Ottobre 2012

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ECHI  DI  STAMPA

Dal 22 al 31 Ottobre 2012
Dalla mia Bacheca su FB del 31/10/12

Se anche in Cina...
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/10/se-anche-in-cina.html


People want not only fresh air and clean water, they want a stronger voice about what’s happening around them.
    TUESDAY, OCTOBER 30, 2012. - Sono tornata a casa, a Los Angeles dopo un mese di incontri, avventure di vario genere, persone, storie, stanchezza, petrolieri infiltrati, mucche, laghi, città d'arte e mani da stringere. Delle tante cose di cui parlare, una che mi colpisce accade in Cina.
    Ci sono stata l'anno scorso a Pechino, e prima ancora a Shangai. Il cielo di Novembre un anno fa era pesante, grigio anche quando si intravedeva un pallido sole, e l'aria si sentiva che era sporca. Ricordo un grande senso di affollamento, di martellamento mediatico, nel metrò, per strada e in generale si vedevano proprio le due faccie della nazione: la voglia di progresso, di parlare e confrontarsi con gli occidentali, ma anche un disordine urbano, sociale, senza ordine. Al paragone le città americane sembrano bastioni di eleganza e di grazia.
    Ricordo anche che quando feci il mio talk sul petrolio d'Abruzzo e d'Italia all'Università di Pechino, proprio un anno fa, gli studenti mi dissero che cose del genere non sarebbero mai potute succedere lì: il governo centrale è troppo forte, arrivano, decidono, e chi si è visto si è visto, incuranti del popolo e che per questo la gente neanche si scomoda a porseli certi problemi. E invece... invece la protesta popolare riesce a smuovere le montagne anche in Cina.
    E' notizia di queste ore infatti che nella città di Ningbo, non distante da Shangai, la popolazione è insorta compatta contro l'espansione di una fabbrica petrolchimica che produce paraxylene - PX - che è usato nella produzione di plastica e poliestere. La ditta proponente è la Sinopec, la grande e potente ditta di stato del petrolio in Cina. Si parlava di 8 miliardi di dollari di investimenti.
    I cittadini si sono organizzati con i microblog, e tutto ciò che internet e gli smart phone hanno da offrire, e - censura o non censura - sono scesi in piazza per vari giorni, protestando contro l'ampliamento. Erano 5,000 e protestavano perchè per questo ampliamento nessuno li aveva consultati. Ovviamente sono preoccupati per l'inquinamento e per la loro salute. A volte ci sono stati anche episodi di violenza. Questa è ovviamente sempre da condannare, ma la persistenza dei cinesi, ha portato al risultato: il governo centrale ha deciso di bloccare l'ampliamento della ditta petrolchimica. Non si sa come andrà' a finire, ma già l'annuncio è un passo in avanti.
    La prima protesta per l'ambiente fu a Xiamen, e durò per mesi. Adesso invece è durata solo per pochi giorni: probabilmente perchè c'è il congresso del partito comunista fra qualche giorno, inizia l'8 novembre, e nessuno vuole intoppi di immagine dall'alto. Ma sono sicura che senza di 5,000 niente di tutto questo sarebbe successo. E la cosa interessante è che le proteste persistono anche dopo l'annuncio dal governo centrale che l'impianto del petrolchimico non si farà. Si vuole infatti mettere il governo alle strette e che "no" sia "no", e che non invece diventi "si" appena le acque siano calme.
    E non è neanche la prima volta: impianti simili per la produzione di PX sono stati fermati a Xiamen e a Dalian, e hanno fermato anche una conduttura di acque di scarto da una ditta di carta attraverso la cittadina di Qidong, per paura che ci potessero essere rotture o scoppi in una zona soggetta ad uragani. A Shifang hanno invece fermato la costruzione di un impianto per il trattamento del rame e di molibenio per timori di aumento dei tumori. Per quel che so io dei cinesi, sono un popolo pragmatico, che specie adesso, è molto proiettato verso il buisness, il successo, la "modernità'". Sono sempre i più affamati di imparare a scuola, di crescere nei loro buisness, e badano poco al sottile. E allora se anche dalla Cina capiscono che l'ambiente va protetto, e non per sport o perchè va di moda, ma perchè l'ambiente sei tu, allora forse non è troppo tardi...
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
... "allora forse non è troppo tardi", dice Maria Rita... Non resta che sperarlo...
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Post di Maria Ghelia

Vorrei che i nostri fossero un pochino più cinesi nell'opporsi ai voleri dei petrolieri ...
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Centrale del Mercure, il terremoto del Pollino ferma l’Enel
da "Ola Ambientalista"
http://www.olambientalista.it/centrale-del-mercure-il-terremoto-del-pollino-ferma-lenel/


    Il terremoto e lo sciame sismico fanno adirare l’Enel che chiedeva il parere positivo del parco del Pollino sulla centrale a biomassa del Mercure. E’ notizia di oggi che la Comunità del Parco, che si sarebbe dovuta riunire ieri a Castrovillari per discutere sulla questione della centrale del Mercure, è stata nuovamente rinviata a data da destinarsi. Intanto Enel continua a fare pressing, nonostante il terremoto !
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ancora una nota di Ola Ambientalista dalla rassegna stampa che quotidianamente Assunta Di Florio dall'Abruzzo mi invia e che ringrazio qui per l'impegno. E grazie anche a Ola Ambientalista per questa sua nota che non fa altro che confermare quanto dicevo a commento del servizio de "Il Fatto Quotidiano" sul deposito gas di Rivara... I colossi dell'energia se ne fregano di quanto può accadere a seguito delle loro iniziative... Per loro i terremoti non esistono... Sono solo un'invenzione dei "cattivi ambientalisti"...
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A Ilva Alvani e Roberto Mamone piace questo elemento.

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Deposito Gas Rivara, i tecnici del ministero danno l’ok. Si torna a trivellare
di Annalisa Dall'Oca
http://www.ilfattoquotidiano.it/...-rivara-tecnici-del-ministero-danno-lok-si-torna-a-trivellare/397309/

La commissione Via, nonostante il terremoto, le 50.000 firme raccolte e gli appelli dei sindaci emiliani, conferma il parere favorevole alle perforazioni preventive per costruire il deposito: "Nessuna correlazione tra test e sisma". La delusione e lo sconcerto dei comitati. Giovanardi: "Loro sono i principali problemi dell'Italia, come i No Tav".
     Rivara (Mo), 29 ottobre 2012. - Aspettavano il parere contrario della commissione ministeriale Valutazione Impatto Ambientale (Via), gli abitanti della bassa modenese, per esultare e considerare chiusa la vicenda del deposito di stoccaggio gas a Rivara. Che negli ultimi mesi aveva già incassato i ‘no’ definitivi della Regione Emilia Romagna, del ministro dell’Ambiente Corrado Clini e di quello dello Sviluppo Economico, Corrado Passera. E’ “rischioso” in una zona “altamente sismica” come l’Emilia, si era detto.
     Invece quei festeggiamenti assaporati ad agosto dovranno essere rimandati. O forse cancellati. La commissione, nonostante il terremoto, le 50.000 firme raccolte dai comitati istituiti per contrastare il progetto e gli appelli dei sindaci emiliani, di destra come di sinistra, non ha mutato il parere favorevole alle trivellazioni preventive alla costruzione del deposito. Anzi l’ha confermato. Dichiarando che non è possibile provare una correlazione diretta tra i test e i terremoti, e che gli accertamenti sul campo saranno fondamentali per formulare un parere sull’impianto. Quindi si andrà avanti.
     Una doccia fredda “inaspettata”, spiega Lorenzo Preti del comitato Ambiente e Salute di Rivara, “ora bisognerà valutare come rispondere a questa presa di posizione”. Una valutazione che probabilmente riguarderà anche le istituzioni che, da Roma come da viale Aldo Moro, avevano fortemente avversato le trivellazioni nella zona – epicentro degli ultimi terremoti, quelli di magnitudo 5.9 e 5.8 che a maggio hanno devastato l’Emilia.
     La decisione di bloccare il progetto dell’Indipendent Gas Management s.r.l (società da cui nel 2008 è nata appositamente la Ers, e appartenente al gruppo inglese Indipendent Resources), un maxi impianto sotterraneo con un’estensione di oltre 120 chilometri quadrati, nell’area dei comuni di San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Medolla, Mirandola e Camposanto, costruito a ospitare 3,7 miliardi di metri cubi di gas in acquifero, il parlamentino locale l’aveva già presa a gennaio. Anche se la delibera definitiva è arrivata il 27 aprile.
     Il “rischio sismico”, aveva dichiarato Gian Carlo Muzzarelli, assessore regionale alle Attività produttive, “non è sottovalutabile”, così come non è “quantificabile il pericolo insito nelle operazioni di immissione e estrazione del gas”. “Come già ampiamente comprovato da studi, le trivellazioni necessarie sono altamente pericolose in una zona sismica come quella del modenese – ricordava l’assessore – e non c’è alcuna ragione per stoccare in acquifero visto che ci sono almeno cinque depositi di gas esauriti e in via di esaurimento che si adattano benissimo allo scopo”. L’Emilia Romagna, con i suoi 21 siti, contribuisce infatti a fare da serbatoio al resto dello stivale per circa il 30% di tutto il gas stoccato in Italia.
     E per gli abitanti della bassa, il terremoto è stata l’ennesima prova a confermare che il progetto non deve essere realizzato. “Cosa sarebbe accaduto se l’impianto fosse stato costruito prima del terremoto?” si chiedono ancora oggi i residenti di Rivara guardando le macerie lasciate dai sussulti della terra.
     Successivamente, poi, al ‘no’ della Regione è seguito quello del ministero dell’Ambiente, che in merito alla vicenda è ritornato sui propri passi. Se inizialmente il dicastero si era dichiarato favorevole alla costruzione dell’impianto progettato dall’Ers, e approvato dai governi Prodi e Berlusconi, è stato proprio Corrado Clini che il 23 maggio scorso ha chiesto “ulteriori accertamenti” e “maggiore prudenza” prima di trivellare un sottosuolo “instabile” per depositarvi gas. Parole confermate, ad agosto, anche da Corrado Passera. E la vicenda sembrava conclusa. “Serviva il consenso di Regione e Stato” per avviare il progetto, aveva commentato Muzzarelli “non c’è né l’uno né l’altro. Partita chiusa”.
     E invece no. Perché ora sulla base delle valutazioni espresse dalla commissione si apre un nuovo, duplice scenario. Introdotta in Italia in seguito alle norme transitorie che traggono origine dall’art. 6 della legge 394/86, istitutiva del Ministero dell’Ambiente, e costituita da 50 membri ‘tecnici’ tra liberi professionisti ed esperti provenienti dalle amministrazioni pubbliche, da un lato l’ok del Via ha dato nuova forza al fronte dei ‘favorevoli’ al progetto, capitanato dal senatore Carlo Giovanardi. Che ha spostato la vicenda sul piano politico. “Dobbiamo dividere la politica dalla scienza – ha commentato soddisfatto, contattato telefonicamente da ilfattoquotidiano.itperché, come hanno ricordato i membri della commissione nella relazione redatta sulla questione del deposito di Rivara, nel mondo esistono centinaia di siti operanti e anche laddove si sono verificati terremoti, in certi casi di magnitudo ben superiore a quello che c’è stato in Emilia Romagna, non si sono riscontrati danni”.
     I tecnici della Via, continua Giovanardi, “hanno semplicemente sollecitato ulteriori studi che richiederanno approssimativamente altri 2 o 3 anni, sulla base dei quali prendere una decisione definitiva. Ricerche che, oltretutto, porteranno nuove conoscenze sulla situazione del sottosuolo modenese e che offriranno un contributo anche alla prevenzione dei terremoti”. Insomma, conclude il senatore “è lunare che la politica dica ‘no’ alla ricerca”.
     Chiara la posizione del pidiellino anche in merito alla possibile denuncia che i comitati potrebbero presentare contro il geologo Enzo Boschi, per via delle “previsioni” rassicuranti relative terremoti nella Bassa. “Boschi ha detto quello che sarebbe successo e se le case fossero state costruite a dovere non si sarebbe verificato nessun tipo di danni. Se la regione è a rischio sismico, allora bisogna provvedere a ricostruirla seguendo gli opportuni criteri”.
    Dall’altro lato, resta aperta la vicenda legale. A luglio, infatti, la società Ers, proponente del progetto, si è rivolta al Tar per presentare un ricorso contro la delibera della Regione Emilia Romagna, che nega al ministero dello Sviluppo Economico l’intesa per avviare il programma preliminare di ricerca scientifica. Atto a verificare la compatibilità geologica dello stoccaggio gas nel territorio di Rivara. E sulla decisione del tribunale si gioca il futuro del deposito. “Abbiamo interpellato esperti, geologi e tecnici: tutti confermano che l’area è altamente sismica e che l’impianto è pericoloso” ribadisce ancora una volta Preti, preannunciando la sicura opposizione dei comitati. “Loro sono il principale problema dell’Italia” ribatte Giovanardi “dal No Tav all’Ilva, non c’è un posto in questo paese dove si possa avviare un progetto senza che si formino comitati su comitati”.
     Clini: “Conclusioni non richieste, il ministero è per il no”. In tarda serata il ministro all’Ambiente Corrado Clini ha commentato le conclusioni “non richieste” siglate dalla commissione Via in merito al progetto per lo stoccaggio di gas nel sito di Rivara. In una nota, il titolare del dicastero ha ribadito che “resta ferma la decisione, già assunta, di non dare seguito all’autorizzazione delle attività di esplorazione preliminare nel sito”. Anzi, ha aggiunto il consigliere regionale Pd Palma Costi, alla luce del “parere negativo sulla realizzazione del deposito più volte espresso in passato, in pieno accordo con la comunità dei cittadini, i comuni interessati, l’Unione comuni e la Provincia, ci aspettiamo che la commissione VIA chiuda la procedura con il ‘no’ definitivo al progetto in tempi rapidissimi”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Le decisioni "folli" continuano ad esserci... E alla faccia dei segnali che Madre Natura ci ha dato e continua a darci ogni giorno con quanto accade da punto di vista sismico sia nel nostro Paese che nell'area centrale del Mediterraneo... Per di più il silenzio che accompagna in genere tali fenomeni niente affatto isolati e delle possibili cause e conseguenze, fa ricadere proprio sugli organi di informazione nazionali (stampa e TV) buona parte della responsabilità di queste "folli" decisioni, e l'assenza di un'informazione trasparente e corretta in merito impedisce la condivisione delle scelte con cittadini e comunità debitamente informati in proposito...
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Post di Maria Ghelia
Non cambia nulla !!!
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La Pianura Padana sotto la canna del gas
da "Ola Ambientalista" (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4410111365269&l=b78d030b9d


    Il 3 novembre p.v. 2012, a partire dalle ore 10,30 e sino alle 17,30 si terrà presso l’Agriturismo ”La Corte dei Semplici” (0372 95989 – 347 4793098), S.P. 25 Bordolano-Castelvisconti (CR), il convegno ”La pianura Padana sotto la canna del gas”. Nella sola Lombardia -si legge nell’invito al convegno – vi sono 9 stoccaggi di gas attivi ed in progetto con trivellazioni in territori a rischio sismico, incidenti rilevanti e con fenomeni di subsidenza secondo un programma del governo che non tiene conto dell’agricoltura, del patrimonio edilizio ed industriale, mettendo a rischio, secondo un modello di sviluppo energetico ad esclusivo appannaggio delle società petrolifere, l’incolumità pubblica e la salute.
    Partecipano al convegno Mario Agostinelli – “Associaz. Energia Felice”- Ricercatore Enea-già cons. reg. Lombardia, Pietro Dommarco – giornalista “Altraeconomia” – autore del libro “Trivelle d’Italia “, Prof. Sergio Zanetti – Sindaco Comune di Verolavecchia. Tra le prime adesioni: Coordinamento Comitati No Autostrade CR-MN e Tirreno-Brennero; Salviamo il paesaggio cremonese, cremasco, casalasco.

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Post di Maria Ghelia

Grazie Guido, riusciranno ad ottenere qualche cosa dai tiranni del petrolio?
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Dalla mia Bacheca su FB del 30/10/12

Perdita di sovranità e Basilicata hub-sud europeo
da "Olambientalista.it" 
http://www.olambientalista.it/perdita-di-sovranita-e-basilicata-hub-sud-europeo/


     28 ottobre 2012. - Mentre ENI celebra i 50 anni dalla tragica morte di Enrico Mattei, con pagine acquistate sui più grandi giornali nazionali, e mentre l’a.d. ENI Paolo Scaroni in Commissione Industria sogna il nuovo eldorado petrolifero e gassifero europeo, pensando di estrarre nella sola Val d’Agri 208.000 barili di greggio al giorno, in Basilicata il quadro delle servitù, o meglio della schiavitù petrolifera appare sulla sua più desolante ed allarmante attualità. Alle 21 concessioni petrolifere già operative in Basilicata, agli 11 permessi di ricerca che attendono di trasformarsi in concessioni, pendono anche altre 17 nuove istanze per permessi di idrocarburi.
    Una situazione questa solo apparentemente mascherata in sede politica locale dalla finta moratoria petrolifera votata dal consiglio Regionale della Basilicata (art.37 della L.R. 16 del 2012) e salutata subito favorevolmente quanto inopportunamente anche da alcune forze politiche e associazioni ambientaliste, forse troppo disattente alla lettura dei documenti e dei fatti. Dopo il Memorandum del raddoppio delle estrazioni sottoscritto tra Regione Basilicata e Governo centrale, messi nel cassetto i decreti attuativi ad esso collegati, la moratoria bluff è invece destinata a frantumarsi sotto i colpi di mannaia inferti dalla Corte Costituzionale e dal TAR, con esiti fin troppo scontati a favore delle compagnie petrolifere.
    Su questo quadro definito dalla S.E.N. (Strategia Energetica Nazionale) oggetto di consultazione pubblica “hub energetico sud-europeo” devono aggiungersi un giacimento marginale riaccordato di recente ed un campo di stoccaggio di Cugno Le Macine al quale presto si aggiungerà anche quello di Serra Pizzuta. Uno stoccaggio, quello della società italo russa Geogastock in Val Basento (MT), considerato strategico poichè il primo situato sulla rotta del tubo del gas azero, quasi uno snodo strategico (hub) che giungerà in Italia attraverso il gasdotto sottomarino TAP (Trans Adriatic Pipeline) da Otranto. Questo quadro si completa con 9 centrali di trattamento ad olio e gas, con 44 pozzi produttivi, e con 82 pozzi definiti ad altro utilizzo , per un totale di126 pozzi in Basilicata. Un potenziale che incrementa il numero già consistente dei “buchi neri” presenti nel sottosuolo lucano, prima svuotato di petrolio e gas e poi riempito di gas degli stoccaggi oppure la CO2 (anidride carbonatica).
    Di tutto ciò, poco o nulla resterà in termini di benefici economici agli abitanti di una regione, che dopo 15 anni dall’inizio delle estrazioni in Val d’Agri, ed a oltre 50 dalla scoperta del metano in Val Basento, oggi esaurito, si lecca ancora le ferite di una industrializzazione fallita, con spopolamento, emigrazione, disoccupazione e, oggi, anche privazione delle istituzioni locali e di quelle statali decentrate.
    Ecco dunque il quadro della Basilicata – hub sud europeo delineato dal ministro Passera. Un quadro da far invidia, per servitù, o meglio schiavitù, alle regioni asiatiche o quelle africane ( con rispetto parlando per i Popoli che abitano questi territori... altro che Europa!), con una classe politica locale prima ammaliata, poi funzionalmente legata alle logiche del take or pay, tipica del mercato della spregiudicata oil & gas delle compagnie minerarie.
    Una questione geografia che interseca la geopolitica ove si legga, da un lato la superficie totale impegnata in Basilicata per attività minerarie pari a ben 6.525 Kmq su un totale di 9.999 Kmq, ovvero più dei 2/3 del territorio occupato da attività minerarie e, dall’altro, alla perdita di sovranità imposta dalla lobby dei governi legati agli interessi delle banche mondiali, con il default imposto anche alle istituzioni pubbliche, nate per governare i bisogni delle comunità e non certo per fare affari privati.
    I cittadini, oltre alla democrazia, rischiano di perdere, secondo una logica neo-feudale, oltre al sottosuolo, anche il diritto di superficie che calpestano e sulla quale vivono. La richiesta di modifica del titolo V della Costituzione è solo il diaframma finale che apre la strada a chi oggi vuole esercitare, modificando la Costituzione Italiana, il diritto di depredare beni che appartengono a tutti.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
In Basilicata i cittadini rischiano di perdere, secondo una logica neo-feudale, oltre al sottosuolo, anche il diritto di superficie che calpestano e sulla quale vivono. Questa la denuncia degli abitanti di una regione, che dopo 15 anni dall’inizio delle estrazioni in Val d’Agri, ed a oltre 50 dalla scoperta del metano in Val Basento, oggi esaurito, si lecca le ferite di una industrializzazione fallita, seguita da spopolamento, emigrazione, e disoccupazione... Non è già abbastanza ?
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Dalla mia Bacheca su FB del 29/10/12

Gli insaziabili
un video da "Report" di Domenica 28/10/12 su RAI 3
http://www.rai.tv/dl/replaytv/...&refresh_ce#day=2012-10-28&ch=3&v=154295&vd=2012-10-28&vc=3
 

    Di Pietro e i soldi pubblici ai partiti... Tutto da ridere o tutto da piangere... Dipende dall'umore che ti ritrovi... Ma assolutamente da non perdere...E solo pochi l'hanno visto, distratti come erano in tanti dalle partire di calcio della Roma e del Napoli, impegnate ieri sera alla stessa ora in TV... (durata del video 01:38:28)


http://www.rai.tv/dl/replaytv/...#day=2012-10-28&ch=3&v=154295&vd=2012-10-28&vc=3

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Post di Alfonso Nigro

Io l'ho seguito e sono rimasto disgustato in particolar modo da Di Pietro nel quale credevo.
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Terremoto nel Pollino. Le località interessate
di Guido Picchetti (a lato di una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4400153436327&l=114440c16c


In questa mappa elaborata dal sottoscritto in base agli ultimi dati forniti dall'EMSC sono evidenziate le località direttamente coinvolte nei fenomeni sismici in corso nel Pollino... (ore 9:00 del 29/10/2012).

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Dalla mia Bacheca su FB del 28/10/12

Scossa di mag 3,2 sul Pollino intorno a mezzogiorno di oggi
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4395656363903&l=8141a40d33

    26/10/2012. - Continuano le scosse sismiche nel Pollino, in prossimità di Mormanno. Alle 12:13 ancora una scossa più forte delle altre, valutata in mag 3,2, con epicentro leggermente spostato a SO dalle precedenti, ma sempre con ipocentro a limitata profondità, stimata dall'EMSC in 2 km (vedi immagine a lato).

I dati della scossa:
Magnitudine ML 3,2
Regione ITALIA MERIDIONALE
Data ora 2012/10/28 10:13:16.0 UTC
Posizione 39,83 N; 15,97 E
Profondità 2 km

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Il terremoto nel Pollino era già previsto a Maggio
di Nadia Cavalera

http://nadiacavalera.blogspot.it/...pollino-era-previsto.html


    26 Ottobre 2012. - Il terremoto nel Pollino era previsto già a maggio, come risulta da quest'articolo dove il massimo esperto, Leonard Seeber, dichiara espressamente che «l’attività estrattiva di idrocarburi è ben conosciuta come un agente che può alterare lo stato meccanico crostale in maniera sufficiente da triggerare terremoti».
    A seguire l'articolo in questione pubblicato da frankavv il 28 Maggio 2012.

Trivellazioni nel Pollino: rischio sisma. È allarme in Basilicata
di frankavv in
http://frankavv.wordpress.com/2012/05/28/...-rischio-sisma-e-allarme-in-basilicata/

Maggio 28, 2012. - Il professor Leonardo Seeber è uno dei più noti sismologi mondiali.  Al professor Seeber abbiamo chiesto delle possibili correlazioni tra l’attività sismica e l’attività estrattiva in Basilicata. Molti pozzi di petrolio, compresi quelli di reiniezione di liquidi ad alta pressione come Monte Alpi 9 e Costa Molina 2, si trovano nell’area epicentrale del disastroso terremoto del 1857 in Val d’Agri, o vicine ad attività umane già di per sé rischiose, come lo stoccaggio di rifiuti radioattivi.
- Professore Seeber, i lucani devono temere terremoti da estrazione mineraria?
    «L’Italia si profila lungo un contatto tra placche tettonicamente attive. Estrazione petrolifera o no, in gran parte d’Italia bisogna “temere”, o meglio, programmare i terremoti, come c’insegna la storia prima del petrolio. Più recentemente, si è anche capito che le attività ingegneristiche possono alterare lo stato meccanico della crosta terrestre in maniera sufficiente da triggerare terremoti. Triggerare significa anticipare un terremoto che senza l’intervento umano sarebbe accaduto più tardi. Quindi, rispondo di sì, l’attività estrattiva di idrocarburi è ben conosciuta come un agente che può alterare lo stato meccanico crostale in maniera sufficiente da triggerare terremoti».
- Immettere liquidi ad alta pressione nel sottosuolo, aumenta il rischio sismico?
    «Rimozione/aggiunta di massa e aumento/diminuzione della pressione del fluido interstiziale sono tipicamente associati all’estrazione petrolifera. Tali cambiamenti artificiali possono contribuire a una anticipazione (o a un ritardo) di un terremoto. L’incremento sostanziale è prolungato dalla pressione del fluido interstiziale ed è una delle maniere più efficienti per diminuire la resistenza della roccia e portare a una sua rottura sotto lo sforzo naturale. Generando in terremoto».
- Dunque?
    «Il diavolo è nei dettagli, come si dice in inglese. A questo punto, non solo abbiamo i mezzi per alterare in maniera significativa lo stato meccanico crostale, ma abbiamo anche la capacità di capire in maniera proficua come le nostre attività ingegneristiche alterino lo stato naturale e come tali cambiamenti influenzino il rischio di terremoti. Se si altera la natura, si deve anche capirne i dettagli e le conseguenze. Bisogna monitorare la situazione con mezzi geofisici moderni e studiarne attentamente i risultati.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Il terremoto nel Pollino era già previsto !!! "Chi è causa del suo mal, peste lo colga...", diceva, se non sbaglio, un certo Amedeo Nazzari interpretando un tempo uno dei suoi famosi personaggi... E aveva ragione... Certamente nel caso nostro non ci riferiamo ai tanti che, non da oggi, di quella "peste" subiscono gli effetti per contagio, oltretutto a loro totale insaputa, ma a chi, pur avvisato dell'arrivo del male, invece di dare l'allarme e tentare di impedirlo, ha lasciato che l' "epidemia" si diffondesse, con tutto quel che ne sta derivando...
Appendice al commento sul terremoto nel Pollino già previsto... "Chi è causa del suo mal, pianga sè stesso", dice in realtà il proverbio. Ma modificarlo in "Chi è causa del suo mal, peste lo colga!!!" mi è venuto spontaneo, e ben si adatta al merito. Per cui, pur scusandomi dell'errore, lo faccio mio e vale quel che ho scritto, adattandosi perfettamente a quanto continua a succedere... Prosit...
Per inciso, nelle ultime 24 ore, vale a dire alle 8 di ieri mattina alle 8 di stamane, ben 18 sarebbero state le scosse sismiche superiori a mag 2 registrate secondo i dati dell'EMSC nella stessa zona del Pollino, la più forte quella di mag 3.2 alle ore 12:13 di ieri, già da me segnalata in altro post su questo stesso diario ...
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Continua lo sciame sismico a Mormanno tra Calabria e Basilicata
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4394451693787&l=47a810dd7b

    28/10/12. - Notte a Mormanno ... Come in Emilia !!! Dalle 20:00 di ieri sera alle 8:00 di stamane, secondo i dati dell'EMSC (Euro Mediterranean Sismologic Center), sono state registrate 12 scosse sismiche di intensità superiore a mag 2.0 (immagine a lato).
    La più forte? Quella delle 5:37 di stamane (ora locale) di mag 3.1, con altre sette di intensità superiore a mag 2,5.  Ipocentri delle scosse, in nessun caso superiore ai 10 km di profondità...
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Post di Filippo Foti

... in terronia siamo a abituati a ballare... la "tarantella"...
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Post di Guido Picchetti

... Spero accompagnata dal battito dei tamburelli, ma non da quello delle trivelle...
sarebbe una "tarantella" troppo amara...
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Omnia munda mundis. To the pure, all things are pure
di Maria Rita D'Orsogna

http://dorsogna.blogspot.it/2012/10/omnia-munda-mundis.html

    FRIDAY, OCTOBER 26, 2012. - Ma guarda tu cosa mi tocca fare. Mi giunge voce da varie persone che Confindustria Abruzzo intende "dimostrare" che in qualche modo io sia collegata all'industria del petrolio e che addirittura ne prenda fondi in maniera indiretta! Non so se ridere o piangere, e non so se questa voce sia vera o no, ma se si, è veramente patetico e mostra la piccolezza di questa gente che non riesce proprio a capire che uno nella vita può fare delle cose non per tornaconto personale, quanto per ideali, per senso di giustizia, per voglia di fare qualcosa di buono per la comunità.
    Intanto, se veramente fossi al soldo dei petrolieri, credo che ci sarebbero modi molto più redditizi di sfruttarmi da parte loro, che non spendere il mio tempo su e giu per l'Italia predicando da 5 anni ed in modo veemente, CONTRO i petrolieri. Ma forse Confindustria vuole insinuare che io non voglia l'Abruzzo - e l'Italia! - al petrolio perchè così l'Italia rimarrà' un paese di serie B nella produzione di melma petrolifera e quindi in qualche modo avvanteggerei le ditte petrolifere americane? Chissà, nella loro mente contorta anche questo potrebbe essere un pensiero.
    La risposta è ovviamente no. Nessun petroliere mi paga - ne la Forest Oil, ne la Shell, ne l'ENI. Il mio stipendio arriva - e per intero - dallo Stato della California - sono un impiegato statale e anzi, le cifre del mio stipendio sono pubbliche. E poi c'è la storia dei miei fondi ricerca. Ho iniziato ad essere io responsabile di cercarmi i miei fondi - non per me, ma per lo stipendio dei miei studenti, per pagare computer, esperimenti, e cose di questo genere 5 anni fa. Ne ho ricevuti 2 di grant personali - intestati a me, Maria Rita, dal National Science Foundation, l'NSF, l'ente USA che si occcupa di elargire fondi per la ricerca. I progetti sono qui:

1. Stochastic models of viral adsorption, fusion and replication
2. Hierarchical kinetic models for chemical and hydrodynamically coupled organisms

    La parola petrolio non compare. Infine, c'è il grant collaborativo dell'ARO, Army Research Office, che elargisce fondi per ricerca pura, e con cui ci occupiamo di teoria di giochi, assieme ad altri 10 colleghi. Non sono io il capo, ma uno dei dieci che collaboriamo.

3. Scalable, stochastic and spatiotemporal game theory for real world human adversarial behavior

    Anche se è un grant dell'Army, è per ricerca di base, e nessuno di noi è tenuto a sviluppare niente per il petrolio o, peggio, per l'esercito (!); anzi, siamo stati messi assieme per creare modelli su come analizzare il crimine urbano e per sviluppare metodi di studio relativi ai movimenti e ai comportamenti dei criminali. I nostri studi sono tutti pubblici, e si possono consultare liberamente. Qui tutte le mie pubblicazioni finora.
    Contenti? Infine, le nostre università USA sono grandi, e ciascuno di noi cerca, e trova fondi da chi e come vuole. Ci sarà' qualcuno - nel dipartimento di geologia (?), nel dipartimento di letteratura (?), nel dipartimento di chimica (?), di filosofia (?) che prende soldi dall'industria petrolchimica? Probabilmente. Ma quel qualcuno non sono io, sono scelte sue, e non mie. E' come l'Unversità' D'Annunzio, in cui c'è Mario Rainone, amico dei petrolieri e di Confindustria, che voleva trivellare la Majella, e in cui c'è invece Francesco Stoppa che ha dedicato la vita a salvaguardare la natura, e che spesso si è adoperato contro le trivelle in Abruzzo. Il fatto che Rainone sia amico dei petrolieri, non significa che lo sia anche Stoppa, o che i fondi di Rainone finiscano in quelli di Stoppa. Idem per me.
    Accusarmi di prendere soldi - direttamente o indirettamente - dai petrolieri è qualcosa di folle, stupido e veramente offensivo. Ma questi non hanno niente da fare? Ah, un altro paio di cose: insegno una classe di "Ambiente" all'Università e il mio tema, guarda caso, sono i danni dovuti all'estrazioni di petrolio e di fracking. Sono membro a vita del Sierra Club che ha aperto una *causa in tribunale* contro lo Stato della California che vorrebbe aprire lo Stato al fracking e anzi, cogestisco una pagina facebook contro il fracking in California. Ho uno strano modo di essere favorevole alle trivelle, vero?
    Ma alla fine, credo che in questi 5 anni chiunque abbia potuto vedermi, sentirmi, parlare con me abbia potuto farsi una opinione personale ed il fatto che mi invitino in tutta Italia, significa una cosa sola, che sono sincera. Non avrei potuto imbrogliare cosi tanta gente, così a lungo. Guarda un po' che gli unici che mi sono inimicata sono quelli che hanno interessi personali, Confindustria, i vari Fratino e Di Martino, e tutti quelli che avevano da speculare. Cara Confindustria, vergognatevi. Siete veramente infantili.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Beh, è proprio vero quando si dice: "La mamma dei cretini è sempre in cinta... ". Questa non me la sarei mai immaginata. Dire che Maria Rita D'Orsogna sarebbe pagata dai petrolieri per quello che fa, che scrive e che dice in difesa della sua terra d'origine, l'Abruzzo, (e non solo...), quando sono anni che spara a zero contro i petrolieri e quanti fanno parte della loro cricca, o ne favoriscono più o meno palesemente le iniziative pericolose in varie parti d'Italia, è proprio da cretini "supersonici".!!! E mettere in giro una storia del genere per chissà quali motivi è davvero da stupidi, ma di di grande livello. Che poi siano persone di Confindustria a fare affermazioni simili per screditare in qualche modo Maria Rita, a me in verità pare impossibile, addirittura folle, come afferma la stessa Maria Rita. Ma se poi la storia fosse vera, come pare sia vera, a mio giudizio ad uscirne di fatto screditata è proprio Confindustria, la quale dovrebbe forse provvedere in merito, in quanto non da certo prova di annoverare tra i suoi componenti persone dotate di grande intelligenza e di piena consapevolezza sui termini del problema delle risorse energetiche e su chi partecipa con efficacia e totale trasparenza a questo dibattito... Un dibattito che, lo sappiamo bene, è di importanza vitale per la scelta del modello ideale di sviluppo futuro del nostro Paese... Altro triste motivo per chiederci: ma che organizzazioni abbiamo a rappresentarci nel nostro Paese ? Adesso anche "Confindustria" possiamo mettere nel mazzo insieme alle altre ?
Per chi volesse poi un chiarimento sul titolo scelto da Maria Rita per il suo articolo, che si rifa ad un noto motto latino, riporto come Wikipedia giustamente lo interpreta:
"Tutto è puro per i puri; ma per i contaminati e gl'infedeli nulla è puro, sono contaminate la loro mente e la loro coscienza".

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Dalla mia Bacheca su FB del 27/10/12

I parchi nazionali e la spending review: si scende in piazza contro i tagli
di Elio Tompetrini, presidente di 394, Associazione nazionale personale aree protette
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=%2018550

     [26 ottobre 2012] Si è svolta ieri, 25 ottobre, con molta partecipazione e in maniera pacifica e colorata, davanti al ministero dell'Ambiente, la manifestazione del personale dei Parchi nazionali; persone venute da tutta Italia per chiedere al Ministro che compia tutti i possibili sforzi per evitare ulteriori e deleteri tagli agli organici degli Enti Parco, colpiti solo nel 2012 da 2 riduzioni del 10% ciascuna che si sono aggiunte ad altre riduzioni degli anni precedenti.
     Hanno partecipato non meno di 200 persone giunte da tanti Parchi Nazionali d'Italia (Val Grande, Gran Paradiso, Dolomiti Bellunesi, Appennino Tosco-Emiliano, Foreste Casentinesi, Monti Sibillini, Gran Sasso - Laga, Majella, Abruzzo Lazio e Molise, Circeo, Vesuvio, Gargano, Alta Murgia, Arcipelago della Maddalena). Numeri consistenti, se si pensa che in totale il personale dei Parchi Nazionali ammonta a circa 700 unità, e tenuto conto della difficoltà logistica a raggiungere Roma dalle sedi di provenienza, talvolta molto lontane.
     Un ringraziamento va a tutti coloro che sono intervenuti, hanno aderito e sostenuto l'iniziativa e anche a coloro che pur non potendo venire a Roma, sono stati con noi con il cuore. Come i colleghi del Parco delle Cinque Terre, che proprio il 25 ottobre di un anno fa erano colpiti dalla terribile alluvione e sono giustamente rimasti vicini alle genti del loro territorio. Sostegno e adesione alla causa dei Parchi anche dal mondo della cultura, dal noto scrittore napoletano, Bruno Arpaia.
     Una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta da rappresentanti del Ministero, nelle persone di Fabrizio Penna, capo della segreteria del Ministro, e di Renato Grimaldi, direttore generale della Direzione per la protezione della natura. La delegazione ha consegnato un documento per il Ministro di sintesi delle motivazioni della manifestazione, con il quale gli è stato chiesto, nella Sua qualità di primo referente politico dei parchi nazionali, e per il Suo tramite al Governo e al Parlamento, di adoperarsi per il raggiungimento di alcuni fondamentali obiettivi, riconoscendo la specificità dei Parchi nazionali, che consentirebbe di compensare integralmente il taglio della spending review. Ma sono anche state fatte delle richieste propositive per migliorare la funzionalità dei Parchi nazionali.
     Il dott. Penna ha riferito che il Ministro tiene molto ai Parchi, e che ha dei progetti, a cominciare dall'intento di visitarne almeno una parte. Ha apprezzato le modalità di svolgimento della manifestazione e gli intenti propositivi, con particolare riferimento, oltre al tema della massima criticità di questi giorni del taglio della spending review, agli ultimi due punti delle richieste dei proponenti la manifestazione: l'istituzione urgente di una Commissione presso il Ministero dell'Ambiente che stabilisca le effettive necessità per il funzionamento dei Parchi nazionali, compresa la definizione di consistenze adeguate delle dotazioni organiche, in funzione delle specificità e complessità dei singoli territori di competenza, con personale idoneo a perseguire gli obiettivi di legge e la definizione di una strategia nazionale per le Aree Protette, a seguito di un confronto con tutti gli attori, anche tramite un'apposita conferenza nazionale per le aree protette, al fine di attivare un vero sistema nazionale, come previsto dalla Legge Quadro sulle aree protette del 1991.
     Il dott. Grimaldi ha aggiornato la delegazione sulla proposta di attuazione della spending review, sostenuta con forza dal Ministero dell'Ambiente, che dovrebbe assicurare che nessun operatore attuale dei Parchi nazionali sia costretto alla mobilità. Il Direttore ritiene che questo possa essere un risultato importante, tenuto conto della situazione generale dei tagli che si stanno applicando alle pubbliche amministrazioni. Ma solleva anche qualche critica alla gestione degli Enti Parco. La delegazione, pur concordando con alcune criticità, ha sottolineato che, come farebbe qualunque azienda privata, per migliorare le performance c'è necessità di adeguate risorse finanziarie e umane, quest'ultime particolarmente carenti, eppure le più colpite. Nei venti anni dalla istituzione della maggior parte dei Parchi Nazionali, i risultati sono stati straordinari e non possono essere ignorati.
     Ed è proprio per questo che il personale dei Parchi si rivolge al Ministero dell'Ambiente, perché si adoperi per potenziare gli Enti gestori per e metterli in condizione di assolvere al meglio le funzioni fondamentali e incomprimibili che la Legge Quadro del 1991, le Convenzioni internazionali e le direttive comunitarie assegnano loro.
     Si ritiene, infatti, che eliminare i pochi posti ancora da coprire in Parchi, ad esempio, come quello del Circeo (6 dipendenti di ruolo e 3 posti da coprire) o dell'Arcipelago della Maddalena (12 dipendenti di ruolo e 2 posti da coprire), sia comunque grave per il sistema dei Parchi nazionali. Sarebbero posti persi per sempre, malgrado siano assolutamente indispensabili.
     Non pare, tuttavia e nonostante gli sforzi, che ci siano luci all'orizzonte. Gli interventi normativi in agenda sembrano essere diretti a risolvere altre questioni, come le indennità dei Presidenti, il numero dei Consiglieri dei Consigli Direttivi e le modalità dell'attività di vigilanza del Ministero dell'Ambiente sugli Enti gestori.
     Se l'operatività e l'efficienza dei Parchi Nazionali vorrà essere veramente migliorata, bisognerà fornire, invece, adeguati strumenti e rivedere prioritariamente la loro natura giuridica; al momento, infatti, sono classificati come enti pubblici non economici, al pari di grandi amministrazioni come l'INPS o l'INAIL, e ciò costringe gli Enti Parco ad uniformarsi a modelli di tipo burocratico, e non certo adeguati alla loro piccola, plurisettoriale e dinamica realtà. Rimane comunque alta l'attenzione del personale dei parchi nazionali e delle associazioni aderenti all'iniziativa.
   L'Associazione Nazionale Personale Aree Protette ringrazia gli aderenti all'iniziativa: AIDAP, AIGAP, AIGAE, LIPU, CIPRA Italia, ENPA, COMITATO NAZIONALE DEL PAESAGGIO, FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA, FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TERRA E IL PAESAGGIO, MOUNTAIN WILDERNESS, ALTURA, ITALIA NOSTRA, ISTITUTO PANGEA ONLUS, CTS, SOCIETÀ DI STORIA DELLA FAUNA "GIUSEPPE ALTOBELLO", GUIDE DEL PARCO NAZIONALE DEI MONTI SIBILLINI, SIBILLA APPENNINICA, COORDINAMENTO RSU DEI PARCHI NAZIONALI, SEL.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

La manifestazione pacifica, colorata e ordinata, si è svolta davanti al Ministero dell'Ambiente. E gli esponenti del Ministero che hanno ricevuto la delegazione dei manifestanti hanno assicurato che "il Ministro tiene molto ai Parchi, e che ha dei progetti, a cominciare dall'intento di visitarne almeno una parte... etc. etc. etc. ". Insomma, è tutto a posto e possiamo stare tranquilli... Per il personale dei parchi un pranzo o una cena in occasione di una visita da parte del ministro dovrebbero essere assicurati... Ma non è detto, come non è detto che il ministro riesca ad arrivarci, in quanto probabilmente neppure sa dove siano situati i Parchi e Aree Protette del nostro Paese... Forse sarebbe stato meglio manifestare di fronte al Ministero dello Sviluppo Economico, certamente più competente in merito, se non altro per il fastidio che proprio Parchi e Aree Protette, sparsi qua e là in Italia (in mare come in terra), procurano alle iniziative trivellatrici di questo Ministero... E chissà che il Ministro Passera non fosse disposto a qualche compromesso, in grado di conciliare interessi di petrolieri e personale dei Parchi Nazionali... Ci sarebbe da stupirsi ? E forse davanti al Ministero dello Sviluppo Economico i manifestanti avrebbero potuto incontrare facilmente anche il Ministro dell'Ambiente Clini, che di questi ultimi tempi sembra andare d'amore e d'accordo con il Ministro Passera, proprio come fossero uniti da comuni interessi.
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Stati generali della Green Economy a Ecomondo Rimini, apre Clini e chiude Passera
di Marina Perotta
http://www.ecoblog.it/...stati-generali-della-green-economy-a-ecomondo-rimini-apre-clini-e-chiude-passera


     26 ott 2012. - Partiamo dal programma sugli Stati Generali della Green Economy messo in piedi per il 7 e 8 novembre a Ecomondo 2012 a Rimini: apre i lavori Corrado Clini ministro per l’Ambiente il 7 novembre e li chiude l’8 novembre il ministro per lo Sviluppo, Corrado Passera.
     Ecco, è questa in sintesi l’attuale impalcatura politica che l’Italia riconosce come Green Economy: dall’ambiente all’industria. Il che ci starebbe pure (meglio magari nel percorso inverso: dall’industria alla green economy) se non fosse che il ministro Passera è caldo sostenitore di trivellazioni varie condivise peraltro anche da Clini all’Ambiente.
     E dunque a Ecomondo Rimini di quale Green economy si parlerà? E cosa intendono Passera e Clini per Green Economy?
     Nella seconda sessione coordinata dall’onnipresente Antonio Cianciullo leggo accanto alla presenza, direi necessaria, di Vittorio Cogliati Dezza presidente di Legambiente, quella del Senatore Antonio D’Alì, presidente della Commissione Ambiente Senato del PdL noto fautore delle trivellazioni nel Canale di Sicilia. Nella terza sessione dell’8 novembre leggo della presenza di Antonio Politi presidente CIA accanto a Antonio Tajani vicepresidente della Commissione europea e responsabile per la politica industriale e sostenitore del nucleare e del gas scisto.
      Veramente non riconosco questa presentazione come Green economy, anche se lo stesso presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha avuto l’ardire di presentare il fracking e l’estrazione di gas scisto come fonte di energia rinnovabile. Io ero rimasta a una Green economy ben diversa, realmente sostenibile, impegnata a riciclare, riusare e riconvertire piuttosto che a trivellare. Io ho un brutto sospetto, ma lascio anche il beneficio del dubbio e aspetto la presentazione del mega progetto che dovrebbe rilanciare il futuro dell’economia in Italia. Almeno secondo quanto viene scritto nel comunicato stampa:

L’appuntamento di Rimini è stato preparato da un vasto processo partecipativo, che ha coinvolto oltre 300 esperti impegnati in 8 gruppi di lavoro su temi strategici, oltre 1.000 tecnici e rappresentanti della società civile coinvolti in Assemblee nazionali tematiche, 39 organizzazioni di imprese, decine di incontri preparatori. A conclusione di questo processo verrà elaborato un Programma per lo sviluppo di una green economy che conterrà le proposte per far uscire l’Italia dalla crisi e che verrà presentato e discusso nel corso del 7 e 8 novembre prossimi, a Rimini nell’ambito di Ecomondo-Key Energy. Il Programma sarà incentrato su 8 settori individuati come strategici per lo sviluppo di un’economia verde: mobilità sostenibile; efficienza e risparmio energetico; eco-efficienza, rinnovabilità dei materiali e del riciclo dei rifiuti; eco-innovazione; servizi ambientali; fonti energetiche rinnovabili; filiere agricole di qualità ecologica; finanza e di un credito sostenibile per la green economy.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Un bell'articolo che fa capire bene in quali mani siamo... E c'è anche un piccolo riferimento al Senatore Antonio D’Alì, presidente della Commissione Ambiente Senato del PdL, indicato nell'articolo come "noto fautore delle trivellazioni nel Canale di Sicilia"... In verità a me personalmente non risulta, ma gradiremmo rettifica da parte dell'interessato o da qualcuno dei suoi fan...

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Terremoto, petrolio ed acqua nella Basilicata che trivella
di Andrea
http://www.ecoblog.it/post/37273/terremoti-petrolio-ed-acqua-nella-basilicata-che-trivella


     26 ott 2012. - La scossa di terremoto di questa notte che ha fatto so
bbalzare dai loro letti i cittadini lucani e della Calabria del Nord è solo l’ultima di uno sciame sismico lungo due anni e su cui, per evitare “inconvenienti” più gravi che non l’infartuato di questa notte, sarebbe bene aprire un dibattito pubblico con la partecipazione di tutti gli attori istituzionali e scientifici del caso.
     Gli allarmismi e il panico generalizzato sono certamente da evitare, ma altrettanto da evitare è il "tuttapostismo" tipicamente italiano, non solo in materia di terremoti: la Basilicata infatti è già chiusa in sè stessa per colpa di quest’atteggiamento che, in materia di petrolio, gas, trivelle, inceneritori ed inquinamento, in Lucania è all’ordine del giorno in qualunque dibattito pubblico si cerchi di avviare.
Il riferimento, piuttosto chiaro, è in particolare alle trivellazioni sul territorio della Regione Basilicata, sopratutto alla luce della nuova corsa all’oro nero messa per iscritto all’articolo 35 del decreto “CrescItalia”. Oltre al grande rischio urbano, per cui l’attività sismica in Basilicata dovrebbe fungere da “molla risolutrice”, il problema legato ai pozzi petroliferi e sopratutto all’impiantistica ad essi annessa è certamente uno dei più delicati da dover affrontare; l’Eni, accusata da numerose associazioni ambientaliste di una politica ambientale fortemente lassista sul territorio, è infatti interessata (e non è l’unica “sorella” ad esserlo) ad incrementare l’attività estrattiva in Basilicata (si calcola che se tutti i permessi venissero accordati si coprirebbe il 65% del territorio lucano).
     L’esempio del centro oli di Viggiano di cui abbiamo parlato, dimostra che le attività petrolifere in Basilicata mal si sposano con il rispetto delle normative ambientali e del senno comune. Come denunciato dal radicale Maurizio Bolognetti pochi giorni fa: "Lasciamo decidere all’Eni, alla Total e alla Shell. Meglio che decidano loro se piazzarci un pozzo a ridosso di una diga o di un centro abitato, in un’area a rischio frana o in zona sismica. Lasciamoci guidare dalla lungimiranza e dalla munificenza degli epigoni di “Aldo Troya” e gioiamo per il ricco bottino rappresentato dalla card benzina. Se sapremo mostrare la nostra gratitudine, a Natale papà Scaroni e mamma Eni sapranno ricompensarci."
     La Regione che estrae l’80% del petrolio italiano meriterebbe un monitoraggio costante delle attività petrolifere e di stoccaggio, anche in ragione degli incidenti che si verificano con pericolosa regolarità (sia al centro oli di Viggiano che ai pozzi adiacenti al lago del Pertusillo): come denunciano i Radicali lucani da tempo infatti, non solo i monitoraggi sarebbero pressocchè inesistenti, ma anche la totale mancanza di informazione ai cittadini rappresenta una criticità che in questo territorio istituzionalmente omertoso andrebbe immediatamente risolta.
     L’estrazione petrolifera in Basilicata infatti si concentra spesso in prossimità di dighe e sorgenti, di centri abitati ed in zone dove il rischio idrogeologico ed il rischio sismico sono già altissimi; si contestualizza all’interno di parchi nazionali e non fa mistero di mirare ad altrettante zone protette (come l’altopiano Tempa Rossa, dirimpetto al patrimonio Unesco dei Sassi di Matera); lo scorso anno lo stesso Bolognetti affermò che "La regione Basilicata, tra il 1996 e il 1998, scopre che gli abitanti della Val d’Agri si ammalano di malattie respiratorie due volte di più rispetto agli abitanti del resto della regione. La Val d’Agri viene definita con un pizzico d’ironia la valle dell’Agip. L’Eni sta investendo in Lucania 270 milioni di euro per lavori di ampliamento e rinnovo del suo centro oli."
     Questo, unito al rischio sismico alto su tutta la Regione (lo sciame degli ultimi due anni ne è solo una dimostrazione), dovrebbe prevedere accortezze maggiori da parte delle “sette sorelle”; invece, fa notare il segretario dei Radicali Lucani Maurizio Bolognetti: "Il Pozzo di Reiniezione Monte Alpi 9 è ubicato in zona ad alto rischio sismico e a pochi decine di metri in linea d’aria dalla Diga del Pertusillo. Dopo la scossa (l’ennesima) registrata questa notte verrebbe da chiedere a quei geni dell’Eni se sia saggio ubicare un pozzo di reiniezione in zona rossa e a ridosso di un lago."
     Una domanda non da poco cui una risposta sarebbe dovuta, non per scatenare allarmismo ma per evitare danni maggiori di quelli registrati fino ad oggi, per aiutare le persone a riflettere sul fatto che la Basilicata ha due risorse principali: il petrolio e l’acqua, e il primo non si beve. Ha in tal senso spiegato il geologo napoletano Fabrizio Ortolani, professore all’Università Federico II di Napoli, sulla Gazzetta del Mezzogiorno: "Le attività petrolifere hanno necessità serie, cioè devono avere a disposizione vaste aree da inquinare. Tali attività sono incompatibili in un territorio ricco di falde idriche e di attività antropiche anche di pregio."
     La Val D’Agri infatti è una delle aree italiane a maggiore potenziale sismogenetico; dal 2006, da quando sono state installate sei stazioni sismiche lungo la Valle, i sismogrammi evidenziano fenomeni d’amplificazione di ampiezza e durata del moto del suolo determinati dalla risonanza dei depositi quaternari alluvionali e lacustri del bacino, che poggiano su rocce carbonatiche, dati verificabili sul sito internet dell’INGV Irpinia.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Terremoto sul Pollino. Vogliamo l'acqua o il petrolio ? Due cose mi hanno colpito in questo bel servizio pubblicato ieri da Ecoblog sulla violenta scossa sismica dell'altra notte a Mormanno, sulle balze del Pollino tra Calabria e Basilicata, e sullo sciame sismico successivo tuttora in corso. La prima è che l'articolo, per completezza di informazione e di riferimenti (link) su cui documentarsi ulteriormente, fa il paio con quelli di Peppe Croce su "greenstyle" da me apprezzati e ripresi nei giorni scorsi. Ma, a differenza di questi ultimi, l'autore si identifica solo con il suo nome di battesimo, "Andrea"... La cosa mi lascia alquanto perplesso, ma lascio a voi ogni considerazione in merito. La seconda invece riguarda il riferimento che Andrea appunto fa all'articolo pubblicato da "La Gazzetta del Mezzogiorno", a firma di Enzo Palazzo, il 18 Giugno us. sulle trivellazioni in altura, verso le quali le società minerarie operanti nel meridione d'Italia si stanno orientando. Operazioni perforanti un sottosuolo tanto tormentato quanto delicato, contestate da tempo dal professor Franco Ortolani, direttore del Dipartimento geologia dell’Università di Napoli, il quale aveva di recente dichiarato in merito: «Le perforazioni in alture, sugli appennini campani e lucani, rispetto a quelle finora fatte a valle, come accade in Valbasento dagli anni ‘50, hanno un maggior impatto ambientale sul territorio e sul circuito dell’acqua perché possono essere causa di un inquinamento irrimediabile delle sorgenti e delle falde che si rigenerano grazie alle piogge che cadono sui monti». E l'acqua è una delle ricchezze di quell'area, un bene insostituibile... Dichiarazioni ieri totalmente ignorate dai media più importanti del Paese, i quali riferendo sul terremoto di Mormanno via etere e su carta stampata, si sono spinti solo a ricordare la grande paura delle comunità locali per effetto delle continue scosse degli ultimi anni (ed è già tanto...), ma si sono ben guardati dal fare alcun riferimento alle intense attività estrattive cui il territorio della vicina Basilicata è sottoposta, e dei rischi connessi e conseguenti per tutta la regione... E l'allarmismo qui non c'entra, come dice giustamente Andrea, soprattutto alla luce della nuova corsa all’oro nero messa per iscritto all’articolo 35 del decreto “CrescItalia” dal ministro Passera...
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Post di Enzo Palazzo
Caro Guido Picchetti, nel ringraziarti per la segnalazione, ti aggiungo un mio pensiero a proposito delle etichette che ci affibbiano di allarmisti, ambientalisti del no, e quant'altro. La condanna dei geologi e dei dirigenti di strutture pubbliche che hanno "tranquillizzato" la popolazione dell'Abruzzo su richiesta politica, apre finalmente una finestra giudiziaria anche su quegli amministratori pubblici e loro tecnici dipartimentali che minimizzano l'inquinamento in Basilicata, per di più, appunto, etichettando la gente come allarmisti. E comunque, è vero, le perforazioni in altura sono pericolosissime...
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Dalla mia Bacheca su FB del 26/10/12

Paolo Primavera e Confindustria: attacco alla Chiesa
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/10/paolo-primavera-e-confindustria-attacco.html


"Non è più possibile pensare di ferire il territorio, ma è necessario pensare che questo territorio debba essere custodito" (Vescovo Tommaso Valentinetti, Presidente Conferenza Episcopale Abruzzo e Molise, 21 Ottobre 2012)
     THURSDAY, OCTOBER 25, 2012. - E come poteva Paolo Primavera, della Confindustria Abruzzo, accettare che la Chiesa Cattolica alzasse la sua voce in difesa della gente d'Abruzzo e contro le speculazioni dei petrolieri? Non poteva. E così in questi giorni torna alla carica con il suo solito mantra della difesa dell'indifendibile: il guadagno facile per gli speculatori, la distruzione dell'Abruzzo, della sua storia agricola, vitivinicola, delle sue tradizioni, del suo ambiente, dei suoi marchi. E lo fa, Paolo Primavera, con il solito cavallo di Troia del "dialogo" con i petrolieri, del "compromesso", della "coesistenza", conditi con altri numeri sparati a casaccio sull'occupazione magica e l'indotto che il petrolio porterà all'Abruzzo. Addirittura 25.000 posti di lavoro!!!
      Paolo Primavera non sa più a cosa aggrapparsi e così inizia: "Pregiudizi contro il petrolio". No mio, caro, è evidenza scientifica e di altre realtà petrolizzate in tutto il mondo. Anche gli "allevamenti zootecnici" hanno "effetti letali", e la rete di depurazione dell'Abruzzo è inefficiente. Ma che c'entra? Parliamo di ceci, non di fave. E comunque, qui non giochiamo a chi distrugge l'ambiente di più, caro Primavera, qui vogliamo fare le cose IN MEGLIO e non IN PEGGIO, capisce?
      Vogliamo fare una cosa? Io mi sono occupata di petrolio, lei si occupi degli allevamenti, e cerchi di spiegare a chi usa e causa questi "effetti letali" di utilizzare fertilizzanti meno impattanti e organici. Che ne dice? Vuole iniziare lei a fare dei convegni sull'uso di migliori tecniche agricole? Vuole offrire dei soldi lei per migliorare la rete dei depuratori? Suvvia, sono sicura che sia la Confindustria che lei personalmente possiate permettervi di prendere uno di quei depuratori inefficienti, e farlo diventare l'avanguardia dell'efficienza. Ci faccia vedere come si fa.
     E ancora spara con il fatto che "la produzione di energia è necessaria" ? Certo, siamo tutti d'accordo, e allora mettiamo un pannello sopra ogni condominio d'Italia, invece che trivellare la monnezza petrolifera che abbiamo in questo Paese. Anche qui, si faccia portavoce lei del bisogno di incentivare l'energia solare e proponga lei che l'Italia debba superare la Germania, paese che produce il doppio dell'energia fotovoltaica rispetto a noi. Eh, mi sa che questo non le piace tanto eh ? Con il petrolio c'è da speculare, con un pannello per tetto - energia e ricchezza distribuita, un po' meno, vero?
     E poi spara con: "norme severe, tra le più rigide del mondo, continui controlli, decine di aziende, tecnologie avanzate, grande rispetto dell'ambiente, salute pubblica, sicurezza, occupazione stabile e di qualità, indotto per 5.000 addetti". Addirittura promette 15 miliardi di investimenti e 25.000 nuovi posti di lavoro! Ma chi, gli addetti al reparto oncologia?
     E ovviamente non poteva mancare il solito ricatto lavoro/fame: "una risposta concreta alla fame di lavoro che attanaglia il territorio, e ricevendo ritorni economici in grado di alimentare investimenti nel settore turistico o delle infrastrutture o a sostegno delle piccole imprese, per cui oggi non vi sono risorse". Ah certo, il turismo petrolifero! Uno va a Bomba a vedere la raffineria, e a inalare H2S che fa bene ai polmoni? Oppure uno va alla costa dei trabocchi per fare il bagno nel petrolio che ti alliscia la pelle? Oppure ci beviamo vino agli idrocarburi, per darci più energia? Ma cosa dice, Paolo Primavera! Vada in Basilicata e vedrà smentite tutti suoi castelli a cui credono solo lei e i suoi compari.
     Io ci sono stata in Basilicata e tutto questo "sviluppo" non l'ho visto. Ho visto solo pozzi che adesso vengono costruiti dietro gli ospedali e a 200 metri dalle case, ho solo visto vigne spiantate perchè l'uva non viene più bene, ho sentito di pecore a cui salta il ciclo riproduttivo, di mucche che non vogliono più mangiare l'erba bruciata dalle piogge acide. Storie di idrogeno solforato, di malattie, di disoccupazione, di tumori alle stelle e di disperazione quotidiana.
     Caro Primavera, è tardi per questi patetici tentativi di lavaggio del cervello e per fortuna nessuno più crede alle sue favole campate in aria. La lezione di Taranto è troppo forte. A quelle promesse lì, la gente ci credeva 50 anni fa. Lei è arrivato tardi e non ci caschiamo mica. Stia tranquillo, non le lasceremo trivellare un millimetro di questa terra.
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Comento del sottoscritto su FB a margine del post

Maria Rita D'Orsogna risponde per le rime all'attacco alla Chiesa di Paolo Primavera, Presidente di Confindustria Abruzzo, abruzzese nativo di Guardiagrele. Il suo impegno manifestato al momento dell'elezione alla carica che attualmente ricopre ? Eccolo "...rendere l'organizzazione sempre più incisiva e propositiva sui temi della politica economica e occupazionale della regione e contribuire attivamente alla costruzione di un progetto di sviluppo territoriale dell'Abruzzo". Andiamo bene... (foto da "Il Corriere d'Abruzzo It")
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Post di Maria Ghelia

MAGNIFICA!!!!!!!!!!! Grazie, Guido.
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Terremoto nel sud Italia, Pollino, 26 ottobre 2012. Lo sciame fece litigare Franco Gabrielli e la Commissione Grandi Rischi
di Gabriele Capasso
http://www.ecoblog.it/...ottobre-2012-lo-sciame-fece-litigare-franco-gabrielli-e-la-commissione-grandi-rischi


    26 ott 2012 - Ore 8.46. Il Mattinale della Protezione civile su Fb inizia a quantificare i primi danni:
    "La zona più colpita è quella di Mormanno, luogo dell’epicentro, dove le squadre della Croce Rossa hanno lavorato tutta la notte. A Mormanno la cattedrale è stata dichiarata inagibile mentre l’ospedale è stato evacuato completamente: I pazienti che possono essere dimessi torneranno a casa, per gli altri sono stati allertati gli ospedali della zona."
    A Altomonte si sono verificati crolli per cui il sindaco Gianpietro Coppola, in via preventiva ha disposto la chiusura delle scuole fino alla verifica statica degli edifici. A Laino Borgo, invece, è stata fatta evacuare una casa di riposo per anziani e anche qui si attendono le verifiche di staticità richieste dal sindaco.
    Ore 5.10. Si susseguono le scosse e i fenomeni sfiorano ora nuovamente la magnitudo 3.0.
    La sequenza più recente è stata questa:
          4.14 M 2.3
          4.25 M 2.9
          4.40 M 2.9
          4.56 M 2.2
    Dati tratti dal < twitter dell’INGV. L’epicentro è esattamente in questo punto, a pochissime centinaia di metri dal percorso dell’A3 Salerno Reggio Calabria.
    Ore 4.29. Intanto, in assenza di notizie d’attualità stretta realmente interessanti, ci siamo dedicati ad un piccolo approfondimento pubblicato su PolisBlog. Si tratta dell’analisi di un carteggio risalente ad appena 20 giorni fra la Commissione Grandi Rischi e Franco Gabrielli, i due soggetti discutono animatamente. Non c’è accordo sull’allarme lanciato dalla CGR (Commissione Grandi Rischi), anche se per nulla catastrofista. Interessante lettura.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del posthttp://www.gm.ingv.it/index.php/sismologia-e-ingegneria-sismica/ricerca-scientifica/15-studio-degli-effetti-di-sito-nel-bacino-della-val-dagri2logia-e-ingegneria-sismica/ricerca-scientifica/15-studio-degli-effetti-di-sito-nel-bacino-della-val-dagri2E cosa leggi in fondo all'articolo di Ecoblog ? Non c'è accordo tra i componenti della CGR sull'atteggiamento da tenere di fronte ai terremoti... E così anche la Commissione Grandi Rischi non ci fa certo una bella figura... Ma in verità, se andiamo a vedere, un accordo invece c'è: quello sulle prebende per l'incarico ricoperto e sui gettoni di presenza alle riunioni della Commissione. Volete scommetterci ?

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Forte scossa di terremoto stanotte tra Calabria e Basilicata a Mormanno
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4384629888248&l=998fceee99


   
26/10/12 - Scossa di mag 5,3 a Mormanno, sul confine tra Calabria e Basilicata, stanotte alle 1:05. Profondità dell'ipocentro, secondo i dati del Cesm (Euro-mediterranean Sismologic Center) solo 5 km.
    Da tempo nella zona si registravano scosse, qualcuna anche di notevole intensità. A registrarle naturalmente erano i sismologi, ma a sentirle di fatto e a parlarne, almeno finora, erano solo le comunità della zona. Stavolta pare che la notizia abbia destato l'attenzione anche dei media nazionali, che improvvisamente si sono accorti di quanto accade in quella zona. Lo strano è che, nonostante la minima profondità dell'ipocentro di questa scossa, proprio i media stamani dicevano che la stessa era stata avvertita finanche in Sicilia !!!
    Fortunatamente sembra ci siano pochi danni, ma tanta, tanta paura, per la gente che già da mesi, secondo Sky, dormiva nelle auto... Ma anche questo nessuno fino ad oggi lo diceva...

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Il fracking per estrarre gas in Italia è già realtà
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/il-fracking-per-estrarre-gas-in-italia-e-gia-realta-12531.html


    
Sound Oil, società a cui fa capo anche la nota Apennine Energy, ha annunciato che dal primo dicembre di quest’anno e fino al primo febbraio 2013 trivellerà un pozzo nel permesso di ricerca “Carità”, nei pressi di Treviso. Per farlo ha stipulato un contratto di affitto di una trivella TB2100 S con LP Drilling e un accordo di divisione delle spese e dei ricavi con l’italiana CSTI Srl. L’azienda spera di trovare circa 59 milioni di metri cubi di gas nel giacimento, con un ricavo netto di 62 milioni di dollari in sette anni. Il primo pozzo, quello che Sound Oil inizierà a trivellare a dicembre, è solo un pozzo esplorativo e se verrà trovato gas verrà chiesta la via per il pozzo di produzione vero e proprio.
   
Il permesso Carità

    
E di gas, sotto Carità, ce n’è di sicuro ma per estrarlo bisogna fare un po’ di fracking. Non si tratta del solito allarmismo dei giornali online o dei blog, ma di una chiara e netta indicazione di Agip. Era l’ex controllata Eni, infatti, a detenere fino agli anni novanta il permesso Carità e di gas da quei pozzi ne ha già estratto.
     In un documento ufficiale Agip del 1994, depositato all’Ufficio Nazionale Miniere Idrocarburi e Geotermia subito dopo aver chiuso il pozzo “Nervesa”, si leggono infatti molte cose interessanti. Innanzitutto che i pozzi “Nervesa”, all’interno del permesso “Carità”, sono due: il “Nervesa 1? e il “Nervesa 1 Dir A”, entrambi scavati dall’ex monopolista italiano del petrolio negli anni ottanta.
 >> Leggi tutte le notizie sul fracking: http://www.greenstyle.it/tag/fracking
    
Il secondo non è altro che una derivazione dal primo, visto che con il buco iniziale non è uscito abbastanza gas: la trivella è stata deviata di una ventina di gradi e ha percorso 305 metri di distanza prima di tornare a scendere nel sottosuolo.
   
Il pozzo Nervesa 1 “dir A”

    
Nel pozzo “dir A” Agip, ormai quasi trent’anni fa, ha trovato tracce di gas in cinque strati geologici su 12, dai 1829 ai 1964 metri di profondità (strati da 5 a 9b). Nella relazione finale di Agip sul giacimento Nervesa si legge che lLo sviluppo della struttura NERVESA è ipotizzabile in seguito alle verifiche raccomandate qui di seguito:

1. Il pozzo Nervesa dir “A” è completato e attualmente chiuso per acqua sul livello 9a (spari 1822-1827 m/RT) senza possibilità di recupero della produzione;
2. Si propone di scompletare il pozzo e di eseguire una campagna di prove di produzione con completamento provvisorio. Le prove consigliate sono 5 e interessano tutte le zone indiziate da log;
3. Nell’ipotesi favorevole di successo si propone il completamento definitivo con doppia string e 3 selettivi;
4. Sono da prevedere stimolazioni in profondità con fluidi opportunamente scelti e non si escludono acidificazioni con fratturazione idraulica.

     Non è un’invenzione: ecco l’estratto di quel documento Agip ufficiale del 1994, in cui l’azienda “non esclude” l’uso della tecnica del fracking nata negli Stati Uniti negli anni quaranta ma restata sconosciuta ai più fino al boom americano dello shale gas del 2011. Cioè non si esclude il fracking delle rocce, che anzi è tra le raccomandazioni che nel 1994 Agip faceva a chi volesse proseguire lo sviluppo del giacimento. Perché non lo ha fatto direttamente l’azienda italiana, allora? Perché nel 94 il petrolio era a 15 dollari al barile e il fracking costava ancor di più di quanto costa oggi, non rendendolo conveniente.

I progetti di Sound Oil
    
Ma adesso il barile viaggia costantemente tra i 90 e i 100 dollari, e pompare acido nel pozzo Nervesa 1 “Dir A” diventa conveniente. Ma siamo proprio sicuri che Sound Oil voglia seguire i consigli di Agip? Sì, assolutamente, lo dice la stessa azienda in un report del 2011 curato da Fugro Robertson International Oil and Gas Consultants:

Nel caso base, il campo ha un potenziale in cinque ulteriori sviluppi dei rimanenti 12 intervalli sabbiosi tra i 1829 metri e i 1964 metri di profondità. La strategia di sviluppo consiste nel produrre dal pozzo esistente e da altri due nuovi pozzi con una dual completion e in produzione selettiva, per evitare alti intervalli di saturazione dell’acqua.

     Con “dual completion” si intende un singolo buco con dentro l’attrezzatura necessaria per estrarre petrolio o gas da due zone separate. Sound Oil, quindi, farà due nuovi pozzi ma allo stesso tempo continuerà a scavare in quello già esistente. Che per produrre necessita dell’acidificazione con fratturazione idraulica.

Cinquemila litri di acido cloridrico
 
    E, a proposito di acidificazione, il pozzo Nervesa di acido ne ha già visto parecchio. Negli strati 2, 3 e 5 sono stati iniettati complessivamente 18,3 metri cubi di miscela contenente il 28% di HCL, cioè acido cloridrico. E 18,3 metri cubi vogliono dire 18.300 litri. E il 28% di tutto questo fango, pari a 5.124 litri, era costituito da acido cloridrico. Nel pozzo deviato, invece, sono stati iniettati altri 6,4 metri cubi di miscela acida:

Il fracking è già una realtà in Italia
    
Era la fine dei mitici anni ottanta, quando l’Italia era molto diversa da quella attuale. C’è da sperare che le attuali tecniche di perforazione non prevedano l’iniezione di cinquemila litri di acido per ogni pozzo. Come è probabile anche che non si avessero all’epoca molte informazioni sui danni causati dal fracking alle falde acquifere e all’equilibrio geologico delle zone fratturate.
     Di sicuro, però, Agip il fracking lo conosceva bene visto che nel 1986 ha portato avanti un esperimento sulla “Ricerca Per La Stimolazione Di Pozzi Geotermici Nei Campi Flegrei Mediante Fratturazione Idraulica Oppure acid-frac“. Esperimento che si aggiunge a quello, ben più noto e ben più recente, condotto da Indipendent Resources a Ribolla.
     Il fracking in Italia, quindi, è una realtà da quasi trent’anni e non è affatto escluso che, spulciando le carte, se ne trovino altre tracce disperse nelle profondità dei pozzi Agip-Eni o di altri operatori. La fratturazione idraulica si fa, la si fa da tempo e probabilmente è pure una prassi abituale dell’industria petrolifera ma nessuno offre informazioni dettagliate in merito.
     A questo punto è necessario un pronunciamento dei Ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, che dovrebbero dire chiaramente quale sia il reale utilizzo di questa tecnica nel nostro Paese e se siano stati già avviati programmi di monitoraggio dei suoi effetti sull’ambiente e sul sottosuolo.
     Scarica il documento originale in cui Agip consiglia il fracking a Treviso
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Commento del sottoscritto su Bb a margine del post

Come voleasi dimostrare... E la bella dimostrazione la fa Peppe Croce, in questo suo ottimo articolo pubblicato ieri su "Green Style", con tanto di prove documentarie. In altre parole il "fracking" non è affatto una novità per il nostro Paese, figuriamoci. E dovrebbero ben saperlo, come certamente bene lo sanno, tutti gli addetti ai lavori che conoscono il loro mestiere. Ma, dato che come al solito arriviamo a scoprire certe cose con un pò di ritardo rispetto agli USA, ecco che, sapendo di paventate pericolosità di questa pratica estrattiva, preferiamo fingere che il "fraking" sia altra cosa, che da noi il "fracking" non esiste, che non lo si pratica e neppure si pensa di praticarlo... Anzi neppure si sa cosa sia ... Quante balle !!! Più ignoranti di così, possono esserlo solo i nostri connazionali, e non per propria colpa, presi in giro come sono dai trafficanti di turno, spalleggiati da tecnici e politici interessati...
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Dalla mia Bacheca su FB del 25/10/122

Proteste per la raffineria di Bomba davanti alla regione Abruzzo
http://www.abruzzolive.tv/Raffineria_Bomba,_nuova_protesta_davanti_alla_Regione...6592.html
http://www.abruzzolive.tv/Raffineria_Bomba,_la_vicenda_approdera__in_Consiglio_regionale...6594.html

Raffineria Bomba, nuova protesta
davanti alla Regione

Raffineria Bomba, la vicenda approderà
in Consiglio regionale

24 ott. '12 - Protesta dei cittadini di Bomba davanti
alla sede della giunta della Regione Abruzzo a L'Aquila. Intervista a Fabrizia Arduini del Wwf Abruzzo.

 
24 ott. '12 - Raffineria Bomba, il progetto sarà discusso in Consiglio regionale. Parlano Massimo Colonna, presidente del Comitato gestione partecipata del territorio di Bomba, e Donato Di Santo, sindaco di Bomba.
Servizio video di Serena Giannico e Massimiliano Brutti

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Se volete avere una prova di come le società petrolifere "ciurlano nel manico" quando parlano dei loro "innocui" progetti, e di come nel confronto siano più che "morbidi" gli esponenti istituzionali dei cittadini (i cui interessi invece dovrebbero rappresentare e difendere con forza), questo semplice video sulla questione di Bomba ve la fornisce, davvero bella. E, naturalmente, chi in verità di quei progetti è titolare, la Forest Oil, nemmeno interviene nel dibattito pubblico per difendere le sue "menzogne" messe anche su "carta che canta", rivelandoci tutto il falso affermato nel corso degli anni...
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Dalla mia Bacheca su FB del 24/10/12

Gli industriali ai vescovi «Pregiudizi sul petrolio»
da "Il Centro - Pescara"
http://ilcentro.gelocal.it/pescara/...news/gli-industriali-ai-vescovi-pregiudizi-sul-petrolio-1.5904268


Primavera risponde alla lettera della Conferenza episcopale Abruzzo-Molise «Tuteliamo il territorio ma anche le sue potenzialità economiche»
    22 ottobre 2012, CHIETI - «Se si vuole difendere il territorio da aggressioni alla qualità dell'ambiente, delle acque, dell'aria, non è corretto farlo criminalizzando un intero settore e chiudendo gli occhi su altre realtà ben conosciute ma volutamente sottaciute, come gli effetti letali su terra e acque di certi trattamenti chimici propri dell'agricoltura o di reflui degli allevamenti zootecnici, l'inefficienza dei sistemi di depurazione in mano pubblica».
   
È la risposta del presidente di Confindustria Chieti Paolo Primavera alla dura presa di posizione della Conferenza Episcopale Abruzzese-Molisana contro la petrolizzazione della regione, e per quelle che i vescovi definiscono le «ferite delle nostre terre, minacciate da progetti di sviluppo che sono invero segnati da gravi rischi ambientali, socio-economici e umani»».
    «La produzione di energia è attività lecita, legittima e necessaria», ribatte Primavera, «regolata da norme severe, tra le più rigide del mondo, sottoposta a continui controlli; le decine di aziende del settore petrolifero in Abruzzo impiegano tecnologie avanzate, operano con grande rispetto dell'ambiente, della salute pubblica e della sicurezza dei propri lavoratori cui assicurano occupazione stabile e di qualità, e danno inoltre lavoro ad un indotto locale di grande rilievo, per circa 5.000 addetti complessivi. La Strategia Energetica Nazionale assegna un ruolo importante alla nostra regione, nel quadro di un potenziale di investimenti per 15 miliardi e 25.000 nuovi posti di lavoro, oltre al consolidamento dell'occupazione già esistente».
    Secondo Confindustria l'Abruzzo potrebbe intercettare almeno il 10% di tali opportunità, «con una risposta concreta alla fame di lavoro che attanaglia il territorio, e ricevendo ritorni economici in grado di alimentare investimenti nel settore turistico o delle infrastrutture o a sostegno delle piccole imprese, per cui oggi non vi sono risorse».
    Primavera nega che ci siano «segni distruttivi» dell’attività petrolifera in Abruzzo «che esiste da oltre 75 anni». «Dove sono i danni prodotti al turismo o all'agricoltura o alla pesca?» si chiede l’imprenditore, ..
Per questo Confindustria «chiama al dialogo» e invita ad un confronto pubblico sulla questione energetica, «aperto e basato su elementi concreti e non su pregiudizi».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E questa la risposta di Confindustria alla lettera della Conferenza episcopale Abruzzo-Molise sulle attività petrolifere in quella regione: «Tuteliamo il territorio ma anche le sue potenzialità economiche»... Poteva essere altrimenti ? Fa il paio con quella dei responsabili dell'Ilva, ma con qualche decennio di ritardo e con tutto quello che in questo lungo periodo di tempo ad insaputa di tanti è successo, e che oggi è invece sotto gli occhi di tutti... Troppo tardi però, e senza una via di uscita che risulti indolore per molti... Grazie ad Assunta di Florio per la segnalazione...

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M.R. D'Orsogna: una donna lotta contro il Big Oil In Italia
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=63654434#lastpost

    Una donna lotta contro il Big Oil In Italia, al Centro Culturale di Westchester a Tuckahoe (New York) tra Manhattan e White Plain. Il Centro Culturale Italiano di Westchester si trova nella città di Tuckahoe dove viene conservato, promosso e celebrato il ricco patrimonio classico e contemporaneo della cultura italiana favorendo un apprezzamento della lingua italiana, delle arti e delle lettere, della storia, della la cucina e del commercio attraverso programmi educativi, mostre ed eventi. (vedi http://wiccny.org/)
    In quella sede, venerdì 26 ottobre 2012, la dott.ssa Maria Rita D'Orsogna parlerà su "L'impatto delle trivellazioni petrolifere in Italia". L'evento è stato denominato l' "Erin Brockovich (forte come la verità, ndr) d'Italia" e presenta come una donna, la Dott.ssa D'Orsogna, ha impedito la perforazione alla ricerca dell'oro nero nella regione Abruzzo. Sulle pagine locali del NY Times viene così descritto: "Ascoltate la sua storia con i dettagli della sua lotta contro le grandi compagnie petrolifere nella sua nativa Italia e come ha usato i social network per educare il pubblico italiano ed incoraggiare la partecipazione civica in importanti decisioni ambientali".
    Contatti Info : Westchester Italian Cultural Center in Tuckahoe 914-771-8700 Email : maceto@wiccny.org  Url: www.wiccny.org

La presentazione dell'evento in lingua originale:

A Woman's Fight Against Big Oil In Italy - Friday, October 26, 2012.
Dr. Maria Rita D'Orsogna will present on the impact of oil drilling in Italy. Called the “Erin Brockovich of Italy,” Dr. D'Orsogna's efforts have prevented drilling in the Abruzzo region. Hear her story as she details her fight against Big Oil in her native Italy and how she used social media to educate the Italian public and encourage civic participation in important environmental decisions. Must register in advance.
Contact Info : Westchester Italian Cultural Center in Tuckahoe 914-771-8700 Email : maceto@wiccny.org 
Url: www.wiccny.org

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Scosse sismiche nello Ionio davanti a Preveza, sulla costa greca. E i nostri "media" ?
di Guido Picchetti (da una nota su Fba lato di una immagine dell'EMSC)
http://www.facebook.com/notes/...davanti-a-preveza-sulla-costa-ionica-della-grecia-e-/514785521866601


    24/10/12. - La più forte è stata la prima, registrata alle ore 17:20 di ieri pomeriggio (ora italiana). Intensità di mag 4,8, e ipocentro a 15 km di profondità. E ad essa ne sono seguite altre quattro, fino a stamane. Alle 17:24 (mag 2,4), alle 18:15 (mag 2.7), alle 20:09 (mag 3.2) e alle 24:04 di stanotte, anch'essa di magnitudo 3,2.
    Molto vicini gli uni agli altri gli epicentri delle cinque scosse. Tutte in mare aperto, a una distanza dalla costa tra le 5 e le 10 miglia, sui fondali marini antistanti la citta di Preveza, situata all’ingresso del Golfo di Amvrakikos, sulla costa ionica della Grecia. Profondità degli ipocentri contenuti tra i 15 Km della prima scossa e i 2 km dell'ultima...
    Sugli organi di stampa nazionale nessuna notizia in merito... Argomento tabù, meglio non parlare di terremoti, dopo quanto accaduto di recente con la giustizia italiana... E visto che ci siete, date un occhiata a quante scosse sismiche sono state registrate in Grecia, solo in questi ultimi giorni... E tutto così tranquillo che con le trivelle non si corre alcun rischio. in mare o in terra che sia.... dicono...

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Post di Filippo Foti
Non clicco volutamente su "Mi piace" anche se leggo con piacere il post del buon Guido sperando che FB metta "Non mi piace la notizia, ma gradisco il post". Le notizie di terremoti in effetti non piacciono ... !
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Lo shale gas non piace agli inglesi, meglio l’eolico
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/lo-shale-gas-non-piace-agli-inglesi-meglio-leolico-12482.html


    23 ottobre 2012 - C’è Nimby e Nimby, almeno nel Regno Unito. Secondo un recente sondaggio di ICM Research, che ha interrogato 2.027 adulti inglesi, i sudditi della regina preferirebbero avere dietro casa un impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili, pale eoliche incluse, che un pozzo di estrazione dello shale gas. Il sondaggio non è banale, perché lo shale gas è un tema scottante nel Regno Unito dove alcuni credono che dagli scisti si possa ricavare un boom del gas in stile americano mentre altri, come Greenpeace, hanno fatto calcoli ben più complessi mostrando che alla convenienza economica del fracking e dello shale gas non corrisponde una riduzione della CO2. Senza prendere nemmeno in considerazione il recentissimo studio di Earthworks, che dimostra quanto il gas di scisto abbia già danneggiato la salute degli americani in Pennsylvania.
    Il sondaggio di ICM è stato condotto prima che la notizia giungesse da questa parte dell’Atlantico e le risposte non ne sono state quindi influenzate. Allo stesso tempo le isole britanniche sono già uno dei paradisi dell’eolico, anche offshore, e ciò potrebbe portare gli inglesi a dire basta a questa tecnologia pulita. Ma, evidentemente, non è così: dal sondaggio ICM emerge che il 68% di loro, se dovesse scegliere tra rinnovabili e scisti, preferirebbe le prime. Ma con dei distinguo interessanti: il 49% degli intervistati accetta in ogni caso una pala eolica entro due miglia da casa propria, mentre il 22% la rifiuta ma se l’impianto è di proprietà della comunità locale i pro salgono al 68% e i contro scendono al 7%. Lo shale gas, al contrario, convince pochi inglesi: il 19% degli over 65 e il 10% degli under 35.
    Tuttavia, gli scisti sembrano essere i preferiti del Governo conservatore di David Cameron che conta almeno tre ministri apertamente pro shale gas. Il primo è il titolare delle Finanze, George Osborne, che vuole finanziare la nuova strategia energetica del secondo, il ministro dell’Energia John Hayes, con 200 miliardi di sterline. Soldi che serviranno anche a coprire un generosissimo tax credit alle aziende che fanno fracking ed estraggono gas di scisto che, a loro volta, a breve avranno una sorta di “sportello unico” per ottenere le autorizzazioni a trivellare, come ha deciso un terzo ministro: quello dell’Ambiente, Owen Paterson.
    Tutto questo ricorda molto da vicino la nuova Strategia Energetica Nazionale italiana di Corrado Passera e Corrado Clini: autorizzazione unica e veloce per le estrazioni di petrolio e gas. Ufficialmente il nostro Governo non punta sullo shale gas, ma neanche lo esclude, mentre i colleghi inglesi sembrano ormai completamente dentro “the next big thing” dell’energia. L’Europa, d’altronde, non deciderà prima di metà 2013.
    Fonte: The Guardian.

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Una Chiesa vera contro la prepotenza dei petrolieri
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/10/una-chiesa-vera-contro-la-prepotenza.html


"Con l'eventuale realizzazione dei progetti di sfruttamento energetico non si sanerebbe la ferita della disoccupazione e della recessione, si accrescerebbe il senso di abbandono e di sopraffazione che le nostre genti percepiscono di fronte a chi esercita poteri decisionali, si avanzerebbe nella spogliazione del nostro ambiente naturale e della nostra economia agricola e turistica, in maniera irreversibile e irresponsabile". (dalla Conferenza Episcopale d'Abruzzo e di Molise, sabato 20 Ottobre 2012)
    Ci sono così tante cose che mi sono successe in queste tre settimane di incontri in tutta Italia, ed il tempo è sempre troppo poco, per assaporare davvero tutto. Ma ecco una cosa veramente bella che accade in Abruzzo, oggi, grazie a Carmine Miccoli e all'intera conferenza episcopale d'Abruzzo e del Molise. Infatti, di fronte all'ennesimo tentativo da parte della Forest Oil di venire a trivellare una vallata incontaminata in Abruzzo, a Bomba, la Conferenza Episcopale d'Abruzzo e Molise fa circolare una nuova nota a favore del territorio e contro gli speculatori. Sono chiari, come lo sono stati in passato: queste trivellazioni distruggeranno il territorio in modo irreversibile e irresponsabile.
    E' una nota che spero legga anche il presidente della Forest Oil, tale John Langus, che arriva dalla Pennsylvania a dire a noi cittadini d'Abruzzo che vuole "riaprire il dialogo" assieme al suo compare Giorgio Mazzenga. Caro John, eccoti il nostro dialogo: non ti ci vogliamo qui, capisci? Non abbiamo niente da dialogare, come non ce l'avresti tu se qui non ci fosse occasione di lucro per te. E se non ti bastano gli innumerevoli no piombati da tutto l'Abruzzo e pronunciati da 19 comuni, dalla provincia di Chieti, dalle popolazioni, dagli accademici, dalla Chiesa, dalla Confcommercio, dalla Commissione VIA, da Roma e da chiunque abbia un pò di buonsenso, rileggetevi la frase: "Trivellare l'Abruzzo è cosa irresponsabile". Capisci?
    E poi, è veramente patetico che cambiate le carte in tavola, mentendo allegramente. Sui vostri comunicati agli investitori si parla di 1 miliardo di metri cubi IN TOTALE in tutto il giacimento. L'Italia ne consuma 80 miliardi l'anno. Per cui le stime sono di sì e no cinque giorni di gas, altro che sei mesi di fabbisogno nazionale!!! Ma che credete che abbiamo l'anello al naso? Che il fabbisogno italiano di sei mesi è contenuto in cinque pozzi di gas? Ma come ci pensate?
    E poi chiamano tali Allen Marr e Michele Jamilokowski, i gran esperti della Torre di Pisa, per dire che la diga non crolla. Ma fate ridere! Ma questi tipi non sanno niente dell'Abruzzo, del suo territorio, e della sua gente. E questa frase qui, dell'International Oil and Gas dove la mettiamo?
    "However, that gas/condensate reservoir (...) has not been developed because it lies under Bomba Lake and there is a landslide risk in the mountainous area".
    E quest'altra del dipendente della stessa Forest Oil, Ronald Brown?
    "At the time, a tragedy occurred in Northern Italy when a slide block fell into the Vajont reservoir. A pulse wave overflowed the dam and destroyed Longarone, a village of 2000 people. The gas field is partly located beneath a Lake held by a 57.50 meter earthen dam. AGIP elected not to produce the field in 1966 due to the Bomba dam proximity".
    E poi ancora con le balle che non è una raffineria, ma un centro di desolforazione con dei magici batteri che mangeranno lo zolfo. E che batteri sono? I batteri di Mazinga zeta? E la VIA dove dicevate voi stessi che ci sarebbero state emissioni di idrogeno solforato direttamente nelle case delle persone, a 200 metri dai vostri batteri spaziali? Ve ne siete scordati? I soldi accecano le persone, lo so. Ma qui siete veramente patetici.
    "Drilling Abruzzo is irresponsible, just as the entire Union of Bishops said today. Dear John, Dear Allen, Dear Michele: save yourselves from this international embarassment. Please go back home to Pennsylvania, to Boston and leave us in peace. Put your heart at rest: you will not, I guarantee you, you will not, drill this place. We won't let you."

Il documento della Conferenza Episcopale d'Abruzzo e di Molise

"I Vescovi si schierano contro" il petrolio da Notizie D'Abruzzo
da "Notizie da Abruzzo It"
http://www.notiziedabruzzo.it/.../i-vescovi-si-schierano-contro-il-petrolio.html#.UIbNl2-n8et


"Leviamo la voce per denunciare le "ferite" delle nostre terre minacciate da progetti di "sviluppo" che sono invero segnati da gravi rischi ambientali"
    “Noi, Vescovi delle Chiese che sono in Abruzzo e Molise, ancora una volta leviamo alta la voce per denunciare le "ferite" delle nostre terre, minacciate da progetti di "sviluppo" che sono invero segnati da gravi rischi ambientali, socio-economici e umani, in cui viene meno la tutela della vita e la custodia del creato, dono di Dio e impegno morale di tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Lo afferma in una nota la Conferenza episcopale abruzzese-molisana (Ceam), in una nota.
    "Ci riferiamo, in particolar modo, ai progetti di sfruttamento energetico, in particolar modo petrolifero, su cui ci siamo già pronunciati come Conferenza episcopale regionale nel 2008 e, mediante l'intervento di alcuni di noi o tramite gli uffici da noi delegati, in varie occasioni nel corso di questi ultimi anni. In luogo di una vera 'conversione' a progetti di crescita sostenibile, in ascolto della voce dei territori e delle popolazioni di cui abbiamo la cura pastorale - rileva la Ceam - si confermano e si aggravano le scelte più rischiose per la salute e il benessere di tutti. La stessa promessa di uno sviluppo economico viene a cadere di fronte alla grave situazione economica e sociale, ancora nel pieno della crisi che investe il nostro Paese e, in particolar modo, la nostra Regione: con l'eventuale realizzazione dei progetti di sfruttamento energetico non si sanerebbe la ferita della disoccupazione e della recessione, si accrescerebbe il senso di abbandono e di sopraffazione che le nostre genti percepiscono di fronte a chi esercita poteri decisionali, si avanzerebbe nella spogliazione del nostro ambiente naturale e della nostra economia agricola e turistica, in maniera irreversibile e irresponsabile".
    "Come afferma il recente documento della CEI in occasione della 7a giornata nazionale per la salvaguardia del Creato ("Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra") - prosegue la nota - noi non possiamo "dimenticare le ferite di cui soffre la nostra terra, che possono essere guarite solo da coscienze animate dalla giustizia e da mani solidali. Guarire è voce del verbo amare, e chi desidera guarire sente che quel gesto ha in sé una valenza che lo vorrebbe perenne, come perenne e fedele è l'Amore che sgorga dal cuore di Dio e si manifesta nella bellezza del Creato, a noi affidato come dono e responsabilità. Con esso, proprio perché gratuitamente donato, è necessario anche riconciliarsi quando ci accorgiamo di averlo violato" (n. 1).
    Questo compito comune veda coinvolti tutti, in particolar modo coloro che, a livello locale, regionale e nazionale, hanno ricevuto il mandato di governare lo sviluppo del territorio, perché agiscano in nome del bene comune e non di una singola parte, prestando ascolto al grido della nostra terra, del nostro mare, del nostro cielo: in essi riconosciamo la presenza di Dio, come ci ricorda il "Cantico delle creature" del santo patrono d'Italia Francesco d'Assisi. Allora il nostro grido comune si muterà in canto di lode e di grazie, perché consapevoli di aver realizzato un passo in avanti nella concordia tra noi e quella parte della creazione che ci è stata affidata, per cui essere degni della nostra chiamata più grande: "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" (Mt 5,9).

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Una Chiesa vera contro la prepotenza dei petrolieri. Maria Rita D'Orsogna ha scritto questo pezzo sul suo Blog sabato scorso, subito dopo aver aver terminato il tour massacrante di interventi in favore del patrimonio ambientale nazionale, in tanti località a nord e a sud del nostro Paese dove hanno voluto ascoltare la sua testimonianza. E con vero piacere lo segnalo qui su Fb in attesa di inserirlo domani nei miei "Echi di Stampa" ...Tra pochi giorni Maria Rita tornerà negli USA e a New York, ultima tappa del suo giro di interventi, incontrerà e parlerà agli oriundi italiani di quella città per informarli delle minacce cui la loro patria d'origine sta andando follemente incontro per certe scelte scellerate del nostro governo... Grazie Maria Rita di quanto hai fatto e continui a fare... A nome di tutti gli italiani, anche di quelli che ancora non sanno, ma che prima o poi, vedrai, capiranno...
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Dalla mia Bacheca su FB del 23/10/12

Istituzioni e politica sordi sul tema ambientale della Nazione
da Pantelleria Internet Com - News 10505, Pantelleria 23/10/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9665


    Greenpeace a Roma: Clini assente. Riportiamo il comunicato stampa di Greenpeace uscito lo scorso 9 ottobre, dopo l’incontro a Roma presso il Ministero dell’Ambiente:
    ”Grave assenza all'incontro di oggi tra Greenpeace - arrivata insieme a una rappresentanza siciliana di amministratori e politici, pescatori e comitati locali - e il Ministro dell'Ambiente, del Territorio e del Mare, Corrado Clini. Il Ministro, infatti, non si è presentato all'appuntamento delle 17 presso il Ministero. Al suo posto hanno partecipato i Direttori generali responsabili della Valutazione di Impatto Ambientale e della Protezione della Natura e del Mare. "Siamo dispiaciuti che il ministro dell'Ambiente, del Territorio e del Mare non si sia presentato all'incontro. E’ un segnale di scarsa attenzione nei confronti degli amministratori venuti dalla Sicilia e degli oltre 57mila cittadini che hanno firmato la petizione per dire No alle Trivelle nel Canale" - commenta Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia - "Parlare con le direzioni generali del Ministero non è l'interlocuzione che cercavamo. Il problema delle trivellazioni è politico. Vogliamo capire da che parte sta il ministro Clini di fronte all'articolo 35 del Decreto 'Cresci Italia' che riapre la corsa all'oro nero nelle nostre acque territoriali" - conclude Giannì.  "Dopo i tanti e diversi impegni svolti per sensibilizzare l’opinione pubblica ed il Governo sui temi ambientali del nostro mare e sulla criticità sorta con il piano nazionale di ricerche petrolifere, constatiamo che nonostante l’intervento di grandi organizzazioni ambientali quali Greenpeace, Legambiente, WWF, ed infinite altre associazioni, organizzazioni e singole persone in tutta Italia, il Ministero dell’Ambiente rimane sordo agli appelli sull’attenzione della tutela del mare."
    Concordando pienamente con le parole di Guido Picchetti – sostiene il Presidente dell’Associazione Apnea Pantelleria, Alberto Zaccagni - pubblicate qualche giorno fa su Pantelleria Internet, che credo sia giusto riportare: “Che cosa ce l'abbiamo a fare un Ministero dell'Ambiente, se di tali argomenti pare occuparsi solo se costretto da situazioni contingenti di cui non può proprio disinteressarsi, vedi casi Concordia al Giglio, e Ilva a Taranto? Sopprimiamolo allora questo ministero. La "spending review" c'è per questo. Risparmieremmo soldi preziosi dei contribuenti, e ne avremmo "forse" di più a disposizione per far fronte alle conseguenze di possibili incidenti petroliferi offshore in questo"disgraziato" Mediterraneo...”, e leggendo il comunicato stampa di Greenpeace, sopra riportato, capiamo quanto sia distante il mondo della politica e delle istituzioni dalle vere problematiche che ci minacciano.
    Credo – afferma Alberto Zaccagni – che fintanto non sarà palese a tutti la primaria ed indispensabile importanza della protezione del nostro habitat per un migliore futuro economico e sociale della nostra isola e della nostra nazione, non potremo sperare in una rinascita collettiva. Chiedo quindi di tenere sempre alta l’attenzione su tale tema e, per quanto possibile, per ognuno di noi collaborare e fare presente ai nostri amministratori in ogni occasione prossima ciò in cui crediamo” conclude Zaccagni.
Ufficio Stampa – Silvia Ferrandes – e-mail ufficiostampanelmare@gmail.com 
Contatti Greenpeace: Ufficio stampa Greenpeace, 06.68136061 int.203, 239; Serena Bianchi, addetta stampa, 342.5532207;
Alessandro Giannì, direttore Campagne Greenpeace, 06.68136061 int.236 - 340.8009534
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Alpha Centauri ha un pianeta grande come la Terra. Non è fantascienza: è scienza.
di Paolo Attivissimo
http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=18454


    [23-10-2012] - Un gruppo internazionale di astronomi ha scoperto un pianeta grande all'incirca quanto la Terra che orbita intorno ad Alpha Centauri, una delle stelle in assoluto più vicine a noi. Il paper dell'annuncio formale, intitolato An Earth mass planet orbiting Alpha Centauri B, è qui sul sito dell'ESO; alcuni dettagli sono presso Bad Astronomy e Nature. Questo esopianeta è non solo il più vicino fra quelli scoperti finora, ma anche il più piccolo mai scoperto ad orbitare intorno a una stella simile al Sole.
    Un pianeta orbitante intorno ad Alpha Centauri è una delle fantasie classiche della fantascienza da Star Trek alla Guida Galattica, e ora è realtà. Non grazie ai poteri di sedicenti sensitivi e contattisti ufologici, finora incapaci di fornire un singolo dato astronomico inedito confermabile scientificamente, ma grazie alla pazienza e allo studio degli astronomi, che hanno osservato la stella per tre anni per estrarre dalle minuscole variazioni della sua posizione le tracce della presenza del pianeta.
    A volte può sembrare che la scienza progredisca lentamente, ma teniamo presente che prima del 1995 non avevamo nessuna conferma dell'esistenza di pianeti al di fuori del nostro sistema solare: oggi ne abbiamo trovati già oltre 800, e la prodigiosa tecnica e tecnologia usata per trovare questi mondi continua ad affinarsi, permettendoci di passare dalle scoperte iniziali di pianeti giganti come Giove a quella di questo mondo grande 1,13 volte la Terra.
    Trovare un pianeta di tipo terrestre che orbita a una distanza di tipo terrestre dalla propria stella e quindi è in grado di ospitare la vita è solo questione di tempo (e di denaro): ora siamo in grado di rilevare pianeti terrestri soltanto quando sono vicinissimi alla propria stella, come nel caso di questa scoperta. Per rilevarli a distanze terrestri servono strumenti ancora più precisi.
    Il pianeta di Alpha Centauri è a circa 4,3 anni luce da noi; se fosse abitato da esseri intelligenti, potremmo conversare in un botta e risposta via radio abbastanza agevolmente (anche se fra una nostra domanda e la loro risposta passerebbero più di otto anni). Ma se state pensando che la relativa vicinanza potrebbe permetterci di mandare una sonda spaziale, scordatevelo: con le tecnologie attuali il viaggio richiederebbe circa 28.000 anni. E comunque questo esopianeta è talmente vicino alla propria stella (più di quanto Mercurio sia vicino al Sole) che è probabilmente un inferno roccioso e sterile. Ma io una controllatina all'ufficio del catasto di Alpha Centauri, per sapere se ci sono piani di demolizione per costruire un'autostrada interstellare dalle nostre parti, la farei lo stesso.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Certamente l'argomento non è in tema con quelli abitualmente trattati in questo mio diario su Fb. Ma la notizia è una di quelle che fin da ragazzo mi faceva sognare. Ed oggi ancora di più, nonostante l'età che poche speranze mi dà di poterne solo sapere ulteriormente qualcosa in futuro. Ma, tra una trivella e l'altra (minacciata o già in azione nel nostro Mediterraneo), penso che essa ci stia bene... Sempre di un fatto certo parliamo. E chi è più giovane di me (cosa non difficile... ) può ricavarne "conforto" per il proprio futuro e per quello delle future generazioni, sapendo che un posto nel Creato dove scappare in caso di disastro "planetario" c'è davvero... O no ?

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Post di Ilva Alvani

Grazie dell'informazione, consolante, condivido !
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Post di Anna Lodigiani

Grazie Guido molto interessante...
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Post di Alfonso Nigro

E' fuori della mia portata
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Post di Giusi Orefice

...ma troppo vicino alla sua stella!!!
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Post di Maurizio Spennato

Detto questo, non è che, ora, ognuno si sentirà in diritto di bucare tutto quello che gli pare... tanto poi c'è sempre una "Terra" "di riserva"... ???
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Scossa sismica di mag 3.3 a SE di Pantelleria
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4365447848709&l=7349721fc6


    22/10/12 - E adesso, da sveglio, posto per gli amici questa immagine del terremoto di stamane (05:34" ora locale) nel Canale di Sicilia ripresa da "Emsc", che secondo me precisa un po' meglio l'epicentro della scossa...

Magnitudine M 3.3
Regione MAR MEDITERRANEO CENTRALE
Data ora 2012/10/22 03:34:47.0 UTC
Posizione 36,55 N; 12,75 E
Profondità 32 km

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Post di Guido Picchetti
Mica tanto distante dalla nostra isola, vero ?
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Post di Gianluca Cecere
Una serie... stanotte... Leggi "Forti scosse terremoto al largo di Creta - Mondo - ANSA.it"
http://www.ansa.it/web/.../Due-forti-scosse-terremoto-largo-Creta_7669902.html
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Post di Guido Picchetti
E' tutto il Mediterraneo (con i paesi che si bagnano nelle sue acque) ad essere interessati in questo periodo da fenomeni sismici frequenti e ripetuti, da Gibilterra a occidente a Cipro ad oriente. E basta dare un'occhiata alle mappe degli istituti sismologici per rendersi conto dell'attuale sismicità del "Mare Nostrum", che dovrebbe sconsigliare certe attività off-shore...
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Stessa notizia anche su "Pantelleria Internet Com - News 10516" del 25/10/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9676
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Dal 15 al 21 Ottobre 2012
Dalla mia Bacheca su FB del 21/10/12

Navi e piattaforme "fantasma" nel Canale di Sicilia...
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com...navi-e-piattaforme-fantasma-nel-canale-di-sicilia/513881861956967

    22/10/12. - Una delle zone più trafficate del Mediterraneo è certamente il Canale di Sicilia. E per rendersene conto basta dare un'occhiata su Marine Traffic Com, un sito specializzato che riporta in rete, sulle mappe di Goggle con aggiornamenti in tempo reale, il traffico marittimo di tutti i mari del mondo. In pratica ogni natante, tramite un segnale radio AIS, viene posizionato e seguito sulla mappa durante i suoi spostamenti, identificato da un simbolino che, a seconda del colore, ci dice di che tipo di natante si tratti (nave passeggeri, cargo, peschereccio, petroliera, etc), mentre la sua forma (sagomata a freccia o con un quadratino) ci segnala se quel natante è in navigazione o ormeggiato. Cliccando poi sul segnalino è possibile ancora ricavare tanti altri dati utili sul natante in questione: sul percorso di navigazione già fatto, sulla destinazione finale, sulle sue caratteristiche tecniche (con tanto di foto se disponibili...), e altro ancora...
    Il traffico marittimo nello Stretto di Sicilia sulle mappe di Marine Traffic Com tuttavia appare da sempre poco uniforme e stranamente sbilanciato. Risulta infatti molto intenso nel braccio di mare che separa, a NE di Pantelleria, quest'isola dalle coste siciliane, mentre appare estremamente ridotto sul versante opposto, nel canale tra Pantelleria e la Tunisia, a SO dell'isola. E' difficile capire il motivo dell'assenza in questa zona dei segnali AIS. Le cause possono essere diverse. A parte i pescherecci oltre un dato tonnellaggio, cui si richiede l'uso del relativo trasponder per l'emissione dei segnali AIS per motivi di sicurezza nella navigazione, d'altronde pare non ci sia  nessun obbligo o norma che imponga a un natante la loro trasmissione. E fu questa la ragione per cui un anno fa, per l'esattezza il 22 Novembre 2011, scrissi una nota su Fb intitolata "Un canale 'oscuro' nel traffico marittimo dello Stretto di Sicilia" in cui denunciavo lo strano fatto, nota che fu ripresa all'epoca anche da alcuni notiziari on line.
    Le cose però nei mesi successivi cominciarono a cambiare. Dall'inizio del 2012 sempre più numerosi sono diventati i pescherecci italiani che, operando in quest'area marina tra Tunisia e Pantelleria sia dentro che fuori delle nostre acque territoriali, trasmettono i loro segnali AIS indicando la propria posizione. Ma un primo segnale forte, è proprio il caso di dirlo, si è avuto verso marzo, quando iniziò a trasmettere il suo segnale AIS la "FPSO IKDAM" della Lunkin Petroleum, una nave specializzata in estrazioni e processi di raffinazione di prodotti petroliferi, da anni ancorata sul giacimento petrolifero off-shore "OUDNA", in acque tunisine a 31,6 mn a sud-ovest di Pantelleria, dove opera debitamente ormeggiata e assistita dai suoi rimorchiatori di servizio.
     Ai primi di Luglio, a una novantina di miglia a sud di Lampedusa, inizia poi a trasmettere il suo segnale AIS anche una piattaforma petrolifera battente bandiera libica, la "BOURI FIELD DP3", una piattaforma di dimensioni di tutto rispetto (m 100 di lunghezza per 114 di larghezza), anch'essa debitamente ancorata sul fondale di un'altro giacimento off-shore, come rivela il relativo simbolo grafico di posizionamento sulla mappa di Marine Traffic Com. E ancora un paio di settimane dopo, sempre in acque libiche ma più prossime alla costa tunisina, anche la "FARWAH ", una grossa nave "floating storage/production" in grado di effettuare tutte le operazioni estrattive off-shore, stivaggio compreso, comincia a trasmettere il suo segnale AIS, rivelando così il suo stabile ormeggio operativo su un altro giacimento vicino.
    A questo punto, con tutti i segnali AIS che provengono dal versante meridionale del Canale di Sicilia (inclusi quelli di alcune piattaforme petrolifere...) potremmo davvero dire che quel tratto di mare tanto "oscuro" più non è... Che ciò accada a seguito di nuove disposizioni dei Paesi costieri mediterranei del Nord Africa? E' l'interrogativo che viene spontaneo, confrontando quel comportamento dei paesi africani freschi di "primavera araba" con quello che noi, "paese civile", per contro, continuiamo a fare da anni, mascherando ad esempio come vere navi e piattaforme "fantasma" le strutture offshore della Edison (la piattaforma Vega" e la sua nave appoggio in cui viene stivato il petrolio estratto) davanti alla costa ragusana, in barba ad ogni minimo principio di sicurezza del traffico marittimo, neppure tanto scarso in quelle acque, come si può facilmente constatare... (immagini a lato).
    Potremmo dire "fine del discorso" a questo punto... Ma in realtà la storia non è ancora finita. Una fine provvisoria, oggi come oggi, se vogliamo possiamo anche trovarla, e tutt'altro che positiva... . Viviamo tempi in cui sono gli esempi cattivi a far presa. E dobbiamo constatare purtroppo che attualmente a far presa sugli altri è l'esempio negativo dell'Edison, non quello degli altri sull'Edison... Ovvero, come qui le immagini a corredo di questa triste nota spero illustrino bene, quelle che, per un breve periodo di trasparenza, si erano rivelate navi e piattaforme petrolifere operative alla luce del sole, oggi sono invece tornate a nascondersi come "topi nelle fogne", detto senza offesa per alcuno... E sono "navi e piattaforme fantasma", di cui sappiamo poco o nulla: quante sono, dove sono, cosa fanno, e come operano, in uno Stretto di Sicilia diventato un novello "Triangolo delle Bermude" mediterraneo, dove navi e piattaforme petrolifere sono "fantasmi" sì, ma più che reali, e capaci di far davvero male...
    La riprova ? Eccola. E' nell'immagine che segue, dove vediamo i due rimorchiatori di servizio della "Ikdam" ormeggiati a 31 mn da Pantelleria, nello stesso punto dove è sempre ancorata pienamente operativa la nave FPSO della Lunkin Petroleum, la quale però non trasmette più da qualche tempo il suo segnale AIS...

Approfondimenti:
- Sulla "FPSO Ikdam" e sul giacimento "Oudna"
http://www.offshore-technology.com/projects/oudna-field/
- "Un canale "oscuro" nel traffico marittimo dello Stretto di Sicilia..." di Guido Picchetti del 22/11/11
http://www.facebook.com/.../un-canale-oscuro-nel-traffico-marittimo-dello-stretto-di-sicilia/314693825209106

- "Meno "oscuro" il versante meridionale del Canale di Sicilia ? " di Guido Picchetti dell' 8/07/12
http://www.guidopicchetti.it/.../ec_stampa_12_07.htm#Meno_oscuro_il_versante_meridionale_del_Canale_di_Sicilia
- "Il Canale dei Misteri..." di Guido Picchetti del 13/07/12
http://www.guidopicchetti.it/.../ec_stampa%202012/ec_stampa_12_07.htm#l_Canale_dei_Misteri... 
- "La "VEGA della "EDISON"... Chi l'ha vista ? Ecco dov'è..." di Guido Picchetti del 26/07/12
http://www.guidopicchetti.it/.../ec_stampa_12_07.htm#La_VEGA_della_EDISON..._Chi_lha_vista
- "Nel Canale di Sicilia la "VEGA" dell'EDISON a 22 km dalla coste siciliane" di Guido Picchetti del 26/07/12
http://www.guidopicchetti.it/.../ec_stampa%202012/ec_stampa_12_07.htm#Nel_Canale_di_Sicilia_la_VEGA_dellEDISON

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Stesso articolo anche su "Profumo di Mare" del 22/10/12
http://profumodimare.forumfree.it/?t=63631675#lastpost
... su il "Il Moderatore It" del 23/10/12
http://www.ilmoderatore.it/2012/10/23/navi-piattaforme-fantasma-nel-canale-di-sicilia/
... e su ""Pantelleria Internet Com - News 10516" del 25/10/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9676

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Concluso il Campus Università dei Parchi Sicilia 2012
da "Villaggio Globale It"
http://www.vglobale.it/index.php?...article&id=14814%3Adecolla-luniversita-dei-parchi-in-sicilia

    21/10/12. Decolla l'Università dei Parchi in Sicilia. Con la partecipazione di un gruppo di giovani corsisti, l'ausilio di istituzioni locali e l'apporto prezioso di esperti e studiosi di alto livello, si è concluso nella Riserva delle Gole dell'Alcantara il Campus Università dei Parchi Sicilia 2012, promosso dai più attivi movimenti ambientalisti, tra cui in prima linea il Comitato Parchi Nazionali e Federnatura.
    Leggi la "
Mozione del Campus dell’Università dei Parchi per la realizzazione della Conferenza regionale delle aree protette".
    Favorito da splendide giornate autunnali e dalla crescente ripresa di attenzione per le tematiche ambientali, il Campus apre una nuova stagione di impegno serio, motivato e condiviso a favore della natura d'Italia, sempre più minacciata. Tra le novità emerse alcune presentano particolare rilievo.
    L'ideatore dell'Università dei Parchi Franco Tassi introduce il tema del Campus:

1 - Iniziative innovatrici come questa rispondono in modo adeguato alla crescente domanda di informazione e formazione per i giovani, orientandoli verso lavoro, attività e interessi nella natura e per la natura;
2 - Nuovi Campus sono ora attesi e proposti in altre località, come a Capri, Pantelleria e Vendicari, in Sardegna e nella Murgia Materana, in Maremma e il varie località dell'Italia centrosettentrionale;
3 - Emerge ora la proposta unanime di attribuire al professor Franco Tassi, ideatore e promotore di questa iniziativa, il ruolo di Rettore dell'Università dei Parchi in tutte le sue auspicate future edizioni, in Italia e all'estero;
Giovani del Campus nel coinvolgente viaggio di scoperta «Per i Parchi del Mondo».
4 - Decisivo è stato l'apporto manageriale del Comitato Parchi Sicilia, grazie al costante impegno di Carmelo Nicoloso, già da anni operante con successo nel mondo ambientalista, in particolare con il Fondo Siciliano per la Natura e con Federnatura;
5 - Contemporaneamente, Il Comitato ha lanciato una vasta azione a favore del volontariato, anche internazionale, con l'impiego di giovani e motivati operatori, nella nuova e promettente figura del Naturae Tutor;
6 - In conclusione, è stata approvata all'unanimità una Mozione per la realizzazione della Conferenza regionale delle Aree protette, nell'auspicio che i responsabili del Governo dell'Isola facciano propria la «missione» di salvaguardare la straordinaria ricchezza e varietà paesaggistica, ecologica e naturalistica della Sicilia, a beneficio dei giovani, delle future generazioni e dell'intera umanità.

[Fonte Comitato Parchi]
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Ambientalisti: Aia non risolve le criticità dell'Ilva, lontani da chi si ammala e muore
di f.col.
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=561444&IDCategoria=1


    20 ottobre 2012, TARANTO.- «I politici che hanno votato compatti questa Autorizzazione integrata ambientale non ne sono usciti vincitori ma pesantemente sconfitti. Si sono mostrati in tutta la loro distanza da chi si ammala e muore». È duro l’attacco del presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti, alla classe dirigente tarantina e regionale che ha firmato l’Aia a Roma giovedì scorso. In una nota, Marescotti conferma il rifiuto dell’Aia e il sostegno alla magistratura.
    Il leader ambientalista ha preannunciato che avrebbe portato alla magistratura le carte dell’ Autorizzazione Integrata ambientale (Aia) in procura. Ora spiega: «Sono due i motivi delle nostre critiche. Il primo: tutte le associazioni a Roma, e anche i medici e i pediatri, in particolare, hanno espresso forti critiche e preoccupazioni non accolte. In secondo luogo questa Aia verrà quasi sicuramente disapplicata dalla magistratura in quanto non affronta e non risolve le criticità evidenziate dalle perizie commissionate dalla procura della Repubblica e dalle successive ordinanze che vietano l'utilizzo immediato degli impianti a fini produttivi. La procura il 5 ottobre - ricorda Alessandro Marescotti di Peacelink - ha già dato formali disposizioni ai custodi giudiziari di far cessare le emissioni inquinanti e quindi la produzione».
    «L'Aia - prosegue Marescotti - non può interrompere l'azione della magistratura a tutela della vita e della salute. I politici che in conferenza dei servizi hanno votato l'Aia hanno quindi votato un atto amministrativo inutile e inefficace. Esso si infrange contro le misure di cautela che la procura non può non eseguire in presenza di un pericolo per la salute e la vita. Non solo. I custodi giudiziari nominati dalla procura hanno bocciato l'Aia e il suo cronoprogramma: 'Le scadenze temporali - scrivono al ministero dell'Ambiente - non sono compatibili con i livelli di rischio attestati dalle perizie'. Questa valutazione è totalmente condivisa da Peacelink che a Roma aveva espresso il suo “no” all'Aia articolandolo in 10 punti. I politici che hanno votato quest'Aia - conclude Marescotti - hanno nuovamente deluso le aspettative. Per fortuna che c'è la magistratura. La sosterremo fino in fondo».
    A proposito dell'Aia, gli ambientalisti di «Altamarea» hanno scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al governo e al Consiglio Superiore della Magistratura. Nella lettera, il presidente Biagio De Marzo spiega: «La situazione attuale di Taranto è nota a tutti dopo il sequestro dell’area a caldo Ilva e gli arresti di luglio. L’Aia rilasciata all’Ilva è erronea, ingannevole, inidonea e del tutto inadeguata per ridurre l’inquinamento. Tutto era stato già deciso. Siamo stanchi di documentare le illegalità, le falsità e i soprusi commessi o tollerati. Se il governo e le istituzioni coinvolte, con il rilascio dell’Aia 'riesaminata' hanno deciso di accelerare lo scontro con la magistratura, sappiano che noi saremo dalla parte della magistratura e che attiveremo ogni forma di disobbedienza civile».
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A Alfonso Nigro e Filippo Foti piace questo elemento.Il CPPM di Pnt/News 2010/echi_stampa/ec_stampa 2012/121021 Mozione Conf_AreeProtette - MottaCamastra.pdf

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Dalla mia Bacheca su FB del 20/10/12

Trivelle d’Italia - A rischio una superficie marina più grande della Sicilia
da "avoicomunicare.it"
http://www.avoicomunicare.it/blogpost/ambiente/trivelle-d-italia-rischio-una-superficie-marina-piu-grande-della-sicilia


Efficienza energetica e fonti rinnovabili sono ciò su cui, secondo GreenPeace, Legambiente e WWF, l'Italia dovrebbe puntare. Ma il governo rema in un'altra direzione.
    19/10/2012. - La richiesta è di cancellare l’articolo 35 del decreto Cresci Italia (d.l. 83/2012) voluto dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e scommettere su una strategia energetica nazionale che favorisca l'impiego di energie alternative.
    L'articolo espone a rischio trivellazione una superficie marina più grande della Sicilia e costituisce una sanatoria non solo dei titoli acquisiti dai petrolieri al giugno 2010 ma anche delle istanze di prospezione e di ricerca in mare nella fascia di interdizione delle 12 miglia, mettendo a rischio le aree protette e le zone litoranee di pregio.
    Gli enti ambientalisti hanno avanzato questa richiesta al Parlamento durante il convegno Trivelle d’Italia per mettere in evidenza tutti i problemi ambientali ed economici della scelta di dare il via libera alla costruzione di 70 piattaforme di estrazione di petrolio. Il decreto “Cresci Italia”, infatti, estende a tutta la fascia costiera la zona off limits delle 12 miglia per le nuove richieste di estrazione di idrocarburi a mare, ma fa anche ripartire tutti i procedimenti per la prospezione, ricerca ed estrazione di petrolio che erano stati bloccati nel giugno di due anni fa dal decreto legge n. 128/2010 approvato dopo l’incidente alla piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.
    L’articolo 35 del decreto “Cresci Italia”, anziché garantire i soli titoli acquisiti, mette così a rischio ampissime porzioni delle acque territoriali italiane, anche all’interno delle fasce d’interdizione introdotte nel giugno 2010 a tutela delle aree protette. Le 70 piattaforme di estrazione di petrolio si sommerebbero alle 9 già attive nel mare italiano per un totale di 29.700 kmq di mare tra Adriatico centro meridionale, Canale di Sicilia, mar Ionio e golfo di Oristano, praticamente una superficie più grande della Sicilia.
    I quantitativi di petrolio in gioco sono, però, davvero risibili. Allo stato attuale, la produzione italiana di petrolio equivale allo 0,1% del prodotto globale e il nostro Paese è al 49° posto tra i produttori. Secondo le ultime stime del ministero dello Sviluppo economico ci sarebbero nei nostri fondali marini 10,3 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe. Stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Non solo: anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe nel nostro Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi.
    Questi dati dimostrano l'insensatezza del rilancio delle attività estrattive previsto dalla Strategia energetica nazionale abbozzata dal ministro Passera e della spinta verso nuove trivellazioni volte a creare secondo i proponenti 15 miliardi di euro di investimento e 25mila nuovi posti di lavoro. Il settore è destinato a esaurirsi in pochi anni, come sostiene, per altro, lo stesso ministero dello Sviluppo economico nel Rapporto annuale 2012 della sua Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche: «Il rapporto fra le sole riserve certe e la produzione annuale media degli ultimi cinque anni, indica uno scenario di sviluppo articolato in 7,2 anni per il gas e 14 per l’olio».
     Nonostante il prodotto estratto sia poco e di scarsa qualità, l’Italia è una sorta di paradiso fiscale per i petrolieri: estrarre idrocarburi nel nostro Paese è vantaggioso solo perché esistono meccanismi che riducono a nulla il rischio d’impresa, mettendo però ad alto rischio l’ambiente. Ad esempio, le prime 20mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma, come le prime 50mila tonnellate di petrolio estratte in mare, i primi 25 milioni di metri cubi di gas in terra e i primi 80 milioni di metri cubi in mare sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato. E le aliquote (royalties) sul prodotto estratto sono di gran lunga le più basse al mondo e sulle 59 società operanti in Italia nel 2010 solo 5 le pagavano (ENI, Shell, Edison, Gas Plus Italiana ed ENI/Mediterranea idrocarburi).
    Una delle prime linee della vertenza contro le trivellazioni è il Canale di Sicilia, dove negli ultimi anni compagnie grandi e piccole hanno moltiplicato le richieste per le esplorazioni offshore. I permessi di ricerca già concessi nell’area sono 11 e 18 le nuove richieste per ricerca di idrocarburi in via di valutazione. I permessi per l’estrazione di idrocarburi già concessi sono tre, per un totale di quattro piattaforme attive al largo delle coste siciliane, e tre sono le concessioni di coltivazione in via di valutazione. Le compagnie petrolifere sembrano poi particolarmente interessate all’area del Canale di Malta dove sono già attivi 2 permessi di ricerca. A farla da padroni nella corsa all’oro nero sono compagnie straniere ben conosciute come la Shell, principale operatore dei permessi di ricerca a nord del Canale per una superficie di oltre 4200 km2, e la Northern Petroleum, che possiede ben sette istanze di ricerca e ne ha presentate altre 9. A seguire compagnie come ENI e EDISON, Transunion Petroleum e Audax Energy.
    Altro fronte caldo è quello dell’Adriatico centro meridionale. È proprio dei giorni scorsi la sentenza del Tar Lazio contro le ricerche di petrolio della Petroceltic al largo delle isole Tremiti che ha dato ragione agli enti locali e alle associazioni ambientaliste. Un sano protagonismo dei territori e delle istituzioni locali contro l’arrivo di nuove piattaforme che sta minando con successo l’insensato piano delle compagnie petrolifere supportato con grande enfasi dal ministro Passera, che garantisce solo profitti alle aziende e nessun beneficio sostanziale per il Paese.
    Eravate al corrente di questo convegno organizzato da GreenPeace? Siete informati sulle iniziative del governo che coinvolgono anche voi, direttamente, ma che non vengono forse divulgate a sufficienza?
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Un buon articolo che fa il punto della situazione in cui ci troviamo per quanto riguarda le "trivelle d'Italia"... Ma se parliamo di "trivelle del Mediterraneo" la situazione è ancora peggiore, e sarebbe bene che organizzazioni ambientaliste di dichiarato peso internazionale quali Greenpeace e WWF non si limitassero a guardare cosa accade nell'orto di casa... Ormai siamo in Europa e di accordi internazionali con gli stati che, pur non facendo parte dell'Unione, in questo stesso mare mediterraneo si bagnano, ce ne sono non pochi. Accordi miranti, con il contributo di ognuno di essi, alla sua tutela ambientale, proprio per i pericoli connessi a tal genere di attività. Perchè allora non invocare a gran voce la necessità di una fattiva cooperazione che potrebbe indurre a bilanciare rischi ed opportunità nell'interesse di tutti ? E poi, per quanto riguarda la domanda finale dell'articolo, laddove si accenna al'informazione sulle iniziative del governo, mi sembra che ci sia un "forse" invero pleonastico... Questo genere di notizie non vengono "affatto" divulgate, come invece sarebbe opportuno nell'interesse dei cittadini e delle comunità coinvolte. Ed è cosa ben risaputa, proprio da parte di chi di questi problemi prevalentemente si occupa...
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Lo shale gas fa male alla salute, uno studio lo conferma
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/lo-shale-gas-fa-male-alla-salute-uno-studio-lo-conferma-12431.html


    19 ottobre 2012. - Se vivi vicino un pozzo di estrazione di shale gas, dove si fa fracking delle rocce nel sottosuolo per estrarre il metano intrappolato nelle rocce, è più probabile che tu abbia problemi di salute. Lo dice uno studio condotto dalla ONG americana Earthworks dal titolo “Gas Patch Roulette: how shale gas development risks public health in Pennsylvania”. La Pennsylvania è lo stato americano al centro del gigantesco permesso minerario di Marcellus Shale, che con i suoi 5.900 pozzi attivi interessa anche altri stati al confine con il Canada: New York, Ohio, West Virginia, Maryland, Virginia e New Jersey. Secondo Earthworks le ricadute sanitarie del boom dello shale gas iniziano a diventare serie e pericolose.
    L’associazione ha intervistato 108 persone che vivono in 55 case di 14 contee, a diverse distanze dai pozzi di estrazione dello shale gas. In più Earthworks ha raccolto 34 campioni di aria e 9 di acqua nei pressi di 35 case, in nove contee. I campioni sono stati analizzati da tre laboratori certificati dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA), ed è saltato fuori che contenevano idrocarburi come il benzene e l’etilbenzene. Degli intervistati si sa perfettamente: lo stato di salute attuale e precedente all’entrata in funzione del pozzo più vicino, se è fumatore o se ha altri comportamenti a rischio, quanto è distante dal pozzo e se il suo stato di salute è cambiato allontanandosi dalla zona di estrazione.
    I risultati sono abbastanza chiari, questi i sintomi e i problemi riscontrati (con le rispettive frequenze, dalla più alta alla più bassa; alcuni sintomi sono simili ma indicano lo stesso problema in forme più o meno gravi): aumento della stanchezza (62%), irritazioni nasali (61%), irritazioni alla gola (60%), altri problemi alle cavità nasali (58%), bruciore agli occhi (53%), fiato corto (52%), dolori alle articolazioni (52%), sensazione di debolezza (52%), gravi mal di testa (51%), disturbi del sonno (51%), dolori lombari (49%), disturbi alla memoria (48%), problemi e dolori muscolari (44%), difficoltà alla respirazione (41%), disordini del sonno (41%), frequente irritazione (39%), debolezza (39%), frequente nausea (39%), irritazioni alla pelle (38%), eruzioni cutanee (37%); depressione (37%), problemi alla memoria (36%), ansietà grave (35%), tensione (35%), capogiri (34%).
    Earthworks ritiene che la spiegazione a questi numeri vada cercata nelle numerose sostanze tossiche che vengono utilizzate per estrarre lo shale gas. Tuttavia, l’associazione correttamente precisa che questo studio non prende in considerazione fattori addizionali di rischio che potrebbero aver influenzato i risultati. Ad esempio lo studio non aveva un gruppo di controllo nelle aree non interessate dalle estrazioni di shale gas. Ma le percentuali di malessere riscontrate sono ben al di sopra della normalità e, se non si vuole prendere questo studio alla lettera, non lo si può nemmeno ignorare.
[Fonte: Earthworks]
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E ora dagli Usa arriva anche la conferma che lo "shale gas" che si estrae con il famoso "fracking" (vale a dire con la fratturazione idraulica del sottosuolo che consente la risalita il superficie del gas), tanto bene alla salute dell'uomo proprio non fa... Già i campioni di aria e di acqua campioni prelevati nei pressi di 35 case in nove contee, e analizzati poi da tre laboratori certificati dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA), hanno rivelato la presenza di idrocarburi come il benzene e l’etilbenzene. Ma pare che la causa dei disturbi sia da attribuire prevalentemente alle numerose sostanze tossiche utilizzate per estrarre lo shale gas. E negli Usa la densità abitativa delle zone dove viene estratto lo shale gas (a cominciare dalla Pennsylvania che conta ben 5.900 pozzi attivi interessa anche altri stati al confine con il Canada) hanno una densità abitativa che non è minimamente paragonabile a quella del nostro Paese, qualunque regione si consideri... Ma tant'è, se vogliamo farci del male siamo sicuramente sulla buona strada, non c'è alcun dubbio...

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Dalla mia Bacheca su FB del 19/10/12

Forte scossa sui fondali marini del Mediterraneo stamani davanti alle coste egiziane
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4351885349655&l=7a572b63e3


Scossa sismica di mag. 5,1 alle ore 05:31 (ora italiana) di oggi, 19/10/2012, nelle acque del Mediterraneo Orientale, secondo quanto comunicato dal Centro Sismologico Euro-Mediterraneo. L'epicentro della scossa, secondo i dati forniti dall'EMSC, sarebbe situato a una cinquantina di miglia dalle coste egiziane, a nord del Delta del Nilo, con un ipocentro valutato sui 10 km di profondità. La scossa si sarebbe verificata in una zona del Mediterraneo estremamente trafficata, data la vicinanza dell'epicentro allo sbocco nel Mediterraneo del Canale di Suez. E lo mostra chiaramente l'immagine qui a seguire, ricavata dalla sovrapposizione della mappa dell'EMSC (con i dati della scossa sismica in questione), a quella di "Marine Traffic Com" rilevata alle ore 13,00 di oggi. (NB. Le sagome colorate in rosso corrispondono a navi cisterna, in verde a navi cargo, e in blu a navi passeggeri...)

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Forest Oil: Regione convoca commissione Via per il 23 ottobre
da "Abruzzo 24 ore"
http://www.abruzzo24ore.tv/news/Forest-Oil-Regione-convoca-commissione-Via-per-il-23-ottobre/101186.htm

    18 ottobre 2012. - "Abbiamo appreso la notizia che la Regione Abruzzo ha convocato la Commissione VIA il prossimo 23 ottobre per riesaminare il progetto di estrazione gas di Forest - dichiara il General Manager Giorgio Mazzenga - Ci aspettiamo che l'esame del progetto avvenga nel pieno rispetto dei criteri di trasparenza e attenzione a tutti i dettagli del progetto stesso e sia improntato al principio del contradditorio tra l'azienda e le istituzioni coinvolte a qualunque livello, come stabilito dall'ordinanza, emessa dal Tribunale Amministrativo Regionale di Pescara lo scorso 26 luglio".
     Forest Oil intende costruire e rendere operativo un impianto di produzione e trattamento di gas nei pressi di Monte Pallano, nel comune di Bomba (Chieti).
"Siamo soddisfatti della tempistica con cui è stata convocata la VIA dalla Regione" - dice John Langhus, Managing Director della Attività Internazionali di Forest Oil - "Abbiamo incontrato nel corso della settimana gli interlocutori coinvolti nel nostro progetto in Abruzzo e, in queste occasioni, abbiamo riaffermato l'impegno di Forest per un progetto sicuro e responsabile da cui possano trarre beneficio sia l'azienda che la comunità locale. Siamo grati per il sostegno che stiamo ricevendo in questo senso".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ancora la "bomba" in ballo... La Forest Oil pare sia contenta di come vanno le cose per il suo progetto "sicuro" e "responsabile" nel comune di Bomba. Martedi prossimo si riunirà la Commissione di VIA, e, da come stanno andando le cose a livello governativo centrale (con la SEN appena messa a punto da ministro Passera), i "curatori del bene" della Regione Abruzzo hanno ora anche la giusta sponda per dare il via a quel progetto...
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Parchi: continua lo smantellamento
di Renzo Moschini
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=+18385


    18 ottobre 2012. - Si sono infittiti i comunicati, gli appelli, le denunce delle associazioni a partire da quelle del personale, dei direttori dei parchi e delle aree protette che non sanno come fare ad espletare il loro lavoro per i tagli alle risorse ed anche al personale. Colpisce di queste denunce accorate la consapevolezza di un ruolo che viene penalizzato, mortificato con gravi danni alla tutela dell'ambiente, del paesaggio, del territorio.
    Recentemente in una serie di iniziative sono stati presentati i risultati di indagini che danno conto del valore -in termini di ricchezza del paese- dei nostri parchi. In quelle cifre -come in quelle sul paesaggio fornite dal FAI- c'è la più chiara conferma della nostra persistente irresponsabilità - di questo si tratta- a gestire patrimoni straordinari e irriproducibili. In questo desolante e allarmante panorama si salva soltanto il ministero dell'agricoltura con il disegno di legge del ministro Catania volto a contrastare la cementificazione del territorio agricolo-rurale, sempre che il provvedimento non si areni come è accaduto per tanti altri e tante altre volte.
    In questa situazione sorprende il silenzio del ministro Clini che finora si è limitato a sbloccare qualche commissariamento incancrenito, senza però mettere mano ad una iniziativa nazionale degna di questo nome. Che le regioni in questa situazione, al pari dello stato, menino spesso il can per l'aia non sorprende, anche se preoccupa, per quel che ormai si addensa sempre più sul futuro dei nostri parchi e delle nostre aree protette.
    Come abbiamo potuto verificare anche negli incontri recenti del Gruppo di San Rossore a Pisa, se la politica non riesce a farsene finalmente carico evitando latitanze e manfrine, scaricandone magari le colpe sul ‘famigerato' titolo V, che in troppi usano già ipocritamente come alibi, non resterà che piangere sul latte versato.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

I "parchi" e le "aree protette" del nostro Paese, in terra come in mare: questi sconosciuti, ma cosa pretendono ?
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Basilicata. Allarme rosso sul Pertusillo nell’acqua affiorano liquami
di Pino Perciante
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=560094&IDCategoria=12


    16 OTTOBRE 2012, MONTEMURRO - Nuovo allarme per il Pertusillo. Liquami rossi fuoriescono dal terreno ai bordi del lago. La località interessata è quella vicino Montemurro. Un video, girato giovedì 11 ottobre, documenta il fenomeno, insieme ad alcune foto. Il filmato e le foto sono state realizzate dalla professoressa Albina Colella e dal tenente Giuseppe di Bello, entrambi dell’associazione Ehpa, con la collaborazione di un componente dell’Oipa. Secondo quanto accertato dalla professoressa Colella, si tratta, in particolare, di liquami rossi che fuoriescono da piccole falde acquifere su entrambi i lati del Fosso di Spetrizzone le cui acque confluiscono nel lago. La rilevazione di queste falde è stata possibile a seguito dell’abbassamento del livello delle acque sia del lago sia del torrente. Ciò in conseguenza delle scarsa piovosità che si è registrata nella zona.
    «L’aspetto interessante - spiega la professoressa Albina Colella - è che questi liquami fuoriescono nel fosso di Spetrizzone, a circa un centinaio di metri dalla sua foce nel Pertusillo (nelle immagini iniziali del video si vede in fondo il viadotto di Montemurro), lì dove questa estate sono stati campionati i sedimenti con la più alta concentrazione di idrocarburi rilevata nell’invaso, e cioè 559 milligrammi/chilo. Il fenomeno si riscontra in prossimità del pozzo di reiniezione Costa Molina 2D». Allo stato attuale tutto è delegato al risultato delle analisi che saranno eseguite da un laboratorio specializzato probabilmente fuori regione. Comunque il filmato con i dati raccolti sono stati consegnati in procura a Potenza per gli eventuali accertamenti del caso. Ormai nella zona continua ad esserci preoccupazione per la salute del Pertusillo, in considerazione del fatto che non è questa la prima anomalia che si riscontra.
    Secondo Maurizio Bolognetti di Radicali italiani «ci sono ancora troppi punti oscuri e non chiariti in merito all’incidenza delle attività estrattive e alla presenza di un centro oli vicino ad uno degli invasi più importanti d’Italia. Ricordo ancora che il ministro Balduzzi nel rispondere ad una interrogazione dei deputati radicali sottolinea che la stessa Arpab ha riscontrato alte concentrazioni di idrocarburi totali all’interno del lago». Non resta che attendere gli sviluppi del caso. Intanto, il mistero del Pertusillo continua.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

In Basilicata ancora preoccupazione e allarme per probabile inquinamento delle falde acquifere che si riversano poi nel Pertosillo, uno degli invasi più importanti di Italia. I laboratori analizzano e la procura indaga... Ma nel frattempo le attività estrattive nella zona proseguono, come pure continua l'attività del vicino centro oli... e la regione Basilicata si "arricchisce" sempre più...
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Strategia energetica nazionale, per il WWF è "di corto respiro"
da "Eco dalle città"
http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=113732


L'associazione accoglie tiepidamente la Strategia economica nazionale varata dal Consiglio dei ministri, giudicandola inadeguata sul fronte delle rinnovabili e dell'efficienza energetica. Preoccupano soprattutto gli investimenti previsti per potenziare l'estrazione di gas e petrolio
    17 ottobre 2012. - “Il WWF, pur apprezzando lo sforzo del governo di stilare una Strategia Energetica Nazionale (SEN), attesa e annunciata innumerevoli volte nel corso dell’ultimo decennio, ritiene che il documento posto in consultazione sia sostanzialmente una mera messa in ordine dell’esistente e un’enunciazione di principi che poi non trovano applicazione negli strumenti messi in campo”. Così il WWF Italia commenta la Strategia Energetica Nazionale adottata dal Consiglio dei Ministri.
    “Una strategia, per definizione, deve coprire un arco temporale lungo e poi determinare delle tappe intermedie a breve e medio termine. Il documento del Governo, al contrario, ha un raggio d’azione di appena 7 anni, cioè punta direttamente al breve termine – ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia -. "Il fatto che si tratti di un mero documento di ‘ordine’ è confermato dalla totale inadeguatezza degli strumenti messi in campo per rafforzare rinnovabili ed efficienza energetica, anche rispetto all’orizzonte europeo; tali strumenti sono addirittura dei limiti nel caso delle rinnovabili elettriche”.
    Il WWF ha invece proposto una Roadmap al 2050, con obiettivi intermedi anche al 2030, incorporando davvero l’obiettivo di arrivare alla completa decarbonizzazione, con un obiettivo nazionale obbligatorio per l’efficienza energetica e soddisfacendo completamente la domanda energetica con le fonti rinnovabili, in linea con quanto sta avvenendo nella UE e nei maggiori Paesi Europei.
    La scelta di diventare un hub del gas non è suffragata da motivazioni sufficienti: “Il fatto che l’Italia faccia ricorso meno che altri al Gas Liquido non è certo una motivazione – sottolinea Midulla -, e soprattutto non si fanno i conti con le reali esigenze del Paese, in diminuzione tale da indurre a prevedere nel Decreto Sviluppo, approvato ad agosto, uno scandaloso capacity payment (praticamente un compenso per la disponibilità a fornire energia, non per l’energia di fatto fornita) alle centrali a olio combustibile e un’analoga misura per le centrali a gas, come al solito dando benefici e privilegi difficili poi da togliere e modificare prima di aver riorganizzato il mercato elettrico nel suo complesso. Anche la reale necessità in Europa di un hub del gas è tutta da dimostrare. L’uso del carbone, poi, il combustibile che emette maggiori quantità di anidride carbonica, non viene affatto intaccato da questa SEN, quando è più evidente che gli obiettivi ambientali impongono di ridurlo drasticamente”.
    Per il WWF, la SEN rischia di incentivare la tendenza agli investimenti sbagliati il cui costo viene poi pagato dal Paese: “In Italia, oggi, i rigassificatori esistenti funzionano già al di sotto delle proprie capacità e, analogamente, abbiamo centrali elettriche che producono energia per un terzo delle loro capacità per mancanza di domanda; invece di porre un argine e un tetto, continuiamo a dare autorizzazioni: questo tutto è, meno che un approccio strategico, tanto più che poi si afferma che ‘E’ possibile che il persistere della situazione di sovraccapacità comporti la necessità di una ristrutturazione e ridimensionamento del parco di generazione termoelettrico’. Poi a pagare è sempre Pantalone, altro che riduzione della bolletta elettrica”.
    Per il WWF, la dichiarazione del ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, secondo cui il primo obiettivo della SEN è la riduzione della bolletta elettrica, è fortemente contestabile anche da un altro punto di vista: secondo il WWF, occorre riordinare la bolletta elettrica, mettere fine a storture ventennali costate miliardi ai consumatori, come il finanziamento dei combustibili fossili tramite la voce sulle rinnovabili, o la interrompibilità che molto difficilmente verrà mai interrotta, o il nucleare di 20 anni fa. “Pare che la voce rinnovabili sulla bolletta sia diventata un problema solo da quando finanzia realmente le rinnovabili”, ha chiosato Midulla. “Il problema, in Italia come in Germania, è anche quello di differenziare la bolletta in modo da renderla più equa e uno strumento per disincentivare i consumi e non far pagare i maggiori costi alle fasce deboli o comunque meno ricche della popolazione”.
    Il WWF è anche contrario allo sviluppo dell’estrazione di idrocarburi: “Se qualcuno vuole estrarre lo shale gas in Italia, sarà bene che si tolga subito l’illusione che provocare micro terremoti in un Paese sismico sia anche lontanamente accettabile, oltre che sostenibile; inoltre, per il petrolio, visti gli scarsi risultati attesi e le scarse royalties percepite dallo Stato, perché consentire di ridurre il Paese uno groviera?”, ironizza Midulla. Infine, il WWF sottolinea che gli ambientalisti non hanno condiviso la bozza prima che fosse posta in consultazione, a differenza di quel che avviene in Europa e nei maggiori paesi Europei. “Non si capisce perché il Governo si fa dire cosa fare da chi ha interessi particolari e non interagisce con quella parte della società civile e con chi difende l’interesse generale e dell’ambiente”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ancora sulla Sen, la strategia energetica nazionale prevista dal ministro Passera e dal governo Monti, ecco il il pensiero del WWF...
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Dalla mia Bacheca su FB del 18/10/12

Sequestrato dalla magistratura il Muos di Niscemi
di Patrizia Maltese
http://www.zenzeroquotidiano.it/sequestrato-dalla-magistratura-il-muos-di-niscemi/


    6 ott. 2012. - Proprio nel giorno della manifestazione nazionale NoMuos in programma oggi pomeriggio a Niscemi, per dire no alla militarizzazione della Sicilia e al sistema di comunicazioni satellitari basato su onde ad altissima frequenza, nocivo per la pace, per l’ambiente, e per la salute degli esseri viventi, arriva una buona notizia che conferma come le proteste dei NoMuos sono legittime. La procura di Caltagirone ha infatti messo sotto sequestro nella notte per violazione delle leggi sull’ambiente la stazione radio delle forze armate statunitensi costruita a Niscemi all’interno della riserva naturale della Sughereta, area “a inedificabilità assoluta”, in un sito di interesse comunitario.
    Il sequestro arriva a conclusione di indagini avviate oltre un anno fa ed è stato eseguito da carabinieri e agenti della polizia municipale della procura di Caltagirone. Consulenze tecniche e alcuni atti acquisiti negli uffici della Regione dimostrerebbero che il sistema Muos gestito dal Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti avrebbe violato le prescrizioni fissate dal decreto istitutivo dell’area protetta. Le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta che ha portato al sequestro sarebbero cinque, chiamate a rispondere del reato di violazione dell’art. 181 del testo unico sui beni culturali che sanziona “l’esecuzione di lavori e manufatti insistenti su beni paesaggistici”, ma tra loro non ci sarebbero pubblici ufficiali né amministratori.
    Il Coordinamento regionale dei Comitati No Muos (i cui attivisti sono stati denunciati nelle settimane scorse soltanto per aver manifestato contro la micidiale mega-antenna) ha espresso soddisfazione ricordando di avere denunciato da mesi “insieme alle associazioni ambientaliste e ad alcune amministrazioni comunali gli scempi ambientali commessi dalle imprese aggiudicatarie dei lavori di questo nuovo strumento di guerra planetaria” e di avere contestato “le modalità con cui la Regione siciliana, il suo governatore Raffaele Lombardo e gli assessorati competenti avevano concesso le autorizzazioni all’inizio dei lavori, consentendo opere formalmente vietate dai decreti istitutivi della Riserva naturale orientata di Niscemi, un’area di enorme importanza naturalistica per la ricchezza della sua flora e della sua fauna”.
    In un comunicato, il Coordinamento precisa anche che i Comitati No Muos “hanno denunciato instancabilmente il regime di extraterritorialità della base Usa di Niscemi e di quei cantieri, dove in particolare sono state violate le normative antimafia, consentendo a una impresa locale di effettuare gli sbancamenti e la costruzione delle piattaforme di cemento del Muos e di operare sino alla fine dei lavori impunemente, nonostante fosse stata privata più di un anno fa dalla Prefettura di Caltanissetta del certificato antimafia perché ritenuta contigua alle organizzazioni criminali locali dominanti”.
    Nella nota si afferma infine che “dopo quanto avvenuto a Niscemi e dopo l’esito delle audizioni in Parlamento della delegazione dei Comitati No Muos e dei sindaci del comprensorio con la richiesta formale di moratoria del progetto fatta dal Comitato d’inchiesta sull’uranio impoverito del Senato della repubblica, il Governo deve assumersi le proprie responsabilità revocando le autorizzazioni all’installazione e imponendo lo smantellamento delle strutture della base Usa e la sua restituzione alla popolazione. In caso contrario, il Movimento articolerà le adeguate forma di disobbedienza civile affinché siano ripristinati i principi di sovranità nazionale e del diritto a un futuro libero dalle guerre”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Una bella notizia non guasta, anche se una rondine non fa primavera, e troppi sono gli attacchi alle aree protette del nostro disgraziato Paese, per poter sperare che qualcosa stia davvero cambiando fra chi siede su certe poltrone e pratica affari poco trasparenti nelle varie regioni, tutt'altro che consoni alle responsabilità loro affidate... Ma contentiamoci di quel che oggi ci viene annunciato per iniziativa della magistratura. Che cioè la stazione radio delle forze armate statunitensi, costruita a Niscemi all’interno della riserva naturale della Sughereta, area “a inedificabilità assoluta” come sito di interesse comunitario, è stata sequestrata in quanto il sistema Muos (basato su onde ad altissima frequenza emesse da una mega-antenna per comunicazioni satellitare gestita dal Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti) avrebbe a quanto pare violato le prescrizioni fissate dal decreto istitutivo dell’area protetta e andrebbe pertanto demolito. Sarà davvero così ? O tutto finirà nel solito compromesso che salva capra e cavoli e ... frega i cittadini ?

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Maria Rita D'Orsogna domani a Foggia
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=63587299#lastpost


Venerdì 19 ottobre la prof.ssa Maria Rita D'Orsogna sarà al Teatro del Fuoco a Foggia per una relazione tecnico scientifica sui rischi degli idrocarburi.
    18/10/2012. - La sede della conferenza dibattito sarà il Teatro del Fuoco di Foggia dove la D'Orsogna, domani 19 ottobre, alle ore 17.30, sarà ospite del convegno "Salute e sviluppo del territorio", per illustrare quali sono i possibili rischi causati dalle attività di prospezioni e trivellazioni per la ricerca di idrocarburi. Sicuramente si intratterrà, più in generale, sulla ricerca di idrocarburi a terra ed a mare e del famigerato fracking, termine misterioso di cui si parla poco ma si rischia di fare fatti nel silenzio più assordante e vigliacco in ciò che resta del "Bel Paese". Parlerà anche dei terremoti e della subsidenza legata alle pratiche di ricerca di idrocarburi.
    Ormai pochi che non sanno di come il territorio italiano venga svenduto e sfruttato dalle compagnie petrolifere straniere, che per il momento stanno facendo molte parole per sondare il terreno e per poi passare ai fatti. Grazie all'esperienza ed alle conoscenze della prof.ssa D'Orsogna, si snoderà un pubblico dibattito per far luce su queste tematiche che vengono tenute nascoste da molti media compiacenti con i poteri forti nazionali e dal Governo.
    Maria Rita D'Orsogna è nata da genitori italiani originari dell’Abruzzo ed emigrati in America e noi la seguiamo quasi pedissequamente nel suo Blog che riprendiamo in queste nostre pagine. Blog in cui la prof., lancia in resta, conduce una battaglia che sta incominciando a dare i primi frutti e ci piace ricordare quando dichiara nel suo Blog: "Per tutta la vita ho vissuto fra due mondi diversi – il Bronx e i campi d’Abruzzo – che fanno ugualmente parte di me e che in un modo o nell’altro si complementano nella mia vita". Laureatasi in fisica presso l’Università di Padova, ha conseguito il dottorato di ricerca a Los Angeles ed attualmente è professore associato di matematica applicata presso "California State University, Northridge.
    Il suo impegno risale all'anno 2007 quando cominciò ad interessarsi del “Centro Oli” di Ortona avendo l'intuizione che si stava tentando di insultare pesantemente quelle terre.. Nasceva così il suo impegno per la tutela ambientale in Abruzzo e in Italia incominciando a denunciare che fra i campi di Montepulciano poteva esserci solo petrolio di scarsa qualità e fortemente inquinante. Capì subito però che, come da lei dichiarato, "estrarre petrolio scadente e raffinarlo fra i vigneti era qualcosa di nefasto che non avrebbe portato niente di buono all’Abruzzo. Così, anche se da lontano, anche se tutti mi dicevano che era una battaglia persa, mi misi all’opera.Una volta che il quadro mi divenne chiaro, sui limiti emissivi di sostanze inquinanti in Italia, sull’idrogeno solforato, sugli effetti degli scarti petroliferi nella vita delle persone e sul ciclo agricolo e ambientale, ho cercato di diffondere il messaggio ai cittadini".
    La tutela dell'ambiente in Italia, secondo la D'Orsogna, si può ottenere informando e coinvolgendo le persone, pressando nel contempo sui politici. Ancora la prof: "Alla fine siamo un Paese solo e salvare l’Abruzzo non serve a niente se poi invece i pozzi li fanno in altre regioni". In Italia, denuncia: "i limiti in mare per le trivelle sono veramente risibili. Fino al 2010 si potevano costruire piattaforme ovunque. Il 2010, il decreto Prestigiacomo impose il limite a circa nove chilometri dalla riva. Un’inezia. Basti pensare che in California è dal 1969 che non si costruiscono impianti petroliferi in mare e la zona di interdizione per le trivelle off-shore è di circa 160 chilometri dalla costa, per proteggere turismo e pesca. Il raffronto con l'Italia è eclatante: 9 contro 160. Che protezione può offrire un pozzo a nove chilometri e mezzo dalla riva?”.
    L'apice di risonanza e popolarità la D'Orsogna lo raggiunge nell’agosto di quest'anno, quando, dopo il decreto che autorizza le prospezioni petrolifere, scrive il 12 Agosto una lettera al ministro Passera:

"Caro signor Passera, stavo per andare a dormire quando ho letto dei suoi folli deliri per l'Italia petrolizzata. Ci sarebbe veramente da ridere al suo modo malato di pensare, ai suoi progetti stile anni '60 per aggiustare l'Italia, alla sua visione piccola piccola per il futuro. Invece qui sono pianti amari, perché non si tratta di un gioco o di un esperimento o di una scommessa. Qui si tratta della vita delle persone, e del futuro di una nazione, o dovrei dire del suo regresso. Lei non è stato eletto da nessuno e non può pensare di "risanare" l'Italia trivellando il Bel Paese in lungo ed in largo. Lei parla di questo paese come se qui non ci vivesse nessuno: metanodotti dall'Algeria, corridoio Sud dell'Adriatico, 4 rigassificatori, raddoppio delle estrazioni di idrocarburi.
E la gente dove deve andare a vivere di grazia? Ci dica. Dove e cosa vuole bucare? Ci dica. I campi di riso di Carpignano Sesia? I sassi di Matera? I vigneti del Montepulciano d'Abruzzo? Le riserve marine di Pantelleria? I frutteti di Arborea? La laguna di Venezia? Il parco del delta del Po? Gli ospedali? I parchi? La Majella? Le zone terremotate dell'Emilia? Il lago di Bomba? La riviera del Salento? Otranto? Le Tremiti? Ci dica. Oppure dobbiamo aspettare un terremoto come in Emilia, o l'esplosione di tumori come all'Ilva per non farle fare certe cose, tentando la sorte e dopo che decine e decine di persone sono morte? Vorrei tanto sapere dove vive lei. Vorrei tanto che fosse lei ad avere mercurio in corpo, vorrei tanto che fosse lei a respirare idrogeno solforato dalla mattina alla sera, vorrei tanto che fosse lei ad avere perso la casa nel terremoto, vorrei tanto che fosse lei a dover emigrare perché la sua regione - quella che ci darà questo 20% della produzione nazionale - è la più povera d'Italia. Ma io lo so che dove vive lei tutto questo non c'è. Dove vive lei ci sono giardini fioriti, piscine, ville eleganti soldi e chissà, amici banchieri, petrolieri e lobbisti di ogni genere. Lo so che è facile far cassa sull'ambiente. I delfini e i fenicotteri non votano. Il cancro verrà domani, non oggi. I petrolieri sbavano per bucare, hanno soldi e l'Italia è corrotta. È facile, lo so. (...omissis)

    ll resto lo potrete leggere nel suo Blog: http://dorsogna.blogspot.it/2012/08/i-deliri-di-passera.html. "In Italia - accusa - i limiti in mare per le trivelle sono veramente risibili. Fino al 2010 si potevano costruire piattaforme ovunque. Il 2010, il decreto Prestigiacomo impose il limite a circa nove chilometri dalla riva. Un’inezia. Basti pensare che in California è dal 1969 che non si costruiscono impianti petroliferi in mare e la zona di interdizione per le trivelle off-shore è di circa 160 chilometri dalla costa, per proteggere turismo e pesca. Il raffronto con l'Italia è eclatante: 9 contro 160. Che protezione può offrire un pozzo a nove chilometri e mezzo dalla riva?”. I genitori della prof.ssa D’Orsogna vivono a Lanciano e quando torna in Italia sacrifica parte del suo tempo libero per partecipare a convegni, confronti e cercare di trovare punti d’incontro con la politica.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Domani Maria Rita D'Orsogna a Foggia. Appuntamento alle 17,30 presso il Teatro del Fuoco della cittadina pugliese. "Salute e sviluppo del territorio" il tema dell'incontro. A ricordarcelo questo bell'articolo pubblicato su "Profumo di Mare" da Filippo Foti...
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A Teresa Maria Rauzino e Ilva Alvani piace questo elemento. 

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Parla con il tuo ministero e digli "no all'Italia petrolifera". Un modo per farlo...
di Guido Picchetti (su Fb a margine di un post condiviso)
http://www.facebook.com/dorsogna/posts/448854138499027

    L'articolo di Maria Rita D'Orsogna "Parla con il tuo ministero e digli no all'Italia petrolifera" è la migliore risposta che si possa dare alla consultazione pubblica elaborata e promossa da Passera e dal Ministero della Sviluppo Economico sulla SEN (Strategia Energetica Nazionale) in scadenza il 30 novembre p.v.
    E' una risposta che troviamo nell'articolo compendiata in dieci punti che rispondono in modo chiaro, sintetico ed efficace alle 24 domande astruse e complicate poste dal questionario.
    La mia proposta ? Se condividiamo lo scritto di Maria Rita, e penso che su questo non possano esserci dubbi, dopo essere entrati sulla pagina del questionario riportiamole con un semplice copia e incolla nello spazio relativo all'ultima domanda del questionario del Ministero, a quella cioè indicata con la sigla C24.
    Basta un attimo. Il link da cliccare è quello segnalato in alto da Maria Rita in apertura del suo articolo. Dopo aver effettuato una semplice operazione aritmetica di controllo (ad esempio 20+5...) si arriva nella pagina del questionario pubblico. Qui basta indicare i propri dati (nome, cognome ed e-mail, inserendo eventualmente nello spazio per la società la dicitura "Società Civile", della quale ogni cittadino italiano ritengo faccia parte fino a prova contraria.
    Facciamo quindi scorrere il documento fino all'ultima domanda prevista, la C24 appunto, relativa al possibile partenariato tra pubblico e privato e incolliamo i dieci punti indicati da Maria Rita (che qui a seguire integralmente riporto per maggiore chiarezza). Io l'ho già fatto e mi auguro lo facciate anche voi...
   "Grazie! Le risposte dell'indagine sono state salvate": questa è la risposta che riceviamo in esito al nostro invio, con la possibilità di stampare anche quanto abbiamo appena inserito nel questionario.

- Non vogliamo essere bucati in lungo ed in largo e per nessuna ragione allo sfruttamento di monnezza petrolifera, inquinante e scadente - perchè è questo che abbiamo nel nostro sottosuolo - e lo sanno pure i petrolieri;
- Non vogliamo diventare un "autostrada del gas" o, come piace dire a voi, un "hub" per scorrimento a basso costo di metano dal Nord Africa al Nord Europa, con opere di stoccaggio e metanodotti in zone pericolose e sismiche e a beneficio di altre nazioni o di speculatori;
- Non vogliamo essere una colonia delle ditte del petrolio che ci prendono di mira perchè qui è la bonanza delle trivelle, che arrivano e distruggono tutto quello che di buono c'è già sul territorio, lasciandoci dietro tre lire;
- Non vogliamo più raffinerie di nessun genere - ne abbiamo 18, la Norvegia 2, con tutto il petrolio che tirano fuori. E per quelle che già esistono vogliamo norme più severe per i petrolieri, vogliamo multe a chi inquina, vogliamo bonifiche fatte a spese degli inquinatori e non della collettività;
- Vogliamo invece sapere chi ha inquinato con idrocarburi pesanti il lago Pertusillo in Basilicata, contenente acqua destinata al consumo umano in Puglia, e vogliamo che chiunque sia stato venga multato pesantemente;
- Vogliamo invece leggi contro il fracking in Toscana e in Sardegna;
- Vogliamo invece il rispetto di un fascia di trivellazione di 100 miglia come fanno negli USA per i nostri mari da Venezia al Salento;
- Vogliamo invece il risparmio energetico, vogliamo la crescita del settore delle rinnovabili in modo diffuso e per ricchezza distribuita e reale delle persone, e non delle multinazionali;
- Vogliamo invece che tutto il patrimonio culturale, paesaggistico, storico di questa nazione, unico e bellissimo, sia valorizzato, e per davvero in modo da migliorare l'Italia;
- Vogliamo invece che i politici per primi diano l'esempio e si rendano conto che questa non e l'Arabia Saudita, ma la nostra casa.

    Per favore, se concordate, agite e fate girare. Facciamo tutti parte della "Società Civile", e questo può essere proprio uno dei modi di dichiararlo ad alta voce proprio a chi non vuole ascoltarla...
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Stesso articolo su "Pantelleria Internet Com - News 10498" del 22/10/2012
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Post di Maria Ghelia
Bellissima la reazione di M.Rita ed i tuoi commenti. Grazie.
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Post di Condello Giuseppe

Purtroppo nel nostro Paese ormai si agisce con pratiche vecchie. Il problema dello sviluppo esige energicamente il ricambio delle classi dirigenti con una diversa concezione dello sviluppo, per poter avere un pianeta abitabile per le nuove generazioni...
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Post di Teresa Maria Rauzino

... inviato!
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A Francesco Brunetti, Maria Ghelia, Rita Rosito, Ilva Alvani, Erik Fortini, Filippo Foti e Alfredo Pontillo piace questo elemento.

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Parla con il tuo ministero e digli no all'Italia petrolifera
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/10/parla-con-il-tuo-ministero-e-digli-no.html


Qui il link del Ministero dello Sviluppo Economico
http://adisurv.sviluppoeconomico.gov.it/limesurvey/index.php?sid=94726
    WEDNESDAY, OCTOBER 17, 2012. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha deciso di aprire una pagina per una "Consultazione" fra noi cittadini sulla strategia energetica da intraprendere a livello nazionale, come circolato da un email di Enzo di Salvatore. Il link è qui, ed è abbastanza lungo e complicato. Secondo me è fatto non tanto a beneficio del cittadino medio, quanto per confondere le idee alla gente e per farci sentire piccoli e stupidi.
    Si parla della SEN - una sigla che sta per "Strategia Energetica Nazionale", e poi ci sono 24 domande... Eh? 24 domande! Addirittura!
24 domande che quasi ci vuole l'interprete - con parole auliche o scopiazzate dall'inglese in una sorta di linguaggio astruso in cui non si capisce niente. Ma perchè ? Questi non possono scrivere in modo semplice, senza bisogno dell'azzecca garbugli? O sono così tecnici che si inventano un linguaggio per conto loro? Ripeto, secondo me, è solo per sceneggiatura, e per farci sentire che la democrazia è cosa "loro" e non nostra, come se per dire cosa pensi devi sapere il significato di cose fuori dal linguaggio e dalle preoccupazioni comuni.
    Si parla di "partenariato pubblico-privato", del titolo V della Costituzione, senza ricordare cosa dice il titolo V della Costituzione, dell' "assetto corrente", della modernizzazione del sistema di "governance", del "mercato retail", della "policy", del "surplus di potenza", della seconda e terza generazione di biocarburanti - e quali sarebbero di grazia? - del "mercato spot", di "hub", della "borsa gas liquida", di "audit energetici", di "trade-off"...
    E che è sta roba? Ma l'Italiano normale questi lo sanno? E al lattaio dell'Ohio di Montanelli, o alla casalinga di Voghera, hanno pensato? Questo paese è loro tanto quanto lo è delle banche, caro Passera. Perchè non capiscono, lorsignori professoroni, che la democrazia è invece per tutti, e che occorre rendere il linguaggio accessibile a tutti, che occorre spiegare le cose in maniera chiara e facile, se veramente si vuol sentire il parere della gente, in modo costruttivo ?
    Una delle domande che mi fanno più rabbia è questa: "C18. Quali interventi privilegiare per la ristrutturazione e lo sviluppo del settore della raffinazione?"
    No caro governo, non ci siamo. Non è il governo che deve pensare a come "ristrutturare e sviluppare" le raffinerie. Quelli sono stabilimenti PRIVATI da cui tirano fuori un sacco di soldi, e ci deve pensare chi le opera a ristrutturarle e a svilupparle. Il governo deve solo MULTARLE e MULTARLE in maniera salata ogni volta che sfondano i limiti legali, ed IMPORRE loro di abbassare le emissioni prima che si diventi una grande Taranto. I soldi, le spese, sono a carico LORO, non delle collettività. Capito?
   Eccone un altra. "C20. Quali sono le azioni/iniziative, a livello nazionale, regionale e locale da adottare per favorire un maggiore coinvolgimento delle collettività e sviluppare un processo condiviso di accettazione pubblica dei progetti minerari ? ". E qui l'inganno è evidente. Evidente perchè già partono con l'idea che debba esserci questo "progetto condiviso dei progetti minerari".
    Carissimo Passera e compari, questo non succederà mai. E sapete perchè? Perchè è tutta l'Italia che sottostà a questi "progetti minerari" e chiunque abbia un po' di sale in zucca - da Oristano a Pantelleria, da Carpignano Sesia a Bomba - si renderà conto che bucare qualsiasi angolo di Italia porterà solo danni, malattie, disoccupazione e povertà - come in Basilicata. Per cui tutta la vostra propaganda non servirà ad un bel niente: è impossibile convincere una persona intelligente all'accettazione pubblica di campi di petrolio dietro casa.
    Io credo invece - dopo due settimane a sentire le preoccupazioni degli italiani - che il cittadino comune sia fortemente preoccupato della situazione ambientale in Italia e che non ne vogliano sapere più di trivelle, trivelle, e trivelle; o, come dite in linguaggio aulico, dei vostri "progetti minerari".
    Il mio pensiero è semplice, ed è questo:

  1. - Non vogliamo essere bucati in lungo ed in largo e per nessuna ragione allo sfruttamento di monnezza petrolifera, inquinante e scadente - perchè è questo che abbiamo nel nostro sottosuolo - e lo sanno pure i petrolieri;
  2. - Non vogliamo diventare un "autostrada del gas" o, come piace dire a voi, un "hub" per scorrimento a basso costo di metano dal Nord Africa al Nord Europa, con opere di stoccaggio e metanodotti in zone pericolose e sismiche e a beneficio di altre nazioni o di speculatori;
  3. - Non vogliamo essere una colonia delle ditte del petrolio che ci prendono di mira perchè qui è la bonanza delle trivelle, che arrivano e distruggono tutto quello che di buono c'è già sul territorio, lasciandoci dietro tre lire;
  4. - Non vogliamo più raffinerie di nessun genere - ne abbiamo 18, la Norvegia 2, con tutto il petrolio che tirano fuori. E per quelle che già esistono vogliamo norme più severe per i petrolieri, vogliamo multe a chi inquina, vogliamo bonifiche fatte a spese degli inquinatori e non della collettività;
  5. - Vogliamo invece sapere chi ha inquinato con idrocarburi pesanti il lago Pertusillo in Basilicata, contenente acqua destinata al consumo umano in Puglia, e vogliamo che chiunque sia stato venga multato pesantemente;
  6. - Vogliamo invece leggi contro il fracking in Toscana e in Sardegna;
  7. - Vogliamo invece il rispetto di un fascia di trivellazione di 100 miglia come fanno negli USA per i nostri mari da Venezia al Salento;
  8. - Vogliamo invece il risparmio energetico, vogliamo la crescita del settore delle rinnovabili in modo diffuso e per ricchezza distribuita e reale delle persone, e non delle multinazionali;
  9. - Vogliamo invece che tutto il patrimonio culturale, paesaggistico, storico di questa nazione, unico e bellissimo, sia valorizzato, e per davvero in modo da migliorare l'Italia;
  10. - Vogliamo invece che i politici per primi diano l'esempio e si rendano conto che questa non e l'Arabia Saudita, ma la nostra casa.

Ecco, senza neanche una parola di inglese. Facile facile.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E' la risposta di Maria Rita D'Orsogna al questionario sulla Strategia Energetica Nazionale del Ministero dello Sviluppo Economico. Personalmente la condivido e la sottoscrivo dalla prima all'ultima parola. E non aggiungo altro... Solo, un grazie di cuore, Maria Rita...
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Dalla mia Bacheca su FB del 17/10/12

No all'articolo 35 del 'Cresci Italia', associazioni contro le trivellazioni petrolifere
da Adnkronos
http://www.adnkronos.com/...-Canale-di-Sicilia-gravano-29-richieste-di-ricerca_313785877850.html


A rischio la biodiversità del Canale di Sicilia, gravano 29 richieste di ricerca e 3 permessi d'estrazione. Per proteggere l'area Greenpeace ha avviato la campagna 'U mari nun si spirtusa' per fermare le trivelle, sottoscritta da oltre 57 mila persone e più di 50 sindaci insieme al governo regionale siciliano
    Roma, 12 ott. - (Adnkronos) - La più alta biodiversità del Mediterraneo si trova nel Canale di Sicilia, dove si incontrano il bacino occidentale con quello orientale. Dalle grandi foreste di gorgonie e coralli di profondità alle specie ittiche di interesse commerciale come il nasello e la triglia, il Canale di Sicilia rappresenta un'area unica in tutto il Mediterraneo, che ospita anche il transito di specie vulnerabili o a rischio estinzione, quali la balenottera comune, gli elasmobranchi (una varietà di squali) e varie specie di tartarughe.
    Senza contare alcuni degli habitat più caratteristici come i vulcani sottomarini e i banchi d'alto mare. Proprio su questi ultimi, Greenpeace ha organizzato una spedizione scientifica in collaborazione con l'Ispra che ha confermato l'incredibile ricchezza dei fondali. Stessi fondali sui quali, denuncia Greenpeace, gravano 29 richieste per cercare petrolio nell'area, di cui 11 già autorizzate, e altre 8 rimesse in gioco dal governo dopo che il decreto Prestigiacomo del 2010 le aveva bloccate perché troppo vicine alla costa o alle aree protette.
    I permessi per l'estrazione di idrocarburi già concessi sono 3, per un totale di 4 piattaforme al largo delle coste siciliane, e tre sono le concessioni di coltivazioni in via di valutazione. Le compagnia petrolifere sono poi particolarmente interessate al Canale di Malta (tra la Sicilia e Malta) dove sono già attivi due permessi di ricerca.
    Per proteggere il Canale di Sicilia Greenpeace ha avviato la campagna 'U mari nun si spirtusa' per fermare le trivelle, sottoscritta da oltre 57 mila persone e più di 50 sindaci insieme al governo regionale siciliano.
    L'appello è stato consegnato ai direttori generali responsabili della Valutazione di Impatto Ambientale e della Protezione della Natura e del Mare del ministero per l'Ambiente (assente però il ministro Clini) da Greenpeace e da una rappresentanza siciliana di amministratori e politici, pescatori e comitati locali. Presente l'onorevole Rita Borsellino, arrivata appositamente da Bruxelles e tra i firmatari dell'appello.  "Non è l'interlocuzione che cercavamo. Il problema delle trivellazioni è politico. Vogliamo capire da che parte sta il ministro Clini di fronte all'articolo 35 del Decreto 'Cresci Italia'", dichiara Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia.
    L'associazione chiede il blocco immediato di ogni processo di autorizzazione per progetti di ricerca e perforazione off-shore; la definizione di Siti di interesse comunitario per tutelare le aree marine del Canale; l'istituzione della Zona di protezione ecologica; lo sviluppo di misure di monitoraggio, prevenzione e repressione dell'inquinamento marino in generale e, in particolare, di quello derivante da idrocarburi.
    Tutto per tutelare il Canale di Sicilia e il Mar Mediterraneo, che vanta il 25% di specie endemiche, cioè animali e piante che vivono esclusivamente in quest'area. Uno scrigno di tesori naturalistici, ma anche di idrocarburi disciolti, visto che - stando ai dati dell'Unep - nelle sue acque finiscono ogni anno 100-150.000 tonnellate di idrocarburi, la percentuale più alta tra i mari del mondo.
    La densità di catrame pelagico di 38 mg/m2 rilevata nel Mediterraneo è tre volte superiore a quella del Mar dei Sargassi (che è al secondo posto della classifica mondiale con 10 mg/m2) e oltre 10 volte la media degli altri mari del mondo.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Questa sarebbe la migliore risposta, da ripetere 28 volte alle 28 domande del questionario del Ministero dello Sviluppo Economico sulla Strategia Energetica Nazionale. Ma chi sarà a recapitarla e a riuscire a spiegarla ai diretti responsabili di queste scelte energetiche, i quali ora fanno anche la mossa di coinvolgere tutti in certe scelte scellerate che sono solo "le loro" e dei "loro compari" ???
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Consultazione pubblica sulla Strategia Energetica Nazionale
di Guido Picchetti (da una nota su FB)
http://www.facebook.com/...sulla-strategia-energetica-nazionale/512170652128088


     17/10/2012. - Ricevo da Assunta Di Florio via e-mail e ben volentieri pubblico in questa nota:
"Il Ministero dello sviluppo economico ha avviato una consultazione pubblica on line sulla strategia energetica del nostro Paese, che - così si legge sul sito del Ministero - "espliciti in maniera chiara gli obiettivi principali da perseguire nei prossimi anni, tracci le scelte di fondo e definisca le priorità d’azione – pur sapendo di agire in un contesto di libero mercato e con logiche di sviluppo non controllabili centralmente".
La consultazione pubblica resterà aperta fino al 30 novembre prossimo. Ciascuno di noi (*) potrà rispondere alle domande che il Ministero ha formulato, cliccando su "accedi alla consultazione". Vi faccio presente che ve ne sono un paio che riguardano "il rilancio della produzione nazionale di idrocarburi"
.

(*) Tra i dati richiesti del formulario (da riempire da parte di chi risponde poi alle 20 domande previste dal questionario) c' è anche quello relativo alla società di appartenenza, il che potrebbe far pensare che il questionario sia riservato non a tutti i cittadini, ma unicamente ad persone appartenti a società imprenditorisli di settore, ndr).
    Questo il testo dell' articolo sulla pagina del sito del Ministero dello Sviluppo Economico relativo alla consultazione:

Consultazione Strategia Energetica Nazionale
Il contesto nazionale e internazionale di questi anni è difficile ed incerto. La crisi economica ha investito tutte le economie occidentali – e il nostro Paese è stato tra quelli più colpiti. Allo stesso tempo, lo sviluppo senza precedenti di molte regioni del mondo sta esercitando una pressione sempre più forte sugli equilibri ambientali e sui prezzi delle materie prime, tra cui quelle energetiche.
Per l’Italia è prioritario tornare a crescere in maniera sostenibile – dal punto di vista economico e ambientale. Solo così avremo sviluppo, occupazione e risorse per garantire maggiore equità e ridurre il nostro ingente debito pubblico. E per crescere è fondamentale aumentare la competitività delle imprese e del nostro sistema economico.
Il settore energetico ha un ruolo fondamentale nella crescita dell’economia del Paese, sia come fattore abilitante (avere energia a costi competitivi, con limitato impatto ambientale e con elevato livello di servizio è una condizione fondamentale per lo sviluppo delle imprese e per le famiglie), sia come fattore di crescita in sé (pensiamo ad esempio al potenziale della Green economy). Assicurare un’energia più competitiva e sostenibile è dunque una delle sfide più rilevanti per il futuro del nostro Paese.
Ecco perché ci è sembrato indispensabile lavorare alla definizione di una Strategia Energetica Nazionale che espliciti in maniera chiara gli obiettivi principali da perseguire nei prossimi anni, tracci le scelte di fondo e definisca le priorità d’azione – pur sapendo di agire in un contesto di libero mercato e con logiche di sviluppo non controllabili centralmente.
Il documento costituisce dunque la base per un’ampia consultazione pubblica, che durerà un mese e coinvolgerà i principali attori interessati, direttamente e indirettamente, al settore energetico, da cui scaturirà una nuova Strategia Energetica per il Paese.
I commenti e le osservazioni possono essere inseriti entro il 30 novembre direttamente nel form, organizzato secondo le principali domande di consultazione, cui si può accedere dal seguente link: http://adisurv.sviluppoeconomico.gov.it/limesurvey/index.php?sid=94726&lang=it
oppure possono essere inviate per mail all’indirizzo: strategia.energetica@mise.gov.it .
Vi ringraziamo fin d’ora per ogni contributo inviato.

La pagina web della consultazione
Documenti allegati alla consultazione:
a) Slide di presentazione (pdf, 706 kb)
http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/20121016SEN-Presentazione-CdM-vOnlinexxx.pdf
b) Documento di consultazione (pdf, 1,22 Mb)
http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/20121016SEN-Documento-di-consultazione-vOnlinexxx.pdf

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Post di Guido Pietroluongo

Già letta e già sconvolto...
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Post di Filippo Foti
Preziosissimo come sempre, conoscevo per radio le notizie ma non così dettagliate, ne farò menzione, come mi ero prefisso, nell'aggiornare la sezione del forum. Grazie Guido!

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Post di Filippo Foti

Mi sono preso la briga di vederci chiaro ed ho scoperto che possono rispondere alla consultazione pubblica tutti. Ma sfido chi si mette, tipo un comune mortale, a rispondere alle 28 domande che puoi leggere, unitamente al tuo post, con il mio commento, su "Profumo di Mare" alla pagina web http://profumodimare.forumfree.it/?t=63581927#lastpost. Le domande richiedono una competenza che possono avere solo gli addetti ai lavori, ovvero alle "ruberie"...
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Post di Guido Picchetti

Ma la cosa più divertente di tutta la faccenda è che, tra l'inizio e la fine del questionario della consultazione gli esperti del Ministero, che ne hanno curato la stesura, si sono persi per la strada ben quattro articoli... A provarlo la seguente frase: "Questa indagine è composta da 28 domande", posta immediatamente sotto il titolo "Consultazione per la Strategia Energetica Nazionale" !!! Poi in realtà le domande che seguono sono 24, tutte contrassegnate da una sigla che cresce progressivamente proprio da C1 a C24. Non chiedetemi cosa voglia dire la "C" che precede il numero progressivo delle domande del questionario. Avrei capito "Q" (per "Question") o "D" (per "Domanda"), ma sarebbe troppo banale. Forse per scoprire l'arcano occorrerà una richiesta in carta bollata al Ministero dello Sviluppo Economico. E, visto che ci siamo, perchè non chiediamo pure quali erano le altre quattro domande scomparse ? Vuoi vedere che forse erano troppo semplici, facilitando così risposte precise e impegnative dei cittadini in proposito ?
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Post di Lidia Giannotti

Grazie Guido Picchetti, sei preziosissimo .... Sapevo che ci sarebbe stata, ma in questo periodo ci sarebbe sfuggita. Organizziamoci, diffondiamo ipotesi di risposta ...
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Strategia Energetica Nazionale, le novità e il testo definitivo
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/strategia-energetica-nazionale-le-novita-e-il-testo-definitivo-12345.html

    16 ottobre 2012 . - La Strategia Energetica Nazionale, il primo aggiornamento dal lontano 1988, ha finalmente un testo ufficiale ed è in consultazione pubblica. Il testo è stato presentato oggi dal Governo, che nelle prossime settimane lo discuterà con le parti sociali ed economiche anche alla luce dei rilievi giunti grazie alla consultazione.
    Si tratta di un testo molto corposo ma che, sostanzialmente, è a breve termine: lo scenario di riferimento è il 2020 perché, spiega la stessa SEN, con lo sviluppo galoppante della tecnologia è quasi impossibile immaginare come sarà il mercato dell’energia nel 2050 o anche solo nel 2030. Ciò nonostante tutti i temi principali, anche quelli più scottanti, sono presi in considerazione: hub del gas, contratti gas take or pay, estrazioni petrolifere, ruolo delle energie rinnovabili elettriche e termiche, risparmio energetico e diminuzione dell’intensità energetica dell’economia italiana. Persino lo shale gas è citato più volte nella SEN.
    Rimandandovi a un’analisi ben più approfondita del documento (siamo già al lavoro, nel frattempo potete scaricare il testo integrale dal link in fondo all’articolo), ecco quali sono i punti principali della nuova strategia:

  • Ridurre i costi dell’energia;
  • Raggiungere e superare gli obbiettivi europei del 20-20-20;
  • Migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti;
  • Sviluppare la green e la white economy.

    Per quanto riguarda le energie rinnovabili sia Passera che Clini che Monti hanno insistito, durante la conferenza stampa di presentazione della SEN, sul fatto che in passato si è esagerato con gli incentivi al fotovoltaico. Per tanto hanno difeso a spada tratta la cancellazione dei sussidi al fotovoltaico agricolo e il drastico taglio a quelli riservati al fotovoltaico sugli edifici. L’idea neanche troppo nascosta era che tutto ciò è stato fatto per sanare un presunto errore del passato.
    Con la nuova SEN le rinnovabili elettriche dovrebbero crescere, entro il 2020, fino al 36-38% del mix nazionale. Di pari passo il gas scenderà nella generazione elettrica fino a una percentuale praticamente identica.
    Sulle rinnovabili termiche, invece, il documento ribadisce che sta per arrivare il Conto Energia Termico. Questa ennesima conferma, e questa ennesima mancanza di una data, potrebbe lasciar pensare che di Conto Termico non se ne parla prima dell’approvazione definitiva della SEN. Staremo a vedere, nel frattempo apprendiamo che gli incentivi alle rinnovabili termiche ammonteranno a circa 900 milioni di euro l’anno e verranno coperti con nuovi oneri nella bolletta del gas:

  • Per lo stimolo delle rinnovabili di piccola taglia si punta all’introduzione di un „Conto Termico? che incentivi le tecnologie più virtuose, coprendo una quota dei costi di investimento iniziale. L’onere atteso a regime per il sistema è di circa 900 milioni di euro l’anno con copertura sulle tariffe di gas.

    Riguardo il risparmio energetico, poi, l’obbiettivo è del 25% rispetto ai consumi del 2010:

  • In particolare, ci si propone di risparmiare ulteriori 20 Mtep di energia primaria al 2020, equivalente a un risparmio di quasi il 25% rispetto allo scenario di riferimento europeo (superando così l’obiettivo del 20%), evitando l?emissione di circa 55 milioni di tonnellate di CO2 l?anno e l’importazione di circa 8 miliardi di euro l’anno di combustibili fossili.

    Questo obbiettivo sarà raggiunto con:

  • Il rafforzamento di standard minimi e normative, in particolare per quanto riguarda l’edilizia e il settore dei trasporti;
  • L’estensione nel tempo delle detrazioni fiscali, prevalentemente dedicate al settore delle ristrutturazioni civili, che andranno corrette per renderle più efficaci ed efficienti in termini di costo-beneficio;
  • L’introduzione di incentivazione diretta per gli interventi della Pubblica Amministrazione, impossibilitata ad accedere al meccanismo delle detrazioni e che intendiamo svolga un ruolo di esempio e guida per il resto dell’economia;
  • Il rafforzamento degli obiettivi e dei meccanismi dei Certificati Bianchi, prevalentemente dedicati ai settori industriale e dei servizi, ma rilevanti anche nei trasporti e nel residenziale, che avranno un ruolo fondamentale date le potenzialità dell’ambito di intervento e l’efficienza di costo che uno strumento di mercato come questo dovrebbe garantire.

    Per quanto riguarda lo sviluppo del petrolio e del gas nazionali si conferma sia l’obbiettivo del 14% del fabbisogno totale che la voglia di questo governo di mettere mano ai limiti ambientali:

  • Rimodulare i limiti di tutela offshore imposti dal Dlgs. 128, di particolare rilevanza per la produzione di gas naturale, conservando margini di sicurezza uguali o superiori a quelli degli altri Paesi UE e garantendo la massima attenzione e controllo sulle attività di ricerca e produzione.

    Il che è l’ennesima “furbata”: poiché in Europa ci sono paesi che hanno limiti di distanza dalle coste per le piattaforme petrolifere inferiori, o persino inesistenti, rispetto a quelli italiani è del tutto plausibile che Passera troverà il modo di far scendere sotto le 12 miglia la “no-triv zone”. A questo si aggiunge anche l’introduzione dell’autorizzazione unica a trivellare:

  • Semplificare gli iter autorizzativi, oggi particolarmente lunghi e complessi, ad esempio adottando un modello, largamente diffuso in Europa e nel mondo, di conferimento di un titolo abilitativo unico per esplorazione e produzione e prevedendo un termine ultimo per l’espressione di intese e pareri da parte degli enti locali.

    Sempre che gli enti locali riescano a mantenere un minimo di ruolo in questa autorizzazione unica, visto che di pari passo con la SEN andrà avanti la riforma del Titolo V della Costituzione che, attualmente, attribuisce alle Regioni la compartecipazione alle decisioni in fatto di energia.
    Diversi gli accenni alla questione shale gas. La SEN la prende “alla lontana”: il documento, infatti, tiene in considerazione l’impatto che lo sviluppo del fracking può avere anche sul mercato italiano del gas, ma solo quelli indiretti:

  • L’impatto per l’Italia non sarà diretto (in quanto non si prevedono sviluppi di tale risorsa), ma potrebbe essere forte quello indiretto, dovuto al potenziale effetto sui prezzi mondiali, soprattutto nel mercato GNL.

    In teoria, quindi, il Governo chiude allo shale gas. Ma essendo la prima volta che si pronuncia ufficialmente sulla questione, ed essendo per giunta un pronunciamento “en passant”, non c’è da cantar vittoria troppo presto. Ricordiamo che sono già in corso esperimenti di fracking anche in Italia, a Ribolla in Toscana , e che il progetto del “carbone pulito” nel Sulcis altro non è se non l’unione del fracking con lo stoccaggio della CO2.
    Poi, sempre riguardo al gas, si conferma la volontà di trasformare l’Italia nell’hub sud-europeo del gas. Per far ciò il Governo si prepara a favorire:

  • La realizzazione delle Infrastrutture Strategiche, realizzabili con garanzia di copertura dei costi di investimento a carico del sistema, per assicurare nel medio periodo sufficiente capacità di import e di stoccaggio, anche per operazioni spot. Queste beneficeranno anche di iter autorizzativi accelerati e verranno selezionate attraverso procedure pubbliche basate su criteri trasparenti di costo-beneficio per il sistema, assicurandosi che i miglioramenti attesi in termini di competitività di prezzo e di sicurezza di approvvigionamento siano ampiamente superiori rispetto agli eventuali costi a carico del sistema; in tal senso si prevedono necessità relativamente contenute in termini di nuove infrastrutture;
  • Il supporto alla realizzazione di altre infrastrutture di importazione (gasdotti e terminali GNL) non considerate strategiche, anche in regime di esenzione dall?accesso dei terzi, senza garanzia dei ricavi e contributi finanziari di natura pubblica. Queste infrastrutture potranno avere un ruolo chiave nella diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento.

    L’hub del gas è stato già definito ormai inattuale da Enel, mentre altre società del settore come Sorgenia lo considerano un’opzione da seguire.
    Ultimo tema scottante: il capacity payment per le centrali termoelettriche che sono in crisi a causa del fotovoltaico e chiedono di vedersi pagata anche l’energia che non producono. La SEN lo prevede “nel medio-lungo periodo” ma, allo stesso tempo, specifica che sarebbe meglio deciderlo in sede europea vista la sua incidenza sul mercato. Tuttavia, il capacity payment già esiste in Italia: è stato inserito nel Decreto Sviluppo e si attende solo che l’Autorità per l’Energia stili la lista delle centrali che ne beneficeranno.
    Qui Strategia Energetica Nazionale – il documento definitivo in formato Acrobat pdf.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ottimo articolo di Peppe Croce su "Greenstyle", il quale con questo articolo ci presenta il documento definitivo sulla strategia energetica a nazionale messo a punto dal nostro governo, evidenziandone opportunamente luci ed ombre. E non poche sono queste ultime, sebbene mascherate di buone intenzioni, che guardano all'immediato interesse... Ma di chi ? Del nostro Paese o di certi settori produttivi facilmente individuabili, che a tutt'altro mirano fuorchè al benessere delle comunità locali direttamente coinvolte e a quello delle future generazioni ?
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A Alfonso Nigro piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 16/10/12

Fenomeni sismici sui fondali del Basso Tirreno
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4338692979854&l=e22aa9ba86


Alcune ore fa, per l'esattezza alle 17:10 ora locale, nei fondali marini antistanti la cittadina calabra di Belvedere Marittimo, a pochi secondi di distanza l'una dall'altra, sono state registrate due forti scosse sismiche dall'Euro-Mediterranean Sismologic Center. Secondo i dati dell'EMSC l'intensità delle due scosse sarebbe stata di mag 4,6 per la prima, e 4,8 per la seconda. Molto prossimi gli epicentri delle due scosse, a meno di una decina di miglia dalla costa calabra, e  con l'ipocentro intorno ai 270 Km di profondità. Un'ennesima conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, della pericolosità sismica di tante zone del Mediterraneo, che dovrebbero sconsigliare certe iniziative avventurose di sfruttamento delle risorse energetiche fossili celate nei suoi fondali, che invece alcuni stati costieri di questo bacino chiuso (e il nostro tra questi) stanno seriamente programmando... Nella mappa che segue (fonte EMSC), i dati delle due scosse in questione.

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A Mara Nicotra, Ilva Alvani, Ferdy Sapio e Maurizio Spennato piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 15/10/12

Il 19 ottobre a Foggia, un incontro con Maria Rita d'Orsogna
di Teresa Maria Rauzino (nota pubblicata e condivisa su FB per la campagna di informazione della Rete NO TRIV)
http://www.facebook.com/...maria-rita-dorsogna-per-la-campagna-di-in/10151211439168130


    15 ottobre 2012. - Continua l'opera di sensibilizzazione e informazione da parte del movimento NO TRIV. Venerdì 19 ottobre, ore 17.30, presso il Teatro del Fuoco a Foggia, nell'ambito del convegno: "Salute e sviluppo del territorio", la prof.ssa Maria Rita D'Orsogna incontrerà le associazioni e i cittadini per spiegare, con una relazione tecnico-scientifica, i rischi per l'ambiente e il territorio delle attività di prospezione e trivellazioni.
    Maria Rita d'Orsogna, laureata in fisica, è professore associato presso il dipartimento di matematica della California State University at Northridge, a Los Angeles. Molto attiva dal 2007, si è distinta nella critica al fracking in Italia, e nel rilevare le connessioni tra trivellazioni e interessi delle lobby petrolifere.
    Attraverso il suo blog "No all'Italia petrolizzata", svolge un'intensa attività d'informazione a supporto dei comitati cittadini contro le attività petrolifere nel territorio abruzzese e non solo. Maria Rita torna periodicamente sul territorio, tiene conferenze, convegni e tenta democraticamente di avere un confronto con i politici locali e nazionali. Recentemente ha scritto una lettera aperta al ministro Passera e al ministro Clini, criticando senza mezzi termini i "deliranti" progetti di “petrolizzazione” dello Stivale.
    Attualmente è in Italia per un ciclo di conferenze sul tema del fracking, dello shale gas e dei problemi connessi. Conferenze che la porteranno a toccare otto tappe cui si aggiungerà la conclusione negli USA, a New York, presso il Westchester Italian Cultural Center.
Un documentario del 2009 ("Spero di conoscerLa presto", scritto e prodotto da Manichino d'Ottone) , che racconta come è iniziato il movimento no triv abruzzese, presenta la D'Orsogna come la Erin Brockovich italiana.
    Nata da genitori abruzzesi emigrati negli USA, Maria Rita D’Orsogna per tutta la sua vita è vissuta in due mondi diversi – il Bronx e i campi d’Abruzzo. Dopo la laurea in fisica all’Università di Padova, si è trasferita per un dottorato di ricerca a Los Angeles. Una città difficile per i suoi spazi enormi, senza un vero centro cittadino, ma che lei ama in modo particolare. Una città dove la maggior parte degli abitanti proviene da vari paesi del mondo e da culture diverse, un melting pot umano e culturale stimolante. Ormai Los Angeles è la sua casa.
    L’impegno della D’Orsogna per la tutela ambientale in Abruzzo e in tutta Italia (Adriatico, Basilicata, Pantelleria, etc.) è iniziato nell’ottobre del 2007 quando le telefonò un amico di Lanciano (dove vivono attualmente i suoi genitori), parlandole di un misterioso “Centro oli” che doveva sorgere a Ortona. All’epoca, mancavano informazioni su questa raffineria dell’ENI che doveva sorgere fra i vigneti del Montepulciano per trattare petrolio di scarsa qualità, fortemente inquinante. Maria Rita capì subito che estrarre petrolio scadente e raffinarlo fra i vigneti era qualcosa di nefasto che non avrebbe portato alcun vantaggio all’Abruzzo. Così, anche se era lontana, anche se tutti le dicevano che era una battaglia persa in partenza, si mise all’opera. Si documentò e studiò la situazione, parlò con i colleghi americani e con la gente di Ortona. Una volta che le fu chiaro il quadro sulle sostanze inquinanti, sull’idrogeno solforato, sugli effetti degli scarti petroliferi nella vita delle persone e sul ciclo agricolo e ambientale, cercò di informare i cittadini abruzzesi. Ma pian piano la battaglia si allargò al resto dell' Italia. Salvare l’Abruzzo non serviva a niente se le prospezioni e le trivellazioni si continuavano ad effettuare a Savona, in Brianza, nella Murgia, in Polesine, a Chioggia, in Basilicata, in Salento, a Pantelleria e alle Tremiti.
    Come coinvolgere gli Italiani in difesa dei loro tesori ambientali? Con l’informazione, spronandoli a un maggior attivismo e protagonismo civico, con la pressione martellante sui politici distratti, disinformati e collusi. La corsa alla ricerca dell'oro nero è diventata ormai frenetica in Italia. Oggi i progetti petroliferi riguardano tutta la dorsale adriatica e si snodano dal Piemonte alla Sicilia. Occorre che l’Italia decida che tipo di nazione vuole diventare: un campo di petrolio o il giardino del mondo? Deve scegliere! O l’uno o l’altro. Non esistono vie di mezzo, secondo Maria Rita. Se si vogliono attrarre turisti in Salento o a Pantelleria o alle Tremiti, è impensabile accoglierli con pozzi di petrolio e raffinerie. L’esempio di Taormina e di Gela è emblematico, a riguardo: la prima si rifiutò di diventare sede di impianti petrolchimici, la seconda disse di si. A distanza di 50 anni, è evidente quale sia stata la scelta più oculata per una migliore qualità della vita.
    "Sul tema petrolio - secondo la D'Orsogna - in Italia manca l’informazione. Molti pensano che il petrolio sia necessario per continuare a a mantenere gli stili di vita del 21esimo secolo. Oppure che il petrolio porti ricchezza. Purtroppo non è così: ad arricchirsi saranno solo gli investitori stranieri e non certo i cittadini, visto che le royalties, e in generale le percentuali che restano in Italia sul territorio, sono bassissime. Il più grande giacimento europeo si trova in Basilicata. Ma produce solo il 6% del fabbisogno nazionale. Questo vuol dire che, volenti o nolenti, noi italiani continueremo a importare petrolio dall’estero. La Basilicata è l' esempio della scorretta informazione preliminare data ai cittadini: quando i petrolieri – ENI e Total – arrivarono circa 15-20 anni, fa promisero mari e monti! Promesse vane!     Oggi la Basilicata è la regione più povera d’Italia, si trova petrolio persino nel miele, le dighe sono inquinate dagli idrocarburi, con morie di pesci, alcune sorgenti idriche sono state chiuse, si interrano i rifiuti tossici petroliferi nei campi e si trivella nei parchi, nei vigneti, nei meleti e nei campi di fagioli lì vicino. I tumori aumentano e così pure la disoccupazione e l’emigrazione. È questo che vogliamo per l’Italia? Non sarebbe più intelligente incentivare seriamente il fotovoltaico, obbligando edifici e fabbriche ad installare pannelli solari ei costruttori a costruire edifici eco-sostenibili e a risparmio energetico?
    ll governo fa davvero poco per informare e soprattutto per monitorare tutte le attività petrolifere, verificando se sono rispettate le regole. Riguardo a tutti i disastri ambientali verificatisi in Basilicata - denuncia la D’Orsogna - non ho mai sentito il Ministero dell’Ambiente pretendere maggiori controlli, fare multe salate o aprire cause contro l’ENI e a difesa dei cittadini. Mai. Mentre il governo norvegese spiega ai suoi cittadini sulle sue pagine web e in inglese, in modo che tutti capiscano, che le estrazioni di petrolio 'causano inquinamento all’aria, all’acqua e ai fondali marini', il governo italiano non dice niente.
    In Italia i limiti in mare per le trivelle sono veramente risibili. Fino al 2010 si potevano costruire piattaforme ovunque. Nel 2010 il decreto Prestigiacomo impose il limite a circa 9km da riva. Un’inezia. Basti pensare che in California è dal 1969 che non si costruiscono impianti petroliferi in mare, e la zona di interdizione per le trivelle off-shore è di circa 160 chilometri dalla costa, per proteggere turismo e pesca. Il raffronto con l'Italia è eclatante: 9km contro 160. Che protezione può offrire un pozzo a 9.5 chilometri da riva?".
    Maria Rita d'Orsogna constata amaramente "che in Italia purtroppo la gente queste cose non le sa. E anche quando le sa, il suo impegno civile è deludente. Ci sono cittadini eroici, ma il cittadino medio crede che ci sarà qualcun altro che lo salverà. Oppure accetta tutto fatalisticamente, ritenendo che è inutile perderci tempo ... perchè tanto ... è tutto già deciso. Questo è un atteggiamento sbagliato, è un messaggio negativo per i giovani, così non si cresce… L’idealismo non è sempre destinato alla sconfitta. Vincere è possibile, se ci si crede davvero e se si è tutti uniti. Un esempio? La storia del “Centro Oli” di Ortona: per l'ENI era un progetto di punta, tutti i permessi erano già pronti. Tutti i politici avevano già dato l'ok: Ottaviano del Turco, Bersani, Di Pietro e Pecoraro Scanio. Invece, grazie all’informazione, e all’attivismo intelligente dei cittadini, la costruzione di questa raffineria è stata scongiurata. Abbiamo martellato la classe politica per mesi ed anni, facendo diventare il tema del petrolio uno dei più importanti della campagna elettorale del 2008-2009. Abbiamo bloccato progetti della Petroceltic e della Mediterranean Oil and Gas nel mare d’Abruzzo.
    Per i pozzi già trivellati purtroppo non c’è niente da fare, si può solo esigere il rispetto delle norme ambientali vigenti. Ma per quelli ancora non autorizzati si può fare molto. l’Europa impone, con la convenzione di Aurhus, che il parere dei cittadini per tutti gli impianti di forte impatto ambientale sia ascoltato e rispettato. Il Ministero dell’ambiente e delle attività produttive dà "al pubblico" un periodo di 60 giorni per valutare i progetti petroliferi (ma anche di inceneritori, cave e discariche): in questo lasso di tempoi i cittadini possono dire la loro, esprimere il proprio punto di vista contestando con le cosiddette "osservazioni” i progetti di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) presentati dalle multinazionali. "La scrittura di testi al Ministero è uno strumento che la gente però non conosce o in cui non ripone troppa fiducia, proprio per mancanza di informazione. Invece è estremamente importante. Il Ministero - sottolinea Maria Rita- bocciò il progetto di trivellazione del pozzo 'Ombrina Mare' citando anche le nostre osservazioni fra le motivazioni del diniego. Allora organizzammo una campagna di forte coinvolgimento civico, oltre 200 lettere di opposizione furono inviate da cittadini, associazioni e anche dalla chiesa cattolica direttamente al Ministero dell’Ambiente. Una cosa simile sta avvenendo alle isole Tremiti, dove gli avvocati hanno vinto i primi ricorsi al TAR contro la Petroceltic nei mari del Gargano – una follia - usando proprio le nostre osservazioni come una delle argomentazioni contro le piattaforme, in quanto manifestazione della volontà popolare nel rispetto delle leggi europee. Ma la mobilitazione deve essere costante: in una parola occorre rompere le scatole ai politici il più possibile e ricordare loro che devono impegnarsi per il bene comune altrimenti non saranno più votati, a prescindere dal colore politico".
    Il problema delle trivellazioni petrolifere off-shore riguarda l’intero Mediterraneo. Oltre all’Italia sono coinvolte numerose Nazioni che lambiscono le sue sponde (Malta, Tunisia, Libia, Grecia, Cipro, Israele…). Come rispondere alla corsa all’oro nero nel “Mare Nostrum”?
"È un discorso importante, bisogna portare tutte le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo a una politica comune di difesa del mare contro le prospezioni e le trivellazion - prosegue la D'Orsogna - Le basi politiche per operare ci sono già: la Convenzione di Barcellona, i protocolli sottoscritti da tutti i Paesi Membri, Unione Europea compresa, l’UNEP-MAP (Units Nations Environment Program-Mediterranean Plan Action), l’organismo istituito dalla Convenzione sotto l’egida delle Nazioni Unite per realizzare il “Piano di Azione per la Tutela Ambientale del Mediterraneo". L’Italia dovrebbe giocare un ruolo fondamentale in tutto questo. Un buon punto di partenza potrebbe essere un accordo con le nazioni dell’ex Yugoslavia per vietare le trivelle in Adriatico. Si potrebbe poi sperare in un’azione allargata ai paesi di tutto il bacino Mediterraneo".
    "Gli americani - conclude la d'Orsogna -  quando sentono che si vuole trivellare a 10 chilometri da Venezia, restano allibiti, non riescono a capire come l'Italia possa essere così cieca da non voler proteggere una delle città più belle del mondo. Ecco perché non posso accettare che le ditte straniere vengano in Italia a fare azioni che altrove sono illecite, solo per ignavia di chi ci governa. Non è solo una questione di ambiente, è una questione di giustizia sociale. Chi soffrirà gli effetti delle trivelle selvagge? Il contadino, il pescatore, l’operatore turistico, il cittadino che vive vicino all’impianto petrolifero. E soprattutto i nostri figli. No, non lo posso tollerare! Non è giusto! E spero che tutti si rendano conto di quanto sia importante il coinvolgimento dei comuni cittadini nelle battaglie per la difesa dei beni comuni. Si vince se siamo tutti informati, intelligenti, attivi e sappiamo cosa vogliamo. L’Abruzzo, Pantelleria, la Basilicata, il Salento, le Tremiti sono nostri. Dovremmo tutti difendere, con le unghie e con i denti, il nostro vero unico patrimonio. Da Nord a Sud, e tutti i santi giorni della nostra vita!".
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Fonti per approfondire:
- Chi è Maria Rita D’Orsogna ? Cenni biografici...
http://www.guidopicchetti.it/Il%.../Doc%20Acrobat%202011/Chi%20%C3%A8%20Maria%20Rita%20D%27Orsogna.pdf

- "Spero di conoscerla presto", documentario scritto e prodotto da "Manichino d'ottone" (www.manichinodottone.it)
http://www.youtube.com/watch?v=hrNqpaio5Oo

- Il Blog "No all'Italia petrolizzata" vdi maria Rita D'Orsogna visionabile qui:
http://www.dorsogna.blogspot.com/
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Commenti a margine su FB. Post di Guido Pietroluongo

Ottimo lavoro!
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Post di Raffaele Vigilante

... davvero eccellente
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Post di Teresa Maria Rauzino

Foggia, un incontro con Maria Rita d'Orsogna – su Abitare a Roma.net
http://www.abitarearoma.net/index.php?doc=articolo&id_articolo=28665
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Post di Costanza Papa

Grande donna che ammiro molto, coraggiosa e coerente nell'affermare verità scomode sopratutto alle lobby molto forti ma non invincibili, l'informazione è un grande strumento di divulgazione e risveglio delle coscienze...
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Post di Teresa Maria Rauzino

Manifesto evento (foto a lato)
https://www.facebook.com/...29533.100000705825755&type=1&theater

Continua l'opera di sensibilizzazione e informazione da parte del movimento NO TRIV.
Venerdì 19 ottobre, ore 17:30, presso il Teatro del Fuoco a Foggia, nell'ambito del convegno: "Salute e sviluppo del territorio", Maria Rita Dorsogna (Prof.ssa di Fisica della California University U.S.A.) incontra le associazioni e i cittadini, attraverso una relazione tecnico-scientifica illustrerà quali i rischi per l'ambiente e il territorio in riferimento alle attività di prospezione e trivellazioni. Previsti interventi e dibattito.
Riempiamo di contenuti la nostra azione, condividete e partecipate!!!
di: Alessandra Saponaro
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A Guido Pietroluongo, Lucia Teresa Lopriore, Costanza Papa, Mariella Intini, Alessandra Saponaro, Rosanna Maria Santoro, Gargano Terra Mia, Costantino Squeo, Anna Lucia Sticozzi, Valerio Castrignano, Armando Di Monte, Giovanni Barrella, Teresa Di Maria, Domenico Sergio Antonacci, Santa Picazio e al sottoscritto piace questo elemento.

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«Troppo pericolose le attività umane nelle faglie sismiche»
da "Gazzetta di Modena"
http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/10/09/news/troppo-pericolose-le-attivita-umane-nelle-faglie-sismiche-1.5831331


L’appello dei professori universitari D’Orsogna e Ortolani «Sottosuolo sconosciuto, meglio fermare le concessioni»
    09 ottobre 2012, FINALE. Non c’è nessuna vera conoscenza delle faglie sismogenetiche, in grado di garantire che le attività dell’uomo non prossano provocare terremoti. E anzi la storia e gli studi insegnano spesso il contrario.
    È un po’ questo il messaggio arrivato venerdì a Finale all'interno del tendone del Coc pieno all’inverosimile. La serata era organizzata dal Movimento 5 stelle dell'Area Nord, e sui pericoli derivanti dalle attività umane sono intervenuti due conosciuti esperti : la prof Maria Rita D'Orsogna, Fisico, Ordinario di Matematica al California State University Northridge di Los Angeles e il prof Franco Ortolani, ordinario di Geologia, e direttore del dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio all’Università di Napoli “Federico II”.
    Si è così parlato di trivellazioni, ricerche petrolifere, geotermia, stoccaggi di anidride carbonica e di gas, compreso il famigerato "bombolone" di Rivara. Il tutto con una presenza inattesa di pubblico, sia per il numero dei presenti, 4/500 persone, sia per la provenienza. C'è chi ha fatto quattro ore di viaggio per venire a Finale per l'occasione, da Brescia, da Piacenza, uno persino dalla Sardegna. «Comitati e cittadini impattati da opere di stoccaggi, trivellazioni, sono venuti nella Bassa per ascoltare e portare la loro testimonianza. Un popolo in lotta per difendere il proprio territorio, l'ambiente in cui vive ed in cui vuole continuare a vivere, che si batte per contrastare interventi e progetti di opere che hanno come solo scopo l'interesse privato senza alcun scrupolo e rispetto per gli elementari principi di precauzione», chiosano gli organizzatori.
    Il quadro che ne è emerso, pur con toni sobri e ancorati alla scienza, è di multinazionali che si trovano spesso ad operare nell'assenza di regole, vincoli presenti in altri paesi. È stata citata ad esempio l'estrazione di idrocarburi in Basilicata.La prof D’Orsogna ha portato il pubblico in giro per il mondo, raccontando di episodi e problematiche spesso sconosciute.
    «Le trivellazioni non sono mai a rischio zero, non si conosce allo stato attuale l’esatta l'ubicazione delle faglie attive causa dei terremoti. Non se ne conosce l’estensione, sempre indicata per approssimazione, né l’esatta profondità. Per cui sono rischiose le attività umane in prossimità di queste faglie. Laddove ci siano concessioni vanno quindi sospese e non autorizzate e i dati forniti dalle aziende proponenti che ho studiato spesso sottostimano il pericolo, avvantaggiati da una normativa che non tiene in adeguata considerazione i cittadini», ha invocato il prof Ortolani, citando anche il fracking. Alla serata era presente anche la trasmissione Report. (ase)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Questa è invece un resoconto pubblicato dalla "Gazzetta di Modena" sulla conferenza tenuta da Maria Rita D'Orsogna la settimana scorsa a Finale Emilia, il cuore di quell'area tormentata da mesi di continue scosse sismiche dopo le prime due prime due di fine maggio che diedero inzio al fenomeno. Alla serata ha partecipato anche il prof Franco Ortolani, ordinario di Geologia, e direttore del dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio all’Università di Napoli “Federico II” e si è parlato di trivellazioni, ricerche petrolifere, geotermia, stoccaggi di anidride carbonica e di gas, compreso il famigerato "bombolone" di Rivara. La conclusione ? E' tutto nell'appello finale dei due relatori: «Sottosuolo sconosciuto, meglio fermare le concessioni»...
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Maria Rita D'Orsogna all'Università di Teramo per parlare di petrolio, ambiente e salute
da "Teramo News"
http://www.teramonews.com/n...-alluniversita-di-teramo-per-parlare-di-petrolio-ambiente-e-salute-.html


    Venerdì 12 Ottobre 2012. - "Petrolio Ambiente Salute". Ecco le tre parole che saranno al centro di un convegno in programma martedì 16 ottobre (ore 14.30), nella Sala delle lauree della Facoltà di Giurisprudenza. Studiosi riconducibili a differenti ambiti scientifici si confronteranno sul tema degli idrocarburi, della tutela dell'ambiente e della tutela della salute.
    All'incontro, che si aprirà con i saluti del preside della Facoltà di Giurisprudenza Floriana Cursi, prenderanno parte i costituzionalisti Enzo Di Salvatore, dell'Università degli Studi di Teramo, e Nicola Viceconte, del CNR di Roma, le cui relazioni affronteranno, rispettivamente, la disciplina giuridica del petrolio e quella della tutela della salute; Maria Rita D'Orsogna (nella foto) dell'Università della California, che relazionerà sulle conseguenze del disastro petrolifero nel Golfo del Messico; Francesco Stoppa, geologo dell'Università degli Studi "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara, che analizzerà la relazione intercorrente tra balneazione e additivi plastici, in particolar modo sulla costa pescarese; Corrado Pasquali, economista dell'Università degli Studi di Teramo, che, in una prospettiva storico-economica, affronterà il tema della tutela della salute e dello Stato sociale in Italia, dall'avvento della Repubblica a oggi.
    Chiuderanno i lavori Felice Vitullo, del Centro di ricerca Mario Negri Sud, e Marco Baldini, dell'Agenzia regionale protezione ambiente Marche di Ancona, i quali, dal punto di vista biomedico, interverranno sul rapporto tra attività petrolifere e diffusione delle malattie. L'incontro di studi sarà moderato da Alessandra Gianelli, internazionalista e direttrice del Dipartimento di Scienze giuridiche pubblicistiche dell'Università di Teramo".
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Domani, martedi 16 Ottobre, Maria Rita d'Orsogna sarà all'Università di Teramo a parlare di "Petrolio, Ambiente e Salute". nella sua terra d'origine, l'Abruzzo. L'appuntamento è per le ore 14.30, nella Sala delle Lauree della Facoltà di Giurisprudenza. L'articolo di "Teramo News", ci da il programma completo della riunione e l'elenco degli altri relatori che interverranno al convegno. In bocca al lupo Maria Rita e... grazie...

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Dall' 8 al 14 Ottobre 2012
Dalla mia Bacheca su FB del 14/10/12

Centro oli Eni a Viggiano, la sicurezza inesistente della Direttiva Seveso II
di Andrea Spinelli Barrile
http://www.ecoblog.it/post/35333/centro-oli-eni-a-viggiano-la-sicurezza-inesistente-della-direttiva-seveso-ii

    13 ott 2012. - Di Eni e Basilicata ne abbiamo parlato giusto ieri, quando è trapelata la notizia del raddoppio delle estrazioni petrolifere in Basilicata; quello tra il cane a sei zampe e l’ambiente lucano è un rapporto piuttosto turbolento, che si consuma giorno per giorno a ritmo incessante.
    Sempre di Eni e Basilicata parliamo oggi, in particolare degli stabilimenti tenuti ad osservare la Direttiva Seveso II, relativa per intenderci al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti, approvata allo scopo di limitare le conseguenze di eventuali problematiche che potrebbero insorgere per l’uomo e per l’ambiente: di questi stabilimenti uno è il
Centro Oli Eni di Viggiano (Pz).
Il Decreto legislativo n°334, che recepisce la direttiva comunitaria Seveso II, obbliga i gestori di tali impianti, definiti a rischio, di redigere ed aggiornare un piano di emergenza interno ed esterno allo stabilimento; il piano d’emergenza prevede inoltre l’obbligo di informare, in caso di incidente, la popolazione e le autorità e di predisporre con il Prefetto e la Regione un piano d’emergenza.
Secondo il radicale Maurizio Bolognetti al Centro oli di Viggiano dell’Eni l’attuazione di tale normativa nel caso lucano è assolutamente inadeguata: "A 15 anni di distanza dall’avvio delle attività, e per ammissione della stessa prefettura di Potenza, non una volta i cittadini di Viggiano hanno preso parte a una esercitazione e solo da un paio di anni il comune si è premurato di distribuire un opuscolo che illustra i comportamenti da seguire in caso di incidente. Il piano di emergenza esterno, attualmente in fase di aggiornamento, resta per la popolazione un documento “top secret” del quale non si è mai favorita la conoscenza e la divulgazione, alla faccia di quanto prescrive la Convenzione di Aarhus."
    In tal senso alcuni fatti recenti, secondo Bolognetti, sono piuttosto emblematici di come viene gestita la trasparenza del Centro oli: il 28 settembre scorso, secondo un operaio intervistato da Radio Radicale, si è verificato un problema alle turbine all’interno dello stabilimento e, nonostante le persistenti richieste dello stesso Bolognetti e di altre associazioni, nessuno ha fornito rassicurazioni in tal senso, Arpa Basilicata compresa (un modo di fare che per 10 anni ha permesso all’inceneritore Fenice di Melfi, di proprietà Edf, di inquinare liberamente).
    Provocatoriamente, il radicale ha enumerato alcune domande: "E' troppo pretendere che dopo 15 anni la Prefettura di Potenza e il Comune di Viggiano mettano a disposizione sui rispettivi siti il 'Piano di emergenza esterno' con relativi allegati e cartografie? Sarebbe questo un modo concreto per consentire a tutti l’accesso a documenti elaborati, almeno in teoria, per tutelare la salute, la sicurezza e la pubblica incolumità."
(Foto | Linkiesta)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Tanto per cambiare, direttive per la sicurezza degli impianti non rispettate al Centro Oli Eni di Viggiano in Basilicata... La denuncia è dei radicali, ma pensate che ci sia qualcuno di coloro che dovrebbero preoccuparsene che se ne occupi ? Nessuno, anche se viene palesemente violata la Convenzione di Aarhus secondo cui la popolazione locale va debitamente informata sulle procedure da seguire in caso di incidenti, procedure "top secret", previste da un piano di emergenza ancora in "fase di aggiornamento" dopo quindici anni di attività del Centro Oli di Viggiano !!!

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Dalla mia Bacheca su FB del 13/10/12

"Questa Terra non si tocca", conferenza di Maria Rita d'Orsogna oggi a Napoli
di Guido Picchetti (da un post condiviso su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/155051804636805

    13/10/12. - Appuntamento a Napoli oggi pomeriggio con la Prof.ssa D'Orsogna, presso l'Hotel "Napoli T'amo" in via Toledo 148.
    Il programma prevede alle ore 17:30 l'apertura dei lavori, con gli interventi di Pietro Golia, giornalista ed editore, e Massimo Cimmino, ricercatore storico.
    Seguirà alle 17,45 la conferenza di Maria Rita D'Orsogna, fisico, docente della California State University di Los Angeles, su "Trivellazioni selvagge, rischio vulcanico, inquinamento, distruzione dell'ambiente, attentati alla salute".
    Concluderà il dibattito Edoardo Vitale, magistrato, e direttore de "L'Alfiere".
Evento Fb postato da Riccardo Vitale
https://www.facebook.com/events/160272587430233/

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A rischio la biodiversità del Canale di Sicilia, gravano 29 richieste di ricerca
da Adnkronos
http://magazine.quotidiano.net/ecquo/news.php?id=ADN20121012140504.html


    Roma, 12 ott. - (Adnkronos) - La più alta biodiversità del Mediterraneo si trova nel Canale di Sicilia, dove si incontrano il bacino occidentale con quello orientale. Dalle grandi foreste di gorgonie e coralli di profondità alle specie ittiche di interesse commerciale come il nasello e la triglia, il Canale di Sicilia rappresenta un'area unica in tutto il Mediterraneo, che ospita anche il transito di specie vulnerabili o a rischio estinzione, quali la balenottera comune, gli elasmobranchi (una varietà di squali) e varie specie di tartarughe.
    Senza contare alcuni degli habitat più caratteristici come i vulcani sottomarini e i banchi d'alto mare. Proprio su questi ultimi, Greenpeace ha organizzato una spedizione scientifica in collaborazione con l'Ispra che ha confermato l'incredibile ricchezza dei fondali. Stessi fondali sui quali, denuncia Greenpeace, gravano 29 richieste per cercare petrolio nell'area, di cui 11 già autorizzate, e altre 8 rimesse in gioco dal governo dopo che il decreto Prestigiacomo del 2010 le aveva bloccate perché troppo vicine alla costa o alle aree protette.
    I permessi per l'estrazione di idrocarburi già concessi sono 3, per un totale di 4 piattaforme al largo delle coste siciliane, e tre sono le concessioni di coltivazioni in via di valutazione. Le compagnia petrolifere sono poi particolarmente interessate al Canale di Malta (tra la Sicilia e Malta) dove sono già attivi due permessi di ricerca.
    Per proteggere il Canale di Sicilia Greenpeace ha avviato la campagna 'U mari nun si spirtusa' per fermare le trivelle, sottoscritta da oltre 57 mila persone e più di 50 sindaci insieme al governo regionale siciliano. L'appello è stato consegnato ai direttori generali responsabili della Valutazione di Impatto Ambientale e della Protezione della Natura e del Mare del ministero per l'Ambiente (assente però il ministro Clini) da Greenpeace e da una rappresentanza siciliana di amministratori e politici, pescatori e comitati locali. Presente l'onorevole Rita Borsellino, arrivata appositamente da Bruxelles e tra i firmatari dell'appello.
    "Non è l'interlocuzione che cercavamo. Il problema delle trivellazioni è politico. Vogliamo capire da che parte sta il ministro Clini di fronte all'articolo 35 del Decreto 'Cresci Italia'", dichiara Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. L'associazione chiede il blocco immediato di ogni processo di autorizzazione per progetti di ricerca e perforazione off-shore; la definizione di Siti di interesse comunitario per tutelare le aree marine del Canale; l'istituzione della Zona di protezione ecologica; lo sviluppo di misure di monitoraggio, prevenzione e repressione dell'inquinamento marino in generale e, in particolare, di quello derivante da idrocarburi.
    Tutto per tutelare il Canale di Sicilia e il Mar Mediterraneo, che vanta il 25% di specie endemiche, cioè animali e piante che vivono esclusivamente in quest'area. Uno scrigno di tesori naturalistici, ma anche di idrocarburi disciolti, visto che - stando ai dati dell'Unep - nelle sue acque finiscono ogni anno 100-150.000 tonnellate di idrocarburi, la percentuale più alta tra i mari del mondo. La densità di catrame pelagico di 38 mg/m2 rilevata nel Mediterraneo è tre volte superiore a quella del Mar dei Sargassi (che è al secondo posto della classifica mondiale con 10 mg/m2) e oltre 10 volte la media degli altri mari del mondo.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

L'allarme c'è, forte e concreto... E l'avviso di pericolo è stato consegnato "per raccomandata" dai mittenti direttamene a Roma presso la sede dei destinatari. Ma non c'è nemmeno la "ricevuta di ritorno" a testimoniare che l'appello più che motivato sia giunto a chi di dovere... Il quale se ne frega bellamente di ciò che pensano i cittadini, anche se ben rappresentati, tanto si tratta di un governo "tecnico" che non deve rispondere a nessuno, tanto meno a chi si preccupa delle minacce ambientali sul Mediterraneo, ed in quali quali condizioni lo lasceremo alle future generazioni...
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L' Eni raddoppia le estrazioni di petrolio in Basilicata
di Marina
http://www.ecoblog.it/post/35141/l-eni-raddoppia-le-estrazioni-di-petrolio-in-basilicata


    12 ott 2012. - Il nocciolo della questione è tutto nella riforma del Titolo V della Costituzione se a Paolo Scaroni Ad ENI non par vero poter trivellare liberamente in Basilicata. L’idea precisa? Eccola:

Nuove estrazioni, ben oltre i 25mila barili d’incremento già previsti in Val d’Agri e i 50mila in arrivo dalla Valle del Sauro, un maggiore gettito fiscale e interventi mirati per la promozione dello sviluppo infrastrutturale e produttivo della regione Basilicata: questo lo schema dell’ex decreto “liberalizzazioni” e dei pidiellini. «Faremo questa revisione del dettato della Costituzione - ha confermato Guido Viceconte - perché ci sono scelte che non possono essere demandate alle Regioni, impedendo la realizzazione di impianti strategici di interesse nazionale».

    Lo scippo, perché questa è la sintesi della riforma al Titolo V della Costituzione, toglie appunto alle Regione l’autodeterminazione a decidere le azioni da adottare sul proprio territorio in materia di energia. E replica così Egidio Digilio senatore e coordinatore regionale di Fli:

Scaroni ha gettato la maschera. Siamo di fronte alla testimonianza che intorno al petrolio lucano si sono saldati, ai danni del nostro territorio e delle nostre comunità, interessi politici sostenuti dal Governo Monti con le lobby petrolifere (…) Un autentico oltraggio a chi rappresenta le Regioni e ha continuato a credere nella concertazione con Eni sino a firmare il Contratto di sito. Piuttosto, si prenda atto da parte del Governatore De Filippo come di tutti i partiti lucani che è radicalmente cambiato per la Basilicata il quadro della questione energetica e che pertanto la strategia del Memorandum, che mi ha visto unico parlamentare lucano disertare la storica ed ormai inutile cerimonia della firma e tenace oppositore, è sepolta.

    La modifica è fatta e ora non resta che capire cosa accadrà in Puglia che pure fino al riconoscimento del T.A.R. Lazio aveva manifestato la propria volontà e autodeterminazione a tenere lontane le trivelle dal mare Adriatico e dalla Tremiti. Probabilmente rientrerà tutto nelle competenze del governo centrale e nessuno vi si potrà più opporre.
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Fracking e shale gas: spie e tecniche militari contro voci contrarie
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/fracking-e-shale-gas-spie-e-tecniche-militari-contro-voci-contrarie-12253.html


    12 ottobre 2012. - A quanto pare l’industria petrolifera gioca sporco per ottenere il consenso sul fracking del gas di scisto. E non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa. La notizia proviene da DeSmogBlog, un blog che si occupa di ripulire l’informazione sul cambiamento climatico dall’influenza dei lobbisti e dei PR, e descrive il comportamento delle compagnie petrolifere in America e Polonia.
    Negli Stati Uniti, circa un anno fa a Houston, l’industria dello shale gas è stata scoperta con le mani nel sacco proprio mentre discuteva dell’utilizzo di tattiche militari per dividere e confondere le comunità locali che si oppongono al fracking e all’estrazione del gas di scisto. Matt Pitzella, PR di Range Resources, in una conversazione tra amici e colleghi ha detto che la sua compagnia utilizza tattiche di warfare psicologico (PSYOP) sui cittadini dell’area del bacino di Marcellus Shale, uno dei maggiori giacimenti di shale gas al mondo.
    Matt Carmichael, External Affairs Manager di Anadarko Petroleum Corporation, ha invece parlato apertamente di “rivolta” (ha usato il termine “insurgency“, per la precisione) riferendosi ai cittadini preoccupati per l’impatto ambientale dello shale gas. Carmichel, parlando ai suoi PR, ha suggerito di usare le tecniche dettate dal manuale ufficiale dell’esercito USA contro i dissidenti e di leggere anche un libro dell’ex segretario della Difesa Donald Rumsfield.
    Tutto questo succedeva un anno fa e nei soli Stati Uniti. Ora, invece, la battaglia contro i no-fracking si è spostata in Europa dove la ONG Food & Water Europe, con un comunicato ufficiale del 9 ottobre, ha accusato il Governo Polacco di essere a conoscenza e di approvare le attività di spionaggio fatte dalle compagnie petrolifere nei confronti degli attivisti contrari alle estrazioni di gas di scisto.
    Pochi giorni prima, il 4 ottobre, era stata la Gazeta Prawna a dare la notizia: una compagnia aveva inviato spie nelle comunità locali contrarie al fracking. Il giornale polacco può dirlo con certezza perché è in possesso di un documento del Governo in cui si legge: "Il ministro degli Affari esteri ha ricevuto da una compagnia energetica, impegnata nell’esplorazione dello shale gas, una copia della registrazione di una discussione tra associazioni anti-shale [...] il contenuto di queste informazioni indica una significativa radicalizzazione delle posizioni delle ONG in merito allo shale gas."
    La notizia è confermata persino dall’ufficio stampa del ministro, che conferma che le autorità di pubblica sicurezza hanno effettivamente ricevuto tale documento a causa della sospetta intenzione dei gruppi anti-fracking di “violare la sicurezza e l’ordine pubblico”.
    Se questo è il comportamento delle compagnie petrolifere e dei Governi negli Stati Uniti e in Polonia viene da chiedersi se anche in Italia non si debba iniziare a stare attenti a cosa si dice e a cosa si scrive. Persino sui giornali e persino sui blog che si occupano di ambiente, energia, petrolio e fracking dello shale gas. Come qui su Greenstyle.it
(Fonti: DeSmogBlog, Food & Water Europe)
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Dalla mia Bacheca su FB del 12/10/12

Maria Rita D'Orsogna venerdi prossimo a Foggia su "Territorio, Salute e Ambiente"
di Guido Pietroluongo (a margine di una immagine condivisa su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/395065013898425


    12/10/12 - Sull'onda della manifestazione "No Triv" di Manfredonia dello scorso 6 Ottobre, continua la campagna di informazione e sensibilizzazione sul tema petrolifero.
    I vari ricorsi accolti dal TAR Lazio (Tribunale Amministrativo Regionale) contro il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nei confronti della Petroceltic Italia s.r.l. per l'annullamento del decreto relativo al permesso di ricerca idrocarburi d493 B.R.-E.L, a largo delle Isole Tremiti, hanno confermato che la partecipazione popolare e l'Associazionismo ambientale possono fermare queste attività che deturpano le preziose risorse del nostro territorio.
    Il programma dell'incontro prevede l'intervento della Prof.ssa Maria Rita D'Orsogna, California State University at Northridge, conosciuta come la Erin Brokcovich italiana.
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SEN, Italia snodo del gas? Edison favorevole, Enel contraria
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/...-favorevole-enel-contraria-12222.html


    1 ottobre 2012. - Enel ed Edison, rispettivamente primo e secondo produttore di elettricità in Italia, non sono affatto d’accordo sulla Strategia Energetica Nazionale. La famosa SEN che si aspetta da anni e che è oggetto allo stesso tempo del lavoro del Ministero dello Sviluppo economico di Corrado Passera e di una serie di audizioni in Parlamento.
    Proprio dalle audizioni in Senato vengono i pareri di Enel ed Edison, dopo quello di Sorgenia nei giorni scorsi. Fulvio Conti, a di Enel, boccia l’ipotesi di trasformare l’Italia nell’hub sud-europeo del gas. Di fare, cioè, del nostro paese la porta di ingresso per il metano che dovrebbe alimentare anche altri paesi come Spagna, Francia o Grecia. Conti non crede che differenziare gli approvvigionamenti sia così semplice:
    "L’Italia continuerà a dipendere soprattutto da Russia e Algeria, i consumi tendono a calare e l’idea di proiettarci verso un mercato di forniture spot, rischia di aumentare anziché diminuire la nostra dipendenza dai giochi dei produttori, sui quali non siamo sufficientemente influenti."
    Con “forniture spot” si intende singoli contratti a breve termine di acquisto del gas, solitamente proveniente dai rigassificatori, contrapposti ai vecchi contratti “take or pay” da 20 o 30 anni di durata che ci sono adesso tra Italia e Russia e Algeria. Contratti che, a dirla tutta, legano le mani al nostro paese perché prevedono l’acquisto di quantità prestabilite di gas ogni anno e, se il gas non serve, lo si compra lo stesso.
    Ma, secondo Conti, avendo un contratto con un prezzo stabilito per diversi anni potrebbe essere meglio per l’Italia anche se i consumi di metano stanno scendendo. Questo perché ci sono paesi, come Cina e India, che tra pochi anni di gas ne consumeranno parecchio facendone salire alle stelle il prezzo.
    Secondo Bruno Lescouer, a di Edison (che recentemente è diventata 100% francese), l’hub del gas è cosa buona e giusta e farebbe scendere i prezzi del metano aumentando allo stesso tempo la sicurezza dei rifornimenti. Sempre in audizione al Senato Lescoeur ha dichiarato:
    "L’obiettivo di fare dell’Italia l’Hub sud-europeo del gas può aiutare il Paese a perseguire entrambi gli obiettivi. Edison condivide l’opportunità di sviluppare il sistema italiano in un’ottica di esportazione di gas a condizioni competitive verso l’Europa, attraverso l’utilizzo ottimizzato delle infrastrutture esistenti e lo sviluppo selettivo di nuove infrastrutture per l’importazione di gas da fonti e rotte alternative."
   
Poi l’Ad di Edison ha ricordato la partecipazione dell’azienda al gasdotto Igi-Poseidon, che porterà gas del Caspio in Puglia passando per la Grecia, e ha ribadito anche la necessità di incrementare lo sviluppo delle riserve nazionali di gas. E, infatti, Edison in questi giorni è molto attiva in Sicilia per convincere gli amministratori locali della bontà del progetto di raddoppio della sua piattaforma offshore Vega.
    Una piattaforma che ancora deve ricevere l’ok del Ministero dell’Ambiente, ma sembra avere un grande appoggio in quello dello Sviluppo economico. Sempre Passera, insomma, che ha inserito il raddoppio della piattaforma tra i progetti da spingere con la Strategia Energetica Nazionale inserendolo nella prima bozza, per poi farlo sparire dalla seconda bozza.
    Chiunque abbia la meglio in questo Risiko dei gasdotti e dei rigassificatori, che ultimamente vede meno partecipanti al tavolo visto che il rigassificatore Erg-Shell di Priolo-Melilli non si farà, tra il dire e il fare c’è di mezzo la Francia. O almeno così sembrerebbe dalla lettera inviata dall’associazione di rappresentanza degli operatori italiani del gas, Anigas, alla Commission de Régulation de l’Énergie (CRE). Più o meno l’AEEG francese.
    Secondo Anigas la CRE farebbe opposizione al progetto di hub italiano del gas imponendo tariffe di passaggio dai gasdotti francesi troppo alte per gli italiani:
    "Fissando un costo significativamente più alto e discriminatorio per chi vuole trasportare gas dal Sud al Nord dell’Europa, e in particolare verso la Francia la decisione della Cre mette a rischio il rafforzamento della flessibilità delle forniture europee, ignorando quanto richiesto dalla legislazione europea che afferma che le tariffe di trasporto del gas devono essere non discriminatorie e finalizzate a consentire uno sviluppo efficiente del mercato."
    Il progetto di trasformare l’Italia in un enorme imbuto del gas, con nuovi gasdotti e rigassificatori da cui approvvigionarsi per poi vendere il metano all’Europa, non è poi così condiviso dall’Europa stessa. Ma, qualora Edison riuscisse a rafforzarsi in Italia con la nuova piattaforma e il nuovo gasdotto, la Francia potrebbe anche ammorbidire la sua posizione facendo passare il nostro (e il suo) gas a prezzi inferiori. A pensar male, ogni tanto, ci si azzecca…
(Fonti: Energia24, Agi Energia, Anigas)
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ed ecco, mentre decide di non dare ulteriori incentivi alle rinnovabili eliminando i preesistenti, cosa pensa di fare del nostro Paese l'attuale governo: far diventare l'Italia snodo della distribuzione del gas in Europa !!! E neppure tanto per vendere quello da noi prodotto - che, se fa pena per quantità e qualità (oltre che per la sua resa economica), tanti danni dolorosi ha già fatto (e altrettanti può ancora farne) al patrimonio culturale, artistico e ambientale italiano, vero tesoro della nostra economia ... Quanto piuttosto per lucrare su quello che, attraversando più o meno pericolosamente i territori della nostra penisola, raggiungerà al nord le altre nazioni europee... Davvero un bel progetto, non c'è che dire !!! E il turismo, vera risorsa dell'Italia ? Ma chi se ne frega ? Non c'è neppure un Ministero del Turismo, soppresso a suo tempo quando arrivarono le regioni mangiasoldi, che, divenute competenti esclusive in materia, hanno sì incrementato il turismo, ma quello in uscita dall'Italia verso gli altri paesi del mondo, grazie anche ai tanti viaggi propagandistici verso mete lontane, esotiche, e spesso addirittura esclusive, effettuati da funzionari e dirigenti regionali a spese dei fondi pubblici a disposizione...
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Post di Betta Sala

Tutto vero...
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Clean energy investment plummeting, says Bloomberg report
da "Euractive com"
http://www.euractiv.com/climate-environment/clean-energy-investment-plummeti-news-515322

    11/10/2012. - Global investment in clean energy fell to $56.6 billion (€43.9 billion) in the third quarter of 2012, down 20% year-on-year and signalling that 2012 will see the first annual decline in eight years, according to a report by Bloomberg New Energy Finance.
    “Today's figures ... suggest that the full-year 2012 figure for investment in clean energy is likely to fall short of last year's record $280 billion. If so, 2012 would be the first down-year for world investment in the sector for at least eight years”, a Bloomberg statement said.
    Overall, investment plunged 5% on the second-quarter figures, the report said. World leaders have insisted that the green economy could help drag their countries out of recession but these figures suggest businesses are beginning to slow their investments in clean technology.
    Policy uncertainty about the support for new renewable power generation hit investment in key markets in the US, the UK and Italy, the report said. This was exacerbated by the effect of low sector share prices on investment, and sharp falls in the costs of wind and solar photovoltaic technologies.
    Investment in Europe dropped 29% year-on-year to $18.2 billion, while investment in the U.S. plummeted 62% year-on-year and at $7.3 billion was down 28% on the second quarter of 2012. China saw a 6% increase in investment year-on-year, at $14.8 billion, but the figure for July to September was down 17%. Brazil, however, bucked the trend and saw a 24% year-on-year increase and a 94% quarterly increase to $1.9 billion, the report said.
    “The location of some of the biggest projects financed in Q3 this year highlight the geographical shift that is taking place in clean energy, with established markets such as the US, Europe and China losing momentum while newer markets in South America, Asia and Africa pick up steam”, said Michael Liebreich, chief executive of Bloomberg New Energy Finance.
    Two of the three largest renewable projects given the go-ahead during the July to September period were located in Morocco while the third was located in Brazil, the report said.
(EurActiv.com with Reuters)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Secondo un rapporto di Bloomberg New Energy Finance nel terzo trimestre del 2012 gli investimenti globali in energia pulita sono scesi a 56,6 miliardi dollari (€ 43,9 miliardi di euro) con un calo del 20% e l'indicazione che il 2012 vedrà il primo calo annuale in otto anni. Sono dati che fanno pensare che le aziende stanno rallentando i propri investimenti in tecnologie pulite, anche se i leader mondiali insistono sul fatto che l'economia verde potrebbe contribuire a trascinare i loro paesi fuori dalla recessione. Questo è il titolo dell'articolo segnalatomi da Gianfranco Rossetto da Bruxelles, che ringrazio.
Tra le cause, secondo il rapporto, ci sarebbe l'Incertezza politica dei principali mercati di Stati Uniti, Regno Unito e Italia sugli incentivi a favore dei nuovi investimenti per la produzione di energia elettrica con le rinnovabili, aggravata anche dal calo generale degli investimenti e dalla riduzione dei costi delle tecnologie solari e eoliche.
Gli investimenti in Europa infatti si sono ridotti a 18,2 miliardi dollari con un calo su base annua del 29%, mentre gli investimenti negli Stati Uniti, crollati del 62% nell'ultimo anno, si sono ridotti a 7,3 miliardi dollari, con un ultimo calo del 28% rispetto al secondo trimestre del 2012. Andiamo bene...

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Dalla mia Bacheca su FB del 11/10/12

Taranto: incendio in raffineria Eni. Due feriti, uno grave
risorse correlate: Il 2 incidente in un mese, Fiom: risorse correlate prefetto convochi incontro
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=558535&IDCategoria=1

    10 Ottobre 2011, TARANTO - Una conduttura che trasporta greggio che salta in aria, con le fiamme che investono due operai, rimasti ustionati. Per la seconda volta in un mese si è sfiorata la tragedia, nel pomeriggio, nella Raffineria Eni di Taranto, uno stabilimento in grado di raffinare 120 mila barili al giorno di greggio e di semilavorati e che produce prodotti per autotrazione e per riscaldamento destinati ai mercati del Sud Italia.
    L'incidente si è verificato attorno alle 15.30, quando una tubazione da dieci pollici è saltata in aria mentre gli operai di una ditta d’appalto, la Tps, erano impegnati in lavori di saldatura di una condotta di scarico. I due lavoratori, che hanno ustioni alle mani e al viso, sono stati soccorsi e condotti in ospedale nel capoluogo ionico: uno ha anche una ferita alla testa provocata da una caduta, è ricoverato a Bari e guarirà in una quarantina di giorni; l’altro è stato condotto nel centro Grandi ustionati dell’ospedale 'Perrinò' di Brindisi dov'è ricoverato in prognosi riservata. La sua vita - affermano i soccorritori – non sarebbe in pericolo.
    Per spegnere le fiamme sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento interno e del comando provinciale di Taranto. Lo Spesal e la magistratura hanno invece avviato accertamenti per verificare il rispetto delle condizioni di sicurezza perchè quello di oggi è il secondo incendio divampato in un mese nella raffineria tarantina, che lavora la maggior parte del greggio prodotto da Eni nei giacimenti della Val d’Agri, e che viene trasportato a Taranto attraverso l’oleodotto Monte Alpi (nel 2011 ne sono state lavorate 2,5 milioni di tonnellate).
    Proprio un mese fa, il 10 settembre, un altro operaio, Luigi Ancora, di 44 anni, rimase ferito in un incendio divampato nello stabilimento. Anche l’uomo, come i suoi colleghi rimasti feriti oggi, è dipendente della ditta dell’appalto 'Tps'. Riportò ustioni sul 15% del corpo. L’operaio era impegnato in lavori di isolamento di una tubazione, finalizzata all’inserimento di alcune valvole quando si verificò l’incendio che solo grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco non provocò un’esplosione. Dell’incidente si accorsero in molti anche dall’esterno perchè dallo stabilimento si levò un’alta colonna di fumo e l’Arpa rilevò livelli più alti di benzene.
L'AZIENDA: INCENDIO DURANTE INSTALLAZIONE TUBI
   
L'Eni in una nota fa sapere che l'incendio di questo pomeriggio nella raffineria di Taranto è avvenuto “durante le fasi di installazione di alcuni tratti di tubazione nell’area movimentazione”. Il rogo è stato “domato in 15 minuti circa dalle squadre aziendali dei vigili del fuoco”, mentre “due operatori dell’impresa meccanica incaricata delle fasi di montaggio hanno subito ustioni non gravi che hanno necessitato di un intervento medico”. L’incidente, precisa l’azienda, non è da associare “ad alcun cedimento strutturale ed ha interessato una porzione limitata della platea tubazioni dell’area movimentazione”. “E' in corso un’indagine interna – precisa l’Eni – per verificare le cause all’origine dell’evento. L’assetto del sito non ha subito ripercussioni, per cui la raffineria è regolarmente in marcia”.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

    L'incidente accaduto l'altro ieri è il secondo in un mese che si verifica sulle condutture che portano il petrolio dalla Val D'Agri in Basilicata allo stabilimento Eni di Taranto per la sua raffinazione. Del primo incidente si accorsero in molti anche in città, poichè si levò un’alta colonna di fumo e l’Arpa rilevò livelli più alti di benzene. Stavolta, feriti a parte, pare sia andata meglio, in quanto secondo l'ENI l'incendio sarebbe stato "domato in 15 minuti circa dalle squadre aziendali dei vigili del fuoco”. Niente danni agli impianti che marcerebbero regolarmente, dice l'ENI, ma sarebbe "in corso un'indagine interna per per verificare le cause all’origine dell’evento". E tutto ciò dove accade ? Proprio a Taranto, cui non bastano i guai dell'lLVA, ma ad incrementarli ci pensa anche l'ENI...

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Oggi Maria Rita D'Orsogna in Basilicata
da una nota a margine di una immagine condivisa su Fb
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4313794717413&l=5421d55148


    11/10/2012. - L' Associazione “Libera Marsico” organizza l' incontro – dibattito sul tema “I rischi delle estrazioni di idrocarburi”. L'appuntamento è per oggi, Giovedi 11 ottobre 2012, alle ore 18,30 presso la Sala ex Cinema di Palazzo Pignatelli sede comune di Marsico Nuovo (PZ).
    La premessa: “Il più grande giacimento europeo è in Basilicata e produce solo il 6% del fabbisogno nazionale. Questo vuol dire che volenti o nolenti, continueremo a importare petrolio dall’estero a lungo. La Basilicata è un ottimo esempio della mancanza di informazione: quando i petrolieri – ENI e Total – arrivarono circa 15-20 anni fa promisero mari e monti. Oggi la Basilicata è la regione più povera d’Italia, trovano petrolio nel miele, le dighe sono inquinate da idrocarburi, con morie di pesci, alcune sorgenti idriche sono state chiuse, seppelliscono immondizia tossica petrolifera nei campi e trivellano nei parchi. Vigneti, meleti e campi di fagioli che sorgono vicino a pozzi e raffinerie sono rovinati. I tumori aumentano e così pure la disoccupazione e l’emigrazione.”
    La cittadinanza e le Associazioni sono invitate a partecipare.
Vedi anche
http://www.facebook.com/events/378764222192715/
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Il convegno di Greenpeace, Legambiente e WWF a Roma per il no alle 'Trivelle d'Italia'
di Andrea Gentile
http://oltrelostretto.blogsicilia.it/il-no-alle-trivelle-ditalia-questa-mattina-a-roma/104254/


    9 ottobre 2012 - Un’Italia desta, riprendendo Mameli, è ciò che si auspicano gli organizzatori del congresso di questa mattina Trivelle d’Italia. Promosso da Greenpeace, Legambiente e Wwf, e tenuto a Palazzo Bologna a Roma, si poneva l’obiettivo di orientare le scelte dell’esecutivo tecnico nella ricerca di fonti di energia pulita. E soprattutto, di contrapporsi alle autorizzazioni richieste per le ulteriori perforazioni alla ricerca di petrolio nei mari della penisola.
    “Quel petrolio conviene solo ai petrolieri e a tutti quelli che vogliono mantenere un pericoloso status quo, a vantaggio dei fossili. Se vogliamo superare la crisi economica, dobbiamo puntare sull’innovazione, le rinnovabili e l’efficienza”, ha dichiarato Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace.
    La discussione si è poi soffermata sul calcolo dei ricavi, rispetto ai costi dell’impatto economico e ambientale delle trivellazioni petrolifere: nell’intero sottofondo marino italiano ci sarebbero non più di 10 milioni di tonnellate di greggio, meno del fabbisogno nazionale necessario per un anno; in cambio verrebbero meno, per l’utilizzo a fine di turismo e pesca, oltre 1800 kilometri di costa. Le stesse compagnie petrolifere inoltre non esitano a definire la legislazione italiana, che impone royalties esigue (non superano il 4%), come “particolarmente conveniente” ai loro fini.
    L’attenzione è stata posta sulla questione siciliana: nell’isola infatti quest’estate Greenpeace ha sviluppato la piattaforma di protesta "U mari nun si spirtusa", iniziativa a cui hanno aderito 57 mila cittadini, 50 sindaci e il governo regionale. Con lo scopo di difendere il mare dalle concessioni avanzate dalle multinazionali per oltre venti ulteriori trivellazioni nel Canale di Sicilia alla ricerca di oro nero. Una delle principali, la cui domanda è già in fase avanzata, è quella del raddoppiamento della piattaforma Vega al largo di Pozzallo.
    “Riteniamo che il progetto metta in grave pericolo l’ambiente e l’economia del territorio nonché le risorse e gli ecosistemi del mare. Queste preoccupazioni sono largamente condivise dai cittadini, dagli amministratori e dalle associazioni di categoria della Sicilia. Chiediamo quindi che venga negato il permesso ad operare ricerche ed emungimento di idrocarburi sia con indagini sismiche che con pozzi di trivellazione”, commentava Giannì, anticipando il ronunciamento del ministero sulla valutazione di impatto ambientale per la Vega B.
    “Il tema è fondamentale per l’economia costiera sicula sia in termini di impatto paesaggistico che per le potenziali conseguenze negative ambientali. Per questo, dal 2010 si sono susseguiti una serie di atti e ordini del giorno che rivendicano la centralità delle comunità siciliane in materia di salvaguardia delle proprie aree marine, rispetto alle autorizzazioni dello stato”, hanno dichiarato l’assessore alla Pesca Francesco Aiello e i commissari dei Consorzi di ripopolamento ittico di Agrigento e Siracusa Bernardo Campo e Gianni Polizzi. La decisione definitiva sulle autorizzazioni spetta infatti al dicastero dell’economia e dello sviluppo.
    Nel pomeriggio poi era previsto un incontro con il Ministro dell’Ambiente: i partecipanti dovevano essere ricevuti da Corrado Clini. Impegnato in consiglio dei ministri, ha delegato la sua segreteria tecnica. “Dopo questo incontro ci aspettiamo che il Ministro Clini consideri molto seriamente le richieste e le preoccupazioni di migliaia di cittadini. Chiediamo un impegno forte contro le perforazioni off-shore e a favore di provvedimenti efficaci per la tutela del Canale di Sicilia, una delle zone più ricche di biodiversità del Mediterraneo”, aveva preannunciato nella mattina Giannì. Non aveva tenuto conto della possibile assenza del titolare del dicastero, impegnato nella risoluzione della complicata vicenda dell’Ilva di Taranto. Il confronto procederà comunque, ma l’esito potrebbe non essere scontato. Ai siciliani ad oggi non rimane che sperare che il loro mare non venga spirtusato e compromesso per sempre da chi ha come unico obiettivo il profitto personale.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E così il ministro dell'Ambiente Clini neppure ha incontrato gli esponenti dells tre associazioni ambientaliste recatisi a Roma proprio per incontrarlo e rappresentare le loro richieste supportate da ben 57 mila cittadini, 50 sindaci, e anche dal governo regionale siciliano... Ma tranquilli, il confronto procederà comunque, riferisce il servizio... tanto, dico io, il risultato è già scontato, vista la volontà politica a favore delle trivelle già da tempo manifestata dal governo e dal suo ministro dello sviluppo economico... e nulla cambia, a quanto pare...
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Post di Gianluca Cecere

Bè, ma dai... neanche ascoltarli ! :(
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A Gianluca Cecere e Ilva Alvani piace questo elemento

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RNO Isola di Pantelleria - Giornata di studio sulle piante di Pantelleria
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4309522850619&l=ef08fb2a1c


10/10/2012 - Oggi pomeriggio alle 16 al Museo Vulcanologico di Punta Spadillo...

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Post di Pantel Voice a margine del post condiviso sulla sua Bacheca

@ Guido Picchetti, grazie almeno a te di averlo pubblicato. Averlo saputo con qualche giorno di anticipo avrebbe permesso a noi di promuovere l'incontro e agli interessati su FB di venirne a conoscenza per tempo. Ciao e Buona Voce!
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Post di Gianfranco Rossetto
Caro Guido, ho letto con grandissimo interesse l’annuncio che hai fatto sulla “giornata di studio sulle piante di Pantelleria”. Ammetto la mia ignoranza: a cosa corrispondono gli acronimi che si leggono sul manifesto? “RNO” , “U.P.A.” ,”U.O.B.” ,”FF.DD” ???
Se sono il solo a non capire o sapere , chiedo scusa !
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Post di Guido Picchetti
Posso venirti in aiuto solo per alcune... FF.DD. sta per Foreste Demaniali; RNO sta per Riserva Naturale Orientata; U.P.A. e U.O.B. non so proprio... mi dispiace..
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A Alfonso Nigro, Ilva Alvani, Baldo Gucciardi, Luca Gioria, Gianfranco Rossetto, Carmelo Nicoloso, Giusi Orefice, Ndrìa Biddittu e Daniele Pepe piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 10/10/12

Forum 2012 delle AMP mediterranee a Novembre in Turchia. Per l'Italia, solo questioni di palline ?
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/...-amp-mediterranee-a-novembre-in-turchia-per-litalia-solo-ques/509283299083490


    Proprio ieri mi è capitata sott'occhio la pagina web di "MedPan", Network of Managers of Marine Protected Areas in the Mediterranean, in altre parole l'associazione che riunisce tutti i responsabili di aree marine protette del Mediterraneo appartenenti a ben 21 paesi che si bagnano nelle sue acque: Albania, Algeria, Bosnia Herzegovina, Croatia, Cyprus, Egypt, France, Greece, Israel, Italy, Lebanon, Libya, Malta, Monaco, Montenegro, Morocco, Slovenia, Spain, Syria, Tunisia and Turkey. Paesi ai quali dovrebbero anche aggiungersi Gibilterra e Palestina.
    Leggere su di essa che dal 25 al 28 Novembre ad Antalya in Turchia è in programma il "Forum 2012 of Marine Protected Areas in the Mediterranean" e raggiungere la pagina web dedicata proprio al "Forum" e le relative informazioni ha richiesto solo il tempo di un click. E qui a seguire ben volentieri ne riporto le informazioni principali, con qualche considerazione aggiuntiva che mi è venuta da fare dopo aver letto un documento in pdf "correlato" al Forum, che ritengo davvero di estremo interesse.
    Ma andiamo per ordine. Qui a seguire anzitutto le notizie più importanti riprese dalla homepage del prossimo Forum sulle AMP in Turchia.

The 2012 Forum of Marine Protected Areas in The Mediterranean
25/28 Novembre Antalya, Turchia

http://www.medmpaforum2012.org/en/node/26
- Il Benvenuto
Il Mar Mediterraneo, uno dei punti caldi di biodiversità a livello globale, è soggetto a forte pressione antropica che minaccia la biodiversità. Le soluzioni esistono: la creazione e la gestione efficace delle Aree Marine Protette è uno strumento riconosciuto per fornire protezione a lungo termine e sviluppare un'economia più verde, a beneficio delle comunità locali. In questo quadro, i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, si sono impegnati a sviluppare, entro il 2020 un complesso, gestito in maniera efficace, di sistemi nazionali e regionali ecologicamente rappresentativi di Aree Marine Protette (AMP). Gli attori coinvolti nella realizzazione di aree marine protette e dell'ambiente marino in generale, devono fornire i mezzi per raggiungere questo obiettivo. L'ambizione del forum è quello di contribuire a questo obiettivo.
- Il Contesto
Il 2012 Forum di zone marine protette nel Mediterraneo fa seguito ad una prima conferenza regionale (2007, Porquerolles - Francia), che è stato organizzato dalla rete MedPAN in collaborazione con RAC / SPA e IUCN-Med, e con il sostegno di altri partner regionali. Il Forum si concentrerà su come impostare il programma di lavori per raggiungere gli obiettivi del 2020 della Convenzione sulla diversità biologica (CBD), per ottenere un complesso, gestito in maniera efficace, di sistemi nazionali e regionali ecologicamente rappresentativi di Aree Marine Protette (AMP).
- Gli Obiettivi
Sviluppare una visione comune e creare una nuova tabella di marcia strategica fino al 2020 per raggiungere l'obiettivo della Convenzione di Barcellona, che è quello di una rete globale, ecologicamente rappresentativa ed efficacemente gestita di Aree Marine Protette (AMP) nel Mediterraneo.
- Una tabella di marcia per il 2020
Il Programma regionale di lavoro per aree marine protette adottate nel 2009 alla Convenzione di Barcellona COP (Marrakech, Marocco) termina nel 2012. Pertanto, diventa fondamentale per il Forum fornire nuove raccomandazioni per rinnovare il programma di lavoro regionale con la partecipazione delle comunità regionali delle AMP.
- Documenti correlati
"Stato delle Aree Marine Protette del Mediterraneo (2008)"
http://www.medmpaforum2012.org/sites/default/files/mpa_en_lr.pdf
- Termine per l'iscrizione: 1 novembre 2012.

    Qui infine le mie considerazioni aggiuntive. Il termine per l'iscrizione al Forum è il prossimo 1 Novembre. Chi rappresenterà l'Italia in Turchia? Qualche delegato dell'ISPRA, presso cui ha da tempo "in incognito" la sua sede l'INFO-RAC, vale a dire il "Centro Regionale di Attività per l'Informazione" affidato a suo tempo (qualche decennio fa) dall'UNEP-MAP all'Italia e che continua ad informare "in silenzio" gli altri partner internazionali ? O qualche esperto del Ministero dell'Ambiente settore mare, da cui, bene o male (ma più male che bene, lasciatemelo dire...), dipendono le AMP riconosciute internazionalmente tali nel nostro Paese? Come dipendono pure di fatto quelle non "riconosciute", come Lampedusa e Pantelleria, tanto per citarne due e non senza motivo...
    Dico Lampedusa, in quanto sul documento "correlato" al prossimo forum già su citato "Stato delle Aree Marine Protette del Mediterraneo" , uno studio pubblicato nel 2008 da IUCN, WWF e MedPan, in una cartina pubblicata a pag.38 del documento e anche ripetuta più avanti, l'AMP di Lampedusa, l'isola più meridionale d'Italia, viene bellamente ignorata... E dico Pantelleria, in quanto isola che da oltre venti anni è e resta "area di reperimento" senza che sia stata mai istituita la sua 'AMP', la quale, invece, risulta di fatto segnalata su tale mappa, come l'immagine qui a seguire chiaramente mostra, invitando scherzosamente a trovare l'errore in questione.

    Che tale "doppio" errore sia unicamente dovuto al solito scambio di posizionamento tra queste due isole italiane del Canale di Sicilia già in altre occasioni verificatosi ? E' possibile... Confondere Pantelleria con Lampedusa, pur distanti tra loro oltre un centinaio di miglia (che non è poco), può essere un errore banale per dei quotidiani, anche se importanti come il Corriere della Sera, che lo commise a più riprese durante i recenti moti insurrezionali della primavera libica. Ma che lo si perpetui in una pubblicazione scientifica di valore sulle AMP mediterranee, considerata documento "correlato" al prossimo Forum Internazionale iin Turchia sull'argomento, non mi sembra cosa da poco.
    Specialmente se si considera che, tra i numerosissimi esperti citati a pag.3 del documento "correlato", che hanno reso possibile la realizzazione dello stesso, di italiani ce ne sono non pochi. Tutti responsabili di AMP riconosciute del nostro Paese, che qui mi piace ricordare: Giacomo Montauti (Archipelago Toscano), Simone Atzeri (Capo Carbonara), Alessandro Montemaggiori (Isole di Ventotene e Santo Stefano), Paolo D’Ambrosio (Porto Cesareo), Simonetta Fraschetti (Torre Guaceto), Gianfranco Mazza (Plemmirio), Piero Cappa (Capo Rizzuto), Emanuele Mollica (Isole Ciclopi), Augusto Navone (Isole Tavolara – Punta Coda Cavallo), Antonino Miccio (Punta Campanella), Giuseppe Sorrentino (Isole Pelagie), Simone Bava (Portofino), Gianfranco Russino (Capo Caccia – Isola Piana), Michele Guidato (Isole Tremiti), Vincenzo Satta (Arcipelago la Maddalena), Giorgio Massaro (Penisola del Sinis), Alessandro Polinori (Secche di Tor Paterno). E sono altresì citati Paolo Casale per il AWF-Italy e Giuseppe Notarbartolo di Sciara, Regional Coordinator, IUCN WCPA–Marine Mediterranean & Black Sea Region.
    Faccio loro i migliori auguri in vista di una possibile partecipazione al prossimo Forum di Antalya, appellandomi a ciascuno di essi affinchè, tempo permettendo, venga apposta la pallina verde sull'Isola di Lampedusa che, con la sua AMP, la merita di diritto, e che si faccia invece il possibile, per Pantelleria, non tanto per eliminare dalla cartina la pallina verde che erroneamente la ricopre, ma, al contrario, per tentare di giustificarne la presenza contribuendo finalmente all'istituzione anche della sua AMP e sarebbe ora ! Dopo oltre venti anni di attesa Pantelleria non è e non può essere più considerata un' "area di reperimento", nel vero senso del termine.. Tutti sanno ormai dov'è, e in quale posizione strategica sia, crocevia mediterraneo di rilevante interesse internazionale sotto tanti punti di vista. Purtroppo con tanti suoi problemi da risolvere, è vero. Ma che almeno la sua identità risulti ben definita, una volta per tutte...
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Stesso servizio anche su "Pantelleria Internet Com - News 10455" del 14/10/2012

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9612

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Post di Angelo Moietta
Proprio stamattina ero sul sito del convegno e riflettevo sul fatto che tra le righe si legge che le AMP non se la passano bene e sono in uno stato di impasse. E intanto si pensa a perforare, dicono i giornali di oggi.
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A Antonio Massimo Cristaldi, Ilva Alvani e Giusi Nicolini piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 9/10/12

Terremoto in Emilia: una conferenza davvero importante
di Monia Benini
http://testelibere.it/blog/terremoto-emilia-una-conferenza-davvero-importante


    6 Ottobre 2012. Il tendone è pieno di gente; le pareti laterali si aprono per collocare all’esterno panchine che consentono al foltissimo pubblico di ascoltare e di partecipare. Sono tanti i cittadini presenti, alcuni provati dalla vita in tenda, camper o roulotte. Sono persone con i propri ricordi, dall’acqua calda che risaliva dai pozzi settimane prime degli eventi, all’invasione di insetti (blatte) del giorno precedente. E’ gente con un pesante fardello, la mia gente.
    La gente dell’Emilia (come quella delle vicine aree di Lombardia e Veneto) che porta nascosta sotto la pelle la paura dei lampi e dei boati del terremoto, della melma maleodorante, delle scosse che arrivano come esplosioni, al punto da ricordare ai più anziani scene di guerra vissute. Ci sono agricoltori che hanno visto aprirsi crepe enormi nei campi, così profonde e larghe da farci stare ben più di un uomo in piedi; ci sono contadini che raccontano che ancora oggi nei loro terreni si aprono voragini a imbuto profonde 3, 4 o anche 5 metri.
    Il timore che li accompagna – che ci accompagna – deriva non solo da un fenomeno naturale, il terremoto, di fronte al quale è difficile farsi trovare ‘preparati’, ma anche dallo stress a cui l’uomo sottopone un territorio che è ad alto rischio sismico. E rispetto ai fatti, le rassicurazioni o le pontificazioni di tecnici, professori, direttori, consulenti aziendali… si sono sgretolate e distrutte proprio come i paesi colpiti dal terremoto. Quel terremoto che ufficialmente non poteva esserci o che tutt’al più non avrebbe fatto danni neppure agli edifici.
    Invece c’è chi ha perso tutto: casa, lavoro, azienda... la vita. Per questo è stata realmente importante la serata di venerdì 5 ottobre a Finale Emilia organizzata dal Movimento 5 Stelle, con gli interventi della Professoressa Maria Rita D’Orsogna, fisico che insegna alla California State University, e del Professor Franco Ortolani, geologo dell’Università di Napoli Federico II .
    Le loro spiegazioni degli effetti derivanti dalle attività di ricerca, estrazione e lavorazione di idrocarburi e dallo stoccaggio di gas in aree sismiche sono state molto efficaci. Il sito del Ministero per lo Sviluppo Economico parla chiaro: ci sono 124 pozzi per lo stoccaggio attivi nella sola regione Emilia Romagna, oltre a nuove zone di indagine e introspezioni già autorizzate e date in concessione. Ci sono attività in essere di pompaggio, re-inieizione di liquidi e gas ad alta pressione, valutazioni di micro sismicità con sismicità indotta, oltre a trivellazioni di vario genere. Una zona dunque interessata da un’intensa attività antropica, che alcuni (non certo con spirito disinteressato) vorrebbero vedere ancor più sfruttata. Un’area che, non mi stancherò mai di ripeterlo, è a rischio sismico (e di ‘prove’... ne abbiamo già avute abbastanza).
    Rispetto alle ipotesi di fracking, la D’Orsogna ha chiarito che l’Emilia Romagna per ora non sembrerebbe esserne stata interessata, ma che oltre all’accoglienza con favore del metodo da parte dell’ex sottosegretario Saglia, ci sono progetti di impiego di questa tecnica in Toscana e in Sardegna da parte della Independent Resources, società che è proprietaria per l’85% dell’azienda che vuole stoccare il gas a Rivara (solo il 15% appartiene infatti alla ERG).
    Ma pur senza arrivare al fracking, è sufficiente prendere in considerazione le conseguenze della ‘tradizionale’ attività di scavo, trivellazione e lavorazione degli idrocarburi, per comprendere quanto impattanti siano queste pratiche. Le ispezioni vengono compiute anche con l’ausilio di esplosioni controllate, oppure con spari di aria compressa (in mare) ad altissima pressione, noti con il nome di air gun. Durante l’estrazione, vengono impiegati fluidi e fanghi perforanti che agevolano lo scavo; queste sostanze hanno una composizione chimica solo parzialmente nota (benzene, toluene, ecc...). Fra i rifiuti di scarto ci possono poi essere anche materiali radioattivi, come il radon. I pozzi, in un’elevata percentuale di casi, risultano avere problemi strutturali che provocano inquinamento e contaminazione di terreni, falde e bacini idrici, come nel caso di Corleto Perticara, in Basilicata, dove 20 anni di sversamento di rifiuti da attività petrolifera, hanno fatto sì che si depositasse uno strato di 80 cm di metalli altamente inquinanti come il piombo, il mercurio e il vanadio, in un’area destinata all’allevamento animale. Il processo di desolforazione a cui viene sottoposto il petrolio italiano comporta una combustione 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno con il rilascio in atmosfera di idrogeno solforato, che ha una tossicità simile al cianuro. Per questa ragione, le aziende petrolifere negli Stati Uniti (Shell, Exxon, British Petroleum, ecc...) sono costrette per esercitare la loro attività ad acquisire degli spazi a pagamento sulla stampa per un atto obbligatorio: la cosiddetta Proposition 65, ossia una dichiarazione della pericolosità e dell’elevatissimo inquinamento che comporta ogni tipologia di attività legata agli idrocarburi. In Italia, si arriva a negare la loro pericolosità e il loro impatto ambientale.
    Ma per tornare alla zona recentemente interessata dal terremoto, la D’Orsogna ha anche presentato le evidenze scientifiche e le dichiarazioni, a partire da quella del capo dell’USGS americano (l’Istituto affine all’INGV), che mettono in correlazione l’attività di escavazione, re-iniezione di petrolio, gas e fluidi nel terreno con sisma di magnitudo anche rilevante. Oltre allo studio del MIT, all’esperienza dei terremoti in California fra l’83 e l’87 quando l’attività estrattiva ha indotto terremoti con magnitudo da 5.9 a 6.5 Richter, c’è il caso di Gazli in Uzbekistan dove in zona non sismica, l’estrazione del petrolio ha provocato terremoti con magnitudo 6, 6.3 e 7 sulla scala Richter.
    Il Prof. Ortolani ha ulteriormente evidenziato quanto l’attività di stoccaggio e di ricerca/estrazione di idrocarburi sia rischiosa in una zona attiva dal punto di vista sismico. Con le attuali tecnologie infatti, i geologi sono in grado di identificare con buona precisione la fascia nella quale si trovano le faglie, ma non possono stabilirne con esattezza la collocazione e la struttura morfologica. Nel caso delle aree epicentrali emiliane, ad esempio, si sa che si tratta di una fascia di 20 km, interessata da fenomeni sismici con una profondità superficiale (fino a 10 km, tranne qualche rarissimo episodio). Ma il modello del sottosuolo che i professionisti hanno predisposto non è reale, bensì ipotetico, in base ai sondaggi e alle valutazioni effettuate. Da qui l’impossibilità di stabilire con ragionevole certezza se un eventuale stoccaggio del gas, piuttosto che l’escavazione di petrolio, avviene all’interno o all’esterno della faglia, o peggio ancora se l’attività umana non avvenga in coincidenza con i massimi punti di tensione. Inoltre le infrastrutture che l’uomo appronta per questi tipi di attività non sono mai testate per i massimi livelli di deformazione cosismica (quella che avviene durante i terremoti), con un elevato rischio dunque di danneggiamento di tubature e condotte estese ed importanti.
    La proposta che il Prof. Ortolani presenta alla fine della serata risponde quindi chiaramente alle esigenze di amministrare il territorio con saggezza e prudenza, nell’interesse dei cittadini: sospendere in base al principio di precauzione tutte le attività antropiche che vanno comunque a impattare in una zona a dimostrato rischio sismico. Mentre l’approvvigionamento energetico può arrivare anche da altre fonti, ad esempio rinnovabili come il sole (siamo ancora abbondantemente dietro alla Germania per la produzione di energia da fotovoltaico), non c’è alcun interesse di aziende italiane o multinazionali che possa valere più della vita umana, della tranquillità e del benessere delle comunità che hanno diritto a un’esistenza dignitosa e salubre. Possiamo benissimo produrre e vivere in armonia con il nostro ambiente: dal comporto agro-alimentare, a quello manifatturiero, dall’allevamento al turismo. La nostra terra è ricca e preziosa, ma pretende di non essere violentata da attività che arricchiscono pochi e mettono a repentaglio la sopravvivenza di tutti noi.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Finalmente un buon, direi ottimo servizio giornalistico sulla serata svoltasi venerdì scorso a Finale Emilia sui rapporti tra i terremoti e le attività dell'uomo nel sottosuolo, con gli interventi di Maria Rita D’Orsogna, della California State University, e del Professor Franco Ortolani, geologo dell’Università di Napoli Federico II. Porta la firma di Monia Benini "testepensanti.it" ed è uno dei pochi che sono riuscito a trovare in rete, forse l'unico veramente valido. Interessanti e tutti da leggere sono anche, sulla stessa pagina web, i numerosi commenti  sia favorevoli che contrari postati in calce al reportage di Monia Benini.

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A Ilva Alvani, Franco Baietti, Anna Lodigiani e Gianluca Cecere piace questo elemento.

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Per proteggere le coste europee dai rischi dell'industria petrolifera. Firma anche tu
di Guido Picchetti (a margine di una pagina web condivisa su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/352961161459851


Cliccando sull'immagine qui a lato (oppure dal link "Avaaz.org" segnalato poi a seguire) è possibile raggiungere direttamente la pagina web con la petizione di cui al post precedente... Se si è già iscritti ad "avaaz.org" per aver già sottoscritto altre petizioni, basterà inserire l'indirizzo e-mail, e la tua firma si aggiungerà automaticamente alle altre consegnate ai 27 ministri europei dell'energia e dei membri del Parlamento europeo. Se è la prima volta invece che ti trovi a sottoscrivere una petizione on line di "avaaz.org", l'iscrizione richiede meno di un minuto... E non firmare la petizione in questione non ha assolutamente giustificazione per per chi si batte in favore dell'ambiente marino e costiero del Mediterraneo...

Protect European coasts from offshore oil spills – stand up to the oil industry
da "Avaaz.org - community petitions"
http://www.avaaz.org/en/petition/...the_oil_industry_1/
Why this is important
The oil industry should be held accountable for the damage their dirty drilling causes in Europe – but their powerful lobby is trying to water down a new European Union safety regulation for offshore oil and gas activities.
Missing or watered down elements in the new regulation could lead to disastrous consequences in the case of accidents or spills and it is critical that EU Members of Parliament and Energy Ministers stand up to the industry lobby.
Will oil companies have sufficient financial resources to cover clean-up costs?
How do we prevent conflicts of interest between regulators and operators, ensuring independence and transparency in the controls?
Will companies be held fully accountable by a strict liability regime?
What guarantees that sensitive environments such as the Arctic will remain pristine?
These are the questions that need to be tackled in the safety regulation, but that the oil industry would like unanswered.
With offshore drilling operations extending into more hazardous waters, such as in the Arctic and the deep sea, the risks are increasing even more and the potential damage a major oil spill could cause to the marine ecosystem, fisheries and coastal communities is bigger than ever before.
We depend on our oceans’ renewable resources. They must be given priority over short-term profit motives of the fossil industry.
Sign this petition and add your voices to a citizen lobby. Let EU Members of Parliament and Energy Ministers know that you will hold them accountable.
The lesson from the Gulf of Mexico disaster is that accidental spills represent too large of a risk for European coasts – don’t let the oil industry get away with weakening this crucial safety regulation.
(Posted August 17, 2012)

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A Emanuela Nettuno e Vincenzo Coppola piace questo elemento.

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Una firma per liberare la CE dall'assedio delle delle lobby del petrolio
di Guido Picchetti (a margine di un articolo condiviso su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/126363287512545


Al punto in cui siamo nel nostro Paese, tra litigi e incomprensioni tra quanti dovrebbero essere uniti per favorire un cambiamento di rotta dal nostro governo, una firma che superi tali divisioni potrebbe essere la giusta cosa da fare... La petizione non è recente, ma dovremmo essere ancora in tempo e tentar non nuoce. I referenti poi cui è destinata, stando al testo dell'articolo qui unito, sono indubbiamente qualificati sul piano internazionale. "Bellona" è l'organizzazione non governativa che ha lanciato l'allarme (e che, in concerto con altre ong europee come "Oceana", ha invitato tutti i cittadini europei a firmare la petizione per fermare le pressioni esercitare delle potenti lobby delle grandi compagnie petrolifere sulla Commissione Europea. Firmate, vi prego...

Le lobby del petrolio assediano la Commissione Europea. E sul web scoppia la rivolta
di Dario Saltari
http://it.ibtimes.com/articles/...lobby-petrolio-commissione-europea-perforazioni-web-petizioni-ong.htm
Le potenti lobby del petrolio stanno facendo fortissime pressioni sulla Commissione Europea per annacquare il regolamento che fisserà nuovi standard di sicurezza per le perforazioni offshore alla ricerca di petrolio o gas naturale. A lanciare l'allarme è l'organizzazione non governativa Bellona che in concerto con altre ong europee, come Oceana, ha diramato un documento in cui invita tutti i cittadini europei a firmare una petizione per fermare le pressioni delle grandi compagnie petrolifere.
La legge che regolerà la produzione offshore di petrolio e gas naturale è stata proposta dalla Commissione Europea il 27 Ottobre del 2011. Il nuovo regolamento assicurerà "i più alti standard di sicurezza, salute e rispetto dell'ambiente al mondo" secondo quanto afferma la stessa Commissione Europea.
La nuova legge comporterebbe gravi costi alle compagnie petrolifere che hanno così avviato, a partire dal 31 Gennaio del 2012, una politica di lobbying nei confronti della Commissione Europea che potrebbe allentare profondamente le norme previste nella legge.
Per questo motivo Bellona e le altre Ong hanno lanciato l'allarme mettendo on-line una petizione dal titolo: "Protect European coasts from offshore oil spills - stand up to the oil industry".
"Elementi mancanti o annacquati nel nuovo regolamento potrebbero portare a conseguenze disastrose in caso di incidenti o sversamenti ed è fondamentale che i membri del Parlamento europeo e i ministri dell'energia resistano alla lobby dell'industria" si legge nella petizione "Le compagnie petrolifere avranno sufficienti risorse finanziarie per coprire costi della bonifica ? ".
"Mentre le operazioni di trivellazione offshore si estendono in acque più pericolose, come ad esempio nella regione artica e il mare profondo" continua il documento "i rischi aumentano ancora di più e il danno potenziale che una fuoriuscita di petrolio potrebbe causare all'ecosistema marino, alla pesca ed alle comunità costiere è più grande che mai".
Fonti: Bellona (Ong), Commissione Europea

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Post di Giusi Orefice

Fatto...
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Dalla mia Bacheca su FB dell' 8/10/12

"Trivelle d'Italia" domani in Senato a Roma
da un post condiviso su Fb con "aspettando FestambienteSud" su Fb
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/373764609370043


8/10/2012. - TRIVELLE D'ITALIA. Domani importante convegno di Legambiente, Greenpeace e WWF al Senato della Repubblica. Ecco il programma...

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Commento del sottoscritto a margine del post condiviso su FB da "aspettando FestambienteSud"

Mi piace o non mi piace ? Non lo so... Resto perplesso... E vorrei qualcuno mi spiegasse meglio cosa sta accadendo... Come mai il mondo politico e i media di regime ignorano (e censurano...) quanto avvenuto sabato a Manfredonia (e prima a Bergamo, Mantova e Finale Emilia...), mentre poi Greenpeace, Lega Ambiente, e WWF (che hanno ignorato anche loro, a quanto mi risulta, il "no trv day" di Manfredonia) si ritrovano improvvisamente domani in Senato, a discutere con senatori e esperti sul problema delle trivelle d'Italia ? Che giacca e cravatta non vadano bene per tutti e in ogni occasione è risaputo, ma non credevo che bastasse questo a far la differenza di opinione e di ...valutazione su certi argomenti... Continuiamo con figli e figliastri ? Ma l'estate è ormai finita e qui al Sud (specie a Pantelleria e nelle altre isole del Canale di Sicilia) motivi di far festa (e non solo per l'ambiente) non ne vedo proprio... Comunque auguri ai partecipanti alla riunione di domani a Roma ... E che Dio vi aiuti... anche se in giacca e cravatta...

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A Teresa Maria Rauzino piace questo elemento.

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Vertice di Malta 5+5. A chi interessa oggi la tutela ambientale del Mediterraneo ?
di Guido Picchetti (da una nota postata su Fb)
http://www.facebook.com/...-a-chi-interessa-oggi-la-tutela-ambientale-del-mediterraneo-/508505315827955

    8/10/12. - Riporto qui a seguire uno dei pochi comunicati ufficiali, diffusi in rete dopo la chiusura del secondo vertice dei 10 Paesi del Mediterraneo svoltosi nei giorni scorsi a Malta.

Malta: chiuso il vertice dei 10 paesi del Mediterraneo occidentale
da "Il Danaro It - cri on line"
http://italian.cri.cn/761/2012/10/07/101s165939.htm

2012-10-07. Il 6 ottobre a Malta si è chiuso il secondo vertice dei 10 paesi del Mediterraneo occidentale (chiamati anche Dialoghi 5+5). I leader partecipanti, provenienti da 10 paesi, hanno rilasciato la "Dichiarazione di Malta", sottolineando la volontà di rafforzare la cooperazione economica nella regione e di lottare contro l'immigrazione clandestina.
Secondo tale dichiarazione, i paesi del Mediterraneo occidentale devono rafforzare un'integrazione economica ragionevole e l'appoggio alle piccole e medie imprese. Inoltre, la Camera del Commercio di Milano stabilirà un centro di networking regionale, offrendo diversi servizi alle PMI.

    Come si legge, nell'articolo si accenna ad una "dichiarazione di Malta" rilasciata a chiusura dei lavori. Personalmente mi ha incuriosito il fatto che si parla di rafforzamento della cooperazione economica, di lotta all'immigrazione clandestina e anche di assistenza alle piccole e medie imprese, ma non c'è un benchè minimo accenno alla difesa ambientale del Mediterraneo, pur essendo quest'ultimo un argomento che, a partire dalla lontana Convenzione di Barcellona, impegna in modo preciso tutti i 5 + 5 paesi presenti nei giorni scorsi a Malta, Unione Europea inclusa, e sotto l'egida delle Nazioni Unite per giunta....
    D'altronde è un argomento, quello della tutela ambientale del Mediterraneo dalle tante minacce che incombono su di esso, che può "non interessare" i paesi occidentali europei quando se ne discute a Bruxelles, ma che quando dei problemi dei paesi mediterranei si parla proprio a Malta, cuore del Mediterraneo nel vero senso del termine, e paese dell'UE a tutti gli effetti, non può essere ignorato, specie in momenti di crisi economica come questi, che rendono le minacce sul "Mare Nostrum" ancor più incombenti e diffuse, moltiplicandone a dismisura rischi e probabilità di incidenti e, soprattutto, di pericolosissime conseguenze per tutti...
    Ho cercato allora qualche ulteriore informazione ufficiale al riguardo in proposito sul sito del nostro governo, e questo è quanto ho potuto trovare.

    a) la notizia da Palazzo Chigi che qui riporto in immagine

    b) l'elenco di documenti correlati sotto la voce "per saperne di più"; documenti ai quali, grazie ai relativi link, ho potuto dare una scorsa, e ne riporto qui a seguire le "dichiarazioni alla stampa" rese il 5 Ottobre 2012 dal Presidente Monti, dopo l'incontro con il Primo Ministro di Malta Lawrence Gonzi. Eccole:

Sono molto lieto di essere qui oggi a Malta e vorrei, prima di tutto, ringraziare il Primo Ministro Gonzi per la sua accoglienza calorosa e cordiale. Vorrei ringraziare anche voi, signor Primo Ministro, per la preparazione e l'organizzazione del Vertice "5+5" tra i Paesi del Maghreb e i loro vicini europei, che si è dimostrata estremamente utile per rafforzare la cooperazione nel Mediterraneo in questo periodo di grandi cambiamenti e alla luce delle sfide che abbiamo innanzi a noi.
Con i nostri partner della sponda sud del Mediterraneo abbiamo discusso tutti i punti di comune interesse, dalle questioni politiche alle sfide economiche fino alle tematiche culturali. Vi posso assicurare che ho trovato in tutti i nostri partner un forte senso di appartenenza al Mediterraneo come nostra casa comune.
Sono anche molto soddisfatto dell’incontro bilaterale con il primo ministro Gonzi, che ci ha dato l'opportunità di confermare i rapporti davvero eccellenti tra i nostri due Paesi. Il lavoro a livello ministeriale e tecnico ci ha permesso, negli ultimi mesi, di compiere progressi significativi su questioni importanti non solo per i nostri due paesi, ma anche per i nostri vicini.
Mi riferisco, in particolare, al coordinamento in materia di ricerca e soccorso degli immigrati dispersi nel Mediterraneo che potrà essere ora più efficace, grazie all'accordo operativo tra le nostre Guardie Costiere firmato lo scorso 16 luglio. Salvare vite umane è un dovere morale ed etico, come abbiamo confermato oggi al più alto livello. Sono convinto che la nostra collaborazione, già ottima, diventerà ancora più forte in futuro.

    Null'altro. Neppure una parola sull'importanza e l'interesse della cooperazione mediterranea internazionale in tema di Ambiente Mediterraneo... Eppure la riunione dei 5+5 non si svolgeva in alta montagna su una stazione sciistica dell'Etna, ma a Malta, stato europeo di diritto, al tempo stesso una delle isole più belle e importanti al centro del Mare Nostrum, un mare che accomunava di fatto tutti i 10 partecipanti, e che avrebbe dovuto accomunarli anche nei vari argomenti in discussione. Possibile che nelle varie delegazioni nazionali presenti non ci fosse un esponente esperto di temi di tutela ambientale in grado di parlarne o quanto meno accennarne ?
    Ma senza voler guardare in casa d'altri, la domanda che mi faccio è questa. Che cosa ce l'abbiamo a fare un Ministero dell'Ambiente, se di tali argomenti pare occuparsi solo se costretto da situazioni contingenti di cui non può proprio disinteressarsi, vedi casi Concordia al Giglio, e Ilva a Taranto ? Sopprimiamolo allora questo ministero. La "spending review" c'è per questo. Risparmieremmo soldi preziosi dei contribuenti, e ne avremmo "forse" di più a disposizione per far fronte alle conseguenze di incidenti petroliferi offshore sempre più probabili in questo"disgraziato" Mediterraneo...
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Stessa notizia anche su "Pantelleria Internet Com - News 10447" del 12/10/2012

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9604
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Adriatico: due cose da rammentare
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4298170446816&l=3c54ab762b


    Un promemoria che non intende spaventare nessuno, ma solo ricordare, a quanti si stanno meritoriamente impegnando nel nostro Paese per stoppare le trivellazioni in Adriatico, in primis che questo mare non finisce al limite delle acque territoriali italiane, ma che in esso si bagnano, da nord a sud, anche i paesi dell'altra sponda di questo bacino "chiuso", che poi tanto chiuso non è, riversandosi nel Mediterraneo ma anche subendone in continuazione l'influenza...
    Seconda cosa non meno importante, che la sismicità di certe zone costiere del versante levantino meridionale, in Albania e Grecia ad esempio, non va trascurata e certamente non tranquillizza sulla sicurezza delle operazioni petrolifere progettate o già in corso in quelle aree.
    La mappa qui allegata mostra proprio l'epicentro di due scosse sismiche registrate stanotte sulla costa albanese in prossimità del porto di Durazzo, a pochi minuti di distanza l'una dall'altra, la prima alle 24:06 (ora italiana) di mag 2,9, e la seconda alle 24:08 di mag. 2,6. Profondità dell'ipocentro 1 km appena. A buon intenditor poche parole... per quanto, temo, servano a poco...
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A Teresa Maria Rauzino e Raffaele Vigilante piace questo elemento.

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Una grande manifestazione per dire no alle trivellazioni nell’Adriatico
di Alfredo D'Ecclesia
http://alfredodecclesia.blogspot.it/2012/10/una-grande-manifestazione-per-dire-no.html?spref=fb


    7 ottobre 2012, Manfredonia (Fg). - Una grande manifestazione numerosa e ricca, da un punto di vista qualitativo oltre che numerico. Ai 5000 stimati dalla questura nel punto di raccolta a via Scaloria si sono aggiunti altri manifestanti durante il percorso fino ad arrivare agli oltre 7000 nel punto di raccolta.
    Si è vero c’è stata qualche discussione all’inizio, qualche sindaco non ha gradito che molti partecipanti, associazioni e movimenti politici si fossero presentati con i loro simboli; gli accordi erano altri, ognuno doveva presentarsi con un cappellino o un palloncino azzurro che richiamasse l’amato mare da difendere, ma tutto sommato questa biodiversità umana è stata un successo. Alla fine del corteo c’erano i gruppi più esuberanti, e quelli più guardati a vista dalle forze dell’ordine… I cobas, i comunisti, forza nuova, gli anarchici, e ognuno stava con i suoi simboli e i suoi slogan, ma con una consapevolezza diversa. Forse per la prima volta, anche se con i propri simboli e ideali si stava insieme, si stava per una nobile causa comune, la difesa del proprio territorio.
    Il cazzutissimo coordinatore Raffaele Vigilante, del cazzutissimo movimento no triv che andrebbero citati tutti: Gianfranco, Alessandra, Valentino,Teresa, Luana, Mariolina, Marcello, e tanti altri. Ci vorrebbe molto spazio e sarebbe utile intervistare loro per sapere il lavoro che c’è da fare nell’organizzare una grande manifestazione nazionale, nel risolvere problemi e difficoltà che sembrano insormontabili, nel raccogliere fondi per coprire le spese.
    Certo, tutti a raccogliere le impressioni dei politici e delle istituzioni presenti, e il parquet era ben rappresentato dai vari sindaci, e rappresentanti di regioni e province, ma il grande successo era vedere famiglie, ragazzi, bambini con i loro genitori muoversi tutti insieme in una grande manifestazione.
    Raffaele Vigilante, intervistato da un emittente, ringrazia il Sindaco e il comune di Manfredonia insieme alle forze dell’ordine per la riuscita della manifestazione ,ma dovrebbero essere loro a ringraziare Raffaele e gli altri amici del comitato promotore. Per Gianfranco Pazienza, vice coordinatore del movimento il "no triv day di Manfredonia è stata un'altra sentenza di sfratto, immediatamente esecutiva, contro le scelte energetiche ottocentesche del Governo nazionale'”.
    La Puglia e il cazzutissimo movimento no triv rischiano di diventare per questo governo un punto di partenza irreversibile che porterà a rivedere tutte le scelte scellerate fatte in materia di difesa dell’ambiente e di sviluppo, e il duo Clini/Passera è bene che inizino a togliersi un po’ di quell’arroganza e strafottenza avuta sempre nei confronti dei cittadini italiani .
    Nell’incapacità di immaginare una crescita vera con le risorse esistenti nella nostra meravigliosa Italia loro e chi li seguirà cercassero di non combinare danni svendendo il paese e i territori ai loro amici predatori.
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Commento del sottoscritto a margine del post

Naturalmente la stampa di regime nei giorni festivi è in vacanza, e per dare certe informazioni occorre far da sè... Ma, si sa, chi fa da sè, fa per tre... e anche di più...
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Post di Guido Pietroluongo

Ci sono video e articoli su tutte le testate locali...sul nazionale dubito potesse uscire qualcosa...
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Post di Guido Picchetti

Lo so, purtroppo non tutti se ne rendono conto, ma proprio questo silenzio è la prova lampante di come siano nel torto i nostri "beneamati" governanti, e quanti li assecondano...
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A Ilva Alvani piace questo elemento.

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Manfredonia e Ottobre 2012. In 6mila al 'No Triv Day': 'Il mare è nostro e nessuno lo deve toccare'
da redazione di Foggia Today
http://www.foggiatoday.it/cronaca/no-triv-manfredonia-6-ottobre-2012.html


   Baccini ha chiuso l'evento dopo il corteo di protesta che nel pomeriggio ha attraversato la città di Manfredonia. Il Gargano, l'Abruzzo e il Molise uniti nella lotta contro le introspezioni petrolifere nel mare Adriatic
    Quella di Manfredonia è stata l'ennesima risposta del popolo "No Triv" a chi ha fortemente voluto e poi autorizzato le ricerche di idrocarburi nel mare Adriatico a Largo delle Isole Tremiti. A chi poteva e probabilmente ha fatto davvero poco per scongiurare il pericolo trivellazioni nel nostro mare, che da ora in poi dovrà continuare ad essere sempre più blu. Il messaggio è stato chiaro, forte, dirompente. Il Gargano, l'Abruzzo e il Molise ancora una volta hanno unito le proprie forze nella lotta contro il petrolio, convinti che su questo tema non ci si possano permettere distrazioni di alcun tipo, perché il mare è nostro e nessuno lo deve toccare.
    Ma all'indomani della manifestazione ci sarebbero alcune considerazioni da fare. Senza ombra di dubbio agli organizzatori dell'evento va il merito di essere riusciti a portare in strada 6mila unità, coinvolgendo movimenti, istituzioni, associazioni e liberi cittadini a partecipare ad un corteo di protesta, il terzo dopo quello di Termoli e di Monopoli, che in poco meno di due ore ha attraversato il centro della città in uno scenario magico e surreale.
    Alla rete delle associazioni, a Raffaele Vigilante e Luana Salvatore, va il merito di essere riusciti ad organizzare tra mille difficoltà uno spettacolo musicale con artisti del calibro di Francesco Baccini, Terranima e Tavola 28. Entusiasmanti le performance di tutti i gruppi e dei cantanti che si sono alternati sul palco al grido "No Triv". Dalla società civile però ci saremmo aspettati qualcosa in più. E poi, se è vero che l'idea di difendere le nostre acque dal pericolo introspezioni petrolifere è nella volontà di ciascuno di noi di volerlo fare realmente, è altrettanto vero che le scuole e le istituzioni avrebbero potuto coinvolgere i giovani, gli eterni assenti.
    Peccato poi che alcuni movimenti politici abbiano esposto simboli e sventolato bandiere dei rispettivi partiti, rischiando, in sporadiche occasioni, persino lo scontro verbale. E' stato strano persino constatare l'assenza delle associazioni di categoria, come ad esempio quella dei pescatori: e documentare che al termine del corteo e al calar del sole, in parecchi si sono dati a precipitosa fuga, dando l'impressione di aver partecipato a una sfilata piuttosto che a una manifestazione di protesta. Infine, osservare che in seconda serata il corso di Manfredonia era stracolmo di gente mentre dall'altra parte c'era una piazza semivuota, come abbandonata.“
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Manfredonia, "No Triv Day" - foto 6 ottobre 2012 (21 foto della manifestazione):
http://www.foggiatoday.it/foto/cronaca/.../no-triv-day-manfredonia-foto-6-ottobre-2012-1.html
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Commenti a margine sulla stessa pagina web di "Foggia Today"
Post di Pescatore ignorante:
Straordinari artisti del territorio oscurati dal giornalettismo e preferiti da Baccini... Associazioni del territorio completamente dimenticate e non coinvolte... Vi chiedete dove era il settore pesca? C'era, ma vi siete chiesti se qualcuno li aveva avvisati e coinvolti ??? Le battaglie vanno fatte in concretezza di persona non solo su internet !!! "Introspezioni petrolifere"? Se i giornalisti e la fantomatica RETE NO TRIV continua ad ignorare la documentazione che sta dietro questo problema, continua a preferire passerelle invece che concretezza e semplicità, continua a chiudersi nel tuttologismo invece che aprirsi e chiedere aiuto agli esperti, si continuerà a morire nel classico provincialismo all'italiana!!! Clini dixit!!!
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Post di Marco:

Chiedo scusa al "pescatore ignorante", ma vorrei capire cosa significa che il settore pesca non è stato avvisato! Ma perchè, bisogna avvisare i pescatori per sapere che fra un po' le trivelle spunteranno come funghi nel nostro mare e allora addio pesci e tutto il resto !!! Che cavolo di polemica stai facendo! Si sta distruggendo l'ambiente e tu ti chiedi che qualcuno deve essere avvisato! Caro amico ma dove vivi?
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Post di Marco:

Io ho inviato alla segreteria del ministro Clini (bianca.salvatore@minambiente.it) il seguente testo: "NO TRIVELLE IN ADRIATICO. L'arroganza. il cinismo, il pressapochismo, il cieco industrialismo tipici di questo governo ha prodotto un'altra "perla/pirla di saggezza". Cosa facciamo di bello oggi ??? Buchiamo una delle ultime oasi naturalistiche marine italiane: le isole Tremiti. E al diavolo le amministrazioni locali, le popolazioni, la distruzione dell'ambiente, il crollo del turismo, l'impoverimento dell'habitat, l'insorgenza di malattie e tumori di ogni genere!!!!
Come si può mai definire Clini un "ministro dell'ambiente"??? il famoso premio "Attila",che veniva dato dagli ambientalisti ai distruttori dell'ambiente, se lo è conquistato senza alcun problema!
Ma ha provato soltanto per un secondo il ministro Clini a pensare a cosa succederebbe se migliaia di tonnellate di petrolio si dovessero sversare in un mare così piccolo qual è l’Adriatico (possiamo considerarlo per lo più un grande lago!). le conseguenze sarebbero che milioni di persone dovranno fare le valigie e sparire dalle coste adriatiche per i prossimi…diciamo… mille anni…considerando lo scarso ricambio di acqua che c’è nell’Adriatico !!! Vuole passare alla storia il ministro Clini per colui che ha autorizzato il più grave stupro paesaggistico della storia italiana ???...si accomodi pure tanto non c’è limite al peggio!" Mandate anche voi i vostri messaggi contro le trivellazioni in Adriatico alla segreteria del ministro!!!
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Post di Pat:

Il neo ministro dell’Ambiente che fu indagato per inquinamento. Corrado Clini ha attraversato quasi tutti gli episodi controversi della storia dei tanti disastri ambientali in Italia. Nel 1996 viene coinvolto in un'indagine sull'incenerimento di rifiuti. Accusato per abuso d'ufficio la sua posizione sarà poi archiviata e lui scagionato.....Im mano a chi siamo finiti... Che peccato.
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Commenti su FB
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Anteprima "No Triv Day" del 6 Ottobre 2012 a Manfredonia
video caricato su Youtube da pegasonlus e condiviso su FB
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/215549498575444

Anteprima "No Triv Day" del 6 Ottobre 2012 a Manfredonia
Interviste a Raffaele Vigilante e Vladimir Luxuria. Pubblicato in data 06/ott/2012 da pegasonlus


http://www.youtube.com/watch?v=54WiWGdvuh8&list=HL1349623102&feature=mh_lolz

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 Dal 1 al 7 Ottobre 2012
Dalla mia Bacheca su FB del 7/10/12

L'informazione del servizio pubblico. La RAI a Finale Emilia...
di Guido Picchetti (a margine di un video del TG2 condiviso su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/153138744829590


    Volete una prova di come fa informazione il servizio pubblico della RAI ?  Eccovela nel video di Rai2 che vi segnalo qui a seguire, dopo una breve premessa.
    L'altro ieri, venerdi 5/10, veniva annunciato alla cittadinanza di Finale Emilia, attraverso tutti i mezzi possibili, e attraverso la rete quanto segue:

"Oggi 5 Ottobre 2012, alle 20,30 a Finale Emilia, in provincia di Modena, presso il Tendone del C.O.C. in Via Montegrappa 6, serata informativa sul tema:
"Terremoti e attività dell’uomo nel sottosuolo. Aspetti da approfondire"
Interverranno:
- la Prof.ssa Maria Rita D'Orsogna, Fisico, Ordinario Dip. di Matematica - California State University Northridge - Los Angeles
- il Prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Direttore del Dip. di Pianificazione e Scienza del Territorio Università di Napoli Federico II.
Al termine della serata sarà dato ampio spazio ai cittadini per domande ed interventi. Vi invitiamo a partecipare!
A cura del Movimento 5 Stelle Area Nord, Informazioni: grillifinalesi@gmail.com 
Facebook :
"Grilli Finalesi Movimento 5 Stelle"

    Ieri mattina, sabato 7/10, sui seguenti siti eventi di Facebook:
https://www.facebook.com/events/436781253034808/, https://www.facebook.com/events/485902454761616/,
https://www.facebook.com/events/479822825370185/, https://www.facebook.com/events/284996728272334/
, veniva pubblicata la seguente notizia sull'esito dell'incontro svoltosi la sera prima "Grande successo ieri all'incontro di Finale Emilia con la Prof.ssa D'Orsogna. Il tendone era pieno fino fuori e la gente si è trattenuta fino a notte fonda". Una notizia sulla cui veridicità non c'è motivo di dubitare, considerato l'interesse degli abitanti di Finale Emilia per l'argomento che li tocca da vicino.
    Per tutta risposta ieri sera la Rai mandava in onda all'interno del telegiornale del TG2 del 6/10/2012 (edizione delle 20:30) il servizio "Torna a suonare la campana della torre di Finale Emilia" che vi invito a vedere. Un bel servizio, breve (1'30"), succinto, e compendioso, niente da dire... Ma che sia informativo su quanto di fatto avvenuto la sera prima a Finale Emilia e non solo, lascio a voi il giudizio...
    Per vedere il servizio video direttamente su RAI 2 cliccate qui (perdonandomi i 40" di pubblicità che precedono il servizio e cui la Rai non può proprio rinunciare...):
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ecef94f9-b8ae-4ebf-928c-8f5c042e1330.html
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Stesso servizio anche su "Pantelleria Internet Com - News 10420" del 7/10/12
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9577
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Post di Betta Sala
Caro Guido, la campana di Finale può anche suonare, ma, quel paese è a pezzi. Ci sono tendopoli ovunque, macerie ovunque. Per chi come me era là, la vergogna è di trasmettere notizie non consone alla realtà. Questi politici, emiliani, sono falsi. Ma ho la speranza fondata che la verità verrà fuori. Sull'Emilia, qualcuno ha scritto una grossa X sopra. Ecco tutto.
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Post di Lidia Giannotti
Il ruolo delle campane è fondamentale !!! ;-\
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Dalla mia Bacheca su FB del 6/10/12

Trivellazioni in Maremma (fracking), i rischi che corriamo
di Guido Pietroluongo (da un evento condiviso su facebook)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/278015118984145

Grande successo ieri all'incontro di Finale Emilia con la Prof.ssa D'Orsogna. Il tendone era pieno fino fuori e la gente si è trattenuta fino a notte fonda. Intanto ricordo l'appuntamento di oggi pomeriggio a Manfredonia per la grande manifestazione "NO TRIV"... Domani invece appuntamento a Grosseto.
Eventi Fb:
https://www.facebook.com/events/436781253034808/
https://www.facebook.com/events/485902454761616/
https://www.facebook.com/events/479822825370185/

https://www.facebook.com/events/284996728272334/
(A seguire le informazioni sul nuovo appuntamento di Maria Rita D'Orsogna, ndr).

A Grosseto, domenica 07 Ottobre 2012 - dalle 17.00 fino a 19.00,
presso la sala della fondazione "Il Sole", viale Uranio 40/B - Grosseto

Incontro pubblico con la ricercatrice esperta di "Fracking"
Maria Rita D'Orsogna (dalla California Sate University - Los Angeles)
a cura del MoVimento 5 Stelle Grosseto
Saranno spiegati i rischi causati dalla tecnica estrattiva di fratturazione idraulica (anche conosciuta come "fracking") per l'inquinamento delle falde acquifere tramite l'impiego di additivi chimici e di sostanze RADIOATTIVE (sui quali vige il segreto industriale) e lo stoccaggio di anidride carbonica, oltre al rischio di induzione e amplificazione dei terremoti.
Questa tecnica estrattiva è già stata vietata in Francia, Germania, Bulgaria, alcuni Stati USA e sta per essere vietata in Austria e Gran Bretagna.
Qui in Maremma sono già state concesse le autorizzazioni ad una multinazionale straniera per le aree territoriali dei comuni di Grosseto e Roccastrada. Nei pressi di Ribolla sono stati già fatti i primi rilevamenti.
Vogliamo informare le persone e contribuire a far nascere un comitato di cittadini (assolutamente non politico) per difendere la nostra amata Maremma dai rischi per l'ambiente e per la salute delle persone.
Vi aspettiamo!
Vedi articolo: http://www.grosseto5stelle.it/fracking-dopo-la-giornata-in-piazza-larticolo-de-la-nazione/
Maggiori info su: www.maremmaefuturo.it e www.grosseto5stelle.it

(dal Movimento 5 Stelle Grosseto)

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Trivelle, Leone (Pdl): no al piano Clini-Passera
redazione Teleradioerre
http://www.teleradioerre.it/news/articolo.asp?idart=75587


    5 ottobre 2012, Foggia. - "Fermare il piano Clini-Passera a tutti i costi. Domani Manfredonia, la città più importante della Capitanata, diventerà la frontiera avanzata di Puglia, Abruzzo, Molise e Marche contro le trivellazioni petrolifere in Adriatico. Si protesterà per sventare un programma scellerato di prospezioni, che se attuato distruggerebbe un patrimonio naturalistico unico, insieme a una florida economia turistica e a storiche attività nel settore della pesca". Lo sottolinea in una nota Antonio Leone (Pdl), vicepresidente della Camera.
   "E´ inammissibile che proprio dal Governo - aggiunge Leone - partano iniziative destinate a distruggere gioielli come le isole Tremiti e un ecosistema marino finora intatto e incontaminato, esteso dal Veneto al Salento. Da Manfredonia con la Giornata No Triv, in un pacifico susseguirsi di manifestazioni, deve giungere un ´no´ deciso e corale al governo, come opposizione alla politica di facili perforazioni a grandi profondità che dal Canale di Sicilia, fino alle coste toscane e ora in Adriatico, senza recare alcun vantaggio alla bolletta energetica, stanno distruggendo irreparabilmente i nostri mari".
    "E al Ministro Clini, evidentemente di memoria corta, che ha polemizzato con i parlamentari, vorrei ricordare - conclude Leone - che il provvedimento a monte delle autorizzazioni è stato approvato nellaula di Montecitorio con voto di fiducia e quindi nell'assoluta impossibilità di apportare modifiche".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

La notizia pubblicata da "Teleradioerre" è di ieri, ma si riferisce alla manifestazione di oggi a Manfredonia contro le trivellazioni petrolifere in Adriatico. E' prevista una partecipazione straordinaria e per rendersene conto basta scorre l'elenco delle adesioni pubblicato anche qui su Fb nei giorni scorsi... Ma il tutto avviene nel silenzio più assoluto dei media "di regime". E non c'è di che meravigliarsi. Meglio spaventare la gente comune con i reportage televisivi che mostrano gli scontri tra polizia e giovani, quando questi ultimi, per far sentire le loro ragioni danno in escandescenze (com'è naturale che sia), piuttosto che riferire sui motivi che portano tanti comuni cittadini a scendere in piazza per protestare contro certe scelte del governo che possono risultare decisive per il modello di sviluppo futuro del nostro Paese...

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Petrolio, Governo impugna moratoria Basilicata su nuove estrazioni
da Adnkronos
http://www.adnkronos.com/...Governo-impugna-moratoria-Basilicata-su-nuove-estrazioni_313764321764.html


    Potenza, 5 ott. - (Adnkronos) - Il Consiglio dei Ministri ha deliberato di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge della Regione Basilicata che contiene la norma sulla moratoria di nuove estrazioni petrolifere nella regione, fatta eccezione per le concessioni già rilasciate all'Eni per la Val d'Agri, già in esercizio, ed alla Total per Tempa Rossa, quest'ultima con inizio produzione tra il 2015 ed il 2016. La norma è contenuta nella legge regionale n. 16 dell'8/08/2012 ''Assestamento del bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2012 e del bilancio pluriennale per il triennio 2012/2014''.
    Per il Governo essa ''contiene alcune disposizioni in materia di produzione di energia che contrastano con i principi statali in materia di produzione, trasporto e distribuzione dell'energia e, pertanto, violano l'art. 117, terzo comma, della Costituzione oltre che gli articoli 3, 41, primo comma, 117, primo comma e 117, secondo comma, lett. m), della Costituzione''. In base a questa norma la Regione stabilisce preventivamente di non concedere nuove ''intese'' per permessi di ricerca e concessioni. L'''intesa'' è l'atto propedeutico all'accordo tra Regione e Stato.
    ''Non mi preoccupa molto la questione dell'impugnazione di una norma la cui forza e' costruita piu' sulla natura amministrativa degli atti. Prima di avere la pretesa di darci lezione di diritto e costituzione tutti dovrebbero dire 10 mila volte grazie alla Basilicata per il grande impegno che sta dando nella sua veste di regione piu' significativa d'Europa sotto il profilo energetico''. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, in occasione della firma del contratto di settore per la Val d'Agri, commentando la decisione del Governo di impugnare la norma contenuta nella legge di assestamento di bilancio, relativa alla moratoria su nuove ricerche petrolifere in Basilicata.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
A quanto pare, sarebbe tutto un giochetto concordato nascostamente tra Regione e Governo, la prima per apparire in favore dei cittadini, con un parere successivamente impugnato dal Governo davanti alla Corte Costituzionale, per continuare imperterriti a sfracellare il territorio della Basilicata, con la scusa dell' "ubi maior, minor cessat"... Sarebbe grossa, ma chi può escludere che sia vera, con i venti che corrono ?
Leggi anche "Moratoria: il governatore incostituzionale"
url http://www.olambientalista.it/moratoria-il-governatore-incostituzionale/
e "Governo impugna moratoria bluff Regione Basilicata"
url http://www.olambientalista.it/governo-impugna-moratoria-bluff-regione-basilicata/

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Orche morte in Uruguay a causa dell'air gun per le estrazioni di petrolio?
di Marina
http://www.ecoblog.it/post/33943/orche-morte-in-uruguay-a-causa-dellair-gun-per-le-estrazioni-di-petrolio


    05 ott 2012. - SeaShepherd diffonde un comunicato in merito alle strane morti di orche che si sono verificate nei giorni scorsi in Uruguay sulla spiaggia della città La Pedrera. Siamo già al terzo cadavere di orca portato dalle correnti e dalle prime analisi sembra che la ragione sia dovuta agli effetti dell’air gun usato da alcune compagnie petrolifere in mare per sondare il suolo marino alla ricerca di idrocarburi. Infatti anche l’Uruguay è in procinto di iniziare l’estrazione di petrolio. Analoghe morti ma di delfini, circa un centinaio, si sono verificate in Perù dove pure ci sono compagnie che sondano con air-gun.
    L’air-gun è una tecnica di sondaggio particolarmente invasiva ed è stata una delle ragioni del rigetto delle autorizzazioni ai sondaggi nel Mar Adriatico da parte del T.A.R del Lazio in merito alle richieste di ricerca di idrocarburi al largo delle Tremiti. Consiste nello sparare sul fondale marino bolle di aria compressa che restituiscono onde riflesse ù. Da queste saranno poi ricavate analisi sulla formazione del suolo e sulla eventuale presenza di idrocarburi. Le onde in questione provocano se non la morte la perdita dell’udito per molte specie ittiche il che crea gravi problemi di disorientamento.
    La zona, in cui è stata ritrovata l’ultima orca morta cade in territorio protetto essendo una riserva internazionale della biosfera e dichiarata zona Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Al suo interno ci sono parchi nazionali che coprono aree bisognose di forte protezione legate alla Convenzione di RAMSAR e nel mezzo del percorso migratorio della balena franca australe.
    Secondo il cetologo Rodrigo Garcia Pingaro, Direttore della ONG locale Conservation of Cetaceans (OCC) che ha esaminato l’orca, la presenza di sangue che fuoriusciva dagli occhi e dallo sfiatatoio possono essere diretta conseguenza dei test sismici condotti dalle compagnie petrolifere e che hanno causato lesioni mortali all’orca.
    I test sismici sono destinati a essere intensificati e le organizzazioni come SeaShepherd temono che molti animali marini sartanno destinati a morte sicura. Per questa ragione l’ OCC ha intenzione di presentare al governo dell’Uruguay la proposta per la creazione di santuari dei cetacei in tutte le acque uruguaiane: focalizzandosi specialmente sulla protezione dei cetacei e del loro habitat, al fine di prevenire e minimizzare i problemi creati attualmente da traffico navale, contaminazione e suoni emessi dai sottomarini.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Poveri mammiferi marini, i primi a pagare le conseguenze delle nostre scelte... Leggi anche "Le 'strane' morti di orche nei giorni scorsi in Uruguay sulla spiaggia della città La Pedrera" di Filippo Foti, url http://profumodimare.forumfree.it/?t=63433413#lastpost.
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A Iva Alvani, GianfrancoRossetto, Alfonso Nigro, Betta Sala e Filippo Foti piace questo elemento.

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Ilva: aumento tumori del 50%. Arriva Centro per la Salute
di Claudio Schirru
http://www.greenstyle.it/ilva-aumento-tumori-del-50-arriva-centro-per-la-salute-12089.html


    5 ottobre 2012. - Taranto avrà un piano straordinario per affrontare l’emergenza sanitaria e ambientale. Dalla Regione Puglia è stato presentato un progetto che porterà all’istituzione del Centro Salute e Ambiente, polo di riferimento per l’area tarantina e jonica. Per quanto riguarda gli sviluppi del caso Ilva, la Camera ha approvato in via definitiva il decreto sulla bonifica del capoluogo mentre dalla ASL arrivano dati allarmanti: +50% i malati di tumore nell’area tarantina.
    L’approvazione del decreto di bonifica che coinvolge l’Ilva scatena l’immediata reazione del segretario UIL Angeletti, che giudica l’atto come una potenziale “bomba atomica”. Dal colosso siderurgico arriva anche la notizia del ferimento di un operaio di 34 anni. L’uomo ha riportato ustioni di primo grado a causa dello scoppio di scorie incandescenti mentre era al lavoro nel reparto “Gestione recupero ferro”, tra quelli sottoposti a sequestro dalla magistratura.
    La Regione Puglia ha nel frattempo reso noto che il Centro Salute e Ambiente si occuperà di effettuare verifiche e monitoraggio degli agenti inquinanti nell’area jonica e delle possibili conseguenze per la salute della popolazione. Taranto diverrà così non soltanto il simbolo di quel colosso industriale rappresentato dall’Ilva, ma punto di riferimento per la salute pubblica dell’intera area jonica. Come sottolinea Ettore Attolini, assessore regionale alla Sanità: "Una delle attività fortemente innovative che il Centro realizzerà è l’analisi e il monitoraggio della presenza di agenti chimici nei liquidi biologici; in questo modo sarà possibile, ad esempio, fugare i dubbi e le paure delle mamme che si rifiutano di allattare i loro piccoli per paura di una eccessiva presenza di diossina nel loro latte."
    Durante la presentazione del progetto, avvenuta a Taranto presso l’ex ospedale Testa (ora presidio Arpa Puglia), lo stesso Attolini ha preso poi le distanze da quanto affermato durante il convegno organizzato a Villasimius (Sardegna) dalla FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), durante il quale erano stati riportati dati allarmanti circa l’aumento di ricoveri nei reparti oncologici e di pazienti affetti da patologie tumorali.
    I dati presentati al convegno della FIMMG riportavano aumenti nel numero di pazienti affetti da forme tumorali pari al 50% rispetto al 2011, di ricoverati in day hospital del 60% mentre gli ambulatoriali del 40%. A renderle note la responsabile per il controllo della spesa farmaceutica della ASL di Taranto, Rossella Moscogiuro, insieme ad alcune percentuali riguardanti le affezioni da malattie respiratorie:
"Dai primi dati risulta che a Taranto il 3,3% della popolazione soffre di grave patologia respiratoria,contro l’1,8% di Verona e il 2,3% di Teramo."
    Dati senza alcun fondamento secondo l’assessore alla Sanità Attolini, destinati unicamente a generare falso allarmismo: "I dati diffusi non hanno alcun fondamento. Innanzitutto, va specificato che parliamo del numero di ricoveri nel reparto di oncologia di un solo ospedale. I dati in nostro possesso si riferiscono al primo trimestre dell’anno in corso, confrontato con il primo trimestre del 2011 e ci dicono che: i ricoveri per patologie oncologiche nei primi tre mesi del 2011 sono stati 148, mentre nello stesso arco di tempo del 2012 sono stati 166; un lieve incremento dei ricoveri, quindi, che tuttavia, non significa un aumento di nuovi casi di tumori. Inoltre, i numeri dicono che dei 148 ricoveri del 2011, il 93% erano di residenti a Taranto e provincia, mentre dei 166 del 2012, solo il 76% sono di cittadini dell’area jonica."
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

A proposito dell'aumento dei tumori nel tarantino denunciato in varie occasioni dai medici nei giorni scorsi, l'assessore alla sanità della Regione Puglia Attolini ha dichiarato che si tratta di dati privi di fondamento, destinati unicamente a generare falso allarmismo. E per tutta risposta, ha presentato il progetto di istituzione dell'istituendo Centro Salute e Ambiente, che dovrebbe divenire il polo di riferimento per l’area tarantina e jonica, dicendo che "una delle attività fortemente innovative che il Centro realizzerà è l’analisi e il monitoraggio della presenza di agenti chimici nei liquidi biologici; in questo modo sarà possibile, ad esempio, fugare i dubbi e le paure delle mamme che si rifiutano di allattare i loro piccoli per paura di una eccessiva presenza di diossina nel loro latte." In altre parole, invece di curare le malattie, nel nuovo Centro si faranno altre analisi capaci di fugare timori e dubbi... Se ben ricordo per fare ciò, non ci vuole molto. Basterà elevare i limiti minimi di pericolosità della diossina e saremo tutti "salvi" per legge... Atrazina docet... Nel 1985, quando si accertò che la presenza di questo diserbante nelle acque potabili in Val Padana era di dieci volte maggiore ai limiti minimi di pericolosità fissati dalla direttiva Cee e anche dalla legge italiana, come rimedio fu semplicemente prorogata di due anni l'applicazione della legge e della direttiva, e l'atrazina divenne "potabile" !!! Poteri della nostra politica... Ma allora erano altri tempi... Ora per variare certi indici di pericolosità si costruisce addirittura un "Centro Salute" ... E poi dicono le Regioni...
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Dalla mia Bacheca su FB del 5/10/12

Noi e gli altri. Ma dove stiamo andando ?
di Guido Picchetti (a margine di un post condiviso su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/490648827625541


    Cosa dice l'articolo condiviso da Gianfranco Rossetto ? Il titolo tradotto in italiano già lo rivela. "I paesi del Golfo iniziano a investire massicciamente in energia solare ed eolica".... E per capire il resto, il traduttore automatico di Goggle può esserci di buon aiuto...
    Ma l'interesse maggiore dell'articolo è proprio in questo: mentre qui in Italia i nostri governanti intendono puntare per lo sviluppo ancora sugli idrocarburi fossili, liquidi o gassosi che siano, con tutti i rischi annessi e connessi ormai ben risaputi, i paesi arabi massimi produttori mondiali di idrocarburi stanno per investire in quella che dovrebbe esser la nostra scelta ideale di modello di sviluppo futuro per i prossimi decenni a venire...
    Ma tant'è... Da paese culla della civiltà occidentale, stiamo trasformandoci rapidamente in paese del quarto mondo per corruzione, mancanza di trasparenza e di democrazia reale... Per non parlare di mancanza dii rispetto delle regole, qualunque esse siano, e, quel che è peggio a tutti i livelli... Riusciremo mai a risalire questa brutta china ?
    Quest l'url all'articolo originale di Eberhard Rhein intitolato "The Gulf countries start investing massively in Solar and Wind Energy" pubblicato da "Blog Active Eu " il 4/10/2012.
http://rhein.blogactiv.eu/2012/10/04/the-gulf-countries-start-investing-massively-in-solar-and-wind-energy/
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Maria Rita D'Orsogna stasera a Finale Emilia
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4284340701081&l=280f124d57

    Maria Rita d'Orsogna per il suo terzo appuntamento in Italia incontra stavolta i cittadini emiliani. E lo fa proprio a Finale Emilia, il cuore dell'area che ha vissuto la terribile esperienza del del terremoto infinito dei mesi scorsi, oggi ne sta pagando le conseguenze dolorose e scioccanti, e chissà per quanto tempo ancora sarà costretta a farlo... Tema centrale dell'incontro, inutile dirlo, sarà proprio quello dei fenomeni sismici in relazione alle attività perforative ed estrattive nel sottosuolo, che in questa regione italiana, più che in tutte le altre, vengono esercitate da oltre mezzo secolo...
    E' un argomento tabù, palesemente e volutamente ignorato per varie ragioni da media e governanti ai vari livelli, invece di essere dibattuto e chiarito apertamente nei suoi vari aspetti, in modo che certe scelte del modello di sviluppo futuro decisive per le comunità interessate siano effettuate in coscienza e con consapevolezza di rischi e benefici che potrebbero derivarne...

Oggi 5 Ottobre 2012, alle 20,30 a Finale Emilia, in provincia di Modena,
presso il Tendone del C.O.C. in Via Montegrappa 6, serata informativa sul tema:
"Terremoti e attività dell’uomo nel sottosuolo. Aspetti da approfondire"
Interverranno:
- la Prof.ssa Maria Rita D'Orsogna, Fisico, Ordinario Dip. di Matematica - California State University Northridge - Los Angeles
- il Prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Direttore del Dip. di Pianificazione e Scienza del Territorio Università di Napoli Federico II.
Al termine della serata sarà dato ampio spazio ai cittadini per domande ed interventi.
Vi invitiamo a partecipare!

A cura del Movimento 5 Stelle Area Nord, Informazioni: grillifinalesi@gmail.com 
Facebook : Grilli Finalesi Movimento 5 Stelle

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A proposito dell'Ilva e dei tumori nell'area tarantina. Tre news da "PeaceLink"
di Lidia Giannotti (condivise su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4284871394348&l=aae665441b


Da Alessandro Marescotti e Lidia Giannotti ricevo via e-mail tre news dall'AGI (Agenzia Giornalistica Italiana) di Villasimius, riprese e pubblicate da "PeaceLink.it"', sul tema "Inquinamento a Taranto, la rivolta dei medici". Le riporto qui a seguire.

- News n° 1 - ILVA: MEDICI, TUMORI LEGATI A INQUINAMENTO E MINISTRI SBAGLIANO (AGI)
Villasimius (Cagliari), 3 ott. - «I ministri possono dire quello che vogliono, ma la scienza parla chiaro: l'aumento di tumori a Taranto è legato all'inquinamento». Così i medici Filippo Anelli, segretario della Fimmg di Puglia e presidente dell'ordine dei medici di Bari, e Giulio Avarello, vicesegretario della Fimmg di Taranto, intervengono sulla vicenda Ilva e confermano la gravità della situazione sanitaria a Taranto. I ministri Clini e Balduzzi, di fronte ai dati epidemiologici sui tumori, hanno detto finora che la certezza scientifica di una correlazione con l'Ilva non c'è ancora, ma i medici sul territorio, al congresso Fimmg a Villasimius, sono categorici.
- News n° 2 - ILVA: MEDICI, TUMORI LEGATI A INQUINAMENTO E MINISTRI SBAGLIANO (AGI)
Villasimius (Cagliari), 3 ott. - «Questo aumento di tumori è correlato all'inquinamento ambientale - spiega Anelli - i ministri possono dire quello che vogliono. A Bari c'era una fabbrica di amianto, e si è registrato per anni un aumento di tumore al polmone, poi la fabbrica è chiusa e il dato dei tumori si è normalizzato. Via la fabbrica, via i tumori. Anche la magistratura d'altra parte la pensa così». «È pazzesco anche l'inquinamento alimentare - spiega Avarello - la diossina nell'ambiente, le polveri sottili, producono un aumento di tumori e di malattie respiratorie». Per non parlare del piombo: «Uno studio dell'Arpa regionale con i medici di famiglia, presentato a Oxford - aggiunge il medico - che non ha avuto una eco in Italia, ha trovato un'alta percentuale di piombo nelle urine dei pazienti tarantini, ma il comune di Taranto dice che non è dannoso. Invece è un altro dato inquietante».
- News n° 3 - ILVA: MEDICI, TUMORI LEGATI A INQUINAMENTO E MINISTRI SBAGLIANO (AGI)
Villasimius (Cagliari), 3 ott. - I medici sul territorio hanno un polso chiaro della situazione: «In certi quartieri di Taranto aumentano notevolmente le prescrizioni per farmaci tumorali e per malattie respiratorie, e addirittura le autorità regionali ci richiamano perchè si registra una spesa eccessiva di farmaci, che sfora i limiti prefissati». Ora i camici bianchi si mobilitano: sta partendo un progetto specifico sui problemi dell'inquinamento ambientale in collaborazione con il dipartimento di igiene pubblica, per «standardizzare i metodi di osservazione e cura dei soggetti a rischio nell'area di Taranto». Da un lato, quindi, la raccolta epidemiologica dei dati inviati dai medici sentinella, dall'altro interventi preventivi in termini terapeutici e diagnostici sulla popolazione a rischio.
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Basilicata. Memorandum & moratoria in tour a Viggiano e Villa d’Agri
da "Ola Ambientalista it"
http://www.olambientalista.it/memorandum-moratoria-in-tour-a-viggiano-e-villa-dagri/


    04/10/2012 - L’Italia dei Valori propone la sua kermesse pro moratoria petrolifera a Villa d’Agri domenica 7 ottobre, con la partecipazione, oltre che dei dirigenti di Idv, anche del governatore De Filippo e del presidente della Provincia di Potenza Lacorazza, in “una giornata di mobilitazione del popolo di Idv – si recita in un comunicato del partito di Di Pietro – per le comunità valligiane e di confronto ed approfondimento sulla nuova fase di gestione del petrolio”.
    Ma cosa direbbe Di Pietro sulla doppia anima del suo partito? Probabilmente nulla. L’IdV infatti da un lato parla di moratoria petrolifera e dall’altro chiama a coordinare i lavori del partito il sindaco di Marsicovetere Claudio Cantiani nel suo doppio ruolo di presidente dell’Area Programma, organismo che si sostituisce alle ex Comunità Montane. Un sindaco-presidente favorevole alla realizzazione del pozzo urbano di Villa d’Agri, denominato il pozzo della vergogna, l’Alli 2 Or. Il convegno dell’Idv si svolge nel centro abitato dominato dal pozzo Alli 2 Or, a poche centinaia di metri dall’ospedale.
    Ma è coerente e soprattutto è corretto parlare di moratoria petrolifera proprio in Val d’Agri e per di più sotto il pozzo della vergogna? Per rispetto dei cittadini, gli uomini dell’IdV a Villa d’Agri, coerententemente con il tema dell’incontro, cioè della moratoria, al loro congresso dovrebbero chiedere lo stop del raddoppio delle estrazioni in Val d’Agri e il blocco della perforazione del pozzo petrolifero ENI Alli2. Ma non lo fanno. Perchè?
    Ma ci troviamno al tour “memorandum & moratoria” dove tutto è possibile. Tutto e il contrario di tutto, intendiamo dire. Infatti poche ore prima del congresso IdV, domani 5 ottobre, viene sottoscritto il protocollo d’intesa tra la Regione, l’Eni e le organizzazioni sindacali e imprenditoriali lucane sul petrolio. Un connubio che esalta inequivocabilmente le estrazioni petrolifere e non certamente la moratoria. L’intesa sarà sottoscritta dalla Regione, rappresentata dal presidente Vito De Filippo, dall’Eni, dai segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil e dalle organizzazioni imprenditoriali lucane (Confindustria, Alleanza delle cooperative, Rete Imprese Italia-Basilicata e Confapi).
    Presso l’incubatore d’impresa di Sviluppo Basilicata a Viggiano verrà inoltre sottoscritto il contratto di settore in Val d’Agri, “per la promozione di iniziative nel settore geo-minerarie finalizzate allo sviluppo regionale, alla tutela della salute e sicurezza e dell’occupazione petrolifera”. Si tratta solo di doppiezza politica o piuttosto siamo in presenza di comportamenti gattopardeschi che mistificano e falsificano la realtà, a Villa d’Agri come a Viggiano ?

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Petrolio, governo non autorizzerà estrazione vicino a Tremiti
di Massimiliano Di Giorgio
http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE89301F20121004


    4 ottobre 2012, ROMA (Reuters) -"Il governo non ha alcuna intenzione di autorizzare l'estrazione di idrocarburi vicino alle Isole Tremiti, alle Egadi e nel cosiddetto Santuario dei cetacei". Lo ha detto oggi il sottosegretario allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti, dopo che in settimana il Tar del Lazio ha bloccato alcuni progetti di trivellazione nell'Adriatico meridionale.
    "Noi abbiamo confermato il limite delle 12 miglia [dalla costa per le trivellazioni]. Non è previsto nulla in prossimità delle Tremiti, delle Egadi e del Santuario dei Cetacei", ha detto De Vincenti nel corso di un convegno della Cgil sulle reti energetiche.
    Il sottosegretario ha aggiunto che eventuali estrazioni nel nord dell'Adriatico saranno autorizzate solo dopo studi sulla subsidenza dei siti.

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Difesa delle coste «I Comuni pugliesi ora facciano i piani»
di Giuseppe Armenise
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=556643&IDCategoria=1


    04 OTTOBRE 2012. - Al largo il rischio delle piattaforme petrolifere, a terra il continuo assalto di abusivi e cementificatori. Il patrimonio costiero della Puglia attende i piani comunali di tutela. Un’attesa che ha già oltrepassato la scadenza fissata dalla Regione. E intanto che le amministrazioni locali ci pensano, ecco le ordinanze costiere e quelle balneari a tentare di disciplinare l’uso dei beni a mare. E insieme ecco l’occhio vigile del Wwf, che per il nono anno consecutivo ha messo a disposizione un numero verde anti-abusi. Il bilancio di questo servizio è stato illustrato ieri dall’assessore regionale al Bilancio e Demanio, Michele Pelillo, con il vice presidente del del Wwf Puglia, Pino Caramia (insieme a lui anche Mauro Sasso, curatore del dossier), il vice presidente di Anci Puglia, Francesco Spina, che è sindaco di Bisceglie.
    «Nei novecento chilometri di costa della Puglia - ha rimarcato Pelillo - ci sono ben 72 Comuni, ora impegnati (o almeno queste sono le speranze), nella redazione dei Piani comunali delle coste. Uno strumento fondamentale - ha aggiunto l’assessore - che ci consentirà di utilizzare al meglio, e nella maniera più corretta, il nostro territorio costiero».
    Il futuro utilizzato da Pelillo rimanda ad un tempo indefinito. Nessun rinvio e nessun ritardo, invece, per i soprusi a danno di spiagge, dune, scogli. Da un campeggio abusivo sulla spiaggia di Nardò ai parcheggi improvvisati direttamente a mare di Ugento, dalla piattaforma di cemento realizzata a Cozze, marina di Mola, poco distante da Bari, fino alla discarica di Memonada, in territori di Trani, nella provincia Bat. Tutto documentato, tutto all’attenzione di Capitaneria di Porto, Guardia di finanza o Carabinieri del Nucleo per la tutela dell’ambiente, tutto contenuto nel report finale del numero verde Wwf, che ha funzionato dal 15 giugno al 15 settembre (periodo di durata dell’ordinanza balneare in Puglia).
    «Quest’anno - è il racconto di Caramia - abbiamo ricevuto oltre 1500 telefonate, per un totale di 420 segnalazioni. Particolarmente rilevanti i reati relativi alla distruzione del sistema dunale costiero (11%), che spesso è causato dal camping selvaggio (11%) ed è correlato alle costruzioni abusive (13%) e cementificazioni costiere. Numerose le degnazioni di violazione dell’Ordinanza Balneare della Regione Puglia (23%) e le lamentele per gli arenili sporchi e abbandonati al degrado (16%). Non sono mancati i natanti che hanno messo a rischio la sicurezza balneare (8%) e le denunce di maltrattamento degli animali (15%)».

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Ambiente, Lombardia: la nuova corsa al petrolio
di Andrea Spinelli Barrile
http://www.ecoblog.it/post/33885/ambiente-lombardia-la-nuova-corsa-al-petrolio
 

    4 ott 2012. -   E’ sempre l’oro nero ad essere al centro delle intense attenzioni energetiche italiane: la corsa al petrolio nostrano sembra inarrestabile, nonostante di energia pulita e fonti rinnovabili ormai si parli quotidianamente, dal bar al blog, dal salotto televisivo alla conferenza stampa; in Lombardia, ad esempio, la caccia all’oro nero si sta sempre più intensificando, sopratutto nella pianura Padana.
    Una delle più efficienti raffinerie d’Europa, quella di Sannazzaro de’ Burgondi (Pv) di proprietà Eni, registra infatti un’attività sempre più intensa e, nel frattempo, numerose compagnie petrolifere hanno inoltrato la richiesta di autorizzazione sul suolo lombardo al Ministero dello Sviluppo Economico: non solo il cane a sei zampe dunque, ma numerosissime compagnie da ogni parte del mondo (i nuovi siti sotto esame sono attualmente ben 25).
    Ad oggi in Lombardia risultano 17 concessioni attive di coltivazione idrocarburi e 7 di stoccaggio gas; secondo la Direzione Generale per le risorse minerarie ed energetiche le nuove richieste già concesse sono 14 mentre altre 11 sono in fase di valutazione (per 40 Comuni interessati), in tutte le province lombarde (ad esclusione di Lecco e Sondrio); gli imprenditori del settore hanno fatto sapere, tramite Assomineraria, di essere pronti a investire 12miliardi nei prossimi quattro anni per estrarre tutto l’estraibile: "Da un impegno finanziario così rilevante potrebbero derivare almeno 70 mila nuovi posti di lavoro, oltre 40 miliardi di euro di nuove entrate per lo Stato in venti anni e un risparmio sulla bolletta energetica di 120 miliardi di euro nello stesso periodo".
    La Exploenergy, ad esempio, ha chiesto il via libera per esplorare un’area di 290 chilometri quadrati tra Bergamo, Brescia e Cremona, la Compagnia generale idrocarburi e Enel invece si contendono 360 chilometri quadrati nel pavese e a Tortona (nell’alessandrino piemontese) nella ricerca di gas tra i vitigni; l’americana Mac Oil sta attendendo il via libera definitivo del ministero (dopo aver incassato quello del Pirellone) per un’indagine sismica non soggetta a verifica di impatto ambientale tra Cremona, Lodi, Milano e Pavia.
    Secondo le dichiarazioni del ministro Passera l’obiettivo è raddoppiare la produzione interna di idrocarburi nel giro di pochi anni e ci sono ben pochi dubbi sul fatto che queste autorizzazioni verranno rilasciate; il prezzo alto dei barili sui mercati finanziari rendono l’approvvigionamento petrolifero sempre più complesso per l’Italia, spiega Assomineraria motivando l’impennata petrolifera italiana.
Sono tuttavia in tantissimi a storcere il naso sulle trivelle nella pianura padana, sopratutto dopo che il terremoto in Emilia ha reso evidenti alcune criticità ambientali derivanti dalle trivellazioni e dallo stoccaggio del gas.

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Lombardia: è ripresa la corsa al petrolio. Escluse solo Lecco e Sondrio
di Isabella Fantigrossi
http://www.corriere.it/ambiente/12_ottobre_04/lombardia-texas-ricominciata-caccia-oro-nero-fantigrossi_0e0020b0-0dfd-11e2-a908-14f31466de5c.shtml


4 ottobre 2012. - Petrolio e gas: 25 nuovi siti sotto esame. Numerose società hanno chiesto e ottenuto i permessi di ricerca
    MILANO - Rinnovabili e pulite. Di fonti di energia alternativa se ne parla da decenni, in Italia, ma forse non è ancora arrivato il loro tempo. Perché nel Paese non sì è mai fermata la ricerca e l'estrazione del petrolio. E, in Lombardia, la caccia all'oro nero addirittura si sta intensificando: nella pianura Padana, dove è ancora attiva una delle raffinerie Eni più efficienti d'Europa, quella di Sannazzaro de' Burgondi (Pavia), l'attività è intensa, mentre compagnie italiane e straniere si stanno mettendo in fila per chiedere le autorizzazioni al ministero dello Sviluppo economico.
    AUTORIZZAZIONI - Ultime tra queste la Exploenergy, che a marzo scorso ha chiesto il via libera all'operazione Lograto per esplorare un'area di 290 chilometri quadrati tra Bergamo, Brescia e Cremona; la Compagnia generale idrocarburi, con il progetto Momperone, e il colosso nazionale Enel Longanesi con Rocca Susella, che si stanno contendendo 360 chilometri tra Varzi e Voghera, nel Pavese, e Tortona, nell'Alessandrino, tutta terra di vigneti doc, per cercare idrocarburi, soprattutto gas; ma c'è anche l'americana Mac Oil, sede in Oklahoma e uffici italiani a Roma, che ha già avuto il via libera dal Pirellone per il progetto San Grato e ora sta aspettando quello del ministero per avviare un'indagine sismica non soggetta a verifica di impatto ambientale per individuare eventuali giacimenti e poi perforare qualche pozzo esplorativo tra Cremona, Lodi, Milano e Pavia.
    PIANI DI SVILUPPO - A conferma dei nuovi piani di sviluppo e ricerca ci sono i numeri della Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche, che fa capo al ministero dello Sviluppo economico. A oggi in Lombardia sono 17 le concessioni vigenti di coltivazione idrocarburi e sette quelle di stoccaggio gas. Ma altrettante sono le nuove richieste: quattordici i permessi di ricerca già concessi, mentre undici in oltre 40 Comuni sono quelli in fase di valutazione, quasi una richiesta per provincia lombarda, tutte coinvolte
tranne Lecco e Sondrio. I petrolieri stessi, tramite Assomineraria, hanno già fatto sapere di essere pronti a estrarre tutto il nostro oro nero, investendo nell'arco dei prossimi quattro anni 12 miliardi di euro per nuovi impianti produttivi in tutta Italia. «Da un impegno finanziario così rilevante», sostiene Assomineraria, «potrebbero derivare almeno 70 mila nuovi posti di lavoro, oltre 40 miliardi di euro di nuove entrate per lo Stato in venti anni e un risparmio sulla bolletta energetica di 120 miliardi di euro nello stesso periodo».
    LOMBARDIA, TEXAS - l motivo di questa nuova stagione «texana»? Per Assomineraria l'attività petrolifera deve ripartire, anche in Lombardia, a causa dei prezzi alti dei barili stranieri e delle frequenti difficoltà di approvvigionamento. Tanto più che, nel nostro Paese - l'ha rivelato Pietro Dommarco nel suo saggio Trivelle d'Italia. Perché il nostro Paese è un paradiso per i petrolieri, appena uscito per Altreconomia - è sempre stato conveniente produrre petrolio: le royalties, cioè il corrispettivo che le compagnie petrolifere versano a Stato ed enti locali come compensazione per lo sfruttamento del territorio, sono bassissime, il 10% per le estrazioni in terraferma contro, per esempio, l'80% della Russia e il 60% dell'Alaska. Con esenzioni dal pagamento delle royalties sulle prime 20 mila tonnellate di greggio e sui primi 25 milioni di metri cubi di gas estratti in terraferma.
    OBIETTIVI - Ma i nuovi permessi di ricerca richiesti in Lombardia arriveranno? Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico, ha già tracciato la linea: obiettivo del governo è raddoppiare nel giro di pochi anni la produzione italiana di idrocarburi, cercando di raggiungere per via interna il 20% dei consumi contro il 10% attuale. E allora, anche vicino al Po, aspettiamoci nuove trivelle.

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Dalla mia Bacheca su FB del 4/10/12

Quello che i "media di regime" non dicono...
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4280306040217&l=53cff08588


    A proposito della scossa di ieri di mag. 4,5 in provincia di Piacenza di cui s'è detto in uno degli ultimi post qui su Fb, a seguito di una notizia pubblicata ieri dal sito web "NotizieIN.it".
    Ho controllato sul sito web dell'EMSC" (Euro-Mediterranean Sismologic Center"). E la prima cosa che ho potuto constatare è che non si è trattato di una scossa isolata, bensi della prima di una sequenza sismica di almeno sei scosse, tutte susseguitesi, a breve distanza l'una dall'altra, tra le 16:45 (ora locale della prima scossa di maggiore intensità) e le 19:58 (ora locale della sesta scossa), quest'ultima di mag. 2,7, con ipocentro alla profondità di 2 km appena, rispetto ai 30 km dell'ipocentro della prima.
    Ma il dato più interessante che non andrebbe, a mio giudizio, assolutamente trascurato, è che gli epicentri delle sei scosse di ieri, secondo i i dati forniti dall'EMSC, sono cinque su sei compresi nel perimetro della concessione del permesso di ricerca "Torrente Nure" di cui abbiamo parlato in precedenza, e l'ultimo appena fuori di esso.
    Lo si può facilmente notare sovrapponendo la mappa dell'EMSC con gli epicentri delle varie scosse (indicati dai cerchietti in rosso), a quella del Ministero dello Sviluppo Economico con il perimetro della concessione "Torrente Nura". Cosa che ho fatto e il risultato si può vedere nell'immagine a lato...
    Qui a seguire, in ordine temporale, i dati delle sei scosse registrate ieri pomeriggio in quella zona...

1° - Magnitudine Mw 4.6
Region NORTHERN ITALY
Date time 2012-10-03 14:41:30.0 UTC
Location 44.85 N ; 9.77 E
Depth 30 km
2° - Magnitudine ML 2,3
Regione NORD ITALIA
Data ora 2012/10/03 14:57:10.0 UTC
Posizione 44,77 N; 9,78 E
Profondità 24 km
3° - Magnitudine ML 2,2
Regione NORD ITALIA
Data ora 2012/10/03 15:06:31.0 UTC
Posizione 44,77 N; 9,85 E
Profondità 10 km
4° - Magnitudine ML 2,1
Regione NORD ITALIA
Data ora 2012/10/03 17:14:10.0 UTC
Posizione 44,80 N; 9,71 E
Profondità 24 km
5° - Magnitudine ML 3,3
Regione NORD ITALIA
Data ora 2012/10/03 17:18:01.0 UTC
Posizione 44,80 N; 9,71 E
Profondità 20 km
6° - Magnitudine ML 2,7
Regione NORD ITALIA
Data ora 2012/10/03 17:58:40.0 UTC
Posizione 44,78 N; 9,63 E
Profondità 2 km

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Post di Jahnpiero Assi

Io ero fuori casa e non l'ho sentita, ma amici confermano la botta.....
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Post di Guido Picchetti

E alle 11:33 di stamane ancora un'altra scossa di mag 2,4 sempre all'interno del perimetro della concessione "Torrente Nura". Ma mentre l'epicentro della prima forte scossa di ieri, di mag 4,7, risultava alcuni km a NE di Mirandola, l'epicentro di questa ultima scossa, sempre secondo l'EMSC, sarebbe sul lato opposto di Mirandola, una decina di km a SO.
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Post di Jahnpiero Assi
Il torrente si chiama Nure, poi non so se alla concessione hanno dato un altro nome.....
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Post di Guido Picchetti
No, è un mio errore. Ho controllato e ho visto il nome della concessione è proprio "Torrente Nure". Grazie della rettifica...
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Post di Jahnpiero Assi
E' una valle bellissima che parte da Piacenza ed arriva a Chiavari... Peccato che il torrente sia poverissimo d'acqua, ma dalle mie parti il minimo deflusso vitale viene sempre rettificato per favorire la coltivazione intensiva di pomodori...
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A Jahnpiero Assi piace questo elemento.

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Il Giappone ci prova con trivelle e fracking
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=63406818#lastpost


L'olio di scisto sta attirando l'attenzione come una risorsa nuova energia in Giappone.
    Il governo giapponese ha chiesto al governo americano di revocare il divieto di esportazione in corso sul carburante di scisto, e funzionari del governo giapponese hanno detto che detta prospettiva è un grande incentivo per il Giappone per aderire al "Trans-Pacific Partnership". E' opinione diffusa che l'adesione al "TPP" faciliterebbe al Giappone l'importazione di olio di scisto dagli Stati Uniti.
    La "Japan Petroleum Exploration Co.", ha comunque effettuato un primo passo verso quello che potrebbe essere la nuova risorsa del paese con la scoperta del petrolio nel proprio territorio, affamato com'è di energia. L'azienda, nota come "Japex", ha detto proprio ieri che, lunedì scorso 1° ottobre, con successo, ha estratto petrolio greggio da un campione di prova di un giacimento di gas nella prefettura di Akita nel Giappone nord-orientale (foto a lato).
    La società stima che ci potrebbero essere fino a 5 milioni di barili di giacimenti di petrolio in giro estraibili dalle rocce scistose e giacimenti di gas. Venti volte tale importo si crede che possa trovarsi nella roccia sedimentaria in tutta la prefettura di Akita. Anche se questo è l'equivalente di circa il 10% del consumo annuale di greggio del Giappone, è niente in confronto al petrolio del Nord America di scisto che vanta migliaia di miliardi di barili di riserve.
    Nel frattempo, il governo giapponese e l'industria stanno lavorando per trovare forniture interne, che ora sembrano più portata di mano. I lavoratori hanno allentato il greggio dalla roccia con acido, cominciando a pomparlo a 1.800 metri sotto terra lunedi scorso, iniziando il processo di estrazione il giorno successivo. La scoperta arriva appena due mesi dopo che la "Japex" ha acquisito una piccola partecipazione in un progetto di sviluppo petrolifero in Texas, il suo primo investimento in tale energia.
    Stranezze geologiche possono rendere difficile il controllo del flusso di olio e le oscillazioni dei prezzi di mercato possono attivare un'operazione che comunque dovrebbe essere economicamente sostenibile. La società ha detto che deve analizzare la velocità di produzione ed il volume per determinare se l'impresa sarà redditizia. Eppure, il progetto pilota rappresenta una delle iniziative per  reperire energia disponibile in Giappone, in quanto la società mira a garantire l'approvvigionamento di energia più vicino a casa. La politica energetica del Giappone, prima dell'incidente di Fukushima Daiichi dello scorso anno, ha subito un restyling drastico. Solo due dei 50 reattori del paese sono attualmente attivi.
    Nel mese di giugno, il governo giapponese ha detto di aver trovato un campo sostanziale di petrolio al largo della prefettura di Niigata a Sado Island. Il Giappone effettuerà trivellazioni di prova nel Mar del Giappone fuori la prossima primavera per la ricerca di petrolio e gas naturale. "JX Nippon Oil & Gas Exploration Corp. effettueranno la perforazione, e la produzione commerciale sarà presa in considerazione se un deposito abbastanza grande sarà confermato sul sito circa 30 km a sud ovest dell' Isola di Sado", hanno riferito alcuni media. La commercializzazione potrebbe iniziare già nel 2023. Costo dell'indagine, 124 milioni di dollari. Il governo ha effettuato le operazioni di sperimentazione a Niigata già nel 2003 e nel 2004, ma non è riuscito a trovare sufficienti riserve da sfruttare commercialmente. Dopo la foratura, spetterà alla società per decidere se proseguire la produzione commerciale.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ogni stato con le proprie scelte è artefice del proprio destino... Il problema è che poi le conseguenze di tali scelte, se sbagliate, ricadono spesso sulle comunità tenute all'oscuro dei rischi ad esse connessi...

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Terremoto in Emilia: scossa M4,5 Valle del Trebbia
di Giovanni Online
http://notiziein.it/2012/10/03/terremoto-oggi-emilia-scossa-m45-valle-del-trebbia-piacenza/


4/10/12. - Immagine da una pagina web on line di "NotizieIN.it" di ieri, condivisa su FB (ndr).

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Post a margine di Betta Sala
... permesso Torrente Nure. BG GroupPost di Guido Picchetti
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Post di Guido Picchetti

Grazie, Betta, del tuo post.
Della concessione cui ti riferisci  sono titolari titolari le società PADANA ENERGIA (r.u.) per l'87,5% e la "PETROREP ITALIANA " per il restante 12%.
La concessione "Torrente Nure" è relativa ad un permesso di ricerca, su una superficie di 280 kmq, che scadrà il 19/02/2013...
Nell'immagine a lato, ripresa dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico al link che segue, corrisponde il permesso riguarda l'area centrale delimitata in verde sulla mappa...
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/titoli/mappa.asp?cod=512

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Gestione dell’Area marina protetta delle Egadi, il sindaco di Favignana risponde al senatore D’Alì
da "Green Report"
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=18110  

«Sono solo polemiche pre-elettorali da parte di chi ha dimenticato le promesse fatte alle isole minori»
    3 ottobre 2012. Il presidente dell'Area marina protetta "Isole Egadi", Lucio Antinoro - che è anche sindaco di Favignana - eletto in una lista civica, risponde duramente e in maniera dettagliata all'interpellanza parlamentare del senatore Pdl Antonio D'Alì, che tra l'altro è presidente della Commissione territorio, ambiente e beni ambientali del Senato, che avanzava pesanti dubbi sulla gestione della riserva, sui rapporti con Legambiente ed altre associazioni e su appalti e finanziamenti di iniziative.
    Antinoro spiega che nella nota evidenzia che «tutti gli atti riferiti ai quesiti dall'interpellanza sono pubblici e sono stati pubblicati, come previsto dalla legge, sull'albo informatico del Comune di Favignana». Il presidente/sindaco si riferisce alla dettagliatissima nota dell'Amp delle Egadi che confuta punto per punto le accuse ed i sospetti avanzati da D'Alì: «Le convenzioni stipulate tra l'Ente gestore e gli operatori del trasporto di linea e del trasporto passeggeri sono pienamente legittime e previste dal Regolamento dell'Amp; che l'iniziativa di promozione nota come "Giornate del Mare" non è stata realizzata con risorse del Ministero dell'Ambiente; che il Progetto "Ecoinnovazione Sicilia" è realizzato da Enea a valere su un finanziamento nazionale del Ministero della Ricerca, per il quale le Isole Egadi sono state prescelte da Enea per la realizzazione di interventi sperimentali nel campo dello sviluppo sostenibile; che il Comune di Favignana, in qualità di Ente gestore dell'Amp, non ha formalizzato alcun accordo con la società Almond Tree, ma ha stipulato nel 2011 un protocollo d'intesa con Legambiente nazionale e Agci Pesca, finalizzato a promuovere e valorizzare i prodotti della pesca delle Isole Egadi; che il personale esterno è contrattualizzato a tempo determinato e selezionato con procedure di evidenza pubblica, secondo le disposizioni vigenti in materia per gli Enti pubblici e vanno distinti i collaboratori a progetto, i volontari e le società cooperative che svolgono servizi; che il progetto "Vedette del Mare", approvato e finanziato dal Ministero dell'Ambiente, prevede l'erogazione integrale di 120.000 euro a tutti i pescatori residenti coinvolti».
    La nota sottolinea che «le medesime richieste erano già state formulate in seno alla Commissione di riserva dell'Amp, e che le medesime risposte erano state già rese e comunicate al Ministero dell'Ambiente dal Presidente della stessa Commissione». Poi Antinoro passa ad un commento più "politico": «L'interrogazione ha posto quesiti risibili, cui abbiamo risposto in maniera puntuale, evidenziando un rigoroso rispetto di procedure e normative, oltre a mettere in evidenza risultati lusinghieri, direi quasi straordinari, sul fronte della tutela, dei controlli e delle ricadute occupazionali. Questa interpellanza era finalizzata, in realtà, a innescare velenose insinuazioni e sospetti, da parte di chi ha intenzione di scendere in campo per la prossima competizione elettorale. Desta stupore che il Senatore D'Alì, completamente assente dalle Egadi da almeno 4 anni, invece di occuparsi dei temi scottanti della condizione delle Isole minori, come ci aveva promesso, denigri l'opera di questa Amministrazione, che come Ente gestore ha riscosso il plauso del Ministero dell'ambiente, delle associazioni ambientaliste e degli operatori del settore per il rilancio dell'Amp. Da oltre due anni è fermo nei cassetti del Senato il disegno di legge speciale per le isole minori, che in questi anni, complice la crisi, hanno visto peggiorare tutte le criticità strutturali in relazione ai trasporti, alle scuole e alla sanità, nell'impotenza dei sindaci. Al contrario, si fanno polemiche e speculazioni politiche, dimenticandosi che la precedente Amministrazione, appoggiata proprio dal Senatore D'Alì, è stata mandata a casa dalla Regione, con tanto di arresto del segretario comunale, condanne e indagini tuttora in corso, per tacere della meticolosa opera di demolizione dell'Amp che fu condotta in quel periodo».
    Antinoro evidenzia: «Noi siamo ripartiti dalle macerie dell'Area marina protetta, abbiamo sanato il bilancio colmando un buco nelle finanze dell'Amp di oltre 2,3 milioni di euro, comprato sedi, riparato mezzi e segnalamenti; realizzato importanti progetti di tutela, consolidato i controlli e la sorveglianza, formato il personale dando lavoro stagionale a 30 giovani laureati del territorio, avviato importanti progetti di ricerca con partner scientifici prestigiosi; abbiamo vinto bandi nazionali e ottenuto dal Ministero dell'Ambiente finanziamenti importanti, in misura maggiore rispetto alle altre Amp, dopo una procedura concorrenziale. E per farlo ci siamo avvalsi, come direttori, di esperti che lavoravano da anni al Ministero dell'ambiente. Oggi siamo al top delle aree marine protette italiane. Ma questo ovviamente non piace ai nostri avversari politici, a cui consiglio di scegliere un altro terreno per il confronto elettorale, perché su questo siamo fortissimi e i fatti parlano chiaro».

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Dalla mia Bacheca su FB del 3/10/12

Multinazionali del petrolio in Commissione Europea. Un interrogativo da sciogliere
di Guido Picchetti (a margine di un articolo di EurActiv postato in una nota su FB)
http://www.facebook.com/notes/...commissione-europea-un-interrogativo-da-scioglier/506632266015260

Anche la Commissione Europea, e non da oggi, si è resa conto di come il "modus operandi" delle multinazionali del petrolio non sia eticamente molto corretto, per dirla in termini eleganti, e come ciò avvenga specialmente quando le società del settore si trovano ad operare in paesi tanto poveri e democraticamente deboli, quanto ricchi di risorse naturali... (Eni docet... e non solo in Nigeria, purtroppo). E' un comportamento che, inoltre, favorisce successivamente la corruzione in quei paesi, allargandosi anche ad altri settori come quello del legno, delle telecomunicazioni, dell’edilizia, dei lavori pubblici, etc. etc., con gravi danni alle comunità locali.
Sull'esempio degli USA, pare ora ci sia l'intenzione anche in Europa di di porvi rimedio. E quest'articolo di EurAactiv, segnalatomi da Gianfranco Rossetto da Bruxelles, che qui a seguire riporto con tutta la serie di documenti allegati, certifica bene l'impegno in tal senso di molti euro-deputati appartenenti a varie commissioni dell'UE. Ma ce la farà il Parlamento Europeo a emanare queste sue specifiche norme anticorruzione, e a rispondere così positivamente a quell'interrogativo che il titolo dell'articolo si pone, indicando a tutti i Paesi Membri della UE la strada giusta da seguire ? Non resta che augurarselo...
Ringrazio Paolo e Rosetta Morselli di Parigi per la cortese traduzione dell'articolo originale...

Il Parlamento europeo è pronto a prendere la leadership nella lotta anticorruzione contro le grandi società minerarie, petrolifere, et similia ?
traduzione dal francese (EurActive)
http://eulogos.blogactiv.eu/....-contre-les-grandes-firmes-minieres-petrolieres-et-autres/

L'Europa è pronta a rendere più rigide e severe le regole anti-corruzione che concernono le industrie estrattive? Le società minerarie e petrolifere, che sono spesso accusate di favorire la corruzione con trattative poco trasparenti dal punto di vista finanziario nei paesi più poveri e democraticamente deboli, ma ricchi di risorse naturali, martedì 18 settembre hanno forse perso una battaglia al Parlamento Europeo. La Commissione degli Affari Giuridici ha adottato in proposito un progetto per una proposta di Parere, ma questa Commissione non ha un ruolo di leader, e la Commissione per il Mercato Interno ha un peso molto più elevato in materia. Si prevede pertanto che il dibattito sarà molto animato..
    23/09/12. - Sullo slancio di una decisione americana passata quasi inosservata nel corso dell'estate, gli eurodeputati della Commissione per gli Affari Giuridici hanno adottato un testo molto vincolante e restrittivo, che mira a migliorare la trasparenza delle transazioni finanziarie specificamente nel settore petrolifero e minerario. Gli Stati Uniti hanno aperto la strada che dovrebbe facilitare l'adozione definitiva delle nuove norme europee. Il 22 agosto, la Commissione di Sorveglianza delle Operazioni di Borsa a New York (la SEC) ha approvato un regolamento che ha forza di legge. Atteso da molto tempo, questo regolamento obbliga le compagnie petrolifere, gasiere e minerarie, quotate a Wall Street, a dichiarare annualmente ogni importo superiore a 100.000 dollari (77.000 euro) versato per un progetto ad un governo, ad un organismo governativo, ad un’autorità locale, o ad un'impresa pubblica del paese dove le suddette compagnie estraggono risorse petrolifere, minerarie o gasiere.
    Questa decisione si inscrive nel quadro di una legge degli Stati Uniti molto più ampia, conosciuta come "Dodd-Frank", adottata nel 2010, e destinata a regolamentare il sistema bancario e finanziario molto intaccato e scosso dalla crisi dei “subprimes”. Il regolamento della SEC, combattuto per due anni dalla potente lobby petrolifera americana API, era stato invece salutato come un vero passo avanti da tutta una coalizione di organizzazioni appartenenti alla società civile.
    Martedì, 18 Settembre gli eurodeputati si sono spinti ben oltre le regole stabilite dalla SEC, almeno per quanto riguarda il campo di applicazione. La soglia di 80.000 EURO è fondamentalmente la stessa. Ma, secondo Françoise Castex, eurodeputata francese (PS), membro della Commissione per gli Affari Giuridici, "questa cifra è infima per aziende di tali dimensioni". Gli eurodeputati hanno però ampliato il campo di applicazione del nuovo regolamento estendendolo anche alle banche ed alle società (quotate in Europa) operanti nelle telecomunicazioni, nell’edilizia, nei lavori pubblici, nel settore del legno. "Settori, questi, particolarmente opachi, che generano guadagni importanti in Africa", fa osservare Friederike Röder dell’ ONG “ONE-France”, membro della coalizione internazionale “Rendete pubblico quel che pagate” che si batte da dieci anni perchè i profitti delle industrie estrattive vadano anche a beneficio delle popolazioni coinvolte, e non solo ad arricchire una piccola élite locale.
    La pubblicazione di tutte queste informazioni “ha come obiettivo di fare più luce sui ricavi generati dallo sfruttamento delle risorse naturali. Essa permetterà a circa 1 miliardo e mezzo di persone, che vivono in condizioni di estrema povertà in paesi ricchi di risorse naturali, di chiedere rendiconti in materia ai loro governi", fanno notare, in una dichiarazione congiunta, il "Secours catholique", l’ "Oxfam Francia", l' "ONE-France" e il "CCFD-Terre Solidaire".
    Nelle prossime settimane, il testo degli eurodeputati sarà oggetto di negoziati con le altre Commissioni e con il Consiglio Europeo che aveva adottato, un anno fa, una versione molto più mitigata delle nuove norme sulla trasparenza finanziaria da applicare alle ditte degli Stati Membri dell’EU. Diversi osservatori fanno notare che la posizione del Consiglio Europeo era stata dettata ed imposta dai governi britannico e tedesco, opportunamente consigliati dalle multinazionali.
    Il messaggio del Parlamento Europeo agli Stati Membri è chiaro: “è inutile cercare di volervi imporre a tutti i costi, dovete invece rivedere la vostra posizione”. Gli oppositori sostengono invece che molte ditte riusciranno in ogni caso ad aggirare queste nuove regole, che si verificheranno distorsioni nella concorrenza, e che la sovranità degli Stati sarà violata.
    Obiettivo dell'Iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive è ottenere che le compagnie petrolifere e/o minerarie pubblichino l'ammontare delle imposte (tasse) e royalties che pagano agli Stati, e che questi ultimi comunichino i loro ricavi. Si suppone e si spera che queste azioni possano permettere di scoprire le frodi e i pagamenti “sospetti”.
    Il relatore del progetto, Raffaele Baldassarre, ha sottolineato che, nonostante l’elevato numero di appalti, la legislazione dell’Unione Europea sugli appalti pubblici non prevede regole o norme giuridiche specifiche per l’attribuzione delle concessioni. L’assenza di norme e di regole è una porta aperta all'inefficienza, a pregiudizi importanti per le parti in causa, a danni significativi per i soggetti interessati, e a condizioni ineguali per gli operatori economici, cosa questa che è spesso causa di corruzione e/o di pratiche non eticamente corrette. Per queste ragioni Baldassarre ritiene assolutamente necessario un intervento legislativo europeo. Egli sottolinea inoltre la necessità di regole chiare (definizione precisa dei contratti di sovvenzione, delle regole di assegnazione, e di modifica delle concessioni), e chiede una aumentata trasparenza e correttezza. Insiste sul fatto che è necessario semplificare le procedure, per agevolare il recepimento delle nuove norme nell’ordinamento giuridico nazionale di ogni stato, e garantire così una maggiore equità. E soprattutto, propone di accordare la possibilità di scegliere tra i criteri presi in considerazione per l'assegnazione della concessione, i criteri ambientali, sociali o relativi all’innovazione, nonché, se necessario, l'attuazione di politiche volte a promuovere, a lungo termine, una crescita economica sostenibile nella coesione sociale.
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PS. - 47 emendamenti sono stati proposti e questi riscrivono ampiamente la proposta della Commissione. Vedi:
 - "Proposta di regole sull’attribuzione dei contratti di concessione - COM /2011/897"
(FR) http://www.europarl.europa.eu/.../documents/com/com_com(2011)0897_/com_com(2011)0897_fr.pdf
(EN) http://www.europarl.europa.eu/.../documents/com/com_com(2011)0897_/com_com(2011)0897_en.pdf
 - "Progetto di delibera della Commissione per gli Affari Giuridici - Relatore Raffaele Baldassarre"
(EN) http://www.europarl.europa.eu/.../documents/com/com_com(2011)0897_/com_com(2011)0897_en.pdf
 - "Comunicato di ONE France"
http://www.one.org/fr/blog/urgent-succes-de-campagne-a-bruxelles/
 - "Soreide Tina: rischi di corruzione e collusione nell'aggiudicazione dei contratti dei concessione" studio commissionato dal Parlamento Europeo (Giugno 2012)
http://www.europarl.europa.eu/.../etudes/note/imco/2012/475127/IPOL-IMCO_NT(2012)475127_EN.pdf
 - "Proposta della Commissione Europea, COM (2011) 897 del 20.12.2011"
(FR) http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2011:0897:FIN:FR:PDF 
(EN) http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2011:0897:FIN:EN:PDF

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A Alfonso Nigro, Guido Pietroluongo, Ilva Alvani, Marina Knez, Gianfranco Rossetto e Filippo Fot piace questo elemento.

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Maria Rita D'orsogna oggi a Pegognana in provincia di Mantova. Auguri...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4275165951718&l=17133df7d3

Appuntamento con Maria Rita D'Orsogna oggi a Pegognana (Mantova) alle ore 21:00 presso l'Hotel 900, in via Nazario Sauro n°1. Auguri, Maria Rita, con la segreta speranza che tu possa leggere la nota che ho appena pubblicato, e che dimostra chiaramente quanti siamo, ma anche quanto ti siamo vicini, anche se di fatto lontani, seguendoti in questo tuo impegno in difesa del tuo Paese di origine... In bocca al lupo !!!

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A Luca Facciolo, Alfonso Nigro, Ilva Alvani, ‎Stefania Marignetti‎ e ‎Gianluca Cecere‎ piace questo elemento.

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Buone notizie, tra richieste, ricorsi e respingimenti... Meglio fiori concreti che illusioni fasulle

di Guido Picchetti (da una nota su FB)
http://www.facebook.com/ricorsi-e-respingimenti-meglio-fiori-concreti-che-il/506502562694897


    Oggi Maria Rita D'Orsogna è a Mantova per la sua seconda conferenza in Italia. E proprio oggi, come augurio per la sua conferenza, finalmente delle buone notizie in tema di trivellazioni, dopo le tante di segno decisamente opposto, per certi orientamenti governativi, diffuse negli ultimi tempi...
    A segnalarmele ieri sera a mezzanotte Assunta di Florio dall'Abruzzo, con un messaggio che tradiva il suo entusiasmo.
    "Un passo alla volta, come dice la Super Fabrizia (Fabrizia Arduini, ndr.), si procede verso la meta e si da un'altro calcio in... c...... ai petrolieri ! "
    Questa la frase centrale del suo messaggio, e l'elenco degli articoli allegati alla e-mail, che qui seguire brevemente riporto (completo di link con cui raggiungerli), spiega bene il motivo quell'entusiasmo, interamente condivisibile da parte di tutti coloro che, isolatamente o in gruppo, da tempo si impegnano affinchè si possano raggiungere questi stessi obiettivi di interesse comune...

- "Il Tar del Lazio dice no alle estrazioni alle Tremiti: dubbi sull'air gun. Annullata la compatibilità ambientale rilasciata dal Ministero dell’Ambiente:«procedura illegittima» di Marirosa Barbieri
http://www.primadanoi.it/news/italia/533692/Il-Tar-del-Lazio-dice-no.html

- "Da Basilicata altri no a ricerca idrocarburi"
http://www.primadanoi.it/news/italia/533692/Il-Tar-del-Lazio-dice-no.html
- "Il Tar del Lazio blocca il Far West delle trivelle nel Mare Adriatico. Il WWF: primo passo verso una moratoria del mar Adriatico"
http://puglialive.net/home/news_det.php?nid=60960
- "1° ottobre, fumata nera per gli idrocarburi, in terra e in mare due passi avanti"
(nb - In 'terra': nella Conferenza dei Servizi di ieri al Ministero Affari Produttivi - sul progetto Colle Santo a ridosso al lago di Bomba -, Regione, Provincia e Comuni, hanno ribadito il proprio 'no' al progetto, e il Ministero ha asserito che per loro restava 'importante' il parere negativo della Valutazione di Impatto Ambientale espresso dalla Regione Abruzzo, per cui occorre una nuova valutazione di VIA a livello ministeriale... - 'in mare': il Tar del Lazio ha accettato il ricorso contro la valutazione positiva alla VIA pronunciata da Ministero dell'Ambiente, Min. per i Beni e le Attività Culturali, e Min. Sviluppo Economico al permesso di ricerca della Petroceltic - d 505B.R.EL- davanti alla costa di Abruzzo e Molise, e in prossimità delle isole Tremiti, ndr)
http://blog.libero.it/emergenzambiente/11618503.html
- "Petrolio: comuni pugliesi esultano, Tar Lazio accoglie nostro ricorso"
http://bari.repubblica.it/dettaglio-news/20:54/4233532
- "Petrolio, Giunta regionale nega intesa su tre nuove istanze di ricerca"
(nb - La Giunta Regionale di Basilicata, dando seguito all'articolo 37 della legge regionale 16 dell'8 agosto 2012, la cosiddetta 'moratoria' su nuove estrazioni, ha respinto altre tre istanze di permesso di ricerca idrocarburi avanzate dalla Medoilgas, la prima, e dall'Eni le altre due, ndr)
http://www.adnkronos.com/IGN/...Giunta-regionale-nega-intesa-su-tre-nuove-istanze-di-ricerca_313753216459.html
- "Nuove non intese per ricerca idrocarburi a rischio ricorsi al TAR"
(nb - Sempre relativo a respingimento da parte della Regione Basilicata delle tre nuove istanze di Medoil ed ENI, vedi sopra, ndr)
http://www.olambientalista.it/nuove-non-intese-per-ricerca-idrocarburi-a-rischio-ricorsi/

- "Rigettata l’istanza di stoccaggio gas Rivara per rischio sismico"
(nb - ...e non è poco. Siamo in Emilia, e il rigetto di quel progetto è certamente un segnale importante e molto positivo, ndr)

http://www.olambientalista.it/rigettata-listanza-di-stoccaggio-gas-rivara-per-rischio-sismico/
- "Fondi Fas: 3 milioni per la Costa dei Trabocchi"
(nb - Si tratta di un provvedimento per la valorizzazione e lo sviluppo della fascia costiera teatina e in tempi di crisi come quelli del momento è un altro segnale positivo da non sottovalutare, ndr)
http://lancianocity.blogspot.it/2012/10/fondi-fas-3-milioni-per-la-costa-dei.html

Per riepilogare, segnali positivi per il Lago di Bomba, per le Tremiti, per le zone costiere d'Abruzzo e del Molise, per la Basilicata, per il Parco della Costa Teatina, e più in generale per il Mar Adriatico... Primi boccioli dei tanti fiori che speriamo possano fiorire quanto prima in tante altre parti del territorio nazionale che di tali realtà hanno davvero bisogno, e non di illusioni fasulle...
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Bomba, l'Adriatico, Pecoraro Scanio e la coerenza
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/10/bomba-ladriatico-pecoraro-scanio-e-la.html


TUESDAY, OCTOBER 2. - Sono in giro per l'Italia ed il tempo è sempre tiranno. Alcune notizie, belle, buone e riflessioni varie:
1. Ieri 1 Ottobre il Ministero dell'Ambiente ha ascoltato la questione Bomba - a porte chiuse - ma la cosa positiva, come riferisce Franco Moroni per la provincia di Chieti è che per il Ministero resta valido il parere negativo della V.I.A. e tutti gli attori in commissione: la Regione, la Provincia di Chieti, i comuni hanno ribadito il no. Un altro passo in avanti, in questa saga multi annuale ed infinita, e in un paese in cui non si riesce mai ad arrivare alla parola fine, ma comunque un passo nella direzione giusta.
2. A quanto pare il Partito Democratico avanza una richiesta di moratoria di trivelle per l'Adriatico. E' un pò tardi, no? Considerato che il decreto trivellante di Passera/Clini è stato votato 2 mesi fa e che nessuno dei senatori/parlamentari/politici ha detto o fatto niente a suo tempo, quando era possibile fare qualcosa...
Fra gli appellanti Pecoraro Scanio. Ricordo a tutti che il Centro Oli di Ortona, un mostro desolforante fra i campi del Montepulciano d'Abruzzo ed il suo annesso campo petrolifero fu approvato anche dai ministeri romani e aveva le firme di approvazione dello stesso Pecoraro Scanio come Ministro dell'Ambiente, di Di Pietro come ministro delle infrastrutture e di Bersani. Nessuno di loro ha mai chiesto scusa. Adesso vengono fuori con queste moratorie dell'ultimo minuto che sanno di propaganda prendi-voti. Cari politici, qui ci vuole la coerenza e le cose occorre ricordarsele per tempo, e non essere canne al vento e cercare di sfruttare le proteste popolari.
3. Sabato 6 Ottobre c'è la manifestazione contro le trivelle alle Tremiti, presso la città di Manfredonia. Chissà forse è questo il motivo per cui si è svegliato pure il PD e pure Pecoraro Scanio.
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Commenti del sottoscritto su FB a margine del post
Dubbi e perplessità, quelle di Maria Rita, sul comportamento dei politici italiani che condivido in pieno... Purtroppo, nulla di nuovo sotto il sole... E le elezioni sono vicine...
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Greenpeace: “U mari nun si spirtusa”
di Emilio Pantuliano
http://www.controcampus.it/2012/10/greenpeace-u-mari-nun-si-spirtusa/


Greenpeace ha raccolto quasi 57 mila firme per dire stop alle trivellazioni nel Canale di Sicilia. L’associazione ambientalista, coadiuvata da ben 49 sindaci, Regione Sicilia, comitati ed associazioni insieme per rispondere all’appello “U mari nun si spirtusa”.
    E’ la piattaforma Vega A, del gruppo Edison, posizionata a largo di Pozzallo, a suscitare il movimento delle associazioni ambientalista per la salvaguardia del territorio. Edison vorrebbe portare avanti il progetto di perforazione del fondale marino nel Canale di Sicilia, realizzando un impianto di perforazione (Piattaforma Vega B) adoperando la concessione rilasciata per la prima offshore nel meraviglioso mare siculo.
    Greenpeace insieme ai sindaci aderenti all’iniziativa, incontreranno in data 9 ottobre il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. Le 57mila firme verranno consegnate al Ministro, dopo la raccolta delle adesioni effettuata sul sito internet di Greenpeace: notrivelletour.org.
    Sul sito internet dell’associazione è possibile aderire all’iniziativa, compilando il form ed inoltrando l’appello. Greenpeace, insieme ai 49 sindaci siciliani, il governo della Regione Sicilia, associazioni di pescatori e comitati locali hanno già da tempo investigato e “documentato – a quanto si apprende dal sito dell’associazione - grazie alla nave Astrea, con i ricercatori dell’ISPRA l’incredibile biodiversità di aree sensibili come i banchi d’alto mare, ricchissime di praterie di gorgonie, spugne di grandi dimensioni, coralli neri e abbiamo raccolto dati che speriamo possano essere utili per la loro tutela.”
    La nave dei ricercatori ha documentato la biodiversità dei banchi d’alto mare del Canale di Sicilia, utilizzando il ROV, il veicolo filoguidato dotato di telecamera che scende fino a 160 metri di profondità.
    In una breve intervista all’ansa, il direttore delle campagne d’intervento Greenpeace, Alessandro Giannì, ha dichiarato : “Riteniamo che il progetto – afferma Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace – metta in grave pericolo l’ambiente e l’economia (della pesca e del turismo in primis) del territorio, nonché le risorse e gli ecosistemi del mare”.
    “Queste preoccupazioni – continua il Dir. Alessandro Giannì – sono largamente condivise dai cittadini, dagli amministratori e dalle associazioni di categoria della Sicilia. Chiediamo quindi che venga negato il permesso ad operare ricerche ed emungimento di idrocarburi sia con indagini sismiche che con pozzi di trivellazione“.
    Greenpeace afferma: “Una grave minaccia incombe sul mare del Canale di Sicilia: la corsa al petrolio. L’estrazione dell’oro nero porterà profitti solo alle compagnie petrolifere mentre rappresenta un rischio inaccettabile per l’ambiente, l’economia e il benessere delle comunità costiere. Dobbiamo fermarli subito! Chiediamo agli amministratori locali, ai siciliani e a tutti i cittadini del mare di firmare l’appello contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia, una delle zone più ricche di biodiversità del Mediterraneo.”
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ripeto quanto ho avuto occasione di scrivere proprio ieri a margine di un articolo sul WWF. Ma perchè non riunire le forze e fare fronte comune quando si hanno obiettivi indubbiamente simili come in questi casi ?... Certamente aumenterebbero le possibilità di successo in queste battaglie combattute per il benessere delle comunità. O si tratta solo di una gara per far vedere chi è più bravo ? Che io sappia, olimpiadi del genere non se ne sono in giro... A meno che, anche in campo ambientalista, non ci siano interessi nascosti, come quelli di certe multinazionali che pure vorremmo sconfiggere... E personalmente non voglio crederlo... Saremmo tutti sullo stesso piano... E, se così fosse, a che prò allora battersi ?
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Post di Antes Italia

Gli italiani sono solo capaci di farsi la guerra tra di loro, non capiranno credo mai che con un lavoro sinergico si potrebbero ottenere risultati migliori... Due inglesi insieme fanno un club, due italiani si scannano.
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Dalla mia Bacheca su FB del 2/10/12

Il debito più preoccupante rimane sempre quello ecologico. Il caso del Mar Mediterraneo
da "Green Report it"
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=18071


Gianfranco Bologna (Wwf Italia): «Politiche di rigore falliranno senza tener conto del debito ecologico»
   
[1 ottobre 2012]. - Rendendo giustizia all'odierna Giornata mondiale dell'habitat, Wwf Italia commenta il nuovo rapporto "Andamento dell'Impronta Ecologica nel Mediterraneo" del Global Footprint Network - che si svolge oggi a Venezia nell'ambito della Conferenza Internazionale ‘Garantire la competitività del Mediterraneo' - definendo il Mare Nostrum «un tesoro di biodiversità sommerso dal debito ecologico».
    «Il rapporto ‘Andamento dell'Impronta Ecologica nel Mediterraneo' - dichiara Gianfranco Bologna, direttore scientifico Wwf Italia - documenta che la domanda dell'area mediterranea per le risorse ed i servizi ecologici è incrementata del 197% nei 47 anni presi in considerazione, dal 1961 al 2008, aumentando il deficit ecologico del 230%, e del 150% negli ultimi 4 anni, a partire dal 2008, e che nel solo 2008 tre paesi da soli hanno inciso per più del 50% sull'impronta totale della regione mediterranea, ovvero Francia (21%), Italia (18%) e Spagna (14%). Si tratta ovviamente di un trend insostenibile. Le politiche di rigore economico falliranno se non terranno conto dello spaventoso deficit ecologico che abbiamo accumulato e che non siamo più in grado di ricostituire».
    D'altronde, continua Gianfranco Bologna, «è fondamentale, come il Wwf chiede da tempo ad esempio con il programma ‘Oltre il PIL', realizzato insieme a Commissione Europea, Parlamento Europeo, Ocse e Club di Roma, affiancare una contabilità ecologica e sociale a quella economica e individuare nuovi indicatori di benessere e progresso. Paradossalmente, invece, con la crisi economica e finanziaria in atto si stanno prendendo provvedimenti che deregolamentano la tutela del capitale naturale e dei beni comuni invece che rafforzarla (azioni politiche in questo senso sono già presenti nei piani di Grecia, Spagna, Portogallo ed anche dell'Italia)».
    Oltre che bacino dall'incalcolabile ricchezza biologica e storica, il Mar Mediterraneo racchiude infatti anche un notevole potenziale economico, che sarebbe così importante da riuscire ad utilizzare, pur nel rispetto dei vincoli ecologici. Infatti, secondo uno studio diffuso nel 2011 da Pan Bleu, organismo del Programma ambiente mediterraneo delle Nazioni Unite, riportato nel dossier 2012 del Wwf ‘Spiagge d'Italia: Bene comune, affare per pochi', il Mediterraneo è in grado di produrre un valore economico di oltre 29 miliardi di euro, per una media di 10mila euro per kmq (pari al 15% del Pil della Grecia), di cui il 68% deriva dalla fornitura di servizi e attività ricreative. E l'Italia è tra gli 8 paesi che ne beneficiano maggiormente. Il Belpaese, infatti, grazie anche alle 27 aree marine protette, è il paese mediterraneo con la maggiore quantità di servizi ambientali forniti dal mare, mentre grazie a biodiversità, paesaggio e beni culturali, la nostra fascia costiera è in grado di produrre un valore economico pari a 36 milioni di euro ogni anno.
    «Le nostre società - conclude Paolo Lombardi, direttore del Wwf Mediterraneo - devono rendersi conto che investire oggi nell'affrontare le questioni ambientali e la salvaguardia del capitale naturale nel Mediterraneo getterà i semi per le economie sostenibili del futuro. Economie sostenibili, sicurezza e dialogo culturale, infatti, non possono essere raggiunti senza un ambiente mediterraneo sano».
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Ma il WWF ha qualche ascolto in campo nazionale e internazionale ? E' una domanda che da un po' di tempo mi vado facendo... Se ben ricordo, nel nostro Paese in tempi andati un buon ascolto il WWF in Italia lo ha avuto. Sarà stato per merito e prestigio dei suoi esponenti, certo. Basti ricordare l'istituzione del Parco di Miramare di Trieste che, se non sbaglio, fu la prima area marina protetta italiana, pur a dispetto della sua limitata superficie. O ancora la successiva rete di oasi protette variamente distribuite sul territorio nazionale: una serie ambienti naturali (lacustri, marini e terrestri) che oggi altrimenti sarebbero sicuramente andati persi a causa del progredire della moderna "civilizzazione".
Eppure da qualche tempo mi sembra che gli appelli del WWF Italia, per quanto validi e qualificati, cadano nel vuoto. e non ricevano più l'attenzione che meritano da parte di chi dovrebbe dare ad essi il giusto ascolto e agire di conseguenza... E' forse una mia impressione sbagliata ? O c'è qualcosa, almeno a livello nazionale, che non funziona come dovrebbe in quest'associazione ambientalista che pure porta un etichetta di prestigio internazionale di tutto rispetto, e vanta decenni di impegni di successo mondiale nel campo della tutela ambientale? E, altra osservazione che mi permetto di fare, però riferita non solo al WWF, perchè in certe battaglie di interesse comune, come quella in difesa del Mediterraneo, il WWF non cerca di unire le forze con le altre organizzazioni ambientaliste di grido che hanno identici obiettivi (e ce ne sono...), anzichè disperdere le forze disponibili in iniziative disgiunte, facendo in questo modo proprio il gioco di chi si intende sconfiggere ?

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Trivellazioni petrolifere offshore, cresce la richiesta di moratoria dopo il pasticcio "cresci Italia"
di Umberto Mazzantini
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=18051


Una mozione Pd e l’appello del Forum nazionale degli amministratori per l’Ambiente. Tra gli altri, aderiscono Rifkin, Petrini, Giugni, Arbore e Pecoraro Scanio.
    [1 ottobre 2012]. - Dopo la presa di posizione del Parlamento europeo che chiede maggiori sicurezze (anche economiche) per la concessione di licenze di sfruttamento petrolifero e gasiero offshore - indicazioni che renderebbero impraticabili molte delle concessioni italiane a piccole multinazionali non in grado di far fronte tecnicamente e finanziariamente ad una marea nera o ad un grosso incidente su una piattaforma - cresce la richiesta di una moratoria per uscire dal vicolo cieco petrolifero nel quale ci ha cacciato il decreto "cresci Italia".
    I deputati del Pd Mariani, Vico, Margiotta, Losacco, Benamati, Bocci, Braga, Bratti, Esposito, Ginoble, Iannuzzi, Marantelli, Morassut, Motta, Realacci e Viola hanno presentato una risoluzione alla Commissione ambiente della Camera per chiedere al ministro dell'ambiente Corrado Clini la richiesta di valutare la possibilità di sospendere le indagini di sottosuolo e di sfruttamento dei giacimenti petroliferi in Adriatico.
    Il folto gruppo di deputati democratici ricorda che «in Italia sono presenti più di 1000 pozzi produttivi di idrocarburi, di cui 615 onshore e 395 offshore; di questi, 777 pozzi producono gas mentre i restanti 233 sono mineralizzati ad olio; le produzioni annuali di gas (8 GSm3) ed olio (5 Mton) coprono rispettivamente il 10% ed il 7% del fabbisogno energetico nazionale; il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi/gassosi è rilasciato alla compagnia petrolifera, a seguito di un procedimento unico che inizia con la selezione dei progetti effettuata dal ministero dello Sviluppo economico, sentito il parere di un organo consultivo, la Cirm, nell'ambito della quale sono rappresentate le Amministrazioni statali competenti (ministero dello sviluppo economico, ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Ispra, Avvocatura di Stato) nonché i rappresentanti regionali; per i permessi offshore sono coinvolti anche il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e quello delle politiche agricole, alimentari e forestali; vi è però da notare che mentre i permessi in terraferma vengono rilasciati dal ministero d'intesa con le regioni interessate, i progetti offshore sono sottoposti alla procedura di assoggettabilità ambientale e/o all'espressione del giudizio di compatibilità ambientale da parte del ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, o della regione interessata; non è richiesta «l'intesa» con la regione».
    Quindi «L'attuale procedura autorizzativa non prevede pertanto un adeguato coinvolgimento delle comunità locali, a cui, in molti casi, viene richiesto esclusivamente un parere sulla realizzazione degli impianti; recentemente sono stati richieste autorizzazioni per prospezioni e nuove trivellazioni in prossimità di importanti aree marine protette; la valutazione di impatto ambientale (Via) relativa ad un programma di indagini della Petroceltic Italia srl in un'area a ridosso delle isole Tremiti è stata impugnata dinanzi al Tar del Lazio da Legambiente, scelta condivisa anche con altre associazioni ambientaliste e con la regione Puglia, che non è stata coinvolta nella procedura di rilascio di tale autorizzazione, nonostante le Isole Tremiti siano più prossime all'area di ricerca Petroceltic dei comuni costieri di Abruzzo e Molise, ai quali è stato richiesto il parere».
    I parlamentari spiegano che in Italia il sistema di prelievo fiscale sull'attività di esplorazione e produzione di idrocarburi si basa su royalties, canoni d'esplorazione e produzione, tassazione specifica e imposte sul reddito della società: «Il prelievo fiscale totale per le aziende che operano nel settore delle attività estrattive e di produzione degli idrocarburi, si basa oltre che sulle royalties, sulla tassazione sui redditi delle società (Ires) con aliquota al 27,5%, sull'imposta regionale sulle attività produttive (Irap) al 3,9%, sulla Robin tax, l'addizionale Ires introdotta nel 2008 ed incrementata nell'agosto 2011 fino a raggiungere il 10,5%; secondo un recente studio di Nomisma Energia complessivamente la tassazione in Italia sulle attività petrolifere è in media pari al 63,9% se inoltre si considera l'addizionale Ires del 4% introdotta dalla legge n. 7 del 2009, il prelievo complessivo è del 68 per cento; in Europa vi sono Paesi con più elevata tassazione rispetto all'Italia (es: Norvegia e UK, con prelievi fiscali in media, rispettivamente, del 78% e tra il 68 e l'82%); per i diritti ceduti per attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi le compagnie pagano le royalties, che rappresentano il corrispettivo dovuto allo Stato per lo sfruttamento dei beni estratti per fini commerciali calcolato sul valore della produzione; in Italia le royalties per le produzioni a terra sono del 10% (a seguito dell'incremento del 3% introdotto nel 2009), mentre per le produzioni a mare sono segnatamente più basse: del 7% per il gas e solo il 4% per il petrolio, applicate sul valore di vendita delle quantità prodotte; questo rende più conveniente per le compagnie l'esplorazione e la coltivazione degli idrocarburi in mare; le royalties per le produzioni di idrocarburi in terraferma sono ripartite per il 55% alle regioni, il 30% allo Stato e il 15% ai comuni; per le regioni a statuto ordinario comprese nell'obiettivo 1 anche la quota del 30% dello Stato è assegnata direttamente alle regioni; per le estrazioni offshore la suddivisione è per il 45% allo Stato e per il 55% alla regione adiacente per le produzioni ottenute entro la fascia delle 12 miglia (mare territoriale), ma oltre tale limite le royalties sono attribuite interamente allo Stato».
    La mozione del Pd impegna il governo «a valutare l'opportunità, nell'ambito della prevista Conferenza internazionale tra i rappresentanti delle regioni e degli Stati che si affacciano sull'Adriatico, di sospendere ogni forma di prospezione e sfruttamento di giacimenti petroliferi nell'Adriatico; a verificare la sussistenza dei requisiti economici e tecnici delle società già titolari di permessi di ricerca in modo da garantire efficienza tecnica, sicurezza e pieno rispetto di tutte le prescrizioni e dei vincoli stabiliti dalle Autorità competenti: non solo degli obblighi - stabiliti dal ministero dello sviluppo economico - per la gestione degli impianti e la sicurezza mineraria - ma anche, in particolare, dei vincoli disposti da ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare e dalle regioni per gli aspetti di compatibilità ambientale nella realizzazione e gestione di impianti e pozzi, tenuto conto delle tecniche e delle conoscenze più avanzate per il 'buon governo' dei giacimenti; ad accertare la non sussistenza di rischi apprezzabili di subsidenza sulle coste, sulla base degli studi più aggiornati, che dovranno essere presentati dai titolari di permessi di ricerca e delle concessioni di coltivazione in essere, utilizzando i metodi di valutazione più conservativi e prevedendo l'uso delle migliori tecnologie disponibili per la coltivazione; ad adottare tutte le iniziative necessarie anche normative affinché i permessi di ricerca di idrocarburi liquidi/gassosi siano rilasciati alle compagnie petrolifere dal Governo, d'intesa con le regioni interessate, sia per i progetti in terraferma sia per i progetti offshore; a favorire la realizzazione di politiche pubbliche per lo sviluppo delle comunità territoriali anche con l'utilizzo delle risorse provenienti dalle royalties, su iniziativa delle istituzioni regionali e locali; a garantire la piena applicazione di tutta la legislazione - nazionale e regionale o in attuazione di atti e convenzioni internazionali - di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, e a vietare le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare non solo nelle zone di mare poste entro i più aggiornati limiti dalle suddette aree marine e costiere protette, lungo l'intero perimetro costiero nazionale, ma anche oltre tali limiti per particolari esigenze individuate di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema per aree di rilevante pregio ambientale».
    Un appello per la moratoria sulle trivellazioni petrolifere in ambiente marino nel Mediterraneo è venuto dal Forum Nazionale degli Amministratori per l'Ambiente organizzato dalla Fondazione UniVerde e dal Comune di San Benedetto del Tronto. Nell'appello si legge:
    «Gli ambienti marini profondi (al di sotto dei 200 metri di profondità) costituiscono l'ecosistema più esteso del mondo, rappresentando circa il 65% della superficie terrestre. Questi ambienti sono caratterizzati da un'altissima biodiversità e svolgono un ruolo essenziale per il funzionamento dell'intero Pianeta, permettendo il mantenimento della produzione oceanica e mitigando i cambiamenti climatici globali. Questi ambienti rappresentano anche una fonte straordinaria di risorse di interesse economico quali petrolio, gas idrati e minerali pregiati. In tutto il mondo gli ambienti profondi sono già oggetto di prelievo intensivo di idrocarburi tramite trivellazioni. L'incidente del Golfo del Messico, avvenuto a 1.500 m di profondità, ha dimostrato che non esistono ancora tecnologie sicure e l'impatto dell'estrazione di petrolio dagli ambienti profondi potrebbe essere devastante per questi fragili sistemi.
    La 'Regione Mediterranea' costituisce un ambiente naturale e culturale unico al mondo la cui prosperità dipende dalla salvaguardia e dalla valorizzazione delle sue risorse naturali e dall'importanza delle attività turistiche, della pesca e di quelle agricole. I 22 Paesi e territori rivieraschi costituiscono il 6% delle superfici emerse del Pianeta, ospitano il 7% della popolazione mondiale, (anche se il 60% della stessa vive in condizioni di seria scarsità d'acqua), accolgono il 32% del turismo internazionale e producono il 13% del Pil mondiale, ma anche l'8% delle emissioni di anidride carbonica. Circa l'80% dell'inquinamento del Mar Mediterraneo proviene da tre fonti principali: rifiuti municipali, acque reflue urbane ed emissioni industriali. Nel Mediterraneo, inoltre, transita il 30% del traffico merci marittimo internazionale e il 20-25% del petrolio trasportato via mare (dati Unep 2006) e la quantità di catrame pelagico è la più alta del mondo, 38 mg a m3.
    Sono circa 300 le petroliere che ogni giorno solcano le acque del Mediterraneo, un bacino semichiuso con 580 specie di pesci, 21 di mammiferi marini, 48 di squali, oltre a 1.289 specie vegetali marine. Il Mediterraneo profondo, poi, è un sistema ancora più vulnerabile dei sistemi oceanici poiché di piccole dimensioni (<1% della superficie degli oceani globali) e con limitati scambi di acque con l'oceano Atlantico. La sua ricca e unica fauna profonda potrebbe essere gravemente minacciata da attività di trivellazione per le estrazioni di petrolio. La vulnerabilità del Mediterraneo è stata già evidenziata dalla Convenzione di Barcellona e, per preservare gli habitat profondi già gravemente minacciati dalla pesca a strascico, è stata recentemente vietata questa tipologia di pesca al di sotto dei 1.000m di profondità. La nostra conoscenza di questi ambienti, della loro biodiversità e ricchezza è ancora limitata, ma l'impatto di un eventuale incidente dovuto a trivellazioni, potrebbe essere devastante e irreversibile. Ogni giorno accadono incidenti petroliferi che inquinano ancor di più i nostri ecosistemi e allontanano l'obiettivo della bonifica ambientale dell'unico habitat a disposizione dell'uomo. Inoltre, in Italia non esistono le tecnologie e i mezzi per garantire interventi rapidi ed efficaci in caso di incidente. A questo si aggiunga che, per quanto riguarda gli effetti dell'estrazione e della raffinazione degli idrocarburi, oggi esiste una vasta e consolidata letteratura scientifica che prova senza ombra di dubbi o smentite gli effetti letali di queste attività per la salute umana e per l'ambiente.
    Per queste ragioni, almeno per quanto concerne il prelievo di idrocarburi pesanti (oil), chiediamo una moratoria delle trivellazioni petrolifere in Mediterraneo e ci appelliamo alla promozione azioni che permettano di: definire modalità adeguate di valutazione degli eventuali impatti sugli ecosistemi profondi; rendere possibile solo il prelievo davvero eco-sostenibile per qualsiasi tipologia di risorsa; sviluppare tecnologie di prelievo più sicure; dotarsi di sistemi di monitoraggio e intervento tali da garantire il recupero degli ecosistemi profondi danneggiati e proteggere i cittadini dalle eventuali conseguenze».

    Tra i primi firmatari ci sono: Jeremy Rifkin, economista e presidente della Foet, Roberto Danovaro, presidente della Società italiana di ecologia, Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde, Carlo Petrini, presidente di Slow Food International, Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, Renzo Arbore, cantautore, Silvestro Greco, dirigente di ricerca dell'Ispra, Angelo Consoli, presidente del CetriI - Tires, Giuseppe Deleonibus, ex portavoce comitato "No petrolio, Si rinnovabili", Oscar Farinetti, presidente Eataly, Silvano Focardi, docente di ecologia dell'università di Siena.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Moratoria trivellazioni. Puzza o profumo ? Tutto più che bene, verrebbe da dire, dopo aver letto quest'articolo lungo e corposo... se non fosse che sento tanta puzza di "campagna elettorale" sullo sfondo... E non sarebbe neppure una brutta puzza, anzi potremmo definirlo "odore" o addirittura "profumo", se dietro però ci fosse più sostanza, vale a dire una volontà vera di arrivare a fare quanto si afferma e si sottoscrive prima del voto... Il guaio è ciò che avverrà "dopo" il voto, la storia insegna... La memoria corta non puzza, e noi cittadini di memoria corta ne abbiamo anche troppa, dimenticando presto gli odori, "puzzolenti" o "profumati" che siano..., non solo, ma anche chi li ha provocati...
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Attila, flagello di Dio, in Italia è già arrivato...
di Guido Picchetti (a margine di due video da YouTube condivisi su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/449218731786029
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/289628591138753

    Un documentario che, nonostante sia datato come realizzazione (maggio 2008), risulta di grande attualità, considerato che quanto sta accadendo nel nostro Paese in tema di attività petrolifere conferma che il "Ritorno di Attila", preannunciato nel bel lavoro del regista Antonello Tracchia quattro anni fa, è di fatto già in essere, e sta ora minacciando tante parti inshore e offshore del nostro Paese, da nord a sud, e da est ad ovest...
    Un "flagello" che si sta estendendo grazie anche alla sfacciata opera di disinformazione dei media, favorita da interessi e connivenze varie, sui veri termini del problema e sulle possibili conseguenze. Ma, quel che è peggio, che si sta allargando nel "disinteresse" della maggioranza dei cittadini italiani, distratti dai problemi immediati e reali della vita quotidiana e abbagliati da false promesse di sviluppo e benessere, e per di più giocati a volte dalle stesse parole usate al riguardo dai petrolieri diretti interessati. Valga per tutti l'esempio citato nel filmato, del termine "centro oli" di Ortona usato al posto di "raffineria petroli", una evidente presa in giro, che dovrebbe servire ad addolcire la pillola, ma che rivela inconsciamente la malafede che c'è a monte...
    Chiaro, puntuale ed efficace l'intervento nel filmato di Maria Rita D'Orsogna. Qui a seguire la prima parte del documentario:

Il ritorno di Attila - centro oli Ortona - pt1
Caricato da lancianodotit in data 06/mag/2008. Documentario sul Centro Oli di Ortona
realizzato da Antonello Tiracchia. intervento di Maria Rita D'Orsogna

http://youtu.be/ooWKJRWB-2o

    E qui la seconda parte del documentario di Antonello Tracchia "Il ritorno di Attila". La prima e seconda parte qui riportati sono una sintesi del documentario originale che ha una durata di 30 minuti. Un documentario che, se fossimo in un altro paese, per le qualità professionali delle riprese e del montaggio, e per l'interesse dei contenuti, indipendentemente dal "se si sia favorevoli o contari" a quanto viene in esso espresso, sarebbe senz'altro andato sui circuiti televisivi regionali e nazionali suscitando un libero, civile e opportuno dibattito. E invece da noi è passato totalmente sotto silenzio... come fossimo ancora ai tempi della dittatura, doveroso e doloroso dirlo...

Il ritorno di Attila - centro oli Ortona - pt2 
Caricato da lancianodotit in data 22/mag/2008. La seconda parte del documentario
è una sintesi dell'intero video che ha una durata di 30 minuti.

http://youtu.be/1Y17XtcFAqI

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A Mariella Morselle, Ilva Alvani, Filippo Foti, Renato Ghittoni e Alfonso Nigro piace questo elemento.
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L'amarezza di un italiano
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/lamarezza-di-un-italiano.html


    SATURDAY, SEPTEMBER 29, 2012. - Dopo la lettera a Passera me ne sono arrivate tante di lettere, ed anche adesso, dopo più di un mese, mi arrivano ancora commenti, idee, sfoghi. Quella lettera fu scritta una sera di scatto, senza pensarci troppo, ed invece è stata per me un finestra sul sentimento italiano dei nostri giorni. Questa in calce è una delle più amare. Vorrei avercela la bacchetta magica, ma non ce l'ho e non posso che rendere pubblico lo sfogo dell'autore - di cui ho nome, email ed indirizzo - ma di cui non rendo nota l'identità per delicatezza.
    Vivo in un altro paese, probabilmente sono fortunata perchè ho avuto il modo di avere quel poco che ho in maniera onesta, senza vessazioni continue e con l'idea che potevo sfruttare qualsiasi talento che potessi avere in modo pulito. Qui le cose non sono perfette, ci sono le sparatorie un giorno si e uno no, senza soldi non si canta messa, le corporation hanno creato la loro personale oligarchia, ma un po' il merito esiste ancora, un po' il governo cerca di fare le cose buone, e anche se rubano-ingannano-mentono, non è niente in confronto alla palese "cattiveria istituzionale" e ingrassamento dei politici con il denaro, le risorse e gli sprechi pubblici, mentre il cittadino medio resta a guardare.
    Occorre insegnare ai bambini ad essere onesti e che anche se "così fan tutti" certe cose non si fanno - per l'ambiente, per il bene pubblico; e anche se a chiedercelo sono parenti, amici e gente a cui non si può dire di no. Solo così, e fra 30 anni, forse le cose cambieranno.

Carissima dott.sa Maria Rita D'Orsogna,
Ho letto la sua invettiva (giustissima) contro il ministro Passera e contro Clini a proposito dell'idea bislacca di trivellare l'Italia, sono pienamente in linea con il suo sdegno, e le scrivo per comunicare cosa farà un italiano come il sottoscritto: cercherà di sopravvivere.
Ho lavorato per alcuni anni con il giogo della partita IVA ,che ho poi sospeso in quanto non sostenibile. Non avendo un albo professionale io pago, fra uno scherzo e l'altro, più del 50% di quello che incasso allo Stato, sotto forma di IVA, INPS ed IRPEF. Volesse il Signore che lei non si ricordasse più cosa significhino questi acronimi, o che lei sia da così tanto lontana dall'Italia da non averne più alcuna memoria, ma temo che lei sappia di cosa parlo, ed anche bene.
Ora mi trovo nella condizione di dover nuovamente riaprire la partita IVA ed in realtà sono molto tentato di salutare tutti ed andarmene, anche se non ho soldi, anche se non ho guadagnato mai abbastanza per poter accantonare niente, anche se... non so come fare.
Questo per dirle che gli italiani non fanno nulla e non faranno nulla perché la situazione qui è incomprensibile: su un reddito di 17.000 euro (al massimo) pagare almeno il 50% di tasse vuol dire trovarsi a sopravvivere con 8.500 euro annui... Io non so come fare, senza contare che almeno 4/500 euro vanno al commercialista, e me ne rimarrebbero 8.000.
Io non sono un matematico, ma 8.000 diviso 12 mesi fa... molto poco, anzi pochissimo, visto il costo della vita nella penisola.
Per questo, io, come tanti altri connazionali, non facciamo e non faremo niente, perché qui un Sallusti condannato non va in carcere e chi ci dovrebbe stare viene messo in convento (v. Lusi), mentre un malato di mente, se entra in un ospedale psichiatrico, è molto probabile che non ne esca più.
Cordiali saluti.

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A te, Giusi Orefice e Jahnpiero Assi piace questo elemento.

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Dopo Bergamo, Maria Rita D'Orsogna domani a Mantova
da un post su FB
http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=474505425914477&id=215905521774470&notif_t=like


Concluso il primo incontro con la Prof.ssa D'Orsogna. Una platea molto partecipe ha espresso grande stupore nei confronti delle tematiche affrontate, spesso sconosciute al grande pubblico.

PROSSIMO APPUNTAMENTO:
Mercoledì 3 Ottobre 2012
Pegognaga (Mantova) ore 21:00
presso Hotel 900 - via Nazario Sauro n°1
VI ASPETTIAMO!!!

(dalla pagina su Facebook "Premio Nobel per la pace alla Prof.ssa Maria Rita D'Orsogna")
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A Ilva Alvani, Gianfranco Rossetto Alessandro Chines, Sauro Sarti, Daniela Gallesi, Michele Guaita, Maurizio Silvestri, Massimiliano D'Uva, Marialaura Cantarella, Carlos Dessole e al sottoscritto piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 1/10/12

Un promemoria per oggi
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/358227387598457


1/10/2012. - Promemoria per oggi pomeriggio alle 17,00. Cliccate sul link https://www.youtube.com/...RahKRZY2ugCncxZbvQ?feature=mhee  e raggiungete il canale video dove viene trasmessa in diretta la conferenza di Maria Rita D'Orsogna a Bergamo su "Le estrazioni di idrocarburi in Italia"...

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A Ilva Alvani piace questo elemento.

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Contro le trivellazioni in Adriatico il 6 Ottobre a Manfredonia. Le adesioni
di Guido Picchetti (da una nota su Fb, grazie alla segnalazione di Assunta di Florio)
http://www.facebook.com/...in-adriatico-il-6-ottobre-a-manfredonia-le-adesioni/505693082775845


1/10/2012. - ADESIONI MANIFESTAZIONE (retediassociazioni@libero.it)
Elenco aggiornato alle ore 00.00 del 28.09.2012

ISTITUZIONI & SINDACI
REGIONE PUGLIA
PROVINCIA DI FOGGIA E CONSIGLIO PROVINCIALE PARCO NAZIONALE DEL GARGANO
COMUNITÀ DEL PARCO
REGIONE MOLISE E CONSIGLIO REGIONALE REGIONE ABRUZZO E CONSIGLIO REGIONALE
MICHELE EMILIANO (BARI)
PROVINCIA ANDRIA - BARLETTA - TRANI

COMUNI
MONTE SANT’ANGELO
SERRACAPRIOLA
VICO DEL GARGANO
SAN MARCO IN LAMIS
FOGGIA
RODI GARGANICO
VIESTE
CASTELNUOVO DELLA DAUNIA
(ERNESTO CICCHETTI SINDACO)
VOLTURINO
PESCHICI
MATTINATA
SAN GIOVANNI ROTONDO
ACCADIA
APRICENA
ISOLE TREMITI
MANFREDONIA
TERMOLI
CERIGNOLA

SINDACATI & CONSORZI
CONSORZIO OPERATORI TURISTICI “GARGANO MARE” - VIESTE
CONFCOMMERCIO
CONFESERCENTI PROVINCIALE
CGIL - FG
CISL - FG
UIL -FG
UGL - FG

PARTITI & CIRCOLI
MOVIMENTO POLITICO ITALIA VERA - SICILIA
FORUM DEI GIOVANI DI FOGGIA
MOVIMENTO POLITICO TARANTO RESPIRA CON ANGELO BONELLI (PRES. VERDI ITALIANI)
GIOVANI DEMOCRATICI - FOGGIA (DA PAG. FB INVITATI A EVENTO)
UDC DI CAPITANATA
PD - MANFREDONIA
PD - SAN GIOVANNI ROTONDO
IDV NAZIONALE
CIRCOLO "E. BERLINGUER" PD - SAN NICANDRO G.CO
IDV DELLA PROVINCIA DI FOGGIA
IDV DELLA REGIONE PUGLIA
MOVIMENTO GIOVANILE DELL' UNIONE DI CAPITANATA
MOVIMENTO PARI OPPORTUNITA' DELL' UNIONE DI CAPITANATA
COORDINAMENTO REGIONALE UNIONE DEMOCRATICA PUGLIESE
UNIONE DI CAPITANATA

ASSOCIAZIONI & COMITATI
WWF PUGLIA
UN ALTRO AMBIENTE - TRIESTE
COMITATO APRICENESE ATS AMBIENTE TERRITORIO SALUTE
OBIETTIVO GARGANO - MONTE SANT'ANGELO
COORDINAMENTO ASS.NI DI PROTEZIONE CIVILE PROVINCIA DI FOGGIA
ASSOCIAZIONI Pro Civ ADERENTI:
1 ASSOCIAZIONE NAZIONALE VIGILI DEL FUOCO IN CONGEDO VOLONTARIATO E PROTEZIONE CIVILE, ACCADIA
2 PUBBLICA ASSISTENZA G.O.V.E.R.A. APRICENA
3 CONFRATERNITA DI MISERICORDIA DI BORGO MEZZANONE, BORGO MEZZANONE
4 ASSOCIAZIONE P.A.T.A. BOVINO
5 GRUPPO COMUNALE VOLONTARI DI PROTEZIONE CIVILE, CANDELA
6 RADIO CLUB DOPPIA VELA 21, CARAPELLE
7 CORPO VOLONTARI SOCCORSO, CARPINO
8 CONFRATERNITA DI MISERICORDIA DI CERIGNOLA
9 ASSOCIAZIONE VIGILI DEL FUOCO, VOLONTARIATO E PROTEZIONE CIVILE, DELICETO
10 RADIO CLUB “G. MARCONI”, FOGGIA
11 CONFRATERNITA DI MISERICORDIA DI LUCERA
12 RADIO CLUB “G. CAVALLI”, LUCERA
13 PUBBLICA ASSISTENZA SOCCORSO EMERGENZA RADIO “FERDINANDO IMHOFF” MANFREDONIA
14 PUBBLICA ASSISTENZA SOCCORSO EMERGENZA RADIO “GIOVANNI PAOLO II”, MATTINATA
15 UNIONE GARGANICA RADIO 27, MONTE SANT’ANGELO
16 CONFRATERNITA DI MISERICORDIA DI ORTA NOVA
17 NUCLEO OPERATIVO VOLONTARI DI PROTEZIONE CIVILE, POGGIO IMPERIALE
18 ASSOCIAZIONE NAZIONALE VIGILI DEL FUOCO IN CONGEDO VOLONTARIATO E PROTEZIONE CIVILE, RIGNANO GARGANICO
19 ASSOCIAZIONE GRUPPO SOCCORRITORI “GAMMA 27” SAN GIOVANNI R.
20 SERVIZIO VOLONTARIATO SOCIALE “ELPIS” SAN GIOVANNI R.
21 ASSOCIAZIONE CLUB “AQUILE” CIVILIS SAN GIOVANNI R.
22 GRUPPO VOLONTARI DI PROTEZIONE CIVILE “ARCOBALENO”, SAN MARCO IN LAMIS
23 GRUPPO COMUNALE DEI VOLONTARI DI PROTEZIONE CIVILE, SAN MARCO IN LAMIS
24 ASSOCIAZIONE “S.O.S. – S.M.27”, SAN MARCO IN LAMIS
25 ASSOCIAZIONE A.V.E.R.S. SAN NICANDRO GARGANICO
26 ASSOCIAZIONE VOLONTARIATO DI PROTEZIONE CIVILE OPERATORI PER LA SICUREZZA SOCIALE, SAN PAOLO DI CIVITATE
27 SAN PAOLO SOCCORSO, SAN PAOLO DI CIVITATE
28 EMERGENZA SAN PAOLO, SAN PAOLO DI CIVITATE
29 CORPO NAZIONALE GUARDIE ECOLOGICHE AMBIENTALI VOLONTARIE, SAN SEVERO
30 RADIO CLUB SAN SEVERO, SAN SEVERO
31 ASSOCIAZIONE VOLONTARIATO ALTEA, SAN SEVERO
32 CONFRATERNITA MISERICORDIA DI TORREMAGGIORE

433 TUR 27, TROIA
34 ASSOCIAZIONE VOLONTARIATO PROTEZIONE CIVILE PEGASO, VIESTE
35 RADIO CLUB, BICCARI
36 NUCLEO PROTEZIONE CIVILE ANC FOGGIA 158, FOGGIA
37 VAB PUGLIA, SAN GIOVANNI R.
38 CORPO VOLONTARI SOCCORSO, CAGNANO VARANO
39 CORPO VOLONTARI SOCCORSO, ISCHITELLA0 ASSOCIAZIONE VOLONTARI V.V. DEL FUOCO DI PROTEZIONE CIVILE, ANZANO DI PUGLIA
41 PROTEZIONE CIVILE LESINA, LESINA
42 PROCIV APRICENA, APRICENA
43 CORPO VOLONTARI TERRITORIALE ISCHITELLA, ISCHITELLA)

LUZ DE COMPOSTELLA® DAL CAMMINO DI SANTIAGO
IL PORTALE DEL MARMO
GRUPPO ARCHEOLOGICO GARGANICO “S. FERRI” – VICO DEL GARGANO
GIACCHE VERDI - VICO DEL GARGANO
PROGETTO “CALA LA SERA” (DA PAG. FB INVITATI A EVENTO)
GUARDIA NAZIONALE AMBIENTALE - FOGGIA
VIVALAVITA ONLUS PUGLIA (ID.)UOLT MAREVIVO - BARI (ID.)
COMITATO NO LUMINOSA - BENEVENTO
L@P ASILO 31- BENEVENTO
APC ETHNOS - LUCERA
FAI DELEGAZIONE DI VASTO
ACSD “I FEDERICIANI”- LUCERA, GRUPPO SBANDIERATORI E MUSICI
COMITATO TUTELA DEL PORTO DI MIGGIANO (LE)
ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO CAPITANATA RIFIUTI ZERO
RETE DI CITTADINI LIBERI
AMBIENTE E/È VITA ONLUS (NAZIONALE)
AMBIENTE E/È VITA ONLUS PUGLIA
ASSOCIAZIONE CULTURALE “CARPINO FOLK FESTIVAL”
“CITTÀ ATTIVA" - SAN GIOVANNI ROTONDO
ASSOCIAZIONE ATLETICA “PADRE PIO” - SAN GIOVANNI ROTONDO
COORDINAMENTO. NAZIONALE NO TRIV: LIBERIAMO MARE E TERRE
MOVIMENTO GARGANISTAN
MOVIMENTO EMILIANO PER LA PUGLIA
RETE COMITATI DI QUARTIERE “GENTE DI FOGGIA” (COMITATO CIVICO GENTE DI FOGGIA, COMITATO DI QUARTIERE COMPARTO BICCARI, COMITATO PANTANO, COMITATO DI QUARTIERE RIONE MARTUCCI, COMITATO PIAZZA SAN FRANCESCO, COMITATO SAN LORENZO, ASSOCIAZIONE DIAZ)
RIMBOSCHIAMO PESCHICI
LEGA NAVALE - DELEGAZIONE PESCHICI
ROTARACT PROVINCIA DI FOGGIA
FONDO AMBIENTE ITALIANO REGIONE PUGLIA
FONDO AMBIENTE ITALIANO DELEGAZIONE DI FOGGIA
ARCHEOCLUB D'ITALIA - SEZIONE FOGGIA ACLI
ACLI PROVINCIALI DI FOGGIA

LE SEGUENTI ASSOCIAZIONI ACLI SPECIFICHE PROVINCIALI FACENTE PARTE DELLE ACLI:
• ACLI AMBIENTE ANNI VERDI
• CENTRO TURISTICO DELLE ACLI
• UNIONE SPORTIVA ACLI
• FEDERAZIONI ANZIANI E PENSIONATI DELLE ACLI
• ACLI TERRA
• COORDINAMENTO DONNE PROVINCIALE
• LEGA CONSUMATORI
• I CIRCOLI ACLI DI BOVINO,TORREMAGGIORE, DELICETO,SAN PAOLO DI CIVITATE, ASCOLI SATRIANO, SAN SEVERO, MANFREDONIA 2000, MANFREDONIA “NOVELLESE”, CERIGNOLA, CARAPELLE, LUCERA, MATTINATA, VIESTE, SAN MARCO IN LAMIS, VICO DEL GARGANO, SAN GIOVANNI ROTONDO, ZAPPONETA, CASTELLUCCIO DEI SAURI, FOGGIA “LIVIO LABOR”, FOGGIA “A. GRANDI”, FOGGIA FAP, FOGGIA “GIOVANNI PAOLO II”.

IL GARGANO NUOVO
GARGANO LIBERO!!!
LABORATORIO DI EVOLUZIONE POLITICA E DELLE IDEE - FOGGIA
ASSOCIAZIONE CULTURALE PUNTO DI STELLA - PESCHICI
GRUPPO NAUTICO TORRE MILETO
OPERATORI TURISTICI DEL MOLISE
MOVIMENTO AMBIENTALISTA BAT
DELEGAZIONE PROVINCIALE CIRCOLI FARE AMBIENTE
FARE AMBIENTE - FOGGIA
COMITATO TUTELA AMBIENTE MARE - TERMOLI
ASSOCIAZIONE OPERATORI TURISTICI TREMITESI “PUNTO E A CAPO”
COMITATO NO PETROLIO, SÌ ENERGIE RINNOVABILI
COMITATO PER LA TUTELA DEL MARE DEL GARGANO
CENTRO STUDI MARTELLA - PESCHICI
ADICONSUM - FOGGIA
MOVIMENTO CONSUMATORI CAPITANATA
ASSOCIAZIONE CULT. PUNTO DI STELLA - PESCHICI
DAUNIATUR - MANFREDONIA
LEGA NAVALE RIMINIE
COPOLIS FREEDOM
GADD ( AMICI DELLA DOMENICA DI FOGGIA)
ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO CAPITANATA RIFIUTI ZERO
AGENZIA DELL' AGRICOLTURA DI CERIGNOLA
ASSOCIAZIONE ASSOETICA ONLUS - CERIGNOLA

AZIENDE
SOC. ALIDAUNIA SRL

GRUPPI FACEBOOK
PUNTO DI STELLA
OSSERVATORIO POLITICO-SOCIALE AREA LIBERALE (DA PAG. FB INVITATI EVENTO)
COLLETTIVO ANTIGONE (ID.)
PASSIONE TERRITORIO (ID.)
BIODIVERSITÀ (ANGELA BALDI)
UNITED STATES OF THE WORLD (ID.)

TESTATE GIORNALISTICHE ON-LINE
NEWSMANFREDONIA.IT
ADESSOILSUD.IT
PUNTODISTELLA.IT
SULGARGANO.IT
NEWSGARGANO.COM
STATOQUOTIDIANO.IT

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Trivellazioni in mare: manifestazione di protesta a Manfredonia (Fg) il 06 Ottobre
da "Informa Molise"
http://www.informamolise.com/...manifestazione-di-protesta-a-manfredonia-fg-il-06-ottobre-


Giovedì 27 Settembre 2012. - Riceviamo e pubblichiamo la missiva che la rete di Associazioni contro le trivellazioni petrolifere in Adriatico e nello Jonio hanno inviato agli Amministratori delle zone interessate.

Egr. Amministratori,
a seguito degli incontri tecnici e politici intercorsi nei giorni scorsi finalizzati a scongiurare le trivellazioni petrolifere nell’Adriatico (per l’autorizzazione alle attività di prospezione geologica e geofisica con la tecnica dell’air-gun a largo delle Isole Tremiti, rilasciata il 7 agosto 2012 dal Ministro dell’Ambiente alla Petrolceltic), e considerato il perdurare della situazione, divenuta ormai critica e concreta, la “Rete di associazioni contro le trivellazioni petrolifere” ha deciso di organizzare una manifestazione coinvolgendo tutte le Istituzioni della Puglia, Molise e Abruzzo nonché quelle presenti sulla Riviera Adriatica, le Associazioni provinciali e regionali, gli Operatori Turistici e quanti interessati al problema.
Il giorno 06 ottobre p.v. alle ore 15,30 scenderanno in piazza a Manfredonia (Fg) insieme alla società civile per una Grande Manifestazione: una giornata di protesta e sensibilizzazione contro tutte le azioni finalizzate alle trivellazioni nell’Adriatico.La Manifestazione si concluderà con un Concerto, che ha la finalità di porre l’attenzione a livello Nazionale ed Internazionale sul problema, e che vedrà la partecipazione di artisti testimonial di questa dura lotta contro le trivellazioni a favore del mare e dell’ambiente, così come fatto dal nostro amatissimo Lucio Dalla. Un contributo decisivo per essere vicini a uno dei temi più importanti legati all’uomo e alla sua sopravvivenza: L’AMBIENTE.
Invitiamo tutti a rimanere uniti e di dimostrare con la partecipazione attiva, che siamo in grado di opporci con determinazione a qualsiasi sopruso che possa causare uno minaccia al meraviglioso equilibrio ambientale dei Nostri Mari e le inevitabili gravi ripercussioni che, lo stesso, porterebbe sull’intero indotto Turistico e sulla nostra Economia, già fortemente provata. Oggi siamo in grado di poter dimostrare che le Manifestazioni e i Grandi Concerti li organizziamo per prevenire le Catastrofi, non dopo per poter rimediare ai danni e per questo abbiamo una grande Responsabilità.
Pertanto si pone all’attenzione della Sua Amministrazione che la manifestazione avrà una rilevanza di interesse nazionale e internazionale, sarà mandata in diretta da TELENORBA e verrà veicolata a livello nazionale da CANALE 5, i presentatori della serata Roberta de Matteis (conduttrice di Telenorba) e Savino Zaba (conduttore RadioRai e Uno Mattina storie), al Concerto hanno già aderito cantanti di fama nazionale.
Pertanto si chiede:
- di inviare una mail di adesione alla Manifestazione all’indirizzo: retediassociazioni@libero.it
- di autorizzare l’utilizzo gratuito del logo
- di partecipare al patrocinio attraverso un contributo oneroso finalizzato al sostenimento delle spese organizzative
- di partecipare il giorno 06 di ottobre con il Gonfalone e con il Consiglio al completo
Il Programma di massima ancora in fase di definizione della manifestazioni del 6 ottobre a Manfredonia (Fg), il Comune rivierasco più grande della provincia di Foggia:
• Ore 15,30 Raduno dei partecipanti nei pressi Area Mercatale
• partenza corteo che seguirà il Lungomare, con simulazione di uno ‘spiaggiamento’
• manifestazione velica
• ore 18,30 Si giunge a Piazzale Ferri, dove sarà installato il palco degli interventi
• A termine degli interventi, musica e spettacoli locali,
• grande finale con Concerto
Certi di una adesione partecipe alla manifestazione, colgo l’occasione per ringraziare anticipatamente e augurare buon lavoro.
Raffaele Vigilante (Coordinatore Rete di associazioni contro le trivellazioni petrolifere)
Antonio Fasciano C.T.A.M. (Presidente comitato tutela ambiente mare)
Info 349 7761703 - 339 4549606 - Mail:
retediassociazioni@libero.it

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Sullo stesso argomento della manifestazione di Manfredonia del 6 Ottobre, finalizzata a scongiurare le trivellazioni petrolifere nell’Adriatico segnalo qui i seguenti articoli direttamente raggiungibili ai relativi url (gp):

    - "Manfredonia, il 6 ottobre la manifestazione per dire "No" alle trivellazioni" su "Foggia Today"
    http://www.foggiatoday.it/eventi/trivellazioni-manfredonia-6-ottobre-2012.html
    - "Trivellazioni, Regione Molise sarà a manifestazione Manfredonia del 6 ottobre" su "Tele Radio Erre" del 24/09/2012
    http://www.teleradioerre.it/news/articolo.asp?idart=75360
    - "Manfredonia, No Triv: programma manifestazione; corteo e concerti" su "Stato Quotidiano" del 28/09/12
    http://www.statoquotidiano.it/28/09/2012/manfredonia-no-triv-programma-ufficiale-manifestazione/101512/
    - "No Triv Manfredonia, adesione Acli" su "Stato Quotidiano" del 28/09/2012
    http://www.statoquotidiano.it/28/09/2012/no-triv-manfredonia-adesione-acli/101420/
    - "Manifestazione "No Triv", anche il Comune di Foggia sarà a Manfredonia" su "Il Grecale It" del 24/09/2012
    http://www.ilgrecale.it/...manifestazione--no-triv---anche-il-comune-di-foggia-sar-agrave--a-manfredonia-7732.asp
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Commento del sottoscritto su Fb margine del post

Servono i concerti e le manifestazioni di piazza per avere l'attenzione dei media e prevenire le catastrofi ? ... Direi proprio di si. A mio giudizio, se c'è alla base serietà e unità di intenti, ma soprattutto motivi validi e fondati per combattere la disinformazione che spesso nel nostro paese regna sovrana intorno ai problemi reali...

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(copyright Guido Picchetti) 

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Questa pagina è stata aggiornata il 04/07/13.