Luglio 2013

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ECHI  DI  STAMPA


     - Dal 21 al 31 Luglio 2013
 
Dalla mia Bacheca su FB del 31/07/13

Gas e petrolio: Australia, Tailandia, Florida, e Argentina, incidenti a gogò... E nel Mediterraneo ? di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
https://www.facebook.com/...-florida-e-argentina-incidenti-a-gog%C3%B2-e-nel-me/643996115612207


     31/07/13 - Sono notizie di questi giorni a proposito di idrocarburi e trivellazioni, certo non belle... E arrivano da varie parti del mondo. A cominciare dall'Australia, dove grazie a un video postato da Europe News due giorni or sono, veniamo a sapere che ben 10 tonnellate di petrolio si sono riversate in mare da una nave nel porto di Brisbane. Sono in corso le operazioni di pulizia, ma per completare il disinquinamento ci vorrà oltre una settimana di tempo. Il liquido si è diffuso per oltre un chilometro e mezzo lungo il molo. E' stata individuata la nave responsabile dell'incidente, e a quanto pare, i proprietari potrebbero dover pagare un'ammenda di dieci milioni di dollari più le spese per la pulizia delle acque. Restano comunque i danni ambientali alla flora e alla fauna dell'ambiente marino che nessuna somma potrà mai ripagare...
     Sempre di due giorni fa la notizia di altri danni da inquinamento da petrolio sulla spiaggia di Koh Samet, un’isola thailandese molto frequentata dai turisti. Stavolta causa dell'incidente è una perdita di greggio di 50 mila litri, verificatasi sabato scorso da un oleodotto nel Golfo di Thailandia, situato al largo della provincia di Rayong sulla costa orientale di quel Paese. Ooltre 500 militari sono impegnati in un massiccio sforzo di ripulitura delle spiagge insieme alla compagnia nazionale PTT Global Chemical specializzata in tal genere di operazioni... Qui il danno per il turismo della zona è ancora tutto da valutare.
     Di ieri è invece la notizia di una serie di esplosioni che hanno devastato una raffineria di gas propano nella città di Lake County in Florida. Almeno 7 i dipendenti rimasti feriti nelle esplosioni, che hanno provocato anche un incendio. In un primo momento si parlava di 15 dispersi, ma, secondo quanto poi confermato da John Herrell dell'ufficio dello sceriffo, fortunatamente non ci sarebbero vittime.
     Ultima notizia, sempre di ieri, è quella di un'altra esplosione, questa volta di un pozzo di petrolio che ha interessato la città di Neuquen in Argentina. Vigili del fuoco e polizia sono al lavoro per delimitare l’area in attesa che arrivino i funzionari della compagnia petrolifera Pluspetro titolare dell'impianto. Al momento non risultano vittime, ma una persona è rimasta ferita a seguito dell’esplosione. Le fiamme si sono elevate per circa 20 metri e l’area circostante è stata immediatamente evacuata dalle autorità argentine intervenute subito sul posto. Ancora sconosciute le cause dell’esplosione.
     Queste le notizie che giungono dal resto del mondo. Ma siamo proprio sicuri che qua o là in altri Paesi del terzo o quarto mondo non si siano verificati o si possano verificare altri fatti del genere ? Con la disinformazione che in materia regna sovrana nel nostro Paese, non ci sarebbe da meravigliarsi... D'altro canto basta considerare il silenzio che su tali argomenti, veri e propri tabù, i nostri media di regime (stampa e televisione) continuano imperterriti a mantenere, nonostante una delle aree marine al mondo più sotto attacco delle multinazionali del petrolio, e non da oggi, sia proprio il nostro Mediterraneo. Un Mediterraneo sotto attacco a fini di ricerca e di sfruttamento delle risorse che si celano nei suoi fondali, ma anche a causa degli oleodotti e dei degassificatori già realizzati o in progetto che, nelle intenzioni di alcuni, dovrebbero rendere proprio il nostro Paese, un tempo culla di civiltà e patria di santi, poeti e navigatori, l'hub energetico di questa nuova Europa... Ma soprattutto per il gran traffico di petroliere, che ad ogni ora del giorno e della notte percorrono ininterrottamente il Mare Nostrum attraversando quel Canale di Sicilia, vero e proprio cuore pulsante di questo Mare che divide ed unisce il bacino mediterraneo di levante a quello di occidente.
     E' un traffico infinito che va avanti senza sosta. E per averne una pallida idea, basta dare un occhiata ad una mappa sul sito di "Marine Traffic Com" riportata qui a seguire. E' una immagine ripresa alle ore 16:00 di oggi 31 Luglio 2013. In rosso sono segnalate le navi cisterna. Ma ciò che va rilevato in proposito è che, delle 56.305 navi presenti in zona, solo 134 sono quelle visualizzate grazie al segnale radio AIS da esse trasmesso. E di queste un 13% circa è rappresentato da "Tanker", ovvero da navi cisterna.

     Altro dato interessante da rilevare è che le piattaforme e le navi petrolifere off-shore operanti nel Canale di Sicilia (e ce ne sono non poche...) non trasmettono alcun segnale di posizionamento, a dispetto di ogni più elementare procedura utile alla propria e altrui sicurezza... E ciò avviene sia in acque territoriali italiane che in acque territoriali di altri paesi... D'altronde a tutt'oggi, non esiste ancora una norma precisa in materia marittima di diritti e doveri che lo imponga e chi vuole nascondere per qualche motivo la sua posizione o il suo percorso di navigazione è libero di farlo... A quando l'obbligatorietà di segnalare con l'AIS la propria posizione in mare ? Forse dopo che avverrà qualche bella collisione tra navi e impianti di trivellazioni in incognito, con debite conseguenze al seguito... E temo che non ci sarà molto da attendere, visto come stanno andando avanti le cose...
     Ecco infine i link alle quattro notizie dal mondo di cui sopra;

 

Australia, 10 tonnellate di petrolio in mare
Video pubblicato in data 29/lug/2013 da EuropeNews
- (0'38")


https://www.youtube.com/watch?v=2j-8th0zHHs

Thailandia, marea nera su Koh Samet
http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2013/07/29/APuJ0k5F-thailandia_marea_samet.shtml
29 luglio 2013, Bangkok - Una chiazza nera di 5 mila litri di petrolio ha raggiunto oggi la spiaggia di Koh Samet, un’isola thailandese molto frequentata dai turisti, parte di una perdita di greggio di 50 mila litri verificatasi sabato scorso da un oleodotto nel Golfo di Thailandia... [segue]

Usa, nella città di Lake County (Florida) esplode raffineria di propano: feriti
http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1109011/usa-esplode-raffineria-di-propano-feriti.shtml
30 luglio.2013 - Una serie di esplosioni hanno devastato una raffineria di gas propano nella città di Lake County in Florida. Ci sono feriti tra i lavoratori del sito, ma nessuna vittima. Tutte le esplosioni sono avvenute all'interno della raffineria. Lo riferiscono le autorità citate dai media americani.. [segue]

Argentina, esplode pozzo di petrolio
http://www.centrometeoitaliano.it/argentina-esplode-pozzo-di-petrolio-30-7-2013/
30 luglio 2013 - Il fatto è avvenuto ieri sera, a quanto riferito dalle testate locali, un pozzo di petrolio è esploso vicino la città di Neuquen in Argentina. Al momento non risultano vittime ma una persona è rimasta ferita a seguito dell’esplosione. Le fiamme si sono elevate per circa 20 metri... [segue]

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A Ilva Alvani, Giusi Orefice, Citta' Invisibili, Salvatore Addolorato e Armando Quaglia piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 30/07/13

Scossa sismica di mag 5.1 nel Mar Egeo, vicino allo Stretto dei Dardanelli
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)

https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     30/07/13 - Un paio di ore fa sui fondali del Mar Egeo, poco a nord dell'isola turca di Imbro, in prossimità dell'imbocco dello Stretto dei Dardanelli... I dati della scossa forniti dall'EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center):
          Magnitudo      mb 5.1
          Regione         MAR EGEO
          Data              2013/07/30        05:33:09.0 UTC
          Posizione       40.28 N; 25.88 E
          Profondità      5 km

... seguita da altre scosse, sempre nella stessa zona, l'ultima delle quali alle 08:28 ora italiana (06:28:07 UTC) di mag 4.0.
Questa la mappa delle prima scossa di mag 5.1.

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Altro post a seguire del sottoscritto su Fb

 

Ancora scosse nel Mar Egeo, in prossimità dei Dardanelli. Aggiornamento delle ore 17:00 di oggi (ora italiana) sulle scosse sismiche in corso nel Mar Egeo. Contrordine compagni... La magnitudo della scossa delle ore 07:33 di stamane di cui al post precedente, valutata in un primo momento di mag. 5,1, è stata riconsiderata... E, dopo una prima svalutazione delle ore 15:00 a mag. 4,6 (come mostra la mappa qui su riportata), alle ore 17:00 la sua magnitudo risulta ancora rivalutata in mag 4,9. In compenso a quella scossa ne sono seguite molte altre, venti addirittura fino alle 17:00 del pomeriggio di oggi, tra cui ancora una di mag 4,0 alle 08:28, ora italiana. Questo tanto per non farci dimenticare l'elevata sismicità di certe aree del nostro bene amato Mediterraneo...
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Dalla mia Bacheca su FB del 29/07/13

Petrolio a "chilometro zero" nel Canale di Sicilia ?
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso e di una immagine su FB)
https://www.facebook.com/...0&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     29/07/13 - Davvero un articolo del massimo interesse questo di Maria Rita D'Orsogna postato ieri sul suo blog. Un articolo che riguarda direttamente noi abitanti di Lampedusa, Linosa e Pantelleria molto da vicino... Ma riguarda anche i siciliani della costa occidentale che si bagna nelle acque del Canale di Sicilia e, naturalmente gli abitanti di Malta, che nel turismo da tempo ormai sono riusciti a concretizzare in modo ottimale gran parte della loro economia... E certamente molto meglio delle nostrane Isole del Canale, ancora in fase di sviluppo da questo punto di vista, afflitte come sono da tanti problemi, tra cui quello principale dei collegamenti a singhiozzo con il mondo civile, e del tutto inesistenti tra le stesse isole ...
     E' un articolo, quello di Maria Rita, che fa espresso riferimento a quegli accordi tra governanti omologhi maltesi e italiani che proprio ieri qui su Fb ricordavo. Accordi che, avviati lo scorso fine anno in gran segreto, hanno poi portato il 27 Dicembre 2012 all'emanazione di un decreto legislativo firmato da Corrado Passera (allora ministro dello Sviluppo Economico del Governo Monti, peraltro già dimissionario e rimasto in carica solo per il disbrigo dell'ordinaria amministrazione... sic ! ), in virtù del quale è stata allargata a dismisura la piattaforma continentale italiana creando da zero la “Zona marina C – Settore sud”.
     Si tratta di un'area marina enorme, grande quanto due terzi della Sicilia, che si sovrappone ad alcune aree già rivendicate da Malta e debitamente settorizzate in una serie di concessioni dallo stesso governo maltese. E come ciò sia potuto avvenire ad insaputa dei due paesi europei direttamente coinvolti e senza che i rispettivi parlamenti siano stati coinvolti in modo palese, è invero inspiegabile, ma a testimoniare che sia un fatto tanto assurdo quanto reale ci sono le stesse mappe del nostro ministero dello Sviluppo Economico del tutto chiare al riguardo, da cui è tratta quella che qui a seguire riporto ancora una volta.
     Oggi poi Maria Rita ci dice che i colloqui sulle trivelle tra Malta e Italia riprenderanno con un summit in programma il 30-31 Ottobre a Roma !!! Il parlamento italiano ne è informato ? E cosa dice il governo Letta al riguardo e cosa dicono i suo ministri competenti ? O tutto ancora una volta avverrà in gran segreto tra lobbisti del settore petrolifero e governanti coinvolti più o meno corrotti, quando le trivelle saranno già pronte ad intervenire in tutto il Canale di Sicilia, in acque tunisine, libiche e italo-maltesi, pur di produrre petrolio a chilometro zero e accrescere così a dismisura i loro guadagni ? Ed è possibile fare ciò senza tenere in alcun conto i rischi e i danni che sicuramente ne deriveranno per il Canale di Sicilia, area marina di interesse vitale per l'intero Mediterraneo ?

     Leggi anche:
     "Un contenzioso internazionale per il "Settore Sud" della Zona C nel Canale di Sicilia?" di Guido Picchetti
     "Italia, Malta e Libia: prossimo contenzioso internazionale per trivellare il Mediterraneo?" di Peppe Croce
     Qui a seguire l'articolo in questione di Maria Rita D'Orsogna.

  La Medoilgas a Malta
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/07/la-medoilgas-malta.html


Non contenta di voler venire prepotentemente a trivellare l'Italia e in particolare i mari d'Abruzzo con il mostro Ombrina Mare, la MOG decide di espandersi verso Malta.
   
SUNDAY, JULY 28, 2013 - La località scelta è Marsascala, città di mare, e la foto sopra è vera. Si vuole qui trivellare un pozzo in acque profonde in una zona di mare chiamata "Area 4". Per ora davanti a Marsacala c'è "solo" una piattaforma preliminare mobile, dal nome "Paul Romano", appunto specializzata per la ricerca di petrolio in acque profonde. Per Marsascala (nella mappa sulla destra) si programma di arrivare a circa 450 metri sotto il livello del mare, per l'esplorazione di giacimenti a circa 2,500 metri di profondità. Ci si aspetta di trovare circa 110 milioni di barili di petrolio, che, per dare un idea di quanto petrolio sia, è quanto basterebbe all'Italia per circa 2 mesi e mezzo di fabbisogno nazionale.
    Il pozzo permanente si chiamerà Hagar Qim e se tutto va bene, le trivellazioni permanenti inizieranno a fine anno. La Paul Romano ha però già avuto i suoi guai: il giorno 7 Giugno 2013 si era ribaltata mentre si cercava di zavorrarla nel porto di La Valletta. Ci fu un forte boato, un po' di materiale finì a mare, arrivarono pure i pompieri, ma per fortuna non si fece male nessuno.
    L'Area 4 fu già esplorata dalla Amoco nel 1993, che aveva trivellato un pozzo esplorativo detto Tama1. Il petrolio era poco e non commercializzabile. Ora ci riprova la Medoilgas, nostra amica. In realtà attorno a Malta molte sono le concessioni petrolifere che il ministro delle infrastrutture Joe Mizzi e quello dell'energia Konrad Mizzi vogliono aprire, in quelle che sono chiamate Aree 1, 2, 3, assieme alla Cairn, ditta australiana.
    L'area 3 sorge fra Malta e il Canale di Sicilia e potrebbero sorgere problemi di confini con l'Italia, e infatti il problema di come tracciare la separazione fra i due mari nazionali va avanti da tanto tempo. Della serie: di chi è quel mare? Chi ha il diritto di bucarlo, o di prendersi il petrolio estratto? Già nel 2011 c'erano state proteste quando Malta lottizzò le sue acque territoriali per trivelle, e viceversa quando lo fece l'Italia. In particolare Malta si lamentò quando l'Italia rilasciò concessioni attorno a Pantelleria, Linosa e Lampedusa, che Malta considera acque proprie territoriali. D'altro canto, l'Italia si lamentò per le proposte trivelle maltesi nelle acque del Mar Ionio a sudest della Sicilia e che l'Italia considera proprie. E così venne fuori la proposta di "trivelle congiunte" italo-maltesi, in realtà proposta mai concretizzata.
    Domande: ma i residenti italiani - siciliani, panteschi e lampedusani lo sanno tutto questo? Lo sanno i maltesi? E se invece decidessimo, tutti assieme, di lasciare perdere mostri traballanti a bucare a vari chilometri sotto la crosta terrestre e ci dedicassimo - che so ? - al turismo oil-free? Sarebbe tanto una brutta idea? Il summit Italo-Maltese sulle trivelle si svolgerà il 30-31 Ottobre a Roma.

     E questo è il sito che annuncia il Summit tra Italia e Malta in programma il 30 e il 31 Ottobre 2013 sulle attività estrattive offshore di petrolio e gas da svolgersi in comune sui fondali del Canale di Sicilia !!! Più chiaro di così...E il bello è che dal programma delle due giornate sembra proprio che a condurre le danze, pur in casa altrui, sia proprio il nostro Governo... Tutto per il benessere del nostro Paese e il futuro dei nostri figli ? Beato chi ci crede !!!


http://www.italymaltasummit.com/#!agenda/cl5v

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Post di Vittorio Fiasconaro
E' esattamente il decreto che il Movimento 5 Stelle di Pantelleria ha impugnato con il ricorso straordinario. Sarebbe importante che il comune si schierasse aderendo a questo ricorso...
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Post di Maria Ghelia
Grazie, Guido !!!
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Post di Miko Somma

Giusi, a disposizione per ogni possibile supporto...
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A Giusi Nicolini, Claudia Scalla, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Mia Farini, Gente Di Mare Divingsailing, Enzo Palazzo, Armando Quaglia, Active Citizen, Salvatore Gregorio Spata, Gianfranco Rossetto, Jahnpiero Assi e Amalia Assunta Di Florio piace questo elemento.
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Scoperta Ingv: fuoriesce gas metano dopo il terremoto in Emilia
da "Centro Meteo Italiano.it"
http://www.centrometeoitaliano.it/...fuoriesce-gas-metano-dopo-il-terremoto-in-emilia-28-07-2013/


     28 luglio 2013 - Scoperta importante dell’Ingv, a seguito dei forti terremoti di maggio 2012 fuoriesce gas metano in Emilia. Ad essere liberato dalle rocce in profondità, un numero considerevole di quantitativo di gas metano. E’ quanto emerso in questi giorni da uno studio che sta effettuando l’Ingv nei pressi di Rivara, in provincia di Modena, dopo che una squadra sta confrontando i dati raccolti da più di un anno. A riportare la notizia è un editoriale comparso oggi su ‘La Gazzetta di Modena’, all’itnerno del quale viene specificato che "oltre 500 stazioni stanno raccogliendo i dati" che vanno a confermare quanto scritto poc’anzi. Sempre sulla stessa testata tuttavia, si evidenzia che il tutto risulta ancora "in fase embrionale".
     Si legge inoltre che "sono prevedibili azioni per disinnescarlo, viste le conseguenze che se ne potrebbero dedurre". Preoccupazioni espresse anche dal ministro competente dell’economia, Flavio Zanonato, che secondo quanto riferisce il quotidiano, avrebbe convocato una riunione a Roma proprio in merito a questo tema.
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Commento del sottoscritto a margine del post condiviso su Fb
Come voleasi dimostrare... E ora ?
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A Ferdy Sapio, Active Citizen, Jahnpiero Assi, Roberto Giacalone e Amalia Assunta Di Florio piace questo elemento.
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Attrazione fatale
di Franco Ortolani (a margine di una immagine condivisa su FB)
https://www.facebook.com/...&set=a.183111171766839.45968.100002038732329&type=1


     28/07/13 - Le aree prevalentemente interessate da ricerca ed estrazione attuale e prevista di idrocarburi (delimitate dalle linee bianche), i siti individuati per il pompaggio di anidride carbonica ad alta pressione nel sottosuolo per lo stoccaggio (in giallo) si sovrappongono molto spesso alle zone interessate da un sottosuolo instabile tettonicamente interessato da faglie attive sismo genetiche. A ciò si devono aggiungere i siti individuati per il pompaggio di metano ad alta pressione nel sottosuolo per ricostituire “bomboloni” da usare annualmente nel periodo climaticamente freddo dell’anno.
     Come si vede sono previste stimolazioni in aree instabili tettonicamente. E' il caso di esclamare: io speriamo che me la cavo? O è più saggio riflettere, capire meglio e poi vedere cosa fare?

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A Enzo Palazzo, Massimo Casadei, Lidia Dolfini, Tonino Angelino, Barbara Sorgente, Giuseppe Rafaniello e al sottoscritto piace questo elemento.
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Scatta l’allarme in Thailandia, enorme fuoriuscita di petrolio in corso
da "Centro Meteo Italiano.it"
http://www.centrometeoitaliano.it/thailandia-50-tonnellate-di-petrolio-si-riversano-in-mare-27-07-2013/


     27 luglio 2013 - Una importantissima fuoriuscita di petrolio è stata prodotta da un punto di una petroliera nei pressi della costa est della Thailandia, a riportarlo è il quotidinao Gulf Times. Le prime stime relative al volume parlano di circa 50 o 70 tonnellate di sostanza che si stanno velocemente espandendo nel mare. Le foto emesse dalla Marina Militare nazionale effettuate da elicotteri che stanno sorvolando l’area, mostrano una grossa chiazza nera che sta abbracciando la provincia di Rayong, a sud est di Bangkok.
     Il greggio di una nave ormeggiata al largo dell’Oman è stato trasferito a un gasdotto per il rifornimento da una raffineria dell’Azienda globale PTT Chemical (PTTGC), situata a circa 20 miglia a sud est di Port Map Ta Phut, nella provincia del Rayong. Questo quanto viene riportato dal quotidiano ‘Bangkok Post’. Urgente l’intervento di 10 navi per rimuovere la sostanza che sta letteralmente cambiando colore a quella parte di mare interessata.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Cose che capitano... e che possono capitare anche qui da noi... Ma siamo preparati a fronteggiare una simile emergenza con prontezza ed efficacia ? Secondo la Convenzione di Barcellona il Centro Regionale di Attività dell'UNEP-MAP che ha il compito di intervenire nei casi di riversamenti petroliferi in mare nel Mediterraneo è stato a suo tempo affidato a Malta... Ma la piccola isola del Canale di Sicilia sarà attrezzata alla bisogna ? Qualche dubbio è lecito averlo...
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Dalla mia Bacheca su FB del 28/07/13

L'Italia ha detto no al petrolio in Adriatico... Ma siamo proprio sicuri ?
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/576379342405982


     28/07/13 - Proprio sicuri che l'Italia abbia detto no a richieste di operazioni petrolifere di ricerca o coltivazione ? A me non risulta ed ho forti dubbi che intenda davvero dire dei "no" in materia... Basta vedere l'accordo tra Malta e Italia, stipulato in gran segreto nell'autunno scorso per operazioni petrolifere nelle acque territoriali maltesi, che ha poi portato all'allargamento della "Zona Marina C" nel Canale di Sicilia con il nuovo "Settore Sud". Un allargamento in acque territoriali di altro Stato Europeo che ha invero dell'incredibile, concordato e approvato con decreto del 27 Dicembre 2012 dal Ministero dello Sviluppo Economico del Governo Monti, e che vede la sovrapposizione di questo nuovo "Settore Sud" della nostra area marina "C" su gran parte delle concessioni già da tempo previste dal governo maltese nelle acque territoriali nel Canale di Sicilia di sua competenza, in vista evidentemente di una gestione comune tra i due stati di questi fondali marini, a dispetto dell'interesse vitale che essi rivestono per la tutela ambientale e la salvaguardia della biodiversità dell'intero Mediterraneo...
     Qui seguire l'articolo "Petrolio in Adriatico, Italia dice no e Montenegro ne approfitta" di Mimmo Pesca su "Formiche net". Grazie a Amalia Assunta di Florio per la condivisione su Fb.

  Petrolio in Adriatico, Italia dice no e Montenegro ne approfitta
di Mimmo Pesce
http://www.formiche.net/...-in-adriatico-italia-dice-no-e-montenegro-ne-approfitta/


    28/07/2013 - L’Italia ama guardare il suo ombelico e compiacersene. Grazie ad una paradossale alleanza fra sinistra, verdi e pezzi di centrodestra, il nostro Paese è stato quello più “sensibile” nella reazione al tragico disastro ambientale occorso dalla Bp nelle acque oceaniche di fronte alle coste del Messico. La legge che regola le cosiddette trivellazioni è la più rigida in Europa ma ancora non basta. C’è chi vuole vietare del tutto sia le ricerche che le estrazioni offshore. Persino progetti in regola con la normativa attuale sono ostacolati da pezzi di istituzioni in ostaggio delle lobbies ambientaliste che preferiscono che l’Italia importi a caro prezzo l’energia dall’estero.
    La scusa è quella della sicurezza e della tutela delle coste. La tesi, pur fallace nelle sue argillose fondamenta scientifiche, non tiene conto che il nostro Paese non è titolare esclusivo dell’Adriatico. I governi dall’altra sponda non solo la pensano diversamente da noi ma cercano di approfittare della nostra incomprensibile scelta. In Albania e nelle ex repubbliche della Yugoslavia è ormai una rincorsa alle trivellazioni, ovviamente senza i nostri standard di sicurezza. Ai nostri verdi potrebbe quindi capitare di consumare energia prodotta dal petrolio estratto a pochi kilometri dalle nostre spiagge e al contempo pagare i danni per un eventuale incidente in mare. Che capolavoro!
    Di seguito, per dare un’idea degli interessi che si stanno muovendo vicino a noi, ma anche lontano dal mercato italiano, pubblichiamo un report curato dall’agenzia Nova di Fabio Squillante.   

Da agenzia Nova:
    Il Montenegro potrebbe presto entrare nel club dei paesi produttori di petrolio grazie a nuove attività di esplorazione nell’Adriatico. Il governo di Podgorica ha indetto questa settimana una gara d’appalto per la ricerca di gas e petrolio davanti e lungo le coste del paese. Lo ha dichiarato il ministro dell’Economia, Vladimir Kavaric, in una conferenza stampa tenuta dopo una seduta del governo nei giorni scorsi. La gara d’appalto, ha precisato Kavaric, “sarà aperta fino al mese di febbraio del prossimo anno e sarà pubblicata sul sito web del ministero dell’Economia così come sulla Gazzetta ufficiale”.
    L’asta è chiusa alle società offshore e a soggetti provenienti da paesi con cui le agenzie fiscali montenegrine non hanno accordi di cooperazione legale. La gara riguarda 13 blocchi, per un totale di 3 mila chilometri quadrati, e il governo avrà diritto al 70 per cento del profitto netto anche se, ha spiegato Kavaric, “il profitto netto è un concetto abbastanza ampio, per cui sarà definito in seguito quali sono le spese detraibili”. Kavaric ha inoltre precisato che “sono attualmente in corso trattative sul programma di lavoro, che comprendono l’ampiezza del cantiere, i luoghi dove saranno svolti gli scavi, le scadenze e le garanzie”. Il costo delle ricerche, secondo il ministro dell’Economia montenegrino, “è stimato in centinaia di milioni di euro e lo stato chiederà garanzie alle imprese cui saranno assegnate le concessioni”.
    Kavaric ha dichiarato che “sono arrivate in tutto 26 lettere di intenti da parte di società i cui rappresentanti hanno già avuto accesso ad alcuni dati”. Secondo quanto riferisce il sito “Petroleum.me”, l’obiettivo del governo è quello di “conoscere meglio le aree costiere che non sono state esplorate a sufficienza”. Il contratto sarà suddiviso in due fasi, ovvero la fase delle ricerche e la fase della produzione degli idrocarburi. La fase della ricerca, assieme alla fase della verifica, può durare fino a un massimo di sei anni per un blocco che si trova sulla terraferma, ovvero sette anni per un blocco situato in mare. In base alle ricerche delle società appaltatrici, e soltanto nei casi previsti dalla legge, la fase della ricerca può essere prolungata di due anni.
    La fase della produzione inizia dal primo giorno dell’estrazione e dura fino alla scadenza prevista dal contratto, ovvero per un massimo di 20 anni dalla prima estrazione. Questa fase può essere comunque prolungata per metà del periodo di tempo stabilito inizialmente dal contratto. Secondo il sito “Petroleum.me”, un concessionario può ottenere un massimo del 50 per cento delle superfici dei blocchi. Il sito di “Slobodna Evropa” ha pubblicato precedentemente un articolo di approfondimento sul tema, in cui si legge che “il fatto che a esprimere il proprio interesse per le ricerche siano state più di venti compagnie, tra cui le dieci più famose del mondo, significa che una presenza significativa del carburante fossile nel sud dell’Adriatico non e’ un’ipotesi impossibile”.
    Il Montenegro “potrebbe in questo modo affiancarsi a quei paesi che devono il proprio benessere proprio ai giacimenti di petrolio”. Negli anni Novanta del secolo scorso non sono state condotte esplorazioni approfondite: le attività di ricerca più approfondite sono quelle organizzate negli anni Settanta e Ottanta dalla compagnia petrolifera statunitense Chevron, che ha svolto una decina di carotaggi di prova. Il carotaggio più promettente, secondo l’articolo “Slobodna Evropa”, “è stato fatto in un’area situata una trentina di miglia a nordovest di Budua (Budva), anche se alla fine la presenza del petrolio è stata giudicata insufficiente per un ritorno commerciale”. Le circostanze, si legge, “sono nel frattempo cambiate e il progresso tecnologico, assieme a un aumento sostanziale del prezzo del petrolio, potrebbe giustificare nuove esplorazioni”. La zona in questione tuttavia si trova nelle immediate vicinanze della linea di confine tra la Croazia e il Montenegro, ancora parzialmente incerta e indefinita.
    Fino a qualche mese fa, Zagabria e Podgorica sembravano d’accordo sulla possibilità di indire una gara d’appalto comune per la ricerca degli idrocarburi, ma per ora non ci sono novità su questo fronte, e quella annunciata pochi giorni fa è una gara d’appalto esclusiva del governo montenegrino. Tra le compagnie interessate, scrive il quotidiano “Pobjeda”, ci sarebbero la tedesca Wintershall, le statunitensi Exxonmobil International, Hess e Anadarko International, la norvegese Statil, la britannica Trajan Oil Gas, la filiale britannica della giapponese Jx Nippon, la greca Hellenic Petroleum, la francese Total, la croata Ina, le italiane Eni ed Edison, la russa Novatek, la serba Nis.

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Dalla mia Bacheca su FB del 27/07/13

Quando il governo dice bugie sull'Ambiente... ma non è quello italiano...
di Guido Picchetti ( margine di un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201019407221712


     27/07/13 - "Quando il governo dice bugie sull’ambiente", titola Mazzetta questo suo articolo su "giornalettismo.com", pubblicando, a riprova delle sue affermazioni e delle sue tesi sulle menzogne interessate del governo canadese, decine e decine di foto a corredo e di altrettanti importanti documenti debitamente linkati al suo scritto. E' un documento che personalmente ho trovato scioccante, e che narra fatti che non avrei mai immaginato possibili in un mondo civile quale quello in cui pensiamo di vivere. E che invece, a quanto pare, ci narra di fatti reali, oggi divenuti macroscopici, ma i cui primi mattoncini furono cementati decennni or sono in regioni canadesi come l'Alberta, allora pressocchè disabitata. Fatti e misfatti divenuti oggi però impossibili da nascondere, in grado di apparire evidenti anche agli occhi dei satelliti e di richiamare governanti e lobby di potere alle loro eventuali responsabilità.
    Nulla di nuovo purtroppo per il nostro Paese, specie in questi ultimi tempi... Ma qui stiamo infatti parlando del governo del Canada, che non è certo il governo di un paese del terzo o quarto mondo, dove corruzione del potere centrale da una parte (minima) e ignoranza diffusa nelle comunità locali dell'altra (massima), formano una miscela in grado di favorire questo tipo di operazioni che il più delle volte vanno ben oltre il limite della legalità. Un governo, quello del Canada, unanimamente riconosciuto (fonte Wikipedia) come "una delle nazioni più sviluppate del mondo, al nono posto per PIL pro capite e al sesto posto per indice di sviluppo umano. Di conseguenza, il Canada è ai primi posti al mondo per alfabetizzazione, trasparenza del sistema politico, qualità della vita, libertà civili ed economiche".
     Il Canada, tra l'altro, fa parte di numerosi organismi internazionali, come il G7, il G8, il G20, la NATO, la NAFTA, l'OECD, la WTO, l'OAC, l'APEC e l'ONU. E' uno stato federale governato con un sistema parlamentare nell'ambito di una monarchia costituzionale, il cui capo è Elisabetta II del Regno Unito... E non credo ci sia bisogno da aggiungere altro, per capire che non stiamo parlando dell'Angola o della Nigeria, mi perdonino gli abitanti di questi ultimi paesi, che d'altronde ben sanno per triste esperienza diretta le condizioni non certo felici dei loro paesi, retti come sono da governanti che non brillano certo per trasparenza e amore di democrazia... Ma oggi scopriamo che anche nel civilissimo Canada avvengono certe cose...
     Personalmente non so cosa dire... Sono ancora frastornato... Non avrei mai pensato una cosa simile e vorrei tanto che fosse tutto un falso... Ma temo invece che sia proprio tutto vero, e che siamo di fronte all'ennesima prova di come stiamo pericolosamente precipitando in basso, in un pozzo (nero) senza fondo...

  Quando il governo dice bugie sull’ambiente
di Mazzetta
http://www.giornalettismo.com/archives/1045283/sabbie-oleose/

Succede in Canada. Il governo dice che l'industria estrattiva non inquina, due ricercatori scoprono invece che migliaia di denunce di eventi inquinanti sono state nascoste al pubblico.
    26/07/2013 - Il governo canadese fino all’anno scorso ha rassicurato i cittadini sull’impatto ambientale dell’escavazione di sabbie bituminose dicendo che non inquina, ora una coppia di ricercatori ha scoperto che può dirlo solo perché i rapporti sugli incidenti sono stati insabbiati in massa o neppure redatti.
    È TUTTO PULITISSIMO - Il ministro dell’ambiente canadese Peter Kent l’anno scorso ha affermato che l’escavazione delle sabbie è pochissimo inquinante e che il nuovvo sistema di monitoraggio offre “prove tangibili” ai critici di quanto sia “responsabile” l’operato di quanti si dedicano allo sviluppo dei giacimenti in Alberta, la regione canadese dove si concentrano le sabbie bituminose. Oggi si scopre che mentiva su tutta la linea.
    UN TERRITORIO VERGINE E IMMENSO - L’Alberta è una regione canadese poco abitata e grande un po’ più del doppio dell’Italia, il suo territorio è (wikipedia) : “sufficientemente umido, solcato da grandi fiumi e costellato da una miriade di piccoli laghi“. È anche una regione ricca: “Oggi l’economia dell’Alberta è indubbiamente fra le più forti e fiorenti di tutte le province del Canada, supportata sicuramente da un’importantissima industria petrolifera, sia estrattiva che di raffinazione“. Un’industria che si è sviluppata con l’apertura di cave e miniere per l’estrazione delle sabbie bituminose, un tipo d’estrazione con conseguenze ambientali pesantissime ed evidenti, se non fosse che industria e governo lo negano.
    L’ARABIA AMERICANA - Grazie alle sabbie bituminose infatti il Canada può oggi vantare riserve paragonabili a quelle dell’Arabia Saudita, anche se si tratta di tutta un’altra storia. I sauditi fanno una trivellazione e ne cavano petrolio per anni, i canadesi devono sbancare ettari di terreno, raccogliere le sabbie, separarne il petrolio usando acqua ad alta temperatura e pressione. Il risultato è che al posto del pozzo dei sauditi il Canada si trova vaste aree di natura ancora vergine che ora sono diventate cave a cielo aperto, i fiumi e le falde inquinate e non si sa neppure quanto questi processi rilascino in atmosfera.
    UN INQUINAMENTO EVIDENTE - Una devastazione che è sotto gli occhi di tutti, osservabile persino dai satelliti, che un tempo fotografavano laghi e fiumi blu e che orta invece li restituiscono marroni. Ma il governo e le industrie negano. Di recente i giornalisti del Calgary Herald si sono dati da fare e sono riusciti a spiegare l’apparente incongruenza.
    LA SCOPERTA - I due canadesi si sono andati a spulciare i rapporti sugli incidenti, non sempre facili da reperire, e hanno lavorato a lungo sui documenti che hanno rinvenuto, scoprendo alcune sconvolgenti verità. Solo l’uno per cento dei rapporti riguardanti perdite o infrazioni alle leggi per la protezione dell’ambiente hanno avuto come seguito la ripulitura e il contenimento del danno, nel 99% alla denuncia di disastri ambientali più o meno estesi non è seguita alcuna azione di pulitura, meno che mai sanzioni da parte delle autorità.
    SCIATTERIA TATTICA - Ma c’è di peggio, i registri sono infatti pieni di buchi e imbottiti d’errori al punto che non è possibile farsi alcuna idea dell’impatto ambientale dell’industria estrattiva nelle regione. difetti nei registri che si riproducono all’infinito e che in alcune aree non registrano alcun intervento a tutela dell’ambiente. Difficile credere che le industrie o le autorità si dannino per nascondere le azioni positive, più facile pensare che queste proprio non esistano e che la tenuta di registri inservibili a qualsiasi scopo non sia figlia di sciatteria, ma di una tattica che ha chiari beneficiari.
    SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG - “Quando hai osservato migliaia di queste note, quello che vedi è solo la punta dell’iceberg” ha spiegato Kevin Timoney, biologo, consulente ambientale e co-autore del rapporto di 667 pagine, non pubblicato su una rivista scientifica, ma sottoposto a peer review. L’idea del rapporto è nata nel 2008, quando Tmoney lavorava alla "Alberta Environment’s Data Library" di Edmonton e si è imbattuto in interi scaffali di rapporti contenenti la denuncia di violazioni ambientali che non erano stati mai pubblicati. Quando gli impiegati della biblioteca gli hanno detto che erano “off-limits” Timoney e Peter Lee di Global Forest Watch hanno deciso di scoprire il loro contenuto e hanno cominciato a presentare richieste fondate sulla legge canadese simile a FOIA e intitolata alla Freedom of Information.

    UN GRAN LAVORO - Una fatica e un impegno “epico” secondo il Calgary Herald, che alla fine ha permesso loro di compilare una lista di 9.262 infrazioni dal 1996 in avanti, dagli sversamenti nel fiume Athabasca alle emissioni inquinanti in atmosfera, fino ai materiali tossici abbandonati abusivamente sul territorio. Non meno impegnativa della quantità è stata la qualità dei rapporti: “Era evidente che c’erano migliaia d’incidenti di cui il pubblico non ha mai saputo niente, ma anche che è estremamente difficile fare qualcosa in proposito perché i file sono risultati spesso incompleti o minati da errori tali da ridurne quasi a zero l’utilità,gli autori hanno dovuto studiare tutti i documenti e correggere almeno 5.000 errori evidenti prima di dare corso alla loro analisi. ”il sistema non fornisce dati puntuali e accurati”, conclude lo studio, “il numero degli incidenti e l’analisi della loro incidenza sono da considerare una stima minima di quanto accaduto in realtà”.
    Leggi anche: "Fino all’ultima goccia di petrolio"
    NESSUNA SANZIONE O QUASI - Circa due terzi degli incidenti sono relativi alle eccessive immissioni in atmosfera, diossido di zolfo e solfito d’idrogeno su tutti. L’inquinamento delle acque invece riguarda il 7% delle denunce, mentre le questioni locali e relative allo sfruttamento del terreno sono appena più dell’1%, ma ben poche sono state le conseguenze. Più di 4.000 casi sono relativi a infrazioni che avrebbero dovuto costare la licenza agli operatori, dal 1996 a oggi l’Alberta ha punito appena 37 di questi eventi, con un tasso d’intervento sulle denunce rinvenute dalla ricerca dello 0.9%. Davvero poche se si pensa che negli Stati Uniti le sole sanzioni per infrazioni al Clean Water Act sono state perseguite con un tasso del 8.2%, nove volte di più per il paradiso della deregulation a confronto con un paese che per gli americani è così statalista da essere considerato da molti quasi “socialista”. La sanzione media in questi casi è poi stata di appena 4.500 dollari canadesi, si può ben capire che per aziende con hanno in ballo investimenti e profitti miliardari sono sanzioni prive di qualsiasi efficacia.
    CHI PAGA E COSA PAGA – La multa di 3 milioni di dollari a Syncrude per le anatre morte negli stagni velenosi che raccolgono l’acqua inquinata usata nel processo produttivo è la classica eccezione che conferma la regola e nulla più. Il rapporto conclude affermando che le leggi che proteggono l’ambiente in Alberta non sono state rispettate e nessuno ha agito, prima come ora, per fare in modo che lo fossero. La ricerca è costata 220.000 dollari, circa il 10 finanziato da una charity statunitense, la New Ventures Fund e il resto è stato messo di tasca loro dai due autori. Lo studio del 2012 che aveva permesso al ministro di magnificare l’assenza d’inquinamento e l’efficacia delle leggi sulla protezione dell’ambiente, pur condotto da accademici più che qualificati era stato invece finanziato integralmente da Suncor Energy, società che ovviamente è impegnata nello sfruttamento dei giacimenti di sabbie bituminose. Non appare un caso a questo punto che i due autori dello studio nel 2010 siano stato oggetto di una campagna di diffamazione da parte di scienziati “governativi” e di esponenti dell’industria del petrolio dopo la pubblicazione di uno studio sull’inquinamento prodotto dall’industria estrattiva. Diffamazione poi riconosciuta e ammessa, con tante scuse, dagli scienziati coinvolti  e minacciati di essere chiamati in giudizio dai due. Anche in questo caso il governo dell’Alberta ha smentito a mezza voce i risultati dello studio, ma questa volta almeno nessuno ha provato ad accusare gli autori di mentire o di aver dolosamente alterato il risultato delle loro ricerche...

Megastructures Ultimate Oil Sands Mine
Video (in lingua inglese) caricato in data 29/ago/2011 da deathclock2690 - (47'57")

http://youtu.be/Z4lxpZUw3bw

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Post di Giusi Orefice

... e vai !!!
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Post di Salvatore Gregorio Spata

Vedi HD: Arctic Melt Time Lapse - Nature's Great Events: The Great Melt - BBC One
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Post di Michele D'Attilio

I crimini ambientali devono essere, in ultima istanza, anche giudicati da tribunali speciali internazionali (l'ambiente è di tutti) che abbiano requisiti certi di terzietà...
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Post di Renato Ghittoni
Ieri sera ho visto lo splendido film, basato sulla storia vera di Erin, una coraggiosa donna " Erin Bronckovich, forte come la verità"... e pensavo alla ministra Lorenzin che dice che i tumori della Campania sono dovuti al loro stile di vita, o all'amministratore unico dell'Ilva di Taranto, Enrico Bondi che fa all'incirca lo stesso discorso della Lorenzin, per quei particolari pugliesi che sono gli abitanti di Taranto... In Canada migliaia di denunce - nascoste al popolo - dal governo. E' IL CAPITALISMO! ...marcio !!!
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A Domenico Lobosco, Renato Ghittoni, Maria de Marco, Cinzia Turini Nava, Romana Vittoria Gandossi, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Ilva Alvani e Giusi Orefice piace questo elemento
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Golfo del Messico, il pozzo fuori controllo ha smesso di vomitare gas. Almeno per ora
di Maria Ferdinanda Piva
http://blogeko.iljournal.it/golfo-del-messico-il-pozzo-fuori-controllo-...-per-ora/75048

      25 luglio 2013 - Aggiornamento dalla piattaforma petrolifera Hercules: i fatti di ieri sono molti simili, nella dinamica, a quelli che tre anni fa causarono la marea nera Bp. Sono avvenuti anch’essi nel Golfo del Messico, a meno di 90 chilometri dalle coste della Louisiana.
     Dopo la ciclopica perdita di gas da un pozzo fuori controllo e dopo l’incendio delle scorse ore, la piattaforma è collassata su se stessa. Tuttavia, al momento, la cosa più drammatica è la foto che vedete qui sopra, diffusa dalla Guardia Costiera Usa, che immortala l’attimo del crollo: il pozzo ha smesso di vomitare idrocarburi, la situazione è sotto controllo. A ben vedere, è provvisoriamente sotto controllo.
     Secondo la Guardia Costiera statunitense, il collasso della piattaforma ha fatto sì che il pozzo imbizzarrito si riempisse di detriti: dunque al momento non perde più gas. Bisogna però capire (e solo il tempo potrà dirlo) se i detriti costituiscono un “tappo” sufficiente per scongiurare perdite nell’immediato futuro.
     Per inciso, nel 2010 passarono alcuni giorni fra l’affondamento della piattaforma Deepwater Horizon e la comparsa in superficie del petrolio proveniente dal pozzo Macondo della Bp: tuttavia l’imboccatura di Macondo si trovava su un fondale profondo 1500 metri mentre la piattaforma Hercules operava su un tratto di mare profondo solo 60 metri.
In ogni caso, bisognerà ben provvedere a mettere in sicurezza il pozzo: come e quando, nessuno per il momento è in grado di dirlo. Dal pozzo collegato ad Hercules è uscito gas e non petrolio: si è formato un velo iridescente sull’acqua ma è evaporato spontaneamente.
Infine, sempre secondo la Guardia Costiera, l’incendio della piattaforma non è ancora completamente spento ma è ormai di dimensioni molto ridotte e sta estinguendosi da solo: si smorzerà dopo aver divorato il poco gas residuo. Dunque le autorità hanno suonato il cessato allarme: ma se gli eventi dovessero prendere una piega diversa ne sarete informati, lettori.
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 A Renato Ghittoni piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 26/07/13

Golfo del Messico. Una storiaccia di multinazionali petrolifere dietro il disastro della Deepwater Horizon di Umberto Mazzantini
http://www.greenreport.it/...halliburton-confessa-abbiamo-distrutto-le-prove-sul-disastro-petrolifero/


Halliburton confessa: «Abbiamo distrutto le prove sul disastro petrolifero».
     [26 luglio 2013] - Una nota dell’Office of Public Affairs del Dipartimento della giustizia Usa informa che «Halliburton Energy Services Inc. ha accettato di dichiararsi colpevole di distruzione di prove in relazione al disastro della Deepwater Horizon». Ieri una criminal information a carico di Halliburton, con l’accusa di distruzione di prove, è stata depositata presso la Corte Distrettuale Usa dell’Eastern District della Louisiana.
     Il Dipartimento della giustizia spiega che «Halliburton ha firmato un accordo di cooperazione e dichiarazione di colpevolezza con il governo nel quale Halliburton ha accettato di dichiararsi colpevole e ammettere la sua condotta penale. Come parte del patteggiamento, la Halliburton ha inoltre concordato, previa approvazione del tribunale, di pagare la multa massima prevista dalla legge, di essere oggetto di tre anni di libertà vigilata e di continuare la sua collaborazione in un’indagine penale in corso da parte del governo. Separatamente, la Halliburton ha dato un contributo volontario di 55 milioni di dollari per la National Fish and Wildlife Foundation, che non è stato condizionato dall’accettazione della corte del suo patteggiamento».
     I documenti prodotti dalla Corte, ripercorrono quanto accaduto il 20 aprile 2010, quando la piattaforma Deepwater Horizon trivellava nel sito di Macondo, nel Golfo del Messico, e si è verificata un’esplosione, seguita da un incendio e dal naufragio della Deepwater Horizon, che anno causato la morte di 11 lavoratori e la più grande marea nera della storia Usa.
     Dopo l’affondamento della piattaforma, Halliburton ha condotto una sua analisi dei vari aspetti tecnici e progettuali e il 3 maggio 2010 ha istituito un gruppo di lavoro interno per esaminare il disastro del giacimento di Macondo, compreso il fatto se il numero di “centralizers” utilizzati per la produzione finale avessero contribuito a causare lo sversamento.
     Un “production casing” è un lungo e pesante tubo di metallo che penetra nei giacimenti di gas e petrolio, i centralizer sono collari metallici situati a vari intervalli all’esterno del “production casing”, il cui utilizzo può aiutare a mantenere il casing centrato nel foro di pozzo rispetto alle pareti circostanti mentre viene abbassato e posizionato nel pozzo. Una buona “centralization” può essere molto significativa per la qualità della successiva cementazione intorno alla parte inferiore del casing. Prima del naufragio Halliburton aveva raccomandato alla Bp di utilizzare 21 centralizers nel pozzo di Macondo. La Bp ne ha utilizzati solo 6. Halliburton puntava a dimostrare che questa era una delle cause dell’esplosione del pozzo di Macondo.
     Nella sua indagine interna dopo l’incidente, il Cementing Technology Director di Halliburton, ha incaricato il Program Manager, formato da tecnici molto esperti, di eseguire due simulazioni 3D al computer della cementazione del pozzo di Macondo e ne è venuto furi che sia con 6 che con 21 centralizer c’era poca differenza nel risultato finale. Questi risultati sono stati distrutti. Nel giugno 2010 anche i risultati di un test simile sono andati distrutti in un incidente. Il Cementing Technology Director ha chiesto ad un altro esperto di eseguire nuove simulazioni, ma i risultati sono stati gli stessi. Quindi Halliburton ha semplicemente deciso di sbarazzarsi delle simulazioni 3D che non sono saltate fuori nemmeno durante il contenzioso civile e l’indagine penale federale sulla Deepwater Horizon.
     In realtà, come scrive oggi Christian Science Monitor, all’Halliburton sapevano che il cemento utilizzato per sigillare il pozzo di Macondo non era stabile, ma non lo ha detto alla Bp. Inoltre sapeva benissimo che quel pozzo era pieno di fango, ma anche questo ha preferito non dirlo, naturalmente per risparmiare. La Halliburton, che continua a godere di forti appoggi a Washington, soprattutto nel Partito repubblicano, è anche accusata di una serie di enormi evasioni fiscali e di una mega-truffa sulle forniture di cibo ai soldati americani in Iraq. Alla fine, messa alle strette dalla Deepwater Horizon Task Force del dipartimento di giustizia, la Halliburton ha confessato di aver distrutto le prove nel tentativo di scaricare le colpe sulla Bp e le altre multinazionali coinvolte nel disastro petrolifero. Bp e Transocean, la proprietaria della Deepwater Horizon, si erano già dichiarate colpevoli e si sono dette disposte a pagare rispettivamente ammende di 1, 26 miliardi di dollari 400 milioni di dollari. Halliburton, Bp e Transocean sono anche imputate in un processo civile federale che è iniziato a febbraio e che deve stabilire i danni e le colpe della marea nera del Golfo del Messico.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Davvero una brutta "storia" che non fa certo onore al mondo delle multinazionali del settore petrolifero... Riguarda la Halliburton Energy Services Inc, titolare della Deepwater Horizon, la quale ha accettato di dichiararsi colpevole di distruzione di prove in relazione al disastro petrolifero del 2010 nel Golfo del Messico.E ieri, proprio a seguito di ciò, una criminal information a carico di Halliburton è stata depositata presso la Corte Distrettuale Usa dell’Eastern District della Louisiana. I documenti prodotti dalla Corte ripercorrono quanto accadde sulla piattaforma Deepwater Horizon quel 20 aprile 2010 mentre erano in azione le trivelle sul sito di Macondo, e si verificò un’esplosione, seguita da un incendio e dal naufragio della piattaforma che causarono la morte di 11 lavoratori e la più grande marea nera della storia Usa. Una "storiaccia", la definisce giustamente l'articolo, nella quale è implicata anche della bella "gentaglia", se è vero, come riferisce ancora l'articolo di "Green Report", che la "Halliburton" nonostante tutto continua a godere di forti appoggi a Washington, soprattutto nel Partito repubblicano, oltre ad essere accusata di una serie di enormi evasioni fiscali e di una mega-truffa sulle forniture di cibo ai soldati americani in Iraq. Certa "gentaglia" non si fa mancare proprio niente, nulla da dire...

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Un milione di firme in Europa contro l'Ecocidio è possibile...
di Guido Picchetti (a margine di un video condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201014583101112


     26/07/13 - Proprio ieri scrivevo che ero piuttosto contrario a firmare ulteriori petizioni in favore dell'ambiente, considerata l'attuale grave situazione nel Mediterraneo che abbiamo tutti sotto gli occhi, se appena appena li teniamo un po' aperti.... E ciò a dispetto di tutti gli impegni presi a livello internazionale negli anni passati dai paesi costieri mediterranei per la salvaguardia del "Mare Nostrum", e la scarsa efficacia che le non poche iniziative on line, in difesa della biodiversità di questo mare chiuso culla millenaria di civiltà, hanno avuto...
     Ma un tentativo ancora una volta di firmare una petizione on line, contraddicendo me stesso, voglio farlo. E lo faccio aderendo alla "European Citizen Iniziative" denominata "Poniamo fine all' Ecocidio in Europa". L’ Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) è un tipo di democrazia diretta che permette ai cittadini europei di proporre emendamenti a leggi europee. E dando questo voto a favore della loro proposta, se si riuscirà a raggiungere entro i prossimi sei mesi il quorum richiesto (un milione di voti di cittadini europei da almeno 7 paesi), una apposita legge in difesa dell'Ambiente verrà discussa a livello europeo.
     La petizione infatti è assolutamente vincolante ed ha il potere di influenzare il mondo della politica. Per questo, nel dare il voto sull'apposita pagina web (http://www.endecocide.eu/), c'è bisogno di alcune informazioni aggiuntive come l'indirizzo, la data di nascita, e in alcuni paesi, come l’Italia, anche del numero di un documento (passaporto o carta d'identità). Personalmente io l'ho già dato e vi assicuro che ci vogliono solo due minuti...
     Ma cos'è questo "Ecocidio", per fermare il quale possiamo, o meglio dobbiamo tutti votare ? Il video qui in calce lo spiega più che bene. L' Ecocidio è un termine che deriva dal greco "oikos" che significa casa, e da "caedere" In latino che significa distruggere, demolire, uccidere. Pertanto "Ecocidio" può intendersi come la distruzione della nostra "casa". Un crimine che in senso più esteso indica la distruzione del nostro Ambiente, di quell'Ambiente in cui viviamo e da cui dipendiamo per la nostra stessa esistenza... Un crimine per il quale le persone colpevoli dovranno essere ritenute responsabili a seconda della gravità dei danni procurati all'Ambiente, e che un domani, ben definito da una apposita legge europea, consentirà non solo di porre fine a diversi tipi di distruzione ambientale, ma anche di preservare e proteggere la biodiversità, gli ecosistemi e i suoi vari componenti (suolo, aria, flora e fauna), favorendo la trasformazione verso un mondo sostenibile e assicurando un futuro alle prossime generazioni.
     L'obiettivo da raggiungere non è certo facile. Un milione di voti sono davvero tanti... Ma anche i Paesi Europei coinvolti in questa iniziativa non sono pochi, e se pensiamo ai 40.000 abruzzesi scesi in piazza qualche mese fa in difesa della loro Terra e del loro Mare, minacciati entrambi dalle trivellazioni, direi che, tutto sommato, esso è largamente raggiungibile. Basta che ognuno di coloro che dicono e sostengono di avere a cuore il nostro territorio e quello dei nostri avi, faccia la sua parte... Ed è quanto mi auguro di vero cuore che avvenga, unica via in grado per fermare una volta per tutte quel declino verso il quale stiamo sempre più velocemente precipitando...
     "Fermiamo l’Ecocidio in Europa: un’Iniziativa dei Cittadini per dare Diritti alla Terra"... alla nostra Terra !!!
PS. - Ringrazio la SIBM (Società Italiana di Biologia Marina) per la trasmissione, su richiesta della socia Antonella Petrocelli, della e-mail informativa al riguardo di Lucia Jane Beltrame, della Federazione Nazionale Pro Natura, Coordinatrice Nazionale in Italia del Partenariato Pro-Natura - End-Ecocide.

Fermiamo l'Ecocidio in poche parole
Un video pubblicato in data 23/apr/2013 da EndEcocideInEurope - (2'41")
Fermiamo l'Ecocidio. Aiutaci a raggiungere un milione di firme


http://youtu.be/boi2umHFGYw

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Post di Filippo Foti

Un esempio di grandezza è ravvedersi!
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Post di Massimiliano Reggiani
Grazie Guido, abbiamo firmato in tre oggi pomeriggio.
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A Domenico Lobosco, Citta' Invisibili, Amalia Assunta Di Florio, Fabrizia Arduini, Antonella Due Politano, Vallini Erik, Lucia Jane Beltrame, Pro Natura Mare Nostrum, Filippo Foti, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Ines Lommatzsch, Massimiliano Reggiani, Stefano Scaltriti, Sabina Esposito, Salvatore Gregorio Spata, Active Citizen e Armando Quaglia piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 25/07/13

L'allarme dei Verdi. E i Bianchi, i Rossi, i Gialli, I Neri, i Viola... cosa fanno ?
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201008534029889


     25/07/13 - "L'allarme dei Verdi", titola il "Corrierone" quest'articolo di Alessandro Fulloni. E l'allarme dato dai Verdi non è certamente cosa da poco. Ma quel che mi meraviglia è che i Verdi sono ben rappresentati nel parlamento del Paese e un allarme del genere non è solo per loro... Ma è e resta grave anche per i bianchi, i rossi, i viola e... tutti gli altri italiani, di qualunque colore essi siano, e per i parlamentari che li rappresentano (male...), a qualunque schieramento appartengano o dicano di appartenere... Ma è come un vociare tra sordi.. Tutti i parlamentari (al governo e all'opposizione) sono in tutt'altre faccende affaccendati e il futuro del Paese se ne va a rotoli, in una china sempre più ripida che sembra senza fine... Ma che almeno a fondo ci andassero quelli che non si accorgono o mostrano di non accorgersi di quanto accade nel Paese, ritenendo stoltamente che queste siano solo cose di scarso interesse... E invece ? A fondo purtroppo ci stiamo andando tutti, e per primi proprio i più deboli... Ma, quel che è peggio, ci stiamo giocando l'avvenire del nostro "Bel Paese". E, forse, solo un formaggio riuscirà un domani a ricordarci almeno il nome...

  Fabbriche in fiamme, fumi pericolosi nell'aria. Da Sud a Nord, quei rischi sottovalutati di Alessandro Fulloni
http://www.corriere.it/...i-rischio-seveso_1a23c7a6-f36d-11e2-8b7b-cca7146f8a5e.shtml

L'allarme dei Verdi. Allarme dei Verdi. Troppe le aziende pericolose di cui non si sa nulla.. «Pericolo Diossina». Colleferro, Anagni, Nola, Rozzano, Spino d'Adda, Mazara: l'impressionante serie di incendi pericolosi per l'ambiente. L'incendio ad Anagni.

    23 luglio 2013 - Tra esplosioni, fughe di gas, nubi tossiche rimaste sinistramente a galleggiare nell'aria, il resoconto sembra quello di un bollettino di guerra. Almeno 7 casi in tutta Italia nelle ultime 5 settimane. L'ultimo è della mattinata di martedì 23, con quell'incendio al termovalorizzatore di Colleferro, nel Frusinate. Il sindaco Cacciotti prova a rassicurare: «Non c’è stato e non c’è alcun pericolo per la salute pubblica, si è semplicemente surriscaldato un cuscinetto in un nastro di scorrimento». Sarà. Ma la preoccupazione resta alta, visto che le fiamme sono divampate in quella discarica dove per 5 anni - con il corollario di storiacchttp://www.nola.com/traffic/index.ssf/2013/07/gulf_of_mexico_natural_gas_wel_1.htmlorruzione - sono stati bruciati copertoni, coltelli da cucina, forchette, panni e filtr PERICOLOSI - Solo il giorno prima - lunedì 22 - a seguito di un'esplosione a Spino d'Adda, nel Cremonese, in un'azienda specializzata in cromature, liquidi e gas si sono dispersi nell'ambiente. Intossicati in 2, il titolare e un vigile del fuoco. E poi ancora, sempre il 22 a Mazara del Vallo: diossina nell'aria, a seguito di un incendio in una cava. Il 15 luglio domenica d'inferno a Nola, per le fiamme in una cereria: una densa nube tossica si è sollevata in cielo coprendo l'intera area industriale, tra la preoccupazione di chi vive nelle vicinanze. Un elenco che continua pericolosamente, tra il Nord e il Sud dell'Italia.
I 1142 SITI SEGNALATI DALL'ISPRA - Incidenti dalle conseguenze tutte da valutare che si sono verificati in impianti che non fanno parte di quell'elenco - reso noto giorni fa dall'Ispra (l'agenzia governativa per il controllo ambientale) - di 1142 impianti industriali considerati a «rischio Seveso»: ovvero potenzialmente pericolosi. Tanto che in caso di incidente Comuni e Regioni dovrebbero essere in grado - secondo quanto richiesto da una direttiva Ue elaborata proprio per scongiurare disastri come quello della nube di diossina che coprì la Brianza il 10 luglio 1976 - di approntare interventi immediati di protezione civile.
L'ALLARME DI BONELLI - «Ma in questo caso siamo davanti a un altro problema - scuote la testa il presidente nazionale dei verdi Angelo Bonelli -. Non c'è solo il fatto gravissimo che in Italia buona parte degli enti locali sono indietro con quelle richieste giunte da Bruxelles. Qui occorre fronteggiare un altro aspetto della stessa questione: vale a dire che questi incidenti provengono da impianti che sfuggono alla mappatura dell'Ispra. Parliamo di quelle aziende che non effettuano la notifica prevista dalla "direttiva Seveso" - ovvero una sorta di «autodenuncia di rischio», ndr - e di cui nessuno sa nulla perchè nessuna autorità glielo chiede. E sono tante. Invece, come emerge dai preoccupanti episodi di questi giorni, occorre preoccuparsi anche degli sconosciuti. Il potenziamento delle attività ispettive di Aspra, Arpa e delle Asl deve diventare una priorità del governo».
I DOSSIER - Incrociando i dati forniti dai verdi e dai sindacati, l'elenco degli incidenti «dimenticati» diventa sempre più lungo. E agghiacciante. Il 17 luglio, a Sant'Apollinare, nel Rodigino  (guarda il video): incendio alla Polimero Srl, società che si occupa di riciclo di polietilene ad alta ed a bassa densità e di polietilene lineare. L'11 luglio, a Rozzano, nell'hinterland di Milano: nube chimica fuoriuscita dallo stabilimento dell’azienda di detersivi Ecolab. Scuola materna evacuata, acido solforico nell'aria, indagine dei carabinieri.
LA CGIL: «EPISODI INQUIETANTI» - Giuseppe Cappucci, segretario della Cgil Roma Sud-Pomezia-Castelli, nel dirsi «preoccupato per l'incidente al termovalorizzatore di Colleferro che si è sviluppato tra la torretta di stoccaggio e il nastro-trasportatore», ricorda anche un altro accaduto. Quello del 19 giugno ad Anagni, nel Frusinate (guarda il video) dove è divampato «un vasto incendio all’ex capannone della Enercombustili del gruppo Acea Ambiente. Episodi che non possono che generare apprensione per le eventuali conseguenze ambientali. Chiediamo - è l'allarme del sindacalista - che venga fatta la massima chiarezza circa le cause che venga mantenuta alta e costante l’attenzione, garantendo la sicurezza di questi siti e dell’intero territorio». Per questo mercoledì 24 è prevista a Colleferro una riunione in Comune: ci saranno l'Arpa e i gestori del termovalorizzatore.

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A Ilva Alvani piaxe questo elemento.
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Dopo il sì dell’Europa, anche Enel Longanesi decisa a trivellare lo Jonio
di Ola Ambientalista
http://www.olambientalista.it/...enel-longanesi-decisa-a-trivellare-lo-jonio/#sthash.pkpgGWrG.dpuf


     24/07/13 - La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) rende noto che il ministero dell’ambiente ha prorogato i termini per la presentazione delle osservazioni/opposizioni al permesso di ricerca idrocarburi denominato "d 79 F.R. – EN" dell’ENEL Longanesi Development S.r.l. Il nuovo termine annunciato sulla stampa e fissato dal ministero dell’ambiente dal 20 maggio scorso è stato prorogato al 6 settembre prossimo. La proroga è stata concessa dopo il si del Parlamento Europeo alla Direttiva Comunitaria che consente alle compagnie petrolifere di ricercare ed estrarre idrocarburi nel Mar Mediterraneo. Una decisione che per la Ola è in realtà un lasciapassare anche se con regole sul cui rispetto non è chiaro chi debba controllare.
     Dal sito del ministero si è infatti appreso che Enel Longanesi Development srl ha ripubblicato l’avviso della procedura VIA sulla stampa l’8 luglio scorso, ripresentando il proprio progetto di ricerca di idrocarburi nel mar Jonio che prevede l’operazione di acquisizione sismica a mare attraverso strumentazione idonea e tecnica dell’air gun per l’individuazione di accumuli di idrocarburi gassosi nel sottosuolo marino, nell’area ubicata nel Golfo di Taranto ad una distanza minima dalla costa pari a 35 km. Una tecnica – ha fatto rilevare la Ola nelle proprie osservazioni – rilevatasi dannosa per la fauna ittica e le biocenosi marine oltre che arrecare un danno alle attività economiche e turistiche.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Non bastano le multinazionali, a sondare e trivellare, e a far danni ambientali nelle "acque interne" delle Ionio, ora ci si mette anche l'ENEL...
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A Salvatore Addolorato e Active Citizen piace questo elemento.

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Eni: interrogazione M5S Senato su caso Saipem e posizione Governo
da "Il Sole 24 Ore"
http://finanza-mercati.ilsole24ore.com...pull.php?QUOTE=!SPM.MI&PNAC=nRC_19.07.2013_12.52_210


     (Radiocor) - Roma, 19 lug - "Quale sia la posizione del Governo riguardo ai recenti scandali di corruzione internazionale in cui è coinvolta Eni-Saipem" e "se non intenda attivarsi per verificare se nel Gruppo Eni siano ancora diffuse tali pratiche corruttive". E' una delle questioni poste in una interrogazione al Governo presentata al Senato da un gruppo di senatori del Movimento cinque stelle, primo firmatario Vito Petrocelli. Nella interrogazione si fa riferimento, in particolare, alle indagini in corso sul presunto pagamento di tangenti al governo algerino. Nella interrogazione si chiede anche "quali azioni" il Governo "intenda porre in essere per salvaguardare un grande patrimonio tecnologico italiano, i lavoratori e l'integrita' aziendale".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ci voleva il Movimento 5 Stelle per fare una domanda che da tanto tempo non pochi italiani che ragionano con la loro testa si fanno, e che vale anche a proposito dell'ultima vicenda del "Kazago" e della figuraccia per l'Italia che ne è derivata... Ma il bello che la risposta a questa domanda, sebbene nessuno dei nostri governanti penso si degnerà di rispondere in modo chiaro e inconfutabile, è cosa ben risaputa e nota a tutti gli addetti ai lavori, avendola più volte fornita la stessa dirigenza dell' ENI, ammettendo la necessità di certe pratiche corruttive in non pochi di quei paesi in cui se ne va ad operare... Con quale vantaggio per l'immagine del nostro Paese è facile immaginare... E con quale danno economico per il bilancio societario della nostra azienda regina di Stato, a causa delle pesanti multe che più volte per questo suo comportamento è stata condannata a pagare, è altrettanto facile capire... Ma per queste multe fino a ieri c'era Pantalone a pagare... Ora però le tasche degli italiani in cui prelevare quanto occorre, di dinari son vuote, tasche che, a quanto pare, son solo "piene" di questo modo di agire... Ma chi di dovere sarà capace di capirlo una volta per tutte ? Frattanto ci stiamo giocando quello che era una volta il "Bel Paese"... E forse non ci rimarrà neppure quel formaggio a ricordarcelo...

(PS.- Alle ore 11:00 il comunicato su riportato non risultava più pubblicato nella pagina web de "Il Sole 24 Ore" raggiungibile cliccando sul link segnalato, ndr)
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A Ilva Alvani, Stefano Scaltriti e Salvatore Gregorio Spata piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 24/07/13

Campagna per fermare le trivellazioni nell'Adriatico
di Movimento Ambientalista Bat Puglia (a margine di una immagine condivisa su FB)
https://www.facebook.com/...&set=a.104235473023921.6243.100003124060233&type=1

     24/07/13 - Noi del Movimento Ambientalista BAT Puglia abbiamo firmato questa petizione. Vorresti firmarla anche tu e diffonderla ???
     Vai al seguente link: https://secure.avaaz.org/it/italy_no_offshore_f/?dFUzObb

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Purtroppo, mi dovete perdonare, ma non credo molto alle petizioni... Ne ho firmate anche troppe, e, potrei sbagliarmi, ma non ho mai visto qualche obiettivo delle petizioni concretamente raggiunto... Ho visto invece lo stesso numero di firmatari, indicato a volte su una petizione come obiettivo da raggiungere per inoltrarla a chi di dovere, cambiare progressivamente valore, diventando sempre più alto, e pertanto più difficile da raggiungere... senza sapere poi se quella petizione sia stata consegnata o meno ai destinatari... E non vi racconto una balla...
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Post di Amalia Assunta Di Florio
Ti capisco...
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A Amalia Assunta Di Florio, Flaminia Florean, Gianni Er Secco Foschi, Marialaura Garripoli e Gianni Perrinopiace questo elemento.

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L'unione fa la forza...
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb da Assunta di Florio)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/573473226029927


     24/07/13 - L'unione fa la forza, si sa, e solo unendosi è possibile raggiungere i risultati sperati... In quest'articolo de "Il Cambiamento", oltre a parlare delle cinque regioni italiane (Veneto, Abruzzo, Molise, Marche e Puglia) che hanno unito le loro forze per difendere il mare che bagna le loro coste, approvando con i rispettivi Consigli regionali una proposta di legge alle Camere (come stabilito dall’articolo 121 della Costituzione) per vietare ricerche di petrolio e gas in mare, si parla anche dell'impegno del Wwf a favore del Canale di Sicilia con la campagna "Sicilia, il Petrolio mi sta stretto”.
     E' una campagna promossa anche con la collaborazione di change.org, con la quale si intende mobilitare le coscienze dei cittadini siciliani per scongiurare l’eventualità di uno stravolgimento ambientale nelle acque siciliane, chiedendo di firmare per fermare le trivelle e per istituire un’area protetta a Pantelleria, isola vulcanica del Mediterraneo, unica isola non tutelata nello Stretto di Sicilia e quindi preda di progetti di estrazione petrolifera.
     Ma perchè la Regione Sicilia in questa battaglia di civiltà per la tutela ambientale del suo mare occidentale, quello del Canale di Sicilia attualmente sotto attacco, non unisce le sue forze a quelle delle altre succitate regioni italiane per un fine che è senza alcun dubbio di comune interesse ? E, aggiungo ancora, perchè tutti i comuni costieri siciliani dei litorali costieri direttamente minacciati da tali progetti non esercitano delle giuste pressioni affinchè la Regione si impegni in tal senso, unendosi alle altre e rafforzandome ulteriormente l'azione e le possibilità di arrivare a qualche risultato positivo ?

  Trivellazioni, le regioni contro la ricerca di petrolio
di Matteo Marini
http://www.ilcambiamento.it/territorio/trivellazioni_regioni_contro_ricerca_petrolio.html


Sono al momento cinque i Consigli regionali che, per difendersi da possibili estrazioni nei loro mari, hanno approvato una proposta di legge alle Camere per vietare ricerche di petrolio e gas. Le regioni in questione sono: Veneto, Abruzzo, Molise, Marche e Puglia.
    23 Luglio 2013 - Un anno fa, più o meno in questo periodo, vi spiegavamo il nuovo piano energetico del Governo Monti e di come fosse solo una scusa per favorire combustibili fossili e trivellare ancora di più la nostra penisola.
    365 giorni sono passati ma l’emergenza ancora non sembra scemare. Sono già 5, infatti, i Consigli regionali che, per difendersi da possibili estrazioni nei loro mari, hanno approvato una proposta di legge alle Camere (come stabilito dall’articolo 121 della Costituzione) per vietare ricerche di petrolio e gas in mare.
    Le regioni in questione sono: Veneto, Abruzzo, Molise, Marche e Puglia. Quest’ultima, roccaforte di Nichi Vendola da parecchio tempo, è stata la capo fila, avendo approvato già nel luglio 2011 una proposta da sottoporre alle Camere in tal senso.
    “Ed ora”, sottolinea fiero Onofrio Introna, Presidente del Consiglio regionale pugliese, “anche i Consigli che hanno aderito al nostro invito ad assumere iniziative analoghe hanno adottato un testo netto e inequivocabile”.
    La proposizione vieta la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi in Adriatico, da applicare “ai procedimenti autorizzatori avviati e non conclusi, fatti salvi, fino all’esaurimento dei relativi giacimenti, i permessi, le autorizzazioni e le concessioni in essere, nei limiti stabiliti dai provvedimenti stessi”.
    Introna ha poi inviato una lettera al Ministro dell’Ambiente Orlando e ai Presidenti dei Consigli interessati (Eros Brega, per la Conferenza dei Presidenti dei Consigli, Nazario Pagano per l’Abruzzo, Vincenzo Niro per il Molise, Vittoriano Solazzi per le Marche e Clodovaldo Ruffato per il Veneto) per sottolineare l’esigenza di una moratoria dello sfruttamento di greggio e gas, vista come unica difesa dell’ecosistema costiero e delle economie turistiche delle coste.
    Introna nella nota ha informato il Ministro anche delle iniziative intraprese da tempo dalle Regioni: “la battaglia che non da oggi le Regioni adriatiche stanno conducendo contro la ricerca di petrolio e gas nella piattaforma continentale marina antistante le nostre coste”, chiedendo poi un incontro, utile “a stabilire le giuste sinergie tra Ministero e Regioni per un efficace iter parlamentare della proposta di legge che i cinque Consigli regionali hanno trasmesso alle Camere”.
    In Sicilia la situazione non è molto diversa. “Dove tutte le navi passano, dove tutti i pescatori pescano, nel cuore più prezioso del Canale di Sicilia, lo Stato Italiano vorrebbe trasformare il tragitto, da libero qual è, ad una corsa ad ostacoli sotto il segno del petrolio – ha detto Marco Costantini, responsabile mare del WWF Italia - Il WWF vuole fermarlo creando una nuova area protetta a Pantelleria, un obiettivo che possiamo raggiungere solo con l’aiuto dei cittadini di Pantelleria e dei tantissimi cittadini italiani e europei che firmeranno la nostra richiesta”.
    La richiesta a cui si fa riferimento è contenuta nella campagna “Sicilia: il petrolio mi sta stretto”. Il WWF ha chiesto alla commissione tecnica competente del Ministero dell’Ambiente di cancellare i progetti di ricerca di idrocarburi che Eni e Edison hanno presentato nel Canale di Sicilia (che sono attualmente sotto esame alla Commissione Valutazione di impatto Ambientale). I progetti in questione si vanno ad aggiungere a due permessi di ricerca concessi alle suddette aziende in un’area attigua e ad altri sette titoli minerari tra istanze, permessi e concessioni che riguardando sempre il Canale di Sicilia, area molto importante per il turismo, la biodiversità, gli animali (delfini, balenottere, mante mediterranee, aquile di mare, squali, tonni, pesci spada e tartarughe marine). Molto importante il fatto poi che l’area è a rischio sismico a causa di vulcani sottomarini tutt’ora attivi. Anche per questi motivi, il WWF chiede al ministero di Via Cristoforo Colombo di ripensarci.
    La petizione “Sicilia, il Petrolio mi sta stretto”, promossa anche da change.org, serve a mobilitare le coscienze dei cittadini per scongiurare l’eventualità di uno stravolgimento ambientale notevole, chiedendo di firmare per fermare le trivelle e per istituire un’area protetta a Pantelleria, isola vulcanica del Mediterraneo, unica isola non tutelata nello Stretto di Sicilia e quindi preda di progetti di estrazione petrolifera.

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Attacco concentrico dei media locali, ispirati da una comoda piaggeria alla posizione istituzionale del Madeddu, alla Nicotra da "Priolo Altervista Org"
http://priolo.altervista.org/querelle_madeddu-nicotra.htm#.Ue6kFkXhEgQ.oknotizie

Lettera inviata al Presidente della Regione Sicilia da parte di Arturo Andolina,
marito della Dott.ssa Mara Nicotra

    Ma come si è permessa di mettere il naso sulla inefficienza dell’Asp siracusana? E’ di questi ultimi giorni la querelle scaturita tra la Dottoressa Mara Nicotra, ricercatore esperto in problematiche ambientali, ed il dottor Anselmo Madeddu, direttore sanitario Asp 8 di Siracusa, nonché presidente provinciale registro tumori.
    La querelle viene fuori dall’invito rivolto dalla Nicotra al Madeddu, in sede di audizione della IV commissione ambiente e territorio regionale presieduta dall’on. Giampiero Trizzino, il 25 giugno nell’aula consiliare di Melilli, che così suonava in uno dei passaggi: “Sarebbe opportuno che lei, in quanto direttore sanitario e presidente del registro tumori provinciale, si dimettesse, considerato che proprio ora in Commissione e in altre sedi pubbliche e persino davanti a sua Eccellenza il Prefetto, Lei ha ammesso che l’Asp purtroppo non fa correlazioni di dati dell’inquinamento industriale con i tumori nella provincia di Siracusa. Precedentemente in altre sedi aveva pure ammesso che i tumori erano addirittura diminuiti”.
    La Dottoressa Nicotra è da oltre dieci anni che si batte per uno sviluppo sostenibile del territorio ed essendo pure nata e vissuta nel comune di Melilli ha ben donde la certezza che ciò che asserisce è lungi dall’essere applicato dalle aziende che fanno parte del petrolchimico del quadrilatero industriale siracusano. Ritiene essenziale, pertanto, nell’ambito di un proficuo impegno civile, combattere ogni forma di inerzia, ritardo (se non, forse, di indiretta o colpevole co-responsabilità) degli organi di controllo, che trincerandosi dietro l’assenza di leggi adeguate e qualche volta per assenza di mezzi ed uomini, trascurano di esercitare quei controlli specifici che, se tempestivamente ed opportunamente esercitati, avrebbero ben più di una volta potuto inchiodare le aziende che ammorbano l’aria, oramai irrespirabile dei comuni in questione.
    La Dottoressa tra l’altro sta collaborando attivamente con la commissione regionale ambiente e territorio, alla quale ha consegnato già il 15 aprile uno studio per poter intervenire nel normare, attraverso una legge regionale, tutte quelle sostanze di origine petrolchimica, che, ad oggi, proprio per l’assenza di normativa creano morte e distruzione. Lo stesso annuario regionale della salute edito dalla regione siciliana è molto attento e puntuale sull’aumento di mortalità di neoplasie nel nostro quadrilatero, da qui l’invito alle dimissioni al Madeddu per aver omesso negli ultimi 6 anni una qualsiasi correlazione tra i morti per tumore e l’aria irrespirabile che l’Arpa, pur anch’essa in assenza di normative, aveva più volte e con continuità trasmesso i dati alla locale Asp.
    La nube tossica del 18 maggio, a Melilli, ancora in assenza di controlli e correlazioni, addirittura è diventata la negazione da parte delle aziende ree, anche alla presenza del Prefetto di Siracusa. Dopo pochi giorni alla Isab impianti Nord un operaio è morto per esalazioni di acido solfidrico, sostanza letale se inalata in grandi dosi e sicuramente cancerogena, insieme ad altre sostanze, se diffuse di continuo attraverso torce, camini ed altri punti fuggitivi di impianti obsoleti.
    Perché questa lettera, egregio Presidente? Perché nella qualità di marito della Dottoressa Nicotra, ho visto montare in questo ultimo periodo un attacco concentrico da parte dei media locali (all’evidenza ispirati da una ben più comoda piaggeria alla posizione istituzionale dello stesso Madeddu), alla propria consorte, che si è permessa di mettere il naso sulla inefficienza dell’Asp siracusana.
    So come funziona la delegittimazione o l’eventuale legittimazione, essendo anche editore e giornalista attento alla realtà locale del settimanale “il Ponte”: ricorderà bene, ritengo, quando venni ad intervistarla (all’epoca Lei era sindaco di Gela), incuriosito del come la macchina amministrativa della sua città nel volgere di alcuni anni con Lei Sindaco, finalmente dava i frutti sperati, dopo anni di dominio di cosche mafiose che avevano messo in ginocchio l’economia Gelese.
    Con quella intervista Lei ci fece innamorare della Sua persona e ricordo volentieri un passaggio dell’intervista stessa, nella quale ci confidò con tanta serenità, ma che ci rinfrancò e ci riempì a sua volta di coraggio, quando ci disse: “So che prima o dopo mi uccideranno, sono sereno però, per questo sono single e lo rimarrò in maniera tale da non eventualmente coinvolgere affetti prossimi che diventerebbero per me condizionanti dalla parte delinquenziale del territorio”. In quella occasione, ci diede una lezione di vita; per me, in particolare, divenne un modello da seguire; insieme ad altri La abbiamo sostenuta nel diventare il presidente della riscossa della nostra isola martoriata.
    Egregio Presidente, Lei per noi rappresenta il paladino della legalità ed allora mi permetto sottoporLe un quesito. Può il Dottor Madeddu in questione ricoprire la carica di Direttore Sanitario dell’Asp di Siracusa, nonostante una condanna avuta e passata anche dalla suprema Corte di Cassazione, che convalidava una sentenza per diffamazione della Corte di Appello di Catania, che a sua volta condannava il Madeddu al risarcimento di 800 euro nei confronti di due colleghi dell’Asp stessa, tale Adalgisa Cucé e Salvatore Requirez, rispettivamente responsabili dell’ufficio formazione permanente ed aggiornamento e commissario dell’allora Ausl 8 di Siracusa?
    A parte la condanna in cassazione che risale al 2008, ricordo il gran baccano fatto dai giornali in quel periodo. Con la condanna tra l’altro, si mise fine alle lettere anonime di cui il “corvo” (così veniva definito) inondava uffici e tribunali. Adesso Madeddu ricopre la carica di direttore sanitario dall’agosto del 2012 ed ha preso il posto del dottor Corrado Vaccarisi.
    Dal mese di giugno scorso è stata emanata la Delibera n. 46/2013: in tema di efficacia nel tempo delle norme su inconferibilità e incompatibilità degli incarichi nelle pubbliche amministrazioni e negli enti privati in controllo pubblico di cui al d.lgs. n. 39/2013. Penso che il Dottor Madeddu sia incompatibile nella carica di Direttore Sanitario che attualmente ricopre. Quindi, siccome lo stesso non è nuovo nel commettere atti di illegittimità per delegittimare i suoi, si fa per dire, avversari, e per Madeddu la Nicotra è diventata avversario da abbattere, da come si può evincere dalla rassegna stampa che allego, La prego di voler prendere i dovuti provvedimenti inerenti al caso per il ripristino della legalità e trasparenza da Lei sempre ricercata.
    Con stima, Dr. Arturo Andolina.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E qui la raccomandazione è invece quella di non lasciar solo Mara Nicotra di fronte a questi attacchi palesemente interessati proprio di quei gruppi che tendono a sottovalutare i rischi e le conseguenze che già si sono manifestate in questi anni a seguito di scelte produttive sbagliate, e che si vorrebbero ancora perpetrare e perpetuare...

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Dalla mia Bacheca su FB del 23/07/13

Oggi, un'altra piattaforma petrolifera esplode nel Golfo del Messico
di Guido Picchetti (a margine di una foto condivisa su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     TUESDAY, JULY 23, 2013 - Nel golfo del Messico alle 9:50 di oggi (ora locale) scoppio della piattaforma "Hercules 265" a 55 miglia dalla costa della Luisiana. Alcuni report parlano di petrolio, altri di gas. Sono stati evacuati 44 operai. Non ci sono feriti e non si conoscono ancora le condizioni del mare, se ci sono stati inquinamenti e di quale entità. La guardia costiera USA è già sul luogo, e altri dettagli saranno resi noti man mano che procederanno le operazioni delle squadre di soccorso e di pronto intervento.
    Altre notizie sono disponibili sul sito in inglese:
http://www.wwl.com/...php?contentType=4&contentId=13465075  
    Leggi la notizia sul Blog di Maria Rita D'Orsogna all'url:
http://dorsogna.blogspot.it/...golfo-del-messico-scoppio-di.html
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A Ilva Alvani e Jahnpiero Assi piace questo elemento.
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Royal Baby e interessi nostrani...
di Guido Picchetti (a margine di un articolo condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     23/07/13 - E, a proposito di completezza e trasparenza della nostra informazione di cui al post precedente, c'è una cosa che ieri mi ha molto colpito. E' questa notizia sull'inchiesta della Finanza che per ordine della Procura di Roma avrebbe portato all'arresto di un giudice del Tar del Lazio per sentenze pilotate, e con lui di altre sei persone; e che vede ancora indagati il presidente della banca Popolare di Spoleto (il quale avrebbe beneficiato di uno dei verdetti comprati), e anche due alti ufficiali della Marina Militare. La notizia ieri mattina era su tutti i telegiornali di Sky-TG24. Ed è stata fino alle prime del pomeriggio ripetuta ogni mezz'ora. Poi nel pomeriggio la notizia è scomparsa dai teleschermi, e nessun telegiornale televisivo nazionale, incluso lo stesso di Sky, la ha più ripresa o approfondita, a dispetto del suo evidente interesse, tanto da farmi pensare di essermela sognata in uno di quei bei pisolini, solitamente "post prandium", che ogni tanto mi capita di fare davanti alla TV...
     Ma niente neppure ho trovato pubblicato stamane al riguardo nelle 48 pagine dell'edizione nazionale del "Corriere della Sera", benchè ben due di esse, forse più, fossero dedicate al "royal baby", e nelle righe dei relativi servizi trovasse spazio anche il peso dell'illustre neonato preciso al grammo, non si sa bene se valutato con pipì ancora "a rendere" o con pipì "già resa"... Questa sì, una vera e propria incompletezza della nostra informazione !!!
     Le notizie sulle sentenze vendute del Tar del Lazio invece a chi volete che interessino ? Solo a quelli che hanno i propri "interessi" personali in tali fatti coinvolti e che hanno appunto tutto l' "interesse" che non se ne parli...
     A seguire il servizio giornalistico pubblicato oggi da "Il Fatto Quotidiano" sull'inchiesta al Tar del Lazio e sugli arresti di cui sopra...

  Sentenze in cambio di soldi”, in manette un giudice del Tar del Lazio
di Andrea Palladino
http://www.ilfattoquotidiano.it/...-cambio-di-soldi-in-manette-giudice-del-tar-del-lazio/662788/


Franco De Bernardi arrestato per corruzione su ordine della procura di Roma insieme a sei persone. Indagato il presidente della banca Popolare di Spoleto, che avrebbe beneficiato di uno dei verdetti comprati. Coinvolti anche due alti ufficiali della Marina militare. I legami con la P2 e la P3
    22 luglio 2013 - Era un sistema collaudato quello del giudice del Tar del Lazio Franco Angelo Maria De Bernardi. Bastava bussare alla sua porta o a quella dello studio legale giusto per avere quella chance in più di vincere un ricorso amministrativo, battendo gli avversari dentro il segreto della camera di consiglio. Con prezzi che variavano a seconda del cliente: cinquantamila euro per una banca che aveva in ballo affari da milioni di euro, diecimila per un ammiraglio, alle prese con un ricorso personale.
    Questa l’accusa della procura di Roma guidata da Giuseppe Pignatone – pm Stefano Pesci – che questa mattina ha chiuso quella porta. I carabinieri del Noe, comandati dal colonnello Sergio De Caprio e dal capitano Pietro Rajola Pescarini, hanno arrestato il magistrato (al suo secondo ingresso in carcere, dopo l’inchiesta della procura di Palermo su un affare di riciclaggio lo scorso maggio) e altre sei persone, coinvolte a vario titolo nella vicenda. In carcere – oltre al magistrato – sono finiti l’avvocatessa amministrativista romana Matilde De Paola e il faccendiere Giorgio Cerruti. Il Gip di Roma, Maria Paola Tomaselli, ha concesso gli arresti domiciliari ad altri quattro indagati: Giovannino Antonini, presidente della Banca Popolare di Spoleto (al centro di un’inchiesta della procura umbra), Francesco Clemente, Francesco Felice Lucio De Sanctis e Marco Pinti. L’accusa è di corruzione in atti giudiziari, reato che prevede una pena massima di dodici anni di carcere. Variegato il parterre dei presunti “clienti”, che andava da imprese di costruzione fino a banche, passando per emittenti radiofoniche e alti ufficiali della marina militare.
    GLI AMICI DI FLAVIO CARBONI. Non tutti erano uguali. Il giudice De Bernardi, secondo gli investigatori, mostrava un particolare occhio clinico, in grado di soppesare economicamente chi bussava alla sua porta. Il 25 febbraio scorso si siede al tavolo di un lussuoso ristorante romano del quartiere Parioli, invitato da Giorgio Cerruti. E’ un pranzo a quattro con due ospiti d’onore: un monsignore con un ruolo importante in Vaticano e l’ex presidente della Banca popolare di Spoleto Giovannino Antonini. L’istituto di credito – controllato per il 25% da Mps, che recentemente ha disdetto il patto di sindacato – era stato commissariato dal Ministero dell’economia il 12 febbraio, a causa di un buco di diversi milioni di euro. Quel provvedimento – che allontanava il management dalla gestione, affidando i conti agli ispettori della Banca d’Italia – andava revocato, a ogni costo. La Banca popolare di Spoleto aveva presentato un ricorso proprio al Tar del Lazio, chiedendo l’annullamento del provvedimento del ministero. Il pranzo – secondo la ricostruzione dei magistrati romani – doveva servire a sistemare le cose, con l’intervento pilotato del giudice De Bernardi.
    Giorgio Cerruti non era un mediatore qualsiasi. Il suo nome è apparso nelle cronache nel 1993, quando la sua Compagnia generale finanziaria fallì con un buco di 100 miliardi di lire. A lui – legato alla massoneria romana – gli inquirenti arrivarono seguendo i soldi di Licio Gelli, come ricorda la relazione finale della commissione antimafia del 1994. Cerruti da tempo aveva ottimi contatti: “Dall’indagine emerge come Cerruti circa vent’anni fa era in rapporti con Flavio Carboni e, tramite questi, con il circuito dell’usura a Roma, cioè con il tessuto connettivo della criminalità organizzata romana”, si legge nella relazione dell’antimafia depositata in parlamento. E a Carboni era legato anche Giovannino Antonini, il cui nome appare negli atti dell’inchiesta sulla P3.
    L’affare, dopo la riunione nel ristorante romano, si avvia rapidamente alla conclusione. Secondo la ricostruzione degli inquirenti il prezzo pattuito per pilotare la decisione del Tar (la cui udienza finale è prevista per il prossimo ottobre) è stato di 50mila euro.
    I DUE AMMIRAGLI. Tra i casi passati sotto la lente d’ingrandimento della procura di Roma ci sono anche vicende di minore peso economico. Anche due ammiragli risultano indagati. Un pezzo grosso della Marina militare è l’Ammiraglio di Squadra Marcantonio Trevisani, da cinque anni presidente del Centro alti studi per la difesa, la principale scuola di formazione degli ufficiali italiani. Dopo un primo contatto, emerge dalle carte, il giudice del Tar del Lazio invia l’ammiraglio dal suo studio di fiducia, diretto dall’avvocato Matilde De Paola, arrestata questa mattina. In questo caso il passaggio di quella che per gli inquirenti era una mazzetta destinata ad aggiustare una causa amministrativa sarebbe avvenuto attraverso una consulenza della compagna albanese del giudice (Mandija Evis) a favore dello studio legale De Paola. L’alto ufficiale – spiega il Gip – non voleva rischiare con un passaggio di soldi in nero.
    C’era un secondo ammiraglio nel particolare elenco dello studio De Paola. E’ Luciano Callini, da diverso tempo ai vertici dello Stato maggiore della difesa. Nei mesi scorsi era stato chiamato come consulente dell’ammiraglio Branciforte ad occuparsi del caso dei due marò indagati in India per omicidio. In questo caso è lo stesso De Bernardi ad affermare in una conversazione telefonica con l’avvocato De Paola di aver fatto “una sentenza ad hoc”. Diecimila euro, spiega, il compenso pattuito.

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Post di Salvatore Gregorio Spata
Nella drammaticità riesci ad essere abbastanza comico...
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Post di Guido Picchetti
Ridere fa bene, è meglio che piangere...
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Post di Salvatore Gregorio Spata
Senza dubbio.... il peso della pipì è davvero esemplare..
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A Fabrizia Arduini, Albina Colella, Maria Rosa Maccotta, Sabina Esposito, Active Citizen, Salvatore Gregorio Spata e Mauro Brusà piace questo elemento.
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Il petroliere afferma: “Abbiamo sempre saputo che le trivellazioni causano terremoti
di Maria Melania Barone
http://news.you-ng.it/...-abbiamo-sempre-saputo-che-le-trivellazioni-causano-terremoti/


Dichiarazioni choc del rappresentante della compagnia petrolifera NAM sui terremoti causati da fracking: “La popolazione se ha paura deve andarsene. Ora non sappiamo quello che potrà accadere!”.
     3 luglio 2013, GRONINGEN - A Groningen in Olanda è stata avvertita una scossa di 3.0 che ha allarmato la popolazione. Il governo olandese ha riconosciuto la correlazione tra l’attività di estrazione e le scosse sismiche che da tempo stanno interessando la zona. Un dipendente della compagnia petrolifera "NAM" che ha forti interessi nel territorio Olandese ha affermato: “Abbiamo sempre saputo che il fracking causa terremoti“.
     L’estrazione petrolifera regala all’Olanda oltre 25 miliardi l’anno senza i quali l’intero paese sarebbe da tempo finito come Cipro. In Italia la situazione è diversa eppure il muro di omertà è davvero duro a crollare. Quando ci fu il terremoto in Emilia i giornalisti che scrissero che questo avrebbe potuto essere causato da attività di perforazione del suolo, furono tacciati di “cialtroneria” e di ignoranza. Non importava nemmeno se a parlare fosse una valente studiosa come la  Professoressa D’Orsogna.
     Commenti negativi di ogni genere e una forte reazione a parte di lettori che, invece di fermarsi a riflettere, hanno sprecato una grande opportunità di approfondimento e di riflessione. Poi è subentrato il governo che, con la coscienza non proprio pulita ha addirittura pensato ad elaborare una legge che mettesse a tacere chi fa dell’allarmismo in rete. Insomma, l’Italia sta diventando il paese dove è meglio ingoiare la paura per scansarsi la galera. Un paese dove il dibattito scientifico diventa il trampolino di lancio per qualche avviso di garanzia. Nel frattempo le compagnie guardano con occhio attento all’Italia, il paese che potrebbe regalare molti milioni di metri cubi di petrolio estratto dal sottosuolo, oppure di biogas. Non importa se il petrolio è di pessima qualità a causa dell’alto tasso di zolfo che necessiterebbe milioni di euro l’anno per la manutenzione di ogni singolo centro oli, corrodendo i tubi nel giro di 90 giorni. Come disse la Medoil Gas per il progetto di Ombrina 2: “Ci sono molti metri di mare ad attutire il danno!“.
     Eppure chi ha pronunciato quella frase choc in Olanda ha un nome e un cognome. Si tratta di Chiel Seinen, rappresentante della compagnia petrolifera "NAM" che ha detto senza pensarci due volte: “Se a chi abita a Groningen non piace questa situazione non dovrebbe fare altro che trasferirsi altrove”. Subito dopo ammette: “Fino ad ora abbiamo sempre saputo che l’estrazione di gas avrebbe potuto causare terremoti, ora non sappiamo cosa potrebbe accadere”.
     La compagnia petrolifera "NAM" è un consorzio che unisce "Royal Dutch Shell Plc" e "Exxon Mobil Corp".
Fonti BBC - NYT - NAM - Leggi anche: "Le trivellazioni causano sismicità: la professoressa D'Orsogna lo aveva detto!".

Fracking in Emilia Romagna - Ipotesi.avi
Pubblicato in data 03/giu/2012 da funaroalchimia - (8'46")
Video tratto dalla puntata del 03-06-2012 di "Off the Report" andata in onda su Rai Tre alle ore 21:00


http://youtu.be/VBBppI78BBs

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Questo avviene in Olanda, ma non in Italia... Eppure sempre in Europa siamo... Questione solo di trasparenza nell'informazione, o anche di livello di civiltà ?
PS. Post già ripreso in questi "Echi di Stampa" il 4/07/13, ma che penso valga la pena riproporre a vantaggio di coloro cui potrebbe essere sfuggito ...
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Dalla mia Bacheca su FB del 22/07/13

Fracking operai e ambiente contaminati in Colorado
da "Coscienza Universale Com"
http://coscienza-universale.com/.../notizie-fracking-operai-e-ambiente-contaminato-in-colorado/


     22/07/13 - Operai di un’azienda che utilizza il metodo del fracking per l’estrazione di liquidi come il petrolio e il gas, sono rimasti contaminati da benzene, in Colorado. L’inalazione di un tasso molto elevato di benzene può portare al decesso. Basta un’esposizione che varia da 5 ai 10 minuti con un tasso di benzene nell’aria al 2% (20000 ppm) per causare la morte di un uomo. La fratturazione idraulica o fracking, purtroppo è una tecnica molto usata, e non è solo un male per l’ambiente e per le persone che vivono vicino ai pozzi di estrazione, ma anche per i lavoratori dell’industria.
     In Colorado, Stati Uniti, un’incidente ha provocato la fuoriuscita di 241 barili di liquidi utilizzati per l’estrazione di gas naturale da scisti. Tra le varie sostanze chimiche c’era il benzene, una sostanza cancerogena. Era noto che l’incidente aveva contaminato l’ambiente circostante del Parachute Creek, una località nelle vicinanze del pozzo di fracking, così come la fauna della regione. Ma di recente è stato confermato che anche i dipendenti della società che gestisce il pozzo sono stati esposti all’agente cancerogeno.
     Finora, le sostanze chimiche tossiche rilasciate nell’aria sono stati tenute segreti. Neanche i lavoratori sapevano cosa rischiavano. Come se non bastasse, l’azienda, non ha fornito attrezzature di sicurezza adeguate. Pertanto, l’ "Occupational Safety and Health Administration" ha multato una filiale di "Williams Energy" e altre due imprese, le quali dovranno versare un risarcimento di 27 mila dollari ai propri dipendenti.
     I lavoratori sono stati esposti a idrocarburi considerati come residui pericolosi senza saperlo. Secondo i media della zona, l’azienda avrebbe tenuto queste informazioni segretamente per due mesi. "Williams Energy" era a conoscenza della fuga di sostanze chimiche nell’aria da gennaio, ma non ha informato l’istituzione statale fino a marzo. Un altro caso di segretezza che circonda il fracking e dimostra che vengono utilizzati prodotti altamente inquinanti per l’ambiente.
     Bugie per nascondere la contaminazione
     La perdita si è verificata in uno dei condotti che trasportano il gas in un impianto di lavorazione. I funzionari della società dissero che data la bassa quantità di liquido versato non era necessario creare allarmismi. Tuttavia, nel mese di marzo, la quantità di liquidi di gas naturale miscelato era aumentata a circa 10.000 litri di idrocarburi contaminanti, versati nel suolo e quindi nelle acque sotterranee, e molto probabilmente quell’acqua viene utilizzata dagli abitanti della zona di Parachute Creek.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Credete che se un tale incidente fosse accaduto o dovesse accadere in Italia, la nostra magistratura interverrebbe con la stessa sollecitudine e, cosa ancor più improbabile, arriverebbe a multare come negli USA società e imprese responsabili dell'incidente, obbligandole anche al giusto risarcimento dei danni causati ai dipendenti rimasti colpiti dalle conseguenze di quel malaugurato evento ? Io no, e non senza ragione, ma stando unicamente ai fatti e misfatti nostrani di cui ogni giorno ci arriva l'eco...

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In Germania. anche se non è il Paese del Sole, il Villaggio del Sole c'è, eccome...
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200985668978277


     22/07/13 - E poi si dice che gli "ambientalisti" "siano ideologizzati, disfattisti a priori, che non siano propositivi e che rifiutino il progresso, bocciando per principio ogni soluzione che possa dare un contributo al superamento della crisi che affligge tanti paesi europei... Tutte balle !
     Ma I veri "conservatori retrogradi" più pericolosi sono proprio quelli che per interesse di parte (personale, societario o lobbistico), anzichè puntare sulla ricerca di nuove strade da percorrere per un domani migliore per tutti, continuano a preferire soluzioni a breve termine, comprovatamente dannose per il futuro e il bene delle comunità coinvolte... Soluzioni (ad esempio in cam+po energetico) come le trivellazioni on-shore e off-shore, capaci di portare danaro solo nelle tasche di speculatori e manager "irresponsabili", ma anche di politicanti e burocrati da essi stessi corrotti affinchè favoriscano le iniziative produttive a breve termine su cui in genere puntano.
     E che siano tutte "balle" le dicerie sugli ambientalisti, utilmente messe in giro dalla stampa anch'essa cointeressata e amica di quei "conservatori Intrallazzatori", lo dimostra chiaramente questo articolo di Maria Rita pubblicato sul suo Blog un paio di giorni fa, che segnalo e riporto qui a seguire. Ci illustra come a Friburgo in Germania ci sia un villaggio denominato Solarsiedlung (Villaggio Solare), realizzato nel 2004 con un sistema di case in grado di produrre 4 volte più energia di quanta non ne usi. E questo avviene in Germania che non è certo il Paese del Sole per eccellenza... Ma lì sì che si guarda al futuro... Da noi invece, si guarda all'indietro preferendo i buchi neri nel sottosuolo, di petrolio e di altro...

  Sonnenschiff - la città che produce 4 volte l'energia che consuma
di Maria Rita d'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/07/sonnenschiff-la-citta-che-produce-4.html

 
    SATURDAY, JULY 20, 2013 - In linea di principio, l'Abruzzo, la Basilicata sarebbero posti ideale dove portare avanti esperimenti di sostenibilità ambientale seria. Sono regioni scarsamente popolate, che si fregiano del titolo di "regioni verdi d'Europa" e che quindi potrebbro usare questi punti di partenza per interventi creativi e futuristici. Invece, come per tutto, stiamo a guardare il resto del mondo che ci corre avanti, ancorandoci a modelli antichi e petroliferi che risalgono, come dice Confindustria. al 1930. Eccoci allora una ennesima lezione di vera sostenibilità da parte dei tedeschi, che invece guardano al 2030!
    Sonnenschiff è una costruzione del 2004 che sorge a Friburgo ed è stata disegnata dall'architetto Rolf Disch. La traduzione del nome è "Nave del sole" perchè rassomiglia ad una nave e perchè è costruita con il sole in mente - per produrre energia, e per risparmiarla. Le finestre sono a tripla vetrata, con intercapedini sotto vuoto. Ci sono 1000 metri quadrati di pannelli solari che producono sul tetto, 135 kWp e il tutto è studiato per usare la minor quantità' di energia possibile. kWp sta per kilo-Watt peak, cioè kilo-Watt (energia per secondo erogata) a massima irradiazione solare del pannello.
   
Accanto a Sonnenschiff c'è Solarsiedlung che sta per Villaggio Solare, dove 52 case sono state costruite con simili accorgimenti, secondo il criterio "Passivhaus": circondate dal verde, con tetti sporgenti per far ombra, coperti da pannelli solari e da giardini, raccolta di acqua piovana per l'irrigazione e per gli scarichi del bagno, e con riscaldamento prodotto da scarti di legna del giardino. Il tutto fa sì che questo sistema di case produca 4 volte più energia di quanta non ne usi.
    Ora già lo so cosa diranno i più "intelligenti": sono cose possibili su scala piccola, ci vogliono soldi, non siamo la Germania. etc. etc. Eppure da qualche parte si deve partire - perchè non creare un progetto pilota, che ne so, prendere un villaggio dei monti d'Abruzzo e renderlo totalmente autosufficente? Tocco Casauria l'ha fatto con le sue 4 pale eoliche.
    E invece no, a noi in Italia ci piacciono le trivelle sul bordo dei laghi, nei vigneti, nei parchi, e fra le case della gent
e.

 
 
 

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Post di Città Invisibili
Troppo vero.
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Ultime sulle scosse sismiche davanti alla costa marchigiana
di Guido Picchetti (a margine di una mappa dell'EMSC su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     21/07/13 - Ultime dalle Marche. E questa è la mappa aggiornata dell'EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center) delle scosse sismiche odierne registrate davanti alla costa marchigiana tra il Monte Conero e Porto Recanati, a partire dalla prima, la più forte, delle ore 03:32 della notte scorsa, fino alle 21:00 di stasera.
     Come si può notare dalla tabellina delle informazioni relative alla prima scossa, fermi restando i dati geografici dell'epicentro già forniti stamani, sono stati rivisti e meglio precisati sia la magnitudo di quella prima scossa, che viene ora valutata in mag 5.0, sia la profondità del relativo ipocentro indicata attualmente in 8 km (prima l'ipocentro era stato indicato a 5 km di profondità. Nella mappa dell'EMSC sono anche indicati gli epicentri di altre 19 scosse sismiche seguite alla prima nel corso della giornata odierna.
     A quanto pare le scosse hanno avuto tutte l'epicentro in mare, in massima parte in prossimità delle due scosse più forti, quella delle 03:32 già citata e quella delle 05:07 (di mag 4.0) a una distanza dalla costa di alcune miglia, ad eccezione di un paio di esse registrate ben più al largo, a circa una ventina di miglia dalla costa... Profondità degli ipocentri sempre piuttosto contenuta, 10 km al massimo...

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Dalla mia Bacheca su FB del 21/07/13

Sergio Morandi della Medoil al ristorante tipico abruzzese
di Guido Picchetti (da una nota su FB a margine di un post condiviso)
https://www.facebook.com/...morandi-della-medoil-al-ristorante-tipico-abruzzese/638203519524800


     21/07/13 - E ora, dopo la notizia del terremoto di stanotte nelle Marche, leggetevi quest'altra notizia pubblicata ieri da A.L. di "Prima di Noi" (segnalatami da Assunta di Florio) sui dubbi e le incertezze della Medoil a proposito del progetto di "Ombrina Mare" davanti alle coste abruzzesi, con i giusti commenti di Maria Rita D'Orsogna in proposito...
     Significativo l'episodio che Sergio Morandi, amministratore delegato della Medoil, ha rivendicato la bontà del progetto di Ombrina Mare nel corso di un pranzo-intervista in una tv locale abruzzese. "Tra uno spot al ristorante che ha ospitato l’incontro e le zoommate sui piatti di pesce «cucinati molto bene in questo locale che ospita tanti vip», Morandi ha difeso l’operato della Medoil e assicurato che l’Abruzzo «non rischia nulla» con Ombrina..."
     Peccato che una scossa piccolina non ci sia stata proprio sotto il ristorante che ospitava l'incontro, ma c'è mancato poco: le scosse di stanotte nelle Marche le hanno sentite bene anche in Abruzzo... E, visto come vanno le cose, non si può proprio dire che non ci prima o poi sia... Per gli azionisti inglesi della Medoil nessun problema, sono a casa loro... Ma per Morandi che ha tanto apprezzato quel ristorante ? Dove se ne andrà in vacanze con la famiglia ?

  Abruzzo/ Ombrina: nemmeno Medoil ci crede più: «ora diversifichiamo». L’azienda sta valutando la propria posizione e i prossimi passi di A.L.
http://www.primadanoi.it/news/spesa-pubblica/542179/Abruzzo--Ombrina--nemmeno-Medoil.html


    20/07/2013 - ABRUZZO. Giovedì scorso il capo della Mog Bill Higgs ha fatto un annuncio ai suoi investitori.
Higs ha spiegato che «nonostante tutti i pareri favorevoli» hanno ricevuto una lettera "contradditoria" da parte del Ministero il giorno 10 Luglio. Da qui la decisione, probabilmente nell’aria già da qualche settimana, di «considerare la propria posizione e i prossimi passi» perchè «è molto improbabile che possa arrivare il permesso entro il 2013». L’azienda spiega che i progressi sono stati più lenti del previsto e che adesso «diventa strategico» per loro «diversificare» il loro «portfolio e le loro aree di operazione».

    «Questo annuncio», commenta Maria Rita D’Orsogna sul suo blog, «non può che voler dire una sola cosa: lo sanno anche loro che è tutto molto difficile e che non possono aspettare, e quindi preparano i loro investitori alla possibilità di dire adios ad Ombrina. E’ interessante», continua D’Orsogna, «anche che il tutto accada quando hanno gia' svenduto - per cento euro- tredici concessioni con anche in dote 1 milione di euro per ripristino ambientale». Uno degli analisti di borsa tale Malcolm Graham-Wood dice: «questo ritardo su Ombrina conferma la mia opinione che anche se la base e' buona e le azioni a questo prezzo sono molto attrattive, e' un esperienza logorante».
    «Sì, li vogliamo logorati dalla cocciutaggine di un popolo intero», va avanti D’Orsogna. «E per la seconda volta. Bisogna solo non stancarsi e continuare a rompere le scatole, incessantemente. Non saremmo mai arrivati qui senza le proteste di noi tutti, gli email, le pagine Facebook, le osservazioni, le manifestazioni, il ricordare ai politici di ogni grado e ordine che qui Ombrina non ci deve comparire».
    Intanto nei giorni scorsi Sergio Morandi, amministratore delegato della Medoil, ha rivendicato la bontà del progetto di Ombrina Mare nel corso di un pranzo-intervista in una tv locale abruzzese. Tra uno spot al ristorante che ha ospitato l’incontro e le zoommate sui piatti di pesce «cucinati molto bene in questo locale che ospita tanti vip», Morandi ha difeso l’operato della Medoil e assicurato che l’Abruzzo «non rischia nulla» con Ombrina, «molti paesi sarebbero contenti di avere un giacimento come questo. Ombrina è relativamente piccola, io sono ottimista credo che mano a mano che si andrà avanti si rivelerà ancora più importante».
    Morandi, spronato dall’intervistatore a continuare ad «approfittare degli ottimi piatti di pesce cucinati alla perfezione del ristorante Tal dei tali», ha poi assicurato «che non c’è alcun rischio che possa accadere qui quello che è accaduto nel Golfo del Messico», che i controlli sono «molto severi e molto frequenti».

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A cosa stai pensando ? Mi chiede FB...
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     21/07/13 - A cosa sto pensando ? Che stavolta le notizie delle scosse sismiche di stanotte nelle Marche sono state date, tra cui quella di Mario Monti il quale da Roma è corso giustamente a Porto Recanati dove è in vacanza la sua famiglia (da SKY TG24 di poco fa)... Che sia l'inizio di cominciare a ragionare apertamente su tali fatti e sulla convenienza o meno correre certi rischi ? Lungi da me l'idea di speculare sulle disgrazie altrui... Ma vogliamo capire che siamo tutti sulla stessa "barca" e certe scelte possono essere molto pericolose e non solo per il nostro Paese?

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     - Dall'11 al 20 Luglio 2013
 
Dalla mia Bacheca su FB del 20/07/13

20 milioni di dollari sarebbero le tangenti pagate dall'ENI in Kazakistan
di Guido Picchetti (da una nota a margine di una immsagine su Fb)
https://www.facebook.com/...-le-tangenti-pagate-dalleni-in-kazakistan/637611429584009

     20/07/13 - A 20 milioni di dollari ammonterebbero i soldi delle tangenti versate dall'ENI per gli appalti in Kazakistan. Ad affermarlo il "Corriere della Sera" di ieri in un breve articolo firmato da Luigi Ferrarella: un paio di colonnine all'interno a piè di pagina 8, ma con un riquadro fuori testo che ne riassume il succo e possiamo vedere qui nell'immagine a lato.
     Ricordiamoci che l'ENI non è una società privata, ma è un'azienda creata dallo Stato Italiano come ente pubblico nel 1953 sotto la presidenza di Enrico Mattei che ne fu presidente fino alla morte nel 1962. Nel 1992 l'ENI fu poi convertita in società per azioni, e il suo capitale azionario fu in gran parte venduto tra il 1995 e il 2001, ma una quota superiore al 30%, fortmata da quote del Tesoro e quote della Cassa Depositi e Prestiti, restò di proprietà statale consentendo al nostro Paese di detenere il controllo effettivo della società.
     Infatti in base alla legge 30 luglio 1994 n. 474, lo Stato Italiano, tramite il Ministro dell'economia e delle finanze, d’intesa con il Ministro dello sviluppo economico, è titolare di una serie di poteri speciali (la cosiddetta golden share) da esercitare nel rispetto di criteri prestabiliti. L'ENI è quotata alla Borsa di Milano e al New York Stock Exchange (NYSE). E' presente in circa 70 paesi e impiega più di 76.000 dipendenti. Il 5 aprile 2008 la rivista Forbes ha pubblicato una classifica sui maggiori 2000 gruppi a livello mondiale. L'azienda si classifica al 38º posto, prima tra le aziende italiane. In campo petrolifero l'Eni è il sesto gruppo petrolifero mondiale per giro d'affari, dietro a Exxon Mobil, Shell, BP, Total e Chevron. E' attualmente guidata da Giuseppe Recchi (presidente) e Paolo Scaroni (amministratore delegato).
     Detto tutto ciò, una semplice considerazione. Invece di parlare tanto della figuraccia fatta dall'Italia con il famoso rimpatrio di una donna e sua figlia in Kazakistan che pure c'è stata, visto come le autorità diplomatiche di quel paese ci hanno raggirato, non sarebbe meglio dedicare un po' più di attenzione a questo giro di tangenti che un'azienda di Stato italiana avrebbe fatto in quella nazione, favorendo fatti di corruzione e di concussione, che certamente non fanno onore a chi li fa e a chi li riceve ?
     Questo l'antefatto che aiuta a capire meglio la vicenda, in un articolo del "Corriere della Sera" del 10 Maggio 2012, sempre a firma di Luigi Ferrarella, intitolato appunto "«Commissariare l'Eni in Kazakhstan» la richiesta dei pm. «Soldi al genero del presidente Nazarbayev». Corruzione. L'ipotesi: corruzione internazionale per 20 milioni fino al 2007". Risale ad oltre un anno fa, mentre eravamo in piena emergenza con il Governo Monti... Ma qualcuno fece allora una piega in proposito ? Eppure le ragioni per quest'altra figuraccia che andava facendo l'Italia c'erano tutte. E le responsabilità dei fatti di oggi risalgono proprio a chi nulla o tanto fece ieri... Leggilo su:
     http://www.corriere.it/cronache/...commissariare-eni-in-kazakhstan_cb2c55bc-9a87-11e1-9cca-309e24d49d79.shtml.

 
Il caso. Tangentì ad Astana, salvi i contratti Eni. No del gip alla sospensione
di Luigi Ferrarella [ferrareila@corriere.it]
da pag. 4 del Corriere della Sera del 19 Luglio 2013

    19/07/13, MILANO — Potevano emergere 5 anni fa le tangenti per almeno 20 milioni di dollari che sino al 2007 avrebbero oliato la prima fase dell'investimento Eni in Kazakistan, arrivando per la Procura di Milano a corrompere fra i burocrati di Astana anche il genero Timur Kulibayev del presidente Nursultan Nazarbayev?
    I pm il 17 aprile 2012 chiedono al direttore generale Eni della Produzione, Claudio Descalzi, «quali iniziative Eni abbia in concreto intrapreso» dopo «le criticità emergenti dal rapporto Kpmg del 13 maggio 2008», ma il teste risponde: «Non ho mai visto questo rapporto». Per i pm «una certa interferenza di Eni nella formulazione delle conclusioni» di Kpmg e la «mancata pubblicizzazione, all'interno della società e all'esterno», di questo «documento attestante gravi anomalie di gestione e possibili rischi di corruzione nelle attività in Kazakistan», poggiano sul ritrovamento delle carte di lavoro dei revisori Kpmg, uno dei quali il 25 febbraio 2008 annotava: «Richiesta di Scaroni di aiuto a gestire la situazione ?» e «richiesta di Scaroni per scavallare il periodo di bilancio».
    «Me lo disse la responsabile dell'internai audit di Eni», spiega il revisore Kpmg, «la cosa mi procurò un certo imbarazzo e preferii glissare». La dirigente evocata ricorda che l'amministratore delegato Eni, Paolo Scaroni, «mi pregò di segnalare» a Kpmg «che quel momento era molto delicato perché eravamo esposti a forte critica da parte del governo kazako e dei partner per i ritardi del progetto, e quindi mi chiedeva di dire al revisore di far slittare se possibile l'emissione della relazione definitiva. In questo senso gli dissi che Scaroni chiedeva un aiuto. Quanto allo scavallare, è probabile io gli abbia trasmesso questa richiesta, tenendo conto che un rapporto del genere, a ridosso del bilancio, crea molti problemi».
    Questi atti emergono nella loro interezza ora che la richiesta di misura interdittiva dell'Eni, chiesta in via cautelare dai pm un anno fa, è stata respinta dalla gip Alfonsa Ferraro per difetto di imputazione soggettiva, in quanto a stipulare i contratti in Kazakistan fu una società olandese con autonomia giuridica benché controllata totalmente da Eni.
    Senza entrare nel merito, la giudice «per completezza» mostra però di ritenere astrattamente configurabile la responsabilità amministrativa dell'Eni perché Giorgio Michelotti, presidente dell'olandese Agip Caspian Sea, era anche dirigente di Eni, e perché «gli utili eventualmente conseguiti dalla società olandese sono destinati a confluire nel patrimonio di Eni spa e comunque a costituire un incremento del valore della partecipazione».

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Dalla mia Bacheca su FB del 19/07/13

Ambiente, Cipro: vasta chiazza di petrolio in mare, al largo della costa settentrionale
di Renato Sansone
http://www.meteoweb.eu/...-chiazza-di-petrolio-in-mare-al-largo-della-costa-settentrionale/215789/


     18 luglio 2013 - Non è ancora rientrato l’allarme per la vasta chiazza di petrolio fuoriuscita lunedì notte da una nave-cisterna che stava rifornendo una centrale elettrica sulla costa settentrionale dell’isola di Cipro sotto occupazione militare turca. Gli aiuti tecnici offerti dalle autorità della Repubblica di Cipro, a Sud, che erano stati accettati in un primo tempo dai responsabili turco-ciprioti sono stati successivamente da questi respinti asserendo che sarebbero arrivati prima gli aiuti dalla Turchia, ma, sino a questo momento – secondo fonti greco-cipriote – da Ankara non è giunto nulla.
     “E’ un peccato – ha detto al Cyprus Mail Ioanna Panayiotou, Commissario per l’Ambiente – perchè noi abbiamo l’attrezzatura per arginare l’espandersi della chiazza di petrolio e, per quanto ne sappiamo, nessun aiuto è ancora arrivato dalla Turchia”. Dalla nave cisterna, secondo quanto riferisce la stampa, sono fuoriuscite circa 100 tonnellate di petrolio quando una tubatura che collegava il natante alla centrale a terra si è spezzata.
     La chiazza di combustibile (che ha un raggio tra i 5 e i 7 km) ha già raggiunto e danneggiato un impianto di piscicolura e si teme che possa riversarsi anche sulle spiagge dove si riproducono le testuggini del tipo Caretta. Secondo il segretario generale dell’Associazione dei biologi turco-ciprioti, Hasan Sarpten, la fuoriuscita del petrolio rappresenta “la maggiore catastrofe ecologica nella storia dell’isola” e si è detto convinto che, nonostante tutti gli sforzi che si faranno per ripulire la chiazza, almeno il 20% del petrolio resterà in mare.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

La notizia è di ieri. Ma a darla è un sito web di meteorologia, mentre sulle agenzie di stampa ufficiali, e sui media nazionali (stampa e TV) ancora neppure una parola... E come si vede gli incidenti in Mediterraneo, piccoli o grandi che siano, capitano e possono sempre capitare... Ma quello che è più grave è che manca soprattutto l'accordo tra i paesi costieri per intervenire prontamente in tali casi, per ridurne immediatamente le conseguenze e scongiurare guai peggiori... E a rimetterci al solito è il Mediterraneo, mai come oggi un mare di tutti e di nessuno, che si sta avviando ad un ben triste declino...
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Post di Amalia Assunta Di Florio

Leggi anche "Cipro, la macchia del petrolio si è estesa per 10 km" su http://italian.ruvr.ru/2013_07_19/118221367/
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Senza più parole !!!
di Guido Picchetti (a margine di due post condivisi su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/570608412983075


     19/07/13 - Senza parole !!!! E senza neppure più la voglia di spenderne altre... A che serve? E a che potrà servire ? La strada ormai tracciata per l'Italia è chiarissima... L'Italia, hub energetico per l'Europa tutta !!! Tra il capo del Governo che va a trovare a Londra il premier britannico insieme a Scaroni presidente dell'ENI (per convincerlo a premere sulla Commissione Europea affinchè si favorisca nei paesi europei ancora riluttanti l'estrazione dello shale gas e il "salutare" fracking), e l'appoggio di Confindustria a tutti progetti estrattivi off-shore e on-shore nei territori italiani e anche su quelli maltesi, che potrebbero, a suo dire, diventare addirittura richiami di interesse "culturale" capaci di favorire lo sviluppo turistico come nelle Marche e nell'Emilia, siamo belli e sistemati... Trovatemi una ragione per cui vale ancora la pena lottare e perdere tempo inutilmente con questa "gentaglia" che ci ritroviamo come governanti a livello centrale, locale o semplicemente amministrativo.. ì
     A me di tempo ne rimane davvero poco e preferirei perderlo per qualcosa di più utile... Date un occhiata al filmato di Rete 8 segnalatomi da Assunta Di Florio, in particolare a due punti: al minuto 11'16", sulla "strada costiera del parco abruzzese della Costa dei Trabucchi che non c'è più", e al minuto 22'54", sulle "piattaforme off-shore, grande attrattiva turistica per le Marche" !!! E... condoglianze "vivissime" a tutti...
    Qui a seguire il video trasmesso on line da "Rete 8 Giorno" il 15 Luglio u.s., condivisomi oggi su Fb da Amalia Assunta dI Florio che, come al solito, ringrazio per la cortese collaborazione.

  Post di Amalia Assunta Di Florio su Fb
da "Rete 8 Giorno"
ASCOLTATE: al minuto 22.54 "Confindustria 'Basta menzogne, guardare il turismo nelle Marche che hanno anche le trivelle'"; e al minuto 11.16 "Servizio sulla VIA VERDE che scompare per l’erosione"..


http://www.rete8.it/it/ondemand/video/latest/tg8-giorno.html

     E questo è l'articolo di Maria Rita D'Orsogna pubblicato ieri sul suo Blog sulla situazione di Ravenna a proposito dei nuovi progetti di trivellazioni petrolifere che davanti alle sue coste sono in fieri. Un articolo che chiude inesorabilmente il cerchio aperto dal post precedente di Assunta di Florio... Leggetelo e poi, se potete, parlare e sorridete... come se tutto nel nostro Bel Paese fosse normale...

  Post di Maria Rita D'Orsogna
Ecco qui il turismo di Ravenna - piattaforme che sputano fiamme a 700 metri da riva !!!

No all'Italia petrolizzata: Ravenna martoriata

di Maria Rita D'Orsogna (foto Luca Rosetti)
http://dorsogna.blogspot.com/2013/07/ravenna-martoriata.html

 

"Cervia sprofonda di un centimetro l'anno" (da Ravenna Today, 2012)
"1 milione di euro per adeguare le infrastrutture del Ravennate alla subsidenza"
(da Ravenna Today, 2011)
"Land subsidence due to gas production in the on and offshore natural gas fields of the Ravenna area"
(di W Bertoni, Land Subsidence, 1995)


    JULY 17, 2013 - A Ravenna il pompaggio di acqua sotterranea ai cittadini è vietato per la subsidenza. Ai petrolieri il pompaggio di metano è lecito. Perchè? Perchè i 21 del PD di cui sotto non hanno voluto bocciare la nuova concessione metanifera sul Ravennate? Di cosa hanno paura?
    Una delle tappe che ricordo con maggiore affetto del mio tour italico è stata Ravenna, quando sono andata una mattina a vedere le stelle che hanno ispirato Dante nei vari edifici dell'era romana e bizantina e del tempo di Teodorico. Attorno alla città, la foresta così cara a Dante che la usò per ispirazione nella Divina Commedia.
    Parallelamente in questi giorni compare sulla scena un nuovo operatore, Exploenergy, ditta "indipendente" con sede a Milano che ha deciso che vuole trivellare la già martoriata Emilia Romagna. L'Exploenergy è fatta tutta da ex-ENI. Il direttivo è composto da Stefano Cao, per quasi 25 anni alla Saipem, Ennio Sganzerla, 35 anni all'ENI e Domenico Esposito, 30 anni all'ENI. Sono tutti uomini del sistema, con esperienza in Nigeria, Congo, Kazakstan, chissà con connessioni, amici potenti, e un "saper navigare" fra permessi, palazzi e personaggi di riferimento. Stefano Cao vive in Lussemburgo, noto paradiso fiscale.
    Al suo attivo, la Exploenergy ha già due concessioni, "Reno Centese" di 660 chilometri quadrati, e "Lograto", fra Crema e Brescia di 290 chilometri quadrati. Notare nella mappa in basso il comune di Soncino: la concessione Lograto pare che cade molto vicino (se non dentro!) al parco regionale Oglio Nord. Ma che vuoi che sia un parco regionale di fronte alla Exploenergy ?
    Ma chi è poi la Exploenergy? Come riporta la Gazzetta di Modena, la Exploenergy è una ditta dal capitale dichiarato di 120,000 euro. E' stata fondata all’inizio del 2012 ed in poche settimane, aveva già pronte queste due istanze - Reno Centese e Lograto. Sul loro sito dicono di volerne anche di più. E cosi questi tre signori, invece che andare in pensione e magari riflettere su ciò che lasciano a questo pianeta dopo 30 anni a testa di buchi, buchi, e buchi, decidono di fondare questa Exploenergy e di andare a caccia di permessi petroliferi. Ma giocare a dama no?
    Domande: ma come hanno fatto a fare tutto così subito? E se mi svegliassi io la mattina e con un gruppo di amici mettessimo assieme 120,000 euro e andassimo a cerca di permessi avremmo anche noi la vita così facile? Mistero. Ad ogni modo, l'ultimo dei permessi che la Exploenergy sta cercando di accaparrarsi è per metano e si chiama Castiglione di Cervia, di 300 chilometri quadrati, che insiste sui comuni di Ravenna, Cervia, Cesena, Forlì, Cesenatico, Bertinoro, nonchè su buona parte del Parco Regionale del Delta del Po. E questo è un sito di importanza comunitaria (SIC), Zona di Protezione Speciale (ZPS) e dentro ci sono dentro le pinete, quelle di Dante. Una follia trivellarla.
    Il M5S allora con il suo capogruppo alla regione Defranceschi presenta una risoluzione per chiedere alla regione Emilia Romagna di non approvare questa concessione. E qui invece l'interrogazione del consigliere comunale di Ravenna, Francesca Santarella sullo stesso tema. Sembra così logico opporsi, no? Quella è zona protetta, è zona sismica, è zona di mare, è zona di turismo. Ravenna è già soggetta alla subsidenza. Lo dice anche l'ENI che i loro pozzi causano la subsidenza. E assieme alla subsidenza i problemi di indietreggiamento e dell'erosione delle coste e dell'avanzamento delle acque saline che uccidono peschi e pinete. Si sa che è tutto per colpa delle trivelle e delle estrazioni, si sa.
    Ma c'è un colpo di scena (vedi fuori testo in calce, estratto dal verbale della seduta alla regione del 18//06/13). I 21 del PD sotto elemcati - coerenti eh? - hanno scelto di non opporsi a quest'altro pozzo. Sel, Fds, Idv e Lega hanno votato a favore dell'opposizione alla concessione, mentre quelli del PDL, moderni Ponzi Pilati, si astengono. A loro infatti non tange. Perchè il PD ha detto no? Hanno paura? Dovevano fare un dispetto a quelli del M5S? Come pensano di salvare il turismo della riviera romagnola dai pozzi di gas?
    Che dire ? Io penso che, se fosse vivo, ai petrolieri e ai politici ignavi Dante darebbe una cerchia tutta per loro.

La risoluzione proposta dal dal consigliere Defranceschi del M5S
il 18 Giugno 2013

    "Risoluzione proposta dal consigliere Defranceschi per impegnare la Giunta ad esprimere parere negativo presso il Ministero competente circa il Permesso di Ricerca in Terraferma denominato "Castiglione di Cervia" in considerazione del fatto che, all'interno dell'area interessata dalle ricerche, vi è interamente compreso il Parco Regionale del Delta del Po".
    Aventi diritto al voto 50. Presenti: 32. Assenti 18. Favorevoli: 8. Contrari: 21. Astenuti: 3.
    Gli 8 "FAVOREVOLI": Liana BARBATI, Manes BERNARDINI, Roberto CORRADI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Sandro MANDINI, Gabriella MEO, Gian Guido NALDI.
    I 21 "CONTRARI": Tiziano ALESSANDRINI, Marco BARBIERI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Vladimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Giuseppe PARUOLO, Roberto PIVA, Luciana SERRI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
    I 3 "ASTENUTI": Enrico AIMI, Luca BARTOLINI, Andrea POLLASTRI.
    I 18 "ASSENTI": Gianguido BAZZONI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano CAVALLI, Palma COSTI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Fabio FILIPPI, Franco GRILLINI, Giampaolo LAVAGETTO, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Mauro MANFREDINI, Silvia NOÈ, Matteo RIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Alberto VECCHI.

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Dalla mia Bacheca su FB del 18/07/13

Nel Canale di Sicilia, all'ombra del silenzio radio AIS
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1

     18/07/13 - Il rapporto tra il canale di Sicilia e il tandem petrolifero ENI -Edison nel Canale di Sicilia non è cosa nuova. Data ormai da anni, inframmezzato da procedimenti giudiziari interminabili che non hanno mai fine, tra ricorsi, contro ricorsi, e rinvi alle calende greche, per ripetute infrazione alle norme di sicurezza e di rispetto ambientale, sia nei mezzi navali impiegati e sia nei processi produttivi adottati, non sempre a norma... Eppure la non trasparenza continua ad essere la regola delle due società che si accingono ad attivare un altro pozzo di estrazione al largo di Pozzallo, nel campo VEGA B, nonostante i numerosi problemi di inquinamento avuti già dalla piattaforma VEGA A.
     Per rendersene conto basta un'occhiata alle mappe di Marine Traffic Com della zona marina dove il campo Vega è installato... Cercherete invano un segnale AIS di posizionamento lanciato dai mezzi navali utilizzati alle operazioni estrattive, sia dalle piattaforme stabilmente ancorate sui fondali sia dai numerosi natanti di servizio, dai rimorchiatori che fanno la spola con la terraferma per i rifornimenti, alla nave Leonis addetta allo stivaggio degli idrocarburi estratti, debitamente ancora a una certa distanza dai pozzi di estrazione.
     Si tratta di un silenzio radio che, sebbene non prescritto dai regolamenti, sarebbe quanto meno consigliabile considerato il notevole traffico navale in transito nell'area. Ma l'oscuramento radio è evidentemente preferibile per non dare tanto nell'occhio... Tanto c'è un'ordinanza che prescrive a tutte le navi in transito di girare alla larga... e in caso di collisione la colpa non sarebbe certo delle società petrolifere, e così pure i danni ambientali che potrebbero derivarne.... Evviva !!!
     E tra poco di fronte alla costa di Licata altre trivelle Eni-Edison entreranno in azione sul nuovo pozzo esplorativo "Vela 1" nell'ambito del permesso di ricerca "G.R14.AG", e certamente anch'esse se ne staranno quiete a perforare, protette dall'ombra del loro silenzio radio... Cosa vogliamo di più ?
     Per i nuovi progetti Eni nel Canale di Sicilia, e non solo, leggetevi quest'articolo di Cristiana De Lia, responsabile Campagna Mare di Greenpeace, pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" di oggi, che riporto qui a seguire.

  I disastri di Eni. Questo è solo l’inizio
di Cristiana De Lia (*)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/18/disastri-di-eni-questo-e-solo-linizio/659514/


    18 luglio 2013 - Pochi giorni fa, a Londra, sei ragazze hanno scalato il grattacielo più alto d’Europa per accendere i riflettori su Shell e ricordare a tutti quanto sia pericolosa per l’Artico. Un’impresa eroica che ha fatto il giro del mondo portando allo scoperto gli assurdi piani dell’azienda anglo-olandese in cerca di petrolio a latitudini estreme. A ricordarci la pericolosità dell’italiana Eni, invece, non è stata un’impresa memorabile, ma gli incidenti che nell’ultimo mese hanno coinvolto Gela, Taranto e il Congo.
    La lista nera di Eni si apre lo scorso 4 giugno quando Gela finisce sui giornali con la notizia di una macchia di petrolio che dilaga nel mare siciliano a causa del mal funzionamento di una valvola di sicurezza. In seguito, un operaio denuncerà l’assenza di manutenzione e l’impianto sarà posto sotto sequestro per un’inchiesta per disastro colposo e danneggiamento aggravato. L’incidente, però, non scoraggia la compagnia che, proprio sullo Stretto di Sicilia, continua ad avanzare pretese. Estrarre petrolio in quest’area costituisce una seria minaccia per l’ambiente, la salute umana e per le attività economiche che dipendono dal mare, come la pesca e il turismo. Ma il cane a sei zampe non sembra preoccuparsene.
    Ed ecco che puntuale arriva il secondo incidente. È il 2 luglio, la piattaforma della Saipem, controllata dell’Eni, affonda al largo delle coste del Congo. L’incapacità della Saipem di gestire una trivellazione a 40 metri di profondità in Congo certo non ci dà alcuna garanzia sulle trivellazioni nel Mediterraneo, dove i metri sono ben 700. Eni però continua a presentare richieste di trivellazione nei nostri mari.
    Negli Studi di Impatto Ambientale presentati dall’azienda per farsi autorizzare nuovi pozzi esplorativi nel canale di Sicilia l’eventualità di ulteriori possibili incidenti risulta essere minimizzata, se non addirittura ignorata. Nonostante le gravi carenze e i ripetuti disastri, la Commissione di valutazione di impatto ambientale (VIA) ha già autorizzato progetti di trivellazione dei giacimenti Cassiopea e Argo nel Canale di Sicilia, e ora si accinge a valutare la richiesta su Vela 1 nella stessa area.
    Che di Eni non possiamo fidarci non siamo solo noi a dirlo. La sua reputazione era già stata messa a dura prova lo scorso settembre quando, a seguito dell’incidente della piattaforma Scarabeo 8, le autorità norvegesi avevano chiesto a Saipem di rivedere “la gestione dei processi” e di “applicare misure che garantiscano la conformità con i requisiti relativi a salute, sicurezza e ambiente, alla compagnia in generale.”
    Proprio mentre ci accingevamo a inviare le nostre segnalazioni al ministero dell’Ambiente ecco che una settimana fa ci giunge la notizia di un terzo disastro: lo sversamento di petrolio di una raffineria di Eni a Taranto provocato da un temporale. Come sempre l’azienda chiude la vicenda dichiarando che la situazione è sotto controllo, che non si è trattato di un’emergenza e che non vi sono state ripercussioni sull’ambiente. Il cane a sei zampe continua a millantare procedure e standard di sicurezza elevati ma la lunga serie di sventure dimostrano il contrario.
    Al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando abbiamo chiesto di intervenire per assicurarsi che i progetti di Eni vengano valutati in modo attento e indipendente, soprattutto laddove i rischi per l’ambiente non vengono assolutamente considerati. Inoltre auspichiamo l’avvio di una vera e propria pausa di riflessione sulla “corsa al petrolio” che sta assediando lo Stretto di Sicilia così come buona parte dei mari del nostro Paese.
    Grazie alle richieste di Greenpeace e delle associazioni locali, la Regione Sicilia ha avanzato la prima opposizione formale a un progetto di ricerca sulla costa siciliana, promettendo di organizzare un tavolo tecnico sulle trivelle in mare. Ad oggi però nulla è stato fatto. E mentre la lista nera di Eni si fa sempre più lunga, la domanda è: quanti altri disastri dovranno ancora verificarsi prima che le istituzioni decidano di intervenire?  “Questo è solo l’inizio” avevano scritto sui muri a Gela. A meno che le istituzioni non facciano subito qualcosa, non resta che sfogliare le pagine dei giornali in attesa dell’ennesima notizia di un nuovo disastro.
 
   (*) Cristiana De Lia, responsabile campagna Mare, Greenpeace°

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Ambiente: WWF, bocciare ricerca idrocarburi Canale di Sicilia
da "Agenzia Parlamentare It"
http://www.agenparl.it/...-ambiente-wwf-bocciare-ricerca-idrocarburi-canale-di-sicilia


     (AGENPARL) - Roma, 18 lug - Nell’ambito della campagna 'Sicilia: il petrolio mi sta stretto', il WWF ha chiesto alla commissione tecnica competente del Ministero dell’Ambiente di bocciare i progetti di ricerca di idrocarburi che Eni e Edison hanno presentato nel Canale di Sicilia, attualmente al vaglio della Commissione Valutazione di impatto Ambientale. Questi nuovi progetti si sommano ai due permessi di ricerca già concessi alle stesse compagnie in area contigua e a altri sette titoli minerari tra istanze, permessi e concessioni che pure insistono nel Canale di Sicilia, un’area ricchissima di biodiversità, di turismo, ma anche di vulcani sottomarini tuttora attivi e considerata ad alto rischio sismico: tutti elementi che rendono i potenziali impatti delle trivelle davvero 'esplosivi', certamente incompatibili con il delicato equilibrio ecologico e geologico della zona. Per questi motivi, al di là dei pareri tecnici, il WWF chiede al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando di esprimersi contro questo velleitario rilancio delle produzioni nazionali di idrocarburi che stanno mettendo a serio rischio i nostri mari.
     Lo rende noto il WWF. Il Canale di Sicilia è un’area estremamente ricca dal punto di vista ambientale – vi nuotano delfini, balenottere, mante mediterranee, aquile di mare, squali, tonni, pesci spada e tartarughe marine - e riveste un’importanza strategica per l’intero Mediterraneo. Per proteggerla il WWF ha lanciato la campagna 'Sicilia, il Petrolio mi sta stretto', uno spazio di attivazione della cittadinanza per scongiurare e discutere la minaccia delle trivellazioni nello Stretto di Sicilia, con una speciale petizione online su wwf.it/ilpetroliomistastretto  - da oggi promossa anche dalla piattaforma globale change.org - che per tutta l’estate raccoglierà firme per chiedere di fermare le trivelle e per l’istituzione di un’area protetta a Pantelleria, isola vulcanica vero gioiello del Mediterraneo, nonché unica isola non ancora tutelata nello Stretto di Sicilia. Da anni Pantelleria è in attesa di divenire un’area protetta, rientrando tra le zone di particolare pregio ambientale e culturale e oggi è più che mai minacciata da nuovi progetti di piattaforme petrolifere off shore.
     La petizione WWF, che ha già raccolto migliaia di firme ha suscitato l’interesse dei panteschi e del sindaco di Pantelleria che nei giorni scorsi ha presentato una richiesta di incontro al ministro dello Sviluppo Economico e al ministro dell’Ambiente per affrontare il tema. Ai panteschi e al sindaco di Pantelleria va il plauso del WWF. Per questo l’Associazione chiede a sempre più cittadini italiani di firmare la petizione online per esortare ancora di più all’azione il sindaco di Pantelleria e i suoi cittadini, che devono poter contare sull’appoggio di tantissime voci che dicono no al petrolio nel nostro mare. A supporto della campagna da oggi è online il primo di una serie di video sul rapporto uomo-biodiversità nel Canale di Sicilia (guardalo su wwf.it/ilpetroliomistastretto). Questo video è la seconda puntata del Manuale di Active Citizen Mediterraneo, la piattaforma online che invita a un nuovo modo di essere cittadini, informare e generare azioni a tutela del Mediterraneo di Qualità, su cui tutti sono invitati a postare i propri video e commenti.
     “Dove tutte le navi passano, dove tutti i pescatori pescano, nel cuore più prezioso del Canale di Sicilia, lo Stato Italiano vorrebbe trasformare il tragitto, da libero qual è, ad una corsa ad ostacoli sotto il segno del petrolio – ha detto Marco Costantini, responsabile mare del WWF Italia, riprendendo il testo della petizione online - Il WWF vuole fermarlo creando una nuova area protetta a Pantelleria, un obiettivo che possiamo raggiungere solo con l’aiuto dei cittadini di Pantelleria e dei tantissimi cittadini italiani e europei che firmeranno la nostra richiesta”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

La richiesta del WWF è chiara e documentata... E ripresa come è stata dall'Agenzia di Stampa Parlamentare per l'informazione politica ed economica, c'è da augurarsi che gli onorevoli di Camera e Senato ne abbiano preso debita visione... Personalmente ho i miei dubbi... ma la speranza è e deve essere sempre l'ultima a morire... E se l'agenzia di stampa parlamentare non dovesse bastare, c'è anche l'Ansa che, sulla stessa richiesta del WWF alla commissione tecnica del Ministero dell'Ambiente, ha diramato un lungo e completo comunicato. La speranza, sempre ultima, è che gli onorevoli competenti in carica sappiano e vogliano leggerselo, e trovino il tempo di farlo... E chissà che la bella immagine di piattaforma, di cui l'ANSA ha corredato questo suo comunicato (qui a lato...), non renda la lettura più attraente come avviene solitamente, e non solo per i bambini...
L'url: http://www.ansa.it/web/.../energietradizionali/2013/07/18/Trivelle-Wwf-Orlando-dica-in-Canale-Sicilia_9038959.html
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Post di Roberto Frigerio
Ma quali e quanti sono gli onorevoli veramente interessati a fare qualcosa di buono per l'ambiente e non solo per se stessi?
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Pantelleria di Laura Aniello su "La Stampa"
di Guido Picchetti (da un articolo condiviso su FB)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200959217837015


     18/07/13 - Un bell'articolo su Pantelleria che, secondo la mia modesta opinione, merita un suo posto tra i ricordi grazie alla bravura di Laura Aniello che ne è l'autrice, la quale ha saputo fare un ritratto di quest'isola semplice ed efficace, che bene ne rende i caratteri tipici fondamentali a chi non la conosce...

  Pantelleria, il vento tra viti e dammusi
di Laura Aniello
http://www.lastampa.it/...-il-vento-tra-viti-e-dammusi-oovKFGfzPIdAX5qntSjVeI/pagina.htm 

L’isola colonizzata dai fenici e conquistata dagli arabi è aspra e dolce insieme. È terra di capperi e zibibbo.
   
18/07/2013 - Ci sono vecchi, in quest’isola, che al mare non ci sono mai andati. L’hanno visto dalla campagna, una campagna battuta dal vento che spira 337 giorni all’anno, con gli ulivi potati fino a radere il suolo, con le piante di capperi striscianti sui muri a secco, con i pochi alberi di agrumi difesi da costruzioni cilindriche di pietra, come tesori preziosi. Bent-al-Ryion, figlia del vento, la chiamavano gli arabi, quest’isola che è una sfida costante per chi c’è nato, il terreno di incontro e di scontro fra l’uomo e la natura. Poca acqua, tanto che la pioggia è raccolta da sempre in cisterne sotterranee.
     Coltivazioni ardue, che si inerpicano sui terrazzamenti, che strappano metro a metro dalle colline a strapiombo sul mare, che danno frutti prodigiosi e dolci, come il re dei vini di qui, il passito. Case tradizionali – si chiamano dammusi - come piccoli affascinanti bunker, costruite un tempo dai contadini spietrando i terreni, e adesso ambite abitazioni per gli attori, gli stilisti, i musicisti, i politici che d’estate si ritirano in questi 83 chilometri quadrati più vicini all’Africa che alla Sicilia.
    Non è un’isola per palati facili, Pantelleria, ma se la ami è per sempre. Non ci sono spiagge, ma solo scogliere, cale e faraglioni, in gran parte scoscesi. Non c’è il mare azzurro-piscina, ma una tavolozza di colori che va dal blu profondo al verde smeraldo. Non c’è lo struscio serale tra negozietti trendy. Il paese principale è stato interamente distrutto da uno dei più massicci bombardamenti americani della seconda guerra mondiale. Certamente il più feroce se proporzionato alla controffensiva. Un assedio durato 35 giorni, 17 tonnellate di bombe, tutto ripreso in un combat film per fini strategici e propagandistici. Di quello che c’era prima, rimane soltanto il castello normanno Barbacane e qualche residuo della kasbah araba, a testimoniare una stagione straordinaria della sua storia.
    Una stagione cominciata tragicamente, a dire la verità, quando nel 700 gli arabi massacrano la popolazione, distruggono l’isola e favoriscono l’inserimento di popolazioni berbere del Nord Africa. Ma che nel 835 volge in un esperimento di convivenza unico nella storia siciliana, con la convivenza pacifica tra musulmani e cristiani, i primi retti da un prefetto, gli altri da un governatore siciliano, entrambi nominati dal re di Sicilia. Un equilibrio prodigioso, interrotto nell’XI secolo, quando nel 1087 le Repubbliche marinare del Mediterraneo si alleano per cacciare i figli di Allah dalle terre benedette dal Signore.
    Ma non è per la bellezza perfetta delle isole Eolie che si viene qui, non è per le spiagge bianche e sottili della vicina Lampedusa, dove si sperimenta adesso l’incontro tra Africa ed Europa. A Pantelleria si viene per sentire un silenzio dimenticato, per immergersi nei profumi antichi della campagna, per perdersi nelle borgate agricole dell’interno che hanno nomi come Mueggen, Rekhale, Bukkuram, Bugeber. Si viene per fare un bagno nel lago di Venere, alimentato da piogge e sorgenti calde, con i fanghi terapeutici e cosmetici. Si viene per esplorare un mare ancora incontaminato. O per osservare il tramonto da Scauri, magari sorseggiando un bicchiere di vino alla Vela, un po’ bar, un po’ ristorante, un po’ ritrovo, un po’ tutto, l’unico posto dell’isola dove puoi quasi mangiare con i piedi nell’acqua. Si viene per vedere sul versante opposto, a Cala Levante, l’incredibile arco dell’elefante, con la roccia che sembra la testa dell’animale poggiata sul mare. Qui Sergio Panno, un tempo musicista dei Dik Dik, gestisce un resort che offre la sistemazione più raffinata nell’isola insieme con il Monastero di Fabrizio Ferri, dove sono passati tra gli altri Madonna e Sting. Soltanto alcuni dei personaggi del mondo della moda e dello spettacolo che qui si sentono fuori da spazio e tempo.
    Ribolle ancora Pantelleria, la Yrnm dei fenici (termine che allude agli uccelli starnazzanti), la Cossyra dei romani, nome variamente interpretato come la piccola, l’isola dei figli, l’isola della terra fertile. Ribolle da quel vulcano da cui è nata e che le ha dato rocce acide e ricche di materiali sodici unici al mondo, tanto da prendere il nome di Pantelleriti. Quel vulcano che ha prodotto Montagna Grande, il picco più alto con i suoi 836 metri e gli altri rilievi come Monte Gibele, Cuddia Mida, Cuddia Attalora, un paradiso per gli escursionisti. Qualcuno ha scritto che è come immersa nel fiato di un gigante che dorme: ci sono le sorgenti di acque calde a Cala Gadir (poco distante ha la sua villa dammuso Giorgio Armani), nelle grotte di Nikà e Sateria, nel porto di Scauri. Ci sono le emissioni gassose di vapore acqueo e anidride carbonica delle Favare, di Fossa del Russo, di Monte Gibele. Ci sono i bagni asciutti nelle località di Kazzen e Benikulà, come saune naturali. E pure la grotta del freddo «pirtusu du nutaru» a Bukkuram. L’ultimo ruggito del vulcano fu l’eruzione che nel 1831 portò all’emersione dell’isola Ferdinandea, 50 chilometri a Nord-Est. Le potenze internazionali corsero per metterci sopra la bandiera, ma lei si inabissò subito dopo, lasciando tutti con un palmo di naso. Giusto per ricordare chi vince, tra l’uomo e la natura.

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A Luca Gioria, Giovanni Angeloni, Roberto Frigerio, Bernd Eger, Andrea Brianza, Gianluca Cecere, Centro Servizi Diving, Roberta Baldassari e Giuseppe Farace piace questo elemento.

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Caso Shalabayeva Ablyazov, lo scandalo del banchiere sulla via del petrolio
di Marina Perotta
http://www.ecoblog.it/...caso-shalabayeva-ablyazov-lo-scandalo-del-banchiere-sulla-via-del-petrolio


Mukhtar Ablyazov è ex ministro per il Peterolio del Kazakistan non è un dissidente ma sopratutto ex ministro e ex banchiere che non se la passa più troppo bene
     17 luglio 2013 - L’intricata vicenda che tiene banco in questi giorni in Italia condita da dimissioni varie e responsabilità sparse, affonda le sue radici nei rapporti internazionali per l’approvvigionamento di energia.
     Colui che noi conosciamo come dissidente, ossia Mukhtar Ablyazov è ricercato nel suo Paese, il Kazakhstan, per truffa nel 2009 (e poi vi spiego perché). Nel 2010 la Russia emette un mandato di arresto inserendolo nella lista dei ricercato internazionali.
     Ablyazov aveva prima trovato rifugio a Londra dove conduceva una vita molto lussuosa. Nel 2012 però perde la protezione del governo britannico dopo una serie di azioni legali dell’Alta Corte Britannica. scappa a Parigi da dove si perdono le tracce. Risulta sia stato a Roma con la moglie Alma Shalabayeva e la figlia Alua di 6 anni fino al 26 maggio di quest’anno. L’Italia ha peraltro ingenti interessi economici con il progetto Kashagan. L’intervento italiano di maggio dunque era volto probabilmente alla cattura di Mukhtar Ablyazov, ma poi si è risolto nello scandalo di questi giorni, e anche molto pasticciato, come ne scrive Fulvio Scaglione vice direttore di Famiglia Cristiana che nota:
     Chi ha esperienza delle Repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale sa che non bisogna esaltarsi con certi dissidenti. Ablyazov è stato un “protetto” di Nazarbaev e poi ministro del Petrolio, cioè il cassiere di un regime che vive e si è arricchito proprio esportando energia. Il problema, però, non è il Kazakhstan (con cui siamo in affari: siamo i quarti investitori dopo Usa, Gran Bretagna e Olanda), ma l’Italia.
     Maurizio Gasparri vice premier dice:

  Non e’ Garibaldi. E’ ricercato da organi investigativi internazionali e si e’ agito su un mandato di cattura dell’Interpol.

     Il dissidente come ancora lo definiamo noi italiani, tanto dissidente non è: Mukhtar Ablyazov in Kazakhstan era un uomo molto potente, già ministro per il Petrolio negli anni ‘90 e pupillo del presidente Nursutan Nazarbayev. La sua storia la ricostruisce egregiamente Pietro Acquistapace su EastJournal in cui ricorda che il kazako è stato un’oligarca accusato proprio dal presidente Nazarbayev di corruzione quando era ministro per il Petrolio. Poi perdonato diventa affarista e mette le mani sulla banca kazaka BTA pur restando in politica dove organizza e fonda su un partito di opposizione. Il presidente Nazarbayev nel 2009 decide di nazionalizzare la BTA per sostenere la crisi economica che si era appena manifestata negli Usa e Ablyazov decide immediatamente di fuggire a Londra accusando l’espropiazione. Per le autorità kazake però la situazione è ben altra trovano nella banca BTA un buco da 6 miliardi di miliardi di dollari.
     Ablyazov però è un uomo ancora molto importante con un carnet di contatti, conoscenze e affari ancora molto pregiato e dunque il rifugio a Londra è assicurato tant’è che nel 2011 gli viene riconosciuto lo status di rifugiato con l’asilo politico. Ma a londra non tutto fila liscio poiché Ablyazov riprende il suo lavoro di affarista investend in proprietà immobiliari. E forse pesta i piedi a qualcuno. Peraltro su di lui ricadono i sospetti di aver organizzato la rivolta degli operai che lavorano ai pozzi di petrolio, di cui il Kazakhstan è ricco, finita poi in tragedia.
     In questa vicenda tutta italiana emerge però una sconvolgente verità: quando sapremo chi ha disposto i blitz a Roma e ha poi ordinato il rimpatrio di Alma Shalabayeva moglie di Ablyazov e della figlia Alua di 6 anni, sapremo anche chi ha davvero il potere in Italia che risponde a interessi sovranazionali.
© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Informazioni interessanti sul caso "kazago" del giorno in questo articolo di Marina Perotta su "EcoBlog". E, guarda caso, sullo sfondo cosa c'è ? Il petrolio e i poteri nascosti nazionali e internazionali ad esso legati... Scommettiamo che finirà tutto in una bolla di sapone, anzi di petrolio nero che tutto coprirà, e che nulla di chiaro e preciso si verrà mai a sapere ?

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Dalla mia Bacheca su FB del 17/07/13

Shale gas: terremoti più violenti dove si usa il fracking
da "Green Style"
http://www.greenstyle.it/shale-gas-terremoti-piu-violenti-dove-si-usa-il-fracking-7425.html


     17/07/13 - Il fracking è da qualche anno uno degli argomenti più delicati quando si parla di biogas: i timori per i potenziali rischi geologici derivanti da questa pratica, ha fatto accantonare la tecnologia dello shale gas a molti governanti, in particolare in Europa. La fatturazione idraulica, infatti, è accusata di essere uno “stimolo” al terremoto, ma non solo: uno studio pubblicato su Science afferma che il fracking può anche rendere una zona più debole e quindi più soggetta a terremoti in futuro.
     I ricercatori della Columbia University, infatti, hanno analizzato dei siti usati per il fracking, apparentemente non legati a terremoti avvenuti nelle “vicinanze”. Tra questi: pozzi di iniezione in Colorado e Texas, che sono stati considerati al di fuori della potenza distruttrice dei terremoti in Giappone (2011) e di Sumatra (2012) e un sito Oklahoma in cui un terremoto di medie dimensioni si è verificato esattamente un giorno dopo il grande terremoto del Cile, nel 2010. Le scoperte degli scienziati sono state pubblicate su Science:

  "Nel 2010 il terremoto cileno ha dato l’avvio a uno sciame sismico che si è spinto fino al confine fra Colorado e New Mexico: in particolare a Trinidad, vicino a pozzi dove le acque reflue erano state utilizzate per estrarre metano dal carbone, attraverso le iniezioni che si usano nel fracking. Lo sciame è stato seguito da un’altra scossa, più di un anno dopo, con una magnitudo 5,3 che ha danneggiato decine di edifici. Una costante serie di terremoti aveva già colpito Trinidad in passato, tra cui uno di magnitudo 4,6 nel 2001, sisma che l’US Geological Survey ha indagato per collegamenti a iniezione delle acque di scarico".

     I piccoli terremoti possono portare all’unione delle scosse e quindi alla formazione di uno sciame sismico: le zone sottoposte a fatturazione idraulica sembrano essere più vulnerabili in questo senso:

  "Il nuovo studio ha anche riscontrato che il devastante terremoto di magnitudo 9.0 in Giappone, avvenuto l’11 marzo 2011, ha innescato uno sciame di terremoti nel Texas occidentale, in particolare nella città di Snyder. La città, infatti, è stata sede di fatturazione idraulica per anni, al fine di per estrarre petrolio dai vicini campi Cogdell. Già nel 1989 il Bollettino della sismologico Society of America parlava di queste pratiche come causa dei terremoti. Circa sei mesi dopo il terremoto in Giappone, un altro terremoto di magnitudo 4.5 ha colpito Snyder".

     Nella comunità scientifica, il pensiero che un terremoto ne possa causare altri altrove, è stata per anni un idea molto dibattuto. Ma il legame con le pratiche di fracking, secondo i ricercatori della Columbia, esiste in maniera evidente: ora che lo studio lo ha dimostrato, suggeriscono, il vero nodo darà capire quanto e come queste pratiche possano influenzare l’andamento delle scosse sismiche.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Dunque il "fracking" - la tecnica cioè di far sprigionare il gas dalle trivellazioni praticate nel sottosuolo mediante iniezioni a pressione di misteriose miscele "idrauliche" capaci di frantumare la roccia - non solo in caso di terremoti "naturali" può favorire scosse sismiche di debole intensità in prossimità delle aree perforate. e a seguire l'eventuale insorgenza del cosiddetto "sciame sismico", ma ora, secondo uno studio pubblicato da Science, si afferma che il fracking può rendere una zona più debole e più sensibile a terremoti di forte intensità che si manifestino anche a notevole distanza dalle zone direttamente interessate dal "fracking". E a supporto di tali legami lo studio di Science riporta una serie di casi specifici, tra cui quello del terremoto di mag. 9.0 in Giappone del 2011, che innescò uno sciame sismico nel Texas occidentale, in prossimità della cittadina di Snyder, per anni sede di fatturazione idraulica. Una cittadina la quale, circa sei mesi dopo quel forte terremoto in Giappone, fu essa stessa colpita da un altro terremoto di magnitudo 4.5.
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Post di Betta Sala condiviso a margine:

  Bassa reggiana, oltre 4000 le firme raccolte dai No Triv
da "Reggio On Line"
http://www.reggionline.com/...-oltre-4000-le-firme-raccolte-dai-no-triv_37868#.UebiDdJvyTJ

I risultati di due mesi di impegno verranno presentati domani al consiglio regionale dell'Emilia Romagna
   
17 luglio 2013, CORREGGIO (Reggio Emilia) – Oltre 4000 firme di cittadini contrari a estrazioni di idrocarburi e progetti di stoccaggio nel sottosuolo: con questo importante risultato, raccolto in soli due mesi, i rappresentanti dell’associazione Ambiente e Salute di Correggio e San Martino in Rio, che aderisce al coordinamento nazionale No Triv, si presenterà domani al consiglio regionale dell’Emilia Romagna. Le firme verranno consegnate proprio "a sostegno delle osservazioni presentate già a marzo alla Regione – fanno sapere dall’associazione – contro il permesso di ricerca depositato dalla società petrolifera Po Valley”. Nei giorni scorsi, poi, alcuni cittadini hanno depositato un’altra petizione, questa volta per chiedere che sia tutto il sottosuolo regionale a essere tutelato: la protesta, dunque, si estende dalla Bassa reggiana per arrivare a tutta l’Emilia Romagna.

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A Roberto Frigerio, Active Citizen, Ivana Artioli, Giusi Orefice e al sottoscritto piace questo elemento.
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Terremoti in Italia causati dalle estrazioni petrolifere? Il parere dei sismologi
di Marina Perotta
http://www.ecoblog.it/...in-italia-causati-dalle-estrazioni-petrolifere-il-parere-dei-sismologi


     16 luglio 2013 - Daniela Patrucco ha intervistato per Scienza in Rete Aldo Zollo docente di Sismologia all’Università Federico II di Napoli e autore dello studio sulla sismicità indotta negli impianti geotermici. In pratica lo scienziato spiega come anche attività umane possano provocare terremoti, spesso percepiti solo da strumenti molto sofisticati. Causano terremoti la costruzione di dighe, la geotermia, l’estrazione di idrocarburi e lo stoccaggio di anidride carbonica.
     In Olanda, ad esempio lo sciame sismico che si verifica nella regione Nord est del Paese è causato dalle estrazioni di gas e per questo la NAM rimbordai i danni alle abitazioni ai cittadini. In Italia dubbi in merito allo sciame sismico causato dalle attività estrattive in Pianura Padana sono sorti dopo il terremoto de l’Aquila del 2009. Ma in Italia sembra ci sia timore rispetto ai terremoti indotti e nell’affrontare con studi la questione.
     Infatti, come spiega Mario Mucciarelli docente del Dipartimento di Strutture, Geotecnica e Geologia Applicata dell’Università della Basilicata:

  "Uno degli aspetti problematici emersi dalla ricerca è la carenza in questo ambito di studi e ricerche italiane".

    E infatti ciò che manca è proprio uno studio completo che verifichi i casi di sismicità di volta in volta e di zona in zona. In proposito Zollo dice a Daniela Patrucco:

  "In Italia esistono zone di giacimenti che sono fuori dalla catena appenninica, ad esempio la pianura padana, e poi esistono un gran numero di pozzi e giacimenti situati a ridosso della catena. L’ambiente tettonico dell’Appennino è un ambiente geologico adatto alla formazione di giacimenti di idrocarburi. La correlazione spaziale tra alcune zone dove si estrae il petrolio in Italia e le zone sismiche adiacenti è pertanto ovvia. Altrettanto ovviamente non possiamo dire, basandoci solo sulla prossimità tra siti di estrazione e zone sismiche, che l’estrazione di petrolio in Italia sia la causa dei terremoti. Molto banalmente si potrebbe ricordare che l’Italia è un Paese dalla storia sismica millenaria, mentre l’attività industriale petrolifera risale a poco più di 50-60 anni fa. Quindi la correlazione tra l’attività di estrazione petrolifera e la sismicità va verificata caso per caso considerando anche la corrispondenza temporale con le attività industriali in corso, non solo quella spaziale, e utilizzando strumenti di osservazione e dati ad alta precisione. Questo vale anche per il caso della sequenza di terremoti accaduti in Emilia nel Maggio 2012 che alcuni vorrebbero essere correlati all’attività estrattiva dell’ENI nell’area."

   Ma ovviamente a tutto ciò c’è da aggiungere il capitolo costi/benefici, tant’è che Patrucco chiede:

  "A quando l’ingresso dell’Italia tra i “paesi avanzati” nella ricerca, controllo e prevenzione della sismicità indotta? I costi? Se le imprese non si accollano il costo della prevenzione e del monitoraggio, sarà la collettività a doversi far carico delle eventuali conseguenze. La sismicità indotta è un fatto assodato. Le sue conseguenze non sono sempre accertate ma non sono escluse".

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Un interrogativo di troppo... Le cause dei terremoti certamente possono essere tante e diverse da caso a caso. Ma che un terremoto "naturale", profondo o superficiale che sia, possa a sua volta provocare sussulti sismici in territori stressati da perforazioni e pozzi nel sottosuolo, e che . questo sia un fatto altrettanto "naturale" che più facilmente può verificarsi in zone sismiche come tante ce ne sono nel nostro Paese, lo capirebbe anche un bambino che costruisce castelli di sabbia in riva la mare... ma non i governanti e i cosiddetti "esperti" legati a lobby del settore petrolifero...
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Post di Filippo Foti
La tua analisi è perfetta e ponderata come sempre! Non c'è dunque bisogno di andare su siti specialistici tanto è esaustivo il tuo esempio e commento...! Meriterebbe un cenno da un amico... "il testimone"...
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Post di Guido Picchetti
Grazie ... ma non esagerare... Lisciare troppo il pelo a un "testimone" lo fa apparire di parte....
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Dalla mia Bacheca su FB del 16/07/13

Sull'Ilva di Taranto. La diossina di Maria Rita D'Orsogna e i bambini "fumatori" de "il Fatto Quotidiano"... di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200948775335959


     16/07/13 - Al fumo delle sigarette di contrabbando che fa morire la gente tarantina abbiamo accennato stamani nel commento al post precedente sull'ecomostro di Sarroch. E già che ci siamo, parliamo ora qui dei fumi e della diossina dell'Ilva che i tarantini li fanno invece "risorgere", come "poveri Lazzari" del 2000... Leggetevi quest'articolo di Maria Rita D'orsogna e schiaritevi le idee in merito. E' un consiglio diretto in particolare ai nostri politicanti di turno, poco informati in materia, ma soprattutto a quel "perito ambulante" di Enrico Bondi, il quale, passato nel giro di pochi giorni dal ruolo di "amministratore delegato"dell'Ilva a quello di "commissario governativo" per l’Ilva, se ne intenderà pure di economia e di risanamento di aziende sull'orlo del fallimento o già fallite, ma certo poco o niente sa di epidemiologia e di danni epigenetici, di malattie croniche e delle cause che possono determinarle... Eppure per Bondi è tutta colpa del fumo delle sigarette e, da grande "esperto" di epidemiologia qual'è, arriva a dichiarare che "è erroneo e fuorviante attribuire gli eccessi di patologie croniche oggi a Taranto a esposizioni occupazionali e ambientali occorse negli ultimi due decenni" !!! Se lo dice lui...

 

ILVA senza vergogna: fumo, diossina e bugie
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/07/ilva-senza-vergogna-fumo-diossina-e.html

There is no known "safe dose" or "threshold" below which dioxin will not cause cancer. (Non esiste un limite sicuro o di soglia sotto il quale la diossina non causerà il cancro).
D. Mackie and colleagues, Princeton University, Princeton Environmental Institute, 2003
E cioè la concentrazione giusta di diossina in atmosfera è zero.

    Dedicato ai "consulenti" ILVA, Paolo Boffetta,
 Carlo La Vecchia, Marcello Lotti, Angelo Moretti.

    SUNDAY, JULY 14, 2013 - Ma questa gente non si vergogna? O crede che siamo stupidi e che non leggiamo, non ci informamo non sappiamo ragionare? Esce infatti sulla stampa nazionale un "dossier" - ma dovremmo dire un malloppo di balle - a firma di Paolo Boffetta, Carlo La Vecchia, Marcello Lotti e Angelo Moretti, consulenti ILVA che dicono, in barba alle conclusioni dell’Arpa, della magistratura e del Ministero della Salute che non è l'ILVA a fare ammalare la gente a Taranto. No, non sono i fumi tossici, non è la diossina, non è tutto lo schifo che pompano in atmosfera. No... è il fumo di sigaretta!!
    Ora, certo, il fumo fa venire il cancro, si sa - la nicotina è un agente genotossico - e i legami fra il fumo di sigaretta e il tumore ai polmoni sono ben noti e documentati. Come pure i danni nocivi del fumo di seconda mano ai bambini e alle donne incinte. Quindi, è bene non fumare, è ovvio. Ma che l'ILVA spari queste assurdità. che tutta la devastazione ambientale di Taranto è dovuta al fumo di sigaretta è veramente frutto di menti malate e totalmente offensivo al senso comune e all'intelligenza umana.
    A Taranto le pecore sono piene di diossina, a Taranto la gente non riesce a fare figli, a Taranto i tumori infantili sono alle stelle, a Taranto cozze e latte materno sono inquinate, a Taranto il cielo èperennemente di un colore innaturale. E' tutta colpa delle sigarette? E di grazia, cosa fumano questi Tarantini che solo a loro gli capitano tutte queste sventure? Cari Boffetta, La Vecchia, Lotti, Moretti. Caro Riva e familiari arricchiti sulla pelle degli altri. La causa di tutta quella morte e distruzione a Taranto siete voi, voi dell'ILVA. Capite?
    Ecco qui - si sa già tutto da anni e anni: infertilità, cancro, mutazioni genetiche, si sa tutto. Non c'è bisogno di fare nessun esperimento ulteriore a Taranto. A queste balle che venite a propagandare non ci crede nessuno e tutto ciò rende ancora più lampante la prova che a voi di Taranto non ve ne importa niente. Si sa che la diossina è un cancerogeno provato, di livello massimo - uno. Si sa che causa danni al sistema immunitario, al sistema ormonale, danni alla nascita, inabilità di portare le gravidanze a termine, abbassamento della fertilità, conto dello sperma ridotto, diabete, endometriosi, problemi di apprendimento, soppressione del sistema immunitario, problemi ai polmoni, problemi alla pelle, bassi livelli di testosterone, e chi più ne ha più ne metta.
    E i politici? Ma come fanno, proprio moralmente, ad accettare queste balle? Perchè non denunciano questa presa in giro colossale dell'ILVA? Non lo capisco. Non lo capisco proprio. In realtà non capisco la politica italiana fatta di gente che vive sulla luna, così chiusa in quei palazzi stantii, a trovare escamotage per questo o quell'altro imbroglio, così lontani dalla gente, dai suoi problemi, e dal cielo di Taranto.
    Ecco qui, in venti righe - non ci sono possibilità di scampo.

    There is no known "safe dose" or "threshold"
below which dioxin will not cause cancer. Amen.
Dioxin and Furans: The most toxic chemicals known to science.

DOES DIOXIN CAUSE CANCER ?
Yes. The EPA report >confirmed that dioxin is a cancer hazard to people. In 1997, the International Agency for Research on Cancer (IARC) -- part of the World Health Organization -- published their research into dioxins and furans and announced on February 14, 1997, that the most potent dioxin, 2,3,7,8-TCDD, is a now considered a Group 1 carcinogen, meaning that it's a known human carcinogen. Also, in January 2001, the U.S. National Toxicology Program upgraded 2,3,7,8-TCDD from "Reasonably Anticipated to be a Human Carcinogen" to "Known to be a Human Carcinogen." See their reports on dioxins and  furans from their 11th Report on Carcinogens (find related documents under  2,3,7,8-Tetrachlorodibenzo-p-dioxin (TCDD) and Furan). Finally, a 2003 re-analysis of the cancer risk from dioxin reaffirmed that there is no known "safe dose" or "threshold" below which dioxin will not cause cancer. A July 2002 study shows dioxin to be related to increased incidence of breast cancer.

WHAT OTHER HEALTH PROBLEMS ARE LINKED TO DIOXIN EXPOSURE ?
In addition to cancer, exposure to dioxin can also cause severe reproductive and developmental problems (at levels 100 times lower than those associated with its cancer causing effects). Dioxin is well-known for its ability to damage the immune system and interfere with hormonal systems.
Dioxin exposure has been linked to birth defects, inability to maintain pregnancy, decreased fertility, reduced sperm counts, endometriosis, diabetes, learning disabilities, immune system suppression, lung problems, skin disorders, lowered testosterone levels and much more. For an detailed list of health problems related to dioxin, read the People's Report on Dioxin.

    From the World Health Organization: "Dioxins are highly toxic and can cause reproductive and developmental problems, damage the immune system, interfere with hormones and also cause cancer".

     E in proposito leggetevi anche il servizio di Alessandro Marescotti "Emergenza Ilva. Bondi e i bambini di Taranto che non fumano" pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" di ieri 15 luglio 2013, che pure qui a seguire integralmente riporto. Ne vale la pena...

  Emergenza Ilva. Bondi e i bambini di Taranto che non fumano
di Alessandro Marescotti
http://www.ilfattoquotidiano.it/...-bambini-di-taranto-che-non-fumano-alcuna-sigaretta/656289/

    15 luglio 2013 - Per Enrico Bondi tutta colpa del fumo, dunque. Il commissario straordinario dell’Ilva lancia nello stagno estivo il suo sasso. Difficile tuttavia pensare a “bambini fumatori“, benché alcuni calcoli siano stati fatti a Taranto anche per loro, da cui risultavano esserci incalliti fumatori, loro malgrado.
Ma Bondi non fa una piega: “È erroneo e fuorviante attribuire gli eccessi di patologie croniche oggi a Taranto a esposizioni occupazionali e ambientali occorse negli ultimi due decenni”. E nega ogni responsabilità sanitaria nella delicata e compromessa situazione ambientale di Taranto. Transitato nel giro di pochi giorni dal ruolo di amministratole delegato dell’Ilva di Taranto a commissario governativo per l’Ilva, Enrico Bondi è frutto di quei miracoli all’italiana altrove inimmaginabili. Le dichiarazioni con cui si tenta di demolire la perizia epidemiologica commissionata dalla magistratura sono un evidente tentativo di recuperare mediaticamente (e malamente) tutto ciò che Emilio Riva – attualmente agli arresti assieme ad altri suoi fidi – ha perso di fronte alla magistratura.
    Il professor Benedetto Terracini – uno dei padri dell’epidemiologia italiana – ha dichiarato: “lo studio epidemiologico effettuato per rispondere ai quesiti del GIP è stato condotto con rigore metodologico e le inferenze si basano su dati verificabili. Federacciai ha comprato pagine intere dei principali giornali italiani a difesa dell’Ilva affermando – tra l’altro – che i risultati della perizia epidemiologica sono 'opinabili'. Tuttavia, durante l’incidente probatorio in tribunale, il 30 marzo, i suoi periti si sono ben guardati dal sottostare ad un confronto diretto con i consulenti del GIP sulla attendibilità della stima di morti e malati attribuibili alle emissioni dell’Ilva”. E conclude: “I consulenti del GIP sono stati prudenti nella loro stima del numero di morti e malati attribuibili all’Ilva“. I medici dell’Isde hanno dichiarato alla Camera dei Deputati in Commissione Ambiente che “gli inquinanti emessi dall’Ilva causano, tra gli altri effetti, danno epigenetico, un’alterazione che induce difetti dell’espressione del Dna anche in assenza di modifiche della sequenza dei geni. È stato dimostrato che questo danno è alla base di una vera e propria 'riprogrammazione' fetale patologica, in grado di determinare l’insorgenza di malattie di varia natura in età adulta”.
    Ma vorrei uscire dal terreno degli specialisti per raccontare una storia reale. Dopo aver letto le dichiarazioni del dottor Bondi, ho infatti pensato alla mamma che mi ha scritto una email mentre ero a Bruxelles. E alla sua bambina. Quella bambina oggi vive con un mezzo rene. Dentro di me ho sentito che io ero a Bruxelles per quella bambina. A Bruxelles c’è la Commissione Europea e lì, con i miei amici Fabio Matacchiera e Antonia Battaglia, ho portato il ragionato grido di dolore di chi vuole semplicemente vivere. In tutti i momenti di fatica e di difficoltà mi sono sentito sorretto da una forza innaturale e potente. Quella che ti fa superare ogni fatica, che ti fa sentire vincitore anche quando sul momento sei sconfitto, una sorta di droga spirituale benefica: la forza dell’indignazione. Sono convinto che chiunque abbia una coscienza avrebbe sentito il dovere di andare a Bruxelles – anche a piedi – leggendo ciò che ho letto io su un tablet di notte, con il cuore in gola e piangendo in silenzio. Cominciava così l’email di quella mamma:

"L’interesse che avete e l’amore per Taranto non vi fa che onore e mi fa credere che qualcuno nutre speranze per questa città martoriata da decenni. Pur essendo cittadina di Taranto, credo di conoscere solo la realtà più crudele che questa città può offrire alla vita. Mia figlia vi ringrazierà per la battaglia che state facendo. Nata apparentemente sana, ha sviluppato un tumore renale bilaterale a soli sei mesi. Gli oncologi hanno subito parlato di trasmissione da parte di uno dei due genitori. La bambina è nata con questo problema. E allora dal mio piccolo, come mamma, come educatrice, combatto anch’io questa battaglia, senza armi, con la mia voce, a volte urlando contro la sordità di chi mi sta vicino e non si rende conto che quelli che pagano sono i bambini, le anime innocenti. Spero che anche la vostra voce percorra il giusto verso e giunga a chi sa ascoltare. Maria"

La storia che racconti è la ragione per cui adesso siamo a Bruxelles. Ho letto a Fabio e ad Antonia il tuo messaggio. Insieme ti salutiamo con affetto. Un bacio a tua figlia.

"Alessandro, grazie per i saluti a mia figlia. Avevo dimenticato di dirle che la mia piccola è ormai da un anno che ha subito l’asportazione del tumore. Adesso siamo fuori dai cicli di chemio. Purtroppo un rene le è stato completamente tolto e adesso lei vive con metà dell’altro, e questo le ha creato una lieve insufficienza renale. Le terapie compensatorie le permettono di avere una vita tranquilla posticipando la dialisi. Ho conosciuto dei dottori eccellenti che si sono fatti in quattro per salvare quella porzione di rene, è stato un miracolo chirurgico. La bambina è piena di vita, e vuole vivere e io mi batterò affinché possa vivere nel migliore modo possibile. Perché, come tutti i bambini, se lo merita e ne ha diritto. Maria"

Per delicatezza ho cambiato il nome della giovane mamma. Ora è Maria, e mi piace pensarla come mamma di tanti bambini e bambine che chiedono una città e una vita migliore. Quando leggo le parole di Bondi non posso che avere pietà per chi è al potere e non vede più la vita reale. E penso ai bambini di Taranto che, pur non comprando alcun pacchetto di sigarette, tuttavia subiscono – epidemiologicamente parlando – eccessi significativi per tutte le cause nel primo anno di vita e per alcune condizioni morbose di origine perinatale, ossia tra il concepimento e la nascita del feto, secondo quanto si legge nello studio Sentieri dell’Istituto Superiore della Sanità che così conclude: “Eccessi in entrambi i periodi si osservano nell’analisi di uomini e donne per le condizioni morbose di origine perinatale e per la mortalità per tutte le cause nella classe di età fino a 1 anno”. Nessun caso da solo può incolpare nessuno. Ma troppi casi generano una domanda, e a quella domanda hanno risposto i consulenti della magistratura. A quella bambina di Taranto che vive aggrappata a mezzo rene dedico la speranza della nostra vittoria contro l’arroganza del profitto e l’indifferenza di chi ci governa.

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A Enzo Palazzo, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Active Citizen e Erik Fortini piace questo elemento.
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Nella zona di Sarroch (Cagliari) i bambini presentano alterazioni DNA per la presenza di industrie e poligono militare di Luca Scialò
http://www.tuttogreen.it/...-alterazioni-dna-per-la-presenza-di-industrie-e-poligono-militare/


     15 LUGLIO 2013 Particolarmente scioccante è una ricerca epidemiologica condotta da otto ricercatori e pubblicata su Mutagenesis, rivista dell’Università di Oxford: i bambini di Sarroch (Cagliari) “presentano incrementi significativi di danni e di alterazioni del Dna rispetto al campione di confronto estratto dalle aree di campagna”. Lo studio – sette cartelle fitte di dati e analisi – è stato acquisito dalla Procura di Cagliari (come scrive il quotidiano La Nuova Sardegna) e il fascicolo è sulla scrivania del pm Emanuele Secci, titolare dell’inchiesta giudiziaria sullo stato ambientale dell’area tra Cagliari, Pula e Teulada.
     Ma cosa c’è a Sarroch? Sarroch è un Comune della provincia di Cagliari che ha visto il suo territorio devastato dalla presenza di veri e propri ecomostri: dal litorale su cui sorge l’agglomerato industriale petrolchimico che si è sviluppato a partire dalla raffineria di petrolio della Saras, fino all’entroterra espropriato dal poligono militare di Teulada (nella foto).
    Vedi Sperciale: "Non solo Ilva, gli ecomostri diffusi nel territorio Italiano"
    Lo studio pubblicato su Mutagenesis ha messo a confronto un campione di 75 bambini tra i 6 e i 14 anni che abitano vicino al sito industriale di Sarroch, con 73 loro coetanei che vivono invece nelle zone agricole e rurali dell’isola. Sono state così rilevate le concentrazioni di benzene e di etil-benzene nell’aria, nei giardini della scuola di Sarroch e in un villaggio rurale. In realtà diversi studi avevano già dimostrato che da queste parti ci si ammala di leucemia tre volte tanto rispetto alla norma. E già il documentario Oil di Massimiliano Mazzotta nel 2010 aveva lanciato l’allarme sugli effetti deleteri su salute e ambiente dei prodotti dalla raffineria Saras della famiglia Moratti.
     Ma il dato ancora più inquietante messo in luce dalla ricerca dell’Università di Oxford è che “i bambini residenti in prossimità del polo industriale di Sarroch presentano anche significativi danni e alterazioni del Dna”. Gli studiosi sono arrivati a questa conclusione dopo aver analizzato anche i livelli di alterazioni del Dna in uno studio effettuato su un sottocampione di 62 bambini. Detto in parole povere, l’inquinamento dell’atmosfera prodotto anche dal polo industriale di Sarroch potrebbe essere responsabile di vere e proprie mutazioni genetiche nel Dna dei bambini che lì vicino abitano, studiano e giocano.
     La Saras dei fratelli Moratti, interpellata più volte da Il Fatto quotidiano, ha sempre preferito non rilasciare alcuna dichiarazione in merito. Nel suo silenzio c’è forse la consapevolezza di aver compromesso la vita di molti sardi.
     Forse ti potrebbe interessare anche:
     "Poligono di Quirra: Uranio impoverito, una storia di veleni che (forse) arriva al capolinea"
     "OIL, il film inchiesta di Massimo Mazzotta: Saras e Moratti sotto accusa?"

     Altre risorse: Il link all’abstract della ricerca 
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Ecomostri morattiani... Per quanto riguarda l'lva, l'ultima davvero bella del "perito" Bondi, a proposito dei veri "periti" per tumori e altre malattie polmonari nel tarantino, è che l'alto numero di decessi tra lavoratori dello stabilimento e abitanti del quartiere Tamburi adiacente allo stabilimento, è soprattutto conseguenza del fatto che sia gli uni (i lavoratori) sia gli altri (i "tamburini") hanno fumato e fumano troppo, indotti a ciò dal fatto che le sigarette nella zona, grazie al contrabbando, costano meno che in altre regioni !!! E quindi ? Tumori, cancro, leucemie e altre patologie polmonari, qui diffusi oltre misura, sono colpa... dei contrabbandieri !!!
E i fumi che che fuoriescono dai camini dell'Ilva, sinistramente colorando notte e giorno il cielo di Taranto città e dintorni ? Non sono i fumi dei forni delle acciaierie, ma piuttosto quelli delle tante sigarette fumate dagli operai dello stabilimento nelle loro stressanti ore di lavoro !!!
E veniamo poi a quest'altro ecomostro morattiano, sardo stavolta, di cui ci parla oggi "Tuttogreen". Parliamo di Sarroch, l'agglomerato industriale petrolchimico, sviluppatosi in prossimità di Cagliari, a partire dalla raffineria di petrolio della Saras fino all’entroterra espropriato dal poligono militare di Teulada. Secondo una ricerca epidemiologica condotta da otto ricercatori dell’Università di Oxford e pubblicata su Mutagenesis, i bambini di Sarroch “presentano incrementi significativi di danni e di alterazioni del Dna rispetto al campione di confronto estratto dalle aree di campagna”.
In parole povere, scrive Luca Scialò, "l’inquinamento dell’atmosfera prodotto dal polo industriale di Sarroch potrebbe essere anche responsabile di vere e proprie mutazioni genetiche nel Dna dei bambini che lì vicino abitano, studiano e giocano". Vuoi vedere che anche qui ci sarà qualche "perito" (vivo e vegeto...) che ci verrà a raccontare che a produrre queste alterazioni nel DNA dei bimbi di Sarroch sono state invece le sigarette di contrabbando fumate dalle loro mamme durante la gravidanza ?
Ringrazio Amalia Assunta di Florio per la condivisione...
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Il morbillo uccide i delfini nel Tirreno. Il mare è malato, colpa dell’uomo
di Carmelo Nicoloso (da una nota condivisa su Fb)
https://www.facebook.com/.../il-morbillo-uccide-i-delfini-nel-tirreno/10151591837367851


     15 luglio 2013 - La chiamano “mortalità anomala” e danno anche la colpa all’inquinamento del mare e alla scarsità di cibo. Gli esperti cercano una giustificazione. C’è l’ecatombe dei delfini da spiegare. Morti, spiaggiati, uccisi. E sarebbe il morbillo la prima causa di morte dei delfini nel Tirreno: sono stati 134 quelli spiaggiati sulle nostre coste in soli 100 giorni, vale a dire oltre 10 volte la mortalità media normalmente registrata negli ultimi 10 anni. Di questi, 101 stenelle striate, 10 tursiopi, 1 balenottera comune, 1 globicefalo, 3 grampi e 18 specie non determinate.
     Oltre all’incidenza del ‘morbillivirus’, “le stenelle, quasi tutte giovani di età inferiore ai 20 anni, sono morte per una serie di concause – spiega Sandro Mazzariol coordinatore Cert – scarsità di cibo, pesca intensiva, inquinamento che riduce le difese immunitarie dei cetacei”. Insomma il mare è malato, e la colpa è dell’uomo.
     La Sicilia è tra le regioni italiane dove si sono verificati gli spiaggiamenti anomali. Da un capo all’altro dell’Isola, sono stati recuperati diversi esemplari. La maggior parte dei ritrovamenti riguarda il Messinese, da Gioiosa Marea a Patti, fino a Milazzo e Tremestieri. Altri delfini sono stati recuperate anche tra gli scogli di Favignana, la spiaggia di Marausa a Marsala, nel Trapanese. Altri delfini sono stati trovati a Guidaloca, vicino a Castellammare del Golfo, sulla spiaggia di Cinisi, fino a Micenci, a Scicli, nel Ragusano.
     Dal ’90 a oggi sono quattro le epidemie che si sono verificate. Quella più drammatica risale al ’92, le altre si sono estese fra Francia e Spagna, lambendo l’Italia. L’attuale epidemia “è dilagata anche a causa del fatto che sono morti tutti i cetacei che avevano contratto il morbillo negli anni passati, senza trasmettere così fattori immunitari agli esemplari più giovani”. Per tentare di salvaguardare la conservazione di queste specie, ulteriormente minacciate da questa epidemia, è stata istituita una rete di monitoraggio istituzionale che interviene nei casi di spiaggiamento insieme alle Capitanerie di Porto.
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Post di Marella Ferrera
...purtroppo........
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Post di Guido Picchetti
E cosa possiamo aspettarci con l'aria che tira ?
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Post di Carmelo Tomasello
Poveri animali ... la vera bestia è l'uomo che sta distruggendo tutto!
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Post di Giuseppa Di Franco
Già nel '91 si verificò una terribile morìa di delfini, almeno un centinaio di spiaggiamenti. Passai l'estate in casa a coordinare gli interventi... Allora si è trattato di un morbillivirus.
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A Cinzia Grisiglione e Marella Ferrera piace questo elemento.
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Il "Testimone" su "Profumo di Mare"
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/487779851297082


     15/07/13 - Una nuova rubrica di "Profumo di Mare" in cui mi si affida la responsabilità di "testimone"... Ma a scegliere le "testimonianze" da ospitare su quel sito web (tra quelle che qui sul mio diario di Fb do con la collaborazione di tanti amici), sarà il "Pierino" responsabile di "Profumo di Mare", al secolo Filippo Foti... Grazie Pierino alias Filippo... e che Dio ce la mandi buona...
     Vedi "Le ragioni del petrolio. Figuracce e confronti" de "Il Testimone" (G.P.) su "Profumo di Mare...


     http://profumodimare.forumfree.it/?t=66478162

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Post di Filippo Foti
Non è discussione da bar. Comunque nei forum gli amici spesso si riuniscono al bar virtuale anche per dire cose importanti. Il testimone è molto bravo!
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A Giovanni Angeloni, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Rosalia Sgammin e Active Citizen piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 15/07/13

Le ragioni del petrolio. Figuracce e confronti
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200942659943078

   15/07/13 - Bello quest'articolo di Giancarlo Mazzuca, direttore de "Il Giorno". E, quindi, anche in questa nuova storia che sta impegnando giornalisti e governanti italiani ai vari livelli, insieme a polizie, corpi diplomatici e servizi segreti nostrani (ma davvero li abbiamo questi servizi "segreti"?), c'entra, tanto per cambiare, il petrolio, se non altro come sistema di potere che tutto può e a tutto può arrivare... Finanche a farci espellere dall'Italia, ad insaputa di tutti, una madre e una bambina che non avrebbero mai dovuto essere espulse, ma piuttosto essere accolte per motivi umanitari, se non per altre ragioni ancora più valide... Ed è questa la prima figuraccia del nostro Paese in tale vicenda.
     Ma, se appena appena perdiamo un po' di tempo ad approfondire i termini della questione e confrontiamo, ad esempio, il nostro Paese con il Kazakistan, di figuracce meschine a nostro sfavore potremo scoprirne ben altre... Tanto per dirne una, abbiamo  due regioni, il Kazakistan e la Basilicata, che, a dire degli esperti, sono entrambe ricchissime di giacimenti di idrocarburi nel loro sottosuolo. Ma il Kazakistan ha avuto ed ha un ruolo di primo piano nell’estrazione del gas del Mar Caspio e su queste rendite di posizione ha fondato la sua crescita economica, chiaramente testimoniata dall'eccezionale sviluppo urbanistico della sua capitale (e non solo...). Totalmente diversa è invece la storia della Basilicata, che ha visto, proprio a causa delle estrazioni di idrocarburi in tante parti del suo territorio, progressivamente regredire le attività tradizionali, fondate prevalentemente su agricoltura e pastorizia, su produzioni di prodotti tipici della zona, su turismo e beni culturali, ricevendone in compenso una quantità crescente di disagi e problemi ambientali con un peggioramento generale della qualità della vita in quasi tutta la regione...
    Ma, se ciò è accaduto e accade ancora, ci sarà pure una ragione... D'altronde per notarlo non ci vuol molto. Sia pure solo on line, fatevi un giro per Astana, capitale dei kazaki. Rimarrete stupefatti !!! Poi pensate alla Basilicata, la regione più povera d'Italia, se non d'Europa, e... fatemi sapere. Potrei sbagliarmi, certo... Ma lì ad Astana, dove sono andati a finire i soldi del petrolio, si vede bene. Come mai qui da noi invece i quibus scompaiono, e alla vista, all'olfatto e alla salute dei cittadini restano solo le conseguenze delle estrazioni, non certo piacevoli, riversamenti, incidenti, inquinamenti, et similia che siano?

  Le ragioni del petrolio
di Giancarlo Mazzuca
http://blog.quotidiano.net/mazzuca/2013/07/14/le-ragioni-del-petrolio/

    14 luglio 2013 - Mai sfidare le grandi sorelle del petrolio. Lo sapeva Enrico Mattei, ma il padre dell’Eni e del “Giorno” preferì, comunque, andare avanti nella sua battaglia e, per combattere il cartello del greggio, ci rimise pure la vita. Probabilmente, si sono ricordati di quelle vicende i solerti funzionari del Ministero degli Interni che, in maggio, hanno spedito in bocca al nemico la moglie dell’esule e dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, assieme a sua figlia, perché ritenevano che il passaporto della donna fosse falso. Eppure, qualche dubbio avrebbero dovuto averlo, considerando che il governo kazako aveva, addirittura, fatto arrivare a Roma un aereo privato per recuperare la preziosa merce.
    Adesso, di fronte alla montante marea delle proteste sollevate dal web, l’Italia cerca di correre ai ripari, con la retromarcia di Letta che reclama il ritorno in Italia della signora e della sua bambina, mentre desta qualche dubbio la posizione del ministro dell’Interno Angelino Alfano, che giura di non avere mai saputo nulla della vicenda, prima degli ultimi sviluppi. Sul fronte internazionale, dopo la storia dei marò in India (tutta ancora da finire... ), ecco, dunque, la nuova figuraccia italiana: quando ci sono di mezzo l’oro nero e il business, ci trasformiamo in agnellini perché, per noi, restano fondamentali gli interessi economici e le battaglie umanitarie passano, facilmente, in secondo piano. Non dimentichiamo, infatti, che proprio l’Eni è uno dei principali partner commerciali del presidente kazako Nursultan Nazarbayev e ha un ruolo di primo piano nell’estrazione del gas del Mar Caspio.
    Nella primavera di due anni fa, ho fatto parte di una delegazione di parlamentari europei dell’Osce - in missione nella capitale del paese, Astana, per verificare la regolarità delle elezioni presidenziali – e ho, quindi, toccato con mano la doppia velocità del Kazakistan: da una parte, una nazione, grazie alle copiose rendite petrolifere, protagonista di una vertiginosa crescita economica; dall’altra, un Paese governato da vent’anni da un regime forte e, politicamente parlando, ancora arcaico.
    Due facce di una realtà molto complessa. Prendiamo, appunto, il caso delle elezioni: assieme ad un deputato (scomparso, purtroppo, l’anno scorso), il marchigiano Massimo Vannucci, avevo visitato un paio di seggi elettorali. Soprattutto in uno, avevamo notato alcune irregolarità: una signora, in particolare, votò diverse schede, in maniera palese, nell’indifferenza generale. Segnalammo l’episodio al presidente del seggio che, quasi per farci un piacere, annullò le schede contestate. Massimo ed io ci chiedemmo: ma quanti altri brogli ci saranno stati? In compenso, la Pravda del Kazakistan pubblicò, all’indomani, una foto di noi due al seggio. Nessuno ci tradusse il testo dal cirillico, ma non ci voleva molto a capire il senso dell’articolo: ecco i parlamentari europei, gendarmi della democrazia, che controllano la regolarità delle elezioni. Se questo è il lato più discutibile del gigantesco Paese asiatico, ho visto anche cose che mi hanno stupito, suscitando la mia ammirazione.
    Astana, che è stata costruita dal nulla come Brasilia, è una città modernissima. Edifici futuristici progettati dalle migliori “archistar” del mondo (compreso il nostro Renzo Piano), avenues che farebbero invidia anche a Parigi, segnali di un paese che è già proiettato verso il domani. C’è pure una piramide nel deserto, nel senso di un Palazzo innalzato proprio come una piramide: il simbolo della potenza del Kazakistan fondata sul petrolio. Per l’appunto.

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27 Giugno 2013 - Question Time in Senato tra M5S e Miniambiente
di Movimento Ambientalista Bat Puglia (dalla condivisione di un video su Fb)
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=411230445657754&set=p.411230445657754&type=1


     14/07/13 - Bellissimo e interessantissimo questo video dell'intervento di Paola Nugnes del M5S inerente le criticità ambientali, idrogelogiche e sismiche prodotte dalle trivellazioni. La risposta del Ministro dell'Ambiente e la controbattuta finale di Paola Nugnes. Da non perderne la visione. (video condiviso da Eduard Natale)

Trivellazioni: Question Time
Ministro dell'Ambiente-Paola Nugnes del M5S del 27/06/13

un video pubblicato in data 29/giu/2013 da Vilma Moronese - (5'31")
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=KiPPfrhsgn0

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire... E da quell'intervento di Paola Nugnes del M5S in "Question Time" del 27 Giugno 2013, con risposta del Ministro dell'Ambiente e replica finale dell'interpellante, pubblicato on line dalla senatrice Vilma Moronese del M5S, sono trascorse ben due settimane, ma tutto resta come prima... Possiamo anzi dire che la situazione è ancora peggiorata, e ciò nonostante le decisioni della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo dei giorni scorsi, la quale, a quanto pare, ha approvato a larga maggioranza l'obbligatorietà della valutazione di impatto ambientale (VIA) per tutte le attività di perforazione del gas scisto negli stati dell'Unione Europea. Ma avete per caso letto o sentito qualcosa su tale nuova disposizione dell'UE ? Tutti sordi e ciechi ... governanti e giornalisti...
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Dalla mia Bacheca su FB del 14/07/13

I grillini panteschi al Presidente della Repubblica contro l'ampliamento della Zona C nel Canale di Sicilia di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     13/07/13 - In questa immagine l'incipit della news 1989 odierna pubblicata sul notiziario "Pantelleria Internet Com" di Sa.Ga, con il testo del ricorso al Presidente della Repubblica inoltrato da Stefano Scaltriti e Salvatore Spata, esponenti del Movimento 5 Stelle di Pantelleria, per chiedere l'annullamento per illegittimità del Decreto del Ministro Sviluppo Economico del 27 dicembre 2012, il quale, affermano i ricorrenti assistiti dall'avv. Fiasconaro, "amplia a dismisura l'area in cui è possibile effettuare trivellazioni nel Canale di Sicilia (zona di mare in cui si trova Pantelleria). Dal che deriva l'aumento delle possibilità che accada un incidente nell'area e, in ogni caso, ne deriva una situazione di disturbo della fauna, della pesca nonché degli assetti geologici”.

     E nella mappa riportata qui a seguire riportata, ricavata direttamente dalle carte del Ministero dello Sviluppo Economico, è chiaramente indicata la zona di ampliamento stabilita dal decreto in questione, denominata "Zona Marina C - Settore Sud", un'area che va in gran parte a sovrapporsi alle acque territoriali maltesi, già da tempo suddivise in vari settori a cura di quel governo, proprio in vista del rilascio di eventuali concessioni... No comment...

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Terremoti e trivellazioni
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     14/07/13 -.Maria Rita D'Orsogna quest'articolo lo ha pubblicato tre giorni fa sul suo blog. Un articolo, come suo solito, precisamente documentato dei riferimenti necessari a convalidare ogni sua affermazione, che vanno considerati con l'attenzione che meritano. Ed è un articolo che non vorrei passasse inosservato, per l'interesse soprattutto che riveste per i nostri governanti, che spesso non hanno piena consapevolezza degli argomenti relativi ai tanti problemi che sono chiamati ad affrontare, e che, il più delle volte, non hanno nè tempo nè voglia di approfondire le varie tematiche. Voglia a parte, mi auguro che il tempo riescano a trovarlo, se non altro per senso di dovere e di responsabilità personale, dimostrando di avere davvero a cuore l'interesse delle comunità che li hanno eletti e sono da essi "governati"..

 

La sismicità indotta da eventi remoti
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/07/la-sismicita-indotta-da-eventi-remoti.html


The fluids are driving the faults to their tipping point. The remote triggering by big earthquakes is an indication the area is critically stressed. (Nicholas J. van der Elst, da Science July 2013)
    THURSDAY, JULY 11, 2013 - L'idea è sempre stata che gli eventi umani che portano ai terremoti siano su scala locale. E cioè che se io trivello in un certo posto, l'eventuale sismicità indotta comparirà nelle sue strette vicinanze. Adesso però arriva questo articolo su Science, a firma di Nicholas J. van der Elst, Heather M. Savage, Katie M. Keranen, Geoffrey A. Abers, pubblicato il 12 Luglio 2013 a dire che non è poi necessariamente così vero. Gli autori infatti affermano che eventi sismici di alta magnitudine possono generare onde sismiche alle lunghe distanze e che queste poi possono scatenarne eventi sismici secondari in zone anche a migliaia di chilometri in distanza, specialmente se già per conto loro interessate da accumuli di pressione, squilibri e instabilità e tensioni. Fra queste, guarda caso, le zone dove si pratica la reiniezione di fluidi. In pratica: la reiniezione di fluidi porta a scompensi nel sottosuolo e a pressioni sulle faglie sotterranee, cosicchè quando arriva l'onda sismica dai terremoti più distanti, è più facile che si scatenino altri terremoti, perchè il terreno è già sotto stress per conto suo.
    Lo dice chiaramente uno degli autori, Nicholas Van Der Elst:
"The fluids are driving the faults to their tipping point. The remote triggering by big earthquakes is an indication the area is critically stressed."
"I fluidi portano le faglie al punto di rottura. Il fatto che i grandi terremoti le attivino da lontano, è un indicatore che la zona è sotto stress critico."
    Ora per tutti i ben pensanti, questo non lo dico io, lo dice Science, che è una delle riviste più prestigiose del mondo. Gli autori portano il caso del terremoto del Cile del 27 Febbraio 2010 di intensità 8.8 Richter che causò una serie di terremoti di assestamento in tutta la zona attorno a Conception, e che, secondo gli autori, è stato lo stesso che ha portato allo sciame sismico attorno a Prague, in Oklahoma. Infatti solo 16 ore dopo l'evento del Cile ci fu il primo terremoto a Prague, Oklahoma, di intensità 4.1 Richter. Lo sciame sismico continuò per altri mesi, fino all'evento più grande, di intensità 5.7 Richter, il 6 Novembre 2011.
    Lo stesso terremoto del Cile, secondo gli autori, ha anche scatenato terremoti al confine fra il Colorado ed il New Mexico, anche qui in prossimità di pozzi di reiniezione di materiale di scarto da fracking. Qui il terremoto di intensità maggiore è stato il giorno 22 Agosto 2011, di magnitudine 5.3 Richter. Allo stesso modo indicano che il terremoto al largo delle coste del Giappone di magnitudine 9.0 Richter del giorno 11 Marzo 2011 ha portato allo sciame sismico attorno a Snyder sei mesi dopo, dove già si erano registrate scosse sismiche collegate all' estrazione di petrolio e dove l'intensità massima raggiunta è stata 4.5 Richter.
    In realtà, per strano che possa apparire, non è la prima volta che si parla della possibilità che gli sciami sismici possano essere generati da eventi lontani. Già nel 1992 il terremoto 7.3 Richter a Landers, nel deserto del Mojave di California, ha portato ad eventi sismici di magntiduo 5.6 in Nevada, a 150 miglia di distanza. Nel 2002, si era concluso che un terremoto in Alaska di intensità 7.9 Richter avesse innescato una serie di terremoti presso il parco Yellowstone a 2,000 miglia di distanza, come riportato in questo articolo del 2004 study eseguito da Stephen Husen, geologo svizzero.
    Lo stesso evento dell'Alaska causò tremori anche attorno ad altre faglie californiane fra cui quelle di San Andreas, San Jacinto e Calaveras Faults, secondo un altro studio del 2008 eseguito dal geofisico dell'USGS Joan Gomber. Con molta chiarezza, uno degli autori dell'articolo dice che è da 20 anni che si sa che eventi sismici di grande magnitudine possono scatenarne altri in posti distanti, specie dove le pressioni sotterranee sono elevate. Semplicemente adesso la connessione include i posti dove le pressioni sotterranee sono elevate a causa dell'opera umana e del seppellimento di monnezza tossica ad alta pressione.
    Negli Stati Uniti centrali, ci sono stati 21 terremoti l'anno dal 1960 al 2000. Nel 2011 il numero è salito a 188.

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Dalla mia Bacheca su FB del 13/07/13

L’UE non crede alle garanzie delle lobbies petrolifere su fracking sicuro
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=66461757


I deputati hanno visto attraverso la cortina fumogena dei numerosi eventi per promuovere "fracking sostenibile" a Bruxelles, organizzato dal settore dei combustibili fossili e dai suoi alleati.

     13/07/13 - Com’è noto le "lobbies" sono tutti quei "gruppi di pressione" (o "gruppi d'interesse") che operano in favore di un ulteriore "gruppo" (o associazione di persone), interfacciandosi con la politica. Questa volta in Europa si cambia veramente registro? Ogni tanto una buona notizia: Giovedì 11 luglio c.a. i membri della commissione Ambiente del Parlamento europeo con uno schiacciante 51 a favore e 18 contro, hanno approvato una proposta per imporre una Valutazione di Impatto Ambientale obbligatorio (VIA) per tutte le attività di perforazione del gas scisto nell'Unione europea (UE).
     Questo è in linea con la risoluzione del Parlamento sugli impatti ambientali del gas di scisto, che ha votato nel novembre 2012, invitando la Commissione europea ad includere "progetti tra cui la fratturazione idraulica di cui all'allegato I della direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale".
     Per “Food & Water Europe”, questa è una vittoria importante, in quanto i membri del Parlamento europeo (MEP) hanno mostrato una buona dose di sospetto verso le vuote promesse dell'industria del shale gas o gas di scisto circa la sua capacità di garantire il cosiddetto "fracking sicuro." Imporre una VIA obbligatoria per lo shale gas è l'inizio per adeguare il quadro normativo dell'Unione europea per la brutta realtà degli idrocarburi non convenzionali nell'UE. Questo voto dimostra una volontà tra i deputati per evitare gli impatti negativi di un boom incontrollato di perforazioni come sta succedendo negli Stati Uniti.
     Una valutazione sull’impatto ambientale obbligatoria fornirà alle persone ed alle autorità locali, con i dati di base necessari in aree con foratura, di aumentare il grado di preparazione tra le agenzie ambientali e le autorità locali ed alle comunità locali verrà offerta la possibilità di essere consultati all'inizio del processo. I deputati hanno visto attraverso la cortina fumogena dei numerosi eventi per promuovere "fracking sostenibile" a Bruxelles, organizzato dal settore dei combustibili fossili e dai suoi alleati.
     "Questo voto di imporre una VIA obbligatoria per tutti i gas di scisto di foratura è stato un banco di prova per la determinazione tra i parlamentari per chiedere un adeguato quadro di gestione del rischio per le attività gas di scisto in Europa", ha detto Geert De Cock del Food & Water Europe. "La maggioranza a favore di questa proposta dovrebbe essere una iniezione di fiducia per il Commissario all'Ambiente Potocnick a presentare proposte rigorose per questo settore rischioso."
     La Commissione europea ha in programma di pubblicare le sue proposte per un quadro di gestione del rischio per le attività di idrocarburi non convenzionali per la fine del 2013, che copre la vasta gamma di rischi connessi con la pratica del fracking. Con il voto di giovedì scorso, i deputati hanno chiaramente segnalato alla Commissione che le regole severe in materia di usare prodotti chimici, come la gestione dei rifiuti, troveranno un forte sostegno del Parlamento europeo.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ce la comunica così Filippo Foti: "Ogni tanto una buona notizia: Giovedì 11 luglio c.a. i membri della commissione Ambiente del Parlamento europeo con uno schiacciante 51 a favore e 18 contro, hanno approvato una proposta per imporre una valutazione di impatto ambientale obbligatorio (VIA) per tutte le attività di perforazione del gas scisto nell'Unione europea (UE). Il seguito tra poco su www.profumodimare.forumfree.it". E sui media nazionali ? Il silenzio assordante in materia continua... Mica siamo in Europa...
E ora vedremo a che gioco stanno giocando i nostri governanti in carica... La direttiva europea c'è o ci sarà quanto prima... Sono già passati un paio di giorni, i media non ne parlano, e il problema per l'Italia pare che sia solo il futuro di Berlusconi... Possibile che le direttive europee da rispettare siano solo quelle del pareggio di bilancio e del soccorso a istituti bancari e società finanziarie, mentre per le altre direttive preferiamo pagare fior di multe per "mancata osservanza" delle stesse ? Nessuna meraviglia... Già tante volte è accaduto, e non sarebbe certo una novità. Tanto le multe alla fine si pagano con le tasse dei cittadini, e queste non mancano certo, e ce ne sono sempre di nuove... Ora sta tutto nel famoso art. 35 della "Spending Review". Il governo Letta ne decreterà immediatamente l'abrogazione, o prenderà tempo come al solito ? Il problema è che tempo non c'è e, tra nuove "ricerche" e nuove "coltivazioni" off-shore e on-shore, le multinazionali sono già sul piede di guerra in tante aree del Mediterraneo e sui territori di tanti paesi europei..
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L'audizione romana di Maria Rita D'Orsogna. Mi vergogno di essere italiano...
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/...-romana-di-maria-rita-dorsogna-mi-vergogno-di-essere-italiano/63458184

     13/07/13 - Non avrei mai pensato di dovermi vergognare di essere "italiano"... Eppure, leggendo questo racconto di Maria Rita D'Orsogna sulla cosidetta "audizione" alla quale giovedì scorso "era stata invitata a partecipare" a Roma presso la commissione ambiente del senato, non posso fare a meno di provare un forte senso di vergogna per come si è svolto questo incontro nel senato della repubblica italiana.
     E volutamente, nominando il luogo dell'incontro, non uso lettere maiuscole... anche se so di rischiare una denuncia per vilipendio delle nostre istituzioni. Ma posso assicurarvi che volentieri accetterò una condanna in tal senso qualora dovesse arrivare, perchè non intendo smentire assolutamente quel vilipendio su espresso per simili comportamenti da parte di chi ha il dovere di rappresentarci, e al meglio, per l'incarico che ricopre...
     Ma se le nostre istituzioni sono queste, capaci di tali comportamenti nei confronti di persone "ospiti", direi che è "questo" che va denunciato con forza, nella speranza (forse vana e illusoria, ma ci provo ugualmente...) che ci sia qualcuno in grado, per senso di responsabilità verso l'incarico che riveste o per semplice onestà intellettuale, di deprecare e correggere certi "andazzi" nei palazzi del potere che disonorano il nostro Paese e le nostre Istituzioni, facendo un danno incommensurabile a tutta la comunità che quel "potere" ha eletto, e che dal quel "potere" ha ogni diritto di essere bene rappresentato di fronte al mondo.
     La nostra è una repubblica che, a mio giudizio, da una vicenda come questa esce peggio di una qualunque "repubblica delle banane" del quarto o del quinto mondo... E lascio a voi ulteriori commenti in proposito. Dal canto mio, e anche vostro, sento per l'accaduto di dovermi scusare come italiano con Maria Rita D'Orsogna, cittadina americana oltre che oriunda italiana, una persona che fa all'estero onore all'Italia per il suo lavoro professionale anzitutto, ma anche per il suo impegno civile nella difesa di certi valori universali che non hanno bandiera di parte.
- nella foto: Maria Rita D'Orsogna, Ambasciatore della Natura 2012

 

Roma, 4 Luglio 2013
di Maria Rita d'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/07/roma-4-luglio-2013.html
   

    THURSDAY, JULY 11, 2013 - Ho tergiversato a lungo prima di scrivere questo post. Un po' è perchè volevo la mente chiara, un po' di distacco da tutto il viaggio, il parlare, gli episodi che ho vissuto 'on the road'. Un po' perchè è molto piu' facile parlare di eventi terzi - scoppi, articolo 35 o rinnovabili - piuttosto che di sè stessi. Il 4 Luglio mi hanno invitata assieme al prof. Ortolani, al prof. Civita e alla prof. Colella al Senato per parlare di trivelle offshore. Il primo, per altri impegni non è potuto venire, e così eravamo in tre. Non ho ben capito perchè ci abbiano convocati. Forse per informarsi sul tema? Forse per far vedere che fanno qualcosa? Forse perchè il M5S aveva già organizzato incontri simili e quindi per non essere da meno? Forse perchè abbiamo fatto troppo rumore e non possono più ignorarci? Non lo so.
    Devo purtroppo dire che però già l'organizzazione non è stata delle migliori. Ti arriva di punto in bianco, circa una settimana prima, una email dove ti dicono che sei invitato alle ore 8:30 del mattino in via degli Straderari a Roma, per relazionare sulle trivelle, e che, se sei maschio, devi metterti la cravatta. L'email è firmata "Senato della Repubblica Italiana". Ora, io trovo che sia tutto un po' come dire, irrispettoso. Non ci si pone il problema: ma questi c'hanno da fare, magari concordiamo con loro orari e tempi, diamogli un po di anticipo, chiediamogli se gli va bene. Nada.
    Non c'è neanche scritto niente su eventuali rimborsi, o su chi pensa alla logistica - trasporto, hotel. Niente. C'è scritto solo: "Vieni alle 8:30 del mattino con la cravatta". E quindi, la sottoscritta, stanca, stanca, stanca, per tre giorni è stata lì a ponderare se andare o no, se era utile o no, se volevo o no sacrificare due giorni da dedicare a quella poveretta di mia mamma per andare a Roma. Il giorno 5 ripartivo per gli USA.
    Gli chiedo allora se potevano offrirmi due pernottamenti - quello del 3 (così avrei viaggiato il 3 pomeriggio) e poi quello del 4 (così da ripartire da Fiumicino il 5 mattina) senza tornare in Abruzzo. Risposta del "Senato della Repubblica Italiana": 'No. Solo una notte. Le paghiamo il trasporto ed un pasto'. Gli chiedo allora se erano previsti compensi di qualche natura - considerato che si tratta (per me almeno!) di qualcosa che io considero lavoro. e che, se magari mi davano un compenso a mo' di consulenza, ci avrei pagato la notte extra. Risposta del "Senato della Repubblica Italiana": 'No. Lei viene a titolo volontario e gratuito'. Un invito alle 8:30 del mattino a titolo volontario e gratuito. Che ospitalità! Quasi quasi decido di non andarci.
   Gli telefono. E gli rispiego il mio problema, e cioè che non era umano chiedermi di venire a Roma il 3, e poi ripartire il 4 per l'Abruzzo, e rifarmi il giorno dopo 5 luglio alle 4 del mattino un altro viaggio a Roma. Gli dico anche che se restavo a Roma non era giusto che dovessi pagarmi l'albergo da me. "Lei quindi mi sta dicendo che devo venire a Roma alle 8:30 del mattino a mie spese?". Risposta - vaga - 'E' il protocollo, non è colpa nostra, non ci possiamo fare niente'. E allora gli ho detto che non era il caso che andassi. Non per i cento euro d'hotel, quanto per il principio. Chi credono di essere questi - che ti invitano neanche una settimana prima senza neanche un po' di flessibilità, e poi l'hotel devi pagartelo da te? Poi però, per essere accomodante, mi è venuto in mente di chiedergli se l'incontro con me si poteva fare magari al pomeriggio del 4, così da partire la mattina del 4 e stare a Roma una sola notte invece che due. Questo si poteva fare. E così, dopo tre giorni di tensione - parto non parto - parto.
    Ora per uno che non viaggia, tutto questo può sembrare stupido, ma per me non lo è - sapere se e quando si parte - è difficile, è stancante emotivamente, organizzativamente, per salutare quelli che vuoi salutare, per dare del tempo a mia mamma che non mi ha visto quasi mai mentre che ero in Italia, per organizzare autobus e pernottamenti. Alla fine parto. Arrivo, e fra valigie e dopo un breve saluto a Gianluca Vacca del M5S, mi trovo in parlamento alle 2 precise - l'ora dell'appuntamento.
    Siccome ero tutta di fretta, non avevo pranzato. Il nostro slot era dalle 2 alle 4. Mi accompagna un tipo dentro il palazzo. Mi chiede se sono una "audita". Gli dico sì, e che spero che mi debba audire, audisca. Ridiamo. E' simpatico ed ha l'aria di uno che ne ha viste tante lì dentro. Poi gli dico scherzosamente, beh, qui dentro si trattano bene, eh? E' tutto splendente. Concordiamo che se anche le scuole italiane fossero tenute cosi...
    Vado in bagno. La carta igienica c'è. Arrivo in aula. Vedo solo la Colella e Civita. Gli altri - senatori ed audienti - nessuno. Aspetta 10,15 minuti, aspettane 20, niente. Arrivano quattro persone alle 2:30. Pare che ci fosse un altro evento prima di noi e si era fatto tardi. Ci dicono che, nonostante tutto, il nostro tempo finirà ancora alle 4:00. Quindi mezz'ora di meno del previsto. Ci guardiamo sconsolati, tutto questo viaggio per quattro persone ad ascoltarci e per un ora e mezza, vale a dire venti minuti a testa?
    Qualcuno si scusa e dice che addirittura non aveva mangiato. E lì allora ho cercato di dirgli che era un po' maleducata questa scusa, che pure io non avevo mangiato, ma ero lì puntuale alle 2 e che non era carino tagliarci il tempo per ritardi altrui. C'è un po' di tensione. Mi sento sulla difensiva, come se dovessi proteggermi da qualcosa. Come se davanti avessi un entità che dovrebbe stare dal mio lato, il mio governo, ma di cui non mi fido. Ad ogni modo si inizia. Altre persone sono arrivate dopo, ma per tutta la durata dell'incontro non si è giunti a più di una decina di persone. Ci dicono che Marinello, il presidente, è purtroppo assente. Ma perchè ci hanno convocati in quattro e quattr'otto se il presidente è assente? Mistero.
    Arriva il mio turno, ero l'ultima. Avevo deciso di fare tutto di pancia, e cioè di non farmi schemi di comportamento iniziali, di non farmi intimidire perchè eravamo al senato e perchè questi erano onorevoli o perchè i pavimenti erano di marmo levigato e con i tappeti di lusso sopra. E mentre parlavo ho sentito dentro di me la stessa cosa che ho sentito quando sono andata a Cupello e mi sono alzata davanti a tutti e ho chiesto a Chiodi che ne pensava delle trivelle in mare in Abruzzo.
    E' difficile spiegare cosa sia questa cosa, perchè io sono la persona più timida del mondo. Ma in quel momento ho sentito una sorta di responsabilità, di essere una specie di incarnazione della voce di tutte le persone le cui storie ho sentito in giro per l'Italia negli scorsi mesi, negli scorsi anni, e che una voce non ce l'hanno, e che non verranno invitati mai in parlamento e che nessuno di questi eleganti signori con la cravatta andrà mai a sentire nelle loro città, perchè poco gli importa del popolo vero.
    Io di storie invece ne ho sentite tante, mi sono rattristata, vorrei fare di più, di meglio. Ma poi torno alla mia casa a 400 metri da diritti che nessuno si azzarderà a toccare. Chi vive vicino ai pozzi invece, o chi teme per un pozzo costruendo, la sua storia la vive tutti i santi giorni e non ha il lusso di poter scappare altrove. Ed io non sono nessuno, ma in quel momento ero tutti loro e non potevo essere accondiscendente e parlare di petrolio come se fosse balsamo per bellezza o come se fosse la vita astratta di un altro. Non potevo essere "scienziato" solo, dovevo essere "persona", con sentimenti, rabbia, passioni e tutto ciò che ci rende umani.
    E così gli ho detto senza mezze parole che non era giusto che a Ravenna la gente non può pompare acqua per colpa della subsidenza mentre l'ENI può tirare fuori metano. Gli ho detto che non era giusto che i petrolieri hanno avuto rapporti privilegiati con Clini per trivellare i mari italiani. Gli ho detto che non era giusto che i pescatori non possono pescare vicino ad Ombrina perchè c'è la riserva di pesca ed ora invece la apriamo ai petrolieri. Gli ho detto che non è giusto che la gente si ammala di cancro per colpa delle trivelle e neanche lo sa. Gli ho detto che non è giusto che svendiamo il territorio in cambio mare a Santa Monica dove l'aria è buona e dove so di avere di petrolio poco e schifoso. Gli ho detto che non è giusto che diciamo alla gente di fare turismo e poi gli facciamo le trivelle sotto il naso. Gli ho detto che non è giusto che a Gela o a Sarroch i bambini nascono con il DNA malformato per colpa dell'inquinamento.
    Gli ho detto che non era rispettoso di quei tre morti della piattaforma Paguro che non abbiamo imparato niente dal loro sacrificio se siamo ancora qui a trivellare sottocosta. E alla fine gli ho detto che era il tempo di smettere di fare le chiacchiere e che l'articolo 35 del Decreto Sviluppo Passera va tolto, senza inciuci, senza vie preferenziali per chi è al potere, senza se e senza ma, e che loro lì seduti sono lì pagati per difemdere gli interessi del popolo italiano, e non della MOG o dell'ENI o della Saras. Gli ho detto che avevano la responsabilità di non accettare compromessi e di non piegarsi alle pressioni dei petrolieri e dei lobbisti. E poi ho aggiunto che se abrogano questo articolo 35, vincono tutti, anche politicamente, perchè è questo quello che la gente vuole.
    Non lo so come sono sembrata, perchè è stato tutto fatto da dei dentro, senza prove, senza pesare le parole, quello che mi veniva, dicevo. Non so se sono apparsa maleducata o irruente o cos'altro. Di certo è che, se fossimo stati sei anni fa, sarei stata diversa - più ponderata forse, più accomodante, e meno diretta. Ma io non sono più quella di sei anni fa, che mi piaccia o no, troppe ne ho viste, troppe ne ho fatte e la pazienza ad un certo punto finisce, perchè a questa cosa ho dato la mia vita degli ultimi sei anni, e uno non può restare impassibile come se invece si trattasse di un qualcosa di lontano e vago. Forse lo è per loro lontano e vago, non lo è per me.
    Uno dei presenti - non ne conosco il nome - appena tiro fuori Passera e l'articolo 35, si inalbera un po' e mi dice: 'Lei deve attenersi alle cose di scienza e non aggiungere valutazioni politiche'. "Cosa scusi? No, guardi, io sono un libero cittadino, voi mi avete invitato qui e c'è libertà di parola in questo paese. Dovrei forse non dire niente di tutte queste ingiustizie? O dire che va bene che Morandi abbia rapporti privilegiati con Clini? Perchè Morandi può parlare con Clini ed ha con lui una corrispondenza privata e io - e tutti gli altri - no? Chi è Morandi più di noi? Tutto questo è antidemocratico, è ingiusto, e non va bene.Clini era ministro della repubblica italiana non dei petrolieri". A un certo punto il tipo si alza e se ne va. Boh, Sarà stato amico di Passera o di Morandi.
    Poi arrivano un po' di domande. Quelle che più mi hanno fatto cadere le braccia sono state di Gianpiero Della Zuanna, padovano, PDL. Intanto era uno che 20 minuti prima aveva chiesto cosa fossero i fanghi di perforazione - della serie, se sono questi quelli che devono decidere! E poi tira fuori la storia che, se non trivelliamo noi, è egoistico perchè vuol dire che l'inquinamento lo diamo agli altri e non vogliamo tenerci la nostra parte! Ma che gli dici a uno che dice questo - dopo che per 20 minuti hai predicato che di petrolio ne abbiamo poco, e che fa schifo? Li però sono stata carina e, armata di santa pazienza, gli ho detto che in realtà ci sono certi posti dove non ne vale proprio la pena - che uno deve chiedersi cosa sta facendo e che seppure trivellassimo tutto lo stivale non arriveremmo mai a coprire il fabbisogno energetico, e quindi avremmo distrutto la nazione per veramente niente in cambio - a parte l'inquinamento e le speculazioni finanziarie.
    Altra domanda: 'ma se trivelliamo in Italia, vuol dire che abbassiamo il prezzo della benzina, guardi il petrolio del Texas, è per questo che negli USA la benzina costa meno!'. Non ci potevo credere. Questo non aveva mai sentito parlare di OPEC? Di Arabia Saudita? Di Tar Sands? Non sapeva che la benzina in Italia costa tantissimo a causa delle mille tasse e tassine che aggiungono sul carburante - incluse quelle sulla guerra dell'Abissinia del 1930? E lì non ho potuto tacere e gli ho detto che diceva cose false e avrei voluto anche dirgli che stava sprecando il mio tempo. Poi mi dice di non interromperlo. E cosi mi sono stata zitta e lui ha finito il suo fantasmagorico discorso sulla benzina USA che costa meno perchè c'è il petrolio del Texas. Gli rispondono Albina e Massimo. Io ho finito.
    Arrivano quasi le 4. Ci sono i saluti finali. Mi si ringrazia per la "passione". Sono stanca, proprio emotivamente, e non vedo l'ora di scappare dentro la pace del Pantheon, lì vicino, che con tutto il clamore dei turisti per me sarebbe stato cento volte più rilassante di queste sale lussuose. Ho voglia di scappare via. Salutiamo gli altri membri della commissione. Il clima pare sereno, sono tutti carini, anche io. Chissà, se li conoscessi sotto altre circostanze magari potrei anche scoprire delle belle persone. Voglio credergli quando mi dicono che tutti lì dentro sono contro l'articolo 35 e che si daranno da fare al più presto. Gli voglio credere, ma non sento il fuoco dentro di loro. Gli voglio credere veramente, così da tornare alla mia vita normale, che adesso non saprei neanche più riconoscere. Gli voglio credere, ma so che se non continuiamo a pressare non succederà niente - e infatti è passata una settimana e non è successo niente. Mentre che ci scambiamo le ultime strette di mano mi chiedo se tutto questo servirà, non servirà, se mi sono ammazzata per niente. Chi lo sa. Ma almeno sanno che non ce ne andiamo e che l'obiettivo è l'articolo 35. Amen.
    Usciamo. Con Albina e Massimo ci prendiamo un gelato. Poi loro vanno a prendere il treno. Io vado al Pantheon. Confusa fra la folla mi scende qualche lacrima di stanchezza, di stress che nessuno vede. Esco. Il vento è fresco. Cammino senza pensare. E' bella Roma.

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Post di Danilo Amore
Che schifo...
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Post di Maria Ghelia
Veramente vergognoso !!!
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Post di Francescopaolo Bruni
Grazie Maria Rita! Ricordi cosa dicevano i Romani? "Non mettete le perle davanti ai maiali".
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Post di Teresa Anna Coni
Grazie per aver condiviso e per aver raccontato questa esperienza : davvero triste e demoralizzante !
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Post di Patrizia Toniutti
Tieni duro, sei veramente la voce di chi non ce l'ha.
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A Pro Natura Mare Nostrum, Fabrizia Arduini, Michele Pescio, Andrea Rovatti, Albina Colella, Teresa Anna Coni, Maria Ghelia, Giovanni Angeloni, Felice Di Bello, Luca Paolo V, Il Cecio, Isabella Baccalaro, Adriano Mei, Pasquale Cacciacarne, Erik Fortini, Salvatore Gregorio Spata, Citta' Invisibili, Flaminia Ferrazza, Maria Rosa Maccotta, Movimento Ambientalista Bat Puglia e Salvatore Addolorato piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 12/07/13

La Regina Costituzione salverà il Bel Paese?
di Franco Tassi (da una nota condivisa su Fb di Carmelo Nicoloso)
https://www.facebook.com/...C3%A0-il-bel-paese/10151585788942851


Contro lo smantellamento del patrimonio pubblico, interviene il Diritto: perchè il bene della collettività deve prevalere sugli interessi di pochi.
     12 luglio 2013 - Sembra una fiaba o un incubo, e invece è pura realtà. Non ce ne siamo accorti, ma un sisma sotterraneo minaccia il territorio, il paesaggio e la natura d’Italia. Si chiama “privatizzazione” del patrimonio pubblico, che vuol dire frammentare coste, foreste e montagne, svendendole per un piatto di lenticchie. Significa alienare beni storici e archeologici, monumenti della natura e della storia, icone della cultura e dell’identità nazionale. Tutto ciò malgrado fin dall’antica Roma il litorale e le praterie montane fossero chiaramente attribuiti alla proprietà collettiva dal diritto giustinianeo.
     La privatizzazione dell’acqua sembrava scongiurata, ma invece si vendono le sorgenti, e in virtù del famigerato decreto legislativo 85/2010, stranamente ammantato di silenzio, vanno in liquidazione il demanio idrico e marittimo… Sono a rischio le nostre spiagge più belle e le isole della Laguna Veneta, mentre sono stati già venduti classici simboli della capitale, come la Zecca e la Casina Valadier. E qualcuno sapeva che sono in vendita anche il Monte Cristallo e le Tofane di Cortina d’Ampezzo, e persino una porzione della Reggia di Caserta?
     Dalle Alpi al Mezzogiorno, un passo dopo l’altro, quest’Italia già minata da crisi e stordimento sembra dunque non accorgersi che ora rischia di andare in pezzi. Quali interessi muovono quest’accanimento masochistico alla distruzione del Bel Paese? Oggi si potrebbe facilmente dire la corsa al profitto e al potere, valori dominanti che hanno sostituito la lealtà e l’onestà: ma già nel secolo scorso Bernard Shaw aveva lucidamente individuato nell’egoismo e nel narcisismo le principali cause della rovina della nostra società. Eppure… Lentamente, in ritardo ma con decisione, stanno sorgendo ovunque comitati e movimenti in difesa del volto e dell’anima dell’Italia vera. Come quelli che dai No-Tav della Val di Susa, oggi più che mai attivi, hanno ispirato i No-Triv contro le trivellazioni per mare e per terra, e poi i No-Nav contro le gigantesche navi a Venezia, e infine il rifiuto civile del faraonico e costosissimo Ponte sullo Stretto di Messina.
     Ma tutto questo allarme non basterà a far invertire la rotta, se non verrà tradotto in un’azione concreta di alta politica, alla quale sta lavorando un gruppo di esperti condotto da Salvatore Settis, autorevole archeologo e giornalista, e da Paolo Maddalena, già Presidente f.f. della Corte Costituzionale, veri garanti della nostra Costituzione. Si tratta, semplicemente, di attuare i principi degli articoli 41 e 42, che sanciscono in modo indelebile la “funzione sociale” della proprietà. Se tutto il territorio fosse privatizzato, la collettività sarebbe depredata degli spazi e delle risorse primarie, perderebbe la libertà di circolazione e si dissolverebbe uno dei diritti civili fondamentali, il diritto all’ambiente. Chi mai vorrebbe pagare pedaggi per passeggiare nei boschi, o per tuffarsi nel mare, al solo fine di arricchire qualche multinazionale? Quando la gente avrà preso coscienza di questa situazione, l’esproprio forzoso dei beni pubblici avrà i giorni contati, e la Re-pubblica non rischierà più di trasformarsi in Re-privata.
     Nel frattempo, il gruppo degli esperti ha rilanciato una proposta, semplice e non dispendiosa, per inserire nella nostra Magna Charta, considerata la Regina delle Costituzioni, una parola importantissima finora assente: Natura. Integrando l’art.9 che difende il paesaggio con una chiara disposizione: “La Repubblica tutela l’ambiente come diritto fondamentale della persona umana e come patrimonio naturale e culturale dell’umanità”.
     Franco Tassi (CENTRO PARCHI INTERNAZIONALE)
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A Vincenzo Rizzi, Antonio Wolf Scaramelli e al sottoscritto piace questo elemento.
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Puglia, bocciate richieste per ricerche in mare. Altra bella notizia !!! Ma...
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su FB)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200922739725085
 

     12/07/13 - Il mio commento a tale notizia ? Vale quanto da me scritto in un precedente post a proposito della lettera inviata dal Sindaco di Pantelleria ai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente, per ribadire il "No" alle trivellazioni nel Canale di Sicilia. Ho scritto brevemente: "Indubbiamente una bella notizia... Speriamo abbia l'ascolto che merita... ". Ma trovo in proposito ancor più valida e complementare la nota successiva di Silvio Palazzolo in merito all'esigenza che, per una soluzione definitiva e sicura dei problemi derivanti dalle trivellazioni off-shore, vengano coinvolti prima possibile governi e governanti dei Paesi costieri mediterranei, ovunque bagnino le loro coste, nel Canale di Sicilia, nello Ionio, nell'Adriatico, nel Mar Egeo, o ... etc. etc. Acque del Mare Nostrum che, da oriente a occidente, sono pur sempre tutte acque mediterranee. Non c'è nessuna barriera protettiva nazionale a dividere quelle di un paese da quelle di un altro... E pertanto le conseguenze di un eventuale incidente petrolifero nel Mediterraneo (di qualunque tipo e gravità esso sia), per le caratteristiche tipiche di questo mare (bacino chiuso per eccellenza) saremmo tutti prima o poi a doverle pagarle...
     E questo vale per le concessioni in Adriatico davanti alle coste pugliesi, come per quelle davanti alle coste abruzzesi, o per per quelle che da oltre cinquant'anni sono operative poco al largo delle coste romagnole... Per non parlare poi di quelle che bagnano le coste adriatiche dell'altra sponda, dalle croate alle albanesi e alle greche,e che stanno per essere tutte lottizzate in attesa di assegnatari nazionali e internazionali già sul piede di guerra... Bene quindi lo stop alle ricerche petrolifere davanti alle coste pugliesi... Ma davvero possiamo credere che la salvaguardia delle acque del Mediterraneo, della sua biodiversità e dei suoi ambienti costieri, sarà d'ora in poi così assicurata ? Senza unità di intenti, non si va da nessuna parte... E' proprio il caso di dirlo...

  Petrolio: Puglia, bocciate richieste per ricerche in mare
da "La Repubblica - Bari It"
http://bari.repubblica.it/dettaglio-news/11:48-11:48/4370807


    Bari, 10 lug (Adnkronos) - La giunta regionale della Puglia ha espresso parere contrario nell'ambito dei procedimenti ministeriali di Via che riguardano 11 permessi di ricerca di idrocarburi nel mare prospiciente le coste, presentate da Northern Petroleum Ltd, Petroleum Geo Service e Spectrum Geo Ltd.
    Lo ha annunciato l'assessore all'ambiente, Lorenzo Nicastro. Il Comitato Via regionale aveva già dato parere negativo, confermandolo anche a fronte delle nuove richieste di un parere provenienti dalla Direzione Generale per la Valutazione Ambientale del Ministero.
   "La Commissione nazionale Via ha evidenziato che le osservazioni riportate nei pareri della Regione Puglia - prosegue Nicastro - afferiscono in buona parte alla successiva eventuale fase di coltivazione degli idrocarburi. In realtà scindere le due fasi appare una maniera per minimizzare i rischi, così come tendono a fare le aziende proponenti nel materiale progettuale trasmesso''.
    ''La prospettiva deve essere ampia e, trattandosi di interventi i cui effetti si perpetuano in archi temporali piuttosto lunghi - aggiunge Nicastro - non si può non considerare quali conseguenze avrebbe, sull'ambiente marino, lo sfruttamento che si ha in mente di autorizzare, tenuto conto che gli interventi riguardano la costa adriatica su vasta scala e a pochi metri dalla costa, in zone ad alto valore turistico''.

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A Giusi Orefice piace questo elemento.
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Continua lo sciame sismico in Emilia vicino Bagno di Romagna
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     12/0//13 - Una mappa aggiornata dell'area in prossimità di Bagno di Romagna in Emilia colpita dalla forte scossa sismica di mag 4,0 alle 6:32 di ieri mattina, e dallo sciame sismico ad essa seguito, con gli epicentri delle varie scosse registrate fino alle 6:05 di stamane dall'EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center).
     Vedi http://www.emsc-csem.org/Earthquake/Map/gmap.php

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Dalla mia Bacheca su FB dell'11/07/13

Forte scossa sismica in prossimità di Bagno di Romagna
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     11/07/13 - Alle 6:30 circa di stamane a San Bagno di Romagna, scossa sismica di mag 3.9, con ipocentro alla profondità di 2 km. La prima scossa è stata seguita nelle due ore succesive da altre cinque scosse di minore intensità, ma con ipocentri a profondità maggiore, compresi tra gli 8 e i 10 km.

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Post di Guido Picchetti

Rivalutata in mag. 4.0 la prima scossa sismica di stamane in Emilia con epicentro in prossimità di Bagno di Romagna. Fino alle 11:20 di stamane alla prima scossa ne sono seguite altre 14, ma tutte di intensità inferiore a mag. 3.0...
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Post di Massimo Casadei
Lo sciame vedo che continua.
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Post di Guido Picchetti
Ma pare che sia tutto l'Appennino che nelle sue profondità si sta muovendo. Poco fa, alle 14:08, c'è stata una scossa di mag.3.2 una quarantina di miglia più a sud, in prossimità di Cagii, un centro abitato una quarantina di chilometri a levante di Città di Castello. Profondità dell'ipocentro molto maggiore, valutata a 80 km di profondità...
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Post di Guido Picchetti
Nelle ultime ore, tra le 11:20 e le 16:45, ancora cinque scosse vicino Bagno di Romagna, quattro delle quali con epicentri molto prossimi ai precedenti, ad eccezione dell'ultima caratterizzata da un epicentro circa 5 miglia più ad est delle altre. Da notare tuttavia che, anzichè diminuire, l'intensità di queste ultime cinque scosse risulta superiore delle precedenti. Tre di esse infatti superano mag 3.0, e due raggiungono mag 3.2.
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Post di Massimo Casadei
infatti non mi piace. E non so fino a che punto siano collegate le faglie emiliane con quelle romagnole....
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A Massimo Casadei piace questo elemento.

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No del sindaco di Pantelleria alle trivellazioni nel Canale di Sicilia
di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     11/07/13 - Indubbiamente una bella notizia... Speriamo abbia l'ascolto che merita... A pubblicarla in data odierna il notiziario giornaliero on line "Pantelleria Internet Com" con la sua news n°11975 (vedi immagine in basso). Per esser letta interamente occorre essere abbonati al notiziario, ma la sostanza non cambia... sempre bella notizia rimane...

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A Laura Spanò, Giusi Orefice e Giovanni Angeloni piace questo elemento.

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Iniziative “NoTriv-Tour” calabro-lucane nel mese di luglio
di Pino La Rocca
http://www.olambientalista.it/iniziative-no-triv-tour/


     10 luglio 2013 - L’Alto Jonio, consapevole che la chiave del proprio futuro è nel turismo, difende a spada tratta il proprio ambiente marino dal “business” del petrolio evitando, almeno per il momento, le sollevazioni popolari e privilegiando ancora una volta l’interlocuzione istituzionale. Su questa linea, ma con percorsi diversi, sono state avviate in questi giorni due iniziative parallele, che hanno lo stesso obiettivo ma che muovono su fronti diversi, col rischio di dare l’ennesimo esempio di frammentarietà territoriale. La prima, che prende il nome di “No Triv Tour”, l’ha avviata il sindaco di Amendolara Ciminelli.
     Essa prenderà il via sabato 27 luglio, in occasione della “3^ Notte Blu”. Si tratta di un evento itinerante, in difesa del mare e dello sviluppo territoriale dal petrolio e coinvolgerà tre regioni, Calabria, Basilicata e Puglia. Per la riuscita dell’iniziativa il Sindaco Antonello Ciminelli fa appello a tutto il territorio: «Partecipare all’iniziativa – scrive il primo cittadino di Amendolara – è dovere istituzionale e civico, per ergere un muro di protesta sociale contro le trivellazioni e contro le multinazionali che pretendono di scippare lo sviluppo all’arco jonico». Dal comune di Amendolara sono già partiti gli inviti al Ministero alla regione Calabria, ai presidenti delle 5 province interessate, ai consiglieri provinciali ed a tutti i sindaci delle decine di città e paesi della fascia jonica, della Calabria, della Basilicata e della Puglia, tutti interessati al rischio-trivellazioni.
     L’altra iniziativa è invece incardinata nel comune di Roseto Capo Spulico ed è sostenuta con forza dai consiglieri regionali Gianluca Gallo e Mario Franchino, il primo come presidente ed il secondo come membro della commissione regionale Ambiente e Trasporti. Grazie a questa cordata, che sull’argomento ha già dato vita ad una riuscita manifestazione popolare a Roseto, una delegazione di sindaci e di rappresentanti politici della zona è stata ricevuta, per la verità senza risultati soddisfacenti, presso il ministero dell’Ambiente. Ma nessuno sembra essere a darsi per vinto e, oltre ad altre iniziative istituzionali allo studio, ce n’è una istituzionalmente più importante, promossa da Gianluca Gallo come presidente: un’indagine conoscitiva da parte della IV Commissione regionale che si occupa di ambiente, urbanistica e tutela del territorio. Sarà avviata giovedì 11 luglio presso il castello federiciano di Roseto Capo Spulico. «Ci sono dubbi e timori legittimi, scrive il presidente Gallo – necessitano quindi approfondimenti e risposte.» (ndr. prevista la presenza del ministro dell’Ambiente Orlando)
   «Abbiamo ritenuto opportuno riunirci a Rosetoha spiegato il presidente Gallo – per favorire un più intenso rapporto ed un più fecondo dialogo con i sindaci e gli amministratori dell’area jonica, che da mesi, insieme ai loro colleghi lucani e pugliesi, si stanno battendo, con determinazione e civiltà, per portare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni una tematica strettamente connessa alla difesa della vocazione territoriale e del suo eco-sistema. E’ necessaria – conclude l’on. Gallo – un’attenta valutazione della questione anche in sede regionale perché le problematiche sollevate dai sindaci e dalle associazioni ambientalistiche appaiono legittime e rendono opportuno un approfondimento della tematica che valga a verificare dubbi e timori e ad offrire risposte, oltre che a consentire una più consapevole adozione dei necessari provvedimenti da parte della Regione».
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Commento del sottoscritto a margine del post
Le proteste della società civile contro certe decisioni del Governo Monti, riconfermate di fatto dal governo delle larghe intese... Verranno ascoltate ?

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Transunion Petroleum decisa a trivellare il Mar Jonio
di Ola (Organizzazione lucana ambientalista)
http://www.olambientalista.it/transunion-petroleum-decisa-a-trivellare-il-mar-jonio/


     8 luglio 2013 - La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) rende noto che, dopo l’annuncio delle presentazioni delle osservazioni da parte del Comune di Rotondella al Ministero dell’Ambiente, la compagnia Transunion Petroleum avrebbe presentato al Ministero dell’Ambiente integrazioni al progetto di ricerca idrocarburi a mare “d 68 F.R.-TU”. Il permesso di ricerca interessa le Regioni Basilicata, Calabria, Puglia; le Province di Cosenza, Crotone, Lecce, Matera, Taranto; i Comuni di Albidona, Alliste, Amendolara, Bernalda, Calopezzati, Cariati, Cassano allo Ionio, Castellaneta, Castrignano del Capo, Cirò, Cirò Marina, Corigliano Calabro, Crosia, Crucoli, Galatone, Gallipoli, Ginosa, Leporano, Lizzano, Mandatoriccio, Manduria, Maruggio, Massafra, Montegiordano, Morciano di Leuca, Nardò, Nova Siri, Palagiano, Patù, Pietrapaola, Pisticci, Policoro, Porto Cesareo, Pulsano, Racale, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico, Rossano, Rotondella, Salve, Sannicola, Scala Coeli, Scanzano Jonico, Taranto, Taviano, Torricella, Trebisacce, Ugento e Villapiana.

     I nuovi termini fissati dal Ministero dell’Ambiente, Ufficio VIA per la presentazione delle osservazioni /opposizioni al Ministero dell’Ambiente è spostato dal 13 luglio 2013 al 3 settembre 2013 . La nuova istanza è visionabile sul sito ufficiale del Ministero dell’Ambiente, a questo link. L’area in istanza di ricerca – ricorda la Ola – è situata nel Golfo di Taranto, di fronte alle coste della Basilicata e della Calabria, tra Policoro (Matera) e Trebisacce (Cosenza). Il limite occidentale dell’area si trova ad oltre cinque miglia nautiche (9,3 km) dalla costa e la profondità dell’acqua va da un minimo di 45 metri – nel margine occidentale dell’area – ad oltre 1300 metri nella zona più orientale.
     Dopo le ricerche con la tecnica dell’airgun – evidenzia la nostra Organizzazione – con più di 200 chilometri di linee sismiche 2D in aree marine e terresti di grande interesse ambientale del Golfo di Taranto, lo studio VIA prevede che si “procederà alla perforazione di un pozzo esplorativo all’interno dell’area in oggetto la cui profondità finale sarà indicativamente di 2700 metri, e comunque in funzione delle caratteristiche geologiche identificate soggetta ad una nuova procedura di valutazione di impatto ambientale, nonché a specifica autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico“.
     La Ola chiede ai Comuni interessati di far sentire la propria voce nelle sedi opportune mobilitando i cittadini e le categorie economiche legate al mare.
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Commento del sottoscritto a margine del post

L'attacco allo Ionio, "Acque Interne" dello Stato italiano. ancora oggi in possesso di tale "status giuridico", ma al tempo stesso "aperte", grazie alla "spending review" del governo Monti allo sfruttamento da parte delle multinazionali del petrolio...

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Buen Vivir - Per una nuova democrazia della terra e... un nuovo modello di sviluppo universale di Guido Picchetti (a margine di un video condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200915066013247


     11/07/13 - Si tratta di un video pubblicato su YouTube un paio di anni or sono, ma valido oggi più che mai, in tempi di crisi quali quelli che stiamo vivendo. Tema del video è la presentazione del libro "Buen Vivir. Per una nuova democrazia della terra" scritto da Giuseppe De Marzo, attivista, economista, giornalista e scrittore, nonchè fondatore dell'Associazione "ASud". Un libro del quale nel gennaio 2011 è stata pubblicata la seconda edizione a cura dell'editrice Ediesse. Nell'immagine a lato vediamo la copertina del libro.
Qui a seguire, riporto una scheda biografica dell'autore, sempre a cura della "Ediesse".
     Chi è Giuseppe De Marzo. Classe 1973. Attivista, economista, giornalista e scrittore, lavora da anni nelle reti sociali, nei movimenti italiani e in America Latina a fianco delle popolazioni e organizzazioni indigene, sindacali e rurali. Nel 2002 viene arrestato in Ecuador, per le attività contro le multinazionali petrolifere, detenuto per tre giorni nel carcere speciale CDP, e trasferito negli Stati Uniti.
     Nel 2003 è tra i fondatori dell' "Associazione A Sud" , di cui da allora è portavoce. Con la casa editrice Derive e Approdi, ha pubblicato “Il sangue della Terra” - primo Atlante geografico del petrolio nell’Amazzonia ecuadoriana. Con Ed. ACHAB ha scritto, con altri autori, “Cuba, orgoglio e pregiudizi”. Con Sheiwiller ha pubblicato il libro “Da Seattle a Porto Alegre”.
     È stato relatore sui temi della globalizzazione finanziaria dell’economia, dei beni comuni e della democrazia partecipativa in numerosi forum internazionali, come i Forum Sociale Mondiali a Belem, Porto Alegre e Caracas. È consulente politico per molte organizzazioni sindacali e forze politiche di paesi dell’America Latina. Dal 2007 è co-fondatore e coordina le attività di ricerca, formazione e elaborazione testi del CDCA (Centro Documentazione di Conflitti Ambientali). Scrive per diverse testate giornalistiche tra cui “il Manifesto”, “Latinoamerica”, “Loop”, “Carta”. È membro di reti internazionali tra cui l’ISEE - International Society for an Ecological Economy, Oil Watch International.
     Infine il video, estratto da una puntata della trasmissione "Linea Notte" del TG3, andata in onda il: 6 Agosto del 2010.

Buen Vivir. Per una nuova democrazia della terra
video caricato su Youtube da SocialExpo2015 in data 20/set/2010
Estratto da "TG3 - Linea Notte" andato in onda il: 06/08/2010 - (6'24")

 http://youtu.be/n3VZiZfr4SM

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Riflettori sui rischi delle zone industriali siciliane. Parte il “No oil tour” con parlamentari e attivisti del M5S di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


Il comunicato stampa del Gruppo Parlalmentare del M5S dell'ARS:

  10/07/13. Palermo - Una decina di senatori, cinque parlamentari regionali, decine di attivisti del Movimento Cinque stelle, comitati e cittadini. E' una piccola, ma qualificatissima carovana quella che venerdì e sabato si metterà in marcia nelle zone a rischio ambientale della Sicilia lungo l'asse delle zone industriali di Priolo, Melilli, Augusta e Gela.
Il giro, chiamato “No oil tour” servirà ad accendere i riflettori “sul lato oscuro dell'olio nero” che tante cicatrici lascia ed ha lasciato sui territori della zona e sulla pelle dei siciliani.
La partenza è prevista da Catania, si attraverserà la provincia di Siracusa per arrivare fino a Gela. Durante il percorso i portavoce 5 stelle incontreranno i cittadini, le associazioni e i rappresentanti delle istituzioni, per fare conoscere e discutere le problematiche ambientali che oggi attanagliano la Sicilia. Nel corso del giro saranno visitati i siti della raffineria di Gela e sarà dato spazio, sempre a Gela, ad una iniziativa che coniuga arte ed informazione da parte del comitato Bonifichiamoci e del M5S.
I senatori che hanno annunciato la loro adesione sono Vilma Moronese, Paola Nugnes, Paola Taverna, Laura Bottici, Carlo Martelli, Nunzia Catalfo, Vincenzo Santangelo. Dovrebbero partecipare al tour pure Nicola Morra e Bruno Marton. In rappresentanza dei deputati regionali ci saranno il presidente della commissione Ambiente, Giampiero Trizzino e i deputati Valentina Palmeri, Sergio Tancredi e Stefano Zito.
Per contatti con l'ufficio stampa del M5S Palermo, Tony Gaudesi - cell. 3343218864.

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Post di Pulviscolo Discolo
Ma che giorno sarà?
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Post di Guido Picchetti
Basta chiedere al 3343218864...
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A Salvatore Gregorio Spata, Bessy Stancanelli e Giusi Orefice piace questo elemento.

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     - Dal 1° al 10 Luglio 2013
 
Dalla mia Bacheca su FB del 10/07/13

Condannata l'API marchigiana, ma per un incendio di 14 anni fa...
di Guido Picchetti (a margine di un post su Fb
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200910011686892 
 

     10/07/13 - Questa, tra le brutte notizie di ieri sugli incidenti petroliferi, non è poi tanto brutta, tutt'altro. Ma sempre ad un incidente del genere si riferisce, e, guarda caso, ad un altro incendio verificatosi nella stessa raffineria API di Ancona nel 1999. E' una sentenza arrivata 14 anni dopo quell'incendio (in cui perirono anche due lavoratori dell'impianto), la quale, ribaltando la sentenza di primo grado che aveva assolto i dirigenti della raffineria, ha stabilito la responsabilità e la condanna dei vertici e dei responsabili di API (raffineria di Ancona SpA) ad un anno e due mesi per la morte di due lavoratori. E ciò nhttp://www.asud.net/avesse deciso di ritirarsi come Parte civile nel 2008, mentre i cittadini ed i Comitati dei quartieri Fiumesino e Villanova - da soli - hanno continuato a chiedere verità e giustizia... Tanto per ricordare quel grave episodio, che evidentemente ai dirigenti dell'impianto API non è servito da lezione e neppure a fare esperienza per evitarne il ripetersi in futuro, la colpa maggiore loro addebitata è stata quella di non aver tempestivamente attivato il Piano di Emergenza Esterno previsto, costringendo la gente a scappare dalle proprie abitazioni tra le esalazioni ed una pioggia di materiale solido e liquido, rilevato e documentato fino ad una distanza di 1.500 metri dalla raffineria. E non fu certo uno scherzo...

 

 

Processo di appello per il rogo alla raffineria API di Falconara (1999): condannati i vertici ed i responsabili dell’Azienda! di Loris Calcina
http://www.comitati-cittadini.org/...1999-condannati-i-vertici-ed-i-responsabili-dellazienda/

    2 Luglio 2013 - La sentenza pronunciata quest’oggi - 2 Luglio 2013 - dalla Corte di Appello di Ancona ha stabilito la responsabilità e la condanna dei vertici e dei responsabili di API raffineria di Ancona SpA (1 anno e 2 mesi) per la morte di due lavoratori - Ettore Giulian e Mario Gandolfi - nell’incendio del 25 agosto 1999.
    La Corte d’Appello di Ancona ha ribaltato la sentenza di primo grado che aveva assolto i vertici e i responsabili della raffineria condannando solo il responsabile civile API raffineria di Ancona SpA al risarcimento in solido dei danni in favore delle Parti civili.
    La sentenza odierna della Corte di Appello arriva dopo 14 anni dall’incendio durante i quali il Comune di Falconara Marittima ha deciso di ritirarsi come Parte civile (2008) mentre i cittadini ed i Comitati dei quartieri Fiumesino e Villanova - da soli - hanno continuato a chiedere verità e giustizia sollecitando la Procura della Repubblica di Ancona all’impugnazione della sentenza di primo grado del 4 maggio 2005 con una dettagliatissima istanza/memoria (22/10/2005) dei nostri avvocati Stefano Crispiani e Carlo Pesaresi e dell’allora avvocato del Comune di Falconara M.ma, Rino Pirani.
    Alla luce della sentenza odierna i Comitati dei quartieri Villanova e Fiumesino ed i cittadini esprimono soddisfazione per il ristabilimento delle reali responsabilità per il gravissimo incendio del 25/8/1999 e sentono vicino il riconoscimento anche delle responsabilità per quella tragica alba in cui non fu tempestivamente attivato il Piano di Emergenza Esterno e dovettero scappare dalle proprie abitazioni tra le esalazioni ed una pioggia di materiale solido e liquido rilevato e documentato fino ad una distanza di 1.500 metri dalla raffineria.
    Consulta i link dei Comitati sull’incendio del 25 agosto 1999
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il filmato dei Comitati (il commento scritto su l’ultima immagine risale al periodo in cui si era persa ogni fiducia di vedere istruito il processo di appello) 
    - http://web.mclink.it/MF8408/
    - http://web.mclink.it/MF8408/Commemorativa.htm
    - http://www.comitati-cittadini.org/category/raffineria/
    - http://www.comitati-cittadini.org/2013/03/processo-di-appello-per-l%E2%80%99incendio-alla-raffineria...

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Falconara, incendio nella notte: brucia la raffineria Api
da "Il Resto del Carlino - Ancona"
http://www.ilrestodelcarlino.it/ancona/provincia/2013/07/09/916806-incendio-raffineria-api-falconara.shtml


Il rogo si è sviluppato dall’impianto della desolforazione a causa di una perdita gasolio. Nessun ferito: il tempestivo intervento delle squadre di emergenza ha scongiurato esplosioni che avrebbero potuto causare danni e anche pericoli per i dipendenti. Interrogazione dei parlamentari Pd.
     Falconara Marittima (Ancona), 9 luglio 2013 - Un incendio si è sviluppato attorno alle 23.35 di ieri alla raffineria Api di Falconara, dove gli impianti sono in fase di riavvio. L’incendio si è sviluppato dall’impianto della desolforazione a causa di una perdita gasolio (guarda le foto).
     E’ stato domato grazie all’intervento dei vigili del fuoco di Ancona e Senigallia. Non risultano feriti. Alcuni cittadini avrebbero visto dai piani alti degli edifici i bagliori delle fiamme riflettersi sulle ciminiere della raffineria, mentre un fumo denso cominciava a levarsi dallo stesso punto, e hanno chiamato i pompieri. I residenti hanno sentito uno scoppio, probabilmente provocato dai vapori caldi che ‘rialimentavano’ le fiamme. Il tempestivo intervento delle squadre di emergenza della raffineria ha scongiurato esplosioni che avrebbero potuto causare danni e anche pericoli per i dipendenti.
     La squadra interna di sicurezza ha subito confinato l’incendio ed è scattato il piano di emergenza. La tubazione, una volta svuotata, è stata inertizzata con l’immissione di azoto. Gli altri impianti non sono stati fortunatamente interessati. Le operazioni sono state coordinate dal comandante provinciale dei vigili del fuoco ingegner Claudio Manzella.
     L'azienda: "Impianto presto tornerà in funzione"
     In merito all’incendio, l’azienda precisa in una nota che "l’evento ha riguardato uno scambiatore di calore dell’impianto utilizzato per la desolforazione dei gasoli per autotrazione. Non si sono registrati danni alle persone e l’impatto ambientale è da considerarsi assolutamente non significativo". "L’impianto - si legge ancora - era già stato riavviato e regolarmente in produzione da una settimana, e sarà nuovamente rimesso in funzione nel giro di alcuni giorni. L’intervento delle squadre di emergenza interne di raffineria prima e quello dei vigili del fuoco di Ancona poi, ha consentito di intercettare e depressurizzare istantaneamente l’impianto e di limitare i danni materiali al solo scambiatore".
     Interrogazione dei parlamentari Pd
     I parlamentari marchigiani del Pd Emanuele Lodolini, Piergiorgio Carrescia e Silvana Amati hanno presentato un’interrogazione sull’incendio. Nell’atto i parlamentari Pd chiedono in particolare di sapere “quali provvedimenti, anche di natura normativa, il Governo intenda adottare per accertare al più presto la regolarità delle autorizzazioni sulla sicurezza e non pericolosità dell’azienda e il rispetto della stessa della normativa sulla sicurezza nel lavoro”.
     “Gli episodi recenti si aggiungono alla situazione già problematica del sito industriale”, afferma Lodolini, rilevando poi che “la sicurezza sui luoghi di lavoro non può diventare una voce secondaria nei bilanci delle società e tanto meno può diventare un costo da tagliare in quelle aziende che hanno attuato e stanno attuando politiche di ridimensionamento o dismissione”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Qui invece la notizia dell'incendio sviluppatosi quasi in contemporanea nella raffineria API di Falconara Marittima, non nuova ad incidenti del genere. L’incendio si è sviluppato dall’impianto della desolforazione a causa di una perdita di gasolio. Ma vogliamo proprio continuare su questa strada, infischiandocene bellamente dei rischi connessi a questo genere di impianti, e della sicurezza sia per i lavoratori direttamente coinvolti, sia per le comunità cittadine che vivono inconsapevolmente e incolpevomente in prossimità di detti impianti?
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Black out alla raffineria Eni. “Liquido in mare a Taranto
da "La Stampa it"
http://www.lastampa.it/...raffineria-eni-liquido-in-mare-a-taranto-d3FEm6XpTOf9cXp8xQ0AAK/pagina.html


Fumo e fiamme visibili a chilometri di distanza. La causa potrebbe essere un nubifragio. Gli ambientalisti: «Materiale grigiastro in acqua»
     08/07/2013 - Forse è stato un fulmine a provocare oggi l’ennesima “ferita” a Taranto, la città che sta combattendo la sua grande battaglia contro l’inquinamento prodotto dall’Ilva. In seguito a un black out nella raffineria di Taranto, forse a causa di una saetta, un grosso quantitativo di prodotto in serata è stato sversato in mare.
     «Si vede materiale grigiastro semiraffinato in acqua”, ha detto il presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti, raccontando ai giornalisti quello che era appena accaduto. Una chiazza che ha prodotto un odore sgradevole, avvertito anche dagli equipaggi delle imbarcazioni che si trovavano nei paraggi. A tarda sera la Capitaneria di Porto di Taranto, mobilitata a tutto campo, ha chiarito la situazione: «È assolutamente tutto sotto controllo, la chiazza non si disperde al largo ma è tutta sotto costa, non c’è necessità di circoscriverla in mare». Mezzi e uomini della Capitaneria e della società Ecotaras, via terra e via mare, hanno monitorato la chiazza minacciosa. A quanto si è saputo dalla Capitaneria, il materiale in mare «sembrerebbe prodotto idrocarburico molto leggero». Un campionamento è stato fatto da parte degli esperti dell’Arpa che analizzeranno il materiale.
     Lo sversamento - si è appreso dalla Capitaneria - ha una estensione di 80 metri lineari sotto costa con una ampiezza verso largo di 10 metri con moto ondoso che spinge sotto costa e contiene la chiazza. Il materiale, quindi, non si disperde al largo. I tubi andati in pressione per il black out, secondo Marescotti, hanno liberato liquido che ha «inquinando l’acqua del mare a Taranto». Ma sarà l’Arpa nelle prossime ore a chiarire i termini della vicenda e quanto lo sversamento abbia prodotto nuovo inquinamento per la martoriata città.
     «La situazione è grave ed è per questo - ha intanto annunciato il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli - che ho deciso di presentare una denuncia in procura a Taranto perché non sarebbero attive le centraline perimetrali di monitoraggio previste dall’Aia. Ma chi controlla in questo paese che l’inquinamento non venga tollerato?». «Un blocco di energia elettrica nello stabilimento Eni di Taranto - dice Bonelli - ha provocato l’addensarsi in cielo di fumi neri rendendo l’aria irrespirabile nel quartiere Tamburi’’, proprio quello a ridosso dell’Ilva, la zona della città che risente maggiormente della pesante situazione ambientale. Oltre alla gravità dell’incidente, conclude Bonelli, «si aggiunge che l’Arpa non è in grado dai propri uffici di sapere quanto le centraline Eni stanno misurando in tempo reale».
Vedi anche: "Fumo e fiamme alla raffineria Eni di Taranto.
Fotogallery"
de "La Stampa It" di 7 immagini (foto@biomillart) http://www.lastampa.it/2013/07/08/multimedia/italia/fumo-e-fiamme-alla-raffineria-eni-di-taranto-b4YJEsdKaO6g2S4SOwezGL/pagina.html

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Notizie di ieri su incidenti negli impianti di raffinazione idrocarburi, a nord e a sud del Paese... Qui, tanto per cambiare, presso la raffineria dell'Eni di Taranto. Colpa di un fulmine ? Può darsi. Ma gli uomini non avevano inventato tempo fa il "parafulmine" ? E può bastare un fulmine a giustificare un black-out nella raffineria di Taranto, a seguito del quale nuvole di fumi neri si addensano in cielo, rendendo l’aria irrespirabile nel quartiere 'Tamburi’ (proprio quello a ridosso dell’Ilva), mentre dall'impianto dell'ENI una certa quantità di idrocarburi finisce in mare inquinandolo ancor più di quanto già non sia ?

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Dalla mia Bacheca su FB del 9/07/13

Greenpeace denuncia 55 fuoriuscite nell’ultimo mese dalle piattaforme offshore di Shell, BP e BG di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1

     9/07/13 - Ogni tanto ricordare cosa potrebbe accadere oggi o domani anche in Mediterraneo, può essere utile... Ma occorrerebbe una disponibilità all''ascolto che non sono sicuro ci sia, specie nel nostro Paese. E, soprattutto, una "Informazione" (con la "I" maiuscola...), conscia e rispettosa dei suoi "doveri" di "informare" correttamente i cittadini su fatti, misfatti ed opinioni... Il Mar Mediterraneo, ricordiamocelo, è un bacino chiuso, densamente popolato su tutte le sue sponde, e non un oceano in grado di assorbire più facilmente i contraccolpi che noi umani siamo in grado oggi di provocare con le nostre scelte, ovunque nel nostro pianeta... Leggiamo quest'articolo di Davide Mazzocco su "Ecoblog":

 

Nelle piattaforme petrolifere del Mare del Nord 55 fuoriuscite in un mese
di Davide Mazzocco
http://www.ecoblog.it/post/...piattaforme-petrolifere-del-mare-del-nord-55-fuoriuscite-in-un-mese

    Lunedì 8 luglio 2013 - Greenpeace lancia l’allarme: gli impianti e le piattaforme offshore dell’industria petrolifera britannica avrebbero rilasciato nel Mare del Nord petrolio e altre sostanze chimiche in ben 55 occasioni soltanto nell’ultimo mese. Le strutture gestite da Shell, BP e BG. Per Greenpeace si tratta di dati allarmanti specialmente se rapportati a compagnie che stanno cercando di convincere il mondo che dovrebbe essere consentito trivellare nella acque incontaminate dell’Artico.
    Stanno cercando di convincere il mondo della possibilità di operare in sicurezza in uno degli ambienti più duri del mondo, ma non possono impedire la costante fuoriuscita di petrolio e di altre sostanze inquinanti che filtrano nelle acque relativamente sicure del Mare del Nord. Questo farà poco per aumentare la fiducia del pubblico nella loro capacità di perforare in Artico senza danneggiare questo angolo del pianeta incredibilmente fragile e bello. Per l’industria petrolifera le perdite sono contenute e le sostanze relativamente innocue. Uno degli incidenti più importanti dell’ultimo periodo è avvenuto il 3 giugno quando Shell ha perso lubrificante e altri scarichi chimici dalle piattaforme Brent Bravo e Brent Charlie.
    BP che sta facendo i conti con il mega-processo per la marea nera nel Golfo del Messico ha segnalato di avere avuto alcune perdite di greggio al largo della Paul B. Loyd Jr. il 6 giugno scorso. Mike Borwell, direttore delle questioni ambientali dell’Oil & Gas Uk, ha dichiarato che la stragrande maggioranza delle 103 fuoriuscite di quest’anno sono piccoli rilasci di sostanze chimiche che non hanno il potenziale per causare un incidente rilevante. Ma dopo ciò che è successo tre anni fa come si fa a credere ancora ai comunicati che ci giungono dai gruppi di pressione dell’industria petrolifera?
Via | The Guardian

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L’Eni non bada a spese per l’informazione. La sua agenzia di stampa perde 1,8 milioni
di Francesco Tamburini
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/08/leni-...sua-agenzia-di-stampa-perde-18-milioni/648242/


Si fa largo Gianni Di Giovanni, da sette anni impegnato a difendere gli interessi del gruppo petrolifero, nominato amministratore delegato dell'Agi. La presenza del Cane a sei zampe è quindi sempre più ingombrante, mentre viene lanciato un servizio dedicato al Medio Oriente. Luci e ombre sui rapporti con il governo.
     8 luglio 2013 - Conti in rosso e una presenza dell’Eni sempre più ingombrante. L’Agenzia giornalistica Italia (Agi), controllata al 100% dal gruppo petrolifero, ha registrato una perdita da 1,8 milioni di euro nel 2012, mentre nel 2011 aveva incassto 914mila euro di utili. Si fa largo, intanto, Gianni Di Giovanni, da sette anni impegnato a difendere gli interessi del Cane a sei zampe come direttore della comunicazione esterna, nominato nei giorni scorsi amministratore delegato dell’agenzia di informazione, che fornisce ogni giorno notizie economiche, politiche e di cronaca ai principali quotidiano italiani, della quale era presidente.
Carica, quest’ultima, che passa a un altro uomo proveniente dall’Eni: Massimo Mondazzi, direttore finanziario del gruppo. Di Giovanni ha lavorato per anni al fianco dell’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, e di Stefano Lucchini, direttore relazioni internazionali e comunicazione del gruppo, con cui ha appena scritto un libro, “La casa di vetro”, presentato nei giorni scorsi, che tratta proprio il tema della comunicazione aziendale.
     Il cambio al vertice dell’agenzia diretta da Roberto Iadicicco, ex portavoce del ministro della Sanità del secondo governo Berlusconi, Girolamo Sirchia, coincide quindi con la svolta negativa del bilancio. All’interno del quale si spiega che “la copertura della perdita avverrà mediante riduzione, per pari importo, della riserva per copertura perdite che ammonta a 2,82 milioni”, riducendo tale voce a poco più di 1 milione. Analizzando i ricavi, calati da 40,62 a 38,89 milioni, spicca il fatto che tutte le voci sono scese o rimaste invariate, tranne due: i ricavi per le attività editoriali, in larga parte realizzate per Eni, passati da 14,07 a 14,25 milioni, e le entrate per pubblicità e sponsorizzazioni, salite da 963mila euro a 1,18 milioni. I ricavi legati alla pubblicità sono infatti cresciuti del 23%, grazie principalmente “all’incremento della raccolta pubblicitaria effettuata sul portale Agi”, dove c’è sempre spazio per un banner dedicato al gruppo petrolifero.
     La relazione sulla gestione spiega poi che i ricavi verso Eni hanno registrato un calo del 4%, ma la diminuzione di attività richieste per il web dal Cane a sei zampe e l’abolizione del prodotto Oil book sono state compensate “dall’incremento dei servizi di informazione internazionali e dalle attività di comunicazione interna“. Luci e ombre, poi, per quanto riguarda i rapporti con il governo. Il contratto dell’agenzia con la presidenza del Consiglio dei ministri nel 2012 ha registrato una contrazione del 10% (pari a 972mila euro), riducendo il numero delle postazioni territoriali. Il documento precisa però, poche pagine più avanti, che “il contratto con la presidenza del Consiglio dei ministri firmato per il 2013 ha registrato una riduzione notevolmente inferiore a quella annunciata dal dipartimento dell’Editoria”.
     Nel mese di febbraio l’Agi ha inoltre firmato un contratto con la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero degli Affari esteri per la realizzazione di una rassegna dei principali organi di stampa egiziani. L’agenzia di stampa ha d’altronde deciso di puntare sull’Egitto, Paese cruciale per gli affari dell’Eni, dove il gruppo italiano è tra i principali operatori petroliferi. La relazione sulla gestione annuncia infatti che “è diventato operativo il servizio di informazione Agi-Medio Oriente che mette a disposizione degli utenti informazioni e approfondimenti sull’evoluzione istituzionale, politica, economica e sociale dell’area”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Un eufemismo... In quest'articolo si parla di spese (quelle dell'Eni), destinate all'informazione o alla "disinformazione" ? A voi l'ardua sentenza. Ma, fuor di metafora, come mai di "conflitto di interessi", argomento principe dell'antiberlusconismo di ieri, oggi non si parla più ? E a parte l'Eni, che bene o male dell'agenzia giornalistica AGI dispone da decenni per fare informazione e disinformazione a piacere, proprio oggi si parla e si discute di acquisto del Corriere della Sera da parte della Fiat di Marchionne, il che suscita le proteste del potere di Della Valle... E se non sono conflitti di interesse questi, a danno della trasparenza e della correttezza di informazione, cosa sono ?
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Grecia, al via le trivellazioni petrolifere: business milionario nello Ionio e a Creta
di Francesco De Palo (*)
http://www.ilfattoquotidiano.it/...trivellazioni-petrolifere-business-milionario-nello-ionio-e-a-creta/647451/

Dopo vent'anni dal primo cenno di 'presenza' del prezioso idrocarburo nelle acque elleniche, solo oggi il governo decide che è arrivato il momento di uno sfruttamento commerciale dei giacimenti. Non mancano però i timori di rischi sismici, specie per le possibili ripercussioni su pozzi e piattaforme.
     7 Luglio 2013 - Nel giorno in cui quattromila agenti di polizia municipale per ‘accontentare’ la troika (lunedì si saprà se concederà la dose di agosto o meno) vengono assorbiti dalla Polizia di Stato, dal ministero dell’Ambiente e dell’Energia arriva l’annuncio di nuove trivellazioni petrolifere a Patrasso e in Epiro. Dopo vent’anni dal primo cenno di ‘presenza’ del prezioso idrocarburo nelle acque elleniche, solo oggi il governo decide che è arrivato il momento di uno sfruttamento commerciale di quei giacimenti. Nel golfo di Patrasso ricominciano le attività di esplorazione petrolifera, con il diritto di sfruttamento concesso ad un consorzio ad hoc costituito dal gruppo Petrolio greco, dai francese di Edison International e dagli irlandesi di Petroceltic. I depositi stimati ammontano a circa 200 milioni di barili. La regione di Ioannina ha inoltre concesso medesimi diritti al consorzio Energean Oil assieme ai canadesi di Petra Petroleum. Secondo l’annuncio del ministero, per ogni posto di lavoro diretto nel campo degli idrocarburi verranno prodotti 2,3 posti di lavoro nella complessiva area economica. Inoltre, per ogni euro di reddito nel settore degli idrocarburi, verrà generato reddito di euro 2.01 per i lavoratori in altri settori.
     Dopo mesi di ricerche condotte dai norvegesi dei PGS, ecco la certezza che entro il 2013 si avrà un timing per estrazione e sfruttamento. Il programma iniziale di indagini è esteso da 8500 km a 12.500 chilometri, con 2.014 gare di appalto che dovranno energizzare le piattaforme. In caso di risposte positive l’inizio dei lavori sarà nel 2016, per estrarre l’oro nero non prima del 2020. Secondo il ministero a partire da oggi saranno disponibili i risultati preliminari della ricerca, in quanto le grandi compagnie petrolifere hanno manifestato un forte interesse. Non mancano però i timori di rischi sismici, dal momento che la Grecia è martoriata mensilmente da scosse di terremoto anche di una certa gravità, e per via dei riverberi sui pozzi e sulle piattaforme che questa attività marina potrebbero avere. Ma le prospettive generate dal petrolio nello Ionio e a Creta sono grandi e fanno gola a molti. Per cui pare sia già pronta una road map di azione: entro un anno da oggi completamento delle analisi dei dati in una zona di 12.519 mila chilometri complessivi; entro il 2014 l’avvio dell’iter di concessioni con le gare di appalto sotto la legislazione UE pertinente; nel 2016 l’avvio della ricerca con le perforazioni. In base alla legge ogni azienda ha il diritto di esplorare una singola zona per sette anni (terra) e otto (mare). Per arrivare al 2020 con il completamento dello sviluppo infrastrutturale (piattaforme) e iniziare la produzione.
     Intanto si accende la polemica tra governo e opposizione: la miccia è il colpo di Stato ‘dolce’ in Egitto. Atene come Il Cairo? Un deputato del Syriza di Tsipras, Vassilis Kiriakakis, neurologo, intervenendo nella striscia politica mattutina in onda sul canale privato Mega, ha attaccato la politica “mnimoniakì” di Samaras e la troika: “Se la Troika chiede sacrifici umani, allora siamo pronti a prendere le misure che porteranno ad una occupazione permanente delle piazze in autunno. Ma ciò non accadrà, perché prima il popolo greco rovescerà il sistema come sta accadendo in Egitto e in Portogallo”. Infine ieri per una mezzora il centro di Atene è stato bloccato al traffico. Improvvisamente un cordone di 300 metri è stato allestito a protezione di un membro della troika, il danese Thomsen, che è stato preso improvvisamente da una voglia di albicocche. Le vie adiacenti al ministero delle finanze della capitale quindi sono state chiuse per consentire a lui e ai suoi uomini di fare l’acquisto in un alimentare. Con cittadini indignati e turisti perplessi.
     (*) twitter@FDepalo
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Questo è quanto avviene in Grecia, nostra dirimpettaia nel Mediterraneo centrale, zona sismica per eccellenza, che non ha affatto bisogno di incentivi per provocare altri risentimenti strani nel sottosuolo. Un'area che da questo punto di vista ha pochi eguali nel mondo, con una storia di eventi tellurici tale da far tremare vene e polsi a chiunque ne approfondisca lo studio... E non solo riferendosi al lontano passato, ma anche limitandosi a questi ultimi tempi. Basta dare uno sguardo alle ultime carte degli istituti sismologici per rendersene conto (ad esempio, intorno all'isola di Creta). Ed è proprio su questi tormentati fondali marini che vogliamo installare nuovi impianti petroliferi, del tutto dimentichi dei rischi connessi e di quanto potrebbe accadere? Auguri ... Et Orate Pro Mare Nostrum...
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Dalla mia Bacheca su FB dell' 8/07/13

Nuovo incidente a Gela per opera di Eni
di Luca Scialò

http://www.tuttogreen.it/nuovo-incidente-a-gela-per-opera-di-eni/


     7 luglio 2013 • Un nuovo possibile danno ambientale si è verificato a Gela per opera dell’Eni, presente nella zona fin dagli anni ‘60 con un grande polo petrolchimico nato dall’esigenza di raffinare il petrolio che era stato trovato nella zona di Ragusa. Nei giorni scorsi nel fiume che passa nella città situata in provincia di Caltanissetta, si è riversata circa una tonnellata di greggio per un’ora.
     Il magma nero è fuoriuscito dall’impianto gelese, un impianto utilizzato per le primissime fasi della raffinazione. La causa più probabile andrebbe ricercata nel fatto che l’impianto era tornato in funzione da poco, dopo essere stato bloccato per 11 mesi. Si ipotizza che siano stati i sistemi di sicurezza dell’impianto a non aver funzionato bene per via della lunga pausa.
     Resta comunque evidente che, al di là del singolo incidente occorso pochi giorni fa, i problemi dell’impianto sono enormi. Sia in termini di distruzione dell’eco-sistema, d’inquinamento delle falde e del mare, che nei confronti della salute dei cittadini gelesi. Diversi studi hanno indicato in un esborso di 5 miliardi di euro la cifra necessaria per bonificare la zona dai danni ambientali provocati in 50 anni dalla raffineria dell’Eni mentre finora la società ha stanziato soltanto 300 milioni di euro.
     Eppure Gela ed i suoi abitanti ne avrebbero bisogno, data l’enorme diffusione di malformazioni genetiche nella zona – sei volte rispetto al resto d’Italia – e l’emergenza ambientale in cui versa tutto il suo martoriato territorio sede di una raffineria che riceve ogni anno oltre 5 milioni di tonnellate di materia da trasformare in prodotti finiti…
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Ancora un nuovo incidente provocato dall'ENI a Gela, con circa una tonnellata di greggio riversatasi in un'ora nel fiume che passa nella città situata in provincia di Caltanissetta. E non è nè il primo nè l'ultimo. Afferma l'articolista di "Tuttogreen" Luca Scialò che "diversi studi hanno indicato in un esborso di 5 miliardi di euro la cifra necessaria per bonificare la zona dai danni ambientali provocati in 50 anni dalla raffineria dell’Eni, mentre finora la società ha stanziato soltanto 300 milioni di euro". E, aggiungo io, è già tanto... Mica siamo in Olanda, dove la NAM ha appena rimborsato i cittadini dei danni provocati dalle scosse sismiche conseguenti alle trivellazioni estrattive in alcune territori del Paese dei tulipani... Siamo sì, anche noi, uno stato europeo come l'Olanda, ma in uno di quelli dove, tra censura dell'informazione su certi temi e corruzione di stato nei settori a quei temi stessi collegati, stiamo rapidamente raggiungendo e superando i livelli di inciviltà di quelli del terzo mondo...
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Per salvare Pantelleria ci vuole il Parco
di Simone Roscio
http://www.linksicilia.it/2013/07/per-salvare-pantelleria-ci-vuole-il-parco/


     07/07/2013 - “Sono, felicemente, un papà a tempo pieno! Vivo, fisso, a Pantelleria ormai da 11 anni, innamorato di questa terra unica e di una sua figlia, Marina Patanè, mamma delle nostre due bambine Emily e Swami, che sono orgoglioso siano nate a Pantelleria. Io sono nato a Modena 46 anni fa, per adesso sono disoccupato, prima ho sempre fatto il giardiniere e sono anche stato istruttore di vela per i bambini.”
     A parlare è Stefano Scaltriti (a sinistra con Beppe Grillo) uno dei protagonisti del Movimento 5 Stelle di Pantelleria. Abbiamo chiesto a Stefano di fare il punto della situazione in un’isola dalle mille risorse che sono sempre state male utilizate dalla politica tradizionale. A raccontarci questa bellissima isola è una voce diversa.
     - Stefano, parlaci del tuo ruolo a Pantelleria all’interno nel Movimento 5 Stelle.
     “Sono uno di quei tre folli (gli altri due sono Giovanni Maccotta ed Erik Vallini) che hanno aperto il meetup di Pantelleria all’incirca verso Settembre dello scorso anno. Ora siamo 106, non tutti di Pantelleria, alcuni anche non isolani. Io sono il coordinatore, eletto – lo specifico – e tra qualche mese (in Settembre) passerò il testimone ad un altro attivista, perché è giusto così, è importante che chiunque abbia modo di assumersi delle responsabilità e che si cresca tutti insieme. ‘Attivisti attivi’, perché occorre fare questa precisazione, non si diventa un attivista con un giorno di impegno e basta lì... Siamo una trentina, ci incontriamo da circa otto mesi, ogni settimana, creando dei gruppi di lavoro, e parliamo delle problematiche di Pantelleria e, in generale, delle isole di Sicilia, cercando di capire i problemi e trovarne le possibili soluzioni. Il gruppo è aperto a tutti, il Movimento non è assolutamente esclusivo, anzi, l’opposto, è inclusivo, che si sia di destra o sinistra; l’importante sono le idee, condivise, per il bene comune dell’isola”.
     - E’ difficile il vostro lavoro?
     
“È difficilissimo fare il coordinatore di un gruppo così eterogeneo, mettere insieme così tante teste è complicato, ma funziona, sembra strano, ma funziona. Siamo una comunità che si confronta, anche aspramente, alle volte, ma il fine ultimo, il bene dell’isola, prevale sempre, quindi ne sono veramente felice e contento”.
     - Come ha reagito Pantelleria alla nascita di questo nuovo Movimento, localmente conosciuto come i grillini o vizzizù?
     “Il Movimento, a livello sia locale che nazionale, è stato visto come una strana cosa, gente incompetente che parla di utopie, ma noi siamo convinti che queste ‘utopie’ siano la differenza tra noi e chi disprezza o semplicemente non appoggia il Movimento 5 Stelle (per motivi personali, ideologici o chi sa per cos'altro…). Noi crediamo fortemente in queste "utopie", virgolette d’obbligo, che sono ritenute utopie solamente da chi è esterno al Movimento, e sono il futuro. Un cambiamento radicale dei modi di vivere è necessario, perché oramai il punto di non ritorno è stato superato”.
     - Parliamo un po’ del Movimento a Pantelleria.
     “Quello a cui guarda il M5S è democrazia diretta: non delegare niente a nessuno, parlare di ambiente, di futuro, di redistribuzione della ricchezza. Parlare di quei temi che, purtroppo, specialmente la sinistra ha dimenticato. Noi non siamo né di destra, né di sinistra, ma purtroppo, la realtà è questa: PD e SEL si sono dimenticati di una grossa fetta di elettorato, quindi definire il PD e SEL di sinistra è un po’ come definire il PDL di destra! Essendo la legalità e lo Stato due dei capisaldi della destra, mi fa venir da ridere”.
     - So che c’è un argomento che ti sta molto a cuore: la tutela dell’isola e la creazione di un Parco Marino e di una riserva naturale. Come vi state muovendo per far sì che questa realtà diventi possibile a Pantelleria e venga accettata questa “nuova” idea da parte della popolazione?
     “Preciso intanto che questa non è una nuova idea. Questa è un’idea che ha oramai 20 anni. Il Parco Nazionale è stato ‘imposto’ dallo Stato Italiano (e, quindi, un’eventuale riserva marina od un’estensione del Parco Nazionale sino a mare) con un progetto che è già a Roma nella stanza del Presidente della Repubblica. Noi abbiamo un obiettivo: rivalutare il passato e le sue idee con le tecnologie moderne, con una democrazia partecipata”.
     - Ovvero?
     “Vuol dire prendere delle idee, anche vecchie o cosiddette vecchie, studiarle, rivalutarle e adattarle alle nuove esigenze ed ai nuovi mezzi, per creare dei progetti che non siano a brevissima scadenza, ma progetti che guardino al futuro, da qui a venti anni. Quindi progetti, anche difficili, ma che possano dare un futuro ai nostri figli ed anche a noi stessi. Siamo consapevoli che il futuro non esista più, non roseo almeno. Faccio un esempio: l’attuale crisi economica. Son quattro anni che ci dicono che è finita, ma è sempre qua. Noi dobbiamo conservare il nostro territorio datoci in prestito dai nostri figli e nipoti (come dicevano gli indiani d’America, “il territorio non è ereditato dai nonni, ma datoci in prestito da figli e nipoti”), per far sì che quando ridaremo indietro il prestito, a loro torni esattamente ciò che ci avevano affidato. Quindi un Parco Nazionale deve essere una realtà condivisa, con regole attuate e mantenute, però deve essere condivisa da tutti. Sappiamo che un eventuale Parco sarebbe una grossa responsabilità, una responsabilità difficile ed anche pericolosa. Volendo, se si sbagliano a formulare le leggi, i regolamenti ed i ‘vincoli’ (ma non chiamiamoli vincoli!) che regolano il Parco, ebbene, questo può diventare un qualcosa in cui andare ad incastrarsi. Bisogna essere un passo avanti, con la mente libera da ogni concetto ‘del piccolo orto’ e guardare in faccia la comunità e capire di cosa avrà bisogno da qua a 20/50/100 anni, ed un Parco è, forse, l’unica soluzione possibile”.
     - In che senso?
     “Perché a Pantelleria si parla di turismo e sviluppo, ma tutto questo senza un parco è difficile da ottenere. Il Parco è l’unico modo per scavalcare, finalmente, i vecchi vincoli e la Regione, ed iniziare a parlare direttamente con il Ministero. Il Parco consisterebbe nel dare nuovi regolamenti (non vincoli), per dare la possibilità di fare: auto-gestione energetica domestica, la possibilità di essere, veramente, padroni del territorio, del mare, riuscire a far sì che non vengano più a pescare ‘altri’ che non siano panteschi, nel nostro mare. Ostacolare queste multinazionali (compagnie petrolifere) che, con il sostegno del Governo (partito unico: PD-L e PDL), insieme alla non-opposizione unica (SEL, fratelli d’Italia, Scelta civica), stanno depredando il nostro mare”.
     - Quindi una difesa del mare?
     “Il Parco ci consentirebbe di avere in mano delle ‘armi’ per ostacolare e, quanto meno, rallentare queste azioni contro il nostro mare da tutelare, invece di farlo diventare un ‘Far-West’ in cui ognuno può far ciò che gli pare. Insomma, basta fare il bello ed il cattivo tempo con la popolazione locale di Pantelleria. Tutto questo, unito alla Legge Quadro, cui stiamo dando una mano insieme agli altri attivisti di Lipari, di Lampedusa, di Linosa e a tutti quelli che toccherà il disegno di legge per le isole siciliane... (sì, siciliane, noi abbiamo voluto cambiare subito il nome da “minori” a “siciliane  perché non ci sentiamo proprio minori a nessuno!)”.
     - Continueremo ad approfondire l’argomento “Parco/riserva marina” con la prossima intervista che faremo a Guido Picchetti. Ma ti chiedo: Il mare ed il territorio isolano, un’importante risorsa per l’isola stessa. Cosa può portare all’isola una sua valorizzazione? Perché investire sul mare?
     “La prima cosa, la più ‘banale’, è perché ci viviamo, già questo dovrebbe portare ad una sua valorizzazione, è la nostra casa. Inoltre ci permetterebbe di chiedere degli incentivi direttamente al Ministero per dei progetti eco-sostenibili, oramai l’eco-sostenibilità non è più un vincolo, si può essere eco-sostenibili ed avere tutti i benefit che il mondo moderno ci può dare, anzi, ne potremmo avere anche di più. Può portare un miglioramento della qualità di vita. Può portare ad un’indipendenza energetica. Può portare ad un’indipendenza alimentare. Ad un’indipendenza economica. Ormai si è visto che grazie ai Parchi (ben gestiti) si è assistito ad un incremento del turismo: un turismo che ha ben a cuore quel che è l’ambiente (turismo sociale o ambientale, attratto, ad esempio, dalla migrazione dei rapaci), cosa che potrebbe favorire un turismo destagionalizzato. Noi abbiamo in mano un diamante grezzo, l’isola, in mano a dei ciechi”.
     - Quindi, alla base dei vostri progetti, c’è anche un’idea di turismo diversa?
     “Pantelleria è un’isola che non può sopportare un turismo di massa, e ce ne siamo resi conto, ma non può nemmeno sopportare un turismo d’élite, perché questa élite ci ha portato ad un colonialismo ed a una sudditanza mentale verso il turista, che non è più concepibile nel 2013, sono cose dell’Ottocento”.
     - Allora quali, concretamente, i benefici e le idee che possano valorizzare il territorio e far prosperare l’isola grazie ad un Parco?
     “Il primo sarebbe il nome stesso del ‘marchio’ datoci dal Parco ed il successivo marketing. Creando un Parco Nazionale, il Comune di Pantelleria potrebbe creare questo ‘marchio’ e prendersi carico della gestione di un certo tipo di strategie di crescita economica, e lasciare così, ad esempio, i contadini o i pescatori liberi di fare i contadini ed i pescatori, non di doversi occupare anche di altre magagne non strettamente legate alle loro attività. Inoltre permetterebbe di uscire fuori da questa ‘sudditanza statale’ in cui vive Pantelleria. A Pantelleria si vive sulle 50 giornate della forestale o sulle 100 giornate dei pompieri. Un parco permetterebbe all’isola di accedere a tutti quei fondi messi a disposizione dall’Unione Europea, proprio per i Parchi, e quindi permettere lo sviluppo di piccole o grandi realtà, come, ad esempio, bed and breakfast, aziende agricole, piccole cooperative, etc… È questo darebbe la possibilità ad ogni persona di coltivare ed evolvere il proprio sogno per vivere bene, non aspettando i soldi dei turisti o soldi ‘regalati’, quasi come un favore, dallo Stato. Pantelleria e la sua popolazione devono prendere coscienza di essere meritevoli di dignità, non accettare più di essere trattati come cittadini di serie B”.
     - Abbiamo introdotto i possibili effetti positivi che potrebbe dare un Parco a Pantelleria, parliamo ora dei possibili danni che si troverebbe a fronteggiare Pantelleria senza avere dalla sua mezzi che gli permettano di combattere la speculazione ad armi pari. Parliamo delle trivellazioni petrolifere e della pesca indiscriminata, soprattutto di quella a strascico.
     “I danni derivanti dalla pesca a strascico (ed anche dalla pesca con il cianciolo), oramai, sono davanti gli occhi di tutti, specialmente davanti a quelli di pescatori ed appassionati di immersioni (o di chiunque ‘viva’ il mare). Il danno maggiore è la morte del fondale marino con i relativi danni economici che avrebbero tutte quelle figure strettamente legate al mondo della pesca. I danni legati invece alle trivellazioni sarebbero tutti i riversamenti di idrocarburi dovuti al traffico che si verrebbe a creare nel Canale di Sicilia, tutte le perdite successive alle trivellazioni, tutti i possibili incidenti che potrebbero venirsi a creare (ricordo quel che successe nel Golfo del Messico), eventi rari, ma comunque possibili”.
     - Quali le possibili soluzioni contro la pesca a strascico che ci darebbe un eventuale Parco?
     “Sicuramente un ripopolamento ittico da far fruttare (non sfruttare, attenzione!) poi con la pesca tradizionale. Una pesca capace di valorizzare localmente il prodotto, di fare turismo e puntare all’eco-sostenibilità. Si pescherebbe meglio e di più, destinando semplicemente alcune aree al ripopolamento ed evitando in generale la desertificazione dei fondali”.
     - E contro le trivellazioni?
     “Con il Parco hai la possibilità di lottare. Fondamentalmente è quello, la possibilità di portare avanti una lotta più omogenea, più dura contro le multi-nazionali. A nessuna multinazionale piace trivellare vicino ad un Parco, perché si hanno dei costi molto maggiori che non in assenza di un Parco. Poi ci sono molte più leggi che le multinazionali sono tenute a rispettare. Invece, senza Parco, è come dare il proprio figlio in pasto ai lupi, senza protezione alcuna. Con il nuovo decreto Passera, che ha abbassato i limiti della distanza dalla costa, verranno a trivellare a 5 miglia. Questo vorrebbe dire riuscire a vedere la trivella ad occhio nudo: vorrebbe dire che il turismo farebbe fatica a tornare. Perché nessuno vuole andare in vacanza vicino ad una piattaforma petrolifera. Le fuoriuscite di idrocarburi, anche se piccole, renderebbero le coste nere, e non per la presenza di ossidiana, ma per quella di catrame. Insomma, tutela e valorizzazione. Sarebbe questo il grosso vantaggio di avere un Parco”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Una intervista a Stefano Scaltriti, uno dei giovani attivisti del Movimento dei "Grillini Panteschi", che bene chiarisce gli obiettivi cui mira l'azione del gruppo per il futuro di Pantelleria. Sono obiettivi, in particolare quelli di carattere ambientale, sui quali non posso che concordare e augurarmi che i loro sforzi vengano compresi da chiunque abbia a cuore il futuro benessere dell'isola, e possa agevolarli in uno spirito di proficua collaborazione e non di sterile e preconcetta rivalità...

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Dalla mia Bacheca su FB del 7/07/13

La più "bella" di un giorno italiano, con nebbia a Pantelleria...
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200894396096512


     07/0/13 - La vita è bella... in Italia, naturalmente... Ed è ancora ancora più bella per chi sceglie di venire a Pantelleria, in volo o via mare, non fa molta differenza... Sentite l'ultima, avvenuta stamani. I passeggeri provenienti in volo da Venezia e diretti a
Pantelleria sono stati scaricati al Falcone Borsellino di Palermo e costretti ad acquistare un nuovo biglietto. La low cost spagnola ha spiegato: "I disagi non dipendono da noi". Viaggiatori inferociti: "Siamo stati abbandonati".
     A seguire il servizio sul "disservizio" pubblicato on line da "La Sicilia it".

  Nebbia nello scalo di Pantelleria
da "La Sicilia it"
http://www.lasicilia.it/index.php?id=101662&template=lasiciliait

    07/07/2013, PALERMO - Sarebbero dovuti arrivare a Pantelleria questa mattina alle 8 con un volo diretto Volotea da Venezia e invece per raggiungere l'isola hanno dovuto acquistare un nuovo biglietto. È la disavventura di quarantacinque passeggeri che sono rimasti bloccati per ore nello scalo Falcone Borsellino di Palermo. Erano partiti alle 6.15 ma mentre erano in volo il comandante dell'aereo ha comunicato che non sarebbero arrivati nell'isola siciliana ma avrebbero fatto scalo a Palermo a causa della nebbia.
    "Siamo stati abbandonati nell'aerostazione - dice Elia Cucovaz - Ci sono anche bimbi e neonati. Ci hanno prospettato la possibilità di raggiungere l'isola con il traghetto da Trapani di mezzanotte. Il primo giorno di vacanza lo stiamo trascorrendo in aeroporto".
    La compagnia aerea spagnola informa che, a causa della chiusura per nebbia dell'aeroporto di Pantelleria, il volo odierno V71240 in partenza da Venezia verso Pantelleria, è atterrato presso lo scalo Punta Raisi di Palermo. "Nonostante tutto ciò non sia dipeso dalla compagnia, Volotea si sta impegnando per minimizzare i disagi dei propri clienti, fornendo informazioni e assistenza ai passeggeri coinvolti - si legge in una nota della compagnia - Volotea si scusa sinceramente con i passeggeri interessati per il ritardo dei propri voli".

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Post di Roberto Frigerio
Non è la prima e non sarà l'ultima volta....purtroppo...
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Post di Silvio Palazzolo
Così si sotterra il turismo. Abbiamo l'aeroporto moderno e nuovo e non possono atterrare gli aerei. Hanno messo un sistema di atterraggio automatico, ma a quanto pare non possono attivarlo se non si ultima l'allungamento della pista...
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Silenzio "assordante" sulle audizioni dei proff. D'Orsogna e Ortolani in Senato di giovedi scorso di Guido Picchetti (da un nota del sottoscritto su Fb)
https://www.facebook.com/notes/...audizioni-dei-proff-dorsogna-e-ortolani-in-senato-di-g/632211376790681

     07/07/13 - Si è conclusa già da alcuni giorni la tornata di audizioni sull'"Affare n° 52 in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi in mare" presso la Commissione Ambiente del Senato presieduta dal senatore Giuseppe Marinello. Due giorni e mezzo di incontri con una infinità di di esperti invitati in Senato a parlare e informare i parlamentari italiani sui rischi delle trivellazioni off-shore previste nei fondali marini italiani (in Adriatico, nello Ionio, nel Canale di Sicilia, etc.), mai tanto numerose come in questo momento.
     A Roma martedì scorso 2 Luglio,sono stati stati ascoltati i rappresentanti di Wwf, Legambiente, Marevivo, Fare Ambiente e Greenpeace. Il giorno dopo 3 Luglio, in mattinata è stato il turno di Confcommercio e Unioncamere; e, nel pomeriggio, dei rappresentanti di Ispra, dell'INGV, dell'Istituto di Scienze Marine del CNR, e del Presidente del Consorzio Bonifica Delta del Po. Infine giovedi 4 Luglio ad esser ascoltati sono stati due esperti della materia, il Prof. Francesco Ortolani, Ordinario di Geologia all'Università di Napoli Federico II, e la prof.ssa Maria Rita D'Orsogna, docente di fisica presso il dipartimento di matematica della California State University at Northridge, a Los Angeles, oriunda abruzzese. Due esperti molto noti agli addetti ai lavori, che, come ho avuto già modo di dire, più volte hanno chiaramente espresso il loro pensiero al riguardo, in modo da non dar adito a dubbi sui rischi connessi e conseguenti a questo genere di operazioni per i territori direttamente interessati.
     Cosa possiamo dire oggi a proposito di tali audizioni ? Ben poco. Sull'efficacia informativa su senatori e parlamentari sarà il tempo a giudicare... Ma, a mio giudizio, c'è poco o nulla di buono da sperare. E sono convinto che ciò è colpa soprattutto della mancata informazione, o meglio dell'opera di "disinformazione" che i media nazionali (stampa e tv) hanno fatto e continuano a fare su tali incontri, nonchè sulle tesi e le argomentazioni esposte dagli esperti invitati in Senato, tradendo così quello che è il loro primo "dovere", informare, a tutto danno dei cittadini italiani che hanno il pieno "diritto", invece, di essere informati.
     E' una "disinformazione" che su tale materia, salvo poche eccezioni, continua purtroppo nel nostro Paese a imperversare sovrana, Terremoti, trivellazioni, subsidenza, inquinamenti ambientali da idrocarburi, conseguenze ambientali nelle fasi di ricerca, riversamenti in mare o nelle falde acquifere, scarichi illegali del materiali di risulta, sicurezza e incidenti negli impianti, prevenzione e incidenti nelle operazioni estrattive, etc. etc. etc., sono tutti argomenti tabù, assolutamente da evitare D'altronde che ci sia una lobby dell'informazione in Italia è cosa risaputa, condizionata com'è anche da una legge sull'editoria che elargisce contributi, non sempre con la trasparenza necessaria... E questo vale anche per le agenzie di stampa, il cui silenzio su questi turni di audizioni in materia, svoltisi negli ultimi tempi prima alla Camera e poi in Senato, è stato decisamente "assordante"... D'altronde come potrebbe essere altrimenti in un paese come l'Italia, unico al mondo per certe sue prerogative, come quella di avere fin dal 1966 una delle sue più importanti agenzie di stampa, l' AGI (agenzia giornalistica italiana) controllata dall'ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), azienda a sua volta controllata dallo Stato Italiano ?
     Ma, a fronte di questo silenzio "assordate" dell'informazione sulle audizioni in Senato (e in particolare sugli interventi dei proff. D'Orsogna ed Ortolani di giovedì scorso) fanno da contrappunto di non poco interesse gli ultimi due articoli pubblicati proprio ieri da Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog, che qui a seguire vi segnalo.

  Esplosione petrolifera in Quebec distrugge intera città
di Maria Rtia D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/07/esplosione-petrolifera-in-quebec.html

    SATURDAY, JULY 6, 2013 - E' una notizia di pochi minuti fa: un treno con 73 vagoni carichi di petrolio è deragliato in Quebec, è esploso ed ha poi hanno distrutto l'intera città di Lac Megantic. Il treno stava andando in Maine e di vagoni ne aveva 80 in totale.

   
   

    Siamo a 250 chilometri ad est di Montreal - l'incendio ha portato a vampate enormi di fiamme alte decine di metri e al fumo che ha pervaso l'area per molto tempo. L'incendio continua ancora adesso nonostante la pioggia estiva e tutti i 1000 residenti sono stati evacuati.
    Ecco i commenti dei residenti come riportati dal Globe and Mail:
        "It's terrible. We've never seen anything like it. The Metro store, Dollarama, everything that was there is gone."
        "The flames in the sky were really impressive"
        "This sky was red, yellow. It was like, it was like the end of the world"
    Lì vicino c'è un fiume, il Chaudiere River, e parte del petrolio è finito li. Non si sa quanto. Potrebbero esserci dispersi, ma non si sa ancora.
    Ecco qui il terrificante video (ripreso da YouTube. ndr):

Scene d'orrore delle esplosioni a Lac-Mégantic
Pubblicato in data 06/lug/2013 da Anne-Julie Hallée - (0'30")
Verso l'una e venti della notte tra Sabato 4 e Domenica 5 Luglio un treno è deragliato nel cuore della città di Lac-Mégantic dello stato canadese di Quebec. Il treno senza freni pare si sia mosso da solo e i vagoni-cisterna sono esplosi durante l'attraversamento del centro città. Il cielo si tinto di rosso e di giallo, con scene di orrore.

http://www.youtube.com/watch?v=5Gl49CpPQtc

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  Ombrina: un fattore duemila, più o meno
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/07/ombrina-un-fattore-duemila-piu-o-meno.html

30.015 grammi al secondo di sostanze sulfuree oppure 0.015 grammi al secondo? E chi lo sa... Un fattore 2000. Nessuno della MOG o dei tecnici del ministero se n'è accorto. Evviva.
    SATURDAY, JULY 6, 2013 - E cosi, dopo i ringraziamenti di Sergio Morandi al ministro Clini, dopo i venti che spirano verso il mare aperto invece che verso la costa, dopo i maldestri tentativi della Medoilgas (MOG) di crearsi una immagine "sostenibile", ecco qui un'altra perla del progetto petrolifero Ombrina Mare di Sergio Morandi.
    La premessa iniziale è che può darsi che si tratti di una semplice svista, di colonne excel che siano venute male, di fretta nel copiare numeri da un documento ad un altro. Succede a volte, e nessuno è perfetto. Fatto sta, che nelle integrazioni della MOG ci sono due liste che compaiono in due documenti diversi sullo stesso macchinario e sugli stessi inquinanti che sono del tutto incongruenti fra loro. Quali sono questi inquinanti? I solfati, il monossido di carbonio ed i cosiddetti Non Methane Hydrocarbons (NMHC, cioè i Composti Organici Volatili), fra cui si annoverano anche materiali tossici e/o cancerogeni.
    Eccoli qui i dati che vengono dalla Relazione Tecnica su Ombrina Mare, a pagina 49, sezione 5.2.2, relativi alla combustione del gas nel motore:

    Notare i numeri: 0,379 grammi al secondo per gli NOx, 30,985 grammi al secondo per la CO; 30,570 grammi al secondo per i NMHC e 30,015 grammi al secondo per i solfati SOx.
    Bene. Ora passiamo invece a quello che scrivono nell'Allegato 6 di tale Relazione Tecnica, a pagina 16, che è quella da cui poi fanno l'analisi dei dati e le stime degli inquinanti dispersi in atmosfera. Ecco qui i dati "nuovi":

    Notare che quasi tutto fra le due tabelle combacia - l'operatività e la portata dei fumi all'inizio ad esempio. Ma poi uno scorre giù e nota ... le ultime quattro file della tabellina che si riferiscono ai NOx, CO, NMHC e ai SOx. La prima sostanza è riportata in modo congruente alla prima tabella: sono i NOx, a 0.379 grammi al secondo, uguali a quelli della prima tabella in alto. Ma gli altri? Per i CO, gli NMHC e gli SOx ... succede che scompare magicamente il fattore 3 ! I CO sono ora a 0.985 invece che a 30.985 - un fattore 30 di differenza. Gli NHMC passano invece a 0.570 da 30,570 che erano - un fattore 50 di differenza. E gli SOx invece passano a 0.015 che erano da 30.015 - un fattore di differenza addirittura di 2000. Quali sono i valori veri? E chi lo sa.
    Tutto questo è stato scoperto dalla D.ssa Loredana Pompilio che da cittadina attenta e preoccupata, e in modo del tutto volontario ha avuto la pazienza e la perseveranza di rifarsi i conti e di controllare i dati. Ora, come detto, potrebbe essere un errore, ma che errore! E anche se fosse un errore, è gravissimo che se ne sia accorto un cittadino volontario, e che nè la commissione VIA, nè tutti i tecnici che lavorano alla Medoil, nè quelli del ministero se ne siano resi conto.
    Sorgono allora tante domande: quanti altri errori ci sono nella valutazione di impatto ambientale di Ombrina ed in tutte le altre che vengono depositate a Roma? Chi li scoverà? Ci si può fidare di qualsiasi cosa che possa uscire dalla penna della Medoilgas di Londra? E soprattutto, alla luce di tutti questi errori, non pensa il neo ministro Andrea Orlando che sia il caso di bocciare Ombrina una volta per tutte?
    Ricordo che non parliamo di un fattore 2. Parliamo di un fattore 2000, che forse dai bei palazzi di Roma non significa niente, ma per noi che qui viviamo qui significa, eccome.

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Post di Albina Colella
Giusto per correttezza di informazione, giovedi scorso sono stati sentiti i Proff. M. Civita, A. Colella (geologi) e M.R. D'Orsogna. Il prof. F. Ortolani (geologo) sarà sentito la prossima settimana. I problemi sul silenzio comunque rimangono...
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Post di Guido Picchetti
Grazie per l'informazione, Albina... La sua sì che è una notizia che fa "informazione"... A differenza dei veri addetti all'informazione che, tradendo i loro doveri, lo ripeto ancora una volta, fanno solo e principalmente "disinformazione", di cui paghiamo tutti le conseguenze...
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Dalla mia Bacheca su FB del 6/07/13

Trivellazioni nel Sannio: nuovo el dorado o disastro ambientale?
di Antonio Musella e Vittoria Biancardi (a margine di un video pubblicato su "YouMedia")
http://youmedia.fanpage.it/video/aa/UcVxruSwWMLAn2ah

     22 giugno 2013 - Nel Sannio è cominciata la corsa al petrolio. Alcune aziende straniere italiane, tra cui la Delta Energy e la Italmin Exploration hanno presentato quattro progetti di trivellazione del sottosuolo tra il Sannio e l'Irpinia. La speranza è quella di trovare dei giacimenti come quelli della Val D'Agri in Basilicata. Le zone sono : Nusco, Case Capozzi, Pietraspaccata e Santacroce. Progetti che hanno degli status diversi. Si va dalla bocciatura del progetto di Case Capozzi fino allo stato avanzato di quello di Nusco. Le trivelle si preparano ad entrare in azione in un territorio già interessato da queste attività tra gli anni ottanta e novanta. Ma cittadini e tecnici alzano le barricate contro il progetto. Altro che sviluppo e prosperità... Secondo i comitati No Triv ed alcuni esperti dell'Università del Sannio, i progetti di trivellazione porteranno solo all'inquinamento del territorio e non avranno alcun beneficio in termini di sviluppo ed occupazione. I pozzi installati dall'Eni nel Sannio, ultimando le loro attività di estrazione negli anni novanta, hanno lasciato territori inquinati e cantieri abbandonati a 700 metri di altezza.
     Il professor Domenico Cicchella, docente di Geochimica dell'Università del Sannio, ci spiega come le trivellazioni del sottosuolo vengano effettuate iniettando nei fori sostanze tossico nocive che fuoriescono successivamente dal canale. Le trivellazioni bucano le falde acquifere e le sostanze pericolose, usate per mantenere lubrificato il foro, inquinano le acque. Gli stessi fanghi pericolosi, difficili da smaltire in una regione come la Campania priva di discariche per rifiuti speciali, si mischiano all'acqua che esce sempre dai pozzi. Si generano così dei laghetti di acqua inquinata dagli Idrocarburi Policiclici Aromatici contenuti nei fanghi di trivellazione.
     L'inquinamento è uno dei principali motivi di opposizione al progetto di trivellazione. Ma i detrattori si soffermano anche sul presunto sviluppo del territorio che porterebbe il progetto. L'esempio più evidente è quello della vicina Basilicata. Secondo i dati del Ministero dell'Infrastrutture le trivellazioni petrolifere tra il 1998 ed il 2011 hanno portato nelle casse degli enti locali della Basilicata complessivamente 585 milioni di euro. Di questi sono 6,6 milioni sono andati ad ognuno dei comuni interessati dalle trivellazioni, mentre alla Regione Basilicata è andata una cifra intorno ai 45 milioni di euro l'anno. Un po' poco se si pensa ai bilanci degli enti locali in tempi di crisi e le spese che gli stessi devono sostenere.
     Anche sul piano dell'occupazione i vantaggi sembrano minimi. Il settore delle trivellazioni petrolifere infatti si base su una manodopera altamente specializzata. Le aziende che si occupano di questo settore utilizzano il proprio personale spostandolo in tutto il mondo. Il Sannio non ha sul suo territorio dei centri di formazione adeguati a questo settore. Lo stesso petrolio, considerato dai tecnici ricco di zolfo e quindi molto impuro, dovrebbe essere lavorato in prossimità dell'estrazione e, come è noto, in provincia di Benevento non ci sono né raffinerie né rigassificatori.
     Ad analizzare il fenomeno su scala nazionale è il volume “Trivelle d'Italia” di Pietro Dommarco edito da Altraeconomia. Secondo lo studio di Dommarco Nel nostro Paese, infatti, le percentuali di compensazione ambientale sono tra le più basse al mondo: per questo, oggi in Italia sono centinaia le concessioni e 1.010 i pozzi produttivi in terraferma e in mare. Dommarco ha svolto un tour di presentazioni di “Trivelle d'Italia” recentemente nel Sannio e si è soffermato proprio sulla Delta Enrgy, una delle aziende delle trivelle. Per Dommarco la Delta Enrgy è una società anomala con <>. In pratica in caso di incidenti l'azienda di Robert Donald Ferguson riparerebbe per solo un euro a testa i cittadini.
     Tra gli amministratori locali per diverso tempo è regnato il silenzio. Nessuno si è schierato a sostegno del progetto che resta in ogni caso ad impatto altamente invasivo rispetto al paesaggio ed al territorio. La Regione Campania si è limitata ad autorizzare le analisi preliminari. Secondo i comitati se le verifiche andranno a buon fine entreranno in scena le grandi multinazionali del petrolio.
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Ricerca idrocarburi, via libera della Regione alle trivellazioni: "Arriva il terremoto?"
da "Forlì Today"
http://www.forlitoday.it/politica/ricerca-idrocarburi-via-libera-regione-terremoto.html


Via libera al progetto della società australiana Po Valley Operations Pty Limited, che riguarda la ricerca di idrocarburi anche nella nostra provincia, in un'area di circa cento chilometri quadrati che tocca i cinque comuni di Forlì, Forlimpopoli, Meldola, Bertinoro e Cesena.
     5 luglio 2013 - La Regione Emilia-Romagna, con una delibera di giunta del 10 giugno 2013, ha concesso il via libera al progetto della società australiana Po Valley Operations Pty Limited, “che riguarda la ricerca di idrocarburi anche nella nostra provincia, in un’area di circa cento chilometri quadrati che tocca i cinque comuni di Forlì, Forlimpopoli, Meldola, Bertinoro e Cesena.Secondo un censimento del maggio scorso, in Emilia-Romagna sono già attive 37 concessioni per l’estrazione di idrocarburi, 36 permessi di ricerca e 5 concessioni di stoccaggio, più altre richieste per estrazione e ricerca tra cui proprio quella della Po Valley”. E' Raffaella Pirini, capogruppo di DestinAzione Forlì a lanciare l'allarme.
     “Complessivamente, quasi la metà del territorio regionale è interessata da progetti attivi o da richieste di autorizzazione, ma, oltretutto, la Po Valley Operations Pty Limited detiene una decina di aree di licenza in tutto il Nord Italia. Il permesso di ricerca di estrazione e stoccaggio di gas e idrocarburi “Torre del Moro”, così è stato ribattezzato, ha incassato l’ok dalla Regione per la Valutazione di Impatto Ambientale, pressochè in sordina, senza che nelle procedure autorizzative sia stata garantita una vera partecipazione dei cittadini. - continua Pirini - Sulla carta la popolazione dei territori coinvolti avrebbe avuto la possibilità di presentare osservazioni quando sono stati depositati i documenti fra le quattro mura di Regione, Provincia e Comuni interessati, ma all’atto pratico nessuna osservazione è stata presentata, anche perchè pochi sono venuti a conoscenza della richiesta, visto il silenzio di tomba su questa pratica, e in ogni caso si trattava di documenti tecnici, comprensibili sostanzialmente solo dagli addetti ai lavori. Ciò significa che in realtà le prime vere comunicazioni alla popolazione verranno fornite solo nell’imminenza dell’inizio del lavori, quando ormai le decisioni sono già state prese. Per tutte queste ragioni abbiamo presentato domanda di accesso agli atti per studiare nel dettaglio i contorni del progetto e informare noi stessi l’opinione pubblica, in alternativa agli amministratori che inspiegabilmente non hanno dato risalto a questa cosa”, annuncia Pirini.
     “Senza entrare nel merito del progetto, che riguarda il territorio di Forlì-Cesena, che comunque non riteniamo sia ricco di “oro nero” come il Texas – aggiunge – richiamo l’attenzione degli amministratori e degli opinion leader sul fatto che, secondo studi ormai acclarati, a livello generale la ricerca ed estrazione di idrocarburi, a terra come in mare, potrebbe comportare il rischio di danni per il territorio notevoli e irreversibili. Basti pensare al rischio subsidenza che interessa quasi tutta la pianura regionale, cioè l’abbassamento del terreno in conseguenza dell’estrazione di fluidi (acqua e gas) dal sottosuolo. Un danno che si risana con investimenti onerosi per nulla ripagati dalle royalties, cioè i diritti di estrazione che le compagnie devono corrispondere agli enti locali che ospitano pozzi sul proprio territorio”.
     Nel percorso del progetto della Po Valley Operations Pty Limited, nell’attività di rilievo sisimico del terreno e nel sottosuolo e nella prospezione geofisica ed esplorativa, è definita nero su bianco un’attività strumentale che prevede: metodologia in “vibroseis" (piastre vibranti montate su veicoli che producono oscillazioni meccaniche controllate), uso di esplosivo e l’utilizzo di una massa d’acciaio di tre tonnellate che che viene fatta cadere da un’altezza di circa tre metri per fornire i dati geologici e sismici necessari a individuare eventuali giacimenti, riferisce Pirini. “Inoltre durante le operazioni di perforazione e ripristino saranno prodotti rifiuti di vario tipo che dovranno essere stoccati in strutture adeguatamente impermeabilizzate: vorremmo sapere nel dettaglio quali saranno le aree interessate da queste attività e quali i siti di stoccaggio. E infine vorremmo anche conoscere nel dettaglio quali procedure dovrà seguire la società e in applicazione di quali tabelle risarcitorie in caso di danni a immobili privati o infrastrutture pubbliche o terreni coltivati, aree boscate, a flora, fauna ed ecosistema, visto che questa eventualità è proprio (ma genericamente) definita in uno dei capitoli finali della delibera della giunta regionale”, insiste.
     La capogruppo della Lista Civica DestinAzione Forlì infine ricorda che, “caso forlivese a parte, sull’intera questione dell’attività estrattiva in Emilia-Romagna molte istituzioni si stanno interrogando sull’eventuale correlazione tra il fracking idraulico (un metodo di trivellazione per estrarre gas dal sottosuolo) e il sisma in Emilia del 2012. In merito a ciò indagano ben due Procure, quelle di Modena e di Ferrara, ed è stata attivata anche presso la Protezione Civile una Commissione internazionale che dovrà indagare sulle possibili relazioni tra l’attività di esplorazione per gli idrocarburi e l’aumento di attività sismica nell’area colpita dal terremoto dell’Emilia. A poco più di un anno dal sisma, e a pochi mesi dall’apertura di fascicoli della magistratura, riteniamo davvero curiosa la solerzia della Regione a concedere una positività alla valutazione di impatto ambientale relativa al permesso di ricerca di idrocarburi prima ancora di attendere le risultanze giuridiche e scientifiche sull’intera spinosa questione”, conclude Raffaella Pirini.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Un articolo da una città dell'Emilia, Forlì, che va letto, e sul quale val bene la pena riflettere, leggendo anche i commenti pubblicati in calce sulla stessa pagina web, e su come la disinformazione, che su tali argomenti regna ormai da decenni sovrana nel nostro Paese, ancora riesca a tenere nascosti alla maggioranza della popolazione italiana, i rischi che in tante nostre aree territoriali si corrono con certe scelte energetiche... Per giunta, arrivando addirittura a far dire a qualcuno (spero in buona fede) che le correlazioni tra scosse sismiche e trivellazioni siano tutte una balla, quando ormai ci sono fior di pubblicazioni scientifiche che le comprovano, sebbene contenendole nella maggior parte dei casi entro limiti di scarsa pericolosità.
E questo accade da noi a differenza di quanto avviene in tante altre regioni d'Europa e di Stati Uniti, dove su queste scelte (capaci di incidere sul futuro modello di sviluppo delle comunità interessate per quanto di positivo e di negativo potrebbe derivarne), si parla invece apertamente, si discute, ci si confronta, e ci si accapiglia a volte anche aspramente, ma alla fine si accetta o si rifiuta questa o quella scelta in piena consapevolezza di cosa da ciascuna di esse potremmo aspettarci...
Ma raggiungeremo mai quel grado di civiltà ? O, qualora lo avessimo già avuto e stessimo perdendolo, riusciremo mai a recuperarlo ? O continueremo invece a regredire a livello di paesi del terzo mondo dove la corruzione e l'ignoranza regnano sovrane, sotto la direzione di governanti che si beano a spese dei loro sudditi ?
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Alle 6 di stamane sisma di mag 3.8 sui fondali del Tirreno meridionale
di Guido Picchetti (a margine di una mappa su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     06/07/13 - Alle ore 06:16 di oggi scossa sismica di mag. 3.8 sui fondali del Tirreno meridionale, Nella mappa l'epicentro del sisma, tra Sicilia e Sardegna. 60 miglia circa a NO di Trapani (da Euro-Mediterranean Sismologic Center).

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Trivellazioni. Il risveglio di Legambiente... e del PD
di Guido Picchetti (a margine di una foto su Fb)
https://www.facebook.com/photo.php?...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1

     6/07/13 - Meno male. Si risveglia "Legambiente", e anche il PD.... Dopo la toppata di Ermes Realacci, presidente onorario di Legambiente, del mese scorso, il quale, nella sua qualità di Presidente della Commissione Ambiente della Camera, contro ogni aspettativa aveva respinto gli emendamenti presentati dal M5S sul "decreto per le emergenze ambientali", finalizzati a far considerare il progetto "Ombrina Mare" (e non solo quello) casi di "emergenza ambientale" consentendo così di bloccarli sul nascere, ora le sezioni locali e regionali di "Legambiente" fanno sentire le loro voci.
     Legambiente Calabria si è dichiarata contro le trivelle nel mar Jonio e annuncia un blitz di Goletta Verde e la partecipazione al “No Triv Tour” dal prossimo 27 luglio ad Amendolara, al quale parteciperanno cittadini, associazioni, movimenti e organizzazioni, sindaci e amministratori di Calabria, Basilicata e Puglia. Dal canto suo Francesca Travierso, presidente del Circolo Legambiente “Ibis” di Crotone, sottolineando «Il netto no della Provincia di Crotone all’ipotesi di nuove trivelle nel Mar Ionio», precisa che questa totale contrarietà al progetto della Transunion Petroleum davanti alle coste ioniche della Calabria «sarà ribadita in piazza il prossimo 13 luglio con la visita non casuale della Goletta Verde di Legambiente».
     Segnali indubbiamente positivi. Ma quando capiremo che in questa battaglia, per essere davvero ascoltati occorre andare uniti, e che la divisione della protesta serve solo ad indebolirla, a tutto vantaggio di chi combattiamo ?

  Mar Jonio, anche il Pd contro le trivellazioni petrolifere: «Creiamo una riserva marina» di "Green Report"
http://www.greenreport.it/...-il-pd-contro-le-trivellazioni-petrolifere-creiamo-una-riserva-marina/


     [5 luglio 2013] - A rischio il mare di Basilicata, Calabria e Puglia. I deputati del Partito democratico Ernesto Magorno, Rosy Bindi, Stefania Covello, Giovanni Burtone, Simone Valiante e Luigi Famiglietti si schierano dalla parte del Mar Jonio presentando una risoluzione in commissione Ambiente della Camera nella quale chiedono al governo
«Di sospendere le autorizzazioni per l’esecuzione delle trivellazioni al largo della costa jonica, dal meta pontino alla piana di Sibari, istituendo un tavolo di confronto con le istituzioni locali e le forze sociali sul piano di sviluppo delle aree interessate, ipotizzando anche l’istituzione di una riserva marina».
     La prossima settimana il presidente della commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci, incontrerà una delegazione di sindaci e consiglieri regionali dei territori interessati dalle richieste di trivellazioni. Intanto i parlamentari democratici ricordano che «Diverse compagnie petrolifere, in particolare la Shell Italia, hanno chiesto e ottenuto le autorizzazioni per avviare le procedure per le trivellazioni al largo delle coste del Mar Jonio comprese tra il Golfo di Taranto e quello di Sibari, nonostante la maggioranza dei comuni costieri interessati abbiano formalmente deliberato la ferma opposizione delle popolazioni locali all’ipotesi di estrazione petrolifera davanti le coste. Considerato il rilevante impatto ambientale e la vocazione turistica del territorio interessato, è del tutto evidente che le trivellazioni diverrebbero pregiudizievoli per ogni possibilità di sviluppo del litorale ionico delle tre regioni, con gravi danni sotto tutti i profili, in particolare quello ambientale ed economico».
     Anche Legambiente Calabria si è dichiarata contro le trivelle nel mar Jonio e annuncia un blitz di Goletta Verde e la partecipazione al “No Triv Tour” dal prossimo 27 luglio ad Amendolara, al quale parteciperanno cittadini, associazioni, movimenti e organizzazioni, sindaci e amministratori di Calabria, Basilicata e Puglia.
     Francesca Travierso, presidente del Circolo Legambiente “Ibis” di Crotone, sottolinea che
«Il netto no della Provincia di Crotone all’ipotesi di nuove trivelle fa ben sperare per il prosieguo della battaglia. Un secco rifiuto che è in piena sintonia con la volontà dei cittadini. Il nostro è infatti un territorio splendido ma fragile, e puntare ancora sul petrolio invece che sul turismo di qualità sarebbe l’ennesima scelta scellerata. Non dimentichiamo che dalla costa crotonese vengono già estratti 12 milioni di m3 standard di idrocarburi, con la presenza di ben 6 piattaforme e 28 pozzi all’interno di un’area marina protetta. Per questo motivo vogliamo ribadire la nostra contrarietà al progetto della Transunion Petroleum, e lo faremo in piazza il prossimo 13 luglio con la visita non casuale della Goletta Verde di Legambiente».
     Secondo Francesco Falcone, presidente di Legambiente Calabria,
«L’ipotesi di nuove trivellazioni nello Ionio rappresentano l’ennesimo schiaffo al nostro territorio reso possibile dalle sciagurate norme del decreto Sviluppo. Ci batteremo al fianco dei cittadini e dei movimenti contro l’ipotesi di nuove trivelle nello Ionio, un’ipotesi che Legambiente ha già condannato duramente bocciando la Strategia energetica nazionale adottata dal precedente governo, che tra l’altro tende ad accentrare il processo decisionale escludendo gli attori locali e dunque ignorando le istanze del territorio. Abbiamo chiesto di essere ascoltati in Commissione ambiente regionale il prossimo 11 luglio proprio per ribadire l’importanza fondamentale degli enti locali nelle scelte in materia energetica».

Post di Enrico Gagliano
Sono Enrico, da Giulianova, del Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni, ma calabrese. Condivido appieno le tue conclusioni. Occorre quanto meno unità d'azione. Lunedì prossimo, il nostro Comitato, che ha aderito al Coordinamento Nazionale NO TRIV proprio per far "rete", farà pervenire a Minambiente le proprie osservazioni (scadenza 13 luglio).
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Post di Guido Picchetti
Ti ringrazio, e ... auguri, da condividere tra noi per tutti noi...
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Post di Giovanni Angeloni

L'Italia non è una colonia dell' Eni... Facciamoglielo capire con le buone oppure...
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Dalla mia Bacheca su FB del 5/07/13

Le audizioni in Senato sulle trivellazioni. Una prima anticipazione che merita...
di Guido Picchetti (a margine di un articolo condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200881588816338


     05/07/13 - Due giorni e mezzo di audizioni alla Commissione Ambiente in Senato sui rischi delle trivellazioni off-shore sui fondali marini italiani (in Adriatico, nello Ionio, nel Canale di Sicilia, etc.), con una infinità di di esperti appositamente invitati per informare i parlamentari italiani "ignoranti" in materia... Quale il risultato di queste audizioni ? Ancora difficile dirlo. Nessuna agenzia di stampa ha dato notizie in merito. Personalmente ho trovato on line per ora solo un articoletto pubblicato sul sito di Meteoweb mercoledì 3 luglio 2013 alle 20:12, prima che fossero completate del tutto le audizioni previste. L'indomani 4 Luglio infatti si sarebbero svolte quelle di Maria Rita D'Orsogna e del Prof. Francesco Ortolani..
     Il comunicato di Meteoweb è redatto da Peppe Caridi e lo riporto qui a seguire. E' un comunicato che, a dispetto della sua brevità, la dice lunga sul probabile risultato delle audizioni in Senato... Ed è un risultato che sembrerebbe non certo entusiasmante, a desumerlo dalla frase conclusiva del comunicato stesso che, pronunciata dal presidente della Commissione Ambiente del senato Giuseppe Marinello a chiusura dell'incontro avuto il 3 pomeriggio con gli esperti di vulcanologia, recita testualmente: "Sono questioni di fondamentale importanza per l’eco sistema nazionale, e per questo chiederemo al ministro Andrea Orlando di monitorare la situazione”.
     E' un'assicurazione che a me personalmente fa gridare: "Evviva... Siamo tutti salvi... Basterà monitorare i terremoti... La salvezza degli eco-sistemi sarà assicurata e non ci saranno più rischi per le trivellazioni off-shore a caccia di idrocarburi"...

  Vulcani: esperti preoccupati per i rischi del Canale di Sicilia, “fenomeni allarmanti per le aree vulcaniche” di Peppe Caridi
http://www.meteoweb.eu/...canale-di-sicilia-fenomeni-allarmanti-per-le-aree-vulcaniche/213292/

    03/07/13 - Preoccupazione per le aree vulcaniche nel Canale di Sicilia, in particolare tra Mazzara del Vallo e Porto Empedocle interessate da fenomeni vulcanici e sismici ma anche dall’attività delle compagnie petrolifere, è stata espressa da rappresentanti di Ingv, Ispra e Istituto di Scienze Marine del Cnr in audizione alla Commissione Ambiente del Senato insieme con esperti del Consorzio bonifica Delta del Po che hanno rivolto un invito a vigilare sulla desertificazione delle falde del Po interessate da un’eccessiva concentrazione salina causata dal fenomeno della subsidenza (abbassamento del fondo). In oltre due ore di audizione, si legge in una nota del presidente della Commissione, Giuseppe Marinello, ”gli esperti hanno spiegato che è necessario mantenere alta l’attenzione su due fronti ambientali che rischiano di diventare emergenza nazionale”. ”Sono questioni di fondamentale importanza per l’eco sistema nazionale e per questo chiederemo al ministro Andrea Orlando di monitorare la situazione” assicura Marinello.

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Post di Marialuisa d'Ippolito
"Petrolio offshore, nuove regole e prossime sfide" su "Formiche Net"
Attenzione alla tutela ambientale, maggiore chiarezza di regole, più coinvolgime...
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Post di Guido Picchetti
Ringrazio Marialuisa. L'articolo da lei segnalato su "Formiche Net" ci da il resoconto, sempre on line, di quanto avvenuto
della prima giornata di audizioni in Senato con l'ascolto dei delegati della varie associazioni ambientaliste... Niente di
nuovo sotto il sole... Si conferma lo scarso peso attribuito dagli auditori parlamentari ai vari interventi, e certi intenti
dilatori dei promotori dell'iniziativa che non lasciano sperare in niente di buono per il futuro... Ancora non si sa niente
invece in merito alle ultime audizioni dell'altro ieri di Maria Rita D'Orsogna e del Prof. Francesco Ortolani...
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Goletta Verde di Legambiente: assalto alla piattaforma petrolifera 'Ombrina mare'
da Abruzzo Live TV 
http://www.abruzzolive.tv/...assalto_alla_piattaforma_petrolifera__Ombrina_mare_-_-_s_7158.html


     04 lug. '13 - Goletta Verde di Legambiente: assalto alla piattaforma petrolifera "Ombrina mare". Spari in mare. "Abbiamo simulato un incidente. Stanchi di rischiare": così Angelo Di Matteo, presidente Legambiente Abruzzo.
(Per vedere il video sulla pagina web clicca sull'immagine in basso, ndr).


http://www.abruzzolive.tv/...assalto_alla_piattaforma_petrolifera__Ombrina_mare...html

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Greenpeace: "No a pozzo esplorativo nel Canale di Sicilia"
di Calogero Castaldo
http://www.corrierediragusa.it/...pozzallo/22680-greenpeace-no-a-pozzo-nel-canale-di-sicilia.html


Per gli ambientalisti le trivelle metterebbero a rischio l´ecosistema marino. Il dramma della piattaforma Perro Negro 6, poi, di proprietà della Saipem (sussidiaria di Eni) affondata nella giornata di martedì, in Congo, ripropone con urgenza la questione della sicurezza di questi impianti.
     04/07/13 - Fermare il progetto di un pozzo esplorativo nel Canale di Sicilia, dove le trivelle metterebbero a rischio l´ecosistema marino. È questo l´obiettivo di Greenpeace, che insieme ad associazioni locali e del settore pesca e all´assessorato all´Ambiente della Regione Siciliana protestano per la realizzazione di un nuovo pozzo, nel Canale di Sicilia, ad una settimana dalla decisione del Ministero dell´Ambiente per la Via (Valutazione d´Impatto Ambientale) di autorizzare nuove perforazioni in mare. Il dramma della piattaforma Perro Negro 6, poi, di proprietà della Saipem (sussidiaria di Eni) affondata nella giornata di martedì, in Congo, ripropone con urgenza la questione della sicurezza di questi impianti, proprio quando anche nei nostri mari è in corso un vero e proprio assalto all’oro nero. "A poco meno di un mese dallo sversamento di petrolio a Gela – dichiara Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia - Eni é di nuovo sul banco degli imputati. Pensare che la Saipem sarà capace di trivellare in piena sicurezza a 700 metri di profondità nel Canale di Sicilia mentre non riesce a gestire una perforazione a 40 metri in Congo é una follia. Eppure, negli studi di impatto ambientale presentati per farsi autorizzare i pozzi esplorativi nel Canale di Sicilia, Eni continua a non prendere in considerazione l’eventualità di un serio incidente".
     Secondo il responsabile Greenpeace, nonostante i continui disastri e le ovvie carenze negli Studi di Impatto Ambientale, la Commissione di valutazione di impatto ambientale (Via) del Ministero dell´Ambiente avrebbe già dato parere favorevole per progetti di trivellazione dei giacimenti Cassiopea e Argo nel Canale di Sicilia, e ora si accinge a valutare la richiesta su Vega 1. Fra qualche mese, si attende anche la valutazione d´impatto ambientale dell´altra piattaforma, la Vega B, antistante la costa iblea. "I progetti di estrazione di Eni – conclude Giannì - rappresentano un serio pericolo per l’ambiente, per la nostra salute e per la nostra economia. Per questo motivo, chiediamo al Ministro dell’Ambiente di fare finalmente qualcosa e intervenire affinché la Commissione Via effettui finalmente una seria e indipendente valutazione dei rischi delle attività petrolifere in mare. Allo stesso tempo, chiediamo a tutte le Regioni di schierarsi contro le speculazioni di giganti petroliferi senza scrupoli".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Sulla stampa locale certe notizie e certe prese di posizione contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia vengono pubblicate, e non sono certo invenzioni di giornalisti schierati... Ma purtroppo sono notizie che sulla informazione di "regime" (stampa e tv) non trovano assolutamente spazio, inutile farsi illusioni...
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Terremoti in Olanda e sciame sismico causati dall'estrazione di gas, rimborsati i danni ai cittadini di Marina Perotta
http://www.ecoblog.it/post/101853/terremoti-in-olanda-e-sciame-sismico-...-rimborsati-i-danni-ai-cittadini


     4 luglio 2013 - L'ultima scossa di terremoto in Olanda è stata registrata ieri 3 luglio di intensità 3.0 della scala Richter a Groningen nel nord est. Ma l'Olanda non è un paese a rischio sismico e la compagnia NAM rimborsa ai residenti i danni causati dall'estrazione del gas.
     La situazione in Olanda si sta facendo sempre più pesante: scosse di terremoto la cui intensità varia tra i 3 e i 4 gradi della scala Richter si stanno presentando sotto forma di sciame sismico nella zona nord orientale del Paese. Henk Kamp ministro degli Affari economici si è precipitato a visitare la zona colpita martedì 2 luglio dall’ennesima scossa registrata, 3.0 della scala Richter per rassicurare gli abitanti che i danni saranno riparati a spese della NAM, la compagnia di estrazione olandese. Infatti, la compagnia NAM sul suo sito ammette che le scosse di terremoto sono causate dall’attività estrattiva di gas e precisa che tutti i cittadini che hanno subito un danno possono ottenere risarcimento compilando un modulo (capito americani?):

  Il sisma di Garrelsweer nel comune Loppersum è legato alla produzione di gas dal giacimento di Groningen. Il sisma è stato relativamente pesante e avvertito da molti residenti. NAM si rende conto che le persone sono scioccate nello sperimentare questi fastidiosi terremoti. L’ufficio di informazione regionale della NAM di Loppersum è aperto tutto il giorno e i dipendenti di NAM sono dalle 9:00 alle 16:30 in loco per rispondere alle domande e per aiutare a segnalare i disagi. I danni causati da terremoti sono rimborsati dalla NAM. Il danno può essere segnalato per iscritto al NAM, Land Management Division, PO Box 28000, 9400 HH Assen, oppure on-line tramite il modulo di richiesta su questo sito.
Dopo una serie di terremoti più intensi, si è arrivati a 3.9 della scala Richter, nel mese di febbraio ci sono stati inviti per l’estrazione di gas naturale nella zona per essere ridimensionato. Ma l’affare per e casse dello Stato Olandese è troppo conveniente, nel 2012 il gas estratto a Gronigen ha fruttato 11,5 miliardi di euro alla Tesoreria.

     Secondo un Rapporto presentato dal ministero per gli Affari Economici lo scorso gennaio sottolinea quanto l’incidenza di terremoti collegati alle attività di estrazione di gas scisto saranno da considerarsi più frequenti. L’unica soluzione, ravvisata nel rapporto consiste nella riduzione dell’uso di gas ma circa il 97 per cento delle famiglie olandesi ne è dipendente. Kamp in ogni caso ha rassicurato che le case, circa 60 mila presenti nella zona di estrazione, saranno rinforzate e ha stanziato 100 milioni di euro per gli interventi. Ma si sottolinea anche che le scosse potranno essere comprese tra i 4 e i 5 gradi della scala Richter e non più entro il limite dei 3.9 come creduto in precedenza.
     La NAM dal canto suo fa sapere che cercherà di estrarre gas contenendo i rischi che al momenti descrive come accettabili e gestibili.
     Grazie alla segnalazione di Franco Ortolani
     Via | Dutch News, NOS, BBC
     Foto | Nam
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Ancora ulteriori informazioni sui "terremoti da fracking" in Olanda... Ma lì, in quel Paese le cause degli eventi sismici di cui parliamo sono acclarate, e i danni riconosciuti ai cittadini che li hanno subiti, e debitamente rimborsati proprio a spese delle società petrolifere che li hanno causati. Da noi invece... Eppure siamo, Italia e Olanda, due Stati se non sbaglio fondatori dell'Unione Europea, i cui cittadini dovrebbero avere diritti e doveri comuni... Ma possiamo proprio dire che sia così ?

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Dalla mia Bacheca su FB del 4/07/13

Trivellazioni off-shore: audizioni in Commissione Ambiente del Senato. Agli "Atti" o in "Archivio" ? di Guido Picchetti
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200871681488661


     4/07/13 - Che si cominci a rompere la coltre di silenzio sulle correlazioni tra trivellazioni e terremoti è senz'altro un fatto positivo, quali che siano le conseguenze che una tale presa di coscienza da parte delle comunità coinvolte potrebbero determinare (dall'abbandono delle terre avite, fatto indubbiamente grave e certamente non auspicabile, fino ad una accettazione consapevole dei rischi derivanti dal modello di sviluppo prescelto, ma soprattutto democraticamente accettata a seguito di una espressione della maggioranza dei cittadini direttamente interessati...). Ma ciò che non è decisamente accettabile per un paese civile è quanto avviene qui da noi sotto gli occhi di tutti. Che, cioè, su tali temi di importanza vitale per le tutte le comunità coinvolte, gli organi di informazioni nazionali, dalla stampa alla televisione - che si avvalgono, come sappiamo, in massima parte anche di finanziamenti pubblici in favore dell'editoria -, continuino a "censurare" qualunque notizia e qualunque accadimento possa essere messo in relazione con l'argomento "trivellazioni, in-shore e off-shore".
     Un esempio evidente ? Le audizioni in corso in Commissione Ambiente del Senato della Repubblica italiana sull' "Affare n° 52 in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi in mare". Dette audizioni, presso l'Ufficio di Presidenza della Commissione integrato dai rappresentanti dei Gruppi Parlamentari, sono iniziate l'altro ieri, martedì 2 luglio alle ore 14,00, quando sono stati ascoltati i rappresentanti di Wwf, Legambiente, Marevivo, Fare Ambiente e Greenpeace. Ieri poi, 3 Luglio alle ore 8,30 è stato il turno di Confcommercio e Unioncamere; e, nel pomeriggio, dei rappresentanti di Ispra, dell'INGV, dell'Istituto di Scienze Marine del CNR, e del Presidente del Consorzio Bonifica Delta del Po.
     Oggi 4 Luglio, infine, ad esser ascoltati sono due esperti della materia, che già più volte hanno chiaramente espresso il loro pensiero al riguardo, in modo da non dar adito a dubbi sui rischi connessi e conseguenti a questo genere di operazioni per i territori direttamente interessati. Sono il Prof. Francesco Ortolani, Ordinario di Geologia all'Università di Napoli Federico II, e la prof.ssa Maria Rita D'Orsogna, docente di fisica presso il dipartimento di matematica della California State University at Northridge, a Los Angeles, oriunda abruzzese.
     Riguardo ciò, sulla stampa di informazione nazionale o su qualcuna delle tante tv, avete letto o udito qualcosa su tali audizioni in corso ? Io no... E se tanto mi dà tanto, temo che ancor meno sentiremo o leggeremo, una volta che le audizioni saranno terminate e quindi passate agli "atti" o... direttamente in "Archivio". La mia speranza? Ultima a morire, è quella di venir smentito dai fatti...

  Il petroliere afferma : "Abbiamo sempre saputo che le trivellazioni causano terremoti" di Maria Melania Barone
http://news.you-ng.it/...-afferma-abbiamo-sempre-saputo-che-le-trivellazioni-causano-terremoti/


Dichiarazioni choc del rappresentante della compagnia petrolifera NAM sui terremoti causati da fracking: “La popolazione se ha paura deve andarsene. Ora non sappiamo quello che potrà accadere!”.
   
3 luglio 2013 . GRONINGEN - A Groningen in Olanda è stata avvertita una scossa di 3.0 che ha allarmato la popolazione. Il governo olandese ha riconosciuto la correlazione tra l’attività di estrazione e le scosse sismiche che da tempo stanno interessando la zona. Un dipendente della compagnia petrolifera NAM che ha forti interessi nel territorio Olandese ha affermato: “Abbiamo sempre saputo che il fracking causa terremoti“.
    L’estrazione petrolifera regala all’Olanda oltre 25 miliardi l’anno senza i quali l’intero paese sarebbe da tempo finito come Cipro. In Italia la situazione è diversa eppure il muro di omertà è davvero duro a crollare. Quando ci fu il terremoto in Emilia i giornalisti che scrissero che questo avrebbe potuto essere causato da attività di perforazione del suolo, furono tacciati di “cialtroneria” e di ignoranza. Non importava nemmeno se a parlare fosse una valente studiosa come la < Professoressa D’Orsogna.
    Commenti negativi di ogni genere e una forte reazione a parte di lettori che, invece di fermarsi a riflettere, hanno sprecato una grande opportunità di approfondimento e di riflessione. Poi è subentrato il governo che, con la coscienza non proprio pulita ha addirittura pensato ad elaborare una legge che mettesse a tacere chi fa dell’allarmismo in rete. Insomma, l’Italia sta diventando il paese dove è meglio ingoiare la paura per scansarsi la galera. Un paese dove il dibattito scientifico diventa il trampolino di lancio per qualche avviso di garanzia. Nel frattempo le compagnie guardano con occhio attento all’Italia, il paese che potrebbe regalare molti milioni di metri cubi di petrolio estratto dal sottosuolo, oppure di biogas. Non importa se il petrolio è di pessima qualità a causa dell’alto tasso di zolfo che necessiterebbe milioni di euro l’anno per la manutenzione di ogni singolo centro oli, corrodendo i tubi nel giro di 90 giorni. Come disse la Medoil Gas per il progetto di Ombrina 2: “Ci sono molti metri di mare ad attutire il danno!“.
    Eppure chi ha pronunciato quella frase choc in Olanda ha un nome e un cognome. Si tratta di Chiel Seinen, rappresentante della compagnia petrolifera NAM che ha detto senza pensarci due volte: “Se a chi abita a Groningen non piace questa situazione non dovrebbe fare altro che trasferirsi altrove”. Subito dopo ammette: “Fino ad ora abbiamo sempre saputo che l’estrazione di gas avrebbe potuto causare terremoti, ora non sappiamo cosa potrebbe accadere”.
    La compagnia petrolifera NAM è un consorzio che unisce Royal Dutch Shell Plc e Exxon Mobil Corp.
Fonti: BBC, NYT, NAM
Leggi anche: "Le trivellazioni causano sismicità; la professoressa d?Orsogna lo aveva detto !"

    Infine, sulla stessa pagina web di "news.you-ng.it" con il servizio di Maria Melania Barone di due giorni fa sulle dichiarazioni choc del rappresentante della compagnia petrolifera NAM in Olanda sui terremoti causati da fracking, è riportato un video pubblicato su YouTube, estratto dalla puntata di "Off the Report" andata in onda su Rai Tre alle ore 21:00 del 3 Giugno dello scorso anno. Al suo interno, da 0'26 a 8'44, possiamo rivedere il reportage televisivo "Cosa c'è sotto" realizzato da Antonino Monteleone pochi giorni dopo le prime scosse in Emilia di fine Maggio 2012, un documento filmato anch'esso totalmente passato sotto silenzio. Più chiaro di così ?

 

Fracking in Emilia Romagna - Ipotesi.avi
video pubblicato in data 03/giu/2012 da "funaroalchimia" - (8'44")
estratto dalla puntata di "Off the Report" andata in onda su Rai Tre alle ore 21:00 del 3 Giugno

http://www.youtube.com/watch?v=VBBppI78BBs#at=14

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Post di Giovanni Angeloni
Che gliene frega se la gente muore, case e aziende distrutte... A loro basta il petrolio...
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Post di Guido Picchetti

... e oggi come è finita in Commissione Ambiente al Senato ?
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A Roberto Mamone, Guido Pietroluongo, Santa Picazio, Ginevra Avalon, Ilva Alvani, Ferdy Sapio, Francesca Calisesi, Active Citizen, Luca Gioria, Giovanni Angeloni, Movimento Ambientalista Bat Puglia, Giovanni Rossi Filangieri, Raffaele Vigilante, Roberto Giacalone, Ivana Artioli e Giusi Orefice piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 3/07/13

Greenpeace. Save the Arctics
di Greenpeaceitaly
http://www.greenpeace.org/.../Salviamo-il-clima/Save-the-Arctic-video1/?utm_campaign=sw2

     3/07/13 - Shell vuole saccheggiare l'Artico a tutti i costi. Recentemente ha fatto un patto col diavolo: stipulando un accordo con il gigante russo del petrolio Gazprom per accedere alla Russia Artica. Se questo piano non verrà fermato, un disastro petrolifero nell' Artico sarà inevitabile.
     Condividi questo video per far conoscere a tutti i piani di Shell, e chiedi ai tuoi amici di firmare la petizione per proteggere l'Artico dalla distruzione. La petizione è all'url http://bit.ly/12aUsAl, e puoi raggiungeral anche cliccando sull'immagine a lato
     Qui a seguire il video in questione.

Difendi l'Artico da Shell e Gazprom
un video pubblicato da GreenpeaceItaly in data 02/lug/2013 - 1'38")
L'Artico è in pericolo. A minacciarlo è Shell che, dopo aver tentato di trivellare l'Alaska nel 2012
fallendo miseramente, ora punta alla Russia Artica. Il gigante del petrolio ha stipulato
un accordo con Gazprom e il presidente russo Vladimir Putin per trivellare a queste latitudini estreme.
Vogliamo denunciare i piani di Shell nell'Artico smascherando il tacito accordo stipulato con Gazprom.
Lo facciamo con questo video, che apre la seconda fase della campagna.

http://www.youtube.com/watch?v=W2RUAfzciuA

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Impianto della Saipem affonda in Congo: un disperso e sei feriti
di Redazione Il Fatto Quotidiano
http://www.ilfattoquotidiano.it/...-affonda-in-congo-disperso-e-sei-feriti/644367/


L'incidente, causato da un cedimento del fondale marino, si è verificato ieri notte presso la foce del fiume Congo. Le procedure di emergenza hanno evitato il peggio, ma un membro dell'equipaggio risulta disperso. Secondo la nota diffusa dalla società non ci sarebbero danni ambientali.
     2 luglio 2013 - Nuovi guai per Saipem, società pubblica controllata da Eni: stamattina la compagnia petrolifera ha perso nelle acque dell’Oceano Atlantico una delle sei piattaforme marine ‘offshore’ che costituiscono l’eccellenza del gruppo attivo nella realizzazione di impianti petroliferi e nella perforazione.
     A riportare la notizia è stata la stessa società, con un comunicato ufficiale pubblicato sul suo sito. Il Perro Negro 6 – un mezzo di perforazione in grado di operare in acque profonde oltre i 100 metri – era impegnato presso la foce del fiume Congo, tra le coste dell’Angola e della Repubblica Democratica del Congo, ad una profondità di circa 40 metri: ieri notte, quando erano in corso le operazioni di posizionamento, a seguito del cedimento del fondale sotto una delle tre gambe, il mezzo si è improvvisamente inclinato e ha cominciato ad imbarcare acqua, fino a capovolgersi completamente ed affondare intorno alle 10.30 di questa mattina. “Le procedure d’emergenza prontamente attivate ieri – precisa la società – hanno permesso di evacuare rapidamente il personale”; al momento dell’affondamento nessuno era a bordo dell’impianto. Dopo la brusca inclinazione, però, uno dei 103 membri dell’equipaggio è risultato disperso mentre altri sei sono rimasti feriti, in modo non grave.
     L’incidente, comunque, non avrebbe avuto ulteriori conseguenze: “Al momento non risultano danni ambientali, e vengono prese tutte le misure possibili di prevenzione”, conclude la nota della compagnia, che specifica anche di essere coperta da polizza assicurativa per perdite all’impianto, danni ambientali e rimozione del relitto. Una circostanza che dovrebbe rendere non particolarmente significativo l’impatto economico dell’incidente, attenuato anche dal fatto che il mezzo stava operando in ‘acque convenzionali', ossia con profondità inferiore ai 100 metri e quindi con tariffe non particolarmente onerose.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
L'incidente sarebbe stato causato da un cedimento del fondale marino. Un operatore risulta tutt’ora disperso, mentre altri sei sono rimasti feriti, in maniera non grave. Ma a parte ciò, al momento non risultano danni ambientali, e l’impatto economico dell’incidente sarebbe attenuato dal fatto che il mezzo stava operando in ‘acque convenzionali', ossia con profondità inferiore ai 100 metri, e quindi con tariffe non particolarmente onerose. Ed è quanto interessa prevalentemente i petrolieri, il resto non conta...

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Post di Maria Assunta di Florio
Ovviamente spero nel recupero del disperso e nella guarigione dei feriti, ma penso anche a tutti coloro che blaterano sulla mancanza di gravi rischi in Adriatico perchè si trivellerebbe a 100 metri di profondità. Qui è accaduto tutto a -40 m...
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A Ferdy Sapio e Movimento Ambientalista Bat Puglia piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 2/07/13

Un video del "Movimento Mediterraneo No Triv" della Basilicata
condiviso da "Movimento Ambientalista Bat Puglia
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200861387151309


     2 Luglio 2013 - Me lo segnala, nel condividerlo sul mio Fb, il "Movimento Ambientalista Bat Puglia" che ringrazio. E' un video del 1 Luglio 2013, sulla situazione delle trivellazioni in Basilicata, decisamente interessante e assolutamente da non perdere. La Basilicata è tra le regioni interessate da un numero incredibile di istanze di ricerca di idrocarburi, sia in terraferma che in mare. In studio l'avvocato Giovanna Bellizzi, portavoce del Comitato Mediterraneo "NO TRIV". Riporto il video qui a seguire. (gp)

11 istanze di ricerca nello Jonio:
approfondimento de "il Movimento Mediterraneo No Triv"
video pubblicato su YouTube in data 01/lug/2013 da "trmh24" - (16'08")


http://www.youtube.com/watch?v=WRCcA3_JdCI

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Poco prima del 12mo minuto del video (a 11'50" dall'inizio, per l'esattezza) noto che si parla di un fronte comune "No Triv" tra le regioni tra Puglia, Basilicata e Calabria... E la Sicilia che fa ? Resta a guardare come se la cosa non la riguardasse ? Va bene che è una Regione a Statuto Speciale... Ma ciò pensate che possa metterla al riparo da certi rischi ?
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ENI rinuncia a trivellare per il petrolio a Carpignano grazie all'opposizione dei cittadini
di EcoAlfabeta
http://www.ecoblog.it/post/101403/eni-rinuncia-a-trivellare-per-il-petrolio?utm_source=newsletter


Un progetto inutile (petrolio per 2 mesi di consumo italiano) e impattante per la presenza di idrogeno solforato, la vicinanza ai centri abitati e il possibile inquinamento della falda: ENI ha dovuto fare retromarcia e se questo succede a Carpignano può avvenire ovunque nel nostro paese.

     1 luglio 2013 - E’ una grande vittoria della società civile: ENI ha rinunciato a proseguire nel progetto di prospezione petrolifera a Carpignano Sesia (NO). La compagnia fossile italiana intendeva trivellare alla ricerca di una giacimento che, a essere ottimisti, in tutta la sua vita utile avrebbe fornito complessivamente 11 Mt di greggio, cioè l’equivalente di due mesi di consumi italiani (1).
     ENI naturalmente non motiva la rinuncia e afferma di voler presentare un nuovo progetto entro un anno. Si tratta in ogni caso di una sonora sconfitta per il colosso petrolifero con i piedi di argilla, che pensava di procedere senza intoppi con la popolazione locale. Invece nel giro di pochi mesi è sorto a Carpignano il Comitato Difesa del Territorio, che ha svolto uno straordinario lavoro di documentazione e sensibilizzazione che ha portato ad un referendum consultivo in cui i NO hanno prevalso con il 93% dei voti.
     Il greggio piemontese è inoltre di pessima qualità, noto cioè come petrolio “amaro”, contenente il pericolosissimo idrogeno solforato (un tempo noto come acido solfidrico); si sarebbe dovuto costruire un oleodotto di 40 km per raggiungere il centro oli di Trecate nei pressi del Ticino. Il progetto aveva innumerevoli altre criticità (2).
     Nel giugno del 2012 anche il Consiglio Comunale di Novara ha approvato una mozione (3) che esprimeva contrarietà al progetto ENI, soprattutto per il rischio di contaminazione della falda acquifera usata da oltre centomila persone.
     Occorre fermare questi progetti insensati in tutta Italia per usare tutte le risorse possibili nelle rinnovabili. L’ipotetica produzione di Carpignano avrebbe infatto rappresentato solo l’1,4% dell’energia prodotta nel 2012 con eolico e FV. Un ulteriore modesta incremento nelle energie pulite, ci metterebbe al riparo da queste sciagurate energie sporche.
     Note dell'autore:
(1)
Nel 2012 l’Italia ha consumato 64 Mt di petrolio. Nell’ipotesi piuttosto ottimistica che in provincia di Novara ci siano davvero 11 Mt e che si riescano ad estrarre fino all’ultima goccia, queste riserve garantirebbero (11/64)*365 = 62 giorni di consumi. Se consideriamo anche i consumi di gas (62 Mtep) e carbone (16,2 Mtep), il consumo fossile ammonta a 142 Mtep, quindi i pozzi di Carpignano avrebbero garantito al massimo 28 giorni di autonomia. In ogni caso la produzione giornaliera era stimata in 0,15 Mtep/anno, pari a 20 ore di consumi italiani!
(2) Tra i principali problemi:
- la trivella sarebbe stata a 500 m dalle prime case di Carpignano e ad una simile distanza dal fiume Sesia;
- la trivellazione avrebbe interferito con la falda acquifera che alimenta la città di Novara e i paesi vicini;
- uso di circa 16000 m³ di terra, 3000 m³ di calcestruzzo, 30 t di strutture metalliche, con consumo di 10000 litri di gasolio al giorno;
- 170 viaggi di autocarri, di cui 66 trasporti eccezionali;
- produzione di 2900 m³ di fanghi di perforazione, 600 m³ di detriti intrisi di fango e acque reflue di lavaggio dell’impianto in quantità indeterminata
Tutte queste informazioni sono reperibili alla pagina della Regione Piemonte con gli studi di valutazione di impatto ambientale; occorre cercare la voce “Carpignano”.
(3) Ho fatto la mia parte scrivendo la mozione e convincendo la maggioranza della sua importanza; per ironia della sorte non ho potuto votarla perchè quel giorno ero impegnato in Università.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
A Novara "NO", e in altre parti del territorio nazionale "SI" ? Sarebbe davvero illogico e discriminante... Vediamo se i nostri cari governanti hanno un tale "coraggio"...
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Rinuncia della "San Leon Energy" alle ricerche petrolifere offshore nel Canale di Sicilia
da Movimento Ambientalista Bat Puglia (da un post condiviso su Fb)
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=405786629535469&set=p.405786629535469&type=1


     30/07/13 - La Società San Leon Energy s.r.l. con sede legale in Monteroni di Lecce HA CHIESTO DI RINUNCIARE ALL'ISTANZA DI PERMESSO DI RICERCA IDROCARBURI IN MARE denominata d 353 C.R-.SL da realizzarsi nel tratto di mare prospiciente ai Comuni di Marsala e Mazara del Vallo.

    Vedi:
    - a pagina 18 del documento pdf:
 
http://unmig.mise.gov.it/unmig/buig/57-6/57-6.pdf
 
     - le precedenti "osservazioni" inviate da varie Associazioni:
http://www.italianostra.org/wp-content/uploads/2010/06/sciacca_pericolo_permesso.pdf 
     - la risposta scritta ad Interrogazione Parlamentare:
http://parlamento16.openpolis.it/atto/documento/id/85266 
     - il parere favorevole alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale:
http://www.minambiente.it/export/.../allegati/ddVIA/2012/dva_via_29_02_2012_42_parere_com_via.pdf
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Un primo segnale positivo... da non sottovalutare... Comunque sono da leggere bene la motivazioni della rinuncia e restare in guardia, daro che, purtroppo, la rinuncia non è affatto definitiva, ma lascia aperta la porta a future dichiarate iniziative...
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Post di Movimento Ambientalista Bat Puglia
Questo il commento di Mario Di Giovanna: "Vi ricordate La San Leon Energy? La società petrolifera con 10.000 euro di capitale? Quella che faceva gli studi ambientali col copia-incolla? Quella che aveva il geologo sospeso dall'esercizio della professione dal 1984? Ebbene nel 2010 aveva, nel silenzio più assoluto e nonostante le nostre osservazioni, ottenuto la compatibilità ambientale per il permesso "d 353" di fronte a Mazara del Vallo. Bontà loro che oggi abbiano deciso di rinunciarvi. Cose da pazzi, al Ministero dell'Ambiente rilasciano pareri favorevoli come se fossero noccioline..". Poiché la San Leon Energy ha rinunciato a ben tre istanze di ricerca in mare (due rinunce il 13 giugno 2011 ed una rinuncia il 27 maggio 2013), potrebbe darsi che, considerato l'esiguo capitale sociale, non avessero abbastanza fondi per espletare le costose ricerche idrocarburi....
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Ore 07:15 di Martedi 2 Luglio 2013 - Dov'è la Pietro Novelli ? Guarda la mappa... e sorridi... di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
https://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     02/07/13 - Su Marine Traffic Com la risposta alla domanda. Partita ieri in serata da Palermo, ha fatto poi tappa al porto di Trapani (probabilmente imbarcando passeggeri, auto e merci. Ha quindi ripreso in nottata la navigazione in direzione di Pantelleria, e tra due o tre ore dovrebbe raggiungere il porto dell'isola... Orari previsti rispettati ?
     Ma la comica finale è nella destinazione del suo tragitto per mare, che, segnalata da Marine Traffic com, non è Pantelleria, ma Trapani, passando (casualmente ???) per Pantelleria...


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Post di Lo Pinto Antonio
Guido, altro che ridere, viene da piangere...
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Post di Vitrano Raffaele ·
Vedo 15 km/h, quindi 7 nodi? E io sarò a bordo pnl/tp.... Hanno ulteriormente ridotto la velocità?
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Post di Guido Picchetti

... forse per consumare meno gasolio... Tanto, degli orari da rispettare, chi se frega ?
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L'isola di Pantelleria come non l'avete mai vista !!!
di Guido Picchetti (a margine di sito web segnalato su Fb)
https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10200856607791828l


     01/07/13 - L'isola di Pantelleria come non l'avete mai vista !!! Proprio vero. E ringrazio Salvatore Gregorio Spata per avermi segnalato il sito, invero stupendo. Merito degli scorci suggestivi di Pantelleria, certamente, ma merito soprattutto dl chi ha realizzato il sito, un "team di giovani, pazzi e dinamici", come si definiscono essi stessi. Il mio commento (che ho cercato invano di postare in calce direttamente sulla pagina dei contatti) ? Semplice, ma sentito: "Davvero un bellissimo lavoro... Le speranze di Pantelleria, e non solo, possono fondarsi soltanto su giovani che si impegnano come voi... e, aggiungo, con amore ed esperienza.  Auguri vivissimi !!! "...

Pantelleria360.it - L'isola di Pantelleria come non l'hai mai vista!!
http://panorami.pantelleria360.it/

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Dalla mia Bacheca su FB del 1/07/13

Romania: Monsignor Vasile contro la Chevron
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/06/romania-monsignor-vasile-contro-la.html

"The Church does not interfere in politics but if the health or life of only one of my fellow men is put in danger, it is my duty as a priest to intervene" (La chiesa non interferisce in politica, ma se la salute o la vita di uno solo dei miei concittadini e' in pericolo, e' mio dovere di prete intervenire).
"God will judge each of us. We are born and we die only once, but I'd rather die standing than to lose my head in Chevron's mud" (Dio ci giudicherà tutti. Nasciamo e moriamo una sola volta, ma preferisco morire in piedi che perdere la testa nel fango della Chevron).
Mons. Vasile Laiu, arcivescovo di Barlad, Romania contro il fracking

     SUNDAY, JUNE 30, 2013 - Vasile Laiu è un arcivescovo ortodosso ed un teologo di circa 50 anni che vive a Barlad, nella Romania dell'est. Barlad invece è sede di una concessione mineraria della Chevron che possiede 600,000 ettari di terreno per esplorazioni petrolifere, e di shale gas in una zona rurale e povera della Romania.
     Le due cose sono collegate perchè monsignor Vasile
è fra i più agguerriti oppositori dei progetti di fracking nella sua regione e non esita non solo a partecipare a tutte le manifestazioni di protesta, ma anzi ha portato la chiesa ad avere un ruolo primario in questa battaglia. Quando la città ha vietato le operazioni di protesta, ha infatti aperto le porte della chiesa ai manifestanti ed ha definito il fracking un progetto che "threatens man, nature and future generations " e cioè che "mette a rischio l'uomo, la natura e le generazioni future".

    

     L'attivismo di Laiu è di vecchia data; dopo la caduta del comunismo nel 1989 ha cercato di aiutare i suoi fedeli ad adattarsi alla nuova vita del capitalismo senza regole e senza protezioni sociali che non ha portato qui ricchezza, ma un tasso di disoccupazione del 10%, il più alto della Romania.
     Come sempre i trivellanti e i frackeranti parlano di lavoro, di energia a buon mercato, e rilancio dell'economia, ma anche in questo angolo lontano del pianeta sanno che non è vero niente. La cittadinanza è preoccupata per la sua acqua potabile e per l'uso smisurato di acqua che il fracking richiede, essendo questa zona soggetta a siccità e a carenze idriche. Sono preoccupati della monnezza tossica e delle acque di scarto piene di sali, sostanze carcerogene e radioattive, sono preoccupati per il bestiame e per gli ortaggi. Sono preoccupati di chi comprerà mai i loro prodotti se arriveranno i petrolieri a rovinare tutto. Mutatis mutandis, è la fotocopia delle nostre città, dei nostri campi.
     Sally Jones, portavoce della Chevron dice che opera con "the highest standards in terms of safety and environmental protection", e che la Chevron stessa "remains committed to being a responsible partner in Romania, actively contributing to the local communities in which it operates". Il solito corporate-speak, cioè il modo formale e vuoto dei petrolieri per far passare il messaggio che è tuttappposto. Ma Monsignor Laiu insiste e continua a levare la sua voce contro le trivelle a Barlad, e contro il governo centrale e locale, tutti favorevoli alle trivelle.
      La situazione in Romania è complessa: il primo ministro Victor Ponta, di centro sinistra ed al governo dal maggio del 2012. aveva fortemente criticato il governo precedente per avere assegnato le concessioni del fracking. Aveva pure messo una moratoria sulle trivelle in Romania. Ma poi la moratoria è scaduta nel Dicembre del 2012 e da quel punto sia il primo ministro che il suo opponente politico Traian Basescu si sono dichiarati a favore delle trivelle e del fracking in Romania - chissà, forse abbindolati dalle promesse anche loro. Le stime sono di circa 538 miliardi di metri cubi di gas sparse fra Romania, Bulgaria e Ungheria.
     Perchè Laiu fa tutto questo? Ecco cosa dice:

  "Years ago, my four-year old daughter died from a tumour. When I asked the doctor why, he answered: 'Only God knows, father. But we are too close to Chernobyl and that could be the cause'. I cannot remain indifferent when the environment is concerned. Life is more valuable than any money they offer us."
(Anni fa, mia figlia di 4 anni è morta di tumore. Quando ho chiesto al dottore perchè. mi ha detto 'Solo Dio lo sa, padre. Ma siamo troppo vicini a Chernobyl e questo potrebbe essere la causa'. Non posso restare indifferente quando c'è di mezzo l'ambiente. La vita è più preziosa di tutti i soldi che potrebbero mai offrirci).

     Amen.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Amen...
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Siracusa - Augusta - Melilli - Priolo: "Sull'ambiente e sull'aria solo mistificazioni"
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso)https://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/10201636417420636


     01/07/13 - Condivisa su Fb ricevo dalla Dr.ssa Mara Nicotra, consulente per le problematiche dell’ambiente del comune di Priolo, questa "lettera aperta" da lei indirizzata al Dr. Anselmo Madeddu (ASP), coordinatore sanitario dell'Area territoriale di Siracusa, in merito alle mancate correlazioni dei dati ambientali con i tumori nella provincia di Siracusa e alla proposta di una legge regionale ad hoc, che consenta di normare gli inquinanti di origine petrolchimica e formulare un piano di risanamento ambientale dell’aria della zona del siracusano. Una lettera che ben volentieri riporto negli "Echi di Stampa" per l'interesse che essa riveste per tutti gli abitanti di una provincia siciliana che certamene di problemi ambientali ne ha molti e da tempo, nella speranza soprattutto che tale polemica possa produrre infine dei risultati utili al risanamento della zona, o quanto meno a non peggiorare ulteriormente l'attuale grave situazione...
     Per approfondimento vedi anche l'articolo di Mara Nicotra pubblicato su "La Nota 7" del 1 Aprile 2013 "Siracusa - Augusta - Melilli - Priolo: Sull'ambiente e sull'aria solo mistificazioni", dove è riportata una nota inviata, nella sua qualità di consulente per le problematiche dell’ambiente del comune di Priolo, giusto un anno prima al sindaco Antonello Rizza, per la convocazione di un tavolo tecnico sull'argomento istituito dall’Ente.

Di uomini, anzi di gentiluomini, su questa terra ne sono rimasti pochi,di opportunisti e avvoltoi tanti.

    Siracusa 30 giugno 2013. - Sul quotidiano la Sicilia, giorno 28 giugno ho visto pubblicate le mie scuse fatte in privato al Dott. Anselmo Madeddu da me attaccato pubblicamente durante l’audizione della IV Commissione Regionale Ambiente e Territorio tenutasi a Melilli il 25 scorso, dal tema: “Qualità dell’aria nella zona industriale: rimedi e soluzioni”.
    In commissione ho partecipato nella qualità di ricercatore, appositamente invitata dal presidente Giampiero Trizzino , al quale avevo già presentato il 15 Aprile a Palermo, una relazione tecnico scientifica sullo scandalo della qualità dell’aria e aumento dei tumori nel quadrilatero della “Morte”, con proposta di una legge regionale ad hoc per normare gli inquinanti di origine petrolchimica e di un piano di risanamento ambientale dell’aria.
    Non ero lì per caso. Orbene, è giusto che si sappia che per quanto concerne l’attacco pubblico intendo riconfermare quello da me espresso nell’aula consiliare, cioè il mio invito alle dimissioni al Dott. Madeddu. Il motivo? Lo ripeto, perché forse Madeddu ha problemi di udito.
    In Commissione e in altre sedi pubbliche e persino da sua eccellenza il prefetto, Madeddu ha ammesso che l’Asp purtroppo non fa correlazioni di dati ambientali con i tumori nella provincia di Siracusa.
    Quindi? Come fa il dott. Madeddu a dire con certezza che a Melilli i tumori sono al limite e in altre sedi addirittura contesta l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) che invece afferma il contrario?
    Altra domanda. I dati sulle sostanze inquinanti di origine petrolchimica non normate dagli attuali decreti (155/2010 e 888/17-2006) sull’aria vengono rilevate dall’Arpa, che oltre a trasmetterle alle autorità preposte, li ha sempre inviati all’Asp 8 di Siracusa. L’Asp, in qualità di organo competente della salute umana, non solo non ne tiene conto ma non li correla con i tumori della provincia di Siracusa, come affermato dal direttore sanitario di cui sopra.
    Mi chiedo allora e ci chiediamo, (esiste anche un’interrogazione parlamentare all’Ars), su quale base il dott. Madeddu direttore Sanitario Asp e vice presidente registro tumori nazionale, dice che i tumori nel quadrilatero industriale sono in diminuzione? Considerato tra l’altro che il dato è in netta contrapposizione con quello dell’Atlante regionale sanitario della salute?
    Gli studi dell’Atlante infatti documentano eccessi di mortalità e di patologie connessi soprattutto a malattie tumorali in aumento rispetto alla media nazionale.
    Dunque, è chiaro che da parte dell’Asp, oltre all’assenza di un archivio storico dei dati, utile per monitore negli anni l’andamento delle emissioni inquinanti in atmosfera, non ha ancora attivato una forma di monitoraggio sanitario.
    Madeddu in commissione dichiarava che la legge era carente e quindi … come dire gente potete morire! Madeddu non può giustificare l’assenza di un controllo e monitoraggio sanitario solo perché manca la legge.
    Caro Anselmo prenditi le tue responsabilità e cerca di essere più sereno. Sei caduto di stile, pubblicando le mie scuse private che riguardavano l’uomo, il collega, l’amico. Ma vedo che di uomini, anzi di gentiluomini, su questa terra ne sono rimasti pochi. Ma di opportunisti e avvoltoi tanti.
    Tu hai approfittato miseramente nel renderle pubbliche le mie scuse, dimostrandomi così che sei in mala fede due volte.
    Alle persone che muoiono di tumore dovresti dire: <<chiedo scusa di non aver correlato i dati ambientali con i tumori>>.
    Forse oggi avremmo potuto prevenire qualche mortalità o incidenza tumorale. Per questo non bisognava aspettare che la legge te lo imponesse. Adesso ti invito a querelarmi.

Dott.ssa Mara Nicotra
ricercatoreconsulente in problematiche ambientali

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Le audizioni dei prossimi giorni in Senato sulle trivellazioni
di Movimento Ambientalista Bat Puglia (a margine di una immagine condivisa)
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=405158362931629&set=p.405158362931629&type=1


     30/06/13 - La prossima settimana la Commissione Ambiente svolgerà, in Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi parlamentari, una serie di audizioni sull' "affare assegnato n°52" in "Materia di Ricerca ed Estrazione di Idrocarburi in Mare IN MATERIA DI RICERCA ED ESTRAZIONE DI IDROCARBURI IN MARE:
     - Martedì 2 luglio a partire dalle ore 14 saranno ascoltati i rappresentanti di Wwf, Legambiente, Marevivo, Fareambiente e Greenpeace;
     - Mercoledì 3 luglio alle ore 8,30 sarà la volta di Confcommercio e Unioncamere e, nel pomeriggio, a partire dalle ore 14, dei rappresentanti di ISPRA, INGV, dell'Istituto di scienze marine del CNR e del Presidente del Consorzio bonifica Delta del Po;
     - Giovedì 4 luglio saranno poi ascoltati gli esperti Francesco Ortolani e Maria Rita D'Orsogna (ore 8,30) e, infine, Massimo Civita e Albina Colella

     Comunicato dal sito del Senato al seguente link: http://www.senato.it/3381?comunicato=45623
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(copyright Guido Picchetti) 

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