Aprile 2012

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ECHI  DI  STAMPA

   
     - Dal 22 al 30 Aprile 2012
 

Dalla mia Bacheca su FB del 30/04/12

Val d'Agri in Basilicata. Vale più una foto di tante parole...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine del sottoscritto su FB)
http://www.facebook.com/...a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater

... E certamente una foto che tanto vale è quella postata stamane da Giuseppe Di Bello sulla pagina di FB de "Gli Indignati Lucani". Una foto che qui condivido, riportandone il commento a margine di Giuseppe: "Si sciacquano la bocca dicendo, 'che genere di inquinamento può provocare l'estrazione del petrolio' ? Gli rispondo con questo cartello, se ne trovano a decine, con le avvertenze sui pericoli delle attività estrattive. Sulla sinistra invece prego notare i tubi interrati. E, a parte le migliaia di piante abbattute, mi chiedo: quando si dovesse rompere uno di questi tubi chi se ne accorge ?"
Gli risponde Alfredo Anzidei: "... se ne accorgeranno i cittadini, quando vedranno scorrere dai loro rubinetti il petrolio misto a tante altre schifezze !!!"
Hanno forse torto Giuseppe e Alfredo ? Non credo proprio. E stando alla foto lo si può capire facilmente... Ma quel che è grave che lo stesso sta avvenendo o sta per avvenire in tante altre parti del territorio del nostro Paese, e non solo. Anche in prossimità di zone protette, a terra (Cilento, Delta del Pò, etc.), come a mare (Stretto di Sicilia, Isole Tremiti, Golfo di Taranto, etc.), Con rischi di danni ben maggiori, e ciò senza che nessuno si preoccupi più di tanto, proprio perchè lontano dagli occhi ...
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Post di Filippo Foti

Io amo gli animali, i cani soprattutto, ma quelli a sei zampe sono proprio l'espressione di una aberrazione consona a chi è proprietaria del logo.....
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A Claudia Prestano, Giò Nastasi e Roberto Mamone piace questo elemento.
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Nello Stretto di Sicilia, 4 rimorchiatori intorno alla "FPSO IKDAM"...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine del sottoscritto su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?...t=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater

Segnalo qui un articolo del sottoscritto pubblicato su "Profumo di Mare" il 31 Gennaio u.s. che descrive appunto le trivellazioni petrolifere off-shore della Lundin Petroleum sui fondali dello Stretto di Sicilia. Operazioni condotte sul giacimento "Oudna" in acque tunisine con la nave piattaforma "IKdam", operante nella zona già da alcuni mesi. Ai due rimorchiatori d'altomare rilevati ieri mattina nelle vicinanze della "IKDAM" (il "Brodospas STORM" e l' "Asso Zejt"), in serata se ne sono aggiunti altri due, l' "Astrea" e il "Garibaldo".. Che le operazioni petrolifere della Lundin nella zona siano terminate e stiano smobilitando ? Difficile dirlo... Certo non è una situazione normale... Negli ultimi mesi a mantenere i collegamenti della "Ikdam" con la terraferma (il porto di Sousse) era solo "Il Garibaldo"...
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60015259 .
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A Mario Cavallaro, Gennaro Ciavarella, Pro Natura Mare Nostrum e Filippo Foti piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 29/04/12

Continuano le trivellazioni petrolifere della "FPSO IKDAM" nello Stretto di Sicilia
di Guido Picchetti (a margine di una immagine del sottoscritto su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?...a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater

Da qualche giorno c'è un po' di movimento intorno alla "FPSO IKDAM" che, per conto della Lundin Petroleum, sta già da qualche mese trivellando i fondali dello Stretto di Sicilia in acque tunisine, a 31,8 mn dalle coste di Pantelleria in direzione SO... Non faccio commenti, ma incrocio le dita...
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Commenti su FB a margine del post
Post di Patrizia Arigò

Che faccio, condivido sulla mia bacheca o è meglio non divulgare la notizia? Magari i turisti potrebbero spaventarsi...
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Post di Diego Gabriele

Questo è il dilemma: pubblicare o non pubblicare...
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Post di Patrizia Arigò

Diego, Guido, forse è meglio di no... Però questa cosa mi fa andare su tutte le furie! Non si può mandar giù anche questo!
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Post di Guido Picchetti

Non so che dirti... Penso che ognuno debba decidere da sè... Quello che posso dirti però è che ho chiesto chiarimenti stamani in Capitaneria... Mi hanno rimandato a domani...
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Post di Patrizia Arigò

Ho deciso: io la pubblico!
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Post di Diego Gabriele

Ieri al TG2 hanno fatto un servizio sulle trivellazioni petrolifera tra cui c'era Pantelleria... e non solo... Mi sembra, comunque, che il governo non sia molto contrario..
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Post di Patrizia Arigò

Proprio questo è preoccupante: che il governo non sia contrario! Io l'ho pubblicata in bacheca, citando alcuni miei amici giornalisti: magari si mobilitano loro...
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Post di Valerio Di Stefano

‎"Giornalista" addirittura... :-) E' un tema su cui avere ulteriori informazioni...
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Post di Patrizia Arigò

Le ho appena chieste: dovrebbero essere in arrivo... Grazie per l'interesse dimostrato!
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Post di Filippo Foti

L'omertà non ha mai pagato... Io e Pierino condividiamo.
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A Luca Gioria, Francesca Minardi, Eduardo Raffaele, Alessandro Brignone, Ornella Pucci, Autonoleggio PantelRent, Giò Nastasi, Natale Caccavo, Alfonso Nigro, Diego Gabriele e Patrizia Arigò piace questo elemento.
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Rassegna stampa sui voli di Lampedusa
di Guido Picchetti (a margine di una immagine del sottoscritto su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?...a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater


Una immagine molto significativa. Mostra una rassegna stampa, anche parziale, degli articoli usciti ieri sulla stampa e in rete sulla prossima assenza di voli Meridiana su Lampedusa. E su Pantelleria ?... Non se la fila nessuno !!! Ma quando capiranno Lampedusa e Pantelleria che per risolvere certi problemi comuni dovrebbero muoversi di concerto? Appartengono a due provincie diverse, è vero... Ma il "divide et impera" è un principio ben noto a chi governa, che aiuta a restare in sella, solo tappando di volta in volta certi buchi...

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Post di Francesco Valenza

Io lo sostengo da anni, siamo tutti isola...ti
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A Filippo Foti, Ornella Pucci e Eduardo Raffaele piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 28/04/12

Le bugie di Corrado Passera
di Maria Rita D'Orsogna
http://www.dorsogna.blogspot.it/2012/04/le-bugie-di-corradopassera.html

FRIDAY, APRIL 27, 2012. - Basta con le bugie, signor Corrado Passera, signor Stefano Saglia, basta con questi osceni tentativi di fare il lavaggio al cervello delle persone. Basta!

NEGLI USA E' VIETATO TRIVELLARE A 160KM DA RIVA, LUNGO LE COSTE EST ED OVEST.
SI TRIVELLA SOLO NEL GOLFO DEL MESSICO... (e si vede!).
IN CALIFORNIA E' DAL 1969 CHE NON VENGONO PIU' MESSE PIATTAFORME A MARE .
VOLETE TRIVELLARE?
TRIVELLATE I VOSTRI COLLEGI ELETTTORALI
TRIVELLATE DOVE VIVONO I VOSTRI FIGLI
TRIVELLATE DOVE AVETE VOI LE CASE AL MARE
LASCIATECI IN PACE.
IL PETROLIO PORTA SOLDI SOLO AGLI SPECULATORI, ALL'ENI, AD ASSOMINERARIA, NON ALLA GENTE NORMALE

     Veramente non sopporto la propaganda e le bugie. Siamo ancora qui con Corrado Passera, non eletto, amico delle banche, la cui conoscenza di fatti ambientali è zero e porto zero, a tirare fuori numeri e fatti dal cappello magico, questa volta al Senato Italiano. Sono tutte bugie.
     Il petrolio secondo Passera porterà ben 25,000 posti di lavoro! Gli fa eco l'amico Stefano Saglia, quello che diceva che il fracking è cosa buona e giusta. Saglia addirittura dice che "L'Italia deve puntare sulle proprie risorse nazionali. Senza le attuali restrizioni per l'esplorazione off shore nei mari italiani si potrebbe raddoppiare la produzione di petrolio e di gas e si creerebbero oltre 30.000 posti di lavoro."
      Ma cosa dicono questi? 25.000 posti di lavoro! 30.000 ! Io dico che ne porterà almeno 300.000! No, facciamo tre milioni. E già che ci stiamo, io direi che porterà lavoro a tutti gli italiani! Specie agli oncologi!
      Poi aggiunge Passera: "Abbiamo ingenti riserve di gas e petrolio che possono soddisfare il 20% dei consumi nazionali dal 10% attuale. E' possibile generare 15 miliardi di euro di investimenti e 25mila posti di lavoro, si può ridurre la bolletta per le importazioni di energia di 6 miliardi, aumentando il Pil di mezzo punto. Ma, per fare questo, innanzitutto è necessario adeguare agli standard internazionali la nostra normativa di autorizzazione e concessione."
      Mi stupisco che non siano arrivati gli sceicchi arabi! E ovviamente la bacchetta magica è "semplificare le procedure per l'estrazione di idrocarburi, gas e metano e, in generale, la disciplina delle autorizzazioni per l'avvio delle trivelle che oggi richiede passaggi lunghissimi e che è, per molti aspetti, più restrittiva di quanto previsto dalle normative europee."
      Ma scusi, come detto mille e mille volte ancora, basta solo guardare la Basilicata, da dove viene già quel 10% di cui lei parla.
      Vogliamo raddoppiare e arrivare al 20%? Questo vuol dire che raddoppieranno i laghi inquinati, le malattie, l'emigrazione. Non è vero che il petrolio porta ricchezza e lavoro, altrimenti la Basilicata sarebbe una regione ricca, e invece, come detto mille volte, e non da me, ma dall'Istat, è la regione più povera in assoluto di tutta Italia!!!
      E poi, scusi, dopo tutti questi faraonici supposti investimenti cosa resta? Dopo gli incassi degli speculatori, cosa resta? Guardi Gela, dicevano le stesse cose 50 anni fa. Oggi l'ENI se ne va, lasciando dietro solo morte deformità e desolazione.
      Il petrolio distrugge tutto il resto che già esiste, caro Passera, e soffoca qualsiasi altro germoglio di sviluppo. Possibile che lei questo non lo capisca? O vuole berselo lei vino al petrolio? Mangiare lei le carpe al petrolio, le galline al petrolio e il miele al petrolio, le mele al petrolio? Mi dica - che provvediamo subito a servirle la cena al petrolio. L'Italia non è l'Arabia Saudita!
      E ancora con le balle delle procedure semplificate? Ma lei lo sa che l'ENI vuole costruire pozzi DIETRO L'OSPEDALE in Villa D'Agri? E la Petroceltic a due chilometri da una riserva naturale a Vasto? Vogliamo rendergli la vita ancora più facile a Scaroni e speculatori?
      Togliamole del tutto le regolamentazioni, che ne dice?
      Facciamo il Far West, ciascuno fa e trivella quel che vuole, dove vuole e quando vuole! Me lo dica, che appena lei deciderà questo, io vengo e apro una bella raffineria nel suo comune di residenza. La sua arroganza, unita all'ignoranza dei fatti, caro Passera è veramente schifosa. Ci scommetto che nè lei nè il suo amico Saglia non ci siete mai neanche andati in Basilicata.
      E poi arrivo lo "pseudo giornalista" del Sole 24 Ore, del cui nome ovviamente non c'è menzione sulla pagina online -si vergogna poverino-, a dire che "Sia negli Stati Uniti che in Norvegia, però, le moratorie sono state archiviate da tempo."
      Caro giornalista - anche se questa parola lei non se la merita - guardi che negli USA esiste una moratoria vecchia di almeno 30 anni (1981) che vieta le trivelle in mare lungo le coste est ed ovest. In California è dal 1969 che non vengono più messe piattaforme in mare. E di petrolio ne abbiamo molto più che in tutti i mari Italiani.
      Come detto, gli americani non sono scemi, e lo sanno che o trivelli o fai tutto il resto, e loro hanno deciso tutto il resto. L'America delle trivelle in mare è solo l'Alabama, il Texas, la Louisiana - e infatti quella non è l'America del turismo!
      Visto che vi piace così tanto l'America, perchè non la copiate per le cose serie? Partiamo da un po' di cose a caso: dall'MBTE nella benzina, che la California ha tolto nel 2004. Dall'amianto, smantellato totalmente negli anni '70. Quaranta anni fa. John Edwards che rischia fino a 30 anni di carcere per avere intascato illegalmente $ 900.000 in campagna elettorale. In America se non paghi le tasse finisci in galera. In America il figlio di Bossi sarebbe l'addetto alla pulizie. In America la Minetti... Beh, meglio che mi autocensuri.
      E visto che volete copiare l'America, mi dica, quale America ? Vogliamo essere la Florida, la California, New York State, o vogliamo essere l'Alabama?
      Ancora, visto che vi piacciono così tanto i numeri, in Norvegia riscuotono l'80% di tasse, dal petrolio, e i profitti non vanno all'ENI e compari, ma al fondo pensioni. In Norvegia trivellano ad almeno 50 km da riva. In Norvegia lo dicono i siti governativi che trivellare è inquinante.
     Quindi, morale della favola, prima di dire sciocchezze, Passera, Saglia. pensateci. Gli Italiani non sono scemi come credete voi.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E, per Corrado Passera e i suoi 25.000 posti di lavoro grazie al petrolio, come presentazione di quest'articolo di Maria Rita D'Orsogna dico solo che c'è in arrivo un altro bel "carico da 15"... Che briscola !!!
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Post di Filippo Foti

Chi ce l'ha l'asso di coppe o meglio quello di mazze, tanto mazziati siamo?!
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Post di Guido Picchetti

Bella domanda... Toccherebbe chiederlo a Monti... E ora è anche su "Profumo di Mare", così è più facile che arrivi a destinazione... http://profumodimare.forumfree.it/?t=61330777
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Post di Francesco Abruzzese
Roba de Matt' !
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A Carmela Persico, Francesco Abruzzese, Salvatore Ianniello e Filippo Foti piace questo elemento.
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La radioattività nel Pacifico dopo Fukushima
a margine di tre foto postate su FB in una nota dal sottoscritto
http://www.facebook.com/note.php?note_id=423181534360334

Oggetto del post: "Radioactive Seawater Impact Map (update: March 2012)". Ringrazio Giuseppe Altieri e Enzo Palazzo per avermelo segnalato. E faccio mie le parole a margine del messaggio di trasmissione pervenutomi, scritte da Enzo Palazzo appunto: "Ricevo e inoltro. Per non dimenticare un problema. Un saluto, e.p."
Le tre immagini seguenti evidenziano il propagarsi della radioattività nelle acque dell'Oceano Pacifico, dopo lo tsunami dello scorso anno in Giappone e il conseguente incidente alla centrale nucleare di Fukushima. Le immagini si riferiscono in particolare a tre date: il 24 Giugno 2011, il 27 Novembre 2011, e il 3 Febbraio 2012.





A seguire riporto infine il video su YouTube da cui sono state riprese le suddette immagini, realizzato dall'Istituto "ASR", una società globale di consulenza costiero e marino la quale, a margine del video stesso (come si può leggere sulla pagina web raggiungibile al link http://www.asrltd.com/japan/plume.php),  precisa che esso NON documenta il livello di concentrazione della radioattività, ma unicamente il suo fenomeno di propagazione nel periodo che va da da Marzo 2011 a Marzo 2012.

Radioactive Sea Water Particle Tracing from Fukushima-Daiichi Nuclear Power Plant


Video pubblicato su YouTube in data 06/mar/2012 da benihanashop
http://www.youtube.com/watch?v=7eh4nBVJTsw&feature=player_embedded

Find more information at www.asrltd.com/japan
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Post di Filippo Foti

Ottimo Guido, pensiamo pure agli altri problemi che ha il pianeta blu. :-)
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A Filippo Foti piace questo elemento.

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La Regione taglia le ali a Lampedusa. Stop ai voli, ora l'estate è a rischio crac
di Alessandra Ziniti
http://www.repubblica.it/...lampedusa_stop_ai_voli_ora_l_estate_a_rischio_crac-34074839/

Dal 5 maggio sospesi i collegamenti di Meridiana, l'isola raggiungibile soltanto in traghetto. Difficile anche il ritorno degli isolani che risiedono altrove per il voto alle amministrative. Milioni di danni
PALERMO - Sandro Danti è solo uno dei tanti. Aveva programmato una settimana di vacanza a Lampedusa, a maggio - spiagge ancora deserte, mare cristallino e sole già estivo - ma ha dovuto cambiare destinazione. Incredulo, davanti al pc al quale cercava di staccare un biglietto di andata e ritorno, si è dovuto arrendere alla realtà: "A Lampedusa in aereo potevo solo andare, ma non tornare visto che dal 5 maggio non c'è più alcun volo "schedulato". Così alla fine, anche se a malincuore, ho cambiato destinazione". E come lui tanti altri.
Le cancellazioni delle prenotazioni in alberghi e residence fioccano. Perché non ci sono più i soldi, o meglio quelli che sono stati messi a disposizione, poco più di dieci milioni di euro, non sono stati ritenuti sufficienti dalle compagnie aeree interessate a coprire la tratta tra l'ultimo lembo d'Italia e la Sicilia per il prossimo anno. E così, dopo che a marzo, e per la seconda volta, il bando di gara pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea per i collegamenti di continuità territoriale da e per Lampedusa e Pantelleria è andato deserto, Meridiana fly - che ha fin qui gestito il servizio in regime di proroga dopo essersi aggiudicata l'appalto due anni fa - si prepara all'ultima settimana di voli. Con quel che ne consegue per la stagione turistica ormai alle porte sulla quale, offrendo pacchetti settimanali low cost, gli operatori turistici contavano molto per cercare di riprendersi dall'estate nera dello scorso anno segnata dall'invasione 50mila immigrati e da una perdita secca del 70 per cento delle presenze.
A Lampedusa, per il momento, è quasi più facile arrivare da clandestini a bordo di un gommone sgangherato o di un vecchio legno, piuttosto che da turisti. Cessati già da anni i collegamenti di linea con Roma e Milano (che invece Alitalia continua ad assicurare su Pantelleria), per arrivare fin qui dalla terraferma bisogna raggiungere Porto Empedocle e lì aspettare la mezzanotte per poi affrontare le otto ore di mare a bordo del traghetto della Siremar, una sorta di carro bestiame della compagnia di navigazione ormai in fallimento, che però con il mare forza 4 resta agli ormeggi costringendo Lampedusa a ripetuti periodi di isolamento assoluti.
Amaro destino per un'isola che, dalla scorsa estate vanta tra i suoi cittadini anche Silvio Berlusconi che, recatosi due volte a Lampedusa nei giorni dell'emergenza clandestini, oltre a comprare una villa e ad invitare tutti i big a recarsi in vacanza nell'isola, aveva promesso miracoli mai realizzati: dai campi di golf al piano colore, dal rimboschimento alla zona franca.
I primi a fare i conti con la difficoltà nei collegamenti saranno proprio i lampedusani che risiedono altrove e che intendono tornare nell'isola a votare per le amministrative in programma il 6 e 7 maggio. Anche per loro biglietto di sola andata. "Ma la cosa più drammatica - dice Totò Martello, presidente del Consorzio albergatori - è che nessuno dice niente e la scadenza del 5 maggio è ormai dietro l'angolo. Di richieste ne arrivano, abbiamo anche creato dei pacchetti molto convenienti ma a questo punto per garantire alle agenzie del nord l'arrivo dei clienti da Bologna, Verona, Milano, abbiamo dovuto mettere mano al portafogli e pagare di tasca nostra delle fideiussioni per garantire dei voli charter: 200mila euro, per ottenere due collegamenti alla settimana. Ma se al secondo volo non saremo in grado di pagare, tutto subito e in contanti, quelli fermeranno gli aerei. A parte il fatto che tantissimi turisti che non riescono a trovare i voli, nell'incertezza preferiscono optare per altre destinazioni: il danno economico è incalcolabile, per noi e per tutta l'isola".
Adesso il pallino è nelle mani dell'Enac. Il presidente Vito Riggio, dopo il fallimento della seconda gara, dice: "A questo punto l'unica soluzione è la trattativa privata per consentire la prosecuzione del servizio. Ovviamente serve l'accordo tra ministero, Enac e Regione e il via libera della Comunità europea".
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

"Stop ai voli. La Regione taglia le ali a Lampedusa" dice il titolo di Repubblica, decisamente incompleto, in quanto le ali "tagliate" sono anche per Pantelleria... Mal comune, mezzo gaudio", qualcuno dirà con sana incoscienza... Ma quale mezzo gaudio ? Per gli abitanti delle due isole di gaudio non ce n'è proprio ... Più isolate di così... Tra traghetti imprevedibili, che si sa quando dovrebbero partire, ma non se poi partiranno realmente... Ed aerei che alla fine ci saranno e voleranno verso le isole, ma ancora oggi senza alcuna previsione di orari e possibilità di prenotarli... Peggio di così... Se gaudio c'è, e anche più di "mezzo", è per quelle mete turistiche verso cui si indirizzano fin d'ora tutti coloro che pensavano di venire a trascorrere una vacanza a Lampedusa o a Pantelleria, costretti come sono a cambiare programmi... Brava Regione Sicilia... Bel lavoro !!!
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Post di Patrizia Arigò

Ostacoli su ostacoli: non ho parole...
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Post di Gianfranco Rossetto

Vergognosa sceneggiata che ormai si ripete da anni!
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Post di Maria Ghelia

Le prese in giro non finiscono mai... e siamo solo all'inizio della nuova stagione!!!
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Post di Alfonso Nigro

La regione taglia le cose utili ma aumenta gli stipendi....
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Post di Guido Picchetti
Stessa notizia anche sull'Ansa. "Stop a voli per Lampedusa, turismo sull'isola a rischio". Sempre con un accento in più per Lampedusa, come se Pantelleria fosse altrove... E ora, chi "deve" e "chiede" certe cose non ha neppure più la scusa di poter dire di "non sapere"...
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/...Stop-voli-Lampedusa-turismo-isola-rischio-_6789013.html

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Post di Filippo Foti
Pierino mi dice che se Lui fosse lì, chiederebbe asilo "politico" all'Africa!!!! Robbbbbbbba da matttttti. :-)
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A Alessandro Gabriele, Rossella Silvia, Patrizia Arigò, Maria Ghelia e Mario Di Giovanna piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 27/04/12

Lo "Star Clipper" a Pantelleria
di Guido Picchetti (a margine di una foto postata su Pantelvoice su FB)
http://www.facebook.com/...3510096345456&set=o.146120212128099&type=1&theater

Si chiama "Star Clipper". E' un veliero da crociera lungo 112 metri (sic!) e largo 15 metri. Batte bandiera maltese. Partito da Lisbona Martedi 18 Aprile, dopo una sosta di un giorno lunedi scorso a Palma di Maiorca, ha puntato su Pantelleria dove è arrivato stamani alle 8. Prossima tappa Malta.
Qui a seguire il video che descrive le caratteristiche dello "Star Clipper". La qualità delle immagini non è eccezionale, ma sono dieci minuti di riprese che presentano questa bella imbarcazione e potranno far sognare a qualcuno di trascorrere una vacanza a bordo nel silenzio dei motori, e con solo il fruscio del vento che ti porta chissà dove ...
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Post di Alessandro Brignone

‎Patrizia Arigò, notizie per te.
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Post di Patrizia Arigò

Grazie Ale! Che meraviglia!!
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Post di Alessandro Brignone

Direi grazie al Sig. Guido Picchetti. :-)))
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Post di Patrizia Arigò

Grazie a Guido Picchetti! :-)))
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Post di Guido Picchetti

E' stato un piacere... Direi grazie a Pantelvoice... che ci da la possibilità di scambiarci foto, notizie e sensazioni...
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Post di Patrizia Arigò

I Pantelvoice sono grandi!
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Post di Nadia Roattino

Bellissimo!
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Post di Pantel Voice

Grazie Patrizia Arigò, ma noi facciamo solo quello che dovrebbero fare tutti i panteschi su FB: usarlo per "fare comunità". Almeno virtuale, in mancanza di quella reale! - http://www.starclippers.com/

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A Pantel Voice, Stefano de Gasperi, Piergiacomo Bianco, Franca Di Chiara, Margherita Aiello, Arone Dalessandria, Nadia Roattino, Mariella Spata, Piergiacomo Bianco, Giuseppe Galiano, Maria Ghelia, Filippo Foti, Angelo Zimmitti, Mariella Spata, Alessandro Brignone, Patrizia Arigò e Loredana Salerno piace questo elemento.


Questo il link http://www.youtube.com/watch?v=6-AjrGXXqJ4

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Oggi su Rai-TV3 un video su Pantelleria
di Guido Picchetti (a margine di una foto postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?...2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater

Riprendo, ringraziandolo per la segnalazione, un post di Beppe D'Aietti sulla pagina di FB di "W Pantelleria".
"Oggi, su Rai3 (dalle 17.40 alle 19.00) andrà in onda “I giardini del sole” un bellissimo documentario di Gabriella Lasagni, con la regia di Riccardo Cingillo: molto più che uno sguardo sul paesaggio terrestre e subacqueo di Pantelleria… non perdetelo!!!"
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Post di Filippo Foti
Pierino sarà contento di vedere Pantelleria... è una vita che ci vuole andare!... :-)
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A Christel Haynes, Alfonso Nigro, Noemi Pica, Gianfranco Rossetto, Filippo Foti e Rossella Paternò piace questo elemento.
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Passera, dal petrolio italiano 25mila posti di lavoro... Con il V Conto energia meno 100mila posti
di Marina
http://www.ecoblog.it/...sti-di-lavoro-con-il-v-conto-energia-meno-100mila-posti


26 apr 2012. - Il ministro allo Sviluppo Corrado Passera ha annunciato oggi la Strategia energetica durante l’audizione al Senato, trivellazioni a go-go. Per cui dopo la Basilicata toccherà al Cilento e Salento essere bucherellati: "Abbiamo ingenti riserve di gas e petrolio che possono soddisfare il 20% dei consumi nazionali dal 10% attuale. Si possono generare 15 miliardi di euro di investimenti e 25mila posti di lavoro, si può ridurre la bolletta per le importazioni di energia di 6 miliardi, aumentando il Pil di mezzo punto."
Che ci siano ingenti risorse di gas a petrolio a me non risulta e lo scriveva già nel 2004 il prof. Ugo Bardi presidente ASPO- Italia: "i pozzi di petrolio e di gas in Italia sono piccoli, molto frammentati e spesso anche localizzati a grande profondità oppure “offshore.” Questo ha reso difficile sia la loro identificazione come il loro sfruttamento.
Maria Rita d’Orsogna invece annunciava l’attacco del banchiere Passera già un mese fa: "Dove vuole trivellare Passera? Ovunque ti giri in Italia c’è un paese, un parco, una spiaggia, un campo, un vigneto. C’è la vita. Non abbiamo deserti, non abbiamo lande desolate. Siamo un paese sismico, siamo un paese in cui, in generale, il petrolio e il gas sono di qualità scadente e portano solo guai - subsidenza, perdite, inquinamento, puzza."
Ma veniamo al punto in cui il ministro sostiene che con nuove trivellazioni si creerebbero 25mila posti di lavoro: un quarto dei 100mila posti di lavoro che si perderanno con il V Conto energia. Che facciamo: giochiamo al ribasso? Infatti a conferma di questo lieve sospetto ho ripescato un comunicato stampa del WWF che presentava il dossier in cui spiega come mai tutte le compagnie petrolifere (ma proprio tutte, eh!) hanno la smania di trivellare in Italia: non pagano le concessioni. Infatti, spiega il WW: "Su 136 concessioni di coltivazione in terra di idrocarburi liquidi e gassosi attive in Italia nel 2010, solo 21 hanno pagato le royalty alle amministrazioni pubbliche italiane, su 70 coltivazioni a mare, solo 28 le hanno pagate. Su 59 società che nel 2010 operano in Italia solo 5 pagano le royalty, ENI, Shell, Edison, Gas Plus Italiana ed ENI/Mediterranea idrocarburi."
Questi i vantaggi concessi ai petrolieri dallo Stato italiano:
1) le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma e le prima 50 mila tonnellate di petrolio prodotte in mare, come i primi 25 milioni di smc di gas in terra e i primi 80 milioni di smc in mare sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato;
2) l’aliquota oscilla tra il 7% e il 4%, a seconda che si tratti di idrocarburi gassosi o liquidi estratti in mare, mentre in terraferma sale al 10% sia per gli idrocarburi liquidi che quelli gassosi, mentre la media delle aliquote applicate da altri Paesi al mondo oscilla tra il 20 e l’80% del valore del prodotto estratto;
3) anche le concessioni di coltivazione, sia pur adeguate nel tempo, partono, a valori 1996, dalle 5 mila lire a Kmq per i permessi i prospezione, alle 10 mila lire a Kmq per i permessi di ricerca, alle 80 mila lire a kmq per i permessi di coltivazione.
Ma non è finita qui e in occasione dell’Offshore Mediterranean Conference svoltasi a Ravenna nel 2004, non a caso viene menzionata la favorevole legislazione italiana per le compagnie petrolifere, dato l’ampio spettro di incentivi e agevolazioni: incentivi per le ricerche di prospezione e per la coltivazione dei cosiddetti giacimenti marginali; agevolazioni sul gasolio utilizzato nelle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Bene, becchiamoci questa !!!!! E cominciamo bene la giornata... Quanto stiamo dicendo da mesi, se non da anni, scocciando tutti gli amici nel ripetere le stesse cose, viene ora fuori chiaramente. A riferircelo è Marina su "EcoBlog", una delle due firme sul notiziario on line - l'altra è Peppe Croce - che si occupano da tempo di tali questioni,la quale rivela nel suo pezzo come Maria Rita D'Orsogna aveva già annunciato un mese fa quest'attacco del "ministro" Passera al territorio nazionale, in terra e in mare... Obiettivo creare 25.000 posti di lavoro, per raddoppiare la nostra produzione di energia fossile (che attualmente è deil 6% del fabbisogno nazionale... prodotta principalmente in Basilicata, la regione piàù povera e martoriata d'Italia), per eliminarne 100.000 nel settore delle rinnovabili(previsioni del Cnel per il 2020...). Ma con grandissima gioia delle multinazionali del petrolio in lista di attesa da tempo (Eni, Shell, Total, NP, e tante altre in testa...) di trivellare "gratis" ogni angolo d'Italia. E il "gratis" non è una battura. Su 136 concessioni di coltivazione in terra di idrocarburi liquidi e gassosi attive in Italia nel 2010, solo 21 hanno pagato le royalty alle amministrazioni pubbliche italiane; su 70 coltivazioni a mare, sono 28 le società che hanno pagato, mentre su 59 società che nel 2010 operano in Italia solo 5 pagano le royalty, Dati del Ministero dello Sviluppo Economico... Forse che le nostre regioni aspirano a entrare nella competizione delle regioni più povere e inquinate di Europa ? La strada è quella indicata da Passera in un'audizione a Senato... E pensare che proprio Maria Rita D'Orsogna fu ascoltata in un'altra audizione nello stesso Senato nel gennaio scorso, ma i "tecnici" erano assenti, in altre faccende affaccendati... Ora si sono svegliati, e siamo a posto... Auguri a tutti...
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Stesso articolo anche su "Profumo di Mare" del 27/04/12

http://profumodimare.forumfree.it/?t=61312450
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Post di Filippo Foti
L'immagine è di "basso" profilo!!!
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Post di Gianluca Cecere

... sempre peggio!
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Post di Filippo Foti

In Italia purtroppo il fondo del pozzo non si raggiunge mai ed il detto" Si stava meglio di quando si stava peggio" rimane sempre attuale. Ma quando si raggiungerà il fondo, il " Bel Paese " sarà ancora uno stato "democratico"... anche se anche se questo di oggi, a dire il vero, lo è solo sulla carta? Ma chi lo sa se alla fine un comandante autoritario, ma giusto, non sia meglio? Come il gioco delle tre carte, che ti piace tanto, Guido: il povero cittadino italiano sceglie sempre la carta che perde, anche se gli illusionisti politici, ti fanno vedere che vince quella che poi è sbagliata. I compari di merende puntano tutti sulla carta che gli fa comodo, e poi si spartiscono i soldi degli " ignari " cittadini!!!
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Post di Giuseppe Galiano

Tutti uguali siano essi tecnici (di complemento) o politici in "SPE" (servizio permanente effettivo). E poi, basta guardare le loro espressioni mentre parlano con te, cittadino, non ti vedono, il loro sguardo va oltre, e già pensano alla prossima bugia che ti diranno....
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Post di Pietro De Angelis
La colpa è di chi gli permette tutto questo!!! Chiaro Vitù ?
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A Maria Laura Oddo, Giovanni Schiavo, Alessandro Marescotti, Francesca Bruno, Gianluca Cecere, Filippo Foti e Mauro Brusà piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 26/04/12

Il petrolio in Italia, dal Delta del Po alla Basilicata. Tre post dagli USA
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61301467

Stamani ricevo una richiesta di amicizia su Facebook. Come è mia abitudine, prima di aderire alla richiesta, vado a dare un'occhiata alla bacheca del richiedente, per avere un minimo di idea su chi sia la persona che me l'ha inviata. Infatti, ritengo questo un atto dovuto, non tanto per me, ma soprattutto verso coloro (e sono tanti...) che sono già sono compresi nella mia cerchia di amici su FB. Sono tutte persone che so interessate ai temi legati di tutela ambientale terrestre e marina in prevalenza trattati nel mio spazio su FB. "Amici" che in gran parte conosco solo per via informatica, ma che sento di dover ringraziare per il sostegno della loro "amicizia", già di per sè confortante, ma che spesso si concretizza in commenti a margine di quanto viene via via presentato in Bacheca, che rafforzano utilmente quei messaggi che tentiamo di trasmettere via FB in questo impegno che in tanti ci accomuna.
Ebbene la richiesta di amicizia di stamane, cosa insolita, proviene dagli Usa. Ad inviarmela da Boston dove vive, Enzo Marchisiello nato a New York, ma sicuramente italiano di origine, considerati nome e cognome... Qualche altro particolare di questo nuovo "amico" che sono davvero lieto di annoverare qui su FB, e che chissà se mai avrò il piacere di conoscere personalmente, non certo per colpa sua... ? Cito ben volentieri dal suo profilo un suo motto "Vivo il presente. Sogno il futuro. Ma ho imparato dal passato". Ci aiuta noi a conoscerlo meglio. Un motto che condivido in pieno, o quasi... Infatti per farlo mio totalmente, sento di dover cambiare solo il "tempo"" dell'ultimo verbo, laddove si parla di "imparare", portandolo dal passato al presente.
Perdonami, Enzo, per questo mio inciso "filosofico", ma quanto accade "oggi" è sì il "presente", ma domani sarà già il "passato"... E ne viene di conseguenza che se pensiamo di aver imparato "tutto" dal passato, pecchiamo un pò di presunzione, in quanto la realtà è che non si smette mai di imparare... Così è, o almeno è bene che sia... E ciò vale anche per quei temi che noi stiamo trattando prevalentemente sulla mia Bacheca di FB, legati al problema delle risorse energetiche e delle trivellazioni petrolifere...
I tuoi tre post, caro Enzo, appena condivisi sulla mia Bacheca, d'altronde sono una chiara dimostrazione di quanto appena detto. Non sono attualissimi, ma mi sono sfuggiti quando furono pubblicati, e li riporto con piacere qui a seguire in estratto con i link alle rispettive pagine web, in modo che chiunque possa approfondirne la lettura, conservando essi ancora oggi tutta la loro validità. E li segnalo in ordine di data di pubblicazione in rete, iniziando dal primo dal primo che risale al Gennaio 2011.
E' uno degli articoli scritti da Maria Rita D'Orsogna, ripreso dal suo BLog. Porta la data del 27 Gennaio dello scorso anno, ed è intitolato "La fedina penale di Paolo Scaroni", Amministratore Delegato e Direttore Generale di Eni dal giugno 2005, un personaggio di cui Maria Rita racconta le imprese con la sua solita penna precisa e documentata, con riferimento particolare alla condanna in via definita ricevuta in Cassazione nel 2011 per gli inquinamenti provocati dall'Eni sul delta del Po... e, nonostante ciò, ancora oggi a capo dell'Eni.

La fedina penale di Paolo Scaroni. Manca il titolo di condannato in via definitiva per inquinamento. di Maria Rita D'Orsogna
Ecco chi si è scelto l'ENI per amministratore delegato, Paolo Scaroni. Questo signore qualche giorno fa è stato condannato in via definitiva per i danni provocati dalla centrale di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, per emissioni moleste, danni all'ambiente, al patrimonio pubblico e privato, e per la violazione delle leggi sull'inquinamento dell'atmosfera. Paolo Scaroni al tempo dei fatti era amministratore delegato dell'Enel, proprietaria di quell'impianto, assieme al suo compare Franco Tatò. Purtroppo i reati sono stati prescritti, per cui la Corte d'Appello civile di Venezia ora quantificherà i danni, ma non servirà a niente. Siamo pure sempre in Italia. Ad ogni modo sono contenta di questo po' di giustizia che si compie e che siano stati colpiti i capi. La responsabilità finale e morale è sempre del capo - che lui sappia, nel qual caso è connivente, o che non sappia, nel qual caso è ignorante.
Il primo processo contro Enel-Scaroni si svolse ad Adria, e si concluse nel 2006. Venne fuori che la centrale Polesine Camerini a Porto Tolle aveva emesso quantità industriali intollerabili di SO2, NOx e polveri sottili, inquinando l'area fino a una distanza di 25 km dalla centrale. I giudici stabilirono che queste emissioni avevano danneggiato l'ambiente naturale del delta del Po, l'agricoltura, e pure le case. E pensate che l'uomo non sia stato danneggiato ... [segue]
http://dorsogna.blogspot.it/2011/01/la-fedina-penale-di-paolo-scaroni.html

C'è poi un articolo pubblicato da "L'Espresso" il 15 Marzo u.s. sul petrolio della Lucania, una regione che aspettava il rilancio, se non la ricchezza, dall'oro nero scoperto ormai due decenni fa nel suo sottosuolo. E invece... Questo di Valerio Gualerzi resta comunque uno dei pochi articoli di peso sulla stampa nazionale che ha affrontato quell'argomento. Un articolo che dimostra chiaramente quanto ci sia da imparare da questa recente realtà e come occorra averla sempre ben presente nelle scelte decisive per il nostro futuro.

Sogni di ricchezza e incubi ambientali. Il grande rebus del petrolio lucano
da "IL CASO dal nostro inviato Valerio Gualerzi" su L'Espresso
Il petrolio della Lucania. Una regione che aspettava il rilancio, se non la ricchezza, dall'oro nero scoperto ormai due decenni fa nel suo sottosuolo. Oggi si vive una certa delusione: forse le royalties hanno evitato la bancarotta ma lo sviluppo non è partito e ci sono ancora molti dubbi sull'aspetto ambientale.
15 marzo 2012 - Doveva fare da volano economico per la regione. Ma a quasi 20 anni dalle prime trivellazioni la Basilicata è ancora divisa tra le possibilità di fare del territorio un Texas italiano e la paura di pesanti conseguenze per l'ecosistema e gli abitanti di tutta l'area. E sindaci della zona denunciano: "Non c'è stato alcun monitoraggio".
VIGGIANO (POTENZA) - C'è una palude tra la Val d'Orcia e il Texas. E' la palude dove è convinta di essere sprofondata la gente della Val d'Agri. A metà degli anni '90, arrivata a un bivio tra lo sfruttamento dei suoi giacimenti petroliferi e uno sviluppo alternativo fatto di turismo naturalistico, agricoltura di qualità e prodotti tipici, la Basilicata ha imboccato la prima strada convinta che avrebbe trasformato Viggiano in una piccola Dallas.
Oggi, a quasi 20 anni di distanza e con 800 milioni di euro in royalties incassate, la speranza di fare del petrolio il volano della crescita resta forte a Roma e a Potenza, ma in Val d'Agri vacilla sempre più, mentre il sogno di assomigliare ai luoghi più suggestivi della Toscana, facendo della regione il laboratorio di un modello di economia sostenibile, si è interrotto bruscamente con la costruzione in pieno Parco Nazionale dell'Appennino Lucano del più grande impianto estrattivo europeo su terra ferma. Così, tra due futuri mancati, il presente per gli abitanti della valle è fatto di paura, sospetti e recriminazioni. Paura per la reale portata dell'impatto ambientale e sanitario dell'attività petrolifera e per i progetti futuri dell'Eni, sospetti su come è stata tutelata sino ad oggi la salute dei cittadini, recriminazioni sull'incapacità di fornire elementi davvero rassicuranti in materia di controlli sulla sicurezza. Nel mirino, più che il colosso energetico, ci sono la Regione e l'Arpab, l'Agenzia regionale per l'ambiente, il suo braccio "scientifico", ancora in pesante deficit di credibilità dopo il clamoroso scandalo che l'ha travolta con il caso Fenice.
Una delle rare sintesi di chi vive questo disagio è fornita dal dossier Malaria di Legambiente. "A distanza di 11 anni dalla stipula dell'accordo - si legge nel rapporto 2010 - si attende ancora l'affidamento operativo del sistema di monitoraggio nonostante l'urgenza dettata ... [segue]
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/15/news/il_petrolio_lucano-31577295/ 

E per finire una immagine di una breve rassegna stampa raccolta in rete da "Legami Jonici", con quattro articoli pubblicati da quotidiani regionali delle Puglie nelle settimane scorse, sull'inquinamento delle acque del Pertusillo che fornisce acqua alla Basilicata e alle Puglie. Rassegna qui compendiata in una immagine, seguita dai link dei singoli articoli.

- Ritaglio 1 - "Acque del Pertusillo inquinate" da "Word Press"
http://legamionicicontroinquinamento.files.wordpress.com/2012/04/ta-oggi-21-aprile.jpg
- Ritaglio 2 - "Chi inquina le acque del Pertusillo?" da "Taranto Sera" del 21 Aprile 2012
http://legamionicicontroinquinamento.files.wordpress.com/2012/04/ta-sera-21-aprile-pertusillo.jpg

- Ritaglio 3 - "L'acqua del Pertusillo trasporta un carico di metalli e drocarburi"
da "La Gazzetta di Taranto" del 21 Aprile 2012
http://legamionicicontroinquinamento.files.wordpress.com/2012/04/gazzetta-21-aprile-pertusillo.jpg
- Ritaglio 4 - "La denuncia degli http://en.wikipedia.org/wiki/Methyl_tert-butyl_etherbell'acqua del Pertusillo?' "
di Alessandra Congedo, dal Corriere del Giorno" del 21 Aprile 2012
http://legamionicicontroinquinamento.files.wordpress.com/2012/04/cdg-21-aprile-pertusillo.jpg

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A Mariella Morselli, Pietro De Angelis e Filippo Foti piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 25/04/12

Riparte la caccia al petrolio siciliano rischio trivelle nei paesi del Belice
da pag. 4 della sezione PALERMO di Ricerca Repubblica
http://ricerca.repubblica.it/.../2012/04/24/riparte-la-caccia-al-petrolio-siciliano-rischio.html


24 aprile 2012. - Tra i ruderi abbandonati di Poggioreale e le sue strade invase da rovi e carcasse di cemento, la notizia non è passata inosservata. Nella città più terremotata di Sicilia, dove la natura 44 anni fa risucchiò anime e case, quel foglio bianco appeso sulla bacheca dell' albo pretorio ha il sapore beffardo dello scherzo. «Permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi», si legge nel documento arrivato sul tavolo della Regione lo scorso marzo e inoltrato ai comuni interessati che aprirebbe la strada alle trivellazioni petrolifere in un' area di 681 chilometri quadrati nelle province di Palermo, Agrigento e Trapani. La richiesta porta la firma della Enel Longanesi Developments srl, compagnia petrolifera del gruppo Enel. A far scalpore, i nomi di ben 7 città ad altissimo rischio sismico sui 17 comuni siciliani interessati dalla caccia al petrolio. Oltre a Poggioreale, sono infatti presenti le città di Montevago, Santa Margherita Belice, Camporeale, Contessa Entellina, Gibellina e Salaparuta (queste ultime epicentro del terremoto che nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio del 1968 devastò un quarto dell' isola). La paura è che sonde e trivelle possano risvegliare dalle viscere della terra un mostro dal sonno leggerissimo. «Andare a mettere il dito su un equilibrio tettonico così fragile come quello della Valle del Belice può essere molto rischioso - afferma il geologo Carmelo Orlando - il terremoto è un fenomeno geologico che può già ripresentarsi in quell' area senza l' aiuto dei petrolieri. Andare a scavare a centinaia di metri di profondità potrebbe avere delle ripercussioni catastrofiche». Il termine tecnico è subsidenza: il progressivo abbassamento del terreno determinato dall' emungimento di liquidi e gas dal sottosuolo, che, in zone ad alto rischio, può causare ... [segue]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Nessun commento. L'articolo parla da sè... Aggiungo solo: Siciliani, svegliatevi !!!
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Storie di petrolio. Dal Venezuela alla Basilicata...
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61277267

Qualche giorno fa ho riportato in una mia nota quanto sta accadendo attualmente in Venezuela, nella regione di Anzoátegui, dove l'acqua dei fiumi che l'attraversano ribolle in più punti per il gas che viene rilasciato da vecchi pozzi di petrolio ormai inattivi. Pozzi chiusi negli ultimi anni, dopo estrazioni effettuate per decenni in quell'area nella speranza di un "nuovo" modello di sviluppo mai arrivato, che ha solo comportato la distruzione di tutte le colture tradizionali e la scomparsa del bestiame...
Certo il Venezuela non è a noi vicino... Perchè allora parlare di cose tanto lontane, di cose dell'altro "mondo" appunto ? Perchè in realtà questo "mondo" non è poì tanto distante, nè per tempo nè per luogo. E' un "mondo" che ci ritroviamo con caratteristiche e problemi analoghi, presenti e futuri, anche qui in casa nostra... (la foto a destra è di Leonardo Nella)
Ce lo racconta appunto molto bene quest'articolo di Peppe Croce su Green Style, con una serie di testimonianze scandalose su quanto sta accadendo in Basilicata nelle campagne di Matera, dove la Total ha da poche settimane avviato un nuovo pozzo esplorativo: il “Gorgoglione 2".
Risultato ? Disturbi alla salute denunciati dagli abitanti della zona, che però, a dispetto di quanto dovrebbe accadere in una nazione che si ritiene civile, le autorità sanitarie preposte stanno ancora valutando... A fronte di una sola certezza: "che per piazzare la trivella e iniziare le attività estrattive al pozzo Gorgoglione 2 la Total ha dovuto espropriare alcuni terreni, pagandoli ai legittimi proprietari. Quanto? Venticinque centesimi al metro quadro" dice Peppe Croce !!!
Ma a chi volete che interessino nel nostro Paese, cose del genere ? A giudicare da come la stampa nazionale fa eco a questi fatti, direi proprio a nessuno... E non è una certo una bella cosa... Qui a seguire l'articolo in questione. Con un consiglio. Se non volete farvi il sangue amaro, non leggetelo, è meglio.
E guardatevi invece il bel video della Total sulla costruzione dell'impianto "Gorgoglione 2" (bello tecnicamente parlando, s’intende…), segnalatomi da Filippo Foti di "Profumo di Mare" che ringrazio. Ne vale davvero la pena... 


TOTAL ITALIA - Video-story del Pozzo "Gorgoglione 2" (caricato da dgigante75 in data 09/feb/2012)
http://www.youtube.com/watch?v=sX86pYtnAJo&feature=youtu.be

Petrolio in Basilicata: impianto Total sospettato di danni alla salute
di Peppe Croce
23 aprile 2012 - La TV lucana "Basilicata24Tv" continua a indagare sull’industria petrolifera e sul suo impatto sul territorio. Dopo aver sollevato pesanti sospetti sull’inquinamento della diga del Pertosillo,, adesso tocca alle campagne di Matera dove la Total ha da poche settimane avviato un nuovo pozzo esplorativo: il “Gorgoglione" ?
Secondo chi vive nei pressi del pozzo, circondato da aziende agricole e zootecniche, dal giorno 28 marzo l’aria è diventata irrespirabile a causa della puzza di zolfo che proverrebbe dalla fiamma pilota. Poco dopo la puzza, sono arrivati il mal di testa, la nausea e il vomito come spiega una ragazza che abita vicino l’impianto Total, intervistata da Basilicata24Tv: "La notte non si dorme, stamattina mi sono dovuta alzare per il mal di testa. Addirittura la puzza era arrivata fino al letto. Io non voglio esagerare, però effettivamente è così. Erano cinque giorni che avevo mal di testa e credevo fosse un problema della vista, ma anche tutti gli altri che ci abitano attorno hanno lo stesso mal di testa".
E se gli uomini soffrono, gli animali muoiono: galline e pecore cadono al suolo a decine e decine, con un danno ... [segue]
(articolo integralmente riportato nel successivo "Eco di Stampa", ndr)
http://www.greenstyle.it/...-impianto-total-sospettato-di-danni-alla-salute-9023.html

Altri link utili:
http://www.it.total.com/page/standard/site.php?p=cm&o=vd&id=1056

http://www.olambientalista.it/concessione-gorgoglione-total/
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Stessa notizia anche su "Pantelleria Internet Com - News 9353" del 28/04/2012

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8490
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Post di Filippo Foti

L'ho letto d'un fiato, in apnea... ed il tuo commento, come sempre, è perfetto!
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Post di Giuseppe Mastrodomenico · 3 amici in comune
Da quando in qua l'anidride solforosa è più letale dell'idrogeno solforato ?
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Post di Guido Picchetti
Non lo so, e andrebbe giustamente richiesto a chi lo ha detto... Ma cerchiamo di guardare la luna... e non il dito che la indica...
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Post di Giuseppe Mastrodomenico
Io sono uno di quelli che cerca di (far) guardare la realtà, non la luna. Quella la fanno guardare i petrolieri :) Metafore a parte, cerchiamo di fare informazione corretta, altrimenti chi ci taccia di terrorismo rischia di avere pure ragione....
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Post di Guido Picchetti
Sono pienamente d'accordo, e per tale ragione ho riportato nel mio articolo interamente il pezzo firmato da Peppe Croce pubblicato da Ecoblog, limitandomi a commentarlo. Personalmente non sono in grado di giudicare la tossicità di certi gas e lascio la parola a chi se ne intende e (spero, ma posso sbagliarmi) sia in grado di farlo. Le rettifiche poi sono sempre ben accette, purchè fatte con esperienza e, soprattutto, senza perdere di vista la sostanza del problema... Grazie Giuseppe...
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Post di Giuseppe Mastrodomenico
L'importante è restare uniti nel perseguire un obiettivo comune. Il bello di internet è che questo è possibile anche se la maggior parte di noi vive in altre regioni...
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Post di Guido Picchetti
Mi hai tolto le parole di bocca... Totalmente d'accordo... Ancora grazie di cuore...
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A Marina Basile, Salvatore Cardinale, Michele Sassano e Filippo Foti piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 24/04/12

Petrolio in Basilicata: impianto Total sospettato di danni alla salute
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/...-impianto-total-sospettato-di-danni-alla-salute-9023.html

23 aprile 2012 - La TV lucana "Basilicata24Tv" continua a indagare sull’industria petrolifera e sul suo impatto sul territorio. Dopo aver sollevato pesanti sospetti sull’inquinamento della diga del Pertosillo, adesso tocca alle campagne di Matera dove la Total ha da poche settimane avviato un nuovo pozzo esplorativo: il “Gorgoglione 2″.
Secondo chi vive nei pressi del pozzo, circondato da aziende agricole e zootecniche, dal giorno 28 marzo l’aria è diventata irrespirabile a causa della puzza di zolfo che proverrebbe dalla fiamma pilota. Poco dopo la puzza, sono arrivati il mal di testa, la nausea e il vomito come spiega una ragazza che abita vicino l’impianto Total, intervistata da Basilicata24Tv: "La notte non si dorme, stamattina mi sono dovuta alzare per il mal di testa. Addirittura la puzza era arrivata fino al letto. Io non voglio esagerare, però effettivamente è così. Erano cinque giorni che avevo mal di testa e credevo fosse un problema della vista, ma anche tutti gli altri che ci abitano attorno hanno lo stesso mal di testa".
E se gli uomini soffrono, gli animali muoiono: galline e pecore cadono al suolo a decine e decine, con un danno economico notevole per le aziende. Un’allevatrice di galline afferma di aver sezionato una di queste galline morte improvvisamente e di aver trovato reni e fegato in pessime condizioni: "Una l’abbiamo aperta e abbiamo trovato fegato e reni spappolati, erano come sabbia, granellini. Abbiamo fatto delle analisi ma il veterinario non ci ha ancora dato risposta."
Basilicata24Tv riporta anche la versione ufficiale delle autorità sanitarie locali, che ipotizzano un virus o un’epidemia batterica. Gli allevatori, però, fanno notare che gli animali muoiono solo nelle aziende che circondano il pozzo. E che prima dell’inizio dell’estrazione di petrolio pecore, agnelli e galline stavano benissimo. Al massimo moriva un capo ogni tanto per il freddo in inverno.
Dopo la pubblicazione della video-denuncia sul sito di Basilicata24Tv sono arrivati anche dei commenti dai lettori. Uno di loro, che afferma di aver lavorato nel settore petrolifero per tre anni (si firma con nome e cognome ma non fornisce ulteriori dettagli sulla sua competenza) avanza un’ipotesi molto poco rassicurante: "Iniziamo con la fiaccola che brucia H2S (idrogeno solforato). Credo non sia a norma, dovrebbe essere molto più alta per dissolverlo nell’atmosfera. Poi, se notate, la fiamma è di dimensioni spropositate; dovrebbero ridurla... Se ci fosse un vero controllo dell’U.M.N.I.G., credo che il pozzo verrebbe chiuso. Poi per quanto riguarda la morte sia degli animali, e le persone che hanno difficoltà respiratorie, senso di vomito, ecc. ecc., sono tutti sintomi da intossicazione di SO2 (anidride solforosa) perché la fiaccola brucia H2S (idrogeno solforato) gas letale per l’uomo, e questa combustione trasforma l’H2S in SO2 (ancora più tossico e letale).
Cosa stia realmente succedendo attorno al pozzo Gorgoglione non è dato ancora saperlo perché serve un pronunciamento ufficiale, documentato e definitivo delle autorità sanitarie. Nel precedente caso dell’inquinamento alla diga del Pertusillo, però, la TV locale era riuscita a documentare che l’inquinamento era già ben noto all’Istituto Superiore di Sanità.
L’unica cosa certa, al momento, è che per piazzare la trivella e iniziare le attività estrattive al pozzo Gorgoglione 2 la Total ha dovuto espropriare alcuni terreni, pagandoli ai legittimi proprietari. Quanto? Venticinque centesimi al metro quadro.
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Le attività di estrazione di idrocarburi in mare
di Giulia Di Vita
http://www.beppegrillo.it/.../2012/04/le-attivita-di-estrazione-di-idrocarburi-in-mare.html


Palermo - Intervista a Giampiero Trizzino Ph.D. (* ) (tratto da Informare per Resistere)
23 Aprile 2012. - Il quadro normativo interno, come per la maggior parte della produzione giuridica in ambito ambientale, deve la sua evoluzione alla puntuale attività dell’Unione Europea.
Sebbene la prima disciplina in materia di ricerca e coltivazione di idrocarburi trova fonte nella Legge nr. 9/1991 – rubricata «Norme per l’attuazione del nuovo piano energetico nazionale» – è nel D.lgs. nr. 625/1996 che vengono predisposte le misure relative alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione e coltivazione degli idrocarburi in mare. Tale disciplina è, infatti, di matrice europea e trova la sua fonte nella Direttiva nr. 94/22/CEE, la quale contempla – tra l’altro – gli aspetti inerenti la concorrenza e la parità di accesso alle procedure di aggiudicazione. Questa normativa nel corso degli anni si è dimostrata inadeguata ad affrontare le rinnovate esigenze nel settore in esame, al punto da essere oggetto di numerose ipotesi di revisione.
Nei relativi DDL succedutisi – e mai attuati – si sottolineava, tra l’altro, come la regolamentazione predisposta dal superiore Decreto in merito ai canoni annui per i permessi di prospezione e per le concessioni di coltivazione e stoccaggio sono fissati ad un livello eccessivamente ridotto in rapporto a quelli applicati dal resto degli altri Paesi europei. In particolare, nella relazione preliminare al DDL 1920 si chiarisce che «a decorrere dal primo gennaio 1997 per il permesso di prospezione sono dovuti annualmente circa 2,5 euro per chilometro quadrato; per il permesso di ricerca circa 5 euro per chilometro quadrato; […] per la concessione di coltivazione circa 40 euro a chilometro quadrato». Inoltre le royalties, oltre ad essere limitate fino ad un massimo del 4% per il petrolio offshore, non sono richieste per i primi ventimila barili di petrolio prodotti da ogni singolo accumulatore». ... [segue]
(*) Giampiero Trizzino è Consulente giuridico-ambientale e candidato al consiglio comunale per il Movimento 5 Stelle – Palermo – con candidato Sindaco RICCARDO NUTI.
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Commento del sottoscritto sul sito
www.beppegrillo.it e su FB a margine del post
Parole, parole, parole... Tante parole più che giuste, ma il cui valore si perde tra le tante, troppe righe, che invito chiunque a leggere con attenzione, ma che non fanno altro alla fine che ribadire la malafede di certe scelte governative già tante volte denunciate anche dal sottoscritto con documenti più che probanti. Scelte effettuate ancora negli ultimi tempi in totale malafede e nascondendo interessi "palesemente" nascosti, in "falso" rispetto di direttive europee mirate alla tutela ambientale, in realtà a tutto danno di quello che è il vero patrimonio nazionale, il suo territorio, in tutti i suoi multiformi aspetti che lo caratterizzano e ne fanno il gioiello d'Europa proteso nel Mediterraneo... Ma fino a quando potremo ancora considerarlo tale ?

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Post di Filippo Foti
Mina cantava "parole, parole, parole...." è stata una buona profeta!!!! :-)
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A Filippo Foti piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 23/04/12

A quando i parchi BLU?
di Franco Tassi
Comitato Parchi Settore Mare - (dalla rivista "OASIS")
http://www.guidopicchetti.it/.../echi_stampa/ec_stampa%202012/120423_Parchi_Blu_Oasis.pdf


L’anno 2012 del Mediterraneo è iniziato tra naufragi e folli trivellazioni: ma forse siamo ancora in tempo a salvare il “mare nostro” Un mare troppo maltrattato
L’anno della paventata “fine del mondo” è incominciato con una serie di eventi emblematici, tra cui spicca soprattutto ilnaufragio della colossale nave da crociera Costa Concordia accanto all’isola del Giglio. Che l’incidente sia stato prontamente etichettato come metafora di un Paese che sta affondando in crisi di ogni genere è ormai ben noto. Ma questa catastrofe al centro del Mediterraneo viene anche eletta a paradigma di un continente in disarmo, in un mondo travolto da crescenti difficoltà finanziarie, economiche, sociali, etniche, ecologiche e politiche. La vicenda ha occupato per settimane i paginoni dei quotidiani e le prime serate televisive, vivisezionando all’esasperazione ogni dettaglio appariscente, ma trascurandone altri, forse più importanti...
E allora proviamo per un attimo a riflettere. Il naufragio è avvenuto nel cuore del Tirreno, di fronte al Parco Naturale della Maremma, tra il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e il Santuario Internazionale dei Cetacei: e quindi in una delle zone del Mediterraneo che dovrebbero essere più rigorosamente protette. Approfondendo un poco, emergono però particolari sorprendenti, su cui le cosiddette autorità competenti preferiscono “glissare”. Primo, proprio qui avveniva di tutto, una specie di carnevale nautico fuorilegge, nel silenzio quasi generale. Secondo, il Parco della Maremma non gode di tutela sufficiente sul fronte marino, ma non sembra che la questione lo riguardi troppo. Terzo, il tanto decantato Santuario delle Balenottere era poco più di un’entità virtuale, una specie di amena finzione sulla carta, di cui nessuno si stava occupando.
Quarto, alcuni Enti locali si opponevano strenuamente alle norme di tutela, e non volevano saperne del Parco. Quinto, in alacre competizione tra loro, tutti i soggetti pubblici e privati si dedicavano con foga al massimo sfruttamento del mare e delle sue risorse. Sesto e ultimo punto: in fondo la vera “missione sovrana”, e cioè la tutela del mare, non importava troppo a coloro che detenevano il vero “potere decisionale”. E si potrebbe continuare ancora... Ma allora, non saremo di fronte a un vero e proprio “scandalo internazionale”? ... [segue]

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Commento del sottoscritto su FB a margine

Una nuova stagione per i Parchi Blu. A preannunciarla è l'articolo di Franco Tassi in uscita in questi giorni in Italia sulla rivista OASIS, che ancora una volta, di fronte all'assalto delle multinazionali del petrolio al Mediterraneo e ai tanti pericoli che minacciano il nostro mare, richiama la necessità di assicurare la salvaguardia delle dodici Aree di particolare importanza individuate dalle Nazioni Unite, da integrare in una vasta rete di Parchi Blu efficienti e dinamici, che non restino solo dei semplici nomi di aree marine protette menzionate sulle carte geografiche... Ed è con tale finalità che il Comitato Parchi Settore Mare sta cercando di tenere alta l'attenzione nelle diverse aree naturalistiche del nostro paese, in particolare nel mezzogiorno d'Italia, intendendo, dopo la recente nomina alla presidenza dell'AIDAP (Associazione Italiana Direttori e Funzionari delle Aree Protette) di Tonino Miccio, direttore dell'AMP di Punta Campanella, rilanciare una stagione nuova per i Parchi nel nostro paese.

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Post di Filippo Foti

... qualcosa si muove... !
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Post di Guido Picchetti

Servirà ? Dipende ... Speriamo di essere solo nella "melma" e non nelle "sabbie mobili"... Nel primo caso, benchè sporchi, potremmo venirne fuori... Nel secondo caso, le sabbie mobili non si vedono, ma, muovendoci, ci tireranno ancora più rapidamente a fondo...
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Post di Filippo Foti
‎"Dura minga"...
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A Claudia Imperiali, Antonio Frate, Carmelita Pompilio, Andrea Buffa, Lidia Giannotti, Fabrizia Arduini, Antonio d'Alì, Gente Di Mare Divingsailing, Alessandro Marescotti, Guido Pietroluongo, Lucio Rizzo,Salvatore Addolorato, Silvia Russo, Gianluca Cecere e Filippo Foti piace questo elemento.
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"Deepwater Horizon", due anni dopo. Conseguenze sempre più evidenti...
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61251274


"Il disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon è stato uno sversamento massivo di petrolio nelle acque del Golfo del Messico in seguito a un incidente riguardante il Pozzo Macondo, posto a oltre 1.500 m di profondità. Lo sversamento è iniziato il 20 aprile 2010 ed è terminato 106 giorni più tardi, il 4 agosto 2010, con milioni di barili di petrolio che ancora galleggiano sulle acque di fronte a Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida, oltre alla frazione più pesante del petrolio che ha formato ammassi chilometrici sul fondale marino. È il disastro ambientale più grave della storia americana, avendo superato di oltre dieci volte per entità quello della petroliera Exxon Valdez nel 1989[1]. Pertanto, spesso ci si riferisce a questo disastro con l'espressione 'Marea nera'. ..."
Comincia così su "Wikipedia - L'enciclopedia libera" del web la lunga pagina che descrive quel disastro ambientale, come avvenne, e come poi si intervenì per riparare e e tentare di rimediare ai danni, le cui conseguenze però, a due anni di distanza (contrariamente a quanto si pensa), risultano oggi ancora più evidenti di ieri, e non solo agli studiosi... Un disastro che farà sentire ancora a lungo i suoi effetti, se pure Madre Natura riuscirà mai ad assorbirli.... Un disastro che va pertanto opportunamente ricordato per monito a tutti noi e alle generazioni future, anche se c'è chi preferisce, per ovvi motivi, fingere che nulla sia successo...
Questo è quanto ha pubblicato il "Washington Post" il 20 Aprile u.s. sul suo blog in occasione del secondo anniversario di quel disastro ambientale:

ll secondo anniversario della BP Oil Spill del Golfo. Nulla è cambiato
pubblicato il 20 Aprile 2012 da WashingtonsBlog

    La fuoriuscita di petrolio del Golfo del Messico è stata causata da un atto di negligenza criminale. La British Petroleum è stata criminalmente negligente nel permettere quella fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico si verificasse. La BP ha mentito al Congresso sulla sicurezza delle sue operazioni di perforazione in acque profonde ... [omissis].
La società BP aveva perso con chiara evidenza il controllo del suo pozzo Macondo nel Golfo del Messico, ma continuò per mesi a trivellare il fondale. Pur sapendo di avere un "blowout preventer" danneggiato, la BP ne tagliò ancora gli angoli, rimuovendo così la misura di sicurezza più importante che aveva a disposizione.
    E la BP, la Transocean (l'azienda svizzera proprietaria della piattaforma affittata alla multinazionale BP per 496.000 dollari al giorno, ndr), e la Halliburton (la società che avrebbe dovuto riparare il danno, poi accusata nel dicembre 2011 dalla stessa BP di avere intenzionalmente cancellato delle prove chiave dopo il disastro, ndr) furono criminalmente negligenti in varii altri modi, ognuno per la sua parte. Vedere questi documenti ... [omissis].
    Nulla è cambiato... E così potranno accadere in futuro incidenti anche maggiori. La salute degli abitanti del Golfo e l'intero ecosistema del Golfo potrebbero essere stati compromessi. Ma i politici, foraggiati dalla BP, non fanno nulla per evitare che una catastrofe ancora più grande avvenga in futuro. Vedi qui e qui ... [omissis].
    Ecco quanto dichiarò lo scorso anno l'ex top dell'industria petrolifera Robert Cavnar in occasione del primo anniversario della fuoriuscita del petrolio nel Golfo del Messico:

"Oggi ricorre il primo anniversario della peggiore catastrofe ambientale nella storia degli Stati Uniti. Purtroppo, la maggior parte degli americani, compresi i nostri politici, sono affetti da amnesia collettiva di quel tragico evento che costò 11 vite, distrusse migliaia di posti di lavoro, inquinò migliaia di chilometri quadrati del Golfo del Messico, e danneggiò le economie di 5 stati. Nonostante la tragicità di tutti quegli eventi (e alcuni sono ancora in corso), l'attenzione dei media si è spostata al Royal Wedding, il prossimo terremoto... Allo stesso tempo i nostri politici, specialmente quelli a Washington, hanno approfittato della mancanza di attenzione dei media per sottrarsi alle loro responsabilità e invece di rendere le trivellazioni offshore più sicure, stanno attivamente impegnandosi per avviarne altre ancora più pericolose, per quanto scioccante possa sembrare..."

Nulla è cambiato. Infatti, la BP sta per trivellare ancora più in profondità... con la possibilità oggi ancora maggiore che si verifichi un disastro.
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Maria Rita D'Orsogna ha pubblicato sul suo Blog qualche giorno fa un articolo intitolato appunto "Due anni dopo il golfo del Messico - 20 Aprile 2012". L'articolo è corredato da immagini che evidenziano con crudezza l'attuale situazione ambientale in cui versano le acque e i fondali del Golfo del Messico dove è avvenuto quel disastro. Sono foto indicative di tutto ciò che il petrolio BP ha distrutto: delfini, coralli, pesci, persone, aironi, meduse, pellicani. E c'è anche un interessante video di Al Jazeera sui pesci del golfo del Messico e sulle mutazioni genetiche causate dal petrolio della B P. Questo l'url al servizio di Maria Rita che tutti dovrebbero leggere e vedere:
http://dorsogna.blogspot.it/2012/04/due-an...messico-20.html
Altre fonti:
Washington
Post Blog http://www.washingtonsblog.com/2012/04/the...ears-later.html
Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_ambi...epwater_Horizon

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Dalla mia Bacheca su FB del 22/04/12

Trivellazioni all'orizzonte? Il Golfo di Taranto. C'era una volta il "gioco delle tre carte"
di Guido Picchetti
http://www.peacelink.it/ecologia/a/36079.htm

Una "strana" norma la scorsa estate che, per il Golfo di Taranto, riduce l'estensione delle aree vietate alle trivellazioni
e introduce concetti sconosciuti in questo ambito, come le "linee di costa" (che per delimitare le aree vietate
seguono l'andamento delle coste, e non linee dritte) ... E tre mappe ancora più strane

21 aprile 2012 - Perchè parlo di gioco delle tre carte, o "delle tre mappe"? Perchè tre sono le "mappe" che voglio mostrarvi, rivelandovi alla fine il trucco che "lorsignori" usano con esse per abbindolare noi "gonzi"... E sono tre "mappe" di non poco conto, certificate dal Ministero dello Sviluppo Economico (Dipartimento per l'Energia), dal cui sito web le ho personalmente estratte, e che qui a seguire riporto, una dopo l'altra, con relativi descrizioni e commenti.
La prima delle tre "mappe". E' questa: ... [segue il testo, con le varie immagini a corredo]
Nota in chiusura della pagina web di Peacelink:

Vedi anche: Ecologia
Baia storica del Golfo di Taranto: trivellazioni a cinque miglia dalla costa?
Non c'è stata nessuna delega del Parlamento, e non si spiega l'inserimento di un comma nella normativa che punisce i reati ambientali e gli scarichi inquinanti delle navi (che attua due direttive europee)
 di Lidia Giannotti - 27 luglio 2011

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Il "gioco delle tre carte" sulla situazione trivelle nel Golfo di Taranto anche su Peacelink, grazie a Lidia Giannotti e Alessandro Marescotti... Speriamo che aiuti i "sordi" a sentire...
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Post di Maria Ghelia
Speriamo, speriamo!
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Post di Lidia Giannotti

Grazie a te!
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ALidia Giannotti, Alessandro Marescotti e Maria Ghelia piace questo elemento.
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Petrolio, le esperienze degli altri... Venezuela, 4.000 perdite solo nel 2011
di Guido Picchetti (a margine di un articolo di Maria Rita D'Orsogna)
http://www.facebook.com/photo.php?...2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater


Le esperienze degli altri in fatto di petrolio. Venezuela, 4.000 perdite solo nel 2011. Ma non ci sono solo quelle da temere. C'è ben altro. E per rendersene conto non ci vuol molto. Basta con un semplice click andare a fondo sui vari argomenti, grazie ai numerosi collegamenti presenti sull'ultimo servizio pubblicato da Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog che qui integralmente riporto, link compresi. Come, ad esempio l'articolo originale citato in chiusura da Maria Rita D'Orsogna, e pubblicato in inglese da "El Universal" di Caracas il 7 Aprile scorso a firma di Joseph Poliszuk. Un articolo che segnala quanto sta accadendo ormai da tempo nella regione di Anzoátegui, attraversata da fiumi che ribollono, a prima vista come fosse un bel fenomeno naturale. Ma che assolutamente tale non è, come testimoniano i residenti i quali, messi in guardia da tecnici della PDVSA (la compagnia di stato Petróleos de Venezuela) del pericolo di utilizzare l'acqua del luogo, vengono da qualche tempo riforniti regolarmente con le autobotti... E come testimoniano anche le colture da tempo ormai tutte scomparse nella zona, comprese quelle di yucca e peperoncino sulle quali si era basata per decenni la locale economia. A partire addirittura dal 1783, quando furono dati ai primi residenti i titoli di proprietà di quelle terre attraversate dal Tascabana River, che ora la stessa società petrolifera intende recintare per motivi di sicurezza tra le proteste degli aventi diritto. L'agricoltura di un tempo purtroppo non esiste più e solo i vecchi ricordano i capi di bestiame morti a causa delle fuoriuscite di petrolio. Mentre sull'acqua dei fiumi che ribollono in più punti, pare che ora i Deputati del Congresso, l'Ufficio del Mediatore e altre agenzie statali comincino a riconoscere che il gas viene rilasciato da vecchi pozzi di petrolio che sono stati chiusi nell'area di Anzoátegui... e a dire, come fa il titolo di dell'articolo di Poliszuk, che "ciò che sembra essere un'acqua termale è invece la minaccia di una bomba a gas metano" in procinto di scoppiare... Ma impareremo mai dalle esperienze degli altri, e da ciò che il passato dovrebbe insegnarci ?

Venezuela 2011: 4000 perdite
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/04/venezuela-2011-4000-perdite.html

SATURDAY, APRIL 21, 2012. - Quattromila cinquantadue per la precisione è il numero di pozzi di petrolio che hanno avuto perdite nell'annata 2011 in Venezuela. E questi sono solo numeri ufficiali del governo per conto della Petroleos de Venezuela che è il petroliere di stato. Chissà se nella realtà sono di più. Il rapporto diffuso dal governo di Chavez parla di "importanti progressi" nei fatti ambientali, ma il vero progresso è che nel 2010 ci sono stati 2.393 perdite, e oggi 4.052. Piuttosto un regresso direi!
In particolare, di questi problemi di petrolio, 3.980 erano problemi "minori" fino a 100 barili - 16,000 litri. Gli altri 72 sono perdite "maggiori", oltre i 100 barili. Di tutti questi casi, solo nel 19% dei casi si è passati al ripristino, mentre nel restante 81%, si arrangi chi può. Come sempre, come dappertutto, i risultati dipendono sempre dalle condizioni iniziali: i fondi per gli investimenti nelle opere di manutenzione e di prevenzione ambientale, per il petrolio e per tutto il resto, sono quasi dimezzati in Venezuela, l'inquinamento è raddoppiato. Semplice no?
Intanto il 2012 non si presenta tanto meglio per il Venezuela: il giorno 4 Aprile 2012 infatti c'è stata una perdita grave nella zona di Punta de Mata, e ieri un altro a Anzoategui . Qui un po' di link in cui abbiamo parlato già del Venezuela al petrolio.
Scoppio Maturin, vedi http://dorsogna.blogspot.com/2012/02/marea-nera-in-venezuela.html
Lago Maracaibo, vedi http://dorsogna.blogspot.com/2011/09/il-lago-maracaibo-venezuela.html
PDVSA a Curacao, vedi http://dorsogna.blogspot.com/2012/03/turismo-vs-petrolio.html
Ma la storia va avanti da tanto tempo. La comunità indigena detta Mesa de Guanipa nell'area di Tascabaña nell'Anzoategui, ricorda che da anni lungo il fiume Orinoco della loro comunità vengono fuori bolle di metano a causa di perdite dai tubi corrosi mai riparati. All'inizio qualcuno la usava lo stesso, pensando che fosse acqua termale, poi gli hanno spiegato che era tossica. Adesso invece di prendere l'acqua dal fiume, gli indigeni la devono prendere dalle taniche governative. Il gas fuoriusciva anche da pozzi dimessi. Ogni tanto altre perdite di petrolio.
Degli impatti petroliferi nella zona e della scarsa manutenzione, se ne parlò già nel 2005 e poi con più vigore nel 2008, quando ci si iniziò ad ammalare e quando i prodotti agricoli iniziarono a mostrare segni di contaminazione nella vicina Freites. Gli indigeni coltivavano yucca e peperoncini, lungo i loro fiumi c'erano banane e allevamenti bovini. Adesso tutte quelle coltivazioni non ci sono più, perchè prodotti sono immangiabili, e ci sono casi di morte degli animali. Quando piove, l'acqua che tocca il suolo crea delle bollicine con dentro il metano.
Come collettività, gli indigeni sono i titolari dei terreni dal 1783. Il governo dice che occorre riperimetrare l'area per decidere dove mettere le trivelle, e manda la guardia nazionale. La guardia nazionale contro gli indigeni! La maggior parte di loro ha paura, perchè i petrolieri di stato Venezuelani sono ovviamente potenti. Ci sono però attivisti che cercano di denunciare l'inquinamento, chiedendo che i diritti degli indigeni e dell'ambiente siano rispettati, come Rafael Maita per conto dell'organizzazione indigena Taguala o il sociologo Rafael Uzcátegui della non-profit Provea. Ma è tutto parte di un sistema più complesso, e che va ben oltre il petrolio.
Infatti, la foresta amazzonica del Venezuela e tutto l'ecosistema di quella nazione, sono fortemente compromessi da scarichi illegali, depuratori non funzionanti e inquinamento generale. Un esempio su tutti: secondo un rapporto governativo diffuso in questi giorni, nello stato di Miranda, 49 depuratori su 50 non funzionano e gli scarichi finiscono direttamente nei fiumi. La situazione è definita "tremenda", con varie agenzie che non sanno l'una cosa fa l'altra, spesso in contraddizione fra loro e con nessun piano concreto per migliorare la situazione. Qui  e Qui  altre storie sulla qualità dell'acqua potabile di Caracas e del Venezuela, dovute non al petrolio, ma a cattiva manutenzione e inquinamento.
Fonti: El Universal http://www.eluniversal.com/nacional-y-politica/120407/pdvsa-is-not-responsive

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Stesso articolo anche su "Pantelleria Internet Com - News 9334" del 24/04/12
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8471
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Post di Filippo Foti

Pubblicato nel forum, ciao!
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A Giò Nastasi, Giampiero Liguori e Filippo Foti piace questo elemento.
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Il Golfo di Taranto, per la serie delle mappe misteriose dell'oro nero...
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61227962


Ecco due mappe, riprese dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico, che riguardano la situazione delle trivellazioni petrolifere nel Golfo di Taranto (concessioni, ricerche e coltivazioni possibili, attuali e future). Non è stato facile trovarle, sicuramente per mia inesperienza, ma alla fine di questa specie di caccia al tesoro, sono venute fuori, confermando in massima parte quanto indicava la mappa "Mediterranea Sea" della "GLOBAL EXPLORATION & PRODUCTION SERVICE" del 2010, sempre pubblicata sul sito ministeriale. Commenti, non ne faccio. "Carta canta", si dice comunemente, ma le mappe cantano ancora più forte. E per sentire questi bei concerti canori sulla caccia all' "oro nero" nel Mediterraneo, per altri versi tanto silenziosa e nascosta, basta consultare quelle mappe sul sito del Ministero, ricercando i vari elementi nel labirinto delle pagine web collegate, o anche sui siti delle tante società nazionali e internazionali impegnate in questo genere di operazioni che - vogliamo nasconderlo ? - potrebbero gravemente condizionare il nostro futuro, e decidere a nostra insaputa il modello di sviluppo del nostro Paese...
- Vedi http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/cartografia/regioni/ZONA%20F.pdf
(o immagine nel post seguente del 21/4)
- Vedi http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/titoli/mappa.asp?cod=998 (o immagine nel post seguente del 21/4)
Per la mappa "Mediterranea Sea" della "GLOBAL EXPLORATION & PRODUCTION SERVICE"
- vedi http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/cartografia/ihs_mediterranean_map.pdf
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Un riepilogo degli ultimi tre post su Fb sulla situazione concessioni petrolifere nel Golfo di Taranto, nella speranza che arrivino chiarimenti in merito da chi di dovere. O resteranno interrogativi senza risposta ? Frattanto, grazie a "Profumo di Mare" per l'ospitalità...
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Post di Filippo Foti

Grazie a te per la tua collaborazione, Guido.
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A Alessandro Marescotti, Wwf Taranto, Alfonso Nigro, Maria Ghelia e Filippo Foti piace questo elemento.
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     - Dal 15 al 21 Aprile 2012
 
Dalla mia Bacheca su FB del 21/04/12

Il Golfo di Taranto, sempre per la serie delle mappe misteriose dell'oro nero...
di Guido Picchetti (a margine di altre due immagini su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?....2117330.1063270409&type=1&theater

Ecco altre due mappe, sempre riprese dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico, che riguardano la situazione (concessioni, ricerche e coltivazioni possibili, attuali e future) nel Golfo di Taranto. Non è stato facile trovarle, sicuramente per mia inesperienza, ma alla fine di questa specie di caccia al tesoro, sono venute fuori, confermando in massima parte quanto indicava la mappa "Mediterranea Sea" della "GLOBAL EXPLORATION & PRODUCTION SERVICE" del 2010, sempre pubblicata sul sito ministeriale. Commenti, non ne faccio. "Carta canta", si dice comunemente, ma le mappe cantano ancora più forte. E per sentire questi bei concerti canori sulla caccia all' "oro nero" nel Mediterraneo, per altri versi tanto silenziosa e nascosta, non ha che da consultare quelle mappe sul sito, e ricercare i vari elementi nel labirinto delle pagine web collegate, o anche sui siti delle tante società nazionali e internazionali impegnate in questo genere di operazioni che - vogliamo nasconderlo ? - potrebbero gravemente condizionare il nostro futuro, e decidere a nostra insaputa il modello di sviluppo del nostro Paese...


http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/cartografia/regioni/ZONA%20F.pdf


http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/cartografia/regioni/ZONA%20F.pdf

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Commenti a margine su FB

A Alfonso Nigro piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 20/04/12

Per la serie delle mappe misteriose dell'oro nero"...
di Guido Picchetti (a margine di una mappa postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?...2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater


Questa mappa, ripresa dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico in data odierna, mostra, come indica chiaramente la didascalia in alto, una “concessione di coltivazione” per estrazione di prodotti petroliferi davanti al litorale meridionale di Crotone. E' una parte della concessione indicata con la sigla “D.C 1.AG”. Risulta sul sito del Ministero intestata alla "“Ionica Gas” la quale opera in quella zona con la piattaforma "LUNA 27", in virtù di un titolo vigente fino al 20117. Ma la cosa strana è che, in base alla scala delle misure presente in basso sulla stessa mappa, questa concessione di “coltivazione” sembra sia distante da Capo Colonne solo 2 o 3 Km… Possibile ? Che bel quiz… Qualcuno sa spiegarcelo ?
Dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico. Vedi l'url: http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/titoli/dettaglio.asp?cod=998

 

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Post di Gianluca Cecere a margine del post su FB
Ma che cavolo stanno combinando?!!!
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Post di Guido Picchetti
Non me lo chiedere... Non capisco più niente...
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Post di Maria Ghelia

Pare che ci sia sempre e soltanto la solita spiegazione: fanno i furbiiiii!
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Le balene e i delfini alla riscossa
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/04/le-balene-e-i-delfini-alla-riscossa.html


WEDNESDAY, APRIL 18, 2012. - Vedere i delfini lungo le nostre coste è sempre motivo di curiosità e di benvolere. La stampa locale, in Abruzzo, in Puglia, in Sicilia ne fa sempre degli articoli con foto spettacolari. E allo stesso modo ogni volta che vediamo morie di delfini, cetacei ed altri animali marini ci restiamo tutti un po sgomenti, perchè sono creature belle, grandi, affascinanti, che appunto si fanno volere bene. E come per tutti gli essere viventi, incluso l'uomo, la salute di questi animali dipende dal loro ecosistema. I ripetuti spiaggiamenti e le morie di delfini e balene che si verificano anche in Italia, significano che non è sano il loro mare, che non è sano il nostro mare. L'ammirazione per i delfini deve andare di pari passo con la difesa della loro casa, il mare. Forse chi segue tutti i nostri blog sul petrolio sa che fra le cause degli spiaggiamenti ci sono anche le ispezioni sismiche, spari violenti di aria compressa, e strumento che i petrolieri usano per cercare i giacimenti di petrolio nel fondale marino. Chissà se lo sanno i politici e chi prende le decisioni!
L'air gun causa confusione, disturbi al sistema uditivo, di orientamento, di accoppiamento dei delfini e delle balene, lesioni ai loro corpi, e a volte anche la morte. Anche l'attività estrattiva vera e e propria da una piattaforma permanete è dannosa per gli animali, con sversamento a mare e in atmosfera di inquinanti che finiscono dritti dritti nella pancia delle creature del mare. I cetacei - delfini e balene - occupano il vertice della catena alimentare e rappresentano una specie di sentinella della salute del mare. Bioaccumulano e magnificano gli inquinanti e concentrano nei loro tessuti tutte le schifezze che noi, teoricamente creature superiori, rigettiamo nel mare senza pensarci troppo. E allora che si deve fare?
Beh, Guido Pietroluongo ha fatto una cosa bellissima. E' un laureando in veterinaria ed ha pensato di scrivere un documento illustrativo proprio su questo tema: la difesa dei cetacei in tempo di esplorazione ed estrazione di petrolio e più in generale sugli impatti delle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Mediterraneo. Ha bussato e gli hanno risposto ben 15 associazioni di livello nazionale ed europeo, fra cui ENPA, Animalisti Italiani, LIDA, Comitato Parchi Italia, Federazione Nazionale Pro Natura e Pro Natura Mare Nostrum, Centro Studi Cetacei, Ketos, Aeolian Dolphin Research, Centro Ricerca Cetacei, Bottlenose Dolphin Research Institute, Istituto per gli Studi sul Mare, Oceana, Sea Shepherd Conservation Society e The Black Fish.
Da questo fronte comune è nato il documento che si può scaricare in italiano o in inglese (vedi gli url in basso). Il testo mostra anche che gli Studi di Impatto Ambientale delle società petrolifere rarissimamente trattano il tema della sicurezza dei loro impianti ed attività per i cetacei in maniera soddisfacente. Assieme, queste associazioni denunciano l'assenza della trasparenza negli Studi di Impatto Ambientale, l'assenza della cronologia delle operazioni, l'assenza di una attenta e approfondita valutazione di tutti gli impatti ambientali - chimico, atmosferico, acustico - l'assenza di studi approfonditi sulla presenza di Cetacei nelle aree oggetto dei progetti di ricerca, l'assenza della valutazione di tutta la regolamentazione che tutela e protegge l'ecosistema marino e i Cetacei. Insomma: ai petrolieri importa poco di delfini e balene - e come potevamo pensare altrimenti?
E dove è finito questo testo? E' stato inviato ai Ministeri della Repubblica Italiana e ai principali Enti preposti al monitoraggio e al controllo di queste attività e dei loro impatti (ISPRA, ARPA, Comando Generale delle Capitanerie di Porto etc. etc.), per richiedere di valutare attentamente e di analizzare con accuratezza questi aspetti prima di rilasciare i permessi di ricerca ed estrazione. La tutela del mare non è solo per le balene. La tutela del mare è anche per difendere turismo e pesca, fulcri dell'economia marittima italiana, e naturalmente la difesa della salute pubblica. In quei mari inquinati ci andiamo noi a fare il bagno!
Questo è un piccolo passo verso un reale e concreto impegno per chiedere alle istituzioni e alle autorità di proteggere l'ecosistema marino spesso tutelato solo sulla carta. Anche se spesso neanche lo sappiamo, in Italia abbiamo un patrimonio naturalistico UNICO, che deve essere conservato e salvaguardato come risorsa inestimabile di vita, salute e sviluppo ecosostenibile. Se qualche Associazione volesse unirsi nel firmare il documento e nel partecipare a questa campagna, in linea con le tematiche sopra descritte, può comunicarlo mettendosi in contatto a questo indirizzo mail: docdolittle@hotmail.it .
Qui il documento in Italiano: http://www.csun.edu/~dorsogna/nodrill/RicercaIdrocarburi.pdf
Qui in Inglese: http://www.csun.edu/~dorsogna/nodrill/OffshoreExplore.pdf
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Commento del sottoscritto a margine del post condiviso su FB da Guido Pietroluongo

Ottimo lavoro Guido... Speriamo, incrociando le dita, per la salvezza del Mare, con la M maiuscola...
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A Gianfranco Rossetto, Gianluca Cecere, Giò Nastasi e al sottoscritto piace questo elemento.
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Salvaguardia del mare e dell'ambiente in cui viviamo. Le associazioni ambientaliste del Canale di Sicilia, unite verso un comune obiettivo
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8447

News 9310, Trapani 20/04/2012. Durante l’incontro tra i rappresentati del progetto Un Punto Nel Mare Pantelleria e di Legambiente Egadi, si è evidenziata la necessità di condividere l’intento di proteggere il mare ed il nostro territorio attraverso azioni concrete e comuni. Tra Alberto Zaccagni di Pantelleria e Michele Rallo delle Egadi è scaturita l’esigenza di costituire un gruppo di lavoro allargato che si occupi di temi importanti quali ,ricerche idrocarburi, pesca illegale, e traffico marittimo che attualmente preoccupano il nostro territorio individuato come Canale di Sicilia. Innumerevoli testimonianze e documentazioni scientifiche hanno sancito l’area in oggetto quale una delle fondamentali per la vita del Mediterraneo ed indiscussa nursery di biodiversità marina, la cui sopravvivenza determina gli equilibri sociali ed economici delle popolazioni circostanti. La riunione di Trapani ha quindi maturato l’impegno di coinvolgere, associazioni e gruppi indipendenti,di ogni orientamento, che insistono sul territorio quali le isole e le coste siciliane rivierasche del Canale di Sicilia sotto una unica voce di lavoro. Per rafforzare lo spirito di volontariato e indipendenza si è posta l’attenzione a farsi che ogni associazione partecipante mantenga il proprio nome e la propria identità.
Intento di Pantelleria e Favignana sarà individuare referenti e responsabili volontari nelle isole e nelle coste del territorio del Canale di Sicilia. La condivisione di scopi e obiettivi sarà quindi il collante e la promozione di attività ed eventi condivisi,svolti in simultaneità , come ad esempio giornate di pulizia delle coste, che avranno il risultato di un più ampio risalto mediatico rispetto alle singole operazioni che spesso vengono svolte da molte associazioni non confederate e coordinate .
Il primo evento contemporaneo tra Pantelleria e le Egadi si svolgerà domenica 29 aprile, dalle ore 09.30 dove il tratto di costa pantesco interessato alla raccolta dei rifiuti piaggiati, sarà quello compreso tra la località di Punta Fram e quella di Suvaki.
La costa oggetto di pulizia nell’isola di Levanzo, sarà invece Cala del Genovese, nella quale sono stati individuati rifiuti portati dalle mareggiate invernali e dall’incuria della gente. Per volere partecipare attivamente a tale impegno si prega di contattare i nostri recapiti.
www.unpuntonelmare.wordpress.com  - ufficiostampanelmare@gmail.com  - legambienteegadi@libero.it -
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No ambiente, l'Eni vuole trivelle. Scaroni ci prova: le nuove norme per trovare e sfruttare il petrolio o gas sottomarino secondo lui sono troppo restrittive. E quindi «bisogna eliminare i vincoli»  
di M.A.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/no-ambiente-leni-vuole-trivelle/2178959

19 aprile 2012. - . Caro Monti, le norme sulle trivellazioni nei mari italiani per trovare petrolio sono troppo restrittive. E' il senso di una sollecitazione che in diverse forme l'Eni ha fatto pervenire all'esecutivo. "Ricordate l'incidente della Bp nel Golfo del Messico ? ", ha detto l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, in un seminario milanese a porte chiuse: "Ebbene, unica al mondo l'Italia ha risposto con una legge che impedisce lo sfruttamento di petrolio e di gas praticamente in tutti i mari italiani". Secondo una nota che l'Eni ha spedito all'esecutivo, eliminare questi vincoli consentirebbe all'Italia di estrarre petrolio e gas, e queste risorse porterebbero investimenti, creazione di 70 mila nuovi posti di lavoro e 40 miliardi euro di entrate per lo Stato in 20 anni, oltre un risparmio sulla bolletta energetica di 120 miliardi di euro nello stesso periodo.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Una notizia certamente non bella, quella dell'Espresso segnalatami oggi da Giò Nastasi, che conferma i timori che in molti avevamo. Speriamo che Monti da quell'orecchio non ci senta, ma ho paura... In compenso, a voler essere ottimisti a tutti i costi (ed è bene esserlo in questi tempi di crisi...), trovo che la notizia abbia alcuni pregi.... E' una notizia breve, succinta e compendiosa... Ma soprattutto l'ENI esce finalmente allo scoperto. E un po' di trasparenza non fa male, anzi è proprio quello che ci vuole, per combattere a viso scoperto e non fare giochetti strani sottobanco, e dire che è bianco ciò che è nero... E il riferimento, non casuale, è al petrolio che nero è e nero rimane, con tutti i problemi e i rischi estrattivi che ben sappiamo e che anche l'Eni ben conosce, pur tentando, con tutti i mezzi (più o meno leciti), di nasconderli... Chissà se l'ENi non si deciderà a cambiare anche le sue campagne pubblicitarie, costruite freudianamente sulla sabbia, con le quali presenta le sue attività produttive come favorevoli all'ambiente !!! Sarebbe bello, ma forse è pretendere troppo...
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Dalla mia Bacheca su FB del 19/04/12

Il "fracking", l'Unione Europea, e Ponzio Pilato
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61204898


Lo "shale gas" è un combustibile fossile non convenzionale che si trova all'interno di fenditure naturali e fratture sotterranee. Il metodo impiegato per estrarlo rimane profondamente controverso a causa dei suoi notevoli rischi ambientali, tra cui l'avvelenamento delle acque sotterranee, i terremoti, e anche le maggiori emissioni di gas serra rispetto al gas tradizionale. I costi di produzione sono stati e sono ancora oggi piuttosto elevati, ma in Europa si è diffusa la voce che nuove tecnologie provenienti dagli Stati Uniti renderebbero ora le estrazioni di "gas shale" commercialmente convenienti, e si potrebbe così dare una risposta valida alle necessità energetiche dei Paesi membri dell'UE. Si tratta di una tecnologia che prevede il pompaggio ad alta pressione di acqua, sabbia e sostanze chimiche in formazioni di roccia. E' detta anche "fratturazione idraulica " o 'fracking", e presenta dei rischi ambientali notevoli, che logicamente le aziende di settore tendono invece a sottovalutare.
Negli Stati Uniti lo "shale gas" rappresenta già il 16% della produzione di gas naturale e alcuni analisti prevedono che potrebbe salire al 50% entro 20 anni. Ma sarà proprio così ? Negli USA è attualmente in corso un dibattito acceso sulla tecnica del "fracking", specie in quegli stati americani (Illinois, Oklahoma, Oregon, etc) dove da decenni viene usato, con innegabili danni ambientali di vario genere. Avere pertanto dei dubbi al riguardo è più che legittimo... E lo stesso Presidente Obama, pur senza chiamare in causa direttamente il "fracking", ha di recente richiesto nuove rigide regole in favore della sicurezza e della tutela ambientale nelle estrazioni di gas dal sottosuolo, creando una apposita agenzia statale incaricata di studiarne modalità di applicazione e effetti collaterali.
E nell' "Europa Unita" ? Al di qua dell'Atlantico, come al solito, si va in ordine sparso e in modo tutt'altro che unitario... La Polonia, stando agli studi geologici finora condotti, pare sia lo stato europeo con le maggiori riserve di "shale gas". Ci sarebbe, così si dice, tanto gas naturale intrappolato nelle rocce scisto del suo sottosuolo da poter ricavare l'energia sufficiente per durare 300 anni. Ma, tuttavia, non tutti sono disposti a consentire le operazioni di perforazione nella loro terra, nonostante il forte potenziale economico. All'inizio di gennaio, ad esempio, nella vicina Bulgaria migliaia di persone hanno protestato contro le esplorazioni a caccia di gas shale, per il giustificato timore che si possano avvelenare le falde acquifere profonde, causare terremoti e creare rischi per la salute pubblica. E in Francia, a quanto pare, proprio in considerazione di tali rischi, lo scorso anno il governo di Sarkozy avrebbe vietato le estrazioni di gas dal sottosuolo francese con la tecnica della "fratturazione idraulica".
Ma adesso si viene a sapere che anche la Gran Bretagna ha scoperto di avere nel suo sottosuolo abbondanti giacimenti di "shale gas". E dalle ricerche sin qui condotte dai geologi, le risorse energetiche accertate sarebbero di tal portata da far dichiarare (a quanti sono favorevoli al "fracking", evidentemente..) che il Regno Unito sia per possesso di riserve di scisto tra i primi 20 paesi al mondo, e che lo sfruttamento del suo patrimonio di "shale gas" porterebbe addirittura il Regno Unito ai vertici dei produttori mondiali di energia.!!! Come resistere a certe tentazioni ? Non per nulla, il Governo britannico, dopo un temporaneo divieto della tecnica di estrazione con il "fracking", ha presentato martedi scorso (17 Aprile 2012) un rapporto nel quale ora si dichiara favorevole alle estrazioni di gas shale su terraferma mediante fratturazione idraulica.
Ma la Gran Bretagna, ricavando già da tempo petrolio dal mare del Nord, vanta anche una consolidata esperienza nel settore delle estrazioni off-shore. E nei fondali marini di quel suo mare lo "shale gas" pare proprio che non manchi. Infatti Nigel Smith del British Geological Survey (BGS) ha recentemente affermato che le riserve off-shore di "shale gas" potrebbero essere per la Gran Bretagna 5-10 volte superiori a quelle di terra. Gli ha fatto eco una commissione parlamentare britannica dichiarando che l'Inghilterra grazie a queste sue risorse energetiche offshore potrebbe diventare energeticamente autosufficiente, raccomandando nel contempo al governo britannico "di incoraggiare lo sviluppo dell'industria del gas shale e valutare l'impatto delle agevolazioni fiscali al settore".
"Abbiamo potenzialmente enormi volumi di scisti presenti nel sottosuolo, volumi al di sopra di ogni immaginazione"
, ha affermato Melvyn Giles, uno dei responsabili della Shell, aggiungendo poi: "I dati sembrano indicare che le risorse scisto sono così grandi che la questione non è quanto ce n'è, ma quanto siamo in grado di estrarne, vale a dire quanto può essere economicamente estraibile in modo ambientalmente accettabile".
Questo il vento che tira... E l'UE che cosa fa e decide a proposito del "fracking"? Lo leggiamo in un rapporto, realizzato per la CE dalla società di diritto belga Philippe & Partners. e rilasciato dalla stessa Commissione Europea il 27 gennaio scorso. Dice fra l'altro il rapporto:
"Non c'è bisogno di specifica legislazione ambientale in caso di esplorazione di gas shale, almeno finché non si raggiunge una dimensione di produttività su scala commerciale. Le attività relative alla esplorazione di gas di scisto sono già soggette alle leggi e ai regolamenti nazionali e comunitari. Ad esempio, i problemi di protezione delle acque, che sono stati sollevati come un problema dai detrattori di gas scisto, sono già coperti dalla legislazione comunitaria ai sensi della direttiva quadro sulle acque, di quella sulle acque sotterranee, e di quella infine sui rifiuti di estrazione. Nel frattempo, l'uso di sostanze chimiche è coperto dal regolamento REACH".
Troppa grazia !!! E, a quanto su virgolettato, lo studio legale belga aggiunge di aver effettuato un'indagine conoscitiva solo in quattro paesi europei (Polonia, Francia, Germania e la Svezia), e di aver rilevato che l'attività produttiva dello "shale gas" è ancora su valori talmente bassi da non giustificare una normativa specifica, precisando: "Né a livello europeo né a livello nazionale abbiamo notato notevoli lacune nel quadro legislativo attuale, quando si tratta di regolare il livello corrente di attività gas di scisto".
Ma, mi domando, non sarà che per la società di diritto belga Philippe & Partners - cui l'UE si era affidata per il rapporto sul fracking - gli USA fossero un po' troppo lontani, tanto che nessuno dei "Partners", che pure quello studio legale vanta, abbia potuto farci un salto per documentarsi de visu sugli effetti causati dai quelle tecniche estrattive, dopo anni di un loro impiego effettivo sul campo ?
Ha detto Marlene Holzner, portavoce della Commissione Europea in materia di energia: "Si tratta di una nuova tecnologia e non abbiamo una legislazione specifica sul gas shale, perché è tutto così nuovo...". E a queste parole c'è poco da aggiungere, se non una domanda finale...
Allora, sul fracking, qual'è la conclusione dell'Unione Europea ? Facile comprenderla... Altro che la decisione di Pilato il quale, di fronte al popolo che chiedeva se fosse giusta la crocifissione di Gesù, prese un catino pieno d'acqua e si lavò le mani, dichiarando così la sua estraneità... "In caso di esplorazione di gas shale, almeno finché non si raggiunge una "scala commerciale", non c'è bisogno di una specifica legislazione ambientale. Quella già esistente è più che sufficiente...", dice l'Unione Europea, tirandosi fuori dalla questione... Una bella decisione, certamente.... Più pilatesca di così...
PS. - Ringrazio Gianfranco Rossetto per la segnalazione del sito web sulle cui pagine ho potuto documentarmi e trarre gli elementi utilii alla mia notazione:
"Regno Unito ha grandi riserve di gas shale, i geologi dicono"
http://www.euractiv.com/energy/uk-vast-shale-gas-reserves-geologists-news-512236
"Non c'è bisogno di un'ulteriore regolamentazione su shale gas: studio dell'UE"
http://www.euractiv.com/energy/need-regulation-shale-gas-eu-study-news-510448
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Post di Gianfranco Rossetto su FB a margine del mio post

Nessun ringraziamento caro Guido, piacere e dovere mio !
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Post di Filippo Foti

Nulla da eccepire, condivido in pieno e da sempre questi concetti, anche se da buon terrun dico: non si può avere la botte piena (serbatoio di benzina e bombole di gas sempre pieni) e la moglie ubriaca (perchè ha sempre la borsa piena di soldi!). L'unica alternativa che, a mio avviso, si impone è che ognuno di noi cambi stile di vita. Solo così la smetteranno con le trivelle e con avvelenarci anche l'aria che respiriamo, per non parlare dell'acqua che esce dai rubinetti in America che si incendia. I soliti noti, non cercheranno più l'oro nero ed i prezzi dei combustibili crolleranno. Utopia? NO! Solo questo può salvare gli esseri viventi nel pianeta che è ormai avviato all'autodistruzione.
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A Lazzaro Addesso piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 18/04/12

Le misteriose mappe del "tesoro nero"... dal santuario dei Cetacei all'AMP di Lampedusa
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61189490

Questa qui sopra riportata, è una delle mappe del tesoro "nero" del Mediterraneo... Proviene dal sito della società petrolifera australiana "Key Petroleum", intestataria della concessione "d91E.R-.PU", una delle tante segnalate sulla mappa generale della situazione del Mediterraneo aggiornata al 2010, attualmente pubblicata sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico per gentile concessione della IHS Global in originale e denominata "Global exploration & production service, Mediterranean Sea, Scale 1/3.000.000, June 2010". La segnalazione è vera o è falsa ? E la concessione in questione è sospesa, revocata o vigente ? Tanti interrogativi, ma non entro nel merito. Sta al Ministero dello Sviluppo Economico fornire risposte adeguate che chiariscano il valore di tali indicazioni, tanto più che la concessione qui segnalata interessa una delle zone più sensibili del Mar Tirreno, in prossimità dell'Isola di Montecristo e pochi chilometri a sud di Pianosa, nel Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, e, soprattutto, in piena area marina interessata dal "Santuario dei Cetacei".
Questo l'indirizzo della pagina web sul sito della società petrolifera australiana, dove è riportata la mappa in questione: http://keypetroleum.com.au/sites/keypetroleum.com.au/files/pdf/general/fig-Offshore-Italy.pdf

La mappa qui in alto è stata invece realizzata dal sottoscritto con l'ausilio di "Goggle Map", e mostra in particolare dove è situata la concessione ""d91E.R-.PU" intestata alla "Key Petroleum Ltd", tra Montescristo e Pianosa nell'Arcipelago Toscano, ed entro i confini del "Santuario dei Cetacei". Si attendono chiarimenti in proposito dai Ministeri interessati: da quello dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, e/o da quello dello Sviluppo Economico. E si spera che almeno sul sito del secondo ministero venga eliminata quella mappa sulla situazione generale del Mediterraneo già su citata, dalla quale, intestate alla Key Pteroleum Ltd, risultano non solo questa concessione nel Santuario dei Cetacei tra Montecristo e Pianosa, ma anche altre in prossimità di Lampedusa e della costa occidentale della Sardegna. Concessioni che poi, non so per quale ragione, sono del tutto ignorate nelle restanti mappe ufficiali pubblicate sul stesso sito ministeriale. Questo il link della "Global exploration & production service, Mediterranean Sea Map" prodotta dalla "Global exploration & production service" sulla situazione delle concessioni petrolifere nel Mediterraneo, pubblicata sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico:
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/cartografia/ihs_mediterranean_map.pdf
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Articolo simile pubblicato dal sottoscritto anche a margine di due foto su FB in pari data
http://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater
http://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater
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Post di Roberto Carboni
Una delle zone sensibili è affianco alle coste sarde, la sola ricerca del sito per testarlo sarebbe di enorme rischio per le coste e per l'economia della Sardegna tutta!
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Post di Raimondo Cogotti
Ma un giorno ci comporteremmo come i nostri cugini corsi... ???
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Post di Roberto Giacalone ‎...
La realtà è ben più grave... i siti illustrati in questa cartina sono di molto inferiori rispetto a quelli individuati al giorno d'oggi... Di fatti risale al 2010...
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Dalla mia Bacheca su FB del 17/04/12

Elezioni Ortona 2012: Non votare Remo di Martino!
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2011/03/elezioni-ortona-2012-non-votare-remo-di.html
 

SUNDAY, APRIL 15, 2012. - Fra un po' ad Ortona si vota per il candidato sindaco. Non sono residente ad Ortona, ma a quella città - nell'irriconoscenza generale della classe politica - ho dedicato anni della mia vita, da lontano e senza alcun tornaconto personale. Ancora adesso mi chiedo cosa sia scattato in me quel 15 Ottobre 2007 che ha cambiato la mia vita. Credo però di poter dire che molto probabilmente senza di me, il Centro Oli sarebbe stato realtà, considerato che a suo tempo erano tutti d'accordo, Caramanico, Fratino, Del Turco; e che nessuno neanche sapeva cosa fosse l'idrogeno solforato.
     E allora credo di poter dire la mia su queste elezioni. Non votate Remo Di Martino. Non votatelo. Qualsiasi sia la vostra idea politica, qualsiasi sia il vostro passato, non votatelo. Non se lo merita di portare a casa i quattrini pubblici. Non se lo merita di portare a casa i vostri quattrini. Non porterà niente di buono. A quest'uomo, secondo me, non interessa niente di Ortona, dei suoi cittadini, della sua natura, altrimenti si sarebbe comportato diversamente in questi 5 anni. Ha fatto qualcosa Remo Di Martino per fermare l'Amianto? il Petcoke? Ombrina Mare? Per promuovere il Parco della Costa Teatina? Non mi risulta. E se il Centro Oli non si è costruito, per ora almeno, io credo, non è certo per merito suo. Anzi, se fosse stato per lui non si sarebbe mossa una mosca. Conservo ancora le sue e-mail del 2007 in cui mi diceva che era semplice allaccio di metano e che io "ero male informata".
     Remo di Martino, se ci teneva ad Ortona, ma per davvero, avrebbe agito lui per primo, si sarebbe informato e se lo sarebbe fatto lui il giro d'Abruzzo, avrebbe lui dibattuto l'ENI, avrebbe lui convinto il suo collega Nicola Fratino ad abbandonare i folli progetti di morte per le vigne d'Abruzzo, invece di stare al rimpallo, aspettando di reagire a questa "creatura del web" che ha fatto quello che doveva fare lui. Remo di Martino, se ci teneva ad Ortona, ma per davvero, avrebbe lui spiegato agli Ortonesi cosa è una raffineria, cosa e' l'idrogeno solforato, cosa sarà l'Abruzzo petrolizzato. Invece ha cambiato bandiera come cambia il vento. Prima dice si al petrolio, poi va sul trabocco a dire no. Prima vota per il ritorno del sito del Feudo a zona agricola e poi ci ripensa e lo trasforma in sito industriale.
     E come potrò mai dimenticare lo spettacolo pietoso del gennaio 2010 in cui davanti a me, senza vergogna, va sul palco a dire che lui è stato un paladino della lotta contro il Centro Oli? E come potete dimenticarlo voi ortonesi, adesso che, di nuovo, si è dimenticato del suo supposto eroismo anti-petrolifero e rivota il passaggio dell'area "Feudo" a zona industriale? E' tutta una presa in giro, e lo sappiamo tutti, e non ci sono mezze parole.
     Allora occorre avere il coraggio di dire: cambiamo, proviamo un altro, liberiamoci di questa zavorra. A che ideale può essere fedele uno che oscilla cosi, senza sapere davvero in cosa crede? Uno che un giorno dice si e un altro dice no? Come potrà servire la collettività uno che non riesce a capire dove stare, neanche su un tema così importante, così dibattuto?
     E poi, il migliore indicatore del futuro è il passato. In tutti questi anni Remo Di Martino ha avuto varie cariche comunali e provinciali in Abruzzo. Chiedetevi: le vostre vite sono migliorate? E' migliorata Ortona? E' più bella? E' più ricca? Ci sono più turisti? E' più viva, ci sono più cose da fare? E' più salutare? Ciascuno può rispondere a queste domande come vuole, sapendo però che se lo si rivota, saranno altri 5 anni della stessa minestra. Io non lo voterei.
     Un'ultima cosa: chissà se Remo di Martino si ricorda quando mi scrisse che sarebbe venuto negli USA a dire ai miei studenti che io sono antidemocratica perchè ero contro le sue idee, e lui era stato eletto, e dunque rappresentava il popolo, e io no? Beh, questa storia la racconto sempre, ovunque vado, a San Francisco, a Los Angeles, A Pechino, a New York a tutte le platee made in the USA a cui ho parlato della storia del petrolio d'Italia. Ci facciamo sempre delle gran risate. Questo blog è scritto da un cittadino USA, su suolo USA, su server USA. E in questo Paese vige la libertà di parola.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Segnalo e riporto con convinzione questo articolo di Maria Rita D'Orsogna sia su FB, che tra i miei "Echi di Stampa" in favore del Mare di Pantelleria e del Mediterraneo. E non sembri strano...
Per me, infatti, esso va ben al di là del caso specifico cui Maria Rita stavolta si riferisce (le prossime elezioni del sindaco nella città di Ortona d'Abruzzo), e dei singoli episodi da lei personalmente vissuti nella vicenda del Centro Oli di Ortona, ma non solo.
Sono fatti che Maria Rita D'orsogna ci descrive con la sua solita penna, intrisa di sincerità e di piena consapevolezza del valore del suo impegno in favore della terra dei suoi padri, a dispetto della sua lontananza dall'Italia. Un impegno speso con concretezza e sacrificio, ricevendone in cambio (proprio da chi più aveva potere e dovere di agire in difesa della sua terra di origine) accuse e calunnie.
Che sia quello di Maria Rita uno scritto di getto, lo si vede chiaramente. E' indirizzato ai suoi corregionali, in vista delle prossime elezioni, per invitarli ad una scelta consapevole, ma soprattutto memore di quanto accaduto in tempi recenti in quella ridente cittadina del litorale abruzzese.
Ma vale solo per Ortona quell'invito così pressante e sincero ad utilizzare bene il proprio voto ? Solo ad Ortona è accaduto quanto Maria Rita d'Orsogna descrive così bene ? E solo per Ortona occorre usare con scienza e coscienza il diritto di voto a nostra disposizione ?
No, purtroppo... Per troppe località del nostro Paese ritengo altrettanto valido quell'invito... Molti, troppi "Remo Di Martino" ci ritroviamo sparsi tra i vari comuni d'Italia... E quanto scrive Maria Rita dagli USA riferito ad Ortona, se pur ci aiuta a capire cosa vuol dire democrazia, amor di Patria, e onestà intellettuale (e in debito contrappunto come non dovrebbero comportarsi i politici di turno...), è altrettanto valido per tante, troppe "Ortone" del nostro Paese: località meravigliose, ricche di storia e di bellezze naturali, oggi pericolosamente minacciate da scelte effettuate non certo per il bene comune, ma per interessi particolari poco chiari, giocati in totale assenza di trasparenza... E sono scelte in grado non solo di compromettere le caratteristiche ambientali tipiche di quelle località, ma di pregiudicare anche il loro modello di sviluppo futuro, a tutto danno delle prossime generazioni.
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Stesso articolo postato anche su "Profumo di Mare" del 17/04/12

http://profumodimare.forumfree.it/?t=61171882
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Post di Maria Ghelia
Grazie, Guido, per aver ribadito ancora una volta quanto le scelte dei nostri voti e la poca trasparenza ed onestà di tanti politici, abbia e continui a compromettere il nostro Pianeta.
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Fracking: il bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno di Obama
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61167721


Un buon articolo che segnala la presa di posizione di Obama a proposito delle discusse tecniche di estrazione del gas "shale" con il famigerato "fracking" (la fratturazione idraulica del sottosuolo profondo). Sono tecniche che negli USA tanta opposizione hanno provocato nell'opinione pubblica, per le conseguenze derivatene negli Stati dove sono state impiegate: micro e macro terremoti, inquinamenti nelle falde acquifere, rischi di esplosioni, etc..
Conseguenze innegabili, che (come ci racconta Peppe Croce su "Green Style") hanno appena indotto il premier americano di fronte alla pressioni delle potenti lobbies petrolifere, alla scelta finale pilatesca di un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto: estrazioni di gas "shale" si, ma con nuove rigide regole in favore della sicurezza e della tutela ambientale.
In Francia le stesse estrazioni sono state vietate già dallo scorso anno, e qualche buon motivo ci sarà. Nel nostro Paese, invece, con la densità abitativa propria di tutte le nostre regioni indirizzate prevalentemente al turismo, all'agricoltura e alle PM imprese, e non certo alla grande industria, queste tecniche estrattive del gas "shale" vengono bellamente "ignorate" dai nostri governanti, a qualunque livello appartengano, da quello strettamente locale, che bada in genere all'oggi e solo raramente al domani..., a quello nazionale e sovranazionale, che pur dovrebbe avere una visione d'insieme mirante non proprio all'immediato.
E' un ennesimo settore infatti, questo delle risorse energetiche, nel quale l'Europa mostra di viaggiare come un'unione di stati liberi e indipendenti, tenuti insieme forzatamente da una moneta e da una banca unica, ma che in tanti altri settori (e quello delle risorse energetiche ne è uno di non poco conto) va avanti in modo tutt'altro che unito, per di più senza quella trasparenza che nelle varie scelte assunte dai vari stati dovrebbe essere premessa indispensabile perchè l'UE diventi di fatto una vera unione...

Obama regolamenta il gas naturale, al via nuova agenzia USA
di Beppe Croce
Lo sviluppo dei giacimenti di gas non convenzionale, cioè di shale gas, negli Stati Uniti verrà d’ora in poi regolato e controllato da una nuova agenzia governativa. Lo ha deciso il presidente Barack Obama, firmando un ordine esecutivo con il quale chiede che si crei una sorta di task force formata da rappresentanti di 14 tra dipartimenti ed agenzie già esistenti. Si legge nell’ordine di Obama: "Anche se la produzione di gas naturale è portata avanti da soggetti privati, e gli Stati sono principalmente dei regolatori delle estrazioni onshore di gas e petrolio, il Governo Federale ha un ruolo importante da giocare nel regolare le attività gasifere e petrolifere sul suolo pubblico e su quello dei nativi indiani, incoraggiando un maggior sviluppo delle estrazioni e del trasporto di gas e istituendo standard di salute pubblica e tutela dell’ambiente sensibili e produttivi per implementare la legge federale e aumentare le misure di sicurezza degli Stati."
La novità è stata presa bene dalla grande industria estrattiva americana che, in una nota diffusa dall’American Petroleum Institute (API), rende noto: "Siamo lieti che la Casa Bianca riconosca la necessità di coordinare gli sforzi delle dieci agenzie federali che stanno rivedendo, studiando e proponendo nuove regole sullo sviluppo del gas naturale dell’hydraulic fracturing."
L’hydraulic fracturing, detto anche fracking, è la contestatissima tecnica utilizzata per estrarre il gas non convenzionale dai giacimenti sotterranei che, secondo i primissimi studi scientifici, potrebbe causare danni tutt’altro che trascurabili all’equilibrio geologico delle zone di estrazione e alle vicine falde acquifere.
Nell’ordine esecutivo di Obama, però, pur comparendo più volte le parole “unconventional gas” non compaiono mai né “hydraulic fracturing” né “fracking”. Questo, per i petrolieri, è già un successo perché dimostra che Obama, che è già in campagna elettorale, ha intenzione di seguire la linea morbida e di non aprire un altro fronte di guerra con il “Big Oil”.
Monitorare lo sviluppo del gas di scisto, ed eventualmente limitarlo, ma senza puntare il dito specificatamente contro la tecnica più criticata. Ciò, di fatto, permette alle grandi sorelle petrolifere di continuare ad estrarre shale gas anche se, d’ora in poi, dovranno collaborare maggiormente con il Governo. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
(Fonte: Governo degli Stati Uniti | RigZone)
Leggi tutto: http://www.greenstyle.it/obama-regolamenta-il-gas-naturale-al-via-nuova-agenzia-usa-8891.html

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Stesso articolo su"Pantelleria Internet Com - News n° 9317" del 21/04/12
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8454
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Dalla mia Bacheca su FB del 16/04/12

Il nuovo Atlante della Fauna e Flora Marina dell'Adriatico Nord-Occidentale di Attilio Rinaldi
a margine di una immagine su FB del sottoscritto
http://www.guidopicchetti.it/.../echi_stampa/ec_stampa%202012/120416_invito_atlante.pdf

La presentazione del "Atlante della Fauna Marina dell'Adriatico Nord-Occidentale" avrà luogo Sabato 21 aprile pv, alle ore 11, presso la Sala Conferenze del Centro Ricerche Marine di Cesenatico, in Viale Vespucci, 2.

Il mare, le lagune e le dune costiere
di Attilio Rinaldi
Un inno alla vita marina dedicato al nostro mare. Un’opera necessaria in quanto poco si è pubblicato e tantomeno divulgato sulle questioni inerenti la sua biodiversità. Il nuovo Atlante esce in edizione aggiornata e arricchita rispetto alla precedente del 2008, oggi già esaurita. Si tratta di un volume di 640 pagine ove vengono rappresentate e descritte 455 specie (200 nella precedente edizione). Uno strumento in grado di accompagnare il lettore in un viaggio alla scoperta di molte specie animali e vegetali che vivono in quella fascia terra-mare compresa tra le lagune, le dune sabbiose e la zona di mare che dalla battigia si spinge verso il largo in acque profonde. Quindi altre specie in altri habitat, organismi che per le loro esigenze e caratteristiche tendono a occupare e a essere più comuni in acque profonde e lontane dalla costa; oppure, al contrario, animali e piante che popolano le lagune, siti con profondità che spesso si riducono a pochi decimetri. Vengono anche trattati aspetti specifici, fenomenologie poco conosciute: le bizzarrie del clima e le loro ripercussioni sugli organismi marini, le migrazioni indotte dai mutamenti climatici, gli effetti sulla fauna marina dei fenomeni di eutrofizzazione, i contatti con animali fastidiosi, alcuni spaccati sugli uccelli marini, sulle lagune, sui delfini, sugli usi del mare e altro ancora. Quindi una qualificata guida alla conoscenza dell’ecosistema marino-costiero e di quegli organismi che possiamo incontrare nello stesso ambiente che frequentiamo in veste di bagnanti, di subacquei e pescatori sportivi.

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Post di Maria Ghelia
Magnifico !!!
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Post di Giuliana Maria Luisa Provera

Noi ci saremo... E tu Guido sali al nord ? A presto, magari!!!
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Post di Guido Picchetti

Mi piacerebbe... Ma sono un pò troppo lontano...
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Post di Giuliana Maria Luisa Provera

Immaginavo, non ci sentivamo da un po', ma, ad onor del vero, la nostra costa di Stintino ed Asinara, come ti dicevo l'anno scorso, grazie al cielo,non era stata contaminata. Anche per il prossimo agosto continueremo a controllare immergendoci. Continua alla grande a tenerci informati sulle vicissitudini del nostro Mediterraneo. A presto...
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Un "Parco Marittimo" nel Santuario dei Cetacei ?
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61153004


Da "Radio Nostalgia", 16 aprile 2012, Firenze - La Regione Toscana vuol realizzare un parco marittimo all'interno del Santuario dei Cetacei, tratto di mare che va dalla Francia alla Corsica. Lo ha annunciato il presidente Enrico Rossi: "Noi abbiamo il parco dell' Arcipelago che è un parco terrestre: vogliamo realizzare anche un parco marittimo per avere un mare sicuro, per non avere più sversamenti. Chiederemo all'organizzazione mondiale della navigazione una serie di regolamentazioni per la navigazione, ma non limitarla".

"Wikipedia", l'enciclopedia libera in rete, non è certamente la Bibbia, ma un minimo di serietà informativa le va pure accreditata. E basta un semplice click su Goggle alla voce "Santuario dei Cetacei", per poter leggere quanto segue:

  1. Il Santuario dei Cetacei è stato istituito in Italia dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio con il nome di Santuario per i mammiferi marini. E' noto in Francia come Santuario Pelagos e consiste in un'area marina protetta compresa nel territorio francese, monegasco e italiano, classificata come Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo, compresa nell'Elenco delle aree ASPIM (novembre 2009) in Mediterranean Action Plan, Regional Activity Centre for Specially Protected Areas. United Nations Environment Programme.
  2. In territorio italiano, il Santuario per i mammiferi marini è stato istituito nel 1991 come area naturale marina protetta di interesse internazionale, e occupa una superficie a mare di 2.557.258 ha (circa 25.573 Km2) nelle regioni Liguria, Sardegna e Toscana. (Fonte: Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Elenco Ufficiale delle Aree Naturali Protette - 5º Aggiornamento 2003).
  3. L'area marina protetta internazionale fu invece istituita nel 1999 grazie alla collaborazione dei tre paesi nella quale il santuario è compreso: Francia (Costa Azzurra e Corsica), Principato di Monaco e Italia (Liguria, Toscana e nord della Sardegna). Vedi: http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/report-integrale-su-santuario.pdf.

Non basta tutto questo per dichiarare già sufficientemente protetta, "sulla carta" almeno, l'area marina interessata dal Santuario Pelagos ? E ora la Regione Toscana vuole addirittura creare all'interno di essa un "Parco Marittimo" ? Ancora un altro poltronificio ? Tra l'altro in un momento in cui i fondi a disposizione delle aree marine protette, avendo subito negli ultimi dieci anni drastici tagli, sono al minimo storico, e si sono ridotti dagli 8,5 milioni di euro del 2001 ai 3,6 milioni di euro stanziati quest'anno dal governo Monti. E ciò nonostante nello stesso decennio le AMP siano cresciute di numero da 17 nel 2001 a 30 nel 2011 (ed altre sono ancora in lista d'attesa, come Pantelleria ad esempio).
In altre parole, le AMP "parche" (parche, non parchi !) nelle loro gestioni debbono esserlo per forza... E solo con molte difficoltà, inutile nascondercelo, potranno assolvere alle funzioni di tutela previste, con quali danni per l'ambiente marino in generale è facile immaginare. E ora vogliamo anche sovrapporre nuovi organismi a quelli già esistenti, i quali dovrebbero essere messi invece in condizioni non solo di poter esistere sulla "carta", ma di funzionare nel migliore dei modi possibile anche in "Mare", a meno che non vogliamo mandare quello stesso Mare totalmente a fondo, appesantito da tante belle e buone intenzioni, quanto davvero interessate non saprei...
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Stesso articolo anche in una nota del sottoscritto su FB del 16/04/12

http://www.facebook.com/note.php?note_id=412900785388409
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Post di Giuliana Maria Luisa Provera

La Haven, la Moby Prince, la Costa Concordia, lo sversamento di idrocarburi di Porto Torres, quello di questi giorni, tutte le cisterne che lavavano nelle Bocche di Bonifacio... che altro può minacciare ancora il Santuario dei Cetacei prima di proteggerli di più ???
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Dalla mia Bacheca su FB del 15/04/12

Una foto per l'Archivio Storico di Pantelleria
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater

L'accesso al Porto di Scauri a Pantelleria in una foto scattata stamane in una bella giornata di sole dopo la furia del ciclone Lucy. E' una foto che penso possa appartenere di diritto all'Archivio Storico di Pantelleria, a memoria delle future generazioni... Pregasi notare la doppia cancellata, la prima chiusa con catena e lucchetto, con macchine che arrivano ugualmente in banchina bagnando le ruote sullo scivolo per le imbarcazioni che si trova per porticciolo a sinistra, non inquadrato nella foto ...
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Post di Gaetano Brignone

Questo è un esempio... Abbiamo sempre le porte chiuse.
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Post di Filippo Foti

Avverto una sensazione di fastidio quando si parla del, si fa per dire..., "Bel Paese" dicendo... fino all'estremo lembo della Sicilia... Trapani. Bella città indubbiamente... ma perchè non si dice ...fino a Pantelleria? Forse, forse... hai visto mai, la si considera fuori dall'Italia, considerando la lontananza dalla Sicilia e la vicinanza con l'Africa? Ma si vuole avere rispetto, una volta per tutte per questa magnifica isola? Ovvero i Panteschi devono ribellarsi tipo "Boia chi molla???
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Post di Maria Ghelia
Se poi si considera che sono esattamente 2 anni compiuti, e dalla foto si capisce che il terzo non sarà nulla di diverso, si inorridisce: si vuole il turismo e poi lo si chiude fuori da una delle cose più belle che Pantelleria offre... Grazie Guido.
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Post di Angela Granone

E' semplicemente vergognoso! Chi vogliono bloccare?
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Tra Malta e la Sicilia le trivellazioni della NP
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?...2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater

Questa la posizione della concessione "C.R146.NP" nel Canale di Sicilia dove la NP si accinge a trivellare. La mappa è ricavata dalla  richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale presentata dalla stessa Northern Petroleum, riportata sul sito del Ministero dell'Ambinete . Come si vede l'area interessata è equidistante tra Malta e la Regione Sicilia. Ma, Malta e Regione Sicilia, ci siete o "ci fate" ? Possibile che nessuno di voi due batta un colpo e faccia sentire la sua voce in difesa degli interessi e del bene comune dei suoi cittadini ?

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L'avviso di richiesta di VIA della NP. Chi l'ha visto ?
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB )
http://www.facebook.com/photo.php?...a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater

Chi l'ha visto ? E' l'avviso al pubblico del prossimo inizio dei lavori di trivellazione della Northern Petroleum sulla concessione "C.R146.NP" nel Canale di Sicilia a Sud di Pozzallo, a 25 miglia dalla costa, su un fondale di circa 120 metri, ma si prevede di perforare il fondale marino fino alla profondità di ben 4.000 metri. In 70 giorni è prevista la durata dei lavori che mirano a sondare le formazioni rocciose in vista di una successivo sfruttamento del giacimento per estrarne prodotti petroliferi.
"Chiunque abbia interesse può prendere visione dei documenti depositati e presentare osservazioni entro 60 (sessanta giorni) presso il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Via Cristoforo Colombo 44 - 00147 Roma - www.dsa.ambiente.it/via Regione Sicilia - Assessorato Territorio ed Ambiente - Via U.La Malfa, 169 - 90147 Palermo". Questo è quanto scritto nella parte finale dell'avviso (... e non dell' "AVVIO", come è scritto a caratteri cubitali in apertura della pubblicazione, almeno suppongo...). Pertanto il termine per presentare eventuali pareri contrari e osservazioni in opposizione al rilascio della VIA al progetto della NP scade proprio in questi giorni, se non è già scaduta... Ringrazio Mario Di Giovanna per la segnalazione... e condoglianze a tutti noi che viviamo nel Canale di Sicilia (ma non solo), se la VIA passa e va...

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Terremoti e estrazioni di gas scisto: Matt Damon ci fa un film
di Marina
http://www.ecoblog.it/post/15289/terremoti-e-estrazioni-di-gas-scisto-matt-damon-ci-fa-un-film

Matt Damon e il regista Gus Van Sant stanno preparando un film sulle estrazioni di gas scisto. Si intitolerà The Promise Land, e i casting sono ancora aperti. La storia dovrebbe essere ambientata a Dimock in Pennsylvania dove ai cittadini è stata sospesa nel 2008 l’erogazione di acqua potabile poiché contaminata dai solventi usati per estrarre metano dalle rocce. Le orribili e devastanti conseguenze per gli umani e l’ambiente le aveva già illustrate Gasland, docufilm di Josh Fox. Di contro è stato girato Frack nation un film che esalta le estrazioni di gas scisto.
In mezzo tra Hollywood e la Pennsylvania una delle ultime ricerche scientifiche per cui si sospetta che una serie di strani terremoti che si sono verificati in zone non riconosciute come sismiche siano state causate dagli smottamenti derivati dalla fratturazione delle rocce per la ricerca di metano.
Spiega Bill Ellsworth, sismologo alla US Geological Survey: "Abbiamo osservato la sismicità nella maggior parte del paese con molta attenzione per un certo numero di anni. E abbiamo notato che c’erano un insolito numero di terremoti che si verificavano nel centro del Paese."
Infatti ogni anno si verificavano nel midcontinent, dicamo nel bel mezzo degli Stati uniti circa 20 eventi sismici; nel 2008 sono saliti a 29; nel 2009 sono stati 50, nel 2010 sono stati 87 e nel 2011 134. Gli scienziati dell USGS hanno iniziato perciò a indagare su questo strano fenomeno e hanno scoperto che le scosse si verificavano a grappoli proprio nei pressi di pozzi delle acque reflue sopratutto in Colorado e Oklahoma.
Ma a causa del boom delle estrazioni di gas scisto sono stati creati moltissimi pozzi per l’accoglimento delle acque reflue. Secondo Ellsworth se questi pozzi si trovano nel posto giusto allora possono contribuire a creare terremoti: "Piccole perturbazioni nel suolo possono far pendere la bilancia verso un terremoto che altrimenti non si sarebbe verificato."
Prove della connessione tra fratturazione delle rocce, pozzi per le acque reflue e terremoti giungono da tutto il Paese. Il sismologo Steve Horton dell’Università di Memphis ha rintracciato uno sciame di terremoti lungo una faglia in Arkansas nel 2010 e 2011.
Spiega Horton: "I terremoti si sono verificati con uno sciame sismico nel raggio di 5Km da due pozzi per lo smaltimento delle acque reflue. Iniettare acque da smaltire in un pozzo aumenta la pressione dell’acqua già intrappolata nella roccia. E’ come pompare acqua con una cannuccia in brodino soffice: si muove. Ecco perché avvengono i terremoti."
Non mancano gli scettici che non sono convinti del collegamento estrazioni gas scisto e terremoti. Ovviamente gli scienziati chiedono che comunque gli studi siano approfonditi. Intanto l’Agenzia federale per la protezione dell’ambiente sta lavorando con l’US Geological Survey e altri scienziati per elaborare linee guida per i pozzi destinati alle acque reflue.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Almeno negli USA con il "fracking" i cittadini americani, se in certe zone ne patiscono i danni (con terremoti, inquinamenti, esplosioni, e quant'altro), grazie alla loro industria cinematografici riescono almeno un po' a rifarsi dal punto di vista economico. Da noi, invece, lo offriamo alle società petrolifere impegnate nelle estrazioni di gas scisto a fronte di royalties tra le più basse al mondo, e anche con apprezzabili promozioni d'inizio attività, ma in contropartita abbiamo il silenzio stampa, le bocche chiuse, e niente visite guidate nelle località interessate... (decisamente non gradite, specie se trrattasi di giornalisti e ambientalistii...). Peccato, perchè questa delle "visite guidate", per vedere come si degrada un territorio grazie a queste tecniche di estrazioni di metano dalle profondità del sottosuolo, potrebbe essere una iniziativa interessante e istruttiva per molti. Personalmente però per i nostri politici le renderei gratuite, ma obbligatorie... Cosa ne dite ?
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    - Dall'8 al 14 Aprile 2012

 
Dalla mia Bacheca su FB del 14/04/12

Cilento a rischio trivellazioni petrolifere
di Guido Picchetti (nota a margine di un'immagine su FB)
http://www.facebook.com/photo....&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1

L'articolo del blog "Heymotard", da me qui condiviso e riportato negli "Echi di stampa", risale a domenica scorsa, ma è stato a sua volta integralmente ripreso dal notiziario on line "Il Cambiamento", dove risulta pubblicato il 30 Marzo scorso. Da tale data sono pertanto passate più di due settimane. Per l'esattezza quindici giorni, trascorsi senza che nessun organo di informazione della carta stampata a livello nazionale riprendesse gli argomenti trattati in quell'articolo firmato da Matteo Marini, o ritenesse opportuno farsi portavoce delle preoccupazioni più che motivate di quanti vivono in quella vasta area della Campania interessata dal Parco Nazionale del Cilento. Un Parco oggi minacciato dai progetti della Shell, la quale intende cercare petrolio tra i monti della Maddalena, in una zona di 211 km quadrati proprio a ridosso dei confini orientali dell'area protetta. Di ciò silenzio assoluto su tutta la stampa nazionale, occupata in questo periodo come non mai a parlare di sperpero del denaro pubblico per i "rimborsi" elettorali ai partiti... E non una parola su quanto di poco chiaro e poco pulito sta accadendo sul problema delle ricerche energetiche in tante parti del territorio nazionale, sia a terra che in mare...
Eppure alla richiesta della Shell per le sue ricerche in prossimità del Parco Nazionale del Cilento pare che il Ministero dello Sviluppo Economico abbia già espresso parere favorevole. Ma anche su questo fatto (a parte qualche reportage interessato sui quotidiani di opposizione governativa) neppure una parola sulla stampa di regime, fingendo di dimenticare quanto avvenuto anni fa, allorchè, come ci racconta Marini, un progetto simile a quello della Shell fu presentato dalla Texaco, la società petrolifera americana, la quale voleva costruire un pozzo profondo 4.000 metri nel comune di Sala Consilina. Cosa avvenne allora ? E' presto detto. La Texaco fu cacciata a pedate da sindaci, cittadini e comitati civici ! Ma ora ci riprova la Shell, contando proprio sul silenzio "omertoso" della stampa nazionale, di quella stampa cioè che, ben foraggiata da contributi statali (considerata com'è "servizio pubblico" al pari dei partiti...), poi, totalmente dimentica di questa sua importante funzione, continua a succhiare soldi dei contribuenti a fondo perduto per pareggiare i suoi conti, gravati per di più da supplementi patinati e multicolori che di tutto parlano, fuorchè dei problemi reali del Paese e del bene comune... Quo usque tandem... ?

Trivellazioni. Il Cilento si ribella alla Shell
di Matteo Marini (Integralmente tratto da Il Cambiamento)
Gli abitanti del Cilento si oppongono al progetto della Shell di trivellare un'area a ridosso dell'omonimo Parco Nazionale. Una zona, tra l'altro, interamente a rischio idrogeologico. Come andrà a finire?
Domenica 8 aprile 2012. - Oggi parliamo di petrolio e del Cilento. E parliamo anche di cittadini che si ribellano. Si ribellano alla decisione della Royal Dutch Shell, regina dell'oro nero, la quale vuole cercare il greggio proprio in Campania.
Dopo aver inoltrato la richiesta e dopo aver ricevuto risposta positiva dal Ministero dello Sviluppo Economico, l'azienda ha cominciato l'esplorazione – per la verifica di eventuali giacimenti - della zona tra i monti della Maddalena, al limite tra la Campania e la Basilicata, lungo il confine con il Parco Nazionale del Cilento e Vallo del Diano. L’area che vorrebbero trivellare, è di ben 211 km quadrati.
I vertici aziendali rassicurano, affermando che, per adesso, il progetto di esplorazione (denominato “Monte Cavallo”) sarà solo “teorico”, analizzando dati di archivio e rielaborandoli per cercare di ottenere delle informazioni preziose sulla presenza o meno del greggio.
Come ci fa notare un articolo comparso sul periodico on line Green Style, però: “l’istanza di ricerca di permesso in terra ferma si chiama ‘Monte Cavallo’ ed è stata presentata al Ministero nel 2005. Quello che né Voser (amministratore delegato della Shell, ndr.) né l’Agi dicono, però, è che l’istanza ‘Monte Cavallo’ è letteralmente confinante con il Parco nazionale del Cilento e Valle di Diano. Basta sovrapporre la mappa del parco con quella del permesso di ricerca depositata all’Ufficio Nazionale Idrocarburi e Miniere, per vedere che la zona dove Shell vorrebbe fare i pozzi esplorativi ... [segue]

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La versione integrale originale dell'articolo di Matteo Marini pubblicato su "Il Cambiamento"
http://www.ilcambiamento.it/territorio/valle_cilento_contro_trivellazioni_shell.html

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Stessa mia nota su "Profumo di Mare" del 14/04/12 e su "Pantelleria Internet Com - News 9286" del 15/04/12
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61124821
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8421
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Taranto, le foto dell'olio combustibile sversato nel Mar Grande di Taranto
di Marina
http://www.ecoblog.it/...foto-dellolio-combustibile-sversato-nel-mar-grande-di-taranto


Come sono finite 20 tonnellate di HFO nel Mar Grande di Taranto? Esclusa la falla al mercantile East Castle si profila l’errore umano. Il Secolo XIX scrive chiaramente: "Il comandante della “East Castle” avrebbe aperto per sbaglio le valvole tra i serbatoi di zavorra e quelli di greggio. E lo sversamento è stato inevitabile."
Già nella telefonata di ieri fatta da Ecoblog.it al comandante Filippo Marini, capo ufficio relazioni esterne delle Capitanerie di Porto, ci era stato spiegato che le circa 20 tonnellate di HFO, olio pesante combustibile, erano finite in mare assieme ad acqua provenienti dalle casse di zavorra. Non ci era stato detto però il perché.
Indubbiamente le operazioni di contenimento della falla sono scattate subito, come d’altronde ha potuto accertare la Capitaneria di Porto. Probabilmente entro poche ore sarà conclusa la raccolta dell’olio. Purtroppo proprio in questi giorni era previsto il trasferimento della miticolutura dal Mar Piccolo inquinato da PCB al Mar Grande contaminato ora da HFO.
Da parte delle associazioni di categoria e del mondo politico, però, non sarebbe arrivato nemmeno un messaggio di solidarietà. Niente, solo silenzio, questa freddezza è stata un’ulteriore ferita, dopo l’avvelenamento delle cozze a causa del PCB.
Ma come ha modo di far osservare su La Gazzetta del Mezzogiorno Fabio Matacchiera presidente del Fondo Antidiossina Onlus: "Prima di dare delle rassicurazioni così tempestive sul danno che sarebbe stato scongiurato voglio porre l’attenzione su un aspetto importante. Quando ci sono sversamenti in mare di olio, gasolio, idrocarburi in generale, pur considerando l’intervento immediato di battelli disinquinanti, il moto ondoso che non sovrastava le panne galleggianti, e i venti favorevoli, è possibile recuperare solo circa l’80-85 per cento del materiale sversato. Lo dicono le statistiche. Parlare di un caso risolto è un po’ azzardato. Gli idrocarburi che servono per la propulsione dei motori, hanno tre porzioni: una si volatilizza in atmosfera e noi la percepiamo con il naso anche a distanza di chilometri, l’altra con peso specifico inferiore al peso specifico dell’acqua galleggia e poi c’è una porzione che ha un peso specifico maggiore di quella dell’acqua e va a fondo. Di questo non si parla mai."
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Commenti su FB a margine del post
Post di Filippo Foti

‎... della serie: Mare Mostrum in tutto il Pianeta. La natura prima o poi si ribellerà... se non lo farà il Padreterno!!!
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Scajola: Taranto trivellazioni nel Golfo
un video su YouTube caricato da Rolfed48 in data 04/mag/2010
http://www.youtube.com/watch?v=VvxZ0kww2Eg


il Ministero dello Sviluppo Economico "ex Claudio Scajola" il 30 aprile scorso fa un bel regalo a Taranto; rilascia a Shell Italia il permesso di ricerca petrolifera offshore nel Golfo di Taranto, mentre il Presidente Obama impone il blocco delle trivellazioni petrolifere in mare a seguito del disastro nel Golfo del Messico. Povero Sud in mano a questi.... E noi tarantini ? Guardiamo!


http://www.youtube.com/watch?v=VvxZ0kww2Eg 

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Un bel video di un paio di anni fa, in difesa delle acque del Golfo di Taranto minacciate delle trivellazioni. In quel video la protesta era diretta contro l'autorizzazione data alla Shell da parte del Ministro Scaiola nel 2010, quando le acque del Golfo di Taranto erano considerate da tutti "acque interne", e, in quanto tali, "vietate alle trivellazioni"... Ma forse quel successivo decreto legislativo del Luglio 2011 - che ha introdotto la norma che prevede nel Golfo di Taranto il divieto della trivellazioni a meno di 5 miglia dalla "linea di costa", anzichè dalla "linea di base" (come avviene per il resto della Penisola italiana ad eccezione delle AMP intorno alle quali vige il limite di 12 miglia) - è stato emanato dal Governo in carica proprio per evitare che l'autorizzazione data alla Shell venisse impugnata e giustamente revocata, proprio in considerazione del particolare stato giuridico da tempo attribuito al Golfo di Taranto e ancor oggi in vigore... Infatti con quel decreto si sono salvati capre e cavoli. Fatta salva la "linea di base" e introdotta questa nuova "linea di costa", il Golfo di Taranto resta oggi sempre "acqua interna" del nostro Paese, ma al tempo stesso son salvi i "diritti" della Shell a sfruttare la concessione già rilasciatale. Non solo, ma sono salvi anche i diritti di tutte le altre società petrolifere che hanno richiesto e ottenuto analoghe concessioni in questi anni, purtroppo all'insaputa di tutti. E tali società, come la mappa della Global del 2010 pubblicata sul sito del Ministero indica con precisione, non sono affatto poche. Sarà questa allora la ragione di quel decreto del Luglio scorso, che invece, nel rispetto delle direttive della CE, avrebbe dovuto garantire una maggiore tutela ambientale delle acque del Golfo ? Temo proprio di si. D'altro canto, diceva qualcuno, a pensar male si fa peccato, ma il più delle volte ci s'azzecca ...

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Dalla mia Bacheca su FB del 13/04/12

Si concludono oggi a Biserta in Tunisia le "3èmes Assises Méditerranéennes des Petites Iles"
di Guido Picchetti (a margine di una foto su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?f...=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


Sono in corso di svolgimento, e si concludono nella giornata di oggi a Biserta in Tunisia, le "3èmes Assises Méditerranéennes des Petites Iles", organizzate nell'ambito dell' "Iniziativa per le Piccole Isole del Mediterraneo" dalla "Conservatoria del Litorale Tunisino", con la collaborazione del Ministero dell'Ambiente e dell l'Agenzia per la Protezione e la Gestione del Litorale Tunisino"...

Les 3èmes Assises Méditerranéennes des Petites Iles à Bizerte
http://www.ecolomagtunisie.com/...-iles-a-bizerte.html/
Avril 7, 2012. - Du Frioul près de Marseille aux archipels de la Galite et de Zembra au large des côtes tunisiennes, de Dragonera aux Baléares en passant par les îles Habibas en Algérie, Tavolara en Sardaigne et les rivages de Malte ou de la mer Egée, la Méditerranée compte plus de dix mille petites îles et îlots, véritables trésors de biodiversité. Longtemps inaccessibles ou presque, ces confettis de terre ont su développer des écosystèmes remarquables abritant une faune et une flore parfois uniques au monde. Mais ces îles sont vulnérables, menacées par les activités humaines qui s’étendent toujours plus.
Depuis 2005, l’Initiative PIM, pilotée par le Conservatoire du littoral, participe à la protection de ces micro-espaces insulaires grâce à la mise en place d’actions concrètes sur le terrain et favorise les échanges de savoir-faire et de connaissances entre les différents gestionnaires et spécialistes de l’ensemble des pays du bassin méditerranéen. Dans un contexte de crise financière globale, de mouvements sociaux et sociétaux ... [segue]

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Dalla mia Bacheca su FB del 12/04/12

Taranto: 15 tonnellate di petrolio in mare. Recupero entro 24 ore
di Guido Grassadonio
http://www.greenstyle.it/taranto-15-tonnellate-di-petrolio-in-mare-recupero-entro-24-ore-8819.html


12 Aprile 2012. - L’Adriatico, mare dalle potenzialità turistiche eccezionali, vive ogni giorno piccoli e grandi drammi ambientali. Gasdotti e basi petrolifere minacciano, infatti, di imprimere il loro marchio soprattutto sulle coste pugliesi e molisane.
Taranto poi è uno dei simboli italiani dell’inquinamento grazie all’Ilva ed alla sua lunga storia di emissioni nocive. Ebbene, proprio all’interno del porto di Taranto, si è assistito in queste ore allo sversamento in mare di 15 tonnellate di carburante. La piccola marea nera creatasi – “piccola” per modo di dire – copre già 800 m2 di mare. La buona notizia è che la Capitaneria di Porto starebbe già lavorando per ridurre i danni insieme con i tecnici dell’Arpa.
Inizialmente accusata del disastro una nave battente bandiera panamense (una combinazione quasi macabra che non può non riportare alla mente l’incidente ben più grave occorso non troppo tempo fa nel Golfo del Messico) ormeggiata dentro il porto e posizionata proprio sopra la chiazza di bunker.
È ancora presto per calcolare i danni, ma non per ricordare quanto sia statisticamente facile, purtroppo, che “falle” del genere si verifichino, mettendo a repentaglio i nostri mari e le nostre coste. Queste le prime dichiarazioni della Capitaneria di Porto, rilasciate dal Comandante in seconda Francesco Russo: "Gli accertamenti sono ancora in corso per attribuire le responsabilità; è in azione un pool specializzato che sta verificando sia con i documenti di bordo che con l’ispezione delle cisterne. Abbiamo affidato all’Agenzia regionale per l’ambiente Arpa le analisi del carburante finito in mare. La ricognizione subacquea non ha riscontrato falle. C’è l’ipotesi di un incidente, non saprei se per errore umano o meccanico, nella gestione del carburante. E’ un’ipotesi, perchè non ci sono falle".
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Commenti su FB a margine del post
Post di Francesco Ricciardi

‎20 tonnellate...
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Post di Lidia Giannotti

Penso dovremo ritoccare anche le "24" ore ....
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Post di Guido Picchetti

Prima o poi, doveva succedere, e purtroppo succederà ancora, se non si muta indirizzo...
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Post di Zora Garavelli

Un altro danno al nostro mare.......che peccato.... :(((((
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Post di Lodovica Desideri

Terribile!!
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Il Golfo di Taranto. C'era una volta... i! "gioco delle tre carte"
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61098014


Già, c'era una volta... Ormai il "gioco delle 3 carte" è cosa d'altri tempi Oggi sono rimasti in pochi a proporlo in piazza ai passanti, nei giorni di mercato sul famoso "bancariello"... E ancor più rari sono quelli che si lasciano abbindolare... Certamente non i giovani che, se da un lato, per colpa di noi "anziani", non hanno purtroppo molte occasioni di lavoro, dall'altro c'è da dire che, tra telefonini e I-Pad, sono molto più preparati di noi alla loro età, e non si farebbero ingannare tanto facilmente da chi quel gioco proponeva, in cerca di gonzi per sbarcare il lunario...
Ma se è passato di moda il gioco delle tre carte, in compenso abbiamo oggi il "gioco delle tre mappe" che ho appena scoperto. Ed è un gioco molto più serio e impegnativo, all'altezza dei tempi, giocato in rete da chi gode non solo di una preparazione adeguata, ma anche di rappresentatività istituzionale... Perchè il "gioco delle tre mappe" ? Seguitemi e capirete... E capirete anche chi sono i "gonzi" che "lorsignori" con questo gioco tendono ad abbindolare...
Partiamo da questi ultimi, i cosiddetti "gonzi". Chi sarebbero ? Ma non ci vuol molto a capirlo. Siamo noi tutti, comuni cittadini, che presi da mille impegni e da altrettanti problemi, difficilmente possiamo andare a fondo di certe situazioni la cui gestione abbiano affidato a chi dovrebbe governarci per un bene comune, e ci accontentiamo sempre più spesso di quanto ci viene "rifilato" da chi ha interessi più o meno chiari e fa di tutto per non scoprire la "carta" che gli farebbe perdere la partita sul "bancariello"...
Chiarito questo primo punto... Perchè parlo di "gioco delle tre mappe"? Perchè tre sono le "mappe" che voglio mostrarvi, rivelandovi alla fine il trucco che "lorsignori" usano con esse per abbindolare noi "gonzi"... E sono tre "mappe" di non poco conto, certificate dal Ministero dello Sviluppo Economico (Dipartimento per l'Energia), dal cui sito web le ho personalmente estratte, e che qui seguire riporto, una dopo l'altra, con relativi descrizioni e commenti. La prima delle tre "mappe"... [segue]
(nell'immagine a lato la terza "carta", ndr.)
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Pubblicato anche in una nota del sottoscritto su FB del 13/4/12
http://www.facebook.com/note.php?note_id=410065869005234
... e in quattro parti su "Pantelleria Internet Com" del 1, 17 e 18 Aprile 2012
News 9290 http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8425
News 9291 http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8426
News 9297 http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8432
News 9303 http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8438
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Commenti su FB a margine dei post condivisi
Post di Lidia Giannotti

‎... straordinario ... Guardate le mappe (le ultime due) e le richieste delle multinazionali petrolifere per trivellare nel Golfo ...
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Post di Filippo Foti
Mi è piaciuto molto il post, Guido!
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Post di Guido Picchetti
Anche a me, Filippo... e, puoi crederci, non è una vanteria... Ma nel nostro Paese ci sono un sacco di sordi, e chi dovrebbe più sentire, proprio non ci sente, anche se gli metti un apparecchio acustico a prova di bomba collegato direttamente al cervello...
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Post di Filippo Foti
Purtroppo i loro cervelli sono impegnati a gestirsi i nostri "piccoli" risparmi per dare lustro alle loro "segreterie" e "segretarie" che vanno in auto con una nota marca automobilistica. Capito mi hai?
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A  AssPescatori Di Pantelleria, Fabrizia Arduini, Luca Siragusa, Silvia Russo, Filippo Foti, Mauro Brusà, Giuliano Ricciardi e Francesco Ricciardi piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 11/04/12

Vittoria a Bomba
di Maria Rita DìOrsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/04/vittoria-bomba.html


TUESDAY, APRIL 10, 2012. Sono arrivata in un albergo a Washington DC. E' mezzanotte e mezza. Sto finendo di caricare i miei rapporti per il governo USA per l'assegnazione dei fondi di ricerca. E' stato un viaggio lungo, e sono stanca. Ho fame. Nella mia stanza internet non funziona e così sono dovuta venire a lavorare nella lobby.
Scene comiche made in the USA. I nottambuli dell'hotel parlano di fracking e di speculazione. Volevo dirgli: non ci credete e fare anche a loro la mia solita predica, ma sono troppo presa a digitare le mie cose di lavoro. Devo finire. Un tizio e la sua fidanzata litigano. Pare che lei sia ubriaca. Non si riesce a fermarli. Il signore della lobby chiama la polizia. Io digito ancora.
Arrivano 5 macchine a sirene spiegate. Come i film americani. La lobby da cui lavoro è vicino alla finestra. E' tutto illuminato a giorno. Arriva anche l'ambulanza e i pompieri. Non si sa mai.
La signora si chiama Annette. Mi viene da ridere a pensare a questo stranissimo momento della mia vita. Faccio una pausa.
Non ho avuto il tempo di ricordare che oggi era il giorno della commissione VIA. Apro Facebook e la posta elettronica. Danilo, mio fratello, mi manda un messaggio scarno, ma perfetto: ha chiamato Assunta. La commissione all'unanimità boccia Bomba. Non so cosa provare. Vorrei dire qualcosa, ma qui c'è una scena di polizia in atto. Sorrido. Voglio bene a tutti. Al signore nella lobby, al poliziotto, ad Annette e pure ad Antonio Sorgi. Mi pare che le sirene dell'ambulanza girino a festa. Il potere della pressione popolare.
Non è cambiato niente rispetto ad Ortona e al centro oli: era una raffineria allora, è una raffineria adesso. I danni c'erano allora, ci sarebbero stati adesso. Cinque anni fa hanno detto si, all'unanimità. Adesso all'unanimità, dicono no. Una piccola rivoluzione. Non è cambiato niente. Anzi, una cosa sola è cambiata. La gente si è svegliata, abbiamo protestato, scritto, rotto le scatole, in modi e tempi diversi, ma incessantemente, in modo adulto, senza paura di nessuno e consci dei nostri diritti. La Forest Oil Corporation di Denver battuta da un paesello d'Abruzzo. La democrazia vince.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Respinta la richiesta di VIA alle trivellazioni petrolifere a Bomba !!! Congratulazioni Maria Rita, davvero una bella vittoria, grazie soprattutto al tuo eccezionale impegno, mai venuto meno... Hai più che diritto di andarne orgogliosa... E sono felice per l'Abruzzo...
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Impressionanti emissioni notturne non tutte convogliate dai camini dell'Ilva di Taranto
di Fabio Matacchiera (a margine di un video caricatosu YouTube in data 07/apr/2012)
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=S3pQw9wvEZs


Durante la notte tra il 5 ed il 6 aprile 2012, con potente telecamera di tipologia militare ho potuto filmare le emissioni di polveri, fumi e vapori dall'area Ilva di Taranto. Come si potrà vedere dalle immagini, le emissioni sono state di ragguardevole entità e durata (dalle ore 01,00 alle ore 03,00 almeno). Tengo a ricordare che i risultati analitici confortanti, di cui parlano politici e dirigenti Ilva, relativamente alle emissioni, risultano essere quelli relativi ai campionamenti effettuati sul SOLO camino E312, solo di mattina ed in orari concordati con l'azienda e, tuttavia, con un preavviso di non meno di 90 minuti. Dalla documentazione video si evince chiaramente che le emissioni di entità maggiore sono quelle provenienti dalle "aree basse" (non dai camini), zone mai censite e controllate. Infine, ricordo che, fino adesso, mai un solo campionamento è stato effettuato durante la notte dalle autorità sanitarie, ambientali e giudiziarie.


http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=S3pQw9wvEZs

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Notizia simile pubblicata su "Ecoblog" del 10/04/12
http://www.ecoblog.it/post/15237/il-cielo-sopra-lilva-a-taranto-vapore-o-emissioni-inquinanti

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Il cielo sopra l'Ilva a Taranto: vapore o emissioni inquinanti? Il video che viene mostrato è stato girato grazie a una telecamera ad infrarossi nella notte tra il 5 e 6 aprile scorsi da Fabio Matacchiera, presidente del "Fondo Antidiossina Onlus". E la sua segnalazione in un Paese civile non può essere ignorata, ma richiederebbe certamente controlli un po' più seri e completi...
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Post di Giuseppe Galiano

‎...appunto, in un paese civile...

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Sarkozy Condemns Offshore Oil Drilling Plans in Mediterranean
by Tara Patel on April 07, 2012
http://www.businessweek.com/.../sarkozy-condemns-offshore-oil-drilling-plans-in-mediterranean


French President Nicolas Sarkozy condemned oil and natural gas exploration in the French Mediterranean as protesters prepared to march tomorrow against a drilling plan. “It’s a crazy idea, go and look for oil somewhere else if there is some,” Sarkozy said in a campaign speech today in Saint-Raphael, a resort on the southern French Riviera. “I want to protect our scenery, it’s part of our identity.”
Sarkozy, who is seeking re-election in a two-round vote April 22 and May 6, reiterated remarks made yesterday in Caen against Mediterranean drilling near the Calanques cliffs, a popular tourist spot near Marseille. The “Non aux Hydrocarbures en Mer” (No to Offshore Hydrocarbons) movement is planning a protest near the Bregancon fort tomorrow ... [segue]
Per contattare il reporter su questa storia: Tara Patel a Parigi tpatel2@bloomberg.net
Per contattare l'editor responsabile di questa storia: Will Kennedy alla wkennedy3@bloomberg.net

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

L'articolo di “Business Week” è di quattro giorni fa, ma vale la pena segnalarlo anche se in lingua originale, in modo che chiunque possa leggerne il testo integrale, e in particolare le frasi finali. Queste riferiscono come la Francia lo scorso anno sia diventato il primo paese al mondo a vietare la fratturazione idraulica. E’ il cosiddetto "fracking", una tecnica utilizzata negli Stati Uniti per estrarre energia con le perforazioni negli strati profondi del sottosuolo composti da scisto, che si vuole utilizzare anche in varie zone europee, Italia inclusa. La legge che vieta il "fracking" è stata approvata dal parlamento francese già lo scorso anno dal partito di Sarkozy, ma anche con il sostegno dei socialisti di opposizione. A quando una simile convergenza su un provvedimento legislativo in Italia che interessi il bene comune ? E quando lo stesso avverrà anche in Europa, se ancora esiste una "Unione Europea" degna di questo nome ?
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Articolo simile del sottoscritto pubblicato su "Pantelleria Internet Com - News n° 9278" del 13/04/12
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8413
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Dalla mia Bacheca su FB del 10/04/12

Colossale fuga di gas nel Mare del Nord. Bellona: «Si è aperto il pozzo dell'inferno»
da ""Green Report It"
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=15190


[28 marzo 2012] La Total ha annunciato ieri sera che la colossale fuga di gas in atto sul sito di Elgin, nel Mare del Nord al largo della Scozia, era ancora in corso e di aver evacuato 332 lavoratori: 258 da Elgin e il resto dalla piattaforma Shearwater a 6 km da Elgin e dalla Hans Deul gestita dalla Shell. La multinazionale francese ha avviato un piano di emergenza ed ha mobilitato un team per la gestione della crisi ad Aberdeen e sta seguendo l'evoluzione della situazione utilizzando navi inviate nei dintorni del pozzo di Elgin, mentre assicura che la sua filiale Britannica, Total EP UK Limited, è in contatto con le autorità competenti. Sono state create una zona di esclusione ed una no-fly zone intorno ad Elgin. Gli aerei sono autorizzati a volare a una distanza di 4,8 km e ad un'altezza non inferiore a 1.212 metri, e le imbarcazioni devono mantenersi ad una distanza di 2 miglia nautiche.
In realtà la Total sta combattendo contro un'enorme a perdita di gas originatasi dalla sua Elgin/Franklin North Sea che starebbe avvenendo a circa 2 kg al secondo. La multinazionale ha mobilitato la jack-up Rowan Gorilla V per vedere se è possibile eseguire una trivellazione che fermi o riduca la fuga di gas in corso, un'operazione che potrebbe richiedere mesi.
Le preoccupazioni ambientali per l'immissione di una grande quantità di gas serra in atmosfera crescono e il presidente dell'associazione ambientalista/scientifica Bellona, Frederic Hauge, spiega: «Stimiamo che il totale potenziale di gas a effetto serra del deposito sia di circa 0,56 Gigatonnellate di CO2. Questo si basa su una produzione annua di 67 miliardi di metri cubi standard. La pressione nel pozzo è 200-300 bar, superiore a Macondo (il pozzo del famigerato sversamento della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, ndr) . Se non si riesce a tamponare questa perdita è probabile che continuerà per 10-12 anni. Questo è veramente il pozzo dell'inferno».
Le riserve Elgin/Franklin si trovano al largo di Aberdeen, in un'area ad elevata attività petrolifera. I campi gasieri sono collegati e l'area contiene una grande quantità di pozzi fino a 6000 metri di profondità e mantiene pressioni e temperature estreme: durante la perforazione di Elgin/Franklin nel 2003, si è registrato il record mondiale per la pressione e la temperatura: tra i 600 e 1.100 bar e i 200 gradi Celsius. L'esplosione della Deepwater Horizon si è verificata a 896 bar. Il campo in cui si trova la piattaforma è stato scoperto nel 1991. Secondo Bellona «Ci sono stati incidenti al pozzo oppure ci si è andati più volte pericolosamente vicini, tra cui un grave incidente nel 2005. Altre gravi carenze di sicurezza sono state rivelate in questo campo».
Ma David Hainsworth, responsabile salute, sicurezza e ambiente di Total E & P UK, minimizza: «Il gas viene rilasciato ... [segue]
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Commento di Gianluca Cecere a margine del post condiviso su FB

200.000 metri cubi di metano al giorno, una fuga colossale censurata dai media... (questo è un articolo del 28 marzo 2012).
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Post di Guido Picchetti

L'incidente della Elgin Franklin, una piattaforma petrolifera della Total nei Mare del Nord, ancora oggi totalmente ignorato dalla stampa nazionale, è stato prontamente denunciato on line da Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog il 28 Marzo scorso in un articolo intitolato appunto "Elgin Franklin, Mare del Nord: idrogeno solforato, incendi e bugie bianche".
Potette leggerlo all'url http://dorsogna.blogspot.it/2012/03/elgin-franklin-mare-del-nord-idrogeno.html . In esso Maria Rita segnalava che il "The Guardian" (a differenza del silenzio omertoso dei giornali italiani) riportava come su quella piattaforma, a seguito dell'incidente, fosse già in atto da 4 giorni un incendio che preoccupava i tecnici per il forte rischio di esplosione, qualora le fiamme avessero toccato il gas in fuoriuscita. L'articolo, arricchito da ulteriore immagini, fu ripreso lo stesso giorno da Filippo Foti, e pubblicato su "Profumo di Mare" nello apposito spazio dedicato su quel sito al Blog di Maria Rita . Questo il link a quella pagina web http://profumodimare.forumfree.it/?t=60868200#lastpost . Pagina web che segnalai anch'io qui su FB a margine di una foto della piattaforma in questione che potete raggiungere cliccando su http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3308058014624&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater .
Purtroppo, come il post di Gianluca ben testimonia, occorre dire che neppure i notiziari "verdi" più specializzati (in questo caso "Ecoblog", ma vale un pò per tutti) riescono a rompere quel muro di silenzio che tende a nascondere questi argomenti e a suscitare la giusta attenzione...
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I nostri rappresentanti politici: eletti o nominati ?
di Guido Picchetti
http://www.socialsicilia.it/2012/04/i-nostri-rappresentanti-politici-eletti-o-nominati/

10 aprile 2012. - Sarà sfuggito ai più, ma la notizia è di tre giorni fa, pubblicata sul “Corriere della Sera” alla fine di un articolo a pag.13, firmato da Dino Martirano, sui finanziamenti ai partiti che prevedono in arrivo prossimamente altri 100 milioni di euro di rimborsi!
La notizia in verità cui mi riferisco non riguarda i finanziamenti, ma piuttosto un ddl, che il Consiglio dei Ministri ha appena approvato in via definitiva per tagliare i costi della politica.
E cosa si fa ? Non si eliminano più le provincie, come pure era previsto fin da quando furono istituite le Regioni, e poi è stato più volte e da più parti richiesto… Ma si toglie invece il diritto di voto ai cittadini e si d mandato ai sindaci dei territori interessati, d’ora in poi, di eleggere loro direttamente i quadri dirigenti delle provincie…
In pratica, dopo l’esproprio ai cittadini da parte dei partiti di scegliere i propri rappresentanti in parlamento, da adesso avverrà una cosa simile anche i rappresentanti provinciali.
Ma, per assurdo, se fosse davvero questa la giusta via da seguire per tagliare i costi della politica, perché non facciamo lo stesso anche per i livelli superiori di potere? Potremmo cioè dare mandato ai presidenti di provincia di eleggere i consiglieri regionali, direttamente a questi poi di nominare i parlamentari, i quali infine sceglieranno il governo che, oltre a governare, dovrà successivamente nominare il Presidente della Repubblica, chiudendo così il cerchio con un passaggio,in verità, niente affatto nuovo, in quanto già attualmente previsto e rispettato secondo le norme della nostra attuale Costituzione.
Ma se davvero facessimo tutto questo, avremmo un bella repubblica presidenziale, certo, nella quale però i cittadini sarebbero totalmente privati dei loro diritti di scelta. Forse si potrebbero risparmiare anche molti soldi, destinati a finire chissà dove… Ma soprattutto ci giocheremmo la democrazia, dando inizio ad una forma di dittatura nascosta, nella quale, per modificare la volontà dei cittadini espressa solo a livello comunale, in certi comuni “scomodi” per il potere centrale in carica basterebbe ventilare delle ipotesi di inquinamento mafioso per avere delle gestioni commissariali disposte dalle autorità dei vari livelli, “nominate”, ma non “elette”… Che bello !!!
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Messaggio del sottoscritto a Walter Giannò, coordinatore di "SocialSicilia"

Il mio ringraziamento su FB (a margine dei due pezzi del sottoscritto pubblicati in data odierna da "Social Sicilia", ndr) era quello pubblico, ma in privato è ancora maggiore, in quanto ho apprezzato anche la cura con cui hai effettuato la pubblicazione del primo pezzo sui nostri "eletti", modificando opportunamente l'inizio da me riferito alle "solite" trivelle, e sostituendo l'immagine con quella da te scelta, che arricchisce di serietà e prestigio la mia nota... Quindi ancora grazie... e tanti carissimi auguri, sai bene per che cosa... (*)
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Post di Walter Giannò
Grazie, Guido.
(*) Walter Giannò è candidato alle prossime elezioni comunali di Palermo del 6 e 7 Maggio nella Lista Movimento Impresa Palermo, Tommaso Dragotto sindaco, una lista in prevalenza di giovani che dichiara un unico obiettivo: la ‘Rivoluzione pacifica’ di Palermo.
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Dalla mia Bacheca su FB del 9/04/12

Contatta la Giunta Regionale dell'Abruzzo. Fa sentire la tua voce..
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?....2117330.1063270409&type=1&theater

Riporto qui a seguire il testo della lettera che, su suggerimento di Maria Rita D'Orsogna, ho appena inviato alla Giunta Regionale abruzzese con il parere negativo personale alle V.I.A. di ben 64 progetti di sfruttamento energetico nel sottosuolo dell'Abruzzo, che il comitato di Valutazione di Impatto Ambientale, con a testa Antonio Sorgi, esaminerà nei giorni 10 e 11 Aprile p.v. E questo il link su cui cliccare per raggiungere la pagina web con il form da compilare per esprimere un tale parere.
http://www.regione.abruzzo.it/portale/index.asp?...default&stilediv=mono&id=gite2011&b=giuliant

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oggetto: Espressione di parere contrario alle V.I.A. in discussione nei giorni 10 e 11 Aprile 2012
Martedì 10, e Mercoledì 11 aprile 2012, saranno discussi 64 progetti dal comitato di Valutazione di Impatto Ambientale V.I.A. tra cui la proposta della Forest Oil di trivellare il lago di Bomba.
Il sottoscritto si augura che tutte le decisioni vengano democraticamente prese per il bene comune, tenendo conto delle osservazioni inviate e del sentimento popolare, manifestato più e più volte in difesa dell'Abruzzo verde.
Visto il modus operandi seguito fino a questo punto, come cittadino debbo confessarvi di non sentirmi affatto tutelato da voi, e avverto anche in altri cittadini e in molte associazioni il ripetuto dispregio nei vostri confronti da parte di chi abita codesti territori, e paga pure i vostri lauti e sicuri stipendi.
Non è questa la democrazia.
Infine, ricordiamo che il trattato di Aarhus, recepito anche dall'Italia, obbliga gli amministratori a tenere conto della volontà popolare e impone che quest'ultima sia vincolante.
Non se ne può di questo modo di fare.
Di conseguenza e in piena coerenza a quanto su espresso, personalmente dichiaro con la presente e-mail il mio più assoluto parere negativo nelle Valutazioni di Impatto Ambientale ai 64 progetti in discussione il 10 e l'11 Aprile p.v., invitandoVi a tenerlo nel debito conto ai sensi delle leggi vigenti.
Distinti saluti.

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Leggi l'articolo di Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog relativo su quest'argomento: "Martedi di Pasqua all'Aquila, per l'Abruzzo, per la democrazia..."
http://dorsogna.blogspot.it/2012/04/pasqua-allaquila-per-labruzzo-per-la.html

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Le Trafalgar des pétroliers à Brégançon
Diaporama - Photo Frank Muller - caricato lundi 09 avril 2012
http://www.varmatin.com/diaporama/le-trafalgar-des-petroliers-a-bregancon.830267.html


En France, on n’a pas de pétrole… Et on n’en veut surtout pas. Du moins, pas en Méditerranée. « Pas sur notre littoral », précisent les participants au « Trafalgar des Pétroliers », le rassemblement organisé sur la plage de Cabasson a accueilli des centaines de personnes venues crier leur opposition à toute exploration ou exploitation pétrolière en Méditerranée.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

La protesta si va estendendo anche nel sud della Francia: queste le immagini di ieri a Brégançon... Ma si ricorderanno i nostri "cugini" francesi che abbiamo, se non una "Madre", almeno una "ZIA" in comune, l'Europa, dalla quale occorre pretendere il rispetto di certi diritti e l'osservanza di quegli accordi internazionali già da tempo presi ?
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Quello che il collettivo "Travalgar dei Petrolieri" ignora... ma che anche i responsabili del "Santuario dei Cetacei"...
di Guido Picchetti (da una nota su FB)
http://www.facebook.com/note.php?note_id=407354015943086

...non sanno, o fingono di non sapere... Quello che segue è il comunicato di Sabato 7 Aprile diramato dal collettivo costituitosi in Francia al grido di "Vogliano un Mediterraneo senza petrolio !!!", dopo la minaccia concreta che le trivelle della "Melrose Resources" inizieranno a perforare i fondali antistanti la Costa Azzurra a meno di 20km da riva. Potete leggerlo in originale alla pagina web
http://www.non-aux-hydrocarbures-en-mer.org/.
Eccolo qui a seguire, opportunamente tradotto:

Faremo di tutto per non far avvelenare la nostra acqua, sia quella dolce che quella salata.
Ne abbiamo bisogno per vivere.

Comunicato di Sabato 7 Aprile, 2012. Melrose beve il calice del Mediterraneo, il collettivo "Trafalgar dei Petrolieri" è determinato...
Nel suo discorso a Caen, nella notte di venerdi 6 aprile scorso, il presidente Sarkozy si è reso conto della determinazione degli abitanti della costa contro le ricerche petrolifere previste nel Mar Mediterraneo. Annunciando il non-rinnovo dei permessi alla società Melrose Mediterraneo Limited, egli ha confermato la validità delle argomentazioni del nostro colletivo e dei nostri rappresentati liberamente eletti mobilitatisi per mesi contro questo progetto.
Il "Trafalgar des Pétroliers du 8 avril" (questo il nome del collettivo, ndr.) è confermato e resta allertato in terra e in mare, in vista della data cruciale dell'11 aprile: data ultima per la conclusione da parte dello Stato del procedimento d'istruttoria del permesso Rhône Maritime. Il nostro collettivo resta pertanto mobilitato in attesa delle risposte delle agenzie statali.
Se, dopo l'annuncio del presidente, sembra allontanarsi il pericolo Melrose per il Mediterraneo, un altro pericolo minaccia il litorale costiero. E' Il progetto "Gold", risultato di un vasto accordo scientifico-industriale che potrebbe aprire la porta ai fondi di società petrolifere ansiose di esplorare i nostri fondali. La nostra mobilitazione per la salvaguardia del Mediterraneo non conoscerà sosta fino a quando si continuerà a considerare il mare oggetto di ricerche e sfruttamento di risorse petrolifere. Il nostro motto è "Mediterranean Oil Free", Mediterraneo senza petrolio...

Ma quello che gli esponenti del collettivo "Trafalgar des Petrolier" ignorano, o quanto meno, dalle loro reazioni, sembra siano totalmente all'oscuro, è che una minaccia analoga esiste lungo la costa orientale della Corsica, da nord a sud. E' quanto infatti si desume da una mappa presente sul sito del nostro Ministero delle attività produttive scaricabile all'indirizzo http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/cartografia/ihs_mediterranean_map.pdf, da cui è ricavata l'immagine qui pubblicata.

 

E' una immagine che ritengo non abbia bisogno di commenti, ma di chiarimenti da parte di chi, - sia in Francia che in Italia (le due nazioni europee coinvolte nell'iniziativa transfrontaliera dell'istituzione del Santuario dei Cetace), - dovrebbe curarne i vari aspetti soprattutto ai fini della tutela di quell'area, direi proprio di si...
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Pubblicato anche in un articolo su "Profumo di Mare" del 9/04/12...
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61051064
... "Social Sicilia" del 10/04/12 ...
http://www.socialsicilia.it/2012/04/...-ignora-ma-che-anche-i-responsabili-del-santuario-dei-cetacei/ 
... e su "Pantelleria Internet Com -- News n° 9273" del 12/04/12
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8408 
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Riscontro via e-mail di Alessandro Giannì al sottoscritto del 10/04/12
Grazie Guido, molto interessante. Noto tuttavia che la carta pdf sulle concessioni in tutto il Mediterraneo è del 2010. Se ti riuscisse di trovarne una più aggiornata (lì ci sono ancora, ad esempio, le concessioni che abbiamo fatto "riperimetrare" nel Canale di Sicilia con il "decreto prestigiacomo") fammi sapere. Molto utile, comunque !
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@ Alessandro Giannì dal sottoscritto del 10/04/12
Guarda, Alessandro, che quella è la mappa della situazione del Mediterraneo come risulta oggi sul sito del Ministero delle Attività Produttive, da dove l’ho scaricata all’url http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/.../ihs_mediterranean_map.pdf
, E quindi la tua richiesta di avere una mappa più aggiornata andrebbe indirizzata a quel Ministero... D’altronde avevo ben visto che era datata 2010, e proprio per tale ragione ho parlato di opportunità che vengano forniti chiarimenti al riguardo… Ma tu pensi che qualche “tecnico” o qualche funzionario ministeriale, o qualche membro delle tante commissioni parlamentari che si occupano di ambiente si degnerà di rispondere ? Personalmente ne dubito molto… Un caro saluto, Guido.
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Mediterraneo un "sogno" di Mare da scoprire o da sfruttare?
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61032489


Per dirla alla D'Orsogna, il Mediterraneo una "monnezza" più di quanto già non lo sia. La vicina Francia sta per concedere lo sfruttamento di idrocarburi a due passi dal nostro paese. Slogans a perdere: no allo sfruttamento degli idrocarburi nel Mediterraneo! Il Mediterraneo è minacciato, il nostro mare che sostiene le attività economiche di tanti paesi rivieraschi, è in pericolo! Mediterraneo tutto da scoprire! Mediterraneo tutto da TRIVELLARE !!! Mare Nostrum o Mare Mostrum?
Dal 2000 una licenza esclusiva per la ricerca di petrolio o gas P569 "Rhone Marine", è stata concessa su una superficie di diverse migliaia di km2 a pochi chilometri al largo della costa della Provenza. Gli scienziati hanno rilevato due epicentri dei terremoti che sono stati registrati dalla Rete nazionale di monitoraggio dei terremoti; uno nel 2005 nella zona centrale del permesso, l'altro si è verificato 7 luglio 2011 con epicentro vicino alla zona con magnitudo 5,2.
La vicina Francia, un paese per certi aspetti un gradino più sopra del nostro paese, con la spavalderia del suo presidente Sarkozy, sta per concedere lo sfruttamento di idrocarburi nel Mediterraneo, a due passi dal nostro paese. In questo momento, mentre nel Mare del Nord un nuovo disastro su una piattaforma petrolifera non è più controllabile, la Francia si appresta a rilasciare un permesso di perforazione offshore in acque profonde. Se le compagnie petrolifere ottengono il permesso di trivellare, il Mediterraneo e con esso le economie dei paesi vicini ... [segue]

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Dalla mia Bacheca su FB dell' 8/04/12

Eva Joly in Francia: la Total deve pagare i danni ambientali causati da Erika
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61021795


Eva Joly: "dobbiamo porre fine a questa macchina infernale che protegge i più grandi inquinatori del pianeta. Non voglio che la società francese si nasconda dietro una bandiera di comodo per sfuggire ai suoi doveri. Sappiamo tutti quale sia la decisione più giusta: Total è responsabile e deve pagare!
Mentre in Francia Eva Joly è a favore della creazione di un tribunale dedicato ai crimini contro l'ambiente, Nicolas Sarkozy conferma la scelta del nucleare. Sempre in difficoltà nei sondaggi, ma ancora sostenuta dal partito verde - almeno ufficialmente - Eva Joly si sta contrapponendo a Sarkozy per le prossime elezioni chiedendo una moratoria sulle questioni delicate alle OGM, al gas di scisto, alll'EPR (European Pressurized Reactor) Flamanville (Manche) ed all'aeroporto di Notre-Dame-des-Landes (Loire-Atlantique).
La Joly si è detta pronta a combattere i crimini contro l'ambiente, che devono essere considerati crimini ... [segue]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Tra i due litiganti i "terzi" godono... Già, e anche nel caso di cui qui si parla (Eva Joly contro Sarkozy), a godere sono ben più d'uno. Chi sono questi "terzi ? E' presto detto. Sono le multinazionali petrolifere, che godono come matte quando, nei governi dei paesi in cui intendono operare, trovano ai vari livelli di potere (o riescono a creare anche per vie poco chiare...) divisioni di pareri e di indirizzi programmatici... Non chiedono di meglio, e sono in tanti ad abboccare e a dividersi nell'opposizione da fare e nel ricercare più giuste per l'interesse comune, facilitando il compito di chi viene ad assassinare i nostri territori, marini o terrestri che siano.
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    - Dal 1 al 7 Aprile 2012
  
Dalla mia Bacheca su FB del 7/04/12

I nostri rappresentanti politici, eletti o nominati ?
di Guido Picchetti (da una nota a margine di una immagine su FB dal "Corriere della Sera")
http://www.facebook.com/photo.php?...2117330.1063270409&type=1&theater


Non c'entra con le trivellazioni, ma con la mala gestione della politica del nostro Paese, si... Sarà sfuggito ai più, ma la notizia è di oggi, pubblicata sul "Corriere della Sera" alla fine di un articolo a pag.13, firmato da Dino Martirano, sui finanziamenti ai partiti, che prevedono in arrivo prossimamente altri 100 milioni di euro di rimborsi ai partiti !!!
La notizia in verità cui mi riferisco non riguarda i finanziamenti, ma piuttosto un ddl, che il Consiglio dei Ministri ha appena approvato in via definitiva per tagliare i costi della politica.
E cosa si fa ? Non si eliminano più le provincie, come pure era previsto fin da quando furono istituite le Regioni, e poi è stato più volte e da più parti richiesto... Ma si toglie invece il diritto di voto ai cittadini e si da mandato ai sindaci dei territori interessati, d'ora in poi, di eleggere loro direttamente i quadri dirigenti delle provincie...
In pratica, dopo l'esproprio ai cittadini da parte dei partiti di scegliere i propri rappresentanti in parlamento, da adesso avverrà una cosa simile anche i rappresentanti provinciali.
Ma, per assurdo, se fosse davvero questa la giusta via da seguire per tagliare i costi della politica, perchè non facciamo lo stesso anche per i livelli superiori di potere ? Potremmo cioè dare mandato ai presidenti di provincia di eleggere i consiglieri regionali, direttamente a questi poi di nominare i parlamentari, i quali infine sceglieranno il governo che, oltre a governare, dovrà successivamente nominare il Presidente della Repubblica, chiudendo così il cerchio con un passaggio,in verità, niente affatto nuovo, in quanto già attualmente previsto e rispettato secondo le norme della nostra attuale Costituzione.
Ma se davvero facessimo tutto questo, avremmo un bella repubblica presidenziale, certo, nella quale però i cittadini sarebbero totalmente privati dei loro diritti di scelta. Forse si potrebbero risparmiare anche molti soldi, destinati a finire chissà dove... Ma soprattutto ci giocheremmo la democrazia, dando inizio ad una forma di dittatura nascosta, nella quale, per modificare la volontà dei cittadini espressa solo a livello comunale, in certi comuni "scomodi" per il potere centrale in carica, basterebbe ventilare delle ipotesi di inquinamento mafioso per avere delle gestioni commissariali disposte dalle autorità dei vari livelli, autorità "nominate", non "elette"... Che bello !!!
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Post di Stefano Torrisi
Io ho già detto che è inutile andare a votare, tanto fanno come vogliono. Anche questo governo, sul quale avevo posto tante speranze, sta facendo un sacco di pasticci.
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Post di Filippo Foticiao...

Assurdo... La politica deve continuare a spadroneggiare su tutto e su tutti, ma questi ho paura che siano "colpi di coda"... Dura minga, diceva Calindri... Di questo passo si apre la strada in Italia ad un "Colpo di Reni"... Capito mi hai????
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A Maria Sabrina Galiano piace questo elemento.

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Verso annullamento condanna Total su naufragio Erika. Liberation: acque internazionali, competenti giudici malta
http://ansa.it/mare/notizie/rubriche/ambienteepesca/2012/04/06/visualizza_new.html_162440300.html

(ANSA) - PARIGI, 6 APR - La condanna del gruppo francese Total per il naufragio della petroliera Erika, colata a picco a largo del Finistere (Bretagna, Francia) nel dicembre 1999, con oltre 30 mila tonnellate di greggio a bordo, potrebbe essere annullata dalla Cassazione transalpina. Lo rivela il quotidiano Liberation, che si è procurato una copia del parere dell'avvocato generale, preparato in vista della pronuncia dell'Alta corte, il 24 aprile prossimo.
Il parere della Cassazione, ricorda il giornale, non riguarda il merito della vicenda, ma la correttezza procedurale del processo che ha portato alla condanna. Che nel caso della Erika, secondo l'avvocato generale, sarebbe venuto meno, dato che, in base alle convenzioni internazionali che regolano la navigazione, la giustizia francese non era competente per esprimersi sul caso: il naufragio era avvenuto in acque internazionali, e la petroliera batteva bandiera maltese.
Non importa quindi, conclude il parere, che la marea nera generata dall'affondamento abbia danneggiato soprattutto le coste francesi: ciò che conta per determinare la competenza giuridica e' il punto in cui il naufragio è avvenuto. Trattandosi qui di acque internazionali, la competenza va alla giustizia del Paese in cui la nave e' registrata, ovvero Malta. La pronuncia della Cassazione arriverà solo a fine mese, ma già ci sono le prime reazioni indignate.
''Il petrolio non si è fermato intorno allo scafo! Si è sparso fino a sporcare 400 chilometri di coste - afferma a Liberation una fonte legata al caso -. E' un'interpretazione totalmente disconnessa dalla realtà'''.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Intanto i danni ci sono stati, i danneggiati pure... E non sono pochi nè gli uni, nè gli altri... Ma di ciò nessuno si preoccupa e nessuno paga le conseguenze del proprio operato, tanto meno le ricche multinazionali del settore. Ora si tira in ballo Malta, presso cui era registrata la nave "Erika" che ha causato il disastro... E il processo, attraverso rogatorie internazionali, andrà alle calende greche e chissà mai se e quando giungerà a conclusione... Per noi italiani nulla di strano. Nel tirar per le lunghe i processi siamo "maestri" e Italia docet... E il bello, si fa sempre per dire, è che sia Francia che Malta fanno entrambe parte dell'UE, cioè di quella Europa "Unita" che davvero non si sa bene in che cosa sia "unita", al di fuori dell' "euro" e della "banca europea"... Certamente non lo è nella difesa dei milioni di cittadini europei che popolano l'Unione, qualunque sia la loro nazione d'appartenenza e i danni che subiscono o potranno subire...
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Stessa notizia pubblicata anche su "Pantelleria Internet Com - News 9259" del 09/04/2012

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8394

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‎Post di Giuseppe Galiano

...e noi e l'ambiente regolarmente lo prenderemo laddove non batte il sole. Il problema è solo uno, convincere il mondo che contro la mafia delle multinazionali ci vuole la rivoluzione, sia pure guidata, del popolo.
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Articolo del sottoscritto simile per argomento anche su "Profumo di Mare" del 7/04/12

http://profumodimare.forumfree.it/?t=61027166

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Dalla mia Bacheca su FB del 6/04/12

Lo stupro del Mare Nostrum
di Samuela Guida
http://www.scribd.com/doc/87882819/La-voce-di-AGORa-Aprile-2012


1976: è il 16 Aprile quando 16 governi emanano la Convenzione di Barcellona o Convenzione per la protezione del Mar Mediterraneo dai rischi dell’inquinamento. Le Parti, che ad oggi comprendono 23 paesi, si impegnano ad attuare le indicazioni del Piano d’Azione del Mediterraneo e ad adottare misure per prevenire il degrado ambientale, in vista di minacce concrete o irreversibili, favorendo la protezione di aree di interesse ecologico e l’utilizzo razionale delle risorse naturali. 2012: “IKDAM” appartenente alla “LUNDIN PETROLEUM”, a soli 31 miglia dalla costa pantesca, trivella senza sosta sui fondali del giacimento “OUDNA” stivando a bordo i prodotti di estrazione ed ostentando il permesso datole dalla vicina Tunisia. “Allora? - starete pensando - tanto 31 miglia sono 31 miglia e l’ IKDAM non la si vede neanche da Pantelleria”. Ce ne laviamo le mani quindi? Si, possiamo! Fino a quando però anche quell’acqua non sarà inquinata ? ! rischi di una trivella così prossima alla nostra costa sono veramente tanti. Un esempio? Concentriamoci su un’altra data, il 20 Aprile 2010: la piattaforma Deepwater Horizon comincia uno sversamento di petrolio nelle acque del Golfo del Messico ed in poco meno di quattro mesi si consuma il disastro ambientale più grave della storia americana, che lascia una lista di danni che niente ha da invidiare al bollettino della guerra più atroce: effetti sulla salute umana, su fauna e flora, biodiversità distrutta e danni economici impossibili da calcolare. Eppure, con davanti gli occhi le immagini indimenticabili della “Marea Nera” vista dai satelliti stiamo ancora così: fermi, impassibili, senza far nulla per proteggere il nostro territorio. Se davvero dovesse capitare una tragedia come quella del Golfo del Messico poco importerebbe che la trivella si trovava in acque tunisine e non pantesche, perché, diciamolo,il mare non conosce confini. Quindi svegliamoci Panteschi! E’ con la nostra vita che si sta giocando, è soprattutto della bellezza incontaminata del nostro mare che si stanno appropriando con violenza! Dobbiamo lottare insieme affinché la IKDAM venga rimossa, dobbiamo esasperare i governi unendo le nostre voci in un forte grido di aiuto per mettere la parola fine a questa storia. Il nostro territorio è la nostra casa e nessuno di noi lascerebbe che la propria casa venga distrutta senza fare nulla.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Agorà è una delle poche "voci scritte" di Pantelleria. Una voce "giovane" fatta da "giovani", che giunge questo Aprile al suo quarto mese di vita. E sono davvero lieto di riportare qui e nei miei "Echi di Stampa" questo articolo di Samuela Guida, del tutto in linea con gli argomenti solitamente trattati in questi spazi. Auguri... E che il risveglio dei giovani panteschi auspicato da "Agorà" su tali temi, e su altri consimilari, possa avere il successo che merita, e così anche l'iniziativa giornalistica promossa dalla loro associazione.
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Post di Maria Ghelia

Finalmente!
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Post di Samuela Guida
La ringrazio moltissimo per la sua considerazione. Vivendo lontana da Pantelleria, mi permetto di considerarla fonte di informazioni su tutto ciò che riguarda il nostro mare. Cordiali saluti.
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A Samuela Guida, Sandro Casano, Maria Ghelia, Marco Cirinesi e Giuseppe Galiano piace questo elemento.

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Le Meraviglie della Gallura. Oro vero e Oro nero ...
nota del sottoscritto a margine di un video su FB
http://www.youtube.com/watch?v=qaw3fVjlupU


Le Meraviglie della Gallura - Provincia Olbia Tempio - Assessorato del Turismo, Un video caricato da Sardegna Concierge in data 07/gen/2012. Questo è l'oro vero per cui dovremmo lottare, non quello di color nero... che insozza tanto spesso le nostre coste, e che proprio su quel litorale della Gallura lo scorso anno l'ha già fatto (l'abbiamo dimenticato ?) ... E che ancora lo farà, come anche in tante altre parti d'Italia e del suo mare, se non ci impegniamo un po' tutti, più seriamente, e senza far finta di nulla...

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A Roberto Giacalone, Giò Nastasi e Andrea Biddittu piace questo elemento.

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Una lettera all'UE: "Verificate se Sorgi rispetta la democrazia in Abruzzo..."
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=61014347

Non c'è bisogno di commenti per presentare la denuncia gravissima di Maria Rita D'Orsogna, indirizzata stavolta con chiarezza a chi dovrebbe darle il giusto seguito (vedi il post successivo in questi "Echi di Stamp", ndr). I destinatari sono infatti i membri dell' "Aarhus Convention Secretariat" della Unione Europea, i cui principi sono stati palesemente violati dalla “Commissione di Valutazione d’Impatto Ambientale” della Regione Abruzzo presieduta da Antonio Sorgi...
Quanto avverrà in seguito sarà la cartina di tornasole per valutare se esiste, o no, ancora un'Unione Europea basata su quei principi di correttezza e trasparenza così come la intendevano i Padri Fondatori. A noi, che di tale denuncia siamo a conoscenza, condividendone forma e sostanza, resta il compito di farla conoscere e informare opportunamente in merito i cittadini del nostro Paese. Cittadini che purtroppo sono in larga maggioranza inconsapevoli dei veri problemi connessi allo sfruttamento delle risorse energetiche nazionali: una realtà accuratamente nascosta sulla stampa nazionale in virtù di una connivente e persistente omertà.
E ciò nonostante le numerosissime iniziative nel settore già programmate da società multinazionali in tante zone del territorio italiano (terrestre o marino che sia), ma anche europeo. E contro le quali, proprio per evitarne i rischi connessi e possibili conseguenze, si sono chiaramente espressi gli abitanti d'Abruzzo per quelle zone interessate dall'episodio, cui nella denuncia alla UE si fa espresso riferimento. Come e cosa risponderà l'UE ? Restiamo in fiduciosa attesa...
Per finire questa breve premessa, due esempi di concessioni in terra e in mare interessanti l'Italia:
Questa prima mappa a destra riguarda la concessione "Guendalina" in Alto Adriatico di cui è titolare la Mediterranean Oil & Gas. Il giacimento di gas Guendalina si trova a 47 chilometri al largo della costa nord-orientale d'Italia, in 42m d'acqua. Dal 26 settembre 2011 l'impianto era già pronto ad iniziare la produzione di gas, ma poi un problema tecnico relativo agli impianti Eni di trasporto ha ritardato l'avvio che sarebbe avvenuto poi fine ottobre scorso...
(Vedi http://www.energy-pedia.com/news/italy/mediterranean-oil-gas-provides-update-on-guendalina-gas-field-italy )
La seconda mappa qui sotto mostra invece i giacimenti in concessione ad una delle tante multinazionali operanti in IItalia sulla terraferma. In questo caso sono quelli, sparsi un pò ovunque in Italia, intestati alla società Sound Oil, che ha recentemente annunciato l'acquisizione della Celtique Energy, un'azienda privata che detiene il 50% dei suoi interessi operativi in tre permessi del nostro Paese: "Torrente Alvo" (Strombone olio discovery), Montenegro (esplorazione gas), e "Carita" (Nervesa scoperta di gas). E proprio sul "Carita" in Veneto la società ha già dichiarato che intende utilizzare i fondi raccolti come risultato dell'acquisizione, per avviare le operazioni di perforazione durante il 2012. (Vedi http://www.energy-pedia.com/news/...-oil-announces-acquisition-of-celtique-energie)

Qui a seguire il post di Maria D'Orsogna sul suo Blog che riferisce sulla denuncia all'UE
http://dorsogna.blogspot.it/2012/04/lettera-allue-indagate-su-sorgi-per-il.html
... e qui la lettera originale in iglese mandata all'UE chiedendo loro di indagare sul modus operandi della Commissione VIA d'Abruzzo, presieduta da Antonio Sorgi:
http://www.math.ucla.edu/~dorsogna/Bomba-UE.pdf

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Lettera all'UE: verificate se Sorgi rispetta la democrazia in Abruzzo
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/04/lettera-allue-indagate-su-sorgi-per-il.html


WEDNESDAY, APRIL 4, 2012. - Ecco qui la lettera mandata all'UE chiedendo loro di indagare sul modus operandi della Commissione VIA d'Abruzzo, presieduta da Antonio Sorgi. Quelli della Commissione VIA, con a capo Antonio Sorgi, sono gli stessi che hanno approvato, zitti zitti, a suo tempo il Centro Oli di Ortona.
Tutti ce la siamo presi con Fratino, Del Turco e Caramanico, ma il vero autorizzatore finale è stata la Commissione VIA del nostro amico Antonio Sorgi. Questa volta però non ci colgono impreparati. Nonè accettabile secondo me, che Antonio Sorgi e suoi uomini pensino di poter fare il bello ed il cattivo tempo in Abruzzo. E' questa la democrazia e spero che il Segretariato della Convenzione di Aarhus faccia luce su questo pietoso caso.
Abbiamo mandato 200 lettere di opposizione e testi scientifici piu di due anni fa. Si è espressa contro la Confcommercio, Assoturismo e decine di altre associazioni. Ad ogni tentativo di farci il lavaggio del cervello, i comitati locali, specie il Comitato Gestione Partecipata del Territorio di Bomba, ha mostrato di saperne più di tutti i capoccioni della Forest Oil messi assieme. Pure i figli di John Fante hanno detto che è una follia. Ci sono stati 19 comuni e l'intera provincia di Chieti a dire no, e la Commissione VIA non ha potuto dire una sola parola? Ma che ci stanno a fare?
Interessante che Sorgi abbia già firmato un nulla osta, come direttore degli Affari della Presidenza, Politiche Legislative e Comunitarie, Programmazione, Parchi, Territorio, Valutazioni Ambientali, Energia, ma che invece non abbia potuto dire una parola in qualità di Presidente della Commissione VIA, guarda caso l'ente a cui tutte le osservazioni di contrarietà sono giunte e di cui, per legge, deve tenere conto. Inaccettabile.
Questo il testo della lettera inviata all' "Aarhus Convention Secretariat" dell' Unione Europea (ndr):

Los Angeles, CA, April 3 2012

Dear Committee Members of the Aarhus Convention Secretariat, Dr. Jonas Ebbesson, Dr. Ellen Hey, Dr. Jerzy Jendroska, Dr. Alexander Kodjabashev, Dr. Gerhard Loibl, Dr. Ion Diaconu, Mr. Pavel Cerny, Ms. Heghine Hakhverdyan,

In data 3 Aprile 2012 decine di cittadini, rappresentanti del mondo ecclesiale, docenti universitari e associazioni di categoria, ambientali e culturali hanno sottoscritto una lettera indirizzata al Segretariato della Convenzione di Aarhus chiedendo che le procedure ed i metodi della commissione VIA d'Abruzzo, presieduta da Antonio Sorgi, vengano esaminati in dettaglio per assicurare trasparenza e la democraticità dei processi decisionali in Abruzzo. Fra i firmatari la Confcommercio, il WWF, Assoturismo, i rappresentanti della diocesi di Lanciano-Ortona e decine di associazioni che da anni lottano contro le trivelle in Abruzzo.
Antonio Sorgi era anche il direttore regionale che firmò, nell'Aprile del 2007, l'autorizzazione a favore del Centro Oli di Ortona. Cinque anni dopo il caso sottoposto al Segretariato presieduto dal Prof. Jonass Ebbesson, Preside e Docente di Diritto Ambientale presso l'università di Stoccolma, è centrato sulla proposta raffineria ed estrazione di gas dal giacimento di Bomba. La proposta formale di trivellare e di costruire una centrale, per il trattamento di gas ad alta concentrazione di idrogeno solforato, fu avanzata dalla ditta americana Forest Oil Corporation, guidata in Italia da Giorgio Mazzenga e da John Klein a Denver, già nel 2009.
I sottoscriventi chiedono al Segretariato della Convenzione di Aarhus di indagare perchè la commissione VIA non si sia pronunciata in merito alla questione, dopo ben due anni dal deposito di oltre 200 osservazioni da parte della comunità, e dopo che ben 19 comuni e l'intera provincia di Chieti si siano espresse in maniera negativa. Tutto questo alla luce del fatto che la Forest Oil si sia già apprestata ad assumere personale dichiarando di avere avuto alcuni permessi autorizzativi già nel dicembre 2010, fra cui il nulla osta da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti, e dei Beni e delle Attività Culturali.
Soprattutto ai sottoscriventi appare inconciliabile che Antonio Sorgi abbia rilasciato l'autorizzazione a procedere in qualità di direttore degli Affari della Presidenza, Politiche Legislative e Comunitarie, Programmazione, Parchi, Territorio, Valutazioni Ambientali, Energia, ma che invece non abbia potuto esprimersi sul tema in qualità di Presidente della Commissione VIA, a cui tutte le osservazioni di contrarietà sono giunte e di cui, per legge, deve tenere conto.
Si chiede altresi al Segretariato della Commissione di Arrhus di indagare sui presunti viaggi effettuati da funzionari della regione, fra cui Domenico Scoccia, per conto della Forest Oil in Olanda e di verificare che non vi siano conflitti di interesse. Al Segretariato si denuncia altresì che in questi anni è stato difficilissimo comunicare con la Commissione VIA, essere da loro informati tempestivamente, reperire materiale online ed avere indirizzi email funzionali; e soprattutto avere la certezza che l'opinione popolare sia democraticamente rispettata.
Infine, visto che la stessa Commissione VIA dovrà pronunciarsi su questioni simili, come l'autorizzazione di trivellazioni nella riserva del Borsacchio secondo la concessione Mazzarosa da parte della MOG, si chiede al Segretariato di accertarsi che vi siano responsi in tempi ragionevoli, che la volontà popolare sia rispettata e che le nostre voci siano ascoltate, come obbligano le leggi Italiane ed Europee.
Chiediamo che a prevalere sia il bene comune e non gli interessi di pochi.
Maria R D'Orsogna, PhD
Associate Professor Department of Mathematics Institute for Sustainability, California State University at Northridge, 18111 Nordhoff Ave., Los Angeles, CA 91330, www.csun.edu/~dorsogna, 1 818 677 2703
Francesco Stoppa, PhD Professore Ordinario Dipartimento di Scienze della Terra, Università d'Annunzio, Campus Madonna delle Piane, 66013-Chieti, Italy,
www.unich.it/geo8, fstoppa@unich.it

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Commenti sul Blog di Maria Rita D'Orsogna in calce all'articolo
Anonymous said... APRIL 5, 2012 5:24 AM.

Cara Maria Rita, ho letto la lettera che avete mandato ai Members of the Aarhus Convention Secretariat, questo Vi fa onore. Avete dato voce anche a chi oggi non può parlare; flora, fauna, generazioni future. Ho letto anche la Delibera del Consiglio Provinciale di Chieti del12.5.2010, al paragrafo 2; riporta quanto segue: CRITICITÀ IN ORDINE ALLA VINCOLISTICA AMBIENTALE (L’impianto è inserito nel contesto di un’area ad elevato pregio ambientale e paesaggistico quale Sito d'Importanza Comunitaria (SIC IT7140114) ai sensi della direttiva “Habitat 92/43/CEE” e zone sottoposte a vincolo di tutela paesaggistica ex D.Lgs 42/2004). Pertanto, oltre al già inviato "Complaint" verso i Committee Members of the Aarhus Convention Secretariat, consiglio di mandare un secondo "Complaint to CEE"; trovate tutto sul sito della Commissione europea - Applicazione del diritto dell'Unione europea, ecco il link: http://ec.europa.eu/eu_law/your_rights/your_rights_it.htm . Dal sito si evince che è la CEE stessa che chiede ai cittadini di operare come loro lungo occhio. Procedure contro l'Italia, http://www.politicheeuropee.it/attivita/15141/dati , al 22 marzo 2012: totale 132 di cui 35 per l'ambiente. Saluti, Adriano BELLINTANI.
Ps. - In onore agli amici di lingua inglese che con te hanno firmato il documento, traduco il mio testo (maccheronico naturalmente):
Dear M.Rita, I read the letter that you sent to Members of the Aarhus Convention Secretariat, this makes you honor. You have given voice to those who even today can not speak, flora, fauna and future generations. I also read the Resolution of the Provincial Council of Chieti issued on 12.5.2010, paragraph 2, it report as follows: CRITICAL TO ENVIRONMENT RESPECT ...The implant is inserted in the context of an area with high quality environmental and landscape as a Site of Community Importance (SCI IT7140114) under Directive "92/43/EEC Habitat" and areas with a protected landscape pursuant to Legislative Decree 42/2004). Therefore, in addition to your "Complaint" to the Committee Members of the Aarhus Convention Secretariat, I suggest you to send a further "Complaint to the EEC", one can find the relevant info on the site of the European Commission - Application of European Union law, here is the link: http://ec.europa.eu/eu_law/your_rights/your_rights_it.htm . From the site appears that it is the same EEC asking citizens to serve as their long eye. Procedures against Italy ( http://www.politicheeuropee.it/attivita/15141/dati
) at March 22, 2012: 132 total, 35 of which for the environment.Best regards. Adriano Bellintani
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Anonymous said... APRIL 5, 2012

Senza parole, una commissione che dovrebbe tutelare gli interessi dei cittadini, e che invece a quanto pare tutela i rapinatori dei territori e del nostro futuro -secondo me- Fabrizia
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Maria Rita said... APRIL 5, 2012

Grazie Adriano... Ora mi prendo un paio di gg di vacanza e poi ci penso, il tuo è un ottimo consiglio - Mi devo solo un po' riprendere dalla stanchezza. La UE mi ha già risposto, esamineranno il caso il 27 giugno. Grazie! MR
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Commenti su FB a margine del post
Post di Maria Ghelia
Grazie Guido. La speranza è sempre l'ultima a morire!
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Post di Guido Picchetti
Certamente.... sopravvive anche a noi....
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A Maria Ghelia piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 5/04/12

Come è andato il convegno conclusivo del progetto GIONHA. Si è svolto giovedì 29 marzo 2012 presso l'Accademia Navale di Livorno.
dal n. 067 di Arpat-news del 03 Aprile 2012
http://www.arpat.toscana.it/...-12/067-12-come-e-andato-il-convegno-conclusivo-del-progetto-gionha


Giovedì 29 marzo 2012 si è svolto presso la prestigiosa sede dell'Accademia Navale di Livorno, il convegno conclusivo del progetto di cooperazione transfrontaliera GIONHA (Governance and Integrated Observation of marine Natural Habitat). Il convegno si è sviluppato con una sessione mattutina dedicata alla presentazione dei risultati progettuali sullo stato ecologico dell'ecosistema marino del Santuario Pelagos in merito allo stato e al trend degli habitat sensibili presenti quali praterie di Posidonia oceanica e delle specie marine protette di cetacei e tartarughe; per implementare la valutazione delle pressioni e degli impatti che derivano dalle attività umane, in particolare, pesca, rifiuti e inquinamento acustico subacqueo e per promuovere un’azione di sensibilizzazione degli operatori e utenti del mare e un progetto di educazione ambientale rivolto alle giovani generazioni per collaborare insieme alla diffusione della cultura di salvaguardia del nostro mare. I lavori sono stati aperti dal saluto del Comandante dell'Accademia, Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, che ha sottolineato come l'attenzione per l'ambiente marino non sia mai abbastanza. E' seguito quindi il saluto dell'Amministrazione provinciale nel quale è stato evidenziato come il progetto Gionha abbia reso disponibile un notevole bagaglio di conoscenze approfondite sul nostro mare. ... [segue]

Le relazioni del Convegno finale di Gionha
http://www.arpat.toscana.it/documentazione/presentazioni-convegni/relazioni-convegno-finale-gionha
# Il progetto Gionha a supporto dell'attuazione della Marine Strategy
Intervento di Andrea Poggi al convegno di chiusura del Progetto Gionha, Livorno 29 marzo 2012
http://www.arpat.toscana.it/...-convegni/relazioni-convegno-finale-gionha/presentazione-POGGI.pdf
# Monitoraggio delle pressioni sull'area marina costiera transfrontaliera: studi e strumenti di conoscenza
Intervento di Gaetano Licitra al convegno di chiusura del Progetto Gionha, Livorno 29 marzo 2012
http://www.arpat.toscana.it/...-convegni/relazioni-convegno-finale-gionha/presentazione-LICITRA.zip
# Marine litter: esperienze di gestione locale
Intervento di Ilaria Fasce al convegno di chiusura del Progetto Gionha, Livorno 29 marzo 2012
http://www.arpat.toscana.it/...-convegni/relazioni-convegno-finale-gionha/presentazione-fasce.zip 
# Conoscenza dello stato di salute degli habitat marini
Intervento di Fabrizio Serena al convegno di chiusura del Progetto Gionha, Livorno 29 marzo 2012
http://www.arpat.toscana.it/...-convegni/relazioni-convegno-finale-gionha/presentazione-COPPO.zip 
# Posidonia oceanica in Liguria: l'esperienza di Gionha nell'ambito della rete di monitoraggio regionale
Intervento di Stefano Coppo al convegno di chiusura del Progetto Gionha, Livorno 29 marzo 2012
http://www.arpat.toscana.it/...-convegni/relazioni-convegno-finale-gionha/presentazione-COPPO.zip 
# Cetacei: indicatori biologici. Abbondanza della popolazione di tursiope e distribuzione spaziale nell'area transfrontaliera
Intervento di Marie Catherine Santoni al convegno di chiusura del Progetto Gionha, Livorno 29 marzo 2012
http://www.arpat.toscana.it/...-convegni/relazioni-convegno-finale-gionha/presentazione-SANTONI.zip 
# Progetto didattico L'uomo e il delfino
Intervento di Jean-Luis Pieraggi al Convegno finale del Progetto Gionha, Livorno 29 marzo 2012
http://www.arpat.toscana.it/...-convegni/relazioni-convegno-finale-gionha/presentazione-PIERAGGI.zip 
# I recuperi di tartarughe marine: dalle reti locali all'area transfrontaliera
Intervento di Laura Angius al Convegno finale del Progetto Gionha, Livorno 12 marzo 2012
http://www.arpat.toscana.it/...-convegni/relazioni-convegno-finale-gionha/presentazione-ANGIUS.zip 
# Strategia quadro per l'ambiente marino e costiero
Intervento di Leonardo Tunesi alla Tavola Rotonda sull'attuazione della Marine Strategy, Livorno 29 marzo 2012
http://www.arpat.toscana.it/...convegno-finale-gionha/Tunesi_GIONHA%20Tavola%20rotonda%20MSFD.pptx

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Stesso post pubblicato anche su "Profumo di Mare" del 5/4/12
: http://profumodimare.forumfree.it/?t=60997904
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Ecco, pubblicato stamane sul sito dell'Arpat, l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana, "Come è andato il convegno conclusivo del Progetto Gionha" svoltosi giovedi scorso 20 Marzo 2012 presso l'Accademia Navale di Livorno. Mi limito qui per ora a darne notizia, in modo che, chiunque voglia, possa approfondire l'analisi dei numerosi interventi e dei temi dibattuti in quella interessante giornata di lavori... Saranno naturalmente graditi tutti i commenti, anche alla luce di quanto riferito prevalentemente sui notiziari in rete nei giorni successivi in tema di protezione ambientale in altre aree del Mediterraneo e delle varie minacce incombenti su di esse...
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Commento di Guido Pietroluongo del 5/04/12

Ricevo regolarmente gli aggiornamenti del progetto GIONHA e dell'ARPAT al quale ho avuto il piacere di partecipare varie volte. Il Dott. Licetra è sempre presente anche nelle mie Osservazioni ai progetti di ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo. Questa era solo una cerimonia conclusiva ma accanto ci sono state e ancora ci saranno numerose attività e convegni a mio parere imperdibili e da imitare!!! Complimenti a chi può realizzare questi grandi progetti e a chi ha la volontà di cambiare la situazione del mare e dei suo abitanti!!!
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A Filippo Foti piace questo elemento.
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Il Mediterraneo, un mare di tutti o di nessuno ? La risposta dell’Unione Europea
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60984603 

Proprio mentre scrivevo la nota a margine del progetto della fattoria eolica nelle acque di Malta del Canale di Sicilia (vedi http://profumodimare.forumfree.it/?t=60983641#lastpost  ), ecco questo articolo che sembra dare proprio una risposta al mio interrogativo: "Il Mediterraneo, acque di tutti o di nessuno ? ". E, secondo quanto riporta il notiziario ambientale on line "Galileo" a firma di Roberta Pizzolante, è una risposta proveniente addirittura dall'UE da Bruxelles, scritta dalla penna del Commissario all’Ambiente Janez Potočnik, il quale avrebbe dichiarato: "L’Ue, pur nel rispetto dell’autonomia dei singoli Stati, promette vigilanza e sanzioni nel caso di mancato rispetto della normativa europea in tema di valutazione dell’impatto ambientale".
Belle parole, certamente. Ma è quel "rispetto dell'autonomia dei singoli Stati" che a me preoccupa... Se sono proprio i "singoli" Stati a non tutelare gli ambienti marini di propria competenza, riducendo (per interessi economici non sempre trasparenti...) le distanze di salvaguardia dalle loro coste (oggi portate in Italia a sole 5 miglia salvo casi speciali), o "escludendo" addirittura certe zone di interesse fondamentale per l'intero Mediterraneo (come fatto dal governo italiano per lo Stretto di Sicilia), come si può arrivare a qualche risultato utile per tutti in fatto di tutela ambientale marina del "Mare Nostrum" ?

Trivelle, cosa succede in Puglia?
di Roberta Pizzolante 13:57
3 Aprile 201. - La Puglia chiama, l’Europa risponde. Nel gennaio scorso, 40 eurodeputati avevano promosso un’interrogazione per chiedere di “riesaminare urgentemente gli aspetti legislativi per vietare ricerche offshore nelle zone turistiche e a forte vocazione peschereccia”, e portando così in Commissione la protesta di enti e cittadini pugliesi contro le trivelle nell’Adriatico. Secondo i firmatari, le tecniche utilizzate in fase di prospezione sono dannose, e va verificata la conformità delle operazioni offshore alle direttive europee per la salvaguardia ambientale. La risposta di Bruxelles è arrivata proprio in questi giorni dalla penna del Commissario all’ambiente Janez Potočnik: l’Ue, nel rispetto dell’autonomia dei singoli Stati, promette vigilanza e sanzioni nel caso di mancato rispetto della normativa europea in tema di valutazione dell’impatto ambientale.
Sebbene il Decreto liberalizzazioni, diventato legge, non contenga più le cosiddette norme “sblocca trivelle”, la corsa all’oro nero nei nostri fondali non si ferma. Anzi, il governo sembra puntare su questo modello di sviluppo e entro sei mesi emanerà un nuovo decreto “al fine di favorire nuovi investimenti di ricerca e sviluppo delle risorse energetiche nazionali strategiche di idrocarburi” (art. 16). Stando ai dati del Ministero ... [segue]
http://www.galileonet.it/articles/4f7ae7a672b7ab5f8800000d

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Stesso articolo anche su "Pantelleria Internet Com" - News n°9249" dell'8/04/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8384

Post di Filippo Foti

E' un momento difficile questo e fino a quando non ci saranno norme chiare, che non si prestino ad interpretazioni di comodo, tutto il pianeta sarà meno di una giungla, tanto hanno tolto anche quelle...
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Post di Gianfranco Rossetto

Forse si dovrebbe mobilitare tutti i Deputati europei delle regioni che si affacciano sul Mediterraneo e non solo questi...Un Deputato europeo di origine siciliana potrebbe essere l'iniziatore e portavoce.
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Post Guido Picchetti
A trovarlo ....
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Post di Maria Rita D'Orsogna
Guido, io con Roberta P. ho avuto un lungo contenzioso. Quella roba è stata scritta ricopiando i testi della sottoscritta. Il Gesamp, la California, i fanghi, tutta farina del mio sacco. Dal mio contatore ho visto che la signora in questione ha "preso ispirazine" dal mio blog. Stile Maria Piva. Hanno messo il mio nome solo dopo che ho minacciato di passare alle vie legali.
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Post di Guido Picchetti
Non te la prendere Maria Rita... Purtroppo scopiazzare e "firmare" è una pratica molto diffusa nel giornalismo italiano... E giorni fa, forse ti è sfuggito, ho dovuto dare una lezione di creanza a una "giornalista" di Blog Sicilia, blog con il quale ho pure, gratuitamente e ben volentieri, collaborato fino a che a dirigerlo c'era stato Walter Giannò, oggi candidato in una lista di giovani alle prossime elezioni palermitane... E a quella "giornalista" che aveva copiato parola per parola molte mie frasi (come quella del Canale di Sicilia, figlio bastardo della nostra Madre Patria...), ma aveva sbagliato in compenso alcuni contenuti, ho detto chiaramente che il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, e prima o poi per queste cose si viene svergognati... Ma al tempo stesso l'ho ringraziata per il contributo comunque dato alla causa per cui tutti noi ci battiamo... Spero che la lezione le serva. Se vuoi leggerlo, questo mio commento lo trovi in calce all'articolo raggiungibile sui miei "Echi di Stampa" al seguente link:
http://www.guidopicchetti.it/Il...htm#Canale_di_Sicilia,_nessuna_protezione_per_il_figlio_bastardo_dello_Stato_italiano 
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A Fabrizia Arduini, Michele Conoscitore e Mauro Brusà piace questo elemento.

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Una centrale eolica al largo di Malta. Il Mediterraneo, un mare di tutti o di nessuno ?
di Guido Picchetti
http://www.socialsicilia.it/...-al-largo-di-malta-il-mediterraneo-un-mare-di-tutti-o-di-nessuno/

Il Mar Mediterraneo, acque di tutti o di "nessuno" ? Un interrogativo più che lecito, con quello che sta accadendo negli ultimi tempi in tante sue zone. Ecco stamani, segnalatomi da Ecoblog su "Rinnovabili It", un altro dei tanti progetti energetici off-shore nel Canale di Sicilia. Prevede l'istallazione di una piattaforma galleggiante di 480 metri di diametro ormeggiata nelle acque profonde al largo della costa nord-orientale di Malta, che ospiterà una serie di turbine eoliche che garantiranno all’isola una produzione energetica costante.
Progetti del genere sono certamente meno inquinanti delle piattaforme petrolifere, e forse tra quelli anche auspicabili nella crisi in cui tutti versiamo. Ma sono pur sempre progetti che vengono esaminati, discussi, e saranno forse anche "approvati" senza tenere in alcun conto le direttive dell'UE e le indicazioni dell'UNEP-MAP che prevedono la tutela di 12 aree speciali del Mediterraneo riconosciute già sovra-esposte a minacce di vario genere (e lo Stretto di Sicilia è tra queste...).
Vige in alter parole per il Mediterraneo una specie di legge della giungla, dove ogni stato che lambisce le sue coste, marca il suo territorio e fa per conto suo, senza alcun rispetto degli accordi internazionali già presi... A partire dalla stessa UE che quegli accordi ha favorito, sottoscritto, e richiesto che gli altri stati mediterranei ratificassero (vedi la Convenzione di Barcellona...) e che non batte ciglio, e come conferma l'ormai famigerato regolamento approvato dal Consiglio dei Ministri del Governo Italiano dell'8/10/2011 che prevede "l'esclusione" del Canale di Sicilia da ogni forma di protezione ambientale...

Malta pensa all’eolico galleggiante. Un progetto della svedese Hexicon
Una piattaforma galleggiante di 480 metri di diametro ospiterà turbine eoliche che garantiranno all’isola una produzione energetica costante
4/03/12. (Rinnovabili.it) – Le acque profonde dell’isola di Malta potrebbero presto opitare un innovativo progetto per il posizionamento di una piattaforma galleggiante dove istallare rotori eolici. Di forma esagonale, la struttura avrebbe una potenza istallata di 54 MW, acquisendo così il primato di parco eolico galleggiante più grande mai realizzato.
Per portare avanti l’iniziativa il governo ha dato il via ad una consultazione pubblica presentando il progetto dello sviluppatore svedese Hexicon. Ormeggiata nelle acque profonde al largo della costa nord-orientale di Malta, la struttura dovrebbe montare 36 turbine eoliche da 120 metri di altezza ad asse orizzontale, ognuna della potenza di 6.5MW, localizzate agli angoli dell’esagono, e altre 30 da 500 kW ad asse verticale.
In corsa per ottenere i finanziamenti dalla Commissione europea nell’ambito del programma NER300, la società svedese ha dichiarato che il progetto non dovrà essere necessariamente realizzato a Malta, visto che altri siti a largo delle coste di Cipro e della Svezia sono risultati idonei all’ancoraggio della piattaforma.
“Dipende molto da che cosa ogni paese, o addirittura il governo, sia disposto a fornire in termini di sostegno. E’ difficile dire quale paese sarà disposto a muoversi più rapidamente per portare avanti il progetto. Ci sono domande alle quali ancora non è stata data una risposta … ma l’Agenzia Svedese per l’Energia ha dimostrato pieno interesse per il nostro progetto” ha aggiunto Percy Sundquis, della Hexicon.
La piattaforma, 480 metri di diametro e 26 metri di altezza sull’acqua, è stata studiata per affrontare anche onde di 25 metri senza mettere a rischio la produzione di energia.
http://www.rinnovabili.it/energia/eolico/malta-pensa-alleolico-galleggiante3694/

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Stesso articolo pubblicato anche su FB il 4/04/12 e su "Pantelleria Internet Com - News n° 9239" del 6/04/12
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3353057059572&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8374
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Commenti a margine dell'immagine postata su FB
Post di Stefania Armeno · Amica di Maria Rita D'Orsogna
Non voglio allarmarvi, ma al largo (in mare) dopo Ortona(CH) si vede tipo 1 fungo in mare (dal treno, da 1 anno fà lo vedevo..)
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Post di Guido Picchetti

Ormai, dopo quello che ha combinato il Ministro dell'Ambiente del governo italiano in carica il 6 Ottobre 2011 (la siciliana Stefania Prestigiacomo...), "escludendo" per decreto lo Stretto di Sicilia dalle ZPE (Zone di Protezione Ecologica) previste dalle Direttive Europee in Mediterraneo, non mi meraviglio più di niente...E se non si arriva a capire che occorre un'azione comune e forte di tutte le organizzazioni ambientaliste nazionali e internazionali sinceramente sensibili a questo problema della tutela del Mediterraneo, in armonia con le esigenze di sviluppo e applicazione delle nuove tecnologie che non arrecano danni irreparabili all'ambiente, possiamo considerarla una battaglia totalmente persa...
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A Maria Spanò Arnardi, Fabrizia Arduini e Gianluca Cecere piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 4/04/12

A 13 miglia da Pantelleria. Inizieranno nel terzo trimestre del 2012 le trivellazioni sul giacimento Bargou
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60985180 e http://profumodimare.forumfree.it/?t=60984849


Ce lo conferma un comunicato dell'AGI, l'agenzia giornalistica dell'Eni, solitamente molto ben informata in fatto di trivellazioni petrolifere. Ci informa come il giacimento Bargou, compreso nella vasta concessione che (nella mappa qui unita appare in alto colorata in rosa) da Capo Bon arriva fino al limite delle acque territoriali italiane nello Stretto di Sicilia, proseguendo di fatto nei fondali sottomarini in direzione delle coste nord occidentali di Pantelleria , stia per diventare operativo ai fini estrattivi.
E ciò grazie a un coacervo di società multinazionali del settore, che hanno appena raggiunto un accordo di comune interesse in vista un prossimo sfruttamento di quel giacimento, lo stesso sul quale lo scorso anno operava la piattaforma Lambouka in acque tunisine, 600 metri appena a quel limite di competenza territoriale che le separa dalle acque italiane...
Le operazioni di perforazione dovrebbero cominciare durante l'ultimo trimestre del 2012, e il contratto per i servizi di gestione del pozzo è stato recentemente assegnato alla Agr Petroleum.
Cosa dire ? Credo che questa sia la vera ragione di quella "famigerata esclusione" dello Stretto di Sicilia dalle ZPE (Zone di Protezione Ecologica) decretata nell'ottobre scorso da nostro governo... Come voleasi dimostrare...

Tunisia, Dragon Oil entra nella J.V.Bargou
(AGI) - Tunisi, 3 apr. - La società Dragon Oil, quotata alla borsa di Londra, ha ottenuto l'approvazione dalla commissione consultiva per gli idrocarburi tunisina per partecipare alla joint venture Bargou. Lo ha rivelato la australiana Cooper Energy, affermando che ora la Dragon Oil può rilevare il 55% della JV autorizzata ad operare nel pozzo Hammamet West-3 al largo delle coste tunisine, a condizione che sostenga il 75% dei costi di perforazione. Con l'entrata di Dragon Oil, la quota della Cooper Energy scenderà al 30% mentre l'australiana Jacka Resources continuerà a detenere il 15%. La Cooper Energy ha inoltre rivelato che le operazioni di perforazione dovrebbero cominciare durante l'ultimo trimestre del 2012 e che il contratto per i servizi di gestione del pozzo è recentemente stato assegnato alla Agr Petroleum. Se la perforazione esplorativa del pozzo darà esiti positivi, consentendone la messa in produzione, la Dragon Oil subentrerà alla Cooper Energy come operatore. (AGI) Amw/Mau
Vedi http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=111340&id=65&ante=0

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Stesso articolo pubblicato su "Pantelleria Internet Com - News 9233" del 5/04/12
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8368
... e anche su FB come nota a margine di una immagine
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3353252064447&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater

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Dalla mia Bacheca su FB del 3/04/12

Total, fuga di gas e rischio esplosione nel Mare del Nord
di Marina
http://www.ecoblog.it/post/15091/total-fuga-di-gas-e-rischio-esplosione-nel-mare-del-nord

Nel mare del Nord ore concitate a causa del rischio esplosione della piattaforma di estrazione gas Elgin di Total, che ammette sia il più grande incidente accorso degli ultimi 10 anni. E’ da una settimana che la fuga di gas sta tenendo con il fiato sospeso il Regno Unito. Proprio accanto alla Elgin che dista 240 Km dalla costa scozzese di Aberdeen, c’è la piattaforma di estrazione Viking Rowan.
La Elgin è stata evacuata ma resta il rischio esplosione, nonostante la torcia di fiamma che era presente fino a sabato si sia spenta da sola. I danni che ne deriverebbero non sono al momento né prevedibili e né quantificabili.
Per la totale messa in sicurezza dell’impianto però si attende dal HSE Health and Safety Executive il via libera per intervenire sulla Piattaforma. Ma l’ente governativo britannico spiega che esprimerà un parere dopo che saranno stati esaminati i documenti relativi ai rischi inviati dalla stessa Total. Il gruppo petrolifero nel rapporto predispone l’intervento di un elicottero che andrà a posarsi sulla piattaforma con l’obiettivo di monitorare la fuga di gas. Ma si attende l’autorizzazione dell’HSE, anche se non vincolante, per l’invio di vigili del fuoco. Il punto è che nessuno vuole rischiare il morto e dunque tra l’autorità e la Total è scattato lo scaricabarile.
Come soluzione si sta pensando a due possibili vie di chiusura del pozzo di gas che si trova a 4000 metri sotto il fondale marino: la prima prevede iniezioni di fango; la seconda un bypass per una via di fuga in mare ma è molto più complesso. E veniamo all’impatto sull’ambiente che secondo Total è molto relativo. Infatti nell’atmosfera sono rilasciati circa 200mila m3 di gas al giorno. Ma Greenpeace ha già annunciato che invierà in zona una nave e personale specializzato per effettuare rilievi e controlli indipendenti.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Dove ce ne sono tante di piattaforme in azione, prima o poi l'incidente ci scappa, ed è quasi sempre ben più grave di quel che sembra, dato che coloro che hanno chiesto, ottenuto, concesso e sfruttato i permessi, hanno tutti l'interesse a nasconderne la gravità... E questo incidente è lo stesso di cui abbiamo parlato già la settimana scorsa, che ancora continua a a provocare danni ambientali che nessuno finora è riuscito a controllare... nè tanto meno a risolvere...
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A Mauro Brusà piace questo elemento.
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Scherzi da 1° Aprile o di ex-ministri con poca vena di scherzi?
di Guido Picchetti
http://www.socialsicilia.it/2012/04/scherzi-da-1%C2%B0-aprile-o-di-ex-ministri-con-poca-vena-di-scherzi/


L’altro ieri era il 1 Aprile e certi scherzi erano più che leciti. Ma oggi è il 3 di Aprile. Un elemento in più per credermi sulla parola se vi dico che questa immagine è tutt’altro che uno scherzo.


http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/...d=65068&pg=1%2C2060%2C4112%2C6308%2C6776&pg_c=2

L’ho catturata sul sito web ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Italiano, presieduto oggi da Mario Monti (vedi in alto a sinistra). Ed è in particolare l’immagine della 2° pagina dell’OdG del Consiglio dei Ministri n° 156 del 06/10/2011, sulla quale ho evidenziato in giallo chi ha proposto il regolamento approvato in quella sede che prevedeva l’esclusione dello Stretto di Sicilia dalle Zone di Protezione Ecologica previste dalle direttive europee e delle Nazioni Unite (anch’essa evidenziata in giallo). Possibile che questo regolamento sia poi divenuto di fatto esecutivo all’insaputa di tutti, e senza che la Commissione Ambiente del Senato e chi la presiedeva allora (.. e la presiede tuttora) ne fosse al corrente o muovesse delle obiezioni ?
In attesa di chiarimenti in proposito da chi ne sa o dovrebbe saperne più di noi, questa comunque è la risposta agli interrogativi finali avanzati dal comunicato diramato dal Comitato Parchi da me informato nei giorni scorsi di questa di questa assurda “esclusione” dello Stretto di Sicilia dalle ZPE (Zone di Protezione Ecologica del Mediterraneo), comunicato ripreso poi anche da altri siti informativi in rete…
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Stesso articolo a margine di una immagine postata dal sottoscritto su FB il 1/04/2012
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3334605038283&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater
 
pubblicata anche su "Pantelleria Internet Com - News 9211" e su "Profumo di Mare" del 1/04/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=834

http://profumodimare.forumfree.it/?t=60944944
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60973028 
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Post di Filippo Foti ‎
...ma il Canale di Sicilia si trova in acque territoriali libiche, per caso??? .... La mia è stata e rimane una battuta..... :-)
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Post di Guido Pietroluongo
Che vergogna!!!
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Post di Gianfranco Rossetto
L'ex-ministro Prestigiacomo é siciliana, mi sembra !!!
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Post di Fabrizia Arduini
Incredibile...
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Post di Maria Ghelia
La solita famosa Prestigiacomo! E come poteva firmare per la tutela del Canale quando i suoi interessi petroliferi stanno lì ???
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La Fratturazione Idraulica, in inglese "Fracking" ...
di Guido Picchetti (a commento di un video condiviso su FB, caricato su YouTube da giamartoc in data 26/lug/2010)
http://youtu.be/yBjolDdIm0M

Ripreso dal post su "Profumo di Mare" intitolato "Piero Angela: quando l'informazione non tiene conto dei gravi rischi ambientali..", (vedi
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60969569 ), per motivi più che validi. Per combattere un pericolo occorre anzitutto conoscerlo... Una regola che vale sempre, anche nel caso del "fracking", che in questo video di Piero Angela viene ben descritto, anche se dei rischi connessi di inquinamento e per la salute umana, non si parla..

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A Mauro Brusà e Filippo Foti piace questo elemento.
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Piero Angela: quando l'informazione non tiene conto dei gravi rischi ambientali
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60969569


Due anni fa Piero Angela, in una puntata del programma "SuperQuark" trasmesso su RAI 1, aveva parlato della fratturazione idraulica e delle sue "nuove prospettive" soffermandosi soprattutto sui suoi potenziali vantaggi estrattivi... (vedi il video a lato, ndr.)
Così come pubblicato dalla Direzione Generale delle Politiche Interne del Parlamento Europeo, nel mese di giugno del 2011, vengono citate delle "Raccomandazioni" dove si legge: "È necessario valutare l’opportunità di imporre un divieto generale dell’iniezione di sostanze chimiche tossiche. Come misura minima, dovrebbero essere rese pubbliche tutte le sostanze chimiche usate, ne dovrebbe essere ridotto il numero consentito e monitorato l’uso. Dovrebbero essere raccolti a livello europeo dati statistici sulle quantità iniettate e sul numero di progetti".
A beneficio di coloro che vogliono essere informati citeremo più sotto ciò che nessuno dice! Il gas prodotto dagli scisti bituminosi con la tecnica del "fracking", è stata una fonte energetica trascurata o poco considerata fino a non molti anni fa. Da un paio d'anni a questa parte - e Piero Angela non poteva non informarci da par suo - sta vivendo una fase di autentico boom, specie negli Stati Uniti come dimostrano due rapporti, uno della British Petroleum ed uno dalla società di consulenza BDO Usa, in cui emerge in maniera inequivocabile la sua importanza crescente.
A poco più di un anno dalla tragedia nucleare di Fukushima, era l'11 marzo del 2011 quando un terremoto di magnitudo 9.0 ed un successivo potentissimo tsunami sconvolsero il Giappone, la ricerca di energie alternative e pulite è dunque oggetto di attente analisi e riflessioni in tutto il mondo. Dopo le esperienze acquisite negli Stati uniti, il gas estratto dagli scisti bitumosi potrebbe essere una risposta ai bisogni dell'Unione Europea e quali sono i rischi legati a questa tecnologia? Il gas estratto dagli scisti bituminosi si nasconde ... [segue]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Un bel post di Filippo Foti su "Profumo di Mare" che ci aiuta a capire meglio queste nuove tecniche estrattive di prodotti energetici dal sottosuolo che, a partire dal "fracking", stanno iniziando a diffondersi anche in Europa, dopo le esperienze decennali negli Usa, per nulla positive a giudicare dalle conseguenze e dalle reazioni che sempre più decise stanno suscitando al di là dell'Atlantico. Esperienze che diffondersi anche in Europa, ma senza che sia ancora una sufficiente consapevolezza dei rischi di inquinamento connessi e dei pericoli per la salute degli esseri viventi...
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Dalla mia Bacheca su FB del 2/04/12

Le energie rinnovabili... Quello che la stampa nazionale non dice...
di Guido Picchetti

http://profumodimare.forumfree.it/?t=60960638

Non lo sapevamo, ma oggi in Europa per produzione totale di energia fotovoltaica siamo secondi solo alla Germania ... Ed è stata una crescita vertiginosa, che in solo sei anni, dal 2005 (quando in Italia producevamo solo una modesta frazione di 0,046 GigaWatt a fronte dei 2 GigaWatt circa della Germania) ci ha visto raggiungere nel 2011 una produzione di ben 12,5 GigaWatt. Un valore, questo, quintuplicatosi solo nell'ultimo anno considerato (tra il 2010 e il 2011). E ciò grazie agli incentivi e al calo dei costi, con un incremento maggiore di quello della stessa Germania, che nello stesso periodo ha solo raddoppiato la sua produzione, come ben mostra la tabellina dell'immagine qui a lato...
E, che quello del fotovoltaico sia stato un contributo straordinario, è certificato anche dall'Ente Gestore dei Servizi Energetici d'Italia nel suo Rapporto Statistico annuale relativo al 2011, secondo il quale in Italia la quantità di energia elettrica derivante da fonti rinnovabili ha raggiunto ben il 24.5% dell'energia elettrica prodotta nel nostro Paese. Questi ed altri sono i dati che Maria Rita D'Orsogna porta oggi alla nostra attenzione sul suo Blog con l'ultimo articolo "La politica energetica d'Italia: affossare il sole, trivellare monnezza...", nel quale denuncia come siano sempre più evidenti certi interessi dei soliti personaggi legati alle multinazionali del petrolio e del "fracking", tendenti a bloccare la strada delle rinnovabili, unica strada da percorrere se vogliano davvero garantire futuro e sviluppo a noi e ai nostri figli...

La politica energetica d'Italia: affossare il sole, trivellare monnezza
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/04/le-rinnovabili-in-italia-affossare-il.html

In Italia si può quasi raddoppiare la produzione nazionale di idrocarburi.
(Claudio De Vincenti, sottosegretario allo sviluppo economico)

      SUNDAY, APRIL 1, 2012. - Bene, iniziamo da casa sua, caro Claudio De Vincenti. Il 28 Marzo del 2012 il Rapporto Statistico del 2011 del Gestore Servizi Energetici d'Italia riporta che, per l'anno 2011, in Italia, il 24.5% dell'energia elettrica prodotta è derivante da fonti rinnovabili. Per il fotovoltaico da solo la crescita è stata vertiginosa: siamo passati da circa 3,500 MegaWatt a quasi 13 GigaWatt. L'energia prodotta dai pannelli fotovoltaici nel 2011 è aumentata dunque di cinque volte rispetto al 2010, grazie agli incentivi, grazie al calo dei costi.
      Non siamo ai vertici delle classifiche europee ancora, questo primato spetta alla Germania - quella che il governo Monti vuole ricopiare! - che produce il doppio di noi. Per il 2011 infatti, la Germania ha prodotto quasi 25 Giga Watt di energia fotovoltaica. Abbiamo molto da fare ancora. Ci saranno sicuramente, come in tutte le cose italiche, problemi di dove li mettiamo questi pannelli, consumo di suolo, e brutture visive. Ma io penso che con tutti i suoi piccoli e grandi problemi, e cercando di riempire con i pannelli solari i tetti delle case e delle fabbriche e magari usando vecchi siti industriali dismessi e non i campi, sia questa la strada da perseguire. Specie quando l'alternativa è... trivellare!
      E quello che dovrebbe essere un piccolo vanto per noi, diventa invece un occasione di sciacallaggio da parte dei soliti noti: Passera, Scaroni, l'ENEL, tutti quelli che vogliono continuare lo status quo, perchè hanno da perderci con le rinnovabili. Iniziamo con Paolo Colombo, presidente dell'ENEL che dice che:
      "Lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili e il conseguente aumento della pressione competitiva, unito alla perdurante stagnazione della domanda di energia elettrica, sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendo a rischio la possibilità di tali impianti di rimanere in esercizio".
      Ma cosa dice questo! Era proprio questo lo scopo delle rinnovabili, far uscire di scena "gli impianti convenzionali": il carbone, il petrolio, perchè inquinano, perchè portano ai cambiamenti climatici, perchè chi ci vive vicino ci si ammala. Paolo Colombo avrebbe dovuto capirlo 10, 20 anni fa: decideva l'ENEL di essere pioniere in questo settore, e avrebbe visto che neanche lui li avrebbe voluti più gli impianti convenzionali. E invece no, qui ci si aggrappa allo status quo, perchè è troppo difficile innovarsi, mettersi in gioco, iniziare. E cosi dobbiamo difendere l'indifendibile, vero Colombo? Cosa, sovvenzioniamo il carbone perchè produciamo troppa energia pulita? Ma non faccia ridere i polli!
     Passiamo al nemico dell'ambiente Corrado Passera che dice che le bollette degli italiani sono troppo alte, l’esecutivo studia un piano per diminuirle. Un piano che è fatto soprattutto di meno aiuti all’energia pulita, più trivelle e più liberalizzazioni. Claudio De Vincenti invece, il sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico, dice che si deve puntare al rilancio della produzione nazionale di idrocarburi, perchè si può quasi raddoppiare la produzione nazionale di idrocarburi. Dice che però ci vuole una grande attenzione alla tutela ambientale. Della serie, voglio la botte piena, la moglie ubriaca. Ma mi faccia il piacere! Si faccia un giro in Basilicata, e poi mi dica di che tutela ambientale siamo capaci. Mi dica e poi si vergogni di parlare a vanvera.
      Ma perchè poi questo assalto alle trivelle? Per il beneficio di chi? Come? Ci sono le rinnovabili ci danno un quarto dell'elettricità che ci serve, senza creare, tutto sommato, problemi di inquinamento, di malattie dei residenti, e noi vogliamo affossare il sole per metterci a scavare lo schifoso petrolio italico? Ma questi o sono fuori di testa, o hanno interessi nascosti! Come possono dire delle balle di questo genere? Sono questi i professori che devono guidarci? E perchè non chiedono, che so io, a Rubbia? Certo più esperto di questi "professori" in tema. Lo sapevo che prima o poi se ne sarebbero usciti che per uscire dalla crisi si deve trivellare l'Italia da capo a fondo! Lo sapevo, che avrebbero usato lo sciacallaggio e il lavaggio del cervello alla gente. Non credetegli.
      Trivellare l'Italia, caro Passera, caro De Vicenti, caro Colombo, caro Scaroni, non porterà niente di buono: ce ne abbiamo troppo poco di petrolio, fa schifo, e lo devi andare a trivellare fra i campi, le case, la vita della gente! Come già detto, se volete fare, iniziate a dare l'esempio, e trivelliamo a casa vostra! Mmh. Ma chi ci guadagna con i pannelli? Il piccolo imprenditore che li installa. E chi guadagna con le trivelle e gli "impianti convenzionali"? Gli speculatori, i petrolieri. l'ENI, l'ENEL, Scaroni, Descalzi, la Saras, i Moratti. La cricca dei soliti noti, a cui i soldi già escono dalle orecchie. Una cricca di gente a cui non importa niente dell'Italia vera e che pensa solo al proprio portafoglio.
      Queste povere rinnovabili hanno solo fatto il loro dovere, gli Italiani le hanno installate e loro ci hanno portato a circa il 25% del fabbisogno nazionale. E' un ottima percentuale. E' così difficile immaginare il 100% per l'Italia? E' così difficile pensare che ogni condominio se le possa installare da sè, ogni fabbrica, ogni edificio non storico? E così invece di sentirci fieri, da sadici decidiamo di affossare queste rinnovabili che non portano quattrini a Scaroni, Passera, Colombo, De Vincenti, Descalzi e compagnia. Non credetegli.

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Stesso articolo su "Pantelleria internet Com - News 2012" del 4/03/12
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8364

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Post di Gianluca Cecere

Grazie Guido, Grazie Maria Rita... informazioni utili ed importanti.
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Post di Stefania Armeno · Amica di Maria Rita D'Orsogna
Si, si... Ma quando s'inizierà a distribuire e quindi vendere l'energia a fusione a freddo ? PS: A quanto pare filtra l'aria e dona energia (pulita) e riscalda...
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Post di Guido Picchetti
Mi dispiace, io non sono in grado di darti una risposta...
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Post di Gianluca Cecere ‎@Stefania
E' un argomento molto delicato... Posso intanto indicarti un un sito dove seguire gli aggiornamenti
http://www.energeticambiente.it/fusione-fredda-e-trasmutazioni-nucleari-bassa-energia/ . "Fusione fredda e trasmutazioni nucleari a bassa energia - La Fusione Fredda alla Fleischmann-Pons, Le trasmutazioni nucleari a bassa energia (LENR)".
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Post di Guido Picchetti
Gianluca è la persona giusta che può darti qualche dritta su questo tema....
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A Agostino Consolo e Gianluca Cecere piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 1/04/12

I DATI DEL RAPPORTO DELL'ARPAT E DEL PROGETTO GIONHA
Canale di Sicilia, nessuna protezione per il "figlio bastardo" dello Stato italiano"

di Loredana Ales
http://agrigento.blogsicilia.it/...nessuna-protezione-per-il-figlio-bastardo-dello-stato-italiano/82654/


1 aprile 2012 - Il Canale di Sicilia o così come viene chiamato in francese Canale di Capo Bon, ovvero quel tratto di mare che separa la Sicilia dalla Tunisia, un paradiso terrestre, santuario dei cetacei, patria della splendida isola di Pantelleria, non sarebbe, secondo l’Arpat (l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana) e il Consiglio dei Ministri, degno di essere inserito tra le aree marine protette del territorio italiano. La notizia che in realtà risale ad un comunicato dello scorso autunno, è riapparsa grazie al convegno organizzato qualche giorno fa presso l’Accademia Navale di Livorno con il titolo “Insieme per uno sviluppo sostenibile”, con il quale sono stati pubblicati e definiti i risultati del progetto Gionha (Governance and Integrated Observation of marine Natural Habitat) con l’obiettivo di favorire la tutela e la valorizzazione dell’ecosistema marino dell’area specialmente protetta più vasta del Mediterraneo. Basta leggere le prime righe del comunicato per balzare dalla sedia e capire quanto il canale di Sicilia venga assolutamente ignorato:

Istituzione di zone di protezione ecologica nel Mediterraneo.
- In queste zone, lo Stato eserciterà la propria giurisdizione per proteggere e preservare l’ambiente marino, i mammiferi e le biodiversità dai rischi di catastrofi ecologiche dovute a scarichi di sostanze inquinanti da parte di navi mercantili o ad incidenti di navigazione, conformemente a quanto previsto anche dalla Convenzione UNESCO del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo.
- Su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri del 6 ottobre, un regolamento per l’istituzione di una Zona di protezione ecologica del Mediterraneo nord-occidentale, del Mar Ligure e del Mar Tirreno, nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, a partire dal limite esterno del mare territoriale italiano e con esclusione dello Stretto di Sicilia.
- In queste zone, lo Stato eserciterà la propria giurisdizione per proteggere ... [segue]

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Davvero bello quest'articolo di "Blog Sicilia", a partire dal titolo: "Canale di Sicilia, nessuna protezione per il figlio bastardo dello Stato Italiano". Un titolo che in verità personalmente non mi sembra nuovo nei termini usati, come mi sembra anche di riconoscere tanti degli argomenti e delle espressioni riportate nel testo di quell'articolo firmato da Loredana Ales. Una giornalista che ringrazio certamente per il contributo di informazione che da all'argomento per cui ci stiamo in tanti battendo, pur senza troppe speranze... Alla quale però debbo far notare che c'è una grossa imprecisione nell'occhiello del suo lavoro pubblicato oggi da "Blog Sicilia", laddove, prima del titolo, è scritto in grassetto "I DATI DEL RAPPORTO DELL'ARPAT E DEL PROGETTO GIONHA". In realtà dei dati del rapporto dell'Arpat "sul" progetto Gionha, che sono stati presentati in occasione di un meeting svoltosi presso l'Accademia Navale di Livorno venerdi scorso 29 Marzo, siamo ancora tutti in attesa. Ma sono certo che l'argomento della "esclusione" del Canale di Sicilia dalle Zone di Protezione Ecologica non era tra quelli previsti dal calendario dei lavori di Livorno. E lo posso assicurare con la massima certezza, in quanto la pagina web sul sito dell'Arpat, nella quale erano riportati l'odg di quella riunione del Consiglio dei Ministri del 6/10/2011, è stato proprio il sottoscritto a trovarla per caso; e poi a segnalarla per quella strana "esclusione" dalle ZPE del Canale di Sicilia di cui dicevamo. Ed è venuta fuori mentre curiosavo tra le vecchie news pubblicate dall'Arpat, non avendo trovato nulla di nuovo sul meeting appena conclusosi a Livorno, al di fuori di un bel video che presentava appunto il progetto Gionha. Un progetto che, come si sa, è incentrato unicamente su ricerche e studi pertinenti l’area marina dell'Alto Tirreno conosciuta come il "Santuario Pelagos", e che con lo Stretto di Sicilia non ha nulla a che fare... Purtroppo questo è quanto accade quando si scrive di argomenti di cui non si sa troppo, senza ben documentarsi e scopiazzando in fretta, molto spesso senza neppure citare le fonti... Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi... Restano tuttavia i miei ringraziamenti alla giornalista, per un impegno speso comunque per una buona causa...
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Commenti su Blog Sicilia a "Canale di Sicilia, nessuna protezione per il 'figlio bastardo' dello Stato italiano”
Cip scrive:
Quando capiremo che noi non siamo italiani, ma che soprattutto non siamo mai stati considerati tali? Facciamolo noi un referendum di secessione, e vediamo quello che succede!!! Maledetti poltici, gverni e chi li vita e li ha votati!
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Matteo scrive:
E’ ovvio che non la mettono tra le aree protette, se no addio alle loro trivellazioni!
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Giuseppina Marrone scrive:
Sappiamo di non essere figli d'Italia e di conseguenza manco bastardi... Ma allora che continuiamo a meravigliarci '? La vergogna e il disonore ricadano sui nostri ascari politici... Che Dio li maledica... Per il resto sono d'accordo con Cip e Matteo. 
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Salvatore 2 scrive:
Il 6 ottobre 2011 chi era al governo ? E la Prestigiacomo non era per caso ministro contro l’ambiente siciliano ? E la Sicilia non è la regione che ha contribuito più di ogni altra a mandare al governo questa gente con il 61 a zero? Ho capito, ve lo siete già dimenticati. Per notizia, il Canale di Sicilia risulta come una delle dodici aree, censite dalle Nazioni Unite (UNEP-MAP) da sottoporre a rigorosa protezione, e meritevole di speciale attenzione da parte dell’Italia per la prossimità di isole come Pantelleria, la perla nera del mare Mediterraneo, infatti, da tempo nell’elenco dei possibili nuovi Parchi Marini, e nelle attenzioni dell’Unesco. Chi sono i responsabili di questa assurda violazione delle disposizioni internazionali ? A chi giova sottrarre questo paradiso marino alla tutela e alla protezione ? Si conosce da tempo la notizia che nella zona del canale ci sono possibilità di estrarre gas e petrolio, come già accennato nell’articolo, bisogna fare qualcosa per fare rispettare l’ambiente e la salvaguardia di un’area unica nel suo genere.
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Niki scrive:
Oltre al fatto che il petrolio verrà via via sostituito da altre fonti, in Sicilia, qualora si sfruttasse il NOSTRO petrolio, qualche grosso magnate del nord (o qualche ministro INQUALIFICABILE, per giunta siciliano e dell’ambiente, guarda caso con interessi nel settore petrolifero) lo sfrutterebbe per sè, facendoci pagare la benzina addirittura più cara che nelle altre regioni: quindi, cari siciliani, difendiamo con i denti il NOSTRO patrimonio ambientale, paesaggistico e storico: difendiamo questo nostro vero petrolio, unico al mondo, da cui dipende il nostro futuro. GIU’ LE MANI dalla Sicilia !
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Davide scrive:
Ma perchè continuiamo ancora a pensare che la Sicilia faccia parte dell’Italia… E' da 150 anni che continuano a distruggerci, lo vogliamo capire o no che fino a quando saremo legati e quindi sottomessi a questi pezzenti nordisti per noi sarà sempre peggio??? Diamoci una svegliata!!!
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Salvatore 2 scrive:
Dopo anni e anni di calci nei denti e ruberie di vario tipo dei nostri cari fratelli del nord, come in questo caso del Canale di Sicilia, nel quale si vendono il nostro gas e il nostro petrolio, senza naturalmente chiederci il permesso, c’è ancora qualcuno che ha paura dei cinesi. Mancu li cani, ma non per i cinesi.
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A Salvatore Addolorato e Filippo Foti piace questo elemento.
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Una inspiegabile omissione. Il Canale di Sicilia, figlio di un dio Nettuno minore
da "Villaggio Globale"
http://www.vglobale.it/...&view=article&id=14160%3Ail-canale-di-sicilia-figlio-di-un-dio-nettuno-minore

Pantelleria, la «Perla Nera del Mediterraneo», da tempo nell'elenco dei possibili nuovi Parchi Marini, è stata inspiegabilmente esclusa dalla tutela per una assurda clausola delle norme che recepiscono la Direttiva europea. SOS per il Canale di Sicilia,
per salvare una delle zone del Mediterraneo più ricche di biodiversità, e più importanti per la vita del mare.
L'appello e soprattutto la preoccupazione, muove studiosi dell'ambiente da Pantelleria a Bruxelles.

Sabato 31 Marzo 2012.- La questione è singolare per non dire drammatica ed emblematica di un certo tipo di gestione dell'ambiente che negli anni è andato sempre più deteriorandosi. Si era iniziato a creare parchi terrestri e marini con lo scopo di salvaguardare la biodiversità e le emergenze tipiche di alcune zone del pianeta perché consapevoli che la loro esistenza dà senso e linfa vitale alla nostra. Poi si è lentamente sostituito il business alla vita senza rendersi conto che il primo non dà sostanza all'esistenza e, soprattutto, ha il fiato corto perché dipende dall'esistenza vitale.
È un modo di ragionare che è stato già applicato ad altre aree del Paese, da Marghera a Manfredonia, da Piombino a Brindisi e Taranto, a Priolo. Ma non è servito a niente perché mentre si sta faticosamente cercando di porre rimedio a queste aree (una difficoltà tutta italiana perché la Ruhr avrebbe potuto anche insegnarci un metodo...) si pensa a prepararne altre, come la Basilicata o la Sicilia o le Tremiti. L'attore, questa volta, è il petrolio e le relative perforazioni. Come spiegare altrimenti il «mistero Sicilia»? Vediamo con ordine.
Il Canale di Sicilia fu censito dalle Nazioni Unite (Unep-Map) come una delle dodici aree da sottoporre a rigorosa protezione, e meritevole di speciale attenzione da parte dell'Italia per la prossimità di Isole come Pantelleria. I trattati internazionali furono firmati dal ministro Pecoraro Scanio per il nostro governo con quello Tunisino proprio per stabilire le linee guida nella tutela nel Canale di Sicilia, un protocollo prevedeva il coinvolgimento anche di Malta, ma a quanto sembra non è mai stato ratificato. A giugno dello scorso anno da Unep-Map durante l'incontro in Turchia, venivano individuate 12 aree internazionali da tutelare, tra queste il Banco di Pantelleria e il Canale di Sicilia. Dell'importanza di quest'area se ne occupava già il programma del prof. Giuseppe Giaccone nel lontano 1989, che inseriva questo tratto di Mediterraneo quale parco transnazionale. Nonostante tutto ciò, Pantelleria, la «Perla Nera del Mediterraneo», da tempo nell'elenco dei possibili nuovi Parchi Marini, viene inspiegabilmente esclusa dalla tutela per una assurda clausola delle norme che recepiscono la Direttiva europea
È dai meandri di internet che emerge il regolamento approvato dal Consiglio dei Ministri il 6 ottobre 2011, guarda caso con un ministro siciliano, la Prestigiacomo. Nella parte intitolata «Istituzione di zone di protezione ecologica nel Mediterraneo», si legge:

- In queste zone, lo Stato eserciterà la propria giurisdizione per proteggere e preservare l'ambiente marino, i mammiferi e le biodiversità dai rischi di catastrofi ecologiche dovute a scarichi di sostanze inquinanti da parte di navi mercantili o ad incidenti di navigazione, conformemente a quanto previsto anche dalla Convenzione Unesco del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo.
- Su proposta del ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri del 6 ottobre, un regolamento per l'istituzione di una Zona di protezione ecologica del Mediterraneo nord-occidentale, del Mar Ligure e del Mar Tirreno, nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, a partire dal limite esterno del mare territoriale italiano e con esclusione dello Stretto di Sicilia.
- In queste zone, lo Stato eserciterà la propria giurisdizione per proteggere e preservare l'ambiente marino, i mammiferi e le biodiversità dai rischi di catastrofi ecologiche dovute a scarichi di sostanze inquinanti da parte di navi mercantili o ad incidenti di navigazione, conformemente a quanto previsto anche dalla Convenzione Unesco del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo.

Una esclusione grave che non può non far pensare agli appetiti petroliferi recentemente manifestati o comunque ad una insensibilità ambientale che giustifica l'allarme che arriva proprio da Pantelleria, tanto che sono in corso accertamenti per individuare e segnalare alla pubblica opinione, soprattutto in Sicilia, chi siano i responsabili di questa assurda violazione delle disposizioni internazionali.
(Carmelo Nicoloso, Coordinatore sud Italia Comitato Parchi)
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Grazie all'intervento di Carmelo Nicoloso, Coordinatore sud Italia Comitato Parchi, qualcosa si sta muovendo, e, come riferisce questo corposo articolo appena pubblicato su "Villaggio Globale", si sta cercando cerca di individuare i responsabili di questa grossolana esclusione dello Stretto di Sicilia dalle Zone di Protezione Ecologica, decisa in un Consiglio dei Ministri dello scorso Ottobre, per additarli dall'opinione pubblica... Speriamo però che non ci si limiti a tale obiettivo, ma si cerchi di piuttosto di far revocare quella decisione e di rispettare quelle direttive europee che da tempo hanno individuato lo Stretto di Sicilia tra le aree mediterranee da proteggere...
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A Giò Nastasi e Filippo Foti piace questo elemento.

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(copyright Guido Picchetti) 

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Questa pagina è stata aggiornata il 01/01/13.