesi ai nostri governanti in "servizio permanente effettivo" per cambiare parere e dire che è "bianco" ciò che hanno definito appena un anno prima completamente "nero" (come il petrolio di cui si tratta...), rifiutato allora senza alcuna incertezza. Capita ad esempio a Nichi Vendola (ma è solo uno dei tanti...), il quale il 21 gennaio del 2012, mentre sfilava insieme a migliaia di cittadini, uniti senza colori politici dal desiderio di gridare forte il NO della Puglia alle trivellazioni, sottolineava come queste fossero uno “stupro del nostro ambiente naturale” e che noi dovremmo “proteggere il mare e l’economia della bellezza, del turismo, della pesca”. Questo il "nero" di ieri. E il "bianco" di oggi ? Semplice. Il via libera appena pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia alle trivellazioni petrolifere della Vega Oil SpA nel territorio di Foggia. Per ora di ricerca... Quelle di sfruttamento, prossimamente su questo schermo...
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Post di Roberto Frigerio
Non c'è niente da fare, davanti alla prospettiva di fare soldi sfumano tutti i buoni propositi... qualunque sia il colore politico...... Chi ci rimette è sempre l'ambiente e di conseguenza le future generazioni......
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Post di Alfonso Nigro
Distruggeranno i posti più belli d'Italia.
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In programma una piattaforma petrolifera nel Canale di Sicilia
di R.C. da "International Business Times"
http://it.ibtimes.com/articles/41737/20130124/petrolio-sicilia.htm


      24.01.2013 - È in arrivo un investimento di 100 milioni di euro targato Edison per la costruzione di Vega B, quella che sarà la seconda piattaforma petrolifera del Canale di Sicilia.
      La volontà del governo italiano di raddoppiare entro il 2020 la capacità produttiva di petrolio nel nostro paese sta facendo fioccare progetti e richieste di trivellazione al ministero dell'ambiente. Una decisione fortemente osteggiata da Legambiente che definisce questa spasmodica ricerca degli ultimi sgoccioli di oro nero come l'operazione "Trivella Selvaggia". Le nuove 70 piattaforme petrolifere in progetto stanno mettendo a rischio sversamenti 30 mila km2 di mare vicino alle coste, una superficie più grande dell'intera Sardegna.
      Il petrolio estratto dalla Vega A, la piattaforma già esistente, viene raffinato nello stabilimento di Gela. A quanto pare la prima piattaforma non riuscirà mai ad esaurire il giacimento presente. Così entra in scena Vega B, che, secondo Sten Stomberg, responsabile Edison Sicilia, prolungherà di almeno 20-25 anni la vita del sistema estrattivo, con rosee conseguenze per la popolazione locale e per i 150 lavoratori delle piattaforme.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Il petrolio nel Canale di Sicilia ha cambiato colore... A dire dell'Edison ora da nero è diventato roseo, come le previsioni previste per la popolazione del ragusano e per i 150 lavoratori delle sue piattaforme davanti a Pozzallo... E ciò grazie all'investimento di 100 milioni di euro targato Edison per la costruzione della Vega B, di quella cioè che sarà la seconda piattaforma petrolifera del Canale di Sicilia.... La "seconda", è vero, ma senza contare le trivelle già operanti nel Canale di Sicilia in acque territoriali tunisine... e ancora (se ne sa poco, ma già ci sono o sono previste) quelle in acque maltesi e libiche... Un futuro tutto roseo per il Mediterraneo, non c'è che dire !!!
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Termoli. Fuoriuscita di greggio. Aperta un'inchiesta
da "Primo Piano Molise"- redazione di Campobasso
http://www.primopianomolise.it/news.aspx?news=7176


Il procuratore di Larino Vaccaro vuol far luce su una vicenda i cui contorni sono ancora da definire
       24/1/2013 - Per le istituzioni locali e la procura della Repubblica di Larino lo sversamento di greggio in mare ci sarebbe stato, anche se di portata minore, non quei mille litri che sono circolati come notizia approssimativa e non confermata due giorni fa. E’ questa la novità saliente di ieri, nel secondo giorno pieno di perlustrazioni e di controlli anche nella profondità delle acque dell’Adriatico.
       A voler chiarire fino in fondo la vicenda è senza ombra di dubbio il procuratore capo Ludovico Vaccaro, che dopo le notizie attinte in questi ultimi due giorni, sia dagli organi competenti che dalla stampa ha deciso di aprire una inchiesta con l’ipotesi di inquinamento ambientale. “La perdita c’è stata – ha affermato lo stesso magistrato pugliese – ma l’attivazione del protocollo di emergenza ha evitato disastrose conseguenze”. Infatti, proprio per non lasciare nulla al caso, a conferma di come sull’ambiente non si scherzi, verranno vagliate tutte le ipotesi e saranno operate tutte le ricostruzioni utili a discernere quanto accaduto, con il perseguimento degli eventuali responsabili.
       La mancata presenza del greggio a pelo d’acqua, non rinvenuto nelle miriadi di ispezioni effettuate lungo il perimetro del campo Rospo Mare di proprietà della Edison, sarebbe stata giustificata dal fatto che gli idrocarburi avrebbero fatto massa solidificandosi e sprofondando negli abissi del mare, che in quel tratto arrivano anche a oltre 80 metri. L’azione di monitoraggio è proseguita anche ieri per mare, con tre ‘guardiacoste’ attive e il ricognitore della direzione marittima di Pescara, che insieme al comandante Claudio Manganiello sta coordinando e portando avanti questo intervento d’emergenza.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E giustamente l'autorità giudiziaria di Larino ha aperto un'inchiesta per accertare la verità dei fatti sulla base delle notizie attinte in questi ultimi due giorni, e le eventuali responsabilità di reato... Ma quanto mi piacerebbe che si giudicasse anche l'atteggiamento dell'Edison, nel bene e nel male... vale a dire le pronte misure di intervento di emergenza adottate nel caso specifico, ma anche la veridicità o meno delle ultime dichiarazioni dei responsabili della Edison, tipo "E' tutto a posto, non è successo niente..." !!!
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Petrolio nell'Adriatico, M5S: "Come fa l'Eni a minimizzare? Ancora nessuna chiarezza sull'accaduto" da "Abruzzo 24 Ore"
http://www.abruzzo24ore.tv/news/Bitume-nell-Adriatico-M5S-Come-fa-l-Eni-a-minimizzare...109926.htm

      24 gennaio 2013 - "Da qualche giorno è apparsa a largo delle coste abruzzesi e molisane una macchia nera. Mille litri di greggio, riversati in mare dalle infrastrutture galleggianti dell’ENI, sono il miraggio di un’isola infernale. E’ stata proprio l’ENI a constatare, nella notte dello scorso martedì, la presenza di residui bituminosi in mare e si è immediatamente premurata, a mezzo stampa, di rassicurare l’opinione pubblica sull’esiguità dell’incidente e sull’immediata circoscrizione dello stesso". Il Movimento 5 Stelle si domanda come la società petrolifera possa minimizzare se non ha ancora stabilito la natura tecnica dell’incidente.
      "Abbiamo bisogno di ragguagli sulle condizioni del mare sia in superficie che in profondità: il WWF ha già diffuso fotografie di uccelli marini coperti di bitume. Fa parte di una memoria troppo recente la catastrofe del golfo del Messico e il fantasma del disastro ecologico incombe sulla popolazione. E’ compito di ogni cittadino vigilare e tutelare sul territorio, demandare questa priorità alle presunte strutture preposte ha già prodotto danni sufficienti. A questo si aggiunge la consueta superficialità degli organi di informazione che prediligono la “fuitina” di Corona alle imminenti criticità".
      "I beni pubblici devono essere gestiti dallo stato, non da società per azioni che hanno come unico obiettivo il profitto. Noi cittadini del Movimento 5 Stelle abbracciamo senza riserve questa dichiarazione del nostro garante Beppe Grillo. Lo Stato, le regioni e la politica tutta non sono in grado di offrire gli standard minimi di tutela e garanzia, anzi con azioni sconsiderate rilasciano pareri positivi a iniziative scellerate. Per concludere, ci sembra la solita 'truffa'' all’italiana, una attività 'produttiva' così impattante sul territorio non può essere tassata al 4%, i proventi di questi tributi non sarebbero nemmeno sufficienti a coprire i costi di eventuali bonifiche (ammettendo che siano possibili). E alla fine siamo sempre noi a pagare."
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Diamo a Cesare quel che è di Cesare... E al Movimento 5 Stelle di Grillo diamo quel che è giusto, vale a dire la denuncia sui giochi poco chiari che l'Edison sta conducendo a proposito del riversamento di prodotti petroliferi dalla sua piattaforma in Adriatico. L'Edison, la prima a denunciare l'incidente, ma anche la prima successivamente a smentirlo... E questo dopo che l'assessore comunale all’ambiente di Termoli Augusta Di Giorgi, rimasta in contatto per un’intera giornata con la Capitaneria di Porto locale, ha dichiarato che l'incidente è stato dovuto alla rottura di una tubatura della piattaforma Rospo Mare successivamente riparata...
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Post di Alfonso Nigro
Ma i partiti, i soliti, non ne parlano? Forse sono troppo impegnati nel continuare a dirci bugie per il voto.
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A Dawid Kedziora, Giovanni Angeloni, Giusi Orefice, Roberto Frigerio. Salvatore Giglio, Ilva Alvani, Debora Toscano, Francesco Genchi e Luca Gioria piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 24/01/13

Il giallo del petrolio in mare: chi l’ha visto? L’inchiesta va avanti, Edison smentisce la perdita da "Primo Numero It"
http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=12778


      24/01/13 - A tre giorni dalla segnalazione che ha innescato il protocollo d’allarme alla piattaforma petrolifera Rospo Mare, non è ancora chiaro cosa sia successo davvero, tanto che la ditta che estrae greggio in acque molisane sostiene categoricamente “l’assenza di sversamento di petrolio”. La Capitaneria di Porto, nella relazione alla magistratura, parla di una “iridescenza di idrocarburi” sulla superficie marina di aspetto ben diverso dalla “fanghiglia” di cui parla la multinazionale. La Procura conferma l’inchiesta contro ignoti per “inquinamento ambientale”. E resta da capire l’eventuale nesso con decine di gabbiani sporchi di petrolio avvistati e fotografati al confine con Molise e Abruzzo.
      Il Tribunale di Larino, dove la magistratura inquirente si sta occupando del casoTermoli. Lunedì sera la segnalazione: “colorazione anomala del mare in prossimità della nave petrolifera Alba Marina”, a 12 miglia dalla costa termolese. Qualche ora dopo la prima conferma della Capitaneria di Porto: “presenza di una iridescenza superficiale”, una sorta di pellicola depositata sulla superficie dell’acqua in tutto simile a tracce oleose di idrocarburi. Ma tre giorni dopo, e dopo controlli, ispezioni affidate a motovedette, aerei a raggi infrarossi, robot subacquei e sommozzatori, di petrolio non ne è stato trovato. L’esito dei campionamenti svolti fino a questo momento però, invece di chiarire l’accaduto, assume i contorni del mistero. Rafforzato – anche se di nessi concreti non ce ne stanno – dalla presenza di gabbiani col piumaggio sporco di petrolio che gli ornitologi del Wwf hanno fotografato nei tre giorni precedenti all’emergenza in acque molisane.
      Così la domanda resta in piedi: cosa è accaduto davvero? C’è stato o no uno sversamento di petrolio a ridosso del campo di trivelle Rospo Mare, gestito dalla multinazionale Edison?
      La ditta smentisce categoricamente, con tanto di nota stampa ufficiale in cui si legge che «a 60 ore dal lanciato allarme avvenuto alle ore 22:30 di lunedì 21, per avvistamento di una macchia sospetta presso il Campo Rospo Mare, nei pressi della FSO Alba Marina, si puo’ escludere categoricamente la presenza di greggio in mare e quindi di qualsiasi forma di inquinamento». E ancora: «Le operazioni aeree e marine, che sono state messe in atto e che hanno visto coinvolti anche i mezzi della Capitaneria, intervenuti con prontezza sul luogo, hanno consentito di escludere con certezza lo sversamento di greggio in mare, fatto confermato dai rilevamenti satellitari effettuati dalla Capitaneria di Porto». La conclusione di Edison è dunque un’ipotesi completamente differente dall’inquinamento ambientale: «La macchia, che ha generato l’allarme e che era stata stimata essere a quel momento in piena notte a distanza di 30 metri dalla FSO Alba Marina e con un’onda media di 2 metri di altezza, di dimensione 20x60 metri (circa 1 metro cubo) si è rivelata essere composta di natura diversa dal petrolio (sostanzialmente terra ed erba di origine fluviale)».
      La Procura della Repubblica di Larino, dal canto suo, va avanti nell’inchiesta per presunto inquinamento ambientale. Il fascicolo aperto è contro ignoti, e secondo quanto si apprende bisognerà attendere che gli accertamenti abbiano termine, e soprattutto l’esito dei campionamenti effettuati dall’Arpa Molise prima di avere una ricostruzione precisa dell’accaduto. Ma la Procura chiarisce anche che esistono alcuni dati definiti “oggettivi” sui quali si basa l’indagine. «C’è stata una segnalazione da parte del personale imbarcato sulla nave petrolifera – ricostruisce il Procuratore capo di Larino Ludovico Vaccaro – che nella tarda serata di lunedì ha allertato il personale della Capitaneria di Porto di Termoli, intervenuto immediatamente. C’è l’avvistamento da parte della capitaneria di Porto di Termoli di una iridescenza in mare, una pellicola scura. C’è una nota stampa ufficiale del Comando generale della Guardia Costiera in cui si legge che alle 22 e 30 la Edison segnalava la presenza di una chiazza lunga sessanta metri e larga 20». L’inchiesta è una procedura doverosa proprio per fare luce su quello che è successo. «per ora non possiamo affermare nè escludere che si tratti di petrolio - sintetizza il Procuratore - anche se al momento in cui sono scesi i sommozzatori non era in atto alcuno sversamento. La Edison lo esclude, noi prudentemente e sulla base di alcune anomalie non lo escludiamo. Fermo restando che se c’è stato uno sversamento, è stato minimo».
      Il mistero rimane, nell’attesa delle analisi. Quelle stesse analisi che anche oggi gli operatori dell’Arpa Molise, coordinati dal direttore Quintino Pallante, stanno effettuando sia in prossimità del campo petrolifero che della nave che della costa. «Il giorno successivo alla segnalazione – ricostruisce il direttore Pallante - le condizioni avverse del mare non hanno consentito di arrivare a piattaforma, che tuttavia è stata ispezionata ieri (mercoledì, ndr) senza trovare riscontri, fino a questo momento, della chiazza di petrolio. Le nostre ispezioni, così come quelle della capitaneria di Porto, continuano e non tralasceremo nulla».
      Edison intanto rassicura fornendo note sul livello di sicurezza degli impianti e di salvaguardia dell’ambiente. «L’intero campo è sorvegliato da un sistema di telecontrollo a terra nella base di Santo Stefano da cui è possibile arrestare la produzione in qualsiasi momento. Sono previsti sia arresti d’urgenza che sigillano il giacimento sul fondo del mare sia l’attivazione delle pompe antincendio su tutto l’impianto in caso di fuoriuscita di gas. Lo stesso sistema di arresto è presente sulle piattaforme. L’intervento di emergenza è possibile anche dalla FSO Alba Marina. Il campo è inoltre fornito di tutte le dotazioni di sicurezza previste dal codice della navigazione e dalle leggi minerarie. Nei prossimi giorni proseguiranno le ispezioni subacquee - con una pausa prevista nelle prossime ore a causa delle difficili condizioni meteomarine - portando in questo modo a compimento tutti i rilievi previsti».
      Resta forte la polemica sulle concessioni date alle ditte di estrazione di idrocarburi fra cittadini e associazioni. L’episodio, in ogni caso, ha acceso i riflettori sul rischio di un incidente ambientale a poca distanza dalla costa, e proprio mentre il territorio fa i conti con la possibilità di vedere moltiplicate le trivelle in adriatico nelle acque antistanti il litorale abruzzese e molisano e quello che circonda le Isole Tremiti. Resta da capire anche se esista un nesso, e quale sia, con i numerosi avvistamenti di gabbiani sporchi di petrolio al confine tra Molise e Abruzzo che gli ornitologi del Wwf hanno fotografato a partire da sabato scorso, nel corso del monitoraggio degli uccelli acquatici. «Troppi, tra gabbiani comuni e gabbiani reali, per rientrare nella normale casistica. E’ evidente che gli uccelli si sono sporcati e ora rischiano di morire soffocati a una fonte di inquinamento massiccia». Le immagini, e la relativa documentazione, sono state acquisite su richiesta degli ambientalisti dalla Guardia Costiera abruzzese. Nelle prossime ore arriveranno anche nella disponibilità della Procura di Larino, competente territorialmente dell’inchiesta.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Tipico del nostro Paese... Nessuna certezza sull'accaduto... E forse sapremo la "verità" tra qualche mese. O anche più tardi, sempre che non scadano prima i termini di una "prescrizione" dell'eventuale reato, deliberata ad "hoc"...  E se non ci credete, nel video che segue ecco quel che dice oggi l'Edison in proposito ..

"Rospo Mare, la verità di Edison"
Pubblicato in data 24/gen/2013 da Rete8Tube - Servizio di Fabio Lussoso - (2'14")

http://youtu.be/m-8gUATJtQk

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Post di Guido Picchetti

Ma che bravi... Quanta efficienza !!!! Voi ci credete ? Il sottoscritto no!!! Ma sono pronto a ricredermi di fronte ad accertamenti fatti da chi di dovere... C'è da meravigliarsi ? Petrolio, ma quando mai, dice l'Edison... A colorare di nero i gabbiani sono state le alghe, e l'iridiscenza sulla superficie del mare era solo un effetto provocato da terriccio in sospensione (sic !!!)...

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Post di Roberto Sandulli
Terra, erba, canne ??????? Mi sa che le canne se le sono fatte loroooo !!!!! Cose da pazzi !!!!!!!!!!!!
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Abruzzo. Wwf: «rischi altissimi per l’Adriatico»
da "Primadanoi.It"
http://www.primadanoi.it/video/536845/Abruzzo--Wwf---rischi.html


      23/01/13,TERMOLI. E' fermo l'impianto di estrazione di idrocarburi Campo Rospo Mare situato al largo delle coste molisane. La conferma arriva dall'assessore comunale all'Ambiente di Termoli, Augusta Di Giorgi, che questa mattina si è recata in porto per seguire da vicino tutte le fasi successive all'emergenza dovuta alla fuoriuscita di greggio durante le fasi di pompaggio del petrolio.
Questa mattina gli operatori dell'Agenzia regionale per l'Ambiente (Arpa, omologa dell’abruzzese Arta) si sono recati sulla piattaforma per effettuare dei prelievi di campioni di acqua di mare da analizzare e verificare se ci sia ancora della sostanza inquinante nello specchio d'acqua.
      «L'impianto è stato stoppato per consentire la riparazione del giunto - ha commentato la Di Giorgi -. Si è praticamente rotta una manichetta tra l'altro nuova in quanto era stata sostituita tre mesi fa, composta da tre pezzi. Una delle giunture si è allargata, facendo fuoriuscire il greggio che, con la temperatura del mare di circa 10 gradi, la sostanza si è solidificata. Con delle attrezzature già in dotazione della piattaforma ed in possesso della stessa Guardia costiera questa scia che si era creata è stata ripulita attraverso l'utilizzo di barriere. La stessa nave utilizzata per il trasporto degli idrocarburi è riuscita a bloccare l'allargamento della sostanza in mare. Si tratta di un'imbarcazione molto sicura che ha un doppio scafo ed è stata collaudata dalla Capitaneria di Porto di Termoli».
      Nel pomeriggio l'assessore Di Giorgi si recherà di persona sulla piattaforma Campo Rospo Mare per verificare il lavoro svolto e quanto c'é ancora da fare. Inoltre l'amministratrice ha intenzione di assicurarsi che non ci sia pericolo di inquinamento e che l'allarme sia effettivamente rientrato. «Quello che apprenderò oggi pomeriggio con la visita alla piattaforma - ha concluso la Di Giorgi - lo illustrerò in una conferenza stampa che organizzerò entro questa settimana. In ogni caso sono confortata dall'immediato intervento della Capitaneria di Porto che ha posto in opera tutte le possibili cautele nell'intervento».
      Intanto il Wwf Abruzzo, che ieri ha fotografato dei gabbiani sporchi di una sostanza oleosa simile al catrame, torna a lanciare l'allarme sulla questione petrolio, perché «decisioni poco prudenti potrebbero gravemente condizionare in peggio il futuro economico della regione e la salute dei cittadini per molti decenni». «Gli incidenti, come purtroppo la casistica ampiamente dimostra in tutto il mondo - ha spiegato il presidente regionale dell'associazione, Luciano Di Tizio, assieme a Augusto De Sanctis, Fabrizia Arduini e Loredana Di Paola -, sono sempre possibili e non soltanto quelli di minima entità. Proviamo soltanto a immaginare le conseguenze di un fatto analogo durante la stagione balneare, senza dimenticare comunque i danni per la pesca e, più gravi di tutti, quelli per l'ecosistema marino».
      Nel sottolineare che «il petrolio è una miscela di prodotti ognuno dei quali procura danni diversi e pericolosi», gli ambientalisti hanno ricordato che «il mare Adriatico è chiuso e poco profondo, enormemente delicato. La proliferazione dei pozzi e il transito delle petroliere - hanno affermato - sono fattori di rischio gravissimi in una situazione già fragile. Riflettano coloro che sono chiamati ad esprimersi sull'autorizzazione ad ulteriori concessioni o al potenziamento di quelle esistenti».
      «Sia il progetto 'Rospo mare' che quello 'Ombrina mare' erano stati rigettati dal decreto Prestigiacomo - hanno concluso - ma il ministro Passera li ha fatti rientrare dalla porta principale. Non serve un incidente per capire la pericolosità, perché le stesse operazioni di perforazione sono altamente impattanti, come certificato e documentato da tutta la bibliografia».

Il Wwf diffonde immagini shock: gabbiani sporchi di greggio
video ubblicato da delfurboantonio in data 23/gen/2013 - (3'24")
«Quel che è accaduto ieri l'altro con lo sversamento di idrocarburi nel mare Adriatico - dichiara il Wwf - è
 un episodio gravissimo, che non va in alcun modo sottovalutato, al di là di ogni eventuale responsabilità»

http://youtu.be/orhcUuYLxW0

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
L'allarme del Wwf Abruzzo in merito al riversamento in mare di petrolio dalla piattaforma Rospo Mare... C'è poco da stare allegri...
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Decine di gabbiani sporchi di petrolio: mistero sulla data dello sversamento in mare
da "Primo Numero It"
http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=12768


Inquinamento - Chiesta un'indagine. Gli ornitologi della sezione Wwf abruzzese hanno fotografato nei giorni scorsi diversi esemplari di gabbiani comuni e gabbiani reali vistosamente sporchi di idrocarburi sulla costa antistante la concessione Rospo Mare, la piattaforma petrolifera, e al confine tra Molise e Abruzzo, in un sito di interesse comunitario. Le prime immagini risalgono a sabato, ben tre giorni prima che la Edison segnalasse la perdita di idrocarburi a 12 miglia dalla costa molisana. Malgrado le rassicurazioni, prende quota il sospetto che l’inquinamento possa essere più grave. «La frequenza di individui sporchi di petrolio – spiega il referente acque del Wwf Abruzzo De Sanctis - è del tutto eccezionale rispetto a quelli che osserviamo normalmente durante i censimenti». La Capitaneria di Vasto di Pescara ha acquisito le immagini, «ma nessuno è andato ancora a verificare».
      23/01/2013 - L’impianto di estrazione di idrocarburi Campo Rospo Mare, al largo delle coste molisane, è ancora fermo. la produzione è bloccata. L’assessore comunale di Termoli Augusta Di Giorgi ha seguito da vicino le fasi successive all’emergenza causata dalla fuoriuscita di greggio durante le fasi di pompaggio del petrolio. In mattinata gli operatori dell’Agenzia regionale per l’Ambiente si sono recati sulla piattaforma per prelevare campioni di acqua di mare da analizzare. Bisogna capire se in acqua persistono tracce di idrocarburi, e in che quantità.
      Lo sversamento di petrolio, secondo le prime stime, è stato di mille litri. La causa sarebbe la rottura di una manichetta composta da tre pezzi. “Una delle giunture si è allargata, facendo fuoriuscire il greggio e con la temperatura del mare di circa 10 gradi la sostanza si è solidificata”, questa la ricostruzione ufficiale della dinamica dell’incidente. Un incidente che preoccupa, innesca timori perché quello che “è capitato una volta può ripetersi”.
      Ma c’è anche un’altra ragione dietro le paure degli ambientalisti. E arriva dalle segnalazioni, ripetute, di gabbiani sporchi di petrolio avvistati sulla costa antistante la piattaforma petrolifera “Rospo Mare” ma anche al confine tra il Molise e l’Abruzzo. Non uno o due uccelli col piumaggio oleoso e nero per gli idrocarburi, ma parecchi. «Ne sono stati avvistati e fotografati diversi esemplari» dicono dalla sezione abruzzese del Wwf, che ha immediatamente fornito le immagini che documentano il fenomeno alla Capitaneria di porto.
      Ma il particolare più inquietante è un altro. Ha a che fare con il giorno e l’ora degli avvistamenti. I primi gabbiani sporchi di greggio sono stati notati sabato scorso, ben tre giorni prima che Edison segnalasse lo sversamento e scattasse la procedura di emergenza. Sabato alcuni uccelli sono stati visti con le piume coperte di petrolio. La stessa cosa è accaduta il giorno successivo, la domenica.
      Augusto De Sanctis è il referente acque del Wwf Abruzzo e il presidente della Stazione Ornitologica Abruzzese: «Sabato scorso un gabbiano sporco di greggio è stato fotografato alla foce del torrente Buonanotte, a San Salvo. Il giorno dopo, domenica, un altro gabbiano coperto di nero è stato fotografato, sempre da noi, al porto di Montenero di Bisaccia. E poi diversi casi sono stati registrati tra lunedì e martedì».
      «Sono stato personalmente a San Salvo marina – racconta Augusto De Sanctis - e vi erano diversi individui vistosamente sporchi da sostanze oleose che cercavano disperatamente di pulirsi. Almeno sei o sette gabbiani, tra comuni e reali, con le piume macchiate in maniera massiccia di greggio. Non è un fenomeno normale, anzi, e siamo estremamente preoccupati».
      Certo, non si può escludere l’ipotesi che gli uccelli si siano sporcati in qualche fonte di inquinamento diversa rispetto alla perdita a 12 miglia da Termoli della nave petrolifera. Ma quale? E dove? Il Wwf, che conosce bene le dinamiche di questo tipo, ritiene improbabile che così tanti esemplari di gabbiani si siano potuti macchiare casualmente col gasolio di qualche imbarcazione: «al massimo potrebbe valere per uno o due, ma una simile concentrazione non trova alcuna spiegazione se non che la fonte di inquinamento sia una perdita di petrolio in acqua».
      I gabbiani sono stati avvistati fin da sabato, mentre l’allarme sulla nave petrolifera è stato dato lunedì sera. Che significa? Sono solo due le possibilità: o i gabbiani si sono sporcati, a decine, presso una fonte di inquinamento diversa dalla piattaforma, oppure lo sversamento risale a una data anteriore rispetto al momento in cui è stato deciso di far scattare la procedura di emergenza segnalando il guasto.
      La preoccupazione di ambientalisti e cittadini per un incidente dalle dinamiche ancora poco chiare e che potrebbe ripetersi con conseguenze più devastanti cresce. E proprio il Wwf ricorda che è già la seconda volta in otto anni che si verifica uno sversamento nell’area. «Ciononostante si continua a trivellare in Adriatico, aprendo addirittura a nuove esplorazioni, come quelle concesse alla multinazionale irlandese Petroceltic».
      Il presidente di Legambiente Abruzzo Angelo Di Matteo chiede chiarezza sulle dinamiche dell’incidente e una indagine specifica: «Occorre accertare al più presto le cause, individuare i responsabili, verificare il livello delle misure di sicurezza attive sulle piattaforme e sulla nave di appoggio, e valutare infine gli eventuali danni ambientali. I rischi delle attività di estrazione, stoccaggio e trasporto degli idrocarburi sono sempre più evidenti e devono far riflettere sul tentativo di deriva petrolifera che, fortemente propagandata nella proposta di Strategia Energetica Nazionale, il ministro Passera vuole impartire al Belpaese».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Tutto risolto nel mar Adriatico davanti alla città di Termoli ? C'è chi dice di sì e chi dice dice di no.... Possibile che nel nostro disgraziato Paese non si possa mai sapere niente di certo ?
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A Mauro Brusà piace questo elemento.
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Riversamento di idrocarburi in Adriatico. Continua il silenzio sulla stampa e le tv nazionali di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/408680029210061


      24/01/13 - Questo articolo di Peppe Caridi su "Meteoweb" e i due video che a seguire riporto, prodotti rispettivamente da "Tg Molise" e "Rete8 Tube", sono solo tre dei numerosissimi servizi giornalistici pubblicati in rete in merito al riversamento in mare di prodotti petroliferi dalla piattaforma "Rospo Mare" della Edison, fino ad ieri operativa in Adriatico a circa 12 miglia dal porto di Termoli, e quindi fermata in attesa di accertamenti sulle cause dell'incidente... Tre servizi che vanno ad aggiungersi ai tanti altri, tra cui quelli che già ieri e l'altro ieri ho segnalato qui negli "Echi di Stampa" grazie alla preziosa collaborazione di Assunta Di Florio. Cosa dire a commento ? Quanto avevamo già detto e che oggi possiamo ancor più convintamente riconfermare.. Dell'incidente in questione sui media a carattere nazionale, stampa e TV, neppure una parola... Alla faccia dell'informazione e della trasparenza che "regnano sovrane" nel nostro Paese !!!!

Incidente petrolifero, greggio in mare tra Molise e Puglia: “nessun rischio ma adesso basta” di Peppe Caridi
http://www.meteoweb.eu/...-nessun-rischio-ma-adesso-basta/180102/


     22 gennaio 2013 - La capitaneria di Porto di Pescara, che sovraintende il tratto abruzzese e molisano della costa adriatica, è stata allertata sin da ieri sera alle 23.40 direttamente dal ”personale imbarcato sulla nave cisterna Alba Marina, operante presso la piattaforma offshore per l’estrazione del petrolio greggio sita nel campo petrolifero 'Rospo Mare', a circa 12 miglia dal porto di Termoli”, della ”presenza di una macchia, presumibilmente di idrocarburi, di circa 60 metri di lunghezza e 20 di larghezza nei pressi della nave stessa”. Nella nota la Capitaneria spiega che ”La società Edison, responsabile dell’impianto, a scopo precauzionale disponeva l’immediata sospensione della produzione oltre al posizionamento intorno alla nave di panne galleggianti in grado di contenere eventuali sversamenti.
     Sul posto venivano inviate 4 motovedette della Guardia Costiera, unitamente ad un aereo ATR42 dotato di apparecchiature per il telerilevamento ambientale, che nell’immediatezza monitorava lo specchio acqueo circostante la piattaforma e la nave. Dal controllo aereo risultava soltanto la presenza di una ”iridescenza (pellicola superficiale di idrocarburi sulla superficie del mare) nelle vicinanze della nave”. A quel punto ”le motovedette giunte sul posto effettuavano una serie di verifiche e campionamenti dai quali non emergeva la presenza degli idrocarburi pesanti in mare segnalati dal personale della nave Alba Marina. Precauzionalmente sul posto venivano inviati un rimorchiatore della società antinquinamento Castalia, dotato di apparecchiature in grado in caso di necessità di separare ed asportare le componenti oleose dall’acqua marina, due supply vessel, sommozzatori della Guardia Costiera di San Benedetto del Tronto e sommozzatori della stessa società Edison”.
     Le ispezioni subacquee effettuate intorno alle strutture della piattaforma e alla nave, ”non hanno rilevato presenza di idrocarburi e al momento proseguono sul fondale marino, con l’impiego di apparecchiature telecomandate”. Durante la giornata ci sono stati sorvoli da parte dell’ATR42 della Guardia Costiera, ”per accertare anche in aree di mare più estese, che non vi siano inquinamenti in corso”. ”La società Edison – chiude la Capitaneria – ha disposto sin da subito, con personale specializzato, un’approfondita ispezione tecnica di tutte le strutture di pompaggio ed è stato inviato a bordo della nave cisterna personale specializzato della Guardia Costiera per ulteriori accertamenti”.
     L’Ente Parco Nazionale del Gargano, dopo lo sversamento di petrolio al largo delle coste molisane, al confine con l’Abruzzo, conferma i timori per i rischi causati dalle recenti trivellazioni nel mare Adriatico e monitora la situazione nell’area delle Isole Tremiti. ”L’episodio di oggi conferma e aumenta le nostre preoccupazioni – ha dichiarato il presidente dell’ente parco Stefano Pecorella -. Nei mesi scorsi abbiamo già espresso nelle sedi competenti tutte le nostre preoccupazioni e la nostra contrarietà alle trivellazioni nel mare Adriatico per i gravi danni ambientali ed economici che potrebbero causare”. Pecorella si augura che la situazione verificatasi oggi, a 10 miglia dalle Isole Tremiti, si risolva velocemente e per il meglio. Intanto l’Ente Parco resta costantemente in contatto con le autorità abruzzesi e molisane per monitorare lo sviluppo della situazione nelle prossimità delle Diomedee, facenti parte del compartimento marittimo di Termoli. Al momento non risultano esserci rischi reali per l’area marina protetta.
     "Nelle operazioni rischiose è necessaria la massima precauzione”. Lo ha detto l’Assessore comunale all’ambiente di Termoli Augusta Di Giorgi in riferimento alla fuoriuscita di greggio dalla piattaforma Campo Rospo Mare situata a 12 miglia dalla costa molisana. ”Si è trattato di una perdita di idrocarburi fortunatamente contenuta – ha detto Di Giorgi in contatto per l’intera giornata con la Capitaneria di Porto – che si è risolta. Secondo quanto abbiamo accertato, la tubatura dalla quale c’è stata la fuoriuscita è stata riparata. Abbiamo però intenzione di chiedere un’analisi dettagliata delle acque al largo della costa di Termoli, nell’area della piattaforma”. Lo stesso sindaco di Termoli Antonio Di Brino ha seguito da vicino la vicenda ma ha ricevuto rassicurazioni dal Comandante della Capitaneria di Porto Claudio Manganiello su quanto accaduto ed in particolare sulla riparazione dell’impianto.
     Il Wwf lancia l’allarme sull’incidente occorso alla piattaforma Rospo Mare, campo petrolifero a largo tra Vasto e Termoli. ”Si tratta del secondo incidente in meno di 8 anni – racconta Fabrizia Arduini, responsabile petrolio del Wwf Abruzzo – nell’agosto del 2005 ci fu una falla tra i tubi di carico e centinaia di litri finirono in mare: si sfiorò il disastro ambientale nel vero senso della parola”. Ora la preoccupazione degli ambientalisti è l’entità del danno attuale: ”Mille litri sono una tonnellata e non è uno scherzo, visto che siamo a poche miglia dal parco marino di Punta Penne. Direi che questo è un monito, un presagio proprio ora che riprende il suo cammino il progetto di ampliamento previsto del decreto Sviluppo di Passera. Nel 2010 la Prestigiacomo bloccò il progetto, Passera lo ha riaperto, e si tratta di aprire altri 4 pozzi, di cui uno orizzontale. Insomma, c’è allarme”.

Petrolio in Mare, proseguono indagini
Video caricato da Tgmolise in data 23/gen/2013 - (1'29")

http://youtu.be/9VemcYpoKL4

Rospo mare, sviluppi e reazioni
Video caricato in data 23/gen/2013 da Rete8Tube - Servizio di Matteo Pierfelice - (2'14")

http://www.youtube.com/watch?v=fyxVvg9eFPA&feature=share&list=UUnDqy4eA9Vr5g6Vy30d3N8w

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A Alfonso Nigro, Ilva Alvani, Mauro Brusà e Maurizio Tritto piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 23/01/13

No all'Italia petrolizzata. Rospo Mare
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/rospo-mare.html


      TUESDAY, JANUARY 22, 2013 - Mi arrivano messaggi da tutte le parti su Rospo Mare e sullo sversamento in mare dalla loro piattaforma fra Termoli e Vasto. 1000 litri di petrolio. Arrivo di aerei, produzione fermata, sommozzatori. La Edison da Milano viene a controllare questo blog per vedere cosa dico. Sono loro che gestiscono la piattaforma che invece e' di proprieta' mista al 62% loro e al 38% con ENI. Ai petrolieri non dico niente. Cosa potrei dire? Che si devono vergognare? Ma già lo sanno e pare non interessargli. Per loro è un business e questo, per loro, fa parte del gioco. Sperano che tutto passi il più in fretta possibile e di tornare allo status quo il più presto possibile.
      Che dire invece ai residenti, ai politici? Rospo Mare, e non è un segreto per nessuno, vorrebbe ampliarsi. Se ne parla già da 4/5 anni. E voi cosa fate? Ombrina, è un mostro che solo aspetta di arrivare. Il petrolio che c'è a Rospo Mare ha indice API 11 - è melma pure quella, e pure ad Ombrina. A nessuno dei residenti pare importare. Ai politici di meno ancora. E' tutto solo questione di tempo, di portata, di livello di coscienza delle persone, perchè è ben noto che tutte queste cose - sversamenti, incidenti, emergenza, allarmi, cose più o meno gravi - sono "normali", nel senso che accadono con cadenza periodica. La stessa Rospo Mare ha già avuto problemi - nel 2005.
     Secondo la stampa di oggi, dal 1982 ad oggi la Edison ha estratto 92 miloni di barili di petrolio. Anche qui, la matematica non è una opinione. Fanno 30 anni. Fanno 60 giorni di fabbisogno nazionale in 30 anni. Fanno lo 0.005% del fabbisogno nazionale. Proprio quello che ci serve. Ma finchè si dorme, cari Abruzzesi, non si andrà lontano. Come detto tante volte, è questo il momento di fare le domande difficili, di assillare i politici, di chiedere loro di darsi da fare. Enrico Di Giuseppantonio, Remo Di Martino, Eugenio Caporrella, tutti pagati con i vostri soldi per preoccuparsi della provincia, del turismo, dell'ambiente. Cosa hanno da dire, nel concreto, contro Ombrina? Qualche giornalista andrà mai a chiedergli:

  "Scusi, ma alla luce di quello che è successo a Rospo Mare, lei che ne pensa della concessione Ombrina ? E cosa farà in concreto su questo tema - e non cosa ha fatto, ma cosa farà domani, in pratica ? "

      E invece finirà che tutti metteremo "mi piace", ci cliccheremo un po' addosso e niente cambierà. Prossimo giro, prossima corsa. Todo mi amor está aquí y se ha quedado pegado a las rocas, al mar, a las montañas.
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A Francesco Genchi piace questo elemento.
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Il ritorno di Attila, attuale oggi ancor più di ieri...
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/326408600800923

      23/01/13 - Due video che risalgono al Maggio 2008... Ma due video sul "Centro Oli" di Ortona che, a mio giudizio, alla luce della famigerata Strategia Energetica Nazionale (SEN,) approvata dal governo Monti l'estate scorsa su iniziativa del Ministro Passera, hanno tutt'oggi una loro validità che va ben al di là del caso particolare, evidenziando con efficacia i problemi e i rischi connessi a quella scelta scellerata della SEN che intende favorire l'azione delle trivelle e la presenza di oleodotti per il trasporto del grezzo da sud a nord in tante parti del nostro Paese sia in terra che in mare, per arrivare a fare del nostro Paese l'hub della UE delle risorse energetiche fossili (carbone, petrolio e gas),
      Oggi Corrado Passera è ancora il ministro delle Sviluppo Economico in carica del Governo Monti, ma non figura tra i candidati della lista "L'Italia che sale" di Mario Monti. E sarà forse grazie a questa sua strana assenza che, tra i contenuti (pochi in verità) portati all'attenzione degli elettori nei tanti dibattiti in corso su stampa e TV in tema di elezioni e di liste, l'argomento della SEN non viene minimamente toccato... Eppure la SEN è là sullo sfondo, con la sua normativa già pronta ad indicare la via da seguire nel prossimo futuro in tema di risorse energetiche, ma totalmente coperta da un velo omertoso di silenzio favorito dalle lobby di settore e dai media ad esse legate... decisamente un tema tabù.
      E a proposito del "Centro Oli" di Ortona - la cui minaccia di impianto sembrava definitivamente scongiurata a seguito della forte protesta al progetto manifestata dai cittadini abruzzesi in anni passati (e i due video on line ne sono un esempio...), sarà bene precisare che, dopo l'approvazione nel novembre 2011 del nuovo piano regolatore generale da parte del Consiglio Comunale di Ortona, il 13 Marzo 2012 (governo Monti in carica) lo stesso consiglio comunale ha deliberato la “presa d’atto dell’adeguamento degli elaborati tecnici e grafici” relativi a quel progetto, a riprova che il Centro Oli di Ortona è tutt'ora vivo e vegeto... Per ora come progetto, ma, c'è da giurarlo, in un futuro assai prossimo, "bello e fatto" appunto grazie alla SEN...
      Leggi http://www.iduepunti.it/lex/17_marzo_2012/attenzione-il-centro-oli-di-ortona-%C3%A8-tuttora-vivo-e-vegeto
      Qui a seguire i due video in questione sul ritorno di Attila, che in realtà sono uno solo, diviso in due parti:

Il ritorno di Attila - centro oli Ortona - pt.1
Video caricato in data 06/mag/2008 da lancianodotit - (9'28")
Documentario sul Centro Oli di Ortona realizzato da Antonello Tiracchia con un'intervento di Maria Rita D'Orsogna.


http://youtu.be/ooWKJRWB-2o

Il ritorno di Attila - centro oli Ortona - pt.2
Video caricato in data 22/mag/2008 da
lancianodotit - (9'51")
La seconda parte del documentario è una sintesi dell'intero video che ha una durata di 30 minuti.


http://youtu.be/1Y17XtcFAqI

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A Roberto Frigerio, Mauro Brusà e Gennaro Ciavarella piace questo elemento.
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Collegamenti con le Pelagie, domani si riunisce il tavolo tecnico all’Ars
da "Agrigento web"
http://agrigentoweb.it/2013/01/22/collegamenti-con-le-pelagie-domani-si-riunisce-il-tavolo-tecnico-allars/


      22/01/13 - Si terrà a Palermo, presso l’Assessorato Regionale alle Infrastrutture in via Leonardo Da Vinci 161, alle dodici di domani mattina, mercoledì 23 gennaio, il Tavolo Tecnico, convocato dal Governatore Rosario Crocetta su sollecitazione del deputato regionale Udc, Lillo Firetto, relativo al problema dei collegamenti marittimi con le isole Pelagie. La convocazione avviene mentre sull’isola continuano ad infuriare le proteste dei pescatori che occupano l’Aula Consiliare di Lampedusa chiedendo la sostituzione della motonave.
      Al tavolo tecnico regionale, allargato anche alla partecipazione del Ministero delle Infrastrutture, saranno presenti l’assessore regionale al Bilancio, Luca Bianchi, l’assessore regionale alle infrastrutture Antonino Bartolotta, i sindaci dei Comuni di Lampedusa e Linosa e Porto Empedocle, Giusy Nicolini e Lillo Firetto, i vertici della Compagnia di navigazione delle Isole che cura i collegamenti giornalieri con Porto Empedocle, una delegazione di pescatori lampedusani e rappresentanti delle organizzazioni di categoria.
      Com’è noto le proteste sono esplose a seguito dei continui ritardi nel servizio di collegamento da parte della motonave provocati spesso da avarie e problemi di natura tecnica in quanto la nave, alquanto vetusta, non riuscirebbe più a garantire il servizio nei tempi prestabiliti., provocando disagi ai passeggeri, spesso costretti a terra ad ore impossibili della notte, e agli operatori commerciali del settore ittico impossibilitati a causa dei ritardi, a commercializzare per tempo sui mercati il pescato proveniente da Lampedusa.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E questo, a differenza del comunicato di Lipari Blitz da me precedentemente postato, è quanto invece prova come, per i problemi dei collegamenti marittimi di Lampedusa e Pantelleria, le due isole italiane ("minori" e maggiori" allo stesso tempo del Canale di Sicilia), si preferisca andare in ordine sparso, indebolendo la protesta delle comunità interessate e favorendo il celebre detto "divide et impera", a tutto vantaggio di quanti, tra i nostri governanti (a qualunque livello di potere essi siano, da quello comunale a quello comunitario...), dovrebbero garantire il servizio, e risponderne direttamente o ai propri organi superiori o a chi li ha chiamati alle cariche che immeritatamente e indegnamente occupano...
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Pantelleria invita Lipari alla protesta di Roma
a cura di Peppe Paino
http://www.lipari.biz/notizia.asp?idnews=20463


22/01/2013 - Riceviamo da Saverio Merlino e pubblichiamo:

    Oggi sono stato contattato dagli amici di Pantelleria Massimo Boní, Ketty D'Ancona, Nicola Ferrari e Anna Silvia, i quali, con tante altre realtà sociali di quell’isola, stanno combattendo la stessa nostra battaglia in difesa del Centro Nascite e del mantenimento dell’Ospedale.
    Questi amici hanno lanciato una proposta circa l’opportunità di organizzare una manifestazione sotto i "Palazzi " di Roma per denunciare, appunto, la chiusura del Punto Nascite a Pantelleria e, in generale, i vari problemi che attentano quotidianamente al diritto alla salute degli abitanti delle isole minori, ivi compresi quindi i bambini, gli anziani e i malati che hanno bisogno di cure oncologiche.
    Sabato 19 gennaio hanno già ottenuto dalla Questura di Roma l'autorizzazione per una manifestazione davanti al Ministero della Salute per LUNEDI 18 FEBBRAIO alle ore 11.00. Gli amici di Pantelleria mi hanno rivolto l’invito a partecipare con loro alla manifestazione e a estendere tale invito a tutti gli eoliani.
    Senza esitare ho risposto positivamente accettando l’invito e dichiarandomi disponibile, assicurandoli, altresì, che avrei fatto in modo di informare i miei concittadini per sensibilizzarli e per coinvolgerli nell’importante iniziativa in difesa di giusti diritti e in modo particolare di quelli per difendere e garantire il diritto alla salute di tutta la popolazione delle piccole isole e, in particolar modo delle donne, dei bambini, degli anziani e degli ammalati cronici e oncologici.
    Questa iniziativa che dovrebbe portarci a Roma ha anche lo scopo di essere ricevuti, sempre quella mattina del 18 febbraio, dai rappresentanti delle Istituzioni Nazionali. Anche se siamo sotto elezioni e se il Governo dimissionario non è al massimo, siamo convinti che sia arrivato il momento di farsi sentire per fare in modo che i prossimi politici che ci rappresenteranno abbiano nelle loro "agende" l’obbligo di garantire il diritto alla salute a tutta la popolazione delle piccole isole.
    Ci rendiamo conto che Lipari e Pantelleria sono lontane e non è facile, soprattutto in inverno, arrivare a Roma e soprattutto costoso, ma confidiamo nella presenza di quanti hanno veramente a cuore questo problema e che lo vogliono dimostrare non solo con le parole.
    Obiettivo primario é quello di portare in piazza il maggior numero possibile di eoliani e panteschi che risiedono a Roma e dintorni, gli studenti eoliani e panteschi che studiano a Roma, i turisti, gli eoliani e i panteschi d'adozione della zona che amano le Eolie e Pantelleria e i nostri concittadini più illustri.
    Se realmente le sorti dell’Ospedale di Lipari e della “salute” degli eoliani stanno a cuore a tutti noi a questo punto bisogna che ci mobilitiamo per organizzare, insieme agli amici dell’isola di Pantelleria, questa manifestazione di protesta civile e democratica.
    Troviamo il modo come sentirci, incontriamoci (un ruolo importante possono svolgerlo le Associazioni presenti sul territorio eoliano) e prepariamoci per unirci alla protesta degli amici di Pantelleria.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Finalmente Pantelleria sembra rompere il suo "isolazionismo" e voler unire la sua protesta a quella delle altre isole minori siciliane che stanno vivendo i suoi stessi disagi e analoghi disservizi sia nella sanità che nei trasporti marittimi. L'invito stavolta è rivolto agli abitanti delle isole eolie che stanno combattendo la stessa battaglia della comunità pantesca in difesa del centro nascite e del mantenimento del loro ospedale, ma è sperabile che lo stesso avvenga per i tanti altri problemi, quali quello dei collegamenti via mare, unendosi in una protesta comune indubbiamente più efficace, ad esempio con Ustica e Lampedusa, soggette in questo periodo agli stessi disservizi, disagi e problemi di Pantelleria...
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A Mauro Brusà e Ndrìa Biddittu piace questo elemento.
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Trivelle nel Belice: i no-triv vogliono cambiare la legge
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/trivelle-nel-belice-i-no-triv-vogliono-cambiare-la-legge-14200.html


      22 gennaio 2013 - Dalla Valle del Belice, in Sicilia, arriva una proposta potenzialmente destabilizzante per il ricco business del petrolio e del gas: cambiare la legge regionale 14 del 2000, che disciplina le estrazioni di idrocarburi, inserendo il parere vincolante dei Comuni interessati alle trivellazioni e il diritto di accesso alle informazioni sui progetti da parte dei comuni cittadini. Queste richieste sono state formulate domenica sera, a Partanna (Trapani), nel corso di un incontro-dibattito al quale hanno partecipato circa duecento persone provenienti dalla Valle e dai dintorni, ma anche dal palermitano.
      Il no al petrolio e al gas, infatti, ha accomunato i cittadini delle province di Trapani, Agrigento e Palermo: i trapanesi sono interessati a bloccare l’istanza di ricerca di idrocarburi “Vita” di Edison, che si estende su una gran parte della provincia e della quale negli ultimi mesi si sono perse letteralmente le tracce; agrigentini e palermitani hanno invece a che fare con l’istanza “Masseria Frisella” di Enel, che riguarda l’intera Valle del Belice e si prolunga a nord fino a Monreale, nel palermitano, dove secondo voci di corridoio Enel vorrebbe scavare i primi pozzi esplorativi.
     Il Comitato No Trivellazioni nel Belice, nel recente passato, ha tentato di ottenere dall’Ufficio Regionale Idrocarburi e Geotermia (URIG) il piano dei lavori proposto da Enel, per valutare se ci possano essere rischi per le numerose falde acquifere della zona (alcune anche termali a bassa entalpia). Altro timore è il rapporto trivelle-terremoti, visto che quest’anno ricorre il quarantacinquesimo anniversario del tremendo terremoto del Belice che uccise oltre trecento persone e lasciò senza tetto 75 mila belicini.
      Ma la risposta dell’URIG è stata che i dati sono segreti: l’ufficio non è tenuto a darli ai cittadini che, se vogliono sapere cosa ha intenzione di fare Enel, devono chiederlo alla stessa azienda. Stessa cosa vale anche per i Comuni e gli altri enti locali, il cui parere non è neanche vincolante ai fini dell’assegnazione della concessione petrolifera. Tanto è vero che, a fronte di numerose posizioni contrarie dei Comuni, l’URIG ha comunque dato il suo ok tecnico al progetto di Enel che ora passa alla Commissione Mineraria e poi all’assessore regionale all’Energia per la decisione finale.
      La proposta dei no-triv della Sicilia occidentale, quindi, è quella di cambiare la legge regionale (in Sicilia, per la sola terraferma, comanda la Regione Autonoma e non lo Stato centrale). Hanno già l’appoggio di alcuni deputati regionali: Valentina Palmeri (Movimento 5 stelle) e Margherita La Rocca (UDC). Da notare che il Movimento 5 Stelle, in Sicilia, conta ben 15 deputati regionali su 90 totali e ha la presidenza della Commissione Ambiente in Assemblea Regionale con il deputato Giampiero Trizzino. Il quale ha recentemente presentato una mozione al Governo regionale chiedendogli di:

  "... revocare le autorizzazioni già rilasciate, di fermare le attività di ricerca in corso e sospendere i procedimenti ancora in attesa di autorizzazione."

      Sarebbe una rivoluzione in una terra, la Sicilia, da 60 anni a disposizione dei petrolieri. Vedremo se il resto dell’Assemblea Regionale Siciliana approverà la mozione no-triv (la maggioranza è di 46 voti) e, in tal caso, cosa farà il neopresidente della Regione Siciliana, l’ex sindaco della superpetrolizzata Gela Rosario Crocetta. Di certo c’è che Crocetta ha una maggioranza molto risicata che non comprende i grillini e un favore ai 5 stelle potrebbe tornargli utile in futuro, come è anche certo il fatto che fino a oggi nessuno in Sicilia è riuscito a limitare minimamente le prerogative delle aziende che cercano ed estraggono idrocarburi.
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Trivelle in Sicilia, Edison spiega progetto Vega B di petrolio a km 0
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/trivelle-in-sicilia-edison-spiega-progetto-vega-b-di-petrolio-a-km-0-14224.html

Edison parla del raddoppio della piattaforma petrolifera Vega nel Canale di Sicilia. Alcuni punti del progetto restano però ancora poco chiari.
     22 gennaio 2013 - L’ormai 100% francese Edison non mostra alcuna p siciliani al suo progetto di raddoppio della piattaforma petrolifera Vega nel Canale di Sicilia, ad un soffio da quel limite delle 12 miglia voluto dalla Prestigiacomo e poi confermato da Passera e Clini.
      >>Leggi il progetto per la nuova piattaforma petrolifera in Sicilia di ENI ed Edison
      ln una intervista il responsabile Operations Edison in Sicilia Sten Stromberg spiega perché l’azienda vuole spendere 100 milioni di euro per costruire una nuova piattaforma accanto a quella già esistente dal 1987:

  "La volontà di realizzare un’altra piattaforma, la Vega B, nasce dal fatto che dalla piattaforma Vega A si riesce a produrre solo da una parte del giacimento che abbiamo in concessione e la produzione sta pian piano declinando. Si prevede che se non si farà niente fra alcuni anni, non oltre 5 o 6, l’attività sul campo non sarà più economica e in quel caso chiuderemo. L’attività adesso, così com’è, dà lavoro direttamente a 150 persone e poi c’è un indotto stimato in altrettante persone. La seconda piattaforma Vega B sarà molto più piccola di quella attuale, avrà il peso di un quinto di Vega A, sarà una struttura satellitare dalla quale si riesce a fare estrazione nel resto del giacimento, quello che non riusciamo a fare dal Vega A. Con questo investimento la vita del campo sarà drasticamente prolungata, di almeno 20-25 anni."

      Riguardo alle preoccupazioni degli ambientalisti e delle amministrazioni locali che, seppur in ritardo, hanno presentato osservazioni negative alla richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale, Edison risponde:

  "Siamo convinti che la maggioranza delle persone vuole avere questa attività. Le voci che si sentono sono una minoranza rumorosa. Non abbiamo intenzione di fare niente tranne che raccontare i fatti, la verità dell’investimento, le ricadute economiche locali, che sono notevoli."

      >>Scopri la battaglia di Greenpeace contro la piattaforma Vega B

      Poi Stromberg, dopo aver affermato che il cantiere per costruire la piattaforma darà lavoro in abbondanza ai siciliani, conclude:

  "Il nostro è un olio a chilometro zero per Gela, un greggio pesante con poca gasolina, particolarmente adatto per la produzione di asfalto. Il nostro olio grezzo si trova principalmente sulle strade sotto forma di asfalto, è quello che è sotto i nostri piedi e le auto, in giro per le strade siciliane."

      Olio a chilometro zero, da raffinare a un tiro di schioppo: a Gela. Ecco il disegno di Edison ma anche di ENI, che possiede il 40% della concessione offshore Vega e il 100% della raffineria gelese. Bisogna ora fare il punto della situazione: il giacimento Vega è geologicamente diviso in due e la piattaforma già esistente non riesce a estrarre tutto il petrolio, neanche con le trivellazioni orizzontali normalmente usate per l’estrazione di petrolio offshore. Se non si costruirà la seconda piattaforma, quindi, tra cinque o sei anni quella già esistente potrà chiudere i battenti, avrà finito il suo lavoro. Di conseguenza, dovrà essere messa in sicurezza, smantellata e riportata a terra. Un lavoro non da poco, il “decommissioning petrolifero”, che comporterebbe costi ingenti per l’azienda. Allo stesso tempo verrebbe a mancare una parte non indifferente del petrolio trattato nella raffineria di Gela.
     L’impianto, da maggio 2012, è quasi fermo: su tre linee produttive due sono state bloccate perché non sono più redditizie e 400 lavoratori sono stati messi in cassa integrazione. Per altri 300, dell’indotto, è scattata la stessa misura. Allo stesso tempo ENI ha annunciato investimenti nella raffineria per 480 milioni di euro necessari a rendere l’impianto conforme alle oltre 100 prescrizioni richieste dal Ministero dell’Ambiente quando ha concesso l’Autorizzazione Integrata Ambientale.
     In pratica la raffineria ENI di Gela al momento sta lavorando solo la linea produttiva che tratta il petrolio locale estratto dalla Vega, dalle altre piattaforme offshore e dai pozzi onshore siciliani. La verità è che quella raffineria, così com’è, è troppo vecchia: non è competitiva né a livello ambientale né economico con gli impianti più moderni costruiti di recente in Asia.
      Se tra qualche anno dovesse venire a mancare l’afflusso di petrolio per dalla Vega la situazione peggiorerebbe ulteriormente e anche per la raffineria di Gela, nello scenario peggiore per ENI, si potrebbe profilare la chiusura e, di nuovo, il decommissioning. Che sarebbe ancora più costoso di quello della piattaforma Vega, viste le dimensioni della raffineria gelese nata per trattare ben 100 mila barili al giorno di olio. Ma se chiude la raffineria di Gela sono guai anche per Edison, che in Sicilia ha il 25% del permesso di ricerca Tresauro (45% ENI, 30% Irminio) e il 100% del permesso di ricerca Paternò. Oltre alla totalità della concessione di coltivazione Comiso 2, attualmente in attesa di proroga, e il 25% della concessione Sant’Anna (45% ENI, 30% Irminio).
      Come è facile capire, quindi, gli interessi di Edison in Sicilia sono molti e spesso legati a doppio filo con quelli di ENI. E il raddoppio della piattaforma petrolifera Vega non è solo una questione legata al singolo giacimento offshore, ma una faccenda ben più complicata di quanto l’azienda racconti sui giornali locali
[Fonte: Giornale di Sicilia]
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Dalla mia Bacheca su FB del 22/01/13

Il riversamento in Adriatico. L'informazione viaggia on line...
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/groups/206653069354677/permalink/541910579162256/


      22/01/13 - Beh, pare proprio che la notizia del riversamento di petrolio in Adriatico causato dalla piattaforma "Rospo Mare" della "Edison" e del fermo precauzionale delle attività estrattive disposto dalla stessa società, almeno on line non è passata sotto silenzio. A provarlo l'elenco a seguite di una serie di testate web che hanno rilanciato immediatamente informazioni sull'accaduto; e ringrazio Assunta Di Florio per avermelo fornito...

- su "PRIMA DA NOI" del 22/01/2013 - 10:44
"Abruzzo-Molise. Sversamento di greggio in mare dalla piattaforma al largo di Termoli. Una macchia di petrolio è stata segnalata questa notte dall’impianto “Rospo mare. TERMOLI. Si tratta di una grande chiazza di idrocarburi (greggio) individuata al largo di Termoli... "
- su "ABRUZZO QUOTIDIANO" del 22 gennaio alle 10.20
"Idrocarburi fuoriescono nell’Adriatico tra Abruzzo e Molise. Il problema si è verificato alla piattaforma Rospo Mare, a 12 miglia dal porto di Termoli" di Filippo Marfisi
- su "IL CENTRO" del 22 gennaio 2013
"Perdita di petrolio in Adriatico, chiazza al largo dell’Abruzzo. L’incidente nella piattaforma Rospo Mare. Secondo la Edison la chiazza di idrocarburi è di circa mille litri. È scattata la procedura d’emergenza ed è stata interrotta la produzione"
- su "ABRUZZO INDIPENDENT" del 22 gennaio 2013, 10:18
"Incubo inquinamento in mare. Al largo di Termoli si crea una enorme chiazza oleosa. Proviene dal campo di estrazione "Rospo di Mare"
- su "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 22 Gennaio 2013
"Chiazza di petrolio verso le Tremiti. «Niente allarmismi»"
- su "TERMOLI TV" del 22 Gennaio 2013
"Sos dall'impianto Rospo Mare. Sversamento di petrolio tra Molise e Abruzzo, in azione la Guardia costiera"
- su "QUOTIDIANO MOLISE" del 22 Gennaio 2013
"Chiazza sospetta nelle acque molisane: scattano le misure di sicurezza" di Mario Data
- su "TERMOLI ON LINE" del 22 Gennaio 2013
"Sos dall'impianto Rospo Mare. Sversamento di petrolio tra Molise e Abruzzo, in azione la Guardia costiera"
- su "ANSA IT" del 22 gennaio, 09:12

"Chiazza tra coste di Abruzzo e Molise. Scattata procedura di emergenza"

- su "ABRUZZO 24 ORE" del 22 gennaio 2013, 10:20
"Chiazza idrocarburi al largo costa abruzzese, Edison ferma produzione piattaforme"
- su "ABRUZZO WEB IT" del 22 gennaio 2013
"Ambiente: su coste abruzzesi compare chiazza idrocarburi"
- su "NUOVO SENSO CIVICO IT" del 22 gennaio 2013 a 10:54
"Chiazza di idrocarburi nel mare abruzzese: e' emergenza. 'Rospo Mare' blocca la produzione"
- su "ADNKRONOS" del 22 gennaio 2013 ore 12:13
"Ambiente: macchia idrocarburi tra Abruzzo e Molise, attivate procedure emergenza"
- su "YAHOO! FINANZA!" del 22 gennaio 2013
"Ambiente: macchia idrocarburi tra Abruzzo e Molise, attivate procedure emergenza"
- su "TGCOM24" del 22 gennaio 2013
"Chiazza di idrocarburi tra l'Abruzzo e il Molise. E' emergenza: via operazione anti-inquinamento. Bloccata la produzione sulle piattaforme petrolifere attive nell'area di mare tra le due regioni"

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Post di Guido Picchetti

Una breve notazione in calce a proposito di quanto accaduto. La cosiddetta "società civile", tanto chiamata in causa in vista delle prossime elezioni, ne sarà debitamente informata dai media nazionali, o anche su questo "avvertimento" sui rischi connessi a certe attività produttive calerà il solito "silenzio" interessato ?
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Post di Armando Quaglia

Mitica Assunta di Florio !!! Siamo preoccupati e pronti ad agire insieme!
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Post di Raffaele Vigilante

Pronti a partire??? Arma' pronti?
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Post di Armando Quaglia
Pronto ad agire certamente... Se posso solo consigliare la strategia migliore per me passa ascoltando e coordinando le azioni con gli amici molisani e abruzzesi... e richiamare l'attenzione da Roma!! ANDARE A ROMA è per me l'imperativo della nostra azione... Ci hanno relegato al localismo perchè gli fa comodo... Mma ora basta no?!
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Post di Raffaele Vigilante
Concordo...
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Perdita di petrolio al largo dell’Abruzzo. La guardia costiera: no danni apparenti
da "Il Centro Pescara"
http://ilcentro.gelocal.it/...perdita-di-petrolio-in-adriatico-chiazza-al-largo-dell-abruzzo-1.6395021


L’incidente nella piattaforma Rospo Mare. Secondo la Edison la chiazza di idrocarburi è di circa mille litri. È scattata la procedura d’emergenza ed è stata interrotta la produzione. Lo sversamento è stato circoscritto e delimitato. Il Video.
      22 Gennaio 2013, PESCARA. Una chiazza di idrocarburi stimata in circa mille litri è stata avvistata dall’equipaggio della nave di stoccaggio Alba Marina, al campo petrolifero Rospo Mare, al largo delle coste tra Abruzzo e Molise. Lo riferisce la Edison che opera alle piattaforme petrolifere. La stessa società riferisce che è scattata la procedura di emergenza e che la produzione è stata subito fermata. Stanno operando le squadre del campo Rospo Mare e la Capitaneria che sottolineano come lo sversamento sia stato già individuato e circoscritto. «Non sembrano esserci ad ora danni apparenti nello specchio di mare al largo delle coste fra l’Abruzzo e il Molise, verso le Tremiti», ha detto il capitano di vascello, Luciano Pozzolano, direttore marittimo dell’Abruzzo e del Molise della Direzione Marittima Guardia Costiera. La conferma arriverà però solo dopo l'arrivo di due robot Rov, uno da Ancona e uno da Napoli, oltre a una squadra di sommozzatori della capitaneria di porto di S.Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), per effettuare il monitoraggio dell’area dove è avvenuto lo sversamento di idrocarburi
      Attivate le misure d'emergenza. L’intero campo è sorvegliato da un sistema di telecontrollo a terra da cui è possibile arrestare la produzione in qualsiasi momento. Intervento possibile anche dalla nave stoccaggio Alba Marina. Dopo l’attivazione delle misure di emergenza. La Guardia costiera di Termoli, sotto il coordinamento della Direzione Marittima di Pescara, ha allertato i mezzi adibiti al servizio antinquinamento, intervenuti sul posto insieme a un rimorchiatore e due motovedette. Lo sversamento, una volta individuato, è stato circoscritto con quelle che vengono definite ’panne di contenimento'. L’attività di recupero delle sostanze presenti in acqua è in corso mediante l’impiego di sofisticate apparecchiature ’rec-oil’ in grado di separare ed asportare le componenti oleose dall’acqua marina. Lo sversamento è stato monitorato anche grazie ad un velivolo della Guardia Costiera che ha sorvolato la zona e diretto le operazione dal cielo per il posizionamento delle barriere ’isolantì. All’alba sono intervenuti anche i sommozzatori della Guardia Costiera per un’ispezione più dettagliata all’impianto di estrazione del greggio, allo scafo galleggiante della piattaforma e delle tubature immerse della struttura per verificare il motivo dello sversamento ed eventualmente individuare il punto di fuoriuscita del liquido inquinante per poi pianificare interventi. Sono in corso indagini per chiarire se vi siano responsabilità sull’accaduto.
      La piattaforma rospo Mare. Il campo petrolifero offshore di Rospo Mare, situato nel Mare Adriatico a circa 12 miglia dal Porto di Termoli, è in produzione dal 1982 ed ha estratto sino a oggi 92 milioni di barili di olio. Gli impianti di produzione, che Edison gestisce in qualità di operatore al 62% in joint venture con Eni al 38%, sono installati sulle piattaforme di Rospo Mare A-B-C distanti 2 kilometri dalla Fso Alba Marina (nave stoccaggio dove viene convogliata la produzione). Le piattaforme sono installate in 70 metri di profondità d’acqua, sono interconnesse tra di loro tramite condotte sottomarine e l’olio prodotto dai 28 pozzi di produzione è convogliato attraverso una condotta sottomarina alla Fso Alba Marina.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E poi si dice che certe cose da noi non accadono e non possono accadere... Mentre, stavolta è accaduto al largo della costa tra Abruzzo e Molise, per fortuna pare sia in modo non grave... Ma sarà poi vero ? La società titolare della piattaforma Rospo Mare responsabile del riversamento di petrolio appena avvenuto in Adriatico è la Edison, operativa dal 1982 in quelle acque in joint venture con l'ENI, rispettivamente al 68% e al 38%. E, guarda caso, si tratta della stessa Edison che gestisce la piattaforma Vega nel Canale di Sicilia ormeggiata a 22 km appena dalla costa ragusana, con ben 15 pozzi di trivellazione operativi davanti a Pozzallo... (vedi http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3980410023004&l=e57d25eea9 
e http://www.facebook.com/note.php?saved&&note_id=480448728633614)

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Stoccaggio gas, prove di fracking in Italia
da Ola Ambientalista
http://www.olambientalista.it/stoccaggio-gas-prove-di-fracking-in-italia/


      [di Pietro Dommarco - Altraeconomia] 21 gennaio 2013 - Gas, prove di “microfratture idrauliche”. A Minerbio, in provincia di Bologna, è teatro della sperimentazione della microfrattura idraulica per lo stoccaggio del gas. Una pratica contestata. Con l’approvazione da parte del ministero dello Sviluppo economico del Decreto Ministeriale 31 gennaio 2011 -con oggetto “Accettazione del piano di sviluppo di nuova capacità di stoccaggio”- le principali società di stoccaggio sotterraneo di gas hanno attivato in fretta i loro piani ingegneristici. Prima fra tutte la Stogit spa (Stoccaggi Gas Italia) -controllata al 100% dalla Snam Rete Gas-, che sembra averne beneficiato appieno. Infatti, la suddetta norma -collegata al Decreto Legislativo n.130 del 13 agosto 2010- ha di fatto dato il via libera alla possibilità di richiedere l’aumento della quantità di gas stoccabile nelle concessioni “Sergnano”, “Ripalta”, “Settala” e “Bordolano” in Lombardia, “Fiume Treste” (Abruzzo e Molise) e “Sabbioncello” in Emilia Romagna. Tutti progetti della Stogit spa, che su 15 concessioni vigenti ne detiene 10.
      Tra queste la concessione “Minerbio” in Emilia Romagna, per la quale è stata avanzata, l’8 gennaio 2013, l’istanza di Valutazione d’impatto ambientale per l’ottenimento dell’”Ampliamento capacità di stoccaggio mediante incremento della pressione massima di esercizio (pmax), oltre la pressione statica (pi) di fondo originaria del giacimento (pmax = 1,07 pi)”. In pratica nei pozzi utilizzati, già al 100%, per lo stoccaggio sotterraneo verrà immagazzinato un surplus di gas, con pressione massima del 107%. La variazione porterebbe ad un aumento del gas stoccato del 16,6%, ovvero 420 milioni di metri cubi in più di gas stoccato, rispetto all’attuale capacità di 3 miliardi e 78 milioni di metri cubi.
      Il progetto del megastoccaggio di gas di Minerbio, in provincia di Bologna, coinvolge una superficie di 68,61 chilometri quadrati. Il giacimento di gas fu scoperto nella seconda metà degli anni Cinquanta. Nel triennio 1956-1958 si arrivò alla perforazione di 26 pozzi e, nel 1959, alla messa in produzione. Nel 1975, poi, la svolta, con la prima conversione del campo a stoccaggio e la perforazione di nuovi pozzi. Attualmente nell’area di Minerbio sono presenti -secondo i dati forniti dall’Unmig- 58 pozzi , 51 utilizzati per lo stoccaggio. Unitamente a due nuovi turbocompressori in arrivo e ad una centrale di compressione che potrebbe essere ampliata o sostituita con un nuovo impianto.
      Ricordiamo che Minerbio è stato duramente colpito dal sisma verificatosi nella pianura padana emiliana nei mesi di maggio e giugno 2012. In un territorio contraddistinto da numerosi permessi di ricerca di idrocarburi e concessioni, il 90% dei quali perfettamente sovrapponibili con la carta sismotettonica regionale che individua le faglie attive. Attività petrolifera che prima e dopo il sisma non si è mai fermata.
      La Stogit, ad esempio, prima di arrivare alla presentazione dell’istanza per l’ampliamento della capacità di stoccaggio, dal 2011 alla fine di marzo 2012, ha eseguito una prova di iniezione sperimentale. “Nel corso della fase di sperimentazione -come riportato nel ‘Management Summary’ del progetto- si è raggiunto un valore di pressione medio in giacimento a fine campagna […] corrispondente a circa il 105% della pressione originaria, a fronte di un volume iniettato in condizioni di sovrappressione di 356 MSmc. Non è stato possibile raggiungere il volume di progetto iniziale della sperimentazione, pari a 420 MSm3 al 107% della Pi, a seguito del mancato approvvigionamento del gas dai clienti”, ma “l’analisi dei monitoraggi eseguiti nella fase di iniezione sperimentale in sovrappressione indica che le operazioni di stoccaggio, durante il superamento della pressione iniziale fino al 107%, non hanno comportato criticità nella gestione del campo di Minerbio”. Insomma, tutto nella norma.
      Ma, nello stesso documento, emerge un altro particolare sicuramente di maggiore rilevanza. Infatti, si legge che al fine di acquisire i “dati di pozzo si è fatto ricorso alla perforazione di un apposito sondaggio geognostico e di monitoraggio, denominato Minerbio 85 dir (giugno-agosto 2010)” il cui programma operativo ha previsto “prove di microfratturazione idraulica ‘in situ’ (MDT Stress Test) finalizzate alla caratterizzazione geomeccanica della formazione argillosa di copertura e mirate in particolare alla valutazione della pressione di fratturazione e del relativo gradiente, oltre che dello sforzo orizzontale in situ. Queste prove consistono nel tentativo di generare una microfratturazione indotta dall’iniezione di acqua in un piccolo livello di formazione argillosa […]”. Si è proceduto, quindi, ad un “Microfrac Test” e ad una serie di misure con attrezzature MDT”, da parte della Schlumberger.
      Microfratturazione idraulica, insomma. Che, unitamente, alle ultime prescrizioni in sede di Valutazione d’impatto ambientale per lo stoccaggio in sovrappressione di Sergnano, getterebbe un’ombra sugli stoccaggi italiani. Il ministero dell’Ambiente, infatti, ha prescritto che “qualora la sismicità indotta superi magnitudo 3.0 -considerando l’epicentro all’interno di un’area definita di raggio uguale a dieci chilometri attorno della testa del pozzo-, la pressione di esercizio massima e la frequenza del ciclo di iniezione e di estrazione dovranno essere ridefinite in modo da riportare la magnitudo massima al di sotto di tale valore”. Come denunciato in anteprima da "Altreconomia".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Quando si dice "scherzare con il fuoco"...
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Elezioni 2013: ambiente assente da programmi Bersani, Monti e Berlusconi
di Silvana Santo
http://www.greenstyle.it/...-programmi-bersani-monti-e-berlusconi-14198.html

      I temi ambientali sono stati esclusi dai programmi elettorali di Bersani, Monti e Berlusconi. A sostenerlo è Greenpeace, lamentando l’assenza di risposte alla petizione sottoscritta da 45.000 italiani sul sito www.iononvivoto.org. I firmatari dell’appello si sono impegnati a non votare per chi non promette di contrastare l’uso di carbone e petrolio a favore delle rinnovabili.
      Un monito, denuncia l’associazione, rimasto finora senza risposta, così come il questionario sul futuro energetico dell’Italia che Greenpeace ha inviato ai candidati alle elezioni 2013. Il silenzio di Bersani, Monti e Berlusconi, secondo gli ambientalisti, risulta più eloquente di molte parole, e denota la mancanza di un reale interesse verso i temi della salute pubblica e della tutela dell’ambiente.
      Commenta Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace:

  La distanza dei partiti e dei loro leader dai cittadini si misura anche da atteggiamenti come questo. I candidati non rispondono a noi come alle migliaia di cittadini che li interpellano. Eppure si tratta di domande su argomenti importanti: vogliono eliminare progressivamente l’utilizzo del carbone, fermare l’estrazione petrolifera a mare, promuovere seriamente le fonti rinnovabili, o no?

       Sono tre, in particolare, i temi sui quali Greenpeace chiede che i candidati si pronuncino al più presto: i pericoli legati alle trivellazioni petrolifere nel Mediterraneo; le emissioni delle centrali a carbone italiane, che ogni anno ammazzano 570 persone; le misure a sostegno delle fonti rinnovabili, che solo nel 2010 hanno permesso all’Italia di risparmiare circa 10 miliardi sulle importazioni di fonti fossili. Conclude Boraschi:

  Siamo in un momento in cui sono necessarie scelte coraggiose e innovative: questi politici che non si degnano nemmeno di rispondere ai cittadini sono invece vecchi, “fossili” come le fonti energetiche che difendono e promuovono.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

L'ambiente, il fantasma di turno...
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La tutela del territorio tra petrolio, acqua e sismicità in Val d’Agri
di Franco Ortolani (da una immagine condivisa su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/410466192370872


Relazioni tra attività petrolifere e assetto geoambientale tridimensionale dell’Alta Val d’Agri, in Basilicata.
      Viggiano, 19 gennaio 2013 - Il convegno di ieri 19 gennaio 2013 “Tutela del territorio tra petrolio, acqua e sismicità in Alta Val d’Agri” tenutosi a Viggiano ha offerto l’opportunità di discutere sulle principali problematiche geo-ambientali relative alla struttura geologica tridimensionale e le perforazioni prendendo come spunto il pozzo in esecuzione poco a monte di Villa d’Agri.
      Si allega una figura schematica tesa a illustrare, sempre schematicamente, tali relazioni. Sia ben chiaro che un quadro esatto quantitativo della situazione del sottosuolo è agevolmente eseguibile avendo a disposizione i dati sismici e di sondaggio.
Il pozzo è ubicato in sinistra orografica del fiume Agri alla base delle scarpate di faglia che hanno determinato il sollevamento (di oltre 1000 metri) dei rilievi della Madonna di Viggiano. Tali faglie sono l’espressione superficiale delle faglie crostali che durante le ultime centinaia di migliaia di anni hanno formato l’assetto morfostrutturale a graben dell’alta valle dell’Agri insieme con le faglie che caratterizzano i rilievi dei Monti della Maddalena in destra orografica.

      Il sottosuolo del pozzo è caratterizzato da faglie immergenti verso ovest (linee rosse) e da una marcata discontinuità tettonica (linea blu) costituita dalla sovrapposizione delle rocce carbonatiche (C) su quelle delle unità lagonegresi (FG= Flysch Galestrino; SS= Scisti Silicei; CS= Calcari con Selce).
      Il pozzo (la linea nera nella sezione indica il pozzo verticale; la linea tratteggiata nera il pozzo deviato) attraversa l’acquifero carbonatico che alimenta il deflusso sotterraneo verso la valle (freccia blu). Attraversa la discontinuità tra rocce calcaree e rocce prevalentemente argillose del Flysch Galestrino e tra queste ultime e le rocce lapidee degli Scisti Silicei e Calcari con Selce.
      Questa zona è stata epicentro del sisma del 1857 di “potenza” simile a quello del 1980. Durante il sisma le rocce del sottosuolo sono interessate da deformazioni istantanee con spostamenti verticali e laterali decimetrici e rotazioni di blocchi al contatto tra rocce con differenti caratteristiche meccaniche come accaduto nella vicina area epicentrale del sisma del 1980. I tubi metallici lungo le zone interessate (in Irpinia) da tali movimenti sono stati tranciati. Si aggiunga che in superficie sono registrati, nelle aree epicentrali, valori eccezionali dell’accelerazione di gravità durante l’evento sismico, valori doppi rispetto a quelli previsti dalla legge antisismica (a l’Aquila oltre 0,6g).
      Quanto si sta realizzando nel sottosuolo dell’alta val d’Agri interessato da faglie attive sismogenetiche, da marcate discontinuità meccaniche tra rocce sovrapposte e accostate lateralmente e da una circolazione idrica che alimenta sorgenti di acqua potabile di importanza strategica nazionale, desta motivate e non poche preoccupazioni.
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A Mauro Brusà. Ilva Alvani, Enzo Palazzo, Rosario Bruce Lambiase, Giuseppe Aveni, Lorenzo Bagnara, Massimo Pasquale Fedele, Francesca Leggeri, Albina Colella, Antonello Fiore, No Petrolio Alta Irpinia e al sottoscritto piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 21/01/13

No all'Italia petrolizzata. "We also need you..."
di Maria Rita d'orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/we-also-need-you.html


      SUNDAY, JANUARY 20, 2013 - Come sono bizzarre queste elezioni italiane, in cui ogni giorno c'è un partito nuovo, una legge nuova, una primaria nuova. In TV dicono tutti le stesse cose, ma sul tema ambiente non si sente fiatare una mosca. Neanche l'ILVA e la sua bonifica fanno più audience. Parallelamente, il 6 gennaio è stato pubblicato un bellissimo op-ed da Bill McKibben, sul "Los Angeles Times". Bill McKibben è il fondatore di 350.org che spende buona parte del suo tempo per lottare contro i cambiamenti climatici e tutto quello che c'è in mezzo - inclusi i petrolieri.
      Il movimento prende il nome dal fatto che, secondo il climatologo NASA James Hansen (direttore del Goddard Institute for Space Studies a New York City), qualsiasi concentrazione di CO2 oltre il livello di 350 parti per milione è considerato dannoso al pianeta. Dice Hansen "If humanity wishes to preserve a planet similar to that on which civilization developed and to which life on Earth is adapted, paleoclimate evidence and ongoing climate change suggest that CO2 will need to be reduced from its current 385 ppm to at most 350 ppm, but likely less than that."

      Bill Mc Kibben vive Vermont e prima di fare l'attivista faceva il giornalista. Nel Vermont non trivellano, il fracking è vietato ed è uno stato liberale, progressista, in cui la vita scorre tranquilla. Eppure questo signore dalla voce pacata a un certo punto ha deciso di fara l'attivista per davvero, andando in giro per l'America a predicare sui cambiamenti climatici, organizzando marce, eventi di sensibilizzazione e proteste di ogni genere. E' stato anche arrestato, durante le proteste contro la costruzione del Keystone XL Pipeline che doveva portare il petrolio semilavorato dalle Tar Sands del Canada negli USA, assieme a Darryl Hannah e anche ad alcuni frati francescani. La questione è ovviamente ancora aperta e ci sarà un altra manifestazione nazionale in Febbraio alla casa Bianca.
      Una delle ultime campagne di Bill McKibben e di 350.org è proprio contro le fonti fossili, i principali responsabili dei cambiamenti climatici, come ormai riconosciuto all'unanimità da tutti gli istituti di scienza del mondo e dalle associazioni di settore internazionali, inclusi quelle che fanno capo ai petrolieri. McKibben chiede alle Università USA di non investire più nell'industria fossile, come fatto a suo tempo con il boicottaggio dei prodotti del Sud Africa per combattere contro l'apartheid.
      Sarà un lavoraccio, occorrerà il supporto del corpo docente, degli studenti e non si sa neanche se ci riusciremo. Per ora ci sono 100 gruppi studenteschi a chiederlo in tutta l'America. Chi glielo fa fare a Bill McKibben? Non lo so, ma credo che sia per un ideale, per senso del dovere, per la voglia di spendere il proprio tempo facendo cose più grandi di lui stesso.
      Il suo editoriale parla delle leggi della fisica che proseguono inesorabili - che noi lo vogliamo o no, che i nostri presidenti e politici agiscano o no, che noi agiamo o no - mentre siamo qui impantanati che tergiversiamo sul da farsi e mentre i signori del petrolio continuano ad incassare sul patrimonio naturale, sull'ambiente, sulla salute di tutti.
      Il 2012, per dirne una, è stato uno degli anni più caldi sul pianeta, ci sono state siccità e perdite di ghiacciai spaventosi e qui negli USA il mostruoso uragano Sandy, una cosa mai vista prima a New York - tutto per colpa dei cambiamenti climatici, checchè ne dicano i negazionisti.
      Bill Mc Kibben dice che non possiamo più aspettare nessuno e che occorre prendere la situazione in mano da noi stessi, mettendo pressioni a chi ci governa in modo che facciano tutto quello che si deve fare, e di più, a partire da Obama e a seguire con tutti gli altri. E' per questo che l'editoriale finisce con "We also need you".
      Questa battaglia - contro il pozzo sotto casa se la si vuole vedere così, o contro la distruzione del pianeta se vogliamo guardarla più in grande - ha bisogno di tutti noi, e non la si vince restando passivi, facendo gli spettatori, facendo il tifo per me o per l'ENI, o mettendo "like" su facebook. Si vince cercando di fare ciascuno quello che può in prima persona, con i piccoli e grandi comportamenti nella vita reale, informandosi, facendo le domande difficili, non rassegnandosi a che i trivellanti debbano vincere. Occorre far capire loro che siamo di più noi, che lo vogliamo veramente, e occorre sentirsi parte interessata da nord a sud, senza pensare che, siccome succede in un posto lontano, non ci riguarda. Sono battaglie per la vita.
      Io li leggo, li vedo tutti i commenti e i tentativi propagandistici dei pro-trivellanti - dal delirante Corrado Passera e delle sue "trivelle sostenibili", dagli articoli dalla matematica dubbia della Stampa dove si celebrano gli 11 milioni di barili di petrolio prodotti in Italia all'anno - equivalenti ad una settimana di fabbisogno nazionale - a Rocco Papaleo al festival di San Remo, tutti che cercano di passare il messaggio che trivellare è cosa buona e giusta e che tutto si può fare in rispetto per l'ambiente.
      Non è vero niente. Adesso in Italia c'è la campagna elettorale. Andiamoci agli incontri dei politici, e cerchiamo di avere il coraggio di farle le domande: Domande secche, senza possibilità di mala comprensione, in modo semplice... e non emotivo, ma razionale: "Lei che ne pensa delle trivellazioni offshore in Italia?", "Lei che ne pensa delle trivellazioni in terraferma?", "Lei che ne pensa dello stoccaggio in territori sismici?", "Lei che ne pensa di una legge preventiva che vieti il fracking in Italia come fatto in Francia?"
      Esigiamo risposte chiare. Se si arrampicano sugli specchi, richiamiamoli. "Scusi, lei non ha risposto alla domanda. Gliela rifaccio. Che ne pensa lei delle trivelle offshore in Italia?". Se fanno promesse, ricordiamogliele. Osiamo, rompiamo le scatole, stiamogli alle costole, senza paura. Qui direbbero "let's keep them accountable". Se nessuno osa incalzarli, niente cambierà mai. E questo vale per l'ambiente e - visto un po' più in grande - vale per la nostra democrazia. We also need you.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
"Se l'umanità vuole che le condizioni del nostro pianeta restino simili a quelle che hanno consentito lo sviluppo della nostra civiltà e non pregiudichino la vita sulla Terra, le evidenze che risultano dagli studi paleo-climatici e dei crescenti cambiamenti climatici in atto, indicano che occorre ridurre il valore del CO2 nella nostra atmosfera portandolo da 385 ppm a 350 ppm, meglio ancora se ad un valore inferiore". Ad affermarlo è sul "Los Angeles Times" del 6 Gennaio scorso Bill McKibben, il fondatore di "350.org.", un'organizzazione che da tempo richiede l'impegno in tal senso di ogni cittadino, qualunque sia la sua nazionalità, con i suoi comportamenti certo, ma soprattutto esercitando la necessaria pressione sui propri governanti ad agire di conseguenza... E "We also need you", abbiamo bisogno di voi, è lo slogan di questo movimento, come ci racconta Maria Rita D'Orsogna in questo ultimo articolo sul suo blog. Uno slogan che diventa particolarmente valido ed efficace nelle scadenze elettorali, come quelle prossime in Italia, quando con il nostro voto saremo chiamati a indicare chi dovrà governarci in futuro.. per assicurarci un migliore futuro...
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A Giovanni Angeloni piace questo elemento.
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Giornale di Sicilia Online: Pantelleria, i consiglieri comunali: "Collegamenti insufficienti"
da GdS on line
http://www.gdsonline.it/notizie/pantelleria-i-consiglieri-comunali-collegamenti-insufficienti.html

Una lettera al presidente Rosario Crocetta al quale si chiede di verificare la regolarità dell'affido del servizio
      21/01/2013. PANTELLERIA - Con una lettera indirizzata alla Procura Regionale della Corte dei conti di Palermo il Presidente del Consiglio di Pantelleria Giuseppe Spata e i due Capigruppo del Consiglio Comunale Leonardo Valenza e Giovanni D'Aietti hanno chiesto che venga aperta una inchiesta e che la somma dovuta per il trasporto con il traghetto sia decurtata di due terzi stando l'esiguo numero di viaggi effettuati durante l'inverno: 18 in novembre, 10 in dicembre ed appena 7 nel mese di gennaio 2013.
      La lettera è stata inviata anche al Presidente della Regione Rosario Crocetta al quale si chiede di verificare la regolarità tecnica dell'affido del servizio pubblico, la regolare certificazione di navigabilità in funzione della tratta Pantelleria - Trapani; le limitazioni del traghetto in merito alle condizioni meteo-marine che non permettono un regolare servizio nel Canale di Sicilia.
      "Si comprende perfettamente, ma non si accetta, il perdurare della criticità economica della Regione Sicilia"
- scrivono in un'altra lettera inviata al Presidente della Regione Rosario Crocetta e all'assessore alle Infrastrutture Antonino Bartolotta il Commissario Straordinario Giuseppe Piazza e il Presidente del Consiglio Giuseppe Spata. Nella lettera si ribadisce che il servizio a mezzo navi Ro. Ro., "deve essere assolutamente previsto per l'intero anno e per almeno 6 viaggi alla settimana. Pur tuttavia, comprendendo le esigenze di bilancio, in via temporanea e quindi fino al mese di Aprile, non possono essere previste meno di 2 tratte a settimana".
      Piazza e Spata fanno presente che "da sabato 19 gennaio, per raggiunto riempimento dei cassoni, nell'isola non si può più garantire la regolare raccolta dei rifiuti con conseguenti disagi igienico sanitari per l'intera popolazione", perciò declinano "ogni responsabilità derivante da questa situazione". Problema anche per le bombole del gas che potrebbero finire la prossima settimana. "Risulta, pertanto, necessaria - concludono Piazza e Spata - l'attivazione immediata di collegamenti per navi tipo Ro. Ro., in quanto si possono manifestare evidenti situazioni di enorme disagio, nonché di ordine pubblico. Le esigenze di Pantelleria per la distanza dalla terraferma non possono essere equiparate a quelle di altre realtà".
[Fonte ufficiale www.gds.it]
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Post di Guido Picchetti

No comment... Anzi, no... uno lo faccio: sempre in ordine sparso, mi raccomando... così la protesta acquista maggiore forza :-( :-(
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A Giusi Orefice, Gianfranco Rossetto, Mario Marino, Gianluca Cecere, Mauro Brusà e Giovanni Angeloni piace questo elemento.
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    - Dall' 11 al 20 Gennaio 2013
 
Dalla mia Bacheca su FB del 20/01/13

L'Italia che sale... o che scende ?
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4811185791879&l=6c5deee788


      20/01/13 - Commento del sottoscritto a margine dell'articolo di Maria Rita D'Orsogna "Nazario Pagano, tante belle parole, ma... Ombrina?", postato il 17/01/13 sulla mia pagina Fb e il giorno seguente sulla pagina di "Mario Monti Presidente" di Fb.
Riporto qui quel commento con tutti i post seguiti a tutt'oggi su Fb:

"Dalla penna di Maria Rita D'Orsogna vengono stavolta parole pesanti nei confronti degli abruzzesi, suoi corregionali d'origine, uomini politici e comuni cittadini che siano. Sono parole tuttavia che in questo periodo pre-elettorale valgono anche per tante altre regioni del nostro Paese esposte a minacce analoghe, il più delle volte a totale insaputa delle comunità locali, ma non certo dei politici locali di turno... E se non ci sono scusanti per i politici che fanno promesse a vuoto, nascondendo o fingendo di ignorare i rischi legati a certi progetti di sviluppo energetico banditi di recente in altri stati europei per la loro pericolosità ambientale, per i cittadini italiani (inconsapevoli e incolpevoli al tempo stesso), le responsabilità ricadono prevalentemente sull'informazione, nel nostro Paese non certo libera da "interessi particolari"... Un'informazione la quale (salvo poche eccezioni, su stampa o televisione che sia), ha steso da tempo un velo omertoso di silenzio su questo tema delle risorse energetiche, da cui pur dipendono scelte essenziali per il futuro modello di sviluppo dell'Italia e il benessere delle prossime generazioni. E In particolare lo ha steso in questi ultimi tempi sulla famigerata Strategia Energetica Nazionale (SEN) approvata l'estate scorsa dal governo Monti su proposta del ministro dello sviluppo economico Passera. Successivamente il ministro Passera si è ritirato dalla competizione elettorale, scomparendo volutamente dalla lista dei candidati di Mario Monti. E stranamente anche la SEN è "volutamente" scomparsa dagli argomenti dei dibattiti elettorali in corso. Ma la SEN, a differenza di Passera (almeno per ora..), conserva intatti il suo peso e la sua efficacia. In altre parole la SEN è diventato il vero argomento "tabù" di queste prossime elezioni, venerato delle tante lobby di settore, mai minimamente toccato nei numerosissimi dibattiti elettorali in corso, a dispetto delle ingenue richieste dei tanti di noi comuni cittadini, che in tali occasioni si affrontino argomenti concreti..."
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Post di Guido Picchetti del 18/01/13
Tanto per non mandarle a dire... Ho appena personalmente condiviso questo mio post sulla pagina di Fb del candidato premier Mario Monti, inserendolo come commento ad un suo post intitolato "Mario Monti Presidente del Consiglio" (consistente a sua volta in un video intitolato "Mario Monti: perché salgo in politica"). E attendo di leggere un commento (suo o di chi per lui) al riguardo... Ci sarà ? O il mio commento sarà cancellato in quanto poco gradito ? Staremo a vedere...
Potete controllare il tutto al seguente link:
http://www.facebook.com/PresidenteMonti?fref=ts. E tanto per la cronaca, quello da me inserito (alle ore 9:30 del 18/01/2013) risulta essere il 283mo commento pubblicato a margine del suindicato post di Mario Monti. Vedi la pagina su Fb del candidato premier di Mario Monti con il post in questione:
http://www.facebook.com/PresidenteMonti/posts/405887419493547 
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Post di Giovanni Angeloni

Ma và a lavorare... LA TERRA !!! Spero che Dio ci salvi da un' altro governo Monti !!!
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Post di Maria Rita D'Orsogna

Grazie Guido... buon 2013, speriamo di vederci in qualche maniera... Ciao!
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Post di Mario Monti sulla
pagina di Fb "Mario Monti Presidente" alle ore 23,20 del 19/01/2013
Un conto è fare delle proposte, un altro è insultare. Ricordiamo, laddove ce ne fosse bisogno, che le offese in questo social network come in qualsiasi luogo pubblico sono passibili di condanna penale.
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Post del sottoscritto sulla pagina di Fb di Mario Monti Presidente in data odierna (20/01/13)

Pienamente d'accordo, ma mi piacerebbe anche che quando vengono avanzate osservazioni che richiedono risposte, queste risposte dal candidato premier Monti, o da chi per lui, arrivassero... Brevi e concise quanto si vuole, ma tali da evidenziare almeno che il messaggio è arrivato a destinazione, e non finito nel cestino... Mi ripeto, pertanto: ... [ omissis..., e segue il testo del post già pubblicato il 18/01/13 sulla pagina di FB del candidato premier Mario Monti, su riportato..., ndr].
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... e ora attendiamo relativa "ricevuta di ritorno"... Credete ci sarà ?
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A Enzo Palazzo piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 19/01/13

Società "civili" e società "incivili"... Quali le une e quali le altre ?
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/229014733900721


      19/01/13 - Si parla tanto di "società civile" nei paesi europei... E nell'articolo pubblicato oggi da "Ecoblog", insieme ad un video di denuncia, leggiamo e vediamo cosa noi occidentali (insieme alla Cina...), tutti membri delle cosiddette "nazioni civili" facenti parte dell'ONU, siamo capaci di combinare in certe terre d'Africa, non solo saccheggiando e distruggendo l'ambiente, ma anche sfruttando e opprimendo per meri interessi economici uomini, donne e soprattutto bambini... Ma, dopo queste evidenti prove di "inciviltà", siamo proprio sicuri che quell'aggettivo "civile", già spesso usato a sproposito, si possa riferire in qualche modo ancora alla nostra società ? Qui a seguire l'articolo in questione firmato da 'Ecoalfabeta':

Le mani europee (e cinesi) sulle risorse africane
di EcoAlfabeta
http://www.ecoblog.it/post/48107/le-mani-europee-e-cinesi-sulle-risorse-africane


    18 gen 2013 - Questa mappa spiega bene l’interesse degli europei per l’attuale situazione del Mali; Paesi vicini come Algeria e Nigeria hanno grandi riserve di petrolio e gas naturale e multinazionali e governi non vogliono che la ribellione contagi questi paesi, con relativi rischi alla produzione.
    Come scrivono Michel e Beuret in Cinafrica, «Per i francesi, che ricavano l’80% della propria energia dal nucleare, il Niger è fondamentale: l’uranio proveniente da questo paese del Sahel alimenta una lampadina su tre in Francia»
(p 109). Ora il monopolio francese sembra minacciato dai cinesi che hanno firmato contratti minerari.
    In Mali non c’è attualmente estrazione di petrolio, ma si lavora invece molto oro: con 50 t all’anno è il terzo produttore africano. Si trovano anche quantitativi di bauxite, minerali di ferro, manganese, nickel fosfati, stagno e uranio.

    L’estrazione industriale dell’oro ha notevoli impatti sociali e ambientali: le miniere sono a cielo aperto e quindi hanno occupato un’ampia area di insediamenti rurali e di terre di pascolo, portando via terreni ad oltre 160 villaggi.
Nonostante vengano usate 83 tonnellate di Cianuro al mese per la lisciviazione, non sono previsti controlli di routine sulla presenza di cianuro nella falda (rapporto Oxfam, p. 32).
    L’estrazione di oro a livello artigianale coinvolge 20 000 lavoratori bambini e ragazzi che vengono sfruttati in compiti pesanti e pericolosi. Il video che segue di Human Rights Watch mostra bambini che trasportano carichi pesanti di terra o di acqua. Spesso vengono pagati pochi dollari a settimana, oppure molto semplicemente con una borsa di materiale escavato che potrebbe contenere qualche pagliuzza d’oro. In questo modo la devastazione è doppia: allo sfruttamento si aggiunge il miraggio della ricchezza.

Children Mining Gold in Mali
Caricato in data 09/dic/2011 da HumanRightsWatch - 16'13"
At least 20,000 children work in Malian artisanal gold mines under extremely harsh and dangerous conditions. These children literally risk life and limb. They carry loads heavier than their own weight, climb into unstable shafts, and touch and inhale mercury, one of the most toxic substances on earth. Courtesy NBC Rock Center


http://youtu.be/KLpHQGExt68

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Pro Sardegna. Le mucche al fracking
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/le-mucche-al-fracking.html


I realized that this place is killing me and my cattle. (Jacki Schilke, allevatrice di bovini)
Dedicato al Presidente di Confindustria Sardegna, Alberto Scanu, favorevole al fracking nella sua regione. ... Sa di cosa parla?
      FRIDAY, JANUARY 18, 2013 -  L'altro giorno, il presidente di Confindustria Sardegna, Alberto Scanu, come ricordano gli amici di Arborea, ha dichiarato di essere pronto a "verificare" se via sia la possibilità di far fracking in Sardegna. E secondo me, non l'ha detto a caso, visto che esistono già progetti e tentativi, da parte della Carbosulcis di estrarre metano intrappolato nel carbone delle ex miniere della zona e questo fin dal 2007. Si chiama Coal Bed Methane, e l'idea è di tirarlo fuori per dopo ottenere delle belle sacche sotterranee per stoccare gas o CO2. I progetti sono chiari e parlano di Enhanced Coal Bed Methane - cioè di pompaggio di acqua e di sostanze chimiche a super alta pressione ("enhanced"!) per forzare il passaggio e l'estrazione degli idrocarburi. Ecco allora, apposta per lui, una storia del fracking negli USA, che includono le mucche di cui sopra, senza coda e con mille altri problemi.
      Jacki Schilke, 53 anni, North Dakota, allevatrice di bovini. Di mucche ne ha circa 60, nel cuore del Bakken Shale in quella che prima era pascolo ed ora è invece pascolo con trivelle da fracking. Prima del fracking vendeva carne, ai vicini, a clienti di città lontane. Si chiama Angus Beef il tipo di carne che produce. Adesso non vende più niente.
      Qualche anno fa hanno iniziato a fare fracking su 32 pozzi, non sul suo terreno, ma vicino al suo ranch. E poi nel 2010 un pozzo ha avuto delle perdite. Per rimediare arrivano i tecnici che sparano altre sostanze giù nel pozzo. Poi è esplosa una delle unità che doveva separare il petrolio, il gas e la brina - acqua di scarto ad alto contenuto di sali.
      Il fiume che attraversava la sua proprietà - un tempo di acqua limpida - si è cosi riempito di schiume strane e continua a rigurgitare bolle di metano. Il fiume non si congela più d'inverno, segno che ci sono dentro moltissime sostanze che ne innalzano la temperatura di solidificazione. Le analisi hanno mostrato livelli di solfati di 4000 parti per milione. Secondo l'EPA - l'Ente per la protezione dell'ambiente - dovrebbero essere 250.
      Quasi da subito le mucche hanno iniziato ad avere problemi di ambulazione e infezioni. Non camminavano, ma barcollavano. Hanno smesso di produrre latte, hanno perso fino a 30 chilogrammi di peso e le code sono cadute. Cinque mucche sono morte. Anche due cani e vari gatti di Jacki sono morti. E' stato tutto improvviso. All'inizio non riuscivano a capire, nè lei, nè i veterinari, cosa fosse successo. Una delle mucche era cosi malandata che Jacki ha dovuto spendere $ 5.000 per farle l'eutanasia e all'autopsia della mucca le hanno trovato il fegato spappolato e i polmoni pieni di fluidi.
      Siccome non era cambiato molto nella routine e nella vita di Jacki, se non il pozzo al fracking, decide di farsi testare l'aria e l'acqua del ranch. E voilà. Le analisi mostrano che nell'aria di Jacki ci sono concentrazioni elevate di benzene, metano, cloroformio, butano, propano, toluene e xylene - usati nelle trivellazioni e nel fracking, e che causano tumori, danni alla nascita. Nella sua acqua si registrano solfati, cromo, cloro, stronzio e selenio. In un ranch, in una zona praticamente disabitata. Anche i cani ed i gatti del ranch che non sono morti sono cronicamente malati. Anche Jacki barcolla. Ha mal di testa, dolori cronici, problemi ai polmoni, ai reni, sangue nelle urine, problemi ai denti, eczemi di vario genere. Il suo sangue contiene acetone e metalli pesanti - fra cui arsenico e germanio.
      Dopo aver scoperto tutte queste belle cose, Jacki decide di spostare le sue mucche in un altra zona, affittando un terreno non suo per il pascolo. Potrebbe venderli i vitelli, o almeno quelli che non sembrano malaticci, ma preferisce di no, perchè dice che non vuole causare danni a nessuno. Dalla sua casa ha tolto tutte le porcellane dalle vetrinette per paura che con i botti che ogni tanto ci sono dai pozzi possano rompersi. Dalle finestre vede passare circa 300 camion al giorno - con sabbia, acqua, sostanze chimiche, fluidi di scarto, e attrezzatura per trivellare. La maggior parte dei camion ha adesivi con avvertenze di cautela sull'uso di materiale pericoloso o radioattivo, e si accompagnano a ventate di polvere e fumi di scarico in comunità rurali. Prima del fracking ne passavano forse 3 alla settimana. E mentre le autorità le dicevano che, si ci sono dei problemi, ma è "tuttapposto", i dottori le diagnosticavano danni neuro-tossicologici.
      Jacki oggi deve usare inalatori e apparecchi per facilitare la respirazione. Non beve più l'acqua del suo pozzo, non mangia più la carne delle stesse sue mucche, e le verdure dal suo orto. Jacki la compra adesso la sua acqua, per sè e per le sue mucche. Ma neanche quello è facile. L'estate del 2011 ha speso $ 4.000 dollari in acqua e doveva aspettare in fila per comprarla. Dietro a chi? Dietro ai signori del fracking che l'avrebbero usata per trivellare.
      Da quando ha iniziato queste pratiche, la salute di Jacki è migliorata,  ma aggiunge ‘Oh my God, what are we doing to this land?’. Nel Bakken Shale del North Dakota ci sono 12.000 pozzi di petrolio e di gas. La maggior parte di loro usa tecniche di fracking.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

A proposito di "fracking", davvero una "bella" storia, questa raccontataci da Maria Rita D'Orsogna. Una storia che dovremmo leggere e conoscere tutti in questo nostro disgraziato Paese, prima di continuare sulla strada che alcuni "incoscienti" e "irresponsabili" hanno deciso di tracciare per ognuno di noi e di farci seguire bendati ... Incoscienti e irresponsabili certo, per non considerare essi stessi i rischi che percorrendo quella strada si incontrano e che ormai esperienze consolidate hanno ripetutamente comprovato. Ma anche e soprattutto presuntuosi e disonesti per arrogarsi il diritto per meri interessi personali di decidere per tutta la comunità nazionale lasciata volutamente all'oscuro dei pericoli connessi a questi processi industriali, e soprattutto per non informare neppure le comunità locali direttamente coinvolte da interventi sui loro territori, interventi e iniziative in grado di ledere gravemente quanto meno il diritto fondamentale alla salute riconosciuto dalla nostra carta costituzionale, ma anche di arrivare a sconvolgere la loro stessa esistenza ...
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A
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Dalla mia Bacheca su FB del 18/01/13

Mozione all'Ars del Mov. 5 Stelle per fermare le trivelle nel Belice
comunicato stampa del M5S dell'ARS
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4801624992865&l=5e72b7ccfd


      18/01/18 - Comunicato stampa ricevuto in data odierna via e-mail dall'Ufficio Stampa del Gruppo Parlamentare M5S dell'Assemblea Regionale Siciliana (ndr):

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Post di Alfonso Nigro
Questa è la vera politica contro le multinazionali e a favore dei cittadini.
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Post di Giovanni Angeloni
Questo è il modo giusto per chiedere il voto!!!
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Treviso. Trivellazioni gas Nervesa: al via entro inizio febbraio
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/trivellazioni-gas-nervesa-al-via-entro-inizio-febbraio-14082.html


      17 gennaio 2013 - I soldi per trivellare nel territorio di Treviso l’ex pozzo petrolifero Agip “Nervesa”, ora di proprietà di Sound Oil, ci sono tutti. I lavori di riapertura del giacimento costeranno circa 1,8 milioni di dollari e la società, all’inizio dei lavori, ne avrà in cassa 14-15 milioni. La conferma arriva dalla stessa Sound Oil che, in un comunicato agli investitori, dichiara di aver incamerato 1,9 milioni di sterline dalla quinta e sesta tranche del collocamento azionario annunciato il 16 luglio 2012. La settima e ultima tranche verrà piazzata entro l’11 febbraio.
>>Leggi le novità sul fracking in Italia da parte della Sound Oil
      Ma già prima di quella data la trivella sarà entrata in azione: il contratto di affitto dell’impianto, stipulato con LP Drilling nell’ottobre scorso, prevede che la trivella debba entrare in funzione tra il primo dicembre 2012 e il primo febbraio 2013. Il 21 e 22 febbraio, invece, Sound Oil ospiterà a Treviso gli investitori per fargli vedere come procedono i lavori di trivellazione del pozzo Nervesa. Questo perché il pozzo trevigiano, secondo una valutazione indipendente, avrebbe un NPV (cioè un “net present value”, in italiano “valore attuale netto”) pari a 60 milioni di dollari.
>>Scopri quali rischi per il clima si nascondono dietro l’estrazione di gas
      Vale tantissimo, quindi, molto di più di quanto verrà speso per metterlo in produzione ed estrarre il gas metano. Tanto che la stessa Sound Oil ammette di aver avuto diverse richieste, anche allettanti, da parte di altri operatori interessati a partecipare alla licenza. Ma le ha rifiutate tutte.
      I dati tecnici del pozzo Nervesa, come di tutti i pozzi in lavorazione in Italia, sono segreti e non è dato sapere il programma dei lavori presentato da Sound Oil all’Ufficio Nazionale Miniere, Idrocarburi e Geotermia (UNMIG). Si sa solo che, nel 1994, quando Agip chiuse il pozzo annotò che per rimetterlo eventualmente in produzione sarebbe stato consigliato fare un po’ di fracking con l’acido cloridrico.
Fonte: Sound Oil
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Ma gli elettori di Treviso e dintorni sono al corrente di questo prossimo inizio lavori petroliferi (leggasi "TRIVELLAZIONI" ) per estrarre gas metano dal sottosuolo dei loro territori ? I lavori, che dovrebbero avere inizio prima della fine di gennaio, sono previsti nel pozzo petrolifero “Nervesa” che era prima dell'AGIP e che è ora invece di proprietà di Sound Oil. E, per inciso, val la pena notare che scambiarsi tra società del settore petrolifero impegnate in più nazioni le località dei rispettivi impianti operativi scambiarsi (tu vieni a trivellare da me, io vengo a trivellare da te...) sta diventando prassi sempre più frequente... Che sia per rendere più difficili e costosi in caso di incidenti i reclami per danni da parte degli eventuali aventi diritto ? Facile sospettarlo... Ma ciò che ancora più singolare e preoccupante, in questo articolo  su Green Style, è quanto Peppe Croce riferisce a chiusura: "I dati tecnici del pozzo Nervesa, come di tutti i pozzi in lavorazione in Italia, sono segreti e non è dato sapere il programma dei lavori...". E quindi neppure si può sapere se si utilizzerà o meno la famigerata tecnica del fracking che la stessa Comunità Europea ha di recente messo al bando in vari paesi dell'Unione. D'altronde l'AGIP, quando chiuse nel 1994 il pozzo Nervesa, consigliò di usare, qualora si intendesse riattivarlo, la tecnica del fracking a base di acido cloridrico, ed è tutto dire... E allora ? Inutile insistere, niente si sa, e chissà mai se si saprà. Alla faccia della tanto ventilata "trasparenza"... da tutti invocata, da niuno rispettata !!!
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A Ilva Alvani, Giovanni Angeloni e Mauro Brusà piace questo elemento.
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Un messaggio di Greenpeace per i politici in lizza
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/note.php?saved&&note_id=553896171288869


      18/01/13 - Un messaggio di Greenpeace diretto a quei politici che non condividono e/o non dichiarino di concordare con certe scelte essenziali per il futuro modello di sviluppo dell'Italia e il benessere delle future generazioni.
      Sono scelte sulle quali con i miei amici su questa mia pagina su Fb da tempo ragioniamo. E, quello di Greenpeace, è un messaggio che ritengo noi tutti possiamo concordemente condividere, e che, con altrettanta facilità, possiamo sottoscrivere, andando a visitare la pagina web di Greenpeace, di cui qui a seguire l'immagine di apertura e il link che la apre, segnalatomi da Mauro Silvia di Agorà Pantelleria, che ringrazio...


http://www.greenpeace.org/italy/it/iononvivoto_petizione/

      Questo il testo del messaggio di Greenpeace:

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Post di Gianluca Vacca
Io condivido tutto!
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A Nicola Lapenna, Angela Maria Fascia, Ilva Alvani e Valentina Marchetti piace questo elemento.

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Una dieta a base di rinnovabili per le Maldive
da Rinnovabili.it
http://www.rinnovabili.it/energia/fotovoltaico/una-dieta-a-base-di-rinnovabili-per-le-maldive604/

Progetto portato avanti con la Caritas Italiana. La Bicocca ha lanciato ieri presso l’atollo di Faafu il programma “Benefici dall’uso delle rinnovabili”. Fotovoltaico, illuminazione ecologica ed educazione ambientale, gli assi nella manica
      Milano, 16 gennaio 2013 – Autosufficienza energetica, diminuzione del degrado ambientale e miglioramento della qualità della vita: questi gli obiettivi a cui mira “Benefici dall’uso delle rinnovabili”, il programma che l’Università di Milano-Bicocca ha avviato ieri presso l’atollo di Faafu, nell’arcipelago delle Maldive. Puntando sulle risorse naturali del territorio, l’iniziativa si assicurerà di ridurre la dipendenza da combustibile fossile e perseguire la linea d’azione intrapresa ormai da tempo dalla regione.
      «Questo progetto rappresenta per noi una sfida che vuole dimostrare come i problemi legati ai cambiamenti climatici globali possano essere affrontati unendo tutte le forze disponibili, comunità locale e non. Solamente con lo sforzo congiunto di tutti, infatti, si possono ottenere miglioramenti reali dell’ambiente circostante e, di conseguenza, anche nella qualità della vita» afferma Paolo Galli, ricercatore del dipartimento di Biotecnologie e bioscienze dell’Ateneo e coordinatore del progetto che ha un costo complessivo di 210 mila euro.
      Il progetto, della durata di un anno e portato avanti con la collaborazione della Caritas italiana, farà perno su tre attività specifiche per aiutare l’isola a dar vita alla propria rivoluzione verde:

- L’installazione di moduli fotovoltaici per raggiungere una produzione di 30 kWh/die sui 40-50 kWh richiesti al giorno.
- L’installazione di lampadine a LED sia in posti pubblici che nelle residenze private per una sostituzione totale di 1.000 punti luce e un risparmio circa 20 kWh.
- Lo sviluppo di un progetto di educazione attraverso seminari volti alla formazione delle persone che a loro volta saranno poi gli “ambasciatori” presso la propria comunità locale. Gli studenti della scuola di Magoodhoo verranno coinvolti nella realizzazione di video da caricare su piattaforme di streaming come YouTube per illustrare l’impatto ambientale dato dal non utilizzo di energie rinnovabili e di come invece queste, opportunamente sfruttate, possano mitigare gli effetti nocivi dell’inquinamento.

      «Grazie a questo progetto avremo soprattutto la possibilità di ridurre il consumo di carburante, diminuendone l’impatto sulla nostra economia. Sfruttare l’energia solare significa meno inquinamento e meno dipendenza da energie esterne», afferma Abdulla Naseer, sindaco dell’isola di Magoodhoo. «Il prossimo step sarà lavorare sull’acqua potabile con la costruzione di un sistema fognario e di depurazione».
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Commento del sotto scritto su  Fb a margine del post

Che "bella vita" per la "ricerca italiana" !!! Certe sperimentazioni è costretta ad andarle a fare alle Maldive, come se qui in Italia non ci fossero isole a disposizione, e non ci fosse alcun bisogno di siffatte esperienze... Ma qualche ragione perchè ciò accade, inutile negarlo, ci deve pur essere... Conoscendo bene le Maldive, posso dire che le attrattive climatiche e ambientali per i ricercatori impegnati certamente non mancano, ma non voglio proprio credere che sia solo questo il motivo... Sarebbe davvero triste...
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Post di Gianluca Cecere

Fa pensare... molto!
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Post di Giusi Orefice

... non in Italia....
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Post di Filippo Foti

Alle tue perplessità, sempre molto sottili, aggiungo che in un mio recente post ho messo in evidenza che le cose nelle Maldive non vanno un granchè bene. Campagne elettorali violente, con teppisti MDP che fanno ricorso agli stessi mezzi, ecc.; fortunatamente ancora in Italia non siamo arrivati a questo... ma poco ci manca...
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A Filippo Foti, Roberto Frigerio, Francesco Genchi, Giusi Orefice e Gianluca Cecere piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 17/01/13

Nazario Pagano, tante belle parole, ma... Ombrina?
di Maria Rita d'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/nazario-pagano-tante-belle-parole-ma.html

"Contrasteremo ogni forma di trivellazione in Abruzzo" (Gianni Chiodi, 2010 - governatore)
"L’Abruzzo dice no: non faremo come il Golfo del Messico" (Nazario Pagano, 2012 - presidente consiglio regionale d'Abruzzo)
      WEDNESDAY, JANUARY 16, 2013 - E Ombrina? Cosa volete fare oltre le chiacchere? Il giorno 9 Novembre 2012 c'è stata la famosa conferenza sulle trivelle in mare a Venezia. Era un incontro fatto con varie regioni, promosso dalle regioni Puglia e Veneto, in pompamagna. Cosa ne sia venuto fuori - di preciso - non lo so. Forse non ho letto bene la stampa, ma considerato che i progetti trivellanti vanno avanti, in terra come in mare - dallo Ionio alla Costa Teatina - dubito che sia servito a qualcosa nel concreto. Si parlava di un referendum abrogativo, di una legge per fermare le concessioni in mare prima della fine della legislatura Monti, ma la legislatura Monti è finita da un po' e non si è visto niente. Chissà. Mi sa che sono solo stati soldi sprecati.
      L'Abruzzo doveva essere presente con Nazario Pagano che però all'ultimo minuto cancellò la sua partecipazione "per motivi di salute". < Mandò però la sua bella relazioncina dove si diceva in altrettanta pompamagna che l'incontro di Venezia aveva ...

      E siccome, per Pagano il rischio per l’ambiente è troppo alto occorreva - a Novembre - agire perchè...

  ... L’Adriatico è un bacino chiuso, con una larghezza massima tra la sponda orientale e quella occidentale che non raggiunge i 150 chilometri (poco più di 80 miglia marine) con tratti di costa unici e una fortissima antropizzazione, soprattutto sul versante italiano. Viene da chiedersi quali sarebbero potute essere le conseguenze se, un incidente come quello avvenuto nel giugno 2010 nel Golfo del Messico, fosse accaduto in Adriatico.

      E poi diceva addirittura di essere in "condivisione totale" con Legambiente su questo tema delle trivelle. Non mancano ovviamente tutte le auto-celebrazioni sull'Abruzzo che ha fatto la legge anti petrolio per prima di tutte - e che ha fatto le richieste contro le trivelle in mare per prima di tutti. Robe da politici insomma.
      Perchè tiro fuori questa storia vecchia di qualche mese? Perchè come per tutto il resto, è solo fumo e niente arrosto. Pagano vantava che l'Abruzzo ha una legge anti petrolio che però non ha impedito alle concessioni Mazzarosa e Cipressi di essere approvate! Pagano vanta l'operato contro le trivelle in mare ma dimentica che su Ombrina - ed Elsa e tutte le altre - la regione Abruzzo non ha mai espresso pareri.
      A Venezia parla di agire. Ma chi deve agire? E come agire? Beh, c'è una concessione petrolifera che si chiama Ombrina Mare e che nel 2008 fu l'incubo di vacanzieri e di residenti e che è lì in fase di discussione. Vogliono lor signori politici - Chiodi, Pagano e tutta la banda bassotti che siede al consiglio regionale - dire a Roma che questa concessione, completa di nave desolforante, e di fiamma e di monnezza, e di riserva di pesca a poche centinaia di metri non s'ha da approvare? Lo vogliono fare, sì o no?
      Io veramente non li capisco - i politici ma soprattutto non capisco voi gente normale. Ma perchè dormite? Perchè non c'è sollevazione per Ombrina, per Mazzarosa, per il Borsacchio?
      Perchè vi lasciate prendere in giro in questa maniera? Che uno può promettere e poi non c'è il dovere di rispettare le promesse? Perchè non state lì con il fiato al collo sui vostri politici? Davvero il vostro mare vale cosi poco? Davvero i vostri boschi valgono cosi poco? Non vi rendete conto che con queste elezioni tutti sono a raccattare voti ed è questo il momento di far sentire la propria voce. Se anche Berlusconi apre agli omosessuali, vuol dire che veramente è il tempo di osare e di agire, e di chiedere e di esigere.
      Invece qui si dorme... Ed Ombrina, Mazzarosa non interessano più a nessuno... Me lo ricordo il 2008. C'era gente che mi scriveva disperata - aiuto dalla mia finestra vedo la piattaforma! Ma non è quello il tempo di agire, all'ora X. Il tempo di agire è adesso quando la piattaforma è sulla carta e c'è lo spazio e il tempo per fermarle le cose, non quando saranno lì con i martelli in mano. L'ho detto mille volte. Sono battaglie per la vita, e per persone con la spina dorsale dritta.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post del 17/01/13
Dalla penna di Maria Rita D'Orsogna vengono stavolta parole pesanti nei confronti degli abruzzesi, suoi corregionali d'origine, uomini politici e comuni cittadini che siano. Sono parole tuttavia che in questo periodo pre-elettorale valgono anche per tante altre regioni del nostro Paese esposte a minacce analoghe, il più delle volte a totale insaputa delle comunità locali, ma non certo dei politici locali di turno... E se non ci sono scusanti per i politici che fanno promesse a vuoto, nascondendo o fingendo di ignorare i rischi legati a certi progetti di sviluppo energetico banditi di recente in altri stati europei per la loro pericolosità ambientale, per i cittadini italiani (inconsapevoli e incolpevoli al tempo stesso), le responsabilità ricadono prevalentemente sull'informazione, nel nostro Paese non certo libera da "interessi particolari"... Un'informazione la quale (salvo poche eccezioni, su stampa o televisione che sia), ha steso da tempo un velo omertoso di silenzio su questo tema delle risorse energetiche, da cui pur dipendono scelte essenziali per il futuro modello di sviluppo dell'Italia e il benessere delle prossime generazioni, . E In particolare lo ha steso in questi ultimi tempi sulla famigerata Strategia Energetica Nazionale (SEN) approvata l'estate scorsa dal governo Monti su proposta del ministro dello sviluppo economico Passera. Successivamente il ministro Passera si è ritirato dalla competizione elettorale, scomparendo volutamente dalla lista dei candidati di Mario Monti. E stranamente anche la SEN è "volutamente" scomparsa dagli argomenti dei dibattiti elettorali in corso. Ma la SEN, a differenza di Passera (almeno per ora..), conserva intatti il suo peso e la sua efficacia. In altre parole la SEN è diventato il vero argomento "tabù" di queste prossime elezioni, venerato delle tante lobby di settore, mai minimamente toccato nei numerosissimi dibattiti elettorali in corso, a dispetto delle ingenue richieste dei tanti di noi comuni cittadini, che in tali occasioni si affrontino argomenti concreti...
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Post di Guido Picchetti del 18/01/13
Tanto per non mandarle a dire... Ho appena personalmente condiviso questo mio post sulla pagina di Fb del candidato premier Mario Monti, inserendolo come commento ad un suo post intitolato "Mario Monti Presidente del Consiglio" (consistente a sua volta in un video intitolato "Mario Monti: perché salgo in politica"). E attendo di leggere un commento (suo o di chi per lui) al riguardo... Ci sarà ? O il mio commento sarà cancellato in quanto poco gradito ? Staremo a vedere...
Potete controllare il tutto al seguente link: http://www.facebook.com/PresidenteMonti?fref=ts. E tanto per la cronaca, quello da me inserito (alle ore 9:30 del 18/01/2013) risulta essere il 283mo commento pubblicato a margine del suindicato post di Mario Monti. Vedi la pagina su Fb del candidato premier di Mario Monti con il post in questione:
http://www.facebook.com/PresidenteMonti/posts/405887419493547 
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Post di Giovanni Angeloni
Ma và a lavorare... LA TERRA !!! Spero che Dio ci salvi da un' altro governo Monti !!!
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Post di Maria Rita D'Orsogna
Grazie Guido... buon 2013, speriamo di vederci in qualche maniera... Ciao!
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Post di Mario Monti sulla pagina di Fb di Mario Monti Presidente del 20/01/13
Un conto è fare delle proposte, un altro è insultare. Ricordiamo, laddove ce ne fosse bisogno, che le offese in questo social network come in qualsiasi luogo pubblico sono passibili di condanna penale.
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Post del sottoscritto sulla pagina di Fb di Mario Monti Presidente in data 20/01/13
Pienamente d'accordo, ma mi piacerebbe anche che quando vengono avanzate osservazioni che richiedono risposte, queste risposte dal candidato premier Monti, o da chi per lui, arrivassero... Brevi e concise quanto si vuole, ma tali da evidenziare almeno che il messaggio è arrivato a destinazione, e non finito nel cestino... Mi ripeto, pertanto: ... [ omissis, segue il testo del post già pubblicato il 18/01/13 sulla pagina di FB del candidato premier Mario Monti, su riportato..., ndr]
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A
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Oasi WWF di Milano data alle fiamme, le intimidazioni continuano
di Marco Mancini
http://www.ecologiae.com/oasi-wwf-milano-intimidazioni/64086/


      16 gennaio 2013 - Alle porte di Milano, vicino ad asfalto e grattacieli, c’è qualcosa che nessuno si aspetta: un’oasi. Si tratta di una struttura del WWF realizzata a Vanzago, che ospita animali selvatici e fornisce servizi contro i maltrattamenti agli animali. Ma evidentemente un’area così grande in una posizione così ambita deve dare fastidio a qualcuno perché le intimidazioni vanno ormai avanti da diverso tempo. L’ultima, solo in ordine di tempo, è avvenuta poco più di 48 ore fa, ed è stato l’incendio appiccato a 260 rotoballe di paglia per cui ci sono volute 10 ore di lavoro dei vigili del fuoco per spegnerle.
      "Continueremo a lavorare per garantire la conservazione e la fruizione dell’area protetta - ha spiegato Andrea Longo, il direttore del centro -, ma le difficoltà non mancano. Appena il mese scorso qualcuno ha rubato il denaro del centro visite, distrutto gabbie, rubato attrezzature e perfino rapito un muflone. A tutto ciò va aggiunto anche che pure la politica ostacola i lavori dell’associazione animalista, come accaduto qualche mese fa quando la Regione Lombardia aveva autorizzato i lavori di allargamento di una cava proprio vicino al bosco".
      "Sospettiamo che dietro questo grave episodio ci siano mire speculative sulla zona, e un chiaro avvertimento di sapore mafioso contro il Wwf, che come ente gestore dell’oasi [...] ha formulato pareri negativi e rigorosi contro molti progetti dei Comuni vicini, che hanno previsto ambiti di trasformazione a ridosso dell’oasi: ricordiamo che quest’isola incontaminata e protetta dal Wwf è
adiacente all’area Expo 2015."
- ha denunciato la presidente di WWF Lombardia Paola Brambilla.
      La risposta della politica non si è fatta attendere ed ha immediatamente preso le parti dell’associazione, condannando queste specie di attentati. Ma magari se si facesse qualcosa in più per tutelare le iniziative benefiche, specialmente nei confronti degli interessi forti, anziché parlare, ne guadagnerebbero tutti.
[Fonte: Corriere della Sera]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Chi pensa che certe metodi di intimidire ed indurre altri a fare quel che si "vuole" e che si ritiene utile ai propri interessi, vengano utilizzati solo qui al sud, si sbaglia di grosso. E questo episodio, che è poi uno dei pochi del genere che arriva alla stampa nazionale, lo prova... Però una differenza c'è con il sud... E, senza volere, la mette in evidenza lo stesso "Corrierone" nel suo finale di articolo, laddove scrive a proposito dell'atto dell'incendio doloso di Vanzago; "La risposta della politica non si è fatta attendere ed ha immediatamente preso le parti dell’associazione (il "WWF", ndr), condannando queste specie di attentati. Ma magari, se si facesse qualcosa in più per tutelare le iniziative benefiche, specialmente nei confronti degli interessi forti, anziché parlare, ne guadagnerebbero tutti...".
Indubbiamente giusto. Ma perchè allora sullo stesso "Corrierone" non parlare delle dimissioni dei sindaci di Val D'Agri in Basilicata, iniziativa assunta dai diretti interessati altrettanto a fin di bene per le comunità lucane coinvolte ? Si pensa forse che quei sindaci abbiano dato le dimissioni per interesse dei "poteri forti" ? O occorre, prima di parlarne, che qualche esaltato arrivi a dar fuoco da qualche parte ?
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Provincia di Matera: no ai permessi della Shell nel Mar Jonio
da "Ola Ambientalista"
http://www.olambientalista.it/provincia-di-matera-no-ai-permessi-della-shell-nel-mar-jonio/


      15 gennaio 2013 - Il Consiglio provinciale di Matera, all’indomani della manifestazione pubblica per dire no alle trivelle nel mar Jonio, ha espresso parere contrario all’istanza presentata dalla Shell E&P S.p.A. per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nell’area del golfo di Taranto denominata Jonio Settentrionale.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Finalmente un "NO" chiaro e deciso da una provincia italiana... Non sono molte ad esprimersi in tal modo e va debitamente apprezzato...E pensate che la stampa nazionale, in tutt'altre faccende affaccendata, ne dia notizia ? Siete, anzi siamo, tutti degli illusi...
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Basilicata. Solidarietà ai sindaci dimissionari della Val d’Agri
da "Ola Ambientalista"
http://www.olambientalista.it/solidarieta-ai-sindaci-dimissionari-della-val-dagri/

      15 gennaio 2013 - Riportiamo quanto scritto da Laboratorio per Viggiano sulle dimissioni dei sindaci della Val d’Agri. Non tutti, in verità, essendo quelli interessati dalle attività petrolifere come Viggiano, Marsiconuovo e Marsicovetere apparentemente refrattari all’umore se non alla rabbia che ormai pervade le “comunità del petrolio” che registrano ormai oltre 15 anni di fallimento politico di chi oggi continua a promettere la luna portando invece la vicenda alle sue estreme conseguenze, imponendo un Memorandum sul petrolio a scatola chiusa. Un Memorandum che prevede il conseguente raddoppio delle estrazioni e dell’inquinamento, ma anche il sacrificio della Val d’Agri in nome della Nazione.
      "Laboratorio per Viggiano", da sempre in prima linea su quanto accade in Val d’Agri, esprime la propria solidarietà, non formale, ad un gesto gesto simbolico ma pieno di contenuti reali. Sindaci questi che, dal disagio, attraverso un malessere diffuso, oggi esprimono una profonda sfiducia in quanti hanno determinato, per interessi personali, il tracollo di un’area tra le più ricche della regione che invece oggi versa in uno stato di profonda povertà, addirittura in preda al “menefreghismo” dei vertici regionali interessate solo alle proprie poltrone ovunque esse siano. Un’area, quella della Val d’Agri, che urla la volontà di un riscatto solo annunciato, consapevole che non potrà più essere la stessa classe politica a determinare un cambiamento non più auspicabile.
      Siamo – metaforicamente parlando – all’ultima Locomotiva, prima che spariscano anche i vagoni e poi i binari delle ferrovie che in Val d’Agri qualcuno vuole non arrivino mai. Oggi in Val d’Agri non c’è più spazio per quanti impunemente alimentano da un lato la fabbrica (reale) degli interessi privati del petrolio e, dall’altro, quella delle illusioni per le comunità, altrettanto reale. Le comunità non vogliono soccombere e diventare vittime sacrificali predestinate in nome del petrolio che non genera sviluppo.
Ecco il commento di Laboratorio per Viggiano:

  “Esprimiamo la nostra più affettuosa e calorosa solidarietà e vicinanza ai Sindaci dell’Alta Val d’Agri, Grumento, Spinoso, Tramutola, Montemurro, Sarconi e Paterno, che con la loro iniziativa danno fiato e speranza alla dignità della gente di tutta la Valle.
E’ senza dubbio un’azione simbolica e forte nello stesso tempo; ma quello che non ci fa meraviglia risiede nel fatto stesso che i primi cittadini di queste 6 comunità, siano dovuti ricorrere ad un gesto così estremo per essere ascoltati dalla “politica” (con la p minuscola) regionale!!!
Bene viene detto quando si fa cenno, nel comunicato dato alla stampa regionale, di senso di solitudine e di inefficacia di fronte alle richieste dei loro cittadini che vedono sfuggire di mano la ricchezza enorme derivante dal petrolio e dallo sfruttamento delle sorgenti d’acqua, e che da circa un ventennio non hanno generato nè occupazione e nè sviluppo.
Il menefreghismo della classe politica regionale non è che uno dei sintomi di quanto – chi ci governa – tiene allo sviluppo ed al benessere dei propri cittadini; in queste ultime ore si sta consumando l’ennesima beffa ai danni dei lucani, dove si fanno e si disfano le liste di coloro che ci dovrebbero rappresentare “senza fare i conti con l’oste”!
SI DA’ PER SCONTATO CHE I CITTADINI LUCANI VOTERANNO SEMPRE E COMUNQUE PER CHI E’ STATO DESIGNATO DALL’ALTO E NON CERTO PER RISOPETTO DEI BISOGNI DEI TERRITORI!
E questa è la normale conseguenza di tale indicibile comportamento.
La battaglia intrapresa dai gruppi di minoranza del comune di Viggiano: Laboratorio per Viggiano, Il Cambiamento ed Alternativa Viggianese; andava letta proprio in questo senso, di smetterla cioè di svendere il territorio per un piatto di lenticchie.
Tutto il resto sono belle chiacchiere, e di queste ne abbiamo ascoltate fin troppo negli ultimi 20 anni.
Cari Sindaci, per quello che vale, riteneteci a Vostra disposizione per ogni eventuale azione di lotta, di protesta e di proposta che vorrete intraprendere.
AUGURI A TUTTI VOI, e forse, se saprete agire con sincerità, con passione e dignità, così come affermate, sicuramente arriverete alla meta sperata: il bene di queste povere comunità."

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Per ora la solidarietà ai sindaci dimissionari di Val D'Agri in Basilicata arriva solo dagli ecologisti del "Laboratorio per Viggiano" e dal gruppo lucano "Ola Ambientalista". Nessun segno di vita invece da politicanti in servizio permanente effettivo e da aspiranti politici ancora in fase di apprendistato, gli uni e gli altri sempre in giro a caccia di voti in tempi prossimi alle elezioni... C'è da meravigliarsi ? Direi proprio di no... E se proprio vogliamo trovare qualcosa di "buono" in siffatto comportamento, possiamo dire che almeno ci risparmiano promesse a vuoto su cose che ignorano o che volutamente fingono di ignorare...
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Post di Giovanni Angeloni

Pensano solo ai loro porci comodi...TUTTI. NESSUNO è MEGLIO DELL' ALTRO...
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A Flaminia Ferrazza, Giovanni Angeloni, Giusi Orefice e Ilva Alvani piace questo elemento.
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Estrazioni petrolifere. Si dimettono per protesta sei sindaci della Val d'Agri
da "Il Quotidiano della Basilicata"
http://www.ilquotidianodellabasilicata.it/news/idee-societa/710241/Si-dimettono-per-protesta--.html


      15 gennaio 2013 - I Sindaci di Sarconi, Montemurro, Spinoso, Grumento, Nova, Paterno, Tramutola hanno annunciato le proprie dimissioni per una serie di motivazioni che - si legge nel comunicato stampa - «ledono e mortificano il ruolo istituzionale ricoperto con grandi sacrifici, ma con altrettanta passione, sino ad oggi, assicurato».
      Da anni l’Alta Val d’Agri assicura il più alto approvvigionamento di idrocarburi a livello nazionale; con la realizzazione della quinta linea nel Centro Oli di Viggiano e la ripresa dei lavori a Tempa Rossa di Corleto Perticara nel Medio Agri, ancor più determinante sarà il ruolo della Val d’Agri in termini di approvvigionamento di idrocarburi a livello nazionale.
      «L’impegno dei Sindaci - prosegue il comunicato - è stato vanificato da una non comprensibile indifferenza, un impegno che dovrebbe coinvolgere tutti i livelli istituzionali per assicurare benessere e tranquillità alle popolazioni che giudicheranno tutti per l’operato messo in campo. Paradossalmente la presenza e l’utilizzo di consistenti risorse (idrocarburi, acqua) non compensano le legittime richieste di un territorio che rappresenta a noi Sindaci tutte le difficoltà per affrontare il quotidiano, con i propri figli, oggi ancor più di ieri, costretti a cercare opportunità lavorative in altre zone d’Italia se non all’Estero».
      «Riteniamo - concludono i sindaci - di rimettere il mandato affinché ciò possa essere da stimolo per affrontare con determinazione le emergenze evidenziate e dare segnali concreti alle collettività, deluse, mortificate da un’apatia che non può e non deve appartenere ad una classe dirigente che deve dare risposte al proprio elettorato».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Le dimissioni annunciate dai sei sindaci dei comuni della Val d'Agri assumono un valore immenso, che agli attuali responsabili di governo del nostro Paese non dovrebbe assolutamente sfuggire, se davvero avessero a cuore la "res pubblica", e non fossero invece, in vista delle prossime elezioni, principalmente attenti alle beghe interne di partiti e partitini in lizza (tecnici o politici che siano), e alla conquiste e alla suddivisione delle poltrone di potere da occupare... Un discorso, questo dell'attenzione che si dovrebbe avere per il gesto dei sei sindaci della Val D'Agri, che, a mio parere, vale a tutti i livelli di responsabilità di governo, regionale e nazionale in primo luogo, ma anche comunitario, se l'Unione Europea, fondata con tante belle speranze da alcuni stati tra cui l'Italia, fosse una vera "unione" e si preoccupasse dei reali interessi dei suoi cittadini, qualunque lingua parlino e in qualunque suo territorio risiedano...
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Dalla mia Bacheca su FB del 16/01/13

Taranto ieri... ma anche oggi, domani e post-domani...
di Guido Picchetti (a margine di una foto condivisa su Fb)
http://www.facebook.com/...=a.355187567889143.79577.353368881404345&type=3


      16/01/13 - Questa foto è stata postata ieri sul diario di Facebook intestato al gruppo "Cittadini e lavoratori liberi e pensanti" di Taranto, subito dopo lo scatto... Penso non ci sia bisogno di alcun commento a margine... L'immagine parla da sola.
      Ma se proprio uno vuole leggersi i pareri e le opinioni altrui, o aggiungerne uno di suo, basta raggiungere la foto da me condivisa sul link originale su Fb dove essa è stata postata con la seguente presentazione:  "Questa foto è di oggi. Hanno fatto proprio un 'bel lavoro' i politici di ogni livello per la città di Taranto. Non credete ? "... Qua o là lo spazio per sfogarsi non manca certo... Ma servirà a qualcosa ?

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Commenti ricevuti personalmente dal sottoscritto. Post di Giovanni Iacobucci

Ho letto il tuo spot. Sarà forse per incrementare ancora più lo smog ?
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Post di Guido Picchetti

@ Giovanni Iacobucci. No... è un trucco per "pulire" l'aria con il fumo, che salendo verso l'alto porta via tutte le impurità ... Non credi ? ... :-)
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Post di Giovanni Iacobucci

Uhmmmmm !!! Come le micro polveri di cui nessuno ne parla ???
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Post di Guido Picchetti

Infatti... All'anima delle "balle" !!! Una più grossa dell'altra... E poi chi ci va di mezzo ?
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Post di Giovanni Iacobucci

Noi, sempre noi... Al telegiornale si parla solo di politica, si parla di come faranno a mangiare ancora i soldi nostri, ma non si parla di tutto lo smog che si produce in Italia... Ciao a presto.
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A Ilva Alvani e Paolo Camerota piace questo elemento.

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No all'Italia petrolizzata. Il questionario sul fracking: no!
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/il-questionario-sul-fracking-no.html


      TUESDAY, JANUARY 15, 2013 - "In relation to shale gas, I have always said that its future development will depend on the extent of public acceptance. The fact that three quarters of Europeans say they would be concerned if a shale gas project were to be located in their neighbourhood bears that out." (by Janez Potocnik, Commissario Europeo per l'Ambiente)
      Bene, che aspettiamo adesso a vietarlo anche in Italia? Sono usciti i primi risultati della consultazione pubblica sul fracking in Europa. Nonostante i tentativi di fare passare il messaggio che - tra vari distinguo, molti se e molti ma... - tirare fuori lo shale gas potrebbe essere una cosa buona per l'Europa, il risultato è chiaro. Gli Europei - o almeno i 25,000 individui che hanno risposto al questionario - non lo vogliono.
      I risultati, secondo quanto riporta business Green sono che:

  1. Occorre dare priorità all'energia rinnovabile piuttosto che puntare su shale gas, energia nucleare e stoccaggio di gas e di CO2. Questo per la stragrande maggioranza - il 70% dei rispondenti.

2. Solo il 9% degli europei crede che lo shale gas vada sfruttato in Europa, e solo l'8% pensa che si debba continuare a sfruttare il petrolio e il gas "tradizionali".

3. Il 28% dice che occorre dare priorità al risparmio energetico. Solo il 18% accoglie favorevolmente il nucleare e solo il 12% i progetti di stoccaggio di CO2.

4. I risultati sono più o meno gli stessi in ogni paese dell'Unione, inclusa l'Italia! Solo in Polonia, dove è in atto una intensa campagna a favore dello shale gas e dove il fracking è già realtà, si è avuto un tasso superiore di accettazione delle trivelle, pari al 30%.

5. In Portogallo, Austria, Germania, Spagna e Danimarca oltre l'80% dei residenti invoca maggiori investimenti nell'energia rinnovabile. I tassi più bassi invece in Bulgaria e Romania - un po' meno del 50%.

6. Gli Europei insistono che occorre fare di più contro l'inquinamento dell'aria. Il 90% dei partecipanti considera le malattie respiratorie e cardiovascolari indotte dall'inquinamento un problema serio e il 72% degli Europei crede che le autorità pubbliche non stiano facendo sufficienti sforzi per migliorare la qualità dell'aria.

      Cosa ne pensano Monti, Berlusconi, Bersani, Ingroia, Di Pietro, Casini e Bossi di tutto ciò? Cosa ne pensano di ciò che dice Janez Potocnik - e cioè che i progetti di fracking andranno avanti in Europa solo se c'è il parere positivo delle popolazioni, cosa che non c'è?      Saranno il fracking e le trivelle - e l'ambiente in generale - un tema delle elezioni italiane?
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Saranno il fracking e le trivelle - e l'ambiente in generale - un tema delle elezioni italiane? Questa è la domanda finale che si pone Maria Rita D'Orsogna nel suo articolo a commento dei risultati della consultazione pubblica sul fracking in Europa promossa dalla CE negli stati dell'Unione Europea.... Ma pensate che per qualcuno dei tanti contendenti alle "poltrone" del governo nazionale sia questo un tema degno di attenzione ? Meglio parlare d'altro... L'ambiente non paga mazzette e non ha lobby potenti a difesa... Specie in Italia...
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Dalla mia Bacheca su FB del 15/01/13

Campagna oceanografica nelle acque di Pantelleria fino al 28 Gennaio p.v.
di Giovanna Cornado Ferlucci
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=10151


      News 10976, Pantelleria 14/01/2013 - L'ufficio Circondariale Marittimo di Pantelleria comunica l'inizio di alcune attività di ricerca che verranno effettuate nelle acque prospicienti le coste di Pantelleria. L'ordinanza n.1 del 2013 specifica che le attività sono iniziate il 12 gennaio e termineranno il 28 gennaio prossimo. Il responsabile Scientifico della Campagna Oceanografica, richiesta dalla Direzione Generale del Consiglio Nazionale delle Ricerche U.P.O., è il Capo Missione Ricercatore Dottor Gualtiero Basilone. La Campagna denominata “Novesar 2013” è realizzata con l'ausilio della Nave Oceanografica “Urania” di bandiera italiana, attualmente annoverata tra le migliori navi da ricerca oceanografica in campo internazionale. L'imbarcazione è stata progettata come la prima nave da ricerca a disposizione degli Enti di Ricerca europei nel Mar Mediterraneo. L'attrezzatura tecnico-scientifica in dotazione è soggetta a continui aggiornamenti tecnologici, così da risultare sempre all'avanguardia e al massimo dell'efficienza operativa.
       L'operazione di ricerca è finalizzata all'effettuazione di prelievo di acqua di mare per attività di laboratorio, pretrattamento, analisi, campionamento del fondale e prospezioni acustiche con impegno di apparecchi Multibeam. Parte di queste attività, intraprese nel Canale di Sicilia, saranno condotte all'interno delle acque di giurisdizione del Circondario Marittimo di Pantelleria, estese per dodici miglia nautiche dalla costa dell'isola.
      Durante tali operazioni di ricerca la nave Urania dovrà essere considerata “nave con manovrabilità limitata”, di conseguenza le navi e le unità di qualsiasi tipo in transito nella zona interessata dovranno mantenersi ad una distanza di sicurezza non inferiore a 0,5 NM dalla nave stessa. Dovranno procedere con la massima cautela e navigare a velocità ridotta, prestando la massima attenzione alle segnalazioni che potrebbero giungere dall'unità impegnata nelle operazioni di ricerca. Per contro, i responsabili delle operazioni dovranno assicurasi di non arrecare danni alle risorse biologiche marine, ed inoltre è fatto loro assoluto divieto di impiego di esplosivi e di attrezzature che vadano ad interferire con il fondo marino.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

La Campagna Oceanografica promossa dal C.N.R. a bordo della nave da ricerca "Urania" è inziata il 12 hennaio scorso e terminerà il 28 gennaio prossimo. Responsabile Scientifico della Campagna Oceanografica, denominata “Novesar 2013”, è il Capo Missione Ricercatore Dottor Gualtiero Basilone.
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Trivelle nel Belice, Regione Sicilia approva nuova concessione ENEL
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/trivelle-nel-belice-regione-sicilia-approva-nuova-concessione-enel-14007.html


      14 gennaio 2013 - Mentre i cittadini della Valle del Belice cercano ancora di capire cosa voglia fare ENEL nel loro territorio, l’Ufficio Regionale Idrocarburi e Geotermia (URIG) dell’Assessorato all’Energia della Regione Sicilia approva la nascita del un nuovo permesso di ricerca in terra ferma “Masseria Frisella”.
>>Leggi i pericoli connessi alle trivellazioni per il petrolio in Sicilia
http://www.greenstyle.it/...valle-del-belice-in-pericolo-9177.html

      Lo rende noto, con estrema preoccupazione, il Comitato spontaneo No Trivelle nel Belice. La decisione è addirittura del 10 ottobre scorso, data non casuale secondo il Comitato che proprio in quei giorni cercava di accedere agli atti e ai documenti depositati da ENEL Longanesi Development Srl per richiedere la nuova concessione:

  Un poco di attenzione alle date: il parere favorevole dell’URIG risale al 10 Ottobre 2012, la richiesta di accesso agli atti è di un solo giorno dopo, l’11 ottobre 2012. Il primo incontro del Comitato con il capo gabinetto dell’URIG, dott.ssa Bullara, avviene però il 5 Ottobre 2012 presso l’assessorato all’Energia di Palermo e serve per informare dell’esistenza del Comitato “No Trivelle nella Valle del Belice” e dell’intenzione dallo stesso ad accedere a tutti gli atti relativi alla richiesta del permesso di ricerca di idrocarburi presentato dalla società ENEL LONGANESI con lo scopo di produrre le necessarie opposizioni al progetto.
Ricapitolando, appena 5 giorni dopo l’incontro in cui il Comitato ha manifestato l’intenzione di richiedere l’accesso agli atti per fare opposizione, gli uffici hanno autorizzato, per quanto di loro competenza, le trivellazioni nella Valle del Belice. Vista la manifestazione d’interesse di alcuni cittadini all’istanza, non sarebbe stato opportuno temporeggiare qualche giorno per dare l’opportunità alla popolazione di esprimersi?

      Domanda più che lecita per due motivi. Il primo è che si tratta di una concessione nuova di zecca: nel Belice ENEL ancora non ha svolto alcun lavoro preliminare, non ha attrezzature impegnate in ricerche sismiche o perforazioni, non ha affari urgenti. Rimandare la decisione non avrebbe portato all’azienda alcun danno economico.
      Il secondo è che il Comitato ha scoperto, suo malgrado, di non poter accedere a un documento fondamentale per decidere: il piano dei lavori depositato da ENEL all’URIG. Questo perché, come confermato dallo stesso ufficio regionale, i dati sulle trivellazioni in Sicilia e in Italia sono segreti. Segreti industriali, per la precisione. Ma non solo:

  Molti comuni della Valle del Belice e la provincia di Trapani hanno presentato opposizione. Tra questi c’era anche il Comune di Montevago (26 Aprile 2012, prot. n. 32991). Nella relazione positiva dell’URIG però l’opposizione non viene menzionata. Il Comune di Montevago aveva posto l’attenzione sull’elevato rischio sismico dell’area coinvolta nella ricerca. Perché tale rischio è stato ignorato?

      Difficile credere che l’URIG, da aprile a ottobre, non abbia ricevuto le osservazioni di Montevago. Come è anche difficile che non ricordi il tragico terremoto di magnitudo 6.1 (quello dell’Emilia, per confronto, era 5.9) che esattamente 45 anni fa, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, distrusse completamente i Comuni di Gibellina, Poggioreale, Salaparuta e Montevago uccidendo 380 persone e lasciando senza tetto 70 mila siciliani.
[Fonte: L’Altra Sciacca]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Non una ma tre sono le domande senza risposta a proposito delle trivelle nel Belice !!! Una più "bella" dell'altra, che mostrano come vanno certe cose nel nostro Paese, o quanto meno nella nostra Regione... - 1) Appena 5 giorni dopo l’incontro in cui il Comitato “No Trivelle nella Valle del Belice” ha manifestato l’intenzione di richiedere l’accesso agli atti per fare opposizione alla richiesta del permesso di ricerca di idrocarburi presentato dalla società ENEL LONGANESI, gli uffici dell’URIG hanno autorizzato, per quanto di loro competenza, le trivellazioni nella Valle del Belice !!! Che fretta sospetta... - 2) Detto Comitato ha scoperto, suo malgrado, di non poter accedere a un documento fondamentale per esaminare il piano dei lavori depositato da ENEL all’URIG. Questo perché, come confermato dallo stesso ufficio regionale, i dati sulle trivellazioni in Sicilia e in Italia sono segreti. Segreti industriali, per la precisione... Alla faccia della "trasparenza" !!! - 3) Molti sono i comuni della Valle del Belice e della provincia di Trapani che hanno presentato opposizione. Tra questi anche il Comune di Montevago, che ha denunciato l'elevato rischio sismico dell'area interessata dalla ricerca. Ma, guarda caso, nella relazione positiva dell’URIG l’opposizione del Comune di Montevago non viene minimamente menzionata. Perchè questa scomparsa?
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Catrame sulla costa di Favignana
da "Trapani Ok"
http://www.trapaniok.it/it/cronaca/10063-catrame-sulla-costa-di-favignana/


      14 Gennaio 2013 - La costa di Favignana ieri, tra punta Faraglione e punta Ferro (cala del Pozzo), per più di un kilometro, è stata trovata nera ed oleosa. Un caso d'inquinamento al quale si è cercato di porre subito rimedio ma non senza ricercare le cause del delitto ambientale.
      Ad aver infestato la zona C dell'Area Marina Protetta "Isole Egadi" pare sia stata una petroliera, o una nave cisterna, dopo aver effettuato una pratica illegale ovvero lavare a largo della costa, la propria cisterna, provocando così l'inquinamento che la Protezione Civile, da ieri, sta cercando di arginare. Adesso si teme anche per le coste di Marettimo e Levanzo ma al momento nessuna cattiva notizia sottolinea l'allarme
      Sulla presenza di ingenti quantità di catrame lungo il tratto di costa a nord dell’isola di Favignana, il direttore dell’AMP, Stefano Donati, che ha chiesto alla CP di Trapani di verificare, con i sistemi di rilevazione satellitari, se nei giorni immediatamente precedenti lo sversamento si siano trovate in navigazione a nord delle Egadi navi adibite a trasporto di greggio, dichiara: "Purtroppo il catrame si è depositato anche sulla preziosa spiaggia corallina di località Pozzo, uno dei luoghi più belli e significativi, dal punto di vista ecologico, della costa di Favignana. Lo sversamento è in quantità esigue, ma distribuito su tutta la costa, e solo un intervento tempestivo e veloce di ripulitura potrà consentirci di minimizzare il danno.
      Questo sversamento è probabilmente da addebitarsi alla pratica indecente del lavaggio delle cisterne di una petroliera, effettuata da qualche comandante senza scrupoli, magari in acque internazionali. Non può quindi parlarsi di incidente, ma di evento doloso, che purtroppo resterà come al solito senza colpevoli. Lo Stato e le Autorità internazionali dovrebbero attivarsi maggiormente per impedire e reprimere con forza questi abusi, che minacciano gravemente l’ambiente e l’economia delle coste"
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
@ Roberto Giacalone, a proposito del suo post condiviso sul "Catrame sulla costa di Favignana" pubblicato da "Trapani Ok". Beh, la domanda del direttore dell’AMP delle Egadi, Stefano Donati, che ha chiesto alla CP di Trapani di verificare, con i sistemi di rilevazione satellitari, se nei giorni immediatamente precedenti lo sversamento si siano trovate in navigazione "a nord" delle Egadi navi adibite a trasporto di greggio, mi perdoni il diretto interessato che per altro è mio amico e stimo, ma a me personalmente pare sia piuttosto ingenua. Basta andare sul sito "Marine Traffic Com" e di navi tanker cariche di prodotti petroliferi nel Canale di Sicilia, di giorno e di notte, ne passano decine e decine. Proprio in questo momento, ore 17:50 del 15 Gennaio 2013 di un tale traffico ho colto una immagine come esempio, e di navi cisterna riconoscibili dalla sagoma rossa che, per convenzione del sito web, le contraddistingue da tutte le altre (navi passeggeri, pescherecci, carghi, etc) se ne contano ben dieci ! Occorrerebbe un'attenta sorveglianza per scongiurare quei riversamenti in mare, ma soprattutto una immediata e severa applicazione delle sanzioni previste a carico dei responsabili che pur sono previste... Ma chi le fa ?

 
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Post di Roberto Frigerio
Bravo Guido, questi signori che ignorano o fanno finta di ignorare la realtà, vanno svegliati dal loro dormiveglia...
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Post di Guido Picchetti
Non bastano le campane per sordi di tale fatta... e tanto meno, purtroppo, quanto noi scriviamo e mostriamo...
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Dalla mia Bacheca su FB del 14/01/13

"La terra non si governa con l'economia"
appello della SIBM (Società Italiana di Biologia Marina) ai Soci
http://www.nimbus.it/arealim/appelloscienzaeconomia/appelloscienzaeconomia.asp 

14/01/13 - Ricevo e con piacere contribuisco a divulgare l'appello ricevuto in data odierna dalla SIBM, ndr.
     
Cari Soci, il Socio Ferdinando Boero ci ha inviato questo appello chiedendo di divulgarlo per stimolare adesioni. Chi ne dovesse condividere i contenuti è invitato a firmarlo. Cordiali saluti. La Segreteria SIBM.

      Seguono n° 107 adesioni. Vedi su http://www.nimbus.it/arealim/appelloscienzaeconomia/appelloscienzaeconomia.asp 
Per docenti e ricercatori che desiderino aderire, scrivere a info@nimbus.it indicando il proprio ente di appartenenza.
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Tribunale cancellato, Seccia accusa «Sottovalutano la mafia garganica»
di Antonella Caruso
http://corrieredelmezzogiorno..../tribunale-cancellato-seccia-accusasottovalutano-mafia-garganica-...shtml


Il procuratore di Lucera attacca la relazione inviata al governo dalla Dda di Bari
      13 agosto 2012, LUCERA - «Vorrei capire se il procuratore della Dda di Bari è rammaricato per la decisione di sopprimere il Tribunale di Lucera o per la relazione inviata al capo dipartimento del ministero di Grazia e Giustizia di una cartella e mezzo, nella quale c’è scritto che non si rilevano criticità mafiose sul territorio. Non c’è un rigo sulla mafia di San Nicandro Garganico». Il procuratore della Repubblica di Lucera, Domenico Seccia, non nasconde la delusione per un provvedimento, quello di cancellazione del tribunale di Lucera disposto dal Governo che, secondo il magistrato, sarebbe fondato su presupposti errati: la grave sottovalutazione dei fenomeni criminali e mafiosi a Lucera e sul Gargano.
      La diversità di lettura del provvedimento è tutta tecnica, la preoccupazione forte, avvertita da Seccia, è che a Roma non si sia fatto comprendere quale sia il peso della criminalità mafiosa sul Gargano. Preoccupazione espressa ieri anche dal procuratore Laudati. «Pur avendo massimo rispetto per i provvedimenti adottati dal consiglio dei ministri - ha dichiarato il capo della procura barese - la Dda di Bari non può che vedere, indirettamente, disconosciuto tutto il lavoro fatto in questi anni nel contrasto alle mafie, ma soprattutto a quella più pericolosa del Gargano, specie in considerazione del fatto che da quello che emerge da una prima lettura del decreto legge, il criterio con il quale, invece, sono stati "salvati" sei tribunali è stato quello di mantenere un forte presidio giudiziario nei territori caratterizzati da una significativa presenza della criminalità organizzata».
      Da qualche parte c’è stato un corto circuito. Nella relazione di accompagnamento allo schema di soppressione dei tribunali, prodotta dagli uffici del ministero e finita sul tavolo del Consiglio dei ministri, si fa esplicito riferimento alla relazione che Laudati inviò al capo dipartimento Luigi Birritteri il 5 giugno scorso, dopo richiesta dello stesso capo dipartimento. «La relazione acquisita in atti a firma del procuratore della Dda di Bari competente per territorio - si legge nel provvedimento del governo - non mostra fenomeni di particolare impatto sulla criminalità organizzata che possano giustificare, a fronte della pregnante lontananza dei parametri scelti, il mantenimento del tribunale di Lucera neppure sotto tale profilo».
      «Avevo chiesto di integrare e modificare quella relazione», ha spiegato ieri al Corriere il procuratore Seccia. «Perché quanto inviato a Roma non esaurisce ciò che è la mafia garganica e la criminalità organizzata in questo territorio. Ci sono indagini in atto che ci confermano la pericolosità del fenomeno - aggiunge - e la Dda di Bari sa perfettamente quale sia la situazione. Ci sono sentenze, confermate in Cassazione, e fatti recenti che ribadiscono la presenza di gruppi associativi mafiosi in questo circondario. E gruppi criminali residuali delle vecchie associazioni. E sia chiaro - precisa - non sono preoccupato per il mio posto, io posso andare a lavorare anche in Botswana. Sono preoccupato per questa terra».
      Nella relazione inviata a giugno a Roma, la Dda elenca i provvedimenti adottati, i procedimenti in corso, l’azione di contrasto alla criminalità nella zona Nord della Puglia, con riferimento al Gargano e alla Capitanata. Indica «la criminalità foggiana tra le più agguerrite e pericolose». Per il circondario di Lucera, la Dda però scrive: «Pur manifestandosi ancora contrapposizioni con vere e proprie faide, tra i gruppi Libergolis e Primosa Alfieri, tra Libergolis e Romito, tra Ciavarella e Tarantino, tra Martino e Mancini-Di Claudio, non emergono allo stato attuale ulteriori manifestazioni di criticità».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E dopo i gravi fatti verificatisi nella Baia Zaiana, raccontati nel video della TV Austriaca, sapete cosa hanno fatto i nostri beneamati governanti ? Hanno cancellato il tribunale di Lucera competente per l'area del Gargano con la motivazione che non ci sarebbero fenomeni mafiosi nella zona !!! Queste, da un articolo del Corriere del Mezzogiorno pubblicato in Cronaca Foggia il 13 Agosto 2012, le parole del procuratore della Repubblica di Lucera, Domenico Seccia (che abbiamo visto e ascoltato nel video della tv austriaca), il quale non nascose l'estate scorsa la sua delusione in merito con le seguenti parole: «Vorrei capire se il procuratore della Dda di Bari si è rammaricato per la decisione di sopprimere il Tribunale di Lucera o per la relazione inviata al capo dipartimento del ministero di Grazia e Giustizia di una cartella e mezzo, nella quale c’è scritto che non si rilevano criticità mafiose sul territorio. Non c’è un rigo sulla mafia di San Nicandro Garganico». E ciò, mi viene da aggiungere, nonostante tutto quello che il video in questione evidenzia con assoluta chiarezza.. Viva l'Italia !!!

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Fenomeni mafiosi sulla Baia Zaiana del Gargano
di Guido Picchetti (a margine di un video postato su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/498976170153035

      13/01/13 - Un video segnalato da Guido Pietroluongo sulla Baia Zaiana del Gargano realizzato dalla Televisione Nazionale Austriaca, "Vergognoso", il suo commento nel postarlo su FB... ma certamente non riferito al video di per sè, ma a quanto rivela ... E questo il mio commento a seguire: "Condivido... Più che vergognoso... scandaloso e oltre... che mi fa vergognare di essere italiano e meridionale... Ma dobbiamo diffonderlo con decisione, unica via per scontare almeno in parte questa onta che ci ricopre e non ha scusanti...". Vedere per credere...

Baia Zaiana
Pubblicato in data 10/gen/2013 - 12'57
Zaiana, una baia di selvaggia bellezza, per decenni è stata curata in forma ecosostenibile della
famiglia austriaca dei Pelikan. Ma gli interessi di un´edilizia di stampo mafioso da anni minacciano
questa striscia di costa incontaminata. Nonostante severe disposizioni di tutela dell'ambiente,
alcuni speculatori edilizi pavimentano la regione con costruzioni abusive.
Un servizio della Televisione Nazionale Austriaca ORF realizzato da Julieta Rudich.

http://youtu.be/AoPwerBprgo

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Post di Guido Pietroluongo

Grazie Guido concordo, come sempre, con ogni tua considerazione!
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Post di Giovanni Angeloni

Carissimo Guido, non ci dobbiamo vergognare noi di essere italiani ma i nostri politici (vedi il sindaco che si è lavato subito le mani) che potrebbero fare ma se ne fregano... A noi rimane solo l' amaro di sopportare anche questo...
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Congo: gorilla di montagna e popolazione a rischio a causa del petrolio
di Morena Lolli
http://www.scienze-naturali.it/...congo-gorilla-di-montagna-e-popolazione-a-rischio-a-causa-del-petrolio


      12 gennaio 2013 - Oltre alla gravissima situazione interna della Repubblica Democratica Congolese, a depauperare delle grandissime ricchezze bio-naturalistiche di questa terra concorre anche il petrolio.
      Non il petrolio in se stesso, ovviamente, ma la compagnia petrolifera inglese SOCO che nel 2011 ha ottenuto, a seguito di un accordo firmato nel 2006 e ratificato nel 2010, i diritti per poter estrarre il petrolio nella zona orientale del Congo.
      Non ci sarebbe nulla di particolare se non fosse che il cosiddetto Blocco V, ovvero il luogo identificato per le trivellazioni, è una vasta area che include sia una parte del Parco Nazionale di Virunga che la quasi totalità del lago Edward.
      Queste due aree sono assai particolari perché sono gli habitat dei gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei), specie molto vicina all’estinzione e la cui popolazione è oramai ridottissima. Nell’area, sono presenti anche altre specie la cui tutela merita attenzione come gli scimpanzé, gli okapi (Okapia johnstoni) e gli elefanti della foresta.
      Il governo congolese ha valutato le trivellazioni come non impattanti sull’ambiente, quindi è stato dato il via ufficiale alla autorizzazione alle trivellazioni. Di questo mancato impatto ambientale, però, non sono assolutamente convinti né gli esperti né le associazioni internazionali: trivellazioni tenute a soli 37 km di distanza dal confine del parco, non potranno secondo gli
esperti non avere influenza sulla flora e fauna che vive all’interno del parco nazionale. Esistono poi anche altre valutazioni, legate al rischio che la presenza della compagni petrolifera possa ancor di più danneggiare le popolazioni, inasprendo il conflitto civile che sta devastando la terra congolese.
      L’accordo, ricordiamo, viola ogni regola ed è l’unico nel suo genere in quanto è illegale procedere a scavi e trivellazioni all’interno delle regioni di foresta tropicale e i 37 km dal confine del Parco sono solo fittizi in quanto il 60 % delle estrazioni che sono state pianificate rientreranno proprio all’ interno del confine del Parco Nazionale di Virunga. L’amministrazione stessa del Parco, nonché le popolazioni locali, hanno cercato di impedire le trivellazioni che potrebbero impattare anche sul Lago Edward, fonte vitale di sostentamento per la gente del luogo.
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Commento del sottoscritto a margine del post
Neppure i gorilla all'interno di un Parco Nazionale possono stare tranquilli...
Il sito web del Parco Nazionale di Virunga nel Congo
http://gorillacd.org/2012/09/11/help-keep-our-rangers-protecting-virunga/

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Dalla mia Bacheca su FB del 13/01/13

Ma fatemi il c***o del piacere/2. Sette settimane alle elezioni.
di Antonello Piroso
http://www.blogo.it/news/politica/...-arriva-la-par-condicio-ndiro-ndella-e-non-ho-nulla-da-mettermi/


Si preannunciano fiumi di parole che manco i Jalisse. Arriva la "par condicio-ndiro-ndella" e non ho nulla da mettermi!
      04 gennaio 2013 - Sette settimane. Da questo weekend a quello elettorale del 24 (e 25) febbraio. 50 giorni di torrenziali monologhi, invettive, scazzi, recriminazioni, attacchi, repliche, veti, ripicche, veleni e "menta" nel ventilatore. Partiti, movimenti, listini, liste civiche, liste civiche personalizzate intorno a leader e leaderini, burosauri e società civile, rivoluzioni e restaurazioni, una maionese impazzita che molto probabilmente produrrà un risultato che non dirà una parola di chiarezza e non darà alcuna prospettiva di lungo respiro. Anzi, c'è chi profetizza una legislatura che s'interromperà a metà, e quindi un ritorno alle urne entro 3 anni, mentre "i figli crescono e le mamme invecchiano".
      Sette settimane. Fiumi di parole che manco i Jalisse. Il tutto nel rispetto della par condicio, che in realtà dovrebbe essere già operante, e che costringerà giornalisti e giornalistucoli a farsi reggimicrofoni a ciascuna singola realtà presente in campagna elettorale, dando a tutte identica visibilità foss'anche la lista nazionale degli amministratori di condominio. Stessi tempi, stesse modalità, nessuna autonomia nella scelta dei temi e degli interlocutori: una legge nata per garantire eque e pari opportunità a chi compete per le elezioni, ma che finisce per umiliare direttori, conduttori, redattori.
       Tutti lì con il cronometro in mano per assicurare identici tempi d'antenna e tempi di parola (ovvero, gli spazi riservati a un partito e alle dichiarazioni in voce dei relativi rappresentanti), senza poter svolgere quel ruolo di mediatori professionali tra la cosiddetta notizia e la cosiddetta opinione pubblica. No: è richiesta una funzione notarile, la costruzione di tribune elettorali standardizzate.
      Tutto reso possibile dalla presenza di un candidato (Berlusconi) che è, comunque la si metta e si valuti la circostanza, a capo del più grande polo di comunicazione privato del paese. Tutto reso possibile dalla volontà dei partiti di non privatizzare, in un modo o nell'altro, la Rai, perchè una tv pubblica ostaggio dei politici e delle loro personali correnti non dispiace a nessuno. Tutto reso possibile dall'ignavia di una corporazione, quella dei giornalisti, che avendo accettato il principio della lottizzazione come criterio di assunzione nelle testate Rai e come parametro per l'assegnazione degli spazi in palinsesto, adesso non può rivendicare alcuna indipendenza dalla politica per svolgere dignitosamente il proprio mestiere (e, si badi, la lottizzazione l'hanno accettata in tanti, anche le anime belle che -dopo averne tratto beneficio in passato indossando la casacca democristiana, comunista o socialista craxiana- adesso scoprono l'invadenza dei partiti a viale Mazzini.
      Ci sarebbe da ridere, se non fosse che è molto triste una politica ridotta a geometrica rivendicazione di una fetta dello schermo, di una porzione del tubo (catodico), per affacciarsi a raccontare, dal perimetro rassicurante di spompati format televisivi, un futuro che non c'è a un Paese che manca, e i cui problemi non sono certo quelli delle alleanze, del posizionamento, dei destini di persone o partiti che appaiono sempre più attenti a mettere in sicurezza la propria cadaverica sopravvivenza piuttosto che quella vitale dei propri concittadini.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Mentre questo è il "Fatemi il c... del piacere n° 2" di Antonello Piroso che non avevo ancora letto.. C'è voluto un po' a trovarlo su "Blogo" ma ne è valsa la pena... Leggetelo. E' un davvero un "bel" ritratto del mondo giornalistico nazionale, su carta stampata o in radio-televisione che sia... . Naturalmente, mai fare di ogni erba un fascio,... Ci sono sempre le dovute eccezioni che confermano la regola... Ma che la regola sia quella descritto da Piroso in questo "Fatemi il c... del piacere n° 2", purtroppo, in base a certe esperienze di questi miei ultimi anni, è un ragionamento che non fa una grinza. Certo, potranno anche essere delle attenuanti nelle colpe diretti interessati. Tutti devono tirare a "campare", e se una via facile è quella di attaccarsi alla greppia del padrone ben sovvenzionato dal potere di turno, perchè non seguirla ? Ma che poi per continuare a "campare", si debba rinunciare alle proprie opinioni, disconoscere la realtà dei fatti, mentire sapendo di mentire, e arrivare alla fine anche a votarlo quel padrone... Beh, questo potrà andar bene per quella maggioranza che "dice" di essere e di fare il mestiere del giornalista, ma che in realtà è, come bene si dice in gergo, un semplice "pennivendolo"... Uno che scredita la propria professione, svendendola decisamente a poco prezzo... Ma, soprattutto disinformando chi legge e avrebbe diritto a conoscere anzitutto e sempre la realtà dei fatti, ben separata dalle opinioni di chicchessia, e ancor più da quelle del padrone di turno che si ritrova...

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Fatemi il c***o del piacere/3. Berlusconi, Santoro, Travaglio e il servizietto pubblico
di Antonello Piroso
http://www.blogo.it/news/politica/...sceneggiata-di-strepitoso-successo-condita-da-lacrime-napulitane/

Berlusconi, Santoro, Travaglio e il servizietto pubblico: una sgangherata sceneggiata di strepitoso successo, condita da lacrime "napulitane".
      12 gennaio 2013 - Ennio Flaiano (autore che consiglio sempre, vieppiù in campagna elettorale) scrisse che esistono due tipi di fascisti: i fascisti. E gli antifascisti. Parafrasandolo, non da oggi penso esistano due tipi di berlusconiani: quelli in senso proprio. E gli antiberlusconiani. Di professione. Cioè quelli che hanno individuato nell'odioso e odiato Cavaliere non solo un pericolo per la democrazia, ma soprattutto un motivo di business, anzi: la ragione sociale stessa della propria impresa professionale (arrivando perfino a lavorare con lui, colmo dei colmi, ma con l'alibi di essersi turati il naso e di essere rimasti vergini, perchè com'è noto i dindi del Berlusca hanno origine malavitosa e mafiosa solo quando servono a pagare i cachet altrui).
      Luca Ricolfi ha scritto qualche tempo fa sulla Stampa che è facile rifilare all'opinione pubblica il ritornello sul cosiddetto "ventennio berlusconiano", anche perchè -sia chiaro- Berlusconi c'ha messo del suo, per dir così; più complicato (e più dirompente, per questo va fatto passare sotto silenzio) il ragionamento sul "ventennio antiberlusconiano": cioè, sull'apparato in primo luogo mediatico che sulla lotta al Caimano ha di fatto campato e continua a campare.
      Basti pensare che, per difendersi dalle critiche che sono piovute loro in capo anche da sinistra (e non solo da quella riformista, che di loro ha sempre pensato male), Santoro & Travaglio sono ricorsi al più classico degli argomenti berlusconiani: abbiamo fatto un botto d'ascolti. Che è l'approccio tipico del Cavaliere ("nessuno ha mai governato tanto come me, nessuno ha mai vinto tanti trofei calcistici come me", etc) e di gente di spettacolo la cui rozzezza inteltettuale è sempre stata stigmatizzata proprio dalle vacche sacre del cosiddetto "giornalismo impegnato & che non fa sconti": per esempio, gli autori del Bagaglino, quando era in auge, o i produttori tipo Aurelio De Laurentiis, che a chi trovava da ridire davanti alle grossolanità e volgarità di certi cinepanettoni da lui realizzati, rispondeva snocciolando gli incassi al box office.
      E' sgradevole e/o patetico e/o comico autocitarsi, ma l'abbiamo scritto con grande anticipo: Berlusconi da Santoro sarebbe stata la quadratura perfetta del cerchio del quasi-ventennio di cui sopra. Michele "chiaggnefotte" avrebbe fatto il pieno alla Borsa dell'Auditel, Silvio il Misirizzi sarebbe cresciuto nei sondaggi. Fa quasi tenerezza adesso Travaglio quando si giustifica, sminuendo e svilendo il proprio ruolo: i talk show non sono fatti e non servono ad affossare i politici. Al più, dunque, sono incontri di wrestling, dove la gente fa la faccia dura, cattiva, di circostanza, ma si sa che è puro spettacolo, intrattenimento di massa, narrazione da Never ending story.
      E si potrebbe pure chiuderla qui, se non fosse che poi uno ci rimugina sopra, pensa a tutti questi anni in cui ci si è sentiti stretti tra le due fazioni che, delegittimandosi, si legittimavano a vicenda come in un gioco di specchi, per concludere che alcune precisazioni sono doverose.
      Ma come? Travaglio, Santoro e tutti gli altri maestrini dalla penna rossa (o blu: un mio professore al liceo sanzionava con questo colore gli errori più gravi), loro e tutti gli altri "monopolisti della deontologia e della morale" - così a Travaglio chiuse la bocca Bersani, con Santoro d'accordo! - hanno costruito la propria carriera tirandosela da primi della classe, da maestri del giornalismo "duro e puro", quello che inchioda la nomenklatura alle proprie colpe e responsabilità, loro in cattedra e tutti gli altri a lezione, e ce l'hanno fatta a spacciare questa immagine anche perchè una parte dei giornalisti si sente in soggezione davanti a tale dimensione presuntuosamente egolatrica e un'altra parte è davvero al di sotto delle aspettative, in combutta con quel potere di cui dovrebbe essere giudice corretto ma spietato.
      Una parte però, ma non tutti i giornalisti, perchè ci sono anche colleghi che le domande le fanno (e se le fanno) ancora, senza la bava alla bocca per apparire più tosti, e che magari si devono barcamenare tra pressioni e minacce e non per questo fanno un passo indietro, pagando magari con l'emarginazione ma non per questo stracciandosi le vesti, o, peggio, senza andare davanti alle telecamere a piagnucolare come martiri di cartapesta pietendo la compassione del pubblico (un nome per tutti: penso a un anarchico irregolare come Massimo Fini).
      Da oggi questa finzione non regge più: siamo tutti parte del circo Barnum, e loro non costituiscono un'aristocratica eccezione. Sono come tutti. Maneggiano con guanti bianchi alcuni interlocutori, la cui sola presenza in studio -nella loro ottica di provinciali baciati dal successo- certifica la loro statura professionale (da Fini a Della Valle a Tremonti, un altro che in una puntata di Annozero, come si arrivò a sfiorare un argomento a lui sgradito, sibilò: "Eravamo d'accordo di non fare polemiche", e infatti si passò a parlare d'altro), e prima delle puntate fanno accordi per trattare o non trattare certi argomenti, scoprendo infine che, Gesù Gesù Gesù, sono anch'essi cultori della "trattativa" - non già tra Stato e Mafia, ma tra anchorman e ospite?
      Intendiamoci: sappiamo tutti che, con taluni invitati, devi arrivare a un ragionevole compromesso per averli in studio, e ricordo come Bruno Vespa -un altro che si vanta di essere libero e di non avere padroni (perchè come tutti quelli che fanno queste affermazioni perentorie, riescono a svoltare la mesata con ogni padrone)- fu messo in croce perchè in una intercettazione concertava con un uomo di Fini (Gianfranco) le condizioni per la sua partecipazione a "Porta a porta". Ma arrivare al punto di accettare di avere Berlusconi a Servizio Pubblico, quel Berlusconi da loro dipinto come il più impunito gangster della storia della Repubblica, con la garanzia di non entrare nel merito dei processi, e avere addirittura la sfrontatezza di ricordarglielo in diretta, perchè Berlusconi nel frattempo li ha fregati con il colpo di teatro della lettera a Travaglio, aggiunge la beffa al danno da loro subito.
      E per essere chiari: Travaglio fa benissimo a querelare Berlusconi se si ritiene da lui diffamato, magari la vincerà pure la causa quando il processo andrà a sentenza, ma a quel punto chi si ricorderà del "casus belli" e a cosa servirà avere ragione postuma? La frittata è fatta, e se l'è mangiata il Caimano. E' come con il vergognoso gol procurato da un doppio fallo di mano di Henry nella sfida play-off tra Francia e Irlanda per andare ai mondiali 2010: la squadra allenata da Trapattoni subì un'ingiustizia senza precedenti, ma intanto rimase a casa e a partire furono gli uomini di Domenech.
      Ecco: pur di avere il Diavolo in trasmissione, ci sono scesi a patti, e quello -più abile nel barcamenarsi tra cabaret e avanspettacolo- li ha infinocchiati. Così ringalluzzito, lui che pure era apparso nervoso e intollerante nei confronti di Giletti e Vespa (no, dico: Giletti e Vespa!), che uscendo dallo studio ha esortato lui il pubblico presente a "non farsi infinocchiare da quelli", ovvero i padroni di casa.
      Adesso possono anche inneggiare alle otto milioni di baionette, che erano così tante solo nella fantasia dei lungimiranti strateghi mussoliniani, come Bossi straparla della Padania che esiste "perchè 10 milioni di persone ci credono". Contenti loro, contenti tutti.
      Ricorrendo al loro stesso approccio demagogico, populistico e situazionista -non nel senso del situazionismo alla Debord, no: nel senso di "cura della situazione loro"- ma senza cantare nè Bella ciao (mio nonno partigiano delle Brigate Garibaldi si rivolta nella tomba ogni qualvolta quella canzone è tirata in ballo per calcoli utilitaristici) nè Granada o O' sole mio, verrebbe da chiedergli: credete che il vostro sgangherato show dell'altra sera - per noi, pensato male e condotto peggio- sia stato utile per la causa, che so, dei titolari di pensioni minime o dei trentenni costretti dalla precarizzazione del mercato del lavoro a vivere ancora a casa dei genitori, magari ricorrendo al loro aiuto economico, e a non sposarsi?
      La risposta, in ogni caso, l'abbiamo pronta: ma fatemi il cazzo del piacere.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

In verità mi manca il "Fatemi il c... del piacere - n° 2 " di Antonello Piroso. Ma il ""Fatemi il c... del piacere - n° 1 " da me condiviso su Fb tempo fa (e ripreso negli "Echi di Stampa" all'url http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202012/ec-stampa_12_12.htm#Andare_a_votare_Ma_fatemi), e questo "Fatemi il c... del piacere - n°3 " che qui condivido anch'io con piacere in merito al "Servizio Pubblico" di Santoro di qualche sera fa, per ora mi bastano e avanzano. E apprezzo oltremodo lo sforzo di sintesi dell'autore a dispetto delle apparenze, che non smentisce la sua bravura e che ti costringe ad una lettura attenta e approfondita per non prendere lucciole per lanterne... almeno a me così pare...

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Collegamenti isole minori, convocato tavolo tecnico a Palermo
da "Agrigento Notizie it"
http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/collegamenti-isole-minori-tavolo-tecnico-palermo.html


A chiedere l'urgente istituzione del Tavolo tecnico era stato il sindaco di Lampedusa e Linosa, Giusy Nicolini, alle prese con i problemi causati dalla vetusta motonave della compagnia delle isole
      12 gennaio 2013 - Su iniziativa del deputato regionale Lillo Firetto, sindaco di Porto Empedocle, verrà convocato la prossima settimana a Palermo, presso l'Assessorato regionale ai Trasporti, il Tavolo tecnico relativo alle complesse problematiche dei collegamenti marittimi con le isole minori al fine di cercare soluzioni adeguate alla gravità della situazione.
      In particolare a chiedere l'urgente istituzione del Tavolo tecnico era stato il sindaco di Lampedusa e Linosa, Giusy Nicolini, alle prese con i problemi causati dalla vetusta motonave della compagnia delle isole che collega giornalmente le Pelagie, considerata inadeguata per il servizio e troppo spesso ferma per avarie e problemi tecnici che provocano di conseguenza gravi ripercussioni in molti settori economici della comunità isolana a partire da quello ittico in quanto con i ritardi accumulati dalla nave, il pescato di Lampedusa non riesce più ad essere presente per tempo sui mercati. Senza contare il danno causato all'immagine del territorio per i disagi cui durante la stagione estiva sono spesso sottoposti i turisti per poter raggiungere le Pelagie.
      "La continua interruzione del servizio non è più sostenibile - ha detto Firetto - Urge una soluzione per porre fine all'isolamento delle Pelagie e perché l'economia di un vasto territorio non venga più messa in ginocchio a causa di mezzi di collegamento totalmente inadeguati".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E Pantelleria ? Non fa più parte delle isole minori, pur essendo la più grande delle isole italiane nel Canale di Sicilia? Anche stamani nessun collegamento via mare con la Sicilia, neppure come emergenza, ma i media regionali e nazionali (e non solo i media) tacciono al riguardo...
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Post di Laura Picchetti

Se vuoi ti mando un piccione viaggiatore con una bella costata di manzo ....attaccata alla zampina.....ma vorrei dei capperi di Pantelleria... in cambio...
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Post di Guido Picchetti

Affare fatto... Però te li spedirò appena riattivato il trasporto via mare, altrimenti i capperi irrancidiranno nel deposito postale dei pacchi in partenza dall'isola...
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Post di Daniele Pepe
È uno scandalo!! Ma Crocetta è al corrente di questa situazione?
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Post di Maria Ghelia
E' veramente una vergogna!
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A Andrea Brianza, Giovanni Angeloni, Maria Ghelia, Paola Michieletto e Debora Toscano piace questo elemento.

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No all'Italia petrolizzata. 200,000 no al fracking a New York
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/200000-no-al-fracking-new-york.html


Today we’re delivering a loud and clear message to Governor Cuomo: New Yorkers want him to stand up to the oil and gas industry and ban fracking. (by Eric Weltman, Food & Water Watch)
      SATURDAY, JANUARY 12, 2013 - Sono 200.000 i commenti e le osservazioni inviate contro il fracking a New York in questi giorni. Si chiede un divieto integrale di fracking nello stato di New York. Allo stato attuale c'è una moratoria provvisoria che vige dal 2008.
      200.000. Presentate tutte al governatore Andrew Cuomo ad Albany ieri, 11 Gennaio 2012. C'erano anche i rappresentanti di tutti i maggiori gruppi ambientali, le associazioni di consumatori e i gruppi civici fra cui: New Yorkers Against Fracking, the Sierra Club Atlantic Chapter, Food & Water Watch, Frack Action, the Working Families Party, Water Defense, Democracy for America, Citizen Action of New York, Credo Action, Capital District Against Fracking, Three Parks Independent Democrats, Frack Free Catskills, Brooklyn For Peace, New Yorkers for Clean Water, the Society for Ethical Culture and Sharon Springs Against Fracking. C'erano anche vari politici, fra cui il senatore di New York Tony Avella che dice:
 

  "The over 200,000 petitions that are being delivered today to Governor Cuomo exemplify the ever growing grassroots movement towards a complete ban on hydrofracking. Hydrofracking is not worth the risk of contamination to our water, farmlands and communities. We cannot allow the State’s environmental health to be jeopardized at any cost, let alone for an empty promise of an economic boom. New Yorkers from all over the state have spoken and the message is loud and clear: Say No to Hydrofracking !"

      Tutti i sondaggi eseguiti nello stato di New York mostrano che la maggioranza dei residenti è contraria al fracking, a causa dei forti rischi all'acqua e all'inquinamento dell'aria e la contaminazione da sostanze tossiche e cancerogene. Allo stesso tempo sono circa 107 le città che hanno messo un divieto integrale al fracking nelle loro municipalità fra cui Buffalo, la seconda città più grande dello stato e Niagara Falls. Altre 70 stanno finalizzando i propri divieti al fracking. Vediamo cosa farà Andrew Cuomo, che tutti dicono abbia intenzione di correre per presidente nel 2016, se darà ascolto ai suoi cittadini o si piegherà all'industria del petrolio e del gas?
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Dalla mia Bacheca su FB del 12/01/13

Pantelleria, i pazienti oncologici a Napolitano: "Siamo senza chemio"
da "Si24"
http://www.si24.it/...-pantelleria-i-pazienti-oncologici-a-napolitano-siamo-senza-chemio


      PANTELLERIA (TP), 12 GENNAIO 2013 – Dieci malati di cancro residenti a Pantelleria costretti a recarsi a Trapani, Palermo o Cefalù per effettuare la chemioterapia. Una situazione insostenibile per queste persone che devono già combattere contro una terribile malattia e vorrebbero non dover fare i conti anche con i problemi della sanità.
      I malati, in una lettera, si sono rivolti al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "Fino a pochi anni fa – scrivono – il nostro ospedale ci offriva la possibilità di curarci nell'isola. Da qualche anno, invece, tutto ciò non è possibile e viviamo delle periodiche odissee per recarci a Trapani, Palermo o Cefalù. Nell'ospedale di Pantelleria ci sono tutte le attrezzature per fare la chemioterapia e basterebbe che un oncologo venisse periodicamente dalla terraferma. Nonostante tutto ciò le sedute di chemioterapia non vengono effettuate e non comprendiamo sinceramente il perché di tutto questo disagio, che ricade unicamente su di noi, sulle nostre famiglie e sulle nostre tasche".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Nessun commento... C'è solo da vergognarsi... Anzi, da vergognarci tutti...
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Post di Giovanni Angeloni
Sempre peggio...
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 Post di Giusi Orefice
In una realtà di disagi legati ai trasporti,abbandonare a se stessi dei malati che hanno bisogno di tutte le loro energie per vincere dure e difficili battaglie,costringendo le loro famiglie che li supportano ad affrontare spese di viaggio, pernottamento, ecc., è davvero vergognoso,soprattutto se rapportato ad inutili costi di armi ,aerei e missioni militari che lo stato considera spese prioritarie rispetto alla cura e alla salute dei cittadini .
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Post di Maurizio Spennato

Sacrosanto il rilievo dell'Europa e rispettabile la protesta di Pannella sulla situazione delle carceri italiane. Ora però credo sia ora che qualcuno li informi, Europa e Pannella, anche della situazione delle scuole, degli ospedali, dei disagi di sopravvivenza della gente comune, di chi è costretto ad andare a pranzo alla Caritas, ecc. ... Finchè a governare la vita della gente saranno solo gli interessi economici ed i mercati finanziari non possiamo aspettarci di meglio.
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Trivellazioni nelle zone sismiche. Sì alle ricerche dell'Enel nel Belice
di Lorenzo Tondo
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/01/12/news/trivellazioni_nelle_zone_sismiche...178/


In ottobre la Regione ha autorizzato i sondaggi in un'area che comprende sette comuni devastati dal terremoto del 1968. Allarme dei tecnici sul rischio di terremoti: se venissero trovati idrocarburi il suolo si modificherebbe e la probabilità di scosse sismiche sarebbe più alta
      12 gennaio 2013 - Il mostro del Belice ha il sonno leggero. E chi, nel lontano '68, ha conosciuto il suo ruggito sa bene che il contenuto di quel foglio bianco appeso sulla bacheca dell'albo pretorio, potrebbe risvegliarlo: "Permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi", si legge nel documento arrivato sul tavolo della Regione. Permesso concesso e passato inosservato lo scorso ottobre in un primo, inaspettato via libera dall'Ufficio regionale per gli idrocarburi e la geotermia (URIG) che aprirebbe la strada ai sondaggi per le trivellazioni petrolifere nella Valle del Belice, zona ad altissimo rischio sismico, in un'area di 681 chilometri quadrati nelle province di Palermo, Agrigento e Trapani. La richiesta di permesso porta la firma della Enel Longanesi Developments srl, compagnia petrolifera del gruppo Enel.
      A suscitare preoccupazioni è soprattutto il fatto che, tra i 17 comuni siciliani interessati dalla caccia all' "oro nero", ci sono i nomi di ben 7 città colpite dal terremoto che 45 anni fa risucchiò anime e case. Come Poggioreale, la città fantasma, dove ruderi e carcasse di cemento sono ancora oggi testimoni di quel dramma. E ancora, Montevago, Santa Margherita Belice, Camporeale, Contessa Entellina, Gibellina e Salaparuta (queste ultime epicentro del sisma che nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio del 1968 devastò un quarto dell'isola). "Andare a mettere il dito su un equilibrio tettonico così fragile come quello della Valle del Belice può essere molto rischioso - afferma il geologo Carmelo Orlando - il terremoto è un fenomeno che può già ripresentarsi in quell'area senza l'aiuto dei petrolieri. Scavare a centinaia di metri di profondità potrebbe avere delle ripercussioni catastrofiche".
      Il termine tecnico è subsidenza: il progressivo abbassamento del terreno determinato dall'emungimento di liquidi e gas dal sottosuolo, che, in zone ad alto rischio, può causare il collasso delle falde accompagnato da fenomeni sismici. "I paesi come il nostro devastati da quella terribile catastrofe non hanno bisogno di questo tipo di servizi - commenta il sindaco di Montevago Calogero Impastato - per la rinascita del Belice abbiamo puntato sull'ambiente. Questa istanza rischia di mettere a repentaglio la nostra incolumità e compromettere una rinascita costruita passo dopo passo dal '68".
      Martedì scorso l'ingegnere Mario Di Giovanna, portavoce del Comitato StoppaLaPiattaforma, è stato ascoltato in commissione parlamentare Ambiente all'Ars proprio sulla vicenda del rilascio della prima autorizzazione all'utilizzo delle trivelle nel Belice. Di Giovanna avrebbe scovato alcune anomalie nelle procedure di richieste ai Comuni. Tra queste, la mancanza di timbri di appartenenza all'ordine dell'estensore nella relazione geologica, l'assenza delle note di opposizione alla ricerca da parte dei comuni e numerose violazioni sulla tutela del territorio sollevate dai comitati antitrivelle. "Chi ha firmato gli studi ne aveva il titolo?", si chiede Di Giovanna. "Il Comune di Montevago aveva posto l'attenzione sull'elevato rischio sismico dell'area. Perché è stato ignorato? Senza dimenticare che la documentazione progettuale non è stata spedita alle amministrazioni coinvolte, ma bisognava andare a Palermo a richiederle. Come fanno i comuni ad accorgersi di tali progetti, reperirli, studiarli e ripresentare le loro eventuali opposizioni entro 30 giorni? Sarebbe giusto che qualcuno cominciasse a darci delle spiegazioni".
      Interrogativi sui quali la politica ha cominciato a muoversi: i grillini, per esempio, preparano l'offensiva contro la richiesta della Longanesi il cui progetto a breve arriverà sul tavolo dell'Assessorato all'Ambiente per un secondo esame tecnico. "Una cosa è certa - assicura Giampiero Trizzino, esponente del Movimento 5 Stelle e presidente della commissione Ambiente - faremo di tutto per fermarli. Anche a costo di modificare l'attuale normativa. Vogliamo scrivere la parola fine alle trivellazioni in Sicilia".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Siamo alle solite... In Sicilia permesso di trivellazione nella Valle del Belice concesso lo scorso ottobre in un'area al elevato rischio sismico devastata dal terremoto nel 1968, senza neppure che la relativa documentazione venisse spedita a tempo debito ai comuni coinvolti ed esposta nell'albo pretorio alla cittadinanza come previsto per legge ... Ma possibile che (come l'ingegnere Mario Di Giovanna, portavoce del Comitato StoppaLaPiattaforma) simili infrazioni non nuove possano continuare senza che l'autorità giudiziaria, tanto premurosa ad indagare su cene e pranzi dei parlamentari con i loro amici non si preoccupi di indagare come certe "strane e illecite dimenticanze" si verifichino con conseguenze possibili ben più dannose per le comunità interessate ?
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Post di Enrico Cinotti

Ribelliamoci alle ingiustizie. Non chiniamo sempre la testa... Esposti alla procura, forse l'unica soluzione. Da qualche parte qualcuno che ragioni con la testa si dovrà pur trovare...
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Post di Giovanni Esentato

Sciocchezze geologiche.... Nessuna trivellazione suscita terremoti. Chi sostiene queste stupidaggini non fa una cosa utile al mondo ecologico. I motivi ostativi che si possono addurre sono e devono essere altri: dalla tutela del patrimonio naturalistico come boschi, foreste, ambienti umidi, etc, alla valorizzazione del territorio per fini archeologici. Legare i terremoti alle perforazioni consente a chi ha interessi nelle perforazioni di continuare senza intoppi proprio perché tale teoria suscita ilarità e non è sostenibile.
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Post di Antonio Colacino

Sentiamo anche chi la pensa diversamente. La domanda è questa. possono o meno le trivellazioni creare rischio sismico? Perché e cosa richiedono i Comuni? Mi piacerebbe capirne di più, grazie a tutti quelli che vorranno gentilmente intervenire.
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Post di Fabio Russo

Ciao Antonio, come naturalista sono un po' anche geologo, non un esperto di sismologia, da quello che so una semplice trivellazione esplorativa, ma anche quelle per le estrazioni, non incrementano la pericolosità sismica, o almeno non conosco studi che avvalorano questa tesi! Sono pienamente d'accordo con quello che scrive il signor Giovanni, qui su... Per il resto sai come la penso su trivellazioni varie, soprattutto in mare!
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Post di Antonio Colacino

Grazie a Fabio ed al Sig.Esentato.
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Post di Guido Picchetti
Mi dispiace contraddirvi tutti, ma in questo post non si sta tanto parlando di correlazioni tra terremoti a trivellazioni, quanto di osservanza o meno delle disposizioni legislative e dei regolamenti da rispettare nei procedimenti di rilascio dei permessi di trivellare in zone sismiche... @ Giovanni Esentato, posso anche concordare sul fatto che nessuna trivellazione scatena terremoti ... Ma possiamo essere sicuri che, all'inverso, nessun terremoto provochi in zone di accertata sismicità danni ai pozzi d trivellazione impiegati in attività estrattive, o, come avviene una volta esauriti, impiegati come serbatoi di gas a pressioni superiori alle 100 Atm, con tutte le conseguenze del caso ?
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Post di Giovanni Esentato

Assolutamente d'accordo con Guido Picchetti. Ma quello che "salta" all'occhio è, invece, la correlazione fra terremoti e trivellazioni. Difatti nel titolo del post si enfatizza "trivellazioni e scosse sismiche". Un titolo giornalisticamente diverso renderebbe un servigio più utile alla notizia. Credo!
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Post di Guido Picchetti

Grazie, Giovanni, di concordare... A me pare tuttavia che il titolo dell'articolo di Lorenzo Tondo su Repubblica non si presti ad equivoci. Dicendo "Belice, trivellazioni nelle zone sismiche", non si precisa se sia nato prima l'uovo o la gallina, ovvero il terremoto o la trivellazione, ma indica solo una correlazione tra i due fatti, che la sismicità di una data area può certamente favorire... Il titolo poi indica pure una certa preoccupazione dei geologi, attualmente divisi tra quanti sono condizionati dallo sbocco professionale che gran parte di essi hanno nell'attività mineraria, e quei pochi che invece, liberi e indipendenti, si sentono di dichiarare e scrivere in tutta sincerità quanto in materia è frutto dei loro studi e della loro esperienza. Uno di questi, ma non il solo, è ad esempio il Prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico. Ti invito a leggere un suo articolo intitolato “La voce dei padroni: il petrolio deve uscire dal sottosuolo italiano, a tutti i costi!”. Risale al 15 Agosto scorso, un paio di mesi dopo il terremoto in Emilia e lo sciame sismico infinito che seguì. Puoi raggiungerlo all'url http://altocasertano.wordpress.com/2012/08/16/63019a/. E non credo proprio si tratti di uno scritto che susciti tanta ilarità, ma piuttosto preoccupazione per certe scelte che i nostri governanti vanno facendo, non certo positive per il modello futuro di sviluppo del nostro Paese...

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A Roberto Frigerio piace questo elemento.
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No all'Italia petrolizzata. Le balle de La Stampa di Torino
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/le-balle-de-la-stampa-di-torino.html


Un piccolo sceiccato italiano del petrolio è (o potrebbe essere) la Basilicata. Questa regione nel 2012 ha estratto 5 degli 11 milioni di barili italiani (da "La Stampa" del 3 Gennaio 2013). In Italia si usano 1.5 milioni di petrolio al giorno. Se fosse vero quel che dice la Stampa, abbiamo distrutto la Basilicata per quattro giorni dei sette di fabbisogno nazionale prodotti in Italia.
      E' un articolo rigorosamente anonimo - come dire, chi l'ha scritto ha paura che il suo nome venga associato alle balle che scrive. Parte con il dire "L'Italia non è l'Arabia Saudita ma ha il suo tesoretto di petrolio", che non si deve dire "no grazie", che bisogna darsi la "pena" di sfruttarli questi giacimenti di monnezza petrolifera e che non si deve essere "nimby" (mai nel mio cortile, ndr). Peccato che l'anonimo giornalista dimentichi di dire che abbiamo melma petrolifera sottoterra e che tirandolo fuori non risolverà di una iota il bilancio energetico nazionale - e lo sanno pure loro!. Peccato che l'anonimo giornalista dimentichi di dire che la parola nimby è stata inventata da affaristi di vario genere, inclusi i petrolieri, per schernire le popolazioni che si oppongono a interventi deliranti sui propri territori.
      Chi altro deve difenderlo il territorio? L'ONU? La Croce Rossa? Obama? I residenti, ma certo, e così è più facile schernirli e ridicolizzarli inventandosi un insulto, mentre invece l'essere nimby per i backyard (i cortili dietro casa, ndr) propri e degli altri dovrebbe essere una cosa di cui andare fieri. Bene, caro anonimo giornalista. Ci dica il suo nome, dove vive, e iniziamo da casa sua. Credo che nessuno si lamenterà se lei ci offrisse il suo backyard per le trivellazioni. Che ne dice?
      Lei parla di questa "Strategia Energetica Nazionale" e del petrolio che sarà estratto con "il rispetto dei più elevati standard internazionali in termini di sicurezza e tutela ambientale". Ma mi faccia il piacere ! In Italia non sapete nemmeno adattarvi agli standard internazionali per i limiti emissivi che sono migliaia di volte superiore che altrove, o per le distanze di sicurezza che sono ridicole in confronto a quelle di altri, e non sapete nemmeno fare le multe a chi sgarra.
      Avete presente i processi BP? Bene, quando saprete fare le multe di miliardi di dollari all'ILVA, ne riparliamo, quando saprete mettere zone di divieto di 160 km da riva sulle trivelle, ne riparliamo. Quando chi inquina finisce in galera, allora ne riparliamo. Con tutto il marciume che c'è in Italia, dove mai li tirerete fuori questi "più elevati standard di rispetto per l'ambiente" ? Non ci crede nessuno! Sono tutte balle di Monti, di Passera, di Clini che sono vecchi di mentalità, di sensibilità, di speranze. Sono paralizzati nella melassa dei loro inciuci, dei loro calcoli politici, del cerchio-bottismo e non sanno prendere le decisioni giuste ma difficili. Proprio non lo sanno fare. Sono troppo invischiati, piccoli, sporchi in affari ed accordi con i potenti per avere veramente a cuore il bene della nazione. E come mostra questo articolo, anche la Stampa lo è.
      Come sempre, l'Ilva parla per tutti. Non ci sono limiti adeguati, non ci sono multe ed è tutto già passato dalle preoccupazioni dei politici. E' con questa premessa che trivelliamo lo stivale? E poi l'anonimo - quanto ignorante - giornalista tira fuori il caso di Trecate, "uno dei principali centri storici" del petrolio italiano e della vicina Carpignano Sesia, un paesino con poche migliaia di persone che ha in blocco votato contro un pozzo ENI. Il giornalista dimentica che uno dei pozzi di Trecate è scoppiato nel 1994 - questo ovviamente non si può dire, vero ? - e ci sono voluti più di 10 anni per la bonifica. Bel giornalismo!
      Infine si intervista Davide Tabarelli - quello di Nomisma che fa consulenze e inciuci con i petrolieri - come guru della faccenda che si lamenta del fatto che in tutta Italia "appena si vede in giro un geologo che saggia il terreno fioriscono i comitati del no". E certo, mica la gente è scema come lei vorrebbe farci credere, caro Tabarelli. O mica sono tutti come lei che hanno da lucrarci con il petrolio. Dice Tabarelli:

  "In Italia c’è una dorsale del petrolio e del gas che parte da Novara e poi si distende lungo l’Appennino fino in fondo alla Calabria e prosegue in Sicilia. Nel Mare Adriatico c’è una dorsale parallela offshore, da Chioggia al Gargano. In un secolo e mezzo in Italia sono stati perforati 7 mila pozzi, di cui 800 ancora attivi. Persino alle isole Tremiti, dove ci sono resistenze a trivellare, c’è già un pozzo, attivo dal 1962 senza danni per l’ambiente. La produzione italiana potrebbe facilmente raddoppiare, proprio come prevede la Strategia Energetica Nazionale, semplicemente perforando dove già si sa che il petrolio c’è. Invece è tutto bloccato."

      E fanno bene!

  "Lì gli ambientalisti non vogliono i pozzi perché dicono che c’è il rischio della subsidenza, cioè che il terreno sprofondi. Ma basta entrare nella basilica di San Vitale a Ravenna per accorgersi che nei secoli c’è stata una subsidenza di un metro. In quella zona è un fenomeno naturale, l’estrazione del petrolio non c’entra. Tutti gli studi geologici dicono di no. Poi qualche singolo geologo disposto a dire che c’è pericolo lo si trova sempre."

      Ma cosa dice, ma che ne sa lui, ma dov'è la sua obiettività ? Ci sono fior fiori di riviste a parlare della subsidenza indotta di Ravenna dai pozzi di metano e di acqua, e addirittura è l'ENI stessa a dirlo in uno studio commissionato nel 1999! E poi ovviamente non poteva mancare il capro espiatorio della faccenda, il rifugium peccatorium, la Basilicata, descritta come "un piccolo sceiccato italiano del petrolio..."

  "... che nel 2012 ha estratto 5 degli 11 milioni di barili italiani, ma ha risorse non sfruttate per altri 400 milioni di barili accertati e i tecnici valutano un potenziale di un miliardo di barili."

      Ancora con la Basilicata! Ma cosa volete di più dai lucani? Il sangue? Diteci. Ma lo sa il "giornalista" che l'Italia di petrolio ne consuma 1.5 milioni di barili al giorno ? Per cui, se le sue balle sono corrette, questo vuol dire che la Basilicata nel 2012 ci ha dato - sentite bene - 4 dei 7 giorni di fabbisogno nazionale prodotti in Italia !!! Ridicoli proprio - o non sanno di cosa parlano, o non ci azzeccano con i numeri. In ogni caso è un giornalismo che fa pena.
      La fine dell'articolo è dedicata a Tabarelli che dice:

  "Io mi auguro che nel prossimo Parlamento qualcuno si prenda la responsabilità di fare una legge che dica che una volta rilasciata dal ministero la Valutazione di impatto ambientale, che in Italia è severissima, poi gli enti locali non possano sollevare altri ostacoli, e se lo fanno che vengano penalizzati."

      "Severissima" dei miei stivali. Ne ho letti a dozzine e sparano a vanvera fatti che non stanno da nessuna parte. Io invece, caro Nomisma, mi auguro che nel prossimo parlamento non ce ne sia nemmeno uno dei politici attuali a dare corda ad uno come lei, e che questo "giornalista anonimo" torni a scuola di giornalismo. Proprio un articolo obiettivo ed informativo questo della Stampa. Il New York Times non è niente a confronto.
      Pregasi notare: hanno inserito il nome dell'autore dell'articolo, Luigi Grassia, *dopo* la pubblicazione di questo post. Alla Stampa che viene a leggere questo blog: "Compratevi una copia del NY Times ed imparate come si fa il giornalismo"...
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Avevo letto nei giorni scorsi delle uscite "pro trivelle" di Davide Tabarelli presidente di "Nonisma Energia", ma avevo preferito ignorarle, talmente assurde e indegne per il benessere presente e futuro del nostro Paese, mi erano sembrate... Ma vedo che Maria Rita D'Orsogna ha trovato di peggio e bene ha fatto a denunciare il frutto di quelle sortite pubblicato su "La Stampa" e a stroncarlo sul nascere... Le male piante allignano e si riproducono con facilità, se favorite dalle condizioni ambientali e vanno immediatamente estirpate...
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Ennesimo stop della nave per Lampedusa
da "Agrigento Flash It"
http://www.agrigentoflash.it/2013/01/10/ennesimo-stop-della-nave-per-lampedusa/


      12/01/13 - “Anche oggi, come troppe altre volte, la mia attività e quella degli assessori è boicottata dall’emergenza ‘nave’, per le sacrosante proteste dei pescatori e dei commercianti che non possono spedire il pesce in Sicilia, a cui si aggiungono quelle dei cittadini delle Pelagie che sono rimasti a Porto Empedocle e non possono rientrare a casa”. Così il sindaco Giusi Nicolini scrive nella lettera indirizzata a tutti gli enti e le istituzioni interessate, dal Ministero dei Trasporti alla presidenza della Regione Siciliana. Per denunciare l’ennesima interruzione del servizio da parte della compagnia di navigazione e chiedere che si affronti in modo risolutivo il problema dei collegamenti marittimi delle Pelagie.
      La motonave Palladio, infatti, ha cancellato il viaggio odierno. Cosa peraltro già accaduta il 5, il 6 e il 7 gennaio. E questo senza valide motivazioni, visto che le condizioni meteo-marine erano tali da consentirne la partenza. E il disagio è destinato a aumentare ora che è in arrivo il cattivo tempo e sarà il mare grosso a non farla salpare.
      “La continua interruzione del servizio non è più sostenibile. Occorre che si trovi una soluzione per porre fine a questo disagio – ha aggiunto il sindaco – perché il nostro isolamento non venga ulteriormente aggravato e perché la nostra economia non venga messa in ginocchio a causa di mezzi di trasporto totalmente inadeguati”.
      Tra andata e ritorno il viaggio della Palladio dura 18 ore, a cui vanno aggiunti i tempi di carico e scarico. E’ facile che una nave così lenta si imbatta nel cattivo tempo. Una nave più veloce, invece, potrebbe calcolare la propria partenza anticipando o seguendo la perturbazione, riuscendo ad assicurare un maggiore numero di viaggi.
      “Mi aspetto una risposta concreta, per questo sollecito tutte le autorità perché si convochi con urgenza il tavolo tecnico che ho richiesto a ottobre del 2012 e per cui non ho mai ricevuto alcun riscontro – conclude Nicolini -. Nel frattempo chiedo alla Compagnia delle Isole di ospitare sulla motonave Palladio i cittadini rimasti a terra a Porto Empedocle e alla Protezione civile di verificare la possibilità di un servizio sostitutivo per persone e merce, visto che la società preposta ha ritenuto di non salpare con soli 7 nodi di vento”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Il traghetto “Cossyra” è l'unica nave che fa attualmente servizio di collegamento quotidiano tra la Sicilia e l’isola di Pantelleria. Da Capodanno, e oggi è il 12 Gennaio, ritengo che non abbia effettuato più di quattro o cinque corse… In questi ultimi tre giorni poi neppure una, e non a causa del mare “grosso”, ma unicamente in quanto bloccata da un'avaria nel porto di Trapani. Tuttavia nessun organo di stampa regionale o nazionale ha dato la benchè minima notizia di questo continuo disservizio, al contrario del fermo della Palladio in servizio tra Lampedusa e Porto Empedocle denunciato ieri dalla stampa regionale...
Ma quando capiranno le due isole maggiori del Canale di Sicilia, che, pur essendo l’una in provincia di Agrigento (Lampedusa) e l’altra in provincia di Trapani (Pantelleria), debbono unirsi e far fronte comune per rafforzare la loro protesta verso chi di dovere?
E’ pur vero che Pantelleria, a differenza di Lampedusa, è priva di sindaco e sotto gestione commissariale, ma protestare in ordine sparso per un problema come quello dei collegamenti con la terraferma, essenziale per la vita e il lavoro degli abitanti delle due isole, peraltro unite dalla dislocazione geografica che le caratterizza, non favorisce certamente la soluzione di un problema tanto grave da non riguardare solo la Regione Sicilia, ma che dovrebbe interessare l’Italia, e addirittura l’Europa, se l’UE funzionasse come dovrebbe, e non fosse tutt’altro che una “Unione”, purtroppo…
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Post di Maria Elisabetta Marchetti ·
LAMPEDUSA è Italia!!!! I Lampedusani sono italiani e hanno diritto ai mezzi di collegamento !!!
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Dalla mia Bacheca su FB dell' 11/01/13

Liste: verdi e ambientalisti quasi assenti. La scomparsa degli ecologisti
di Aldo Cazzullo
http://www.corriere.it/editoriali/...scomparsa-ecologisti-verdi_bfac623e-5aeb-11e2-b99a-09ab2491ad91.shtml


      10 gennaio 2013 - In attesa del dimezzamento dei parlamentari e della sparizione degli inquisiti, c’è già una categoria esclusa o quasi dal Parlamento: gli ambientalisti. Il Pd rinuncia a nomi storici come Roberto Della Seta, che condusse la battaglia dell’Ilva. Altri partiti non si sono neppure posti il problema. Quel che resta dei Verdi si dilegua nello schieramento guidato da Ingroia, senza essersi mai lontanamente avvicinato ai consensi e ai risultati raggiunti dai colleghi europei. Ma il problema non è solo di rappresentanza; è soprattutto di iniziativa politica. Nelle varie agende l’ambiente latita. La tutela del territorio, l’inquinamento delle città, persino le energie alternative passano in secondo piano. Certo, la crisi ingurgita tutto, mette le ragioni della produzione e dello sviluppo davanti al resto. Ma alla vigilia di elezioni decisive, la difesa dell’ambiente e della bellezza di un Paese prezioso e delicato come l’Italia dovrebbe essere al centro della discussione pubblica. Invece è diventato lo sfondo di profezie di malaugurio, seguite da allegrie di naufraghi scampati.
      Negli altri Paesi non è così. In Germania i Grünen sono da venticinque anni il terzo partito, hanno governato per due legislature accanto all’Spd, guidano con Winfried Kretschmann un Land importante come il Baden-Württemberg, che oltre a essere stato uno storico feudo conservatore ospita il più grande polo automobilistico d’Europa. In Francia i Verdi hanno stabilmente risultati elettorali a due cifre, alle ultime Europee affiancarono i socialisti a quota 16%, e ora condividono vittorie e difficoltà con Hollande. In America, a parte le campagne di Al Gore, Obama ha voluto al governo Steven Chu, Nobel per la fisica grazie alle sue ricerche sulle energie verdi, e ha affidato l’agenzia per la protezione della natura e l’agenzia per il monitoraggio geologico a due leader storiche dell’ambientalismo come Lisa Jackson e Marcia McNutt. È vero che il presidente è accusato di non aver mantenuto le promesse sulla lotta all’effetto serra; ma le critiche vengono anche da destra, ad esempio dal sindaco miliardario di New York Bloomberg. Insomma, nel mondo i Verdi esistono e non sono confinati in una riserva, dialogano con i vari schieramenti, assumono responsabilità.
      Sarebbe crudele paragonare tutto questo ai disastri di Pecoraro Scanio. La questione non è tanto che gli ambientalisti abbiano fallito nel formare il loro partitino, in aggiunta alle varie sigle postcomuniste e postfasciste che ci concederemo alle prossime elezioni. La questione è che non sono riusciti a ibridare i partiti veri. A diffondere le loro culture. A imporre un tema che attraversa tutti i campi della nostra vita quotidiana e della nostra attività, dalle politiche industriali alla sicurezza sul lavoro, dalla salute al turismo (possibile motore della ripresa italiana di cui anche si parla poco). Mentre ai cittadini il tema interessa moltissimo; infatti quando possono occuparsene lo fanno in massa e con determinazione, sia pure nella forma tranchante dei referendum, che riconduce temi complessi come la ricerca sul nucleare e le risorse naturali alla semplificazione talora eccessiva di un sì e di un no. Una volta ogni dieci anni gli elettori battono un colpo; poi la classe politica lascia ricadere lentamente le polveri. Anche così si amplia il distacco tra il Palazzo e il Paese.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Quest'ultimo post di stamane su Fb invece ci riguarda tutti, a nord a sud, da est ad ovest... E' l'editoriale del "Corriere della Sera" di ieri. Non so quanti l'abbiano letto, e lo ripropongo con piacere... Penso proprio che non ci sia denuncia più chiara sulla strada decisamente sbagliata imboccata dal nostro disgraziato Paese che a tutto sta mirando fuorchè al benessere delle future generazioni... E non per colpa dell'uno o dell'altro partito, ma di tutti indifferentemente, pieni come sono, in vista delle prossime elezioni, di candidati interessati solo ai personali interessi, che nè rammentano nè sanno battersi per quei valori di storia, cultura, tradizioni, natura, ambiente, ... di civiltà, per dirla in una parola, che avrebbero dovuto caratterizzare l'Italia fin dalla sua costituzione. E poi ci meravigliamo del populismo, del demagogismo, del consociativismo, dell'astensionismo, etc... Tutti "...ismi" che purtroppo, vorrei sbagliare, alla fine ci non porteranno da nessuna parte, ma testimonieranno a quale livello di sfiducia nella "politica" e di distacco i siamo giunti nel nostro Paese tra "governanti" e governati. "Governanti" che a me sembrano incapaci di guardare al di là del proprio naso, buono solo a fiutare interessi personali più o meno trasparenti, tali comunque da indurre a guadagni facili e immediati...
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Post di Alfonso Nigro a margine del post condiviso

Forse danno troppo fastidio a chi ha interessi del tutto opposti a quelli della salvaguardia dell'ambiente.
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Trivellazioni nello Ionio, secco "No" dal Comune di Nardò
da "Lecce Prima it"
http://www.lecceprima.it/politica/trivellazioni-nello-ionio-secco-no-dal-comune-di-nardo.html


Trivellazioni nello Ionio, dal Comune di Nardò parere negativo unanime. Il verdetto degli amministratori neretini, durante la Commissione Ambiente, è stato senza distinzioni. Le ricerche di idrocarburi, illustrate un mese addietro dalla multinazionale "Shell Italia", saranno contrastate e respinte.
      8 gennaio 2013, NARDÒ - L'amministrazione comunale di Nardò, all'unanimità, ha detto un secco "No" alle trivellazioni in mare dei comuni di Porto Cesareo, Galatone, Sannicola, Gallipoli, Taviano, Racale, Alliste, Ugento, Salve, Morciano, Patù, Castrignano dei Greci, preannunciate dalla società "Shell Italia".
      Nel corso della commissione Ambiente, convocata e coordinata dal presidente, Salvatore Antonazzo, gli esponenti politici neretini, guidati dal sindaco Marcello Risi, inclusi i consiglieri d'opposizione, hanno preso una drastica e ferma posizione contro le trivellazioni marine, per la ricerca e l'estrazione di idrocarburi.
      "Una condizione che si andrà aggravando se non si cancellerà al più presto l'articolo 35 del decreto "Cresci Italia" del 2012, che potrebbe dare il via libera ad almeno 70 piattaforme di estrazione di petrolio le quali, sommate alle 9 già attive nel mare italiano darà un totale di 29mila e 700 chilometri quadrati di superficie marina sfruttata. Tutte le regioni interessate si sono fatte promotrici della richiesta di abrogazione - tramite referendum popolare - di questo articolo", ha denunciato il presidente della commissione.
      "Anche lo Ionio - ha proseguito - protetto fino allo scorso anno da ogni attività petrolifera, è interessato oggi da 7 richieste per la ricerca di petrolio per un totale di 3mila e 942 chilometri quadrati, dopo che il recepimento delle direttive europee sulla tutela penale dell'ambiente e sull'inquinamento delle navi a luglio 2011 ha riaperto alle trivelle l'area del Golfo di Taranto."
      Solo lo scorso 14 dicembre, la "Shell Italia E&P" aveva tentato di tranquillizzare le comunità ioniche coinvolte nel progetto di studio, illustrando il piano delle ricerche. Per le indagini sui fondali marini la multinazionale del petrolio aveva dichiarato di escludere piattaforme semisommergibili invasive e di grande impatto. Così come aveva anche escluso il ricorso a perforazioni di alcun genere.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ancora sulla Puglia... E, in merito alle programmate ricerche di idrocarburi della Shell davanti alle coste del Salento nel Mar Ionio, ecco qui le proteste di sindaci e cittadini della Puglia che chiedono l'immediata cancellazione dell'articolo 35 del decreto "Cresci Italia" del 2012, che potrebbe dare il via libera ad almeno 70 piattaforme di estrazione di petrolio, che si andrebbero a sommare alle 9 già attive nello Ionio...
Leggi anche "Il Consiglio di Nardò dice ‘no’ alle trivellazioni" di Enza Fazio dell'8 gennaio 2013.
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Coro di “no” alle trivelle nel mare neretino
di Stefano Manca
http://www.leccesette.it/dettaglio.asp?id_dett=10727&id_rub=130


      23/12/12 - Politici e ambientalisti uniti in difesa di Portoselvaggio che rischia di essere preso d’assalto dalle multinazionali del petrolio. Qualche mese fa il problema riguardava “solo” Gallipoli. Ora invece la questione coinvolge almeno altre dodici realtà costiere salentine, da Salve a Porto Cesareo, da Taviano a Patù. Tra queste vi è Nardò, che conta oltre venti chilometri di litorale. Stiamo parlando ovviamente delle trivellazioni in mare che le multinazionali del petrolio (l’ultima, in ordine di tempo, è la Shell Italia) vorrebbero effettuare nel mare salentino alla ricerca, appunto, di petrolio. Si tratta di ricerche che metterebbero a rischio i fondali sottomarini, compromettendo in maniera irreparabile flora e fauna. La notizia ha presto fatto il giro del Salento.
      E Nardò è già sul piede di guerra. Dopo il secco “no” alle trivellazioni nel mare neretino di Graziano De Tuglie, esponente dell’associazione “Fare Verde”, adesso la Consulta per l’ambiente (presieduta dallo stesso De Tuglie) sta predisponendo delle osservazioni per esprimere il proprio dissenso al progetto. Intanto sull’argomento si registra l’intervento dell’ex assessore all’ambiente Mino Natalizio, che ha dichiarato: “Questo ulteriore attacco al nostro ambiente (che sta confermandosi essere anche la nostra principale risorsa), deve però rappresentare l’occasione per far riflettere quanti sono contrari, per futili e campanilistici motivi, all’ampliamento dell'Area Marina Protetta”.
      Il riferimento è all’allargamento del Parco di Portoselvaggio e Palude del Capitano fino all’area Marina Protetta di Porto Cesareo, una vecchia battaglia di Natalizio, osteggiata dai cesarini. Intanto Natalizio auspica che il Sindaco Risi al più presto convochi un consiglio comunale monotematico per affrontare l’argomento “rischio trivellazioni”. Stesso auspicio per il consigliere provinciale Giovanni Siciliano, anch’egli contrario ad ogni forma di “sondaggio esplorativo” nel mare neretino. Siciliano propone anche una manifestazione di piazza. Negli ultimi giorni si sono aggiunti anche i pareri contrari del presidente della Commissione Ambiente Salvatore Antonazzo e dell’Assessore all’Ambiente Flavio Maglio. Con queste premesse di coesione e contrarietà unanime, non sarà facile per le multinazionali del petrolio “esplorare” il mare neretino.
(fonte: Belpaese)
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

In Puglia. Questo post riguarda le "belle" iniziative petrolifere off-shore in atto nello Ionio davanti al litorale di Nardò tra Porto Cesareo e Santa Maria di Leuca, sulle coste del Salento a sud di Taranto...
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Legambiente. No alle trivelle nell’Alto Ferrarese
da "La Nuova Ferrara"
http://lanuovaferrara.gelocal.it/.../legambiente-no-alle-trivelle-nell-alto-ferrarese-1.6242041


      22/12/12 - CENTO. Il circolo Legambiente Alto Ferrarese ha prodotto un documento, che ha sottoposto all’attenzione di tutti i sindaci dell’Alto Ferrarese. Con questo documento, che recepisce anche i suggerimenti di Legambiente regionale e nazionale, si invitano i sindaci a chiedere ai consigli comunali di dichiarare una totale indisponibilità all’esecuzione nei loro territori non solo di nuove trivellazioni per estrazione di gas, petrolio o per grandi impianti geotermici, ma anche di quelle per prospezioni geologiche in vista di futuri pozzi, come nel caso del permesso di ricerca “Reno Centese”. La contrarietà a interventi nel sottosuolo non è una novità per il circolo, che, nel 2009, invitò i consigli comunali di Cento, Sant’Agostino, Bondeno, Poggio Renatico, Mirabello e Vigarano Mainarda a votare l’impegno a dire di no al deposito sotterraneo di gas di Rivara.
      Da anni Legambiente è impegnata contro le trivellazioni: «I sindaci hanno accolto favorevolmente il nostro documento - dicono -che speriamo verrà approvato dai consigli comunali, e anche dall’associazione dei Comuni dell’Alto Ferrarese. Questo sarebbe un segnale molto importante».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
In Emilia Romagna. Qui registriamo l'iniziativa di Legambiente di Cento che, in accordo con Legambiente regionale e nazionale, invita tutti sindaci di Emilia Romagna affinchè con il rispettivi consigli comunali dichiarino una totale indisponibilità all’esecuzione nei loro territori di nuove trivellazioni per estrazione di gas, petrolio o di grandi impianti geotermici... I sindaci della regione accoglieranno l'invito ?
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Valle del Belice. Non si ferma l'iter per le trivellazioni nel Belice
di Carlo Passarello
http://livesicilia.it/2013/01/08/non-si-ferma-liter-per-le-trivellazioni_241265/


A denunciarlo il “Comitato no alle trivellazioni nella Valle del Belice”. Ed il grillino Mangiacavallo annuncia che verrà fatta un'interrogazione all'assessore Marino.
      08 Gennaio 2013 - PALERMO – Prosegue a passi spediti il percorso burocratico per l'avvio delle trivellazioni nella valle del Belice, dopo che nei mesi scorsi la società Enel Longanesi aveva presentato istanza di ricerca. A lanciare l'allarme è il “Comitato No alle trivelle nella Valle del Belice” tramite Mario Di Giovanna, che oggi ha incontrato Giampiero Trizzino, presidente della commissione ambiente, all'Assemblea Regionale Siciliana.
      “La richiesta prevede la perforazione di un pozzo esplorativo profondo dai 2000 ai 3500 metri entro 42 mesi dall'ottenimento del permesso. - scrive Di Giovanna – Ebbene nel silenzio più assoluto lo scorso 10 ottobre viene dato il primo via libera”. La zona interessata copre quasi 700 chilometri quadri, toccando i territori dei comuni di Montevago e Santa Margherita Belice nell'Agrigentino; di Bisacquino, Campofìorito, Camporeale, Contessa Entellina, Corleone, Monreale, Partinico, Piana degli Albanesi, Roccamena,San Cipirello e San Giuseppe Jato nel Palermitano; di Alcamo, Gibellina, Poggioreale e Salaparuta nel Trapanese.
      Il via libera è stato dato dall'Ufficio Regionale per gli Idrocarburi e la Geotermia (Urig) che presentato una relazione positiva, nonostante l'opposizione di alcuni movimenti e di diverse amministrazioni comunali che verrebbero coinvolte, fra cui il comune di Montevago. E gli stessi hanno chiesto le carte della relazione. “Abbiamo ricevuto una documentazione incompleta – prosegue Di Giovanna – , visto che mancano il programma dei lavori, la sintesi della relazioni geologico-mineraria e la corrispondenza fra l'Urig e il comune di Santa Margherita”. L'ente che fa riferimento all'assessorato all'Energia ha però risposto al Comitato no trivelle che quelle informazioni “non possono essere resi pubbliche senza il consenso degli interessati”.
      La questione approderà presto all'Ars. Almeno così promette il deputato regionale Matteo Mangiacavallo del M5S. “Ci sarà un'interrogazione all'assessore – dice –. Siamo parecchio attenti alle istanze dei cittadini nel contrasto alle trivellazioni e quindi metteremo in evidenza la questione”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Questo riguarda la Sicilia... Sotto attacco dei "petrolieri" c'è la Valle del Belice. E a portarlo avanti è la società Enel Longanesi, con la perforazione di un pozzo esplorativo profondo dai 2000 ai 3500 metri entro 42 mesi dall'ottenimento del permesso, in una zona interessata di quasi 700 Km quadrati. E a quanto pare l'Ufficio Regionale per gli Idrocarburi e la Geotermia (Urig) ha già dato parere favorevole !!!
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Grazie Regione Emilia Romagna !!!
di Betta La Strega (a margine di una immagine taggata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4647837591114&set=a.1027219837933.2005608.1148406546&type=1


     11/01/13 - Grazie REGIONE EMILIA ROMAGNA !!! Grazie... grazie dei Buchi...  — con Comitato Ambiente Salute Rivara, Maria Rita D'Orsogna e Guido Picchetti

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Post di Guido Picchetti

Nessuna meraviglia, purtroppo questa è la situazione generale in tante regioni del nostro disgraziato Paese... E i post che sto per pubblicare a seguire lo confermano... Purtroppo vedo pochi spiragli di luce in tutto questo "nero" di petrolio...
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A Nick Civarelli Bassoli e al sottoscritto piace questo elemento.
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    - Dal 1° al 10 Gennaio 2013

 

Dalla mia Bacheca su FB del 10/01/13

Mediterraneo e petrolio, l'Ue aderisce al protocollo contro l'inquinamento marino
di Eleonora Santucci
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=19756


      [9 gennaio 2013] - L'Ue aderisce al protocollo "offshore" della convenzione di Barcellona relativo alla protezione del Mare Mediterraneo dall'inquinamento derivante dall'esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo del mare e del suo sottosuolo. La decisione è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale europea di oggi.
      La convenzione di Barcellona - ratificata e approvata anche dall'Ue - prevede la protezione del Mare Mediterraneo dall'inquinamento. E prevede che le parti contraenti adottino ogni misura idonea a prevenire, ridurre, combattere e, per quanto possibile, eliminare l'inquinamento della zona del Mare Mediterraneo derivante dall'esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo del mare e del suo sottosuolo.
      Uno dei protocolli della convenzione di Barcellona è, appunto quello "offshore". E' entrato in vigore il 24 marzo 2011 e sinora è stato ratificato da Albania, Cipro, Libia, Marocco, Siria e Tunisia. Oltre a Cipro, altri Stati membri che sono parti contraenti della convenzione di Barcellona hanno recentemente annunciato la propria intenzione di ratificare il protocollo.
      Il protocollo offshore riguarda un settore che è disciplinato in ampia misura dal diritto dell'Unione. Ciò comprende, ad esempio, elementi quali la protezione dell'ambiente marino, la valutazione dell'impatto ambientale e la responsabilità per danni all'ambiente. Ed è coerente con gli obiettivi del regolamento proposto dalla Commissione sulla sicurezza delle attività offshore di prospezione, esplorazione e produzione di idrocarburi, ivi inclusi quelli in materia di autorizzazione, valutazione dell'impatto ambientale e capacità tecnico-finanziaria degli operatori.
      Il protocollo offshore comprende un'ampia gamma di disposizioni che dovranno essere attuate a diversi livelli dell'amministrazione. Tanto che se è opportuno che l'Unione intervenga a sostegno della sicurezza delle attività di esplorazione e sfruttamento offshore - tenendo presente, tra l'altro, l'alta probabilità di effetti transfrontalieri dei problemi ambientali connessi a tali attività - gli Stati membri e le loro autorità competenti dovrebbero essere responsabili di talune misure di dettaglio previste nel protocollo.
      È fondamentale assicurare una stretta cooperazione tra gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione, sia nel processo di negoziato e conclusione, sia nell'adempimento degli impegni assunti. Tale obbligo di cooperazione deriva dall'esigenza dell'unità della rappresentanza internazionale dell'Unione. Pertanto, gli Stati membri che sono parti contraenti della convenzione di Barcellona e che non vi hanno ancora provveduto dovrebbero adottare le misure necessarie per portare a termine le procedure di ratifica o di adesione al protocollo offshore.
      Si calcola che nel Mediterraneo vi siano più di 200 piattaforme offshore attive, mentre è all'esame la costruzione di altri impianti. L'Ue prevede, infatti, un aumento delle attività di esplorazione e sfruttamento di idrocarburi a seguito alla scoperta di vasti giacimenti di combustibili fossili nel Mediterraneo. E reputa probabile che le attività di esplorazione e sfruttamento si estenderanno, a medio termine, ad altre risorse minerali presenti in alto mare, nel fondo del mare e nel suo sottosuolo.
      Date la natura semichiusa e le speciali caratteristiche idrodinamiche del Mare Mediterraneo, un incidente paragonabile a quello verificatosi nel Golfo del Messico nel 2010 potrebbe avere conseguenze transfrontaliere deleterie immediate sull'economia e sui fragili ecosistemi marini e costieri del Mediterraneo. Una mancata gestione efficace dei rischi inerenti a tali attività potrebbe compromettere seriamente gli sforzi di tutti gli Stati membri che hanno l'obbligo di adottare le misure necessarie per conseguire e mantenere un buono stato ecologico nelle loro acque marine nel Mediterraneo. Cosa richiesta dalla direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino  che istituisce  un quadro  per l'azione comunitaria   nel campo  della politica  per l'ambiente marino (2008/56/CE).   
      Uno degli obiettivi della politica ambientale dell'Unione è la promozione di misure a livello internazionale per affrontare problemi ambientali regionali. Fra l'altro la comunicazione della Commissione intitolata "Affrontare la sfida della sicurezza delle attività offshore nel settore degli idrocarburi" adottata il 12 ottobre 2010, sottolinea la necessità di una cooperazione internazionale per promuovere la sicurezza offshore e le capacità di reazione a livello mondiale e una delle azioni a questo scopo consiste nell'esame delle possibilità offerte dalle convenzioni regionali. Essa raccomanda di rilanciare, in stretta collaborazione con gli Stati membri interessati, il processo per far entrare in vigore il protocollo offshore.
      Inoltre, nelle conclusioni sulla sicurezza delle attività offshore nel settore degli idrocarburi, adottate il 3 dicembre 2010, il Consiglio ha affermato che l'Unione e i suoi Stati membri dovrebbero continuare a svolgere un ruolo di primo piano negli sforzi prodigati per elaborare i più rigorosi standard di sicurezza nel quadro delle iniziative e sedi internazionali e della cooperazione regionale, come ad esempio nel Mar Mediterraneo. Il Consiglio ha inoltre invitato la Commissione e gli Stati membri a fare il miglior uso possibile delle convenzioni internazionali in vigore.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Uno dei protocolli della Convenzione di Barcellona è il cosiddetto "Protocollo Off-shore". Entrato in vigore il 24 marzo 2011, finora è stato ratificato solo da Albania, Cipro, Libia, Marocco, Siria e Tunisia, mentre Cipro e altri stati membri, che sono parti contraenti della convenzione di Barcellona, hanno recentemente annunciato la propria intenzione di ratificarlo quanto prima anch'essi... Ma intanto, guarda caso, uno di quegli Stati che ancora deve pronunciarsi al riguardo, e quindi ratificare quel protocollo è proprio l'Italia, lo stato mediterraneo per eccellenza che (per estensione, conformazione e posizione geografica nel bacino mediterraneo) indiscutibilmente più di ogni altro ne avrebbe bisogno, per poter meglio garantire e tutelare l'integrità ambientale dei suoi territori, delle sue coste e delle acque mediterranee in cui per tre lunghi lati si bagna il nostro Stivale...
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A Ilva Alvani, Mauro Brusà e Giovanni Angeloni piace questo elemento.
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No all'Italia petrolizzata. Imagine there is no fracking
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/imagine-there-is-no-fracking.html

Basta solo cliccare qui e firmare contro il fracking a NY. Sulla finestra a destra, scrollare in fondo ed aggiungere il proprio nome e indirizzo. Sull'indirizzo mettere città, Italy e poi sullo sta to cliccare AA. Come sempre, se si vuole, si possono aggiungere commenti personali, anche in Italiano alla fine.
      WEDNESDAY, JANUARY 9, 2013 - Lo stato di New York ha una moratoria sul fracking che vige da vari anni ormai. In questi ultimi mesi però torna lo spettro delle estrazioni di gas da questo stato. I gruppi di attivisti sono stati eccellenti in tutto questo tempo, e hanno lottato con tutti i modi possibili, da Josh Fox, a < Yoko Ono >, e tante sono state le celebrità a prestare il loro tempo e la loro voce a questa causa, da Mark Ruffalo a Ethan Hawke, da Lady Gaga a Matt Damon. Yoko e Sean Lennon hanno addirittura comprato una pagina sul NY Times per mettere una pubblicità' anti fracking. Proprio come Rocco Papaleo!
      Vincere contro il fracking a New York è importante, perchè - che ci piaccia o no - le cose che succedono in questo paese, in qualche modo, e più che altrove, riverberano all'estero. E se si può fermarli qui, dove le lobby del petrolio sono forti e spietate, e nella terra del capitalismo, allora questo darà coraggio e forza a tutte le comunità trivellande del mondo. Il governatore Andrew Cuomo vorrebbe aprire le trivelle in alcune comunità rurali di New York State, e c'è bisogno di tutti, da tutto il mondo, per fermare questa cosa. Lui sarà molto vulnerabile alle pressioni sia nazionali che internazionali perchè vorrebbe portarsi a presidente nel 2016 ed è importante fare il più rumore possibile.
      E' facilissimo mandare "osservazioni" che qui si chiamano "commenti pubblici". Basta solo andare sul link di cui sopra e firmare. La scadenza per questi commenti pubblici è Venerdì 11 Gennaio 2013. Infine, ho fatto tutto quel che potevo per la Sardegna, l'Abruzzo, la Puglia, il Veneto, la Lombardia, la Basilicata, l'Emilia Romagna, la Sicilia e il Piemonte. A New York ci sono nata e quelle zone, un po', sono mie.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

A New York la protesta contro la pratica del "fracking" per estrarre il famigerato "shale gas", già oggetto di una moratoria che la vietava sul territorio, è tornata di attualità. Il governatore Andrew Cuomo vorrebbe infatti aprire all'attività delle trivelle alcune comunità rurali di New York State. Contro le lobby del petrolio che nella terra del capitalismo sono forti e spietate, si stanno già impegnando importanti celebrità famose non solo negli USA. Ma chiunque può sottoscrivere questo referendum "contro" il fracking il cui termine scade domani 11 Gennaio. E, come ci dice Maria Rita D'Orsogna nel presentarcelo, c'è bisogno di tutti, qualunque sia la nazionalità d'origine, in quanto vincere questa battaglia di civiltà a New York sicuramente avrà il suo peso in tante parti del mondo...
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No petrolio in alta Irpinia, il sindaco De Mita aderisce al comitato
da "Il Ciriaco It"
http://www.ilciriaco.it/attualita/news/?news=26931


      09/01/13 - Il sindaco del Comune di Nusco Giuseppe De Mita, con delibera consiliare numero 39, aderisce al comitato "No Petrolio in Alta Irpinia", esprimendo un fragoroso no alle operazioni di ricerca di idrocarburi sul territorio. Come Nusco, anche Montemarano si era espresso diversi giorni fa. Un'altra importante tappa del gruppo di giovani irpini che stanno da quasi un anno lottando affinchè le istituzioni e i cittadini vengano a conoscenza del problema degli idrocarburi e insieme riescano a fermare le operazioni di ricerca e probabile futura estrazione di petrolio.
      Come annunciato al termine del convegno tenuto lo scorso 22 dicembre a Gesualdo, il Comitato "No Petrolio in Alta Irpinia" incontrerà i sindaci dei comuni interessati dal progetto di ricerca di idrocarburi (liquidi e gassosi) convenzionalmente denominato "Nusco". Come promesso, il sindaco di Torella dei Lombardi insieme al primo cittadino di Nusco, aiuteranno il Comitato No Petrolio in Alta Irpinia a riunire i sindaci interessati dal progetto di ricerca che fa capo alla società Cogeid (rappresentante unico dopo che Italmin Exploration presentò il progetto al ministero). L'incontro avverrà nel mese di gennaio e molto probabilmente le date saranno giovedì 24 e giovedì 31 gennaio.
      Alla riunione saranno presenti dei rappresentanti del Comitato e in particolare i tecnici che, nel corso dei mesi, hanno aiutato a capire l'annosa questione delle fasi di ricerca di idrocarburi, tra i quali ci sarà il prof. Franco Ortolani. Lo scopo dell'incontro, come suggerito dallo stesso sindaco Lodise, sarà quello di redigere un documento che verrà condiviso tra i sindaci i quali lo firmeranno impegnandosi a deliberare contro i progetti di ricerca petrolifera in Alta Irpinia. Il Comitato, nel ribadire ulteriormente la propria posizione di essere un gruppo spontaneo nato da liberi cittadini e non connesso ad alcun partito o movimento politico, ritiene comunque che gli incontri istituzionali siano fondamentali non solo per contribuire a diffondere le informazioni legati al permesso di ricerca "Nusco", ma anche per effettuare la giusta pressione sugli enti e sulle amministrazioni che negli anni si sono lasciati sfuggire la problematica.
      Nel mese di febbraio ricordiamo che la Regione Campania dovrebbe pronunciarsi sulle operazioni previste dalla terza delle fasi di ricerca del progetto, quelle della perforazione di un pozzo esplorativo (denominato Gesualdo-1) nel Comune di Gesualdo. Come annunciato nei passati convegni, l'Alta Irpinia è un territorio complesso e un progetto di ricerca come questo potrebbe danneggiare irreparabilmente una zona che ha nell'agricoltura, nel turismo, nella ristorazione, nell'ambiente, ecc. il suo punto di forza, una terra ricca di risorse tali da poter contribuire alla diffusione dell'energia ricavata da fonti rinnovabili.
      Oltre all'incontro con i sindaci, il Comitato No Petrolio in Alta Irpinia porterà il proprio contributo a Viggiano (Potenza), dove descriverà la propria esperienza. L'invito giunge dalla professoressa Albina Colella, geologa e attivista da anni nei problemi di estrazione petrolifera che interessano la Basilicata. Il Comitato farà sentire la propria voce, descrivendo minuziosamente le problematiche relative al progetto di ricerca nel territorio irpino.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Anche in Irpinia la protesta contro le trivellazioni esplorative si manifesta sempre più convinta, con l'adesione di sindaci della regione al vari gruppi spontanei formati da liberi cittadini e non connessi ad alcun partito o movimento politico. Stavolta sono i sindaci di Nusco e e di Torella dei Lombardi a unirsi al Comitato No Petrolio in Alta Irpinia a promuovere, con la partecipazione di tecnici qualificati, una prossima riunione di tutti i sindaci interessati dal progetto di ricerca che fa capo alla società Cogeid, per spiegare i termini del problema e sottoscrivere una delibera unitaria...
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Fracking: perché in Europa no e in America sì
da "Blitz Quotidiano it"
http://www.blitzquotidiano.it/energia/fracking-europa-no-america-si-1442037/


      9 gennaio 2013. BRUXELLES – Fracking: il metodo di perforazione del sottosuolo che sta dando all’America il primato nel mercato energetico mondiale difficilmente potrà essere praticato in Europa. Grazie allo sfruttamento delle riserve di petrolio e di gas non convenzionali gli Stati Uniti, secondo l’Aie, l’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2020 supereranno l’Arabia Saudita e diventeranno il primo produttore di idrocarburi al mondo. Con tutte le sue conseguenze geopolitiche ed economiche.
      Tutto questo grazie al fracking. Ma cos’è il fracking?

  ... è una abbreviazione di “hydraulic fracturing” che significa fratturazione idraulica. Queste due parole racchiudono tutto il concetto del fracking: frantumare la roccia usando fluidi saturi di sostanze chimiche ed iniettati nel sottosuolo ad alta pressione. Il fracking è un modo “non convenzionale” per estrarre gas da roccia porosa di origine argillosa detta scisti (shale in inglese), le cui vacuità ospitano in prevalenza metano. Con le tecniche “tradizionali” questo gas non potrebbe essere estratto, visto che il gas è intrappolato in una miriade di pori sotterranei e la classica trivella verticale non arriverebbe ad aprirli tutti.
Con il fracking invece, giunti ad una certa profondità la trivella ed i fluidi di perforazione vengono direzionati orizzontalmente e l’alta pressione innesca una serie di microsismi frantumando la roccia e lasciando sprigionare il gas. Esistono varianti per petrolio, per geotermia e per metano intrappolato in carbone invece che in scisti, detto Coal Bed Methane.

      Quali sono gli agenti chimici che vengono sparati sottoterra con il fracking? La risposta è in un rapporto sul fracking del Congresso Usa (scarica il pdf) datato aprile 2011:

  Naftalene, benzene, toluene, xylene, etilbenzene, piombo, diesel, formadelhyde, acido solforico, thiourea, cloruro di benzile, acido nitrilotriacetico, acrylamide, ossido di propilene, ossido di etilene, acetaldehyde, Di (2-ethylhexyl) phtalati.

      Questo spiega come mai il fracking non sia molto simpatico agli ambientalisti e sia anche poco compatibile con la geologia e le normative ambientali europee. In America il fracking è stato incentivato dall’amministrazione Bush-Cheney, che con l’Energy Act del 2005 esentò questo metodo di perforazione dalle leggi di protezione ambientale e concesse le terre demaniali degli Stati centrali americani ai petrolieri. Il risultato è stato 20 mila pozzi di estrazione del gas aperti in pochissimi anni che daranno agli Usa energia garantita per i prossimi 100 anni. In Europa c’è meno spazio, sia da un punto di vista geografico-geologico (la densità di abitanti per km quadrato è ben maggiore di quella degli Usa) che legislativo. Scrive Marco Magrini sul Sole 24 Ore:

  Secondo la Schlumberger, il colosso dei servizi all’industria petrolifera, il costo di un pozzo in Polonia – non solo per la maggiore profondità – si aggira sugli 11 milioni di dollari, il triplo che negli Usa. Per di più, l’effettiva abbondanza di risorse è ancora incerta: nell’ultimo anno, la Shell ha abbandonato le attività in Svezia e la ExxonMobil quelle in Polonia, in quanto “non economiche”.
Inoltre – qualcosa più di un intoppo – ci sono le colossali differenze normative. L’Energy Act americano del 2005 autorizza di fatto il fracking, che invece è strettamente regolato in Inghilterra e in Polonia, è in regime di moratoria in Bulgaria, in Romania e nella Repubblica Ceca ed è bandito in Francia. In America ci sono gli incentivi fiscali, in Europa solo in Ungheria. Infine, mentre di là dall’oceano la proprietà del gas è del proprietario della terra (ben felice di monetizzare), da questo lato dell’Atlantico le risorse sono degli Stati.

      Ma, nonostante le perplessità ambientali – negli Stati Uniti ci sono state falde acquifere contaminate dal metano e dalle sostanze chimiche usate per il fracking – l’Europa, soprattutto Stati dell’Est come Polonia e Ucraina, sta facendo qualche timido passo in direzione dei metodi di perforazione alternativa. Più del rischio geologico potè la paura di dipendere dal gas della Russia?
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Repetita juvant... e comunque nelle diverse spiegazioni di uno stesso argomento c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire e apprendere...
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Dalla mia Bacheca su FB del 9/01/13

No all'Italia Petrolizzata. Il geologo rincara la dose
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/il-geolgo-rincara-la-dose.html


"Sono uno dei collaboratori della scoperta del giacimento di M. Alpi (...) pietra miliare per l’esplorazione petrolifera cosa che evidentemente non poteva essere un vanto non motivo di denigrazione. Le lamentele della popolazione locale furono generate dalla convinzione che la scoperta poteva essere fonte di un numero stragrande di posti di lavoro cosa che evidentemente non poteva essere. "Schierarsi contro ciò che rappresenta la vita del popolo di cui orgogliosamente faccio parte è, a mio avviso, criminale ! " (un geologo ENI in pensione)
     TUESDAY, JANUARY 8, 2013 - Non deve dirlo a me quanto sia un vanto lavorare per l'ENI, ma a quelli che abitano a Gela, a Manfredonia, a Viggiano, a Pieve Vergonte, a Marghera, agli Ogoni della Nigeria e agli indigeni dell'Ecuador. Sarà vero tutto quello che lei dice nella lettera in fondo, ma le istanze petrolifere ci sono, da Pantelleria, al Salento, alla Campania, alla Lombardia, alla Pianura Padana.
     Notare anche il negazionismo sul Centro Oli. Come dire, l'ENI non ha mai cercato di trivellare, non ha mai minacciato nessuno, non ha mai cercato di comprarsi l'opinione pubblica. Sono dei santi. Il Centro Oli ad Ortona non c'è perchè la gente si è ribellata - grazie alla sottoscritta - e non certo perchè all'ENI interessi qualcosa dei campi d'Abruzzo.
     Questi sono ancora fissi con il paradigma: o trivelli o muori di fame. Tutto quello che possono fare è attaccare la mia persona. Io *sono* Americana, ma questo non vuol dire che uno non possa fare delle cose solo perchè sono *giuste* e *necessarie*, anche dall'altra parte del mondo. Lo so, in Italia è difficile capire, perchè invece che guardare l'orizzonte e il cielo è solo l'orticello sotto il naso che interessa, anche in questa battaglia al petrolio.
     Infine io, uno che lavora o ha lavorato per l'ENI per 30 anni, non la considero una persona di scienza, quanto invece uno con la laurea in geologia a soldo dei petrolieri. L'evidenza in tutto il mondo è lampante. La lettera:

 

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Commento di Maria Rita D'Orsogna a margine del suo post su FB

Uno dei geologi responsabile della scoperta di petrolio in Basilicata: "Le lamentele della popolazione locale furono generate dalla convinzione che la scoperta poteva essere fonte di un numero stragrande di posti di lavoro cosa che evidentemente non poteva essere". L'implacabile geologo ENI rincara la dose. Ma quali conoscenze ha del petrolio, dell'ambiente e del mondo in cui viviamo? Si vergogni e vada a quel paese !!!.
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Post di Valentina Marchetti

Questo é fuori di testa..e pure borioso !!! Grande Rita...
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Post di Ubaldo Radicchi

Nessun compromesso. I danni collaterali (accettabili perchè parte comunque di un bilancio positivo), quando si parla di salute, sicurezza e tipicità dei territori NON SONO ACCETTABILI. Respingo le tesi di questo signore.
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Post di Oreste Carmignano

Secondo questo fantoccio dell'ENI, bisognerebbe inginocchiarsi ad essa e ringraziarla, caso mai venerandola, e rendendo omaggio anche ad lui per la scoperta che ha fatto. La gente chiacchiera bene fin quando non capita qualcosa a loro. Se questo signore è cos' fiero dell'assunto svolto, perchè non ne rende merito trasferendosi con i propri figli vicino al centro oli e bevendo l'acqua inquinata di idrocarburi del Pertusillo ??? Per tutti i bambini che subiranno danni irreversibili da questo schifo, spero che gli venga un cancro alle palle, caro il nostro grande pioniere...
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Post di Maria Rita D'Orsogna

Se avete tempo, potete mettere commenti direttamente sul blog? L'ENI mi sta alle costole e per me sarebbe utile fargli sentire che non sono solo io a pensarla cosi...
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Post di Fiorenzo Magni

Se non si è scordata di noi, NO OIL..., ci siamo sempre; oggi però COMUNITA' LUCANA.
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A Cosimo Lamanna, Valentina Marchetti, Davide Colaiezzi, Giancristofaro Alessio, Fulvia Zinetti, Carmine Quintiero, Cecilia Peruch, Lucia Pardini, Giovanna Collarile, Filippo Foti, Mariangela CI, Elena Fattori, Luca Vetromile, Davide Colaiezzi, Nicolino Pantalone, Davide Ottoni, Assalti Rossi, Michele Guaita, Cesare Stella, Greta Ziggiotto, Mariantonietta Gambino, Elisa Passarella e al sottoscritto piace questo elemento.

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Trivellazioni petrolio e gas, Sound Oil e MOG fanno progressi in Italia
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/trivellazioni-petrolio-e-gas-sound-oil-e-mog-...progressi-in-italia-13882.html

      8 gennaio 2013 - Le due società londinesi Sound Oil e Mediterranean Oil&Gas (MOG) festeggiano un inizio 2013 spumeggiante di petrolio e gas. La prima ha terminato, positivamente, i test di produzione nel permesso Rapagnano nelle Marche, mentre la seconda ha ottenuto dal Ministero dello Sviluppo economico la concessione Aglavizza, tra Abruzzo e Molise.
      Il campo di Rapagnano si trova in provincia di Ascoli Piceno. È un ex giacimento ENI, scoperto nel 1952 e trivellato fino al 2000 nel pozzo “Rapagnano 1”. Consiste di due livelli produttivi: “A”, quello più profondo, e “Sabbie” che è più superficiale. Prima dell’intervento di Sound Oil entrambi i livelli erano sigillati, così come li aveva lasciati Eni a fine operazioni.
      A detta dell’Ufficio Nazionale Miniere e Idrocarburi (UNMIG, qui il comunicato stampa ufficiale), le procedure necessarie a rimettere in produzione il pozzo “Rapagnano 1” erano:

  - riapertura del livello “Sabbie” mediante la rimozione WL del TTBP attualmente presente;
- esecuzione di nuovi spari con fucili a massima densità e alta penetrazione su tutto l’intervallo tra il fondo pozzo (Bridge Plug a 1663 m MD) e il top spari attuale (1652,5 m MD);
- Step Rate Test ed eventuale stimolazione acida del livello A2 proteggendo il livello “Sabbie”
sottostante;
- trattamento del livello A2 con polimeri per ridurre la produzione di acqua;
- produzione in “commingle” da entrambi i livelli.

      In termini non tecnici: rompere i sigilli Eni, sparare delle cariche esplosive (gli “spari con fucili a massima densità“) nel pozzo per fratturare la cementazione protettiva e “riaprire i pori” da cui esce il gas, iniettare acido cloridrico a bassa pressione (si chiama “acidificazione della matrice“) nel livello “A” per pulire le fratture dal cemento, dalle impurità e dai fluidi di trivellazione, estrarre il gas da entrambi gli strati contemporaneamente.
      Come al solito la spiegazione è molto approssimativa ed eccessivamente sintetica e non piacerà ai geologi, ma è l’unico modo per far capire a chi non si intende di petro-geologia di cosa stiamo parlando. E i più attenti si saranno già accorti che sono più o meno le stesse operazioni già fatte o suggerite nei decenni scorsi da Eni nel permesso "Carità", pozzo “Nervesa 1 Dir”, in provincia di Treviso. Un pozzo per il quale Eni suggeriva il fracking e che ora è in concessione, coincidenza, proprio a Sound Oil.
      Il prossimo passo dell’azienda è l’ottenimento del permesso di ricerca Santa Maria Goretti, che risulta esente dall’obbligo di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), ancora nelle Marche. James Parsons, CEO di Sound Oil, afferma di aver già l’accordo col Ministero dello Sviluppo economico:

  Santa Maria Goretti è la gemma nascosta del nostro portafoglio e siamo felici del fatto che il Ministro ha accettato un iter accelerato di questo permesso di esplorazione.

      All’interno di Santa Maria Goretti c’è il pozzo “Castorano 1” trivellato dall’Eni negli anni ’60 fino a 2.140 metri di profondità ed è risultato sterile, ma Sound Oil afferma che in base a nuovi studi sismici è probabile che ci sia gas verso i 4.000 metri di profondità.
      MOG, invece, si gode la concessione Aglavizza che include il pozzo “Civitella 1” che, a 1.200 metri di profondità, ha uno strato sabbioso impregnato di gas. In totale ce ne dovrebbero essere 1,3 miliardi di piedi cubi (37 milioni di metri cubi). Aglavizza è confinante con un’altra concessione MOG denominata Civita, all’interno della quale c’è il pozzo “Civita 1 Dir”. L’UNMIG, purtroppo, non fornisce alcuna spiegazione sui suoi siti Web né su “Civitella 1” né su “Civita 1 Dir”.
      Sempre MOG, infine, è in attesa della VIA per il permesso offshore Ombrina Mare poco a sud di Pescara che era stato bloccato dalla normativa Prestigiacomo (il divieto di trivellare a meno di 5 miglia dalle coste) e che è stato poi sanato dal Decreto Sviluppo di Corrado Passera. Tuttavia, saggiamente, MOG afferma che la VIA non è ancora sicura visto che a febbraio in Italia si celebrano le elezioni politiche.
[ Fonti: RigZone, Proactive Investors ]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Marche, Abruzzo, e Molise. Della serie, "...ce n'è per tutti !!!". E in questa febbre di conquista di petrolio e gas si riciclano anche vecchi giacimenti già sfruttati a suo tempo e che, se si va a scavare, certi segnali di sofferenza Madre Natura li ha già dati nel passato, anche se abilmente sottaciuti da chi pur avrebbe dovuto avere il compito di sorvegliare e denunciare conseguenze e possibili cause... Ma siamo tutti dei San Tommaso, e se non sbattiamo il muso di fronte all'evidenza (Ilva docet...), per interesse passiamo sopra a tutto,,, Tanto poi Dio ci pensa...
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Post di Paolo Camerota
Guido, ormai la delusione aumenta quotidianamente, mi sembra che stiamo facendo la guerra ai mulini a vento. COMUNQUE MAI ARRENDERSI... Ciao ed Auguri.
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Post di Guido Picchetti

Grazie Paolo... apprezzo e condivido pienamente...
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Ambiente: intesa con Ministero per la tutela habitat marino
da "Abruzzo 24 ore.tv"
http://www.abruzzo24ore.tv/news/Ambiente-intesa-con-Ministero-per-la-tutela-habitat-marino/108188.htm


      08 gennaio 2013 - Protezione e conservazione dell'ambiente marino per garantire l'integrità dell'habitat naturale necessario alle tutela delle specie marine. È l'obiettivo principale del protocollo d'intesa che l'assessore ai Lavori pubblici, Angelo Di Paolo, e l'assessore alla Protezione civile, Gianfranco Giuliante, hanno sottoscritto per conto della Giunta regionale con il ministero dell'Ambiente. In questo senso il Ministero ha chiamato a raccolta le regioni adriatiche per dare attuazione alla direttiva europea denominata "Marine strategy" che prevede proprio una strategia specifica dei Paesi membri per azioni di tutela e conservazione dell'ambiente marino.
      "L'attuazione della Marine strategy - spiegano Angelo Di Paolo e Gianfranco Giuliante - richiede la partecipazione di tutti i soggetti istituzionalmente competenti dell’ambiente marino-costiero, e il ministero dell'Ambiente ha ritenuto indispensabile avvalersi, in questa prima fase di attuazione della Direttiva, della collaborazione delle Regioni costiere in quanto in possesso di specifiche conoscenze ambientali delle aree marine prospicienti i territori di competenza".
      Per dare seguito al protocollo d'intesa il ministero dell'Ambiente ha trasferito alla Regione Abruzzo la somma di 270 mila euro "individuando - precisano gli assessori - le attività di studio e di ricerca dell'ambiente marino nel tratto di costa di competenza regionale e prevedendo tre azioni principali: gli aspetti socio-economici dell'utilizzo dell'ambiente marino; la distribuzione ed estensione degli habitat bentonici e pelagici; la presenza di rifiuti (microplastiche ed altri) in ambito marino". Le attività operative saranno seguite dal servizio Opere marittime e Acque marine dell'assessorato e si svolgeranno durante tutto il 2013.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

L'Adriatico è salvo !!! Niente più pericoli per le conseguenze delle trivellazioni. Come ? Semplice... A garantire l'integrità dell'habitat naturale necessario alle tutela delle specie marine ci penserà la Regione Abruzzo, la quale, grazie ad un finanziamento del Ministero dell'Ambiente di 270.000 euro, darà attuazione alla direttiva europea denominata "Marine strategy", che prevede proprio una strategia specifica dei Paesi membri per azioni di tutela e conservazione dell'ambiente marino. In cosa consiste questa strategia ? In "attività di studio e ricerca sull'utilizzo dell'ambiente marino, sugli habitat bentonici e pelagici dell'Adriatico e sulla presenza di rifiuti (microplastiche ed altri) in ambito marino". E così d'ora in poi le trivelle off-shore in Adriatico potranno tranquillamente operare e proliferare, tanto non faranno più danni... Ad evitarli ci penseranno le "attività di studio e ricerca" della "Marine Strategy" !!!
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Post di Laura Picchetti
Scusa sai... ma stai facendo dell'ironia? ?? No ? Perchè qualcuno potrebbe anche credere nella tua annunciazione in prima istanza... eheheheheh
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Post di Mauro Brusà

Ridiamoci sopra....
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Post di Guido Picchetti

A buon intenditor poche parole... Un po' di riso fa buon sangue... E di buon sangue, di questi tempi, averne non fa certo male...
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Dalla mia Bacheca su FB dell' 8/01/13

Petrolio, Buscaino: "Trivellazioni pericolose per il territorio"
da "irpinia Oggi"
http://www.irpiniaoggi.it/...petrolio-buscaino-qtrivellazioni-pericolose-per-il-territorioq.html


      07 GENNAIO 2013 - "L'Irpinia, una terra ricca di risorse naturali e abitata da animali rari come l'aquila reale, il lupo, la lontra e la cicogna nera, è minacciata da possibili esplorazioni petrolifere che mettono a rischio un ecosistema delicato e di primaria importanza per gli equilibri idrici e sismici del meridione". E' quanto afferma Giuseppina Buscaino dell'Assemblea regionale SeL.
      "E’ incredibile, in una zona a forte rischio sismico, trivellare per trovare il petrolio, anticipando terremoti. Ci sono diversi permessi di ricerca, uno a Nusco e cioè la zona del cratere del terremoto del 1980. E altri sempre in provincia di Avellino, di Salerno e di Benevento. Le trivellazioni sconvolgerebbero il bacino idrico più importante del Mezzogiorno che è quello dei Monti Picentini , della valle dell’Ofanto del Calore e dell’Ufita. Si parla di indennizzi, ma questi indennizzi non servirebbero a niente di fronte agli enormi danni già elencati a cui si aggiungerebbero i danni all’agricoltura e al mercato immobiliare. Abbiamo visto che cosa succede in Basilicata dove si estrae il petrolio. In Basilicata a guadagnare sono altri e non di certo i lucani. Invece di investire nelle energie rinnovabili, nel solare, che come dice Rubia, è il nostro futuro, si continua con le trivellazioni per favorire le grandi compagnie e discapito del bene pubblico. Ci sarebbe davvero bisogno di un rinnovamento della politica".
      "Ci sarebbe bisogno di politici che mettano al primo posto i Beni Comuni anziché Politici che danno permessi a queste grandi società minerarie mettendo al primo posto il bene di quest’ultime. Esprimo tutta la mia solidarietà ai comitati no petrolio", conclude Buscaino.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Come voleasi dimostrare... (vedi l'ultimo post condiviso). Trivellazioni annunciate in provincia di Avellino, di Salerno e di Benevento. Trivellazioni, oltretutto, che sconvolgerebbero il bacino idrico più importante del Mezzogiorno che è quello dei Monti Picentini, della valle dell’Ofanto del Calore e dell’Ufita. Ma a denunciarne i pericoli per l'ambiente stavolta è proprio un assessore regionale, Giuseppina Buscaino, e faccio ammenda... L'eccezione che conferma la regola ?
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Petrolio, nuove trivellazioni nel Sannio: la Provincia di Benevento ricorre al Tar
di Redazione il Denaro
http://denaro.it/blog/2013/01/03/...trivellazioni-nel-sannio-la-provincia-di-benevento-ricorre-al-tar/


      3 gennaio 2013 - Un ricorso al Tribunale Amministrativo regionale (il Tar) per evitare la ricerca di petrolio nel Sannio. Lo annuncia l’assessore all’Ambiente della Provincia di Benevento, Gianluca Aceto. Nei giorni scorsi la Commissione regionale Via (Valutazione impatto ambientale) ha espresso parere favorevole per il progetto “Intervento di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma denominato Valle Spaccata in vari Comuni della Provincia di Benevento”. Il piano è proposto dalla società “Delta Energy Ltd”, azienda inglese attiva nel comparto petrolifero.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Pioggia di iniziative petrolifere su tutto il Paese. Poche le regioni che si salvano... E tocca alle provincie tenere gli occhi aperti e muoversi di conseguenza, visto l'andazzo delle regioni, che pure dovrebbero curare il loro ambiente...
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Petrolio, domani Legambiente presenta dossier su estrazioni
da Basilicata net
http://www.basilicatanet.it/basilicatanet/site/Basilicatanet/detail.jsp?sec=1005&otype=1012&id=605574


      07/01/2013 - BAS. Si terrà domani martedì 8 gennaio 2013 alle 11.00 presso la sede di Legambiente Basilicata Onlus, a Potenza la conferenza stampa di presentazione del dossier di Legambiente “Petrolio in Val d’Agri. Come recuperare i ritardi su controlli, sicurezza e sviluppo del territorio?”.
      "Con questo nuovo dossier - si legge nella nota dell'associazione ambientalista - Legambiente fa il punto, a quindici anni dall’inizio dell’attività estrattiva, sulla situazione in Val d’Agri su controlli, sicurezza e sviluppo del territorio".
      Interverranno il Responsabile Scientifico di Legambiente Giorgio Zampetti, il Presidente di Legambiente Basilicata Marco De Biasi ed il Presidente Circolo Legambiente Val d’Agri Ennio Di Lorenzo mentre nel pomeriggio il dossier verrà presentato ai cittadini in un’iniziativa pubblica che si terrà alle ore 17.30 a Grumento Nova, Salone del Castello Sanseverino.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Dopo la conferenza stampa di stamane a Potenza, il dossier di Legambiente Basilicata sarà presentato ai cittadini alle ore 17.30 nel Salone del Castello Sanseverino di Grumento Nova.
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Brindisi come Taranto: “Malformazioni neonatali legate all’inquinamento”
di Tiziana Colluto
http://www.ilfattoquotidiano.it/...-malformazioni-neonatali-causati-dalle-ciminiere/462370/


Ha assunto validità scientifica l’indagine che, nel capoluogo pugliese, correla le troppe anomalie congenite dei bimbi nati in città con i veleni delle fabbriche. Viaggio nel polo produttivo salentino, dove i controlli sono ridotti all’osso e dove nella giornata di oggi si torna in aula per un processo“al ribasso” ai vertici Enel
      7 gennaio 2013 - “Enzo Di Totaro faceva parte del Comitato vittime del petrolchimico. Chiedeva che si facesse luce sulle conseguenze di quell’industria in città. Non immaginava che sarebbe stato proprio lui il primo lavoratore su cui avremmo riscontrato l’angiosarcoma al fegato, che in sei mesi lo ha portato alla morte. Un tumore rarissimo, finora l’unico diagnosticato a Brindisi con certezza. Se fosse stato scoperto prima, avremmo avuto anche qui un processo come quello celebrato per Porto Marghera”. Mentre ne parla, Maurizio Portaluri abbassa gli occhi. E’ il direttore di Radioterapia all’ospedale Perrino e di nuovi casi di neoplasie ne accerta almeno uno al mese. Ma nella sua testa a rimanere stampata è l’immagine di quell’uomo dal respiro sfiancato, il respiro che è diventato l’affanno di tutta Brindisi, la Taranto dimenticata di Puglia.
      C’è una novità, ora, a togliere il sonno anche a chi crede di aver visto abbastanza. Dal 27 dicembre, ha assunto validità scientifica l’indagine sul rapporto tra inquinamento industriale e malformazioni neonatali. Lo studio, condotto dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Lecce, ha ottenuto la pubblicazione sulla rivista BMC Pregnancy and Childbirth ed è entrato a far parte delle banche dati della letteratura mondiale. Dimostra che, su 8.503 nuovi nati da madri residenti a Brindisi,194 hanno avuto anomalie congenite. Una media di 228,2 ogni 10mila bambini a fronte di quella europea di 165,5. Sono le malattie coronariche le più preoccupanti. In 83 casi, infatti, sono stati riscontrati disturbi congeniti al cuore. Un tasso di 97,6 ogni 10mila neonati, un terzo al di sopra di quello europeo. E con un 10,8% di probabilità media di morte perinatale.
      C’entrano i veleni industriali? “I fattori di rischio ambientali – è scritto nella ricerca – possono ruolo importante nella nascita dei disturbi cardiaci congeniti. Inquinanti di interesse per l’impatto sulla salute comprendono il biossido di azoto, biossido di zolfo, monossido di carbonio, l’ozono, il particolato, metalli pesanti e composti organici, in particolare diossine e furani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici aromatici (Ipa)”. C’è tutto questo nell’aria, nel suolo e nel sottosuolo di Brindisi, città che dal 1986 è inclusa tra quelle ad elevato rischio di crisi ambientale, dal 1997 è tra i 57 Siti di interesse nazionale, dal 1998 è nel Piano nazionale di disinquinamento, nel 2007 ha visto vietare la coltivazione dei terreni vicini alla centrale di Cerano, nel 2011 ha subito l’interdizione totale della zona di Micorosa, cinquanta ettari di “area regionale protetta” in cui sono stati sotterrati rifiuti.
      Città in cui, stando al rapporto dell’Agenzia Europea sull’Ambiente, ogni anno si producono danni sanitari per 700milioni di euro, ma che, per sapere cosa sputano fuori le ciminiere, deve affidarsi alle autocertificazioni delle industrie, non ha sistemi di monitoraggio in continuo dei camini, non ha enti terzi che ispezionino il combustibile bruciato,dispone di una sola centralina per rilevare gli Ipa. Falle che fanno il paio con quelle che dovrebbero fotografare lo stato di salute. Mancano gli accertamenti sulla popolazione lavorativa dei grandi giocare un impianti. Per le incidenze tumorali, l’indagine è stata diluita su tutta la provincia e ridotta a un solo anno.
      “Continuare a presentare così i dati – spiega il dottor Portaluri – favorisce il formarsi di una idea per cui si può abitare intorno o sopra aree inquinate, senza che la popolazione subisca alcuna conseguenza. Possono crederci solo gli ingenui. Abbiamo interi quartieri a ridosso delle fabbriche, divisi dall’area del Sito nazionale da una stradina. Non sono mai stati fatti rilievi mirati, come quelli disposti dalla magistratura per i Tamburi di Taranto”. 60km separano Brindisi dalla città dell’Ilva. Un abisso in termini di presa di coscienza, perché “lì le polveri rosse danno un colore al problema, costringono tutti a guardarlo. Qui i segni visibili sono ridotti. E ciò rende più vischiosa l’insidia”.
      Nella zona industriale, 114kmq lungo 30km di costa, il crepuscolo stempera le sagome degli ex colossi di Stato. Hanno altri nomi, ma si continua a chiamarli con i vecchi. Il petrolchimico è sempre la “Montecatini”, anche se oggi è in mano a Versalis e Syndial, società figlie dell’Eni, che qui controlla anche la centrale a gas di Enipower. Il polo elettrico è ancora l’“Eurogen”, sebbene ora sia diviso tra Edipower ed Enel Nord, centrali a carbone sorelle minori di quella a sud, intitolata paradossalmente a Federico II. Un mastino da 60Gw al giorno, costruito vent’anni fa sulle spiagge dorate di Lido Cerano, 270 ettari di cui 11 di carbonili scoperti. In mezzo, i nuovi arrivati. Lo zuccherificio a biomasse; la farmaceutica Sanofi Aventis; la Basell, il più grande produttore mondiale di polipropilene; la Chemgas e i depositi di propano; la discarica di rifiuti pericolosi con annesso inceneritore.
     Dopo il terremoto giudiziario di Taranto, anche Brindisi ha sperato in una svolta, quantomeno in uno scossone. L’apertura, lo scorso 12 dicembre, del primo processo penale sull’ambiente violato ha visto assenti tutti i quindici dirigenti dell’Enel. Oggi la seconda udienza, ma intanto rimane l’amaro in bocca. “E’ un procedimento al ribasso. Il capo d’imputazione – rimarca Portaluri – è per getto pericoloso di cose e danneggiamento aggravato, insudiciamenti ed imbrattamenti ai terreni e alle colture. Non c’è posto per i danni alla salute”.
(foto di Emiliano Buffo)
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Nulla di nuovo sotto il sole... del Sud !!! Mancanza di controlli e danni da inquinamento a gogò...

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Shale gas e fracking: la California vuole chiarezza su tecniche usate
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/shale-gas-e-fracking-california-vuole-chiarezza-su-tecniche-usate-13855.html

      7 gennaio 2013 - Lo Stato della California inizia a chiedere più trasparenza all’industria del petrolio e del gas, da tempo impegnata nello sfruttamento delle formazioni “ < shale >“. Cioè gli scisti, pietre e argille impregnate di olio e metano che vengono estratti con il <fracking idraulico >e pompando sostanze chimiche nel sottosuolo.
      Proprio le sostanze chimiche iniettate ad alta pressione sono l’oggetto di una recente proposta di legge statale, attualmente in discussione: una “Pre-Rulemaking Discussion Draft”, una bozza sullo “Sviluppo, regolamentazione e conservazione delle risorse di petrolio e gas”. Chiariamo subito che non c’è nulla di miracoloso in questa proposta: il segreto industriale sulle tecniche usate dai petrolieri, n vigore anche in Italia, resta tutelato. Tranne in casi particolari e specifici. In linea di massima la proposta prevede che l’operatore del pozzo comunichi, al termine delle operazioni di fracking, il fatto di aver usato tale tecnica in quello specifico pozzo.
>> Leggi le disposizioni in materia di fracking in vigore in Italia
      Tra gli obblighi che lo Stato della California vorrebbe imporre c’è anche quello di comunicare l’avvenuto fracking al sito "FracFocus.org", che si autodefinisce così:

  "FracFocus" è il registro nazionale delle sostanze chimiche utilizzate nell’ "hydraulic fracturing". "FracFocus" è gestito dal "Ground Water Protection Council" e dalla "Interstate Oil and Gas Compact Commission", due organizzazioni che hanno la missione di conservare e proteggere l’ambiente.
Questo sito è stato creato per fornire al pubblico informazioni sulle sostanze chimiche usate nell’ "hydraulic fracturing" nella sua zona. Per aiutare gli utenti a usare queste informazioni il sito offre anche informazioni obiettive sull’ "hydraulic fracturing", le sostanze chimiche usate, lo scopo per cui vengono usate e i modi in cui vengono protette le falde acquifere.

      C’è di sicuro molto “greenwashing” in "FracFocus": il suo scopo è tanto informare quanto tranquillizzare il cittadino. Ma è anche vero che le poche informazioni che si possono ottenere consultando la mappa dei 15 mila pozzi censiti da questo sito web sono meglio di quelle che il nostro Ministero dello Sviluppo economico (non) mette a disposizione riguardo ai 7.137 pozzi trivellati in Italia dal 1895 ad oggi.

FracFocus Year One
Caricato in data 13/lug/2012 - 3'05"

http://youtu.be/SSKIxTzVKzY

      Se verrà approvata la nuova proposta californiana le imprese che fanno fracking sul suolo del “Golden State” potranno continuare a mantenere il segreto industriale su alcune componenti chimiche dei loro fanghi di trivellazione. Con una eccezione, e non da poco. In caso di incidente (perdita di fluido nel pozzo, fuoriuscita di fluido o contaminazione della falda acquifera), se ci dovessero essere conseguenze per salute dei cittadini, un medico che avesse in cura uno di questi cittadini “offesi” potrebbe chiedere la lista completa delle sostanze pompate col fracking. E le aziende dovrebbero fornirgliela.
>> Scopri i problemi alle riserve idriche in Cina causati dallo shale gas
     Questo per curare correttamente il paziente, prendendo le opportune contromisure in caso di intossicazione. Tutto ciò, però, con limiti assai stringenti:

  Se il medico ritiene che ci sia una emergenza clinica e che conoscere la precisa entità e quantità di ogni agente chimico protetto da segreto industriale sia necessario per il trattamento medico di emergenza, allora il titolare delle informazioni protette da segreto industriale dovrà subito comunicare tali informazioni al medico, dopo un accordo verbale con il medico che assicura che verranno utilizzate solo per scopi clinici e che manterrà tali informazioni segrete.
Il titolare delle informazioni protette da segreto industriale potrà chiedere, il medico dovrà accettare la richiesta, una dichiarazione scritta sulla necessità e la confidenzialità delle informazioni redatta prima possibile, in base alle circostanze.

      Fermiamoci un attimo e pensiamo alle conseguenze che tale accordo scritto o verbale potrebbe avere: in caso di contaminazione e successiva intossicazione di un paziente non ci sarebbe modo di usare quelle informazioni in un eventuale processo per danni a carico dell’azienda che ha fatto fracking. In un Paese come gli Stati Uniti, dove la sanità è privata e si basa sulle assicurazioni, questo piccolo dettaglio non è affatto da sottovalutare.
[Fonte: California Department of Conservation]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Cito due soli dati che si ricavano dall'ottimo articolo di Peppe Croce su "Green Style". In California sono 15 mila i pozzi censiti dal "FracFocus", l'organizzazione pubblica che ha il compito di proteggere l'ambiente di quello stato dalle attività di "hydraulic fracturing" per l'estrazione delle shale-gas, e di informare i cittadini sui pericoli che possono da tale tecnica derivare alle falde acquifere e alla stabilità del suolo... In Italia sono ben 7.137 i pozzi trivellati in Italia dal 1895 ad oggi, a fini diversi certo, ma comunque capaci di influire in qualche modo sul sottosuolo. Ma su tali pozzi, qualunque sia la loro finalità, il nostro Ministero dello Sviluppo Economico "NON" mette a disposizione alcuna informazione al riguardo... E tanto meno fornisce indicazioni sui sistemi utilizzati nelle perforazioni del sottosuolo, mostrando ancora oggi di ignorare ufficialmente cosa sia la "fratturazione idraulica", che pertanto non risulta neppure codificata... O addirittura afferma, negando l'evidenza, che il cosiddetto "fracking" sia stato mai impiegato in Italia... Più trasparenza di così !!!
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Dalla mia Bacheca su FB del 7/01/13

Scosse e trivelle
di Vanni Destro
http://www.tuttamialacitta.net/index.php/2013/01/scosse-e-trivelle/


      06 gen 2013 - Arriva la Northsun con le sue trivelle e subito la natura risponde. Un avvertimento chiaro, una scossa del terzo grado della scala Richter tra Lusia e Lendinara, poco lontano dai luoghi in cui la società petrolifera vorrebbe fare le sue ricerche a scopo estrattivo.
      Cerca il metano nella zona rivierasca del Po tra Taglio di Po e Gavello la Northsun, un’area in cui le estrazioni degli anni 40 – 50 hanno lasciato le cicatrici della subsidenza. Ora le ricerche e le estrazioni andrebbero a profondità maggiore e arriverebbero a sollecitare zolle terrestri profonde.
      Il rischio è quello che si verichino terremoti. Magari queste pratiche sono la causa dei recenti terremoti che hanno devastato il territorio italiano. Non esiste certezza scientifica, ma il dubbio è forte anche tra i sismologi.
      Intanto una scossettina di avvertimento la natura ce l’ha data. Sia l’istinto di conservazione, se non la saggezza, a farci comprendere che non dobbiamo permettere a nessuno di far profitto sulla nostra pelle.
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Post di Stefania Armeno
Udite,udite !!!
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Trivelle e dighe in un articolo di Maria Rita D'Orsogna
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/184270628382222

7/01/13 - Le esperienze degli altri, specie se fatte e dohttp://www.conservation.ca.gov/Index/Pages/Index.aspxorate, ma vanno sempre giustamente valutate, per evitare certi errori che potremmo poi pagare tutti a caro prezzo... Leggete cosa accadde nel 1963 in California, cosa si è accertato successivamente, e poi rispondiamo a questa domanda: in Abruzzo, vicino alla diga di Bomba, proprio vogliamo le trivelle in azione ?

Baldwin Hill, Los Angeles, 1963: trivelle e diga crollata
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/baldwin-hill-los-angeles-1963-trielle.html

Meehan, RL Hamilton, DH (April 23, 1971): "Ground Rupture in the Baldwin Hills", Science 172, no. 3981, 333-344.
"On the role of oil drilling and water re-injection in causing the Baldwin Hills Dam collapse"
(Sul ruolo delle estrazioni di petrolio e delle reiniezioni di acqua nel collasso della diga di Baldwin Hills).
       SUNDAY, JANUARY 6, 2013. - Cento anni fa, Los Angeles era un enorme campo di petrolio. Molte fortune sono state costruite qui - Paul Getty, Edward Doheny, Armand Hammer sono tutti "oil tycoons" associati alla storia di questa città e che a partire dalla fine dell'800 hanno investito, lucrato e sono diventati ricchi oltre ogni aspettativa. Tante cose allora non si sapevano, la città quasi non esisteva. Sul finire dell'800 Los Angeles non era quella che conosciamo oggi, ma solo un gruppo di case in quello che oggi è downtown con un po' di case al mare - a 10 miglia di distanza - per fuggire la calura estiva. Fra il downtown ed il mare, il nulla, dove sono sorti i campi di petrolio. E siccome non sapevano quel che facevano, è qui che hanno sperimentato per primi la subsidenza da petrolio, l'inquinamento da petrolio, la ricchezza smisurata per pochi, da petrolio. Ed è anche qui che a un certo punto hanno capito che era meglio puntare su aria pulita, Hollywood, industria aerospaziale, mare, turismo, ... e oggi "Silicon Beach". Nessuno lo sa, ma Venice e Santa Monica sono tutto un pullulare di piccole aziende di high-tech. Pian piano i pozzi sono stati tolti e al loro posto sono sorte aree residenziali e turistiche. Ne resta ancora qualcuno in giro, come relitti di altri tempi.
       Ed è anche qui a Los Angeles, che le estrazioni di petrolio hanno portato al crollo di una diga di acqua, il Baldwin Hills Reservior. Era il 1963, fuoriuscirono con vigore quasi 1 milione di litri di acqua, morirono 5 persone e 277 case sono andate perse. Solo un paio di settimane prima c'era stato il crollo della diga del Vajont, in Italia, con 2000 morti. La diga di Baldwin Hills era stata costruita subito dopo la seconda guerra mondiale, quando iniziò il boom demografico in California per portare acqua in quello che era - ed è - un deserto.
       In calce all'articolo il video dell'epoca. Si chiama "Water and Oil don't mix" ed è considerato il primo caso di live reporting nella storia della televisione con viste aeree. Qualcuno dovrà mostrarlo a Giorgio Mazzenga della Forest Oil e a quelli che prendono le decisioni sulla diga di Bomba. Si chiama "1963 Baldwin Hills Dam Collapse - Caused by Oil Field Operations", più chiaro di cosi si muore.
       Io i documenti della Forest Oil li ho letti quasi tutti e credo che le correlazioni fra estrazione di idrocarburi e stabilità della diga, in una zona sismica, instabile e prona a subsidenza naturale non siano state assolutamente bene indagate. In soldoni, si pensava che la diga fosse perfetta e resistente, ed invece una piccola crepa ha fatto sì che tutta la cementificazione cedesse, rilasciando acqua torrenziale che ha ingoiato tutto quello che ha incontrato per strada. La diga era del 1947, costò 10 milioni di dollari ed era considerata la più avanzata del suo tempo, un "un capolavoro". Si estendeva su 20 ettari di terra e doveva dare acqua a 10,000 persone.
      Ore 3:38, 14 Dicembre 1963. Lo strato di asfalto posto a mò di isolante fra il terreno e l'acqua subisce una crepa. L'acqua pian piano entra nelle fondamenta della diga. Si crea un buco sempre più grande che si capisce subito sarà incontrollabile. Parte l'operazione di evacuazione dei residenti. Il fotogrago Richard Levine si trova nei paraggi e scatta foto che documentano il disastro. Un'ora di tempo. Tutto allagato. Passata l'emergenza, pianti i morti e riasciugato il circondario, si cerca di capire di chi fosse stata la colpa.
       Cosa era successo? Era successo che il disegno e la località scelta per questa diga non erano ottimali, visto che a circa 150 metri c'era un faglia sismica e che lo strato di asfalto, con la tensione del sottosuolo aveva ceduto, generando delle crepe. Colpa dell'asfalto allora? Beh, non proprio. A dire la verità questo strato di asfalto era stato disegnato in modo da essere flessibile in caso di lievi spostamenti o riassestamenti normali del terreno. Si sapeva infatti che Los Angeles è zona sismica e che il terreno era ballerino. Ma qui invece i movimenti della terra erano stati più forti di quanto previsto. E cosa aveva causato il movimento del terreno e lo spostamente delle faglie che molto di più di quanto ci si aspettasse?
     Il fattore magico, il lupus in fabula, è sempre lui. Un campo di petrolio. In questo caso, l' "Inglewood Oil Field". Questo campo di petrolio sorgeva a circa 800 metri dalla diga ed aveva 600 pozzi di petrolio in produzione in un territorio fragile e instabile. I movimenti che gli ingegneri non avevano previsto erano dovuti dunque non a spostamenti naturali del sottosuolo ma a movimenti artificiosamente indotti dalle operazioni petrolifere. I geologi avevano trovato tracce di fluidi perforanti e acque di scarto di produzione vicino alle faglie sismiche.
      Il campo di Inglewood funzionava con la tecnica della "pressurized extraction", dove si iniettava acqua ad alta pressione nel terreno per spingere il petrolio il più possibile vicino ai pozzi, per poi estrarlo più facilmente. E' stata proprio questa iniezione di fluidi nel sottosuolo, assieme alla reiniezione di fluidi di scarto a scatenare gli eventi del 1963. Si parlava di pressioni enormi, circa 6000 psi, o 410 atmosfere. L'ingegner Thomas Leps fu incaricato di indagare in modo "neutrale" per conto dello stato della California nel 1964 e giunse alla conclusione che i movimenti asismici indotti dal campo di petrolio comprendevano 4 metri di subsidenza indotta che avevano messo forti pressioni sul sottosuolo, fra cui 15 centimetri di spostamento della faglia vicina alla diga. E voilà le crepe nello strato di asfalto della diga, il cedimento ed i morti.
      Ovviamente, i petrolieri fecero tutto quello che potevano per negare qualsiasi responsabilità. La "Standard Oil" che gestiva il campo di Inglewood, aveva sponsorizzato uno studio condotto da tale Arthur Casagrande che diceva che non era colpa del petrolio e che erano stati movimenti più vicino alla diga a causare le crepe. Ma con il passare degli anni, anche i collaboratori di Casagrande hanno dovuto ammettere che le operazioni di petrolio hanno avuto un ruolo fondamentale in questa tragedia. Questa è l'opinione corrente oggi ed è quanto affermato nel rapporto finale della USGS del 1969 e ribadito in ogni dibattito accademico. Secondo studi successivi il 90% degli spostamenti delle faglie in una zona vicino a Baldwin Hills e detta Stockton-La Brea, è dovuta al campo di Inglewood. La diga non è mai stata ricostruita ed al suo posto c'è oggi un parco . Anche il campo di petrolio di Inglewood esiste ancora, i nuovi proprietari si chiamano PXP. La faglia di Stocker-La Brea continua a muoversi.
     NB - Qui a seguire il video originale di History Channel che mostra cosa accadde in California nel 1963 alla diga delle "Balwin Hills" di Los Angeles a causa dei pozzi petroliferi da tempo operativi nella zona. (ndr.)

1963 Baldwin Hills Dam Collapse - Caused by Oil Field Operations
Pubblicato in data 30/mag/2012 by CC SC - 8'58"
Clip from the History Channel show 'Engineering Disasters', giving an insight into this 1963 Dam collapse
in the LA Suburb of 'Baldwin Hills'. This video is posted in the interests of academic research.
It was aired on the History Channel(Australia) in 2010
.


http://youtu.be/bUj80BA8IFs

Vedi anche: http://clui.org/section/baldwin-hills-dam-failure-site.

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Dalla mia Bacheca su FB del 6/01/13

Rai3: ieri ad Ambiente Italia, Pantelleria e i pozzi della discordia
di Guido Picchetti (da una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4734702159836&l=9911ef0842


      6/01/13 - Come preannunciato da "Pantelleria News internet Com", è andata in onda ieri alle 12,55 su RAI 3 la puntata di "Ambiente Italia", incentrata, secondo il comunicato diramato dall'Ansa, sui nuovi pozzi per estrarre petrolio e trivelle in azione, anche in aree ambientali protette.
      In realtà gli argomenti affrontati dalla trasmissione sono stati tanti, forse anche troppi, e il risultato finale a mio modesto parere è che la maggior parte di essi siano stati trattati in modo piuttosto generico e senza approfondimenti utili e significativi.
      Pantelleria è stata tirata in causa per quel generatore di energia alternativa da moto ondoso il cui prototipo, messo a punto da giovani ricercatori del Politecnico di Torino, abbiamo visto sull'isola la scorsa estate in acqua proprio davanti al Castello.
      L'appuntamento è ora per la prossima estate ancora a Pantelleria, per vederne e collaudarne i successivi sviluppi del progetto, che punterebbero prevalentemente a rendere la struttura compatibile, ai fini dell'impatto ambientale, con le esigenze paesaggistiche richieste dal suo inserimento nell'ambiente naturale dell'isola.
      Si è poi parlato di trivellazioni off-shore in Adriatico, nello Ionio e nel Canale di Sicilia, della Vega al largo di Pozzallo, della nuova piattaforma che l’Edison intende affiancare alla prima, e dell’inquinamento in provincia di Scicli dovuto sempre a trivellazioni, ma in-shore stavolta. Ma si è anche parlato del problema dei rifiuti in Campania e in Calabria, dell’acqua “potabile” all’arsenico nel viterbese, e di tante altre questioni ambientali presenti sul territorio nazionale, in attesa di soluzioni che chissà mai se e quando arriveranno.... Perdonatemi il pessimismo.
      Comunque una trasmissione certamente interessante, tutta da vedere. Questo il link per poterla seguire sullo schermo del PC da "Rai Replay":
http://www.rai.tv/dl/replaytv/...&vd=2010-07-21&vc=1&1279813575343#day=2013-01-05&ch=3&v=166916&vd=2013-01-05&vc=3

 

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Dalla mia Bacheca su FB del 5/01/13

Pacco e contropacco a danno dei parchi
di Renzo Moschini (*)
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=19675
  

     [4 gennaio 2013] - Purtroppo, è necessario tornare ancora una volta a parlare delle ragioni e dei rischi contenuti nella decisione di inserire confusamente e malamente una serie di modifiche alla legge quadro sui parchi  (ma anche a quella sul mare precedente a questa) in un provvedimento destinato a non essere approvato in via definitiva in questa legislatura giunta ormai a termine.
     Modifiche per altro non necessarie ai fini del provvedimento, rivolto principalmente a regolare taluni finanziamenti e - come vedremo - in palese contrasto con una direttiva recentissima del ministro dell'Ambiente Clini sull'impegno dei parchi ed anche con i programmi del ministro alla Coesione Barca, che prevedono un ruolo importante dei parchi e delle aree protette nelle politiche di integrazione - ossia di leale collaborazione istituzionale - condizione, questa, indispensabile per qualsiasi seria politica nazionale.
     Ignorando tutto questo ci si è invece ostinati a immettere frettolosamente un testo sconclusionato, pasticciato e contraddittorio testo con il quale si modifica e si penalizza disinvoltamente una legge speciale come la 394 proprio in passaggi chiave che riguardano quel rapporto fondamentale di collaborazione tra stato, regione ed enti locali, senza il quale non sarà possibile alcun rilancio non soltanto dei parchi, ma anche più in generale per le politiche dell'ambiente, a partire proprio dal mare.
     Per cogliere le contraddittorietà di questa legge per molti aspetti quasi illeggibile non è necessario essere passati dalle aule parlamentari. Due aspetti tuttavia sono fin troppo chiari: il primo è che lo stato sfratta le regioni dalla gestione marino-costiera prevista non solo dalla 394 e dalle 426 ma già prima dalla legge sul mare (la 979); il secondo è che il ministero, da sé, suonerà e canterà sentendo qualche volta le regioni (non d'intesa, naturalmente), che dovranno rispondere alla svelta, risposte che il ministero potrà tranquillamente ignorare e buttare nel cestino.
    Qualora qualcuno se lo fosse dimenticato stiamo parlando del mare e delle coste, del santuario dei cetacei, delle vicende dell'Arcipelago Toscano e i suoi veleni, dell'isola del Giglio e della navigazione marittima, delle trivellazioni, dei territori disastrati di Portovenere, delle 5 Terre e di tanto altro, ma a tutto penserà il ministero e le regioni possono tranquillamente essere mandate in pensione. E'previsto ad esempio un Comitato nazionale per le aree protette dove c'è ovviamente il ministero, il CFS e le Capitanerie di porto, ma non le regioni e gli enti locali. Cosa vuoi di meglio.
     Si dirà - ed è vero - che tanto questa legge ora non potrà essere approvata e riguarderà semmai il nuovo Parlamento. Ma è proprio questo che non convince.
     Sembra che per qualcuno questo sia un modo di inviare al nuovo Parlamento un messaggio in bottiglia: insomma, dovrete ripartire da qui. Ma è proprio questo che rende la proposta pericolosa e inaccettabile. Davvero si dovrebbe ripartire con uno sfratto delle regioni e degli enti nell'ambito di un comparto come i parchi e le aree protette? Davvero di questo hanno bisogno oggi i parchi già mazziati e cornuti?
(*) Gruppo San Rossore
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Shale gas e fracking in Europa, apertura di Oettinger
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/shale-gas-e-fracking-in-europa-apertura-di-oettinger-13814.html


      4 gennaio 2013 - Il commissario europeo all’Energia Ghunter Oettinger, dopo aver aperto la porta dell’Europa al petrolio offshore e allo shale gas, torna a lusingare il fracking, la pericolosa tecnica di fratturazione idraulica delle rocce e delle argille che ha permesso negli ultimi due anni il boom delle estrazioni di metano negli Stati Uniti. Lo fa nel corso di una intervista a RP Online, testata digitale tedesca.
>>Leggi le dichiarazioni ufficiali di Oettinger sulle valutazioni UE
http://www.greenstyle.it/shale-gas-e...costi-e-benefici-10860.html

      L’intervista è passata quasi inosservata in Italia, fatto salvo il riferimento di Oettinger al fatto che i tedeschi continueranno a usare energia elettrica prodotta dal nucleare anche 40 anni dopo la chiusura dell’ultima centrale atomica in Germania:

  Un ritorno alla fissione nucleare non è più concepibile in Germania. Ma la fusione nucleare sta facendo grandi progressi. Forse un giorno questa tecnologia sarà accettata in Germania. Nel frattempo i tedeschi dovranno accettare il fatto che consumeranno per un lungo tempo energia nucleare, persino quando l’ultima centrale atomica della Germania verrà spenta.
In Europa ci sono ancora 140 centrali nucleari e molti Governi non hanno la minima intenzione di spegnerle. Tra quarant’anni avremo ancora elettricità nucleare nella rete tedesca.

     Tutto ciò è abbastanza ovvio, mentre molto meno ovvia e molto più problematica è la posizione di Oettinger nei confronti del fracking:

  Tra pochi anni il fracking sarà possibile anche senza l’uso di agenti chimici. E allora ci sarà una svolta per questa tecnologia, di cui gli Stati Uniti stanno già godendo i benefici: loro fanno fracking in modo intensivo. Con il risultato che in USA il gas metano costa quattro volte meno che in Germania.

     Sia lode al fracking, quindi? Non necessariamente considerato che il fatto che a breve si potrà fare fratturazione idraulica dello shale gas senza agenti chimici è un mantra che sentiamo ripetere da parecchio, ma che risulta assai poco credibile: il fracking è nato nel 1947 e già allora si faceva pompando sostanze chimiche nel sottosuolo, se dopo 65 anni ancora si fa così un motivo ci sarà.
>>Scopri le posizioni dell’Italia in merito all’estrazione di shale gas con il fracking
http://www.greenstyle.it/il-fracking-per-estrarre-gas-in-italia-e-gia-realta-12531.html

     La questione, oltre la Germania, interessa molto anche in Francia dove il ministro dell’Ambiente e dell’Energia Delphine Batho si è dichiarata contraria alle estrazioni di gas di scisto con la fratturazione idraulica con argomenti molto simili (seppur usati in senso opposto e contrario) a quelli di Oettinger:

  L’hydraulic fracturing è l’unica tecnica per cercare e produrre shale gas. Oggi non c’è altro modo, ma se ci fosse ne discuteremmo democraticamente. Il fracking provoca problemi geologici mentre le sostanze chimiche utilizzate nel processo di fratturazione possono diffondersi nelle falde acquifere. Per quanto si sa oggi questa tecnica è rischiosa per l’ambiente e la salute e questo è il motivo per il quale la Francia l’ha vietata.

     Il ragionamento della Batho, che ha portato ad un vero e proprio scontro nel Governo francese sullo shale gas, apre le porte ad un’altra riflessione: anche se fosse possibile rompere il sottosuolo senza iniettarvi acidi e altre sostanze tossiche e pericolose, resta il fatto che modificare l’equilibrio geologico a 2-4000 metri di profondità non è una pratica del tutto sicura.
     Terremoti a parte, ci sono le fughe di gas che già abbondano nei giacimenti non fratturati arrivando a punte del 9% del metano estratto. Con numeri del genere si fa fatica a non credere ai video che girano in rete sui rubinetti che diventano lanciafiamme. La contaminazione delle falde acquifere, dove si insinua il gas liberato fratturando il terreno, è sempre meno un mito.
Fonte: RP Online
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Questa la conclusione dell'articolo di Peppe Croce in risposta all'apertura dei rubinetti dello shale gas che la nostra cara Europa con il suo commissario Oettinger intende fare: "Terremoti a parte, ci sono le fughe di gas che già abbondano nei giacimenti non fratturati, arrivando a punte del 9% del metano estratto. Con numeri del genere si fa fatica a non credere ai video che girano in rete sui rubinetti che diventano lanciafiamme. La contaminazione delle falde acquifere, dove si insinua il gas liberato fratturando il terreno, è sempre meno un mito"... Non è abbastanza ?

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Sono un geologo ENI, non sono d'accordo ma devo documentarmi
di XXX
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/sono-un-geologo-eni-non-sono-daccordo.html


     FRIDAY, JANUARY 4, 2013 - (A seguire una lettera ricevuta da Maria Rita D'Orsogna a seguito della pubblicazione del suo articolo "Caviaga - Lodi e la sismicità indotta" del 2/01/2013 - ripreso qui negli "Echi di Stampa" - e postata sul suo Blog con una sua breve nota di risposta in merito e altri due commenti successivamente ricevuti sul Blog, ndr.)

Gent. Professoressa,
sono XXX di professione geologo specializzato in ricerca di idrocarburi. Sono in pensione dopo avere lavorato all'ENI E & P per 34 anni di cui 10 trascorsi all'estero, prima dell'ENI avevo lavorato come ricercatore del CNR presso l'Università Federico II di Napoli.
Sono membro della AAPG, AGS, AGU ed SEPM negli Stati Uniti e varie altre società accademiche in Europa e in Italia. Ho letto il Suo articolo pubblicato sul "Fatto Quotidiano" non sono assolutamente d'accordo con quanto Lei afferma, ma per per una risposta adeguata devo documentarmi maggiormente, pertanto Le sarei grato se mi fornisse maggiori referenze circa l'articolo " In Italy the production of gas from the Caviaga Field caused an earthquake of magnitude 5.5 in 1951" ovvero l'autore ed il numero del bollettino e poi su quello che Lei indica Geophysical Research che suppongo sia il Journal of Geophysical Research della AGU, anche qui autore e numero e anno della pubblicazione.
La ringrazio e per il momento la saluto cordialmente.
Dott. XXX
S. Donato Milanese
POSTED BY MARIA RITA AT7:34 AM
N
otare che ci sono link sull'articolo, su referenze più o meno recenti, incluso un libro del 2011 ! Perchè invece non dire che è una cosa rara ma *possibile*, anche in Italia?
1° COMMENT AT JANUARY 4, 2013 12:57 PM: Anonymous said...
Caro collega, i geologi non ENI, ne discutono da tempo del problema dato che è da alcuni anni che in Italia sono in progetto serbatoi di stoccaggio del gas e di CO2 (vai sul forum dei geologi) potenzialmente sismogenetici (vedi la seguente presentazione datata 2010 sul problema in Pianura Padana:
http://cesia.ing.unibs.it/images/stories/materiale/24-11-2010/presentazioni/Mucciarelli_Brescia_nov2010.pdf).
Iniettando o togliendo fluidi da un ambiente poroso... La fisica del sistema non è statica, su aree di Km2... La deformazione del sistema è logica conseguenza....
Per l'articolo di P.Caloi vai sul sito degli annali di geofisica dell'INGV e troverai l'articolo (dell'ex direttore dell'ING oggi INGV):
http://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/view/5594
Inoltre se non sei al corrente è online il sito del progetto di studio "STOhaz" finalizzato alla valutazione della pericolosità sismica sia naturale che indotta per un’infrastruttura di stoccaggio del gas all’interno di un serbatoio naturale (Coordinatore Prof. Mucciarelli Università della Basilicata, fisico, sismologo), ti posto il sito del progetto:
https://sites.google.com/site/s2stohaz/
Potrai scaricare alcune pubblicazioni recenti sull'argomento: ( https://sites.google.com/site/s2stohaz/issues/sismicita-indotta ).
Inoltre ti consiglio di leggerti anche i recenti commenti sul forum dei geologi (che tu certamente non frequenti)::
http://www.geoforum.it/ubbthreads.php?ubb=showflat&Number=123226#Post123226.
Saluti.
2° COMMENT AT JANUARY 5, 2013 12:25 AM: Anonymous said...
Il geologo non ENI è meraviglioso. Sotto al Blog della Prof d'ORSOGNA sul Fatto quotidiano, ho postato in varie parti una miriade di link anche di pubblicazioni straniere che riprendono e citano Caviaga e i terremoti indotti nel '51. Il Caloi comunque ha pure rincarato la dose su Caviaga e sui danni causati nel Polesine dalla selvaggia estrazione metanifera. Peccato che poi dopo 10 anni di processo contro i presunti responsabili dell'abbassamento antropico del Polesine, nel 2011 sia stato tutto archiviato. I migliori avvocati, le commissioni interne di scienziati di parte, la superpotenza... suvvia. E' così da sempre. Le cose cambieranno. Stanno già cambiando. E' una promessa...

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Un geologo chiede a Maria Rita D'Orsogna chiarimenti sul suo ultimo intervento sulla "sismicità indotta", e le risposte puntualmente arrivano... E anche da altri geologi che, naturalmente, non fan parte dell'ENI...
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Dalla mia Bacheca su FB del 4/01/13

Transocean: multa da 1.4 milardi di dollari
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/transocean-multa-da-14-milardi-di.html


      THURSDAY, JANUARY 3, 2013 - Oggi 3 Gennaio 2013 la ditta Transocean è stata multata di 1.4 miliardi di dollari per il suo ruolo nello scoppio del Golfo del Messico. La Transocean era la proprietaria della piattaforma Deepwater Horizon, presa a noleggio dalla BP e poi esplosa nell'Aprile del 2010 causando la morte di 11 persone ed il flusso incontrollato di petrolio per due mesi e mezzo di tempo. Si calcola che almeno 5 milioni di galloni di petrolio - che fanno 20 milioni di litri - siano finiti nell'oceano distruggendo habitat naturale, vite delle persone ed economia locale.
      La Transocean si è oggi dichiarata colpevole di una violazione del Clean Water Act per scarichi negligenti di petrolio nel mare ed eviterà cosi di andare a processo, pagando questa multa. Come per la BP anche la Transocean era accusata di una "cultura corporate" di scarsa sicurezza, cattive comunicazioni e scarsa preparazione per le emergenze, e questo non solo dalla stampa o dai cittadini comuni, ma dal Department of Justice che nel corso degli ultimi mesi ha indagato sulla tragedia. E così, oltre ai 4 miliardi della BP di multa, oltre ai 20 miliardi pagati separatamente per il ripristino ambientale, ci sono gli 1.4 miliardi della Transocean.
      Quando leggo queste cose penso sempre ai casi italiani. Le cose forse un po' cambiano - qui la multa a quattro dirigenti Polimeri Europa (ENI) - anonimi of course! - che dovranno pagare in totale 116,000 euro di multa per le fiammate al petrolchimico di Brindisi nel 2010. Ma... l'Ilva di Taranto da quanti anni è che viola le leggi sulla sicurezza, sulla salute, che fa morire le persone? Quante multe ha pagato finora? Dove sono le parole di sdegno dei politici che la accusano senza mezze parole di una cultura di morte, di favorire profitti e denaro sul benessere comune? Dove sono i miliardi di euro che pagherà per il ripristino ambientale?
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
A proposito di multe in conseguenza del giusto principio del "chi inquina paga..." Stamane abbiamo detto della multa appioppata alla Versalis del gruppo Eni per le sfiammate del petrochimico di Brindisi, ora Maria Rita ci segnala la notizia di questa multa appioppata negli USA alla "Transocean" per il disastro della "Horizon" nel Golfo del Messico... Vogliamo scommettere su chi sarà la prima a saldare il suo debito e chi invece la seconda, se mai pagherà ?
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Caviaga - Lodi e la sismicità indotta
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/caviaga-lodi-e-la-sismicità-idotta.html


      WEDNESDAY, JANUARY 2, 2013 - In Italia è quasi tabù parlare di sismicità indotta, specie da attività petrolifere. Ci sono invece eventi sismici in tutto il mondo di entità più o meno grave causati dall'attività umana - dighe, estrazione di acqua e di idrocarburi, reiniezione di materiale ad alta pressione nel sottosuolo - che succedono in California, in Uzbekistan  in Oman, in Francia, in Colorado. E questo lo dicono vari articoli compilati, da scienziati di Harvard fino all'USGS, che si sono succeduti nel corso dei decenni. E in Italia? Possibile che il nostro paese sia immune da qualsiasi problema, che da noi la prevenzione non debba esserci, che da noi è tutto sotto il tappeto, che le persone non debbano sapere che questo rischio esiste?
      Caviaga, 15-16 Maggio 1951. 10 chilometri a sud est di Lodi. Non so se queste date, questi luoghi possano dire qualcosa al cittadino medio, ma in quel posto, in quel tempo, ci fu un terremoto, di magnitudine 5.5 Richter indotto dalle estrazioni di metano dell'AGIP. E' una notizia ben seppellita. Ad esempio, sulla pagina di Wikipedia di Caviaga si parla dei giacimenti e delle estrazioni AGIP, ma non si dice niente del terremoto associato. Idem per la città di Cavenago d'Adda, comune di cui Caviaga è frazione, in provincia di Lodi. Anche in questa lista di Wikipedia, su tutti i terremoti d'Italia il terremoto di Caviaga del 1951 non compare, sebbene ce ne siano altri di intensità minore. Chissà perchè...
      E invece se uno scava nella letteratura e nelle memorie del tempo, trova un articolo scritto nel 1954 da Caloi, De Panfilis, De Filippo, Marcelli, e Spadea, in modo semplice, dettagliato e preciso per conto dell'Istituto Nazionale di Geofisica e poi pubblicato nel 1956 nella rivista Annali Geofisica, volume 9, numero 1, pagine 63-105. E' un articolo di 58 anni fa e fa anche un po' di tenerezza, con le figure fatte a mano, la scala Mercalli invece che Richter, e in alcuni punti scritto in un Italiano di altri tempi. Quello che però dice l'articolo è attualissimo, ed è anzi questo uno dei pochi testi da parte dell'Istituto Nazionale di Geofisica che parla di sismicità indotta da estrazioni metanifere in Italia.
      Caloi e colleghi iniziano con il ricordare che tutta la zona del Lodigiano è a bassa sismicità, e a tutt'oggi la provincia di Lodi, inclusa Cavenago d'Adda, viene classificata a rischio 4, la più bassa. Secondo Wikipedia Lodi è a rischio sismico irrilevante, distribuito in modo uniforme sul territorio, come confermato dalla Protezione Civile d'Italia.
      E allora di chi è stata la colpa del terremoto di intensità 5.5 Richter? Caloi e colleghi azzardano che la colpa sia proprio dell'estrazione di ingenti quantità di metano nella zona e della conseguente decompressione del territorio che portò a squilibri e alla ricerca di "nuove posizioni di equilibrio". Dicono:

  Osserviamo che l'epicentro cade precisamente nei pressi di Caviaga. In questa località esistono pozzi metaniferi, da cui si estraggono giornalmente notevoli quantità di gas metano che vanno dai 10.000 metri cubi ai 300.000 metri cubi. Tale estrazione dura da anni ormai : la decompressione in atto nella zona attiva è quindi notevole.
La singolarità del meccanismo secondo cui la scossa si è determinata, il fatto che la zona interessata è notoriamente asismica e che in essa, da parecchi anni, è in corso un'abbondante estrazione di gas metano, ha fatto ritenere non del tutto improbabile che le scosse in esame siano comunque collegate all'enorme decompressione in atto negli strati profondi, da dove il gas scaturisce con pressioni superiori ai 100 kg/cm2.

      La conferma di questo fatto viene dal libro "Economic Geology: Principles and Practise" di Walter L. Pohl, professore di geologia. Il libro è del 2011 e a pagina 577 si dice in modo semplice:

      La connessione trivelle-terremoto viene ripetuta da molti articoli, anche scritti per conto dell'industria del petrolio, come questo pubblicato dalla Society of Petroleum Engineers:

      Addirittura in un articolo del Geophysical Research del 1998 si include Caviaga in una lista di terremoti indotti dalle estrazioni di idrocarburi, proprio assieme a Coalinga, Kettleman, Montebello (California) e Gasli (Uzbekistan, ex URSS) di cui abbiamo parlato tante volte. E' tutto molto chiaro e non c'è proprio possibilità di mala comprensione o di ambiguità. Caloi e colleghi ricordavano anche gli scoppi di pozzi metaniferi a Basiasco, in provincia di Lodi, il 5 marzo del 1949 e l'eruzione incontrollata di gas che durò per vari giorni, e che causò:

  ... oltre al crollo della torre di sondaggio, una serie di spaccature nel terreno circostante al soffione, lunghe molti metri e larghe una diecina di centimetri, e con un sensibile dislivello fra gli orli di esso. La popolazione di Basiasco fu costretta, per il pericolo di crolli, ad abbandonare temporaneamente le cose.

      Guarda caso, anche in quell'occasione ci fu un terremoto, seguito da altre 30 scosse di assestamento durante i mesi successivi.

  Tali scosse possono essere senz'altro collegate alla violenta eruzione di gas di cui è detto sopra. Ovviamente non v'è traccia alcuna nemmeno del terremoto di Basiasco, provincia di Lodi, del 1949.

      Ecco. Due sono le mie riflessioni. Un terremoto indotto da estrazioni di metano di intensità 5.5 a Caviaga, in un territorio non sismico. E se fosse stato un territorio sismico cosa sarebbe successo? Ma soprattutto: non è detto che tutte le altre località trivellate e trivellande d'Italia per forza andranno incontro agli stessi problemi e che ovunque uno trivelli ci debbano essere terremoti. La verità è che nessuno può dire con assoluta certezza se un terremoto ci sarà o non ci sarà, e può darsi che non succederà niente. Scatenare terremoti è però una possibilità, remota certo, ma è una possibilità dalle conseguenze gravi. E io credo che il cittadino medio queste cose debba saperle, in modo da poter valutare bene l'opportunità o meno di eseguire trivellazioni, stoccaggi ed altre opere invasive nei propri territori, in modo da poter incalzare con dati e fatti tutti gli eleganti signori del petrolio che continueranno a bussare alle nostre porte con promesse di gas facile, soldi, benessere, e gioia per tutti.
      Non è vero che "da noi non succede". Da noi è più facile fare finta che non succede.

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1 COMMENT a seguire sul Blog. LADY said...
"Frack out: quando le trivelle combinano un disastro..."
(pubblicato il 12 dicembre 2012, e postato sul blog di MRD da Giornalettismo il 2 gennaio 2012)
     Un incidente originale, che però illustra pericoli poco conosciuti che si accompagnano alle attività estrattive. La terra ha reagito in maniera imprevista, dicono. “Cos’è un frack-out, è quando hai una pressione troppo alta e invece di di fratturare dove vuoi, si frattura fino alla superficie”. Così un geologo della Shaw Environmental Group, Gary Hecox ha spiegato sinteticamente il fenomeno che si è verificato nei pressi di Assumption Parish, un angolo della Louisiana a una quarantina di chilometri a Sud della più nota Baton Rouge.
     La zona è un reticolo di bayous, i corsi d’acqua che animano i pressi del delta del Missisipi, punteggiata di alberi e di un ecosistema che gode del clima mite e dell’abbondanza d’acqua. Una zona tranquilla abitata da gente tranquilla e dalla trivelle che da decenni estraggono idrocarburi e altro. Nei primi mesi dell’anno gli abitanti della zona hanno cominciato a notare bolle che salivano dai bayous, poi una notte d’agosto il terreno prima è stato scosso da un lieve terremoto e poi si è aperto, e gli alberi sono stati inghiottiti da una voragine profonda oltre 100 metri, che si è presto riempita di acqua, petrolio e altre sostanze.
     Il governatore dello stato ha ordinato lo stato d’emergenza e l’evacuazione di 150 abitazioni e più di 300 persone nel raggio di mezzo miglio dal buco. Il buco ora si è allargato fino ad oltre 32.000 metri quadrati e la sua profondità è diminuita, ma nessuno può dire se quest’ultima sia una buona notizia o meno, ma almeno ora è chiaro cos’è successo. Sotto al buco, a grande profondità, c’è un’enorme caverna con le pareti di sale, che la compagnia Texas Brine ha sfruttato a lungo, cavandone petrolio, gas naturale, cloruro di sodio (pompando acqua per scioglierlo) e altro, usandola inoltre sia per stoccare altro gas che per scaricarvi il NORM, il terreno “normalmente” radioattivo, prodotto di scarto delle perforazioni. In quei giorni d’agosto la caverna è crollata e la pressione del terreno circostante che l’ha riempita ha spinto e sta spingendo verso l’alto i gas e gli idrocarburi che conteneva, che da mesi ormai si fanno strada verso la superficie e che nessuno sa quando finiranno di farlo, ci potrebbero volere decenni prima che il fenomeno si esaurisca.

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Resto di stucco e senza parole... E non è a dire che sia un ingenuo su tali fatti e che caschi dalle nuvole quando vengo a sapere di certe cose... Ma leggere in questo post di Maria Rita D'Orsogna (ottimamente documentato come sempre) che vicino Milano, a Caviago in provincia di Lodi per l'esattezza, ci sia stato nel 1951 un terremoto di magnitudine 5.5 Richter indotto dalle estrazioni di metano dell'AGIP, di cui si è persa "volutamente" la memoria, tanto che tutta la zona ancora oggi è classificata a bassa sismicità come se nulla del genere sia mai avvenuto, non so a voi, ma a me sembra un fatto oltremodo grave che decisamente squalifica il nostro Paese... Un "fatto" talmente "grosso" che meriterebbe dei chiarimenti su come questa strana "amnesia" sia potuta avvenire... Un'amnesia che soprattutto mette sotto accusa chi ci governava in quel tempo, ma anche i governi che si sono poi succeduti nei vari decenni; in particolar modo i responsabili di quei dicasteri (Ambiente, Interni, Sviluppo Economico...) che di simili precedenti, insieme agli organismi centrali e locali preposti alla sicurezza dei cittadini (VVFF, Protezione Civile, Guardie Forestali, etc etc) avrebbero dovuto tenere debito conto prima di autorizzare o continuare certe attività industriali... A quell'epoca il sottoscritto aveva 19 anni, e certamente non seguiva le cronache quotidiane dei giornali e i media non avevano il potere e la diffusione attuali, ma istituti scientifici in grado di studiare, valutare o quanto meno documentare tali fenomeni all'epoca c'erano già, come pure università con corsi di geologia e di scienza del territorio all'altezza dei compiti propri di tali specializzazioni.. Possibile che già allora ci fossero certe lobbies di settore tanto potenti che dei "fatti" ad esse sgraditi riuscivano a far scomparire ogni traccia ? Ma tant'è ... E ci meravigliamo che siamo oggi arrivati al punto in cui siamo ? Le responsabilità vengono da lontano, ma per quanto lontani nel tempo tali fatti siano, in queste cose non c'è prescrizione che valga.... Occorre solo prenderne piena consapevolezza e fare ammenda e tesoro degli errori commessi per migliorare possibilmente il nostro futuro.... Unica via, se davvero vogliamo davvero che un domani ci sia...
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Post di Betta la Strega

A livello mondiale i terremoti del '51 a Caviaga sono caso di studio da decenni. Basta digitare in rete "induced seismicity Caviaga".... e ti si apre il mondo. In Italiano? A parte lo studio di Caloi c'è solo Mucciarelli che ne parla.
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Altro che "buona notizia": arriva l'ennesimo colpo di mano contro i parchi
di Renzo Moschini (*)
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=19658
   

      [ 3 gennaio 2013 ] Non abbiamo fatto in tempo a compiacerci della tardiva ma significativa direttiva del ministro Clini volta a impegnare finalmente i parchi e le aree protette in una politica nazionale sulla base dei valori e delle finalità della legge quadro 394, che il Parlamento in via di scioglimento - approfittando con un vero e proprio colpo di mano della confusione creata dalla crisi di governo - ha approvato un testo arenatosi già in commissione Ambiente al Senato, e con il quale la legge quadro è stata stravolta.
Le regioni sono state estromesse da qualsiasi competenza e ruolo sulle aree protette marine, al punto che quelle che ne hanno legittimamente istituite di proprie se le vedranno ‘espropriare' per essere riaffidate in gestione ad organi in cui il 30% non farà capo alle istituzioni. I parchi regionali potranno essere terrestri, lacuali e fluviali ma non marini. Il ministero farà quel che vuole ‘sentendo' (non d'intesa) le regioni e riservandosi naturalmente e nel giro di pochi giorni di decidere come più gli aggrada.
      E chi se ne frega se si tratta di un testo contestato vivacemente da quasi tutte le associazioni ambientaliste e non discusso con le regioni e gli enti locali. Calderoli i parchi regionali voleva addirittura scioglierli in nome del federalismo alla polenta; ora, dopo averli strapazzati e tenuti a stecchetto, vengono ricondotti ancor più alla casa madre romana in omaggio e premio evidentemente per la disastrosa gestione degli ultimi anni.
      Quello che colpisce di più in questa poco edificante vicenda è il silenzio di chi già al Senato aveva taciuto e contribuito a fare questi pasticci e una brutta figura a chi rivendica un ambientalismo che ha fatto evidentemente il suo tempo, se non fa bene ai parchi e alle aree protette.
(*) Gruppo di San Rossore
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
... il giorno dopo, la stessa dIrettiva, valutata con più attenzione, appare essere tutt'altra cosa... Saranno i brindisi di Capo d'Anno a far veder fischi per fiaschi o ad acuire vista ed intelletto ?

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Finalmente una buona notizia per i parchi
di Renzo Moschini (*)
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=19642


      [ 2 gennaio 2013 ] Dopo l'ininterrotto susseguirsi di pessime notizie non soltanto nazionali per i nostri parchi e aree naturali protette, quando ormai è suonata la campana dell'ultimo giro del governo in carica ne arriva finalmente una buona. Il ministro Clini, che ci aveva profondamente deluso non avendo dato segnali apprezzabili di voler cambiare la vecchia musica del precedente governo, sembra aver voluto allo scadere del suo mandato evitare in uscita una imperdonabile figuraccia. E lo ha fatto con una Direttiva ministeriale rivolta ai parchi nazionali e le aree naturali protette perché mettano a frutto i loro studi e conoscenze del territorio per promuovere impegni e iniziative volte a istituire ‘un sistema delle aree naturali protette'.
      La direttiva richiama le finalità dei nostri parchi e aree naturali protette, fissate dalla legge quadro e volte a salvaguardare i valori naturali, antropologici, storici, architettonici unitamente alle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali. Tali ambiziose finalità vanno poste a base appunto di quel sistema nazionale mai istituito che deve prevedere - ecco un'altra novità - l'istituzione di nuovi parchi nazionali nonché di nuove aree marine protette. Non si fatica a cogliere la novità di questa sortita in zona Cesarini, tanto più se si considera che essa è accompagnata da uno studio del ministro della Coesione Barca rivolto alle aree interne in forti difficoltà, in cui assegna ai parchi e alle aree protette un ruolo importate nella ristrutturazione dei borghi, con particolare riferimento alle finalità turistiche, produttive e a sostegno e fruizione dei beni comuni e riproduzione della memoria.
      Dopo la sequela di assurdità sostenute baldanzosamente e donchisciottamente contro la legge 394 e non soltanto dal ministero, finalmente la legge ritrova e riscopre tutto il suo valore offuscato e appannato in questi ultimi anni. Questa direttiva non deve lasciar fuori però i parchi e le altre aree protette non nazionali che navigano negli stessi guai e le cui finalità sono le stesse in quanto fissate dalla legge quadro; questi deve figurare ora negli impegni delle forze politiche che aspirano al governo del paese. Non lo dimentichino perciò nei vari programmi e agende, compresa quella di Monti che, per ora, non ne fa però stranamente alcun cenno.
(*) Gruppo di San Rossore
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Il 2 gennaio sembrava una buona notizia, ma il giorno dopo...

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Sfiammate al petrolchimico. L'azienda paga una multa
da "La Gazzetta del Mezzogiorno"
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=581732&IDCategoria=1


      03 GENNAIO 2013, BRINDISI – Si è conclusa con il pagamento di una somma complessiva pari a 116.000 euro – questa l’oblazione pattuita – l'inchiesta sulle fiammate delle torce del petrolchimico di Brindisi che nell’ottobre del 2010 portò la procura a chiedere e ottenere il sequestro delle sette torri delle società Polimeri Europa (oggi Versalis, del gruppo Eni) e Basell. Erano quattro i dirigenti indagati, due dell’azienda Versalis, difesi dall’avv.Cataldo Motta, per i quali la sanzione è stata di 34.000 euro a testa e due di Basell, assistiti dall’avv. Massimo Manfreda che hanno invece versato 24.000 euro a testa.
      Le indagini furono compiute dalla Digos di Brindisi e coordinate dal sostituto procuratore Antonio Costantini che ha fornito parere favorevole alla richiesta di oblazione formulata al gip Paola Liaci, dopo che le aziende hanno eseguito opere di ambientalizzazione prescritte dalla Procura e rientrate nei criteri fissati dall’Aia. In particolare le aziende hanno realizzato interventi di ambientalizzazione per più di 6 milioni di euro tra cui il previsto termossidatore e i misuratori di flusso per ogni singola torcia e i sensori in grado di valutare la tipologia e il livello di emissioni.
      Stando alle indagini avviate nel 2008, le fiammate ritenute anomale, si verificavano non in caso di emergenza o black-out, per evitare gravi incidenti all’interno degli impianti, ma per funzionare, in assenza di specifica autorizzazione, come termodistruttori di reflui industriali. Fu rilevato dall’Arpa, in un rapporto di 17 pagine, l’immissione di inquinanti in atmosfera. Quanto alle recenti accensioni delle torce durante la notte di Capodanno, “esse – si apprende dall’ufficio stampa Basell – sono la conseguenza dell’attivazione di procedure di emergenza e si tratta di eventi eccezionali ma comunque perfettamente in regola”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Proprio vero, le ciambelle non sempre riescono con il buco, e qualcuno talvolta anche in questo Paese viene condannato a pagare le sue magagne a danno della collettività... Condannato, certo, ma poi pagherà realmente, o si continuerà ancora tra ricorsi ed appelli a giocare alla giustizia "infinita" a spese di pantalone ?
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Dalla mia Bacheca su FB del 3/01/13

"Valle del Sacco - Le alternative di cui non si parla"
di "Associazione Peacelink" (dal sito della "Rete per la tutela della Valle del Sacco"
http://www.peacelink.it/ecologia/a/37284.html


      25 novembre 2012 - Interessante iniziativa a Colleferro dedicata a tutti i SIN (siti a forte rischio ambientale): . L’esperienza della Rhur e della sua brillante riconversione è stato il motore di un'interessante iniziativa organizzata a Colleferro dal gruppo Logos e dalla Rete per la tutela della Valle del Sacco, due associazioni che operano in un'area interessata da pesanti fenomeni di contaminazione ambientale, nelle province di Roma e di Frosinone. Materiali e resoconti verranno diffusi nei prossimi giorni (dal sito della "Rete per la tutela della Valle del Sacco" http://www.retuvasa.org/).

Comunicato Stampa Colleferro 1912-2012
LE ALTERNATIVE DI CUI NON SI PARLA
Valle del Sacco: dalla mappa dei veleni italiani alla sfida ambientalista e culturale della Ruhr.
     Un ecologista non viene considerato “pericoloso” dalle anime conservatrici del sistema solo se alza il tono delle dichiarazioni ma se è capace di mediazioni efficaci e in grado di produrre cambiamenti concreti: sulla sua incisività si valuta il suo operato. Come formiche coraggiose, tanti militanti ed associazioni portano sulle proprie spalle un peso superiore a quello che dovrebbero sostenere. L’impegno per la tutela ambientale di tanti comitati territoriali, spesso tra l’indifferenza della politica e dei mezzi di comunicazione, dimostra che l’integrazione europea sta procedendo molto più velocemente di quanto i governi siano disposti a comprendere.
      Un mondo più sano, accompagnato da un’economia del benessere, è l’obiettivo politico immateriale che la comunità europea si è proposta di realizzare, mettendo a disposizione direttive, risorse e competenze. La Germania rappresenta sicuramente il caso più esemplare. L’Italia, ormai da decenni, accumula un ritardo cronico. Le comunità locali sono sempre più costrette ad essere autodidatte nella costruzione di politiche ambientali.
     Allora, prendere ad esempio le buone pratiche dei nostri vicini di casa europei serve a dare forza alla mobilitazione ambientalista, troppo spesso reclusa nel recinto della protesta e dell'autodifesa. In Italia, i disastri ambientali di varia natura e tipologia, interessati dalle bonifiche, sono 57, tra cui l’Eternit di Casale Monferrato e da ultimo l’Ilva di Taranto che hanno inevitabilmente catalizzato l’attenzione collettiva. Ma questi siti, seppur ognuno con i propri caratteri distintivi, rappresentano sulla mappa un unico coordinamento costituito da gruppi con interessi diversi ma con un obiettivo comune: riqualificazione e riconversione dei siti industriali.
      Per questo, dal 23 al 25 novembre, la Rete per la Tutela della Valle del Sacco e l’Associazione Culturale Gruppo Logos hanno chiamato a raccolta a Colleferro molti dei comitati ambientalisti dei Siti di Interesse Nazionale. Il contributo comparativo con la “letteratura esistente” sarà con il Distretto della Ruhr che in pochi anni ha dato vita al Parco Paesaggistico dell’Emscher. Gli items, che hanno portato a questo successo di valenza europea, facendo scuola in Germania e favorendo una maggiore adesione ai valori ambientali e culturali grazie al raggiungimento dei risultati, saranno raccontati ed analizzati dal Prof. Hanns Dietrich Schmidt, Responsabile culturale della Ruhr per il distretto di Essen, nell'ambito del Convegno “Quando la volontà collettiva diventa progetto: come ricostruire un territorio”. Una sfida ecologista alla politica, alle istituzioni e a chi si occupa di progettualità, che parte da Colleferro e chiama a raccolta le varie realtà nazionali interessate, con una mano tesa al partenariato europeo, per instillare la cultura della tutela ambientale come investimento civico e non come spesa collettiva.
      L’obiettivo non ultimo è quello di ridurre il distacco tra protesta ambientalista e processo produttivo, mutando il proprio territorio da terra di conquista a distretto dell’innovazione e della ricerca basato su opportunità ed idee. La base di partenza, così come è accaduto per la Ruhr, è di considerare che la mobilitazione è figlia anche della presenza di verde pubblico e di eccellenze artistico-paesaggistiche da difendere quali referenti oggettivi. 
      Enfatizzare poi l’importanza delle periferie, ponendo fine alla categoria sociologica della “marginalità globale” e sostituendola con il nuovo protagonismo della periferia delle città metropolitane, con la consapevolezza da parte dei cittadini di una propria centralità nella ristrutturazione e riqualificazione urbanistica dei siti industriali e del luogo in cui si vive. La strategia vincente sarà l’individuazione dei diversi interlocutori, istituzionali e non.
  Sognare... è già cambiare
Sette persone, nel Nord della Westfalia, hanno cominciato a sognare … E da allora l’area industriale più inquinata della Germania ha cominciato a trasformarsi in un posto diverso, in cui la qualità della vita è invidiabile e storia e cultura danno una grossa mano all’economia. Il modo in cui questo è avvenuto lo ha descritto Hanns-Dietrich-Schmidt - principale protagonista della prima giornata di lavori che su quel sogno ha puntato. La popolazione ne è stata infine coinvolta: ha riscoperto il rapporto con la sua terra e l'ha resa parte centrale del proprio futuro.

L'incontro di Colleferro può rappresentare lo start up di un progetto di più ampio respiro e di una collaborazione costante tra le tante associazioni, i comitati e i coordinamenti a livello nazionale che hanno partecipato ai lavori con un ricco patrimonio di esperienze e di informazioni.
        E se è culturalmente vero che “il cambiamento è prima nella testa delle persone”, come recita lo slogan scelto dalle Associazioni e mutuato da una celebre frase dell’architetto Wolfang Pent, il successo di questa iniziativa sarà quello di essere riusciti a creare una rete di relazioni tra tutti gli invitati: dagli amministratori locali ai rappresentanti delle categorie produttive, dai collegi professionali degli architetti ed ingegneri alle associazioni ambientaliste e alla cittadinanza attiva.
      Nelle intenzioni degli organizzatori, l'iniziativa potrebbe essere lo start up di un progetto di più ampio respiro che, prendendo le mosse da una rivendicazione locale, quale quella della tutela ambientale e sanitaria della Valle del Sacco, arrivi a stabilire non soltanto una collaborazione costante tra le varie associazioni, comitati e coordinamenti a livello nazionale, ma soprattutto a mettere in campo una rete di competenze che dia vita a politiche ambientali e culturali di lungo termine, anticipando i problemi e proponendo prospettive.
Un monito per tutti gli amministratori locali e per lo Stato perché siano custodi del territorio e non proprietari di beni comuni. Si potrebbe dire, per essere chiari, che lasciar degradare l’ambiente è come prendere a prestito denaro da un usuraio, che un giorno ci chiederà di restituire con interessi enormi. L’appuntamento dunque è a partire dal 23 novembre nella sala Konver - presso BIC Lazio di Colleferro (RM) alle ore 17,00.
Valle del Sacco, 21 novembre 2012
- Note:
Materiali e resoconti degli incontri organizzati a Colleferro dall'associazione culturale Logos e da Retuvasa - Rete per la tutela della Valle del Sacco - verranno diffusi nei prossimi giorni. PeaceLink ha partecipato ai lavori insieme a realtà associative e comitati provenienti da vari territori italiani, compresi tra i siti "d'interesse nazionale" (SIN) segnati da gravissimi problemi di inquinamento. La notizia dell'iniziativa ha destato l'interesse anche della stampa pugliese.
- Per saperne di più:
- Il programma dei lavori (23-25 novembre 2012):

http://www.retuvasa.org/acqua/quando-la-volont%C3%A0-collettiva-diventa-un-progetto-come-ricostruire-un-territorio
- Notizie sull'iniziativa:
http://bari.repubblica.it/dettaglio-news/21:33/4261222
 
http://www.pressenza.com/it/2012/11/la-rhur-e-taranto/ 
- La riconversione nella Rhur
http://nopiazzacraxi.blogspot.it/2012/08/ilva-bonificare-si-puo-lesempio-della.html
- La situazione nella Valle del Sacco
http://www.nonsprecare.it/news/se-natura-presenta-conto.html

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Commento del sottoscritto a margine del post

Leggetevi questo articolo. Risale a più di un mese fa... Me lo ha segnalato Lidia Giannotti di Peacelink che ringrazio.
E' un documento di grande attualità, decisamente beneaugurante all'inizio di questo nuovo anno, con la crisi in atto che ancora attanaglia la nostra economia. Un documento che Indica la vera strada percorribile per uscire da certi problemi ambientali che affliggono gravemente tante zone del nostro Paese, inquinate a seguito della miopia delle classi dirigenti dei decenni passati, fenomeno diffuso specialmente nelle regioni del Sud, ma non solo....
Qui si parla in particolare della Valle del Sacco nelle province di Roma e Frosinone, e della decisione presa da due associazioni di Colleferro di unire i loro sforzi, in difesa della loro valle interessata da pesanti fenomeni di contaminazione ambientale, e di agire insieme senza chiudersi in sterili negativismi, ma facendo nel caso specifico tesoro dell'esperienza delle Rhur in Germania e della sua brillante riconversione industriale...
Il comunicato stampa emesso dalla neonata "Rete per la Tutela della Valle del Sacco" il 21 Novembre u.s. lo dichiara espressamente, intitolato com'è: "Le alternative di cui non si parla. Valle del Sacco: dalla mappa dei veleni italiani alla sfida ambientalista e culturale della Ruhr". Che l'ambientalismo italiano stia maturando ? E' la vera speranza che può salvare il nostro Paese, gravemente minacciato dalle conseguenze di tanti interessi passati e recenti più o meno nascosti, ma che il più delle volte, anzichè palesarsi come dovrebbero, continuano ad essere tali...
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Dalla mia Bacheca su FB del 2/01/13

Eolico offshore galleggiante al largo di Pantelleria?
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/eolico-offshore-galleggiante-al-largo-di-pantelleria-13756.html#ixzz2Gq4U4INM


      2 gennaio 2013 - Scaduta la data ultima di presentazione delle osservazioni alla Valutazione di impatto ambientale (VIA), il Ministero dell’Ambiente esaminerà nelle prossime settimane il progetto di parco eolico offshore galleggiante da 472.719.748 euro proposto da C&C Consulting Engineering SRL L’impianto proposto dovrebbe essere formato da 38 aerogeneratori da 6 MegaWatt ciascuno (per un totale di 228 MW) collegati tra loro da una rete di cavi a media tensione, una sottostazione elettrica che raccoglie tutti i collegamenti e trasforma l’energia elettrica in corrente continua in energia a corrente alternata e un cavidotto marino in corrente alternata che collega il parco offshore alla costa. A terra, invece, dovrebbero essere costruiti una fossa di giunzione tra il cavidotto marino e quello terrestre, una seconda sottostazione elettrica e un breve cavidotto terrestre che collega il tutto alla rete elettrica nazionale.
      Due sono le cose degne di nota di questo progetto. La prima è la distanza dalla costa: circa 40 chilometri, una lontananza sufficiente a rendere invisibili dalla spiaggia anche le gigantesche pale da 6 MW, che hanno un’altezza del mozzo di circa 90 metri e un diametro del rotore di ben 126 metri. La seconda è che tutti e 38 gli aerogeneratori e la stazione elettrica offshore non poggeranno sul fondale ma galleggeranno. Si tratterebbe, quindi, del primo parco eolico offshore galleggiante in Italia e di uno dei primi in assoluto nel mondo. E ciò, va precisato, significa anche che si tratta di una tecnologia sperimentale e ancora molto poco collaudata. Il passaggio dalle pale poggiate a terra a quelle galleggianti è stato necessario per superare le resistenze del Ministero dell’Ambiente che, nel 2011 aveva espresso parere negativo a un precedente progetto di Four Wind SRL (ex società madre di C&C Consulting Engineering Srl, ora tutte le aziende del gruppo sono fuse in una sola). Si legge chiaramente nella sintesi non tecnica dello Studio di impatto ambientale del progetto:

  La presente revisione progettuale è stata redatta, così come espresso in maniera approfondita nel quadro di riferimento programmatico dello Studio di Impatto Ambientale, in adeguamento alle osservazioni presenti nel parere della Commissione tecnica del Ministero dell’Ambiente, trasmesso con nota prot. DVA-2011-0006881 del 23/03/2011 il quale ha trasmesso alla scrivente il preavviso di un provvedimento negativo.

Le nuove acquisizioni tecnologiche hanno consentito di pervenire a tale soluzione progettuale che consente di mitigare e talvolta superare le problematiche evidenziate nella precedente fase istruttoria pur mantenendo inalterata la struttura originaria dal punto di vista elettrico, ivi compreso il tracciato del cavidotto offshore e onshore di connessione alla RTN.

Per “nuove acquisizioni tecnologiche” si intendono proprio le fondazioni galleggianti denominate “floating semi-sub“:

  La nuova proposta progettuale, del tipo floating semi-sub, non prevede più dragaggi o preparazione del terreno su cui posizionare gli aerogeneratori, in quanto le relative fondazioni saranno ormeggiate a zavorre poggiate al fondo. Ciò comporta un impatto sull’ambiente marino fortemente ridotto dal punto di vista della conservazione del substrato.

L’intera struttura, costituita dalla fondazione galleggiante e dalla turbina eolica, verrà assemblata a terra, e, solo una volta completata, verrà rimorchiata in mare fino al punto d’installazione.

La stessa C&C Consulting ammette che si tratta di una tecnologia sperimentale, che non ha ancora ottenuto tutti i brevetti richiesti e che, di conseguenza, deve restare in parte segreta per motivi industriali. La cosa che salta subito all’occhio, però, è che la sperimentazione attualmente in corso riguarda una sola turbina da appena 2 MW, quindi molto più piccola e leggera delle 38 megaturbine che potrebbero essere installate tra la costa siciliana e Pantelleria. Ancora dalla sintesi non tecnica:

  Questa tipologia di fondazione è attualmente in fase di sperimentazione in Portogallo: il progetto della società Princeple Power, denominato WindFloat, ha portato all’installazione, nel mese di ottobre 2011, di una struttura di fondazione galleggiante sulla quale è presente una turbina Vestas V80-2.0MW. La struttura è stata posizionata a 5 chilomentri di distanza dalla costa di Aguadoura.

Questa tipologia di fondazione è oggi Patent Pending, per cui non tutte le informazioni di tipo tecnico sono al momento divulgabili.

Quel poco che si sa di questa tecnologia, quindi, deriva dalle poche informazioni depositate da C&C al Ministero dell’Ambiente e da questo video pubblicato su YouTube da Principle Power, la società che ha inventato le piattaforme galleggianti:

Principle Power's WindFloat
by Principle Power - caricato in data 03/apr/2011 - 3'29"

http://youtu.be/IO7GXLR4YUo

(... come pure da quest'altro video, sempre sullo stesso argomento, ancora più recente, prodotto sempre dalla stessa ditta, ndr):

WindFloat Prototype installed 5 km offshore of Agucadoura, Portugal
by Principle Power - pubblicato in data 15/mar/2012 - 1'53"
A time-lapse video of the WindFloat Prototype fabrication, installation and operation.

http://youtu.be/i6pdp8wyQ8A

[Fonti: Marsala.it, Ministero dell’Ambiente]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Ancora sulla fattoria eolica nel Canale di Sicilia. Il progetto della C&C Consulting Engineering SRL all'esame del Ministero dell'Ambiente prevede l'installazione sul Banco di Pantelleria di 38 giganteschi aerogeneratori eolici. Ciascuno di essi ha al mozzo del rotore un'altezza di 90 metri, mentre di ben 126 metri è il diametro delle pale rotanti. La novità di questo progetto, i cui particolari tecnici non sono al momento divulgabili in quanto ancora "Patent Pending", è che tutti e 38 gli aerogeneratori e la stazione elettrica offshore non poggeranno sul fondale ma galleggeranno in superficie ormeggiati a zavorre poggiate sul fondo... In altre parole, rispetto al precedente progetto già a suo tempo bocciato sia dal Ministero che dalla Regione, quello ora riproposto se non è zuppa è pan bagnato... con tutto quello che comporterà, anche nei collegamenti con la terraferma, a danno della tutela della biodiversità dell'ambiente marino interessato...
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Post di Guido Pietroluongo

Oggi scadevano le Oss x un progetto di un parco... Non ho fatto in tempo, non sai quanto mi dispiace... Buon anno!

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Post di Guido Picchetti

Un ministro dell'Ambiente che si rispetti e sappia fare il suo mestiere, senza condizionamenti estranei dovrebbe capire da sè quale influenza può avere un simile impianto su un braccio di mare mediterraneo delicato e sensibile, e già oltremodo trafficato, come lo Stretto di Sicilia... Un impianto per giunta ormeggiato con i suoi giganteschi aerogeneratori sui fondali del Banco di Pantelleria, un'area, guarda caso, già proposta come zona A dell'AMP di Pantelleria (ancora da istituire, ma già prevista dalla legge quadro sulle AMP da oltre vent'anni). E tanto per dare un'idea sulla grandezza della struttura basti pensare che l'estremità superiore delle pale rotanti di ciascun generatore eolico raggiunge l'altezza di ben 153 metri, pari a quella di un edificio di 40 o 50 piani...
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E da Natale nei cinema, Il fracking de "La Terra Promessa"con Matt Damon
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4711750226052&l=bab6fd6147


(da"Pantelleria Internet Com - News 10904, del 02/01/2013) -
     L'articolo di Giuseppe Rampini su "La terra promessa" con Matt Damon, pubblicato lo scorso ottobre sulla rubrica "Trova cinema" de "La Repubblica", ritrova tutta la sua attualità con l'uscita sugli schermi di tutto il mondo. A ritardare due mesi fa la programmazione del film nelle sale fu proprio l'argomento di cui tratta, la tecnica del fracking per l'estrazioni di idrocarburi. Un argomento che scatenò la reazione della potente lobby americana dei petrolieri contro il film, data l'imminente campagna elettorale negli USA che ha portato poi alla rielezione di Obama, il quale, a differenza del suo rivale Mitt Romney totalmente allineato coi petrolieri, aveva già posto limiti e vincoli al “fracking” negli USA...
     Ma la potente lobby di Big Oil è tutt'altro che domata. E contro questo film, da tempo ormai sta preparando una campagna di “contro-informazione” senza precedenti: vuole perfino a organizzare volantinaggi in tutte le sale, per consegnare a ogni spettatore una “denuncia” dettagliata di tutte le “bugie” contenute nel film. E poiché nel frattempo il network televisivo Hbo ha diffuso un documentario, “Gasland”, che sposa molte tesi di Damon, i petrolieri hanno deciso di produrre il loro film: “Truthland” ovvero “la terra della verità” con produttori-sceneggiatori di tutto rispetto: Exxon, Chevron, ConocoPhillips.
     E la guerra continua. Ma negli USA è guerra aperta, condotta alla luce del sole, tra le diverse fazioni... Qui da noi, invece, è guerra nascosta, neppure dichiarata... Il fracking i nostri governanti dicono di non sapere neppure cosa sia, gli "addetti" ai lavori che il "fracking" non esiste e non esisterà, e soprattutto che, se anche dovesse esistere, da noi non farà alcun danno... E tutte le proteste di chi difende il proprio territorio dai rischi connessi a tale tecnica (ma non solo...), passano in totale silenzio !!!
     D'altronde nel mondo occidentale un primato l'abbiamo, indiscutibile ! E' quello della disinformazione (... e della corruzione, ad essa strettamente collegata). Un primato tutto italiano, che sta diventando un vero e proprio marchio DOC del nostro Paese... E che mi fa dire: "Riuscirà il film di Matt Damon ad arrivare nelle sale italiane venerdì prossimo ?"
     Frattanto a questo link, su youTube, potete vedere il trailer originale del film in questione: http://youtu.be/AHQt1NAkhIo.
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Post di Roberto Frigerio
Chissà, forse il film riuscirà ad aprire gli occhi agli increduli...
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Dalla mia Bacheca su FB del 1/01/13

Sulla stessa strada Total
da "Ola Ambientalista"
http://www.olambientalista.it/sulla-stessa-strada-total/
 

     31/12/12 - I paesaggi lucani (e non solo) cambiano. Inesorabilmente. Le compagnie petrolifere in Basilicata restano padrone di un territorio sempre più spopolato e degradato divenuto “field”(campo petrolifero). In attesa del messaggio ENI, ecco apparire il nuovo messaggio di fine 2012 / inizio 2013 della multinazionale francese Total. Viene pubblicato, ovviamente a pagamento a tutta pagina, oggi su tutti i quotidiani locali. Il marketing dei petrolieri appare sempre più diretto e proporzionale agli interessi in campo. Sulla fotografia che campeggia sulle pagine dei giornali, ecco una strada che si perde all’orizzonte, in un paesaggio lucano incontaminato. Il marketing dei petrolieri recita: ”Facciamo la stessa strada. Un anno dopo l’altro”. E poi, gli esperti del marketing Total proseguono con il loro slogan “Non è un anno che finisce, nè un anno che inizia, ma è un progetto che continua”.
     Ed ancora il messaggio continua... “come quest’anno, anche il prossimo, Total è con la Basilicata”. Peccato per la Total che molti lucani sanno bene che il paesaggio che fa da sfondo alla strada della pubblicità non è affatto incontaminato, così come appare. Il prossimo anno, in fondo alla strada rappresentata dalla Total, non vi saranno solo pozzi petroliferi con l'olio di Corleto Perticara, ma i problemi e gli impatti ambientali di sempre, le discariche dei veleni che ancora sono lì, ai bordi di quella strada, che purtroppo la foto non mostra.





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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Incontrarsi per strada con la TOTAL !!!! E' così che la società petrolifera francese tenta di convincere gli abitanti della Basilicata sulla bontà delle sue iniziative petrolifere per le comunità locali. In verità dopo quanto ha già combinato l'ENI, non sarà un'impresa facile... Ma tentar non nuoce... E grazie anche alle facilitazioni previste dalla famigerata SEN del ministro Passera per gli operatori del settore, indifferente a tutto il patrimonio naturale della regione che non sia quello che si cela nel sottosuolo, perchè non provarci ? E la Total difatti ci prova acquistando pagine di pubblicità per i gonzi sulla stampa nazionale amica... Tanto a pagare poi per i danni procurati all'ambiente, alle generazioni future, e agli stessi lavoratori del settore, non saranno certamente i petrolieri della TOTAL, stante le leggi e le direttive in vigore... E, altro che fare strada insieme !!! Meglio soli che male accompagnati...
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Da un geologo libero...
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/12/da-un-geologo-libero.html


      MONDAY, DECEMBER 31, 2012 - Pubblico di seguito una lettera che mi è arrivata in questi giorni da parte di un geologo italiano che ho reso anonimo per proteggere chi l'ha scritto. Il testo è dedicato alle ingarbugliate leggi italiane sulla sicurezza sul lavoro che sono di una salsa per noi comuni mortali e di un altra per i petrolieri e i loro amici. Guarda caso, le leggi dei petrolieri sono sempre più fluide, meno restrittive, più blande e soprattutto non vengono mai aggiornate, rispetto a quelle che invece si applicano per noi comuni mortali.
      In poche parole funziona così: originariamente c'erano due leggi per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Il decreto legislativo n° 626 del 1994 è quello che si applicava originariamente a tutte le attività produttive, mentre il decreto legislativo n° 624 del 1996 era quello che specificatamente si applicava alla sicurezza e alla salute dei lavoratori "nelle industrie estrattive per trivellazione e nelle industrie estrattive e cielo aperto o sotterranee". Nel corso degli anni la 626 è stata modificata, aggiornata, resa sempre più stringente, tant'è che alla fine è stata sostituita in toto dal Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, nel decreto legislativo n° 81 del 2008 e poi integrata dal decreto legislativo n° 106 del 2009. La n° 624 invece, quella dei petrolieri, è sempre la stessa e vale a tuttoggi.
      Come dire tutti si aggiornano, i petrolieri no. Evviva... Domanda: perchè i petrolieri non devono sottostare anche loro al Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro? Cosa hanno di speciale loro? Tentacoli? Potere? Lobby? Contatti? Soldi? Promesse? Pressioni? Ricatti? O sono solo più belli degli altri? La democrazia può funzionare solo quando c'è trasparenza e correttezza, e non quando le regole sono fasulle e barare è facile per chi sa bene oliare il sistema... [segue]
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Nota del sottoscritto su Fb a margine della condivisione
Questo l'incipit dell'ultimo articolo pubblicato ieri da Maria Rita dì''Orsogna sul suo Blog. Leggetelo per intero... A seguire Maria Rita riporta il testo integrale della lettera del geologo "XY" che descrive dettagliatamente come nel nostro Paese, oltre a mancare trasparenza e correttezza (e lo sappiamo bene un po' tutti...), in fatto di leggi del lavoro ci siano due pesi e due misure... E naturalmente "nelle industrie estrattive per trivellazione e nelle industrie estrattive e cielo aperto o sotterranee" a farne le spese, guarda caso, chi sono ? I lavoratori, a tutto vantaggio dei petrolieri... E dove ciò accade ancora più impunemente? Manco a dirlo in Sicilia !!! Per i permessi e le concessioni rilasciati nella Regione Sicilia, infatti, il Disciplinare Tipo, emanato con Decreto Assessoriale nel 2003 e leggermente modificato nel 2004, risulta essere ancora fermamente ancorato al vecchio decreto legislativo n° 624 del 1996, senza nessuna delle "timide" modifiche pur apportate successivamente all'art. 10 del disciplinare tipo nazionale dal Decreto Ministeriale del 04 marzo 2011. E chi paga ? Come al solito il Sud e i suoi lavoratori... Auguri a tutti per il nuovo Anno !!!
A seguire la lettera del geologo:

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A Lidia Giannotti, Claudia Scalla, Enzo Palazzo, Mauro Brusà, Roberto Poggi, Zamparelli Anna Maria, Giovanni Baggi, Mauro Brusà, Giovanni Angeloni, Loris Fiorini e Paolo Trabucco piace questo elemento.
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(copyright Guido Picchetti) 

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Questa pagina è stata aggiornata il 31/01/13.