Giugno 2012

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ECHI  DI  STAMPA


     Dal 25 al 30 Giugno 2012
 

Dalla mia Bacheca su FB del 29/06/12

Mauro Febbo, Confindustria e la calura estiva
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/06/mauro-febbo-confindustria-e-la-calura.html


La giustizia e l'altissimo valore della persona umana si sottomettono facilmente a interessi egoisti, materiali e ideologici. Non sempre si rispetta, come si deve, l'ambiente e la natura, che Dio ha creato con tanto amore. (Benedetto XVI, Madrid, Agosto 2011)

THURSDAY, JUNE 28, 2012. - Che dire? I nostri eroi, Confindustria e il ragionier Mauro Febbo, continuano a tirare fuori collegamenti di pensiero uno più logico dell'altro, continuando a sparare quelli che secondo me sono deliri su deliri, e che mostrano solo il loro inevitabile declino politico e il loro scollamento dalla realtà. Eh si, fa caldo in questo principio d'estate.
Iniziamo con la bassezza dell'attacco alla Chiesa Cattolica da parte della Confindustria Abruzzo. Notare intanto che lor signori non si firmano Paolo Primavera, o Mauro Angelucci, è solo "Confindustria Abruzzo" ,come se si volessero quasi nascondere dietro quella sigla, perchè lo sanno anche loro che fanno ridere, cercando di difendere l'indifendibile. Parlano di "accelerazione a progetti", "investimenti a favore del turismo" con "cifra etica" e ottica "imprenditoriale" - un sacco di belle parole, belle quanto vuote. Poi continuano:

"La sostenibilità etica, sociale, ambientale non appartiene ad un solo settore produttivo, o ad una specifica forma di impresa e non ad altre. E’ la modalità di svolgimento dell'attività di impresa a darne la cifra etica e la sostenibilità."

Eh? Cos'è la cifra etica? Ah certo, per Confindustria tutto è monetizzabile, per cui anche l'etica ha un valore economico, una "cifra". Ma, c'è una cifra etica nello spiantare le vigne del Montepulciano per farci una raffineria di petrolio? C'è una cifra etica nel costruire una raffineria di gas ai piedi del lago di Bomba che i petrolieri stessi dicono essere a rischio Vajont? C'è una cifra etica nell'impiantare un pozzo di petrolio a mare, a 2 chilometri da una riserva naturale mentre negli USA i limiti sono di 160 km? Ci dicano, innominati di Confindustria. Ma lo sapete qual'è la cifra etica degli investimenti che volete fare voi? Zero spaccato. E sapete quanta gente ci crede a questo vostro profondissimo pensiero? Zero spaccato.

"Anche la produzione di idrocarburi, che in Abruzzo è presente dagli anni '30 senza mai aver dato alcun segno negativo di sé, e tuttora si svolge in modo anche molto importante in regioni a noi vicine, quali Marche e Molise, può e deve essere effettuata nel rispetto del territorio e della salute dei lavoratori e della popolazione, come da sempre è stato."

Ah! Ecco dove volevano venire a parare.Trivellare è cosa buona e giusta! Lo sappiamo tutti che la Confindustria è favorevole alla petrolizzazione d'Abruzzo, al Centro Oli, alle trivelle a 2 km da riva, alla raffineria di Bomba. Pecunia non olet.

"La produzione di idrocarburi puo e deve essere effettuata nel rispetto del territorio e della salute dei lavoratori".

Rispetto del territorio? Eh? Rido perchè dopo tutti questi anni ci credono solo loro. Non è mai successo prima nel mondo! Ci sono mai stati questi qui in Basilicata? Si sono mai presi cura di leggere, documentarsi invece che bersi tutte le balle che gli propina Assomineraria?

"Chemicals known to the State of California to cause cancer, birth defects or other reproductive harm are also contained in and around oil fields, service stations, refineries, chemical plants, transport and storage operations, including pipelines, marine terminals and tank trucks, and other facilities and equipment that manufacture, produce, handle, distribute, transport, store, sell or otherwise transfer crude oil, gasoline, diesel fuel or other petroleum products or byproducts."

Spero che abbiate studiato l'inglese, Mauro Angelucci, Paolo Primavera e compari.

"Al riguardo non si deve dimenticare che nel settore idrocarburi si è sviluppato nei decenni un tessuto di imprese di alta qualità che hanno dato lavoro e ricchezza al territorio, convivendo con tutti gli altri ambiti produttivi."

Bla, bla, bla. Ancora con il meschino ricatto o muori di cancro o muori di fame. Non ci crede più nessuno. L'ENI se ne andò da Ortona già da prima del centro oli: perchè a quelli non gliene importa niente di nessuno se non dei loro profitti, costi quel che costi - ambiente, salute, territorio.

"Purtroppo questa realtà di centinaia di imprese e migliaia di lavoratori abruzzesi è volutamente ignorata, salvo nel momento in cui esplodono le crisi aziendali, di cui poi ci si interroga sulle ragioni."

Ma va là... Ma lo sapete quali sono le ragioni vere se le fabbriche chiudono? Le ragioni sono la corruzione endemica di questo paese che fa scappare anche il più volenteroso degli investitori, il desiderio di fare facili profitti altrove degli imprenditori italiani, la scarsa lungimiranza e la scarsa preparazione di tutta la classe dirigente italiana, inclusi voi, cari anonimi della Confindustria. Non è che perchè non si costruisce un centro oli che le ditte scappano. E' che non siete stati capaci come classe industriale di adeguarvi ai tempi e di andare incontro al 21esimo secolo! E' qui il guaio. High tech, Nanotech, Biotech, Green Economy - quella vera - mai sentito nominare? Queste cose non hanno niente a che spartire con le trivelle, carissimi di Confindustria. Pensare che il lavoro del 21esimo secolo siano le trivelle significa che vivete ancora nel 19esimo secolo!
Intanto proprio oggi sono arrivati i cinesi a prendersi Miss Sixty, quella stessa Miss Sixty che fino a 2 anni fa aveva le vetrine lungo la 3rd Street Promenade di Santa Monica e di cui dicevo a tutti: "quei vestiti si fanno a Chieti". Miss Sixty di Santa Monica ha chiuso e non è certo per colpa dei cattivissimi ambientalisti.

"Contemporaneamente alla presa di posizione della CEAM anche il segretario della CGIL ha tuonato contro “la petrolizzazione”. Ma né dall'una parte né dall'altra abbiamo sentito una parola di solidarietà per le famiglie che hanno perso (e le altre che rischiano fortemente di perdere) il proprio reddito per la crisi delle suddette imprese.
Eppure da chi ha tanto a cuore le sorti dell'uomo e del creato sarebbe lecito attendersi una qualche attenzione anche ai problemi economici delle persone. Se oltre agli anatemi, le scomuniche, il terrorismo ambientalista, c'è spazio per un serio dialogo, basato sulla conoscenza, sul rispetto delle altrui posizioni, e non sul facile consenso populista, Confindustria sarà pronta a dare il suo contributo. Eppure da chi ha tanto a cuore le sorti dell'uomo e del creato sarebbe lecito attendersi una qualche attenzione anche ai problemi economici delle persone."

Incommentabile. Poi arriva Mauro Febbo, e come non poteva inzupparci il pane pure lui, con la solita solfa del si può fare tutto assieme. Il solleone la fa da padrone qui.

"Si può lavorare ad una soluzione che sia compatibile con la realtà esistente e ne consenta un reale sviluppo in termini turistici, economici tutelando l’ambiente. Legittimo che la Chiesa si faccia portavoce dei fedeli, ma eviterei strumentalizzazioni che hanno un sapore velatamente politico. E’ come se io chiedessi lumi sui 44.000 anonimi conti correnti riconducibili allo Ior."

Ridiamo o piangiamo? Qui non c'è niente di strumentale. Miccoli semplicemente riprende le parole del Papa e le applica, semplice semplice al popolo e alla realtà d'Abruzzo, come dice il papa: "La giustizia e l'altissimo valore della persona umana si sottomettono facilmente a interessi egoisti, materiali e ideologici. Non sempre si rispetta, come si deve, l'ambiente e la natura, che Dio ha creato con tanto amore".
Trivellare, cementificare, sono espressioni di quel non rispettare l'ambiente e la natura che Dio ci ha dati. E che Miccoli vuole difendere.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

"Mauro Febbo, Confindustria e la calura estiva". Per me non c'è articolo migliore di questo, di Maria Rita D'Orsogna, con cui chiudere la lista degli "Echi di stampa" di quest'ultimo periodo di Aprile 2012, che stasera provvederò a inviare a tutti gli amici in lista. Un articolo che, senza peli sulla lingua com'è nello stile di Maria Rita, "Ambasciatrice della Natura 2012", denuncia ancora una volta con precisione e forza, il doppio-giochismo di quanti, solo per personali interessi ma con tanta ignoranza e incoscienza, appoggiano certe scelte in grado di alterare decisamente il modello ideale di sviluppo di varie parti d'Italia. E ciò in un momento in cui siamo in tanti con il fiato sospeso in attesa dell'approvazione di questo famigerato "Decreto Sviluppo" che, come denunciato nei giorni scorsi chiaramente da tutte le organizzazioni ambientaliste (anche da quelle di maggior peso internazionale), potrebbe prevedere disposizioni, abilmente nascoste al suo interno, di fatto liberalizzanti le attività di ricerca, produzione e stoccaggio delle società petrolifere operanti nel nostro Paese, in-shore e off-shore... Con quali vantaggi economici e ambientali per i cittadini italiani, alla luce delle pluridecennali esperienze nel settore e delle conseguenze che certi poli industriali hanno prodotto per le comunità locali (in particolare nel Mezzogiorno d'Italia), è facile immaginare...
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Post di Enzo Marchisiello

Ciao, sono della Basilicata, la regione delle trivelle... Spuntano nel bel mezzo dei parchi naturali... Mentre i nostri politici prendono per i parchi, si accordano, e danno autorizzazioni a perforare, incassando qualche regalino...
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Babele: le trivelle petrolifere vogliono distruggere la Valle del Belìce
video pubblicato in data 12/mag/2012 da bonifacio19681
http://www.youtube.com/watch?v=SsnS0ie-vxY

In questa puntata di Babele ragioniamo attorno ad una notizia veramente clamorosa che rischia, purtroppo, di passare sottotraccia e sottovalutata. La notizia è questa: gran parte del territorio della Valle del Belìce sta per diventare terra di conquista energetica per alcune Multinazionali, in particolare, saranno effettuate delle trivellazioni per estrarre idrocarburi gassosi e liquidi. Questa bruttissima pagina di storia siciliana, deve indurci a diventare coraggiosi ed Indignati. Con orgoglio e con rabbia, oggi bisogna dire NO allo scempio della nostra terra, NO ALLE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE nella Valle del Belìce. Tanino Bonifacio.

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Commento del sottoscritto su FB a margine del video condiviso sul Diario del sottoscritto da Movimento Ambientalista Bat

Ringrazio Movimento Ambientalista Bat per la condivisione del video indubbiamente chiaro ed efficace. Per chi volesse ulteriori particolari su queste minacciate trivellazioni nella Valle del Belice, certamente zona non immune da pericoli sismici, può dare una scorsa a questi due servizi archiviati negli "Echi di Stampa" di Maggio 2012, direttamente raggiungibili cliccando sui rispettivi link, a seguire indicati:

01/05/12 - "Trivellazioni nella Valle del Belice" di Guido Picchetti
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/...#Trivellazioni_nella_Valle_del_Belice
05/05/12 - "Trivelle in Val Belice. Con il "fracking", alias "gas shale", danni alla salute..." di Guido Picchetti
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/...#Trivelle_in_Val_Belice._Con_il_fracking

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Estrazioni petrolifere, allarme nel Sannio
di Movimento Ambientalista Bat (a margine di un video condiviso su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=254453418002125&set=p.254453418002125&type=1&theater


Intervista effettuata al geologo Vincenzo Portoghese:
"Non bisogna pensare al petrolio come solo fonte di ricchezza, benessere e tutto quello che di "favoristico" si racconta dietro questa "opportunità", ma diventa un'immane sciagura...".

Segue anche intervista a Domenico Nardozza, rappresentante OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista):
"Si è sottaciuto per troppo tempo quello che è l'effetto collaterale, ossia l'inquinamento...".

Vedi http://www.lunaset.it/video/4684

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Dalla mia Bacheca su FB del 29/06/122

Decreto Sviluppo: "Misure per la crescita del Paese"
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=253948914719242&set=p.253948914719242&type=1&theaterr

29/06/12. - "Per l'avvio di qualsiasi attività imprenditoriale soggetta alla preventiva acquisizione di atti o pareri di Organi o Enti appositi, ovvero l'esecuzione di verifiche preventive, tutti gli atti richiesti dalla normativa vigente sia a livello legislativo e si a livello regolamentare, sono sostituiti dalla autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni, salve le verifiche successive degli Organi e della Amministrazioni competenti."
Questo vuol dire forse che si possono iniziare ad effettuare le trivellazioni e lo stoccaggio di gas con una semplice "autocertificazione", ovvero con una "attestazione" di parte ???
Vedi: http://www.lavoripubblici.it/news/2012/06/edilizia/Nel-Decreto-Sviluppo-ulteriori-semplificazioni-in-materia-di-Scia-e-Dia_10067.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Purtroppo non c'è troppo da meravigliarsi..., e l' "autocertificazione" in Italia, ci scommetto, tra un po' non avrà più un valore"eguale per tutti", come prescriverebbe la legge, ma direttamente proporzionale al potere finanziario dei firmatari, potenziali contribuenti: valore nullo per la "certificazione" dei poveracci, e valore massimo per le società di capitali, meglio se multinazionali, in grado cioè di infischiarsene di tutte le eventuali crisi dei vari Paesi... Più sviluppo di così !!! Non ci saranno più "poveracci"..., ma solo società finanziarie benestanti...
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Dalla mia Bacheca su FB del 28/06/122

Petrolio nel mare di Taranto, blitz dei Verdi contro l’Ilva
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/petrolio-nel-mare-di-taranto-blitz-dei-verdi-contro-lilva-10475.html


    In difesa di Matacchiera, ad una settimana di distanza dai fatti, arriva anche Angelo Bonelli. Il presidente dei Verdi questa mattina si è recato nel mare tarantino replicando l’esperimento fatto dal videoblogger ambientalista e pubblicando su Twitter una foto in cui si vedono le sue mani sporche del fango che inquina il golfo. Scrive Bonelli:

"Oggi a bordo di un gommone siamo andati a prelevare dei campioni di acqua marina di fronte l’Ilva di Taranto. Il risultato è quello che vedete in foto: acqua nera, nerissima, sembrava di avere tra le mani petrolio. Una vergogna inaudita, un disastro ambientale di cui nessuno parla che sta uccidendo un’intera città. Ho raccolto un barattolo con l’acqua di Taranto, e lo consegnerò personalmente al ministro dell’Ambiente Clini.";

    Ma cosa ha fatto di tanto scandaloso Matacchiera per meritarsi una querela (l’ennesima, a dire il vero) dall’Ilva? Il 19 giugno si era avvicinato in barca, con la sua fida telecamera, alle bocche di scarico dell’impianto industriale. Aveva gettato un secchio in fondo al mare che, una volta tirato in barca, ha restituito fanghi e sedimenti palesemente inquinati da quello che sembra proprio catrame. Questo gli è bastato per ricevere l’annuncio di querela:

"In relazione al video realizzato il giorno 19 giugno 2012 dal signor Matacchiera Fabio, dal titolo 'Davanti all’Ilva di Taranto: come un giacimento di petrolio. Inquietante', diffuso in internet, l’Ilva di Taranto tiene a smentire categoricamente qualsiasi addebito riferito ad essa. L’Azienda tiene inoltre a precisare che ha conferito incarico ai propri legali per tutelare la propria immagine nelle sedi giudiziarie competenti. Nei prossimi giorni saranno analogamente intraprese azioni equivalenti anche nei confronti dei giornalisti che, senza alcuna verifica della fondatezza della notizia, hanno divulgato tale video."

    Matacchiera, in un secondo video girato il 21 giugno, ha rincarato la dose collegando esplicitamente i fanghi del fondo marino con gli scarichi dell’Ilva. In questo video, infatti, si vedono delle sostanze scure, oleose e galleggianti che escono in grande abbondanza proprio dai tubi di scarico dell’acciaieria. Ieri sera, poi, a dare man forte a Matacchiera è arrivato anche il TG3 nazionale che, incurante dell’annunciata querela da parte dell’Ilva, ha fatto vedere il video agli italiani sposando in gran parte la tesi dell’ambientalista.
La RAI, però, ha dato anche conto della versione ufficiale dell’Ilva sui fanghi raccolti da Matacchiera sul fondo del golfo di Taranto. Altro non sarebbero se non il residuo di decenni di attività industriali precedenti a quelle dell’Ilva:
    Tale situazione trova le sue origini nei primi decenni di attività delle realtà industriali insediate nel territorio e già nel passato è stata oggetto di specifici studi condotti in particolare dal CNR – Istituto Talassografico “Cerruti” di Taranto. Il Gruppo RIVA, sin dal suo insediamento nello stabilimento di Taranto ed al fine di ridurre il proprio impatto sull’ambiente marino, ha avviato un approfondito esame di tutti i sistemi di depurazione delle acque reflue che ha portato ad un investimento di circa 110 milioni di euro per la realizzazione di nuovi impianti e all’ammodernamento tecnologico e al potenziamento di quelli esistenti.
    L’Ilva, inoltre, afferma che i suoi scarichi sono costantemente monitorati dall’ARPA pugliese e dotati, dal 2005, di un sistema di campionamento continuo per monitorare i fanghi. Decideranno adesso i giudici se e quanto siano credibili sia Matacchiera che l’Ilva. Prima ancora di ricevere la querela, infatti, l’ambientalista ha presentato un esposto alla magistratura per segnalare quanto ha visto con i suoi occhi nel golfo di Taranto il 19 e 21 giugno.

Ecco un secondo video di Fabio Matacchiera, pietra dello scandalo... per non dire "pietra della verità" (ndr):

INQUIETANTE SVERSAMENTO IN MARE DI FANGHI COME PECE DAVANTI ALL'ILVA DI TARANTO
Pubblicato in data 26/giu/2012 da fabiomatacchiera
21 Giugno 2012, ore 9,30. -  Negavano ogni coinvolgimento e comunicavano di voler intraprendere azioni legali nei confronti miei e di tutti i giornalisto che avevano diffuso il mio video girato davanti agli scarichi (sera del 19 Giugno 2012)... Due giorni dopo che furono fatte quelle "intimidazioni" , per ironia della sorte, una marea nera finisce in mare. Mediamente, nel Golfo di T aranto, l'Ilva scarica in mare il 93% degli idrocarburi alifatici, e anche l'ENI si difende bene con un buon 7% (fonte CNR).

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Che bello! L'Ilva ha deciso di querelare tutti coloro che denunciano i guai che combina da decenni l'Ilva di Taranto, e che il video di Fabio Matacchiera ha testimoniato con le riprese in un suo video che mostra le condizioni dei fondali e la qualità delle acque marine di fronte agli scarichi dell'impianto industriale tarantino. Beh, attendiamo anche noi la querela, avendo diffuso su questo diario su Fb lo stesso video... Frattanto leggetevi il pezzo di Beppe Croce che su "Green Syle" ci racconta quanto sta accadendo, ed ha ripostato in calce all'articolo lo stesso video, pietra dello scandalo, cosa che facciamo anche noi nel post seguente per chi non lo avesse ancora visto...
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A A Alfonso Nigro, Claudia Scalla, Antonello Nazareno e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.
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Taranto. Ambiente, la battaglia dei video, "Una nuova chiazza in mare"
di Mario Diliberto
http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/06/26/news/sversamento_fanghi_taranto-37995529/


Un esposto con le immagini del 21 giugno, quando è intervenuta anche la Capitaneria. Sono state girate da Fabio Matacchiera del Fondo antidiossina dopo quello sul fondale nero come la pece. E' realizzato a ridosso della rada di mar Grande, di fronte agli sbocchi delle acque di raffreddamento dell'Ilva.  
26 giugno 2012. - Una chiazza scura e minacciosa. E’ quella filmata dall’ambientalista tarantino Fabio Matacchiera in mar Grande nei pressi degli scarichi Ilva, la stessa zona in cui il presidente del Fondo antidiossina ha immortalato dei campioni neri del fondale. Matacchiera ha pubblicato un nuovo video - dopo quello della scorsa settimana già all'attenzione della Procura - e ha depositato negli uffici della Digos della questura di Taranto un esposto (corredato da filmati e fotografie) indirizzato ai magistrati nel quale si denunciano gli episodi che si sarebbero verificati a più riprese a ridosso della rada di mar Grande, di fronte agli sbocchi delle acque di raffreddamento dei canali 1 e 2 dell'Ilva.
GUARDA IL NUOVO FILMATO: http://video.repubblica.it/edizione/bari/fanghi-sversati-in-mare-un-nuovo-filmato-nelle-mani-della-digos/99315?video

L'episodio si è verificato il 21 giugno come confermano dalla capitaneria di porto, giunta sul posto intorno alle 8 di quel giorno. "Abbiamo anche chiesto l'intervento della Ecotaras, società specializzata nei casi di inquinamento marino", raccontano dalla capitaneria. La chiazza sospetta è stata circoscritta e gli esperti della società hanno escluso lo sversamento di idrocarburi, parlando invece di sostanze di natura vegetale. L'allarme peraltro era stato lanciato proprio dall'Ilva.
VIDEO "IL FONDALE NERO COME LA PECE": http://video.repubblica.it/edizione/bari/videodenuncia-il-fondale-davanti-all-ilva-nero-come-la-pece/98876?video
LE FOTO: http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/06/09/foto/ilva-36893789/1/index.html?ref=search  
LEGGI "IL VIDEO ALL'ATTENZIONE DELLA PROCURA": http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/06/22/news/ilva-37680552/

La battaglia ambientalista di Matacchiera, però, non si ferma. Dopo le minacce di azioni legali da parte del colosso della siderurgia, stamattina ha presentato un esposto dettagliato alla Digos riguardo agli episodi di cui è stato testimone. "Oggi - spiega l'ambientalista - sono andato in Questura per depositare un esposto su alcuni episodi, da me documentati, che si sono verificati a più riprese a ridosso della rada di mar Grande, esattamente di fronte agli sbocchi delle acque di raffreddamento dei canali 1 e 2 dell'Ilva di Taranto. Ho riscontrato - continua Matacchiera - in momenti diversi che nell'area indicata si propagavano fanghi e sostanze verosimilmente oleose, nonché schiumose di colore giallo bruno, marrone intenso ed addirittura "nero pece", per diverse centinaia di metri nelle immediate vicinanze degli sbocchi dei canali sopramenzionati, come si può facilmente evincere dalle foto e dai video effettuati che testimoniano la veridicità di quanto da me asserito. A tale riguardo - conclude - ho consegnato una corposa ed esaustiva documentazione video e fotografica alle autorità di polizia giudiziaria per farla giungere in tempi brevissimi nelle mani del magistrato competente".
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Commento di Lidia Giannotti che ringrazio per aver condiviso l'articolo sul Diario del sottoscritto su FB

Ciao Guido! Povero pianeta ... Oggi a Taranto ci sono molti giornalisti, grazie a due video e alle reazioni minacciose dell'Ilva. Ci saranno nuovi filmati e prelievi. Dobbiamo insistere per liberare i nostri mari ... Un saluto ai tuoi amici!
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Post di Guido Picchetti

Tutta la mia solidarietà... Non mollate... E in Italia di "Taranto" ce ne sono molte che attendono e chiedono giustizia...
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A Walter Guabello e al sottoscritto piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 27/06/12

Vescovi per il Parco della Costa Teatina e contro il petrolio
video pubblicato in data 26/giu/2012 da "vogliamoilparco"
http://www.youtube.com/watch?v=PdhiFeDuReM


Intervista a Don Carmine Miccoli che illustra la posizione della CEAM (Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana) sul petrolio in Abruzzo e sul Parco della Costa Teatina.


http://www.youtube.com/watch?v=PdhiFeDuReM

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A Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.
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Lettera al Presidente della Repubblica dei giovani di Pantelleria
dall'associazione culturale Agorà
http://associazioneculturaleagora.blogspot.it/2012/06/lettera-al-presidente-della-repubblica.html

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Commento del sottoscritto a margine su FB a margine del post

Indubbiamente una bella lettera... Speriamo che trovi l'ascolto e abbia il seguito che merita...
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Eruzione ad El Frontera, la più piccola delle Canarie ? La voce di Madre Natura...
di Guido Picchetti (a margine di un link di "Dailyemail News" postato su FB)
http://translate.google.it/translate...Canary-Island-El-Hierro-sparks-fears-volcanic-eruption.html

27/06/12. - E a proposito di fenomeni naturali con i quali Madre Natura ci ricorda spesso quel che siamo e da cui dipendiamo, date un'occhiata a cosa sta accadendo su El Frontera, l'isola spagnola più piccola delle Canarie, in Atlantico di fronte alla costa del Senegal. Lì, preannunziata da una serie infinita di scosse simiche, c'è addirittura un vulcano in procinto di eruttare, e si sta procedendo ad una evacuazione dei circa 10.000 abitanti dell'isola...
L'articolo, tradotto da Goggle, potete leggerlo su "MailOnline - News" all'url:
http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=...Earthquake-swarm-Canary-Island-El-Hierro-sparks-fears-volcanic-eruption.html
A seguire una delle immagini tratta dal servizio di "Dailyemail News"

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Post di Maria Ghelia

Questa è prevenzione...
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Scosse sismiche stanotte in prossimità di Siracusa
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB da "emsc")
http://www.facebook.com/photo.php?...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater 


Ero alquanto indeciso se riportare questa notizia o meno, in quanto lungi da me l'intenzione di spaventare qualcuno... Ma che ci siano degli spostamenti delle faglie tettoniche in questa parte del nostro pianeta, è fuor di dubbio. E ignorarli nei fatti e nelle conseguenze ritengo sia sbagliato. Ecco perchè riporto, ma non certo con piacere, che stanotte una serie di scosse sismiche (a quanto pare nove, dalla prima delle 3:07, di mag 2.6 a quella delle 5:33 di stamane, di mag 2.0) sono state registrate una ventina di chilometri a ovest di Siracusa. La scossa più forte è stata la seconda delle 3:14 di mag 3,7, con ipocentro a 3 km di profondità in prossimità della "Riserva Naturale Casa Grande del Cassibile". La mappa qui a lato , ripresa dal sito web dell' "emsc"), mostra l'esatta ubicazione delle scosse di stanotte, tutte con ipocentri generalmente poco profondi, al massimo di una decina di km...
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Post di Elisabetta Viganò

A mio avviso, bisogna fare sapere queste cose anche se fa allarmare la gente... Almeno spero che i petrolieri le vedano e tornino indietro sui permessi di fare nuovi pozzi trivellando la nostra meravigliosa ITALIA per un cavolo di cane!!! I...
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Post di Anna Giuseppina Fina

Ignorare non si può! Per fortuna la tecnologia in qualche caso funziona da campanello d'allarme, di contro a secoli fa in cui le cose avvenivano, punto. Attraverso la conoscenza ci si può attivare per la sicurezza, ma una domanda mi sorge spontanea, forse banale: perché oggi che si sa, anticipatamente, si muore sotto le macerie come in Emilia? Perché oggi che il velo dell'ignoranza pare meno spesso, si portano avanti progetti di scavi per attingere risorse, laddove lo studio del territorio non consente? Quindi se l'evoluzione dell'uomo volge solo verso l'economia e non esiste Dio fuorché il denaro..., forse, dico forse, è la punizione che meritiamo.. Non siamo padroni di nulla, men che meno del mondo; calamità, epidemie, ecc., hanno sempre agito a rabbonire l'idiozia umana...
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Post di Maria Ghelia

Grazie Guido!
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Post di Carmelo Nicoloso

@Guido Picchetti, non che mi piacciano le scosse, ma ti ringrazio delle tue preziose informazioni.
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A Ndrìa Biddittu, Movimento Ambientalista Bat, Umberto Belvisi, Alessandro Brignone, Rossella Silvia, Alfonso Nigro, Patrizia Arigò, Carmelo Nicoloso e Maria Ghelia piace questo elemento.
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WWF, carbone: stop a nuove centrali in Italia
di Guido Grassadonio
http://www.greenstyle.it/wwf-carbone-stop-a-nuove-centrali-in-italia-10407.html#ixzz1yvLUxgR0


26 giugno 2012. - Non c’è solo Greenpeace a battersi per l’uscita del carbone dal piano energetico italiano. Da sempre anche le altre grandi associazioni ambientaliste, pur con mezzi mediatici meno spettacolari, fanno pressione su istituzioni ed opinione pubblica perché qualcosa cambi. Tra di esse, una delle più agguerrite è senz’altro il WWF, che nota come la scorsa settimana il nostro Paese abbia fatto di botto notevoli passi indietro sull’argomento:

La visione di Governo e Ministero dell’Ambiente del nostro futuro energetico italiano è ancora ‘nera come il carbone’. Nell’arco di poche ore l’Italia ha incassato la sentenza del Consiglio di Stato che riapre i giochi per la riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle, in provincia di Rovigo; il via libera da parte del Governo alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per la costruzione di una nuova centrale a carbone a Saline Joniche, sulle coste di Reggio Calabria; oltre che un segnale di cedimento da parte del Ministero dell’Ambiente alle pressioni dei petrolieri sulle trivellazioni con la possibile riduzione del limite di 12 miglia dalle aree marine protette.

Un affondo durissimo, che prende di petto le istituzioni inchiodandole, se vogliamo, alle loro responsabilità. Il governo sarebbe fin troppo accondiscendente con le lobby del carbone, nonostante a parole si sia detto più volte a favore di politiche più razionali e più orientate verso una riduzione della produzione di CO2. Ed il WWF, in questo senso, lancia il suo guanto di sfida:

Le istituzioni, la lobby del carbone e le società coinvolte nel progetto sappiano una cosa: il WWF continuerà insieme con le altre associazioni ambientaliste a impugnare queste decisioni anti-storiche e ancorate al passato in ogni sede.

Per chi fosse interessato, l’organizzazione ha organizzato una petizione online contro le centrali a carbone in Italia.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Grazie a Movimento Ambientalista Bat per la condivisione sul diario di FB.
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Dalla mia Bacheca su FB del 26/06/12

All'una e un quarto di oggi, terremoto nel mare a NO di Pantelleria
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB da "emsc")
http://www.facebook.com/photo.php?...2117330.1063270409&type=1&theater

Tanto per ricordarci le caratteristiche ballerine dei fondali dello Stretto di Sicilia... una bella scossetta di mag 3.0 con ipocentro a  dieci/dodici miglia dalle coste dell'isola, alla profondità di 10 km. Ora della scossa 13:13 (dati dell' "Euro Mediterranean Sismologic Center").

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Post di Giuseppe Riccardo Belvisi
Speriamo sia una scossa isolata...
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Movimento Ambientalista Bat
Tanto per ricordarci che è meglio non stimolare i sottosuoli ed i fondali marini con attività antropiche...
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A Umberto Belvisi piace questo elemento.
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Dal bilancio ufficiale dell'ENI del 2003
di Movimento Ambientalista Bat (a margine di un documento condiviso su FB del sottoscritto)
http://www.facebook.com/photo.php?....=p.252455804868553&type=1&theater&notif_t=photo_reply

Tratto da un documento ufficiale dell'ENI scaricabile in rete:
http://www.eni.com/portal/search/search.do?keyword=bilancio+2003&locale=it_IT&header=search 

BILANCIO 2003

(da pagina 114 fino a pagina 119 del documento originale, viene riportata una lunga lista di procedimenti giudiziari, tra cui quello riguardante "il fenomeno della subsidenza che ha portato ad un provvedimento di sequestro preventivo, disposto dal Tribunale di Rovigo, della piattaforma Naomi/Pandora, dei pozzi Naomi 4 Dir, Naomi 2 Dir, 3 Dir Pandora 2 Dir e della condotta sottomarina per il trasporto della produzione a Casalborsetti).

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Ed è proprio a seguito di questi provvedimenti presi anni fa dalla magistratura che oggi quando il terreno sprofonda con qualche scossa sismica, non si parla di" micro-terremoti" nè di "subsidenza", ma si coniano termini nuovi per la lingua italiana, come ad esempio quello della "scavernazione", che non esiste su nessun dizionario della lingua italiana, ma che in campo scientifico "sismologico" e "geologico" ora ha acquistato pieno diritto di cittadinanza, tanto nessuno può dire ancora cosa sia, e si può far credere che si tratti di un fenomeno naturale indotto dallo "Spirito Santo..  .Che bella la burocrazia in ... democrazia ! Fatta la legge, trovato l'inganno, e noi italiani in questo siamo maestri: "scavernazioni" invece di "subsidenza" !!! Se non è "zuppa" è "pan bagnato" dicevano i nostri nonni, ma sbagliavano...
A riprova di quanto sopra vedi: http://www.guidopicchetti.it/...#Gli_abbassamenti_del_suolo_in_Val_Padana
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Post di Movimento Ambientalista Bat

E' molto utilizzato invece il termine "scavernamento"... Vedi
http://www.ecodelleaci.it/stampa.asp?id=1880
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Post di Guido Picchetti

Beh , tra "scavernamento" e "scavernazione", non vedo troppa differenza, sono entrambi termini "neo-coniati" e non compresi ancora in nessun dizionario della lingua italiana, che definire brutti è dir poco... Preferisco "subsidenza".. che ha nobili origini :-)
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Post di Movimento Ambientalista Bat

La fase di rottura e "scavernamento" dello stesso ne hanno limitato l'impiego. Vedi http://www.rocksoil.com/pdf/064_r.pdf. Scavernazione, a mio modesto parere, è un termine appena "coniato" all'uopo!
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Post di Guido Picchetti

Hai ragione... Infatti mi sono accorto dopo che era... "nuovo", e che in pratica lo ha coniato il sottoscritto per "errore"... Ma cambia qualcosa ? :-)
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Devi depositarne il "brevetto" se vuoi essere riconosciuto come "proprietario" e averne il diritto di esclusività :-)
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Post di Guido Picchetti

Non ci tengo, mi basta il tuo di riconoscimento :-)

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Quello che dovete sapere...
di Piero Tucceri
http://annasblog.forumfree.it/?t=61966866


    14/06/2012. - Dall'inizio del 2012, si sono verificati in Italia più di 600 eventi tellurici, molti dei quali hanno interessato il nord del Paese. Il terremoto che in questi giorni sta flagellando l'Emilia, potrebbe non dipendere dal solo ricorso di fenomeni naturali, e configurarsi nell'ambito del cosiddetto “Progetto Fracking”. Non a caso, l'area geografica di riferimento, è la stessa nella quale la compagnia texana “Shale gas” procede ormai da anni alla regolare trivellazione del suolo per l'estrazione di gas: sembra infatti che, almeno da nove anni, siano stati approntati ben otto pozzi attivi nella zona compresa fra Modena e Ferrara, i quali potrebbero aver modificato l'assetto geologico del territorio.
    Il “fracking” è una metodica estrattiva messa a punto dal gruppo Halliburton, di proprietà di Dick Cheney, petroliere ed ex vice presidente americano, per l'estrazione del gas dalla roccia porosa, la quale è una struttura permeabile costituita da microcavità suscettibili di essere attraversate dall'acqua e da altri fluidi. Attraverso questa operazione di “fratturazione idraulica”, si sfrutta la pressione di un fluido per creare e propagare la frattura di uno strato roccioso, nell'intento di recuperare il petrolio o il gas contenuto nel giacimento. I “pozzi di reiniezione”, di conseguenza prodotti, hanno una profondità media di tre chilometri. In essi vengono stipate le acque tossiche prodotte dal “fracking”. Capita così che talvolta queste acque e i gas con esse sprigionatisi, infiltrino le falde acquifere per poi uscire dai rubinetti delle nostre case.
    Steve Horton, sismologo dell'Università di Memphis, ritiene, come riporta anche il sito “No all'Italia Petrolizzata”, che il 90% dei terremoti verificatisi dal 2009 a oggi, si siano prodotti nel raggio di 6 Km dai pozzi dismessi dopo queste ricerche e ridotti a contenitori delle acque reflue, sature di sostanze tossiche, previamente iniettate nel suolo ad alta pressione. Giova ricordare in proposito che le trivellazioni del “Programma Fracking” furono a suo tempo autorizzate dal Ministro Paolo Romani, e che attualmente lo sono dal Ministero dello Sviluppo Economico, il cui sottosegretario Stefano Saglia ha dichiarato che lo “Shale gas” costituisca “una nuova strada per l'approvvigionamento energetico in un momento particolarmente delicato a livello globale”.
    A rendere ancora più preoccupante la situazione, interviene la notizia secondo la quale il governo italiano avrebbe addirittura imposto il “segreto di Stato” sul terremoto di nove gradi di intensità della scala Mercalli che il 13 dicembre del 1990 interessò Santa Lucia, nei pressi di Augusta, in Sicilia. Appare a dir poco emblematica al riguardo la dichiarazione rilasciata dal senatore Michele Forte, secondo il quale, nella fattispecie, si tratterebbe niente meno che di un “terremoto inventato”. Come mai il governo non ha nulla da dire sui siti di reiniezione e sulle pressioni da essi esercitate sulle limitrofe faglie, tenuto conto del fatto che alcuni di essi (Mirandola, Spilamberto e Minerbio) siano prossimi all'epicentro del terremoto, e dal momento che negli USA, stando a quanto riferito dall'USGS, i siti di reiniezione ad alta pressione abbiano sicuramente indotto terremoti?
    Uno studio commissionato dai petrolieri della Sclumberger, e condotto da scienziati russi, rileva che le trivellazioni abbiano scatenato terremoti del 7° della scala Richter in alcune zone desertiche dell'Uzbekistan. Ecco infatti cosa scrivono in proposito V. Adushkin, V. Rodionov, S. Turuntaev, dell’Istituto della Dinamica della Geosfera della Accademia Russa di Scienza: "Few will deny that there is a relationship between hydrocarbon recovery and seismic activity, but exactly how strong a relationship exists has yet to be determined. They caution that in regions where tectonic activity is already high, extracting oil and natural gas could trigger strong quakes".
    Inoltre, nel 2006, M. Haring, trivellando alcune aree svizzere segnatamente alla realizzazione di un pozzo geotermico, ha provocato uno sciame sismico di 30 terremoti con un massimo di 3,4 della scala Richter.
    Questo è l'elenco delle ditte effettuanti le trivellazioni nelle zone terremotate (riportato in questa stessa pagina nel testo dell'articolo  del 25/06/12 "E’ la prova di quanto sosteniamo da tempo? Perforazioni a Ravenna in zona terremoto" di Lino Bottaro, ndr.)
    Maria Rita D’Orsogna, scrive che in Emilia Romagna siano attivi 514 pozzi, 69 dei quali non produttivi e destinati ad "altro uso". Fra questi, almeno 7 sarebbero di reiniezione. Eccoli:

1. Angelina 001 concessione Ravenna Mare (Ravenna) ENI;
3.Cavone 14 concessione Mirandola (Modena) Padania Energia;
9.Cortemaggiore 038 concessione Cortemaggiore (Piacenza)ENI;
23.Cortemaggiore 134 dir concessione Cortemaggiore (Piacenza)ENI;
29.Minerbio 021 concessione Minerbio (Bologna)ENI-Agip;
63.Spilamberto 009 concessione Spilamberto (Bologna-Modena) Padana Energia;
65.Tresigallo 007 concessione Tresigallo (Ferrara)ENI

     La Procura di Modena, con gli accertamenti avviati dal pm Lucia Musti, sta indagando sul fenomeno del "Fracking". Il prof. Franco Ortolani, ordinario di Geologia dell’Università Federico II di Napoli e direttore del Dipartimento di Scienza del Territorio, ritiene opportuni approfondimenti "sull’incidenza che possano avere le reiniezioni di fluidi in pressione nelle rocce serbatoio ad alcuni chilometri di profondità in corrispondenza di faglie attive: equivale al ruolo che può avere una mosca che si appoggi su un edificio pericolante oppure all’impatto che può derivare da un elicottero che atterri sullo stesso edificio pericolante? Tali considerazioni vanno fatte con l’apporto di studi scientifici indipendenti e qualificati". Sempre al riguardo, non sono valse a nulla le perplessità espresse dall’Assessore Provinciale all’Ambiente Alberto Caldana (PD), interpellato da Stefano Lugli (Fed) sulle attività condotte dall’INGV e sul progetto di ricerca per idrocarburi della multinazionale americana Forest Oil-Cmi SpA. Caldana, dimessosi poi per altre vicende,, esprimeva appunto perplessità per "un evidente assalto al territorio di Finale Emilia e della bassa finalese".
     Il pm Manuela Fasolato, del Tribunale di Rovigo, ha chiesto il sequestro preventivo dei pozzi di estrazione (n. 482/2012 NR RG Richiesta di Sequestro Preventivo artt.321 cpp, 104 D. Lv. 271/89). Come se non bastasse, il governo ha accordato i permessi alla European Gas Limited, una società australiana, per l'estrazione di Coal Bed Methane e Shale Gas, con fracking, presso la Regione Toscana, e più precisamente fra le province di Siena e Grosseto.
    Di fronte a questa preoccupante situazione, non sarebbe doveroso che un autentico consesso democratico fornisse le ragioni motivanti l'imposizione del segreto di stato riguardo un terremoto che, secondo taluno, sarebbe niente meno che “inventato”? Non è che, a questo punto, risulti “inventato” anche il terremoto che in questi giorni sta colpendo l'Emilia?
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Per me nulla di nuovo, se non che si sta prendendo maggiore coscienza su certi problemi, ma ancora troppo lentamente, e nell'apparente continuo disinteresse della stampa, anche di quella che più dovrebbe controbattere con dati di carattere scientifico, che anzichè analizzare i fatti, finge di ignorarli e bolla tutto come "bufale"...
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Dalla mia Bacheca su FB del 25/06/12

Le esplosione di ricerca della Northern Petroleum in Adriatico
di Movimento Ambientalista Bat (a margine di una foto postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=252071524906981&set=p.252071524906981&type=1


    432 mila esplosioni perpetrate in una fascia di mare equivalente a 13.300 chilometri terrestri, pari al percorrere 11 volte il tragitto Trieste - Otranto. Questo è in sintesi ciò che comporta una singola attività di Ricerca Idrocarburi in mare mediante le Prospezioni Geofisiche 3D con AirGun. Documento di rifferimento : "Studio di Impatto Ambientale" prodotto dalla Northern Petroleum, inerentela la prospezione ghoficica 3D in Adriatico meridionale nelle'ambito dei permessi di ricerca “F.R39.NP” e "F.R40.NP".
    Viene dichiarato: “Per minimizzare il disturbo temporaneo determinato dalla presenza della nave oceanografica incaricata delle prospezioni geofisiche 2D, verrà per quanto possibile pianificata una unica campagna che interesserà sia l'area a nord che quella a sud dei permessi F.R39.NP e F.R40.NP, per una durata complessiva di circa 50 giorni, con condizioni meteo favorevoli. La campagna di prospezione geofisica 3D in progetto prevede di impiegare la nave oceanografica Atlantic Explorer, se disponibile, avente una velocità di crociera di 12 nodi”.
    In questo studio si dichiara inoltre: “Le onde generate hanno un rapido decadimento con la distanza ed è improbabile che vengano percepite al di fuori della zona di operazione. L’aria scaricata dall'Air-Gun crea un’onda elastica che si propaga in un mezzo continuo formato dalla massa d’acqua e dal sottofondo roccioso. A livello del fondo marino si produce una riflessione, come nel caso di ogni discontinuità, e una vibrazione, ma non si ha effetto di urto”.
    Questa è una grande falsità, perchè in questi video si ascoltano distintamente le esplosioni a 20 miglia di distanza dalla nave sorgente.
http://video.repubblica.it/edizione/palermo/pantelleria-bombe-d-aria-per-cercare-il-petrolio/82948?video  
http://www.youtube.com/watch?v=Bnk4Ermvyz8 
http://www.siciliaonline.it/index.php?option=com...Apantelleria-sotto-lassedio-degli-air-gun&catid=2%3Aambiente&Itemid=4 
http://www.siciliaonline.it/index.php?option=com...pantelleria-in-tv-contro-gli-air-gun&catid=2%3Aambiente&Itemid=4  
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/12/05/news/pantelleria_bombe...per_cercare_il_petrolio_sotto_il_mare-26146403/ 
    Nella fattispecie: le esplosioni prodotte dagli airgun si susseguono al ritmo di una ogni 5 secondi, 12 esplosioni al minuto, 720 esplosioni ogni ora. Consideriamo per ipotesi che l’attività venga posta in essere per sole 12 ore al giorno, ne conseguono 8.640 esplosioni al giorno, molto ma molto peggio di un bombardamento aereo! Inoltre, la nave impiegata, avente una velocità di crociera di 12 nodi, ossia 12 miglia nautiche all’ora, copre una estensione di 144 miglia nelle 12 ore, pari a 266 chilometri terrestri. Praticamente ogni giorno avviene un continuo bombardamento marino in una fascia di mare tra Pescara e Trani. Sommiamo e raggruppiamo ora questi dati alla durata complessiva della campagna di ricerca, cioè 50 giorni. In 50 giorni avremo 432 mila esplosioni perpetrate in una fascia di mare equivalente a 13.300 chilometri terrestri, pari al percorrere 11 volte il tragitto Trieste – Otranto. Domanda ; quante decine di cetacei, in particolare delfini, vengono danneggiati o spiaggiati durante ogni singola campagna di prospezioni geofisiche???
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A Ilva Alvani piace questo elemento.
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Battaglie "civili" per la difesa del territorio
di Guido Picchetti (a margine di un sito condiviso su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=...=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1

A cosa sto pensando ? A come si possono combattere "civilmente" le battaglie per la difesa del proprio territorio, senza i sotterfugi cui tante società disoneste del settore petrolifero ricorrono per nascondere autorizzazioni a ricerche e sfruttamento di concessioni, ottenute in modo poco chiaro, spesso favorite da mazzette sottobanco a politici e funzionari disonesti di turno... Ed è questo clima di corruzione (che spesso regna, inutile nascondercelo, in tante parti del nostro Paese e non solo), che va combattuto. Un clima inoltre favorito non poche volte dalla voluta ignoranza in cui le stesse autorità tengono i cittadini direttamente interessati su certi temi, che poi delle scelte fatte da altri a loro insaputa subiscono inconsapevolmente le conseguenze. Un'alternativa a questo brutto stato di cose tuttavia può esserci. E ringrazio Walter Guabelli che me ne fornisce la prova, segnalandomi il sito del Comitato DNT, nato per opporsi all'attività di ricerca e sfruttamento di idrocarburi nel territorio di Carpignano Sesia in provincia di Novara. Basta dare una scorsa alle varie iniziative promosse da quel Comitato per rendersi conto di quanto e come si può fare per difendere intelligentemente il proprio territorio e diventare artefici del proprio futuro... Questo l'indirizzo del sito che fa davvero ben sperare... Dateci un'occhiata... http://www.comitatodnt.it/.
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A Marco Firrao, Giò Nastasi e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.
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Il Piano Energetico Regionale della Regione Emilia Romagna
di Movimento Ambientalista Bat (da un post condiviso sul diario su FB del sottoscritto)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=251930354921098&set=p.251930354921098&type=1


Regione Emilia-Romagna. Piano Energetico Regionale . 2° Piano Attuativo 2011/2013. (In calce il lik dove scaricare l'intero documento, ndr). A pagina 7 di questo documento pdf viene riportato:

"Poiché la ricerca geofisica è stata liberalizzata nel 2000 (cioè si può fare anche senza disporre di un permesso di prospezione), l'istituto del permesso di prospezione è oggi poco importante".

Avete letto bene: si può fare ricerca geofisica senza disporre di un permesso di prospezione !!! Nello stesso documento pdf, a pagina 6, si specifica:

"Permessi di prospezione, non esclusivi (più ricercatori possono cioè operare contemporaneamente), di grandi dimensioni e soprattutto in mare, di brevissima durata (un anno) ed in cui i permissionari possono solo fare ricerche geofisiche (in prevalenza di tipo sismico a riflessione)".

Ricerche geofisiche di tipo sismico a riflessione senza disporre di un permesso di prospezione !!! Se le Compagnie Petrolifere hanno preso alla lettera il contenuto di questo documento, non c'è da stupirsi che siano state effettuate le prospezioni geofisiche in Emilia Romagna, in prevalenza di tipo sismico, SENZA BISOGNO DEL RILASCIO DI ALCUN PERMESSO da parte dei Ministeri competenti !
Leggi: http://imprese.regione.emilia-romagna.it/energia/documentazione/idrocarburi%20%2024%20novembre%202011.pdf

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Mi verrebbe da dire, anche se la battuta è un po' dura e me ne scuso in anticipo: "Chi è causa del suo mal, pianga sè stesso..." E aggiungerei anche il finale di un altro proverbio, diretto però ai responsabili di certe decisioni, e non a chi senza colpa ne subisce le conseguenze...: "E peste lo colga !!!" L'unico guaio è che il male lo stanno facendo non solo ai loro corregionali, al futuro di tutti...
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E’ la prova di quanto sosteniamo da tempo? Perforazioni a Ravenna in zona terremoto
di Lino Bottaro (Stampa Libera)
http://www.informarexresistere.fr/2012/06/07/perforazioni-...-ecco-lelenco-delle-imprese/#axzz1wpVebKEc

E’ la prova di quanto sosteniamo da tempo? Qualcuno ci ha criticato per avere, (con largo margine di anticipo sui fatti), correlato i terremoti alle estrazioni. Oggi siamo a evidenziare che purtroppo anche il terremoto di Ravenna ha analogie con quelli in Emilia e cioè la zona è zeppa di impianti di estrazione. Non ce ne vogliano i lettori più sensibili e quanti hanno una laurea in geologia in tasca. Qui siamo di fronte a fatti collegati al puro raziocinio logico. Quindi ambasciator non porta pena!
Abbiamo invece l’esigenza di evidenziare il fatto affinchè il territorio sia controllato e non lasciato in mano ad aziende private che hanno interessi contrapposti a quelli del bene comune. l’Italia non può continuare ad essere preda dei famelici interessi delle multinazionali del petrolio, senza nulla guadagnarci ma anzi tanto da rimetterci. Attendiamo che la Procura di Ravenna inizi a fare il suo lavoro.
Segue un ennesimo approfondimento che evidenzia il fatto tragico che buona parte dei giacimenti vengono concessi gratuitamente allo sfruttamento. Oltre al danno la beffa!

Italia Far west delle trivelle
Fonte: www.salviamoilpaesaggio.it
Nel nostro paese ottenere permessi per trivellare nuove aree, in mare o sulla terraferma, è piuttosto facile. E costa molto meno che altrove.
Il dossier di WWF Italia rileva come, nel 2010, le royaltyes per la concessione di coltivazioni in terra di idrocarburi liquidi e gassosi sono state pagate solo in 21 casi su 136. Mentre per le coltivazioni in mare, le amministrazioni pubbliche italiane hanno incassato le royalty spettanti in 28 casi su 70.
Nel dossier emerge inoltre come a pagare siano soltanto 5 compagnie (Eni, Shell, Edison, Gas Plus Italiana, Eni/Mediterranea idrocarburi) sulle 59 totali operanti in Italia. Un vero e proprio incentivo per le compagnie che guardano all’Italia come terra di conquista, nonostante il petrolio estratto nel nostro paese sia notoriamente poco e di scarsa qualità (la produzione italiana di “oro nero” equivale allo 0,1% del prodotto mondiale, e l’Italia si attesta al 49-esimo porto tra i paesi produttori).
WWF Italia sottolinea in particolare che:
- le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte, in un anno, su terraferma e le prime 50 mila tonnellate di petrolio prodotte in mare sono esenti dal pagamento di aliquote dello Stato. La stessa cosa avviene per i primi 25 milioni di smc di gas estratti in terra e i primi 80 milioni di smc in mare;
- a seconda che si tratti di idrocarburi gassosi o liquidi, l’aliquota oscilla tra il 7% e il 4% per le estrazioni in mare, mentre si sale al 10% (sia per gli idrocarburi liquidi che per quelli gassosi) per le estrazioni in terraferma.
La media delle aliquote applicate dagli altri stati, a livello mondiale, oscilla invece tra il 20 e l’80% del valore del prodotto estratto.
Questo è valso all’Italia la citazione come esempio di legislazione favorevole alle compagnie petrolifere, in occasione dell’Offshore Mediterranean Conference di Ravenna del 2004.
Eliminazione delle esenzioni di pagamento e adeguamento delle aliquote sul valore del prodotto: questi sono i punti chiave delle proposte che WWF presenterà al Parlamento. Si guarda inoltre con favore alla proposta di legge approvata lo scorso agosto dal consiglio regionale della Puglia, con cui si chiede di interdire nuove attività di prospezione, ricerca e coltivazione nel mare Adriatico.
E’ allarmante, infatti, pensare che dal Mediterraneo (che costituisce solo lo 0,7% delle acque del pianeta) passi ben il 25% del traffico petrolifero globale. Questo gli vale il poco invidiabile primato per la concentrazione di catrame in mare aperto: 38 mg per metro quadro.
Un incidente come quello accaduto nel Golfo del Messico nell’aprile del 2010 avrebbe, su un bacino così ristretto ma al contempo ricco di biodiversità, un impatto devastante.


Elenco delle trivelle in Ravenna:

Fonte:
http://www.impresaitalia.info
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Terremoto e trivellazioni la magistratura di Modena indaga
http://www.stampalibera.com/?p=46903
Dopo gli allarmi sul web per le presunte attività di fracking per lo stoccaggio del gas, capaci di generare scosse, ora arrivano gli accertamenti della magistratura.
Per ora c’è un accertamento, inserito in un fascicolo sul terremoto in Emilia Romagna cosiddetto “modello 45″ cioé per “fatti non costituenti reato” e dunque con una delega di indagine ad ampio spettro. Tuttavia la conferma c’è: la Procura di Modena sta indagando a tutto tondo e quindi anche sulle presunte trivellazioni legate al progettato mega-deposito di gas a Rivara di San Felice sul Panaro. Quel progetto entra dunque a far parte verifiche che i magistrati modenesi metteranno in campo dopo le due disastrose scosse del 20 e 29 maggio. Il fascicolo è in mano al procuratore aggiunto Lucia Musti ed è stato aperto dopo i crolli di capannoni che hanno causato la morte di operai.
Cosa dovrà verificare l’indagine? Presto per dirlo, di certo c’è che anzitutto occorrerà capire se le trivellazioni sono state fatte o meno e chi le ha fatte. In caso positivo si dovrebbe poi verificare se queste perforazioni hanno o meno un qualsivoglia collegamento coi crolli e il sisma.
La vicenda perforazioni è stata oggetto, soprattutto sul web, di innumerevoli ipotesi e illazioni, alcune anche piuttosto fantasiose. Di cosa si tratti è presto detto: c’è un progetto d’un gigantesco deposito di gas della Erg Rivara Storage (Ers) da ubicare a Rivara. Progetto che nei giorni scorsi, dopo il sisma, è stato accantonato definitivamente con lo stop alle autorizzazioni dato dal ministero dello Sviluppo economico, che ha preso atto del no della Regione Emilia-Romagna. Si prevedevano 3,2 miliardi di metri cubi di gas in acquifero profondo, un piano unico in Italia e tra pochi al mondo. Il progetto riguardava San Felice sul Panaro e coinvolgeva anche altri quattro comuni della stessa area del sisma a cavallo delle province di Modena, Ferrara e Bologna.
Di Rivara – oggetto di polemica già dal 2005, dopo un primo sì da parte dei governi Prodi e Berlusconi – nelle ore immediatamente successive al sisma si era parlato ipotizzando il rischio del “fracking”, ovvero la cosiddetta la “fratturazione idraulica” della roccia iniziata da una trivellazione, capace secondo alcuni esperti di determinare rischio sismico.
Il presidente di Federpetroli, Michele Marsiglia, aveva rassicurato: “Nel corso degli anni, su riferimenti reali, non abbiamo situazioni di onde sismiche di alta scala in seguito a trivellazioni per ricerca di idrocarburi”. Smentite nette dalla Ers che ha più volte dichiarato di non aver mai trivellato a Rivara: “Mai toccato il terreno a Rivara, non abbiamo fatto carotaggi, non abbiamo perforato o immesso gas o acqua”. Ora l’inchiesta, e la Ers si dichiara tranquilla: “Purtroppo – rileva Ers -le autorità locali responsabili hanno gravemente tardato nello smentire attività illegali quali le perforazioni senza autorizzazione”.
(continua su: http://www.fanpage.it/terremoto-e-trivellazioni-la-procura-di-modena-apre-un-fascicolo/#ixzz1x01qESEg)

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E qualcuno usa definirle "bufale"... Qualcuno che, purtroppo, è più di uno ... In buona fede o in malafede, non saprei... Ma come definire chi le definisce "bufale ? "Ignorante" nel senso "che ignora" ? O "ignorante" in senso realmente "dispregiativo" ? Fate voi... Grazie Giò del post...
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Post di Andrea Gabriele

La bufala è correlare i terremoti alle trivellazioni; la bufala è dire che in Italia è stato praticato il fracking; la bufala è dire che i fenomeni di liquefazione (tipici dei terremoti in zone dal fondo sabbioso) sono dovuti alle trivelle. L'ignoranza è credere a qualsiasi fesseria senza alcuno spirito scientifico. PS. ... senza nulla togliere alle sue intenzioni che sono lodevoli, ma io continuo a dire che questa è disinformazione.
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Post di Guido Picchetti

Mi auguro che sia come lei dice... ma personalmente ho qualche dubbio...
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Caro Guido Picchetti, sono tantissimi coloro che nutrono dei forti e seri dubbi al riguardo. E tu che segui queste vicende da oltre un mese lo sai bene, meglio di noi... Il dottor Nicola Armaroli, Direttore del CNR - ISOF di Bologna, in questo video afferma: "è scientificamente dimostrato che varie attività di produzione energetica e varie tecnologie energetiche possono indurre terremoti".
Vedi il video "Cosa c'è sotto - Off the Report " di Antonino Monteleone.
 http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ce41c856-3b9d-4142-a2db-61fa7ee0ad73.html
In Emilia Romagna da decenni si estraggono petrolio e gas naturale. Dopo le liberalizzazioni del 1998 e 2001, non c’è più solo l’Eni, ma è diventata terra di conquista da parte di tutte le compagnie. Dal 20 maggio però l’Emilia Romagna si è scoperta una regione a rischio sismico in pochi giorni oltre 400 scosse. Da diversi giorni si è formato un dubbio tra la popolazione. Esiste un collegamento tra le attività di estrazione degli idrocarburi e i terremoti? 
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Post di Guido Picchetti

@ Andrea Gabriele... E poi io non penso, nè ho mai detto che i "terremoti" siano dovuti alle trivellazioni... Ma ho detto invece (e ritengo purtroppo sia vero...) che per certi crolli di muri, di fabbricati e di strutture varie, per certi movimenti del suolo, per certi "scavernamenti" (come si chiamano in gergo), con conseguenti fuoriuscite di liquidi, di sabbie e di altre sostanze dal sottosuolo, non si può ignorare la presenza di un numero incredibile di pozzi trivellati negli ultimi decenni in quelle zone interessate dal sisma in Emilia, molti dei quali già sterili, altri in piena attività a dispetto del vero "terremoto", e altri ancora utilizzati da tempo come pozzi di stoccaggio con riniezione di gas compressi ad oltre 100 atm, oppure riempiti di liquidi di risulta pompati a pressione per renderli i pozzi stessi più stabili nel sottosuolo). E proprio questa presenza di pozzi abbandonati o variamente utilizzati nell'area potrebbe avere favorito e favorire ancora la scia di scosse sismiche superficiali (i cosiddetti "microterremoti") seguita alle vere scosse di terremoto e agli spostamenti di faglie profonde menzionate dai sismologi... Lei si sente davvero di poterlo escludere, ed imputare tutto unicamente al "terremoto" ? Io, per quanto ne so... Certo, neppure i morti ci sarebbero stati se non ci fosse stato il "terremoto". Ma neppure ci sarebbero stati quei morti se non ci fossero stati quei capannoni, realizzati con criteri antisismici inadeguati... Ma purtroppo quei capannoni c'erano, ed è quindi sbagliato attribuire tutta la responsabilità di quelle morti unicamente al terremoto... Ed è quanto intendo dire riferendomi ai pozzi... Negare la possibilità che certe conseguenze siano dovuti ai pozzi di trivellazioni presenti in quella zona può spiacere a qualcuno, e posso capirlo, ma è una possibilità che è impossibile e da incoscienti escludere, e non farne invece oggetto di verifiche e indagini serie...
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A Betta Sala, Claudia Scalla, Giò Nastasi e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.
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     Dal 18 al 24 Giugno 2012
 
Dalla mia Bacheca su FB del 24/06/12

Bandiere nere alla Costa Crociere e alla Grimaldi Lines. Tra i pirati del mare 2012 anche il ministro Passera e per il decreto rotte
di "Maremma News"
http://www.maremmanews.tv/it/index.php?...fusti-tossici-a-gorg&catid=38:ambiente&Itemid=58


23 Giugno 2012. - Grosseto: Legambiente oggi consegna le Bandiere nere ai pirati del mare, per difendere l’integrità del nostro ecosistema marino e costiero. Due dei cinque vessilli vanno alle compagnie di navigazione protagoniste dei due più grossi incidenti accaduti nel mare dell’Arcipelago Toscano: il naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio e la perdita di 200 bidoni contenenti sostanze tossiche al largo di Gorgona. Ed ecco nel dettaglio le menzioni per le due bandiere nere:

«A Costa Crociere, la compagnia di navigazione del gruppo Carnival Corporation proprietaria della Costa Concordia, la nave che ha fatto naufragio all’isola del Giglio. La vicenda della Costa Concordia ha evidenziato inadempienze e procedure sbagliate non solo da parte del Comandante, ma anche del gruppo stesso. La scarsa preparazione dell’equipaggio a fronteggiare situazioni d’emergenza, la prassi diffusa di molte navi del gruppo ad effettuare passaggi sottocosta ravvicinati in prossimità di aree di pregio e di coste protette, la gestione della situazione di crisi subito dopo l’impatto con gli scogli delle Scole (zona di massima protezione del Parco nazionale dell’arcipelago toscano) coinvolgono in maniera prepotente Costa Crociere. Il progetto di rimozione del relitto infine, non è stato oggetto di un adeguato processo di condivisione e informazione con il territorio, alla luce dell’evidente impatto ambientale che procurerà».

«Alla Grimaldi Lines, la compagnia di navigazione armatrice del Venezia, l’eurocargo che, in una giornata di mare in tempesta che avrebbe dovuto far rinviare il viaggio, ha perso nei pressi dell’isola di Gorgona, nel Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, due semirimorchi con un carico di 224 fusti tossici contenenti ciascuno 200 kg di cobalto e monossido di molibdeno (45 tonnellate totali). La società nelle ore successive all’evento non ha dimostrato trasparenza nella comunicazione della reale portata dell’evento e del suo successivo impatto ambientale».

Secondo Umberto Mazzantini, responsabile Mare di Legambiente Toscana, «Anche la Bandiera nera assegnata al Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, ha a che fare con l’Arcipelago Toscano, sia per la possibile riaperture alle trivellazioni petrolifere tra l’Elba e Pianosa, che però deve fare i conti con la presenza del Santuario internazionale del mammiferi marini “Pelagos” che dovrebbe impedirla, sia per il “decreto inchini” che con le deroghe proposte potrebbe riavvicinare le rotte delle grandi navi al mare protetto e alle coste del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano». Infatti la Bandiera nera data al ministro ha come motivazione:

«Per il Decreto Sviluppo, che ha riattivato le procedure per la ricerca e l’estrazione di petrolio dai fondali marini che erano bloccate dalla legge approvata nel 2010 dopo l’incidente nel Golfo del Messico, e per il Decreto Rotte, una legge monca che si occupa solo delle aree protette (e per le quali peraltro sono già operativi provvedimenti di deroga), ma non è riuscita a vietare i passaggi ravvicinati delle navi da crociera davanti a luoghi delicati e di gran pregio come ad esempio le coste non protette dell’isola di Capri, quelle di Pantelleria, di San Pietro o delle Eolie».

Per la Goletta Verde di Legambiente si preannuncia un’estate calda. Non sarà la temperatura a preoccupare particolarmente l’equipaggio dell’imbarcazione ambientalista, ma piuttosto tutte le malefatte dei nuovi pirati del mare, cioè di coloro che portano avanti un modello insostenibile di sfruttamento e fruizione del mare e delle coste. La storica campagna di Legambiente nel suo viaggio itinerante dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia, in quasi due mesi di navigazione, porterà in giro per l’Italia le vertenze ambientali più pericolose che incombono sulla salute e l’integrità del nostro prezioso patrimonio marino.

“I pirati del mare non sono solo delle pittoresche suggestioni dei libri di storia - afferma Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente –. Come dimostrano le cinque bandiere nere che consegniamo quest’oggi sono una triste realtà, il lato peggiore di un modello di fare economia e politica che tarda a scomparire e che continua ad impattare negativamente sull’ambiente e sulla qualità della vita dei cittadini. Le bandiere nere rappresentano denuncie precise, ma al contempo sono anche il simbolo delle minacce che incombono sul nostro mare e che vogliamo sconfiggere. Con Goletta Verde – conclude Ciafani - andremo all’arrembaggio dei pirati del mare puntando i riflettori sulle politiche che implementano il ricorso alle fonti energetiche fossili, sulla privatizzazione del demanio, su un sistema di portualità che trasforma le coste in giungle di cemento, sul trasporto marittimo senza regole e sulla mancanza di norme di sicurezza nella fruizione del mare”.

Legambiente anche assegnato altre due bandiere nere:

A Francesco Bellavista Caltagirone, l’imprenditore a capo di un impero nel mondo delle costruzioni coinvolto "nei progetti dei porti turistici a maggior impatto ambientale lungo tutta la penisola, da Imperia a Siracusa, passando per Carrara e il megaporto della Concordia a Fiumicino".
A Raffaele Lombardo, governatore della Regione Sicilia, "per aver assecondato e non rigettato la proposta di project financing della SIDRA finalizzata alla messa in sicurezza dei tratti di costa in erosione, ma che in realtà prefigura la 'svendita' ai privati delle spiagge siciliane. A tutt'oggi gli uffici regionali hanno istruito o hanno in corso di valutazione la proposta. La Regione dovrebbe concedere in uso per 30 anni, estensibili a 50, il demanio marittimo sul quale un gruppo di società immobiliari interessate a sostenere l’iniziativa potrebbe realizzare attività turistiche di vario genere, incluse la costruzione di nuovi porti, aree commerciali, impianti sportivi e strutture ricettive".

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Post di Filippo Foti
Già effettuato post nel forum. Grazie.
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Ad Alfonso Nigro, Movimento Ambientalista Bat e Guido Pietroluongo piace questo elemento.
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Scosse sismiche in Emilia... Un disastro annunciato ?
di Guido Picchetti (a margine di un articolo postato sul Diario personale di FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti

24/06/12 - Quel piccolo Texas chiamato Bassa. Eccolo l'articolo denuncia sulla "Gazzetta di Modena" relativo alle trivellazioni di San Possidonio. Risale all'8 Marzo 2012. E' firmato da Sergio Piccinini. Parla di pozzi trivellati e trivellandi, ben cinque a San Possidonio, e di altri a Mirandola, e a Novi di Modena, nomi di località destinati a divenire tristemente famosi tre mesi dopo per il terremoto, e per le sofferenze, le sciagure, e i danni che la serie di infinite di scosse sismiche che si sono succedute nelle settimane seguenti hanno provocato nella zona. Pozzi, tra l'altro, che a quanto pare sono ancora in funzione, come provano i documenti video che qui a seguire segnalo, ripresi da Palmer su "Youreporter it", e i cui link Movimento Ambentalista Bat mi ha cortesemente segnalato. Non penso ci sia bisogno di molti commenti. Sono documenti che parlano da soli, e dicono cose che nessuno purtroppo vuol dire, nè vedere...

Quel piccolo Texas chiamato Bassa
San Possidonio. Aumenta il pompaggio di petrolio nei pozzi del Cavone. Il sindaco: «Dateci più soldi per le compensazioni», di Sergio Piccinini
http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/03/08/...texas-chiamato-bassa-1.3267847

    SAN POSSIDONIO, 8 Marzo 2012. Riuscirà Gas Plus a rendere nuovamente produttivi ed economicamente vantaggiosi i pozzi di petrolio di San Possidonio? Trent’anni fa, quando si iniziò ad estrarre l’oro nero dal sottosuolo della Bassa, la zona di San Possidonio era considerata un “piccolo Texas”. Da tempo, però, la vecchia immagine si è offuscata. Ma è davvero così? A quanto pare no, almeno stando alle parole del sindaco che annuncia nuovi piani estrattivi progettati da Gas Plus.
    Per capire cosa sta accadendo occorre però fare un salto nel passato. È il 1979 quando Eni dà il via ai lavori di pompaggio nella zona del Cavone. La produzione è stata fiorente per più di un decennio, tanto che nel 1990 la quantità di petrolio estratto ammontava a 144mila tonnellate annue. Con il passare del tempo il calo è diventato inesorabile, come conferma la quantità attuale di petrolio ricavato: 30mila tonnellate all'anno, circa l’80% in meno. Nel 2010 il giacimento è poi stato ceduto a Padania Energia, società del gruppo Gas Plus, azienda che opera nel campo del gas e del greggio.
    «Attualmente sono otto i pozzi deputati al pompaggio dell’intero giacimento - spiega il sindaco Rudi Accorsi - ma solo cinque sono sul territorio di San Possidonio. Altri due si trovano a Novi e l’ultimo è nel mirandolese. Tutte queste strutture sono collegate tra di loro mediante una rete che fa confluire il petrolio in un impianto di Novi. Ad oggi sette pozzi sono in funzione, mentre un altro è fermo per manutenzione, ma si prevede che presto verrà riattivato».
    Parlando di ricavi: il 93% del valore complessivo ottenuto dalla vendita del petrolio spetta al proprietario dei pozzi. Il restante 7% è assegnato ad altri enti attraverso le royalties. «L’ulteriore suddivisione delle royalties - prosegue Accorsi - prevede che il 55% vada alla Regione, il 30% allo Stato ed il 15% ai Comuni cessionari. Così San Possidonio incassa da un minimo di 7mila ad un massimo di 11mila euro all'anno».
    Davvero pochi, anche alla luce del fatto che Gas Plus è intenzionata ad aumentare il pompaggio di petrolio. «Da un ventennio - sottolinea il sindaco - la quantità estratta è diminuita, ma ora si punterà ad aumentarla nuovamente. È un progetto che apprezziamo, ma devo dire che sarebbe gradito un ritorno maggiore. Come Comune mettiamo a disposizione il nostro territorio e cooperiamo nell’estrazione del petrolio, ma un maggiore contributo di tipo ambientale sarebbe doveroso».
    Insomma, pare si stia cercando una risposta concreta ai dubbi che qualche anno fa avevano riguardato il settore. Nel 2008 gli 8 pozzi producevano 700 barili al giorno: le estrazioni erano considerate ormai insufficienti a giustificare l’utilizzo delle pompe. Un problema a cui si aggiunge il timore dei sismi, indotti dall’estrazione. Ora la Bassa, dopo le mosse di Gas Plus, potrebbe davvero tornare ad essere una sorta di piccolo Texas nostrano.

E questi i link a due dei video di cui sopra:
Video dell' 8 Marzo 2012: http://www.youreporter.it/gallerie/Texas_a_San_Possidonio_2/pag-2
Video del 4 Giugno 2012: http://www.youreporter.it/video_Pozzi_petroliferi_San_Possidonio_dopo_terremoto

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Post di Betta Sala
Sono palesi
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Scosse simiche in Emilia. Causa ed effetti ... secondo un "inesperto"
di Guido Picchetti (commento a margine di un'immagine da "emsc")
http://www.facebook.com/photo.php?...=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater


In Emilia, ieri sera alle 22:18, dopo una giornata trascorsa senza sussulti spiacevoli, è arrivata la "scossarella" un pò più forte: intensità 3,1, ipocentro una quindicina di km ad est da Mirandola in prossimità di Bondeno a 5.000 metri di profondità. E' stata preceduta da un paio di scosse di bassa intensità, rispettivamente la prima alle 21:03 di mag 2,2, con ipocentro molto più a sud del solito (in località San Marcello Pistoiese tra i monti dell'Appennino) a ben 55 km di profondità; e la seconda alle alle 21:48 (mag 2,1) con ipocentro qualche km ad ovest stavolta da Mirandola, e a 2.000 m di profondità. Causa ed effetti, da questi tre eventi, sembrano abbastanza evidenti anche a un "non esperto"... Fonte dati "Euro-mediterranean Seismological Centre" su Goggle map.
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Anzi, NON CI PIACE, finché la terra continuerà a tremare (e potrebbe andare per le lunghe)...
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Post di Guido Picchetti

Purtroppo non ci sono informazioni, nè testimonianze al riguardo... Come se fosse un argomento che non interessi nessuno ...
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Nessuno ne parla in rete: un argomento scottante ??? Chiediamo alla popolazione residente di inviarci testimonianze al riguardo, anche mettendo in rete eventuali video e foto. Vedi ".‎..mentre noi subiamo le scosse...loro pensano a continuare a estrarre nei pozzi intorno a S.Possidonio..." http://www.youreporter.it/video_terremoto_e_petrolio (terremoto e petrolio - YouReporter.it  
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Post di Guido Picchetti
Questa è certamente una bella testimonianza, ma non fa che confermare certi dubbi e perplessità che non siamo in pochi ad avere ... Ma siamo davvero in un Paese che può dirsi civile, che rispetta i diritti dei cittadini, le loro opinioni, dove si può discutere in piena libertà e in chiara trasparenza di certi argomenti che non sono affatto da sottovalutare per quanto "POSSONO" incidere sul benessere dei cittadini e sul futuro nostro e delle future generazioni ?
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Post di Maria Ghelia
Ancora e sempre lì...
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Dalla mia Bacheca su FB del 23/06/12

Salento: dilaga il fenomeno delle tartarughe spiaggiate. Come si sta muovendo l'Area Marina Protetta di Porto Cesareo
di Andrea Sciacca
http://www.oltreme.it/index....-come-si-sta-muovendo-larea-marina-protetta-di-porto-cesareo

    28 Maggio 2012. - Il fenomeno delle tartarughe morte che finiscono a riva sulle spiagge jonico salentine sta assumendo proporzioni allarmanti negli ultimi tempi. Un campanello dall'allarme che fa riflettere e che ha indotto la magistratura locale ad avviare indagini approfondite in merito. Nestore, il paladino dell'ambiente, in cerca di maggiori chiarimenti si è rivolto al dottor Sergio Fai dell'Area Marina Protetta Porto Cesareo, che quotidianamente è impegnato in attività di controllo e monitoraggi: "Queste morie possono essere dovute a diversi fattori, primo tra tutti il soffocamento. Le tartarughe che troviamo morte sono della specie Caretta caretta che vive nel Mediterraneo. La stessa specie che ha covato lo scorso anno a Torre Lapillo. Essendo rettili polmonati hanno necessità di respirare e di frequente restano impigliate nelle reti o negli ami soffocando. I pescatori una volta recuperate le ributtano in mare morte o agonizzanti. Successivamente finiscono per spiaggiarsi trascinate dalle correnti. La questione delle buste di plastica scambiate per meduse non è sufficiente a giustificare da sola questa moria eccezionale” ci racconta Sergio Fai.
    Un'ipotesi da non trascurare è quella dell'inquinamento e al momento si conducono delle analisi specifiche. L’Area Marina Protetta Porto Cesareo, in questo senso, ha avviato un progetto per la protezione e conservazione della popolazione della tartaruga “Caretta caretta” nel basso Adriatico e nel mare Ionio mediante lo sviluppo ed il rafforzamento del Sistema dei Centri dedicati alla protezione e conservazione della tartaruga in Italia e Grecia. Inoltre, il dottor Fai illustra un'altro progetto che vede coinvolta l'AMP.
    Il progetto, coordinato dal Consorzio di Gestione di Torre Guaceto prevede le seguenti iniziative: 1. La creazione di una rete transfrontaliera di Centri per la protezione e recupero della Caretta caretta. 2. L’analisi dello stato della popolazione attraverso la consultazione delle banche dati disponibili, verifica dei siti di nidificazione della Provincia di Brindisi e Lecce, delle aree di Amvrakikos e Messolonghi. 3. Cura e riabilitazione degli esemplari recuperati, con impianto di sistemi di rilevamento dell’home range sugli esemplari di Caretta caretta e rilascio in mare. 4. Realizzazione del sistema di archiviazione dati degli esemplari recuperati, attraverso applicativo web che sarà utilizzato dal network di centri di recupero, in linea con quanto previsto dal PATMA. 5. Attività di sensibilizzazione e coinvolgimento degli attori locali, quali pescatori, diportisti, etc. per attivare una rete di segnalazione degli individui da recuperare. Realizzazione di un’attività di animazione per attivare un programma ADOTTA LA TARTARUGA, che attraverso sponsor privati, successivamente alla conclusione del progetto, permetterà la prosecuzione delle attività di telerilevamento.
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Post condiviso sul diario del sottoscritto su FB da Movimento Ambientalista Bat
... che ringrazio.
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Post di Guido Picchetti
Tutto il Golfo di Taranto è sotto attacco, indipendentemente da quanto accade nel mare davanti al porto di Taranto, che quanto a fattori inquinanti non se la passa affatto bene. Sul versante costiero di levante le trivelle sono già da tempo in azione, ma tante altre concessioni sono già state rilasciate nelle acque del Golfo di Taranto e se passeranno le disposizioni previste dal nuovo Decreto Sviluppo, le società intestatarie avranno via libera alle loro operazioni off-shore. Date un'occhiata alla mappa che qui ripubblico, estratta proprio dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico...

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Post di Guido Picchetti
E pensare che le acque del Golfo di Taranto sono ancora ufficialmente considerate "ACQUE INTERNE" dell'Italia...
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Ecco perchè stiamo facendo di tutto per cercare un altro pianeta che sia compatibile per il nostro organismo: perchè sappiamo bene che stiamo distruggendo la nostra terra e ci serve un altro pianeta "di scorta"!
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Continuano le scosse simiche in Emilia. In media una all'ora
di Guido Picchetti (a margine di una foto postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3836494825214&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


Tanto per accennare ad un argomento che (come fosse acqua passata...) sembra sfuggire all'attenzione della stampa nazionale, in altre faccende affaccendata... voglio qui ricordare che le sofferenze e i disagi degli emiliani residenti nelle zone interessate dagli eventi sismici delle scorse settimane sono tutt'altro che terminati... In dodici ore ( per l'esattezza dalle 21:34 di ieri sera alle 9:50 di stamane) sono state registrate ben 12 scosse sismiche di intensità variabile, che va da un minimo di 2.1 aun massimo di 2.7 di magnitudo. Le due due più intense sono state registrate alle 23:30 di ieri sera (mag 2.7) e alle 7:50 di stamane (mag 2.6), entrambe con epicentro nell'area di Mirandola, comune d'altronde alla maggior parte delle scosse considerate. Le ultime due di stamane, registrate alle 9:35 e alle 9:50 (rispettivamente di mag 2.1 e 2.5), hanno interessato invece la zona di Finale Emilia...
(foto da http://www.qnm.it
)
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Oramai il terremoto dell'Emilia non fa più notizia per la stampa e per le tv, non fa più audience. A chi vuoi che interessino le sofferenze e i disagi degli emiliani residenti nelle zone interessate dagli eventi sismici delle scorse settimane e tutt'ora in corso??? Ognuno pensa al suo piccolo orticello e ciò che avviene a poca distanza da esso NON LO RIGUARDA. Sono soltanto le persone spinte da un innato senso di solidarietà umana che partecipano moralmente e/o fattivamente alle tragedie altrui. I media nazionali e locali pensano solo ai propri interessi economici, all'audience che fa aumentare i propri profitti pubblicitari, oltre ad essere sottoposti alle direttive e censure dei propri Amministratori. Quando l'interesse dei più va scemando, devono escogitare altre notizie che tengano viva l'attenzione di noi lettori e spettatori creduloni.
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Post di Guido Picchetti

Grazie dell'apprezzamento... Ma il mio timore è che il disinteresse della stampa nazionale non sia poi tanto "disinteressato"... I micro-terremoti, ricordiamolo, sono una delle possibili conseguenze delle trivellazioni, sia nel caso dell'utilizzo di tecniche estrattive particolari (il cosiddetto "fracking" che, come l'araba fenice, non si capisce se qui da noi c'è o non c'è), sia nel caso della reiniezione di gas a pressione nei cosiddetti "pozzi sterili", il cosiddetto "stoccaggio", che nella zona invece viene effettuato da tempo, a quanto pare ad insaputa delle stesse autorità "competenti". I geologi e i sismologi in verità hanno detto che la vera causa del terremoto in Emilia è stato lo spostamento delle faglie rocciose profonde del sottosuolo della Pianura Padana. E nessuno che non sia un esperto della materia può metterlo in dubbio. Ma che ci siano centinaia di pozzi trivellati fino a 10/12.000 metri di profondità nelle aree interessate dalle scosse sismiche ancora in corso, è una realtà e nessuno può negarla. E allora perchè non considerare la possibilità che le scosse sismiche con epicentri proprio in quelle aree dove i pozzi trivellati sono più numerosi, siano, non la causa diretta del terremoto, ma quelle conseguenze che le forti scosse iniziali, originate dallo spostamento delle faglie, possono aver innescato sui tanti pozzi, sterili o non sterili, per rotture degli stessi, fuoriuscita dei gas o dei fluidi eventualmente in esso contenuti, risalita degli stessi verso la superficie, successivi fenomeni di spostamento dei livelli del suolo, etc. etc. ? In altre parole causando quei fenomeni che in altri paesi "liberi" vengono attribuiti ai "microterremoti da fracking" o ad attività estrattive consimilari, ma che da noi certa stampa rifiuta di prendere in considerazione in quanto lesivi di forti interessi in gioco? Non saranno stati certamente i pozzi trivellati a causare il terremoto in Emilia, e tanto meno lo spostamento delle faglie ricordato dai geologi e dai sismologi, ma chi può giurare che, nel caso delle attuali scosse ancora in corso in quelle zone, non si tratti dei famigerati "micro-terremoti" di cui nessun "esperto interessato" qui da noi vuol sentire parlare ?
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Post di Movimento Ambientalista Bat

A nostro modesto parere, in Italia NESSUNO AMMETTERA’ MAI che le attività di trivellazioni petrolifere o di stoccaggio gas possano avere una correlazione con i sisma e i micro terremoti (o almeno nessuna persona sensata che non vuol rischiare di essere screditata ed accusata, o peggio). Questo perché tale correlazione solleverebbe la contrarietà dell’opinione pubblica, della stragrande maggioranza della popolazione italiana, il che significherebbe “fare le valigie” per le Compagnie Petrolifere, ivi compresa l’ENI, con pesanti ripercussioni economiche per le loro azioni e per i soci investitori (industriali, politici, ministri, etc.). NEGARE SEMPRE E COMUNQUE da parte di un indagato è un principio cautelativo di massima assunto quasi sempre anche nelle prime fasi di un’inchiesta, così da dare modo e tempo al proprio legale di preparare un’accurata difesa. Fin quando non c’è la “flagranza di reato”, quando non ci sono prove inconfutabili, difficilmente si riesce a sostenere un’accusa. Se poi, come nel caso delle Compagnie Petrolifere, ci si trova di fronte ad un “colosso” dai forti poteri politici, economici e sociali, stai pur certo che sarà molto ma molto ma molto dura!!!
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Post di Guido Picchetti

E vi sembra bello ? Ma in altre nazioni europee, per non parlare degli USA, su questi problemi si dibatte apertamente e alla fine si decide in un verso o per l'altro, ascoltando l'opinione dei cittadini... Qui da noi invece non se ne parla neppure. Possibile che l'Italia debba essere peggio della Nigeria ? Là il parere da parte dei nigeriani viene "espresso", se pure in forma illegale (a forza di sabotaggi e attentati...), ma poi, nè più nè meno come in Italia, resta totalmente inascoltato...
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Non è né bello, né corretto, né giusto, né legittimo: ma è così ! Difatti in Italia non se ne parla "volutamente" per non accendere gli animi.
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A Ilva Alvani, Alfonso Nigro e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 22/06/12

Petrolio offshore, l’Italia è un paradiso per le trivelle
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/petrolio-offshore-litalia-e-un-paradiso-per-le-trivelle-10368.html#ixzz1yYGZHlvG


22 giugno 2012. - L’Italia è un vero e proprio paradiso fiscale e legale per l’industria petrolifera e ancor più lo diventerà con l’entrata in vigore del nuovo Decreto Sviluppo, che contiene al suo interno una malcelata sanatoria al petrolio offshore. L’opinione è delle tre maggiori associazioni ambientaliste: Greenpeace, Legambiente e WWF, che in un comunicato stampa congiunto se la prendono con Corrado Clini per la sua apertura alla possibilità di rimuovere la fascia di interdizione alle trivelle di 12 miglia dalle coste.
Spiegano WWF, Legambiente e Greenpeace facendo appello a Clini:

Cedere alla richiesta dei petrolieri metterebbe a rischio le popolazioni costiere e settori economici importantissimi per l’Italia come quelli del turismo e della pesca che vivono delle risorse marine.
Un intervento che rappresenterebbe un ulteriore e ingiustificato passo in favore delle trivellazioni offshore, dopo che l’attuale versione dell’articolo 35 del Decreto Sviluppo di fatto sblocca tutte le richieste, i permessi di ricerca e le concessioni precedenti al giugno 2010 che la modifica al Codice dell’Ambiente aveva bloccato.

Secondo le tre associazioni la richiesta di abolizione della “no-triv zone” da parte dei petrolieri non sarebbe altro che una contropartita all’aumento delle royalties, che col decreto sviluppo salgono del 3%. Se non fosse, però, che quel 3% in più andrà a finire in un fondo anti disastri petroliferi. Ma non sarebbe l’unico regalo ai petrolieri visto che, già oggi:

... l’industria estrattiva nel nostro paese gode di uno scandaloso regime di esenzioni e il costo delle concessioni per la coltivazione è risibile. Non vengono pagate allo Stato le aliquote sulle prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma e le prime 50 mila tonnellate di petrolio prodotte in mare, come i primi 25 milioni di smc di gas in terra e i primi 80 milioni di smc in mare.
Le concessioni di coltivazione, sia pur adeguate nel tempo, partono, a valori 1996, dalle 5 mila lire a Kmq per i permessi i prospezione, alle 10 mila lire a Kmq per i permessi di ricerca, alle 80 mila lire a kmq per i permessi di coltivazione.

Pochi spicci, quindi, a fronte di un grande rischio visto che sulle 136 concessioni di coltivazione in terra attive in Italia nel 2010 solo 21 hanno pagato royaltes e sulle 70 coltivazioni a mare, solo 28 le hanno pagate. Passando dai pozzi alle società, sono 59 quelle che operano sul suolo o nel mare in Italia ma solo 5 quelle che pagano il dazio. In altre parole: in Italia il petrolio si regala. (Fonte: WWF)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E quest'articolo di Peppe Croce su "Green Style" la dice lunga su cosa accade nel nostro Paese, un vero "paradiso" per alcuni...
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Traghetti e aliscafi nel caos. Estate a rischio nelle isole siciliane
di Alessandra Ziniti
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/06/22/news/traghetti_e_aliscafi_...37707783/?ref=HREC2-3

Regione a secco, tagliate le corse per Ustica, Favignana, Pantelleria e le Eolie. Protestano sindaci e operatori turistici
22 giugno 2012. PALERMO - A Ustica, a mezzogiorno, quando il suono prolungato delle campane della chiesa ha avvisato la gente dell'arrivo imminente della nave, una cinquantina di donne, uomini e bambini si sono seduti per terra con cartelloni di protesta e striscioni per tentare di impedirne l'attracco, ma le forze dell'ordine - già avvertite della protesta - hanno fatto ormeggiare regolarmente la nave. A Pantelleria, a scendere in piazza sono stati centinaia di giovani ritrovatisi a piazza Cavour. Dalle isole Eolie alle Egadi, da Ustica a Pantelleria abitanti ed operatori turistici delle isole minori siciliani hanno deciso di avviare una protesta dietro l'altra nel tentativo di scongiurare in extremis una stagione turistica inevitabilmente penalizzata dai vistosi vuoti nei collegamenti. La Regione non ha più soldi e le compagnie marittime tagliano i collegamenti.
La Siremar è in amministrazione controllata e ha mezzi ormai obsoleti che si fermano continuamente e in condizioni assolutamente indecenti, ma anche Ustica lines ha tagliato alcune linee tra le più battute a cominciare dalla corsa mattutina da Palermo alle isole Eolie. Per raggiungere le Eolie dal capoluogo una sola corsa nel primo pomeriggio. Azzerato anche il collegamento diretto dalla Calabria mentre il numero di corse giornaliere da Milazzo per le isole è ridotto di un terzo. Facile prevedere disagi e overbooking a breve.
- LEGGI / Collegamenti carenti, protesta a Ustica
"Non stanno meglio Ustica, Pantelleria e le Egadi. A Ustica è stata soppressa la linea che collegava l'isola a Napoli, Favignana e Trapani che - dice Frances Barraco, operatrice turistica - causerà un calo delle presenze stimabile nel 30 per cento. L'aliscafo della Siremar, tra i più vecchi in circolazione, viaggia solo in condizioni di mare buono e dal 28 luglio si fermerà anche il traghetto Ro-Ro che trasporta rifiuti e merci pericolose che, dunque, potranno viaggiare solo sulla nave di linea passeggeri".
- LEGGI / Niente nave dalle Eolie, turisti affittano barca
Non stanno meglio a Pantelleria dove il prossimo 7 luglio scade la convenzione con la "Traghetti delle Isole" e si fermerà il Cossyra. E "ad ottobre sarà di nuovo emergenza aerei con la scadenza della proroga del contratto con la compagnia Meridiana per i collegamenti aerei per i quali - ha già detto il presidente dell'Enac Vito Riggio - non c'è più un euro". Da Favignana lancia l'allarme il sindaco Lucio Antinoro: "Siamo consapevoli - dice - che i tagli nei trasporti sono un colpo mortale per il nostro arcipelago. Non possiamo restare a guardare e chiediamo con forza che vengano trovate soluzioni immediate che rispettino sia il diritto alla mobilità della popolazione residente che l'accesso ai turisti, sui quali si basa la larga parte della nostra economia".
- LEGGI / Gara beffa per Siremar, si riparte da zero
Alla giunta regionale di governo, i sindaci delle isole chiedono un provvedimento d'urgenza per evitare gli annunciati e drastici tagli nei trasporti marittimi da e per le isole minori siciliane, con una richiesta straordinaria di impegno finanziario per assicurare il mantenimento dei livelli essenziali di servizio sino ad oggi offerti dalla Regione e per i quali è necessario un maggiore stanziamento di circa 10 milioni di euro. Ma dalla Regione non sono arrivate buone notizie. Ad Antinoro il dirigente del dipartimento regionale delle infrastrutture, mobilità e trasporti Vincenzo Falgares ha allargato le braccia sostenendo che non c'è una soluzione per contrastare la sospensione del servizio delle navi Ro-Ro. Da qui la decisione di presentare una denuncia per interruzione di pubblico servizio.
"Dalla prossima settimana - dice Antinoro - avvieremo un'iniziativa sul traghetto delle isole per coinvolgere anche la popolazione e con il sindaco di Ustica, Aldo Messina, pensiamo a un'azione legale contro la Regione per interruzione di pubblico servizio".
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

A proposito della manifestazione di protesta ieri a Pantelleria. Certamente ben riuscita... In tanti hanno raccolto e risposto all'appello dei giovani di "Agorà Pantelleria". E anche esponenti delle istituzioni locali sono venuti a far atto di presenza, e a portare la loro solidarietà... A parole, purtroppo, alle quali c'è da sperare seguano presto fatti concreti. Ma ora occorre essere realisti, e non limitarsi a congratularci tra noi per quello che è già "ieri".. E' stato un primo passo importante, certamente positivo per l'isola, ritrovatasi finalmente intorno ai suoi giovani sul sagrato della nuova Chiesa Madre per far sentire la propria voce... Un passo che fa ben capire la pressione che un'unità concorde di intenti può esercitare per chiedere e arrivare alla soluzione dei tanti problemi che assillano Pantelleria. Problemi però che, come l'articolo di Repubblica odierna ben dimostra, in buona parte non sono solo della nostra isola. Motivo di più per passare ora dalla protesta generica, alla individuazione dei problemi specifici, proponendone le rispettive soluzioni in una unità di intenti che, ove occorre, riesca a superare i confini limitati dell'isola, e ci porti ad unire le nostre forze a quelle di quanti sulle altre isole, minacciati da problemi analoghi, si battono per gli stessi obiettivi. E non sono pochi, giovani anch'essi, di spirito se non d'età... lasciatemelo dire...
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Post di Anna Giuseppina Fina

Bello ma.. Perché le parole diventino azioni bisogna 'esserci', partecipare, condividere con umiltà e solidarietà verso un fine comune... Io sono rimasta la quasi l'intera giornata .. Di molti ricordo solo le spalle nel vederli andar via :((( ma si va avanti! Ciascuno con i propri mezzi, intuizioni e sensibilità.. L'essere usciti in strada e' già un cambiamento di contro alla mostra indole e natura... Avanti!!
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Post di Guido Picchetti

Se l'accusa è rivolta a me, mi scuso. E' vero, io sono venuto, ho firmato, ho parlato con alcuni dei giovani di Agorà e poi sono andato via, dove ho continuato a fare quello che da tempo ormai faccio davanti al PC, seguendovi da lontano anche via tv-web, tanto per la cronaca... Per esperienza, posso dirti che non sempre la presenza di persona corrisponde ad una presenza "sentita" ... e lo stesso vale per l'assenza che non significa sempre disinteresse o mancanza di solidarietà... Ognuno, se vuol dare, da quel che è in grado di dare, e l'importante è che "dia" e che non "prenda"... per il resto concordo pienamente con te...
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Dalla mia Bacheca su FB del 21/06/12

La Conferenza Episcopale d'Abruzzo: non trivellate Bomba!
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.co.at/2012/06/la-conferenza-episcopale-dabruzzo-non.html


THURSDAY, JUNE 21, 2012. - Esce in questi giorni un nuovo comunicato da parte della Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana, scritto da don Carmine Miccoli, rappresentante della Pastorale Sociale della Chiesa d'Abruzzo. Intanto grazie mille e con affetto alla CEAM, ai suoi vescovi e a don Miccoli per la sensibilità e la vicinanza a noi, persone normali. E' questo il cristianesimo di cui abbiamo oggi bisogno nel mondo. Questo è un comunicato eccellente, perchè non lascia spazio ad ambiguità, è chiaro, è trasparente, è un dare pane al pane e vino al vino, done.
Tre i temi trattati dalla CEAM, che non è nuova ai problemi petroliferi e che a suo tempo si è espressa anche contro il Centro Oli di Ortona:

  1. Il lago di Bomba e le trivelle proposte dalla Forest Oil Corporation. La Conferenza Episcopale della regione Abruzzo e del Molise esprime soddisfazione per la bocciatura da parte della commissione VIA delle trivelle e della raffineria proposta da Mr. Giorgio Mazzenga, e si augura che questa decisione venga difesa, mantenuta e rispettata, nonostante le inevetabili pressioni da parte dei petrolieri fra cui il ricorso al TAR. Si riportano anche le parole del papa, e il supporto al "no", è forte e chiaro. Bisogna avere il coraggio di dire "no" a chi considera il profitto più importante della persona: è lo stesso magistero sociale della Chiesa ad insegnarlo, indicando questa come strada da seguire, aperta alla partecipazione di tutti. Grazie. Sono commossa di questa solida presa di posizione. Spero che il tutto arrivi anche a Mr. Mazzenga e a Mr. Clark, a Denver. Giorgio Mazzenga ci senti? La Chiesa d'Abruzzo ti sta dicendo che forse è meglio se abbandoni i tuoi progetti trivellanti per Bomba e che lasci perdere con il ricorso al TAR contro il WWF e contro la Commissione VIA.
  2. Il Parco della Costa Teatina, e l'accelerazione della sua istituzione. Così dice il comunicato della CEAM: "Ancora una volta si vuol alzare forte la voce per chiedere l'istituzione di questo nuovo Parco, senza ulteriori e immotivate proroghe, senza accomodamenti interessati e ipocriti". Ci sentite cari politici? Da Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti, fino al sindaco di San Vito, Rocco Catenaro: senza accomodamenti interessati e ipocriti. Senza accomodamenti interessati e ipocriti, ripeto...
  3. La responsabilità individuale di ciascuno. Rimane dovere di tutti i cittadini, e in particolar modo dei credenti, sostenere la difesa del Creato dalle terribili minacce che vi incombono, come gli impianti petroliferi. E' qui il nocciolo di tutto: occorre che tutti si sentano protagonisti in prima persona, per quel che possono, per quel sanno fare, e per il tempo che hanno, della democrazia. La "res publica" è pubblica, di tutti, e tutti devono interessarsene.

Ecco qui il testo completo - grazie ancora a don Miccoli, e a tutta la Conferenza Episcopale d'Abruzzo e di Molise per l'ottimo lavoro.

Ad un anno dal mio precedente intervento ("Parco Nazionale della Costa Teatina: un luogo per custodire in Abruzzo il futuro della creazione"), intendo ancora raccogliere sollecitazioni e riflessioni di tante persone, uomini e donne, che hanno a cuore la salvaguardia del Creato e cercano di prendersi cura della terra nella quale viviamo.
Più di un anno fa, il 7 maggio 2011, migliaia di persone si sono ritrovate a Termoli insieme al compianto Lucio Dalla, che come tanti ha prestato la sua voce e la sua persona con generosità e impegno, per difendere le coste abruzzesi e molisane dalla minaccia delle trivelle petrolifere. Da allora, varie sono state le occasioni e le speranze che, anche di recente, sono cresciute e che sembrano andare nella giusta direzione: uno sviluppo sostenibile che custodisca e valorizzi le nostre terre, i nostri mari, la nostra gente.
Pochi mesi fa, in Abruzzo, la Commissione Regionale sulla Valutazione d'Impatto Ambientale ha bocciato un impianto di estrazione della multinazionale Forest Oil sul lago di Bomba: una bocciatura che ha reso giustizia e ha coronato la mobilitazione, fatta in questi ultimi anni, di migliaia di cittadini, associazioni, movimenti e istituzioni, volta a salvare questo posto dalla distruzione. Auspico che la politica e coloro che hanno a cuore il bene comune s'impegnino a difendere questa importante vittoria della società civile e che in nessun modo possa essere sovvertita in alcuna sede la decisione delle istituzioni e il comune sentire della popolazione (come tenta di fare il recente ricorso amministrativo della stessa azienda). In un momento come questo, di gravissima crisi economica e sociale, non è più accettabile proseguire secondo un modello economico devastante a livello ambientale e sociale. Bisogna avere il coraggio di dire "no" a chi considera il profitto più importante della persona: è lo stesso magistero sociale della Chiesa ad insegnarlo, indicando questa come strada da seguire, aperta alla partecipazione di tutti: "L’esclusivo obiettivo del profitto, se mal prodotto e senza il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere ricchezza e creare povertà. Lo sviluppo economico che auspicava Paolo VI doveva essere tale da produrre una crescita reale, estensibile a tutti e concretamente sostenibile" (cf. Benedetto XVI, "Caritas in veritate", n. 21).
In un modello economico basato su equità e rispetto si inserisce la promozione di Parchi Naturali e Aree Protette: il turismo naturalistico, l'agricoltura biologica e sostenibile, i percorsi di valorizzazione di paesi e tradizioni locali, offrono tantissime possibilità per un'economia sana e capace di futuro. I Parchi sono anche l'alternativa più radicale e definitiva a quella che è stata definita la "deriva petrolifera" locale: lo dimostra, in Abruzzo, il fortissimo anelito della società civile e degli amministratori più lungimiranti e attenti verso l'istituzione, scandalosamente attesa da troppi anni e frenata dalla volontà di amministratori e politici centrati sugli interessi più egoistici e particolari, del Parco Nazionale della Costa Teatina. Ancora una volta si vuol alzare forte la voce per chiedere l'istituzione di questo nuovo Parco, senza ulteriori e immotivate proroghe, senza accomodamenti interessati e ipocriti.
Rimane dovere di tutti i cittadini, e in particolar modo dei credenti, sostenere la difesa del Creato dalle terribili minacce che vi incombono, come gli impianti petroliferi e, in generale, i vari progetti per l'estrazione, la lavorazione e lo stoccaggio di idrocarburi (l'ultimo allarme, al quale mi associo, della professoressa Maria Rita D'Orsogna è solo di qualche giorno fa...), che da anni hanno preso di mira le nostre Regioni. Per quanto mi compete, l'Ufficio Regionale di Pastorale Sociale si impegna a sostenere ogni azione della società civile volta a difendere e valorizzare realmente il nostro territorio, bene comune e condiviso, dono di Dio per l'umanità tutta e per le generazioni future.
d. Carmine Miccoli - Coordinatore Regionale dell'Ufficio di Pastorale Sociale CEAM

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

In difesa dei Parchi e della tutela ambientale in terra e in mare si eleva forte la voce della Conferenza Episcopale d'Abruzzo contro le trivellazioni di Bomba, ma soprattutto in difesa dei beni del Creato, di cui siamo fruitori, ma non sfruttatori come "qualcuno" vorrebbe... E ce lo comunica, prima di ogni altro. Maria Rita D'Orsogna dagli USA... A buon intenditor poche parole...
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Nel Decreto sviluppo una sanatoria per il petrolio offshore. Entra in vigore il ‘correttivo ambientale’ di Vannoni
http://www.romagnagazzette.com/2012/06/21/nel-decreto-sviluppo... ambientale/


    21 Giugno 2012. - TRIVELLAZIONI PETROLIFERE. ” Leggendo il documento – spiega Beppe Croce – con il quale il Governo Monti ha presentato alla stampa il nuovo decreto sviluppo si riescono a comprendere meglio tutti i provvedimenti che avranno un impatto sull’ambiente. Confermata la detrazione fiscale per le ristrutturazioni edilizie, che però scende dal 55% al 50% e sparisce la differenza tra lavori di efficienza energetica e normali lavori edili in casa. Confermato anche il posticipo dell’entrata in vigore del SISTRI, il sistema informatizzato di tracciamento dei rifiuti speciali.
    La grossa novità, invece, ha a che fare con le trivellazioni petrolifere. Nel Decreto si stabilisce infatti una fascia di rispetto unica, per petrolio e per gas, e più rigida, passando dal minimo di 5 miglia alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, per qualunque nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione. Sono fatti salvi i procedimenti concessori in materia di idrocarburi off-shore che erano in corso alla data di entrata in vigore del cosiddetto ‘correttivo ambientale’.
    E qui c’è il trucco, perché – spiega Croce – da una parte il Governo irrigidisce le regole previste dal decreto Prestigiacomo sulle trivellazioni offshore, portando la distanza dalle coste da 5 a 12 miglia anche per le aree non protette. Subito dopo, però, salva (o, meglio: sana) tutte le richieste di prospezione sismica, ricerca e estrazione di petrolio e gas in mare avanzati dalle compagnie prima dell’entrata in vigore di tale Decreto. Attenzione, quando diciamo tutte intendiamo proprio tutte: se leggiamo nuovamente il testo, infatti, risulta evidente che vengono sanate anche le richieste di concessione sotto le 5 miglia. Perché prima del decreto Prestigiacomo non c’era alcun limite minimo per effettuare le trivellzioni. La nuova norma, come tutte le sanatorie, non sembra neanche molto democratica nel dare il via libera alla trivella selvaggia, perché divide il mercato del petrolio italiano tra chi è arrivato prima e chi è arrivato dopo”.
    Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, commenta: ”Le aree di mare che rischiano di essere oggetto di trivellazione in Italia sono 40 (22 nel canale di Sicilia, 16 nell’Adriatico, 2 nel Golfo di Taranto. Sono 120 invece le autorizzazioni già rilasciate che minacciano il territorio italiano per un totale di 42.500 Kmq: un vero e proprio assedio da parte delle compagnie petrolifere” . Ma c’è già chi promette di abolire questa sanatoria durante il dibattito parlamentare. Ad esempio Salvatore Margiotta, vice presidente della commissione Ambiente della Camera de Deputati, che via Twitter, rassicura.
    ALTRI APPROFONDIMENTI.
Altri lumi sullo stesso argomento li fornisce Pietro Dommarco (19 giugno) su "La vita dopo il Petrolio": ‘Decreto sviluppo’, una sanatoria per le trivelle off-shore.
    Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, condona le trivellazioni petrolifere in mare. Da un lato, la nuova norma fissa a 12 miglia (19 chilometri) la distanza dalle linee di costa e dal perimetro delle aree marine e costiere protette entro le quali sono vietate le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di gas e di greggio. Dall’altro, però, “sono fatti salvi i procedimenti concessori in materia di idrocarburi off-shore che erano in corso alla data di entrata in vigore del cosiddetto ‘correttivo ambientale’”.
    IL CORRETTIVO AMBIENTALE. Con ‘correttivo ambientale’ si fa riferimento al decreto legislativo n.128 del 29 giugno 2010, a firma dell’allora ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che andava ad integrare il Testo unico dell’Ambiente (152/2006) in seguito all’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon della British Petroleum, avvenuta il 20 aprile 2010 nel Golfo del Messico. Mosso dall’onda emotiva, esso andava ad innalzare da 5 a 12 miglia il limite costiero a entro il quale autorizzare prospezioni e ricerca di idrocarburi in prossimità di aree protette marine. 
In sostanza, con il nuovo decreto Sviluppo scompaiono le 5 miglia (9 chilometri) -precedentemente riservate alle sole linee di costa-, ma ricompaiono i permessi di ricerca interdetti per effetto del decreto Prestigiacomo.
    Una modifica che la stessa Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche -nel rapporto annuale sulle attività del 2010- ha definito di “notevole impatto sull’industria del settore anche in termini occupazionali”, considerando anche che “l’impatto positivo in termini ambientali appare piuttosto modesto”.
    Al 31 maggio 2012, nel mare italiano risultano vigenti 30 permessi di ricerca di idrocarburi e 80 concessioni di coltivazione, compresi i titoli autorizzati per la regione Sicilia, dove la materia è regolamentata da una normativa autonoma. A questi numeri potrebbero aggiungersi nuovi permessi e nuove concessioni, considerando che le istanze per ottenere ulteriori autorizzazioni per permessi e concessioni sono, complessivamente, una sessantina, o anche 57, per la precisione. Il mare maggiormente interessato è l’Adriatico. Tra Pesaro e Urbino, nelle Marche, e Pescara, in Abruzzo, sono già state autorizzate 19 concessioni di coltivazioni, con 8 richieste di nuovi permessi di ricerca in arrivo. A seguire la costa jonica della Calabria e la Puglia, Tremiti e Salento inclusi. Infine, la Sicilia, compra l’isola di Pantelleria, che con 15 permessi di ricerca vigenti e 22 istanze per nuovi permessi di ricerca è letteralmente circondata dalle compagnie petrolifere. E proprio molti amministratori siciliani hanno accusato il colpo per effetto delle nuove misure di crescita volute dal Governo Monti.
    La parola d’ordine, quindi, sembrerebbe quella di incrementare lo sviluppo di nuovi giacimenti in linea con la posizione e le richieste avanzate da tempo da Assomineraria. Una conferma e un assist per arrivare a snellire l’iter autorizzativo dal ministero dello Sviluppo economico, che dovrà fare i conti con l’arrivo - in continua crescita - di società straniere interessate alle risorse italiane. Prime fra tutti, tra quelle che per prime beneficeranno del “condono petrolifero”, Petrolceltic Italia - che nel 2008 perforò un pozzo a soli 2 chilometri dalla Riserva Naturale Regionale di Punta Aderci di Vasto, in Abruzzo - e la Northern Petroleum. Quest’ultima è da sempre molto critica nei confronti del decreto Prestigiacomo, tanto da definire i suoi effetti irrilevanti sugli assetti della compagnia. Certo è che con l’intervento promosso dal ministro Passera i bilanci delle compagnie saranno salvi. Compresi quelli delle società impegnate nelle attività di stoccaggio di gas.
    ALTRO ANCORA. Misure in materia di ricerca e estrazione di idrocarburi. Si stabilisce una fascia di rispetto unica, per petrolio e per gas, e più rigida, passando dal minimo di 5 miglia alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, per qualunque nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione. Sono fatti salvi i procedimenti concessori in materia di idrocarburi off-shore che erano in corso alla data di entrata in vigore del cosiddetto ‘correttivo ambientale‘. Viene infine creato un fondo per le attività di salvaguardia del mare e di sicurezza delle operazioni offshore finanziato attraverso l’aumento delle royalties per le estrazioni in mare (dal 7 al 10 per cento per gas e dal 4 al 7 per cento per petrolio).
    Semplificazioni delle attività di realizzazione di infrastrutture energetiche e liberalizzazioni nel mercato del gas naturale. Si prevede la possibilità per il ministero dello Sviluppo economico di far ricorso alla presidenza del Consiglio dei Ministri per giungere a una decisione definitiva in materia di autorizzazione di infrastrutture energetiche, in caso di mancata intesa delle amministrazioni regionali competenti nei tempi previsti, in coerenza con l’orientamento giurisdizionale attuale della Corte costituzionale. Si avvia, inoltre, una progressiva liberalizzazione del mercato dello stoccaggio del gas, introducendo meccanismi competitivi ad asta, in linea con i mercati europei più avanzati.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E qui l'ennesimo "de profundis" per il Mediterraneo, e in particolare, per quanto riguarda le acque italiane, per l'Adriatico e per il Canale di Sicilia. L'articolo, pubblicato da "Romagna Gazzette", raccoglie il meglio delle denunce in tema trivelle off-shore di Peppe Croce, Angelo Bonelli, e Petro Dommarco, ma si dimentica delle tante minacce pur gravanti nelle acque del Golfo di Taranto, nonostante considerate ancora "acque interne" del nostro Paese, e quelle nell'Alto Tirreno, tra Pianosa e Montecristo, e lungo la costa orientale della Corsica, in pieno Santuario dei Cetacei...
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Idrocarburi in mare: prevedere gli sversamenti per salvare il Mediterraneo
da "Virgilio Go Green"
http://gogreen.virgilio.it/news/ambiente-energia/idrocarburi-mare-sversamenti-mediterraneo_6902.html


Il progetto europeo MEDESS-4MS punta a creare una rete efficace e tempestiva di monitoraggio in grado di prevenire i rischi ambientali legati all’inquinamento da idrocarburi.
    18/06/12. - Quando si pensa all’inquinamento marittimo, spesso la mente va alle montagne di rifiuti ammassate lungo i litorali del Belpaese: basti pensare alle 50 tonnellate di mozziconi e bottiglie raccolte dai volontari di Legambiente durante la campagna Spiagge e Fondali puliti – Clean up the Med 2012.
    Purtroppo però, a minacciare l’area mediterranea, e non solo, concorrono molte altre fonti di inquinamento, tra cui gli idrocarburi: a questo scopo il Fondo europeo di sviluppo regionale sta finanziando un progetto triennale, MEDESS-4MS, volto a prevenire i rischi marittimi legati alla dispersione di combustibile in mare e fornire un monitoraggio in tempo reale per la gestione di questo tipo di emergenza ambientale.
Efstratios Georgoudis, coordinatore del progetto, spiega le potenzialità dello studio: «Il sistema di monitoraggio che stiamo elaborando sarà fornito alle agenzie competenti, come il Centro di risposta per le emergenze da inquinamento nel Mar Mediterraneo e l'Agenzia europea per la sicurezza marittima (Emsa)». Il tentativo di prevedere lo sversamento di idrocarburi avverrà quindi attraverso un meccanismo multi-modello che, continua l’esperto, «sarà composto da informazioni ambientali provenienti dal Marine Core Service del programma europeo GMES e dai sistemi nazionali di previsione del mare. Questi saranno interfacciati con i dati sulla diffusione delle macchie di idrocarburi provenienti da esistenti piattaforme di monitoraggio del sistema CleanSeaNet di Emsa e dal sistema di identificazione automatica installato sulle navi».
    ll progetto è coordinato dalla Marina Mercantile del Ministero cipriota delle Comunicazioni e dei lavori e coinvolge 21 partner europei, tra cui anche il CNR, che partecipa con l’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero – Iamc di Oristano e l’Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima – Isac di Roma. In questo monitoraggio, come anticipato dal coordinatore del progetto, confluiranno anche i dati sulla diffusione delle macchie di idrocarburi proveniente dalle piattaforme del sistema CleanSeaNet di Emsa e da quanto rilevato dalle navi. In questo modo, dovesse verificarsi un’emergenza, sarà possibile disporre di una serie di informazioni in tempo reale per poter intervenire al meglio, ripristinando la sicurezza marittima e la tutela degli ecosistemi.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Attenzione a fare e percorrere nuove strade ignorando quelle già fatte che ancora esistono, ma che andrebbero invece "rimesse in ordine", o, se è il caso, abolite... (come per le leggi... e l'Italia ne sa qualcosa). Ad esempio, la Convenzione di Barcellona aveva già previsto certe competenze, opportunamente ripartendole e assegnandone cura e responsabilità tra le varie nazioni mediterranee aderenti alla Convenzione stessa. E a Malta era stato assegnato proprio il compito di far fronte alla necessità qui ricordata, dei riversamenti petroliferi in mare. Vedi denominazione e compiti qui a seguire: "REMPEC, Malta - Regional Marine Pollution Emergency Response Centre for the Mediterranean Sea (Centro Regionale per le risposte di emergenza in casi di inquinamento nel Mar Mediterraneo) - Aiuta gli Stati costieri Mediterranei a migliorare le capacità nazionale di prevenzione e di risposta al fine di esser adeguatamente preparati a far fronte ad episodi di grave inquinamento marino, come l'Erika e il Prestige. Il Centro facilita inoltre la cooperazione tra paesi nella lotta contro l'inquinamento marino provocato da una gamma di sostanze pericolose, petrolio compreso. Il REMPEC è gestito sotto l'egida congiunta del MAP e l' "International Maritime Organisation" (IMO)." Il tutto è riportato nelle pagine sul mio sito dedicate alla Convenzione di Barcellona, appositamente tradotte. Quanto sopra in particolare è ripreso dalla pagina web: http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/Studi%20su%20AMP/UNEP-MAP/101023_RACS.htm. Ringrazio Movimento Ambientalista Bat per la segnalazione su FB dell'articolo.
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Pantelleria può produrre energia pulita da fonti rinnovabili
di Giovanna Ferlucci Cornado
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8830


    News 9688, 19/06/2012. Presso la Sala Congressi dell'Hotel Cossyra si è svolto il Convegno. “Pantelleria Isola Energica – Terra, Mare, Sole e Vento – Scenari di un futuro sostenibile”. Alberto Zaccagni, presidente dell'Associazione Apnea Pantelleria progetto “Un punto nel Mare”, ha presentato i numerosi ospiti convenuti a Pantelleria dalle più prestigiose Università italiane unitamente a rappresentanti di Centri di Ricerca e di Sviluppo. Ciascuno ha proposto, durante le due giornate di lavori, contributi diversi legati alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Un'interessante panoramica di opportunità per l'isola di Pantelleria che agli occhi di studiosi e ricercatori si presenta come un sito ricco di risorse con forte vocazione a diventare un modello di sviluppo sostenibile per altre realtà europee e non solo. Il Senatore Antonio D'Alì, nei saluti di apertura del Convegno, ha sottolineato "l'importanza di queste iniziative ricordando come gli esiti del primo convegno sulla Biodiversità tenutosi a Pantelleria l'anno scorso siano arrivati in Senato sotto forma di audizione, diventando poi patrimonio della Commissione Ambiente e trasformandosi in atti parlamentari di indirizzo nei confronti del Governo.” Zaccagni ha sottolineato come queste azioni abbiano dato luogo alla opposizione all'istanza d 364cr ax della società Audax Energy, bloccando di fatto lo sfruttamento nel nostro mare per la ricerca del petrolio.
     L'onorevole D'Alì non ha esitato poi a dare una “amichevole tiratina d'orecchi ai panteschi” quando ha illustrato le nuove disposizioni inserite nel recente decreto sulle trivellazioni, già riportate nell'intervista con il nostro direttore. “Il Parco Nazionale di Pantelleria – ha detto – rappresenterebbero oggi un'ottima barriera alle trivellazioni nel nostro mare, sei anni fa lo Stato aveva istituito il Parco Nazionale di Pantelleria e la Regione Sicilia si era opposta, ma poi lo Stato era andato oltre sollecitando la predisposizione di atti preparatori per l'attuazione del Parco. Purtroppo da Pantelleria sono sempre arrivate forti opposizioni al progetto che prevedeva sia il Parco Nazionale che la Riserva Marina in un unico Piano. Alcune amministrazioni locali hanno sempre remato contro ed oggi ci troviamo nella situazione di stallo che tutti conosciamo. Ci vuole maggiore collaborazione tra Enti Locali e anche la Regione Sicilia deve fare la propria parte”. Sicuramente l'onorevole D'Alì, da sempre impegnato nella difesa dell'ambiente, ha voluto fare riferimento alla legge n°222 del 2007 che di fatto istituiva il Parco e contro la quale ci fu un ricorso con esito negativo da parte della Regione e una opposizione ad oltranza di buona parte della comunità pantesca. “Per quanto riguarda il problema energetico, argomento del Convegno - ha continuato il senatore D'Alì- bisogna evidenziare la volontà, a livello nazionale, di andare a ridurre sempre più la dipendenza dalle fonti tradizionali e quindi anche dagli idrocarburi, sfruttando le risorse dei territori. Su Pantelleria si sono fatte molte ricerche in passato, anche con sovvenzioni pubbliche, ad esempio, si parla da tantissimi anni di geotermia, manca però l'ultimo passaggio e cioè quello della progettualità concreta per l'utilizzo delle risorse geotermiche che sono già state assodate nell'isola e che sono risultate congrue per dare autosufficienza energetica.
     L'Assessore Gaetano Armao ha voluto rimarcare il primato negativo della Sicilia riferito all'esportazione di prodotto petrolifero raffinato, che negli ultimi tempi ha registrato una crescita: “Diamo il 41% del prodotto raffinato all'intera nazione – ha dichiarato - con tutte le conseguenze di tipo ambientale e sociale che possiamo ben immaginare. E' importante quindi che Pantelleria percorra questa sfida di voler sviluppare la produzione di energia alternativa, affinché diventi una sorte di indicazione prodromica da applicare a tutta la Sicilia che non deve restare solo una grande produttrice di petrolio. Si tratta di passare dalla consapevolezza del no alla consapevolezza del sì, cioè diciamo no alle trivellazioni perché diciamo sì allo sfruttamento di altri fonti. Pantelleria produce energia attraverso una centrale termica che sbuffa come una vecchia locomotiva del Far West, qualcuno ha detto che siamo fermi al 1912, e ancora non si sceglie di produrre energie alternative come quelle che ci verranno presentate nel convegno. Dobbiamo cominciare ad erigere muri a difesa della nostra terra e contrastare scelte scellerate che vengono fatte sul nostro territorio senza il coinvolgimento della Regione. E' assurdo che la Regione venga coinvolta nella tutela del territorio solo quando si devono fare Parchi e non quando si programmano interventi potenzialmente a rischio.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

La "tiratina d'orecchi" ai panteschi del senatore D'Alì ci voleva proprio. Non cogliere, e addirittura respingere certe occasioni per migliorare l'immagine dell'isola e accrescerne il potere attrattivo, con qualcosa che può soprattutto favorire la soluzione dei tanti problemi che affliggono l'isola, sempre più impellenti da qualche tempo a questa parte, mi sembra equivalga a fare "harakiri". E lo dico ai giovani di "Agorà" che oggi si ritrovano in piazza a protestare contro ... (tutto e tutti ? o contro chi ? Mi piacerebbe saperlo...). Cerchiamo di cogliere le "occasioni" che abbiamo, senza timori, ma con coraggio. Le "rinnovabili" ? Benissimo. Il Parco Nazionale di Pantelleria, altrettanto bene, (un'occasione "d'oro vero", e non nero, a mio giudizio...) se a gestirlo saranno, come è previsto ed è giusto che sia, esponenti della nostra isola... E senza i vincoli imposti dal di fuori (da regione e sovrintendenze varie), come purtroppo tante volte è accaduto per quest'isola che merita una sua autonomia e non merita certamente il degrado generale in cui sta versando...
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Post di Anna Giuseppina Fina
Contribuire ad ampliare e nutrire la propria e l'altrui coscienza è bene tanto quanto ( mi permetto perchè il sostegno serve a gettare le basi per un'unicità di intenti) il manifestare o l'esprimere il proprio punto di vista o visione.. Mai quanto adesso, ho visto i giovani prendersi cura a loro modo e con il loro linguaggio, della loro terra e dell'annesso sviluppo. I ragazzi di Agorà hanno tutto il mio personale appoggio e spero anche in quello degli altri.. Io vedo un mondo fatto di esseri e non da piccoli e grandi, o da maschi e femmine.. Loro apprendono dalle nostre esperienze e noi dalla loro sensibilità .. Lo scambio è crescita. Sull'ultimo numero di Agorà trovi un bell'articolo dei ragazzi sulle energie...
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A Gianluca Salerno, AssPescatori Di Pantelleria, Marco Cirinesi, Max Ti Basta, Marirò Poli, Umberto Belvisi, Alfonso Nigro, Ines Lommatzsch e Giuseppe Riccardo Belvisi piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 20/06/12

#EndFossilFuelSubsidies - su twitter
di Maria Rita D'Orsogna
http://www.dorsogna.blogspot.co.at/2012/06/endfossilfuelsubsidies-su-twitter.html


Dedicato a Rocco Papaleo ENI-man: Guardi l'eleganza di Robert Redford e poi si vergogni - se ne è capace ancora.

TUESDAY, JUNE 19, 2012. - La stampa italiana non ne ha parlato - troppo presi a mandare le pubblicità di Rocco Papaleo che fa combriccola con l'ENI, ma in questi giorni dell'incontro di Rio De Janeiro sull'ambiente è in corso una azione coordinata da parte di attivisti di mezzo mondo, guidata dal gruppo 350.org di Bill McKibben. Anche Robert Redford ha detto la sua, scrivendo questo editoriale dal titolo che dice tutto: "Stop public handouts to oil, gas and coal" (Basta con i soldi delle nostre tasche al petrolio, gas e carbone). Scrive Robert Redford:

    Every year, around the world, almost one trillion dollars of subsidies is handed out to help the fossil fuel industry. Who came up with the crazy idea that the fossil fuel industry deserves our hard-earned money, no less in economic times of such harsh human consequence? We fire teachers, police and firemen in drastic budget cuts and yet, the fossil fuel industry can laugh all the way to the bank on our dime? Something doesn't add up here. (Ogni anno, in tutto il mondo, circa un trillione di dollari in sussidi è dato all'industria petrolifera per aiutarli. A chi è venuta in mente la brillante idea che l'industria delle fonti fossili ha bisogno dei nostri sudati soldi, e addirittura in tempi economici così duri per l'umanità ? Licenziamo insegnanti, poliziotti e pompieri secondo drastici tagli per aiutare il budget, e allo stesso tempo l'industria del petrolio ride lungo la strada che la porta in banca con i nostri quattrini? C'è qualcosa che non torna!)
    We should not be subsidizing the destruction of our planet. Fossil fuels are literally cooking our planet, polluting our air and draining our wallets. Why should we continue to reward companies to do that? (Non dovremmo stare qui a dare sussidi per la distruzione del pianeta. Le fonti fossili stanno letteralmente cuocendo il pianeta, inquinando la nostra aria e lasciando i nostri portafogli all'asciutto. Perchè' dobbiamo continuare a premiare le ditte che fanno tutto ciò?)
    As they go after more expensive and harder to access fossil fuels, it is like drilling a hole in our pocketbooks. We pay more at the pump. We pay in taxpayer subsidies to a highly profitable industry. And we pay in the rising costs of climate change in the form of floods, storms and droughts that hurt our homes and communities. (E mentre loro vanno alla ricerca di fonti fossili più costose e di accesso più difficile, è come se stessimo trivellando il nostro portafoglio. Paghiamo di più alla pompa, Paghiamo i sussidi con i soldi delle nostre tasse a una industria di enormi profitti. E paghiamo i costi galoppanti dei cambiamente climatici nella forma di alluvioni, tempeste e siccità che fanno male alle nostre case e alle nostre comunità.)
    Our world leaders are gathering in Rio over the coming days for a historic meeting twenty years after the first Earth Summit. We are looking to our governments to show leadership and commit to real timetables and actions for fighting climate change, including ending fossil fuel subsidies. Sure, they've made commitments to stop these unnecessary payouts. But commitments need to become action to have any meaning. And despite strong words, we are not yet seeing action on the ground. (I nostri leader mondiali stanno riunendosi a Rio nei prossimi giorni per un incontro storico venti anni dopo il primo Earth Summit. Ci aspettiamo dai nostri governi di mostrare coraggio e di impegnarsi per scadenze vere ed azioni vere per combattere i cambiamenti climatici, fra cui la fine dei sussidi alle fonti fosisli di energia. Certo, si sono già presi impegni per fermare queste elargizioni non necessarie. Ma gli impegni devono diventare azioni per avere qualsiasi tipo di significato. E nonostante le belle parole, non abbiamo ancora visto azioni vere in campo.)
    In the United States, President Obama has repeatedly proposed cutting $4 billion in annual federal subsidies to the oil and gas industry and several bills to cut fossil fuel subsidies are stalled in Congress. (Negli Stati Uniti il presidente Obama ha ripetutamente proposto il taglio di circa 4 billioni di dollari in sussidi annuali federali alle ditte del petrolio e del gas e presentato varie proposte di legge per tagliare i sussidi alle ditte del petrolio. Queste leggi sono tutte ferme in congresso.)
Think about what else we could do with one trillion dollars. We could create clean energy jobs, limit greenhouse gas emissions that create climate change and help make a healthier and more secure life for our children. Instead, we give 12 times as much in subsidies to the fossil fuel industry as we give to clean energy industries like wind and solar.
(Pensate a cosa potremmo fare con un trilione di dollari. Potremmo creare impiego in energia pulita, potremmo fermare le emissioni di gas serra che causano i cambiamenti climatici e potremmo aiutare a creare un futuro più sano e più sicuro per i nostri figli. Invece diamo all'industria del petrolio 12 volte di più di quello che diamo all'industria pulita come il sole e il vento.)
    If you have a dollar to invest - investing that dollar in clean energy creates three times the jobs of the same dollar invested in the fossil fuel industry. In fact, studies show that fossil fuel subsidies slow economic growth. Clean energy is a great example of building a green economy. Ending fossil fuel subsidies is good for our pocketbooks, economic growth and for our health and environment. (Se tu hai un dollaro da investire - investire quel dollaro in energia pulita crea tre volte il numero di posti di lavoro che quello stesso dollaro crerebbe nell'industria delle fonti fossili. Infatti, alcuni studi mostrano come i sussidi all'industria del petrolio rallentano la crescita. L'energia pulita è un esempio ottimale di come si costruisce una economia verde. Se fermiamo i sussidi all'industria del petrolio, questo sarà buona cosa per i nostri portafogli, per la crescita economica, per la nostra salute e per il nostro ambiente.
    In poll after poll after poll, the public says they want more renewable energy and less fossil fuels. (In tutti i sondaggi, il pubblico dice che vuole maggiore energia rinnovabile e minor uso di fonti fossili.)
    So why aren't our world leaders doing more to deliver what the public wants instead of what oil, gas and coal companies want? We need to hold our leaders accountable for the choices they make on our behalf. (E allora perchè i nostri leaders mondiali non stanno ancora facendo quello che vuole il pubblico invece che quello che vogliono quelli dell'industria del petrolio, gas e del carbone? Occorre che i nostri politici siano considerati responsabili delle decisioni che prendono per noi.)
    People around the world are waking up to the absurdity of subsidizing Big Oil and Coal. Over a million people have already signed onto a petition to end fossil fuel subsidies. And on June 18, people from all over the world will be sending world leaders message on Twitter and Facebook to #endfossilfuelsubsidies. (In tutto il mondo ci si sta svegliando di fronte all'assurdità di dare sussidi a Big Oil e Big Coal. Circa un milione di persone ha già firmato una petizione per terminare i sussidi all'industria del petrolio. E il giorno 18 Giugno, in tutto il mondo si manderanno messaggi ai capi di stato su Twitter e Facebook per #endfossilfuelsubsidies.)
    Just last March, President Obama said, "Instead of taxpayer giveaways to an industry that's never been more profitable, we should be using that money to double-down on investments in clean energy technologies that have never been more promising". (Proprio lo scorso Marzo, il presidente Obama ha detto:"Invece di regalare i soldi delle tasse ad una industria che non ha mai avuto profitti così elevati,dovremmo usare quel denaro per raddoppiare i nostri investimenti in energie e tecnologie pulite che non sono mai state tanto piene di promesse.")
    These proposals have so far failed in the face of strong industry opposition and the fossil fuel industry is equally obstructive elsewhere in the world. (Queste proposte finora sono fallite a causa di forti opposizioni da parte dell'industria petrolifera che è ugualmente distruttiva in altre parti del mondo.)
    In a time of economic hardship, progressing climate change and a growing demand for reliable and clean sources of energy, using taxpayer money to help oil, gas and mining companies represent a reckless and irrational use of taxpayer money and government investment. We can do better. We need the fossil fuel industry to stop asking us to pay the price for their greed. We need our world leaders to turn their words into actions. And we can start by reminding them to #endfossilfuelsubsidies. (In questi tempi di difficoltà economiche, di cambiamenti climatici che avanzano, e con una crescente domanda di energia pulita, l'uso di tasse pubbliche per pagare le ditte petrolifere, del gas e minerarie, rappresenta un incosciente e irrazionale uso di soldi pubblici e di investimenti governativi. Possiamo fare meglio. Dobbiamo chiedere all'industria del petrolio di non chiedere più a noi di pagare il prezzo della loro ingordigia. Dobbiamo chiedere ai nostri governanti mondiali di trasformare le loro parole in azioni. E possiamo fare questo con il ricordare loro di #endfossilfuelsubsidies.)

L'idea allora è di mandare messaggi twitter, blog, e fotografie, chiedendo ai capoccioni del mondo di non dare più sussidi di alcun genere alle ditte petrolifere - E' tempo di dire basta e che tutti quei soldi, miei, tuoi, pubblici siano usati per scopi più nobili - energie alternative, conservazione, protezione dell'ambiente. Il tutto racchiuso nel messaggio #EndFossilFuelSubsidies. Per chi volesse partecipare, qui ci sono le istruzioni per mandare un messaggio twitter. Qui (a seguire, ndr) le foto da varie parti del mondo con scritto End Fossil Fuel Subsidies - Londra, Sydney, New York e, certamente, Rio de Janeiro.


 


#EndFossilFuelSubsidies, Marble Arch, London
(Credit: Stephen Brown)

 


#EndFossilFuelSubsidies, Battersea Power Station, London
(Credit: Stephen Brown)
 


#EndFossilFuelSubsidies, Sydney Australia,
(credit: James Alcock)
 


#EndFossilFuelSubsidies, London, St Pauls Cathedral.
(Photo credit: Stephen Brown)


#EndFossilFuelSubsidies, London, St Pauls Cathedral.
(Photo credit: Stephen Brown)

Twitter projection from the roaming Illuminator van in New York.
"Financing dirty energy: not a good idea for @jpmorganfunds or the US Gov #EndFossilFuelsSubsidies @illuminator99 pic.twitter.com/eNasVN10"
 

Twitter projection from the roaming Illuminator van in New York.
"Let's  stop giving them our tax dollars too.
#endfossilfuelsubsidies @illuminator99 pic.twitter.com/C1sSjFJN"
          

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Questa mi era sfuggita, ma me la ricorda Maria Rita: che Rocco Papaleo, comico di professione e lucano d'origine, fa la pubblicità per l'Eni, quella stessa ENI che, con le sue iniziative in campo petrolifero, ha fatto in questi ultimi decenni della sua terra natale la regione più povera e martoriata d'Italia, forse d'Europa. E che continua ad operare in ral senso, con una pervicacia degna certamente di miglior causa... Leggetevi il pezzo di Maria Rita e vi renderete conto di quale sia negli USA, (dove di petrolio, e annessi e connessi, hanno certamente una bella esperienza) l'attuale atteggiamento su simili questioni... E non è a dire che gli Usa non abbiano bisogno di energia...
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Post di Io Libera

http://www.facebook.com/pages/Lucania-Attiva-e-Democratica/201551096606990
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Pantelleria protesta: giovedì 21 tutti in piazza !
di Luke Antonioni (per " Associazione Culturale Agorà")
http://associazioneculturaleagora.blogspot.it/2012/06/pantelleria-protesta-giovedi-21-tutti.html


Pantelleria protesta: giovedì 21 Giugno 2012 ci incontriamo alle ore 10.00 in piazza Castello. Siamo stanchi di essere considerati per i diritti ma dimenticati per i doveri. La vostra presenza è necessaria! Alleghiamo una riflessione sull'evento in programma:
"Il dovere di esprimersi, il dovere di partecipare alla ricostruzione delle basi sociali, economiche e culturali dell’Isola, sono il fondamento del progresso civile e richiedono la partecipazione di tutti i cittadini. La manifestazione del 21 giugno, vuole essere un espediente per comunicare ed unire la popolazione intorno alle problematiche inerenti l’isolanità. Siamo quella parte d’Italia ineluttabilmente confinata dal mare, che non può giovare di assistenza e supporto se non presente in loco. La costituzione Italiana, da sessantaquattro anni, sancisce i nostri diritti e doveri. Il diritto di manifestare è presente nell’articolo 21 della costituzione della repubblica Italiana. Per l’articolo 3 della costituzione, “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Due concetti fondamentali per comprendere la nostra posizione sono: "Isola" = parte di terra completamente circondata dall’acqua. "Isolamento" = è una condizione nella quale non si può entrare in contatto diretto con il resto della specie. Il mare crea dei confini reali, la vita diventa una strenua capacità all’adattamento. Il carattere delle persone è forgiato a rendersi autosufficiente, capace di attendere, capace di sopportare.
Questa manifestazione vuole aprire una breccia nella coscienza dei cittadini. La condizione d’isolamento è presente ed è forte, per poterla contrastare sono necessari mezzi di collegamento con la terra ferma costanti, sicuri, rapidi ed a prezzi sostenibili. L’Isola, vive il disagio di bandi che scadono, di contratti da rinnovare, siamo senza certezze sul futuro e con la preoccupazione di essere dimenticati. Vogliamo Manifestare per testimoniare la nostra presenza, la nostra attività e la nostra appartenenza allo stato Italiano. Spero in una partecipazione attiva da parte della popolazione pantesca nella manifestazione di giovedì. Un invito a tutti: non parlate al vento, unitevi al coro di giovedì, partecipate attivamente a migliorare l’isola ed iniziamo ad essere concreti."
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Ci sarò...
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Marea nera, Obama: è tempo di passare alle energie pulite
da redazione MTV News
http://www.mtvnews.it/news/esteri/marea-nera-obama-e-tempo-di-passare-alle-energie-pulite/


Milano, 16 giugno 2010. (Apcom) - La "tragedia" della marea nera mostra al mondo che "è arrivato il momento di passare alle energie pulite". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, rivolgendosi agli americani con un discorso solenne dallo Studio Ovale della Casa bianca dedicato alla "peggiore catastrofe ecologica" della storia del Paese.
"La tragedia che ha toccato le nostre coste è un richiamo doloroso e forte per farci capire che è giunto il tempo di adottare le energie pulite per il futuro" e "di lanciare una missione nazionale che liberi le potenzialità dell'innovazione americana prendendo in mano il nostro destino" ha detto Obama.
"La grande lezione della marea nera" è che le perforazioni petrolifere ormai comportano rischi enormi, quale che sia la regolamentazione. "Noi americani - ha ricordato il presidente - consumiamo il 20% del petrolio mondiale ma possediamo appena il 2% delle riserve mondiali". E questo spiega perche le compagnie petrolifere sono spinte a cercare il petrolio anche a 1500 metri di profondità sotto il mare. Obama ha poi paragonato la marea nera che insozza il Golfo del Messico a una "epidemia" che gli Stati Uniti saranno costretti a combattere per mesi e forse per anni.
Il presidente ha assicurato che gli Usa "combatteranno l'inquinamento con tutti i mezzi possibili e fin quando sarà necessario" e ha detto che la sua amministrazione "farà pagare alla Bp tutti i danni che questa azienda ha provocato". Obama ha poi confermato che imporrà alla società petrolifera britannica di costituire un fondo di garanzia per i risarcimenti alle vittime della marea nera di 20 miliardi di dollari su un conto bloccato. Una richiesta alla quale i vertici Bp non hanno ancora dato l'ok.
http://www.whitehouse.gov/

http://www.whitehouse.gov/deepwater-bp-oil-spill/
http://www.bp.com/bodycopyarticle.do?categoryId=1&contentId=705205
http://www.deepwaterhorizonresponse.com/go/site/2931/

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Commento di Movimento Ambientalista Bat su FB a margine del post

La "tragedia" della marea nera mostra al mondo che "è arrivato il momento di passare alle energie pulite". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, rivolgendosi agli americani con un discorso solenne dallo Studio Ovale della Casa bianca dedicato alla "peggiore catastrofe ecologica" della storia del Paese. Ma è evidente che il nostro governo non la pensa affatto così !!!
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Il discorso di Obama che Movimento Ambientalista Bat qui ci ricorda non è di oggi... Risale al Giugno 2010, e fu pronunciato sotto l'effetto di quella che fu definita la "peggiore catastrofe ecologica" della storia degli Stati Uniti d'America, la "marea nera " nel Golfo del Messico che seguì all'incidente sulla Deep Horizon al largo di New Orleans. Quanti impianti simili alla Deep Horizon sono già oggi operativi nel nostro piccolo e chiuso Mar Mediterraneo ? E quanti altri stanno per diventarlo nei progetti delle multinazionali petrolifere, che considerano il Mediterraneo un ambiente ideale dove venire operare (a dispetto della densità abitativa sulle sue coste), che favorisce la corruzione, diviso com'è politicamente e irrispettoso di quegli accordi internazionali che pur tra i vari Paesi costieri del Mediterraneo sono stati stipulati per la tutela di questo mare "comune" ? Ma, pur se datato, proprio in questo momento di crisi generale del mondo occidentale che richiede scelte decisive per il nostro futuro, quel discorso di Obama acquista un valore ancora maggiore, per la sua sincerità di "voce dal sen sfuggita"...
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Articolo simile
"Marea nera, Schwarzenegger cambia idea: niente perforazioni" di redazione MTV News del 10/06/10
http://www.mtvnews.it/news/marea-nera-schwarzenegger-cambia-idea-niente-perforazioni/
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Commento di Movimento Ambientalista Bat su FB a margine del post

il governatore della California Arnold Schwarzenegger ha deciso di revocare il suo sostegno a un progetto di perforazioni petrolifere al largo della California precedentemente autorizzato. Nessuna nuova perforazione sarà autorizzata al largo delle coste della California in un futuro prossimo.
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Post di Guido Picchetti

Altra "voce dal sen sfuggita"...
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Post di Maria Rita D'Orsogna

Ma questa e' di almeno 2 anni fa! Arnold non è più governatore da più di un anno!
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Però dimostra l'atteggiamento assunto dai vari politici e governanti DOPO che avvengono le catastrofi. PREVENIRE E' MEGLIO CHE CURARE!!!

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Dalla mia Bacheca su FB del 19/06/12

Petrolio e gas, Confindustria contro il limite alle trivellazioni
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/petrolio-e-gas-confindustria-contro-il-limite-alle-trivellazioni-10226.html#ixzz1yFp0AjRI


    La sanatoria per le trivellazioni off shore nascosta nel decreto sviluppo non basta a Confindustria: il limite delle 12 miglia di distanza dalle coste va rimosso del tutto, altrimenti saltano tre miliardi di investimenti nelle estrazioni di petrolio e gas. La posizione di Confindustria è stata resa nota dal vicepresidente dell’associazione degli industriali, Aurelio Regina, che ha anche la delega allo sviluppo economico. Durante l’ultima assemblea dell’Unione Petrolifera, che si è svolta ieri, Regina ha affermato:

"Serve correggere la fascia di divieto che libererebbe investimenti di 3 miliardi nei prossimi 5 anni."

    La fascia di divieto a cui fa riferimento Regina è al momento in una sorta di limbo. Il cosiddetto “correttivo ambientale” introdotto da Stefania Prestigiacomo come risposta al rischio marea nera, da molti considerato insufficiente, prevede che non si possa trivellare a meno di 5 miglia marine dalla costa, 12 se la costa è protetta o in se in mezzo c’è un’Area Marina Protetta (AMP).
    Questa differenza tra le distanze è stata eliminata da Corrado Passera nel decreto sviluppo, che istituisce una fascia unica di rispetto per tutti: 12 miglia. Allo stesso tempo, però, Passera ha letteralmente sanato la situazione di quanti avevano concessioni petrolifere in corso alla data di adozione del correttivo ambientale, permettendo loro di riaccendere la trivella anche sotto costa.
    Ora Confindustria vorrebbe andare persino oltre, tornando alla situazione pre correttivo con la massima libertà di cercare ed estrarre petrolio e gas senza alcun limite di distanza dalla costa. Oltre ai mancati investimenti, Confindustria pensa al prezzo del petrolio che continua a salire. E di parecchio, come ha spiegato il presidente dell’Unione Petrolifera, Pasquale De Vita, durante il suo intervento:

"Ci troviamo a fare i conti con una fattura energetica sempre più salata (nel 2011 circa 10 miliardi in più del 2010) che pesa per il 4,4% sul PIL, il doppio rispetto ai primi anni 2000. Anche la fattura petrolifera è destinata ad aumentare nonostante il calo dei consumi: nel 2012 dovrebbe attestarsi intorno ai 37 miliardi di euro, 2 miliardi in più del 2011."

    Poi, incredibilmente, De Vita si scopre “teorico del picco” e afferma che il petrolio a buon prezzo ormai è finito e restano solo idrocarburi non convenzionali come lo shale oil, shale gas, le sabbie bituminose e altri composti costosi da estrarre e raffinare e con un forte impatto ambientale:

"Gli Stati Uniti, infatti, si avviano verso l’autosufficienza energetica grazie allo “shale gas” e al “tight oil” e nel giro di 10 anni, insieme a Canada e Messico, potrebbero raddoppiare la loro produzione portandola fino a 26 milioni di barili/giorno (due volte e mezza quella dell’Arabia Saudita). Molte risorse sono state investite sui nuovi progetti, resi economicamente sostenibili dalle elevate quotazioni del petrolio.
I costi di estrazione variano infatti tra i 50 e i 70 dollari al barile, come nel caso delle sabbie bituminose canadesi o del “tight oil” che, tra l’altro, richiedono tecnologie con impatto ambientale non trascurabile. Sono necessari enormi investimenti per trovare valide alternative al petrolio OPEC. Nel 2011 gli investimenti in esplorazione e produzione sono ammontati ad oltre 540 miliardi di dollari (+15%) e quest’anno dovrebbero arrivare a 600 miliardi.
Oltre la metà dei nuovi pozzi è negli Stati Uniti e solo il 2,5% in Arabia Saudita, ma molti di questi sono off-shore e in acque profonde. Sembra chiaro che non si può più parlare di “cheap oil”."

    A fronte di questa situazione i petrolieri italiani chiedono al Governo una semplificazione delle procedure ambientali (VIA, IPPC, AIA) e delle operazioni di bonifica dei siti. Inoltre chiesti al governo sconti fiscali come l’abolizione della Robin Tax e incentivi allo sviluppo dei biocarburanti di seconda generazione, cioè quelli fatti più in raffineria che non in campo.
    Leggendo le parole degli stessi petrolieri italiani, quindi, appare chiaro che il giocattolo si è rotto: la crescita economica basata su alti consumi di energia a basso prezzo non c’è più e non ci potrà essere più. A fronte di questa situazione, però, l’industria del petrolio e della raffinazione cerca di sopravvivere chiedendo sconti ambientali e fiscali. Forse è il caso di cambiare gioco e modello economico, invece di tentare di ripararlo in extremis. (Fonte: Unione Petrolifera)
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Commento di Movimento Ambientalista Bat su FB a margine del post

Signori di Confindustria, compratevi ed indossate una maschera "antivergogna" per le eresie che proferite pubblicamente di voler rimuovere l'attuale limite imposto per le trivellazioni offshore!!! La sanatoria per le trivellazioni off-shore nascosta nel decreto sviluppo non basta a Confindustria: il limite delle 12 miglia di distanza dalle coste va rimosso del tutto, altrimenti saltano tre miliardi di investimenti nelle estrazioni di petrolio e gas.
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Commento di Guido Picchetti

Stiamo toccando davvero il fondo del barile, quello dell'oro nero naturalmente, che sta diventando il barile della vergogna, almeno per il nostro Paese. E in totale dispregio della tutela del nostro territorio, in shore e off-shore che sia, delle opinioni e del benessere dei cittadini italiani, ma quel che è peggio, nella più assoluta mancanza di trasparenza sulle decisioni che vengono prese, truccando gioco e carte per l'interesse di pochi... Auguri a tutti...
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A Ilva Avani piace questo elemento.
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Articolo simile "
Confermata alleanza petrolieri sulle trivelle selvagge" di Stefania Lopedote su "Verdi It" del 18/06/12
http://www.verdi.it/not2011/item/30539-confermata-alleanza-governo-petrolieri-sulle-trivelle-selvagge.html

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Gas di scisto: ne parla anche l'Europa
di Mario
http://www.noncicredo.org/index.php?option=com_content&view=article&id=393%3Agas-di-scisto-ne-parla-anche-leuropa&catid=34%3Aarticoli


19.06.12. - Siamo uno stato indipendente, ma facciamo parte di una Unione politica, l'Europa, per la quale eleggiamo parlamentari che risolvono il loro problema di lavoro e di benessere. Per questo occorre che facciamo attenzione alle disposizioni che le varie espressioni della Commissione (che sarebbe come il Governo da noi) e il Parlamento europei emanano. Come la nostra, anche la struttura politica europea è organizzata in gruppi di lavoro, commissioni, che hanno ruoli specifici e ambiti peculiari sui quali intervenire. E' il caso della Commissione giuridica del Parlamento Europeo.
Il suo presidente, il tedesco Klaus-Heiner Lehne, ne presenta così i compiti nel sito ufficiale della stessa Commissione: "La commissione giuridica, nota anche con il suo acronimo francese "JURI", si adopera attivamente per aiutare i cittadini dell'Unione nella loro vita quotidiana, essendo responsabile della legislazione nel settore del diritto civile e del diritto internazionale privato. (... vedi il resto qui)".
Un paio di settimane fa, il 5 giugno 2012, la Commissione ha emanato una serie di emendamenti alla direttiva (2011/2308(INI)) "Impatto ambientale delle attività di estrazione di gas e olio di scisto". Questo sito ha parlato spesso del gas di scisto (qui) come di una iattura mondiale che presenta seri e drammatici rischi per l'ambiente e la salute dei cittadini e segue con grande attenzione i movimenti che vi si oppongono, specie quelli americani, guidati da Josh Fox, il regista del film Gasland. Ecco dunque i pareri della Commissione giuridica europea sul fracking, il sistema con il quale il gas di scisto viene estratto.
Ci sono due parole fondamentali in questo testo. Il primo è "trasparente", che viene ripetuto quasi in modo maniacale. Uno dei problemi del fracking americano è infatti l'uso di un cocktail di centinaia di sostanze, mantenute segrete dalle aziende che lo praticano. Se fossero innocue non ci sarebbe problema a farne una lista e a pubblicarla, non vi pare? Addirittura negli USA esiste una legge, promossa dal gatto e la volpe Bush-Cheney, che favorisce questa segretezza, chiamata “scappatoia Halliburton” (Halliburton Loophole), perché sostiene questa multinazionale, la prima ad aver usato il fracking e tra quelle con i maggiori interessi nel settore. Gli ambietalisti sostengono che all'interno di questo cocktail (fatto ci alcune centinaia di sostanze) ce ne sono di molto tossiche e alcune addirittura radioattive.
Il secondo concetto che ricorre è quello di "riserva idrica" (o sinonimi). Anche qui la spiegazione è semplice. Essendo i giacimenti di scisto a profondità superiori alle falde d'acqua, la risalita del gas, assieme all'acqua pompata sotto pressione dalla superficie e alle sostanze tossiche di cui sopra, finisce nelle falde e inquina un bene troppo prezioso per non essere tutelato. Dalla lettura emerge la preoccupazione che questo tipo di attività possa danneggiare l'ambiente provocando un guasto molto più grande dei benefici economici che ne potrebbero derivare. Pur essendo un documento "giuridico" gli spunti di riflessione "ambientale" non mancano e non sono di poco conto.
Vi lascio alla lettura delle "raccomandazioni europee" riguardo il fracking e, in particolare, l'estrazione del gas di scisto. Buona lettura.

La Commissione giuridica dunque ricorda agli stati membri quanto segue. Essa:

  • riconosce che per ricerca ed estrazione di gas di scisto si intende qualsiasi ricerca ed estrazione di idrocarburi non convenzionali, mediante la perforazione orizzontale e la fratturazione idraulica, tecnologie che vengono utilizzate nelle industrie dei combustibili fossili di tutto il mondo;

  • riconosce che per ricerca ed estrazione non convenzionali di gas si intende qualsiasi ricerca ed estrazione di idrocarburi, compreso il gas di scisto, che richiede la perforazione orizzontale e la fratturazione idraulica ad alto volume;

  • osserva che, sulla base dei dati scientifici a disposizione, l'Europa dispone di ricchi giacimenti di gas di scisto, in particolare in Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Polonia, Francia, Germania, Svezia e Gran Bretagna, le cui risorse possono essere estratte a costi ridotti e a beneficio dell'economia degli Stati membri, fermo restando il rispetto della normativa ambientale;

  • osserva che l'estrazione del gas di scisto negli Stati Uniti ne ha determinato una maggiore indipendenza energetica e un significativo calo dei prezzi dell'energia, contribuendo alla crescita economica e alla creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro; è convinto che gli Stati membri godrebbero di simili benefici se si dedicassero all'estrazione di gas di scisto su vasta scala;
    riconosce che la ricerca e l'estrazione di gas di scisto possono interagire con l'ambiente circostante, in particolare in ragione della tecnologia di fratturazione idraulica impiegata, della composizione del liquido di fratturazione, nonché della costruzione dei pozzi e della porzione di terreno di superficie interessata;

  • rammenta inoltre il diritto degli Stati membri di determinare le condizioni per lo sfruttamento delle loro risorse energetiche, le loro scelte tra diverse fonti di energia e la struttura generale delle loro forniture energetiche, ai sensi dell'articolo 194 del TFUE, fatto salvo il pieno rispetto dell'acquis, soprattutto nel settore della legislazione ambientale;

  • chiede alla Commissione di effettuare un riesame completo della legislazione vigente e, se del caso, formulare proposte atte ad assicurare che le disposizioni della direttiva relativa alla valutazione dell'impatto ambientale coprano adeguatamente le caratteristiche specifiche della ricerca e dell'estrazione di gas di scisto, di inserire la fratturazione idraulica nell'allegato III della direttiva sulla responsabilità ambientale, di richiedere una garanzia finanziaria adeguata o un'assicurazione che copra i danni ambientali e di includere l'estrazione di gas di scisto nella direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali e vincolarla ai requisiti tecnici relativi alle migliori tecniche disponibili, oltre a quelli relativi al trattamento delle acque reflue ai sensi della direttiva relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive;

  • rammenta che la nota d'orientamento (rif. Ares (2011)1339393), del 12/12/2011, della DG Ambiente della Commissione, conferma che la direttiva del Consiglio 85/337/CEE, modificata e codificata dalla direttiva 2011/92/UE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (nota come direttiva sulla valutazione d'impatto ambientale o VIA) contempla sufficientemente l'esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi non convenzionali; invita gli Stati membri, l'industria e i gruppi ambientalisti a valutare i criteri di selezione di cui all'allegato III della direttiva VIA, così come recepiti dai rispettivi Stati membri e ad adeguare i criteri di selezione alle esigenze delle operazioni di perforazione mediante fratturazione idraulica, qualora ciò non sia già previsto o prescritto; rammenta che se si utilizza la tecnologia della fratturazione idraulica, essa è parte delle attività generali convenzionali e non convenzionali di esplorazione ed estrazione di idrocarburi, disciplinati dalla summenzionata legislazione UE (cfr. 3) e dalla direttiva 94/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 1994, relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi; rammenta che l'esplorazione e lo sfruttamento utilizzano standard e pratiche più elevati dei requisiti normativi, alla luce del fatto che le regolamentazioni e gli standard non sono statici, ma si evolvono e migliorano man mano che sono disponibili nuove informazioni e tecnologie; pertanto, l'industria sviluppa, in modo trasparente nei confronti degli organismi di regolamentazione, dei gruppi ambientalisti e delle comunità locali, gli standard e le pratiche raccomandati sulla base di principi scientifici e tecnici generalmente accettati;

  • invita l'industria ad adottare, in modo trasparente nei confronti degli organismi di regolamentazione, dei gruppi ambientalisti e delle comunità locali, le misure necessarie per evitare il peggioramento dello stato di tutti i corpi idrici sotterranei interessati, al fine di mantenere un buono stato delle acque sotterranee, così come stabilito nella direttiva quadro sulle acque e nella direttiva concernente le acque sotterranee;

  • ricorda che, quando si impiega la tecnologia di fratturazione idraulica ad una profondità media di 2000 – 3000 metri al di sotto del livello delle acque sotterranee, non deve verificarsi lo scarico diretto di inquinanti nelle acque sotterranee, così come stabilito dall'articolo 11, paragrafo 3, lettera j), in combinato disposto con l'articolo 2, paragrafi 2 e 32, della direttiva quadro sulle acque; invita l'industria ad adottare, in modo trasparente nei confronti degli organismi di regolamentazione, dei gruppi ambientalisti e delle comunità locali, le misure necessarie per evitare il peggioramento dello stato di tutti i corpi idrici sotterranei interessati, al fine di mantenere un buono stato delle acque sotterranee, così come stabilito nella direttiva quadro sulle acque e nella direttiva concernente le acque sotterranee.

La formattazione degli emendamenti è mia - Ringrazio Michele del WWF  Padova, per la segnalazione.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Un commento ? Molto semplice... La Commissione Giuridica dunque "ricorda" agli stati membri quanto segue... (Che poveri smemorati gli stati europei membri... Ma ricordiamoci che la perdita della memoria è uno dei primi segni di vecchiaia). Cosa ricorda la Commissisone Giuridica dell'UE ? Una serie di cose in una serie di frasi precedute dai seguenti verbi: "Riconosce...", "Osserva...", "Rammenta...", "Chiede..." (direte voi: ci siamo, finalmente "CHIEDE"...; ma cosa "chiede" ? Nient'altro che un semplice "riesame", dopo aver "riconosciuto...", "osservato..." e "rammentato...". Andiamo bene!!!); e prima di un ulteriore, ma finale "Rammenta...", c'è un cortesissimo "INVITA..." che, nel testo della frase che segue, indica le cose che gli Stati Membri sono invitati a fare... Quali sono, potete leggerle se volete, ma come per nessuno di noi c'è l'obbligo di leggerle (non è mica l'IMU!, che dovere rispettare per forza pena pesanti sanzioni monetarie), anche per gli Stati Membri dell'UE non c'è nessun obbligo a fare qualcosa, ma c'è solo, ribadisco, un cortese invito a farle. E così, mentre il "fracking" è vietato in Francia, Germania, Bulgaria, Gran Bretagna, e anche in Svizzera (che pur se non fa parte dell'UE, in Europa è...), in Italia il Ministro dell'Ambiente Clini il "fracking" non sa neppure cos'è, o finge di non saperlo... ) !!! A dispetto dei "possibili" terremoti et similia...
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Il decreto sviluppo nasconde una sanatoria per il petrolio offshore
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/il-decreto-sviluppo-nasconde-una-sanatoria-per-il-petrolio-offshore-10197.html


18 giugno 2012. - Leggendo il documento con il quale il Governo Monti ha presentato alla stampa il nuovo decreto sviluppo si riescono a comprendere meglio tutti i provvedimenti che avranno un impatto sull’ambiente. Confermata la detrazione fiscale per le ristrutturazioni edilizie, che però scende dal 55% al 50% e sparisce la differenza tra lavori di efficientamento energetico e normali lavori edili in casa. Confermato anche il posticipo dell’entrata in vigore del SISTRI, il sistema informatizzato di tracciamento dei rifiuti speciali.
La grossa novità, invece, ha a che fare con le trivellazioni petrolifere. Si legge infatti nel decreto:

Si stabilisce una fascia di rispetto unica, per petrolio e per gas, e più rigida, passando dal minimo di 5 miglia alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, per qualunque nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione. Sono fatti salvi i procedimenti concessori in materia di idrocarburi off-shore che erano in corso alla data di entrata in vigore del cosiddetto “correttivo ambientale”.

E qui c’è il trucco, perché da una parte il Governo irrigidisce le regole previste dal decreto Prestigiacomo sulle trivellazioni offshore, portando la distanza dalle coste da 5 a 12 miglia anche per le aree non protette. Subito dopo, però, salva (o, meglio: sana) tutte le richieste di prospezione sismica, ricerca e estrazione di petrolio e gas in mare avanzati dalle compagnie prima dell’entrata in vigore di tale decreto.
Attenzione, quando diciamo tutte intendiamo proprio tutte: se leggiamo nuovamente il testo, infatti, risulta evidente che vengono sanate anche le richieste di concessione sotto le 5 miglia. Perché prima del decreto Prestigiacomo non c’era alcun limite minimo per effettuare le trivellzioni. La nuova norma, come tutte le sanatorie, non sembra neanche molto democratica nel dare il via libera alla trivella selvaggia perché divide il mercato del petrolio italiano tra chi è arrivato prima e chi è arrivato dopo.
Ma di che numeri parliamo? Quante concessioni vengono sbloccate con il decreto voluto da Corrado Passera, noto amante del petrolio nostrano ? Ce lo dice Angelo Bonelli, presidente dei Verdi:

Le aree di mare che rischiano di essere oggetto di trivellazione in Italia sono 40 (22 nel canale di Sicilia, 16 nell’Adriatico, 2 nel golfo di Taranto. Sono 120 invece le autorizzazioni già rilasciate che minacciano il territorio italiano per un totale di 42.500 Kmq: un vero e proprio assedio da parte delle compagnie petrolifere.

C’è già chi promette di abolire questa sanatoria durante il dibattito parlamentare. ad esempio Salvatore Margiotta, vice presidente della Commissione Ambiente della Camera de Deputati, che via Twitter, rassicura:

Post di Peppe_Croce 17 Giu 12 - @s_margiotta
Agirete anche sulla furbata delle trivellazioni offshore?
Post di Salvatore Margiotta 17 Giu 12 Risposta @Peppe_Croce
Questa non la avevo vista. Grazie dell'informazione. Certo, in particolare in Commissione Ambiente ce ne occuperemo...

E poi aggiunge:

Post di Peppe Croce 17 Giu 12 - @s_margiotta
Il limite sale a 12 miglia per le amp, ma sanatoria per le richieste pre “correttivo ambientale” prestigiacomo
Post di Salvatore Margiotta 17 Giu 12 Risposta @Peppe_Croce
Il limite è ragionevole, la sanatoria no...

Per chi volesse, ecco il documento di presentazione del decreto sviluppo.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
I "trucchi" del "Decreto Sviluppo"... per non definirli in altro modo...
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Commento di Movimento Ambientalista Bat su FB a margine del post
Signori di Confindustria, compratevi ed indossate una maschera "antivergogna" per le eresie che proferite pubblicamente di voler rimuovere l'attuale limite imposto per le trivellazioni offshore !!! La sanatoria per le trivellazioni off-shore nascosta nel decreto sviluppo non basta a Confindustria: il limite delle 12 miglia di distanza dalle coste va rimosso del tutto, altrimenti saltano tre miliardi di investimenti nelle estrazioni di petrolio e gas.
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Clini: vuole dire qualcosa su fracking-stoccaggio-trivelle?
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/06/clini-vuole-dire-qualcosa-su-fracking.html


MONDAY, JUNE 18, 2012. - Come sempre, se vuoi sapere qualcosa devi leggere i comunicati agli investitori (clicca sull'immagine a lato, ndr). Corrado Clini, il nostro ministero all'ambiente, secondo me, neanche lo sa cosa sia il fracking! Ma lo sa bene la "Independent Resources" - la ditta che vuole fare fracking a Ribolla e che ha anche in mano in progetto dello stoccaggio di gas di Rivara - che annuncia proprio in questi giorni che andrà avanti in Italia, con stoccaggio e fracking.
Caro governo italiano, ma cosa state facendo? Possibile che sappiate solo lavorare di rilancio? Ma non sarebbe utile *decidere* prima che loro vengano in Italia se questo fracking si possa fare o no? Non sarebbe utile *sospendere* tutte le operazioni di questa "Independent Resources", cercando di capire se le sue attività in Emilia siano state chiare e trasparenti e *prima* che accadano altri guai?
Direttamente dai comunicati del 18 Giugno 2012 della "Independent Resources":

On its Ribolla shale gas project in Tuscany, it is still considering how it would fit into the overall corporate development programme. At this point, however, it is likely that the resource will be unlocked by Independent’s own team. (Sul suo progetto di gas da scisti in Toscana, stanno ancora esaminando come il tutto potrà far parte del suo programma di sviluppo aziendale. A questo punto, comunque, è probabile che la risorsa sarà sfruttata dalla squadra interna della Independent).

Quindi: riassumendo, hanno fatto le prove, hanno visto che il gas da scisti c'è e stanno cercando di capire se estrarlo da soli o con altri. Pare che lo faranno da soli, mentre Clini e compari dormono sonni tranquilli. Cosa aspettiamo per vietare questo fracking in Italia? Quando lo vietiamo? Dopo che l'hanno già sperimentato in Toscana? Dopo che hanno già inquinato le falde idriche? Dopo che hanno già costruito le vasche a cielo aperto per metterci la monnezza? Ditemi.
Ma non c'è solo Ribolla o Rivara nei piani della "Independent Resources" - c'è pure il piano "Sibilla" di cui la "Independent Resources" è entusiasta e da cui si aspettano un appetitoso "cash flow".
Cash flow = denaro - se qualcuno dubitasse ancora quale sia lo scopo di tutto questo trivellare, fraccare, stoccare e bucare.
Dicono che all' inizio dell'anno il governo gli ha dato l'opportunità' di fare domanda per stoccare anidride carbonica nel campo Sibilla ed adesso pare che questo progetto verrà fatto da loro in esclusiva.

Independent Resources (LON:IRG) expects a government decision in Italy next month that could lead to short-tem cashflow from a marginal gas field and said it has secured exclusivity for its Sibilla carbon dioxide storage project in the Adriatic. Regarding the Sibilla project, the group said it involves a very large offshore fractured carbonate aquifer and it is associated with a multi-client business plan to permanently store a minimum 400 million tonnes of CO2 over its lifetime.

Sibilla si trova a cavallo fra Marche ed Emilia Romagna ed è un vecchio campo dismesso dell'ENI dal nome Santa Maria. Secondo il sito "Zero Emissions" dell'UE, dal campo di Santa Maria si vogliono estrarre ulteriori 6 milioni di barili di petrolio nel corso di 10 anni, e soprattutto si vuole iniettare nel terreno CO2 per stoccaggio derivante dagli impianti di Marghera e da Falconara.
Si dice che i siti di stoccaggio saranno identificati sia su terraferma che in mare e che ci si aspetta di stoccare 550 tonnellate al giorno per un massimo di 1000 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Si dice anche che questi saranno i primi esperimenti su larga scala di stoccaggio geologico di anidride carbonica.
In Italia i primi esperimenti di stoccaggio geologico di anidride carbonica, da parte di una minuscola ditta che non si sa bene se e come sia collegata ai terremoti dell'Emilia, e in una nazione (l'Italia, ndr) che non sa neanche costruire capannoni che reggano?
Sulla possibile sismicità indotta esattamente 10 parole e uno slash: Seismotectonic/degassing risk studies will be done for each site. Evviva !!!
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Maria Rita D'Orsogna: "Clini, vuole dire qualcosa su fracking-stoccaggio-trivelle? ". Quando si parla chiaro... Eppure certi "tecnici", che più di altri dovrebbero capire, per gli incarichi che hanno e le "cariche" che rivestono, sembra proprio non capiscano... Alla faccia del detto "Al buon intenditor poche parole" !!! In Italia non ha nessun valore...
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Dalla mia Bacheca su FB del 18/06/12

Eni per lo sviluppo di gas non convenzionale in Ucraina
http://www.pennenergy.com/index/petroleum/display/1437763386/.../eni-to_develop_unconventional.html

15 giugno 2012. - Eni ha firmato un contratto di compravendita con la ucraina statale National Joint Stock Company Nak Nadra Ukrayny e Cadogan Petroleum Plc per acquisire una partecipazione 50,01% e operatorship della società ucraina "WestGasInvest llc".
"WestGasInvest llc" detiene attualmente i diritti del sottosuolo a nove non convenzionali (shale) aree di gas nel bacino di licenza Lviv in Ucraina, per un totale di circa 3.800 chilometri quadrati di superficie.
Tale accordo è stato sviluppato nei quadri del memorandum d'intesa tra Eni e Nadra Ukrayny, e l'accordo di cooperazione con Cadogan Petroleum, entrambi firmati nel 2011.
Il bacino Lviv è considerato uno dei bacini più promettenti in Europa per l'esplorazione di gas non convenzionale, essendo anche la prosecuzione del bacino del Lublino in Polonia, che ha già suscitato notevole interesse da parte dell'industria degli idrocarburi.
Eni è presente in Ucraina a partire dal 2011 nelle licenze Zagoryanska e Pokroskoe situati nel bacino del Dniepr-Donetz e funziona con Cadogan.
Questa operazione, che rafforza la presenza della società in Ukaraine, rappresenta un importante passo avanti per lo sviluppo del portafoglio globale non convenzionale di Eni. Essa consentirà a Eni di stabilire il fondamento da cui partire per costruire un futuro solido in quel paese.
Eni ha fatto il suo ingresso nel panorama europeo del gas non convenzionale nel 2010 attraverso l'acquisizione di 3 licenze nel bacino del Mar Baltico polacco sul quale è attualmente in funzione, sfruttando le ampie conoscenze e competenze acquisite attraverso la sua JV nel Barnett Shale in Texas, il primo scisto bacino di gas al mondo ad essere sviluppato su larga scala. (Fonte: Eni)
(traduzione in italiano by Goggle, ndr)

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

L'Eni il "fracking" dice di non praticarlo in Italia, e qualche dubbio è pur lecito. Ma fuor di dubbio è che stia per iniziarlo a praticare in Ucraina... Chissà se lì hanno una pallida idea dei rischi che si corrono... E sempre in Europa siamo... Ma ogni stato europeo se ne va per la sua strada, alla faccia dell'Unione e fa storia a sè... Che bell'Europa siamo...
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La NP rinuncia alla concessione di cui è intestataria a nord di Pantelleria
di Movimento Ambientalista Bat (da una condivisione su FB di un post)
http://www.facebook.com/movimento.ambientalistabat

18/06/12. - Condividiamo con Guido Picchetti. Tratto dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico. La Società Northern Petroleum (UK)-Ltd rinuncia al permesso di ricerca «C.R147.NP» ubicato nel Canale di Sicilia, a nord dell’isola di Pantelleria, zone “C” e “G” a decorrere dalla data del 9 maggio 2012. Numero di pubblicazione: 102.
Vedi: http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/56-5/56-5.pdf
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E' senz'altro una buona notizia... Una delle due minacce incombenti a nord di Pantelleria sembra così svanire. Resta però valida l'altra concessione, adiacente a sud di quella della NP, denominata G.R.15.PU. Questa è intestata all'ADX, la stessa società che due anni fa effettuò le trivellazioni di ricerca a 13,6 miglia di distanza dalle coste di Pantelleria, 600 metri appena al di là del limite delle acque territoriali italiane, scoprendo nel sottosuolo marino un giacimento che, da dove vennero effettuate le trivellazioni di ricerca in acque tunisine, arriva fino a pochi km da Pantelleria... E la stessa ADX è anche intestataria di una concessione in acque tunisine che si estende poi fino a Capo Bon... Difficile credere che rinuncerà tanto facilmente ai suoi progetti...
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     Dall'11 al 17 Giugno 2012
 
Dalla mia Bacheca su FB del 17/06/12

Eppur si muove
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/06/eppur-si-muove.html


    Nessuna attività dell'uomo (sondaggi, perforazioni, prelievi di idrocarburi, prelievi di acqua ecc) può creare o indurre terremoti di intensità pari a quelli avvenuti (Daniela Fontana, su "Il Resto del Carlino" dell'8 Giugno 2012).
    SATURDAY, JUNE 16, 2012. - Il terremoto più violento in Emila è stato di 6.1 Richter. Coincidenza vuole che proprio in questi giorni, il 15 Giugno 2012, Scientific American diffonda un rapporto del National Research Council (NRC) degli USA in cui si afferma che la re-iniezione di fluidi di scarto dalle operazioni di fracking può causare terremoti. Questo dopo il già citato rapporto dell'United States Geological Survey in cui si afferma, similmente, che l'origine di vari sciami sismici che hanno afflitto gli stati centrali degli USA è "quasi sicuramente" umana e dovuta al fracking.
    Ma il rapporto odierno dell' NRC va oltre il fracking ed afferma che anche le trivellazioni di gas e petrolio convenzionali possono portare a fenomeni sismici, non solo lievi. Il titolo del rapporto è: "Induced Seismicity Potential in Energy Technologies" ("Potenziale di sismicità indotta da tecnologie energetiche"), e compila in maniera certosina tutti i casi che secondo il gruppo dell'NRC sono da considerarsi terremoti indotti dall'estrazione di energia o altro materiale dal sottosuolo - petrolio, gas, geotermia, acqua - sia con metodi tradizionali che quelli cosiddetti non convenzionali.
    Il rapporto non stima le possibilità che questi terremoti accadano in futuro, semplicemente elenca quelli già osservati e che possono essere attribuiti, con buona probabilità, all'uomo. Uno degli autori dello studio, Murray Hitzman, della Colorado School of Mines, afferma che le tecniche peggiori sono quelli che portano a forti squilibri come il sequestro di anidride carbonica e l'iniezione di acqua di scarto nei pozzi dismessi che sono pericolosi perchè tendono ad aumentare le pressioni sotterranee su aree molto vaste, con maggiori pericoli di disturbo delle faglie, e quindi della possibilità di causare terremoti. Il gruppo del Prof. Hitzman ha anche concluso che non esistono metodi ottimali per minimizzare i rischi per nessuna delle tecnologie utilizzate.
    Qui la mappa degli USA con tutti i "probabili terremoti" da associarsi all'opera umana.
Notare la California dove il cerchio nero più grande è associato ad estrazione di petrolio attorno alla città di Coalinga, con un devastante terremoto il 2 Maggio del 1983, magnitudo 6.5 Richter.
Gli altri due sono i terremoti di Kettleman North Dome, magnitudo 6.1 Richter, e Whittier Narrows, magnitudo 5.9 Richter, tutti collegabili alle estrazioni di petrolio.
   A seguire in basso l'articolo originale del 1991 in cui i tre terremoti sono messi in connessione con le estrazioni di petrolio convenzionale.
L'articolo però mostra non solo la coincidenza spazio-temporale trivelle-terremoti ma si nota anche come il "momento sismico" sia in diretta correlazione con i volumi di petrolio estratti. Il momento sismico M0, nell'equazione di cui sopra, è una unità di misura per misurare l'energia rilasciata da un terremoto. Dopo 20 anni dalla pubblicazione di questo articolo, l'NRC considera questi terremoti di California direttamente collegati alle estrazioni di petrolio.

    L'articolo però mostra non solo la coincidenza spazio-temporale trivelle-terremoti, ma si nota anche come il "momento sismico" sia in diretta correlazione con i volumi di petrolio estratti. Il momento sismico M0, nell'equazione di cui sopra, è una unità di misura per misurare l'energia rilasciata da un terremoto. Dopo 20 anni dalla pubblicazione di questo articolo, l'NRC considera questi terremoti di California direttamente collegati alle estrazioni di petrolio.
    Se non ci piacciono Coalinga, Kettleman e Whittier Narrows, California, ecco qui la lista intera di episodi di sismicità indotta dall'uomo - pagine e pagine - alcuni di magnitudo bassa, altri di magnitudo elevata e tutti avvertibili dalla popolazione. La lista è quella compilata dal National Research Council degli USA, e non da me, io ho solo scaricato il testo e tradotto a scopo divulgativo.
    Oltre Coalinga e le città associate a Coalinga, ci sono le estrazioni di petrolio da Gazli (7.3 Richter - Russia), di cui abbiamo già parlato su questo blog, da Montebello (5.9 Richter - California), e di 4.7 dal Kuwait, dalla Russia, 4.9 dall'Oklahoma, 5.2 dall'Illinois, 4.2 dalla Francia. C'è la costruzione di una diga per acqua potabile in Cina, 6.1 Richter, e altre dighe in giro per il mondo. Ci sono anche il Vajont, il Monte Amiata e Pieve di Cadore, sebbene con entità minore, circa 3 Richter.
        http://2.bp.blogspot.com/-fsAxbrfMEpc/T91OjT7VpWI/AAAAAAAAErk/CN2q9M51XIA/s1600/Picture+11.png
        http://4.bp.blogspot.com/-PAzSvPx5nMk/T91PTMAPLoI/AAAAAAAAErs/F1KPJWXJFjk/s1600/Picture+12.png
        http://4.bp.blogspot.com/-RQba1rP0BZw/T91PXhvzgeI/AAAAAAAAEr0/N7kz2ytUdD8/s1600/Picture+13.png
        http://1.bp.blogspot.com/-zwWbIscqqM8/T91PZFWdgaI/AAAAAAAAEr8/EMbCmbh7vmM/s1600/Picture+14.png
        http://1.bp.blogspot.com/-tcUwxVhWt-s/T91Pa4DBUvI/AAAAAAAAEsE/zz3a384-iBU/s1600/Picture+15.png
        http://3.bp.blogspot.com/-tbZtVAt3Gm4/T91PbkWAPrI/AAAAAAAAEsM/aELyEiyiFA0/s1600/Picture+16.png
    Questo non vuol dire che io abbia certezze su cosa e dove succederanno terremoti in Italia, o che se si trivella in località X necessariamente verrà un terremoto. Nessuno può avere certezze, sarebbe sciocco, ma come nessuno può avere certezze che accadano, nessuno può avere neanche certezze assolute che non accadano. Magari le probabilità sono remote, magari non succederà mai, ma la certezza matematica non te la da nessuno.
    Il mio messaggio è allora molto semplice: nel dubbio, e siccome queste cose sono già successe altrove,e siccome alla collettività ne viene indietro ben poco, è meglio non stuzzicare un territorio già ballerino di per sè, sul quale cui nel 2000 non siamo nemmeno capaci di costruire capannoni che reggano.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Altra testimonianza dagli USA di Maria Rita D'Orsogna che non ha bisogno certo di molti commenti, ma solo di gente che sappia leggere e capire il significato di quanto va denunciando da tempo Maria Rita, la gravità delle sue affermazioni, e i pericoli che corre il nostro territorio, già di per sè "ballerino" come pochi al mondo ...
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Ricerche idrocarburi in mare. Danni per l’ecosistema e cetacei
da un post condiviso su FB di Movimento Ambientalista Bat
http://www.facebook.com/movimento.ambientalistabat

Chiediamo a tutti i nostri amici di condividere e "far girare" questo articolo. Quattordici Associazioni per la Difesa dell’Ambiente Marino e degli Animali si schierano unite contro le attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Mediterraneo. "DANNI PER L'ECOSISTEMA E CETACEI". Primo sottoscrittore del documento: professoressa Maria Rita D'Orsogna, California State University at Northridge.
P.S. Guido Picchetti conosce benissimo questo documento.

Danni per l’ecosistema e cetacei
scritto da Redazione
http://www.promiseland.it/2012/06/12/danni-per-lecosistema-e-cetacei/

 
12 giugno 2012. Quattordici associazioni per la difesa dell’ambiente marino e degli animali si schierano unite contro le attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Mediterraneo. Un tema sempre più protagonista della battaglia ambientale nel nostro Paese.
Le Associazioni hanno provveduto ad inviare un documento ai Ministeri della Repubblica Italiana e ai principali Enti preposti al monitoraggio del settore marittimo. La documentazione spiega in dettaglio gli impatti delle attività di ricerca di petrolio e di gas sull’ecosistema marino e in particolare sui Cetacei. I mammiferi marini all’apice della catena trofica, considerati sentinelle della salute del mare, risultano le specie più colpite dall’inquinamento acustico delle attività di trivellazione e di prospezione con air-gun, e dall’inquinamento chimico delle attività di estrazione, di raffinazione, di trasporto e di stoccaggio di idrocarburi.
Paradisi marini e oasi incontaminate rischiano di essere distrutti e di perdere la propria Biodiversità per colpa di queste operazioni ad alto impatto ambientale. A risentire di questo impatto anche la salute pubblica, il patrimonio paesaggistico e l’economia del turismo.
La richiesta delle Associazioni è di intervenire quanto prima per fermare queste attività e di provvedere ad un maggior controllo, al fine di conservare e salvaguardare quell’ecosistema marino unico e ricco di Biodiversità che fa dell’Italia una risorsa inestimabile di vita e di sviluppo ecosostenibile. (31 maggio)
Il documento è stato sottoscritto da:
Professoressa Maria Rita D’Orsogna, California State University at Northridge;
ENPA, Ente Nazionale Protezione Animali;
Animalisti Italiani Onlus;
Sea Shepherd Conservation Society Italy;
The Black Fish;
Centro Studi Cetacei;
Ketos;
Aeolian Dolphin Research;
Centro Ricerca Cetacei;
Prof. Franco Tassi, Comitato Parchi Italia Federazione Nazionale Pro Natura;
Pro Natura Mare Nostrum
Bottlenose Dolphin Research Institute
Istituto per gli Studi sul Mare

Lega Italiana dei Diritti dell’Animale
Maggiori informazioni su www.enpa.it

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Post di Guido Pietroluongo
Le Associazioni sono salite a 16!
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Bene, molto bene Guido Pietroluongo
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A  Fabrizia Arduini, Daniela Sbarra, a Roberto Caressa e al sottoscritto piace questo elemento.
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A proposito di "Pantelleria Energica". Le trivellazioni nello Stretto di Sicilia
di Guido Picchetti (da una nota del sottoscritto su FB)
http://www.facebook.com/notes/guido-picchetti/a-proposito-di-pantelleria-energica-le-trivellazioni-petrolifere-nello-stretto-d/462649413746879


In apertura del convegno "Pantelleria Energica" i primi due interventi dei politici D'Alì e Armao sui rischi per l'isola conseguenti alle nuove norme inserite del "Decreto Sviluppo" nel settore energetico. Un messaggio che è la conferma dei gravi rischi che corre lo Stretto di Sicilia per effetto delle trivellazioni off-shore. Per quelle già in corso da tempo sui suoi fondali, in acque tunisine, ma appena a una trentina di miglia dalle coste meridionali dell'isola. Ma ancor più che per la corsa selvaggia alla Far West alle trivellazioni in tutte quelle concessioni già esistenti, rimaste fino ad oggi in attesa di tempi migliori, ora pare finalmente arrivati... molto gradite alle multinazionali intestatarie e ai loro conniventi, naturalmente... (gp)

Nessun margine per le trivellazioni a ridosso delle coste di Pantelleria. Linea dura dell'assessore Armao e del Senatore D'Alì
di Salvatore Gabriele
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8802

News 9660, 16/06/2012. - Non ci sarà margine per le trivellazioni a ridosso delle coste di Pantelleria. E’ questo il primo messaggio che è venuto fuori dal convegno “Pantelleria, isola energica”, organizzata dell’Associazione “Un punto nel Mare” presieduta da Alberto Zaccagni, Apnea Pantelleria e Politecnico di Torino, in corso all’hotel Cossyra che è stato aperto dagli interventi dell’assessore regionale al bilancio e programmazione economica Gaetano Armao e del senatore Antonio D’Alì, presidente della commissione ambiente del Senato. “La tutela del patrimonio naturale – ha detto l’assessore Gaetano Armao - è un dovere che va ben al di là delle regole scritte che siano europee, nazionali o regionali. Abbiamo il dovere di consegnare il patrimonio che abbiamo ereditato, migliorato alle future generazioni. E’ un impegno che si devono assumere tutte le classi dirigenti a qualsiasi livello”. L’assessore Armao ha espresso forti preoccupazioni in merito al testo del decreto sviluppo approvato venerdì dal governo nazionale che prevede la possibilità di estrazione e coltivazione di impianti petroliferi non lontano dalla costa”. “E’ una interpretazione che dobbiamo ancora leggere bene – ha detto il senatore Antonio D’Alì -. Il testo non è definitivo, è sicura invece la creazione di un fondo a carico delle imprese petrolifere per il disinquinamento marino. E questa è una notizia positiva. Per quanto riguarda la riduzione del limite per le trivellazioni a sette miglia, anche se ci dovessero essere delle deroghe nel decreto, il parlamento interverrà per bloccarlo. E’ un decreto legge su cui il parlamento deve esprimere il suo parere e posso dare ampie rassicurazioni che il parlamento interverrà per evitare che possano esserci deroghe”.

Nostra intervista esclusiva al Senatore D'Alì. Il parlamento interverrà per bloccare le deroghe per le trivellazioni
di Salvatore Gabriele
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8803

News 9661, 16/06/2012. - Il Parlamento vigilerà sulle decisioni del governo in tema di trivellazioni. Ce lo ha detto in questa intervista in esclusiva il Senatore Antonio D’Alì, presente al convegno “Pantelleria isola energica". Il colloquio con il senatore D’Alì con il Direttore di Pantelleria Internet è stata l’occasione per parlare anche della situazione dei trasporti e di quella politica venutasi a determinare dopo l’arresto del sindaco Alberto Di Marzo.
D. Senatore D’Alì il Governo nell’elaborare un provvedimento (decreto legge?) sembra abbia espresso un orientamento secondo il quale potrebbero essere date concessioni di prospezione e trivellazione petrolifera anche a 7 miglia dalla costa. È così?
R. No. È, per il momento, solo un’interpretazione di un testo, non definitivo, che dobbiamo ancora leggere nella sua interezza. È sicuro, invece, che è prevista la costituzione di un fondo, a carico delle imprese petrolifere, per il disinquinamento marino. Questa è una notizia positiva. Per quanto riguarda il limite della distanza per le trivellazioni anche se dovessero esserci degli spiragli di deroga, il Parlamento interverrà per bloccarli. Si tratta infatti di un decreto legge sul quale il Parlamento deve ancora esprimere il suo parere ed assicuro la massima attenzione sulla eventuale possibilità di deroghe. Credo che non ce ne saranno.
D. La salvaguardia di Pantelleria passa dall’area marina protetta e dalla costituzione del parco?
R. Direi il miglioramento delle condizioni generali, in termini di tutela ambientale ma anche di sviluppo economico. Lo affermo da molto tempo, e semmai ve ne fosse bisogno lo ribadisco anche stamani in questo convegno, il parco nazionale è cosa diversa dalle riserve. Il parco nazionale è un progetto di sviluppo del territorio basato sulla esaltazione delle sue caratteristiche ambientali e quindi prevede una serie di progettualità e di miglioramenti dell’economia locale nel rispetto dell’ambiente. Le riserve, alle quali noi siamo abituati, sono quasi sempre e principalmente interpretate con un regime vincolistico che molto spesso pesa sulle iniziative delle popolazioni. Il parco, che ha naturalmente anche importanti aspetti vincolistici, oltre ai vantaggi della propaganda di immagine e dal punto di vista culturale e promozionale, contiene tutta una serie di possibilità per un migliore sfruttamento delle potenzialità dei territori . Mi pare che si possa essere tutti d’accordo sul fatto, anche per uscire dalla crisi, che ci si deve impegnare a valorizzare le risorse dei singoli territorio poiché ci possiamo scordare interventi dall’alto, come è stato nel passato, e che per altro si sono anche rivelati nel tempo dannosi, come l’industrializzazione forzata che ha subito la Sicilia. Credo che la tutela ambientale coniugata allo sviluppo sia veramente l’unica strada per consentire ai territori di crescere autonomamente nel rispetto del loro ambiente.
D. Sull’isola c’è preoccupazione per i trasporti, sia aerei che navali, anche se non il suo campo, che ne pensa?
R. Stiamo sollecitando il Ministero, e la senatrice Mariapia Castiglione è intervenuta nel question time in rappresentanza del territorio ponendo una interrogazione sull’argomento al ministro Passera. Sicuramente ci batteremo perché il Ministero faccia la sua parte, però dobbiamo anche considerare che se la Regione non interviene in maniera paritetica alle risorse statali alla fine i conti saltano e quindi si riducono gli spazi per la sovvenzione. Abbiamo già assistito alla riduzione dello spazio per l’aliscafo rispetto agli anni pregressi, si rischia la sospensione del collegamento del Cossyra, essenziale per alcuni approvvigionamenti importanti per i cittadini di Pantelleria; si rischia sulle tratte aeree. O si fa una rivisitazione di tutta la politica dei trasporti della Regione, che deve assumere l’iniziativa in questo campo, per assistere le isole minori, o si finisce per pietire interventi tampone che non risolvono il problema alla radice. Spero che la nuova amministrazione comunale, sia in questa fase la gestione del commissario, poi quella che verrà eletta, si voglia meglio interessare di questo argomento.
D. A questo proposito, un commento su quello che politicamente, è successo a Pantelleria, l’avevate previsto?
R.
No. Prevedere queste cose non è certamente possibile. Mettere sull’avviso forse sì! Politicamente noi abbiamo fatto, a suo tempo, una battaglia politica contro l’elezione dell’amministrazione che è stata defenestrata, per fatti noti, in questi ultimi giorni. Semmai avevamo previsto una diversa offerta politica, sicuramente più confacente alle istanze di sviluppo del territorio pantesco. Adesso all’immobilità di due anni dal punto di vista della progettualità , questo sì assolutamente previsto e da noi preconizzato, si è aggiunto anche l’incidente giudiziario che, ripeto, noi non prevedevamo. Ritengo però che la politica non debba farsi nelle aule dei tribunali o con la carta bollata, però siamo davanti ad un dato di fatto e che Pantelleria non meriti tutto ciò e che alla fine tutto questo possa servire per proporre un nuovo progetto di sviluppo per l’isola.

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Post di Movimento Ambientalista Bat
Sinceramente a noi non interessa "un fondo a carico delle imprese petrolifere per il disinquinamento marino". A noi interessa solo ed esclusivamente che queste trivellazioni petrolifere nello Stretto di Sicilia ed in qualunque altra area marina lungo e al largo delle nostre coste NON SI FACCIANO PROPRIO, nel modo più assoluto! E' per questo che ci battiamo! Se non ci sono trivellazioni, non ci saranno mai rischi di inquinamento marino da petrolio!
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Post di Guido Picchetti
La cosa peggiore è che, anche con fondi a disposizione, non siamo affatto organizzati a livello euro-mediterraneo a far fronte ad eventuali incidenti, sempre possibili, nonostante da tempo, proprio a livello europeo. siano stati concordati modalità e incarichi di intervento in tali casi... (cfr. Convenzione di Barcellona), e la Nazione che dovrebbe prontamente intervenire è, (indovinate chi ?), Malta... Sarà mai in grado di farlo prontamente e utilmente ?
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Mediterraneo: poche e di modeste dimensioni sono le piane abissali fra le quali si trovano la piana di Corsica, la piana di Orosei, la piana di Olbia, la piana abissale tirrenica e il rialzo pliniano. Il bacino è praticamente chiuso, è messo in comunicazione con i bacini adiacenti da pochi stretti passaggi. A nord un canale profondo circa 3/400 m lo mette in comunicazione con il Mar Ligure, lo stretto di Bonifacio, profondo non oltre i 50 m, lo mette in comunicazione con il bacino algerino così come il profondo canale di Sardegna, caratterizzato dalla presenza della fossa algero-tirrenica, mette in comunicazione i due bacini a sud della Sardegna. Il canale di Sicilia, dal fondale basso e caratterizzato dalla presenza di banchi che possono ridurre la profondità a poche decine di metri lo mette in comunicazione con il Mediterraneo Orientale. In una siffatta situazione, un eventuale perdita di greggio da una piattaforma petrolifera o comunque da un pozzo di estrazione significherebbe la più completa distruzione di tutto l’ecosistema marino, oltre alla definitiva “morte” del settore pesca e del settore turismo! Stessa cosa dicasi per l’Adriatico e per i restanti “piccoli” mari italiani.
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Post di Filippo Foti
Interessante, ma scusa Guido, tu sempre defilato te ne stai?
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Post di Carmelo Nicoloso
Al di là delle solite argomentazioni note: Parco Nazionale - AMP e trasporti, non leggo nulla di propositivo in ambito energetico, quali proposte e quali linee guida del sen. D'Alì e dell'assessore Armao?
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Post di Gianfranco Rossetto
Carissimo Guido , vedo (esortazione di Filippo Foti) che non sono il solo a "spingerti" ... tu sei una delle rare persone che conoscono il problema... sei "anfibio" !! un abbraccio.
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Post di Guido Picchetti
La mia risposta @Filippo Foti e @Gianfranco Rossetto. Domattina prenderò una barchetta a remi, e vado a vedere che cosa sta facendo l'IKDAM e se le operazioni estrattive sono ben organizzate e nel pieno rispetto dei regolamenti internazionali. Anzi, per risparmiare, dovendo pagare l'IMU, sfrutterò la mia "anfibietà" e ci andrò a nuoto...
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Caro Guido, se dovessero servirti due braccia in più per remare la tua barchetta fino all'IKDAM, ti raggiungo in gommone da Trani... :-)
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Post di Giovanni Tufano
Caro Guido, se dovessero servirti due braccia... mi associo. A presto, Giannino.
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Post di Maria Ghelia
Ho letto. ma aspetto il tuo commento verbale alla riunione. Fosse vero..., ma ancora non si è visto nulla di concreto...
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Post di Guido Picchetti
Un solo commento, cara Maria, breve in verità, a proposito di tutti i bei progetti che gli esperti di settore hanno presentato e discusso... Tra gli intervenuti mancavano, purtroppo, i rappresentanti di quegli enti regionali preposti per statuto all'approvazione dei progetti di sviluppo illustrati... Ad esempio, quelli della sovrintendenza ai beni culturali, archeologici e paesaggistici, molti dei quali considerano Pantelleria come una colonia, un territorio da sfruttare e utilizzare solo per propri interessi, concedendo in cambio agli abitanti dell'isola poco o nulla, senza troppa attenzione ai loro reali fabbisogni.
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Post di Fabrizia Arduini
Non si accettano contentini, ho letto la bozza dove in cambio del via libera a permessi e istanze di coltivazione bloccati nel 2010 con la Lg.128 - e sono molti-, fanno salire al 10% le royalties che prima erano in mare, del 4% e 7%(petrol. gas) e 12miglia per tutti, ma non dicono che nel "mentre" la franchigia per il gas è salita da 50 a 80milioni di metri cubi, calcolando che una famiglia media consuma 1400 di metri cub s., mi pare veramente poca cosa. Non siamo in vendita e non accettiamo elemosine, quest'ultime offendono solo l'intelligenza dei cittadini.
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A Fabrizia Arduini, Movimento Ambientalista Bat Ioannes Di Ioa, Filippo Foti, Maria Ghelia, Samuela Guida, Roberto Giacalone e Alessandro Brignone piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 16/06/12

Decreto sviluppo: tutte le novità
di Francesca Mancuso
http://www.greenme.it/informarsi/green-economy/7895-decreto-sviluppo-novita


15 Giugno 2012. - Decreto sviluppo. È stato approvato questa mattina dal Consiglio dei Ministri riunitosi alle 9.30 a Palazzo Chigi. Il provvedimento, volto a creare "crescita sostenibile" e "occupazione di qualità" è stato proposto dal Ministro dello sviluppo economico e contiene un pacchetto di misure urgenti e strutturali.
Sotto il profilo strettamente ambientale, il Decreto sviluppo ha introdotto diverse misure. Dalla deroga per le trivellazioni al bonus per le ristrutturazioni. Anche il Sistri è stato discusso all'interno del Consiglio dei Ministri, anche se era già stata annunciata dallo stesso Ministro Passera la sua sospensione. Ma ecco nel dettaglio quali sono i principali punti del decreto sviluppo.

1. Deroga per le trivellazioni
All'interno del documento è stato predisposto un fondo per le attività di salvaguardia del mare e di sicurezza delle operazioni offshore, finanziato attraverso l'aumento delle royalties per le estrazioni in mare (dal 7 al 10 per cento per gas e dal 4 al 7 per cento per petrolio). Si è inoltre stabilita una fascia di rispetto unica, per petrolio e per gas, che ha alzato la soglia dalle attuali 5 miglia alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, riferita a tutte le nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione. Tuttavia, le bozze circolate prevedono però che il limite possa essere "ridotto, sino a non meno di 7 miglia, per le attività individuate d'intesa fra i ministri di Sviluppo economico e Ambiente".
2. Sistri rinviato a dicembre 2013
Ormai mancava solo l'ufficialità. Il Sistema di tracciabilità dei rifiuti è stato sospeso con la motivazione di "consentire i necessari accertamenti sul funzionamento". Il periodo di stop si protrarrà per un massimo di 12 mesi.
3. Sostegno agli indigenti
Il nuovo dl ha istituito un fondo per la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti, attraverso le organizzazioni caritatevoli.
4. Sviluppo di occupazione giovanile nella green economy
Il nuovo decreto, come anticipato nei giorni scorsi, guarda all'occupazione giovanile nei cosiddetti green jobs. Per farlo ha esteso il finanziamento agevolato previsto dal fondo Kyoto, su cui sono disponibili 470 milioni di euro, a soggetti pubblici e privati che operano in ulteriori 4 settori della Green Economy: protezione del territorio e prevenzione del rischio idrogeologico e sismico, ricerca e sviluppo e produzioni di biocarburanti di seconda e terza generazione, ricerca e sviluppo e produzioni e installazione di tecnologie nel solare termico, solare a concertazione, solare termo-dinamico, solare fotovoltaico, biomasse, biogas e geotermia, incremento dell’efficienza negli usi finali dell’energia nei settori civile e terziario (incluso social housing). Il finanziamento ai progetti di investimento è vincolato alla creazione di nuova occupazione giovanile a tempo indeterminato.
5. Bonus ristrutturazioni
Spazio anche agli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici. Dal 1° gennaio al 30 giugno 2013 potrà beneficiare della detrazione di imposta del 50 per cento chi effettuerà interventi di riqualificazione energetica. Inoltre viene confermata ed estesa la disciplina degli incentivi fiscali per le spese di ristrutturazione edilizia. L’agevolazione favorisce gli interventi edilizi ordinari.

Su quest'ultimo punto si è espresso il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, che ha detto: "Il Governo ha fatto bene a inserire nel decreto sviluppo la riqualificazione urbana come volano per il rilancio economico e del settore edilizio in crisi. Peccato, però, che le norme previste nel provvedimento rischino di fermare proprio quella innovazione indispensabile per la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza dello stesso patrimonio edilizio. Dispiace segnalare che neanche il terremoto in Emilia o l’accordo raggiunto oggi al Parlamento europeo sulla nuova Direttiva per l’efficienza energetica abbiano portato a un cambiamento nel modo di affrontare le priorità per il rilancio dell'edilizia nel nostro Paese".
Due i punti critici rilevati dagli ambientalisti: innanzitutto il fatto di mettere sullo stesso piano interventi innovativi e non "con uguali incentivi sia per quelli che producono risparmio e benessere che per quelli che sprecano energia e usano materiali vecchi, insicuri e inquinanti". In secondo luogo, Legambiente lamenta l'assenza di obiettivi nella riqualificazione urbana: "È giusto proporre una regia nazionale per gli interventi e prevedere risorse per le aree più degradate – ha concluso Cogliati Dezza -, ma è assurdo che non vi sia alcun obiettivo di innovazione o di qualità e trasparenza, quando questi cantieri possono e devono far diventare protagonista l'edilizia a consumi zero e soluzioni architettoniche e urbane scelte attraverso concorsi in maniera trasparente".
Per questo, Legambiente chiede a governo e parlamento di "non fermare la strada dell'innovazione e di aiutare così le famiglie e la creazione di lavoro".
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Commento di Movimento Ambientalista Bat su FB a margine del post

Altre interessanti novità che riguardano il Decreto Sviluppo approvato dal Consiglio dei Ministri. All'interno del documento è stato predisposto un fondo per le attività di salvaguardia del mare e di sicurezza delle operazioni offshore, finanziato attraverso l'aumento delle royalties per le estrazioni in mare (dal 7 al 10% per il gas, e dal 4 al 7% per il petrolio). Si è inoltre stabilita una fascia di rispetto unica, per petrolio e per gas, che ha alzato la soglia dalle attuali 5 miglia alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, riferita a tutte le nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione. Tuttavia, le bozze circolate prevedono però che il limite possa essere ridotto sino a non meno di 7 miglia per le attività individuate d'intesa tra i Ministri dello Sviluppo Economico e quello dell'Ambiente. In parole povere la coppia dei ministri Passera e Clini continueranno a giocarsela a loro esclusiva discrezione!!!
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Post di Guido Picchetti

Come voleasi dimostrare...E quelle disposizioni, tra l'altro, sono nascoste in poche righe di un documento, il "decreto Sviluppo", che supera le 180 pagine, in modo cioè del tutto inadeguato ai danni ambientali che una, volta approvate, quelle stesse norme saranno in grado di determinare.. .Per capirlo, non ci vuole un'intelligenza particolare... Ma per rintracciarle e capirne bene il significato (tra i riferimenti e i richiami a precedenti dispositivi di legge), di "furbizia" nel compilarle, e di "intelligenza" poi per capirne il reale significato, sì che ce vuole molta ... Alla faccia della tanto richiesta chiarezza e trasparenza !!!
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Post del Movimento Ambientalista Bat

Questo "Decreto" è simile ai "contratti ambigui" che i venditori di enciclopedie ti facevano firmare un tempo (e forse ancora oggi), con tante clausole miniaturizzate in calce, illeggibili, incomprensibili per la gente comune,che ti vincolavano in modo occulto senza più alcuna via d'uscita. Ma, come dicono a Napoli: "Ccà nisciuno è fesso !!!"
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Decreto Sviluppo: Bonelli (Verdi), ritorna Far West trivelle, a rischio Egadi e Tremiti
da redazione Agenzia Parlamentare
http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20120615-sviluppo-bonelli-verdi-ritorna-far-west-trivelle-a-rischio-egadi-e-tremiti


     (AGENPARL) - Roma, 15 giu - "Ritorna la norma del far west delle trivelle per la ricerca di petrolio nei mari italiani". Lo denuncia il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Nel Decreto sviluppo (art. 35 Disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi) c’è una norma che da il via libera alle trivellazioni per la ricerca di petrolio nei nostri mari, consentendo le proroghe a concessioni scadute e l'autorizzazione di domande che non hanno concluso l'iter autorizzativo: sono di fatto fatte salve le tutte le domande di autorizzazione fatte dalle compagnie petrolifere nei mari italiani. Tradotto nei nostri mari sarà trivella selvaggia comprese le superfici prossime alla aree marine importanti come quelle delle Tremiti, delle Egadi dove insistono domande di trivellare per una superficie massima di 750 Km quadrati".
     Lo dichiara in una nota il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli: "Le aree di mare che rischiano di essere oggetto di trivellazione in Italia sono 40 (22 nel canale di Sicilia, 16 nell’Adriatico, 2 nel golfo di Taranto). Invece sono 120 le autorizzazioni già rilasciate che minacciano il territorio italiano per un totale di 42.500 Kmq: un vero e proprio assedio da parte delle compagnie petrolifere. Il governo pensa ancora al petrolio mentre mette in ginocchio il settore delle energie rinnovabili. Secondo i dati del ministero economico le riserve stimate da sfruttare con queste autorizzazioni sono pari a 187 milioni di tonnellate e verrebbero consumate in soli due anni".
    "Questo governo ha una visione della politica energetica e quindi economica da archeologia industriale, pensando che l'aumento delle trivellazioni aiuterà lo sviluppo
- conclude Bonelli -. In realtà è evidente che così facendo si facilita solo l'inquinamento del mare e la distruzione delle risorse naturali: una politica assolutamente inaccettabile. Tutto questo mentre il governo Monti continua a bloccare l'energia rinnovabile solo per favorire e gli interessi dei petrolieri e dell'industria energetica italiana che non vuole la modernizzazione".
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Articoli simili in rete:
- "Il CdM approva il decreto sulla crescita: la sostenibilità rimane uno slogan. Detrazioni al 50% per la riqualificazione energetica, ma fino a giugno 2013. Coste salve entro 12 miglia"
da "Green Report" - Leggi: http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=%2016368
- "Ci risiamo. Ritorna la norma del far west delle trivelle per la ricerca di petrolio nei mari italiani"
da "Angelo Bonelli Blog" - Leggi:
http://www.angelobonelli.it/col-decreto-sviluppo-torna-trivella-selvaggia-nei-mari-italiani/
- "In decreto sviluppo norma Far West trivelle: a rischio Egadi e Tremiti"
di Stefania Lopedote - Leggi:
http://www.verdi.it/not2011/item/30537-in-decreto-sviluppo-norma-far-west-trivelle-a-rischio-egadi-e-tremiti.html
- "Petrolio e gas, il Decreto Sviluppo resuscita trivellazioni fermate per motivi ambientali"
da "Il Journal" - Leggi: http://blogeko.iljournal.it/2012/petrolio-e-gas-il-decreto-sviluppo-resuscita-trivellazioni-fermate-per-motivi-ambientali/68084

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Scarica il testo del Decreto Sviluppo approvato oggi (15 Giugno 2012, ndr) in Consiglio dei Ministri
http://www.verdi.it/images/stories/download/DL_CRESCITA_GIOVEDI_-_ORE_21.pdf
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Pensieri e coincidenze
di Guido Picchetti (a margine di un ilnk condiviso su FB)
http://classmeteo.weather.com/contenuti/wp-content/uploads/2012/06/mare1.jpg


     A cosa sto pensando? Ad un'altra fortuita coincidenza di stamane, che fa il paio con quella rilevata ieri tra i due post ultimi in bacheca: quello sull'intervista di Peppe Croce a Edoardo Zanchini di Legambiente (sul tema dei "no-piani" energetici nazionali), e quello di Gianfranco Rossetto sulla proposta all'analisi della C.E. (sulla possibilità di riduzione dei debiti dell'Eurozona del 30% per Grecia, Italia, Portogallo, Spagna e Irlanda grazie alle energie ricavate da sole, vento e fonti geotermiche)... Una coincidenza ancora più significatica, che vede stamane proprio a Pantelleria, dove queste forme energetiche non fanno certamente difetto (nessuna delle tre), iniziare un convegno promosso dall'organizzazione onlus "Un Punto nel Mare" su questo tema, intitolato appunto "Pantelleria isola energica" (Hotel Cossyra, ore 9,30, oggi e domani).
    Il convegno si avvale oltretutto dell'alto patrocinio del Presidente della Repubblica, e al suo svolgimento collabora anche il "Politecnico di Torino" che domani mostrerà un prototipo in scala ridotta per lo sfruttamento energetico del moto ondoso, altro elemento energetico che certamente a Pantelleria non fa difetto per la sua posizione geografica al centro dello Stretto di Sicilia.
     Ma qual'è la coincidenza? E' presto detto. Proprio stamane il Governo tecnico in carica ha finalmente presentato il suo travagliato "Decreto per lo Sviluppo", un componente del quale è il proprio il piano energetico messo a punto dal ministro Passera. Si parlerà in esso ancora dei due pilastri "l'Italia come hub per la distribuzione dell'energia in Europa" e dell' "incremento della produzione di idrocarburi in Basilicata e in Sicilia" ? Vedremo... La speranza è che dal convegno di Pantelleria sprizzi una ventata di "energia" che porti davvero a percorrere ben altre direzioni... Ma sarà così, o accadrà invece quanto già altre volte proprio su quest'isola abbiamo visto e sperimentato, con delusioni finali per tanti progetti rimasti inadempiuti a dispetto della loro validità e del loro interesse per un modello ideale di sviluppo, che risulti, tutto sommato, utile non solo a quest'isola ?
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A Gianfranco Rossetto e Mauro Brusà piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 15/06/12

Ridurre del 30% i debiti dell'Eurozona con sole e vento
di Marco Witschge
http://marcowitschge.blogactiv.eu/2012/06/11/reduce-euro-debts-by-30-percent-with-sun-and-wind/


     Concessioni per la produzione di energia in grado di alleviare gli effetti della crisi
    
11/06/12. - I paesi più colpiti dalla Eurocrisis potrebbe ridurre sostanzialmente i loro debiti con concessioni per l'energie rinnovabili. Grecia, Italia, Portogallo, Spagna e Irlanda hanno ottime condizioni per la raccolta di energia dal sole, dal vento e dalle fonti geotermiche. Essi potrebbero offrire ai loro creditori concessioni per grandi programmi di investimento nel settore delle energie rinnovabili, che possono assicurare profitti finanziari abbastanza a lungo termine.
     Questo ‘renewable-energy-concessions-for-debt-reduction-plan’ è stato messo a punto da un gruppo di economisti di fama e di docenti di energia, e proposto quindi sul quotidiano olandese 'Nrc Handelsblad' lunedi scorso. Una riduzione del 30 per cento del debito è possibile se l'Irlanda dà meno dell'uno per cento, in Portogallo circa l'uno per cento e la Grecia circa il due per cento della sua superficie totale in concessione per la produzione di energia rinnovabile. Gli autori sottolineano che 'i progetti di energia non devono essere esclusivamente su larga scala e su appezzamenti vasti di terreno. E si possono anche trarre grandi opportunità per l'energia decentralizzata a livello locale'.
     I paesi coinvolti sarebbero in grado di pagare una parte sostanziale dei loro debiti ai creditori e, al tempo stesso riceveranno anche uno stimolo positivo per l'economia e l'occupazione dalla costruzione e la manutenzione dei progetti. 'Soprattutto le giovani generazioni in questi paesi che ora devono affrontare un tasso di disoccupazione estremamente elevato potranno godere di una nuova prospettiva per un futuro senza debiti, con molte opportunità per una crescita sana. E l'Europa avrà più energia da fonti rinnovabili con cui contribuire ad un ambiente più pulito, più sano e più sicuro per i suoi cittadini ', secondo questi professori.
     Alla commissione UE per i problemi economici e monetari è stato chiesto di esaminare seriamente questo piano. Le proposte hanno suscitato reazioni positive dal partito liberal-democratico, da quello dei socialdemocratici e dai deputati Verdi. Essi accolgono con favore tutti gli input innovativi e creativi nel dibattito in corso. Risolvere la crisi finanziaria così come le crisi energetica e ambientale richiede nuove idee e nuovi modelli economici di sviluppo.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

@ Gianfranco Rossetto. Grazie Gianfranco, per la segnalazione... Davvero una bella coincidenza... Il tuo post sembra proprio dato in risposta a quello che precede, con i rilievi di Edoardo Zanchini di Legambiente sull'assenza di qualunque piano energetico per il nostro Paese da parte dei governanti "tecnici" che ci ritroviamo... E pensare che l'Olanda non è certamente un "Paese del Sole" come l'Italia !!! E quanto a vento poi, Pantelleria non la batte nessuno. Ma fino a che le sovrintendenze archeologiche hanno diritto di veto sulle pale eoliche, qui sulle isole siamo messi male.... Meglio le schifezze sott'acqua, tanto non le vede nessuno... O proteggere i massi "antichi" semisommersi nei porti, anche se poi nessuno capisce cosa siano...
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Edoardo Zanchini, Legambiente: "Nessuna visione italiana per l'energia"
intervista di Peppe Croce
http://cip6.blogspot.it/2012/06/edoardo-zanchini-legambiente-nessuna.html


     Quinto Conto Energia, decreto rinnovabili, Conto Energia Termico. Tanti dubbi, nessuna strategia
    
14 Giugno 2012. - Che gli incentivi alle rinnovabili, sia il fotovoltaico con il Quinto Conto Energia che le altre elettriche con il decreto rinnovabili, siano uno degli argomenti più scottanti di questo periodo ormai si era capito. I decreti sui nuovi incentivi, che non sono ancora stati approvati dal Governo Monti, hanno scatenato una ridda di proteste da parte delle associazioni ambientaliste, di quelle di categoria, degli enti locali riuniti nella Conferenza unificata Stato-Regioni-Comuni che ha strappato a Corrado Passera qualche non meglio precisata modifica ai testi.
     Ho avuto il piacere di parlare di tutto questo con Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente nonché responsabile del settore Energia dell'associazione. Con Zanchini abbiamo fatto il punto della situazione energetica italiana che, come scoprirete leggendo o vedendo l'intervista, è profondamente cambiata negli ultimi anni.
     Ma, purtroppo, è cambiata senza aver dietro una precisa strategia energetica nazionale che avrebbe potuto evitare eccessi e contraddizioni. Oggi scopriamo un'Italia potenza del fotovoltaico, piena di centrali termoelettriche dal futuro assolutamente incerto, priva di una visione politica sul risparmio energetico e sulle rinnovabili termiche.
    Un'Italia che vorrebbe diventare un piccolo Texas dando il via libera alle trivelle sul suolo e nei mari nazionali, senza però sapere realmente quanto sia il petrolio e il gas che potrebbe estrarre. Tutto questo mentre le bollette salgono e non si sa perché. Anzi sì...

  1. Quinto Conto Energia, a pochissimi mesi dal quarto, ce n'era bisogno?
    C'era bisogno di un intervento perchè l'anno prossimo termina il Quarto Conto. Bisognava evitare gli errori che in questi anni hanno portato ad uno sviluppo enorme del fotovoltaico: c'era la possibilità di guadagnare molti soldi, ad esempio con il Salva Alcoa che ha permesso di beneficiare di incentivi molto vantaggiosi in un determinato periodo dell'anno scorso.
    Il problema è che il governo è intervenuto sulla spinta di una serie di critiche derivanti dall'impatto in bolletta degli incentivi e ha deciso di creare per il futuro tutta una serie di barriere per lo sviluppo del solare fotovoltaico. Quindi si è andati oltre quello che ci si immaginava.
  2. E invece per le altre rinnovabili? E' una situazione diversa: cosa servirebbe per queste fonti di energia?
    Per le altre rinnovabili c'erano i Certificati Verdi, per la parte elettrica, ma lo scorso hanno il Parlamento è intervenuto per cambiare le norme sugli incentivi. Che poi però non sono state mai attuate perché mancavano i decreti attuativi.
    Sono arrivati ora per la parte elettrica, mancano ancora per la parte termica. Sono due anni che si sente parlare dell'importanza delle rinnovabili termiche e che si dice che non si devono incentivare solo le elettriche (per primo lo dice il ministro Passera). Ma il primo provvedimento che ha fatto è il decreto sulle rinnovabili elettriche, che introduce molta burocrazia, e niente per le rinnovabili termiche: neanche una bozza.
    Riguardo alle elettriche, già il decreto Romani prevedeva di passare da un sistema di certificati verdi che è un sistema di mercato che ha permesso negli scorsi anni di creare impianti eolici, a biomassa, idroelettrici con criteri di mercato, a un sistema che viene regolato dalle aste.
    In più si passa da un incentivo che trova le risorse dal mercato, con degli obblighi per i distributori di energia elettrica che ha dei vincoli (l'obbligo di acquisto dei certificati verdi per chi produce o importa energia elettrica non rinnovabile, ndr) ad un meccanismo che è pagato cioè da tutti noi in bolletta.
    Allora il Governo che fa per evitare che ci sia un peso eccessivo sulle bollette? Dice che ci sono dei limiti annui di potenza e, oltre ad introdurre le aste, impone come per il fotovoltaico dei registri. Che sono un modo con cui tu, sostanzialmente, prendi un biglietto e ti metti in fila per ottenere l'incentivo.
    Questo sistema, che riguarda sia il fotovoltaico che tutte le altre fonti rinnovabili, è stato criticato dalla Commissione europea perché non offre nessuna certezza. Mentre prima tu avevi la certezza di realizzare un investimento (per il fotovoltaico attraverso il Conto Energia con cui sapevi la tariffa che prendevi e per le altre fonti con i Certificati Verdi) ora non è più così: tu prendi il biglietto, realizzi l'impianto e devi sperare di riuscire a prendere l'incentivo.
    Se non ci riesci scali all'anno dopo. Ed è per questo che è criticabile, anche perché i tetti annui per ogni fonte rinnovabile sono bassi.
  3. Quindi in pratica tutto il lato burocratico va migliorato? E' solo una questione di soldi o di meccanismo e andava meglio prima, con gli incentivi dati a tutti?
    Per farla semplice: c'è un unico paese in cui il sistema degli incentivi funziona, ed è il paese che sta investendo di più in rinnovabili. Questo paese è la Germania e ha un sistema trasparente: per tutte le fonti rinnovabili vale il Conto Energia.
    Cioè: se io ho un impianto e lo metto in funzione ho la certezza che avrò la stessa tariffa per vent'anni. Queste tariffe vengono riviste ogni sei mesi-un anno, ma ho la certezza se faccio un impianto di sapere quanto prenderò. Gli incentivi vengono ridotti in funzione sia degli investimenti che vengono fatti sia dell'innovazione tecnologica che abbassa i costi degli impianti.
    Questo sistema è il più trasparente e il più efficace. Magari in Italia avrebbe portato per il fotovoltaico a ridurre di molto gli incentivi, che sono molto generosi. Invece cosa abbiamo fatto noi? Abbiamo creato un sistema molto barocco in cui tu hai un incentivo molto più alto di quello tedesco, ma non hai nessuna certezza di ottenerlo.
    E' come se prendessi un biglietto della lotteria: io ci provo, e ci sono molti altri che ci provano insieme a me, se mi va bene io prendo gli incentivi altrimenti rinvio di un anno e mezzo. E' chiaro, però, che se io realizzo un investimento da ventimila euro (una famiglia che si fa il fotovoltaico sul tetto di casa, o un'impresa) e poi rinvio tutto a un anno e mezzo, e non sono sicuro dell'incentivo, con la banca l'accordo non lo troverò mai. Se i soldi non ce li ho nessuna banca me li presterà mai perché non c'è garanzia che io prenderò l'incentivo.
  4. A quanto pare il fotovoltaico sta modificando il mercato dell'energia, sottraendo i guadagni alle centrali termoelettriche che devono stare ferme per buona parte della giornata. E' reale questo scenario?
    Indubbiamente c'è un enorme cambiamento in corso nella generazione elettrica. I grandi guadagni sull'energia elettrica in Italia si sono sempre fatti nelle ore di maggior domanda, che sono tra le 11 e le tre del pomeriggio. Un momento della giornata in cui tutte le centrali lavoravano perché c'era una grande richiesta di energia.
    Il fotovoltaico produce soprattutto tra le 11 e le tre, se lo sommiamo alla produzione che viene da eolico, idroelettrico, biomassa etc... c'è una grossa fetta della domanda che viene soddisfatta dalle fonti rinnovabili. Che sono quasi gratuite, nel senso che prendono già l'incentivo e quindi possono vendere ad un prezzo pari a zero.
    Ma qual'è l'effetto paradossale? Che vengono tagliati fuori gli impianti a gas, che sono quelli più efficienti, perché sono più costosi rispetto a quelli ad esempio a carbone, che sono più inquinanti. Le centrali a gas sono molto più recenti e devono ancora smaltire il project financing con il quale sono state costruite.
    Tutti vendono un po' meno e si accusa il fotovoltaico di non far funzionare le centrali a gas. Quando in realtà in un paese normale si direbbe: "fortuna che c'è il fotovoltaico, che ci fa ridurre il costo dell'energia".
    Perché sulla borsa elettrica a mezzogiorno si è ridotto il costo, ma la sera aumenta. E' una cosa che non ha senso dal punto di vista dell'economia di mercato perché la domanda è più bassa, ma è evidente che le aziende elettriche si rifanno dei mancati guadagni di mezzogiorno. Su tutto questo noi chiediamo all'Authority di vigilare perché probabilmente c'è un cartello in corso tra le imprese.
    Quello che si dovrebbe garantire è che, da un lato, il risparmio ci sia realmente e che, dall'altro, tutto questo si cominci a vedere in bolletta. Hanno fatto tante accuse al fotovoltaico, ora i vantaggi ci sono e li vorremmo vedere anche per i cittadini e le aziende.
  5. A questo punto mi tocca una domanda: l'Italia ce l'ha o non ce l'ha una strategia energetica nazionale?
    La risposta è molto semplice: no. Abbiamo la curiosa situazione per cui siamo riusciti a realizzare, senza rendercene conto, una enorme trasformazione. Oggi siamo in una situazione assolutamente impensabile dieci anni fa. In negativo, perché con la crisi economica si sono ridotti i consumi per cui da cinque anni è fermo il consumo elettrico (e anche quello energetico in generale).
    Nel frattempo c'è stato un boom delle rinnovabili che è un vantaggio enorme per un paese che importa quasi tutta la sua energia. Il problema è che abbiamo pensato, come paese, che realizzando tante centrali termoelettriche si sarebbe finalmente creata la concorrenza e si sarebbero ridotti i prezzi.
    Oggi siamo al paradosso: abbiamo un parco installato di centomila MegaWatt per la parte termoelettrica, siamo a quasi 40mila per le rinnovabili, e la domanda non è mai arrivata a 50mila MegaWatt. Il che vuol dire che tante centrali rimangono ferme per tante ore del giorno e però si accusa di tutto questo le rinnovabili.
    Quello che si dovrebbe fare è: primo, continuare nello sviluppo delle rinnovabili, secondo aiutare le famiglie a risparmiare (oggi non c'è nessuna politica per far pagare meno alle famiglie le bollette, sia quella elettrica che quella termica), e terzo dare una prospettiva a questo enorme parco centrali che abbiamo affinché sia più efficiente e abbia minori emissioni di CO2.
    Quello che diciamo noi come Legambiente è: facciamo un sistema per cui le centrali che devono comunque rimanere in piedi per mantenere il sistema (perché le rinnovabili ci sono solo certe ore e certi mesi di più) ci rimangano, ma premiamo quelle che emettono meno CO2. Quindi quelle a gas.
  6. A questo punto una opzione potrebbe essere quella di chiudere qualche centrale termoelettrica. Gira voce che Edipower abbia intenzione di chiudere due impianti, forse quello di Milazzo e quello di Brindisi. Girano voci simili anche per altre compagnie che hanno impianti molto vecchi e molto contestati. In Germania iniziano a parlare di incentivi alla chiusura degli impianti, perché hanno esattamente lo stesso problema nostro. Tutto questo è credibile e fattibile in Italia?
    Al momento non c'è nessuna visione di come nell'interesse pubblico si possa accompagnare questo processo. Sicuramente avverrà spontaneamente. Facciamo l'esempio della Sicilia: il giorno di Pasquetta all'ora di picco il 100% è stato prodotto dalle rinnovabili, solare ed eolico.
    Questo fenomeno si avrà sempre di più andando verso l'estate, è chiaro che molte centrali se non producono almeno una certa quantità di energia escono fuori dal mercato. Per cui verranno chiuse, ma spontaneamente dalle aziende. Il problema è che tutto questo andrebbe quanto meno accompagnato, per evitare che si chiudano le centrali a ciclo combinato a gas che sono le più efficienti.
    Non è un mistero che molti dei grandi gruppi energetici italiani siano in difficoltà e che c'è il rischio che chiudano alcune delle centrali più efficienti visto il sistema che è completamente sregolato e senza nessuna visione. Magari teniamo in piedi le centrali a carbone come Civitavecchia e chiudiamo quelle a ciclo combinato.
    Non avrebbe senso, anche perché il guadagno che le aziende avrebbero dal passare al carbone non si vedrebbe in bolletta. Perché per come è fatta la borsa elettrica tutti vendono al prezzo che si forma sul mercato. E quindi anche chi produce col carbone, e spende due lire, poi si fa un sacco di soldi.
  7. Per il risparmio energetico e le rinnovabili termiche, invece, attualmente manca quasi del tutto un quadro di incentivi e un quadro normativo che ne regoli lo sviluppo. E a dire il vero gli italiani neanche ne sanno tanto ancora...
    Tra l'altro c'è molta ipocrisia quando si parla delle bollette perché per una famiglia media italiana l'incidenza del riscaldamento domestico e dell'acqua calda sanitaria è molto più alta di quella dei consumi elettrici. Mediamente una famiglia italiana spende mille euro l'anno (meno al sud, di più al nord) per il riscaldamento, in alcuni casi anche quattro volte quanto spendono per la bolletta elettrica. E non c'è nessuna politica per cambiare questa situazione.
    L'unica cosa che si è fatta in questi anni sono le detrazioni Irpef del 55% per l'acquisto di una caldaia a condensazione, di un pannello solare termico etc... Questo 55% è in continua discussione, ogni anno potrebbe essere abolito, si pensava che i decreti attuativi del decreto Romani avrebbero introdotto degli interventi in merito.
    Addirittura una sorta di conto energia termico, cioè la possibilità di riconoscere in bolletta il risparmio energetico. Il problema è che di tutto questo non c'è più traccia: erano girate sei mesi fa delle bozze di decreti che sono sparite. L'ultima ipotesi che gira è che questo sistema ci sarà ma varrà solo per il pubblico: i palazzi dei Comuni, gli ospedali, etc...
    Il pubblico è un pezzo del discorso ma non si può pensare che cambi qualcosa solo con le detrazioni del 55%. Faccio un esempio: per beneficiare del 55% bisogna avere dei redditi da detrarre. Un pensionato come fa a detrarre il costo di una caldaia? Semplicemente non la cambia.
    Bisogna pensare a interventi più efficienti, come fanno in Germania dove ti permettono di avere uno sconto se tu da un anno all'altro riduci i tuoi consumi elettrici e termici. E quindi tu sei incentivato a fare attenzione ai consumi, sei premiato. E' chiaro che bisogna andare in questa direzione perché qui sta una grossa possibilità di riqualificazione del patrimonio edilizio in cui viviamo. Bisogna incentivare ad esempio i cosiddetti cappotti termici che isolano meglio l'edificio.
  8. Che però costano parecchio!
    Costano parecchio e non godono della detrazione del 55%. Quindi bisogna inventarsi interventi diversi perché aiuterebbe anche l'edilizia, che è un settore in profonda crisi nel nostro paese. E in più i provvedimenti sulla parte termica sono quelli che per primi aiuterebbero le famiglie perché darebbero direttamente un guadagno tramite il risparmio annuo.
  9. Ultima e chiudiamo, una cosa accomuna questo governo con il precedente in fatto di energia: la passione per il petrolio e il gas nazionali. Il ministro Romani e il sottosegretario Saglia, nello scorso Governo, il ministro Passera, adesso, spingono tutti per aumentare le trivellazioni sul suolo italiano e dicono che si potrebbe coprire il 20% del consumo nazionale di idrocarburi e si possono creare 25 mila posti di lavoro. Il 30 maggio in Commissione Industria al Senato il Commissario dell'ENEA Lelli ha detto che nella migliore delle ipotesi si arriva al 12-14% del consumo nazionale. A questo punto ne varrebbe la pena?
    Secondo noi no. Il Governo si è inventato la sfida di sostituire una parte dei consumi di idrocarburi del nostro paese con idrocarburi nazionali. Senza però un cambiamento che ci permetta di ridurre il consumo di idrocarburi.
    Non c'è una politica in questo senso, nessuna politica di risparmio ed efficienza a livello nazionale. E in più non ci aiutano neanche le direttive europee perché, mentre per le rinnovabili abbiamo le direttive al 2020, non c'è ancora una direttiva vincolante sull'efficienza energetica. Forse verrà approvata quest'anno. E quindi non c'è nessuna visione per il nostro paese che ha visto aumentare così tanto le bollette proprio perché dipende dall'estero per gli approvvigionamenti.
    L'aumento delle bollette di questi anni dipende in maniera perfetta dall'aumento del prezzo del petrolio, siamo in balia degli eventi internazionali. Poi c'è il contributo per il fotovoltaico ma è insignificante. L'idea Passera, del precedente Governo e di quasi tutti quelli degli ultimi dieci anni è quella di ricorrere agli idrocarburi nazionali. Qui c'è un problema di visione energetica del paese, e noi pensiamo che bisogna affrancarsi dagli idrocarburi il più possibile.
    E poi c'è una questione di visione rispetto alle proprie risorse: in questo momento in Italia si stanno trivellando migliaia di barili di petrolio ogni giorno, ad esempio in Basilicata, si stanno facendo delle esplorazioni in altre parti d'Italia. Se pure si riuscisse a dare il via libera ad altre trivellazioni ci sarebbe un problema di quantità. Perché si arriverebbe nella migliore delle ipotesi al 10-12% ma non per trent'anni, per cinque. Poi tutto ritornerebbe come prima per cui il gioco non vale la candela.
    La domanda è: questo porterebbe un vantaggio in bolletta? Siccome sono "idrocarburi tipici italiani" si risparmierebbe? No, perché sarebbero venduti esattamente allo stesso prezzo. L'unico vantaggio che ci sarebbe, come succede in Basilicata, sarebbe quello di ricevere qualche royalties per il petrolio.
    Come è noto le royalties italiane sono minori da quelle pagate da ENI e dalle altre fuori dal nostro paese. Non c'è nessun interesse generale a coltivare i nostri idrocarburi. C'è un altro interesse: ridurre il consumo di petrolio, gas e carbone.

Viderotrovo: Incentivi rinnovabili, intervista in diretta a Edoardo Zanchini Legambiente
Trasmesso in streaming dal vivo in data 13/giu/2012 da ReverseInformation
Parliamo di incentivi alle rinnovabili in vista dell'approvazione del Quinto Conto Energia e del nuovo Decreto Rinnovabili.


http://www.youtube.com/watch?v=xesoLEfo6Eo&feature=player_embedded

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Commento del sottoscritto asu FB a margine del post

Una bella intervista di Peppe Croce a Edoardo Zanchini di Legambiente sul tema dell'energia in Italia, con una fotografia dell'attuale situazione del tutto indegna di un Paese civile, per giunta in questo momento governato da "tecnici" ...
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Lampedusa, Pantelleria, Linosa: benzina ?
di Gianluca Cecere (da una nota su Fb del 16/06/12)
http://www.facebook.com/notes/gianluca-cecere/lampedusa-pantelleria-linosa-benzina-/371965466201698

   
Ciao Guido, hai visto cosa accade a Linosa? Nel suo piccolo, questa isoletta meravigliosa fa capire quanto siamo dipendenti dal petrolio. Non funziona nulla : riscaldamento, luci, acqua, ospedale, officine, macchina, scooter... tutto dipende da lì. Da tempo ci conosciamo e ci battiamo da tempo per i danni che produce il petrolio : danni all’ambiente, danni alla salute dell’uomo e danni a tutto ciò che ci circonda. Poi però quando manca la ‘benzina’, o viene gestito male il suo approvvigionamento, succede quello che sappiamo.
     La domanda è: ma c’è soluzione ? E soprattutto c’è una volontà (politica e sociale) di realizzare un sistema di vita che non si basa su questa unica fonte energetica? O quantomeno ne limita l'utilizzo? Le isole minori italiane, come sai da anni esiste un concorso internazionale per sviluppare quanto di più moderno e funzionale si possa avere per le nostra isole, potrebbero vivere limitando moltissimo l’utilizzo dei combustibili.
    Lampedusa, Pantelleria, Linosa sono isole che con la sola “volontà” possono iniziare questo percorso. Ma lo vogliono veramente ? La realtà è che esistono già le soluzioni; esistono già i progetti, per tutte le isole, vedi Lampedusa con il Lampeduzero-2011, vedi Pantelleria con gli impianti geotermici già progettati, ecc. ecc.. vedi Linosa con le sue potenzialità.
    Concludo con il ricordare che a Linosa, la bellissima Linosa, abitano solo 450 persone. Si potrebbe veramente trovare una soluzione ottimale per soddisfare ogni necessità energetica (di vita, produttiva o turistica) : e questo può avvenire dal sole, dal vento e dalla terra! Non sono siciliano, non sono della Vs. terra o isola, ma ho a cuore e mi batto da tempo per queste cose... e più di tanto non posso fare od intromettermi.
    Auguro comunque a tutti agli amici di Lampedusa, di Pantelleria, di Linosa, di cercare di vedere un’alternativa all’utilizzo dei combustibili, e di chiedere informazioni, alle proprie amministrazioni o ad esperti nel settore rinnovabili, come si potrebbe iniziare.
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Post del sottoscritto su FB a margine della nota

Sono pienamente d'accordo con te, Gianluca, ma quando ci sono in gioco certi interessi, e manca trasparenza e fiducia, è difficile che vengano fatte le scelte giuste...
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A Guido Picchetti e Gerlando Larussa piace questo elemento
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Finalmente linosani in sciopero!
di Gerlando Larussa (album di 15 foto scattate a Linosa, Sicilia, Italy)
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.344181425651210.78245.100001780662156&type=1


15 giugno drammaticamente senza benzina... Dopo 40 anni di lavoro con il turismo,impossibilitati ad offrire servizi...

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Post di Gianluca Cecere

Ciao Gerlando, ci spieghi cosa succede? ... un approfondimento della situazione...
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Post di Gerlando Larussa

Ci hanno promesso da anni una pompa carburanti fantasma. Bolli pagati, assicurazioni, e revisione mezzi, tutto pagato. Del carburante neanche l'ombra. Come ci muoviamo?
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Post di Gianluca Cecere

Scelta politica o reale mare mosso da molto tempo ?
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Post di Gerlando Larussa

Mare mosso da sempre...Siamo abbandonati da tutti. Condividiamo.....
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Post di Annalisa Mascari

Bravi, fatevi sentire e cercate di fare in modo che la cosa non rimanga circoscritta. Avete troppo disservizi ed è ora di parlare!!!
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Post del sottoscritto a margine dell'album di foto condiviso su FB
A noi panteschi non fa venire nulla in mente ? ... e ai linosani la mia personale solidarietà ... per quel che può valere...
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A Marco Zappalà, Alfonso Nigro, Ilva Alvani e Gianluca Salerno piace questo elemento.
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Terremoto, appello docenti: stop allo stoccaggio del gas a S.Benedetto
da redazione "Il Messaggero-Marche"
http://www.ilmessaggero.it/marche/terremoto_appello_docenti...notizie/202497.shtml

    14 Giugno 2012. - PESCARA - Bloccare il progetto di realizzazione dell'impianto «Poggio Fiorito», da realizzarsi tra i comuni di Filetto, Casacanditella, San Martino sulla Marrucina, Calcara e Fara Filiorum Petri (Chieti), finalizzato allo stoccaggio del gas. È quanto chiedono Maria Rita D'Orsogna, docente universitario a Los Angeles, nonchè originaria di Lanciano (Chieti), e Francesco Stoppa, del Dipartimento di Scienze della terra dell'Università «D'Annunzio» di Chieti. «Il terremoto in Emilia e il successivo sciame sismico - affermano i docenti - hanno indotto le autorità ad interrompere il progetto Rivara per lo stoccaggio del gas da parte del consorzio Erg-Independent Resources. Una decisione che riguarda da vicino anche gli abruzzesi, poichè proprio nelle scorse settimane la Gas Plus di Davide Usberti ha proposto la costruzione di un simile impianto» nel chietino.
    La realizzazione di un centro analogo, denominato «San Benedetto Stoccaggio», è prevista a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). «Il progetto di Poggio Fiorito - spiegano D'Orsogna e Stoppa - prevede il trivellamento di due nuovi pozzi da cui estrarre gas mediante l'utlizzo di fluidi perforanti e tossici da smaltire, il riadattamento di un pozzo dismesso per lo stoccaggio e la costruzione di una centrale di trattamento. Il gas sarà stoccato ad alta pressione creando rischi di esplosione e di incendio, come afferma la stessa ditta proponente».
    Secondo i docenti «il quantitativo previsto di stoccaggio è di circa 150 milioni di metri cubi di gas», a fronte del consumo giornaliero in Italia pari a 260 milioni di metri cubi. La zona in questione, tra l'altro, «è coperta da vincolo idrogeologico, è classificata come zona sismica, è in frana ed è a pochi chilometri da due siti di interesse comunitario, oltre al Parco Nazionale della Majella». Sottolineando che sul progetto dovranno esprimersi il Corpo Forestale, la Sopraintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per l'Abruzzo, il Comitato Via (Valutazione impatto ambientale) e l'Autorità dei Bacini di Rilievo Regionale dell'Abruzzo e del Bacino Interregionale del fiume Sangro, D'Orsogna e Stoppa auspicano «che il buonsenso abbia la meglio e che la autorità competenti vogliano bocciare il progetto, a causa della forte sismicità dell'area, invocando il principio di precauzione che, come mostra il terremoto dell'Emilia, non è mai troppa».
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A Alessandro Squarci, Giò Nastasi e Gianluca Cecere piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 14/06/12

I due pilastri del piano energetico del ministro Passera: Italia 'hub' europeo per l'approvvigionamento del gas, e incremento della produzione di idrocarburi con i giacimenti di Sicilia e Basilicata.
da una immagine postata su FB da Movimento Ambientalista Bat del 14/06/12
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=246200312160769&set=p.246200312160769&type=1&theater


Dichiarazione del nostro "grande" Ministro Corrado Passera, in estratto dall'intervento del Ministro dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti, in occasione della presentazione del "Manifesto per il Sud nella crescita dell’Italia" a Roma, il 21 Maggio 2012.


(Clicca qui per leggere il testo integrale dell'intervento del Ministro Passera)

Qui a seguire l'immagine postata da Movimento Ambientalista Bat su Fb con il piano operativo in Sicilia denominato "Eureka Project" della Parther Resources:


http://www.facebook.com/photo.php?fbid=246200312160769&set=p.246200312160769&type=1&theater

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Grazie al Movimento Ambientalista Bat per la segnalazione... La riporto nei miei "Echi di Stampa" che diffondo periodicamente, con la speranza che i miei corregionali si sveglino e facciano sentire le loro voci... nonostante la bella stagione che favorisce ben altro...
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Post di Tommaso Eddie Ruggieri
Passera, ma vai a lavorare nei campi...
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A Gianluca Cecere, Ilva Alvani, Debora Toscano, Alessandro Squarci, Mary Pascarosa, Michele Sassano e Lidia Giannotti piace questo elemento.

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Stoccaggio gas a San Martino sulla Marrucina
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/06/stoccaggio-gas-san-martino-sulla.html


Dal testo sottoposto dalla Gas Plus alle autorità competenti: "In fase di esercizio dello stoccaggio sarà possibile che l'onda di perturbazione possa creare microsismicità. Si prevede tuttavia che la magnitudo di questi sismi sia molto bassa e non percepibile dall'uomo."
    WEDNESDAY, JUNE 13, 2012. - Il terremoto e il successivo sciame sismico che in questi giorni colpiscono l' Emilia Romagna hanno indotto le autorità ad interrompere il progetto "Rivara" per lo stoccaggio del gas da parte del consorzio "Erg-Independent Resources". Questa decisione riguarda da vicino anche gli abruzzesi, poichè proprio nelle scorse settimane la "Gas Plus" di Davide Usberti ha proposto la costruzione di un simile impianto di stoccaggio del gas da realizzarsi fra i comuni di Filetto, Casacanditella, San Martino sulla Marrucina, Calcara e Fara Filiorum Petri. L'impianto è denominato "Poggio Fiorito Stoccaggio". Un altro impianto della stessa natura è previsto a San Benedetto del Tronto, a cavallo fra Marche ed Abruzzo, da parte della stessa ditta e dal nome "San Benedetto Stoccaggio".
    Il progetto di Poggio Fiorito a San Martino sulla Marrucina prevede il trivellamento di due nuovi pozzi da cui estrarre gas mediante l'utilizzo di fluidi perforanti e tossici da smaltire, il riadattamento di un pozzo dismesso per lo stoccaggio, e la costruzione di una centrale di trattamento. Lo stoccaggio del gas è previsto nei mesi da aprile ad ottobre e l'erogazione da novembre a marzo. Il gas sarà stoccato ad alta pressione creando rischi di esplosione e di incendio, come afferma la stessa ditta proponente.
    Il quantitativo previsto di stoccaggio è di circa 150 milioni di metri cubi di gas. In Italia il consumo giornaliero è di circa 260 milioni di metri cubi. L'operazione della Gas Plus inciderà dunque sullo stoccaggio di gas necessario all'Italia per un pomeriggio. Parte dell'area scelta dalla Gas Plus è coperta da vincolo idrogeologico ed è classificata zona sismica uno e di rischio idrogeologico P3, entrambi i livelli di pericolosità più elevati. A pochi chilometri sorgono ben due siti di interesse comunitario e il Parco Nazionale della Majella. San Martino in particolare è una zona in frana. In passato la popolazione ha ritenuto che l'estrazione di idrocarburi dall'area avesse contribuito al grave dissesto che interessa il paese e per cui sono stati spesi gia' milioni di euro. San Martino è anche fortemente sismica ed ha subito ingenti danni nel terremoto del 1706 (VII-IX Mercalli) e 1933 (VIII Mercalli).
    Dovranno esprimersi su questo progetto il Corpo Forestale, la Sovrintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per l'Abruzzo, la Comissione VIA di Antonio Sorgi e l'Autorità dei Bacini di Rilievo Regionale dell'Abruzzo e del Bacino Interregionale del fiume Sangro. Ci auguriamo ancora una volta che il buonsenso abbia la meglio e che la autorità competenti vogliano bocciare il progetto, a causa della forte sismicità dell'area e invocando il principio di precauzione, che come mostra il terremoto dell'Emilia non è mai troppa.
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Nota:
Secondo il Piano di Stralcio di Bacino per l'assetto idrogeologico della regione Abruzzo che dovrà pronunciarsi sul progetto della Gas Plus, Casacanditella, Fara Filiorum Petri, San Martino sulla Marrucina, Filetto e Calcara, hanno tutte porzioni del loro territorio ad alto rischio - P3.
Art. 14 - Disciplina delle aree a pericolosità molto elevata (P3).
Fermo restando quanto disposto agli art. 9 e 10 del precedente Capo I delle presenti Norme, nelle aree a pericolosità molto elevata sono consentiti esclusivamente:
- opere ed interventi finalizzati alla mitigazione del rischio e della pericolosità gravitativa ed erosiva;
- opere urgenti realizzate dalle autorità di Protezione Civile o dalle autorità competenti, per la tutela di persone, beni ed attività in condizioni di rischio immanente;
- attività di manutenzione delle opere di consolidamento e di risanamento idrogeologico esistenti;
- le opere strettamente necessarie alle attività di sfruttamento minerario ed idrogeologico di corpi rocciosi nel rispetto della normativa vigente e purché nell’ambito dello Studio di compatibilità idrogeologica, di cui all’Allegato E alle presenti norme, si dimostri che l’attività di estrazione, produzione ed esercizio non alteri o incrementi le condizioni di instabilità in un intorno significativo dell’intervento e non contribuisca ad innescare fenomeni di subsidenza incompatibili con le finalità di tutela del presente Piano.
Nelle aree a pericolosità molto elevata è quindi vietato:
a) realizzare nuove infrastrutture di trasporto e di servizi (strade, ferrovie, acquedotti, elettrodotti, metanodotti, oleodotti, cavi elettrici di telefonia, ecc.), fatti salvi i casi previsti nel successivo articolo 16:
b) realizzare opere pubbliche o di interesse pubblico, quali ospedali, scuole, edifici religiosi, ed altre opere di urbanizzazione secondaria, di edilizia residenziale pubblica, insediamenti produttivi, nonché le opere a rete a servizio di nuovi insediamenti previsti dai piani di insediamenti produttivi e dai piani di edilizia economica e popolare;
c) impiantare nuove attività di escavazione e/o prelievo, in qualunque forma e quantità, di materiale sciolto o litoide, fatta eccezione per le attività relative alla ricerca archeologica e per gli interventi finalizzati alla eliminazione della pericolosità idrogeologica;
d) impiantare qualunque deposito e/o discarica di materiali, rifiuti o simili;
e) realizzare opere private di canalizzazione di acque reflue;
f) qualsiasi tipo di intervento agroforestale non compatibile con la fenomenologia del dissesto in atto;
g) in genere qualunque trasformazione dello stato dei luoghi, sotto l’aspetto morfologico, infrastrutturale ed edilizio, che non rientri tra gli interventi espressamente consentiti di cui ai successivi Art.15 e 1.
La parola subsidenza non compare mai in tutti il rapporto della Gas Plus.
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Nota del sottoscritto a su FB a margine del Post
Ad esempio di quanto accade con le centrali di stoccaggio di gas che le varie società del settore intendono realizzare nelle tante concessioni ottenute qua e là sul territorio nazionale (vedi il post precedente sul suo Blog), qui Maria Rita D'Orsogna ci racconta in particolare cosa la Gas Plus intende fare per la centrale "Poggio Fiorito" di San Martino sulla Marruccina (in provincia di Chieti in Abruzzo, della cui concessione è intestataria. Un'operazione in merito alla quale la stessa società, nel suo testo di presentazione alle autorità competenti, dichiara : "In fase di esercizio dello stoccaggio sarà possibile che l'onda di perturbazione possa creare microsismicità. Si prevede tuttavia che la magnitudo di questi sismi sia molto bassa e non percepibile dall'uomo" (sic!). Un'operazione peraltro identica a quella che la Gas Plus intende fare anche per la centrale "Sanbenedetto" in provincia di Ascoli Piceno nelle Marche, altra concessione di cui è intestataria, che, come quella in Abruzzo, comprende "aree a pericolosità molto elevata" !!! Tanto Pantalone paga, con le sofferenze dei cittadini !!!
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A Claudia Scalla, Alessandro Squarci, Giovanni Rossi Filangieri e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 13/06/12

Due video-denunce dei terremotati di Cavezzo
di "abruzzolive.tv" (pubblicati in data 07/giu/2012 da GiovanniFavia su YouTube)
http://youtu.be/A8pA29nvxEQ  e http://youtu.be/YypFJrVwGwQ


1° parte - La RAI censura le critiche dei terremotati emiliani e la rabbia esplode.
Durissima denuncia dei Cittadini di Cavezzo in provincia di Modena, nei confronti del sindaco di Cavezzo, reo di non essere presente a gestire la situazione, aver negato alla RAI di entrare nel campo di 500 persone e non aver nemmeno accolto e ringraziato i numerosi volontari della Protezione Civile, molti provenienti dall'Abruzzo. Diversi medici che si sono prestati per aiuti, sono stati rimandati indietro.


http://www.youtube.com/watch?v=A8pA29nvxEQ&feature=share

2° parte - I terremotati di Cavezzo e la rabbia nei confronti delle istituzioni .
La durissima denuncia dei Cittadini di Cavezzo in provincia di Modena vittime del terremoto. Diamo loro spazio e voce nei media.


http://www.youtube.com/watch?v=YypFJrVwGwQ&feature=share

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Commenti del sottoscritto su FB a margine dei due post

In alto la prima parte di una video-denuncia ripresa da "Abruzzo Live It" in due parti, pubblicata da Giovanni Favia su YouTube una settimana fa. .... Ma, per quanto forte, ritengo siano una testimonianza che non va ignorata... Una delle tante facce di una medaglia, alcune delle quali tutt'altro che scoperte e brillanti...
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Pensieri
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/06/pensieri.html


    TUESDAY, JUNE 12, 2012. - Mi sono arrivati tanti commenti ed email in questi giorni sul fracking, il terremoto, e un sacco di cose del tipo "non è dimostrato che in Italia il fracking si faccia su larga scala". Beh, è proprio qui il problema - cosa aspettiamo per regolamentarlo? Innanzitutto, mi dispiace moltissimo che ci sia dovuto essere del dolore di un popolo intero per aprire un dialogo nazionale sulla questione trivelle, fracking, stoccaggio, ma spero che qualcosa di buono possa venirne fuori: delle *regole* solide, su cosa si può e cosa non si può fare sopraterra, sottoterra, in Italia. Credo che, anche se il terremoto dell'Emilia dovesse essere un fatto del tutto naturale, non è saggio aggiungere a ciò che madre natura ci ha dato altri rischi, altri stuzzicamenti, altre occasioni per danzare.
    E' per questo che si deve programmare, legiferare, *decidere prima* che ci siano le tragedie e prendendo ad esempio gli altri, quelli che hanno già legiferato in materia, quelli che hanno già sperimentato gli effetti delle trivelle - che sia l'inquinamento galoppante in Basilicata, che siano le falde acquifere inquinate dal fracking negli stati centrali USA, che sia la Francia che ha bannato il fracking, che siano i morti della piattaforma Paguro, 50 anni fa.
    Io credo che occorra seguire l'evidenza scientifica, il principio di precauzione e il semplice buon senso, invece che le balle che ci propinano quelli dell'ENI, Assomineraria e tutte le altre compagnie a cui interessa solo speculare. Non è che i cittadini o le autorità devono dimostrare che fracking, trivelle e stoccaggi sono dannosi, sono i petrolieri che devono dimostrare il contrario! L'onere della prova sta a loro!
    Io credo che il fracking vada esplicitamente vietato dall'Italia, *prima* che si inizi a farlo su grande scala, e considerato che ci sono vari casi in cui già ci si prepara a farlo, come scovato da questo blog. La Francia l'ha fatto. La Bulgaria l'ha fatto. E noi?
    Io credo che il limite marino delle trivelle attuali - 5 miglia - sia ridicolo, e che occorra *chiudere il Mare Adriatico* alle operazioni petrolifere - considerato che negli USA - a parte il Golfo del Messico, il limite è di 100 miglia, e considerati i problemi di subsidenza che l'Italia ha già sperimentato.
    Io credo che occorra una moratoria precauzionale su *tutti* gli altri depositi di stoccaggio in programmazione per l'Italia, visto che ce ne sono altri 9 in progetto, oltre ai 14 già esistenti, per capire... fino a che non sia super cristallino, trasparente come acqua che le operazioni preliminari dello stoccaggio dalla "Erg-Independent Resources" siano assolutamente scollegate al terremoto.
    Sono queste le "istanze" di concessioni di stoccaggio, oltre a quella di Rivara.

Bagnolo Mella Stoccaggio
Edison Stoccaggio, GDF Suez Energia Italia Retragas Storengy SA - Bagnolo Mella, Capriano del Colle, Dello, Offlaga - (Lombardia - Brescia)
Cugno Le Macine Stoccaggio
Geogasstock
Grottole, Ferrandina, Salandra
(Basilicata - Matera)
Palazzo Moroni Stoccaggio
Edison
Sant'Elpido a Mare
(Marche, Ascoli Piceno)
Poggio Fiorito Stoccaggio - S.Martino(Ch) Gas Plus Italiana
Casacanditella, Fara Filiorum Petri, Filetto, San Martino sulla Marrucina,Vacri
(Abruzzo - Chieti)
Rivara Stoccaggio
Independent Gas Management
Mirandola, Finale Emilia, Medolla, San Felice Sul Panaro, Camposanto, Crevalcuore
(Emilia Romagna - Bologna, Modena)
Romanengo Stoccaggio
Enel Trade
Casaletto di Sopra, Izano, Offalengo, Romanengo, Salvirola, Soncino, Ticengo
(Lombardia - Cremona)
San Benedetto Stoccaggio
San Benedetto del Tronto, Monteprandone
Acea - Gas Plus Storage - Gaz De France International
(Marche - Ascoli Piceno)

Serra Pizzuta Stoccaggio
Geogasstock
Pisticci
(Basilicata - Matera)

Sinarca Stoccaggio
Guglionesi, Monteciflone, Montenero di Bisaccia, Palata
Edison GasPlus Italia
(Molise - Campobasso)

    Notare i proponenti - dal Suez, fino all'Inghilterra. Notare le città scelte - sismiche di zona 1, marine, turistiche, agricole, densamente abitate. I motivi di leggi più feree contro il trivellamento selvaggio non sono solo il terremoto, ma un insieme molto più quotidiano del terremoto - l'abbassarsi del terreno, l'aria avvelenata, le falde inquinate, la monnezza tossica sparsa di qua e di là, il proliferare di strutture petrolifere, le possibili perdite, i possibili scoppi, il mancato rispetto della democrazia - e basta come sempre andare in Basilicata per vederlo. Se dipendesse da me, direi: tutto quello che abbiamo bucato in Italia ce lo teniamo, lo monitoriamo, gli mettiamo tasse e multe salate ogni volta che fanno cose illegali, ma da oggi poi niente più buchi.
    Abbiamo trivellato questo pianeta per 150 anni. Fino a quando potremmo continuare a farlo? In Italia - ma nel mondo - il petrolio ed il gas facili li abbiamo già usati - di Cortemaggiore ce n'era uno solo. Adesso ci mettiamo a fraccare le miniere dismesse? Ci mettiamo a trivellare i parchi? Ci mettiamo a trivellare i campi? Ci mettiamo a trivellare a 10 miglia da Venezia? Al largo del Gargano, delle isole Tremiti, di Pantelleria? A 200 metri dagli ospedali come in Basilicata? Siamo cosi disperati? E non è fantascienza. Sono tutti progetti attuali, esistenti. E perchè no a Piazza San Pietro, davanti al Duomo di Milano o dentro Villa Borghese?
    Ogni giorno ci viene ricordato che i cambiamenti climatici estremi sono dovuti al consumo di fonti fossili, e che se andiamo avanti così il pianeta scoppia. Il tempo del petrolio è finito. E no, non finirà la nostra civiltà: il genere umano è sempre andato avanti e non indietro. Occorre solo avere il coraggio di dire basta e di incamminarsi oggi verso una fossil-fuel free society.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Ritengo che i "Pensieri" di Maria Rita D'Orsogna non abbiano bisogno di commenti, ma solo di essere letti con attenzione. E, se condivisi (come ritengo possano essere da chiunque abbia a cuore il nostro futuro), occorre solo che quei pensieri vengano fatti girare e divulgati al massimo. Ciò che accadrà un domani nel nostro Paese potrebbe dipendere in buona parte da certe scelte che nei prossimi giorni verranno prese sotto la spinta dell'attuale grave crisi economica, favorite purtroppo dalla poca trasparenza dell'informazione sugli argomenti illustrati da Maria Rita, e dalla diffusa ignoranza che ne consegue sui pericoli che possono derivarne per le comunità locali in tante aree del territorio nazionale. Cerchiamo di fare la nostra parte, informiamoci a dovere, e informiamo a nostra volta amici e conoscenti, ma prima che sia troppo tardi... . E' l'unica arma che abbiamo per scongiurare scelte sbagliate, in grado di condizionare pesantemente anche la qualità di vita delle generazioni future.
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Post di Movimento Ambientalista Bat
L'attuale crisi economica italiana (e non solo) è stata adottata come SCUDO dietro il quale i nostri Ministeri ed i politici si nascondono e si giustificano per le loro scelte poco trasparenti e prevalentemente dannose per l'ambiente a medio e lungo tempo... Non stanno prendendo seriamente in considerazione le altre possibili soluzioni che potrebbero incrementare l'occupazione e lo sviluppo economico, garantendo nello stesso tempo la salubrità dell'ambiente e la sicurezza del nostro territorio.
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Dalla mia Bacheca su FB dell'12/06/12

Tangenti al Comune di Lampedusa, incarichi revocati a Giancone e Gabriele.Assegnate le deleghe ai nuovi assessori: 3 donne e 2 uomini in giunta. Oggi a Roma incontro con il Ministro dell'interno Cancellieri
di Redazione
http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/lampedusa-tangenti-revocati-incarichi-gabriele-e-giancone.html


12/06/2012. - Il sindaco di Lampedusa e Linosa, Giusi Nicolini, ha revocato ieri gli incarichi ai consulenti nominati dall'ex sindaco Bernardino De Rubeis e indagati nell'ambito dell'inchiesta sul sistema di tangenti all'interno dell'ufficio tecnico comunale.
Si tratta di Gioacchino Giancone e di Giuseppe Gabriele. Al primo i magistrati della Procura hanno sequestrato un terreno e un immobile ad Agrigento che ritengono essere stati acquistati con i proventi delle tangenti ottenute in cambio di concessioni edilizie. Al secondo la Guardia di finanza ha requisito un conto corrente con 283 mila euro che si ritiene provengano dallo stesso reato. I due sono indagati con altre 9 persone, tra cui l'ex sindaco Bernardino De Rubeis (condannato in Appello pochi giorni fa per la sede non autorizzata a Palermo), accusate a vario titolo di abuso d'ufficio, falso, corruzione e violazione delle norme urbanistiche. Revocato l'incarico anche a Ninfa Parrinnello, responsabile del settore economico finanziario. Il sindaco ha incaricato la Polizia municipale di vigilare sull'osservanza delle tre diffide.
"Un atto indispensabile - ha detto Nicolini - per marcare il deciso cambio di direzione che questa amministrazione ha deciso ... [segue]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Se Pantelleria piange, Lampedusa non ride... Ma un po' di sana pulizia non guasta mai...
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Posat di Movimento Ambientalista Bat

In ogni città ci vorrebbe un gruppo di Ghostbusters così da poter "disinfestare" le case dei poteri (amministrazioni di varia natura)...
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Post di Maria Ghelia
Tutto il mondo è paese, purtroppo!
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A Andrea Biddittu piace questo elemento.
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Il nuovo Direttivo della SIBM
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3792664409481&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


Al recente Congresso della Società Italiana di Biologia Marina svoltosi a Marina di Camerota è stato rinnovato il Consiglio Direttivo per il triennio 2013/2015. Sono risultati eletti, quale Presidente Stefano De Ranieri, e Vice-Presidente Giovanni Fulvio Russo. Del nuovo Direttivo faranno altresì parte i biologi marini Marina Cabrini, Anna Occhipinti, Antonella Penna, Roberto Pronzato e Fabrizio Serena. Al nuovo direttivo i migliori auguri di Buon Lavoro...
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A Saro Tropea, Hèl ÈNyà, Ilva Alvani, Maria Ghelia, Dws Diving, Paola Michieletto, Alfonso Nigro, Renato Ghittoni e Mariapia Brighenti piace questo elemento.
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Oceani vicini al collasso: le azioni per salvarli
di Redazione
http://www.ilcambiamento.it/acque/oceani_vicini_collasso_azioni_salvarli.html


11 Giugno 2012. - Inquinamento, pesca eccessiva, traffico navale, perforazioni off-shore. Queste sono alcune delle minacce che ogni giorno aggravano lo stato degli oceani nel mondo. L'8 giugno scorso, nella Giornata mondiale degli Oceani, Greenpeace, ENPA e WWF hanno suggerito le azioni da intraprendere per scongiurare il collasso del mare. ... [segue]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post.
L'8 giugno scorso, nella Giornata mondiale degli Oceani, Greenpeace, ENPA e WWF hanno suggerito le azioni da intraprendere per scongiurare il collasso del mare. A parte il fatto che, presi come siamo dalle strette della crisi in corso, nessuno, che io sappia, nel nostro Paese ha pensato a celebrare la Giornata degli Oceani almeno nelle varie scuole italiane, o tanto meno a ricordarla sulla stampa nazionale (meglio parlare degli europei di calcio e di ... calcio-scommesse), una buona notizia va comunque registrata. E' quella relativa alla proposta da Greenpeace per la creazione di trentadue riserve marine che dovranno tutelare i punti più sensibili e ricchi di biodiversità dei nostri oceani, dai Poli al Mediterraneo, e una di esse è proprio lo Stretto di Sicilia. Dopo l'UNEP MAP e la Convenzione di Barcellona ora anche Greenpeace... Frattanto proprio al centro del Canale di Sicilia a 30 miglia a SO da Pantelleria la "IKDAM" della Northern Petroleum continua indisturbata la sua attività estrattiva dal fondali marini... Speriamo che nessun incidente si verifichi prima che qualcuno (ma chi ?...) arrivi ad istituire quella protezione (ormai da decenni...) da più parti autorevoli richiesta e prevista...
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A Giovanni Rossi Filangieri piace questo elemento.
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Cherosene nel fiume Cantera, disastro ambientale in Sicilia
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/cherosene-nel-fiume-cantera-disastro-ambientale-in-sicilia-10057.html


11 giugno 2012. - Nuovo disastro ambientale causato dall’ennesimo oleodotto rotto, questa volta a due passi dalla raffineria di Augusta-Priolo-Melilli, in provincia di Siracusa. La perdita di idrocarburi, stimata in ben 400mila litri tra gasolio e cherosene, sarebbe avvenuta la notte tra mercoledì e giovedì scorso. Ma fino all’indomani mattina nessuno se ne sarebbe accorto perché non vi sarebbero meccanismi automatizzati che rilevano eventuali cali di pressione nelle condutture. Siamo a due passi dai cancelli dell’area archeologica di Megara Hyblaea e la conduttura che si è rotta collega la raffineria ISAB (LUKOIL-ERG) con la SASOL, azienda chimica sita all’interno del polo petrolchimico. Il tubo che si è rotto passa a pochi metri dal fiume Cantera, proprio a due passi dalla foce. Dal tubo al mare, quindi, è un attimo ma l’ARPA Sicilia giura che neanche un litro di cherosene sia finito nella rada di Augusta. Il fiume, però, è certamente stato contaminato e ha cambiato completamente colore.
Il sindaco di Augusta, Massimo Carrubba, ha commentato con durezza la vicenda: "Questa è la testimonianza che non esiste un controllo sistematico. Appare evidente che è necessario mettere in pratica una serie di interventi previsti dall’accordo di programma sulla chimica sottoscritto a Roma che prevede una serie di interventi di bonifica per migliorare la qualità dell’ambiente molto compromesso dalle attività industriali degli ultimi cinquant’anni. È necessario che si esegua una ricognizione dettagliata di tutte le tubazioni interrate e non che sono tutte datate nel tempo. Le vigenti leggi non avrebbero certo permesso che una tubazione fosse interrata nelle immediate vicinanze di un corso d’acqua, a conferma che in passato si sono commessi troppi errori e abusato del nostro territorio con pochi scrupoli sull’ambiente che ci appartiene. Occorre mettere in sicurezza tutta l’area industriale e ridare tranquillità alla collettività."
L’ultimo incidente serio ad una conduttura petrolifera in Sicilia risale al 18 gennaio 2010, quando si ruppe l’oleodotto Ragusa-Priolo in territorio di Noto. In quel caso non fu resa nota la quantità di greggio fuoriuscita ma furono certamente colpite le campagne e le coltivazioni vicine. Più recentemente, il 10 marzo scorso, in Basilicata ci fu un’altra perdita di petrolio nel Comune di Bernalda (provincia di Matera) dall’oleodotto che collega il Centro Oli di Viggiano con la raffineria di Taranto. Secondo l’ENI, però, si sarebbe trattato di un sabotaggio. Poi, sempre in Basilicata in zona Viggiano, ci fu il caso della diga del Pertusillo che è risultata pesantemente inquinata da idrocarburi. Ma l’ARPA ha ritenuto che il Centro Oli dell’ENI non c’entrasse nulla. Infine, ancora in terra lucana, il pozzo Gorgoglione 2 della Total è stato accusato di causare la moria delle galline e delle pecore in una zona di aperta campagna che, prima dell’inizio delle perforazioni petrolifere, mai aveva fatto registrare problemi agli animali.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

In provincia di Siracusa una perdita di idrocarburi stimata in ben 400mila litri tra gasolio e cherosene sarebbe avvenuta la notte tra mercoledì e giovedì scorso, a due passi dai cancelli dell’area archeologica di Megara Hyblaea, e in prossimità del fiume Cantera a due passi dalla foce... L'ARPA Sicilia giura che neanche un litro di cherosene sia finito nella rada di Augusta. Il fiume, però, è stato contaminato e ha cambiato completamente colore... Commento del Sindaco di Augusta: "...troppi errori ed abusi nel nostro territorio commessi con pochi scrupoli sull’ambiente che ci appartiene. Occorre mettere in sicurezza tutta l’area industriale e ridare tranquillità alla collettività". E qui a seguire il video dell'incidente sul fiume Cantera vicino Siracusa, di cui stamane in bacheca ho riportato la notizia diramata da Peppe Croce su "GreenStyle".

Augusta, dispersi 400mila litri di cherosene. L'Arpa: «Rischio di infiltrazione nelle acque»
video pubblicato in data 11/giu/2012 da ctzencatania
Il torrente Cantera è ancora macchiato di rosso, così come il terreno a pochi passi dall'antica colonia greca di Megara Iblea. Da giorni, nell'aria si avvertiva uno strano tanfo. Colpa del cedimento di una tubatura dell'oleodotto Isab. La capitaneria di porto ha già avviato un'inchiesta, mentre il Comune di Augusta annuncia: «Se verranno accertate responsabilità dell'azienda, ci costituiremo parte civile».


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=gy-QvwruuRc

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Dalla mia Bacheca su FB dell'11/06/12

Petrolio, gas e carbone in Italia, l’ENEA smentisce Corrado Passera
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/petrolio-gas-e-carbone-in-italia-enea-smentisce-corrado-passera-10048.html


11 giugno 2012. - Neanche un mese fa ci chiedevamo se la strategia energetica del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, fosse realmente utile per l’Italia. Con tutte le trivelle che Passera vorrebbe autorizzare ad estrarre petrolio e gas nazionali, nella speranza di creare 25mila nuovi posti di lavoro, farsi una domanda del genere è più che lecito. Ma a quanto pare c’è anche qualcun altro che si è posto più o meno la stessa questione, certamente non uno sprovveduto: Giovanni Lelli, commissario straordinario dell’ENEA.
Durante l’audizione in Commissione Industria al Senato sulla strategia energetica nazionale, a fine maggio, Lelli ha consegnato ai senatori una relazione di una trentina di pagine contenente una sintesi di tutti i problemi energetici irrisolti dell’Italia: dal petrolio al gas, passando per carbone ed energie rinnovabili. Alla questione è dedicato un intero capitolo della relazione Lelli: “Problematiche della sicurezza energetica in Italia”. Nel paragrafo “Potenziamento della produzione nazionale di fonti fossili” Lelli introduce l’analisi:

"Il Governo si è recentemente espresso in favore di un aumento della produzione nazionale di petrolio e gas fino a coprire il 20% dell’insieme di queste due fonti: ci si chiede dunque se ciò sia effettivamente possibile ed, eventualmente, a quali condizioni."

Facendo i calcoli sugli stessi dati forniti dal Ministero dello Sviluppo economico Lelli conclude che:

"In conclusione, se da un punto di vista della consistenza delle risorse esiste la possibilità di incrementare l’estrazione annua di idrocarburi fino a coprire dal 12% al 14% del fabbisogno di petrolio e gas (contro l’8,5% del 2010), essa, a parte le incognite connesse alla redditività e ai prezzi prevalenti sul mercato, resta in gran parte legata agli impatti ambientali associati alle attività di estrazione e trasporto, stoccaggio e alla accettazione delle comunità locali residenti in prossimità dei pozzi."

Il 20% di produzione nazionale di idrocarburi che Passera vorrebbe raggiungere, quindi, è irrealistico perché se va bene (o male, a seconda dei giudizi) arriveremo al massimo al 14%. A questo calcolo di Lelli noi ne aggiungiamo un altro: se Passera prevede 25mila posti di lavoro con il 20% di produzione nazionale, con il 14% saranno molti di meno.
Sempre il mese scorso ci chiedevamo, poi, se l’Italia avesse realmente bisogno di tutto il gas che importa e di tutto quello che vorrebbe importare in futuro con i nuovi gasdotto e rigassificatori in progetto o già in costruzione. E notavamo che, probabilmente, di gas in Italia a breve ce ne sarà troppo. A quanto pare Lelli la pensa esattamente nella stessa maniera:

"La capacità in eccesso (rispetto alla domanda) che si verrebbe a creare è più funzionale ad una visione dell’Italia come “gas-hub” per l’Europa centromeridionale. Ma per valutare il realismo di questa opzione occorrerebbe vederla non solo in relazione alle proiezioni di crescita dei consumi di gas nei paesi europei più prossimi ma anche alle loro strategie di diversificazione delle forniture e alla struttura dei prezzi del gas."

Citando i numeri, queste parole diventano estremamente esplicative della situazione che si creerà entro il 2030:

"Qualora tutta la capacità di importazione programmata in Italia venisse realizzata, si avrebbe un eccesso di capacità di circa 60 miliardi di m3/anno (ossia il 66%) rispetto al fabbisogno stimato al 2030 nello scenario di riferimento. Questo corrisponderebbe a metà della domanda addizionale europea di gas prevista al 2030 (120 miliardi di Sm3).
Naturalmente ciò non tiene conto dei piani, già avviati, di incremento della capacità di importazione (per es. impianti di rigassificazione) di parecchi dei paesi europei, tendenti a ridurre la loro vulnerabilità a interruzioni nelle forniture."

C’è il serissimo rischio, quindi, che se l’Italia continua a riempirsi di gasdotti e rigassificatori GNL tra meno di vent’anni avrà tanto di quel gas da non sapere che cosa farsene perché anche gli altri paesi europei stanno attuando, ognuno per sé, le proprie misure di copertura del fabbisogno nazionale di gas. E se il gas già ce l’hanno non verranno a comprarselo dagli italiani.
Lelli poi passa ad analizzare la questione carbone. Decisamente scottante visto il caso ENEL Porto Tolle che ancora aspetta il pronunciamento del Consiglio di Stato. Il commissario ENEA parte dal presupposto innegabile che, a parità di energia elettrica generata con questo combustibile fossile, le emissioni inquinanti e quelle di CO2 sono molto più alte di quelle di qualsiasi altra fonte energetica.
C’è da chiedersi, quindi, se lo sviluppo del carbone sia compatibile con gli impegni presi dall’Italia riguardo alla diminuzione delle sue emissioni e alla protezione dell’ambiente. La risposta è scontata: no. Tanto è vero che l’industria sta cercando di mettere una pezza sperimentando le tecnologie di cattura e sequestro dell’anidride carbonica (CCS). Ma, riguardo a questi impianti, Lelli avverte:

"Tali impianti, tuttavia, sono costosi e richiedono essi stessi molta energia, specialmente per la compressione della CO2, il che implica un abbassamento della loro efficienza complessiva. La disponibilità di siti di stoccaggio geologico nelle vicinanze dell’impianto e l’utilizzo di infrastrutture dedicate per il trasporto (via pipeline) ai siti di stoccaggio rendono tale opzione tecnologica praticabile solo in un numero più limitato di casi e a costi che si giustificano solo con prezzi della CO2 sul mercato delle quote di emissione ben superiori a quelli attuali."

Passando alle rinnovabili, invece, il commissario spiega ai senatori come gli incentivi statali non abbiano favorito la nascita di una filiera industriale nazionale ma abbiano semplicemente finanziato l’importazione di tecnologia dall’estero. Tanto che, negli ultimi anni, le importazioni di fotovoltaico hanno rappresentato il 10% dell’import manufatturiero complessivo dalla Germania.
Il vero problema, però, è che praticamente in Italia non esiste una vera incentivazione pubblica sulle rinnovabili termiche che potrebbero influire moltissimo (anche più del potenziamento degli idrocarburi italiani) alla riduzione delle importazioni di prodotti energetici dall’estero. (Fonte: Senato)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Non sono solo i "complottisti" a smentire i vari Passera...
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Gli abbassamenti del suolo in Val Padana: scavernamenti, sinkholes, e subsidenze...
di Guido Picchetti (da una nota a commento di due immagini su FB)
http://www.facebook.com/note.php?saved&&note_id=458950630783424

Eccoli gli sprofondamenti in Val Padana. E di studi sull'argomento ce ne sono non pochi... Bastino questi due rapporti. Il primo, recente, è quello stilato del Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Ferrara realizzato con la collaborazione del Gruppo di Protezione Civile della Regione Emilia Romagna, incaricata di valutare il rischio geotermico post simico in località S.Carlo, interessata da estesi e gravosi fenomeni di liquefazioni a seguito dell'evento sismico del 20:05:2012. Da essa è tratta l'immagine qui riportata che mostra un fenomeno di sprofondamento del suolo, definito nel rapporto "scavernamento"...

La seconda relazione, redatta da ricercatori dell'ISPRA, risale a qualche tempo fa, al 2008 per l'esattezza, quando il terremoto in Emilia era ben al di là da venire, ma già certi fenomeni di subsidenza nell'area interessata oggi dalle scosse sismiche da qualche tempo si andavano manifestando, e venivano chiamati "scavernamenti" o "singholes" all'inglese. E in tale studio (firmato da E.Bianchi, A.Castellarin, S.Rodorigo e G.Vico) di tali fenomeni vengono anche ipotizzate le varie cause, senza affatto escludere la possibile incidenza delle attività estrattive di metano che nella zona da decenni e per decenni sono state effettuate. E fino agli anni '60 addirittura in forma artigianale, oltre che illegale e anonima, lasciando semplicente sprigionare il metano dall'acqua estratta in un apparato a forma di campana, dove il metano in soluzione formava delle bolle che venivano captate e concentrate. In quest'altra immagine ripresa dalla relazione dell'ISPRA, una sezione ipotetica della Pianura Padana, con l'ipotesi di formazione degli "scavernamenti" nell'area in esame.

Per chi ne voglia capirne e saperne di più sull'argomento, a seguire i due link alle relazioni succitate:
http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/geologia/temi/sismica/liquefazione-gruppo-di-lavoro/UNIFEReport1.pdf

http://www.isprambiente.gov.it/site/_files/Pubblicazioni/PeriodiciTecnici/Memorie/MemorieLXXXV/memdes_85_padana.pdf

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A Roberto Giacalone, Alfonso Nigro, Adelina Finzi e Ilva Alvani piace questo elemento.
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     Dal 1 al 10 Giugno 2012
 
Dalla mia Bacheca su FB del 10/06/12

Viva l'Italia! Siena, da Patrimonio dell'Umanità a distretto minerario ?
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3783563661968&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1

     L'Italia, da "Patria di Santi, Poeti, e Navigatori", a vero e proprio "Distretto Minerario"... E che distretto !!! Certe cose è bene saperle prima che il Decreto Svluppo del caro ministro Passera veda la luce e riscuota l'approvazione in parlamento sotto l'energica spinta della crisi che stiamo attraversando in tutta Europa.E prima che vada convinti in certe direzioni. Date un occhiata a questa mappa e poi leggetevi il pezzo che Maria Rita D'Orsogna ha pubblicato due giorni fa sul suo Blog...
    Personalmente ho un debole per le "mappe", e le preferisco alle belle frasi e ai bei discorsi, in quanto a differenza delle parole (che messe insieme, in un modo o nell'altro, portano a facili fraintendimenti), le immagini possono non dire certe cose, se su di esse non vengono riportate, ma il più delle volte parlano da sole, e difficilmente possono mentire. Guardate ad esempio questa immagine della Toscana, su cui spiccano con chiara evidenza tre belle aree di colore diverso, in provincia di Siena e Grosseto. C'è poco da equivocare...
    Sono tre aree denominate "P.R.Siena", "P.R.Belfiore" e "P.R,.Cinigiano" per le quali la società "European Gas Limited" (che a quanto pare "europea" non è affatto, bensì di origini australiane...) dice essa stessa di avere depositato le proprie valutazioni di impatto ambientale per estrarre Coal Bed Methane e Shale Gas con il sistema del " fracking" presso la regione Toscana !!!
    Ciò, denuncia Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog, avviene nel silenzio di tutti. E così quelle autorizzazioni verranno date prima o poi, senza che si richiedano pareri o chiarimenti, proprio perchè in Regione Toscana "fondamentalmente non sanno neanche cosa sia il fracking"! Ma in questa mappa, che Maria Rita ha scovato sul sito della "European Gas Limited", la cosa che fa davvero rabbrividire non solo lei, ma anche tutti noi (ritengo nessun italiano escluso...), è che la città di Siena, uno dei gioielli più cari del nostro patrimonio culturale e artistico, sia totalmente "coperta" da una delle tre concessioni in via di rilascio a detta società.
    C'è poco da dire. Siamo davvero su una bella china. E ciò avviene mentre la Francia e la Bulgaria, come più volte si è detto, hanno bannato il fracking. Noi invece neppure lo sappiamo che degli australiani intendono "frackeggiare" in alcuni dei posti più famosi d'Italia, se non del pianeta. E così finirà che la Toscana, la regione più turistica d'Italia, diventerà un distretto con acqua inquinata, esalazioni tossiche e tremori più o meno forti nel sottosuolo. Evviva l'Italia ! E' il grido finale di Maria Rita, cui mi unisco a viva voce. Un grido che alla lettera sarebbe un auspicio: "Che viva l'Italia...". Ma chi lo raccoglierà ?
    L'articolo di Maria Rita sul suo Blog intitolato "Altro fracking previsto per Siena e Grosseto" del 7/06/12
http://dorsogna.blogspot.it/2012/06/altro-fracking-previsto-per-siena-e.html

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Stesso articolo su "Pantelleria Internet Come - News 9621" dell'11/06/12
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8758

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La relazione geotecnica dell'Università di Firenze sulle "liquefazioni" del terremoto in Emilia
di Guido Picchetti (da un post con la relazione sul Diario di Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti


10/06/12. - Qui il "Rapporto Preliminare sui diffusi fenomeni di liquefazione verificatisi durante il terremoto in Pianura Padana emiliana del maggio 2012" messo a punto dalla sezione geotecnica del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell'Università agli Studi di Firenze (datato 30 Maggio 2012).
Due modeste osservazioni del sottoscritto, a margine di una lettura peraltro di estremo interesse: 1) la limitata profondità dei carotaggi effettuati dai tecnici su cui si basa la relazione (40, 50 metri, rispetto, ad esempio, alla profondità di 1000 e passa metri dei "pozzi sterili da trivellazioni" esistenti nell'area, neppure menzionati), con derivanti limiti apertamente dichiarati dagli stessi relatori. "b) la "subsidenza", convitato di pietra della relazione tecnica, mai nominata nonostante i cedimenti di fondazioni ricordati in una delle 33 pagine del rapporto, arricchito e documentato anche da numerose immagini che mostrano in alcuni casi evidenti "abbassamenti" del suolo.


http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/geologia/temi/sismica/liquefazione-gruppo-di-lavoro/RAPPORTOLIQ__1_.pdf

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A Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.
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Pantelleria isola energica: convegno 16 - 17 giugno 2012
da un comunicato stampa de "Un Punto nel Mare"
http://www.viverepantelleria.it/pantelleria-isola-energica-convegno-16-17-giugno-2012.html


Sabato 16 e domenica 17 Giugno p.v., presso la sala congressi dell’Hotel Cossyra, loc. Mursia, dalle ore 09.30 si terrà il convegno “Pantelleria isola energica: terra, mare, sole e vento – scenari di un futuro sostenibile”. Il nuovo appuntamento organizzato dall’Associazione Onlus Apnea Pantelleria con il progetto “Un Punto Nel Mare”, vuole proporre Pantelleria come modello per le applicazioni delle energie rinnovabili a basso impatto ambientale e si pone come logico proseguimento del convegno 2011, incentrato invece sulla biodiversità marina correlata ai problemi d’inquinamento dovuto alle ricerche petrolifere.
“Il convegno di quest’anno – afferma Alberto Zaccagni, Presidente dell’Associazione Onlus Apnea Pantelleria - sarà propositivo all’alternativa del petrolio per la produzione di energia sulla nostra isola. Considerando infatti Pantelleria come luogo ideale, sia dal punto di vista geografico, geomorfologico che fisico, per sfruttare risorse sostenibili a basso impatto ambientale ed emissioni pressochè pari allo zero per la produzione di energia, saranno presentati progetti e studi di grandi scienziati e università che mettono al centro l’isola di Pantelleria come luogo ideale per la produzione di energia con fonti rinnovabili”.
Il 16 giugno, prima giornata di convegno, verranno affrontati diversi temi del panorama ambientale - energetico, tra i quali l’analisi dell’energia delle onde del mare di Pantelleria, tramite modelli previsionali; i problemi derivanti dallo sfruttamento d’idrocarburi ed il risparmio energetico; si parlerà del progetto di “dammuso sostenibile” e di un dissalatore attivato da energia geotermica; l’uso delle smart grid a Pantelleria.
Il 17 giugno, ultima giornata in programma, dalle ore 11.00, presso lo stabilimento Cantieri Esposito, sarà possibile visitare il prototipo del sistema di produzione di energia da moto ondoso, a cura di “Wave for Energy srl”, con la presentazione dello studio “UP Design”, nella persona del Dott. Palermo.
Nel pomeriggio altri interventi concluderanno la panoramica argomentativa sull’uso delle energie rinnovabili e del risparmio energetico a Pantelleria. Nel pomeriggio di domenica 17 giugno, saranno premiati anche gli elaborati del concorso dedicato alle scuole di Pantelleria che ha coinvolto i suoi allievi sull’argomento “L’isola che non voglio oggi – L’isola che vorrei domani”.
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Dalla mia Bacheca su FB del 9/06/12

Terremoto in Emilia. E' tutta "liquefazione" ! La "subsidenza" non esiste...
di Guido Picchetti (a margine di un video caricato su YouTube da 777AntiNWO condiviso su FB)
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=q7ekRYtKVbE#


Questo video (ripreso da www.youreporter.it "CronacaLive") è stato caricato su YouTube da 777AntNWO il 29 Maggio u.s., una decina di giorni dopo le prime violenti scosse sismiche del terremoto ancora in corso in Emilia. Chi ha effettuato le riprese, a giudicare dal commento sia scritto che parlato che accompagna le immagini, non è certamente un "complottista". Nessuna parola di troppo. Ma il video contiene nella prima parte una testimonianza visiva sui fenomeni di "liquefazione del suolo" che lo stesso reporter commenta con queste parole: "Questa liquefazione non è affatto normale, e nei tg fino ad oggi non ho sentito spiegare il perchè la terra sta essudando argilla calda !!! ". In realtà il calore dell'argilla possiamo solo immaginarlo, ma sono in compenso chiaramente evidenti dei fenomeni di "subsidenza", sui quali tutti i vari organi di stampa, che hanno fatto cronaca da quei luoghi in queste lunghe settimane di sofferenze e paure per la gente emiliana, si sono ben guardati dal riferire, nonostante proprio la "subsidenza" sia universalmente riconosciuta come una delle conseguenze "possibili" di certi procedimenti estrattivi (al pari dei cosiddetti microterremoti)... Ripeto: una conseguenza "possibile", non ho detto "certa"... Ma perchè nascondere il fenomeno, e non mostrarlo e discuterne per quello che è ? Ieri, quando in altra zona del territorio emiliano (secondo i satelliti) il suolo si è sollevato di 12 cm, tutti i TG hanno immediatamente riferito il fatto, mentre hanno taciuto sui leggeri sprofondamenti che pure ci sono stati contemporaneamente in altre zone... La parola "subsidenza" è evidentemente tabù, meglio parlare di "liquefazione". E se ciò avviene, una ragione ci deve essere. E infatti c'è. Negli anni '60 in Veneto le estrazioni di gas metano causarono lo sprofondamento dei terreni di alcuni metri rispetto al livello del mare, con un danno ambientale ed economico tale, che furono chiusi tutti i pozzi per evitare ulteriori disastri. Erano evidentissimi fenomeni di "subsidenza", e nessuno lo negò.... Da allora questa parola spaventa chi ha interessi in certe operazioni poco trasparenti. Meglio parlare solo di "liquefazione", anche se c'è insieme "subsidenza"...A Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

TERREMOTO-Fenomeno liquefazione. Scosse terremoto Emilia Romagna 2012.
Pubblicato in data 29/mag/2012 da 777AntiNWO su You Tube
Ringrazio www.youreporter.it CronacaLive. Le scosse sono state molte. Propongo questo video che evidenzia il fenomeno liquefazione. Questa liquefazione non è affatto normale, e nei tg fino ad oggi non ho sentito spiegare il perchè ka terra sta essudando argilla calda!!!! La fonte di questo video arriva da www.youreporter.it. La giornata di sabato 26 maggio è stata segnata dal crescente allarme per il fenomeno della liquefazione a San Carlo, frazione di Sant'Agostino. Le faglie si stanno estendendo e fuoriesce sabbia alla stato liquido. Evacuata un'altra parte del paese. Ci sono stati anche i funerali di uno degli operai morti sotto un capannone ed è stato messo in vendita il formaggio "terremotato"


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=q7ekRYtKVbE#

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A Claudia Scalla e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

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Debole scossa sismica ieri sera nella Valle del Belice
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3779147111557&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


Una immagine come promemoria per i miei corregionali siciliani. L'ho catturata stamani sul sito dell' "Euro Mediterranean Sismologic Center". Ed è la mappa che evidenzia l'epicentro di una scossa sismica registrata ieri sera alle 20:38 in prossimità di Santa Margherita del Belice in provincia di Agrigento. Una scossa modesta, di magnitudo 2.3 con ipocentro alla profondità di 13 km. Certamente poca cosa, a confronto di quanto sta avvenendo in Emilia, e forse, proprio per tale ragione, pare passata piuttosto sotto silenzio. D'altronde una rondine non fa primavera, si fa per dire, ed una scossa isolata così debole non dice molto, ma può servire a ricordarci della sismicità della Sicilia e dei fondali marini che circondano quest'isola. Sismicità ben nota ai siciliani, che dovrebbe sconsigliare decisamente ogni ulteriore tentativo di trivellazioni (fracking o non fracking) per i rischi connessi a tal genere di operazioni, specialmente in quelle zone, come la Valle del Belice, che già esperienze dolorose per il terremoto in tempi non lontani hanno fatto...

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Post di Stefania Armeno
Riflettiamo gente!!!
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A Vincenzo Curto, Giovanni Gasperini e Maurizio Tritto piace questo elemento.
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Il fracking anche in Sardegna?
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/06/il-fracking-anche-in-sardegna.html


     FRIDAY, JUNE 8, 2012. - Continuo a scovare progetti su progetti per fare fracking in Italia. Come detto, non è da scisti, ma da carbone - tramite questa tecnica del Coal Bed Methane, abbreviato in CBM, e se ne parla da anni, anni, senza che nessuno di noi abbia saputo niente. Qui ci sono i primi che abbiamo scovato - sono quelli della "Independent Resources" - che vogliono fare CBM a Ribolla, in provincia di Grosseto. Sono inglesi e hanno sono gli stessi che vogliono trivellare in Emilia per lo stoccaggio di San Felice sul Panaro. Qui invece ci sono quelli della "European Gas Limited" - che vogliono tirare fuori il CBM a Siena e a Grosseto. Sono australiani.
     Oggi è la volta del Sulcis. Infatti, mi sono posta proprio questa domanda, ieri: se vogliono tirare fuori il metano dalle miniere toscane, che faranno alle miniere sarde - ben ricordando che il Sulcis è stato un tempo la zona mineraria più importante d'Italia? Non a caso Carbonia si chiama cosi! E voilà - digiti le parole giuste su google.com e tutte le tue domande hanno risposte - CBM anche nel Sulcis!
In questo caso, i signori che propongono di fare fracking per estrarre questo < CBM nel Sulcis sono quelli della "CarboSulcis Spa" che sono in possesso della Miniera di Monte Sinni. Ce ne sono diverse di presentazioni simili a quella linkata qua sopra. Ecco qui una delle prime sul destino delle miniere sarde:

    Questa presentazione è del 2007 - già da allora offrivano questa bella spiegazione a Cracovia - mica a Cagliari! - sulla possibilità di estrarre CBM in Sardegna. Fabrizio Pisanu della CarboSulcis dice: "The most significant project in Italy about exploitation of Coal Bed Methane, is developing in the coal basin of the SW of Sardinia (Il principale progetto in Italia per lo sfruttamento del Coal Bed Methane e' lo sviluppo del bacino di carbone nel sud-ovest della Sardegna)".
    In un altra presentazione del 2004 addirittura un certo Giraldi dell'ENEA dice che per questo progetto del Sulcis vogliono usare una tecnica di ECBM - Enhanced Carbon Bed Methane (vedi immagine a lato, ndr). E' scritto nella freccia 1: "Main goals of the project: to exploit an ECBM technique throughout the Sulcis Coal Province (sfruttare una tecnica ECBM in tutta la provincia carbonifera del Sulcis)". E poi nella freccia 4 parlano di inieizione di anidride carbonica sottoterra e di produzione di metano.
    Quindi, già qui c'è un po' di mancanza di rispetto, da come la vedo io. Il Giraldi e il Pisanu, chiunque siano, non possono non sapere che questo CBM (o ECBM dove la E sta per "enhanced") involve pratiche di "hydraulic fracturing". Perchè hanno detto queste cose alle loro belle conferenze in giro per in mondo e non le hanno dette agli italiani? Ai sardi? In Italiano? In modo semplice? Mistero.
    Ecco invece cosa dice una coalizione di NGO-s (organizzazioni non governative) in giro per il mondo, il 24 Aprile 2012, sul fracking per shale gas, shale oil e coal bed methane:

    Sono preoccupati degli impatti del fracking da gas di scisti, metano e coal bed methane a causa di effetti sui cambiamenti climatici, il risparmio di energia, l'inquinamento dell'acqua, l'uso di acqua, l'inquinamento dell'aria, del terreno, l'uso del suolo, il rumore, l'attività sismica, i danni alla salute delle comunità e dei lavoratori nell'industria del gas non-convenzionale, gli effetti socio-economici sulle collettività. Bastano? Ci sono Greenpeace, che tutti conoscono in Italia, ma anche le filiali europee di Friends of the Earth and Food and Water Watch, che vanno abbastanza forti qui negli USA.
    Mi si dice: ma questi sono solo progetti, sono solo cose "una tantum", è solo sulla carta. Beh, io dico che, proprio perchè è tutto sulla carta e non ancora siamo nel baratro del fracking, è necessario istruire la gente e vietare queste pratiche - prima che sia troppo tardi!
    Dopo non puoi più fare granchè - vedi Basilicata. Sono sicura che oltre a quelli della Toscana e del Sulcis ci sono in giro mille altri che vogliono venire a trivellare l'Italia - i nostri mari, i nostri campi, i nostri parchi, i nostri boschi - e ora anche le nostre miniere! Nel silenzio generale di una classe politica assolutamente ignorante in materia, incapace di prendere decisioni, di guardare al futuro, di avere coraggio di guardare oltre il portafoglio.
    Ci piace sempre copiare dagli altri - caro Passera, caro Monti, caro Clini. Perchè non copiamo dalla Francia e non lo banniamo anche noi il fracking, prima che sia troppo tardi? O dobbiamo aspettare altre tragedie - che siano terremoti, inquinamento delle falde acquifere o scoppi?
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Grazie Maria Rita, lo segnalo ai miei amici sardi... E' bene che sappiano...

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Petrolio in mare, il litorale vastese ancora minacciato
di mr
http://ilnuovomolise.it/36349/petrolio-in-mare-il-litorale-vastese-ancora-minacciato


8 giugno 2012. - Rischio petrolizzazione in Abruzzo, in pericolo la costa teatina. Sebbene le nuove norme non siano ancora definitive, il Decreto Sviluppo che sta per essere approvato apre nuove opportunità per le compagnie petrolifere. A lanciare l’allarme i consiglieri regionali del Pd, Camillo D’Alessandro e Claudio Ruffini, secondo i quali il Capitolo V del Decreto prevede, su proposta del ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, il via libera alle trivellazioni petrolifere e gasiere nei mari italiani, fissando il limite per gli interventi off shore da 12 a 5 miglia marine. Una scelta che torna a tutto danno della costa abruzzese che rischia di ritrovarsi le piattaforme estrattive sottocosta, a breve distanza dalle spiagge. Secondo Legambiente, le licenze riguardano ampie zone del Sud Italia, 12 nel Canale di Sicilia, 7 nell’Adriatico settentrionale, 3 tra Marche e Abruzzo, 2 in Puglia e 1 in Sardegna. “Si tratta di un pericolo concreto – hanno affermato D’Alessandro e Ruffini – Se andassero in porto tutti i progetti di trivelle in discussione, alcune tra le coste più belle d’Abruzzo, come quelle della costa teatina, verrebbero deturpate ed esposte al costante rischio di una marea nera. Invitiamo il Presidente Chiodi e tutto il Consiglio regionale ad esprimere pubblicamente la propria contrarietà alla trivellazione selvaggia del mare Adriatico”.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Repetita juvant... e in certi casi non "secant (scocciano)...", ma aiutano a ricordare, a capire, e a stare all'erta...

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Dalla mia Bacheca su FB dell'8/06/12

"Santuario Pelagos dei Mammiferi Marini". Francia e Italia, due mondi paralleli ?
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/notes/guido-picchetti/santuario-pelagos-dei-mammiferi-marini-francia-e-italia-due-mondi-paralleli-/457881684223652

    In questa nota troverete un articolo ripreso dal numero di Giugno 2012 del bollettino di MEDPAN, un notiziario che questa organizzazione francese di tutela ambientale del Mediterraneo invia periodicamente a quanti si interessino a tali problemi. Si tratta in particolare di un articolo che mostra l'impegno dei nostri cugini francesi in favore dell'ambiente marino che fronteggia le loro coste mediterranee. Un impegno che risale al 1963, da quando, nella piccola isola di Port-Cros vicino Antibes, fu istituito il primo parco marino del Mediterraneo, e che decenni dopo, nel 1999, ha portato alla realizzazione della prima grande area marina protetta internazionale del "Santuario dei Mammiferi Marini" o "Santuario Pelagos", istituito grazie alla collaborazione internazionale dei tre Paesi europei, Francia, Principato di Monaco e Italia, tra le cui coste mediterranee il santuario è compreso, interessando in particolare la Costa Azzurra e la Corsica in Francia, e le regioni Liguria, Toscana e il Nord Sardegna in Italia.
    Della notizia sul "Santuario Pelagos" pubblicata da MEDPAN riporto il testo integrale in lingua originale. E' una notizia piena di riferimenti interessanti, degni di attenzione. Ci sono in particolare ben quattro brevi video sull'argomento che, del "Santuario Pelagos", raccontano per immagini le caratteristiche, le finalità e anche prospettive di utilizzazione a fini educativi e conoscitivi... Non perdeteveli... Belle le immagini; e preziosi, anche dal punto di vista informativo, i contenuti.
    La notizia sul "Santuario Pelagos", nella newsletter di MEDPAN, risulta anche corredata da una mappa che mostra chiaramente la posizione nel Mediterraneo di questa vasta area marina istituita a protezione dei mammiferi marini. Tale mappa, riportata in alto nell'immagine composta dal sottoscritto che qui unisco, è posta volutamente a confronto con un'altra mappa in basso a destra che mostra invece, alquanto ingrandita, l'area marina dell'Alto Tirreno interessata dal "Santuario Pelagos" tra la Corsica e la costa della Toscana, dove, su una vasta superficie a sud di Pianosa e in prossimità di Montecristo, ci sono concrete minacce di trivellazioni petrolifere off-shore, essendo stata data in concessione (secondo il sito del Ministero dello Sviluppo Economico) alla Key Petroleum.
    Le motivazioni del confronto in questa immagine tra le due mappe, quella di provenienza francese e quella di fonte nostrana, sono spiegate, spero chiaramente, nel breve commento inserito a lato nella stessa immagine. Un confronto che mi induce, nel presentare la news di MED PAN sul "Santuario Pelagos", ad alcune brevi domande conclusive. Queste...
    Ma perchè le associazioni italiane di ambientalisti e biologi marini italiani restano in silenzio di fronte alle tante attuali minacce all'ambiente marino, di cui quella nelle acque del Santuario è forse la più eclatante, ma non certo l'unica in acque di competenza nazionale, o anche nel Mediterraneo più in generale? Come mai invece nostri cugini francesi, come è avvenuto poco tempo fa per una minacciata trivellazione off-shore da parte della Melrose al largo di Marsiglia, si sono prontamente mobilitati, ottenendo la revoca di quella concessione (senza contare la messa la bando in tutto il territorio d'Oltralpe della tecnica estrattiva del "fracking", in Italia neppure preso in considerazione dai nostri governanti, a dispetto delle infinite scosse sismiche in Emilia, possibile concausa delle stesse ...) ? Possibile che Francia e Italia, dopo aver fondato l'Europa Unita, si siano spostati di fatto su due "Mondi Paralleli"?

Le Sanctuaire Pelagos
MedPAN - Actualités des AMP en Méditerranée, juin 2012
dalla Newsletter MedPAN [magali.mabari@medpan.org]
    
Le Parc de Port Cros qui anime la partie française du Sanctuaire PELAGOS a publié ce printemps plusieurs vidéos de qualité visant à présenter le sanctuaire marin et mettre en valeur les actions menées:
    
1) Présentation du sanctuaire [vidéo] - Pubblicato in data 31/mag/2012 da PNPC83
The Pelagos Sanctuary for Mediterranean Marine Mammals is a special marine protected area extending about 90.000 km2 in the north-western Mediterranean Sea between Italy, France and the Island of Sardinia, encompassing Corsica and the Archipelago Toscano.
The Sanctuary waters include the Ligurian Sea and parts of the Corsican and Tyrrhenian Seas, and contain the internal maritime (15%) and territorial waters (32%) of France, Monaco and Italy, as well as the adjacent high seas (53%). Coastlines bordering on the Sanctuary are predominantly rocky, with the exception of eastern Corsica and Tuscany, where they are mostly flat. Accordingly, within the Sanctuary area the continental shelf is wide only in correspondence of such limited coastal plains, whereas it is mostly narrow and disseminated with steep, deeply-cut submarine canyons elsewhere. The western offshore portion of the Sanctuary consists of a uniform abyssal plain 2500-2700 m deep, however east of Corsica the sea bottom is shallower (1600-1700 m) and uneven. Compared to the rest of the Mediterranean, this marine area is characterised by very high levels of offshore primary productivity, caused by the interplay of oceanographic, climatic and geomorphological factors. A dominant cyclonic current, flowing north along Corsica and Tuscany and thence hugging the coast of Liguria and mainland France in a westerly direction, creates a permanent frontal system which acts as a boundary between coastal and offshore waters. Intense biological activity is generated along this boundary by the dynamics of the water masses associated with the front. Such phenomena are seasonally and intermittently reinforced by vertical mixing and coastal upwellings, generated by the prevailing north-westerly wind ("mistral"), which lift up from the deep waters into the euphotic zone nutrients and organic substances contributed by rivers, most notably the Rhone. Consequent high levels of primary production, with chlorophyll concentrations exceeding 10 g m-3, support a conspicuous biomass of highly diversified zooplankton fauna, including gelatinous macrozooplankton and swarming euphausiid crustaceans (krill), Meganyctiphanes norvegica. Zooplankton, in turn, attracts to the area a various levels of predators, mammals included.


http://www.youtube.com/watch?v=3qDenWeb5Fg&list=PL3D8077BA36CE027F&inde=1&feature=plpp_video

2) Les cétacés du sanctuaire [vidéo] - Pubblicato in data 31/mag/2012 da PNPC83
Dans le Sanctuaire PELAGOS, 8 espèces de cétacés sont relativement fréquentes. Néanmoins, certaines espèces non décrites ici sont présentes mais très peu observables (rares ou accidentelles). Il s'agit par exemple de la Baleine à bosse, de l'Orque et du Marsouin commun. Nous nous contenterons d'en connaître plus sur les 8 espèces les plus abondantes, de même que sur la seule espèce de pinnipède qui a existé en Méditerranée : le Phoque Moine.
En savoir plus:
http://www.sanctuaire-pelagos.org/elements-decologie/mammiferes.php
http://www.sanctuaire-pelagos.org/elements-decologie/cachalot.php


http://www.youtube.com/watch?v=Q3Kj6CbqNbg&list=PL3D8077BA36CE027F&index=3&feature=plpp_video

3) Les menaces sur les cétacés [vidéo] - Pubblicato in data 04/giu/2012 da PNPC83
Pelagos. Un point sur les connaissances acquises jusqu'à ce jour sur les impacts que peuvent induire les activités humaines sur les populations de cétacés.
Pour en savoir plus:
http://www.sanctuaire-pelagos.org/impacts/index.php

 
http://www.youtube.com/watch?v=RVkt0a90Lq4&list=PL3D8077BA36CE027F&index=6&feature=plpp_video

4) Formation Whale watching en Méditerranée [vidéo] - Pubblicato in data 12/apr/2012 da PNPC83
Une action phare de ces derniers mois a été notamment une session de formation pour opérateurs de whale-watching en partenariat avec ACCOBAMS. Ces professionnels, une vingtaine au total, ont pu pendant 4 jours approfondir leurs connaissances en vue de l'obtention de la certification PELAGOS/ACCOBAMS pour une activité d'observation des cétacés durable. Ce label de qualité est en cours d’élaboration par le Sanctuaire et ACCOBAMS, en concertation avec les scientifiques et les opérateurs et prescripteurs français, italiens et monégasques de whale watching.
Pour en savoir plus:
http://www.portcrosparcnational.fr/actualites/parcnational/index.asp?id=230


http://www.youtube.com/watch?v=CoXsxXyBRDc&list=PL3D8077BA36CE027F&index=8&feature=plpp_video

Découvrez les autres activités menées par la partie française du Sanctuaire PELAGOS sur son site web:
www.sanctuaire-pelagos.org

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Post di Guido Pietroluongo

Lo leggerò con molta curiosità!

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A Paula Nitescu, Giusi Nicolini, Filippo Foti e Claudia Scalla piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 7/06/12

Con il Decreto Sviluppo torna il rischio petrolizzazione per l'Abruzzo
comunicato stampa del Gruppo Regionale PD
http://www.abruzzonews24.it/82594/con-il-decreto-sviluppo-torna-il-rischio-petrolizzazione-per-l%E2%80%99abruzzo/


7 giugno 2012 . - Le norme non sono ancora definitive, ma il testo del Decreto Sviluppo che sta per essere approvato apre a nuove vantaggiose opportunità per le compagnie petrolifere, che interessano anche l’Abruzzo. Il Capitolo V del Decreto prevede, su proposta del ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, di dare via libera alle trivellazioni petrolifere e gasiere selvagge nei mari italiani, con un limite per gli interventi off shore che passa da 12 a 5 miglia marine, praticamente sottocosta delle spiagge abruzzesi.
Legambiente nel rapporto “Un mare di trivelle” afferma che le licenze riguardano vaste zone del Sud Italia: 12 si concentrano nel canale di Sicilia, 7 nell’Adriatico settentrionale, 3 nel mare tra Marche e Abruzzo, 2 in Puglia (tra cui la zona antistante Taranto) e 1 in Sardegna.
‘Il pericoloso esiste ed è concreto’ dicono Camillo D’Alessandro e Claudio Ruffini, se venisse approvato il Decreto Sviluppo per l’Abruzzo sarebbe una vera iattura. Se andassero in porto tutti i progetti di trivelle attualmente in discussione, alcune tra le coste più belle dell’Abruzzo, come quelle della costa teatina, verrebbero deturpate ed esposte al perpetuo rischio di una marea nera. Noi del Pd siamo contrari e ci batteremo in ogni sede per difendere la vocazione ambientale della nostra Regione. Invitiamo il Presidente Chiodi e tutto il Consiglio regionale ad esprimere pubblicamente la propria contrarietà alla trivellazione selvaggia del mare Adriatico. La nostra economia così come quella italiana ha bisogno di sostegno allo sviluppo eco-sostenibile e non di un’economia petrolifera che avvantaggia solo alcune multinazionali e non crea alcuna occupazione.'
Firmato: Il Capogruppo regionale Camillo D’Alessandro Il Consigliere regionale Claudio Ruffini
(Fonte: elaborazione Legambiente su dati del Ministero Sviluppo economico (aggiornati a giugno 2011)
Comunicato Stampa del Gruppo Regionale PD – Consiglio Regionale d’Abruzzo – Via Michele Iacobucci – L’Aquila – 67100, tel. 0862.4005234 - fax 0862.4005443 email: gruppo.pd@crabruzzo.it .
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A Alessandro Squarci e Mauro Brusà piace questo elemento.
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Terremoto, procura apre indagine su “possibili trivellazioni abusive”
di Stefano Santachiara
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/05/terremoto-la-procura-apre-unindagine-su-possibili-trivellazioni-abusive/253463/


Dopo diversi esposti di cittadini, gli accertamenti del pm di Modena Musti riguardano ipotetiche attività di fracking soprattutto attorno la zona di Rivara. Lì era in progetto un deposito di gas della Erg, fortemente appoggiato da Carlo Giovanardi. Ma l'azienda smentisce: "A scavare erano persone non autorizzate, non noi"

5 giugno 2012. - La procura di Modena ha avviato un’indagine per verificare se sono state effettuate trivellazioni nelle zone interessate dal terremoto. Gli accertamenti, aperti formalmente dopo esposti di cittadini che segnalavano alcune attività di perforazione, rientrano nel fascicolo senza ipotesi di reato (a modello 45) aperto dal procuratore aggiunto Lucia Musti dopo la prima scossa del 20 maggio.
    L’inchiesta si affianca ai filoni principali di Ferrara, Modena e Bologna coordinati dal procuratore generale Emilio Le Donne, sulla violazione delle norme antisismiche e urbanistiche relative ai capannoni crollati anche il 29 maggio in un terremoto infinito che ha già provocato 26 vittime. Le nuove verifiche si inseriscono in una materia incandescente oggetto di dibattito scientifico. Molti esperti del settore, la parte maggioritaria dei geologi e le compagnie petrolifere, garantiscono che il problema non esiste perché le tecniche di perforazione più invasive non sono autorizzate in Italia e, ove praticate, non risulta un collegamento con terremoti di sesto grado della scala Richter.
    Tuttavia alcuni studi hanno evidenziato una relazione tra sisma a bassa magnitudo e trivellazioni con la tecnica della frantumazione, dall’inglese fracking o hydrofracking. Si tratta dello sfruttamento della pressione di fluidi di tipologia chimica iniettati in uno strato roccioso per creare una frattura nei giacimenti di petrolio e di gafratture sono tenute aperte introducendo materiali come sabbia e ghiaia per impedire alle rocce di richiudersi con l’abbassamento di pressione. Tra i possibili effetti dei cedimenti del terreno ci sarebbero anche le oscillazioni sussultorie e ondulatorie denominate ‘scosse’ di assestamento.
     Uno studio del professor Franco Ortolani, ordinario di Geologia dell’Università Federico II di Napoli e direttore del dipartimento di Scienza del territorio, ritiene opportuni approfondimenti, fra gli altri, “sull’incidenza che possono avere le reiniezioni di fluidi in pressione nelle rocce serbatoio ad alcuni chilometri di profondità in corrispondenza di faglie attive: equivale al ruolo che può avere una mosca che si appoggi su un edificio pericolante oppure all’impatto che può derivare da un elicottero che atterri sullo stesso edificio pericolante? Tali considerazioni vanno fatte con l’apporto di studi scientifici indipendenti e qualificati”.
     L’ampia indagine conoscitiva della Procura di Modena, in via preliminare, mira a verificare se vi siano state perforazioni abusive sul territorio, che ad esempio nella Bassa presenta giacimenti petroliferi, mentre nella provincia di Ferrara è ricco di gas. La multinazionale inglese Erg rivara storage srl (Ers), giocando d’anticipo, in questi giorni ha garantito di non aver effettuato perforazioni in relazione al progetto di un maxi-deposito sotterraneo di gas a Rivara di San Felice sul Panaro. Il progetto, appoggiato in particolare dal senatore Carlo Giovanardi e una parte del Pdl e avversato in questi anni da ambientalisti, Rifondazione comunista e Movimento Cinque Stelle, è stato bocciato dalla Regione Emilia Romagna e nei giorni scorsi dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini che pure esclude un collegamento con il terremoto.
    Le trivellazioni autorizzate nel 2008 avevano sollevato le perplessità dell’assessore provinciale all’Ambiente Alberto Caldana (Pd), interpellato da Stefano Lugli (Fed) sulle attività condotte dall’istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e sul progetto di ricerca per idrocarburi della multinazionale americana Forest Oil-Cmi Spa. Caldana, poi costretto alle dimissioni per la vicenda riguardante una dirigente del suo ufficio condannata per il rimborso indebito di 30 euro di buoni pasto, pur chiarendo che si trattava di “sondaggi su terreni agricoli privati effettuati all’interno di un progetto di ricerca autorizzato” e non concernenti il maxideposito di gas, esprimeva perplessità, in generale, per “un evidente assalto al territorio di Finale Emilia e della bassa finalese”.
    ”Nonostante le numerose smentite sullo svolgimento di qualsiasi attività, sistematici interventi di disinformazione sulla stampa e su internet hanno coinvolto Ers con gravi ripercussioni sull’immagine e onorabilità della società e dei suoi azionisti. Purtroppo le Autorità locali responsabili hanno gravemente tardato nello smentire attività illegali quali le perforazioni senza autorizzazione”. Lo dice una nota di Erg Rivara Storage (Ers), dopo la notizia che la magistratura ha avviato un’indagine conoscitiva, senza ipotesi di reato, per chiarire se siano state fatte o meno trivellazioni per il progetto di mega deposito di gas a Rivara nel Modenese.
    Progetto che nei giorni scorsi, dopo il sisma, è stato definitivamente accantonato con lo stop alle autorizzazioni dato dal ministero dello sviluppo economico, che ha preso atto del no della Regione Emilia Romagna. Ma dopo la notizia del fascicolo della Procura di Modena, stamani Ers ha diffuso un testo in cui “plaude all’iniziativa della Magistratura che, a quanto appreso da note di agenzia stampa, verificherà se sono state svolte attività geologiche non autorizzate nell’area coinvolta dal terremoto in Emilia, in riferimento al permesso di ricerca sismica chiesto dalla Società. Ers ribadisce che non ha effettuato alcuna attività di esplorazione sul territorio di Rivara, e non avrebbe potuto perchè il ministero dello Sviluppo economico, decisore finale nell’ambito della procedura amministrativa, non l’aveva autorizzata a fare alcunchè. Vista la gravità dell’accaduto la Società Ers auspica che la Magistratura riesca anche ad identificare i responsabili della diffusione di notizie palesemente prive di ogni fondamento ed è a disposizione dei magistrati per offrire la massima collaborazione”.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
E qui su "Il Fatto Quotidiano" tutti i particolari sulle indagini che la Procura di Modena ha avviato sugli eventuali legami tra trivellazioni e terremoti in terra emiliana, sempre negati dai cosiddetti "esperti" e volutamente ignorati da tanti "interessati " alla questione... Tra i documenti citati a supporto dell'indagine, lo studio del professor Franco Ortolani, ordinario di Geologia dell’Università Federico II di Napoli e direttore del dipartimento di Scienza del territorio, che richiede opportuni approfondimenti, fra gli altri, “sull’incidenza che possono avere le reiniezioni di fluidi in pressione nelle rocce serbatoio ad alcuni chilometri di profondità in corrispondenza di faglie attive: equivale al ruolo che può avere una mosca che si appoggi su un edificio pericolante oppure all’impatto che può derivare da un elicottero che atterri sullo stesso edificio pericolante? Tali considerazioni vanno fatte con l’apporto di studi scientifici indipendenti e qualificati”. E' possibile leggere l'intero studio, cliccando qui sopra.
Ma altro documento che certamente richiede l'attenzione dei magistrati inquirenti è il rapporto dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) a supporto del pronunciamento di compatibilità ambientale che la Commissione di Via avrebbe dovuto esprimere in merito al progetto della centrale di Stoccaggio di Rivara. Vedi:
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Post di Alessandro Squarci

"...eh si... abbiamo degli "espertoni" in Italia..."
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Procura Modena, verifiche sulle trivellazioni in aree terremotate
da redazione
http://www.telestense.it/procura-modena-verifiche-sulle-trivelklazioni-in-aree-terremotate-0605.html


Anche il capitolo deposito gas a Rivara di San Felice sul Panaro, con le eventuali trivellazioni, entra a far parte delle verifiche che la Procura di Modena farà dopo i terremoti del 20 e 29 maggio. L’accertamento rientra nel fascicolo ‘contenitore’ del Procuratore aggiunto Lucia Musti, aperto dopo i crolli del 20 ma che non si limita solo a quelli.
Un fascicolo che riguarda le ‘terre terremotate’ e che è, almeno per ora, a modello 45, cioé per fatti non costituenti reato, e quindi consente un’ampia delega di indagine. Il fascicolo considera i crolli in genere e le perforazioni. L’indagine dovrà capire innanzitutto se le trivellazioni sono state fatte o meno.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

No comment... Solo la notizia, ed è già tanto...
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Post di Alessandro Squarci

... che noia avere ragione Guido... Ma splendida notizia!
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Cipro, ministro: su gas Turchia non ci spaventa, trivelliamo, 'Minacce Ankara non spaventano neppure compagnie'
da ANSAmed
http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/economia/2012/06/06/Cipro-ministro-gas-Turchia-ci-spaventa-trivelliamo_6992771.html


(ANSAmed) - ROMA, 6 GIU - Cipro continuerà le trivellazioni alla ricerca di gas naturale al largo delle proprie coste e non si farà spaventare dalle minacce della Turchia, che non spaventano neppure le compagnie petrolifere e gli stati occidentali. Lo ha detto a Roma la ministra degli Esteri cipriota Erato Kozakou-Marcoullis, a margine della cerimonia per l'apertura delle relazioni diplomatiche fra Nicosia e l'Ordine di Malta.
Cipro ha avviato l'anno scorso trivellazioni esplorative di giacimenti off-shore di gas naturale, dopo aver stipulato un accordo con Israele per delimitare le proprie zone economiche esclusive e per collaborare nello sfruttamento delle risorse. La Turchia si oppone, sostenendo che i confini marittimi di Nicosia si sovrappongono con quelli di Cipro Nord (stato riconosciuto solo da Ankara). Il governo turco ha minacciato di avviare anch'esso trivellazioni al largo dell'isola e di proibire alle compagnie impegnate a Cipro di lavorare sul suo territorio.
''Lo scorso anno le trivellazioni esplorative hanno portato ottimi risultati - ha detto la ministra -. Stiamo parlando di uno dei 13 blocchi dato in concessione a una compagnia americana, Noble Energy. La stima e' di 7.000 miliardi di piedi cubi di gas naturale (140 miliardi di metri cubi, ndr), che e' un dato notevolissimo e probabilmente aumentera'. Stiamo completando la seconda tornata di concessioni e ci sono 29 compagnie in gara per i restanti 12 blocchi, in maggioranza europee, incluse alcune italiane''.
''Sfortunatamente la Turchia continua a minacciare - ha proseguito Kozakou-Marcoullis -. Hanno mandato messaggi alle compagnie e anche ai loro paesi per scoraggiarli dal continuare la cooperazione con la Repubblica di Cipro. Dalle informazioni che abbiamo, queste societa' non hanno risposto in alcun modo a queste minacce turche e continuano la loro cooperazione con la Repubblica di Cipro. Per noi e' molto importante che tutti i paesi mandino un chiaro messaggio, che la Repubblica di Cipro ha sovranita' sulle sue risorse naturali nella sua zona economica esclusiva e che le minacce turche non sono accettabili''.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

"De Profundis" per il Mediterraneo: lo ha recitato la ministra degli Esteri cipriota Erato Kozakou-Marcoullis in visita a Roma. E se la piccola Cipro riesce a trivellare nelle "sue" acque, infischiandosene delle minacce della Turchia (oltre che dei trattati internazionali in difesa del "Mare Nostrum"), può l'Italia rinunciare a fare lo stesso, nei tempi di crisi che attraversa ?
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A Ravenna terremoto in mare aperto ? Ma quando mai !
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3768565727029&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1

06/06/12. - Quando si parla di terremoti in questi giorni tutte le notizie vanno prese con le pinze... Anche se le dice la TV, anzi, a quanto pare, a maggior ragione in questi casi... Oggi, ad esempio, i vari notiziari che hanno riferito della forte scossa sismica registrata stamani in provincia di Ravenna, si è parlato sempre di epicentro in mare... E invece, se andiamo a vedere dove sia l'epicentro su una delle mappe dell'EMSC (Centro Sismologico Euro-Mediterraneo) cosa scopriamo ? Che non è assolutamente in mare aperto, bensì, guarda caso, proprio in corrispondenza dell'area industriale di Pialassa Piombone, un paio di km a SSO di Marina di Ravenna... Ma per quale ragione divulgare informazioni così palesemente errate, che oggi chiuque può facilmente controllare? Per la scossa in questione basta partire dalla pagina web http://www.emsc-csem.org/Earthquake/earthquake.php?id=272008  ed ingrandire opportunamente la mappa...
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Post di Andrea Gabriele

Sempre a vedere complotti ovunque.... :-) http://cnt.rm.ingv.it/data_id/7223159280/event.html. Non è facile stimare l'esatto epicentro di un terremoto, e stazioni (o meglio gruppi di stazioni) diverse fanno stime diverse; nei prossimi giorni le due (o più) stime si avvicineranno fino ad arrivare a quella reputata "migliore"
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Post di Guido Picchetti
Mi dispiace doverla contraddire, ma ritengo, anche in base a precedenti esperienze, più precisi i dati forniti dell'EMSC che non quelli dell'Ingv, piuttosto approssimativi. Può fare lei stesso un controllo, come a mia volta ho già fatto ad esempio per quanto riguarda la scossa sismica verificatasi sempre in provincia di Ravenna il 3 Giugno u.s., che ha subito sì una successiva correzione dei dati da parte dell'EMSC, ma unicamente per l'ora esatta del sisma che è stata spostata in avanti di alcuni minuti, senza alcuna variazione dell'epicentro indicato invece con precisione in mappa fin dal primo istante... Inoltre, badi bene, non ho parlato affatto di complotto, ma solo di superficialità... E ciò è ben diverso, a meno che uno non abbia la coda di paglia... Poi, tanto per la cronaca, ancora poco fa il TG di Sky ha parlato di scossa in alto mare, dandole pienamente ragione e concordando con la sua tesi, se tale è.. E buon pro le faccia...
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Post di Andrea Gabriele

Ma non è la mia tesi...! Semplicemente la fonte è l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), e dire che tale istituto divulghi informazioni errate è veramente assurdo, mi permetta... Semplicemente sono dati che risentono di incertezza scientifica, tanto per l'INGV, quanto per l'EMSC o qualsiasi istituto che si occupi di sismologia. Solitamente più passano i giorni e più le coordinate stabilite dai diversi istituti si avvicinano comunque.
P.S.: ho appena controllato, le coordinate sono le seguenti: EMSC riporta: 44.45 N ; 12.26 e INGV riporta: 44.434°N, 12.354°E. Non me ne intendo, ma la differenza in linea d'aria dovrebbe essere di circa 17 km; personalmente però io non parlerei di superficialità (coordinate a 3 cifre decimali superficiali? mah), nè di informazioni "palesemente" errate.
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Post di Guido Picchetti
Nessun problema... lasciamo agli istituti l'ultima parola... che, come può vedere, per ora sono due...
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Dalla mia Bacheca su FB del 6/06/12

Il caso: un nuovo Eldorado ? Petrolio tra Elba e Montecristo, la Key vuole trivellare
dalla redazione di "Tenews it"
http://www.tenews.it/giornale/2012/06/06/gli-australiani-vogliono-il-petrolio-sotto-al-mare-tra-elba-e-montecristo-43224/


Mercoledì 6 giugno 2012. - Gli ambientalisti vorrebbero che in quel prezioso tratto di mare, nel golfo di Pianosa, neppure passassero le petroliere: così da evitare inquinanti sversamenti e lavaggi che si ripetono ad ogni stagione. Sul fondo di quello stesso prezioso mare – fa sapere il sito "Repubblica.it" - i petrolieri australiani della Key Petroleum Ltd (Key) l'oro nero chiedono addirittura di cercarlo, sondando, trivellando, magari installando piattaforme offshore: così da evocare per qualcuno lo spettro che il disastro ambientale della Bp nel golfo del Messico possa ripetersi nelle marine protette del Parco nazionale dell'arcipelago toscano.
La Key Petroleum, attraverso la compagnia britannica Puma Petroleum incorporata di recente, ha chiesto al governo italiano l'autorizzazione a cercare petrolio al largo delle coste meridionali dell'Elba fino quasi a Montecristo, su un'area di 643 chilometri quadrati e quindi estesa - osservano gli ambientalisti - più di tre volte l'isola principale dell'arcipelago toscano, che a sua volta è la terza d'Italia.
Una boutade estiva? Non sembra. La procedura per ottenere le autorizzazioni è calda, viva. Mentre in tutta Italia si assiste ad un'accelerazione della nuova corsa all'oro nero - come documenta Luigi Carletti in Inchiesta italiana sull'edizione di ieri di Repubblica e su RepubblicaTv - si ha infatti notizia che poco più di un mese fa, il 7 maggio, il ministero delle infrastrutture ha chiesto un parere alla Capitaneria di porto di Livorno sulla istanza della Key di sondare il petrolio nel mare d'Elba. Alla luce di queste rilevazioni, inoltre, c'è chi finalmente legge l'inspiegabile presenza, l'inverno scorso, di gigantesche piattaforme illuminate come astronavi al largo delle isole dell'arcipelago. E’ la stessa Key ammette di essere avanti coi lavori preparativi. "I due pozzi all'interno dell'area di richiesta di concessione all'Elba hanno entrambi dimostrato presenza di gas - afferma la compagnia petrolifera - Le relazioni sono attualmente sottoposte alla valutazione del ministero per l'ambiente e la Key è in attesa del responso finale e dell'approvazione del ministero".
Gli australiani non fanno mistero dei loro progetti. Cercano di espandere le trivellazioni - scrivono nel loro sito - "in Paesi politicamente stabili che offrano condizioni fiscali attraenti". Operano così in Tanzania, Suriname, in Namibia. E ora puntano sull'Eldorado Elba. Ma la regione Toscana insorge: "Ci opporremo", dichiara l’assessore all’ambiente Anna Rita Bramerini.
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Commento di Movimento Ambientalista Bat che ha condiviso sulla Bacheca di FB il suo post

Adesso arriva anche una compagnia petrolifera australiana a cercare idrocarburi in Italia, nello specifico nel Golfo di Pianosa. La Key Petroleum, attraverso la compagnia britannica Puma Petroleum incorporata di recente, ha chiesto al governo italiano l'autorizzazione a cercare petrolio al largo delle coste meridionali dell'Elba fino quasi a Montecristo, su un'area di 643 chilometri quadrati e quindi estesa più di tre volte l'isola principale dell'arcipelago toscano, che a sua volta è la terza d'Italia. il nostro commento??? Sciatavinn da dò !!! Andate via dall'Italia !!!
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Post di Guido Picchetti

La denuncia su questa concessione tra Elba e Pianosa, in pieno Santuario dei Cetacei il sottoscritto l'ha fatta in data 12 Aprile 2012. Oggi viene ripresa finalmente da "Repubblica" (naturalmente senza neppure citare le fonti ...). Ma ben venga... Clicca qui per raggiungere l'articolo in questione archiviato nei miei "Echi di Stampa".
@ Movimento Ambientalista Bat. Questa a lato è la mappa che, a corredo del mio articolo su citato, evidenziava in particolare la concessione della Key Petroleum tra Pianosa e Montecristo in pieno Santuario dei Cetacei, documento inviato via e-mail a tutti gli organismi ed enti interessati alla tutela di quella zona, senza che ci sia stata alcuna reazione da parte di chicchessia...
Ancora due note a proposito dell'articolo pubblicato da "Tenews It"  segnalatomi stamani. La prima. A un certo punto l'autore riferisce che la notizia dell'iniziativa di trivellare il fondo del mare tra Elba e Montecristo l'abbia data Luigi Carletti in "Inchiesta italiana" sull'edizione di ieri di Repubblica e su RepubblicaTv. Eppure, se si va a controllare sul sito di Repubblica, viene fuori che l'argomento fu già trattato (e la minaccia segnalata) in un articolo di Maurizio Bologni, che risale addirittura a due anni fa (per l'esattezza al 19 Giugno 2010, vedi immagine qui in basso .
L'articolo era intitolato appunto "LA CORSA ALL'ORO NERO. Gli australiani vogliono il petrolio sotto al mare tra Elba e Montecristo". Ma sono passati due anni da allora senza che nessuno approfondisse la questione o battesse ciglio al riguardo, anche dopo la mia modesta segnalazione di alcune settimane fa ... Oggi invece, dopo le morti, le distruzione e i danni in Emilia (che forse qualche legame con le trivellazioni pare possano pure averlo), ecco che qualcuno si sveglia. della serie "quando il tempo non conta, e gli anni volano via senza scossoni"... Sarebbe bello per tutti che il tempo passasse così senza lasciar segni su di noi, ma gli "scossoni" (o le "scosse sismiche che dir si voglia) prima o poi arrivano, e guai a farsi cogliere impreparati...

La seconda notazione. Confrontando entrambi gli articoli sull'argomento concessione della "Key Petroleum", quello pubblicato oggi da "Tenews it" (postatomi su FB da Movimento Ambientalista Bat), e quello rintracciato sul sito di "Repubblica Firenze it" firmato in data 9 Giugno 2010 da Maurizio Bologni, a me sembra proprio che ci sia qualcosa che non quadri. I due testi sono praticamente identici, a parte qualche frase aggiuntiva o mutata di posto o aggiuntiva all'originale, per pensare ad autori e articoli diversi... Per cui mi viene il dubbio che l'articolo pubblicato su "Tenews it" sia in realtà un plagio del vecchio articolo di Maurizio Bologni, arricchito da qualche nuova frase, che però non può attualizzare tutti i nomi e i fatti citati, come ad esempio la notizia riportata in entrambi gli articoli "che poco più di un mese fa, il 7 maggio, il ministero delle infrastrutture ha chiesto un parere alla Capitaneria di porto di Livorno sulla istanza della Key di sondare il petrolio nel mare d'Elba". Ma di che anno parliamo, viene da chiedere? Del 2010 o del 2012 ? O non è piuttosto tutto un equivoco, conseguenza del modo sbagliato come oggi si fa a volte "giornalismo" ?
Questi i due link agli articoli in discussione per chi desideri confrontarli...
http://www.tenews.it/giornale/2012/06/06/gli-australiani-vogliono-il-petrolio-sotto-al-mare-tra-elba-e-montecristo-43224/
http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/06/19/news/petrolio_toscana_nel_mirino-4967745/

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Fracking e terremoti: ma di cosa parliamo ?
di Maria Rita d'Orsogna e Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61859505#entry502892739


Per presentare questo articolo di Maria Rita D'Orsogna non c'è bisogno di molti commenti... Ma di "postini" sì, postini che recapitino il pezzo di Maria Rita D'Orsogna a ciascuno dei nostri "esponenti" in parlamento... Che siano però "postini tuttofare" preparati, oltre che fedeli "portaborse" in attesa di carriera, in grado cioè di leggere e "recitare" ai loro datori di lavoro "precario" (in altre parole alle centinaia di parlamentari che siedono, quando ci sono..., sui banchi delle due aule parlamentari), quel che c'è scritto nell'articolo. E, che oltre a leggere, sappiano anche spiegare loro ben cosa è il "fracking"... E perchè questa tecnica misteriosa, che serve a tirar su dal sottosuolo il "gas shale" (altro termine misterioso per i "nostri"...), qui da noi non si capisce ancora se c'è o non c'è... Si perde tempo in chiacchiere oziose e inconcludenti, e si conclude alla fine che è "tutto una bufala", non sapendo neppure di cosa si sta pèarlando. E questo mentre in tutti gli stati occidentali di maggiore o minor peso (dagli USA alla GB, dalla Francia alla Germania, dalla Bulgaria alla Polonia, dove pare accertato che esista addirittura il più grande giacimento europeo di "gas shale"), questa tecnica estrattiva è oggetto di dibattiti seri e concreti per i pericoli e le conseguenze che può comportare sui territori dove viene applicata... (gp)

Fracking e terremoti
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/06/fracking-e-terremoti.html

A spate of earthquakes across the middle of the U.S. is “almost certainly” man-made, and may be caused by wastewater from oil or gas drilling injected into the ground.
(dal rapporto del Servizio Geologico USA su fracking e terremoti)

TUESDAY, JUNE 5, 2012. - Varie email in questi giorni sul terremoto in Emilia, a volte dicendomi che il petrolio non c'entra niente, e tanti negazionisti. Può essere che il petrolio non c'entri niente. Ma può essere anche il contrario, visto che fra pozzi di reiniezione, trivelle, e stoccaggio abbiamo martoriato un territorio già ballerino e visto cosa questo ha causato in altre parti d'Italia.
Nessuno può negare che ci sono domande a cui la popolazione ha diritto di avere risposte, e nessuno può negare che anche se il fracking non si fa - per ora - in Italia (ma ne siamo sicuri ? ).
in altre parti del mondo le trivelle hanno portato a movimenti tellurici più o meno gravi. Infatti, mutatis mutandis, ecco cosa accade nel Midwest americano, per colpa del fracking. Di terremoti imputabili alle estrazione di shale gas ce ne sono stati tanti in Arkansas, Ohio in Texas negli scorsi anni e ne abbiamo parlato tante volte.
Il fracking è una tecnica di estrazione del gas da roccia porosa: mandi giù un cocktail di robaccia chimica - che spesso contamina le acque potabili - e poi scateni un micro-terremoto, la roccia si 'frattura' e voilà, il gas viene sprigionato dai pori della roccia - assieme a residui di vario genere. Negli USA la pratica del fracking - grazie a Dick Cheney, vice presidente sotto George Bush, e anche a suo tempo capo della ditta petrolifera Halliburton - va avanti da tempo, ed è soggetta anche a varie esenzioni di controllo ambientale.
Il 12 Aprile 2012 un gruppo di ricercatori del USGS - il servizio geologico USA, US Geological Survey - presentò queste statistiche:

Dal 1970 fino al 2000 i terremoti negli stati centrali USA erano circa 21 l'anno.
Nel 2009, 50 terremoti l'anno.
Nel 2010, 87 terremoti l'anno.
Nel 2011, 134 terremoti l'anno.

Il Segretario del US Department of the Interior - David Hayes - afferma che, guarda caso, l'ascesa dei terremoti si osserva nelle stesse aree in cui vi era alta concentrazione di smaltimento di acque da fracking in pozzi dismessi nelle aree fra Colorado, Ohio e Oklahoma. I terremoti erano di bassa magnitudine, e hanno portato a bassi rischi - in zone non sismiche. Il rapporto ha anche evidenziato che sebbene non tutti i pozzi di re-iniezione causano terremoti non è possibile determinare a priori quali porteranno a scosse e quali no.
Sebbene i petrolieri dicano che è tutto sotto controllo, uno degli autori dello studio, William Ellsworth conclude che "the recent surge of earthquakes since 2001 near oil and gas extraction operations is 'almost certainly man-made' " (il recente aumento nel numero di terremoti dal 2001 vicino alle operazioni di petrolio e di gas è "quasi certamente causato dall'uomo). E poi "A naturally-occurring rate change of this magnitude is unprecedented outside of volcanic settings or in the absence of a main shock, of which there were neither in this region" (Un tasso di cambiamento così elevato nella frequenza di terremoti naturali non ha precedenti, al di fuori di zone vulcaniche e in assenza di forti shock. Nessuna delle due cose sono presenti in quest'area). Come dire per esclusione resta una sola conclusione.
Di nuovo, il nostro governo vuole dire qualcosa? Clini vuole dire qualcosa? Vogliamo discutere una volta per tutte di questi fracking nel nostro governo e decidere preventivamente di vietarlo in Italia?

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Commento di Filippo Foti a margine del post

La verità vera purtroppo non esiste in Italia, come del resto in gran parte del mondo! Esistono invece le convinzioni che ciascuno di noi ha, in base alla propria intelligenza, alla propria cultura ed alla capacità di leggere tra le righe, quelle giuste però e se ci sono, e nelle mezze parole di certi personaggi. Sì! Mezze parole, in quanto chi parla molto in genere dice sempre tante fesserie! Riusciremo mai a conoscere questa benedetta verità se c'è o non c'è fracking in Italia, se ci sono riserve di CO2 stoccate nei sottosuoli... ?
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Dalla mia Bacheca su FB del 5/06/12

Puglia: consiglio regionale, approvato odg contro trivellazioni
da "Stato Quotidiano"
http://www.statoquotidiano.it/05/06/2012/consiglio-regionale-approvato-odg-contro-trivellazioni/82351/


5 GIUGNO. Bari – Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno predisposto dall’Ufficio di Presidenza e firmato dai consiglieri Di Gioia e Lonigro, con cui si accolgono le sollecitazioni delle associazioni ambientaliste e si impegna il Presidente della Regionale ad intervenire presso il Governo nazionale e presso i Ministeri competenti, per rivedere le deroghe del decreto liberalizzazioni e ripristinare la distanza delle 12 miglia dalla costa per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare.
Nell’ordine del giorno si chiede anche di vietare le trivellazioni terrestri e marine prospicienti le aree protette terrestri e marine o che la distanza dalle stesse sia di almeno 20 miglia, escluse le isole; di istituire, inoltre, un tavolo tecnico con Croazia, Albania, Montenegro e Grecia, per una determinazione comune che vieti in tutto l’adriatico le prospezioni geosismiche e farsi portavoce presso l’Ue per l’adozione di una legge che le regolamenti a livello comunitario.
Nell’ordine del giorno l’Ufficio di Presidenza sottolinea come l’Adriatico sia un mare chiuso, mette in relazione lo spiaggiamento dei cetacei con il ricorso alla tecnica dell’ ‘Airgun’ e i rischi per le attività turistiche ed ittiche che derivano dalle prospezioni condotte dalle società petrolifere.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Che qualcuno cominci a rinsavire ? Se così fosse non c'è che da esserne lieti... E ancor più per questa presa di coscienza che si tratta di un problema comune a tutti gli Stati che si bagnano nell'Adriatico, e che non ci sono acque territoriali che tengano se dovesse succedere un incidente, a parte i movimenti del sottosuolo che possono sempre derivarne... Ringrazio Movimento Ambientalista Bat per la segnalazione dell'articolo.
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A Giò Nastasi e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

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Criminali! In Sardegna inquinato il Rio Piscinas ad Arbus
da un post su FB di GiuseppeFrau ArteContemporanea
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3376730943160&set=a.3377811410171.2130274.1415966959&type=1


28 Maggio 2012, ore 11,00: a Piscinas (Arbus), alla foce dell'omonimo rio, colorato dai veleni del Rio Irvi, turisti tedeschi facevano tranquillamente il bagno proprio nella foce, con il loro bambini che giocavano dentro il cado fiume... magari scambiando il colore del cadmio e degli altri veleni per terapeutici fanghi dal seducente colore rosso. NESSUN CARTELLO AVVISAVA DEL PERICOLO! L'ipocrisia del vendere un territorio bello ed incontaminato, la paura di perdere preziose entrate, val bene la pena di avvelenare dei bambini?
CRIMINALI, ASSASSINI, FARABUTTI, LADRI! Processiamo al tribunale dell'Aja chi ha messo in scena una bonifica fasulla: con 2 milioni di euro, il ruscello inquinato continua inquinare, una storia lunga 13 anni.
Nel 1991, con la chiusura dell'ultimo cantiere della galleria ed il consecutivo distacco del sistema di pompe di eduzione, l'acqua proveniente dalla falda situata nelle profondità della miniera trova uno sbocco libero per fuoriuscire liberamente al livello del piano strada, risalendo 160 m di gallerie. Di un innaturale colore rosso, per una altissima presenza di cadmio, zinco, piombo, ed altri metalli pesanti, il Rio Irvi è stato soprannominato dalla popolazione "Rio Rosso". Congiungendosi con il Rio Piscinas, raggiunge il mare attraverso la sua foce, minacciando anche le coltivazioni ittiche.

L'UNIONE SARDA - Ambiente e territorio :Il Rio Irvi ucciso dai metalli
Dal pozzo escono 50 litri al secondo e ne vengono depurati solo 15. Sprecati due milioni per le bonifiche: è inquinato.
26.04.2012, ARBUS. Depuratore milionario, piccolo e inadeguato, e i metalli pesanti finiscono sulla spiaggia di Piscinas. Lo stato delle acque del rio Irvi, che scorre in località Casargiu, tra le miniere di Montevecchio e Ingurtosu, è preoccupante. Nonostante siano stati spesi quasi 2 milioni di euro, il ruscello inquinato continua a mobilitare Regione, Provincia e Comune. Ciascuno per la sua parte, dopo una storia lunga 13 anni, non riesce però a dare soluzioni. LA SITUAZIONE I risultati sono sotto gli occhi di tutti: dal pozzo Fais sino al mare della Costa Verde un corso d'acqua torbida sopra un letto di fango rosso acceso. «L'impianto di depurazione», spiega l'assessore provinciale all'Ambiente, Giuseppe de Fanti, «ha una capacità ridotta rispetto alle necessità. Infatti, mentre dal pozzo fuoriescono 50 litri di acqua al secondo, ne vengono depurati appena quindici. Non solo: seminando intorno fango e residui vari, peggiora il danno all'ambiente». Ricorda che l'opera fu realizzata dalla vecchia Provincia di Cagliari e che solo nel 2007 l'incarico passò alla neonata Provincia del Campidano. «Per evitare che un finanziamento di 980 mila euro», prosegue l'esponente dell'esecutivo, «servisse per un'opera morta, chiesi alla Regione un incontro. Feci presente che occorrevano altri soldi. L'istanza fu accolta con un ulteriore finanziamento di un milione di euro. I nostri uffici tecnici, a costo zero, si fecero carico della direzione dei lavori che, una volta conclusi, furono ceduti all'Igea. Il resto è storia recente: il fango e l'inquinamento sono lì a deturpare il sito». IL SINDACO Il primo cittadino di Arbus, Franco Atzori, spiega: «Quando c'è di mezzo la salute, come in questo caso non possiamo restare a guardare. Da tempo sollecito un intervento risolutivo al presidente Cappellacci, all'assessorato provinciale e regionale all'Ambiente e alla Sanità. Di promesse tante. Di fatti concreti pochi». È di qualche giorno fa l'ennesimo sollecito agli enti responsabili. Documenti, lettere, delibere e fotografie che, ripercorrendo il travagliato iter, evidenziano la pericolosità del fiume. Ad iniziare dal 1998, quando il Comune intimò alla proprietaria dei beni, la Società Italiana Miniera, la messa in sicurezza e la bonifica dell'area. Per tutta risposta la società, contro l'ordinanza, presentò ricorso al Tribunale delle acque di Roma. Ricorso respinto. «In seguito, col passaggio dei beni all'Igea», conclude il primo cittadino, «furono confermati gli impegni di salvaguardia ambientale e di valorizzazione dei luoghi. Ma l'indifferenza verso le questioni che attengono la sfera della salute, regna sovrana».

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Leggetevi il fatto, anzi il misfatto... Non c'è bisogno di commenti... ma di azioni concrete contro delitti simili... Ma un commento breve voglio pur farlo... Il post su Fb ha già avuto la bellezza di 308 condivisioni, e un numero smisurato di apprezzamenti. Ma si riuscirà ad rimediare ad un tale sconcio? La denuncia de "L'Unione Sarda" risale ad oltre un mese fa, e il post in questione ad appena otto giorni fa... E, almeno finora, mi pare che sia le copie del giornale che le condivisioni su FB (quest'ultime, a voler essere maligni, forse più numerose delle copie vendute dal giornale...), siano risultate insufficienti a smuovere chi pur ha, o almeno dovrebbe sentire l'obbligo e il dovere di intervenire...
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A Giovanni Rossi Filangieri, Giò Nastasi, Alfonso Nigro e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

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Terremoto in Emilia. La pistola fumante ?
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3761513550729&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


In questa immagine un estratto dell'analisi dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) a supporto del pronunciamento di compatibilità ambientale che la Commissione di Via avrebbe dovuto esprimere in merito al progetto della centrale di Stoccaggio di Rivara. L'intero documento (che risale almeno allo scorso anno) comprende ben 227 pagine, ma bastano queste poche righe di premessa all' "Analisi geologico-strutturale-sismologica della strttura di Rivara" per capire come quanto avvenuto in queste ultime due settimane in Emilia (e purtroppo ancora in corso...) fosse stato previsto e chiaramente annunciato... Su chi ricade la responsabilità di aver voluto ancora insistere richiedendo ulteriori trivellazioni in quella zona, sia pure solo a fini di ricerca, nella speranza di ricavare dati favorevoli che smentendo gli esperti della Commissione di Via, potessero consentire la realizzazione di quel progetto ?
Chi ha pazienza ed esperienza può leggersi l'intero documento al seguente indirizzo web (segnalatomi da Marina su Ecoblog che ringrazio):
http://comunesanfelice.net/tecnico/images/stories/Stoccaggiogasrivara/relazione%20ISPRA%20%20Stoccaggio%20Rivara%202.pdf

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Stessa notizia su "Pantelleria Internet Com" - News 9590 dell'8/06/12
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8727
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Post di Luca Schincaglia
Complimenti, è proprio la pistola fumante che farebbe cadere il governo per omissione di pericolo geologico grave e consentito dallo Stato.
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Post di Guido Picchetti ‎
... forse, se ci fosse un governo "responsabile" ... Ma c'è ?
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Post di Movimento Ambientalista Bat
E le autorità stanno a guardare ?
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Post di Luca Schincaglia
Le autorità non stanno a guardare , ma hanno imposto a scopod i lucru fregandosene dei pericoli puntualmente avvenuti. E' un documento da portare in tribunale da parte di tutti i cittadini coinvolti nel sisma e ritenersi parte civile.
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Condivido: la Parte Civile è una parte del processo penale ed esercita tutti i diritti previsti dalle parti di quel procedimento; la persona offesa (P.O.) è il soggetto a cui è stato leso il bene giuridico tutelato dallo stato, mentre il danneggiato è quello che ha subito il danno patrimoniale; quasi sempre P.O. e danneggiato sono la stessa persona e, sia l'uno che l'altro possono partecipare attivamente al processo penale costituendosi Parte Civile.
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Post di Luca Schincaglia
Ci vuole il coraggio. Il Governo Monti aveva negato, perciò ha detto il falso, deve rendere conto alla giustizia. Ci sono in ballo 15.000 sfollati e vedrete che i soldi in arrivo della Comunità Europea saranno scremati per nascondere e favorire i soliti noti che nelle catastrofi ci marciano su.
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Chissà perché IN ITALIA si preferisce spendere una cifra pari a 10 volte in più per le emergenze, piuttosto che spendere PRIMA in attività di Previsione e Prevenzione! Per non parlare poi dell'alto costo in termine di vittime, feriti, sfollati, traumatizzati a vita! Ci chiediamo ripetutamente: ma la Protezione Civile Nazionale non è forse stata istituita principalmente proprio allo scopo di svolgere le attività di Previsione e Prevenzione???
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Post di Luca Schincaglia
Già, chissa è ?
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A Daniela Sbarra, Daniela Borchieri, Anna Tanasi, Movimento Ambientalista Bat, Mauro Brusà, Farina Angelo, Furio Faidutti, Luca Schincaglia Langhirano, e Francesco Filannino piace questo elemento.
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Terremoto Emilia: confermato no al deposito stoccaggio gas Rivara
di Marina
http://www.ecoblog.it/post/15993/terremoto-emilia-confermato-no-al-deposito-stoccaggio-gas-rivara


Se non fosse stato per l’ex ministro all’Ambiente Pecoraro Scanio e per quella sfilza di no che affibbiò a destra e a manca…me ne parlò Alfonso Pecoraro Scanio durante l’intervista dello scorso anno anche se non accennò al deposito di stoccaggio di Rivara a San Felice sul Panaro, uno degli epicentri del sisma. Ebbene proprio nelle aree colpite da due terremoti, nella bassa padana e modenese, sarebbe dovuto sorgere il Rivara Stoccaggio avanzato dalla Erg Rivara Storage per stoccare il gas estratto dal sottosuolo ricchissimo di metano. Come ha avuto modo di spiegare l’attuale Ministro per l’Ambiente Corrado Clini a Agorà su RaiTre qualche giorno fa:

"Il ministero dell’Ambiente aveva dato un’autorizzazione ad avviare le autorizzazioni necessarie a preparare un progetto per la realizzazione di un deposito di gas, che non è l’autorizzazione a realizzare l’impianto ma a cominciare lo studio di fattibilità. Ora l’evento sismico evidentemente ha cambiato i termini di riferimento perché si è realizzato quello che nel progetto iniziale in parte era immaginato, ma non in questi termini. Ho disposto la riapertura dell’istruttoria su questo progetto per verificare se, sulla base di quello che è avvenuto, sussistono le condizioni per autorizzare lo studio di fattibilità. Ed è evidente che la situazione è molto più critica di quanto non fosse prima. Voglio dare atto alla regione Emilia che si era opposta a questa autorizzazione preliminare, sottolineando che il rischio sismico era sottovalutato."

Tutto l’intorcinato giro di parole per dire: Ok! E' proprio follia autorizzare un deposito di stoccaggio gas in una zona a alto rischio sismico. E veniamo al principio di precauzione che fece dire no al dicastero guidato da Pecoraro Scanio che in scienza e coscienza ammise che effettivamente da quelle parti non era il caso di installare per far piacere a qualcuno una bella bomba a orologeria considerata l’instabilità del territorio. Peraltro scrive nero su bianco l’ISPRA nella sua relazione che effettivamente sono stati osservati terremoti in zona.
Il No arriva anche dal ministero per lo Sviluppo economico nonostante i mal di pancia dell’On. Carlo Giovanardi, ovvero colui che ha insistito tenacemente per sostenere il progetto arrivando a attaccare la Lega che pure era contraria. Scrive Pecoraro Scanio sul suo blog:

"Quindi, solo dopo il dramma del terremoto, con anni di distanza, stavolta anche il ministero dell’Industria capisce cosa significhi principio di precauzione. Intanto quel NO, da alcuni tanto criticato, oggi è riconosciuto utile. Meglio tardi che mai."

Perciò si toglie un bel sassolino dalla scarpa e scrive:

"Allora fui accusato di un ennesimo: “No allo sviluppo”. Eppure, proprio in materia di energia, nel febbraio 2007, ero riuscito a varare il Conto energia che avrebbe fatto decollare l’industria dell’energia solare. E nel 2008, con il cambio di Governo, si riprese l’idea dello stoccaggio in Emilia. Per fortuna, è continuata l’opposizione di Beppe Grillo e di tante realtà a livello locale."

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Dando a Cesare quel che è di Cesare... E non è che personalmente nutrissi particolari simpatie per l'ex ministro Pecoraro Scanio e la sua parte politica... Ma delle cose buone certamente le ha fatte. E questa non è l'unica... Ne avviò anche alcune che avrebbero dovuto meglio definire le varie competenze nelle acque dello Stretto di Sicilia, ancora oggi in sospeso... Ma chi si deciderà a portarle in porto ? L'Unione Europea ? Campa cavallo...

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A Gianluca Cecere piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 4/06/12

Altre compagnie petrolifere vogliono trivellare l'Emilia Romagna...
del Movimento Ambientalista Bat (da un post condiviso su FB il 3/06/2012)
http://www.facebook.com/movimento.ambientalistabat


Per Guido Picchetti - Con riferimento al tuo post: "Ma un augurio occorre pur farselo... quello che per mandare all'aria progetti altrettanto folli e rischiosi e capirne l'effettiva pericolosità (e ce ne sono altri purtroppo in atto, in via di realizzazione PIU' PER INTERESSI PRIVATI POCO TRASPARENTI che per prospettive di comune benessere, oltretutto decisamente dannosi per l'ambiente in cui viviano e da cui dipendiamo) c'è da augurarsi, dicevo, che non si debba attendere che si manifestino le reali e micidiali conseguenze, con distruzioni, sofferenze e morti, come è tristemente avvenuto in Emilia... e ancora purtroppo sta avvenendo..."

Noi del Movimento Ambientalista BAT, a proposito di "altri progetti in atto", come abbiamo già avuto modo di pubblicare in post precedenti, CHIEDIAMO a tutta la popolazione dell'Emilia Romagna ed ai cittadini italiani tutti di manifestare LA PROPRIA CONTRARIETA' alla realizzazione di un altro Permesso di Ricerca in Terraferma, di nome "RENO CENTESE", richiesto dalla Società EXPLOENERGY in data 14 marzo 2012, che vorrebbe trivellare nei seguenti Comuni: (Emilia Romagna) Ferrara, Poggio Renatico, Mirabello, Sant'Agostino, San Giovanni in Persiceto, Bondeno, Cento, Vigarano Mainarda, Galliera, Crevalcore, Pieve di Cento, Finale Emilia, Camposanto, Ravarino, Medolla, San Felice sul Panaro, Mirandola, Bomporto. Tutti Comuni epicentro dei sisma o comunque interessati dai terremoti.
Vedi http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/dettaglio.asp?cod=497

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Personalmente condivido in toto la richiesta del Movimento Ambientalista Bat, richiesta che è oltretutto nello stesso interesse della popolazione emiliana, già sufficientemente martoriata dal terremoto in corso, che ritengo non meriti assolutamente di venire ulteriormente esposta ai pericoli e alle conseguenze possibili di trivellazioni petrolifere sul suo territorio... Purtroppo non credo che ciò che penso personalmente valga a a scongiurare certe minacce... Occorre principalmente che si riesca a rompere quel velo di omertà per cui si tende a nascondere questi pericoli, si evita di parlarne, e a sottovalutarli, al fine di lasciare nell'ignoranza quanti ad essi sono più esposti... Quando invece le trivellazioni di ricerca e di stivaggio, come quelle di "coltivazione", dovrebbero essere vietate per legge, o quanto meno sottoposte a parere consultivo "consapevole" di quanti potrebbero subirne subirne i danni per le cause più diverse...

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Scosse sismiche in Emilia. "Cosa c'è sotto": prime "ammissioni" degli esperti
di Guido Picchetti (a commento di un video di Rai3 postato su FB)
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ce41c856-3b9d-4142-a2db-61fa7ee0ad73.html


     Ringrazio "Movimento Ambientalista Bat" per aver postato sulla sua bacheca di FB il video trasmesso ieri sera da "Report" su "Rai3". Purtroppo chi più era sensibile a tali problemi, difficilmente lo avrà visto, impegnati come eravamo tutti a seguire, piuttosto, le notizie e le immagini legate alle violente scosse succedutesi ieri sera, mandate in onda, sia pure con un po' di ritardo, sui notiziari di Sky e di altri canali TV. Scosse che, incentrate in massima parte su Mirandola e Novi di Modena, fortunatamente a quanto pare non hanno provocato vittime, ma solo ulteriori danni materiali ai centri abitati della zona, e la caduta della Torre dell'Orologio, di Mirandola appunto, andato definitivamente in pezzi...
     Ma è un video, quello mandato in onda da RAI3 proprio ieri sera, che va assolutamente visto, per certe verità su possibili cause ed effetti di quelle innumerevoli scosse sismiche registrate in Emilia (siamo a circa 900) che traspaiono da quanto alcuni esperti cominciano a dire, come si può constatare in questo video che di alcuni riporta le varie dichiarazioni, sia pure in versioni leggermente edulcorate...
     Gli esperti intervistati in questo video sono Nicola Armaroli dell'Isof del Cnr di Bologna, Giovanni Martinelli del'Arpa Emilia Romagna e Luca Gasperini dell'Ismar del Cnr di Bologna. Di Giovanni Martinelli mi piace sottolineare la chiarezza del suo intervento, in particolare laddove, riferendosi proprio alle scosse simiche in Emilia, afferma con estrema chiarezza che in una data zona interessata da un terremoto esiste una correlazione diretta tra l'eventuale presenza di una trivella e l'epicentro del sisma.
     Dal canto suo Luca Gasperini dell'Ismar del Cnr di Bologna parla apertamente dei fenomeni di "subsidenza" riscontrati in più punti della vasta area interessata dal terremoto emiliano ancora in corso, fenomeni mai neppure nominati nelle tante pagine di cronaca pubblicate dai giornali in questi giorni. Un fenomeno, quello della "subsidenza" che, come lui stesso dichiara, "fa parte del gioco", di quel "gioco" cioè delle società impegnate, da anni ormai, a trivellare il sottosuolo della Pianura Padana a caccia di prodotti petroliferi. Una caccia indubbiamente fruttuosa, che ha portato all'estrazione dal sottosuolo delle zone emiliane interessate dal terremoto di un miliardo e 730 milioni di metri cubi di gas e di ben 2 milioni e 200mila barili di greggio. E se questi sono i dati, è poi davvero solo un "gioco" quello capace di favorire in zone abitate quanto abbiamo visto accadere in questi ultime due settimane in Emilia ?
     In verità, dice ancora Luca Gasperini, per questo "gioco" dovrebbe valere il principio di precauzione. In altre parole "le trivellazioni, non si dovrebbero fare su una faglia attiva, e tanto meno le estrazioni. Una faglia attiva di quella importanza è una zona delicata da studiare molto bene e valutare attentamente. Operazioni del genere vanno fatte soprattutto con grande trasparenza e un monitoraggio continuo delle conseguenze che dette operazioni hanno sul sottosuolo". Tutto più che giusto... Ma, per quanto riguarda la richiesta "trasparenza", lascio a voi giudicare: le cronache di questi giorni parlano (o meglio "non parlano") da sole...
     Tuttavia a dispetto di tutto, stando al video di "Off The Report " di Rai3 firmato da Antonino Monteleone, un risultato positivo per gli emiliani il tremendo terremoto che sta investendo la loro terra potrebbe pur averlo prodotto: quello di bloccare definitivamente lil previsto deposito sotterraneo di stoccaggio progettato dalla Erg nel sottosuolo di Rivara, deposito entro il quale si sarebbero voluti stivare oltre 3 miliardi di metri cubi di gas, contando sulla tenuta degli strati superiori di argilla compatta, e sulla limitata sismicità della zona interessata. Una tenuta rivelatasi inesistente, e ormai decisamente smentita (anche per quanto riguarda il livello di sismicità) da quanto verificatosi in queste ultime due settimane...
     Ma un augurio occorre pur farselo... Quello che per mandare all'aria progetti altrettanto folli e rischiosi e capirne l'effettiva pericolosità (e ce ne sono altri purtroppo in atto, in via di realizzazione più per interessi privati poco trasparenti che per prospettive di comune benessere, oltretutto decisamente dannosi per l'ambiente in cui viviamo e da cui dipendiamo) c'è da augurarsi, dicevo, che non si debba attendere che si manifestino le reali e micidiali conseguenze, con distruzioni, sofferenze e morti, come è tristemente avvenuto in Emilia... e ancora purtroppo sta avvenendo...

Cosa c'è sotto - Off the Report
un video di Antonino Monteleone su Rai3 del 3/06/2012
In Emilia Romagna da decenni si estraggono petrolio e gas naturale. Dopo le liberalizzazioni del 1998 e 2001 , non c’è più solo l’Eni , ma è diventata terra di conquista da parte di tutte le compagnie. Dal 20 maggio però l’Emilia Romagna si è scoperta una regione a rischio sismico in pochi giorni oltre 400 scosse. Da diversi giorni si è formato un dubbio tra la popolazione. Esiste un collegamento tra le attività di estrazione degli idrocarburi e i terremoti?


http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ce41c856-3b9d-4142-a2db-61fa7ee0ad73.html

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Stessa notizia anche su "Pantelleria Internet Com - News Internet 9581" del 5/06/12
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8718
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Post di Rossella Paternò
Dicono si stia spostando a ovest.....peccato che a 100 km ci sia la centrale nucleare di Caorso.
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Post di Filippo Foti
Ho tanta paura che tu abbia ragione Guido. La cosa strana nel servizio che non ho avuto il tempo di vedere tutto... Mi sono bastati pochi minuti per farmi una idea, e che se hanno fatto fracking... dovrebbero essere le stesse compagnie a dirlo!!!! Lo diranno mai? Pazzesco in quale disinformazione viviamo... e le Istituzioni? No ho parole!!!
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Post di Giuliana Maria Luisa Provera
Non so dire se già da dieci anni ci siamo impegnati con le firme di opposizione al centro di stoccaggio del gas, che sarebbe stato il più grande d'Europa, abbiamo firmato con amici in più paesi ed aderito a più iniziative di protesta, ma nulla è servito allora, adesso dicono che la domanda è stata rigettata definitivamente e cassata.. Ma ci volevano dei morti? E quanti soldi ci avranno speso a nostra insaputa prima di arrivare al veto definitivo? Un saluto Guido e continua a controllare con occhio vigile dove puoi!!!
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Dalla mia Bacheca su FB del 3/06/12

Scosse sismiche in terra... e in mare
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3750942606462&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


In Emilia alle 13:35 c'è stata un'ennesima scossa a 6 Km da Mirandola: 2.9 l'intensità e solo 5 km la profondità dell'ipocentro. Tanto per la cronaca (a conferma della sismicità dell'intero territorio nazionale, sia a terra che a mare), mezz'ora dopo (alle 14:08) c'è stata una scossa sismica nel Basso Tirreno con epicentro in mare aperto, una ventina di km a NO da Stromboli, con 2.8 di magnitudo, ma con ipocentro a ben 240 km di profondità. Questo secondo i dati del Centro Sismologico Euro-Mediterraneo (EMSC). Vedi a lato la mappa con l'epicentro di quest'ultima scossa in mare...
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Le scosse sismiche delle ultime ore in Emilia. Una scossa anche tra Cervia e Ravenna, epicentro in riva al mare
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3749249404133&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


In Emilia, dalle 17:30 di ieri alle 7:30 di stamane, sono state registrate 20 scosse sismiche, tutte di magnitudo inferiore a 3.0. La profondità delle scosse è prevalentemente intorno ai 10 Km, ma non ne mancano alcune a profondità maggiori.
La zona interessata è la solita, con un'unica eccezione: la scossa sismica registrata alle 4:32 di stamane di magnitudo 2.2, a 35 Km di profondità, epicentro a 7 km da Cervia e 12 km da Ravenna, in un'area alquanto distante a sud-est di quella interessata delle precedenti scosse nel ferrarese e nel modenese, ma certamente anch'essa zona tutt'altro che "vergine" in fatto di trivellazioni, pozzi e depositi di prodotti petroliferi... Che Dio ce la mandi buona...
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Post di Maria Ghelia
Non mi piace proprio...
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A Debora Toscano e Simone Lipparini piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 2/06/12

Vulcani di sabbia nel modenese e nel ferrarese dopo il terremoto
di AlterEco
http://www.ecoblog.it/post/15989/vulcani-liquefazione-sabbia-terremoto-emilia-cedimento-terreno


1 giu 2012. - A far cedere molte abitazioni in Emilia, a seguito delle due forti scosse del 29 maggio scorso e di quella del 20 maggio, la forte pressione che ha spinto la sabbia a liquefarsi, generando piccoli vulcani che hanno a loro volta provocato il cedimento delle costruzioni.
Illustra il fenomeno Paola Montone, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che nei giorni scorsi si è recata nei comuni del modenese devastati dal terremoto per effettuare i primi rilievi. Li chiamano vulcani di sabbia e si formano in circostanze particolari, quando nel sottosuolo si trovano strati di sabbia e di argilla e tanta acqua. Proprio il caso della Pianura Padana che a poca profondità ospita strati argillosi e sabbiosi piuttosto estesi, un territorio sicuramente abbondante anche di risorse idriche.
I vulcani sono stati osservati anche in altri terremoti, più o meno recenti: l’ultimo è quello de L’Aquila del 2009, ma anche in quello che devastò il Gargano nel lontano 1627 fecero la loro comparsa lungo le fratture del terreno. La sabbia è granulosa ed al suo interno l’acqua resta letteralmente imprigionata. Ecco perché, quando c’è una forte pressione nel sottosuolo, come nel caso dei terremoti, si assiste al fenomeno della liquefazione. La sabbia passa dallo stato solido allo stato liquido e risale in superficie, generando dei piccoli vulcani, chiaramente visibili nella foto che vedete in homepage, scattata dalla ricercatrice a San Felice sul Panaro, in provincia di Modena, uno dei comuni più vicini all’epicentro, tra i più colpiti dal sisma dei giorni scorsi.
I vulcani di sabbia sono comparsi anche in provincia di Ferrara, area più colpita dal terremoto del 20 maggio scorso. Ogni vulcano misura qualche decina di centimetri, sono piccoli ma sono tanti e si possono osservare lungo le fratture aperte dalle scosse nel terreno. In pratica è come se il terreno perdesse temporaneamente la sua consistenza e resistenza per trasformarsi e comportarsi come un liquido denso.
Vulcani di sabbia che ovviamente rappresentano un pericolo per la stabilità delle case. Le abitazioni che si trovano immediatamente sopra agli strati sabbiosi pagano il prezzo del cedimento del terreno causato dalla violenta risalita in superficie della sabbia liquida. E la risposta è sì, c’erano e ci sono case costruite sopra ad un suolo con una conformazione e predisposizione simile al cedimento.

La liquefazione del suolo
(video pubblicato in data 28/mag/2012 da ClassMeteo)
Alcuni tipo di terreno ricchi di acqua (sostanzialmente quelli di tipo sabbioso e a poca coesione), sotto particolari pressioni statiche o dinamiche tendono ad assumere caratteristiche liquide e a sciogliersi. Un fenomeno purtroppo molto frequente nei terremoti, che è accaduto anche in Emilia.


http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=551CPeEB0Iw0Iw

Commenti dei lettori sulla pagina web di "Eco Blog"
Peppe Paleologo
- ore 22:00 del 1/06/12
Se il mio prof di geotecnica legge questa spiegazione della liquefazione vi denuncia...
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Post di Paola Pagliaro
- ore 22:00 del 1/06/12
La spiegazione è di Paola Montone, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia http://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/2012/05/30/721326-vulcani-di-sabbia-terremoto-modena.shtml. Ma se ce lo vuoi spiegare meglio tu o il tuo professore siamo tutto orecchie
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Post di Guido Picchetti
- ore 15:30 del 2/06/12
Nessuno ha analizzato i liquidi e le sostanze gassose che vengono emanate dai "vulcanetti" ? O si tratta di argomenti "tabù , oppure che dovranno essere prima oggetto di eventuali pubblicazioni "scientifiche" per acquisire punti ai fini di possibili avanzamenti in carriera? Tanto che urgenza c'è a sapere cosa sono e cosa possono esser dovute simili manifestazioni ? A patire le sofferenze delle scosse sismiche sono gli altri.... Che tristezza... @ Paola Pagliaro. Ti preciso che la pagina web con la spiegazione di Paola Montone da te segnalata nel post che precede il mio, mi sembra sia scomparsa dal web... Provate voi... E se così fosse, non resta che dire: "come voleasi dimostrare", argomento "tabù". alla faccia dei terremotati !!!
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Post di Paola Pagliaro
- ore 15:50 del 2/06/12
Ciao Guido, no, c'è ancora per ora http://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/2012/05/30/721326-vulcani-di-sabbia-terremoto-modena.shtml. E qui ci sono ulteriori foto dei vulcani http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/photogallery/2012/05/31/vulcani_sabbia_liquefazione_istituto_nazionale_geofisica_vulcanologia.html. Per quanto riguarda le analisi leggo che è stato avviato un programma di indagini geologiche, geotecniche e geofisiche già dal 20 maggio scorso in Emilia e aspettiamo di saperne di più http://www.geologi.info/i-vulcani-di-sabbia-e-fango-effetto-secondario-del-terremoto_news_x_11660.html.
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Post di Pier Luigi Floris
- ore 11:00 del 3/06/12
... magari quel campo risulterà più fertile senza i pesticidi, ma servirà a poco... per il resto non c'è scampo... è solo questione di tempo..., ed i "poteri" finiranno il lavoro iniziato dal terremoto...
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A Jahnpiero Assi piace questo elemento.
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Trivellazioni nel decreto incentivi. il limite previsto a 5 miglia marine
di Antonio Cianciullo
http://www.repubblica.it/ambiente/2012/06/01/news/trivellazioni_proteste-36353238/


Nel decreto sugli incentivi e il rilancio delle infrastrutture, Passera inserisce il nuovo via libera alle estrazioni molto più vicine alla costa. La denuncia da due senatori del Pd: "Enormi rischi e vantaggi minimi"
1 Giugno 2012. - E' DURATO due anni il ricordo del disastro del Golfo del Messico, che in America continua a seminare una lunga scia di danni. Nel maggio 2010 il governo Berlusconi bloccò le trivelle. Ora è pronto il nuovo via libera per le trivellazioni fino a 5 miglia dalle coste. La denuncia viene dai senatori del Pd Francesco Ferrante e Roberto Della Seta. "Nel decreto sugli incentivi e il rilancio delle infrastrutture, ormai quasi pronto, il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera intende dare semaforo verde per le trivellazioni petrolifere e gasiere selvagge nei mari italiani, con un limite per gli interventi off shore che passa da 12 a 5 miglia marine, praticamente sottocosta", spiega Ferrante.
Secondo i calcoli del ministero dello Sviluppo economico, le nuove trivellazioni porterebbero a 2 miliardi di euro l'anno di entrate. Numeri che i senatori del Pd contestano: "I rischi economici sono importanti e i vantaggi minimi. Anche se estraessimo le 11 milioni di tonnellate di riserve petrolifere stimate nei fondali marini del nostro Paese, ai consumi attuali li esauriremmo in soli 55 giorni. Non possiamo continuare a costruire capannoni che non si tengono in piedi appena si è appannata la memoria del'ultimo terremoto e a trasformare il Mediterraneo in una groviera due anni dopo l'esplosione della piattaforma della Bp".
Tra l'altro una quantità ben maggiore del gas che si potrebbe estrarre dal mare è potenzialmente già disponibile in modo non rischioso: è il biometano, un'energia rinnovabile che tra l'altro darebbe un'iniezione di reddito alle imprese agricole sull'orlo della chiusura. Secondo i calcoli delle associazioni di settore entro il 2030 può valere 8 miliardi di metri cubi prodotti l'anno, ossia l'attuale produzione di gas naturale in Italia. E questo obiettivo potrebbe essere raggiunto per il 65% già nel 2020. Ottenendo un risparmio annuo, calcolato a prezzi correnti, di 5 miliardi di euro.
Esattamente la stessa quantità di energia, l'equivalente di 8 miliardi di metri cubi di metano, potrebbe essere ottenuta se si utilizzasse il giacimento di energia nascosto nelle case, cioè se si eliminassero gli sprechi energetici. "Efficienza e fonti rinnovabili possono darci lavoro e sicurezza energetica oggi e nel lungo periodo", concludono Ferrante e Della Seta, "Ma la paralisi normativa sulle fonti rinnovabili e i decreti ministeriali che aumentano il peso della burocrazia finirebbero per soffocare assieme all'energia pulita un settore produttivo che vale l'1% del Pil. C'è un serio rischio disoccupazione e una seria minaccia per il sistema paese. Abbiamo pochi giorni a disposizione per correggere la rotta seguendo i suggerimenti delle Regioni che chiedono di non fermare la nostra economia".
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E dopo l'altalena sul sito di "Green Style" sulla distanza minima dalle coste italiane per le trivellazioni, meglio affidarsi a quanto denuncia "Repubblica" a proposito del "decreto sugli incentivi e il rilancio delle infrastrutture" predisposto dal ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, ormai quasi pronto. Pare, in base a quel decreto, che intenzione del "Governo Tecnico" in carica in italia sia dare semaforo verde alle trivellazioni petrolifere e gasiere selvagge in tutti quei mari che contornano il nostro Paese (ci siano o non ci siano nelle vicinanze aree protette), con un limite di distanza minima da riva, per gli interventi off shore, che passa da 12 a 5 miglia marine, praticamente sottocosta... Viva l'Europa, dove anche in questo campo ogni Stato mostra di viaggiare per conto suo, in barba all' UNEP-MAP, e alle Nazioni Unite, e a tutti quei Paesi, anche extraeuropei che firmarono a suo tempo (c'era una volta...) la famosa Convenzione di Barcellona; ma anche in barba a tutti gli altri organismi che ancora dicono di occuparsi di tutela ambientale del Mediterraneo (GEO, ISPRA, MATTM, Co.R.E.M, AIAM, etc. etc. etc.), organismi ed enti che, a valutare dai risultati che si stanno raggiungendo, tutto hanno fatto, anche a spese dei cittadini delle tante comunità nazionali coinvolte, fuorchè interessarsi concretamente di risolvere quei problemi per cui furono a suo tempo istituiti...
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Post di Gennaro Ciavarella

Mah, speriamo bene...
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A Salvatore Ianniello e Salvatore Lasca piace questo elemento.

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Passera, sì a trivellazioni petrolifere vicino coste
di Guido Grassadonio
http://www.greenstyle.it/passera-si-a-trivellazioni-petrolifere-vicino-coste-9850.html


1 Giugno 2012. - Il ministro Corrado Passera sta per rendere noto il contenuto “Dl sugli incentivi ed il rilancio delle infrastrutture”. Conoscendo il personaggio è normale che le associazioni ambientaliste mostrino qualche preoccupazione. A ben vedere, tali perplessità sono anche piuttosto fondate, a meno a leggere le rivelazioni preoccupanti fatte oggi dai senatori del Pd Francesco Ferrante e Roberto Della Seta: "Nel decreto sugli incentivi e il rilancio delle infrastrutture, ormai quasi pronto, il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera intende dare semaforo verde per le trivellazioni petrolifere e gasiere selvagge nei mari italiani, con un limite per gli interventi off shore che passa da 12 a 5 miglia marine, praticamente sottocosta."
Insomma, Corrado Passera vorrebbe portare le trivelle a pochissimi chilometri dalle coste, in spregio non solo alle bellezze paesaggistiche, ma alla stessa disgrazia del Golfo del Messico. In soli due anni, come notano i due senatori, la paura di incidenti simili è scemata a tal punto da permettere ad un ministro proposte del genere: "I rischi economici sono importanti e i vantaggi minimi. Anche se estraessimo le 11 milioni di tonnellate di riserve petrolifere stimate nei fondali marini del nostro Paese, ai consumi attuali li esauriremmo in soli 55 giorni. Non possiamo continuare a costruire capannoni che non si tengono in piedi appena si è appannata la memoria dell’ultimo terremoto e a trasformare il Mediterraneo in una groviera due anni dopo l’esplosione della piattaforma della Bp."
I due senatori del PD concludono notando come siano possibili alternative a basso impatto ecologico, come l’estrazione del biometano dal mare. Dal canto nostro ci piacerebbe vedere lo stesso accanimento contro l’ipotesi di trivelle nelle Tremiti e dell’eolico off-shore a largo del Golfo dell’Asinara. A prescindere dal decreto, sicuramente grave, in mente a Passera, la situazione attuale è già potenzialmente disastrosa: se andassero in porto tutti progetti di trivelle attualmente in discussione, alcune delle zone più belle d’Italia sarebbero deturpate ed esposte al perpetuo rischio marea nera.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Mentre certe domande restano senza risposta, i "Passera" tentano di volare sempre più in alto... Tanto c'è la crisi, da loro stessi creata... Ora si parla addirittura di trivellazioni petrolifere solo a 2 miglia, dico DUE MIGLIA, dalle coste...
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Post di Roberto Giacalone

Caro Guido è uno schifo... Dovrebbero vergognarsi... Patrimonio ambientale? Cosa vuoi che sia! Quello a cui tengono veramente ed unicamente è il patrimonio dentro le loro tasche...!!!
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Post di Antonio Piccolo

Altro esponente del governo dal nome comune di un genitale, cosa vi aspettavate da costui? Piuttosto perchè non lo facciamo tacere con un tampax, prima che vomiti un'ulteriore ...
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Post di Roberto Frigerio
Certo che mentre loro fanno profitti e incassano "bonus"... quando poi succedono i disastri... coloro che pagano sono sempre gli stessi.
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Post di Guido Picchetti

Alle ore 11,23 di oggi 2 Giugno sono andato sul sito di "Green Style" in precedenza da me postato con un mio breve commento e ho potuto notare che nell'articolo di "Green Style" attualmente on line non si parla più del limite di 2 miglia cui ho fatto cenno nel mio commento, bensì si parla solo di 5 e 12 miglia senza ulteriori specificazioni. In altre parole, è scomparso dal testo dell'articolo ogni riferimento alle 2 miglia... Dico ciò in quanto non vorrei che qualcuno mi accusasse di fare gratuiti allarmismi. A scanso di equivoci preciso ancora una volta che quell'indicazione di "due miglia", nel testo da me letto, in precedenza c'era, e a riprova di ciò pubblico questa immagine appena catturata in esito ad una ricerca appena effettuata in proposito su Goggle, che segnala appunto l'articolo in questione pubblicato da "Green Style" con un riferimento proprio a quelle "due miglia "... evidentemente alquanto ballerine ...
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A Roberto Frigerio e Jahnpiero Assi piace questo elemento.

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Il Terremoto in Emilia secondo Maria Rita d'Orsogna
di Guido Picchetti (a margine di un articolo di Maria Rita D'Orsogna postato su FB il 2 Giugno 2012)
http://www.facebook.com/guido.picchetti

"E' un post lungo, e chiedo scusa a tutti quelli che mi hanno scritto e a cui non ho potuto rispondere ancora. Per quello che può contare, un abbraccio all' Emilia". Comincia così il post di Maria Rita d'Orsogna sul "terremoto in Emilia" che ieri, dopo alcuni giorni di silenzio, ha pubblicato sul suo Blog ... Un post lungo si, ma decisamente interessante e tutto da leggere, con tante verità scomode, e altrettante domande che vogliono risposte... anche se provenienti da una "matematica", e non da un "geologo", come qualcuno stupidamente, per non dire altro, ha scritto per screditare chi le fa, senza neppure arrivare a capire che, reagendo in tal modo, scredita solo sè stesso, e quanti ragionano o meglio "sragionano", come lui...
Ma c'è un'affermazione di Maria Rita D'Orsogna che mi preme riportare qui dal suo articolo, che solo stamani ho riletto con calma... Ed è questa: "Non è stato semplicissimo capire se ci fossero collegamenti fra fracking, pozzi di re-iniezione e sismi, ma lentamente si è arrivati alla conclusione che molto probabilmente la "colpa" è non del fracking in sè, quanto di questi pozzi di reiniezione. E questo non lo dice Maria Rita, ma lo dice il Servizio Geologico degli Stati Uniti, l' "USGS".
E quello che afferma l' "USGM" potete leggerlo qui:
http://www.ewg.org/analysis/usgs-recent-earthquakes-almost-certainly-manmade  .
Il documento è in inglese, ma penso che gli "esperti tecnici" del nostro Paese, non abbiano difficoltà a capire quanto c'è scritto... O no ?
Qui a seguire la parte iniziale dell' articolo di Maria Rita. Ma se volete leggerlo integralmente e vedere soprattutto le numerose immagini che corredano e documentano l'articolo andate all'url: http://dorsogna.blogspot.it/2012/06/il-terremoto-in-emilia.html. (gp)

Il Terremoto in Emilia
di Maria Rita D'Orsogna
FRIDAY, JUNE 1, 2012. - E' un post lungo, e chiedo scusa a tutti quelli che mi hanno scritto e a cui non ho potuto rispondere ancora. Per quello che possa contare, un abbraccio all' Emilia.
La premessa di tutto è che io non sono un geologo o un sismologo, ma un fisico, per cui non so e non posso io determinare la causa del terremoto in Emilia, ammesso che sia possibile farlo.
La sotto-premessa è che sono anni che continuo a leggere la letteratura sul petrolio, gas, fracking, e che in questi anni ho visto diverse comunità trivellate, parlato con persone, incontrato registi, attivisti, scienziati, in America, in Francia, in Nigeria e credo di avere una buona cultura, di persona di scienza, su tutte le tematiche collegate al tema.
Posso allora porre una serie di osservazioni, in relazione a ciò che ho visto e letto, che poi si traducono in domande e che poi alla fine riconducono ad un unica conclusione: L'Italia è fragile - tutta - da nord a sud, e faremmo molto meglio a proteggere questo paese evitando di trivellare alla cieca, fracking o non fracking, o di fare stoccaggi sotterranei per il beneficio di Aleanna, Padania Energia, ENI, Northern Petroleum, Petroceltic, Po Valley, Shell, Rivara Erg Storage, o chi per loro, in cambio di dubbi vantaggi alla collettività e molti rischi.
Proteggere il territorio vale non solo per il petrolio, ma per la cementificazione selvaggia, i capannoni di Modena e le università dell'Aquila crollate perchè costruite alla leggera, evitare di trasfomare i letti di fiumi e le coste marine in colate di cemento e cosi via. Quando si prendono le scorciatorie, prima o poi se ne pagano le conseguenze, perchè chi comanda non è lo speculatore di turno, ma la natura, con i suoi ritmi e le sue logiche. E anche se oggi ti pare di averla fatta franca, di avere risparmiato o speculato, alla fine lei ti presenta il conto senza guardare in faccia a nessuno.
Veniamo alle osservazioni che io posso fare sul tema terremoto in Emilia
:
1. Ho cercato in tutti i modi di capire se ci fosse fracking in Italia. I termini in inglese da cercare sono "hydraulic fracturing", "stimulated fracture", "shale gas". Non ho trovato molto da parte delle ditte petrolifere, in inglese o in italiano, nè da parte del governo Italiano sull'ultilizzo di questa tecnica, in Italia *in questo momento*. Nulla esclude che si voglia o possa fare fracking in futuro. So per esempio che Stefano Saglia, sottosegretario alle attività produttive nel governo Berlusconi ne è stato un forte proponitore, so che si parla di possibili riserve di shale gas nella Pianura Padana, ma non credo che il fracking vero proprio sia già in atto in Italia. Se è in atto, è sicuramente qualcosa di ben ben nascosto da tutti i siti internet che io abbia potuto indagare.
Questo porta alla domanda: il governo Italiano vuole dirci qualcosa su questo tema? La Francia ha un divieto integrale sul fracking, così pure la Bulgaria. La Germania ne sta discutendo. Anche in Inghliterra dove la pratica è stata inizialmente applaudita come rivoluzionaria, ci stanno ripensando. Negli USA lo stato del Vermont e di New York hanno moratorie più o meno lunghe. E noi?
Stefano Saglia come può essere così sicuro che questa tecnica sia una cosa buona per l'Italia? Con quale esperto parla lui? Ecco cosa disse l'anno scorso: "Lo shale gas potrebbe aprire nuove strade per l’approvvigionamento energetico in un momento particolarmente delicato a livello globale. L’Italia accoglie con favore l’avvio di approfondimenti a riguardo."
A che conclusione è giunto? Che approfondimenti ha fatto? Ci scommetto nemmeno uno. Ora, anche se il fracking per ora non è una tecnica usata in Italia, visto che ne parla tutto il mondo, e visto che la gente vuole risposte, i nostri governanti attuali, Clini, Passera, Monti vogliono dire qualcosa su come l'Italia si pone di fronte alla possibilità di fare fracking sul nostro territorio?
Perchè non c'è informazione su questo tema? Perchè dobbiamo sempre arrivare per ultimi, in maniera disorganizzata, per sentito dire e con l'acqua alla gola? Tutto il web parla di questo fracking, in maniera più o meno scorretta. Com'è che neanche si accenna minimamente a spiegare, regolamentare, discutere in modo ufficiale, questa pratica che prima o poi potrebbe arrivare anche in Italia?
2. Ma poi, cos'è questo fracking? In termini molto semplici, è una tecnica relativamente nuova con la quale si manda giù nel terreno un cocktail di roba chimica ad alta pressione, si causano microterremoti con i quali la roccia porosa viene fratturata (e di qui il nome hydraulic fracturing), e il gas contenuto nei pori della roccia viene sprigionato e poi catturato per essere commercializzato.
Ecco allora il concetto dei (micro)-terremoti collegati al fracking: il fracking di per sè causa delle microscosse. Ma queste microscosse, in generale, sono di intensità bassa, o almeno questo secondo le intenzioni di chi fa il fracking. A volte restano gli interrogativi se sia proprio la pratica del fracking in sè a scatenare terremoti di intensità media - attorno al grado 2, 3, o eccezionalmente anche 4 della scala Richter, ma in genere i terremoti sono di intensità bassa.
Quello che invece è più pericoloso, in relazione al fracking, è l'utilizzo di una miriade di pozzi cosiddetti di re-iniezione, pozzi dismessi in cui si iniettano i fluidi di scarto - la monnezza del fracking. Per ogni pozzo attivo, infatti vengono prodotti enormi quantità di monnezza fluida - tossica e radioattiva - e non si sa che farne. A volte i petrolieri costruiscono delle vasche a cielo aperto per metterci questa monnezza, i cosiddetti waste pits, altre volte invece usano pozzi sotterranei dismessi per il contenimento.
Ora, quando si usano pozzi dismessi di re-iniezione, il fluido di scarto viene tenuto ad *alta pressione* ed è questo il vero problema: l'alta pressione dei pozzi, che spingono sulla roccia circostante, potenzialmente lubrificando e cambiando gli equilibri fra le faglie sismiche. Negli USA ci sono state diverse regioni colpite da sciami sismici in zone in cui si fa fracking - in Arkansas, in Ohio, in Oklahoma, in Texas, e così pure in Inghilterra, a Blackpool, dove proprio a causa della sismicità indotta dal fracking c'è un ripensamento in generale di questa tecnica. Si è trattato di terremoti in zone in cui prima non ce ne erano, e si è arrivati anche al grado 4.7 della scala Richter.
Non è stato semplicissimo capire se ci fossero collegamenti fra fracking, pozzi di re-iniezione e sismi, ma lentamente si è arrivati alla conclusione che molto probabilmente la "colpa" è non del fracking in sè, quanto di questi pozzi di reiniezione.
Questo non lo dice Maria Rita, ma lo dice il Servizio Geologico degli Stati Uniti: il USGS, che afferma:
"a possible explanation is the increase in the number of wells drilled over the past decade and the increase in fluid used in the hydraulic fracturing of each well. The combination of factors is likely creating far larger amounts of wastewater that companies often inject into underground disposal wells. Scientists have linked these disposal wells to earthquakes since as early as the 1960s. The injections can induce seismicity by changing pressure and adding lubrication along faults."
... [segue]

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A Jahnpiero Assi e Alfonso Nigro piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 1/06/12 

I pozzi di stoccaggio di gas naturali in Emilia Romagna
di Guido Picchetti (commento a margine di una immagini postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3740898355362&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


Volete sapere quanti pozzi di stoccaggio di gas naturali ci sono in Emilia Romagna ? Ecco il "conto": ce ne sono 11 ad Alfonsine in provincia di Ravenna, 39 a Cortemaggiore in provincia di Piacenza, 51 a Minerbio in provincia di in provincia di Bologna, e 31 a Tresigallo in provincia di Ferrara. In totale sono ben 132 pozzi di stoccaggio di gas naturale, secondo l'aggiornamento del 26/07/2010 del Ministero dello Sviluppo Economico. E non crediate che nelle altre regioni del Nord non ce ne siano. E naturalmente ci saranno anche lì delle faglie in movimento, visto che, secondo i geologi, la colpa è degli Appennini che stanno muovendosi...
Fonte http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/stoccaggio/pozzi/centrali_stoccaggio_2010.pdf.
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A Lidia Giannotti e Jahnpiero Assi piace questo elemento.
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Terremoto, Nord Italia 20 maggio 2012: faglie e stoccaggio del metano da parte di ENI
di Marco Pagani (*)
http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2012/05/terremoto-faglie-e-stoccaggio-del-metano-da-parte-di-eni.html


20 maggio 2012. ENI continua a stoccare gas metano nel sottosuolo della pianura padana in prossimità delle faglie tettoniche, note da oltre 10 anni e sta aumentando la pressione di stoccaggio. Una pratica rischiosa, soprattutto dopo il terremoto di domenica.
Il fisico e sismologo Mucciarelli fa notare nel suo blog il fatto che ENI abbia continuato a stoccare gas metano (1) nei siti esausti della pianura padana, nonostante fosse noto da tempo che la zona è attraversata da diverse faglie.
Ho creato la mappa qui sotto per mostrare la posizione dei siti di stoccaggio della pianura padana, la posizione delle principali faglie e la localizzazione del terremoto di domenica scorsa (sud: indicazione USGS, nord: indicazione INGV). La mappa è disponibile anche in Google maps.

Attenzione: non sto affermando che ENI ha causato il terremoto, naturalmente, ma è opportuno osservare che:i
ì siti di stoccaggio si trovano praticamente tutti in prossimità delle faglie; ENI nega in modo un po’ blando il fatto che esista una correlazione tra stoccaggio e attività sismica (2). Normalmente il gas viene immagazzinato alla pressione originaria del giacimento. Per aumentare le riserve di gas (e venderne di più) ENI sta iniziando ad usare la discutibile pratica della sovrapressione.
Esistono almeno tre siti (Settala, Sergano e Ripalta) in cui il gas è stoccato a pressioni del 107-110% di quella originaria. Il principio di precauzione dovrebbe fermare queste pratiche, oltre a evitare nuovi siti di stoccaggio (ENI vorrebbe aumentare la capacità complessiva da 14 a 22 km³), perchè il nostro obiettivo è diminuire i consumi di gas.
Un ringraziamento a Paolo che mi ha messo la pulce nell’orecchio sulla questione.
Note:
(1) Lo stoccaggio del gas importato dall’estero nel sottosuolo viene fatto durante la stagione estiva, per aumentare le riserve per il periodo invernale. Questo è l’elenco dei siti di stoccaggio italiani. Ognuno dei siti di stoccaggio indicati sulla mappa include decine di pozzi diversi.
(2) Nella pagina della FAQ si afferma che “Nessuno degli studi e delle analisi condotte in questi anni ha evidenziato possibili correlazioni fra fenomeni sismici e lo stoccaggio di gas nel sottosuolo. Come ulteriore e continua verifica, tutti i giacimenti sono costantemente monitorati con appositi sensori inseriti nel sottosuolo al fine di rilevare eventuali eventi microsismici nel corso delle fasi di iniezione ed erogazione.“
(*) Chi è Marco Pagani: leggi http://ecoalfabeta.blogosfere.it/blogger/marcopagani  (ndr)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

L'articolo è firmato da Marco Pagani e in calce a questo commento riporto una nota che ci presenta l'autore, ripresa dal suo stesso Blog. L'articolo risale a Domenica 20 Maggio u.s., vale a dire a poche ore dopo la forte scossa iniziale che ha dato inizio al lungo periodo di sofferenze, di paure, di distruzioni e morti in Emilia Romagna, che ancora non accenna a finire.
Se pubblico l'articolo, non è certo per fare inutile e crudele allarmismo. Ma solo in quanto illustra dei dati relativi ad impianti di stoccaggio già esistenti nella zona interessata dalle scosse sismiche in corso. Impianti di stoccaggio creati utilizzando pozzi trivellati da tempo presenti in gran numero nella pianura padana, nei quali, una volta divenuti "sterili", viene immesso metano a pressione utilizzandoli come depositi di gas.
Sul grado di effettiva pericolosità di una tale procedura in presenza di faglie nel sottosuolo (che pure è facile immaginare) lascio agli "esperti" le dovute valutazioni, ma continuo a chiedermi per quale ragione certe situazioni reali vengano volutamente ignorate e tenute al di fuori di ogni considerazione, pur potendo influire più o meno direttamente sulla sicurezza ambientale di tutta l'area toccata dal terremoto in Emilia.
Chi è Marco Pagani. Classe 1960, fisico e docente di Matematica e Fisica, è dal 2006 autore e curatore del Blog "Eco Alfabeta". Attualmente svolge un Dottorato di Ricerca in Scienze Agrarie, Ambientali e Alimentari presso l'Università di Bologna. Si interessa di problematiche ambientali da lungo tempo. E' autore di pubblicazioni su temi scientifici e ambientali; in collaborazione con Ugo Bardi si è occupato del picco dei minerali, argomento che ha trattato anche nel libro "La vita dopo il petrolio" curato da Pietro Raitano e Gianluca Ruggero. Ha tenuto diversi corsi e seminari sui costi energetici dell'agricoltura, sull'impronta agricola-alimentare e sulla misura del consumo di territorio. E' socio ASPO e WWF, ha dato vita a un GAS (Gruppo di Acquisto Solidale), simpatizza e sostiene attivamente la Rete per la decrescita e il movimento Stop al consumo di territorio. Dal giugno 2011 è Consigliere Comunale a Novara. Ama le scienze, la lettura, la scrittura, i viaggi, la montagna, la bicicletta, la musica, la cucina, la compagnia degli amici e della sua famiglia, la pace e l'intelligenza creativa.

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Post di Filippo Foti
Quanto mi piacerebbe non fosse vero, ma non perchè insisto nel non credere o " NON VOLERE CREDERE " per partito preso o per testardaggine... ma perchè le cause principali dovrebbero essere di ben altra natura e queste pratiche se fossero veramente e vergognosamente adottate dovrebbero essere ininfluenti. Dovrebbero pure fare insorgere la popolazione tutta contro questi procacciatori di catastrofi e metterli alla gogna in tutte le maniere più o meno lecite!
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A Filippo Foti, Luca Gioria, Andrea Gabriele e Gente Di Mare Divingsailing.
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Di Clini, del terremoto e di altri disastri
di AlterEco
http://www.ecoblog.it/post/15983/clini-terremoto-emilia-prevenzione-disastri


31 mag 2012. - Il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini oggi è intervenuto sul presunto legame tra il terremoto in Emilia ed i lavori per lo stoccaggio di gas a Rivara, in provincia di Modena. Clini ha parlato a margine del Greening Camp alla Luiss, definendo assurde simili illazioni. Poi ha precisato:

È emerso spesso in queste ore il tema di un progetto, che è un grande deposito di gas nel comune di Finale Emilia. Volevo dare un’informazione: il Ministero dell’Ambiente aveva dato un’autorizzazione ad avviare le autorizzazioni necessarie a preparare un progetto per la realizzazione di un deposito di gas, che non è l’autorizzazione a realizzare l’impianto ma a cominciare lo studio di fattibilità.

Alla luce di quanto accaduto, ovviamente, Clini sta rivedendo anche l’autorizzazione dello studio di fattibilità, non ci sarà nemmeno bisogno di farlo per capire che è infattibile in un’area che, a detta dei sismologi, potrebbe essere interessata da forti scosse per secoli, ora che l’Appennino si è risvegliato.
Sarà anche vero che autorizzare lo studio di fattibilità non equivale a dare il via libera al progetto. C’è da precisare, però, che l’Emilia Romagna si era opposta a questa autorizzazione preliminare e proprio perché, a suo dire, il rischio sismico dell’area era stato sottovalutato. I fatti avrebbero ahinoi dato ragione alla Regione. Un po’ sulla difensiva, Clini spiega che appena insediato aveva già “iniziato a parlare” di un Piano nazionale per la sicurezza del territorio. Oggi torna a “parlarne”:

Dobbiamo avere un piano nazionale che duri il tempo che serve, quindi 15 anni, che sia sostenuto da investimenti privati agevolati, da finanziamenti pubblici. È una priorità per il nostro Paese. L’evento sismico degli ultimi giorni richiama la necessità di questi interventi.

Su questo siamo tutti d’accordo ma basta parlare, perché della sindrome del grillo parlante, con cui vengono ascoltati il tempo di una tragedia e poi schiacciati e messi a tacere sismologi e geologi, non ne possiamo più. Se è vero che se ne parlava da tempo di questo piano… Clini precisa che lui ne “parla” dai fatti di Genova. Noi ricordiamo che stava al Ministero come direttore da anni… sin da quando sono stati tagliati i fondi proprio alla prevenzione con una manovra suicida. Scriveva l’ENEA il 18 maggio del 2012:

Uno studio sui danni delle catastrofi naturali, effettuato da Fabian Barthel ed Eric Neumayer della “London School of Economics”, dopo aver “normalizzato” i disastri per tipologia e per area geografica ha evidenziato, come d’altra parte c’era da aspettarsi, che, a parità di evento catastrofico, i danni su una determinata area sono tanto maggiori quanto maggiori sono il numero delle infrastrutture, il loro valore economico, e anche la densità della popolazione, ma soprattutto quanto minori sono le misure di prevenzione messe in atto.

Lo studio a cui si fa riferimento lo trovate qui. Il 6 settembre del 2011 Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi scriveva:

Ben 500.000 le frane che negli ultimi 50 anni hanno colpito l’Italia seminando morte e terrore con ben 3.500 persone che hanno perso la vita, ben 6 al mese e il Governo cosa fa? Taglia un miliardo di euro per la prevenzione. Negli ultimi 20 anni abbiamo speso in Italia una media di 2 miliardi di euro all’anno nel rincorrere le tragedie. La migliore manovra anti-crisi non sarebbe forse quella di investire nella prevenzione risparmiando tantissimo, almeno 10 volte? È giusto portare avanti il concetto del risparmio e non degli sprechi. Infatti investendo nella prevenzione che significa messa in sicurezza del territorio andremmo a risparmiare molti fondi. Negli occhi ho Sarno, Quindici, Bracigliano, Giampilieri, Scaletta Zanclea e le più recenti alluvioni nel Veneto ed in altre regioni d’Italia e negli occhi ho anche i centri storici che stanno crollando come quello di Agrigento proprio a causa di frane. Vorrei vivere in un Paese dove tutto questo possa non accadere più. Per evitare il ripetersi di tragedie è necessaria la prevenzione. Tagliare i fondi per la prevenzione come tagliarli per la ricerca significa tagliare qualsiasi speranza. In altri Paesi riescono grazie alla prevenzione a limitare i danni persino quando ci sono eventi naturali di grande impatto.

Negli occhi ho Sarno, Quindici, Bracigliano, Giampilieri, Scaletta Zanclea, scriveva Graziano. All’epoca non aveva ancora negli occhi i morti per le alluvioni in Liguria, quelli dell’ultimo terremoto in Emilia… Quanti altri morti ci devono passare sotto gli occhi, caro Ministro, prima di smetterla di farci queste chiacchierate sterili sull’esigenza di un piano per mettere in sicurezza il territorio e passare ai fatti? Perché le ricordo che le parole sono importanti e come ci ha appena fatto giustamente notare, se c’è differenza tra autorizzare lo studio di fattibilità ed autorizzare un progetto, c’è differenza anche tra “iniziare a parlare di un piano per il territorio” ed “iniziare a mettere in atto un piano per il territorio”. In questo gap si sono consumate le tragedie di questi giorni. In questa vuotaggine nonsense sono scomparse delle vite che, a detta dei geologi, non lo dico io, non dovevano andare perse per un terremoto di una magnitudo così bassa, come non dovevano finire sommerse alla prima pioggia torrenziale a Genova.

Le parole sono importanti. È importante dirle, è importante ascoltarle, è importante farle seguire dai fatti. Anche perché siamo stanchi di inviare sms una volta al mese in media per sostenere l’emergenza di turno. E non perché non siamo solidali, ma perché forse preferiremmo fare una ricarica da 50 euro all’anno a testa per pagare una task force (per far rientrare qualche cervello magari, che qui ne son rimasti pochi) che ci sistemi questo territorio, una volta per tutte, mettendo in sicurezza edifici, fabbriche, ospedali, scuole. Così come siamo stanchi di affidare la nostra vita e la nostra sicurezza a santi ed eroi, il nostro patrimonio storico-culturale e naturale all’elemosina che ci arriva dall’estero ed il nostro futuro al caso, magari sperando che l’Appennino si riaddormenti e ci lasci vivere in pace. Faccia qualcosa, ora, perché se tutti hanno libertà di parola sempre e comunque, qualcuno comincia a perdere il diritto di piangere e qualcuno dovrà assumersi il dovere di pagare per tutte queste morti definite dai nostri più illustri esperti del territorio prevedibili e prevenibili.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post e sulla pagina web di Ecoblog
Leggetelo con attenzione, e interamente, senza farvi distrarre dalle inserzioni pubblicitarie intermedie di Goggle che possono facilmente distrarre e far ritenere concluso l'articolo dopo le prime dodici righe. L'articolo di AlterEco invece continua dopo l'immagine centrale (anch'essa molto significativa...) con argomenti ancora di maggiore interesse. Quello che però, ad un "inesperto" come il sottoscritto, continua a sembrare strano, è che si continui a parlare del progettato impianto di stoccaggio di Rivara per il quale negli ultimi tre mesi sono state effettuate solo le "trivellazioni di ricerca" per valutare la qualità del sottosuolo, e invece non si fa minimamente cenno a tutta l'attività trivellifera portata avanti per decenni nella zona interessata dal terremoto emiliano, comprovata dall'esistenza nell'area di centinaia di pozzi cosiddetti "sterili" (e anche da mappe scientifiche ufficiali), così come non si parla dei fenomeni di "subsidenza" che, dopo le scosse sismiche di ieri, si sono ancora una volta chiaramente manifestate in certe aree rurali al di fuori dei centri abitati, senza che nessun "esperto" abbia fornito la benchè minima indicazione su qualità e qualità delle emanazioni gassose fuoriuscite dai "fontanazzi" insieme alle "sabbie liquide"risalite in superficie...
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Post di Maria Ghelia
Sicuramente non vale la candela!!! Sarebbe proprio ora di chiudere tutti i discorsi di trivelle e serbatoi di stoccaggio... Grazie Guido.
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A Roberto Frigerio, Maurizio Tritto, Mauro Brusà, Maria Ghelia, Raffaele Vigilante, Simona La Mattina e Paola Pagliaro piace questo elemento.

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(copyright Guido Picchetti) 

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Questa pagina è stata aggiornata il 01/01/13.