Agosto 2013

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ECHI  DI  STAMPA


     - Dal 21 al 31 Agosto 2013
 
Dalla mia Bacheca su FB del 31/08/13

Un arrivederci a tanti amici..., con tanti auguri...
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
https://www.facebook.com/.../un-arrivederci-a-tanti-amici-con-tanti-auguri/657147194297099


     30/08/13 A cosa sto pensando ? E' la domanda che ogni volta che apro Fb mi appare davanti agli occhi... E, volendo dare una risposta personale ad essa (legata naturalmente ai temi che su questo mio diario tratto prevalentemente, dico che, di fronte a quanto sta accadendo - tra voltagabbana, mistificatori, intrallazzatori, faccendieri e politicanti privi di coerenza e serietà ai vari livelli, interessati per lo più unicamente a conservare prebende e poltrone - sto pensando seriamente di "chiuderla" con questo impegno continuo in difesa dell'ambiente marino pantesco e mediterraneo (e non solo), cui ho dedicato fino ad oggi questi ultimi anni della mia vita...
     E' una situazione, quella attuale delle trivellazioni del sottosuolo marino e terrestre per ricavarne risorse fossili energetiche, in cui a me pare davvero che chi più potrebbe e dovrebbe fare per assicurare a noi e alle prossime generazioni un futuro migliore, meno fa... E vorrei pertanto "chiuderla" a fine mese, con il prossimo invio degli "Echi di Stampa" relativi all'ultima decade di questo "strano" mese di Agosto...
     E' una decisione personale ? Certamente... E invito pertanto gli amici impegnati a combattere questa battaglia indubbiamente meritoria (che non sono affatto pochi, e, molti, ben più validi e qualificati del sottoscritto), a non prendere esempio da me e dalla mia rinuncia, augurandomi ancora che ci siano altri giovani che vogliano e possano continuare o dar inizio a battaglie simili con la forza e la vigoria della loro migliore età...
     Una decisione, la mia, abbondantemente motivata da varie ragioni. L'età è una di esse, certo, ma c'è, più forte, l'indifferenza generale che vedo sempre più regnare su tali temi, a causa di una informazione niente affatto obbiettiva, che possiamo definire, in non pochi casi, motivata e interessata opera "disinformazione". Ma c'è anche quella indifferenza, ancor più grave di fronte a tali problemi, di tanti esponenti del mondo scientifico nazionale, che pure per le loro qualifiche, oltre che per le loro esperienze professionali e di vita, dovrebbero essere in prima linea per combattere con proprie dichiarazioni queste battaglie di civiltà. Una indifferenza tacita e neppure motivata, che, in quanto tale, diventa silenziosa "connivenza" che certamente non fa onore al mondo scientifico del nostro disgraziato Paese...
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31/08/13 - PS.  Ringrazio i tanti amici che hanno inteso commentare questo mio post su Fb (e qualcuno anche in via privata), invitandomi a continuare ancora in questo mio impegno di documentazione, con espressioni di apprezzamento del mio modesto lavoro che mi hanno davvero colpito... Ma, fermo restando il mio intendimento di interrompere con il 31/08 p.v. questa rassegna stampa, ciò che posso dire è che farò in modo che tutto il materiale raccolto in questi ultimi undici anni, dal 2003 al 2013, in questo spazio degli "Echi di Stampa" (su argomenti inerenti la tutela ambientale del Mediterraneo, del Canale di Sicilia, e del Mare di Pantelleria in particolare, e non solo), resti a disposizione di chiunque voglia dibattere e affrontare gli stessi argomenti. Ricordo pertanto che sulla home-page del mio sito web (www.guidopicchetti.it) è presente un motore di ricerca interno al sito stesso, che consente di raggiungere (una volta inseriti nome del soggetto e/o dell'argomento di interesse) la pagina web degli "Echi di Stampa" in cui quel soggetto e/o quell'argomento sono  stati affrontati, dibattuti, ed eventualmente commentati. Una disponibilità d'altronde che resta assicurata a chiunque, anche per il restante materiale raccolto e pubblicato sul mio sito, per il cui eventuale utilizzo, non essendo di esclusiva proprietà del sottoscritto, chiedo unicamente che vengano cortesemente citate le relative fonti... Per il resto, spero, con tutti voi, che la situazione possa migliorare in un prossimo futuro e. qualora ciò dovesse avvenire, sarò il primo a goderne e a darne eventuale notizia tramite Fb e, perchè no, riprendendola in un "futuribile" eco di stampa !!!
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Commenti a margine del mio post condiviso da Movimento Ambientalista Bat Puglia su Fb.
Post di Rosanna D'ambrosio
Praticamente stai facendo il loro gioco... stancarci!!!
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Post di Ilva Alvani
A Mosè, quando tutto sembrava perduto, gli si è aperto il mare, ed è passato insieme a tutti coloro che avevano creduto in lui! Esistono anche i miracoli, se noi continuiamo ad amare !!!
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Post di Guido Picchetti
@ Per Rosanna: penso di avere un po' di diritto a sentirmi stanco, o no ? E @ Ilva: anche se Mosè aveva anche lui una bella età quando vide aprirsi le acque di fronte a sè e ai suoi, anzitutto io non sono Mosè, secondo credo poco ai miracoli... E magari bastasse l'amore per fermare certi interessi !!! Sarebbe davvero tutto tanto più facile... Grazie comunque ad entrambe... e ancora auguri a tutti, ne abbiamo davvero bisogno ...
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Commento del sottoscritto a margine di un post sul Blog di Maria Rita D'Orsogna del 1/09/2013
Pubblicato ieri sul suo Blog, Maria Rita D'Orsogna mi ha indirizzato un suo scritto che mi permetto di riportare integralmente nell'immagine a seguire. Sono parole, le sue, che con vero piacere condivido con i tanti amici che mi hanno accompagnato e seguito su Fb e nelle pagine del mio sito web, favorendo indubbiamente questo decennale impegno divulgativo di fatti e misfatti a danno dell'ambiente marino che tutti noi amiamo, anche se purtroppo ripagato da scarsi risultati, almeno finora... Ma la speranza che alla fine qualcosa di buono si possa ottenere, c'è e resta immutata... E sono certo che prima o poi, anche con l'aiuto di giovani coscienti e consapevoli, quei risultati, che in tanti auspichiamo proprio nell'interesse delle future generazioni, potranno e dovranno arrivare... Ne va dell'avvenire di tutti... Questo il link alla pagina web sul Blog di Maria Rita con lo scritto in questione:
http://dorsogna.blogspot.it/2013/09/al-mio-amico-guido.html

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Fracking e terremoti: prima causa in tribunale
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/08/fracking-e-terremoti-prima-causa-in.html


"Given the strong spatial and temporal correlation between the two wells and seismic activity on the fault, it would be an extraordinary coincidence if the recent earthquakes were not triggered by the fluid injection. For these reasons, I conclude that fluid injection triggered the recent seismicity." (Data la forte correlazione spazio-temporale fra i pozzi di reiniezione e l'attività sismica sulla faglia, sarebbe una coincidenza straordinaria se i terremoti recenti non fossero stati innescati dalla reiniezione di fluidi. Per questi motivi, concludo che la reiniezione di fluidi ha causato la recente sismicità.)
Steve Horton, Seismological Research Letters, sui terremoti attorno a Greenbrier, Arkansas, March/April 2012.

     THURSDAY, AUGUST 29, 2013 - Un sacco di persone mi mandano link sul fatto che anche il Sole 24 ore si sia svegliato sulla questione fracking, e che dica che "l'estrazione prolungata causa terremoti". Beh, meglio tardi che mai. Questo dimostra che non è più possibile far finta di niente e che l'informazione non si può piu imbavagliare, neanche in Italia. Troppi i report, troppi i nostri blog, i nostri siti indipendenti che continuano a parlare di terremoti, e inquinamento delle faglie, e acqua marroncino nei rubinetti.
     Ma il Sole 24 ore ha ancora molto pane da mangiare per recuperare, perchè ci sono decine e decine e decine di studi che collegano le trivelle ai terremoti. Ed ecco qui la prima causa in tribunale contro i fraccanti per trivelle e terremoti. Succede a Greenbrier, Arkansas. Ne avevamo parlato qui già nel 2011.
     Il tutto è molto semplice. Prima delle trivelle del fracking e delle reinizioni sotterranee di monnezza petrolifera, niente terremoti. Arrivano le trivelle del fracking e delle reiniezioni sotterranee di monnezza petrolifera, arrivano i terremoti. Si fermano le trivelle del fracking e delle reiniezioni sotterranee di monnezza petrolifera, finiscono i terremoti. Lineare. Lampante.
     Fra il 2010 e il 2011 ne hanno registrati 1000 di terremoti. Il maggiore era di intensità 4.7 Richter. Nessuno a Greenbrier poteva pensare, allora, che la colpa fosse delle attività di fracking della Chesapeake Operating Inc e della BHP Billiton che acquistò le operazioni della Chesapeake. Ma quando Scott Ausbrooks dell'Arkansas Geological Survey, e Steve Horton dell' Università di Memphis Center for Earthquake Research and Information spiegarono dopo un po' che la causa degli sciami sismici era molto probabilmente delle trivelle, si decise di chiudere i pozzi incriminati.
     Infatti i due, allarmati dalle ripetute chiamate dei residenti che si lamentavano dei numerosi tremori quotidiani - anche dodici al giorno - decisero di installare delle stazioni di monitoraggio attorno ai due pozzi di reinizione nella zona. Il 98% delle scosse si era registrato nel raggio di 5 chilometri dai pozzi. In più, i due scoprirono l'esistenza di una faglia sismica prima di allora sconosciuta, ora chiamata faglia di Guy-Greenbrier. A questo punto le autorità non poterono più fare finta di niente. Vi fu una moratoria permanente su un area di circa 3,000 chilometri quadrati sulle attività di reiniezione attorno alla nuova faglia. E così i residenti decisero di fare causa ai petrolieri responsabili, anche quelli che inizialmente erano favorevoli al fracking in città.
     E' la prima volta che si va in tribunale per i danni da fracking e della sismicità indotta. Ed è anche una causa molto importante, perchè potrebbe dare l'avvio a molte altri contenziosi legali. Dopotutto la terra non ha tremato solo a Greenbrier per colpa delle trivellazioni. Casi simili ci sono anche in altre zone dell'Arkansas, nel nord del Texas, in West Virginia e a Youngstown, Ohio.

  "The scientific community is really focusing on this issue so I imagine we will see more cases because of that. That's one of the new battlegrounds".

     E questo lo dice Barclay Nicholson, avvocato di Houston che lavora per i petrolieri. Dal canto loro i petrolieri dicono che non potevano predire i terremoti, e che, una volta appurata la connessione fra terremoti e trivelle, hanno fatto tutto quello che potevano per fermarli e che in ogni caso... il fracking ha portato milioni e milioni di dollari di investimenti in Arkansas e ha dato lavoro e gas a tutti.

  "It’s something that happened, we addressed it and developed some rules to keep it from happening again and everyone has moved on".

Questa è la posizione di Lawrence Bengal, direttore del consorzio petrolifero "Arkansas Oil and Gas Commission". Come dire, che vuoi che sia un terremotino di qua o di là ? Let's move on. (Basta spostarsi !, ndr). Si, per lui (che sta altrove e...) non sente la terra tremare sotto i piedi ! Vediamo come va a finire.
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Accostare il termine petrolio all’arte è indebito uso del servizio pubblico RAI
di Olambientalista
http://www.olambientalista.it/lindebito-uso-del-servizio-pubblico-rai


     30 agosto 2013 - Sul sito internet della RAI compare la programmazione della trasmissione denominata “Petrolio” e definita espressamente come petrolio, metafora delle nostre ricchezze che per essere utilizzate devono essere identificate, estratte, valorizzate. Quattro appuntamenti per cercare i tesori nascosti, dimenticati o semplicemente mal utilizzati: la leva con cui risollevare il Paese. Si precisa anche che “tema della prima puntata sarà “Caccia al tesoro”:alla ricerca dei tesori dimenticati, da Pompei ai Bronzi di Riace, dalle risorse inutilizzate ai 105 milioni a disposizione per rilanciare Pompei, uno dei giacimenti di “petrolio” simbolo del nostro paese.” .
     Mediterraneo No Triv ritiene che il tentativo di accostare i tesori archeologici come Pompei, della natura e del turismo con il termine “PETROLIO” costituisce indebito uso del servizio pubblico della RAI. La trasparenza nella comunicazione, che deve sempre caratterizzare le trasmissioni della RAI, è così compromessa sia dal titolo utilizzato dal programma che dai messaggi contenuti. La bellezza della natura, dell’arte e della cultura non possono identificarsi nella parola “Petrolio”. La parola petrolio non è un qualsiasi titolo per un programma televisivo trasmesso dal servizio pubblico RAI ma è un prodotto commerciale e per di più oggetto di forti contestazioni da parte di cittadini e movimenti che in tutta Italia e soprattutto in Basilicata si oppongono ad uno sfruttamento intensivo del territorio e del mare.
     Tale circostanza rende del tutto inidoneo il termine ad essere utilizzato quale titolo di una trasmissione, poiché sussiste il fondato pericolo di veicolare al pubblico un messaggio promozionale celato come trasmissione di attualità, oltre a rilanciare l’immagine del concetto “petrolio”, spesso percepito come fonte di inquinamento, accostandolo alla risorsa “positiva” del sito archeologico di Pompei. Inoltre, il nostro servizio pubblico RAI parla di un programma senza dibattiti, contradditori e risse verbali lanciando così un messaggio ambiguo e non corretto: ossia che dal confronto di più opinioni possa scaturire solo rissa verbale. Che il petrolio poi sia una minaccia reale proprio per i beni archeologici è subito dimostrato: il prof Leonardo Seeber (geologo di fama mondiale) ha denunciato l’abbassamento del suolo dell’area archeologica di Capo Colonna in Crotone a causa del fenomeno della subsidenza. Senza escludere altre cause, lo scienziato aveva ritenuto principalmente responsabili le ricerche petrolifere(vicino capo colonna si estrae gas). Un patrimonio inestimabile della Magna Grecia, dove Pitagora aveva fondato la prima scuola di matematica del mondo, che rischierebbe di finire in mare.
     E’ per tutti questi motivi che MED NO TRIV chiede che l’AGCOM e la Commissione di Vigilanza che dispongano l’avviso di un procedimento d’infrazione nei confronti della RAI, oltre ad intervenire per consentire l’acquisizione di spazi e dibattiti aperti anche alle associazioni come Mediterraneo No Triv, spazi chiaramente esclusi come candidamente ammette la RAI . [No Scorie Trisaia/No TRIV]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Concordo pienamente...
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L'Adriatico... Eppur si muove
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb da EMSC)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=3

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Post di Maria Ghelia

Grazie Guido! Direi "continua" a muoversi...
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Sorgenti di veleni in Basilicata
un video su You Tube di Eros Greco
https://www.youtube.com/watch?v=1VnQTfZgpoE

Sorgenti di veleni in Basilicata
Pubblicato in data 29/ago/2013 da Eros Greco - (12'53)
In Val d'Agri (Basilicata) sgorgano veleni dal terreno in prati di montagna. A poca distanza ci  sono
numerosi pozzi petroliferi. Alcuni di questi pozzi sono esausti e vengono adoperati dalle compagnie petrolifere
 per sversare fanghi estremamente inquinati. Nella stessa area un grande bacino d'acqua potabile (il Pertusillo)
 presenta livelli di inquinamento allarmanti. La Basilicata è una regione sotto attacco !

http://youtu.be/1VnQTfZgpoE

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Dalla mia Bacheca su FB del 30/08/13

Una immagine che passa sulla nostra "testa", e su quella dei cugini maltesi...
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     30/08/13 - E' l'immagine dalla pagina web che ospita l'articolo "ITALIA: LO STATO SVENDE I MARI ALLE MULTINAZIONALI DEL PETROLIO" di Gianni Lannes appena pubblicato sul suo sito "Su la testa!"...
     E' un articolo lungo e ricco di informazioni sul tema... Con alcune imprecisioni e qualche lieve dimenticanze nel testo, ma con tanti link finali alle pagine del Ministero dello Sviluppo Economico, dove è possibile documentarsi direttamente sulle attuali scelte dei nostri bene-amati governanti...
     In realtà l'immagine in questione a corredo dell'articolo che riprendo qui a seguire, più che i titoli minerari (come riporta la didascalia in basso), mostra con chiara evidenza le aree marine che intorno alle coste del nostro Paese che sono state destinate a soddisfare le richieste delle multinazionali del petrolio per ricerche e coltivazioni di giacimenti di idrocarburi nei fondali marini, comprese quelle del famigerato "Settore Sud dell'Area marina C" che a sud della Sicilia e a levante dell'isola di Malta, erano fino ad ieri di competenza esclusiva del governo maltese, ma che l'Italia, con un incredibile "decreto legge" del governo Monti in data 27/12/2012, ha "occupato" per disporne liberamente al fine del rilascio di eventuali concessioni petrolifere, alla faccia dei cittadini di Malta del tutto inconsapevoli !!!
     Auguri a tutti... o condoglianze ? Un po' degli uni e un po' delle altre.

     L'articolo di Gianni Lannes potete leggerlo all'url:
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/08/italia-lo-stato-svende-i-mari-alle.html

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Post di Filippo Foti
Che bello leggerti...!
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Post di Guido Picchetti
Devo a Amalia Assunta Di Florio la segnalazione dell'articolo e la ringrazio.
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Dalla mia Bacheca su FB del 29/08/13

I have a dream... Approfondimento estrazioni idrocarburi in mare
di Marialuisa d'Ippolito (da un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/marialuisa.dippolito/posts/10201728948616337


     27/08/13 - Tutti esprimono riserve prudenziali, la necessità di interventi di legge a rettifica delle attuali "liberalità" normative in favore dei ricercatori dell'oro nero... Se non sono chiacchiere ora aspettiamo il provvedimento conseguente !

 

L'approfondimento: estrazione idrocarburi in mare
un video da Rai Parlamento caricato il
12/07/2013 - (3'37)
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4b36001a-375b-4c6c-be6c-aa71a802ea6d.html#p=
   

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post condiviso

Grazie Maria Luisa, condivido il video sul mio Fb. Indubbiamente meglio questo servizio video firmato da Renato D'Emmanuele nella trasmissione di Rai Parlamento che quei nove minuti del servizio "Petrolio in Usa" di Lorenzo Pinna andato in nonda su Superquark di Piero Angela un paio di settimane fa. Un video questo più obiettivo e corretto nell'esposizione dei fatti che non quello di Superquark, dove, alla pericolosità e ai rischi connessi alle nuove tecnologie estrattive impiegate negli Usa con il fracking, non viene fatto alcun riferimento, facendo passare il tutto tutto per oro colato, tutt'altro che nero... Vedi "Petrolio in Usa" su Superquark al link
http://www.guidopicchetti.it/.../ec-stampa_13_08.htm#Il_petrolio_negli_USA_secondo_il_nostro_Superquark
PS. - Purtroppo ho notato che in questo video di Rai Parlamento andato in onda il 12 Luglio 2013 il senatore Marinello (Pd), uno dei parlamentari intervistati, nel suo intervento manifestava apertamente le sue perplessità per le trivellazioni previste in prossimità della coste. E a lui è bastato un mese per arrivare a dire ""NO" all'emendamento che intendeva allontanare le trivelle da riva, anche lui come il senatore D'Alì del Pdl... E purtroppo pare proprio che le parole di questi personaggi siano tutte "chiacchiere" ..
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Post di Marialuisa d'Ippolito
L'ho visto, ed è la conferma, se ce ne fosse bisogno, che tutti i mezzi di informazione possono diventare una trappola per un corretto ed equilibrato inquadramento dei problemi....
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Abolire l'art. di legge che consente le ricerche petrolifere offshore sotto costa !
di Marialuisa d'Ippolito (da una nota condivisa su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201727713905470


     26 Agosto 2013 - Un disegno di legge di iniziativa popolare che giace in attesa ...

  Senato della Repubblica XVII Legislatura - Disegno di legge n° 128 di iniziativa del senatore D'Alì - Comunicato alla Presidenza il 15 Marzo 2013 - Modifica di disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi

    Onorevoli Senatori. Il presente disegno di legge consta di un unico articolo volto a modificare la disciplina introdotta dall'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012 n.?83, convertito con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, che ha previsto misure di proroga a concessioni scadute, unitamente all'autorizzazione di domande che non hanno ancora concluso l'iter autorizzativo presso le amministrazioni competenti. E' disposta infatti, all'interno del citato articolo 35, la salvaguardia dei procedimenti autorizzatori in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010, n.128, nonchè dei procedimenti ad essi conseguenti e connessi, dilatando in maniera abnorme lo spettro di applicazione delle richieste autorizzative di ricerche ed esplorazioni finalizzate all'estrazione di idrocarburi. La norma consente infatti di completare alcuni progetti di sviluppo di giacimenti già scoperti sui quali risultavano già fatti investimenti e di sviluppare i progetti conseguenti a nuovi rinvenimenti su aree già richieste, evitando oneri a carico delle finanze pubbliche conseguenti a richieste di risarcimento da parte delle imprese allo Stato italiano per la revoca degli affidamenti fatta ad investimenti in corso, assicurando inoltre entrate fiscali aggiuntive.
    In base all'attuale disciplina di legge le aree di mare che rischiano di essere oggetto di trivellazione in Italia sono 40, di cui 22 nel canale di Sicilia, 16 nell'Adriatico, e 2 nel Golfo di Taranto. Sarebbero inoltre 120 le autorizzazioni già rilasciate. La decisione del Governo di una simile normativa sarebbe esitata dalla "necessità" di sbloccare i progetti che erano stati fermati dall'entrata in vigore del citato decreto legislativo n. 128 del 2010, varato all'indomani del gravissimo incidente nel Golfo del Messico.
    L'intervento che si propone con il presente disegno di legge, si rende pertanto necessario ai fini di una maggiore tutela ambientale per sopprimere le disposizioni ivi previste riguardanti proroghe a concessioni scadute, nonchè deroghe ad autorizzazione di domande di ricerca ed esplorazione petrolifere che non hanno concluso l'iter autorizzativo, mantenendo al contempo nel testo di risulta le norme di tutela che prevedono una fascia di rispetto unica e più rigida, pari a dodici miglia di distanza dalle coste ovvero dal perimetro esterno di aree e riserve marine. Allo stesso modo infine vengono riproposte le disposizioni che prevedono l'aumento per una percentuale superiore al 40 per cento delle royalties in mare (dal 7 al 10 per cento per gas e dal 4 al 7 per cento per olio) con i quali maggiori introiti si finanziano le attività di salvaguardia del mare e di sicurezza delle operazioni offshore da parte dei ministeri competenti per materia.

- Disegno di legge

Art. 1. Il comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come da ultimo modificato dall’articolo 35 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, è sostituito dal seguente:

"17. Ai fini di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonchè di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. Resta abrogato il comma 81 dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239. A decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, i titolari delle concessioni di coltivazione in mare sono tenuti a corrispondere annualmente l'aliquota di prodotto di cui all'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, elevata dal 7 per cento al 10 per cento per il gas e dal 4 per cento al 7 per cento per l'olio. Il titolare unico o contitolare di ciascuna concessione è tenuto a versare le somme corrispondenti al valore dell'incremento dell'aliquota ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato, per essere interamente riassegnate, in parti uguali, ad appositi capitoli istituiti nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello sviluppo economico, per assicurare il pieno svolgimento rispettivamente delle azioni di monitoraggio e contrasto dell'inquinamento marino e delle attività di vigilanza e controllo della sicurezza anche ambientale degli impianti di ricerca e coltivazione in mare".

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E' roba vecchia e largamente superata dagli ultimi fatti, e non certo per coerenza dei proponenti del disegno di legge in questione... Infatti lo stesso Senatore D'Alì, di cui si parla nella nota proprio come proponente del disegno di legge, e che già in passato fu presidente della Commissione Ambiente del governo Berlusconi, nei giorni scorsi insieme ad altri parlamentari di destra, di sinistra e di centro ha votato "NO" a un emendamento legislativo che si proponeva di ripristinare il limite delle 12 miglia di distanza minima dalle coste italiane per le operazioni petrolifere off-shore di ricerca e coltivazione... Vedi: "
Limite 12 miglia, i senatori siciliani votano no"
al link
http://www.guidopicchetti.it/.../ec_stampa%202013/ec-stampa_13_08.htm#Limite_12_miglia,_i_senatori_siciliani_votano_no

- Commento del sottoscritto su Fb a margine del relativo post
E chi sono questi senatori siciliani che vogliono le trivellazioni in terra e in mare della loro regione e non solo ? Ecco i nomi: Antonio D’Alì (PdL), Beppe Lumia (Il Megafono), Corradino Mineo (PD), Giuseppe Ruvolo (PdL) e Giuseppe Marinello (Pd... [segue]
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Post di Marialuisa d'Ippolito
E' di marzo 2013, ti pare così vecchio ?
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Post di Guido Picchetti
Purtroppo non è colpa mia se, con la velocità con cui i nostri parlamentari cambiano parere, cinque mesi sono già tanti, sufficienti a far invecchiare e morire le loro stesse proposte, e farne approvare altre del tutto opposte e contrarie alle precedenti...

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Dalla mia Bacheca su FB del 28/08/13

Golfo del Messico: 27,000 pozzi orfani e geyser al petrolio
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/08/golfo-del-messico-27000-pozzi-orfani-e.html

     TUESDAY, AUGUST 6, 2013 - Nel golfo del Messico c'è un po' di tutto.

    

     Ecco qui nella foto in alto un bellissimo geyser di petrolio in mezzo al mare. Si trova a 9 miglia a sud ovest di Port Sulphur, in Louisiana e per vari giorni a Febbraio 2013 ha sputato - neanche a farlo apposta - idrocarburi misti a idrogeno solforato. La stessa cosa era gà successa a Plaquemine, sempre nel golfo del Messico, nel 2012.
     E infatti, nel Golfo del Messico ci sono la bellezza di 27,000 pozzi abbandonati, dei quali 3,500 in uno stato di semi-abbandono con pozzi arrugginiti, valvole difettose e la possibilità di perdite anche piccole, ma continuate nel tempo. Di questi 10,000 sono stati abbandonati più di 10 anni fa.
     Nel 2010 ci fu un analisi investigativa da parte dei giornalisti dell'Associated Press che appunto fornirono la stima del numero di pozzi abbandonati. I più vecchi risalgono agli anni 1940. Non c'è nessuno - nè i petrolieri, nè il governo - che li sorvegli. Nessuno.

              

     Le leggi dicono che le ditte del petrolio in teoria devono presentare programmi per riusare o per tappare in modo definitivo i pozzi dismessi, ma ovviamente, queste stesse leggi non vengono rispettate perchè è difficile il controllo. Di solito fanno dei lavoretti alla meno peggio, magari li chiamano "temporanei" ma poi il tappo finale, come i controlli, non arrivano mai.

   

     E perchè controllarli? Beh, ce lo dicono Andy Radford - un ingegnere del petrolio che lavora per l'American Petroleum Institute - e Roger Anderson - professore alla Columbia University di geofisica petrolifera - e non la D'Orsogna. Radford e Anderson dicono che i pozzi perdono, sia nel mare che in terraferma, e anzi nel mare di più a causa delle maggiori pressioni e possibilità di corrosione. Dicono che il cemento invecchia e potrebbe presentare crepe e fessure, come succede in ogni altra opera umana e che quindi vanno monitorati come si deve. per evitare che ci siano dispersione in mare.
     "It ages, just like it does on buildings and highways"
     Dicono che le condizioni geologiche potrebbero cambiare, a causa di estrazione da pozzi vicini, o da cambiamenti negli acquiferi vicini, e portare a ripressurizzazioni sotterranee che potrebbero portare liquami vari a tornare in superficie, come nel caso del geyser di cui sopra.
     "You can have changing geological conditions where a well could be repressurized"
     I petrolieri invece insistono che il loro cemento è migliore e che resisterà per l'eternità. I controlli sono sempre troppo blandi, perchè ai petrolieri non interessa farme, perchè troppe sono le risorse governative che ci vorrebbero e perchè putroppo in mare occhio non vede cuore non duole. Tutto questo sebbene già nel 1989 un rapporto del General Accountability Office mostrò che negli USA il 17% dei pozzi dismessi non sono stati tappati in modo appropriato. Nel 1994 un rapporto eseguito per conto del Congresso mostrò che le perdite dai pozzi in mare sono dannosi per la vita marina, con casi di morie di pesci e flora marina.
     Ma perchè le ditte del petrolio non vogliono tappare i pozzi come si deve? Perchè è costoso, si tratta di strutture ferrose gigantesche sotto il mare, e loro devono guadagnarci fino all'ultima lira e spemere tutto lo spremibile da madre natura, senza che gli importi niente di quello che lasciano indietro. Niente. Il pozzo Macondo, scoppiato nell'Aprile del 2010, a quanto pare era in fase di tappatura "temporanea" quando il cemento ha ceduto e il pozzo si è incendiato, causando la morte di 11 persone e il rilascio di petrolio per quasi tre mesi.
     Dopo il rapporto dell'Associated Press, nel Settembre del 2010, Obama ha ordinato che i 3,500 pozzi in stato di semi-abbandono venissero tappati in modo permanente. Il Wall St. Journal dice costerà fra i $1.4 e i $3.5 miliardi di dollari.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post.
Penso ormai che ci siano poche speranze di riuscire a fermare l'ondata di piattaforme petrolifere off-shore che, sotto la spinta della crisi di tanti nazioni europee (e Italia in primis...), stanno per invadere e con la forza di uno tsunami le acque del Mediterraneo, a partire da quelle del bacino orientale intorno a Cipro, lungo le coste di Grecia e Turchia, fino a quelle territoriali italiane, in Adriatico, nello Jonio e nel Canale di Sicilia... Per non parlare poi delle piattaforme già da tempo operative davanti alle coste settentrionali africane egiziane, libiche e tunisine. Uno sforzo produttivo non immune da rischi e pericoli in un bacino chiuso tutt'altro che asismico e disabitato, che vanno ad aggiungersi a quelli legati agli intensi traffici di petroliere che già attraversano in ogni ora del giorno e della notte, da un capo all'altro, il "Mare Nostrum" per portare l'oro nero a destinazione... Ma proprio per capire meglio i rischi collegati a questo tsunami di caccia dell'oro nero, è certamente utile conoscere le esperienze e le conseguenze di decenni di attività simili in un mare, Il Golfo del Messico, che in fatto di estrazioni petrolifere non è stato e non è secondo a nessuno... Esperienze in grado di farci pensare a quanto potrebbe accadere in Mediterraneo tra dieci o quindici anni con tali scelte. Vogliamo questo per le future generazioni dei paesi mediterranei ?

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A Ilva Alvani piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 27/08/13

Giustizia, lavoro e futuro. Quando se ne parlerà in Parlamento ?
di Guido Picchetti (a margine di un video del M5S)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201253083103463


     27/08/13 - "Quanno ce vò, ce vò... " dicono a Roma... Ma questa volta a cantarle chiare, al presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, non è un "romano de Roma", ma un siciliano puro sangue che parla in difesa della sua terra, confrontando promesse ed assicurazioni già fatte a suo tempo da chi poi le ha tradite e continua a tradirle a tutto danno dei suoi corregionali, per motivi tutt'altro che chiari, e che sanno tanto di sporchi compromessi... Sono dieci minuti di un discorso che val certamente la pena ascoltare, anche perchè la situazione regionale siciliana ben riflette quanto di brutto, contraddittorio e confuso sta avvenendo a livello nazionale, mentre si parla e si discute di tutto e di più, fuorchè di quanto può davvero giovare a salvare il Paese: giustizia, lavoro e futuro...

 

M5S Sicilia. Giancarlo Cancelleri distrugge in aula il Presidente della Regione Crocetta
Pubblicato in data 12/ago/2013 da Sicilia5Stelle - (10'11")
Dice Giancarlo Cancellieri: "Insomma presidente Crocetta, tante belle parole, tanti proclami,
tante promesse non mantenute. Noi siamo qui ad aspettare ancora la rivoluzione tanto sbandierata,
 ma le assicuro non se ne sente minimamente neanche l'odore, anzi qui c'è solo puzza di compromesso morale! "


http://youtu.be/kumI8zYYWfY

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Post di Carmelo Cuminale
Grazie Guido, condivido all'istante questo link, Amici, ascoltate ciò che accade in aula regionale e condividete...
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A Alfonso Nigro, Giovanni Angeloni, Citta' Invisibili e Rita Conversi piace questo elemento.

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Piattaforma di lancio
di Stefano Generali
http://www.nuovoconsumo.it/rubrica/evergreen


     26 Agosto 2013 - Le piattaforme marine per lo sfruttamento di petrolio e gas presenti nei nostri mari possono costituire un serio pericolo per la sicurezza dei cittadini e per gli habitat naturali. Ecco perché l’Unione Europea ha approvato nuove regole che prevedono piani d’emergenza ad hoc e lo smantellamento in tutta Europa delle piattaforme non idonee. L’Europarlamento si è mosso a seguito del disastro del golfo del Messico dove, il 20 aprile 2010, l’esplosione di una piattaforma ha causato la morte di 11 lavoratori e la fuoriuscita di circa 4,9 milioni di barili di greggio in mare, con danni incalcolabili e tre mesi di lavoro per sigillare la falla. Gli stati membri avranno due anni per adattare la legislazione nazionale.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Meglio tardi che mai, ma se tanto mi da tanto... L'articolo di "Nuovo Consumo it" è di qualche giorno fa, e in esso si parla di nuove regole che il Parlamento Europeo avrebbero approvato a seguito del disastro della piattaforma Blue Horizon nel Golfo del Messico avvenuto nell'Aprile del 2010 !!! Si tratta di nuove regole che prevedono piani d’emergenza ad hoc e smantellamento in tutta Europa delle piattaforme non idonee. E gli stati membri dell'UE avranno due anni ancora per adattare la legislazione nazionale a dette regole... Che rapidità decisionale !!!! Tre anni per approvare le regole, più altri due anni per uniformare le legislazioni nazionali, fanno già un bel "quinquennio". E quanti "quinquenni" poi occorreranno ai vari stati europei (Italia in testa...) per far rispettare quelle leggi sulle loro acque territoriali, se pure mai ci si arriverà ? E ci sarà allora qualcosa ancora da proteggere nelle acque del Mediterraneo ?

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Petrocelli (M5S) su estrazioni petrolio in Basilicata
da "Basilicata Net"
http://www.basilicatanet.it/basilicatanet/site/Basilicatanet/detail.jsp?sec=1005&otype=1012&id=2966686


     27/08/2013 - Vito Petrocelli, portavoce M5S al Senato della Repubblica, in una nota stampa interviene sulla questione petrolio in Basilicata. “E basta con questo potere salvifico assegnato al petrolio lucano. Onestamente, non se ne può più di questa bugia colossale che, dopo 30 anni di priorità economica data alle estrazioni minerarie e alla grande industria, vede la Basilicata primeggiare nella disoccupazione, nell’emigrazione e, secondo l’Istat, nel primato di regione più povera d’Italia”.
     Petrocelli cita il direttore di “Nomisma Energia”, Davide Tabarelli, il quale ha affermato “che il petrolio non inquina e ha accusato gli ambientalisti di bloccare investimenti per 5 miliardi di euro e di far perdere migliaia di posti di lavoro. Dimenticandosi che la filiera del petrolio è ufficialmente riconosciuta come cancerogena e che il più grande “Centro Oli” d’Europa, realizzato a Viggiano, in Basilicata, costato 16 anni fa l’equivalente di circa 1 miliardo di euro ha finora dato occupazione ad appena 57 lucani”.
     Oltre a Tabarelli, Petrocelli cita il presidente dell’Eni, Giuseppe Recchi secondo cui il “petrolio lucano salverà l’Italia”. “A dispetto del luogo comune che lo definisce artatamente il ‘più grande giacimento d’Europa in terraferma’ – continua Petrocelli - la miniera di idrocarburi lucani, in sostanza, è poco più di una ‘pozzanghera’ di petrolio di pessima qualità. Produce all’anno solo 30 milioni di barili e circa un miliardo di mc. di gas coi quali copre il 6% del fabbisogno nazionale e annuale di petrolio e circa l’1,5% di quello del gas.
     Per cui, non si capisce quale ritorno avrebbe la nazione, o meglio l’Eni, nel rendere un colabrodo una regione che, invece, è uno dei più importanti bacini idrici europei, le cui acque, che danno da bere e da ‘mangiare’, tra la Puglia e la Basilicata, a milioni di persone, di capi di bestiame e di ettari di terreno, sono messe a rischio da perforazioni che le società minerarie attuano in barba a ogni regola sociale”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E anche in fatto di estrazioni petrolifere in Basilicata occorre riconoscere agli attivisti del M5S attenzione e coerenza nei loro interventi... A differenza di tanti voltagabbana e di falsi difensori del patrimonio ambientale e culturale del nostro Paese, vere ricchezze su cui fondare il nostro futuro.

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Dalla mia Bacheca su FB del 26/08/13

Ultimi fenomeni sismici nello Stretto di Sicilia
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     26/08/13 - Stamane alle 5:45 (ora locale) scossa di mag 3.5 sui fondali marini del Canale di Sicilia una trentina di miglia a nord di Malta e a una quarantina di miglia dalla costa sudo-ccidentale siciliana. Profondità del sisma registrato dall'EMSC 10 km, la stessa della scossa di mag. 4.5 di due giorni fa sulla costa siciliana vicino Modica e Pachino.

     E qui a seguire, dopo una mappa che mostra la posizione esatta della piattaforma Vega dell'Edison nel Canale di Sicilia, una immagine che si commenta da sola. E' per l'esattezza la precedente con gli epicentri delle scosse sismiche di sabato sera e di stamane, ma in più con il posizionamento dell'impianto petrolifero off-shore dell'Edison operativo da decenni nella zona, impianto del quale si prevede il raddoppio prossimamente...

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Post di Carlo Cassaniti
Continuo a sostenere con forza la necessità di realizzare una carta delle pericolosità vulcano-tettoniche nel Canale di Sicilia... CONOSCENZA = PREVENZIONE
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A Ilva Alvani, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Loredana Maria Trevisano, Maria Rosa Maccotta, Mario Di Giovanna e Carlo Cassariti piace questo elemento.

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In ventimila alla catena umana antitrivelle a Corigliano
da "Olambientalista"
http://www.olambientalista.it/in-ventimila-alla-catena-umana-antitrivelle-a-corigliano/


     25 Agosto 2013 - La Calabria c’è ed è presente in modo massiccio contro le trivellazioni petrolifere in terra e mare. Erano 20.000 i partecipanti all’odierna e straordinaria catena umana che si è tenuta sulla spiaggia di Schiavonea secondo i dati forniti dall’amministrazione comunale di Corigliano Calabro… Uno tra i più grossi comuni della fascia jonica che dopo l’insediamento comunale ha fatto propria la nostra storica catena umana che a Policoro è giunta alla III edizione e che ha visto partecipare nell’ edizione dell’11 agosto ben 7.000 persone, tra cui anche diversamente abili (verso i quali la ns. riconoscenza non avrà limite).
     Il comune di Corigliano insieme con quello di Rossano si è dichiarato contrario a qualsiasi forma di sfruttamento del territorio da parte delle compagnie petrolifere, ultimi comuni del golfo di Taranto che mancavano all’appello No Triv. Grande gesto di responsabilità e di forza da parte dei calabresi dell’hinterland di Corigliano Calabro che oggi dandosi la mano hanno detto NO con fermezza a qualsiasi ipotesi di trivellare la terra o peggio il mare. La Calabria e il sud sono stanchi di 30 anni di politiche distruttrici del territorio, di programmi e progetti che non portano sviluppo e benessere ma distruzione dell’ambiente, danni alle economie locali e malattie. Nella sola Sibaritide i cittadini hanno respinto negli ultimi anni l’Enel con la centrale a carbone, un grosso rigassificatore e le petroliere che sarebbero attraccate nel porto di Corigliano per alimentare centrali termiche. C’è una Calabria che crede nel proprio territorio e che da esso in modo sostenibile vuole ottenere sviluppo e benefici economici nei settori trainanti della pesca, del turismo e dell’agricoltura. A Corigliano si trova la flotta dei pescherecci più grossa della Calabria. Presenti nella catena umana odierna numerosi esponenti politici calabresi di tutti partiti e alcuni consiglieri regionali.
     Il Ministero dell’ambiente bocci pertanto le istanze di ricerca petrolifera nel mar Jonio e altrettanto faccia la regione Calabria, opponendosi al governo centrale e bocciando anche le procedure di VIA per le istanze di trivellazione sulla terra ferma. Ringraziamo l’amministrazione comunale di Corigliano, il Codiss, il Cotaj, il SIb che insieme al gruppo di Noscorie No Triv ha contribuito all’ottima riuscita dell’iniziativa. Grazie Corigliano e grazie Calabria.
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Al sottoscritto piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 25/08/13

Comunicato stampa dal Meetup del M5S dei "Grillini Panteschi"
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201236796976320


     25/08/13 - A seguire il "comunicato stampa trivelle" diramato in data odierna dal Meetup del M5S dei "Grillini Panteschi".


www.pantelleria5stelle.it
             http://www.meetup.com/meetup-5-stelle-pantelleria

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post condiviso

Condivido pienamente... ma temo, purtroppo, che stante l'attuale situazione di governo, non servirà a molto...
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A Salvatore Gregorio Spata, Massimiliano Reggiani, Eleonora Bernardo e al sottoscritto piace questo elemento.

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La Regione Puglia in merito alle ricerche di Idrocarburi...
di Movimento Ambientalista Bat Puglia
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201869953180116


     24/08/13 - Interessanti argomentazioni e attività della Regione Puglia in merito alle ricerche di Idrocarburi...
Approfondimento al seguente link: http://www.senato.it/,,,procedura_commissione/files/000/000/226/Fare_Ambiente.pdf

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post condiviso da "Città Invisibili"

Secca nota della Regione Puglia contro lo sfruttamento del Mediterraneo Europeo. Ma Onofrio Introna ci è o ci fa? Possibile che solo ora, a fine Agosto 2013, il presidente del consiglio regionale pugliese si accorge degli effetti di un decreto legge emanato dal Governo Monti il 27/12/2012, quando era già dimissionario e in carica solo per il disbrigo dell'ordinaria amministrazione ? Un decreto legge non da poco, concordato certamente con dei segreti accordi tra gli omologhi responsabili dei due governi di Malta e Italia, senza che alcuna spiegazione venisse comunicata ai parlamentari delle rispettive camere e senza che nulla in merito venisse riferito all'epoca dagli organi di informazione, in tutt'altre faccende affaccendati... Un decreto che estendeva la competenza dello stato italiano sulle acque territoriali di un altro stato europeo, di Malta per l'esattezza, e che, a dire di Peppe Croce che fu uno dei primi a denunciarlo riferendone i termini su "Green Style" in un articolo del 23 Aprile 2013, prevedeva, come oggi di fatto prevede, il più grande allargamento di una zona marina concessa per attività petrolifera che il nostro Paese abbia mai visto: il "Settore Sud" della Zona marina C, ovvero di quella fascia di mare che lungo la costa siciliana occidentale si bagna nel Canale di Sicilia.  E questo "Settore Sud", pensato e messo a punto dal fu ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, si estende su gran parte delle acque territoriali maltesi, come mostrano bene le mappe ministeriali allegate dal servizio di Croce, andandosi a sovrapporre ad aree marine sul versante orientale dell'isola che erano state già suddivise dal governo maltese per il rilascio futuro di eventuali concessioni petrolifere... E tutto ciò è avvenuto senza che il governo maltese, come d'altronde il nostro governo, abbia detto o spiegato qualcosa in merito alla comunità maltese che certamente avrebbe il diritto di "sapere", forse ancor più della comunità italiana afflitta com'è da tutti i problemi della crisi che stiamo vivendo...
Se volete dare una scorsa al servizio di Peppe Croce, tanto per schiarirvi le idee in proposito, eccovi il link al suo articolo ripreso nei miei "Echi di Stampa" l'url è http://www.guidopicchetti.it/...a_13_04.htm#Petrolio_offshore,_l’Italia_si_espande_nel_Canale

Se poi volete sorridere vedendo come possa accadere di sbagliare anche ai nostri uffici ministeriali, date un'occhiata a questa nota del sottoscritto su Fb del 28 Aprile u,s. sempre sulla stessa questione del Settore Sud della Zona Marina C. Detta nota è stata da me intitolata "Un 'agreement' Italia-Croazia per le trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia?", e il punto di domanda ha una sua ragion d'essere. Infatti il documento ufficiale ripreso in immagine originale dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico redatto a cura della "Direzione Generale RME per le attività internazionali" (potete vederlo qui a seguire), è intitolato appunto "Agreement Italia Croazia", ma leggendo il testo che segue si vedrà come la Croazia, tirata in ballo nel titolo, nella questione trattata dal documento non c'entri per nulla, e come esso riguardi unicamente i rapporti tra Italia e Malta... Purtroppo gli errori possono sempre capitare... Vedi:
http://www.guidopicchetti.it/...202013/ec-stampa_13_04.htm#Un_agreement_Italia-Croazia_per_le_trivellazioni_petrolifere

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A Cristiano Petrosemolo, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Amalia Assunta Di Florio, Maurizio Tritto, Ilva Alvani, Erik Fortini, Antonella Due Politano e Vittorio Perazzi piace questo elemento.

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«Sì parco, no Ombrina» Tornano gli anti-trivelle
di Daria De Laurentiis
http://ilcentro.gelocal.it/regione/2013/08/24/news/si-parco-no-ombrina-tornano-gli-anti-trivelle-1.7630692


Manifestazione a San Vito contro le ricerche petrolifere in mare Critiche anche ai progetti di un albergo e di un porto turistico da 300 barche
     24 Agosto 2913 - SAN VITO. Non solo Parco nazionale della Costa teatina, ma territorio, sviluppo, rispetto dell'ambiente, turismo sostenibile, lavoro. La manifestazione regionale "Vogliamo il Parco della Costa teatina" di scena ieri a San Vito, ha unito diverse anime. C'erano i ragazzi di Zona 22, lo spazio autogestito ricavato da un'ex sottostazione delle Ferrovie dello Stato, gli operai della Sevel, gli iscritti all'Usb (unione dei sindacati di base), i rappresentanti regionali del Partito Comunista dei lavoratori, gli attivisti del comitato Acqua Bene Comune, i volti della Costituente per il Parco e tanti ragazzi, famiglie, attivisti arrivati dai centri sociali di diverse zone d'Italia.
     Il Parco della Costa teatina è diventato un simbolo, la bandiera per il riscatto di un territorio che non vuole più imposizioni, nè tentativi, gli ennesimi, di sfruttamento delle sue risorse. Dire sì al Parco nazionale della Costa dei Trabocchi per le diverse centinaia di uomini, donne e bambini in corteo ieri, ha significato anche dire no ad Ombrina Mare 2, la piattaforma petrolifera che da San Vito, a soli cinque chilometri dalle spiagge secondo il progetto della Medoilgas Italia, si vedrebbe come un pugno nell'occhio.
     Volere il Parco significa inoltre auspicare per il territorio uno sviluppo diverso, che rinneghi il cemento e dia sfogo agli alberghi diffusi, alla riqualificazione di calette naturali senza bisogno di stravolgere la loro anima selvaggia, che incoraggi le aziende di prodotti tipici, di ortaggi biologici e a chilometro zero. I ragazzi di San Vito assieme al sì per il Parco che diventerebbe la quarta riserva nazionale della regione, vogliono dire no anche a due progetti che, a loro giudizio, stravolgerebbero per sempre il volto di San Vito: il resort di Colle Foreste, una mega struttura turistica su una collina selvaggia che si affaccia sul mare, e il porto turistico da oltre 300 posti barca.
     «Sia il porto che il resort» interviene Roberto Nardone, consigliere di opposizione del gruppo San Vito Bene Comune «sono specchietti per le allodole, promesse di posti di lavoro che sanno tanto di vecchia politica e che però finora hanno portato solo ad un'enorme perdita di tempo e di denaro. Il progetto del porto ad esempio, pagato con i soldi del comune di San Vito, lo pagheranno ancora una volta i cittadini, visto che nel caso nessuna ditta fosse interessata, si dovrà far ricorso ad un mutuo». «Il Parco è un'alternativa allo sfruttamento» spiega Ottaviano Scipione, coordinatore regionale del Pcdl «ovunque in Abruzzo ci sono progetti-fotocopia che si spostano di territorio in territorio puntando a politici conniventi o ad amministratori distratti». «Siamo qui per ribadire che se c'è la volontà di tutti» sottolinea Lino Salvatorelli della Costituente per il Parco «la perimetrazione ufficiale che riguarda 9mila metri quadri di territorio costiero può essere pronta già a ottobre. Bisogna accelerare».
     Intanto, dopo la visita nei giorni scorsi del Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando agli otto sindaci dei comuni coinvolti nella riserva, anche i comuni che in principio si dichiaravano contrari al Parco, San Vito e Rocca San Giovanni, stanno aprendo uno spiraglio. L'impegno di tutti è quello di far partecipare i comuni e il territorio al tavolo delle trattative e, soprattutto, a quello che riguarderà la gestione del parco. Da giorni, sulla futura direzione del parco gira una voce: quella che vedrebbe, come direttore il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Auguri... E che buon prò ci faccia ... Oggi c'è anche la "catena umana" sulla costa ionica della Calabria contro le trivellazioni petrolifere in terra e in mare... Vedi

http://www.olambientalista.it/la-catena-umana-dello-jonio-contro-le-trivelle-anche-in-calabria/

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Scossa di mag 4.0 tra Pachino e Pozzallo in Sicilia
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb da EMSC)
https://www.facebook.com/...12&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     24/08/13 - Scossa sismica di mag. 4.0 un'ora fa sulla costa siciliana tra Pachino e Pozzallo. A lato la mappa con l'epicentro da EMSC. 10 Km la profondità dell'ipocentro. Siamo a poche miglia di distanza dalle piattaforme off-shore dell'Edison ...

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Post di Peppe Croce

Guido, la piattaforma è solo una, i terremoti qui sono un giorno sì e uno pure, e a dirla tutta io non l'ho manco sentita sta scossa.... Credo che non ci sia molto di cui preoccuparsi. Mi preoccuperei più della gestione quotidiana di quella piattaforma che del singolo evento sismico...
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Post del sottoscritto del 25/08/13

Caro Peppe, ho segnalato il rilevamento della scossa sismica di ieri sera sulla costa siciliana (di magnitudo certamente non bassa) unicamente in quanto ero certo che, come già avvenuto varie altre volte, poche agenzie di stampa l'avrebbero segnalata. La scossa a mio giudizio è una ennesima conferma dell'elevata sismicità dell'area interessata e dell'antistante Canale di Sicilia. E' una situazione che gli esperti sanno bene, ma che tanti ignorano, o fingono di ignorare per malafede e interessi poco chiari... Una situazione che certamente non offre maggiori garanzie sicurezza in vista dei tanti impianti di trivellazione in corso di installazione nel Canale, a partire proprio dal raddoppio previsto per quello off-shore dell'Edison, stando alle notizie fornite dalla stessa società. D'altronde una prova della discutibile obiettività della nostra informazione su tali argomenti l'abbiamo proprio stamani, con la divulgazione di una notizia, andata in onda su vari TG di una scossa di mag 2.5 alle 5:41 a Monteporzio Catone vicino Roma, e del silenzio totale sui media che mi pare ci sia sulla scossa di ieri sera di mag 4.0 in Sicilia tra Pozzallo e Pachino, indipendentemente dal fatto che essa sia stata più o meno avvertita dalla popolazione... Notiziari on line a parte, vedi ad esempio "In Meteo Net" all'ur
l http://www.inmeteo.net/blog/2013/08/24/ingv-terremoto-oggi-scosse-in-tempo-reale-24-agosto-2013/
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Post di Salvatore Gregorio Spata

Sta cosa mi inquieta...
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Post di Peppe Croce
Guido scusa, ma che Sicilia e Canale siano zona sismica lo sanno tutti da anni... Di conseguenza una scossa 4 a Pachino di fatto non è una notizia, mentre la stessa scossa a Roma lo è! Sarebbe notizia, in Sicilia, uno sciame di un mese che non capita spesso. Sulla pericolosità di fare piattaforme proprio dove trema, siamo tutti d'accordo. Come sappiamo tutti che la "Vega b" la faranno comunque, vivi o morti...
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Post di Guido Picchetti
Allora, va tutto ben, madama la marchesa ? Contento tu...
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Post di Peppe Croce
Non dico che va tutto bene. Dico che la stampa ha le sue regole e che non le possiamo cambiare. Piaccia o no é così, per questo esistono le pubblicazioni di settore: per coprire le notizie che non vanno (ed è normale che non vadano) sulla stampa generalista. Non voglio essere polemico, ma quando salgo su un treno non vado dal macchinista a lamentarmi per come lo guida o per le fermate che non fa. Se voglio fermarmi ad una stazione in particolare cambio treno e basta..
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Post di Guido Picchetti
Aggiornamento delle ore 18:30 di oggi 25/08/13. I dati forniti dall'EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center) relativi alla scossa sismica delle ore 17:18 di ieri, 24/08/13, sono stati meglio precisati, e attualmente indicano una magnitudo di 4.5 e non più di 4.0, ferma restando la valutazione dell''ipocentro già indicata, a 10 km di profondità. 
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A Grazia Cucci, Mario di Giovanna, Salvatore Gregorio Spata, Mauro Brusà, Eleonora Bernardo e RosaeCeleste Pantelleria piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 24/08/13

Canada, cresce la protesta contro gli oleodotti per le tar sands verso l'Atlantico
di EcoAlfabeta
http://www.ecoblog.it/...protesta-contro-gli-oleodotti-per-le-tar-sands-verso-latlantico


La ferma opposizione delle comunità locali ha bloccato una stazione di pompaggio per un oleodotto per portare il petrolio da tar sands verso l'Atlantico e in tutto il paese cresce la protesta verso l'energia sporca delle sabbie bituminose
   
 23 agosto 2013 - Cresce in Canada la protesta contro i mega progetti di oleodotti per trasportare il petrolio da tar sands estratto nell’Alberta verso il mare, e riesce anche a ottenere i primi successi. Dopo aver bloccato l’oleodotto verso il Pacifico, ora è la volta dell’oleodotto Atlantico.
     I baroni delle sabbie vorrebbero invertire il flusso del vecchio oleodotto Portland (Maine) - Montreal (Quebec); costruito nel dopoguerra per portare greggio dal mare al Canada, invece ora secondo le intenzioni dei petrolieri dovrebbe portare il combustibile ottenuto dalle sabbie bituminose agli affamati mercati americani (vedi mappa in fondo al post).
     Grazie all’opposizione dei residenti della piccola città di Dunham, dopo cinque anni di battaglie legali è stata finalmente bloccata la costruzione di una stazione intermedia di pompaggio essenziale alla costruzione dell’oleodotto. E’ un’importante vittoria dei cittadini contro colossi multinazionali quali Suncor e Shell.
     I cittadini del Quebec si stanno anche opponendo ad un progetto alternativo, l’oleodotto Energy East (mappa in fondo) che dovrebbe portare il petrolio verso il mare seguendo una direttrice più a nord, verso il New Brunswick.
     Il Quebec non vuole più vedere disastri civili e ambientali come quello recente di Lac Megantic, dove il deragliamento di un treno che trasportava 10000 tonnellate di shale oil USA per le raffinerie canadesi ha provocato 47 morti, la distruzione di oltre 30 edifici e danni per 200 milioni di $. L’incidente è il più grave disastro ferroviario canadese dal 1864 ed è avvenuto per cause ancora più stupide dell’incidente di Viareggio, visto che il convoglio di 74 vagoni non era stato ben frenato.
     Essendo lontani dalla coste, i baroni canadesi del petrolio hanno un bisogno disperato degli oleodotti per ridurre i costi di estrazione e spuntare prezzi più alti sul mercato mondiale. Questo potrebbe portare ad un aumento del costo dell’energia per gli stessi canadesi. Se uniamo questa possibilità al fatto che i conclamati 40000 posti di lavoro creati dagli oleodotti si ridurrebbero solo a qualche migliaio di impieghi temporanei, non possiamo dare torto al "Guardian" quando dice che “gli oleodotti non serviranno a costruire una nazione, perché sono una grande truffa“.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Questa è la realtà di oggi in fatto di shale-gas,di fracking, di trivellazioni, oleodotti. gasdotti, etc. etc. etc.. Ma sono notizie che a chi dovrebbero interessare, per gli incarichi di governo che si ritrova ad avere qui da noi, pare proprio non arrivino, inutile farsi illusioni,.. E siamo buoni... visto che, ciò dicendo, escludiamo in partenza la "malafede"...
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A Mauro Brusà, Ilva Alvani e Giovanni Angeloni piace questo elemento.
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La catena umana dello Ionio contro le trivelle anche in Calabria
da "Olambientalista Bat"
http://www.olambientalista.it/la-catena-umana-dello-jonio-contro-le-trivelle-anche-in-calabria/


     23 agosto 2013 - Il 25 agosto la catena umana si terrà a Corigliano Calabro per dire un chiaro e diciso no alle trivelle in mare e in terra. Dopo la grande manifestazione di Policoro dell’11 agosto 2013 ,che ha visto la partecipazione di settemila persone, la catena contro le trivellazioni in terra e mare continua. Ad ospitarla sarà il comune di Corigliano Calabro che la fa propria con la partecipazione di Med No Triv, del Codiss (Comitato di Sviluppo Sostenibile della Sibaritide), del Sib (il Sindacato degli Operatori Balneari ) e del CotaJ (Consorzio Operatori Turistici Jonici ).
     L’hanno annunciata pubblicamente in conferenza stampa ieri sera 22 agosto nella piazza Portofino di Schiavonea gli assessori all?ambiente e al turismo (due lady) dell’amministrazione comunale di Corigliano. Ha partecipato all’ incontro per la prima volta anche il comune di Rossano che tramite il suo assessore all’ambiente si è dichiarato contrario alle trivellazioni petrolifere in terra calabra e nel mar Jonio. Posizioni quelle del comune di Corigliano e di Rossano che attualmente mancavano tra i comuni jonici contro le trivellazioni petrolifere (Comuni NO TRIV) .
     I due comuni costituiscono un nucleo abitativo superiore a quello della città di Cosenza, circa 100.000 abitanti. Possiamo quindi affermare con dati alla mano che nessuno dei comuni nel golfo di Taranto vuole le trivellazioni petrolifere. Le regioni e il governo non potranno più ignorare le istanze delle comunità e sette compagnie petrolifere ed srl al seguito non potranno decidere il futuro di milioni di meridionali. La catena umana che unisce il golfo di Taranto ha un messaggio inequivocabile, il sud riparte dalle sue ricchezze ambientali e da nuove politiche di sostenibilità. Il sud non è una colonia delle multinazionali del catrame e dei rifiuti.
     E non finisce qui, nella stessa giornata a Marina di Lizzano (Ta ) un nutrito gruppo del m5s di Lizzano organizza un’altra catena umana sulla spiaggia in difesa del Mar Jonio. La catena umana continua … [per la catena Umana Jonio - No Scorie Trisaia]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Speriamo che chi la il potere, si tolga quel "cerume " dalle orecchie che si ritrova, ed inizi a dar ascolto alle proteste... Ma ci credo poco..
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Petrolio, unire le Valli nella battaglia. I sindaci pensano al ricorso al Tar contro la Regione di Rosangela Pepe
http://www.ilquotidianodellabasilicata.com/news/cronache/716002/Petrolio--unire-le-Valli-nella.html


Pronto un manifesto programmatico da sottoscrivere. L’intento è quello di “democraticizzare” la risorsa petrolio, trasformare la gestione verticistica delle royalties in un sistema di distribuzione orizzontale del denaro.Se il petrolio è una risorsa lucana, allora ne devono beneficiare tutti.
     24 agosto 2013 – Si incontreranno l’11 settembre prossimo i sindaci “ribelli” della Val d’Agri. Lo faranno con un manifesto programmatico, una sorta di carta di intenti che sarà anche una “chiamata alle armi”. L’intento è quello di “democraticizzare” la risorsa petrolio, trasformare la gestione verticistica delle royalties in un sistema di distribuzione orizzontale del denaro.Se il petrolio è una risorsa lucana, allora ne devono beneficiare tutti. E per fare questo c’è bisogno di un fronte compatto, larghissimo e soprattutto cosciente. Ieri all’incontro di Spinoso, la “fase due” del progetto dei sindaci “ribelli” si è manifestata quasi al completo.
     Non è la battaglia di una valle, di un gruppo di paesi, è una battaglia lucana, che guarda a tutti quei Comuni che nel corso degli anni hanno chiesto un’equa distribuzione del petrolio. Dopo le dichiarazioni del presidente di "Nomisma Energia", di togliere «le royalties agli enti locali che le interpretano come compensazioni per un danno che in realtà non esiste» e sul «raddoppio dell’estrazione», sale la preoccupazione tra i sindaci dell’Alta e Medio Agri e si fa fronte comune anche con il materano.
     Infatti «l’unione fa la forza» è stata in qualche modo la parola chiave circolata nei diversi interventi susseguiti nell’incontro, convocato d’urgenza dai sindaci Vincenzo Vertunni, Mario Di Sanzo, Michele Grieco, Cesare Marte, Pasquale De Luise e Ugo Salera, rispettivamente amministratori di Grumento Nova, Montemurro, Sarconi, Spinoso, Paterno e Tramutola. Questa volta però a dare man forte alla riunione erano presenti nella sala conferenze della chiesa madre del centro spinosese, altri amministratori del Medio Agri, del Melandro e del Materano. E questa presenza non è solamente “di facciata”.
     L’obiettivo finale dei sindaci è quello di creare un fronte unico che unisca le valli Camastra, Basento e Agri, aggiungendo anche Tito. A settembre saranno molti di più i sindaci “ribelli”. Primi cittadini che cercheranno di smentire le voci politiche che vedono l’ennesima protesta come un timido tentativo di rimettere nei ranghi una politica regionale un po’ addormentata. Nel programma non c’è soltanto «petrolio» e «distribuzione delle royalties». C’è da guardare anche «Al sistema di assunzioni interessati dalle attività estrattive e questione ambientale. Per fare questo c’è bisogno di «trovare un percorso comune con tutti».
     Ad aprire il dibattito – confronto e a dare un quadro generale della situazione è stato il sindaco di Spinoso, De Luise che fra un intervento e l’altro ha puntualizzato la preoccupazione e la rabbia verso una condizione che da anni imperversa nel territorio della Val d’Agri e «stanchi di affidare le loro istanze a delegati che in questi anni hanno dimostrato poco interesse o, nella migliore delle ipotesi, scarsa incisività nel rappresentare, prima di qualsiasi altra cosa, le esigenze collettive e prioritarie della popolazione valligiana».
     Principio fondamentale per il sindaco di San Chirico Raparo, Claudio Borneo che le «royalties debbono rimanere alla Regione Basilicata, è fondamentale» e bisogna – dice - «fare un fronte compatto per tornare a fare forme di protesta unitaria». Ma per fare questo bisogna avere le idee chiare. La prima operazione da attuare per Borneo «è fare unione non solo sugli interessi della Val d’Agri»; seconda azione ipotizzata, «un ricorso al Tar contro la Regione Basilicata per l’utilizzo delle royalties, destinate alla Val d’Agri – in riferimento alla legge 40 per compensazione ambientale - per tutto tranne per le finalità stabilita nella normativa. La Regione - solleva Borneo - deve fare dei tagli, non deve pensare che con le royalties risolva tutto. Anche perché sono oltre tre anni che i sindaci del Programma Operativo non usufruiscono della ripartizione delle risorse proveniente dall’attività estrattiva».
     Sulla stessa lunghezza d’onda il Sindaco di Paterno, Grieco che ha ripreso la legge 40, indicandone la necessità di «una pianificazione dell’utilizzo delle royalties», punto di partenza e motivo di unione. «Bisogna mettere in piedi una piattaforma di rivendicazione – ha evidenziato - che guardi sia alla questione ambientale che a quella occupazionale. Ma abbiamo bisogno anche di una politica che sia capace di dare risposte su questo». Ambiente, salute e lavoro ma anche un capovolgimento della questione del «decentramento e dello snellimento burocratico». «Per chiedere un parere alla Regione - ha aggiunto Grieco - devo fare la via crucis. Molte funzione devo essere decentrate ai comuni. Bisogna capovolgere questa situazione».
     Per il primo cittadino di Sarconi, Cesare Marte la richiesta è «che ci sia un ritorno concreto alle popolazioni. Bisogna cambiare – ha spiegato - tendenza. Oggi non è la prima riunione ma l’ultima di tante altre. All’inizio il tema del petrolio era tabù ora tutti ne parlano volentieri. Il problema lo dobbiamo centrare non solo nell’erogazione delle royalties, ma nella questione ambientale e della salute».  La conclusione; «ci dobbiamo sacrificare però da questo sacrificio qualcosa ritorni perché le scelte fatte fino ad oggi non ci hanno soddisfatto».
     Riprende la faccenda dell’utilizzo e dello spreco delle royalties il sindaco di Pisticci, Di Trani, facendo riferimento al comune di Viggiano e al concerto dei Pooh nonostante la smentita del manager sui 200mila euro. «Tanta gente – solleva - non riesce a sbarcare il lunario, la contraddizione deve essere superata». «Estraggono il petrolio, ci prendono la ricchezza – ha commentato - e le infrastrutture non vengono realizzate. Sinnica, ospedali – soppressione di pronto soccorso – e tanto altro. Questo è il modo di fare della politica e delle clientele a discapito della gente».
     «Siamo disposti ad accettare l’aumento estrattivo?»
è stato l’interrogativo posto dal primo cittadino di Sant’Arcangelo, Esposito. «Se dobbiamo fare lotta comune i benefici devono essere regionali. Discutere come soggetto politico territoriale, attenersi a temi ambientali e occupazionali. Dobbiamo stare insieme e dire no alle compagne petrolifere per l’aumento di produzione».
     Un no all’aumento della produzione anche da parte del Sindaco del centro grumentino Vertunni, che ha sottolineato come «l’argomento petrolio si estende a macchio d’olio. Ed è l’elemento denaro che crea discordia. Quello che c’è, è sufficiente. Bisogna – ha chiosato - prendere una posizione netta e precisa».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Insomma, invece di renderci conto che certe operazioni in atto da decenni sono pericolose per il futuro sviluppo del territorio secondo le sue vocazioni naturali, siamo al punto di supplicare le "belve affamate" di lasciare accostare anche noi alla mangiatoia e contribuire in malo modo al declino generale ... Che bella prospettiva... Forza Basilicata, sei proprio sulla strada giusta !!! E vedrai che ti seguiremo ben presto, restando tutti alla fine cornuti e mazziati...

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La notizia che oggi non avrete... Se non è censura questa, cos'è ?
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201228671893198


     24/08/13 - La notizia del giorno che non troverete sui media tradizionali (carta stampata e TG...). Eccola e non è da poco... "Roma, precaria della scuola tenta di darsi fuoco davanti Montecitorio". Se non è censura questa, cos'è ?

  Roma, precaria della scuola tenta di darsi fuoco davanti Montecitorio
da "Quotidiano Nazionale It"
http://qn.quotidiano.net/...-precaria-scuola-tenta-darsi-fuoco-davanti-montecitorio.shtml

La donna, separata e con figli a carico, proveniente da Napoli, stava prendendo parte a un presidio dei Cobas in rappresentanza dei precari Ata e degli insegnanti malati inidonei. Pronto l'intervento degli altri manifestanti che l'hanno bloccata prima del folle gesto
    Roma, 23 agosto 2013 - Una lavoratrice precaria Ata (personale tecnico) della scuola ha tentato di darsi fuoco nel primo pomeriggio davanti a Montecitorio. Virginia Taranto, separata e con figli a carico, proveniente da Napoli, stava prendendo parte a un presidio dei Cobas in rappresentanza dei precari Ata e degli insegnanti malati inidonei, destinati questi ultimi, in base ai provvedimenti del governo Berlusconi e del governo Monti, ad occupare per l’appunto i posti del personale tecnico precario.
    Ha cercato di darsi fuoco versandosi addosso dell’alcool ma è stata subito bloccata dagli altri manifestanti. Colta da malore, Virginia Taranto è stata poi soccorsa dai sanitari di un’ambulanza giunta sul posto, ma è rimasta in piazza ed appare in buone condizioni di salute. La delegazione dei Cobas ha incontrato stamane in piazza il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, e attendeva notizie dal Consiglio dei ministri. La situazione è diventata più tesa dopo che i lavoratori, alcuni dei quali non percepiscono alcuno stipendio da più di un anno, hanno appreso che il Consiglio dei ministri in corso a palazzo Chigi aveva rinviato a lunedì le decisioni in materia di pubblica amministrazione.

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Post di Mirko Mutalipassi

Sul "Il Mattino" c'è...
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Post di Guido Picchetti

Dando a Cesare quel che è di Cesare, anche su "La Stampa" on line la notizia c'è, e anche approfondita. Ma nei vari TG di ieri sera e di stamane, neppure una parola... A seguire l'articolo de "La Stampa It".

  Tenta di darsi fuoco durante il sit-in di protesta dei precari della scuola
da "La Stampa It"
http://www.lastampa.it/...precari-della-scuola-uV0pAZtjXtmxqsglSQu4MO/pagina.html

Tensione davanti a Montecitorio. La donna, un’amministrativa separata e con figli a carico, è stata fermata in tempo dai colleghi. La rabbia per la mancanza di provvedimenti del Governo a tutela del personale scolastico comincia a farsi sentire. Ieri il sindacato Gilda ha annunciato stop alle gite scolastiche, assemblee e sciopero per protestare contro la mancata restituzione dello scatto stipendiale 2012, il blocco dei contratti pubblici a tutto il 2014, la ventilata ipotesi di un contratto a spesa zero e ulteriori possibili incursioni sull’orario di lavoro.
    23/08/2013 - Oggi l’esasperazione ha fatto sfiorare la tragedia. Nel corso di un sit-in di protesta dei docenti «inidonei» e dei tecnici e amministrativi precari in Piazza Montecitorio, una precaria campana a un certo punto ha tentato di darsi fuoco con una bottiglietta di alcol. La donna è stata fermata in tempo dai colleghi e, successivamente, in seguito a un malore, è stato necessario l’intervento di un’ambulanza. «Sono disperata, non è stato un gesto studiato», ha detto la donna, separata e senza stipendio da giugno.
    In mattinata il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza aveva incontrato in Piazza Monte Citorio un gruppo di partecipanti al sit in. «Ho ascoltato le loro richieste - ha detto il ministro - si tratta di una situazione complessa sulla quale prometto tutto il mio impegno». E più tardi, dal Meeting di Cl a Rimini ha annunciato un provvedimento ad hoc sulla scuola che dovrebbe arrivare a breve, a settembre.
    Sui contenuti la titolare del dicastero di viale Trastevere non si è sbilanciata: «ci stiamo lavorando: non deve essere solo una norma ma deve gestire un percorso e serve che sia dotata di risorse, abbia un pensiero». I nodi da sciogliere sono diversi, dalla questione «Quota 96» sul fronte pensionistico, alle vicende di inidonei, insegnanti di sostegno, precari dell’Afam (Alta formazione artistica e musicale).
    Oggi una buona notizia, intanto, è arrivata dal consiglio dei ministri che ha dato l’autorizzazione formale alla già annunciata assunzione a tempo indeterminato di 672 nuovi dirigenti scolastici e di 11.268 docenti. «Sono contenta. È una decisione di tutto il governo, non solo mia», ha commentato il ministro.
    E un altro tassello sarà messo lunedì prossimo. Nel pacchetto di provvedimenti per la Pa c’è un apposito «capitolo» che prevede un intervento in extremis per «il regolare avvio dell’anno scolastico». In particolare, è stata messa a punto una norma che consente di sottoscrivere incarichi temporanei di dirigente scolastico, con l’obiettivo di superare l’impasse dei concorsi annullati dal giudice amministrativo. Una disposizione che dovrebbe tamponare soprattutto la situazione della Lombardia dove - come ha ribadito anche oggi la Disal - 424 scuole (più di un terzo) rischiano di restare senza preside stabile e dunque affidate alle reggenze di presidi `a mezzo servizio´.

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Post di Guido Picchetti
@ Mirko Mutalipassi... Meglio così, forse c'è ancora speranza... Sebbene la maggior parte della gente, più che leggere, guarda la TV e... X-Factor...
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A Salvatore Gregorio Spata, Massimo De Bortoli e Salvatore Addolorato piace questo elemento.

Dalla mia Bacheca su FB del 23/08/13

Esplosioni militari e trivellazioni dietro lo sciame sismico in mare ?
di Bric-a-brac
http://blog.you-ng.it/2013/08/05/esplosioni-militari-e-trivellazioni-dietro-lo-sciame-sismico-in-mare/


Il consigliere regionale invita la Marina Militare e la Capitaneria di Porto di Ancona a chiarire, ma specifica di essere “il primo a voler credere che non esista alcuna correlazione fra gli eventi”
     5 Agosto 2013 - C’è un legame fra lo sciame sismico delle ultime settimane nell’area del Monte Conero e le esplosioni controllate condotte nella stessa zona da personale del Nucleo Difesa della Marina Militare? E’ quanto chiede, dando voce al popolo del web, il consigliere regionale del Pdl Enzo Marangoni. Il quale sostiene di essere ”il primo a voler credere che non esista alcuna correlazione fra gli eventi”, ma invita laMarina Militare e la Capitaneria di Porto di Ancona a ”chiarire che tipo di ordigni sono stati fatti esplodere”.
     Incrociando i dati sui sismi dell’Ingv con le ordinanze della Capitaneria di porto di Ancona, Marangoni evidenzia che ”a 16 miglia (30 km circa) di raggio attorno al medesimo punto di fronte al Conero in cui vengono effettuate non meglio specificate ‘distruzioni di materiale esplosivo in mare’, solo nel periodo che va dal 1 giugno 2012 al 10 giugno 2013 ci sono state 440 scosse (la massima di intensità pari a 2.4 della scala Richter). Nel medesimo periodo (un anno circa) le esplosioni in mare sono avvenute per un totale di 28 giorni”.
      Se ”si osserva il periodo che va dal 11 giugno al 31 luglio 2013 (un mese e 20 giorni circa) si sono avuti ben 11 giorni dedicati alle esplosioni in mare nel medesimo punto (latitudine: 43,41 e longitudine 13,30) a 6 chilometri dal porto di Ancona. Le scosse, nel medesimo raggio di mare oggetto dello studio, sono aumentate quei giorni fino ad arrivare al ragguardevole numero di 429, compresa la scossa di magnitudo 4.9 del 21 luglio scorso, che ha creato pochi danni ma tanta paura nei comuni a sud del Conero e ad Ancona”. Nell’arco di 13 mesi ”le scosse totali sono state circa 870 nel raggio di 16-17 miglia da questa area, teatro di non ben identificate distruzioni di materiale esplosivo”.
     In consiglio regionale si parlerà delle trivellazioni in Adriatico e delle loro possibili connessioni con i terremoti. Marangoni porrà anche il tema degli ”eventuali fenomeni di accumulo o concause che potrebbero agire sulle faglie più superficiali poste sotto il mare a pochi chilometri dalle nostre coste”.
[Fonte Ancona Today]
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Commento del sottoscritto su Fb a margien del post

Date un'occhiata alla data di quest'articolo. Intitolato "Esplosioni militari e trivellazioni dietro lo sciame sismico in mare", è stato scritto e pubblicato da Bric-a-brac su "You-ng" il 5 Agosto u.s. Risale cioè ad oltre due settimane fa, ben prima della forte scossa di mag. 4,4 registrata ieri mattina in mare poche miglia al largo del Conero. Una scossa che ha causato tra l'altro una frana su un versante costiero del monte e che non poca paura ha generato tra quanti affollavano la spiagge di Numana, fortunatamente senza conseguenze...
Due settimane fa, riferisce l'articolista, il consigliere regionale del Pdl Enzo Marangoni aveva invitato la Marina Militare e la Capitaneria di Porto ad approfondire la questione di eventuali correlazioni tra le esplosioni controllate condotte da tempo nella zona dalla Marina Militare, accennando anche ad eventuali connessioni tra trivellazioni e terremoti in Adriatico da portare quanto prima all'attenzione dell'assemblea regionale, affermando però, al tempo stesso, di essere ”il primo a voler credere che non esista alcuna correlazione fra gli eventi” (penso in deferente ossequio alla direttive del partito delle larghe intese attualmente al governo)...
Oggi al consigliere Marangoni, dopo l'ultima forte scossa di ieri mattina, mi piacerebbe molto chiedere se si sente ancora di riconfermare quella sua dichiarata e assurda volontà di "non voler credere" a possibili correlazioni tra eventi che pure in tanti altri paesi "civili" sono noti, comprovati e giustamente paventati... Qui da noi invece, lo sappiamo bene, è tutt'altra musica. Ma purtroppo non c'è "ateo" più convinto (per lo più in malafede...) di colui che dichiara a priori di non voler "credere"... Ma allora, mi vien da dire, perchè un "ateo" serve messa ?

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A Pasquale Cacciacarne, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Mia Farini, Jahnpiero Assi, Ivana Artioli e Salvatore Addolorato piace questo elemento.
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Maria Rita D'Orsogna. Invito a Brunetta...
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201223036392314


     23/08/13 - Bello questo intervento di Maria Rita D'Orsogna diretto a Renato Brunetta, ex Ministro della Pubblica Amministrazione, il quale, per opporsi ad una discarica sotto casa sua, ha scritto sette interrogazioni ministeriali e una lettera aperta al Messaggero, per informare tutta Italia di quanto stava accadendo a suo danno...
     Ma, gli chiede giustamente Maria Rita, "chi non ha santi in paradiso - o parlamentari con villa a Roma - e si vede costruire davanti casa TAV, pozzi di petrolio, inceneritori, siti di stoccaggio, raffinerie e ogni genere di abominio ambientale, che cosa deve fare? Non potrebbe Brunetta essere un po' più generoso e guardare non solo il suo orticello - o la sua discarica -, ma ascoltare anche l'italiano medio alle prese con gli stessi problemi e gli stessi timori ambientali che, in questo momento particolare che sta soffrendo il nostro Paese, sono spesso ben più gravi di quelli del suo orticello privato ?
     Perchè allora non manda ad esempio qualche osservazione di contrarietà a quanto sta accadendo nel Golfo di Taranto, che, se nessuno farà niente, sarà ben presto tutto tappezzato dalle trivelle", condizionando pesantemente il futuro delle nostre prossime generazioni, ed esponendole a rischi oggi incalcolabili, ma certi e sicuri domani, come esperienze già fatte (non solo altrove...) tristemente insegnano ?
     "Brunetta, se vuole, prenda carta e penna e si dia da fare..." è l'invito finale di Maria Rita. "I termini per le osservazioni di contrarietà presso il Ministero dell'Ambiente scadono il 3 Settembre 2013". Lo farà ? Da qui a belvedere c'è davvero poco...

  Brunetta: un po' di interesse personale per il golfo di Taranto?
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/08/brunetta-un-po-di-interesse-personale.html

"Interesse personale? Beh sì, l'ho detto apertamente. Del resto se le aprissero una discarica sotto casa cosa farebbe?"
(Renato Brunetta, sulla discarica programmata vicino la sua casa di Roma).
    THURSDAY, AUGUST 22, 2013 - La stampa nazionale in Italia ha dato ampio rilievo al caso Renato Brunetta, ex Ministro della Pubblica Amministrazione, che si oppone alla discarica sotto casa sua. Ha scritto sette interrogazioni ministeriali, una lettera al Messagero, e ora grazie a lui, tutta l'Italia sa che c'è questa discarica della nostra discordia estiva. Ma chi non ha santi in paradiso - o parlamentari con villa a Roma - e si vede costruire davanti casa TAV, pozzi di petrolio, inceneritori, siti di stoccaggio, raffinerie e ogni genere di abominio ambientale, che deve fare? Quante interrogazioni parlamentari e quante lettere ha scritto Brunetta sull'ILVA, su Gela, su Falconara, sulle trivelle in Veneto, la sua regione?
    Brunetta ha tutto il diritto di fare la sua battaglia. Spero però che questa sia per lui l'occasione di diventare più generoso - in tempo ed in interesse - con chi combatte contro la devastazione ambientale in altre parti d'Italia. E che questa storia lo porti a guardare non solo il suo orticello - o la sua discarica - ma ad ascoltare i problemi dell'italiano medio alle prese con gli stessi problemi e gli stessi timori ambientali, mutatis mutandis. Altrimenti è puro egoismo.
    Vuole dei suggerimenti? Beh, siccome mi occupo di petrolio ecco un po' di progetti petroliferi in itinere in tutta la penisola, direttamente dal Ministero dell'Ambiente e su cui magari Brunetta può fare altre interrogazioni ministeriali, scrivere lettere alla stampa, e se vuole pure mandare osservazioni di contrarietà. Anche sua moglie Titti Giovannoni è benvenuta. Di tutte queste concessioni richieste presso il ministero dell'Ambiente la più dolorosa secondo me, è quella del golfo di Taranto, che sarà tutto tappezzato dalle trivelle se nessuno fa niente. I lucani e i tarantini hanno già veramente dato a questa nazione - la Basilicata è stata trivellata a più non posso, e l'ILVA di Taranto è ancora lì con tutti i suoi veleni. Almeno il mare lasciamoglielo sano, per quel che resta.
    Ecco Brunetta, se vuole, prenda carta e penna e si dia da fare. I termini per le osservazioni di contrarietà presso il Ministero dell'Ambiente scadono il 3 Settembre 2013.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

PS. - Nel succitato articolo d Maria Rita D'Orsogna, il link che dovrebbe portare all'articolo del Corriere della Sera (che riguardava Brunetta e i suoi interventi contro la discarica davanti alla sua casa sull'Ardeatina a Roma), attualmente non risulta più valido, ma si può aver notizia sullo stesso argomento nell'articolo "Brunetta e la sindrome Nimby, 'No a discarica sotto casa mia'..." pubblicato da "L'Unità" il 19 Agosto 2013, raggiungibile all'url:
http://www.unita.it/ambiente/brunetta-e-la-sindrome-nimby-br-no-a-discarica-sotto-casa-mia-1.516731
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Post di Movimento Ambientalista Bat Puglia

Eh sì, i politici le discariche e le trivellazioni le fanno autorizzare e realizzare sotto le case altrui...
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A Giovanni Angeloni, Massimo Romani, Mara Nicotra, Mario Colabella e Active Citizen piace questo elemento.

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Limite 12 miglia, i senatori siciliani votano no (video)
da "Comunali Menfi"
http://www.comunalimenfi.it/2716/news/limite-12-miglia-i-senatori-siciliani-votano-no-video


     21/08/13 - I senatori siciliani, Antonio D’Alì (PdL), Beppe Lumia (Il Megafono), Corradino Mineo (PD), Giuseppe Ruvolo (PdL) e Giuseppe Marinello (PdL e Presidente Commissione Ambiente) hanno votato tutti no alla sospensione delle operazioni di ricerca e coltivazione di idrocarburi entro le 12 miglia. Si trattava di un emendamento presentato in aula lo scorso 6 agosto dai parlamentari del Movimento 5 Stelle.
     Mario Di Giovanna (L’Altra Sciacca): “Alla prova dei fatti, i nostri senatori hanno votato a favore dei petrolieri. Se vogliamo difendere il nostro territorio lo dobbiamo fare noi cittadini perchè i nostri rappresentanti ci hanno lasciato soli. C’è il rischio, molto concreto, che venga approvata qualche piattaforma petrolifera entro le 12 miglia”.

Limite 12 miglia, i senatori siciliani votano no
 L'intervento di Mario Di Giovanna (L'Altra Sciacca)
pubblicato in data 21/ago/2013 da Comunali Menfi - (3'52")

http://youtu.be/ztu1fNqPQ7g

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E chi sono questi senatori siciliani che vogliono le trivellazioni in terra e in mare della loro regione e non solo ? Ecco i nomi: Antonio D’Alì (PdL), Beppe Lumia (Il Megafono), Corradino Mineo (PD), Giuseppe Ruvolo (PdL) e Giuseppe Marinello (PdL e Presidente Commissione Ambiente), i quali hanno votato tutti "NO" alla sospensione delle operazioni di ricerca e coltivazione di idrocarburi entro le 12 miglia. Già, anche Antonio D'Alì, ex presidente della Commissione Ambiente... Che volete di più ?
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Post di Guido Pietroluongo

Che delusione D'Alì !!!
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Dalla mia Bacheca su FB del 22/08/13

Scossa sismica di mag 4.4 stamane poco al largo del Conero
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb da EMSC)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     22/08/2013 - Scossa sismica di mag 4.4 in mare a sud di Ancona alle ore 08:44 di stamane, con epicentro circa 4 miglia a NE del Monte Conero. Profondità della scossa valutata dall'EMSC a 2 km appena... Non si segnalano finora danni a persone e cose...

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Concessioni trivelle e stoccaggio: Golfo di Taranto, Ragusa, Pesaro, Ravenna, Vasto
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/08/concessioni-trivelle-e-stoccaggio-golfo.html


     WEDNESDAY, AUGUST 21, 2013 - E cosi, mentre in parlamento quelli della commissione ambiente si trastullano, le concessioni in mare e gli stoccaggi vanno avanti. Alcune di queste richieste sono proprio sottocosta, altro che articolo 35... Ecco qui, direttamente dai siti ministeriali: Ragusa, Golfo di Taranto, Pesaro-Urbino, Ravenna e Vasto.

 

1. GOLFO DI TARANTO

Permesso di ricerca idrocarburi D 68 FR-TU - Transunion Petroleum Italia
- Acquisizione di dati geofisici con air-gun tra Policoro (Matera) e Trebisacce (Cosenza) - 620 Kmq
- Regioni interessate: Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia
- Province interessate: Cosenza, Crotone, Lecce, Matera, Taranto
- Comuni interessati: Albidona, Alliste, Amendolara, Bernalda, Calopezzati, Cariati, Cassano all'Ionio, Castellaneta, Castrignano del Capo, Cirò, Cirò Marina, Corigliano Calabro, Crosia, Crucoli, Galatone, Gallipoli, Ginosa, Leporano, Lizzano, Mandatoriccio, Manduria, Maruggio, Massafra, Montegiordano, Morciano di Leuca, Nardò, Nova Siri, Palagiano, Patù, Pietrapaola, Pisticci, Policoro, Porto Cesareo, Pulsano, Racale, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico, Rossano, Rotondella, Salve, Sannicola, Scala Coeli, Scanzano Jonico, Taranto, Taviano, Torricella, Trebisacce, Ugento, Villapiana
- Scadenza osservazioni di contrarietà: 3 Settembre 2013

2. GOLFO DI TARANTO

Permesso di ricerca idrocarburi D 79 FR-EN - ENEL Longanesi Development Srl
- Acquisizione sismica a mare attraverso "strumentazione idonea all’individuazione di accumuli di idrocarburi gassosi" nel Golfo di Taranto - 750 Kmq
- Regioni, province e comuni interessati sono gli stessi della Transunion Petroleum Italia al punto 1.
- Scadenza osservazioni di contrarietà: 6 Settembre 2013

3. RAGUSA

Permesso di ricerca idrocarburi D 361 CR-TU - Transunion Petroleum Italia Srl
- Acquisizione dati geofisici con air-gun nei pressi di Gela, Scoglitti e Punta Braccetto in provincia di Ragusa - 497 Kmq
- Regione interessata: Sicilia
- Province interessate: Ragusa
- Comuni interessati: Acate, Gela, Modica, Ragusa, Santa Croce Camerina, Scicli, Vittoria
- Scadenza osservazioni di contrarietà: 3 Settembre 2013

4. PESARO - URBINO

Coltivazione di idrocarburi A.C12.AG (BIANCA e LUISELLA) - NI SPA Exploration and Production
- Installazione di piattaforma di gas, perforazione di 8 nuovi pozzi, 3 condotte sottomarine per il trasporto del gas dalla piattaforma Bianca-Luisella alla piattaforma Brenda - 140 Kmq
- Regione interessata: Marche
- Province interessate: Pesaro_Urbino
- Comune interessato: Pesaro
- Scadenza osservazioni di contrarietà: 17 Settembre 2013

5. RAVENNA

Realizzazione nuovo impianto di stoccaggio gas di Alfonsine - STOGIT SpA
- Regione interessata: Emilia Romagna
- Province interessate: Ravenna
- Comuni interessati: Alfonsine, Lugo
- Scadenza osservazioni di contrarietà: 13 Settembre 2013

6. VASTO

Concessione Fiume Treste Stoccaggio. Ampliamento capacità di stoccaggio, incremento della pressione massima di esercizio del 10%, perforazione di 4 nuovi pozzi - STOGIT SpA
- Regioni: Abruzzo, Molise
- Province: Campobasso, Chieti
- Comuni: Cupello, Lentella, Montenero di Bisaccia

     Evviva l'Italia al petrolio!
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NB. -
Per vedere gli ingrandimenti delle suddette mappe vai all'url (ndr):
http://dorsogna.blogspot.it/2013/08/concessioni-trivelle-e-stoccaggio-golfo.html

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

"Concessioni trivelle e stoccaggio: Golfo di Taranto, Ragusa, Pesaro, Ravenna, Vasto". Ce n'è per tutti, come già dettoe come si vede chiramente... E questo ultimo articolo di Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog ne è l'ennesima conferma... Un articolo che si conclude con "Evviva l'Italia al petrolio!". Un "Evviva" da me pienamente condiviso, ironicamente parlando, a scanso di equivoci... Aggiungendo tanti ringraziamenti ai governanti in carica e a quei parlamentari voltagabbana che favoriscono queste scelte...

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E’ stato il fracking a provocare lo sciame di terremoti nella cittadina Usa di Youngstown
da "Green Report"
g?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen>greenreport.it/...-lo-sciame-di-terremoti-nella-cittadina-usa-di-youngstown/


109 terremoti in un anno, con la chiusura del sito Northstar 1 è finita l’attività sismica.
     [21 agosto 2013] - Won-Young Kim, il principale ricercatore dell’Earth Observatory Lamont-Doherty della Columbia University è sicuro che molti terremoti registrati negli Usa siano direttamente collegati all’estrazione di shale gas con la fratturazione idraulica, l’ormai famigerato fracking. Kim ha studiato i più di 100 terremoti che nel giro di soli 12 mesi hanno colpito Youngstown, nell’Ohio, una città del Midwest Usa. Youngstown è davvero un caso di studio perché dall’inizio delle rilevazioni nel 1776, la città non aveva mai avuto un solo terremoto, tutto è cominciato con l’iniezione di acqua e sostanze chimiche per il fracking e con la realizzazione di un pozzo profondo per pompare acque reflue prodotte dal fracking nella vicina Pennsylvania.
     Il sito Northstar 1 ha iniziato le operazioni di pompaggio nel dicembre 2010 ed entro i successivi 12 mesi i sismometri di Youngstown e dei dintorni hanno registrato 109 terremoti, il più forte di magnitudo 3.9 . Kim dice che il fracking è direttamente colpevole del boom di scosse telluriche:

   «Negli ultimi anni, i rifiuti fluidi generati durante la produzione di gas shale., la fratturazione idraulica, sono stati in costante aumento negli Stati Uniti. I terremoti sono stati innescati da questi iniezione di liquidi di scarto in pozzo profondo ad Youngstown, Ohio, da gennaio 2011 a febbraio 2012. Abbiamo scoperto che la insorgenza e la cessazione di terremoti erano legate all’attività di iniezione nel pozzo profondo di Northstar 1. I terremoti hanno l’epicentro nelle faglie sotterranee vicino al pozzo di iniezione. Questi shock sono stati probabilmente causati dall’aumento della pressione da iniezione in profondità delle acque di scarico che ha provocato lo scivolamento delle faglie esistenti. Per tutto il 2011, i terremoti sono migrati da est a ovest lungo la lunghezza della faglia a distanza dal pozzo, indicativo dei terremoti causati dall’espansione del fronte di pressione».

     Gli scienziati hanno scoperto che il pompaggio in profondità nel sottosuolo dei fluidi prodotti durante il fracking corrisponde con i picchi dei terremoti, mentre la cessazione del fracking fa cessare anche l’attività sismica nell’area dell’impianto Northstar 1. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Geophysical Research-Solid Earth.
     Il primo terremoto mai registrato a Youngstown è avvenuto 13 giorni dopo l’avvio del pompaggio e le scosse si sono fermate poco dopo che l’Ohio Department of Natural Resources ha chiuso il pozzo nel dicembre 2011. Il forte terremoto di magnitudo 3.9, è avvenuto il 31 dicembre 2011. In totale sono stati registrati 20 sisma al di sopra della magnitudo 1.8. Un’altra cosa che collega il fracking ai terremoti, che avvengono ad una profondità di 3,5-4 Km, è che l’attività sismica scompariva quando il Northstar 1 era chiuso per le festività nazionali americane. Inoltre, nei due anni dopo la chiusura del pozzo Youngstown non è stata più interessata da ulteriori terremoti.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Altre testimonianze scientifiche sui rischi di fenomeni tellurici provocati dal fracking o comunque collegati alla pratica di queste tecniche estrattive. Stavolta a fornirle è Won-Young Kim, il principale ricercatore dell’Earth Observatory Lamont-Doherty della Columbia University, dopo aver studiato gli oltre 100 terremoti che nel giro di soli 12 mesi hanno colpito Youngstown, nell’Ohio, una città del Midwest Usa. Youngstown è davvero un caso di studio perché dall’inizio delle rilevazioni nel 1776, la città non aveva mai avuto un solo terremoto, e tutto è cominciato con l’iniezione di acqua e sostanze chimiche per il fracking e con la realizzazione di un pozzo profondo per pompare acque reflue prodotte dal fracking nella vicina Pennsylvania. Il sito Northstar 1 ha iniziato le operazioni di pompaggio nel dicembre 2010 ed entro i successivi 12 mesi i sismometri di Youngstown e dei dintorni hanno registrato 109 terremoti, il più forte di magnitudo 3.9. Il collegamento tra fracking e i terremoti, che avvenivano ad una profondità di 3 o 4 Km, è provato ancora dal fatto che l’attività sismica scompariva quando il Northstar 1 era chiuso per le festività nazionali americane. Inoltre, nei due anni trascorsi da quando nel dicembre 2011 è stato chiuso il pozzo Youngstown, tutta l'area non è stata più interessata da ulteriori terremoti. Ma basteranno tali fatti a far aprire occhi e menti a chi di dovere ?

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Dalla Russia con amore: "belle" notizie, si fa per dire, a proposito di petrolio...
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
https://www.facebook.com/...-belle-notizie-si-fa-per-dire-a-proposito-di-petrolio/653498574661961

     21/08/13 - Due "belle notizie" dalla Russia in fatti di petrolio e derivati vari... A postarmele su Fb Amallia Assunta di Florio che, al solito, ringrazio per la sua collaborazione più che preziosa. Sono notizie in verità tutt'altro che belle... Come fai a metterci su Fb a margine un bel mi piace "? Stavolta infatti siamo in tema di incidenti, che secondo i nostri "amici" petrolieri sarebbero accadimenti estremamente rari e occasionali. Ma che invece, guarda caso, quando arrivano sono come le rondini in primavera, non arrivano mai da sole... E chissà quante notizie del genere non riescono nemmeno a spiccare il volo in giro per il mondo, appesantite come sono da un velo spesso e interessato di disinformazione che tanto giova all'industria petrolifera delle multinazionali. Ma "contentiamoci" di quel che ci arriva, tenendo ben presente la tara fattaci all'origine. E stavolta, guarda un po', proprio dalla Russia arrivano le segnalazioni di due incidenti in materia. Due incidenti tanto gravi, quanto brevi e succinte sono le notizie in rete al riguardo, che tuttavia non riescono a nasconderne la rilevante gravità.
     La prima notizia risale a tre giorni fa, Riguarda l'incendio di una piattaforma petrolifera off-shore nel Mar Caspio che ha preso fuoco durante le trivellazioni di un pozzo a 26,5 m di profondità. Le persone che stavano lavorando sull'impianto di trivellazione operativo in mare aperto, a 80 chilometri da Baku in Arzebaigian, sono stati evacuati d'urgenza, e non ci sono notizie di vittime o feriti. E di danni ambientali non si parla, naturalmente...
     Come non ci sarebbero morti e feriti, nè si parla di danni ambientali, a proposito del secondo incidente, di cui si è avuta notizia appena ieri. Riguarda un grosso incendio sviluppatosi in un serbatoio di petrolio, valutato del quarto grado, in una scala che si compone di cinque valori. L'incendio sarebbe ancora in corso, e, dopo aver costretto all'evacuazione 300 persone dall'impianto per la lavorazione del petrolio, ora sarebbero in fiamme oltre 5.000 metri cubi di materiale, mentre 40 addetti e 12 unità tecniche sono impegnati nelle operazioni di spegnimento... Come si vede, ce n'è per tutti...
     A seguire le due notizie in originale.

  Nel Mar Caspio brucia pozzo d'estrazione del gas
da "La Voce della Russia"
http://italian.ruvr.ru/2013_08_18/Nel-Mar-Caspio-brucia-pozzo-destrazione-del-gas/


18.08.2013 - In Arzebaigian l'impianto di liquefazione del "Bulla-Deniz", che si trova nel Mar Caspio, ha preso fuoco durante i lavori di trivellazione per l'esplorazione di un pozzo. Le persone che stavano lavorando sull'impianto di trivellazione sono stati evacuati d'urgenza, non ci sono notizie di vittime o feriti.
Una nave dei vigili del fuoco sta controllando la situazione. Dopo la preparazione del piano per la conservazione del pozzo d'estrazione si procederà ad estinguere l'incendio.
"Bulla-Deniz" si trova in mare aperto a circa 26,5 m di profondità ad 80 chilometri da Baku.
Foto: RIA Novosti
  
  Russia: 300 persone evacuate da una fabbrica di lavorazione del petrolio
da "La Voce della Russia"
http://italian.ruvr.ru/2013_08_21/Russia-300-persone-evacuate-da-una-fabbrica-...-del-petrolio/


21.08.2013 - A causa di un incendio la polizia ha fatto evacuare 300 persone da un serbatoio di petrolio vicino a Angarsk, nell'oblast' di Irkutsk. Al momento non sono pervenuti dati su eventuali morti o feriti.
Il sito del Ministero per le Situazioni d'Emergenza della Russia ha diffuso la notizia che i serbatoi dell'industria di lavorazione del petrolio contengono 5000 metri cubi di materiale ora in fiamme.
Si tratta di un incendio di quarto grado in una scala che si compone di cinque valori, circa 40 persone e 12 unità tecniche sono attualmente impegnate ad estinguere l'incendio.
Foto: EPA

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Post di Amalia Assunta Di Florio

Le tue analisi sono sempre perfette
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A Ilva Alvani e Giovanni Angeloni piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 21/08/13

Scosse sismiche in Toscana
di Guido Picchetti (a margine di una mappa postata su Fb da EMSC)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     21/08/13 - Sono state registrate stanotte due scosse sismiche (di mag 2.8 alle 02:48 e di mag 3.1 alle 03:11) con epicentro sulla Strada Statale 445 tra le località di Giuncugnano e di Casola in Lunigiana. Ad esse nella stessa zona ne sono seguite altre quattro di intensità minore fino alle 08:10 di stamane. quando una scossa sismica di mag 2.9 è stata registrata più a sud nella zona costiera di Marina di Massa... (vedi la mappa da EMSC).

Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Ore 15:25 del 21/08/13. Errata corrige. Secondo una ultima comunicazione dell'EMSC, la scossa sismica di mag 2.9 delle ore 8.10 di stamane (ora locale) non ha avuto epicentro a Marina di Massa come indicato in precedenza, bensì una decina di km circa all'interno dalla costa, tra le località di Guadine e Serretta, con ipocentro a 2 km di profondità. Altro dato da rettificare è l'intensità della seconda scossa registrata stanotte alle 03:11 con epicentro sulla SS 445, la quale avrebbe avuto una intensità di 3.2 (e non 3.1). E sempre di intensità 3.2 sarebbe stata successivamente valutata dall'EMSC un'altra scossa riportata su in mappa, registrata alle ore 01:16 per l'esattezza, prima ancora di tutte le altre già indicate, con epicentro una decina di km ad ovest delle successive scosse registrate durante la notte (ipocentri valutati mediamente a 10 km di profondità). Evidentemente si tratta di dati alquanto ballerini che mettono a dura prova i ricercatori dell'EMSC, come il territorio in cui i fenomeni si manifestano...
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Tutto calmo e tranquillo in Emilia ? Certe "sorprese" non finiscono mai...
di Franco Ortolani (da un suo post condiviso su FB)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201210950010162


     20 Agosto 2013 - Una frattura lunga 20 metri e ampia anche 15 centimetri si è aperta nel terreno alla periferia di Ferrara, accanto al centro commerciale “Il Castello”. Le immagini illustrano l’area e la frattura alla periferia sud ovest di Ferrara, dove nei giorni scorsi è stata segnalata da Blogeko.it la presenza di una vistosa fessura nel terreno. Sono riportate anche alcune immagini satellitari risalenti al 2003 e 2011 che evidenziano il passaggio attraverso il prato.

     La frattura sembra essere profonda circa 1m. Blogeko ha interpellato la Dott.ssa Fedora Quattrocchi dell’INGV che ha detto in sintesi:

     “Una frattura così è anomala. Per di più va in direzione Nord-Sud mentre le pieghe-faglia che hanno generato i terremoti del 2012 corrono in direzione Est-Ovest: quindi potrebbe essere connessa ad un ‘lineamento transversale o di svincolo tra segmenti sismogenetici diversi, magari ancora non attivati”.
   “Domani andrò ad ispezionarla”
   “Per affermare che è (o non è) significativa, devo prima escludere che sia causata da attività umane nel sottosuolo, tipo un collasso di tubatura fognaria, o che abbia un qualche legame con le attività geotermiche di Hera. Se è una frattura profonda e se ne esce geogas particolare, allora sì, è più preoccupante“.
   “Al momento attuale io non ho accesso a documenti che mi permettano di capire se la frattura nuova di Ferrara è dovuta ad attività antropiche nel sottosuolo o meno. Se è connessa ad un collasso di una tubatura fognaria non è preoccupante dal punto di vista sismotettonico, ma se invece si tratta di qualche legame con una variazione del reservoir geotermico ferrarese, e non lo posso escludere, in questo caso potrebbe anche essere preoccupante. Ma non lo posso dire se non ho i dati di Hera sotto mano".
   “In ogni caso, io al momento attuale non potrei escludere che si tratti di un segno premonitore di una variazione del campo di stress regionale connesso ad un segmento delle pieghe-faglie ferraresi. Una variazione del campo di stress, anche repentina, può comportare anche un evento sismico forte. Non posso escluderlo.”

     Secondo il professore di geologia dei terremoti dell’Università di Ferrara, Riccardo Caputo del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra, la crepa “...nulla a che fare con il terremoto né con la liquefazione, mentre si tratta di un comportamento differenziale dal punto di vista meccanico dei terreni superficiali, dovuto all’alternanza di pioggia-siccità e al fatto che in quel tratto, dove c’è la presenza di un camminamento ciclo-pedonale, il terreno è più compatto e meno elastico rispetto al terreno circostante, quello dove si vede l’erba per intenderci. Ciò ha fatto sì che vi sia una differenza di comportamento meccanico”.
     L’attenzione dei cittadini alle problematiche geo-ambientali del sottosuolo interessato da attività antropiche è alta! Dalle parole della Dott.ssa Quattrocchi traspare che anche la preoccupazione di qualche ricercatore dell’INGV è alta, sapendo che il sottosuolo ferrarese è interessato da faglie attive sismogenetiche che hanno causato il disastroso sisma del 1570 e che per di più tale sottosuolo, già instabile tettonicamente e con “energia tettonica accumulata” almeno a partire dal 1570, è interessato da attività geotermiche che comportano anche il pompaggio di acqua in pressione a circa 1000 m di profondità.
     Evidentemente inizia a farsi strada la sana visione della delicatezza naturale del sottosuolo instabile naturalmente e della pericolosità di esercitare azioni lungo faglie attive o comunque in un “prisma sismogenetico” già carico, e non si sa quanto, di “energia tettonica”. Si devono approfondire le conoscenze!
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Per i commenti su Fb a margine del post del Prof. Franco Ortolani vedi

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=508418405902779&set=a.183111171766839.45968.100002038732329&type=1
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A Filippo Foti, Gregorio Fontana, Mariangela Colombo, Liana Romano, Adriana Nave, Emi Totaro e al sottoscritto piace questo elemento.
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Mare e petrolio, l'Italia sarà il nuovo Texas ?
di Felice D'Agostini
http://www.famigliacristiana.it/articolo/mare-e-petrolio-l-italia-sara-il-nuovo-texas.aspx


Dieci piattaforme che già estraggono oro nero. Ma anche 202 concessioni di coltivazione, 117 permessi di ricerca, 109 istanze di permesso di ricerca, 19 concessioni di coltivazione, 3 istanze di prospezione. Le associazioni ambientaliste dicono basta alle trivelle nelle nostre acque.
     19 agosto 2013 - “Il petrolio dell'Italia è il turismo”. Nonostante sia una frase fatta piuttosto stantia, sembra ormai che non ci creda più nessuno, tanto che nelle aree marine a maggiore vocazione turistica del nostro Paese ora si progetta di andare a trivellare per ricercare proprio il petrolio. Un vero anacronismo in un mondo che è cambiato, che sta abbandonando le fonti fossili, e dove la competitività dell'Italia non sta certo nel rincorrere il Texas, ma nel valorizzare il patrimonio storico artistico e ambientale.

  

     Eppure, come ricorda il Wwf, in Italia si contano già, a mare e sulla terraferma, 202 concessioni di coltivazione, 117 permessi di ricerca, 109 istanze di permesso di ricerca, 19 concessioni di coltivazione, 3 istanze di prospezione. Sono decine di migliaia i chilometri quadri di aree marine oggetto di richieste delle compagnie petrolifere per le loro attività di ricerca o di coltivazione dei giacimenti concentrate nello Jonio, nell’Adriatico centro-meridionale e nel Canale di Sicilia. Progetti che, se approvati, aggiungerebbero decine di nuove trivelle alle 10 piattaforme che già oggi estraggono petrolio dai mari italiani.
     L’Italia è una sorta di paradiso fiscale per i petrolieri che grazie a leggi compiacenti si vedono ridotti a nulla il rischio d’impresa. Una scelta di politica energetica, che non trova giustificazioni valide neanche dal punto di vista economico, viste le ridicole quantità di petrolio in gioco, e che rischia di compromettere per sempre il futuro delle popolazioni coinvolte da possibili incidenti che metterebbero in pericolo ambiente, turismo, pesca e salute. Greenpeace, Legambiente e Wwf chiedono a gran voce al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando di esprimersi contro questo rilancio della produzione nazionale di idrocarburi.

«LO STATO VUOLE TRASFORMARE IL CANALE DI SICILIA IN UNA CORSA A OSTACOLI SOTTO IL SEGNO DEL PETROLIO»
     In primavera, sulla nave di Greenpeace “Arctic Sunrise”, ormeggiata a Trapani, gli amministratori locali siciliani – assessore regionale all'ambiente in testa – erano stati chiari nello schierarsi a fianco dei pescatori artigianali per dire no alle trivellazioni, ma evidentemente non basta. Vengono presentate richieste di autorizzazione spesso con un semplice “copia e incolla”, senza nessun reale studio di fattibilità, come ha denunciato l'associazione ambientalista, esibendo le carte di un procedimento di “Via” (Valutazione di Impatto Ambientale) in provincia di Ragusa, dove veniva indicato Ancona come porto più vicino. «Dove tutte le navi passano, dove tutti i pescatori pescano, nel cuore più prezioso del Canale di Sicilia, lo Stato Italiano vorrebbe trasformare il tragitto, da libero qual è, a una corsa ad ostacoli sotto il segno del petrolio», denuncia Marco Costantini, responsabile mare del Wwf Italia.
     Altra area critica è il mar Jonio: cinquemila i chilometri quadrati di fondali sotto la minaccia delle trivelle. Sono attive 10 richieste per la ricerca di petrolio, di cui 8 sono in corso di Valutazione di Impatto Ambientale. Una è in fase di rigetto (si tratta della richiesta della NorthernPetroleum, che riguarda oltre 700 chilometri quadri al largo di Cirò Marina, mentre una è in fase decisoria, ovvero ha finito il suo iter ed è in attesa dei decreti autorizzativi (si tratta della richiesta di Apennine Energy per un’area a ridosso della costa tra le Marine di Sibari e Schiavonea).

LA CORSA ALL'ORO NERO È RIPARTITA A TUTTA VELOCITÀ ANCHE NEL MAR IONIO
     «Purtroppo, negli ultimi anni è ripartita a tutta velocità la corsa all’oro nero anche nel mar Ionio, soprattutto da quando è stato cancellato il divieto di ricerca ed estrazione di petrolio nel Golfo di Taranto, con un colpo di spugna normativo inserito nell’estate 2011 nel decreto di recepimento della direttiva sulla tutela penale dell’ambiente. Senza alcun pudore, si è utilizzato un provvedimento che avrebbe dovuto rafforzare le misure di tutela ambientale contro gli eco criminali per inserire un comma che in realtà ha riaperto alle attività di ricerca, prospezione ed estrazione di idrocarburi in tutto il Golfo di Taranto. Un comma assolutamente fuori tema che risponde unicamente agli interessi delle compagnie petrolifere», spiega Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia. Governo e Parlamento possono fare qualcosa perchè la cartolina delle vacanze estive dei prossimi anni non sia macchiata dal petrolio: già abbiamo il relitto della Costa Concordia di fronte al Giglio a dimostrazione della fragilità dei nostri ecosistemi marini, e purtroppo negli ultimi mesi sono stati diversi i fenomeni di spiaggiamento o sversamento in mare di prodotti petroliferi, alle isole Egadi, a Gela, solo per citarne alcuni, e l’ultimo proprio in questi giorni dalla raffineria dell’Eni di Taranto.

  

     Bisognerebbe iniziare col rivedere le scelte politiche in materia energetica dell’ex ministro dello sviluppo economico Corrado Passera, abrogando le norme pro-trivelle a partire dall’articolo 35 del decreto sviluppo approvato dal Governo Monti. Come sottilineano gli ambientalisti in coro, «vengono cedute migliaia di chilometri quadri di mare alle società petrolifere, in nome di una presunta indipendenza energetica che durerebbe appena sette settimane, stando ai consumi attuali e alla stima delle riserve accertate sotto il mare italiano. Di gran lunga migliore sarebbe invece il vantaggio economico, ambientale e occupazionale che il nostro Paese potrebbe ottenere indirizzando gli investimenti in campo energetico sull’efficienza e lo sviluppo delle energie rinnovabili».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
La denuncia sulle trivellazioni facili su territori terrestri e marini italiani passa ora dalle associazioni ambientaliste e dai tanti comitati di cittadini consapevoli addirittura a "Famiglia Cristiana", uno degli organi di stampa periodica, per la sua diffusione, più popolare che ci sia in Italia. Ma voi credete che i media di regime, condizionati come sono da una censura ricattatoria sulle loro entrate economiche e pubblicitarie più o meno ufficiali, capiranno che il rischio che stanno facendo correre al nostro Paese, con il loro comportamento favorevole sul tema delle risorse energetiche al "trio" di politicanti corrotti, lobbies petrolifere internazionali e faccendieri locali, è davvero grosso e tale da compromettere pericolosamente la stabilità sociale futura in Italia, anche nei confronti dell'Unione Europea?
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A Citta' Invisibili e Alfonso Nigro piace questo elemento.
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     - Dall'11 al 20 Agosto 2013
 
Dalla mia Bacheca su FB del 20/08/13

Dedicato a Piero Angela - parte tre - da Maria Rita D'Orsogna
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201204236962340


     20/08/13 - Dedicato a Piero Angela - parte tre - da Maria Rita D'Orsogna l'articolo "Fracking: 4 case su 5 con metano, etano e propano nell'acqua". Potete leggerlo qui a seguire, e la dedica è ben motivata. Ma in risposta a queste dediche da più parti indirizzate a Piero Angela, a seguito del servizio di Lorenzo Pinna sul petrolio negli Usa mandato in onda, all'interno di Superquark dell'8 Agosto scorso in prima serata su RAI 1, dalla televisione di stato neppure un cenno: nè per rettifica, nè come replica, nè come semplice accusa di ricezione... Sono state "dediche di protesta" certamente, come quella (tanto per citarne una) inviata dal "Comitato Terrambiente e Sottosuolo" di Modena, che riporto integralmente qui in calce. Eppure alla RAI uffici e personale dedicati a seguire il gradimento o meno del materiale messo onda non difettano certo, se non altro per valutarlo, quel gradimento, con attenzione ai fini dell'Auditel e dei soldi da chiedere poi per la pubblicità...
     Invece sono passati oltre dieci giorni da quella puntata di Superquark, ma sulla nostra TV di Stato, servizio pubblico per "eccellenza", silenzio assoluto in merito. Un servizio "pubblico" tra l'altro finanziato da sempre dai soldi dei cittadini italiani con il canone, al quale però, non bastando il canone, è stato da vari decenni concesso di finanziarsi ulteriormente anche con le entrate pubblicitarie. Un servizio pubblico il nostro, per il quale, a differenza di altre TV di stato europee, evidentemente i soldi non sono mai sufficienti, e certe regalie poco trasparenti da parte di lobbies, faccendieri e politici interessati sono evidentemente bene accette.
     E i nove minuti di quel servizio di Pinna inserito nella rubrica "Energia" di Superquark ne sono la più evidente dimostrazione... Come d'altronde il silenzio assordante seguito alle proteste contro quel breve servizio di Pinna da più parti manifestate per certe errate affermazioni in esso contenute, più ancora che per l'assoluta opera di "disinformazione" sulla pericolosità e i rischi connessi e conseguenti alle operazioni estrattive effettuate con il "fracking", ripetutamente e scientificamente certificate proprio negli USA, dove da decenni in alcuni suoi stati vengono impiegate appunto quelle tecniche...
   Questa sarebbe la "vicinanza" di un servizio pubblico quale la RAI alle esigenze dei telespettatori che la pagano ? Non resta altro da dire... Qui a seguire la protesta di cui sopra, proveniente, guarda caso, proprio da un Comitato di cittadini dell'Emilia, e quindi l'articolo di Maria Rita D'Orsogna.

"Siamo gli attivisti del Comitato Terrambiente e Sottosuolo. Questa sera, 8 agosto'13, abbiamo assistito alla vostra trasmissione Superquark. Siamo rimasti basiti, quando abbiamo visto il vostro servizio sul Fracking in North Dakota. Ci meravigliamo davvero, che una trasmissione come la vostra non abbia posto l'accento sulla pericolosità di questo sistema di estrazione sul petrolio e sul gas non convenzionale (shale oil e shale gas) e sul grado di inquinamento delle falde acquifere e dei terreni che questa tecnica lascia sul territorio, che non sarà più in grado, a breve termine (...centinaia di anni), di rigenerarsi. Vi chiediamo pertanto, a breve, di essere esaustivi su questi punti e di evidenziarne le condizioni in cui si ritrovano i terreni sui quali viene praticata tale estrazione. Certamente è stata una svista, il fatto che non si siano evidenziati i difetti che tale tecnica comporta, anche dal punto di vista della sismicità indotta, che può anche diventare importante, dato che le estrazioni vengono praticate su faglie sismo-geniche. Crediamo che tale superficialità nella completezza dell'informazione debba essere immediatamente rettificata e resa nella sua completezza!
Il Comitato Terrambiente e Sottosuolo".

  Fracking: 4 case su 5 con metano, etano e propano nell'acqua
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/08/fracking-4-case-su-5-con-metano-etano-e.html


    FRIDAY, AUGUST 16, 2013 - Non è difficile, se lo si vuole, capire quali siano gli impatti del fracking sulle comunità interessate e che non è affatto tutto oro quello che luccica. Dei problemi dell'acqua al fracking abbiamo parlato tante volte su questo blog. Negli USA trovano arsenico, selenio e stronzio nei pozzi artesiani vicini ai pozzi fraccati, in tassi anche di 18 volte superiori alla norma, in altri casi invece è successo che addirittura le falde idriche si sono prosciugate per la troppa acqua pompata per il fracking.
    < Ecco allora un altro, ennesimo caso di diritti all'acqua calpestati dai signori del fracking >. I quali amanno sempre ripetere che è tutto a posto, i lori pozzi sono uber-cementificati e quindi non ci sono perdite e tutto quello che capita di "brutto" è solo un caso. Beh, uno studio condotto da ricercatori della Duke University del North Carolina e dal Max Planck Institute for Biogeochemistry mostra che l'82% delle case vicino a pozzi da fracking hanno acqua contaminata da alti tassi di metano o altri composti dell'industria petrolchimica.
    L'82%. Quattro case su cinque. Lo studio e' stato pubblicato nel Proceedings of the National Academy of Sciences, una rivista prestigiosa, qualche settimana fa. Gli autori, < Robert B. Jackson, Avner Vengosh ,Thomas H. Darrah ,Nathaniel R. Warner, Adrian Down, Robert J. Poreda, Stephen G. Osborn, Kaiguang Zhao e Jonathan D. Karr http://www.pnas.org/search?author1=Adrian+Down&sortspec=date&submit=Submit >sono andati nel nord-est della Pennsylvania ed hanno testato l'acqua di 141 pozzi artesiani nel raggio di un chilometro da pozzi da fracking. Questo è quanto trovano:

‘Methane was detected in 82% of drinking water samples, with average concentrations six times higher for homes less than 1 km from natural gas wells. Ethane was 23 times higher in homes less that 1 km from gas wells; propane was detected in 10 water wells, all within approximately 1 km distance'.
(Metano nell'82% dell'acqua - in teoria potabile - delle case, in tassi presenti anche a sei volte di più di quanto consentito, etano a tassi 23 volte superiore alla norma e propano in dieci pozzi.)

    Dai numeri non si scappa, caro Piero Angela, e lei dovrebbe vergognarsi di confondere le idee alle persone, presentando solo la parte economica e tralasciando quella umana. Presentando specchi, spacciandole per "scienza", e pensando che noialtri siamo stupide allodole.
    Non lo siamo affatto. Piero Angela non è un uomo di scienza. Da questo servizio si mostra invece puro uomo del sistema.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post condiviso
Per chi non avesse ancora visto il servizio televisivo di Lorenzo Pinna "Petrolio negli USA", andato in onda nella rubrica "Energia", della puntata di Superquark dell'8 Agosto u.s. curata da Piero Angela, questo il link su YouTube dove esso è pubblicato:
https://www.youtube.com/watch?v=HNDQu8M4Xgg&feature=youtu.be
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A Movimento Ambientalista Bat Puglia, Loredana Maria Travisano, Jahnpiero Assi e Furio Faidutti piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 19/08/13

Anche Legambiente contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia
un video da Agrigento TVweb
https://www.youtube.com/watch?v=lyCZ3ulCfS8

Legambiente è contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia,
appello al governo regionale e nazionale...

un servizio di Davide Sardo pubblicato da Agrigento TVweb in data 14/ago/2013 - (1'44")

http://youtu.be/lyCZ3ulCfS8

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A Maria Rosa Maccotta, Amalia Assunta Di Florio, Armando Quaglia, Ilva Alvani, Giovanni Angeloni e Salvatore Addolorato piace questo elemento.

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Stamane alle 7:48 scossa sismica di mag 3.3 in Sicilia a nord di Enna
di Guido Picchetti (a margine di una immagine da EMSC)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     10/08/13 - Sicilia, zona asismica ? Stamane alle 7:48 scossa sismica di mag 3.3 con epicentro una trentina di km a nord di Enna. Profondità dell'ipocentro a 37 km di profondità. Tutti i dati relativi alla scossa nell'immagine in basso ricavata da EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center).

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Post di Guido Picchetti

E un paio d'ore dopo, alle 11:45 per l'esattezza, alla precedente scossa ne è seguita un'altra di mag 2.5, con l'epicentro spostato appena un po' più a NE e l'ipocentro a profondità simile, stimata dall'EMSC in 36 km...
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A Mara Nicotra piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 18/08/13

Il petrolio negli Usa, secondo Superquark
da "Pantelleria Internet Com"
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=11382

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
"Il petrolio negli Usa, secondo il nostro Superquark" firmato dal sottoscritto, pubblicato oggi su "Pantelleria Internet Com" come News 12182 del 18/08/2013 da Salvatore Gabriele che ringrazio...
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Post di Tequila Cristina Tequi
Questo il comunicato che il Comitato Terrambiente e Sottosuolo di Modena, ha mandato al sig Piero Angela e alla redazione di Superquark, la sera stessa della trasmissione. Naturalmente, dagli interessati, nessuna risposta. Questa sera, 8 Agosto '13, su RAI 1, è andato in onda un servizio all'interno della trasmissione SUPERQUARK, sul fracking in North Dakota, Stati Uniti. Il Comitato Terrambiente e Sottosuolo, ritiene che sia il caso di scrivere un comunicato stampa, per richiedere una immediata rettifica del servizio, che metta in evidenza anche i difetti che tale pratica comporta. Questo il testo che sarà inviato a RAI 1:
"Siamo gli attivisti del Comitato Terrambiente e Sottosuolo. Questa sera, 8 agosto'13, abbiamo assisitito alla vostra trasmissione Superquark. Siamo rimasti basiti, quando abbiamo visto il vostro servizio sul Fracking in North Dakota. Ci meravigliamo davvero, che una trasmissione come la vostra non abbia posto l'accento sulla pericolosità di questo sistema di estrazione sul petrolio e sul gas non convenzionale (shale oil e shale gas) e sul grado di inquinamento delle falde acquifere e dei terreni che questa tecnica lascia sul territorio, che non sarà più in grado, a breve termine (centinaia di anni), di rigenerarsi. Vi chiediamo pertanto, a breve, di essere esaustivi su questi punti e di evidenziarne le condizioni in cui si ritrovano i terreni sui quali viene praticata tale estrazione. Certamente è stata una svista, il fatto che non si siano evidenziati i difetti che tale tecnica comporta, anche dal punto di vista della sismicità indotta, che può anche diventare importante, dato che le estrazioni vengono praticate su faglie sismogeniche.
Crediamo che tale superficialità nella completezza dell'informazione debba essere immediatamente rettificata e resa nella sua completezza! Comitato Terrambiente e Sottosuolo".
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Post di RosaeCeleste Pantelleria
Tutto il sistema di informazione è asservito al sistema... La cosa brutta è che anche la popolazione viene asservita senza che se ne renda conto. Internet per avere informazioni non asservite non basta. È necessaria una forma di comunicazione più diretta al cittadino, tantissima gente è proprio all'oscuro di cosa significhi trivellare e delle conseguenze su aspetti geologici e salutari. Come fare ??? Quello che per tanti rappresenta un freno è il fatto che sono coscienti del fatto che nulla si possa fare... invece non è così e bisogna comunicarlo: " spes ultima dea"...
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Posst di Fabrizia Arduini
Ma che vergogna... Non è la prima volta che il sig.Angela fa di questi regali, ma forse sta lì proprio per "l'Asservimento" TOTALE...
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Post di Salvatore Gregorio Spata
Ci vorrebbero almeno altre tre testate di informazione locale... ma la gente se ne fotte di sapere!!!
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Post di Stefano Scaltriti
Senza parole...
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A Maria Rosa Maccotta, Fabrizia Arduini, Movimento Ambientalista Bat Puglia, RosaeCeleste Pantelleria, Tequila Cristina Tequi, Salvatore Gregorio Spata e Giusi Orefice piace questo elemento.

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Le royalties pagate dalle societa petrolifere... ma non quelle alla Regione Sicilia!!!
di Movimento Ambientalista Bat Puglia (a margine di due immagini condivise su Fb)
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=427569900690475&set=p.427569900690475&type=1


     18/08/13 - EDISON SpA e ENI SpA. si spartiscono il territorio pugliese, ed in minima parte (le briciole...) anche Gas Plus Italiana SpA. A seguire le immagini esplicative dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico con i proventi delle royalties applicate alle produzioni idrocarburi degli anni 2011 e 2012 (dati aggiornati al 26 marzo 2013)

     E per quanto riguarda la Sicilia ??? I dati non presentano le royalties corrisposte dai produttori operanti nel territorio della Regione Sicilia per le concessioni di coltivazione degli idrocarburi conferite dall'ente regionale.
     Approfondimento al seguente link: http://unmig.mise.gov.it/unmig/royalties/2013/royalties.2013.pdf

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Alla faccia della trasparenza... Ma vogliamo proprio continuare ad essere in Sicilia gli abitanti di una Regione a Statuto Speciale ? Speciale per chi e per cosa ? Per essere fregati in tutto e per tutto ?
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A Vallini Erik, Movimento Ambientalista Bat Puglia e Salvatore Gregorio Spata piace questo elemento.

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Perù. Cinque tribù isolate dal mondo rischiano l’estinzione per le prospezioni petrolifere
di Maria Trozzi
http://www.quiquotidiano.it/?p=16859


     18/08/2103 - Emergenza ambiente in Perù, ai confini del mondo civilizzato. E’ sotto assedio l’Amazzonia settentrionale peruviana. I rapporti ufficiali del Governo di Lima provano la presenza di tribù incontattate, in 5 luoghi remoti della giungla amazzonica, che ricadono proprio nel lotto petrolifero della Pacific Rubiales. Il colosso petrolifero è alla ricerca di idrocarburi e gas e sta effettuando diverse attività esplorative con cariche esplosive e trivellazioni in quell’area. (< Fonte Survival.it >).
     Nel 2013, molto prima dell’arrivo della compagnia petrolifera, l’organizzazione degli Indiani amazzonici (Aidesep) aveva chiesto che fosse istituita la riserva Yavari-Tapiche per proteggere gli Indiani incontattati che vivono nell’area interessata dalle prospezioni. Il netto rifiuto della Pacific Rubiales alla richiesta delle comunità peruviana di rinunciare all’attività, mette a in pericolo la vita di 5 popoli tra i più vulnerabili del Pianeta.
     Con una appello a carattere mondiale, le organizzazioni ambientaliste internazionali invitano anche la popolazione italiana a contattare la compagnia per chiedere al gigante petrolifero di ritirarsi dalle terre delle tribù isolate e di rispettare gli accordi e le leggi internazionali che tutelano gli Indiani incontattati! Tra i tanti rischi, non vanno sottovalutate le conseguenze di un possibile approccio degli operai della Pacific Rubiales con le tribù, incontro che sarebbe letale per quest’ultime. Il diffondersi di malattie infettive provocherebbe una rapida estinzione degli Indiani che non hanno mai avuto contatti con il resto del mondo e non hanno dunque sviluppato gli articorpi necessari a sopravvivere alle malattie più innocue che influenzano e si manifestano nell’altra parte del Pianeta. Queste 5 comunità rientrano nel gruppo delle 100 tribù che si sono isolate dal mondo esterno volontariamente, sfuggendo alla modernità.
     Si susseguono da marzo gli appelli, spesso inascoltati, di Manuel Pulgar Vidal, Ministro dell’Ambiente peruviano, che denuncia gli alti livelli d’inquinamento raggiunti in Perù e i rischi ambientali che stanno correndo diverse popolazioni indigene del territorio peruviano colonizzato dalle grandi compagnie, sempre per effetto delle attività petrolifere concentrate nello stato dell’America meridionale. Nel bacino del fiume Pastaza, regione interessata dalle operazioni della compagnia petrolifera argentina Pluspetrol, la contaminazione ha raggiunto livelli di guardia allarmanti: piombo, bario, cromo e composti del petrolio sono le cause primarie dell’inquinamento che miete vittime a macchia d’olio, secondo le stime del Ministero dell’Ambiente. Si sta cercando di fa fronte all’emergenza ambientale, ma con scarsi risultati purtroppo!
     A seguire l'appello promosso da Survival.

  Chiedi al gigante petrolifero di ritirarsi dalle terre delle tribù isolate
da Survival International (Italia)
http://us1.campaign-archive1.com/?u=e21ccb4da2ac9734837f71c42&id=c1f22bb1fe

    La compagnia petrolifera Pacific Rubiales sta trivellando in un’area destinata a diventare una riserva per le tribù isolate del Perù. Nonostante un recente rapporto governativo abbia confermato la presenza di Indiani isolati e vulnerabili all’interno del lotto petrolifero, la Pacific Rubiales rifiuta di rinunciare ai lavori di prospezione, mettendo la vita delle tribù in grave pericolo.
    Per favore, scrivi alla compagnia petrolifera esortandola a ritirarsi subito dall’area e a rispettare la legge internazionale che tutela le tribù incontattate. Basteranno pochi secondi perchè il link sottostante ti porterà a un’e-mail già compilata e pronta per essere spedita. Grazie!
    Manda una e-mail al Presidente della compagnia Pacific Rubiales
   
 reception@pacificrubiales.com, e in cc a ajimenez@pacificrubiales.com
    Se il link non dovesse funzionare, puoi copiare e incollare il testo qui sotto, oppure scriverne uno personale. Un testo originale sarà ancor più efficace. Scrivi pure in italiano, e mandalo a:
    
 reception@pacificrubiales.com, e in cc a ajimenez@pacificrubiales.com .

Egregio Sig. Arata,
esorto la vostra azienda a sospendere tutte le attività petrolifere nel Lotto 135, in Perù, prima che si verifichino contatti disastrosi tra i vostri operai e gli Indiani che vivono là
, mai venuti a contatto con la civiltà. Il mese scorso, il governo peruviano ha formalmente riconosciuto che l’area delimitata dal Lotto 135 è abitata da alcune tribù isolate, e presto dovrebbe demarcarla come Riserva Yavari-Tapiche allo scopo di proteggerle. Le tribù isolate non hanno difese immunitarie verso le malattie introdotte dagli stranieri, e potrebbero reagire violentemente all’intrusione degli operai. È impossibile che la vostra azienda possa svolgere il proprio lavoro in sicurezza; pertanto, se le operazioni continueranno, metterete a grave rischio sia le vite degli Indiani sia quelle dei vostri uomini. Per favore, rispettate le leggi internazionali che tutelano i diritti dei popoli indigeni, e ritiratevi immediatamente dalla zona. Cordiali saluti.

Azione urgente di Survival International.
Survival International (Italia), Casella postale 1194, 20101 Milano
T (+39) 02 8900671 - www.survival.it

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Estate 2013 a Pantelleria...
di Guido Picchetti (a margine di due foto postate su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti


     18/08/13 - Incontri, tanti, al Castello Barbacane di Pantelleria. Nella foto: Alberto Fazio e i quadri della sua personale e le poesie di Luigi Olivetti...


https://www.facebook.com/...3&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=3

     Ieri sera incontro alla Libreria dei Nuovi Inizi di Pantelleria con Gianni Bernardo, che ha letto e interpretato vari brani letterari riguardanti storie e personaggi di Pantelleria.


https://www.facebook.com/...3&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1

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A Bernd Eger, Gianluca Cecere, Loredana Maria Travisano, Andrea Brianza, Giuseppe La Francesca Burlas, Andrea Candiano, llva Alvani, Piero Greco, Daniel Cantilena, Alessandro Brignone e Rossella Silvia piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 17/08/13

I soldi non comprano tutto...
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201184594311286


     17/08/13 - La serenità, la tranquillità, la fiducia nel futuro, pur nelle varie difficoltà cui la vita ci pone di fronte, non possono certo essere ripagate da un risarcimento, per quanto congruo e importante esso possa essere... E' quanto stanno sperimentando direttamente sulla loro pelle i cittadini di Groningen in Olanda a seguito dei fenomeni sismici che stanno manifestandosi sempre più intensi nella loro zona a causa del fracking per le estrazioni di gas prodotto e venduto dal governo olandese ai paesi europei confinanti. Certamente, 250 miliardi di guadagno per l'economia olandese sono davvero tanti, ma tutto questo valore ripaga i residenti dell'area di Groningen dalla perdita di quei valori morali e materiali conseguenti a quelle operazioni estrattive, pur se effettuate nella massima trasparenza e in aperta consapevolezza dei rischi e dei danni che ne derivano, che vengono poi debitamente rimborsati ? E che dovremmo dire allora qui noi in Italia, dove stiamo perseguendo la stessa strada di produzione energetica, ma senza alcuna trasparenza, anzi nella più totale interessata disinformazione, e conseguentemente senza alcuna speranza di accedere a qualche rimborso di eventuali danni subiti, essendo già in partenza, da politici, lobbysti e faccendieri vari. da sempre negata per principio "sacrosanto" qualunque relazione tra fenomeni sismici e trivellazioni, fracking o non fracking, e in terra o in mare che sia.... Davvero, che bel mondo si prepara per l'avvenire dei nostri figli !!!

  L'Olanda e la sismicità indotta
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/08/lolanda-e-la-sismicita-indotta.html


"What happens to dikes that are lying much closer to an epicentre?" (Reinier Brongers of StabiAlert)
"You can never exclude anything if people are in the wrong place at the wrong time." ( Chiel Seinen, NAM, consorzio che comprende Exxon e Shell)
"We want them to put our safety on top of everything, but they don't, they really don't." (Daniella Blanken, attivsita, Groningen Ground Movement)

 

    SUNDAY, AUGUST 4, 2013 - Dei collegamenti fra le trivellazioni per gas metano ed eventi sismici in Olanda abbiamo già parlato diverse volte qui a Groningen, e poi qui e poi ancora qui. Ci sono reportage giornalistici, ci sono università e pure gli stessi trivellanti che li ammettono. E' infatti dal 1986 ad oggi che le zone interessate dalle trivelle, nella regione del Groningen, sono martoriate da sismicità indotta, con intensità che varia attorno alla magnitudo 3.0 della scala Richter. In questi ultimi tempi però gli eventi sono stati sempre più frequenti tant'è che, delle 60,000 case in zona, circa il 60% ha un qualche tipo di problema collegato ai ripetuti sismi.

Groningen last week, an earth tremor registering 3.0 on the Richter scale hit the village of Garrelsweer, rocking a dyke and causing damage to houses. It is the latest in a long line of earthquakes that regularly hit those living amid the Groningen natural gas fields, the largest in Europe. While the fields have been exploited for almost 50 years, earthquakes are now becoming more frequent, now averaging one a week compared to fewer than 20 a year before 2011.
- See more at: http://www.iamexpat.nl/read-and-discuss/expat-page/news/natural-gas-extraction-doubling-number-of-earthquakes-groningen#sthash.FeB3yzGO.dpuf.

    Non si usa fracking in Olanda, ma il campo di gas di Groeninger è stato sfruttato da almeno 50 anni. Prima del 2011 c'erano una media di 20 terremoti l'anno, adesso, non si sa perchè ce n'è uno alla settimana. E mentre prima gli esperti dicevano che si poteva arrivare al massimo al grado 3.9 Richter, adesso invece si accetta che potrebbero esserci tremori anche di intensità 4 o 5 Richter.
    Uno degli ultimi eventi sismici c'è stato il giorno 2 Luglio 2013, sempre di intensità 3.0 Richter. L'epicentro è stato nella città di Garrelsweer, e il terrremoto ha causato danni alla Lauwersmeer Dijk, una diga che separava terraferma dal mare, nonchè crepe alle case delle persone. La diga che ha traballato si trova a 25 miglia dall'epicentro del terremoto indotto, e la ditta che si occupa di monitorare sismicità e subsidenza è preoccupata di cosa dovesse succedere se invece il terremoto potesse capitare più vicino alla diga.
    Come già accaduto in Febbraio 2013, lo stesso consorzio trivellante - Exxon e Shell, riunite in un gruppo detto NAM, ha ammesso che la vita delle persone possa essere a rischio. Chiel Seinen, il capo del consorzio NAM dice:

"Until now we always knew that earthquakes could occur, now we don't know what the new maximum could be. You can never exclude anything. If people are in the wrong place at the wrong time"

    Rassicurante, eh? E poi aggiunge però che non c'è niente da temere perchè la NAM ripagherà fino all'ultima lira, senza nessun limite. Un milione di euro? No, nessun limite.

"There is a compensation scheme in place. A million-euro fund? No, there is no limit. People can count on it that we at NAM will compensate them for any damage caused by the earthquakes."

    I residenti invece si lamentano non solo dei rischi, ma del fatto che le loro case hanno perso valore e che sono delle pedine nelle mani del governo olandese. Secondo i residenti, infatti, chi governa poco sa fare per proteggere i cittadini, specie perchè considera vitale l'industria del gas. Il governo è uno degli azionisti della NAM e anzi, tramite il NAM, il governo ha guadagnato 250 miliardi di euro, vendendo il gas anche alla Germania, Francia e al Belgio... e da qui si capisce il dilemma dei politici: soldi o sicurezza?
    E chi vive a Groeningen? Molti sono i comitati di opposizione fra cui il Groningen Ground Movement, guidato da Daniella Blanken. La gente qui considera il gas una maledizione: terrore, impotenza, paura per il futuro, incertezza. Queste le voci dei residenti:

“People are mentally stressed by anxiousness about what is coming in the next years.”
"The house shook enormously; it was scary"
"The risk of greater tremors affects the whole region. Banks don’t want to invest anymore, and you cannot sell a house here.”
“We feel taken hostage. A hostage in your own home.”
"The government is meant to protect its citizens. We don't feel protected."
"It comes rumbling towards you, louder and louder and louder. Everything starts to shake. It ends with a bang, like a massive weight dropped on the house. Boof! And that is frightening, really really frightening."
"We sleep underneath a beam. At night I think, what if there was another earthquake and that beam was to come down on top of us? I hope I will live to tell about it."

    Daniella Blanken e il suo gruppo Groningen Ground Movement vogliono portare la questione alla corte europea dei diritti umani, in nome del diritto a vivere liberi dalla paura.

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A Gianfranco Rossetto, Ilva Alvani, Ivana Artioli, Silvio Palazzolo, Alfonso Nigro e Mauro Brusà piace questo elemento.

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Trivellazioni petroliferhttp://youtu.be/HNDQu8M4Xggisi all’Ispra
di Matteo Carriero
http://www.ecologiae.com/trivellazioni-petrolifere-orlando-analisi-ispra/70322/

     14 agosto 2013 - Di trivellazioni petrolifere in Italia si parla sempre troppo poco. I permessi per le esplorazioni petrolifere continuano a essere concessi, le piattaforme a esser costruite, le navi di ricerca a solcare le nostre acque. Ora il ministro Orlando chiede un’analisi all’Ispra su costi/benefici della ricerca di idrocarburi, ma in realtà il ministro non sembra animato da grande determinazione.
     Il ministro Orlando ha chiesto all’Ispra una “raccolta organica e ragionata delle informazioni consolidate e disponibili” al fine di "definire un quadro quanto più completo possibile sullo stato delle conoscenze in materia e di consentire più accurate e solide analisi dei costi e dei benefici conseguenti". Il ministro ha incontrato a Chieti alcuni sindaci della costa teatina, e proprio nei dintorni si parla della costruzione di una nuova piattaforma, la Ombrina 2, Orlando ha dichiarato:

  Fare un parco significa valorizzare un tratto di costa in tutte le forme in cui la valorizzazione va realizzata. Per quanto riguarda ‘Ombrina 2′ ho chiesto un supplemento istruttorio, ho rinviato l’autorizzazione alla commissione per la valutazione dell’impatto ambientale.

    In un quadro di deriva petrolifera alquanto netta, portata avanti in grande stile dal duo Clini-Passera del precedente governo Monti, l’operato di Orlando sembra ben rappresentato dalla richiesta di un’analisi dei costi/benefici della ricerca di idrocarburi e dalla morbidezza quasi tenera con cui il ministro chiede supplementi istruttori per nuove piattaforme petrolifere off-shore. L’operato del ministro ci sembra, almeno fino a questo momento, estremamente blando (per usare un eufemismo).
    Ci si riempie sempre la bocca di belle parole contro le fonti fossili, in vista di un futuro meno sporco, di un futuro in cui la Green Economy giochi un ruolo fondamentale, poi però, quando si tirano le somme sullo sfruttamento delle fonti fossili (petrolio in questo caso), con tutti i danni e i rischi che ciò comporta per l’ambiente, ci si accorge facilmente che di abbandonare tali forme di approvvigionamento il governo italiano non sembra avere poi tanta voglia.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Come ho già detto in altra occasione, non sarebbe meglio che il Ministro dell'Ambiente Orlando si informasse un pò di più sulle connessioni tra rischi sismici e trivellazioni, eventualmente consultando l'INGV edi esperti indipendenti e qualificati in materia? Degli effetti sui cetacei e sull'ambiente marino in genere provocati dalle ricerche con gli airgun e dalle trivellazioni di convalida successive, se ne sa già abbastanza e non da oggi... Mi sa tanto che la sua sua sia solo una scusa per guadagnare tempo...
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Post di Guido Pietroluongo

Buongiorno Orlando... di analisi ne abbiamo già fatte noi cittadini !!!
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Dalla mia Bacheca su FB del 16/08/13

Il petrolio e il Mare di Pantelleria
da "Pantelleria Internet Com"
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=11368

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

"Il petrolio e il Mare di Pantelleria, due realtà che non si possono ignorare..." firmato dal sottoscritto, pubblicato oggi su "Pantelleria Internet Com" come News 12168 del 16/08/2013 da Salvatore Gabriele che ringrazio...
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Scosse sismiche in provincia di Messina, ma non a Messina...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb da EMSC)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     16/08/13 - Stamane Sky. senza censura alcuna, ha dato al TG del mattino notizie su terremoti... E ha riferito sia sulla scossa sismica di 6.5 in Nuova Zelanda, assicurandoci che non ci sarebbero stati danni e che fortunatamente alla forte scossa non sarebbe seguito alcuno tsunami, sia su due scosse sismiche di mag 4,1 e 4.2 in prossimità di Messina. In realtà la notizia, e ancor più l'immagine a corredo del breve servizio televisivo di Sky, erano alquanto imprecise. Infatti, come possiamo vedere nella mappa a lato, dai dati dell'EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center) si evince che le due scosse segnalate dal TG di Sky, registrate rispettivamente alle ore 01:04 alle 01:06 di stanotte, hanno avuto il loro epicentro in prossimità di Gioiosa Marea, una località lungo la costa settentrionale siciliana tra Capo D'Orlando e Milazzo. Ma, cosa più importante, a quelle prime due forti scosse, fino alle 6:30 circa di stamane ne sono seguite altre 16, tutte di intensità inferiore a mag. 3, con le due ultime di mag. 2.6 registrate rispettivamente alla 05:59 e alle 06:25. Piuttosto contenuta la profondità degli ipocentri di tutte le scosse, valutata tra i 10 e i 18 km al massimo.

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Trivellazioni nel Sannio: nuovo el dorado o disastro ambientale?
da "You Media Fan Page It"
http://youmedia.fanpage.it/video/aa/UcVxruSwWMLAn2ah


     22 giugno 2013 - Nel Sannio è cominciata la corsa al petrolio. Alcune aziende straniere italiane, tra cui la Delta Energy e la Italmin Exploration hanno presentato quattro progetti di trivellazione del sottosuolo tra il Sannio e l'Irpinia. La speranza è quella di trovare dei giacimenti come quelli della Val D'Agri in Basilicata. Le zone sono: Nusco, Case Capozzi, Pietraspaccata e Santacroce. Progetti che hanno degli status diversi. Si va dalla bocciatura del progetto di Case Capozzi fino allo stato avanzato di quello di Nusco.
     Le trivelle si preparano ad entrare in azione in un territorio già interessato da queste attività tra gli anni ottanta e novanta. Ma cittadini e tecnici alzano le barricate contro il progetto. Altro che sviluppo e prosperità, secondo i comitati No Triv ed alcui esperti dell'Università del Sannio, i progetti di trivellazione porteranno solo all'inquinamento dle territorio e non avranno alcun beneficio in termini di sviluppo ed occupazione. I pozzi installati dall'Eni nel Sannio ultimando le loro attività di estrazione negli anni novanta hanno lasciato territori inquinati e cantieri abbandonati a 700 metri di altezza.
     Il professor Domenico Cicchella, docente di Geochimica dell'Università del Sannio, ci spiega come le trivellazioni del sottosuolo vengano effettuatte iniettando nei fori sostanze tossico nocive che fuoriescono successivamente dal canale. Le trivellazioni bucano le falde acquifere e le sostanze pericolose, usate per mantenere lubrificato il foro, inquinano le acque. Gli stessi fanghi pericolosi, difficili da smaltire in una regione come la Campania priva di discariche per rifiuti speciali, si mischiano all'acqua che esce sempre dai pozzi. Si generano così dei laghetti di acqua inquinata dagli Idrocarburi Policiclici Aromatici contenuti nei fanghi di trivellazione.
     L'inquinamento è uno dei principali motivi di opposizione al progetto di trivellazione. Ma i detrattori si soffermano anche sul presunto sviluppo del territorio che porterebbe il progetto. L'esempio più evidente è quello della vicina Basilicata. Secondo i dati del Ministero dell'Infrastrutture le trivellazioni petrolifere tra il 1998 ed il 2011 hanno portato nelle casse degli enti locali della Basilicata complessivamente 585 milioni di euro. Di questi sono 6,6 milioni sono andati ad ognuno dei comuni interessati dalle trivellazioni, mentre alla Regione Basilicata è andata una cifra intorno ai 45 milioni di euro l'anno. Un po' poco se si pensa ai bilanci degli enti locali in tempi di crisi e le spese che gli stessi devono sostenere.
     Anche sul piano dell'occupazione i vantaggi sembrano minimi. Il settore delle trivellazioni petrolifere infatti si base su una manodopera altamente specializzata. Le aziende che si occupano di questo settore utilizzano il proprio personale spostandolo in tutto il mondo. Il Sannio non ha sul suo territorio dei centri di formazione adeguati a questo settore. Lo stesso petrolio, considerato dai tecnici ricco di zolfo e quindi molto impuro, dovrebbe essere lavorato in prossimità dell'estrazione e, come è noto, in provincia di Benevento non ci sono né raffinerie né rigassificatori.
     Ad analizzare il fenomeno su scala nazionale è il volume “Trivelle d'Italia” di Pietro Dommarco edito da Altraeconomia. Secondo lo studio di Dommarco nel nostro Paese, infatti, le percentuali di compensazione ambientale sono tra le più basse al mondo: per questo, oggi in Italia sono centinaia le concessioni e 1.010 i pozzi produttivi in terraferma e in mare. Dommarco ha svolto un tour di presentazioni di “Trivelle d'Italia” recentemente nel Sannio e si è soffermato proprio sulla Delta Energy, una delle aziende delle trivelle. Per Dommarco la Delta Energy è una società anomala. In pratica in caso di incidenti l'azienda di Robert Donald Ferguson riparerebbe per solo un euro a testa i cittadini.
     Tra gli amministratori locali per diverso tempo è regnato il silenzio. Nessuno si è schierato a sostegno del progetto che resta in ogni caso ad impatto altamente invasivo rispetto al paesaggio ed al territorio. La Regione Campania si è limitata ad autorizzare le analisi preliminari. Secondo i comitati se le verifiche andranno a buon fine entreranno in scena le grandi multinazionali del petrolio.

Trivellazioni nel Sannio: nuovo El Dolrado o disastro amblentale?
un video di di Antonio Musella e Vittoria Biancardi - (8'24")

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E' un articolo non proprio recente, condivisomi su Fb da Amalia Assunta di Florio. Risale ad un paio di mesi fa, ma parla di situazioni attualissime, che vale la pena ricordare...

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Dalla mia Bacheca su FB del 15/08/13

Dalla Lucania all'Abruzzo... On line tre articoli istruttivi...
di Guido Picchetti (da commenti a margine di vari post condivisi su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/586450374732212


     15/08/13 - A proposito dei primi due articoli odierni condivisi su Fb che qui a seguire riporto. Qualcosa di nuovo sotto il sole della Lucania ? A me sembra proprio di no... Ma qualche agenzia di stampa nazionale o su qualche TG, di stato o meno, ha dato notizia dei 7000 "protestanti" sulla spiaggia di Policoro dell'11 agosto scorso ? E, dopo questa silenzio ben calcolato che grida vendetta davanti a tutti, ora ci riproviamo con una ennesima raccolta di firme che lascerà il tempo che trova, e che, per quanto numerose esse siano, si perderanno comunque per strada, prima di arrivare al giusto destinatario capace di intenderne il valore... E quale peso potranno mai avere quelle firme, anche se giunte a destinazione, su dei ministri che di tecniche estrattive e di fracking fingono di non sapere nulla, pur se sanno? O, ancora peggio, davvero non sanno nulla e chiedono all'Ispra (e non all'INGV, il vero istituto nazionale competente in materia di vulcanologia e geologia...) di accertare cosa sia il fracking e quali rischi possano derivarne per i nostri territori, terrestri o marini che siano... Sono cose che, se fossero insegnate nelle nostre "scuole", (dove di tutto si insegna fuorchè ciò che può servire per un futuro migliore delle prossime generazioni...), anche un bambino delle elementari sarebbe in grado di comprendere e ricordare...
      Ma, per dirla tutta, sono proprio questi che abbiamo i governanti giusti che dovrebbero portarci fuori dalla crisi che da anni ormai scuote il mondo occidentale dalle sue fondamenta ? Governanti ai vari livelli del tutto simili a quei parlamentari che hanno preso in giro i lucani sui benefici del memorandum sul petrolio siglato oltre un anno fa tra Regione Lucania e Governo, dopo l’indecente figura che hanno rimediato con la card carburanti, come ci ricorda giustamente "Olambientalista it"... Se tanto mi da tanto...
     Infine, nell'ultimo post di stamane da me condiviso su Fb, c'è un articolo di "Green Report" firmato da Federico Gasperini sulle scelte che è chiamato a fare il nostro Ministro dell'Ambiente in tema di aree protette e trivellazioni davanti alla costa abruzzese... Vale la pena leggerlo. Ma ancora più interessante sarebbe sapere come gli esperti di scommesse quoterebbero le varie possibili opzioni... Almeno potremmo chiarirci un po' le idee, visto che i media di regime di queste cose non si occupano proprio...
     Questo il primo articolo di "Olambientalista it".

  Raccolta firme contro le trivelle e la speculazione del Memorandum
di "Olambientalista it"
http://www.olambientalista.it/raccolta-firme-contro-le-trivelle-e-...-memorandum/


    13 agosto 2013 - Dopo la grande catena umana dei 7000 di Domenica 11 agosto sulla spiaggia di Policoro, la mobilitazione continua. Su iniziativa del sindaco No Triv di Amendolara Antonello Ciminelli e grazie al prezioso contributo dei titolari del Lido al Veliero di Policoro in data odierna è partita una raccolta firme contro le estrazioni petrolifere in mare e contro ogni violenza ambientale sulla terra. 200 firme raccolte in neanche un'ora, con una fila di persone che si sono precipitate a firmare. tra queste anche un cittadino francese con moglie italiana che vive in Francia e che ha voluto lasciare il proprio contributo.
    Sette compagnie petrolifere non potranno mai decidere il futuro di milioni di meridionali, delle loro economie e di una storia millenaria che dopo la Magna Grecia è stata la culla della civiltà moderna. La regione Basilicata, i silenti partiti politici del silenzio assenso, e i parlamentari lucani di governo la smettano di prendere in giro i lucani sui benefici del memorandum sul petrolio siglato oltre un anno fa tra Regione e Governo dopo l’indecente figura che hanno rimediato con la card carburanti.
    Nessuna strada, ferrovia, treno (che in realtà ci hanno tolto da parecchio , isolandoci) o infrastruttura potrà mai essere frutto dei benefici del petrolio. I parlamentari Latronico e Viceconte dimenticano che siamo ancora nello stato italiano e anche noi lucani paghiamo le tasse come i veneti per avere infrastrutture e servizi. Diversamente dobbiamo pensare che la Basilicata sia una colonia delle multinazionali del petrolio, se è cosi, allora non dobbiamo pagare alcuna tassa per infrastrutture allo stato italiano.
    Come popolo civile e in una democrazia che si rispetti noi lucani invece vogliamo pagare le tasse per avere infrastrutture e servizi che ci spettano, ma non vogliamo assolutamente che nessuno speculi e distrugga il ns. territorio e il nostro mare per puri interessi privati legati allo sfruttamento minerario del sottosuolo.
[No Scorie Trisaia - Med No Triv]

     Il secondo articolo da "La Gazzetta di Val D'Agri".

  Cantisani (IDV) - Sul petrolio attenzione allo "Scippo di Stato"
di admin
http://www.sarconiweb.it/gazzettavaldagri/...-petrolio-attenzione-a-scippo-di-stato/


    14 Agosto 2013 - "Attenzione: con le nuove royalties del Memorandum, se non si interviene a correggere la strategia che una regia politico-hobbistica sta sostenendo in questi giorni, approfittando del vuoto politico-istituzionale determinato dalla fine anticipata della legislatura regionale, si verificherà un autentico scippo di Stato”: è il commento del coordinatore regionale di IdV Gaetano Cantisani.
    “Il cittadino lucano – continua – è vittima di una beffa di fondo: Il riconoscimento di una percentuale territoriale di ristoro economico (compensazione ambientale?) a fronte delle estrazioni petrolifere. Diventa dunque prioritario, soprattutto ora che abbiamo prestigiosi esponenti lucani ai vertici del Governo Nazionale e in posti-chiave, rivendicare e ottenere la modifica del DLG 625/96 e delle sue ricadute reali sul Territorio. Per questa ragione – continua l’esponente di IdV – necessita un confronto fra le segreterie Regionali, da una parte e dall’altra, le forze sociali ed imprenditoriali, gli enti locali, le comunità locali della Val d’Agri e del Sauro per sbarrare la strada all’ipotesi che sia il Ministero per lo Sviluppo Economico a gestire ed orientare progetti e programmi di spesa per almeno 2 miliardi di euro".
    "Tra l’altro – dice ancora Cantisani – noi nutriamo forti dubbi e perplessità sull’effettiva assegnazione e disponibilità di una somma così cospicua, tanto più che il Governo è impegnato a rastrellare tutte le risorse disponibili per non tornare all’Imu sulla prima casa o per non ricorrere all’aumento dell’Iva. Più che impegni cartacei o sulla parola – sostiene il dirigente IdV – abbiamo bisogno di indicazioni concrete sui canali finanziari e un cronoprogramma di investimenti a cadenza annuale. Questi sono i temi della nuova sfida che ci attende tutti e che non consentono tentativi di propaganda elettorale sulla pelle della gente, tenendo ben distinta la campagna elettorale dall’iniziativa unitaria di mobilitazione popolare. E’ questo lo scenario che vede la Basilicata somigliare sempre di più ad un’autentica polveriera. Oggi si consumano ancora i soldini messi da parte dai genitori e dalle nonne; domani rivolta sociale e fermento di piazza bussano già dietro l’angolo. La politica se ne è accorta o ancora pensa solo ad un posto al sole per pochi?”.

     Infine il terzo articolo da "Green Report" sull'Abruzzo.

  Area protetta o trivelle? L’Abruzzo davanti alla scelta tra petrolio e tutela dell’ambiente di Federico Gasperini
http://www.greenreport.it/...trivelle-labruzzo-a-cavallo-tra-petrolio-e-tutela-dellambiente/

    [13 agosto 2013] - Per ora non ci sono ancora idee chiare per il futuro della costa Teatina, in Abruzzo. Da una parte c’è l’accordo politico per fare un Parco, come ha riferito a Chieti lo stesso ministro dell’Ambiente Andrea Orlando dopo l’incontro con 8 sindaci della costa. «C’è accordo sul fare un parco che abbia il pieno consenso delle amministrazioni coinvolte, per costruire insieme la perimetrazione e ragionare sulla governance. Fare il Parco della Costa Teatina è valorizzare un tratto di costa in tutte le forme in cui la valorizzazione va realizzata».
    Ma proprio al largo della costa teatina c’è l’ipotesi per una nuova piattaforma per attività di esplorazione per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi. Si tratta del progetto Ombrina Mare 2, della britannica Medoilgas spa. A tal proposito il ministro ha scritto una lettera all’Ispra con alcune richieste di approfondimento, con l’obiettivo di definire un quadro quanto più completo possibile sullo stato delle conoscenze in materia e di consentire più accurate e solide analisi dei costi e dei benefici conseguenti.
    Inoltre Orlando ha ricordato la costituzione presso il Dipartimento della Protezione civile della commissione internazionale Ichese, che ha avviato i lavori nel giugno 2013 proprio sull’argomento. «Sono consapevole che la problematica non può essere oggetto di una risposta da parte di Ispra, in quanto non rientrante tra le specifiche attribuzioni dell’istituto. Tuttavia ritengo opportuno che l’ente proceda ad una raccolta organica e ragionata delle informazioni consolidate e disponibili, così come di quelle prodotte dalle attività poste oggi in essere da altri soggetti e autorità».
    Di fatto il ministro dell’Ambiente, che a Chieti oltre ai sindaci ha incontrato anche l’assessore alle Politiche Agricole Mauro Febbo, è intervenuto sui recenti atti di sindacato ispettivo e su alcune attività delle competenti commissioni parlamentari che chiedono chiarezza sulla relazione tra le attività di esplorazione per la ricerca e la coltivazione di campi di idrocarburi, sulla terraferma e in mare, e l’aumento, se non l’innesco, di una ulteriore attività sismica non trascurabile anche su scala regionale, chiedendo un supplemento istruttorio e rinviando l’autorizzazione alla commissione per la valutazione dell’impatto ambientale.

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Post su Fb di NO trivelle nella Bassa

Dove c'è pochissima materia, le royalties nemmeno vengon pagate ! Furto legalizzato !
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A Ilva Alvani piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 14/08/13

Il Fracking, nuovo gioiello tecnologico. Il doppio saluto dagli USA di Maria Rita a Piero Angela di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201163184816062


     14/08/13 - Qui seguire gli ultimi due articoli pubblicati da Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog l'11 e il 12 Agosto u.s., alcuni giorni dopo la messa in onda sulla nostra televisione pubblica in prima serata, all'interno di Superquark di Piero Angela, di quel servizio firmato da Lorenzo Pinna sul "Petrolio in Usa" e sull'indipendenza energetica che la tecnica della "fratturazione idraulica", il cosiddetto "fracking", avrebbe favorito e favorirà ancora nel paese dello Zio Tom. Una tecnica che, secondo Piero Angela, sarebbe il fiore all'occhiello di una nuova tecnologia estrattiva, in grado di assicurare, sull'esempio degli USA, il benessere futuro a tutto il mondo occidentale, Europa compresa.
     Un'assurdità totale, che è e resta tale già a partire dalla premessa... Il "fracking" negli Usa infatti non è affatto una tecnica nuova, come ci racconta Piero Angela... E' impiegata da anni, e proprio questa decennale esperienza, portata avanti naturalmente nelle zone meno popolate del continente americano (negli Usa e nel vicino Canada), ha evidenziato tutti i rischi e i pericoli conseguenti alla sua utilizzazione, e non solo per l'ambiente naturale, ma anche e soprattutto per quanti vivono in prossimità delle aree interessate da attività estrattive con "fracking". E a comprovare queste conseguenze ci sono non solo le testimonianze dirette, denunciate attraverso manifestazioni promosse da organizzazioni ambientaliste divenute sempre più frequenti negli ultimi tempi, ma anche non pochi studi scientifici di istituti universitari e organizzazioni governative specializzate, che hanno già indotto alcuni Stati degli USA a vietare del tutto l'utilizzo del "fracking".
     Ma, tornando al servizio di Superquark di Piero Angela nella rubrica "Energia" del suo Superquark dell'8 Agosto scorso, quel che è più grave ("novità" tecnologica a parte...) è che ai rischi e ai danni derivanti dall'utilizzo del "fracking" (dalle scosse sismiche anche di forte intensità, fino all'inquinamento delle falde acquifere presenti nel sottosuolo per i pericolosi additivi aggiunti nei liquidi di perforazione), nei 9 minuti di trasmissione non viene fatto il minimo cenno. E ciò è decisamente inaccettabile per una TV di servizio pubblico come la nostra RAI... E la "bella" novità del secondo articolo di Maria Rita intitolato appunto "Il fracking è la fine dell'acqua", è che quelle falde acquifere da cui vengono prelevate le ingenti quantità di acqua richieste dal "fracking" non solo possono inquinarsi, ma alla fine anche esaurirsi, come già sperimentato appunto in Texas, con grande sorpresa e con quale gioia per agricoltori e abitanti della zona è facile immaginare... Saluti a Piero Angela anche da parte mia !!!
     "L'arsenico nell'acqua del fracking", qui a seguire, è il primo dei due saluti da parte di Maria Rita a Piero Angela...

  L'arsenico nell'acqua del fracking
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/08/larsenico-nellacqua-del-fracking.html

Dedicato a tutti quelli - a partire da Piero Angela - che parlano del fracking come se fosse manna dal cielo. Forse èmanna dal cielo per quelli che devono farci sopra le speculazioni economiche, ma non certo per chi deve vivere vicino ai posti trivellati e trivellandi.
    SUNDAY, AUGUST 11, 2013 - Ecco allora, l'ultima puntata dei danni da fracking: arsenico nelle falde idriche. 18 volte di più di quanto consentito dalla legge. E questo lo dice Scientific American, sulla base di uno studio appena pubblicato dall'American Chemical Society da parte di alcuni ricercatori dell'Università of Texas ad Arlington. In particolare, si parla di arsenico e di metalli pesanti nei pressi dei pozzi da fracking nel Barnett Shale del Texas.
    Non è la prima volta che accade - già il Los Angeles Times aveva mostrato gli stessi effetti a Dimock, in Pennsylvania, anche questa, località da fracking ampiamente illustrata nel documentario Gasland. Lo stesso ente per la protezione ambientale degli USA, l'EPA, aveva infatti già trovato elevati tassi di arsenico nelle falde qui a Dimock. Stessa cosa, arsenico nell'acqua di falda, nei siti da fracking a Pavillion, Wyoming,  già documentati nel 2009.
    L'autore dello studio del Texas si chiama Brian Fontenot. Dice che assieme alla sua coautrice Laura Hunt hanno deciso di vedere per conto loro cosa succedeva e sono andati presso vari proprietari di pozzi artesiami a fare le analisi. Hanno messo un annuncio nei giornali locali alla ricerca di volontari e gli hanno detto che avrebbero fatto a ciascuno le analisi gratis, che non erano dell'industria petrolifera, e che sarebbero stati risultati non di parte, eseguiti senza pregiudizi. Dicono di essere stati inondati di richieste e che hanno lavorato di notte e durante i fine settimana. Fra i partecipanti allo studio, c'erano anche persone pro-fracking che gli hanno dato l'acqua da testare a mo' di sfida e che gli hanno detto: "siamo sicuri che non troverete niente".
    Poi sono andati in altre località dove non c'era il fracking per fare il confronto. L'acqua dei pozzi artesiani è stata presa il più possibile vicino alle sorgenti acquifere, in profondità, ed è stata poi portata in laboratorio per fare test sulla presenza di vari componenti chimici. Fatte le analisi, Fontenot e Hunt hanno trovato arsenico, selenio and stronzio, tutti a tassi superiori di quanto tollerato dall'EPA per le acque potabili.
    Le concentrazioni di queste sostanze non possono essere imputabili ad occorrenze naturali nell'area perchè tutti i pozzi artesiani con l'acqua inquinata sorgono nel giro di tre chilometri da pozzi da fracking. Ovviamente non tutti i pozzi esaminati hanno mostrato tassi di arsenico, selenio e stonzio superiore ai valori "soglia", ma quelli che li hanno superati sorgevano tutti vicino a pozzi da fracking. Delle varie sostanze trovate, una delle più pericolose è l'arsenico, presente anche in concentrazioni 18 volte superiore rispetto a quanto consentito dalla legge. L'arsenico è un veleno - porta a danni alla pelle, al sistema circolatorio e aumenta il rischio di cancro.
    Evviva il fracking. Evviva Piero Angela (... il quale dice a Superquark del 10 Agosto u.s. che "il Francking è il fiore all'occhiello di questa nuova (?) tecnologia estrattiva di idrocarburi dal sottosuolo, in grado di assicurare, come degli USA, il benessere futuro a tutto il mondo occidentale, Europa compresa !!!", ndr)... Dopo la puntata su Quark in cui parla del fracking come un dono divino, vuole brindare con un bicchiere d'acqua all'arsenico?

     ... e questo, "Il fracking è la fine dell'acqua", è il secondo saluto di Maria Rita a Piero Angela...

  Il fracking è la fine dell'acqua
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/08/il-fracking-e-la-fine-dellacqua.html


"It boils down to two words, greed and money", Buck Owens, Barhart, Texas, sulla fine dell'acqua in città.
Dedicato a Piero Angela - parte seconda.
    MONDAY, AUGUST 12, 2013 - Arrivano quelli del fracking e finisce l'acqua potabile. Succede a Barnhart, Texas. Nel corso dei mesi la signora Beverly McGuire residente a Barnhart da 35 anni, aveva già notato accumuli strani di sabbia nel WC, aria che fuoriusciva dal rubinetto mescolata con l'acqua sempre più striminzita, e pompe che non riuscivano ad aumentare la portata di acqua. Finchè ... voilà, un giorno Beverly apre il rubinetto e non esce niente. Finito. Dice: "The day that we ran out of water I turned on my faucet and nothing was there and at that moment I knew the whole of Barnhart was down the tubes"
    Barhart è una città piccola, vicino al cosiddetto Permian Basin dove il fracking è arrivato un paio di anni fa. Ma Beverly non pensa al fracking in correlazione al prosciugamento del suo rubinetto. Pensa invece che sia un problema del suo pozzo artesiano, e si attacca al sistema idrico della città. Ma ... voilà, passano un po di mesi, e anche la rete idrica comunale si esaurisce! E' proprio finita l'acqua potabile in tutta la città.
    Ora c'è da dire che tutto questo è successo dopo di tre anni di siccità e per colpa di sprechi eccessivi nel corso dei decenni, ma il colpo di grazia è certamente stato dato dall'industria del petrolio e del fracking che, nei due anni di presenza a Barnhart, ha tirato su dagli acquiferi volumi esagerati di acqua per le operazioni di fratturazione idraulica del sottosuolo. E' infatti unanime l'opinione che sia stata l'ingordigia dei petrolieri a svuotare l'intero acquifero della città che si chiama Edwards-Trinity-Plateau, rubandogli l'acqua. Ogni volta che un pozzo viene fraccato, sono 8 milioni di galloni di acqua - 30 milioni di litri se ne vanno. E un pozzo viene fraccato molteplici volte.
    I residenti - qualcuno con le lacrime agli occhi - dicono: "It boils down to two words, greed and money". "They are sucking all of the water out of the ground, and there are just hundreds and hundreds of water trucks here every day bringing fresh water out of the wells". "Getting one oil well fracked takes more water than the entire town can drink or use in a day". "When you run our out of water and you have to haul your water, it's like somebody slapped you. Now that is frightening. And we are in the United States, in America, where this should not happen". "I may go have to go without a bath, but do you want your grandchild not be bathed?". "It hurts you, it hurts you like nobody understands". "Why can't I have a say?"
    Nel solo Texas circa 15 milioni di persone vivono con l'acqua razionata e l'esaurimento degli acquiferi potrebbe ripetersi in altre 30 città secondo le stime della Texas Commission on Environmental Quality. In alcune località il fracking porta via il 25% dell'acqua potabile e la restituisce al sottoscolo inquinata, radioattiva e totalmente inutilizzabile. A Barnhart ci sono una dozzina di pozzi fra gas e petrolio, e la bellezza di *centinaia* di pozzi di acqua che i petrolieri tirano su per le operazioni di fracking. E' evidente che la cosa non poteva durare a lungo e che gli acquiferi non ce la fanno a rigenerarsi. E adesso che l'acqua è finita, i problemi ovviamente sono tanti a cominciare dagli agricoltori dei campi di cotone e dagli allevatori dei ranch che hanno perso animali e raccolti.
    La cosa triste è che incuranti del tutto, anche mentre la siccità proseguiva e i livelli di acqua scendevano, i petrolieri continuavano a pompare acqua dal sottosuolo. E ancora più triste è che c'era gente che faceva affari con i petrolieri vendendogli l'acqua di falda pompata dai loro terreni, caricando da un solo pozzo circa 20 o 30 camion, per un totale di $ 36,000 al mese. E adesso? Adesso non ci resta che pregare Giove Pluvio. Ciao Piero Angela!

     Cliccate qui a seguire se volete raggiungere l'"Eco di Stampa" del 10/08/13 sul mio sito dove è possibile rivedere il servizio video di Lorenzo Pinna "Petrolio negli USA" andato in onda nella rubrica "Energia" di Superquark l'8 Agosto us curata da Piero Angela.
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A Movimento Ambientalista Bat Puglia, Ilva Alvani, Maria Luisa d'Ippolito, Ferdy Sapio e Lino Gen piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 13/08/13

Active Citizen per un Mediterraneo di qualità
created by Gianpaolo Rampini (*)
http://vimeo.com/user1702691

Uomo e biodiversità nel Canale di Sicilia - parte 1°
caricato il 12/08/13 da Gianpaolo Rampini - (5'21")

http://vimeo.com/72182329  

Uomo e biodiversità nel Canale di Sicilia - parte 2°
caricato il 12/08/13 da Gianpaolo Rampini - (5'56")

http://vimeo.com/72182328

(*) Gianpaolo Rampini. Born in 1965, studyes of philosophy in University of Trieste (phenomenlogy, history of psychiatry, psychology of visual perception) is an independent documentarist , but it is also working as music composer (with his groups in the years as Urlaut, Quintetto alla Busara and for theatre), organiser of avangarde music festival “ALLESTDELLEDEN” (1998-2007), as camera operator for different italian and spanish tv production ( Magnolia, Endemol, Rai, Mediaset, etc.), as live video director for the norwegian contemporary dance company WEE. From 2007 he created a project of a series of documentaries called “Invisible Cities” a report about the global situation of the urban growth in the form of slums. Invisible Cities became in 2008 a project of decentrated cooperation, opening in Nairobi a school for independent videojournalists working in the field of videoadvocacy
(da http://vimeo.com/user1702691).

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Il petrolio e il mare di Pantelleria. Due realtà che non si possono ignorare...
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
https://www.facebook.com/...-due-realt%C3%A0-che-non-si-possono-ignorare/649663688378783


     13/08/13 - Lasciatemi dire: - Niente di più vero di quanto descritto in questo articolo di "The Blasting News" pubblicato ieri on line. E' vero il "peso" del petrolio nella vita quotidiana di ognuno di noi (chi può negarlo?)... Altrettanto vera è l'incidenza dell'oro nero nei trasporti alimentati nel 66% a petrolio o da suoi derivati. Vero anche è il fatto che dal petrolio dipende una buona parte dell'energia elettrica mondiale. Ed è vero infine, come scrive Francesco Cammarano autore dell'articolo, che "per tali ragioni, sono in corso in ogni angolo della Terra conflitti di ogni forma (armati e diplomatici) per mettere le mani sui principali giacimenti: allo stesso tempo, le grandi compagnie petrolifere "a braccetto" con i governi dei Paesi più influenti della Comunità Internazionale hanno generato forti speculazioni finanziarie per l'estrazione e la vendita su scala globale". Un'analisi giusta, oltre che vera, i cui effetti dannosi, per poterli vedere e prevedere, occorre solo un po' di attenzione che riesca a farci rompere quel velo di disinformazione che ricopre, su interesse di pochi, quanto riguarda la produzione e la commercializzazione del petrolio e dei suoi derivati...
     Ma quel che ancor più mi colpisce in quest'articolo sono le verità illustrate laddove, a proposito di petrolio nel Canale di Sicilia, si parla dei numerosi vulcani sottomarini a rischio sismico, presenti in quest'area di interesse vitale per tutto il Mediterraneo. Vulcani sommersi a riguardo dei quali hanno manifestato tutta la loro preoccupazione qualificati esponenti di Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) e di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) durante un'audizione in commissione Ambiente del Senato tenutasi ad inizio Luglio.
     Com'è facile capire si tratta di fatti, e non di chiacchiere. Fatti con rischi conseguenti che interessano direttamente le isole del Canale di Sicilia, e Pantelleria in particolare che ne è al centro. Come interessa Pantelleria anche la campagna online ''Sicilia, il petrolio mi sta stretto''. che il WWF sta conducendo quest'estate contro le trivellazioni, facendo base proprio qui sulla nostra isola con una sua apposita squadra operativa diretta da Giampaolo Rampini.
     E' un'iniziativa, quella del WWF, che coinvolge l'intera cittadinanza, la quale è chiamata ad esprimersi compattamente contro la minaccia delle trivellazioni nello Stretto di Sicilia, sottoscrivendo una speciale petizione online per chiedere di "fermare le trivelle e per l'istituzione di un'area protetta a Pantelleria, isola vulcanica vero gioiello del Mediterraneo, nonché unica isola non ancora tutelata nello Stretto di Sicilia".
     Ricordo che domani 14 Agosto al Castello Medioevale di Pantelleria, alle ore 21.30, è in programma una conferenza intitolata proprio "Il Mare di Pantelleria", con proiezioni e video a cura di Apnea Pantelleria, Associazione culturale L'Avamposto e del Centro Culturale Vito Giamporcaro. Il mio augurio è che si parli davvero del Mare di Pantelleria, e conseguentemente dei rischi che minacciano questo mare e di come salvaguardarne l'integrità ambientale e la sua eccezionale bio-diversità. In questa prospettiva, lo ricordo a noi stessi, il petrolio e il mare di Pantelleria sono due realtà che non si possono ignorare, ma che richiedono non solo a chi ama, vive e frequenta quest'isola, ma agli italiani tutti, consapevolezza e senso di responsabilità, superando ogni sciocco e sterile personalismo, e pensando davvero al futuro del Mediterraneo, questo "Mare Nostrum" che da sempre ci divide e ci unisce, e che credo nessuno voglia vedere morire...
     PS - Grazie ad Amalia Assunta Di Florio per la condivisione dell'Articolo di "The Blasting News" che a seguire riporto.

  Petrolio, Wwf dice no alle trivelle nel Canale di Sicilia: rischio sismico
di Francesco Cammarano
http://news.supermoney.eu/...no-alle-trivelle-nel-canale-di-sicilia-rischio-sismico-0025811.html

Secondo l'Ispra e il Cnr, nuove trivellazioni nel Canale di Sicilia potrebbero provocare terremoti.
   
12-08-2013 - Il Petrolio è presente in ogni aspetto della vita quotidiana, molto più di quanto immaginiamo. Ad esempio, svariati beni di consumo familiari, derivano a nostra insaputa dall'oro nero: dagli pneumatici alle borse, dal poliestere, alle confezioni dei detergenti. E persino i nostri computer e smartphone sono ricavati a partire dal petrolio.
    Tra i molteplici ambiti e contesti di applicazione, il settore dei trasporti detiene certamente la percentuale maggiore: il 66% dei mezzi infatti, è alimentato a petrolio o da suoi derivati. In ultimo, ma solo perché la lista è lunga, non possiamo non ricordare che dal petrolio dipende anche una buona parte dell'energia elettrica mondiale.
    Quindi come è facile dedurre anche dai pochi dati succitati, l'incidenza di questo prezioso liquido su di noi è notevole e quasi invadente. Per tali ragioni, sono in corso in ogni angolo della Terra conflitti di ogni forma (armati e diplomatici) per mettere le mani sui principali giacimenti: allo stesso tempo, le grandi compagnie petrolifere "a braccetto" con i governi dei Paesi più influenti della Comunità Internazionale hanno generato forti speculazioni finanziarie per l'estrazione e la vendita su scala globale.
    A poco o nulla sono valsi i numerosi appelli lanciati dagli scienziati che, insieme alle maggiori associazioni ambientaliste, denunciano da decenni i rischi riconducibili allo sfruttamento petrolifero nonché gli effetti devastanti (dei suoi derivati) sull'ambiente naturale: così la cosiddetta "corsa all'oro nero" non è mai rallentata ma è persino cresciuta nel tempo come è dimostrato anche dalle ultime ricerche e trivellazioni effettuate sul territorio italiano. Nello specifico nel nostro paese si contano complessivamente, a mare e sulla terraferma, 202 concessioni di coltivazione, 117 permessi di ricerca, 109, istanze di permesso di ricerca, 19 concessioni di coltivazione, 3 istanze di prospezione.

Il caso "Petrolio" nel Canale di Sicilia.
  
 Il Canale di Sicilia è al centro di vivaci polemiche da quando Eni e Edison hanno presentato una richiesta formale al Governo per avviare nuove campagne di ricerche di idrocarburi in quelle zone.
    Secondo gli esperti eventuali trivellazioni potrebbero attentare all'equilibrio marino del canale di Sicilia dove sono situati peraltro pericolosi vulcani sottomarini a rischio sismico. A riguardo hanno manifestato tutta la loro preoccupazione i rappresentati di Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) e Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) durante un'audizione in commissione Ambiente del Senato tenutasi ad inizio Luglio.
    A tal riguardo il WWF Italia in occasione della Giornata mondiale degli oceani, ha lanciato la campagna online ''Sicilia, il petrolio mi sta stretto'' contro le trivellazioni, che durerà tutta l'estate. L'iniziativa coinvolge l'intera cittadinanza chiamata ad esprimersi compattamente contro la minaccia delle trivellazioni nello Stretto di Sicilia sottoscrivendo una speciale petizione online per chiedere di "fermare le trivelle e per l'istituzione di un'area protetta a Pantelleria, isola vulcanica vero gioiello del Mediterraneo, nonché unica isola non ancora tutelata nello Stretto di Sicilia".
    Oltre a rimarcare i possibili pericoli sismici (ancora in fase di studio) il WWF si oppone ad un'eventuale invasione di piattaforme in quel mare perché spiegano: "da li' passa tutto, dal minimale scambio di correnti, superficiali e profonde ai tonni e alle tartarughe in migrazione, alle flotte pescherecce degli stati mediterranei che si riversano tutte lì per pescare il pesce più pregiato al mondo, il tonno rosso''. Inoltre, quel mare è anche una delle vie d'acqua più trafficate del mondo, il 15% del traffico globale infatti passa per il Canale di Sicilia.
    Secondo le stime, mediamente, 200mila navi commerciali attraversano il Mediterraneo dirette verso i 300 porti del bacino, valori destinati a crescere di tre o quattro volte nei prossimi 20 anni. ''Dove tutti passano, lo stato italiano vorrebbe trasformare il tragitto in una corsa ad ostacoli, permettendo la costruzione di piattaforme petrolifere'', osservano i rappresentanti del WWF. In relazione al possibile nesso trivellazioni - terremoti, il Ministro dell'Ambiente Orlando ha incaricato l'Ispra di accertarne scientificamente l'esistenza, come ha annunciato di recente al Senato.

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Post di Maria Ghelia a margine su Fb
Grazie Guido!
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Post di Ada Fioretti

Come sempre gli interessi delle multinazionali la fanno da padrona... Dobbiamo far conoscere i problemi e contrastarli...
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Post di Giuseppe Pulieri
A mali estremi... Sono pronto a tassarmi per comperare una carretta del mare, riempirla di blocchi di cemento, e mandarla ad autoaffondarsi nel Canale di Suez, approfittando del momento che sta vivendo l'Egitto! Se non basta, caricarci sopra un automica fuoriuscita dagli arsenali dell'ex URSS. E poi si vede...

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A Amalia Assunta Di Florio, Ilva Alvani, Luca Gioria, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Paola Trabucco, Maria Ghelia, Vincenzo De Vita, Ferreri Cristina, Citta' Invisibili, Mauro Brusà, Carlo Cassaniti e Giovanni Angeloni piace questo elemento.

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Gli incidenti petroliferi possono sempre capitare. E non c'è due senza tre ...
di Guido Picchetti (a margine dell'ultimo di tre post condivisi su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/585431044834145


     13/08/13 - Ieri, lunedì 12 Agosto 2013, si è avuta notizia on line di due incidenti petroliferi. Il primo, il naufragio di una petroliera turca in Sud Africa, in prossimità del Capo di Buona Speranza e della Riserva Naturale di Goukamma. Il secondo, un incendio a Puerto La Cruz in una delle più grandi raffinerie di petrolio del Venezuela, a causa di un fulmine che ha colpito uno dei serbatoi. Della serie gli incidenti possono sempre capitare... E con chi te la vuoi pigliare ?
     Ma quando si dice "non c'è due senza tre"... Stamane puntuale, eccolo il terzo incidente riportato on line da "Venezia Today", ma andato in onda stamani anche sul Tg di Skt. Si tratta di uno sversamento di carburante da una nave nel Canale della Giudecca, nei pressi del vecchio molo della Marittima di Venezia. E come riferisce il servizio giornalistico che riporto a seguire insieme agli altri due, "se non è un disastro ambientale, poco ci manca“... Ma stavolta siamo a Venezia, dove evidentemente non bastano le navi da crociera giganti davanti a San Marco, ma si va oltre in cerca del peggio...
     A seguire i tre articoli sugli incidenti condivisi su Fb da Amalia Assunta Di Florio che ringrazio per la collaborazione...

  Sudafrica, è allarme marea nera: minacciata la Riserva naturale di Goukamma
da "Green Report"
http://www.greenreport.it/...-minacciata-la-riserva-naturale-di-goukamma-photogallery/

    [12 agosto 2013] - Il cargo turco Kiani Satu, in rotta verso il Gabon, a causa di un guasto ai motori è naufragata nella Riserva naturale di Goukamma, a 450 km ad est del Capo di Buona Speranza, sversando olio pesante sulla costa protetta del Sudafrica.
    Secondo il dipartimento degli affari ambientali del Sudafrica, «La squadra di intervento ha preso delle misure di protezione e bonifica, dopo che la nave turca Kiani Satu, che trasportava 330 tonnellate di olio pesante e 15.000 tonnellate di riso si è incagliata ad ovest dell’estuario del fiume Goukamma».
    In mare sono finite almeno 15 tonnellate (soltanto ieri si diceva 3) di una sostanza vischiosa e molto inquinante e le squadre di emergenza hanno messo panne e barriere galleggianti per impedire che l’olio pesante penetri nell’area umida dopo aver già ricoperto gli scogli.
    Se tutto va secondo i piani delle autorità sudafricane la Kiani Satu dovrebbe essere disincagliata oggi pomeriggio, ma è una corsa contro il tempo perché è prevista una nuova ondata di maltempo .
    L’olio pesante è fuoriuscito da una falla in uno dei serbatoi che ormai sarebbe completamente svuotato, a bordo però restano circa 250 tonnellate di combustibile pesante e di 80 tonnellate di benzina. Sul luogo c’è il rimorchiatore Smit Amandla che sta intervenendo per disperdere la marea nera e ci sono anche gli specialisti di Xtreme Projects, che hanno lavorato anche sul relitto della Costa Concordia all’Isola del Giglio.
    La zona è sorvolata anche da aerei del dipartimento degli affari ambientali e della Guardia Costiera sudafricana che dicono che, grazie al cambiamento delle correnti, la marea nera si sta allontanando dalla costa. Secondo Anton Bredell, ministro per l’ambiente del Western Cape Ministro, «Anche se in questa fase c’è ancora il rischio di un disastro ambientale, ci sarà inquinamento, ma dovrebbe essere limitato».
    Alan Winde, Western Cape ministro delle finanze, sviluppo economico e turismo, ha detto che la «La perdita di petrolio è grave, ma il danno maggiore è fatto. Lo sversamento è stato riparato. Una goccia di petrolio è una goccia troppo. Si tratta di un litorale molto sensibile. Vicino all’area ci sono balene, vogliamo risolvere il problema appena possibile. Ci sono differenze tra questa situazione e quella della Seli 1, che si è arenata nel 2009 a Table View. Gli armatori della nave hanno già confermato che non hanno l’assicurazione e che si assumono la responsabilità della situazione».
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Venezuela: un fulmine ha incendiato una raffineria di petrolio
da "La Voce della Russia"
http://italian.ruvr.ru/2013_08_12/Venezuela-un-fulmine-ha-incendiato-una-raffineria-di-petrolio/

    12/08/13 - I vigili del fuoco sono riusciti a spegnere l’incendio su una delle più grandi raffinerie di petrolio a Puerto la Cruz. Nessuno è rimasto ferito. Si presume che causa dell’incendio sia stata un fulmine che ha colpito un serbatoio con petrolio.
    Secondo le parole degli esperti, nella raffineria di petrolio del Venezuela che è il più grande esportatore di petrolio del Sud America, negli ultimi anni spesso succedono avarie. L’anno scorso l’esplosione in una grande raffineria ha portato via le vite di 39 persone e ha paralizzato il lavoro dello stabilimento per alcuni mesi. (Foto EPA)
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Disastro a Venezia: carburante sversato nel Canale della Giudecca
da Venezia Today
http://www.today.it/citta/venezia-macchia-carburante-canale-giudecca.html

Una vasta chiazza di idrocarburi è stata avvistata ieri sera nei pressi del vecchio molo della Marittima. Il forte odore "di benzina" ha invaso le case di molti cittadini.
    13 Agosto 2013 - VENEZIA. Se non è un disastro ambientale, poco ci manca. Una vasta chiazza di idrocarburi, probabilmente dovuta ad uno sversamento da una nave, è stata avvistata ieri sera nel Canale della Giudecca, nei pressi del vecchio molo della Marittima. A segnalare "la chiazza" è stato l'equipaggio di un mezzo dell'Actv, l'azienda pubblica di trasporti.
    La macchia, inizialmente lunga circa un'ottantina di metri, si è presto estesa sotto riva, allungandosi per alcune centinaia di metri. Sul posto sono intervenuti mezzi della Capitaneria di Porto, delle Guardie ai fuochi di Venezia e tecnici dell'agenzia regionale ambientale Arpav, che hanno effettuato campionamenti nell'acqua della laguna per accertare la portata del fenomeno e le conseguenze per l'ambiente.
    Al momento l'effetto più evidente - come riporta l'Ansa - è un forte odore "di benzina" percepibile soprattutto nella zona della Giudecca, segnalato anche da alcuni residenti. La Guardia Costiera, che ha avvisato del fatto l'autorità giudiziaria, sta svolgendo accertamenti per cercare di individuare i responsabili dello sversamento.

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Commento su Fb a margine del post di Amalia Assunta Di Florio

Condivido pienamente...
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A Movimento Ambientalista Bat Puglia piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 12 /08/13

Il Mediterraneo, "eppur si muove"...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb da EMSC)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     12/08/13 - il Mediterraneo: "eppur si muove...", anche se nessun organo di informazione dei paesi meridionali dell'Unione Europea che si bagnano nelle sue acque si preoccupa di rilevarlo.... Ieri pomeriggio (11 agosto 2013) scossa sismica di mag. 4,4 alle 19:23 (ora italiana) nel bacino orientale del Mediterraneo a 150 miglia a SE dall'isola di Creta... Profondità dell'ipocentro 60 km. Qualche dubbio sulla sismicità del Mare Nostrum tanto appetibile agli occhi delle multinazionali petrolifere ? Eppure sul sito dell'EMSC basta far scorrere il mouse fin sul Golfo del Messico per rendersi conto all'istante della differente frequenza di fenomeni sismici che abbiamo in questi due bacini marini... Ma, lo sappiamo, nessuno è più cieco di colui che per suoi interessi non vuol vedere...

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A Ivana Artioli e Aida Mancuso piace questo elemento.

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A proposito delle rassicurazioni del Ministro Orlando...
di Movimento Ambientalista Bat Puglia (a margine di una immagine postata su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.104235473023921.6243.100003124060233&type=1


     12/08/13 - A proposito delle dichiarazioni del ministro Orlando e delle "rassicurazioni" del presidente Boccia attestanti che "trattasi di permessi di prospezione e ricerca volte all’accertamento della presenza di idrocarburi nel sottosuolo marino", è bene ricordare che l'Associazione Folgore Trani Ambiente, l'Associazione Demetra e Guido Picchetti nel Novembre 2011 hanno seguito passo dopo passo, notte e giorno, i movimenti e le rotte effettuate dalle navi mandate dalla Northern Petroleum che hanno effettuato le prospezioni geosismiche al largo delle coste di Brindisi e di Bari. E nella notte tra il 20 ed il 21 novembre 2011 la nave "Princess" si è spinta fino al largo delle coste della provincia BAT, di fronte a Barletta e Margherita di Savoia. Quindi sanno già se c'è presenza di idrocarburi o meno. Ecco perché è poi scaturita la maxi manifestazione di Monopoli del 21 gennaio 2012 contro le trivellazioni petrolifere...

Vedi e leggi anche i seguenti link:
- http://bat.ilquotidianoitaliano.it/dalla-provincia/2011/11/news/trani-ricerche-petrolifere-al-largo-coste-bat-allarme-ambientalisti-folgore-e-demetra-3722.html/ 
- http://www.bisceglieindiretta.it/2013/08/10/boccia-pd-ministro-orlando-rassicura-nel-mar-adriatico-nessuna-trivellazione-solo-attivita-di-ricerca/

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In settemila oggi sullo jonio contro le trivellazioni in mare e in terra
da "Ola Ambientalista It"
http://www.olambientalista.it/in-settemila-oggi-sullo-jonio-contro-le-trivellazioni-in-mare-e-in-terra/


       11 agosto 2013 - E’ stata una giornata splendida, per il contributo particolare che ci è arrivato da persone splendide di un gruppo composto di diversamente abili ospitati nel Circolo Aquarius e nel Circolo Velico Lucano. Li vogliamo ringraziare uno per uno, sapendo che per loro è stato molto faticoso tenere il passo nell’organizzazione della catena. La catena umana contro le estrazioni petrolifere cresce di anno in anno, oggi eravamo in circa 7.000 e siamo alla terza edizione, la consapevolezza di difendere la propria acqua e il proprio mare cresce di giorno in giorno.
       La politica dei grossi interessi e della speculazione petrolifera in Basilicata e nel mar Jonio si arrenda, sarà travolta dai movimenti cittadini se non ha in democrazia rispetto per le popolazioni. I progetti di trivellazione sulle sorgenti del fiume Agri vanno fermate (25.000 barili previsti nel memorandum tra Regione Basilicata e Governo), le istanze di ricerca petrolifera nel mare Jonio (sono arrivate a 14 ,da Gallipoli a Catanzaro ) vanno bocciate dal Ministero dell’Ambiente .
      Migliaia di posti si lavoro si perderebbero subito se trivellano lo Jonio, a rischio un patrimonio urbanistico, e storico millenario della Magna Grecia, rischi gravi collegati ai terremoti e alle faglie attive che potrebbero reagire negativamente con le trivellazioni poste alle stesse profondità, rischio subsidenza e grave inquinamento a causa della conformazione geologica e geografica del golfo di Taranto.
      Dicono no a questo scempio ambientale, gli operatori economici del territorio (quelli che producono PIL), chi usa l’acqua per irrigare o per l’industria (nessuna attività produttiva sopravvive senz’acqua), i migliori geologi italiani delle più importanti università italiane (quindi nessun allarmismo ambientalista). Il nostro petrolio è la bellezza del nostro mare e la linfa vitale della Basilicata è l’acqua che crea vita e d economia in eterno se salveremo gliecosistemi dalle trivellazioni in terra e mare.
     Ringraziamo tutti i partecipanti alla catena umana, gli attivisti M5S di Mirandola in vacanza a Policoro (comune ultra-trivellato e vittima degli ultimi terremoti in Emilia Romagna) il sindaco No Triv di Amendolara(Cs) Antonello Ciminelli che ha partecipato alla catena ,i circoli velici Lucano e Aquarius di Policoro, il lido al veliero ,il sindacato Ugl che diversamente dagli altri sindacati pro-trivelle si è schierato contro le trivellazioni petrolifere, i volontari di legambiente Policoro( No quelli di Potenza e nazionali). Un doppio grazie nuovamente a quei ragazzi diversamente abili che hanno partecipato con fatica all’iniziativa ,sono queste persone che danno esempio su come si cambia il mondo. Grazie alla Città di Policoro. [Med No Triv]
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Dalla mia Bacheca su FB dell'11/08/13

Il Presidente della Regione Puglia dice "No al petrolio nello Jonio"
di Amalia Assunta di Florio (a margine di una immagine postata su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/584457741598142


     11/08/13 - Il Consiglio regionale pugliese, rappresentato dal presidente Onofrio Introna, aderisce alla campagna contro le trivellazioni nello Ionio “NO AL PETROLIO NELLO JONIO”, assieme ai sindaci delle altre regioni interessate, Basilicata e Calabria.      Leggi l'articolo su "Brindisi Report".riportato qui a seguire, dopo la locandina di denuncia del "Coordinamento Nazionale No Triv".

 

No alle trivellazioni nello Ionio
di Simona Apruzzi
http://www.brindisireport.it/ambiente/2013/08/09/no-alle-trivellazioni-nello-ionio/


    9 agosto 2013, BARI – Il consiglio regionale pugliese, rappresentato dal presidente Onofrio Introna, aderisce alla campagna contro le trivellazioni nello Ionio “No al petrolio nello Jonio”, assieme ai sindaci delle altre regioni interessate, Basilicata e Calabria.
    “’No triv tour’: la Puglia dice sì”, dichiara il presidente dell’Assemblea, Onofrio Introna, con un gioco di parole tutt’altro che involontario. “Dopo averlo ripetuto al sindaco di Amendolara, Ciminelli, tengo a ribadirlo pubblicamente: tutti i consiglieri regionali della Puglia, uniti fin dal primo momento contro ogni attentato alla salute ambientale dei nostri mari, aderiscono alla sottoscrizione a difesa dell’ecosistema marino dalla ricerca ed estrazione di idrocarburi”.
    Da Amendolara è partita infatti una campagna di sensibilizzazione contro i progetti di trivellazioni delle compagnie petrolifere. Le firme raccolte saranno sottoposte ai Ministeri interessati e all’Unione Europea. Una manifestazione itinerante, avviata a fine luglio nella cittadina in provincia di Cosenza, toccherà altri centri marinari ionici in Lucania e Puglia, all’insegna del no alle trivellazioni.
    Solo nel Golfo di Taranto, sono 11 le richieste di autorizzazioni avanzate ai Ministeri da 7 multinazionali petrolifere e 4 le concessioni attive, a largo del Catanzarese, con svariate piattaforme e decine di pozzi. “Per salvare il nostro oro blu, stop all’oro nero: la Regione Puglia è fin dall’inizio tra i protagonisti della battaglia per il mare”, dichiara il presidente del Consiglio regionale, che inoltre sollecita il ministro dell’ambiente a fissare l’incontro richiesto dall’Assemblea pugliese per illustrare le ragioni della mobilitazione a tutela dei mari dal petrolio.
    “All’on. Orlando – dice – non sfuggirà certamente l’appello delle istituzioni, delle forze sociali, delle associazioni e dei cittadini di Basilicata, Calabria e Puglia, stretti idealmente in un abbraccio a ricordare la partecipazione spontanea, l’attenzione, la sensibilità delle genti meridionali e la loro scelta di un ambiente pulito, di un mare sano, dal quale in tanti traggono da sempre le risorse per vivere e crescere”.
    “Non è un caso che i sindaci dell’arco ionico stiano facendo causa comune – fa notare ancora il presidente Introna – come del resto un fronte unitario è quello delle regioni adriatiche, che respingono ogni ipotesi di sfruttamento delle irrisorie fonti energetiche del proprio mare a scopi ed insieme a tutte le regioni italiane hanno adottato un documento unitario a tutela di tutte le acque del Mediterraneo europeo e a sostegno di uno sviluppo sostenibile dei nostri territori”

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Quante belle parole... Speriamo vengano ascoltate da chi di dovere... Tanto più che le acque del Golfo di Taranto nello Ionio sono ancora giuridicamente "acque interne" del nostro Paese, e in quanto tali vietate a certe operazioni di sfruttamento energetico e minerario. "Acque interne" però che un ben studiato gioco di parole in un apposito decreto legislativo ha fatto in modo di aprire al rilascio di concessioni di ricerca e coltivazioni di idrocarburi nel Golfo fin quasi a riva...
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A Giovanni Angeloni piace questo elemento.

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Nelle Eolie stanotte scossa sismica di mag 3.8 una decina di miglia a nord di Alicudi
di Guido Picchetti (a margine di una mappa postata su Fb da EMSC)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     11/08/13 - La notte scorsa alle ore 01:04 (ora locale) l'EMSC (Centro Sismologico Euro-Mediterraneo) ha registrato una scossa sismica di mag 3.8 con epicentro a una decina di miglia a nord dell'isola di Alicudi, la più occidentale delle isole Eolie, come da mappa a lato. L'ipocentro della scossa è stato individuato a profondità di 24 km. Detta scossa è stata preceduta un paio di ore prima, per l'esattezza alle 23:22, da una scossa di intensità minore, sempre nella stessa zona, valutata di mag. 2.6...

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Post di Maria Ghelia
Se non ci fossi tu, Guido, non se ne saprebbe nulla!!
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Post di Guido Picchetti
Nessuna meraviglia... E' uno degli argomenti tabù per l'informazione di stato.
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Post di Maria Ghelia
Lo sappiamo bene!
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     - Dal 1° al 10 Agosto 2013
 
Dalla mia Bacheca su FB del 10/08/13

Trivellazioni petrolifere al largo della Bat ? Il ministro Orlando a Boccia: «No, solo ricerche» di Movimento Ambientalista Bat Puglia (da un post condiviso su Fb da Amalia Assunta Di Florio)
https://www.facebook.com/...&set=a.104235473023921.6243.100003124060233&type=1


     10/08/13 - Francesco Boccia, Presidente della Commissione Bilancio della Camera e consigliere Pd al comune di Bisceglie, rassicura: "Nessuna trivellazione di pozzi di idrocarburi nelle acque della BAT, ma solo attività di prospezione e ricerca degli stessi"... Queste parole mi fanno venire "un diavolo per capello" !!!

Articoli ai seguenti link:
- "Boccia: - Nessuna trivellazione nelle acque della Bat, solo attività di ricerca su "Trani Live" del 10/08/2013
- "Trivellazioni petrolifere al largo della Bat? Il ministro Orlando a Boccia: «No, solo ricerche»" su "Il Quotidiano Italian Bat" del 9/08/13
- "Boccia: Nessuna trivellazione nelle acque della Bat, solo attività di ricerca” su Barletta Live" del 10/08/13
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Commento di Movimento Ambientalista Bat Puglia a margine del post condiviso

Questo è il commento che abbiamo inviato alle redazioni online che hanno pubblicato le dichiarazioni del ministro Orlando e del presidente Boccia:

  Egregio presidente Boccia,
mi scusi ma le attività di prospezione e di ricerca a cosa sono finalizzate?
Si investono capitali finanziari per ricercare gli idrocarburi liquidi e gassosi nel Mare Adriatico al largo delle nostre coste e una volta trovati le Compagnie petrolifere ci dicono: grazie, scusate per il disturbo e arrivederci? Si vuole offendere l'intelligenza dei cittadini della BAT, della Puglia e dell'Italia in generale?
E' logico e consequenziale che le attività di prospezione e ricerca preludano alle trivellazioni e, qualora Lei non ne fosse a conoscenza, i "permessi di ricerca" rilasciati dal Ministero dello Sviluppo Economico contemplano ed autorizzano anche la perforazione di un "pozzo esplorativo", quasi sempre destinato a diventare permanente.
Di conseguenza l'allarme lanciato dalle varie Associazioni Ambientaliste e dai vari soggetti della nostra provincia e della regione Puglia è più che giustificato!
Nunzio Di Lauro , presidente Associazione Folgore - Trani

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Post di Antonella Due Politano

E' un cretino...
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Post di Albina Colella

Ma ci sta prendendo in giro? Cosa significa ? E' ovvio che prima si fanno le prospezioni di ricerca e poi l'estrazione di petrolio. E se non intendono estrarre petrolio, cosa le fanno a fare le prospezioni ? Oppure vogliono perforare da un'altra parte ? Lo devono dire...
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Post di Rosi Mascia

Tanto noi abbiamo l'anello al naso e ci fregano con le perline di vetro...
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Il disegno di legge che vieta le trivellazioni in Adriatico...
di Movimento Ambientalista Bat Puglia (da un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.104235473023921.6243.100003124060233&type=1


     10/08/13 - Le Regioni Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia hanno presentato un disegno di legge per vietare la prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi liquidi nelle acque del Mare Adriatico prospicienti le proprie regioni.
     Al seguente link: http://www.senato.it/....html?part=ddlpres_ddlpres1-articolato_articolato1-articolo_articolo1.
     Documento completo in formato Acrobat pdf scaricabile al'url http://www.senato.it/.../PDFServer/BGT/00699867.pdf
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Chiedo scusa, ma che il Mare Adriatico a mia insaputa non faccia più parte del Mediterraneo ? E che il Canale di Sicilia neppure, rapito da individui alieni e trasportato per salvaguardarlo su un'altro pianeta ? E' quanto mi viene da pensare vedendo certi nomi tra i firmatari di questa proposta di legge di iniziativa parlamentare, quale quello ad esempio del senatore D'Alì, siciliano puro sangue, che di certi minacce al mare che contorna la sua regione natale dovrebbe pur sapere... Il quale invece si preoccupa del Mar Adriatico dove penso non si sia mai neppure bagnato, con quale convinzione ed interesse personale proprio non saprei... Ma che siano tutti abitanti alieni di altri mondi i firmatari di quel disegno di legge, pertanto per noi umani terrestri difficile da comprendere, pur nella sua assoluta semplicità ?
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A Movimento Ambientalista Bat Puglia,  Amalia Assunta Di Florio e Maria Mereu piace questo elemento.

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Il petrolio negli USA secondo il nostro Superquark...
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201128169980713


     10/08/13 - Non c'è bisogno di troppi commenti. Basta guardarlo, all'interno della popolare trasmissione di Superquark di Piero Angela, questo servizio televisivo di nome minuti sul petrolio in USA. Il servizio, trasmesso giovedì scorso in prima serata da "Rai Uno", parla da solo e la dice lunga su quale cortina fumogena mirata alla disinformazione degli italiani viene stesa nel nostro Paese dai media di regime, TV compresa, in particolare sugli argomenti che interessano e favoriscono le iniziative delle lobby multinazionali del petrolio, ENI e Saipem compresa.
     Sono 9 minuti, infatti, di un vero e proprio spot pubblicitario e promozionale sulla nuova tecnica estrattiva del "fracking", la famigerata "fratturazione idraulica" che viene presentata dal servizio, firmato da Lorenzo Pinna, come il fiore all'occhiello di questa "nuova" (?) tecnologia, in grado di assicurare, sull'esempio degli USA, il benessere futuro a tutto il mondo occidentale, Europa compresa !!!  
     E il tutto (che più falso di così non potrebbe essere...) viene presentato dalla nostra televisione di stato senza un minimo accenno ai rischi conseguenti per l'ambiente e la salute degli abitanti che vivono in prossimità delle zone interessate da questo genere di operazioni. Rischi che negli stessi USA, come nel vicino Canada (nazioni che pure non difettano di territori scarsamente popolati, dove queste tecniche vengono da anni impiegate con evidenti danni ambientali), non sono solo ben noti e apertamente discussi, ma sono anche ormai da tempo scientificamente comprovati, principalmente per l'inquinamento delle falde acquifere favorito non tanto dall'acqua compressa sparata in profondità (come affermato dal servizio), ma da certi specifici prodotti additivi utilizzati per favorire la fratturazione dello roccia scisti, e anche per i ripetuti sciami sismici che la stessa tecnica estrattiva, nelle zone dove per decenni è stata impiegata, ha favorito e continua a favorire, con scosse saltuarie anche di notevole intensità...
     Due argomenti specifici cui il servizio di Quark, tanto per fare un esempio banale, non ha dedicato neppure una parola... E questo sarebbe il nostro servizio pubblico di informazione televisiva, per il quale paghiamo "obbligatoriamente" anche un salato canone di abbonamento ?

Petrolio in USA
di Lorenzo Pinna - da Superquark di Giovedì 08/08/2013 - (8'59")

http://youtu.be/HNDQu8M4Xgg

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Post di Movimento Ambientalista Bat Puglia
Non è oro tutto ciò che luccica nè è oro tutto ciò che viene reso apparentemente luccicante per renderlo gradevole agli occhi della popolazione "ignara" delle conseguenze... Da una ricerca della US Geological Survey, University of Oklahoma e Columbia University, gli scienziati allertano sui rischi sismici correlati al fracking. Leggi "Fracking: gli scienziati allertano sui rischi sismici. Secondo un gruppo di scienziati il terremoto di magnitudo 5.7 che colpì l'Oklahoma nel 2011 sarebbe stato causato dal fracking...[segue]" al seguente link: http://www.rinnovabili.it/ambiente/fracking-oklahoma-terremoto-974/

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Post di Tequila Cristina Tequi
Sono d'accordo e se me lo permetti, ti posto il comunicato che il mio comitato ha fatto alla RAI e a Piero Angela,la sera stessa. "Questa sera 8 Agosto, su rai1, è andato in onda un servizio all'interno della trasmissione SUPERQUARK, sul fracking in North Dakota, Stati Uniti. Il Comitato Terrambiente e Sottosuolo ritiene che sia il caso di scrivere un comunicato stampa, per richiedere una immediata rettifica del servizio, che metta in evidenza anche i difetti che tale pratica comporta. Questo il testo che sarà inviato a RAI1:

  Siamo gli attivisti del "Comitato Terrambiente e Sottosuolo".
Questa sera, 8 agosto'13, abbiamo assisitito alla vostra trasmissione Superquark. Siamo rimasti basiti, quando abbiamo visto il vostro servizio sul Fracking in North Dakota. Ci meravigliamo davvero, che una trasmissione come la vostra, non abbia posto l'accento sulla pericolosità di questo sistema di estrazione sul petrolio e sul gas non convenzionale (shale oil e shale gas) e sul grado di inquinamento delle falde acquifere e dei terreni che questa tecnica lascia sul territorio, che non sarà più in grado, a breve termine (centinaia di anni) di rigenerarsi.
Vi chiediamo pertanto, a breve, di essere esaustivi su questi punti e di evidenziarne le condizioni in cui si ritrovano i terreni sui quali viene praticata tale estrazione. Certamente è stata una svista, il fatto che non si siano evidenziati i difetti che tale tecnica comporta, anche dal punto di vista della sismicità indotta, che può anche diventare importante, dato che le estrazioni vengono praticate su faglie sismogeniche.
Crediamo che tale superficialità nella completezza dell'informazione debba essere immediatamente rettificata e resa nella sua completezza!
F.to Comitato Terrambiente e Sottosuolo

Come vedi, la pensiamo allo stesso modo... un comportamento pessimo!
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A Giulia Cosmi,
Vincenzo Guido, Enzo Palazzo, Tequila Cristina Tequi, Movimento Ambientalista Bat Puglia e Mariangela Colombo piace questo elemento.
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Filippine: Petrolio nella baia di Manila, inquinati 20 km costa
da "La Stampa It
http://www.lastampa.it/...nella-baia-di-manila-inquinati-km-costa-uPWSTVEAyLR0GctGI7ns4K/pagina.html


Paralizzata industria ittica; "molti giovani e anziani malati"
     Manila, 9 ago. (TMNews) - Una grossa perdita di petrolio nella baia di Manila ha paralizzato l'industria ittica che dà lavoro a migliaia di persone. Pesci morti galleggiano sulle acque e alcuni abitanti hanno accusato dolori a causa dei fumi. Le autorità stimano siano stati sversati circa 500.000 litri di petrolio lungo 20 chilometri di costa.
     "Molti dei nostri giovani e anziani sono malati - ha detto alla France presse Marcos Solis, il sindaco di un villaggio di pescatori situato lungo il tratto di costa colpito - il prezzo del pesce e dei frutti di mare è crollato". La macchia di petrolio è larga 15 chilometri e copre un'area di 300 chilometri quadrati. "Non posso dire che l'abbiamo contenuta perchè ha investito un'area molto vasta", pari a circa il 15% della baia, ha ammesso alla stampa il responsabile della Guardia costiera per la tutela marina, Joel Garcia.
     La baia di Manila è la via più trafficata dell'arcipelago e dà da vivere a decine di migliaia di pescatori. Secondo José Ricafrente, sindaco di Rosario, una città di pescatori, sono circa 40.000 le persone già disoccupate. Il primo cittadino ha lanciato un programma che consente ai pescatori e alle loro famiglie di ricevere beni alimentari in cambio di una collaborazione alle operazioni di bonifica.
     Le autorità hanno arrestato l'equipaggio della petroliera M/T Makisig, sospettata di essere la causa della perdita, ma alcuni subacquei hanno scoperto delle perdite su un oleodotto collegato al terminal di Rosario, di proprietà di Petron Corp, che ha già smentito ogni coinvolgimento. (fonte Afp)
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
No comment... Chi vuol capire, capisce... Per gli altri è tempo perso... Grazie Assunta per la segnalazione...
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A Ilva Alvani e Marialuisa d'Ippolito piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 9/08/13

Ombrina: Medoilgas fa causa contro il Ministero dell'Ambiente sull'AIA
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/08/ombrina-medoilgas-fa-causa-contro-il.html


Notare che uno per sapere le cose deve sempre andare ai siti degli investitori, mai che ci siano comunicati in Italiano, eh?
Evviva la democrazia di Sergio Morandi
. (Nota: i termini legali sono stati tradotti dall'inglese. Potrebbero esistere in italiano termini più appropriati).
     THURSDAY, AUGUST 8, 2013 - In data 8 Agosto 2013, la Medoilgas Italia di Sergio Morandi annuncia ai suoi investitori di avere inoltrato una pratica contro il Ministero dell'Ambiente Italiano presso il Tribunale Amministrativo di Roma. Con questo provvedimento, la Medoligas intende ottenere la sospensione l'annullamento della decisione da parte del Ministero dell'Ambiente di sottoporre il progetto Ombrina Mare all'AIA - Autorizzazione Integrata Ambientale - che le era stata richiesta nel Luglio 2013, proprio da parte del Ministero dell'Ambiente.
     La Medoilgas chiede anche un ordine giudiziario che imponga al Ministero stesso di approvare la Valutazione d'Impatto Ambientale, per dare il via ai lavori. Come noto a tutti gli abruzzesi, il progetto Ombrina Mare prevede l'estrazione di petrolio ad alto tenore di zolfo a soli sei chilometri da riva, la presenza di una nave desolforante di tipo FPSO che emetterà in atmosfera circa 200 tonnellate al giorno di sostanze di scarto, la produzione di circa 500 chili al giorno di zolfo puro, l'utilizzo di fanghi e fluidi di perforazione, e il rischio di possibili perdite e di scoppi.
     Nel corso degli scorsi cinque anni, la popolazione ha manifestato più e più volte la propria contrarietà ad Ombrina Mare e alla petrolizzazione dell'Abruzzo intero, con eventi di protesta, invio di osservazioni, conferenze e dibattiti. E' indispensabile ora che tutte le personalità politiche d'Abruzzo a partire da Gianni Chiodi, tristemente muto sul tema, facciano valere presso il governo centrale i diritti di un popolo intero, senza più prese in giro, indugi, tentennamenti e rimpalli continui.
     E' altresi fondamentale che Andrea Orlando, Ministro dell'Ambiente difenda le decisioni del suo Ministero e che non la lasci vinta alla prepotenza di Sergio Morandi. Infine, ci si auspica che Giovanni Legnini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri usi la sua posizione di autorevolezza all'interno del governo attuale per promuovere l'abolizione dell'articolo 35 del Decreto Sviluppo di Passera che ha spalancato le porte alla Medoilgas, ed evitare così il proliferare di altre strutture petrolifere lungo le coste abruzzesi e del resto d'Italia.
     Abbiamo già dato filo da torcere ai petrolieri - con il Centro Oli di Ortona e con il progetto della Forest Oil a Bomba - e Ombrina non sarà diversa. Sergio Morandi non è benvenuto qui e non ha il diritto di bucare il nostro mare. Non glielo lasceremo fare.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E il ricorso della Medoil a chi viene inoltrato? Guarda caso al famigerato Tar del Lazio da me definito "petrosino" in ogni minestra, quel tribunale amministrativo regionale in chiaro" odore di castità", destinato, per la purezza e integrità dei suoi giudici e delle sue sentenze, a esser fatto "santo subito"...
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Post di Movimento Ambientalista Bat Puglia

La Medoilgas chiede un "ordine giudiziario" che imponga al Ministero dell'Ambiente di approvare la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), per dare il via ai lavori." ROBA DA NON CREDERE!!! Grazie a Maria Rita D'Orsogna per il suo incessante lavoro di ricerca...

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A Movimento Ambientalista Bat Puglia e al sottoscritto piace questo elemento.

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Italia accoglie 102 migranti rifiutati da Malta
un video da "EuroNews it"
http://it.euronews.com/2013/08/08/italia-accioglie-102-migranti-rifiutati-da-malta/


     08/08/13 - È stata del Premier Enrico Letta la decisione di concedere, dopo ore di negoziato con Malta e Grecia, il permesso di sbarcare a Siracusa ad un’imbarcazione in avaria con 102 migranti ai quali La Valletta aveva rifiutato per 3 giorni l’approdo. “La nostra posizione nel corso di questa crisi è stata ferma” ha detto il Premier maltese. “Vogliamo inviare un messaggio forte”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E meno male... Ma quale sia questo messaggio forte del Premier maltese e a chi sia indirizzato in verità non l'ho capito. E mi sembra anche tutt'altro che chiaro... La Grecia, ad esempio, che c'entra in questa storia tra Italia, Malta e Unione Europea? A me la cosa puzza, e mi fa pensare ancora di più alla strana "occupazione" delle acque territoriali maltesi decretata dal fu governo Monti il 27/12/12 e realizzata con l'istituzione da parte del nostro Paese del "Settore Sud" della "Zona Marina C" in acque maltesi situate a levante dell'isola, tutte interessate dal piano di concessioni petrolifere off-shore predisposto da tempo dal governo di Malta... E se ciò fosse vero, non sarebbe certamente una bella cosa da parte del nostro Premier Letta far passare per puro spirito di solidarietà l' "accoglienza" a Siracusa dei migranti della Salamis, prendendo ancora una volta in giro gli italiani, e non solo...

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A Giovanni Angeloni, Leonardo Minardi e Giusi Orefice piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 8/08/13

L'Italia... Vittima di ricatti senza speranza ?
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
https://www.facebook.com/...italia-vittima-di-ricatti-senza-speranza-/647493018595850

     8 agosto 2013 - A cosa sto pensando, mi chiede Amalia Assunta di Florio nel condividere su Fb un ennesimo post. All’Italia, rispondo… Si, cara Assunta, penso proprio che siamo senza speranza... Temo che la moneta di scambio per la nostra diplomazia segreta, che ha portato al permesso di sbarco di ieri sera a Siracusa e alla "accoglienza" dei 107 migranti soccorsi dalla petroliera Salamis a sud di Malta, e da Malta stessa poi rifiutati nonostante le ripetute richieste dell'UE affinchè potessero sbarcare a La Valletta, sia stato proprio il famigerato "Settore Sud" della "Zona Marina C".
     Dell'allargamento cioè di questo settore di acque territoriali italiane intorno alla Sicilia che è andato a sovrapporsi alle acque territoriali maltesi, evidentemente per venire gestito dai nostri governanti a seguito di quegli accordi segreti iniziati dal ministro Passera con il governo Monti già dimissionario nel dicembre scorso.
     Sono accordi che verranno ulteriormente definiti e meglio precisati in una riunione già prevista a Roma nel prossimo Dicembre, e che probabilmente i governanti di Malta potrebbero aver minacciato di denunciare pubblicamente qualora l'Italia non avesse accettato di accogliere i "migranti" rifiutati da Malta...
     In altre parole saremmo stati vittime di un ricatto bello e buono... Pensi, cara Assunta, che sia una ipotesi tanto peregrina? Personalmente la trovo più che plausibile, che fa il paio con l'episodio recente di mamma e figlia rapiti dai "Kazaki" con la nostra connivenza...
      Questi gli innumerevoli articoli sulla vicenda dei migranti soccorsi dalla petroliera Salamis e rifiutati da Malta, raccolti da una rassegna stampa odierna di Goggle, e, a seguire, la mappa del Ministero dello Sviluppo Economico che segnala molto chiaramente l'ampliamento del "Settore Sud" della "Zona Marina C" decretato dal governo Monti il 27 Dicembre 2012, mostrando come l'area di quel nuovo settore vada a sovrapporsi in gran parte alle acque territoriali maltesi...

 

- Immigrati, Malta: «Non sbarcheranno» - da Il Secolo XIX
Bruxelles - Il governo di Malta ribadisce con forza che la nave, che ha soccorso al largo della Libia 102 immigrati clandestini naufraghi e ferma al largo dell'isola ...
- Malta abbandona in mare 102 migranti negoziati nella notte, l'Italia li ... - da Il Messaggero
... colle oppio e dentro la domus aurea), ma ormai lo sanno anche i sassi........ il 99,9% dei migranti accolti a lampedusa dopo le belle e roboanti parole dei primi ...
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Migranti, Carlini: "Malta colpevole di averli respinti ma sta esplodendo" – da
La Repubblica
Migranti, Carlini: "Malta colpevole di averli respinti ma sta esplodendo". "Quella di Malta è stata una grave violazione degli obblighi internazionali, non si ...
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Immigrati: Malta, l'Italia ha dato ok a sbarco naufraghi Salamis – da
AGI - Agenzia Giornalistica Italia
(AGI) - La Valletta, 7 ago. - L'Italia ha acconsentito allo sbarco dei 102 migranti a bordo di un gommone in avaria che Malta aveva rifiutato di accogliere ...
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Malta rifiuta 102 immigrati, sbarcheranno a Siracusa. Intervento di ... – da
Siracusa News.it
Tratto integralmente da Repubblica.it - "L'Italia ha deciso di accogliere i 102 migranti salvati da un gommone in avaria al largo delle coste libiche e che il ...
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Malta, l'Italia accoglierà 102 migranti – da
Il Tempo
L'Italia ha acconsentito allo sbarco dei 102 migranti a bordo di un gommone in avaria che Malta aveva rifiutato di accogliere nonostante le pressioni Ue.
- Immigrazione: Ue, Malta lasci sbarcare nave naufraghi – da ANSA.it
Rinviare la nave in Libia sarebbe contrario alle leggi internazionali'', così il commissario Ue agli Affari interni Cecilia Malmstroem, dopo che Malta ha impedito ...
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Immigrati: Malta ignora richiesta Ue e impedisce lo sbarco – da
Agenzia di Stampa Asca
Malta insiste sul fatto che il capitano della nave era stato avvertito ''nel modo piu' chiaro che non aveva l'autorizzazione all'attracco'' e che ha ignorato le ...
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Malta blocca nave con 102 migranti nonostante appello Ue – da
Il Mondo
Malta ha ribadito oggi il suo rifiuto ad autorizzare lo sbarco della nave Salamis, con a bordo 102 migranti, nonostante l'appello arrivato dalla Commissione ...
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Immigrati: Consiglio rifugiati, Malta deve dar loro assistenza - da Agenzia di Stampa Asca
(ASCA) - Roma, 6 ago - ''E' molto grave quello che sta accadendo: Malta, ancora una volta, non concede la possibilita' di sbarcare a persone che sono in stato ...
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L'Italia accoglierà i migranti respinti da Malta | Il Post – da
giuliag3
Sono 102 persone, fra cui quattro donne incinte: arriveranno oggi a Siracusa ...
- L'Italia accoglie 102 naufraghi respinti da Malta -
da
Sky TG24 - Sky
I migranti erano bloccati al largo, a bordo della nave Salamis, da domenica 4 agosto. Nonostante la richiesta della Ue, La Valletta aveva rifiutato l'ingresso ...

- L'Italia accoglierà i 102 migranti rifiutati da Malta - di Davide Falcioni
L'imbarcazione arriverà nel porto di Siracusa dopo una notte di intense trattative diplomatiche con il governo maltese....
- Italia accoglie i migranti respinti da Malta - Maxso Magazine - da  
noreply@blogger.com (Maxso)
Premier Malta ringrazia Letta per impegno nell'ambito della vicenda della nave MV Salamis giunta al largo dell'isola con 102 immigrati a bordo.
- Malta rimbalza una nave di immigranti -
 da ArticoloTre - Quotidiano di Gianfranco Broun
ArticoloTre: quotidiano online indipendente che tratta notizie di cronaca, politica, attualità e tante altre tematiche nazionali e non, con una particolare attenzione ...
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L'Italia accoglie 102 migranti rifiutati da Malta -
da Corriere.it
Saranno accolti dall'Italia i 102 migranti salvati dalla nave cisterna Salamis, alla quale Malta ha rifiutato l'ingresso in porto. L'Italia ha dato il suo ok dopo un ...

- Malta non si piega ai diktat Ue: Letta fa sbarcare a Siracusa i ... – da Il Giornale It
Da qui il diktat a Malta di lasciar sbarcare gli stranieri perché respingerli in Libia sarebbe "contrario alle leggi internazionali". Il premier Joseph Muscat si è ...

- IL MANIFESTO 2013.08.07 - Malta marea
Malta marea. APERTURA. APERTURA. Oltre cento migranti, tra cui donne e bambini, sono da tre giorni bloccati a 25
miglia dalla costa maltese.La Valletta nega ...

- Malta abbandona in mare 102 migranti negoziati nella ... - da Il Mattino
ROMA - L'Italia ha accettato di accogliere i 102 migranti salvati dalla nave cisterna Salamis, alla quale Malta ha rifiutato l'ingresso in porto.
- Italia accetta accogliere migranti dopo rifiuto Malta ... - da Yahoo! Notizie
'Italia accetta accogliere migranti dopo rifiuto Malta' su Yahoo! Notizie Italia. LA VALLETTA (Reuters) - L'Italia ha accettato nella notte di accogliere 102 migranti ...
- I migranti rifiutati da Malta hanno trovato rifugio in Italia ... - da Libero
I migranti rifiutati da Malta hanno trovato rifugio in Italia. Il governo Maltese aveva impedito a un gommone alla deriva con 102 persone a bordo di attraccare alle ...


Il "Settore Sud" della Zona Marina C

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A Fabrizia Arduini e Salvatore Gregorio Spata piace questo elemento.

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Iniziano le trivellazioni petrolifere in Abruzzo, si parte dal teramano
da "abruzzo24ore.tv"
http://www.abruzzo24ore.tv/...-trivellazioni-petrolifere-si-inizia-dal-teramano-la-mappa/123867.htm


     07/08/13 - “Nessuna autorizzazione è stata concessa” alle imprese petrolifere nonostante “i possibili vantaggi in termini di investimenti e occupazione” ha detto Chiodi, eppure da domani Plus Italiana, Medoilgas e Petrorep Italia verranno a cercare idrocarburi in Abruzzo: c’è un’intesa rilasciata dalla regione del 24.1.2013.
     Ecco la storia tappa per tappa, denunciata da Comitato per la Difesa della Riserva del Borsacchio, Coordinamento Nazionale NO TRIV – Sezione Abruzzo, Italia Nostra Abruzzo, Legambiente Abruzzo, WWF Abruzzo.

  CERCASI PETROLIO IN PROVINCIA DI TERAMO: ACCORDATO IL PERMESSO DI RICERCA “COLLE DEI NIDI”

    IL FATTO: Il Ministero dello Sviluppo Economico ha accordato alle compagnie Gas Plus Italiana, Medoilgas e Petrorep Italia il permesso di ricercare idrocarburi liquidi e gassosi in un’area vasta 83,19 kmq., suddivisa tra i Comuni di Bellante, Campli, Controguerra, Corropoli, Mosciano Sant'Angelo, Nereto, Sant'Omero, Torano Nuovo, Tortoreto e Spinetoli. Da domani la Gas Plus Italiana potrà dare avvio in qualsiasi momento al programma di ricerca che, superata una fase iniziale la rielaborazione di dati già esistenti e la Valutazione di Impatto Ambientale, potrà comportare la programmazione di un rilievo sismico e la perforazione di un pozzo esplorativo della profondità di circa 3.500 metri. Fatta eccezione per il titolo di ricerca “Civitaquana”, che riguarda soprattutto le provincie di Pescara e L’Aquila, in fatto di petrolio per la provincia di Teramo è la “prima assoluta”.
    COME CI SI E’ ARRIVATI: a spiegarlo è lo stesso provvedimento del MSE, che ripercorre tutti i passaggi amministrativi. Ci sarà modo, nei prossimi giorni, di spiegare nel dettaglio. Da una prima lettura, gli elementi che balzano subito agli occhi sono almeno quattro:
    1) il titolo concerne la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi. Il testo è cristallino: “… è accordato per anni sei , a decorrere dalla data del presente decreto, il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi convenzionalmente denominato Colle dei Nidi in territorio delle provincie di Teramo ed Ascoli Piceno”;
    2) l’esito positivo del procedimento autorizzativo ha la sua pietra angolare nella Strategia Energetica Nazionale varata dal Governo Monti e rilanciata con enfasi dal Governo delle “larghe intese”. La “Colle dei Nidi” è solo una piccola parte di quel distretto minerario in cui, secondo i piani della SEN, dovrà trasformarsi l’Abruzzo (“Ritenuto che il permesso di ricerca possa essere conferito al fine di valorizzare per mezzo della ricerca le risorse nazionali di idrocarburi in attuazione degli obiettivi programmatici individuato nella Strategie Energetica Nazionale, approvata con decreto interministeriale 8 marzo 2013, imponendo alla società permissionaria il rispetto delle condizioni e prescrizioni di cui agli atti indicati in epigrafe”);
    3) le Regioni Abruzzo e Marche hanno rilasciato l’intesa e la Conferenza Servizi del 16/4/2010 è andata deserta.
La Regione Abruzzo ha rilasciato l’intesa il 28/5/2008 (Giunta Del Turco), confermandola il 24/1/2013 (Giunta Chiodi) sulla base del presupposto che la legge regionale 2/2008, come modificata nel 2010, “non prevede la incompatibilità nella localizzazione di ogni opera relativa ad attività di prospezione, ricerca, estrazione e coltivazione degli idrocarburi gassosi tra le attività svolte sul territorio regionale”. Il permesso di ricerca – come tutti sanno – è, però, unico, ossia rilasciato indistintamente per il petrolio e per il gas; in ragione di questo, la legge regionale deve trovare necessariamente applicazione anche al permesso di ricerca “Colle dei Nidi”. Questo vuol dire che il rilascio del titolo deve essere preceduto dalla V.I.A. (che non risulta esservi stata) e che in sede di V.I.A. e in sede di rilascio dell’intesa deve muoversi dalla presunta incompatibilità del progetto con il territorio regionale (anche perché il progetto interesserebbe persino aree naturali protette, come si legge sempre dal permesso). Per un attimo il pensiero corre all’ostentata sicurezza del Presidente Chiodi allorquando dichiarò che da quando è alla guida della Regione “nessuna autorizzazione è stata concessa” alle imprese petrolifere nonostante “i possibili vantaggi in termini di investimenti e occupazione”. Ebbene, il suo “primato” è stato infranto il 12 luglio scorso anche grazie all’intesa della Regione Abruzzo, rilasciata quando era in carica il suo predecessore e confermata sotto la Presidenza dello stesso Chiodi;
    4) il conferimento del permesso “Colle dei Nidi” apre la strada ad altri permessi di ricerca che seguiranno da qui a breve (la “Corropoli”, ad esempio) e che investiranno tutta la provincia di Teramo le cui classi dirigenti -quella politica in testa- non sono state capaci o più semplicemente non hanno voluto finora opporsi seriamente alla petrolizzazione.
    IL CONTESTO: Sono molte altre le istanze per ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, che interessano la Provincia di Teramo. In alcuni casi i procedimenti di autorizzazione sono in fase abbastanza avanzata e presto sfoceranno in permessi di ricerca in tutto simili alla “Colle dei Nidi”. AGENDA: Coordinamento NO TRIV, Italia Nostra, Wwf, Legambiente e Comitato per la Difesa della Riserva del Borsacchio analizzeranno il provvedimento del 12 luglio da cima a fondo in vista di un molto probabile ricorso al T.A.R.
Vi è chiara evidenza che Regione, Provincia di Teramo e Comuni direttamente ed indirettamente interessati dalla Colle Nidi e dai permessi di ricerca in dirittura d’arrivo, non potranno esimersi dal far fronte comune contro la deriva petrolifera, agendo sia sul piano politico sia su quello amministrativo.Il tempo delle promesse e dell’ambientalismo à porter e di maniera, da vestire in occasione delle scadenze elettorali, è ormai scaduto. C’è bisogno invece di impegni seri e di scelte coraggiose. Comitato per la Difesa della Riserva del Borsacchio Coordinamento Nazionale NO TRIV – Sezione Abruzzo, Italia Nostra Abruzzo, Legambiente Abruzzo, WWF Abruzzo

tensione che dall'altra, ed è qui che la crosta inizia a muoversi, e noi lo percepiamo come un terremoto."

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post condiviso da Amalia Assunta di Florio
E questo è il primo... Gli altri "permessi" sono in arrivo sullo stesso binario... E' solo questione di tempo, per vedere quali arrivano prima e quali arrivano dopo... Ma nessun "timore"... Ce n'è per tutti, al nord al sud, ad est e ad ovest, in terra e in mare... Auguri... o condoglianze, a piacere...
La foto di Movimento Ambientalista Bat Puglia, ripresa qui a seguire, mostra una nutrita serie di articoli che trattano dei permessi di ricerca di idrocarburi e di trivellazioni in via di rilascio...


http://www.qoop.it/idrocarburi-gassosi

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Dalla mia Bacheca su FB del 7/08/13

Terremoto in corso nell'interno della Grecia, a nord di Modi
di Guido Picchetti (a margine di una immagine da EMSC postata su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     07/08/13 - Dopo la prima forte scossa scossa di mag 5,1 alle 11:06 di stamane (ora italiana) ne sono seguite altre cinque di minore intensità, fino settima di mag. 4,8, registrata alle 15:44 del primo pomeriggio di oggi. Questa la mappa  della zona interessata dalle scosse con le registrazioni dei vari epicentri effettuate dall'EMSC (Euro-Mediterranean Sismolocig Center).

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Aggiornamento di oggi, venerdi 9 luglio 2012. Dopo tutte le scosse sismiche continuate nella stessa zona anche nei giorni scorsi, con una ventina solo nelle ultime 48 ore, l'ultima scossa, di poco fa, è quella di magnitudo 4.8, registrata alle 13:49 (ora italiana) di oggi. Questi i dati dell'EMSC:
- Magnitudo mb 4.8
- Regione GRECIA
- Data 2013/08/09 11:49:22.0 UTC
- Posizione 38.69 N; 22.70 E
- Profondità 10 km
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Se l'Italia va con le sole rinnovabili...
di Gabriele Salari
http://www.famigliacristiana.it/articolo/per-un-giorno-l-italia-solo-con-le-rinnovabili.aspx


E' successo il 16 giugno: per due ore, le energie rinnovabili hanno prodotto il 100 per cento dell'elettricità consumata dal Paese. Un caso isolato o una prospettiva per il futuro?

     06 agosto 2013 - Possiamo accendere la luce e la tv e tenere in funzione tutte le industrie del nostro Paese solo con la forza di sorella acqua, fratello sole e fratello vento? Sembra una follia, mentre è esattamente quello che è accaduto una domenica d’estate, lo scorso 16 giugno, quando per un paio d’ore le rinnovabili hanno soddisfatto il 100% della domanda elettrica nazionale.
     Ė la prima volta che accade. A registrarlo il Pun (Prezzo Unico Nazionale) che deriva dal sistema di aste in cui si vende all'ingrosso, in tempo reale, l'elettricità prodotta dai vari operatori. Quella domenica, giornata soleggiata e ventosa e con una buona scorta d'acqua per l'idroelettrico, l'energia pulita ha soddisfatto l'intera domanda facendo crollare il prezzo.
     Per capire cosa è successo bisogna spiegare che le rinnovabili sono sempre offerte a prezzo zero perché non ci sono costi di combustibile da coprire, ma di solito soddisfano solo una quota del mercato. In questa stagione, e nelle ore centrali della giornata, è più alta anche la produzione di fotovoltaico e l'offerta di energia pulita calmiera i prezzi. Secondo l'Irex Annual Report 2013, curato dalla società di ricerca Althesys, il fotovoltaico, già nel 2012 ha permesso di abbassare di 1,4 miliardi di euro il prezzo dei consumi elettrici nella fascia più calda della giornata. Entro il 2030 il nostro Paese potrebbe risparmiare, grazie alle fonti rinnovabili, una cifra complessiva compresa tra i 19 e i 49 miliardi di euro. L'ampia forbice dipende dalle politiche che il governo italiano saprà mettere in campo nei prossimi anni ponendo fine, si spera, al clima di incertezza che ha ultimamente portato a ridurre gli investimenti nel settore.
     Il record delle fonti rinnovabili del 16 giugno non è un caso isolato: nel mese di giugno (dati Terna) le fonti pulite hanno generato il 50,2 per cento dell’elettricità italiana, coprendo il 44,3 per cento della domanda. In un anno (confrontando giugno 2012 con giugno 2013) la quota delle fonti rinnovabili sulla produzione netta è passata dal 38,2 per cento al 50,2 per cento, mentre i consumi complessivamente sono diminuiti del 6,2 per cento. Mentre fotovoltaico, eolico e idroelettrico fanno registrare livelli record di produzione, la produzione termoelettrica crolla (-22,8 per cento), con impianti a gas e - dato parzialmente inedito - anche a carbone, in netto calo.
     I dati di giugno sono peraltro la conferma di una tendenza registrata finora lungo tutto il primo semestre del 2013. Con una produzione in calo del 4,1 per cento, il comparto termoelettrico ha registrato una contrazione del 16,3 per cento mentre idroelettrico (+37,9 per cento), eolico (+31,4 per cento) e fotovoltaico (+15,2 per cento) sono cresciute significativamente, rappresentando il 41 per cento della produzione nazionale (+9,6 per cento rispetto al 2012).
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E se è successo per due ore in un giorno di questa estate 2013, ci vuole davvero tanto per arrivare a renderlo possibile per 365 giorni l'anno, riducendo man mano (fino a scongiurarli..) i rischi legati al fracking e ad altre tecniche estrattive di energie fossili dal sottosuolo e dai fondali marini? Un sottosuolo terrestre e dei fondali marini, quelli italiani, indubbiamente caratterizzati in tante zone da una elevata sismicità , e che non hanno certo bisogno di altre strane sollecitazioni per causare disastri funesti, come una esperienza pluricentenaria tristemente ci insegna, e non poche testimonianze ci ricordano, anche visivamente...
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A Amalia Assunta Di Florio e al sottoscritto piace questo elemento.

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La Saipem, azienda regina dello stato italiano
di Guido Picchetti (a margine di due post condivisi su FB da Assunta di Florio)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/581932365184013

     07/08/13 - Due articoli di ieri su "Il Fatto Quotidiano", qui a seguire integralmente riportati, che, nel caos generato dall''intervista rilasciata dal giudice Esposito a "Il Mattino", sono certamente passati inosservati, nonostante la dicano lunga su certi comportamenti della nostra azienda regina di stato, comunque la si chiami, Eni o Saipem che sia. Fondi versati all'estero per tangenti e sanzioni pecuniarie non contabilizzati in bilancio, e giochi in borsa illeciti sui tempi di comunicazione ufficiale di tale perdite, riportate per giunta in ritardo in bilancio, con richiamo finale della Consob ai "revisori di conti" dell'Eni di denunciare senza indugio le irregolarità riscontrate nel corso dell’attività di vigilanza...
     E, mentre sul piano amministrativo accadeva tutto ciò, sul piano penale nel dicembre scorso Pietro Varone, ex direttore generale di Saipem ), finisce in manette, Paolo Scaroni, AD di Eni , viene indagato, e la stessa Saipem (società di ingegneria petrolifera controllata dal "cane a sei zampe" e indirettamente dal Tesoro attraverso la Cassa Depositi e Prestiti,) finisce essa stessa nel registro degli indagati della Procura di Milano assieme a due suoi dirigenti per le mazzette pagate in Algeria. Non ce n'è abbastanza per la nostra magistratura per verificare ed arrivare ad indicare con immediatezza di chi siano le dirette responsabilità di questi fatti, o si preferisce al solito rimandare alle calende greche i relativi procedimenti giudiziari e continuare ad accollarne a tutti i cittadini italiani le conseguenze, siano esse economiche, o di altro genere, o anche di sola immagine ?

  Saipem, Consob contesta bilancio 2012: “630 milioni di perdite non contabilizzate” di redazione de "Il Fatto Quotidiano"
http://www.ilfattoquotidiano.it/...-bilancio-2012-630-milioni-di-perdite-non-contabilizzate/678673/

Mentre viene arrestato l'ex direttore generale Varone per l'indagine sulle tangenti in Algeria, l'Authority indaga sull'allarme utili lanciato lo scorso 29 gennaio e sulle modalità di tenuta del registro delle persone che hanno accesso alle informazioni privilegiate.
    6 agosto 2013 - Non c’è tregua per Saipem, dopo l’annuncio di una perdita da 575 milioni nei primi sei mesi dell’anno e l’arresto dell’ex direttore generale Pietro Varone nell’ambito dell’inchiesta per le tangenti in Algeria. L’ultima brutta notizia arriva dalla Consob, che ha aperto un procedimento di contestazione del bilancio 2012 per “non conformità ai principi contabili internazionali”, segnalando 630 milioni di perdite non contabilizzate.
    L’Authority ha concentrato l’attenzione su otto commesse, ipotizzando per cinque di queste una perdita di 500 milioni che andava contabilizzata sul bilancio 2012 e non sulla semestrale come è invece avvenuto. E ha identificato per le rimanenti tre commesse “profili di criticità” che farebbero ritenere l’esistenza di margini negativi da rilevare nei bilanci 2012 per circa 130 milioni. Non solo. La Consob contesta a Saipem che l’allarme sugli utili lanciato lo scorso 29 gennaio, al quale seguì un crollo del titolo in Borsa del 34%, fu reso noto al mercato in ritardo, avviando l’iter sanzionatorio. Analogo procedimento è stato avviato anche in relazione alle modalità di tenuta del registro delle persone che hanno accesso alle informazioni privilegiate.
    La Consob deciderà se comminare una sanzione al termine del procedimento, dopo aver ascoltato le difese della società. L’avvio dei procedimenti segue gli accertamenti di cui la società è stata oggetto dopo l’allarme sugli utili dello scorso gennaio, a cui ne è seguito un altro altrettanto drastico a metà giugno. La Consob, oltre a richiedere informazioni e documentazione, aveva infatti svolto un’ispezione durata quattro mesi presso la società per capire come si fosse arrivati al taglio delle stime e per cercare le falle che avevano permesso all’informazione dell’imminente allarme utili di arrivare al fondo Blackrock, indiziato di aver venduto il 2,3% del capitale alla vigilia della diffusione della notizia.
    All’esito dell’ispezione Consob ha inviato a Saipem una prima “contestazione”, il 19 giugno scorso, riguardante “le modalità di tenuta del registro delle persone che hanno accesso alle informazioni price sensitive e l’omissione o tardività o incompletezza di alcune iscrizioni da parte della società”. Il giorno successivo è arrivata una “contestazione” all’indirizzo del collegio sindacale per la violazione dell’obbligo di denunciare a Consob “senza indugio le irregolarità riscontrate nel corso dell’attività di vigilanza” in relazione ad alcuni fatti, emersi tra il giugno del 2011 e il settembre del 2012, che avevano portato i sindaci a richiedere una verifica.

Saipem, tangenti Algeria: arrestato ex dg. Pm: “Bloccare 100 milioni a Singapore” di Redazione Il Fatto Quotidiano
http://www.ilfattoquotidiano.it/...-ex-dg-varone-pm-bloccare-100-milioni-a-singapore/677770/

In manette è finito Pietro Varone sospeso lo scorso dicembre. Nell'inchiesta è indagato anche l'ad di Eni Paolo Scaroni. Per la Procura Saipem, in totale, avrebbe ottenuto sette contratti in Algeria per un valore di otto miliardi di euro a causa del pagamento nel 2007-2010 di circa 2,5% dell’importo, pari a 197 milioni di dollari.
     6 agosto 2013 - La storia è quella delle tangenti algerine che nel dicembre scorso ha terremotato Saipem ed Eni. La società di ingegneria petrolifera controllata dal Cane a Sei Zampe, e indirettamente dal Tesoro attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, era finita nel registro degli indagati della Procura di Milano assieme a due suoi dirigenti per le mazzette pagate in Algerina. Il cda di Saipem, in riunione straordinaria, aveva quindi fatto fuori Pietro Varone dalla funzione di Chief Operating Officer (direttore generale) e un altro manager e aveva accolto le dimissioni del Ceo e vice presidente, Pietro Franco Tali.
    Pietro Varone nei giorni scorsi, come riporta il Corriere della Sera a firma di Luigi Ferrarella, è stato arrestato su ordine del gip di Milano proprio nell’ambito di quella indagine. Nel 2009 l’Eni si era aggiudicata un contratto da 580 milioni di dollari con Sonatrach per la costruzione del terzo lotto del gasdotto Gk3. Un contratto su cui aveva acceso un faro anche la magistratura algerina per verificare l’esistenza di eventuali episodi di corruzione o malversazione. Dalle indagini su Sonatrach, secondo la stampa algerina, erano emersi ”commissioni” e ”servizi” in cambio degli appalti, come l’acquisto di appartamenti e ville a Parigi e Algeri. Che Saipem fosse oggetto delle attenzioni della magistratura milanese era segnalato anche nei bilanci dove si ricordava che nel febbraio 2011 la Procura aveva chiesto la consegna di documenti con l’ipotesi di reato di corruzione internazionale. Per la Procura Saipem, in totale, però avrebbe ottenuto sette contratti in Algeria per un valore di otto miliardi di euro a causa del pagamento nel 2007-2010 di circa 2,5% dell’importo, pari quindi a 197 milioni di dollari. L’azienda negli ultimi mesi, inoltre, ha bruciato 7 miliardi in Borsa.
    Secondo il quotidiano di via Solferino la Procura di Milano ha chiesto di bloccare “più di 100 milioni di dollari” a Singapore cui conti riconducibili all’intermediario di Saipem in Algeria, Farid Badjaoui, anche lui colpito da ordine di cattura e considerato l’intermediario a cui era riconducibile la società di Hong Kong “collettrice” delle tangenti. I pm vogliono anche sequestrare altri 23 milioni di dollari su altri conti a Hong Kong.
    Nel registro degli indagati lo scorso febbraio erano finiti anche l’ad dell’Eni Paolo Scaroni; Tullio Orsi, ex dirigente Saipem, Pietro Tali, ex ad Saipem, Alessandro Bernini, ex direttore finanziario Saipem, Antonio Vella, altro dirigente Saipem responsabile per il Nord Africa, come Nerio Capanna, anche lui indagato. Secondo la Procura gli episodi corruttivi sono avvenuti in un “contesto che ha favorito l’adozione di comportamenti devianti“. La responsabilità di Scaroni, che si è sempre dichiarato estraneo, è stata fissata dai magistrati in un incontro da lui avuto l’intermediario Bedjaoui in un albergo di Parigi. Con loro sarebbe stato presente anche il ”Ministro Khelil (titolare del dicastero algerino dell’Energia, ndr) Vella, Varone, Bernini e Tali. Quella riunione sarebbe stata finalizzata, secondo gli inquirenti,  ad ottenere un’ulteriore commessa per aumentare la redditività del giacimento  di Menzel Ledjemet Est (Mle)”.

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Dalla mia Bacheca su FB del 6/08/13

Ma Malta e Italia, Paesi dell'Unione Europea, ci sono o ci fanno?
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
https://www.facebook.com/editnote.php?draft&note_id=646653715346447&id=1063270409


     06/08/13 - Della serie "ma Malta e Italia ci sono o ci fanno? ". Vale a dire, sono paesi civili o decisamente paesi del terzo mondo, indegni di appartenere a una comunità quale quella che è, o vorremmo che fosse, l'Unione Europea ? Dopo il sequestro da parte dei maltesi dei pescherecci siciliani e dei loro equipaggi, a quanto pare terminato stamane con il pagamento di una multa di 23 mila 500 euro, ora i nostri cugini europei maltesi ne combinano un'altra, non consentendo lo sbarco sulla loro isola a 111 immigrati soccorsi al largo delle coste libiche da una nave cisterna battente bandiera liberiana.
     A quanto viene riferito stamane dalle agenzie di stampa, la MV Salamis (nella foto a lato da Marine Traffic Com) avrebbe soccorso gli immigrati, tra cui quattro bambini, a 45 miglia dalla costa libica su richiesta delle autorità Italiane, che avrebbero nel contempo suggerito di farli poi sbarcare a Malta. Ma Malta ha rifiutato, sostenendo che il porto più sicuro doveva essere Tripoli. Quindi ben tre motovedette della marina militare maltese hanno bloccato l’accesso al Porto della Valletta alla MV Salamis, e la nave liberiana è attualmente ferma a circa 25 miglia da Malta in attesa di istruzioni.
     Per fortuna, grazie all'intervento di qualche anima buona, i quattro bambini sono stati trasbordati e portati all'ospedale Mater Dei di Malta. E tutto ciò accade mentre tra Malta e Italia si fanno accordi sotto banco per uno sfruttamento delle risorse energetiche petrolifere nei fondali del Canale di Sicilia, questi sì senza che ci siano contrasti, con motovedette armate e fucili spianati pronti ad intervenire, ma solo grandi manager in giacca e cravatta, a dividersi certe spoglie...... Potere di certi interessi...
     Leggi su Blog Sicilia:

  a) "Malta, pagate le multe. Pescherecci verso il rilascio. Effettuati i bonifici dalle famiglie"
di redazione
http://agrigento.blogsicilia.it/multe-pagate-pescherecci-sequestrati-a-malta-verso-il-rilascio/203930/


05 agosto 2013 - Potrebbero essere rilasciati forse già oggi gli equipaggi siciliani di ”La Madonnina” di Scoglitti e ”Principessa primo” di Licata, i pescherecci sequestrati giovedì dalle motovedette di Malta perchè accusati di aver sconfinato in acque territoriali de La Valletta.In mattinata la moglie e la mamma di Salvatore Penna, il capo barca della ”Madonnina” hanno effettuato il bonifico di 23 mila 500 euro che consentirà ai loro familiari di tornare il Sicilia. Stessa operazione è stata compiuta dall’armatore del ”Princessa Primo”, Antonio Saporito.”E’ stata una corsa contro il tempo – racconta Gaetano Cannizzo, presidente della cooperativa dei pescatori che ha assistito la famiglia Penna dal momento del sequestro della barca – perchè c’erano da recuperare alcuni crediti e racimolare una somma, che non e’ esigua di questi tempi”.La mamma di Penna ha fatto ricorso anche al suo libretto di risparmi per consentire la liberazione del figlio. ”Abbiamo spedito via mail tutta la certificazione al legale di fiducia che ha seguito la vicenda e che sta provvedendo a depositare la copia del bonifico in cancelleria, in modo che vi sia il provvedimento del giudice per il rilascio dell’imbarcazione e dell’equipaggio”, aggiunge Cannizzo.

b) "Malta rifiuta l’attracco della nave con gli immigrati. Tre motovedette bloccano l'accesso al porto" di redazione
http://oltrelostretto.blogsicilia.it/malta-rifiuta-lattracco-della-nave-con-gli-immigrati/203977/

05 agosto 2013 - Almeno 111 immigrati soccorsi al largo delle coste libiche sono bloccati a bordo di una nave cisterna battente bandiera liberiana, dopo che il governo di Malta ha impedito al capitano l’attracco nel Porto della Valletta.La MV Salamis ha soccorso gli immigrati, tra cui quattro bambini, a 45 miglia dalla costa libica, su richiesta delle autorità Italiane. Ma il capitano sostiene che sono stati gli italiani a chiedere l’attracco a Malta.Malta ha rifiutato, sostenendo che il porto più sicuro doveva essere Tripoli. Tre motovedette della marina militare hanno bloccato l’accesso della nave al Porto della Valletta, e la MV Salamis e attualmente ferma a circa 25 Miglia da Malta in atteso di istruzioni. I quattro bambini sono stati trasbordati e portati all ospedale Mater Dei a Malta.

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Commento del sottoscritto a margine della nota in data 7/08/13

Questi, da una rassegna stampa odierna di Goggle sulla vicenda dei respingimento maltese dei migranti soccorsi dalla Saklamis, gli articoli pubblicati sull'argomento dai media italiani di destra, di sinistra e di centro (e non solo), una volta tanto tutti concordi sul resoconto e sulla valutazione del fatti... Una ulteriore conferma di una Europa disunita ?  A voi il giudizio...

- Immigrati, Malta: “Nave non può attraccare”. Ma l'Ue avverte: “Deve ... - Il Fatto Quotidiano
La nave che ha soccorso al largo della Libia 102 immigrati clandestini naufraghi ed è ferma al largo di Malta non può attraccare al porto della Valletta. E' quanto 
...
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Immigrazione: Ue, Malta lasci sbarcare nave naufraghi -
ANSA.it
Rinviare la nave in Libia sarebbe contrario alle leggi internazionali'', così il commissario Ue agli Affari interni Cecilia Malmstrom, dopo che Malta ha impedito 
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-
Malta ribadisce, no a nave con migranti -
Il Secolo XIX
(ANSA) - LA VALLETTA, 6 AGO - Il governo di Malta ha ribadito che la nave che ha soccorso al largo della Libia 102 migranti, ferma al largo dell'isola, non può 
...
-
Malta respinge nave con 102 migranti La Ue: "Deve lasciarli sbarcare" -
La Repubblica Parma.it
(ansa) LA VALLETTA - La Commissione europea ha chiesto a Malta di concedere lo sbarco per motivi umanitari a 102 immigrati clandestini ritrovati in mare, ...
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Malta rifiuta sbarco immigrati, Ue: “ritorno in Libia contro le leggi” - YouReporter NEWS
LA VALLETTA – Rimandare in Libia i 102 migranti trovati a bordo di un'imbarcazione battente bandiera liberiana a 80 chilometri dalle coste della Libia e ...
- Immigrazione: Ue, Malta lasci sbarcare nave naufraghi (2) - ANSA.it
Dopo il soccorso, il proprietario della nave ha proseguito il suo percorso verso il porto di destinazione, a Malta. La nave è ora più vicina a Malta e sta aspettando 
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Malta respinge barcone con 102 migranti -
Notizie MSN Italia
Braccio di ferro tra la Commissione europea e Malta su un barcone di immigrati con 102 persone a bordo che vorrebbe attraccare sull'isola. Il governo della ...
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Malta blocca nave con migranti La Ue intima: «Fateli sbarcare» - L'Unità
La Commissione europea ha esortato Malta a lasciar cadere per ora le dispute con Italia e Libia e a consentire l'approdo alla nave Salamis, che ha soccorso in ...
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Grotesque: Il no di Malta al diktat ue - Eleonora
Malta si ribella ai diktat UE e non lascia sbarcare i clandestini (nell'articolo vengono chiamati erroneamente "naufraghi". Ma non sono naufraghi, sono ...
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Immigrati, l'Ue: "Lasci sbarcare i naufraghi". Ma Malta: "No all'attracco" - Il Giornale
Braccio di ferro tra l'Unione europea e Malta. Al largo un centinaio di immigrati clandestini che chiedono di poter sbarcare sull'isola. Ma il governo della Valletta 
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Post del sottoscritto delle ore 15:30 del 7/08/13
Ultimissima di due ore fa. Malta respinge ancora una volta la richiesta dell'Unione Europea e rifiuta lo sbarco dei 107 migranti soccorsi dall'equipaggio della petroliera MV Salamis ancora a bordo della nave liberiana, dopo il trasporto di quattro bambini ieri in un ospedale dell'isola, separati così dai loro genitori... Ma, a quanto pare, la MV Salamis, anzichè fare rotta per Tripoli (come richiesto dalla autorità maltesi), ora su indicazione delle autorità italiane farà rotta per Siracusa, dove in serata i migranti potranno finalmente sbarcare ed essere accolti su suolo siciliano, italiano e europeo, che dir si voglia... Eppure Malta e Italia sono entrambi Paesi della stessa Unione Europea, ma deve esserci qualcosa che le rende diverse... Possibile che certi diktat dell'UE hanno valore per gli stati membri solo se trattano di economia e di finanza ?
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A Giovanni Angeloni e Ilva Alvani piace questo elemento.
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Le regioni si ribellano. Cinque regioni contro le trivellazioni
da "Villaggio Globale it
http://vglobale.it/politica-ambiente/15938-cinque-regioni-contro-le-trivellazioni.html


Veneto, Abruzzo, Molise, Marche e Puglia hanno approvato una proposta di legge alle Camere per vietare ricerche di petrolio e gas. È dell'ultima ora la notizia in cui risulta coinvolta dagli «appetiti» dei perforatori anche la regione Liguria.
     4/08//13 - Sono al momento cinque i Consigli regionali che, per difendersi da possibili estrazioni nei loro mari, hanno approvato una proposta di legge alle Camere per vietare ricerche di petrolio e gas. Le regioni in questione sono: Veneto, Abruzzo, Molise, Marche e Puglia.
     Un anno fa, più o meno in questo periodo, osservavamo il nuovo piano energetico del Governo Monti e di come fosse solo una scusa per favorire combustibili fossili e trivellare ancora di più la nostra penisola. 365 giorni sono passati ma l'emergenza ancora non sembra scemare. Sono già 5, infatti, i Consigli regionali che, per difendersi da possibili estrazioni nei loro mari, hanno approvato una proposta di legge alle Camere (come stabilito dall'articolo 121 della Costituzione) per vietare ricerche di petrolio e gas in mare. Le regioni in questione sono: Veneto, Abruzzo, Molise, Marche e Puglia. Quest'ultima, roccaforte di Nichi Vendola da parecchio tempo, è stata la capo fila, avendo approvato già nel luglio 2011 una proposta da sottoporre alle Camere in tal senso. «Ed ora - sottolinea fiero Onofrio Introna, Presidente del Consiglio regionale pugliese - anche i Consigli che hanno aderito al nostro invito ad assumere iniziative analoghe hanno adottato un testo netto e inequivocabile».
     La proposizione vieta la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi in Adriatico, da applicare «ai procedimenti di autorizzazione avviati e non conclusi, fatti salvi, fino all'esaurimento dei relativi giacimenti, i permessi, le autorizzazioni e le concessioni in essere, nei limiti stabiliti dai provvedimenti stessi». Introna ha poi inviato una lettera al ministro dell'Ambiente Orlando e ai Presidenti dei Consigli interessati (Eros Brega, per la Conferenza dei Presidenti dei Consigli, Nazario Pagano per l'Abruzzo, Vincenzo Niro per il Molise, Vittoriano Solazzi per le Marche e Clodovaldo Ruffato per il Veneto) per sottolineare l'esigenza di una moratoria dello sfruttamento di greggio e gas, vista come unica difesa dell'ecosistema costiero e delle economie turistiche delle coste.
     Introna nella nota ha informato il Ministro anche delle iniziative intraprese da tempo dalle Regioni: «la battaglia che non da oggi le Regioni adriatiche stanno conducendo contro la ricerca di petrolio e gas nella piattaforma continentale marina antistante le nostre coste», chiedendo poi un incontro, utile «a stabilire le giuste sinergie tra Ministero e Regioni per un efficace iter parlamentare della proposta di legge che i cinque Consigli regionali hanno trasmesso alle Camere».
    In Sicilia la situazione non è molto diversa. «Dove tutte le navi passano, dove tutti i pescatori pescano, nel cuore più prezioso del Canale di Sicilia, lo Stato italiano vorrebbe trasformare il tragitto, da libero qual è, ad una corsa ad ostacoli sotto il segno del petrolio – ha detto Marco Costantini, responsabile mare del Wwf Italia -. Il Wwf vuole fermarlo creando una nuova area protetta a Pantelleria, un obiettivo che possiamo raggiungere solo con l'aiuto dei cittadini di Pantelleria e dei tantissimi cittadini italiani e europei che firmeranno la nostra richiesta».
     La richiesta a cui si fa riferimento è contenuta nella campagna «Sicilia: il petrolio mi sta stretto». Il Wwf ha chiesto alla commissione tecnica competente del ministero dell'Ambiente di cancellare i progetti di ricerca di idrocarburi che Eni e Edison hanno presentato nel Canale di Sicilia (che sono attualmente sotto esame alla commissione Valutazione di impatto Ambientale). I progetti in questione si vanno ad aggiungere a due permessi di ricerca concessi alle suddette aziende in un'area attigua e ad altri sette titoli minerari tra istanze, permessi e concessioni che riguardando sempre il Canale di Sicilia, area molto importante per il turismo, la biodiversità, gli animali (delfini, balenottere, mante mediterranee, aquile di mare, squali, tonni, pesci spada e tartarughe marine). Molto importante il fatto poi che l'area è a rischio sismico a causa di vulcani sottomarini tutt'ora attivi. Anche per questi motivi, il Wwf chiede al ministero di Via Cristoforo Colombo di ripensarci.
     La petizione «Sicilia, il Petrolio mi sta stretto», promossa anche da change.org, serve a mobilitare le coscienze dei cittadini per scongiurare l'eventualità di uno stravolgimento ambientale notevole, chiedendo di firmare per fermare le trivelle e per istituire un'area protetta a Pantelleria, isola vulcanica del Mediterraneo, unica isola non tutelata nello Stretto di Sicilia e quindi preda di progetti di estrazione petrolifera.
     È dell'ultima ora la notizia in cui risulta coinvolta dagli «appetiti» dei perforatori anche la regione Liguria. Nel mar Ligure ogni anno per l'accoppiamento riproduttivo si riuniscono tutte le balene (1.400 circa) del Mediterraneo, per cui esistono già vincoli internazionali per tutelare l'area. A partire dalle coste francesi, Monaco e Sardegna settentrionale compresi, fino alla Toscana, da diversi anni esiste la più grande riserva marina d'Europa: Pelagos, dai più conosciuta come «Santuario dei Cetacei». Questa realtà dovrebbe bastare per fermare le trivellazioni, sarà così? Vediamo come risponderà la giunta regionale della Liguria.
(Fonte Paea, Accademia Kronos)
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
In quanto riporta "Villaggio Globale" in questo suo articolo di fonte "Accademia Kronos" e "Paea" c'è qualcosa di nuovo. E' nell'utima frase del pezzo, laddove denuncia che anche il Mar Ligure e la vasta area protetta del famoso Santuario dei Cetacei sono tra gli appetiti delle multinazionali del petrolio... La domanda che giustamente "Villaggio Globale" si pone è se la Liguria si unirà alle altre cinque regioni Veneto, Abruzzo, Molise, Marche e Puglia) che hanno già approvato una comune proposta di legge alle Camere per vietare ricerche di petrolio e gas sui territori nazionali, on-shore e off-shore che siano... La speranza naturalmente è che ciò avvenga... Ma speriamo che a seguire l'esempio delle cinque regioni si decida al più presto anche la Sicilia, indubbiamente una delle regioni più minacciate dalle trivellazioni off-shore... e non soltanto sul piano nazionale, considerato quanto sta avvenendo negli altri Paesi (Tunisia, Libia, Malta, e Grecia), a lei accomunati dallo stesso tratto di mare...
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A Ivana Artioli, Amalia Assunta Di Florio e Fabrizio Fabroni piace questo elemento.

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Su Rai 1 le storie di “Petrolio”: viaggio tra le ricchezze sprecate
da "Kataweb It"
http://www.kataweb.it/tvzap/...-petrolio-viaggio-tra-le-ricchezze-sprecate-1302230/


     5 agosto 2013 - Un viaggio alla scoperta delle risorse dimenticate o mal sfruttate dell’Italia, che se adoperate con efficienza e creatività potrebbero aiutare il Paese a uscire dal baratro della crisi nel quale sta sprofondando. È questo il tema al centro delle quattro puntate in cui si articolerà "Petrolio", il nuovo programma di approfondimento in onda dal 16 agosto al 6 settembre ogni venerdì su "Rai 1" alle ore 22.30.
     Alla conduzione di questo nuovo contenitore d’informazione ci sarà Duilio Giammaria, inviato del Tg1 ora alla guida di Unomattina Estate, che all’agenzia Ansa ha così descritto il progetto: ”Mi cimento con un nuovo programma di attualità, il cui filo conduttore è far emergere ciò che in Italia è lasciato in un cassetto o poco utilizzato e che invece rappresenta una potenzialità su cui si potrebbe puntare per far ripartire il Paese”.
     Attraverso il contributo di reportage, interviste e il racconto di storie in studio verranno sviluppati i diversi temi cercando di focalizzare quali sono gli ostacoli che frenano lo sfruttamento di determinate ricchezze. Nella puntata “Caccia al tesoro” si parlerà dei capolavori inestimabili del nostro patrimonio artistico; in “Aperto per ferie” insieme a Matteo Renzi si tratteggerà il ritratto di un Paese a due velocità diviso tra chi riesce ad attrarre i turisti e chi subisce invece l’impatto della crisi. In “Italia Germania” si metteranno a confronto da diversi punti di vista i modelli di queste due Nazioni ed in “Effetto F” si parlerà della rivoluzione messa in moto da Papa Francesco.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E quando andranno in onda queste storie di "Petrolio" ? Guarda caso, dal 16 agosto al 6 settembre ogni venerdì su Rai1 alle ore 22.30, quando la maggior parte degli italiani saranno, crisi o non crisi, comunque in vacanza, e, se anche in vacanza non saranno, il venerdì sera alle 22,30 si ritroveranno in massima parte fuori casa a cena con gli amici...Indubbiamente ben scelta l'ora settimanale di minimo ascolto... Ringrazio Amalia Assunta Di Florio per la condivisione di questa notizia (... come di tante altre).

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Dalla mia Bacheca su FB del 5/08/13

Oltre alla repubblica delle banane c'è anche l'"Unione dei Banani"...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     05/08/13 - Sul fatto che che siamo sempre più una Repubblica delle Banane (come dice Trizzini del M5S dopo questo episodio della denuncia per uso di secchiello e paletta su una spiaggia sarda a confronto della storia del Muos....), mi sembra siano in molti a temerlo. Ma è fuor di dubbio che siamo anche una bella "Unione Europea dei Banani"... E se per caso avete ancora dei dubbi, basterà che pensiate ai due motopescherecci siciliani e ai loro equipaggi ancora sotto sequestro a Malta, con tutto quello che sta avvenendo a Lampedusa e sulle coste siciliane in fatto di migranti, senza che in questa nostra Unione Europea si muova foglia di qualche suo "Banano"...

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A Mara Nicotra, Ivana Artioli, Vallini Erik e Salvatore Gregorio Spata piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 4/08/13

Rigettate tre istanze di permesso di ricerca in mare...
di Movimento Ambientalista Bat Puglia (da un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.104235473023921.6243.100003124060233&type=1


     04/08/13 - Il Ministero dello Sviluppo Economico rigetta tre istanze di permesso di ricerca in mare Dal Bollettino Ufficiale del 31 luglio 2013 al seguente link http://unmig.mise.gov.it/unmig/buig/57-7/57-7.pdf

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Post di Mario Di Giovanna
Ottimo! Motivazioni?
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Post di Movimento Ambientalista Bat Puglia

Il Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle georisorse non specifica le motivazioni
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Post di Roberta Pinna

Peccato. Sarebbe stato utile sapere come bloccare questa folle corsa.
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Post di Guido Picchetti

Ma più che un rigetto, a me pare ci sia stato una rinuncia della NP ad alcuni dei suoi progetti. Rimangono infatti quelli in mare nel Canale di Siciilia, e per una NP che rinuncia ci sono altre tre e più società che si fanno avanti con nuove istanze e nuove idee...
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A Amalia Assunta Di Florio, Daniela Conas, Ilva Alvani e Antonella Due Politano piace questo elemento.

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Una mappa significativa...
di Movimenti Ambientalista Bat Puglia (condivisa su Fb da Amalia Assunta di Florio)
https://www.facebook.com/...&set=a.104235473023921.6243.100003124060233&type=1

     04/08/13 - Questa la Mappa delle Istanze dei Permessi di Ricerca in Mare "d71 F.R-.NP" e "d72 F.R-.NP" rigettate dal Ministero dello Sviluppo Economico. La mappa è tratta dalle "Osservazioni" prodotte da Maria Rita D'Orsogna al seguente link: http://www.csun.edu/~dorsogna/nodrill/NorthernPetroleum_D.149.DR.NP/OSSERVAZIONI_d149_D'Orsogna.pdf

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Molto utile a capire dove stiamo precipitando... E ciò nonostante le più che perfette 175 pagine di osservazioni (contrarie al progetto e ampiamente motivate) inviate al Ministero da Maria Rita D'Orsogna fin dal 2011... La mia domanda è: "ma qualcuno le avrà almeno lette ?" ... Ammesso e non concesso che quel "qualcuno" sappia leggere...
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A Renato Ghittoni, Amalia Assunta Di Florio, Daniela Concas, Laura Fava, Futura Venosa, Carlo Boschetti, Cosimo Lamanna e al sottoscritto piace questo elemento.

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Dove l'Euro ha davvero valore... a nostro danno
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1

     04/08/13 - Da quel documento ministeriale appena pubblicato segnalatomi da Assunta di Florio (è che potete scaricare in formato Acrobat dopo aver cliccato sull'immagine qui in alto), mi piace riprendere il contenuto di due pagine che qui integralmente riporto a seguire. Riguardano l'autorizzazione data dal nostro Ministero allo Sviluppo Economico - Dipartimento per lì'Energia alla società Schlumberger Italiana S.p.A. per l'uso di determinati esplosivi nelle sue attività estrattive.
     E' un'autorizzazione all'impiego di certi esplosivi debitamente elencati nella tabella allegata che viene regolarmente concessa, "VISTO il pagamento richiesto e regolarmente effettuato di euro 300"... Incredulo, guardo meglio... Ma non c'è errore... E proprio scritto "TRECENTO EURO, virgola zero zero" !!!
     Benedetta burocrazia nazionale !!! Ecco dove l'EURO non perde valore !!! Solo per le multinazionali del settore estrattivo la "spending review" non conta nulla... Trovatemi una qualunque altra tassa di concessione all'uso di qualcosa da parte di un comune cittadino che abbia un tale minimo importo ! E qui parliamo di esplosivi in grado di provocare danni certamente di non poco conto !!!

  Da pag. 20 e 21 del BOLLETTINO UFFICIALE DEGLI IDROCARBURI E DELLE GEORISORSE - LEGGI E DECRETI, DISPOSIZIONI E COMUNICATI - NUMERO DI PUBBLICAZIONE: 110. - DECRETO MINISTERIALE 31 luglio 2013
http://unmig.mise.gov.it/unmig/buig/57-7/57-7.pdf

 

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A Bessy Stancanelli e Veronica Caciagli piace questo elemento.

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Siberia: le miniere e la sismicità indotta
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/08/siberia-le-miniere-e-la-sismicita.html

'The earthquake was provoked by man' (by Viktor Seleznev, Direttore del Geo-physical Service Russian Academy of Science, Siberia, sul terremoto 5.3, o forse 7, Richter in Siberia)
     FRIDAY, AUGUST 2, 2013 - Il 19 Giugno 2013 c'è stato un terremoto in Siberia, nella provincia di Kemerovo. L'intensità iniziale fu stabilita essere del grado 5.3 della scala Richter. L'epicentro era nel bacino minerario di Kuznetsk, detto anche Kuzbass, e i danni si sono registrati fino alle vicine città di Kemerovo, dallo stesso nome della provincia, di Novokuznetsk, Prokopyevsk, Leninsk-Kuznetskiy, e nella confinante repubblica di Altai.
     Il Kuzbass è a circa 3600 chilometri da Mosca, ed è noto per le produzioni di carbone dalle miniere sotterranee - nel 2012 ne hanno prodotte 80 milioni di tonnellate, grazie alle ditte Evraz Group, Raspadskaya, Yuzhkuzbassugol, e Sibplaz. Il terremoto causò la distruzione di circa 500 case, nel vicino villaggio di Bachatsky. La zona di recente ha sofferto per altri terremoti, fra cui uno a Febbraio 2013, di intensità 4.4 Richter e una scia successiva di intensità 3.2, 3.6, 3.8. A parte le case distrutte, non ci furono morti, ma all'indomani del terremoto il governatore di Kemerovo, Aman Tuleyev, ordinò il fermo totale alle operazioni minerarie sotterranee, incluse le esplosioni controllate nelle miniere profonde ed in superficie.

    

     Passano varie settimane e lo scenario cambia. Intanto, il Siberian Times riporta che le stime dell'intensità del terremoto sono state riviste, e si parla ora di grado 7.0 della scala Richter e non più di 5.3. E poi anche l'ipocentro del terremoto, da dove il tutto è partito, inizialmente era stato stimato a 9.8 chilometri sotto la crosta terrestre. Successivamente la stima è stata poi aggiornata a 4 chilometri. E inizia a farsi largo un altra idea - non della D'Orsogna, ma dal gruppo di scienziati russi chiamati ad indagare - e cioè che le miniere di Kuzbass possano avere contribuito al sisma, con le esplosioni sotterranee, ma che ci sono anche dei risvolti positivi nella faccenda.
     Viktor Seleznev, il direttore dei servizi geofisici dell'Accademia Russa di Scienza infatti dice:

  "The earthquake was provoked by man but I put positive meaning here. If there is tension in the Earth crust, the quake will happen sooner or later. And if we blow up or are doing something else on this territory, the event takes place earlier and magnitude is lower. If there were no coal mines, the earthquake would happen later but it would be much stronger".
"Il terremoto è stato provocato dall'uomo, ma lo intendo in un senso positivo. Se c'è tensione nella crosta terrestre, prima o poi ci saranno terremoti. E se provochiamo esplosioni o se facciamo dell'altro sul territorio, l'evento accade prima e la magnitudine è minore. Se non ci fossero le miniere di carbone, il terremoto sarebbe accaduto più tardi ma sarebbe stato più forte."

     Più forte di 7.0 ? Bah. Comunque, a parte lo spin positivo, credo che sia importante quando dice che 'The earthquake was provoked by man". Seleznev aggiunge che questo è stato il più forte terremoto nella regione degli scorsi 100 anni. Alexander Zaviyalov, capo del "Continental Seismic Activity and Seismic Danger Forecast Laboratory" presso lo Schmidt Earth Physics Research Institute (sempre della Russian Academy of Sciences) dice invece che finchè continuerà l'attività mineraria in Kuzbass, terremoti ci saranno ancora.

  "It impacts on tension in the Earth's crust of the upper level. It may happen that in one part there will be more tension than in the other and this is where the crust starts moving, and we feel it as an earthquake."
"
Impatta la tensione sulla parte superiore della crosta terrestre. Potrebbe succdedere che da una parte ci sia più tensione che dall'altra, ed è qui che la crosta inizia a muoversi, e noi lo percepiamo come un terremoto."

     Sulla stampa italiana, tutto tace. Ma di che ci preoccupiamo ? In Italia siamo fortunati: da noi non succede mai.
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Dalla Thailandia all'Africa, il petrolio tinge il mondo di nero
di Giovanni Tortoriello
http://it.ibtimes.com/...4/20130802/petrolio-thailandia-marea-nera-virunga-trivellazioni-wwf.htm


     02.08.2013 - Hanno fatto il giro del mondo le immagini della marea che da sabato scorso sta colorando di nero la spiaggia di Koh Samet in Thailandia.  Da giorni gli attivisti di Greenpeace stanno documentando questo nuovo disastro ambientale, mentre la maggior parte dei turisti ha già preferito abbandonare "il paradiso inquinato" - come lo ha definito la stessa Greenpeace. Il governo locale non sembra in grado di rispondere in maniera efficace a questa emergenza e le sue politiche energetiche basate sulle trivellazioni petrolifere nel Golfo di Thailandia vengono messe sotto accusa da Greenpeace. Intanto l'associazione ambientalista solleva anche la questione delle responsabilità dell'azienda PTT Global Chemical, la compagnia petrolifera le cui perforazioni hanno generato il disastro: Greenpeace ritiene che la società debba essere finanziariamente responsabile di quanto accaduto e, in tal senso, ha lanciato una petizione per indurre PTT a farsi carico delle spese per ripristinare l'ambiente naturale. Inizialmente PTT ha cercato di sminuire la gravità dell'accaduto ma in un secondo momento la stessa azienda ha dovuto ammettere che oltre 50.000 tonnellate di greggio sono state versate in mare.
     La vicenda è solo l'ultimo di tanti disastri ambientali causati dalle compagnie petrolifere di cui la maggior parte non fanno neanche notizia. Ad inizio giugno, ad esempio, furono le regioni amazzoniche del Perù e del Brasile ad essere minacciate dalla perdita di 1,6 milioni di litri di petrolio avvenuta lo scorso 31 maggio in Ecuador.
     Nonostante ciò la ricerca dell'oro nero continua senza sosta e coinvolge luoghi che dovrebbero restare off limit per le trivelle. L'ultimo caso in tal senso è stato denunciato dal WWF e riguarda il Parco nazionale di Virunga in Africa. Nel dossier "HE ECONOMIC VALUE OF VIRUNGA NATIONAL PARK" si sostiene che - come spiega il WWF sul suo sito - "il più antico parco nazionale africano potrebbe valere 1,1 miliardi di dollari all'anno se venisse sfruttato in modo sostenibile, piuttosto che essere dedicato all'estrazione di petrolio potenzialmente dannoso."
     Il Parco Nazionale del Virunga è un Patrimonio Mondiale dell'Umanità e per questo l'UNESCO ha chiesto alle società impegnate nella ricerca di oro nero di rispettarne i confini. Mentre la compagnia Total si è impegnata a rispettare questi vincoli, la compagnia petrolifera britannica Soco non ha risposto all'appello e dovrebbe quindi di procedere con le esplorazioni.

  "Le ricche risorse naturali del Virunga devono essere a disposizione del popolo congolese, e non rapinate dalle multinazionali e dai cercatori di petrolio stranieri", ha detto Isabella Pratesi Direttrice del Programma Conservazione WWF Italia. "Il futuro e il riscatto di questo Paese, che è stato teatro di uno dei conflitti più drammatici degli ultimi decenni con più di 4 milioni di morti, dipende dallo sviluppo economico sostenibile e duraturo alimentato dalle proprie risorse naturali. Le condizioni di vita di oltre 50.000 persone dipendono dalla conservazione e dall'economia verde creata dal Parco".
"L'estrazione di petrolio in quest'area
- conclude Pratesi - potrebbe avere conseguenze devastanti per le comunità locali che si basano sul Virunga per le risorse generate dal turismo, la pesca, l'acqua potabile e l'utilizzo delle altre risorse naturali ".

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Dalla mia Bacheca su FB del 3/08/13

I pescherecci siciliani sequestrati dai maltesi e il Tar del Lazio...
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
https://www.facebook.com/...pescherecci-siciliani-sequestrati-dai-maltesi-e-il-tar-del-lazio/645354885476330


     3/08/13 - Questa è davvero bella !!! Ma Malta e Italia (e credo Sicilia compresa...) non fanno parte entrambi di una certa Unione Europea? Ma che razza di unione di stati è una "Unione" i cui Stati membri si sequestrano scambievolmente a forza di motovedette militari e fucili spianati, mettendo e tenendo agli "arresti domiciliari" sulle loro stesse imbarcazioni padri di famiglia e lavoratori al seguito ? E fanno ciò mentre i rispettivi governanti fanno accordi segreti per l'allargamento delle acque territoriali italiane su quelle territoriali maltesi da aprire alle trivellazioni petrolifere delle multinazionali straniere!!! A me sembra di vivere proprio un mondo di matti... dove tutto avviene per chissà quali sporchi interessi che solo i "diretti interessati" conoscono bene, ma che si guardano altrettanto bene dal far venire alla luce... Mentre la stampa d'informazione, l'abbiamo già detto, in tutt'altre faccende affaccendate, si occupa ben volentieri d'altro...
     Tanto per fare una domanda a ciò pertinente: per ben due volte (il 16 Maggio e il 22 Luglio u.s), nel Tar del Lazio ci furono arresti di un giudice e di varie persone coinvolte, con numerosi altri indagati, e per sentenze vendute: tutte cose di cui si parlò sui notiziari televisivi solo per una mezza giornata, con qualche riga sui giornali il giorno dopo, e poi più niente. Eppure il Tar del Lazio non è l'ultimo dei Tar regionali... Anzi, per frequenza di ricorsi che riceve, e di sentenze che ne derivano, a me ricorda tanto il famoso "petrosino che fa buona la minestra" (in napoletano "petrosino" sta per prezzemolo)...
     E, tanto per dirne una, è notizia di ieri su "La Stampa" di Torino che il Tar del Lazio ha respinto la richiesta del Codacons di sospendere il contratto di acquisto degli F35 da parte dell'Italia (sic !!!). Ma come mai degli scandali al Tar del Lazio di Maggio e Luglio scorsi, non si è più saputo niente, e sui media di regime, così pronti ad informarci su tante cose a volte decisamente prive di interesse per la maggior parte degli italiani ben pensanti, di questa inchiesta e dei successivi sviluppi non si dice, nè si scrive una sola parola ? Eppure, a quel che pare, il Tar del Lazio continua tranquillamente da emettere le sue "sentenze" come se nessuno scandalo l'avesse mai toccato e nei mesi scorsi nulla di nulla fosse avvenuto... O no ?
     Comunque ai padroni marittimi dei due pescherecci siciliani sequestrati dai maltesi, giustamente preoccupati dei propri equipaggi, a questo punto consiglierei di presentare un ricorso al Tar del Lazio... Chissà che non sia proprio quella la via migliore per ottenere il loro rilascio...

  Malta sequestra due pescherecci siciliani
da redazione di "si24 It"
http://www.si24.it/cronaca/8348-pescherecci-sequestrati-malta-oggi.html

    PALERMO, 1 AGOSTO 2013 - Due pescherecci siciliani sono stati sequestrati nelle scorse ore dalle autorità maltesi. Si tratta della motobarca "la Madonnina" di Scoglitti, frazione di Vittoria, in provincia di Ragusa, e del "Principessa I", della marineria di Licata, in provincia di Agrigento. Secondo Malta l'imbarcazione si trovava in acque di loro competenza. I pescatori sono stati fatti salire su motovedette straniere, mentre i natanti sono stati trainati sino al porto. Informate le prefetture, il Governo regionale e il Ministero degli Esteri.
    Intanto, a Malta si sono recati il vicesindaco di Licata e l'assessore comunale alla Pesca. "Siamo vicini all'equipaggio del peschereccio 'La Madonnina' di Scoglitti, di proprietà della famiglia Penna, sequestrato stamani dalla guardia costiera maltese. In attesa di ulteriori sviluppi della questione, abbiamo interessato la Farnesina per avviare le necessarie azioni diplomatiche'', dice l'assessore alla Legalità del comune di Vittoria, Piero Gurrieri.
    Gurrieri auspica per il futuro ''che le autorità italiane e quelle maltesi approfondiscano gli accordi bilaterali esistenti in materia di pesca, in quanto, come rappresentato in più occasioni da imprenditori della nostra marineria, gli stessi sarebbero sbilanciati a favore dei pescatori maltesi''.
    Federcoopesca Sicilia commenta così la notizia del quarto sequestro in pochi giorni di una barca della marineria ragusana: "Se il peschereccio La Madonnina si trovava in acque maltesi e perché sarà ovviamente presto chiarito. Ma una cosa per noi è chiara fin da adesso: i pescatori sono lavoratori e padri di famiglia, non terroristi di Al Qaeda o pirati somali''.
    ''Noi siamo contro i bracconieri del mare e, insieme con i nostri pescatori, ci siamo sempre battuti per il rispetto delle regole e della legalità, che garantiscono sia il lavoro dei pescatori sia la risorsa mare. - prosegue - Ma non possiamo più tollerare i metodi usati nel recente passato dai militari maltesi fatti di abbordaggi e mitra spianati. Non possiamo e non vogliamo aspettare che ci scappi il morto, dal momento che notoriamente il nervosismo e i mitra spianati non sono un buon sodalizio''.
    Federcoopesca Sicilia esprime infine ''vicinanza e solidarietà'' ai quattro pescatori di Scoglitti che si trovano in viaggio verso La Valletta su una vedetta maltese e all'intera marineria ragusana, assicurando loro il massimo dell'impegno per la pronta risoluzione del loro caso e perché incidenti simili non si ripetano, attivando tutti i canali politici e tecnici disponibili.

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Dalla mia Bacheca su FB del 2/08/13

Il miracolo di Varese Ligure
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/08/il-miracolo-di-varese-ligure.html


     THURSDAY, AUGUST 1, 2013 - Varese Ligure è uno dei picoli miracoli d'Europa. Ha solo 2400 abitanti ed è stata la prima città d'Europa- nel 2001, prima dei tedeschi, prima dei finlandesi - a generare il 100% della sua elettricità dalle energie rinnovabili. Hanno usato vento, sole, energia idrolettrica e ci hanno messo una manciata di anni a trasformarsi in citta totalmente sostenibile. Genera tanta energia quanto tre volte il suo fabbisogno interno.
     Dieci anni fa, Varese Ligure era in crisi, e la popolazione era in declino. Il sindaco Michaela Marone, ed il suo predecessore, Maurizio Caranza, pensarono a lungo su cosa fare per ridare vigore alla sua città. E mica pensò ad un pozzo di petrolio? A una raffineria? A un centro di stoccaggio? No. Pensarono alle energie rinnovabili, alla difesa dell'ambiente, alla rivitalizzazione del centro storico, al turismo.
     E così, grazie infatti alla richiesta di manodopera, grazie alle opportunità collegate al programma del sindaco sostenibile, sono stati creati 140 posti di lavoro. Varese Ligure è la prima città italiana ad avere il certificato ISO 14001 (Ottobre 1999) e la prima città Europea EMAS (Novembre 1999). Nel giro di dieci anni, il turismo è aumentato di sei volte - vengono solo a vedere il sistema energetico della città!
     Varese Ligure dalla sua ha una posizione geografica conveniente, i venti sono buoni e le sue 4 turbine a vento che producono 8 milioni di kilowatt-ore. A completare il quadro pannelli fotovoltaici che danno energia al comune e alla scuola. Il loro prossimo obiettivo? Agricoltura biologica: Varese ligure vuole diventare 100% organica nei prossimi anni. Proprio come Viggiano.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Di solito parliamo di quanto di brutto accade o sta per accadere in tante parti del nostro Bel paese. E invece oggi Maria Rita D'Orsogna dagli USA ci racconta l'esperienza felice ed esemplare di Varese Ligure e dei suoi 2400 abitanti, prima cittadina d'Europa a generare nel 2001 il 100% della sua elettricità dalle energie rinnovabili, ancor prima dei tedeschi e dei finlandesi: Un vero miracolo che onora il nostro Paese e meriterebbe un giusto riconoscimento, ma che soprattutto potrebbe e dovrebbe essere presa ad esempio da tanti altri nostri comuni, piccoli o grandi che siano... Una cittadina, invece, di cui pochi in Italia conoscono il nome, e che resta nel più assoluto anonimato, grazie alla nostra informazione in tutt'altre faccende affaccendata...
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Arpab conferma, a Viggiano si è respirato H2S e anidride solforosa
di "Ola Ambientalista"
http://www.olambientalista.it/...si-e-respirato-h2s-e-anidride-solforosa/#sthash.roNyBflI.dpuf


     1 agosto 2013 - Le centraline Arpab di monitaraggio della qualità dell’aria hanno misurato due importanti sforamenti di idrogeno solforato e anidride solforosa nei pressi del Centro Oli di Viggiano, lo scorso 28 luglio. Ovvero, dopo l’ennesima “anomalia” segnalata dai cittadini che lo scorso sabato hanno assistito all’innalzamento della fiamma dell’impianto, accompagnato da un boato, fumo e cattivo odore.
     Per la prima volta l’Agenzia regionale per l’Ambiente conferma: all’incidente è seguita l’emissione di veleni in atmosfera. Lo si apprende da fonti di stampa locale, mentre sul sito dell’Agenzia non sono visibili ancora i valori misurati mentre l’osservatorio ambientale di Marsico Nuovo ed ENI si erano affrettati a rispondere alla OLA che i valori misurati erano tutti nella norma.
La Ola denuncia l’assenza di rilievi costanti, con ritardi nella pubblicazione dei dati con piani di emergenza solo sulla carta. La nostra organizzazione continua a richiedere ai comuni di Viggiano e Grumento Nova di salvaguardare la salute dei cittadini sottoposta ad un rischio costante anche attivando la VIS (Valutazione di Impatto Strategico) osteggiata da interessi riconducibili alle compagnie petrolifere che sono intenzionate a realizzare il raddoppio delle estrazioni sulla pelle dei cittadini ed a danno dell’ambiente.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
I danni ci sono... Vengono anche ufficialmente riconosciuti... E poi ? Avete mai sentito di un risarcimento a chi quei danni ha subito e subisce ?
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Fracking, la protesta sale in alta quota
di Davide Mazzocco
http://www.ecoblog.it/post/105421/fracking-la-protesta-sale-in-alta-quota


In cima al monte Gorbea per protestare contro il fracking: la battaglia dei baschi contro la Sociedad de Hidrocarburos de Euskadi
     1 agosto 2013 - Centinaia di persone in marcia sulle pendici del monte Gorbea per protestare contro il fracking. È questa la protesta che gli abitanti dei Paesi Baschi hanno inscenato ieri per opporsi alla partica altamente impattante dell’estrazione di gas scisto con la fratturazione idraulica. La marcia, iniziata dai versanti di Álava y Bizkaia, ha raggiunto i 1.482 metri della vetta della montagna dove è stato dispiegato uno striscione con lo slogan "Fracking, non qui, non in nessun altro sito".
     Con questa azione i movimenti baschi contrari a questa tecnica estrattiva hanno voluto ricordare la “minaccia” che questa pratica comporterebbe per l’ambiente nei Paesi Baschi.

  Mentre sperano che i permessi di perforazione gli siano concessi, i lavori di quest’anno si sono concentrati sugli aspetti sismici, dai quali si otterranno informazioni sul sottosuolo finalizzati alla pratica della frattura idraulica, hanno spiegato gli organizzatori della marcia, secondo i quali la pressione popolare ha permesso di disporre di un tempo ulteriore per tentare di bloccare definitivamente il progetto. L’ambizione degli ambientalisti è fare sì che il fracking venga proibito e i diciassette permessi già concessi alla Sociedad de Hidrocarburos de Euskadi vengano ritirati.

     In aprile la consigliera del Ministero dello Sviluppo Economico, Arantza Tapia, aveva difeso i sondaggi volti a comprendere se vi fosse gas nel sottosuolo dei Paesi Baschi, opponendosi, però, all’utilizzo del fracking. La consigliera Tapia ha ribadito, a più riprese, la propria contrarietà a qualsiasi forma di sondaggio ed esplorazione che utilizzi tecniche simili a quelle del fracking.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Anche nei Paesi Baschi monta la protesta contro l'estrazione dello "shale gas" con il sistema della fratturazione idraulica, capace di inquinare le falde acquifere e favorire fenomeni sismici... E siamo in un Paese europeo, l'Olanda, che peraltro riconosce il valore dei danni procurati dalle attività estrattive, imponendo ai responsabili (è già accaduto) un giusto risarcimento per chi dovesse quei danni subire...
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Aberdeen, la capitale del petrolio
di Tiziano Colombi
http://www.ilpost.it/2013/08/01/aberdeen-petrolio/


Come lo è diventata, e come supererà la diminuzione delle riserve sottomarine
    
1 agosto 2013 - Aberdeen è una città nel Nordest della Scozia sulla costa del Mare del Nord. La sua economia si basava sull’industria della pesca e sul tessile fino agli anni Settanta, quando la scoperta di grandi giacimenti petroliferi sottomarini l’ha trasformata in uno dei principali centri per l’estrazione del greggio. Un articolo dello Herald Tribune racconta che oggi ad Aberdeen grandi compagnie internazionali come l’americana Chevron mettono a punto le più innovative tecniche di perforazione sottomarine. Le sperimentazioni per l’estrazione del petrolio a grandi profondità vengono poi utilizzate per estrarre gas naturale e petrolio nel Golfo del Messico, in Angola, in Australia, nella Repubblica del Congo e in molte altre parti del mondo.
     Aberdeen è la terza città della Scozia, ha circa cinquecentomila abitanti se si comprendono anche le contee circostanti, ma la sua economia è la seconda più ricca dell’intera Gran Bretagna, superata soltanto da Londra. Il reddito medio dei suoi abitanti si aggira tra le le 32 mila e le 49 mila sterline. Il tasso di disoccupazione della città è la metà della media nazionale. Lo stipendio medio per un lavoratore dell’industria petrolifera è di 64 mila sterline, più del doppio della media britannica.
     Nonostante quattro decenni di fiorita economia del petrolio l’aspetto della città non sembra essersi modificato: lo Herald Tribune spiega che il buon tenore di vita conquistato dai suoi abitanti non sembra ostentato e i locali sul lungomare, centro della vita sociale cittadina, hanno mantenuto il loro aspetto di locande per pescatori. Aberdeen è la città meno religiosa della Scozia, il 43% dei cittadini si dichiara non praticante e diverse chiese della città sono state sostituite le enormi navi delle compagnie petrolifere. L’amministrazione locale sta pensando di costruire un ulteriore molo supplementare.
     Aberdeen era conosciuta fino alla metà del Ventesimo secolo come la “città di granito” o la “città d’argento” per l’aspetto scintillante dei suoi palazzi costruiti con il granito delle cave locali, ma oggi è nota come la “capitale europea dell’energia”. La crescita economica non sembra interrompersi nonostante le riserve di petrolio del Mare del Nord si stiano gradualmente esaurendo. La città infatti, più che sullo sfruttamento del greggio, ha puntato sull’innovazione tecnologica. Le grandi compagnie americane e scandinave lavorano allo sviluppo dei progetti petroliferi sottomarini. Il progetto Rosebank, per esempio, al largo delle isole Shetland impegna la Chevron e i suoi partner in una commessa da 840 milioni di dollari: lo scopo è quello di costruire apparecchiature in grado di lavorare a 3600 metri di profondità mentre le navi per il monitoraggio del lavoro in superficie devono resistere a onde alte molte decine di metri. Gli uomini non possono lavorare sotto un chilometro di acqua per cui devono essere costruiti dei robot sottomarini. Un altro fattore che fa crescere i costi dello sviluppo di queste tecnologie è che lavorando a certe profondità la maggior parte delle attrezzature vanno disposte sul fondo del mare.
     L’industria petrolifera mondiale si sta spostando in mare aperto, al largo delle coste del Brasile, degli Stati Uniti e dell’Africa, alla ricerca di acque più profonde e giacimenti ancora inesplorati. Per questa ragione le tecnologie sviluppate ad Aberdden sono essenziali, molto richieste e facilmente esportabili. Tutte le maggiori compagnie specializzate in tecnologie sottomarine come la Schlumberger, la più grande società di servizi petroliferi del mondo, la Cameron International e la Aker Solutions hanno una sede ad Aberdeen. Se le sue capacità di crescita come polo energetico sono ritenute limitate, perché le risorse di petrolio non sono infinite, quelle legate al capitale intellettuale e tecnologico sono ritenute un buon investimento.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E perchè allora non far diventare il lungomare di Napoli, quello di Bari, o ancora quello di Salerno come il lungomare di Aberdeen ? A leggere questo reportage turistico sullo sviluppo economico di questa bella città scozzese grazie all'industria petrolifera, sicuramente a più d'uno potrebbe venire la voglia di seguirne l'esempio, Non che la vita a Aberdeen sia brutta e impossibile... Tutt'altro.... Il lavoro c'è e il benessere per gli abitanti pure ... Ma forse non sarà male precisare che a quella latitudine, l'inverno è ben più lungo e duro che non qui da noi, e le giornate certamente meno luminose e solari di quelle che caratterizzano le nostre città meridionali. Ma soprattutto i lunghi mesi invernali non favoriscono le passeggiate lungo mare per ammirare il panorama con gli innumerevoli impianti petroliferi in costruzione, molti dei quali, guarda caso, si vorrebbero proprio destinati a modificare gli sky-lines di tanti tratti costieri di paesi mediterranei come il nostro, a tutto vantaggio delle multinazionali del settore, per le quali i patrimoni storico-culturali, paesaggistici e ambientali che caratterizzano tanti nostri territori sono privi di ogni valore...

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Dalla mia Bacheca su FB del 1/08/13

Indonesia: 5400 tonnellate di petrolio si riversano in acqua
da "La Voce della Russia"
http://italian.ruvr.ru/2013_08_01/Indonesia-5400-tonnellate-di-petrolio-si-riversano-in-acqua/


     1.08.2013 - Lungo le coste dell'Indonesia a seguito di un incidente 5400 tonnellate di petrolio si sono riversate nel mare. La petroliera faceva ritorno da Ternate nelle Molucche del Nord pompava "l'oro nero" verso le coste ma a seguito di un danno alla pompa parte del carburante si è riversato in mare. Non si è riusciti a tamponare la perdita nonostante le operazioni intraprese per risolvere il problema.
     La nave che ha subito l'incidente appartiene alla Pertamina, la compagnia statale indonesiana e trasportata circa 7000 tonnellate di petrolio dalle province di Papua. (foto EPA)
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Un'altra "bella" notizia appena arrivata, segnalatami da Assunta di Florio che ringrazio, come le altre "belle" notizie che proprio ieri ho ricordato a proposito dei numerosi incidenti che, in tema idrocarburi, in varie parti del mondo si stano verificando in questi giorni. Questa volta la notizia arriva dall'Indonesia, e a "godere" delle tonnellate di petrolio riversate in mare e di quanto poi arriverà sui fondali, saranno tutti quegli organismi che arricchiscono e caratterizzano quel mare rendendolo un patrimonio mondiale prezioso ed unico di biodiversità, come tanti subacquei che hanno avuto ed hanno la fortuna di immergersi in quelle acque ben sanno... Ma quando e come finiranno questi incidenti? Purtroppo temo che siamo solo all'inizio... Gli interessi coinvolti sono ovunque molto forti e i giochi per favorirli, almeno per ora, più che vincenti...

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Quali trivellazioni nella Bassa Bresciana?
di red
http://www.quibrescia.it/cms/2013/07/30/lograto-quali-trivellazioni-nella-bassa/

     30 luglio 2013 - «Nell’assoluta indifferenza generale in Regione Lombardia è in corso la Verifica Regionale in riferimento a un “permesso di ricerca esclusivo di idrocarburi liquidi e gassosi su terraferma denominato 'Lograto' ” avanzato dalla società Exploenergy Srl con sede in San Donato Milanese, che chiede di poter procedere con indagini su una vasta area tra le province di Brescia, Bergamo e Cremona».
     A lanciare l’allarme sono i consiglieri comunali del gruppo di minoranza “Uniti per Lograto”, che, con il supporto del dipartimento ambiente dell’esecutivo provinciale del Partito Democratico, da tempo stanno cercando di capire gli estremi della richiesta. «Come consiglieri comunali» viene spiegato «abbiamo provveduto a formulare osservazioni di criticità al progetto nell’ambito della procedura regionale in corso entro termini previsti. Le tecniche di indagine prospettate nel progetto, infatti, lasciano numerose perplessità sull’effettivo impatto ambientale della ricerca. In altri paesi europei tecniche di trivellazione orizzontale come quelle prospettate dall’istanza depositata in Regione sono state messe al bando, anche per i dubbi sull’eventuale correlazione con fenomeni microsismici».
     «In Francia e Bulgaria, per esempio, appellandosi al principio di precauzione, ricerche dello stesso tipo sono state vietate anche attraverso l’approvazione di opportune normative»hanno sottolineato i consiglieri logratesi. Ringraziamo gli onorevoli del Partito Democratico bresciano Alfredo Bazoli e Miriam Cominelli da noi sollecitati per aver presentato tempestivamente al Ministro competente una interrogazione in cui hanno chiesto spiegazioni sulla conoscenza degli effetti di tali tecniche di trivellazione».
     «L’Amministrazione comunale di Lograto» proseguono gli esponenti di “Uniti per Lograto” «da noi incalzata nel mese di maggio con una interpellanza, ha risposto nel consiglio comunale del 18 luglio con una delibera nella quale esprime le nostre stesse perplessità al riguardo e con la comunicazione della richiesta di colloquio con l’assessore regionale competente, anche se, a dire il vero, i termini per le osservazioni su questa fase preliminare di verifica regionale erano, nel frattempo, ampiamente scaduti».
     «Auspichiamo» concludono i consiglieri «che i numerosi Comuni facenti parte della zona di indagine si informino dell’effettiva situazione, provvedano a far conoscere ai propri cittadini dell’esistenza di questa richiesta e partecipino attivamente all’iter autorizzativo regionale formulando anch’essi legittime perplessità a difesa delle loro comunità. Da parte nostra, nell’ambito della festa del Partito Democratico logratese Domenica 4 agosto alle 17,30 attiveremo un dibattito con gli onorevoli Bazoli e Cominelli sul tema “Trivellazioni nella Bassa Bresciana”».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E per chi, non vivendo in riva al mare, pensasse e si illudesse che tutto quello qui riportiamo e segnaliamo ogni giorno non lo riguardi direttamente e sia pertanto privo per lui di ogni interesse, ecco un articolo pubblicato da "Qui Brescia" che può aiutare a capire cosa sta in realtà avvenendo in questo disgraziato Paese, grazie al futuro modello di sviluppo scelto da certi nostri illuminati governanti... L'area interessata dalle operazioni di ricerca idrocarburi, prima, e di sfruttamento, poi, della società Exploenergy Srl con sede in San Donato Milanese, è una vasta area tra le province di Bergamo, Brescia e Cremona. E non siamo certo nello stato canadese di Alberta, un tempo solo natura incontaminata e totalmente disabitata, e oggi invece martoriata da un simile modello di sviluppo al punto che i satelliti sono in grado di rilevarne le macroscopiche ferite procurate a quel territorio, ma siamo in piena Pianura Padana.... E tutto ciò avviene, a dire dell'articolista, nell’assoluta indifferenza generale degli abitanti inconsapevoli della Lombardia, facilmente tenuti nell'ignoranza dei rischi futuri, presi come sono da X-Factor e dalle fortune presenti e future del Milan e dell'Inter... "Panem et circenses" vale sempre...

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Trivellazioni sulla costa molfettese
di Sergio Ciannamea
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/molfetta/2013/07/trivellazioni-sulla-costa-molfettese.html


     30 luglio 2013, Molfetta - La Northerm Petroleum, compagnia petrolifera inglese, ha chiesto e avviato i procedimenti per l'esecuzione di trivellazioni al largo delle coste della Puglia . Undici saranno i punti di permesso per tutta la zona costiera pugliese, ricevendo esito positivo per quanto riguarda le verifiche tecnico-amministrative relative all'istanza de V.I.A. (valutazione di impatto ambientale) da parte del Ministero dell'Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare.
     Sia la Giunta regionale pugliese che il comune di Barletta hanno espresso parere sfavorevole a tale attività. Già due sentenze del TAR Lazio avevano annullato le due diverse autorizzazioni precedentemente concesse alle prospezioni geo-sismiche rilasciate alla Petroceltic Italia, accogliendo il ricorso presentato da WWF, Legambiente, Csn, Lipu e Fai. Gli attivisti del Movimento 5 Stelle di Molfetta ritengono che Il Sindaco debba prendere una posizione netta a riguardo sin dalla prossima riunione di giunta, al fine di tutelare le attività produttive in mare e la costa.
     Il settore della pesca molfettese, già fortemente colpito dai regolamenti comunitari, caro petrolio e crisi economica generale e settoriale non sarebbe in grado di riemergere da questo ennesimo devastante colpo. Non di secondaria importanza il danno che ne subirebbe il settore turistico che è fonte di guadagno per tanti giovani imprenditori. Riteniamo che questo sia il momento giusto per far sentire la voce di quanti sono contrari a queste attività ispettive, senza aspettare, come in passato, che le decisioni siano già prese.
     A livello nazionale l'Onorevole Giuseppe D'Ambrosio del M5S ha presentato su tale argomento un'interpellanza urgente al Ministro dell'Ambiente, al Ministro dello Sviluppo Economico e al Ministro per i Beni e le Attività Culturali. A livello territoriale noi come cittadini di Molfetta e attivisti del M5S riteniamo opportuna una sinergia d'intenti e d'azione con le associazioni di categoria della pesca, i circoli navali e le associazioni ambientaliste facendo fronte comune con le istituzioni locali affinchè sia vietata qualsiasi attività ispettiva ed estrattiva di idrocarburi fossili al largo delle nostre coste. Ribadiamo che il primo cittadino deve essere il coordinatore di queste forze contrarie alle trivellazioni come primo garante della salute e sicurezza dei cittadini e che quindi è necessaria una posizione istituzionale ferma e decisa contro queste attività ispettive.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Della serie "quando le minacce si fanno concrete"... Ora tocca al mare di Puglia di fronte a Molfetta, a dispetto di proteste, ricorsi e interventi più o meno ufficiali delle autorità locali, rimasti totalmente inascoltati... E così sia... e così sarà, inutile farsi illusioni. per tante altri tratti costieri del nostro Bel Paese...

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Tsunami nel Mediterraneo, adesso la scienza conferma che sono possibili: Italia a rischio? di Luca Aterini
http://www.greenreport.it/...-mediterraneo-adesso-la-scienza-conferma-che-sono-possibili-italia-a-rischio/


     30 luglio 2013 - Non solo terremoti, ma anche tsunami. Adesso l’Italia sa che può essere necessario saper affrontare un pericolo in più, anche al sicuro all’interno di quella grande pozza salata che è il Mar Mediterraneo, così piccola in confronto agli oceani e alle gigantesche masse d’acqua che contengono.
     A dare la notizia è la ricercatrice italiana Alina Polonia, dell’Ismar Cnr di Bologna: «È stato possibile ricostruire per la prima volta anche l’effetto del più grosso e dibattuto terremoto Mediterraneo noto ai cataloghi storici. Si tratta del terremoto di Creta del 365 d.c. (magnitudo stimata superiore a M=8) che ha provocato uno tsunami in tutto il Mediterraneo e la deposizione di un corpo sedimentario sui fondali marini spesso fino a 25 m. Questa scoperta dimostra che il Mediterraneo può essere sede di grossi terremoti tsunami genici, e quindi lo studio delle strutture tettoniche sottomarine e/o prossime a costa risulta di fondamentale importanza».
     Ecco che il progetto – appena presentato, e previsto per il 2014 – di spedizione in mare a largo delle coste della Sicilia orientale e della Calabria con la nave N/R Cnr Urania assume una particolare rilevanza. «L’obiettivo è quello di dare risposte ad alcune domande – precisa Polonia – Le faglie attive nella regione dello stretto di Messina, potrebbero essere responsabili dei maggiori terremoti italiani?» Durante la spedizione si cercherà quindi di studiare nel dettaglio le zone di deformazione attiva presenti a mare e correlarle con le strutture note a terra. «Il progetto Prin denominato Geodinamica Attiva e coordinato da Carmelo Monaco, dell’università di Catania – approfondisce Polonia – si propone di quantificare le deformazioni recenti e determinare gli elementi di pericolosità geologica lungo le coste dell’Italia meridionale».
     È facile dimenticare che l’Italia è un Paese che frana, non solo metaforicamente: più facile rimandare al futuro e non investire in prevenzione antisismica contro i terremoti che così di frequente colpiscono il nostro Stivale. Beni e vite ballano nel 75% dell’Italia, i ¾ del Paese che la Protezione civile certifica a medio-elevato rischio sismico, e per questo è così importante l’estensione del bonus fiscale del 65% alle ristrutturazioni degli edifici, un provvedimento legislativo che porta il marchio del presidente onorario di Legambiente Ermete Realacci, oggi presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera.
     Un passo estremamente positivo, che si spera sia un preludio di molti altri lungo il cammino di un completo piano nazionale di prevenzione e sicurezza antisismica. E il tragitto di questo cammino non può che accodarsi al lume acceso dalla scienza per proseguire spedito lungo la via. Quest’anno, ulteriori spunti di riflessione (per l’azione) proverranno a breve, dal 16 al 18 settembre, da Geoitalia 2013. Si tratta della convention internazionale organizzata dalla Federazione Italiana di Scienze della Terra, ogni due anni in una città diversa: stavolta tocca a Pisa, alla cui università ha una cattedra Mauro Rosi, il presidente della Federazione.
     In quell’occasione, ulteriori dettagli verranno illustrati sulla recente conferma della possibilità di tsunami nel Mediterraneo. Per non rimanere fermi, ad ogni livello, soltanto all’eccellenza del profilo accademico. «Rivolgeremo l’attenzione al ruolo che le Geoscienze italiane svolgono e intendono svolgere per servire i bisogni della società civile – spiega chiosa Rosi – e per assicurare le conoscenze necessarie a progettare in forma equilibrata e sostenibile il futuro del Paese. Nell’operare questa scelta, il Forum sarà coerente con l’obiettivo primario della Federazione, la promozione delle geoscienze nella società globalizzata, servendo da riferimento organico per il rapporto con i soggetti istituzionali».
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Dalla nave oceanografica del CNR "Urania" in missione nel Mediterraneo arrivano le prime conferme scientifiche sulle responsabilità delle faglie attive nella regione dello stretto di Messina nei maggiori terremoti avvenuti nel Mediterraneo, tra i quali, ad esempio, il terremoto di Creta del 365 d.c., il quale, stimato di magnitudo superiore a 8, provocò uno tsunami in tutto il bacino mediterraneo con deposizione, sui fondali marini prossimi all'epicentro, di un corpo sedimentario spesso fino a 25 m. A dare la notizia è la ricercatrice italiana Alina Polonia, dell’Ismar Cnr di Bologna, nel presentare il progetto Prin denominato Geodinamica Attiva e coordinato da Carmelo Monaco dell’università di Catania. Un progetto che, nel 2014, si propone di determinare gli attuali elementi di pericolosità geologica lungo le coste dell’Italia meridionale ed evidenziare la necessità di una prevenzione antisismica contro i terremoti che così di frequente colpiscono il nostro Stivale, e non solo...
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Saipem archivia perdita di 575 milioni e riesuma l’ex notaio del salotto buono
da "Il Fatto Quotidiano"
http://www.ilfattoquotidiano.it/...-perdita-di-575-milioni-e-riesuma-lex-notaio-del-salotto-buono/671726/


L'azienda controllata da Eni annuncia il maxi rosso alcune settimane dopo che il tribunale l'ha sanzionata per presunte tangenti in Nigeria. E nomina nel consiglio di amministrazione l'ex presidente di Rcs Piergaetano Marchetti
     30 luglio 2013 - Saipem registra una maxi perdita di 575 milioni di euro nel primo semestre dell’anno. I conti della compagnia petrolifera controllata dall’Eni, quindi semi-pubblica, sono stati pubblicati alcune settimane dopo che, lo scorso 11 luglio, il tribunale di Milano ha condannato l’azienda a una sanzione di 600mila euro e ha disposto la confisca di 24,5 milioni di euro per presunte tangenti in Nigeria.
     La società, dopo che il consiglio di amministrazione ha approvato la relazione finanziaria al 30 giugno, ha fatto sapere di avere registrato ricavi in calo del 18,9% a 5,1 miliardi, con un rosso di 685 milioni nel solo secondo trimestre dell’anno. Mentre per l’intero anno prevede ricavi per 13 miliardi e un perdita di 300-350 milioni. L’azienda ha inoltre annunciato in una nota di avere nominato nel consiglio di amministrazione l’ex notaio del salotto buono Piergaetano Marchetti, 74 anni, che sarà “consigliere indipendente e non esecutivo”. Marchetti, ex presidente di Rcs (casa editrice del Corriere della Sera), è stato membro della commissione che ha redatto il testo unico della finanza e, ancora oggi, fa parte del comitato che monitora l’applicazione del codice di autodisciplina delle società quotate.
     “La situazione semestrale al 30 giugno 2013 – si legge in una nota della società – recepisce i peggioramenti attesi per l’anno in corso. Pur in un quadro d’incertezza sulla tempistica delle assegnazioni di nuovi contratti da parte delle oil companies, nella seconda parte dell’anno si prevede un significativo miglioramento dei risultati grazie al buon andamento dei nuovi contratti acquisiti con maggiore selettività nella prima parte del 2013, e grazie alle buone performance della business unit drilling“. Il gruppo prevede quindi che “l’indebitamento finanziario netto si attesti a fine anno a circa 5 miliardi di euro, nonostante la scarsa prevedibilità dell’evoluzione del capitale circolante netto, riconducibile all’andamento delle negoziazioni con i clienti, alla piena operatività di progetti con un profilo finanziario penalizzante e all’impatto delle indagini in Algeria“.
     Il gruppo controllato da Eni aveva fatto molto parlare di sé negli ultimi mesi per i pesanti crolli a Piazza Affari che hanno seguito due revisioni al ribasso degli utili. Lo scorso 17 giugno il titolo è precipitato del 29%, dopo che l’azienda aveva stimato una perdita netta tra 300 e 350 milioni di euro. E già a gennaio la società aveva dimezzato le stime sull’utile operativo e il mercato aveva reagito facendo crollare il titolo del 34,9% in un’unica seduta.
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Ecco spiegata la ragione di certi strani silenzi del "Corrierone" sui famosi argomenti tabù in materia trivelle et similia...
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Trivelle a Pantelleria, M5S contro il decreto Passera. Ricorso contro l’estensione dell’area marina perforabile comunicato stampa del MoVimento 5 Stelle Sicilia
http://www.sicilia5stelle.it/...-decreto-passera-ricorso-contro-lestensione-dellarea-marina-perforabile/

L’atto ministeriale, contestato da alcuni cittadini con azione popolare, presenterebbe numerosi profili di illegittimità.
     31 luglio 2013 - Pantelleria contro le trivelle. Un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica è stato presentato da alcuni attivisti M5S in sostituzione del comune del Trapanese (più volte sollecitato e rimasto inerte sulla questione) contro il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 27 dicembre scorso che amplia a dismisura l’area in cui è possibile effettuare trivellazioni nel canale di Sicilia. Fatto che esporrebbe l’area in questione a pericoli, creando inoltre disturbo alla pesca, alla fauna ed agli assetti geologici.
     Il decreto oggetto del ricorso, firmato dal ministro Passera, sarebbe infatti illegittimo per diversi motivi. Innanzitutto ci sarebbe un vizio di incompetenza: la competenza di sottoscrizione dell’atto infatti sarebbe del dirigente generale del ministero e non di quella del ministro, in virtù del principio della separazione tra organi di indirizzo politico-amministrativo e di gestione. A monte dell’atto ci sarebbe inoltre un vizio di incompetenza assoluta (il decreto presuppone di intervenire nell’ambito della piattaforma continentale italiana, cosa che non sarebbe vera). L’area oggetto della reale estensione ricadrebbe infatti nell’ambito della piattaforma continentale dell’isola di Malta.
     E, ancora a rendere nulla la validità del decreto ci sarebbe l’incompetenza del Ministro dello Sviluppo Economico in materia. L’allargamento del mare territoriale – secondo quanto è scritto nel ricorso – è infatti palesemente un atto di politica estera che, ovviamente, non rientra nelle competenze del Ministro dello Sviluppo Economico. Peraltro, il governo Monti aveva perso la fiducia il 6 dicembre 2012 e, da quel giorno in poi, era abilitato a curare solo gli affari correnti. E “un atto di politica estera di questa portata - si legge nel ricorso – non può essere considerato un affare corrente”. Infine il decreto sarebbe carente nelle motivazioni poiché non viene in alcun modo giustificata la decisione di ampliare la zona C, sia la decisione di estenderla nel modo scelto.
     A sostegno dell’azione si sono schierati anche i deputati regionali del M5S:
     “Ci troviamo - afferma Valentina Palmeri – di fronte all’ennesimo insensato tentativo di usurpazione del nostro territorio, peraltro con atti ministeriali che presumibilmente possono essere definiti contra legem, il M5S Sicilia seguirà da vicino l’evolversi del ricorso presentato dai ragazzi del M5S Pantelleria e lo sosterrà con piena forza. Con questa azione popolare gli attivisti stanno cercando di difendere l’equilibrio naturalistico di una delle più belle aree del pianeta, fattispecie che, evidentemente, non sembra interessare più di tanto all’amministrazione pantesca”.
     “A livello regionale intanto - continua Palmeri – stiamo ancora aspettando che si dia vita al tavolo tecnico che l’assessore Lo Bello ha promesso di avviare alla presenza della commissione Ambiente e delle associazioni ambientaliste per risolvere in modo definitivo la questione delle trivellazioni a mare”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Qualcuno si degnerà di rispondere? Ho forti dubbi.
... ancora a seguire:
La notizia del ricorso straordinario dei "Grillini Panteschi" al Presidente della Repubblica contro il famigerato decreto del governo Monti sull'allargamento dell' Area Marina C lungo le coste occidentali siciliane, con l'istituzione del nuovo Settore Sud che va a sovrapporsi sulle acque territoriali maltesi, sta portando finalmente alla luce le incredibili incongruità e la palese illegittimità di quel decreto che fu firmato dal Ministro Passera il 27 Dicembre 2012 già a governo dimissionario, ancora in carica unicamente per il disbrigo dell'ordinaria amministrazione. La buona nova è che altri notiziari informativi on line hanno prontamente rilanciato la notizia del fatto, e qui seguire segnalo i relativi link... E chissà che questa diffusione dei termini del problema non favorisca l'intervento di qualche politico, meno "politico" di altri, e più sensibile ai veri problemi del nostro Paese, inducendolo ad agire senza attendere il summit previsto a fine ottobre tra ministri omologhi maltesi e italiani, dove quegli accordi segreti tra Malta e Italia dell'autunno scorso, che originarono il decreto in questione, avrebbero ulteriori sviluppi in favore di quanti hanno interesse a trivellare i fondali del Canale di Sicilia...

Questi gli articoli simili appena pubblicati on line sull'argomento:
- Il primo, su "ResaPubblica It", è intitolato:"Pantelleria, ricorso Cinquestelle contro il decreto che amplia la zona delle trivellazioni in mare" del 31/07/13.
- Il secondo su "Blog Sicilia" è intitolato "Contro il decreto dell'ex ministro Passera. Trivellazioni nel Canale di Sicilia, M5S presenta ricorso a Napolitano" del 31/07/13
- Il terzo su "Il Moderatore" è intitolato "Trivelle a Pantelleria: ricorso contro il decreto Passera" del 31/07/13
... e infine sulla pagina del gruppo dei Grillini Panteschi
Penso possa interessarvi, anche se qualche articolo dei tre da me segnalati che hanno ripreso la notizia del vostro ricorso è stato già indicato da voi... Ma, un suggerimento, se mi permettete... Perchè non fare in modo di unire nella vostra protesta anche i confratelli lampedusani, che ancor più di noi panteschi sono prossimi a Malta e a quel Settore Sud dell'Area Marina C che certamente non favorirebbe la salvaguardia di quell'area marina protetta che già hanno intorno alla loro isola ? Lottare insieme non può che dar maggiore forza alla protesta...
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A Salvatore Gregorio Spata, Massimiliano Reggiani, Bube Sechi, Roberto Frigerio, Amalia Assunta Di Florio e Gianluca Cecere piace questo elemento.

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Scossa sismica di mag 4,4 ieri sui fondali greci dello Ionio...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     1/08/13 - Ancora a conferma della elevata sismicità di certe zone del Mediterraneo, prossime a casa nostra. Ma credete che a qualcuno interessi ? Meglio vivere alla giornata e curare i propri interessi...
     I dati della scossa rilevati dall'EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center):
         Magnitudo      mb 4.4
         Regione         Grecia meridionale
         Data              2013-07-31 - 10:36:22.0 UTC
         Posizione       36.63 N; 21.49 E
         Profondità      49 km

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(copyright Guido Picchetti) 

Questa pagina è stata aggiornata il 02/09/13.