Settembre 2012

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ECHI  DI  STAMPA

 Dal 24 al 30 Settembre 2012
Dalla mia Bacheca su FB del 30/09/12

Domani a Bergamo conferenza di Maria Rita D'Orsogna
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4261261244109&l=3d80987732


Bergamo, Monday 1 October 2012, 17h00 till Monday 1 October 2012, 20h00. Organized by : LO SAI Bergamo.
Description. Interviene il Fisico Dr.ssa Maria Rita d’Orsogna, ricercatrice presso la California State University di Los Angeles, la quale chiarirà la situazione petrolifera in Italia
La conferenza è organizzata dall’Associazione Amici delle Mura di Bergamo in collaborazione con l'AUB (Associazioni Unite Bergamasche) e Lo Sai Bergamo.
La conferenza avrà luogo nella Sala F. Galmozzi Palazzo Caversazzi, Via T. Tasso 4, Bergamo.
Canale Streaming: https://www.youtube.com/channel/UCzX4PRahKRZY2ugCncxZbvQ?feature=mhee

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Post di Milena Pensante Battaglia
Evento: https://www.facebook.com/events/392297117508745/

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A  Mara Nicotra, Marcello Amoroso, Milena Pensante Battaglia, Alfredo d'Ecclesia, Antonio Grazia Romano, Raffaele Vigilante, Giusi Orefice e Filippo Foti piace questo elemento.
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"Basilicata docet", un messaggio per le altre regioni italiane
di Guido Picchetti (nota su FB  a margine di un articolo condiviso di "Movimento Ambientalista Bat")
http://www.facebook.com/notes/...un-messaggio-per-le-altre-regioni-italiane/505353859476434

    "Aria pesante all’ombra del pozzo di Villa d’Agri". Quest'articolo, appena pubblicato da "Ola Ambientalista", la dice lunga sull'attuale situazione in cui versa il nostro Paese a proposito delle intenzioni delle società petrolifere internazionali a caccia di risorse energetiche, con un "modus operandi" favorito da connivenze ai vari livelli, che a tutto mira fuorchè al benessere delle comunità che le stesse socità vanno a toccare con i loro poco trasparenti interessi. E lo si può facilmente desumere da quanto ormai da decenni avviene in Basilicata, e dai risultati raggiunti con le attività petrolifere in quella regione. Risultati oltremodo evidenti, solo che li si voglia considerare.
    La Basilicata è oggi secondo i dati dell'Instat la regione più povera del nostro Paese... Ma perchè lo è oggi, e rischia di esserlo ancora di più domani ? Gli abitanti di quella sfortunata regione lo sanno bene... Torri, impianti estrattivi, condotte e ciminiere sono sotto gli occhi di tutti, in vicinanza di paesi, centri abitati grandi e piccoli, e sìn'anche di ospedali: con quali conseguenze per la salute e il benessere dei cittadini lucani, fino ad ieri dediti in maggioranza all'agricoltura e ad attività connesse, è facile immaginare...
    E allora cosa pensa di fare l'azienda petrolifera di Stato per rimediare ai guai combinati, e a quelli che ancora ha intenzione di combinare ? Non trova di meglio che bandire un concorso di "restyling" , che preveda il "mascheramento" delle sue strutture attraverso l'utilizzo di colori e materiali appropriati al fine di "minimizzarne l'impatto visivo"... Ci sarebbe proprio da ridere, se non fosse tutto da piangere !!! E' proprio vero allora chi siamo il Paese di Pulcinella... Ma le maschere vanno bene a Carnevale, e non tutto l'anno, o, quel che è peggio e che pur si prevede, per tutti gli anni a venire...
   Per giunta, si badi bene, l'esempio della Basilicata da tempo ormai si va estendendo anche ad altre regioni italiane, si può dire nessuna esclusa, agevolato forse da quel "federalismo" fasullo che ci ritroviamo, il quale, anzichè portare le regioni verso il benessere dei rispettivi abitanti, a tutto loro danno sta favorendo quanto mai interessi nascosti e corruzione, come vediamo proprio in questi giorni. A seguire l'articolo in questione... (gp)

In Basilicata. Aria pesante all’ombra del pozzo di Villa d’Agri
da "Ola Ambientalista"
http://www.olambientalista.it/aria-pesante-allombra-del-pozzo-di-villa-dagri/

29 settembre 2012. - La Ola ritorna sulla vicenda del pozzo Alli 2Or . Vi ritorna per ragioni meno tecniche in occasione dell’assemblea pubblica tenutasi il 27 settembre scorso nel centro sociale di Villa d’Agri, cercando di far percepire l’aria pesante che già si respira sotto al pozzo, ancor prima che da esso estragga petrolio. Un “pozzo urbano”, definito in molteplici modi (pozzo, urbano, pozzo dell’ospedale, pozzo dei sogni, pozzo della vergogna, pozzo della Nigeria d’Italia,etc) che si trova a meno di 300 metri dalle prime case di Villa d’Agri ed a poco meno di 1 Km dall’ospedale che il presidente della regione Vito De Filippo ed il sindaco di Marsicovetere-Villa d’Agri Claudio Cantiani si erano impegnati a spostare dall’attuale ubicazione, dopo una manifestazione che aveva visto schierarsi anche l’attore Ulderico Pesce che aveva ringraziato il presidente per la sua forte decisione di delocalizzarlo. Ed invece è stato realizzato esattamente dov’è. Perchè? Cosa è accaduto? …
- La promessa di 100 posti di lavoro più le royalties, invece…
Si ipotizza di spostare il pozzo di Villa d’Agri nel comune di Viggiano. Comune, quest’ultimo, già “baciato” dall’oro nero. Decisione questa che però avrebbe fatto perdere le royalties al comune di Marsicovetere. Il sindaco Claudio Cantiani, dopo aver convocato un consiglio comunale all’insaputa di gran parte della cittadinanza, si affretta a dichiararsi favorevole al pozzo di Villa d’Agri, prima di essere designato e nominato presidente dell’Area Programma. Al comune vengono promesse royalties e 100 posti di lavoro da attivare sulla postazione del pozzo. Ma altre tesi, analogamente accreditate, riferiscono di pressioni ENI esercitate sui poteri istituzionali locali e regionale, per realizzare a Villa d’Agri, e non altrove questo pozzo. Alli 2 Or è un pozzo orizzontale che sarebbe considerato strategico dall’ENI, nel quadro dell’aumento di produzione. Ubicato sotto la dorsale Volturino è vicino all’oleodotto che proviene da Marsico Nuovo, da dove ENI conta di estrarre oltre 26mila barili di greggio in più da nuovi pozzi di petrolio previsti a Marsico Nuovo. Da questo paese di origine degli esponenti politici locali, Autilio, Macchia, Vita e Mazzeo Cicchetti, attraversa il centro di Villa d’Agri, popoloso paese commerciale e residenziale di quasi 15mila abitanti. Dopo Villa d’Agri, che continua a crescere a spese dei paesi della valle, sempre più spopolati, l’oleodotto arriva al centro olio di Viggiano. Di qui il petrolio della val d’Agri, “depurato” di una parte del suo carico inquinante di zolfo ed altre sostanze chimiche, prosegue lungo l’autostrada del petrolio costeggiando la diga del Pertusillo, supera corsi d’acqua, terreni agricoli, attraversa la valle del Sauro, li dove riceverà l’olio di qualità ancor più amara della concessione Gorgoglione della Total, per giungere alle raffinerie di Taranto. L’aria puzza non solo di petrolio. I cittadini lo sanno.
- Aria pesante nel centro sociale di Villa d’Agri
Ma ritorniamo all’incontro tenutosi nel centro sociale di Villa d’Agri giovedi 27 Settembre scorso per il quale un ordinanza del sindaco Cantiani prescriveva a non più di 100 persone a parteciparvi, in base a non chiarite motivazioni. I pochi cittadini di Villa d’Agri che entrano in sala occupano le ultime file, quasi defilati, mentre un vigile urbano procede alla conta, all’ingresso della sala, sorvegliando che non vi entrino più delle 100 persone previste dall’autorizzazione sindacale. Una conta insolita, che meraviglia persino i foto-cine-reporter ed i giornalisti che possono registrare l’aria pesante che ivi si respira, acuita dalla tensione degli organizzatori e dei relatori che riferiscono di intimidazioni recapitate sotto forma di insulti oppure con consigli più o meno benevoli. L’assemblea pubblica ha inizio in questo clima. Assenti gli amministratori locali e gli esponenti delle istituzioni regionali. L’unico consigliere di minoranza presente in sala è Mazziotta che ha votato, da solo, contro il pozzo Alli2 Or. Nel prendere la parola riferisce di essere oggi stanco e di venir considerato colui che si oppone, dichiarando la sconfitta personale e quella dei cittadini di Villa d’Agri. Il sindaco Claudio Cantiani entra in sala verso la fine dell’assemblea, dopo aver terminato una seduta in Comune. Invitato dagli organizzatori ad intervenire, declina l’invito. Poco dopo lascia la sala, mentre a poche centinaia di metri incombe minacciosa la torre di perforazione di Alli 2 Or dove gli stessi cittadini residenti, assenti in gran numero in sala, esprimono invece la propria rabbia e il loro disappunto sul pozzo urbano nel video Ola Channel , registrato solo qualche settimana prima nella location della video inchiesta, presso il quartiere residenziale “villaggio al sole” di Villa d’Agri.
- Come rendere invisibile il pozzo “bidreno” di Villa d’Agri ?
ENI affida la progettazione del masterplan strategico per l’inserimento paesaggistico e ambientale del nuovo pozzo, definito pozzo “bidreno Alli 2 Or”, ovvero un pozzo orizzontale dal quale è prevista la fuoriuscita di gas (anche H2S?), seguita da quella di petrolio. A Marsicovetere lavorano al progetto di mimesi due società di architettura milanesi, la Aecom srl e la Land srl che mostra foto e disegni. Uno studio che è su internet a disposizione di chi voglia scoprire tecniche di illusionismo. Esso mostra, con foto e testi, l’impresa impossibile di rendere invisibile il pozzo urbano di Villa d’Agri. Uno studio di cui non conosciamo il costo ma che, a giudicare dai risultati tecnici, non ha prodotto alcun effetto significativo. E’ come se si volesse nascondere a Parigi la torre Eiffel, considerato che il pozzo Alli 2 Or si trova su un altura, non altrimenti mimetizzabile se non radendola al suolo, che accentua la visibilità del pozzo petrolifero a diversi chilometri di distanza.
- Ma ENI vuole l’impossibile…
Tentare l’impossibile. E’ la parola d’ordine delle compagnie minerarie, ben sapendo che l’appariscente torre di perforazione di Villa d’Agri, salvo imprevisti, in futuro sarà smontata. Ma l’impresa è solo l’ennesima illusione per gli indigeni locali e fumo per gli amministratori locali che possono fornire improbabili alibi alla popolazione che finge di non vedere, sentire e ascoltare. Ecco dunque lo studio delle due società milanesi tentare l’impresa impossibile di mimetizzare il pozzo “urbano” di Villa d’Agri che “nasce – è scritto nel masterplan – dall’esigenza di ridurre al minimo l’impatto visivo del progetto ingegneristico della torre di perforazione e della piastra. Il pozzo infatti – continua lo studio – con la sua torre di perforazione alta 61,5 mt risulta visibili da punti di vista sensibili sul territorio ed in particolare sia dall’abitato della frazione di Villa d’Agri ed in particolare dall’ospedale che si trova ad una distanza di 1 Km, che da Marsicovetere stesso. Obiettivo del progetto paesaggistico – concludono i tecnici paesaggisti – è quello di sviluppare sistemi di mitigazione e di compensazione ambientale del pozzo durante tutte le sue diverse fasi di vita partendo dall’ allestimento, in cui saranno preparate la viabilità di accesso ed il parcheggio, durante i 6 mesi in cui è presente la torre e soprattutto quando l’impianto andrà in fase di produzione e quindi dovrà relazionarsi definitivamente con il paesaggio di circostante”.
- Illusionismo e realtà step by step: coni ottici e pozzo tricolor
Una magia degna dei più grandi illusionisti come Harry Houdini o il contemporaneo David Copperfield che forse avrebbero fatto di meglio per il pozzo di Villa d’Agri. “Premessi questi aspetti – si legge nel masterplan - il progetto di inserimento paesaggistico di Alli 2 Or – conclude lo studio – deve partire al momento della sua installazione e deve costruirsi step by step componendosi attraverso gli elementi del tessuto territoriale di riferimento, sia nei colori e nei materiali per le strutture, che attraverso elementi vegetazionali per i mascheramenti e la ricucitura con il contesto diventando così un progetto pilota per delle installazioni di ENI sul territorio della Val d’Agri. In particolare attraverso lo studio dei coni ottici dai punti di maggior fruizione posizionati a quota inferiore dell’area di progetto (Piazza Zecchettin in Villa d’Agri e Ospedale Villa d’Agri) si è desunto che attraverso il mascheramento della piastra gli unici volumi della struttura ancora visibili risultano essere la torre ed in alcuni punti la base di perforazione. Da Marsicovetere e dalla SP16 verso Marsicovetere invece la piastra è interamente visibile. Tutti gli aspetti che risultano visibili dalle diverse angolazioni devono essere trattati attraverso materiali e colori tratti dal paesaggio di riferimento in modo da minimizzarne l’impatto visivo”. Una domanda sorge spontanea direbbe Totò: era proprio necessario il ricorso a questo ulteriore gioco di prestidigitazione con un pozzo tricolor, rosso bianco e verde? non era più facile e realistico spostare il pozzo ed analizzare, con i fondi risparmiati, gli impatti veri, ovvero quelli sull’ambiente e soprattutto i rischi per la salute e l’incolumità in caso di incidente? Quali sono le garanzie oggi per l’incolumità dei cittadini? Domande senza risposte, queste, poste da molti nel corso dell’assemblea pubblica di Villa d’Agri. Bisognerebbe spostare il pozzo, prima che accada l’irreparabile.
- I pozzi petroliferi possono incidentarsi o esplodere
Chi ha autorizzato questo pozzo si è assunto una grave responsabilità anche per l’inquinamento che può causare sul circuito idrico di profondità e di superficie, già durante la perforazione dove vengono usate sostanze tossiche ed anche cancerogene. E’ quanto emerso nel corso dell’assemblea pubblica di Villa d’Agri. Numerosi e più o meno noti gli incidenti che riguardano pozzi petroliferi e lungo gli oleodotti che sono soggetti ad usura o imprevisti tecnici che possono causare danni enormi all’ambiente e alla salute. Si potrebbe fare un elenco lunghissimo. Trecate in provincia di Novara, ma anche la fuoriuscita di greggio sull’oleodotto Viggiano Taranto, le cui cause per ENI sono ascrivibili ad un sabotaggio, o anche l’esplosione del pozzo Policoro. Pozzi incidentati anche in Basilicata si contano in svariate situazioni più o meno note. A titolo di esempio riportiamo il caso di un pozzo vicino a Villa d’Agri. Al pozzo ENI Monte Alpi 1 Est, nel territorio di Grumento Nova, nel 2002 salta la valvola del condotto (blow-out, ndr). Si ha notizia dell’ incidente solo due giorni dopo, il giorno 8 Giugno 2002. Secondo fonti ENI sarebbero stati 500 i litri di greggio in pressione sparati dalla testa del pozzo e nebulizzati. Per le associazioni ambientaliste le quantità sarebbero maggiori. Il petrolio uscito a forte pressione, spinto da un forte vento, ha impregnato una vasta superficie (3 ettari circa) coperta da piante. Il bosco “Aspro” verrà poi tagliato, ma la bonifica non è stata ancora completamente realizzata. Il pozzo ”Monte Alpi 1 Est” si trova a circa 1 Km dall’invaso del Pertusillo le cui acque, gestite dall’acquedotto pugliese (oggi Acquedotto Lucano), vengono utilizzate per usi potabili ed irrigui in molti comuni pugliesi e lucani. Il Pertusillo attualmente è ripetutamente esposto a inquinamento petrolifero conclamato (molti pozzi, oleodotti e impianti petroliferi ricadono lungo i margini dell’invaso). Il pozzo è situato a ridosso del “bosco dell’Aspro” in un’area densamente boschiva e con numerose attività agricole presenti nel raggio di qualche chilometro. Cosa succederebbe a Villa d’Agri se lo stesso incidente si verificasse al pozzo “bidreno Alli 2 Or“, doppiamente pericoloso per il fatto che è un pozzo orizzontale ad olio e gas e per lo più situato in un centro abitato?

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Molto più vicina all'isola di Salina la scossa dell'altra notte alle Eolie
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4261376486990&l=dbfdd1665b


    30/09/12 - Già, pare che l'epicentro della scossa alle 02:39 (ora locale) dell'altra notte (che abbiamo indicato ieri qui su FB e quindi negli "Echi di Stampa"), secondo gli ultimi dati forniti dall'EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center) non fosse proprio quello giusto. Controllando infatti stamane le mappe possiamo notare come l'epicentro, a seguito evidentemente di successivi riscontri, ora risulti sulle stesse mappe dell'EMSC molto più prossimo alle coste dell'isola di Salina (vedi immagine a lato).
    Pressochè identici gli altri dati: la profondità dell'ipocentro, rettificata 254 a 249 km, e la magnitudo della scossa, ridotta da 4,6 a 4,5. Ma pur con tale nuovo valore resta sempre una scossa di tutto rispetto, che riconferma ancora una volta la notevole sismicità del basso Tirreno, ricco nelle sue profondità di tanto magma in continuo movimento, come anche in altre zone del Mediterraneo centrale. Ed è come se il Mare volesse metterci sulì'avviso da certe decisioni che i nostri governanti intendono prendere per lo sfruttamento delle risorse celate nei suoi fondali. Ma sapranno essi intendere tali segnali e agire di conseguenza ? Ho qualche dubbio...
    Questi gli ultimi dati a proposito dells scossa simica in questione:

Magnitude mb 4.5
Region SICILY, ITALY
Date time 2012-09-29 00:39:44.0 UTC
Location 38.52 N ; 14.81 E
Depth 249 km

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Dalla mia Bacheca su FB del 29/09/12

Dopodomani Maria Rita D'Orsogna a Bergamo
di Guido Picchetti (a margine di una foto postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4256967056757&l=69a9364e6c


     29/09/12. - Lunedì alle 17,30 a Bergamo, presso la Sala ex Consiliare Galvotti in via Tasso 4, il primo degli otto incontri previsti in Ottobre in Italia con Maria Rita D'Orsogna . Si parlerà di "petrolio" e più in generale di idrocarburi a terra e a mare, di fracking e shale gas, termini misteriosi che sembrano non esistere in Italia, dei terremoti e della subsidenza legata alle pratiche di ricerca di idrocarburi, e di come il territorio italiano venga svenduto e sfruttato dalle compagnie petrolifere straniere per una manciata di "royalties"!
https://www.facebook.com/events/392297117508745/
Il canale streaming per seguire l'evento in diretta:
http://www.youtube.com/user/CaposaldoAUB
E qui il calendario degli appuntamenti:
http://www.facebook.com/events/423303737734232/428138260584113/?notif_t=plan_mall_activity

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Trivellazioni nel Mediterraneo, proposta la moratoria
di Andrea Spinelli Barrile
http://www.ecoblog.it/post/33115/trivellazioni-nel-mediterraneo-proposta-la-moratoria#continua


    Dopo la richiesta dei deputati del Pd in Commissione Ambiente alla Camera Mariani e Margiotta, che auspicano un maggior coinvolgimento delle regioni interessate dalle trivellazioni off-shore, ci è giunto ieri un comunicato stampa che propone di alzare l’asticella petrolifera un po’ più in alto.

"Il Mediterraneo è l’area turistica più importante al mondo ma anche un mare quasi chiuso che è costantemente minacciato dal traffico di circa 300 petroliere al giorno per questi motivi la moratoria della trivellazioni petrolifere è una scelta non solo di buon senso ma anche economicamente conveniente", ha dichiarato il Presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio, ex Ministro dell’Ambiente, all’apertura ieri del Forum Nazionale degli Amministratori per l’Ambiente.

    Secondo un rapporto IPR Marketing / Fondazione UniVerde presentato ieri al Forum Nazionale e redatto su un campione di 1000 italiani, la coscienza ecologica nazionale in tema di idrocarburi si è decisamente innalzata, negli ultimi anni: oggi il 75% degli italiani non condivide le nuove politiche governative in materia, dicendosi preoccupato del via libera a nuove trivellazioni a ridosso delle coste, mentre il 68% si dice favorevole a sospendere le ricerche petrolifere nel Mediterraneo per un periodo di 5-10 anni, in cui studiare meglio rischi e tecnologie: il 71% ritiene che le trivelle nel Mediterraneo siano un rischio.
    Per questo motivo è stata avanzata una richiesta di moratoria delle trivellazioni petrolifere off-shore, un appello al quale hanno aderito sindaci, attivisti, amministatori, ma anche studiosi e personaggi dello spettacolo, a dimostrazione ulteriore di quanto il tema sia sentito caldamente da tutti.
    La motivazione, nella sua semplicità, è nobile: salvaguardare, oltre che la salute pubblica, anche la biodiversità ed il territorio marittimo:

Ogni giorno accadono incidenti petroliferi che inquinano ancor di più i nostri ecosistemi e allontanano l’obiettivo della bonifica ambientale dell’unico habitat a disposizione dell’uomo. Inoltre, in Italia non esistono le tecnologie e i mezzi per garantire interventi rapidi ed efficaci in caso di incidente. A questo si aggiunga che, per quanto riguarda gli effetti dell’estrazione e della raffinazione degli idrocarburi, oggi esiste una vasta e consolidata letteratura scientifica che prova senza ombra di dubbi o smentite gli effetti letali di queste attività per la salute umana e per l’ambiente. Per queste ragioni, almeno per quanto concerne il prelievo di idrocarburi pesanti (oil), CHIEDIAMO UNA MORATORIA DELLE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE IN MEDITERRANEO e ci appelliamo alla promozione azioni che permettano di:
    - definire modalità adeguate di valutazione degli eventuali impatti sugli ecosistemi profondi;
    - rendere possibile solo il prelievo davvero eco-sostenibile per qualsiasi tipologia di risorsa;
    - sviluppare tecnologie di prelievo più sicure;
    - dotarsi di sistemi di monitoraggio e intervento tali da garantire il recupero degli ecosistemi profondi danneggiati e proteggere i cittadini dalle eventuali conseguenze.

    Una comunione d’intenti forte che, è l’obiettivo del Forum, ci si impegnerà a diffondere presso tutte le amministrazioni locali della riviera delle Palme, affinché le voci a sostegno della moratoria petrolifera siano numerose.
(Foto | Flickr)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Toh, chi si rivede ! Alfonso Pecoraro Scanio, ex Ministro dell'Ambiente, oggi Presidente della fondazione ambientalista "UniVerde", il quale, come riferisce Ecoblog, in occasione dell'apertura del "Forum Nazionale degli Amministratori per l'Ambiente" ha detto: "Il Mediterraneo è l’area turistica più importante al mondo, ma anche un mare quasi chiuso che è costantemente minacciato dal traffico di circa 300 petroliere al giorno... Per questi motivi la moratoria della trivellazioni petrolifere è una scelta non solo di buon senso, ma anche economicamente conveniente". Finalmente, c'è qualcuno che lo dice... Ma, perdonatemi, mi sorge un dubbio, visto i "tempi moderni" che stiamo vivendo... Non sarà che il tutto (forum, amministratori per l'ambiente, discorsi, dibattiti, e belle parole...) siano più l'occasione per un'utile passerella in vista delle prossime scadenze elettorali, che non il frutto di una maturata coscienza dei tanti rischi ambientali che corre, e non da oggi, il Mediterraneo ? Qualcuno diceva "a pensar male si fa peccato, ma il più delle volte... (con quel che segue)...

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Scerni, sospeso il progetto della Medoil
di Simona Andreassi
http://ilcentro.gelocal.it/chieti/cronaca/2012/09/28/news/scerni-sospeso-il-progetto-della-medoil-1.5772282


    28 settembre 2012. - La commissione di Via chiede approfondimenti sulla richiesta di esplorazione e sfruttamento dei pozzi di idrocarburi
    SCERNI. Stop temporaneo dalla commissione Via (Valutazione di impatto ambientale) della Regione al progetto di ricerca di idrocarburi denominato Civita – Santa Liberata della Medoil. La società, secondo i tecnici, dovrà infatti integrare la documentazione presentata e così incassa una prima vittoria l’amministrazione contraria alla realizzazione dei pozzi esplorativi nel territorio comunale e insieme a lei anche associazioni ambientaliste e partiti che dall'inizio hanno espresso netta contrarietà.
    Il sindaco Giuseppe Pomponio (lista civica Progetto Scerni) nel corso dell’audizione davanti alla commissione all’Aquila ha ribadito le ragioni del no. «Sono stati fatti innumerevoli investimenti pubblici e privati negli anni per valorizzare e tutelare il patrimonio ambientale e l’economia rurale che ora rischiano di essere vanificati da questo progetto» premette Pomponio. Nel progetto Civita è stata individuata un’area di 270 chilometri quadrati compresa tra Scerni e Montenero di Bisaccia nella quale effettuare indagini esplorative. Il sito prescelto a Scerni è a circa 500 metri dal centro storico, in un’area a rischio idrogeologico. «Le criticità di Civita- Santa Liberata sono rappresentate dalla viabilità, dal dissesto e dai rischi per la salute» prosegue il sindaco. «Per raggiungere la zona degli scavi, i mezzi pesanti hanno come unica strada di accesso la piazza principale del paese, i pozzi, inoltre, hanno una profondità di 1.600 metri e le vibrazioni continue per gli scavi e poi per eventuali estrazioni, possono avere ripercussioni sul costone interessato negli anni scorsi da interventi di consolidamento».
    L’amministrazione non nasconde inoltre la preoccupazione per le emissioni in atmosfera di pulviscoli e odori, dal momento che nella documentazione presentata alla Regione non vengono date informazioni dettagliate su questo aspetto.
    «La salvaguardia della salute è fondamentale e non si transige» avverte Pomponio. E in attesa che la Medoil integri il progetto, è prevista una seduta straordinaria del Consiglio comunale per illustrare alla cittadinanza la situazione, la posizione dell’amministrazione e le iniziative che verranno promosse per tutelare le peculiarità di Scerni. «Olio, vino, un polo d'eccellenza come l'istituto Agrario e poi il tratturo e le altre produzioni d’eccellenza costituiscono un patrimonio da salvaguardare. Ecosostenibilità è una delle parole chiave del programma amministrativo della giunta e pertanto alla luce di queste premesse, è condizionante l’istallazione di un impianto estrattivo» rimarca l’assessore al Turismo, Daniele Carlucci.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Fra le tante brutte finalmente una bella... Di notizie intendo. E mi riferisco al respingimento, da parte della Commissione di VIA della Regione Abruzzo, del progetto di ricerca di idrocarburi della Medoil denominato Civita – Santa Liberata in provincia di Chieti. In verità si tratta di un successo temporaneo, almeno per ora, visto che il rigetto è stato motivato da una richiesta alla Medoil di ulteriori approfondimenti, che, in fase di riesame, potrebbero portare anche a un risultato definitivo diverso, che vanificherebbe gli sforzi di quanti si sono battuti a difesa del proprio territorio, cittadini comuni e autorità locali. E, purtroppo, non sarebbe la prima volta che ciò accade...
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Ancora scosse sismiche in prossimità di Creta, l'isola di Santorino...
di Guido Picchetti (a margine di una foto postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4257140661097&l=ab09b40849

    29/09/12. -  E tanto per riconfermare ancora una ennesima volta le caratteristiche ballerine dei fondali del Mediterraneo centrale, e anche i timori che gli abitanti di Creta hanno per il ripetersi di queste scosse nelle vicinanze della loro isola (che nella sua baia di Santorino ha tragiche memorie storiche al riguardo...), sempre stanotte di scosse sismiche ad est dell'isola ce ne sono state ben due. Entrambe di mag, 4,5, in mare aperto e su fondali a metà strada tra Rodi e Creta, rispettivamente alle 04:39 e alle 07:25 (ora italiana). Pressocchè identica la profondità degli ipocentri: 51 km la prima a prima e 60 km la seconda (vedi mappa a lato).
    Cos'altro ci vuole per capire che certe iniziative di sfruttare i fondali mediterranei con impianti petroliferi off-shore espongono gli stessi impianti a fenomeni tellurici imprevedibili, che, almeno in questo periodo storico, nel Mediterraneo hanno una frequenza con pochi eguali nel mondo, come è facile controllare ? E che le conseguenze in caso di danni a quegli stessi impianti estrattivi, potrebbero essere davvero disastrose, e difficilmente rimediabili in tutto il "Mare Nostrum" ?

1) - Magnitude mb 4.5
Region DODECANESE ISLANDS, GREECE
Date time 2012-09-29 02:39:37.0 UTC
Location 35.24 N ; 27.93 E
Depth 51 km
2) - Magnitude ML 4.5
Region DODECANESE ISLANDS, GREECE
Date time 2012-09-29 05:25:46.0 UTC
Location 35.03 N ; 27.86 E
Depth 60 km

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Fondali ballerini. Scossa sismica stanotte in prossimità delle Eolie
di Guido Picchetti (a margine di una foto postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4257037578520&l=6da4fa460a


   29/09/12. -  E' stata registrata stanotte alle 02:39 (ora locale) una scossa sismica di mag. 4,6. L'epicentro, secondo i dati forniti dall'EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center) è stato in mare aperto tra Salina e Filucudi, una decina di miglia a nord delle due isole. Caratteristica della scossa, la profondità dell'ipocentro, risultato a 254 km di profondità.
    Secondo il Servizio Geologico degli Stati Uniti (Usgs), altri sismi di magnitudo tra i 2.1 e 2.2 gradi si sarebbero verificati nella stessa area rispettivamente alle 21:05 e alle 22:44 di ieri, e alle 2:59 e alle 3:06 di oggi. Non si hanno segnalazioni di danni a persone o cose.
    Questi i dati dell'EMSC:

Magnitudine 4,6 mb
Regione SICILIA, ITALIA
Data ora 2012/09/29 00:39:45.0 UTC
Posizione 38,63 N; 14,72 E
Profondità 254 km

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Dalla mia Bacheca su FB del 28/09/12

Scossa sismica nel sud dell'Iran di mag 4,4
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4253814297940&l=98615a4f4f

    Risale a due giorni fa. Alle ore 11:54 UTC (Coordinated Universal Time) del 26 Settembre u.s., per l'esattezza. Perchè segnalarla allora qui? E per giunta con una mappa ricavata dalle carte dell'EMSC (Euro-Mediterranea Sismologic Center) che ne mostra l'epicentro sulla costa iraniana del Golfo Persico, insieme agli altri dati riportati a seguire ?
    E' presto detto. Si tratta di una scossa tellurica avvenuta in un'area che molti "negazionisti" delle possibili correlazioni tra attività estrattive e fenomeni sismici ancora qualche giorno fa citavano a prova evidente delle loro teorie, essendo il Golfo Persico, considerato un territorio per eccellenza "asismico", e ciò nonostante le pluridecennali attività estrattive esercitate in tutta l'area del Golfo da centinaia di piattaforme petrolifere...
    Mai dire mai, verrebbe da dire... Infatti ecco che la scossa è bella che arrivata... In verità di scosse sismiche in quella zona (di notte illuminata a giorno dalle mille fiamme che bruciano in alto sulle piattaforme l'idrogeno solforato di troppo) ne viene ricordata anche un'altra verificatasi tanto tempo fa, quando ancora le piattaforme erano al di là da venire... E' il terremoto di Kishm (Golfo Persico) della notte dal 10 all' 11 gennaio 1897, e a descrivercelo è un vecchio libro del vulcanologo Giovanni Agamennone, scritto e stampato in quello stesso anno, ripeto, nel 1897...
(vedi
http://books.google.it/books/about/Il_terremoto_di_Kishm_Golfo_Persico_dell.html).
    In fondo possiamo anche considerare ciò una riprova che il Golfo Persico sia davvero un'area insolitamente tranquilla dal punto di vista sismico. Ma chi può dire cosa avverrà domani ? E quanto potrebbe combinare una scossa più forte in quell'area, oggi per giunta, inutile nasconderlo, tanto impegnata e sollecitata dalle attività produttive dell'industria petrolifera, c'è qualcuno in grado di immaginarselo ?
    I dati dell'EMSC:

Magnitudine 4,4 mb
Regione SUD IRAN
Data ora 2012/09/26 11:52:54.0 UTC
Posizione 27,33 N; 52,86 E
Profondità 20 km

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Lo shale gas entra nella campagna elettorale USA 2012
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/lo-shale-gas-entra-nella-campagna-elettorale-usa-2012-11898.html


    27 settembre 2012. - Un recente studio di GBI Research mette in luce come la questione del gas di scisto sia ormai un tema politico entrato a pieno titolo nella campagna elettorale americana. Sia Barack Obama che Mitt Romney, infatti, non possono più esimersi dal formulare un giudizio e una proposta sul futuro dello shale gas negli Stati Uniti.
Secondo GBI Research il valore di mercato del gas non convenzionale raggiungerà i 52 miliardi di dollari entro il 2016, con un tasso di crescita annuo dell’11,9%. Con numeri del genere una scelta, permissiva o restrittiva, sulle estrazioni di gas di scisto può cambiare l’economia americana per i prossimi decenni.
    Negli anni scorsi, infatti, c’è stato un vero e proprio boom di produzione dello shale gas che ha fatto scendere il prezzo del gas in maniera considerevole. E, secondo la Energy Information Administration (EIA), resterà basso fino il 2025.
Dall’altro lato, invece, il prezzo del gas naturale liquefatto (il GNL) venduto sui mercati asiatici è tre volte più alto spingendo molti analisti a sognare un florido export dello shale gas. Ma questo toglierebbe gas dal mercato nazionale, facendone crescere il prezzo per i consumatori americani.
    La situazione, quindi, è complessa e una decisione non può essere rimandata di molto. In entrambi gli scenari, però, sembra proprio che gli Stati Uniti continueranno a trivellare senza sosta il proprio sottosuolo in cerca di gas di scisto. Nonostante Obama abbia cercato di regolamentare l’estrazione di shale gas tramite la creazione di un’apposita Inter-agenzia.
(Fonte: GBI Research)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Da noi, l'abbiamo già detto ma ripeterlo giova, i governanti italiani "fingono" di ignorare lo "shale gas" cosa sia... E fanno questo per non prendere alcuna posizione in merito a una scelta decisiva per ogni paese del suo modello di sviluppo futuro, rinunciando di fatto a partecipare e a discuterne in Europa (ad esempio al prossimo "Gas Forum 2012" previsto proprio per dibattere i pro e i contro su tale argomento; cfr la mia nota qui su Fb di ieri). Negli USA invece, che pure non hanno la densità abitativa dell'Italia, lo shale gas entra a pieno titolo come argomento decisivo della campagna elettorale americana in corso tra Barack Obama e Mitt Romney. Non c'è niente da fare... Forse tra una decina d'anni affronteremo anche qui da noi questi temi, quando sarà ormai troppo tardi... ILVA docet...
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Wwf consegna a Clini roadmap energetica al 2050, il ministro: «Bene, ma se è legata alla competitività da "Green Report"
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=18021


    27 settembre 2012. - Il Wwf Italia ha presentato al ministro dell'Ambiente Corrado Clini il rapporto "Obiettivo 2050 - per una roadmap energetica al 2050" realizzato da Ref-e, (Economics engineering energy environment) in cui si chiede che l'Italia avvia subiti un percorso per ridurre le emissioni come richiesto dall'Europa. Nello scenario energetico descritto nello studio, l'Italia dovrebbe ridurre del 40% i consumi ed aumentare fino al 43% la quota elettrica puntando al 100% di rinnovabili nell'elettrico, cioè 8 Twh (Terawatt) in più ogni anno, con 7-9 miliardi di euro all'anno di investimenti (pari allo 0,5% del Pil) e una riduzione delle emissioni di CO2 del 97% rispetto al 1990.
Il mix è quello noto: più rinnovabili, più efficienza, più mobilità a basso impatto, case green, ma tra gli strumenti proposti dal Wwf anche una "fiscalità taglia-emissioni" che regoli, per esempio, l'Imu sulla base della classe energetica della casa, il bollo dell'auto sulle emissioni inquinanti anziché sui kW del veicolo e che sostituisca l'Iva sui prodotti con l'Imposta di carbonio emesso (Ice), ovvero la tassa sul loro contenuto di CO2 nelle varie fasi di processo. «Il nostro Paese- ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia- non può continuare a vivere alla giornata e sull'emergenza continua.
    Bisogna rilanciare il ruolo della politica e del governo per la definizione di obiettivi ambientali e di sicurezza energetica». Per questo l'associazione ambientalista consegnerà lo studio anche al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera «per offrire al governo, anche in occasione della nuova Strategia energetica nazionale, una visione di lungo termine che permetta all'Italia di salvaguardare sia le politiche sui cambiamenti climatici e quelle legate al mondo del lavoro» Tra l'altro ha sottolineato Mariagrazia Midulla, responsabile clima del Wwf Italia «la Roadmap 2050 è anche una risposta all'uscita dalla crisi».
    Il quadro tracciato dal Wwf nel rapporto, è stato condiviso dal ministro dell'Ambiente che però ha ricordato la necessità di tener conto della variabile legata alla competitività e che la decarbonizzazione è strettamente connessa alla crescita economica. «Per raggiungere gli obiettivi descritti dal rapporto del Wwf- ha detto Clini- bisogna per esempio operare un cambio nel sistema dei trasporti e tener conto che attualmente abbiamo un eccesso di elettricità che non diventa produttiva, anzi ci pesa perché ha un costo. Inoltre servono investimenti ''strategici'' in infrastrutture per il nostro Paese, senza pensare più agli incentivi, come per esempio mettere mano al sistema di distribuzione e alla rete». In chiave di strategia industriale sostenibile da rilevare la "parentesi" dedicata dal ministro al caso Fiat con una lieve tirata d'orecchie all'azienda di Torino.
    Infatti Clini arrivato nella sede romana del Wwf a bordo di un'auto elettrica francese, ha dichiarato: «Mi sarebbe piaciuto esser venuto su una Fiat. Sto cercando di inserire in questa discussione un ripensamento del modello del prodotto. Con la Fiat la discussione dovrebbe essere "qual è il "core business" dei prossimi 10 anni?" e invece su questo la discussione è ancora un po' vaga. Tanto che ha rifiutato una join venture con un'azienda cinese per produrre auto elettriche. Per capire basti pensare che in Cina nel 2015 ci saranno un milione di auto elettriche. Noi, invece, stiamo migliorando le competenze, sia sui componenti che sugli accessori, ma non abbiamo l'auto. Il mercato più che auto nuove si può prevedere richieda auto diverse» ha concluso Clini.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

In merito al rapporto "Obiettivo 2050" sulla road map energetica appena presentato dal WWF al ministro dell'Ambiente Clini, possiamo dire che che la risposta di quest'ultimo data agli esponenti del WWF - che "... per raggiungere gli obiettivi descritti dal rapporto del Wwf bisogna per esempio operare un cambio nel sistema dei trasporti e tener conto che attualmente abbiamo un eccesso di elettricità che non diventa produttiva..." - sembra più la risposta di un Ministro dello Sviluppo Economico che quella di un vero Ministro dell'Ambiente"... Sempre per la serie "Ministro dell'Ambiente cercasi"...
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Raffineria Bomba, il Wwf diffida la Regione: 'Sta perdendo tempo'
da "Abruzzo Live"
http://www.abruzzolive.tv/Raffineria_Bomba,_il_Wwf_diffida_la_Regione:__Sta_perdendo_tempo_-_-_s_6509.html

Raffineria Bomba, il Wwf con una diffida incalza la Regione Abruzzo: 'Concluda le procedura aperte. O saranno problemi per il territorio. Si sta perdendo tempo'. Parlano Luciano Di Tizio e Fabrizia Arduini, del Wwf Abruzzo.

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Strategia Energetica Nazionale: seconda bozza, ecco le novità
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/strategia-energetica-nazionale-seconda-bozza-ecco-le-novita-11848.html


    26 settembre 2012. - Dopo una prima bozza non ufficiale della Strategia Energetica Nazionale, redatta dal Ministero dello Sviluppo economico retto da Corrado Passera, ora ne arriva un’altra che potrebbe rappresentare la versione definitiva del documento. Lo si intuisce dal fatto che è stata anticipata dall’AGI, una delle maggiori agenzie di stampa italiane.
Secondo le indiscrezioni pubblicate dall’agenzia le direttrici principali della futura politica italiana saranno tre: sviluppo delle estrazioni di petrolio e gas nazionali, trasformazione dell’Italia nell’hub europeo del gas, innalzamento delle rinnovabili elettriche fino al 38% della quota totale di produzione di elettricità.
    Riguardo agli idricarburi nazionali, nella bozza si legge che l’Italia possiede riserve per 700 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Se venissero sfruttate tutte si potrebbe andare avanti per cinque anni con i soli idrocarburi nazionali, per 50 continuando ad importarne dall’estero. Dove estrarre questi idrocarburi? Vengono riproposte le cinque zone già citate dalla precedente bozza, sfuggita dalle stanze del Ministero a fine luglio: la val Padana, l’Alto Adriatico, l’Abruzzo, la Basilicata e il Canale di Sicilia.
    I più attenti noteranno una differenza tra le due bozze: nella precedente era presente l’”offshore ibleo“, ora sostituito dal più neutro “Canale di Sicilia“. Cade, quindi, il riferimento diretto alla piattaforma Vega B di Edison-ENI attualmente in fase di valutazione ambientale. Restando a questa piattaforma, è degno di nota il fatto che ieri sono scaduti i termini per presentare le osservazioni sui documenti presentati da Edison per ottenere la VIA.
    Dopo un’estate di proteste da parte di moltissime autorità politiche siciliane, che hanno aderito in massa all’appello no-triv di Greenpeace (assessori regionali inclusi) alla fine nessuno si è ricordato di mandare al Minambiente neanche un foglietto di carta con scritto “Non sono d’accordo”. In realtà i termini sono elastici, visto che la Commissione Via-Vas è solita aspettare i ritardatari, ma in confronto il sindaco di Pozzallo Luigi Ammatuna, che prima ha aderito all’appello di Greenpeace e poi ha ritirato la firma, fa la figura del signore.
    Tornando alle cinque zone di estrazione, nella bozza si legge che potrebbero portare la produzione nazionale di idrocarburi dall’attuale 7% del totale consumato in Italia al 14%. E anche questa è una novità: a quanto pare il ministro Passera, che prima giurava di poter arrivare al 20%, ha letto le carte dell’ENEA che volavano molto più basso, tra il 12% e il 14%.
Anche per arrivare al 12-14%, però, secondo il Ministero bisogna cambiare le leggi esistenti: rimodulare il limite di divieto di trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa e semplificare le procedure autorizzative. Nel primo caso si tratterebbe di una sanatoria della sanatoria, visto che Passera quei limiti li ha già rimodulati in favore dell’industria petrolifera con il recente Decreto Sviluppo. Nel secondo caso si tratterebbe di introdurre una autorizzazione unica per cercare ed estrarre petrolio o gas.
    Al momento bisogna avere almeno tre autorizzazioni dal Ministero dell’Ambiente: la prima è per le esplorazioni sismiche, che servono a fare una sorta di fotografia del sottosuolo; la seconda è per fare il pozzo esplorativo e vedere se c’è effettivamente petrolio o gas; la terza è per iniziare la produzione vera e propria. Passera, in pratica, vorrebbe togliere quasi del tutto la gestione delle procedure autorizzative al collega del Minambiente Corrado Clini al quale resterebbe da rilasciare solo una autorizzazione unica iniziale “alla cieca”.
    Passando invece all’hub del gas la bozza della SEN descrive uno scenario in cui, con i nuovi gasdotti e i nuovi rigassificatori, il prezzo dell’energia elettrica prodotta dal metano potrebbe scendere di 5,7 euro per MWh. Cioè annullare l’attuale differenza di prezzo con i mercati nord europei, ben serviti dai capienti gasdotti russi e dalla produzione nazionale dei Paesi scandinavi.
    In questo caso va notato che non si tratta più del vecchio hub del gas europeo, ormai assolutamente inattuale, ma del meno ambizioso “principale hub sud europeo”. Dovremmo vendere gas, quindi, ai Paesi mediterranei come la Spagna, la Grecia, la Francia e magari Croazia, Bosnia e Serbia. Tutti Stati che hanno già i propri gasdotti o che saranno di passaggio (e di conseguenza già serviti) con i gasdotti attualmente in costruzione o in progetto: il South Stream di ENI-Gazprom (Russia-Bulgaria-Serbia-Slovenia-Austria, con una diramazione meridionale Bulgaria-Grecia-Italia) e l’ITGI di Edison-DEPA (Turchia-Grecia-Italia), giusto per fare due esempi.
    Secondo questa visione il gas russo e quello del Caucaso dovrebbero attraversare l’Europa centro-orientale, arrivare in Italia e poi essere venduti di nuovo all’Europa centro-orientale. Non sarà così: ogni Stato di passaggio preleverà una quota prestabilita di gas, non gli venderemo proprio niente. Per ottenere questo risultato, poi, la SEN prevede di cambiare un po’ le carte in tavola con autorizzazioni veloci per i gasdotti e, soprattutto: "Realizzazione delle Infrastrutture Strategiche, realizzabili con garanzia di copertura dei costi di investimento a carico del sistema, per assicurare nel medio periodo sufficiente capacità di import e di stoccaggio, anche per operazioni spot."
    Con “a carico del sistema” cosa si intende? Che il pubblico, cioè noi, pagheremo i costi degli investimenti se i privati hanno problemi. Ci troveremo, però, con moltissimo gas in ingresso in Italia. Troppo, anche considerando che l’ultimo pilastro della Strategia Energetica Nazionale di Passera prevede che le rinnovabili diventino, entro il 2020, la prima fonte di produzione di energia elettrica.
Le rinnovabili elettriche supereranno il gas (nessuna nuova centrale termoelettrica che consuma metano, quindi), raggiungendo il 38% dei consumi contro l’attuale 23%. Il dato del 23%, però, è del 2010 e a fine 2012 toccheremo il 27% il che rende la promessa di Passera un po’ meno miracolosa. Ma sempre apprezzabile visto che prevede una riduzione dall’86% al 76% della quota rappresentata dai combustibili fossili nella produzione complessiva di energia, sia elettrica che termica che per i trasporti.
(Fonte: AGI Energia)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

La fonte dell'articolo è l'AGI (Agenzia Giornalistica Italiana). E si tratta, per chi ancora non lo sapesse, di una delle più importanti agenzie di stampa del nostro Paese, che però ha una grande anomalia. E' proprietà dell'ENI... Pertanto mettere la mano sul fuoco sulla obiettività e imparzialità delle sue notizie quando tratta di temi legati alle risorse energetiche, direi che è molto difficile, se non impossibile. Ma non c'è problema. Basta saperlo, e prendere con le pinze le sue affermazioni, tarandole opportunamente... In compenso possiamo vantarci di essere l'unico Paese occidentale con una società petrolifera di stato importante come l'ENI, la quale tra l'altro è anche proprietaria di una vera agenzia di stampa... E ciò in barba ad ogni conflitto di interesse !!!

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Dalla mia Bacheca su FB del 27/09/12

Lettera degli "Amici di Bomba" nel mondo a Gianni Chiodi
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/lettera-amici-bomba-nel-mondo-gianni.html


    26/09/12. - Il gruppo "Amici di Bomba" che raccoglie oriundi di Bomba e del suo comprensorio in vari paesi del mondo ha inviato una lettera aperta al presidente Gianni Chiodi, invitandolo ad adoperarsi attivamente affinchè la raffineria proposta dalla Forest Oil Corporation a Bomba sia definitiva-mente bocciata, in vista della riunione a Roma il giorno 1 Ottobre 2012.
    La lettera, firmata anche da Dan Fante, figlio del famoso scrittore originario di Torricella Peligna, John Fante, denuncia il silenzio del presidente della regione Abruzzo che finora non si è mai espresso sui progetti estrattivi su Bomba. Gli autori ricordano da un lato la pericolosità dell'opera, le bellezze dell'Abruzzo che andrebbero perse, la scarsità del gas, e dall'altro la responsabilità del potere e di Gianni Chiodi.
    Il testo della lettera è in calce, e così pure il testo originario in inglese. Ringraziamo Giuliana Fantini per la cortese opera di traduzione fatta probono.

Associazione Amici di Bomba
Paul Giangiordano - Zurigo, Svizzera
Dan Fante - Arizona, USA
Randi Cecchine - New York, USA
Angela Di Berardino - Los Gatos, California
Dan Aspromonte - Santa Cruz, California

Gentile Presidente Chiodi,

Le scriviamo questa lettera in riferimento alla lotta attualmente in corso tra i cittadini di Bomba, in Provincia di Chieti, e la Forest Oil Corporation, la multinazionale energetica statunitense che da tempo fa pressione sul Suo governo per realizzare un impianto di estrazione di gas e annessa raffineria ai piedi del Lago di Bomba. Non siamo suoi elettori e non viviamo in Abruzzo, tuttavia siamo abruzzesi e le nostre radici affondano in alcuni paesi vicino Bomba. Alcuni di noi vengono spesso in visita in Italia, dato che abbiamo numerosi amici e parenti in quella zona, e speriamo che anche i nostri figli e i nostri nipoti ne avranno l'opportunità.

Presidente Chiodi, siamo sicuri che Lei abbia deciso di intraprendere una carriera nella pubblica amministrazione perche' vuole difendere al meglio gli interessi dei suoi cittadini e perche' ama l'Abruzzo tanto quanto l l'amiamo noi. Tuttavia, nonostante la netta opposizione dei cittadini di Bomba e di diciannove comuni circostanti oltre alla stessa Provincia di Chieti, a gruppi di interesse strategico per l'economia della regione inclusa Confcommercio e a esponenti della chiesa locale, Lei è rimasto in silenzio nel corso degli anni e non si ancora riusciti ad arrivare all'epilogo di questa faccenda. Antonio Sorgi, il capo della Commissione VIA, anche egli è rimasto in silenzio, nonostante le pubbliche critiche mosse al progetto, e pur avendolo respinto con riluttanza in due diverse occasioni.

Lei è consapevole del fatto che le emissioni di Idrogeno Solforato generate dall'impianto di desolforazione della Forest Oil eccederanno i limiti tollerati dalla legge italiana? Per quale ragione questa questione non è stata affrontata dalla Commissione VIA nella fase di rigetto del progetto della Forest Oil? Il potenziale impatto dello sfruttamento nella regione da parte della Forest Oil potrebbe causare l'emissione di esalazioni tossiche provenienti dall'impianto di desolforazione nonchè lo scatenarsi di eventi sismici, un rischio reale di disastro ambientale dovuto a eventuali terremoti e colate di fango.

La battaglia contro la Forest Oil portata avanti dai cittadini di Bomba non è una questione economica, è una questione che riguarda la salute pubblica e la sicurezza delle persone. La crisi economica ha reso la zona della Val di Sangro nella Regione Abruzzo terreno fertile per l'economia del saccheggio, ragion per cui la Forest Oil Corporation ha deciso di portare il caso a Roma. In ogni caso noi crediamo che l'Abruzzo abbia affrontato cose molto peggiori nel corso della sua storia, e per questo riuscirà sicuramente a superare questa crisi economica senza dover pagare lo scotto ambientale causato dall'introduzione di un impianto di estrazione di gas nella regione.

Come Lei probabilmente saprà, l'Abruzzo negli ultimi anni ha acquisito fama internazionale grazie al suo cibo, al suo vino e alla sua crescente reputazione come meta turistica. Il futuro sostenibile dell' Abruzzo dipenderà dal potenziamento delle infrastrutture e dell'economia del luogo, e non dall' insediamento sul territorio di multinazionali straniere che mirano a sfruttarne i giacimenti di gas naturale generando aria nociva, corsi d' acqua inquinati e piogge acide. Nessuno vorrà più assaporare il cibo o i vini provenienti da questa regione e ancor meno vi si recherà in vacanza o acquisterà terreni dove poter trascorrere la propria vecchiaia. E una volta che tutto il gas sarà stato estratto, avremo perso per sempre tutto quello che abbiamo ora.

Coloro che stanno combattendo contro questa multinazionale nutrono un forte senso di responsabilità verso il futuro delle proprie città, dell'Abruzzo e dell' Italia. Lei, Presidente Chiodi, può passare alla storia come un rappresentante pubblico che ha difeso il volere dei propri cittadini e che ha combattuto contro una azienda statunitense di gas rispedendola a casa. Oppure può essere ricordato come l'uomo che avrebbe potuto farlo, ma che ha deciso invece di restare seduto inerme a guardare mentre il futuro della propria regione veniva sacrificato. Tutto ciò per permettere ad una multinazionale estera di estrarre una quantità di gas che soddisferebbe il fabbisogno energetico dell'Italia intera solamente per pochi giorni. In entrambi i casi, il suo lavoro verrà ricordato e produrrà un forte impatto.

Gli Abruzzesi non sono solo coloro che vivono in Abruzzo. Sono anche quelli che, come noi, discendono dall' Abruzzo e si sono sparsi nel il mondo. Abbiamo raggiunto paesi lontani quali l'Australia, l'Argentina, il Canada, gli Stati Uniti, il Sud Africa e oltre, e quando torniamo a visitare l' Abruzzo sentiamo un forte legame con la nostra terra d'origine. Noi vi stiamo a guardare, amiamo l'Abruzzo e speriamo sinceramente che Lei sceglierà di fare la cosa giusta.

Associazione Amici di Bomba
Paul Giangiordano - Zurigo, Svizzera
Dan Fante - Arizona, USA
Randi Cecchine - New York, USA
Angela Di Berardino - Los Gatos, California
Dan Aspromonte - Santa Cruz, California

Per la versione originale in inglese vai sulla pagina web del Blog di Maria Ria d'Orsogna al link http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/lettera-amici-bomba-nel-mondo-gianni.html
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Si mobilitano anche gli oriundi abruzzesi nel mondo in difesa del patrimonio naturale e ambientale della terra dei loro avi, e del Lago di Bomba minacciato dalle istallazioni petrolifere della Forest Oil... Riusciranno a farsi ascoltare da governanti che sembrano totalmente sordi a questi problemi ?
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European Gas Policy Forum 2012. E gli Italiani? Brillano per la loro assenza! Non ci riguarda?
da una nota di Guido Picchetti su Fb
http://www.facebook.com/notes/...gli-italiani-brillano-per-la-loro-assenza-non-c/504188589592961


27/09/12. - Ricevo da Gianfranco Rossetto via e-mail (e lo ringrazio) quest'articolo pubblicato Oggi da "EuroActiv" sulla "non" partecipazione degli eurodeputati del nostro Paese al dibattito in corso sulle estrazioni di gas "shale" in Europa. E' un articolo in lingua inglese, ma ben volentieri lo pubblico egualmente, qui nelle note di Fb e quindi tra miei "Echi di Stampa", insieme a foto e qualifiche ufficiali dei partecipantiI alla conferenza prevista sul tema. (gp)

da EUROActiv del 27 09 2012

Summary
    The debate around shale gas development in Europe remains in its infancy, however it is seen by many as a “game-changer” in terms of energy security, tackling climate change and in facilitating the development of renewables (as a best placed partner). However figures quoting actual shale gas reserves continue to be subject to claim and counter claim, while politically, no common approach is in place, or perhaps likely.
    Speakers include:
Mikołaj Budzanowski (Minister of Treasury, Poland); Neoklis Sylikiotis (Minister of Commerce, Industry and Tourism, Cyprus); Niki Tzavela MEP (Rapporteur for the ITRE Committee's report on 'Industrial, energy and other aspects of shale gas and oil', European Parliament); Bogusław Sonik MEP (Rapporteur for the ENVI Committee's report on 'the environmental impacts of shale gas and shale oil extraction activities', European Parliament); Marie Donnelly (Director, Renewables, Research and Innovation, Energy Efficiency DG Energy, European Commission); Tristan Aspray (Europe Exploration Operations Manager ExxonMobil); Dale E. Ryan (Director Chevron Bulgaria, Exploration & Production EOOD); Sergei Komlev (Head of Contract Structuring and Price Formation Directorate Gazprom Export); Carina Vopel (Head of Unit, Strategy, DG Environment, European Commission); Howard Rogers (Director, Natural Gas Research Programme Oxford Institute for Energy Studies).
    According to a report published by the European Commission earlier this year, at current levels of operation, shale gas development in Europe does not require additional EU legislation (above that already covered via REACH, the Water Framework Directive, the Groundwater Directive and the Mining Waste Directive for instance). However the possibility of future legislation is not ruled out should shale gas operations reach commercial scale.
    The European Gas Policy Forum 2012 organised by Forum Europe and the Centre for European Policy Studies (CEPS) will examine what potential future legislation might look like in relation to shale gas and will debate whether the lack of a common approach will damage shale development in Europe. It will also explore which countries offer the best opportunities for shale gas in Europe, while international perspectives will provide insights into the role shale may play as part of the global energy scene.
Key questions to be addressed:

  • Should shale gas be regulated at EU-level or is the current approach appropriate?

  • What might future regulation, at both member state and EU-level look like?

  • Will shale gas revolutionise the energy security situation in Europe and which countries offer the most potential?

  • What role will Europe play in the global development of shale and how will such development affect
    European energy prices and other energy resources?

  • Will shale open up further opportunities for gas to be “twinned” with renewables in the drive for a low carbon future?

  • Could Europe lead the way in delivering environmentally conscious shale gas development?

Further details and a full conference programme will appear here shortly, but for more information in the meantime, or to find out about how you can become involved in the event, please contact Charlene Selmer on charlene.selmer@forum-europe.com or call +44 (0) 2920 783 024 begin_of_the_skype_highlighting +44 (0) 2920 783 024 end_of_the_skype_highlighting.
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da Cav.Dr Gianfranco Rossetto
7, Avenue du Venezuela B- 1000 BRUXELLES
Tel. +32 (0)2 6602280 - Mob. BEL +32 495 233306 - Mob ITA +39 338 8352048
Skype Me "gianfrancorossetto"

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L'area delle scosse nel beneventano poco a nord del permesso "Nusco"
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4248920015586&l=df3913f6f2


    27/09/12. - Dopo le recenti scosse sismiche nel beneventano, mi è venuta una curiosità... Sono andato a cercare sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico ed ecco che cosa ho trovato... Una bella mappa che riporto qui a lato. Su di essa ho solo apposto una stella rossa ad indicare l'area interessata dalle scosse di stanotte : Ma ciò che più ci interessa è il riquadro in verde che delimita il permesso per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi "NUSCO" rilasciato nel 1995. Titolari: ITALMIN EXPLORATION (r.u.) per il 20% e la COMPAGNIA GENERALE IDROCARBURI per l'80%. Operatore la FONDEDIL.
    Il permesso "Nusco" interessa un'area di circa 700 kmq. La cosa strana è che da permesso di ricerca nel 1995 potrebbe essere divenuto "di fatto" anche permesso di coltivazione (ovvero di sfruttamento delle risorse del sottosuolo), stando alla recente riconferma della titolarietà del permesso firmato dal Direttore Generale del Ministero Franco Terlizzese in data 30 Luglio 2012 e convalidato fino al 2016. Vedi l'originale all'url http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/...0730.pdf

    Una coincidenza con le scosse di stanotte? Tutto è possibile... Ma resta un dubbio. Può trasformarsi un permesso di ricerca in permesso di coltivazione senza il passaggio di VIA delle autorità locali e centrali competenti e senza che i cittadini della zona ne sappiano niente ? O dal 1995, dopo 17 anni, quelle società titolari del permesso stanno davvero ancora "ricercando", campando nel frattempo di rendite non si sa quali ?
    Vedi anche http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/titoli/mappa.asp?cod=2105
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Post di Betta Sala

E' la 1° cosa che ho visto stamattina su Iside e sul sito UNMIG
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A Movimento Ambientalista Bat, Mario Balestriere, Betta Sala, Rosa Linda Testa, Ndrìa Biddittu e Lino Gen piace questo elemento.
 
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Scosse sismiche in Campania vicino Benevento
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4248749731329&l=2e6eb99789


    27/09/12.- Ben otto scosse sismiche di varia intensità sono state registrate stanotte in Campania, una decina di chilometri a est di Benevento. La prima è stata registrata alle 03:23 (ora locale) e l'ultima alle 07:14 di stamane. La più forte è stata la terza scossa, registrata alle ore 03:08 di magnitudo 4.1, seguita dalla sesta scossa di magnitudo 3.5, registrata alle 5:47, sempre ora locale. Non elevata la profondità delle scosse (ipocentro), variante tra i 2 e i 16 km. Stando alle notizie delle TV non si sono finora registrati nella, zona danni nè a cose nè a persone, che sarebbero tuttavia scese in strada dopo i primi sussulti.
    Questa la sequenza delle otto scosse (dall'EMSC - Euro-Mediterranean Sismologic center):

1° - Magnitude ML 2.4
Region SOUTHERN ITALY - Date time 2012-09-27 00:46:46.0 UTC -
Location 41.16 N ; 14.88 E - Depth 11 km
2° - Magnitude ML 2.4
Region SOUTHERN ITALY - Date time 2012-09-27 00:57:59.0 UTC -
Location 41.14 N ; 14.87 E - Depth 15 km
3 - Magnitude ML 4.1
Region SOUTHERN ITALY - Date time 2012-09-27 01:08:23.0 UTC - Location 41.15 N ; 14.97 E - Depth 2 k
4° - Magnitude ML 2.2
Region SOUTHERN ITALY - Date time 2012-09-27 01:23:04.0 UTC - Location 41.14 N ; 14.88 E - Depth 10 km
5° - Magnitude ML 2.1
Region SOUTHERN ITALY - Date time 2012-09-27 02:09:59.0 UTC - Location 41.17 N ; 14.88 E - Depth 16 km
6° - Magnitude ML 3.5
Region SOUTHERN ITALY - Date time 2012-09-27 03:47:58.0 UTC - Location 41.14 N ; 14.89 E - Depth 11 km
7° - Magnitude ML 2.5
Region SOUTHERN ITALY - Date time 2012-09-27 04:02:00.0 UTC - Location 41.15 N ; 14.86 E - Depth 10 km
8° - Magnitude ML 2.0
Region SOUTHERN ITALY - Date time 2012-09-27 05:14:55.0 UTC - Location 41.16 N ; 14.91 E - Depth 10 km

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Post di Maria Ghelia

Grazie per la notizia!
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Total dice che i rischi di perforazione nell'artico superano i benefici!
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=63314541#lastpost


    Pazzesco! Total, la compagnia petrolifera francese, mette in guardia contro le perforazioni petrolifere nell'Artico e dice che i rischi di perforazione nell'artico superano i benefici! Nel mentre che molta gente nel mondo ha protestato e protesta contro le trivelle nell'Artico, i parlamentari britannici chiedono lo stop definitivo ai progetti di perforazione ed invece la Cairn Energy resta ottimista, la Total mette in guardia contro trivellazioni petrolifere in Artico. Questa è una notizia che mai ci saremmo aspettati di leggere!
    La compagnia petrolifera francese Total SA afferma che le spese sostenute da un disastro petrolifero nell'Artico superano le potenziali risorse che potrebbero essere estratte. Chrisophe de Margerie, amministratore delegato della Total in Francia, ha detto al Financial Times, in un'intervista pubblicata oggi, che i rischi di perforazione nell'Artico sono troppo grandi. "Il petrolio sulla Groenlandia sarebbe un disastro", ha detto de Margerie. "Una perdita farebbe troppi danni per l'immagine della società."
    De Margerie ha detto che non è del tutto contraria alle trivellazioni nell'Artico in linea di principio. In realtà, ha precisato che le fughe di gas sono più facili da trattare con rispetto fuoriuscite di petrolio. Le principali risorse energetiche dell'Artico sono anche le riserve di gas naturale, in una parte del campo Shtokman nel Mare di Barents.
    La scorsa settimana, un certo numero di parlamentari britannici si è fatto avanti con una proposta di fermare tutta la perforazione nella zona fino a quando una serie più rigorosa delle norme di sicurezza può essere implementato. Joan Walley, membro del parlamento britannico, ha così commentato: "La corsa al petrolio artico sta portando rischi senza precedenti per la zona, ed è ormai chiaro che le conseguenze di una fuoriuscita di petrolio potenziale sarebbe catastrofica. Il governo britannico ha ora la responsabilità di fare tutto il possibile per garantire urgentemente una moratoria sulle perforazioni , ed ha concluso, le preoccupazioni per il cambiamento climatico dovrebbero essere riconosciuti a livello internazionale come un fattore limitante per la perforazione nella regione artica."
    La multinazionale francese è la prima grande azienda a parlare in modo così pesante sulla questione, ma in pratica la società è stata rallentata dall'attività nella regione per diversi mesi dopo un deludente ritorno. All'inizio di questo mese Royal Dutch Shell ha cancellato tutti i tentativi di perforazione ulteriore al largo della costa dell'Alaska dopo l'ennesima battuta d'arresto in una delle sue proprietà nella zona.
    Dopo sette anni di tentativi e 4.500 milioni dollari investiti, Shell potrebbero avviare l'esplorazione di nuovo in primavera, ma non ha fornito ancora alcuna indicazione se ha in programma di farlo in un prossimo futuro. La londinese Cairn Energy, ha speso più di un miliardo di dollari alla ricerca di depositi di energia al largo della costa della Groenlandia, solo per poi rinunciare dopo che non è stato riscontrato nessun ritorno economico. Il governo degli Stati Uniti dice che ben il 20 per cento del petrolio rimanente da scoprire nel mondo è intrappolato sotto l'Artico, così come la US Geological Survey nel 2008 ha stimato che ben 26 miliardi di barili di petrolio sono recuperabili, così come 130 trilioni di metri cubi di gas naturale.
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Post di Filippo Foti su Fb a margine del post

La diamo, Guido, ogni tanto... anche qualche buona notizia!?
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Post di Guido Picchetti

Per me è una campagna promozionale della Total, per dare una bella lucidatura al marchio e distinguersi dalle altre compagnie ... Non credi ? Purtroppo, sarà la vecchiaia, ma credo poco alle belle notizie... specie di questi tempi in cui ce ne sono tante di brutte, che ci tengono pure nascoste...
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Post di Filippo Foti

Infatti nel post il mio commento inizia con "Pazzesco"...
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ENI: perdite in Nigeria - ad insaputa di tutti
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/oil-companies-operating-in-niger-delta.html

"Oil companies operating in the Niger Delta are now using harmful chemicals which is injurious to both sea foods, living organisms and human beings," (Nengi James, Oil and Gas Committee of Nembe Kingdom).
    Un altro incidente petrolifero targato ENI. L'altra settimana una piattaforma mobile si è incrinata per "mancanza di competenza" in Norvegia, questa settimana invece in Nigeria una delle loro tubature ha avuto delle perdite. Non sanno perchè sia successo, nè come, nè di quanto petrolio si tratti. Storie di tutti i giorni. E come per tutte le cose italiche, è successo "a loro insaputa".
    Invece i residenti se ne sono accorti eccome perchè le perdite hanno inquinato fiumi e fiumiciattoli nello stato del Bayelsa. Non che fosse la prima volta: i residenti si lamentano che fra ENI e le altre ditte del petrolio la zona è costantemente sotto attacco ed i petrolieri raramente si preoccupano di ripulire i danni di inquinamento - da riversamento, da perdite, da incuria che sia.
    Il Niger, dopo il Nilo è il secondo fiume piu lungo d'Africa e la parte che attraversa gli stati petroliferi della Nigeria è stato trasformato in un inferno annerito di mangrovie morte, acqua petrolizzata e morie di pesci.
    Ogni anno vengono riversati migliaia e migliaia di barili di petrolio in mare. Il governo nigeriano, dopo anni di atteggiamento laisse-faire ha iniziato a fare multe: 5 miliardi di dollari per l'incidente in mare della Shell dicembre 2011, e 3 miliardi di dollari alla Chevron per un altro incidente in mare nel marzo 2012. Per ora le multe sono solo richieste, non necessariamente applicate.
    Daranno una multa anche all'ENI? Chissà. Intanto, continuano ad inquinare. Intanto l'ENI continua a restare all'oscuro della realtà. Tutto accade all'insaputa dell'ENI, che trincerati dietro le loro mura e i loro paraocchi, non vedono, non sanno, non amano. Come mai ne parla CNN, e, da quanto mi risulta, nessun organo di stampa italiano? Ah si, l'AGI - l'Agenzia Giornalistica Italia - è di 100% di proprietà dell'ENI. Non credo che mai parleranno di queste cose.
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L'Ikdam" della Lunkin Petroleum operativa in acque tunisine a 44 mn da Lampedusa
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4246024543201&l=c0a6dced6f
 

    26/09/12.- Data a una decina di giorni fa lo spostamento verso sud della "Ikdam", la nave FPSO della Lunkin Petroleum specializzata in operazioni estrattive off-shore di prodotti petroliferi, in precedenza ormeggiata in acque tunisine a poco più di una ventina di miglia a SO delle coste dell'isola di Pantelleria.
    Dopo alcuni giorni di sosta nel porto di Sousse, la ritroviamo oggi ormeggiata 44 miglia nautiche dalle coste di Lampedusa, probabilmente operativa su altra concessione off-shore nel Canale di Sicilia intestata alla "Lunkin Petroleum", sempre in acque tunisine (vedi mappa).

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Post su FB di Antes Italia

Ne ho viste anche di peggio. Le concessioni sono un "segreto" di casta...
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Dalla mia Bacheca su FB del 26/09/12

Pantelleria. Forme pantesche
a margine di una foto di Guido Picchetti su Fb
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4244943716181&l=e17fb382ef


25/09/12. Forme pantesche.

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Post di Maria Ghelia
Stupende ed antiche!!!
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Post di Giusi Orefice

Gioco di volumi...
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Post di Giuseppe Ferreri
Bravo Guido, altro che restauro di certi architetti... qui la genuinità dell'isola che amiamo.
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Post di Med Zgolli

Were? In Pantelleria?
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Post di Guido Picchetti

Yes, in Pantelleria, in contrada Sibà...
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Post di Peppe D'Aietti
La magia di Sibà, l'arte di Guido Picchetti, e... il mio dammuso!!!
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Post di Guido Picchetti
Mi sembra più che giusta la tua precisazione, caro Peppe, ma stava a te farla...Per quanto riguarda il sottoscritto, "arte" mi sembra un po' eccessivo, mi basta "buon gusto"... A meno che tu non ti riferisca all'arte del sano detto "impara l'arte e mettila da parte", cosa che ho fatto... e così la tengo da parte per quando capita l'occasione che merita ... :-)
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Post di Peppe D'Aietti
... ne sono così orgoglioso e innamorato che non ho resistito a scriverlo... tanto più dopo quei bei complimenti... ma non esser così modesto, però... vedo che fai bellissime foto e che sai centrare l'anima dei luoghi e delle cose... grazie
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Post di Lucilla Torri

Condivido, per condividere la bellezza e la serenità...
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Post di Peppe D'Aietti

Grazie Lucilla...
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A Salvatore Addolorato, Catarina Ahlcrona, Ilva Alvani, Josie Alves, Marielle Anselmo, Maria Stella Baldachino, Simona Basile, Ndrìa Biddittu, Angela Butta, Davide Carlà, Trandafile Cota, Andrea Covarelli, Rosaria D'Aietti, Filippo Foti, Simona Gamberini, Maria Ghelia, Giovannella Leone, Silvia Missiaglia, Aline Montinari, Filippo Morelli, Martina Piccolo, Giusi Orefice, Daniele Pepe, Martina Piccolo, Gianfranco Rossetto, Giovanni Rossi Filangieri, Chiara Saiani, Roberta Sartoretti, Cinzia Savi, Alessandra Scala, Giovanna Sciaccaluga, Rosalia Silvia, Oriana Solfanali, Garsia S. Piero, Simona Tesei, Tiziana Tarquini, Claudia Torrente, Lucilla Torri, Roberta Sartoretti, Giovanna Sciaccaluga, Gianni Valenza, Valeria Vannucchi e Med Zgolli piace questo elemento.

 
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Pantelleria. L'antico e il moderno
a margine di una foto di Guido Picchetti su Fb
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4244914875460&l=8546e21285


25/09/12. Confronti: l'antico e il moderno... E meno male che ci pensa Madre Natura a rimediare a certi danni....

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Post di Maria Ghelia

Questo proprio non mi piace!!!
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Post di Guido Picchetti
Apprezza quanto fa Madre Natura con un po' di tempo a disposizione... e il tempo, fortunatamente, a Madre Natura non manca...
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Post di Fabio Pavia
In teoria si dovrebbe partire con l'individuazione del proprietario terriero, del telaio, e poi far partire l'eventuale procedimento penale!
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A Grazia Cucci, Salvatore Addolorato, Giusi Orefice, Alfonso Nigro, Alessandro Brignone, Rossella Silvia, Leon Battista Alberti e Ilva Alvani piace questo elemento.

 
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Cipro divisa sulle estrazioni di gas. E invece dell'ONU risponde Madre Natura...
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/310372262403347


Il leader turco-cipriota Dervis Eroglu ha detto ieri (25 settembre) che avrebbe presentato un nuovo piano al segretario generale dell'Onu sulle esplorazioni di gas in programma nelle acque che circondano Cipro, a caccia di risorse energetiche che potrebbero cambiare il panorama economico di ttutta l'isola. E proprio stanotte il Leader Turco ha ricevuto una bella risposta, non dall'ONU, ma da Madre Natura, con una bella scossa sismica sul fondo del mare di magnitudo 4,6. Scossa verificatasi alle 03:28 un centinaio di miglia della costa cipriote, in corrispondenza delle concessioni più occidentali delle tante in cui è stato suddiviso il mare cipriota. come mostra la foto unita all'articolo (pubblicato oggi da EurActiv.com / Reuters), segnalatomi da Gianfranco Rossetto da Bruxelles... Leggi l'articolo qui a seguire nella traduzione dall'inglese via Goggle, in parte corretta.

Le risorse di gas nel sottosuolo dividono Cipro
da
EurActiv.com con Reuters
http://www.euractiv.com/enlargement/gas-row-looms-large-divided-cypr-news-515015
    Leader turco-cipriota Dervis Eroglu ha detto ieri (25 settembre) che avrebbe presentato un nuovo piano per il segretario generale dell'Onu per le esplorazioni di gas che circondano l'isola divisa, risorse che potrebbero cambiare il suo panorama economico. "Ho intenzione di presentare un piano per il segretario generale, una nuova  proposta sulla esplorazione e lo sfruttamento delle riserve di idrocarburi", ha detto Eroğlu attraverso un interprete del suo incontro programmato Sabato con Ban Ki-moon.
    Eroğlu, parlando negli uffici della nazione non riconosciuta ospite in missione della Turchia alle Nazioni Unite, non fornisce dettagli quando viene premuto sulle sue idee. Cipro del Nord ha firmato un accordo con la statale Turkish Petroleum Corporation, o TPAO, nel mese di aprile per lanciare onshore perforazioni esplorative. Nei prossimi cinque o sei mesi, TPAO dovrebbe iniziare la perforazione in mare aperto per vedere se si può trovare gas in profondità nel Mediterraneo orientale, ha detto Eroğlu, che era a New York per l'Assemblea Nazionale Unito riunione generale.
    L'isola è divisa dal 1974, quando l'esercito turco invase dopo un breve colpo di stato greco-cipriota progettato dalla giunta militare allora al potere ad Atene (vedi background). La Turchia è stata oltraggiata lo scorso anno, quando il governo riconosciuto a livello internazionale di Cipro, guidato da Demetris Christofias, ha concesso la licenza alla texana Noble Energy di esplorare un blocco off-shore di gas naturale, in quello che poi si è detto essere una delle più grandi scoperte degli ultimi anni. Se il gas scoperto da greco-ciprioti si dimostrerà affidabile, potrebbe porre fine alla loro dipendenza dalle importazioni di energia e renderli autosufficienti per decenni.
   «Ho già avvertito il sig Christofias al tavolo che se si avvia le attività di perforazione, quindi ci impegneremo nelle nostre attività di perforazione proprio nelle acque intorno a Cipro", ha detto Eroğlu. Dopo l'annuncio tra Nicosia e Noble Energy, Ankara inviato navi militari per accompagnare la sua nave da ricerca sismica proprio per esplorare in acque 10 km dal sito di perforazione Cipro. Cipro detiene la presidenza di turno dell'Unione europea fino alla fine dell'anno. Idrocarburi potrebbe fornire sollievo finanziaria a entrambi i lati dell'isola divisa.
    Isolato il Nord. La Repubblica di Cipro è stato costretto a chiedere aiuto al Fondo Monetario Internazionale e l'Unione europea nel mese di giugno per sostenere esso le banche, che sono stati esposti al mal debito storpi Grecia. Turco-ciprioti che vivono a nord di una zona cuscinetto di vista economico e politico isolato, basandosi su sussidi finanziari da Ankara. La Turchia mantiene ancora circa 30.000 soldati nel nord ed è l'unica nazione che riconosce l'autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord.
    Ciprioti greci e turchi sono d'accordo in linea di principio sulla riunificazione dell'isola come una federazione, ma divergono su come avrebbe funzionato. La mancanza di progressi a Ban ha costretto a scartare piani in aprile per una conferenza internazionale a Cipro. Eroğlu ha intenzione di portare un piano di esplorazione di gas a Ban allo scopo di rilanciare i negoziati. Eroğlu ha detto che ha proposto di utilizzare tutto ciò che viene guadagnato da qualsiasi gas o petrolio per finanziare un accordo riunificazione. "Quella sotto la direzione del segretario generale ci dovrebbe essere un fondo vincolato per la raccolta di tali entrate in modo che potesse essere utilizzato per finanziare l'insediamento", ha detto Eroğlu. Colloqui diretti tra i leader dei ciprioti greci e turchi sono stati in attesa per diversi mesi, in parte a causa di un sondaggio greco-cipriota nel 2013 per eleggere il nuovo presidente e la loro presidenza dell'UE.

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Scossa sismica di magnitudo 4,6 nel Mediterraneo Orientale
di Guido Picchetti (a marginen di una mappa postata su FB)


http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4244724590703&l=8662988720


26/09/12. Alle ore 03:28 di stanotte una scossa sismica di magnitudo 4,6 è stata registrata nel Mediterraneo Orientale, in mare aperto, un centinaio di miglia a sud della costa turca, sulla direttrice compresa tra Cipro e Creta (vedi mappa a lato).
In 10 Km è stata valutata la profondità della scossa (ipocentro). Una profondità piuttosto contenuta, come d'altro canto la maggior parte dei fenomeni sismici he in questi ultimi tempi si stanno manifestando intorno all'isola di Creta, sia a levante che a ponente dell'isola, come anche in altre aree del Dodecanneso...
Si tratta di una scossa che conferma ancora una volta, se ce ne fosse ancora bisogno, l'elevata sismicità di questa parte del Mediterraneo, e che proprio a sud di Cipro è situata lo specchio di mare in cui si stanno concentrando ricerche e attività petrolifere off--shore dei Paesi costieri dell'area...
Questi i dati rilevati dall'EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center):

Magnitude    mb 4.6
Region         EASTERN MEDITERRANEAN SEA
Date time    2012-09-26 01:28:30.0 UTC
Location      34.73 N ; 30.00 E
Depth         10 km

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Post di Maria Ghelia

Penseranno a rinchiudere i buoi quando già sono scappati, come dice il vecchio proverbio!
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Forest Oil, i cittadini: «non vogliamo essere cavie»
Lettera aperta del comitato in vista della riunione romana
http://www.primadanoi.it/news/cronaca/533451/Forest-Oil--i-cittadini-.html


    25/09/2012, BOMBA. «Ma a che gioco stiamo giocando?». La domanda arriva dal Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” di Bomba a seguito della convocazione della Conferenza di Servizi da parte del Ministero dello Sviluppo Economico sull'Istanza di Coltivazione del giacimento di gas naturale denominato "Colle Santo" presentata dalla società Forest Cmi S.p.A.
    L’incontro è stato fissato per il prossimo 1° ottobre e i cittadini non nascondono i propri dubbi (messi nero su bianco su una lettera aperta indirizzata a ministero, Regione, provincia e Comuni) e sostengono che sia in atto «un cortocircuito dell’amministrazione» o un disegno preciso per far approvare a Roma quello che i cittadini, i comuni, gli enti e le istituzioni locali hanno impedito che venisse approvato a l’Aquila.
    «Possiamo essere certi che l’iter sia stato e continuerà ad essere tutto regolare?», domandano dal comitato, «o dobbiamo temere che a seguito di qualche appartamento acquistato a qualcuno “a sua insaputa” le leggi sono uguali per la Forest e meno uguali per i cittadini di Bomba?»
    L’Istanza presentata dalla Forest prevede di estrarre gas in una zona «altamente compromessa da dissesti idrogeologici naturali», denunciano i residenti, «piena di frane attive e quiescenti, a poche centinaia di metri dal Lago di Bomba che contiene 64 milioni di metri d’acqua e per di più è realizzata con una diga in terra battuta che poggia anch’essa su un corpo di frana». Il comitato chiede se il principio di precauzione debba essere invocato solo dopo che accadono le tragedie o se si possa sperare che stavolta venga preso in considerazione prima.
    «Il progetto di trattamento del gas presentato dalla Forest per la rimozione dell’idrogeno solforato, presente in grandi quantità, non prevede in nessuno delle tre fasi industriali principali l’impiego delle migliori tecnologie disponibili, come imposto dal D. Lgs. 4 agosto 1999, n. 372», protestano ancora. «Possiamo pretendere che le leggi valide in tutta Europa ed in tutta Italia vengano applicate anche vicino a dei piccoli paesi della collina abruzzese o dobbiamo ritenerci cittadini di grado inferiore che possono essere utilizzati come cavie?»
    Da qui la richiesta al ministro dell’Ambiente di «rispettare la volontà espressa dal nostro territorio con 15 delibere di contrarietà al progetto Forest». Quindici no arrivati da altrettanti Comuni della media Val di Sangro e con un Documento Congiunto che esprime parere negativo circa la sostenibilità economica, ambientale e sociale dell’Istanza firmata dalla Provincia di Chieti e da 19 comuni del territorio.
Una richiesta viene girata anche al Comitato Via della Regione Abruzzo: «non perseveri oltre nel suo stato d’inadempienza in quanto trattasi di una palese omissione d’atti d’ufficio».
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

BOMBA. «Ma a che gioco stiamo giocando?». Una domanda più che giusta, quella che apre il pezzo di "Prima di Noi" sulle iniziative della Forest Oil del territorio di Bomba. Una domanda che i cittadini abruzzesi della zona, ma non solo, si stanno facendo, vedendo gettate nel cestino i loro pareri contrari espressi ai sensi di legge. Facile dirlo. non c'è modo migliore per alimentare quella sfiducia nei nostri governanti che sta raggiungendo in questi ultimi tempi livelli davvero preoccupanti... Ma pare che gli unici ancora a non rendersene conto siano proprio i nostri governanti", o quelli che pensano di essere tali per i loro porci comodi... a tutto pensando, fuorchè al "bene comune" del nostro Paese...
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A Alfonso Nigro piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 25/09/12

"Lampeduzero 2012"- Incontro con i giovani di Lampedusa
di Lampedusazero
http://www.facebook.com/....135795.509937422366087&type=1


A Lampedusa! Incontro coi liceali — con Movimento Giovanile Lampedusa, Giovanni Canalis e Gianluca Cecere.
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Commento del sottoscritto su FB a margine della foto condivisa

Congratulazioni a Gianluca Cecere e Giovanni Canalis impegnati con i giovani di Lampedusa, e a Gianluca Siragusa che ha promosso l'incontro... E ai due "e-bikisti" arrivederci a Pantelleria giovedì mattina...
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Post di Peppe D'Aietti

Decisamente una bellissima iniziativa!
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A Peppe D'Aietti, Cristina Laura Sartorio, Giovanni Canalis, lva Alvani, Maria Ghelia, Andrea Pavia, Giacomo e Marinella Martorana, Pietro De Rubeis, Gavino Pintus, Marina Nicolini, Maria Antonietta Cossu, Gianni Pala, Salvatore Cubaiu, Alessandro Sechi, Bentifeci Pasquale e al sottoscritto piace questo elemento.
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Petrolio offshore in Sicilia, dietrofront del sindaco di Pozzallo
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/petrolio-offshore-in-sicilia-dietrofront-del-sindaco-di-pozzallo-11768.html


24 settembre 2012. - Il sindaco di Pozzallo, Luigi Ammatuna, si è fatto convincere da Edison: le piattaforme petrolifere offshore sono belle, sicure e portano tanto lavoro. Il primo cittadino del Comune ragusano più vicino alla piattaforma più grande che ci sia nei mari italiani, la Vega A, ha infatti tolto la propria firma dall’ appello di Greenpeace contro le estrazioni petrolifere al largo delle coste siciliane. Lo ha fatto inviando un fax a Greenpeace, in data 19 settembre, nel quale afferma di averci ripensato:

Una nostra iniziale e personale adesione alle tematiche di tutela delle risorse ambientali propugnata da Greenpeace è stata via via arricchita da approfondimenti personali e dimostrazioni tecnologiche fornite dai Dirigenti e dagli Ingegneri della Edison S.p.a. in riferimento al Pozzo Vega e al progetto di un secondo Pozzo da insediare accanto al primo, sulla base delle concessioni petrolifere rilasciate dal Ministero dell’Ambiente.

Ammatuna forse ignora che le concessioni petrolifere non le rilascia il Ministero dell’Ambiente ma quello dello Sviluppo economico, tramite l’Ufficio nazionale miniere idrocarburi e geotermia (UNMIG). Al Minambiente, invece, tocca pronunciarsi sulla Valutazione di impatto ambientale della nuova piattaforma Vega B che Edison ed Eni vorrebbero costruire a pochi chilometri dalla Vega A. Ed è proprio la Vega B che ha convinto Ammatuna della bontà della Vega A:

In più, da più parti, si è fatto notare che l’eventuale e auspicabile insediamento di una base off-shore a Pozzallo potrebbe innescare un meccanismo virtuoso in termini economici e occupazionali, molto considerati dalla pubblica opinione, specialmente in questi nostri tempi di crisi, che, a Pozzallo, sono in qualche modo contenuti con l’impiego nelle attività legate al mare.

Pozzallo è una città la cui economia si basa su porto e marineria, pescherecci navi da trasporto. Cosa può dare, economicamente, una piattaforma petrolifera offshore ai cittadini? Se portasse ricchezza, Pozzallo sarebbe ricca già da tempo visto che ha da ventisei anni di fronte la più grande piattaforma del Mediterraneo. Ma non è così, Pozzallo non si è arricchita con la Vega A, perché dovrebbe farlo con la Vega B? Tutto ciò anche considerato che la stessa Edison, nei documenti presentati al Ministero dell’Ambiente, ammette che:

Le interazioni tra il progetto e la componente durante la fase di cantiere e perforazione possono essere così riassunte:
• limitazioni/perdite d’uso dell’area marina e dei fondali;
• disturbi al traffico marittimo;
• incremento dell’occupazione conseguente alle opportunità di lavoro connesse alle attività di costruzione e perforazione;
• emissioni sonore e sviluppo di polveri e inquinanti;

Durante la costruzione della piattaforma Vega B, quindi, l’economia locale avrà un impatto negativo a causa degli effetti del cantiere sul traffico marittimo. I lavori porteranno nuova occupazione, ma da fuori città, visto che non si tratta certo di un lavoro in cui tutti i pozzallesi sono specializzati. La stessa piattaforma verrà costruita in gran parte a terra, ma da un’altra parte in un cantiere navale attrezzato a questo tipo di commesse. Diciamolo chiaramente: a guadagnarci sarà il bar del porto, che servirà qualche colazione in più nel periodo durante il quale la piattaforma verrà portata al largo e montata. Una volta che ciò sarà avvenuto, però, il miracolo occupazionale del caffè se ne andrà con gli operai:

Durante la fase di esercizio poiché la Piattaforma Vega B sarà non presidiata non si prevedono significativi incrementi occupazionali.
In considerazione di quanto sopra riportato, l’impatto di segno positivo sull’occupazione, connesso alla creazione di opportunità di lavoro in fase di realizzazione dell’opera risulta quindi di lieve entità e limitato nel tempo. Durante la fase di esercizio non si attendono impatti positivi significativi.

Se queste cose le dice la stessa Edison, vuol dire che la verità è all’opposto di quanto crede il sindaco di Pozzallo: due piattaforme al posto di una comportano solo un doppio rischio per l’ecosistema marino. E Greenpeace, preso atto del ritiro della firma sul suo appello contro le trivelle in mare, non manca di farlo notare al sindaco Ammatuna tramite una nota firmata dalla responsabile della Campagna Mare Giorgia Monti:

È davvero allarmante che in un momento così delicato, dove a fronte di una forte crisi economica le risorse ambientali dovrebbero essere salvaguardate per garantire un futuro alle comunità locali, un comune costiero come il Suo decida di riconsiderare la propria posizione rispetto alla problematica delle trivellazioni.
Tali progetti purtroppo oltre a minacciare in maniera inaccettabile il mare e le economie che da esso dipendono, non serviranno assolutamente né a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale né a garantire occupazione locale.

Poi la Monti lancia la sfida: "Ammatuna renda noti i documenti e le argomentazioni forniti dai tecnici e dai dirigenti di Edison e si metta a disposizione per un confronto". Nel frattempo, per farsi un’idea della situazione, i nostri lettori possono leggere il fax inviato dal sindaco di Pozzallo a Greenpeace e la risposta di Giorgia Monti.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Povero Canale di Sicilia... La notizia del raddoppio della Vega la sapevamo, ma in quest'articolo Peppe Croce su Green Style ci da tutti i particolari... E, possiamo ben dirlo, in occasione della Conferenza Internazionale di Venezia sul Mediterraneo Europeo verrà tagliato il nastro di inizio lavori, alla faccia della Aree Marine Protette d'altomare previste dalla Convenzione di Barcellona e individuate dall'UNEP-MAP, tra cui appunto il Canale di Sicilia... Ospite d'onore il sindaco di Pozzallo Luigi Ammatuna...
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Post di Gianfranco Rossetto a margine della condivisione @ Tani La Pira
(vive a Modica - ha lavorato presso la Commissione Europea, ndr)
Che ne dici? Un abbraccio.
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Dalla mia Bacheca su FB del 24/09/12

Clini: ‘Conferenza Adriatico a Trieste’. Prospezioni sicure
da redazione di "Stato Quotidiano"
http://www.statoquotidiano.it/14/09/2012/clini-il-9-novembre-a-trieste-la-conferenza-sulladriatico/98898/


    Bari – 9 novembre 2012: Conferenza internazionale con tutte le regioni dell’Adriatico e del Mediterraneo europeo per riflettere sul futuro del mare. Il ministro dell’ambiente Corrado Clini ha concordato la data di massima con il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna: la sede dovrebbe essere Trieste”, ha osservato Introna, se il presidente del Consiglio del Friuli confermerà la disponibilità ad ospitare l’appuntamento. “Per il resto – fa presente il presidente pugliese – il ministro Clini ha confermato l’opportunità di un confronto aperto di tutte le componenti istituzionali e della società civile sull’uso energetico dell’Adriatico, per valutare pro e contro dell’estrazione di idrocarburi. Da parte sua, la Puglia, in tutte le sue articolazioni, ha avuto modo di ribadire al ministro il suo irriducibile NO a qualsiasi sfruttamento del nostro patrimonio costiero e marino”.
    Introna ha accompagnato una delegazione della rete No Triv, del comitato "No petrolio Sì energie rinnovabili" e dei sindaci del Gargano ad un incontro con il presidente della Regione Nichi Vendola e il ministro per l’ambiente, a Villa Romanazzi, a Bari. “Abbiamo assolto l’impegno assunto con le associazioni nell’incontro con i capigruppo prima della seduta del Consiglio regionale del 4 settembre, conclusa con l’approvazione di un ordine del giorno unanime dell’Assemblea, che ha riaffermato la netta posizione della Puglia, accogliendo i contenuti di un documento del movimento ambientalista”.
    “Mi sembra doveroso ringraziare ancora il ministro per l’attenzione che ha voluto dedicare alle nostre ragioni – conclude Introna – Clini conosce bene i motivi per i quali la Regione si oppone nettamente, consapevole del grande apporto che già fornisce al fabbisogno nazionale, ricavando energia pulita da fonti rinnovabili come l’eolico e il fotovoltaico, anche bruciando fonti fossili inquinanti. Crediamo nelle straordinarie risorse ambientali della Puglia e contiamo sull’impegno del ministro Clini a tutelarle. Il nostro contributo energetico è maggioritario nel Paese: stiamo già dando e vorremmo il mare al riparo da ulteriori rischi di disastro”.
    No Triv. Nicastro: ”subito legge nazionale che tuteli l’Adriatico”. “Se, come il Ministro Clini stamane ha sottolineato a Bari, l’unica via per tutelare il nostro mare è quello di costruire un fronte a sostegno di una legge nazionale che tuteli l’Adriatico e con esso l’indotto economico in termini di turismo e di pesca, allora è la via che percorreremo. Abbiamo più volte detto che non intendiamo star fermi a guardare le nostre coste presidiate da piattaforme petrolifere e non siamo disposti a lasciar spazio alle prospezioni, anch’esse portatrici di conseguenze ambientali pesanti”. Così l’Assessore alla Qualità dell’Ambiente, Lorenzo Nicastro a seguito dell’incontro tra il Ministro Clini e la rete di associazioni ed enti locali del movimento “No Trivelle”. “Il presidente Vendola aveva già sollecitato nei mesi scorsi che i segretari nazionali dei partiti prendessero a cuore la questione e stimolassero una attività parlamentare volta ad una legge specifica.  Prontamente Antonio Di Pietro aveva risposto dando la sua disponibilità e quella dell’Italia dei Valori a sostenere l’iniziativa parlamentare: non posso che rinnovare – prosegue Nicastro – come già fatto nel passato il mio appello a tutti i parlamentari pugliesi, oltre che a quelli delle altre regioni che affacciano sull’Adriatico, a lavorare in sinergia per raggiungere questo comune obiettivo”.
    Vendola: perchè in Parlamento non accade niente ? Per il presidente della Regione Vendola è abbastanza paradossale che tutte le espressioni politiche locali, con i parlamentari, siano insieme a difendere il territorio e poi invece in Parlamento non accada niente”. “Si discuta e si avvii una iniziativa di modifica legislativa in Parlamento – ha detto Vendola – se non lo facciamo ora a fronte della crisi ambientale e della prospettiva  che la green economy ci dà  di liberarci dalla vecchia dittatura dei combustibili fossili,  quando lo faremo?". Vendola ha poi ricordato di aver scritto ai segretari dei partiti presenti in Parlamento (Casini, Bersani, Alfano, Di Pietro, Fini) perché “assecondino una iniziativa parlamentare che inibisca e fermi la catena delle autorizzazioni”. “Il Parlamento – ha aggiunto Vendola – deve discutere con meno sciatteria e distrazione di queste questioni, perchè sono nella disponibilità del legislatore, le modifiche che impongono necessariamente un cambiamento di atteggiamento”.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

L'articolo di "Stato Quotidiano" non è proprio di oggi. Risale a 10 giorni fa, ma già allora veniva data per concordata con il Ministro Clini la data del 9 Novembre p.v. di questa "Conferenza Internazionale" con tutte le regioni dell’Adriatico e del Mediterraneo europeo per riflettere sul futuro del mare, di cui stamane ho postato qui su Fb la notizia pubblicata ieri da "Affari Italiani". E dieci giorni fa l'incertezza, a quanto pare, era relativa solo alla sede della Conferenza (Trieste o Venezia), risoltasi poi a favore della città lagunare veneta per le difficoltà del Friuli ad ospitare l'evento .
Per il resto l'articolo di "Stato Quotidiano" qui ripreso è più ricco di particolari del precedente. Particolari tuttavia che non dissipano certi dubbi sulla effettiva disponibilità del governo ad effettuare scelte in favore della tutela ambientale del mare e delle coste dai pericoli delle trivellazioni, come confermato dallo stesso consigliere regionale del WWF Puglia Pino Caramia. Leggi "WWF Puglia: da Clini solo risposte deludenti", url http://www.statoquotidiano.it/...con-clini-risposte-deludenti-serve-sit-in-di-manfredonia/98987/. Mi sia concessa un'ultima notazione. E' a proposito del titolo dell'articolo, 'Clini: Conferenza Adriatico a Trieste. Prospezioni sicure'. Se ce lo dice lui, possiamo star tranquilli... !!! Come si vede, ci indovina sempre...
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Energie rinnovabili: in bici elettrica per le isole Pelagie nel Canale di Sicilia
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=63267489#lastpost


    23/09/2012 - Lampeduzero 2012, e-bike and clean energy, dal 22 al 29 settembre 2012. Dovrebbero essere arrivati ieri a Lampedusa, poi andranno a Linosa e dovrebbero raggiungere anche Pantelleria, insomma, anche da notizie ricevute da Guido Picchetti su Facebook, Gianluca Cecere nativo di Monza ma residente a Bolzano e Giovanni Canalis di Nulvi (Sassari), hanno iniziato la loro settimana di avventura in Sicilia.
    Sarà, a loro dire, una settimana alla ricerca dell' energia prodotta e producibile da fonti rinnovabili, sempre in sella a due e-bike. I protagonisti di questa bella impresa sono due esperti di energie rinnovabili e per lavoro e per passione. Loro vogliono dire SI' alle energie rinnovabili, per cercare nuove fonti di “energia verde”, per realizzare il sogno di promuovere le isole energeticamente autosufficienti, per contribuire a migliorare il mondo in cui viviamo, quello che lasceremo alle future generazioni, e per sensibilizzare le istituzioni a realizzare nuovi itinerari turistici in bici.
    Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa si trovano nel Canale di Sicilia, dove da tempo si combatte per scongiurare la ricerca petrolifera in un'area di altissimo valore naturalistico ed umano.
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Post di Guido Picchetti
Grazie a "Profumo di Mare", a Filippo. e a Pierino, anche a nome dei due protagonisti dell'iniziativa, Gianluca Cecere e Giovanni Canalis... :-)
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A Venezia una Conferenza sul Mediterraneo Europeo ? E qual'è questo Mediterraneo Europeo?
di Guido Picchetti (a margine di un articolo postato su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/274066609379758


    24/09/12. - Della rassegna quotidiana di articoli che Assunta di Florio mi invia dall'Abruzzo (e che ringrazio davvero di cuore per il suo impegno), questa pubblicata da "Affari Italiani" è certamente una delle notizie più interessanti di ieri. Parla di una "Conferenza delle Regioni Adriatiche e del Mediterraneo Europeo" che dovrebbe tenersi a Venezia il prossimo Novembre. Conferenza alla quale, con un ordine del giorno approvato da tutti i presidenti dei Consigli Regionali italiani nella loro ultima conferenza plenaria, tutte le Giunte regionali sono invitate a partecipare per "opporsi con ogni atto alle decisioni del governo nazionale che autorizzino prospezioni nel sottosuolo marino e consentano qualsiasi attività di sfruttamento del mare e di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi”.
    Non solo... Si prevede anche un incontro con il ministro Clini per concordare le modalità di partecipazione alla Conferenza di Venezia delle nazioni transadriatiche, Croazia, Albania, Montenegro e Grecia, “per allargare a tutti i Paesi del bacino la battaglia a difesa della salute del mare e della sua determinante e articolata economia”...
    Tutto più che bene, dunque ? Mah... Non voglio essere pessimista, ma, a mio giudizio..., un paio di "ma" ci sono.
    Il primo è laddove si parla di una legge parlamentare "No petrolio", che dovrebbe bloccare "l’iter di qualsiasi autorizzazione richiesta dalle aziende petrolifere in Adriatico, Ionio e Tirreno". E il Canale di Sicilia, che, sotto ogni punto di vista, è il punto focale del Mediterraneo, frontiera di tante civiltà diverse non solo europee, tutte unite da questo Mare minacciato da nord e da sud, da ovest e da est, dov'è finito? E' rimasto forse nella penna di qualcuno ?
    Il secondo "ma" è di carattere più generale. Si riuscirà in questa annunciata Conferenza delle Regioni Adriatiche e del Mediterraneo Europeo a tener conto di tutto ciò che è stato già da tempo previsto, concordato e scritto in precedenti trattati internazionali (cfr. Convenzione di Barcellona, con tutti i suoi protocolli, Convenzioni UNESCO, Convenzione di Montego Bay, UNEP-MAP, etc. etc.), analizzando ciò che è stato utile o meno, e quanto resta invece ancora da ratificare, rispettare e far rispettare da parte dei vari Paesi firmatari, Italia compresa? O si esporranno in quella sede idee e proposte che, ripartendo ancora una volta da zero (senza tenere in alcun conto i precedenti accordi), di concreto ed efficace avranno poi ben poco, il tutto giustificato solo da evidenti esigenze di passerelle pre-elettorali ?

No Petrolio, verso la conferenza di Venezia: Introna scrive a Clini
da "Affari Italiani"
http://affaritaliani.libero.it/puglia/no-petrolio-verso-la-conferenza-di-venezia-introna-scrive-a-clini.html
21 settembre 2012. - Un incontro urgente, a Roma, per approfondire gli aspetti organizzativi della Conferenza delle Regioni adriatiche e del Mediterraneo europeo, in programma a Venezia l’8 e 9 novembre. È la richiesta rivolta al ministro dell’Ambiente Corrado Clini dal presidente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna.
Come annunciato, Clini ha aderito alla proposta del presidente dell’Assemblea pugliese di affrontare in un grande convegno internazionale il tema della tutela dei mari da ogni inquinamento, in particolare da idrocarburi. “Per le intervenute difficoltà della Regione Friuli - fa notare Introna - è Venezia la sede indicata dalla Conferenza plenaria dei presidenti dei Consigli regionali, per la disponibilità del collega presidente Clodovaldo Ruffato”. Il Veneto, con l’Abruzzo, non a caso ha seguito l’esempio del Consiglio regionale pugliese, approvando una proposta di legge alle Camere, per chiedere il divieto di prospezioni e ricerche di idrocarburi in mare.
Dallo stesso ministro Clini, del resto, è venuta di recente l’indicazione di un percorso parlamentare per una legge No petrolio, in Adriatico, Ionio e Tirreno, bloccando così l’iter di qualsiasi autorizzazione richiesta dalle aziende petrolifere. E il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha sensibilizzato i segretari nazionali dei partiti, segnalando l’esigenza di un’iniziativa parlamentare in tal senso. Importante, in questa direzione, l’ordine del giorno approvato all’unanimità dai presidenti dei Consigli regionali italiani, con l’invito a tutte le Giunte regionali “ad opporsi con ogni atto alle decisioni del governo nazionale che autorizzino prospezioni nel sottosuolo marino e consentano qualsiasi attività di sfruttamento del mare e di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi”.
L’incontro richiesto al ministro Clini, aggiunge il presiedente Introna, servirà anche a concordare le modalità di partecipazione alla Conferenza di Venezia delle nazioni transadriatiche, Croazia, Albania, Montenegro e Grecia, “per allargare a tutti i Paesi del bacino la battaglia a difesa della salute del mare e della sua determinante e articolata economia”.

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Stesso articolo su "Pantelleria Internet Com - News 10363" del 25/09/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9520
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Post di Maria Ghelia
Fosse vero che si concludesse qualcosa di utile, ma lo scetticismo è più che giustificato, purtroppo!
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A Ilva Alvani, Movimento Ambientalista Bat, Maria Ghelia e Gianfranco Rossetto piace questo elemento.
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     Dal 17 al 23 Settembre 2012
   
Dalla mia Bacheca su FB del 23/09/12

Su due ruote alla ricerca dell'energia pulita
di Peppe D'Aietti e Guido Picchetti (a margine di una immagine condivisa su FB)
http://www.facebook.com/peppe.daietti/posts/141839342627920


Il testo della notizia nella foto a lato:

    BOLZANO. - Gianluca Cecere e Giovanni Canalis, due esperti di energie rinnovabili, hanno deciso di intraprendere un viaggio davvero particolare: una settimana in sella a una e-bike alla ricerca di energia prodotta e producibile da fonti rinnovabili.
    L' "avventura elettrica" l'hanno coniugata in modi diversi: a bordo di una vecchia Fiat 600 hanno attraversato l'Italia con partenza da Bolzano e arrivo a Lampedusa, dopo oltre 1.600 chilometri lungo le strade del Belpaese, nel 2011 c'è poi stato il primo viaggio/progetto Lampedusa2011 percorso con Frisbee Euro 7 da Bolzano a Lampedusa. Per quest'anno invece l'idea è un'altra, ma sempre all'insegna del viaggiare green: una settimana di avventura nell'entroterra della Sicilia e nelle sue isole minori (Linosa, Lampedusa, Pantelleria), nuovamente in sella a due e-bike.
    Gli obiettivi li spiegano entusiasti gli stessi protagonisti: "Vogliamo dire sì alle energie rinnovabili, cercare nuove fonti di energia verde, unire le forze nel realizzare il sogno di isole energeticamente autosufficienti, cercare di migliorare il mondo in cui viviamo e che lasceremo ai nostri figli, per aprire nuovi percorsi turistici in bicicletta, per ritrovare amici lontani".
    "Le isole Lampedusa, Linosa e Pantelleria - spiegano Cecere e Canalis - sono aree dall'alto valore ecologico e biologico, uniche al mondo, che si contrappone purtroppo a fortissimi interessi economici legati alle risorse petrolifere dei fondali. Ma queste sono anche aree dall'altissimo valore umano, dove il senso di accoglienza dei flussi migratori africani è ormai diventato storico grazie al grande cuore degli isolani. Nel nostro viaggio desideriamo unire i valori dell'energia e del turismo sostenibili, della migrazione, dell'uomo".
    Gianluca Cecere ha poi pensato di rimettere a nuovo una storica e-bike, la prima prodotta dalla ditta TCmobility di Bolzano, per donarla ai ragazzi del Movimento Giovanile Lampedusa. "Questa e-bike ha una storia - spiega - e rappresenta i valori del muoversi in bici come alternativa all'utilizzo di mezzi a  motore, i valori della mobilità elettrica come mezzo-base di tutto quello che sta nascendo nel mondo (scooter ed auto elettriche), i valori del rispetto della natura, e anche i valori del riciclo e del dare il giusto valore alle cose che ci circondano".

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Commento di Guido Picchetti @ Peppe D'Aietti

L'iniziativa di cui ti ho parlato. Dopo Lampedusa e Linosa, Gianluca Cecere e Giovanni Canalis arriveranno a Pantelleria giovedì mattina (nave permettendo), e ripartiranno poi sabato mattina...
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Peppe D'Aietti @ Guido Picchetti

Davvero interessante, Guido... Grazie per avermi chiamato a rappresentare l'isola!!! A prestissimo! :-)
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Post di Guido Picchetti

Grazie a te, Peppe, per la disponibilità....
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La sismicità non esiste... per la stampa di regime
di Guido Picchetti (a margine di una condivisione su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/230182887109011


    23/09/12. - Il terremoto in Calabria di cui parla l'articolo di Meteo Net (ripreso qui a seguire) si riferisce alla prima delle quattro scosse sismiche nel Golfo di Taranto di cui avevo dato notizia (da Meteo Net appunto) ieri qui su FB condividendone l'immagine. E oggi ancora Meteo Net ci conferma come quella prima scossa sia stata avvertita distintamente un pò in tutto il cosentino, generando paura fra la popolazione locale, con alcune persone scese in piazza. Non ci sarebbero comunque stati danni a cose o persone.
    Ma, a parte ciò, a me sembra quasi che gli organi della stampa di regime, radio e televisioni in testa, dopo quanto avvenuto in Emilia nei mesi scorsi, si siano passati la voce di non dare più notizie sui terremoti che nel bacino nel Mediterraneo si vanno verificando e non da oggi, più o meno violenti che siano. Eppure si tratta di fenomeni naturali per il bacino mediterraneo, dato il ben noto carattere sismico proprio di tanti suoi territori.
    Ma la sismicità, come anche la subsidenza, sono (chissà perchè...) argomenti tabù, meglio non parlarne e lasciare le popolazioni nell'ignoranza... Ad esempio, della scossa sismica di magnitudo 5,6 (di tutto rispetto...) che c'è stata ieri mattina in Grecia vicino al Canale di Corinto, un'ottantina di km appena a nord di Atene, avete sentito o visto qualcosa nelle varie "News" delle tante televisioni pubbliche e private di ieri ? Io no.

Terremoto Calabria oggi 22 Settembre 2012
da Meteo Net
http://www.inmeteo.net/blog/2012/09/22/terremoto-...-oggi-22-settembre-2012/
Una scossa di terremoto è stata avvertita forte questa mattina in Calabria, precisamente alle ore 7.10. La magnitudo è stata di 3.4 della scala Richter. Il terremoto si è verificato in Calabria, in mare a pochi chilometri dalla costa orientale, segnatamente nel distretto sismico della Piana di Sibari, vicino Castrovillari. I comuni più vicini all'epicentro risultano essere stati i seguenti: Amendolara (CS), Trebisacce (CS), Villapiana (CS). Tutti in provincia di Cosenza, tutti nell'area compresa fra i 10 e i 20 km dal centro del sisma.
Il terremoto è avvenuto a una profondità (ipocentro) stimata attorno ai 9 km. Paura fra la popolazione locale: il sisma è stato avvertito distintamente un pò in tutto il cosentino, con alcune persone scese in piazza. Non ci sono pervenuti comunque danni a cose o persone. E' in atto ora uno sciame (da valutare se si tratta di scosse di assestamento) e tre scosse ravvicinate tutte di magnitudo fra il 2 e il 2.5 si sono susseguite a breve distanza temporale. Vi invitiamo a seguire gli aggiornamenti.
L'Ingv segnala che un terremoto di magnitudo(Ml) 3.4 è avvenuto alle ore 07:10:35 italiane del giorno 22/Set/2012 (05:10:35 22/Set/2012.

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Dalla mia Bacheca su FB del 22/09/12

Sequenza sismica oggi in Calabria
da Meteo Net (a margine id una immagine condivisa su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=408225395898629


La Calabria continua a tremare. Guardate quante scosse nelle ultime ore:

22/09/2012
ore 07:10 - magnitudo 3,4
ore 07:22 - magnitudo 2.3
ore 07:35 - magnitudo 2.4
ore 08:30 - magnitudo 2.1

Vedi:
http://www.inmeteo.net/...-oggi-22-settembre-2012/

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Siamo nel Golfo di Taranto, lungo la costa di ponente del Golfo tra Trebisacce e Rossano Calabro... E il Golfo di Taranto è una delle aree marine fino a qualche tempo fa dichiarate e considerate  "acque interne" del nostro Paese, chiuse pertanto alle trivellazioni e anche ai traffici di navi straniere, mentre ora, con uno strano escamotage, sono state aperte alle ricerche e al conseguente sfruttamento i ("coltivazione" in gergo tecnico) degli idrocarburi che potrebbero celarsi nei suoi fondali a partire da 5 miglia di distanza dalla "linea di riva", in acque già in gran parte lottizzate e date in concessione a società petrolifere multinazionali... Auguri a tutti .. Tanto, come si vede, si tratta soltanto di una zona un po' sismica ... E che volete che sia ?

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Un "beautiful day" per gli ambientalisti
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/un-beautiful-day-per-gli-ambientalisti.html


     SATURDAY, SEPTEMBER 22, 2012. - "I don’t foresee a day when there will be technology that will allow safe exploitation of shale gas. Our position is very clear: we want a complete moratorium, not only on exploitation but also on exploration of shale gas”. (Martine Ouellet neo ministro del Quebec). Voglio vedere quando queste cose le dicono i politici italiani.
     Anche il Quebec ha vietato il fracking! E così dopo il no defintivo di Hollande per la Francia, il no del Vermont negli USA, il no dello stato di Victoria in Australia e il no della Bulgaria, anche il Quebec dice no al fracking. Il titolo della Gazzetta di Montreal parla chiaro: il neo eletto governo del Quebec ha deciso di vietare il fracking e di spegnere l'unico reattore nucleare che era rimasto in Quebec, detto Gentilly-2.
     Vieteranno anche le operazioni minerarie di amianto ed hanno eletto tre - tre! - attivisti ambientali in posizioni importanti nel governo. Il titolo dell'articolo è "Beautiful day", come ha detto il presidente dell'associazione del Quebec per la lotta all'inquinamento - AQLPA - che è da anni che si adopera contro il fracking, il nucleare e l'amianto. Gli attivisti si sono detti soddisfatti del nuovo governo del Quebec di Pauline Morois che ha eseguito esattamente quello che aveva promesso in campagna elettorale. Il ministro delle risorse naturali, Martine Oullet, ha infatti detto oggi stesso che secondo lei il gas che abbisogna del fracking per essere sfruttato non potrà mai essere estratto in modo sicuro. Il Quebec aveva già una moratoria che sarebbe rimasta in atto fino al 2014, ma adesso i tempi si allungano con una muova moratoria a tempo indeterminato. L'obiettivo è di vietarlo in maniera permanente: Martine Oullet dice che la nuova moratoria resterà finchè non si dimostrerà che il fracking è sicuro, e lei dice che secondo lei non lo sarà mai. Io concordo!
     Era la prima riunone ufficiale del governo del Quebec. L'hanno promesso, e l'hanno fatto alla prima botta. Questo ha ovviamente causato l'ira degli speculatori - fra cui Micheal Binnion, capo di Questerre, ditta che aveva investito 200 milioni di dollari per fracking e che adesso - poverini - non hanno raccolto niente.
    Anche la cricca di petrolieri di Calgary è tutta preoccupata perchè non potranno fare quattrini, poveretti
pure loro. Dicono che il gas da scisti avrebbe cambiato per sempre le casse statali del Quebec, che avrebbero portato lavoro, sicurezza energetica, felicità e gioia per tutti. Il ministro invece ha dato retta a contadini e proprietari terrieri che da mesi protestano perchè non vogliono che le loro terre siano avvelenate dal fracking, specie nelle zone di Utica e Lorraine, ricche di gas da scisti. Il neogoverno del Quebec si è anche impegnato ad usare i soldi che sarebbero serviti per sovvenzionare la centrale nuclare per incentivare l'energia rinnovabile, le macchine elettriche e per diminuire la dipendenza dal petrolio.
    Nota a Corrado Clini: il ministro del Quebec ascolta i contadini ed i residenti e non i petrolieri. Impara come si fa il ministro!
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ed ora dopo il no definitivo di Hollande per la Francia, il no del Vermont negli USA, il no dello stato di Victoria in Australia e il no della Bulgaria, è la volta delllo stato del Quebec in Canada a dire il proprio "No al fracking". Ce lo racconta Maria Rita, insieme ad una raccomandazione indirizzata al nostro ministro Clini di prendere esempio e imparare a fare il ministro dell'Ambiente come si deve...
Ma qui da noi raccomandazioni del genere andrebbero indirizzate pure ai sindaci dei tanti comuni italiani minacciati da operazioni petrolifere sui territori di loro competenza. Sindaci e amministratori che, (invece di documentarsi ed informare i propri concittadini sui pericoli che possono derivarne all'ambiente in cui vivono, alla loro salute, e alle loro economie se basate prevalentemente su pouduzioni agricole e turismo), si affrettano ad accettare compromessi poco chiari in cambio di promesse e illusioni fallaci...
Come ad esempio il sindaco Ammatuna di Pozzallo, che proprio due giorni ha dichiarato di aver scritto una lettera alla responsabile della campagna Mare di Greenpeace Giorgio Monti, comunicando che non avrebbe sottoscritto l’appello dei sindaci dei comuni della costa occidentale siciliana a fermare le trivellazioni. E ciò a seguito, testuale, "... di approfondimenti personali e dimostrazioni tecnologiche fornite dai dirigenti e dagli ingegneri della Edison SpA, in riferimento al Pozzo Vega e al progetto di un secondo Pozzo da insediare accanto al primo, sulla base delle concessioni petrolifere rilasciate dal Ministero dell’Ambiente...".
Auguri a tutti, ma soprattutto ai siciliani che vivono lungo le coste lambite dalle acque del Canale di Sicilia...
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Post di Betta Sala

Eheheh... ascolta l'Edison..
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A Roberto Frigerio, Giovanni Rossi Filangieri, Luca Facciolo, Mario Marino, Giusi Orefice e Betta Sala piace questo elemento.
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"The promised land": un film che uscirà a fine anno contro il fracking!
di Filippo Foti e Maria Rita D'Orsogna
http://profumodimare.forumfree.it/?t=63248650#lastpost


Matt Damon porterà l'informazione sul fracking negli USA e nel mondo, i petrolieri stanno già studiando come fare le proprie contromosse - ma sarà difficile per loro trovare qualcuno che possa fargli da testimonial... Cose che succedono solo in America ? (FF)
(a seguire l'articolo di Maria Rita D'Orsogna appena pubblcato sul suo Blog, ndr)

Matt Damon: "The promised land" un film antifracking.
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/matt-damon-promised-land-un-film.html
    Friday, September 21, 2012 . _ "Io sono sempre scioccata dal comportamento delle persone "famose" in Italia. L'esempio di Rocco Papaleo è quello che è più evidente: un lucano che fa la pubblicità all'ENI senza vergognarsi, probabilmente in cambio di assegni a molti zeri, ma c'è anche il silenzio di tutti gli altri. Raramente si sente la voce dei famosi e potenti per le cose buone - qualche pugliese famoso ha mai denunciato la situazione a Taranto prima che diventasse di moda? Qualche abruzzese quella di Bussi? Qualche veneto quella di Marghera? Qualche sardo quella di Sarroch?
    Forse sono io che non lo so, ma non mi risulta. Se guardo invece le celebrità USA mi pare che abbiano tutti un qualche progetto più o meno umanitario, di protesta, di valorizzazione delle comunità ed il tutto mettendo mano al portafoglio. Non sempre condivido le cose per cui prestano la loro immagine, ma mi piace che non abbiano paura di esporsi. Madonna che stacca l'assegno da 500,000 sterline dopo il terremoto dell'Aquila solo perchè ha i nonni aquilani è una cosa che non dimentico. Angelina Jolie che regala un terzo - un terzo! - dei suoi introiti a cause di beneficenza, e per le cose in cui crede. Per non parlare di Bill Gates, di Warren Buffett, di Eli Broad che hanno deciso di devolvere tutto quello che hanno accumulato a cause umanitarie prima di morire.
    Bruno Vespa quanti soldi ha dato all'Aquila? Quante parole ha speso per la petrolizzazione dell'Abruzzo? Berlusconi quanti soldi lascerà a cause umanitarie? Così, solo pensieri notturni.

Promised Land (Official Movie Trailer)


http://youtu.be/6LJuuQMJ_Pw

    E allora ecco qui Matt Damon, un gran signore, che prende e fa un film contro il fracking. Fa un film. E fare un film a Hollywood non è uno scherzo. Ci vogliono investitori, tempo, energia. E no, qui i film non li finanzia il governo: i contributi statali al cinema non esistono. Quello di Matt Damon allora è un progetto vero ed impegnativo, che va al di là di andare in TV a dire "io sono contro il fracking". Vuol dire che ci crede per davvero.
    Infatti, non solo ci recita dentro, se lo è scritto pure da solo il film. La pellicola si chiama "The promised land" e ha per regista Gus Van Sant, lo stesso di "Good Will Hunting", quello per cui lo stesso Matt Damon e Ben Affleck hanno vinto l'Oscar nel 1998. Altri attori sono Frances McDormand, John Krasinski, Hal Holbrook and Rosemarie DeWitt.
    Il film esce nelle sale USA il 28 dicembre, in tempo per essere candidato agli Oscar del 2013. La storia è semplice: Matt Damon e Frances McDormand sono petrolieri che cercano di fare il lavaggio del cervello ad una piccola comunità che trivellare e far fracking è cosa buona e giusta - soldi, soldi soldi. Ma la gente si ribella.
    Non so come finisce il film, ma non è importante. L'importante è che Matt Damon porterà l'informazione sul fracking negli USA e nel mondo ad un altro livello, ed i petrolieri stanno già studiando come fare le proprie contromosse - ma sarà difficile per loro trovare qualcuno che possa fargli da testimonial. Altre celebrità che si sono adoperate in modo più o meno visibile contro il fracking sono state Ethan Hawke, Zoe Saldana, Mark Ruffalo, Debra Winger e Robert Redford. L'entusiasmo è contagioso.

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Post del sottoscritto su Fb a margine del post

Grazie Filippo, della condivisione... Bello l'articolo di Maria Rita e bella anche la foto in alto da te elaborata con la faccia di Rocco Papaleo, personaggio del quale però ho notato che ultimamente la pubblicità dell'ENI, dagli spot televisivi delle sue stazioni di servizio, ha lasciato solo la voce, eliminando tutte le scene che lo ritraevano nella sua interpretazione da attore, in dispregio alle sofferenze dei suoi corregionali ... Vorrà dire qualcosa ?
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Post di Filippo Foti

Allora ogni tanto Pier ne fa una giusta, hihihihihihihihihh
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Mai messo in dubbio...

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Ancora sussulti sismici stamane in Grecia
di Guido Picchetti ( (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4227777247030


22/09/2012. - La prima scossa piuttosto violenta, di magnitudine 5,6, è stata registrata alle 5:52 (ora italiana) nel Canale di Corinto. L'epicentro della scossa, rispetto a quella registrata ieri nella stessa zona in prossimità di Patrasso, e risultato più spostato a levante in direzione di Corinto, ma sempre con ipocentro sui fondali del canale a 10 km di profondità. La seconda scossa registrata poco fa, alle ore 8:15 (sempre ora italiana), di magnitudo 4,8 ha interessata invece una zona interna, più a nord, sul confine con l'Albania e compresa tra le località di Eptakon e Konitsa.
Questi i dati registrati dall'EMSC relativi alle due scosse:

Magnitudine 5,6 mb
Regione GRECIA
Data ora 2012/09/22 03:52:26.0 UTC
Posizione 38,10 N; 22,77 E
Profondità 10 km

Magnitudiine 4,8 mb
Regione GRECIA
Data ora 2012/09/22 06:15:59.0 UTC
Posizione 40,18 N; 20,77 E
Profondità 10 km

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Post di Luca Schincaglia

Ho letto pochi giorni fa di una attività di tipo vulcanico a Santorini. La gente del luogo dice che è molto preoccupata perchè basta grattare la terra e mettere la mano che scotta . E si sa che l'isola di Santorini è uno dei più grandi vulcani più distruttivi della storia.
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Post di Guido Picchetti

Purtroppo, pur nella mia inesperienza (non sono un vulcanologo...), non ho potuto fare a meno di notare la notevole attività sismica che da qualche tempo si sta manifestando al centro del Mediterraneo, come la mappa estratta da quella odierna dell'EMSC della zona (che ti riporto su FB nel post seguente) bene mostra, e che mi pare proprio abbia pochi riscontri (non tanto per intensità quanto per frequenza dei fenomeni) con altre aree del mondo, stando sempre ai dati forniti dall' Euro-mediterranea Sismologic Center...
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Post di Luca Schincaglia

E' strano che sono terremoti di oltre il 4,5, ciò vuol dire a poca profondità, o qualcosa sta montando o si sta esaurendo... Lì la placca tettonica non la vedo.
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Post di Guido Picchetti @ Luca Schincaglia -
2° mappa
Questa la mappa odierna dell'area centrale del Mediterraneo, estratta da quella generale dell'EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center). Mostra chiaramente come l'attività simica sia in questo periodo particolarmente intensa nella zona centrale del Mediterraneo rispetto ad altre aree geografiche adiacenti...
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Post di Luca Schincaglia

Cacchio, da questa cartina emerge che i terremoti sono tutti intorno all'isola di Santorini. speriamo bene che mi sbaglio...
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Post di Guido Picchetti

Infatti... Come vedi non sono affatto pochi per frequenza ... E qui vedi riportati solo quelli di quest'ultimo periodo... D'altronde, sul fatto che si tratti di una zona altamente sismica, credo che nessuno abbia dubbi...
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Post di Guido Picchetti @ Luca Schincaglia -
3° mappa
E questa è una mappa dove sono indicate le due scosse registrate ieri e oggi poco a levante di Creta. I circoletti bianchi indicano che i relativi ipocentri erano più profondi, rispettivamente di 60 km quello della prima, alle 10:45 di ieri mattina (mag 3,5); e di 49 km l'ipocentro della seconda, registrata alle 05:51 di stamane (mag. 4,2), sempre ore italiane. Di quest'ultima scossa sono riportati sulla mappa a lato i dati forniti dall'EMSC ...

Magnitudo ML 3,5
Regione Creta, Grecia
Data ora 2012/09/21 08:45:42.0 UTC
Posizione 34,26 N; 26,78 E
Profondità 60 km

Magnitudine 4,2 mb
Regione Isole del Dodecaneso, Grecia
Data ora 2012/09/22 03:51:12.0 UTC
Posizione 35,02 N; 27,04 E
Profondità 49 km

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Post di Maria Ghelia

Grazie Guido.
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A ilva Alvani piace questo elemnto.
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Dalla mia Bacheca su FB del 21/09/12

Sussulti sismici nel centro del Mediterraneo
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4225402467662


21/09/2012. - Due scosse di terremoto oggi nel Mediterraneo in acque greche, 50 miglia ad ovest dell'isola di Creta. La prima di magnitudo 5,0 alle 10:47 di stamane (ora italiana), e la seconda poco fa alle 15:39 con lo stesso epicentro, di magnitudo 4,9. Pressocchè identica la profondità degli ipocentro delle due scosse, valutati dall'EMSC sui 10 km. Poco prima di questa, alle 17:25 ora italiana, una terza scossa sempre in Grecia è stata avvertita vicino Patrasso, con ipocentro sul fondale del Canale di Corinto a 9 km di profondità.
A seguire i dati dell'EMSC relativi alle tre scosse:

Magnitudine 5,0 mb
Regione MAR MEDITERRANEO CENTRALE
Data ora 2012/09/21 08:47:39.0 UTC
Posizione 35,23 N; 22,55 E
Profondità 10 km

Magnitudine 3,8 mb
Regione GRECIA
Data ora 2012/09/21 15:21:21.0 UTC
Posizione 38,35 N; 22,01 E
Profondità 9 km

Magnitudine 4,9 mb
Regione MAR MEDITERRANEO CENTRALE
Data ora 2012/09/21 15:39:12.0 UTC
Posizione 35,28 N; 22,53 E
Profondità 10 km

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Commento di Domenico Notarantonio a margine della condivisione d'immagine

‎...dai, mò finisce quel poco che c'è da estrarre (greggio) e finiscono le scosse....a parte quelle che saranno di "assestamento" per le "bolle" create nel sottosuolo!!!
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A Ilva Alvani piace questo elemento.

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Incontro tra l'Amministrazione e i rappresentanti dell'Edison. Trivellazioni nel Canale di Sicilia. Pozzallo dice si:"Cresce l'occupazione"
scritto da Redazione
http://www.ilgiornalediragusa.it/...-nel-canale-di-sicilia-pozzallo-dice-siqcresce-loccupazioneq.html


    Giovedì 20 Settembre 2012, Pozzallo - “U mari nun si spirtusa" (Il mare non si buca) era stato il leit motiv della battaglia ambientalista promossa da Greenpeace Italia lo scorso luglio in un tour che ha fatto tappa anche a Pozzallo per protestare contro le richieste di nuove autorizzazioni nel Canale di Sicilia, a poche miglia dalla costa pozzallese. "La piattaforma Vega rappresenta i mostri che non vogliamo vedere nel Canale di Sicilia; – aveva affermato Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia, - compagnie petrolifere come Eni hanno progetti per trivellare non solo il nostro Mediterraneo ma anche l'Artico: vanno fermate subito. Quello che stiamo mettendo a rischio non è solo un ecosistema marino unico ma attività come il turismo e la pesca, fondamentali per l'economia di questa Regione".
    EDISON E ENI. Tra le principali compagnie pronte a trivellare il Canale di Sicilia vi sono le italiane Edison ed ENI, le uniche ad aver iniziato a estrarre petrolio di fronte alla costa siciliana. Oltre che proprietaria al quaranta per cento del campo petrolifero Vega, ENI opera altre due piattaforme al largo di Gela per un totale di trentatre pozzi attivi. Le due compagnie hanno inoltre avanzato ben quattro domande per cercare petrolio in mare, di cui due già approvate. Le nuove piattaforme nel Canale rappresentano una minaccia inaccettabile a fronte di un esiguo ritorno nelle casse del territorio. Nel 2011, infatti, ENI ed Edison hanno versato alla Sicilia meno di un milione e mezzo di euro di royalties per la produzione complessiva sia a terra che in mare di gas e petrolio. Il canone delle concessioni in mare, inoltre, è irrisorio e va solo allo Stato.

           

    INCONTRO AMMATUNA - EDISON. E’ bastato solo un incontro tra amministratori e rappresentanti della società Edison,per cambiare idea e dare di fatto il proprio via libera alla campagna di perforazione. L’incontro, informa un comunicato di Palazzo La Pira, questo pomeriggio, presso l’aula consiliare, presenti anche i capigruppo consiliari. Per la Giunta Municipale erano presenti il Sindaco Luigi Ammatuna e l’assessore ai lavori pubblici, Alessandro Maiolino. Per il consiglio comunale, oltre al presidente Gianluca Floridia, erano presenti i consiglieri Colombo, Zocco Pisana, Giardina, Asta, Azzarelli e Ruffino.
    L’occasione è stata propizia affinchè i rappresentanti della città potessero ottenere delucidazioni sull’impatto ambientale del progetto di raddoppio della piattaforma Vega. I rappresentanti della Edison, ed in particolare l’ingegnere Stromberg, hanno assicurato la massima sicurezza dal punto di vista ambientale, con garanzie assolute sulla tutela del territorio e della costa. Inoltre, il raddoppio della piattaforma avrà anche ricadute positive per il territorio, come la garanzia del mantenimento dei 150 posti di lavoro per almeno altri 25-30 anni, più la creazione di ulteriori 20-30 posti di lavoro nei prossimi anni. Nel corso dell’incontro è stato chiesto, da parte da parte del presidente del Consiglio Comunale Gianluca Floridia, un confronto tra i rappresentanti della Edison e quelli di Greenpeace, per l’assunzione di una decisione congrua dopo aver sentito i sostenitori del fronte del “pro” e del “contro”. Il Sindaco, Luigi Ammatuna, al termine dell’incontro, si è detto “soddisfatto per essere riusciti ad ottenere chiarezza sul progetto e per aver compreso che tale raddoppio avrà ricadute economiche positive sul territorio e non avrà ricadute negative dal punto di vista ambientale, poiché tutto avverrà nella massima sicurezza e dopo che la società Edison avrà ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie dal Ministero dell’Ambiente”.
    AMMATUNA DICE SI ALLE TRIVELLAZIONI. In mattinata il Sindaco Ammatuna aveva scritto una lettera alla responsabile della campagna Mare di Greenpeace Giorgio Monti, comunicando che non avrebbe sottoscritto l’appello dei sindaci a fermare le trivellazioni. “Una nostra iniziale e personale adesione alle tematiche di tutela delle risorse ambientali propugnata da Greenpeace è stata via via arricchita da approfondimenti personali e dimostrazioni tecnologiche fornite dai Dirigenti e dagli Ingegneri della Edison S.p.a., in riferimento al Pozzo Vega e al progetto di un secondo Pozzo da insediare accanto al primo, sulla base delle concessioni petrolifere rilasciate dal Ministero dell’Ambiente".
    "Nella città di Pozzallo- scrive Ammatuna - si è così avviato un confronto che, a fronte dei sostenitori della tutela dell’ecosistema marino e delle economie che da esso dipendono, si sta alimentando con le opinioni e i convincimenti di singoli cittadini, di associazioni e sodalizi che sottolineano la consolidata sicurezza degli impianti che, da anni, operano senza particolari e significativi eventi negativi e nocivi per l’ecosistema marino. In più, da più parti, si è fatto notare che l’eventuale e auspicabile insediamento di una base off-shore a Pozzallo potrebbe innescare un meccanismo virtuoso in termini economici e occupazionali, molto considerati dalla pubblica opinione, specialmente in questi nostri tempi di crisi, che, a Pozzallo, sono in qualche modo contenuti con l’impiego nelle attività legate al mare. Pertanto, alla luce di tutte queste considerazioni, non ci sentiamo di aderire all’appello di Greenpeace, pur considerando e rispettando le perplessità espresse con la richiesta di protezione ecologica anche per il Canale di Sicilia, le quali trovano la loro legittimità democratica nell’adesione di qualche altro Sindaco che ha già espresso il suo parere”. Da Pozzallo, città di mare, legata all’ambiente e al turismo, l’Amministrazione Comunale di Centrosinistra dice si alle richieste di trivellazione del petrolio al largo delle proprie coste. La sinistra ecologista è diventata il partito dei petrolieri.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Pubblicato in data odierna sul web dal "Giornale di Ragusa", questa l'ultima frase dell'articolo : "Da Pozzallo, città di mare, legata all’ambiente e al turismo, l’Amministrazione Comunale di Centrosinistra dice si alle richieste di trivellazione del petrolio al largo delle proprie coste. La sinistra ecologista è diventata il partito dei petrolieri". In alto a destra della pagina web del "Giornale di Ragusa" c'è un simpatico invito a commentare l'articolo in questione redatto dalla stessa redazione del giornale on line (vedi foto in alto). Ma personalmente ritengo che non ci sia alcuna necessità di ulteriori commenti... L'articolo si commenta da sè !!!
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A Giusi Orefice piace questo elemento.
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Maria Rita D’Orsogna. L' ENI in Norvegia: incidenti per "mancanza di competenza"...
di Guido Picchetti (da una nota del sottoscritto su FB)
http://www.facebook.com/notes/...-incidenti-per-mancanza-di-competenza/501853126493174

    Ecco cosa ti combina l'ENI, l'azienda di Stato italiana, "fiore all'occhiello" dell'industria del nostro Paese... E non è certo un servizio di parte... A raccontarcelo infatti è Maria Rita D'Orsogna dagli USA, in quanto qui da noi di queste cose non si parla e ne sono all'oscuro gli stessi dipendenti della società, come l'intervento dell'amico GianMaria Iacobone di questi giorni qui su Fb chiaramente dimostra... (leggi http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/199546140178089).
E Maria Rita lo fa basandosi su quanto dichiara la stessa ENI in un rapporto ufficiale in lingua inglese inviato alla "Commissione Governativa della Norvegia per la sicurezza nelle operazioni petrolifere", a seguito dell'incidente verificatosi nei giorni scorsi sulla piattaforma "Scarabeo 8" operante nel campo Salina nel mare di Barents. Cos'è successo ? Niente altro che questo. Benchè da poco ristrutturata, con lavori effettuati prima in Russia, poi in Italia (a Palermo), e infine in Norvegia, la struttura di sostegno dello Scarabeo si è improvvisamente incrinata, e, riempiendosi d'acqua, la piattaforma ha perso stabilità, inclinandosi su un lato di 7° gradi. A quanto pare la piattaforma sarebbe capace di reggere fino a 21 gradi di inclinazione senza ribaltarsi, ma, nonostante ciò, si è pensato bene di evacuare 140 persone, e di chiamare elicotteri e altre unità di soccorso marino.
    Ma non c'è solo l'ENI a mettersi in bella mostra nei mari norvegesi. C'è anche un'altra nostra conoscenza a combinar guai, e, guarda caso, è la BP, "altra benefattrice dell'umanità", come la definisce Maria Rita nello stesso articolo, riferendoci di un altro fatto verificatosi la settimana scorsa, quando è stato chiuso un suo pozzo di petrolio a causa di pericolose e continue perdite di idrocarburi. La piattaforma è stata evacuata, è stata aperta una "investigazione formale", e poi si vedrà... Frattanto il petrolio vaga nel mare sottostante, colorando di nero quelle acque che, oltre che fredde, sono già scure di per sè, e spesso coperte di ghiacci. "Fortunatamente", si fa per dire, non sono acque azzurre come quelle del Mediterraneo, sebbene tutt'altro che scarse di vita marina.. Ma certamente il petrolio si vede meno, e i danni per il turismo locale relativamente gravi... Consoliamoci "co' st'aietti", dicono a Roma...
    Qui a seguire l'articolo in questione di Maria Rita:

L' ENI in Norvegia: incidenti per "mancanza di competenza"
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/l-eni-in-norvegia-incidenti-per.html

   
ENI Scarabeo 8 - Norvegia - incrinatasi per "mancanza di competenza" - Settembre 2012

Eni has reportedly concluded that a “lack of competence” was to blame for an incident earlier this month in which the newbuild rig Scarabeo 8 started listing.

   
THURSDAY, SEPTEMBER 20, 2012. - E così viene fuori che L'ENI, il suppposto "fiore all'occhiello" del petrolio italiano, quella che è meglio di tutti, e che se ci fosse stata lei nel golfo del Messico non sarebbe mai successo niente..., costruisce piattaforme che non si reggono per l'allegria e che dopo pochi giorni si incrinano per "mancanza di competenza". Ed il bello è che lo dicono loro stessi! Come il Trota!
    Siamo nel mare del Nord, piattaforma Scarabeo 8 nel campo Salina nel Barents sea. Mentre che si trivellava la piattaforma ha caricato acqua dal mare che ha fatto inclinare la piattaforma. Si voleva arrivare a 2.2 km sotto la crosta terrestre. Dicono che la piattaforma si sia inclinata di circa 7 gradi e che per tutto il tempo della costruzione ci sono stati problemi di vario genere. La piattaforma però era capace di reggere fino a 21 gradi di incrinazione senza ribaltarsi. Bella consolazione!
    Hanno dovuto evacuare 140 persone, chiamare elicotteri, unità di soccorso marino. L'ENI afferma che il tutto è stato risolto - cioè la piattaforma è tornata nella posizione giusta - quando sono arrivati "tecnici competenti". Come dire ne hanno di competenti e di meno competenti! Tutta la documentazione è stata mandata alla "Norway's Petroleum Safety Authority" per indagini. Questa stessa già nel 2009 aveva detto all'ENI che questa Scarabeo 8 doveva essere migliorata e resa più resistente per le difficili acque artiche prima di poter essere messa in mare. L'hanno ristrutturata prima in Russia, poi in parte a Palermo ed infine nei mari di Norvegia. Tuttapposto o quasi - se non era per i tecnici incompetenti! Ne ha parlato qualcuno in Italia? Lo sa Clini? Lo sa Passera? Lo sanno gli italiani? Lo sanno alle Tremiti? In Abruzzo? In Sicilia?

    Passiamo alla BP, altra benefattrice dell'umanità. Qualche giorno fa ha chiuso un pozzo di petrolio nei mari norvegesi a causa di pericolose perdite di idrocarburi. Era il giorno 12 settembre, al largo del campo Ula di Norvegia. Per adesso è tutto chiuso, la piattaforma evacuata, faranno una "investigazione formale" e poi si vedrà.
    Si è parlato di "perdite sostanziali" ma dicono che le condizioni sono state "rettificate". Non e' chiaro come, quante perdite. Segreti. E' stato anche detto che un "sottile strato di petrolio si è potuto osservare per pochi minuti sul mare". Sì, e poi? Che fine ha fatto? O il petrolio si è volatilizzato magicamente ?

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Stesso articolo su "Pantelleria Internet Com - News 10349," del 22/09/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9506

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A Alfonso Nigro piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 20/09/12

Su due ruote alla ricerca dell'energia pulita
da Lampeduzero - 2012 (a margine di una immagine condivisa su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=523020781057751

Qui Bolzano 2012-09-20 - con Ingrid Dellago, Kilian de Concini, Luca Siragusa, Ises Italia, Guido Picchetti, Giovanni Canalis, Pietro De Rubeis e Gianluca Cecere.


http://www.facebook.com/groups/lampedusadaybyday/279818052118727/?notif_t=group_activity

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Gianluca Cecere e Giovanni Canalis, secondo il piano di viaggio, con le loro due e-bike elettriche, dovrebbero raggiungere Pantelleria tra una settimana, Giovedi prossimo 27 Settembre per l'esattezza. Sempre collegamenti tra l'isola e la Sicilia permettendo... Un caloroso in bocca a lupo, in attesa di accoglierli qui a Pantelleria..
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Post di Ingrid Dellago

In bocca al lupooo!
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Post di Mario Minacapelli

Buon viaggio ... ciao Gianluca e Giovanni
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A Luca Siragusa, Ingrid Dellago, Lauretta Corbo, Salvatore Cubaiu, Raffaella Fecchio, Mario Minacapelli, Gianluca Cecere, Gianni Canalis e al sottoscritto piace questo elemento.
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Parlamento Ue: licenze per le trivellazioni petrolifere solo se le compagnie possono risarcire le maree nere
da "Green Report"
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=1788


    19 settembre 2012. A rischio le concessioni offshore italiane alle piccole multinazionali? Oggi il Parlamento europeo ha fatto fare un altro passo avanti, che potremmo definire preventivo, al principio "chi inquina paga": la Commissione ambiente ha approvato con 55 voti a favore e 10 contrari e una mozione che dice che «Le compagnie petrolifere devono essere ritenute responsabili dei costi e di tutti gli eventuali danni ambientali ed avere i mezzi per pagarli, altrimenti non potranno ricevere le licenze per trivellare nelle acque europee».
    Il voto, che riguardava il progetto di legge sulla sicurezza delle attività petrolifere e gasiere offshore, mette in grosse difficoltà il governo italiano che si appresta a dare concessioni a piccole compagnie che, come hanno detto e dimostrato, cifre alla mano, ambientalisti e comitati locali, non sarebbero in grado tecnicamente e finanziariamente di far fronte ad una marea nera, soprattutto una in acque profonde come quella che nel Golfo del Messico ha messo in enormi difficoltà un ricchissimo gigante come la Bp.
Il relatore, il socialdemocratico lituano, Justas Paleckis, ha rimarcato che «La legislazione dovrà esigere più chiaramente dagli sfruttatori che mettano in campo le garanzie finanziarie necessarie per coprire i costi legati al disinquinamento ed all'indennizzo in caso di grandi incidenti. Questa decisione è conforme ad un principio chiave della legislazione dell'Unione in materia di ambiente e cioè "chi inquina paga"».
    La nuova direttiva Ue fisserà le norme minime per la sicurezza petrolifera e gasiera offshore, regolamentando le licenze, i piani di emergenza e lo smantellamento delle piattaforme. Gli operatori saranno costretti a ridurre al minimo possibile i rischi di grandi incidenti.
Gli eurodeputati hanno inasprito il progetto delle disposizione sulle responsabilità e una nota della Commissione ambiente spiega che «Le autorità degli Stati membri dovranno unicamente concedere licenze per l'esplorazione e lo sfruttamento di petrolio e di gas i mare alle compagnie che hanno una "garanzia finanziaria appropriata" che permetta loro di pagare una bonifica totale o di versare delle indennità nel caso le loro attività comportino alcune conseguenze, in particolare dei danni ambientali. Durante la concessione della licenza, le autorità dovranno tener conto preliminarmente del coinvolgimento delle compagnie in incidenti a livello internazionale, così come della trasparenza e dell'efficacia delle loro reazioni».
    I deputati europei dicono che «L' "European maritime safety agency (Emsa)" dovrà avere un ruolo accresciuto, dei poteri di supervisione per le ispezioni, così come delle capacità per dare dei consigli tecnici e scientifici agli Stati membri aiutarli in caso di marea nera».
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Commento del sottoscritto su Fb a a margine del post

L'articolo su questa decisione del Parlamento Europeo me lo segnala, con la solita encomiabile puntualità, Assunta di Florio dall'Abruzzo. La ringrazio. E ci sarebbe davvero motivo di esultare, se non fosse per i dubbi che ho sul rispetto e sull'efficacia di quest'ennesima norma sulla tutela ambientale dei territori degli Stati comunitari. In terra certo, ma soprattutto in mare, dove i confini sono solo dei segni grafici sulle mappe, incapaci di fermare le conseguenze di eventuali danni. Per quanto riguarda poi il Mediterraneo, troppe ne abbiamo di norme, convenzioni e istituzioni (governative o meno), proposte e preposte alla sua tutela da danni connessi alle attività petrolifere, ancora oggi, a distanza di anni, di fatto disattese se non ignorate... Cosa farà ora l'Italia ? E cosa faranno gli altri stati della CE ? E quelli che si bagnano sulle altre sponde di questo Mediterraneo che tutti ci unisce, volenti o nolenti ?
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Guido Picchetti: l'uomo che come me nutre sempre mille dubbi riguardo IL RISPETTO E L'EFFICACIA di questa e di altre normative sulla tutela ambientale. Non per niente esiste anche un proverbio appropriato: "fatta la legge, trovato l'inganno" (o meglio l'escamotage) !
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Post di Guido Picchetti
In questo caso un altro proverbio diventa: "Dubbio comune, nessun gaudio...". E a forza di proverbi... ce la prendemmo tutti in... saccoccia...
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Vorresti sapere cosa farà l'Italia, gli stati della CE e quelli che si affacciano sulle altre sponde del Mediterraneo? Forse ricorderai quello sceneggiato televisivo trasmesso sulla Rai nel 1971: "E le stelle stanno a guardare" !!!
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Post di Maria Ghelia

Cosa farà l'Italia? Purtroppo credo quello che ha sempre fatto: orecchie da mercante.
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Altri terremoti da trivelle - Canada
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/altri-terremoti-da-trivelle-canada.html


    TUESDAY, SEPTEMBER 18, 2012. - Sono a Vancouver per lavoro ed è piuttosto singolare che proprio in questi giorni venga fuori un rapporto sulla sismicità petrolifera proprio nello stato di Vancouver - British Columbia. Il 6 Settembre 2012 infatti il Vancouver Sun riporta che alcuni terremoti - di magnitudine bassa ma pur sempre terremoti - registrati nella parte nord est della British Columbia sono da attribuirsi alle trivellazioni per estrarre gas tramite fracking da shale gas. Questo non lo dice Maria Rita, lo dice l'ente governativo della British Columbia incaricato di studiare i fenomeni sismici in correlazione alle trivelle. Si chiama British Columbia Oil and Gas Commission.
    La zona incriminata si chiama Horn River Basin, e le investigazioni hanno concluso che gli eventi sismici registrati fra il 2009 e il 2011 in zona sono da attribuirsi alla reiniezioni di fluidi di scarto ad alta pressione sottoterra e vicino a faglie sismiche. Tutti i 38 eventi sono fra la magnitudine 2.2 e 3.8 della scala Richter e sono considerati lievi. Ce ne sono stati altri 234 di intensità minore. Prima dell'avvento del fracking, iniziato nel 2009, non vi erano stati eventi sismici registrati - la zona non era sismica. Tutti i terremoti hanno avuto per epicentro punti a meno di 5 chilometri dai pozzi.
    Questo della British Columbia è solo l'ultimo di una serie di casi simili: arrivano trivelle, fracking, reinizione e ci sono fenomeni sismici di magnitudine lieve in zone non sismiche. E' successo in Texas, Arkasnas, Blackpool (UK), Ohio, Colorado ed ora British Columbia. I petrolieri dicono che questo non cambierà di una virgola i loro progetti. In Italia dove tutto questo non succede e dove è sempre colpa del fato e mai di nessuno, questi interrogativi meglio non porseli. L'unica differenza è che il nostro è un territorio sismico e densamente abitato.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Proprio stamane, a Natale Salvo che mi chiedeva chiarimenti sulle ragioni per cui nei giorni scorsi avevo postato qui su Facebook le mappe relative alle scosse sismiche appena verificatesi nel Canale di Sicilia (con a margine "Quello che la stampa, anche la locale, non dice..."), ho dato così risposta: "Personalmente preferirei che su tali fenomeni ci fosse la dovuta attenzione da parte di tutti (studiosi e semplici cittadini), e che essi, i fenomeni intendo, non fossero "volutamente" sottaciuti, potendo evidenziare il carattere simico di una data zona, e determinare spiacevoli conseguenze sulle attività estrattive on-shore e off-shore, in corso o previste che siano. Ma, in secondo luogo, vorrei richiamare quella "attenzione" in quanto alcuni di quei fenomeni sismici (specie se caratterizzati da limitate profondità degli ipocentri) potrebbero essere favoriti dalle attività produttive del settore petrolifero, da tempo esercitate nelle zone interessate, come ormai viene riconosciuto anche in alcuni ambienti scientifici, specie all'estero. E a confermare o meno tali legami se non è la vera scienza a dirlo, chi lo fa ? Le società petrolifere ? ". E, "dulcis in fundo", gli ho poi segnalato quest'articolo di Maria Rita D'Orsogna che, molto meglio di me (e con fatti, non parole..), risponde alla sua domanda...
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A Lafonso Nigro, Maria Ghelia, Giusi Orefice e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento. 
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Dalla mia Bacheca su FB del 19/09/12

Eni. Paolo Scaroni incontra il primo ministro tunisino Hamadi Jaebali
da "ilVelino/AGV"
http://www.ilvelino.it/AGV/...Paolo_Scaroni_incontra_il_primo_ministro_tunisino_Hamadi_Jebali


18 Settembre 2012, Roma - Il Primo Ministro del Governo della Repubblica Tunisina, Hamadi Jebali, e l’Amministratore Delegato di Eni, Paolo Scaroni, si sono incontrati oggi a Tunisi per discutere delle attività di Eni nel Paese. Lo comunica in una nota la stessa società. L’ad di Eni ha condiviso con il Primo Ministro gli sviluppi dei progetti che la compagnia ha in corso nel Paese confermando la propria visione positiva delle prospettive offerte dal settore degli idrocarburi tunisino.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E ti pareva ... All'ENI non bastano i guai che già combina nei territori on-shore e offshore del nostro Paese al centro del Mediterraneo. Ora va anche dare una mano agli altri Paesi che con le loro coste si bagnano in questo "mare nostrum" di una volta, che (tra traffici di petroliere, piattaforme di ricerca e di sfruttamento, degassificatori e depositi costieri, condotte terrestri e marine, con riversamenti in mare di schifezze varie collegate a dette operazioni), si è rapidamente avviato a divenire un "mare mostrum" a tutti gli effetti, in barba a tutti i trattati internazionali già sottoscritti per la sua tutela...
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Post di GianMaria Iacobone
Guido, ma tu cucini?
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Post di Guido Picchetti
Certo... e mangio cibo cotto come te, con il gas che tu contribuisci con il tuo lavoro a produrre... Un lavoro che rispetto e per questo ti ringrazio... Ma questo non cambia la sostanza di come vanno (o per meglio dire non vanno...) le cose in questo settore produttivo, come ho avuto modo di capire in questi ultimi anni, da quando ho cominciato a documentarmi sulle tecniche estrattive impiegate, sui rischi connessi, e sulle possibili conseguenze ambientali, ma soprattutto sul mancato rispetto, per interessi poco chiari ai vari livelli, di norme e procedure pur previste. E ciò in varie aree del nostro Paese, come in tante altre parti del mondo, inutile dire quali... Si sa fin troppo bene..
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Shale Gas o gas di scisto: cosa c’è da sapere
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/shale-gas-o-gas-di-scisto-cosa-ce-da-sapere-11525.html


 
NB: Si tratta di un documento informativo di Peppe Croce appena pubblicato da "Green Style", ripreso in formato Acrobat anche negli "Echi di Stampa " sulla homepage del sottoscritto, direttamente raggiungibile cliccando all'url:

    Qui a seguire, dal documento di Peppe Croce, riporto solo il video didattico, caricato da "smtlearningchannel" in data 17/mag/2011, che  descrive  il processo di fratturazione idraulica impiegato attualmente dall'industria petrolifera e del gas.
   
   Si tratta del metodo per l'estrazione di gas naturali intrappolati all'interno dei depositi scistosi in profondità, mediante esplosioni controllate e immissione di liquidi ad alta pressione nei condotti di trivellazione, al fine di creare fratture nelle rocce del sottosuolo che consentono il flusso di gas verso la superficie. (gp)

 


Fratturazione Idraulica per estrazione di gas naturale (shale gas)

http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202012/120919_Shalegas_PC.pdf
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Post di Maria Ghelia

Grazie Guido!
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Dalla mia Bacheca su FB del 18/09/12

Cercasi Ministro dell'Ambiente... L'attuale è fuori posto...
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/360512917364335


    Che ci sia qualcosa che non funzioni nell'ISPRA è fuor di dubbio. Basti pensare una cosa. Sono ormai passati vari anni da quando il Ministero dell'Ambiente ha spostato da Palermo a Roma, presso l'ISPRA, la sede degli uffici dell' INFO-RAC, il Centro di Attività Regionale affidato al nostro Paese dall'UNEP-MAP (United Nations Environment Programme - Mediterranean Action Plan). E da allora dell'INFO-RAC, inutile dirlo, si son perse le tracce...
    Eppure lo spostamento di sede non era senza buoni motivi. Per chi non lo sapesse, nel Palazzo della Regione Sicilia di Palermo, dove aveva avuto sede fin dalla sua istituzione, l'INFO-RAC era arrivato pian piano a trasformarsi per le attività svolte (evidentemente non così disinteressate come avrebbero dovuto essere) addirittura in una SpA, tradendo le finalità istitutive affidategli dalla Convenzione di Barcellona, che erano principalmente quelle di favorire e curare lo scambio di informazioni tra tutti i Paesi del Mediterraneo aderenti alla Convenzione di Barcellona. E da questo punto di vista certamente l'Italia e l'ISPRA sono ancora oggi in difetto.
    Ma che le critiche all'ISPRA oggi vengano da un Ministro dell'Ambiente, che di quel Ministero è stato, a quanto pare, un funzionario importante, e che pertanto ne conosce difetti e pregi dal'interno, ma che oggi, assunto alla carica addirittura di Ministro dell'Ambiente, tutto fa fuorchè difendere l'Ambiente, e che si limita, sono le sue parole, ad "applicare" le leggi, anzichè elaborarne di nuove, che possano consentire a lui e ai suoi colleghi di assolvere nel migliore dei modi alle funzioni previste dal suo importante "ministero", a me pare davvero il colmo...

Clini attacca l’Ispra, non è all’altezza del ruolo che dovrebbe assolvere
di Matteo Carriero
http://www.ecologiae.com/clini-attacca-ispra-non-altezza-ruolo-che-dovrebbe-assolvere/60474/

17 settembre 2012. - Il ministro dell’ambiente Corrado Clini, durante il convegno dei cattolici del PD “Insieme cambiamo l’Italia”, ha dichiarato che l’Ispra non è all’altezza del ruolo che dovrebbe svolgere, lasciando trapelare chiari dubbi sulla qualità del suo operato e sull’affidabilità delle sue rilevazioni, tanto da affermare che occorre trovare altri punti di riferimento in materia ambientale. Dichiarazioni pesanti che certo non saranno gradite dagli esperti dell’Ispra.
Il ministro dell’ambiente Corrado Clini, in un momento particolarmente caldo in cui è chiamato a prendere posizione su questioni delicatissime come quella dell’Ilva, sembra quasi sfogarsi durante il suo intervento al convegno dei cattolici del PD del 15 settembre attaccando pesantemente l’operato dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Ecco le parole del ministro:
"L’Ispra non è ancora in grado di essere all’altezza del ruolo che dovrebbe assolvere. Quando serve un punto di riferimento in materia di ambiente, diventa necessario andare a cercarlo all’esterno. È necessario ricostruire la credibilità delle Istituzioni con competenza ed imparzialità".
È d’obbligo tuttavia notare che, a seguito di dichiarazioni simili, il ministro non ha tuttavia portato avanti confronti specifici con altri organismi di ricerca in grado di avvalorare a fondo la tesi secondo cui l’affidabilità dell’Ispra non è sufficientemente solida. Clini ha inoltre manifestato la propria insoddisfazione nei confronti di molte associazioni ambientaliste che non si appoggiano sulle rilevazioni presentate dalle fonti ufficiali.
Clini attacca l’Ispra, quindi, e senza mezza misure. Il ministro ha infatti dichiarato, inoltre, che l’istituto Ispra “è stato istituito per approssimazioni successive con assunzioni di vario genere”. Clini ha parlato inoltre dell’inaffidabilità delle rilevazioni portate avanti chiamando in causa “esperti esterni”, che di volta in volta finiscono semplicemente con l’avvalorare la tesi del richiedente. Ma a questo punto, dopo questo duro attacco del ministro, viene da chiedersi se le rilevazioni dell’Ispra, spesso poco in linea con quanto sostenuto da Clini, più che essere parziali non siano state lette in maniera parziale. Ad ogni modo una cosa è certa: le dichiarazioni del ministro non mancheranno di suscitare polemiche.

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Stessa notizia anche su "Pantelleria Internet Com - News 10338" del 19/09/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9495
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Cercasi un nuovo Ministro dell'Ambiente??? L'unica persona che potrebbe rappresentare "degnamente" il nostro Ambiente è Maria Rita D'Orsogna !
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Post di Guido Picchetti
Magari...
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Forest Oil, incontro a Roma con i ministri. D’Orsogna: «vogliono ribaltare la democrazia»
da "Prima da Noi it", quotidiano per l'Abruzzo
http://www.primadanoi.it/news/italia/533196/Forest-Oil--incontro-a-Roma-con-i-ministri.html


    ROMA. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha convocato per il prossimo 1° ottobre Regione Abruzzo, Provincia di Chieti, alcuni comuni del chietino e Forest Oil. Ci si incontrerà intorno ad un tavolo per una conferenza di Servizi.
    L’obiettivo, come si legge nel documento del Ministero, è quello di acquisire «la necessaria intesa ed i relativi pareri per il rilascio della concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi ‘Colle Santo’ in provincia di Chieti». Ma gli ambientalisti che in Abruzzo si stanno opponendo da mesi alla realizzazione della Forest sul lago di Bomba insorgono: «la prepotenza di Giorgio Mazzenga non ha limiti», attacca Maria Rita D’Orsogna sul suo blog. «L'accondiscendenza, la sfrontatezza e l'antidemocraticità dei ministeri italiani che sono dalla parte dei petrolieri, neanche».
    L’istanza di concessione è stata presentata a febbraio del 2009 e deriva dal permesso di ricerca ‘Monte Pallano’ che si trova nella stessa area. I Comuni che risultano territorialmente interessati dall’istanza sono Bomba, Torricella Peligna, Pennadomo, e Roccascalegna (tutti convocati).
    Lo scorso 31 luglio la Forest Oil ha presentato al Ministero una richiesta di convocazione di conferenza dei servizi e ci si incontrerà a Roma «stante la particolare complessità del procedimento»
    «Non c'è niente di complesso, ma proprio niente, caro governo, cara Forest Oil, caro Clini, caro Passera», continua D’Orsogna che sottolinea. «No significa no». Infatti, la commissione Via presieduta da Antonio Sorgi in aprile ha bocciato il progetto della Forest Oil.  Ma a luglio il Tar ha sospeso il parere negativo.
    Per D’Orsogna il motivo dell’incontro romano è chiaro: «Vogliono dire sì, e non sanno come. Vogliono calpestare i diritti democratici e non sanno come. Vogliono far vincere Giorgio Mazzenga in nome del Pil e di Assomineraria, di Federpetroli. Vogliono ancora una volta dar prova che gli interessano più le lobby che il buonsenso».
    D’Orsogna fa poi notare che nella lista dei convocati non compare la commissione Via ma c'è invece la Soprintendenza per i beni archiettonici d'Abruzzo. Entrambe fanno capo ad Antonio Sorgi. Nel primo caso la Via ha detto di no, nel secondo caso la Soprintendenza ha detto di sì. «Come potevano allora invitare due enti che fanno capo alla stessa persona e che deve difendere due posizioni opposte?», domanda D’Orsogna. «Cosi invitano solo Sorgi come Soprintendenza e nella sue veste di 'sì'. Solo in Italia può accadere: è una gran presa in giro».
    Qui si può leggere la "Comunicazione del Ministero Sviluppo Economico" che invita la "Forest Oil" a partecipare all'incontro del 1 Ottobre p.v.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

L'articolo mette bene in evidenza come si prendono in giro i cittadini italiani, ignorando totalmente i loro pareri espressi e manifestati secondo procedure previste da precise norme sia italiane che europee, e arrivando addirittura ad annullare decisioni già prese. Altra bella prova di democrazia per l'Italia...
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Post di Filippo Foti

Mi chiedo cosa centra il commento di "Forest Oil"  a proposito della prof. D'Orsogna... i mezzi con cui si muove... !!?? La pastorizia in Abruzzo...? Ben venga la pastorizia ma non solo in Abruzzo, ma in tutto il pianeta..., il buon uso del mare e della natura, lo scrivo spesso su www.profumodimare.forumfree.it... Il consumismo, non da ora, sta distruggendo la terra. Si impone con urgenza un ritorno alla natura ed al suo rispetto!
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Sfruttamento offshore di petrolio e gas, l'Iucn mette in difficoltà il governo italiano. Sconfessate le politiche petrolifere del ministro Corrado Passera
da "Green Report"
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=17822

    17 settembre 2012. - Il World Conservation Congress dell'International Union for Conservation of Nature (IUCN), conclusosi nell'isola sudcoreana di Jeju, ha adottato una raccomandazione che chiede una stringente regolamentazione dello sviluppo delle politiche di sfruttamento e dei progetti petroliferi offshore nel Mediterraneo.
Il documento riguarda il Mar Mediterraneo, le isole Azzorre, Madera e le isole Canarie, che rappresentano uno dei 34 hot spot mondo della biodiversità del nostro pianeta. La mozione è stata proposta dalla Fondation pour la nature et l'homme con il sostegno di 16 organizzazioni, tra le quali Pro-Natura International e Réserves Naturelles de France. Nel sunto della mozione pubblicata dall'Iucn si legge:     «Tutti sono profondamente preoccupati per l'aumento delle trivellazioni offshore per la produzione di petrolio e gas e dei numerosi incidenti gravi che si sono verificati dal 1976 sulle piattaforme petrolifere nel Mediterraneo (...) Attraverso questa mozione, il World conservation congress invita gli Stati rivieraschi del Mediterraneo a regolamentare lo sviluppo delle politiche di sfruttamento e i progetti petrolifero offshore in diversi modi, tra cui: applicare il principio di precauzione ai progetti di sviluppo in mare aperto per gli ambienti naturali notevoli e sensibili e le aree protette; rifiutarsi di dare permessi di ricerca e sfruttamento petrolifero di gas e petrolio o di qualsiasi altro tipo nelle zone vicino ai siti naturali che hanno importanza nazionale o internazionale senza che sia stato identificato ogni tipo di possibile impatto; rafforzare prioritariamente gli studi scientifici e lo studio degli ambienti costieri e marini».
    La mozione, che sembra ritagliata su situazioni come quelle delle Tremiti e di altre isole italiane, sul Santuario internazionale dei mammiferi marini "Pelagos" (Arcipelago Toscano) e sulle proposte di trivellazioni in acque profonde nel Canale di Sicilia, promuove anche lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili come alternativa allo sfruttamento dei combustibili fossili e la conservazione degli ambienti naturali, «al fine di stabilire un piano sostenibile e coerente per il futuro del Mediterraneo».
    Una sonora sconfessione delle politiche petrolifere offshore del ministro Corrado Passera (appoggiate dal ministro dell'ambiente Corrado Clini), che puntano a riavvicinare le trivellazioni offshore alle aree protette, diminuendo i limiti di sicurezza a 5 miglia, e che sorvolano sull'importanza delle aree marine interessate per l'ambiente, la pesca ed il turismo.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

"Iucn" sta per "International Union for Conservation of Nature". Ma che vuoi che sia? L'Italia, purtroppo, vive in un mondo a parte. Non c'è organizzazione internazionale che conti, e certe raccomandazioni, da qualunque parte provengano, non trovano alcun ascolto presso chi ci governa, in totale dispregio a principi fondamentali previsti dalla nostra Carta Costituzionale...
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Ci sono altre tipologie di "raccomandazioni" provenienti da "alte sfere" che vengono sicuramente "ascoltate" presso chi ci governa... A buon intenditore poche parole! Abbiamo visto una Passera sui Monti, mentre eravamo inClini ad ascoltare con interesse il cinguettio degli uccelli...
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Post di Guido Picchetti
... meglio prenderla a ridere... ci sarebbe troppo da piangere...
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Dalla mia Bacheca su FB del 17/09/12

Le sagome nella Rada di Augusta...
di Guido Picchetti (da una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


Quelle sagome rosse nella rada di Augusta sono tutte petroliere ormeggiate in attesa di caricare o scaricare prodotti petroliferi in un qualunque momento di un giorno qualunque... (Immagine pubblicata su FB a margine del post "Mara Nicotra e la rada di Augusta: una e-mail, un libro, e tre video").

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Mara Nicotra e la rada di Augusta: una e-mail, un libro, e tre video
http://www.facebook.com/notes/guido-picchetti/mara-nicotra-.../500476853297468
di Guido Picchetti

    Ricevo stamane, tra le tante, una e-mail particolare. Oltre al testo, che mi ritrovo a leggere con immediato interesse, ci sono soltanto, come oggetto il titolo dello scritto "Ingiustizia ambientale nel triangolo industriale della morte", e il nome del mittente, Dott.ssa Mara Nicotra, [mara.nicotra@gmail.com
].
    Il nome non mi è del tutto nuovo e, facendo mente locale, ricordo di aver letto e archiviato un paio di anni fa, tra gli "Echi di Stampa" sul mio sito, dei suoi lavori scientifici relativi agli effetti dell'inquinamento da metalli pesanti nel mare della rada di Augusta. (*)
    Leggo il testo della e-mail di Mara Nicotra, e mi rendo ben conto della gravità della nuova testimonianza, che possiamo definire una vera e propria denuncia. I problemi evidenziati non sono certo nuovi. Sono problemi dibattuti da anni, cercando di informare i cittadini della gravità della situazione ambientale venutasi da tempo a creare nell'area del cosiddetto "quadrilatero industriale", che da Augusta, abbracciando Melilli e Priolo all'interno, si estende lungo mare verso sud fino alla periferia di Siracusa. Problemi gravi con conseguenze dannose sia sul territorio che sull'ambiente marino antistante ripetutamente denunciate, ma che però non hanno mai avuto soluzione alcuna, e che anzi sono andate via via peggiorando arrivando ad un punto davvero cruciale per la salute di quanti vivono in quell'area. E l'art. 9 della Costituzione Italiana sulla tutela dei cittadini, della loro salute, del paesaggio e di quant'altro che loro spetterebbe di diritto ? Tutto messo sotto i piedi dai politicanti di turno, a qualunque corrente appartengano, come la stessa ricercatrice chiaramente denuncia...
    Questo il testo della e-mail-denuncia di Mara Nicotra:



Dott.ssa Mara Nicotra [mara.nicotra@gmail.com]

Il 12 e il 13 settembre u.s. fuochi di artificio tra Augusta e Siracusa si sono manifestati mettendo in allarme le popolazioni limitrofe. Ma non erano quelli della festa di Maria, bensì quelli degli sfilaccolamenti ed incendi accidentalmente provocati dalla zona industriale del petrolchimico siracusano, oramai diventato un pericolo costante per l'aria, e non solo, che noi cittadini residenti del triangolo vorremmo respirare senza nessun fastidio. Sembra essere stata la Esso, ma il giorno prima era l'Isab ad illuminarci con le torce, i cosiddetti fuori servizio, per non parlare che tutti giorni ci fa inalare benzene e acido solfidrico dal classico odore di uova marce, che arriva persino a Siracusa, nei pressi di Scala Greca, viale Tica e a volte pure fino a corso Gelone. Vi è mai capitato a voi siracusani di andare verso Priolo e giunti a Targia tapparvi il naso? Bene quell'odore pungente è l'idrogeno solforato (acido solfidrico) che ormai respiriamo, anche se a piccoli dosi, quotidianamente. Ci sono giornate in cui spesse volte si supera il limite tabellare in contemporanea presenza di idrocarburi non metanici, ed è proprio in quei giorni che si verifica il danno maggiore alla salute pubblica. Ma la Legge sui limiti non la si vuol cambiare. Si fa sempre la media annuale e voilà tutto risulta pulito. Per Bacco adesso si ci mette pure il TAR a dargli ragione. Dice che il risanamento e la bonifica devono essere a carico dei cittadini e non dei privati, e cioè dei petrolieri. Tutto questo è inverosimile. Perchè secondo la Corte di Giustizia Europea vale che chi inquina paga. Ma ritornando all'inquinamento dell'aria vediamo gli effetti sulla salute umana di certe sostanze velenose come l'acido solfidrico. L'H2S o idrogeno solforato è un idracido debole, diprotico, gas incolore a temperatura ambiente. E' estremamente velenoso. Una prolungata esposizione può essere mortale. Insieme ai mercaptani è il responsabile dello sgradevole odore di feci e flatulenze. Può danneggiare diversi sistemi del corpo. Elevate concentrazioni paralizzano il nervo ottico (100-150 ppm), rendendo impossibile la percezione, causando incoscienza nell'arco di pochi minuti. Una esposizione a bassi livelli (10-20 ppm) produce ,irritazione agli occhi, alla gola, tosse, accelerazione del respiro e formazione di fluido nelle vie respiratorie. A lungo termine può comportare affaticamento, perdita di appetito, mal di testa, disturbi della memoria e confusione. Da recenti ricerche condotte dall'oculista chirurgo dott.ssa Rosalia Sorce dell'Asp di Siracusa emergono correlazioni tra inquinamento atmosferico e aumento delle congiuntiviti allergiche. I pazienti piu colpiti sono quelli che vivono nel quadrilatero industriale Melilli, Priolo, Augusta e parte di Siracusa Nord. Ci si lamenta dei miasmi del depuratore IAS... Ma, per carità, anche quelli contribuiscono all'inquinamento dell'aria, ma è come se si puntasse l'attenzione su una formica piuttosto che su un elefante. La Erg così, come tutti i petrolieri purtroppo, non si deve minimamente toccare, altrimenti i nostri politici come farebbero ad ottenere posti di lavoro (precari) in cambio di voti? Tra un mese bisogna andare alle urne per votare presidente e deputati regionali. Ma chi dovremmo votare come presidente? Crocetta che, sostenuto dal PD, ha cambiato idea sul rigassificatore? Miccichè, che professa liberalizzazione di sesso e cocaina? O Musumeci, la cui unica colpa è quella di candidarsi col PDL? E per quanto attiene ai deputati? Boh, qualsiasi partito è a favore del rigassificatore e dei termovalorizzatori....

 

    Ma chi è Mara Nicotra ? Laureata in scienze naturali, e ricercatrice in biologia marina presso l'Università di Catania, ho cercato on line, per chi non la conoscesse, ulteriori informazioni aggiuntive a quelle già in mio possesso. E con successo. L'ho trovata ad esempio protagonista di recente alla cerimonia di presentazione ufficiale del suo libro “Melilli, Priolo, Augusta. Verso uno sviluppo ecosostenibile”, svoltasi il 9 Giugno 2012 a Melilli con la partecipazione del Procuratore Capo di Mantova, Antonino Condorelli. (vedi http://www.siracusanews.it/node/29100).
    Ma l'ho anche trovata protagonista di due documenti video del 2008 che qui a seguire riporto, invitandovi a guardarli, dove Mara Nicotra, intervistata da Peppe Croce (il noto redattore di "Green Style"), parla, alla luce delle sue esperienze, degli effetti che i metalli pesanti, presenti in grandi quantità sul fondo della rada di Augusta e nel mare antistante, hanno su pesci e molluschi, e sulle conseguenze che da progressivo accumulo potrebbero derivare a quanti di tali animali si cibano, uomo compreso...

Augusta pesci malformati 01 (9'23")

Caricato da Peppe Croce in data 26/ago/2009 - Intervista alla biologa marina Mara Nicotra sugli effetti
che i metalli pesanti, presenti in grandi quantità sul fondo della rada di Augusta, hanno sui pesci, molluschi,
Una panoramica dello stato di salute del triangolo petrolchimico Augusta-Priolo-Melilli.

Augusta pesci malformati 02

Caricato da Peppe Croce in data 26/ago/2009 - Intervista alla biologa marina Mara Nicotra sugli effetti
che i metalli pesanti, presenti in grandi quantità sul fondo della rada di Augusta, hanno sui pesci e i molluschi.
Una panoramica dello stato di salute del triangolo petrolchimico Augusta-Priolo-Melilli.

    Progresso senza possibili alternative quindi ? No certamente... Il messaggio che viene fuori, da quanto Mara Nicotra ci presenta, non è totalmente negativo. La speranza c'è, e la vediamo racchiusa in quel "Verso uno sviluppo ecosostenibile..." che è parte del titolo del suo ultimo libro, riferito proprio a quel quadrilatero industriale di Augusta che, facendo il paio con l'Ilva" di Taranto, non è certo sinonimo di vita serena e decente.. Di una vita che sarebbe estremamente facile rendere più che decente, quando si vive in un ambiente ricco di un patrimonio naturale e culturale quale quello di Augusta, ben descritto nel video che segue, se solo lo si rispettasse come dovrebbe essere, anzichè martoriarlo per oscuri e poco trasparenti interessi, a danno di tutta la comunità. "Quant'era bello il mio paese amtico, era sì povero.. ma onesto e pulito", il titolo significativo di quest'ultimo video, un collage di immagini caricato da "cornelionepote" su Yoube nel 2008.

Video serio su Augusta sr

Caricato da cornelionepote in data 11/apr/2008
Quant' era bello il mio paese antico, era sì povero... ma onesto e pulito...
(foto varie-augusta-sr)

(*) Le due pubblicazioni di Mara Nicotra già archiviati negli "Echi di Stampa" sul mio sito:
"Metalli pesantie malformazione nei pesci" di Mara Nicotra, Maria Violetta Brundo, Giuseppe Carpinteri, Salvatore Sciacca (Aprile 2007)
http://www.guidopicchetti.it/...Doc%20Acrobat%202011/metalli%20pesanti%20e%20pesci%20malformati.pdf

"Ambiente Marino della Rada di Augusta" di Mara Nicotra (Maggio 2007)
http://www.guidopicchetti.it/...Doc%20Acrobat%202011/Ambiente%20marino%20rada%20Augusta.pdf

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Post di Carmelo Nicoloso
Conosco benissimo il potenziale ed il valore della mia amica Mara Nicotra, proprio oggi abbiamo parlato di questi argomenti e del libro.
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L'Autunno inizia con Maria Rita D'Orsogna
di Guido Pietroluongo
https://www.facebook.com/events/423303737734232/

    Ad Ottobre una serie di incontri con la Prof.ssa Maria Rita D'Orsogna. Si parlerà di "petrolio" e più in generale di idrocarburi a terra e a mare. Di fracking e shale gas, termini misteriosi che sembrano non esistere in Italia. Dei terremoti e della subsidenza legata alle pratiche di ricerca di idrocarburi. Di come il territorio italiano venga svenduto e sfruttato dalle compagnie petrolifere straniere per una manciata di "royalties"! Sindrome di NIMBY o capricci di certe lobby?
    Un tema scientifico che è al centro della politica economica internazionale. Grazie all'esperienza e alle competenze della Prof.ssa D'Orsogna, verrà sviluppato un semplice dibattito con il pubblico per far luce su questi problemi spesso taciuti dalla stampa e dal Governo. I cittadini hanno il diritto di sapere ciò che vivono sulla propria pelle, sulla propria salute, sulle proprie tasche, sulla propria terra e sulla propria casa, sul proprio futuro... senza essere interpellati!
    "La democrazia non è un contenitore a scatola chiusa!" Dunque ognuno di noi ha il diritto e il dovere di prendere parte attiva a queste decisioni! Per questo vi aspettiamo numerosi!
    Di seguito tutte le date degli incontri:

Lunedì 1 Ottobre 2012
Bergamo
ore 17:30
Sala ex Consiliare Galvotti
via T. Tasso n°4
Mercoledì 3 Ottobre 2012
Pegognana (Mantova)
ore 21:00
Hotel 900
via Nazario Sauro n°1
Venerdì 5 Ottobre 2012
Finale Emilia (Modena)
ore 21:00
Oratorio Don Bosco
P/le Don Giovanni Bosco
Domenica 7 Ottobre 2012
Grosseto
ore 17:00
Fondazione Il Sole
Viale Uranio 40/B
Giovedì 11 Ottobre 2012
Marsico Nuovo (Potenza)
ore 18:30
Sala ex Cinema Palazzo Pignatelli
Sabato 13 Ottobre 2012
Napoli
ore 17:30
Hotel Napoli T'Amo
via Toledo 148
Martedì 16 Ottobre 2012
Teramo
ore 14:30
Facoltà di Giurisprudenza
Campus Coste St'Agostino
Venerdì 26 Ottobre 2012
New York
ore 18:30
Westchester Italian Cultural Center

NB. - Aggiornamenti, eventuali cambiamenti di sedi e orari o ulteriori incontri saranno prontamente comunicati. Per qualsiasi cosa siamo a completa disposizione e vi invitiamo a contattarci. Grazie! Guido Pietroluongo, e-mail docdolittle@hotmail.it.
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A Salvatore Addolorato, Maria Ghelia, Luca Gioria, Ilva Alvani e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.
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     Dal 10 al 16 Settembre 2012
 

Dalla mia Bacheca su FB del 16/09/12

Ricerca petrolifera in Basilicata e non solo: il contributo dei geologi
da "Ola Ambientalista It"
http://www.olambientalista.it/ricerca-petrolifera-in-basilicata-e-non-solo-il-contributo-dei-geologi/


16/09/2012. - Pubblichiamo di seguito un nuovo intervento inviato alla Ola dal Prof. Ortolani, ordinario di Geologia all’Università di Napoli Federico II. Esso illumina circa il ruolo dei professionisti, con chiaro riferimento alla “querelle” dei tecnici invitati a relazionare al convegno organizzato dai vertici dell’ordine dei geologi della Basilicata sulle prospettive delle attività petrolifere e non solo in Basilicata. Ecco l’intervento del Prof. Ortolani:



[... omissis ...]
Molti geologi, ricercatori e docenti di fama sono convinti che per georisorse si intendano le risorse minerarie e quelle petrolifere. Per queste occorrono ricerche costose e raffinate multidisciplinari che impegnano molti geologi di università e altre strutture di ricerca. Questo filone delle georisorse impegna scientificamente molti miei colleghi nazionali e stranieri che si vantano, giustamente, di essere consulenti di potenti e ricche società. Molti soldi consentono ricerche avanzate: ben vengano, quindi anche le compagnie petrolifere che finanziano e sostengono in vari modi la ricerca nei settori geologici e geofisici.
I colleghi sono impegnati essenzialmente nella parte “pulita” della ricerca petrolifera: rinvenire i giacimenti!
Quasi nessuno si pone il problema di quello che accadrà dopo il ritrovamento dei giacimenti. Non è più compito loro, naturalmente. E’ compito delle società che devono comportarsi nel rispetto delle leggi per non inquinare in superficie e nel sottosuolo. E’ compito delle istituzioni locali preposte al controllo delle attività al fine di evitare inquinamenti e problemi alla salute.
Ma le georisorse non finiscono qui. Anche il suolo e l’acqua superficiale e sotterranea rappresentano georisorse che sono sempre state utilizzate e lo saranno sempre anche dai cittadini di domani.
Non ci si deve stupire se i cittadini si preoccupano osservando che le attività petrolifere sono invasive, arroganti, inquinanti, non rispettose della conservazione delle risorse idriche, ad esempio. Specialmente nel periodo di cambiamento climatico attuale che vede diminuire le risorse idriche. Chi vive e vivrà sul territorio deve difendere le risorse naturali di importanza strategica per l’assetto socio-economico. Se le attività petrolifere sono incompatibili, così come si realizzano oggi in Basilicata, con la tutela e conservazione delle risorse idriche e se le leggi hanno “maglie troppo larghe” per un territorio ricco di risorse, fortemente antropizzato e urbanizzato, i cittadini devono “urlarlo” per superare i rumori delle trivelle. Se le leggi attuali hanno maglie incredibilmente troppo larghe o sono smagliate per quanto riguarda la potenza delle azioni antropiche attuali nel sottosuolo anche dove sono presenti faglie attive sismogenetiche, chi deve richiamare l’attenzione e pretendere una maggiore garanzia se non i cittadini che vivono nelle zone “delicate”?
E’ banale ma lo sottolineiamo ugualmente: se i geologi pagati in vario modo vogliono conservare buoni rapporti con coloro che li pagano, non possono mai prendere posizione autonoma evidenziando anche tutti i pericoli connessi alle attività petrolifere. Il rischio per le risorse e per la sicurezza dei cittadini! In fin dei conti non è compito loro! Questi geologi consulenti in vario modo, o aspiranti consulenti, rappresentano quasi tutta la “scienza geologica ufficiale”! Quasi tutta! Allora non si risentano quando salta fuori che vi sono dei problemi per il territorio interessato da interventi vari nel sottosuolo! Interventi talora non ben conosciuti, valutati e controllati trasparentemente da coloro che devono garantire territorio e cittadini. Forse si risentono perchè scoprono che le loro consulenze hanno dato il via ad attività che possono rivelarsi pericolose? Hanno fornito una prestazione mercenaria di alto livello per rinvenire una georisorsa. Punto!
In fin dei conti non è colpa loro quello che accadrà in seguito!
Se stanno zitti è meglio: è tutta responsabilità delle compagnie e di chi deve controllarle!.
Stiano semplicemente zitti! Tengano ben separate le responsabilità!
Non credo che siano pagati anche per fare i servi sciocchi!
Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Università di Napoli Federico II
16 settembre 2012

 

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
E come dar torto al Prof. Ortolani? Che i geologi stiano zitti, quindi. Non possono certo, come si dice, "sputare nel piatto" in cui mangiano. Ma che almeno non diventino "servi sciocchi" di chi ha certi interessi e ne sfrutta oltre il lecito la loro professionalità... E a maggior ragione se colui per cui un geologo si presta a far ciò, non è neppure un vero imprenditore nel settore, ma solo il politicante di turno che, tradendo il mandato affidatogli dai cittadini, vuol conservare e incrementare le sue rendite di posizione prima che i suoi elettori lo rispediscano a casa... E, purtroppo, quanti ce ne sono, sparsi nelle varie regioni del nostro Paese !!!
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Post di Erik Fortini
Io sarei meno tollerante, però comprendo il punto di vista.
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A Maria Rita D'Orsogna, Nicolino Pantalone, Federico Giraldi, Primario Schiavone, Ilva Alvani, Movimento Ambientalista Bat, Enzo Palazzo, Giusi Orefice, Gianluca Cecere e Fabrizia Arduini piace questo elemento.

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Terremoti nel Canale di Sicilia. Non c'è due senza tre...
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4202391532403&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1
 

    Terza scossa nel Canale di Sicilia alle 2:57 di stanotte. Magnitudo 2.9, leggermente inferiore alle due scosse di ieri. Diverso l'epicentro, stavolta a ubicato a una decina di km dalla costa ragusana, in mare, a sud di Scicli. Ma identica la limitata profondità dell'ipocentro, a 10 km appena.
    Questi i dati forniti dall'EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center):

Magnitudine ML 2,9
Regione SICILIA, ITALIA
Data ora 2012/09/16 00:57:00.0 UTC
Posizione 36,54 N; 14,80 E
Profondità 10 km

PS. - E' molto azzardato supporre collegamenti tra la scossa sismica appena registrata e le decennali attività estrattive dei tanti pozzi petroliferi offshore dell'ENI e dell'Edison, operativi ad ovest dell'epicentro... Ma che il movimento sismico sia stato percepito dalla piattaforma Vega e dalle sue strutture mi sembra più che naturale... E' comunque una conferma della sismicità dei fondali del Canale di Sicilia... E questo non vuol dir niente ?
Url su 'La prima scossa' e su 'La seconda scossa'.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Quello che la stampa, anche la locale, non dice...
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Post di Natale Salvo
E quindi?
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Post di Guido Picchetti
Personalmente preferirei che su tali fenomeni ci fosse la dovuta attenzione da parte di tutti (studiosi e semplici cittadini), e che essi non fossero "volutamente" sottaciuti, potendo evidenziare il carattere simico di una data zona, e determinare spiacevoli conseguenze sulle attività estrattive on-shore e off-shore, in corso o previste che siano. Ma, in secondo luogo, vorrei quella "attenzione" in quanto alcuni degli stessi fenomeni sismici (specie se caratterizzati da limitate profondità degli ipocentri) potrebbero essere favoriti dalle attività produttive del settore da tempo esercitate in zone interessate dai fenomeni sismici, come ormai viene riconosciuto anche in alcuni ambienti scientifici, specie all'estero. E a confermare o meno tali legami, se non è la vera scienza a dirlo, chi lo fa ? Le società petrolifere ?
E a proposito di quanto ho appena scritto, da un'occhiata al pezzo appena pubblicato (oggi 20/09/12, nds) sul sito di Maria Rita D'Orsogna dove si parla appunto di queste scosse sismiche a bassa intensità e a limitata profondità in prossimità delle trivellazioni e di un rapporto appena stilato dalla British Columbia Oil and Gas Commission, l'ente governativo della British Columbia incaricato di studiare i fenomeni sismici in correlazione alle trivelleda tempo operative in quella regione del Canada. Questo il link http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/altri-terremoti-da-trivelle-canada.html

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A Fabrizia Arduini, Angelo Miraglia, Fulvia Zinetti, Movimento Ambientalista Bat, Giò Nastasi, G Mannino M Laterza e Angelo Miraglia piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 15/09/12

Altra scossa sismica nel Canale di Sicilia di mag 3.9
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/...8&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


    Nel Canale di Sicilia poco fa, alle 17:40 ora locale per l'esattezza, tra Pantelleria, Malta e Linosa è stata registrata una seconda scossa sismica con epicentro molto prossimo a quello della notte scorsa. Per quanto di magnitudo leggermente superiore, di 3.9, a Pantelleria la scossa non pare sia stata avvertita. Inferiore la profondità dell'ipocentro, valutato dall'EMSC in soli 10 km.
    Questi i dati dell'EMSC:

Magnitudine M 3,9
Regione MAR MEDITERRANEO CENTRALE
Data ora 2012/09/15 15:40:58.0 UTC
Posizione 36,41 N; 13,16 E
Profondità 10 km

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A Ilva Alvani piace questo elemento.
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Stessa notizia anche su "Pantelleria Internet Com - News 10313" del 16/09/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9470
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Ancora una lettera personale di Maria Rita D'Orsogna al Ministro Clini
di Guido Picchetti e Maria Rita D'Orsogna
http://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


    Maria Rita D'Orsogna scrive ancora una lettera personale al Ministro Clini. Ma, lo sappiamo, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ed avere un Ministro dell'Ambiente che non sente quello che proprio per l'incarico che riveste dovrebbe fare d'istinto, senza doverselo sentir dire da altri (e tanto meno attraverso un "confronto", poverino, che gli dia quella "forza" che evidentemente non ha), è proprio quanto di peggio potesse capitarci...
    E a rimetterci siamo e saremo tutti, a partire dagli ambienti naturali di questo sfortunato Paese (che pure pure tanti doni pregiati ha ricevuto da Madre Natura), per finire ai cittadini che, godendo e fruendo di tali ambienti, dovrebbero e potrebbero vivere serenamente. E che invece prima o poi certe scelte scellerate pagheranno a caro prezzo, e senza neppure rendersene conto (come già è avvenuto e ancora avverrà...).
    Scelte che il Ministro dell'Ambiente ha fatto e continua a fare (e anche a lasciar fare...) dicendo di "applicare" la legge, quando è lui stesso a mettersele sotto i piedi le leggi, non rispettando quei principi basilari chiaramente previsti dalla nostra Costituzione in difesa dell'Ambiente e della Salute dei cittadini italiani... (gp)

Il ministro dell'Ambiente Clini: io "applico"
di Maria Rita d'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/clini-io-applico.html
     Ho semplicemente applicato la legge. Non posso tornare indietro, piuttosto doveva essere il Parlamento a bocciare la legge. Purtroppo i parlamentari di tutti gli schieramenti non lo hanno fatto. Tuttavia sono disponibile ad incontrare le varie istituzioni del territorio ed avviare un confronto. (Corrado Clini, Bari, 14 Settembre 2012).  Ponzio Pilato era più coraggioso (nota mrd).
     FRIDAY, SEPTEMBER 14, 2012. - Ecco, questo è il nostro burocrate - ministro dell'ambiente Corrado Clini, uomo senza spina dorsale che, dalla sua scrivania di Roma, "approva", dando la colpa a tutti gli altri. La domanda è, seppure questo suo pensiero malato fosse accettabile :
     COSA HA FATTO LEI, CORRADO CLINI MINISTRO DELL'AMBIENTE PER SPIEGARE E PER SENSIBILIZZARE I PARLAMENTARI ITALIANI PRIMA DI QUESTO VOTO? PERCHE' NON CI HA RESI PARTE DEL PROCESSO DECISIONALE PRIMA DI FIRMARE, APPROVARE, APPLICARE? COSA E' VENUTO A FARE A BARI? A DIRE CHE QUI COMANDA LEI?
     Caro Clini, come ricordava l'avvocato Rebecchi: tra i principi fondamentali (artt. 1-12) della nostra Costituzione (principi cioè che dovrebbero "venir prima" di ogni altro diritto individuale o di iniziativa economica) vi è l'art. 9 che impone la "tutela del paesaggio" oltre che del patrimonio storico ed artistico della nazione.
     Se per altri articoli (primo fra tutti l'art. 3) l'incostituzionalità di moltissime leggi e provvedimenti è stata spesso invocata ed anche accertata, sarebbe interessante sapere quante volte è stato invocato l'art. 9 per sollevare analoghi rilievi a fronte di norme di legge e di provvedimenti che qui in Italia hanno consentito di fare di tutto e di più, svuotando di ogni effettivo contenuto pratico un"principio fondamentale" di pari rango di quello contenuto nell'art. 3.
     Cosa, queste leggi qui non le vuole "applicare"? Oppure si sceglie quello che è più facile "applicare"? Ma che ci è andato a fare a Bari? Non ha ascoltato nessuno, è andato lì solo con prepotenza e non per dialogare. Un Ministro dell'Ambiente a cui non importa niente dell'ambiente, e tantomeno di chi in quell'ambiente ci vive, ma solo delle trivelle !!!
     Ministro Clini: nella vita ci vuole il testosterone. Lei si è preso l'impegno di difendere l'ambiente italiano, nessuno glielo ha ordinato. E quando lei si è preso questo impegno, ha implicitamente deciso che quel ruolo era più importante di qualsiasi altra pressione, speculazione, miraggio economico o diktat dall'alto. Lei deve avere il coraggio di fare le cose giuste, nonostante i deliri di Passera, le balle di Assomineraria e della Federpetroli perchè lei è il Ministro dell'Ambiente e non del petrolio. Capisce? E' questo per cui i cittadini la pagano.
     Ma poi alla fine, ciascuno ha quel che merita. A suo tempo nessuno si prese la briga di leggersi le carte, di presentare osservazioni, di lavorare per tempo. E adesso ce ne sono altre di concessioni di cui ugualmente nessuno sa, nessuno si preoccupa, finchè un giorno tutto scoppierà.
     Ci vuole, come sempre, l'organizzazione, l'intelligenza e la tenacia degli adulti, per tempo, e non la stizza dell'ultimo minuto dei bambini quando non c'è più niente da fare.

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Post di Maria Ghelia
Grazie Guido, siamo proprio allo sfascio...
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Post di Rosa Linda Testa
Bene, vedo un incontro anche a Napoli... cercherò di non mancare!!!
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A Rosa Linda Testa, Maria Ghelia, Filippo Foti, Fabrizia Arduini, Tommaso Eddie Ruggeri, Alfonso Nigro e Francesco Abruzzese piace questo elemento.
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Lampeduzero-2012 ebike and clean Energy
newsletter pubblicata da ISES Italia, sezione dell'International Solar Energy Society
http://www.ilsoleatrecentosessantagradi.it/...=com_content&task=view&id=749&Itemid=93


14 settembre 2012 - Il 22 settembre riparte la nuova avventura ecologica : Lampeduzero 2012 sarà in sella a due e-Mtb dell’azienda bolzanina TCMobility, che saranno ricaricate con l’energia ‘verde’ durante le tappe del viaggio. Il percorso si snoderà attraverso la Sicilia, Pantelleria e le isole Pelagie (Linosa e Lampedusa): riserve naturali e marina protette, all’insegna dei valori del rispetto ambientale, della promozione delle energie rinnovabili inseguendo il sogno di ”Isola energeticamente autosufficiente".
Una settimana di avventura nella natura siciliana e delle isole minori italiane (Linosa, Lampedusa, Pantelleria). Una settimana alla ricerca di energia prodotta e producibile da fonti rinnovabili. Una settimana in sella a due e-bike. Due persone: Gianluca Cecere e Giovanni Canalis, dall’Alto Adige e dalla Sardegna. Due esperti di energie rinnovabili, per lavoro e per passione. Due ciclisti appassionati di Mtb.
Tanti i motivi: per dire SÌ alle energie rinnovabili, per cercare nuove fonti di “energia verde”; per unire le forze nel realizzare il sogno di “isola energeticamente autosufficiente”; per cercare di migliorare il mondo in cui viviamo, e che lasceremo ai nostri figli; per aprire nuovi percorsi turistici in bicicletta.
Vedi "I dreamed it" riportato qui a seguire.

Lampeduzero 2012 - e-bike and clean energy (22-29 settembre 2012)
da "I Dreamed It"
http://www.idreamed.it/dreams-in-corso/lampeduzero-2012/ 
Una settimana di avventura in Sicilia e nelle isole minori italiane (Linosa, Lampedusa, Pantelleria). Una settimana alla ricerca di energia prodotta e producibile da fonti rinnovabili. Una settimana in sella a due e-bike.
Due persone: Gianluca Cecere e Giovanni Canalis, dall’Alto Adige e dalla Sardegna. Due esperti di energie rinnovabili, per lavoro e per passione. Due ciclisti appassionati della bicicletta: Mtb, city-bike, eco-bike.
Tanti i motivi: - per dire SÌ alle energie rinnovabili, per cercare nuove fonti di “energia verde”; - per unire le forze nel realizzare il sogno di “isole energeticamente autosufficienti; - per cercare di migliorare il mondo in cui viviamo, e che lasceremo ai nostri figli; - per aprire nuovi percorsi turistici in bicicletta; - per ritrovare amici lontani.
Dopo il primo viaggio/progetto Lampeduzero2011 (percorso con Frisbee Euro7 da Bolzano a Lampedusa per consegnare un progetto ad energia rinnovabile per Lampedusa), quest’anno nel tour Lampeduzero-2012 seguiremo percorsi alternativi immersi nella stupenda natura dell’entroterra siciliana e delle incantevoli isole Pelagie e Pantelleria.
Le isole Lampedusa, Linosa e Pantelleria sono isole del “Canale di Sicilia”:
- area dall’altissimo valore ecologico e biologico unico al mondo, che si contrappone purtroppo a fortissimi interessi economici per le risorse petrolifere dei fondali;
- area dall’altissimo valore umano, dove il senso di “accoglienza” dei flussi migratori africani è ormai diventata “storica” grazie al grande cuore degli isolani.
Si uniscono in questo viaggio i valori dell’energia, del turismo, della migrazione, dell’uomo.
- contatto mail : info@idreamed.it  - pagina Facebook: Lampeduzero-2011 -
 Patrocini (gratuiti/simbolici) dell’evento:
Cosa puoi fare tu:
- Il sito D’Orsogna Blog SitoWeb è il mezzo di informazione che vogliamo sottoporre alla Tua attenzione. Al suo interno troverai racconti, descrizioni, articoli e raccolte firme del lavoro di tante persone guidate dalla Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna - Ambasciatore della Natura 2012 - (leggi l’articolo di Guido Picchetti che racconta chi è Maria Rita D’Orsogna).
Cosa cerchiamo ora:
- Il "Certificato Energia Verde" per l’energia elettrica consumata dalle e-bike, ossia coinvolgere un produttore di energia elettrica rinnovabile per immettere in rete la quantità di ‘corrente’ delle nostre e-bike. Cosa significa : che viaggi con il tuo mezzo elettrico in modo totalmente pulito. Questo è uno dei passi importanti per la mobilità elettrica, che siano e-bike, scooter od auto elettriche. (vedi per esempio il "Certificato Energia Verde del viaggio del 2011)
- Patrocini da parte delle Amministrazioni Comunali interessate a questo viaggio/progetto del 2012 (vedi per esempio la lettera del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il progetto del 2011).

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

In bocca al lupo, Gianluca... Spero proprio che i collegamenti tra il continente e Pantelleria non ti costringano a venire con un "pedalò ad energia solare"... :-) Un abbraccio fin d'ora, comunque, per la tua impresa...
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Post di Gianluca Cecere

Grazie Guido! Ci stiamo scervellando per arrivare a Pantelleria! Forse ho trovato una possibilità... Ci sentiamo presto. Un abbraccio
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Stanotte scossa sismica di mag 3.8 nel Canale di Sicilia
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


    15/09/12. - E' stata registrata stanotte una ventina di minuti dopo mezzanotte una scossa sismica nel Canale di Sicilia di mag. 3.8. Secondo i dati forniti dall'EMSC, l' Euro- Mediterranean Scismologic Center (vedi la mappa qui unita) la scossa si sarebbe verificata alle ore 00:19'20" e l'epicentro sarebbe sulla direttrice Malta/Pantelleria, quasi equidistante da Lampedusa e Pantelleria e pertanto abbastanza in prossimità di Linosa. Ad appena 12 km di profondità l'ipocentro della scossa, che. a quanto risulta finora, non avrebbe provocato danni a persone o cose...
    Questi i dati dell'EMSC:

Magnitudine M 3,8
Regione MAR MEDITERRANEO CENTRALE
Data ora 2012/09/14 22:19:20.0 UTC
Posizione 36,30 N; 13,04 E
Profondità 12 km#

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Stessa notizia anche su "Pantelleria Internet Com - News 10313" del 16/09/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9470

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Dalla mia Bacheca su FB del 14/09/12

In Emilia ancora una scossa sismica nelle prime ore di stamane
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


Un piccolo promemoria per chi pensasse che, a proposito del terremoto in Emilia Romagna, sia tutto finito e che si tratti ormai solo di un brutto ricordo... Stanotte alle 04:47 ora locale è stata registrata tra Bondeno e Finale Emilia una scossa di mag 3.0, ipocentro alla profondità di 10 km...

Questi i dati riportati dall'EMSC:
Magnitude ML 3.0
Region NORTHERN ITALY
Date time 2012-09-14 02:47:29.0 UTC
Location 44.85 N ; 11.35 E
Depth 10 km


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A proposito di "fracking": una storia incredibile...

di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/221459641315100


E, sempre a firma del bravo Peppe Croce su Greenstyle, qui ce n'è un'altra di storie sul fracking, quella tecnica estrattiva di gas dal sottosuolo su cui, come lui stesso ci ricorda nell'articolo, alcuni paesi dell’est Europa come Polonia e Ucraina, stanno puntando nella speranza (tra l’altro al momento poco confortata dai risultati) di estrarre gas dai proprio territori e diminuire così la dipendenza dall’import russo; mentre altri Paesi, vedi la Francia, sono in pieno dibattito; ed altri ancora, come appunto l'Italia, fingono che lo shale gas e il fracking non esistano pur di non dover mettere nero su bianco sulla liceità o meno di tale tecnica. E poteva essere altrimenti per quanto riguarda il nostro Paese?... Ma la storia che stavolta Peppe Croce ci narra, ha davvero dell'incredibile... E vi lascio al piacere (si fa per dire) di scoprirlo da voi leggendo le sue righe... Un commento, al riguardo? Facile: ma in che mondo viviamo ?

Gas di scisto: Halliburton perde materiale radioattivo per il fracking
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/gas-di-scisto-halliburton-perde-materiale-radioattivo-per-il-fracking-11610.html
    14 settembre 2012. - Halliburton, la regina americana del fracking e dello shale gas, ha un grosso problema: non riesce a trovare una barretta di materiale radioattivo, lunga una ventina di centimetri e pericolosa per l’uomo in caso di contatto, che avrebbe dovuto usare durante una perforazione orizzontale in Texas. No, non stiamo inventando niente, anche se sembra incredibile la notizia è stata confermata dalla Nuclear Regulatory Commission statunitense.
    La barretta di americio-241/berillio lunga otto pollici era stata usata in un pozzo a Pecos ed era in viaggio a bordo di un container verso Odessa, per un altro giro di trivella. Ma quando il convoglio è arrivato a destinazione il materiale radioattivo non c’era più. Le autorità sanitarie, allertate dopo la sparizione della barretta nucleare, tramite il portavoce Van Deusen hanno così descritto la situazione:
    Non è qualcosa che produce radiazioni in una forma estremamente pericolosa. Ma è meglio che le persone le stiano lontano, almeno 20 o 25 piedi. Circa nove metri, quindi, altrimenti c’è rischio per la salute. Il problema, però, è che Halliburton non ha letteralmente idea di dove sia finita la barretta radioattiva: l’aria da setacciare è una striscia lunga 130 miglia, 210 chilometri. L’azienda afferma di aver chiesto la collaborazione della polizia, al fine di ritrovare il dispositivo prima possibile. Magari prima che un bambino lo trovi per caso e ci si metta a giocare.
    Missing a parte la questione è un’altra: negli Stati Uniti è permesso usare materiale radioattivo durante il fracking idraulico delle rocce perché aiuta a tracciare meglio le fessurazioni e a trovare il gas, mentre l’Europa tentenna e non si è ancora dotata di una legge comunitaria che regoli queste attività. I singoli Stati si comportano come preferiscono. Alcuni paesi dell’est Europa, come Polonia e Ucraina, stanno puntando sul fracking nella speranza (tra l’altro al momento poco confortata dai risultati) di poter estrarre gas di scisto e diminuire la dipendenza dall’import russo. Altri Paesi, come la Francia, sono in pieno dibattito. Altri ancora, come l’Italia, fingono che lo shale gas e il fracking non esistano pur di non dover mettere nero su bianco se, e come, siano legali. (Fonte: Bloomberg)

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Gas di scisto, Francia pronta al cambio di rotta sul fracking?
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/gas-di-scisto-francia-pronta-al-cambio-di-rotta-sul-fracking-11577.html


    13 settembre 2012. - La Francia potrebbe presto cambiare idea, e politica, sullo sfruttamento del gas di scisto e sul fracking idraulico, la contestata tecnica necessaria ad estrarlo. Secondo un articolo pubblicato su Le Figaro, infatti, il Governo francese potrebbe annunciare a breve la creazione di una commissione ad hoc per sperimentare l’estrazione dello shale gas, attualmente vietata. Sempre secondo il quotidiano, però, il Ministero dell’Ambiente d’oltralpe non avrebbe voluto rilasciare alcuna dichiarazione in merito. E non è strano, visto che recentemente c’è stato un vero e proprio scontro sullo shale gas tra il ministro dell’Ambiente e dell’Energia Delphine Batho e il collega all’Industria Arnaud Montebourg. Con la prima assolutamente contraria al fracking e allo shale gas e il secondo molto più possibilista.
     Tutto ciò, però, fa a botte (o forse no) con le dichiarazioni rilasciate da entrambi i ministri a fine agosto. Montebourg, a Les Echos, aveva affermato che il fracking è una tecnica pericolosa e che verrà probabilmente sostituita da altri metodi di estrazione. Ma la Batho aveva ribadito: "Il fracking è e rimane vietato e al momento è l’unico modo di produrre il gas di scisto. Il dibattito ora è incentrato su una tecnologia che non esiste, per quanto io ne sappia. Una nuova tecnica non è stata ancora dimostrata."
    La commissione ad hoc, quindi, potrebbe servire proprio a capire se tale tecnica alternativa al fracking esista veramente e quale sia la sua reale fattibilità in Francia. L’importante, però, è che non si pronunci la parola hydraulic fracturing, vietato dall’anno scorso in seguito ad una forte campagna di protesta portata avanti da José Bové, noto ambientalista e dal 2009 membro del Parlamento europeo per la lista Europe Écologie. Prima del blocco delle trivellazioni vi erano tre progetti nel sud del paese, vicino il confine con la Svizzera. Tanto che, appena si è diffusa la notizia che il Governo potrebbe sbloccare fracking, shale gas e progetti già presentati le autorità svizzere hanno alzato la voce ed espresso forte preoccupazione sulla possibilità che la Francia possa a breve iniziare le trivellazioni. Con quale tecnica, a questo punto, non si sa.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

La Cina ha indetto un'asta per le concessioni autorizzate a trivellare in cerca di gas di scisto sul suo vasto territorio... Può l'Europa essere da meno, nonostante i rischi certi conseguenti a tale attività ? Ma chi se ne frega dei rischi, con la crisi che abbiamo e che, guarda caso, proprio le attività commerciali del mercato cinese hanno in buona parte contribuito a creare ? Altro che Cynar contro il logorio della vita moderna...
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La scienza oggi: terremoti naturali o artificiali ?
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/185995741535021


Ho letto l'articolo di Filippo Foti su Profumo di Mare (riportato qui a seguire). E la conclusione ? Difficile trarla dai dati qui esposti, per lo meno per chi, come me, è un semplice orecchiante della materia... Unire i dati dell'analisi probabilistica (PSHA), facendo uso delle informazioni disponibili sulla storia sismica, a quelli del metodo deterministico o neodeterministico (NDSHA), il quale invece non si basa sui dati della ricorrenza dei terremoti, ma solo su quelli dei terremoti capaci di generare danni, ovvero di magnitudo superiore a 5 - metodo che però non può utilizzare insiemi di dati molto estesi nel tempo (in Italia disponibili solo a partire circa dall’anno 1000) -, dovrebbe essere certamente la via migliore da seguire. Un sistema di ricerca però che sappia utilizzare tutti i dati a disposizione, dell'uno e dell'altro metodo, senza preconcetti: avendo cioè ben presente quanto avvenuto in passato, ma anche alla luce di quanto avviene oggi in epoca moderna, da quando cioè l'uomo ha iniziato ad operare per finalità energetiche nel sottosuolo, con sbalzi di pressioni artificialmente prodotti nel primi strati del sottosuolo in grado di produrre tensioni e spostamenti di livello degli strati più superficiali, difficili da distinguere nella loro origine da analoghi fenomeni derivanti invece da cause del tutto naturali... Ed è su questa capacità di conoscere e riconoscere in onestà e totale trasparenza l'origine di tali fenomeni che si gioca, inutile nascondercelo con paroloni difficili, la partita... Saprà la scienza restare autonoma da questi interessi di parte, che ben sappiamo quanto forti essi siano, e fare onestamente fino in fondo e in totale trasparenza il suo dovere?

Camera dei Deputati: oggi ore 14:30, il nostro paese può ritenersi sicuro dai terremoti?
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=63134845#lastpost
     Oggi a Roma, alle ore 14,30 presso la VIIIa commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, si terrà un’indagine conoscitiva sullo Stato della sicurezza sismica in Italia. Sarà presente il dr. Alessandro Martelli, direttore dell’Enea di Bologna che rappresenterà il professore di sismologia dell'Università di Trieste Giuliano F. Panza.
     Il pensiero del prof. Panza si può così riassumere: "Il differente approccio sismologico con cui può essere realizzata la definizione della pericolosità sismica ha portato allo sviluppo di due metodi diversi e complementari: il metodo deterministico o neodeterministico (NDSHA – Neo-Deterministic Seismic Hazard Assessment) ed il metodo probabilistico (PSHA – ¬Probabilistic Seismic Hazard Assessment).– Neo-Deterministic Seismic Hazard Assessment).
     L’analisi probabilistica (PSHA), facendo uso delle informazioni disponibili sulla storia sismica, determina il tasso di probabilità che, entro un intervallo di tempo fissato, il moto del suolo superi un certo livello. In tal modo si ottengono indicazioni ritenute da diversi autori potenzialmente utili, ma non sufficientemente attendibili per caratterizzare la pericolosità sismica. Inoltre, non è possibile considerare in modo adeguato fattori che influenzano significativamente il moto del suolo in un dato sito, quali le caratteristiche specifiche della sorgente sismica e del sito stesso. Per una zona fissata, la stima della probabilità degli eventi sismici è basata sull’ipotesi che gli stessi si succedano in modo indipendente nel tempo (ipotesi di Poisson) e le relative stime del periodo di ritorno sono ricavate da dati empirici. Tale procedura può introdurre errori rilevanti nella stima della pericolosità sismica di uno specifico sito, soprattutto in considerazione delle limitate osservazioni sismologiche.
     Quando si stima la pericolosità sismica seguendo PSHA, la zonazione sismica deve essere effettuata a diverse scale, ossia le zone sismogenetiche devono essere sufficientemente grandi da garantire, nell’intervallo di magnitudo considerato, l’applicabilità come legge della relazione di Gutenberg-Richter (GR), che è stata formulata, come legge globale, sulla base dell’analisi di oggetti puntiformi, cioè per eventi con dimensioni trascurabili, rispetto a quelle della zona in esame. Inoltre, l’ipotesi di Poisson appare fisicamente accettabile solo se l’area considerata è abbastanza ampia da includere un grande numero di sorgenti sismiche. L’applicazione di PSHA, per caratterizzare la ricorrenza dei terremoti mediante la GR, richiede la disponibilità di cataloghi di terremoti completi fino a magnitudo M piuttosto basse (cioè 4) , che sono disponibili solo per un intervallo molto limitato di tempo (in Italia a partire dal 1900 circa e non per tutto il territorio).
     La procedura NDSHA considera un insieme di sorgenti sismiche caratterizzate delimitando zone sismogenetiche omogenee ed assegnando, entro ciascuna zona, una tipologia di sorgente sismica rappresentativa (meccanismo focale, direttività, ecc.). Il momento sismico scalare (che è una quantità indicativa dell’energia rilasciata da un terremoto) associato a ciascuna sorgente è stimato considerando la massima magnitudo osservata nell’area epicentrale, eventualmente integrata da ulteriori informazioni disponibili sul potenziale sismico delle faglie attive. Il NDSHA non necessita la conoscenza della ricorrenza, ma solo quella dei terremoti capaci di generare danni, ovvero di M>5, e, quindi, può utilizzare insiemi di dati molto estesi nel tempo (in Italia a partire circa dall’anno 1000).
     Le sorgenti, così definite, sono utilizzate per generare una banca dati composta da migliaia di sismogrammi sintetici, cioè di sismogrammi ottenuti mediante la modellazione realistica del moto del suolo, effettuata utilizzando i principi fisico-matematici che stanno alla base della generazione e propagazione delle onde sismiche. La modellazione è quindi realizzata senza dover ricorrere a relazioni di attenuazione (GMPE - Ground Motion Prediction Equations) che sono il risultato di drastiche semplificazioni della fisica del fenomeno e dell’estrapolazione di dati statisticamente sparsi e di limitata rappresentatività sismotettonica. Le mappe di pericolosità sismica sono tracciate considerando i valori massimi dell’accelerazione di progetto (DGA - Design Ground Acceleration), dello spostamento (PGD), della velocità (PGV) o di qualsivoglia altro parametro d’interesse estraibile dalla banca dati di sismogrammi sintetici. NDSHA permette di tracciare mappe di pericolosità sismica basate sulla simulazione realistica del moto del suolo, che tiene in considerazione gli effetti legati alle caratteristiche della sorgente, della propagazione e delle condizioni locali (effetti di sito).
     Pertanto, contrariamente a quanto e’ rigorosamente richiesto dal PSHA, non è necessario fare ricorso a relazioni tipo GMPE, che sono scarsamente attendibili, soprattutto in presenza di strutture geologiche complesse. L’uso di GMPE, in pratica, riduce il sismogramma, ovvero il prodotto tensore tra momento sismico della sorgente e la funzione di Green del mezzo, ad uno scalare. Si ottengono quindi risultati attendibili solo per quanto riguarda la risposta di un sito a fasi sismiche isolate, ma non adeguati per la maggior parte dei casi reali, nei quali la sollecitazione sismica è composta da diverse onde interferenti fra di loro, spesso in modo non lineare. Tali tecniche, inoltre, non consentono di considerare con precisione gli effetti della direttività della sorgente sismica o quelli legati alla deformazione geodetica permanente in prossimità della sorgente.
     La metodologia NDSHA ha trovato ampia applicazione negli studi di rischio sismico, sia a scala regionale (per la zonazione dell’intero territorio nazionale di numerosi paesi dell’area mediterranea) che locale (per la microzonazione di altrettante aree urbane densamente popolate in Africa, America Latina, Asia ed Europa). La procedura deterministica, infatti, è stata applicata, fra l’altro, nell’ambito del progetto UNESCO/IUGS/IGCP Realistic Modelling of Seismic Input for Megacities and Large Urban Areas, concluso nel 2004, e dei progetti da esso scaturiti nel Mediterraneo (Seismic Hazard and Risk Assessment in North Africa) ed in America latina (Seismic Microzoning in Latin America Cities) ed altri in Europa Orientale ed Asia.
     Per favorire l’adozione di un sistema di definizione della pericolosità sismica basato su una metodologia NDSHA da affiancare all’attuale sistema adottato per la definizione delle mappe di pericolosità sismica (PSHA) si è recentemente costituita, in seguito ai terremoti che hanno colpito Emilia, Lombardia e Veneto, l’International Seismic Safety Organization (ISSO), un gruppo di lavoro internazionale composto da 14 scienziati ed esperti in materia di Scienze della terra, Sismologia, Ingegneria, Geologia e Geofisica provenienti da Italia, Svizzera, Usa, Israele, Francia, Spagna. L’ISSO ha stilato un ‘Position statement‘, un documento, sottoscritto da tutti i membri aderenti, che contiene le motivazioni di tale scelta.
     Lo statement partendo dall’elenco degli eventi sismici recenti più significativi, propone alcune riflessioni sull’opportunità di affiancare NDSHA a PSHA, di cui nel documento si sottolineano alcuni limiti: secondo l’ISSO infatti l’NDSHA offre uno scenario più ampio rispetto all’analisi probabilistica, andando a definire un livello di pericolosità stimata più adeguato e più attendibile.
     Si consideri che sulle stime di pericolosità sismica, ci si basa anche per la definizione delle normative per la progettazione e la costruzione di immobili e manufatti: è convinzione dell’ISSO che le costruzioni debbano essere in grado di resistere al massimo terremoto credibile (Maximum Credible Earthquake ¬ MCE), un evento la cui intensità e capacità distruttiva eguagli o superi il massimo evento storicamente verificatosi nell’area di riferimento. L’analisi neo-deterministica, per la stima della pericolosità sismica, prevede l’uso del MCE: parametro che, secondo l’ISSO dovrebbe essere il cardine di riferimento per la definizione delle sollecitazioni di progetto delle costruzioni antisismiche e per i piani di protezione civile.
     L’argomento sicurezza e prevenzione, tornato tragicamente alla ribalta dopo il sisma emiliano, che tante discussioni ha sollevato in materia di modelli previsionali e di “fragilità” del costruito, pone la base per un confronto fra sismologi, scienziati e legislatori. Di recente la tematica è stata portata anche all’attenzione del parlamento: già nell’aprile scorso (quindi prima del terremoto nel nord Italia) l’On. Gianluca Benamati membro dell’VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici) ha avviato un’indagine conoscitiva che dovrebbe concludersi entro fine ottobre 2012, sullo stato della sicurezza sismica in Italia.
     L’On. Benamati, nella premessa in cui si illustrano le problematiche oggetto dell’indagine, fa uno specifico riferimento all’attuale approccio probabilistico della valutazione della pericolosità sismica sottolineando la possibilità che tale metodo possa portare ad una sottostima del rischio sismico, e sottolinea la necessità di affiancare ai metodi tradizionali il metodo NDSHA (necessità già recepita dalla risoluzione n.8-00124 presentata dallo stesso On. Gianluca Benamati unitamente agli Onn. Tommaso Ginoble e Angelo Alessandri e pubblicata sul bollettino CD n. 491).
     Nomi in ordine alfabetico, con le principali qualifiche, dei firmatari per l‘International Seismic Safety Organization (ISSO):
- Benedetto De Vivo, Ordinario di Geochimica, Dipartimento di Scienze della Terra Università degli Studi di Napoli Federico II° ITALIA, Professore - Dipartimento di Geoscienze Virginia Polytechnic Institute & State University (Virginia Tech), Blacksburg, Virginia USA - caporedattore del Journal of Exploration geochimica - Associate Editor of Mineralogy and Petrology - Fellow of the Mineralogical Society of America - Southern Europe Councillor of the Association of Applied Geochemists (AAG);
- Indrajit K. Ghosh - Ingegnere Strutturale Design - USA - W. Allen Hatheway - Consulente internazionale geologica del sito-Risk Engineering - Professore di Ingegneria geologica (in pensione) - Missouri University of Science & Technology, Rolla Stati Uniti d'America;
- Dr.-Ing. Jens-Uwe Klugel - Membro, Società sismologico d'America - Ingegnere Nucleare & Risk Analyst, Frick - SVIZZERA;
- Vladimir G. Kossobokov - Vice Presidente, Unione Internazionale di Geodesia e Geofisica (IUGG) GeoRisk Commissione - (Commissione IUGG sul Rischio Geofisica e Sostenibilità) - Chief Scientist e Professore - Istituto di Teoria Earthquake Prediction e Geofisica Matematica, Accademia Russa delle Scienze, Mosca - RUSSSIA - Institut de Physique du Globe de Paris - FRANCIA;
- Ellis L. Krinitzsky - Senior Research Scientist, Geosciences, ingegnere di ricerca emerito e Development Center US Army Corps of Engineers, Vicksburg, Mississippi - Stati Uniti d'America;
- Dr. Efraim Laor Founder & Senior Lecturer, Masters' & Ph.D. Program in Confronting Large-Scale-Sudden-Disasters [LSSDs], University of Haifa - Former Chairperson, Govt. of Israel Steering Committee for Disaster Reduction, Jerusalem - Chairman, Fast Israeli Rescue & Search Team (F.I.R.S.T.) - ISRAEL - Team Member, United Nations Disaster Assessment and Coordination (UNDAC) and Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA), Field Coordination Support Section (FCSS), Geneva - SWITZERLAND;
- Alessandro Martelli Direttore, Centro di Ricerca di Bologna, Ente Nazionale Italiano per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), Bologna - Coordinatore, promozione, trasferimento e sviluppo tecnologico, italiana settentrionale Centri ENEA, Bologna - Presidente, Isolamento e altri farmaci anti-sismiche Strategie di Design (GLIS) - Presidente fondatore e attuale vice-presidente, Assisi) - Professore, Scuola di Dottorato in Ingegneria Civile, dell'Ambiente e del Territorio, Edilizia e in Chimica, Politecnico di Bari - ITALIA;
- Lalliana Mualchin Chief Seismologist (retired), California Dept. of Transportation USA Visiting Giuliano PanzaBeno Medalist Gutenberg della Società Europea di Geofisica - Professore di Sismologia e Responsabile della Struttura e dinamiche non lineari del Gruppo Terra, Università degli Studi di Trieste & The Abdus Salam Centro Internazionale di Fisica Teorica - Premio Linceo, Accademia Nazionale dei Lincei - ITALIA - professore onorario Istituto di Geofisica Earthquake Administration Cina, Pechino - CINA - Project Leader, Programma Molti Litosfera International (ILP), delle Nazioni Unite per l'educazione, La Scienza e la Cultura (UNESCO), Unione Internazionale delle Scienze Geologiche (IUGS)-International Geoscience Programme (IGCP), North Atlantic Treaty Organization (NATO), Ministero degli Affari Esteri italiano (MAE) e dell'Unione Europea (UE), i progetti che fare con sismica valutazione dei pericoli e geodinamica;
- Antonella Peresan Ricercatore, Dipartimento di geoscienze e struttura e dinamiche non lineari del Gruppo Terra, Università degli Studi di Trieste & The Abdus Salam Centro Internazionale di Fisica Teorica - ITALIA;
- Mark R. Petersen Consulting Geotechnical Engineer and Engineering Geologist USA;
- Francesco Stoppa Director, Geological Risk Mitigation School (SISMA) and Full Professore Ordinario di Geochimica e Vulcanologia, Dipartimento di Scienze della Terra, Università Gabriele d'Annunzio, Chieti - ITALY;
- Augustin Udias Professore Emerito Dipartimento di Geofisica e Meteorologia, Universidad Complutense, Madrid - SPAGNA.

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Post di Filippo Foti

Le conclusioni le trae la Scienza, noi siamo solo degli umili informatori...
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A Ilva Alvani piace questo elemento.
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Emergenza immigrazione, continuano le ricerche per il naufragio di Lampione
di Vincenzo Allotta
http://www.hercole.it/index.php?option=com_content&task=view&id=34423&Itemid=111


    Nuove versioni, nuovi indizi, stessi risultati: nessun ritrovamento. E' ancora in stallo la situazione per quanto riguarda l'ormai "presunto" naufragio di Lampione avvenuto sei giorni fa accanto all'isolotto disabitato che fa parte delle isole Pelagie.
    Le 56 persone salvate dal mare ormai non risultano più tanto credibili visto che hanno cambiato la loro versione diverse volte, nell'ultima riferiscono di essere stati costretti dagli scafisti a saltare in mare fra i flutti, i racconti restano comunque discordanti.
    Nel frattempo, però, oltre al lavoro di investigazione, non si è fermato quello di ricerca in mare: la Capitaneria di Porto di Palermo, infatti, continua a coordinare il lavoro di 25 unità navali e 7 mezzi aerei, nei pattugliamenti sono impegnate la Marina Militare, la Guardia di Finanza, i Carabinieri ed anche le navi della Nato; i fondali, invece, sono continuamente scandagliati dai Nuclei sub della Guardia Costiera.
    Il tragico naufragio, che come detto, resta avvolto da un grande punto interrogativo, ha comunque stimolato i rapporti istituzionali fra Lampedusa ed il governo tunisino. Il sindaco delle Pelagie Giusi Nicolini ha ricevuto due diverse delegazioni in due giorni.
    ''Ho condiviso la preoccupazione del governo tunisino perchè si faccia luce su quanto è successo e continui la ricerca dei dispersi e il rimpatrio delle salme - dichiara il primo cittadino - ho anche chiesto che i governi delle due sponde di questi viaggi disperati facciano di più per impedire nuove tragedie. Non e' accettabile che nel 2012 per emigrare si debba prendere il mare clandestinamente e rischiando la vita. Italia e Tunisia devono fare in modo che questo macabro e ingiustificabile rituale abbia fine per sempre".
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Delegazioni tunisine ricevute dal sindaco di Lampedusa per chiarire i punti oscuri del presunto "naufragio" a Lampedusa... Ma il mistero permane...
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Raffinerie a rischio incendio tra Augusta e Priolo: evacuata la zona industriale
di Marina
http://www.ecoblog.it/post/30465/raffinerie-a-rischio-incendio-tra-augusta-e-priolo-evacuata-la-zona-industriale
 

    13 set 2012. - Un grosso incendio è in atto tra Siracusa, Augusta e Priolo e sta interessando direttamente le raffinerie Sasol, Esso e Eni. Il fuoco è divampato in tre focolai nella tarda mattina di oggi tra i canneti e si è velocemente esteso verso le raffinerie. Le raffinerie hanno predisposto alle 15 i piani di evacuazione principalmente quelle in Augusta mentre la centrale elettrica TIFEO di ENEL per sicurezza ha provveduto a effettuare un calo di tensione il che ha mandato in blocco tutti gli impianti industriali. Sono al lavoro quattro squadre di vigili del fuoco e un elicottero.
    Siamo all’aggiornamento ore 21 e secondo quanto ha comunicato la Prefettura l’incendio è stato domato intorno alle 15,00 e non vi è stata evacuazione degli operai degli stabilimenti bensì come riporta il Giornale di Siracusa:

Solo si è provveduto ad allontanare gli operai delle ditte esterne che collaborano con l’impianto, per mero scopo precauzionale. Nessun danno a persone o per l’ambiente si è registrato e nessun concreto rischio per la salute o per la sicurezza pubblica delle popolazioni stanziali è scaturito dall’evento in questione, che può farsi rientrare nella categoria di incendi di aree incolte, tipici della stagione estiva.

Ora a divampare è la polemica politica nei tam tam delle pagine sui social network. Infatti in molti si chiedono se lo sfiaccolamento della Esso non si poteva proprio evitare. Scrive Priolo Notizie:

Chiediamoci pure: incidenti così allarmanti, paurosi con fiamme altissime , fumi che si innalzano e di espandono per centinaia di metri con conseguenti massicci inquinamenti da idrocarburi non richiedevano da parte dei tre comuni Priolo, Augusta, Melilli, l’attivazione di una costante informazione anche attraverso i megafoni della Protezione civile comunale? Ricordiamo che ancora in questo momento (ore 20:26) le torce della Esso e della Sasol vomitano fiamme e fumi. E chiediamoci ancora: E’ accettabile che un sindaco dia, attraverso sms, il massimo della disinformazione con un messaggio di cui riporto lo scarno contenuto? Il tenore di quel Sms giunto alle ore 13:43, era questo:
“In atto sfiaccolamento c/o la ESSO per blocco reparto. Dalle 13:30 possibile sfiaccolamento Isab Energy. Non allarmarti. A. Rizza Sindaco”.

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

No comment... Già nel testo del servizio di Ecoblog ce n'è quanto basta... Condiviso da "No all'Italia petrolizzata" su FB...
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Dalla mia Bacheca su FB del 13/09/12

Petrolio in mare: ora c'è un'app
di Anna Tagliacarne
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_settembre_12/app-segnala-chiazze-petrolio-mare-cnr...shtml

Sviluppato dall'Istituto IST del CNR di Pisa. Petrolio in mare: ora c'è un'app per segnalare le chiazze oleose. Chi avvista una macchia di idrocarburi può inviare l'esatta localizzazione Gps al Sistema informativo marino
    11/09/12. - Un’applicazione mobile avvista-chiazze oleose, una sentinella marina scaricabile gratuitamente da Google Play nata per segnalare petrolio in mare. Si chiama Argo Sentinel e rende chiunque vada per mare con uno smartphone – a bordo di una canoa oppure di uno yacht - una guardia ecologica marina. Chiunque avvisti inquinamento da petrolio o idrocarburi potrà segnalare l’evento al Laboratorio segnali e immagini Si-Lab dell'Istituto di scienza e tecnonologie dell'informazione (Isti) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Pisa, dove l’applicazione è stata sviluppata, consentendo la creazione di una mappa dettagliata della salute dei nostri mari.
    APP - L’app lancia segnali di sversamenti che vengono geolocalizzati grazie a sistemi Gps. «È un’idea molto semplice, come il suo funzionamento», spiega Massimo Martinelli dell'Isti-Cnr. «L’utente ha a disposizione due pulsanti, uno rosso che serve per segnalare le chiazze oleose di diametro superiore ai 20 metri di diametro, e uno giallo per quelle di diametro inferiore. C’è un’area riservata ai messaggi dove inserire la descrizione dell’evento e, grazie al sistema Gps e Ais, le informazioni vengono inviate al sistema informativo marino, il Marine Information System (Mis) realizzato dall’Isti-Cnr. Longitudine e latitudine fanno automaticamente parte della segnalazione», prosegue Martinelli. In pratica cliccando da uno smartphone (Android 2.2 o superiori) i pulsanti di allarme rosso o giallo si invia un messaggio Sms segnalando lo sversamento sospetto alla centrale operativa del Cnr che tratta i dati pervenuti.
    INQUINAMENTO - «L’applicazione fa parte del contesto di ricerca Argomarine, un vasto progetto europeo», continua Martinelli. «Questo cervello marino (Mis) è in grado di analizzare e integrare con modelli matematici previsionali l'evoluzione dell'inquinamento, incrociando dati ottenuti da differenti tecnologie, dai satelliti ai veicoli autonomi sottomarini, dalle boe attive per il controllo dei parametri meteorologici e del mare ai nasi elettronici». Argomarine, acronimo di Automatic Recognition and GeOpositioning integrated in a Marine Monitornig Network, è un progetto scientifico europeo mirato al controllo del traffico e dell’inquinamento marino all’interno del bacino del Mediterraneo, in particolare, di aree di valore naturalistico come quelle dell’Arcipelago Toscano e il Parco marino di Zacinto (Grecia).
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Una notizia senz'altro positiva... Purtroppo la sua utilità servirà però a ridurre le conseguenze dei danni, ma non certo ad eliminarli all'origine..
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Post di Filippo Foti

Interessante Guido, l'avevo pure io segnalata nel forum. :-)
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Petrolio: no alle trivelle nel Canale di Sicilia
di Lucia Russo
http://www.ilcambiamento.it/inquinamenti/petrolio_no_trivelle_canale_sicilia.html


Pronto l’insediamento del campo Vega B al largo di Ragusa, ma Provincia e Regione Sicilia si mobilitano per sensibilizzare opinione pubblica e Ministero alla tutela delle proprie acque costiere, opponendosi al rilascio delle autorizzazioni di ricerca di nuovi giacimenti petroliferi.
     11 Settembre 2012. - Il 9 settembre scorso a Scoglitti, nella provincia iblea, si è tenuta una manifestazione per chiedere allo Stato il blocco di tutte le autorizzazioni di progetti di ricerca e le perforazioni petrolifere off shore nel Canale di Sicilia. L’iniziativa è stata promossa dal Consorzio di ripopolamento ittico “Golfo di Siracusa”, alla presenza del dimissionario presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, l’assessore alle Risorse agricole, Francesco Aiello, e l’assessore al Territorio e Ambiente, Alessandro Aricò. 
     Una piccola imbarcazione con a bordo, tra gli altri, l’assessore regionale all’Ambiente Alessandro Aricò e la responsabile Mare di Greenpeace Giorgia Monti si è diretta alla piattaforma petrolifera Perla, posta a 13 chilometri dalla costa di Gela, sede di una delle raffinerie più grandi d’Italia. A bordo è stata firmata una nota che invita a sensibilizzare il territorio siciliano ad intraprendere iniziative tese a fermare altre perforazioni sul Canale di Sicilia autorizzate dall’attuale governo nazionale.
     Le elezioni amministrative in Sicilia incombono e tra qualche mese vedremo quali posizioni manterranno i politici sulla faccenda. Le perforazioni riguardano stabilmente circa 1500 chilometri di costa siciliana, la diversità biologica di un ecosistema unico nel Mediterraneo e i danni arrecati all’immagine paesaggistica. I danni ricadono su migliaia di uomini impiegati nel comparto ittico, un’attività produttiva fondamentale perché un terzo del pescato nazionale proviene dall’isola. A fronte di ciò, le multinazionali petrolifere depositano allo stato italiano canoni di concessione esigui a fronte di guadagni esponenziali.
     L’azione della provincia di Ragusa si somma a quella dell’associazione ambientalista Greenpeace, che con lo slogan "U mari nun si spirtusa" (il mare non si buca) ha già lanciato nei mesi estivi la campagna No Trivelle tour nella Regione, contestando le trivellazioni petrolifere offshore nel Canale di Sicilia giusto mentre l’industria petrolifera e il Governo disponevano l’ampliamento della produzione di petrolio nel delicato tratto di mare tra la Sicilia e Malta.
      A fine luglio, infatti, Edison ha depositato al Ministero dell’Ambiente i documenti per ottenere la VIA al progetto di costruzione di una nuova piattaforma petrolifera al largo della costa iblea, nel mare ragusano. Nella stessa area in cui è insediata la Vega A, infatti, Edison vorrebbe costruire la Vega B, piattaforma quasi gemella che serve per mettere in produzione la seconda parte della concessione petrolifera C.C6.EO.
     L’operazione consentirebbe a Edison (insieme al suo partner al 40% nella concessione ENI) di completare il progetto originario di sviluppo risalente al 1984, secondo cui il campo Vega è costituito da due sacche di petrolio non collegate tra loro, da trivellare separatamente. Cosa che gli sarebbe consentita perché il campo Vega si trova a qualche centinaio di metri dal limite delle 12 miglia previsto dalla sanatoria varata da Passera sulle trivelle offshore. Per mettere in funzione la Vega B si pensa di cominciare a perforare il fondale marino con 4 pozzi. In caso di risultati positivi, potrebbe subentrare la necessità di perforarne altri 24 al fine di produrre 6400 barili di greggio al giorno.
      Netta l’opposizione alle nuove concessioni petrolifere da parte del Sindaco di Modica (RG) Antonino Buscema. Circostanza di grande rilievo perché il Comune di Modica (città turistica, Patrimonio Unesco per il barocco siciliano), che ha una frazione marittima sul Canale di Sicilia, è sede del Tribunale dove si svolge il processo per la vecchia piattaforma Edison, società accusata di aver iniettato nei pozzi acque di sentina e altri rifiuti senza l’autorizzazione del Ministero. Autorizzazione che Edison conferma di avere fin dal 1990.
      Nel comunicato stampa pubblicato sul sito ufficiale lo scorso 6 settembre, il sindaco Buscema ha annunciato la propria contrarietà all’installazione della piattaforma Vega B. Antonino Buscema ha chiesto al Commissario straordinario della Provincia Regionale di Ragusa la convocazione urgente dei sindaci di Modica, Scicli e Pozzallo in tavolo tecnico, dal momento che sia la Provincia sia i tre Comuni sono chiamati ad esprimere il proprio parere nella procedura di valutazione di Impatto Ambientale, per la quale il Ministero dell’Ambiente ha già comunicato loro la procedibilità dell’istanza.
     Se si vuole agire, bisognerà farlo entro il 25 settembre, data utile per depositare osservazioni contrarie. “È necessario – prosegue il comunicato stampa - che le istituzioni del nostro comprensorio concordino un’azione comune di contrasto all’iniziativa di raddoppio della piattaforma Vega, che peraltro sembra fare da battistrada alla costruzione di nuove piattaforme nel Canale di Sicilia, per le quali risultano già in corso le pratiche autorizzative.”
      "La Sicilia – ha ricordato l’assessore regionale all’Ambiente, Alessandro Aricò durante la manifestazione - non solo è uno dei maggiori produttori di carburante per l’Italia ma anche dal punto di vista delle raffinerie siamo ai primi posti, ciò nonostante il prezzo del carburante in Sicilia è il più elevato tra le regioni italiane. Inoltre le trivellazioni nel mare Mediterraneo espongono i nostri mari ad una serie di danni ambientali nel tempo irreversibili. Fermiamo allora l’estrazione di petrolio - ha concluso Aricò – e tuteliamo il nostro mare e le nostre coste, promuovendo energia pulita e biosostenibilità, che è l’unica via da percorrere per il nostro futuro e quello dei nostri figli”.
      Rivendicando la validità della delibera regionale del 23 agosto e il protocollo per la tutela del Mare Mediterraneo introdotto dalla convenzione di Barcellona, la Regione ha chiesto al Governo nazionale “il blocco temporaneo e immediato di tutte le autorizzazioni per progetti di ricerca e perforazioni off-shore, comprese quelle la cui istruttoria risulta a oggi in itinere, in attesa di una celere e puntuale regolamentazione della materia; la rapida istituzione anche nel Canale di Sicilia di una Zona di Protezione Ecologica (ZPE), così come esiste nel Mar Ligure e nel Mar Tirreno, ecc.”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
 
Secondo l'articolista la Regione Sicilia, rivendicando la validità della delibera regionale del 23 agosto e il protocollo per la tutela del Mare Mediterraneo introdotto dalla convenzione di Barcellona, avrebbe chiesto al Governo nazionale “il blocco temporaneo e immediato di tutte le autorizzazioni per progetti di ricerca e perforazioni off-shore, comprese quelle la cui istruttoria risulta a oggi in itinere, in attesa di una celere e puntuale regolamentazione della materia; la rapida istituzione anche nel Canale di Sicilia di una Zona di Protezione Ecologica (ZPE), così come esiste nel Mar Ligure e nel Mar Tirreno, ecc.”. Nulla da dire, i propositi sono buoni e speriamo che la risposta che ci sarà, se ci sarà, sia positiva . Ma rimarrano tali quei buoni propositi anche con il prossimo Governatore della Regione che ne assumerà la guiida dopo l'attuale "dimissionario", e dopo le prossime elezioni e la nuova Giunta che verrà ?
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A Giusi Orefice e Debora Toscano piace questo elemento.
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La Cina mette all’asta il gas di scisto
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/la-cina-mette-allasta-il-gas-di-scisto-11519.html#ixzz26GXh2rHN


     12 settembre 2012. - La febbre dello shale gas contagia anche la Cina. Con il suo centinaio di trilioni di metri cubi di gas di scisto (secondo le stime dell’UE) il sud est asiatico è una delle zone al mondo più ricche di questo idrocarburo non convenzionale e la Cina ha fretta di fare un bel po’ di fracking per tirarlo fuori. Ma non saranno i cinesi a trivellare in orizzontale: la Repubblica Popolare ha appena lanciato un’asta internazionale per trovare un partner tecnologico che la aiuti ad entrare nella fantomatica “golden age” dello shale gas.
In realtà si tratta della seconda asta: la prima, che si è svolta l’anno scorso, riguardava pochi piccoli giacimenti ed era riservata alle compagnie petrolifere cinesi. La novità, enorme per l’industria petrolifera mondiale, è che a quest’asta possono partecipare anche le compagnie straniere senza doversi necessariamente alleare con partner cinesi. Lo shale gas, quindi, segna l’apertura della Cina al mondo in questo settore.
     E lo fa con un’asta pubblica, che porterà a fortissimi ribassi da parte delle big internazionali che non vedono l’ora di entrare nel mercato cinese. A qualunque costo. La Cina, fino a questo momento, non si è mostrata in grado di sviluppare da sola le sue riserve di idrocarburi non convenzionali e per tanto ha fatto di necessità virtù: si apre all’estero, ma gli deve convenire.
Per un vero e proprio boom cinese nel gas di scisto, però, servirà ancora tempo perché mancano ancora praticamente tutti i requisiti per ottenerlo. Innanzitutto delle analisi geologiche fatte bene: il sottosuolo cinese è complesso e non è facile dire con certezza cosa nasconda. Poi mancano le infrastrutture: una volta trovato il gas bisogna trasportarlo via tubo, che ancora non c’è.
      Cosa spinge, allora, la Cina e cosa gli “stranieri” a buttarsi sullo shale gas? La Cina ha il problema del mix energetico: 80% a base di carbone, briciole per tutto il resto. In un’ottica di riduzione delle emissioni di CO2 lo shale gas potrebbe aiutare anche se non è affatto detto che il gas di scisto faccia bene al clima.
     Le compagnie straniere ci guadagnano una terra vergine, tutta da conquistare, e un’economia pianificata dall’alto. Che non si cura dei possibili risvolti ambientali dello shale gas, che non ha paura dei terremoti e che non si stupisce della contaminazione delle acque. Un ambiente ideale per l’idrocarburo non convenzionale.
(Fonti: Financial Times e National Geographic)
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Chissà che questa "asta" della Cina non alleggerisca la pressione sui paesi mediterranei delle società internazionali a caccia di "scisto"... Ma dopo, che succederà ?
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A Filippo Foti piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 12/09/12

Le conferenze di Maria Rita D'Orsogna in Italia ad Ottobre
di Guido Picchetti (a margine di una locandina postata su FB)
http://www.facebook.com/...4185622193180&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


Questo il calendario delle conferenze che Maria Rita D'Orsogna terrà in Ottobre sul tema de "i rischi degli idrocarburi", in Italia: Bergamo il 1/10, in provincia di Mantova il 3/10, e di Modena il 5/10, a Grosseto il 7/10, in provincia di Potenza l711/10, a Napoli il 13/10, e a Teramo il 16/10. Il suo ciclo di conferenze si concluderà poi il 16 Ottobre a New York, ospite del Westchester Italian Cultural Center...
Questo quanto ci dice oggi sul suo blog: "Ottobre 2012. Per ora sono qui tutti gli appuntamenti di Ottobre 2012. Grazie a tutti quelli che hanno reso questo viaggio possibile, c'è dietro tanta organizzazione e scambio di email, e come sempre grazie a Fabrizia Arduini per la locandina".
Un grazie di cuore a te Maria Rita e in bocca al lupo per quel che fai...


http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/ottobre-2012.html

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Tony Hayward, con la Medoil e la Genel Energy ... ora in Abruzzo !!!
di Maria Rita d'Orsogna e di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/304924859614368


A proposito di Tony Hayward, il personaggio di cui ci parla Maria Rita D'Orsogna nell' ultimo articolo del suo blog (qui a seguire...), ricordo che, a margine di un post di Movimento Ambientalista Bat del 25 agosto u.s., il sottoscritto scriveva così:
    "Ci fosse solo la Northern Petroleum... Adesso per trivellare i fondali mediterranei, nelle acque territoriali italiane, è entrata in campo prepotentemente "Genel Energy", con accordi per ora già stipulati con Malta, Tunisia e Libia. La "Genel Energy", lo ricordo, è una delle più importanti società petrolifere iraniane, attualmente diretta da Tony Hayward, ex manager della BP (già, proprio la compagnia del famoso incidente della Deep Horizon nel Golfo del Messico di due anni fa...), il quale sa bene per esperienza dove sono i territori marini o terrestri del globo su cui più vantaggiosamente operare con le trivelle... Vantaggiosamente per la sua società, naturalmente, e non certo per i territori marini e terrestri dove va a perforare grazie ad accordi sottobanco con gli Stati cui quegli stessi territori appartengono ..."
... aggiungendo poi:
    "Se volete particolari sulla carriera manageriale nel settore petrolifero di Tony Hayward, su Wikipedia c'è un nutrito dossier, dai suoi inizi fino alla ultima nomina a capo della compagnia iraniana "Genel Energy". Di quel dossier riporto solo una frase che la dice lunga sul personaggio. Questo l'originale in inglese " Before a congressional hearing on the oil spill held on 17 June, subcommittee chairman Bart Stupak of Michigan said that he expected Hayward to be "spliced and diced" by both himself and other committee members.[39]". La traduzione? Abbastanza significativa: "Prima di una audizione davanti al Congresso Usa sulla fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma Deep Horizon del 17 giugno (2010), il Presidente del Sottocomitato Bart Stupak del Michigan disse che sia lui che gli altri membri del comitato si aspettavano che Hayward venisse impiombato e tagliato e a cubetti", naturalmente per quel che aveva combinato lui e la BP di cui era responsabile nel Golfo del Messico..."
Questo l'url del dossier istruttivo su Tony Hayward pubblicato da Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Tony_Hayward...
... e questo il link dove sono riportati i commenti di cui sopra su FB: http://www.facebook.com/...p.273107766136690&type=1,
... e negli "Echi di Stampa" sulla mia homepage: http://www.guidopicchetti.it/Il...in_campo_anche_l’Unione_Europea. (gp)

Dimmi con chi vai...
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/dimmi-con-chi-vai.html

     There's no one who wants this over more than I do. I would like my life back. (Tony Hayward, 2010)
     ... e si, vallo a dire a quelli che nel golfo del Messico ci vivono... (MRD)
    TUESDAY, SEPTEMBER 11, 2012. - Un matrimonio perfetto: l'ex capo della BP Tony Hayward e la Medoilgas di Ombrina Mare in Abruzzo si uniscono per fare più guai. Tony Hayward è il responsabile numero uno dello scoppio nel golfo nel Messico. A suo tempo era infatti l'amministratore delegato della BP e fece una gaffe dopo l'altra, affermando, impassibile che era stanco delle polemiche all'indomani dello scoppio nel golfo del Messico e che avrebbe tanto voluto che non fosse mai successo perchè "rivoleva la sua vecchia vita indietro". E poi il giorno dopo è volato in Inghilterra a fare un tranquillo giro in barca.
    Continuava a ripetere che il suo obiettivo era di soddisfare gli azionisti, non di salvare il mondo, che il petrolio disperso era poco in confronto all'acqua del mare (!), che non era pericoloso usare i dispersanti, che aveva a cuore anche i "little people", e che era tutto a posto. Insomma figuraccia dopo figuraccia. Obama disse "he wouldn't be working for me after any of those statements". E infatti pochi mesi dopo lo scoppio è stato licenziato.
    Non soddisfatto, Tony passa ad una nuova ditta petrolifera la Genel Energy che ha comprato assieme ad un partner. La Genel è una ditta basata in Turchia e come molte altre micro-aziende petrolifere, ha come scopo quello di ingrandirsi e di diventare "media", concentrandosi sulle sue concessioni in Iraq e in Kurdistan.
    Anche i due ex capi della Genel, Mehmet Sepil e Mehmet Emin Karamehmet hanno avuto i loro guai: multa da un milione di sterline per il primo per insider trading, e condanna di 11 anni per il secondo, contro cui ha fatto appello, per frode. E cosi, questo bella Genel con ora a capo Tony Hayward decide di unire risorse, esperienze e personale per trivellare assieme alla... Medoilgas, sì, quella che vuole trivellare Ombrina, Scerni e Villa Mazzarosa in Abruzzo!
    Per ora parlano di lavorare assieme su alcuni pozzi in Libia, Tunisia e Malta per tre anni, ma l'Italia non è certo lontana. A Malta dove la Genel ha acquistato il 75% di varie concessioni della Medoilgas sono un po' preoccupati, perche' l'isola non ha dei veri e propri standard ambientali di sicurezza e perchè tutto sta al buon cuore delle ditte trivellanti - in questo caso di Tony Hayward! E "Tony Hayward is not much of an inspiration when it comes to such standards" dice Peter Gatt, un geologo maltese.
    Secondo le stime della Genel e di Tony Hayward Malta potrebbe essere ricca di petrolio, tanto quanto la Libia, visto la vicinanza con le coste nord-africane, e visto che lui conosce bene la geologia della zona in quanto con la BP fece affari su affari con la Libia. Ecco a chi corriamo il rischio di regalare le coste d'Abruzzo: a Tony Hayward della BP, responsabile del più grande disastro ambientale petrolifero della storia.
    Gianni Chiodi, Enrico Di Giuseppantonio, Remo di Martino, Eugenio Caporella, Fabrizio Di Stefano, Giovanni Legnini, avete qualcosa da dire o vi piace l'idea di avere Tony Hayward a Rocca San Giovanni?

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Dalla mia Bacheca su FB dell'11/09/12

I Geologi della Basilicata al servizio dei petrolieri ?
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/278386685595518


Questo è il terzo comunicato stampa della OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) che segue i due precedenti da me riportati ieri, su invito di Enzo Palazzo, in una unica nota qui su FB; nota a sua volta ripresa nei miei "Echi di Stampa", che invito a rileggere.
Nel comunicato odierno, sempre riferito al convegno promosso dai Geologi della Basilicata dal 30 novembre all’1 e 2 dicembre prossimi a Potenza, intitolato "Ricerca, sviluppo e utilizzo delle fonti fossili: il ruolo dei geologi", l'OLA riporta la lettera appena ricevuta dal Prof. Franco Ortolani, Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienze del Territorio dell'Università Federico II di Napoli, il quale interviene sul tema, ponendo una serie di domande più che opportune, date le premesse, sull'effettiva autonomia e indipendenza delle valutazioni che potrebbero essere espresse dai relatori partecipanti al prossimo convegno. E ciò a tutto danno dei cittadini della Basilicata, ma non solo...

Il prof. Ortolani sul convegno sul petrolio dell’ordine dei geologi lucani
da OLA (organizzazione Lucana Ambientalista)
http://www.olambientalista.it/ortolani-sul-convegno-sul-petrolio-organizzato-dallordine-dei-geologi-lucani/

    Interviene sul convegno organizzato dai vertici dell’ordine dei geologi della Basilicata, il prof.Franco Ortolani, docente presso l’università Federico II di Napoli. Ecco la lettera inviata alla OLA:

    Vista l’impostazione del convegno penso che si possa proporre di rinominarlo “I Geologi della Basilicata al servizio dei petrolieri: tutto quello che non si deve dire su petrolio-ambiente-risorse idriche-rischio sismico in Basilicata”.
Prima di tutto, siamo sicuri che tutti i geologi lucani siano d’accordo con una simile impostazione monocorde di un convegno su una problematica che riguarda un territorio interessato da risorse idriche superficiali e profonde di importanza strategica per l’assetto socio economico di oggi e di domani e da tettonica attiva sismogenetica come evidenziato dal sisma disastroso del 1857 e dalle ricerche recenti e ancora in corso da parti di vari ricercatori di diverse università, CNR, INGV?
    Può anche darsi che sia una operazione di vertice dei geologi lucani, frutto di una fruttuosa trattativa... Ma, eventualmente, fruttuosa per chi?
    Vista l’impostazione del convegno si prevede che il succo sarà concentrato nell'evidenziare i vantaggi economici ed ambientali di raddoppiare l’estrazione di idrocarburi senza alcun problema per la sicurezza ambientale, per le risorse naturali ed ambientali e per la salute dei cittadini. E lo dirà la scienza ufficiale! Non è una novità: scienziati mercenari e aspiranti mercenari sono sempre pronti a servire il padrone dicendo solo quello che si può dire! Tanto, si tratterà di una quindicina di anni di attività e lavorazione in loco senza controlli seri ed agguerriti tesi a tutelare l’ambiente e i cittadini. Dopo, chi si è visto si è visto!
    Se nel frattempo, come si sta già palesando, si verificano fenomeni di inquinamento delle acque e del suolo, chi metterà il sale sulla coda agli inquinatori? E non passa nemmeno per la testa, a chi deve tutelare ambiente e cittadini, che - mentre si stanno eseguendo attività varie e non ben conosciute nel sottosuolo dell’alta val d’Agri interessato da faglie attive sismogenetiche - si possa verificare, speriamo di no, un sisma ? Vai poi a dimostrare che sarebbe da attribuire anche alle attività nel sottosuolo ! Una schiera di mercenari sarebbe pronta a smentire!
    Le conclusioni del convegno, è facile prevederlo, saranno sicuramente a vantaggio delle compagnie petrolifere. Geologi lucani (o meglio il loro vertice), Istituzioni varie e scienziati avvaloreranno che non c’è niente di più bello, sicuro e vantaggioso per i lucani che raddoppiare la produzione e lavorazione degli idrocarburi. In Basilicata si può!
    A vantaggio della trasparenza, con l’intento di evitare danni irreparabili al territorio lucano, alle sue risorse naturali di importanza strategica, alla salute dei cittadini, e al fine di inquahttp://news.nationalgeographic.com/news/energy/2012/08/120808-china-shale-gas/ >no come una occasione offerta ai padroni del petrolio di diffondere la loro verità, ho proposto di approfondire alcuni argomenti.
    Ad esempio, il piccolo Ordine dei Geologi della Basilicata è così ricco da sostenere in proprio le spese del megaconvegno? Noti mercenari vengono a loro spese o qualcuno pagherà per loro? Quale è la previsione di spesa e l’ordine quanto ha deliberato di stanziare dei propri fondi? Non c’è niente di male che il convegno sia sostenuto economicamente da sponsor: però è molto meglio che si sappia chi pagherà.
   
[f.to Prof. Franco Ortolani - - Direttore Dipartimento di Pianificazione e Scienze del Territorio - Università Federico II - Napoli]

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Gas scisto, l’UE conferma: il fracking è pericoloso
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/gas-scisto-lue-conferma-il-fracking-e-pericoloso-11489.html


    10 settembre 2012. - Mentre il Governo italiano finge di non conoscere l’argomento e si guarda bene dall’esprimere una posizione ufficiale in merito, l’UE continua a farsi domande sullo shale gas. Cioè il gas di scisto comunemente definito “non convenzionale” a causa delle difficoltà geologiche da superare per la sua estrazione. Quel gas, in pratica, che si estrae tramite la tanto contestata tecnica del fracking idraulico.
    Con un corposo dossier il Joint Research Centre (JRC) dell’Unione mette insieme le maggiori pubblicazioni tecniche sugli idrocarburi non convenzionali (oltre allo shale gas e al tight gas anche il coalbed methane, che è quello che Carbosulcis vorrebbe estrarre dalla miniera di Nuraxi Figus), molte delle quali si basano sulla recente esperienza degli Stati Uniti dove l’estrazione dello shale gas ha recentemente stravolto il mercato dell’energia. Il JRC indaga soprattutto sulle reali possibilità economiche di sfruttamento in Europa di questi idrocarburi e sui possibili impatti ambientali.
    Apparentemente le quantità di shale gas sparse nei vari giacimenti in giro per il mondo ammonterebbero a 454 trilioni di metri cubi (Tcm). Cioè migliaia di miliardi: per capire di cosa stiamo parlando basti pensare che il consumo annuale di gas dell’Italia si aggira sugli 80 miliardi di metri cubi, in calo a causa della crisi e dello sviluppo del fotovoltaico). Questo gas sarebbe così diviso tra le varie regioni del mondo in Tcm:
          Nord America = 108.3;
          America Latina e Caraibi = 59.7;
          Europa occidentale = 14.4;
          Europa centrale e orientale = 1.1;
          Ex Unione Sovietica = 17.7;
          Medio Oriente e Nord Africa = 71.8;
          Africa sub-sahariana = 7.7;
          Asia centrale e Cina = 99.4;
          Asia meridionale = 65.2;
          Asia pacifica = 8.8.

    La prima cosa che salta all’occhio da questa lista è che quando qualcuno afferma che lo shale gas ci renderà liberi dalle importazioni dalla Russia, dal Medio Oriente e dal Nord Africa sostanzialmente mente: lo shale gas sarà soprattutto un affare americano (nord e sud) e mediorientale. Quei 14 ipotetici trilioni di metri cubi, una volta divisi per tutta l’Europa occidentale, non sono certo un miracolo degli idrocarburi.
    Poi è la stessa UE a mettere in guardia: di quei 454 trilioni di metri cubi non è detto che siano tutti estraibili. Il problema è che di questi gas non convenzionali ancora si sa poco e fare previsioni è sempre azzardato. Quello che è certo, invece, è che per estrarli ci vogliono le trivellazioni orizzontali e il fracking idraulico, che consiste nel pompare a pressione nel giacimento (dopo aver fatto detonare un po’ di esplosivo per creare delle crepe nelle rocce imbevute di gas) grandi quantità di acqua, sabbia e agenti chimici.
    E sugli agenti chimici c’è molto da parlare perché il report JRC specifica che il 99,5% del fango pompato è costituito da acqua e sabbia, ma avverte anche che il restante 0,5% può essere pericoloso perché contiene:
          Acido idrocloridico o acido muriatico – Serve a dissolvere i minerali e a iniziare la fratturazione delle rocce;
          Glutaraldehyde
– Un disinfettante usato per eliminare i batteri nell’acqua;
          Persolfato di ammonio –
Serve a mantenere la viscosità del fango (e si usa pure nelle tinture dei capelli);
          N,N-dimethyl formaldeide –
Serve a mantenere la viscosità alle alte temperature (si usa anche come detergente nei saponi per le           mani);
          Distillato di petrolio  – Serve a diminuire la frizione;
          Etilidrossietilcellulosa –
Tiene in sospensione la sabbia (la troviamo anche nei dentifrici e in molte salse e gelati);
          Acido citrico –
Previene la precipitazione degli ossidi metallici;
          Cloruro di potassio –
Altro stabilizzatore;
          Carbonato di sodio o di potassio –
Serve a “conservare” altri componenti del fango (Usato in molti detergenti);
          Glicoletilene –
Previene i depositi nella conduttura (molto diffuso nei detersivi per la casa);
          Isopropanolo –
Serve ad aumentare la viscosità del fluido di fratturazione (e a pulire gli occhiali e i vetri delle finestre).
   
Se è evidente che il Vetril non ucciderà nessuno, lo è altrettanto che non è salutare iniettare acidi e disinfettanti nel sottosuolo col rischio che finiscano nella falda acquifera. Altro argomento scottante, infine, è quello dei terremoti generati dal fracking. L’Ue conferma ciò che già si sa: questa tecnica produce un gran numero di scosse di bassa entità, fino al grado 3,6 della scala Richter.
    Se, però, mettiamo insieme la possibile contaminazione dell’acqua con le scossette di terremoto lo scenario non è dei più rassicuranti: ogni scossa, infatti, potrebbe favorire la fuga del gas o del fluido di trivellazione dal suo innaturale condotto creato artificialmente dalla trivella.
    Nonostante tutti questi dubbi l’Ue è convinta che il gas di scisto possa rappresentare nel futuro prossimo una buona risorsa da estrarre e da mettere a frutto. In questa valutazione, molto probabilmente, riecheggia la volontà politica del Commissario europeo all’Energia Oettinger che, non molto tempo fa, ha chiesto agli europei di essere “meno timidi” nello sviluppo degli idrocarburi non convenzionali.
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A Max Bellodi, Betta Sala, Alfonso Nigro, Ilva Alvani, Debora Toscano e Gianluca Cecere piace questo elemento.
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Ombrina: a che punto siamo
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/ombrina-che-punto-siamo.html


Contrasteremo ogni forma di trivellazione (Gianni Chiodi 2010)
    SUNDAY, SEPTEMBER 9, 2012. - Ecco la tua occasione caro governatore. E cosi, siccome nessuno dei nostri politici - nessuno - ha pensato di chiedere ai ministeri che ne sara' di Ombrina Mare dopo il decreto trivellante di Passera/Monti, o se l'hanno fatto nessuno ha pensato di rendere noto qualcosa a noi cittadini, ho preso e scritto al ministero qualche giorno fa.
    Ometto il nome del funzionario, per rispetto e per non creare problemi a chi mi ha scritto, ma in calce c'e' la nostra corrispondenza finora. La pubblico perchè in un paese normale i cittadini dovrebbero avere diritto a sapere cosa succede a casa loro, ed i loro rappresentanti si occuperebbero loro di questa operazione di informazione e disseminazione.
    Ma qui siamo nella Catalogna d'Italia, e non gliene importa niente. Qui dobbiamo andare a portare omaggio a Paolo Scaroni e alle sue balle su petrolio e ambiente.
    Nell'ultima e-mail a quelli del ministero ho chiesto cosa possiamo fare noi cittadini per far si che la nostra voce sia parte del processo decisionale, ma finora nessuna risposta.
    Ricordo che Ombrina Mare prevedeva la costruzione di piattaforma a 5km da riva e nave desolforatore FPSO a 9km da riva, con fiamma costante brucia idrogeno solforato in bella vista da cui verranno inceneriti i rifiuti petroliferi vicino a spiaggie bandiera blu 24 ore su 24, 365 giorni l'anno.
    Gianni Chiodi, Enrico Di Giuseppantonio, i sindaci di San Vito ed Ortona, Remo Di Martino, Giovanni Legnini, Fabrizio Di Stefano e compagnia varia: non è affar loro chiedere, non è affar loro spiegare a noi comuni mortali, non se lo pongono neanche il problema, anche se gli stipendi a tanti zeri, pagati da noi altri, li incassano tutti i mesi.
    A differenza della Tremiti, Ombrina Mare fu bocciata dal Ministero nel 2010 grazie all'enorme partecipazione popolare nei tempi decisionali giusti, sebbene la stampa nazionale neanche se ne sia accorta, ed io non voglio che tutto quel lavoro eseguito fra il 2009 ed il 2010 vada buttato al vento.
    Spero che qualcuno di questi pseudo-politici possa prendere l'iniziativa - io sono un semplice privato cittadino e ho fatto tutto quello che potevo fare.
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30 Agosto 2012, Los Angeles, CA
Gentile Dr. XXX
le scrivo in merito alla questione Ombrina Mare, in Abruzzo e al famoso "Decreto Sviluppo" del governo Monti/Passera secondo il quale le concessioni presentate prima di questo decreto sono esenti dal limite di 12 miglia da riva, come invece imposto dal precendente Decreto Prestigiacomo.
Come lei forse saprà, Ombrina Mare fu bocciata nel 2010 non solo grazie al decreto Prestigiacomo - questo fu uno solo dei tanti motivi che elencò il Ministero dell'Ambiente.
I motivi principali della bocciatura furono nel voler proteggere la biodiversità della costa teatina, la presenza di siti protetti che sarebbero stati intaccati dalle operazioni petrolifere, l'impatto sull'industria turistica, la presenza di vincoli ambientali, la vicinanza della piattaforma e della nave FPSO da riva, la presenza di un sito di ripopolamento ittico finanziato dall'UE dentro la concessione.
Tutti questi motivi sono stati espressi dal Ministero dall'Ambiente e non sono cambiati. C'è il decreto sviluppo adesso, ma tutti gli altri motivi per dire no, sono gli stessi di prima. Vorrei allora sapere quale sara' il destino di Ombrina Mare. La bocciatura resta? Occorrerà rifare l'iter?
Grazie dell'attenzione e buon lavoro, MRD

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3 Settembre 2012, Roma
Gentile Signora D'Orsogna
Quanto alla questione delle 12 miglia stiamo affrontando l'applicazione della norma da poco approvata in senso generale, perché la cosa riguarda tante altre concessioni. Comunicheremo a tutti gli interessati gli sviluppi conseguenti dall'articolo di legge. Comunque come lei ha giustamente sottolineato, i motivi della bocciatura, nel caso di Ombrina, sono stati anche altri, ma in ogni caso bisognerà fare una riflessione sulla quale al momento non posso darle la risposta.
Cordiali saluti, XXX

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4 Settembre, Los Angeles, CA
Grazie mille della risposta. Cosa possiamo fare noi cittadini per assicurarci che le nostre opinioni siano tenute in considerazione?
A suo tempo abbiamo inviato centinaia di lettere di contrarietà - secondo quanto stipulato dalle leggi italiane e secondo il trattato di Aarhus - e vogliamo essere partecipi di questa nuova decisione che riguarderà il futuro di noi tutti.
In questo caso, con Ombrina Mare, si tratta di una struttura permanente con pozzo e nave desolforatore (con fiamma inceneritrice 24 ore su 24 a ridosso di una spiaggia bandiera blu ) a 9 km da riva. Di navi desolforatore non ce ne sono in tutto il golfo del Messico...
Grazie ancora e buon lavoro, MRD

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Dalla mia Bacheca su FB del 10/09/12

Incendio alla raffineria Eni di Taranto: grave Luigi Ancora, operaio della “Tps”
da RaiNews24.Rai.It
http://www.vip.it/incendio-raffineria-eni-di-taranto-grave-luigi-ancora/


    10/09/12. - Taranto, operaio ustionato nella raffineria Eni. Un incendio è divampato nella raffineria dell’Eni a Taranto, nella zona dei serbatoi di stoccaggio. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno spento le fiamme. Un operaio è rimasto ferito in modo grave. E’ ricoverato in prognosi riservata nell’ospedale ‘Perrino’ di Brindisi Luigi Ancora, di 44 anni, operaio della ditta di meccanica ‘Tps’, rimasto ustionato oggi per un incendio nella raffineria Eni di Taranto. L’uomo in un primo momento era stato condotto nell’ospedale ‘Santissima Annunziata’ di Taranto, ma per la gravità delle condizioni il personale medico ne ha disposto il trasferimento al Centro Grandi Ustionati di Brindisi.
    L’incidente è avvenuto durante operazioni di manutenzione. Probabilmente si è verificato un guasto al collettore di una valvola che collega la linea di passaggio del carburante. Secondo i vigili del fuoco intervenuti sul posto, la situazione ora è sotto controllo. Sono in corso indagini su modalità e cause del rogo.
    La centralina di monitoraggio di via Machiavelli, al rione Tamburi di Taranto, ha rilevato un aumento dei valori di benzene in concomitanza con l’incendio nella raffineria di Taranto. Sono stati i tecnici dell’Arpa di Taranto ad accertarlo nell’ambito dei controlli avviati per verificare eventuali ripercussioni dal punto di vista ambientale non solo per l’aria, ma anche per il suolo e la falda acquifera.
    La nube nera si è creata quando ha preso fuoco la benzina. L’Arpa sta compiendo gli accertamenti anche per comprendere se gli interventi di manutenzione in atto abbiano rispettato la corretta procedura per la prevenzione ambientale.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Andiamo bene... Non bastava quanto già c'era in aria su Taranto, se ne aggiunge dell'altro... E frattanto il ministro Passera...
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Ancora la Basilicata sotto attacco. Due comunicati stampa dell'OLA
di Guido Picchetti (da una nota postata su FB)
http://www.facebook.com/...-due-comunicati-stampa-dellola/497824830229337

10/09/12 .- Ricevo da Enzo Palazzo quanto segue:

"Vi giro il link di un comunicato stampa molto interessante della Ola (Organizzazione Lucana Ambientalista), un'associazione che si impegna per la diffusione di una corretta informazione sulle tematiche ambientali).
È una nota nella quale si denuncia che le massime cariche istituzionali e tecniche della Regione Basilicata non si sono presentate a un convegno sui rischi legati al petrolio estratto in Basilicata organizzato da uno dei comuni dentro l'area estrattiva (Grumento Nova), dove relazionavano due professori universitari titolari di cattedra ordinaria e riconosciuti a livello internazionale (Franco Ortolani e Albina Colella), più un ricercatore, Luigi Ferrante, che da 20 anni studia i sismi proprio in Val d'Agri, l'area estrattiva più grossa che c'è attualmente in Basilicata. Mentre, in pompa magna, tutte le maggiori cariche istituzionali e tecniche della Basilicata si recheranno a un convegno dell'Ordine dei Geologi - sempre sulla stessa tematica mineraria - dove parleranno geologi in evidente conflitto di interesse perché quasi tutti relatori di studi per conto delle società petrolifere. Compreso quel Paolo Scandone che fu uno dei ricercatori che nel 2003 diede parere favorevole all'istituzione del deposito unico nazionale di scorie radioattive a Terzo Cavone, Scanzano Jonico, nonostante l'importante Aiea(l Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) avesse affermato che, dei 5 requisiti necessari a localizzare un sito di stoccaggio nucleare, Terzo Cavone li mancava tutti e cinque.
Questa relazione scatenò una protesta culminata con una marcia di centomila lucani contro il sito unico di scorie radioattive, che fu poi annullato dopo tale forza di carattere sociale. È il caso di dire che sta rientrando dalla finestra ciò che noi abbiamo cacciato dalla porta, vale a dire questa classe dirigente amministrativa lucana, totalmente asservita agli interessi delle compagnie minerarie, tanto è che faranno perforare dove esistono le circa 270 sorgenti del fiume Agri, ben 26 mila barili al giorno. mettendo irrimediabilmente a rischio un intero fiume e il suo ecosistema collegato a territorio e cittadini. Buona lettura e saluti. PS. - Fate girare..."

Ben volentieri aderisco al suo invito e riporto a seguire interamente il comunicato stampa della OLA. Dettagliato e completo com'è, ha una sola pecca, giornalisticamente parlando...Forse un po' troppo lungo... Lo faccio pertanto precedere da un precedente comunicato dell'OLA , sempre in tema ma più breve. E spero che, pur allungando il brodo, come un buon antipasto si possa rendere il tutto più digeribile...
Il fatto è che la Basilicata sta davvero mal combinata. Non è certo l'unica regione ad essere sotto attacco per il "new deal" delle politiche energetiche "passeriane" del Governo Monti. Sotto quest'aspetto è senz'altro in buona compagnia. Abruzzo, Marche, Emilia-Romagna, Toscana, Puglie, Calabria, Sicilia, Sardegna, inutile continuare, ce n'è per tutte. Ma la Basilicata ha già dato tanto. Ed è ormai il simbolo di come certe attività produttive, ormai superate dai tempi, non portino nè benessere nè occupazione... E scelte simili colpiscono ancora di più se piove ulteriormente sul bagnato, sapendo già che contropartite vantaggiose non ci sono nè ci saranno, ma solo rischi di dannose conseguenze...
Ma in proposito mi sia permessa una considerazione. Perchè le Regioni, almeno su questo problema della tutela dei loro territori dai pericoli derivanti dalle operazioni produttive di idrocarburi non si muovono facendo fronte comune, anzichè disperdere le proteste in mille rivoli, facendo così solo il gioco della disinformazione favorita o indotta da quegli interessi poco trasparenti che ben si sanno ?

Il Governo boccia l’agricoltura lucana e impone le scelte petrolifere
comunicato stampa dell'OLA del 9 settembre 2012
http://www.olambientalista.it/il-governo-boccia-lagricoltura-lucana-e-impone-le-scelte-petrolifere/
     La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, e No Scorie Trisaia rendono noto che il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 5 settembre scorso ha deciso di impugnare alla Corte Costitutuzionale la legge della Regione Basilicata n. 12 del 13 luglio 2012, recante ”Norme per orientare e sostenere il consumo dei prodotti agricoli di origine regionale a chilometri zero”, in quanto le varie disposizioni contenute nella legge, secondo il governo, sono volte a favorire la commercializzazione dei prodotti regionali suscettibili, per un verso, di ostacolare gli scambi intracomunitari, ponendosi in contrasto con le disposizioni del TFUE (Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea), e, per altro verso, di falsare la concorrenza, risultando discriminatorie nel privilegiare alcuni prodotti solo in base alla loro provenienza regionale.
     La Ola e No Scorie nel chiedere conto alla giunta regionale di quanto fatto rilevato dal governo denuncia ancora una volta l’incapacità del governo regionale di difendere in modo competente e serio il territorio regionale dai grandi interessi multinazionali, rendendosi invece corresponsabile di scelte legislative che si prestano ad essere ancora una volta impugnate dal governo.
     La Ola e No Scorie Trisaia chiedono ai cittadini lucani e alle organizzazioni di categorie della società civile regionale di far sentire con forza la propria voce sia nei confronti di un governo regionale, incapace di salvaguardare con strumenti legislativi coerenti gli interessi e la salute dei lucani, sia nei confronti del governo tecnico nazionale, notoriamente mallevadore degli interessi privati delle compagnie petrolifere e delle grandi lobby dell’industria agricola multinazionale che trovano purtroppo alleati nell’apparato burocratico regionale, chiedendosi a chi giova avere il lucano Gianni Pittella, come vicepresidente del Parlamento Europeo.


Paolo Scandone e il convegno dei geologi: la buccia di banana di Vito de Filippo
comunicato stampa dell'OLA del 10 settembre 2012
http://www.olambientalista.it/paolo-scandone-e-il-convegno-dei-geologi/
     Che cosa non si fa per un posto da sottosegretario al Ministero per lo sviluppo economico, deputato alla gestione delle risorse minerarie in Italia e dunque posto politico auspicato da quegli amministratori che per il petrolio si spendono e si spandono. La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, No Scorie Trisaia e Ambiente e Legalità, infatti, denunciano che la Regione Basilicata sarà presente ad un convegno su «Ricerca, sviluppo e utilizzo delle fonti fossili» con le sue massime cariche istituzionali politiche, quali il governatore Vito de Filippo, il presidente del Consiglio regionale, Vincenzo Folino, il vicepresidente Commissione ambiente alla Camera, Salvatore Margiotta, e tecniche, come Donato Viggiano, direttore generale Dipartimento ambiente, e Raffaele Vita, direttore generale Arpab. Le stesse personalità istituzionali che, invitate di recente dal Comune di Grumento Nova a presenziare a un convegno scientifico sullo stesso tema, con due professori ordinari indipendenti e un ricercatore che da 20 anni segue l’andamento sismografico della Val d’Agri, in maniera poco istituzionale hanno preferito non essere presenti, data probabilmente, secondo le tre associazioni, l’inconvenienza delle notizie che avrebbero appreso, non favorevoli alla disinformazione che mettono in campo le società minerarie e della quale si abbevera la politica regionale, anche grazie a convegni come questo dell’Ordine dei geologi organizzato senza contraddittorio, nonostante la materia sia di primaria importanza per i lucani, il loro ambiente e la loro salute.
      Un convegno che si terrà dal 30 novembre all’1 e 2 dicembre prossimi, che è tecnico e non scientifico e che, soprattutto, è di parte, perché molti dei relatori geologi, come Etta Patacca, potrebbero essere in evidente “conflitto di interesse” perché hanno o hanno avuto incarichi con aziende minerarie come l’Eni, la Enterprice oil Expl, Bitish gas, Enel, Texaco, Lasmo, Fina, Total, eccetera (http://www.dst.unipi.it/new/new/penelope/convenzioni.html), e perché sono presenti come relatori e, presumibilmente come sponsor, o società di consulenza di società minerarie o le stesse società minerarie che hanno interessi forti in Basilicata, come Paolo dell’Aversana, Eni, Sergio Morandi, Medoil gas, A. Valentino, Consorzio Innova – Asi, Cristiano Re, Fondazione Mattei, Pietro Cavanna, presidente settore idrocarburi e geotermia di Assomineraria, e Davide Tabarelli, Nomisma energia.
     Tabarelli è lo stesso moderatore della Copam 2011 tenutasi a Matera e Viggiano l’anno scorso, quello che a una domanda di un cittadino sul perché a quella tre giorni di conferenza sul petrolio non erano stati invitati ricercatori del calibro di Jeremy Rifkin (economista) e Carlo Rubbia (fisico, premio Nobel), apostrofò i due scienziati di fama mondiale come «persone con le quali io non ho nulla da condividere», di fatto non rispondendo alla richiesta del perché anche la Copam del 2011 non ebbe contraddittorio scientifico.
     Ma la chicca più bella, una vera buccia di banana per il governatore Vito de Filippo, è la presenza tra i relatori di quel Paolo Scandone, che oltre ad essere un gettonato ricercatore per conto di studi di società petrolifere ed energetiche, è lo stesso Paolo Scandone che in barba al fatto che l’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, non riconoscesse al sito per il deposito unico di scorie nucleari di Terzo Cavone nessuno dei 5 requisiti necessari per la sua realizzazione lungo la costa jonica, fu l’autore di una relazione tecnico-scientifica che definiva Terzo Cavone «sito ottimale dal punto di vista della sicurezza» (http://www.zonanucleare.com/.../1-7_immagine_parere_paolo_scandone.html), tanto da meritarsi il titolo di “scienziato del generale” (http://old.basilicatanet.it/scoriescanzano/sogin/scienziati.html) .
     Contro Scandone e il suo generale Carlo Jean, sono scesi centomila lucani in piazza in un memorabile corteo e se de Filippo non se lo ricorda, chiedesse a Filippo Bubbico. La Ola, No Scorie e Ambiente e Legalità, pertanto, non hanno più altre parole da dire se non far notare che questo convegno, senza contraddittorio e con personalità troppo di parte, è la prova provata ulteriore che la moratoria di Vito de Filippo, prevista con l’articolo 38 della L.R. 16/2012 approvato in Consiglio regionale in palese violazione dell’art. 16 della legge nazionale sulle liberalizzazioni e delle elementari norme di opposizione alla Via, Valutazione di impatto ambientali, è semplicemente finta e mediatica. Buona per giocarsi qualche punto alle prossime elezioni politiche, anche a rischio di inquinare irrimediabilmente le sorgenti del fiume Agri perforando tra Marsico Nuovo, Tramutola e Gorgoglione/Corleto Perticara.

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A Ona Asti, Movimento Ambientalista Bat, Maria Grazia Tarulli e Giuseppe Di Bello piace questo elemento.

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A Scuglitti 'u mari nun si spirtusa'. Un patto per non bucare il mare siciliano
da redazione
http://ragusa.blogsicilia.it/un-patto-per-non-bucare-il-mare-siciliano/100117/


    9 settembre 2012 - Il movimento ambientalista Greenpeace aveva lanciato la campagna No Trivelle tour, in giro per la Sicilia durante i mesi dell’estate. Aveva scelto uno slogan comune per il nostro udito, simbolico: “u mari nun si spirtusa”. L’iniziativa, con lo stesso nome, è stata rilanciata dal consorzio di ripopolamento ittico Golfo di Siracusa questa mattina, a Scoglitti (Vittoria) nel Ragusano.
È stato organizzato un dibattito che ha riaffermato il principio di opposizione alla pratica di perforazione del fondale marino nel Canale di Sicilia. L’ente, con il sostegno della regione, ha rimarcato la ferma contrarietà al rilascio delle autorizzazioni di ricerca di nuovi giacimenti petroliferi. Oltre sessanta richieste presentate dalle multinazionali del settore sarebbero già in uno dei cassetti del ministero dello Sviluppo Economico.
    L’incontro ha visto la partecipazione dell’esecutivo regionale attraverso il governatore dimissionario Raffaele Lombardo, l’assessore all’agricoltura e alla pesca Francesco Aiello e quello all’ambiente e al territorio Alessando Aricò. Una convergenza dialettica dei tre esponenti sul rapporto tra costi (effettivi ed eventuali) in termini di impatto ambientale e ricavi: le multinazionali infatti depositano allo stato italiano canoni di concessione esigui a fronte di guadagni esponenziali, mettendo a rischio l’incolumità della diversità biologica di un intero ecosistema qualora si verificasse – e il rischio non deve apparire lontano – un evento naturale catastrofico.
    Si tratterebbe di un disastro immane per i cittadini del Mediterraneo. Senza inoltre considerare i danni già arrecati all’immagine paesaggistica e soprattutto l’inquinamento causato. Lo sviluppo dell’attività estrattiva avrebbe già compromesso, e rischia di farlo definitivamente, l’economia della pesca, attività produttiva fondamentale. Quasi 1500 chilometri di costa siciliana, migliaia di uomini impiegati nel comparto, un terzo del pescato nazionale proviene dall’isola. Eppure, al largo, sono già quattro le piattaforme attive. E sul futuro di una quinta, la Vega B – in realtà si tratta del progetto di ampliamento di una già esistente, con la creazione di una piattaforma gemella alla Vega – si deciderà il 25 settembre.
    La manifestazione ha poi visto i partecipanti imbarcarsi al molo e salpare verso la piattaforma petrolifera Perla, che si trova a 13 chilometri dalla costa del litorale gelese. Quello che sembra solo un puntino ai bagnanti sulla costa si è mostrato nel suo reale impatto, e scempio, visivo e ambientale. I militanti di Greenpeace hanno poi proceduto ad una azione dimostrativa di protesta. “Dinanzi alla piattaforma petrolifera Perla, al largo della costa di Gela, abbiamo gridato: Libertà per i nostri mari dalla schiavitù del petrolio”. E’ quanto dichiarato dall’assessore regionale all’Ambiente, Alessandro Aricò.
    “La Sicilia non solo è uno dei maggiori produttori di carburante per l’Italia ma anche dal punto di vista delle raffinerie siamo ai primi posti, ciò nonostante il prezzo del carburante in Sicilia è il più elevato tra le regioni italiane. Inoltre le trivellazioni nel mare Mediterraneo espongono i nostri mari ad una serie di danni ambientali nel tempo irreversibili. Fermiamo allora l’estrazione di petrolio - ha concluso Aricò – e tuteliamo il nostro mare e le nostre coste, promuovendo energia pulita e biosostenibilità, che è l’unica via da percorrere per il nostro futuro e quello dei nostri figli”.
    Durante l’evento, è stata rivendicata più volte la validità della delibera del 23 agosto che prevede il blocco di ogni autorizzazione futura di trivellazione e l’istituzione di una zona marina protetta, considerato l’importantissimo patrimonio naturalistico e biologico del Canale di Sicilia.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Servirà a qualcosa ? ... alla prossima puntata...
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Villa D'Agri in Lucania. La coscienza dei nostri governanti
di Giuseppe di Bello (a margine di una foto condivisa su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3765811628619&set=a.1183087902140.2029213.1376493269&type=1


Ecco a voi la coscienza di chi ci governa. Pozzo Alli12 vicino al centro abitato e all'ospedale di Villa D'Agri... Per loro ??? Tutto normale, fa parte dell'accordo... La domanda sorge spontanea: ma con chi ?

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Post di Filuccio Risoli

Vergogna!!! Infinitamente vergogna!!! Tra tutti i pozzi valligiani, il nostro primo sito villadagrese è senz'ombra di dubbio il più blasfemo. Vergogna!!! Mentre io continuo a rinunciare alla mia terra, per versare tasse e sudore su un suolo non mio, amministratori DELEGATI disegnano percorsi dorati per i propri figli e nipoti, nel nome dello sviluppismo aggettivato e dei propri affari. Contro la coscienza comunitaria, contro il buon senso e contro il privilegio di risiedere in un territorio un tempo incontaminato. Parco nazionale che legittima l'estrazione petrolifera, grande presa per il culo nella storia di una regione già di per sé dimenticata. Il vostro Cristo si è fermato ad Eboli. Il mio abita queste terre e piange lacrime amare. Maledetti!!!
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Post di Enrico Langone

Hai ragione Filuccio Risoli, è una grande porcata. Bisogna combattere però contro di essa a costo di andare davanti alla corte dell'Aia, ma chi è che si prende questo onere, conoscete voi qualche avvocato lucano o gruppo di avvocati lucani che presenterebbe un esposto contro questo scempio ??
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Post di Guido Picchetti

La Costituzione Italiana già all'art.9 prevede che questi scempi a danni del paesaggio, dell'ambiente e della salute dei cittadini, non vengano effettuati, ed è laddove recita testualmente "‘La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".
E riporto nuovamente qui quanto il Presidente della Repubblica Ciampi il 5 Maggio 2003, nel consegnare le medaglie d'oro ai Benemeriti del nostro Paese, ebbe a dire in proposito: "Forse l’articolo più originale della nostra Costituzione repubblicana è proprio quell’articolo 9 che, infatti, trova poche analogie nelle costituzioni di tutto il mondo [. omissis...]. La stessa connessione tra i due commi dell’articolo 9 è un tratto peculiare: sviluppo, ricerca, cultura, patrimonio formano un tutto inscindibile. Anche la tutela, dunque, deve essere concepita non in senso di passiva protezione, ma in senso attivo, e cioè in funzione della cultura dei cittadini, deve rendere questo patrimonio fruibile da tutti."
Prima di ricorrere alla corte dell'Aia come suggerisce Enrico Langone, forse occorrerebbe presentare un bel ricorso alla Corte Costituzionale, che richiami chi di dovere al rispetto della nostra Costituzione. Ma dov'è il nostro attuale presidente della Repubblica ? Perchè tace al riguardo ?
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Post di Marcello Onofri

... dorme, come sempre!!!
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Post di Guido Picchetti

E, aggiungo, non è certo scontato che il ricorso alla Corte Costituzionale abbia esito favorevole e venga accolto come vorremmo. Ma, se così fosse, almeno il Paese saprebbe quale "vita" vivere e di quale" morte" morire... E chi respingerà quel ricorso si assumerà, come è giusto che sia, la piena responsabilità di scelte decisive per il futuro del Paese di fronte alle prossime generazioni... Ma in compenso eviteremmo di perdere altro tempo in dibattiti e richieste inutili... e non resterebbe che abrogare quell'art. 9 della nostra Costituzione in quanto "contrario" agli interessi del nostro Paese ...
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Quale politica per il futuro
di Movimento Ambientalista Bat (a margine di un video condiviso su FB)
http://www.facebook.com/lidia.giannotti/posts/421329634591185


Le TRIVELLAZIONI sono al centro della "Nuova strategia energetica nazionale" che sta preparando il governo... Sono presentate come un fiore all'occhiello! Rischi enormi per mari, coste ed ecosistemi e vantaggi assolutamente incerti per l'economia. Ne parla il presidente dei VERDI (nel dibattito, dal 14" minuto).
Da leggere: http://www.ilcambiamento.it/legislazione_ambientale/piano_energia_governo_trivellazioni.html  (condiviso con Nando Grassi e Guido Picchetti).

Quale politica per il futuro
7 settembre 2012. Festa democratica Reggio Emilia 2012.
Dibattito con Vannino Chiti, Angelo Bonelli e Oliviero Diliberto. Coordina Simone Collini
 


http://www.youdem.tv/doc/242677/quale-politica-per-il-futuro.htm

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Perchè Vannino Chiti, Angelo Bonelli e Oliviero Dilimberto, esponenti di partiti rappresentati in Parlamento che certamente hanno diritto di parlare e di chiedere con maggiori possibilità di ascolto di noi semplici cittadini, non presentano un bel ricorso alla Corte Costituzionale contro la decisione del Governo in tema di trivellazioni per mancato rispetto dell'Art. 9 della Costituzione Repubblicana ? Gli estremi ci sarebbero, leggi il post che segue...
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Post di Lidia Giannotti

I Verdi non sono in Parlamento ... Non so quanto gli altri seguano queste materie, come sai trattate da pochi. Ma hai ragione, ti seguo e approfondiamo più tardi.

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     Dal 1 al 9 Settembre 2012
 
Dalla mia Bacheca su FB del 9/09/12

Nustalgia...
di Nini Cafiero (nota del sottoscritto a margine del post su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4171001507672&l=6b6d920ae1


Ricevo da Gaetano Cafiero, Ninì per gli amici (e non...) - firma nota del giornalismo subacqueo - un ricordo dei tempi "comuni" che furono in quel di Sorrento, oltre mezzo secolo fa, non per nulla da lui intitolato "Nostalgia"... E prima ancora di ringraziarlo per questo gradito invio, mi piace riportarlo qui in immagine, certo che alcuni dei tanti che mi onorano della loro amicizia su questo social net-work, capiranno. E' un ricordo in purissimo vernacolo napoletano, e forse non a tutti risulterà chiara la musicalità dei versi, se non addirittura il loro significato. E mi scuso per questo... Ma dietro quei nomi citati ci sono amici carissimi con cui ho vissuto esperienze indimenticabili che i versi di Ninì mi hanno fatto rivivere, ricordandomene i protagonisti... Un nome fra tutti, Archimede, il mio carissimo Archimede, zio di Liberato, che il migliaio e passa di subacquei che hanno frequentato in quegli anni il "Centro Immersioni Sorrento", sicuramente anch'essi ricorderanno... (gp)

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Post di Antonio Colacino

Molto bello! Naturalmente da napoletano "stagionato" l'ho capito bene!
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Post di Alberto Romeo

Anche un siciliano come me ha capito ed apprezzato il vernacolo e non solo perchè lì c'è stato ma perchè ha conosciuto tutte le persone citate nella poesia.
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Post di Guido Picchetti

E' proprio una bella "rimpatriata"... Grazie a Ninì...
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Post di Paolo Ardizio

Mamma mia, Guido che spettacolo!!! La mia ammirazione per gente del vostro calibro, cosa pagherei per poter fare una immersione con voi... Stare in barca con voi... Che bello... Cerco di pensare ai momenti in barca prima e dopo un immersione... Siete come una squadra di calcio... La più titolata al mondo!!! Napoli anche nella subacquea ha dato i natali ai migliori artisti... E pensare che Antonio filma ancora... ah ah ah
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Post di Guido Picchetti

Ci fa certamente piacere quel che dici, Paolo, ma mi sembra che tu esageri un pò nel tuo entusiasmo, che pure, com'è naturale, apprezziamo... Non credere che noi "veci" fossimo tutti delle mammole "rose e fiori...". Forse, invecchiando, ora siamo un pò migliorati (come fa di solito il vino buono... che però talvolta finisce anche in aceto...). E sapessi quante ce ne siamo dette e fatte ai nostri tempi... " 'na bella manica 'e fetienti" direbbe Ninì: invidiosi l'uno dell'altro, cercando di superarci a vicende nelle cose che più ci piacevano e in cui però credevamo... Ma c'est la vie, e alla fine si matura, forse un po' troppo velocemente rispetto a quanto vorremo, e viene il momento d tirare le somme... L'importante è poter guardare indietro senza troppi rammarichi, con un bel po' di "nustalgia" alla Cafiero, sperando di aver fatto qualcosa di buono, ringraziando il cielo che era anche bello farlo... Che vuoi di più dalla vita ?
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Post di Paolo Ardizio

Ma si, la competizione è la linfa del fare secondo me !!!... Anche noi oggi cerchiamo di impegnarci e divulgare con le nostre immagini l'amore per il mare... Guido Villani oggi è il maestro di noi entro i 40 eppure c'è tanta goliardica competizione e sfottò... Ma andare su una barca di notte con gli amici di sempre con macchine fotografiche e flash... credo sia la cosa che solo noi uomini di mare possiamo capire... A volte con un freddo incredibile scendiamo sulle banchine dove ci sono le persone a passeggiare che ci guardano come a dire ... "ma da dove vengono sti cretini..." . Ah ah ah, esperienze uniche che nessuno può capire... Solo tu ed i tuoi svitati amici... E poi la mattina dopo tutti a lavoro come gente normale... Si, si, sono sicuro che siamo svitati... Ah ah ah, che bello però interagire con voi grandi maestri... Mi emoziona...
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Post di Alfonso Nigro
Bella poesia, anche a me ricorda le bellissime immersioni di circa trentacinque anni fa nel mare di Sorrento e molte delle quali insieme a Gaetano Cafiero per tutti Ninì.
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A Maurizio Spennato, Alfonso Nigro, Lidia Giannotti, Ilva Alvani, Antonio Arcucci, Alberto Romeo, Gente Di Mare Divingsailing, Enzo Canneva e Antonio Colacino piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB dell' 8/09/12

La regione siciliana ferma le attività petrolifere nel Canale di Sicilia... Che balle !!!
di Guido Picchetti (a margine di un articolo postato su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/351439071610131


Questa l'ultima frase dell'articolo di Elena Di Dio, pubblicato oggi su Blog Sicilia: "Il 23 agosto scorso, la giunta regione presieduta dal governatore dimissionario Raffaele Lombardo ha accolto integralmente le richieste dell’assessore alle risorse agricole sospendendo di fatto tutte le autorizzazioni alle perforazioni nel Canale di Sicilia". Mi piacerebbe tanto sapere cosa significa quel "di fatto"... Che possiamo stare tranquilli che sono davvero sospese tutte le autorizzazioni delle perforazioni nel Canale di Sicilia ? E, se la Vega delle'Edison e dell'Eni continuerà ad trivellare come da anni sta facendo a una ventina di chilometri dal litorale ragusano, accingendosi ad affiancarle anche un'altra nuova piattaforma denominata "Vega 2", che farà il Governo Regionale Siciliano? Invierà i suoi "marines" a fermarne l'attività ? O dichiarerà guerra al Governo Nazionale che ha dato e da il via libera a simili iniziative ? Che balle... E poi, se quel "di fatto" fosse davvero reale, a che prò allora organizzare degli incontri al bar domani a Scoglitti per sensibilizzare i cittadini ad un problema che sarebbe "di fatto" già superato, viste le ultime decisioni del governatore Lombardo, "dimissionario" per giunta ? Grazie comunque a Movimento Ambientalista Bat per avermi segnalato l'articolo... A seguire l'articolo in questione.

Domani iniziativa a Scoglitti. Perforazioni petrolifere La Regione blocca le autorizzazioni
di Elena Di Dio
http://ragusa.blogsicilia.it/perforazioni-petrolifere-la-regione-blocca-le-autorizzazioni/100041/
    8 settembre 2012 - Sessantadue autorizzazioni di ricerca nel canale di Sicilia. In un silenzio generale che preoccupa soprattutto i cittadini che delle zone del siracusano e del ragusano sono parte attiva e mente critica. La nuova campagna lanciata dal GreenPeace “U mari non si spurtusa”, domani vivrà un’altra manifestazione pubblica. A Scoglitti in provincia di Ragusa, organizzata dal consorzio di ripopolamento ittico “Golfo di Siracusa” si terrà, presso la struttura La Capannina-Gabbiano, a partire dalle 9.30 del mattino una mattina di incontri per sensibilizzare i cittadini sul tema del rischio ambientale delle perforazioni petrolifere anche e solo ai fini della ricerca. Nella stessa mattinata è prevista la traversata verso la piattaforma di estrazione petrolifera “La Perla”. La manifestazione è organizzata in collaborazione con la Regione siciliana.
    Un patrocinio tutt’altro che formale visto che il governo regionale si è intestato la battaglia contro il proliferare di autorizzazioni per ricerche petrolifere nei mari siciliani. Era stato l’assessore alle risorse agricole, lo scorso 27 luglio a trasmettere alla presidenza della Regione siciliana una nota in cui denunciava il proliferare di “numerose attività preliminari alle trivellazioni da piattaforme petrolifere i cui permessi sono rilasciati dal Ministero degli Affari produttivi e dall’ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e la geotermia”.
    L’assessore Aiello nella relazione sottolinea come “la possibile installazione di numerose piattaforme petrolifere off shore con il conseguente impatti paesaggistico sull’orizzonte marino e le potenziali negative in termini di sostenibilità ambientale contribuirebbe a porre a serio rischio l’equilibrio della biodiversità marina”. Quindi Aiello richiama la convenzione di Barcellona che ha dato luogo al protocollo per la tutela del Mare Mediterraneo ed esprime un giudizio netto sulla “strategia nazionale nel settore energetico-Ambientale” che “mal si conforma alle esigenze” di tutela del patrimonio marino.
    Una premessa che serve ad Aiello a chiedere alla presidenza della Regione l’approvazione di un ordine del giorno che preveda il “blocco temporaneo ed immediato di tutte le autorizzazioni per progetti di ricerca e perforazione off shore, comprese quelle la cui istruttoria risulta in itinere”; “l’istituzione nel canale di Sicilia di una zona di protezione ecologica” sul modello di quella istituita nel Mar ligure; “la definizione di siti di interesse comunitario per tutelare le aree marine di rilevante pregio ambientale” e la “regolamentazione più puntuale della materia di autorizzazioni e concessioni delle trivellazioni, compresi i sondaggi“.
    Il 23 agosto scorso, la giunta regione presieduta dal governatore dimissionario Raffaele Lombardo ha accolto integralmente le richieste dell’assessore alle risorse agricole sospendendo di fatto tutte le autorizzazioni alle perforazioni nel canale di Sicilia.

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Stesso articolo anche su "Pantelleria Internet Com - News 10267" dell' 8/09/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9423

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A Giusi Orefice, Ilva Alvani, Salvatore Addolorato, Mauro Brusà, Alfonso Nigro e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.
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Informazione di "regime", o quasi...
di Guido Picchetti (a margine di una post ad un articolo postato su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/315787648519400


E questa è l'informazione di "regime", o il frutto di essa... E non sia mai detto che il sottoscritto non la registri, la segnali e la riporti nei suoi "Echi di Stampa". Forse l'autrice di quest'articolo è anche "in buona fede", non lo escludo affatto... Ma se l'informazione, qualunque essa sia, prima di scrivere e discettare di un dato argomento si "informasse" di più sugli argomenti affrontati (e oggi non mancano certo i mezzi per farlo, anche se si vive sull'isola di Peter Pan, l'isola che non c'è, anzichè spaziare dal gossip allo specialistico), forse sarebbe meglio... Un'unica notizia del pezzo firmato da Federica Sgorbissi su "OS" (acronimo che sta addirittura per "Oggi Scienza", sic!), voglio qui segnalare. Quale notizia ? Quella di apertura che afferma quanto segue: "Mercoledi 6 giugno la procura di Modena ha deciso di aprire un’indagine per verificare se nelle zone interessate dal recente terremoto siano state eseguite delle trivellazioni non autorizzate. A quanto riportato sugli ogani di informazione la decisione della procura segue la presentazione di alcuni esposti da parte di cittadini che segnalano attività di trivellazione abusiva. Non sappiamo se e quali evidenze abbiamo portato gli autori degli esposti, ma dobbiamo dedurre che se la procura ha deciso di andare avanti, devono essere sufficientemente “sostanziose”. Personalmente spero che sia una notizia vera, proprio come le tante che, nel seguito del pezzo (intitolato "Terremoto e trivelle, molta confusione"), l'autrice con molta sicumera definisce "bufale". Mi resta un dubbio: ma Federica Sgorbissi è confusa oppure no ?

Terremoto e trivelle, molta confusione
di Federica Sgorbissa
http://oggiscienza.wordpress.com/2012/06/08/terremoto-e-trivelle-molta-confusione/

    8 giugno 2012 – Mercoledi 6 giugno la procura di Modena ha deciso di aprire un’indagine per verificare se nelle zone interessate dal recente terremoto siano state eseguite delle trivellazioni non autorizzate. A quanto riportato sugli organi di informazione la decisione della procura segue la presentazione di alcuni esposti da parte di cittadini che segnalano attività di trivellazione abusiva. Non sappiamo se e quali evidenze abbiamo portato gli autori degli esposti ma dobbiamo dedurre che se la procura ha deciso di andare avanti devono essere sufficientemente “sostanziose”. Sacrosanto che si voglia far luce se siano state eseguite trivellazioni abusive, ma chiedersi perché questo avvenga ora è doveroso. Visto il dibattito in atto, il collegamento fra quest’indagine e il terremoto è evidente: secondo una voce insistente le trivellazioni potrebbero provocare scosse sismiche e dunque c’è chi crede che il terremoto in Emilia sia stato indotto dall’attività mineraria umana.
    Sia chiaro: la confusione regna sovrana. Innanzitutto, a quel che ho visto è letto in giro – internet, televisione, radio, carta stampata – si continuano a confondere pratiche molto diverse: fracking (o fratturazione idarulica), trivellazioni di tipo tradizionale e stoccaggio dei gas in siti sotterranei.  Per chiarezza: Il fracking è la pratica di iniettare acqua nelle profondità per fratturare le rocce al fine di estrarre (per esempio) il gas racchiuso nelle porosità. Questa è una pratica non consentita in molti paesi al mondo, che suscita le proteste degli ambientalisti. Nelle trivellazioni tradizionali, per estrarre greggio o gas si fa un buco profondo con una trivella, il gas o il petrolio (in pressione nel sottosuolo) salgono e vengono raccolti. Lo stoccaggio del gas è un metodo per immagazzinare il gas estratto iniettandolo in una falda senza togliere l’acqua: il liquido acquisterà pressione che servirà a spinger fuori il gas quando servirà estrarlo.
    Delle tre metodologie, l’unica per cui esista una letteratura scientifica sul collegamento con attività sismica indotta è la prima, il fracking, per le altre due i dati sono insufficienti a concludere alcunché. La fratturazione idraulica può talvolta provocare scosse di lieve entità, con origine superficiale. Infatti come ci spiega Aldo Vesnaver, esperto di trivellazioni petrolifere per OGS, il fracking “è da sconsigliare se viene fatto vicino a falde acquifere superficiali, mentre non è un problema se fatto a profondità significative (1-2 km, o più)”. In ogni caso il fracking praticato dall’uomo attualmente avviene a profondità ben inferiori a quelle degli ipocentri di un terremoto (diversi chilometri solitamente, certamente sopra i 5) e comunque ben lontani dalle profondità di origine del sisma emiliano (intorno ai 10 km). E se non bastasse, come ci testimoniano amici sismologi (che in questo momento chiedono di restare anonimi, perché visto il caos mediatico gli istituti di appartenenza chiedono loro il “silenzio stampa”) non vi è notizia in letteratura di terremoti di magnitudo 6 indotti dall’attività umana. La sequenza dei terremoti padani recenti poi, sempre a detta degli stessi, mostra chiaramente che si tratta di un terremoto di origine tettonica, anche vista l’estensione sia spaziale, un fronte di oltre 80 km, che temporale.
    E per sciogliere ogni dubbio, il fracking non può avere provocato la sequenza di scosse emiliane, perché in Pianura Padana non si è mai fatta fratturazione idraulica (aggiornamento! l’abbiamo trovato: un sito in cui si è fatta un’ispezione per il fracking in Italia c’è, il bacino di Ribolla sul fiume Bruna, indagheremo). Giorgio Zampetti, geologo di Legambiente ce lo conferma: “dai dati in nostro possesso l’unico paese in cui si è praticato fracking in tutta Europa è la Polonia, in Italia questa attività è del tutto assente”. “Ne siamo sicuri,” aggiunge, “questo terremoto è di origine tettonica”. Il ministero dell’ambiente confermerebbe l’assenza di fracking nel nostro territorio, almeno stando a quanto letto sui giornali: non sono mai stati concessi permessi per questa pratica in Italia. A dire il vero ho provato per diversi giorni a farmi rilasciare una dichiarazione diretta dal Ministero, ma non mi hanno ancora dato una risposta. Se dovesse arrivare aggiornerò. (E anche da ENI sto aspettando una dichiarazione).
    Se il Ministero non ha dato i permessi, eventuali attività di fracking sarebbero dunque abusive, e qui si inserisce l’indagine di Modena. Eppure immaginare che vengano fatte di nascosto appare un po’ surreale. Qualsiasi tipo di operazione che prevede trivellazioni e sondaggi di vario tipo è enormemente costosa e immediatamente riconoscibile anche al più inesperto. Non si può certo montare la sonda la sera, per fare il lavoro di notte e scappare appena sorge il sole. Sono interventi che durano settimane, mesi, con un via vai di mezzi pesanti e che implicano la costruzione di un cantiere e solo per quello servono permessi e concessioni (anche parlando solo della concessione di utilizzo da parte del proprietario del terreno). Come se non bastasse, le operazioni di perforazione nei paesi civilizzati devono sottostare a una serie di regolamentazioni specifiche tanto che per la minima infrazione interviene la polizia mineraria. Insomma pare estremamente improbabile che nel 2012 in Italia, una qualsiasi compagnia si permetta di trivellare senza permesso, col rischio di conseguenze molto pesanti se scoperti. Certo possiamo sollevare sospetti su tutto, ma poi si sfocia nel complottismo, e questo giornale tende ad evitare questo tipo di derive.

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Post di Movimento Ambientalista Bat

La confusione risiede nelle menti di coloro che non approfondiscono la correlazione tra trivellazioni e sisma...

http://oggiscienza.wordpress.com/2012/06/08/terremoto-e-trivelle-molta-confusione/#comment-11941 
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A Antonio Colacino, Mauro Brusà, Alfonso Nigro, Giusi Orefice, Ona Asti, Biagio Catena Cardillo e al sottoscritto piace questo elemento.

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Due articoli, un solo monito. Vogliamo questo per il Mediterraneo ?
di Maria Rita D'Orsogna e Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4164756671555&l=496b97d649


    Due articoli di Maria Rita D'Orsogna che meritano entrambi un'attenta lettura, per quanto diversi essi siano. Il primo, sempre in tema di energie solar (vedi il precedente "La solarizzazione del Marocco"), ci racconta quanto sta succedendo nello stato del Massachussetts (USA) con un aumento dell'11% dell'occupazione, grazie appunto alle rinnovabili. E ciò nonostante la crisi globale, in virtù soprattutto di una serie di intelligenti misure che hanno favorito lo svoluppo del settore verde con un programma aggressivo di incentivi e facilitazioni attentamente dosate, le quali hanno fatto diminuire i costi di installazione del solare fotovoltaico, e al tempo stesso portato a disporre di istituzioni di ricerca di primo livello in qusto campo, di quasi 5.000 ditte impegnate nelle rinnovabili, e di oltre 71.000 occupati nel settore, con un aumento dell' 11.2% rispetto all'anno prima: un record che supera persino la crescita del settore in Cina.
    Il secondo articolo di Maria Rita ci racconta invece cosa è appena accaduto sulle coste della Louisiana a causa dell'uragano Isaac che ha agitato nei giorni scorsi le acque del golfo del Messico. Il titolo dell'articolo è "Oil spills are forever - 2", vale a dire "Le fuoriuscite di petrolio sono per sempre...", ed è ben spiegato dal testo e da una serie di immagini a corredo, riprese nella zona proprio in questi giorni. 13 miglia di litorale della Louisiana, costituito da un seguito ininterrotto di spiagge, un tempo bianche e incontaminate e in gran parte ambienti naturali protetti, oggi imbrattate di petrolio, catrame e altri residui bituminosi, sono state chiuse (lungo costa e fino a un miglio e mezzo da riva) dalle autorità statali ad ogni attività ricreativa, e anche alla pesca, per motivi sanitari. Tutte conseguenze dello scoppio di due anni fa della "Deep Horizon" (situata ben 80 km al largo dalla costa), e del suo petrolio riversatosi in mare, e poi, trasportato alle correnti, sparsosi sui fondali del Golfo anche in prossimità delle coste. Si parla di circa 1 milione di barili in sedimenti di varia natura, in parte già tornati a riva, che andrebbero comunque rimossi dai fondali, in quanto dannosi alla pesca, agli esseri umani e alla vita del mare, e che potrebbero ancora contenere sostanze tossiche... E' proprio questo che vogliamo per il futuro del nostro Mare e del Mediterraneo ?
    PS. - E, come risposta alla mia domanda conclusiva, posso affermare con piena convinzione, che quanto hanno affermato ‍ieri, in occasione dell'inaugurazione della Fiera del Levante a Bari, da Vendola, Emiliano, e Longo,a proposito delle trivellazioni in prossimità delle Tremiti (cfr. miei precedenti post qui su Fb), per quanto localmente apprezzabile, non ha alcun peso, com'è confermato anche dall'eco avuta sulla stampa odierna. E' come il "frinire" di qualche cìcala estiva in prossimità dell'estate: "rielezioni" in vista ?... (gp)

Massachussetts: +11% occupazione in un anno grazie alle rinnovabili
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/massachussetts-11-occupazione-in-un.html

“This report is proof that Massachusetts’ innovation economy is succeeding" (Alicia Barton McDevitt, direttrice del MassCEC)
    FRIDAY, SEPTEMBER 7, 2012. - In questi giorni si discute del "piano energetico nazionale" di Passera/Monti con Clini che, muto, fa la pia ancella. Lorsignori decidono che per ridurre le importazioni estere di energia occorre raddoppiare la produzione nazionale di petrolio e gas e che dobbiamo diventare "l'hub" fisico del gas con un rigassificatore di qua ed uno di là, sparsi lungo la penisola. Questo neanche tanto per il gas degli italiani, ma per facilitare il trasporto del gas dal Nord Africa al Nord Europa ed essere pagati per il transito. Sarebbe troppo facile fare paragoni non proprio eleganti, per cui meglio se mi autocensuro. L'idea è che creare questi gasdotti su terra con rigassificatori è più economico che mettere tubi in mare, per cui andiamo con l'Italia "autostrada" del gas per beneficio altrui. L'aumento di estrazione di petrolio e gas servirà per garantire il 16% del fabbisogno nazionale prodotto da fonti domestiche e per creare 25mila posti di lavoro. Il 16%. Questo significa che il rimanente 84% dovremmo continuare ad importarlo e siccome è energia sporca, che porterà sicuramente, a lungo termine, aumento di malattie, territori distrutti e crollo del turismo costiero.
    I rigassificatori infatti li devi mettere in mare, come pure le piattaforme e non sia mai che siano incidenti!
Coincidenza vuole che proprio in questi giorni vengono fuori dati ufficiali dello stato del Massachusetts - lo stato di Boston - uno stato neanche tanto assolato, dove si evidenzia che l'economia collegata alle sole rinnovabili è aumentata nel giro di un anno a tassi vertiginosi grazie a politiche intelligenti.A Luglio 2012 gli occupati in totale nel settore verde era di oltre 71,000 persone che lavorano in quasi 5,000 ditte collegate alle rinnovabili - un aumento del 11.2% rispetto all'anno prima. E' un record che supera pure la crescita del settore in Cina. Ci si aspetta una forte crescita anche nel 2013 - in termini di occupazione e di potenza installata - e sono tutti entusiasti.
    L'industria del solare è diversificata nel Massachusetts, con imprese di costruzione, manifattura e ricerca e sviluppo. Il successo è dovuto, secondo il rapporto linkato in alto, a una forza lavoro di talento, a istituzioni di ricerca di primo livello e alla visione futuristica del governatore Deval Patrick. Il Massachussetts ha 6 milioni e mezzo di abitanti circa, e per ora le rinnovabili rappresentano quasi il 2% della forza lavoro in tutto lo stato. L'obiettivo è di arrivare a 400 MW di solare entro il 2020.
    Tutto è partito nel 2001, ma nel 2007 il governatore decise di andare avanti con un programma aggressivo di incentivi e facilitazioni. Il loro effetto è stato di dimunuire i costi di installazione del solare fotovoltaico. E' tutto racchiuso nel Green Communities Act del 2007. Questo "Act" fra l'altro calcola gli incentivi sulla base del valore della tua casa, sul tuo stipendio, se i pannelli che compri sono made in Massachusetts o made in China, e può arrivare ad un massimo di $ 20,000 di incentivi.
    E' stato un gran successo. Il governatore Deval Patrick dice: "I have said from the beginning of this Administration that, if we get clean energy right, the world will be our customer. This past year’s 11.2 percent increase in clean energy jobs means that we are getting it right and the world knows it." (L'ho detto dall'inizio di questa amministrazione che se facciamo le cose per bene con l'energia pulita, il mondo sarà il nostro cliente. Il fatto che in un anno l'occupazione nell'energia verde è aumentata dell'11.2% significa che stiamo facendo per bene e che il resto del mondo lo sa.)
Investing in our nation-leading clean energy agenda is the right thing to do for our environment, our energy independence, our public health and our economic vitality. We owe it to our future to keep this momentum going strong." (Investire in un piano di energia pulita come leader di questa nazione è la cosa giusta da fare per il nostro ambiente, la nostra indipendenza energetica, la nostra salute pubblica e la nostra vitalità economica. Lo dobbiamo al nostro futuro, di mantenere forte questo impulso.)
    Amen, caro Governatore Patrick. Amen. Notare che il governatore non parla di trivellare, ma di visione, futuro, investimenti. Parole sempre più rare dal vocabolario italiano. Clini e Passera, imparate a guardare oltre le fandonie che vi propinano Assomineraria e Federpetroli e ENI e tutta la cricca trivellante. Imparate a farci sognare per il futuro e a trasformare questi sogni in realtà e non a star qui a cercare melma puzzolente sottoterra.

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Oil spills are forever - 2
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/oil-spills-are-forever-2.html

         

    FRIDAY, SEPTEMBER 7, 2012. - Dei postumi dell'incidente alla Exxon-Valdez del 1989 - più di venti anni dopo - abbiamo già parlato e tutto lascia presagire che per il golfo del Messico sarà la stessa cosa. In questi giorni a causa dell'uragano Isaac che agita il golfo del Messico ricompare ciòche non doveva esserci: petrolio, catrame e altri residui dello scoppio di due anni fa. Si parla di circa 1 milione di barili in sedimenti di varia natura che potrebbero o sono già tornati a riva. Sono stati già ritrovati pellicani ed altri animali intrisi di petrolio, anche se non si sa da dove viene.
Intanto le prime analisi confermano che il petrolio arrivato sulle spiaggie di Elmer Island e di Grand Isle in questi giorni è l'esatto identico petrolio riportato a galla dopo lo scoppio della BP. La BP stessa l'ha ammesso e dicono che si adopereranno per ripulire tutto.
    Una delle spiagge della zona in Louisiana èstata chiusa per un tratto di 13 miglia e anche la pesca è stata vietata. Lungo una spiaggia dell'Alabama invece hanno trovato circa 45 chilogrammi di palline di catrame sparse lungo la costa che sono ancora in fase di testaggio, ma che si presuppone siano anche loro residui dello scoppio.
Il petrolio a riva, dopo lo scoppio si è mescolato alla sabbia ed è affondato nel mare, ma a causa dovuti all'uragano, questi miscugli di catrame, sabbia e petrolio tornano a galla e possono essere dannosi alla pesca, agli umani e alla vita del mare. Possono ancora contenere sostanze tossiche.
    Non è la prima volta che palline di catrame tornano in spiaggia dopo pioggie ed uragani, questa volta semplicemente i movimenti atmosferici e del mare sono stati più forti e più roba è tornata a galla. Joel Hayworth, ricercatore presso la Hayworth Universiry dice che:
"We're in year three and this seems to be the new normal for the Gulf Coast. For some unforeseeable time, this is going to be the new normal for the beach." (Siamo all'anno tre e questo pare che sia il nuovo "normale" per il golfo del Messico. Per un periodo di tempo indeterminato, questo sarà normale per la spiaggia). La BP non ha avuto niente da dire, se non che adesso sanno dove devono andare a pulire meglio il mare!

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Tre voci pugliesi a Monti per le Tremiti. Ci sarà risposta ? ..
di Guido Picchetti (dalla Bacheca di FB del 7/09/12)
http://www.facebook.com/guido.picchetti

"Sud: Vendola a Monti, 'Puglia non è terra da colonizzare o svendere"
 http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/109724995845678
07-09-12. - Impediremo sfregio delle trivelle alle Tremiti' (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 07 set - "Esprimiamo il nostro dissenso radicale contro l'autorizzazione delle prospezioni geofisiche nei fondali adriatici e siamo pronti a tutto per impedire che le Isole Tremiti e la nostra costa possano conoscere lo sfregio delle trivelle". Cosi' il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, rivolgendosi al presidente del Consiglio, Mario Monti, durante l'inaugurazione della Fiera del Levante a Bari. "Noi qui - ha proseguito Vendola - siamo i primi produttori nazionali di energia da fonti alternative, con 2.186 megawatt di fotovoltaico, 1.393 megawatt di eolico, 228 megawatt di bioenergie: e dunque noi non siamo quelli della 'sindrome di Nimby', ma non intendiamo certo essere una terra da colonizzare o da svendere".
Leggi http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/nRC_07092012_1308_228136793.html
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Post di Guido Picchetti

Staremo a vedere... l'effetto che fa... !!!
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Post di Antonello Nazareno ?
... ma c'è sempre il mostro ILVA ...
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Sud: Longo (Udc), governo Monti non autorizzi trivellazioni in Adriatico
http://www.facebook.com/movimento.ambientalistabat/posts/278494895600050
(ASCA) - Bari, 7 set - ''Il premier Monti oggi ha toccato con mano quanto i pugliesi tengano al loro mare ed è per questo che confidiamo anche nel buon senso dei ministri Clini e Passera: non si può pensare davvero di autorizzare le prospezioni ancora più vicino alla costa. Già dopo le 12 miglia rappresenta un fatto negativo, figuriamoci se le trivellazioni dovessero avvenire ancora piu' vicine alle spiagge'', è il commento Peppino Longo, consigliere regionale Udc della Puglia, alle parole del presidente del Consiglio Mario Monti pronunciate oggi alla Fiera del Levante..
''Autorizzare le trivellazioni più vicine alla costa - prosegue Longo - significherebbe ''regalare'' i mari ai cacciatori di ''oro nero'': la Puglia dice di ''no'' alle ricerche di petrolio in mare e respinge ancora con più forza la possibilità di farlo più vicine alla costa. Abbiamo una risorsa infinita che è il mare - afferma il consigliere regionale Udc - e dobbiamo cercare di tutelarlo e salvaguardarlo: le trivellazioni nella zona delle Tremiti o in altre al largo della Puglia, sarebbero un brutto colpo per la nostra economia turistica''.
Leggi http://www.asca.it/...__governo_Monti_non_autorizzi_trivellazioni_in_Adriatico-1194009-.html

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Post di Guido Picchetti

Idem come sopra. Prima Vendola, poi Longo... Staremo a vedere... l'effetto che fa (2)... !!! ... Su Mario Monti naturalmente e, per suo tramite, sui ministri Passera e Clini...
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Monti a Bari per la Fiera. «E forse torno anche domani». Vendola: non ci svendiamo
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/516917068325134
07-09-12. - E' a Bari il presidente del Consiglio, Mario Monti per l'inaugurazione anticipata di un giorno alla Fiera del Levante. Sede inusuale quest'anno il teatro Petruzzelli che è praticamente blindato. E' dal 2008 che un presidente del Consiglio italiano non inaugura la Fiera del Levante. La manifestazione è iniziata puntualissima alle 10,20 con i saluti del sindaco di Bari, Michele Emiliano.
Ore 10:25 - Emiliano combatte contro le trivelle
Il sindaco Di Bari Michele Emiliano apre subito le «ostilità». Dopo i saluti di rito al premier Monti presente al Petruzzelli plaude alla resistenza di chi si oppone alle trivelle nel bel mare di Puglia. Poi l'affondo contro la cancellazione del tribunale di Lucera e il ricordo delle tanti morti per l'inquinamento determinato dall'Ilva. «Coraggiosi quei magistrati di Taranto che stanno applicando la legge» anche in assenza di interventi politici. (segue...)
Leggi http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=548949&IDCategoria=1
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Post di Guido Picchetti

Idem ancora come sopra. Prima Vendola, poi Longo, poi Emiliano... Staremo a vedere... l'effetto che fa (3)... !!! Anche il Sindaco di Bari, dopo il presidente della Regione Nicky Vendola e il consigliere regionale dell'UDC Peppino Longo...
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Difatti staremo a vedere se alle "parole" di questi improvvisati "paladini dell'Ambiente" SEGUIRANNO I FATTI !
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Copia del post scriptum  del sottoscritto dei due articoli di M.R. D'Orsogna
E, come risposta alla mia domanda conclusiva di quel PS (e ai vari "idem sull'effetto che fa")  posso affermare stamane con piena convinzione che quanto hanno affermato ‍ieri, in occasione dell'inaugurazione della Fiera del Levante a Bari, da Vendola, Emiliano, e Longo, a proposito delle trivellazioni in prossimità delle Tremiti (cfr. miei precedenti post qui su Fb), per quanto localmente apprezzabile, non ha alcun peso, e a confermarlo anche dall'eco avuta sulla stampa odierna. E' come il "frinire" di qualche cìcala estiva in prossimità dell'estate: "rielezioni" in vista ?... (gp)
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Dalla mia Bacheca su FB del 7/09/12

Testimonianze di questi giorni.Trivellazioni petrolifere e art. 9 della Costituzione
di Guido Picchetti
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9407


     News 10251, Pantelleria 05/09/2012. - Leggetevi questo articolo di Maria Rita D'Orsogna appena uscito sul suo blog (in calce l’url). Ci riguarda tutti direttamente, da est ad ovest e da nord a sud, isole di Lampedusa e Pantelleria comprese... S'intitola "Storie petrolifere quotidiane". E' un articolo interessante che termina così: "E questo è solo l'inizio. Grazie Passera, grazie Clini".
    A cosa si riferisca Maria Rita è facile intuirlo. Ma a comprovare le sue parole ci sono poi anche le immagini e le testimonianze citate a corredo. Testimonianze di questi giorni, che si riferiscono al mare che già ci ritroviamo oggi, con problemi di inquinamento che, per quanto gravi ed evidenti, possiamo considerare minimi rispetto a quelli che arriveranno domani, se, come ormai pare certo, andranno in porto, anzi per meglio dire andranno in "pozzi" i progetti di "riscatto energetico" pensati dal nostro governo tecnico.
    Sono progetti che, secondo quanto riferisce l'avv. Giorgio Rebecchi, romagnolo, sono palesemente contrari all'art. 9 della nostra Costituzione, che dice testualmente: "LA REPUBBLICA PROMUOVE LO SVILUPPO DELLA CULTURA E LA RICERCA SCIENTIFICA E TECNICA. TUTELA IL PAESAGGIO E IL PATRIMONIO STORICO E ARTISTICO DELLA NAZIONE"...
    Ma, quanto a "tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione", con concessioni rilasciate sotto città d'arte come Siena (tanto per citarne ad esempio una per tante), e aprendo le trivellazioni off-shore in acque territoriali prossime a zone costiere rinomate per le loro bellezze naturali e di grande interesse turistico, persino in aree marine da sempre considerate e riconosciute dal diritto marittimo internazionale "acque interne" dell'Italia (come il Golfo di Taranto...), non c'è ne abbastanza per un bel ricorso alla Corte Costituzionale contro queste decisioni governative nel settore estrattivo di prodotti energetici dai territori italiani, terrestri o marini che siano ???
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/storie-petrolifere-quotidiane.html
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Petrolio: Belisario, Passera sfrutta Basilicata per interessi lobbies
comunicato stampa
http://www.asca.it/news-Petrolio__Belisario__Passera_sfrutta_Basilicata_per_interessi_lobbies-1193404-POL.html


(ASCA) - Roma, 6 set. - ''Il ministro Passera persevera: si serve del potere che occupa per fare gli interessi dei poteri forti. Oggi tocca alle lobbies del petrolio, a cui il ministro del Sotto-Sviluppo economico sta concedendo il lasciapassare per deturpare la Basilicata''. Così il capogruppo IdV al Senato, Felice Belisario.
''Il piano strategico dell'energia firmato da Passera è sconcertante - aggiunge -. Non solo il ministro vuole incentivare le estrazioni petrolifere in un territorio già' sfruttato all'inverosimile, in nome di una fonte energetica che tutti i Paesi moderni stanno abbandonando a favore dello sviluppo delle energie rinnovabili. Ma va oltre e ignora la volontà dei cittadini e della Regione che ha votato una moratoria che blocca le trivellazioni in Basilicata. Passera ha fatto male i conti. I lucani - conclude Belisario - non gli lasceranno distruggere un territorio già spremuto all'inverosimile e che va rilanciato. Invito il presidente De Filippo e tutta la giunta regionale a non abbassare la guardia: la Basilicata non è in vendita''.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Parole sincere, scaturite da reali convincimenti, o gettate al vento in vista di prossime scadenze elettorali ? Questo è il dilemma...

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La crisi non ferma le trivelle: ok alle ricerche sismiche a Creta
da "E-Gazette.it"
http://www.e-gazette.it/0/...&art=7-1814110-0-613079071069618&seg=&P04=1&P05=3&P06=6


Atene, 3 settembre – La Grecia sembra seguire l’Italia in materia di ricerche di idrocarburi. Quattro compagnie specializzate in ricerche sismiche nel campo degli idrocarburi - tre norvegesi e una statunitense - sono state selezionate dal governo di Atene nella gara d'appalto per condurre esplorazioni nel mare a ovest della Grecia e a sud dell'isola di Creta. Le quattro compagnie - selezionate da un gruppo di otto contendenti - sono le norvegesi TGS, PGS e Spectrum, e la texana ION, e i loro nomi saranno annunciati ufficialmente a giorni. Di recente altre undici aziende, fra greche e straniere, hanno preso parte alla gara d'appalto internazionale per la concessione dei diritti di ricerca e di sfruttamento degli idrocarburi in tre zone della Grecia occidentale, nel Golfo di Patrasso, nella regione di Ioannina e in quella di Katakolo, al largo della costa occidentale del Peloponneso. Le potenzialità dei giacimenti petroliferi al largo delle coste della Grecia sono stimati in circa 300 milioni di barili di greggio. Si ritiene che nel giacimento nel Golfo di Patrasso possano trovarsi 200 milioni di barili di greggio, tra i 50 e gli 80 milioni presso Ioannina e circa tre milioni al largo di Katakolo.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Quando diciamo che tutto il Mediterraneo è sotto attacco, non sbagliamo affatto. Nell'articolo di "Energia Gazette It" si parla delle attività petrolifere che la Grecia sta avviando intorno all'isola di Creta. Ma anche intorno a Cipro non si scherza affatto. Anzi lì, tra Turchia e governi ciprioti (sull'isola ce ne sono due), siamo già alla crisi diplomatica, e spirano addirittura venti di guerra, che smetteranno di soffiare non appena si troverà l'accordo tra i tre commensali, decidendo dove ognuno potrà operare d'amore e d'accordo con gli altri... Mentre a piangere per i rischi connessi a quanto sta avvenendo sarà il Mediterraneo... Inutile dire chi sarà invece a guadagnarci...
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Dalla mia Bacheca su FB del 6/09/12

La Commissione Europea apre un procedimento antitrust contro Gazprom
fonte Commissione europea
http://www.pennenergy.com/index/.../finance/2012/october/european-commission.html

     5 set 2012. - La Commissione Europea ha avviato una procedura formale per verificare se Gazprom, il produttore russo fornitore di gas naturale, abbia potuto ostacolare ostacolare la concorrenza in Europa centrale e orientale sui mercati europei del gas, in violazione delle norme antitrust. L'apertura della procedura non pregiudica l'esito delle indagini, ma significa solo che la Commissione considererà il caso come una questione di priorità.
     La Commissione teme che Gazprom possa aver commesso abuso di posizione dominante sul mercato di fornitura di gas nei mercati a monte in Europa centrale e orientale degli Stati membri, in violazione dell'articolo 102 del trattato sul funzionamento dell'Unione Europea.
La Commissione sta indagando su tre presunti pratiche anticoncorrenziali in Europa centrale e orientale. In primo luogo, Gazprom potrebbe avere diviso i mercati del gas, ostacolando il libero flusso di gas in tutti gli Stati membri. In secondo luogo, Gazprom potrebbe aver impedito la diversificazione dell'approvvigionamento di gas. Infine, Gazprom potrebbe aver imposto prezzi non equi ai propri clienti, collegando il prezzo del gas ai prezzi del petrolio.
     Tale comportamento, se accertato, può costituire una restrizione della concorrenza e portare a un aumento dei prezzi e al deterioramento della sicurezza degli approvvigionamenti. In definitiva, un comportamento del genere sarebbe a danno dei consumatori europei.
     Nel mese di settembre 2011, la Commissione ha effettuato controlli presso le sedi delle società del gas in diversi Stati membri (cfr. MEMO/11/641).
     Approfondimenti:
- L'articolo 102 del TFUE vieta l'abuso di posizione dominante che possa pregiudicare il commercio tra Stati membri. L'attuazione di tale disposizione è definita nel regolamento antitrust (Regolamento del Consiglio n 1/2003), che può essere applicata dalla Commissione e dalle autorità nazionali garanti della concorrenza degli Stati membri dell'UE.
- L'articolo 11 (6) del regolamento antitrust prevede che l'avvio di un procedimento da parte della Commissione esoneri le autorità garanti della concorrenza degli Stati membri dalla competenza ad applicare anche essi le regole di concorrenza alle pratiche in questione.
- L'articolo 16 (1) dello stesso regolamento prevede che i giudici nazionali devono evitare decisioni in contrasto con una decisione contemplata dalla Commissione in procedimenti da essa avviati.
- La Commissione ha informato Gazprom e le autorità garanti della concorrenza degli Stati membri che essa ha aperto un procedimento nel caso di specie.
- Non vi è alcun termine di legge per la realizzazione di indagini in un comportamento anticoncorrenziale. La durata di un'indagine antitrust dipende da una serie di fattori, tra cui la complessità del caso, la misura in cui l'impresa interessata collabora con la Commissione e l'esercizio dei diritti della difesa.
- Ulteriori informazioni su questa indagine saranno disponibili in un apposito pubblico registro della Commissione avente il n° 39816.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

La Commissione Europea apre un procedimento antitrust contro la società petrolifera russa "Gazprom. E' forse una prova che la Commissione Europea esista e lavori sul serio ? Ai posteri l'ardua sentenza... Farebbe davvero piacere che fosse così.. Per ora in verità mi sembra un po' poco... Con tutto quello che sta combinando il governo "tecnico"italiano con le sue scelte energetiche che contravvengono palesemente alla stessa Costituzione dell'Italia repubblicana, stato membro fondatore dell'Unione Europea, occorrerebbe in verità ben altro per confermare il suo impegno nei confronti dei cittadini della Comunità Europea...
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Un aereo e un elicottero distaccati a Lampedusa e Pantelleria
da "Guardia Costiera It" (immagine sulla pagina web)
http://www.guardiacostiera.it/servizi/dettaglioarticolo.cfm?idarticolo=113008

Stessa notizia anche su "Pantelvoice Blogspot It" e su "Pantelleria News"
http://pantelvoice.blogspot.it/2012/09/pantelleria-un-velivolo-p166-della.html

http://www.facebook.com/groups/112425678863532/
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'immagine

Ne sentivamo proprio la necessità... Vogliamo proprio fare guerra ai paesi dell'altra sponda, quando, pur nelle loro disgrazie, essi si stanno dimostrando più civili di noi in tante "piccole" e grandi cose che contano ? Sulla trasmissione dei segnali AIS dalle piattaforme petrolifere operanti nel Canale di Sicilia, ad esempio, o anche sulla solarizzazione del Marocco (vedi il post che segue, di Maria Rita D'Orsogna...). E quanto ci costano poi ? Invece di risolvere i problemi delle isole minori per i collegamenti con la "Madre Patria", e non solo quelli... Grazie a FIlippo Foti della condivisione su FB.
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Post di Maria Pia Sorrentino

Non vorrei fare la "saputa", ma credo che per questi controlli delle coste sia l'Europa a pagare......
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Post di Guido Picchetti

Così dovrebbe essere, certamente... ma non credo che sia...
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Post di Umberto Belvisi
Volano questi e non vola più l'elicottero del 118... surreale... grottesco!!!
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La solarizzazione del Marocco, e Lampedusa 2012 in e-bike
di Maria Rita D'Orsogna, Gianluca Cecere e Guido Picchetti (a margine di una foto postata su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/112832485532761


    Solo una fortuita coincidenza ? Credo di no... Nello stesso istante che leggo l'ultimo articolo di Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog, tutto incentrato sulla scelta del Marocco, uno dei nostri dirimpettai dell'altra sponda del Mediterraneo, di arrivare a produrre il 42% del fabbisogno nazionale di energia dal sole entro il 2020 e di diventare "leader" del settore dell'energia rinnovabile, Gianluca Cecere mi posta su FB la foto messaggio di Lampeduzero 2012, con cui mi conferma la prossima visita a Pantelleria con la sua e-bike ad energia pulita.
    Una iniziativa che ormai Gianluca annualmente promuove, partendo dal Nord fino a raggiungere l'estremo sud dell'Italia, proprio per far capire, al colto e all'inclita, cosa si può fare oggi utilizzando al meglio l'energia pulita offertaci dal nostro sole...
    Negli anni scorsi la sua testimonianza era arrivata a Lampedusa, ma quest'anno, con il patrocinio della Città di Bolzano e di altri comuni del nord, raggiungerà anche Pantelleria, e con piacere darò i particolari di questa sua gradita visita alla nostra isola...
    Maria Rita D'Orsogna e Gianluca Cecere, due modi diversi di esprimere l'amore per ì'ambiente naturale del nostro Paese, e di combattere le numerose minacce che su di esso incombono.. Non è solo una coincidenza... Grazie ad entrambi per quel che fate... (gp)

"La solarizzazione del Marocco"
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/la-solarizzazione-del-marocco.html
"Morocco has emerged as an early leader in developing low carbon, sustainable energy on a large scale, and we are proud to support their drive. Lessons learned from these projects will inform efforts going forward in the country, region and around the world". (Hela Cheikhrouhou, direttore del dipartimento per l'energia, l'ambiente ed i cambiamenti climatici della banca per lo sviluppo dell'Africa)
"Developing solar power is an irreversible choice for us" (Mustafa Bakkoury, Moroccan Agency for Solar Energy)
    THURSDAY, SEPTEMBER 6, 2012. - E così, mentre "Federpetroli" se la piglia con Vendola cercando di difendere l'indifendibile, mentre Passera e Clini sotterrano il cervello nella melma petrolifera, mentre le rinnovabili in Italia sono un mostro da esorcizzare secondo Assomineraria, ENI, e le lobby trivellanti, il resto del mondo corre, senza fermarsi, e non si tratta dei soliti noti.
    Il Marocco ha deciso di puntare alla grande sul sole: pianificano di arrivare al 42% del fabbisogno nazionale di energia dal sole entro il 2020 e di diventare "leader" del settore dell'energia rinnovabile. E non lo dicono a casaccio. Hanno i progetti e i soldi - pubblici e stranieri - per farlo.La banca per lo sviluppo dell'Africa - la AfDB African Development Bank - ha già stanziato 800 milioni di dollari per incentivare investimenti privati in Marocco, fra cui un impianto di solare concentrato in località Ouarzazate e un programma di elettricità integrata fra eolico e idroelettrico per portare corrente nelle zone più remote del paese. L'impianto di Ouarzazate sarà il più grande del mondo nel suo genere, e opererà 500 MegaWatt a pieno regime nel 2015. Gli investimenti coinvolgono anche enti tedeschi e francesi, europei e la banca mondiale, tutti interessati ad investire in Marocco.
    Il solare concentrato si basa sull'uso di pannelli parabolici per catturare maggiore quantità di energia, come già in atto in varie località del mondo ma in scala più piccola. Oltre ad Ouarzazate ci saranno altre centrali a Ain Bni Mathar, Foum Al Oued, Boujdour and Sebkhat Tah. La cosa interessante però è il ragionamento che fanno alla base in Marocco: i prezzi sono alti, e per eseguire questi progetti - nuovi e ambiziosi - ci vogliono più soldi che per una centrale convenzionale a fonti fossili, quasi il doppio. Ma si ricorda che questi investimenti saranno utili per fare aumentare competenze e conoscenza, che i costi saranno ridotti sul lungo termine, man mano che le tecnologie diventano diffuse. Ci si aspetta che altri piccoli e medi investitori locali seguano l'esempio. Infatti in Marocco è già tutto un pullulare di piccoli impianti alimentati dal sole in tutto il paese.
    In Marocco già nel 2007 producevano il 10% dell'energia da fonti rinnovabili e hanno deciso di lanciarcisi in maniera cosciente e decisa qualche anno fa. Il "Solar Plan" del Marocco infatti è un progetto ambizioso che risale alla fine del 2009 e dove si punta tutto sul sole. Il ministro dell'energia Amina Benkhadra a suo tempo disse che il governo avrebbe fatto di tutto affinchè il programma avesse successo tramite investimenti interni e capitali stranieri. Dicono che intendono diminuire le loro importazioni di petrolio e di emissioni di anidride carbonica e che vogliono usare in Marocco le migliori e più avanzate tecnologie dal resto del mondo.
    Per celebrare, nel giugno del 2012 il primo volo senza petrolio in Africa è atterrato a Rabat dalla Svizzera, sponsorizzato dall'agenzia marocchina per l'energia solare. L'aereo era guidato dall'avventuriere Bertrand Piccard che dice: "We came here out of admiration for Morocco’s pioneering solar energy program. It was perhaps the most beautiful flight of my life. I have dreamed since I was a child of flying without using fuel".
    Proprio come Passera e Clini, eh! Non male per un paese del terzo mondo, no? Ma che tristezza pensare che in anni recenti io almeno non ho sentito mai l'Italia dire di voler essere leader di niente e poi mettere un piano in programma. Ecco invece, leggere di queste cose - dal Marocco addirittura - porta speranza. Magari non ci riusciranno a fare tutto, ma sono partiti, ci provano, ci credono. Iniziano, senza paura. E noi? Noi no. Noi vogliamo le trivelle e non il sole: mica siamo la Germania, mica siamo il Marocco... A noi ci piace essere petrolizzati e non solarizzati.

Lampeduzero - 2012
di Gianluca Cecere
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=....136513.509937422366087&type=1
... Quasi pronta una nuova avventura: LAMPEDUZERO-2012
LAMPEDUZERO-2012 — con Maria Rita D'Orsogna, Andrea Vergari, Mario Minacapelli, Renzo Penoni, Stefano Cecere, Carmen Ripamonti, Ingrid Dellago, Gerlando Larussa, Giovanni Canalis, Raffaella Fecchio, Kilian de Concini, Guido Picchetti, Bolzano Bozen, Luca Siragusa, Pietro De Rubeis, Giacomo Sferlazzo, Andrea Pavia e Amministrazione Comune Di Nulvi.
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Post di Lampeduzero - 2012

Quasi pronto tutto!
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Post di Guido Picchetti

Auguri Gianluca... e a presto, spero...
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Lampeduzero - 2012
Mio caro Guido Picchetti, ci vedremo di certo! Abbiamo organizzato tutto anche per il passaggio Lampedusa-Pantelleria. a presto... (Gianluca)
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Post di Mario Minacapelli

Grazie Gianluca, scrivimi... ciao.
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A Giacomo Sferlazzo, Lampeduzero - 2011, Marzia Fragapane, 600 Green Power, Giannis Leventakis, Luca Siragusa,  Amministrazione Comune Di Nulvi, Daniela Baglioni, Mario Minacapelli, Ingrid Dellago, Andrea Pavia, Giusi Orefice e al sottoscritto piace questo elemento.

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Post di Pantel Voice

Abbiamo pubblicato la news sulla e-bike sul gruppo PANTELLERIA NEWS.
vedi https://www.facebook.com/groups/112425678863532/
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A Ilva Alvani, Marco Zappalà, Luke Antonioni, Pantelvoice, Alfonso Nigro, Giusi Orefice e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

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Cervelli in fuga... in California
di Movimento Ambientalista Bat (a margine di una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=276997279081072&set=p.276997279081072&type=1


Cervelli in fuga... in California. Altri restano in Italia... purtroppo, a governarci...

Maria Rita d'Orsogna: dalla California al ministro Passera da Savona News
http://www.savonanews.it/.../articolo/maria-rita-dorsogna-dalla-california-al-ministro-passera.html
LE EMAIL ALLA REDAZIONE | mercoledì 22 agosto 2012, Ma non hanno figli questi? E Clini, che razza di ministro dell'ambiente è? E gli italiani cosa faranno? Non lo so. So solo che occorre protestare, senza fine, ed esigere, esigere, ma esigere veramente e non su facebook che chiunque seguirà questo scandaloso personaggio e tutta la cricca che pensa che l'Italia sia una landa desolata si renda conto che queste sono le nostre vite e che le nostre vite sono sacre. Lettera della dott.ssa Maria Rita D'Orsogna, dalla California:

"Caro signor Passera,
    stavo per andare a dormire quando ho letto dei suoi folli deliri per l'Italia petrolizzata. Ci sarebbe veramente da ridere al suo modo malato di pensare, ai suoi progetti stile anni '60 per aggiustare l'Italia, alla sua visione piccola piccola per il futuro. Invece qui sono pianti amari, perché non si tratta di un gioco o di un esperimento o di una scommessa. Qui si tratta della vita delle persone, e del futuro di una nazione, o dovrei dire del suo regresso.
    Lei non è stato eletto da nessuno e non può pensare di "risanare" l'Italia trivellando il Bel Paese in lungo ed in largo. Lei parla di questo paese come se qui non ci vivesse nessuno: metanodotti dall'Algeria, corridoio Sud dell'Adriatico, 4 rigassificatori, raddoppio delle estrazioni di idrocarburi. E la gente dove deve andare a vivere di grazia? Ci dica. Dove e cosa vuole bucare? Ci dica.
    I campi di riso di Carpignano Sesia? I sassi di Matera? I vigneti del Montepulciano d'Abruzzo? Le riserve marine di Pantelleria? I frutteti di Arborea? La laguna di Venezia? Il parco del delta del Po? Gli ospedali? I parchi? La Majella? Le zone terremotate dell'Emilia? Il lago di Bomba? La riviera del Salento? Otranto? Le Tremiti? Ci dica.
    Oppure dobbiamo aspettare un terremoto come in Emilia, o l'esplosione di tumori come all'Ilva per non farle fare certe cose, tentando la sorte e dopo che decine e decine di persone sono morte?
    Vorrei tanto sapere dove vive lei. Vorrei tanto che fosse lei ad avere mercurio in corpo, vorrei tanto che fosse lei a respirare idrogeno solforato dalla mattina alla sera, vorrei tanto che fosse lei ad avere perso la casa nel terremoto, vorrei tanto che fosse lei a dover emigrare perché la sua regione - quella che ci darà questo 20% della produzione nazionale - è la più povera d'Italia.
    Ma io lo so che dove vive lei tutto questo non c'è. Dove vive lei ci sono giardini fioriti, piscine, ville eleganti soldi e chissà, amici banchieri, petrolieri e lobbisti di ogni genere. Lo so che è facile far cassa sull'ambiente. I delfini e i fenicotteri non votano. Il cancro verrà domani, non oggi. I petrolieri sbavano per bucare, hanno soldi e l'Italia è corrotta.
    È facile, lo so. Ma qui non parliamo di soldi, tasse e dei tartassamenti iniqui di questo governo, parliamo della vita della gente. Non è etico, non è morale pensare di sistemare le cose avvelenando acqua, aria e pace mentale della gente, dopo averli lasciati in mutande perché non si aveva il coraggio di attaccare il vero marciume dell'Italia. E no, non è possibile trivellare in rispetto dell'ambiente. Non è successo mai. Da nessuna parte del mondo. Mai.
    Ma non vede cosa succede a Taranto? Che dopo 50 anni di industrializzazione selvaggia - all'italiana, senza protezione ambientale, senza controlli, senza multe, senza amore, senza l'idea di lasciare qualcosa di buono alla comunità - la gente muore, i tumori sono alle stelle, la gente tira fuori piombo nelle urine? E adesso noialtri dobbiamo pure pagare il ripristino ambientale? E lei pensa che questo è il futuro?
    Dalla mia adorata California vorrei ridere, invece mi si aggrovigliano le budella. Qui il limite trivelle è di 160 km da riva, come ripetuto ad infinitum, caro "giornalista" Luca Iezzi. Ed è dal 1969 che non ce le mettiamo più le trivelle in mare perché non è questo il futuro. Qui il futuro si chiama high tech, biotech, nanotech, si chiamano Google, Facebook, Intel, Tesla, e una miriade di startup che tappezzano tutta la California.
    Il futuro si chiama uno stato di 37 milioni di persone che produce il 20% della sua energia da fonti rinnovabili adesso, ogni giorno, e che gli incentivi non li taglia a beneficio delle lobby dei petrolieri.Il futuro si chiama programmi universitari per formare chi lavorerà nell'industria verde, si chiama 220,000 posti di lavoro verde, si chiama programmi per rendere facile l'uso degli incentivi.
    Ma non hanno figli questi? E Clini, che razza di ministro dell'ambiente è? E gli italiani cosa faranno? Non lo so. So solo che occorre protestare, senza fine, ed esigere, esigere, ma esigere veramente e non su facebook che chiunque seguirà questo scandaloso personaggio e tutta la cricca che pensa che l'Italia sia una landa desolata si renda conto che queste sono le nostre vite e che le nostre vite sono sacre."
   Maria Rita D'Orsogna

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Post di Guido Picchetti
Non ha bisogno di commenti, basta leggerla... ed è meglio ancora a "rileggerla"... E potevo non riportarla negli "Echi di Stampa" e segnalarla doverosamente ancora una volta su FB per tutti gli amici ???
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Post di Tommaso Busetta

... restano i furbi che cervello non hanno.
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Edison ed Eni a caccia di greggio nel Mar di Sicilia
di Pietro Dommarco
http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=3615


La nuova piattaforma, a poco più di 12 miglia dalla costa, dovrebbe chiamarsi Vega B, e potrebbe garantire 16,7 milioni di barili di petrolio tra il 2016 e il 2037. È un progetto chiave nell'ambito del nuovo "Piano energia" del ministero dello Sviluppo economico
    5 settembre 2012. - In attesa del varo del Piano energia, che dovrebbe arrivare entro fine anno, le grandi manovre petrolifere italiane muovono i primi passi. Dalla scoperta di nuovi giacimenti di petrolio e gas al raddoppio già autorizzato delle estrazioni in Basilicata, dal via libera alle prospezioni in tutto l'Adriatico ed il Mediterraneo al possibile snellimento delle procedure autorizzative, per permessi di ricerca e concessioni di coltivazione di idrocarburi, da parte del ministero dello Sviluppo economico. Tutto entro, e non oltre, il 2016. Anno che potrebbe rappresentare il giro di boa per le strategie energetiche nazionali ed internazionali. Con un ruolo di primo piano giocato dal Sud Italia, Sicilia compresa. Perché a largo dell'isola di Luigi Pirandello e Giuseppe Tomasi di Lampedusa sembrerebbe tutto pronto per lo sviluppo del campo Vega B, nella concessione di coltivazione “C.C6.EO” di Edison (60%) ed Eni (40%). La multinazionale francese ha, infatti, presentato al ministero dell'Ambiente tutti i documenti necessari per incassare positivamente la Via (Valutazione d'impatto ambientale).
    Un progetto che gli investitori definiscono importante per il nostro Paese. Perché garantirebbe una produzione di 16,7 milioni di barili tra il 2016 e il 2037. Circa il 40% dei barili estratti in un solo anno in Italia. Ben 21 anni di attività per ridurre annualmente dell'1,9 % circa le importazioni dall'estero, e portare ad esaurimento il giacimento Vega, situato nel sottofondo marino di fronte il tratto di costa compreso tra Pozzallo e Marina di Ragusa. A circa 20 chilometri dal versante sud-orientale della Sicilia. Appena 12,42 miglia di distanza, quando il limite imposto dal decreto Sviluppo -che è andato a modificare il Decreto legislativo n.128/2010- è di 12 miglia. Un paio di bracciate, insomma.
    Eppure in questa parte di off-shore siciliano la Edison è già presente con la piattaforma Vega A e l'unità galleggiante Leonis -una nave ancorata destinata allo stoccaggio temporaneo di greggio- inaugurata nel 2008 in sostituzione della precedente Vega Oil. Vega A, entrata in funzione nel 1987, ha portato alla perforazione di 21 pozzi su 24 originariamente autorizzati, di cui 18 risultati produttivi. Oggi garantisce una produzione media di 3000 barili di greggio al giorno. Stessa linea di condotta per la Vega B, necessaria per il completamento del programma di sviluppo del giacimento, approvato dal ministero dell'Industria il 17 febbraio 1984. Per mettere in funzione la Vega B serve “bucare” altro fondale marino. Si comincerà con 4 pozzi ma, in caso di risultati positivi, potrebbe subentrare la necessità di perforarne altri, fino a 24. L'obiettivo è produrre 6400 barili di greggio al giorno. Un quantitativo che, moltiplicato per i 21 anni del progetto totale, fornisce una stima dieci volte superiore a quella preventivata. I conti non tornano e i risultati potrebbero rivelarsi scarsi, ma comunque sostenibili dal punto di vista economico. Del resto è quello che avvenne anche per la Vega A, per la quale si stimavano 7000 barili di greggio giornalieri e più, oggi scesi a 3000.
    E i conti non tornano anche per quanto riguarda la salvaguardia ambientale e la tutela del Mar di Sicilia, già ampiamente minacciato da 14 nuove richieste per l'ottenimento di permessi di ricerca e concessioni di coltivazioni, oltre ai 9 già vigenti. Da difendere numerose specie marine protette del Mediterraneo e stock ittici di particolare importanza commerciale. Pesca e turismo in primo piano. Ma come è possibile leggere nella Sintesi non tecnica dello Studio d'impatto ambientale per la protezione del mar Mediterraneo contro l'inquinamento non ci sarebbero problemi. A garantirlo è la Convenzione di Barcellona entrata in vigore il 12 febbraio 1978, successivamente modificata il 10 giugno 1995 in “Convenzione per la protezione dell'ambiente marino e della regione costiera del Mediterraneo”. La Convenzione di Barcellona ha portato alla stesura di 7 protocolli d'intesa tra i 21 Stati aderenti, tra i quali il “Protocollo contro il pericolo di inquinamento del Mediterraneo derivante dal trasporto e dallo scarico in mare di sostanze pericolose”. Proprio uno di quelli che, attualmente, non risultano in vigore in Italia e che fa aumentare notevolmente la preoccupazione di possibili contaminazioni del mare.
    Anche perché con il campo Vega la Edison ha avuto più di un problema, con il coinvolgimento in un presunto sversamento in mare di sostanze derivanti dall'estrazione di greggio, le cosiddette acque di sentina, senza autorizzazioni. I fatti contestati risalgono al periodo di tempo compreso tra il 1989 e il 2007. Ad oggi, per il Tribunale di Modica, i rinviati a giudizio sono 6 e decine di milioni di euro i danni ipotizzati all'ecosistema marino. Ma dalla Edison, palesando serenità, si difendono. “Il procedimento avviato dalla Procura della Repubblica di Modica si riferisce all’immissione di acque all’interno del giacimento Vega, e non a sversamenti di petrolio o di sostanze inquinanti in mare, che non sono contestati in quanto non si sono mai verificati”. Un problema “burocratico” fanno intendere. Il rinvio a giudizio sarebbe quindi relativo alla sola assenza delle autorizzazioni necessarie alle attività di reiniezione nel sottofondo marino delle acque derivanti dal ciclo produttivo degli idrocarburi. Autorizzazioni che Edison conferma di avere fin dal 1990. Il progetto Vega B non parte nei migliori auspici e alla richiesta di Valutazione d'impatto ambientale i cittadini e le associazioni possono presentare osservazioni entro il 25 settembre 2012.
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Commento di Movimento Ambientalista Bat a margine del post condiviso su FB

In corso la Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA). E' possibile inviare Osservazioni fino al 25 settembre. Edison ed Eni a caccia di petrolio nel Mar di Sicilia. La nuova piattaforma, a poco più di 12 miglia dalla costa, dovrebbe chiamarsi Vega B.
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Dalla mia Bacheca su FB del 5/09/12

Scossa sismica stamane a Capo Rizzuto...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4153233543484&l=553139e049


Alle ore 05:09 di stamane ora locale, pochi km a sud di Crotone, in prossimità dell'Area Marina Protetta di Capo Rizzuto antistante il promontorio di Capo Colonna, è stata registrata una scossa simica di mag. 3,2 in mare, 3 miglia al largo dalla costa, proprio dentro l'area marina interessata della concessione petrolifera intestata alla Northern Petroleum "d 59 F.R-.NP"). L' ipocentro è risultato alla profondità di 2 km. L'immagine qui a lato, ottenuta sovrapponendo la mappa dell'Emsc (l'Euro-Mediterranean Sismologic Center) alla mappa delle concessioni rilasciate dal Ministero dello Sviluppo Economico per il versante meridionale del Golfo di Taranto, evidenzia in verde l'epicentro del sisma. Appena a ovest di tale epicentro, sono riconoscibili in rosso alcune aree già interessate da permessi di coltivazione di idrocarburi rilasciate da tempo dal Ministero interessato. Chissà se gli operatori dei vari impianti operativi nella zona avranno avvertito gli effetti della scossa di stamane o se saranno passati inosservati... Mi perdonerete, ma è una curiosità più che legittima...

 

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Post di Lidia Giannotti ‎
"Appena a ovest di tale epicentro, sono riconoscibili in rosso alcune aree già interessate da permessi di coltivazione di idrocarburi...". Questa storia merita più attenzione. Prima o poi ce l'avrà, grazie al vostro impegno, Guido.
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A Lidia Giannotti, Alfonso Nigro, Carmine Checco de Vivo, Francesco Giancola, Ilva Alvani, Claudia Scalla e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

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La "situazione petrolifera" del territorio pugliese in terra e in mare
di Movimento Ambientalista Bat (a margine di una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=276834132430720&set=p.276834132430720&type=1


Articolo "lungo", ma che vale la pena di leggere fino in fondo. Il suo titolo è tutto un programma: "I regali di Vendola alle multinazionali dell'oro nero". Link utile per conoscere anche la "situazione petrolifera" del territorio pugliese in terra ed in mare.

I regali di Vendola alle multinazionali dell'oro nero
di Gianni Lannes
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/09/i-regali-di-vendola-alle-multinazionali.html

     4.9.12. - Coltivazioni di idrocarburi: semine ed aratri, però, non c'entrano un fico secco. Elementare Watson. In Puglia da quando nel 2005 è asceso al trono il governatore “ambientalista”, le trivelle in mare e sulla terraferma sono spuntate, addirittura in aree archeologiche, parchi naturali, pregiate aree agricole, zone altamente sismiche e sottoposte a dissesto idrogeologico. Basta fare lo slalom nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia (Burp) e del Ministero dello Sviluppo Economico per riportare a galla le amnesie dello smemorato di Terlizzi. Allora, piedi per terra a solcare il territorio e prove alla mano per smascherare l'aspirante primo ministro. I dati ufficiali attestano che attualmente 3.401,34 kmq del territorio pugliese (di cui 1.485,74 kmq nella sola provincia di Foggia) sono stati concessi per lo sfruttamento petrolifero. Il governatore non ha risparmiato neppure le zone sacre a Federico II di Svevia (“Puer Apuliae”). E se la caccia al petrolio amaro non basta, sono già pronti i progetti per i parchi eolici off shore: buoni a violentare il mare Adriatico dalle Tremiti al Gargano, fino a Margherita di Savoia e Barletta.
     Via libera - L'ultimo pezzo di carta in materia della Regione Puglia, seppure non aggiornato, vanta un titolo disarmante “Rapporto Coltivazione Idrocarburi”. E attacca così: «Titoli vigenti su terraferma. Concessioni di coltivazione idrocarburi (tutte in province di Foggia): Candela (331,90 kmq), Lucera (155,86 kmq), Macchia Di Pierno (83,19 kmq), Masseria Acquasalsa (41,22 kmq), Masseria Grottavecchia (53,26 kmq), Masseria Petrilli (118,28 kmq), Masseria Spavento (94,78 kmq), Melanico (59,14 kmq), Monte Vrecciaro (31,84 kmq), Pecoraro (40,87 kmq), Sedia D'Orlando (4,22 kmq), Tertiveri (157,59 (kmq), Torrente Celone (79,80 kmq), Torrente Vulgano (41,75 kmq), Valle del Rovello (37,49 kmq)». Il documento regionale, inoltre, evidenzia tre province sottoposte alla caccia indiscriminata delle risorse sepolte nel sottosuolo (Lecce, Taranto, Foggia) e fa riferimento ai «Permessi di ricerca: Manduria (959, 40 kmq), Massafra (956,20 kmq), Posta Nuova (154,55 kmq)». Infine, le autorizzazioni - tra permessi di ricerca, concessioni di coltivazioni e nuove proroghe - indicano ben 12 «Intese rilasciate (3 da Fitto e 9 da Vendola, ndr)».
     Rapina coloniale - Non è tutto: ecco inauditi sconti (niente valutazione di impatto ambientale) e doni a profusione in tempi di vacche magre. Si parte da un omaggio alla società Gas Plus per sottrarre ingenti quantitativi di gas dalle viscere di Lucera, ad un tiro di schioppo dalla città. La delibera di Giunta Regionale numero 230 del 26 febbraio 2008 recita: «... la Giunta udita la relazione e la conseguente proposta dell'Assessore Losappio... A voti unanimi delibera di esprimere il proprio assenso alla proroga della vigenza della concessione di coltivazione idrocarburi. Firmato il Presiedente della Giunta On. Nichi Vendola». Molto onorevole anche senza bivaccare in Parlamento? Il gruppo Gas Plus è il quarto produttore italiano di gas naturale (fonte AEEG) dopo Eni, Edison e Shell Italia E&P. È inoltre attivo nei principali settori della filiera del gas naturale, in particolare nell’esplorazione, produzione, acquisto, distribuzione e vendita sia all’ingrosso sia al cliente finale e nel trasporto regionale. Un lancio dell'Agenzia Asca (14 maggio 2012) riferisce che «Gas Plus accelera sulla redditività e archivia il primo trimestre con un risultato netto di 8,2 milioni rispetto al pareggio dello scorso anno a fronte di un ebit a 14 milioni contro 0,8 milioni del 2011 mentre i ricavi si attestano a 117 milioni dai 280 del 2011». Morale: ai lucerini neanche le briciole di una risorsa che giace sotto la loro terra. Neanche la miseria di un lavoro in nero. E ancora. Un'altra delibera della giunta Vendola (numero 1871 del 7 ottobre 2008), rivela che «... In conformità a detto accordo il Ministero dello Sviluppo Economico con nota n. 16931 del 12.10.07, ha trasmesso l'istanza con la quale la Società ENI SpA ha chiesto la proroga quinquennale della concessione di coltivazione idrocarburi "CANDELA", situata in territorio della provincia di Foggia per 330,19 Kmq e di Potenza per 1,71 Kmq. Dal giacimento ivi presente si sono prodotti a partire dal 1965 sino a fine 2007, 21,7 Miliardi Smc di metano, di questi circa 1,8 Miliardi nell'ultimo quinquennio. Le riserve residue in posto presenti nelle due parti di giacimento, caratterizzate in funzione della composizione della mineralizzazione una a gas "dolce", area Nord-Ovest, e l'altra a gas "povero", area Sud-Est, sono stimate in circa 15 Miliardi di Smc. A seguito del Nulla Osta del Ministero Sviluppo Economico prot. n. 10270 del 13.06.2006, i gas estratti nelle due aree sono trattati cumulativamente nella centrale "Candela" e la miscela consegnata alla Centrale Termoelettrica EDISON, in subordine nei periodi di fermo di detta centrale il gas qualitativamente idoneo viene immesso nella rete metanifera nazionale. L'ulteriore proroga quinquennale richiesta consentirà: la prosecuzione dell'attività di produzione con la valorizzazione di altri 1,8 Miliardi Smc; l'ultimazione della posa in opera del collettore da 18"; l'ultimazione dei lavori di adeguamento della centrale di trattamento "Candela"; la perforazione del pozzo "Palino 39 dir", subordinata ai risultati di produzione ottenuti dai nuovi pozzi. Detti lavori ed il differimento della perforazione erano già previsti dal programma approvato per il periodo di proroga in scadenza. L'UNMIG - Ufficio F7 con nota 4329 del 26.9.07 ha comunicato che la Società ha adempiuto sostanzialmente agli obblighi derivanti dal programma lavori assentito per la proroga in riferimento ed espresso il proprio parere tecnico favorevole. Il Settore Ecologia Regionale, con nota n.9423 del 30.6.08 ha stabilito che le attività a farsi non vanno assoggettate a procedura di VIA. L'Autorità di Bacino della Puglia con nota n.7090 del 17.07.08, ha comunicato che i lavori programmati per il quinquennio di proroga richiesto 2008-2013 (differimento della perforazione del pozzo "Palino 39 dir"; il completamento del collettore di vettoriamento del gas "povero"; revisione del modello di giacimento) sono stati già autorizzati dalla stessa Autorità con nota n.1333 del 14.3.06, per cui esprime parere di conformità al PAI a condizione che non si mutino le condizioni di posa del metanodotto. Le limitazioni contenute nella Delibera G.R. n.1793 del 30.11.04, con la quale è stata rilasciata formale intesa alla concessione della precedente proroga, si ritiene che possano essere superate attesa la conformità al PAI degli interventi a farsi e l'assenza di vincoli ambientali, e tenuto conto che, nel periodo chiesto, si valorizzeranno ulteriormente gli idrocarburi...». Al braccio destro di Vendola, l'assessore Michele Losappio è sfuggita la seguente dichiarazione: «Non è la prima volta che rilasciamo autorizzazioni di questo tipo., utili e necessarie per lo sviluppo di questo settore». Conferma Gianni Pitta, ingegnere del gruppo Pitta: «Nella nostra non sono pochi i pozzi, alcuni già tappati, altri ancora in uso. Dopo l'apertura - assicura il tecnico - possono essere utilizzati per lungo tempo, quasi fino all'esaurimento. A quel punto, si possono tappare oppure lasciare a società minori, che trasportano il gas su carri bombolai. Questo perché per le grandi società, come l'Eni quando si avvicinano all'esaurimento non sono più convenienti». Così entrano in gioco le società in odore di ecomafie come l'Agecos Spa (dei fratelli Bonassisa), con sede a Paterno in provincia di Potenza, base logistica a Troia (Foggia) ma operatività in Italia e all'estero. I germani Bonassisa, Rocco e Maurizio - secondo quanto accertato dal Noe carabinieri di Bari e dalla Procura della Repubblica di Foggia, hanno inquinato il fiume Cervaro (nei pressi di Castelluccio dei Sauri) occultando circa 500 mila tonnellate di rifiuti pericolosi nell'alveo del corso d'acqua. Malgrado il grave danno ambientale e sanitario, la Regione Puglia ha concesso alla società Elce Energia (del clan Bonassisa), l'autorizzazione a realizzare impianti eolici. Ultime di cronaca. Il 12 ottobre 2011 la società Medoilgas Italia S.p.A., titolare della concessione di coltivazione per idrocarburi liquidi e gassosi “Torrente Celone”, ha presentato la domanda di attivazione procedura di verifica di assoggettabilità a VIA presso il settore Ambiente della Provincia di Foggia per il Progetto denominato “Masseria Sipari 1 Dir”. Il progetto in esame consiste nella perforazione (a 1.261 metri di profondità dal piano campagna) del prospetto esplorativo denominato “Masseria Sipari”, nel quale si presume la presenza di idrocarburi gassosi, mediante l’esecuzione del pozzo denominato “Masseria Sipari 1 Dir”, 5 chilometri a sud dal capoluogo provinciale.
ichi non a caso il 23 gennaio 2010 ha aperto la sua campagna elettorale a Monopoli, coadiuvato dalla collaudata ditta assessorile Losappio & Introna. «Qualunque ritorno a una idea antica di crescita economica fondata sullo stupro ambientale da noi sarà rigettata con fermezza e determinazione… Il nostro petrolio sono i giovani, sono i ricercatori, sono i talenti». Soltanto parole, perché i fatti e le omissioni sono di tutt’altro segno. Il giorno che Vendola deve aver rimosso particolarmente dalla sua memoria è quello del 12 febbraio 2008, quando la Giunta Regionale Pugliese da lui presieduta, si riunisce e delibera (nella stessa seduta) ben 6 provvedimenti a favore dello “stupro ambientale” per usare le espressioni vendoliane, tanto care agli adepti del Sel ed ai fans di “Pugliamo l'Italia”. Le delibere (datate 12 febbraio 2008) sono le seguenti: numero 131 Istanza permesso di ricerca idrocarburi “Fiume Bradano”; numero 132 Piano Regionale Attività Estrattiva – Proroga termini prosecuzione attività estrattiva; numero 133 Concessione di coltivazione idrocarburi “Torrente Celone” Istanza variazione integrativa programma lavori; numero 134 Istanza permesso di ricerca idrocarburi “Monte Carbone”; numero 135 Istanza permesso di ricerca idrocarburi “Manduria”; numero 136 Istanza permesso di ricerca idrocarburi “Massafra”. In tutti e sei casi la “Giunta Vendola delibera di esprimere il proprio assenso” su relazione dell’Assessore all’Ecologia, Prof. Michele Losappio. Quattro delibere (131, 134, 135, 136) si riferiscono ad Istanze di permesso di ricerca idrocarburi: in pratica sono casi gemelli di quello della famosa lettera “smarrita”. In questo caso la Regione non ha perso nulla e ha dato il proprio assenso ai campi petroliferi (in terraferma) denominati “Manduria”, “Massafra”, “Fiume Bradano” e “Monte Carbone”. Quest’ultimo (delibera 134) si riferisce ad una zona a cavallo tra le province di Bari, Taranto e Matera (Basilicata) ed interessa i comuni pugliesi di Altamura, Santeramo, Laterza e Ginosa; prevede entro tre anni lo scavo di un pozzo esplorativo della profondità di 4 mila metri. Sotto il coperchio “Manduria” (delibera 135), che interessa una zona di 959,40 Kmq, ci sono 30 comuni, quasi tutti ricompresi nel versante orientale della Provincia di Taranto, capoluogo incluso (Manduria, Maruggio, Avetrana, Crispiano, Statte, San Giorgio, Monteiasi, San Marzano, Sava, Grottaglie, Carosino, Monteparano, Torricella, Lizzano, Faggiano, Rocca Forzata, Fragagnano, Montemesola). Tra i Comuni di Brindisi e Lecce vi sono San Pancrazio Salentino, Francavilla Fontana, Oria, Villa Castelli, Erchie, Torre S. Susanna, Porto Cesareo, Salice Salentino e Nardò. Sotto il titolo “Massafra” (956,20 Kmq da esplorare) per un investimento di oltre 6 milioni di euro, i comuni interessati sono 14 distribuiti tra le province di Bari, Taranto e Matera ed includono Ginosa, Laterza, Altamura, Santeramo, Acquaviva, Gioia, Castellaneta, Mottola, Palagianello e Palagiano. La delibera 133 si riferisce ad un’area che dista appena 6 chilometri a sud est di Foggia (torrente Celone). E' noto: Nicola Vendola è rispettoso delle legalità. Infatti, la delibera numero 132, controfirmata come sempre dal segretario della Giunta, Romano Donno, «proroga a proseguire l'attività estrattiva in assenza dell'atto formale di autorizzazione». La lettura degli atti amministrativi dell'ex California d'Europa è illuminante. Nell’occasione, il Vicepresidente del Consiglio regionale, Luciano Mineo e il Consigliere regionale Paolo Costantino (Ds), dichiararono: «L’annuncio di questi investimenti corposi è un dato positivo in sé, la Puglia potrebbe addirittura configurarsi a nuovo Texas d’Europa anche se questi sono solo dati futuribili, peraltro relativi a fonti fossili di incerta entità ed esistenza. L’eventuale scoperta di giacimenti fossili può aprire nuovi scenari».
     In mare - Il Governo Berlusconi e poi quello Monti hanno concesso permessi per prospezioni idrocarburi al largo della Puglia: dal parco marino delle Isole Tremiti al Mar Jonio. La zona di mare antistante Monopoli è già interessata da una trivellazione dell’Eni risalente all’anno 2006 (su cui Vendola non ha fiatato, forse perché regnava Romano Prodi); a fianco della quale si sommano le zone soggette alle indagini della Northern Petroleum. Nel procedimento autorizzativo ci si addentra in numerose zone d’ombra. La nota di protocollo del 5 gennaio 2009, infatti, testimonia in entrata al Comune di Monopoli la lettera della Northern Petroleum per la trasmissione della «documentazione tecnica relativa alla procedura di valutazione di impatto ambientale». Ricevuta e protocollata. Il documento è stato inviato anche ai Comuni di Mola, Polignano, Fasano, Ostuni, Carovigno, Brindisi e Bari, nonché alla Regione Puglia. Nel tempo utile nessun opposizione è stata inviata al Ministero dal Governo regionale. Infatti, nel decreto 1349 del Ministero dell’Ambiente, attuato con quello dei Beni culturali (Ministri Prestigiacomo e Bondi, datato 15 ottobre 2009) che conferisce alla Northern Petroleum l’autorizzazione alle indagini sottomarine, è espressamente scritto che «non è pervenuto (dopo un anno, ndr) il parere della Regione Puglia da rendersi ai sensi dell’articolo 25 comma 2 del decreto legislativo 3 aprile 2006 numero 152 come modificato dal dlgs del 16 gennaio 2008 n. 4». A tempo quasi scaduto, con le incombenti elezioni regionali dell'anno 2010, Vendola fu costretto - per salvare la faccia - a presentare un inutile ricorso al Tar del Lazio. Mentre il sistema di potere decideva di ridurre anche l'Adriatico meridionale ad un colabrodo nero, il divino Nichi cosa faceva? Nel 2004 Vendola era impegnato nella Camera dei Deputati. Precisamente dal 20 giugno 2001 al 3 maggio 2005 ha fatto parte della VIII COMMISSIONE (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI) dal 20 giugno 2001 al 3 maggio 2005. La commissione svolge attività legislativa, di indirizzo, di controllo e conoscitiva in ambito ambientale. Dal 2005 Vendola è governatore della Regione. Il primo permesso di ricerca è stato conferito il 21 giugno 2007 (aree F39 ed F 40). Allora?
     Inquinamento legalizzato - Meglio non far sapere nulla, come sempre. Trattano la popolazione locale peggio di carne da macello. Le attività di perforazione ed estrazione, in particolare dell'Eni, dell'Edison e della Medoil Gas - in base ai riscontri segreti delle stesse aziende - hanno provocato l'inquinamento del sottosuolo di Capitanata, in particolare delle falde acquifere da cui attingono ignari contadini e pastori per dissetare il bestiame e le colture agrarie. Basta esplorare la pianura tra Ascoli e Candela per rendersi conto dei danni. Nella Daunia non è stata mai realizzata un'indagine epidemiologica, eppure i resoconti di ospedali, medici di base e specialisti sanitari, segnalano da oltre un lustro numerose patologie tumorali e malformazioni neonatali tra i 650 mila residenti. In compenso sia la Regione che la Provincia hanno sfornato valutazioni di impatto ambientale, totalmente accomodanti per chi rapina le risorse della terra e attenta impunemente alla vita. Ho chiesto lumi direttamente a Vendola, ma il sedicente “poeta” non risponde: è perennemente indaffarato nei salotti tv a profferire il verbo del terzo millennio. Risorse predate e portate altrove, in cambio di malattie e povertà dilagante. Altro che royalties: i silenti autoctoni pagano le bollette del gas alla società francese Edf, dopo aver sborsato quattrini sudati per anni all'Italcogim (con sede legale a Milano). Quanti sono i pozzi attivi e quanti quelli dismessi? La Regione ha mai effettuato controlli? Non è dato sapere. Fatto sta che il presidente Vendola, sotto sotto, ha ipotecato metà del Tavoliere. Nell'altra metà ha consentito la realizzazione illegale di un inceneritore della Marcegaglia (Manfredonia), due mega-centrali turbogas (Ascoli Satriano, San Severo), discariche infinite (soggette ad ampliamenti per accogliere la spazzatura della Campania) senza contare 9 milioni di metri cubi di discariche per rifiuti speciali nella sola provincia di Taranto e una miriade di impianti eolici e fotovoltaici (la maggiore concentrazione d'Italia) di proprietà - in gran parte - di alcune potenti banche, mascherate con società a responsabilità limitata. Maria Rita D'Orsogna, l'esperta abruzzese che vive e lavora negli Usa non ha dubbi. «Le nuove pratiche per estrarre il gas - il fracking - sono pericolose, perché come abbiamo detto più e più volte occorre iniettare enormi quantità di acqua e sostanze chimiche sottoterra per fratturare la roccia che contiene il gas. Un solo pozzo produce 4 milioni di litri d'acqua di scarto, spesso saturi di sali corrosivi, sostanze carcinogene come il benzene e radioattive come il radio, anche lui carcinogeno. Alcune di queste sostanze sono naturalmente presenti sottoterra e il fracking li mescola all'acqua di scarto, altre invece vengono immesse artificialmente dall'uomo nelle miscele perforanti». L'Environmental Protection Agency rileva che i pericoli e i rischi associati al fracking sono maggiori di quanto si credesse. «La radioattività del materiale di scarto arriva anche ad essere 1000 volte superiore a ciò che prevede la legge e non c'è nessuna garanzia che i depuratori eliminino totalmente gli scarti, così molta di quell'acqua torna a circolare in natura con dentro tracce di materiale radioattivo». Secondo la D'Orsogna «è impossibile vivere vicino a terreni dove si estraggono idrocarburi. Le esalazioni fanno ammalare ed uccidono».
     - Bollettino Ufficiale delle Regione Puglia - BARI, 29 AGOSTO 2006
         http://img14.imageshack.us/img14/7843/n110290806.pdf

     - Bollettino Ufficiale delle Regione Puglia - BARI, 4 MARZO 2008
         http://img253.imageshack.us/img253/8333/n0354032008.pdf
     - Bollettino Ufficiale delle Regione Puglia - BARI, 12 MARZO 2008
         http://img528.imageshack.us/img528/954/n040120320088.pdf
     - Bollettino Ufficiale delle Regione Puglia - BARI, 12 GIUGNO 2008
         parte 1 - http://img818.imageshack.us/img818/3871/1pdfsamn09212062008.pdf
         parte 2 - http://img849.imageshack.us/img849/913/2pdfsamn09212062008.pdf
         parte 3 - http://img837.imageshack.us/img837/7985/3pdfsamn09212062008.pdf

     - Bollettino Ufficiale delle Regione Puglia - BARI, 22 OTTOBRE 2008
         http://img33.imageshack.us/img33/6346/n16522102008.pdf

     - Rapporto Coltivazione Idrocarburi
         http://img189.imageshack.us/img189/3671/rapportocoltivazioneidr.pdf

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Post di Guido Picchetti
E allora cosa facciamo, dopo questa bella, ma lunga (troppo lunga...) denuncia ? Emigriamo ? Ce n'è quanto basta per farne cento di denunce per informare chi di dovere... Ma occorre anche uno sforzo di sintesi, altrimenti argomenti più che validi vanno sprecati e cadono nel vuoto...
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Post di Movimento Ambientalista Bat
E proprio oggi la FederPetroli dice che Vendola fa "forte ostruzionismo sull’economia petrolifera". Mah... Leggi "FederPetroli Italia (Marsiglia): Vendola aiuta crisi. Forte ostruzionismo sull’economia petrolifera" su http://www.linformatore.it/?p=4306

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Post di Guido Picchetti
‎... quindi su Vendola sparano da un lato e dall'altro... Non mi meraviglia, ma questo, posso dirlo, me lo rende simpatico...
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Il problema è che egli si "trasforma", proprio come Clini. A volte impersona il dottor Jekyll ed a volte Mister Hyde...
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A Ilva Alvani, Movimento Ambientalista Bat e a Elisabetta Viganò piace questo elemento.

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Vendola scrive ai segretari dei partiti per opporsi alla ricerca del petrolio nel mare della Puglia da "Green Report It"
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=17632


[4 settembre 2012] Di seguito la lettera che il Presidente Vendola ha inviato ai Segretari di Partito Angelino Alfano, Pierluigi Bersani, Pier Ferdinando Casini, Antonio Di Pietro e Gianfranco Fini, in merito alle possibili prospezioni nel mare di Puglia.

«Gentili Onorevoli,
mi rivolgo a voi a nome di tutti i pugliesi, per esprimervi un desiderio che è comune a tutte le forze politiche e a tutti i cittadini della mia regione: noi non vogliamo che il nostro mare venga oltraggiato dalla presenza opaca e inquinante di interessi legati alle lobbies del petrolio, noi non vogliamo né oggi le prospezioni geofisiche sui fondali adriatici né domani le trivelle con il loro impatto devastante. Le Isole Tremiti sono una gemma del nostro Mediterraneo, il mare è la nostra principale ricchezza, la biodiversità è il nostro petrolio intelligente e pulito, il turismo e la pesca sono tra le nostre più importanti vocazioni. Chiedo a voi, per la responsabilità che vi compete, di assecondare una iniziativa parlamentare che inibisca e fermi la catena delle autorizzazioni alla ricerca di un greggio che noi non desideriamo e che consideriamo una minaccia. Siamo la regione che contribuisce in maniera più cospicua al sostentamento energetico dell'intero sistema Paese, siamo diventati i primi produttori nazionali di energia da fonte rinnovabili: e quindi la Puglia non è la regione dei "no" ideologici e preconcetti. Ma il petrolio proprio no, è una tentazione volgare di chi pensa che la natura sia solo una immensa discarica o una miniera da cui estrarre ricchezza con svagata irresponsabilità. Occorre che questo nostro desiderio, in cui si riconosce l'intera società pugliese, e che è scientificamente ed economicamente fondato e argomentato, possa varcare la soglia della massima assemblea legislativa. Noi non siamo affetti dalla sindrome del "non nel mio giardino": vorremmo semplicemente trasferire alle future generazioni l'azzurro e il verde del nostro mare, la straordinaria ricchezza dei nostri eco-sistemi, l'incanto di un'isola che oggi è un'oasi di pace e ci chiede solo rispetto e amore».

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Una lettera che ha un solo limite. Riduce a fatto locale un problema che interessa tutte le regioni d'Italia, e non solo... Ma, ciò premesso, finalmente la lettera di un esponente politico che dice e scrive in termini forti e chiari quanto vorremmo sentire da tutti gli uomini politici che amano il nostro Paese, e che, qualunque sia il partito di appartenenza, intendono preservarne il patrimonio naturale, storico-culturale e paesaggistico. E, si badi bene, non facendo con ciò nulla di eccezionale, ma limitandosi a rispettare e far rispettare alla lettera quanto l'art. 9 della nostra Costituzione repubblicana specificatamente prevede, e che qui ancora una volta ribadisco: "‘La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione"... Ma voi credete che troverà ascolto nei suoi innumerevoli colleghi, qualunque sia il livello istituzionale di appartenenza ?
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Post di Stefania Armeno
Guido, purtroppo la Costituzione contempla e "tutela" tantissimi "settori", ma nella realtà non viene rispettata dagli stessi cittadini... come il diritto al lavoro, alla salute, e, come ricordavi tu, anche cultura e scienza ( che non vengono nemmeno sovvenzionati dallo Stato...).
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Post di Guido Picchetti
E allora ? ...
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Post di Stefania Armeno
Allora, purtroppo, noi possiamo poco... Sono quelli sulla poltrona a Roma che dovrebbero rispettare e fare... Noi semmai protestare e scioperare... e di proteste anche televisive ce ne sono fin troppe !!!
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Post di Guido Picchetti

Sono d'accordo ... Ma ricordiamoci che se la testa è la prima a "puzzare", poi è tutto il "pesce" che diventa da buttare, e... quel "pesce" siamo noi... Quindi cerchiamo di renderci conto dei problemi che abbiamo e diamoci una smossa, ognuno per la sua parte... In altre parole non stiamo solo a guardare... Anche il poco che può fare ognuno di noi può contare...
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A Alfonso Nigro e Giusi Orefice piace questo elemento.
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Shell e NP non mollano il Canale di Sicilia!
di Movimento Ambientalista Bat (a margine di un'immagine condivisa su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=276650012449132&set=p.276650012449132&type=1


Le grandi società petrolifere non hanno alcuna intenzione di abbandonare il canale di Sicilia! Leggi "Shell e Northern Petroleum non mollano !" qui a seguire.

Shell e Northern Petroleum non mollano !
di Peppe Croce

http://www.greenstyle.it/trivellazioni-alle-egadi-shell-e-northern-petroleum-non-mollano-11367.html
4 settembre 2012. - Movimenti strategici per le trivelle nel Canale di Sicilia: Shell e Northern Petroleum hanno rinunciato ai permessi di ricerca G.R 20.NP, G.R 21.NP e G.R 22.NP (evidenziati in rosso nella foto e di proprietà di Shell al 70% e NP al restante 30%), mentre per i permessi G.R 17.NP, G.R 18.NP e G.R 19.NP (evidenziati in verde e di esclusiva proprietà del gigante anglo-olandese) Shell ha avanzato la richiesta di rinuncia all’istanza di sospensione del decorso temporale. Queste sigle identificano un tratto di mare enorme, di estensione superiore all’intera provincia di Trapani. Ma la cosa più importante è che queste concessioni sono a due passi dall’Area Marina Protetta delle Isole Egadi.
La questione è abbastanza complessa e ha generato un equivoco sulla possibile “de-trivellazione” delle Egadi. In realtà non è così e, molto probabilmente, la rinuncia ai permessi G.R 20.NP, G.R 21.NP e G.R 22.NP non è altro che una mossa pubblicitaria. Tutti e tre, infatti, sarebbero scaduti a breve: il 14 febbraio 2013. Ma in tutti e tre le prospezioni sismiche tridimensionali sono state già fatte con gli airgun. Quello che è certo è che, nel luglio 2011, Northern Petroleum si dichiarava preoccupata per i permessi G.R 20.NP e G.R 21.NP a causa del decreto Prestigiacomo che vietava le trivelle in mare a meno di 12 miglia dalle aree marine protette.
Anche nel permesso 17 (ma non nel 18 e nel 19), la ricerca con gli airgun è stata completata. Questi tre permessi scadevano tra il marzo e il maggio del 2011, ma il 3 dicembre 2010 è stata presentata una richiesta di sospensione. Che oggi viene ritirata. Il che vuol dire che a breve potrebbero tornare in funzione i cannoni ad aria compressa di fronte le Egadi e, in un futuro non troppo lontano, arrivare le trivelle nel perimetro di questi tre permessi.
In questo modo la coppia Shell&NP si allontana leggermente dal parco naturale (ma non era tenuta a farlo, in seguito alla sanatoria Passera sulle trivelle off-shore). Che le grandi società petrolifere non abbiano intenzione di abbandonare il canale di Sicilia è testimoniato dal fatto che sempre Northern Petroleum ha chiesto la riperimetrazione del permesso di ricerca d 30 G.R-.NP, sito al largo di Agrigento.
Stessa azienda, ma in altra area: Northern Petroleum ha deciso di rinunciare ai permessi di ricerca “La Sacca“, “Savio” e “Punta Marina“. Sono tre permessi ricadenti (o limitrofi) all’interno del Parco interregionale del delta del Po, tutti vicini al permesso di ricerca Longastrino in cui Northern Petroleum ha appena inaugurato il primo pozzo esplorativo in cerca di gas.

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

@ Movimento Ambientalista Bat. Si, l'ho letto ieri sera, ma stavolta ho trovato l'articolo di Beppe Croce insolitamente poco chiaro... A parte la mancata citazione della fonte della mappa (elaborazione del sottoscritto), e l'ispirazione del pezzo (idem con patate, da tre pubblicazioni sul web debitamente firmate dal sottoscritto, a seguire debitamente precisate). E se lo noto, sia ben chiaro, lo dico solo per denunciare un certo malcostume abbastanza diffuso in rete, ringraziando nel contempo Green Style per la divulgazione che da alle notizie relative a questi argomenti... Vedi:
"Movimento Ambientalista Bat e a chi può interessare... Tanto per dare qualche informazione in più..." su FB del 31/08/12
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4128549606401&l=f45eaf54d9;
"La NP rinuncia ad alcune concessioni petrolifere nel Canale di Sicilia" su Il Moderatore It del 1/09/12
http://www.ilmoderatore.it/2012/09/01/la-np-rinuncia-ad-alcune-concessioni-petrolifere-nel-canale-di-sicilia/;
e "La NP rinuncia ad alcune concessioni petrolifere nel Canale di Sicilia. E Pantelleria ?" su Pantelleria Internet Com - News 10242 del 4/09/12, http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9398.
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Dalla mia Bacheca su FB del 4/09/12

Ieri tre forti nubifragi su Malta, ma pochi l'han saputo...
di Guido Picchetti (a margine di una foto postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4148823193228&l=7fa0bb8e16


4/09/12. - Nessuno ne ha parlato, o forse mi è sfuggito. Eppure quanto è accaduto ieri a Malta a 80 km dalle coste siciliane non è cosa abituale... Tre nubifragi nell'arco della giornata, con un morto colpito da un fulmine, con contorno di frane, allagamenti, auto trascinate in mare dall'acqua che ha invaso le strade di La Valetta, etc. etc. E, "dulcis in fundo", questa spettacolare tromba d'aria, fotografata mentre dal mare sta per raggiungere raggiunge la località costiera di Birzebbugia...


(da http://tg24.sky.it/tg24/mondo/photogallery/2012/09/03/malta_maltempo_dispersi_danni_meteo.html )

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E a Pantelleria non ci siamo neppure accorti di quanto stava succedendo poco lontano da noi... Stavolta ci è andata bene, ringraziando il cielo... ma piena solidarietà a Malta e ai suoi abitanti...
A questo link un'altra serie di immagini su Malta colpita dai nubifragi di ieri: Vedi "Malta travolta da forti nubifragi" su http://notizie.it.msn.com/fotostory/malta-travolta-da-forti-nubifragi?page=6#image=1

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A Movimento Ambientalista Bat, Filippo Foti, Mary Lo Pinto, Alfonso Nigro, Ilva Alvani e Gianluca Cecere piace questo elemento.

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E a proposito dell'art. 9 della Costituzione della Repubblica italiana...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4147969611889&l=8edac38586


Questa la pagina web da leggere per meglio comprendere significato e valore dell'art. 9 della nostra Costituzione (in calce a seguire l'url). Da tale pagina mi limito riportare parte dell'intervento dell'ex Presidente della Repubblica Ciampi, effettuato il 5 maggio 2003 durante la consegna delle medaglie d’oro ai benemeriti della Nazione. In quella occasione il presidente Ciampi proprio all'art. 9 della nostra Costituzione volle riferirsi, e con parole estremamente significative: "Forse l’articolo più originale della nostra Costituzione repubblicana è proprio quell’articolo 9 che, infatti, trova poche analogie nelle costituzioni di tutto il mondo: ‘La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione’. La Costituzione ha espresso come principio giuridico quello che è scolpito nella coscienza di ogni italiano. La stessa connessione tra i due commi dell’articolo 9 è un tratto peculiare: sviluppo, ricerca, cultura, patrimonio formano un tutto inscindibile. Anche la tutela, dunque, deve essere concepita non in senso di passiva protezione, ma in senso attivo, e cioè, in funzione della cultura dei cittadini, deve rendere questo patrimonio fruibile da tutti."
http://impariamolacostituzione.wordpress.com/2010/05/30/articolo-9/
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Commento di Giusi Orefice a margine di una condivisione dell'Immagine su Fb

‎"L'identità nazionale degli italiani si basa sulla consapevolezza di essere custodi di un patrimonio culturale unitario che non ha eguali nel mondo..." (Ciampi)
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Post di Maria Ghelia
Peccato che nella realtà non sia così...
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A Maria Ghelia, Movimento Ambientalista Bat e Giusi Orefice piace questo elemento.
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Storie petrolifere quotidiane
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/storie-petrolifere-quotidiane.html


    Isole Tremiti: 2011, approvate trivelle secondo la d505
    Isole Tremiti: 2012 approvano trivelle secondo la d494

    MONDAY, SEPTEMBER 3, 2012. - E mentre qui discutiamo sulle trivellazioni e l'airgun presso le isole Tremiti, non riusciamo nemmeno a salvare i nostri mari dall'inquinamento "di tutti i giorni". Queste foto me le ha mandate Giorgio Rebecchi, che dall'Emilia Romagna è andato a far vacanza ad Otranto - una delle punte turistiche di diamante del Salento e della Puglia. Sono idrocarburi riversati a mare fra Sabato 25 e Domenica 26 Agosto nel canale di Otranto, da navi in transito. Sono dovuti a venire a pulirlo con aerei e battelli fin da Pescara - ovviamente a spese di noi tutti. Si stima è che questi idrocarburi abbiamo coperto una macchia di 4 chilometri di lunghezza con spessore anche di 20 metri. In alcune località è arrivato fino agli scogli dei bagnanti.   
    Scrive Giorgio: "Ho passato tutto il giorno a ungere i miei figli ricoperti di chiazze nerastre". E' questo il tipo di mare che vogliamo offrire a chi viene a trovarci? E' questo che si intende per vacanza? Clini e Passera non sanno che le trivelle alle Tremiti - o da qualsiasi altra parte - porteranno con sè altri rifiuti, altri idrocarburi, altre navi? Perchè se questo è ciò che viene fuori da una nave in transito, cosa ci si aspetta che possa venir fuori un pozzo permanente, che starà li per 20 o 30 anni, con oleodotti, petrolio corrosivo, e via vai continuo di navi? Elisir di lunga vita? Profumo di mare? Sapore di sale? E poi di chi è la colpa? Saranno puniti? Oppure tutto fa brodo, visto che ora ci apprestiamo ad offrire i nostri mari al miglior offerente, cosi a casaccio e quindi cosa vuoi che sia un po' di petrolio in più, un po' di petrolio in meno? Per ora non si sa, c'è una interrogazione, ma chissà se mai si saprà niente.

    
Idrocarburi nel mare di Otranto, Agosto 2012

    Giorgio fa l'avvocato e mi scrive questo: "Quello che sconcerta è che tra i principi fondamentali (artt. 1-12) della nostra Costituzione (principi cioè che dovrebbero "venir prima" di ogni altro diritto individuale o di iniziativa economica) vi è l'art. 9 che impone la "tutela del paesaggio" oltre che del patrimonio storico ed artistico della nazione. Se per altri articoli (primo fra tutti l'art. 3) l'incostituzionalità di moltissime leggi e provvedimenti è stata spesso invocata ed anche accertata, sarebbe interessante sapere quante volte è stato invocato l'art. 9 per sollevare analoghi rilievi a fronte di norme di legge e di provvedimenti che qui in Italia hanno consentito di fare di tutto e di più, svuotando di ogni effettivo contenuto pratico un "principio fondamentale" di pari rango di quello contenuto nell'art. 3."
    E sì, non fa una piega. Ecco come era il mare prima del riversamento:

    

    Passiamo ad altra monnezza nel mare. All'inizio di Agosto è stato ritrovato catrame in spiaggia a Termoli nella zona fra Montenero e Petacciato. Se ne sono accorti i bagnanti, la Capitaneria di Porto non sapeva niente, e non si sa chi abbia messo quel catrame lì. Un'altra nave? C'è qualcosa che viene fuori da Rospo Mare (la piattaforma petrolifera operativa poco al largo dalla costa, ndr) ? E chi lo sa ? Qui il presidente dell'ADOC, una associazione di consumatori, Nicola Criscuoli che riferisce:
    "In questi giorni fare il bagno in quel tratto di litorale è impossibile. La situazione non è migliorata e la chiazza marrone in mare, ancora presente, impedisce ai bagnanti di godersi anche pochi giorni di vacanza. Ovviamente tutto ciò ha indubbiamente danneggiato i turisti presenti e sta aggravando la situazione di crisi che sta vivendo, ancor più, la nostra regione in termini di domanda e offerta turistica, in quanto chi vuole trascorrere anche pochi giorni o qualche settimana al mare preferisce scegliere altre località diverse da quelle molisane, anche vicine, dove è possibile fare il bagno in mare senza rischiare malattie o allergie."
    Dall'ARTA, dalla Capitaneria di Porto e dalle autorità locali non si sa niente; solo che "non è tossico", e che il tutto è per colpa di una cattivissima ma non pericolosa alga. Il mare è stato soprannominato Mare CocaCola per colpa del catrame e non tutti hanno creduto alla storia dell'alga. Un albergatore riferisce:
    "Abbiamo anche stampato e affisso gli articoli di giornale in cui si spiegava che tutto era da attribuire all’alga, ma i nostri ospiti non hanno dato peso a ciò che era scritto perché avevano trascorso la mattinata in acqua uscendone con la pelle unta dalla strana sostanza presente. E così chi se ne poteva andare, se n'è andato con buona pace dell'economia, del turismo e dell'estate al mare e delle alghe".
    Evviva l'Italia petrolizzata. E questo è solo l'inizio. Grazie Passera, grazie Clini.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Leggetevi questo interessante articolo di Maria Rita D'Orsogna appena uscito sul suo blog (in calce l’url). Ci riguarda tutti direttamente, da est ad ovest e da nord a sud, isole di Lampedusa e Pantelleria comprese... S'intitola "Storie petrolifere quotidiane". E' un articolo interessante che termina così: "E questo è solo l'inizio. Grazie Passera, grazie Clini".
A cosa si riferisca Maria Rita è facile intuirlo. Ma a comprovare le sue parole ci sono poi anche le immagini e le testimonianze citate a corredo. Testimonianze di questi giorni, che si riferiscono al mare che già ci ritroviamo oggi, con problemi di inquinamento che, per quanto gravi ed evidenti, possiamo considerare minimi rispetto a quelli che arriveranno domani, se, come ormai pare certo, andranno in porto, anzi per meglio dire andranno in "pozzi" i progetti di "riscatto energetico" pensati dal nostro governo tecnico.
Sono progetti che, secondo quanto riferisce l'avv. Giorgio Rebecchi, romagnolo, sono palesemente contrari all'art. 9 della nostra Costituzione, che dice testualmente: "LA REPUBBLICA PROMUOVE LO SVILUPPO DELLA CULTURA E LA RICERCA SCIENTIFICA E TECNICA. TUTELA IL PAESAGGIO E IL PATRIMONIO STORICO E ARTISTICO DELLA NAZIONE"...
Ma, quanto a "tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione", con concessioni rilasciate sotto città d'arte come Siena (per citarne ad esempio una per tante), e aprendo le trivellazioni off-shore in acque territoriali prossime a zone costiere rinomate per le loro bellezze naturali e di grande interesse turistico, persino in aree marine da sempre considerate e riconosciute dal diritto marittimo internazionale "acque interne" dell'Italia (come il Golfo di Taranto...), non c'è ne abbastanza per un bel ricorso alla Corte Costituzionale contro queste decisioni governative nel settore estrattivo di prodotti energetici dai territori italiani, terrestri o marini che siano ???
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A Maria Ghelia, Giusi Orefice, Ilva Alvani, Movimento Ambientalista Bat, Giancarlo Colazzo e Ferdy Sapio piace questo elemento.
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Strategia energetica nazionale: Passera punta sul petrolio
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/strategia-energetica-nazionale-passera-punta-sul-petrolio-11352.html


    3 settembre 2012. - Il Governo Monti è l’esecutivo delle bozze sull’energia. Dopo quella sul Quinto Conto Energia, in molti ritengono scritta da ENEL, ora gira quella sulla SEN. Cioè la Strategia energetica nazionale, che dal 31 agosto ha un documento di consultazione pubblica. Una vera e propria bozza, con molti punti ancora da definire e da limare. Come al solito, il Governo si è affrettato a smentire tutto. Ma cosa contiene questa bozza di SEN? I punti principali della strategia sono sette:

  1. Promozione dell’efficienza energetica;
  2. Sviluppo dell’hub del gas (gasdotti e rigassificatori);
  3. Sviluppo delle energie rinnovabili (elettriche e non);
  4. Sviluppo degli idrocarburi nazionali;
  5. Nuove infrastrutture per il mercato elettrico;
  6. Nuove infrastrutture per la raffinazione e la rete carburanti;
  7. Semplificazione delle procedure per i progetti energetici.

    Il primo punto dovrebbe essere ottenuto facendo scendere del 24% (rispetto all’andamento inerziale al 2020, -4% rispetto al 2010) i consumi primari di energia. L’hub del gas dovrebbe essere ottenuto sbloccando tutti i progetti di gasdotti e rigassificatori già proposti dai privati. E sono molti, anche se il rigassificatore ERG siciliano di Priolo-Melilli dovrebbe essere stato definitivamente abbandonato.
    Il terzo punto, quello sul petrolio nazionale, è il più grande desiderio del ministro Corrado Passera. Che ha un debole per gli idrocarburi, come ben sappiamo, e ha identificato cinque zone d’elezione per il petrolio DOCG italiano: la val Padana, l’Alto Adriatico, l’Abruzzo, la Basilicata e l’off-shore Ibleo. Quest’ultimo lo conosciamo bene: è lo specchio di mare dove Greenpeace ha fatto la sua ultima protesta contro le trivellazioni petrolifere.
    Per migliorare il mercato elettrico si punterà soprattutto a potenziare i collegamenti elettrici tra il continente e le isole. Due progetti che, in realtà, esistono già da anni e sono già in fase di realizzazione. Sulla raffinazione e la rete dei carburanti si consumerà di sicuro uno scontro durissimo. La raffinazione italiana è agonizzante, come quella europea, a causa della concorrenza spietata delle megaraffinerie dell’estremo oriente che producono gasoli e benzine a prezzi irrisori. Giusto per fare un esempio di una raffineria italiana ben nota: a Gela sono previsti circa 500 lavoratori in meno nei prossimi anni.
    Non sono letteralmente esuberi solo perché si aspetterà che i lavoratori vadano in pensione, per poi non sostituirli. Riguardo agli scontri tra Governo, compagnie e gestori della rete di distribuzione dei carburanti quest’estate è stata molto significativa: benzina a 2 euro, compagnie che fanno lo scontone nel fine settimana e molti gestori che si rifiutano di applicarlo.
    La semplificazione delle normative ambientali e delle procedure per le nuove autorizzazioni ai progetti energetici, infine, sarà quello che probabilmente riuscirà meglio a questo Governo. Che ha già messo in atto una serie di sanatorie contro i lacci e i lacciuoli alla produzione di petrolio ed energia.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post.
E questo sarebbe il documento sulla "Strategia energetica nazionale" del Governo Monti. Un documento che però pare sia ancora una bozza.... Leggetela e prendetelo per quello che è o che sembra.... Una bella fregatura per tutti, fuorchè per i soliti noti...
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Trivelle, volontà Governo condivisa da segreterie nazionali dei partiti
di Michele Eugenio Di Carlo
http://www.statoquotidiano.it/02/09/2012/trivelle-volonta-del-governo-condivisa-da-segreterie-nazionali-dei-partiti/96535/


    2 SETTEMBRE 201. - Il recente decreto dei ministeri dei beni ambientali e dei beni culturali che permette alla società irlandese “Petrolceltic Elsa” l’attività iniziale di studi geologici esplorativi del sottosuolo minerario, i cui esiti positivi darebbero sicuramente il via alla perforazione del fondo marino con la costruzione di infrastrutture petrolifere lungo le linee costiere molisane e pugliesi, con gravi danni all’ambiente, alla fauna e alla flora marina e negative ripercussioni per l’economia turistica e lo sviluppo sostenibile del territorio, denota la volontà del governo di sfruttare il mare Adriatico per scopi energetici.
    Non comprendiamo le ragioni di tale volontà, anche dal punto di vista economico visto i guadagni del tutto irrisori previsti per le casse dello stato. E’ del tutto evidente invece la potente azione delle multinazionali del petrolio. Visto che il decreto legislativo n. 128 del 2011 permette la ricerca e la coltivazione di petrolio oltre le 5 miglia dalla costa italiana e oltre le 12 miglia dalle aree marine protette, riteniamo che la volontà del governo sia condivisa dalle segreterie nazionali dei partiti che non hanno prodotto in Parlamento una proposta di legge per vietare, sempre e comunque, la coltivazione di petrolio nei mari italiani, nonostante le forti resistenze delle istituzioni e delle associazioni dei territori coinvolti.
    Il decreto legislativo n. 128 del 2011 non prende in considerazione elementi fondamentali quali la posizione geografica, la bellezza della costa adriatica, le conseguenze sociali ed economiche a lungo termine, la qualità scarsa del petrolio presente, non considera possibili e probabili forti impatti ambientali quali subsidenza, scoppi di pozzi, dispersione nel mare di rifiuti speciali, anche tossivi, ad esempio fanghi e fluidi perforanti o acque di risulta. Come già ampiamente documentato da autorevoli studi scientifici il petrolio dell’Adriatico è di pessima qualità contenendo gas sulfurei e avendo una catena chimica del carbonio molto lunga, tanto che dalla raffinazione non è possibile ottenere idrocarburi leggeri quali le benzine.
    Il decreto che autorizza la Petrolceltic, collegato a semplici prescrizioni sul rilevamento della presenza di cetacei, sottovaluta i rilevamenti geosismici che avvengono con l’ausilio di dispositivi air gun. Tecnica che si basa su fenomeni di riflessione e di rifrazione delle onde elastiche generate da una sorgente artificiale, la cui velocità di propagazione dipende dal tipo di roccia, con produzione di esplosioni mediante micidiali bolle d’aria che si propagano nell’acqua con effetti devastanti sulla vita della fauna acquatica: mortalità elevate nelle immediate adiacenze degli spari e danni permanenti a vari apparati degli animali colpiti con conseguenze sulla vita di relazione e sulla capacità di sopravvivenza in un sistema ampiamente competitivo come quello acquatico.
    Le specie interessate non sono solo i mammiferi marini, soggetti maggiormente sensibili, ma anche pesci, tartarughe e invertebrati. In particolare, in essi si riscontrano cambiamenti nel comportamento, elevato livello di stress, indebolimento del sistema immunitario, allontanamento dall’habitat, perdita dell’udito temporanea o permanente, morte o danneggiamento delle larve di pesci ed invertebrati.
    Vasta la letteratura scientifica che addebita ai dispositivi “airgun” lo spiaggiamento in tutto il mondo di tartarughe, balene, delfini, rendendo chiara l’idea di un mondo aggredito da scelte, progetti, comportamenti non certamente sostenibili. Gli spiaggiamenti avvengono continuamente anche sulle coste del mare Adriatico. Lo spiaggiamento di sette capodogli sulla costa del Gargano nord nel dicembre 2009 non può essere ritenuto, secondo autorevoli pareri scientifici, del tutto indipendente dalla possibilità che gli animali siano stati colpiti da queste onde sonore.
    I danni all’ecosistema, durante i successivi scavi di pozzi esplorativi, sono accertati da una vasta letteratura scientifica. L’Enviromental Protection Agency (EPA) ha rilevato nei fluidi perforanti a base di acqua anche la presenza di metalli quali mercurio, arsenico, vanadio, piombo, zinco, alluminio, cromo, oltre a arsenico, benzene, toluene, xylene. Peraltro, la trivellazione del sottosuolo comporta spesso quale sostanza di risulta acqua miscelata a sostanze oleose con concentrazioni rilevanti di rame, cadmio,cromo, rame, nickel, piombo, zinco, berillio, ferro, bario, nonché isotopi 226 e 228 del radon, gas comunemente riconosciuto come radioattivo.
    La Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna ( ricercatrice presso l’Istituto per la Sostenibilità della California State University at Northridge di Los Angeles) ha segnalato che nelle acque abruzzesi antistanti Ortona, durante l’estate del 2008, dopo solo due mesi di permanenza di un pozzo esplorativo la qualità dell’acqua marina prossima ad esso è diventata torbida, densa e melmosa, inquinata da sostanze non compatibili con le attività economiche, sociali, culturali di aree costiere fortemente antropizzate e in un mare chiuso come quello Adriatico.
    Oltre agli aspetti etici, ambientali e naturalistici, intesi come necessità e responsabilità di conservare le migliori condizioni per favorire la biodiversità, il governo e il Parlamento italiano non considerano le esigenze economiche dell’attività di pesca che si svolge lungo tutto l’Adriatico e che per vari altri fattori, legati a problemi di inquinamento del mare e a eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche, soffre già di una crisi forte e prolungata nel tempo che sta già lasciando a casa migliaia di lavoratori.
    Oltre al Parco Nazionale del Gargano, a numerosi parchi regionali, riserve naturali statali e regionali, sono centinaia i monumenti naturali, i parchi suburbani, i parchi provinciali, le oasi di associazioni ambientaliste (WWF, Pro Natura, LIPU) riconosciute come aree naturali protette, e innumerevoli i siti appartenenti alla Rete Natura 2000, considerati di grande valore in quanto habitat naturali dagli eccezionali esemplari di fauna e flora, istituiti nel quadro della “direttiva habitat”, al fine di preservare specie ed habitat per proteggere la biodiversità nell’ambito del territorio dell’Unione europea, tenendo in conto gli aspetti economici, sociali e culturali locali e regionali nel quadro di uno sviluppo sostenibile.
    Il mare Adriatico deve essere difeso e tutelato dall’attività estrattiva del petrolio, incluso il progetto in esame, che è da ritenersi in forte e totale contrasto con l’ambiente, l’economia, la storia, le tradizioni che si svolgono lungo la costa adriatica del Molise e della Puglia, peraltro un territorio ampiamente antropizzato, soprattutto durante la stagione estiva, che promuove e valorizza in ogni occasione il turismo di qualità, i prodotti ittici, i sempre più numerosi prodotti agricoli “slow food”, la consolidata immagine di territorio sano che si avvia verso uno sviluppo sempre più sostenibile.
    L’estrazione di scarse quantità di petrolio pesante, ricco di zolfo, con guadagni irrisori da parte dello Stato, non deve e non può giustificare l’aggressione alle attività produttive, alla salute pubblica, ai delicati equilibri di flora e fauna di gran parte del mare Adriatico, del quale chiediamo da tempo l’inserimento tra i siti del patrimonio mondiale dell’Unesco con una petizione pubblica promossa dall’Associazione Onlus “Habitat Lab” di Annika Patregnani, al fine di promuoverlo, valorizzarlo e portarne a soluzione le criticità.
    Il Comitato per la tutela del mare del Gargano è al fianco di istituzioni, partiti e associazioni che si oppongono, senza se e senza ma, alla ricerca e alla coltivazione di petrolio nei mari italiani; nel contempo, si porrà in aperto contrasto con istituzioni, partiti e associazioni che intenderanno mettere in campo con il governo trattative relative alla distanza dalla costa per le ragioni ampiamente sopra espresse.
(Michele Eugenio Di Carlo, presidente; Valentino Piccolo, vice-presidente; Francesco Alaura, segreterio organizzativo de il Comitato “per la tutela del mare del Gargano”)
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Partiti e governo uniti in favore delle trivellazioni nel Mare Adriatico, nonostante le proteste dei cittadini delle regioni interessate... Ma a chi giova tutto questo ?
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A Ilva Alvani, Gianluca Cecere e Giusi Orefice piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 3/09/12

Petrolio, secco no dalla Puglia alle trivelle in Adriatico
da "L'Indipendenza Com"
http://www.lindipendenza.com/petrolio-tremiti/


    2/09/12. - Riparte dalla Puglia la mobilitazione contro le ricerche petrolifere in mare Adriatico dopo il permesso rilasciato alla multinazionale Petroceltic per prospezioni geofisiche. Il simbolo di questa battaglia è la difesa delle isole Tremiti e dell’Area Marina Protetta delle Diomedee, amate dallo scomparso Lucio Dalla che un anno fa partecipò al primo corteo contro le prospezioni petrolifere in Adriatico. Il ministro all’Ambiente, Corrado Clini, ha rassicurato che si tratta solo di ricerche e non di trivellazioni ma le sue parole non sono bastare a rasserenare gli animi. Legambiente lancia un allarme che non riguarda solo le Tremiti: la partita in gioco è molto grossa perchè ci sono 11 richieste di società petrolifere riguardanti il mare Adriatico in tutta la sua lunghezza, dal Veneto fino a Lecce. La multinazionale irlandese Petroceltic, con quartier generale a Dublino e con una società italiana con sede a Roma, ha richieste per prospezioni nelle acque antistanti l’Abruzzo, il Molise e la Puglia. Ed è sempre quest’ultima a gridare più forte la sua contrarietà. Si sta preparando una mobilitazione di sindaci e da più parti si invoca il coinvolgimento delle altre regioni bagnate dallo stesso mare.
    Dopo le mobilitazioni la questione delle ricerche petrolifere era rimasta sospesa ed anestetizzata per un anno e si cominciava a sperare ad un’archiviazione della vicenda. Invece l’iter è’ proseguito con le conferenze di servizi in cui non si è tenuto conto della contrarietà della Regione Puglia. Per questo il sindaco del Comune delle Isole Tremiti, Antonio Fentini, ha lanciato l’iniziativa di una manifestazione da tenere insieme agli altri Comuni del territorio, al Parco nazionale del Gargano, alla Regione Puglia, alla Provincia di Foggia, a varie associazioni come Italia Nostra, da estendere ad Abruzzo, Molise ed alle altre regioni del litorale adriatico. Le ricerche in mare sono la principale questione che preoccupa anche Legambiente che intende impugnare al Tar del Lazio il via libera alle prospezioni della Petroceltic. In totale le aree su cui pendono richieste per effettuare ricerche di petrolio hanno un’estensione di ben 4000 chilometri quadrati. Una ”lottizzazione” del mare italiano, secondo l’associazione del cigno verde che condivide l’allarme ripetutamente lanciato dal versante pugliese.
    Si annunciano altre iniziative per contrastare queste ricerche. La voglia di fare è così tanta che si è creato anche un corto-circuito istituzionale. Sulla questione, infatti, sia il Parco nazionale del Gargano (gestore dell’Area marina protetta delle Tremiti) sia il Consiglio regionale pugliese si sono convocati martedì alle ore 10, stesso giorno e stessa ora. Il presidente del Parco del Gargano, Stefano Pecorella, ed il presidente della Comunità del Parco, Ersilia Nobile (sindaco di Vieste), hanno convocato tutti i 18 sindaci dell’Area Protetta, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola e quello della Provincia di Foggia, Antonio Pepe, per un’assemblea monotematica in cui discutere sul da farsi per impedire le ricerche. Sullo stesso tema si riunisce martedì a Bari il Consiglio Regionale della Puglia, con la presenza dell’assessore all’ambiente Lorenzo Nicastro, e nell’occasione sarà consultato anche il movimento nazionale ”No Triv – No Petrolio” che si è costituito per evitare una prevista ondata di permessi di ricerche e trivellazioni su tutto il territorio italiano, acque territoriali comprese. Con il Decreto Sviluppo – temono gli ambientalisti – le norme sono diventate più snelle per compagnie perchè nel Paese si pone la questione del fabbisogno energetico nazionale.
    La Puglia rivendica uno sviluppo sostenibile basato sulle industrie tradizionali: turismo, balneazione, marineria, pesca professionale, diporto, tutte quelle che si reggono sui suoi circa 800 chilometri di costa. La Regione farà ricorso contro i pareri dei Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali appena rilasciati all’interno del procedimento per l’autorizzazione alle prospezioni sismiche a Petroceltic nello specchio di mare delle Tremiti. A rendere più forte questo intento c’è proprio la tutela del simbolo per eccellenza del suo mare, le isole Tremiti, difese a spada tratta contro ogni tentativo di snaturarle. Le Diomedee continuano ad essere tirate in ballo ma non per le sue vocazioni, turismo e natura, bensì per altre ragioni. Infatti è passato solo qualche mese dalla forte polemica di primavera, diventata un caso nazionale, sul tentativo di mettere all’asta dei terreni destinati ad edilizia residenziale sulle isole principali di San Domino e San Nicola. Asta andata deserta con grande soddisfazione dei tanti che si opponevano alla decisione del Comune con una procedura intrapresa poco prima delle elezioni. Fronte del no compatto contro le trivellazioni di petrolio in mare anche nel caso di Monopoli (Bari), sempre sull’Adriatico, per la preoccupazione dell’arrivo di una piattaforma petrolifera a circa 25 chilometri dalla costa.
    Il parere contrario dei pugliesi non è placato dalle rassicurazioni del ministro Clini sul ”nientre trivellazioni”. Se il petrolio verrà trovato, il problema si porrà certamente. Ma già’ in questa fase ci si muove per impedire che si facciano le prospezioni geologiche in quanto la tecnica utilizzata, quella dell' "air guns” è ritenuta pericolosa per l’ecosistema marino. Le ”pistole d’aria” servono a sondare il sottosuolo marino con dei getti fortissimi e costanti. Dalla modalità di ritorno delle onde riflesse a seguito del getto di aria compressa si ricavano dei dati sulla natura del fondale e sulla possibile presenza di giacimenti o falde di petrolio e gas. In tal caso si pone soprattutto la tutela delle specie ittiche. Il pensihttp://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=11384roprio sul Gargano nel 2009 quando sette capodogli si sono spiaggiati sul litorale tra Cagnano Varano ed Ischitella e sono morti. Ci sono stat (Pcb), ma tra le cause del loro decesso sin dal primo momento è stato contemplato sia l’uso di sonar militari sia l’uso degli ”air guns” per le ricerche di petrolio in mare. Questa tecnica viene ritenuta pericolosa per le specie ittiche in quanto causa gravi problemi di udito e perdita dell’orientamento.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
La Puglia si mobilita. E la protesta non si limita alle acque regionali, ma a tutte le trivellazioni in atto in Adriatico, alcune delle quali (vedi ad esempio quelle in atto da decenni al largo del ravennate), hanno causato da tempo, nell'indifferenza o nell'ignoranza dei cittadini della coste emiliane, fenomeni indiscussi di "subsidenza", arrivati addirittura oggi a costituire un motivo di "richiamo turistico", come la visita dei pavimenti a mosaico di alcune basiliche famose di Ravenna, visionabili sotto circa un metro di acqua popolata da pesci rossi, ormai resi bianchi dall'assenza di luce naturale in quei bei locali semisommersi...


http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4142721920700&l=2622da50f9

L'acqua nella cripta di San Francesco a Ravenna. "Subsidenza naturale" ? (gp)
In alto una immagine significativa che si collega al post che precede. La subsidenza un fenomeno "naturale"? E allora perchè sono state vietate negli anni scorsi le trivellazioni in Veneto, sia quelle nell'entroterra di quella regione che quelle off-shore al largo di Venezia ? Secondo i dati forniti dall'Arpa Regione Emilia-Romagna in un convegno intitolato appunto "La subsidenza della fascia costiera emiliano-romagnola; storia, problemi e prospettive" (svoltosi a Bologna nel Dicembre del 2007), negli ultimi 55 anni la fascia costiera romagnola si è abbassata di 70 cm a Rimini, e di oltre 1 m da Cesenatico dal Delta del Po. A Ravenna poi, dal 1999 al 2005, la velocità di abbassamento del suolo ha raggiunto la media di quasi 20 mm l'anno. Negli atti di quel convegno a pag. 6 è citato il Piano Costa del 1996, che per la prima volta mette in relazione la "subsidenza riscontrata in quell'area costiera con le estrazioni di acqua e metano", mentre a pag 11, di cui riporto qui sopra l'immagine completa, si dice chiaramente che trattasi di un "subsidenza naturale"... Ma ne siamo proprio sicuri ?

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Post di Movimento Ambientalista Bat

Molto probabilmente ci metteranno i pesciolini e la tartarughine e diventerà luogo di attrazione per i bambini...
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Post di Guido Picchetti


http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4143211732945&l=6cef1ba173

E questa è una immagine della pagina 14 degli atti del succitato convegno di Bologna del 2005 sulla subsidenza. Relatori e firmatari di quegli atti sono due ingegneri ambientali (all'epoca funzionari dell'ARPA della Regione Emilia-Romagna, ma forse ancora oggi...), dei quali sono lieto di riportare qui i nomi: l'Ing. Mentino Preti e l'Ing. Vinicio Prati. L'immagine unita è pertanto la fotocopia della pagina di un documento ufficiale che, a differenza della precedente pagina sulla " subsidenza naturale" , conferma in modo chiaro e inequivocabile il "contributo" dato alla "subsidenza" dalle estrazioni metanifere effettuate, a partire dal 1950, dalle piattaforme operative in Adriatico al largo del litorale romagnolo, davanti Ravenna e non solo... Ma possibile che questo documento di ben 7 anni or sono, che rilevava allora le conseguenze e i danni derivanti dalle quelle attività estrattive offshore, non abbia prodotto nè allora, nè dopo, alcun effetto pratico, nè abbia aperto alcun dibattito sulla loro pericolosità, e che nessuno sia intervenuto per denunziare in modo ancora più chiaro ai cittadini delle zone interessate, e all'opinione pubblica in genere, a cosa da decenni ormai si stava andava incontro ?
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Post di Movimento Ambientalista Bat:
Qualcuno ha fatto e continua a fare lo "gnorri" riguardo alla subsidenza indotta e alla distanza delle aree che possono essere interessate da questo fenomeno. La prima reazione di Istituzioni e Ministeri è NEGARE ogni collegamento tra le attività minerarie e i danni che si verificano al territorio circostante, anche a 10 km di distanza! Mentre questo documento afferma e conferma che tale correlazione ESISTE!!!
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Post di Fabrizia Arduini
Ottimo documento.
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A Metello Burchi, Gianluca Cecere, Erik Fortini, Fabrizia Arduini, Ilva Alvani, Alfonso Nigro, Giusi Orefice, Movimento Ambientalista Bat, Anna Lodigiani, Enzo Palazzo e Ndrìa Biddittu piace questo elemento.
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Prospezioni geofisiche nel mare delle Isole Tremiti
di Movimento Ambientalista Bat (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.va.minambiente.it/DownloadFile.ashx?id=62707&t=VIA


2/09/12. - Il Decreto di Compatibilità Ambientale emanato dal Ministero dell'Ambiente di concerto con il Ministro per i Beni e le Attività Culturali prevede, come da disposizioni della Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale VIA/VAS, che vengano integralmente rispettate tutte le misure di Prevenzione e Mitigazioni, tra le quali:

- almeno due osservatori qualificati con binocolo a bordo per le attività di avvistamento cetacei, ed anche mediante l'uso di idrofoni;
- il non inizio o la sospensione degli spari con airgun in caso di avvistamento cetacei entro un miglio marino;
- attendere 30 minuti dall'ultimo eventuale avvistamento dei cetacei prima di riprendere i "bombardamenti";
- minimizzazione della propagazione delle onde acustiche e limitare il più possibile le onde ad alta frequenza.

Alla verifica di ottemperanza delle suddette prescrizioni provvederà il Ministero dell'Ambiente. Domande del Movimento Ambientalista Bat:

- A qualcuno di voi risulta che il Ministero dell'Ambiente abbia mai inviato un proprio funzionario o un proprio tecnico qualificato a bordo delle navi che effettuano le prospezioni geofisiche con gli airgun ???
- Chi controlla effettivamente che queste prescrizioni vengano rigorosamente rispettate per la tutela dei cetacei ???
- E ancora: non vi sembra una "presa per i fondelli" limitare l'avvistamento dei cetacei ad un miglio marino, pur sapendo che il rumore prodotto dalle esplosioni d'aria compressa in mare si propaga ad una distanza anche superiore alle 25 miglia marine ??? (in rete ci sono dei video della Pantelleria che lo dimostrano)

Questi sono i quesiti ai quali la Commissione Tecnica VIA/VAS dovrebbe dare risposte concrete ed approfondite! Inoltre sarebbe "eticamente corretto" che i cittadini vengano informati in modo adeguato, anche a mezzo tv ed a più riprese nella giornata, quando si tratta di notizie importanti come quella della Valutazione di Impatto Ambientale di un progetto di Ricerca idrocarburi. E non con dei trafiletti microscopici pubblicati su due o tre quotidiani.
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Post di Guido Picchetti

Già altre volte negli anni passati abbiamo rilevato le molte incongruenze e assurdità delle disposizioni ministeriali che "dovrebbero" essere rispettate durante l'impiego degli Airgun nelle ricerche petrolifere, e ci siamo posti le stesse domande che giustamente elenca qui Movimento Ambientalista Bat. Purtroppo sono domande che restano senza risposta, in quanto gli stessi istituti scientifici che "prestano" o "dovrebbero prestare" la loro collaborazione in queste operazioni di controllo, restano in silenzio e non forniscono alcuna testimonianza sull'effettivo rispetto delle norme richieste dal Ministero, assumendosene la responsabilità... Richiamarle all'attenzione di quanti si interessano a tali problemi è pertanto estremamente utile... Chissà che qualcuno non si svegli e faccia sentire la sua voce...
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Ce lo auguriamo che qualcuno si svegli, ovvero che qualcuno che "conta" possa dare la sveglia ai nostri rappresentanti politici regionali affinché si attivino fattivamente presso i Ministeri. Non devono ricordarsi di noi soltanto in occasione delle elezioni.
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Dalla mia Bacheca su FB del 2/09/12

No all’ENI in India a trivellare nel parco nazionale
da Ola Ambeintalista it
http://www.olambientalista.it/no-alleni-in-india-a-trivellare-nel-parco-nazionale/

    31 agosto 2012. - L’India non riparte con Eni. Il ministro del petrolio indiano ha interrotto un contratto di esplorazione con la multinazionale petrolifera di Piazza Mattei a tutela di un parco nazionale. Titola così un articolo apparso sulla rivista on line “AltraEconomia“ che riferisce, a differenza invece di quanto accade in Italia nel parco nazionale dell’Appennino Lucano, ove si consente di estrarre petrolio e trivellare all’ENI ed alla Shell. Ecco l’articolo sull’AltraEconomia: “Jaipal Reddy è il ministro del petrolio indiano. Lo stesso che, stando a quanto anticipato il 30 agosto dal “The Economic Times”, avrebbe stracciato un accordo di “esplorazione” con la prima impresa del nostro Paese, l’Eni – presente in India dal 2005 con due blocchi esplorativi, uno onshore nel Rajasthan e l’altro nell’offshore delle isole Andamane – comminando peraltro una sanzione pari a 22,5 milioni di dollari. Oggetto del contendere è il mancato completamento da parte del colosso guidato da Paolo Scaroni delle operazioni relative al “blocco” ubicato nella regione indiana del Rajasthan.
    A complicare il percorso dei 12,4 miliardi di dollari di investimenti – suddivisi in 51 punti tra Bp, Cairn India, Bhp Biliiton – sarebbe infatti la collocazione dell’area di esplorazione, la quale risulta nei confini di un parco nazionale tutelato (Desert National Park). I vertici delle industrie petrolifere interessate sostengono che il vero responsabile dell’accaduto sia il governo di Nuova Delhi, incapace di confezionare autorizzazioni complete e dettagliate. Al contrario, secondo i funzionari del ministero sarebbe stata proprio Eni a scartare le indicazioni pervenute nel 2008 dal National Wild Life Board, che la invitavano a sondare la Corte Suprema per tutto ciò che riguardasse autorizzazioni di natura ambientale.
    Contattato direttamente, l’ufficio stampa della multinazionale petrolifera italiana ha risposto che “nulla ancora risulta”. Quel che è certo è l’andamento dell’azienda, che ha presentato lo scorso 30 giugno la relazione semestrale relativa al 2012. Fotografia della diffusione capillare di Eni nel mondo: dalla Croazia alla Norvegia, dalla Polonia al Regno Unito, dall’Ucraina all’Algeria, dall’Egitto alla Libia (dove l’attività estrattiva è ripresa ed ha permesso l’incremento di produzione rispetto al 2011), dalla Tunisia all’Angola, dal Congo al Gabon, dal Ghana al Kenya. E poi Cina, India, Iran, Iraq, Pakistan, Brasile, Ecuador, Russia, Stati Uniti. Fino alla Nigeria, dove il colosso italiano denuncia la “rapida crescita dei fenomeni di furto e sabotaggio”. Nel capitolo relativo alla produzione di idrocarburi, la relazione semestrale dà conto di 1,661 milioni di barili, in crescita del 4,7% rispetto ai primi sei mesi del 2011. Fino ai “ricavi dalla gestione”: 107,6 miliardi di euro nell’esercizio 2011, già a quota 63,2 miliardi nei primi sei mesi di quest’anno.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

L'Italia in fatto di tutela ambientale va proprio a fondo. Basta leggere quanto succede in India all'ENI, la nostra azienda "Regina di Stato", per rendersi conto su quale bel biglietto da visita il nostro Paese può contare in giro per il mondo... Per dirla poche parole, secondo quanto anticipato il 30 agosto dal “The Economic Times”, il ministro del petrolio indiano Jaipal Reddy, avrebbe stracciato un accordo di “esplorazione” con la prima impresa del nostro Paese, dopo essersi reso conto che una delle aree di esplorazioni concesse all'ENI risultava nei confini di un parco nazionale tutelato (il Desert National Park).
L'accusa è che l’Eni – presente in India dal 2005 con due blocchi esplorativi, uno on shore nel Rajasthan e l’altro nell’offshore delle isole Andamane – avrebbe ignorato le indicazioni pervenute nel 2008 dal National Wild Life Board, che la invitavano a sondare la Corte Suprema per tutto ciò che riguardasse autorizzazioni di natura ambientale. E non avendolo fatto, le sarebbe stata pure comminata una sanzione pari a 22,5 milioni di dollari...
Questo accade all'Eni in giro per il mondo, dove danni ambientali ne provoca, come si sa, non pochi. Come pure qui in Italia, ma qui "gioca" in casa senza pagare scotto... Il guaio però è che i danni causati dall'ENI, condonati o comminati, saranno comunque a carico del nostro Paese... e pure in termini di immagine...
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Giustamente qui in Italia "gioca in casa" e non le potrà MAI essere comminata una sanzione di quell'importo: 22,5 milioni di dollari o di euro! Basti constatare il caso dell'ILVA di Taranto: gli è stata forse comminata qualche sanzione??? Non solo non ne ha ricevute, ma saremo noi contribuenti a pagare la bonifica!
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Post di Guido Picchetti

Ringrazio Assunta Di Florio dall'Abruzzo per la segnalazione di vari articoli in tema di trivellazioni e inquinamenti ambientali, tra cui alcuni degli ultimi postati su FB e poi riportati qui negli "Echi di Stampa".
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Quelle morti impunite alla raffineria di Falconara
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/09/quelle-morti-impunite-alla-raffineria.html


La raffineria è un impianto oggettivamente pericoloso (Vito D'Ambrosio, presidente regione Marche, 1999)

Ritardo nell'avvio Registro Tumori Marche e indagine a Falconara M. TVCM del 20/05/12

Servizio trasmesso da TV Centro Marche sul ritardo nell'avvio Registro Tumori Marche e sui risultati
finali  dell'indagine epidemiologica condotta dall'Istituto Tumori di Milano sulla popolazione di Falconara
video caricato su Youtube in data 20/mag/2012 da cicovo
(5'43")

Explosion at API refinery, Falconara, Italy, 8th Sept. 04
 
Explosion at API refinery, Falconara Marittima (AN), Italy - 8th September 2004, h. 7.45 a.m.
One person died in this accident.
video caricato da fabfiori in data 11/ott/2006 (0'58")

    SATURDAY, SEPTEMBER 1. Questa storia è illustrata in dettaglio dal sito dei Comitati Cittadini di Falconara curata da Loris Calcina, il suo presidente che saluto e ringrazio. In questa fine estate 2012 si è molto parlato dell'Ilva, per cui la famiglia di Emilio Riva ha incassato soldi a non finire, sulle spalle e sulla salute degli abitanti del quartiere Tamburi di Taranto - agnelli abbattuti per troppa diossina, piombo nelle urine, allattamento sconsigliato alle mamme, cielo e polmoni plumbei. Ma in Italia ci sono mille altre piccole e grandi Ilva, e con loro mille piccole e grandi storie di persone a cui è stato negato il diritto alla salute, ad una vita serena e produttiva, ad una vita felice. E sì, abbiamo diritto pure a quella.
    Fra le tante storie, quella di Falconara e della sua raffineria API, di cui abbiamo parlato più e più volte su questo blog e che lascia capire quanto difficile sia in Italia per il cittadino normale, onesto, lavoratore di ottenere giustizia e cambiamenti in positivo. A Falconara ci sono incendi, ci sono riversamenti a mare, ci sono emissioni in atmosfera, ci sono indagini epidemiologiche condotte con enorme difficoltà circondate dal silenzio della classe politica marchigiana e nazionale. Ad esempio qui a lato la lista di tutti gli incidenti più o meno gravi di Falconara negli ultimi anni. A Falconara ci sono cause contro la raffineria lasciate morire per non pensarci più così nessuno deve essere responsabile di niente - nè politici, nè gestori della raffineria. E pace all'anima di chi è morto per davvero. Di queste cose abbiamo parlato:
         qui - Le indagini epidemiologiche di Falconara
         qui - I tumori di Falconara
         qui - Falconara: uno dei siti più inquinati d'Italia
         qui - Falconara e gli scarichi a mare dell'API
         qui - Scoppi e incendi normali a Falconara
    Nel 1999 a Falconara ci fu un incendio che costò la vita a due persone - Mario Gandolfi ed Ettore Giuliani. L'incendio durò per ore, avvolgendo la vicina ferrovia, con centinaia e centinaia di persone in fuga dall'inferno per sfuggire ad una pioggia incessante di idrocarburi, da una fiamma di oltre 50 metri, da una nube tossica e da temperature insopportabili. 1 milione e 800 mila litri di petrolio bruciati nel giro di tre ore. Qui la cronaca dell'epoca, come riporta Repubblica di allora. I due operai hanno riportato ustioni su tutto il corpo e trasportati ad Ancona, Cesena e Roma non ce l'hanno fatta.
    La magistratura aprì un'inchiesta. Si costituirono parte civile alcuni di cittadini interessati ed il comune di Falconara Marittima. Una delle domande più pressanti riguardava lo stato di una valvola che doveva essere chiusa nei periodi di inattività, secondo i codici di sicurezza, ma che era in realtà lasciata sempre aperta, come da prassi. Molti riconoscono che la chiusura di quella valvola avrebbe potuto salvare la vita dei due operai.
    Si parlava anche di scarsa manutenzione e mancanza di corretta applicazione delle norme di sicurezza. In particolare la ditta incaricata della manutenzione segnalò per due anni di fila che quella maledetta valvola doveva essere chiusa per fare nuove verifiche e prove, ma visto che quella valvola non si ebbe da chiudere, non si ebbero da fare neppure le verifiche, finchè, verifiche o non verifiche, non ci furono lo scoppio e due morti. Tutte cose normali nelle raffinerie d'Italia.
    Inizia l'inchiesta. Passano 2,4,7,13 anni. E cosi, lentamente ma inesorabilmente si arriva alla fine. Amara. Il processo è ufficialmente caduto il 28 Agosto 2012 per prescrizione dei termini. In tutti questi anni c'è stato un solo grado di giudizio, nel 2005. Si trovò colpevole un altro operaio, Gaetano Bonfissuto, che aveva lasciato aperto una valvola, non quella che costò la vita a Gandolfi e a Giuliani, ma un'altra, più lontana che secondo i testimoni e gli altri lavoratori non avrebbe potuto causare la morte di nessuno. I vertici dell'azienda invece sono stati tutti assolti.
    Non si è mai saputo niente sulle responsabilità di quella valvola incriminata. I vertici dell'API non hanno pagato niente, non hanno risarcito la comunità o i lavoratori morti. Non hanno chiesto scusa. Come se la raffineria non fosse cosa loro, come se uno è il capo solo quando si tratta di portare soldi a casa e non quando c'è da assumersi le resposabilità. Piu facile dare la colpa a un altro lavoratore, eh? Il comune di Falconara Marittima, nella persona del suo sindaco Goffredo Brandoni, abdicò al ruolo di difensore della sua gente nel 2008, ritirando la sua partecipazione al processo. L'API in cambio gli diede dei soldi per il bilancio comunale, tappandogli così la bocca. E così è tutto a posto: la colpa è dell'operaio, il sindaco ha preso dei soldi per il bilanci comunale, l'API non c'entra niente, e i treni che passano in mezzo alle fiamme e la morte per raffineria è normale.
    Resterà un altro mistero di Fatima all'Italiana. E le indagini epidemiologiche? Tutto certificato e confermato: il tasso di leucemia per chi vive a Falconara, Chiaravalle e Montemarciano è il triplo rispetto alla media nazionale, inquinamento alle stelle. I rischi per leucemie e per linfomi non-Hodgkin, patologie rare, sono più alti per chi vive in un raggio di 4km dalla raffineria. L'API non rilascia dati ulteriori per "privacy". Tutto normale. Non c'è scandalo nazionale. I politici marchigiani non fiatano: è meglio non dire niente. Il TG3 delle Marche ignora del tutto la questione, non è affar loro. Tutto normale.
   Se posso azzardare il perchè - secondo me - di tutte queste ingiustizie e del silenzio: perchè dire qualsiasi cosa da parte di chi comanda significa dover agire per sistemare il problema, significa dare risposte, dover fare cose difficili, significa mettere i signori API alle strette e finalmente dare una voce a morti e a malati. Ma in Italia, dove più che altrove è tutto mescolato fra interessi, politici, soldi, carriere, paura e poltrone, questo coraggio è raro. Meglio non pensarci.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

La storia cui fa riferimento Maria Rita D'Orsogna è quella dell'incendio nella raffineria dell'API di Falconara Marittima che costò la vita a due operai. Si verificò nel 1999, ben 13 anni fa... Perchè allora parlarne oggi, a tanti anni di distanza ? Semplice: perchè solo quattro giorni fa, il 28 Agosto 2012 per l'esattezza, il processo per quei fatti, che procurarono morti, feriti e danni vari, è stato ufficialmente dichiarato decaduto per prescrizione dei termini !!! Colpevoli, nessuno... E' tutta colpa dello Spirito Santo !!! Leggetela questa storia. A me personalmente procura un enorme senso di vergogna... E, per quanto ami la mia Patria, mi fa dubitare della validità delle istituzioni su cui Essa si fonda, a partire dalla giustizia (volutamente con l'iniziale non maiuscola...).
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Trivelle e Tremiti. Le ultime notizie...
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/ricerca_tag.php?key=trivelle+tremiti


Gli ultimi tre articoli pubblicati dalla "Gazzetta del Mezzogiorno" sulla questione delle ricerche della Northern Petroleum in prossimità delle Isole:

Trivelle, Clini insiste «vanno valutate». In Puglia cresce il fronte del «no» di [b. mart.]
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=547612&IDCategoria=2699

    02 SETTEMBRE 2012, 09:06, BARI - «Ho già detto alle istituzioni pugliesi che sono d’accordo nel far una conferenza sull'uso energetico dell’Adriatico che valuti la situazione e che poi ci porti a prendere una decisione sul da farsi». Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini si mette sulla difensiva dopo gli attacchi bipartisan arrivati dalla Puglia sul via libera concesso dal governo per le prospezioni geologiche della Petrolceltic a largo delle isole Tremiti. Clini continua a sperare nella condivisione sull’analisi di «quanto costa valorizzare questo bene energetico rispetto a quello ambientale». Inoltre, l’autorizzazione riguarda un’area al di fuori delle 12 miglia dalle aree marine, cioè «assolutamente nei termini di legge».
    L’auspicio del titolare dell’Ambiente è, in pratica, di un confronto aperto: «chiediamoci se serve al futuro energetico dell’Italia». Mettere sullo stesso piatto estrazione di idrocarburi e fonti rinnovabili «dico subito che non ha senso»: occorre, sottolinea, guardare «all’Europa e al mondo, la sfida energetica è sulle tecnologie pulite. Se la dimensione è quella che sospettiamo, probabilmente il costo che sosteniamo per estrarre olio - spiega - è superiore al vantaggio che ne ricaviamo solo dal punto di vista energetico, senza considerare le problematiche ambientali».
    Per questo va fatta un’analisi e l’occasione è la conferenza mediterranea per discutere della valorizzazione del mare Adriatico, cui il ministro ricorda di essere stato invitato dal presidente del consiglio regionale Onofrio Introna. «Prima di tutto bisogna sapere se ci sono risorse e quante sono; poi bisogna sapere quanto costa estrarre questi idrocarburi e che vantaggio c'è. Credo che, anche chi si oppone per delle considerazioni di carattere ambientale, dovrebbe fare valutazioni anche di natura economica». Dalla Puglia, però, il no è secco. «Fermare senza se e senza ma il ministro Clini» dice il vice presidente della Camera Antonio Leone (Pdl), puntando l’indice sulle «risibili royalties accordate dall’Italia» che stanno attirando compagnie straniere. Martedì, intanto, prima della seduta del consiglio regionale, Introna, insieme all’assessore Lorenzo Nicastro, incontrerà con i capigruppo consiliari una delegazione dei comitati «No triv-No petrolio Sì energie rinnovabili». «Ribadiremo il veto unitario dell’Assemblea regionale - dice - a qualsiasi violenza contro l’eco - sistema costiero e marinaro pugliese». Di qui l’invito a fare fronte comune e la richiesta ai promotori della riunione convocata per lo stesso giorno sul Parco del Gargano con i 18 sindaci dell’area «a fissare un nuovo appuntamento». Il sindaco delle Tremiti Antonio Fentini: «le isole, anche se sconfitte nella loro partecipazione ad una lotta impari, mai si arrenderanno».
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Il sindaco: «Non ci arrenderemo mai»

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=547494&IDCategoria=2699

    01 SETTEMBRE 2012, 14:58,09:06 ISOLE TREMITI (FOGGIA) – Le Isole Tremiti, «anche se sconfitte nella loro partecipazione ad una lotta impari, mai si arrenderanno, anzi svilupperanno una guerriglia ideale, morale, etica, senza limiti, sapendo che in questo non saranno mai lasciate sole e che nel segno della solidarietà nella qualità della vita hanno già vinto». Lo afferma il sindaco dell’arcipelago, Antonio Fentini, criticando il via libera ministeriale alle prospezioni petrolifere al largo delle isole. «I prossimi giorni – aggiunge in una nota – saranno vitali per la conservazione di quei valori ambientali e naturalistici che proprio il ministero dell’Ambiente volle tutelare con l'istituzione dell’area di riserva marina dalle Isole Tremiti a Pianosa, dimenticandosi di questa stessa vasta area subito dopo averla disegnata sulla carta, vincolata e, dal suo punto di vista, protetta. L’area di riserva è rimasta per tutti solo come vincolo territoriale e non è stata mai considerata dagli apparati istituzionali come una vera opportunità di crescita».
    «Oggi, però – insiste Fentini – questo territorio sembra non essere più visto come un luogo da proteggere, ma stranamente, inopinatamente, immoralmente, fastidiosamente, solo come un bene, una risorsa da sfruttare in nome di superiori interessi nazionali, che si identificano, purtroppo, nella ragione sociale (commerciale) del destinatario dell’autorizzazione ministeriale alle prospezioni in mare». «E' il massacratore che violenta il territorio – conclude il sindaco – che deve essere cacciato dal regno della democrazia partecipata, che agisce, sì è vero, anche per ideali, che vanno, però, rispettati, se sono veri, se sono presenti, se sono condivisi, se sono accettati dall’universalità delle autonomie locali che già hanno gridato allo scandalo e che sono pronte a difendere le Tremiti non per una scelta ideologica, antagonista a chi ha deciso di stuprarle davanti agli occhi di tutti, ma per l’amore che si deve verso una natura spontanea, semplicemente, ma unicamente, straordinariamente bella».
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Si riaffaccia l’incubo trivelle nonostante la mobilitazione
di Francesco Trotta
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=2699&IDNotizia=547414
    01 SETTEMBRE 2012, 09:03, ISOLE TREMITI - Ci risiamo. Cambiano i ministri ma la solfa è la stessa. Dal governo politico di Berlusconi a quello (teoricamente) tecnico di Monti, dalla Prestigiacomo a Clini, per il mare Adriatico la minaccia continua. Alle Tremiti le trivelle devono entrare in azione. Hanno deciso così da Roma. E all’arcipelago diomedeo piombano di nuovo in un incubo che speravano di aver scansato. Purtroppo è questa la triste e deprecabile realtà che sta investendo in queste ore - dopo la notizia del placet ministeriale - quelle manciate di scogli al largo dell’Adriatico. La decisione del ministero dell’ambiente di autorizzare le prospezioni al largo delle Isole Tremiti alla Petrolceltic apre l’ennesima crepa nel rapporto tra la Capitanata ed il governo nazionale. E «tradisce» un intero territorio. Non sono serviti né manifestazioni di protesta, né cortei, né riunioni allargate di istituzioni, né interventi di figli illustri delle Tremiti (Lucio Dalla si starà rivoltando nella tomba).
    Niente. Come se il territorio e le sue rimostranze non facessero testo. Il ministro Clini ha reiterato lo scorso 14 agosto lo stesso decreto (quello firmato dalla Prestigiacomo nel 29 marzo 2011), nonostante in questo lasso di tempo ci sia stata una mobilitazione di territorio e istituzioni senza precedenti. Carta straccia a questo punto anche gli accordi verbali tra Clini ed il presidente del consiglio regionale Introna per l’apertura di un dialogo costruttivo. Ma - ed è ancora più sconcertante - la decisione del ministro piomba nelle more di un pronunciamento ancora atteso del Tar Lazio, dove pendono una serie di ricorsi contro le trivelle.
    «Il Governo Monti non può agire come il governo tecnico liquidatore del nostro mare. Il ricorso alle trivelle non è crescita sostenibile» si infervora Gianfranco Pazienza, uno degli ambientalisti della prima ora del Gargano. Mare Adriatico di nuovo sotto attacco dunque. Ma la Regione Puglia non starà a guardare. Rinnoverà gli sforzi per fermare la paventata mattanza. Proprio a Mediterre, lo scorso gennaio, dove aveva preso precisi impegni, il ministro Clini aveva conosciuto la ferma e limpida posizione di un intero territorio. «Il mare di Puglia da Manfredonia a Taranto, dalle bombe disseminate tra le Tremiti e Molfetta e con la discarica dei container - continua Pazienza - ha già pagato caro il suo tributo al vecchio modello di sviluppo, anche purtroppo anche con l’over fishing, ossia la pesca eccessiva. Ora viviamo un’altra era» spiega l’ambientalista «e l’ambiente è una risorsa con cui sia l’energia sia la produzione industriale devono fare i conti».

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Post di Movimento Ambientalista Bat

Caro Guido, noi ci chiediamo PERCHE' i membri rappresentanti delle nostre Istituzioni regionali (Onofrio Introna, Lorenzo Nicastro, etc. ad Aprile 2011 non hanno largamente "pubblicizzato" a mezzo comunicati stampa e TV l’avvenuto deposito della documentazione di Valutazione Impatto Ambientale (VIA) relativa al Permesso di Ricerca riperimetrato della Petroceltic che interessava le Isole Tremiti ??? Perchè questo non è stato fatto quando era possibile inviare OSSERVAZIONI DA PARTE DEL PUBBLICO in tempo utile ??? Ci sembra "una presa per i fondelli" uscirsene adesso con "la rabbia" o l'insurrezione a mezzo stampa e TV (quando oramai è troppo tardi per fermare gli airgun) e non aver dato la possibilità a noi cittadini di "inondare" i Ministeri competenti di Osservazioni e Proteste entro i previsti 60 giorni !!! Leggere sulla Relazione del Ministero dell'Ambiente che NON SONO PERVENUTE OSSERVAZIONI DA PARTE DEL PUBBLICO, è veramente una pugnalata al cuore!!!
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Post di Guido Picchetti

Non posso che condividere al 100%...

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Post di Movimento Ambientalista Bat
La Compagnia irlandese Petroceltic ha urgente necessità di Trivellare il nostro territorio in terraferma ed in mare, poiché le proprie "azioni in borsa" sono in netto calo. E quindi ci pensano i nostri ministri "tecnici" a darle una mano (ed anche "lo stivale").
Leggi "Quotazione Petroceltic (EG5), Quotazioni titoli, Grafici, Ordini e notizie di mercato."
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Dalla mia Bacheca su FB del 1/09/12

La NP rinuncia ad alcune concessioni petrolifere nel Canale di Sicilia
di Guido Picchetti
http://www.ilmoderatore.it/2012/09/01/la-np-rinuncia-ad-alcune-concessioni-petrolifere-nel-canale-di-sicilia/


    Ieri sul web è circolata una notizia sorprendente. La Northern Petroleum ha rinunciato ad alcune sue concessioni petrolifere nel Canale di Sicilia. Sogno o son desto? Si è chiesto qualcuno… O gatta ci cova ?
    Un controllo sull’ultimo Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse, edito proprio ieri 31 Agosto 2012 dal Ministero dello Sviluppo conferma la notizia.
    Ma tanto per dare qualche informazione in più sulle tre concessioni intestate alla NP oggetto della rinuncia, debbo dire che si tratta solo di alcune delle tante concessioni a lei intestate nel Canale di Sicilia. E precisamente delle tre concessioni, colorate in rosso come mostra la mappa qui unita, più prossime alle isole Egadi ad ovest di Marettimo, in altre parole al Parco Nazionale che comprende appunto tali isole (a buon intenditor poche parole...).
    Nel Canale di Sicilia restano invece in essere (colorate in giallo sulla stessa mappa) altre concessioni della NP. Anzitutto la G.R.17.NP, la G.R.18.NP e la G.R.19.NP, situate ad ovest di quelle oggetto della richiesta di rinuncia della NP, che si estendono a lato fino al limite delle acque territoriali italiane.
    In secondo luogo restano in essere ancora le due concessioni più vicine a Pantelleria: sia la C.R 147.NP a nord dell’isola, intestata appunto alla Northern Petroleum, sia la G.R 15.PU, intestata invece all’ADX che, a lato, contorna la nostra isola sul suo versante di ponente (vedi tavv. 1 e 2 delle zone marine C e G sul documento ufficiale del Ministero di cui a seguire il link).
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/56-8/56-8.pdf
 
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Stesso articolo su "Pantelleria Internet Com - News 10242" del 4/09/12
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9398
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Petrolio, sindaco Tremiti: "Faremo manifestazione e coinvolgeremo altre regioni"
da Adnkronos
http://www.adnkronos.com/...-Faremo-manifestazione-e-coinvolgeremo-altre-regioni_313649518825.html


    Dopo l'autorizzazione concessa dal ministero dell'Ambiente alla Petroceltic a effettuare indagini sismiche in mare in vista di possibili perforazioni alla ricerca di petrolio, Antonio Fentini all'Adnkronos: "Nessuna distanza ci protegge, qualsiasi incidente porterebbe greggio verso le isole"
    Foggia, 31 ago. - (Adnkronos) - ''Stiamo organizzando una manifestazione insieme agli altri comuni del territorio, al Parco nazionale del Gargano, alla Regione Puglia, alla Provincia di Foggia, a varie associazioni, ad esempio Italia Nostra. Cercheremo di coinvolgere anche Abruzzo e Molise e le altre regioni del litorale adriatico''. Lo riferisce all'Adnkronos Antonio Fentini, sindaco delle Isole Tremiti, dopo l'autorizzazione concessa dal ministero dell'Ambiente alla Petroceltic a effettuare indagini sismiche in mare, al largo delle Diomedee, in vista di possibili perforazioni alla ricerca di petrolio.
    Il malumore sta di nuovo montando tra le popolazioni garganiche e in tutte le province pugliesi. ''Ormai, dopo la firma del Ministero, strade amministrative non ce ne sono più''', dice. L'unica possibilità di sventare le ricerche e quindi l'estrazione di idrocarburi è rappresentata dalla protesta dal basso e dal convincimento politico, anche se il primo cittadino non è molto ottimista.
''Noi ci speriamo. ma quando girano i soldi intorno a queste cose è difficile farli tornare indietro'', sottolinea amaramente Fentini. Tra gli obiettivi della protesta quella di coinvolgere le altre regioni. ''Tutto l'Adriatico è interessato, ci sono 100 punti dove potrebbero fare questi sondaggi'', spiega. Quindi il sindaco Fentini evidenzia i dubbi sulla quantità e sulla qualità di petrolio che potrebbe essere estratto, manifestati anche dalle associazioni ambientaliste e dalle altre istituzioni. ''Non vale proprio la pena tirarlo fuori - continua - non so perchè lo fanno. Violano il territorio, forse per dispetto'', ipotizza.
Qualsiasi discorso sulla distanza di sicurezza, che metterebbe al sicuro le spiagge e lo splendido mare delle Tremiti, cantato da Lucio Dalla, non lo convince. ''Non è una questione di distanze o di chilometri ma di correnti'', evidenzia.
''Se avviene una fuoriuscita, tutto il greggio dei pozzi a nord potrebbe raggiungere le Tremiti. L'Adriatico è' un mare chiuso, tutto scorre verso sud, verso Otranto. Perciò, anche se succede a Trieste, passerà di qua. E' inevitabile. Ovviamente se accade più lontano, è meglio perchè ciò permette di avere il tempo di intervenire''. Certamente qualsiasi incidente avrebbe, secondo Fentini, conseguenze disastrose per il turismo e la pesca. ''Chi verrebbe alle Tremiti se le coste sono tutte sporche di petrolio e il mare è torbido?'', si chiede.
''I turisti sono attratti dalle nostre isole per la trasparenza delle acque, per la natura, la flora, la fauna. Avere la riserva marina delle Isole Tremiti accanto al pozzo di petrolio mi pare un controsenso'', aggiunge. E poi ricorda che ''i parchi marini sono stati individuati e istituiti dallo stesso Ministero che oggi approva questi sondaggi e queste perforazioni''. Infine una rivendicazione.
''Sono 20 anni che Isole Tremiti è una riserva marina e il Comune non riesce ad avere la sua gestione che a tutt'oggi ha luogo in montagna, a Monte Sant'Angelo, a 900 metri sul livello del mare - conclude - In 20 anni questa questione non è mai stata esaminata dal Ministero mentre per i pozzi di petrolio in 15 giorni l'autorizzazione è stata firmata''.
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Esclusivo: intervista al ministro Clini sulle Tremiti
di Michelangelo Borrillo
http://corrieredelmezzogiorno.../31-agosto-2012/clini-si-petroliotutto-secondo-legge-2111633261365.shtml


    Clini e il sì al petrolio: «Tutto secondo legge». Il ministro: «Se ci sarà greggio, bisogna pesare vantaggi e svantaggi e decidere insieme a Croazia e Slovenia»
    31 agosto 2012. - «Abbiamo semplicemente applicato la legge vigente. E l’ok non è alla coltivazione di idrocarburi in Adriatico ma alle sole prospezioni con tecnica air-gun per capire cosa c’è nel sottosuolo: la richiesta, con la normativa attuale, non poteva non essere presa in considerazione, visto che esclude le aree interdette (fino a 5 miglia dalle coste italiane e fino a 12 miglia dal limite esterno delle aree marine protette e di tutte le altre zone sottoposte a tutela, ndr). Anche le amministrazioni locali devono avere consapevolezza del contesto in cui ci si muove: tutti esercitino la loro responsabilità nell’ambito delle leggi, perché non vince chi strilla di più».
   
Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini risponde così «all’insurrezione di Puglia» successiva alla divulgazione da parte dell’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro dell’ok del ministero alle prospezioni alle Isole Tremiti. E si meraviglia della meraviglia dall’assessore.
    - Ministro, l’assessore è rimasto sorpreso del suo ok alle prospezioni alle Tremiti alla vigilia di Ferragosto, nel periodo in cui la sua presenza in Puglia è stata frequente in relazione alla vicenda Ilva. Insomma, si chiedono in Puglia, poteva dirlo prima che scriverlo...
«Facciamo chiarezza sull’argomento, perché il primo a meravigliarsi della meraviglia sono io. In primo luogo, il ministero ha applicato semplicemente la legge: originariamente i permessi richiesti riguardavano anche aree che in base al decreto legislativo 128 del 2010 dovevano essere escluse. Successivamente, nel gennaio 2011, la società Petroceltic ha ripresentato al ministero dello Sviluppo economico una nuova istanza che esclude le aree interdette: a quel punto la richiesta doveva essere presa in considerazione».

    - Prendere in considerazione non significa dare l’ok.
«Sicuramente. E infatti l’iter è andato avanti. L’11 aprile del 2011 il ministero ha comunicato a tutte le amministrazioni interessate l’esistenza della richiesta e che ai sensi delle leggi vigenti poteva essere presa in esame. Successivamente, il 10 giugno 2011, la commissione di valutazione di impatto ambientale ha comunicato che le attività potevano essere ammesse esclusivamente per quanto attiene alla ricerca sismica con tecnica air-gun. Che, si badi, non è un ok alla coltivazione di idrocarburi».
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Stiamo parlando di una vicenda dello scorso anno.
«Per questo mi meraviglio della meraviglia. In seguito alla decisione della commissione, la Regione Molise ha messo nero su bianco di non essere d’accordo con la valutazione della commissione. Che ha risposto nel novembre 2011 precisando che l’obiezione non era condivisibile perché non inerente al merito: si contestava la coltivazione degli idrocarburi ma l’autorizzazione riguarda solo le ricerche preliminari. Successivamente l’iter si è ripetuto con la Regione Puglia: parere contrario espresso a dicembre 2011, risposta negativa della commissione a marzo con le stesse motivazioni date al Molise».
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E come si arriva all’ok di Ferragosto?
 «Per me si arriva a maggio, non so perché l’assessore parli di Ferragosto: esaminate e respinte le obiezioni di Molise e Puglia, infatti, anche il ministero dei Beni culturali il 2 maggio scorso ha dato parere favorevole, dopo che il ministero dell’Ambiente lo aveva fatto nel giugno 2011. E quindi a maggio scorso io e il collega Lorenzo Ornaghi abbiamo firmato il parere di compatibilità ambientale che riguarda la sola prospezione geofisica con tecnica air-gun al di fuori delle aree di divieto. Come vede, non capisco la sorpresa dell’assessore: abbiamo mandato il nostro parere, abbiamo risposto formalmente, addirittura a marzo, e la procedura è stata gestita in maniera trasparente e pubblica».
    - Chiarita la forma, torniamo al contenuto: adesso si può procedere?
«L’autorizzazione finale, dopo il nostro parere di compatibilità, è di competenza del ministero dello Sviluppo economico».
    - A questo punto sembra evidente che si procederà.
«Dobbiamo rispettare la legge: se ci fosse una legge che vieta le prospezioni comunque e dovunque, bloccheremmo tutto. Ma non c’è. Io ho molto rispetto per le manifestazioni di 10 mila persone, come quella che c’è stata in Puglia nel gennaio scorso, ma questo governo rispetta la legge e quella italiana in materia è molto cautelativa: il limite di 12 miglia, nel Mediterraneo, c’è solo in Italia. Se poi questa legge non va bene, eventualmente si può cambiare. Ma non è compito del governo».
    - Insomma, tocca al Parlamento. Ma possibile che non si possa fare nient’altro che cambiare le leggi per evitare che si cerchi il petrolio al largo delle Tremiti, e poi a Monopoli e quindi a Otranto?
«Detto che non si poteva non dare l’ok alle prospezioni, dico anche che sull’uso energetico del Mare Adriatico è opportuna una valutazione comune, da Trieste a Otranto coinvolgendo anche Slovenia e Croazia. Se esiste una qualche potenzialità di valorizzazione energetica, questa deve essere oggetto di pianificazione. Perché la valutazione deve essere complessiva e non caso per caso. E la Regione Puglia conosce questa mia posizione».
    - In che senso?
«Nel senso che quando il presidente del Consiglio regionale pugliese mi ha chiesto la disponibilità per una conferenza internazionale delle regioni adriatiche, ho risposto — lo scorso 11 luglio — che sono assolutamente d’accordo: bisogna capire se ne vale la pena».
    - Come lo si capisce?
«Fermo restando che le imprese possono investire i loro soldi per esplorare le potenzialità dell’Adriatico, è doveroso che il governo con le Regioni interessate e gli altri Paesi adriatici valutino insieme un eventuale programma di sfruttamento: se c’è il petrolio, occorre capire se la prospettiva dello sfruttamento è di breve durata e se c’è il rischio che i costi superino la valorizzazione della risorsa. Bisogna pesare vantaggi e svantaggi e decidere».
    - A proposito di decisioni, e cambiando argomento, ieri è stato il quarto giorno di lavoro a Taranto per la commissione ministeriale che si occupa del riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per l’Ilva. Ci può anticipare qualcosa sull’esito dei lavori?
«Stiamo lavorando e prima della fine del lavoro non faremo considerazioni: a metà settembre sarò di nuovo a Taranto per incontrare anche le associazioni ambientaliste».
    - Sui parchi minerali, però, l’Arpa si è già espressa: vorrebbe che fossero coperti. Mentre l’Ilva ha fatto capire che paradossalmente sarebbe più facile spostarli che coprirli. Come se ne esce?
«Ho già fatto presente alla Regione che in questa fase in cui l’Arpa è coinvolta nel gruppo di lavoro per la nuova Aia, non è il caso che la stessa Arpa assuma iniziative individuali: è opportuno che faccia il suo lavoro all’interno della procedura. Non si può giocare su due tavoli: dichiarare all’esterno le soluzioni migliori e lavorare all’interno su altre. Se l’Arpa fa parte del gruppo di lavoro partecipa con gli altri. Se ognuno si mette a parlare della situazione che piace di più, abbiamo smesso di lavorare in gruppo».
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Più che Ministro dell'Ambiente, il "tecnico" Clini del governo Monti, in questa "bella" intervista di Michelangelo Borrillo si rivela un vero burocrate, un funzionario di quella burocrazia che tanti danni ha procurato al nostro Paese, e ancora continua imperterrita a procurare.. Non ci vuol molto a capirlo. E tutto nel rispetto della legge, Clini dice e ridice... Certamente nel rispetto di una legge che riesce a fare di tutto, il bianco e il nero, il bene e il male, il morale e l'immorale, senza alcuna differenza purchè sia a vantaggio dei soliti "noti", e a danno di tutti i cittadini, soliti "ignoti", che per quei "noti" sono soltanto i "soliti idioti"...
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Post di Movimento Ambientalista Bat

ILVA ha inquinato negli anni "A NORMA DI LEGGE"; I petrolieri depredano il nostro territorio in terraferma e nei nostri mari (con tutte le conseguenze dannose) A NORMA DI LEGGE. Ringraziamo Clini di essere il nostro ministro dell'Ambiente. Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo un altro ministro così...
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Post di Alfonso Nigro

Nessun problema , arriveranno a dire che le morti sono a norma di legge.
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Questo concetto è già sottinteso nelle parole di Clini. Dicendo che negli anni ILVA ha inquinato "nel rispetto delle leggi allora vigenti", conseguentemente tutti i morti provocati dalle diossine dell'Ilva SONO MORTI NEL RISPETTO DELLE LEGGI. C'è qualcosa di macabro nelle dichiarazioni di certi "rappresentanti istituzionali"!
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A Alfonso Nigro, Световна Свобода, Rosa Linda Testa, Movimento Ambientalista Bat e Gente Di Mare Divingsailing piace questo elemento.
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(copyright Guido Picchetti) 

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Questa pagina è stata aggiornata il 01/01/13.