Marzo 2013

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ECHI  DI  STAMPA

   
     - Dal 21 al 31 Marzo 2013

 
Dalla mia Bacheca su FB del 31/03/13

Chiazze di idrocarburi nel mare di Pantelleria a Cala Tramontana
di Guido Picchetti (a margine di due foto postate su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200375964656050&l=e4ce1fb3e8

     31/03/13 - Ricevo e riporto qui sotto due foto scattate ieri da Alvaro Frigeri lungo costa a Pantelleria. Riprendono il mare di Cala Tramontana. e quel che mostrano non credo abbia bisogno di commenti... Le due immagini parlano da sole... Ma di auguri per il futuro dell'isola e del Canale di Sicilia, certamente sì, e tanti... E, naturalmente, anche di provvedimenti e interventi adeguati... Ma chi li farà ? — (presso Cala Tramontana Pantelleria).

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Post di Giovanni Angeloni

E' veramente scandaloso in un posto cosi' bello !!!
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Post di Guido Picchetti
@ Davide Giovanni Errera... Grazie delle precisazioni... Dell'errore di aver preso Cala 5 Denti per Cala Tramontana sono personalmente responsabile, ma non credo che ciò faccia molta differenza... Per il resto non conosco la "milidra", e non do alcun parere sui suoi effetti. Ma nel mio commento alle foto non credo di aver detto cose "non vere", avendo lasciato "parlare" le immagini da me ricevute... E ben vengano chiarimenti in proposito da parte di chiunque...
PS. Per errore, nel dargli la mia risposta, ho cancellato l'intervento di Davide Giovanni Errera, il quale mi precisava che la baia della foto non era Cala Tramontana, bensì Cala 5 Denti, e segnalava anche che la chiazza in mare nella foto era dovuta all'utilizzo per motivi di pesca di una sostanza liquida non inquinante nota con il nome dialettale di "milidra...
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A Mario Fontana, Francesco Genchi, Gianluca Cecere, Roberto Frigerio, Maria Rosa Maccotta, Oreste Montebello e Ilva Alvani piace questo elemento.
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Domenica di Pasqua nel Canale di Sicilia
di Guido Picchetti (a margine di una foto su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200374870748703&l=6abe4ab3f8


     31/03/13 - Domenica di Pasqua, ore 10,30... Condoglianze migranti a parte, auguri a tutti gli abitanti del Canale di Sicilia. Nel porto di Lampedusa è attraccato il traghetto Paolo Veronese, mentre nel porto di Pantelleria la banchina d'attracco è desolatamente vuota. Ma che Lampedusa e Pantelleria non siano nello stesso Canale di Sicilia e appartengano a due regioni diverse ?
(foto Cisar Pantelleria IQ9PX)
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Post di Massimo De Bortoli

Ciao Guido, tantissimi auguri, buona Pasqua !
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Post di Autonoleggio PantelRent
La domanda è lecita, la risposta è semplicissima, il potere politico e mediatico di Lampedusa che recentemente ha vinto la classifica di tripadvisor come la spiaggia più bella d'Italia e al 6 posto del mondo, non ha uguali con Pantelleria, a mio avviso più bella nel complesso, ma inesistente a livello mediatico. Auguri di buona Pasqua anche da parte mia...
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Post di Giovanni Angeloni

Buona Pasqua Guido...
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Post di Antonio Farina

Ciao Guido. Tantissimi auguri di Buona Pasqua...
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A Antonio Farina, Domenico Bartolo, Ilva Alvani, Giusi Orefice, Sandro Casano, Autonoleggio PantelRent e Silvio Palazzolo piace questo elemento.

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La Polonia e il fiasco del fracking
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/03/la-polonia-e-il-fiasco-del-fracking.html


     FRIDAY, MARCH 29, 2013 - In Polonia le operazioni di fracking sono iniziate nel 2010 - con grande entusiasmo da parte del governo e dei trivellanti. I primi ad aprire la strada sono stati quelli della Halliburton che nell'Agosto 2010 hanno trivellato il primo pozzo, seguiti poi dalla Exxon, dalla Chevron, della ConocoPhillips e da altre compagnie minori. Si parlava di 2,200 trillioni di metri cubi di gas, e di cambiamenti epocali per la società e l'economia della Polonia.
     Sono passati quasi tre anni da allora, e quasi tutto quello che è stato fatto finora è stato di natura esplorativa. Al 18 Febbraio 2013 le varie ditte trivellanti hanno completato 40 pozzi esplorativi di shale gas. Ma mentre all'inzio c'era molto ottimismo e speranza, adesso invece ci sono molte più domande e dubbi.
     Da parte delle persone, le solite cose: paura di contaminazione dell'acqua - già di qualità scadente a causa di cattiva manutenzione dall'epoca comunista ad oggi, di terremoti, di danni all'agricoltura e al bestiame. Da parte dei petrolieri invece la necessità di costruire infrastrutture - oleodotti ma anche strade per trasporto di acqua e di gas da zone rurali - e poi la mancanza di personale umano addestrato per questi tipi di lavori. La fondazione “Czysta Energia” sottolinea che non ci sono sufficenti studi ambientali e dibattiti con i cittadini che sono spesso all'oscuro dei progetti fino alla fine.
     E soprattutto: iella delle ielle - per i petrolieri! - ... il gas polacco fa schifo anche quello! I test iniziali infatti non sono stati poi così soddisfacenti: la Exxon Mobil che aveva annunciato con cosi tanta fanfara il suo ingresso in Polonia, zitta zitta ha abbandonato il campo nell'estate del 2012 perchè il gas estratto era poco e di scarsa qualità. Anche la ditta inglese BNK petroleum era giunta alle stesse conclusioni. Intanto, l'istututo polacco di geologia annuncia che invece dei 2,200 trillioni di metri cubi di gas ce ne sono solo 67. Un'altra ditta, la canadese Talisman Energy (ma dove li pescano questi nomi?), ha annunciato il 14 Marzo 2013 che potrebbe anche lei lasciare la Polonia perchè "sta cambiando il mercato del gas e del petrolio" e gli investimenti richiesti non giustificano i possibili margini di profitto. La Chevron e la ConocoPhillips sono ancora lì.
     Il governo locale ha cercato di regolamentare per quanto possibile la materia per attirare investimenti, inclusa la questione royalties con forti incentivi per i petrolieri ed ammorbidendo le leggi sulla protezione ambientale. Ma i contadini polacchi non sono fessi e anzi spesso danno filo da torcere ai signori del petrolio, nonostante le promesse di petrolieri e politici. Le hanno provate tutte - regali, preti a benedire i pozzi, sponsorizzazioni alle scuole, tour, cene e champagne.
     Royalties basse e scarsa partecipazione popolare? Il copione standard in tutto il mondo. Vedremo come andrà a finire, ma come per tutte le cose "facili", non è tutto oro quello che luccica, proprio per niente....
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E, anche se parilamo di Polonia, siamo pur sempre in Europa, in quell'Europa che dovrebbe avere una regia comune, in grado di affrontare e risolvere certi problemi di sviluppo facendo tesoro delle esperienze altrui (che non mancano certo...), e non farsi illudere da false promesse, o da nascosti interessi, favoriti da fenomeni di corruzione e di scarsa trasparenza...
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Dalla mia Bacheca su FB del 30/03/13

Il M5S chiede al Commissario di fare ricorso contro decreto che amplia la zona per le trivellazioni petrolifere da Pantelleria Internet Com (a margine di una foto su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200371805512074&l=08f2acb421

     News 11394, Pantelleria 30/03/2013 - Il Movimento 5 stelle di Pantelleria ha chiesto al Commissario straordinario del Comune di impugnare tramite ricorso straordinario il decreto emesso il 27 dicembre 2012 dal Ministero dello Sviluppo Economico con il quale è stata ampliata la zona “C” nel Canale di Sicilia, per consentire la ripresa delle trivellazioni.
     “Si tratta di una decisione grave - sostiene il M5S - che al solo fine di "fare cassa" svende il nostro territorio alle multinazionali del petrolio, con gravi rischi ambientali per l'isola di Pantelleria. La decisione da assumere é urgente perché il termine per proporre ricorso scadrà il prossimo 26 aprile”. Il M5S chiede al Commissario di manifestare pubblicamente la posizione che intende fare assumere al Comune.
     Leggi: http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=10581

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A Luca Facciolo, Ilva Alvani, Alfonso Nigro e Mario Marino piace questo elemento.

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Petrolio in Sicilia, che farà il Movimento 5 Stelle?
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/petrolio-in-sicilia-che-fara-il-movimento-5-stelle-16123.html


     29 marzo 2013 - La legge regionale 14/2000 che disciplina le attività petrolifere sul territorio siciliano può, e deve, essere modificata nella direzione della maggiore partecipazione degli enti locali ai processi autorizzativi sulle istanze di ricerca ed estrazione di < petrolio http://www.greenstyle.it/tag/petrolio >e gas e ci sono già le prime adesioni politiche a questo progetto presentato qualche mese fa dal Comitato No Trivellazioni nella Valle del Belice.
     Tutto nasce dall’istanza di ricerca “Masseria Frisella” avanzata da Enel Longanesi e poi bloccata dalla Regione dopo una forte mobilitazione del comitato e della popolazione locale che ha spinto alcuni deputati regionali a presentare una raffica di mozioni no-triv all’Assemblea Regionale Siciliana. Tutte approvate. Da questa esperienza il Comitato No Trivellazioni nella Valle del Belice ha scoperto che i dati sui progetti petroliferi sono segreti e non si può realmente sapere quali tecniche intendono utilizzare le compagnie durante le trivellazioni, a meno che non lo comunichino loro stesse. Allo stesso tempo è emerso chiaramente come il ruolo dei Comuni e degli altri enti locali sia assolutamente marginale nel processo autorizzativo: non contano quasi nulla.
 >>Leggi le dichiarazioni riguardo la segretezza dei dati sui progetti petroliferi
 http://www.greenstyle.it/trivellazioni-di-petrolio-e-gas-in-italia-i-dati-sono-segreti-13642.html

     Per questo sì è cominciato a lavorare per la modifica della legge 14/2000. L’ultimo passo di questo percorso è stato il convegno “Energia, Ambiente, Democrazia” del 24 marzo a Gibellina (Trapani) durante il quale si è fatto il punto sulla situazione grazie anche alla presenza di Enzo di Salvatore, professore associato di Diritto costituzionale all’università di Teramo che si occupa da tempo del quadro giuridico che regola le attività energetiche in Italia e nelle singole regioni.
>>Leggi le proposte di modifica della legge 14/2000 del Comitato No Triv
http://www.greenstyle.it/trivelle-nel-belice-i-no-triv-vogliono-cambiare-la-legge-14200.html
     Un convegno durante il quale, si badi bene, non si è parlato solo di “uscire dal petrolio”, ma si è anche guardato al futuro e alla sostituzione del modello energetico grazie alla presenza di Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, il quale ha messo in luce l’elevato potenziale sociale, economico e occupazionale derivante dal passaggio in Sicilia dall’estrazione e raffinazione di idrocarburi alla produzione di energia pulita da fonti rinnovabili. Presente anche Alfio La Rosa, portavoce e coordinatore del FRED – Forum Regionale Energia Distribuita, che ha ribadito l’esigenza di modificare la legge regionale 14/2000 e, contemporaneamente, rimettere mano al Piano Energetico Ambientale Regionale Siciliano (PEARS).
>>Leggi le critiche del FRED alla Strategia Energetica Nazionale
http://www.greenstyle.it/strategia-energetica-nazionale-insufficiente-per-il-fred-sicilia-13104.html
     Era presente anche il Coordinamento Nazionale No Triv, rappresentato da Francesco Masi. Il punto di partenza, in ogni caso, è e resta la modifica della legge regionale sulle trivellazioni. Ha spiegato Di Salvatore:

 

"La legge regionale 14/2000 è potenzialmente in conflitto con la direttiva europea e certamente in contrasto con la normativa nazionale. Recenti sentenze della Corte Costituzionale, poi, tendono a limitare l’autonomia delle Regioni, anche quelle a statuto speciale come la Sicilia, in fatto di energia e ambiente.
Per tanto è opportuno mettere mano alla legge per rendere le regole siciliane su petrolio e gas più moderne e più aderenti al dettame europeo, tenendo in considerazione il nuovo atteggiamento della Corte."

     L’appello è stato accolto da due deputate regionali belicine: l’On. Margherita La Rocca (UDC), che ha concordato sull’esigenza di modificare la legge in senso più democratico e partecipativo dimostrando la sua apertura per una prossima collaborazione alla stesura della nuova legge, e l’On. Valentina Palmeri (M5S), che ha annunciato il proprio impegno a portare le istanze del convegno all’attenzione della IV Commissione Ambiente dell’ARS. Tra il dire e il fare c’è però di mezzo il mare. Un mare di trivelle e di interessi che vi ruotano attorno. La stessa La Rocca ha ammesso che prevede di dover far battaglia con il suo partito per ottenere questo risultato, mentre la posizione del Movimento 5 Stelle siciliano è attualmente un rebus.
     Appena due giorni dopo il convegno di domenica 24, cioè martedì 26 marzo, il presidente stellato della Commissione Ambiente dell’Assemblea Regionale Giampiero Trizzino ha pubblicato una nota su Facebook nella quale ha dichiarato:

 

"Stiamo studiando le royalties sulle concessioni per le trivellazioni a mare e a terra, nonché per le attività di estrazione nelle cave. In Sicilia si distrugge il territorio a prezzi bassissimi.
Abbiamo coinvolto le commissioni parallele e le associazioni di protezione ambientale per presentare emendamenti a bilancio e finanziaria che ristabiliscano il giusto prezzo allo scempio che da anni viene fatto alla nostra terra."

     Una posizione portata avanti anche durante il convengo di Gibellina da Mario Di Giovanna del Comitato Stoppa la Piattaforma, che durante la scorsa estate ha collaborato con Greenpeace nel mettere in luce i potenziali pericoli dell’aumento delle estrazioni di petrolio offshore nel Canale di Sicilia.
>>Approfondisci il tema: Greenpeace invita la Sicilia ad essere d’esempio sulle trivelle
http://www.greenstyle.it/trivelle-in-mare-greenpeace-sicilia-puo-essere-esempio-per-litalia-15657.html

     Una posizione, tuttavia, ben diversa da quella che prevede di modificare la legge: anche aumentando le royalties, infatti, i problemi di trasparenza e scarsa partecipazione nel processo autorizzativo rimangono. O forse si aggravano, perché se le società devono pagare di più per estrarre il petrolio e il gas saranno molto più “sulla difensiva” e molto meno disposte a collaborare. Considerando però che in Sicilia si estrae gas con il 7% di royalties e in altri Paesi anche con il 70% una cosa è sicura: aumentare la tassa non allontana la trivella. Tanto che la stessa Greenpeace punta al blocco totale delle concessioni petrolifere, non all’aumento delle royalties.
     Ricapitolando, quindi, la deputata 5 Stelle Valentina Palmeri approva la modifica della legge regionale, ma il suo collega di movimento si concentra su una strategia molto diversa. Forse è arrivato il momento di giocare a carte scoperte: il Movimento 5 Stelle, che in Sicilia ha fatto già molto per l’ambiente e la salute riuscendo a far bloccare il progetto Muos, sulle trivelle deve mettersi d’accordo e comunicare cosa ha intenzione di fare.
[ Fonti: Comitato No Trivellazioni nel Belice, Giampiero Trizzi ]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Ancora un interessante articolo di Peppe Croce su Green Style in tema di trivellazioni, in Sicilia stavolta. . Certo con le conferme che si stanno sempre più avendo anche da parte del mondo scientifico internazionale in merito ai rischi legati alle attività delle multinazionali petrolifere per l'ambiente naturale e per le comunità animali e vegetali che popolano quegli ambienti, la decisione se seguire la strada dell'interesse economico (con l'aumento delle royalties), o quella della assoluta tutela ambientale, non è facile in tempi di crisi quali quella che colpisce i paesi dell'UE e non accenna a diminuire. Ma compromessi in questo campo non sono ammessi. O una via o l'atra... E qusta scalta vale per ognuno di noi, ma soprattuitto per le prossime generazioni che potrebbero rendercene conto... come sta già avvenendo proprio in questi ultimi tempi... A buon intenditor poche parole...
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A Ilva Alvani e Alfonso Nigro piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 29/03/13

Ancora sui terremoti ad El Hierro, ma da fonti spagnole...
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/...-terremoti-di-el-hierro-ma-da-fonti-spagnole/589589991052820

     29/03/13 - L'argomento dei terremoti che da alcuni giorni si stanno succedendo sull'isola di El Hierro nelle Canarie a me non sembra affatto un evento naturale "normale", tale cioè da meritare la "disattenzione" generale che sui media nazionali e internazionali sto riscontrando, sia pure in tempi di forte crisi quale quella che in Italia e in Europa stiamo vivendo e che ci tocca tutti da vicino, e di tanti altri fatti di cronaca degni di interesse....
     Certamente El Hierro è un'isola vulcanica non nuova ad episodi del genere. La sua storia recente e remota è ricca di eventi sismici simili. Ma quanto si sta verificando in quest'isola (neppure tanto piccola come può sembrare a prima vista e come ieri ho avuto modo di precisare), ritengo che, quanto meno per puro spirito di solidarietà, non vada ignorato, tanto più che parliamo di un territorio che fa parte della nostra Europa, terra spagnola a tutti gli efffetti.
     E con tale spirito stamani, dopo aver verificato ancora una volta in base ai dati forniti dall'EMSC frequenza e intensità delle scosse delle ultime 24 ore registrate ad El Hierro, ho poi cercato informazioni on line sui siti web spagnoli per verificare se almeno su di essi ci fossero informazioni sull'evento simico in corso alle Canarie, che personalmente ritengo decisamente "eccezionale". E qualcosa ho trovato, che poi qui a seguire riporto. Ma andiamo per ordine....
     Quanto ai dati delle scosse sismiche registrate sul versante ovest di El Hierro nelle ultime ventiquattro ore (dalle 12 di ieri alle 12 di stamane, ora italiana), possiamo dire che la frequenza non è di molto variata. Contro le 40 scosse comprese nella tabella riepilogativa di ieri, in quella odierna riportata qui a seguire di scosse ne abbiamo ancora 40, ma considerando anche le tre sosse  della 25ma ora. Invece, dato certamente non confortante è la intensità media delle scosse, decisamente ancora una volta mediamente superiore a quella di ieri, caratterizzate come sono oggi tutte le scosse da una mag superiore ai 3 gradi, con ben sei di magnitudo superiore ai 4 gradi. E precisamente la 1° e la 2°, entrambe di mag 4.1, registrate alle 11:00 e alle 22:22 di ieri; la 3° di mag 4.3, la 4° di mag 4.6, la 5° di mag 4,2, e la 6°di mag 4.0, rispettivamente alle 7:58, alle 8:14, alle 10:11 e alle 12:15 di stamane (ore UTC), tutte nella stessa zona di mare e a profondità simili.

1 - Magnitude ML 4.1
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-28 11:00:17.0 UTC
Location 27.72 N ; 18.26 W
Depth 19 km
2 - Magnitude ML 3.5
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-28 16:02:56.6 UTC
Location 27.70 N ; 18.24 W
Depth 14 km
3 - Magnitude ML 3.1
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-28 19:22:04.4 UTC
Location 27.73 N ; 18.28 W
Depth 12 km
4 - Magnitude ML 3.3
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-28 21:58:40.8 UTC
Location 27.73 N ; 18.28 W
Depth 19 km
5 - Magnitude ML 3.4
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-28 22:00:23.0 UTC
Location 27.73 N ; 18.29 W
Depth 18 km
6 - Magnitude ML 4.1
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-28 22:22:47.8 UTC
Location 27.74 N ; 18.25 W
Depth 22 km
7 - Magnitude ML 3.5
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-28 22:25:31.0 UTC
Location 27.73 N ; 18.26 W
Depth 21 km
8 - Magnitude ML 3.8
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-28 22:28:39.3 UTC
Location 27.72 N ; 18.29 W
Depth 20 km
9 - Magnitude ML 3.7
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-28 22:33:00.9 UTC
Location 27.72 N ; 18.29 W
Depth 18 km
10 - Magnitude ML 3.4
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-28 22:35:43.9 UTC
Location 27.77 N ; 18.28 W
Depth 20 km
11 - 1Magnitude ML 3.6
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-28 22:41:52.9 UTC
Location 27.73 N ; 18.35 W
Depth 21 km
12 - Magnitude ML 3.3
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-28 23:02:11.8 UTC
Location 27.72 N ; 18.27 W
Depth 20 km
13 - Magnitude ML 3.0
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 02:40:08.2 UTC
Location 27.73 N ; 18.28 W
Depth 20 km
14 - Magnitude ML 3.1
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 02:44:43.7 UTC
Location 27.79 N ; 18.30 W
Depth 10 km
15 - Magnitude ML 3.4
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 02:48:17.0 UTC
Location 27.72 N ; 18.28 W
Depth 20 km
16 - Magnitude ML 3.0
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 03:17:22.7 UTC
Location 27.73 N ; 18.26 W
Depth 24 km
17 - Magnitude ML 3.7
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 03:19:19.0 UTC
Location 27.71 N ; 18.28 W
Depth 18 km
18 - Magnitude ML 3.0
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 05:07:37.0 UTC
Location 27.72 N ; 18.24 W
Depth 20 km
19 - Magnitude ML 3.5
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 05:19:38.0 UTC
Location 27.70 N ; 18.24 W
Depth 15 km
20 - Magnitude ML 3.3
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 05:26:49.1 UTC
Location 27.69 N ; 18.26 W
Depth 16 km
21 - Magnitude ML 3.5
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 05:31:57.6 UTC
Location 27.71 N ; 18.28 W
Depth 20 km
22 - Magnitude ML 3.6
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 05:45:26.1 UTC
Location 27.73 N ; 18.28 W
Depth 20 km
23 - Magnitude ML 3.6
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 05:52:45.5 UTC
Location 27.72 N ; 18.29 W
Depth 21 km
24 - Magnitude ML 3.5
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 05:55:03.3 UTC
Location 27.66 N ; 18.28 W
Depth 10 km
25 - Magnitude ML 3.1
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 06:26:34.0 UTC
Location 27.69 N ; 18.25 W
Depth 18 km
26 - Magnitude ML 3.0
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 07:31:48.2 UTC
Location 27.71 N ; 18.26 W
Depth 20 km
27 - Magnitude ML 3.7
Region CANARY ISLANDS, SPAIN
Date time 2013-03-29 07:51:45.7 UTC
Location 27.73 N ; 18.27 W
Depth 19 km
28 - Magnitudine ML 4,3
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/29 07:58:04.7 UTC
Posizione 27,70 N; 18,25 W
Profondità 18 km
29 - Magnitudine ML 3,7
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/29 08:02:01.7 UTC
Posizione 27,73 N; 18,28 W
Profondità 12 km
30 - Magnitudine ML 3,8
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/29 08:11:28.2 UTC
Posizione 27,72 N; 18,27 W
Profondità 12 km
31 - Magnitudine ML 4,6
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/29 08:14:44.0 UTC
Posizione 27,71 N; 18,24 W
Profondità 18 km
32 - Magnitudine ML 3,7
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/29 08:40:53.0 UTC
Posizione 27,71 N; 18,27 W
Profondità 20 km
33 - Magnitudine ML 3,5
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/29 09:03:59.7 UTC
Posizione 27,74 N; 18,30 W
Profondità 18 km
34 - Magnitudine ML 3,2
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/29 09:24:48.6 UTC
Posizione 27,75 N; 18,27 W
Profondità 14 km
35 - Magnitudine ML 3,2
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/29 09:30:01.2 UTC
Posizione 27,73 N; 18,25 W
Profondità 17 km
36 - Magnitudine ML 4,4
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/29 09:41:48.0 UTC
Posizione 28,03 N; 18,01 W
Profondità 12 km
37 - Magnitudine ML 4,2
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/29 10:11:06.9 UTC
Posizione 27,73 N; 18,28 W
Profondità 19 km
38 - Magnitudine ML 4,0
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/29 12:15:55.8 UTC
Posizione 27,72 N; 18,27 W
Profondità 20 km
39 - Magnitudine ML 3,7
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/29 12:30:41.8 UTC
Posizione 27,66 N; 18,23 W
Profondità 14 km
40 - Magnitudine ML 3,7
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/29 12:39:13.9 UTC
Posizione 27,71 N; 18,28 W
Profondità 20 km

     Per quanto riguarda poi l'eco dei terremoti sui siti spagnoli on line, riporto a seguire il testo di un articolo a firma di Juan Carlos Díaz Lorenzo sul suo Blog "Fuego Eterno". Il testo è in spagnolo, ma facilmente comprensibile, anche senza ricorrere al traduttore di "Goggle". E infine a seguire un'immagine estremamente indicativa, ricavata da un altro sito spagnolo denominato "Actualidad Volcánica de Canarias" (http://www.avcan.org/?m=Mapas&a=mapa&mf=5594). Mostra un riepilogo di tutti i terremoti registrati ad El Hierro dal 15 Marzo al 28 Marzo 2013. La cifra totale ? 1256, diconsi milleduecentocinquantasei !!! Nessun commento... E' tutto "normale"...

 

El sismo de 4,6 registrado en El Hierro, sentido en La Palma
di Juan Carlos Díaz Lorenzo
http://fuegoeterno.wordpress....sismo-de-46-registrado-en-el-hierro-sentido-en-la-palma/

     Marzo 27, 2013 - El Gobierno de Canarias, a través de la Consejería de Economía, Hacienda y Seguridad, ha hecho pública una nota informativa en la que constata que el sismo de magnitud 4,6 registrado esta tarde en El Hierro, también “se ha sentido en La Palma”, como han comunicado los propios vecinos al CECOES 112. “Desde la sala operativa –señala– se registraron llamadas refiriendo algunos desprendimientos en la zona de Guinea y no ha habido ninguna llamada relacionada con daños en las infraestructuras ni en las personas”.
     El comunicado confirma que debido al repunte de la actividad sismovolcánica en la isla, “se están produciendo una serie de movimientos sísmicos que se concentran en la zona oeste de la isla a 10 Km de la costa y a profundidades comprendidas entre los 14 y 18 Km. La mayor magnitud registrada hasta ahora ha sido de 4,6 pudiendo llegar a producirse en los próximos días sismos de magnitudes similares que serán ampliamente sentidos por la población”.
     Insiste el Gobierno de Canarias en que “dada la ubicación de los movimientos y la profundidad a la que se están produciendo, en este momento no existe riesgo directo de los mismos para las personas y bienes”. Al respecto “se está haciendo un seguimiento constante y en tiempo real del fenómeno por lo que cualquier cambio en las características de los movimientos que implicase riesgo se comunicaría de manera inmediata” por parte de la dirección del Plan Especial de Protección Civil y Atención de Emergencias por Riesgo Volcánico (PEVOLCA).
     Se recuerda que la Dirección General de Seguridad y Emergencias recomienda a los vecinos de El Hierro “seguir las recomendaciones de autoprotección ante la posibilidad de repetirse sismos de esta magnitud”, para lo que pueden consultarse en el siguiente enlace:
http://www.gobiernodecanarias.org/dgse/descargas/sismo_hierro/autop_sismo

Actualidad Volcánica de Canarias


http://www.avcan.org/?m=Mapas&a=mapa&mf=5594

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Post del sottoscritto del 30/03/13

Aggiornamento di stamane delle ore 8.00 (ora italiana) su El Hierro. L'incubo continua... Dalle 12:42 UTC di ieri alle 5:04 di stamane sono state registrate 21 scosse, tutte di intensità superiore a mag 3.0, di cui sette di mag pari o superiore a 4.0. Alle 17:01 di ieri la scossa più forte della serie, di mag 4.6. E alle 05:04 di stamane l'ultima della serie, di mag. 4,2, alla profondità di 20 km, sempre nella stessa zona.
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Post del sottoscritto del 31/03/13
Aggiornamento odierno delle ore 18:00 ora italiana sul "ballo" dei fondali di El Hierro... Tra ieri e oggi nel mare di El Hierro sono state registrate meno scosse del solito, ma in compenso ce ne sono state alcune di forte intensità. Come quella di mag. 4.3, registrata alle 02:30 di stanotte (ora italiana), seguita stamane alle 07:04 da un'altra di mag 4.2; e quindi, alle 12:59 di oggi (sempre ora italiana), da quella che, con la sua mag di 4.9, possiamo dire sia stata la scossa di maggiore intensità registrata in questi ultimi giorni nell mare di El Hierro.
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Terremoti e fracking: Exxon Mobil e Shell risarciscono gli olandesi
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/terremoti-e-fracking-exxon-mobil-e-shell-risarciscono-gli-olandesi-16076.html


     28 marzo 2013 - Da qualche settimana nella Municipalità di Loppersum, in Olanda, si susseguono numerosi terremoti e sono certamente dovuti all’estrazione di shale gas con il fracking. Lo ha ammesso il Consorzio NAM, formato da Shelle ed Exxon Mobil, che gestisce le trivellazioni con fratturazione idraulica nella zona interessata dagli eventi sismici.
     >>Leggi le possibilità di esportazione di shale gas dagli USA all’UE
     http://www.greenstyle.it/...-isn-europa-15942.html

     La storia trova conferma persino nel sito ufficiale di NAM dove sono citati i terremoti causati dalle estrazioni di gas e si afferma che la società rimborserà i danni agli edifici. Il 9 febbraio 2013, ad esempio, NAM ha diffuso questo comunicato:

 

"NAM è stata informata dal KNMI [il Koninklijk Nederlands Meteorologisch Instituut, cioè il servizio meteorologico olandese che si occupa anche di monitorare l'attività sismica] che sabato 9 febbraio alle ore 6:26 del pomeriggio nell’area di Zandt (Municipalità di Loppersum) c’è stato un terremoto. L’intensità del sisma è stata quantificata dal KNMI con il grado 2,7 della scala Richter.
Il terremoto è correlato alla produzione di gas nel campo di Groningen. Nell’Olanda del nord, sin dal 1986, sono stati registrati terremoti collegati dagli esperti alle estrazioni di gas. Il KNMI ha una rete di misurazione accurata e ha registrato questi tremori. A inizio settimana sono stati registrati altri due terremoti vicino Zandeweer.
NAM è al corrente che i terremoti che si susseguono in rapida successione possono allarmare gli abitanti della Provincia di Groningen. I danni causati dai terremoti saranno rimborsati da NAM."

     >>Leggi le ultime notizie sul dibattito sul fracking in Germania
     http://www.greenstyle.it/fracking-in-germania-la-discussione-e-accesa-15475.html

     Non è l’unico comunicato stampa di questo tipo, sul sito di NAM se ne trovano altri praticamente identici. Quello che non è normale, però, è la frequenza dei sismi: se prima del 2011 si verificavano in media 20 terremoti l’anno, nelle ultime sei settimane siamo già a 18 eventi sismici nelle zone interessate dal fracking. Con questo ritmo la vita degli abitanti diventerà impossibile. Per capire cosa sta succedendo basta leggere cosa ha dichiarato Chiel Seinen, responsabile comunicazione di NAM, al New York Times:

 

"Le estrazioni di gas hanno creato nel sottosuolo della regione almeno 1.800 faglie. Le faglie sono considerate una delle cause che portano ai terremoti."

     Decisamente poco incoraggiante, ma evidentemente del tutto sopportabile per il Consorzio NAM. Nel frattempo le richieste di risarcimento per i danni causati dai terremoti indotti dal fracking agli edifici e alle cose sono già migliaia e NAM è stata costretta a mettere da parte un fondo da 130 milioni di dollari per finanziare i rinforzi agli edifici. Il problema vero, però, è che gli esperti
del Governo olandese prevedono che l’intensità dei terremoti andrà a crescere: fino a una magnitudo di 4 o 5.
     Secondo la scala Richter un terremoto di magnitudo 5 equivale all’esplosione di 31.600 tonnellate di dinamite, con “molte fessurazioni sulle mura; crollo parziale o totale di poche case; alcuni morti e feriti”.
Fonti: NAM | New York Times - Foto: Shutterstock
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Commento del sottoscritto a margine del post

In Olanda è così, e mi sembra più che giusto... In Italia invece, certi danni non solo non si pagano, ma vengono del tutto ignorati, siano essi passati, presenti e futuri. E vengono Ignorati non solo da politici e "tecnici" istituzionali, ma anche da giornalisti ed operatori addetti ai cosiddetti "media di regime", salvo poche eccezioni che si contano sulle dita di una mano... Eppure sia Olanda che Italia sono stati della Comunità Europea, ma i cui cittadini evidentemente godono di diritti e doveri ben diversi. E questa la chiamiamo Europa Unita ?
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A Ivana Artioli, Roberto Frigerio, Ilva Alvani, Luca Gioria e Gianfranco Rossetto piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 28/03/13

El Hierro nelle Canarie. Continuano con maggiore intensità le scosse sismiche
di Guido Picchetti (da una nota postata su Fb)
http://www.facebook.com/...continuano-con-maggiore-intensit%C3%A0-le-scosse-sismiche/589148427763643

      28/03/13 - Ieri intorno alle 19:00 (ora italiana), altre tre scosse di magnitudo superiore ai 4 gradi sono state registrate nella solita zona di mare delle Canarie antistante la costa occidentale dell'isola di La Hierro, già flagellata da uno sciame sismico che perdura ormai da giorni ininterrottamente, con una frequenza che ha davvero dell'incredibile. Qui a seguire riporto la sequenza delle 40 scosse registrate nelle ultime 24 ore, vale a dire da mezzogiorno di ieri a mezzogiorno di oggi (ora italiana).
      In questa serie di oltre 40 scosse registrate nel mare di Le Hierro nelle ultime 24 ore, tre sono quelle di maggiore intensità: la 16ma di mag 4,1, la 17ma di mag 4,7 e la 20ma di mag 4,1, registrate rispettivamente alle 15:28, alle 16:10 e alle 19:55.
     Ma quello che è più importante rilevare, è che l'intensità media delle scosse in questi ultimi giorni, anzichè diminuire, sta progressivamente aumentando, come dimostra il fatto che la magnitudo di tutte le scosse registrate a partire dalle 20 di ieri sera, risulta sempre superiore a 3 gradi, avvicinandosi a mag 4 in molti casi. E ciò fermo restando, invece, la profondità media dell'ipocentro compreso generalmente tra i 15 e i 20 km di profondità.

1 - Magnitudine SL 2,5
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 11:08:09.5 UTC
Posizione 27,74 N; 18,27 W
Profondità 10 km
2 - Magnitudine SL 2,5
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 11:26:22.8 UTC
Posizione 27,81 N; 18,23 W
Profondità 14 km
3 - Magnitudine ML 3.0
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 12:58:00.8 UTC
Posizione 27,75 N; 18,25 W
Profondità 13 km
4 - Magnitudine ML 3,5
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 13:07:23.0 UTC
Posizione 28,05 N; 18,19 W
Profondità 15 km
5 - Magnitudine ML 3,7
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA REGIONE
Data ora 2013/03/27 13:32:32.7 UTC
Posizione 27,73 N; 18,22 W
Profondità 15 km
6 - Magnitudine ML 3,5
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA REGIONE
Data ora 2013/03/27 13:37:24.0 UTC
Posizione 27,75 N; 18,25 W
Profondità 11 km
7 - Magnitudine ML 3,5
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA REGIONE
Data ora 2013/03/27 13:41:56.8 UTC
Posizione 27,74 N; 18,23 W
Profondità 16 km
8 - Magnitudine ML 3,3
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA REGIONE
Data ora 2013/03/27 13:47:59.4 UTC
Posizione 27,74 N; 18,24 W
Profondità 10 km
9 - Magnitudine ML 3,1
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 13:52:39.3 UTC
Posizione 27,73 N; 18,27 W
Profondità 12 km
10 - Magnitudine ML 3,2
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 14:02:00.9 UTC
Posizione 27,68 N; 18,34 W
Profondità 10 km
11 - Magnitudine ML 3,2
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 14:04:37.6 UTC
Posizione 27,71 N; 18,23 W
Profondità 12 km
12 - Magnitudine ML 3,2
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 14:18:28.0 UTC
Posizione 27,72 N; 18,24 W
Profondità 18 km
13 - Magnitudine ML 3,3
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 15:01:47.5 UTC
Posizione 27,72 N; 18,24 W
Profondità 19 km
14 - Magnitudine ML 3,4
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 15:07:08.1 UTC
Posizione 27,72 N; 18,28 W
Profondità 13 km
15 - Magnitudine ML 3,2
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 15:09:53.3 UTC
Posizione 27,74 N; 18,23 W
Profondità 11 km
16 - Magnitudine ML 4,1
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 15:28:55.9 UTC
Posizione 27,73 N; 18,30 W
Profondità 12 km
17 - Magnitudine ML 4,4
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 16:10:55.9 UTC
Posizione 27,78 N; 18,24 W
Profondità 10 km
18 - Magnitudine ML 3,7
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 17:16:02.4 UTC
Posizione 27,75 N; 18,25 W
Profondità 16 km
19 - Magnitudine ML 3,8
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 17:23:48.0 UTC
Posizione 27,74 N; 18,25 W
Profondità 22 km
20 - Magnitudine ML 4,1
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 19:55:31.2 UTC
Posizione 27,76 N; 18,24 W
Profondità 20 km
21 - Magnitudine ML 2,9
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 20:16:28.4 UTC
Posizione 27,77 N; 18,26 W
Profondità 13 km
22 - Magnitudine ML 3,3
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 20:23:08.3 UTC
Posizione 27,78 N; 18,27 W
Profondità 15 km
23 - Magnitudine ML 3.0
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 21:00:01.4 UTC
Posizione 27,70 N; 18,28 W
Profondità 20 km
24 - Magnitudine ML 3,4
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/27 21:12:10.6 UTC
Posizione 27,72 N; 18,26 W
Profondità 20 km
25 - Magnitudine ML 3,1
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 00:40:38.9 UTC
Posizione 27,74 N; 18,28 W
Profondità 16 km
26 - Magnitudine ML 3,2
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 01:45:25.0 UTC
Posizione 27,76 N; 18,28 W
Profondità 17 km
27 - Magnitudine ML 3,4
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 05:19:55.7 UTC
Posizione 27,76 N; 18,29 W
Profondità 17 km
28 - Magnitudine ML 3,1
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 05:23:58.0 UTC
Posizione 27,75 N; 18,26 W
Profondità 17 km
29 - Magnitudine ML 3,2
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 05:27:25.0 UTC
Posizione 27,76 N; 18,24 W
Profondità 18 km
30 - Magnitudine ML 3,1
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 05:39:56.4 UTC
Posizione 27,75 N; 18,26 W
Profondità 18 km
31 - Magnitudine ML 3,3
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 05:52:51.4 UTC
Posizione 27,72 N; 18,24 W
Profondità 18 km
32 - Magnitudine ML 3,2
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 05:55:21.0 UTC
Posizione 27,74 N; 18,24 W
Profondità 19 km
33 - Magnitudine ML 3.0
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 05:59:00.6 UTC
Posizione 27,73 N; 18,25 W
Profondità 19 km
34 - Magnitudine ML 3,3
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 06:05:52.0 UTC
Posizione 27,72 N; 18,25 W
Profondità 19 km
35 - Magnitudine ML 3,2
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 09:14:04.0 UTC
Posizione 27,75 N; 18,29 W
Profondità 18 km
36 - Magnitudine ML 3,4
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 09:18:13.0 UTC
Posizione 27,73 N; 18,27 W
Profondità 18 km
37 - Magnitudine ML 3,6
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 09:29:36.9 UTC
Posizione 27,73 N; 18,27 W
Profondità 19 km
38 - Magnitudine ML 3,7
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 09:49:59.3 UTC
Posizione 27,73 N; 18,29 W
Profondità 19 km
39 - Magnitudine ML 3,5
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 09:54:51.3 UTC
Posizione 27,73 N; 18,27 W
Profondità 19 km
40 - Magnitudine ML 3,8
Regione ISOLE CANARIE, SPAGNA
Data ora 2013/03/28 10:32:40.0 UTC
Posizione 27,74 N; 18,30 W
Profondità 21 km

     El Hierro, per chi non lo sapesse, è l'isola più piccola e la più sud-occidentale di tutto l'arcipelago delle Canarie. Ma per quanto tale, se la confrontiamo con Pantelleria, risulta come isola ben più grande. Sia per superficie (224 km contro gli 83 km² della nostra isola), sia per numerio di abitanti, considerato che già nel 2003 contava infatti 10.162 residenti. Gli abitanti di El Hierro sono suddivisi in tre comuni: il capoluogo Valverde situato nel nordest dell'isola; il comune di Frontera, che occupa il versante ovest; e quello di El Pinar, nella zona sud di El Hierro. Ed ogni comune comprende diverse contrade. Infine, di natura prevalentemente montuosa come Pantelleria, El Hierro raggiunge però nel suo punto più alto, la sommità del monte Malpaso, i 1500 metri sul livello del mare. Giuridicamente El Hierro fa parte della provincia spagnola di Santa Cruz de Tenerife, e come tutte le Canarie è una frequentata destinazione turistica.
     Ma ricordato tutto ciò sorge spontanea una domanda. Possibile che quanto sta ormai da giorni accadendo in mare vicino a quell'isola, a quanto "non si sa", nessuno nella nostra bella Europa "Unita" se ne occupi o se ne preoccupi ?
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Pantelleria. Il Commissario Piazza proclama lo "Stato di Emergenza". Chiesto l'intervento dei mezzi militari di Salvatore Gabriele (da Pantelleria Internet Com)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200360746035594&l=6610467c1c


     News 11381, Pantelleria 27/03/2013 - Il Commissario straordinario dell’isola di Pantelleria, ingegner Giuseppe Piazza, ha proclamato lo stato di emergenza dell’isola di Pantelleria e ha chiesto l’intervento dei mezzi militari dello Stato. “Le Istituzioni tutte – scrive il Commissario Piazza al Presidente della Regione Rosario Crocetta – , si attivino con assoluta urgenza alla risoluzione della problematica. Si temono inneschi di fenomeni di Ordine Pubblico”.
     Il Commissario ha avvertito anche l’Assessore alle Infrastrutture della Regione Siciliana Antonino Bartolotta ed il Prefetto di Trapani Marilisa Magno. Copia del documento è stato inviato anche al Ministro degli interni Anna Maria Cancellieri, alla Procura delle Repubblica di Marsala e al comandante della stazione dei Carabinieri di Pantelleria, Luogotenente Giuseppe Badalamenti.
     “Fra tutte le emergenze, derrate, gas in bombole, materiali vari – scrive il Commissario Giuseppe Piazza - occorre segnalare che la mancanza di approvvigionamento di ossigeno medicale, ormai completamente assente sull'isola, pone a rischio di vita i circa trenta pazienti che necessitano di tale presidio medico di vitale importanza”. Nell’isola scarseggiano anche le bombole del gas per cucinare in quanto l’ultimo viaggio è stato fatto lo scorso 18 di febbraio.
     La scorsa settimana era stato demandato il trasporto alla Protezione Civile, ma non si trova una nave idonea al trasporto. Il Cossyra è stato messo in disarmo dalla “Traghetti delle isole” e il “Pietro Novelli” non ha l’abilitazione per il trasporto di queste merci pericolose. Per questi motivi il Commissario Piazza ha chiesto lo Stato di emergenza e l’intervento di mezzi militari.
     Il Commissario ricorda che si sono verificati “ancora una volta, guasti al naviglio della Compagnia delle Isole, la quale dovrebbe garantire i collegamenti giornalieri di persone e merci. Si è constatata anche l'assoluta assenza di naviglio destinato al trasporto di merci speciali. L’ultimo trasporto di merci risale a circa 40 giorni fa e, malgrado le reiterate richieste seguite da continue assicurazioni da parte delle Istituzioni, oggi non si può non rilevare l'assoluto abbandono al proprio destino dell'isola di Pantelleria".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Non credo ci sia bisogno di alcun commento... I fatti si commentano da soli...
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Post di Mauro Brusà
:-(
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Post di Maria Ghelia
Hai ragione Guido! Tutto come al solito, ma sempre peggio!
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Post di Giovanni Angeloni

Altri italiani abbandonati !!!
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A Raffaella Schiller, Gianluca Cecere, Stefano Gentiloni Silverj, Maria Ghelia e Mauro Brusà piace questo elemento.
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Oklahoma: terremoto da pozzo di reiniezione 5.7 Richter
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/03/oklahoma-terremoto-da-pozzo-di.html


     TUESDAY, MARCH 26, 2013 - Della storia dei terremoti nell'Oklahoma ne abbiamo gia' parlato su questo blog. Già i numeri parlano chiaro: fino al 2000 nel midwest USA c'era una media di 21 terremoti l'anno. Nel 2009 sono passati a 50. Nel 2010 as 87 e nel 2011 ci sono stati 134 terremoti. Cioè dal 2000 al 2011 - in undici anni - un fattore 6 di aumento. In Oklahoma in particolare hanno usato pozzi dismessi per circa 17 anni per re-iniettarci la monnezza dai pozzi "normali". A partire dal 2006 si è aumentata la pressione di stoccaggio per mancanza di spazio fisico. L'idea era: "compatto, spingo e comprimo" di più nei pozzi esistenti. Il risultato è stato che di lì a poco la terra ha ceduto e sono iniziati i terremoti.
     Nel 2011 infatti ci fu un susseguirsi di eventi sismici in uno stato relativamente calmo dal punto di vista sismico che suscitò tantissime domande da parte di residenti e scienziati. Fra questi il più grande mai registrato nella storia dell'Oklahoma, di grado 5.7 Richter. Furono distrutte 14 case, e ci fu il ferimento di due persone. Da subito si parlò della possibilità che i terremoti fossero stati scatenati dall'attività umana collegata ai vari pozzi di gas da fracking in zona. Ovviamente i petrolieri cercavano invece di minimizzare con "è un fatto naturale".
     Oggi 26 Marzo 2013 è una certezza che questi terremoti sono da collegarsi ai pozzi di reinizione e soprattutto - e questo è importante secondo me - che i primi terremoti di bassa intensità scatenati dai pozzi di reniezione, a loro volta ne hanno causato di maggiori. E' quello che diciamo sempre: un evento minore da origine ad uno maggiore, fino ad arrivare a 5.7 Richter in zona non sismica!
     Tutto questo è contenuto in un articolo appena pubblicato sulla rivista Geology. Qui ricercatori dell'Università dell'Oklahoma, assieme a quelli della Columbia University e del U.S. Geological Survey, affermano che i terremoti del 2011 sono stati causati dalle forti pressioni nei pozzi di reniezione usati per le attività petrolifere convenzionali, e che questi terremoti hanno poi causato una serie a cascata di altri terremoti, culminati nell'evento da 5.7 Richter, L'articolo afferma anche che le migliaia di pozzi di reniezione nell'Oklahoma pongono forti rischi a lungo termine per la stabilità del terreno e per la sicurezza dei residenti.
     E cosa dicono i petrolieri? "We have not had a chance to review this study so we can't comment on its findings'' (Non abbiamo avuto la possibilità di leggere questo studio, per cui non siamo in grado di fare commenti in proposito, ndr)... La pace di Ponzio Pilato.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Trivellazioni e terremoti... Oggi non è più un'ipotesi, ma una certezza. Il terremoto di magnitudo 5,7 della scala Richter che si verificò nel novembre 2011 in Oklahoma negli USA, non fu un "evento naturale", ma conseguenza delle attività umane, vale a dire di oltre 17 anni di attività di pompaggio a pressione, dei fluidi di scarto delle trivellazioni petrolifere, in pozzi esauriti utilizzati come pozzi di reiniezione. Attività che, dopo avere scatenato in quell'area definita "asismica" una serie crescente di scosse di ridotta intensità, sono poi culminate nell'evento più forte e dannoso... E ad affermarlo sono i ricercatori della University of Oklahoma, della Columbia University e della US Geological Survey, che hanno pubblicato i loro risultati nei giorni scorsi sulla rivista "Geology", segnalando la necessità di migliorare il controllo e la supervisione in materia del governo USA. E per l'Emilia Romagna, come la mettiamo ? E ora in tutta Italia, con quel che il ministro Passera ha dato licenza di "fare", sia in terra che in mare ? E anche in Europa, con tanti dei suoi Stati a caccia di pecunia "nera" ?
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A Ivana Artioli, Luca Facciolo e al sottoscritto piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 27/03/13

Basilicata: Aglianico e petrolio, un binomio da scongiurare
di Andrea Spinelli Barrile
http://www.ecoblog.it/post/60451/basilicata-aglianico-e-petrolio-un-binomio-da-scongiurare


Tra le ricchezze che il territorio di Basilicata può offrire al mondo c'è il suo vino, l'Aglianico del Vulture: oggi i vitigni del Vulture-Melfese sono a rischio a causa delle estrazioni petrolifere che affliggono la Regione, nonostante la tutela della denominazione di origine controllata.
     26 marzo 2013 - L’Aglianico del Vulture è un vitigno autoctono a bacca nera caratteristico del nord della Basilicata, nella provincia di Potenza, ai piedi del vulcano spento chiamato Monte Vulture: il vino che qui si produce è di altissima qualità, corposo e strutturato, di quelli che offre il meglio di sè dopo il terzo anno di invecchiamento. Soprannominato da molti “il Barolo del sud” per sottolinearne la vellutatissima sapidità, le sensazioni che può regalare questo prodotto altamente qualitativo sono incredibilmente intense e potenti, al pari dei vini di altissima qualità.
     L’Aglianico rappresenta per la Basilicata un patrimonio da tutelare, al pari dei Sassi di Matera, delle Dolomiti Lucane, del mare di Maratea: il suo export crescente ne sottolinea l’internazionalità, che ha rotto le barriere italiane per entrare nelle enoteche di tutto il mondo anche grazie agli endorsement di attori come Nicholas Cage e di registi come Francis Ford Coppola; un patrimonio a rischio, visto che la società petrolifera inglese Delta Energy ha inviato formale richiesta di ispezionare l’area chiamata “La Bicocca”, tra Melfi, Barile e Rapolla, nel vulture-melfese.
     Nella sola Barile (Pz), “città del vino” che prende il suo nome proprio dalle botti in cui viene fatto riposare l’Aglianico, sorge a 600m s.l.d.m. e si trova a soli 3km dai laghi di Monticchio (dai quali si ricava anche una deliziosa e dissetante acqua, piuttosto famosa, effervescente naturale), esistono ben 10 cantine di Aglianico, una più prestigiosa dell’altra: Paternoster, Basilisco, Mastrodomenico, i nomi dei vitigni e delle cantine di Barile sono l’equivalente dell’alta nobiltà settecentesca della corte del Re Sole di Francia.
     Pensare di trivellare in questo territorio non è solo sbagliato, ma è materia psichiatrica: per questo motivo i produttori vitivinicoli del vulture-melfese annunciano che si batteranno senza sosta per scongiurare ispezioni e trivellazioni petrolifere, di qualunque multinazionale si tratti; partendo dal principio che “petrolizzare” significa rendere sterile e distruggere completamente un territorio, i vitivinicoltori del Vulture hanno emesso un comunicato chiaro come il sole:

 

"Non ammettiamo che questo avvenga o che se ne profili la possibilità consentendo alla Delta Energy di avviare la fase di ricerca di idrocarburi nel nostro bel territorio contornato da vigneti, uliveti e castagneti. Il Vulture deve rispecchiare l’immagine di “area pulita e incontaminata”, carte sicuramente vincenti nella comunicazione del vino legato al suo territorio. […] si ribadisce a tutt’oggi, la ferma volontà di intentare tutte le azioni legali del caso a difesa del proprio diritto all’immagine che sarebbe violato anche solo dalla possibilità che si autorizzi l’istanza propedeutica al permesso di ricerca, nel nostro territorio patria indiscussa dell’Aglianico del Vulture."

     Alle proteste dei vitivinicoltori e delle popolazioni del vulture-melfese si aggiungono le rassicurazioni torbide del presidente della Regione Basilicata Vito de Filippo, che ha spiegato come una legge regionale abbia di fatto messo in moratoria le trivelle, dimenticando tuttavia che l’eventuale ordine impartito dal Ministero dello Sviluppo Economico avrebbe priorità su una legge regionale, la quale è stata comunque già dichiarata incostituzionale nel novembre scorso.
[ Fonte Ola - Organizzazione Lucana Ambientalista ]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
In Basilicata, vino al sapore di petrolio ? Una legge del Governo Monti, per quanto dichiarata incostituzionale nel novembre scorso, pare che l'avrà vinta contro le proteste della popolazione e le rassicurazioni poco chiare del presidente della Regione lucana sugli effetti della dichiarata moratoria delle trivelle nel Vulture. La Delta Energy comincerà a trivellare quanto prima nella zona, tra vigneti, uliveti e castagneti. E i vitigni del famoso l'Aglianico del Vulture sono a rischio, nonostante la tutela della denominazione di origine controllata... Pazzie in nome della crescita ?
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Dalla mia Bacheca su FB del 26/03/13

Le concessioni della "Cooper Energy" nel Canale di Sicilia
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200352006417109&l=c2cf5903a6


     26/03/13 - Qui la mappa dell' "Hammamet Exploration Permit", il permesso esplorativo per attività petrolifere rilasciato nel 2007 alla multinazionale australiana "Cooper Energy", sul cui perimetro meridionale è stato rilevato l'epicentro della scossa sismica di mag. 4,1 registrata ieri sera sui fondali del Canale di Sicilia.
     La "Cooper Energy" è titolare in acque tunisine anche di altre due vaste concessioni offshore: il "Nabeul Permit" e il "Bargou Permit", situati rispettivamente ad occidente e a levante dell' "Hammamet Permit".
     Vedi http://www.cooperenergy.com.au/our-operations/north-africa.html).
     Al link che segue invece una panoramica sulle attività programmate da parte della joint venture di cui fa parte la "Cooper Energy", in corso di svolgimento sui vari giacimenti individuati nella zona:
http://www.cooperenergy.com.au/our-operations/318.html
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Forte scossa di terremoto sui fondali del Canale di Sicilia
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200351618727417&l=bff3bf683e

     26/03/13 - Ieri sera alle 22:08 UTC (23:08 ora italiana) è stata registrata una forte scossa sismica di mag. 4,1 nei fondali del Canale di Sicilia.
     Secondo i dati forniti dall'EMSC (vedi mappa a lato), l'ipocentro della scossa sarebbe stato individuato ad una sessantina di miglia da Pantelleria e Lampedusa, in direzione della Tunisia, a una profondità di 16 km.
     Ricordo che nella zona circostante all'epicentro, in acque territoriali tunisine, sono operativi da tempo numerosi impianti di trivellazione per l'estrazione di idrocarburi.
    Questi i dati forniti dall'"EMSC (Euro Mediterranean Sismologic Center):

Magnitudine  4,1 mb
Regione        TUNISIA
Data ora       2013/03/25 - 22:08:13.2 UTC
Posizione      35,97 N; 11,55 E
Profondità    16 km

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Colorado: metano, fiumi e monnezza di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/03/colorado-fracking-fiumi-e-follia.html

There is free-flowing hydrocarbon underground. It's coming from something. There's pipes underground.There's tanks in the ground. We really do not know yet. (parole di Donna Gray, rappresentante della ditta incriminata,la Williams Midstream Parachute Creek Gas Plant).
     MONDAY, MARCH 25, 2013 - Parachute è una città del Colorado con circa 1000 abitanti con un sito in cui trattare il gas proveniente dai vari pozzi metaniferi nelle zone circostanti. Si chiama Parachute Creek Gas Plant ed è operato dalla Williams Energy Company.
     Creek significa fiumiciattolo e già si capisce dove andrà a parare questa storia: hanno costruito un impianto per trattare il gas estratto nelle vicinanze lungo un fiume e .. voilà !!! Hanno inquinato il fiume. Non si sa bene come sia successo, non si sa da dove provengano gli idrocarburi ma finora - e sono circa due settimane che la perdita continua, dal giorno 8 Marzo per la precisione - hanno raccolto 240,000 litri di idrocarburi di vario genere e 40,000 di petrolio. Notare che non lo sanno neanche quelli che l'impianto lo gestiscono da dove viene questa roba. Andiamo bene!
     Comunque, quello che si sa è che ce n'è di più di monnezza sottoterra. Infatti si parla di una sacca che si è formata nel sottosuolo di circa 50,000 metri cubi di volume, piena di fluidi di idrocarburi. Secondo le tabelle dello stato del Colorado ce ne sono centinaia di riversamenti e di incidenti simili ogni anno, è solo che qui si è arrivati a livelli di allarme. La maggior parte di queste perdite - il 60% - si verifica a meno di 500 metri da corsi d'acqua.
     Un tempo l'area attorno a Parachute era sede di frutteti e di pascoli - adesso è invece tutto industrializzato - non certo per il meglio. Per un attimo - anche se non ci sono mai stata - mi è venuto da pensare ad Arborea, a come sarà tra dieci, venti anni da adesso. Alla fine, è un processo inarrestabile, e una volta innescato non se ne esce più. Alla fine anche Gela, 50, 60 anni fa era un comune agricolo. E guarda adesso. Anche loro sono nelle stesse condizioni di Parachute..., 100 mila litri di benzina sparsa nel terreno, inquinamento da benzene, etilbenzene, stirene, toluene, xilene, idrocarburi policiclici aromatici. Il tutto perchè uno dei serbatoi della raffineria non era più in condizioni ottimali e nel 2011 ha ceduto.
     E queste cose non sono numeri a casaccio, come Scaroni e Passera vorrebbero farci credere. Sono invece numeri che si traducono in conseguenze sulla vita delle persone. L'allevatore Rick Bumgardner di Parachute che si occupa di 200 mucche e che ne vede periodicamente, di riversamenti nei campi, dice:

 

- "I've had to accept it. If I had my choice, I'd just as soon be someplace away from here, but I guess I couldn't afford it." (Mi sono dovuto rassegnare. Se potessi decidere, io me ne andrei altrove, ma non posso permettermelo).
- "Oil and gas companies try to beat it back, hope nobody finds them. That’s the way they operate.” (Le ditte del petrolio e del gas cercano di nascondere e sperano che nessuno li trovi. E' così che operano).

     Che si chiamino Saras o ENI o MOG o Williams, non cambia niente. Alla fine è solo il vile denaro che conta....
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
L'italia, hub energetico della bella Europa... Fatti che accadono negli USA in questi giorni. L'incidente di cui ci racconta Maria Rita d'Orsogna si è verificato in Colorado il 5 Marzo scorso, e quello che si può dire oggi, a due settimane di distanza, è che gli "esperti" sono ancora allo stesso punto se non peggiore, in quanto non sanno bene come risolverlo... Causa ed effetti sono ben noti, ma non basta... E qui da noi ? Nessuno pensa a far tesoro delle esperienze negative altrui che dovrebbero indicarci quali siano le vie da seguire per evitare di ripetere gli stessi errori. Certamente non proseguire nelle linee di sviluppo, indicate da Scaroni e Passera, di voler fare del territorio nazionale, in mare e in terra che sia, l'hub energetico di risorse fossili di questa bella Europa...
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Dalla mia Bacheca su FB del 25/03/13

Lettere al Direttore - Verificare il reale futuro del Parco
di Giuseppe La Francesca
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=10555

    
Da "Pantelleria Internet Com - News 11368", Pantelleria, 25/03/2013.

 

Caro Direttore,
mi sia consentito una breve replica all'intervento del Sig. Guido Picchetti pubblicato nelle news del 23 marzo.
Come Coordinatore del Circolo PD di Pantelleria, mi è sembrato doveroso interessare il componente del Partito Democratico alla Commissione Cultura all'Assemblea Regionale Siciliana al fine di verificare realmente il futuro del parco archeologico di Pantelleria, che ricordo è stato oggetto di valutazione da parte del Consiglio Comunale il 4 febbraio 2011, quando fra l'altro lo scrivente all'epoca sedeva tra i banchi dell'opposizione.
Non sono entrato in merito, né lo farò adesso, sulla questione parco e area marina protetta, con la consapevolezza che a prescindere, ora più che mai occorre valorizzare quello che è il nostro immenso patrimonio archeologico – culturale.
Mi sarebbe piaciuto, ci sarebbe piaciuto, che una volta tanto per la nostra isola, non si parlasse di tagli ma bensì di una sana gestione, con adeguate risorse, di un parco archeologico, che non doveva significare vincolo ma bensì la più ampia fruizione e valorizzazione dei siti archeologici, non disperdendo i risultati delle importanti campagne di ricerca effettuate nell'ultimo decennio a Pantelleria.
Grazie per l'ospitalità.
Il Coordinatore del Circolo PD di Pantelleria Giuseppe La Francesca

     Ci scusiamo con La Francesca ed i lettori perché ieri, per un disguido, non era uscita questa replica, ma soltanto i ringraziamenti. (SG)
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Scosse sismiche nel mare di Frontera nelle Isole Canarie
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200343701409489&l=a34c5505a8


     24/03/13 - Sull'isola di E Hierro, nelle Canarie, la notte scorsa in meno di sette ore, dalle 23:53 alle 6:59 UTC di stamane, sono state registrate ben 43 scosse sismiche tra i due e i tre gradi di magnitudo. In mare aperto l'epicentro delle scosse, a una decina di miglia circa dalla costa occidentale dell'isola, come mostra la mappa in basso ricavata dall'EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center).

     25/03/13 - Le scosse sismiche nelle Canarie sono proseguite ancora nella giornata di ieri e nella scorsa notte... Con maggiore frequenza, ma anche di maggiore intensità. Infatti, sempre nella stessa zona di mare a poche miglia di distanza dalla costa occidentale dell'isola di El Hierro, dalle 09:26 UTC di ieri alle 07:23 UT di stamani sono state registrate ben 103 scosse (diconsi centotrè... che si aggungono a tutte le altre registrate nelle 24 ore precedenti...). E di queste ultime ben 25 di magnitudo superiore ai 3 gradi di intensità.
     La scossa più forte è stata registrata alle 05:57 UTC di stamane, di mag 4,0. Una scossa che i 4.009 abitanti del piccolo comune di Frontera sull'isola di El Hierro, nella comunità autonoma spagnola delle Canarie, avranno certamente avvertito... con tanta paura, ma speriamo senza danni... Ma ciò che più meravglia (ma forse neppure tanto...) è che sui media nazionali e non solo, nonostante quell'isola faccia parte di fatto dell'Europa, nè più nè meno come Pantelleria e Lampedusa, nessuna notizia in merito viene pubblicata. Un dato di fatto che fa ben capire l'attenzione che la nostra "Europa" è in grado di riservare alle sue isole di "frontiera"...
     Questi i dati forniti dall'EMSC relativi sulla scossa di maggiore intensità di stamane:

Magnitude ML 4.0
Region CANARY ISLANDS, SPAIN REGION
Date time 2013-03-25 05:57:20.0 UTC
Location 28.01 N ; 18.02 W
Depth 14 km

    Infine, con queste due immagini che qui a seguire riporto, non voglio certo affermare che ci siano relazioni certe di causa/effetto tra le attività petrolifere nelle aree costiere marine del Sahara occidentale e le scosse simische degli ultimi due giorni alle Canarie, relazioni che solo geologi esperti, ma soprattutto in buona fede, potrebbero certificare. Ma voglio solo evidenziare i grandi rischi che le caratteristiche geologiche della catena vulcanica sommersa su cui sorgono le Isole Canarie (di cui le scosse sismiche di questi giorni in prossimità dell'isola di El Hierro sono un'ennesima evidente conferma), potrebbero comportare sia per le attività di ricerca e sfruttamento delle risorse energetiche off-shore e in-shore nelle aree circostanti, ma anche e soprattutto per le comunità che popolano tali isole, e anche l'antistante fascia costiera africana.     
   
 Tra l'isola di El Hierro e la costa del Sahara Occidentale si trova infatti il "Cap Boujodour Block", un blocco di concessioni petrolifere off-shore dove sono stati individuati da tempo ricchi giacimenti di idrocarburi e se ne è iniziato lo sfruttamento...

     Se poi volete approfondire l'argomento, potete dare una rapida scorsa alle seguenti pagine web (in inglese, ma facilmente comprensibili, grazie anche alla traduzione immediata di Goggle):

- "No Oil Canarias" url http://nooilcanarias.com/maroc/
- "Africa's last colony - Western Sahara" url http://mulay-smara.blogspot.it/p/english-western-sahara.html

- "Il Sahara occidentale: dimenticato prima sorgente della primavera araba"
   url http://saharauptod8.blogspot.it/2012/04/western-sahara-forgotten-first-source.html

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Post di Gennaro Ciavarella
Certo che rovinare El Hierro...
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Dalla mia Bacheca su FB del 24/03/13

Il Parco Nazionale di Pantelleria. A proposito di "Maior" e "Minor"
di Guido Picchetti
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=10547


     News 11360, Pantelleria 24/03/2013 - Da Salvatore Gino Gabriele, ex sindaco di Pantelleria e attuale leader e candidato sindaco alle prossime elezioni per la lista “Pantelleria nel cuore” (che ringrazio per ì’attenzione al mio scritto pubblicato ieri nella News 11359 di Pantelleria Internet), ho ricevuto la nota che qui a seguire integralmente riporto, insieme ad una mia breve risposta in merito:

  Un pò di chiarezza sul Parco Archeologico e Nazionale di Pantelleria
In riferimento al post del Signor Guido Picchetti dal titolo "Ubi maior minor cessat"... ma non a Pantelleria" desidererei fare alcune puntualizzazioni.
Intanto è necessario chiarire che il Parco Archeologico e il Parco Nazionale Isola di Pantelleria non sono uno major e l'altro minor; piuttosto sono due "Istituti" che possono convivere, ma sono regolamentati e "governati" in modo diverso e da Enti diversi.
Il Parco Archeologico viene istituito e gestito dall'Assessorato Beni Culturali della Regione Siciliana ed e' regolato da norme regionali; sia le Soprintendenze che i Parchi in Sicilia rispondono, in tutto e per tutto, alla Regione e non allo Stato, in ossequio al principio di Regione Autonoma a Statuto Speciale. Invece, la proposta di istituzione del Parco Nazionale Isola di Pantelleria fa riferimento alla norma nazionale dei Parchi e sono gestiti dal Ministero dell'Ambiente. Appare evidente che i due organi, al di là degli aspetti territoriali, non si incontrano sul piano gestionale.
Per istituire il Parco Nazionale è necessario stilare un accordo di programma Stato-Regione- Comune. Vorrei inoltre aggiungere che senza il consenso della popolazione e in assenza di risorse economiche, non è possibile la sua attuazione.
Potrei fare un esempio che può facilitare la conoscenza di processi amministrativi che talvolta sfuggono alle logiche comuni. A Pantelleria la Riserva Naturale Orientata e' gestita dall'Azienda Foreste Demaniale, che fa capo all'Assessorato Regionale all'Agricoltura, e sorvegliata dal Corpo Guardie Forestali, che invece fa capo dall'Assessorato al Territorio e Ambiente. Ciascun Ente vive di propria attività e funzione...Il Parco Archeologico di Pantelleria e' stato istituito formalmente dalla Regione con apposito decreto e contestualmente e' stato nominato un direttore; in questi due anni, per mancanza di risorse, nessuna attività è stata intrapresa, tranne una proposta di perimetrazione delle aree archeologiche deliberata in Consiglio Comunale.
Oggi la carenza di risorse hanno determinato, in mancanza di un’ attività concreta di gestione, la cancellazione di alcuni Parchi Archeologici siciliani fra cui quello di Pantelleria e, pertanto, tutto ritornerà nelle mani della Soprintendenze ai Beni Culturali. La mia opinione è che, in assenza di chiarezza sulla programmazione e sulle risorse economiche disponibili, non sia opportuno apporre vincoli senza costrutto; si corre il rischio di danneggiare i cittadini e credo che Pantelleria non necessiti di ulteriori restrizioni.
Tutto si costruisce, un passo alla volta , purché prevalga sempre il buon senso e il ragionamento e non il sentimento. Spesso, ragionando con i sentimenti, si perdono di vista gli obiettivi concreti; pertanto, in questa fase, ritengo che la Regione abbia deciso con una determinazione realistica.

Come si può istituire un Parco Archeologico senza risorse? A tal proposito oggi, per chiarire meglio quanto si viva una realtà complessa e sia necessario fare scelte in base a delle precise priorità, succede che, per mancanza di risorse, da mesi i forestali non percepiscono compensi. Le Soprintendenze e i Comuni dovranno promuovere un piano di rilancio dei siti archeologici collaborando anche con i proprietari dei terreni, evitando espropri e fardelli di vincoli che, ad oggi, non sono stati inseriti, ad eccezione delle fasce di rispetto previste dal Piano Paesistico.
Ritengo che per proporre un Parco ci vogliano le risorse e che, comunque, nella fattispecie, si possano raggiungere gli stessi obiettivi di valorizzazione (anche con l'utilizzo di risorse comunitarie), senza apporre vincoli, cosa che il Parco avrebbe fatto. La futura amministrazione comunale dovrà porsi l'obiettivo di completare gli interventi e di valorizzare l'immenso patrimonio archeologico con una proposta di piano di gestione. Il Parco Archeologico arriverà quando ci saranno le risorse e sarà completato il processo di collaborazione e di concertazione con la cittadinanza e tra i diversi Enti. Intanto la gestione delle aree archeologiche potrà essere affidata ai nostri giovani, vere risorse del futuro della nostra Isola. Isola che oggi chiede alla Regione ed allo Stato il riconoscimento di diritti costituzionali: la libera circolazione con trasporti efficienti e regolari e l’offerta di servizi sanitari adeguati; Isola che non può certamente permettersi le trivellazioni a 6 miglia dalle coste. Anche su questi aspetti avremo modo di ritornare e di discutere analizzando le relative proposte.
L'Isola èun unicum e va preservata e valorizzata in tutti i suoi aspetti e tutte le sue vocazioni. E' il caso di dire che le idee e i programmi camminano sulle gambe degli uomini e delle donne…
Cordialmente, Salvatore Gino Gabriele

     La risposta del sottoscritto.
     Ringrazio il candidato sindaco di "Pantelleria nel Cuore" Salvatore Gino Gabriele per i chiarimenti che ha inteso dare in merito agli argomenti trattati nel mio post "Ubi Maior Minor cessat...", come ringrazio Umberto Belvisi per avermi cortesemente segnalato l'intervento di Gabriele... Un intervento che ho letto con la dovuta attenzione, e che ritengo, tutto sommato, complementare a quanto da me riferito, a parte la valutazione del "Minor" e del "Maior": se cioè sia più vantaggioso ed economicamente utile per l'isola puntare su un parco archeologico regionale, con le scarse prospettive che ci sono in merito a livello di ARS, anzichè su un "Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria" che già risulta istituito per legge dal 2007, riconfermato poi con sentenza della Corte Costituzionale nel Gennaio 2009, con fondi già stanziati per la sua realizzazione dalla Finanziaria del 2007 (250.000 €), e per di più con la prevista autonomia gestionale che un parco proprio in quanto "Nazionale" consentirebbe alla nostra isola in fatto di vincoli, preesistenti o meno... Scusatemi l'ennesima ripetizione... Lasciamo ai posteri l'ardua sentenza?
     PS. (dalla redazione di "Pantelleria Internet Com") Giuseppe La Francesca, portavoce del PD ha commentato con un "grazie" l'articolo di Guido Picchetti.
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Dalla mia Bacheca su FB del 23/03/13

L'Opinione. 'Ubi Maior, Minor cessat... ma non a Pantelleria
di Guido Picchetti
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=10546


     News 11359, Pantelleria 23/03/2013 - Qualcosa non mi quadra... Ma possibile che il coordinatore del circolo del PD dell'isola non sia al corrente che il Parco Archeologico di Pantelleria di fatto non esiste più da quando una legge nazionale, la n° 159 del 1/10/2007, ha istituito il Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria ? Ricordo che contro questa legge - che insieme al Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria istituiva anche altri tre parchi nazionali in Sicilia, (il Parco delle Egadi e del litorale trapanese, il Parco delle Eolie, e il Parco degli Iblei) - il 28 gennaio 2008 la Regione Sicilia presentò ricorso alla Corte Costituzionale, per chiederne l'abrogazione. Ma il 14 gennaio 2009 il ricorso della Regione Sicilia venne respinto dalla stessa Corte Costituzionale, che con sua sentenza dichiarò inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Regione Sicilia in merito all\'art. 26, comma 4-septies del decreto-legge 1° ottobre 2007, confermando di fatto l'istituzione per legge dei quattro parchi nazionali in Sicilia, tra cui appunto quello dell'Isola di Pantelleria.
     E Pantelleria, invece di esultare per questa legge che di fatto non solo qualificava e qualifica l'isola agli occhi della Nazione e del mondo, e che, essendo l'unico comune coinvolto dal suo Parco Nazionale, dava a Pantelleria anche la piena autonomia gestionale delle zone protette in esso comprese (RNO, parco archeologico, SIC e AMP), cosa fa ? Per mancanza di chiare informazioni al riguardo, raccoglie 500 firme contro l'iniziativa.
     Ma eravamo allora ad appena due mesi dalle elezioni del Maggio 2010. E la stessa persona (l'ex sindaco Salvatore Gabriele) che tale iniziativa aveva promosso portandola a compimento (ad insaputa però della comunità pantesca), invece di spiegare alla comunità stessa gli indubbi vantaggi gestionali, e non solo, che il Parco Nazionale avrebbe comportato per l'isola, e nonostante ci fosse già la nave oceanografica dell'ISPRA impegnata a mappare l'area marina intorno all'isola (ancora oggi "area di reperimento" ai sensi della legge quadro delle AMP del 1994), per meri interessi elettorali prende inchiostro e penna e chiede al Ministero dell'Ambiente di sospendere l'iter procedurale del Parco Nazionale di Pantelleria e rinviarlo a dopo le elezioni...
     Sappiamo tutti come poi sono andate a finire le cose, con l'elezione del sindaco di Marzo, in tutt'altre faccende affaccendato e poi dismesso... Ora siamo a tre anni dopo. E il Parco Nazionale di Pantelleria è lì in attesa di venire alla luce, con la legge che lo prevede da nessuno abrogata... Per di più, con tanto di fondi previsti per legge, a partire dai 250.000 euro già previsti dalla Finanziaria del 2007. E tra due mesi abbiamo le elezioni del nuovo sindaco, dopo la gestione commissariale dell'ing. Piazza.
     A questo punto, in merito all'articolo sul "Parco Archeologico di Pantelleria" pubblicato ieri da "Pantelleria Internet Com" (News 11333), mi viene da fare una considerazione. Ma se per motivi di spesa l'ARS sopprime in Sicilia ben 23 dei 26 parchi archeologici esistenti nella regione, a che prò chiedere che uno di questi tre residui sia quello di Pantelleria, quando abbiamo già la legge che per la nostra isola prevede il Parco Nazionale, con una conseguente prevista autonomia gestionale ben più ampia che non quella di un semplice parco archeologico regionale ?
     Ubi maior minor cessat, si dice comunemente, e invece... Possibile che solo a Pantelleria si punti sul "minor" invece che sul "maior"? Eppure, cosa abbia dato all'isola il "minor" all'isola e agli isolani è sotto gli occhi di tutti: colonialismo archeologico, vincoli illogici ed esasperati, un museo ricchissimo di reperti chiuso perennemente ai visitatori, e, dulcis in fundo... "le famose "teste viaggianti" che non si sa mai dove siano, ma che sull'isola capitano ogni tanto in vacanza come comuni turisti...
     PS. - Leggi il dispositivo della sentenza della Corte Costituzionale n° 12 del 23 gennaio 2009 che respinge per infondatezza e inamissibilità il ricorso della ARS, confermando l'istituzione dei parchi nazionali delle Egadi e del litorale trapanese, delle Eolie, dell'Isola di Pantelleria, e degli Iblei, all'url: http://www.lexambiente.it/beni-ambientali/...riserve%20naturali.html
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Articolo già pubblicato come "nota" su FB in data 18/03/13
(gp)

http://www.facebook.com/notes/guido-picchetti/ubi-maior-minor-cessat-ma-non-a-pantelleria/585125741499245
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La "OMC 2013" di Ravenna. La ricetta Eni per la crisi e l'attacco dei Grillini al "cane a sei zampe"... di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/...-la-ricetta-eni-per-la-crisi-e-lattacco-dei-grillini-al-ca/587260471285772


    23/03/13 - Due articoli che non hanno bisogno di troppi commenti. Il primo, "Shale gas: presto gli USA lo esporteranno in Europa", è pubblicato su "Green Style" a firma di Peppe Croce, e parla della "Offshore Mediterranean Conference" appena svoltasi a Ravenna, nella quale è stata bene illustrata la ricetta di Scaroni e del suo "cane a sei zampe" per risanare la crisi economica del nostro Paese e portarlo a livello di Basilicata "et similia", con l'arrivo del "fracking" in Italia a completare l'opera...

  Shale gas: presto gli USA lo esporteranno in Europa
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/shale-gas-presto-gli-usa-lo-esporteranno-in-europa-15942.html

    22 marzo 2013 - A breve gli Stati Uniti potrebbero esportare gas metano estratto in patria con il fracking nel resto del mondo, Europa compresa. A sostenerlo Paolo Scaroni, amministratore delegato del gruppo ENI. Di questa possibilità abbiamo già parlato più volte, ma questa volta sembra si tratti più di una conferma che di un’ipotesi. Scaroni, infatti, cita il nuovo sottosegretario USA all’Energia:

- La rivoluzione dello shale gas negli Usa ha cambiato gli scenari nel mondo del gas a livello globale. L’altro giorno parlavo con il nuovo sottosegretario Usa all’energia Moniz e ho avuto la sensazione che presto comincerà l’esportazione di gas liquido dagli USA all’Europa.
- Ho fatto un giro negli Stati Uniti e ho visto tutta una serie di persone e di esperti dell’energia tra cui Moniz. Da questi incontri a 360 gradi sono tornato a casa con il convincimento che delle esportazioni di gas liquido dagli Stati Uniti avverranno.
- Non saranno volumi colossali ma ci sarà un flusso di esportazioni di gas liquido dagli Usa. Gli Stati Uniti diventano produttori eccedenti i loro consumi e quel gas può approdare da noi competitivo.

    Parole pronunciate l’altro ieri all’Offshore Mediterranean Conference di Ravenna, davanti al Gotha internazionale del petrolio e del gas. La questione è molto semplice: gli Stati Uniti stanno estraendo shale gas con il fracking a ritmi forsennati, con la conseguenza che il prezzo del gas sul mercato interno è letteralmente crollato. Le possibili vie da percorrere, a questo punto, sono due.
    La prima è che gli USA si dotino di abbondanti stoccaggi e tengano sul mercato interno il gas estratto blindando la loro sicurezza energetica. Sono in molti a volerlo: tra shale oil e shale gas gli Stati Uniti potrebbero emanciparsi dagli idrocarburi mediorientali con conseguenze geopolitiche enormi.
    La seconda è quella di esportare parte del gas estratto con il fracking creando qualche impianto di liquefazione del metano. In questo modo gli USA diventerebbero produttori di GNL, il gas naturale liquefatto che si può trasportare in giro per il mondo verso i rigassificatori dei Paesi consumatori.
    In questo quadro si aggiunge un dettaglio non da poco: Ernest Moniz, il “ministro dell’Energia” dell’amministrazione Obama, non è solo un professore di fisica nucleare al Massachusetts Institute of Technology (MIT) ma anche, dal 2011, un collaboratore e azionista di ICF. Cioè di una società di consulenza in campo petrolifero che lavora fianco a fianco con le aziende che fanno fracking negli USA. Dal 2011 ad oggi, Moniz avrebbe già guadagnato dal suo rapporto con ICF ben 300 mila dollari.
    Moniz, è opinione comune, spingerà affinché gli Stati Uniti aumentino la produzione di gas naturale saturando ulteriormente il mercato interno. Questo potrebbe dire, allo stesso tempo, accelerare i tempi della costruzione delle infrastrutture necessarie all’export dello shale gas. L’AD di ENI Scaroni, quindi, sembra quindi parlare a ragion veduta.
    Fonti: Huffington Post | RigZone

    E qui il secondo articolo che ha sempre per oggetto la "Offshore Mediterranean Conference & Exhibition" di Ravenna, giunta quest'anno alla sua 11° edizione con un successo innegabile di partecipazione, testimoniato da un numero record di presenze,13.400, il 32% in più rispetto al 2011.
    Quello delle ricerche e sfruttamento delle risorse energetiche off-shore è evidentemente un settore che non conosce assolutamente la crisi. Una crisi che fa sentire invece tutto il suo peso su ognuno di noi comuni cittadini, ma che non tocca certo chi quelle risorse "sfrutta" nei vari modi possibili...
    L'articolo è ripreso da "Romagna Noi", un notiziario on line che di quella manifestazione fa un resoconto obiettivo, citando l'impegno del Movimento 5 Stelle ravennate e l'intervento in proposito della consigliera comunale Francesca Santarella. Un intervento che chi ha davvero a cuore l'Ambiente e il patrimonio incommensurabile di ricchezze naturali, storiche e culturali del Paese non può fare a meno di condividere, e che decisamente smentisce tante affermazioni che si sentono in giro sull'assenza di idee che caratterizzerebbe il Movimento 5 Stelle e i suoi attivisti...

  OMC da record. I grillini: "Modello vecchio di sviluppo"
da "Romagna Noi"
http://www.romagnanoi.it/...Omc-da-record-I-grillini-Modello-vecchio-di-sviluppo.html


La fiera chiude con più di 12mila presenze e attacca gli enti locali: "Condizionate dai comitati". Il Movimento 5 Stelle: "Distruggono l'ambiente"
     22/03/2013 - RAVENNA - (Am) Da una parte una Omc che si chiude con numeri da record, dall'altra il Movimento 5 Stelle locale che critica il modello di sviluppo proposto dalla fiera dell'Offshore. In mezzo, le istituzioni, attaccate da ambo le parti. Un incrocio quasi naturale quando si parla di Offshore: la ricchezza del petrolio e del gas si contrappone alla questione ambientale. Nascono i comitati cittadini bollati come “comitati del no" dagli operatori. E le istituzioni, strette tra il consenso e lo sviluppo, non sanno che pesci pigliare. Lo schema si ripete questa volta.
    Partiamo dai numeri che testimoniano come, nonostante la crisi mondiale, il settore sia in piena forma. L'undicesima edizione dell'Offshore Mediterranean Conference & Exhibition, che si è aperta mercoledì e si chiude oggi, ha segnato il suo record: 13.400 presenze, il 32% in più rispetto al 2011. Rispetto a dieci anni fa è raddoppiato anche il numero degli espositori: 570 (il 22% in più rispetto alla passata edizione del 2011), provenienti da 30 paesi su un’area espositiva di 21mila mq, il 15% più del 2011. E' il presidente dell'Omc, Innocenzo Titone
, a commentarli: “Omc è ormai diventata il cuore del Mediterraneo, importante crocevia per gli operatori del settore Oil&Gas con la partecipazione dei rappresentanti di paesi produttori non solo del Mare Nostrum (Algeria, Egitto, Libia) ma anche dell’Africa Subsahariana (Congo, Angola Mozambico) e del Medio Oriente (Qatar, Iraq) e di tutte le maggiori Oil Company europee, del Nord Africa e del Medio Oriente (Eni, Edison, Total, Shell, Sonatrach, Egpc, Egas, Noc, Crosco, Ina, Qatar Petroleum)”.
    Al di là della soddisfazione dei numeri, però, arrivano le stoccate a comitati locale e ad istituzioni. A lanciarle è il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli: “È bello vedere che a Ravenna, il terzo distretto petrolifero in Europa, vi sia così tanta attività imprenditoriale che vende bene all’estero grazie ai suoi alti livelli di sicurezza e tecnologia. È triste però constatare che in Italia non si può operare per l’opposizione dei comitati ‘no oil’ ai quali le istituzioni non sono preparate a rispondere o non vogliono farlo per paura”. A Ravenna gli addetti al settore Oil&Gas sono circa cinquemila e “continuano ad aumentare". Tabarelli ricorda che quello energetico “è uno dei pochi settori in Italia in crescita. Non vedere le istituzioni locali a cominciare dalle Regioni Emilia Romagna, Piemonte, Basilicata, Lombardia, Sicilia, Abruzzo, è quasi una tragedia e testimonia la distanza della politica dalle cose concrete. Dall’Omc invece arriva l’ennesimo segnale a volere dialogare mettendo a disposizione tutti i dati sull’attività, sia da parte delle imprese che del Ministero dello Sviluppo Economico”.
    Dall'altra parte arrivano le critiche del Movimento 5 Stelle, firmate dalla consigliera comunale Francesca Santarella, riguardano il presidente dell'Eni Paolo Scaroni e le sue parole riguardo il futuro del settore energetico. “Lo sviluppo, il benessere e l'occupazione intesi come sfruttamento illimitato delle risorse non rinnovabili, il consumo di energia come unico obiettivo da soddisfare sempre. L’inquinamento, la devastazione dell’ambiente, della salute dei cittadini, la subsidenza o le paventate correlazioni o ricadute coi fenomeni sismici: sono stati definite ossessioni di minuscoli e ridicoli comitati o comitatucoli di incompetenti. Le leggi o i limiti da rispettare, il freno da eliminare. Questo è quanto sentiamo raccontare, nell'osanna generale, alla ribalta internazionale dell’Omc, che si tiene in questi giorni in città".
    “Caccia e sfruttamento - conclude il M5S - senza fine delle risorse finite, nessuna cura per l’ambiente, per la salute dei cittadini e per il futuro del nostro pianeta. Fino quando? Ricca, certo la nostra città legata al petrolio, ma decrepita di decenni, dove nulla cambia rispetto alle politiche dei “cavalieri” del dopoguerra. Vecchia e già morta di inquinamento, di patologie gravi e di devastazione dell’ambiente. A tutto questo nessuna amministrazione si oppone, a livello nazionale e locale. Ringraziamo, per ora, il presidente Ottolenghi e quello di Eni Scaroni, per queste lungimiranti visioni di futuro. Noi, che crediamo come prioritarie salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini, continueremo a batterci affinché nuovi modelli possano essere proposti e perseguiti da tutti".

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A Fabrizia Arduini, Mario Di Giovanna e Veronica Caciagli piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 22/03/13

A proposito di ricette sbagliate del nostro cane a sei zampe... di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/570999016268433


     22/03/13 - E qui il secondo articolo di Maria Rita D'Orsogna che riguarda invece la ricetta dell'ENI di Scaroni per farci uscire dalla crisi in cui il nostro Paese si è andato a cacciare... Una ricetta che, partendo dal concetto che l'Italia dipende troppo dall'estero per l'energia, sia necessario bucare l'Italia - questo martoriato paese - ancora di più, aprendo di fatto i mari alle trivelle, senza quell'inutile intralcio delle 12 miglia. E questo mentre alcuni stati arabi, Emirati Arabi in testa, seguiti da Marocco, Egitto, Tunisia, Algeria e Arabia Saudita, stanno realizzando grandi progetti per l'utilizzo dell'energia proveniente da quel sole che batte sulle loro teste, ma anche sulle nostre, purtroppo più dure di comprendonio delle loro...E tutto il petrolio che pure quei paesi si ritrovano ? Niente paura. Saremo noi a comprarlo, poveri idioti del villaggio globale...

Shams: Lezioni arabe per Paolo Scaroni
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/03/shams-lezioni-arabe-per-paolo-scaroni.html


    THURSDAY, MARCH 21, 2013 - L'altro giorno Paolo Scaroni se ne è uscito con un altra memorabile Scaronata. "La ripresa dell'attività estrattiva in Italia potrebbe dare una svolta alla crisi economica" dice Mr. Scaroni all'apertura di una conferenza sulle trivelle in mare a Ravenna come riporta il Resto del Carlino. Il suo punto di forza è che l'Italia dipende troppo dall'estero per l'energia e che quindi occorre bucare l'Italia - questo martoriato paese - ancora di più aprendo ancora di più i mari alle trivelle, senza quell'inutile intralcio delle 12 miglia. Se la prende poi con il decreto Prestigiacomo che impone tale fascia di rispetto, descrivendolo come "emotivo". Ma scusi e noi in California che abbiamo una fascia di rispetto di 160 chilometri come siamo? Stupidi? E poi passa alla politica, e con disprezzo quasi ai "comitati e sottocomitati" che tanto gli rompono scatole. E non c'è da preoccuparsi, è tutto tranquillo con subsidenza, rispetto dell'ambiente, fisco. Tuttapposto,.
    Ma mentre il Paolo nazionale difende l'indifendibile, ad Abu Dhabi hanno cambiato rotta e costruito un mega impianto fotovoltaico da 100 MegaWatt. E' il più grande impianto del mondo che usa la tecnologia del fotovoltaico concentrato, già usata qui in California su scala minore. e che consiste nell'utilizzare pannelli non piani, ma parabolici per "concentrare" più fotoni. Si chiama Shams che significa semplicemente sole. E' costato 600 milioni di dollari, ci sono voluti 3 anni per finirlo e ci sono quasi 260.000 specchi su 800 file. Il sole andrà poi a riscaldare fluidi, il cui vapore farà girare turbine e generare energia. L'area interessata misura 2,5 chilometri quadrati, circa 250 campi di calcio e darà energia a circa 20,000 famiglie, consentendo il risparmio di 175.000 tonnellate di anidride carbonica all'anno. Qusto equivale ad avere piantato un milione e mezzo di alberi o avere tolto 15,000 macchine dalla strada. Il progetto farà aumentare del 1000% - dieci volte di più - l'energia solare degli Emirati Arabi.
    Qui tutti i dettagli tecnici. Per ora gli Emirati già hanno una operazione da 10 megawatt presso la città di Masdar City e hanno in progetto una nuova centrale da 100 megawatt detta Noor 1. Parlano anche di un impianto eolico da 30-megawatt sull'isola Sir Bani Yas. E gli Emirati Arabi non sono i primi, anche il Marocco, Egitto, Tunisia, e l' Algeria e l'Arabia Saudita, hanno progetti in grande scala con il sole sulle loro teste. Non male per un paese che produce petrolio, no? Fra l'altro è tutto guadagno per loro, così possono vendere il petrolio e il gas risparmiato a noi allocchi occidentali!

    Non male per il tentativo degli arabi di guardare oltre le trivelle, a differenza di Mr. Scaroni. Caro Paolo, vuole veramente essere la soluzione dei problemi? Si inventi un programma: "ENI alla luce del sole", con cui si finanziano pannelli solari su tutti i condomini d'Italia, invece che cercare le sue risposte ai problemi d'Italia - ed i suoi quattrini - nella melma della terra.

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Dalla Chiesa di Papa Francesco il messaggio universale in difesa dell'Ambiente, e non solo... di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/173138152836579

     22/03/13 - Due articoli di Maria Rita D'Orsogna, gli ultimi pubblicati sui suo Blog, che valgono davvero tanto oro per chi, in buona fede, sa intenderne a dovere il significato. Qui il primo, di grande attualità, che riprende certi concetti universali che proprio Papa Francesco, in questi primi giorni del suo pontificato, ha più volte espresso chiaramente in difesa dell'Ambiente, raccomandando a tutti gli uomini e le donne di buona volontà di essere i ‘custodi’ della creazione e del disegno di Dio scritto nella natura, e, in particolare ai potenti" della terra, di non lasciare che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo... Questo il primo articolo...

L'ambiente prima priorità della chiesa - Sean McDonagh, teologo ambientalista di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/.../lambiente-prima-priorita-della-chiesa.html


Vorrei chiedere, per favore a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo ‘custodi’ della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo. Papa Francesco, Roma 19 Marzo 2013
    THURSDAY, MARCH 21, 2013 - Father Sean McDonagh è un prete irlandese dell’ordine di SanColombano. Ma a vederlo non si direbbe: si veste normale, parla normale e sta in mezzo alla gente normale. Il suo messaggio trentennale è molto semplice: fede, ecologia e giustizia. Perchè i primi a soffire le conseguenze della degradazione ambientale sono sempre gli ultimi, i poveri, gli indifesi, quelli che non hanno voce in capitolo. E questo vale per i paesi in via di sviluppo tanto quanto per noi occidentali. La sua coscienza ecologica si è formata durante il decennio trascorso da missionario nelle Filippine, fra gli anni '70e '80, quando ha toccato con prima mano le conseguenze della deforestazione selvaggia sul popolo indigeno T'boli. Da allora non ha mai smesso di invocare una vera “conversione ecologica” della chiesa cattolica, che vada al di la’ delle dichiarazioni d’occasione e chiedendo ripetutamente che la giustizia ambientale diventi una priorità del Vaticano.
    Nel corso del tempo Father McDonagh è diventato uno dei principali teologi ambientali, ha scritto libri, ha vinto premi, viene regolarmente invitato alle Nazioni Unite a parlare sui rapporti etica/ambiente. Non poteva mancare allora il suo appello a Papa Francesco: l’ambiente deve diventare la priorità numero uno della Chiesa. E poi aggiunge che finora “la Roma ufficiale è stata chiusa su questo tema”, “è stata sorda, è stata cieca”.
    E quindi, ben vengano le parole del nuovo papa. Ma che non siano solo parole, e che il Vaticano e chi guida le nostre diocesi sappiano lottare per l’ambiente, ma per davvero. Non è sufficiente mettere un pannello solare sul tetto della curia, occorre invece che l’enorme potere delle chiesa venga calato nel particolare e che i vescovi usino la loro influente voce in favore di chi vive in un ambiente martoriato chiedendo che le cose cambino, da Gela a Taranto, da Viggiano a Falconara.
    E visto che qui parliamo di petrolio, mi pare opportuno ricordare il clero d’Abruzzo che in questi anni ha ascoltato le ragioni della gente, della scienza, del buon senso, e un po’ anche mie, nel contrastare il petrolio d’Abruzzo e in favore del Parco Nazionale della Costa Teatina. I vescovi Bruno Forte da Vasto, Tommaso Valentinetti da Pescara, Carlo Ghidelli e Emidio Cipollone da Lanciano, assieme al rappresentante della pastorale sociale Carmine Miccoli, sono ripetutamente scesi in campo senza paura contro l’ENI, la Forest Oil, la Medoilgas che hanno intenzione di bucare l’imbucabile in Abruzzo.
    Io credo che l’intera conferenza episcopale d’Abruzzo e del Molise sia una manifestazione concreta di questa “conversione ecologica” di Father McDonagh. E invece, quelli di cui non riesco a capacitarmi sono i vescovi di Basilicata. Perche’ tacciono? Di cosa hanno paura? Non vedono la degradazione ambientale della loro regione? Non vedono i conseguenti danni sociali ed economici, in termini di povertà, emigrazione, malattie che la petrolizzazione targata ENI e Total ha portato loro? Perchè difendere a spada tratta la vita – intesa solo come aborto ed eutanasia - e mai invece tutto quello che c'è in mezzo tra il nascere ed il morire, e che si chiama qualità della vita, aria pulita, acqua sana e la speranza di vivere sereni?
    A Giugno 2011 scrissi a tutti i vescovi lucani. Silenzio tombale. E poi ancora a Marzo 2012. Agostino Superbo, Vincenzo Orofino, Giovanni Ricchiuti,Gianfranco Todisco, Salvatore Ligorio in tutti questi anni delle trivelle in Lucania non hanno saputo dire una parola in difesa del loro creato e della loro gente. Sono loro i ciechi e i sordi di Father McDonagh? E poi mi sovviene questa frase di tanti anni fa, di un altro gesuita: "il potere serve solo per farci del bene, altrimenti è inutile, cari vescovi lucani.
     The sole advantage of power is that you can do more good. Baltasar Gracian, padre gesuita, 1647

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L'ordinaria amministrazione dei "tecnici"...
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/575866152433350


     22/03/13 - Il governo Monti il 12 marzo scorso, «benchè sia uscito sconfitto dalle urne e sfiduciato dagli Italiani, e nonostante il regime di provvisorietà e ordinaria amministrazione che dovrebbero caratterizzare le sue decisioni», ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica un suo decreto, «assunto il 27 dicembre 2012, in periodo festivo, con il quale ha fatto il proprio regalo di Natale alle lobby internazionali del petrolio. E la «pericolosa conseguenza» di ciò è che, decorsi tre mesi dalla data di pubblicazione dell’atto nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, «i soggetti interessati possono richiedere permessi di prospezione o di ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi, nelle aree ampliate». Sono le parole del presidente del consiglio regionale pugliese, Onofrio Introna, che ha ribadito il «No unanime della Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative italiane ad ogni ipotesi di sfruttamento del Mediterraneo europeo». Ma quel "NO", per quanto apprezzabile, servirà a qualcosa ?

Petrolio, ancora trivelle nella zona del mar Jonio. La Puglia va all’attacco
da "La Gazzetta del Mezzogiorno"
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=604017&IDCategoria=1


     21 Marzo 2013, BARI - «Il fantasma delle trivelle non lascia i nostri mari, anzi, raddoppia. Un decreto del ministero dello Sviluppo economico allarga ad est di Malta la zona aperta alla ricerca e coltivazione degli idrocarburi e il presidente del Consiglio regionale della Puglia non ci sta». Il presidente del consiglio regionale pugliese, Onofrio Introna, ribadisce il «No unanime della Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative italiane ad ogni ipotesi di sfruttamento del Mediterraneo europeo». «Il governo dei tecnici - osserva Introna - non sarà ricordato dagli italiani soltanto per aver tartassato i redditi medio bassi e spremuto i lavoratori col feroce inasprimento fiscale che ha risparmiato, invece, le lobby dell’alta finanza e il sistema bancario, spingendo sempre più verso la soglia di povertà milioni di famiglie. Resterà nella memoria del Paese anche per il triste primato di aver alleggerito e fatto saltare tutti i vincoli a tutela dei nostri mari».
    Infatti, spiega Introna, il 12 marzo, «benchè sia uscito sconfitto dalle urne e sfiduciato dagli Italiani e nonostante il regime di provvisorietà e ordinaria amministrazione delle sue decisioni», ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica un decreto, «assunto in periodo festivo, il 27 dicembre 2012, con il quale il governo Monti ha fatto il proprio regalo di Natale alle lobby internazionali del petrolio». Estende a est nello Ionio meridionale e a sud-est nel Canale di Sicilia la linea di delimitazione della zona C – settore Sud della piattaforma continentale italiana. Un unico articolo - afferma ancora - allarga l’area aperta alla captazione di gas e petrolio nelle acque territoriali. La «pericolosa conseguenza», messa in risalto da Introna è che, decorsi tre mesi dalla data di pubblicazione dell’atto nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, «i soggetti interessati possono richiedere permessi di prospezione o di ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi, nelle aree ampliate».

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Dalla mia Bacheca su FB del 21/03/13

Un pò di chiarezza sul Parco Archeologico e Nazionale di Pantelleria
di Salvatore Gino Gabriele (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/...chiarezza-sul-parco-archeologico-e-nazionale-di-pantelleria/592733197422880


     20 marzo 2013 - In riferimento al post del Signor Guido Picchetti dal titolo "Ubi maior minor cessat... ma non a Pantelleria" desidererei fare alcune puntualizzazioni. Intanto è necessario chiarire che il Parco Archeologico e il Parco Nazionale Isola di Pantelleria non sono uno major e l'altro minor; piuttosto sono due "Istituti" che possono convivere, ma sono regolamentati e "governati" in modo diverso e da Enti diversi.
     Il Parco Archeologico viene istituito e gestito dall'Assessorato Beni Culturali della Regione Siciliana ed èregolato da norme regionali; sia le Soprintendenze che i Parchi in Sicilia rispondono, in tutto e per tutto, alla Regione e non allo Stato, in ossequio al principio di Regione Autonoma a Statuto Speciale. Invece, la proposta di istituzione del Parco Nazionale Isola di Pantelleria fa riferimento alla norma nazionale dei Parchi e sono gestiti dal Ministero dell'Ambiente. Appare evidente che i due organi, al di là degli aspetti territoriali, non si incontrano sul piano gestionale. Per istituire il Parco Nazionale è necessario stilare un accordo di programma Stato-Regione- Comune. Vorrei inoltre aggiungere che senza il consenso della popolazione e in assenza di risorse economiche, non è possibile la sua attuazione.
     Potrei fare un esempio che può facilitare la conoscenza di processi amministrativi che talvolta sfuggono alle logiche comuni. A Pantelleria la Riserva Naturale Orientata e' gestita dall'Azienda Foreste Demaniale, che fa capo all'Assessorato Regionale all'Agricoltura, e sorvegliata dal Corpo Guardie Forestali, che invece fa capo dall'Assessorato al Territorio e Ambiente. Ciascun Ente vive di propria attività e funzione...Il Parco Archeologico di Pantelleria e' stato istituito formalmente dalla Regione con apposito decreto e contestualmente e' stato nominato un direttore; in questi due anni, per mancanza di risorse, nessuna attività è stata intrapresa, tranne una proposta di perimetrazione delle aree archeologiche deliberata in Consiglio Comunale.
     Oggi la carenza di risorse hanno determinato, in mancanza di un’ attività concreta di gestione, la cancellazione di alcuni Parchi Archeologici siciliani fra cui quello di Pantelleria e, pertanto, tutto ritornerà nelle mani della Soprintendenze ai Beni Culturali. La mia opinione è che, in assenza di chiarezza sulla programmazione e sulle risorse economiche disponibili, non sia opportuno apporre vincoli senza costrutto; si corre il rischio di danneggiare i cittadini e credo che Pantelleria non necessiti di ulteriori restrizioni. Tutto si costruisce, un passo alla volta , purché prevalga sempre il buon senso e il ragionamento e non il sentimento. Spesso, ragionando con i sentimenti, si perdono di vista gli obiettivi concreti; pertanto, in questa fase, ritengo che la Regione abbia deciso con una determinazione realistica.
     Come si può istituire un Parco Archeologico senza risorse? A tal proposito oggi, per chiarire meglio quanto si viva una realtà complessa e sia necessario fare scelte in base a delle precise priorità, succede che, per mancanza di risorse, da mesi i forestali non percepiscono compensi. Le Soprintendenze e i Comuni dovranno promuovere un piano di rilancio dei siti archeologici collaborando anche con i proprietari dei terreni, evitando espropri e fardelli di vincoli che, ad oggi, non sono stati inseriti, ad eccezione delle fasce di rispetto previste dal Piano Paesistico.
     Ritengo che per proporre un Parco ci vogliano le risorse e che, comunque, nella fattispecie, si possano raggiungere gli stessi obiettivi di valorizzazione (anche con l'utilizzo di risorse comunitarie), senza apporre vincoli, cosa che il Parco avrebbe fatto. La futura amministrazione comunale dovrà porsi l'obiettivo di completare gli interventi e di valorizzare l'immenso patrimonio archeologico con una proposta di piano di gestione. Il Parco Archeologico arriverà quando ci saranno le risorse e sarà completato il processo di collaborazione e di concertazione con la cittadinanza e tra i diversi Enti. Intanto la gestione delle aree archeologiche potrà essere affidata ai nostri giovani, vere risorse del futuro della nostra Isola. Isola che oggi chiede alla Regione ed allo Stato il riconoscimento di diritti costituzionali: la libera circolazione con trasporti efficienti e regolari e l’offerta di servizi sanitari adeguati; Isola che non può certamente permettersi le trivellazioni a 6 miglia dalle coste. Anche su questi aspetti avremo modo di ritornare e di discutere analizzando le relative proposte. L'Isola e' un unicum e va preservata e valorizzata in tutti i suoi aspetti e tutte le sue vocazioni. E' il caso di dire che le idee e i programmi camminano sulle gambe degli uomini e delle donne…
     Cordialmente. Salvatore Gino Gabriele
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Post di Silvio Palazzolo
Meno male che Salvatore c'è....
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Post di Guido Picchetti
Ringrazio il candidato sindaco di "Pantelleria nel Cuore" Salvatore Gino Gabriele per i chiarimenti che ha inteso dare in merito agli argomenti trattati nel mio post "Ubi Maior Minor cessat...", come ringrazio Umberto Belvisi per avermi cortesemente segnalato l'intervento di Gabriele... Un intervento che ho letto con la dovuta attenzione, e che ritengo, tutto sommato, complementare a quanto da me riferito, a parte la valutazione del "Minor" e del "Maior": se cioè sia più vantaggioso ed economicamente utile per l'isola puntare su un parco archeologico regionale, con le scarse prospettive che ci sono in merito a livello di ARS, anzichè su un "Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria" che già risulta istituito per legge dal 2007, riconfermato poi con sentenza della Corte Costituzionale nel Gennaio 2009, con fondi già stanziati per la sua realizzazione dalla Finanziaria del 2007 (250.000 €), e per di più con la prevista autonomia gestionale che un parco proprio in quanto "Nazionale" consentirebbe alla nostra isola in fatto di vincoli, preesistenti o meno... Scusatemi l'ennesima ripetizione... Ai posteri l'ardua sentenza ?
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A Silvio Palazzolo, Roberto Frigerio, Claudia Prestano, Giovanni Angeloni, Pantelleria nel Cuore e Giuseppina Valeria Silvia piace questo elemento.

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Petizione "Zona Franca Pelagie Lampedusa e Linosa"
da Paco Mendez
http://firmiamo.it/zona-franca-pelagie-lampedusa-linosa-e-lampione


     21/03/13 - Ho firmato la petizione "Zona Franca Pelagie Lampedusa e Linosa" firmala anche tu! Se vuoi veramente dare una mano a questa causa: "Zona Franca Pelagie Lampedusa e Linosa", firma la petizione e condividila con i tuoi amici anche su Facebook.
     Giovanni Angeloni ha firmato e invita tutti is suoi amici di fb a firmare. Grazie a quanti lo faranno !!!
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Firmo con tutto il cuore, nella speranza che in tanti siano a firmare per un obiettivo certamente difficile da raggiungere, ma che per le Isole dello Stretto di Sicilia, cuore pulsante della vita del Mediterraneo, può avere un valore incommensurabile... Grazie ad Ines Lommatzsch per la condivisione...
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A Giovanni Angeloni piace questo elemento.

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Petizione Ministero dello Sviluppo Economico: Stop trivellazioni Nel Canale di Sicilia
petizione da Stefano Perfetti. Milano, Italia
http://www.change.org/petitions/ministero-dello-sviluppo-economico-stop-trivellazioni-nel-canale-di-sicilia


     21/03/13 - Con la PUBBLICAZIONE sulla Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministero dello Sviluppo Economico Corrado Passera, firmato lo scorso 27 dicembre, il che stabilisce l'ampliamento della zona C in Sicilia per la rRicerca e la coltivazione degli Idrocarburi in mare. Secondo quanto sI legge "l'OGGETTO zona di ampliamento costituisce altera parte della Piattaforma continentale italiana" e sI estende "a est nel mare Ionio meridionale, e a sud-est nel Canale di Sicilia". C'e il serio rischio che possa riprendere, cosi, l'assalto ai tesori del Canale di Sicilia con tutte le conseguenze, possibi e immaginabili, che riguardano il futuro, in termini di sviluppo ambientale e turistico.
     Segue estratto da Pantelleria Internet del 19/03/2013 - rif. Notizie 11342 (Guido Picchetti); e articolo di Maria Rita D'Orsogna "La Northern Petroleum all'attacco in Sicilia", con collegamento al testo originale sul web dove è pubblicato, corredato dei vari documenti che ne comprovano la validità.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Grazie Maria... Speriamo serva a qualcosa... e non solo come "promesse elettorali"...
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A Giovanni Angeloni, Mauro Brusà e al sottoscritto piace questo elemento.

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Sicilia in balia delle Trivelle. Il governo raddoppia l'area di ricerca
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200326680903987&l=8d7d61e1cf


      21/03/13 - Qui a seguire potete leggere l'ottimo articolo di Giulio Giallombarco pubblicato ieri da Sicilia informazioni. A precederlo la mappa in grande che mostra in verde l'ampliamento della zona C per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi al largo delle coste dell’Isola, deciso con Il decreto firmato il 27 dicembre 2012 dal governo Monti su iniziativa del suo ministro dell'economia Passera e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 marzo u.s.


Sicilia in balia delle Trivelle. Il governo raddoppia l'area di ricerca
di Giulio Giallombardo
http://www.siciliainformazioni.com/...-il-governo-raddoppia-larea-di-ricerca-mappa


L'ombra del fracking sulla corsa all'oro nero.
     20 marzo 2013 - Che la Sicilia facesse gola ai petrolieri, lo sapevamo già. Ma tra poco tempo potrebbe diventare un vero e proprio paradiso per le trivelle. Durante gli ultimi scorci di governo, il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha fatto un altro grande regalo alle compagnie petrolifere, estendendo l’area per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi al largo delle coste dell’Isola. Il decreto, firmato il 27 dicembre 2012, è stato adesso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 marzo (QUI IL DOCUMENTO E LA MAPPA). L’atto del governo riguarda l’ampliamento della zona “C” aperta alla ricerca e alla coltivazione degli idrocarburi in mare. Di fatto, viene raddoppiata l’area interessata alla “caccia” dell’oro nero, che già comprende il mare attorno a tutta l’Isola, soprattutto nella parte meridionale e al largo delle Egadi, di Lampedusa e a sud di Mazara del Vallo e Selinunte, integrando un’enorme porzione a est del Mar Ionio meridionale e a sud-est del Canale di Sicilia (si chiamerà zona “C” – Settore Sud). Insomma, di meglio i mercanti del petrolio non potevano sperare.
     SI SCALDANO LE TRIVELLE – Così, a decorrere da tre mesi dalla data di pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea “i soggetti interessati – si legge – possono presentare istanze di permesso di prospezione o di ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi”. Poco importa che le “prospezioni sismiche” (ovvero emissioni di onde sonore attraverso l’espulsione di aria compressa) usate dalle compagnie petrolifere prima della trivellazione hanno effetti devastanti sulla fauna ittica, specialmente per i cetacei e il pesce azzurro. Per non parlare poi della successiva trivellazione, col pericolo di sversamenti accidentali di idrocarburi in mare, a poche miglia dalle coste siciliane. Ma, si sa, lo Stato sulle royalties ci guadagna, e parecchio, mentre la Sicilia, con le sue tre piattaforme petrolifere, incassa cifre irrisorie.
     AMBIENTALISTI CONTRO – “Sconfortante”. È il giudizio senza giri di parole di Mario Di Giovanna, ingegnere geotecnico, portavoce del comitato “Stoppa la piattaforma”, nato da un paio di anni per l’emergenza trivelle al largo di Sciacca, e costituito, tra le altre, dalle associazioni Green Peace, Italia Nostra, Lega Navale e L’AltraSciacca. “Grazie al ministro e ai nostri parlamentari, – denuncia Di Giovanna – la Northen Petroleum, ha chiesto, ed ottenuto, di potere operare, in deroga al decreto Prestigiacomo, all’interno delle 12 miglia, cioè a poche bracciate da casa nostra. Il permesso d29, il più vicino a Sciacca, è ancora sottoposto a procedura di impatto ambientale, ed il nostro comitato aveva, in tempo utile, fatto le proprie opposizioni. Quindi almeno per questo permesso, c’è ancora una labile speranza di fermarli”.
     LETTERA A CROCETTA – Proprio per questo, il comitato Stoppa la piattaforma insieme alle altre associazioni partner e Agci Agrital Sicilia, Lega Coop Pesca Sicilia, Associazione Apnea Pantelleria, l’11 Marzo, ha scritto al presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, chiedendo di prendere posizione contro il rilascio e la riperimetrazione dei permessi di ricerca d29 e d347, che riguardano la costa che va da Sciacca ad Agrigento, riattivati o riperimetrati grazie al decreto Crescitalia.
     RISCHIO FRACKING – C’è poi l’ombra del fracking che avanza minacciosamente tra i fondali del Canale di Sicilia. Si tratta di una tecnica invasiva praticata dalle compagnie petrolifere, che pompano acqua o solventi chimici ad una pressione fortissima per fratturare strati di roccia, così da rendere comunicanti sacche di petrolio o di gas ed estrarli più facilmente. “Che in Sicilia il fracking sia stato praticato in passato tendo a escluderlo, – spiega Di Giovanna – perché i pozzi sono abbastanza vecchi, ma ciò non significa che non possa accadere in futuro, dal momento che i permessi di ricerca aumenteranno progressivamente e questa tecnica diventa sempre più economica per le compagnie”. Che il fracking non faccia proprio bene ai fondali è fatto acclarato, soprattutto se lo si pratica con disinvoltura. Elevati sono i rischi sismici perché si va a intaccare la struttura stessa del terreno ed anche quelli ambientali per la contaminazione chimica delle acque sotterranee e dell’aria. Non a caso in alcuni paesi questa tecnica è stata vietata. C’è chi, come il fisico Maria Rita D’Orsogna, sospetta che il fracking, ufficialmente mai usato in Italia, possa fare presto capolino nel nostro territorio, sempre che non sia stato già praticato, nascosto dal buio degli abissi. I ghiotti mari siciliani si salveranno dall’invasione?
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Al 20 marzo 2013 sulla stessa pagina web 8 commenti all'articolo:
- fabrizio alle 21:03
Lo sprezzo, l'arroganza con cui invadono e devastano i nostri paesaggi, il nostro mare è una vergogna assoluta !!!
- Amir Muhammad Abbad alle 18:10
Sicilia e libertà !!! Ndipinneza vulemu !
- Pippo Traversa alle 17:37 commenta
Ora mi spiego il d.lgs, convertito in legge nel marzo del 2012 dello scorso anno, che ha stoppato il fotovoltaico in Italia e quindi in Sicilia, altro che Energia rinnovabile!
- fabry alle 15:25 commenta
Siamo solo una colonia padana !!! Maledetta Italia !!! Maledetti Garibaldi e Cavour!!!
- Salvo alle 11:58 commenta
Ma vi rendete conto della gravità della questione? Cioè, lo Stato Italiano dice, in barba allo Statuto: "I mari sono nostri, quindi abbiamo deciso di trivellare tutta la Sicilia, e se troviamo qualcosa ce la prendiamo noi”. La Sicilia continua solo a subire, per un pugno di posti di lavoro (Milazzo, Priolo, Augusta e Gela docet). Per contro, disastri ambientali a go-go, malattie diffuse, accise e imposte zero.
- antonio alle 10:10 commenta
Grande governo e grande ministro, ai cittadini i sacrifici e a loro i grandi bussines. A questo punto ha un senso riprendere la questione meridionalista e indipendentista, sperando che non venga affidata ad ex democristiani o socialisti, come Lombardo e Pellegrino, ma a chi ci ha sempre creduto senza ricavarne (e senza cercare) alcun beneficio politico come Pippo Scianò.
- Simone alle 09:49 commenta
Da siciliano sono indignato e spero che il presidente Crocetta faccia di tutto per impedire questo scempio. Anche i 5 stelle dovrebbero farsi sentire!
- Massimo Costa alle 09:40 commenta
Per la precisione con le piattaforme in essere la Sicilia non becca un centesimo. Secondo l’eccelsa giurisprudenza della Corte Costituzionale le royalties spettano alla Sicilia solo sul petrolio trovato sulla terraferma e sulle “acque interne” (cioè i Golfi immediatamente prospicienti la terraferma). Su tutto il resto della zona di sovranità italiana più o meno limitata (le acque territoriali, poi la zona limitrofa, infine, forse, la piattaforma continentale), l’art. 32 del passaggio del demanio dallo Stato alla Regione è stato “interpretato” in modo restrittivo: se ne occupi la Regione in linea di massima (pesca, etc.) ma, quando è in gioco l’energia, scatta l’interesse nazionale e la Sicilia è completamente esclusa, tanto dalla legislazione, quanto dalla gestione amministrativa, quanto soprattutto da ogni forma di ritorno economico. In pratica le acque territoriali prospicienti la Sicilia non sono siciliane, sono italiane! E non un centesimo, sotto forma di tributi, royalties o altro, va alle casse della Regione. Questo non significa che la Regione non abbia strumenti, anche in sede europea, per fermare lo scempio. Ma questo è altro discorso. Solo un’osservazione elementare elementare. Ma se la Sicilia fosse uno stato indipendente queste acque territoriali a quale stato apparterrebbero?

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Post di Giò Nastasi su Fb

:-(
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A Roberto Giacalone, Mario Fontana, Giovanni Angeloni e Coordinamento Provinciale FareAmbiente Trapani piace questo elemento.
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     - Dall' 11 al 20 Marzo 2013

 
Dalla mia Bacheca su FB del 20/03/13

Ombrina Mare: anche la Cia dice no
da "Abruzzo Blog Spot"
http://abruzzoblog.blogspot.it/2013/03/ombrina-mare-anche-la-cia-dice-no.html


     19/03/13 - "Se la procedura relativa a Ombrina Mare non venisse bloccata, l'Abruzzo diventerebbe polo di estrazione di petrolio e gas, petrolio che deve essere desolforato". L'ennesimo allarme viene dalla Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) di Chieti. "Impianti estrattivi e processo di desolforazione comportano un grave peggioramento della qualita' di aria, acqua e terreno, che minano il cuore di territorio, ambiente e paesaggio, alla base di un'agricoltura di qualita' e di un turismo in pieno sviluppo".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Certo, la Cia in questione non è la famosa CIA americana... Ma bisognerebbe essere solo ignoranti, incoscienti o in mala fede per dire il contrario di quel che la Cia abruzzese afferma... E purtroppo di ignoranti e in malafede ce ne sono tanti... Ringrazio Ola Ambientalista per la segnalazione.
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A Giovanni Angeloni e al sottoscritto piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 19/03/13

Il sacco della Sicilia - Grazie Passera...
di Mario Di Giovanna
http://mdigiovanna.blogspot.it/2013/03/il-sacco-della-sicilia-grazie-passera.html


     MARTEDÌ 19 MARZO 2013 - Il Ministro Passera, ministro di un governo dimissionario da 6 giorni, con decreto del il 27 Dicembre, raddoppia le aree in cui è possibile andare a trivellare in Sicilia.
     Ecco la mappa della vergogna, in rosso le nuove zone autorizzabili.
     Mi chiedo, come diavolo può un governo che dovrebbe occuparsi solo di affari correnti, con semplice decreto, tra Natale e Capodanno, cambiare il destino di una regione con 5 milioni di abitanti?
     Per chi volesse consultare il decreto in originale, lo trovate a pag 25 del BUIG.
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Commento di Mario di Giovanna su Fb a margine del post
Italia svendesi... Ultimi saldi di fine governo. Raddoppiate le aree trivellabili in Sicilia.
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Post di Guido Picchetti
E questa è la conferma di quel che dianzi si diceva...

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Le richieste della NP per trivellare sui fondali del Canale di Sicilia davanti all'agrigentino
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200319083274051&l=235d1f7b95


     19/03/13 - In questa immagine dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico (ricavata grazie alle ultime segnalazione di "Ola Ambientalista") il testo integrale delle due richieste della Northern Petroleum (UK) Ltd per riprendere ad operare, grazie alla SEN, sui fondali del Canale di Sicilia davanti al litorale dell'agrigentino...
     Si tratta in particolare di un'istanza di riapertura del procedimento relativo all’istanza di permesso di ricerca «d 347 C.R-.NP» , e di un'istanza di riperimetrazione dell’area dell’istanza di permesso di ricerca «d 30 G.R-.NP», entrambe riguardanti il sottofondo marino del Canale di Sicilia nelle Zone G e C.


http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/57-2/57-2.pdf

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

In un post sulla pagina di Fb "No all'Italia Petrolizzata" mi comunica in questo momento Enzo Di Salvatore, esperto costituzionalista teramano, che la sentenza della Corte Costituzionale che ha accolto il ricorso dalle Regioni Veneto, Puglia e Toscana contro alcuni articoli del decreto legge sulla SEN (Strategia Energetica Nazionale) recentemente approvato dal Governo Monti, nulla può contro le suddette istanze della NP, che potranno, a quanto pare, avere il loro decorso regolare. Queste le sue precise parole: la sentenza "a mio parere non serve. La pronuncia di illegittimità è circoscritta alle disposizioni della legge impugnate dalle Regioni ricorrenti". Parole che riporto qui a scanso di ogni facile illusione... Il mio commento finale ? Semplice: "Andiamo di bene in meglio !!! "
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Post di Fabrizia Arduini

Nel momento in cui riperimetrano, dovrebbe ripartire tutto daccapo. Al riguardo Enzo Di Salvatorepuò essere più preciso, visto che è un giurista e anche molto impegnato. Per il resto il dolore è forte... l'avevo visto
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Post di Enzo Di Salvatore

Comincio a nutrire perplessità anche sul parere del Consiglio di Stato, rilasciato al Governo nel 2011 sull'interpretazione del decreto Prestigiacomo. Almeno in relazione al problema delle proroghe. Nel parere il Consiglio di Stato aveva sostenuto che le proroghe non rientrassero nei titolo già rilasciati, ma che fossero da considerare come nuovi titoli (esemplifico la questione che può essere letta al punto 4 del parere). Tant'è che il Governo ha dovuto modificare l'art. 6, comma 17, del codice dell'ambiente prevedendo che restassero fermi i titoli già rilasciati anche ai fini delle eventuali proroghe. I dubbi che ho nascono dal fatto che la direttiva europea del 1994 dice, invece, che la proroga è parte del titolo che già si possiede! (art. 3, comma 5).
Tornando un attimo alla questione dell'applicazione della sentenza della Corte alla SEN, osservo che - anche a ritenere che il decreto interministeriale abbia natura di atto amministrativo e non di atto regolamentare - sulla SEN già si è già espressa con PARERE FAVOREVOLE la Conferenza unificata il 6 dicembre 2012. Quindi qui non ricorrerebbe comunque il caso del mancato assenso di una o più regioni, come postula la Corte costituzionale.
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Post di Augusto De Sanctis

Enzo, quindi sulla SENn la Regione Abruzzo si è espressa favorevolmente (di fatto) ? Abbiamo il testo del parere favorevole? Nel caso Chiodi dovrà rispondere anche di questo...
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Post di Enzo Di Salvatore

Il testo purtroppo non ce l'ho (con le votazioni), ma è riferito sul decreto interministeriale. Fammi vedere se c'è su internet...
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Post di Augusto De Sanctis

Ok, lo massacriamo nel caso...
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Post di Enzo Di Salvatore

http://www.anci.it/index.cfm?layout=dettaglio&IdSez=813251&IdDett=39772
Conferenza Unificata del 6 dicembre 2012 (con esito) - www.anci.it - pag. 11
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Post di Augusto De Sanctis

Scusa Enzo, ma questo è il documento delle regioni in cui si criticano le trivellazioni
http://qualenergia.it/articoli/20121207-sen-regioni-contro-esclusiva-competenza-statale-nel-campo-energia

SEN, le Regioni contro l'esclusiva competenza statale nel campo dell'energia | QualEnergia.it | qualenergia.it
Anche le Regioni esprimono il loro parere sulla Strategia Energetica Nazionale (SEN). Era un punto all’ordine del giorno nella Conferenza Unificata del 6 dicembre, oltre a quello sul decreto rinnovabili termiche.Il documento è stato consegnato al Governo dal presidente della Basilicata Vito De Filip...
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Post di Enzo Di Salvatore

Cliccando sotto de filippo si apre il documento della conferenza delle regioni. A pag. 6 si dice che non tutte le regioni condividono l'obiettivo di sostenere la produzione locale di idrocarburi. Ma non si dice quali regioni sarebbero contrarie.
nel documento della conferenza delle regioni (non quello della conferenza unificata) si dice che le regioni sono in buona sostanza contrarie al disegno di legge di revisione presentato dal Governo Monti (energia in capo allo Stato e "supremazia"). Dal documento non risulta che tutte le regioni fossero contrarie alla produzione locale di idrocarburi. Solo che manca l'elenco di quelle favorevoli.
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A Alfonso Nigro piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 18/03/13

La Corte Costituzionale blocca la Strategia Energetica Nazionale di Passera
da "Ola Ambientalista it" 
http://www.olambientalista.it/la-corte-costituzionale-blocca-la-strategia-energetica-nazionale-di-passera/


Il Sole 24Ore riporta il commento alla sentenza n.39/2013 della Corte Costituzionale emessa su ricorso delle Regioni Toscana, Puglia e Veneto.
     16 marzo 2013 - “Lo Stato non può dribblare l’intesa con le Regioni – scrive il Sole24 Ore - nelle materie di competenza concorrente, nemmeno quando l’urgenza sia motivata da «gravi esigenze di tutela della sicurezza, della salute, dell’ambiente o dei beni culturali», oppure dallo scopo di «per evitare un grave danno all’Erario». La Corte costituzionale, nella sentenza 39/2013 diffusa ieri (presidente Gallo, relatore Silvestri), ha accolto le obiezioni avanzate da Veneto, Puglia e Toscana al «semplifica-Italia» del Governo Monti (Dl 5/2012), e ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma (articolo 61, comma 3) che prevedeva la possibilità di evitare l’intesa con le Regioni nei casi in cui l’accordo non fosse arrivato nei tempi previsti. In pratica, quando scattavano le «gravi esigenze» appena citate si prevedeva la possibilità per lo Stato di agire in via unilaterale, nei casi in cui l’accordo con le Regioni non fosse spuntato nemmeno dopo 60 giorni la scadenza dei termini previsti. Esclusi da questo meccanismo sarebbero state solo le materie di «competenza esclusiva» regionale e i territori a Statuto autonomo, il cui pacchetto di competenze è definito da leggi costituzionali.
     La regola era stata ispirata dalla volontà di limitare il «potere di veto» dei Governi regionali, con un occhio di riguardo in particolare agli interventi infrastrutturali e ambientali. La Consulta, però, ovviamente ha ribaltato l’ottica, e partendo dai vincoli costituzionali della «competenza concorrente» fra Stato e Regioni ha ritenuto insuperabili le obiezioni e ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma: alla base del giudizio c’è l’articolo 117 della Costituzione, quello che appunto distribuisce i compiti fra Stato e Regioni e stila il lungo elenco delle materie soggette a «competenza concorrente», e il principio di «leale collaborazione», che in base all’articolo 120 deve ispirare l’azione dello Stato anche quando esercita poteri sostitutivi nei confronti dei governi territoriali.
     I giudici delle leggi, in linea anche con le richieste delle Regioni (soprattutto del Veneto), hanno anche provato a dare una lettura «costituzionalmente orientata» della regola. Questa strada si è rivelata però «impraticabile», perché avrebbe dovuto comportare l’esclusione del potere unilaterale dello Stato non solo alle Regioni autonome e alle competenze esclusive di quelle ordinarie, ma a tutte le «ipotesi di esercizio accentrato delle funzioni amministrative» e alle «molteplici fattispecie di incroci e intrecci tra funzioni statali e regionali». Sarebbe stato necessario, insomma, “far dire” alla norma il contrario di quello che c’è scritto.
     Nell’analisi la Consulta ricorda che il potere sostitutivo non è ovviamente impossibile, ma va regolato con «adeguate garanzie di bilateralità», assenti in una procedura che invece per ripassare la palla allo Stato ritiene sufficiente il trascorrere di 60 giorni dai termini previsti per l’intesa. Richiamando sentenze precedenti, la Corte ipotizza qualche traduzione concreta delle «garanzie di bilateralità», per esempio la designazione di commissioni paritetiche o l’intervento di soggetti terzi con compiti di mediazione fra lo Stato e le Regioni: in qualche caso, aggiunge la sentenza, si può arrivare a prevedere «la partecipazione della Regione alle fasi preparatorie del provvedimento statale».
     La decisione:

  01 | LA NORMA
Il decreto semplificazioni (Dl 5/2012) prevedeva all’articolo 61, comma 3 la possibilità per lo Stato di emanare un atto sulle materie di competenza concorrente con le Regioni anche senza l’intesa con i Governatori, a due condizioni: che fossero scaduti da 60 giorni i termini per l’intesa e che a richiedere l’atto fossero «gravi esigenze di tutela della sicurezza, della salute, dell’ambiente o dei beni culturali», o la necessità di «evitare un grave danno all’Erario». La norma non si applicava alle materie di competenza esclusiva regionale e alle regioni a Statuto autonomo, le cui competenze sono fissate da leggi costituzionali.

02 | L’ILLEGITTIMITÀ
La Corte costituzionale ha rilevato l’illegittimità della norma per il contrasto con due articoli della Carta: il 117, che disciplina la distribuzione di competenze fra Stato e Regioni, e il 120, che impone la «leale collaborazione» da parte dello Stato nell’esercizio di poteri sostitutivi

     Leggi l'articolo originale "Più spazio ai veti delle Regioni" di Gianni Trovati su "Il Sole 24ore" del 16 Marzo 2013.
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2013-03-16/spazio-veti-regioni-081725.shtml?uuid=AbWCUeeH

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Secondo quanto pubblicato da "Il Sole 24 Ore" sabato scorso, prontamente ripreso da "Ola Ambientalista" e qui condiviso, sui ricorsi presentati dalle Regioni Veneto, Puglia e Toscana in merito al decreto semplificazioni (Dl 5/2012) che prevedeva all’articolo 61, comma 3, la possibilità per lo Stato di emanare un atto sulle materie di competenza concorrente con le Regioni anche senza l’intesa con i Governatori delle Regioni interessate, la Corte Costituzionale, con sua sentenza dell'11 marzo 2013, ha decretato l’illegittimità della norma per il contrasto con due articoli della Carta: il 117, che disciplina la distribuzione di competenze fra Stato e Regioni, e il 120, che impone la «leale collaborazione» da parte dello Stato nell’esercizio di poteri sostitutivi.
"Leale collaborazione" cui, a quanto pare, il governo "tecnico" Monti sarebbe venuto decisamente meno, semplificando le procedure burocratiche previste nella concessione di autorizzazioni a società multinazionali di trivellare in certe aree terrestri e marine, infischiandosene bellamente delle «esigenze di tutela della sicurezza, della salute, dell’ambiente o dei beni culturali». Uno smacco invero pesante per un governo dichiaratamente "tecnico" ... E adesso ? Ci sarà qualcuno che riconoscerà i suoi errori e verrà giudicato per quel che vale ? E la sentenza della Corte Costituzionale avrà un effetto pratico su quanto minaccia tante parti del territorio nazionale ?
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Post di Enzo Di Salvatore

Trivellazioni e strategia energetica non c'entrano niente...
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Post di Guido Picchetti

Proprio sicuro ?
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Post di Enzo Di Salvatore

... sicuro
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Post di Guido Picchetti

Apprezzo la sua sicurezza... Ma dovrebbe cortesemente spiegarne il motivo...
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Post di Enzo Di Salvatore
L'oggetto della disposizione censurata dalla Corte è l'atto amministrativo in generale. La questione delle trivellazioni ha, tuttavia, una disciplina per così dire "speciale", dettata dalla legge n. 239 del 2004, come modificata dalla legge n. 99 del 2009, cui si aggiunge la disciplina della VIA, recata dal Codice dell'ambiente. Pertanto ad essa non si applica la decisione della Corte. Per quanto riguarda, invece, la strategia energetica nazionale non è prevista alcuna intesa con le Regioni (almeno non con la singola Regione). La SEN è stata approvata con decreto interministeriale (ministero ambiente e ministero sviluppo economico), che ha natura regolamentare. E qualcuno mi spieghi invece perché mai dovrebbe applicarsi alle trivellazioni e alla SEN...
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Post di Guido Picchetti
In altre parole, secondo lei, la semplificazione delle procedure burocratiche previste dalla SEN, di recente approvata dal Governo Monti, non si applicherebbe alle richieste di VIA già previste per il rilascio di autorizzazioni ad operazioni di ricerca e sfruttamento di risorse energetiche minerarie sul territorio nazionale, on shore e offshore... Se fosse così saremmo tutti felici e contenti... Ma in tal caso sarebbe errato il titolo dell'articolo di Ola Ambientalista "La Corte Costituzionale blocca la Strategia Energetica Nazionale di Passera", e quanto si desume sia da esso che dall'articolo del Sole 24ore...
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Post di Enzo Di Salvatore
Il titolo dell'articolo a mio parere è fuorviante...
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Post di Guido Picchetti
Qui, invece, si può rilevare quanto "fuorvianti" siano le semplificazioni burocratiche previste dalla SEN, in questo caso a danno del Canale di Sicilia... Mi conferma che la sentenza della Corte Costituzionale di cui sopra in questo caso a nulla serve ?
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200319083274051&l=235d1f7b95

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Post di Enzo Di Salvatore
A mio parere non serve. La pronuncia di illegittimità è circoscritta alle disposizioni della legge impugnate dalle Regioni ricorrenti.
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Post di Guido Picchetti
Andiamo di bene in meglio...
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Post di Fabrizia Arduini

Ho letto la sentenza, e le parole di Enzo non fanno una grinza... purtroppo. E comunque immaginate che can can avrebbe provocato se la sentenza davvero eliminasse la SEN, io la notizia non l'ho nemmeno trovata su Sole24 ??? Guido purtroppo...
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A  ComitatoNopetrsìer ProfiloUfficiale, Enzo Palazzo, Mia Farini, Sabina Milanese, Stefano Scaltriti, Primavera Pantesca, Alunni Mogavero Giuseppina Trani, Salvatore Giglio, Salvatore Gregorio Spata e Luke Antonioni piace questo elemento.
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Ubi maior minor cessat"... ma non a Pantelleria
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/editnote.php?draft&note_id=585125741499245&id=1063270409


     18/03/13 - Qualcosa non mi quadra... Ma possibile che il coordinatore del circolo del PD dell'isola non sia al corrente che il Parco Archeologico di Pantelleria di fatto non esiste più da quando una legge nazionale, la n° 159 del 1/10/2007, ha istituito il Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria ? Ricordo che contro questa legge - che insieme al Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria istituiva anche altri tre parchi nazionali in Sicilia, (il Parco delle Egadi e del litorale trapanese, il Parco delle Eolie, e il Parco degli Iblei) - il 28 gennaio 2008 la Regione Sicilia presentò ricorso alla Corte Costituzionale, per chiederne l'abrogazione. Ma il 14 gennaio 2009 il ricorso della Regione Sicilia venne respinto dalla stessa Corte Costituzionale, che con sua sentenza dichiarò inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Regione Sicilia in merito all'art. 26, comma 4-septies del decreto-legge 1° ottobre 2007, confermando di fatto l'istituzione per legge dei quattro parchi nazionali in Sicilia, tra cui appunto quello dell'Isola di Pantelleria.
     E Pantelleria, invece di esultare per questa legge che di fatto non solo qualificava e qualifica l'isola agli occhi della Nazione e del mondo, e che, essendo l'unico comune coinvolto dal suo Parco Nazionale, dava a Pantelleria anche la piena autonomia gestionale delle zone protette in esso comprese (RNO, parco archeologico, SIC e AMP), cosa fa ? Per mancanza di chiare informazioni al riguardo, raccoglie 500 firme contro l'iniziativa.
     Ma eravamo allora ad appena due mesi dalle elezioni del Maggio 2010. E la stessa persona (l'ex sindaco Salvatore Gabriele che tale iniziativa aveva promosso portandola a compimento, ad insaputa però della comunità pantesca), invece di spiegare alla comunità stessa gli indubbi vantaggi gestionali, e non solo, che il Parco Nazionale avrebbe comportato per l'isola, e nonostante ci fosse già la nave oceanografica dell'ISPRA impegnata a mappare l'area marina intorno all'isola (ancora oggi "area di reperimento" ai sensi della legge quadro n°394 delle AMP del 1991), per meri interessi elettorali prende inchiostro e penna e chiede al Ministero dell'Ambiente di sospendere l'iter procedurale del Parco Nazionale di Pantelleria e rinviarlo a dopo le elezioni...
     Sappiamo tutti come poi sono andate a finire le cose, con l'elezione del sindaco di Marzo, in tutt'altre faccende affaccendato e poi dismesso... Ora siamo a tre anni dopo. E il Parco Nazionale di Pantelleria è lì in attesa di venire alla luce, con la legge che lo prevede da nessuno abrogata... Per di più, con tanto di fondi previsti per legge, a partire dai 250.000 euro già previsti dalla Finanziaria del 2007. E tra due mesi abbiamo le elezioni del nuovo sindaco, dopo la gestione commissariale dell'ing. Piazza.
     A questo punto, in merito all'articolo sul "Parco Archeologico di Pantelleria" pubblicato ieri da "Pantelleria Internet Com" (News 11333 del 17/03/13 che qui a seguire integralmente riporto), mi viene da fare una considerazione. Ma, se per motivi di spesa l'ARS sopprime in Sicilia ben 23 dei 26 parchi archeologici esistenti nella regione, a che prò chiedere che uno di questi tre parchi residui sia quello di Pantelleria, quando abbiamo già la legge che per la nostra isola prevede il Parco Nazionale, con una conseguente prevista autonomia gestionale ben più ampia che non quella di un semplice parco archeologico regionale ?
     Ubi maior minor cessat, si dice comunemente, e invece... Possibile che solo a Pantelleria si punti sul "minor" invece che sul "maior" ? Eppure, cosa abbia dato all'isola il "minor" all'isola e agli isolani è sotto gli occhi di tutti: colonialismo archeologico, vincoli illogici ed esasperati, un museo ricchissimo di reperti chiuso perennemente ai visitatori, e, dulcis in fundo... "le famose "teste viaggianti" che non si sa mai dove siano, ma che sull'isola capitano ogni tanto in vacanza come comuni turisti...

  Il PD: "Occorre scongiurare la chiusura del parco archeologico di Pantelleria" da "Pantelleria Internet Com"
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=10520

     News 11333, Pantelleria 17/03/2013 - A seguito della presentazione, da parte del Presidente della Regione Siciliana, del piano che prevede il passaggio dei parchi archeologici siciliani nuovamente sotto la direzione delle soprintendenze e la probabile eliminazione di ben 23 parchi sui 26 attualmente esistenti, il Circolo PD di Pantelleria, ha interessato l’Onorevole Mariella Maggio, componente PD della Commissione Cultura all’Assemblea Regionale Siciliana, chiedendo di verificare quello che è il futuro del Parco Archeologico di Pantelleria, ponendo in essere, nel contempo, tutte quelle iniziative istituzionali necessarie a scongiurare la chiusura del nostro Parco archeologico.
     Nella nota trasmessa fra l’altro anche all’intero gruppo PD dell’ARS, oltre a illustrare quella che è la breve storia del Parco Archeologico di Pantelleria, viene posta l’attenzione anche sull’immenso patrimonio storico – culturale della nostra isola, e degli importanti ritrovamenti frutto delle campagne di ricerca che da oltre dieci anni proseguono nella nostra isola.
     Secondo il coordinatore del Circolo PD di Pantelleria – Giuseppe La Francesca – il Parco Archeologico di Pantelleria può essere sicuramente uno strumento di valorizzazione delle immense risorse storico – culturali della nostra isola, dando una possibile fruizione più ampia del nostro territorio offrendo un’occasione di rilancio del settore turistico di Pantelleria.

PS. - Leggi il dispositivo della sentenza della Corte Costituzionale n° 12 del 23 gennaio 2009, che respinge per infondatezza e inamissibilità il ricorso della ARS, confermando l'istituzione dei parchi nazionali delle Egadi e del litorale trapanese, delle Eolie, dell'Isola di Pantelleria, e degli Iblei, all'url:
http://www.lexambiente.it/beni-ambientali/25/4805-Beni%20Ambientali.%20Parchi%20e%20riserve%20naturali.html

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Nota ripubblicata da "Pantelleria Internet Com" in data il 21/03

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Post di Silvio Palazzolo
Bravo Guido. Anch'io ho avuto dei dubbi in merito a questa eventuale chiusura dei nostri siti, perchè ricordavo che i siti erano passati come gestione al comune con l'istituzione del Parco Archeologico Isola di Pantelleria. Ho fatto una capatina al sito della Regione Sicilia ed avevo trovato il link del parco, anche se era una scatola vuota. Figurava il solo nome del direttore, per il resto non c'era nulla. Ho anche fatto delle note a Pantelleria Internet sullo stato d'abbandono del parco. Si parlava della mancanza di fondi per la gestione dei siti, ma so che la mappatura della fruibilità sempre come parco è andata avanti. Grazie per avere trovato la legge, è senz'altro un punto di partenza per tentare di dare vita al parco.
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Post di Luke Antonioni
Fantastico!
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Post di Giuseppe La Francesca Burlas
Scusate, ma non sapete proprio di cosa state parlando!
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Post di Guido Picchetti
Le sarei grato se ce lo spiegasse lei...
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Post di Silvio Palazzolo
?????
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Post di Pantelleria Nel Cuore
Un po' di chiarezza sul Parco Archeologico e Nazionale di Pantelleria. In riferimento al post del Signor Guido Picchetti dal titolo "Ubi maior minor cessat... ma non a Pantelleria" desidererei fare alcune puntualizzazioni... Di: ღ.. Pantelleria nel Cuore..ღ
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Post di Umberto Belvisi
Guido Picchetti - Silvio Palazzolo -
http://www.facebook.com/notes/...parco-archeologico-e-parco-nazionale-isola-di-pantelleria/592733197422880
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Post di Silvio Palazzolo
Umberto Belvisi dimmi cosa vuoi... non capisco... dimmi tu che appartieni al gruppo dei bravi e belli..
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Post di Umberto Belvisi
Siccome su questo post era stata chiesta una risposta, ti ho taggato così che ti arrivasse la notifica. Ma se i toni sono questi...(gruppo dei bravi e gruppo dei cattivi) ci levo mano... Salvatore Giglio dichiara che sarebbe opportuno mantenere dei toni civili e di discussione sui contenuti. Bene, la risposta a Guido Picchetti è avvenuta sui contenuti. Ma se tu vuoi scendere sul terreno della polemica e disquisire sui bravi e belli... io ci levo mano sa subito.
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Post di Guido Picchetti
Calma... Ringrazio infatti il candidato sindaco di "Pantelleria nel Cuore" Salvatore Gino Gabriele per i chiarimenti che ha inteso dare in merito agli argomenti trattati nel mio post "Ubi Maior Minor cessat...", come ringrazio Umberto Belvisi per avermi cortesemente segnalato l'intervento di Gabriele...
Un intervento che ho letto con la dovuta attenzione, e che ritengo, tutto sommato, complementare a quanto da me riferito, a parte la valutazione del "Minor" e del "Maior": se cioè sia più vantaggioso ed economicamente utile per l'isola puntare su un parco archeologico regionale, con le scarse prospettive che ci sono in merito a livello di ARS, anzichè su un "Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria" che già risulta istituito per legge dal 2007, riconfermato poi con sentenza della Corte Costituzionale nel Gennaio 2009, con fondi già stanziati per la sua realizzazione dalla Finanziaria del 2007 (250.000 €), e per di più con la prevista autonomia gestionale che un parco proprio in quanto "Nazionale" consentirebbe alla nostra isola in fatto di vincoli, preesistenti o meno... Scusatemi l'ennesima ripetizione... Ai posteri l'ardua sentenza ?
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A Vallini Erik, Vito Pavia, Stefano Scaltriti, Primavera Pantesca, Alunni Mogavero Giuseppina Trani, Salvatore Giglio, Salvatore Gregorio Spata, Lidiana Pompeo e Luke Antonioni piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 17/03/13

A Lampedusa istituito il Forum Giovanile Comunale
da "Scribd.Com"
http://www.scribd.com/.../Forum-Giovanile-Comunale-Di-Lampedusa-e-Linosa#.UUYHO80S6eA


    17/03/13 - A seguito dell'approvazione da parte del Consiglio Comunale di Lampedusa e Linosa del Novembre scorso della Carta Europea della partecipazione dei giovani alla vita comunale e regionale, e della successiva approvazione dell'istituzione del Forum Giovanile Comunale, il 14 Marzo u.s. è stato presentato al Comune di Lampedusa e Linosa dai Consiglieri Concetta Bonomo e Andrea Pavia la richiesta ufficiale di approvazione del regolamento-statuto di un "Forum Giovanile Comunale"-
    Nell'immagine in basso il documento di trasmissione, cui, sulla pagina web suindicata, segue lo Statuto Regolamento del "Forum Comunale Giovani" che consta di 18 articoli, ed entrerà in vigore decorsi i quindici giorni dalla pubblicazione all’Albo Pretorio del Comune.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

A quando un Forum Giovanile simile anche a Pantelleria, e poi un raggruppamento che unisca i giovani di entrambi i Forum (delle Pelagie e di Pantelleria), in modo che possano insieme pensare e progettare il loro migliore futuro ?
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Post di Stefano Scaltriti

Bellissima idea...
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A Stefano Scaltriti, Salvatore Gregorio Spata, Giuseppe Amico e Elisa Marino piace questo elemento.
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Il "Sole dell'Avvenire" in Sicilia, con la NP e compagnia bella...
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/624343340914124

     17/03/13 - Ecco la denuncia di Maria Rita D'Orsogna, chiara, completa e totalmente documentata, su quanto sta avvenendo in Sicilia in fatto di trivellazioni e sfruttamento di giacimenti di idrocarburi, sia in terra che in mare...
     Noi qui in Italia in questi giorni - e non si sa se e quando finirà - ci trastulliamo con l'assegnazione di seggi vari, in uno stato di stallo permanente a livello governativo che dovrebbe far tremare a tutti vene e polsi... Ma, mentre neo-eletti e vetero-eletti cincischiano in un dialogo irreale, si beccano a vicenda concludendo poco o nulla, e non capiscono o fingono di non capire quanto un terzo dell'elettorato ha dimostrato di non volere con un voto chiaro e palese, burocrati e funzionari ministeriali continuano ad operare (al soldo dei petrolieri ?) con direttive emanate dall'alto non si sa bene da chi..., ignorando per giunta totalmente le proteste di cittadini, comuni, sindaci e associazioni varie, che inutilmente chiedono si faccia tutto l'opposto, ovvero che non si arrechino ulteriori offese al territorio della nazione, oltre quelle che in questi ultimi cinquant'anni già sono state fatte e di cui siamo oggi chiamati tutti a render conto e pagarne le conseguenze...
     Ma è inutile, siamo tutti sordi e ciechi, mentre ci crogioliamo al sole di un avvenire che dubito fortemente potrà esserci...

  La Northern Petroleum all'attacco in Sicilia, di nuovo
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/03/la-northern-petroleum-allattacco-in.html
 

     MARCH 13, 2013 - Il Ministero dello Sviluppo Economico rende noto che hanno iniziato l'iter per la "prima fase" dei lavori collegati con le concessioni d30 GR NP e d29 GR NP, della Northern Petroleum.L'istanza era inizialmente incompatibile con il decreto Prestigiacomo, ma adesso hanno riperimetrato e così tornano all'attacco.
Si tratta di una zona attorno al mare di Agrigento nello Stretto di Sicilia che include i comuni di Favara, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Realmonte, Siculiana, di circa 600 chilometri quadrati la d29 GR NP e di circa e330 chilometri quadrati la d30 GR NP. Della serie: ci spostiamo di qualche centinaio di metri ed è tutto a posto...
     La sintesi non tecnica curata dall'ingegner Antonio Panebianco, dalla dottoressa Giorgia Comparetto, dalla dottoressa Francesca Senatore e dalla signora Cristina Firotto si può scaricare qui per la d29 e qui per la d30. A suo tempo erano state mandate anche osservazioni di contrarietà un po' da tutta Italia. Qui invece la lettera inviata qualche ora fa da Mario Di Giovanna al presidente della Regione Sicilia.
     Ne ho lette a dozzine di proposte di concessioni e questa non è diversa: vogliono estrarre gas al largo di Agrigento, in acque la cui profondità varia dai 70 ai 280 metri. Useranno airgun per acquisire dati, non sanno bene dove sarà collocato il pozzo esplorativo, però "sicuramente" sarà ad almeno 12 miglia da riva, per essere conformi al decreto Prestigiacomo, che non si sa mai...
     Il tutto fa parte di un unico blocco trivellante che include non solo le due concessioni d30 GR NP e d29 GR NP, ma anche la d347 CR NP. Ma è ancora più devastante vedere che *tutta* la costiera locale è coperta da permessi estrattivi, di varie ditte. Qui sotto la mappa più generale. Purtroppo sono furbi e non colorano le concessioni per non spaventare nessuno, ma si vede che tutto il mare è tappezzato da zone di mare al petrolio.

     E il verde? Il verde sono le povere riserve naturali. Nei dintorni delle concessioni d29 GR NP e d30 GR NP ci sono infatti ben 5 siti di interesse comunitario e due riserve naturali. Ma che vuoi che gli importi ?
     Sono la ITA040003 (Foce del Magazzolo, Foce del Platani, Capo Bianco, Torre Salsa), la EUAP0376 (Riserva Naturale Orientata Foce del Fiume Platani), la EUAP1100 (Riserva Naturale Orientata di Torre Salsa), la ITA040004 (Foce del Fiume Verdura), la ITA040010 (Litorale di Palma di Montechiaro), e la ITA040012 (Fondali di Capo S. Marco).
     Notare che in alcune di queste zone ci sono divieti stringenti per l'attività umana, fra cui l' "esercitare attività estrattiva". ma evidentemente sono le persone normali che non possono "esercitare attività estrattiva", non i petrolieri ! Quelli, basta che si spostino un pochino e possono fare un po' come gli pare. Faranno monitoraggi "continui" e non ci saranno ripercussioni di alcun genere. Tuttapposto. Evviva.
     La scadenza per presentare osservazioni è il 23 Aprile. La responsabile del progetto è sempre la stessa, Elda Fiorillo, la stessa che si occupa di Ombrina Mare.

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A Giusi Orefice piace questo elemento.
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Avvistata una megattera al largo di Lampedusa
da "L'Indipendenza"
http://www.lindipendenza.com/avvistata-una-megattera-al-largo-di-lampedusa/


     15/03/13 - Un avvistamento inaspettato ha sorpreso un gruppo di ricercatori che stanno svolgendo studi sui cetacei al largo dell’isola di Lampedusa. E’ stata infatti documentata la presenza di una megattera, una balena fino ad oggi considerata inconsueta nel Mediterraneo e la cui presenza é invece frequente nelle acque delle Hawaii e dell’Australia.
     Ad avvistare la megattera sono stati gli studiosi dell’Istituto Tethys che, assieme all’Area marina protetta isole Pelagie e all’International Whaling Commission, stanno conducendo ricerche sulle balenottere comuni che in questa stagione vengono ad alimentarsi nelle acque intorno all’isola, grazie a un finanziamento del ministero dell’Ambiente.
     La giovane megattera, lunga non più di 8-9 metri contro i 14-15 degli adulti, è stata vista a circa 20km a est sud-est dell’isola di Lampedusa, verso la secca di Levante. Il cetaceo é stato seguito per circa un’ora e mezza, durante la quale è stato ‘foto-identificato’, cioé sono state riprese quelle parti, come la tipiche chiazze bianche e nere sulla parte inferiore della coda, che consentono di riconoscere l’individuo ed eventualmente confrontarlo con altri avvistati. Considerata visitatrice occasionale in Mediterraneo, negli ultimi 4 anni la megattera tuttavia è stata osservata ben 10 volte, in Spagna, Francia, Liguria, Toscana, e perfino in Adriatico. Due mesi fa la carcassa di un esemplare è arrivata in spiaggia nei pressi di Sirte, in Libia.
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A Alessandra Terzaghi, Giovanni Angeloni, Alfonso Nigro, Ilva Alvani, Salvatore Addolorato e al sottoscritto piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 16/03/13

Strategia energetica nazionale: la bufala del gas e petrolio italiano
di EcoAlfabeta
http://www.ecoblog.it.../strategia-energetica-nazionale-la-bufala-del-gas-e-petrolio-italiano


     15 mar 2013 - La strategia energetica nazionale non è solo timida con le rinnovabili ed arrendevole con il carbone, ma è anche millantatrice a proposito dei possibili aumenti di produzione nazionale di gas e petrolio.
Per il quasi ex ministro dello sviluppo, la produzione di idrocarburi nazionali deve naturalmente essere “sostenibile” (p.110). Cosa significhi non ce lo spiega esattamente, visto che si lamenta delle limitazioni alle trivellazioni off shore (p.114) e bontà sua ci fa sapere che rinuncerà al fracking (p.115). ("faking", per errore, nel documento originale, ndr)
     CIò che è invece del tutto intollerabile è la manipolazione dei dati. Parlando di idrocarburi, si dice che “le risorse potenziali ammontano a 700 Mtep“, valore ritenuto definito “largamente per difetto” poichè l’attività esplorativa si è ridotta al minimo nell’ultimo decennio. (1)
     Non si sa bene dove il ministro (o i suoi spin doctors dell’ENI forse) si sia sognato tutto questo eldorado fossile. Il grafico in alto confronta la produzione storica con le aspettative strategiche, mostrando un’improbabile inversione di tendenza.
     Secondo i dati BP, le italiche riserve al 2011 erano valutate solo 265 Mtep (187 di petrolio e 78 di gas). Nel 2006 erano stimate ancora meno, 190 Mtep; gli ultimi sei anni hanno visto quindi un rialzo delle stime pari a 75 Mtep.
     Secondo gli stessi dati del ministero dello sviluppo, nel 2006 le riserve erano pari a 244 Mtep (110 petrolio, 134 gas). Queste riserve sono “calcolate convenzionalmente come somma delle riserve (recuperabili) certe col 50% delle probabili e con il 20% delle possibili“.
     La cifra di 700 Mtep include quindi il 100% delle probabili e il 100% delle possibili; un’operazione scorretta, sia dal punto di vista geologico che etico-politico. Non si può millantare ciò che non si ha! Se fosse possibile estrarre tutte le riserve riportate da BP, avremmo una quantità di idrocarburi pari a 22 mesi di consumi italiani. Non è meglio lasciare questi fossili dove sono e pensare al futuro?
(1) Nella figura di p. 112 si scopre che di queste 700 Mtep, solo 126 sono certe, ma nel testo questo non si dice.
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Due commenti dei lettori sulla pagina web a margine dell'articolo originale

- di tob 15 mar 2013 - 15:02 - #1
Ma dopo che un’operazione viene considerata fattibile non si devrebbe fare un’analisi dei costi/benefici?
P.S. “facking” scritto così incute ancora più timore!

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- di Marco Pagani 15 mar 2013 - 15:36 - #2

Se l’analisi verrà fatta da chi ha le trivelle in mano e sa solo fare buchi nel terreno o sotto il mare, la conclusione è scontata.
Opss! Facking è stato un lapsus, forse indotto dal video don’t frack my mother che ho linkato l’altro ieri.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine dell'articolo

Un ottimo articolo su EcoBlog che rivela tutte le magagne della famigerata di SEN (Strategia Energetica Nazionale) messa a punto dal ministro Passera in fatto di produzione di idrocarburi nazionali, approvata nei giorni scorsi dal "quasi ex" governo Monti. A firmarlo "Ecoalfabeta", lo pseudonimo usato da Marco Pagani su Ecoblog, che voglio qui ringraziare per i suoi interventi sul tema, cosa che faccio riprendendo qui a seguire l'intervento di ieri da lui stesso ricordato, sul video musicale contro il fracking negli USA.

Yoko Ono con Susan Sarandon e Maggie Gyllenhaal in un video musicale contro il fracking negli USA di Ecoalfabeta
http://www.ecoblog.it...-in-un-video-musicale-contro-il-fracking-negli-usa

     13 marzo 2013 - Don’ t frack my mother (1) è il video prodotto dagli artisti contro il fracking, gruppo costituitosi lo scorso anno: un’altra freccia nella faretra degli ambientalisti dopo il film di Matt Damon Promised Land. Il tema musicale della strofa ricorda Times are a changin’ di Bob Dylan, mentre il ritornello poi se ne stacca: divertitevi a individuare Yoko Ono, e Maggie Gyllenhaal nel video.
    
Il fracking (fratturazione idraulica) è la pratica di iniettare sottoterra fluidi ad alta pressione per spaccare le rocce ed estrarre olio di scisto, pratica la cui sicurezza è ancora da dimostrare, sia in termini di problemi sismici, sia per l’inquinamento delle falde, sia per le possibile fughe di gas metano; nel video si vede infatti brevemente la celebre scena dell’acqua che prende fuoco.
    
Spetta naturalmente ai petrolieri provare che il fracking non sia pericoloso e non agli ambientalisti provare il contrario. L’olio di scisto non serve al 99% dell’umanità, che infatti sta sviluppando alla grande fonti di energia rinnovabili, ma solo a quell’ 1% di trogloditi fossili che pensano di continuare il loro sporco business anche al prezzo di gravi devastazioni dell’ambiente.
(1) La somiglianza tra “frack” e “fuck” credo chiarisca bene la metafora…

Sean Lennon, Yoko Ono, and Artists Against Fracking Present: "Don't Frack My Mother"
Un video caricato su YouTube in data 11/mar/2013 da ArtistsvsFracking (3'15")
Directors: Sarah Sophie Flicker, Maximilla Lukacs and Tennessee Thomas - Producer: Rebecca Fernandez - Editor: Maximilla Lukacs - Adrian Grenier, Alexa Chung, Ben Lee, Carrie Fisher, Daniel Pinchbeck, Devendra Banhart, Eric Biondo, Fred Armisen, Ione Skye, Joseph Gordon-Levitt, Josh Fox, Liv Tyler, Lindsey Wixson, Maggie Gyllenhaal, Mark Ronson, Melissa Auf Der Maur, Michael Skolnik, Natasha Lyonne, Nels Cline, Penn Badgley, Reggie Watts, Ryuichi Sakamoto, Sean Lennon, Stuart Bogie, Susan Sarandon, Yoko Ono, Zoë Kravitz. Also featuring band members from: Au Revoir Simone, Black Lips, Cibo Matto, The Citizens Band, The Like, The Strokes, Wilco, Wild Belle.


http://youtu.be/VfymhAEe-TM

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A Maria Rosa Maccotta, Ilva Alvani e Veronica Caciagli piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 15/03/13

Allarme trivellazioni nel Canale di Sicilia, ma non solo...
di Guido Picchetti (da un nota su Fb)
http://www.facebook.com/...-trivellazioni-nel-canale-di-sicilia-ma-non-solo/583902648288221
 

     15/03/13 - L'allarme suì pericoli delle trivellazioni off-shore nel Canale di Sicilia, pur non essendo in verità mai cessato, è tormato improvvisamente di grande attualità.
     Tutto colpa dell'approvazione da parte del governo tecnico Monti, pochi giorni prima di decadere al suo incarico, della SEN, la famigerata Strategia Energetica Nazionale messa a punto l'autunno scorso dal ministro Passera, con la quale si prevede la semplificazione delle procedure burocratiche per il rilascio alle compagnie petrolifere dei permessi di ricerca e sfruttamento di idrocarburi anche in in priossimità di coste e zone protette.
     Qui a seguire elenco, con la collaborazione di Goggle, una serie di articoli pubblicati on line negli ultimi due giorni sull'argomento.

  "Via libera a nuove trivellazioni"
- su La Sicilia - 13/03/2013
Riprende l'assalto ai tesori del Canale di Sicilia. La Northern ... spiega - sarà trattato domani il tema delle nuove concessioni per trivellazioni petrolifere a mare ...
http://www.lasicilia.it/index.php?id=94815&template=lasiciliait

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Nuove richieste di trivellazioni alla ricerca di petrolio al largo della della Sicilia
- su Marsala.it - Mercoledì 13 Marzo 2013
... Monti ha dato il via a progetti di trivellazioni al largo delle nostre coste: dall'autorizzazione della piattaforma Ombrina Mare in Abruzzo all'esclusione di VIA ottenuta da ENI per i progetti nel Golfo di Taranto e a queste nuove richieste nel ...
http://a.marsala.it/...-nuove-richieste-di-trivellazioni-alla-ricerca-di-petrolio-al-largo-della-sicilia.html

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"Associazioni scrivono a Crocetta contro trivellazioni offshore"
- su Pantelleria Internet Com - News 11315, Roma 13/03/2013 (Adnkronos)
Greenpeace stoppa la Piattaforma, Apnea Pantelleria e le associazioni di pescatori Agci-Agrital Sicilia e LegaCoop Pesca Sicilia inviano al Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta una lettera ...
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=10502 

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"Rischio trivelle nel canale di Sicilia. Greenpeace a Crocetta: 'Intervenga' "
- su Libero 24x7 - 12-3-2013
Greenpeace torna a rilanciare l'allarme sul rischio perforazioni nel Canale di Sicilia. Questa volta ... Canale di Sicilia Torna il rischio trivellazioni. Arriva infatti una nuova richiesta per estendere le ricerche petrolifere in un'area di oltre 1.325 ...
http://247.libero.it/rfocus/17352116/1/rischio-trivelle-nel-canale-di-sicilia-greenpeace-a-crocetta-intervenga/
 
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"Rischio trivelle nel canale di Sicilia Greenpeace a Crocetta: “Intervenga” "
- su BlogSicilia.it (Blog) - 12 marzo 2013
Greenpeace torna a rilanciare l'allarme sul rischio perforazioni nel Canale di Sicilia. Questa volta ad essere in pericolo è il litorale agrigentino. “La Northern Petroleum – si legge in una nota stampa – ha avanzato la richiesta di estendere le ...
http://agrigento.blogsicilia.it/rischio-trivellazioni-nel-canale-di-sicilia-greenpeace-scrive-a-crocetta-intervenga/171804/

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"Canale di Sicilia, rischio trivellazioni Appello a Crocetta: «Intervenga» "
- su Corriere del Mezzogiorno - 12 marzo 2013
PALERMO - I tesori del Canale di Sicilia di nuovo a rischio trivellazioni. ... di idrocarburi, ha avanzato la richiesta di estendere le ricerche petrolifere ad un' area ...
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/...rischio-trivellazioni-appello-crocetta-intervenga-212139884678.shtml

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A Alfonso Nigro piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 14/03/13

Petrolio e terremoti a Marsico Nuovo: relatori scientifici o consulenti delle società?
da "Ola Ambientalista It"
http://www.olambientalista.it/...-nuovo-relatori-scientifici-o-consulenti-delle-societa/


     14/03/13 - La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, No Scorie e Ambiente e Legalità, chiedono di smetterla con il ciclo di conferenze scientifiche che cercano di tranquillizzare gli animi dei lucani in merito alle invasive attività estrattive attuate in Basilicata. Attività considerate a rischio sismico e cancerogeno per californiani e norvegesi, ma “tranquille” per i lucani, a detta della maggior parte di queste autorità scientifiche, molte delle quali svolgono ruoli di consulenza, profumatamente pagati, con le società minerarie. È un giro pseudoscientifico che le associazioni denunciano, chiedendo alla Regione Basilicata di fornire l’elenco delle collaborazioni e delle consulenze che i relatori hanno nei loro curricula, sia con la stessa Regione Basilicata e sia con le compagnie minerarie. Se infatti, sotto ogni relatore, comparissero le loro consulenze con la Shell o l’Eni o la Total o l’ente pubblico, forse sarebbero un po’ meno credibili nelle loro rassicuranti teorie.
     Dopo la tre giorni della Copam 2011 a Matera, dove si sono scomodati un’infinità di enti e strutture, senza l’ombra di un contraddittorio, e dopo il convegno dell’Ordine dei geologi di Basilicata svoltosi a Potenza a dicembre scorso, anche questo senza alcun contraddittorio scientifico in tema di rischi di attività estrattive in Basilicata, ecco che riparte da Marsico Nuovo, domani, 15 marzo, il tour del “tuttapposto”. È la volta del Cnr Basilicata che dice la sua sulla sismicità indotta dalle attività estrattive in Val d’Agri e che vede tra i moderatori il presidente del Cnr Basilicata, Vincenzo Lapenna, e tra i relatori su un tema di geologia, come la sismicità, il fisico Marco Mucciarelli del Difa dell’Unibas, e il ricercatore Cnr, geologo, Davide Scrocca.
     Vincenzo Lapenna, nonostante presieda un istituto di ricerca come il Cnr, ha demandato le valutazioni di impatto ambientale delle attività estrattive in Basilicata agli esiti di uno studio di valutazione dell’Osservatorio ambientale della Val d’Agri (lo affermò al convegno all’Università di Salerno del 22 maggio 2012), che aveva il limite, per sua stessa ammissione, di poter dare risposte solo fra una decina di anni. Dunque, dopo 14 anni di estrazioni in Val d’Agri, e dopo 60 anni di estrazione in Basilicata (in Valbasento si estrae dal 1950), la proposta del Cnr Basilicata a Salerno fu quella di attendere altri 10 anni ancora, quando le riserve di petrolio saranno state svuotate, in sostanza. Il geologo Davide Scrocca, che parlerà proprio della sismicità indotta dai giacimenti petroliferi, dunque, l’argomento cardine della puntata di Marsico del “tuttapposto”, è lo scienziato che, insieme a Carlo Doglioni, presidente dei geologi italiani, ha dato l’ok allo stoccaggio di gas nel sottosuolo di Rivalta, in Emilia Romagna, perché, scrissero nella relazione, è area non a rischio sismico tale da rappresentare un pericolo per lo stoccaggio di metano nel sottosuolo. La relazione di Scrocca e di Doglioni fu direttamente smentita dalla natura stessa, evidentemente risentita da tale valutazione, con uno dei più disastrosi terremoti della pianura Padana. Per fortuna, il terremoto è arrivato prima dello stoccaggio di gas.
     Incuranti delle loro stesse contraddizioni, vengono ora a relazionare in Basilicata sulla sismicità indotta dalle attività estrattive non mettendo in risalto tre aspetti scientifici importanti per le comunità del territorio agrino. Il primo, il rischio delle perforazioni in altura per le falde acquifere del sottosuolo; il secondo, che le società minerarie in Basilicata perforano lungo le faglie sismiche e lungo i monti le cui rocce sono permeabili all’acqua piovana, per abbattere i loro costi di perforazione, aumentando però i rischi sismici e i rischi di inquinamento; il terzo, che sotto i monti di Marsico Nuovo, Marsico Vetere e Tramutola, insistono le circa 700 sorgenti del fiume Agri a rischio di inquinamento irreversibile, per consentire all’Eni di estrarre altri 26 mila barili al giorno (circa 9 milioni di barili all’anno), che rappresentano soldi per la società petrolifera (circa 900 milioni di euro all’anno), ma briciole di royalties per la Basilicata, briciole di economia per l’Italia, meno di 4 giorni di autonomia energetica, e, soprattutto, incalcolabili costi di bonifica ambientale e sanitaria per i lucani.
     Le organizzazioni ambientaliste, pertanto, chiedono ai relatori del convegno del 15 marzo di porre rimedio essi stessi a ciò che la Regione Basilicata non pone in tema di credibilità scientifica dei convegni ai quali l’ente stesso partecipa, facendo “outing” prima di ogni loro intervento e dichiarando a voce:
     1 – quali e quante consulenze hanno svolto;
     2 – con quali società minerarie o enti pubblici hanno collaborato;
     3 – l’entità economica della consulenza ricevuta.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Questi convegni "scientifici" si susseguono ormai in Basilicata a brevi intervalli l'uno dall'altro, con il fine soprattutto di convincere le comunità locali che certe attività considerate a rischio sismico e cancerogeno per californiani e norvegesi, per i forti e resistenti fisici dei lucani sono invece del tutto innocue, se non addirittura "corroboranti". E trovo giusto che l'Ola chieda che tutti i relatori invitati dichiarino prima dei loro interventi in pubblico quali e quanti consulenze hanno svolto per società minerarie e l'eventuale corrispettivo economico ricevuto... E' una richiesta che a mio giudizio andrebbe però estesa anche a chi li promuove e li organizza tali convegni, per essere certi che non si tratti di convegni "pseudoscientifici", realizzati, come spesso accade, anche con il contributo di enti pubblici "interessati" al tema, e soprattutto a spese dei cittadini inconsapevoli... Ma ci sarà qualcuno dei relatori che aderirà a tale richiesta ? Ci credo poco... Piuttosto spariranno i relatori, se ciò fosse davvero richiesto, e... forse anche gli organizzatori !!!
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A Vincenzo Curto, Vittorio Biagioni e Salvatore Addolorato piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 13/03/13

Le Pelagie e Pantelleria "Zone Franche" nello Stretto di Sicilia
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/143336232502475


     13/03/13 -Sulla questione della possibile istituzione di "Zona Franca" a Lampedusa, Linosa e Pantelleria, trovo estremamente interessante questo contributo che a seguire integralmente riporto, pubblicato sul "notiziario delle Eolie" a firma di <Adrea Vallascas
     Si tratta di un contributo che, postato due giorni or sono da Anna Spinella sulla pagina di Fb del gruppo "Movimento Isole Minori", ha suscitato un certo interesse tra gli attivisti del Movimento dei Grillini Panteschi (Erik Vallini e Stefano Scaltriti in primis) che, senza perdere tempo in chiacchiere, hanno contattato l'autore dell'articolo per avere ulteriori approfondimenti sulla questione...
     L'articolo in questione qui postato, offre indubbiamente molte utili informazioni per formulare un eventuale progetto in tal senso, ma soprattutto fa ben capire su quale tipo di "zona franca", fra le tante possibili debitamente elencate dall'articolista (in massima parte poco rispondenti ai casi di Lampedusa, Linosa e Pantelleria) occorra puntare per avere qualche speranza di successo.
Infatti, a dire di Andrea Vallascasi, una concreta ipotesi di "Zona Franca" potremmo trovarla su base giuridica solo qualora essa venisse formulata secondo gli articoli 107 - 108 - 109 del TFUE (trattato di Funzionamento dell Unione Europea), articoli all'interno dei quali si fa riferimento ai casi previsti per l'istituzione delle ZF che possono considerarsi compatibili con il mercato interno:
     "Gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, nonché quello delle regioni di cui all'articolo 349 ovvero della Guadalupa, della Guyana francese, della Martinica, della Riunione, di Saint Barthélemy, di Saint Martin, delle Azzorre, di Madera e delle isole Canarie, aggravata dalla loro grande distanza, dall'insularità, dalla superficie ridotta, dalla topografia e dal clima difficili, dalla dipendenza economica da alcuni prodotti, fattori la cui persistenza e il cui cumulo recano grave danno al loro sviluppo".
     Tutte caratteristiche indiscutibilmente proprie delle nostre tre isole, aggravate ulteriormente dal loro "status" di zone "frontaliere" dell'Unione Europea. Questo l'articolo in questione:

«Isole minori di Sicilia, presentato il disegno di legge» - Isole&Zona franca
di Andrea Vallascas
http://notiziariodelleeolie.myblog.it/archive/2013/03/11/isole-zona-franca.html

     11 marzo 2013 - Nel voler contribuire ad alimentare il dibattito sulla zona franca in Sardegna, un gruppo di studio interno all'Associazione 5 Stelle Cagliari (del quale fanno parte il neo parlamentare Andrea Vallascas, il Dr. Nicola Di Cesare che si occupa di analizzare le politiche economiche regionali e l'Ing. Antonio Massoni), sostiene che la Z.F. estesa a tutto il territorio regionale - che secondo alcuni potrebbe essere una grande occasione di sviluppo dell'economia isolana nonché di affrancamento dalla pesante pressione fiscale sui cittadini della regione - in realtà non sarebbe realizzabile, almeno ai sensi della normativa vigente.
     Di recente la Giunta Cappellacci ha emanato una delibera nella quale chiede l'istituzione della Zona Franca integrale ma nella sostanza tale delibera non solo non avvia il procedimento giuridicamente previsto per l'istituzione di una qualsivoglia Z.F, ma fa perdere ulteriore tempo prezioso andando a incagliarsi in un contenzioso con lo stato Italiano e con l'UE, che sarebbe già perso in partenza.
     Analizzando nel dettaglio tale delibera, si può notare come parli di riconoscimento della Sardegna e delle isole minori circostanti quale territorio extradoganale, con una richiesta indirizzata all'Unione Europea; nella stessa, riferendosi al DLgs 75/1998, la RAS rivendica, all'art. 12, l'attuazione dello Statuto Speciale argomentando che non spetterebbe allo stato Italiano sindacare sull'istituzione della ZF. La delibera, inoltre, comunica alle autorità Europee e a quelle Doganali, nazionale e regionale, la volontà della RAS di rendere immediatamente operative sul territorio dell'intera Isola le prerogative già individuate nel regolamento CEE (esattamente il n. 2913/1992 e nel relativo regolamento di attuazione n. 2454/1993, entrambi richiamati nel D.Lgs. n. 75/1998), con una perimetrazione coincidente con i confini naturali dell'Isola e delle sue isole minori circostanti.
     Il problema, a nostro avviso, è che tale delibera chiede alla UE anche alcuni errori e una simile confusione in così poche righe rappresentano quasi un "caso clinico" di natura giuridica. Vediamo perché. Il primo errore sta nella richiesta velleitaria di revisione del vigente codice doganale attraverso la modifica dell'art. 3 del Regolamento n. 450/2008 (Codice Doganale Europeo), che entrerà in vigore il 24 Giugno 2013, il quale prevede solo ZF intercluse (art. 155) e quindi non estese a tutto il territorio regionale, con l'inserimento del territorio della Sardegna e delle sue isole minori circostanti quale territorio extradoganale dell'Italia, prerogativa attualmente non prevista; questo codice è peraltro emanato da organi comunitari competenti di diretta emanazione della commissione europea, su indicazione di tutti gli enti doganali degli stati membri e dunque non è emendabile a gentile richiesta.
     Il secondo passaggio irrealizzabile consta nel non aver considerato che, per attribuire al territorio regionale lo status di 'extradoganale', sarebbe necessaria una modifica del Trattato di Lisbona, il che è di per sé proceduralmente impossibile almeno nel medio periodo. Il terzo errore, ancora più grave, è stato commesso nel non considerare quali potrebbero essere in prospettiva le conseguenze di tale attribuzione. Ancora, si sbaglia a nostro avviso nel richiamare l'articolo 12 dello Statuto, ben sapendo che i tributi pagati sul territorio regionale vanno devoluti all'erario Statale prima ancora di vedere la strada del 'ritorno' nelle casse regionali. Infine, in ogni caso il Dgls 75/1998 fa riferimento esclusivamente a Zone Franche Doganali Portuali di scarsissimo interesse e per definizione non estendibili ad aree appunto non doganali.
     Tali Zone Franche, infatti, non condurrebbero a nessun vantaggio per le attività regionali, in quanto limitate solo ad alcune agevolazioni, peraltro nemmeno fiscali ma solo procedurali, nella movimentazione delle merci. Fatte queste debite premesse, arriviamo alla questione del 24 Giugno 2013; tale data è indicata dal Nuovo Codice Doganale Comunitario come termine ultimo per l'entrata in vigore degli articoli, tra i quali quello che impone che le ZF Doganali possano essere solo 'intercluse' cioè chiuse e delimitate alle aree portuali e, dunque, sempre di ZF doganali si parla. Questo Codice è peraltro già superato da ulteriori rimaneggiamenti che sono a tutt'oggi all'esame delle commissioni comunitarie che si occupano della sua stesura, ma questa è ancora un'altra storia. Quando parliamo di ZF occorre anzitutto decidere di cosa si sta parlando. Allora scendiamo ancora più nel dettaglio. Esistono diverse forme di Zone Franche nel mondo e il loro numero, attualmente superiore alle mille unità, è tendenzialmente in aumento.
     La Convenzione Internazionale di Kyoto del 1973 definisce Zona Franca come «... la parte del territorio di uno Stato in cui le merci che vi sono introdotte, sono considerate come fossero fuori dal territorio doganale, per quanto attiene ai diritti e alle tasse d'importazione e non sono sottoposte agli usuali controlli dell'autorità di Dogana».
     L'Ordinamento dell'Unione Europea, dunque le legislazioni degli Stati membri, definisce ZF «... ogni territorio istituito dalle autorità competenti degli Stati membri, dove si possono introdurre merci, avvantaggiandosi dei rimborsi sulle esportazioni o sui costi di importazione; inoltre, sono esentate dai dazi doganali, dei prelievi agricoli, delle restrizioni quantitative e di qualsiasi tassa o misura di effetto equivalente». L'UE mira a definire l'esperienza di Zona Franca in base ai suoi più generici caratteri di area ove è sospesa l'applicazione parziale o totale di norme fiscali e commerciali in vigore nella Comunità e applicabili al caso.
     Nel Testo Unico delle Leggi Doganali italiane, si intende per ZF «... una parte del territorio doganale, non delimitata da recinzioni, dové ammesso il consumo di determinati prodotti in esenzione o con la riduzione di imposta, entro limiti stabiliti». Queste sono le così dette Zone franche per contingenti, previste per la Regione Valle d'Aosta e per la Provincia di Gorizia, le zone di Livigno, Campione d'Italia, lago di Lugano, Ponte Tresa e Porto Ceresio. Le Nazioni Unite hanno elencato ben 23 denominazioni di ZF in base agli obbiettivi economici che le diverse Aree Economiche Speciali perseguono che nel dettaglio possiamo elencare come le seguenti. "Zone Franche commerciali" «... aree dove si svolge il trasbordo, lo stoccaggio e dove le merci sono in attesa di essere reimportate, possono essere destinate a migliorarne la qualità o la presentazione».
     "Porti Franchi" «... dove è possibile compiere tutte le operazioni inerenti, l'imbarco, sbarco, trasporto di materiali e trasformazioni; consentendo così agli agenti economici operanti nel porto un'immunità doganale, sia per incrementare i traffici, che facilitando l'impianto di stabilimenti industriali nell'area franca». "Punti Franchi" «... presentano dei limiti dimensionali e hanno un carattere prettamente commerciale, senza dare fastidio e intralcio alle altre attività portuali». "Zona Franca portuale" «... le merci entrano ed escono in una zona del porto chiusa, senza formalità doganali». "Deposito Franco" «... è un edificio in prossimità della linea Doganale marittima in cui le merci sostano in sospensione di tributi e senza prestazione di garanzia; le merci introdotte possono essere sottoposte soltanto alle manipolazioni usuali che non ne alterino la natura e vengono immagazzinate a condizioni fiscali vantaggiose». "Zone Franche industriali" «...aree nelle quali è concessa anche la trasformazione, che da valore aggiunto alle merci».
     "Zone Franche di seconda generazione" «... aree in cui, oltre alle agevolazioni fiscali, sono presenti vantaggi finanziari, sociali e amministrativi, sia per le imprese che per i lavoratori; di fatto, sono connesse con le attività commerciali e produttive che, oltre a favorire le classiche operazioni, stimolano la trasformazione delle merci, anche per il mercato interno». "Zone Franche speciali" «...sono aree stabilite dal governo, per stimolare ed equilibrare l'agricoltura, l'industria, il commercio e il turismo... ogni zona amministra da se il proprio sviluppo economico, industriale e fiscale, senza l'aiuto del governo nazionale... vengono offerte strutture adeguate, al fine di creare un collegamento con le comunità circostanti... talora sono previsti incentivi finanziari, infrastrutture o la formazione per il personale impiegato: in sostanza, può essere una specie di incubatore in cui alle aziende viene dato tutto il necessario per svilupparsi». "Zone Franche d'Impresa" «...sono aree destinate a godere di uno statuto speciale al fine di rilocalizzare le imprese industriali; di attrarre investimenti internazionali orientati alla sola esportazione, permettendo l'ingresso libero di materie prime e semilavorati». "EPZ o Export Processing Zones" «...rappresentano le zone franche più diffuse al mondo, specie nei paesi in via di sviluppo, godendo di incentivi addizionali che le caratterizzano».
     Gli incentivi di cui godono normalmente le ZF sono i seguenti:

  1. Offerta di importazione esentasse di materie prime o semilavorati disponibili nel mercato interno.
  2. Esenzione temporanea, dai tre a dieci anni, spesso prorogabile, sulla tassazione dei redditi.
  3. Offerta alle imprese di riduzione o annullamento delle pratiche burocratiche e doganali, con relativa diminuzione dei costi amministrativi e dei ritardi; possibilità di rimpatrio totale dei profitti; evitare l'iter di approvazione per importazione di strumentazione estera e possibilità di utilizzare le quote di importazione assegnate al Paese ospite, di certi blocchi commerciali come l'UE.
  4. Offerta alle imprese di tariffe generalmente più basse per affitto di stabili, spazi e per l'energia elettrica.

     "Zona Franca di Consumo" «...determinati quantitativi e tipologie di merci possono essere importate dal resto del mondo per essere consumate all'interno della zona franca considerata alle imprese di tariffe generalmente più basse per affitto di stabili, spazi e per l'energia elettrica». "Zona Franca Doganale" «...le merci entrate usufruiscono dei vantaggi doganali ma godono dell'appartenenza europea». "Zona Franca di Produzione" «...le aziende beneficiano sia di esenzioni doganali per le merci e i prodotti importati da qualunque paese, che di agevolazioni fiscali, nel rispetto della normativa comunitaria, per quanto riguarda le imposte dirette, indirette e le misure di flessibilizzazione del lavoro»....
     Ora che abbiamo il quadro generale della situazione dovremmo domandarci: di quale ZF abbiamo bisogno ?
     Occorre argomentare, giunti a questo punto della trattazione, che a nostro avviso l'istituzione della extraterritorialità fiscale della Sardegna rappresenterebbe un 'suicidio', per due ordini di motivi. In primo luogo perché la Regione vedrebbe ridotto il proprio bilancio del 90% senza che nulla possa contribuire al funzionamento della macchina regionale e dei servizi connessi (sanità, scuole, università, strade etc.), riducendoci probabilmente ad una situazione da 'far west'. In secondo luogo la Sardegna diventerebbe terra di conquista di qualsiasi forma di traffico o malaffare, che potrebbe agire in totale assenza di controlli sulla provenienza legale, qualità e certificazione delle merci. Queste considerazioni non sono solo frutto di riflessioni personali, ma sono state condivise da più parti nel corso del nostro percorso di approfondimento sulla questione. Ma c'è ancora un altro motivo da aggiungere ai precedenti. La Sardegna, in realtà, non è stata mai individuata nel Trattato di Lisbona come zona extraterritoriale della UE e, dunque, tutto il 'castello di carte' costruito intorno alla ZF integrale crolla miseramente. L'unica strada a nostro avviso percorribile - dettata dal buonsenso - potrebbe essere quella di studiare un nuovo pacchetto di 'fiscalità di vantaggio' e di 'servizio', al fine di dare supporto e crescita (nonché lavoro) a migliaia di nuove imprese che potrebbero insediarsi nelle aree industriali già esistenti e infrastrutturale, adiacenti ai porti già indicati nel famoso Dgls 75/98.
     La chiave giuridica per arrivare alla definizione di una simile ipotesi potrebbe essere trovata nella formulazione degli articoli 107 - 108 - 109 del TFUE (trattato di Funzionamento dell Unione Europea) all'interno dei quali si fa riferimento ai casi previsti per l'istituzione delle ZF che possono considerarsi compatibili con il mercato interno: "Gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, nonché quello delle regioni di cui all'articolo 349 ovvero della Guadalupa, della Guyana francese, della Martinica, della Riunione, di Saint Barthélemy, di Saint Martin, delle Azzorre, di Madera e delle isole Canarie, aggravata dalla loro grande distanza, dall'insularità, dalla superficie ridotta, dalla topografia e dal clima difficili, dalla dipendenza economica da alcuni prodotti, fattori la cui persistenza e il cui cumulo recano grave danno al loro sviluppo". Nessun' altra. L'articolo 108 TFUE dice che "A richiesta di uno Stato membro, il Consiglio, deliberando all'unanimità, può decidere che un aiuto, istituito o da istituirsi da parte di questo Stato, deve considerarsi compatibile con il mercato interno, in deroga alle disposizioni dell'articolo 107 o ai regolamenti di cui all'articolo 109, quando circostanze eccezionali giustifichino tale decisione". Cioè il Consiglio dovrebbe deliberare all'unanimità l'istituzione delle ZF per la Sardegna su richiesta del governo Italiano e previa proposta della Regione Sardegna. Questa strada, opportunamente ponderata nei termini di fiscalità di vantaggio, ci pare l'unica percorribile a patto che la sua formulazione sia supportata dai necessari passi istituzionali già previsti dal Trattato di funzionamento dell'UE, da parte del governo regionale e non da sterili e ingannevoli dichiarazioni di intenti mascherati da delibera regionale.

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A Ilva Alvani, Anna Spinella, Salvatore Gregorio Spata, Giuseppe Scozzari, Mauro Brusà, Salvatore Giglio e Giusi Orefice piace questo elemento.

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L'ENI - Saipem a trivellare senza certificazioni
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/03/leni-saipem-trivellare-senza.html


     TUESDAY, MARCH 12, 2013 - Le vergogne dell'ENI non finiscono mai. Io non so questi come facciano la notte a dormire sonni tranquilli. Dell' inchiesta della Procura di Milano contro il gruppo ENI-Saipem e contro l'amministratore delegato dell’ ENI Paolo Scaroni abbiamo già parlato. Il nostro beneamato è infatti indagato per una supposta tangentina da quasi 200 milioni di dollari per appalti e contratti in Algeria. Noccioline, che vuoi che siano. Ma da quest'altro lato del Mediterraneo le cose non vanno meglio per l'eticità dell'ENI, così tanto sbandierata sui suoi siti propagandistici.
     Gianni Franzoni ha circa 60 anni, è un capitano marittimo e tecnico esperto di mezzi navali che nel corso della sua vita professionale ha riscontrato numerose irregolarità tecniche e di certificazione sui mezzi petroliferi della Saipem. La Saipem è di proprietà al 43% dell'ENI e quest'ultima ne è l'azionista di maggioranza. Già in passato la Saipem era stata al centro di numerose violazioni della legge 231 - che riguarda la responsabilità delle imprese, il loro codice etico e i modelli di organizzazione, gestione e controllo.
     Secondo i rapporti di Franzoni la Saipem eseguiva operazioni navali, di perforazione e lavori industriali in acque profonde, senza il personale idoneo, in violazione alle certificazioni emesse, o addirittura senza i certificati necessari come richiesto dalla legge italiana e dalle normative internazionali. Il tutto per non dovere ristrutturare e aggiornare le proprie infrastrutture mettendo a rischio lavoratori e ambiente.
     Ripeto. La Saipem eseguiva lavori petroliferi ed affini senza certificati o con certificati artefatti in violazione alle normative vigenti previste dal codice ISM - International Management System, dal diritto mercantile e codice della navigazione, dalla suddetta legge 231 e dal codice etico Saipem ed ENI. E' evidente infatti che è più facile "ottenere" i certificati che ristrutturare le navi.
     E' anche evidente che in mare aperto, occhio non vede cuore non duole. Che importa se si usano semisommergibili inquinanti o se magari le misure di protezione di marinai ed operai non sono adeguate? Mica ci va la classe dirigente ENI a mare? Mica ci va Scaroni a fare le perforazioni o i montaggi in mare? Il coraggioso capitano Franzoni denuncia allora questa scellerata politica dell'ENI-Saipem segnalando, tutte le irregolarità che aveva registrato, alla direzione della Saipem in una relazione riservata.
     E che succede? Che invece di ringraziarlo per il suo lavoro, coraggio, per il suo amore per il mare, Gianni Franzoni viene prima esonerato e poi licenziato, assieme ad un suo collega che aveva rilevato certificati falsi per gli operatori subacquei impiegati nei progetti Saipem. Un paese alla rovescia dove questa notizia è finita nel cassetto, dove nessuno si è indignato, dove tutti i gran politici impegnati in questa delirante campagna elettorale non sono stati capaci di dare una parola di conforto, di speranza a Gianni Franzoni e dove nessuno ha deciso di mettersi contro l'ENI-Saipem per l'interesse pubblico.
     Gianni Franzoni ha presentato le sue denunce all'interno della Saipem come da codice etico della Saipem e dell'ENI stessa, ha scritto ai garanti e a chi dovrebbe per legge verificare il tutto con audit interni. La sua era una denuncia mirata, comprovata da documenti e testimonianze dei Comandanti dei mezzi navali e di tecnici di terza parte. Alla fine ha inviato una lettera aperta a Paolo Scaroni, riportata in calce.
     Parole cadute nel vuoto.Il mio potere finisce qui, nel diffondere questa notizia. Spero che tutti si rendano conto che Gianni Franzoni non ha fatto questo solo per il mare, o per la sua eticità professionale. L'ha fatto per ciascuno di noi, perchè quel mare bistrattato dalla Saipem-ENI è patrimonio di tutti. Il suo coraggio merita che tutti noi, un pochettino almeno, ci arrabbiamo, esigiamo che questa vicenda sia diffusa e che quelli dell'ENI e della Saipem si vergognino profondamente per come trattano il mare, i campi e gli onesti cittadini d'Italia.
     Grazie Gianni Franzoni. Questa è la lettera scritta da Franzoni a Scaroni.

    Gent.mo Dott. Paolo SCARONI - CEO di ENI,
    Con tutto quello che sta succedendo certamente non ricorda. Le ho scritto mesi fa, e non era un atto disperato o provocatorio, ma un sincero voler informare il CEO di ENI che qualcosa non andava per il verso giusto in Saipem.
    Adesso, che Saipem è sotto i riflettori dei “media”, forse sarebbe opportuno che rileggesse quella raccomandata che possiamo serenamente giudicare come profetica, e credo che se avesse letto e ascoltato due "quadri" della sua Saipem, adesso forse il Cane a Sei Zampe e Lei, che ne è il CEO, avrebbero certamente meno mal di testa.
    Dott. Scaroni, adesso aspettiamo la CONSOB, poi i PM, infine speriamo di capire cosa è successo in Saipem che in un giorno ha bruciato gli incassi di cinque anni. Aspettiamo pazientemente le inchieste dei PM per Algeria, Nigeria , Kashagan etc. Mi chiedo cos'altro deve succedere.
    Storie già sentite in passato. Tuttavia, la cosa che interessa adesso è stabilire che non tutti non sapevano o non avevano capito, e che non è reale che nessuno sapesse cosa stava succedendo. Noi, io e il mio collega, nel nostro piccolo, un grido di allarme lo avevamo lanciato. Era una vicenda legata agli Asset e al DIVING dove abbiamo lavorato a lungo.
    Scrive il Sole 24ore, riportando il Wall Street Journal: La dimensione del crollo del titolo di mercoledì è "insolitamente ampia" per una società quotata italiana, scrive il Wall Street Journal. "Ai prezzi attuali –  secondo un analista di Citigroup  - Saipem è quotata al di sotto del suo valore teorico di liquidazione", ovvero della somma che si sarebbe realizzata vendendo i suoi impianti di trivellazione, i suoi depositi e la sua flotta altamente specializzata di navi da costruzione offshore".
     Se non siamo stati ascoltati è purtroppo un’ulteriore conferma che “cantare fuori dal coro” non risolve i problemi e non rompe il muro di silenzio imposto. Le rinnovo l’invito di andare a rileggere la lettera e magari di farla pubblicare. La affidi ai media così da dimostrare che la Saipem ed ENI non hanno mai nascosto nulla, che agiamo nella trasparenza e nell’interesse supremo degli azionisti e del codice etico.
     Io Le ho scritto e ho doverosamente avvisato i vertici Saipem ed ENI dal 2006 senza mai essere ascoltato. Anzi alla fine siamo stati licenziati, tanto per allontanare definitivamente un problema creandone subito uno più grave. Se gli amministratori, alla fine delle numerose inchieste, risulteranno gente non affidabile, allora si impone una revisione profonda di quello che è successo. Lo dobbiamo agli investitori che sul reale valore ed efficienza dei mezzi ha investito i propri soldi.
     Non mi occupo di bilanci o di stock option o di tangenti. Sono un uomo di mare e mi occupo di mezzi navali off-shore, della loro certificazione dalla quale dipende il loro reale valore. Le ho scritto, ed è innegabile, che quanto detto avrebbe dovuto far nascere più che un sospetto. Invece nulla, niente, tutto normale. Ora spero qualcosa possa cambiare. La pubblichi tutta, la lettera, senza censure e se sarà viatico di una inchiesta, meglio, io avrò cosi la possibilità di dimostrare come realmente sono andate le cose nell’interesse di Saipem/ENI, quella sana; Lei quello di passare alla storia come il CEO che ha creato una svolta in Saipem ed ENI.
     Su quanto sta accadendo e che accadrà, indagherà la Procura competente e, Dott. Scaroni, conviene prepararsi serenamente al peggio. Lei è il nocchiero di Saipem. Il Comandante Schettino nel difendersi dice che il timoniere non lo ha capito o informato, che ha tentato la manovra prevista dalla Maritime Law: " the last agony" e che lui è innocente. Non vuole ammettere a sè stesso che è il Comandante, e che è moralmente affondato con la collisione della sua nave.
     In Saipem Il CEO ha un deputy con funzioni di controllo, e i doppioni si susseguono fino ai fattorini. Tutti in Saipem hanno un'ombra che li controlla. Certamente non saranno sfuggiti i motivi spiegati e riassunti nella raccomandata a Lei inviata, visto che non sono sciocchezze, ma cose legate alla sicurezza dei lavoratori e alla salvaguardia della vita umana in mare. Io, a differenza dei suoi validi collaboratori strapagati e silenti, per informarla ho rischiato e sono stato licenziato, come nelle migliori famiglie. Licenziato da quei Top manager [e loro stretti collaboratori] che adesso si sono dimessi o navigano fra avvisi di garanzia e inchieste, e che nella loro disonestà, se provata, deve rientrare anche il giudizio che non meritano di dare sui loro dipendenti.
     Ora tocca a Lei andare a guardare fino in fondo chi ha violato il codice etico di Saipem ed ENI. Nell’organismo di vigilanza che ha analizzato le certificazioni navali, erano presenti coloro che adesso si sono dimessi o sono stati raggiunti da avviso di garanzia. Erano ai vertici di una piramide di “collaboratori” con funzioni di verifica e controllo di cui non si vede traccia. Quale migliore ragione per andare a rivedere tutta la vicenda, nel vero interesse di Saipem e di chi lavora in mare?
     Forse il malessere Saipem è più profondo. Solo avendo il coraggio di fare chiarezza in questo “COLD CASE” si potrà ristabilire quali e quanti collaboratori hanno spalleggiato, affiancato, chiuso gli occhi. Dire che in Saipem, con l’organizzazione che c’è, non si sia mai sospettato di nulla è riduttivo se non collusivo. Stiamo parlando di cose che per 5 anni non sono mai trapelate. Forse e meglio parlare di una omertà che non è certo salutare per il presente e il futuro di Saipem, ENI ed investitori, e quello che leggiamo sui giornali certamente non è tutto.
     Io, che sono quello che ha inviato l’allarme all’Organismo di Vigilanza ENI e Saipem ed informato i rispettivi Garanti, e che dal 2007 attende di sapere il nome del Super-consulente che ha dichiarato che in Saipem tutto andava bene, sono la prova vivente di come un segreto possa essere cosi'  a lungo mantenuto, e questo dovrebbe dare una idea di cosa si puo' nascondere in Saipem, altro che tangenti... Spero che a Lei sia stato detto chi è questo misterioso mister OK che con una perizia da “urlo” ha smentito dichiarazioni scritte di Comandanti, perizie dei tecnici di terza parte, e-mail, calcoli, fotografie e analisi fatte da esperti che sui mezzi Saipem sono andati perché incaricati di ispezionare.
     In ultimo mi sa dire quanto è stato pagato il super-consulente ? Gli investitori hanno perso 15 dollari per azione e personalmente, mi creda, non sono minimamente dispiaciuto. Sono e rimango più preoccupato per i marittimi imbarcati. Se gli azionisti sono stati cosi' sprovveduti di affidare i loro soldi senza verificare a chi li affidavano è bene che paghino, e peccato che uno sia stato informato per tempo, in modo illecito, "Insider Trading", cosi'  da salvare i suoi soldi. Queste sono le notizie di stampa. Un'ultima cosa, Le auguro che ENI e Saipem tornino sui principi di Enrico MATTEI, il padre nobile, che avrà fatto tanti errori, ma lui, i politici li usava come un Taxi e non viceversa.
     PS. La trasmissione TV "Reporter" dice che la stampa nazionale non pubblica nulla perché prima ci vuole il consenso di un noto faccendiere. Se è cosi' speriamo che questo signore voglia lavare in Arno o meglio in Tevere questa diceria, e lasci pubblicare questa innocente lettera aperta nel segno della libertà di stampa che è il sale della democrazia.

- Qui l'esposto alla magistratura di Milano
- Qui la lettera di Franzoni al CEO Scaroni in Italiano
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Qui la lettera di Franzoni al CEO Scaroni in Inglese

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Post del sottoscritto su Fb a margine del post

Se qualcuno ha ancora dubbi sul livello di "eticità" di Eni e Saipem, si legga questo articolo di Maria Rita D'Orsogna, senza tralasciare naturalmente i documenti allegati... Purtroppo il quadro che emerge è davvero ben triste, e fa tutt'altro che onore al nostro Paese...
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A Ilva Alvani, Giovanni Angeloni, Jahnpiero Assi e Teresa Anna Coni piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 12/03/13

Il ministero vara il vademecum su come trivellare il mare nostrum
da "Ola Ambientalista It"
http://www.olambientalista.it/il-ministero-vara-il-vademecum-su-come-trivellare-il-mare-nostrum


     12/03/13 - Allegato al recente BUIG – Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse n. 2 del 28/2/2013, il ministero dello sviluppo economico ha pubblicato la monografia “il Mare”. Una sorta di vademecum predisposto dagli uffici centrali dell’UNMIG dedicata alle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare che raccoglie le informazioni e i dati, i criteri e le norme che regolano e che limitano tali attività, nonché i recenti sviluppi e le ultime novità normative. L’Italia, con i suoi 7.500 km di coste che si affacciano sul Mare Mediterraneo – è scritto nella pubblicazione - è dotata per natura di una posizione geografica privilegiata e strategica e gli idrocarburi del sottosuolo marino costituiscono un’apprezzabile risorsa il cui sfruttamento contribuisce alla sicurezza energetica del Paese. Come noto la quantità di idrocarburi prodotti nell’offshore italiano costituisce circa il 71% della produzione nazionale di gas e circa l’8% di quella di olio, che complessivamente rappresentano circa il 4% del consumo nazionale di idrocarburi. Per tali motivi, le attività minerarie sono il quarto pilastro della Strategia energetica nazionale, in corso di adozione.
     I giacimenti di idrocarburi – bene indisponibile dello Stato – sono studiati e coltivati in base a una disciplina normativa settoriale da imprese dotate di capacità tecnica ed economica adeguata, nell’ambito di titoli minerari ricadenti in zone del mare italiano aperte alle attività minerarie. Queste aree di mare territoriale e di piattaforma continentale sono istituite con decreti del Ministro dello sviluppo economico, sulla base di conoscenze geologiche e scientifiche che ne dimostrino l’interesse minerario da parte dello Stato e da parte di operatori del settore.
     Il nostro Paese- scrivono i tecnici del ministero - già dotato di una normativa tra le più severe a livello internazionale e forte di una lunga esperienza settoriale caratterizzata da elevati standard di sicurezza e competenza anche in termini di protezione dell’ambiente marino, partecipa oggi attivamente all’elaborazione della proposta di direttiva europea sulla sicurezza delle attività offshore. Inoltre, considerata la posizione strategica nel Mediterraneo, l’Italia si candida quale mediatore nei rapporti con i Paesi non appartenenti all’Unione europea, ma aderenti alla Convenzione di Barcellona – strumento di cooperazione internazionale a carattere regionale per la protezione del Mare Mediterraneo.
     Il mare nostrum diventa dunque, nella strategia energetica nazionale (SEN) del Ministro Passera, da un bacino d’acqua, luogo di culture, attività del mare e civiltà, un bacino di interesse per gli idrocarburi e non solo, ove si pensi ai gasdotti e gli oleodotti, agli impianti di rigassificazione, al traffico delle petroliere e navi gassiere. Un traffico ed una attività industriale che rischia di compromettere i valori culturali e storici ed aprire nel mare nuove ferite dovute ai rischi ambientali che tali attività comportano
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Siamo salvi !!! Il ministero dello sviluppo economico del Governo Tecnico Monti (ancora in carica nonostante tutto...), dopo aver approvato la Strategia Energetica Nazionale da seguire nei prossimi anni, prevedendo una semplificazione delle norme procedurali previste per le attività minerarie sui territori nazionali terrestri e marini che siano, sull'ultimo numero del suo Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse uscito il 28/2/2013 ha pubblicato una monografia intitolata “il Mare”, una specie di "Istruzioni per l'uso" dedicato proprio alle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare.
Che vogliamo di più ? Secondo i i tecnici del Ministero "il nostro Paese è già dotato di una normativa tra le più severe a livello internazionale, forte com'è di una lunga esperienza settoriale caratterizzata da elevati standard di sicurezza e competenza anche in termini di protezione dell’ambiente marino. Inoltre - continuano i tecnici - l'Italia partecipa oggi attivamente all’elaborazione della proposta di direttiva europea sulla sicurezza delle attività offshore. E pertanto, considerata la posizione strategica nel Mediterraneo, l’Italia si candida quale mediatore nei rapporti con i Paesi non appartenenti all’Unione europea, ma aderenti alla Convenzione di Barcellona, strumento di cooperazione internazionale a carattere regionale per la protezione del Mare Mediterraneo".
E qui siamo proprio al colmo, se non all'assurdo !!! Ma stamo parlando della stessa Italia ? Quella che conosco io, e che a me e a chiunque risulta dai documenti ufficiali pubblicati dalla Convenzione di Barcellona, è un'Italia ben diversa... Un'Italia, che proprio di fronte agli impegni presi ai sensi della Convenzione di Barcellona con tutti gli altri paesi europei ed extra-europei aderenti risulta inadempiente, non avendo ancora oggi ratificato alcuni di quei protocolli fondamentali previsti per la difesa ambientale del Mediterraneo.
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Post di Albina Colella
Già, ma siamo sicuri che vengano rispettate le regole codificate per le trivellazioni a mare e che le società coinvolte abbiano le
certificazioni adeguate? A buon intenditor...
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Post di Fabrizia Arduini
In questo caos...
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Post di Enzo Palazzo
Tra il dire e il fare c'è di mezzo ..... il mare, caro Guido, ..... è un paese di "pulicinella"
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Post di Maria Grazia Tarulli
Mai fidarsi quando si sente Profumo di Euri.
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Post di Antonio Colacino

Ipocrisia all'ordine del giorno!
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Post di Maria Ghelia

Ipocrisia non basta !!!
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A Maria Grazia Tarulli, Gente Di Mare Divingsailing, Ilva Alvani, Ndría Biddittu, Gianluca Cecere e Manfred Bortoli piace questo elemento.
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Sicilia, è rischio trivelle petrolifere. Attesa per la Conferenza delle Regioni del 13 marzo
da "Green Report"
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=+20849


Sicilia, è rischio trivelle petrolifere. Le associazioni a Crocetta: «La Regione si schieri contro». La Northern Petroleum ha avanzato la richiesta di estendere le ricerche petrolifere a un’area di oltre 1.325 chilometri quadri
     11 marzo 2013 - Dopodomani, 13 marzo, è convocata a Roma la Conferenza delle Regioni, dove si discuterà delle trivellazioni in mare Come promesso in audizione alla Commissione Ambiente dell'ARS il 12 febbraio dai rappresentanti dell'Assessorato all'Ambiente, la Regione Sicilia deve presentare le sue osservazioni al processo di Valutazione dell'impatto ambientale delle trivelle nei suoi mari, ancora in corso.
     Il rischio trivelle non è infatti ancora scongiurato: la Northern Petroleum - come ricordano Greenpeace insieme a Stoppa la Piattaforma, Apnea Pantelleria e alle associazioni di pescatori,Agci-Agrital Sicilia e LegaCoop Pesca Sicilia -ha avanzato la richiesta di estendere le ricerche petrolifere a un'area di oltre 1.325 chilometri quadri, a poche miglia dal litorale agrigentino. Ecco perché le associazioni hanno inviato oggi una lettera al Presidente Rosario Crocetta per chiedere alla Regione Sicilia di intervenire immediatamente.
     «La Regione Sicilia ha l'opportunità di diventare leader di questa battaglia e fare fronte comune con le altre regioni contro questi nuovi attacchi. È ora di scegliere una governance del mare che tuteli le risorse e favorisca l'economia locale e non gli interessi delle compagnie petrolifere», afferma Giorgia Monti, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia.
     «Gli ultimi fuochi del "governo tecnico" - continua l'associazione ambientalista in una nota - hanno infatti dato il via a progetti pericolosi di trivellazioni al largo delle nostre coste: dall'autorizzazione della piattaforma Ombrina Mare in Abruzzo all'esclusione di Via ottenuta da Eni per i progetti nel Golfo di Taranto, a queste nuove richieste nel Canale di Sicilia. Grazie al via libera del governo nazionale per le richieste avanzate prima del 2010, le compagnie petrolifere si stanno affrettando a chiedere al ministero dell'Ambiente permessi per cercare petrolio pericolosamente vicine alla costa e alle aree protette. Chiediamo alla Regione Sicilia di mantenere le promesse fatte, e non lasciare nuovamente sole le associazioni locali in questa battaglia».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Come se non ce ne fossero già abbastanza di trivelle in funzione nello Stretto di Sicilia, in acque tunisine, libiche, maltesi e ... italiane. Acque nelle quali ci sono quelle che progettano, come la Vega dell'Edison, addirittura di raddoppiare la loro capacità produttività, con conseguenti maggiori rischi ambientali; e dove, grazie alla SEN, ne vedremo d'ora in poi davvero delle "belle"...
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A Giuseppe Farace, Giusi Orefice, Gianluca Cecere, Gianfranco Rossetto, Giovanni Angeloni, Alfonso Nigro e Ilva Alvani piace questo elemento.
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Trivelle in mare, Greenpeace: Sicilia può essere esempio per l’Italia
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/trivelle-in-mare-greenpeace-sicilia-puo-essere-esempio-per-litalia-15657.html


     11 marzo 2013 - Gli onorevoli deputati siciliani si scoprono no-triv, il presidente della Regione Rosario Crocetta dice no ai petrolieri, e Greenpeace gli chiede di far diventare il “modello Sicilia” un esempio per il resto d’Italia. Non è un film di fantascienza o un sogno di una notte siciliana di quasi primavera ma è più o meno quello che è successo lo scorso 6 marzo all’Assemblea Regionale Siciliana.
     Tutto inizia con una richiesta di permesso di ricerca che conosciamo ormai bene: “Masseria Frisella“, proponente Enel Longanesi, territorio interessato la Valle del Belice. Con una costanza, una coerenza e una dedizione alla causa da far impallidire i più temerari ecologisti, il Comitato No Trivellazioni nel Belice (nato da pochissimo: subito dopo l’affissione all’albo pretorio dei Comuni interessati dalle trivellazioni dell’avviso obbligatorio per legge) riesce a smuovere le acque.
     Improvvisamente mezza assemblea regionale diventa convintamente contraria ad ogni attività petrolifera nell’isola e gli innumerevoli partiti che la compongono si danno da fare usando tutti i mezzi possibili per bloccare le trivelle: il 6 marzo, di conseguenza, all’ARS si discutono 5 mozioni (4, quasi identiche, relative al progetto Enel nella Valle del Belice, una relativa alla Val di Noto e ai siti Unesco), una interpellanza (sempre sul Belice), 4 interrogazioni (3 sul Belice e una sul fiume Irminio in provincia di Ragusa).
     Da notare che tra i firmatari di una delle mozioni, la prima sulla Valle del Belice, c’era anche l’ex assessore regionale all’Industria Pippo Gianni che, quando era in Giunta regionale, diede il via libera al Piano Energetico Regionale dove si diceva che bisognava aumentare le estrazioni di idrocarburi nell’isola. Ma era il lontano 2009…
     Fatto sta che tutte le mozioni no-triv sono passate e il Governo regionale guidato da Rosario Crocetta (nella foto) si è impegnato ufficialmente a dire no ad ogni ulteriore richiesta dei petrolieri nell’isola. A festeggiare maggiormente sono stati i grillini del Movimento 5 Stelle, tra i primi a presentare la loro mozione. Meno contento era il segretario dell’Assemblea, che ha dovuto leggere 5 mozioni praticamente identiche visto che ogni partito non ha voluto sfigurare e ha presentato la sua.
     Tutto bene, in Sicilia? No, mica tanto. Perché se a terra sembrerebbe che, almeno per un po’, di nuove concessioni petrolifere non se ne debba più parlare in mare la situazione è ben diversa. Il 27 febbraio l’ormai  ben nota ai siciliani Northern Petroleum  ha chiesto di ampliare l’area marina entro la quale ha intenzione di cercare petrolio e gas. In pratica NP vuole allargare il permesso di ricerca d-29 G.R. NP e riattivare il permesso d347 C.R.NP, dove c’è già una VIA positiva e si può già andare con gli air gun a fare le prospezioni sismiche.
     Già a settembre vi avevamo raccontato come Shell e Northern Petroleum stessero rimescolando le carte nel Canale di Sicilia rinunciando ad alcuni permessi di ricerca e mettendone in sospensione altri. In quel caso si trattava del mare di fronte la costa trapanese, oggi invece di quello di fronte la provincia di Agrigento.
     La notizia di queste manovre ha messo in allarme Greenpeace che, l’estate scorsa, ha girato costa costa l’intera isola con il suo tour “U Mari nun si spirtusa“. Giorgia Monti, responsabile mare dell’associazione che ha condotto la spedizione estiva in Sicilia, fa ora appello a Crocetta affinché lotti con i denti contro le nuove attività petrolifere in mare:

  "La Regione Sicilia ha l’opportunità di diventare leader di questa battaglia e fare fronte comune con le altre regioni contro questi nuovi attacchi. È ora di scegliere una governance del mare che tuteli le risorse e favorisca l’economia locale e non gli interessi delle compagnie petrolifere."

     Come sanno tutti, Greenpeace compresa, in realtà la Sicilia ha competenza esclusiva sulle attività in terraferma ma poco o nulla può fare per favorire o bloccare una richiesta in mare. Tuttavia, se la furia no-triv all’ARS e il conseguente impegno di Crocetta non sono un fuoco di paglia, il presidente siciliano dovrebbe almeno battere un colpo a Roma.
     Anche perché, nel frattempo, il progetto Edison di raddoppio della piattaforma petrolifera Vega A al largo delle coste ragusane è già entrato in istruttoria tecnica al Ministero dell’Ambiente.
[Fonte: ARS, Greenpeace]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
La
Sicilia può essere esempio per l’Italia... Dovrebbe proprio esserlo, a mio giudizio, ma occorre riformare il "sistema" nazionale... E chi lo farà ?
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Due scosse "fantasma" nello Ionio ...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200281207047169&l=dd9ebcef65


     12/03/13 - Due scosse sismiche, neppure tante lievi, sono state registrate ieri sera nello Ionio, ma nessun organo di stampa probabilmente ne darà notizia... Possiamo ricavarne i dati dal sito del'EMSC (Euro- Mediterranean Sismologic Center), ripresi entrambi nell'immagine qui a lato.
     La prima scossa di mag. 3,6 è stata registrata alle 20:55 (UTC) con epicentro in mare aperto, una quarantina di miglia a sud di S.Maria di Leuca, 60 km la profondità dell'ipocentro. Circa mezz'ora dopo, alle 21:27 (UTC) per l'esattezza, è stata registrata la seconda scossa. Ben maggiore l'intensità ben maggiore che ha raggiunto mag 4,4. L'epicentro della scossa stavolta è stato individuato sulla costa greca, una ventina di km a sud di Preveza, alla profondità di 10 km.

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Dalla mia Bacheca su FB dell' 11/03/13

E' stata approvata la strategia energetica nazionale
di Tommaso Tautonico
http://www.alternativasostenibile.it/articolo/e-stata-approvata-la-strategia-energetica-nazionale-.html


     9 Marzo 2013 - Un governo dimissionario e attualmente in carica solo per gli affari correnti ha messo in atto un "colpo di mano" con il varo di una Strategia Energetica Nazionale che tutela, in larga parte, le fonti fossili. Questa l'accusa che Greenpeace, Legambiente e WWF lanciano dopo le dichiarazioni del ministro Clini durante la presentazione del rapporto ambientale dell'Ocse sull'Italia: il titolare uscente del dicastero dell'Ambiente ha detto di aver firmato - insieme al suo collega dello Sviluppo Economico, Corrado Passera - un decreto interministeriale col quale si approva la Strategia Energetica Nazionale. Secondo le associazioni ambientaliste si tratta di un atto illegittimo, adottato da un governo che con le elezioni ha virtualmente concluso il suo mandato, su una materia di programmazione strategica che tutto rappresenta fuorché "ordinaria amministrazione". La SEN, infatti, è un documento che definisce lo sviluppo energetico dell'Italia da qui al 2020: un periodo troppo limitato per una strategia, ma sufficiente per ipotecare il futuro del Paese con il delineato impulso alla trasformazione in hub del gas e il via alle trivellazioni selvagge. Le associazioni rilevano inoltre una sostanza più esplicitamente "politica" di questa vicenda: la linea dell'esecutivo Monti è uscita chiaramente sconfitta dalla competizione elettorale, e ciò indebolisce ulteriormente il ruolo dell'attuale Governo quando si tratta di provvedimenti di programmazione da adottare per il futuro del Paese. Tutto ciò avviene mentre si sta per insediare un nuovo Parlamento. Il testo che il ministro dell'Ambiente e quello dello Sviluppo Economico promuovono è, peraltro un mistero, dal momento che dopo un processo di consultazione su una prima bozza - processo al quale hanno partecipato anche le associazioni ambientaliste, rilevando numerose debolezze - nessuno ha potuto leggere la versione definitiva che ora sarebbe stata approvata.
     Greenpeace, Legambiente e WWF contestano da mesi gli indirizzi generali, nonché molti dettagli, della SEN proposta dal governo Monti. Questa strategia - nella sua prima stesura - è applicata a uno scenario di respiro troppo breve, che arriva solo al 2020, ed è fondata su pochi capisaldi tra cui l'incentivo e la facilitazione dello sfruttamento delle scarsissime risorse petrolifere del Paese, mettendo a rischio ambiente, paesaggio e salute pubblica per un ritorno economico esiguo. Le Associazioni considerano profondamente sbagliata la scelta di puntare ad aumentare la produzione di idrocarburi nazionali. Questa prospettiva appare insensata non solo da un punto di vista ambientale, ma anche rispetto agli obiettivi previsti dal documento di riduzione della dipendenza dall'estero e della bolletta energetica. Secondo le stime del ministero dello Sviluppo economico vi sarebbero nei nostri fondali marini 10,3 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe . Stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Non solo: anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe nel nostro Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi. Inoltre, in una economia di mercato e senza un intervento pubblico non vi è alcuna possibilità che a trarre beneficio dalle trivellazioni possano essere i consumatori italiani visto che quel gas e benzina sarebbe venduto allo stesso prezzo di quello proveniente da altre parti del mondo.
     Particolarmente gravi le conseguenze per l'Abruzzo che, nella sconcertante visione del Ministro Passera e del Governo Monti, sarebbe condannato a diventare una regione petrolchimica, a dispetto degli interessi economici e della volontà largamente maggioritaria nel territorio: nella nostra Regione viene individuato un elevato potenziale di sviluppo degli idrocarburi e si prefigurano un rafforzamento del distretto energetico e una base logistica per lo sviluppo di nuove attività estrattive nell'intero Sud Italia. Qualora non vi fossero sostanziali revisioni rispetto a quanto sin qui promosso dal governo Monti, a livello nazionale Greenpeace, Legambiente e WWF si riservano di impugnare gli atti di approvazione della SEN presso i fori competenti, per contrastare con ogni strumento un piano che non garantirebbe al Paese alcuno sviluppo e costituirebbe, invece, un atto di grave miopia, profondamente in conflitto con ogni istanza di sviluppo sostenibile. In Abruzzo continuerà invece la mobilitazione contro la deriva petrolifera, già in atto con la partecipazione di istituzioni, amministratori, forze politiche, organizzazioni di categoria, associazioni ambientaliste, sindacati, movimenti e, soprattutto, tantissimi semplici cittadini. Nel prossimo mese di aprile ci sarà una grande manifestazione unitaria per gridare a gran voce no a scelte illogiche, che si vorrebbero assurdamente far calare dall'alto, contrarie all'ambiente, alla salute e agli interessi anche economici dell'intera collettività regionale.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Tutto vero nella sostanza in quest'articolo dell'altro ieri di "Alternativa Sostenibile", ma con due precisazioni d'obbligo. La prima riguarda i mari italiani interessati dalle trivellazioni off-shore, cui si fa cenno nell'articolo. Ci sono quasi tutti: l'Adriatico, lo Ionio, lo Stretto di Sicilia, ma anche altre zone del Tirreno e antistanti le coste occidentali della Sardegna. Sono tutte aree marine interessate da richieste di concessione e sfruttamento presentate da multinazionali del settore già da tempo, rientranti pertanto tra quelle che, grazie alla SEN, godrebbero, o meglio godranno, di facilitazioni procedurali in grado di renderle immediatamente operative.
La seconda precisazione riguarda invece proprio il decreto legislativo della SEN, la cui emanazione non è di oggi, bensì risale all'estate scorsa, quando di dimissioni del governo Monti non si parlava, ma anzi i suoi decreti passavano velocemente senza alcun dibattito, con la cieca e sorda approvazione di deputati di destra, di sinistra e di centro, che pure godevano di laute prebende mensili per il loro "impegno" in Parlamento... Comunque, visto che la sua emanazione allora passò quasi sotto silenzio e nessun parlamentare mosse un dito al riguardo, non è male che oggi se ne riparli... nella speranza che non sia ormai troppo tardi e che serva a qualcosa... Ma ho forti dubbi al riguardo.
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Palermo Zona Franca dell'UE ?
di Guido Picchetti ( a margine di un post su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/350670715043072


     11/03/13 - Mi riferisco all'articolo di Carlo Passarello intitolato "Sicilia zona franca, un'opportunità per la Regione”, pubblicato su "Live Sicilia" che a seguire riporto. Con la Sicilia dichiarata interamente zona franca risolveremmo forse i problemi di Pantelleria e Lampedusa ? Voi ci credete ? Io no...
     A parte che si tratta di una richiesta a dir poco assurda (come se tutta la Lombardia chiedesse di diventare "Zona Franca" per ampliare lo "status" di Livigno...), a me pare che questa mozione firmata da Lino Leanza e Valeria Sudano dell'UDC, che chiede alla Regione Sicilia di attivarsi al fine di istituire le zone franche fiscali e doganali riconosciute dall’Unione Europea, vada proprio nella direzione opposta, quella cioè di allontanare ogni concreta possibilità che le tre isole siciliane di Lampedusa, Linosa e Pantelleria vengano ufficialmente dichiarate Zone Franche di confine dell'Unione Europea.
     Sono tre isole che questa condizione di "Zone Frontaliere", ma non franche, vivono e conoscono da sempre per la loro posizione geografica che inevitabilmente le porta a sostenere disagi, inconvenienti e scompensi di ogni genere, e tanti danni conseguenti per le loro comunità; tre isole che pertanto un tale "Status" ufficialmente riconosciuto meritano certamente.
     Ma la cosa più curiosa di questa proposta dell'UDC all' ARS, direi addirittura insensata, è che che Grillini e Lista Crocetta, sull'esempio della Sardegna, presentino una mozione sulle "Zone Franche Urbane", come a dire "Vogliamo Palermo Zona Franca", pur avendo dichiarato ufficialmente il loro No al famoso ponte sullo Stretto !!! E alle tre isole sicilane di cui sopra, ripeto Lampedusa, Linosa e Pantelleria, chi ci pensa ? Nessuno !!!

Due mozioni all'ARS. Sicilia zona franca. “Un'opportunità per la Regione”
di Carlo Passarello
http://livesicilia.it/2013/03/06/sicilia-zona-franca-unopportunita-per-la-regione_275963/


Una mozione firmata da Lino Leanza e Valeria Sudano chiede alla Regione di attivarsi al fine di istituire le zone franche fiscali e doganali, riconosciute dall’Unione europea. “Abbiamo due mesi di tempo”, sottolinea il capogruppo dell’Udc. Grillini e Lista Crocetta presentano una mozione sulle Zone franche urbane.
     06 Marzo 2013, PALERMO - Arriva a Sala d’Ercole una mozione per istituire anche in Sicilia le zone franche fiscali e doganali. Un’opportunità per utilizzare gli strumenti comunitari rivolti a quelle regioni in situazioni difficili. La prima regione italiana ad avviare le procedure per essere considerata zona franca è la Sardegna. “Noi presentiamo le medesime condizioni di svantaggio – sottolinea Valeria Sudano -, anzi se possibile siamo in una situazione pure più disagiata per quello che riguarda il Pil pro capite”. A firmare la mozione l’intero gruppo dell’Udc, oltre alla sopracitata Sudano, esponente di Cantiere Popolare.
     “Abbiamo due mesi di tempo - sottolinea Lino Leanza – per attivare le procedure. Un regime fiscale e doganale speciale porterebbe una concreta inversione di rotta nell’economia siciliana”. I riferimenti normativi delle zone franche sono quelli del Trattato di Lisbona, che pone all’ordine del giorno la riduzione del divario fra i livelli di sviluppo delle varie ragioni europee, oltre che il ritardo di sviluppo di quelle aree considerate meno favorite. In prima linea quindi le regioni insulari e quelle frontaliere. “Abbiamo tutte le carte in regola – dice Luca Sammartino – per aver riconosciuto lo status privilegiato dal punto di vista fiscale e doganale”.
     Una proposta dai crismi diversi invece quella presentata in maniera congiunta dai deputati della lista Crocetta e del Movimento cinque stelle, che chiedono l’attivazione delle zone franche urbane. Si tratta di aree di medie dimensioni dove poter istituire progetti di defiscalizzazione. “E’ importante coinvolgere e interessare i Comuni – precisa Nello Dipasquale, primo firmatario della mozione – perché saranno loro i protagonisti sul territorio. Dobbiamo dotare loro di quegli strumenti per poter istituire tramite delibere e atti amministrativi queste zone franche urbane”. I due gruppi parlamentari sottolineano che l’istituzione delle Zone franche urbane servirebbero pure ad arginare la crisi che continua ad investire i settori produttivi, “provocando i noti e gravi disagi di tipo sociale ed economico”. Inoltre – aggiungono i venti deputati firmatari – la Zfu contribuirebbe al rilancio della Sicilia e del suo territorio, ingessato nella fase di stallo delle sue attività produttive che rischia di paralizzare fatalmente l’economia”. La mozione impegna il governo della Regione Siciliana a utilizzare tutti gli strumenti utili e idonei al fine di consentire l’attivazione di Zone Franche Urbane nella nostra Isola, al fine di contribuire alla crescita sociale ed economica. Le due mozioni saranno discusse in Aula la prossima settimana.

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Post di Stefano Scaltriti
Hai ragione, Guido. Chiedere che la Sicilia o la Sardegna divengano interamente zone franche è pura demagogia... Diversamente sono le isole minori, in particolare Pantelleria, Lampedusa e Lipari, che, come giustamente scrivi zone di confine continentale e che a tutti gli effetti ne avrebbero diritto , per compensare lo stato di disagio economico e sociale che da sempre subiamo (defiscalizzazione), altro è la zona franca urbana che con la nostra realtà c'entra ben poco... Penso che sia doveroso e obbligatorio chiedere la defiscalizzazione... Se poi la chiamiamo zona franca, porto franco, zona di confine...ecc. ecc., poco importa.
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Post di Salvatore Giglio
Condivido in toto! Mi pare si parli di zone franche solo perché la cosa fa notizia, non perché ci si creda veramente!
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Post di Luca Siragusa

Non ci crede nessuno (spero)... Pura e triste propaganda politica fine a se stessa.
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A Tiziana Trapani, Luca Siragusa, Andrea Pavia, Maria Rosa Maccotta, Salvatore Giglio, Stefano Scaltriti, Salvatore Gregorio Spata, Salvatore Addolorato e Ilva Alvani piace questo elemento.


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     - Dal 1° al 10 Marzo 2013

 
Dalla mia Bacheca su FB del 10/03/13

Trivellazioni nell’Artico: la Shell perde la battaglia, ma non la guerra
di Alessandro Graziadei
http://www.unimondo.org/Notizie/Trivellazioni-nell-Artico-la-Shell-perde-la-battaglia-ma-non-la-guerra-139676

     10 Marzo 2013 - Solo un anno fa l’amministrazione Obama approvava il piano della multinazionale petrolifera Royal Dutch Shell per evitare gli sversamenti di petrolio dalle piattaforme e dava il via libera all’esplorazione offshore dell’Artico statunitense nel Mare di Beaufort e nel Mare di Chukchi, patrie dell’orso polare e di importanti rotte di migrazione per specie di balene in via di estinzione, segnando così il ritorno dell’industria petrolifera in Alaska dopo più di un decennio. Ma dopo 12 mesi di incidenti e la trivellazione “top-hole” di solo due pozzi, la Shell ha annunciato che sospenderà per tutto il 2013 le sue attività di trivellazione petrolifera. “Per preparare attrezzature e piani per una ripresa dell’attività in una fase successiva” come ha detto la Shell o per mascherare il disastro tecnico ed economico?
     Per Marvin Odum, direttore Upstream Americas della Shell, si tratta solo di una pausa di riflessione. “Abbiamo fatto progressi in Alaska, ma si tratta di un programma a lungo termine che stiamo perseguendo in modo sicuro e misurato - ha dichiarato la scorsa settimana -. La decisione di prendere una pausa nel 2013 ci darà tempo per garantire la disponibilità di tutte le nostre attrezzature e delle persone che hanno seguito la stagione di perforazione nel 2012”. Sorvolando sulle recenti condanne alla compagnia petrolifera per l’inquinamento nel Delta del Niger, Odum ha assicurato che “Shell resta in ogni caso impegnata nella realizzazione di un programma di esplorazione artica che dia fiducia agli stakeholders ed alle autorità di regolamentazione e soddisfi gli elevati standard di sicurezza che la società applica alle sue operazioni in tutto il mondo. Continuiamo a credere che un ritmo misurato e responsabile, soprattutto nella fase di esplorazione, si adatti meglio a questa area remota”.
     “Questa è la prima cosa buona fatta da Shell in Alaska: farla finita ha dichiarato un entusiasta Phil Radford, direttore esecutivo di Greenpeace Usa che dal 2012 è impegnata nella campagna Save the Arctic, finalizzata alla creazione nell’Artico di un santuario globale, libero da perforazioni petrolifere e pesca industriale. “La Shell doveva essere il meglio del meglio, ma la lunga lista di incidenti e quasi disastri è una chiara indicazione che anche le migliori compagnie non possono avere successo nella trivellazione dell'Artico”. E tra i disastri sfiorati c’è anche quello che ha coinvolto, il primo gennaio scorso, la piattaforma per trivellazioni Kulluk arenatasi davanti al Parco Nazionale Kodiak con i suoi 530 mila litri di gasolio e i 45 mila litri di oli lubrificanti. Nonostante le proteste degli ambientalisti e delle comunità indigene, la multinazionale ha dichiarato che “Le trivellazioni sono state tutte completate in modo sicuro, senza feriti e gravi impatti ambientali e solo dopo che la stagione di trivellazione si è conclusa, uno delle piattaforme di trivellazione è stata danneggiata in un incidente marittimo a causa di brutte condizioni atmosferiche”.
     L’incidente, risolto senza nessun danno collaterale, è solo l’ultimo esempio di un lunga lista di “minacce ambientali” al delicato ecosistema artico che per Radford dovrebbe convincere “Il segretario Salazar e il presidente Obama a far diventare off-limits per sempre la trivellazione nell’Artico”. Del resto, ha aggiunto Radford “Prendere l’iniziativa di risparmiare l’Artico dallo sfruttamento pericoloso non solo protegge il fragile ecosistema artico e le comunità che dipendono da esso, ma sarebbe un segnale forte alle altre nazioni che è ora di uscire dalla nostra dipendenza dai combustibili fossili”. “Le trivellazioni nell’Artico ci spingono verso un cambiamento climatico catastrofico, quindi devono finire ora - ha concluso Radford .- L'annuncio della Shell è l’ammissione che milioni di persone in tutto il mondo, avevano ragione a sollecitare Obama a tener fuori la compagnia dalla regione artica. Ora Obama deve ascoltare i 2,7 milioni di persone che hanno aderito a Save The Arctic”.
     Dello stesso avviso è stato Michael Brune il direttore esecutivo del Sierra Club (la più antica e grande organizzazione ambientalista degli Stati Uniti), che ha sottolineato quanto sia incoraggiante sapere “che è stata data una tregua all'incontaminato Artico americano". "Siamo felici che Shell abbia ormai ufficialmente riconosciuto come non sia possibile trafficare tranquillamente nella regione artica" ha continuato Brune "I loro migliori sforzi per forare in sicurezza nell’Artico sono stati una catastrofe che ci hanno solo spinto sull’orlo del disastro, per questo l’amministrazione Obama dovrebbe annullare i permessi Shell e mettere immediatamente fine alle aste per le licenze, prima che ci si trovi di fronte ad un disastro ambientale ancora più grande”.
     In realtà come aveva fatto capire anche Odum nel comunicato che ha annunciato la moratoria di un anno, la Shell ribadisce come “l’Alaska rimane un settore ad alto potenziale per Shell che la compagnia si è impegnata a non trascurare in futuro”, anche se ammette “ci vorranno anni per svilupparne le risorse”. L’assalto alle ultime risorse fossili marine non riguarda però solo l’Artico. Come avevamo già scritto anche il Mediterraneo e le nostre coste, dove Shell ha progetti di trivellazioni dal Canale di Sicilia al Mar Ionio, corrono analoghi rischi, anche se le condizioni di estrazioni sembrano decisamente più favorevoli. "È in atto una vera e propria corsa al petrolio" ha spiegato Giorgia Monti, responsabile delle campagne mare di Greenpeace Italia: “Sono in via di autorizzazione proprio in questi mesi due progetti di ricerca della Shell nel Golfo di Taranto, nonostante la forte opposizione delle comunità locali. La settimana scorsa è arrivata l’autorizzazione della piattaforma Ombrina Mare al largo delle coste abruzzesi e l’Eni ha in cantiere numerosi altri progetti. Chi salirà adesso al Governo avrà anche la responsabilità di dover scegliere come intende gestire le risorse del nostro mare: tutelarle a beneficio dell’economia locale (pesca e turismo), o svenderle ai petrolieri ipotecando il futuro di chi vive sulle coste ha concluso la Monti.
     E secondo voi il nuovo Governo tutelerà i nostri mari o deciderà di regalarli alle compagnie petrolifere? A noi intanto spetta la ricerca di stili di vita sempre più sostenibili e sempre più poveri di combustibili fossili.
[Foto: Greenpeace.org]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

"Secondo voi il nuovo Governo tutelerà i nostri mari o deciderà di regalarli alle compagnie petrolifere ?". Questa la domanda conclusiva di questo bell'articolo di Alessandro Graziadei pubblicato da "Unimondo org" sulle iniziative petrolifere della Shell, la quale, se da un lato ha annullato il suo piano operativo di trivellazione nell' Artico, sta concretamente avviando progetti di trivellazioni nel Canale di Sicilia e nel Golfo di Taranto, dove, se le condizioni ambientali sono decisamente più favorevoli, i rischi sono analoghi se non peggiori, per le possibili conseguenze dannose sull'intero bacino del Mediterraneo !!!
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A Ilva Alvani, Giovanni Angeloni e Betta Sala piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 9/03/13

Scosse sismiche in Abruzzo. La stampa le ignora...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200262826707672&l=d71e476993


     9/03/13 - Una scossa sismica di magnitudo 3,4 in Abruzzo, con l'epicentro a poco meno di 5 miglia di distanza dalla dall'Autostrada dei Parchi. proprio in corrispondenza della Galleria del Gran Sasso che dall'Aquila conduce alla costa adriatica, a quanto pare non fa notizia per i media nazionali.
     Eppure quella di stanotte alle 2:54 (ora UTC) con ipocentro a 16 km di profondità, non è stata nè la prima nè l'ultima in questa zona, preceduta, com'è stata, due giorni fa da una scossa di mag. 2,1 verificatasi alle 10:49 del 7/3 (prof. 16 km), e seguita stamani, un'ora dopo, da una terza scossa di mag. 2,1 alle 3:50 per l'esattezza, ipocentro sempre a 16 km di profondità.
     E poi c'è qualcuno che per i propri interessi avanza dubbi sulla effettiva sismicità di certe zone del nostro Paese...

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Post su Fb di Alfonso Nigro
La stampa è tutta presa a demonizzare Grillo e i suoi con false notizie.
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A Ilva Alvani piace questo elemento.
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Linosa, per la prima volta arriva il carburante: è indipendenza energetica
di Silvio Schembri
http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/arrivo-carburante-linosa-9-marzo-2013.html


La ditta "Nautilus" sta in queste ore effettuando gli ultimi controlli al fine di aprire la stazione di rifornimento entro la giornata. Nicolini: "Giornata storica, ma non ci accontentiamo".
     9 marzo 2013 - Potrebbe definirsi una giornata storica, quella di oggi, per gli abitanti dell'isola di Linosa. Stamani, infatti, centodiecimila litri di carburante sono arrivati per la prima volta sulla minore delle Pelagie tramite quattro autocisterne giunte a bordo della motonave "Veronese". La ditta "Nautilus", che gestirà il primo impianto di distribuzione sull'isola, sta in queste ore effettuando gli ultimi controlli al fine di aprire la stazione di rifornimento entro la giornata. Il prezzo del carburante, come detto dagli addetti ai lavori, sarà più basso rispetto a quello che attualmente viene praticato sulla vicina isola di Lampedusa. Un traguardo storico per gli abitanti di Linosa, che prima d'ora erano costretti a rifornire i serbatoi dei propri mezzi andando sulla maggiore delle Pelagie.
     "E' un risultato importante - ha detto il sindaco di Lampedusa e Linosa, Giusi Nicolini - perché segna l'indipendenza e l'autosufficienza per i linosani. La gente non poteva zappare le proprie terre perché senza carburante. Questa situazione paralizzava economia. Nonostante ciò, non ci accontentiamo: noi punteremo all'indipendenza energetica in tutti i sensi. Può essere un modo per essere indipendenti, ma anche per qualificare e promuovere un turismo qualificato".
     "La gente si è in pochi minuti riversata per strada - ha detto ancora il primo cittadino -, gli abitanti sembrano un po' storditi. Non ci credono ancora. Ed è un atteggiamento comprensibile. Guardano le autobotti e dicono 'Sono vere, ma sicuri che non hanno portato vino?'. E' un traguardo che sognavano da una vita. E' una giornata meravigliosa".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E' una delle notizie che fa veramente "storia".... Una "storia" che però, raccontata a dovere, fa tutt'altro che onore al nostro Paese, il quale solo nel 2013 (a 152 anni dall'Unità d'Italia...) riesce a dotare di una pompa di benzina una delle sue isole dello Stretto di Sicilia. e far sì che gli agricoltori linosani possano coltivare con delle motozappe i propri campi, senza doversi recare ogni volta a Lampedusa per approvvigionarsi del carburante necessario... Comunque, meglio tardi che mai... Congratulazioni al sindaco di Lampedusa e Linosa, e auguri...
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Post di Sergio Granata

Oggi sono arrivate 4 cisterne e hanno fatto una festa con spuntino davanti al municipio... La gente è felicissima
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Post di Guido Picchetti

Ci credo.... Festa più che giustificata...
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A Raffaella Schiller, Ilva Alvani, Giusi Orefice, Alfonso Nigro, Lucio Rizzo e al sottoscritto piace questo elemento.

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Il coraggio di cambiare
di Massimo Gramellini
http://www.lastampa.it/2013/03/08/...il-coraggio-di-cambiare-ZJfgWZTMsW5yUWXx3aKGzN/pagina.html


     08/03/2013 - Mi ha scritto la collega perugina di Margherita Peccati e Daniela Crispolti, le due impiegate (una precaria) della Regione Umbria uccise senza pietà da quell’uomo fragile e disperato che le aveva erette a simbolo di un sistema. E’ una lettera meravigliosa perché sorprendente. Ti aspetti il dolore per le vittime e lo trovi. Ti aspetti la paura che possa succedere di nuovo e la trovi. Ma ti aspetteresti anche il lamento contro chi ha alimentato questo clima, additando la pubblica amministrazione come luogo di ogni nefandezza, e invece non lo trovi.
     Anziché crogiolarsi nel vittimismo, specialità nazionale, l’impiegata di Perugia scrive: «Se siamo percepiti come poco trasparenti, autoreferenziali e arroganti, forse dovremmo cercare di cambiare, prima che un’ondata di risentimento cieco e indistinto cambi noi, travolgendo tutto». Il cambiamento, e sono parole che andrebbero recitate a memoria come le tabelline, «non arriverà dall’alto e nemmeno un grilleggiante deus ex machina lo potrà attuare, se non sarà la pubblica amministrazione a volerlo, trovando il coraggio di riempire di contenuti quanto sbandiera ma non attua, a cominciare dalla meritocrazia. Dobbiamo smetterla di sentirci “altro” dalla gente, magari anche un po’ superiori, per poi offenderci appena ci chiamano privilegiati».
     Cara signora, taccio il suo nome per non esporla a ritorsioni, ma persone come lei meriterebbero la prima pagina tutti i giorni. In quest’epoca di licenziamenti continui, anche da sè stessi, è consolante imbattersi ancora in qualcuno capace di un’assunzione. Di responsabilità.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Grazie a Letizia Cucci che ha mi segnalato sulla sua pagina di Fb quest'articolo su "La Stampa". Vale tanto oro quanto pesa... E pesa davvero tanto, in ogni sua parola...
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A Ilva Alvani, Giovanni Angeloni e Roberto Frigerio piace questo elemento.

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Anche in Val d’Enza i Comuni schierati contro le estrazioni
di D.V. di "Gazzetta di Reggio"
http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2013/03/08/news/anche-in-val-d-enza-i-comuni-schierati-contro-le-estrazioni-1.6656147


Il sindaco di San Polo d’accordo con i colleghi della Bassa «Se parte l’iter per gli scavi, convocheremo i cittadini»
      08 marzo 2013, SAN POLO. «Anche in Val d’Enza, nel caso si arrivasse alla richiesta di scavI per l’estrazione di metano, seguiremmo la strada intrapresa dai comuni della Bassa e ci opporremmo alle operazioni». Anche il sindaco di San Polo Mirca Carletti si schiera a fianco dei sindaci dell’Unione Bassa reggiana, che lunedì scorso si sono incontrati con gli attivisti del Coordinamento No Triv della Bassa reggiana e con i cittadini, formalizzando il loro «no» alle trivelle. L’Unione dei comuni, seguendo l’esempio presentato qualche giorno prima dai Comuni terremotati del Ferrarese, ha presentato una serie di osservazioni contrarie che hanno inviato alla Regione, cui spetta il compito di dare il via libera alle operazioni.
      «Da noi le indagini sono ultimate alcuni mesi fa – prosegue il sindaco di San Polo – non ci sono stati però comunicati i risultati, in quanto appartengono a una società privata: può essere che l’Edison abbia deciso che non se ne farà nulla (l’azienda ha un anno di tempo per presentare una domanda di permesso per dare il via alle estrazioni, ndr)».
      Al momento, quindi, per quanto riguarda la Val d’Enza si è in una situazione di attesa, in quanto sta alla multinazionale dell’energia valutare l’opportunità o meno di procedere con l’iter per l’estrazione vera e propria del metano. In ogni caso l’azione di concerto tra cittadini e comuni sembra aver dato un segnale forte in tutta la provincia e non solo.
      «E’ certo che, qualora si dovesse arrivare al punto di trivellare qui in Val d’Enza, ci muoveremo in modo da far sentire la voce dei cittadini e di coinvolgerli attivamente – prosegue Mirca Carletti – Penso che anche i miei colleghi dell’Unione Val d’Enza siano di questo parere: a luglio, quando ci siamo incontrati per parlare dei sondaggi della Geotec, ci eravamo trovati d’accordo con una soluzione simile, anche se al tempo, trattandosi di un procedimento differente, ci siamo limitati a rendere disponibili ai cittadini tutte le informazioni sulle operazioni e sulle modalità per rifiutare di svolgere i sondaggi nelle loro proprietà. Quello che cercheremo di fare questa volta – conclude il sindaco – è di essere più rapidi, rispetto a quest’estate, nel dare tutte le informazioni e di avviare subito il confronto con i cittadini».
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Commento del sottoscritto a margine del post

Finalmente anche l'Emilia s'è desta... Grazie a Betta Sala per la segnalazione...
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Dalla mia Bacheca su FB dell'8/03/13

Per una riforma della Politica Agricola Comune (PAC)
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/353837211392481


      8/03/13 - Una richiesta a chi ci rappresenta al Parlamento Europeo per una vera riforma della PAC che sostenga gli agricoltori che si prendono cura dell'ambiente e creano nuovi posti di lavoro... Io l'ho inviata... Fatelo anche voi. E grazie a Maria Assunta di Florio per avermi segnalato l'iniziativa...


http://e-activist.com/ea-action/action?ea.client.id=1726&ea.campaign.id=19206

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Post di Giusi Orefice
...
fatto!
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A Giovanni Angeloni, Giusi Orefice, Alfonso Nigro, Ilva Alvani e Raffaella Schiller piace questo elemento..

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Dalla mia Bacheca su FB del 7/03/13

"Stop Overseas, Control Bycatch, Protect the Nurseries"
di Guido Picchetti (a margine di un video condiviso su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/105885836267730

     7/03/13 - "Oceana" è la più grande organizzazione internazionale per la protezione e la conservazione del Mare. E' impegnata su un numero limitato di campagne strategiche finalizzate a fermare l'inquinamento marino, assicurare la protezione della fauna marina, promuovere una pesca responsabile, e fermare le trivellazioni off-shore, l'acidificazione degli oceani, e altro ancora...
Questo video intitolato "Oceana: How Saving the Oceans Can Feed the World" (Oceana: come, salvando gli oceani, possiamo nutrire il mondo) è stato postato su YouTube a Maggio del 2012, ma mi piace qui riprenderlo per la sua validità riferita al Mediterraneo, sotto attacco oggi più che mai, ricordandone il motto che conclude la bella e significativa sequenza di immagini "Stop Overseas, Control Bycatch, Protect the Nurseries".

Oceana: How Saving the Oceans Can Feed the World
Pubblicato da "oceanaorg" in data 15/mag/2012 - (5'50")


http://youtu.be/7PIDQNDr-yY

Oceans cover 71% of the planet and are the source of life on Earth. Over a billion people, including some of the poorest in the world, depend on the oceans and wild seafood for survival. But our blue planet is under threat. Each day we remove more than the oceans can replenish. We are draining our oceans of life and protein for a hungry planet.
The good news is that our oceans are astoundingly resilient. Contrary to popular belief, the sea is not ungoverned. Ten countries control most of the world's wild seafood catch. Oceana has won critical policy victories in many of these countries, protecting more than a million square miles of ocean.
We can turn things around if we focus on three goals: ending overfishing, controlling bycatch and protecting our ocean nurseries. Help us ensure that the oceans remain bountiful and beautiful for generations to come. Join Oceana today.

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Gli oceani coprono il 71% del pianeta e sono la fonte della vita su Terra. Oltre un miliardo di persone, incluse alcune delle genti più povere nel mondo, dipendono per la loro sopravvivenza dagli oceani e da ciò che il mare è in grado di offrire. Ma il nostro pianeta blu è sotto attaccoa. Ogni giorno noi preleviamo dal mare più di quanto gli oceani possano rigenerare. Noi stiamo esaurendo nei nostri oceani la vita e le proteine necessarie ad un pianeta affamato.
Le buone notizie sono che i nostri oceani sono stupefacentemente resilienti. Contrariamente a quanto comunemente si crede, il mare non è senza governo. Dieci paesi controllano la maggior parte delle risorse alimentari che vengono pescate in mare. Oceana ha condotto e vinto molte battaglie politiche in questi paesi, arrivando a proteggere più di un milione di miglia quadrate di oceano.
E potremo fare ancora molto di più se concentreremo i nostri sforzi su tre obiettivi fondamentali: 1 - Fermare lo sforzo eccessivo di pesca sui vari popolamenti ittici; 2 - Regolamentare opportunamente la pesca per quanto riguarda le techiche impiegate e i periodi di esercizio; 3 - Proteggere sia le zone che i periodi di riproduzione delle singole specie. Aiutaci ad assicurare tutto ciò.

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Post di Giovanni Rossi Filangieri

Lo conosco è bellissimo...
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A Sabrina Mattioli, Maria Ghelia, Lidiana Pompeo, Alfonso Nigro, Giò Nastasi, Manfred Bortoli, Francesco Genchi, Ferdy Sapio, Rossella Paternò e Giovanni Rossi Filangieri piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 6/03/13

Shell: stop ad estrazione di petrolio nell'Artico. E nel Mediterraneo?
di Greenpeace
http://www.ilcambiamento.it/territorio/shell_shttp://oceana.org/en/eu/home#2013.html


Shell ha annunciato la decisione di abbandonare per il 2013 i propri piani di estrazione del petrolio al largo delle coste dell’Alaska, nell’Artico. Non è però solo l’Artico ad essere minacciato dalle trivelle ma anche il Mediterraneo, dove l'azienda ha progetti di trivellazioni dal Canale di Sicilia al Mar Ionio.
     5 Marzo 2013 - Non è solo l’Artico ad essere minacciato dalle trivelle ma anche il nostro Mediterraneo Shell ha annunciato la decisione di abbandonare per il 2013 i propri piani di estrazione del petrolio al largo delle coste dell’Alaska, nell’Artico. Per Greenpeace, impegnata da tempo in una campagna che ha visto finora oltre 2,7 milioni di persone firmare la petizione "savethearctic.org" per chiedere di fermare le perforazioni petrolifere nell’Artico - questa decisione è la prima cosa giusta che fa Shell in Alaska.
     “La reputazione di Shell come miglior azienda del settore è stata messa a dura prova da una serie di disavventure e disastri mancati. Segno che anche chi si crede il migliore ha difficoltà nelle trivellazioni nell’Artico” dichiara Giorgia Monti, responsabile campagna mare di Greenpeace. Meno di due mesi fa il naufragio della piattaforma petrolifera Kulluk della Shell vicino all’isola di Kodiak in Alaska, un paradiso di biodiversità, ha dimostrato chiaramente che queste operazioni sono troppo rischiose. Gli effetti di una 'marea nera' nell’Artico sono purtroppo noti: basti ricordare le conseguenze del disastro della Exxon Valdez, che nel 1989 si schiantò nel Prince William Sound provocando la moria di migliaia di uccelli, foche, otarie, orche e pesci di cui molte popolazioni non si sono mai riprese. “Adesso Obama deve fermare per sempre ogni trivellazione in Artico, non solo per salvare un ecosistema così fragile e prezioso e le comunità che da esso dipendono, ma per mandare un segnale deciso alle altre nazioni: è tempo di fermare la nostra dipendenza dai combustibili fossili” conclude Giorgia Monti.
     Non è solo l’Artico ad essere minacciato dalle trivelle ma anche il nostro Mediterraneo, dove Shell ha progetti di trivellazioni dal Canale di Sicilia al Mar Ionio. Sono in via di autorizzazione proprio in questi mesi due rogetti di ricerca della Shell nel Golfo di Taranto, nonostante la forte opposizione delle comunità locali. In Italia è in atto una vera e propria corsa al petrolio: la settimana scorsa è arrivata l’autorizzazione della piattaforma Ombrina Mare al largo delle coste abruzzesi, mentre l’Eni ha ottenuto l’esclusione dalla VIA per i suoi progetti nel Golfo di Taranto. Chi salirà adesso al Governo avrà anche la responsabilità di dover scegliere come intende gestire le risorse del nostro mare: tutelarle a beneficio dell’economia locale (pesca e turismo), o svenderle ai petrolieri ipotecando il futuro di chi vive sulle coste.
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Commento del sottsocritto a margine del post

Greenpeace denuncia la situazione "trivelle" in Mediterraneo, "mare" di conquista dei petrolieri... Qui abbiamo certamente un clima più temperato e gradevole dell'Artico... E il sole non dispiace a nessuno...
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A Alfonso Nigro e Ilva Alvani piace questo elemento.
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Lucania. Da noi il prezzo del petrolio più basso del mondo, grazie a Bubbico e Co.
di Ottavio Frammartino
http://ottavioframmartino.blogspot.it/...da-noi-il-prezzo-del-petrolio-piu-basso.html


I cittadini eletti Petrocelli e Liuzzi (cinquestelle) si facciano portavoce della richiesta di riscatto del popolo lucano.
     5/03/13 - Il primo passo che i nuovi cittadini dei grillini Lucani eletti in parlamento e al senato dovrebbe essere quello di proporre una iniziativa legislativa chiamata "Io non autorizzo altre trivellazioni nella mia terra". Noi come movimento no triv dovremmo riprendere l’iniziativa politica per "Fermare le nuove trivellazioni (ci bastano $ 8 milioni al giorno per sviluppare l'economia in Basilicata)" chiedendo di "Rinegoziare le royalties al 50 %". Le royalties infatti sono una forma di 'compensazione ambientale' pagata per i danni causati dalle estrazioni.
     Se è vero che il sottosuolo appartiene allo Stato, ma i macchinari vanno sul suolo lucano e i danni delle estrazioni li subiscono i lucani. Perciò quelle royalties sono un nostro "Diritto". La Basilicata, viene sottolineato, ha i giacimenti petroliferi più grandi d'Europa su terraferma. Da 15 anni estraggono 80mila barili di petrolio al giorno dalla Val d'Agri, "sottraendo dal territorio $ 240 milioni al mese e pagando alla Basilicata le royalties più basse al mondo". E via con un dardo ben mirato: "Ora i politici 'hanno deciso' di aumentare le estrazioni a 200mila barili al giorno, trivellando ovunque nella Basilicata, anche nel mare".
     Sono una quarantina i siti d'estrazione nel potentino e nel materano, nonchè nello Jonio prospiciente il litorale calabro-lucano. Ecco perché noi e i comuni a partire da ottobre ci siamo mobilitati con petizioni popolari e manifestazioni ed iniziative di opposizioni alle richieste di via al ministero dello sviluppo economico, opposizione che anche i comuni del Metapontino e calabresi hanno fatto, e che oggi bisogna riprendere partendo dal basso, e potendo contare anche su un gruppo parlamentare (cinquestelle) sensibile a questo tema per una iniziativa che dica "Stop alle nuove trivellazioni, Sì all'aumento delle royalties al 50 per cento".
     La Basilicata riceve per il suo petrolio il 7, più il 3 per cento derivante da un provvidenziale (s)memorandum. A differenza di Libia e Indonesia con l'85 per cento, Russia e Norvegia l'80, Alaska 60 e Canada 50. Noi ci chiediamo perché "si vende il petrolio lucano al prezzo più basso del mondo". Una delle ragioni è che quelli della classe politica di ieri (a cominciare da Filippo Bubbico, il primo a sottoscrivere un accordo capestro tutto a vantaggio delle multinazionali) sono stati i peggiori negoziatori al mondo per il popolo lucano e i migliori per le compagnie petrolifere. Si sa che nel sottosuolo ci sono petrol-alchimie sconosciute ai più? Eppoi ci si domanda come mai "la Basilicata abbia l'incidenza di tumori più alta in Italia. Nemmeno nelle regioni del Nord, che sono piene di fabbriche, c'è un'incidenza simile". Noi ci auguriamo che questo vento di cambiamento, il Tusmani grillino sia la voce di queste istanze senza se e senza ma.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Poi dicono che i grillini non abbiano prorammmi e cose da fare... Da essi invece i cittadini si aspettano molto... E non solo in Lucania...
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A Giusi Orefice, Francesco Genchi e Ilva Alvani piace questo elemento.
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La storia del petrolio in 300 secondi
di Guido Picchetti (a margine di un video condiviso su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/590916407602907


     06/03/13 - "La storia del petrolio in 300 secondi", un video in difesa delle energie rinnovabili assolutamente da non perdere... Un vero gioiello, piccolo per la sua semplicità, ma grande per l'ottima tecnica che lo contraddistingue e il messaggio che intende trasmettere.
     Il filmato risale al novembre 2011. Ma conserva intatta tutta la sua attualità e ringrazio Assunta Di Florio che, nella sua preziosa rassegna giornaliera di articoli legati ai problemi delle energie fossili, me lo segnalato, proprio ieri ripreso sulla pagina web di "Minimoimpatto.com", un sito dedicato alle pratiche ecosostenibili, ricco di idee e consigli su come essere "eco-logici" nella vita quotidiana.
     Consiglio finale. gustatevi il video a pieno schermo, e rivedetelo pure più volte, per non perdere nulla del suo contenuto in immagini e parole... Ne vale la pena... E poi fate come dice l'autore: "AIUTATEMI A DIFFONDERE QUESTO VIDEO, GRAZIE!".

LA STORIA DEL PETROLIO IN 300 SECONDI
Caricato da "RiflessioniCondivise's channel" in data 15/nov/2011 - (5'38")
AIUTATEMI A DIFFONDERE QUESTO VIDEO, GRAZIE!


http://youtu.be/GdQlMKlYS-8

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Post di Stefano Scaltriti
Grazie Guido: animato, elementare, diretto = perfetto per il pantesco...
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A Maria Rosa Maccotta, Barbara Giangravè, Giovanni Angeloni, Gregorio Spata, Erik Vallini e Ilva Alvani piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 5/03/13

I Comuni emiliani terremotati compatti contro le trivelle
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/156588604499423

      5/03/13 - Ieri sera in Emilia Romagna, mentre i sindaci dell'Unione Bassa Reggiana insieme ai comitati No Triv discutevano sui provvedimenti da prendere in merito ai progetti di trivellazione previsti in gran parte dei territori di loro competenza, i sindaci dell’"Unione Alto Ferrarese" hanno battuto sul tempo i colleghi reggiani approvando una delibera congiunta su un documento messo a apunto il del per fermare le trivellazioni nelle zone colpite dal sisma del maggio scorso. Delibera che ha trovato d’accordo tutti i primi cittadini dei Comuni di Poggio Renatico, Mirabello, Sant’Agostino, Vigarano, Cento e Bondeno,one a la ricevo da Betti Sala che ringrazio. Ma pensate che, oltre a questa breve notizia sulla stampa lovcale, ci sia stato qualche accenno al riguardo sui media nazionali ? Silenzio totale... Meglio parlare di Grillo e del suo mascheramento da spiaggia, fatto apposta per prendere in giro chi gli da la caccia. costringendoli a parlare di baggianate e a fare la figura dei pirla...Congratulazioni invece e auguri ai sindaci emiliani per le decisioni all'avanguardia che stanno prendendo per il bene delle comunità che rappresentano... Qui a seguire i
due articoli pubblicati il 23 02/13 e oggi 5/03/13 da "La Gazzetta di Reggio" sul "No" deciso alle trivelle aspresso dai sindaci emiliani.

I Comuni terremotati compatti contro le trivelle
di d.v. della "Gazzezza di Reggio"
http://gazzettadireggio...comuni-terremotati-compatti-contro-le-trivelle-1.6643557

Nel Ferrarese emessa una delibera congiunta dei sindaci che crea un precedente. Domani una pagina sull’incontro di Gualtieri tra il Comitato No Triv e i sindaci dell’Unione Bassa reggiana.
    GUALTIERI, 5 Marzo 2013 - Mentre ieri sera, nella Sala Falegnami di piazza Bentivoglio a Gualtieri, i sindaci dell’Unione Bassa reggiana discutevano dei provvedimenti comuni da prendere assieme riguardo ai progetti di trivellazioni per idrocarburi nell’“Area Sorbolo” – ossia gran parte dei Comuni della Bassa ovest – a Ferrara i sindaci dell’Unione Alto Ferrarese “hanno bruciato” sul tempo i colleghi reggiani, emettendo una delibera congiunta per fermare le trivellazioni nelle zone colpite dal sisma del maggio scorso.
    Il provvedimento è stato approvato il 27 febbraio scorso, nell’ambito della Conferenza dei sindaci dell’Alto Ferrarese, e ha trovato d’accordo tutti i primi cittadini dei Comuni di Poggio Renatico, Mirabello, Sant’Agostino, Vigarano, Cento e Bondeno, tutti territori tristemente noti alle cronache per essere stati l’epicentro della prima delle due terribili scosse del maggio scorso.
    Dietro alla decisione c’è la motivazione, condivisa da politici e gran parte dei cittadini, secondo cui la gente è fortemente destabilizzata dal terremoto, e che «a fronte di questi eventi – si legge nel documento condiviso approvato – è indispensabile adottare sistemi di prevenzione al fine di evitare ulteriori danni al territorio, agli edifici e soprattutto alle persone».
    «Sussistono possibilità di inquinamento ambientale da perforazione causato da fluidi perforati – prosegue il documento – che si disperdono nel sottosuolo contaminando le falde acquifere». Con questa delibera, i Comuni ferraresi «si impegnano a trasmettere i contenuti di quanto approvato alla Regione e al competente ministero». Un esempio che potrebbe essere presto seguito dai Comuni dell’Unione Bassa reggiana e degli altri territori coinvolti.


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Trivelle nella Bassa, i sindaci dicono no
di Daniele Valisena
http://gazzettadireggio..../news/trivelle-nella-bassa-i-sindaci-dicono-no-1.6570899


Correggio: i comuni dell’Unione pianura reggiana a fianco dei No Triv contro la ricerca di gas naturale nel sottosuolo
     CORREGGIO, 21 Febbraio 2013 - Il Comune di Correggio e tutti quelli dell’Unione Pianura Reggiana dicono «No» alle trivelle nella Bassa e sono pronti a utilizzare le armi istituzionali per ostacolare la concessione del via libera alla Po Valley per iniziare le ricerche di gas naturale. Almeno per ora.
    Si è risolto con un sostanziale accordo l’incontro pubblico di martedì sera in un Palazzo dei Principi gremito (quasi 150 i partecipanti, numero superiore alla capienza della sala) che ha messo a confronto il Comitato No Triv reggiano, l’associazione Salviamo il paesaggio e il sindaco Marzio Iotti, anche se, come ha spiegato il primo cittadino nel corso del suo intervento, «le nostre armi istituzionali si limitano all’invio di osservazioni e alla possibilità di emettere un’ordinanza contraria, che può sempre essere impugnata al Tar», dato che le normative concedono allo Stato «la proprietà delle risorse del sottosuolo, in quanto queste rientrano nei beni comuni di interesse nazionale».
    Un appoggio “quasi” totale dunque, che proseguirà parallelamente all’azione del Comitato, che invierà anch’esso a giorni le proprie osservazioni alla Regione, l’ente preposto al rilascio della Via, la Valutazione d’impatto ambientale che funge in pratica da nulla osta all’inizio delle trivellazioni.
    Proprio sul «per ora» aggiunto dal sindaco si è acceso il disappunto della sala e dei relatori, in particolare del giornalista Pietro Dommarco, uno dei massimi esperti di ricerca ed estrazione di petrolio e gas naturale in Italia, il quale ha invocato «una maggiore incisività da parte dei comuni, le cui osservazioni possono influenzare le decisioni della commissione regionale», mentre il pubblico ha invocato «pressioni su Errani, che ha sì convocato una commissione subito dopo il terremoto per capire se l’estrazione di gas naturale e idrocarburi abbia in qualche modo provocato o aggravato il sisma della primavera scorsa, ma ha incaricato di giudicare le responsabilità delle compagnie di estrazione nove geologi che per queste compagnie ci lavorano; vogliamo una commissione con almeno cinque geologi non stipendiati dai petrolieri, lo dica a Errani».
    L’incontro si è aperto con la proiezione di un servizio realizzato da Antonio Monteleone di Report, nel corso del quale alcuni geologi dell’Arpa e dell’Ingv confermavano la possibile correlazione tra la presenza di attività di estrazione e la formazione di terremoti, concentrandosi su quanto avvenuto in Emilia.
    Moderatrice dell’incontro è stata Elisabetta Sala, fabbricese, attivista del Comitato No Triv Bassa reggiana, che ha illustrato la «preoccupante sovrapposizione o vicinanza tra i siti di estrazione di idrocarburi con gli epicentri dei terremoti che hanno flagellato l’Emilia lo scorso anno», mostrando anche una serie di diapositive che mostravano lo stato di degrado in cui versano i vecchi siti di estrazione abbandonati dall’Eni, come quello di Bagnolo.
    A seguire il giornalista Pietro Dommarco, autore del libro inchiesta “Trivelle d’Italia”, ha illustrato la storia recente e non delle trivellazioni in Italia, spiegando alcuni dei “trucchi” giuridici e delle concessioni che rendono l’Italia il “paradiso dei cercatori di idrocarburi” (si va dalla detassazione per estrazioni inferiori a determinate quantità di barili giornalieri alla possibilità di scegliere il Paese in cui farsi tassare i profitti, fino alla possibilità di non sottoscrivere assicurazioni per pagare i possibili danni se il capitale sociale delle società è basso); in seguito ha poi discusso della «scarsa probabilità che l’Italia abbia davvero la capacità di divenire l’hub europeo del gas naturale, come l’Eni e alcuni ministri sostengono».
    A seguire Olinto Bonori, scopritore della “faglia di Correggio” e che per anni ha studiato per conto dei comuni la morfologia della Bassa, ha illustrato i motivi che spingono le compagnie petrolifere a cercare idrocarburi proprio laddove i terremoti e i pericoli causati dalle scosse sono più forti.
    Ultimo a intervenire è stato il sindaco di Correggio, Marzio Iotti, che ha parlato a nome dei sindaci dell’Unione Pianura Reggiana (che comprende Correggio, Rolo, Fabbrico, Campagnola, Rio Saliceto e San Martino in Rio) e ha spiegato come l’allarme suscitato dalla notizia dei possibili scavi, a così poca distanza dal terremoto, «ci ha spinto – ha spiegato Iotti – a muoverci per evitare possibili ripercussioni. Per questo invieremo tre tipi di osservazioni alla Regione, nelle quali chiederemo: l’estensione del tempo per la valutazione della Vis (Valutazione dell’impatto sanitario, ndr), la convocazione e il giudizio della Commissione chiesta da Errani e uno studio sul pericolo che queste operazioni possono avere in relazione alla sismicità della zona». Ultimi a intervenire gli attivisti dei comitati No Triv di Rivara e Ravenna, anch’essi presenti all’incontro.

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A Vivian Gosio, Ivana Artioli, Betta Sala, Ilva Alvani e Alfonso Nigro piace questo elemento.
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Troppi fondi alle energie fossili: l'Earth Policy Institute fa i conti ai governi
di Andrea Spinelli
http://www.ecoblog.it/post/54725/troppi-fondi-alle-energie-fossili-learth-policy-institute-fa-i-conti-ai-governi


     04 mar 2013 - Secondo l’Earth Policy Institute (EPI), un’organizzazione ambientale neoliberista fondata dall’analista ambientale Lester Brown nel 2001, nel 2011 i fondi garantiti dai governi mondiali alle fonti energetiche convenzionali ammontano a 623 miliardi di dollari, mentre per le rinnovabili appena a 88.
EPI, che ha basato il suo studio su alcuni dati dell’International Energy Agency (IEA), l’organizzazione intergovernativa dell’OCSE, sottolinea quanto l’evidente sproporzione sia figlia delle politiche energetiche retrograde dei vari governi, che a parole sono tutti d’accordo nel combattere i cambiamenti climatici ma che, nella sostanza, erogano alle fonti fossili molti più sussidi che a quelle rinnovabili.
     EPI parla chiaramente di un gioco truccato in favore delle energie non rinnovabili, anche perché vengono omessi i costi ambientali e sanitari del carbone ardente, del petrolio e del gas naturale dai loro prezzi di mercato.
     Dei 623 miliardi di dollari garantiti alle fonti energetiche fossili, circa 100 sarebbero assegnati per la produzione mentre i restanti sono per il consumo: il 20% in più rispetto al 2010, anche per colpa dell’aumento del prezzo del petrolio che, invece di disincentivare i combustibili fossili ne ha visto crescere i sussidi.
     Dei 523 miliardi dollari garantiti per il consumo, 285 miliardi sono andati al mercato del petrolio, 104 miliardi al gas naturale e 3 miliardi per il carbone; un ulteriore supplemento di 131 miliardi è stato suddiviso tra le tre fonti di energia fossile appositamente per il loro utilizzo nella produzione di energia elettrica.
     Gli Stati che hanno avuto maggior peso in questa insostenibiltà delle politiche energetiche mondiali sono Iran, Arabia Saudita, Russia, India e Cina: solo il regime iraniano degli Ayatollah ha garantito 82 miliardi di dollari alle fonti fossili, l’equivalente del 17% del Pil; allo stesso modo, anche tutti gli altri paesi hanno garantito incentivi miliardari alle fonti non rinnovabili.
     Secondo il rapporto tuttavia, la cifra spaventosa dei 623 miliardi non rappresenta tutte le misure di sostegno per questo tipo di fonti energetiche: le agevolazioni fiscali, che variano da paese a paese, i fondi investiti nella ricerca, sono tutti elementi di forte criticità nella gestione dei fondi energetici.
     Degli 88 miliardi erogati a livello mondiale per le fonti rinnovabili invece la maggior parte vengono pagati al produttore di energia: la cifra è equamente distribuita tra solare, fotovoltaico, eolico, biomasse e biocarburanti.
     Secondo l’EPI tuttavia l’industria dei combustibili fossili non necessita di questi ingenti aiuti, anzi: nel 2012 le Big-Five Companies petrolifere (Royal Dutch Shell, ExxonMobil, BP, Chevron e Conoco-Phillips) hanno rastrellato un totale di 137 miliardi di dollari di profitti a fronte di 285 miliardi di dollari di “sostegno” al petrolio. Cifre che fanno girare la testa e la calcolatrice.
[Via | EPI]
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Commento del sottoscritto a margine del post
Certamente, dopo aver letto questo articolo di Andrea Spinelli su Ecoblog e i documenti citati, non si può fare a meno di notare come la lungimiranza dei governi attualmente in carica un pò ovunque nel mondo lasci davvero molto a desiderare. Sembra quasi che quanto può accadere da qui a qualche decennio, per chi ci governa, non abbia nessun valore e scarso interesse. Basta sopravvivere (e far quattrini...) oggi... O meglio ancora, finchè dura l'incarico di governo ricoperto al momento. Il motto dominante delle attuali classi politiche sembra proprio "e dopo di me il diluvio....". E, se questo è il frutto della "democrazia" dominante che sempre più auspichiamo si diffonda nel mondo, davvero non c'è molto da sperare...
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Post di Betta Sala

Oh no... Cambierà tutto... Sta cambiando tutto !!!
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Post di Guido Picchetti

Spero proprio tu abbia ragione... ma la vedo dura ... :-)
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Post di Betta Sala
Ieri sera anche l'Unione Comuni della BASSA reggiana ha detto NO al mondo petrolifero. Anzi "REGGIO EMILIA DICE NO AGLI IDROCARBURI !!! Maria Rita D'Orsogna grazie...
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Post di Guido Picchetti

E' proprio da lì che occorre parta il cambiamento... Certi guai li hanno sperimentati sulla loro pelle... Ma non mi sembra che i media nazionali (e non solo...) da quell'orecchio ci sentano.. . Dammi per favore il link della notizia del "No" dell'Unione dei Comuni della Bassa Reggiana di cui dicevi...
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Post di Betta Sala

- "I Comuni terremotati compatti contro le trivelle - Cronaca - Gazzetta di Reggio"
http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/...i-comuni-terremotati-compatti-contro-le-trivelle-1.6643557
- "Trivelle nella Bassa, i sindaci dicono no"
http://247.libero.it/rfocus/17196088/1/trivelle-nella-bassa-i-sindaci-dicono-no/ 
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Dalla mia Bacheca su FB del 4/03/13

Risolta l’emergenza collegamenti con Lampedusa e Linosa
da "Agrigento Web"
http://agrigentoweb.it/...-lampedusa-e-linosa-nicolini-soddisfatta-accolte-le-nostre-richieste_129461


Nicolini: “Soddisfatta, accolte le nostre richieste”. Il Tavolo tecnico continuerà a lavorare fino a un piano definitivo per i trasporti delle Pelagie.
     4/03/13 - Arriverà la motonave Laurana a garantire la continuità territoriale tra le Isole Pelagie e la Sicilia. E sarà affiancata dal Bilton, un traghetto ro-ro destinato al solo trasporto merci, incluse quelle pericolose. E’ questo il risultato del tavolo tecnico tra ministero delle Infrastrutture, assessorati regionali ai Trasporti e al Bilancio, comune di Lampedusa e comune di Porto Empedocle, autorità marittima, delegazione di cittadini e Compagnia delle isole, riunitosi oggi a Palermo. La nave Laurana uscirà tra una settimana dal cantiere, dove è stata sottoposta a lavori di ammodernamento, e sarà destinata alla rotta Porto Empedocle – Linosa – Lampedusa.
     “Sono molto soddisfatta di questo risultato – ha commentato il sindaco delle Pelagie, Giusi Nicolini, uscendo dall’incontro in Regione -. La decisione della Compagnia delle Isole di dotarci di due mezzi idonei e distinti, per passeggeri e merci, dimostra che la nostra richiesta era legittima e fondata”.
     Quella adottata oggi è comunque una soluzione temporanea, perché la nave Laurana non è il mezzo più adatto a servire questa rotta, assicurando quella continuità territoriale importante per le persone, ma altrettanto fondamentale per il sistema produttivo che sul trasporto del pescato basa una parte importante dell’economia delle Isole. Per questo il tavolo tecnico rimarrà al lavoro fino a quando non sarà varato un piano di collegamento definitivo.
     “Come ho già detto più volte – ha concluso – le nostre Isole hanno bisogno di una soluzione ‘dedicata’, che tenga conto della distanza e delle condizione meteo marine spesso molto critiche del canale di Sicilia, così come delle attività economiche su cui si regge la vita delle comunità. E mi riferisco in particolare a Linosa, spesso dimenticata, che sul trasporto marittimo basa il suo unico collegamento con la terraferma”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Sono felice per Lampedusa.... E Pantelleria ? Invece di unire la sua voce e rafforzare la protesta dei cugini di Lampedusa e Linosa restò in silenzio a guardar le stelle... e a chiedersi se Il "Pietro Novelli" sarebbe arrivato o meno...
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Post di Michele Tremarco
Ammirabile la concretezza dei Lampedusani ....... Poco apprezzabile la discriminazione operata dagli assessorati responsabili al trasporto e al turismo ..... ed il Presidente alla regione Sicilia " Crocetta " che ne pensa di questa discriminazione ???
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Sul gas di scisto l'Europa apre una consultazione pubblica
di Marina Perotta
http://www.ecoblog.it/post/54529/sul-gas-di-scisto-leuropa-apre-una-consultazione-pubblica


      03 mar 2013 - Gas di scisto o gas non convenzionale, chiamatelo come volete a patto che esprimiate la vostra posizione in Europa. Infatti è online da qualche giorno e fino al 23 marzo la consultazione pubblica per conoscere l’opinione degli europei in merito a: gas di scisto (shale gas), di gas da sabbie compatte (tight gas), di metano da depositi carboniferi (coal bed methane) o di petrolio di scisto (shale oil).
Ovviamente io l’ho compilato e inviato ma l’opinione pubblica però andrebbe anche adeguatamente informata, anche se da quel che si legge in merito al questionario questo comunque non inficerà eventuali decisioni della Commissione europea.
      In ogni caso c’è da dire che laddove il gas di scisto viene estratto, ossia negli Stati Uniti, si sono presentati notevoli problemi ambientali come d’altronde anche Matt Damon nel suo film "Promiseland" denuncia: dall’inquinamento delle falde acquifere all’aumento delle emissioni di CO2. Tutte criticità, peraltro, rilevate nel questionario. Ma quel che dovrebbe essere rimarcato è che per estrarre gas di scisto occorre moltissima acqua che viene restituita inquinata.
      Ecco dunque che l’opionione pubblica va a giocare un ruolo determinante e secondo un recente sondaggio, così come riferisce Libération, il 74% degli europei e l’89% dei francesi sono preoccupati se avessero vicino casa un impianto di estrazione di gas di scisto. Certo in Francia poi la situazione sembra oltremodo insostenibile anche a causa della presenza delle centrali nucleari.
      Rispetto al gas di scisto alcuni paesi europei comle la Polonia o il Regno Unito hanno autonomamente decido di avviare esplorazioni in merito alle loro riserve di gas di scisto. Ma non appartiene all’Unione europea decidere quali fonti di energia uno Stato membro debba usare e semmai il ruolod ella Ue è di assicurare che non vi siano rischi per la salute pubblica e per l’ambiente.
[ Via | Liberation ] [Foto | Getty Images ]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Qui il link per la consultazione pubblica promossa dalla Commissione Europea sulla produzione di "Combustibili fossili non convenzionali (ad es. gas di scisto) in Europa": http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch?form=SHALEGAS&lang=it.
Il mio "no" l'ho dato, per quel che potrà valere... Ed è un "no" che ho dato rispondendo a tutte le domande poste dal referendum, numerose e ben specificate... Ma senza una vera informazione al riguardo e una presa di coscienza da parte dei cittadini europei dei reali termini del problema e dei tanti rischi connessi per la loro salute e per il loro futuro benessere, temo proprio che la promozione del referendum non servirà a molto...
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Post di Renzo Brigante

La Commissione Europea fa da ridere, vogliono il REFERENDUM !!! Ma se non hanno neanche ascoltato quello dei francesi che hanno detto "NO!" a MAASTRICH.
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Dalla mia Bacheca su FB del 3/03/13

ENI ci ama? Ma quanto ci ama?
di devolved (a cura di Martino Di Serio)
https://ilblogdellasci.wordpress.com/2013/02/15/eni-ci-ama-ma-quanto-ci-ama/


     3/03/13 - Riprendo l'articolo da "Il Blog della SCI (Società Chimica Italiana)", grazie ad una segnalazione di Enzo Palazzo su Fb del 2/03/13 (gp).

    I Fatti
    Nel 2008 fece scalpore la notizia dell’ accordo Massachusetts Institute of Technology (MIT)-Eni per un finanziamento complessivo di 50 Milioni di dollari. Recentemente è stata annunciata un rinnovo della partnership per 10 Milioni di dollari all’anno. Questi i fatti, ora seguono prima una considerazione sull’entità del finanziamento e poi alcune domande che come cittadino italiano (e quindi azionista dell’Eni) mi sovvengono per la valutazione dell’investimento fatto.
    La Considerazione
    Tutta l’accademia italiana è alle prese con la prima fase del richiesta di finanziamento PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale) al MIUR (il 14 Febbraio scadono i termini). Il finanziamento complessivamente assegnato al settore ERC (European Research Council) PE (Mathematics, physical sciences, information and communication, engineering, universe and earth sciences) è di euro 15.303.958. Partendo dal presupposto che la cifra messa a disposizione dal ministero è sicuramente insufficiente ad assicurare la competitività delle nostre università rispetto alle università straniere, resta comunque la considerazione che l’ENI finanzia il solo MIT con circa il 50% del budget che lo stato Italiano mette a disposizione dei settori della scienza di base e della tecnologia (Matematica, Fisica, Chimica, Ingegneria e Geologia) di tutta l’Università Italiana.
    Le Domande
    1) Qual'è l’investimento di Eni nell’Università Italiana ?
    2) Quali ritorni scientifici si sono avuti dall’investimento passato? Sul sito MITei-solar frontier center sono riportate dal 2010 al 2012, 24 pubblicazioni. Il costo medio si aggira intorno a 830.000 dollari a pubblicazione calcolando 10 milioni di dollari all’anno di investimento. Non si vuole essere quantitativi, ma la cifra impressiona tenendo conto delle cifre con cui i ricercatori italiani si devono confrontare.
    3) Chi è proprietario dei diritti brevettuali delle domande di brevetto depositate nell’ambito del programma Solar frontier Center?
Uno dei risultati più pubblicizzati sono le celle fotovoltaiche supportate su carta o tessuto. Allo stato attuale (almeno dalle notizie che si possono ricavare da Espacenet) sembra che il proprietario dei diritti sia il solo MIT.

    4) I Dirigenti ENI hanno mai pensato alla possibilità di “call for proposal” rivolte all’Università Italiana per verificare se anche dalla ricerca dell’Università Italiana possano emergere soluzioni/innovazioni utili all’Italiana (almeno per ora) ENI?
    La Conclusione
    Voglio precisare che qui non si mettono in discussione né le competenze del MIT né la professionalità e l’eccellenza dei ricercatori Eni. Molti di questi li conosco personalmente e godono della mia massima stima. Tra l’altro i loro eccellenti risultati presenti e passati (anche nel settore dei nuovi materiali per il solare) sono noti a chi si occupa di chimica industriale.
    La cosa su cui si vuole aprire una discussione è sull’opportunità che, in questi momenti di crisi per l’Italia, l’Eni svolga un’azione di sponsorizzazione liberale (donazione) nei confronti di una organizzazione Statunitense. Naturalmente l’ENI è libera di farlo, ma come ricercatori in Italia saremmo curiosi di sapere quanto l’ENI investe in Italia o se invece la sua azione complessiva di sponsorizzazione liberale della ricerca (perché di questo “sembra” si tratti) è contraria a quanto i nostri governi (almeno a parole) hanno cercato di arginare (la fuga dei cervelli).
    Preoccupa quanto riportato sul sito MITEei a proposito dell’accordo Eni-MIT:

  “While the exact funding level was not disclosed, the agreement between Eni and MIT “significantly exceeds” the $5 million annual commitment required for founding members of MITEI, according to a press release, making Eni the energy initiative’s largest research sponsor. Eni has directly supported 100 energy researchers at MIT over the past five years, and 52 students have been supported as Eni-MIT Energy Fellows”

Per approfondire:

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Post di Corrado Tringali del 18 febbraio 2013 a margine dell'articolo sul Blog della Sci
Condivido le considerazioni di Martino Di Serio. Il dato che mi ha più impressionato è il costo medio stimato di 830.000 dollari per pubblicazione riportata sul sito MITei-solar frontier center. A questo proposito mi chiedo come mai, fra i tanti parametri di valutazione e i tanti algoritmi sviluppati per l’accesso dei ricercatori italiani a commissioni, concorsi, finanziamenti, ecc. non ce ne sia uno che metta chiaramente in relazione i risultati conseguiti (pubblicazioni, brevetti e altro) con i finanziamenti ottenuti, ovviamente per un definito arco temporale.
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Post di Fabrizia Arduini a margine dell'articolo su Fb
Avevo letto di questa collaborazione, ma non in maniera così dettagliata. Certo è che fa pensare: a noi la monnezza, agli altri l'innovazione. E se lo fa una multinazionale come l'ENI che per quasi il 30% e di NOI TUTTI italiani, immaginate cosa pensano di noi e della nostra terra chi non è nemmeno italiano
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Post di Enzo Palazzo
Siamo sempre di più un paese anomalo... ma cambieranno le cose, e anche a breve...
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Dalla mia Bacheca su FB del 2/03/13

Massimo Bonì, candidato sindaco dei "Grillini Panteschi"
di Salvatore Gabriele (postato con una immagine su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200205797401975&l=7029ce1617


    
02/03/2013 - La "News 11251" di Salvatore Gabriele pubblicata in data odierna sul suo notiziario "Pantelleria Internet Com". Nella foto Massimo Bonì. (gp)

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Massimo Bonì candidato sindaco dei "Grillini Panteschi"... Auguri...
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Post di Salvatore Addolorato
... 'nfinalmente un umano in lista per l'isola... in culo alla balena, massimì!
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Post di Mattea Bonfiglio
Siamo tutti con te...
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Clini ai neoeletti Movimento 5 Stelle: "Incontriamoci e vi dico cosa ho fatto per l'ambiente" di Marina Perotta
http://www.ecoblog.it...-5-stelle-incontriamoci-e-vi-dico-cosa-ho-fatto-per-lambiente
 

  
   01 mar 2013 - Corrado Clini ministro per l’Ambiente vuole incontrare i neo eletti del Movimento 5 Stelle per completare l‘Agenda verde da lui proposta prima delle elezioni, ovvero quel programma che avrebbe dovuto mettere in pratica Mario Monti se fosse stato eletto. Tra i punti la famosa Autorizzazione unica ambientale, approvata con il governo agli scoccioli prrima delle elezioni e che che di fatto liberalizza le possibilità di inquinare impunemente per 15 anni.
            
     L’annuncio dalle pagine del sito del ministero per l’Ambiente e nel comunicato che riporta alla fine la lettera inviata proprio ai neo eletti del Movimento 5 Stelle:

  Il Movimento ha da sempre manifestato una grande attenzione per la protezione dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile e la sensibilità dei nuovi parlamentari può essere il valore aggiunto che serve al Parlamento per completare l’agenda verde per la crescita sostenibile dell’Italia avviata con le misure adottate nell’ultimo anno.

     Sostanzialmente colui che a breve sarà ex ministro all’Ambiente, a meno che non sia poi riconfermato nuovamente, chiede ai neo parlamentari e neo senatori di riprendere quelle parti incompiute dell’Agenda verde, come la fiscalità ambientale, bonifiche dei siti industriali gestione integrata delle risorse idriche fino a misure per completare la trasformazione della struttura energetica nazionale verso un sistema distribuito basato sulla combinazione di fonti rinnovabili ed efficienza che sia un prosieguo di quella politica ambientale da lui progettata.
     Forse i grillini non terranno in considerazione queste proposte lontane anni luce dai loro programmi, mancando sopratutto fotovoltaico e risparmio energetico. E comunque, i grillini vorranno incontrare l’artefice del Decreto Salva-Ilva? In fondo è di questo che parliamo. Clini comunque conclude così il suo invito:

  "Come Ministro uscente sarei lieto di offrire ai gruppi parlamentari del Movimento una informazione completa sul lavoro già fatto e su quello che resta, senza alcuna pretesa di convincervi sulle decisioni che abbiamo preso e sulle prospettive che abbiamo dato al nostro lavoro. Resto in attesa di sapere se vorrete incontrarmi."

[ Foto | Getty Images ]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post.

Un bell'esempio di come vengono blanditi da più parti i "grillini", in questo caso proprio un un ministro ancora in carica, che tutto ha fatto fuorchè quella tutela dell'Ambinete che la sua specifica carica gli richiedeva... Avrà l'ascolto che merita ?
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Post di Antonello Nazareno
Speriamo di no ...
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Post di Luca Gioria

Nulla... anzi!!!
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Post di Guido Picchetti

Era quello che intendevo... E, a scanso di equivoci, chiarisco: per me non merita alcun ascolto... Meglio mettersii tappetti alle orecchie...
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Ombrina Mare: il documento del Ministero che Chiodi dice di non avere esiste. Eccolo
da "abruzzo24ore.tv"
http://www.abruzzo24ore.tv/news/...-che-Chiodi-dice-di-non-avere-esiste-Eccolo/113601.htm


     01 marzo 2013 - Il presidente delle Regione Gianni Chiodi ha ribadito più volte di non aver mai ricevuto documentazione ufficiale sull'avvio delle procedure ministerali di valutazione ambientale sul progetto Ombrina Mare. "Nessuna comunicazione e nessun sollecito sono mai pervenuti dal ministero dell'Ambiente per il progetto petrolifero 'Ombrina Mare 2’ per la costruzione di una piattaforma per estrazione di petrolio a largo della costa". Così ieri spiegava Gianni Chiodi.
     Oggi è il WWF a smentirlo: il documento ufficiale esiste. Smentirlo forse non è corretto, Chiodi certamente quel documento non lo ha mai visto. E' stato il WWF a mostrarlo, una richiesta dal Ministero dell’Ambiente è uscita: protocollata l’11 luglio del 2012 e indirizzata all’ufficio Via della Regione Abruzzo (direzione Parchi, territorio, Ambiente, Energia) di via Leonardo da Vinci 6, L’Aquila. Il responsabile della direzione è Antonio Sorgi. Clicca qui per leggere la lettera.
     Il documento sarà stato cercato in Regione, ma a quanto pare nessuno lo ha trovato. Meglio, è riuscito nell'intento il WWF che ha mostrato il documento nell'incontro tenutosi sul tema Ombrina Mare. "E’ clamoroso" denuncia il Wwf che mostra il documento originale del Ministero, nel quale, all’ultimo rigo si chiede alla Regione di fornire il proprio parere di competenza. "Abbiamo dimostrato - commenta il presidente del Wwf Abruzzo Luciano Di Tizio - che la lettera che risulta ignota al presidente esiste. E' evidente che si tratta di un fatto assolutamente inquietante su cui far luce il prima possibile, visto che stiamo parlando di un progetto che, se non bloccato, cambierà il futuro dell'intera regione e che muove interessi da centinaia di milioni di euro".
     Quello che non si sa è che fine abbia fatto questa lettera dopo essere partita da Roma. Chiodi ha assicurato che al protocollo non c’è. E’ stata cercata anche ieri. La lettera, a firma del direttore generale della Direzione generale per le Valutazioni Ambientali del Ministero, Mariano Grillo, riporta il numero di protocollo in uscita del Ministero DVA-2012-0016621. Ma poi che fine ha fatto? Non c'è traccia, sulla lettera, di segni che dimostrino il ricevimento. Se non è stata ricevuta, possibile che il Ministero non abbia colto questa mancanza. E se invece fosse arrivata... sarebbe gravissimo. Ma al momento è difficle dimostrarlo. Per conoscenza era stata spedita anche alla Medoil.
     Il Wwf ha quindi annunciato che attiverà un accesso agli atti presso entrambi gli enti coinvolti, Ministero dell'Ambiente e Regione Abruzzo, per verificare cosa esiste realmente agli atti, anche perchè questa vicenda può avere enorme rilevanza anche ai fini del ricorso al Tar.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Qui la lettera in merito alla decisione su "Ombrina Mare" inviata dal Ministero dell'Ambiente al presidente della Regione Abruzzo, il quale afferma di non averla mai ricevuta. E il "Wwf" ora ce la mostra... Ecco come vanno le cose tra governanti e politicanti del nostro Paese... E la nostra giustizia che fa? Si occupa del processo Ruby ...
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"Ombrina Mare": Chiodi chiede l'aiuto delle altre Regioni contro le trivelle
da "Videocittà It"
http://www.videocitta.it/articoli/ombrina-mare-chiodi-chiede-laiuto-delle-altre-regioni-contro-le-trivelle


      Il governatore auspica una posizione comune per bloccare gli impianti in mare
      01/03/2013 - Il Presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha chiesto di inserire all'ordine del giorno della prossima riunione della conferenza dei Presidenti delle Regioni il problema delle trivellazioni nel mare Adriatico al fine di adottare una posizione comune. "Abbiamo la necessità - ha detto Chiodi - di fare fronte comune tra Regioni perché la nostra costa mantenga le caratteristiche proprie di un territorio votato allo sviluppo turistico e perché la problematica riguarda l'Italia intera e non solo l'Abruzzo. E' necessario bloccare subito la procedura di rilascio delle autorizzazioni governative". Così, con una nota inviata al Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, Chiodi propone l'abrogazione del D.L. 22 giugno 2012 n. 83 nella parte relativa all'art. 35 comma 1 che modifica di fatto l'art. 6 comma 17 del D.lgs 128/2010 a firma dell'allora ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo che, sotto il governo Berlusconi, istituiva il divieto di ricerca, prospezione o coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi all'interno di aree marine e costiere nonché all'esterno delle stesse, nelle zone marine poste entro dodici miglia dalle aree protette. Questo potrebbe rappresentare la soluzione più immediata per porre la parola fine al progetto "Ombrina mare 2". Il Presidente ribadendo una forte contrarietà alle trivellazioni ha voluto coinvolgere così, sia il nuovo Parlamento sia le Regioni italiane nell'ambito della Conferenza dei Presidenti, affinché si arrivi ad una posizione unitaria per esprimere contrarietà.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del documento
E chi gli risponderà ? Il governo che c'è ora in attesa del "nuovo", vale a dire quello "tecnico" di Monti e di Passera che proprio il "Decreto Sviluppo" hanno emanato, con il famigerato articolo che semplifica il rilascio delle autorizzazioni governative di ricerca, prospezione o coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi all'interno di aree marine e costiere nonché all'esterno delle stesse, anche nelle zone marine poste entro dodici miglia dalle aree protette ? Oppure il prossimo governo frutto delle ultime elezioni, quando e se riuscirà ad esserci, con tutte le grane che si prevede dovrà affrontare, prima di eventuali e probabili nuove elezioni ? Intanto, campa cavallo che l'erba cresce, che il lavoro delle "trivelle" cresce pure..
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Post di Giovanni Angeloni
Purchè non si arrivi a: l' erba è cresciuta ma il cavallo è morto...
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Ombrina: una semplice proposta
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2013/02/ombrina-una-semplice-proposta.html


     THURSDAY, FEBRUARY 28, 2013 - Grazie a tutti di essere venuti per discutere sul tema Ombrina. La mia proposta è molto semplice. Sono sicuramente necessari ricorsi al TAR, l'organizzazione di variemanifestazioni di massa, e l'esercizio di pressione incessante su Terlizzese e Passera.
     Incessante. Sarebbe però ancora PIU' opportuno che tutta la classe politica d'Abruzzo, compatta e unita, destra e sinistra, chiedesse in modo ufficiale l'abrograzione dell'articolo 35 del Decreto Sviluppo, responsabile dello sbloccamento di Ombrina Mare. Questo per una visione più lungimirante per l'Abruzzo e più generosa con il resto d'Italia visto che le trivelle sottocasa on riguardano solo Ombrina o l'Abruzzo, ma tutta la nazione.
     Ai politici presenti: è stata la vostra timidezza, il vostro non agire che ci ha portato fin qui. E' arrivato il momento di darselo questo benedetto coraggio e di fare le cose giuste, in trasparenza,è senza pensare ai battibecchi politici, e senza paura. Di nuovo, l'azione più concreta che si possa fare adesso è una richiesta ufficiale di abolizione dell'articolo 35. Non finisce con Ombrina. Oggi è Ombrina. Domani ci saranno Vasto, Pineto, Francavilla.
     In questi giorni tutti parleranno del ricorso al TAR contro Ombrina, tutti faranno i salti mortali, e i politici faranno un sacco di promesse. Ma se uno volesse fare le cose per bene, e in modo finale e con atto di generosità per la nazione, quello che si dovrebbe fare, dal mio punto di vista è molto semplice. Abroghiamo l'obbrobrioso l'articolo 35 del Decreto Sviluppo di Passera, quello che consente ai petrolieri di trivellare entro le 12 miglia marine da riva. Non è difficile.
     Sono sicura che tutta l'Italia interessata dalle trivelle, e chiunque abbia solo sentito mai parlare di petrolio sarà favorevole. Ci si vince tutti: un voto e si evitano lunghi ricorsi al TAR in tutta Italia, tempo risparmiato che i cittadini onesti possono usare per fare altre cose più costruttive, che i giudici possono usare per altri contenziosi, e soprattutto si da un messaggio ai signori del petrolio che "no e' no" e che non ci devono venire qui a spremere la monnezza dai nostri mari. Lo spunto è certo Ombrina, ma se uno guarda le carte dell'Italia al petrolio, ci si rende conto che ci siamo dentro tutti assieme.
     E' questo l'obiettivo finale? No. E' solo l'inizio. Se fossi io a decidere, farei una legge che è vietato installare nuove operazioni petrolifere in tutte le acque nazionali, e farei veramente l'accordo con la ex-Yugoslavia per chiudere tutto l'Adriatico ai buchi. Ci hanno provato i vecchi politici a Novembre, ricordate tutto il cancan mediatico a Venezia? Sono arrivati da tutta Italia, e hanno fatto qualcosa? Non mi pare. Quello si che è stato un circo. Alla fine è tutto morto lì.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del documento

Una proposta indubbiamente semplice... Abrogare l'art. 35 del Decrerto Sviluppo del ministro Passera che consente ai petrolieri di trivellare entro le 12 miglia marine da riva. Ma quale possibile governo la farà sua a tutela dell'ambiente ponendola come punto concreto del suo programma prima che sia troppo tardi ?
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A Ilva Alvani e Paola Trabucco piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 1/03/13

La "via del petrolio" brasiliano passa da Parma
da "Parma Daily It"
http://www.parmadaily.it/Notizia/62630/La_via_del_petrolio_brasiliano_passa_da_Parma.aspx


     La compagnia petrolifera Petrobras rafforza la collaborazione con l'Ateneo ducale
     28/02/2013 - Si conferma il saldo legame che si è consolidato nel tempo tra la società petrolifera brasiliana “Petrobras” e i Geologi dell’Università di Parma. Tutto iniziò nel 1975 quando il prof. Emiliano Mutti, al tempo docente dell’Istituto di Geologia e Paleontologia nonché uno dei massimi esperti della stratigrafia e sedimentologia delle successioni arenacee, fu coinvolto nello studio delle rocce incontrate nelle perforazioni degli enormi giacimenti scoperti nel “bacino di Campos”, ubicato al largo della costa sud-orientale del Brasile.
     Da allora decine di geologi e geofisici brasiliani hanno attraversato l’Atlantico per seguire corsi di perfezionamento e Dottorato presso l’Università di Parma; tra questi il dott. Pierre Muzzi Magalhaes e il dott. Mario Carminatti. Quest’ultimo, primo a conseguire a Parma il titolo di dottore di ricerca nel 1992 sotto la guida del prof. Mutti, è oggi il geologo di vertice della Petrobras, executive manager dell’attività esplorativa della compagnia, che coinvolge investimenti annuali per vari miliardi di dollari.
Il sodalizio Italo-Brasiliano è stato recentemente rinnovato con la firma di un accordo triennale che coinvolge cinque progetti di ricerca applicati alla geologia degli idrocarburi, per un finanziamento totale che si avvicina ai due milioni di euro.
«Un così importante accordo costituisce testimonianza tangibile della qualità delle ricerche condotte dai geologi del nostro Ateneo e ci consente di invertire la tendenza generale alla contrazione delle attività scientifico-didattiche in queste discipline, dettata dalla persistente riduzione delle risorse finanziarie pubbliche alle Università», afferma il prof. Gino Ferretti, Rettore dell’Università di Parma.
     Per il prof. Roberto De Renzi, Direttore del recentemente costituito Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Ateneo, «la rinnovata collaborazione tra la Petrobras e il nostro Dipartimento consentirà di impiegare presso la nostra struttura nuovi ricercatori e di acquisire ulteriori apparecchiature scientifiche, elevando ancor più la qualità della ricerca e della didattica specialistica».
Alcuni dettagli li fornisce la prof.ssa Giuliana Villa, responsabile per l’Ateneo dell’accordo con Petrobras: «I cinque progetti finanziati si inseriscono nella nostra consolidata tradizione di esperienza e competenze specifiche nei campi della stratigrafia integrata e della geologia strutturale, che ci permettono di trasferire all’industria informazioni raccolte sia sul terreno che dall’analisi di carotaggi oceanici, in modo da contribuire alla ricerca di nuovi giacimenti e all’ottimizzazione dello sfruttamento di quelli esistenti. Così come in passato, anche questa volta ospiteremo alcuni geologi brasiliani per periodi di specializzazione e ci recheremo periodicamente in Brasile per attività didattica nelle Università e nelle sedi della Petrobras».
     Gli altri responsabili scientifici del progetto, docenti del Dipartimento che già hanno collaborato con questa o altre compagnie petrolifere, sono il prof. Fabrizio Storti, docente di Geologia strutturale, il prof. Marco Roveri e il prof. Roberto Tinterri, docenti di Stratigrafia e Sedimentologia, e la prof.ssa Maria Sgavetti, docente di Telerilevamento.
     Nel contesto di difficoltà economica in cui versano l’Europa e l’Italia e che non risparmia certamente il territorio parmense, per gli studenti di Geologia dell’Ateneo di Parma la “via del petrolio” brasiliano, percorsa in senso opposto, potrà offrire opportunità di lavoro professionalmente gratificanti.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

La compagnia petrolifera Petrobras rafforza la collaborazione con l'università parmense... Il "bello" infatti, come qui leggiamo, è che abbiamo in Italia fior di "geologi"che però, guarda caso, vengono utilizzati all'estero da società petrolifere per la loro ottima preparazione in materia... Geologi, però, che si guardano bene dallo spendere una parola in difesa dei loro territori d'origine, e mettere in guardia, come pure sarebbe giusto, i governanti italiani dai rischi collegati alle iniziative petrolifere di ricerca, di sfruttamento, o di stivaggio a pressione che siano... D'altronde, è anche comprensibile... Chi sputerebbe nel piatto in cui mangia o pensa di poter mangiare? D'altronde chi può anche negare che la terra emiliana sia da decenni un'ottima palestra per far pratica in materia, nel bene e nel male ?
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A Giovanni Angeloni, Ilva Alvani e Paola Trabucco piace questo elemento.

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Green Economy? No. L’Italia punta al Petrolio
di Anna De Simone
http://www.ideegreen.it/petrolio-in-italia-17776.html


     27 febbraio 2013 - Solo nel 2011, in Italia sono stati estratti 5,3 milioni di tonnellate di petrolio. Di queste, 640 mila tonnellate derivano da operazioni di trivellazione dei fondali marini. Con le nuove concessioni, questi numeri sono destinati ad aumentare e la situazione politica italiana non ci fa sperare in nulla di buono: manca un piano concreto per promuovere la diffusione della mobilità elettrica, così tutti gli interessi economici sono fermi al mercato del petrolio e non di certo al settore dei trasporti elettrici.
La green economy ancora non ha coinvolto in pieno lo Stivale; quello che occorre è una strategia energetica pulita e priva di combustibili fossili.
     La mancanza di una strategia energetica sostenibile riapre, con forza, la strada alla ricerca di nuovi siti e all’estrazione degli idrocarburi presenti nei giacimenti italiani. Non importa se questi giacimenti sono situati nei pressi di zone protette, non conta se per estrarre gli idrocarburi si mina un territorio già fragile. Nel 2012, a largo delle coste siciliane si vedevano quattro piattaforme in piena attività. Le compagnie petrolifere sono fortemente interessate alle aree al largo delle isole Egadi e al largo della costa tra Marsala e Mazara del Vallo, vicino al banco Avventura. A rischio anche la costa sud tra Sciacca e Gela. In pericolo non solo i fondali marini delle coste italiane ma anche l’entroterra.
     Valle Padana, Alto Adriatico, Abruzzo e Basilicata, insieme al Canale di Sicilia, sono le cinque zone considerate nella Sen (Strategia energetica nazionale), a maggiore potenziale per l’estrazione di idrocarburi. A oggi, la strategia italiana ha fissato come obiettivo quello di incrementare le estrazioni di petrolio dal mare e dai territori a maggior potenziale, portando il loro contributo dall’attuale 7 al 14 per cento del fabbisogno energetico nazionale.
      Da qui al 2020 si punta a incrementare l’attuale produzione di gas del 46 per cento e quella del petrolio addirittura del 148 per cento! Una scelta assolutamente insensata: il settore è destinato a esaurirsi in pochi anni, per non parlare della tendenza globale che mira alle energie rinnovabili e al buon senso che mira alla slavagurdia del territorio.
     Trivellazioni ed estrazioni massicce danneggiano ulteriormente un territorio già ricco di fragilità. Ancora una volta si agisce per fare gli interessi economici di pochi senza tenere conto della salute di tutti. In uno scenario di piena crisi economica la soluzione è a portata di green economy, soprattutto quando si parla di disoccupazione e profitti.
Una stima condotta dal Political Economy Research Institute ha visto che investendo 1 milione di dollari in ambito energetico, si creano più posti di lavoro quando si parla di biomassa, solare, ed eolico. Se l’industria del gas può fornire 5 posti di lavoro, il settore dell’energia eolica ne offrirebbe 13. Per ogni 7 posti di lavoro creati con i combustibili fossili, l’industria dell’energia solare ne creerebbe 14. Anche il confronto con la biomassa tende verso la sostenibilità con un rapporto 5 a 17 quando la biomassa si paragona a investimenti effettuati nel campo dei gas naturali e 7 a 17 quando il confronto parla di risorse energetiche a base di carbone.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Ecco un'altra conferma su quanto dicevamo a proposito della minaccia nel nostro Paese delle trivellazioni off-shore e non solo...
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Elezioni 2013, il caso Puglia: è fallita l'ecologia di Vendola?
di Andrea Spinelli
http://www.ecoblog.it/post/54065/elezioni-2013-il-caso-puglia-e-fallita-lecologia-di-vendola


     28 feb 2013 - Non è intenzione mia tediare i lettori di Ecoblog con analisi politiche massimaliste sui risultati clamorosi di queste elezioni 2013, che abbiamo potuto seguire grazie al certosino lavoro dei colleghi di Polisblog: tuttavia ritengo personalmente interessante cercare di analizzare le scelte politiche di queste elezioni, cercando di comprendere il perchè dell’incertezza del risultato elettorale.
     C’è, a parere di chi scrive, un dato elettorale piuttosto emblematico sul quale la politica dovrebbe soffermarsi, indipendentemente dal colore, per una riflessione accorata: quello della Regione Puglia. Governata dal leader di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola dal 2010, la Puglia è la Regione italiana che, a sorpresa, ha fatto registrare il maggior calo di voti per il Partito Democratico: -44,8%, 330mila voti circa, secondo quanto diffuso dall’Istituto Cattaneo.
     Una debacle che, forse, si spiega emblematicamente con un nome: Ilva. In Puglia il Pdl si è infatti imposto di misura sia alla Camera che al Senato e Sel, il partito di matrice comunista/ecologista di Nichi Vendola principale alleato del Pd, ha raggranellato uno scarno 6,54% (la metà dei voti presi nell’elezione regionale del 2008). Si può affermare dunque che i cittadini pugliesi hanno votato contro il loro governatore, che ha fatto della sanità e dell’ambiente le due ragioni primarie della sua candidatura e le due spinte principali per l’operato della sua giunta. Tralasciando l’aspetto meramente sanitario, sul piano ambientale pensare alla Puglia porta immediatamente a Taranto, dentro il colosso siderurgico dell’Ilva.
     Certo, giustificare il risultato elettorale nel lassismo che la Regione Puglia ha garantito nei trascorsi 30 anni (ultimi 3 inclusi) sul problema Ilva è riduttivo, ma è plausibile pensare che il colosso siderurgico più grande d’Europa, che nutre una larghissima parte dell’economia della Provincia di Taranto (più di 500mila abitanti), abbia avuto un certo peso in termini elettorali per Sel (nonostante il sindaco Ippazio Stefàno sia al secondo mandato, rieletto meno di un anno fa con quasi il 70% è in Consiglio Comunale dal 1982).
     Il pasticciaccio a cui stiamo assistendo nel capoluogo pugliese, di risonanza nazionale ed internazionale per gli effetti che una chiusura di Ilva avrebbe sul mercato europeo dell’acciaio, è figlio anche delle non-scelte, e delle promesse, del governatore Nichi Vendola, che ha rischiato il pastrocchio completo anche nel ramo sanità, dismettendo quella pubblica tarantina in favore del clamoroso progetto San Raffaele del Mediterraneo (oggi San Cataldo), fallito miseramente con la morte di don Verzè e l’esplosione dello scandalo San Raffaele.
     Vendola aveva promesso il monitoraggio in continuo dei camini dell’Ilva, pena la chiusura, cosa avvenuta solo grazie ai custodi giudiziari nominati dal gip di Taranto Patrizia Todisco; aveva promesso tutela ambientale, dei posti di lavoro, le bonifiche delle acque e dei terreni ma nulla o troppo poco, com’è noto ed evidente nei risultati elettorali, è stato fatto; la situazione ha rischiato di sfuggire completamente dalle mani della Regione Puglia, cosa che ha costretto il governo ad intervenire con decreti d’urgenza sui quali i profili di incostituzionalità sono più che fondati (e sarà la Corte Costituzionale a doversi pronunciare).
     A Taranto sono arrivati a proibire la vendita delle cozze (imbottite di diossina), che sarebbe un po’ come proibire a Napoli la vendita dei friarielli, a Roma quella dei carciofi, a Parma quella del prosciutto crudo: la famosa ‘pancia’ della città, in tal senso, ha visto togliersi non una tradizione ma un vero e proprio stile di vita (attenzione, qui si ragiona in termini elettorali e non ambientali: è chiaro che l’inquinamento da diossina ha imposto il divieto di commercio, solo che in origine nessuno ha fatto rispettare il divieto di emettere così tanta diossina). Eppure, a fronte di un’emergenza ambientale, prima che industriale, il governatore Vendola non ha disdegnato interviste tuttapostiste sul giornale Il Ponte, edito da Ilva Spa.
     Ma non c’è solo l’Ilva in Puglia: ci sono le centrali a carbone (la centrale Enel di Brindisi Sud-Cerano è la più inquinante d’Italia, con 13 milioni di tonnellate di Co2 emesse ogni anno, la centrale Edipower di Brindisi nord ne emette 1,8 milioni di tonnellate, la centrale Edison a gas di altoforno a Taranto ne emette 5,9 milioni), le discariche abusive e lo smaltimento illecito dei rifiuti, gli inceneritori targati Marcegaglia. La Puglia, secondo una recente relazione dell’Arpa, è la regione con le maggiori immissioni in atmosfera di carattere industriale per varie sostanze inquinanti a livello nazionale. L’Arpa Puglia ha rilevato un peggioramento nel 2012 rispetto al 2011: gli inquinanti più presenti sono gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), gli ossidi di azoto (NOx), il monossido di carbonio (Co) e le polveri sottili (Pm10 e Pm2,5), una situazione definita ‘la peggiore d’Italia’ dall’Arpa.
     Il gioco sporco sulle normative ambientali e sulle bonifiche è emerso chiaramente grazie alle intercettazioni di alcuni dirigenti Ilva, che hanno aggravato lo scandalo ormai decennale rappresentato dal colosso siderurgico: sui pugliesi quelle intercettazioni hanno avuto lo stesso effetto di quella, un po’ più nota, di alcuni imprenditori compiaciuti dopo il terremoto a L’Aquila.
Tutto questo in una Regione che continua a perdere abitanti, sopratutto giovani, costretti da un mercato del lavoro ormai inesistente (almeno quello emerso) ad emigrare.
     C’è poi l’annosa questione energie rinnovabili: è innegabile, sotto questo punto di vista, che la presidenza di Vendola abbia dato una spinta consistente al mercato delle rinnovabili; secondo molti troppo consistente. La legge regionale che regola gli impianti fotovoltaici infatti ha incentivato molti proprietari terrieri ad una scelta ‘di campo’: mantenere olivi e vigneti, che rendono sempre meno ma che rappresentano l’orografia classica del territorio pugliese, o sostituirli con pannelli in silicio più redditizi? La risposta è piuttosto ovvia, ma le conseguenze sul territorio (in termini orografici e di occupazione) sono state abbastanza negative: ci sono oggi veri e propri campi di silicio che hanno modificato nella sostanza il paesaggio cosa che, in termini di turismo, mostrerà i suoi effetti negli anni a venire.
     La questione eolico è invece più complicata: la Puglia è oggi la regione italiana che produce più energia grazie al vento, eppure anche qui la discussione risulta essere piuttosto aperta, come abbiamo evidenziato anche noi di Ecoblog. Se osserviamo la Puglia su una cartina notiamo che somiglia ad una lingua di terra distesa tra due mari: secondo l’ultimo rapporto di Goletta Verde, presentato a Roma l’estate scorsa, di 20 punti di mare analizzati in territorio pugliese, 10 sono risultati ‘fortemente inquinati’ e 3 ‘inquinati’.
La comunicazione, in materia ambientale, è fondamentale per far comprendere ai cittadini le scelte, giuste o sbagliate che siano: è evidente che, in un modo o nell’altro, questa comunicazione sia mancata durante la gestione Vendola della Puglia.
     Questi aspetti, e forse qualche altro, possono essere portati sul piatto delle motivazioni di un risultato elettorale deludente, sopratutto per chi si fregia del termine ‘ecologia’ nel nome del proprio partito politico: dati alla mano Sel ha ottenuto in queste elezioni, dato pugliese, 144.373 voti a fronte dei 301.996 ottenuti solo 2 anni fa. Occorre forse ripartire anche dalle politiche industriali ed ambientali con modifiche radicali e sostanziali di quelle applicate fino ad oggi a sinistra come a destra (allo stesso modo nel Lazio, oltre agli scandali finanziari, l’emergenza rifiuti non può non avere influito sul voto del finesettimana).
[ Foto | Sel ]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Speriamo che anche qui a Pantelleria, nonostante la gestione commissariale del comune, ci sia un occhio vigile sulle concessioni intestate alla NP a nord dell'isola, già respinte a suo tempo, ma che il decreto sviluppo del governo Monti citato nell'articolo ha ora riportato a nuova vita...
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Trivellazioni petrolifere, Sabella "Il Sindaco convochi subito un tavolo permanente"
da "Corriere di Sciacca"
http://www.corrieredisciacca.it/?id=17768

     28/02/2013- "La notizia di ieri, relativa all’attuazione del decreto di autorizzazione alle perforazioni petrolifere nel Canale di Sicilia, mortifica, ancora una volta, questo territorio e sopratutto le nostre comunità, le quali, da diverso tempo sono impegnate in una prospettiva di sviluppo socio-economico compatibile con le risorse ambientali e con le produzioni locali". Lo dichiara il consigliere comunale del Pd, Enzo Sabella. Come è noto l’estensione dell’area coinvolge 17 Enti Locali della provincia di Agrigento, tra cui il Comune di Sciacca.
     "Nella giornata di ieri- dichiara Sabella- è stata trasmessa al Comune di Sciacca, da parte della società Northern Petroleum, la documentazione integrativa inerente la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), relativa alla prima fase del programma lavori collegato con l’istanza di permesso di ricerca idrocarburi denominato 'd29 G.R-.NP' e 'd30 G.R-.NP' ”. Sabella spiega alcuni passaggi importanti della procedura. "A seguito della conversione del D.L. 83/2012 (decreto sviluppo) con la L. 134/2012, che ha modificato l’art. 35, nonché l’art. 6 del D.L. 152/2006, prevedendo che siano fatti salvi i procedimenti concessori in corso e i procedimenti autorizzativi e concessori conseguiti e connessi, la società ha chiesto al Ministero dello Sviluppo Economico di ripristinare l’area originaria dell’istanza 'd29 G.R-.NP' per una estensione di 601,60 Kmq".
     "I deputati della zona. continua Sabella- intendono salvaguardare il nostro mare e l’economia di un territorio con provvedimenti di questa natura?" Lo sprono del consigliere comunale è quello di sollecitare i deputati del territorio "a provvedere al più presto a bloccare le numerose istanze di ricerca petrolifera da parte degli speculatori dell’energia, sia per mare che per terra, che minacciano la nostra bella Sicilia".
     Poi Sabella invita il sindaco Fabrizio Di Paola "a farsi promotore per la costituzione di un tavolo permanente sulla problematica in questione, esteso agli amministratori dei comuni interessati, con il supporto del Comitato “Stoppa la Piattaforma”, degli ordini professionali e delle associazioni, al fine di predisporre le giuste osservazioni e/o opposizioni al permesso di ricerca idrocarburi nel Canale di Sicilia".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Speriamo che anche qui a Pantelleria, nonostante la gestione commissariale del comune, ci sia un occhio vigile sulle concessioni intestate alla NP a nord dell'isola, già respinte a suo tempo, ma che il decreto sviluppo del governo Monti citato nell'articolo ha ora riportato a nuova vita...

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(copyright Guido Picchetti) 

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Questa pagina è stata aggiornata il 02/04/13.