Novembre 2012

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ECHI  DI  STAMPA

Dal 21 al 30 Novembre 2012

Dalla mia Bacheca su FB del 30/11/12

Cantabria, Spagna: divieto fracking
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/11/cantabrian-spagna-divieto-fracking.html


     THURSDAY, NOVEMBER 29, 2012. - Ai governatori di Sardegna, Toscana e pure di Abruzzo, Emilia Romagna e Puglia: magari prendere esempio? Il governo autonomo della Cantabria, nel nord della Spagna, ha approvato una legge preliminare che vieta l'uso della fratturazione idraulica, il fracking, nella regione. Nell'area ci sono 5 permessi trivellanti da fracking in itinere, e si vuole fermare il tutto prima che sia troppo tardi. Se ne sono accorti, si sono dati da fare e hanno fatto le cose giuste.
     Ecco qui il sito con la legge - facile facile.

Articulo 1. Queda prohibido en todo el territorio de la Comunidad Autónoma de Cantabria el uso de la fractura hidráulica o fracking como técnica que por medio de la inyección de aditivos químicos es susceptible de ser utilizada para la investigación y extracción de gas de esquisto o no convencional.

Artículo 2
. Las Autoridades y funcionarios públicos de la Administración de la Comunidad Autónoma de Cantabria velarán por el respeto y cumplimiento de lo dispuesto en la presente ley y adoptarán, dentro de sus respectivas competencias, las medidas oportunas para la paralización de las actividades que se realizaran contraviniendo lo dispuesto en la presente ley, así como para la reposición de la situación alterada a su estado originario.

Artículo 3
. El empleo de la técnica referida en el artículo 1, al implicar un uso del suelo prohibido en el territorio de la Comunidad Autónoma de Cantabria de acuerdo con lo establecido en el artículo 1 de esta Ley, tendrá la consideración de infracción urbanística con arreglo a lo previsto en la Ley 2/2001, de 25 de Junio, de Ordenación Territorial y Régimen Urbanístico del Suelo de Cantabria.

     ... proprio come in Italia!
     Cari Enrico Rossi (Toscana), Nichi Vendola (Puglia), Gianni Chiodi (Abruzzo), Ugo Cappellacci (Sardegna) e Vasco Errani (Emilia Romagna): basta solo prendere il traduttore google, ricopiare e voilà, passerete alla storia d'Italia come la prima regione a vietare il fracking in Italia. Voglio vedere chi vince questa sfida.
     E che ci sia o no già il fracking nelle vostre regioni poco importa...E' sempre meglio fermare queste cose PRIMA, e non piangere dopo a frittata fatta.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E qui invece la notizia che anche la Spagna sta per approvare una legge speciale che, in soli tre articoli, senza tante chiacchiere, vieta le trivellazioni con la tecnica del fracking. Ma pensate che la notizia avrà qualche effetto sui nostri governanti, tecnici o politici che siano ? Eppure siamo tutti in Europa... Ma in quale Europa ? Fossimo in quella Europa che costituisce il quarto satellite naturale del pianeta Giove, uno dei più grandi dell'intero sistema solare, scoperto guarda caso da un certo Galileo Galilei, forse la notizia troverebbe più ascolto...

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Trivelle in Albania: terremoti e royalties al 70%
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/11/trivelle-in-albania-terremoti-e.html


     THURSDAY, NOVEMBER 29, 2012. - L'altro giorno Elisabetta Sala mi ha mandato una serie di link sulle trivellazioni in Albania, con il loro modo, diretto e senza fronzoli, di dire e di affrontare la questione.
     Accade tutto a 100 chilometri da Tirana, a Zharrez una piccola città dove una ditta petrolifera di Calgary, la Bankers Petroleum trivella da anni il campo Patos Marinza, dove da circa tre anni ci sono sciami sismici, culminati nel Giugno del 2012 con scoppi sotterranei e scosse di terremoto. Nella mappa in alto, Zharrez, che sorge attorno a Fiez.
     Le scosse sono state cosi forti da causare crepe alle case, e cosi la gente arrabbiata, ma arrabbiata per davvero, ha assaltato i camion ed i depositi della Bankers Petroluem, riversando circa mille tonnellate di petrolio a terra.
     Come riporta la Reuters, ci sono stati disordini ed arresti, la gente ha posto barricate sulla strada. Non gli è stato permesso di filmare le proteste e la polizia ha sequestrato tutto il materiale digitale. La ditta dichiara solennemente: "We declare that none of our hydrocarbon operations causes explosions or earth tremors". Sarà, ma intanto l'istituto di Geoscienza dell'Albania ha stabilito che c'è stato un terremoto di grado 3.4 Richter proprio in prossimità dell'area trivellata. Coincidenza?
     Questi sono i link della stampa albanese.
     E poi qui.
     E poi qui>.
     Google Translate funziona bene. La gente si lamenta che - come sempre! - ai petrolieri interessa più tirare fuori il petrolio che delle loro vite.
     Intanto la Bankers Petroleum, da Calgary, dice che vogliono arrivare a gestire fra i 120 e i 130 pozzi all'anno, trivellandoli ex novo, oppure ripristinando quelli che hanno rilevato dall'agenzia di stato Albpetrol. In Albania infatti ci sono molti pozzi di petrolio amaro e pesante - lo schifo dello schifo - già trivellati sia dai cinesi che dall'USSR ai tempi della guerra fredda, pozzi trivellati alla meno peggio e dove l'usura e i logorii hanno lasciato il segno. E infatti questi della Bankers Petroleum hanno problemi di fanghi, di infiltrazioni di acqua nei pozzi e di sabbia mista agli idrocarburi che gli bloccano le operazioni di perforazione e di estrazione.

     Spesso usano la tecnica dell' enhanced oil recovery, cioè trivellano in orizzontale ed iniettano massicce quantità di liquidi e vapori chimici per diluire questo petrolio viscoso e di difficle scorrimento, per tirarlo su più facilmente. Ovviamente generando enormi volumi di acqua tossica, salina e qualche volta radioattiva. Chissà cosa combinano lì sotto. Il capo della Bankers Petroleum si chiama Abby Badwi e dice che il campo di Patos Marinza è il più grande d'Europa. Ci sono circa 7.7 miliardi di barili di petrolio, più o meno come in Basilicata, e Badwi dice che hanno potuto comprare questo campo "al risparmio" perchè l'Albania è a corto di soldi.
     A corto di soldi si, ma non fessi. In Albania le royalties sono del 70% sui pozzi già trivellati dal governo e dai russi - quelli con tutti i problemi strutturali - e sono del 10% sui pozzi nuovi pre-tasse più una tassa speciale del 50% sui profitti.
E buona parte del petrolio albanese finirà nelle raffinerie d'Italia.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Qui, ad inizio dell'articolo, un'ennesima conferma delle possibili relazioni tra terremoti e trivellazioni, relazioni negate, o per meglio dire, ignorate nel nostro Paese dai geologi che operano nel settore degli idrocarburi...

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Ancora scosse in Emilia Romagna, in provincia di Forlì
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4544109195131&l=03504f0311

     30/11/12 - Una serie di scosse sismiche è stata registrata la notte scorsa in Emilia una quindicina di miglia a SO di Forlì, in un area compresa tra le località di Rocco San Casciano e San Godenzo. La prima scossa di mag 2,8 si è avuta a mezzanotte e 38 minuti, ora locale.Ad essa sono seguite le due scosse più forti,di mag 3,1, rispettivamente all'1:02 e all'1:35, sempre ora locale. Altre cinque scosse di intensità leggermente inferiore sono state registrate poi fino alle quattro e trenta di stamane. .
     Nella mappa a lato sono segnalati gli epicentri delle due scosse di mag 3.1. A seguire, invece, i dati dell'EMSC relativi a tutte le otto scosse dello sciame sismico:

1) - Magnitude ML 2.8
Region CENTRAL ITALY
Date time 2012-11-29 23:38:38.0 UTC
Location 43.97 N ; 11.77 E
Depth 2 km
2) - Magnitude ML 3.1
Region NORTHERN ITALY
Date time 2012-11-30 00:02:40.0 UTC
Location 44.03 N ; 11.76 E
Depth 2 km
3) - Magnitude ML 3.1
Region CENTRAL ITALY
Date time 2012-11-30 00:35:08.0 UTC
Location 43.99 N ; 11.72 E
Depth 2 km
4) - Magnitude ML 2.5
Region NORTHERN ITALY
Date time 2012-11-30 00:37:13.0 UTC
Location 44.02 N ; 11.73 E
Depth 8 km
5) - Magnitude ML 2.9
Region NORTHERN ITALY
Date time 2012-11-30 01:10:06.0 UTC
Location 44.04 N ; 11.76 E
Depth 7 km
6) - Magnitude ML 2.4
Region NORTHERN ITALY
Date time 2012-11-30 02:33:08.0 UTC
Location 44.03 N ; 11.71 E
Depth 6 km
7) - Magnitude ML 2.6
Region NORTHERN ITALY
Date time 2012-11-30 03:08:25.0 UTC
Location 44.04 N ; 11.75 E
Depth 7 km
8) - Magnitude ML 2.8
Region NORTHERN ITALY
Date time 2012-11-30 03:28:46.0 UTC
Location 44.03 N ; 11.75 E
Depth 8 km

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Dalla mia Bacheca su FB del 29/11/12

Ancora in un'isola greca del Dodecanneso poche ore fa...
di Guido Picchetti (a a margine di una immagine postata su FB
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4539798167358&l=70a9718073


     29/11/12 - Siamo a Leros, meta turistica delle crociere che tra quelle isole vengono effettuate, poco a nord di Kalimnos, altra tappa tradizionale di questi giri turistici in prossimità delle coste occidentali della Turchia. Poche ore fa sono state registrate dall'EMSC tre scosse sismiche di una certa intensità, sicuramente avvertite dagli abitanti di Leros. La prima di maggiore intensità mag 4,1 alle ore 12:28 (ora italiana), la seconda di mag 3,7 alle ore 13:00, e la terza di mag 3,0 alle 14:07 (sempre ora italiana). Profondità delle scosse, 1 km la prima, 10 km la seconda e 12 km la terza.... Nella mappa qui in basso gli epicentri delle tre scosse, vicinissimi alle coste dell'isola... Ma nessuno ne dà notizia... come pure nessuno parla dello sciame sismico che ancora continua nelle acque di Simi, una cinquantina di miglia più a sud..

Post di Guido Picchetti su FB
L'EMSC ha modificato poco fa i dati relativi alle scosse sismiche a Leros. Guardando ora la mappa originale dell'Euro Mediterranean Sismologic Center le scosse potrebbero sembrare due anzichè tre, ma in realtà sempre tre sono, solo che gli epicentri della seconda e terza scossa sulla mappa attualmente coincidono. Leggermente aumentati sono i nuovi valori della magnitudo delle prime due scosse, che passano rispettivamente da 4,1 a 4,2, e da 3,7 a 3,8, mentre resta invariato il valore della terza scossa di mg 3,0. Ma in pratica non cambia molto. Se non è zuppa è pan bagnato... Questi i dati completi riportati sul database dell''EMSC:
- 1° scossa
Magnitudine 4,2 Mw
Regione Isole del Dodecaneso, Grecia
Data ora 2012/11/29 11:28:40.0 UTC
Posizione 37,19 N; 26,83 E
Profondità 1 km
- 2° scossa
Magnitudine ML 3,8
Regione Isole del Dodecaneso, Grecia
Data ora 2012/11/29 12:00:47.0 UTC
Posizione 37,20 N; 26,83 E
Profondità 2 km
- 3° scossa
Magnitudine ML 3.0
Regione Isole del Dodecaneso, Grecia
Data ora 2012/11/29 14:07:35.7 UTC
Posizione 37,20 N; 26,83 E
Profondità 12 km
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Il governo USA alla BP: niente nuovi contratti governativi
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/11/il-governo-usa-alla-bp-niente-nuovi.html

“Gross negligence”..., “Willful misconduct”..., “A culture of corporate recklessness”... “The behavior, words and actions of these BP executives would not be tolerated in a middling size company manufacturing dry goods for sale in a suburban mall. Yet they were condoned in a corporation engaged in an activity that no less a witness than BP CEO Tony Hayward himself described as comparable to exploring outer space.” US Attorney General Eric Holder. Dipartimento della Giustizia
A causa della sua "mancanza di integrità negli affari" alla BP sarà vietato di avere nuovi contratti governativi con gli USA.

      WEDNESDAY, NOVEMBER 28, 2012. - La decisione è stata presa oggi, 28 novembre 2012, dopo che il 15 Novembre la BP aveva dichiarato la propria colpevolezza in accuse criminali fra cui la morte colposa di 11 persone, menzogne al Congresso USA e violazioni ambientali, tutte ovviamente collegate allo scoppio nel golfo del Messico e alla catastrofe ambientale che ne è seguita.
     L'ente che ha preso questa decisione si chiama EPA (Enviromental Protection Agency) ed èuna sorta di Ministero dell'Ambiente USA. La BP non potrà più avere contratti finchè non dimostra di avere cambiato il suo modus operandi. I contratti firmati in passato invece restano validi.
     Finora la BP ha pagato o pagherà:

          1. 4 miliardi di dollari in multe criminali - la più grande multa criminale nella storia federale
          2. 525 milioni di dollari per frode con la SEC - la Security and Exchange Commission - una specie di Consob USA.
          3. 20 miliardi di dollari per il ripristino ambientale nel golfo.

    Ci sarà un nuovo processo di natura più ambientale a Febbraio 2013 per l'inquinamento del mare causato dallo scoppio.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ma perchè non guardiamo mai cosa succede all'estero, e non traiamo insegnamenti anche dalle esperienze degli altri, buone o cattive che siano, prima di trovarci totalmente nella m... come è accaduto con l'Ilva, tanto per citare l'ultimo esempio in ordine di tempo ? Qui, in breve, Maria Rita D'Orsogna ci racconta come l'ente americano equivalente al nostro ministero dell'ambiente dell'ambiente si comporti con quelle società che, per i loro interessi e non solo in fatto di tutela ambientale, ciurlino nel manico a danno dei cittadini, corrompano funzionari statali e addetti pubblici ai controlli, e senza alcun pudore dicano e testimonino il falso... Nè più, nè meno come è accaduto, accade, e ancor più in futuro accadrà qui da noi. Ma là negli USA il "redde rationem" arriva e pesante... Perchè allora non ci decidiamo ad invertire la trotta, prima che sia troppo tardi ? Ormai siamo in tanti a saperlo, anche se troppo poco se ne parli e ancor meno si agisca...
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I partecipanti al Forum 2012 des Aires Marines Protégées en Méditerranée, 25/28 Nov. Antalya, Turkey di Guido Picchetti (da una nota su FB)
http://www.facebook.com/note.php?saved&&note_id=530209673657519


     29/11/12 - Su un totale di 313 partecipanti al Forum, provenienti non solo da paesi dell'area del Mediterraneo, va segnalata la presenza di 34 italiani in rappresentanza di vari organismi del nostro paese. In calce alla presente nota i loro nomi in ordine alfabetico, tratti dall'elenco completo pubblicato sul sito web del Forum scaricabile all'url http://medmpaforum2012.org/.../2012_mpa_forum_participants_0.xls.

     A rappresentare nell'occasione il Ministero Italiano dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare l'avv. Maria Carmela GIARRATTANO, membro dello staff ministeriale del Gabinetto per il servizio controllo interno e valutazione strategica (?).
     Solo dieci sono state le AMP del nostro Paese rappresentate nel Forum con 1 o più delegati. Onore al merito. Sono:

  - il Parco Nazionale delle Cinque Terre
- l'Area Marina Protetta Torre del Cerrano (3 del.)
- l'Area Marina Protetta di Portofino
- l'Area Marina Protetta di Porto Cesareo (2 del.)
- l'Area Marina Protetta di Torre Guaceto
- l'Area Marina Protetta di Miramare (Trieste) (4 del.)
- l'Area Marina Protetta di Punta Campanella
- l'Area Marina Ptotetta del Plemmirio (Siracusa)
- l'Area Marina Protetta di Tavolara P.ta Coda Cavallo
- l'Area Marina Protetta di Capo Carbonara

 

      A fronte di tante assenze ingiustificate, è decisamente indicativo il fatto che l'area marina protetta più piccola del nostro Paese, quella della Torre di Cerrano in provincia di Teramo, fosse presente, e che l'AMP del Parco di Miramare di Trieste, di poco più grande, ma in compenso ricca di storia e prestigio, fosse rappresentata da ben 4 delegati.
     Tante le assenze ingiustificate dicevo, e lo riconfermo. Le AMP italiane, almeno sulla carta..., non sono affatto poche, e queste assenze evidenziano problemi gestionali. Per non parlare poi del Santuario Pelagos, la più vasta area marina protetta del Mediterraneo, la cui assenza di delegati al Forum non può passare certamente inosservata anche sul piano internazionale, nè più nè meno come l'assenza al Forum di esponenti sia dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), sia delle tante ARPA (Agenzie Regionali per la Protezione Ambientali) lambite in Italia dalle acque mediterranee...
     Una nota positiva infine è la partecipazione al Forum di alcuni biologi marini italiani da tempo impegnati nella ricerca e nella tutela dell'ambiente marino, che certamente fanno onore al nostro Paese. Sono nomi noti che mi piace qui ricordare in ordine alfabetico. Sono Ferdinando Boero dell'Università del Salento, Giuseppe Di Carlo del WWF Mediterranean e Giuseppe Notarbartolo Di Sciara del Tethys Research Institute. Con l'augurio agli altri partecipanti italiani al Forum 2012 che possano seguirne l'esempio ed acquisire altrettanta fama e prestigio a riconoscimento dei loro meriti personali, mi scuso fin d'ora per la mia ignoranza, se mi è sfuggito tra essi qualche nome che pur meritava.

Gli italiani partecipanti al Forum 2012 des Aires Marines Protégées en Méditerranée - 25/28 Nov. 2012 - Antalya, Turkey

  ALESSANDRO Vittorio - Parco Nazionale delle Cinque Terre - ITALIE
ARETUSI Graziano - Area Marina Protetta Torre del Cerrano - ITALIE
BARBIERI Michele - University of Pisa / Leonardo-IRTA - ITALIE
BIAGIOLI Giuliana - Leonardo Istituto di Ricerca sul Territorio e l'Ambiente - ITALIE
BOERO Ferdinando - University of Salento - ITALIE
BUONO Fabrizia- Ca' Foscari University of Venice - ITALIE
CAPPANERA Valentina - Portofino Marine Protected - Area ITALIE
CORRADO Teofili - FEDERPARCHI - ITALIE
COSTANTINI Marco - WWF Italy - ITALIE
D'AMBROSIO Paolo - Area Marina Protetta Porto Cesareo - ITALIE
DE FRANCO Francesco - Consorzio di Gestione di Torre Guaceto - ITALIE
DI CARLO Giuseppe - WWF Mediterranean - ITALIE
DRUON Jean-Noël - European Commission - ITALIE
FRANZOSINI Carlo - WWF / Miramare Marine Protected Area - ITALIE
GIANGRANDE Ilaria Lisa - Area Marina Protetta Torre del Cerrano - ITALIE
GIARRATANO Maria Carmela - Ministero Italiano dell'Ambiente - ITALIE
GOMEI Marina - WWF Mediterranean - ITALIE
GUALA Ivan - Fondazione International Marine Centre Onlus - ITALIE
GUIDONE Carmela - Area Marina Protetta di Punta Campanella - ITALIE
HERNÁNDEZ Pilar - GFCM - FAO - ITALIE
INCONTRO Vincenzo - Marine Protected Area of Plemmirio Siracusa - ITALIE
MACERONI Cristina - WWF Mediterranean - ITALIE
MARINO Rita - WWF / Miramare Marine Protected Area - ITALIE
MARKANTONATOU Vasiliki - Università Politecnica delle Marche - ITALIE
MUSCOGIURI Luciana - Area Marina protetta Porto Cesareo - ITALIE
NAVONE Augusto - Area Marina Protetta Tavolara P.ta Coda Cavallo - ITALIE
NOTARBARTOLO DI SCIARA Giuseppe - Tethys Research Institute - ITALIE
PALIAGA Bruno Roberto - Capo Carbonara Marine Protected Area - ITALIE
SROUR Abdellah  - GFCM - FAO ITALIE
TEMPESTA Milena - WWF / Miramare Marine Protected Area - ITALIE
TISCAR Pietro Giorgio - University of Teramo - ITALIE
TONINO Marco - Ca' Foscari University of Venice - ITALIE
VALLAROLA Fabio - Area Marina Protetta Torre del Cerrano - ITALIE
ZUPPA Francesco - WWF / Miramare Marine Protected Area - ITALIE

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Post di Carmelo Nicoloso su Fb

Un po' di delusione, vedremo di sentire qualcosa da Enzo Incontro...

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Post di Maria Ghelia
Grazie, Guido!
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Dalla mia Bacheca su FB del 28/11/12

Fattoria Eolica su Banco di Pantelleria. La Four Wind ci riprova...
di Guido Picchetti (a margine di una foto postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4535986752075&l=1ce0dd4c36


     28/11/12 - Questi i dati ripresi dal sito del Ministero dell'Ambiente su al link http://www.va.minambiente.it/...Progetto.aspx?ID_Progetto=301

Opera: Impianto eolico offshore Stretto di Sicilia nella zona Banco di Pantelleria e Banchi Avventura
Progetto: Impianto eolico offshore Stretto di Sicilia nella zona Banco di Pantelleria e Banchi Avventura
Proponente: Four Wind s.r.l.
Data di scadenza per la presentazione delle osservazioni da parte del pubblico:
01/01/2013
Note a margine del documento: Primo parere CTVIA-VAS acquisito in data 14/3/2011 (esito negativo); a seguito della comunicazione ex art. 10 bis L. 241/1990 il proponente ha formalizzato le proprie osservazioni (acquisite nelle date 05/05/2011 e 08/06/2011); a seguito delle osservazioni pervenute la CTVIA-VAS ha espresso nuovo parere acquisito in data 07/11/2011. Con nota del 27/06/2012 Prot.27/06/2012 viene concessa una sospensione di 120 giorni per variante del progetto.

     E, tanto per la cronaca, questo è quanto scrivevo a proposito delle fattorie eoliche il 27 Gennaio 2011 su Blog Sicilia in un articolo intitolato "E dopo il petrolio dal mare arriva anche l'eolico off-shore"... Questo l'url:
http://www.blogsicilia.it/blog/e-dopo-il-petrolio-dal-mare-arriva-anche-leolico-off-shore/
     Mentre qui abbiamo la notizia, sempre su Blog Sicilia, del primo stop dato dalla Regione Sicilia al progetto dell Four Wind, avuto il quale la stessa società non ha fatto una grinza, ha modificato qualcosa sulle sue carte, e ha ripresentato il suo progetto con la richiesta di VIA... E volete scommetterci che stavolta, con l'aria che tira, questo Via libera lo avrà di nome e di fatto, forse anche con una bella benedizione da parte del governo centrale ? Povero Canale di Sicilia e povero Mediterraneo...
url http://palermo.blogsicilia.it/stop-al-progetto-delle-pale-eoliche-a-pantelleria/31985/
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Post di Giovanni Angeloni
Meglio pale eoliche che piattaforme petrolifere...
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Post di Guido Picchetti

Certo... Del peggio c'è sempre qualcosa di meglio, ma siamo proprio certi che sempre un brutto male per questo mare non sia e che potrebbero esserci altre soluzioni meno invasive ?
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Intervista a Michele Ainis. Gli italiani e il privilegium della casta
di Antonietta Demurtas
http://www.lettera43.it/politica/italiani-e-il-privilegium-della-casta_4367572991.htm


I ferrovieri hanno sconti sui treni. I funzionari di Bankitalia il bonus per gli abiti. Ainis racconta il paese delle lobby.
     19 Novembre 2012 - Quello italiano è un popolo diviso: da una parte i privilegiati, dall’altra i discriminati. Solo che nessuno riesce a cambiare lo stato delle cose, perché anche i discriminati alla fine lottano per diventare privilegiati. I ferrovieri hanno il treno gratis per loro, il coniuge e i figli fino ai 25 anni. Gli impiegati Enel hanno uno sconto sulla bolletta della luce. I commessi dell'Assemblea regionale siciliana intascano un assegno fisso da 700 euro per l'acquisto di calze e camicie. I dirigenti della Regione Emilia Romagna pagano l'abbonamento annuale per il trasporto su bus 50 euro anziché 300 come ai loro elettori.
     I dipendenti del Senato prendono la sedicesima, alla Camera uno stenografo può guadagnare 259 mila euro. E ancora. I sindacalisti sono esentati dai contributi pensionistici. E i figli dei bancari, spesso e volentieri, ereditano il posto di lavoro dei loro padri.
Un sistema che secondo il costituzionalista Michele Ainis può essere scardinato solo cambiando il punto di osservazione: «Non possiamo lavarci la coscienza con questo rito orgiastico che è diventato l’accusa alla politica», dice a Lettera43.it, «perché così le loro malefatte proverebbero la nostra innocenza. Invece c’è una colpa collettiva».
     Ognuno difende la sua casta. Per questo Ainis, nel suo ultimo libro, Privilegium (Rizzoli editore) non salva nessuno. «Senza giustificare gli sprechi e le ruberie di Stato», descrive un'Italia fatta di imprese che danno la caccia al contributo, di partiti, radio e giornali sovvenzionati dallo Stato, di ordini professionali intenti a difendere i loro privilegi, di cittadini in costante conflitto di interesse. Perché «ogni italiano ha la sua casta da difendere», e dimentica che «il privilegio è una medaglia con due facce, perché dove c’è un privilegio c’è una discriminazione».
Domanda. Siamo tutti colpevoli, quindi, ma qual è il peccato originale?
Risposta. L’articolazione corporativa della società italiana da cui derivano diseguaglianze, blocchi sociali e un sentimento dell’ingiustizia. Basta parlare con un ragazzo di vent’anni per avvertirla.
D. Insomma dalla Camera dei deputati alla Camera dei fasci e delle corporazioni. È un eterno ritorno?
R. Soffriamo ancora i retaggi del fascismo e più anticamente della società municipale medievale. Ma tutto dipende dal fatto che non abbiamo mai aperto le porte alla cultura illuministica se non per un paio di anni nel ‘700.
D. Siamo ancora nel Medioevo?
R.
L’Italia è il Paese del Papa dove regna una cultura nemica di quella illuministica, che aveva un'idealità dell’uguaglianza, della legge uguale per tutti.
D. Invece abbiamo l’aristocrazia parlamentare. Per evitarla propone operai, casalinghe e insegnanti a Montecitorio?
R.
Nel 2011 il 44% dei membri del Parlamento era iscritto a un albo, la lobby dei professionisti è la più potente. Servirebbe un Parlamento più includente, con gli esclusi che sono i giovani, le donne e i rappresentanti dei ceti con il reddito più basso.
D. Il 26 novembre l'aula del Senato inizierà l'esame della legge elettorale. Che cosa vorrebbe?
R.
Un Parlamento di una sola Camera - ma sottoposta a recall (per revocare gli eletti immeritevoli) - che scrive le leggi e governa. E un Senato di cittadini designati per sorteggio, che propone, verifica e controlla.
D. Un po’ utopistica come idea...
R.
Una proposta visionaria, lo so, che non sarà mai applicata, ma bisogna parlarne perché al punto in cui siamo l’aspirina non serve a nulla. Abbiamo bisogno del chirurgo.
D. Non basterebbe il voto di preferenza?
R.
Il preferito è sempre un uomo cooptato dai partiti o che fa i favori.
D. Franco Fiorito docet: l'ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio fu eletto con quasi 30 mila preferenze.
R.
Con una provocazione direi: se volete le preferenze beccatevi anche le “spreferenze”. Ovvero un sistema per cui hai due voti, per esempio: con uno voti Alfano e con l’altro castighi Berlusconi. Così per essere eletto devi avere un certo numero di voti da cui detrai quelli sfavorevoli.
D. E per evitare degenerazioni propone anche di abolire il finanziamento pubblico ai partiti.
R.
Sì, dobbiamo separare ciò che è pubblico da ciò che è privato. I partiti e i sindacati per esempio sono associazioni libere di cittadini che difendono concezioni di parte dell'interesse generale, che invece è espresso dallo Stato. Tuttavia sono anche pezzi dello Stato perché usufruiscono di finanziamenti pubblici.
D. Soffrono quindi un conflitto di interesse?
R.
In un sistema costruito sui privilegi intesi come legge privata per una categoria, ciascuno entra in conflitto di interesse con se stesso.
D. E infatti tutti stanno in silenzio.
R
. Ciascuno italiano è iscritto a una categoria e pensa ai vantaggi, magari anche piccoli che potrebbe avere. Ma non considera mai i vantaggi altrui, la cui somma alla fine lo danneggia molto più che non averne alcuno.
D. Ogni italiano ha la sua casta?
R.
Sì e nemmeno il governo Monti è riuscito a scardinare questo sistema. Non ha fatto nessuna liberalizzazione. Si è limitato per esempio a mettere 500 posti da notaio in più. Ha solo allargato il numero dei monopolisti, ma non ha reciso il monopolio.
D. Tanto che in Italia i notai sono ancora meno di 5 mila, mentre negli Stati Uniti sono 4,8 milioni.
R.
Qui abbiamo il culto delle forme e delle carte bollate. Ma poi gli scandali sugli immobili e le case comprate a insaputa dei proprietari e i casi Ricucci si sentono ogni giorno, nonostante esistano i notai.
D. Ognuno difende i propri privilegi, perfino Banca d'Italia che da un parte vigila sulla stabilità finanziaria e dall'altra elargisce un buono-sarto semestrale di 8.500 euro ai suoi funzionari generali...
R.
Forse in pochi conoscono questi benefici, ma la vera tragedia è che c'è una corsa a recuperare l’uguaglianza verso l’alto: tutti aspirano ad avere i privilegi non a eliminarli.
D. Lei invece propone di iniziare una dieta: una legge in meno, un Parlamento in meno, un ministero in meno. Per esempio?
R.
Potremmo fare a meno del ministero per l’Attuazione del programma ed eliminare quello per la Pubblica amministrazione e semplificazione. Siamo l’unico Paese che per ridurre i ministeri se ne è inventato uno nuovo.
D. Matteo Renzi propone un governo con dieci ministri anzichè 17, che cosa ne pensa?
R.
Non so se sono pochi o troppi. Bisogna però evitare gli eccessi, perché se semplifichiamo troppo, rischiamo di eleggere un solo parlamentare, un solo ministro, un solo presidente del Consiglio. E poi lo chiamiamo Duce.
D. Duce o meno, il privilegium è ancora prima di tutto maschile.
R.
La nostra è una società maschile, sessista e anche razzista. In Italia ci sono solo 5 donne su 79 rettori, un unico direttore di quotidiano, il 7,4% dei giudici di Cassazione con funzioni superiori, il 18% di presenza femminile in Parlamento, due soli presidenti di Regione, 902 sindaci su oltre 8 mila.
D. Le quote rosa potrebbero essere uno strumento per favorire l’uguaglianza?
R.
Sono d’accordo per le affirmative action, ma anziché una quota rigida preferisco un sistema di incentivi che possa aiutare chi è più svantaggiato a seconda delle situazioni.
D. Lei dice che in Italia «contano i parenti non i talenti». Le viene in mente qualcuno?
R.
Il nepotismo è il sistema che blocca il nostro Paese, dove la promozione del cretino è spesso la promozione del figlio cretino. In politica abbiamo avuto il caso del figlio di Umberto Bossi, consigliere regionale della Lombardia, in Sicilia il figlio di Raffaele Lombardo. Senza dimenticare il figlio di Antonio Di Pietro.
D. Infatti un italiano su due rimane intrappolato nel proprio ceto d’origine: 7 operai su 10 sono ancora figli di operai, il 42% degli avvocati genera avvocati...
R. Dagli Anni '80 la disuguaglianza sociale è cresciuta del 33%. Leo Longanesi diceva che nella nostra bandiera sul tricolore ci dovrebbe essere scritta la frase “Tengo famiglia”. È questo il vero motto che unisce gli italiani.
D. Una famiglia cristiana, che paga ancora l'acqua - più che santa, cara - al Vaticano.
R.
Esatto. Del resto siamo cittadini di due Stati, e inseriti in questo contesto di privilegiati e discriminati il Vaticano ha un posto di favore. Noi italiani siamo così: forti con i deboli e deboli con i forti.
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Commento del sottoscrittoo su Fb a margine del post

"Caste" al plurale e non solo al singolare... Ognuno ha la sua da conquistare e poi difendere una volta conquistata, piccola o grande che sia... Ma sono tutte uno sconcio... Davvero un bel promemoria che dovrebbe farci tutti riflettere... Complimenti all'autore...
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Lampedusa, gli isolani annunciano lo sciopero della fame
di Luca Siragusa
http://www.giovanilampedusa.it/notizie/586-lampedusa-gli-isolani-annunciano-lo-sciopero-della-fame.html


     27 Novembre 2012. - Se entro giovedi prossimo, 29 novembre, non verrà prorogata la sospensione del pagamenti dei tributi, contributi previdenziali e assistenziali e dei mutui per gli abitanti di Lampedusa, gli isolani sono pronti a fare uno sciopero della fame collettivo. Non solo. Hanno anche fatto sapere che bloccheranno l’arrivo dei viveri sull’isola, inclusi quelli destinati al centro d’accoglienza che ospita centinaia di migranti.
     Ad annunciarlo è Antonino Martello, Presidente del Consorzio albergatori ‘Progetto Isole Pelagie’. “Il primo dicembre 2012 è prevista la scadenza della proroga relativa alla sospensione dei pagamenti e, nonostante la problematica sia stata messa all’attenzione del Premier Mario Monti, di tutti i ministri e del neo Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, la popolazione di Lampedusa e Linosa non ha ricevuto ad oggi alcuna risposta”, dice Martello.
     I commercianti e imprenditori si sono riuniti presso la sala congressi dell’Aeroporto di Lampedusa, insieme all’Associazione Imprenditori di Lampedusa, la Federalberghi di Lampedusa, l’Associazione Armatori di Lampedusa e il CO.GE.PA Lampedusa e Linosa hanno incontrato tutta la popolazione delle Isole Pelagie “per decidere le azioni da prendere nei confronti del Governo centrale, della Regione e delle Istituzioni locali”.
     “Ricordiamo – dice Angelo Mandracchia, presidente dell’Associazione Imprenditori di Lampedusa – che l’isola dopo aver subito il cospicuo flusso dei migranti, non ha ricevuto dal Governo alcun intervento a sostegno del settore economico e di tutta l’imprenditoria locale, danneggiata irreparabilmente dalla pubblicità negativa che ne è derivata dal fenomeno. Continua, Martello Salvatore, presidente del CO.GE.PA Lampedusa e Linosa, gli esigui provvedimenti disposti dal Governo sono stati ‘a costo zero’ ed oggi le isole di Lampedusa e Linosa rischiamo il fallimento se non sarà disposta la proroga della sospensione”.
     La disperazione di un’intera cittadinanza comincia, ora, ad assumere toni sicuramente più alti ed eclatanti. “La situazione è drammatica - dice Piero Billeci, Presidente dell’Associazione Armatori Lampedusa - tutte le imprese locali sono al collasso e la classe politica non può essere indifferente all’enorme disagio che Lampedusa ha affrontare da sola”.
     La cittadinanza ha indetto, quindi, lo sciopero della fame “se entro il 29 novembre 2012 non riceverà la proroga e una risposta alle richieste inoltrate”. Forzatamente si impedirà l’arrivo dei viveri sulle isole di Lampedusa e Linosa ed anche gli ospiti del centro di accoglienza parteciperanno allo sciopero. [Fonte: Adnkronos]
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In 24 ore più di 130 scosse sismiche nel Dodecanneso...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4534857363841&l=722e1c36b4


      28/11/12 - Una mappa che denuncia più di altre l'elevata sismicità di certe zone del Mediterraneo. Siamo nel canale che separa l'isola greca di Simi dalla costa turca, un'area marina nella quale da qualche giorno si sta manifestando una serie di scosse sismiche senza eguali e di una frequenza impressionante. Basti pensare che nelle ultime ventiquattro ore, dalle 11:00 am di ieri mattina alle 11:00 di stamane (ora italiana), dall'EMSC sono state registrate in quest'area ben 134 scosse. Fortunatamente si tratta in massima parte di scosse di modesta entità, ma non manca ogni tanto qualcuna più forte, come le due di magnitudo 3,1 registrate ieri sera su due diversi epicentri distanti tra loro qualche miglio, ma, fatto singolare, entrambe registrate contemporaneamente alle 22:21; o come la più intensa, di magnitudo 4,7, registrata lunedì pomeriggio alle 18:35. Anche piuttosto limitata risulta la profondità delle scosse, in genere inferiore ai 10 km, ad eccezione di alcune la cui profondità arriva al massimo i 24 km.
      La mappa in basso, ricavata dal sito web dell'EMSC (Euro Mediterranean Sismologic Center), evidenzia bene l'intensità del fenomeno, nonostante siano su di essa segnalate solo gli epicentri delle scosse registrate nelle ultime 48 ore... Quello che si può dire che questo "sciame sismico" è ancora in corso.... E, nota finale, siamo sulla costa turca ad un paio di centinaia di chilometri da Anthalya, dove si svolge il Forum 2012 sulle AMP del Mediterraneo. Ma che c'entra ? Qualcuno potrà chiedersi... C'entra, c'entra... E personalmente mi piacerebbe che, parlando dei rischi connessi a certe attività off-shore sempre più frequenti nel Mediterraneo, nei dibattiti in corso ad Anthalya la sismicità tipica di questo "Mare Nostrum", e quanto potrebbe derivarne, non venisse totalmente ignorata...

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Dalla mia Bacheca su FB del 27/11/12

Il Forum 2012 sulle AMP del Mediterraneo e la stampa...
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/...forum-2012-sulle-amp-del-mediterraneo-e-la-stampa/529465463731940

     Il Forum 2012 dulle AMP di Antalya è in corso, e non possiamo ancora conoscere i risultati che questo importante consesso di esperti sul tema, riunitisi in Turchia, sarà in grado di produrre... Ma quel che più importa è che, anche a Forum concluso, non saremo certo in grado di sapere quanto poi i risultati raggiunti saranno in grado di incidere sulla realtà di quella tutela del Mediterraneo che, indipendentemente da tutto, rappresenta la finalità primaria delle aree marine protette, siano esse costiere, di alto mare o di profondità. Un mare, il Mediterraneo, che invece mai come in questo momento storico è tanto gravemente minacciata e da più parti, come chiunque si occupi di cose di mare sa bene, anche se, pur addetto ai lavori, finge spesso di non sapere...
     Come avrete avuto modo di notare visitando il mio diario su FB, sto cercando pur da lontano di seguire i lavori di quel Forum ad Antalya, di cui ben comprendo l'importanza. Ma non mi è facile, pur con le moderne tecnologie di comunicazione offerte oggi dalla rete. Il Forum infatti ha un suo sito web su cui è possibile prendere visione dei programmi giornalmente previsti, ma quanto ad informazioni e notizie sull'andamento dei lavori, sui relatori e sulle loro relazioni, nonchè sui successivi interventi e sulle varie conclusioni, almeno fin'ora non c'è nulla di nulla... Sembra quasi che manchi addirittura all'organizzazione un adeguato ufficio stampa...
     Eppure tra le varie possibilità offerte dal sito in questione c'era (e c'è ancora...) anche quella di iscriversi come giornalista interessato ai temi in discussione, e di ricevere informazioni al riguardo. Cosa che ho regolarmente fatto. Ma, a tre giorni dall'inaugurazione del Forum e due dalla sua chiusura, tutto quello che posso ancora oggi trovare nello spazio del sito dedicato alla stampa e alle news, è unicamente un comunicato stampa in data 15 Novembre 2012 di presentazione del Forum, e un "Dossier de Presse", in cui vengono date una serie di informazioni relative alle motivazioni e agli obiettivi del Forum. Nulla di più.
     Ritenendolo un mio dovere, prima di fare altre osservazioni sul Forum ho dato una scorsa a questo "Dossier de Presse". E' una lettura indubbiamente interessante ed utile per chi, dovendo scrivere di questa iniziativa, ha bisogno di spunti e notizie in materia. Ma in quel "Dossier" (compreso tra le pagine 4 e 5) c'è un paragrafo che mi ha davvero incuriosito e che qui a seguire integralmente riporto, tradotto in italiano affinchè ognuno possa intenderne esattamente i termini. Eccolo.

"Dossier de Presse"
http://medmpaforum2012.org/sites/default/files/dossier_de_presse.pdf
[...] (da pagg. 4 e 5 del "Dossier de Presse" del Forum 2012 di Antalya)
Mediterraneo, un mare in pericolo
      Oggi la regione è soggetta a pressioni significative causate dalle attività umane. Lo sviluppo costiero e l'urbanizzazione sono tra le principali minacce. 450 milioni di persone vivono in questa zona, il 40% di loro, sulla costa.
      Questa densità di popolazione umana contribuisce al degrado del paesaggio, all'erosione del suolo, all'aumento dei rifiuti in mare, alla perdita di habitat naturali, così come ad un aumento della pressione sulle specie in via di estinzione.
      La regione del Mediterraneo è la regione turistica più importante del mondo. Attira circa il 30% del turismo internazionale, che, oltre a generare benefici per l'economia dei paesi interessati, ha però conseguenti effetti negativi sull'ambiente marino, a causa dello sviluppo incontrollato della fascia costiera, con un sempre maggiore utilizzo delle risorse idriche e la generazione di rifiuti solidi e di acque reflue.
      Il trasporto marittimo è anch'esso un'attività che ha un impatto significativo per l'ambiente marino del Mediterraneo: circa il 30% dell'attività commerciale marittima internazionale e il 25% del trasporto di prodotti petroliferi transitano attraverso il Mediterraneo
      La pesca è un'altra attività importante nel Mediterraneo, in termini di sicurezza del lavoro, di reddito e ai fini alimentari. L'aumento incontrollato dello sforzo di pesca registrato negli ultimi dieci anni in molti paesi mediterranei ha portato al declino di numerosi stock ittici. Secondo le ultime valutazioni della Commission Générale des Pêches en Méditerranée (CGPM), il 90% degli stock ittici controllati, risultano sfruttati oltre il loro limite biologico.
      E' chiaro che una delle sfide per gli Stati del Mediterraneo nei prossimi anni è quello di unire i loro sforzi per invertire le tendenze di degrado dell'ambiente marino e la conservazione della biodiversità a lungo termine. Ciò richiede un approccio multisettoriale alla gestione e l'uso degli strumenti più appropriati, secondo obiettivi globali e regionali ben concordati e finalizzati alla conservazione e all'uso sostenibile delle risorse naturali. [...]

     Tutto qui ? ... E il pericolo delle trivellazioni in un mare, il Mediterraneo, che, basta vedere le carte, risulta già tutto lottizzato a fini di ricerca e sfruttamento delle risorse di idrocarburi celati nei suoi fondali, tra l'altro caratterizzati da una sismicità che, per frequenza e intensità, ha pochi riscontri in tutto il nostro pianeta ??? Nel paragrafo in questione non c'è il benchè minimo accenno in merito !!!! E non è a dire che davanti alle coste turche, bagnate dal Mediterraneo a sud, come dal Mar Nero a nord, quei pericoli non ci siano o non si sappia cosa siano. Come nella vicina Grecia, e attorno all'isola di Cipro in particolare... E allora un dubbio legittimo m'assale... Ma che anche il Forum 2012 di Antalya sulle AMP mediterranee sia coofinanziato dalle società internazionali petrolifere ???

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Pubblicando l'immagine della copertina del "Dossier de Presse" qui sopra, noto che, dopo tutto, il mio dubbio non è poi tanto peregrino... Tra le organizzazioni che sostengono finanziariamente il Forum sulle Aree Marine Protette mediterranee c'è anche la "Total", e non credo che di Total ce n'è sia più di una... Ho controllato poi sul sito della Fondazione Total, che si occupa di "filantropia industriale", testuale sulla sua homepage. Cliccando in alto sull'etichetta "le nostre energie" si arriva sul sito della società petrolifera Total, la quale si dichiara "produttore globale e fornitore di energia, con operazioni che abbracciano il petrolio e la filiera del gas". E' la conferma che di Total ce n'è una sola, filantropica e produttrice petrolifera al tempo stesso... Per saperne di più, almeno per quanto riguarda la sua succursale italiana, basta andare su Wikipedia, dove troviamo quanto segue:
"In Italia opera con Total Italia S.p.A (Raffinazione e Marketing) e con Total E&P Italia S.p.A. (Esplorazione e Produzione), controllate da Total Holdings Europe S.A. a sua volta detenuta al 100% da Total S.A..
Nel 2010 Total Italia S.p.A si è fusa con la ERG Petroli, dando vita a TotalErg, destinata a diventare il terzo operatore in Italia nella distribuzione e vendita di prodotti petroliferi.
Nel 2008 l'amministratore delegato di Total E&P Italia S.p.A., Lionel Levha, ed altri dipendenti Total vengono arrestati nell'ambito di un'inchiesta sugli appalti per l'estrazione di petrolio in Basilicata. I reati ipotizzati sono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d'asta (con riferimento specifico agli appalti dei lavori per le estrazioni petrolifere), corruzione e concussione.
Il 4 luglio 2009 agli indagati è stato notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Note:
^ "Birmania, la Total sotto inchiesta in Belgio", Corriere della Sera, 2 ottobre 2007.
^ "Tangenti, arrestato AD di Total Italia", ANSA, 16 dicembre 2008.
^ "Totalgate alla resa dei conti", Il Quotidiano della Basilicata, 4 luglio. 2009."
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Martedi 27 Novembre, al Forum 2012 sulle AMP mediterranee di Antalya
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4529910240166&l=4a0ac897c4
 

     Questo è quanto avevo postato ieri mattina su Fb (e poi ripreso negli Echi di Stampa) in merito ai lavori programmati per Lunedi 26 novembre al Forum 2012 sulle AMP mediterranee in corso ad Antalya.
     Qui potete invece leggere in dettaglio il programma dei lavori del Forum di oggi Martedi 27 Novembre. Ci sono anzitutto i workshop e le tavole rotonde incentrati su particolari argomenti, che prevedono un massimo di 40 partecipanti. Solo a 30 partecipanti sono riservati i cosiddetti "eventi collaterali", durante i quali, attraverso scambi di esperienze e discussioni, saranno elaborate le raccomandazioni per la tabella di marcia del Forum. Aperte infine a tutti partecipanti sono le sessioni di lavoro su argomenti di interesse più generale, con relazioni e successivi dibattiti.
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Post di Salvatore Agizza su Fb

E l'Italia con chi si presenta?
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Post di Guido Picchetti

Bella domanda... cui per ora non c'è risposta ... Avrebbero dovuto esserci tutti i responsabili della AMP italiane, ma al momento ho solo conferma della partecipazione dei responsabili dell' AMP di Punta Campanella... E ritengo sia anche presente il prof. Giuseppe Notarbartolo di Sciara, coordinatore regionale della Commissione Mondiale delle Aree Protette per la Regione Marina Mediterranea e il Mar Nero, firmatario della prefazione di uno dei documenti di base per lavori del Forum, lo "Statut des Aires Marines Protégées en mer Méditerranée 2012". Vedi http://medmpaforum2012.org/...statut_des_amp_en_mer_mediterranee_lowres.pdf
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Post di Salvatore Agizza

Bene Punta Campanella, ma le altre AMP del Cilento, per esempio o del Lazio o della Liguria etc. etc.?
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Post di Guido Picchetti

Forse lo sapremo a chiusura dei lavori del Forum, o quanto meno con la successiva pubblicazione degli atti, se ci saranno...
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Post di Salvatore Agizza

... ma un programma dettagliato?
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Post di Guido Picchetti

Vai sul sito http://medmpaforum2012.org
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Post di Salvatore Agizza

Ci dovrebbe essere anche Trieste, con AMP di Miramare, http://www.riservamarinamiramare.it/riserva/index.htm. Interessante che c'è solo "Punta Campanella"...
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Dalla mia Bacheca su FB del 26/11/12

Oggi ad Antalia, al Forum 2012 sulle AMP mediterranee
di Guido Picchetti (a margine di un video condiviso su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/179164532223050


     26/11/2012. - Al Forum 2012 sulle AMP mediterranee di Antalya è oggi in programma una Sessione Plenaria sui "Problemi di sviluppo e le sfide della rete di zone marine protette del Mediterraneo", presieduta da François Simard, Direttore e Senior Advisor per la pesca e il programma World Marine del Polar IUCN. Tra i partecipanti il Dott. Giuseppe Di Carlo, AMP Program Manager, del WWF Mediterraneo, che vediamo in questo video protagonista di un incontro con i lamantini sui fondali caraibici in prossimità delle Isole Vergini.
     Il programma completo della giornata all'url: http://medmpaforum2012.org/node/1221.

Dr. Di Carlo Meets a Manatee in the Seagrass - Conservation International (CI)
Caricato da ConservationDotOrg in data 31/ago/2009 -
http://www.conservation.org
While National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) scientists Giuseppe Di Carlo (now Conservation Internationals Marine Climate Change Manager), John Burke and Jud Kenworthy were collecting fish samples near
the Puerto Rican island of Vieques, they encountered a West Indian manatee (Trichechus manatus)
grazing on a nearby seagrass bed.

http://youtu.be/ZOWxOwMTLeQ
 
To learn more about Dr. Di Carlo and the importance of the seagrass ecosystems he works to protect, check out http://www.conservation.org/FMG/Articles/Pages/hidden_value_seagrasses.aspx

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Dalla mia Bacheca su FB del 25/11/12

Nuove scosse sismiche in quel di Mormanno, nel Pollino...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4520395122294&l=495153bc7c


     25/11/12. - Riprese stamane le scosse sismiche a Mormanno in prossimità del Parco Nazionale del Pollino. Una prima scossa di mag 3,9 è stata registrata alle ore 9:28 (locali), con epicentro poco a sud dell'autostrada Salerno - Reggio Calabria. Profondità dell'ipocentro 2 km appena (vedi immagine a lato). Due minuti dopo, alle 9:30 per l'esattezza, secondo i dati dell'EMSC (Euro Mediterranean Sismologic Center) è stata registrata una seconda scossa di mag 2,6, con epicentro stavolta nella parte nord dell'area interessata dai fenomeni sismici, e ipocentro a 10 km di profondità.
    Alle prime due scosse, altre ne sono seguite nelle ultime ore: alle 9:42 e alle 9:53 di mag 2,9, entrambe di mag 2.9, e un'ultima alle 12:26 di mag 2,7.
     Questi i dati delle scosse in questione:

  1. Magnitudine M 3,9
    Regione ITALIA MERIDIONALE
    Data ora 2012/11/25 08:28:40.0 UTC
    Posizione 39,86 N; 16,01 E
    Profondità 2 km

  2. Magnitudine ML 2,6
    Regione ITALIA MERIDIONALE
    Data ora 2012/11/25 08:30:31.0 UTC
    Posizione 39,92 N; 16,01 E
    Profondità 10 km

  3. Magnitude ML 2.9
    Region SOUTHERN ITALY
    Date time 2012-11-25 08:42:25.0 UTC
    Location 39.91 N ; 16.02 E
    Depth 7 km

  4. Magnitude ML 2.9
    Region SOUTHERN ITALY
    Date time 2012-11-25 08:53:33.0 UTC
    Location 39.89 N ; 16.02 E
    Depth 11 km

  5. Magnitude ML 2.7
    Region SOUTHERN ITALY
    Date time 2012-11-25 11:26:28.0 UTC
    Location 39.91 N ; 16.01 E
    Depth 9 km

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"Dovete sacrificarvi", una storia di fracking
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/11/dovete-sacrificare-una-storia-di.htm


We, the large land owners, mostly farmers, were given a chance to dream, not knowing the true value of what lies so far beneath our land; not aware of the type of operations that would be conducted on our land. We believed in the false promises made by that kind man, we now know as a “landman.” Yes, there have been a few that have prospered from the gas activity in our area. Some people are living in denial, and for others it has become a nightmare. Now we are finding ourselves asking the question, what have we done ? Carol French, Pennsylvania
      SATURDAY, NOVEMBER 24, 2012. - Nella "Strategia Energetica Nazionale" di Passera e compari non si parla di fracking, e, anzi, nel nostro governo non si muove foglia su questo tema, sebbene ci siano proposte di fare fracking in Toscana ed in Sardegna; e anzi, sebbene prove preliminari siano state già fatte nel nostro Paese. Allora ecco qui una storia di fracking e di pentimenti da fracking.
     Si svolge a Bradford County, Pennsylvania e ha per protagonisti famiglie e persone normali. Nel 2006 arriva un signore vestito di tutto punto a promuovere l'opportuntità della vita: soldi facili in cambio di buchi nei terreni agricoli e più in profondità shale gas - il gas da scisti. Circa $ 5,000 ad ettaro, non per comprare la terra, ma per affittarla. Considerato che i lotti sono tutti molti grandi qui negli USA si sarebbe trattato di cifre sostanziose.
     Tutti felici allora di questa bonanza, tutti che pensano di diventare "shale-ionari", milionari da shale gas. Per loro stessa ammissione, non sapevano cosa stavano facendo. Erano agricoltori, allevatori, non avvocati, non esperti da trivelle. I soldi sarebbero stati utili. Si organizzano incontri, convegni - sponsorizzati dall'industria del petrolio - in cui un professore di Penn State dice a chi lo ascoltava "Dovete sacrificarvi" per il bene della nazione, per svezzare l'America dal petrolio del Medio Oriente, per il progresso.
     Ma sacrificare che cosa? Non era ancora chiaro. Nel 2009 i problemi: "acqua contaminata", "terra che da agricola diventa discarica industriale", "petrolieri che scavano vasche di contenimento per materiale tossico", "Esalazioni, puzze, malattie...", come da copione.
     La signora Carol French non aveva dato il permesso di trivellare sul suo terreno, ma la diedero i suoi vicini. Nel 2011 trivellano un pozzo da fracking a circa un chilometro dal confine con la sua proprietà. L'acqua della signora French diventa < imbevibile il giorno 15 Marzo 2011  > . Ora è verde, schiumosa, e gelatinosa. La figlia della signora French ha problemi al fegato, milza e alle ovaie. Si è trasferita altrove. Anche la sua vicina di casa ha avuto gli stessi problemi. Non bevono il latte delle loro stesse mucche.
     La ditta del fracking si rifiuta di fare test sull'acqua e sul latte, e così la signora French deve comprarsi l'acqua e il latte da sè, sebbene abbia pozzi artesiane e mucche di proprietà. I campi contaminati dal fracking sono in vendita ed hanno perso l'80% del loro valore. La gente ha eczemi sulla pelle e cosi pure le mucche. Le famiglie che hanno avuto dei sistemi di filtraggio dalla ditta perforante si lamentano perchè il sistema non purifica tutto quello che deve essere purificato. L'elettricità è a loro carico.
     La signora French dice: "Ora ho capito cosa dovevamo sacrificare". Dal suo piccolo mondo, si fa anche tutte le domande giuste: a chi servirà questo gas? Verrà venduto al migliore offerente, all'estero? E questo sacrificio è per lei o per le tasche dei petrolieri? E l'agricoltura che fine farà ? La Francia, la Bulgaria, il Lussemburgo, gli stati del Quebec in Canada, del Vermont negli USA, del Victoria in Australia hanno bannato il fracking prima che fosse troppo tardi. In Italia non fiata mosca.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

In Italia sul fracking non fiata mosca, chiosa Maria Rita... Certo, ma sono "mosche" contro cui sarebbe bene usare un bel pò di DDT, per evitare che fiatino ancora... A mio giudizio, sono riuscite a fiatare anche troppo, ma a vantaggio solo degli interessi propri e dei loro amici... fregandosene dei diritti e del benessere dei cittadini che li hanno eletti...
Link su Fb http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4520186917089&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1

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Un anno "Full Monti" anche per l'Ambiente
da Abruzzo Emergenzambiente
http://blog.libero.it/emergenzambiente/11742494.html

Tagli alle politiche ambientali, rischio idrogeologico e tutela, il tallone d'Achille del Governo Monti. Da Clima a consumo di suolo, ecco la pagella WWF a un anno dal ‘Governo dei tecnici'
     24 Novembre 2012. - Riduzioni dei fondi per le politiche ambientali, sottovalutazione di rischio idrogeologico e tutela dell'ambiente restano, dopo un anno alla guida del nostro Paese, il tallone d'Achille del Governo Monti che non esce con una "buona pagella" dal suo primo anno di Governo. Lo confermano, tra l'altro, proprio alcune questioni cruciali in discussione in questi giorni: una legge ad hoc per un piano di adattamento ai cambiamenti climatici, annunciata dopo l'ennesima "emergenza maltempo" ed i tragici eventi provocati dalle alluvioni di questi giorni, e il dibattito sull'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dell'Ilva di Taranto, una "ferita nel territorio" aperta da anni su cui si è iniziato a pensare di mettere la parola fine solo a seguito di un nuovo intervento della magistratura.
     Tutela ambientale, dissesto idrogeologico, clima ed energia, inquinamento industriale, aree protette, biodiversità, agricoltura, paesaggio e territorio e consumo del suolo: sono le "materie" della "pagella" che il WWF Italia ha predisposto sulle politiche ambientali del Governo Monti, in occasione del suo "compleanno" del 16 novembre.
     Tutela ambientale: bocciato. Minima la capacità di intervento in campo ambientale: i finanziamenti dedicati agli interventi per la tutela ambientale (difesa del mare, aree protette, ISPRA, convenzione internazionale sulle specie animali a rischio) sono stati nelle Manovre 2012 e 2013 poco più di 50 milioni di euro l'anno, tra lo 0,9% e lo 0,2% dell'ammontare complessivo degli stanziamenti inscritti nelle Leggi di Stabilità. Risultato: un Ministero dell'Ambiente ridotto al lumicino, che presenta nel 2013 un bilancio di 450 milioni di euro a fronte di 1,6 miliardi di euro nel 2008 e 1,2 miliardi nel 2009. Una sottovalutazione dell'attuale e permanente "emergenza dissesto idrogeologico": la Legge di Stabilità 2013 ha stanziato, come unica cifra certa, 73 milioni di euro alla Protezione Civile, mentre si vagheggia di piani pluriennali di messa in sicurezza del territorio per 40 miliardi di euro, che a questo ritmo sarebbero realizzati in 54 anni. Ben diverso l'ammontare delle risorse che vengono stanziate per "infrastrutture strategiche", di elevatissimo impatto sul territorio e di aleatoria fattibilità economico-finanziaria, con 1,5 miliardi di euro nel 2012 e 2,7 miliardi di euro previsti nel 2013 (il 23% delle risorse complessive previste dalla Legge di Stabilità 2013, che mobilita 11,6 miliardi di euro). Decisamente da bocciare il passo indietro sul Ponte sullo Stretto di Messina: anziché cestinare definitivamente il progetto irrealizzabile da un punto di vista tecnico ed insostenibile da un punto di vista ambientale e finanziario, il Governo Monti, con il decreto legge n. 187/2012, in vigore dallo scorso 2 novembre, ha in effetti messo in stand-by, prevedendo di dilazionare per un periodo massimo di due anni le verifiche tecniche sul progetto definitivo e sulla sua fattibilità economico-finanziaria. Lo stesso decreto consentirebbe al CIPE di chiudere la vicenda in pochi mesi, una volta verificata la insostenibilità economico-finanziaria del ponte. Il Governo avrebbe un'ottima occasione di uscire dal gioco ambiguo di una dilazione tutta politica, "liberando" risorse per 8,5 miliardi di euro, più di mezzo punto di PIL, che potrebbero essere meglio impiegate per lo sviluppo del Sud.
     Dissesto idrogeologico: insufficiente. La stima di 40 miliardi di euro fatta dal Ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, per la messa in sicurezza del territorio, attualizzando quella di circa 35 miliardi di euro fatta dall'allora Ministro Matteoli, riguarda l'intero assetto idrogeologico nazionale. Dovendo stabilire delle priorità occorre innanzitutto stanziare subito i circa 10 miliardi di euro (1/4 della cifra citata da Clini) per realizzare i 4.454 interventi urgenti già definiti, considerando soprattutto che in Italia sui 5.581 comuni a rischio idrogeologico sono 1.173 i comuni "a rischio molto elevato" e 2.498 quelli "a rischio elevato". Ci sono poi una serie di "misure a costo zero" da attuare subito: vincoli di inedificabilità assoluta nelle pertinenze fluviali a rischio esondazione; la rimozione obbligatoria di tutti i manufatti realizzati nelle aree esondabili senza autorizzazione e senza il parere delle Autorità di Bacino (oggi Autorità di Distretto Idrico). Un ulteriore passo, più complesso, ma fondamentale, è quello del rafforzamento e ripristino di una rete naturale che possa servire ad individuare "aree cuscinetto" (anche da destinarsi all'agricoltura), in grado di permettere un'espansione controllata dei corsi d'acqua in caso di piena. Questa definizione dovrà avvenire applicando la Strategia Nazionale sulla Biodiversità che purtroppo, pur essendo approvata da un paio d'anni, non è ancora decollata.
     Clima ed energia: alti e bassi. Il Governo Monti sulle tematiche Clima ed Energia ha dato segnali contrastanti: occorre rilevare che, nell'Unione Europea, il nostro Governo ha finalmente, in parte, allineato le proprie posizioni a quelle degli altri grandi stati europei, riconoscendo l'emergenza climatica, ma questo non ha ancora prodotto chiare prese di posizione, per esempio, di supporto all'aumento del target di taglio delle emissioni al 2020 (l'attuale obiettivo, -20% rispetto al 1990, è sottostimato dal momento che verrà raggiunto entro massimo due anni, non fornendo quindi il necessario stimolo al cambiamento e all'innovazione). Germania, Francia e Gran Bretagna, invece, si sono espresse a favore di un innalzamento di tale target al -30%. Inoltre, il Governo ha portato all'esaurimento gli incentivi al fotovoltaico, non procedendo a una seria revisione del conto energia che modulasse il sostegno economico sull'esigenza di mantenere una forte spinta al settore; va riconosciuto come positiva, invece, l'approvazione di un conto energia di incentivazione delle fonti rinnovabili termiche. Positivo che si sia definita una bozza di Strategia Energetica Nazionale, più volte annunciata, ma mai stilata dai precedenti Governi: il testo, però, si limita a mettere insieme obiettivi eterogenei in un arco di tempo limitato (8 anni), non operando una seria scelta a favore delle rinnovabili, non definendo un percorso di chiusura delle centrali più inquinanti (già oggi la capacità di produzione elettrica è enormemente sovrastimata rispetto alla domanda effettiva), non definendo strumenti seri per dar corpo alla riduzione dei consumi e all'efficienza energetica, affermando che l'Italia deve diventare un hub del gas senza una seria analisi della effettiva necessità e compatibilità ambientale di tale scelta, rilanciando la ricerca di idrocarburi nel territorio nazionale laddove tali (eventuali) riserve sono ben poca cosa rispetto alla domanda.
     Inquinamento industriale: bocciato. Il Governo Monti sui siti industriali, con una riforma delle norme, ha fatto passare come "bonifica" quella che in realtà è una semplice "messa in sicurezza operativa": inizialmente prevista solo per quelle aree industriali ancora attive, la messa in sicurezza prevista è stata estesa anche per i siti abbandonati come ad esempio alcuni aree del sito industriale di Porto Marghera, di Bagnoli e di Crotone. Questa riforma è un vero e proprio "condono" poiché consente di poter rinviare la vera propria bonifica e quindi il risanamento ambientale e sanitario a tempo indeterminato. Sul caso Ilva, in particolare, il Governo non deve cedere ai ricatti dell'azienda: su tutta la vicenda il Governo Monti è sembrato titubante e ancora oggi non ha preso decisioni determinanti per la tutela della salute pubblica e dell'ambiente. In particolare il WWF Italia evidenzia come l'accordo di programma promosso dal Governo a luglio si è rivelato un atto senza impegni concreti poiché non ha aggiunto nulla di nuovo rispetto alle misure precedentemente introdotte. Ingiustificabile ed imperdonabile è stata la sottovalutazione dei dati scientifici che hanno documentato i danni sulla salute nelle aree più colpite dall'inquinamento dell'ILVA prodotte nell'ambito del progetto di ricerca Sentieri dall'Istituto Superiore di Sanità.
     Aree protette: luci e ombre. Nel concreto del governo quotidiano delle aree naturali protette non sono mancate luci ed ombre. Nominati complessivamente i Presidenti di 8 Parchi Nazionali (Gargano, Alta Murgia, Val d'Agri Appennino Lucano, Maiella, Appennino Tosco Emiliano, Cinque Terre, Arcipelago Toscano, Pollino) evitando i lunghi commissariamenti del passato. Insolute le nomine di altri Parchi importanti come il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, Circeo, Sibillini e Foreste Casentinesi per la mancanza dell'intesa con le Regioni competenti (per i primi due Parchi il Ministero ha provveduto alla nomina dei commissari nelle persone dei presidenti uscenti). Ancora senza soluzione il rinnovo dei Consigli direttivi di alcuni Parchi (il Gran Sasso Monti della Laga attende ormai da 6 anni il rinnovo del suo principale organo di gestione). È rimasta una costante la logica dei tagli delle risorse finanziarie per gli investimenti e del personale (nell'ambito delle manovre generali per il contenimento della spesa pubblica) che solo in parte hanno tenuto conto dei tagli precedenti ai capitoli di bilancio del Ministero dell'Ambiente. Lodevole il tentativo del Ministero dell'Ambiente di ridurre al minimo i danni dell'applicazione del taglio del 10% del personale degli Enti Parco previsto dalla spending review, ma resta grande incertezza per le decisioni finali che competono alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Confermata la copertura per le spese obbligatorie per la gestione dei Parchi nazionali mentre è ulteriormente peggiorata la situazione della gestione delle aree protette marine. È stata avviata, per la prima volta, una analisi della contabilità ambientale dei Parchi Nazionali che dovrebbe evidenziare l'entità e funzionalità del patrimonio naturale conservato dal nostro sistema di aree protette nazionali.
     Biodiversità: risultato mediocre. È stata avviata l'attuazione della Strategia Nazionale per la Biodiversità attraverso le riunioni del Comitato paritetico ed dell'Osservatorio nazionale biodiversità e la prima riunione del tavolo di consultazione delle Associazioni ed attori sociali ed economici. Mentre resta senza soluzione la definizione di un piano di azione che identifichi priorità e responsabilità dei diversi soggetti istituzionali nell'implementazione della Strategia Nazionale, la Direzione Protezione della Natura del Ministero dell'Ambiente ha attivato una relazione con altri Ministeri che ha prodotto due importanti risultati: la redazione del documento sulla stima delle risorse impegnate dal nostro Paese per la conservazione della Biodiversità richiesto dal Segretariato della CBD e presentato in occasione della COP 11 dell'ottobre 2012 in India, e la presentazione di un progetto LIFE per la definizione dei PAF (strumento di Programmazione dei fondi comunitari 2014 - 2020 per la gestione di Natura 2000). L'importanza di queste due iniziative è il tentativo di introdurre il tema della conservazione della biodiversità nei diversi settori, come previsto dall'art.6 della CBD e dalla stessa Strategia Nazionale, attraverso un attivo coinvolgimento di altri Ministeri (Agricoltura, Sviluppo Economico, Esteri, Lavoro) e delle Regioni.
     Agricoltura: rasenta la sufficienza. L'impegno più importante assunto dal Ministro delle Politiche Agricole, Catania, è stata la gestione del negoziato europeo sulla riforma della Politica Agricola Comune (PAC), il principale strumento economico finanziario per l'agricoltura italiana. Il nodo principale resta l'attribuzione delle risorse nel bilancio dell'Unione Europea (previsto al 2020 un taglio del 12% delle risorse per l'agricoltura) e la ridistribuzione delle risorse tra i 27 Paesi membri che vedrebbe nella proposta della Commissione Europea maggiormente penalizzata l'Italia con un taglio del 18% dei finanziamenti. Il Ministro Catania è un tecnico competente che ha sempre gestito i negoziati sulla PAC ed ha risolto il grave problema della sostanziale assenza dell'Italia al tavolo del negoziato europeo. In questo anno di Governo Monti sono stati presentati alcuni provvedimenti per la semplificazione delle procedure burocratiche che gravano sulle aziende agricole, con alcune criticità come la modifica della definizione di "bosco" prevista da uno dei Decreto Semplificazioni che ha introdotto anche la possibilità di compromettere risultati importanti nel miglioramento degli agro-ecosistemi ottenuti con l'applicazione delle misure agro-ambientali finanziate negli anni attraverso la PAC. Altro provvedimento proposto dal Governo, e migliorato dalla discussione parlamentare, è la vendita o l'affitto dei terreni agricoli di proprietà dello Stato da destinare prioritariamente alla nascita di nuove imprese agricole da parte dei giovani, un provvedimento rimasto ad oggi inapplicato per i tempi lunghi nella definizione degli strumenti attuativi.
     Paesaggio e territorio: rimandato. Tra i provvedimenti solo annunciati, ma non ancora formalmente presentati dall'Esecutivo, si segnala che, nella prima bozza al disegno di legge Semplificazioni, il Governo ha previsto due interventi in materia di autorizzazione paesaggistica: il primo sull'eliminazione del silenzio-rifiuto per le autorizzazioni ambientali, paesaggistiche e culturali; il secondo sull'iter per il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica. Eliminata, invece, l'attuale previsione che attribuisce un automatico valore di assenso al mancato rilascio del parere obbligatorio da parte del sovrintendente. La nuova norma, se confermata, ridurrebbe i termini per il rilascio del parere dagli attuali 90 giorni a 45.
     Consumo del suolo: promosso. Si valuta positivamente il "Disegno di legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo di suolo" proposto dal Ministro delle Politiche Agricole e che lo scorso 30 ottobre ha ricevuto il parere favorevole da parte della Conferenza Unificata. Il ddl appare pienamente condivisibile nei suoi punti essenziali: 1) la fissazione di un tetto alla "estensione" massima di superficie agricola edificabile; 2) esclusione della utilizzabilità da parte dei Comuni degli oneri di urbanizzazione per il finanziamento della spesa corrente; 3) il vincolo decennale di destinazione d'uso peri terreni agricoli che abbiano ricevuto aiuti di Stato o comunitari. Un segnale positivo è anche il parere negativo al disegno di legge (AS 3134), presentato dal Senatore Palma e altri, per la riapertura dei termini del condono edilizio del 2003.
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Da un post condiviso con altre 50 persone (e sul Diario su Fb del sottoscritto) da Fabrizia Arduini che ringrazio...

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Post di Fabrizia Arduini

Secondo me nella valigia c'è umanità, calore, rispetto, affetto, empatia, valori etici, intelligenza...
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A Giovanni de Nobile, Guido Pietroluongo, Gabriele Orlando Lacchè, Fabrizia Arduini, Barbara Dalla Costa, Stefania Schirosi, Anna Rita Ponzetta, Gianfranco Perilli, Sylvia Arduini, Levino de Fidelibus, Lorella Nervegna, Alba Carafa, Marco Giancristofaro, Wwf Marsica, Maria Trozzi, Maria Rita Di Rocco, Dante Caserta, Emergenza Ambiente Abruzzo, Felice Vitullo e al sottoscritto piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 24/11/12

Indagini nello Jonio da parte della Shell
da "La Gazzetta del Mezzogiorno"
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=570547&IDCategoria=12

     20 NOVEMBRE 2012, POTENZA – La Shell comincerà nei prossimi mesi un’indagine geofisica – che durerà sei settimane – in due aree del mare Jonio, ad una profondità tra 150 e 1.600 metri, in una zona a largo delle coste della Calabria. Obiettivo finale è la ricerca di un eventuale giacimento di petrolio o gas. Lo si è appreso a Potenza oggi, termine di avvio dei due mesi durante i quali le amministrazioni comunali interessate - soprattutto calabresi, ma anche lucane e pugliesi, nel raggio di attività del programma – dovranno rendere noto il loro parere.
     L'indagine geofisica studierà i terreni e le rocce del fondale marino per acquisire informazioni sulle loro caratteristiche geologiche, natura, struttura ed estensione. La ricerca sarà fatta da una nave che percorrerà l’area trainando una sorgente di impulsi: degli idrofoni registreranno i dati che poi saranno convertiti in “segnali in grado di identificare il profilo del sottosuolo”. I dati verranno analizzati successivamente dagli esperti della Shell, nei laboratori della compagnia. Shell ha precisato che l’attività di raccolta dei dati non avrà conseguenze per le specie ittiche (il periodo della riproduzione è in prevalenza in primavera, mentre l’indagine geofisica avverrà in autunno-inverno), per la tartaruga “caretta caretta”, che si riproduce lungo le coste calabresi e lucane, e per la posidonia oceanica (una pianta frequente nel Mediterraneo). Inoltre, nella zona teatro della ricerca non vi sono aree vincolate.
     A bordo della nave operatrice sarà effettuato un “monitoraggio visivo” per avvistare cetacei e mammiferi marini: se saranno avvistati tali esemplari le attività saranno temporaneamente interrotte e un rapporto sarà comunque disponibile per il ministero dell’ambiente. Infine, la compagnia avvierà contatti con i pescatori della zona “per limitare le interferenze” con la loro attività.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E questo avviene nello Ionio, in quella "Baia storica dell'Italia" che è il Golfo di Taranto, giuridicamente considerata "acque interne" del nostro Paese... Evviva... E che grande balla è quella che nello Ionio non ci siano aree protette. Ne cito solo tre: l'Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, già da tempo ufficialmente istituita vicino Crotone, all'estremo sud del Golfo di Taranto, l'area delle Isole Cheradi, un piccolo arcipelago che chiude a sud-ovest la darsena del Mar Grande di Taranto, proposta da oltre 40 anni come oasi naturale e parco marino, sebbene non ancora ufficialmente istituita, e l' "Area naturale marina protetta" di Porto Cesareo in provincia di Nardò, area protetta della regione Puglia istituita nel 1997 con il Decreto 12 Dicembre 1997 del Ministero dell'Ambiente... Non bastano a fermare gli spari nel Golfo degli airgun della Shell a caccia di petrolio e le successive trivellazioni? Perchè non accelerare allora le ricerche sperimentando nell'area qualche bombetta nucleare ? Potremmo cogliere due piccioni con una fava... Sapremmo subito se viene fuori petrolio e potremmo fare preziose esperienze per il progresso nucleare della nostra Difesa... Prima o poi, con l'aria che tira, una Difesa più efficiente potrebbe servirci...
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Post di Giovanni Angeloni

Una bombetta servirebbe urgentemente in parlamento !!!
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Basilicata, terra di trivelle e bonus benzina
di Andrea
http://www.ecoblog.it/post/42621/basilicata-terra-di-trivelle-e-bonus-benzina
 

     23 nov 2012. - La Basilicata è una terra ricchissima di idrocarburi; non è una novità, ci hanno già pensato Eni, Total, Shell e le altre sorelle a gettarsi in picchiata sulla preda petrolifera lucana una corsa all’oro nero insostenibile per l’ambiente. I guai del lago del Pertusillo, i veleni di Viggiano, l’inquinamento della val Basento, della val D’Agri, l’aria sempre più pesante della terra lucana, si è deciso, ha un prezzo: precisamente poco più di 44 milioni di euro, a tanto ammontano i proventi delle royalties che verranno erogati tramite bonus benzina ai 320mila patentati lucani. Per “ovviare” alle problematiche di inquinamento, insomma, si regala ai patentati (quindi non a tutti i cittadini) la possibilità di inquinare di più: un’idea leggermente controsenso.
     La Ragioneria dello Stato ha infatti appena firmato il decreto che liberalizza i fondi del bonus idrocarburi per la seconda annualità, trasferendo le somme dal Ministero dello Sviluppo Economico al conto operativo dello stesso Ministero presso Poste Italiane; un bonus che questa volta è più corposo, arrivando a 140 euro e 25 centesimi a patentato lucano. Il baratto benzina/ambiente, la svendita della coscienza ambientale di un’intera regione, è un po’ come le brioche di Maria Antonietta: bestiale. L’avvelenamento del territorio lucano mitigato con un pieno di benzina è il tentativo di far dimenticare ai lucani lo scempio ambientale che le trivellazioni petrolifere causano tutti i giorni, e che i nuovi progetti potrebbero aggravare.
     La Regione Basilicata, che da un lato approva la moratoria petrolifera e dall’altro attiva l’iter per le VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) Eni per i permessi Monte Foi (su un’area vincolata) e San Fele, mentre Shell annuncia ricerche di idrocarburi nel nel Mar Jonio, è bulimica di petrolio: ne ha in quantità (l’80% del petrolio italiano), è il più grande giacimento europeo, e lo fa sfruttare indiscriminatamente: 
     "Crediamo che le perforazioni non siano compatibili con i modelli di sviluppo che intendiamo perseguire. Faremo tutto quanto è in nostro potere per bloccare le estrazioni che non possono portare alcun vantaggio al territorio", denuncia il sindaco di Picerno, Valeria Russillo. I sindaci sono ormai l’ultimo baluardo istituzionale nel tentativo di tutelare il territorio lucano dallo scempio delle estrazioni indiscriminate, sentendosi abbandonati persino dalla Regione. Proprio quella Regione Basilicata che, giusto l’altro ieri, si è vista bocciare per incostituzionalità la legge regionale 16/2012, proprio quella moratoria rivelatasi un bluff su tutta la linea. proprio quella moratoria rivelatasi un bluff su tutta la linea.
[Foto | Flickr]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Ma, tra le tante notizie che Assunta di Florio mi segnala e che ringrazio, ci sono le buone e le cattive. Quella dell'aumento del bonus benzina per i patentati della Basilicata che sale a ben 140 euro e 25 centesimi per anno, ad esempio, non è cattiva... Ma definirla buona non mi sembra giusto... E' soltanto squallida, per non dire offensiva... Si, aumenta il reddito degli abitanti di quella regione già considerata la più povera d'Italia e forse d'Europa, i quali potranno così risparmiare i soldi di un paio di pieni per le loro vetture... Ma giustamente Andrea di Ecoblog lo considera uno squallido tentativo di far dimenticare ai lucani lo scempio ambientale che le trivellazioni petrolifere causano tutti i giorni, e che i nuovi progetti favoriti dai ministri "tecnici" del governo Monti "potrebbero" ulteriormente aggravare ... No, "...che certamente aggraveranno" dico io, rettificando il "condizionale" scelto da Andrea in un "futuro" niente affatto lontano, che si coniuga totalmente al presente....
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Antonino Zichichi nominato in Sicilia assessore da Rosario Crocetta
di Marina Perotta
http://www.ecoblog.it/post/42707/antonino-zichichi-...in-sicilia-assessore-da-rosario-crocetta


     23 nov 2012. - Rosario Crocetta neo presidente della Regione Sicilia (nella foto in alto) ha nominato quattro nuovi assessori: Antonino Zichichi assessore ai beni culturali, Nelli Scilabra studentessa universitaria assessore alla Formazione con Francesca Basilico D’Amelio, funzionaria del ministro dell’Economia assessore al Bilancio, e Mariella Lo Bello, ex segretario della Cgil di Agrigento assessore al Territorio e Ambiente. Su LiveSicilia il live delle nomine. Gli assessori precedentemente nominati sono Franco Battiato assessore al Turismo (ma lui già pensa di cambiare nome all’assessorato in Meccaniche Celesti), la figlia di Paolo Borsellino, Lucia, e il pm antimafia Nicolò Marino con Linda Vancheri, funzionaria di Confindustria. E entro domani la Giunta dovrebbe essere poi completata.
     Crocetta ha motivato così la nomina di Zichichi: "L’incarico a Zichichi ha l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale della Sicilia, grazie all’apporto di uno studioso di fama internazionale. Una scelta che conferma la mia intenzione di varare una giunta di alto profilo svincolato dalle logiche e dai veti dei partiti".
     Ecoblog segue da tempi non sospetti sia Rosario Crocetta sia Antonino Zichichi e ecco le nostre valutazioni. Rosario Crocetta ebbi il piacere di intervistarlo nel 2008 quando era ancora sindaco di Gela, polo inquinatissimo del petrolchimico. Ebbene, con Vittorio Sgarbi sindaco di Salemi intraprese una storica battaglia contro l’eolico off shore sia nel Golfo di Gela sia su Trapani, il che portò all’apertura di un filone d’inchiesta sugli interessi mafiosi nella costruzione di impianti eolici.
     Vi invito a leggere l’intervista, perché Crocetta si scaglia sopratutto contro i poteri forti di chi gestisce l’energia in Italia e sul fatto che Gela sia una zona altamente inquinata e ancora molto sfruttata. Arriva a scagliarsi contro la vicina centrale a carbone, e peraltro è un noto antinuclearista. Crocetta dunque anche in altri ambiti ha tenuto in vita battaglie ambientaliste che diversamente in Sicilia non avrebbero avuto modo di avere voce.
     Veniamo a Antoninino Zichichi, scienziato cattolico che espresse la sua opinione più forte in merito alla necessità che aveva l’Italia del nucleare, e che l’uomo non influisce sul clima... E ci ha messo anche la firma, fino alla stesura delle 70 emergenze planetarie che non sono sostanzialmente ambientali. Insomma piuttosto in controtendenza rispetto a Crocetta.
     Veniamo infine alla nomina di Mariella Lo Bello ex sindacalista nominata assessore al Territorio e Ambiente, uno degli assessorati chiave per la Sicilia che ha assoluta necessità di politiche ambientali e di tutela del territorio. Di lei sappiamo che a aprile si presentò nella tornata elettorale correndo come sindaco di Agrigento ma che non arrivò al ballottaggio. sappiamo che con Francesca D’Amelio Basilico è portata da Bersani. All’ex ministro per lo Sviluppo è noto, piacciono gli inceneritori.
[Foto Flickr, Getty images]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Notizie buone, a me sembra, arrivano anche dalla Regione Sicilia. Le scelte del nuovo governatore Crocetta per i membri della sua giunta sono certamente da apprezzare. Ora aspettiamo i fatti che, se il buongiorno si vede dal mattino, dovrebbero seguire... Sarà così ?

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Il Taijitu dell’altro mondo di ENI e Legambiente
da Ola Ambientalista
http://www.olambientalista.it/il-taijitu-altro-mondo-di-eni-e-legambiente/

     23 novembre 2012. - Il cane a sei zampe percorre le nostre strade, cammina sui muri, attraversa le pareti, e arriva in casa tua, come un fantasma dall’aria un pò snob, dagli improbabili passi felini. E’ l’immagine della recente pubblicità dell’ENI che rilancia il proprio marketing. Dal cane-peluche del Dr Bang, dopo la parentesi del Papaleo nazionale alla pompa di benzina, il messaggio pubblicitario guarda lontano, all’altro mondo. “Ci sono paesi dove l’energia è cosa dell’altro mondo” . E’ questo lo slogan di una recente iniziativa tenutasi a Milano da ENI assieme a Legambiente con l’Università Bocconi che gioca ad incrociare le parole in un cruciverba che interseca, casualmente, lo yin e lo yang, il simbolo filosofico cinese del Taijitu (T’ai Chi T’u). Filosofie orientali banalizzate, trasmutate nel vecchio gioco alchemico-massonico del potere. I colori degli opposti, il nero e il bianco, diventano giallo – Eni e verde – Legambiente. Energythink. Collaboriamo oggi per un domani migliore. Ma quale domani?
     Ma cosa pensano i popoli sfruttati, depredati , inquinati e schiavizzati dai mercanti del petrolio e del nuovo gioco di società inventato dal potere della finanza e del petrolio ? Peccato che sia Eni ma soprattutto Legambiente non lo dicono. Dopo Symbola, Legambiente svela così il suo nuovo volto. Il volto di Eni, invece, è sempre lo stesso.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

L'abbiamo vista tutti in questi ultimi giorni in TV l'ombra nera del cane a sei zampe dell'ENI aggirarsi di notte per le vie della città, pronto a bloccarsi appena accendi la luce, come colto in fragrante sui suoi traffici poco chiari e sulle sue imprese tutt'altro che pulite e trasparenti... Un "lapsus freudiano" dei realizzatori di quella pubblicità pagata dall'Eni, la nostra azienda petrolifera di Stato che tanto "onore" fa all'Italia in paesi lontani, ma non solo, e i cui danni siamo poi tutti costretti a pagare ???
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Stoccaggio gas a Rivara: ERG abbandona il progetto
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/stoccaggio-gas-a-rivara-erg-abbandona-il-progetto-13174.html

ERG ha deciso di abbandonare il progetto di realizzazione di un impianto di stoccaggio del gas a Rivara, vicino all'epicentro del sisma in Emilia.
     23 novembre 2012. - Colpo di scena a Rivara, in provincia di Modena, strada sbarrata alla società inglese che vorrebbe costruire un deposito di metano proprio nell’epicentro del sisma di maggio. L’opposizione delle comunità locali comincia a dare i frutti sperati.
     Il progetto del sito di stoccaggio di gas metano di Rivara perde il suo partner italiano: ERG lascia l’inglese Indipendent Resources, che acquisirà adesso la quota del 15 per cento posseduta dal gruppo ligure. La nuova società ora è tutta a capitale straniero, Rivara Gas Storage, vuole portare avanti un progetto molto contestato: realizzare, a oltre 3 mila metri di profondità, un deposito in grado di contenere quasi 7 milioni di metri cubi di gas naturale, che arrivano in Italia dai punti di ingresso di Gorizia e Tarvisio.
     Un deposito di metano proprio nel centro dell’area messa in ginocchio pochi mesi fa dal sisma dello scorso maggio. Un deposito di metano a rischio di esplosione in caso di terremoto, temono cittadini e comune Anche la Regione Emilia Romagna ha dato parere negativo.
     E proprio la valutazione di impatto ambientale al progetto Rivara Storage è al centro di un giallo burocratico al Ministero dell’Ambiente. Il ministro Corrado Clini ha dichiarato il progetto del deposito di metano ufficialmente chiuso, ma i tecnici ministeriali sono andati avanti siano alla valutazione positiva sui lavori preliminari.
     ERG, che tradizionalmente si occupa di raffinazione e che in questo caso si era lanciata in società con gli inglesi sul business del metano, non ha spiegato i motivi dell’abbandono del progetto. Ma a dare il colpo di grazia sono stati certamente i dubbi sulla sicurezza deposito di metano in un territorio, quello italiano, praticamente tutto a rischio sismico.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Una buona notizia, ogni tanto non guasta... Abbandonare una idea folle, quella di costruire un deposito sotterraeo di gas in una zona sismica conclamata da tanti danni, sofferenze, e disagi, ritengo sia la prova di avere ancora un minimo di intelligenza, se non di rispetto per le comunità interessate... Ma forse mi illudo, è solo la conseguenza di calcoli interessati sui reali rischi che una simile impresa comporta oggi e domani...

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Dalla mia Bacheca su FB del 23/11/12

Al Forum 2012 di Antalya lo "Stato delle Aree Marine Protette nel Mar Mediterraneo"
di Guido Picchetti (da una nota su Fb del 23/11/12)
http://www.facebook.com/...lo-stato-delle-aree-marine-protette-nel-mar-mediterrane/527869170558236
 

     Inizia dopodomani ad Antalya il Forum 2012 sulle Aree Marine Protette del Mediterraneo. Auguri di buon lavoro a tutti i partecipanti. Tra i documenti di base sui quali si svolgerà il dibattito sul presente e il futuro delle AMP del Mediterraneo c'è un rapporto intitolato "Statut des Aires Marines Protégées en Mer Méditerranée". Si tratta di uno studio di ben 157 pagine, realizzato congiuntamente da UICN, WWF et MedPAN, con il sostegno del Centro d’Attività Regionali per le Aree Specialmente Protette del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (CAR/ASP - PNUE).
      Questo studio, pubblicato in rete in formato Acrobat, può essere facilmente scaricato e letto da chiunque abbia a cuore l'argomento della tutela del Mediterraneo dalle tante minacce che incombono di esso in questo particolare momento storico, e non solo dal punto di vista naturalistico,. Nell'immagine in basso la copertina del rapporto, ricchissimo di informazioni e indicazioni utili, la cui lettura vorrei raccomandare al nostro Ministro dell'Ambiente, se ancora ne abbiamo uno... O quanto meno ai suoi collaboratori, riservando al Ministro almeno la lettura della prefazione, che qui a seguire integralmente riporto, opportunamente tradotta in italiano.
      A scriverla il prof. Giuseppe Notarbartolo di Sciara, Coordinateur Régional della CMAP (Commission Mondiale des Aires Protégées) per la Région Marine Méditerranée et Mer Noire, il quale, pur elencando con sano realismo le tante difficoltà che le AMP mediterranee si trovano a dover oggi affrontare, con altrettanto ottimismo indica gli obiettivi a portata di mano cui si può e si deve puntare se, come lui stesso dice, non vogliamo mandare in malora "quel patrimonio di valori culturali e naturali unici e universalmente riconosciuti, che rappresenta il Mediterraneo nel mondo". Un italiano, Giuseppe Notarbartolo di Sciara, che fa onore all'Italia in campo internazionale per la sua indiscussa esperienza professionale nel campo della biologia marina, ma anche per il suo impegno a favore della protezione ambientale marina... (gp)

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Statut des Aires Marines Protégées en Mer Méditerranée
Une étude réalisée conjointement par l’UICN, WWF et MedPAN
http://medmpaforum2012.org/sites/default/files/mpa_fr_lr.pdf
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Preface
    Non avrebbe alcun senso trasformare il mausoleo indiano del Taj Mahal in una discarica di rifiuti tossici, o costruire un centro commerciale sull'Acropoli di Atene, o ancora tagliare le erbe del pianure del Serengeti per farne foraggio. Allora perché gli esseri umani non hanno analoghi comportamenti con il Mediterraneo? Probabilmente non c'è un mare, sulla Terra, dove ci sia un'associazione di valori culturali e naturali unici e universalmente riconosciuti come quelli che caratterizzano il Mediterraneo, che debbano coesistere con pressioni umane tanto intense e pervasive che inducono sempre più a dimenticare tutti questi valori.
    Si potrebbe immaginare che l'umanità è pienamente vigile e decisa a rispondere a queste minacce, a trovare soluzioni ai conflitti, a garantire che le caratteristiche uniche del Mediterraneo non vadano perse. E non si può negare che ciò stia avvenendo, ma si tratta di azioni esitanti e poco incisive, con scarsi risultati. E nonostante questo impegno, l'habitat mediterraneo continua a peggiorare di anno in anno, e specie emblematiche scompaiono sotto i nostri occhi. Pochi successi vengono in mente. La perdita è ambientale e culturale, ma anche economica. Non dobbiamo dimenticare che il Mediterraneo è una delle mete turistiche più ambite nel mondo.
    Le Aree Marine Protette (AMP) sono riconosciute a livello mondiale come strumenti efficaci per proteggere l'ambiente marino e avere successo nel Mediterraneo, dove ne sono state create circa un centinaio negli ultimi decenni, per fornire una protezione speciale ai siti caratterizzati da habitat e specie di maggiore interesse. Di fronte alla complessità dei problemi che pone la salvaguardia del Mare nel suo insieme, i paesi del Mediterraneo hanno deciso di proteggere i gioielli che ancora sussistono nei loro mari, e si sforzano di proteggerli classificandoli come Aree Marine Protette.
    Tuttavia, anche entro i confini ristretti di questa strategia di selezione, c'è ancora molto da fare. I problemi riguardano sia il processo di classificazione, sia i problemi di gestione. Con la sola eccezione del Santuario Pelagos, tutte le AMP del Mediterraneo sono costiere, e nessuna AMP reale esiste ancora in profondità. Peggio ancora, circa i tre quarti di esse si trovano lungo le coste settentrionali del bacino mediterraneo, e risulta evidente la mancanza di zone marine protette classificate nelle regioni meridionali e orientali, privando così di una necessaria protezione habitat e specie uniche.
    Le Aree Marine Protette del Mediterraneo operano tutte come entità separate, e nessuna rete funzionale è ancora apparsa all'orizzonte. Più della metà delle aree marine protette nell'area mediterranea non si è ancora dotata di un proprio piano di gestione - la maggior parte di loro, perché non ha neppure nominato un ente gestore. Ciò significa che più della metà delle AMP del Mediterraneo potrebbero essere considerate come "parchi di carta", riducendo così in modo significativo l'efficacia dell'azione di tutela che potrebbe esercitare nella regione. Fattore negativo ancora più importante, l'efficacia protettiva nell'ambiente marino, in tutto il Mediterraneo, è ancora soggetta alla eterogeneità della governance regionale, delle strutture istituzionali, della distribuzione della ricchezza, del capitale sociale, e della conoscenza dell'ambiente.
    Tuttavia, nonostante questo scenario piuttosto cupo, ci sono buoni motivi per essere ottimisti: le soluzioni ai problemi che le AMP del Mediterraneo hanno di fronte, sono oggi chiare e a portata di mano, a condizione che l'azione politica segua l'impegno politico... In primo luogo, una valutazione delle esperienze già acquisite, e di quanto occorre ancora conoscere, deve essere fatta per l'intero bacino mediterraneo. In secondo luogo, altre nuove AMP dovrebbero essere realizzate per affiancarle alle aree marine protette già esistenti, e creare delle reti di AMP ecologicamente e geograficamente equilibrate, con l'obiettivo finale di proteggere gli habitat rappresentativi di tutte le differenti eco-regioni del Mediterraneo.
    In terzo luogo, AMP esistenti devono lavorare insieme per risolvere i problemi di governance (ad esempio, perfezionando lo status giuridico di AMP e l'infrastruttura istituzionale quando necessario), e di gestione (ad esempio, aiutando le AMP a dotarsi di strutture e organismi di gestione, di propri piani di gestione, e dei mezzi per la realizzazione). Per raggiungere questo obiettivo, dovranno essere rafforzati i partenariati tra tutti gli attori del settore, con dei ruoli precisamente attribuiti, con il consenso di tutti.
    Presupposto fondamentale per un tale sforzo è la creazione di un punto zero da cui partire e poi misurare i progressi. Ed è per tale motivo che questo "Stato delle Aree Marine Protette Mar Mediterraneo" realizzato da IUCN e WWF / MedPAN è tanto importante. Come altrettanto importante lo è, questo rapporto, per il fatto che in esso si condensa lo sforzo collettivo di molte organizzazioni e di tante persone che condividono un forte impegno per la conservazione del patrimonio naturale e culturale del Mediterraneo attraverso la creazione di zone marine protette. La redazione di questo rapporto IUCN-WWF / MedPAN è un segnale che fa ben sperare per la protezione del Mediterraneo. Non perdiamo questa meravigliosa opportunità.
Giuseppe Notarbartolo di Sciara
Coordinateur Régional, CMAP-Région Marine Méditerranée et Mer Noire
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Commenti su Fb a margine del post di
Rosa Linda Testa
Ci saremo anche noi!
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Post di Guido Picchetti

Auguri... Mi raccomando, un pensierino per il Canale di Sicilia... e godetevi in viaggio in Turchia...
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A Rosa Linda Testa e Floriana Di Stefano piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 22/11/12

Gas e petrolio da scisti: il Parlamento europeo chiede regole solide per il fracking negli Stati membri da Green Report
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=19063
  

Respinta la richiesta di moratoria assoluta per le nuove autorizzazioni nell’Ue.
     [21 novembre 2012] - Il Parlamento europeo ha approvato oggi due risoluzioni nelle quale si afferma che l'avvio di prospezioni di scisti bituminosi e di shale gas in alcuni Paesi dell'Unione europea dovrebbe essere sostenuto da «Regimi e regolamenti solidi. Gli Stati membri dovrebbero anche essere «Prudenti» riguardo alle autorizzazioni per lo sfruttamento di combustibili fossili non convenzionali, attendendo l'analisi che determinerà se il regolamento europeo è appropriato.
     Il Parlamento europeo ha invece respinto con 391 no, 262 si e 37 astensioni, un emendamento presentato da deputati di gruppi diversi che invitava gli Stati membri a non autorizzare da subito ogni nuova operazione di fracking all'interno dell'Ue.
     La risoluzione presentata dal liberaldemocratico greco Niki Tzavela è stata adottata con 492 si, 129 no e 13 astensioni e, pur sottolineando che «ogni Paese dell'Ue ha il diritto di decidere di sfruttare o meno lo shale gas», evidenzia che «un regime regolamentare solido è necessario per quel che riguarda le attività legate al gas da scisti, soprattutto a fratturazione idraulica ("fracking"). Dei procedimenti ecologici e le migliori tecnologie disponibili dovrebbero essere utilizzate in vista di giungere a delle norme di sicurezza più elevate».
     Il testo della risoluzione riconosce che sono indispensabili investimenti considerevoli per realizzare le infrastrutture necessarie, ma aggiunge che queste «devono essere prese in carico integralmente dall'industria», il che vuol dire niente incentivi pubblici al fracking».
     Secondo gli europarlamentari in futuro la produzione interna di gas in Europa è destinata a diminuire, mentre la domanda continuerà a crescere, con un conseguente aumento delle importazioni fino ai 450 miliardi di m3 previsti per il 2035, ma «nuovi fonti di gas naturale, combinate ad altre misure, quale l'aumento delle fonti di energie rinnovabili e il miglioramento dell'efficienza energetica, possono aiutare l'Ue a raggiungere la sicurezza dell'approvvigionamento».
     L'altro rapporto presentato dal popolare polacco Boguslaw Sonik ed approvato con 562 voti a favore, 86 contrari e 43 astensioni, sottolinea che, anche se la Commissione Europea ha già assicurato che le regole europee coprono in maniera adeguata le licenze, l'esplorazione precoce e la produzione di shale gas, «le prospettive di espansione e di sfruttamento dei combustibili fossili non convenzionali suggeriscono che un'analisi dettagliata del relativo regolamento europeo è necessaria».
     Gli europarlamentari sono preoccupati per l'impatto ambientale del fracking e chiedono che «dei progetti specifici legati all'utilizzo dell'acqua devono accompagnare ogni attività di fratturazione idraulica e l'acqua deve essere riciclata per quanto possibile». Inoltre, «le compagnie devono dichiarare quali prodotti chimico sono utilizzati per rispettare la legislazione europea».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

A proposito di "fracking", che in Italia c'è, ma che cos'è e dov'è si finge di non sapere...

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AAndrea Brianza e Alfonso Nigro piace questo elemento.
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L'Europa ad un bivio: col bilancio 2014-2020 è in bilico lo sviluppo sostenibile dell'Unione
di Luca Aterini
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=19050

Barroso: «Si spendono miliardi per salvare le banche e si tagliano pochi milioni a favore dei poveri: come pensate che i cittadini possano mandarlo giù?». Il 90% degli italiani sceglie di puntare su agricoltura, protezione dell'ambiente e dei beni culturali.
     [21 novembre 2012] - Nove italiani su dieci affermano che l'agricoltura, la protezione dell'ambiente e dei beni artistici e architettonici «potrebbero rivelarsi fondamentali per la ripresa [dalla crisi economica, ndr] e sono invece ingiustamente trascurati». Ritengono che «l'investimento in questi settori permette di proteggere e valorizzare un patrimonio unico per l'Italia» e per una volta si riuniscono in una larghissima maggioranza nell'affermare che siano questi settori fondamentali sui quali puntare.
     Certo, a parole è sempre e comunque fondamentale inneggiare al cambiamento dell'attuale paradigma economico, manifestando la volontà di rendere il nostro sistema di produzione e consumo più verde; quando si va però a toccare corde sensibili, come quelle rappresentate dal fenomeno Nimby o dalla necessità di ricalibrare consumi e stili di vita personali su orizzonti più sostenibili, spesso la larga maggioranza si sfalda rapidamente. Ciò nonostante, i risultati del recente sondaggio descritti da Renato Mannheimer sul Corriere della Sera rappresentano un indirizzo politico deciso, che i nostri rappresentati governativi dovrebbero far risuonare chiaro durante il negoziato sul bilancio pluriennale dell'Unione europea per il 2014-2020, che occuperà da domani gli uffici di Bruxelles.
     Si tratta di un vertice fondamentale, dove «la posta in gioco - ha affermato il presidente della Commissione Ue, José Barroso - è la stabilità e la prosperità dell'Europa». A dire il vero, le cifre in ballo rimangono purtroppo relativamente modeste. Il bilancio annuale dell'Unione europea ammonta infatti a circa 142 miliardi di euro (dati del 2011), una somma ingente in termini assoluti, ma pari solo all'1% della ricchezza prodotta ogni anno dai paesi dell'Ue. Nonostante ciò, le prospettive con le quali ci avviciniamo all'incontro sono pessime.
     Originariamente, la bozza presentata da parte della Commissione Ue prevedeva infatti un bilancio pluriennale pari a 1.033 miliardi di euro, circa l'1,1% del Pil dell'Unione. Regno Unito, Olanda, Svezia, Germania e Danimarca si sono però mostrate da subito arroccate su posizioni recalcitranti. In particolare, da oltremanica si chiede un taglio al bilancio pari a 200 miliardi di euro, 1/5 della somma totale. Una sforbiciata improponibile, davanti alla quale il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy ha cercato di mediare proponendo un taglio pari a 80 miliardi di euro, incidendo sui fondi strutturali, la politica di coesione, la Pac - politica agricola comune. Comunque un disastro. Il ministro italiano per gli affari europei, Enzo Moavero, ha subito precisato che «l'Italia è pronta a mettere il veto se l'accordo sul bilancio 2014-2020 non fosse equo per i nostri cittadini e fosse gravoso per il nostro paese». Non si tratta però di difendere semplicemente singoli interessi nazionali. È in gioco la stessa visione di Europa e del nostro futuro. Lo stesso Barroso (appartenente all'area di centrodestra!) davanti alla plenaria del Parlamento europeo ha sottolineato che «si spendono miliardi per salvare le banche e si tagliano pochi milioni a favore dei poveri: come pensate che i cittadini possano mandarlo giù?».
     Antonio Tajani, commissario europeo all'Industria, sulle pagine del Corriere della Sera, sottolinea inoltre che «l'Europa deve rimettere al centro dell'agenda l'economia reale, l'industria, le imprese, senza le quali non si può uscire dalla crisi. Il 10 ottobre abbiamo approvato una strategia per invertire il declino industriale, con l'obiettivo di passare dall'attuale 15,6% di Pil legato all'industria al 20% entro il 2020». Tajani osserva dunque come «valga la pena di riflettere sull'attuale applicazione delle nostre politiche. L'Europa ha gli strumenti per navigare nelle acque agitate della globalizzazione. Abbiamo un'Unione monetaria e siamo il primo mercato al mondo, con poteri esclusivi sulla politica commerciale. Ma ci manca ancora unità d'intenti, per cui talvolta gli Stati Ue si dividono in guerriglie di difesa d'interessi nazionali di corto respiro, finendo per indebolire la nostra posizione globale. E vi è una tendenza a eccessi di rigidità nell'applicazione di regole e principi».
     Se la trattativa non riuscirà a lenire la nazionalistica e dannosa disciplina dell'austerity propagandata dai paesi del Nord, saranno seriamente a rischio i già traballanti obiettivi di sostenibilità e occupazione che l'Unione stessa promuove all'interno del suo orizzonte Europa 2020. L'ex-presidente della Commissione Ue Jacques Delors, in un intervento su Project Syndicate, sottolinea l'importanza di un bilancio verde per l'Europa. «I dividendi promessi da un quadro finanziario pluriennale "verde" (che recentemente ha ricevuto il sostegno del Parlamento europeo), sono almeno tre: - afferma Delors - una quota maggiore di posti di lavoro in uno dei settori economici a più rapida crescita nel mondo; bollette energetiche più basse per le famiglie in tutta Europa; e una spinta per raggiungere quelle riduzioni delle emissioni di gas serra che tutti gli Stati dell'Ue hanno accettato come impegni della loro strategia Europa 2020 [...] Il benessere comune dell'Europa - anzi, il suo percorso più promettente per un futuro prospero - è in gioco».
     Proseguire nel riordino del bilancio europeo che orienti fondi a favore dei settori della green economy della green economy è quanto mai auspicabile, ma rimarrebbe una chimera pensare di camminare su una via di sviluppo riducendo le già magre risorse economiche a disposizione. L'Europa è di fronte all'ennesimo bivio, ed è l'ora che cominci a pensare a cosa vuol diventare da grande.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

"L'Europa ad un bivio: col bilancio 2014-2020 è in bilico lo sviluppo sostenibile dell'Unione" dice Luca Aterini di Green Report. Personalmente ritengo che sia una valutazione piuttosto ottimistica e che di fronte all'Europa ci sia solo un precipizio nel quale, se non è ancora caduta, è solo perchè trattenuta dall'Euro e, come ho già avuto occasione di dire, dai relativi "interessi bancari"... Precipizio nel quale però prima o poi cadrà pesantemente, se non ritrova al più presto quei principi che furono alla base della sua fondazione, rinunciando a sterili e dannosi nazionalismi, e facendo quanto occorre per avere prospettive, obiettivi, leggi e (perchè no?) anche carceri comuni... E soprattutto ricercando una giustizia che arrivi ad essere davvero "eguale per tutti" i cittadini europei... Solo pie illusioni ?

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Sveva Sagramola intervista Patrizia Maiorca sulle reti abbandonate sui fondali marini
un video da Geo&Geo
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2483f464-ca9e-414a-9097-eb2ed5b19fd8.html


Sull’Arca di Geo oggi vogliamo portare un racconto, che possa fungere da insegnamento a chiunque usi delle reti da pesca, che, se abbandonate, finiscono nei fondali e continuano per mesi a “pescare” e a provocare delle morti inutili. Sveva Sagramola intervista Patrizia Maiorca, apneista, figlia di Enzo Maiorca.

I fondali marini - Geo&Geo
Durata:00:10:27 Andato in onda:12/11/2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2483f464-ca9e-414a-9097-eb2ed5b19fd8.html

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Strategia Energetica Nazionale: insufficiente per il FRED
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/strategia-energetica-nazionale-insufficiente-per-il-fred-sicilia-13104.html


     21 novembre 2012. - Continuano a fioccare i commenti negativi sulla SEN, la Strategia Energetica Nazionale di Corrado Passera. L’ultimo, appena arrivato, è quello del FRED Sicilia. Il Forum regionale per l’energia distribuita siciliano, che tra le molte adesioni conta anche quelle di Legambiente, Cgil e Cetri (il circolo per la terza rivoluzione industriale di Jeremy Rifkin) parla apertamente di “Mancanza di strategia, obiettivi insufficienti e da rivedere, amnesie e strumenti carenti”:

"Si vuole perseverare nell’errore senza rendersi conto del potenziale espresso dal nostro Paese in materia di sviluppo della green e della white economy che attraversa e innova anche i settori più maturi della nostra economia. Ci si dimentica totalmente di alcuni strumenti che potrebbero realmente cambiare il sistema energetico nazionale, creando ricchezza e occupazione per le piccole e medie imprese e le famiglie, senza privilegiare l’interesse di pochi a discapito delle necessità di tutti."

     Il problema principale, secondo il FRED, è di periodo: una strategia nazionale con obbiettivi al 2020, cioè di otto anni appena, serve a poco. In confronto fa molto meglio l’Unione europea con la sua Energy Roadmap 2050, che prevede una forte decarbonizzazione dell’economia europea per tentare di arginare il riscaldamento globale e scongiurare che le temperature possano aumentare di oltre 2 gradi entro il 2050 (e di 4 gradi entro il 2100).
     La SEN di Passera, invece, pur accettando gli obbiettivi della roadmap europea afferma che è quasi impossibile prevedere l’evoluzione dei mercati e dell’industria nel lungo periodo. Con questi presupposti, spiega il FRED, programmare il futuro è praticamente impossibile: l’Italia rinuncia a farlo. In questo modo è anche difficile mettere in piedi le filiere italiane dell’energia, che hanno bisogno di tempo e regole certe per nascere e svilupparsi. Continua il FRED:

"Dal nostro governo ci saremmo aspettati una strategia per costituire le filiere in Italia, che è dotata di immense risorse energetiche rinnovabili, al fine di creare una leadership industriale capace di valorizzare le nostre PMI sui mercati mondiali dei servizi energetici integrati (efficienza energetica, energie rinnovabili e generazione distribuita, sistemi di accumulo e reti intelligenti). Ma il nostro governo continua a sottovalutare il presente (efficienza energetica e rinnovabili) e a guardare al passato (raddoppio della produzione di idrocarburi nazionali e costituzione di un hub del gas)".

     Sull’hub del gas il FRED è estremamente critico:

"... come possiamo pensare di vendere gas agli altri Stati europei visto che da noi il gas costa di più che altrove? Per far ciò il Governo si prepara a favorire la realizzazione delle Infrastrutture Strategiche (altri gasdotti, oltre 11 terminali GNL e 18 grandi depositi) attraverso il beneficio di iter autorizzativi accelerati, con probabili effetti negativi in termini di tutela ambientale..."

     Il rischio è la sovrabbondanza di infrastrutture per il gas in un paese, l’Italia, che ne importa già troppo, e in un continente, l’Europa, che con la roadmap viaggia verso l’abbandono dei combustibili fossili. Il tutto mentre, già oggi, in Italia le centrali elettriche a ciclo combinato a gas lavorano a mezzo servizio a causa dell’abbondanza di elettricità prodotta dal fotovoltaico.
     Altro grave limite della SEN, e del Governo Monti in generale, è quello di dimenticare volutamente i Seu. Cioè i Sistemi efficienti di utenza in cui, al di fuori della rete nazionale di trasmissione e senza pagarne gli oneri, un produttore e un consumatore di energia si mettono insieme per creare un sistema chiuso (o quasi, se entra in gioco lo scambio sul posto) creando le basi per una rete di generazione distribuita dell’elettricità.
     Infine il FRED critica anche l’idea di semplificare e abbreviare le procedure ambientali relative agli impianti di energia. ad esempio per le estrazioni di idrocarburi, per le quali Passera vorrebbe una sola autorizzazione preventiva valida per la ricerca, la trivellazione esplorativa e l’effettiva messa in produzione dei pozzi di petrolio e gas:

"Si continua erroneamente a ritenere che si possano risolvere le questioni abbreviando i tempi dell’iter o convincendo le popolazioni ad abbandonare le opposizioni locali nate da semplici paure o dalla mancanza di dialogo [...] invece sarebbe indispensabile attuare integralmente nel nostro Paese le normative comunitarie relative al diritto di accesso all’informazione sulle questioni ambientali ed energetiche, alla partecipazione attiva del pubblico al processo decisionale e all’accesso alla giustizia in materia ambientale, in conformità alle disposizioni della Convenzione di Aarhus del 25 giugno 1988."

     E, probabilmente, l’accesso alle informazioni in materia di energia e ambiente è proprio il punto sul quale l’Italia, da sempre, manca di strategia e di visione. Siamo un paese dove si trivella con il fracking da decenni e nessuno lo sa, dove si muore di inquinamento come a Taranto ma si ritarda la pubblicazione dei dati scientifici che lo dimostrano, dove per sapere quali sono i politici favorevoli al carbone e al petrolio serve una campagna di Greenpeace.
     Leggi il commento del FRED sulla Strategia Energetica Nazionale.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

"Siamo un paese dove si trivella con il fracking da decenni e nessuno lo sa, dove si muore di inquinamento come a Taranto, ma si ritarda la pubblicazione dei dati scientifici che lo dimostrano, dove per sapere quali sono i politici favorevoli al carbone e al petrolio serve una campagna di Greenpeace... ". E' la conclusione pienamente condivisibile di Peppe Croce su Green Style, in un suo ennesimo articolo critico sul piano energetico nazionale messo a punto dal ministro per lo Sviluppo Economico Passera, in pieno accordo, a quanto pare, con il Ministro per l'Ambiente e della tutela del territorio Clini... Che bei ministri del governo "tecnico" ci ritroviamo !!! Meglio il "politico" del "tecnico" ? Mah, questo e quello per me pari son...
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Dalla mia Bacheca su FB del 21/11/12

Un'assicurazione privata obbligatoria per coprire i danni dei disastri naturali, Clini genius at work di AlterEco
http://www.ecoblog.it/post/42057/unassicurazione-...-coprire-i-danni-dei-disastri-naturali-clini-genius-at-work

     20 nov 2012. - I nostri cari politici non soltanto si sono stancati di (non) spendere un soldo dei contribuenti in prevenzione del rischio idrogeologico, sono stufi anche di dover metter mano alle Casse dello Stato (i nostri soldi) per ripagarci dei danni delle catastrofi naturali. Le emergenze all’ordine del giorno costano troppo. Così pensano (male) ad un’assicurazione privata obbligatoria per proteggere i beni privati dai danni delle catastrofi naturali.
     La copertura volontaria era già prevista nel decreto legge per il riordino della Protezione Civile, e per risarcire i danni del terremoto in Emilia il Governo era dovuto ricorrere a specifico decreto. Ma, intendiamoci, precisa Clini, mosso dal burattinaio Passera: "Credo che sia opportuno che a livello nazionale si introduca l’assicurazione, che io spero possa essere obbligatoria, non per far pagare ai cittadini il costo di interventi che teoricamente dovrebbero essere dello Stato. Sono cose diverse…". Teoricamente sarà come dice lei, caro Ministro, ma praticamente i soldi li dovranno sborsare ancora una volta i cittadini, già tassati fino all’esasperazione.
     Spiega Clini: "Quando ci si assicura per la casa contro gli incendi, oppure per l’automobile, ci si assicura per la protezione di un bene privato, che potrebbe essere oggetto, vittima di un evento che provoca danni". Ma i danni ai beni privati in caso di disastri come le alluvioni, lo dicono anche i geologi, non li provoca mica soltanto l’imprevedibile clima! Li provoca la cementificazione selvaggia, l’incuria, i tagli indiscriminati agli interventi di messa in sicurezza del suolo, l’abbandono dei campi incrementato dalla speculazione. Li provocano le politiche dell’indifferenza. E quante volte dobbiamo pagarlo il costo della mancanza di un piano di prevenzione del rischio idrogeologico, caro Ministro? Esiste un’assicurazione privata che copra le perdite causate dai tanti condoni edilizi, dalla mancanza della pulizia dei fiumi, dall’abusivismo ben tollerato? Io, fossi un assicuratore, non stipulerei polizze contro i danni di frane e alluvioni alle  case costruite laddove scorrevano i fiumi (i corsi d’acqua sono dotati di una memoria storica, non lo dimentichiamo) o sotto i costoni pericolanti.
     Ma Clini non demorde: "Siamo sostanzialmente nella stessa logica, fermo restando l’impegno pubblico per la prevenzione; perciò anche per la realizzazione delle infrastrutture necessarie per la protezione dei territori, ma è opportuno che ci sia anche una forma di assicurazione privata per proteggere i beni di proprietà. È impensabile, di fronte all’emergere di eventi climatici estremi sempre più frequenti, che le risorse pubbliche possano intervenire per garantire la protezione delle risorse private dei cittadini".
     Capito, cari cittadini? I soldi vostri non possono mica proteggere i beni vostri: di fronte alla furia dei cambiamenti climatici, arrangiatevi e pagate di tasca vostra l’emergenza. Per l’ennesima volta.
(Foto © Getty Images)
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Un bell'articolo che, nella forma e nella sostanza, non ha assolutamente bisogno di ulteriori commenti... E' già tutto scritto, firmato da Alter Eco di "Ecoblog"...
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A Ilva Alvani, Alfonso Nigro, Giovanni Angeloni e Ivana Artioli piace questo elemento.

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Il popolo dei vulcani - 3° ep. "La sorpresa dei salmoni"
da un post di Marine Etard (condiviso su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/448772321825489

21/11/12 - "Le peuple des volcans - Episode 3 : Les saumons-surprise" di Bertrand Loyer et François de Riberolles. "Palme d'Or" films long métrages al Festival de l'Image Sous-Marine 2012 di Marsiglia. 53 minuti di immagini straordinarie, ottimamente montate e sonorizate. Grazie a Marine Etard per il suo post su FB. (gp)

Le peuple des volcans - EP03 : Les saumons-surprise
pubblicato su YouTube in data 02/nov/2012 da PierreIIVingt - 52'35"

http://www.youtube.com/watch?v=i_bZtbohnTA

      L'histoire de la vie sur Terre et celle du feu sont intimement liées: le volcanisme est à l'origine de la formation des premières molécules organiques et de l'apparition de la vie. Depuis les convulsions qui secouent les obscures abysses jusqu'aux sommets couverts de neiges éternelles, cette magnifique série nous montre les combats acharnés mais aussi les étonnantes communions entre le vivant et le feu.
      Le peuple des volcans est composé de six épisodes: quatre épisodes animaliers qui suivent le destin d'animaux et de plantes extraordinaires ayant appris à jongler avec le feu, et deux épisodes scientifiques qui brossent le portrait du monde de la vulcanologie moderne. Après 5 ans de tournage dans plus de 20 pays et sur 42 volcans, Le Peuple des Volcans nous offre un sublime et fascinant périple.
      Episode 3: Les saumons-surprise. Que faire quand une colossale éruption volcanique détruit votre habitat ? Pour les saumons rouges d'Alaska, il faut trouver d'urgence une rivière de substitution pour frayer. Voici bientôt deux millénaires qu'un banc de ces poissons conquérants a trouvé une improbable brèche vers le coeur d'un volcan. Slalomant entre les eaux sulfurées, les ours, les requins et les rapaces, ils ont esquivé les colères de la Terre pour créer une nouvelle lignée de saumons qui perpétue encore aujourd'hui ce voyage épique.

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Dall' 11 al 20 Novembre 2012
Dalla mia Bacheca su FB del 20/11/12

Fracking vietato in Lussemburgo
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/11/fracking-vietato-in-lussemburgo.html


     MONDAY, NOVEMBER 19, 2012. - E va bene, è una nazione molto piccola, ma ugualmente, il principio resta: dopo Francia e Bulgaria in Europa anche il Lussemburgo vieta le operazioni di fracking. L'annuncio è stato dato il 14 Novembre, quando il governo del Lussemburgo ha vietato la pratica di estrazione da gas di scisti a causa di preoccupazioni ambientali. Uno dei rappresentanti parlamentari, a dire il vero, Robert Goebbels, aveva detto che il Lussemburgo poteva anche trarre dei vantaggi dal fracking, specie per l'approviggionamento energetico nel sud del paese, ma la maggior parte dei suoi colleghi è stata contraria alla proposta. E così il Ministro dell'Energia Etienne Schneider, ha lui stesso espresso le proprie preoccupazioni sull'ambiente, sommato al fatto che studi indipendenti avevano mostrato che le quantità di gas in Lussemburgo - località Bettembourg e Petange - sono troppo poche, il gas è troppo vicino alla superficie e pone rischi alle persone. E voilà, vietato.
     Hanno aggiunto la clausola che se mai esisteranno metodi sicuri di estrarre shale gas, riapriranno il discorso, ma che al momento i rischi sono troppi e che fare fracking non è nell'interesse nazionale, specie nell'interesse di portare il Lussemburgo a consumi sempre maggiori di energia verde e sostenibile. Un discorso logico, intelligente, e basato su fatti e programmazione a lungo termine. Proprio uguale all'Italia.
     L'equivalente del Ministro dell'Energia in Italia sarebbe il Ministro delle Attività Produttive, Corrado Passera, che più pro trivelle non si può, sebbene anche il nostro gas sorga in zone densamente abitate-artistiche-sismiche-agricole, come in Lussemburgo, e sebbene sia scarso in quantità e qualità, come in Lussemburgo. Ma in Italia sul fracking non fiata mosca, sebbene ci siano già proposte di farlo in Toscana ed in Sardegna. Ma nel nostro paese gli studi INDIPENDENTI non esistono, il fracking neppure, le discussioni in aula neanche, se non per avvallare il sì, sempre e comunque. Evviva l'Italia - come il Lussemburgo, come la Francia, come la Bulgaria? Ma non sia mai!
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Il Lussemburgo vieta il "fracking" sul suo territorio. Ma se lo vieta, e dopo che anche Francia e Bulgaria in Europa l'hanno già fatto, una ragione pure ci sarà. Possibile che i nostri governanti, politici o tecnici che siano, sulla questione non battano ciglio, e continuano imperterriti a favorire le trivellazioni a caccia di idrocarburi fossili o gassosi sui nostri territori, ovunque sia possibile, e in qualunque parte del nostro Paese ? Eppure a vietare il fracking è ora anche il Lussemburgo, uno degli stati più piccoli, ma al tempo stesso più ricchi dell'Unione Europea, un'unione però priva di leggi comuni, di una giustizia uguale per tutti noi cittadini europei, e di un governo efficiente che ci rappresenti degnamente anche al di fuori dei confini europei. Un'unione che, con un evidente lapsus freudiano, proprio ieri il nostro capo di Governo Monti ha definito emblematicamente "Euro-zone", tenuta insieme com'è, questa unione, unicamente dalla moneta, nella quale ogni stato membro sembra viaggiare per conto suo, pur di fronte a problemi di interesse comune, e ad interrogativi sugli obiettivi da perseguire non certo privi di valore... Ma, a proposito dell'Euro-zone, siamo poi proprio sicuri che sarà o dovrà essere l'Euro a salvare l'Europa? Non sarebbe meglio che invece fosse l'Europa a salvare l'Euro, e con l'euro tutti gli stati della comunità, abbandonando però la strada dell' "Euro-zone" basata prevalentemente sugli "interessi bancari", tentando invece seriamente di ritrovare e portare a compimento quei principi di unità e solidarietà che ispirarono decenni addietro i padri fondatori dell'Unione Europea ? Personalmente è quel che spero... per quanto al momento credo sia molto difficile che accada...

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Greenpeace lancia la sfida ai politici con la campagna 'IoNonViVoto.org'
da Adnkronos
http://www.adnkronos.com/...sfida-ai-politici-con-la-campagna-IoNonViVotoorg_313909080490.html

      Roma, 19 nov. (Adnkronos) - 'Sei amico del petrolio e del carbone?'. Con questa domanda gli attivisti di Greenpeace sono entrati in azione nella notte a Roma affiggendo manifesti con il volto di alcuni leader politici del Paese, Bersani, Alfano, Renzi, Casini, Fini (foto a lato).
     I manifesti rimandano alla nuova campagna di Greenpeace, www.IoNonViVoto.org, lanciata oggi con il sito: l'associazione ambientalista promuove una piattaforma online attraverso la quale tutti i cittadini che credono in un futuro di energia pulita, distante dall'inquinamento e dai disastri di carbone e petrolio, possono mandare un messaggio chiaro a chi si candida a governare il Paese.
     Aderendo alla nostra petizione on line, spiega Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace, "si manda un messaggio diretto: il mio voto non è disponibile a chi vuole fare dell'Italia un nuovo Texas petrolifero, a chi consente la costruzione di nuove centrali a carbone, a chi frena la crescita delle energie rinnovabili e con essa l'occupazione e l'economia''.
     Carbone e petrolio, spiega Greenpeace, distruggono il clima, inquinano, generano pochissima occupazione e causano molti danni che le aziende energetiche non compensano mai. ''Abbiamo inviato un questionario molto preciso a tutti i leader politici nazionali su queste questioni. Al momento hanno risposto in pochi. La politica nel suo complesso - conclude Boraschi - anche quando chiede il voto ai cittadini, rimane sorda e distante''.
     ''Ci sono tutte le condizioni perché l'Italia, come la Germania, si ponga l'obiettivo di raggiungere il 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili al 2050. Intanto è necessario puntare di più su politiche di efficienza e risparmio energetico, sull'innovazione, la ricerca e la qualità che sono alla base della green economy. Sulla fonte di energia più rinnovabile e pulita che c'è: l'intelligenza umana''. Lo afferma Ermete Realacci, responsabile Green economy del Pd, commentando i manifesti e la campagna 'Sei amico del petrolio e del carbone? www.iononvivoto.org '.
     ''Quale idea si abbia per la politica energetica futura del nostro Paese è un tema che deve essere al centro del dibattito politico. Noi ribadiamo, in estrema sintesi: no a nuove centrali a carbone e no alla riconversione a questo fossile killer di altre centrali, e no alle trivellazioni al largo delle coste italiane. Sì convinto all'obiettivo del 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili al 2050, traguardo assolutamente raggiungibile''. Così i senatori del Pd Francesco Ferrante e Roberto Della Seta commentano la campagna lanciata oggi da Greenpeace.
     ''La Germania, il Paese più popoloso d'Europa e la prima economia del continente - continuano i senatori del Pd - riuscirà a produrre energia elettrica totalmente da energie rinnovabili già dal prossimo decennio, dunque chi in Italia dice che il nostro Paese ha assoluto bisogno di carbone e di quelle non ingenti scorte petrolifere giacenti nei nostri mari, porta avanti non gli interessi generali ma quelli di alcune lobby. I cittadini su questi temi hanno sempre una maggiore attenzione, chi si candida a rappresentarli deve avere una posizione chiara e votata all'innovazione".
     "Diffondere le energie rinnovabili per liberare l'Italia dal ricatto di carbone ed energie fossili." Così Nichi Vendola su Twitter risponde all'associazione Greenpeace che oggi la lanciato una sfida pubblica sul futuro energetico del nostro Paese.
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Post di Alfonso Nigro
Ho aderito volentieri.
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L'acqua potabile: una risorsa da tutelare nel triangolo industriale Melilli, Priolo, Augusta (Sicilia orientale)
di Mara Nicotra, ricercatore esperto problematiche ambientali (da un post su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/4494619757926
 

     19/11/12. - Qualsiasi sostanza di origine antropica o naturale introdotta nell'ambiente, casualmente o accidentalmente, in grado di alterare i fattori fisici, chimici e biologici, uomo compreso, prende il nome di inquinamento. Nei territori di Augusta e Siracusa l'inquinamento è presente in tutte le matrici: aria, suolo, acqua, a causa di una massiccia concentrazione di industrie, prevalentemente petrolchimiche, che sin da quando si sono insediate (anni '50) hanno attinto risorse dall'ambiente e disseminato rifiuti speciali che hanno avuto effetti nocivi sulla salute pubblica, a partire dagli anni '80 in poi.

     Le popolazioni di Melilli-Priolo come quelle di Gela e Milazzo hanno il più alto tasso di incidenze neoplastiche e di nascituri malformati del resto di Italia. Dati oramai accertati persino dall'Oms. I metalli pesanti hanno alterato persino il corpo dei pesci, catturati lungo le coste del golfo. Studi scientifici (Aureli et al, 1987) hanno dimostrato che dagli anni '60 ad oggi l'emungimento continuo delle falde da parte delle fabbriche non solo ha prosciugato le risorse idriche di alcuni corsi d'acqua, ma ha anche determinato un abbassamento dei livelli piezometrici originali, in alcuni punti superiore a 150 m, sia con conseguenze rilevanti sulle caratteristiche chimico fisiche delle acque stesse, per via dell'intrusione dell'acqua di mare, sia con fenomeni di inquinamento causati da un centinaio di perforazioni industriali degli strati impermeabili del sottosuolo, costituiti da argille siltose e marnose, le quali, se fossero rimaste integre, avrebbero impedito il passaggio degli idrocarburi, eteri, tricloro metano, diossina e altre sostanze inquinanti, dagli acquiferi superficiali a quelli profondi.
     Gli acquiferi profondi sono la fonte principale dell'approvvigionamento idrico dei centri urbani di Augusta, Priolo e Città Giardino, nonchè del grande polo petrolchimico, ivi esistente. Di recente in 9 pozzi di Città Giardino, frazione di Melilli, si sono accumulati sostanze cancerogene e mutagene come benzene, toluene, etilbenzene, xilene e MTBE, quest'ultimo pericolosissimo in quanto solo di recente ci si è accorti che non è un idrocarburo. ma un etere che difficilmente viene eliminato dalla falda con i trattamenti di bonifica. Per questo composto non ci sono ancora limiti tabellari.
     Dal ministero dell'Ambiente si apprende che la caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica, dei pozzi inquinati ricadenti nel territorio di Melilli, dovranno essere a carico della regione siciliana e non del Ministero, in quanto non rientranti nel perimetro del Sin di Priolo. L'Isab ha riconosciuto il danno ed è disposta a collaborare alle spese di bonifica. Ma ciò non è bastato ai 7 consiglieri di opposizione dello stesso comune: Nuccio Scollo, Salvo La Rosa, Antonio Annino, Pippo Castro, Pierfrancesco Scollo, che, attraverso una costituzione di inchiesta. chiedono al sindaco Pippo Cannata di non celare i fatti e di approfondire la vicenda al fine di tutelare la salute pubblica. Infatti, dichiara Salvo La Rosa sappiamo che il pozzo Cannizzo, che eroga acqua potabile agli abitanti di Città Giardino, non è inquinato, ma per motivi di prevenzione occorre monitorarlo 24 ore su 24, vista la vicinanza con le industrie. Nessuno può permettersi il lusso di ostacolare un libero cittadino di accedere agli atti per questa vicenda. Anche perchè oggi occorre lavorare per una alternativa onde evitare di trovarsi in situazioni di emergenza. Il pozzo Cannizzo, dice il consigliere Nuccio Scollo, si trova nella parte bassa di Città Giardino e visto e considerato che la falda viene frequentemente munta dalle industrie, un domani potrebbe essere inquinato anche questo.
     Finora il problema, che risale a circa un anno fa, è stato sottaciuto dall'amministrazione comunale di Melilli, afferma Antonio Annino, e l'unico modo per evitare ostruzionismo e sentire le parti interessate sull'argomento, è quello di istituire questa commissione di inchiesta. Sono riuscito a procurare documenti su Marina di Melilli, risalenti al 2011, ove si attesta che i pozzi sono pieni di diossina e triclorometano. Alcune persone segnalavano già elementi di fogna. Ma ancora abbiamo pochi documenti su tale vicenda per la difficoltà che stiamo incontrando per accedere agli atti. La cosa anomala di questa vicenda è che il sindaco Pippo Cannata, prima delle elezioni regionali, smentisce tutto sui giornali e minaccia Annino, o chi per lui, di denuncia per procurato allarme, però poi conferma tutto sia al ministero che in presenza dell'Arpa e autorità preposte. Nonostante la disponibilità di Isab, che fin da primo giorno dell'accaduto si è resa disponibile a bonificare ciò che aveva inquinato.
     Detto questo, a mio avviso, anche i pozzi di Priolo sono a rischio. Pertanto auspico che il sindaco Antonello Rizza inizi a monitorarli tutti i giorni e non soltanto ogni tre mesi, così come deciso all'ultima riunione, alla quale ha peraltro dimenticato, diciamo così, di invitarmi. E che anche provveda ad una alternativa, cioè quella di far arrivare acqua potabile ai suoi concittadini da sorgenti presenti a monte del paese e non a valle come tutt'ora sta effettuando.
     L’acqua da utilizzare (prelevata in pozzi, sorgenti o acquedotti) deve essere innocua, di sapore gradevole, utilizzabile per tutti gli impieghi domestici. Tali requisiti sono stati definiti da norme precise, come ad esempio la direttiva 80/778/CEE (DPR 236/88). Dato che in condizioni di emergenza non è sempre possibile operare secondo le procedure ufficiali, si indicano di seguito alcuni criteri di qualità, dei quali si dovrà cercare di tenere conto il più possibile.

- Criteri idrogeologici: particolarmente importanti in caso di allestimento di un pozzo.

- Criteri organolettici: riferiti alla gradevolezza o, almeno alla accettabilità delle acque da utilizzare a scopo potabile. Una buona acqua è sprovvista di torbidità, colorazione, odori e sapori sgradevoli ed è sufficientemente fresca. Torbidità transitorie possono essere dovute alla presenza di aria (elevata pressione nelle tubature) o a sabbia; torbidità stabili sono associate a colorazioni anomale che provocano precipitati colorati (rossastri = composti ferrosi, bruno-nerastri = composti di manganese). Odori particolari possono essere dovuti ad acido solfidrico (odore di uova marce) o composti azotati tipo ammine (odore di pesce marcio). In questo caso, per valutare se è possibile utilizzare l’acqua, si suggerisce di diluire una parte dell’acqua da analizzare con due parti di acqua potabile e valutare se persiste o meno l’odore sgradevole.

- Criteri fisici: sono temperatura, conducibilità, pH, residuo fisso. In condizioni di emergenza ci si limiterà al controllo di temperatura e di pH: in caso di pH minore di 6,5 o maggiore di 8 non si può utilizzare l’acqua per uso alimentare. La temperatura dovrebbe essere inferiore a 15 gradi centigradi.

- Criteri chimici: una eccessiva presenza di composti contenenti cloruri e solfati determina un sapore salmastro dell’acqua. Una rilevante presenza di calcio e magnesio è fonte della cosiddetta “durezza dell’acqua”. Tra le conseguenze della “durezza”: neutralizzazione dell’attività di saponi e detergenti anionici e ostacolo alla cottura dei legumi. La presenza di oli minerali (indice di inquinamento ambientale) provoca fenomeni di opalescenza e iridescenza della superficie dell’acqua.

     Un’acqua non potabile può rappresentare un serio rischio sanitario poichè il pericolo che deriverebbe da un suo non appropriato impiego si ripercuoterebbe sulla catena alimentare, coinvolgendo una grande percentuale di individui. L’acqua infatti è un importante veicolo di contaminanti biologici, causa di infezione: i microrganismi a prevalente eliminazione fecale, virus come gli enterovirus (polio, ECHO, Coxsakie) e il virus dell’epatite, batteri come le salmonelle, shigelle; vibrioni colerigeni; protozoi come Entamoeba histolytica e Giardia lamblia.
     Sono frequenti anche altri patogeni come gli staffilococchi e i batteri del genere Pseudomonas; micobatteri (tubercolari e anonimi); clostridi anaerobi. In situazioni particolari l’acqua veicola leptospire, adenovirus, parassiti (ascaridi, ossiuri, ecc.) o loro larve e uova, la dove tali infestazioni sono endemiche. Oltre agli inquinanti biologici esistono poi una serie di inquinanti chimici e organici che rappresentano un rischio sanitario (es. metalli, pesticidi, contaminanti industriali, alghe tossiche, ecc.), portatori di neoplasie varie e malformazioni neonatali. Patologie queste abbastanza frequenti nella popolazione del Triangolo industriale Augusta, Priolo, Melilli.
(fonte foto Ecoblog, Equo, e altre)
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

19/11/12. - Mara Nicotra non è un personaggio qualunque... Lei si definisce molto semplicemente "ricercatore esperto in problematiche ambientali". Opera presso il Consorzio Universitario di Catania. Ma a mio giudizio questo non basta... Autrice di un libro intitolato "“Melilli, Priolo, Augusta Verso uno sviluppo ecosostenibile”, penso che l'articolo di "Siracusa News" pubblicato il 6 giugno scorso proprio in occasione della presentazione di questo suo lavoro, frutto di anni di ricerche scientifiche e di un grande amore per il suo territorio (che ha subito scempi e attacchi non solo per le industrie, ma anche per la miopia della classe dirigente), aiuti a comprendere meglio il valore del personaggio e il peso delle sue affermazioni.
Leggi: "Presentazione del libro di Mara Nicotra, con il Procuratore Capo di Mantova, Antonino Condorelli" http://www.siracusanews.it/node/29100, ... e anche "Inquinamento marino del triangolo industriale Melilli-Priolo-Augusta" http://priolo.altervista.org/notizie/mara_nicotra.htm
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Dalla mia Bacheca su FB del 19/11/12

Le aree marine protette del Mediterraneo, oggi... E nel 2020 ?
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4495228773151&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


     19/11/12. - Inizia domenica prossima 25 Novembre ad Anthalya in Turchia il "Forum 2012 delle Aree Marine Protette del Mediterraneo". Si tratta dell'iniziativa congiunta promossa da MedPAN, la rete delle Aree Marine Protette nel Mediterraneo, dal Centro di Attività Regionale per le Aree Specialmente Protette (RAC/SPA), dalla Direzione Generale per la Conservazione delle Risorse Naturali (Turchia) e dall'United Nations Development Programme (UNDP) in Turchia.
     Un Forum certamente importante, che prevede la partecipazione di persone interessate e coinvolte nella tutela ambientale del Mediterraneo provenienti da oltre 21 nazioni mediterranee, appartenenti sia ad enti e istituti di ricerca, sia ad organizzazioni nazionali e internazionali non governative, che, condividendo e confrontando in tale occasione le rispettive esperienze sul campo, cercheranno di elaborare un programma comune di lavoro che consenta di assicurare entro il 2020 una migliore protezione del Mediterraneo minacciato gravemente da più parti.
     Di questo forum il 10 ottobre u.s. proprio su FB anticipai in una mia nota la presentazione, chiedendomi se l'Italia avrebbe partecipato, stante la crisi in atto nel nostro Paese nel settore della ricerca e della tutela ambientale, e chi eventualmente avrebbe rappresentato l'Italia... Ma ancora oggi, nonostante le iscrizioni al convegno si siano chiuse dal primo del mese come previsto, stando a quanto riporta ufficialmente il sito web del Forum, l'elenco dei partecipanti al convegno non è noto.
     Per quanto riguarda poi il programma del Forum, ce n'è uno di massima per i tre giorni da lunedi 26 a mercoledi 28. Per il primo giorno, domenica 25 sera, è previsto invece un cocktail di benvenuto, con l'invito ai partecipanti di portare una specialità tipica della rispettiva zona di provenienza, da mangiare o bere nell'occasione. Proprio vero che tutti i salmi finiscono in gloria (e a volte iniziano, come in questo caso)...
     Questo il link al sito in questione http://www.medmpaforum2012.org/. Da esso riprendo con piacere per ora una mappa che mostra tutte le aree marine protette esistenti al momento nel Mediterraneo. E' una mappa che ben evidenzia l'assoluta attuale mancanza di omogeneità della loro distribuzione... Ovviare ad un tale stato di cose ritengo sia obiettivo primario di un Forum come questo... e non solo...


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A Giovanni Angeloni e Caravaggio Emilio Pio piace questo elemento.
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Discariche di fanghi petroliferi della Total Mineraria. Divide et impera...
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/302940739814915

19/11/12. - La frattura tra cittadini della Basilicata e Ente Regione, a chi osserva le cose dal di fuori come può fare modestamente il sottoscritto, appare sempre più evidente, come d'altronde in tante parti d'Italia... Eppure in Lucania di movimenti ambientalisti ce ne sono più d'uno e non sto qui a citarli. Anche troppi direi... Movimenti che, indipendentemente dalla politica e dai partiti, a me pare dicano le stesse cose, denunciando fatti e misfatti simili, e contestando giustamente le decisioni degli esponenti istituzionali a qualunque livello, locale, provinciale, regionale e centrale. Ma chi ha eletto gli esponenti politici locali, quelli che dovrebbero rappresentare proprio i cittadini e le loro necessità? Possibile che siano tutti venduti e compromessi con il potere centrale, come tanti a chiare lettere affermano da più parti ? Possibile, certo... Ma se si vuole che le giuste proteste dei cittadini ottengano quei risultati che tutti auspichiamo, occorre che, pur, nelle rispettive individualità, le varie organizzazioni ambientaliste, almeno sui temi "ambientali" si uniscano, e trovino una voce comune che dia forza alle loro richieste e costringa ad uscire allo scoperto chi pretende di rappresentare bisogni e necessità delle comunità locali, avendone perso in realtà il diritto, se pure mai avuto... Il "divide et impera" fa solo il gioco di chi detiene il potere e, a qualunque costo, non intende perderlo...(gp)

La Total inquina in modo permanente e la Regione tace
http://www.olambientalista.it/la-total-inquina-in-modo-permanente-e-la-regione-tace/

     18 novembre 2012 - Inquinamento permanente. Questa è la conclusione della magistratura lucana in merito alle responsabilità della Total Mineraria per lo scarico illecito dei fanghi tossici derivanti dall’attività estrattiva nella concessione Gorgoglione, tra Corleto Perticara e Gorgoglione. Una conclusione attesa ben 20 anni dopo i fatti di cronaca e ben 4 anni dopo l’apertura di una tardiva inchiesta del 2008 dalla Procura di Potenza, per dare, alla fine, una diretta responsabilità dello smaltimento illecito dei fanghi alla Total e non alle altre due società minerarie entrate nella gestione dell’area a vario titolo. La Ola, Organizzazione lucana, ha più volte denunciato in questi anni sia il ritardo di indagini penali, sia i silenzi della regione Basilicata e sia la condizione di inquinamento dei due siti interessati dallo sversamento illecito dei fanghi tossici petroliferi.
     L’ultima denuncia della Ola risale a pochi mesi fa quando ha documentato anche fotograficamente che le due aree inquinate hanno tranquillamente potuto inquinare tutto il sottostante crinale. Il quale ampio e vasto crinale, in forte pendenza rispetto alla sommità dei siti inquinati, in questi anni è stato coltivato a grano con successivo pascolo post trebbiatura. Un delitto perpetuato per 20 anni. Venti anni senza che tutta l’area – e non solo i due siti dello sversamento illecito – venisse sequestrata, venti anni in cui è morto di tumore il proprietario di uno dei fondi inquinati, alcuni proprietari dei fondi vicini o venti anni in cui si sono gravemente ammalati alcuni abitanti dell’area, come la padrona di casa di una famiglia che abita più a valle del secondo campo inquinato.
     La magistratura non ha potuto accertare il nesso tra le malattie di tumore e l’inquinamento permanente determinato dallo sversamento dei fanghi, e questo, al di là delle ragioni e delle motivazioni, per la Ola, solleva una vecchia e incresciosa questione che rende la Regione Basilicata responsabile di qualsiasi nefandezza legata a patologie riconducibili alle condizioni ambientali. Perché la Regione Basilicata non ha ancora un registro dei tumori né predispone indagini epidemiologiche e perché è dal 1997 che vanta di aver strappato all’Eni un “Osservatorio ambientale” che finora non ha osservato nemmeno se stesso.
     La Ola, inoltre, denuncia che su questa incresciosa e grave questione, oltre alla latitanza operativa di anni della Regione Basilicata, la stessa Regione non ha né commentato le conclusioni della magistratura lucana né fatto nulla per evitare che l’inquinamento dei due siti si propagasse all’area circostante, mettendo a rischio la salute di molte persone e animali di Corleto e Gorgoglione.
     La Ola chiede adesso che la Regione:

  1. renda nota le procedure di chi e di come verrà fatta la bonifica di tutta l’area;
  2. predisponga gli accertamenti di fin dove in questi anni, con le piogge succedutesi, si è potuto spingere l’inquinamento dell’area;
  3. chieda i risarcimenti alla Total;
  4. annulli alla multinazionale francese la concessione Gorgoglione, il progetto Tempa Rossa e Tempa la Petrosa per manifesto inquinamento permanente di una zona della Basilicata e per essere implicata anche in un grave caso di corruzione sempre per la concessione Tempa Rossa.


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Storia in pillole. Dalema e la "Oil Story" della Basilicata
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/197025380434399
 

19/11/12. - Oggi Massimo Dalema, nella sua qualità di Presidente della Fondazione di cultura politica "Italiani Europei", partecipa a due convegni in Basilicata, a Pisticci e Potenza. A comunicarlo alla stampa è il "Comitato Basilicata per Bersani". Per Dalema in realtà non si tratta di una prima visita in Basilicata, ma del ritorno in una regione i cui abitanti però, a quanto pare, non hanno dimenticato certe sue iniziative da Presidente del Consiglio nel 1999. Iniziative che, se lo portarono allora a ricevere la cittadina onoraria a Miglionico ,"il paese dei suoi avi" in Val Basento, fu proprio in quanto favorirono l'occupazione da parte delle compagnie minerarie di 2/3 del loro territorio lucano, divenuto in poco più di un decennio una gruviera petrolifera...
A ricordarlo è questo articolo di Ola Ambientalista" in una "Oil Story" tutta da leggere, con ritagli di stampa a corredo che documentano la volontà di quel governo Dalema di fare della Basilicata la colonia energetica “Libia d’Italia”, con il ministro dell’Industria dell'epoca Pier Luigi Bersani, oggi candidato nel PD alle primarie, che autorizzava l’oleodotto Viggiano-Taranto, mentre gli aerei italiani bombardavano le città dei Balcani e dell’ex Jugoslavia...
Ma ancora più interessanti da leggere sono le "pillole di storia" raccontate dall'associazione Sos Lucania, che già allora denunciavano i danni causati nei cinque anni precedenti dalle ricerche geosismiche di idrocarburi condotte dall'Eni in Val D'Agri e in Val Camastra, quando furono effettuate più di 20.000 cosiddette microesplosioni, danneggiati boschi ed aziende agricole, lesionati fabbricati, e distrutti pozzi e falde acquifere, senza rispettare i vincoli idrogeologici e forestali, i siti di importanza comunitaria, e le zone ad altissima valenza naturalistica ed ambientale... Con tutto quel che poi ne è seguito... E la storia, anche se in pillole, è come sempre "maestra di vita"... (gp)

Oil Story:il ritorno di Massimo Dalema nella "Libia d'Italia"
http://www.olambientalista.it/oil-story-il-ritorno-di-massimo-dalema-nella-libia-ditalia/

Domani Lunedì 19 novembre il Presidente della Fondazione di cultura politica "Italiani Europei" parteciperà a due iniziative in Basilicata: a Pisticci, alle ore 11, presso la Sala Mensa Tecnoparco Valbasento e a Potenza, alle ore 17.30, presso il Park Hotel”. E’ quanto comunicato ieri alla stampa dai componenti del "Comitato Basilicata per Bersani”. Fin qui la notizia di un ritorno in Basilicata di Massimo Dalema. Questo ritorno rappresenta però l’occasione per una “Oil Story” lucana legata al personaggio politico Dalema, ripreso dal sito www.soslucania.org ospitato oggi sul sito della Ola. Un archivio di grande importanza per chi voglia ricostruire le vicende non solo ambientali di una regione oggi attanagliata dagli interessi delle compagnie minerarie che occupano i 2/3 di un territorio divenuto in un decennio gruviera petrolifera.
Pillole di storia
Una storia che i lucani, dopo 13 anni, non devono dimenticare. Riportiamo quanto scriveva all’epoca l’associazione Sos Lucania: ”A leggere i giornali sembrerebbe di essere all’anno zero dell’estrazione petrolifera in Basilicata. E, invece, sono passati cinque anni da quando l’Eni, in Val d’Agri ed in Val Camastra – guardate che ancora esistono queste aree ed i loro abitanti ! - ha effettuato, per mezzo di società che hanno causato gravi danni e poi sono svanite nel nulla, le ricerche geosismiche. Sono state effettuate più di 20.000 cosiddette microesplosioni (le stesse minacciate dalla Esso), danneggiati boschi ed aziende agricole, lesionato fabbricati e distrutti pozzi e falde acquifere (per chi volesse approfondire: Indagini geosismiche o illegalità diffusa su www.soslucania.org). Naturalmente, le società di ricerca mandate dall’Eni non si sono fermate neppure davanti ai vincoli idrogeologici e forestali, ai siti di importanza comunitaria, alle zone ad altissima valenza naturalistica ed ambientale”.
- Oil Story
L’allora presidente del Consiglio giunse in Basilicata ed a Viggiano, dove pose la prima pietra del nuovo ampliamento del centro olio (vedi foto scattata a Viggiano) che non aveva ancora ricevuto le autorizzazioni ministeriali, quasi a seggellare le volontà del Governo di fare della Basilicata la colonia energetica che sarebbe divenuta la “Libia d’Italia”, mentre gli aerei italiani borbardavano le città dei Balcani e dell’ex Jugoslavia ed il ministro dell’Industria del governo Dalema , Pier Luigi Bersani, oggi candidato nel PD alle primarie, autorizzava l’oleodotto Viggiano-Taranto (leggi sotto l’articolo dell’epoca). Dalema fece visita alla Val Basento, incontrò gli industriali dell’allora “fiorente” polo del salotto e fece visita a Miglionico, “il paese dei propri avi”, dove ottenne la cittadinanza onoraria.
 "Queste cose vanno ricordate - scrivevano gli attivisti di Sos Lucania - altrimenti potrebbe sembrare che la Esso (e le altre compagnie) sono comparse all’improvviso dietro la porte dei comuni delle Dolomiti Lucane. Così come va ricordato che all’inizio della storia, quella recente, del petrolio in Basilicata vi è l’accordo tra l’allora Presidente del Consiglio, Massimo Dalema ed il Presidente della Giunta Regionale Di Nardo, a capo di una giunta di centro sinistra di cui faceva parte anche l’architetto Bubbico, assessore all’ambiente…in parole povere, non possiamo sottacere che il “cavallo di Troia”, nella cui pancia si sono stipate le multinazionali del petrolio, ha le fattezze di Bubbico, dei suoi amici di partito e di area politica, compreso quel senatore Coviello che fortissimamente ha voluto i vari accordi di programma e protocolli di intesa con l’Eni e che ora si veste da fondamentalista-ambientalista e che – pensa un po’! – fa parte della task force che deve trattare con il governo“.
- Dalema, il ritorno
Le lobbies petrolifere furono facilitate da personaggi politici locali e nazionali (gran parte di queste autorizzazioni ministeriali sono venute proprio dai Ministri del Governo Dalema). Un ritorno, oggi, quello di Massimo Dalema, nei luoghi del disastro petrolifero della Val Basento e della Valle dell’Agri che richiama alla coscienza civica le responsabilità politiche, di cui troppo volutamente si dimentica. Noi saremo invece qui a ricordare, soprattutto ai giovani studenti che in questi giorni scendono nelle piazze della Basilicata, le gravi responsabilità dell’emigrazione e dello spopolamento, oltre che l’inquinamento politico e sociale, oltre che ambientale, di una Val d’Agri divenuta Libia d’Italia in regione sempre più Nigeria d’Italia.



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Dalla mia Bacheca su FB del 18/11/12

Il ruolo del geologo: Primo non prendere soldi dai petrolieri
di Maria Rita d'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/11/il-ruolo-del-geologo-primo-non-prendere.html


"L’obiettivo primario è quello di focalizzare l’attenzione sul ruolo che il geologo ha assunto in relazione allo sfruttamento compatibile esostenibile delle fonti fossili naturali." Ai lucani: non credeteci. Lo sviluppo sostenibile delle fonti fossili non esiste. I geologi al soldo dell'ENI servono solo a certificare il tuttapposto. Vogliono solo arricchirsi sulla vostra salute.
     SATURDAY, NOVEMBER 17, 2012. Si svolgerà a Potenza e a Marsico Nuovo una conferenza di "tre giorni intensi" fatta dai petrolieri, per i petrolieri, a favore dei petrolieri e per dire che trivellare va bene. E' il primo "congresso dei geologi di Basilicata" e si intitola "Ricerca, sviluppo ed utilizzo delle fonti fossili". Sarà una cosa cotta e mangiata fra di loro, per andare sulla stampa a dire "tuttapposto". Sarà una cosa di immagine, per far vedere, e per far sentire importanti gli scellerati politici e trivellanti di Lucania che loro sono "il progresso" e "lo sviluppo" e che "guardate qui ci abbiamo pure una conferenza per certificarlo".
     Non ci sarà il Prof. Ortolani, non ci sarà il Prof. Stoppa, non ci sarà la Prof. Colella, geologi pure loro, ma non invitati perchè personaggi scomodi che nel corso degli anni hanno osato chiedere, mostrare dati di inquinamento e instabilità, e dire alla gente che: "no, guardate, non è vero che è tuttapposto".
     Anzi, non è tuttapposto per niente. Infatti, è una conferenza sponsorizzata da Assomineraria, Confindustria, dalla Regione Basilicata e da tutto il Governo nazionale. E certo, i soldi vanno a loro, mica a noialtri! E così invitano solo i loro amici. E' una conferenza fatta per "tecnici di tutti gli Ordini e Collegi, Operatori del settore Oil& Gas, Top Manager, Amministratori, Dirigenti e Funzionari della Pubblica Amministrazione, Studenti". Notare gli studenti, cosi gli si può fare meglio il lavaggio del cervello. Notare che è per tutti, meno che appunto i geologi che dicono la verità - Colella, Ortolani, Stoppa.

     Ci sono tutti, ma non i residenti di contrada le Vigne, quelli che l'idrogeno solforato devono respirarlo tutti i santi giorni. Ci sono tutti, ma non quelli che si sono ammalati di tumore, i contadini che non possono più coltivare i campi, gli allevatori le cui mucche non vogliono più mangiare l'erba inacidita. Ci sono tutti, ma non quelli che devono emigrare perchè non c'è più lavoro, quelli che hanno visto sorgenti d'acqua chiudersi o laghi martoriati dalla monnezza dei petrolieri. Ci sono tutti, meno che le carpe morte per la monnezza petrolifera, messa lì nel Pertusillo a loro insaputa.
     Dicono che "L’obiettivo primario è quello di focalizzare l’attenzione sul ruolo che il geologo ha assunto in relazione allo sfruttamento compatibile e sostenibile delle fonti fossili naturali. La tematica verrà affrontata grazie all’intervento di relatori di altissimo livello tecnico ed istituzionale, con interessanti dibattiti ed una tavola rotonda sulla gestione ambientale e formazione professionale".
     Interessanti dibattiti? Ma se sono tutti d'accordo sul dire "Si alle trivelle!"... Eh, la malafede. Se uno volesse dare una risposta seria a quella domanda, non ci sarebbe mica bisogno di una conferenza. Basterebbe il buon senso. La risposta sul ruolo dei geologi è semplicissima: il loro ruolo è 'NON PRENDERE SOLDI DAI PETROLIERI E DIRE LA VERITA'.
    Proteggere, difendere, denunciare, conservare per le generazioni future e magari ripristinare lo schifo fatto finora. E invece sono qui che continuano con la storia delle "fonti fossili sostenibili"!!! Ma con che vino si sono ubriacati? Notare che però lo sanno anche loro che stanno difendendo l'indifendibile, perchè anche se usano parole come "possibile", "sostenibile", "lezioni", sono tutti zuccherini per mascherare altre parole come "impatti sull'ambiente", "scoppio", "inquinamento".
     Scorrendo la lista, rabbrividisco, perchè ci sono nomi noti che si sa, solo lì sono per propaganda, e cui, alla fine, importa solo il portafoglio. Davide Tabarelli di Nomisma Energia, per dire che il petrolio porta lavoro e benessere. Ma se la Basilicata è la regione più povera d'Italia? Cristiano Re, per parlare dell'indotto in Val D'Agri. Ma... se il centro di incubazione che sorge attorno al centro oli è tutta arrugginita e con le ragnatele? E questo era colui che voleva fare il turismo petrolifero in Val D'Agri!!! Sergio Morandi, per parlare del rischio geologico. Ma... se quello - ex dipendente ENI - con la Mediterranean Oil and Gas voleva mollarci una nave-centro oli a 9 chilometri da riva con tutti i suoi rischi di scoppi! L'abbiamo cacciato dall'Abruzzo, non gli sono ancora bastate le umiliazioni? Paolo Macini per parlare dello scoppio della BP. Dal suo curriculum vitae: "Dal 1992 ad oggi è membro del Consiglio Direttivo Nazionale della Sezione Italiana della Society of Petroleum Engineers". Sarà un difensore d'ufficio per dire, non che lo scoppio BP è stato il più grande disastro della storia ambientale USA, ma per dire che "abbiamo imparato la lezione" ed ora trivelleremo meglio? Fra l'altro è lo stesso che parla di stoccare la CO2 nei pozzi di petrolio in mare. Evviva!!! Fabrizio Agosta, per parlare degli affioranti in superficie. E' uno sponsorizzato da Shell e Total per studiare, innocentemente, sicuramente le riserve petrolifere di Appennino e di Puglia. Marco Mucciarelli, per parlare della sismicità indotta. Quello che aveva detto che in Italia non c'è fracking. Mai sentito parlare di Ribolla? Sulcis? Evidentemente no. “Non ci sono attività di fracking in Emilia Romagna, non ci sono in Italia, non ci sono in Europa” ipse dixit... Andrea Borgia, il quale a suo tempo mi chiese materiale sull'idrogeno solforato e Kilburn etc. etc. contro le trivelle sul Monte Amiata. E pure se gli risolvevo una equazione matematica. Ma a che gioco gioca? Che schifo.
     Hanno pure chiamato uno dell'America, che guarda caso è uno che dice che il fracking non fa venire i terremoti! Tale Haydar Al-Shukri. Nonostante anche Fox News - notoriamente di destra, conservatrice, alla Romney - affermasse che i terremoti attorno a Little Rock potevano essere attributi al fracking, il prof. Al-Shukri insisteva che siccome solo 280 su 10.000 terremoti si erano scatenati vicini al pozzo, allora il "fracking non c'entra".
      E si, se li scelgono bene i relatori! Come non riconoscere Giuseppe Tannoia, per parlare della prevenzione ambientale ? Oddio. Quello lì è venuto a Pescara nel 2008 con il suo bel vestito di lino color senape a difendere il Centro Oli. Fece una figura barbina perchè di idrogeno solforato e di emissioni e di conseguenze sulla salute ne sapeva più la casalinga di Ortona che lui. E infatti dopo il convegno, per cercare di farmi il lavaggio del cervello, venne a dirmi che lui... era un ambientalista!!!
     Oltre a Tannoia, per parlare di "prevenzione ambientale" c'è tutta la cricca dei politici, primo fra tutti Vito de Filippo. Ma... Vito de Filippo non aveva presentato una moratoria contro le trivelle in Basilicata? E perchè adesso va al convegno dei petrolieri? Ah si, certo: era solo propaganda!!! Infatti era per finta la moratoria! E poi...
     E poi lui, il ministro dell'Ambiente a cui non importa niente dell'Ambiente: CORRADO CLINI!
     Ci sono tanti altri nomi nell'opuscolo della conferenza e non ho il tempo per indagare su ciascuno. Ma come vorrei sapere quanta di quella gente è pagata dall'ENI, Assomineraria, MOG, Total, Shell. Come vorrei sapere quanta di quella gente sa cosa significa veramente vivere vicino ad un centro oli. Come vorrei sapere quanta di quella gente manderebbe i suoi figli a bere l'acqua del Pertusillo.
     Vorrei sapere come fanno a dormire tranquilli la notte. Invece secondo la locandina avranno cene sociali, cabaret, timbri d'argento, buffet. Chissà, magari si presenta pure Rocco Papaleo a fare l'intrattenitore al piano bar. Hanno pure le gite alla "sorgente naturale" di petrolio! Sarà felice Cristiano Re! E chi paga tutto ciò? Il contribuente italiano? La Regione Basilicata? L'ENI? Le royalties? Mistero. Mentre la gente respira H2S. Mi chiedo: perchè non gli diano invece "Carpe del Pertusillo" o "Acqua di Calvello" o "Fagioli della Val D'Agri" - con condimento da idrocarburi cucinati al vapore di H2S e con deliziosi metalli pesanti per contorno?
     Mi sento sporca solo a leggerle queste cose. Uno schifo che più schifo non si può. Anzi si. Qual'è lo schifo maggiore? Che tutta questa gentaglia che vive in posti remoti - Milano, California, Londra, Roma e Litte Rock - può andare in Basilicata a dire che è tuttapposto. E poi ripartire, felici, rimborsati, sorridenti. Con la pancia e il portafoglio pieni.
     E invece gli abitanti della Basilicata, non solo non sono invitati, ma non possono neanche manifestare il loro dissenso. La questura ha infatti negato al tenente Di Bello il permesso di organizzare una manifestazione per dichiarare la propria contrarietà alla Basilicata petrolizzata. La Cina è più democratica.
     Agli abitanti di Basilicata, e d'Italia, dico: "Non credeteci, è tutto sporco, brutto, disonesto, ingannevole, falso. Il petrolio gli ha annerito anche le coscienze".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Cosa aggiungere a quanto scritto da Maria Rita e alle sue efficaci frasi, che sottoscrivo una per una, pienamente condividendole, e non solo qui su Fb ? Solo un raccomandazione per quegli amici che non hanno ancora letto questo articolo sul suo blog e che invito qui di cuore a farlo... Poi fatelo girare questo pezzo, parlatene, sì che rimanga impresso parola per parola nella mente di tutti coloro che conoscete. Non riguarda solo quanto avviene in Basilicata, ma gli stessi problemi, gli stessi imbrogli, gli stessi inganni, gli stessi sporchi interessi, e anche gli stessi personaggi possiamo ritrovarli, identici o simili, in tante altre parti del nostro Paese, da nord a sud e da est ad ovest... E solo una presa di coscienza comune su questi elementi può far sperare in un mutamento di rotta... Ne va di mezzo l'integrità dei nostri territori, già compromessa da decenni di trascuratezza ed incuria, ma anche e soprattutto di scelte errate negli obiettivi di sviluppo comune... Troppo tardi ormai per rimediare ? Difficile dirlo... Ma certamente dipenderà in buona parte da noi, dalla nostra consapevolezza su questi problemi, e da come sapremo reagire di fronte alle tante minacce che già abbiamo al presente e che ancor più numerose sembra volerci riservare il futuro...
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Articolo simile "Il petrolio sostenibile non esiste!" di Filippo Foti su "Profumo di Mare" del 18/11/12

http://profumodimare.forumfree.it/?t=63967801#lastpost

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A Filippo Foti, Katia Zicchittella, Giovanni Angeloni e Ilva Alvani piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 17/11/12

Visitare Pantelleria : la Riserva naturale Orientata
di Marco Polo TV
http://www.marcopolo.tv/mare-italia/visitare-pantelleria-riserva-naturale-orientata


Insieme alla troupe di Week end Marcopolo vi portiamo dentro la Riserva naturale orientata dell'isola di Pantelleria: ecco cosa fare e i nostri consigli utili per la vostra visita.

La Riserva naturale Orientata di Pantelleria
un video di Marco Polo TV - 6'14"

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Piattaforma petrolifera esplode nel Golfo del Messico, 11 feriti, 2 dispersi
dalla CNN
http://edition.cnn.com/2012/11/16/us/oil-platform-fire/

      16 novembre 2012, (CNN) - Un'esplosione ha squarciato una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico il Venerdì, provocando un incendio e il ferimento di almeno 11 persone, hanno detto le autorità. Aerei ed elicotteri di soccorso sono alla ricerca di almeno due membri dell'equipaggio che risultano ancora mancanti.
     L'incidente è avvenuto circa 20 miglia al largo della costa di Grand Isle, Louisiana, su una piattaforma utilizzata per la produzione, non di perforazione. Circa 28 galloni di carburante si sono riversati nell'area, secondo quanto ha detto Ed Cubanski. capo della divisione della Guardia Costiera Una macchia d'olio si estendeva per circa mezzo miglio sulla superficie del mare in prossimità della zona.
     Dopo che gli 11 feriti sono stati trasportati in ospedale, i restanti nove membri d'equipaggio supplementari sono stati evacuati in tutta sicurezza dalla piattaforma, secondo la Guardia Costiera. Quattro dei feriti sono stati trasportati al West Jefferson Medical Center in Louisiana, dove sono stati ricoverati in condizioni critiche, secondo quanto ha riferito un portavoce dell'ospedale alla CNN. Una volta stabilizzati, saranno trasferiti al Centro Generale Ustionati Baton Rouge.
     Il fuoco è stato spento, secondo un portavoce della società responsabile della piattaforma Alce Nero Energy, con sede a Houston. Le autorità federali stanno studiando che cosa ha innescato l'esplosione.
     L'incidente arriva un giorno dopo che il Dipartimento di Giustizia ha annunciato che la compagnia petrolifera BP è stata dichiarata colpevole di omicidio colposo per i fatti derivanti dall'esplosione della Deepwater Horizon nel 2010, con la conseguente fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico.
     I familiari dei lavoratori periti nell'incidente non hanno ancora accettato i risarcimenti offerti dalla BP. La sede di Londra del gigante petrolifero BP ha accettato invece di pagare i 4 milioni e mezzo di dollari stabiliti come sanzione penale dal Governo USA.
     Lavorare nel settore petrolifero è un business pericoloso. Il tasso di mortalità per i lavoratori del petrolio e del gas è 15,8 morti ogni 100.000 dipendenti, secondo il Bureau of Labor Statistics, risultando così quasi cinque volte superiore alla media nazionale. Nel 2011, ci sono stati 11 morti nei settori del petrolio e del gas, secondo il BLS. La maggior parte delle morti sono state accidentali, e accuse penali non sono mai state presentate. Accuse per omicidio colposo come quelle mosse contro la BP e due dei suoi dipendenti sono rare. Solo alcune di tutte le morti sul lavoro degli Stati Uniti sfociano in cause penali, secondo il sindacato AFL-CIO.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

In questo servizio in rete della CNN, ulteriori particolari sul nuovo incidente verificatori negli ultimi giorni su una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, 20 miglia al largo delle coste della Louisiana...
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Usa/ Spento incendio su piattaforma petrolifera nel Golfo Messico. Visibile petrolio in superficie, continua ricerca dei dispersi da "Tm News" http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/PN_20121116_00252.shtml

     New York, 16 nov. (TMNews) - E' stato spento l'incendio esploso su una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico che ha provocato la morte di almeno due persone e ferito in modo grave quattro individui, trasportati in elicottero in ospedale. Ad essi si sono aggiunti altri sette individui. Sarebbero due i dispersi, e diverse imbarcazioni commerciali sono impegnate nella ricerca. Lo ha comunicato la guardia costiera secondo cui sarebbero state 26-28 le persone presenti sulla piattaforma al momento dell'esplosione.
     L'incidente riguarda una piattaforma gestita da Black Elk Energy e localizzata 25 miglia (40 kilometri) al largo delle coste della Louisiana.
     Qualsiasi parallelo con il disastro dell'aprile 2010 provocato dall'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon del gruppo BP, dicono alcuni esperti, sarebbe sbagliato. L'incidente odierno riguarda una struttura in acque relativamente basse e impegnata nella produzione petrolifera. La piattaforma della BP era invece attiva nella trivellazione e si trovava in acque profonde.
     Attorno alla piattaforma sarebbe visibile una chiazza di petrolio al momento grande circa un chilometro quadrato.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Questo è quanto appena successo all'estero, nel Golfo del Messico... e di cui si ha oggi notizia...
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Fracking in Italia: Treviso approva il progetto di Sound Oil
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/fracking-in-italia-treviso-approva-il-progetto-di-sound-oil-12987.html


      16 novembre 2012. - Il progetto di sviluppo del giacimento Carità in provincia di Treviso, avanzato da Sound Oil (società controllata da Indipendent Resources) ha ottenuto il via libera della Provincia trevigiana, che non farà opposizione alla concessione della VIA. Lo ha annunciato nei giorni scorsi la stessa azienda, aggiungendo che a questo punto manca solo l’ok del Ministero dello Sviluppo economico che dovrebbe arrivare più o meno entro un mese.
      Il giacimento Carità include il pozzo esplorativo Nervesa, trivellato da Agip circa 25 anni fa e poi abbandonato. Nella relazione finale sul pozzo depositata al Ministero dello Sviluppo Agip consigliava di utilizzare la tecnica del fracking per estrarre il gas intrappolato nel sottosuolo e indicava anche una serie di tagli geologici sui quali continuare a lavorare.
      Per ammissione della stessa Sound Oil l’attività che sta per partire nel trevigiano è esattamente quella proposta da Agip: trivellazioni orizzontali e fratturazione idraulica con l’acido cloridrico. Ma il permesso Carità non è l’unico asset di Sound Oil a essere stato sbloccato: l’azienda ha annunciato anche che il Ministero dell’Ambiente ha nuovamente autorizzato le operazioni nei permessi di ricerca offshore d148DR-CS e d150DR-CS.
      Il primo si trova nel Golfo di Taranto, di fronte la costa della Basilicata in corrispondenza dei comuni di Policoro, Scanzano e S.Teodoro. Il permesso arriva fino alla riva e per questo era stato bloccato dal decreto Prestigiacomo che imponeva una distanza minima di 12 miglia dalle coste per ogni tipo di attività petrolifera.
      L’attuale Governo Monti, come sappiamo, ha esteso questa fascia di tutela anche ai permessi non inclusi dalla normativa precedente ma, allo stesso tempo, ha sanato tutti i progetti già presentati. Compreso il d148DR-CS che, in pratica, tutta la costa ionica della Basilicata tranne due brevissimi tratti.
      L’altro permesso, il d150DR-CS, non è altro che il vecchio d150 DR-CS trivellato da Agip nel 1980 al largo della Calabria, sempre costa ionica, proprio di fronte i Laghi di Sibari. Una rinomata zona balneare chiamata anche la “piccola Venezia”. All’interno del permesso c’è il pozzo “Laura 1” dove Agip trovò a una profondità di 1450-1465 metri sotto il fondo del mare una formazione di “gas solidificato“. Anche in questo caso è assai probabile che Sound Oil abbia intenzione di usare la fratturazione idraulica per estrarre il gas intrappolato nel sottosuolo.
[ Fonte: Sound Oil ]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

... e questo è invece accade oggi in Italia, con la licenza del governo Monti e del suo Ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera... Siamo senza dubbio sulla buona strada, da nord a sud, in terra e in mare...

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Multa da 4.5 miliardi di dollari - Il giorno dopo
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/11/multa-da-45-miliardi-di-dollari-il.html


"Eleven Americans died. Then BP lied to the American people. And then they tried to cover it up. BP deserves this record-breaking penalty.” (11 persone sono morte. Poi la BP ha mentito al popolo americano. E poi hanno cercato di insabbiare. La BP merita questa pena record). Edward J. Markey, Natural Resources Committee.
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"The explosion of the rig was a disaster that resulted from BP's culture of privileging profit over prudence; and we allege that BP's most senior decision makers onboard the Deepwater Horizon negligently caused the explosion." (L'esplosione del pozzo è stato un disastro causato dalla cultura della BP di privilegiare il profitto sulla prudenza; e riteniamo che la maggior parte dei dirigenti sulla piattaforma Deepwater Horizon hanno negligentemente causato l'esplosione). Lanny Breuer, Attorney General
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"I hope this sends a clear message to those who would engage in this wanton misconduct that there will be a penalty paid” (Spero che questo, a chi vorrà mai cimentarsi in questo tipo di comportamento, mandi un segnale che ci sarà una pena da pagare).
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"BP lied to me, they lied to the people of the Gulf, and they lied to their shareholders, and they lied to all Americans. There should be no more argument. BP is guilty of negligent and grossly negligent conduct that resulted in 11 deaths. BP is guilty of actions that harmed the water, and the wildlife of the Gulf of Mexico, and BP is guilty of lying to the Congress about what they had done and what they knew. Today we know the company was incompetent and was lying to Congress. I personally take it as an insult, but most of all as an insult to the American people because that's who we represent." Edward J. Markey, Natural Resources Committee.

     Qui (nel video a seguire, nrd) l'annuncio del governo USA. Il maggiore scandalo è per le menzogne.

Markey on BP Oil Spill Settlement: They Lied to America
video pubblicato in data 15/nov/2012 da RepMarkey - 22'22"

http://youtu.be/EUwBGU_vpBs

     THURSDAY, NOVEMBER 15, 2012. - La BP è stata multata oggi 15 Novembre per 4 miliardi di dollari per lo scoppio della piattaforma Macondo avvenuto il giorno 20 Aprile 2010. Ne abbiamo parlato tante volte su questo blog, e ieri la BP si è dichiarata colpevole per "misconduct and negligence" , per "felony" (fellonia, ndr), e per avere ostacolato il lavoro del Congresso a causa di false testimonianze sul flusso di petrolio dal pozzo scoppiato. Sono stati condannati anche 2 operatori e su 23 imputazioni - Robert Kaluza e Donald Vidrine per non avere agito nonostante gli allarmi dei sensori sulla pressione nel pozzo. Nel testo della condanna c'è scritto:
     "Despite these ongoing, glaring indications on the drill pipe that the well was not secure, defendants Kaluza and Vidrine again failed to phone engineers on shore to alert them to the problem, and failed to investigate any further. Instead defendants Kaluza and Vidrine deemed the negative testing a success". (Nonostante questi continuati, lampanti segnali sulla trivella che il pozzo non era sicuro, gli imputati Kaluza e Virine hanno ripetutamente mancato di avvisare gli ingegneri a terra per allertarli, e hanno mancato di eseguire ulteriori accertamenti. Invece gli imputati hanno considerato il test fallito, un successo).
     Rischiano 10 anni di galera ciascuno. L'ultimo ad essere stato dichiarato colpevole è stato David Rainey, ex vice presidente del dipartimento esplorazione alla BP, per avere mentito sul flusso di petrolio. Ha detto al congresso che erano 5,000 barili al giorno. Erano invece 92,000 secondo i conti della stessa BP, rimasti accuratamente nel cassetto.
     "The company lied and withheld documents, in order to make it seem as though less damage was being done to the environment than was actually occurring. Rainey [..] lied to Congress and others in order to make the spill appear less catastrophic than it was." (La compagnia ha mentito e non divulgato documenti per far apparire che ci fosse minor danno all' ambiente rispetto a quanto invece stava realmente accadendo. Rainey ha mentito al Congresso e agli altri in modo da far apparire lo scoppio meno catastrofico di quanto non fosse).
     In totale la BP è stata dichiarata colpevole di:
          11 accuse di omicidio colposo - per la morte degli 11 lavoratori
          2 violazioni al Clean Water and Migratory Bird Act - per le morie di uccelli e per l'inquinamento in mare
          1 violazione di Ostruzione al Congresso - per le bugie.
     E' la più grande multa nella storia criminale degli USA - prima della BP c'era stata una ditta di farmaceutici, la Pfizer con 1.3 miliardi di dollari per frode pubblicitaria su un antidolorifico, il Bextra.
     La BP aveva già pagato 20 miliardi di dollari per il ripristino dell'area e per le perdite economiche dei residenti e pescatori. I processi non sono finiti. Questo era il penale, adesso c'è ancora quello civile. La BP potrebbe pagare altri 21 miliardi di dollari. Markely e Waxman, i due rappresentanti del congresso hanno detto che la multa servirà a dissuadere altre compagnie petrolifere a comportarsi come la BP. 200 milioni di galloni di petrolio, 87 giorni, 5 stati, pesca chiusa sine die in alcuni posti, turismo e pesca distrutte, 11 morti, bugie di vario genere, 100,000 persone che hanno subito conseguenze, danni che durano tuttora.
     Per gli investitori, finito il periodo dell'incertezza, tutto bene. Nessuno degli 11 corpi è stato mai ritrovato. Le azioni della BP oggi sono salite del 0.35%. Gli effetti dello scoppio ci saranno per decenni.

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Commento del sottoscritto su Fb amargine del post
Lì negli Usa, quando si combinano guai, non si guarda in faccia a nessuno, le multe vengono appioppate, anche belle salate, e non solo le multe... Qui da noi, se si combinano guai, arrivano franchigie, incentivi e facilitazioni... E anche sui guai futuri che, ormai si sa, potrebbero derivare, "taci, il nemico ti ascolta" di buona memoria... E i "nemici" chi sarebbero? I cittadini che si battono per i loro territori... Che "Bel Paese" !!!
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Dalla mia Bacheca su FB del 16/11/12

Quando ci pensa il dio Nettuno... Così finì il diportismo nautico di Pantelleria
di Guido Picchetti (nota a margine di una foto su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4483263714032&l=285bbf8e81


     E così finì, prima ancora di cominciare. C'era una volta, ma forse c'è ancora oggi, qualcuno qui a Pantelleria che non voleva l'Area Marina Protetta, per paura dei vincoli che la sua istituzione, per altro già prevista per legge da oltre vent'anni, avrebbe potuto comportare. Qualcuno che forse ha anche gioito, quando il Comitato Pro Parco Pantelleria, dopo alcuni anni di impegno fattivo per concretizzare la realizzazione di un' "Area Marina Protetta" intorno alle coste dell'isola, finì miseramente nel nulla (nonostante nessuno abbia ancora provveduto a cancellarlo dal registro delle ONLUS (organizzazioni senza fine di lucro) nel quale quel Comitato era regolarmente iscritto.
     Poi, più recentemente, ci sono stati altri che quando hanno saputo che il governo Italiano nel dicembre del 2007 aveva approvato una legge che istituiva il Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria, si erano molto risentiti, e non solo qui sull'isola, Avvenne qui sull'isola nel gennaio del 2010, quando si seppe dell'istituzione del Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria e si arrivò a raccogliere qualche centinaio di firme contrarie al parco, un po' per i soliti timori di ulteriori vincoli sull'isola, ma, a mio giudizio, soprattutto per non essere stati informati di quanto il Ministero dell'Ambiente interessato, in accordo con l'amministrazione comunale pantesca allora in carica, aveva progettato per l'isola... E ciò avvenne ignorando che proprio l'istituzione del Parco Nazionale di Pantelleria avrebbe dato all'isola la possibilità di godere di una maggiore indipendenza nella gestione del suo territorio, liberandola da certi vincoli amministrativi provinciali e regionali.
     Ma questa opposizione al Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria ci fu anche fuori dell'isola. A livello regionale, infatti, non sfuggì questa maggiore indipendenza che sarebbe potuta derivare a Pantelleria da una tale istituzione nella gestione del suo territorio, grazie alla legge che prevede per i parchi nazionali un comitato di gestione composto da esponenti delle amministrazioni locali e centrali interessate, riducendo al minimo le competenze e le possibilità di intervento delle regioni, nel nostro caso della Regione Sicilia. Una istituzione, quella del Parco Nazionale del'isola, che avrebbe tra l'altro comportato anche quella dell'area marina protetta, ancora tutta da definire, nonostante le varie proposte avanzate da tempo e gli studi biocenotici già avviati dall'Ispra.
     Quella indipendenza sui temi ambientali per Pantelleria sarebbe stata una occasione preziosa. Le avrebbe consentito, ad esempio, di verificare e modificare tutti i vincoli preesistenti, ma anche di determinarne di nuovi in funzione delle reali esigenze dell'isola. A riprova di ciò, e per far che sì che non si verificasse, nel Gennaio del 2008 la Regione Sicilia impugnò davanti alla Corte Costituzionale la legge istitutiva di quattro parchi nazionali siciliani, tra cui appunto quello di Pantelleria. Ma il 24 Gennaio 2009 la stessa Corte respinge il ricorso della Regione Sicilia e riconferma con una sua sentenza la legittimità della legge istitutiva del Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria (http://www.lexambiente.it/beni-ambientali/25/4805-Beni%20Ambientali.%20Parchi%20e%20riserve%20naturali.html).
     Di un Parco Nazionale che però di fatto è rimasto solo sulla carta... Nonostante lo Stato nelle finanziarie successive alla legge istitutiva abbia messo da parte anche dei fondi in ragione di 250.000 € l'anno... Fondi dai quali dovrebbero essere tirati fuori i soldi per far fronte alle spese dovute all' Ispra per le ricerche scientifiche sui fondali intorno all'isola, già avviate e poi sospese nel 2010 a seguito della raccolta delle firme contrarie all'istituzione del Parco Nazionale...
     Ora siamo a questo punto... E, insieme al Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria, che tante possibilità concrete di sviluppo turistico per quest'isola avrebbe potuto e potrebbe dare, ma non dà restato com'è sulla "carta", anche l'area marina protetta ne fa le spese... Ma l'AMP non è neppure sulla carta, è addirittura in "alto mare"... Come in fondo è giusto che sia, se non fosse che si tratta di un Mare, quello di Pantelleria, al centro del Canale di Sicilia, minacciato da più parti ed oggi più di ieri. Un Mare che avrebbe bisogno di tutti i mezzi possibili per potersi difendere, mezzi che invece qui sull'isola rifiutiamo a cuor leggero, senza neppure renderci conto delle conseguenze di ciò che facciamo, o, ancora peggio, non facciamo...
     Per fortuna c'è poi il dio del Mare Nettuno che ci pensa, e che certe difese per difendere il suo regno pare se le inventi senza pensarci due volte... E quando così avviene, le decisioni purtroppo vengono prese a cuor leggero, senza ragionare sulle effettive conseguenze. D'altronde ognuno bada alle sue funzioni e alle proprie responsabilità... Ecco allora che a proteggere il mare costiero di Pantelleria interviene la Capitaneria di Porto dell'isola, con una sua ordinanza a tutt'altro finalizzata. Non lo fa certamente per proteggere l'ambiente marino e la sua biodiversità, o per evitare che una pesca eccessiva, più o meno illegale distrugga i popolamenti, o ancora impedire che certi comportamenti danneggino l'habitat marno.. I motivi sono ben altri. Impedire, con divieti e con la minaccia di multe salate, che bagnanti, turisti, e pescatori, dilettanti o professionisti che siano, si espongano ad incidenti per la caduta di massi dalle pareti rocciose della costa... Ma di fatto l'ordinanza n° 44/2012 della Capitaneria di Porto di Pantelleria, emessa il 10/11/2012 (vedi http://www.guardiacostiera.it/capitanerieonline/ordinanze.cfm?id=76 ), effettua addirittura una protezione totale, tipica della zona A" di un'area marina protetta, per intenderci. E lo fa su una serie di fasce costiere che complessivamente interessano circa 8 km di lunghezza del perimetro dell'isola (una buona parte del totale), per una larghezza verso il largo di cento metri da riva.
     In queste zone di mare, come recita l'art. 1 dell'ordinanza, è vietato l'ancoraggio, la balneazione, la pesca in qualsiasi forma, qualsiasi tipo di attività subacquea e di superficie, ed ogni altra attività marittima. Le zone interessate, tutt'altro che poche, sono tra le più belle dell'isola, antistanti le coste a picco più alte e spettacolari di Pantelleria e le cale comprese e adiacenti. Partendo da Pantelleria, in un ideale giro dell'isola in barca come d'estate decine di barche con migliaia di turisti son soliti fare, troviamo Cala dell'Alca, la Grotta di Sataria, la Grotta dei Palombi e la cala dello Sballo, la Cala delle Pietre Nere, la Cala delle Capre a Nikà, la Cala di Licata, la Cala di Punta Polacca, Salto la Vecchia, Punta di Bordoliccio, le Calette di Dietro L'isola, La Ficara, la Grotta del Formaggio, le calette dei Magazzinazzi, la Caletta Zeglévia, la Cala di Levante, La Caletta di Punta Zinedi, Punta Carace, e Cala Gadir. Ben 19 sono le zone interessate dall'ordinanza, che comportano il divieto ad ogni attività di diportisno nautico e attività connesse, praticata anche a livello individuale, bagnanti e subacquei per intenderci. Ma chi saprà segnalarle e indicarle a dovere, in modo da rendere possibile il rispetto del divieto anche da chi consapevolmente non intende assolutamente violarlo ? E chi poi lo farà rispettare come si deve nel periodo estivo, assicurando la necessaria certezza del diritto, e non l'incertezza della casualità, che porta all'anarchia, e da cui si uscirebbe tutti sconfitti una ennesima volta ? I turisti che avranno un motivo in più per scappare da quest'isola che non sa dare certezze, e gli operatori marittimi (barcaioli e pescatori per intenderci) un'ennesima volta fregati, a loro insaputa. Ma chi è causa del suo mal, pianga sè stesso... Recita il detto, mai come questa volta pienamente valido.
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Stessa notizia su "Pantelleria Internet Com - News 10655" del 17/11/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9822
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Post di Vallini Erik

Condivido in pieno l'analisi di Guido Picchetti, grazie e spero che si possa aprire gli occhi. Perchè fin quando non ci sforziamo di governare localmente il territorio (e il parco in qualche modo garantiva anche una governance locale) pioveranno dall'alto le decisioni che passano sempre sopra la nostra testa.
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Post di Salvatore Gregorio Spata

La metto nella cartella specifica del meet-up, ok? Grazie Guido Picchetti...
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Post di Umberto Belvisi
Adesso si che Pantelleria è libera... Qualcuno l'aveva detto in tempi non sospetti... O cerchiamo di farci parco ed area marina su misura in base alle specifiche esigenze dell'isola o ce la caleranno dall'alto... E così fu!! Complimenti a quanto 2 anni fa hanno scelto...
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Post di Fabio Chiolo
Nell'incolmabile ignoranza della mia trentennale esperienza di fruizione ed osservazione delle coste dell'isola, col banale occhio di un ex studente di geologia, inorridisco, e mi incollero, all'incomprensione delle scelte, chiedendomi chi, quando e come, ha fatto uno studio "talmente approfondito" da stabilire la pericolosità di alcuni tratti (includendo in questi porzioni non a rischio) e non di altri, seguendo una logica (che non capisco, e anche se non sono un addetto ai lavori, blasonato e titolato, ho il pieno diritto di capire) che contesto vivamente, mettendomi in prima persona a disposizione per un confronto sul campo: perchè cala di Licata e non la cala delle acque calde di Nicà? Perchè Sataria e non l'Arco dell'Elefante? E così tanto d'altro... con il ridicolo delle "metrature"! ed ancora, il risvolto persecutorio: usuale e scontato della mentalità dell'istituzione in questione, che più che impegnarsi in una campagna educativa, trova un'altra occasione di cercare di far cassa. Mi domando: ok, tu mi avverti che lì secondo te è pericoloso andare, me lo hai detto e declini la tua responsabilità, poi io decido cosa farne... della mia vita (chiamalo libero arbitrio, o come ti pare) e a quale rischi sottopormi secondo il mio metro di giudizio... MI AUGURO CI SIANO ULTERIORI OCCASIONI DI OCCUPARCENE.
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A Navigando Pantelleria, Gianluca Salerno, Giovanni Matta, Angela Liberatore, Emanuele Garsia, Giusi orefice, Ndria Biddittu, Errica Masera, Alessandra Costantini, Francesco Frank Zatti, Filippo Foti, Luke Antonioni, Francesco Belvisi e Salvatore Gregorio Spata piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 15/11/12

Mentre Lampedusa rinasce, Pantelleria se ne frana...
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/130335887117898


     14/11/2012 - "Lampedusa: sindaco Nicolini, presto l'isola avrà un depuratore. Il Comune sta inoltre avviando la ristrutturazione del Liceo scientifico di Lampedusa e di tutti gli edifici scolastici di Linosa. Sono già cominciati anche i lavori di sistemazione della sede dell'Area marina protetta (usata nel 2011 per ospitare gli immigrati) e si stanno ultimando tre bonifiche ambientali, quella della discarica di Taccio Vecchio, quella di Punta Alaimo e quella di Punta Sottile. Tutti interventi che l'amministrazione comunale ha deciso di affrontare in via prioritaria perchè necessari a mettere in sicurezza l'edilizia pubblica e il territorio delle Pelagie, riscattandoli al degrado in cui versavano."
      Questo è quanto scrive la "Repubblica" su Lampedusa nell'edizione palermitana di oggi... Il Giornale di Sicilia di oggi invece su Pantelleria pubblica un articolo intitolato così: "Pantelleria, scatta l'allarme frane". Articolo nel quale si fa riferimento all'ordinanza di ieri della Capitaneria di Porto dell'isola sul rischio frane che interesserebbe gran parte delle coste di Pantelleria, sia nelle aree demaniali terrestri che il Comune dovrà recintare e mettere in sicurezza con tanto di opportuna segnaletica, sia le calette e baie sottostanti, che d'ora in poi, per la gioia dei patiti del diportismo nautico, delle attività subacquee e della piccola pesca, saranno tassativamente vietate al transito e all'ancoraggio entro un fascia di 100 metri da riva...
     Qui l'articolo di Repubblica su Lampedusa: http://palermo.repubblica.it/dettaglio-news/16:12/4256274. E qui l'articolo del Giornale di Sicilia su Pantelleria che frana": http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/trapani/dettaglio/articolo/gdsid/222971/
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Post di Umberto Belvisi

Lampedusa ha un Sindaco.... noi no... niente programmazione = niente sviluppo!!!
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A Ilva Alvani, Ndrìa Biddittu, Luca Facciolo, Giovanni Angeloni e Ferdy Sapio piace questo elemento...

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Disastro idrogeologico tra Toscana, Umbria e Lazio. Evento eccezionale o fenomeno naturale? di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=63921071


     13 novembre 2012. - Il prof. Franco Ortolani, ordinario di Geologia, Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio Università di Napoli Federico II°, è uno dei pochi professori titolati che ha il coraggio di dire ciò che pensa e di andare contro corrente nel clima di conformismo generale che c'è nell'ambiente scientifico... e non da ora!
     Siamo riusciti a contattarlo su Facebook, il Network che, tra l'altro, abbrevia le distanze e ci fa sentire tutti "amici", nella maggior parte dei casi, si intende. Abbiamo chiesto una intervista che riportiamo qui, di seguito (F.F.).

      D. Prof. Ortolani, eventi estremi, cambiamenti climatici, insulti continui al Pianeta... da scienziato cosa pensa delle profezie di "Nostradamus" sulla fine del mondo a fine di questo anno?
      R. Come si ricorderà per la fine del 2012 è stato previsto da Nostradamus qualche evento “eccezionale”. I disastri che stanno avvenendo nel mondo negli ultimi mesi sono da inquadrare tra quelli che preluderebbero a guai seri per il nostro pianeta? A parte le "affascinanti" previsioni che attraggono le persone semplici, che non hanno basi scientifiche ambientali (e si tratta di decine di centinaia di milioni di cittadini), e predisposte a pensare che siamo piccoli di fronte ai grandi fenomeni naturali (e qui hanno perfettamente ragione!) si deve prendere coscienza di un fatto molto serio: stiamo vivendo su un territorio governato dagli eventi naturali potentissimi e spietati che si sviluppano secondo "leggi naturali" ben scritte e decifrabili dai geologi, leggi fisiche chiaramente scritte negli archivi naturali integrati dai dati storici).
    Il potente uomo tecnologico, spietato colonizzatore del territorio, attivo costruttore di opere varie, deve capire che le leggi nazionali e locali da lui emanate per invadere il territorio sono state validate amministrativamente da altri uomini "ignoranti" che hanno ancora la pretesa di imporre alla natura le leggi fatte dall'uomo. Le leggi umane non sono mai state sottoposte alla valutazione d'impatto ambientale alla potentissima istituzione, non corruttibile, non addomesticabile che si chiama NATURA.
     Negli archivi naturali integrati sono conservate le evidenze di fenomeni idrogeologici catastrofici piu' potenti di quello appena conclusosi tra Toscana, Umbria e Lazio. Dobbiamo sempre tenere presente che interventi e leggi che li autorizzano devono essere sottoposti alla valutazione della natura! Dopo alla compatibilità con le leggi dell'uomo! Ormai i polli (interventi dell’uomo) sono scappati dal pollaio! Si trovano ovunque, anche su molti territori periodicamente interessati da eventi idrogeologici normali per la natura ma chiamati eccezionali dall'uomo tecnologico ed invasore! Come la mettiamo? Fare finta di niente come si continua a fare? Pensiamo che sia sufficiente riparare i disastri perchè convinti che i danni siano stati causati da un evento eccezionale imprevedibile...e poi...si vedrà! Meglio fare linee ferroviarie veloci, qualche ponte su faglie attive, iniettare fluidi in pressione sulle faglie attive sismogenetiche...!
     Si è visto che i responsabili della sicurezza dei cittadini, in gran parte, continuano a vedere queste catastrofi come una manna caduta dal cielo...insieme alla pioggia! Dopo il disastro si deve intervenire e per di più in emergenza. La storia recente insegna che si aprono occasioni d'oro per fare interventi e spese senza andare troppo per il sottile! Grandi occasioni di guadagni facili... per gli amici... e gli amici degli amici... per poi lasciare sostanzialmente tutto come prima...in attesa...
     I responsabili della sicurezza dei cittadini non hanno ancora capito che immediatamente può essere attivato solo un sistema di allarme idrogeologico locale e di bacino idrografico che possa attivare in tempo reale un piano di protezione civile (a livello locale e di bacino idrografico) che almeno eviti nuove vittime.
     Abbiamo già pubblicato come può essere strutturato questo sistema di allarme idrogeologico immediato in seguito agli eventi disastrosi di Liguria e messinese tirrenico dello scorso autunno. Chi è interessato a conoscerlo può sempre contattarmi perché sono e siamo a disposizione istituzionale.
     Si apre una prospettiva, non nuova, che è rappresentata dal restauro del territorio. Infrastrutture e aree urbane ormai sviluppate in maniera tentacolare, in relazione alle leggi naturali, ma al di fuori della sostenibilità ambientale in base alle leggi della natura, devono essere interessate da un ridisegno ecocompatibile e idrogeologicamente compatibile. Non si tratta solo di imporre veti; tali veti dovevano essere imposti già dalla fine della seconda guerra mondiale, almeno.
     Elaborare piani di bacino (PAI) non deve appagare gli amministratori. Il vero problema è come garantire sicurezza alle aree urbane già realizzate. Tra le persone da noi elette anche per tutelare la sicurezza dell’ambiente antropizzato, dell’assetto socio-economico e dei cittadini, ci vedete le persone in grado di capire queste semplici obbligatorie prospettive?
     Se ne trovate cominciamo a costruire un monumento! Penso che la individuazione dei difensori del territorio e dei cittadini in questa fase di cambiamento climatico debba essere il primario obiettivo degli elettori per le prossime votazioni. Coloro che hanno amministrato e ci amministrano, in gran parte, non hanno avuto e non hanno autonomia, capacità e volontà di ergersi a difensori dei cittadini. E’ facile additarli a ”distruttori stratificati del territorio” e portare a casa un sacco di voti.
     Occorre un programma per la sicurezza ambientale da elaborare con i contributi di tutte le discipline ambientali con l’obiettivo di restaurare il territorio per rendere compatibile, nei tempi più brevi, quanto finora fatto dall’uomo con le leggi della natura! E’ evidente che in tale restauro devono essere applicate le “volontà” della natura e non quelle dei grandi elettori. Mi rendo conto che con l’attuale quadro di riferimento politico-istituzionale è pura utopia! La situazione può solo peggiorare!"
     D. Professore, la situazione può cambiare?
     R. Se cambia il quadro di riferimento può migliorare la situazione ? Domani... vedremo... senza offesa per Nostradamus!
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Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio dell'Università di Napoli Federico II° - Vedi www.blogtaormina.it/author/franco-ortolani.

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Le 'palle' di neve
da "Apocalisse Italia"
http://apocalisseitalia.blogspot.it/2012/02/la-palle-di-neve.html


     TUESDAY, FEBRUARY 7, 2012. - Arrivano le grandi nevicate e tra le varie emergenze che ci vengono proposte c'è quella del gas. Abbiamo morti di freddo, gente ancora isolata a cui pensare ma giornali e telegiornali battono sul chiodo della dipendenza energetica. Gli italiani pagano molto cara l'energia che usano, perché devono preoccuparsi delle scorte di gas ? Qualcosa non convince, il dubbio come al solito èche l'emergenza venga sfruttata per nascondere errori (o speculazione) sulla gestione delle riserve.
     I dubbi sulla gestione delle scorte iniziano a circolare e sono più che legittimi, arrivare alla grande ondata di freddo con le scorte di riserva piene solo al 40% non sembra molto intelligente. Visto che siamo in Italia e che a pensare male si fa sempre bene... viene da pensare che le scorte di gas vengano rimpinguate d'estate (quando il gas si importa a poco prezzo) per essere vendute al cittadino a caro prezzo durante l'inverno. Insomma, dovevano essere riserve per le emergenze ma le hanno già usate per fare "la cresta" al cittadino. Ma non finisce qui.
     Siamo tutti diventati esperti di forniture intenzionali di gas ma nel raccontare una verità (importiamo circa 80% di petrolio e gas che consumiamo) hanno omesso fatti e cifre che avrebbero cambiato il contesto del problema, ammesso che di problema si possa parlare. Ci dicono che importiamo troppo, che dipendiamo troppo dalla Russia, che noi non abbiamo il nucleare. Vediamo i numeri allora perché le frasi rilasciate davanti a un microfono creano allarmismo, i numeri restano. E il nostro Paolo Scaroni i numeri li conosce, infatti nel lontano 2008 diceva:

"La Russia fornisce il 100% del gas alla Finlandia, alla Slovacchia, all’Estonia, alla Bulgaria, all’Ungheria, alla Lettonia e alla Romania; l’80% all’Austria, alla Repubblica Ceca, alla Polonia e alla Grecia; il 40% alla Germania; il 30% all’Italia e alla Francia: in questo quadro è evidente che l’Unione Europa e ciascuno degli stati membri hanno un interesse primordiale a mantenere rapporti eccellenti col fornitore Russia."

     Se la Russia ha chiuso e chiuderà ancora i rubinetti nei prossimo giorni, come mai solo per l'Italia rappresenta questo grande problema ? La Francia importa il 30% di gas dalla Russia, esattamente come l'Italia. La Finlandia importa il 100%: moriranno di freddo ? E poi, che razza di contratto abbiamo con la Russia ? Si svegliano la mattina e ci riducono il gas ? Quali penali ci dovranno pagare ? Come si tradurrà in risparmio per il cittadino ? Domande che i nostri giornalisti non osano porre a nessuno. Ma l'opinione di Scaroni sul tema importazioni sembra che sia variabile, proprio come le condizioni meteorologiche. Ecco come rispose solo un anno fa, quando gli chiesero dei possibili effetti del maltempo sull'Italia:

«Stiamo tranquilli e sereni, l'ultimo problema che abbiamo è l'assenza di gas»

     Parole sante dell'uomo della provvidenza a sei zampe. Oggi infatti sembra caduto dalle nuvole. Sulla dipendenza dal gas russo invece disse:

«In Italia il consumo di gas russo è inferiore al 20 per cento del consumo totale, pesando molto meno rispetto a venti anni fa grazie alla diversificazione degli approvvigionamenti».

     L'Italia non è l'unica ad importare combustibili fossili e basta guardare un po' di dati dell'Unione Europea per capire la giusta dimensione del problema. E non è che ci voleva tanto per capirlo visto che l'Italia non confina certo con l'Arabia Saudita. La figura (a lato) mostra la percentuale di combustibile fossile importato da paesi che non fanno parte dell'Unione Europea. L'Italia supera l'80% come la Lituania ma tanti altri paesi non se la passano così tanto meglio. Mi domando se anche da loro si parla di emergenza gas in questi giorni, a che livello fossero le scorte quando è iniziata l'ondata di freddo e se i loro gestori usano le scorte per speculare sui loro clienti.
     E poi ci sono i grandi utenti interrompibili. Loro pagano l'eneriga di meno proprio per essere interrotti in caso di bisogno. E' stata una loro libera scelta, che problema c'è a staccargli il gas ? E' il mercato, hai fatto un contratto. E allora perchè tanto parlare di gas ? A chi giova creare allarmismo ? Possibile che ogni inverno si si parla della solita storiella del gas ? A chi fa comodo ?
     I sospetti cadono sui soliti personaggi, gli unici in grado di mettere in piedi una macchina promozionale del genere, l'unica lobby con la stampa al proprio servizio, controllata direttamente e indirettamente. Basta pensare all'agenzia giornalistica AGI di proprietà al 100% dell'Eni. Che ci farà mai l'Eni con una agenzia giornalistica se non propaganda ?
     Ma quello che ripetono tutti i media è solo un pezzo della storia, lanciano le loro affermazioni nel mucchio: importiamo troppo gas, la gente rischia di rimanere al freddo, le industrie chiudono. L'apocalisse è vicina. A fronte di tragedie così grandi, quale volete che sia la conclusione a cui arriva il cittadino generico medio ? Semplice, trivelliamo a casa nostra e risolviamo i nostri problemi. Che nel gergo dei petrolieri si traduce in: "drill-baby-drill". Nessuno si è premurato di spiegarci però che i giacimenti in Italia sono pochi e piccoli e che mai riusciranno a liberarci dalla dipendenza delle importazioni russe. Ma questo si guardano bene dal dirlo in tv quando vanno a diffondere panico. A loro serve solo creare una emergenza e la percezione che trivellare l'Italia da nord a sud risolva il problema. Percezione o realtà: se fai marketing è lo stesso.
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Le "palle di neve"

E da "Apocalisse Italia", il blog che proprio stamani ho scoperto cercando in rete notizie su Sarroch, ecco un altro articolo interessante sempre in tema di risorse energetiche. E' più recente dell'altro, risalendo infatti al febbraio di quest'anno. Le "palle di neve" proprie del periodo invernale cui ci stiamo avvicinando, e cui si allude nel titolo, sono appunto le "balle" che ci raccontano in questo periodo le società del settore petrolifero per giustificare certi aumenti sui prezzi dei loro prodotti, in verità già da tempo acquistati a prezzi favorevoli e stivati in pericolosi depositi sotterranei. Uno dei tanti inghippi tipici delle industrie del settore, abituate da sempre a far ricadere rischi e conseguenze delle loro attività, disastri ambientali inclusi, sulle comunità che pure affermano di servire... Alla faccia...

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Il petrolio in Sardegna, Sarroch...
di Guido Picchetti (a commento di una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4478180506955&l=1372d721f2


      Rada di Cagliari, ore 11:00 del 15 Novembre 2012 (da Marine Traffic Com). Una immagine che parla da sè, e lascio ad altri eventuali considerazioni in merito... Esprimo solo un dubbio. E' tutto petrolio destinato ai sardi ?

     E per chi non sapesse bene di cosa parliamo, nominando la località di Sarroch a pochi chilometri da Cagliari, consiglio una visita a questa pagina web del sito "Apocalisse Italia" (un titolo che è tutto un programma !!!)...
     E' raggiungibile al link http://apocalisseitalia.blogspot.it/2009/01/raffineria-saras-in-sardegna.html, e c'è.appunto un servizio su "La raffineria Saras di Sarroch (Sardegna)", la cui lettura consiglio di non tralasciare.
    Non è di oggi. Risale al 21 Gennaio del 2009, ma illustra molto bene cosa è successo alla gente e al territorio dopo che la raffineria della Saras di proprietà dei Moratti ha iniziato a sputare i suoi veleni. E lo fa anche grazie ad un breve video a corredo, che qui a seguire riporto da YouTube. E' "Oil", realizzato nello stesso periodo dal regista Massimiliano Mazzotta e da lui dedicato alla gente di Sarroch. Quasi tre anni sono passati da allora, ma le cose non sono certo migliorate, stando alle attuali testimonianze in rete...

"OIL" - un video di Massimiliano Mazzotta - 6'41" - caricato da "fotokrafie DOC" il 16/gen/2009

http://youtu.be/1xHw4eNKPIU

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Dalla mia Bacheca su FB del 14/11/12

La lobby del fracking a tutto gas anche in Europa
da Green Report
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=18862

Ma l'Europa presenta forti limitazioni ad una sua diffusione.
      [13 novembre 2012] - Le compagnie petrolifere e gasiere statunitensi ed europee hanno nel mirino Bruxelles ed hanno avviato una campagna di lobbying per condizionare le future regole per l'industria del gas da scisti in discussione nell'Unione europea. Laura Weis, di Corporate Europe Observatory (Ceo), spiega che «Nessuna legislazione è stata proposta, ma si è già verificata un'intensa azione di lobbying nel Parlamento europeo e nella Commissione, con rapporti di finanziamento dell'industria, pubblicità e siti web, volti a dimostrare che lo shale gas non rappresenta una minaccia per l'ambiente o per la salute pubblica ed a promuovere la fiction che sia una fonte di combustibile verde».
     Il rapporto Ceo "Foot on the gas - lobbyists push for unregulated shale gas" rivela come si stanno muovendo il lobbysti del fracking in vista della votazione del Parlamento europeo sulla necessità di regolamentare la fratturazione idraulica per estrarre gas e petrolio.
     Intanto dal 2009 in Polonia è stato trivellato il primo di una serie di pozzi di shale gas e negli Usa, dove è iniziata la contestatissima "rivoluzione" del fracking, infuria il dibattito tra chi ne evidenzia i pericoli ambientali e sociali e chi dice che rappresenta l'occasione per rendere gli Usa indipendenti dal punto di vista energetico.
     «Non è solo un dibattito sull'acqua del rubinetto infiammabile, la sicurezza energetica, il cambiamento climatico globale e i prezzi del gas
- dice la Weis - ma mette anche a nudo la rete che tiene impigliate industria e politica. Questa discussione ha raggiunto Bruxelles, dove il Parlamento europeo ed altre istituzioni dell'Ue sono assediati dai grandi protagonisti del petrolio e del gas. ExxonMobil, Halliburton, Statoil, Shell, PGNiG, Total, Omv e company. non sono solo stanno cercando di minimizzare gli effetti ambientali e sociali devastanti dello sviluppo del gas da scisto, ma stanno anche cercando di fare del gas il brand dell'opzione dell'energia climate-friendly per un futuro low-carbon».
      Ma in cima alla lista dei desideri dell'industria degli idrocarburi c'è la speranza di evitare un quadro normativo per lo shale gas a livello dell'UE. Gli europarlamentari polacchi, fortemente sostenuti dal loro governo, sono la testa d'ariete della lobby del fracking e stanno tentando di dipingere un quadro roseo dello sviluppo dello shale gas in Europa che secondo loro potrebbe portarci (e soprattutto portare la Polonia) all'indipendenza energetica dalla sempre odiata Russia.
      Il rapporto del Ceo mappa il "corporate lobbying" e le sue attività nella battaglia politica in corso sul fracking del gas da scisti in Europa. A fine mese il Parlamento europeo dovrebbe votare due relazioni sulla regolamentazione o meno dello shale gas che dovrebbero segnare solo il primo round della battaglia per la regolamentazione della fratturazione idraulica.
     Per gas non convenzionale si intende generalmente lo shale gas, ma comprende anche il tight gas e il coal gas (coalbed) metano. Lo shale gas è il gas naturale intrappolato nelle formazioni rocciose degli scisti, il che ne rendeva difficile l'estrazione fino all'avvento di due tecnologie combinate: la perforazione orizzontale e la fratturazione idraulica. Per estrarre lo shale gas sono necessarie enormi quantità di acqua contenenti sostanze chimiche che vengono pompate nel pozzo, per "frack", ossia per fratturare il letto dello scisto e spingere il gas alla superficie. Il rapporto Ceo sottolinea che «La maggior parte di questo cocktail tossico rimane sotto terra, dove costituisce un potenziale pericolo per la falda acquifera. Il resto rifluisce nelle acque reflue che possono essere contaminate con sostanze radioattive, a seconda della geologia locale. Lo shale gas è quindi molto più dannoso per l'ambiente del gas naturale convenzionale», come conferma anche il recente rapporto "Food and Water Watch: Fracking: The new global water crisis" pubblicato negli Usa.
     In Europa le maggiori riserve di shale gas si troverebbero in Polonia e Francia, ma anche Gran Bretagna, Svezia e Germania dovrebbero nascondere giacimenti significativi. In Francia l'opposizione al fracking è forte e molto diffusa, anche tra le forze di governo, ma è opinione diffusa che in Europa sarà molto difficile replicare il boom del fracking degli Usa che sono diventati un esportatore netto di gas proprio grazie al gas da scisto. La lobby del fracking presenta le risorse europee di gas non convenzionale come una delle ipotesi migliori per compensare il calo della produzione di gas convenzionale, ma la Weis fa notare che anche la International energy agency, nel suo rapporto "Golden Rules for a Golden Age of Gas. World Energy Outlook. Special Report on Unconventional Gas, 2012" ha molti dubbi su questo tentativo di spingere il fracking nell'Ue perché questa presenta dei limiti invalicabili rispetto alla situazione statunitense: «La diversa geologia, la legislazione ed anche la densità di popolazione più alta».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Questo articolo riguarda invece le intenzioni dell'Europa a proposito delle estrazioni dello "shale" gas, sollecitata dalle pressioni esercitate delle compagnie internazionali e dalle forti lobby del settore... Un ringraziamento ad Assunta di Florio per la preziosa collaborazione a questa rassegna stampa.

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Appuntamenti e sit in in difesa dell’ambiente e salute in Basilicata
di OLA – Organizzazione Lucana Ambientalista
http://www.olambientalista.it/appuntamenti-e-sit-in-in-difesa-dellambiente-e-salute-in-basilicata/


      13 novembre 2012 - L’Ehpa rende noto alcuni appuntamenti importanti per l’agenda delle iniziative con i movimenti e le associazioni lucane.
      Il 16 novembre 2012 dalle ore 9,30 abbiamo il SIT IN sotto il Palazzo di Giustizia di Potenza in concomitanza con il processo “Fenice”.
      Il 30 novembre 2012 dalle ore 9,30, in occasione dell’inizio del Convegno dell’Ordine dei Geologi dove faranno la loro presenza istituzioni ed ENI, “sit in pacifico in Piazza Prefettura” a Potenza, che proseguirà il 1 dicembre 2012, in occasione dell’arrivo del Ministro Clini al Convegno dell’Ordine dei Geologi, con una “Manifestazione in Piazza Prefettura” o altra località in caso di indisponibilità della piazza (a partire dalle ore 9,30).
      L’Ehpa rende noto che vi sarà alcun partito politico ma solo associazioni che hanno a cuore le sorti del territorio Lucano e la salute pubblica di questo territorio.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
L'EHPA è l'associazione per la tutela dell'ambiente e della salute in Basilicata. E dopodomani a Potenza. un primo sit-in pacifico sotto il Palazzo di Giustizia in concomitanza con il processo "Fenice". Altre manifestazioni di protesta sono previste nel capoluogo della Basilicata il 30 Novembre e il 1 Dicembre p.v. in occasione del Convegno dell’Ordine dei Geologi, cui è prevista la partecipazione del Ministro dell'Ambiente Clini.

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A Giovanni Angeloni piace questo elemento.
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Potenza. Un progetto per migliorare la strada del petrolio
da Agenzia Stampa Adnkronos
http://www.adnkronos.com/...progetto-per-migliorare-la-strada-del-petrolio_313889247294.html

Il tratto attuale, vecchio di ottant'anni, segue la geometria del versante ed ha caratteristiche non corrispondenti alle classi stradali vigenti.
     Potenza, 13 nov (Adnkronos) - In un vertice alla Regione Basilicata è stato esaminato lo studio di fattibilità per il miglioramento di una ''strada del petrolio'' che sarà fortemente interessata dalla concessione per lo sfruttamento del secondo giacimento, quello di Tempa Rossa. Si tratta del collegamento stradale tra Corleto Perticara, Laurenzana e la strada provinciale per Calvello della statale 92.
     Con lo studio si intende eliminare l'isolamento tra Corleto e Laurenzana, regolarizzare e ampliare la sede stradale per aumentare la velocità media di percorrenza, migliorare il comfort di guida e la sicurezza. Il tratto attuale, vecchio di ottant'anni, segue la geometria del versante ed ha caratteristiche non corrispondenti alle classi stradali vigenti.
     In alcuni tratti manca del tutto una geometria stradale ottimale e risulta una tortuosità che rende la guida difficoltosa, poco intuitiva ed eccessivamente faticosa. Per attenuare questi problemi lo studio di fattibilità individua una serie di soluzioni tecniche che dovranno essere oggetto di valutazione in sede di Conferenza di servizio. Alla riunione convocata dal presidente Vito De Filippo hanno preso parte i Comuni interessati, l'Anas e la direzione generale del Dipartimento regionale alle Infrastrutture.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Sempre in Basilicata... Davvero un bel progetto !!! Così i mezzi pesanti delle società petrolifere operanti nella regione potranno viaggiare meglio... Ma, già che ci siamo, perchè non cambiamo nome anche all' "Autostrada del Sole" e la chiamiamo da oggi in poi "Autostrada del petrolio" ? Eventualmente anche con tanto di sconto per le autocisterne cariche di prodotti petroliferi delle società straniere del settore ? Tanto a pagare c'è Pantalone... I tempi cambiano, e penso che, tutto considerato, "Autostrada del Petrolio" oggi sarebbe un nome appropriato... E certamente adeguato alla SEN, la nuova Strategia Energetica Nazionale messa a punto dal Governo "tecnico" per risanare la nostra economia...
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A Giovanni Angeloni piace questo elemento.

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Rose e fiori da Corleto Perticara, con “The Guardian” !
di OLA – Organizzazione Lucana Ambientalista
http://www.olambientalista.it/rose-e-fiori-da-corleto-perticara-con-the-guardian/

      Abbiamo letto sul The Guardian, giornale britannico on line, un articolo sul progetto Tempa Rossa a Corleto Perticara a firma di mr. Hooper. Lei, Mr. Hooper, deve essere rimasto affascinato dal panorama, dalla vista che si gode dalla terrazza del municipio di Corleto Perticara. Anche noi, che qui viviamo, apprezziamo ed amiamo questo paesaggio. Lei lo paragona al paesaggio della Toscana. Beautiful Basilicata!
     Ci perdoni, Mr Hooper ! Lei ha perso però una occasione per descrivere qualcosa di reale, oltre il pittoresco paesaggio che l’ha impressionato. Non ha visto, forse non ha voluto vedere più a fondo oltre la superficie oleografica e pittoresca. Ha preferito scrivere il suo articolo riportando le voci ufficiali che presentano la Basilicata come il Texas d’Italia.
La voce di Mrs. Vicino, sindaco di Corleto Perticara, nonchè Assessore all’Edilizia Scolastica e Pubblica Istruzione della Provincia di Potenza, ripete da sempre il ritornello dello sviluppo petrolifero come unica occasione di riscatto.
     Mrs. Vicino continua a far finta di credere nello sviluppo petrolifero e non vuole vedere cosa accade a pochi chilometri dal comune che amministra da sindaco, a Viggiano, dove il petrolio, dopo 15 anni, non ha creato nè occupazione nè ricchezza, ma solo disoccupazione e inquinamento, nonostante le royalties.
     Nel suo articolo accenna ma non approfondisce la cosiddetta “moratoria petrolifera bluff”, fatta approvare dal Consiglio Regionale della Basilicata dal presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo. Non ha voluto ascoltare le testimonianze di chi abita a poca distanza dal pozzo petrolifero Gorgoglione 2, che la Total sta perforando e da dove fuoriescono gas mortali e velenosi, come l’ H2s.
     Non ha chiesto alla Total, ad esempio, se è vero che il progetto prevede che le acque acque di strato provenienti dai pozzi di petrolio e quelle oleose del costruendo centro olio di Corleto Perticara, debbano essere riversate nel torrente Sauro.
     Avrebbe potuto approfondire le questioni dei fanghi petroliferi seppelliti illegalmente sotto i campi dove i contadini hanno coltivato il grano, che ancora aspettano di essere bonificati. Chiedere infine, perchè a Corleto Perticara si ci ammala più che in qualsiasi altra area urbana ed industriale d’Italia, pur essendo un’area agricola.
     Avrebbe potuto, se avesse voluto, approfondire tutto questo ed altro ancora, far comprendere ai suoi lettori connazionali le problematiche che vivono in Basilicata gli abitanti, alle prese con il petrolio. Non sappiamo se dobbiamo considerarla l’ennesimo viaggiatore straniero, più meno distratto oppure uno dei tanti cronisti disinteressati a comprendere realmente in profondità le questioni del petrolio in Basilicata.
     Auspichiamo, semmai dovesse nuovamente interessarsi di queste questioni, che possa contribuire alla comprensione di aspetti solo accennati nel suo articolo troppo frettoloso. Thank you, Mr Hooper.
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Di seguito l’articolo de 'The Guardian" del 4/11/2012 in lingua inglese:

Italy looks to boost crude oil production by 150% in energy policy shakeup
Controversy over onshore wells in beautiful Basilicata region symbolic of difficult drive for greater energy self-sufficiency
by John Hooper in Corleto Perticara, Italy, for "The Guardian", Sunday 4 November 2012 14.46 GMT
    The view from the terrace behind the town hall in Corleto Perticara is as grand as any in Tuscany, taking in the majestic Sauro river valley and a line of towering hills that shepherd the river out to sea. But where a visitor might dream of building an idyllic second home, Rosaria Vicino, the town’s mayor, is picturing the line of well-head pumpjacks that will soon pepper the undulating slopes beyond the Sauro.
    In May, Mario Monti’s non-party government in Rome gave the go-ahead for the development of the so-called Tempa Rossa field, whose 200m barrels of heavy, sulphurous petroleum lie within Vicino’s comune (borough). The French company Total has a 75% stake in Tempa Rossa. Shell has the remaining 25% interest in a field whose production capacity is expected to reach 50,000 barrels a day (b/d).
    “Oil is central to our development plans,” said Vicino fervently. “It is the element around which all our hopes revolve.”
    Onshore oil and gas production is similarly central to the Italian government’s ambitious plan to lop €14bn (£11.2bn) off the nation’s annual €62bn bill for energy imports by 2020. The target is set in a proposed national energy plan that would be the first to be adopted in Italy for more than 20 years.
    A draft, put out for consultation last month, sees some of the savings coming from increases in “green” (renewable) sources and “white” (efficiency) economies. But it also envisages a doubling of domestic oil and gas production. The government estimates the increase in output could provide Italy with 7% of its total energy requirements and create 25,000 new jobs.
    Crude oil production in Italy peaked in 2005 at 115,000 b/d, and has since slumped below 100,000 b/d – not due to a lack of reserves (Italy’s proven onshore deposits are the biggest in Europe), but because of a drastic fall in exploration and development, which the government is keen to reverse.
    It aims to boost crude oil production by almost 150%, and bringing the Tempa Rossa field on stream will take it about a third of the way to that goal. Even considering the beauty of the countryside around Corleto Perticara, Tempa Rossa is unlikely to stir much opposition locally.
    Mention of royalties brings an ear-to-ear smile to the face of mayor Vicino, who readily agrees that the 30 or 40 years of income will transform the fortunes of little Corleto Perticara and its 2,700 inhabitants. The cash should be ample recompense for the pumpjacks – often known as “nodding donkeys” – and a large, smelly oil-processing centre that Total plans to build beyond the hills, out of sight of the town.
    The scenic but remote region of Basilicata in which Corleto Perticara is situated, is often called Italy’s Texas. It holds about three quarters of the country’s total reserves. But not everyone is as enthusiastic about pumping them out as Mayor Vicino. Many in Basilicata resent the fact that the royalties from oil production go largely to the local authorities directly affected and make little impact on a region that, despite its black gold, is still Italy’s fifth poorest.
    Basilicata’s communications are dire. Unemployment is high and rising. In January, Monti’s government slipped a clause into a bill ostensibly about liberalisation that allows future oil royalties to be used for regional infrastructure projects. A senior government official acknowledged it was designed specifically to assuage criticism in Basilicata. So far, it has not worked.
    In August, the regional assembly declared a moratorium on all further exploration and production in Basilicata. The next day, the governor, Vito De Filippo of the centre-left Democratic Party (PD), declared that the petroleum concessions that had already been granted were “at the limits of sustainability”. His opinion matters because, as the law in Italy stands, approval from his government is essential for future projects to go ahead.
    It has not helped that Tempa Rossa is mired in a scandal that is set to unfold as the field is developed. On 26 September, four former executives of Total’s Italian subsidiary, including its former managing director, went on trial in the regional capital of Potenza accused of rigging the tender for the oil treatment centre so that the contract went to a consortium headed by a local builder. The builder was in turn accused of paying a €200,000 bribe to a PD deputy in the national parliament.
    Total’s former employees are also charged with using a local official to get landowners in the area to take lower-than-market offers for land needed to develop the oil field. All the accused deny wrongdoing.

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

... e questo sulla Basilicata...

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Sondaggi petroliferi nello Jonio? Sindaci: non se ne parla proprio
di Gianluca Pizzolla [Fonte: www.ilmetapontino .it]
http://www.olambientalista.it/sondaggi-petroliferi-nello-jonio-sindaci-non-se-ne-parla-proprio/

     13 novembre 2012. - I sindaci ‘metapontini’ intervistati lo scorso fine settimana – dopo i numerosi SOS lanciati dalle associazioni ambientaliste in queste ultime settimane – sul punto hanno ribadito con forza il loro no. Hanno parlato quelli i cui territori sono bagnati dalle acque dello Jonio e quelli che invece si trovano nella fascia più interna, quelli che fanno da “balcone”: Colobraro, Craco, Rotondella.
      Il presidente dell’area programma, Enzo Francomano (anche sindaco di Rotondella), è stato chiaro: “Bene fanno le associazioni ambientaliste a tenere alta l’attenzione ma il Metapontino ha scelto un altro tipo di sviluppo orientato all’eccellenza turistica e agricola”. Il sindaco di Scanzano: “Contrario alle ispezioni o peggio ancora alle trivellazioni, dovranno passare sul mio cadavere”. Sulla vicenda si sono espressi anche i sindaci di Policoro e Nova Siri.
      IACOBELLIS (sindaco Scanzano). “La Shell vorrebbe fare delle ispezioni in mare per cercare il petrolio. Non è per voler essere un radicale ambientalista, loro vogliono fare il business petrolifero in mare, noi il business per le nostre comunità lo stiamo facendo puntando su turismo e agroalimentare. Il marchio Shell se lo mettessero sulle macchine della Ferrari che basta e avanza. Sui nostri territori vogliamo i marchi di frutta biologica, di turismo e qualità. Il business di Shell confligge con il nostro indirizzo di sviluppo economico noi diaciamo no anche alle introspezioni in mare. No secco a tutto ciò che ha a che fare con il petrolio nel reticolo di mar Jonio antistante alla Calabria, anche alle sole operazioni preliminari burocratiche”.
     A far da eco alle dichiarazioni dei sindaci che amministrano comuni i cui territori sono bagnati dal mare anche i primi cittadini di Craco e Colobraro
     BERNARDO (sindaco Colobraro). “Colobraro è il balcone sullo Jonio, tutto ci piacerebbe vedere tranne che ispezioni o trivelle in azione.DOMANDA: Il sindaco di Scanzano ha fatto capire che la sua opposizione all’ipotesi di ispezionare il mar Jonio sarà radicale, come commenta? . RISPOSTA: “Io lo aiuterò in questo”.
     PINO LACICERCHIA (sindaco Craco). “Il signor Scaroni, amministratore delegato Eni che preferisce avere i suoi rapporti in Kazakistan è bene che resti lì. Noi diciamo che il territorio ha dato già troppo. In nessuna area della regione riteniamo che debba essere estratto oro nero. Ci sono la Val D’Agri e quella del Sauro il discorso si chiude lì. Anzi si mettano in sicurezza quei territori e si investa sulla qualità ambientale degli stessi pesantemente inquinati. Approfitto per ricordare che il problema dei fanghi petroliferi è stato sollevato per quanto riguarda la Valle del Basento. I comuni di Pisticci e Craco hanno chiesto che l’intervento che viene fatto a Tecnoparco del trattamento dei reflui degli impianti petroliferi della Val d’Agri sia tenuto sotto controllo. Controllo che ritengo debba essere fatto anche dalle Prefettura e dalla Magistratura. Molti trattamenti a Tecnoparco sono intermedi, quindi c’è il bisogno di altri interventi che vengono fatti in altre regione. Esiste un ciclo che non è chiaro, noi lucani vogliamo sapere dove vanno a finire i rifiuti derivanti dalle estrazioni petrolifere in Val d’Agri e Valle del Sauro”.
      SANTARCANGELO (sindaco Nova Siri). “La posizione del comune di Nova Siri è stata ampiamente documentata nei fatti, abbiamo fatto le nostre osservazioni al permesso di prospezione geofisica di Tempa la Petrosa. Impegni come consiglio comunale contro l’off shore. Nella realtà abbiamo incontrato la Shell nel corso di un incontro pubblico nel comune di Policoro. Loro ci hanno detto cosa avrebbero voluto fare, noi con altrettanta fermezza abbiamo risposto che le nostre idee di sviluppo confliggono con le loro e useremo tutti i mezzi per impedire che avvenga. Ferme restando le potestà dei comuni. Non c’è da parte dei sindaci nessuna tentazione, nessun tentennamento. No secco. Non abbiamo che farne di una zona di giacimenti petroliferi nello Jonio. Le introspezioni, finalizzate all’estrazione, nemmeno ci interessano. Abbiamo altra storia, altre ambizioni. Il Golfo di Taranto è già assediato dall’Ilva, dall’Enea. Respingeremo altri attacchi con tutti i mezzi a nostra disposizione”.
     LEONE (sindaco Policoro). “Nettamente contrario a qualsiasi indagine finalizzata alla ricerca o all’estrazione di petrolio. Il nostro territorio va promosso in termini turistici. Vedere piattaforme a largo del Mar Jonio non farebbe bene alla nostra economia anche perché i pozzi non porterebbero alcun beneficio al territorio in termini di economia e sviluppo occupazionale. L’ipotesi non ci interessa: significherebbe deturpare il territori. I petrolieri dovranno passare sul mio cadavere”.
     ENZO FRANCOMANO (sindaco Rotondella). “Raccogliamo con favore le sollecitazioni venute dalle associazioni ambientaliste a non abbassare la guardia ma i sindaci di Rotondella, Nova Siri, Policoro e Scanzano hanno espresso in maniera chiara, netta e inequivocabile la loro contrarietà a questa eventuale ipotesi di ricerca petrolifera nel Mar Jonio. Le amministrazioni hanno adottato anche atti formali in tal senso. Ma al di là da questo riteniamo di rappresentare una volontà estesa perché questo territorio ha una vocazione turistica e agricola. Le attività petrolifere, è evidente, sono in contrasto con quel tipo di attività”.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Questo sullo Ionio...
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Al Parlamento Europeo il dramma dell'Orso marsicano
di Franco Tassi
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3915780181986&set=p.3915780181986&type=1&theater


(da una foto condivisa su Fb da Carmelo Nicoloso che ringrazio..., ndr)

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Post di Filippo Crudele

Ciao Carmelo, l'orso è un patrimonio naturalistico troppo importante per rischiare di perderlo. Salviamo l'orso! Sul Gran Sasso, 110 anni fa, veniva abbattuto l'ultimo camoscio e soltanto dopo 100 anni vi è stato rintrodotto con alcuni esemplari presi dal Parco Nazionale d'Abruzzo. Sono 10 anni che finalmente possiamo rivederli acrobati sulle creste e balze rocciose che ti rallegrano l'escursione. Per l'orso, non sarebbe facile recuperarlo, va difeso ad ogni costo. E' l'elfo dei boschi e di una favola che non può essere dimenticata. Un abbraccio fraterno.
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Post di Carmelo Nicoloso

Caro Filippo Crudele, i grandi predatori come l'orso sono fondamentali per i nostri ecosistemi, così come il camoscio reintrodotto sul Gran Sasso grazie all'opera infaticabile dello storico direttore Franco Tassi del Parco Nazionale d'Abruzzo... Abbiamo visto qualche settimana fa in occasione del Campus Università dei Parchi il video della reintroduzione di questo straordinario funambolo delle montagne, un saluto affettuoso a te e tutto il Gran Sasso.
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Post di Filippo Crudele
Grazie Carmelo. Scrivi su YouTube: "Gran Sassu me" di Filippo Crudele, e ascolterai la canzone. Se non capirai le parole c'è un certo Franco Paolini che la canta e fa leggere le parole...
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Post di Antonino Barbera
Grazie Carmelo! L'On. Zanoni si è dimostrato sempre attento alle problematiche ambientali. Lo conferma l'interrogazione parlamentare che riguarda le violazioni delle direttive 2009/147/CE e 92/43/CEE in alcuni siti della Rete Natura 2000 della Sicilia occidentale.
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Post di Carmelo Nicoloso
Grazie, Antonino Barbera, per questa tua precisazione, e' importante avere politici attenti ed incisivi ad affrontare le varie problematiche naturalistico/ambientali, al di la' del colore politico, con l'intento di operare per il BENE COMUNE
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Post di Alfia Milazzo

E' importante, grazie!
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Dalla mia Bacheca su FB del 13/11/12

Nel 2020 gli Usa Primo Produttore Mondiale di Petrolio
di Claudia Scalla (a margine di un post condiviso su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/459006607474409?comment_id=5241576&notif_t=like


Gli Stati Uniti diventeranno i primi produttori mondiali di petrolio intorno al 2020 (forse già nel 2017), superando così l’Arabia Saudita, fino a diventare esportatori netti intorno al 2030.
(Segue il servizio pubblicato da "Genitron - Innovazione Sostenibile, ndr.)

Nel 2020 gli Usa Primo Produttore Mondiale di Petrolio
da redazione "genitronsviluppo.com"
http://www.genitronsviluppo.com/2012/11/13/2020-usa-primo-produttore-mondiale-di-petrolio/

13 Novembre 2012 - Gli Stati Uniti diventeranno i primi produttori mondiali di petrolio intorno al 2020 (forse già nel 2017), superando così l’Arabia Saudita, fino a diventare esportatori netti intorno al 2030.
Lo sostiene l’Aie, l’Agenzia internazionale dell’energia, nel rapporto annuale che sarà pubblicato oggi. «Il recente rimbalzo nella produzione Usa di gas e petrolio», si legge, «sta trainando l’attività economica e sta fermamente cambiando il ruolo del Nord America nel commercio petrolifero globale». Già nei primi sei mesi di quest’anno la produzione Usa ha soddisfatto 1’83% del fabbisogno interno. Si sta quindi avvicinando un cambiamento epocale, che farà diventare la Cina, e non più gli Usa, il Paese più interessato a proteggere le acque del Golfo Persico, fondamentale via degli approvvigionamenti petroliferi.

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Commento del sottoscritto a margine del post
Embè ??? Vogliamo metterci a competere con dli USA in questo campo ? Noi non abbiamo i loro spazi; e il rispetto per l’ambiente ricordiamoci che ce l’hanno insegnato loro, anche perchè avevano e hanno la possibilità di farlo, con la limitata densità di popolazione che si ritrovano in tante parti del loro territorio... L’importante è che rispettino anche in futuro quei vincoli di tutela ambientale che già da tempo si sono dati e che non si lascino corrompere dalle tante lobby in azione solo per i loro interessi, come avviene qui da noi, nel silenzio complice dei media e non solo…
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A Roberto Giacalone piace questo elemento.

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Scossa sismica stamane in quel di Reggio Calabria
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4470171186727&l=3cf3c119ce

13/11/12. Poco meno di due ore fa scossa sismica in quel di Reggio Calabria, epicentro su Palmi Calabro, segnalatami da Filippo Foti di "Profumo di Mare"... il quale mi chiedeva se qua a Pantelleria avessimo sentito qualcosa... Personalmente no... A quell'ora (le 8:06 locali) dormivo ancora...

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Arborea in Sardegna, i fluidi perforanti nelle trivellazioni. Quadro non esatto e fuorviante
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/11/quadro-non-esatto-e-fuorviante.html
 

Newpark Drilling Fluids has introduced an effective group of proprietary products and fluid systems incorporating novel new components designed to advance the science of drilling. CES's drilling fluid systems are proprietary and are protected by industry confidentiality practices. Sun is particularly well known for our full line of high quality, proprietary specialty drilling fluid additives.
Da google "proprietary, drilling, fluid". Proprietary significa coperto da segreto industriale. Nessuna casa produttrice di fluidi perforanti rilascia le proprie ricette magiche con buona pace di Giuseppe Citterio.

     SUNDAY, NOVEMBER 11, 2012. - Se c'è una cosa che non sopporto è l'arroganza di chi pensa che siccome ha dietro una targhetta ENI o Assomineraria o Saras, e magari qualche sonoro titolo dirigenziale, allora può pensare di zittire tutti, decidere per tutti, schernire le legittime domande e richieste di residenti e cittadini, e appellarsi ad un saccente "ghe penso mi". Nella fattispecie parliamo del "Responsabile Progetto Gas" della Saras, tale Giuseppe Citterio che vuole trivellare fra i campi di Arborea, in Sardegna. Con il progetto Eleonora, la Saras vuole piazzare il suo bel pozzo di gas vicino ad una riserva naturale lagunare dove vivono fenicotteri, vicino a case, campi e persone, vicino ad allevamenti di mucche e industrie casearie.
     Il Citterio se la prende con un cittadino di Arborea, Davide Rullo, che giustamente si domanda cosa succederà al suo paese se il folle progetto della Saras dovesse andare avanti e che democraticamente si è informato ed ha deciso di essere contro questo ennesimo tentativo di bucare l'Italia, mandando una lettera all'Espresso. Citterio, dipendente Saras, dice che la lettera di Rullo, cittadino, presenta un "quadro non esatto e fuorviante" e che adesso arriverà lui, novello Superman, a restituire "verità e oggettività" a questo progetto.
     Ah. Allora siamo a posto! L'uomo della Saras con la verità in tasca che gli altri non conoscono! Della serie: chiediamo all'oste se il vino e buono! Ma cosa vuoi che dica l'oste Citterio? E' pagato dalla Saras, dai Moratti, ed è evidente che è in pieno conflitto di interessi e che non potrà fare altro che cercare di giustificare l'ingiustificabile, vendendo aceto, se questo porta soldi. Infatti inizia il Citterio con il ricordare a tutti che hanno avuto ben "30 nulla osta" e altri permessi ottenuti dalla regione Sardegna. Dice poi che nel 2011 hanno cercato di fare approvare la trivellazione di un pozzo preliminare a 3000 metri nel sottosuolo di Arborea.
     Beh, già qui mi chiedo: dal 2006? E perchè la gente l'ha saputo solo nel 2011? Non ci sarebbe stato l'obbligo morale di dirlo anche a chi vive lì che volevate trivellarli? Non sarebbe stato opportuno CHIEDERE ai residenti se il tutto gli stava bene BENE prima che tutto incominciasse? Perchè gli investitori di Milano sapevano tutto dal 2006 e la gente normale di Sardegna no? E' un dovere morale, capisce? E' dovere morale e di rispetto chiedere alla gente se vogliono che i loro paesi diventino zona di idrocarburi o no, visto lo schifo che avete già causato a Sarroch, e visto che, diciamo, l'industria petrolifera non è certo fra le più sane. Ci vuole il rispetto delle popolazioni, del loro diritto a decidere per se, e non questa saccenza di uno che viene non si sa da chissà dove a mettere i puntini sulle "i".
     E allo stesso modo sarebbe morale accettare che ad Arborea la maggior parte delle persone non ce la vogliono, non vogliono nè lei, nè i Moratti, nè il suo pozzo. nè le sue vuote promesse. E accettare che la gente voglia dire la sua, e che qui lei è lo straniero che deve rispettare chi ad Arborea ci vive, e non pensare di volere venire qui a sfogliare la sua sapienza. Perchè non ha ricordato a chi legge che quel pasticcio di progetto che avete presentato faceva piangere e che tutti gli impatti - sull'agricoltura, sull'immagine, sul paesaggio, sulla salute delle persone - erano tutti sottostimati, trivializzati e considerati insignificanti? Pensavate di farla franca, eh? Vi sarebbe piaciuto che la gente dormisse e che tutto fosse restato semi segreto, così potevate fare quello che vi pare. E invece no, magari l'oste dei Moratti dirà che il vino è buono, ma non ha fatto i conti con tutti quegli altri osti che invece ad Arborea ci vivono.
      Poi continua il Citterio dicendo che il pozzo esplorativo verrà eseguito...

"... in un’area esterna, anche se vicina, alle zone di pregio ambientale in prossimità dello Stagno di S’Ena Arrubia. In considerazione del valore ambientale dell’area, l’intervento verrà realizzato con la massima attenzione per gli abitanti, l’ambiente e il territorio e con impianti di nuovissima generazione."

     "... esterna ma vicina". Beh, allora vuol dire che anche lui lo sa che vuole trivellare l'intrivellabile e che deve trovare un qualche modo di arrampicarsi sugli specchi. Ma parlare di attenzione per gli abitanti, di territorio e di "impianti di nuova generazione" e' solo fumo, sono solo chiacchere, perchè lo sa lui meglio di me che tutto questo è impossibile e che non è successo mai, da nessuna parte del mondo, che le trivelle siano coesistite con agricoltura di qualità e con una vita sana. Cosa, l'aria si ferma al confine "esterno ma vicino" alla riserva perchè l'ha detto la Saras? Suvvia Citterio...
     Mah ... e poi mi chiedo: E... a Sarroch, dove era questa massima attenzione per gli abitanti? E.... a Sarroch, dove sono questi impianti di nuova generazione? E... a Sarroch, dove è questa considerazione per l'ambiente? Non mi risultano tutte queste premure a Sarroch... No? >
      E allora ? O sono due pesi e due misure, per le quali dovreste vergognarvi, oppure sono tutte balle di una ditta - la Saras - che vuole cercare ad ogni modo di fare il lavaggio del cervello alle persone, convincendole che tutto si può fare assieme. E questo, caro Citterio, non si può. Non si possono fare allevamenti, formaggi e ortaggi, e dietro fare pozzi e magari raffinerie ed oleodotti e cisterne e camion che vanno e che vengono su strade di campagna.  Fa bene Rullo a lamentarsi, lo farei anche io, e sa una cosa? Lo farebbe anche lei se volessero venire a mettere una trivella nei suoi campi e nel suo paese. E' sempre comodo e facile fare i maestri da Milano. Citterio insiste che si tratta della trivellazione di un pozzo solo che durerà al massimo sei mesi, e che addirittura il pozzo potrebbe essere sterile, nel qual caso tutto verrà chiuso, però in caso di successo:

"Il progetto di estrazione del gas naturale prevede la distribuzione del metano alla rete di metanizzazione in corso di realizzazione nell’isola. Il metano di Arborea, infatti, non sarà esportato ma rimarrà interamente a disposizione della Sardegna."

     Ma cosa ? Il metano verrà direttamente messo in un metanodotto che non esiste? E nel frattempo? E non sa Citterio che ci vuole lavorazione, trattamento, stoccaggio? Non puoi mica mandare il metano direttamente nel metanodotto! E dove le facciamo tutte queste altre opere? E chi ci garantisce che non ne verranno altri di pozzi? Quello che manca a Citterio, è una analisi di LUNGO TERMINE. Cosa ne sarà di Arborea e dei suoi allevamenti e della sue gente fra 20 anni se andiamo avanti così? Come sempre, basta andare a Sarroch, o a Viggiano per capirlo. I petrolieri arrivano e distruggono tutto quello che c'è sul territorio.

"Non sfugge a nessuno l’importanza che una eventuale scoperta di gas naturale potrà avere per lo sviluppo del territorio e per la possibilità di aprire nuovi scenari per l’intera Isola."

     Certo, soprattutto non sfugge alla Saras e al suo portafoglio!

"Così come è altrettanto evidente che la mancanza di gas naturale in Sardegna, unica regione in Italia a non avere il metano, continui a determinare condizioni di svantaggio sociale, economico ed ambientale, sia per le attività industriali ed agricole che per le famiglie."

     E come poteva mancare l'occhiolino al famoso "territorio sano/disoccupazione" così caro ai modelli di sviluppo anni '60? Certo, è sicuramente il pozzo di Arborea che risanerà i problemi sardi! Ma cosa dice, Citterio!

"La situazione di crisi che le aree industriali della Sardegna stanno attualmente vivendo è anche legata ai costi energetici: l’energia in Sardegna ha un costo troppo alto e non ci sono fonti alternative. Non c’è il metano e stentano a partire i progetti di metanizzazione (Galsi). Il progetto Eleonora può rappresentare, certo, solo una parziale soluzione del problema, ma domandiamoci tuttavia quali vantaggi potrebbe determinare la presenza di gas naturale nell’Oristanese e quali scenari potrebbe aprire per l’intera isola: riduzione dei costi energetici e contributo al mantenimento dei livelli produttivi e occupazionali; diminuzione delle spese per le famiglie; meno inquinamento (il metano è più pulito rispetto ai combustibili oggi utilizzati in Sardegna); impulso alle attività industriali del territorio e maggiore attrattività per gli investimenti sull’Isola."

     Ma è un pozzo di gas, o la lampada di Aladino? Un pozzo che ridurrà i costi energetici, innalzerà i livelli produttivi e occupazionali, porterà alle distribuzione delle spese con meno inquinamento! Ma che film è? Citterio, ma non si rende conto che le cose che dice sono ridicole! E' un pozzo che potrebbe anche essere sterile, e lei è già partito in quarta? "In Italia consumiamo circa 95 miliardi di metri cubi di gas. Le riserve di Arborea sono fra 1 e 3 miliardi di metri cubi di gas - se fosse vero quello che dice la Saras. La Sardegna ha il 2.8% della popolazione italiana. Ora, una cifra stimata è che i sardi utilizzeranno il 2.8% del metano totale che si consuma in Italia, arrotondiamo al 3% di 100 miliardi di barili l'anno = 3 miliardi di barili. Per cui, se fosse vero quello che dice la Saras, cioè che al massimo ci sono 3 miliardi di metri cubi di metano, questo metano servirà ai sardi al massimo massimo per un anno - spalmato in 20, 30 anni di attività, in una regione dove il metanodotto non esiste e da una località dove non ci sono strutture per lavorarlo, stoccarlo, trattarlo questo metano.
     E a proposito di energia, vogliamo ricordare la storia delle "fonti assimiliate"? Vogliamo ricordare che la Saras spremendo monnezza petrolifera - gli scarti delle raffinerie sarde - riceve i fondi del Cip6, per l'energia rinnovabile! Potrei sbagliarmi, ma io vedo solo una enorme opera di speculazione.
     Citterio: faccia così. Vada fuori, apra gli occhi, li spalanchi forte forte e guardi su. Vedrà una enorme palla gialla splendere, gratis, 365 giorni l'anno. E' quello il nostro futuro, basta solo volerlo.
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Post del sottoscritto a margine della condivisione sugli "Echi di Sampa"
E' il pezzo di Maria Rita D'Orsogna sull'attacco delle trivelle della "Saras" ad Arborea in Sardegna, ripreso negli "Echi di Stampa" di oggi sul mio sito... E' un articolo che non deve assolutamente passare sotto silenzio. E, interpretando il desiderio di Maria Rita, invito tutti gli amici a diffonderlo, riprendendolo nei loro blog e condividendolo su FB... Proprio ieri anticipavo le mire dei petrolieri anche sul Mar Tirreno... In verità ancora a questo punto non siamo giunti, ma ci manca poco... L'attacco ai mari e alle coste italiane sta procedendo da fuori su tutti i versanti della penisola..... Per non parlare poi di quello già in corso, e da tempo, sui territori interni del nostro Paese.... coperti, gli uni e gli altri, da un velo omertoso di silenzio...
http://www.guidopicchetti.it/Il%...#Arborea_in_Sardegna,_i_fluidi_perforanti_nelle_trivellazioni
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A Roberto Giacalone, Ivana Artioli e Alfonso Nigro piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 12/11/12

Trivellazioni in Adriatico. Interrogazione parlamentare di Di Pietro e risposta di Clini
di Guido Picchetti (da una nota del sottoscritto su Fb)
http://www.facebook.com/...-interrogazione-parlamentare-di-di-pietro-e-risposta-d/523564567655363

     12 novembre 2012 - Un ringraziamento a Giovanni Esentato che sulla sua bacheca di Fb ha postato (in un un file in formato acrobat purtroppo non condivisibile) la risposta del Ministro dell'Ambiente Clini all'interrogazione parlamentare effettuata il mese scorso dall'On.Di Pietro, a proposito dei progetti di ricerca della Petroceltic in Adriatico, nelle acque antistanti le coste molisane. Da qui la ragione di questa mia nota che spero consenta a chiunque di prendere debita visione di quella risposta riportata nei documenti ufficiali della Camera dei Deputati.
     E' certamente un documento che merita. Nient'altro da dire, se non che ci ritroviamo proprio un bel Ministro dell'Ambiente !!! Un ministro, Clini, che invece di preoccuparsi della tutela ambientale delle acque territoriali italiane oggetto di una attacco internazionale su tutti i lati della nostra Penisola, difende le iniziative delle società petrolifere straniere intenzionate a bucare i nostri fondali, in Adriatico certo, ma anche nello Ionio, nel Canale di Sicilia, e tra poco, vedrete, anche nel Tirreno.
     Un ministro dell'Ambiente che nel suo intervento fa invero una difesa d'ufficio, peraltro non richiesta, delle decisioni prese da un altro Ministro, quello per lo Sviluppo Economico Corrado Passera, che di tale difesa non ha certo bisogno, essendo più che in grado di "fare" e sbagliare da solo.... Ma che Clini fa citando particolari tecnici di sua non specifica competenza, anche utilizzando una serie di argomentazioni che, se da un lato screditano totalmente la funzione istituzionale affidatagli dal capo del governo "tecnico" in carica Mario Monti (che avrebbe dovuto essere quella di tutelare il nostro territorio, terrestre o marino che sia), dall'altro mostrano addirittura la sua "ignoranza" su certi argomenti dei quali dovrebbe per dovere d'ufficio esser meglio informato.
     Mi riferisco in particolare all'attività petrolifera off-shore pluridecennale nel mare di Ravenna da lui citata a modello, utile a suo dire anche a fini di ripopolamento ittico (sic !!!). Ma se ciò fosse vero, cosa aspettiamo a mettere trivelle in tutte le Aree Marine Protette del Mediterraneo ?
     Eppure le conseguenze di quell'attività estrattiva gli abitanti della riviera romagnola le conoscono bene. E, senza contare gli incidenti pur già accaduti in passato, le hanno giornalmente sotto gli occhi. Basti a dichiararlo un documento dell' "Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale dell'Emilia Romagna (ARPA-ER)" firmato nel 2007 dagli ingegneri Mentino Preti e Vinicio Ruggeri, i quali denunciavano allora come il litorale emiliano-romagnola si fosse abbassato di ben 10 cm negli ultimi 12-13 anni. E ciò a causa appunto di una "subsidenza" antropica, tra le cui cause le attività estrattive off-sfhore non sono affatto da escludere, ma che caratterizzata com'è da un abbassamento lento, ma continuo, può anche sfuggire all'attenzione dei più, ma non dovrebbe certamente sfuggire all'attenzione di un Ministro dell'Ambiente che si rispetti... O anche lui considera la visita ai mosaici bizantini in alcune cattedrali del ravennate, sommersi da un metro d'acqua, un buon motivo di richiamo turistico in grado di valorizzarne ambiente e territorio ?
     Questo il link al documento dell' "ARPA - Regione Emilia e Romagna" intitolato "La subsidenza della fascia costiera emiliano-romagnola: storia, problemi e prospettive":
http://www.arpa.emr.it/cms3/documenti/_cerca_doc/suolo/convegno_subsidenza/preti_ruggeri.pdf
     Qui a seguire infine riporto la risposta del Ministro Clini a Di Pietro. E nelle due immagini a corredo il documento originale.

"Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare"
- Ufficio Legislativo
- Atti di di Sindacato Ispettivo Uff. di Gabinetto
- U.prot.GAB-2012-0016726 del 23/10/2012.
a:
- On. Di Pietro, Camera dei Deputati

- Presidenza Consiglio Ministri, Dipartimento Rapporti Parlamento Ufficio III
- Servizio Documentazione Automatica, Camera dei Deputati
- Segretariato Generale, Camera dei Deputati- Alla D.G. V.A.

Oggetto:
risposta all'interrogazione parlamentare n. 4-17475 dell'On. Di Pietro.
    Con riferimento all'interrogazione n. 4-17475 presentata dall'On. Di Pietro. relativa alle ricerche petrolifere nell'Adriatico, nei pressi delle Isole Tremiti, da parte della Petroceltic. si rappresenta quanto segue.
    A seguito dell'entrata in vigore delle limitazioni all'attìvità di prospezione, ricerca e co!tivazione di idrocarburi i mare, introdotte dall'art. 6. comma 17, del Decreto Legislativo 128/2010 di modifica al Codice Ambientale, la società Petroceltic Italia s.r.l. ha presentato al Ministero dello Sviluppo Economico l'istanza di riperimetrazione e unificazione dei permessi di ricerca denominati "d494 BR-EL.", "d497 BR-EL", e "d498 BR-EL". al fine di escludere le zone interdette. In data 10 gennaio 2011 il Ministero dello Sviluppo Economico, verificato che l'area proposta nella riperimetrazione rispettasse i vincoli posti dalia normativa citata, ha dato assenso al proseguimento dell'iter relativo al permesso di ricerca (denominazione "d494 BR-EL.").
    Il Ministero dell'Ambiente, nel prendere atto della decisione della Società proponente di proseguire l'iter istruttorio di VIA con una modifica dell'area e del relativo programma lavori, ha evidenziato la necessità di ritirare le istanze in corso per i progetti denominati "d497 BR-EL" e "d498 BR-EL", di aggiornare il contenuto del!a documentazione tecnica del progetto "d494 BR-EL." e provvedere a una nuova fase di consultazione del pubblico, con la pubblicazione sui quotidiani, della riperimetrazione dell'area del permesso di ricerca "d494 BR-EL".
    Tutta la documentazione richiesta è stata ricevuta in data 1 aprile 2011: si è provveduto a comunicare a tutte le Amministrazioni interessate l'esito positivo riguardo le procedibilità dell'istanza relativa al permesso di ricerca con riperimetrazìone del progetto "d494 BR-EL."
    La Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale VIA/VAS, con parere n. 732 del 10/06/2011 ha espresso parere positivo con prescrizioni riguardo la compatibilità ambientale de! progetto, esclusivamente per quanto attinente alla ricerca sismica con tecnica air-gun.
    Successivamente la Regione Molise, con Delibera di Giunta Regionale n. 452 de! 14/06/2011, ha espresso "la propria netta e totale contrarietà nei confronti del progetto" e le osserva/ioni contenute nella predetta Delibera sono state controdedotte dalla Commissione Tecnica di Verifìca dell'Impatto Ambientale VIA/VAS, con il parere n. 806 del 25/11/2011. che ha confermato i! precedente parere n. 732.
    La Regione Puglia, con Delibera delta Giunta Regionale n. 2858 del 20/12/2011 ha espresso parere non favorevole por il progetto e la sopra citata Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale VIA/VAS, con parere n. 895 del 16/03/2012, ha controdedotto detto parete confermando il parere favorevole n. 732,II 02/05/2012, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha espresso parere favorevole al progetto della società Petroceltic Italia s.r.l.
    A conclusione dell'istruttoria è stato emanato il decreto di compatibilità ambientale n. DVA_DEC-2012-0000432 del 7/08/2012. Si rammenta che i! progetto in questione riguarda la sola prospezione geofisica con la tecnica dell' air-gun e si colloca al di fuori delle aree di divieto introdotte dal decreto legislativo citato (art. 2, comma 3, lettera h), del D. Lgs. n. 128/2010).
    Detto decreto ha imposto una serie di prescrizioni riguardanti particolari restrizioni nella propagazione delle onde acustiche, la non effettuazione delle attività in concomitanza del passaggio di mammiferi marini, l'adozione di tecniche di rilevamento poco impattantì. L'attività di prospezione e di ricerca sismica è effettuata a mezzo di navi appositamente attrezzate, trainanti un cavo detto streimer che reca, alternativamente, valvole ad aria compressa, dette air-gun, e geofoni. G!i air-gun liberano ad intervalli di tempo regolari, aria compressa, creando onde sonore che sono riflesse dal marino e captate dai geofoni che, a loro volta, trasmettono i dati alla nave dove vengono elaborati.
    Naturalmente, una semplice attività di prospezione sismica della durata di pochi giorni non prevede la realizzazione di alcun tipo di opera, sia temporanea che fissa. Si evidenzia dunque che in questa fase il Ministero dell'Ambiente non ha autorizzato. né ha facoltà di farlo, alcuna perforazione in mare alla società Petroceltic, ma si è soltanto espresso positivamente in merito a programmi di esplorazione presentati da quella Società.
    Le autorizzazioni a perforare potrebbero essere rilasciate, in futuro, qualora venisse conferito alla società Petroce!tic un permesso di ricerca; a seguito di studi geologici e geofisici, che, normalmente richiedono circa tre anni, in base ai quali fosse individuato un potenziale giacimento di idrocarburi. La ipotetica domanda di perforazione, che andrebbe presentala ai competenti uffici tecnici del Ministero dello Sviluppo Economico, richiederebbe specifica valutazione di impatti ambientali e potrebbe essere autorizzata a seguito di un procedimento ad evidenza pubblica. Vale la pena ricordare che !e perforazioni nei mari italiani si sono regolarmente sviluppate a partire dal 1960, con l'esecuzione di oltre 1000 sondaggi e il rinvenimento di numerosi giacimenti, rivelandosi sempre perfettamente compatibili con le attività turistiche e di pesca come dimostra chiaramente il polo di Ravenna, dove è stata sviluppata al massimo la ricerca petrolifera e e le attività turistiche e la pesca si svolgono regolarmente. Si può anzi osservare che le piattaforme presenti in Adriatico si sono trasformate in altrettante aree di salvaguardia e ripopolamento ittico, precedentemente assenti in quelle acque.
L'estrazione di petrolio e gas avviene in Italia senza alcun incentivo economico ed è soggetta a royalties variabili tra il 7% e il 10% ed ad un sistema di tassazione complessivamente pari a circa il 65% del valore prodotto. Negli ultimi anni, a causa dell'estrema complessità del sistema autorizzativo, le perforazioni esplorative in Italia si sono ridotte quasi a zero (un pozzo esplorativo nel 2011, nessuno nel 2012).
    Nell'ambito della nuova Strategia Energetica è prevista una limitata serie di altri siti di ricerca e sviluppo in zone esterne e distanti da aree sensibili e protette, in grado di promuovere investimenti rilevanti e nuova occupazione, finalizzate, altresì, ad aumentare significativamente la produzione nazionale di idrocarburi. Tutti questi programmi saranno ampiamente pubblicizzati e resi noti sul territorio, di cui si garantirà il massimo coinvolgimento.
    F.to, Il Ministro Corrado Clini. 

 

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Post del sottoscritto su Fb In data odierna (14/11/2012)
Anche su "Pantelleria Internet Com - News 10636" (che ringrazio per la divulgazione) la mia nota sulla "Risposta del Ministro Clini all'interrogazione parlamentare di Di Pietro" a proposito delle trivellazioni in Adriatico. Questo il link http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9803
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Dalla mia Bacheca su FB dell'11/11/12

Aree Protette e Programma Mab Unesco
di Rosaria Albanese (Pro Natura Capri), nota su Fb pubblicata da Carmelo Nicoloso l'11/11/12
http://www.facebook.com/...programma-mab-unesco-napoli-8-ottobre-2012/10151166989997851

     Napoli 8 ottobre 2012. - I lavori sono stati aperti dal dott. F. Danise (Presidente Club UNESCO Napoli) che ha sottolineato la necessità di poter fruire delle aree protette portando come esempio la foresta di Cuma, modello “moderno” di perfetto connubio tra attività umane (escursioni, giochi per ragazzi, rappresentazioni teatrali…) e area protetta. È possibile consultare il programma sul sito “il bosco e la duna”.
      A seguire la dott.sa F. Di Stefano (Presidente AISA) ha posto l’accento sulla necessità di affermare la figura del professionista ambientale da inserire in attività strettamente legate alla tutela dell’ambiente.
     È stata la volta del dott. Bertini (ISSM-CNR Napoli) che, accompagnato da una serie di immagini, ha fatto un rapido excursus sulle aree protette presenti in Italia.Si è poi soffermato sulla legge 394/91 ricordando come, già nella citata legge, fosse prevista l’istituzione di un parco o di una riserva marina nell’area di Capri.
     S. Donati ( direttore area marina protetta Isole Egadi) ha ricordato come le aree protette, in Italia, dal 1990 ad oggi siano aumentate del 10%. Precisando la distinzione tra riserva naturale nazionale e regionale, ha sottolineato l’appartenenza del mare allo Stato, a cui bisogna fare capo per la sua tutela. Da ciò deriva la diversa gestione delle aree marine, strettamente legate alle realtà locali. Ha auspicato per l’istituzione di una nuova legge, avendo la 394 già 21 anni. Sottolineando le difficoltà economiche che interessano questa realtà, ha precisato che da sempre lo Stato è stato avaro con l’ambiente, suggerendo come rimedio l’auto-finanziamento, soprattutto per le riserve marine, attraverso il pagamento dei servizi che vengono offerti (immersioni, autorizzazioni campo boe…).
     Il prof. P. De Toro ha discusso della valutazione dei beni ambientali, spiegando la differenza tra beni ambientali e naturali. Si è trattato di un approccio per lo più accademico ma molto interessante. Il prof. D. Nicoletti si è soffermato sulla diversità dei paesaggi italiani e sulla funzione dei MAB (conservazione, sviluppo, supporto logistico).
     Particolarmente interessante è stato l’intervento del prof. G. F. Russo che ha sottolineato l’importanza dello sviluppo della ricerca per le aree marine protette, poiché senza conoscenza non vi può essere tutela. La Tavola Rotonda che è seguita ha nuovamente posto l’accento sulla possibilità di ricorrere all’auto-finanziamento e sulla necessità di avere una legge specifica che interessi unicamente le aree marine.
     Per il controllo delle aree marine protette si è proposta l’istituzione di una figura armata, poiché la Capitaneria di Porto in molti casi risulta inefficace, essendo già gravata da numerosi compiti. La legge 394/91 è stata abbastanza criticata poiché troppo complessa e datata. Si è parlato anche di Capri e della sua possibile Oasi Blu. Il dott. R. Strada, consulente dei comuni dell’isola, ha precisato che nonostante il progetto proposto sia ottimo, a causa delle difficoltà economiche in cui versa lo Stato, bisognerà ancora attendere per la sua realizzazione.
     Dal dibattito è emersa una situazione alquanto difficile poiché in molti casi, sia i parchi che le aree marine protette, inizialmente, non sono mai accettate dalla comunità. Inoltre, in territori come quelli campani bisogna fare anche i conti con la criminalità. La giornata è stata molto interessante, l’unica pecca, a mio avviso, è stata la scarsa risposta della comunità locale. Al convegno hanno partecipato solo pochi laureandi.
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Post di Guido Picchetti

Grazie del resoconto... a chi lo ha scritto e a chi lo ha postato...
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Post di Maria Ghelia

Bello! Grazie.
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Dal 1 al 10 Novembre 2012
Dalla mia Bacheca su FB del 10/11/12

Conclusa a Venezia la conferenza Internazionale sugli idrocarburi in Adriatico.
I silenzi del "Corriere", le parole di Franz...
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/...la-conferenza-internazionale-sugli-idrocarburi-in-adriatic/522558481089305


     10 novembre 2012 alle ore 13.04. Quello che segue è un comunicato dell'agenzia di stampa nazionale ASCA emesso alle ore 16:23 di ieri, venerdì 9 novembre, durante la fase di chiusura del Convegno Internazionale di Venezia. E certamente tutti i media nazionali lo hanno ricevuto e letto... Quanti lo abbiamo ripreso, ed eventualmente commentato, non sono certo in grado di dirlo. Ma ho appena scorso le tante pagine dell'edizione di oggi Sabato 10 Novembre del "Corriere della Sera" (acquistata qui a Pantelleria), e posso confermare che sull'evento di Venezia non c'è neppure una parola...
     Forse qualcosa ci sarà sul "Corriere" nell'edizione regionale del Veneto, ma trattandosi di una Conferenza Internazionale e non di un fatto strettamente locale, per non ripetermi, dico che la sostanza non cambia e lascio ad altri tirare eventuali conclusioni, per me scoraggianti... E veniamo invece alle considerazioni espresse da Maurizio Franz, Presidente del Consiglio della Regione "Friuli Venezia Giulia", e alla sua contrarietà alle trivellazioni e ai pozzi di ricerca di giacimenti di petrolio nei fondali marini dell'Adriatico.
Sono, quelle del Presidente Franz, considerazioni indubbiamente giuste e ben motivate, che andrebbero però riferite a tutto il Mediterraneo. Infatti se l'Adriatico è un bacino chiuso rispetto al Mediterraneo, occorre pensare che ancora più chiuso è il Mediterraneo rispetto all'Oceano Atlantico, e anche rispetto agli altri mari (il Mar Nero e il Mar Rosso...), con cui attraverso stretti e canali (Gibilterra, Dardanelli e Suez) il Mediterraneo stesso è collegato.
     Il traffico marittimo che si svolge sulle principali direttrici mediterranee (ad esempio, attraverso il Canale di Sicilia... ) è certamente superiore a quello circolante nell'Adriatico, senza con ciò volerne sminuire la pericolosità denunciata dal Presidente Franz, tutt'altro. E' solo per rilevare come noi cittadini dei paesi che si affacciano sulle sponde del Mediterraneo, siamo tutti su una stessa "barca"... E dobbiamo essere pienamente consapevoli che il mare in cui questa nostra "barca" sta navigando (come ogni Mare che si rispetti, grande o piccolo che sia) non ha confini; e le conseguenze di certe attività, quali quelle estrattive degli idrocarburi dai fondali sottomarini e di eventuali incidenti sempre possibili, come l'esperienza dimostra, saremo chiamati tutti a pagarle...
     Questo il comunicato stampa dell'Asca:

Adriatico: Franz, Fvg è contrario a trivellazioni
comunicato stampa dell'ASCA
http://www.asca.it/...contrario_a_trivellazioni-1216376-.html

    09 Novembre 2012, 16:23 (ASCA) - Trieste - Il Friuli Venezia Giulia, presente a Venezia (a Palazzo Ferro-Fini sede del Consiglio regionale del Veneto) alla Conferenza internazionale per la salvaguardia delle coste del Mediterraneo dall'estrazione di idrocarburi in mare, ha espresso attraverso il presidente del Consiglio Maurizio Franz la contrarietà alle trivellazioni e ai pozzi di ricerca di giacimenti di petrolio nel fondale marino.
    L'appuntamento, frutto della collaborazione tra i Consigli regionali di Veneto e Puglia, rappresentanti dai rispettivi presidenti Clodovaldo Ruffato e Onofrio Introna, e la Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, è stato un momento di confronto al quale sono stati invitati, assieme ai Consigli delle Regioni italiane adriatiche e ioniche, anche i rappresentanti dei governi degli Stati che si affacciano sull'altra sponda dell'Adriatico, dalla Slovenia all'Albania.
    Presenti il direttore generale del ministero dell'ambiente Renato Grimaldi e i presidenti delle Commissioni Ambiente della Camera on. Angelo Alessandri, e del Senato sen. Antonio D'Alì, i lavori hanno visto la partecipazione anche del viceministro per lo sviluppo sostenibile e il turismo del Montenegro Andro Drecun e, per la Slovenia, del consulente del ministero dell'agricoltura e dell'ambiente Iure Likar, a riprova del legame che unisce ambiente, turismo, attività produttive e sviluppo.
    Franz, che ha ribadito il ruolo delle Regioni e dei Consigli regionali nel rappresentare i territori, ha sottolineato l'importanza di promuovere lo sviluppo ambientale e proteggere non solo le aree naturali tutelate esistenti lungo la costa (dove, per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, il complesso ambientale della laguna di Grado e Marano rappresenta un'area avifaunistica di importanza internazionale), ma anche le attività produttive, in primis il turismo balneare, che da noi costituisce la componente più rilevante del turismo regionale, e poi la pesca (il nostro settore ittico si avvale di una flotta di circa 420 pescherecci), e naturalmente tutto l'indotto che da essi deriva.
    Su questo è stato chiaro il monito del presidente, che ha evidenziato come il petrolio stia già avvelenando il Mediterraneo, mare che costituisce lo 0,7 % delle acque del globo, precisando che da qui passa il 25% del traffico petrolifero mondiale; questo bacino vanta il triste primato mondiale per la concentrazione di catrame in mare aperto - ha affermato il presidente del Consiglio sottolineando quanto la questione sia ancora più rilevante per il mare Adriatico, pressochè chiuso, poco profondo, inadatto a smaltire sostanze inquinanti, interessato da forte riscaldamento delle acque, da fenomeni di eutrofizzazione e da inquinamento derivante da scarichi industriali e civili.
    "Un fragile ecosistema e un bene comune delle Regioni e degli Stati che vi si affacciano e che deve essere assolutamente difeso" - è stato l'appello di Franz, per il quale l'estrazione di idrocarburi in mare va perlomeno limitata. "Seguiamo con attenzione la problematica e accogliamo favorevolmente le iniziative poste in essere per la sua salvaguardia" - ha aggiunto il presidente ricordando che "già nell'estate 2011 il Consiglio della Puglia ha approvato una proposta di legge alle Camere (fatta propria anche dai Consigli di Veneto e Abruzzo) per il 'divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi nelle acque del mar Adriatico' ''.
    "Ci aspettiamo - ha concluso Franz - che il nostro Paese e i Governi degli altri Stati interessati possano, attraverso un confronto costruttivo, condividere criteri comuni e collaborare attivamente in questo campo". E l'ordine del giorno votato al termine dei lavori della Conferenza internazionale va proprio in questa direzione. Con esso, le Assemblee delle Regioni e delle Province autonome, promotrici dell'iniziativa, infatti, invitano il Parlamento italiano a sostenere la ratifica da parte dell'Ue del protocollo offshore che impone una serie di condizioni da soddisfare prima che sia consentito l'avvio delle attività, e a promuovere con i Paesi dell'Ue e non che si affacciano su Adriatico e Ionio una cooperazione interistituzionale che porti a breve a firmare un protocollo di intesa per una regolamentazione comune delle attività estrattive e di esplorazione degli idrocarburi.
    L'odg, inoltre, impegna presidenti, Giunte regionali e assessori all'ambiente a concorrere al miglioramento della governance del piano energetico nazionale per promuovere i territori come potenziali sorgenti di sviluppo energetico sostenibile e non come terminali di sfruttamento di attività estrattive conciliando così, in modo coerente, politiche di sviluppo energetico, ambientale, climatico ed economico. Le Assemblee presenti alla Conferenza si impegnano a promuovere un'azione istituzionale per attivare il comma 2 dell'articolo 138 della Costituzione per sottoporre a referendum l'abrogazione dell'articolo 35 del decreto legge 83 del 22 giugno scorso, in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi. Infine, tutti i soggetti partecipanti alla Conferenza internazionale hanno condiviso la necessità di un Tavolo di confronto e di approfondimento tra tutti i soggetti istituzionali delle Regioni e dei Paesi rivieraschi che definisca principi e regole comuni per contemperare le attività di sviluppo energetico ambientale, climatico ed economico.

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Post di Fabrizia Arduini
Certo, pressate la Regione Sicilia, il WWF purtroppo non è stato invitato...
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L'appello del sindaco di Lampedusa e Linosa all'Unione Europea
di Giusi Nicolini, da Radio 3 - Fahrenheit
http://www.radio3.rai.it/dl/.../puntata/ContentItem-cb0328f7-f715-4c84-8822-ca06b5de47d5.html


     Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?
     Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
     Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra.
     Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore.
     In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
     Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umane a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza.
     Giusi Nicolini

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Stesso articolo anche su "Lampedusa Giovani" del 9/11/12

"L'appello del sindaco di Lampedusa e Linosa all'Unione Europea" scritto da Andrea Pavia
http://www.giovanilampedusa.it/notizie/582-lappello-del-sindaco-di-lampedusa-e-linosa-allunione-europea.html
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Post del sottoscritto a margine su Fb

Non c'è bisogno di commenti... L'appello parla da sè in tutta la sua drammaticità... Ma ci sarà un'Europa in grado di rispondere ?
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Dalla mia Bacheca su FB del 9/11/12

Trivelle. Regioni adriatiche d'accordo sul no
da "Il Tacco D'Italia", quotidiano on line del Salento
http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=19579

Venezia. Nel corso della conferenza internazionale per la salvaguardia delle costa, è emersa la necessità di un tavolo di confronto di tutte le amministrazioni che si affacciano sull'Adriatico
     9 novembre 2012, VENEZIA - 70 piattaforme petrolifere nei mari italiani del Mediterraneo: nove già attive, 19 permessi rilasciati dai Ministeri, 41 in attesa, dieci istanze di prospezione, 30mila km quadrati di aree marine impegnate dalle trivelle, una superficie pari alla Sardegna. Sul futuro dei mari e delle coste dell'Adriatico si interrogano le regioni italiane e balcaniche, uno "scrigno di biodiversità che non può essere barattato con pochi barili di petrolio buono tutt'al più per asfaltare strade", come il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, ha ribadito oggi nella relazione introduttiva, a Venezia, della Conferenza internazionale delle regioni adriatiche e ioniche, per la salvaguardia delle coste del Mediterraneo dall'estrazione di idrocarburi in mare.
     Gli interventi di Introna e degli altri presidenti delle Assemblee regionali, Clodovaldo Ruffato (Veneto), Maurizio Franz (Friuli), Mario Pietracupa (Molise) hanno messo in luce il significato dell'iniziativa. "Vogliamo costruire un tavolo di confronto tra tutte le amministrazioni che si affacciano sull'Adriatico – ha detto Ruffato - per stabilire ciò che si può fare nel nostro mare e quello che non è possibile assolutamente fare, in base al principio di cautela, che non ammette nessun rischio".
     Messaggio raccolto dal Montenegro, che ha scelto l'economia verde e la sostenibilità e può essere considerato uno "stato ecologico", come ha garantito il vice ministro Andro Drecun. Anche la Slovenia si dichiara pronta ad una valutazione approfondita e propone una conferenza multinazionale per definire una strategia comune per l'Adriatico.
     "Nell'Adriatico è in atto una battaglia delle multinazionali del petrolio per la ‘talassocrazia' - ha detto l'assessore pugliese all'ambiente Lorenzo Nicastro -. Sulla stessa linea del presidente Introna, anche a suo avviso l'opzione petrolio da parte del Ministero dello Sviluppo sarebbe una scelta sbagliata, per risanare chissà quali bilanci con risorse risibili, viste le royalties estremamente basse. Una scelta ambientalmente insostenibile a fronte di vantaggi economici insufficienti".
      Gli interventi dei presidenti delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, Angelo Alessandri e Antonio D'Alì hanno dato indicazioni sui lavori parlamentari. L'impegno è a far approvare entro la fine della legislatura le proposte di legge alle Camere di moratoria e precauzione. Il contributo del Ministero è stato portato dal direttore generale, Renato Grimaldi, in rappresentanza del Ministro dell'Ambiente Clini, trattenuto a Roma dal Consiglio dei Ministri.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Conferenza Internazionale di Venezia. Trivellazioni in Adriatico. Assenti Clini e Passera... Come voleasi dimostrare... I due ministri tecnici del governo Monti più interessati e coinvolti dall'argomento in discussione nella Conferenza Internazionale svoltasi oggi a Venezia, si sono defilati... E nessuno dei due si è fatto vivo, nonostante la partecipazione di vari presidenti delle regioni italiane, e quella di esponenti istituzionali di governi di altre nazioni adriatiche (Slovenia e Montenegro) !!! Un'assenza disdicevole, che diventa anche uno sgarbo nei confronti degli organizzatori, ma anche e soprattutto verso gli altri Paesi dell'Adriatico partecipanti alla Conferenza. Maria Rita D'Orsogna aveva predetto che sarebbe stato tutto uno "specchietto per le allodole", se non addirittura una "presa in giro", e temo proprio che abbia avuto ragione...
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Altro articolo in tema su "Pantelleria Internet Com - News 10612" del 10/11/2012
"Tutela del Mediterraneo, se ne è discusso a Venezia. Le regioni adriatiche contro le trivellazioni. D'Alì: speriamo che l'iniziativa delle regioni adriatiche possa estendersi al bacino mediterraneo" di Fabio Pace
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9776
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Pericolo nuove trivelle della Shell nel Mar Jonio
di Ola Ambientalista
http://www.olambientalista.it/pericolo-nuove-trivelle-della-shell-nel-mar-jonio/


     La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) e NoScorie Trisaia rendono noto di aver appreso che in questi giorni la Shell sta incontrando, a porte chiuse e con incontri segreti presso gli enti territoriali e regionali, nelle more dei pareri della VIA nazionale, i sindaci dell’arco Jonico lucano e calabrese con l’intento di persuaderli e convincerli favorevolmente alle nuove attività ricerca di idrocarburi nel Mar Jonio, propedeutiche alle trivellazioni. Alla luce di questo la Ola e NoScorie Trisaia – nel denunciare nuovamente all’opinione pubblica questo ennesimo tentativo di imporre le trivelle lungo tutta la costa e nel Mar Jonio – Golfo di Taranto, chiede ai sindaci lucani e calabresi di esprimere una decisa opposizione alle richieste della Shell che minacciano gli ecosistemi e le specie marine protette, utilizzando tra l’altro tecniche invasive di ricerca idrocarburi, che preludono alle successiva trivellazioni con piattaforme marine.
     Proprio per sensibilizzare sul pericolo di ricerche ed estrazioni di idrocarburi nel Mar Jonio le due associazioni si sono attivate, assieme ai sindaci, le associazioni ed ai cittadini dell’arco Jonico con due edizioni della catena umana contro le trivelle in terra ed in mare e, di recente, promuovendo il viaggio in barca a vela “Albachiara” da Policoro a Crotone, con l’intento di sensibilizzare sui pericoli che incombono per il mare a partire dall’inquinamento da idrocarburi e non solo.
     La Ola e NoScorie Trisaia chiedono al governatore lucano Vito De Filippo (non sappiamo se presente all’importante summit di Venezia) ed al Consiglio Regionale di Basilicata, sull’esempio di quanto hanno fatto già dalle regioni che si affacciano sull’Adriatico – tra le altre cose oggi presenti a Venezia per dire nuovamente no alle trivelle in mare – di bloccare il nuovo tentativo di assalto petrolifero al mare e all’entroterra lucano, ricorrendo contro le autorizzazioni governative per le ricerche di idrocarburi nel Mar Jonio e, per l’entroterra lucano, non autorizzando, nell’ambito delle normali procedure VIA regionali le compagnie minerarie che, dopo i 2/3 del territorio lucano, vogliono ipotecare anche il nostro mare.

     La Ola e NoScorie Trisaia ricordano che alle due nuove istanze di ricerca idrocarburi della Shell, nel Mar Jonio vi sono altre istanze da parte della Northern Petroleum (4) ed una istanza, rispettivamente, dell’Enel Longanesi Developments e Nautical Petroleum-Transunion Petroleum Italia, alle quali deve aggiungersi una richiesta dell’Eni di concessione lungo la costa di Trebisacce.
     Istanze per l’ottenimento di permessi di ricerca sensibili, perché una delle due istanze presentate dalla Shell, ovvero la “d 74 F.R-.SH” sul sito del Ministero dello Sviluppo economico risulterebbe in corso di rigetto, nonostante, a seguito di riperimetrazione, il 3 ottobre 2012 è stata riaperta l’istruttoria.
     Una prassi, quella della riperimetrazione, seguita anche da altre compagnie petrolifere presenti nell’arco Jonico, pensata per aggirare i vincoli imposti. Il tutto si aggiunge alle 6 concessioni già esistenti dell’ENI e della Ionio Gas situate di fronte la costa di Crotone dove sono presenti già pozzi produttivi che stanno creando gravi problemi idrogeologici non solo al mare ma anche all’immediato entroterra di Crotone.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Eppure una volta il Mar Ionio era considerato a tutti gli effetti "acque interne" dell'Italia, secondo la "linea di base" che univa S.Maria di Leuca a Punta Alice a sud di Crotone, e, come "acque interne", era pertanto vietato alle trivellazioni. Poi venne una fata dai capelli biondi che con colpo di bacchetta magica si inventò la "linea di costa", e, pur restando valida la "linea di base", fu concessa l'autorizzazione a trivellare a 5 miglia da riva (definita per decreto "linea di costa"), liberalizzando così di fatto le trivellazioni nelle "acque interne" dello Ionio. Per saperne di più in proposito leggi "Il Golfo di Taranto, c'era una volta il gioco delle tre carte" su "Peacelink"
(http://www.peacelink.it/ecologia/a/36079.html)...
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Conferenza Internazionale di Venezia e... contributi pubblici alla stampa
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/...conferenza-internazionale-di-venezia-e-contributi-alla-stampa/522226971122456 

     Qualcuno dei miei amici si sarà certamente chiesto perchè mai quella mia domanda sui contributi pubblici alla stampa quotidiana, oggetto del mio penultimo post su Fb, che qui a seguire riporto insieme ai commenti ricevuti da parte di alcuni amici su FB che ringrazio per i loro contributi... La ragione è semplice, e sa piegarla basterà, spero, quel che segue.
     Ho appena terminato di sfogliare e di esaminare le 64 pagine del numero odierno del "Corriere della Sera" (acquistato in edicola, oggi venerdi arricchito da "Sette" e "SetteTV", al prezzo maggiorato di € 1,50), riservandomi poi di approfondire la lettura dei vari articoli... E al sottoscritto è balzato immediatamente agli occhi un dato di fatto. Questo. Nelle 64 pagine del quotidiano, che passa per essere il più importante quotidiano del nostro Paese, (ma anche nelle147 pagine del suo supplemento settimanale "Sette"), non c'è una riga sulla Conferenza Internazionale delle Regioni adriatiche e Joniche in corso oggi a Venezia. Una conferenza per la salvaguardia dell'Adriatico e del Mediterraneo dai pericoli connessi all'estrazione di idrocarburi in mare, promossa dai Consigli Regionali della Puglia e del Veneto, in collaborazione con i Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle province autonome, alla quale, insieme ai Consigli regionali di Molise, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, partecipano anche i governi di Slovenia, Croazia, Montenegro e Albania, invitati ad un confronto con il ministro per l'ambiente Corrado Clini,
     L'importanza di una simile iniziativa penso non sfugga ad alcuno, qualunque opinione si abbia al riguardo. E a confermarla basti il seguente comunicato diramato on line alle 13:30 di oggi dall'agenzia di stampa ASCA.

Adriatico: Introna, successo conferenza segno di maggiore consapevolezza
09 Novembre 2012 - 13:44.
(ASCA) - Venezia, 9 nov - ''Il successo della Conferenza internazionale sulla salvaguardia dei mari dal petrolio e' il segno di una cambiamento culturale, della maggiore consapevolezza che quanto accade nell'Adriatico e nel mediterraneo riguarda e deve riguardare, oltre che preoccupare, tutti i Paesi e le donne e gli uomini che vivono sulla costa''. E' il commento a caldo del presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, a lavori ancora in corso della Conferenza di Venezia.
''Le Regioni diventano e devono ancora di più diventare le vere protagoniste delle politiche territoriali e sollecitano i governi nazionali a comprendere politiche di difesa, tutela e valorizzazione dell'ambiente e a praticarle anche nel quadro delle norme europee. - prosegue Introna - E' sempre più irrinunciabile per i Governi dei Paesi mediterranei lavorare insieme per difendere e valorizzare l'ambiente e sviluppare politiche ispirate dalla green economy''.
Diventa sempre più ''concreta, vicina e attuale - per Introna - la realizzazione di una ''Zona di protezione ecologica per l'Adriatico-Ionio'''.

     Personalmente ritengo semplicemente scandaloso che un organo di stampa quale il "Corriere della Sera" dell'evento in corso a Venezia non non dia oggi la benchè minima notizia., preferendo, tanto per fare un esempio, dedicare una pagina del suo magazine (la n° 94) al tema dell' "Eleganza nel Palazzo (Se non sei abbottonato non hai potere. L'abito formale non fa pià rima con eleganza, ma anche con prestigio sociale, etc etc.)". Un argomento indubbiamente "interessante" per chi con il Palazzo e nel Palazzo ci vive. Ma per tutti noi altri comuni cittadini ?
     Non saprei dire, in verità, se ciò accade per partito preso o per semplice "dimenticanza". Ma In un caso o nell'altro lo ritengo un fatto altamente riprovevole, proprio alla luce di tutte le considerazioni in merito ai contributi pubblici per l'editoria di cui la stampa gode e di cui qui a seguire possiamo leggere certi dettagli.
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Post del sottoscritto su Fb del 9/11/12

Vorrei porre una domanda ai tanti amici che annovero su FB, confessando la mia ignoranza sull'argomento... Nel nostro Paese molti quotidiani direttamente o indirettamente godono di sovvenzioni statali. Cosa avviene all'estero ? Ci sono analoghe sovvenzioni alle case editrici che li pubblicano ?
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Post di Debora Toscano

"Editoria, pure l'Europa paga - Sussidi statali come in Italia. Ma è premiata l'innovazione"
http://www.lettera43.it/economia/aziende/42556/editoria-pure-l-europa-paga.htm
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Post di Francesca Brignone

In tutto il mondo, tranne naturalmente in Italia, sono gli stessi giornalisti che sono indipendenti dal proprio editore. Questo è stato dallo scandalo watergate, lewinski e murdock...
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Post di Guido Picchetti

Grazie, Debora, l'articolo da te citato risponde proprio a quanto volevo sapere, ma che in certo qual modo temevo. E la risposta è in quella "anomalia italiana" che possiamo riassumere per semplicità in questi termini.
Tra i Paesi occidentali per importo dii contributi l'Italia risulta terza in classifica. La Finlandia è il Paese che elargisce la quantità maggiore di fondi pubblici (59 euro annui per abitante), seguono la Francia (20), l'Italia (15), la Gran Bretagna (12), la Germania (6,4) e gli Stati Uniti (2,6). Ma L'Italia risulta, nonostante in fondi elargiti (che finiscono chissà dove, il che mi sembra niente affatto una novità...), ultima in graduatoria per il numero di copie vendute, con un ritorno irrisorio in termini di nuovi lettori.
Il nostro Paese infatti, per ogni mille abitanti, vende solo 103 copie, mentre in Finlandia le copie vendute sono 483, in Francia 152, in Germania 283, nel Regno Unito 307 e negli Usa 200. Facendo un controllo su questi dati si ottiene che la Germania ha speso il 40% in meno dell'Italia in sussidi pubblici alla stampa, ma i giornali tedeschi hanno raggiunto quasi il triplo dei lettori di quelli italiani.
Ma c'è ancora di peggio. Per il 2012 il fondo per il sostegno all'editoria cartacea, che doveva essere di 47 milioni, pare verrà rifinanziato per arrivare a 120 milioni, senza contare i contributi indiretti (sconti su servizi postali, credito di imposta, Iva agevolata e forfetizzata sulle rese, etc.), difficili da quantificare perchè distribuiti in mille capitoli di spesa che fanno riferimento a diversi organi di competenza
Un' "anomalia", quindi, certamente meritevole di attenzione da parte dei governanti "tecnici" che ci ritroviamo, in tempi di "Spending review" come questi....
Interessante anche quest'articolo di Gabriella Colarusso sui fondi pubblici all'editoria: Un articolo che "spiega" l'aumento del contributo da pubblico da 47 milioni nel 2011 a 120 milioni nel 2012 (perchè ?), e indirettamente conferma di quale giungla poco chiara si tratta...
Leggi "Editoria, fondi pubblici 2011 - A l'Unità e Avvenire 5 mln, a La Padania 3,4"
http://www.lettera43.it/economia/media/42162/editoria-i-sussidi-2011.htm

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Eolico sui Banchi Pantelleria e Avventura, la "Four Wind" ci riprova
di Mario Di Giovanna
http://mdigiovanna.blogspot.it/2012/11/eolico-sui-banchi-pantelleria-e.html


     8 NOVEMBRE 2012. - La società FourWind riprova ad ottenere le autorizzazioni per costruire un mega parco eolico sopra i banchi Pantelleria ed Avventura. Incassato il preavviso di diniego sul primo progetto da parte del Ministero dell'Ambiente, a causa degli impatti negativi delle fondazioni sulla preziosa biocenosi marina dei banchi, la Società, in questi giorni, ha presentato un nuovo progetto che dovrebbe risolvere i problemi di compatibilità ambientale.
     Per rendersi conto della straordinaria varietà e ricchezza della vita sommersa dei banchi consiglio a tutti la lettura del documento "I tesori sommersi del canale di Sicilia" realizzata da Greenpeace durante la campagna contro le trivelle del 2012, documento dai cui sono tratte le seguenti foto:

     La corposa documentazione del progetto è consultabile su questa pagina web del Sito del Ministero dell'Ambiente. Il termine ultimo per presentare osservazioni è il 01/01/2013. Il progetto prevede la costruzione di 38 Aerogeneratori di 6 Mw ciascuno per complessivi 228 Mw. L'Aerogeneratore ha un altezza del mozzo di 96 metri ed il rotore ha un diametro di 126 metri.
     Contrariamente al vecchio progetto, la fondazione degli aerogeneratori sarà di tipo sperimentale "flottante". Un sistema di 3 cassoni parzialmente riempiti d'acqua garantirà il galleggiamento della struttura, questo sistema verrà poi zavorrato sul fondo attraverso un sistema di cavi d'acciaio e zavorre. Il progetto prevede anche la realizzazione di un cavidotto che approderà al porto di Marinella (Castelvetrano) ed andrà terminare nella stazione elettrica di Partanna.
     Data la straordinaria ed unica ricchezza dei banchi interessati, un team di esperti ed associazioni (Greenpeace, Comitato Stoppa La Piattaforma, Associazione Apnea Pantelleria, etc.) al momento sta studiando il progetto per valutare i reali impatti sull'Ambiente. Sarebbe opportuno che le Amministrazioni
di Castelvetrano, Partanna e Pantelleria, si attivassero per valutare gli effetti di questo progetto nei loro territori.
     Le immagini sono state tratte dalla documentazione pubblicata sul Sito del Ministero dell'Ambiente e dal Sito di Greenpeace.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post condiviso

Non è bastato il "No" della Regione Sicilia del febbraio dello scorso anno al progetto della "fattoria eolica" presentato dalla "Four Wind", e eccoci di nuovo punto e a capo !!!
“Siamo pienamente soddisfatti dalla decisione di bloccare questo folle impianto off-shore, ma questo non basta! Se il ministero dell’Ambiente vuole davvero proteggere l’area, deve fermare subito ogni progetto di trivellazione petrolifera. Il Canale di Sicilia è un’area particolarmente ricca di biodiversità, unica nel Mediterraneo, che per troppo tempo è stata depredata, anche da una pesca eccessiva. È ora di tutelarla con una riserva marina“ dichiarò allora Giorgia Monti responsabile delle campagne Mare di Greenpeace Italia.
Ma, 22 mesi dopo dopo, la protezione di queste zone del Canale di Sicilia è ancora al di là da venire. Ed ecco che l'attacco riprende, pur essendo stati questi fondali del Canale di Sicilia dichiarati dall'UNEP-MAP, l'organizzazione dell'ONU che si occupa della tutela del Mediterraneo, "aree d'alto mare che necessitano di una specifica protezione ambientale". E, ancora a tutt'oggi il Ministero Ambiente non ha preparato alcuna proposta per includerlo nella rete di "Riserve Marine d’Alto Mare" che i Paesi del Mediterraneo si sono impegnati a realizzare, entro il 2012 prima, data poi posposta al 2020...
Campa cavallo che l'erba cresce... dicevo allora (e riconfermo ora...), a commento del pezzo di Patrizia Fratini "No al parco eolico nel Canale di Sicilia" del 22/02/11 su "Ecologista", che potete leggere al link che segue http://beecologista.it/2785/no-al-parco-eolico-nel-canale-di-sicilia/...
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Articolo in tema su "Pantelleria Internet Com - News 10606" dell'8/11/2012

"Non c'è pace per il nostro mare. All'attacco dei banchi del nostro Canale di Sicilia" di Alberto Zaccagni
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9770 
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A Mario Di Giovanna e Debora Toscano piace questo elemento.

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Parchi naturali al Sud... nel 1997
di Carmelo Nicoloso (a margine di una immagine condivisa su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3892629723239&set=a.1168023129777.2022902.1503923246


8/11/12. - Oltre Eboli - Il Comitato Parchi per le Aree protette del Sud. Da un articolo de "La Repubblica" del 14/ Dicembre 1997. Qualcosa è cambiata in questi anni?

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Post di sottoscritto a margine del post

Mi chiedevi, Carmelo, se qualcosa per le Aree Protette del Sud è cambiato in questi ultimi anni. Si, mi verrebbe da dire, e non solo qualcosa, ma molto !!! Purtroppo, però in peggio... E meno male che al Convegno di Napoli ci sono come uditori gli amici catanesi di Pro Natura Mare Nostrum che ci informeranno delle eventuali "novità"... In meglio o ancora in peggio ?
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Dalla mia Bacheca su FB dell' 8/11/12

Meglio X Factor...
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/252137014909293


I lavori del Convegno sono iniziati da poco più di un'ora. L'ingresso è libero... Ma purtroppo siamo nel 2012, nell'era della comunicazione in rete, e ancora nessuno del nostro CNR ha pensato a trasmetterne in diretta le immagini in streaming... Altra preziosa occasione persa per fare informazione su temi interessanti che dovrebbero interessare tutti... Meglio X Factor...

Aree Protette e Programma MAB UNESCO
http://www.cnr.it/eventi/index/evento/id/13081

Dall' 08/11/2012, ore 09.30, al 09/11/2012, ore 17.00.
- Sala Convegni CNR - Napoli, Via Pietro Castellino 111.
Il convegno costituisce un momento di incontro e dibattito fra esperti e docenti e i temi dell’incontro sono la conservazione e valorizzazione del paesaggio e le questioni relative alla governance delle aree protette. Le domande alle quali si cercherà di dare risposte sono: lo stato dell’arte delle aree protette, cosa si può fare per migliorarne la gestione, quali sono le buone pratiche realizzate e se vi sono modelli esportabili, che ruolo hanno sin qui svolto gli attori istituzionali e non.
Organizzato da:
Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo, Università degli Studi di Napoli Parthenope, Università degli Studi di Salerno, Assessorato all'Ecologia ed alla Tutela dell'Ambiente - A.G.C. 05 "Settore Ecologia", Federazione Italiana Club e Centri UNESCO, Associazione Italiana Scienze Ambientali.
Referente organizzativo: Antonio Bertini, Via Pietro Castellino, 111 - 80131 Napoli - antonio.bertini@issm.cnr.it - 081/6134086 (int. 244)
Modalità di accesso: ingresso libero - Vedi anche: Brochure

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Dalla mia Bacheca su FB del 7/11/12

Venezia: gli specchietti per le allodole
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/11/venezia-gli-specchietti-per-le-allodole.html


     SATURDAY, NOVEMBER 3, 2012. - E cosi decidono di fare una maxi-conferenza a Venezia per parlare del futuro del nostro Adriatico il 9 Novembre. In teoria sarebbe anche una cosa buona, ma invece - secondo me - sarà solo una gran presa in giro. Un po' come il questionario farsa circolato in pompa magna per questa nuova SEN: strategia energetica nazionale con le domande dell'azzecca garbugli. E questo per due motivi:

  1. E' una roba di politica, non di cosa è meglio da un punto di vista scientifico, non di cosa vogliono le persone, non di informazione vera. Clini ha perso ogni credibilità ai miei occhi, dalla storia infinita dell'Ilva di Taranto allo stoccaggio di Rivara non si è dimostrato un vero difensore dell'ambiente, della gente, quanto invece una sorta di lacchè dei petrolieri, degli inquinatori, il mastro dei possibilisti, del "non si sa", del compromesso, dell'equilibrio. Cosa può argomentare uno così in favore del mare?
  2. E' una roba dove non ci sarà nessuno veramente che sta sul campo a difendere il mare. Ormai sono 5 anni che vado in giro per l'Italia a sentire conferenze, a farne, e più o meno gli conosco tutti gli universitari attivi, gli attivisti disinteressati e che hanno a cuore il problema. Qui ci sono nomi mai sentiti prima e che di attivismo hanno ben poco. E chi invitano? I politici.

     Ma che deve dire, per esempio, Gianni Chiodi il governatore dell'Abruzzo? Non ne sa niente di trivelle in mare, non ha mai fatto niente per fermarle lui le trivelle, e d'altro canto non aveva argomenti per sostenerle le trivellazioni. E' stato muto per 5 anni. Un Ponzio Pilato dell'ambiente che ora rappresenta l'Abruzzo? Cosa potrà dire lui di Ombrina? Se le è lette le carte? Mah. Non direi, visto che in tutte le occasioni possibili dalla regione Abruzzo non sono mai arrivati pareri di nessun genere.
     E non che gli altri siano stati migliori - air gun e monnezza in mare e limiti USA - quelle cose le hanno imparate altrove, e così la sensibilizzazione sul tema, non l'hanno fatta loro, ma noi persone normali, giorno dopo giorno. E allora mi chiedo perchè invece non hanno dato voce e spazio alle *persone normali* che lottano per queste cose da anni, e conoscono le problematiche molto più dei signori politici? Perchè non hanno invitato, quanto meno ad ascoltare, e pagandogli le spese di viaggio, le persone che sono attive sul territorio? Chi mai di noi potrà prendere il tempo e trovare i soldi per andare a sentire che ne sarà del suo mare a Venezia?
     Domanda: si sarà l'ENI? Ci saranno i petrolieri della Northern Petroleum, della MOG, della Petroceltic? Chissà... E perchè non hanno annunciato possibili dirette streaming, spazi per le persone per fare domande in diretta, siti facebook dove porre questioni importanti "live" ? E perchè in preparazione di questo mega maxi convegno non hanno organizzato incontri locali, regione per regione, dove tutti potevano andare, e dire a Clini o a chi per lui cosa vuole per il suo mare? Questa è la democrazia, in cui ci siamo dentro tutti assieme. In cui è il politico a servizio della gente, e non la gente a sottostare ai politici. Non è accettabile che arrivano Clini-Passera-Monti a decidere per tutti a porte semichiuse. Le cose all'italiana, in cui la politica arriva sempre per ultima e con prepotenza ed ignoranza.
     Qualcuno mi chiede perchè non vado anche io. La risposta è semplice: perchè nessuno mi ha invitata - troppo scomoda eh? Troppo intransigente su questo tema, troppo poco aperta ai possibilismi e agli inciuci. Ma anche se io non ci sarò, ci sarà qualcun altro che avrà il coraggio di argomentare per la CHIUSURA totale dell'Adriatico alle trivelle? CHIUSURA totale, perchè uno scoppio che succeda a Dubrovnik o alle Tremiti è la stessa cosa, sapete? Perchè l'Adriatico è già inquinato a più non posso, perchè il mare Adriatico è uno solo, piccolo e chiuso.
     Qualcuno gli ricorderà che in California il limite delle trivelle è di 160 km? Io invece prevedo un gran fanfare per poi arrivare alla parola più odiata: il COMPROMESSO. Della serie: mettiamo "regole", mettiamo "commi", mettiamo "paletti", mettiamo un po' di miglia di protezione - che in Italia nessuno rispetterà mai - ed apriamo l'Adriatico alle trivelle del far west. Sarà... La mia democrazia è un altra cosa. La mia SEN è una sola: un pannello solare su tutti i condomini d'Italia.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Questo l'articolo di Maria Rita D'Orsogna sulla Conferenza Internazionale in programma a Venezia dopodomani, cui mi riferisco nella nota che segue, a proposito degli "specchietti per le allodole" e/o "per gli allocchi"...

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Trivellazioni in Val Padana... Regioni e provincie coinvolte a Venezia. E la Lega ?
di Guido Picchetti (da una nota del sottoscritto postata su Fb)
http://www.facebook.com/notes/...regioni-e-province-coinvolte-a-venezia-e-la-lega-/521230961222057

     7/11/12 - L'articolo di Maria Rita D'Orsogna, che a seguire integralmente riporto, risale a Maggio di tre anni fa, ma è come fosse stato scritto ieri. E' di un'attualità straordinaria, ravvivata ancor più da quanto sta accadendo in questi giorni. A partire dalla SEN, la Strategia Energetica Nazionale messa a punto dal Ministero dello Sviluppo Economico retto dal Ministro Passera (con cui si liberalizzano tutte le iniziative di ricerca e di sfruttamento delle concessioni petrolifere già avanzate in attesa di VIA, semplificandone al massimo l'iter normativo previsto), per finire con la Conferenza Internazionale sulle trivellazioni in Adriatico in programma tra due giorni a Venezia. Una conferenza che Maria Rita D'Orsogna in un intervento sul suo Blog di qualche giorno fa ha definito senza mezzi termini "uno specchietto per le allodole", e addirittura una vera "presa in giro" per tutti coloro che in buona fede parteciperanno, nella speranza che possa sortirne qualcosa di utile per la salvaguardia dell'Adriatico e del Mediterraneo dall'estrazione di idrocarburi in mare.
    Ma veniamo a quell'articolo del 2009 di Maria Rita. E' intitolato "Come pensa un petroliere: Pierluigi Vecchia". Stessi problemi di oggi - le trivellazioni in Val Padana - , stessa società - nel nostro caso l'australiana "Po Valley Energy lmt" - , e stessi personaggi - gli oriundi italiani del management della Po Valley - , tra i quali (vedi a lato) troviamo appunto il program manager geologo Pierlugi Vecchia, protagonista centrale di questo "vecchio" scritto di Maria Rita, che ne ricorda il "pensiero", commentandolo opportunamente con il suo stile franco e chiaro. Leggetelo ne vale la pena.
     La mappa qui in basso è invece attualissima. E' stata appena ripresa dal sottoscritto sul sito web della "Po Valley Energy lmt", e mostra tutte le concessioni intestate alla società australiana, alla data del Luglio 2012 in Val Padana, anche tramite una sua succursale italiana, la "North Sun Italia SpA" con sede in Via Bissolati a Roma. Si tratta in particolare di due concessioni con impianti di produzione già operativi da tempo vicino Milano, di altre dieci concessioni già autorizzate alla ricerca (su cui entreranno in azione quanto prima le trivelle, se non l'hanno già fatto...), e di altre tre con richieste d'autorizzazione in corso. Il tutto per un totale di quindici concessioni sparse su un territorio che da Milano appunto arriva fino alle foci del Po....

     Ed è proprio da questa "bella" dislocazione delle concessioni della Po Valley Energy in prossimità del fiume Po e dei suoi affluenti che deriva la pertinenza delle sue iniziative petrolifere ai temi che saranno affrontati e discussi dalla Conferenza Internazionale che si aprirà Venerdì 9 a Venezia con la partecipazione del Ministro dell'Ambiente Clini. Infatti, inutile nasconderlo, le attività della Po Valley potrebbero provocare effetti spiacevoli sia in prossimità delle aree terrestri in concessione (come ormai da più parti si dibatte e viene documentato), ma anche nel Mar Adriatico, che a prima vista potrebbe sembrare totalmente estraneo a quanto accade su terraferma.
     Ma non è così. Tralasciando i possibili inquinamenti delle falde acquifere, infatti, tramite il Po potrebbero riversarsi in Adriatico sostanze tossiche e materiali di scarto delle trivellazioni. E sarebbero riversamenti inquinanti simili a quelli che, come qualcuno ricorderà, si manifestarono alcuni decenni or sono, i con i rifiuti delle porcilaie, favorendo le "onde gialle" dell'eutrofizzazione lungo le coste adriatiche, ridottesi poi, se pure mai totalmente eliminate, grazie all'entrata in funzione dei depuratori... Ma l'origine di quei rifiuti allora era di carattere organico. Chi fermerà ora gli effetti dei prodotti "inorganici", inquinanti e tossici, di scarto delle attività petrolifere che il Po potrebbe riversare in Adriatico, prodotti che non favoriscono certo l' "eutrofizzazione", ma che potrebbero anzi distruggerla definitivamente, al pari di ogni altra forma di vita marina lungo le coste adriatiche italiane, favoriti, nel loro espandersi lungo costa fino Otranto, dal gioco antiorario delle correnti tipico del bacino adriatico ?
     Permettetemi un'ultima osservazione a proposito della prossima Conferenza di Venezia. Essa, come si sa, nasce dalla collaborazione tra i Consigli regionali della Puglia e del Veneto e la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle province autonome. Anche i governi di Slovenia, Croazia, Montenegro e Albania sono stati invitati per un confronto con il ministro per l'ambiente Corrado Clini, insieme ai Consigli regionali di Molise, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia. Ed è confermata la partecipazione del presidente del Consiglio pugliese Onofrio Introna, del presidente del Consiglio veneto Clodovaldo Ruffato, del Presidente del Consiglio regionale dell'Abruzzo Nazario Pagano, del Presidente del Consiglio regionale del Molise Mario Pietracupa e del Friuli Venezia Giulia Maurizio Franz, degli assessori all'ambiente della Puglia, Lorenzo Nicastro, e del Veneto, Maurizio Conte. Il Parlamento sarà rappresentato dai Presidenti delle commissioni Ambiente di Camera e Senato, on. Angelo Alessandri e dal sen. Antonio D'Alì. Chiuderà i lavori della Conferenza Internazionale il Ministro dell'Ambiente Clini.
     Questi i partecipanti finora, secondo notizie di stampa. Ma a me pare che gli argomenti all'OdG della Conferenza di Venezia interessino tutte le provincie e le regioni della Valle Padana. E la Lega, che tanto difende giustamente l'ambiente padano, le sue caratteristiche e le sue proprietà, e che non pochi sindaci coinvolti nel problema delle trivellazioni sui loro territori pure annovera tra i suoi esponenti, possibile che non batta anche lei un colpo ? Non c'è tanto da meravigliarsi. Già un convitato di pietra c'è, ed è il Ministro dello Sviluppo Economico Passera, le cui veci probabilmente farà il Ministro Clini, che, a dirla chiaramente, già in varie altre occasioni lo ha sostituito in funzioni e pareri... E un convitato in più o in meno fa poca differenza... Specie se tutto è davvero uno "specchietto per gli allocchi" più che per "le allodole"... Dubbi al riguardo ?

Come pensa un petroliere: Pierluigi Vecchia
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2009/05/come-pensa-un-petroliere-pierluigi.html

     THURSDAY, MAY 28, 2009. - Leggendo il blog del gruppo che lotta in Brianza contro la petrolizzazione del parco del Curone mi imbatto nel limpidissimo pensiero di Pierluigi Vecchia, geologo, uno dei manager della Po Valley e dunque uno stipendiato dei petrolieri. Di lui avevo già parlato circa un anno fa qui. Riporto il suo pensiero come l'hanno trascritto gli amici del sito del parco del Curone, con le mie osservazioni di fisico, docente universitario e senza legame alcuno con l'industria petrolifera.

"Non sappiamo se troveremo la risorsa e in quali quantità fino a quando non facciamo il pozzo. Gli studi che facciamo a monte, così come quelli che abbiamo acquistato dall`ENI, sono di tipo indiretto. Finché non tocchiamo con mano il sottosuolo non possiamo sapere nulla".

    
     Cosa vuol dire questo? Se si trivella e non si trova niente, si sarà soltanto deturpato un parco, se lo si trivella e si trova petrolio poi si chiederà di estrarlo, no? L'intelligenza vorrebbe che uno DECIDESSE A MONTE. Siamo disposti, come collettività, ad accettare che questo parco venga trasformato in un campo petrolifero? Se la riposta è si, allora si trivella e si osserva poi cosa offre il sottosuolo. Se si decide che la risposta è no, allora NESSUN tipo di trivella deve essere usata, nè esplorativa nè permanente. Che senso ha trivellare per scoprire cosa c'è sottoterra?
     E' la strategia del carciofo così cara a petrolieri di ogni tipo: iniziano piano piano con un pozzetto, un'esplorazioncina, un'indagine per il bene dell'umanità. Poi, lentamente ma inesorabilmente, arrivano al cuore di ciò che vogliono: estrarre petrolio il più indisturbatamente possibile. Questa è la stessa tattica che la Shell usa per la Majella, dicendo che a Letto Manoppello vogliono solo studiare la conformazione geografica delle nostre montagne e vedere cosa c'è nel sottosuolo per amore della conoscenza. E lo dicono pure con convinzione!

"Questo modello, semplicemente, ci porta a dire che è stato possibile individuare un oggetto di modalità e dimensioni tali da ipotizzare la presenza in quantità economicamente sfruttabili di idrocarburi".

     E dopo? Se il petrolio c'è che ne sarà del parco? Ce lo può dire Mr. Vecchia? E se ci sarà bisogno del desolforatore, dove lo faranno? E gli oleodotti? E le strade di accesso? La raffineria di Trecate è a circa 50 km di distanza se non mi sbaglio, e io non sono così sicura che il petrolio italiano, saturo di zolfo, una fanghiglia melmosa, corrosiva e di bassa qualità possa essere trasportato su così lunghe distanze. In Basilicata stanno costruendo il secondo desolforatore a 20 km dal primo, perchè è più conveniente averne un altro piuttosto che trasportare il petrolio su distanza di venti chilometri.

"Su 130 anni di pozzi fatti in Italia, per un totale di oltre 6000 siti, Trecate è l`unico che ha registrato un incidente di inquinamento ambientale rilevante. Perchè non si considerano i danni fatti da un`industria chimica o da una fabbrica di vernici? Ci sono attività industriali che passano molto più sotto silenzio rispetto alla nostra attività industriale".

     Altro mito promosso da una informazione al bavaglio. Gli incidenti legati all'industria petrolifera sono comuni in Italia. In Basilicata i riversamenti di camion con petrolio sono all'ordine del giorno, la puzza di idrogeno solforato pervade tutta la provincia di Potenza, non si contano i siti inquinati, anche all'interno del parco nazionale della Val d'Agri. Ogni tanto si vedono vampate nere. Le estrazioni petrolifere hanno inquinato le falde idriche della zona, ad esempio la sorgente di Calvello o dell'Acqua dell'Abete che sono chiuse. L'ENI è sotto processo per inquinamento ambientale in Basilicata. I giornali non ne parlano perchè l'Agenzia Giornalistica Italiana è in mano all'ENI (la controlla al 100%), Lucia Annuniziata è al soldo della stessa ditta che la paga 150,000 euro per scrivere su OIL, e Ferruccio De Bortoli, del Corriere della Sera è membro della fondazione Enrico Mattei.
     Di Trecate, incidente del 1994, non si è potuto tacere perchè la tragedia è stata troppo grande, proprio come a Sarroch. La zona di Trecate, è stata impraticabile agli agricoltori per più di un decennio. Il fatto che l'industria chimica faccia nefandezze anche lei, non significa che dobbiamo per forza accettare anche tutto il resto. Non stiamo giocando a chi fa più scempi sul territorio.
     In Basilicata l'agricoltura è scomparsa, il vino, i pomodori, l'insalata, i fagioli sono diventati di pessima qualità dopo il petrolio. Lo riporta tutta la stampa lucana. Non so cosa ci sia dentro al parco del Curone, ma di certo le esalazioni dei pozzi bene non gli faranno. Si vivrà con la paura di esalazioni e di scoppi e tutto sarà reso secco dai vapori di zolfo, gli stessi che causano la pioggia acida. E' tutto già scritto. Infine, ricordo che in interviste passate Mr Vecchia neppure sapeva cosa fosse Trecate, infatti faceva confusione con Tradate, che èin provincia di Varese e non di Novara.

"È chiaro che agli enti coinvolti abbiamo detto che la tipologia di compensazioni ambientali cambierà a seconda se le prove estrattive sono positive o meno. Chiaramente se la presenza sul territorio della PoValley dovesse prolungarsi nel tempo la compensazione avrà un altro valore".

     Ecco, come sempre il tentativo di trovare il COMPROMESSO. Soldi in cambio di distruzione. Da come la vedo io, non ci sono somme di denaro che possano compensare la perdita di un cuore verde e della salute delle persone, per il beneficio di una ditta petrolifera australiana.

"Perchè durante una riunione è uscito che già l`ENI una decina di anni fa aveva fatto una proposta simile e come geologo mi sono sentito di rispondere che si trattava di un`area ottimale".

     Questa si commenta da sola. Certo che un parco è ottimale per i petrolieri: non devi preoccuparti di espropri su vari appezzamenti privati, non devi preoccuparti di vicini, di case, di rumori, di strade anguste, di persone, e puoi fare quello che vuoi in spazi aperti. Non per niente il posto più adatto per trivellare è IL DESERTO. Un parco ideato a difesa e per il beneficio della gente dovrebbe essere protetto invece. Infine, questo è quello che Pierluigi Vecchia diceva in un'altra intervista, sul perchè una ditta australiana voglia venire a bucare l'Italia:

"Le motivazioni sono di tipo geologico, economico e AFFETTIVO"

     Affettivo? Ma a chi vogliono darla a bere? Cara Po Valley, cara MOG, cara Petroceltic, cari petrolieri d'assalto: andate a dare il vostro affetto all'Australia, alla UK, all'Irlanda e lasciate stare in pace quel poco di sano che è rimasto in Italia.

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Approfondimenti
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Ambiente: a Venezia Conferenza Regioni adriatiche-joniche" del 6/11/2012 da Asca It
http://www.asca.it/news-Ambiente__a_Venezia_conferenza_Regioni_adriatiche_joniche-1214771-POL.html 
- "Aree Protette. Convegno a Napoli, mentre a Pantelleria i colori dell'isola son senza valore" di Guido Picchetti del 5/11/2012
http://www.facebook.com/...sulle-aree-protette-mentre-a-pantelleria-i-colori-dellisola-so/52037274797
- "No, non è la Nigeria, è la Lombardia, grazie alla 'Po Valley Energy' " di Guido Picchetti del 4/11/2012
http://www.guidopicchetti.it/.../ec_stampa%202012/ec_stampa_12_11.htm#No,_non_è_la_Nigeria,_è_la_Lombardia
- "Venezia: gli specchietti per le allodole" di Maria Rita D'Orsogna del 3/11/2012
http://dorsogna.blogspot.it/2012/11/venezia-gli-specchietti-per-le-allodole.html
- "Venerdi prossimo a Venezia: il "SI" o il "NO" al petrolio in mare" di Guido Picchetti del 3/11/2012
http://www.guidopicchetti.it/...%202012/ec_stampa_12_11.htm#Venerdi_prossimo_a_Venezia:_il_SI_o_il_NO_al_petrolio
- "La 'Po Valley Operation' non ha intenzione di scherzare" di Giovanni Zardone del 21/05/2009
http://noalpozzo.blogspot.it/2009/05/la-po-valley-operation-non-ha.html
- "Petrolio ad Arcore?" di Maria Rita D'Orsogna del 29/01/2009
http://dorsogna.blogspot.it/2009/01/petrolio-ad-arcore_29.html
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Stesso articolo su "Pantelleria Internet Com - News 10613" del 10/11/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9777
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A Gianluca Cecere e ABC Terra piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 6/11/12

Ambiente: a Venezia conferenza Regioni adriatiche-joniche
da "Asca It"
http://www.asca.it/news-Ambiente__a_Venezia_conferenza_Regioni_adriatiche_joniche-1214771-POL.html


     06 Novembre 2012(ASCA) - Roma, 6 nov - No al petrolio in mare, Sì allo sviluppo ecosostenibile: le Regioni dell'Adriatico lo ribadiranno a Venezia, venerdì 9 novembre, in un convegno a Palazzo Ferro-Fini. La sede del Consiglio regionale del Veneto ospiterà nella mattinata una Conferenza internazionale delle regioni adriatiche e ioniche, per la salvaguardia delle coste del Mediterraneo dall'estrazione di idrocarburi in mare. L'iniziativa nasce dalla collaborazione tra i Consigli regionali della Puglia e del Veneto con la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle province autonome. Anche i governi di Slovenia, Croazia, Montenegro e Albania sono stati invitati ad un confronto con il ministro per l'ambiente Corrado Clini e i Consigli regionali di Molise, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia.
     ''L'Adriatico è un bacino pressochè chiuso e rappresenta un ecosistema delicato'', osserva il presidente del Consiglio pugliese Onofrio Introna. Milioni di cittadini si affacciano sulle due sponde, aggiunge, ''migliaia di aziende vivono di pesca ed altre migliaia di turismo balneare''. ''Il nostro mare è un bene comune'', sottolinea il presidente del Consiglio veneto Clodovaldo Ruffato, che venerdì 9 aprirà i lavori, alle 9,30. ''La conferenza internazionale di Venezia - spiega - approfondirà le problematiche della salvaguardia dei territori costieri, con l'obiettivo di attivare forme di collaborazione e di condividere criteri cui fare riferimento per le attività di prospezione nel sottosuolo marino e per qualsiasi sfruttamento delle acque adriatiche e joniche''.
     Puglia, Veneto e Abruzzo hanno sottoposto alle Camere proprie proposte di legge di iniziativa regionale, per la moratoria di prospezioni, ricerche e coltivazioni di giacimenti di idrocarburi nelle acque adriatiche. Con i Presidenti Ruffato e Introna interverranno alla Conferenza il Presidente del Consiglio regionale dell'Abruzzo Nazario Pagano, il Presidente del Consiglio regionale del Molise Mario Pietracupa e del Friuli Venezia Giulia Maurizio Franz, gli assessori all'ambiente della Puglia, Lorenzo Nicastro e del Veneto, Maurizio Conte. Il Parlamento sarà rappresentato dai Presidenti delle commissioni Ambiente di Camera e Senato, on. Angelo Alessandri e dal sen. Antonio D'Alì.
     Hanno accolto l'invito anche Darja Staniè Racman, in vece del Ministro dell'Agricoltura e dell'Ambiente della Slovenia e Andro Drecun, Vice Ministro dello sviluppo sostenibile e del Turismo del Montenegro. Prenderanno parte ai lavori il direttore del laboratorio di geomatica dell'Università di Padova Vladimiro Achilli ed il vicepresidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani. Le conclusioni saranno affidate al ministro dell'ambiente, Corrado Clini.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Giovedì 8 e Venerdì 9 a Napoli Convegno del CNR sulle Aree Protette del nostro Paese, E Venerdì 9 si svolgerà anche la Conferenza a Venezia delle regioni adriatiche-joniche per la salvaguardia delle coste del Mediterraneo dall'estrazione di idrocarburi in mare, con la partecipazione del Ministro dell'Ambiente Clini... Con quali risultati rispettivamente ? Tutti da scoprire e verificare... Saranno quelli imprevedibili, come provenienti da mondi paralleli che si ignorano reciprocamente e costantemente ? O finalmente sapremo di obiettivi comuni da raggiungere in consonanza di intenti, di vie da seguire e di mezzi da usare ? Lo sapremo o lo capiremo, speriamo, nel week-end...
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Il programma del Convegno sulle Aree Protette a Napoli - 8/9 Novembre 2012
di Guido Picchetti (da una nota postata su FB)
http://www.facebook.com/...convegno-sulle-aree-protette-a-napoli-89-novembre-2012/520783464600140

Giovedì 8 novembre 2012
- Mattina
9.30 - Presidente Area di Ricerca CNR, Assessore Settore Ecologia, Presidente Club UNESCO Napoli, Presidente Associazioni Italiane Scienze Ambientali (AISA)
10.00/10.20 - Antonio Bertini (CNR – Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo) "Introduzione"
10.20/10.40 - Pasquale De Toro (Università degli Studi di Napoli “Federico II”) "La valutazione dei beni ambientali"
11.00/11.20 - Domenico Nicoletti (Università di Salerno – Gestione Aree Protette) "Dalla rete ecologica alla strategia nazionale per la biodiversità"
11.20/11.40 - Salvatore Aricò
12.00/13.00 - Tavola rotonda “Programma Mab Unesco” - Relatori: Gabriele De Filippo, ex commissione MAB Italia, e Annateresa Rondinella, Segretario Nazionale della Federazione Italiana Club e Centri UNESCO e responsabile della Commissione DEES e Mab Unesco. Dibattito
- Pomeriggio
15.00/15.20 - Giovanni Fulvio Russo "La gestione delle Aree Marine Protette"
15.20/15.40 - Flegra Bentivegna (stazione Anton Dohrn) "Le careta careta e la gestione delle aree marine protette"
15.40/17.00 - Tavola rotonda Aree Marine Protette” - Relatori: Violante Crescenzo (iamc-cnr), Riccardo Strada (Regno di Nettuno) e Antonino Miccio (Punta Campanella), Paolo Caputo (Soprintendenza BB.AA: Parchi Sommersi di Baia e della Gaiola) - Dibattito.
Venerdì 9 novembre
- Mattina
10.00/10.20 - Alessandro Strumia (Seconda Università degli Studi di Napoli) "Diversità vegetale in Campania: un valore da conservare"
10.20/10.40 - Carmine Antonio Esposito (Regione Campania settore Ecologia) "La Rete Natura 2000"
11.00/11.20 - Tiziana Vitolo (CNR – Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo) "Sostenibilità ed aree protette: un valore da tutelare"
11.20/13.00 - Tavola rotonda “Aree Protette Nazionali” - Relatori: Ugo Leone (Parco Nazionale del Vesuvio), Amilcare Troiano (Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano), Paola Conti (Parco Nazionale del Vesuvio), Domenico Fulgione (Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Giuseppina Leone (Parco Nazionale del Gran Sasso).
- Pomeriggio
15.00/15.20 - Maurizio Fraissinet (Presidente Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale Onlus) "La gestione delle aree protette"
15.20/17.00 - Tavola rotonda "Aree Protette Regionali" (con i presidenti dei parchi e delle riserve regionali) Alessio Usai (Presidente delle Riserve naturali Regionali “Foce Voltuno e Costa Licola” e” Lago Falciano”)
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Dibattito e relazione conclusiva.
NB. - Estratto dal dal relativo documento in Acrobat del CNR
http://www.issm.cnr.it/convegni/Aree_Protette/AREE_PROTETTE.pdf
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Suoni letali: i sonar ammazzano le balene
pubblicato da Timothy Shorter su "Ocean Protectors"
http://www.causes.com/.../1700568?causes_ref=email&recruiter_id=177997013

     5 novembre 2012 - Ogni anno centinaia di balene e delfini arrivano sulle spiagge in fin di vita in varie parti del mondo, ma la causa della loro morte è sconosciuta. Queste balene e delfini morti sono spesso orribilmente feriti e martoriati, ma misteriosamente all'interno dei corpi non ci sono danni o fratture. Che cosa uccide queste balene e delfini? La risposta potrebbe essere nelle esercitazioni con i sonar della Marina. Molte di queste esercitazioni e le loro conseguenze mortali sono state documentate.
     Eccone un breve elenco: Bahamas, marzo 2000 - Isole Canarie, novembre 1988, ottobre 1989, dicembre 1991, settembre 2002, luglio 2004 - Stato di Washington, maggio 2003 - Carolina del Nord, gennaio 2005 - Giappone, dieci spiaggiamenti a partire dal 1960 - Grecia, maggio 1996 - US Isole Vergini, ottobre 1999 - Portogallo, maggio 2000 - Brasile, giugno-ottobre 2002 - Golfo di California, settembre 2002 - Hawaii, luglio 1998, luglio 2004 - Italia, maggio 1963 - Tasmania, ottobre 2005 - Spagna, gennaio 2006 - Regno Unito, giugno 2006, settembre 2012...

Lethal Sound: Deadly Sonar Harms Whales
video caricato da NRDCflix su YouTube il 12/lug/2007 (4'49")

http://youtu.be/uQi8nqNTF5Y

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E, ritengo, si tratti solo di un elenco parziale !!! Basta ricordare solo gli spiaggiamenti lungo le coste del basso Adriatico verificatisi negli ultimi anni, neppure citati nell'elenco... anche se imputabili forse più agli spari degli Airgun per ricerche petrolifere che ai sonar delle esercitazioni militari... Ma, qualunque sia la causa, alla fine i risultati dannosi sono gli stessi... Povero Mare...

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La Petro-Basilicata sul Guardian
di Maria Rita D'Orsogna

http://dorsogna.blogspot.it/2012/11/la-petro-basilicata-sul-guardian.html


 Il Guardian inglese manda oggi un articolo sul petrolio d'Italia, secondo il quale si vuole aumentare la produzione nazionale di petrolio del 150%.
     Sunday, Novembre 4, 2012 -Non è una novità per noi Italiani che lo sappiamo da tanto che questo è il governo delle trivelle del far west. Le regioni nel mirino, secondo questa SEN, che sta per Strategia Energetica Nazionale - e che altro non è se non un grandioso nome con tanti condimenti per avvallare una sola cosa: buchi, buchi, buchi - sono la Lombardia, l'Emilia Romagna, la Sicilia, l'Abruzzo e la Basilicata. Ed ecco che allora "Tthe Guardian" va in Basilicata a vedere questo El Dorado del petrolio nostrano - che è anche la regione più povera d'Italia.
     L'articolo apre con un paragone che sarebbe facile per ogni angolo - o quasi - d'Italia. La Basilicata è come la Toscana, incantevole con i suoi paesaggi, i suoi fiumi e i suoi colli. Si può dire la stessa cosa - ed è stato fatto, magari con parole e paragoni diversi - per i colli d'Abruzzo, per i paesaggi pugliesi, per la laguna veneta, e per tutto lo stivale in realtà, quello che un tempo era il giardino del mondo. Invece compare il lupus in fabula: il petrolio ! Estratto in questo caso dalla concessione di Tempa Rossa, al 75% della Total di Francia e al 25% della Shell d'Olanda. Come per tutto o quasi il petrolio d'Italia. è una porcheria ad alto tenore di zolfo.
      L'articolo dice tutto quello che abbiamo capito subito di questa supposta "strategia nazionale"... E cioè che è giusto un paravento per nascondere il vero scopo del governo: aumentare le trivelle in Italia in cambio del miraggio di soldi, royalties, posti di lavoro, risparmio e raddopppio della produzione nazionale. La cosa che più mi ha colpito di questo articolo però è l'entusiasmo del sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino, la quale alla menzione "royalties" è andata in brodo di giuggiole, e il cui viso, secondo l'articolo, si è illuminato di un sorriso da un orecchio all'altro. Ha detto la signora che il petrolio è centrale a tutti i piani di sviluppo che hanno per Corleto Perticara, ed è l'elemento perno attorno a cui ruotano tutte le speranze della città.
     Eh? Ma la signora in questione ci è mai andata a Viggiano? Ha mai parlato con chi vive vicino a pozzi e trivelle? Ecco, sta qui, secondo me, tutta qui la follia dei lucani: il pensare ancora che il petrolio porterà loro ricchezza sostenibile, crescita e lavoro. E' una cosa tipica di tutti i petrol-stati e le comunità petrolizzate: che a un certo punto si diventa quasi complici degli sfruttatori e si vuole credere con ogni mezzo che bucare e tirare fuori monnezza risolverà magicamente ogni problema.
     Certo, è facile: il petrolio è una sorta di speranza di pillola magica, non devi pensare ad altro, non devi aguzzare l'ingegno su come far crescere la tua comunità, non devi alzare la voce per difendere i tuoi diritti. Buchi e ti piovono quattrini dal cielo - e magari chiudi gli occhi sul fatto che mentre arrivano quattrini facili, stai avvelenando il tuo stesso cielo.
     Lo scrivente del Guardian infatti non sa - o non vuole sapere - il risvolto della medaglia. Non sa dei rifiuti tossici petroliferi che la Total ha spalmato nel sottosuolo per 20 anni, e che è finito nell'insalata della gente. Non sa che in Basilicata già si trivella da 20 anni o giù di lì, e di tutto questo (lavoro, soldi, royalties...) non è rimasto niente. Non sa che la gente emigra, che le mucche non vogliono mangiare l'erba perchè è inacidita dall'idrogeno solforato, che l'uva ha patine di idrocarburi sopra, che le malattie aumentano, e che le pecore hanno il ciclo riproduttivo messo sottosopra dalle esalazioni tossiche. Il giornalista non lo sa, ma la politica neppure. Vista da Roma, la qualità di vita dei lucani non è affare di nessuno. Grazie Francoise!
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Post di Filippo Foti

Cerco di commentarlo sul forum...
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A Debora Toscano, Filippo Foti e al sottoscritto piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 5/11/12

Petrolio, Puglia unita per dire no alle trivelle
da "La Gazzetta del Mezzogiorno"
http://m.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia_home.php?IDNotizia=566106&IDCategoria=2715


     05 Novembre 2012, BARI - «Tutta la Puglia che punta su uno sviluppo ecosostenibile e ecocompatibile e che dice no alle trivelle e alle piattaforme off shore in mare sarà idealmente al fianco del presidente del consiglio regionale, Onofrio Introna, venerdì per l'iniziativa organizzata in collaborazione con il Consiglio del Veneto e della Conferenza nazionale delle Assemblee legislative, a Palazzo Ferro-Fini che ospiterà a Venezia il convegno internazionale delle regioni adriatiche e ioniche». È quanto afferma il vicepresidente del gruppo Pdl alla Regione Puglia Massimo Cassano.
     «Uniti, oltre ogni appartenenza politica, per scongiurare il dramma di coste e acque del Mediterraneo distrutte da decine di torri per le estrazioni di idrocarburi e per affidare al ministro per l'ambiente Corrado Clini e al presidente del consiglio Mario Monti, un messaggio di sviluppo che metta il turismo al centro dell'azione del governo regionale e nazionale»
, aggiunge l’esponente del Pdl. «Il nostro mare rappresenta un patrimonio per tutto il Paese che deve essere tutelato e preservato da ogni scempio per salvaguardare, al contempo, un territorio le cui ricchezze infinite - conclude Cassano - sono rappresentate da turismo, pesca, bellezze naturali, artigianato, commercio, beni culturali e religiosi».
      Come si ricorderà, più volte le associazioni ambientaliste hanno nei mesi scorsi lanciato l’allarme per il possibile arrivo nei mari italiani di altre settanta piattaforme petrolifere, oltre alle nove già attive nel mare italiano che complessivamente metterebbero a rischio una superficie marina più grande della Sicilia. Greenpeace, Legambiente e Wwf affermano che secondo le stime del ministero dello Sviluppo economico ci sarebbero nei nostri fondali marini solo 10,3 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe. Parametrandola ai consumi attuali questa quantità di greggio coprirebbe il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Non solo, sempre secondo quando affermano le associazioni ambientaliste, anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe del nostro Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi.
      Gli altri elementi evidenziati da Wwf, Legambiente e Greenpeace sono che «l’Italia è una sorta di paradiso fiscale per i petrolieri» e che inoltre «le royalty sul prodotto estratto in Italia sono di gran lunga le più basse al mondo e su 59 società operanti in Italia solo 5 le pagano».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Si avvicina la data del Convegno Internazionale delle Regioni Adriatiche e Joniche sul pericolo delle trivellazioni nel Mar Adriatico in programma venerdi prossimo 9 novembre a Venezia, a palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto... A tutt'oggi tutto sembra confermato, presenza del ministro Clini inclusa... Che nuove sortiranno, se sortiranno ?

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Convegno a Napoli sulle Aree Protette e Programma MAB
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=63802682#lastpost


     Il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo, l'Università degli Studi di Napoli Parthenope, l'Università degli Studi di Salerno, l'Assessorato all’Ecologia ed alla Tutela dell’Ambiente, l' A.G.C. 05 “Settore Ecologia” e la Federazione Italiana Club e Centri UNESCO, organizzano: "La Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2012, Convegno sulle Aree Protette e Programma MAB". L'8 ed il 9 Novembre alle ore 9.30, presso la Sala Convegni CNR, Via Pietro Castellino 111 a Napoli si terrà un convegno sulle Aree Protette e sul Programma MAB.
     I temi dell'incontro saranno la tematica della conservazione e valorizzazione del paesaggio e le questioni relative alla governance di un’area protetta. Così come riportato sul sito del C.N.R., "Le 1.144 aree protette italiane costituiscono oggi uno strumento di tutela dell’ambiente di fondamentale importanza, ma anche un elemento di sensibilizzazione per i cittadini sui temi dell’ecosostenibilità, della biodiversità, della salvaguardia del paesaggio fino al “turismo verde”. In Italia le aree protette sono strettamente integrate all’insediamento ed all’attività umana; il numero di residenti in tutti i parchi italiani è complessivamente di 4.407.741 e 5.700 sono i centri storici coinvolti. Le aree protette interessano e coinvolgono, spesso, le zone materialmente più povere e marginali (ricche di qualità naturali e scarse di quantità economiche) dove l’Ente parco, facendo convergere le comunità locali verso obiettivi comuni, potrebbe costituire l’elemento propulsore per il riscatto e la rinascita delle comunità locali.
      Le questioni relative alla governance di un’area protetta legate alle politiche coordinate di tutela ambientale capaci di coniugare l’ambito naturalistico con quello economico, sociale e culturale, sono ormai diventate centrali. Il ruolo delle aree protette può svilupparsi non solo attraverso lo stimolo al non abbandono, all’azione conservativa, ma anche con la creazione di occasioni per la riproposizione e il rilancio delle culture locali. Le domande alle quali si cercherà di dare risposte sono:
      - Lo stato dell’arte della gestione delle aree protette;
      - Cosa si può fare per migliorare la gestione delle aree protette;
      - Quali sono le buone pratiche realizzate nelle aree protette;
      - Vi sono dei modelli esportabili di buone pratiche nelle aree protette? Come è possibile esportarli?
      - Lo Stato e i vari Enti (regione, provincia, Comunità Montane, Autorità di Bacino), quale ruolo hanno finora svolto? Come si può valutare? Cosa è possibile fare per migliorare complessivamente le condizioni delle popolazioni che vivono nelle aree protette?"
      Programma Mab Unesco e riserve della biosfera: Il Programma MAB (Man and the Biosphere) è stato avviato dall’UNESCO negli anni ’70 allo scopo di migliorare il rapporto tra uomo ed ambiente e ridurre la perdita di biodiversità attraverso programmi di ricerca e capacity-building. Il programma ha portato al riconoscimento, da parte dell’UNESCO, delle Riserve della Biosfera, aree marine e/o terrestri che gli Stati membri s’impegnano a gestire nell’ottica della conservazione delle risorse e dello sviluppo sostenibile, nel pieno coinvolgimento delle comunità locali.
     Scopo della proclamazione delle Riserve è promuovere e dimostrare una relazione equilibrata fra la comunità umana e gli ecosistemi, creare siti privilegiati per la ricerca, la formazione e l'educazione ambientale, oltre che poli di sperimentazione di politiche mirate di sviluppo e pianificazione territoriale. La Rete Mondiale delle Riserve della Biosfera oggi conta 610 riserve in 117 paesi di tutto il mondo. Le riserve della Biosfera riconosciute dall’Unesco in Italia sono 8: il Cilento ed il Vallo Diano, il Circeo, Collemeluccio-Montedimezzo , Miramare, la Selva Pisana, Somma-Vesuvio e Miglio d’Oro, l’arcipelago Toscano e la Valle del Ticino.
      Con il patrocinio ed il contributo della Regione Campania, Assessorato all’Ecologia ed alla Tutela dell’Ambiente e A.G.C. 05 “Settore Ecologia” il convegno inizierà giovedì 8 novembre 2012. Comitato organizzatore: Antonio Bertini, Domenico Nicoletti, Giovanni Fulvio Russo e Tiziana Vitolo. Comitato Scientifico: Antonio Bertini, Maurizio Fraissinet, Domenico Nicoletti, Giovanni Fulvio Russo, Alessandro Strumia e Tiziana Vitolo.
     Le aree protette - (Titolo I - Art. 2 della “Legge quadro sulle aree protette, 6 dicembre 1991, n. 394").
     Classificazione delle aree naturali protette:
1. I parchi nazionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche , biologiche, di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l’intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future.
2. I parchi naturali regionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali ed eventualmente da tratti di mare prospicienti la costa, di valore naturalistico e ambientale, che costituiscono, nell’ambito di una o più regioni limitrofe, un sistema omogeneo individuato dagli assetti naturali dei luoghi, dai valori paesaggistici ed artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali.
3. Le riserve naturali sono costituite da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono una o più specie naturalisticamente rilevanti della flora e della fauna, ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per le diversità biologiche o per la conservazione delle risorse genetiche. Le riserve naturali possono essere statali o regionali in base alla rilevanza degli interessi in esse rappresentati.
4. Con riferimento all’ambiente marino, si distinguono le aree protette come definite ai sensi del protocollo di Ginevra relativo alle aree del Mediterraneo particolarmente protette di cui alla L. 5 marzo 1985, n. 127, e quelle definite ai sensi della L. 31 dicembre 1982, n. 979.
      Definizione area protetta "World Commission on Protected Areas":
La definizione di Area Protetta data dalla World Commission on Protected Areas nel 2008 è: “Spazio geografico chiaramente definito, riconosciuto, dedicato e gestito per la conservazione a lungo termine della natura e dei servizi ecosistemici e dei valori culturali associati".
     Definizione di Aree Marine Protette:
Sono costituite da ambienti marini, dati dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti, che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere e per l'importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono. Possono essere costituiti da un ambiente marino avente rilevante valore storico, archeologico-ambientale e culturale. Le aree marine protette sono istituite ai sensi delle leggi n. 979 del 1982 e n. 394 del 1991 con un Decreto del Ministro dell'ambiente che contiene la denominazione e la delimitazione dell'area, gli obiettivi e la disciplina di tutela a cui è finalizzata la protezione.
     Aree Specialmente Protette d'Importanza Mediterranea (ASPIM).
Con il Protocollo relativo alle Aree Specialmente Protette e la Biodiversità in Mediterraneo del 1995 (Protocollo ASP) le Parti contraenti hanno previsto, al fine di promuovere la cooperazione nella gestione e conservazione delle aree naturali, così come nella protezione delle specie minacciate e dei loro habitat, l'istituzione di "Aree Speciali Protette di Importanza Mediterranea".
     (ASPIM) o SPAMI (dall'acronimo inglese "Specially Protected Areas of Mediterranean Importance").
Le ASPIM italiane sono otto: - Area naturale marina protetta Portofino; - Riserva naturale marina di Miramare; - Area naturale marina protetta del Plemmirio; - Area naturale marina protetta Tavolara - Punta Coda Cavallo; - Riserva naturale marina Torre Guaceto; - Area naturale marina protetta Punta Campanella; - Area naturale marina protetta Capo Caccia - Isola Piana; Santuario dei cetacei.

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Aree Protette. Convegno a Napoli, mentre a Pantelleria i colori dell'isola son senza valore
di Guido Picchetti (da una nota del sottoscritto postata su Fb)
http://www.facebook.com/...sulle-aree-protette-mentre-a-pantelleria-i-colori-dellisola-so/52037274797

      5/11/2912. La cosa che più mi piace nell'articolo pubblicato stamane da "Profumo di Mare" sul Convegno in programma giovedì e venerdì prossimi a Napoli sulle Aree Protette è la mappa della Federparchi a corredo, che qui a seguire riporto. E' una mappa denominata "L'Italia dei Parchi". Guardandola con attenzione, il nostro Paese sembra proprio una isola felice, cosparsa com'è di Parchi Nazionali (24, colorati in arancione), Aree Marine Protette (26, colorate in verde scuro), e Parchi Regionali (ben 140 in verde chiaro)... Che vogliamo di più? Verrebbe da dire...
     Eppure c'è qualcosa che non quadra, se proprio ieri, in un paio di articoli in tema di minacce ambientali, abbiamo scelto di paragonare i nostri territori nazionali, marini o terrestri che siano, addirittura quelli della Nigeria. E ciò a causa degli scempi che certe società internazionali del settore petrolifero, per loro interessi privati, stanno facendo da anni anche a danno delle comunità ivi residenti, e non sempre in modo limpido e trasparente. Inutile dire altro. Capite bene di cosa parliamo...
     Tornando alla mappa in questione, il motivo per cui mi piace riprendere, con un'unica indicazione geografica aggiuntiva relativa a Pantelleria, è che evidenzia in modo chiaro un dato di fatto che riguarda quest'isola in cui ho scelto tempo fa di vivere. Pantelleria, infatti, è un'isola che, già nel 1991, dalla legge quadro sulle AMP allora emanata, fu individuata come "area di reperimento", indicando con ciò che il mare intorno a Pantelleria avrebbe dovuto essere tutelato attraverso l'istituzione di un "Area Marina Protetta".

      In altre parole, ad oltre venti anni di distanza, sulla mappa di Federparchi quest'isola oggi dovrebbe essere "almeno" colorata di verde, come lo sono altre isole dello Stretto di Sicilia, Lampedusa e le Egadi, ad esempio... E meno male che a colorarla di verde frattanto ci pensa Madre Natura, oltre che la Riserva Naturale Integrata istituita in alcune aree terrestri dell'isola, curate attualmente dalla Forestale...
      Ma dicevo "almeno" per una ragione più che valida. Infatti l'isola, che vediamo totalmente bianca sulla mappa di Federparchi, avrebbe diritto ad esser colorata addirittura in arancione, il colore scelto per i parchi nazionali, avendo una legge, emanata dallo stato italiano cinque anni fa, istituito di fatto il Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria. A farlo è stata la legge n° 222 del 29 novembre 2007, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 279 del 30 novembre 2007 - Suppl. Ordinario n. 249/. Questo il testo letterale del comma 4-septies che lo dichiara:

"Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con la regione e sentiti gli enti locali interessati, sono istituiti i seguenti parchi nazionali: Parco delle Egadi e del litorale trapanese, Parco delle Eolie, Parco dell'Isola di Pantelleria e Parco degli Iblei. L'istituzione ed il primo avviamento dei detti parchi nazionali sono finanziati nei limiti massimi di spesa di 250.000 euro per ciascun parco nazionale per l'anno 2007 a valere sul contributo straordinario previsto dal comma 1".

     Pure con un seguito, tanto per la cronaca... La Regione Sicilia, contro l'articolo della legge 279 che istituiva i parchi nazionali delle Egadi e del litorale trapanese, delle Eolie, dell'Isola di Pantelleria, e degli Iblei, il 28 gennaio 2008 avanzò ricorso alla Corte Costituzionale. Ma tale ricorso, con sent. 12 del 23 gennaio 2009, venne respinto dalla Corte Costituzionale, che pertanto riconfermò l'istituzione dei quattro parchi siciliani. E tra essi quello dell'isola di Pantelleria, cui pertanto il color arancione sulla mappa in questione spetta doppiamente e di diritto. A meno che non si intenda continuare a violare la legge...
      Ma vogliamo davvero che si continui a farlo? E allora ? Al prossimo Convegno di Napoli, stando all'articolo citato di "Profumo di Mare, si cercherà di dare risposta alle seguenti domande :
      · Lo stato dell’arte della gestione delle aree protette;
      · Cosa si può fare per migliorare la gestione delle aree protette;
      · Quali sono le buone pratiche realizzate nelle aree protette;
      · Vi sono dei modelli esportabili di buone pratiche nelle aree protette? Come è possibile esportarli?
      · Lo Stato e i vari Enti (regione, provincia, Comunità Montane, Autorità di Bacino), quale ruolo hanno finora svolto?
      · Come si può valutare?
      · Cosa è possibile fare per migliorare complessivamente le condizioni delle popolazioni che vivono nelle aree protette?
     Tutte ottime domande, per le quali auguro ai congressisti di trovare le giuste risposte. Ma, a voler essere seri e coerenti, mi permetterei di aggiungere un'ulteriore domanda che riguarda lo "status ambientale" di Pantelleria, un'isola situata in un crocevia di interesse vitale per il Mediterraneo tutto. Un'isola che ad una tutela ambientale effettiva delle acque che la circondano, almeno di quelle territoriali, non solo ha pienamente diritto, ma di cui ha anche un immediato bisogno nell'interesse di tutti, per poter combattere ad armi pari con le numerose e molteplici minacce che incombono sullo Stretto di Sicilia, al cui centro l'isola è situata e dalle cui condizioni potrebbero dipendere un domani molto prossimo anche quelle di tutto il Mediterraneo...
Approfondimenti:
- "Convegno a Napoli sulle Aree Protette e Programma MAB" di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=63802682#lastpost
- "Legge n. 222 del 29/11/2007 istitutiva del Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria, sulla G.U. n° 279 del 30 novembre 2007 - Articolo 26 (4-septies)"
http://www.camera.it/parlam/leggi/07222l.htm
- "Sent. n° 12 del 23 gennaio 2009 della Corte Costituzionale contro il ricorso della Regione Sicilia"
http://www.lexambiente.it/beni-ambientali/25/4805-Beni%20Ambientali.%20Parchi%20e%20riserve%20naturali.html

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Stesso articolo anche su "Profumo di Mare" del 5/11/12 intitolato "Pantelleria verde di Madre Natura, ma non per 'L'Italia dei Parchi' "
... e su  "Pantelleria Internet Com - News 10591" del 06/11/2012
http://profumodimare.forumfree.it/?t=63809626#lastpost

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9752
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A Maria Ghelia, Filippo Foti, Ilva Alvani, Alfonso Nigro, Rosa Linda Testa e Fabio Russo piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 4/11/12

No, non è la Nigeria, è la Lombardia, grazie alla "Po Valley Energy"
di Guido Picchetti (da una nota del sottoscritto postata su Fb)
http://www.facebook.com/...la-nigeria-%C3%A8-la-lombardia-grazie-alla-po-valley-energy/519805391364614

      L'articolo pubblicato in proposito da Maria Rita D'Orsogna sul suo blog, intitolato "La Po Valley all'attacco: Lodi, Forli, Ravenna" del 01/11/12, l'avevo già ripreso e condiviso nei giorni scorsi su Fb. E l'avevo quindi riportato anche negli "Echi di Stampa" che periodicamente poi distribuisco in rete a quanti penso siano interessati a tali argomenti.   
      La "Po Valley Energy Limited" è una società dal 2004 quotata alla Borsa australiana, che, attraverso le sue controllate "Northsun Italia SpA" e "Po Valley Operations Pty Ltd", detiene 11 aree di licenza nel Nord Italia. Sono concessioni che interessano circa 2.000 chilometri quadrati di territorio, pari a ca 494.200 ettari. Ma interessi la società possiede anche in altre aree del nostro Paese, e perfino in Sicilia...
      Per quanto riguarda in particolare i progetti della "Po Valley" in Lombardia, Maria Rita ce li racconta nel succitato articolo, ottimamente documentato come al solito, in base ai dati pubblicati in inglese sul sito web della stessa società a vantaggio dei suoi investitori. Un piano che parla chiaro: dopo aver completato già un pozzo chiamato Bezzecca 1, trivellato nel 2009 a 22 km da Milano, ora i responsabili della "Po Valley" intendono connetterlo ad un impianto per il trattamento del gas tramite una conduttura di sette chilometri. E poi vogliono trivellare un nuovo pozzo, il Bezzecca 2, nel 2014.
      Dove siano ubicati il pozzo Bezzecca 1 e il progettato Bezzecca 2, lo precisano bene le mappe a corredo del succitato articolo di Maria Rita, estratte da quelle ufficiali pubblicate sul sito del MiSE (Ministero della Sviluppo Economico). Ma successivamente Maria Rita ha corredato il suo servizio pure di una serie di foto molto significative, ricavate anche esse dal sito web della "Po Valley Energy". Qui a seguire ne riporto sei, che mostrano le caratteristiche di quegli impianti operativi di notte e di giorno a pochi chilometri da Milano, e evidenziano quanto bene si armonizzino nell'ambiente "agreste" della valle del Po... E ognuno può trarne le considerazioni che vuole.

 

     Ma c'è una foto tra le sei che in me fa sorgere qualche perplessità, e mi induce ad un pensiero che va al di là del problema delle "trivelle", e se siano o no una buona cosa per la pianura padana e i suoi abitanti... E' la foto con il cartello affisso sulla recinzione dell'impianto di "Bezzecca 1" che precisa alla voce "Società titolare" quanto segue: "North Sun Italia S.P.A.", via Boncompagni 47, 00187 Roma, tel. 06-42014908, fax 06-42391960.

 

     Una volta, ricordo, via Boncompagni a Roma (proprio nei pressi di Via Veneto) era sinonimo di vita notturna, caffè alla moda, alberghi a la page, di vere dive e divette a caccia di notorietà con tanto di paparazzi al seguito, in altre parole di "Dolce Vita"... Ma come cambiano i tempi !!!. Oggi in quella zona hanno sede gli uffici delle succursali delle società petrolifere straniere interessate a perforare i nostri territori, a terra e a mare, non fa differenza... D'altronde, per lobbisti e intrallazzatori, la vicinanza ai centri del potere romano che rilasciano concessioni nel settore, certamente è vantaggiosa e favorisce rapporti "amichevoli" con chi conta per davvero in questo campo... Ma cosa ne penseranno gli abitanti della padania nel vedere che società australiane o di altri paesi extraeuropei, con sedi romane nei pressi di Via Veneto, vengono a trivellare in terreni vicino casa loro ? E così, terroni contro polentoni e polentoni contro terroni, ci sarà ancora e sempre chi ci azzupperà il pane, dividendo il Paese... Non per nulla "divide et impera...".

 

Aggiornamenti:
- "Welcome to Po Valley Energy", il sito web della società australiana
http://www.povalley.com/s/Home.asp
- "La Po Valley all'attacco: Lodi, Forli, Ravenna" di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/11/lombardia-la-po-valley-la-northsun-e-il.html

- negli "Echi di Stampa" del sottoscritto
http://www.guidopicchetti.it/Il%.../ec_stampa%202012/ec_stampa_12_11.htm#La_Po_Valley_allattacco:_Lodi,_Forli,_Ravenna
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Post di Peter Schmailzl
Io preferisco fratello sole e fratello vento in combinazione con buon senso ed onestà...
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Post di Vivian Gosio
Questo video è la prova di come l'Italia viene considerata proprio come la Nigeria...
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Post di Ivano Vosti

Che porcheria !!!
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Post di Peter Schmailzl

Ivano, ti ricordi la mia rabbia per il tradimento del "carbofilo" Ghisletta??? Ti ricordi la mia avversione verso tecnocrati e superbi simili ???
 

Giovanni Catalano, Po Valley Energy Ltd  
video pubblicato in data 30/apr/2012 da HiAlphaEvents
Giovanni Catalano, Chief Executive Officer of Po Valley Energy Limited (ASX: PVE), is interviewed
by Stu Taylor, Business TalkRadio Network, Money Matters Network, Radio America Network,
and contributor to the Fox Business Network at the HiAlpha Energy Investment Conference, April 25th, 2012.

http://www.youtube.com/watch?v=GZP1BxGnZc8

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Post di Guido Picchetti
Grazie, Vivian, del contributo...
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A Lidia Giannotti, Elisabetta Viganò, Vivian Gosio, Ivana Artioli e Roberto Giacalone piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 3/11/12

Venerdi prossimo a Venezia: il "SI" o il "NO" al petrolio in mare
di Guido Picchetti (da una nota del sottoscritto su FB)
http://www.facebook.com/...-a-venezia-il-si-o-il-no-al-petrolio-in-mare/519167238095096


     3/11/12 - Alla Conferenza Internazionale in programma a Venezia venerdi prossimo sul problema delle trivellazioni nel Mar Adriatico, diciamolo chiaramente, sarà in discussione la famigerata Strategia Energetica Nazionale (SEN) messa a punto dal ministro Passera, per la quale il suo MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) ha promosso addirittura una consultazione online che consente ai cittadini di inviare consigli, suggerimenti, progetti e idee in materia di energia. Una consultazione che a tutt'oggi pare abbia già all’attivo oltre 100 contributi inviati attraverso il forum e che rimarrà attiva fino al 30 Novembre p.v., dopo di che i risultati saranno valutati e inseriti all’interno del documento ufficiale che verrà portato all'attenzione del Consiglio dei Ministri del governo in carica per l'approvazione finale.
     E' in questo quadro d'impegni governativo che s'inserisce il prossimo incontro di Venezia, al quale le due assemblee legislative di Veneto e Puglia, insieme alla Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali d'Italia, hanno invitato a Venezia il ministro per l'ambiente Corrado Clini e i rappresentanti dei Consigli regionali di Abruzzo, Molise, Marche, Emilia Romagna, Friuli e dei governi sloveno, croato, macedone, montenegrino e albanese per mettere a punto una strategia comune di salvaguardia delle coste mediterranee.
     A Venezia ci sarà il Ministro Clini, nella sua qualità di Ministro dell'Ambiente in carica ? Il dubbio è più che lecito (anche se ministro "tecnico", egli già in più occasione si è comportato da "politico"....). E altra domanda, se ci sarà, quale sarà la sua posizione sui temi specifici posti al centro del dibattito veneziano? Farà ancora una volta da spalla al MISE, o prenderà un posizione chiara e precisa a favore della tutela dell'Adriatico e, di conseguenza, di quel Mediterraneo che dalle condizioni dell'Adriatico non può certo prescindere ?
     "Da qui a belveder c'è poco...", recita un comune detto. Dopo gli interventi di tecnici (Vladimiro Achilli direttore del laboratorio rilevamento e geomatica dell'università di Padova e Stefano Ciafani di Legambiente), dell'assessore veneto all'ambiente Maurizio Conte (Lega) e di politici di primo piano, tra cui il 'governatore' della Puglia Nichi Vendola (Sel) e i presidenti delle commissioni Ambiente di Camera e Senato, l'on. Angelo Alessandri (Lega) e il sen. Antonio D'Alì (Pdl), il programma della Conferenza prevede che, alle 12:30 di venerdi 9 Novembre sia proprio il ministro dell'Ambiente Clini a concludere i lavori... E nascondersi con atteggiamenti "politici"anzichè "tecnici" non sarà tanto facile...
     Approfondimenti:
- "Strategia Energetica Nazionale: la consultazione online del MSE" di Teresa Barone
http://www.pubblicaamministrazione.net/e-government/news/3469/strategia-energetica-nazionale-consultazione-onli.html

- "Estrazioni in Adriatico: conferenza Regioni a Venezia con ministro Clini", c.s. del Consiglio Regionale Veneto
http://www.consiglioveneto.it/crvportal/pageContainer.jsp?p=84&n=81&c=5&e=91&t=0&idEvento=4223
- "No petrolio, venerdì conferenza internazionale a Venezia" da Redazione Stato
http://www.statoquotidiano.it/02/11/2012/no-petrolio-venerdi-conferenza-internazionale-a-venezia/109112/
(foto da Ambienti/Ambienti)
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Stesso articolo su "Pantelleria Internet Com - News 10599" del 07/11/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9763

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A Maria Rita D'Orsogna piace questo elemento.
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Strategia Energetica Nazionale: la consultazione online del MiSE
di Teresa Barone
http://www.pubblicaamministrazione.net/.../strategia-energetica-nazionale-consultazione-onli.html


    
   30 Ottobre 2012. - È attiva a partire dal 16 ottobre la consultazione online avviata dal Ministero dello Sviluppo Economico sulla Strategia Energetica Nazionale: attraverso un apposito spazio web messo a disposizione dei cittadini sul sito del MiSE, infatti, è possibile inviare i propri consigli, suggerimenti, progetti e idee in materia di energia che saranno successivamente valutati e inseriti all’interno del documento ufficiale. Parallelamente alla consultazione pubblica online, che a oggi ha già all’attivo circa 100 contributi inviati attraverso il forum, il MiSE ha avviato una serie di incontri con le associazioni di categoria che fino al 30 novembre favoriranno circa 20 tavoli di discussione: protagonisti saranno le associazioni di produttori e operatori del settore, ma anche i consumatori, sindacati, associazioni ambientaliste e istituti di ricerca. La consultazione online resterà attiva fino al 30 novembre e sarà indispensabile per tracciare le linee guida della nuova Strategia Energetica a livello nazionale, come ampiamente illustrato sul sito del MiSE.
      «Il settore energetico ha un ruolo fondamentale nella crescita dell’economia del Paese, sia come fattore abilitante (avere energia a costi competitivi, con limitato impatto ambientale e con elevato livello di servizio è una condizione fondamentale per lo sviluppo delle imprese e per le famiglie), sia come fattore di crescita in sé (pensiamo ad esempio al potenziale della Green economy). Assicurare un’energia più competitiva e sostenibile è dunque una delle sfide più rilevanti per il futuro del nostro Paese. Ecco perché ci è sembrato indispensabile lavorare alla definizione di una Strategia Energetica Nazionale che espliciti in maniera chiara gli obiettivi principali da perseguire nei prossimi anni, tracci le scelte di fondo e definisca le priorità d’azione - pur sapendo di agire in un contesto di libero mercato e con logiche di sviluppo non controllabili centralmente.»
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A Gianluca Cecere piace questo elemento.
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Estrazioni in Adriatico: conferenza Regioni a Venezia con ministro Clini

comunicato stampa del Consiglio Regionale Veneto
http://www.consiglioveneto.it/crvportal/pageContainer.jsp?p=84&n=81&c=5&e=91&t=0&idEvento=4223


     
31 ottobre 2012 - Le Regioni con poteri legislativi che si affacciano sulle due sponde dell'Adriatico si danno appuntamento il 9 novembre a Venezia, a palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, per impegnare i rispettivi governi a bloccare trivellazioni e pozzi di ricerca di giacimenti di idrocarburi nel fondale marino. A prendere l'iniziativa sono le due assemblee legislative di Veneto e Puglia che, insieme alla Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali d'Italia, hanno invitato a Venezia il ministro per l'ambiente Corrado Clini e i rappresentanti dei Consigli regionali di Abruzzo, Molise, Marche, Emilia Romagna, Friuli e dei governi sloveno, croato, macedone, montenegrino e albanese per mettere a punto una strategia comune di salvaguardia delle coste mediterranee.
     "Il mare Adriatico è un bene comune - sottolinea il presidente del Consiglio veneto Clodovaldo Ruffato che aprirà i lavori della conferenza - che tutti i paesi e le regioni rivierasche hanno l'obbligo di tutelare. Considerando che tutte le operazioni di esplorazione o di trivellazione effettuate su una sponda hanno inevitabilmente effetti ambientali anche sull'altra, data la limitata estensione del mare Adriatico, è quanto mai auspicabile aprire il dialogo anche ai Paesi dell'Adriatico orientale. Nell'incontro internazionale del prossimo 9 novembre approfondiremo le problematiche della salvaguardia dei territori costieri, con l'obiettivo di attivare sinergie e forme di collaborazione e di condividere un sistema di principi e criteri cui fare riferimento per le attività di prospezione del sottosuolo marino e di qualsiasi attività di sfruttamento del mare nell'area adriatica e jonica".
      Il Veneto, come Puglia e Abruzzo, ha già provveduto ad approvare e ad inviare alle Camere lo scorso gennaio una proposta di legge statale che blocca prospezioni, ricerche e coltivazioni di giacimenti di idrocarburi nelle acque adriatiche. Il 20 settembre scorso i presidenti dei Consigli regionali d'Italia, su proposta del presidente del Consiglio regionale pugliese Onofrio Introna, hanno condiviso e approvato un ordine del giorno comune che sollecita le Regioni, il Parlamento e il Governo nazionale a salvaguardare le coste delle regioni del Mediterraneo da trivelle ed estrazioni di gas, metano e petrolio.
      Ora che il governo ha presentato la propria proposta di piano energetico nazionale, le Regioni adriatiche tornano a riaffermare preoccupazioni e contrarietà per nuovi progetti estrattivi al largo delle loro coste. Venerdì 9 il confronto internazionale tra le regioni delle due sponde adriatiche vedrà la partecipazione di tecnici (Vladimiro Achilli direttore del laboratorio rilevamento e geomatica dell'università di Padova e Stefano Ciafani di Legambiente), dell'assessore veneto all'ambiente Maurizio Conte (Lega) e di politici di primo piano, tra cui il 'governatore' della Puglia Nichi Vendola (Sel) e i presidenti delle commissioni Ambiente di Camera e Senato, l'on. Angelo Alessandri (Lega) e il sen. Antonio D'Alì (Pdl). Concluderà i lavori, attorno alle 12.30, il ministro dell'ambiente Corrado Clini.

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No petrolio, venerdì conferenza internazionale a Venezia

da Redazione Stato
http://www.statoquotidiano.it/02/11/2012/no-petrolio-venerdi-conferenza-internazionale-a-venezia/109112/


     2 novembre 2012, Bari – La Puglia a Venezia, venerdì 9 novembre, per dire No al petrolio in mare, Sì allo sviluppo ecosostenibile, insieme alle Regioni italiane e alle quattro nazioni adriatiche. Su iniziativa del presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna e con la collaborazione del Consiglio del Veneto e della Conferenza nazionale delle Assemblee legislative, Palazzo Ferro-Fini ospiterà il Convegno internazionale delle regioni adriatiche e ioniche. Con il ministro per l’ambiente Corrado Clini e i rappresentanti di Abruzzo, Molise, Marche, Emilia Romagna, Friuli e dei governi sloveno, croato, montenegrino e albanese, si cercherà di definire una politica comune di salvaguardia delle coste adriatiche e ioniche.
     “L’Adriatico è un bacino pressoché chiuso – osserva Introna – e rappresenta un ecosistema delicato. Tra le due sponde si affacciano milioni di cittadini e migliaia di aziende vivono di pesca ed altre migliaia di turismo balneare. L’economia di milioni di famiglie e di decine di regioni italiane e della costa orientale sarebbe condannata da un disastro come quelli che leggiamo per guasti a condutture o piattaforme in tutto il mondo”.
     ”Il nostro mare è un bene comune – dichiara il presidente del Consiglio veneto Clodovaldo Ruffato, che aprirà i lavori –. La conferenza internazionale di Venezia approfondirà le problematiche della salvaguardia dei territori costieri, con l’obiettivo di attivare forme di collaborazione e di condividere criteri cui fare riferimento per le attività di prospezione nel sottosuolo marino e per qualsiasi sfruttamento delle acque adriatiche e joniche”.
     La Puglia, fin dall’estate 2011, ed ora il Veneto e l’Abruzzo hanno sottoposto alle Camere una proposta di legge di iniziativa regionale, per la moratoria di prospezioni, ricerche e coltivazioni di giacimenti di idrocarburi nelle acque adriatiche. Il 20 settembre 2012, la Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali d’Italia, su proposta di Introna, con un ordine del giorno unanime ha invitato le Regioni ad assumere analoghe iniziative nei confronti del Parlamento e del Governo, per scongiurare alle acque e alle coste del Mediterraneo europeo un futuro popolato da decine di torri per le estrazioni di idrocarburi.
     Politici (con Ruffato e Introna interverranno i presidenti della Regione Puglia Nichi Vendola e del Consiglio dell’Abruzzo Nazario Pagano, oltre all’assessore veneto Maurizio Conte e successivamente i presidenti delle commissioni Ambiente di Camera e Senato, on. Angelo Alessandri e sen. Antonio D’Alì) e tecnici (il direttore del laboratorio di geomatica dell’università di Padova Vladimiro Achilli e il vicepresidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani) daranno vita ad un confronto internazionale con i rappresentanti dei Paesi dell’Adriatico orientale, che sarà concluso dal ministro dell’ambiente Corrado Clini.

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Dalla mia Bacheca su FB del 2/11/12

Energia: Assomineraria; bene Strategia, ricadute positive
di com-ren
http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201210171956261100&chkAgenzie=PMFNW


     ROMA (MF-DJ)--"Assomineraria considera molto positivo che nella nuova Strategia Energetica Nazionale sia previsto lo sviluppo delle risorse di idrocarburi nazionali come elemento necessario per la ripresa della crescita economica e produttiva dell'Italia". In una nota l'associazione che fa capo a Confindustria sottolinea che "perseguire gli obiettivi della Strategia energetica nazionale, e in particolare quello di riportare la produzione nazionale di idrocarburi ai livelli degli anni '90, ovvero a circa il doppio di quelli attuali, consentirebbe di ridurre proporzionalmente la dipendenza da importazioni dall'estero con significativa riduzione della bolletta energetica -- almeno 100 miliardi di euro nell'arco del ciclo produttivo dei giacimenti".
     Inoltre permetterebbe di "far decollare investimenti per oltre 15 miliardi nel medio termine, con creazione di 25.000 nuovi posti di lavoro nel settore dell'impiantistica e dei servizi specializzati, oltre alla salvaguardia dei 65.000 gia' esistenti". Ed ancora la Strategia consentirebbe di "dare impulso ad un'attivita' produttiva che, nel pieno rispetto dell'ambiente e della sicurezza, ha creato e continua a creare tecnologie di avanguardia esportate in tutto il mondo". Infine si potrebbero "raddoppiare sia le imposte (2 miliardi l'anno) che le royalties (630 milioni anno) a favore di Stato, Regioni e Comuni".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Assomineraria: bene Strategia, ricadute positive. Ecco chi gongola per la SEN (Strategia Energetica Nazionale) approvata dal governo tecnico. Qualcuno nutriva dei dubbi in proposito ? Penso proprio di no ... Addirittura in 100 miliardi di euro l'Assomineraria valuterebbe le ricadute positive della SEN sull'economia del nostro Paese !!! Come ? Ma non l'avete capito ? Molto semplicemente attraverso il raddoppio della produzione nazionale di idrocarburi, riportata così ai livelli dei "felici(?)" anni '90. Un raddoppio che alla fine consentirebbe la creazione di 25.000 nuovi posti di lavoro nel settore dell'impiantistica e dei servizi specializzati (voglio proprio vedere, e frattanto cantiamo: "Dimmi quando, quando, quando ?"): e consentirebbe anche di raddoppiare sia le imposte (quali, quelle a carico dei dipendenti ?), sia le royalties a favore di Stato, Regioni e Comuni (quali royalties, quelle versate dalle società dell'Assomineraria a favore dei soliti "beneficiati", Stato, Regioni, Comuni, che le intercettano e ne fanno quel che vogliono, fregandosene bellamente dei cittadini ?). Ma perchè escludere dai beneficiati provincie e partiti ? E ai cittadini cosa ne verrà? Ah già, dimenticavo, per questi ultimi, me compreso, ci sarà il vantaggio di non avere tante petroliere per mare che potrebbero disturbare le crociere a vela o a motore lungo costa che siamo tutti abituati giornalmente a fare... E se ce lo conferma Assomineraria, possiamo star tranquilli che così sarà !!!

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A Filippo Foti, Alfonso Nigro, Maria Ghelia  e Ivana Artioli piace questo elemento.
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OMC- Offshore Mediterranean Conference - Ravenna 20-22 March 2013
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4420563226559&l=a893ece69a


     Una conferenza sulle trivellazioni off-shore a Ravenna il prossimo Marzo. Penso che non ci sia molto da dire... Ravenna, città d'arte e città marinara per eccellenza, che da decenni ormai, lentamente ma inesorabilmente, sta vedendo sprofondare per la subsidenza i suoi tesori centenari, si presenterà nel prossimo mese di Marzo come città regina delle trivellazioni off-shore, ospitando la più importante conferenza sulle attività estrattive off-shore nel Mediterraneo. Finalità della conferenza "Charting a course in a changing sea", individuare cioè "la rotta da seguire in un mare che sta cambiando", come recita appunto lo slogan ufficiale della 11° Conferenza sull'Offshore Mediterraneo. Questo il link alla pagina web sulla conferenza.
     Che bello, verrebbe da dire, finalmente ci si preoccupa del mare e del Mediterraneo in particolare, e dei cambiamenti in atto e delle minacce sempre più numerose su di esso incombenti, e non solo per le attività estrattive... Ma sbaglieremmo di grosso! Tutte balle !!! Date un'occhiata agli sponsor che patrocinano questa edizione della OMC e capirete. Ci sono Shell, Total, Eni, Saipem, Edison, etc., etc. In pratica tutte le società del settore che purtroppo di tanti danni ambientali sui territori in-shore e off-shore, e non solo nazionali, sono responsabili, e i cui esponenti si presume sarranno per l'occasione tutti presenti a Ravenna, accolti presumo dal nostro Ministero per lo Sviluppo Economico, se non addirittura dal capo del nostro Governo "Tecnico". E qualcosa da notare in proposito, se diamo un'occhiata al programma di eventi collaterali già delineato per la conferenza, la troviamo.
      Il 21 marzo ad esempio è in programma un "Gala Concert" serale presso la Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Chissà se in quell'occasione, o nei vari tours guidati previsti in quei giorni per gli illustri ospiti della manifestazione, verranno mostrati loro gli effetti della "subsidenza" sui tanti monumenti ravennati, con i mosaici bizantini ricoperti da un metro d'acqua in cui sguazzano pesci rossi sbiancati dall'assenza di luce... Certamente gli ospiti ne saranno interessati, considerata la possibile incidenza del loro impegno professionale su tali effetti indubbiamente spettacolari, e di indubbio richiamo turistico... Se poi avranno qualche dubbio su quale possa essere la causa di quella subsidenza, basterà far loro omaggio della pubblicazione dell' Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale dell'Emilia sull'argomento, disponibile anche on line al seguente link http://www.arpa.emr.it/.../convegno_subsidenza/preti_ruggeri.pdf 
... e vivremo tutti felici e contenti.

OMC- Offshore Mediterranean Conference - Ravenna 20-22 March 2013
by "omc.it"
http://www.omc.it/2013/home.php?Lang=en&mItem=1&Item=home&Menu=1
     The Mediterranean Forum for Industry Updates on Products & Services. OMC started as a regional event in 1993 and has now achieved international status. During its 20 years of activity, OMC has provided on going support to the development of the oil & gas business by providing the industry with the ideal arena for discussions on research and development, new achievements in product technology as well as the opportunity to review challenges in the energy sectors. 
     - 1,203 delegates
     - 240 papers received from 22 countries
     - 12 official delegations (Algeria, Angola, Australia, Azerbaijan, China, Egypt, Kazakhstan, Mali, Norway, Qatar,
       Turkey and Turkmenistan)
     - 10,483 visitors from 38 countries
     - 18,320 square meters of exhibiting area including: 6 conference rooms dedicated areas for posters sessions workshops
     - Youth Corner to host meetings between students and Oil & Gas Companies
     - 469 exhibiting companies from 25 countries
     - 1,200 square meters of outdoor exhibition space
     - Renewable Energy Sector: dedicated spaces for companies from the eolic and photovoltaic sectors
     OMC Organizers wish to thank all the exhibiting companies for contributing to its success during its 20 year history of growth!

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Stesso articolo anche su "Pantelleria Internet Com - News 10607" dell'8/11/12
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9771
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Post di Fabrizia Arduini
Come ogni anno :-(
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Post di Guido Pietroluongo
Sarebbe da organizzare un pullman di protestanti!
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Post di Guido Picchetti
Da Pantelleria non penso proprio... Ma per le altre regioni specie quelle adriatiche ritengo sia possibile... Il tempo c'è e penso pure la voglia di tanti... O mi sbaglio ?
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Post di Filippo Foti
Giusta e sacrosanta critica, grazie Guido.
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Post di Vito L'Erario
... che putre-scienza...
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A Fabrizia Arduini, Maria Ghelia, Ilva Alvani, Ivana Artioli e Walter Giannò piace questo elemento.

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Basilicata, il successo della Strategia Energetica Nazionale passa da qui

di Francesco Ciaraffo
http://www.canaleenergia.com/basilicata-il-successo-della-strategia-energetica-nazionale-passa-da-qui


A fare un proporzione è come se ogni viggianese estraesse 31,5 barili di petrolio ogni giorno.
     31 October, 2012. - Per arrivare a Viggiano bisogna scendere l'Italia fino in Basilicata e incontrare la Val D'Agri, il pozzo petrolifero d'Italia. Se si volesse cercare un 'epicentro' dell'estrazione di idrocarburi all'interno di quest'area disseminata di pozzi e trivelle, questo sarebbe proprio Viggiano. Da qui si domina la Val D'Agri e il centro oli dell'Eni, dove ogni giorno arrivano 104.000 barili al giorno di petrolio che vengono poi immessi nell'oleodotto fino a Taranto. La Val D'Agri conta 39 pozzi estrattivi, 19 piazzole (ognuna può contenere anche più di un pozzo) ricadono nel territorio di Viggiano. Solo l'Eni, ha versato nelle casse comunali per l'anno di produzione 2011 più di 8,7 milioni di euro di royalties, ma la somma totale arrivata nel comune lucano che conta 3.300 abitanti sfiora i 16 milioni.

Romualdo Coviello - Consigliere Comune Viggiano
video di 9'45" pubblicato in data 31/ott/2012 da canalenergia
Il professor Romualdo Coviello, è il cordinatore scientifico della Sustainable Development School.
Dal suo osservatorio di ex senatore e attuale consigliere comunale di Viggiano ripercorre le tappe
 dello sviluppo petrolifero in Basilicata e contesta gli esiti della possibile revisione del Titolo V della Costituzione

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=kEbbeLhUSBY

     Il successo della Strategia Energetica Nazionale, passa anche da qui, un piccolo comune lucano dove si venera la Madonna, anche questa, per uno strano gioco del destino, nera come il petrolio. Nel documento messo a punto dal Governo, la Basilicata è l'unica Regione su cui è posto un accento particolare. Al capitolo, 'Produzione sostenibile di idrocarburi nazionali', si legge che la Basilicata, "riveste un ruolo strategico in materia di politica energetica nazionale". L’obiettivo del Governo è quello di far tornare l’Italia ai livelli produttivi degli anni ‘90 con circa 24 milioni di boe/anno di gas e 57 di olio addizionali, portando dal circa 7% al 14% il contributo al fabbisogno energetico totale. Un aumento produttivo che dovrà arrivare proprio dalla Basilicata dato che nel 2011 la Regione ha fornito 3,7 milioni di tonnellate di greggio (poco meno di 26 milioni di barili), seguita a lunga distanza dalla Sicilia, con 630.000. Tra gennaio e agosto 2012 l’apporto è stato già di 2,7 milioni di tonnellate, a fronte delle 451 mila della Sicilia.

Giuseppe Alberti - sindaco di Viggiano
video di 7'10" pubblicato in data 31/ott/2012 da canalenergia
Il Sindaco di Viggiano, Giuseppe Alberti, esprime la preoccupazione della comunità locale
per un eventuale aumento della produzione e, più che a maggiori royalties,
auspica una Legge Regionale che fissi limiti per le emissioni in atmosfera
 
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=gL6BZeV3efA

     Quale sarà la risposta del territorio alla richiesta di incremento di produzione? La posizione della Regione è chiara. Fatte salve le autorizzazioni vigenti che interessano 2.100 km2, alle nuove domande (che riguardano altri 2.300 km2 di territorio) sarà detto 'no'. Una decisione formalizzata nell'articolo 37 dell’assestamento del Bilancio e che la Regione vuole mantenere nonostante l'articolo 16 del cosiddetto 'Decreto liberalizzazioni' del gennaio scorso che prevede la rinuncia da parte dello Stato a una quota della fiscalità derivante dalle attività estrattiva da destinare a un fondo di finanziamento di infrastrutture e occupazione.
     Quanti barili arriveranno dalla Basilicata? Al centro oli dell'Eni di Viggiano arrivano ad oggi, come detto, 104.000 barili al giorno. Il giacimento Tempa Rossa di Total (nel Comune di Corleto Perticara) aggiungerà altri 50.000 barili al giorno a partire dal 2015. Secondo i dati della Regione, Eni può aumentare il proprio apporto di altri 25.000 barili al giorno senza perforare altri pozzi. Un totale di 180.000 sufficienti a coprire circa il 10% del fabbisogno nazionale. "Sono sicuro - ha detto nei mesi scorsi il presidente della Regione, Vito De Filippo - che questa produzione rispetta la Strategia Energetica Nazionale e dopo aver dato questo contributo la Regione è in credito con il Paese". Basterà? E i territori saranno d'accordo?
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
"Basilicata, il successo della Strategia Energetica Nazionale passa da qui" di rancesco Ciaraffo. Sarà successo per davvero ?

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Dalla mia Bacheca su FB del 1/11/12

La Po Valley all'attacco: Lodi, Forli, Ravenna
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/11/lombardia-la-po-valley-la-northsun-e-il.html


Viene da chiedersi, quindi, quale sia il motivo per il quale una società proveniente dall'altra parte del mondo abbia deciso di installare proprio nelle nostre zone le centrali di produzione. “Le motivazioni sono di tipo geologico, economico e affettivo". (Pierluigi Vecchia, Po Valley 2009)
    Festa grande per la Po Valley e per la sua subsidiaria NorthSun Italia - tre concessioni e permessi di ricerca accordati in pochi mesi, in Lombardia, in Emilia Romagna e nella zona attorno a Ravenna durante l'estate del 2012. Probabilmente se n'è già parlato e la cosa mi è sfuggita mentre ero in viaggio, ma io è solo dai comunicati agli investitori che scopro che i nostri amici della Po Valley ci riprovano a trivellarci.
    Li avevamo già incontrati questi eleganti signori della Po Valley nel 2009, nella zona del Parco del Curone, in provincia di Lecco. Erano quelli che dall'Australia volevano venire a trivellare dentro ad un parco regionale, una delle poche oasi di verde rimaste nelle zone attorno a Milano. Erano gli stessi che dalla bocca del loro manager Pierluigi Vecchia parlavano di volere trivellare l'Emilia Romagna "per motivi geologici, economici ed affettivi"! Ricordo ancora con emozione la serata dell'incontro che facemmo a Rovagnate nel 2009 sul tema e da cui sono nate anche delle amicizie virtuali che durano ancora - con Adriano Bellintani e con Don Giorgio ed Erik Fortini - . Alla fine, grazie alla persistenza dei residenti, la Po Valley dovette fare dietro front.
    Lombardia - 26 Settembre 2012. Eccoli allora adesso che ricompaiono, pronti ad attaccare il campo Bezzecca, in Lombardia secondo la concessione Cascina Castello/ Cascina San Pietro ad est di Milano. Dicono che hanno pronto un permesso "preliminare", come concesso dalla regione Lombardia e che l'approvazione finale arriverà entro la fine dell'anno. Il piano è ben chiaro: hanno già un pozzo esplorativo, chiamato Bezzecca 1, trivellato nel 2009 a 22 km da Milano, che vogliono connettere ad un impianto per il trattamento del gas, via una conduttura di sette chilometri. E poi vogliono trivellare un nuovo pozzo, il Bezzecca 2, nel 2014.

 

La Concessione Cascina Castello è il quadrato
che manca nella Concessione Cascina San Pietro

     La concessione Cascina Castello ha già un pozzo attivo detto Vitalba 001 D e il suo connesso impianto di trattamento, chiamato anche questo Vitalba, che adesso prima raddoppierà e poi triplicherà il suo regime lavorativo con l'aggiunta di questi due nuovi pozzi, il Bezzecca 1 ed il Bezzecca 2. La gente ne sa qualcosa? Lo sa di certo uno dei manager della Po Valley, ed il suo CEO attuale tale Giovanni Catalano che afferma: "We are delighted to have reached this milestone on Bezzecca, which will become our third producing field. Notably, the ability to utilise the existing Castello surface gas plant makes the commercialisation of the Bezzecca field particularly attractive."
     Eh si, lui è deliziato di questa notizia. Chissà chi ci vive che ne pensa di questa "commercializzazione" facile. E di grazia di quanto gas si tratta? Secondo Catalano:
    
           Riserve provate: 0.7 BCF
           Riserve provate + probabili: 4.1 BCF
           Riserve provate + probabili + possibili: 6.7 BCF
.

     Ma che significa BCF? BCF sta per Billion Cubic Feet: miliardo di piedi cubi. Ora, un cubic foot = 0.03 metri cubi, per cui in italiano il gas "provato" dell'area e' di: 0.7 BCF = 0.7 * 0.03 miliardi di metri cubi = 20 milioni di metri cubi di gas. Pare un sacco di gas, finchè uno non si accorge che nel 2011 l'Italia ne ha consumati 80 miliardi di metri cubi di gas. Per cui dentro questo giacimento che da cosi tanto "delight" a Catalano c'è l'equivalente di: 356 * 20 milioni / 80 miliardi = 0.04 giorni = 1 ora del consumo nazionale di gas. Poi sparano con le riserve (possibili, probabili, immaginarie, sognate e desiderate) e si arriva a 6.7 BCF - diciamo un fattore dieci in più, per cui invece che 1 ora saranno 10 le ore, ma si capisce che è pur sempre poca cosa.
     Emilia Romagna, 27 Luglio 2012. Passiamo all'Emilia Romagna. Qualche tempo prima, il 27 Luglio 2012, questi della Po Valley avevano anche ricevuto un permesso preliminare di ricerca per "esplorare" il campo Torre del Moro, 55 km a sud est di Bologna qui alla ricerca di petrolio e di gas assieme. L'idea è di unire le due concessioni: questa nuova di Torre del Moro con quella che già hanno di Terra del Sole per un unico grande campo. Il terremoto non aveva neanche finito di assestarsi, sono tutti concentrati su Rivara, e il nostri governanti continuavano a dare permessi trivellanti!

     Mare Adriatico, 20 Luglio 2012. E come poteva mancare il mare? La nostra amica Po Valley ha anche avuto in eredità i due pozzi  Carola ed Irma che costarono care all'ENI in quanto sospettate di causare la subsidenza.
      Ma siamo pur sempre in Italia e così, nonostante le tante premure del PM Manuela Fasolato, i tanti tira e molla che partirono nel 2001 (e pure una legge che vietava le trivelle in alto adriatico,) l'indagine fu archiviata nel 2011. E così ora queste piattaforme al largo di Ravenna ora se la pigliano gli Australiani, per motivi affettivi. Perfetto !!!
     La cosa che è sempre strabiliante per me è che gli investitori sanno tutto di tutte queste cose, mentre invece la stampa locale, nazionale, non ne parla per niente. E' come se tutto questo accedesse nel vuoto, come se li non ci vivesse nessuno. Se uno fa google su "Bezzecca" per esempio non esce quasi niente in Italiano, mentre invece ci sono pagine e pagine per gli investitori stranieri. Andiamo avanti cosi....
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Altro che federalismo "fiscale" per l'Italia... Con le regioni che ci ritroviamo in Italia, per quel famoso federalismo siamo riusciti a fare solo un "buco nell'acqua", ma tanto largo e profondo che ha inghiottito tutti i fondi messi a disposizione, tra pranzi e cene, viaggi vacanze all'estero, e altre amenità e sprechi vari...
Ma per il federalismo "petrolifero" no, siamo invece proprio sulla buona strada. E, ad insaputa di tutti (non certo per modestia ...), il governo dei "tecnici "sta ripianando ogni differenza tra il profondo sud depresso e le ricche regioni del Nord... Già più di mille sono oggi, a quanto pare, i pozzi produttivi in terra e in mare nel nostro Paese. Ma il loro numero sta ora crescendo a dismisura, interessando anche le nuove provincie e le città metropolitane di fresca nomina governativa. E a dare il miglior contributo a tale "sano" ripianamento ci stanno pensando (e non solo pensando...) naturalmente i petrolieri. Evviva !!!
La "Po Valley" ad esempio, che, come ci racconta Maria Rita, è la stessa società che anni fa chiese, ma non ottenne, una concessione nel parco del Curone in provincia di Lecco. Ed ora, dopo aver trivellato nel 2009 un pozzo esplorativo, chiamato Bezzecca 1, a 22 km da Milano, è pronta a trivellare nella concessione Cascina Castello/ Cascina San Pietro ad est di Milano. Ma nel contempo è anche all'attacco dei territori di Lodi, Bologna, e Forlì. E anche di Ravenna, al largo della costa, dove ha ereditato le piattaforme dell'Eni a suo tempo bloccate in quanto accusate di causare fenomeni di subsidenza. ma oggi pronte a rientrare in attività, dopo che l'indagine in proposito è stata archiviata dai magistrati di turno, ma ... certamente non da Madre Natura...
Tutte notizie, su questa triste realtà che si prospetta per il nostro Paese, che Maria Rita, riesce tra l'altro ad avere unicamente dai siti stranieri delle società petrolifere interessate, diffuse in lingua inglese e a beneficio degli investitori. Qui da noi invece i media nazionali non ne parlano minimamente. E' come se tutto ciò accadesse altrove, in territori dove non vive nessuno... Altro che il Nord dell'Italia, zona civilizzata a livello "europeo"... Siamo tutti sulla stessa barca, e, se non ci siamo ancora, presto ci saremo...

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Focus ambiente, gruviera Italia
di Vincenzo Mulè
http://ilpuntontc.com/attualita/5261-ambiente-gruviera-italia.html


     In principio fu la Val d’Agri, la Texas d’Italia come venne trionfalmente ribattezzato dai media il piccolo centro della Basilicata. In questa fetta di territorio, compreso nel Parco Nazionale dell’Appennino lucano Val d’Agri Lagonegrese, alcune compagnie hanno scoperto e coltivato giacimenti di petrolio che coprono il 6 per cento del fabbisogno nazionale. Il prezzo che questa terra ha dovuto pagare è stato l’inquinamento dell’acqua, della terra e dell’aria che ha compromesso l’integrità dell’ambiente lucano. Un destino che rischia di accomunare ampie fette del territorio italiano. Ad oggi, infatti, nel nostro Paese sono più di mille i pozzi produttivi tra terraferma e mare e centinaia le concessioni. Una capillare rete infrastrutturale attraversa il nostro territorio. Come ricorda Pietro Dommarco nel suo libro informatissimo Trivelle d’Italia, in Italia ci sono 17 raffinerie, 554 depositi di oli commerciali e 41 oleodotti quantificati in 2.515 chilometri di autostrade d’acciaio. In pratica, una lunghezza pari alla distanza tra Vibo valentia e Bolzano, percorsa andata e ritorno. Uno sforzo produttivo che nel 2010 ha consentito di estrarre in Italia in terra e in mare 8 miliardi di metri cubi di gas e 5 milioni di tonnellate di petrolio. Quantitativi risibili. Allo stato attuale, la produzione italiana di petrolio equivale allo 0,1% del prodotto globale e il nostro Paese è al 49esimo posto tra i produttori. Secondo le ultime stime del ministero dello Sviluppo economico ci sarebbero nei nostri fondali marini 10,3 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe. Stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Non solo: anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe nel nostro Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi.
     Numeri che però non sono sufficienti a far cambiare strategia all’attuale governo, in particolar modo al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, che lo scorso aprile sul Sole 24 Ore si esprimeva così: «Abbiamo ingenti riserve di gas e petrolio che possono soddisfare il 20% dei consumi nazionali dal 10% attuale. Si possono generare 15 miliardi di euro di investimenti e 25mila posti di lavoro, si può ridurre la bolletta per le importazioni di energia di 6 miliardi, aumentando il Pil di mezzo punto». Una dichiarazione che ha scatenato la reazione di Aspo, l’associazione per lo studio del picco del petrolio, delle sue gravi conseguenze sui sistemi ecologici, economici e sociali, e della mitigazione di questi effetti. In un duro intervento, il comitato scientifico ha puntualizzato che «quelle che il ministro definisce “ingenti riserve di gas e petrolio” ammontavano al 31 dicembre 2010, secondo i dati del ministero, a un massimo di 103 miliardi di metri cubi di gas naturale e 187 milioni di tonnellate di petrolio, sommando tutte le diverse tipologie di riserve: certe, probabili e possibili. Dati gli attuali consumi del paese le riserve certe corrispondono a circa tre quarti del fabbisogno di un solo anno!».
     COMPENSAZIONI IRRISORIE - L’Italia è una sorta di paradiso fiscale per i petrolieri: estrarre idrocarburi nel nostro Paese è vantaggioso solo perché esistono meccanismi che riducono a nulla il rischio d’impresa, mettendo però ad alto rischio l’ambiente. Le aliquote (royalties) sul prodotto estratto sono di gran lunga le più basse al mondo e sulle 59 società operanti in Italia nel 2010 solo 5 le pagavano. Questo perché, le prime 20mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma, come le prime 50mila tonnellate di petrolio estratte in mare, i primi 25 milioni di metri cubi di gas in terra e i primi 80 milioni di metri cubi in mare sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato. Ma non è finita qui. Delle 136 concessioni di coltivazioni a terra attive sul nostro territorio, solo 21 hanno pagato royalty nel 2010 e su 70 coltivazioni a mare, solo 28 le hanno portato soldi nelle casse dello Stato. Se le richieste dei petrolieri fossero tutte approvate, le compagnie pagherebbero in totale poco più di 66mila euro l’anno di canone per fare ricerca in un’area di oltre 10mila chilometri quadrati. I rischi invece sarebbero tutti a carico della comunità, come ha dimostrato l’incidente alla piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico: la stima dei danni causati per il settore turistico è di circa 18 miliardi di euro. «Nella maggior parte dei casi – afferma Pietro Dommarco – ci troviamo di fronte a territori violati e svuotati delle loro vocazioni. Tanti piccoli fronti i cui confini non mutano a secondo della posizione geografica. Dal più piccolo comune del Mezzogiorno fino alla Pianura padana si scrivono storie e racconti che sembrano rispondere a altre logiche, fondate sulla rapina delle risorse. Capita così che in un piccolo centro della Basilicata – denuncia ancora l’autore – venga autorizzato un pozzo petrolifero in pieno centro urbano a poche centinaia di metri, in linea d’aria, da un ospedale».
     ART. 35 DEL CRESCI-ITALIA - Il decreto “Cresci Italia” ha previsto l’incremento delle royalties dal 7 al 10% per il gas e del 4% al 7% per il petrolio. Nel resto del mondo nei Paesi avanzati si applicano royalty che vanno dal 20% all’80% del valore degli idrocarburi estratti. «Favorire in questo modo le attività estrattive in Italia – affermano in coro Wwf, Legambiente e Greenpeace che nelle scorse settimane sull’argomento hanno tenuto un convegno che prendeva il nome proprio dal libro di Dommarco – creando un vantaggio competitivo artificioso scarsamente conciliabile con le regole della concorrenza e il principio di precauzione comunitari, è una follia visto che i pozzi e le piattaforme off-shore sono localizzate spesso vicino a coste e specchi d’acqua marina di alto pregio ambientale ». L’articolo 35 dello stesso decreto estende a tutta la fascia costiera la zona off limits delle 12 miglia per le nuove richieste di estrazione di idrocarburi a mare, ma fa anche ripartire tutti i procedimenti per la prospezione, ricerca ed estrazione di petrolio che erano stati bloccati nel giugno di due anni fa dal decreto legge n. 128/2010 approvato dopo l’incidente nel Golfo del Messico. In sostanza, stabilisce di «fare salvi i procedimenti concessori (…) in corso, ma anche i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi che siano stati avviati al 29 giugno 2010». Inoltre, la fascia off-limits delle 12 miglia parte ora dalle linee di costa (cioè dalla battigia) e non come era stabilito precedentemente dalle linee di base (linee che includono golfi e insenature). Un provvedimento inaccettabile per le associazioni ambientaliste, che ne hanno chiesto la cancellazione. Se le cose dovessero rimanere come sono, sarebbe a rischio trivellazione una superficie marina più grande della Sicilia con una sanatoria non solo dei titoli acquisiti dai petrolieri al giugno 2010 ma anche delle istanze di prospezione e di ricerca in mare nella fascia di interdizione delle 12 miglia, mettendo a rischio le aree protette e le zone litoranee di pregio. Un colpo di spugna che potrebbe dare il via libera ad almeno 70 piattaforme di estrazione di petrolio che si sommerebbero alle 9 già attive nel mare italiano per un totale di 29.700 kmq di mare tra Adriatico centro meridionale, Canale di Sicilia, mar Ionio e golfo di Oristano, praticamente una superficie più grande della Sicilia.
     SICILIA MINACCIATA - Una delle prime linee della vertenza contro le trivellazioni è il Canale di Sicilia, uno dei punti più ricchi di biodiversità del Mediterraneo . E’ chiaro che nel Canale si prepara una folle corsa all’oro nero: le compagnie petrolifere da un lato hanno già trovato dei giacimenti che si preparano a sfruttare, dall’altro moltiplicano le richieste per esplorare i fondali marini alla ricerca di nuovo petrolio. «Senza un intervento immediato per tutelare le risorse del mare e le economie locali che da esse dipendono – ammonisce Greenpeace – queste acque rischiano di diventare un “mare di trivelle”». Qui negli ultimi anni compagnie grandi e piccole hanno moltiplicato le richieste per le esplorazioni off-shore. I permessi di ricerca già concessi nell’area sono 11 e 18 le nuove richieste per ricerca di idrocarburi in via di valutazione. I permessi per l’estrazione di idrocarburi già concessi sono tre, per un totale di quattro piattaforme attive al largo delle coste siciliane, e tre sono le concessioni di coltivazione in via di valutazione.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E' il punto attuale della situazione, e non c'è bisogno di commenti...
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Gas naturale, presto riunione Italia-Slovenia-Croazia

da Ansa
http://www.coordinamentoadriatico.it/...com_content&task=blogcategory&id=236&Itemid=76


     19 ottobre 2012, BRDO – L’Italia ha proposto di tenere una riunione trilaterale con Slovenia e Croazia «entro la fine dell’anno o all’inizio del 2013, comunque molto presto» per discutere insieme delle politiche energetiche e ambientali dell’alto Adriatico, per poi affrontare nel dettaglio «le singole problematiche che sono state oggetto di contenziosi» tra i Paesi, come il progetto del rigassificatore di Zaule, nel porto di Trieste, e di quello offshore. Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, a margine della quarta riunione del Comitato di coordinamento dei ministri italo-sloveno in corso a Brdo, in Slovenia. L’obiettivo della riunione «non è quello di convincere qualcuno sulle bontà dei progetti italiani ma di capire insieme cosa vogliamo fare», valutando anche i progetti di Slovenia e Croazia, ha aggiunto Clini riferendo che la proposta di un incontro trilaterale è stata accettata dal collega sloveno Franc Bogovic. «Il ruolo del gas naturale nell’economia italiana, in quella della Slovenia e anche in quella della Croazia, che ormai è un Paese dellUE, è molto importante anche ai fini del rispetto dei nostri obblighi ambientali, in particolare la seconda fase del protocollo di Kyoto a partire dal prossimo anno e l’impegno in vista della conferenza sui cambiamenti climatici di Doha a dicembre, ha spiegato il ministro italiano.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Gas naturale, riunione Italia-Slovenia-Croazia. L’obiettivo della riunione dei ministri italo-sloveni in corso a Brdo «non è quello di convincere qualcuno sulle bontà dei progetti italiani, ma di capire insieme cosa vogliamo fare». Parole di Clini, il nostro Ministro dell'Ambiente. E così alla fine della riunione tutti d'accordo con Clini nel dire: "«Il ruolo del gas naturale nell’economia italiana, in quella della Slovenia e anche in quella della Croazia, che ormai è un Paese dell'UE, è molto importante anche ai fini del rispetto dei nostri obblighi ambientali... ". In altre parole, diamoci da fare tutti d'amore e d'accordo a tirarlo fuori questo gas, con trivellazioni lineari o anche con il "fracking"... Rispettando i vincoli ambientali, certo, ma come ? E' semplice, atrazina docet... Basta abbassare l'asticella e il salto in alto è più facile. Nel nostro caso il salto è in basso, verso il fondo... facile da raggiungere...
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Post di Ivana Artioli

E questo perchè in Italia il fondo lo abbiamo già raggiunto con un governo non eletto dal popolo, che porta alla fame la gente, incurante del territorio, al soldo delle grandi banche. Ma non ci ribelliamo. Perchè?
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Via libera alle prospezioni: “Rischio incidenti, così il turismo morirà”

di Tomaso Clavarino
http://www.lastampa.it/...canarie-si-ribellano-alle-trivelle-in-alto-mare-NOrW6m4gKq15oBjlozRAgL/pagina.html


     22/10/2012, FUERTEVENTURA. - La fotografia sembra uscita da un dépliant turistico patinato: un surfista, con in braccio una tavola, esce da acque turchesi che lambiscono una spiaggia di sabbia fine e chiara. Nulla di strano, visto che l’istantanea è stata scattata sull’isola di Fuerteventura, patria europea del surf. Ma a guardare meglio l’immagine, si nota che la pelle del ragazzo non è abbronzata dal sole, bensì sporca di nero, di petrolio, si capirà poi.
     Questa è solo una della immagini, volutamente scioccanti, che gli attivisti di Clean Ocean Project stanno distribuendo da alcune settimane sulle spiagge delle Canarie. Il petrolio è il nuovo incubo dei canarioti, da quando, nel marzo scorso, il governo spagnolo del premier Mariano Rajoy, tramite il ministro dell’Industria José Manuel Soria López, ha dato il via libera alla Repsol, una delle più grandi compagnie petrolifere del mondo, per una serie di prospezioni che dovrebbero portare, nei piani della multinazionale spagnola, alla scoperta, e al conseguente sfruttamento, del più grande giacimento petrolifero della Spagna.
     «Questo è un progetto che mette in serio pericolo l’ecosistema di un’area che, per la sua ricchezza, è stata nominata Riserva della Biosfera – spiega Wim Geirnaer di Clean Ocean Project –. Le prospezioni avverranno con la tecnica dell’air gun attraverso onde sonore che andranno inevitabilmente a disturbare e compromettere la vita di delfini e balene che affollano queste aree protette di mare». Contro la decisione presa dal governo spagnolo non si sono schierate solamente le associazioni ambientaliste (Wwf e Greenpeace su tutte), ma anche la quasi totalità della popolazione canariota, che è scesa in piazza in massa come mai si era visto nella storia di questo arcipelago.
Ma non solo. Anche le istituzioni locali si sono espresse contro il progetto di trivellazioni.
     Dal Cabildo (una specie di Consiglio politico-amministrativo che esiste solo in queste isole) di Lanzarote a quello di Fuerteventura, passando per il governo regionale della Canarie, il no alle trivellazioni è stato unanime. «Siamo contrari a questo progetto per due ragioni principali – spiegano dal Cabildo di Fuerteventura –: i rischi ambientali in primis, ma anche per le possibili ricadute sul turismo. Queste isole vivono quasi esclusivamente di turismo, e un progetto del genere, con l’elevato rischio di incidenti che si porta appresso, potrebbe minare la principale fonte di reddito delle isole. E’ inspiegabile come un ministro nato su queste isole abbia potuto dare l’ok per un progetto di questo genere. Ma forse un motivo c’è: gli interessi della Repsol, grazie alla presenza di ex dirigenti e persone molto influenti all’interno del governo e dei ministeri, sono più importanti del futuro di un arcipelago».
     Neanche la promessa della creazione di migliaia di posti di lavoro - «pensiamo che a regime l’impianto possa creare, per lo più nell’indotto, tra i 3mila e i 5mila nuovi posti di lavoro», afferma Kristian Rix, responsabile della comunicazione per la Repsol - sembra poter convincere gli isolani. «Tutti sanno che i posti di lavoro creati richiederanno figure altamente specializzate che qui, a Fuerteventura come a Lanzarote, non esistono. E’ chiaramente un’operazione a favore di un’impresa privata e contro gli interessi di un’intera comunità» continua Wim Geirnaer.
     Se, come sperano alla Repsol, il petrolio dovesse essere trovato, nel giro di pochi anni la multinazionale avrebbe carta bianca per trivellare in un’area grande due volte e mezzo le isole di Fuerteventura e Lanzarote messe insieme. Le venti piattaforme petrolifere autorizzate, che a regime dovranno estrarre 144mila barili di greggio al giorno, potranno essere costruite piuttosto vicino alla costa. E questo per un motivo molto semplice: a sessanta chilometri dalla costa, nel mezzo dell’Atlantico, vi è la linea di confine marittimo che separa le acque spagnole da quelle marocchine (il governo del Marocco ha espresso la sua contrarietà in merito al progetto) e uno sconfinamento potrebbe creare non pochi problemi sia alla Repsol che al governo spagnolo.
     Venticinque chilometri dalle spiagge di sabbia nera di Lanzarote, dieci da quelle di Fuerteventura, questa dovrà essere la distanza minima da rispettare per le trivellazioni che raggiungeranno una profondità di millecinquecento metri. Proprio come la profondità raggiunta dalla piattaforma della Deepwater Horizon, che esplose nel 2010 nel Golfo del Messico. E mentre la mobilitazione continua senza pause - una raccolta firme ha raggiunto in poco tempo le 30mila sottoscrizioni, e il governo delle Canarie si è appellato all’Onu e al Parlamento Europeo per bloccare il progetto -, il governo di Madrid ha annunciato che la Repsol potrà iniziare nel giro di qualche settimana i sondaggi. Quasi per sfida nei confronti dei canarioti, ha poi da un lato tagliato gli incentivi per la desalinizzazione dell’acqua (l’unica fonte di acqua potabile per gli isolani ) e dall’altro bloccato il progetto di un parco eolico a Gran Canaria. Gli isolani considerano la mossa di Madrid come un avvertimento: o il petrolio o nient’altro.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E qui la protesta contro le trivelle, più che motivata, avviene in alcune isole che si trovano in pieno Oceano Atlantico, dove ad assorbire i danni e le conseguenze di eventuali incidenti c'è un mare magnum del nostro pianeta, e non un bacino piccolo e chiuso come il "Mediterraneo", già da tempo soggetto a fattori negativi (traffici, pressione antropica lungo le sue coste, scarichi e riversamenti illegali nelle sue acque, over-fishing e anche pesca illegale al di fuori di ogni controllo, etc, etc.), e ora anche gravemente minacciato da questa corsa alle riserve energetiche fossili celate nei suoi fondali (oltre tutto altamente sismici in tante aree...). Il governo delle Canarie si è appellato all’Onu e al Parlamento Europeo per bloccare il progetto, ma riuscirà ad opporsi alle potente lobby dei petrolieri, che arrrivano addirittura ad usare acqua e rinnovabili come mezzo di pressione e di ricatto nei confronti di quelle comunità isolane ?

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9 novembre nella sede del Consiglio regionale del Veneto

da TMNews
http://www.lastampa.it/...-conf-regioni-a-venezia-con-clini-6RggKfj9F0icGpLdDOljjI/pagina.html


     Venezia, 31 ott. - Le Regioni con poteri legislativi che si affacciano sulle due sponde dell'Adriatico si danno appuntamento il 9 novembre a Venezia, a palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, per impegnare i rispettivi governi a bloccare trivellazioni e pozzi di ricerca di giacimenti di idrocarburi nel fondale marino.
     A prendere l'iniziativa sono le due assemblee legislative di Veneto e Puglia che, insieme alla Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali d'Italia, hanno invitato a Venezia il ministro per l'ambiente Corrado Clini e i rappresentanti dei Consigli regionali di Abruzzo, Molise, Marche, Emilia Romagna, Friuli e dei governi sloveno, croato, macedone, montenegrino e albanese per mettere a punto una strategia comune di salvaguardia delle coste mediterranee.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Certamente un'ottima iniziativa, che speriamo possa dare i suoi frutti prima che sia troppo tardi... Ma il ministro dell'Ambiente Clini farà in quell'occasione il suo mestiere di "tecnico dell'ambiente", o sarà il difensore d'ufficio del ministro dello Sviluppo Economico Passera, come già in varie occasioni è sembrato facesse e anche con impegno?

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'Dall'Abruzzo in tutta Italia: cresce la mobilitazione contro le trivelle'

di Guido Picchetti (a margine di un video di Abruzzo Live TV postato su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4415428138185&l=8c05778318


"Dall'Abruzzo in tutta Italia: cresce la mobilitazione contro le trivelle. Qui non siamo in Arabia": intervista del 30 ott '12 alla ricercatrice abruzzese Maria Rita D'Orsogna. Due minuti e trentotto secondi che valgono più di tante e tante parole scritte o dette, che il più delle volte nessuno legge, nessuno ascolta e che cadono nel vuoto... Parole semplici e chiare, dette in modo altrettanto semplice e chiaro, e anche convincente. Parole che dovrebbero essere ascoltate da chiunque abbia a cuore il nostro Paese, con tutto ciò che maggiormente lo caratterizza e ne fa un vero "Patrimonio dell'Umanità", da tutti universalmente riconosciuto senza bisogno di ulteriori proclamazioni da parte delle di quegli organismi sovrannazionali, i quali poi neppure si preoccupano di dire la loro in difesa di quei beni da essi stessi dichiarati tali... E ciò nonostante noi "italiani" si faccia di tutto per mandarlo in malora questo nostro patrimonio nazionale, che nessuno, uno volta perduto, potrà più ricostruire...


http://www.abruzzolive.tv/_...mobilitazione_contro_le_trivelle._Qui_non_siamo_in_Arabia_-_-_s_6609.html

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(copyright Guido Picchetti) 

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Questa pagina è stata aggiornata il 01/01/13.